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Discussioni
Lunedì 11 settembre 2017 - Strasburgo Edizione rivista

Adesione dell'UE alla convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (discussione)
MPphoto
 

  Daniela Aiuto (EFDD). – Signora Presidente, onorevoli colleghi, oggi l'Unione europea aderisce ufficialmente alla convenzione di Istanbul, sebbene limitatamente alle aree di cooperazione giudiziaria in materia penale e di richieste di asilo e di respingimento. La convenzione, nonostante alcune ambiguità e controversie ancora da definire, è senz'altro uno strumento utile a fermare il grande fiume di violenza che ogni giorno investe le donne europee. L'adesione parziale, tuttavia, e la mancata ratifica da parte di numerosi Stati membri, non consentono ancora di valutare l'effettiva efficacia delle misure in essa previste.

Con questo atto, l'Unione prende coscienza della grave piaga che affligge le donne. Ma questo non deve essere il punto di arrivo, bensì l'inizio di una nuova stagione fiorente di atti non puramente teorici con cui combattere concretamente la violenza sulle donne; perché nonostante la ratifica in diversi Stati membri, negli stessi non accenna a diminuire l'ondata di violenza e le cronache quotidiane ce lo ricordano.

A tal proposito vi vorrei citare la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo dello scorso marzo, con la quale l'Italia, uno dei primi Stati membri a firmare e ratificare la convenzione, è stata dichiarata inadempiente nel proteggere una vittima di atti di violenza domestica e pertanto condannata al risarcimento. Con ciò intendo affermare che il mero atto di ratifica non può ovviamente da solo fermare le violenze. Occorre invece una sinergia tra i sistemi legislativo e giudiziario, coinvolgendo le forze dell'ordine e i servizi di assistenza. La giustizia deve essere più amica delle donne e quindi deve essere rapida e certa.

Occorre inoltre implementare le risorse economiche di tutte le strutture preposte ad assistere e aiutare le donne, anche e soprattutto nei centri minori, dove è ancora più difficile denunciare le violenze subite, specie se domestiche. Il mio auspicio è quello di gettare le basi di un futuro in cui mia figlia e le nostre figlie possano camminare per le strade d'Europa senza avere paura di essere vittime di violenza.

 
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