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Discussioni
Mercoledì 17 maggio 2017 - Strasburgo Edizione rivista

Conclusioni del Consiglio europeo del 29 aprile 2017 (discussione)
MPphoto
 

  Raffaele Fitto, a nome del gruppo ECR. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, a volte, soprattutto in politica, le parole hanno il loro peso e quelle pronunciate nelle ultime settimane, se fossero seguite dai fatti, sarebbero un vero macigno sulle relazioni tra l'Unione europea e la Gran Bretagna. I negoziati sulla Brexit non possono essere segnati da uno spirito di rivalsa e di punizione nei confronti del Regno Unito e dei suoi cittadini, che si preparano a lasciare l'Unione europea ma non ad abbandonare l'Europa.

Quali che siano le opinioni in quest'Aula, su un punto dobbiamo essere chiari e concordi. È nell'interesse di entrambe le parti giungere a un accordo equo e vantaggioso per tutti. I nostri cittadini devono essere la nostra priorità, è sui loro diritti che dobbiamo trovare un accordo il prima possibile per poi esaminare le questioni fondamentali come gli accordi commerciali, perché in gioco non c'è semplicemente la regolamentazione di un rapporto tra l'Unione europea e un futuro paese terzo, ma c'è molto di più. In gioco ci sono questioni che toccano direttamente i posti di lavoro, le vite, le famiglie, la sicurezza delle persone in un'epoca marcata da minacce terroristiche diverse e durature. Questo dobbiamo sempre tenerlo a mente.

Non sarà una Brexit guidata dalla rabbia a giovare a entrambe le parti. La Brexit non rappresenta una punizione, dovrebbe fondarsi sulla creazione di un rapporto con il Regno Unito che ci permetta di rivalutare il funzionamento dell'Unione europea, che ci permetta di capire perché i cittadini britannici hanno ritenuto di trovarsi meglio fuori dall'Unione europea che al suo interno.

Nonostante i risultati delle elezioni, e lo voglio dire anche per le cose che ho ascoltato questa mattina, che possono aver fatto tirare un sospiro di sollievo a molti in quest'Aula, domandiamoci perché milioni di cittadini britannici prima, olandesi e francesi poi, ma non solo, abbiano sentito la necessità di votare partiti o istanze così marcatamente antieuropei. Questa è la domanda che dovremmo porci in quest'Aula. È dunque il momento di guardarsi allo specchio, non commettiamo l'errore di raccontarci che la gente vuole che si continui per questa strada, che si continui in questo modo, la gente vuole un cambio di direzione e risposte concrete.

Allora il tema è quello di cogliere l'occasione del negoziato che ci sarà tra Londra e Bruxelles per discutere di noi stessi, delle sorti dell'Unione europea, e per far questo, come gruppo dei conservatori e riformisti, da tempo sosteniamo la necessità di rivedere i trattati, cioè di stabilire nuove regole del gioco per rendere questa Unione più aperta e flessibile.

Ora leggiamo che il presidente francese Macron e la cancelliera tedesca Merkel vogliono cambiare i trattati, ma non basta, occorre dire in che direzione vanno cambiati i trattati. Se la direzione è "meno Europa, più flessibilità, più competizione fiscale, più rispetto per i parlamenti nazionali", allora la direzione è giusta. Se invece la direzione fosse ancora una volta, come purtroppo temiamo, quella di "più Europa a prescindere, più rigidità, più omogeneità fiscale, più imposizioni centraliste di Bruxelles" sarebbe il peggioramento dell'esistente.

Mettiamo da parte i sentimenti di rifiuto e di autoconservazione e vediamo come realmente possiamo cambiare, come possiamo uscire dalla Brexit più forti e più efficienti e con una rinnovata fiducia, soprattutto da parte dei nostri cittadini. Questo è il lavoro e l'impegno che come gruppo dei conservatori e riformisti porteremo avanti.

 
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