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Discussioni
Martedì 3 ottobre 2017 - Strasburgo Edizione rivista

Stato di avanzamento dei negoziati con il Regno Unito (discussione)
MPphoto
 

  Raffaele Fitto, a nome del gruppo ECR. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono ormai passati più di sei mesi dal 29 marzo, giorno in cui il Primo ministro britannico ha attivato l'articolo 50 per l'uscita del Regno Unito dall'Unione europea. In questi sei mesi i negoziati non hanno prodotto quello che tutti quanti noi auspicavamo ma, come ha ricordato poco fa il Commissario Barnier, il discorso di Theresa May di alcuni giorni fa a Firenze e i timidi, anche se non ancora sufficienti, progressi del quarto round dei negoziati della scorsa settimana ci inducono ad essere più ottimisti per il raggiungimento di un accordo.

Sarebbe un grave errore perseverare nel cercare di dividere entrambe le parti, di far prevalere l'una rispetto all'altra, un errore che non possiamo permetterci. I nostri concittadini e le nostre imprese chiedono certezze nella loro vita quotidiana, chiedono un accordo su un rapporto quanto più stretto possibile ed equilibrato in termini di diritti ed obblighi. Ecco perché non penso, sinceramente, anche avendolo ascoltato questa mattina, che sia utile a nessuno polemizzare addirittura all'interno di un governo e creare elementi di contrasto e contrapposizione, che certamente non agevolano il percorso di fronte al quale noi stiamo andando. Io ho ascoltato dal Commissario Barnier, questa mattina, parole molto positive e costruttive, che non corrispondono alle parole che ho ascoltato successivamente e me ne dispiace molto, perché non penso che questo sia il clima utile per raggiungere questo importante accordo.

D'altronde, come ribadito dalla Premier britannica, il Regno Unito abbandona l'Unione europea ma non abbandona l'Europa: problematiche come l'immigrazione, il terrorismo e la sicurezza globale possono e devono essere affrontate e risolte solo se siamo in grado di stare tutti quanti insieme, a prescindere da quelle che sono le posizioni giuridicamente che ci vedono divisi da una parte o dall'altra. Queste sono le sfide del futuro che ci vengono di fronte e su queste sfide è il momento della chiarezza, della concretezza e della responsabilità. Ormai manca poco al 2019 e non possiamo concederci il lusso di un mancato accordo o di un accordo al ribasso: le conseguenze sarebbero inimmaginabili e sicuramente indebolirebbero entrambe le parti e i cittadini non ce lo perdonerebbero.

Mettiamo da parte in questo momento, in quest'Aula, nel rapporto fra i diversi livelli istituzionali, nel rapporto con il governo inglese, i motivi di discordia e impegniamoci per superare questa fase dei negoziati, dove sono i dettagli e non i principi a creare le divisioni.

Siamo tutti concordi nell'evitare il ripristino di barriere fisiche tra Irlanda e Irlanda del Nord. Siamo tutti convinti di dover garantire continuità e stabilità al processo di pace e tutti crediamo che gli impegni presi in termini finanziari, alla fine, sulla base di un confronto debbano essere rispettati. I diritti e gli interessi dei cittadini dell'Unione europea e dei cittadini britannici che risiedono e che hanno risieduto negli Stati membri o nel Regno Unito, devono essere la priorità. Creiamo le condizioni affinché lo status di queste persone sia soggetto ai principi di reciprocità, equità e non discriminazione.

Per questo motivo dobbiamo essere molto più realistici di quanto la politica spesso ci porta a non esserlo: lo voglio dire con molta franchezza. Dobbiamo trovare un compromesso e tenere in considerazione che nel 2019 il Regno Unito sarà, di fatto, un Paese terzo.

Come gruppo dell'ECR ci rammarichiamo del fatto che il Parlamento, proprio attraverso questa risoluzione, pur comprendendo le ragioni che sono state indicate, non abbia accelerato sull'avvio della seconda fase dei negoziati. Ritardare l'avvio della seconda fase non rappresenta infatti una soluzione; anzi rischia di complicare la situazione. E noi abbiamo il dovere di definire con chiarezza il futuro rapporto e di garantire un quadro giuridico certo, a livello commerciale ed economico, sia per le nostre imprese che per le future relazioni tra l'Unione europea e il Regno Unito.

Non possiamo permettere di lasciare il sistema produttivo e commerciale dell'Unione europea e del Regno Unito in balia dell'incertezza più totale: qui è in ballo, come è stato ricordato, il presente e il futuro di milioni di lavoratori e delle loro famiglie, che deve essere garantito. Al tempo stesso, anche qui, come per quanto riguarda i diritti dei cittadini, la soluzione non può essere l'imposizione di una posizione rispetto a un'altra, ma deve necessariamente essere un'occasione d'intesa.

Quanto avevamo già affermato in Aula alcuni mesi fa lo vogliamo ribadire oggi: per noi la Brexit, che è un fatto deciso dai cittadini, piaccia o non piaccia, non deve essere un motivo di scontro ma io mi auguro che ci possa essere l'occasione per diventare un'opportunità per stabilire dei rapporti futuri, di cui mi sembra che questa Unione europea abbia fortemente bisogno.

Questo è il lavoro, l'impegno e il contributo che, come conservatori e riformisti, noi daremo a partire da oggi a questo dibattito.

 
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