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Streda, 13. júna 2018 - Štrasburg Revidované vydanie

14. Núdzové humanitárne situácie v Stredozemí a solidarita v EÚ (rozprava)
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  Presidente. – L'ordine del giorno reca la discussione sulle dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sulle emergenze umanitarie nel Mediterraneo e la solidarietà all'interno dell'Unione europea (2018/2768(RSP)).

Onorevoli colleghi, questo dibattito capita in un momento particolarmente complicato. L'emergenza immigrazione richiede una reazione immediata da parte dell'Unione europea. Il problema non può essere risolto a livello nazionale, né può essere risolto da polemiche tra Stati membri. Polemiche, contrasti e confronti rischiano soltanto di allontanare la soluzione del problema.

Se noi guardiamo a ciò che accadrà nei prossimi anni, non possiamo non decidere in tempi rapidissimi il da farsi. Nel 2050 ci saranno due miliardi e mezzo di africani. Se non interverremo sul cambio climatico, contro il terrorismo, contro la povertà, contro la siccità, contro la carestia e contro la povertà in favore della pace, avremo migrazioni bibliche. Non ci saranno migliaia di persone che si sposteranno dall'Africa, ci saranno milioni di persone che si sposteranno dall'Africa. E noi continuiamo a perdere tempo, gli Stati membri continuano a discutere fra di loro senza trovare una soluzione.

Il Parlamento europeo, che rappresenta mezzo miliardo di cittadini europei, ha approvato una riforma delle regole di Dublino che può essere un'ottima base di confronto tra gli Stati membri, perché noi non abbiamo adottato una scelta debole, ma abbiamo coniugato fermezza e solidarietà. Quindi è una scelta positiva. Siamo disposti a compromessi e a trovare accordi, ma il prossimo Consiglio europeo non potrà rimanere senza decisioni, perché ne va dell'intero assetto dell'Unione europea. Qui non è in ballo il problema "immigrazione sì, immigrazione no, che tipo di immigrazione", è in ballo la sopravvivenza dell'intera Unione europea.

Dobbiamo essere molto chiari: gli Stati da soli non riescono a risolvere il problema. Quindi serve una strategia a breve, a medio e a lungo termine. Io credo che a breve sia quello di bloccare i flussi migratori, a medio dare vita ad uno Stato libico che possa essere un interlocutore dell'Europa e, a lungo termine, una strategia che dovrà essere parte importante anche del prossimo bilancio pluriennale dell'Unione europea per più investimenti nel continente africano.

Il Parlamento europeo non rinuncerà a giocare un ruolo da protagonista. Abbiamo lavorato intensamente – io ringrazio tutti i gruppi politici –, ci sono delle proposte concrete e pretendiamo che queste proposte siano esaminate dagli Stati membri.

Lunedì della prossima settimana saremo a Vienna per incontrare la prossima Presidenza austriaca. È mia intenzione far valere con il Primo ministro Kurz le posizioni del Parlamento europeo e ribadirò questa posizione di fronte al Consiglio quando prenderò la parola. È mia intenzione andare in Niger per portare un messaggio positivo in quella parte di Africa sulle intenzioni dell'Europa. Se mi sarà autorizzato, andrò anche in Libia per dare seguito alla missione che c'è stata del Parlamento europeo e al documento approvato dal Parlamento europeo. Nessuno può dire che questo Parlamento non sia stato all'avanguardia nel tentativo di risolvere il problema dell'immigrazione, ma non possiamo rinunciare a risolvere il problema.

Ecco perché io chiedo fermamente alla Commissione e al Consiglio di agire. Le polemiche fra Stati – chi è più duro, chi è più responsabile – non servono a nulla. Sono soltanto piccole beghe che non contribuiscono a risolvere un problema storico, che crea grande allarme sociale e che rischia veramente di provocare effetti nefasti sull'intera Unione europea.

Ecco perché, signor Commissario, signora rappresentante del Consiglio, vi chiedo di prendere con grande serietà la richiesta che parte da questo Parlamento. Noi non intendiamo rimanere in silenzio, non intendiamo fare il ruolo del passacarte, intendiamo essere protagonisti nella soluzione di un problema storico per l'Unione europea.

Ora ascoltiamo le parole, a nome del Consiglio, della signora Monika Panayotova.

 
  
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  Monika Panayotova, President-in-Office of the Council. – Mr President, over the past few days we have watched with great concern the developments in the central Mediterranean Sea and yesterday I heard your concerns on the situation. From a humanitarian point of view, it is extremely disconcerting to see the same scene repeated again and again in which hundreds of persons risk their lives in flimsy rubber boats setting out from the Libyan shores.

For many years Italy has received all migrants, regardless of where they were rescued, whether on the high seas or in the search-and-rescue zone of any neighbouring state. We should recognise the significant contribution by Italy, but Italy was not left alone. The EU has assisted Italy in terms of setting up the Frontex Joint Operation Triton, now Operation Themis, as well as Operation Sophia and a long list of measures to address the flow of migrants coming through North Africa. I refer here notably to the Malta Declaration of 3 February 2017, the implementation of which is ongoing and which was supplemented by the Commission Action Plan of 4 July last year.

Italy has been very active in implementation on the ground, whilst Member State have contributed with funding for projects under the EU Trust Fund for Africa and by seconding experts to the EU agencies engaged in the maritime operational ‘hotspots’ and other migration-related activities in Italy.

Our intensive efforts are reflected in the number of arrivals, which has decreased significantly. By 8 June this year the number of arrivals in Italy had gone down by 77% compared to the same period last year. However, the number of fatalities has not decreased to the same extent. This fact is a stark reminder of the desperation of migrants and the lack of opportunities they face in their countries of origin. Our strategy aims to address the root causes of migration by providing economic and social opportunities in the countries of transit and origin. I believe this is the right strategy.

Apart from existing instruments to that effect – namely the European Union Trust Fund, the Partnership Framework, the Valletta Action Plan and EU Member States’ development assistance – more facilities have been developed such as the recently launched European Fund for Sustainable Development, which supports investment in Africa and in neighbourhood countries. The implementation of the European Investment Bank Economic Resilience Initiative is also very welcome.

In the short to medium term, we should continue and intensify all the measures we have already undertaken in Libya and neighbouring countries. I can name some here but there is a whole range of initiatives: equipment and capacity building to enhance border management; the establishment of platforms to combat human smuggling networks; and support for international organisations to improve the horrific conditions in detention centres in Libya and promote voluntary return.

We should also keep sustained pressure on the Libyan authorities and partners in the African Union to take a stance against the criminal activities that thrive in Libya and in the region, human smuggling and human trafficking of which migrants are so often victims. Our cooperation with the UN and the African Union has been very fruitful. Voluntary return of migrants from Libya was accelerated because of political engagement by African leaders and efficient groundwork by UN organisations.

We need more of this kind of engagement from the region itself. The European Union cannot and should not do this alone. The fate of migrants in the Mediterranean Sea, even though we are fully engaged at our level, is not solely an EU responsibility.

Coming back to the actual situation in the Mediterranean Sea, I believe that the different positions expressed by some Member States will need to be addressed in the Council. We need to find a solution that matches our common European values. We in the Council, in collaboration with all our partners, in particular Italy and the Commission, are pursuing this objective with vigilance.

 
  
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  Dimitris Avramopoulos, Membro della Commissione. – Signor Presidente, onorevoli deputati, volevo prima di tutto segnalare che sono d'accordo con Lei. Voglio anche ringraziare Lei e anche i gruppi politici di questo Parlamento per il loro sostegno. Il lavoro di questo Parlamento è importante per finire la riforma di Dublino in modo giusto ed efficiente per tutti gli Stati membri.

La Commissione e il Parlamento lavorano insieme mano nella mano come sempre.

– Mr President, the events of the last few days concerning the Aquarius boat remind us of the gravity of the migratory challenge in the central Mediterranean and of its humanitarian implications.

We cannot turn our eyes away from what is happening, even after three years of progress in managing flows. We cannot afford to become complacent. What matters most is that people in a desperate situation were saved and helped. That is what counts – ultimately and always. I want to be clear on that. I will not enter into any blame game today. Everybody needs to take up their responsibilities and play their role in solidarity. In the case of the Aquarius boat, I welcome that a solution was found and I commend the decision of the Government of Spain. I would also like to commend Italy and many other Member States that are upholding our values and taking up their share of European responsibility for many years now. Just remember where we were three years ago and where are we today.

We should not lose sight of the efforts these Member States have made in the past and continue to make. Indeed, while the Aquarius will disembark in Spain, more than 900 people were embarked this morning in Catania, Italy. So Italy is continuing to take up its responsibilities. Our central objective is – and I think we all agree on this – to avoid people fleeing from poverty, persecution or violence in the first place, putting their lives at risk by embarking on perilous journeys. It puts people’s lives at risk. It creates tensions within our societies, as shown by the strong reactions on social media.

To this end, our action is much more effective if it starts before they embark on these journeys on the other side of the Mediterranean. On this we have already achieved results, and we have to continue strengthening our cooperation with countries of origin and transit in order to address root causes of migration and avoid people falling into the hands of smugglers’ networks.

Let me give you a few examples. Thanks to our good cooperation with the International Organisation for Migration (IOM) and the United Nations High Commissioner for Refugees (UNHCR), we have helped more than 25 000 migrants to leave Libya and voluntarily return to their countries of origin, and we have supported the evacuation of 1 474 migrants in need of international protection from Libya to other countries, including Niger, in view of their resettlement as refugees. Resettlement should be the normal way to Europe for those who need protection.

Finally, we continue to train the staff of the Libyan coast guard in order to enhance its capacity to carry out search—and—rescue operations at sea, which has so far resulted in 16 000 migrants rescued. We are strengthening our monitoring after training in order to ensure full respect of human rights. We also financially support Egypt, Morocco and Tunisia so that they can better control their borders and fight smugglers’ networks. Protecting the external borders is essential on both sides of the Mediterranean. Protecting our European external borders is and will remain among our top priorities. We have made significant progress since the establishment of the European Borders and Coast Guard, but we need to continue. We proposed yesterday to almost triple funding for migration and border management to EUR 34.9 billion for the period between 2021 and 2027, compared with EUR 13 billion in the previous period. This comprehensive approach delivers results.

The peak of arrivals over the past few days should not overshadow the progress that we have achieved in significantly reducing the migratory pressures in Italy. This year, arrivals to Italy have dropped by 78% compared with last year. So far, 13 000 have arrived this year, compared with 90 000 last year. But when migrants engage in dangerous, perilous journeys in the Mediterranean, our humanitarian imperative to help people in distress should come first.

To truly prevent that situations such as what happened with the Aquarius, we cannot be satisfied with ad hoc solidarity. We need a comprehensive approach and rules to ensure that the responsibility of assisting migrants does not fall on the shoulders of just a few Member States. The Commission has used – and will continue to facilitate – an open and frank dialogue and it will continue to find durable solutions based on solidarity and responsibility. Migration is definitely not a challenge for one or a handful of Member States, but for the European Union as a whole and all its Member States.

Our migration policy can only succeed if we work together in a spirit of solidarity and sincere cooperation and, most importantly, with trust. It will not succeed if each country proceeds with unilateral and uncoordinated initiatives or feels authorised to only look at its own national situation and interests. We are therefore looking forward to continuing to work closely with Italy and the new Italian Government so that we can continue to manage migration flows on the central Mediterranean route. But as I said before, this is not just an Italian issue – we expect all the Member States to join forces in sharing the solidarity and responsibility and addressing this truly common challenge. This is the essence of all our efforts, whether it is saving lives in the Mediterranean or better protecting our shared external borders or coming to an agreement on any formal common European asylum system as part of the comprehensive approach on managing migration better.

Only united will we stand. It is very important for us to understand that it is part of the legacy of this Parliament and of this Commission for the years to come because migration will be with us for many, many decades ahead. We have to be better prepared, more united and resolved to provide solutions, always having as a priority how to save lives and protect those who are in genuine need of protection.

(Applause)

 
  
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  Roberta Metsola, on behalf of the PPE Group. – Mr President, it is difficult not to be angry when we find ourselves in another summer, facing a situation that we warned would come. It is difficult not to be angry when we know that we can introduce laws on plastics and on litter, we can end roaming, we can even reform agriculture, but when it comes to migration, prime ministers remain stuck.

Our message to the Council must be clear: leave no space for more raised fists and banging on tables, no more victorious hashtags, no more children born on the high seas, no more lives used to prop up the wannabe strongmen of Europe. Things must change. Now, in the immediate term, we must reform our Dublin system to one that balances responsibility with solidarity. We need to ensure that our borders are secure and our coast guards have all the resources they need. We must break – as has just been said – traffickers’ models. We must draw distinctions between those in need of protection and those seeking work. Those who need protection must be given it, but equally, those who do not must be returned quickly.

On migration and borders, the budget has been tripled. This is welcome, but in the medium term, we need to think outside the box and look seriously into having EU-run disembarkation locations in safe third countries, with EU standards, where anyone saved from the dark sea can be disembarked immediately, rescued, vetted, processed in full recognition of their rights – by EASO, for example – and either returned or resettled. We have the money to do it and we must find the will to do it. In the longer term, we must move from aid for Africa to investment which creates jobs and creates hope and allows for education and entrepreneurship to flourish.

Let’s create a Union where Italy, Malta, Spain and Greece do not feel left alone to manage this; a system where desperate people in need of protection have a real chance, where children grow up to a future without fear. That is the Europe I want to see and that is the world I want my children to find.

 
  
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  Elena Valenciano, en nombre del Grupo S&D. – Señor presidente, usted recordará bien que antes de que el señor Salvini utilizara el sufrimiento humano para ganar algunos votos, el Gobierno del señor Renzi ya pidió socorro por la gestión de la migración. Italia pidió ayuda y nadie le dio ayuda a Italia. Esa es la verdad.

Grecia está recibiendo un gran número de migrantes. España está recibiendo un gran número de migrantes. Y los Estados miembros no pueden abandonar a Italia, a España, a Malta y a Grecia en la gestión de la migración, que debe ser común. Y debe serlo, primero, porque no se puede dejar a la gente sufrir de esta manera y porque, además, dejarles sufrir solamente alimenta la peor gasolina, incendia el populismo, la xenofobia y el racismo. Y porque la solución es europea y lo sabemos. Todo el tiempo que el Consejo está perdiendo, lo estamos perdiendo todos, todos los que aquí nos sentamos con una cierta dosis de responsabilidad.

La acción del Gobierno español, que es una acción inteligente, solidaria, humana y, por cierto, legal, no como la del señor Salvini. Esa acción tiene que servir de revulsivo para que el Consejo reaccione. ¡Reaccionen ustedes! Se lo ha dicho el presidente, se lo han dicho mis colegas. Aprueben de una vez por todas, como mínimo, el paquete de Dublín, escuchen a este Parlamento, resuelvan una situación que solamente está dando beneficios a aquellos que están en contra del proyecto europeo.

Estamos dejando sufrir a la gente. No estamos resolviendo el problema de la migración y estamos alimentando a los antieuropeos, xenófobos y racistas. Ese es el resultado, luego algo ustedes tienen que mover.

 
  
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  Raffaele Fitto, a nome del gruppo ECR. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho ascoltato con molta attenzione la relazione della rappresentante del Consiglio e del Commissario e devo dire che il mio convincimento è aumentato rispetto a tre punti fondamentali che sono evidenziati dopo gli episodi di queste ore.

Il primo è il tema della grande incapacità di affrontare in via definitiva e strutturale questo problema. Abbiamo ascoltato un elenco di tante misure, abbiamo anche ascoltato la moltiplicazione delle risorse, ma non abbiamo ascoltato e continuiamo a non ascoltare una sola parola rispetto alla volontà di ridistribuire la grande massa di flusso migratorio che arriva in pochi paesi.

Questo è il nodo di fronte al quale noi ci troviamo e fino a quando i paesi europei non entrano nell'ottica di idee che su questo terreno si deve affrontare e dare una risposta chiara, il rischio è quello collegato alla grande ipocrisia, la polemica di queste ore, che sinceramente è imbarazzante. Ascoltare da paesi che hanno schierato ai propri confini i soldati per evitare che potessero entrare donne e bambini una polemica nei confronti di altri paesi è sinceramente inopportuno e totalmente sbagliato.

Questo ci porta alla terza considerazione, che è un paradosso. Ascolto tanti discorsi contro i partiti antisistema in quest'Aula e non ci si rende conto che le istituzioni europee hanno avuto e stanno avendo la capacità di creare le condizioni per far crescere dei partiti antisistema in tutti i paesi, pur avendo loro delle posizioni di totale contrapposizione. Infatti, cresce chi chiede e ha un atteggiamento duro nei confronti degli immigrati, per poter avere la solidarietà della ridistribuzione, e cresce chi, paradossalmente, contemporaneamente chiude i propri confini, avendo lo stesso analogo atteggiamento.

Io penso che l'Europa oggi si trovi di fronte ad un rischio evidente. Non è più in discussione l'opportunità di questo o di quello Stato, è in discussione la possibilità che l'Europa abbia un futuro. E la partita dell'immigrazione vale molto di più delle partite economiche, sociali ed istituzionali. Io mi auguro che ci si renda conto di questa enorme gravità.

 
  
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  Javier Nart, en nombre del Grupo ALDE. – Señor presidente, quiero darle las gracias por sus palabras, porque son enteramente lo que yo pienso también y lo que significa sentido común y conocimiento de la situación.

La tragedia del Aquarius no es un problema italiano ni una crítica francesa ni una solución española: es un problema integral de la Unión Europea. Tampoco es una solución falsa la que se ha establecido con Libia, y yo quisiera que pensáramos en algo: nuestra relación con el fantasmagórico Gobierno de Fayez al-Sarrach da como consecuencia que todos los inmigrantes que salen de Libia salen de las costas dominadas por Fayez al-Sarrach.

Creta está mucho más cerca de Libia que Pantelleria. No sale nadie del territorio del Gobierno de Tobruk, dirigido por Jalifa Haftar. Vale la pena que pensemos y salgamos de la idealidad a la realidad. Es preciso establecer una solución africana con las autoridades locales, nacionales, tribales, religiosas africanas, porque lo que ocurre en el Mediterráneo tampoco es un problema de rescate, es el último eslabón de una tragedia que empieza en África.

Y, en consecuencia, si no somos capaces de establecer una solución en origen —en origen— en África, lo único que haremos es una tarea humanitaria, yo diría para alivio de nuestras conciencias —de nuestras conciencias estéticas— cuando estemos comiendo y nos encontremos, a la hora del almuerzo, con algunos muertos en las playas de Grecia o en las aguas del Mediterráneo occidental o central. Y eso, sencillamente, me parece una aproximación filantrópica, más bien yo diría estética, pero no profunda, que es la que necesitamos.

Hace falta colaboración en África, hace falta acción integral en África y hace falta una responsabilidad verdadera europea.

 
  
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  Philippe Lamberts, au nom du groupe Verts/ALE. – Monsieur le Président, chers collègues, rien, rien ne peut justifier qu’un pays ferme ses ports à un navire chargé d’humains en détresse. M. Salvini s’est servi de vies humaines pour se livrer à un chantage politique et, accessoirement, à de la gesticulation électorale. Ceci est inqualifiable.

Pourtant, nous comprenons et nous partageons la colère des citoyennes et citoyens d’Italie, de Malte, de Grèce, ces pays de première ligne de l’accueil des migrants, trop souvent livrés à eux-mêmes par les autres États membres.

De l’Italie de Salvini à l’Autriche de Kurz, en passant par la Belgique de De Wever, la France de Macron, la Hongrie d’Orbán ou la Pologne de Kaczynski, l’Europe forteresse semble devenue l’alpha et l’oméga d’une majorité de dirigeants européens.

Sous couvert de fermeté et d’humanité, il s’agit pour eux de refouler et de contenir à distance, quitte à payer des dictateurs ou des bandes armées pour transformer leur pays en prison à ciel ouvert.

Mais regardons la réalité en face, le défi des migrations – vous l’avez dit, Monsieur le Commissaire – ne disparaîtra pas. Entre les guerres et les persécutions, la faim, le changement climatique et l’exploitation économique, les causes qui poussent des êtres humains sur le chemin de l’exil demeurent brûlantes.

Si les chefs d’États et de gouvernement – qui se gaussent souvent d’être des leaders – s’arc-boutent sur des réponses à la fois coûteuses, inhumaines et vouées à l’échec, le Parlement européen a pris une autre direction, et comme vous Monsieur le Président, je suis fier d’appartenir à une assemblée qui a su trouver une large majorité pour mettre fin au système inique de Dublin et le remplacer par une approche collective, responsable et solidaire.

Or, les responsables politiques qui siègent ici sont issus des mêmes pays et appartiennent aux mêmes partis que les chefs d’État et de gouvernement et leurs ministres. Alors dites-moi pourquoi ce qui est possible pour nous, ici, leur est impossible derrière les portes fermées du Conseil?

Si M. Salvini cherche vraiment la solidarité des Européens, il sait ce qu’il lui reste à faire: soutenir au sein du Conseil la position du Parlement.

Une chose est sûre, c’est qu’en déshumanisant les migrants pour justifier l’Europe forteresse, ce sont nos valeurs fondamentales que nous foulons aux pieds. Personne, personne ne demande à l’Union européenne d’accueillir les 65 millions de personnes déplacées à l’intérieur ou hors de leur pays! Mais l’Europe est très loin aujourd’hui de prendre sa juste part dans l’accueil.

Nous pouvons, nous devons faire plus, et mieux. C’est une question de justice, de solidarité et de responsabilité. C’est plus encore une question d’éthique et d’humanité.

 
  
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  Barbara Spinelli, a nome del gruppo GUE/NGL. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, dal 2012 l'Italia è stata condannata tre volte dalla Corte di Strasburgo per respingimenti collettivi attuati da governi pro-establishment. Ricordiamocelo, evocando l'iniqua chiusura dei suoi porti ad Aquarius.

In Italia si discute delle colpe di Malta. È comprensibile, ma Malta, purtroppo non aderisce alle riforme delle Convenzioni SAR e SOLAS sui salvataggi in mare e considera di non avere gli obblighi di firmatari come l'Italia.

Ancora, Macron accusa Roma di cinismo, ma cinicamente chiude i confini con l'Italia. Nel criticare Roma teniamo conto di queste cose. Soprattutto teniamo conto della paralisi negoziale su Dublino IV. Il sonno della solidarietà genera mostri quasi ovunque nell'Unione.

Per questo appoggio la proposta di Verhofstadt: un ricorso del Parlamento, ai sensi dell'articolo 265, per inazione del Consiglio. Per questo approvo il no del governo italiano alle proposte della Presidenza bulgara su Dublino IV.

 
  
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  Laura Ferrara, a nome del gruppo EFDD. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'Italia non è mai venuta meno al suo dovere di salvare le vite in mare. Anche oggi è stata accolta a Catania una barca della Guardia Costiera italiana che ha messo in salvo più di 900 persone che sono state salvate nel Mediterraneo. A partire dal 2014 sono stati circa 640 000 gli sbarchi che sono avvenuti in Italia.

La vicenda Aquarius ha messo a nudo quanto stiamo denunciando da diverso tempo, possiamo dire da anni. L'Italia è lasciata sola non soltanto nella gestione dell'immigrazione una volta che i migranti arrivano sul suolo italiano, che è anche suolo europeo, ma anche nelle operazioni di ricerca e salvataggio.

Mi rivolgo alla rappresentante del Consiglio europeo, che dice che l'Unione europea ha dato sostegno all'Italia con l'operazione Triton. Parliamo proprio dell'operazione Triton, che prevedeva che l'Italia fosse l'unico paese ospitante di tutti gli sbarchi. Allora voi capite bene che, se parliamo di Dublino, che ancora oggi impone il principio in base al quale la responsabilità resta in capo ai paesi di primo arrivo, se facciamo ancora un passo indietro e vediamo le operazioni di ricerca e salvataggio che devono essere effettuate con sbarchi solo in Italia, allora poniamoci un interrogativo, che finora non ho ascoltato da parte di nessuno: perché chi ha diritto alla protezione internazionale, perché chi fugge da guerre e persecuzioni, perché chi è costretto ad abbandonare il proprio paese di origine deve arrivare in Italia o in Europa in maniera illegale?

La più grande contraddizione e la più grande ipocrisia che regna nell'Unione europea è il fatto di voler, da un lato, contrastare l'immigrazione irregolare e, dall'altro, non offrire un'alternativa legale. Il fatto che chi è costretto a lasciare il proprio paese per guerre e persecuzioni deve pagare i trafficanti e deve pagare gli scafisti.

Allora, se veramente vogliamo parlare di riforma del sistema comune europeo di asilo, se veramente vogliamo parlare di cooperazione, se veramente vogliamo rispettare quanto previsto dai trattati e dall'articolo 80 sul trattato del funzionamento dell'Unione europea, allora cominciamo a parlare di un vero diritto d'asilo europeo, cominciamo a parlare di vie legali di accesso all'Unione europea, cominciamo a dare la possibilità a chi fugge da guerre e persecuzioni di arrivare in via legale e sicura, senza essere costretti a imbarcarsi e attraversare il Mediterraneo in condizioni disumane, senza essere costretti a passare necessariamente dall'Italia come paese di transito. Allora in questo caso avremmo una solidarietà concreta e non a parole.

 
  
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  Mara Bizzotto, a nome del gruppo ENF. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, sull'immigrazione avete fregato l'Italia per tanti anni ed è colpa vostra e dei governi Letta, Renzi e Gentiloni se l'Italia è diventata il campo profughi d'Europa. Negli ultimi cinque anni sono sbarcati in Italia 700 000 immigrati e l'80 % sono immigrati clandestini. Cosa ha fatto l'Europa per aiutare l'Italia? Niente! Cosa hanno fatto Malta, la Spagna e la Francia? Zero! Anzi, la Francia ha scatenato la guerra in Libia per il petrolio e ha lasciato all'Italia ondate di immigrati.

Il Presidente Macron e i bulletti francesi, che oggi accusano il ministro Salvini e gli italiani di essere responsabili e vomitevoli, si devono vergognare e chiedere scusa. Noi non accettiamo lezioni da nessuno, tanto meno dalla Francia di Macron che nel 2018 ha respinto 10 000 immigrati alla frontiera con l'Italia. La pazienza degli italiani è finita, finita! Il Ministro Salvini e il nuovo governo fermeranno il business dell'immigrazione clandestina. Noi chiuderemo i porti e difenderemo gli interessi degli italiani, non quelli di qualche petroliere francese o di qualche miliardario che finanzia le navi ONG per portare i clandestini in Italia.

L'Europa ha due possibilità davanti a sé: dare una mano all'Italia e difendere le frontiere esterne o continuare con la solita politica ipocrita di Macron e di questo Parlamento europeo e di questa Commissione. Il tempo è quasi finito. Se l'Europa esiste davvero, batta un colpo ora, immediatamente, altrimenti taccia per sempre.

 
  
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  Κωνσταντίνος Παπαδάκης (NI). – Κύριε Πρόεδρε, η «βαρβαρότητα» των απελπισμένων προσφύγων και μεταναστών να αναζητούν λιμάνι αποτελεί υλοποίηση της πολιτικής της Ευρωπαϊκής Ένωσης και μέγιστη απόδειξη της υποκρισίας της. Αποτέλεσμα της σταθερότητας, που η Ευρωπαϊκή Ένωση κλίνει σε όλες τις πτώσεις, των δήθεν χειρουργικών πολέμων και επεμβάσεών της, αυτής και των συμμάχων της, αποτελούν αυτές οι κραυγές. Οι αρνήσεις ελλιμενισμού είναι συνέπεια της πολιτικής της συγκέντρωσης στην πρώτη χώρα υποδοχής, του «κανονισμού του Δουβλίνου», του εγκλωβισμού χιλιάδων σε άθλιες συνθήκες στα ελληνικά νησιά λόγω της απαράδεκτης συμφωνίας Ευρωπαϊκής Ένωσης - Τουρκίας. Αυτή η πολιτική θρέφει και αναπαράγει τα αντιδραστικά κυβερνητικά μέτρα, τους άθλιους ανταγωνισμούς των ποσοστώσεων από τις αστικές κυβερνήσεις, το εθνικιστικό ρατσιστικό δηλητήριο.

Σε σύγκρουση με την πολιτική της Ευρωπαϊκής Ένωσης και των κυβερνήσεων απαιτούμε ανθρώπινους χώρους υποδοχής και φιλοξενίας, απεγκλωβισμό από τα ελληνικά νησιά και τις άλλες πύλες εισόδου, για να ταξιδέψουν οι πρόσφυγες στις χώρες τελικού προορισμού τους. Να δυναμώσει η πάλη των λαών ενάντια στους ιμπεριαλιστικούς πολέμους και στον καπιταλισμό που τους γεννά, μαζί με την εκμετάλλευση και την προσφυγιά!

 
  
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  Paulo Rangel (PPE). – Senhor Presidente, antes de mais queria começar por dizer que em qualquer circunstância é inaceitável que nós tenhamos tragédias no Mar Mediterrâneo ou noutra região de acesso à Europa. E portanto a União Europeia tem de estar preparada, no seu todo, para resgatar os náufragos e para ajudar aqueles que estão em situação de necessidade, absolutamente necessário.

Depois, segundo ponto. Critico claramente a forma como o ministro Salvini se tem referido a este assunto, mas ninguém me verá condenar a Itália, porque não há dúvida de que a União Europeia tem responsabilidades ao ter abandonado a Grécia, a Itália, Malta, em menor medida Chipre, a Espanha, que são países que estão na frente da crise humanitária e que têm estado muito sós, quer do ponto de vista logístico, quer do ponto de vista financeiro, a enfrentar este problema.

E depois claro, temos as soluções de médio e longo prazo e, nas soluções de médio e longo prazo, temos, em primeiro lugar, a guarda costeira que devia ser bastante reforçada, a ajuda humanitária que poderia ser bastante reforçada e temos naturalmente que ter uma visão estratégica para África, e aqui eu devo dizer - e queria que fosse este no fundo o meu principal apelo para o médio prazo -, a Chanceler Merkel propôs ainda na semana passada um Plano Marshall para África que possa criar desenvolvimento na Bacia do Mediterrâneo e na África subsariana para os próximos 20 ou 30 anos.

Vamos levar esse plano para a frente.

(O orador aceita responder a uma pergunta "cartão azul" (n.º 8 do artigo 162.º)).

 
  
  

IN THE CHAIR: PAVEL TELIČKA
Vice-President

 
  
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  David Coburn (EFDD), blue-card question. – I have always voted for President Tajani. He is a humane and decent fellow and a lot of what he said made sense. What worries me is that, if we don’t keep people out of Europe in general, we look weak. What will then happen is that more and more people will take the risk of dying crossing the Mediterranean to reach the rich European Union and – probably more so – the United Kingdom. People are queuing up in Calais to come across to England. They are not queuing up ...

(The President cut off the speaker)

 
  
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  Paulo Rangel (PPE), blue-card answer. – My dear colleague, I was totally convinced that you were one of the best supporters – the main supporters – of global Britain, a Britain open to receive people from all across the globe. No Europeans, but for people from the other continents the doors are open: that is global Britain. So I’m very surprised by your question.

 
  
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  Claude Moraes (S&D). – Mr President, recently I was in Libya with one Spanish colleague and one Italian colleague. I am very proud of the Members here today who are not running away from the problem, but are facing the problem.

The Commissioner said one thing which I think we should all keep at the forefront of our minds – and something which was said to me in Libya – which is that the number of sea arrivals in Italy is the lowest since 2013, but that migration will not stop. It is a simple equation. You can run away from the problem all you want – some of the arrivals will go down and they are going down, not up – and people will make a political football of migrants and people will play a game between Member States. But remember: migration will not stop.

At the forefront of our minds, we must retain the understanding that, here in this Chamber, we must show leadership. That requires us, in this window of opportunity, to go for Dublin IV, for all of those asylum files, and then to implement them and make them happen. This is not some sort of dream: it is the obvious imperative for this Chamber.

I would say this, colleagues: if we do not have Dublin, we cannot have this game playing in the Mediterranean and people dying in Niger and Libya, as we in our committee saw. We have a responsibility. Migrants cannot not become the footballs of the Mediterranean. Dublin IV has to work. We must pursue humanity and we must pursue the management of migration. If we do not do this, then what is actually the future of the European Union?

(Applause)

 
  
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  Beatriz Becerra Basterrechea (ALDE). – Señor presidente, señor comisario, esta semana hemos visto cómo el nuevo Gobierno xenófobo de Italia, saltándose la ley internacional, cerraba sus puertos al buque Aquarius y a sus 629 pasajeros salvados del mar. Y, hemos visto cómo el nuevo Gobierno de España se ofrecía a acogerlos. Es un noble gesto, sin duda, pero todos sabemos que con gestos no solucionaremos el problema de fondo.

El peso de la crisis migratoria y de refugiados recae sobre los países del Sur. Necesitamos una política europea justa y generosa con los refugiados, eficaz en sus mecanismos y equitativa entre los países, que demuestre que la Unión respeta los valores sobre los que se funda.

Esta Cámara tiene que presionar al Consejo para que deje de bloquear la reforma del Reglamento de Dublín. Presionarlo con todos los medios legales a su alcance. Y digo con todos, todos, incluidos los que están previstos en los Tratados, porque están en juego miles de vidas y está en juego el honor de Europa.

(La oradora acepta responder a una pregunta formulada con arreglo al procedimiento de la «tarjeta azul» (artículo 162, apartado 8, del Reglamento))

 
  
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  Piernicola Pedicini (EFDD), domanda "cartellino blu". – Io credo che all'articolo 165 del regolamento, primo paragrafo, ci sia scritto che non si può offendere in quest'Aula, non si può offendere il governo italiano con le parole come "xenofobo" che ha usato la nostra collega. Quindi io la prego di agire immediatamente nel rispetto dell'articolo 165, primo paragrafo, del regolamento.

 
  
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  Beatriz Becerra Basterrechea (ALDE), respuesta de «tarjeta azul». – No tengo ninguna intención de ir contra el Reglamento. Lo que estoy calificando son las acciones del Gobierno de Italia. Es lo que quiero decir. Es un Gobierno que se ha manifestado en boca de su presidente, y el ministro del Interior se ha manifestado con claras expresiones xenófobas. Eso es lo que he querido decir, en ningún caso quiero romper el Reglamento de la Cámara.

 
  
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  Marco Affronte (Verts/ALE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, in questa discussione si sentono parole come "invasione", mentre i numeri ci dicono che in atto non c'è alcuna invasione, o come "business dei migranti", formula che poi chi la usa dovrebbe anche spiegare cosa significhi.

Intanto la proposta del Parlamento per riformare Dublino è lì, è molto ambiziosa, ma come al solito a bloccarla è l'egoismo degli Stati membri. È qui che c'è in gioco il concetto di Europa, che oggi è completamente tradito. Siamo nell'Europa degli egoismi dove se ognuno pensa per sé, sulle tasse, sul lavoro, sull'immigrazione e sulla politica estera, l'Europa stessa smette di esistere.

Serve un cambiamento, che però non si fa con altre prove di forza, sommando egoismo ad egoismo, come chi oggi canta vittoria dicendo che fare la voce grossa serve come un bulletto di quartiere. Ma quale vittoria? Ogni Stato dell'Europa di oggi ha perso e straperso se continuerà a farlo ogni giorno e se continuerà ad affrontare il tema dei migranti come un male necessario da ripartire in tutto il suo corpo. Non è un'emergenza, ma è un mondo che cambia e continuerà a cambiare.

Se invece vogliamo essere protagonisti di questo processo irreversibile, se vogliamo guidarlo e non finire schiacciati, allora dobbiamo cambiare anche noi. Serve una rivoluzione culturale – e spero che queste parole ricordino qualcosa ai miei amici del Movimento 5 Stelle –, dobbiamo cambiare le regole che non sono scolpite nella roccia, ma dobbiamo cambiare anche e soprattutto le idee.

 
  
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  President. – I will still return for a second to Mr Pedicini and his reference to Rule 165. I would say that I did not find the disruption to the session which is stipulated in the rule that you referred to.

Having said that, colleagues, Ladies and Gentlemen, I know that this is a difficult topic and a sensitive one. It can be heated, but I think that we should refrain from unnecessary strong language. That is a general comment without reference to anyone that has so far spoken, but the Chair would appreciate it if we would keep in the margins of solid European Parliament culture.

 
  
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  Eleonora Forenza (GUE/NGL). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, in primo luogo vorrei ringraziare le donne, gli uomini, i sindaci, a partire dal sindaco di Napoli, che sono scesi in piazza davanti ai porti per gridare: "porti aperti!". Vorrei ringraziarli perché mi hanno fatto vergognare un po' meno di essere italiana e di essere europea.

Chiedo ai colleghi del Movimento 5 Stelle, con molti dei quali ho tante volte lavorato insieme in questo Parlamento europeo: come lo definite se non xenofobo chi parla di "pacchia" a proposito dei rifugiati che vengono in Italia? Come lo definite chi grida vittoria a proposito di una nave con 600 persone a bordo, che è costretta ad arrivare fino in Spagna? Come lo definite? Altro che regolamento del Parlamento europeo! Vorrei dire che Salvini è un'icona, è un'icona del razzismo che cresce in questa Unione europea. Ma noi non dimentichiamo la Libia e la Turchia, con cui l'Unione europea ha un accordo. Non dimentichiamo Bardonecchia e Ventimiglia, a cui Macron evidentemente non presta molta attenzione. Non dimentichiamo Ceuta...

(Il Presidente interrompe l'oratrice)

 
  
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  President. – Ms Forenza, you ran out of time. I would appreciate it if you would show respect both to the Chair and to your colleagues – once again, I think that this is difficult and sensitive and I can understand that there might also be domestic political aspects referred to, but I would really appreciate it if we could stay in the margins of a debate which is respectful for this House.

 
  
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  Ignazio Corrao (EFDD). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, la prima domanda che voglio rivolgere ai colleghi eurodeputati presenti in quest'Aula è: quante volte in questi anni abbiamo discusso esattamente della stessa cosa? Non me ne voglia il Commissario Avramopoulos, ma il suo discorso sembra esattamente riciclato sulle stesse parole dette tre-quattro anni fa, e non è cambiato assolutamente nulla. Anzi, oggi c'è la novità che, alle stesse cose che si dicono sempre, si aggiunge il trend topic del momento che è dire "governo italiano populista, governo italiano xenofobo", come qualcuno ha detto in maniera davvero irrispettosa.

Però cosa ha fatto il governo italiano? Il governo italiano ha fatto molto meno di quello che fanno tutti gli altri governi nell'Unione europea e non mi risulta che il governo francese, il governo di Macron europeista, sia stato additato da voi stessi come un governo nazista, xenofobo, per quello che ha fatto a Bardonecchia con blitz nel territorio italiano, dove c'erano donne incinta e bambini. Non mi risulta che sia stato considerato xenofobo Macron per avere chiuso i suoi porti o per quello che fa a Ventimiglia. E non mi risulta che il governo spagnolo, che faceva respingimenti a caldo, che non è quello che ha fatto l'Italia, sia stato additato come fascista, nazista, xenofobo, contrario ai diritti umani e genocida!

Non è successo, e allora incominciamo ad adottare lo stesso metro e la stessa misura. Quello che è successo in questi anni è che l'Italia è stata lasciata sola da tutti gli altri Stati dell'Unione europea. È stata lasciata sola ad affrontare un fenomeno epocale, un fenomeno globale di un continente che si sposta. Era logico che prima o poi qualcuno, che magari non fa business sulla pelle dei migranti avrebbe dovuto dire: basta non si può continuare avanti così! E allora cerchiamo di essere seri e pretendiamo da parte di tutti gli Stati europei di prendersi le loro responsabilità, a partire dalla Francia, che è stata la prima a causare quello che è successo in Libia...

(Il Presidente interrompe l'oratore)

(L'oratore accetta di rispondere a una domanda "cartellino blu" (articolo 162, paragrafo 8, del regolamento))

 
  
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  Andreas Schwab (PPE), Frage nach dem Verfahren der „blauen Karte“. – Herr Kollege Corrao, Sie haben ja gesagt, dass Italien von allen anderen Ländern der Europäischen Union alleingelassen wurde. Ist es richtig, dass Deutschland deutlich mehr Flüchtlinge aufgenommen hat als Italien? Und ist es richtig, dass Deutschland monatlich 50 Flüchtlinge außerhalb des Kontingents speziell aus Italien aufnimmt, um Ihnen zu helfen?

 
  
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  Ignazio Corrao (EFDD), risposta a una domanda "cartellino blu". – Caro collega Schwab, mi sa che facciamo un po' di confusione terminologica, perché quelli che tu chiami "migranti" in realtà si chiamano "rifugiati" e sono coloro che hanno già ottenuto lo status di protezione internazionale.

Quelli che arrivano in Italia sono migranti che, per via di Dublino, rimangono in Italia. Allora io dico: va bene la redistribuzione, facciamo che le navi delle ONG che fanno un lavoro straordinario di salvare vita, che battono bandiera tedesca, al posto di portare nei porti siciliani, che è la mia regione, e lasciarli lì dove rimangono bloccati per anni, in attesa di sapere quale sarà il loro destino, li portano in Germania e poi lo decidete voi se hanno diritto all'asilo o no. Va bene?

 
  
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  Gilles Lebreton (ENF). – Monsieur le Président, Matteo Salvini a eu raison de refouler l’Aquarius: l’Italie ne peut plus continuer à recevoir des bateaux de migrants illégaux. La submersion migratoire doit cesser. Ce refoulement a valeur d’avertissement. L’Union européenne doit arrêter d’être la fossoyeuse de l’identité des peuples d’Europe.

Le commissaire Avramopoulos a déclaré le 8 juin 2015 que son objectif était d’accueillir 50 millions de migrants à l’horizon 2060. Les peuples européens s’y opposent. Il est temps de lutter contre les réseaux de passeurs et contre les ONG qui sont objectivement leurs complices.

La solution ne consiste pas à instaurer des quotas obligatoires de relocalisation de migrants, comme le projet Dublin IV voudrait le faire. La solution consiste à passer des accords avec les pays de départ pour les persuader de retenir ou de récupérer les migrants qui tentent d’en partir.

C’est l’avenir de la civilisation européenne qui est en jeu. L’Afrique va doubler sa population: elle comptera 2,5 milliards d’habitants en 2050. Si nous ne faisons pas preuve de fermeté maintenant, notre modèle de société disparaîtra sous les coups de boutoir de l’immigration, du communautarisme et de l’Islam radical. Bravo Matteo Salvini pour être la vigie de l’avenir de l’Union européenne!

 
  
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  President. – I was looking at the timetable. We are behind schedule. We also have an extensive list for the catch-the-eye procedure, so from now on I am not in a position to bring in any blue card requests. I do appreciate your understanding.

 
  
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  Ελευθέριος Συναδινός (NI). – Κύριε Πρόεδρε, δεν θα καταχραστώ τον χρόνο σας. Θέλω να διαμαρτυρηθώ και θα αποχωρήσω εις ένδειξη διαμαρτυρίας για την προδοτική στάση της Ένωσης και της κυβέρνησης Τσίπρα στην παραχώρηση του ονόματος της πατρίδος μου Μακεδονίας στα Σκόπια.

 
  
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  David Casa (PPE). – Din it-traġedja li għandna fil-Mediterran Sur President qiegħda, iktar ma jgħaddi ż-żmien, iktar tħalli l-pajjiżi tal-Unjoni Ewropea mifrudin. Sfortunatament, anke alleati kbar, bħal ma kienu, u għandhom jibqgħu, Malta u l-Italja. Jien niddejjaq nisma xi deputati, mill-Italja, pajjiż li jien tant inħobb, jgħidu affarijiet illi flok iressquna lejn xulxin biex nagħmlu l-battalja tagħna fl-Unjoni Ewropea, iva kontra min mhux qiegħed jagħti dan il-kontribut biex insolvu darba għal dejjem din il-problema.

Mhuwiex sew, għandkom raġun, illi xi pajjiżi fl-Unjoni Ewropea ma għamlu assolutament xejn biex jgħinu lill-Italja, b’mod partikolari, naturalment lil Malta illi ilna issa s-snin kbar niffaċċjaw wiċċna ma’ din il-problema. Għandna diversi soluzzjonijiet, jien ngħid lill-Membri tal-Kunsill, għandna r-Regolament ta’ Dublin illi rridu naraw kif jitranġa. Ma jistax ikun illi nħallu r-regolamenti kif inhuma llum. Għandna bżonn li l-Istati Membri kollha jaqsmu din ir-responsabbiltà. Għandna bżonn li jkun hemm ċentri ta’ applikazzjoni f’pajjiżi sikuri fl-Afrika qabel dawn jiddeċiedu li jitħallew jitilqu biex jiġu fl-Ewropa. Imma ejja naħdmu din il-battalja flimkien għaliex jekk ma nagħmlux hekk ħa jerġa’ jkollna d-diżastri illi kellna sfortunatament fil-passat.

 
  
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  Daniele Viotti (S&D). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, due osservazioni veloci. Io vorrei dire al Presidente Macron che se noi oggi abbiamo un governo che a lui non piace per nulla, e che peraltro non piace neanche a me, e vorrei dire agli altri membri del Consiglio che se abbiamo questo governo qua, forse è anche per le politiche che molti Stati hanno fatto contro l'Italia, non aiutando il nostro paese negli anni passati. Ricordo al Presidente Macron che tre mesi fa io lo invitai a venire a Bardonecchia e Ventimiglia a vedere qual era la situazione che si è creata e che ancora oggi vige.

Mentre ai colleghi del Movimento 5 Stelle vorrei chiedere: dove siete finiti? Dov'è finita la vostra umanità? Raccoglievate i soldi per le ONG e oggi lasciate che le navi delle ONG stiano in mezzo al mare perché avete abdicato alle politiche fasciste del Ministro Salvini! E infine vorrei chiedere al Ministro Salvini: perché non è qua? Perché non è qua a prendere la proposta del Parlamento europeo sulla riforma del trattato di Dublino e a portarla in Consiglio? Questo dovrebbe fare il nostro paese, come ha fatto negli anni passati!

 
  
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  Ernest Urtasun (Verts/ALE). – Señor presidente, ningún Estado miembro está para dar lecciones a ningún otro, después de la catástrofe masiva que es esta crisis de refugiados. Ninguno. Pero hay cosas que hay que decir: un país de la Unión Europea no puede vulnerar el Derecho internacional. Y lo que ha hecho el Gobierno italiano es vulnerar el Derecho internacional y el Derecho marítimo. Y sí, las declaraciones del señor Salvini son xenofobia. Yo no sé si alguien nos va a sancionar por decir la verdad, pero esta es la verdad.

Dicho lo cual, ¿por qué está Salvini en el poder? Porque, evidentemente —y yo estoy de acuerdo—, se ha dejado a Italia sola; porque ha sido la política de la Unión Europea la que ha fomentado este tipo de personajes. Y no toda Italia es Salvini. Claro que lo sabemos. Yo estoy orgulloso del alcalde De Magistris, en Nápoles, que ha levantado la voz estos días, diciendo: «Nápoles sí os quiere acoger». Y, por lo tanto, sabemos que no toda Italia es Salvini, claro que sí.

Y sabemos que ha habido muchos gobiernos que han sido insolidarios. El Gobierno español anterior lo ha sido muchísimo, de los que más, y por eso estamos muy contentos de que el actual Gobierno español haya tomado una medida totalmente correcta y solidaria que celebramos, porque, durante muchos años en España, las ciudades también han estado solas reclamando esta cuestión.

Barcelona, en tres años: 11 000 refugiados atendidos, ante la indiferencia completa del Gobierno español. Por lo tanto, también sabemos en España lo que es tener un gobierno totalmente indiferente y contrario a las políticas de acogida.

Pero la pregunta que hay que hacer aquí es: ¿Hay que condenar las cosas que hace el Gobierno italiano, contraviniendo el Derecho internacional? Desde luego. Pero van venir más Aquarius. Y cuando vengan más, ¿qué haremos? ¿Vamos a seguir así? Por lo tanto, es muy importante decirle al Consejo Europeo a finales de junio, que desbloquee la reforma de Dublín, que ponga en marcha vías seguras de entrada, que termine con el blindaje de las fronteras y, sobre todo, que ponga en marcha una política de salvamento en el Mediterráneo.

 
  
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  Paloma López Bermejo (GUE/NGL). – Señor presidente, 629 personas que huyen de la miseria y las guerras, a las que contribuye la Unión Europea, llegarán al puerto de Valencia por razones humanitarias. Pero aquí no termina todo. Reflexionemos.

¿Cómo es posible que desde hace tantos años que llevan muriendo miles de personas en el Mediterráneo no hayamos avanzado en materia de asilo? ¿Hasta cuándo se va a consentir la deplorable actuación del Consejo? ¿Cómo es posible que la Unión Europea consienta las violaciones constantes de la legislación internacional? ¿Alguien cree que estas personas serán las últimas que vivirán este calvario?

Los flujos migratorios son y seguirán siendo una constante en nuestro mundo global. Si permitimos que se vulnere impunemente el Derecho internacional, si nuestra política es cerrar las fronteras, abrir CIES, la Unión Europea quedará nuevamente deslegitimada y abrirá la puerta para que la xenofobia y el fascismo —sí, fascismo— siga extendiéndose. La historia, desde luego, no nos va a perdonar.

 
  
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  Raymond Finch (EFDD). – Mr President, there has been an awful lot of gum-flapping both in this Chamber and other places about humanitarianism and solidarity. As far as I can see, the only humanitarianism and solidarity shown has been from the Italian Government. The policies of Angela Merkel and the EU are the issues that have precipitated this crisis, first by the unfair EU trade policies that are impoverishing Africa, and then by the ridiculous measures and windbag virtue-signalling that are failing to secure the borders of our respective nation states.

Let us address the root causes of this problem. People are undertaking this hazardous journey and putting themselves in the hands of people-smuggling gangsters because of the policies I have mentioned that are both treating Africa as a dumping ground for European producers and refusing to allow true fair trade, to allow African nations to build working economies.

If you were about to see a friend put his hand in the fire, what would you do: stop him, or take him to the hospital after he had burned it? The NGOs that are working in partnership with the people-smuggling gangsters are enabling them to carry on this cruel and dangerous trade.

Britain stopped the slave trade in the world by stopping the people who transported the slaves. The world must now follow that example. Let us stop the people smugglers rather than making them richer. Have fair trading agreements with Africa and interdict the smugglers before they send all of those poor people off to die in the Mediterranean: that is solidarity, that is humanitarianism. Anything else is inviting tragedy and death.

 
  
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  Zoltán Balczó (NI). – Elnök úr! Az elmúlt években migránsok milliószámra érkeztek Európába, és a Földközi-tengeren átkelők közül tízezres nagyságrendben haltak meg. Van-e ebben a tragédiában felelőssége az Európai Parlamentnek? Van, mert hamis illúziókat keltett. Ez a parlament fogadta el a többségével azt a jelentést, amelyben úgy beszél a migrációról, mint egy pozitív folyamatról, amit támogatni kell.

Azt deklarálta ennek a parlamentnek a többsége, hogy nem lehet különbséget tenni az üldöztetés elől menekülők és a jobb élet reményében ide jövő gazdasági menekültek között. Ez nem más, mint egy meghívólevél, a megoldás pedig nem a kötelező kvóta szerinti elosztás. Egyre több ország utasítja el, látja a példákat, nem akarják, hogy a saját országukban is párhuzamos társadalom épüljön ki. A megoldás: a gyökerénél, Afrikában kezelni a migrációt, erre fordítani energiát, és mivel ez nem egy rövid folyamat, addig pedig a határoknak mind a szárazföldön, mind a tengeren valódi határokként kell működni.

 
  
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  Alessandra Mussolini (PPE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, basta ad insultare l'Italia, sia dentro quest'Aula che fuori, l'Italia che salva e ha salvato centinaia di migliaia di migranti! Peccato che non c'è Tajani. Bisogna chiedere scusa a quest'Italia e sì, bisogna difendere il nostro governo italiano. Io qui sono italiana e difendo questo governo, anche se non ne faccio parte.

Il governo ha chiuso i porti. Certo, è facile parlare da quei banchi di solidarietà dell'Europa con i porti degli altri, perché non si aprono i porti anche di fronte a donne, anche di fronte a bambini, come è stato fatto da parte della Francia, da parte della Spagna.

Allora, abbiamo un regolamento di Dublino – io avevo un intervento che ho eliminato, non lo voglio più fare – ma parliamo di un momento precedente, parliamo anche della creazione di hotspot nei paesi di transito, in Libia, in Tunisia, parliamo del coordinamento che ci deve essere a livello europeo degli sbarchi, e dare all'Europa, cosa che ancora non ha, una esatta valutazione degli strumenti per vedere se un paese è o no in forte pressione.

Questo si deve fare, perché Dublino, se vogliamo, già cade in un momento successivo. Quindi non facciamo degli insulti a paesi che si sono fatti carico del lavoro sporco dell'Europa! Sciacquatevi la bocca quando parlate dell'Italia.

 
  
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  President. – I can only second that. If we would refrain from any insults, indeed – not just in this Chamber.

 
  
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  Elly Schlein (S&D). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, la decisione del governo italiano sull'Aquarius è gravissima e viola il diritto internazionale del mare.

Salvini, chi fa il forte coi deboli e il debole coi forti è vigliacco. La battaglia per la solidarietà europea non si fa sulla pelle delle persone in mare, ma qui ai tavoli dove si cambiano le norme sbagliate come Dublino, come noi abbiamo fatto in questo Parlamento, ottenendo un voto storico dei due terzi, che cancella il criterio del primo paese di accesso e stabilisce il ricollocamento obbligatorio e la vera solidarietà europea. Dov'era la Lega che non vi abbiamo visto per 22 riunioni di negoziato? Vada al Consiglio, almeno ora che è al governo, a chiedere al suo amico Orban di fare la propria parte sull'accoglienza.

E voi governi europei non credetevi assolti. Le ONG che salvano le vite in mare stanno solo sopperendo alla vergognosa mancanza di una missione umanitaria europea di ricerca e soccorso in mare, degna di un'Europa civile. L'unico modo di mettere fine alle morti è aprire vie legali e sicure di accesso a tutti i paesi europei, altrimenti Italia e Grecia continueranno ad essere gli unici punti di accesso a un intero continente su rotte pericolosissime.

 
  
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  Yannick Jadot (Verts/ALE). – Monsieur le Président, oui, le chantage du gouvernement italien est inhumain et profondément choquant en plus d’être illégal.

Mais le gouvernement italien n’est pas arrivé au pouvoir par effraction. Le monstre Salvini n’est pas là par effraction. C’est l’absence de solidarité de l’Union européenne dans l’accueil des 700 000 réfugiés! C’est la lâcheté des dirigeants européens! Ce sont les égoïsmes nationaux qui ont nourri la bête! C’est la lâcheté des dirigeants européens quand ils délèguent nos obligations en matière d’accueil au dictateur Erdoğan! C’est la lâcheté des dirigeants européens aux mains pleines de sang quand ils livrent les réfugiés aux bandes armées libyennes en fermant les yeux sur les viols, sur les meurtres, sur les violences! C’est le cynisme et l’irresponsabilité du président Macron quand il maintient une frontière de fer contre les réfugiés à la frontière italienne!

Alors le Parlement européen a montré l’exemple: cassons Dublin, accueillons collectivement les réfugiés et que les dirigeants européens sortent la tête du sable pour nous écouter!

 
  
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  Miguel Urbán Crespo (GUE/NGL). – Señor presidente, lo primero es aplaudir el gesto de las ciudades del cambio y del Gobierno español. Pero si no hacemos nada, el bloqueo ilegal por parte del ultraderechista ministro de Interior italiano al Aquarius se puede convertir en una norma, en una forma de actuar que vulnere el Derecho internacional y de paso criminalice a las ONG. No seamos hipócritas. El caso del Aquarius demuestra que es imprescindible abrir rutas legales y seguras de entrada a Europa, y eso pasa también por eliminar las vallas con concertinas e impedir las devoluciones en caliente. Hay que darles la vuelta a las políticas xenófobas de la Europa fortaleza, instaurando nuevas políticas basadas en la justicia, la solidaridad y la cooperación, que conformen una nueva política migratoria común; una política que frene el ascenso de la extrema derecha de los Salvini y de los Le Pen, que rompa la trampa que pretende obligarnos a elegir entre neoliberalismo y xenofobia. No podemos sustituir los derechos...

(el presidente retira la palabra al orador).

 
  
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  Sophie Montel (EFDD). – Monsieur le Président, chers collègues, je vous entends depuis tout à l’heure condamner les uns après les autres la décision souveraine de l’Italie de ne pas accueillir 629 migrants. Cette décision ne serait donc pas humaine; l’humanité, selon vous, consisterait à encourager les ONG qui jouent au taxi pour migrants dans la Méditerranée pour le plus grand bonheur des passeurs, qui en ont fait un business et transforment la Méditerranée en cimetière.

L’année dernière, un policier italien infiltré au sein d’une ONG sur le bateau Juventa avait révélé les liens dégoûtants qui lient certaines ONG et les passeurs. Quand va-t-on enfin s’intéresser aux acteurs de ce business sordide?

Votre condamnation de l’Italie est indécente, car enfin qui êtes-vous pour donner des leçons de morale à un pays et à un peuple qui depuis 2013 ont subi l’arrivée de 700 000 clandestins? Dans un pays dont l’économie stagne depuis l’adoption de l’euro, où le chômage est endémique, comment ne pas réaliser le fardeau que représentent ces migrants économiques?

Avec l’arrivée de ces clandestins aux mœurs et aux modes de vie parfois si différents des nôtres, comment ne pas compatir avec les Italiens qui ont éprouvé tant de difficultés? Matteo Salvini et le gouvernement italien ont raison de dire «Stop», quoi qu’en pensent et quoi qu’en disent M. Macron et ses amis. Cette situation ne peut pas être durable.

Grâce à Schengen, les clandestins accueillis en Espagne pourront franchir les Pyrénées comme avant ils franchissaient les Alpes, et ils pourront choisir de s’installer où cela leur profite le plus une fois fait leur benchmarking des conditions d’asile en Europe.

Il est plus que temps que chaque pays retrouve sa souveraineté, que l’Espagne accueille tous les migrants du monde si elle le souhaite, mais que la France... (le Président retire la parole à l’oratrice)

 
  
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  Teresa Jiménez-Becerril Barrio (PPE). – Señor presidente, estoy orgullosa de que España ayer y hoy siga salvando vidas. Como andaluza, conozco bien la tragedia de los inmigrantes que ponen en riesgo sus vidas para llegar a nuestras costas. Solo en 2017 nuestra Armada, nuestra Guardia Civil y Salvamento Marítimo rescataron en el mar a miles de inmigrantes.

Que los refugiados del Aquarius lleguen a buen puerto sanos y salvos es siempre un alivio. Pero una medida puntual no es la única solución que esperan los ciudadanos, quienes saben que, sin una estrategia de futuro, eso es pan para hoy y hambre para mañana. Y los inmigrantes quedarán de nuevo a merced de los traficantes.

La responsabilidad es de Europa: ni España ni ningún país debe asumir este reto en solitario. Por eso exijo a la Comisión y al Consejo que aprueben urgentemente el nuevo Reglamento de Dublín, con reglas claras, pero, sobre todo, que se cumplan.

Las fronteras de Italia, Grecia y España son las de toda Europa, y hay que obligar a los países que no quieren hacerlo a que miren al sur. Porque otro fracaso en política migratoria hundiría en el Mediterráneo el proyecto europeo y daría alas a los populistas. En este drama humano nadie puede cantar victoria. Sería mezquino utilizar a los inmigrantes para alcanzar logros políticos a corto plazo.

Dejemos los signos de victoria para cuando logremos que el barco de la política migratoria, hoy encallado, vuelva a navegar. Y trabajemos con menos focos, más efectividad, por una Europa más libre y más segura y por relanzar el ...

(el presidente retira la palabra a la oradora).

 
  
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  Miriam Dalli (S&D). – Mr President, I just heard the Council saying that they are concerned to see the same scene over and over again of flimsy dinghies with people on board. So, with all due respect, Ms Panayotova, what are you waiting for? Because it is up to the governments in the Council to come together and act on this issue collectively, not letting certain members get away scot free – as they can do, as if nothing had happened.

And I would like to refer to something else that was mentioned in this Chamber. Some mentioned Malta, as though Malta was doing nothing. Malta has always respected and adhered to its obligations. Malta’s resources are fully dedicated to saving lives at sea and Malta has the second highest number of refugees per capita, second only to Sweden.

With all due respect, by pointing fingers at one Member State or another we are not going to solve this issue because we are in this together, and only if we act as one can we truly make a difference and solve the problem. So let this Parliament come together and stand up – stand up to the Council – because we have the solution for a centralised system and if the Council doesn’t want to hear that, then something needs to be done ASAP.

 
  
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  President. – For those of you who were not present when I made the announcement, we are well behind schedule and we have an extensive list for the catch-the-eye procedure, so a few minutes ago I said that I am not in a position to accept any blue cards.

 
  
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  Florent Marcellesi (Verts/ALE). –Señor presidente, desde esta Cámara quiero agradecer, primero, a todas las ciudades de refugio en España que están acogiendo a personas migrantes y refugiadas, especialmente a Valencia y a su alcalde, Joan Ribó, que va a acoger el Aquarius. Por supuesto, Valencia, Barcelona, Madrid, País Vasco, Navarra nos están dando un ejemplo desde hace años. También celebro la decisión del Gobierno español de acoger el Aquarius.

Frente a la extrema derecha, es el despertar de la Europa solidaria. Pero, señorías, señor comisario, Consejo, necesitamos mucho más.

Todos los Estados, empezando por Italia, tienen que cumplir con sus obligaciones europeas, con el Derecho europeo, con el Derecho internacional. Al mismo tiempo, ningún Estado puede hacer frente solo a la gestión migratoria. Las fronteras españolas, italianas o griegas son fronteras europeas. De forma coordinada con los Estados miembros, la Unión debe hacerse cargo de los rescates con más fondos y más competencias y, sobre todo, aprobar ya una reforma justa de Reglamento de Dublín.

Y espero del Gobierno español que siga por el buen camino. Le pido que retire las devoluciones en caliente y las cuchillas en Ceuta y Melilla. La solidaridad con los refugiados y entre países europeos es fundamental para salvar vidas y para devolver la dignidad a nuestro continente.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE). – Senhor Presidente, Senhor Comissário, Senhora Ministra, uma vez mais, o Mediterrâneo foi notícia. Jogou-se a vida de quase setecentas pessoas, das quais cento e vinte e três crianças sozinhas, onze bebés e sete grávidas. É um péssimo sinal quando vemos responsáveis políticos reagir com indiferença e até hostilidade.

Durante horas a fio assistimos a um triste inferno porque, uma vez mais, não fomos Europa, e muito menos União. Fomos 28 territórios, cada qual a olhar para o seu umbigo. Todos saímos derrotados. E porque se trata de vidas, devemos sentir-nos envergonhados.

A ferida ficou exposta novamente: o Sistema Comum Europeu de Asilo não funciona. Mas sejamos claros, reformar este sistema, reformar Dublim, é um apelo para que todos os Estados-Membros cumpram com a sua justa parte, para que exista verdadeira solidariedade europeia. Não significa portas abertas, mas também não pode significar apenas mais dinheiro do orçamento comunitário.

O Parlamento fez a sua parte: aceitámos fortalecer as nossas fronteiras e ainda ontem fechámos um acordo com o Conselho para reformar o Sistema de Informação de Schengen e aumentar a segurança. Mas apresentámos também a nossa posição para reformar o sistema de asilo. Estamos prontos para codecidir, mas os Estados-Membros tudo fazem para protelar.

Ontem um primeiro-ministro, lamentavelmente, ousou falar da força de vontade e de como esta teria regressado a Itália. Estaríamos todos muito melhor se a força de vontade tivesse regressado ao Conselho e a todos os Estados-Membros e pudéssemos finalmente reformar o sistema de asilo na Europa.

A solidariedade é o berço da Europa, mas está afundada no Mediterrâneo. Haja coragem de a resgatar.

 
  
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  Juan Fernando López Aguilar (S&D). – Señor presidente, señores del Consejo, señores de la Comisión, ¿no son capaces ustedes de percibir la exasperación de este Parlamento Europeo, expresada en todas las lenguas de la Unión con este debate —y van cientos—, que desnuda la inoperancia y el fracaso de Europa ante las migraciones? El Gobierno de España ha adoptado una decisión humanitaria en relación con el Aquarius y es un símbolo que marca la diferencia, un símbolo del cambio político, pero también de cuánto puede la voluntad política cambiar las cosas.

Y voluntad en lo que se espera del Consejo, de la próxima Cumbre Europea sobre Migraciones, para decir, en primer lugar, que no tienen cabida en Europa los gobiernos de los Estados miembros que incumplan el Derecho internacional humanitario y el Derecho europeo cerrando las puertas a los desesperados como el caso del Aquarius.

En segundo lugar, que no existe ninguna solución que pueda basarse en la externalización y en la pura represión del problema; que hay que adoptar una política —como ha demandado este Parlamento Europeo— holística, comprensiva y preventiva, incrementando la ayuda humanitaria y el compromiso con los desesperados. Pero, en tercer lugar, hay que cambiar la legislación europea, desbloquear Dublín y esto les ... (el presidente retira la palabra al orador).

 
  
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  Jordi Solé (Verts/ALE). – Señor presidente, este no es un debate sobre Italia o sobre este o aquel Estado. Este es un debate sobre la respuesta europea al drama humanitario que se vive en el Mediterráneo. Pero el problema es que no hay una respuesta europea. El problema es que los Estados siguen sin reconocer que, para afrontar el reto de la gestión migratoria de los refugiados, hay que compartir responsabilidades, hay que actuar de manera solidaria, hay que avanzar en la reforma del sistema de Dublín y no afrontar esta situación de manera egoísta o cada uno por su cuenta.

No nos engañemos, señorías, el Aquarius es solo un síntoma de una realidad tan dura como inaceptable. El Mediterráneo es la frontera más desigual y más mortífera del mundo. Podemos entrenar a los guardacostas. Quizás tendremos un mar menos mortífero, pero no menos desigual, y esta es la causa por la cual seguiremos teniendo Aquarius.

 
  
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  Cécile Kashetu Kyenge (S&D). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, in questi giorni siamo stati testimoni della spregiudicatezza dei signori Salvini e Di Maio, che con le loro alleanze improbabili, ahimè sulla pelle dei più deboli, a discapito dei diritti umani, fanno credere all'Europa di poter fermare gli sbarchi chiudendo i porti.

Le regole si cambiano ai tavoli negoziali e non nei social network. In Europa, e lo chiedo a tutti gli Stati membri, si lavora per cercare alleanze costruttive per un'equa ripartizione delle responsabilità. Questo Parlamento lo ha fatto, modificando Dublino, eliminando il criterio del paese di primo ingresso e scegliendo il ricollocamento obbligatorio. Chi arriva in Italia, arriva in Europa.

Il sistema di ricerca e salvataggio resta la nostra priorità, fiore all'occhiello dell'Italia grazie allo straordinario lavoro della Marina Militare, della Guardia Costiera e delle ONG, sempre più spesso capri espiatori di politiche fallimentari europee e nazionali. A SOS Mediterranée, Medecins sans frontières, Sea Watch, Proactiva, Sea Eye, Mission Lifeline dico grazie per questa prova di grande umanità. Solidarietà a tutte le vittime del Mediterraneo.

 
  
 

Catch-the-eye procedure

 
  
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  Stefano Maullu (PPE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo che l'Aquarius abbia avuto il merito di rompere il velo dell'ipocrisia dietro a questo vero e grande problema epocale dell'immigrazione. Ha rotto il velo di una politica che non funziona, una politica europea che ha abbandonato l'Italia e l'ha lasciata da sola rispetto a questi flussi demografici, e ha reso ancora più evidente la politica neocolonialista fatta dalla Francia, che ha avuto l'ardire di definire in maniera improponibile il nostro paese, una politica fatta in Africa sulle baionette della Legione straniera, una politica di cui subiamo gli effetti ancora oggi per la disastrosa azione contro il governo libico dell'epoca.

Un'azione che continua ancora oggi, con il Presidente della Repubblica francese che, in barba a tutto e in barba soprattutto alla politica estera europea, continua a fare incontri con al-Sarraj e con il generale Haftar quasi come se fosse un ministro degli Esteri dell'Unione europea. Questo stiamo pagando: una dannosa politica europea fatta sulla pelle dei migranti, dando sei miliardi a un dittatore come Erdogan e non facendo lo stesso per un grande piano per il Mediterraneo.

 
  
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  Ελισσάβετ Βόζεμπεργκ-Βρυωνίδη (PPE). – Κύριε Πρόεδρε, η χώρα μου η Ελλάδα έχει επιδείξει αλληλεγγύη και υπευθυνότητα στη διαχείριση του μεταναστευτικού παρά τα οικονομικά προβλήματα. Βρισκόμαστε όμως ενώπιον μιας νέας ανθρωπιστικής κρίσης: κυκλώματα παράνομης διακίνησης με τζίρους δισεκατομμυρίων, που καταγγέλλονται και για συνεργασία με ΜΚΟ, συνεχίζουν την εγκληματική δράση τους στη Μεσόγειο.

Η ομαλή λειτουργία του χώρου Σένγκεν δεν έχει αποκατασταθεί, ενώ η αναθεώρηση του «κανονισμού του Δουβλίνου» προσκρούει στην άρνηση συγκεκριμένων κρατών μελών να συνεργαστούν. Ξέρουμε ότι οι χώρες εδώ και καιρό, η μία μετά την άλλη, κλείνουν τα σύνορά τους. Πού θα πάνε τόσοι άνθρωποι; Συνάδελφοι, δεν είμαστε εδώ για να κατηγορεί ο ένας τον άλλον. Όμως σε λιγότερο από ένα χρόνο έχουμε εκλογές. Αν δεν αποδείξουμε αλληλεγγύη στην πράξη και συνεκτική ευρωπαϊκή μεταναστευτική πολιτική, δεν θα μπορέσουμε να υπερασπιστούμε τις αξίες μας, τις ευρωπαϊκές αξίες. Δεν έχουμε μόνο όλοι ίσα δικαιώματα, αλλά κυρίως ίσες υποχρεώσεις.

 
  
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  Marijana Petir (PPE). – Gospodine predsjedavajući, migracije predstavljaju izazov za Europsku uniju, no problem je trebalo rješavati na mjestu njegova nastanka, a ne u Europi. Bilo je nužno napraviti razliku između ratnih i ekonomskih migranata i pružiti pomoć onima koji spašavaju goli život. Tragično je da u potrazi za boljim životom ljudi na Mediteranu gube živote.

Upozoravala sam još 2014. godine da prije svega treba rješavati uzroke te da se Europska unija mora početi oštrije boriti protiv krijumčara i trgovaca ljudima koji su u crno zavili tisuće obitelji obećavajući im bolji život. Također bilo je nužno pomoći u stabilizaciji uvjeta u zemljama iz kojih su ljudi mahom napuštali svoje domove i omogućiti im utočište u prvoj susjednoj zemlji. Na takve aktivnosti je Europska unija trebala potrošiti i svoju pažnju i svoj novac. Preko milijun migranata stiglo je brodovima, 35 tisuća kopnom dok je 3770 migranata poginulo prilikom prelaska Mediterana, što je zastrašujuće.

Moramo biti učinkovitiji i iskorijeniti uzroke migracija. Djelovati treba prije nego se ljudi ukrcaju na brodove.

 
  
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  Giovanni La Via (PPE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, io sono stato fiero di un Presidente del Consiglio che ha detto "meglio perdere un voto che una vita nel Mediterraneo", e di questo ovviamente gliene sono grato. Ma, dall'altro lato, oggi non possiamo avere come imputata l'Italia, l'Italia che ha fatto un grande sforzo e ha dato un grande esempio di umanità nel Mediterraneo. Oggi non si può accusare l'Italia per ciò che è stato fatto.

L'Italia è stata lasciata sola e oggi è il Consiglio che ha questa responsabilità. Il Consiglio che alla fine di questo mese potrà, se vuole, trovare una soluzione. Il Consiglio che non può continuare a rinviare la soluzione, mentre il Parlamento ha una posizione definita, probabilmente non la migliore, ma sicuramente un gran passo avanti sul regolamento di Dublino. Oggi il mio appello è al Consiglio: fatevi un esame di coscienza, guardate quello che sta succedendo in Europa e nel Mediterraneo, non lasciate l'Italia sola, perché non è l'Italia l'unico responsabile di quello che sta accadendo. Le vostre mani sono sporche di sangue.

 
  
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  Julie Ward (S&D). – Mr President, Europe does not have a refugee crisis. We do have a crisis of solidarity, however. There is a refugee crisis in places like Jordan and Lebanon, where huge camps have been in existence for years, but here in Europe we’ve forgotten our fundamental values of solidarity and our moral responsibility to uphold human rights.

In the absence of governmental action in some Member States to provide humanitarian assistance for refugees and migrants, ordinary citizens have stepped in and saved lives. I have visited Calais and Paris many times and talked to people working on the ground. Organisations like Care4Calais in France and the refugee support platform in Belgium are great examples of how citizens’ mobilisation can save lives.

At sea, however, the difficulties are much greater. Although a few organisations like SOS Méditerranée provide invaluable sea rescue work they cannot meet demand, so the EU and its Member States must make humanitarian assistance a priority of migratory policy, with sea rescue as a focus.

 
  
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  Flavio Zanonato (S&D). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'Aquarius è l'evidente dimostrazione della conseguenza derivante dall'assenza di una politica europea sui temi dell'immigrazione e sui temi dei profughi, ma è anche, stiamo attenti, l'evidente dimostrazione che una politica europea è assolutamente necessaria, non può mancare. A meno che, nei prossimi mesi, non vedremo il governo italiano spostare l'Italia nei mari del Nord, l'Italia avrà il problema degli immigrati e dei profughi e dovrà affrontarlo assieme agli altri. Serve una politica europea.

Purtroppo, a forza di eludere i problemi, sono stati i problemi a metterci con le spalle al muro. Oggi è evidente che sono necessarie delle politiche anche per impedire che l'opinione pubblica italiana slitti tutta su una posizione antieuropea. È stata finora la gallina dalle uova d'oro la questione dell'immigrazione per la Lega e per Salvini e credo che bisogna dar voce all'opinione pubblica, facendo in modo che il Consiglio europeo del 28-29 giugno...

(Il Presidente interrompe l'oratore)

 
  
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  Giuseppe Ferrandino (S&D). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, la scellerata decisione del Ministro Salvini di chiudere i porti alle navi umanitarie deve allarmarci e spronare il prossimo Consiglio europeo a prendere seriamente in considerazione la proposta votata dal Parlamento per il superamento di Dublino.

Cari colleghi, c'è un dato che non può essere sottaciuto: l'Italia è stata lasciata sola ad affrontare l'emergenza umanitaria. È una realtà sancita dai fatti e dalle dichiarazioni di questi giorni, in ultimo quelle del Commissario Avramopoulos.

Nonostante gli sforzi degli ultimi anni per arginare e controllare con umanità il fenomeno, solo il 31 % dei migranti approdati in Italia e in Grecia è stato poi accolto da un altro paese dell'Unione. Francia e Germania hanno accolto appena il 25 % e il 37 % delle quote previste e conosciamo benissimo l'approccio alla politica migratoria dell'Austria e dei paesi dell'Est. Fino a quando esisterà un'Unione europea frammentata sul tema della migrazione, non esisterà davvero un progetto europeo, perché siamo europei solo se abbiamo il coraggio di costruire ponti e non muri.

 
  
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  Ruža Tomašić (ECR). – Gospodine predsjedavajući, nitko ne može ostati ravnodušan na tešku sudbinu migranata, među kojima je 120 djece, koji u teškim uvjetima na brodu čekaju da ih prime Italija ili Malta, koje to ne žele. Svi smo oko toga jako emotivni i u takvim je okolnostima najlakše upirati prstom u one koji su im zatvorili svoja vrata.

Ali ne smijemo zaboraviti da su države koje se sad olako demonizira dosad prihvatile ogroman broj migranata i ne može ih se tek tako optužiti za manjak ljudskosti i solidarnosti. Moramo se odlučnije boriti protiv krijumčara koji svjesno i za profit dovode ljude u životnu opasnost. Ilegalna migracija potpuno je neprihvatljiva baš zato što ljude dovodi u pogibelj.

NGO-i koji spašavaju migrante na Sredozemlju trebaju to raditi u boljoj koordinaciji s državnim vlastima kako bi se izbjegle situacije u kojima brod sa spašenima nema gdje pristati. Za svakog spašenog migranta mora unaprijed biti osiguran smještaj u sigurnoj luci.

 
  
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  Νότης Μαριάς (ECR). – Κύριε Πρόεδρε, η κατάσταση με τα αυξημένα μεταναστευτικά ρεύματα «χτύπησε ταβάνι». Η Ελλάδα και η Ιταλία δεν αντέχουν άλλους πρόσφυγες και παράνομους μετανάστες. Κάποιοι λοιπόν ασκούν εκ του ασφαλούς κριτική στην Ιταλία γιατί έκλεισε τα λιμάνια της, την ώρα που η Γαλλία, η Γερμανία, το Βέλγιο, η Δανία και η Σουηδία έχουν αναστείλει τη λειτουργία της Συμφωνίας του Σένγκεν. Την ίδια στιγμή η Γαλλία και η Γερμανία εκτέλεσαν μόνο κατά 30% τις υποχρεώσεις τους σε σχέση με τις μετεγκαταστάσεις προσφύγων από την Ελλάδα. Πρέπει επιτέλους να εκφραστεί στην πράξη και να εφαρμοστεί η περίφημη αλληλεγγύη και να καταργηθεί το «Δουβλίνο ΙΙΙ», που έχει μετατρέψει σε αποθήκες ψυχών τις χώρες υποδοχής, δηλαδή την Ελλάδα και την Ιταλία.

Το Ευρωπαϊκό Συμβούλιο οφείλει να σταθεί προ των ευθυνών του, να διαθέσει κονδύλια για το προσφυγικό, να ενεργοποιήσει ξανά το σύστημα των μετεγκαταστάσεων και του επιμερισμού ευθυνών. Οι κάτοικοι των νησιών του Αιγαίου, που φιλοξενούν ακόμη και τώρα χιλιάδες πρόσφυγες και παράνομους μετανάστες, στέλνουν κραυγή αγωνίας και διαμαρτυρίας.

 
  
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  João Pimenta Lopes (GUE/NGL). – Senhor Presidente, os seiscentos e vinte e nove migrantes que, em vez de garantir o salvamento, se viram à deriva, empurrados entre Itália e Malta, são magra expressão das centenas de milhares de travessias nos últimos anos.

São ténue lembrança dos setecentos e noventa e dois mortos este ano ou dos dezasseis mil que morreram nos últimos quatro anos do Mediterrâneo, vala comum do esquecimento. São demonstração inequívoca da total ausência de solidariedade da UE e de suas potências para com os que não têm nada a perder e arriscam a vida por dias melhores.

Bem podem jogar o jogo do empurra entre a UE e Estados-Membros. As responsabilidades dos que hoje fecham portos não diferem dos que antes deles o fizeram, criminalizaram organizações de resgate, assinaram criminosos acordos com países terceiros para repelir e conter as migrações. Não diferem dos muros de Espanha, Áustria, Hungria ou Grécia, ou dos autênticos campos de concentração em solo europeu.

Tudo com a conivência da UE e das suas políticas xenófobas e racistas que violam grosseiramente os direitos humanos, o direito internacional.

 
  
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  Ana Miranda (Verts/ALE). – Señor presidente, miren este barco. Es un barco de papel, un barco de papel frente al transatlántico de la fortaleza europea. ¿Cómo es que no se ha convocado el Consejo de Ministros ante lo que está pasando? Estamos indignadas. Y nuestra sociedad, a la que representamos en este Parlamento —que, por cierto, hoy está vacío; que, por cierto, e insisto, no está ni el 10 % del Parlamento hoy aquí—, en un debate como este, está deshumanizada.

No se tiren la pelota entre unos y otros. No discutan entre el Consejo y la Comisión y el Parlamento, mientras el Mediterráneo es un cementerio de muertos. Porque esto va a seguir pasando. Esto ha sido un precedente del egoísmo. Esto ha sido un precedente de políticas fascistas. Y, además, no hace falta blindar las fronteras con guardacostas europeos, sino que hace falta poner recursos y poner la economía europea para evitar las causas que hacen que los emigrantes vengan aquí.

Tenemos que ser solidarios porque Europa sido emigrante. Y, sobre todo, el naufragio de Europa, el naufragio del transatlántico, frente a la dignidad de estas personas que vienen a salvar sus vidas.

 
  
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  Kristina Winberg (EFDD). – Herr talman! Talman Tajani sa tidigare här att vi måste hitta en lösning, och det snabbt, och där håller jag med honom. Lösningen är inte att EU ska medverka till att mer eller mindre locka migranter till våra medlemsstater genom generösa bidrag och uppehållstillstånd. Vi ska vara medvetna om att de som kommer nu är upp till 99 procent ekonomiska migranter som tror att EU är en stor bankomat.

Vi kommer inte att kunna lösa detta genom en reform av Dublin, och den här tvångsfördelningen man pratar om. Den diskussionen har vi haft i flera år utan att nå fram till någon lösning, och vi ser land efter land ta avstånd från detta nu. Det är hög tid att göra om och göra rätt i stället. Istället för att agera båttaxi åt människosmugglare är det bättre att titta på andra lösningar. Teckna ett avtal med något afrikanskt land dit vi kan sända tillbaka migranterna. På så sätt så motarbetar vi det här med att de ger sig ut i farliga båtar, och så räddar vi liv.

 
  
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  Γεώργιος Επιτήδειος (NI). – Κύριε Πρόεδρε, Κύριε Επίτροπε, το πρόβλημα της παράνομης μεταναστεύσεως στη Μεσόγειο δεν πρόκειται να επιλυθεί, διότι η Ευρωπαϊκή Ένωση δεν έχει τη θέληση να πραγματοποιήσει τις ενέργειες εκείνες που απαιτούνται για την επίλυσή του.

Επιπλέον δεν επιδεικνύει αλληλεγγύη προς τις χώρες εισόδου. Ποια αλληλεγγύη έχει επιδείξει προς την Ιταλία, την Ισπανία, τη Μάλτα; Το ότι ανέχεται τις γειτονικές χώρες να κλείσουν τα σύνορά τους και να καταργήσουν στην πράξη τη Συμφωνία του Σένγκεν; Το ότι διανέμει κάποια κονδύλια τα οποία, όπως συμβαίνει και στην Ελλάδα, ουσιαστικά τα καταχρώνται κάποιες διεφθαρμένες ΜΚΟ; Το ότι κατηγορεί την Ιταλία διότι αποφασίζει το αυτονόητο, δηλαδή να μην επιτρέψει άλλους λαθρομετανάστες να έρθουν στη χώρα της;

Ακόμη χειρότερα είναι τα πράγματα με την Ελλάδα. Επιδεικνύει αλληλεγγύη η Ευρωπαϊκή Ένωση όταν ανέχεται τον Ερντογάν να στέλνει κάθε μέρα χιλιάδες λαθρομεταναστών στην Ελλάδα, περισσότερους από όσους έχει κάθε άλλη χώρα της Ευρώπης; Ή όταν ανέχεται την Ευρωπαϊκή Ένωση να μετατρέψει την Ελλάδα σε ένα απέραντο στρατόπεδο δυστυχισμένων παρανόμων μεταναστών; Έχει το θάρρος η Ευρωπαϊκή Ένωση να φτιάξει hotspot στην Τουρκία ή να σταματήσει τη χρηματοδότηση και τις ενταξιακές συνομιλίες με την Τουρκία;

 
  
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  Λάμπρος Φουντούλης (NI). – Κύριε Πρόεδρε, επιτέλους μία ευρωπαϊκή κυβέρνηση, η κυβέρνηση της Ιταλίας, επιδεικνύει υποδειγματική στάση στο ζήτημα που προέκυψε με το Aquarius. Πάρα πολλά ερωτήματα όμως παραμένουν αναπάντητα. Με ποια εξουσιοδότηση μπορούν τα μέλη μιας οποιασδήποτε ΜΚΟ να μεταφέρουν ανθρώπους, δρώντας στην πράξη σαν λαθροδιακινητές και δουλέμποροι; Οι συγκεκριμένοι επιβάτες του πλοίου ούτε ναυαγοί ήταν ούτε διέτρεχε κίνδυνο η ζωή τους. Με την υποστήριξη κάποιων προσπάθησαν να εκμεταλλευτούν το διεθνές δίκαιο και να μεταφερθούν στην Ευρώπη. Όμως κανένα διεθνές δίκαιο δεν επιβάλλει στο οποιοδήποτε κράτος να παραβεί τους νόμους του.

Το σημαντικότερο όμως ερώτημα είναι: για ποιο λόγο τα μέλη αυτών των ΜΚΟ δεν έχουν ακόμα συλληφθεί για εμπορία ανθρώπων; Για ποιο λόγο δεν έχει απαγορευτεί η λειτουργία των εγκληματικών αυτών οργανώσεων; Πρέπει άμεσα να σταματήσει η ανοχή που επιδεικνύεται και να εφαρμοστούν οι νόμοι των κρατών μελών, οι δε παράνομοι διακινητές των ΜΚΟ να καταλήξουν στη φυλακή όπου και αν ανήκουν.

 
  
 

(End of catch-the-eye procedure)

 
  
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  Dimitris Avramopoulos, Member of the Commission. – Mr President, first of all, I would like to thank you for this very lively debate on the migratory situation in the Mediterranean. I take from this debate that we all share finally – or almost all of us – the same objectives, and that is very important for us. There cannot be one and only one answer. There is no single solution and we all know that. No Member State can do this alone. It is impossible. The only way is to adopt all the missing elements and to implement a comprehensive migration policy.

This policy starts with cooperation with third countries. It continues with the protection of our common European borders – our external borders. It is in line with a future-proof European asylum system based on solidarity and responsibility. It is very much relying on effective return of people that have no right to stay in Europe. It is completed by the creation of legal pathways to come to Europe and by effective integration policies for those legally living among us. We need to continue our common work and our joint efforts in all aspects in parallel.

As regards some of the points you raised – Mr Corrao and many of his colleagues here referred to the support given to Italy – we have worked continuously and relentlessly over the past three years to ensure that much greater solidarity is shown to all Member States facing disproportionate migration pressures due to their geographical situation. I want to commend the Herculean efforts made by Italy over these past years. The Commission – and you all know that it has stood and continues to stand by Italy politically, operationally and financially – has granted more than EUR 653 million to Italy under the EU migration and home affairs funds to date. On top of that, we have offered EUR 193 million in emergency assistance.

The European Borders and the Coastguard Agency Deployment is currently deploying 260 experts for Joint Operation Themis. Eighty asylum experts from Member States and interim staff have been deployed to support the operational activities. Europol guest officers are present in several hotspots and 12 963 persons in need of international protection have been relocated. We are also working closely with Italy to prevent departures from northern Africa. We have invested EUR 200 million in Libya to assist migrants, and EUR 46 million for border management. We will also grant Tunisia EUR 25 million for a border management project.

As I said, this approach has brought results. Arrivals in Italy have decreased significantly. I look forward to working with the new Italian Government to ensure that arrivals decrease even further.

As I said during my introductory remarks, I am not here to play any blame games, and anyway it doesn’t help. The Aquarius incident shows that we need structural solutions and that solidarity cannot be an ad hoc or one-off thing. This is the essence of our discussions on Dublin, on stronger external borders, on cooperation with third countries and on our proposals today for more migration and borders funding.

These are European challenges which require genuine European solutions. This is not the responsibility of Italy alone or of Malta alone or of Spain alone. This is the responsibility of the European Union and its Member States as a whole.

Under these very pressing circumstances, and given the experience and the lessons we have learned over the last few years, we should reiterate our determination to safeguard the principles and unity of Europe in a spirit of responsibility. We should stand as one, guaranteeing a future-proof, balanced and fair European migration policy. All of us here have a great responsibility to show leadership and to ensure the unity and cohesion of our societies, avoiding divisive rhetoric. Migration has become a challenge for our unity. It is up to us to turn this into an opportunity, into a strong bond among EU institutions, among Member States and among our citizens.

 
  
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  Monika Panayotova, President-in-Office of the Council. – Mr President, honourable Members, Commissioner, I have listened carefully to your views on the humanitarian situation in the Mediterranean Sea. The topic is of crucial importance, and it is my hope that we will be able to find a common solution quickly. The migrants certainly deserve that but so do our constituencies.

We shouldn’t forget that most of the refugees and asylum seekers, particularly children and women, were affected by war and terror in their home countries. Migration is one of the major humanitarian challenges that the European Union is currently still facing and, as we discussed together yesterday and today, we need a holistic approach to migration management. The European Union response to this challenge has two main dimensions: strengthening the instruments for limiting irregular migration and addressing the root causes of migration.

Many of you referred today to the reform of the Dublin Regulation system and – sharing the common understanding that the European Union needs a properly functioning common asylum system – the Council has not stopped working to enhance the security of our citizens, to strengthen border control and to manage the migratory process more efficiently. The Council has listened to you carefully and we welcome Parliament’s input in this debate.

The Bulgarian Presidency fully shares your concerns and the sense of urgency around the need for asylum system reform which is both effective and protective. So we are doing our best to advance. We have proposed a qualitatively new approach to the Dublin Regulation. We are working not just on general principles but on the legal text of the regulation, article by article, and on concrete solutions. So we have built into the Dublin Regulation a new crisis mechanism for managing the migration and asylum systems in the Union when under pressure. The Presidency proposal provides clear criteria defining levels of pressure, and lays down measures aimed at establishing a proportionate response in each phase, allowing for timely mitigation, based on common action, of the challenges faced in addressing the root causes of the pressure at the very beginning, thus preventing escalation of the situation.

The Presidency is trying to strike a balance between responsibility and solidarity. As I have already mentioned in relation to the preparation for the European Council meeting yesterday, the process of seeking consensus is now being led by the President of the European Council. It is up to him and the leaders to look for compromises and propose a way ahead. Any solution that will be found should take account of the interests of all Member States – the frontline Member States and also the Member States that have been destination countries for asylum seekers.

Any decision will need to provide sustainable solutions that will help the Union to cope with situations similar to the one we faced a couple days ago.

 
  
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  President. – Thank you, Madam Minister.

I would like to thank you, colleagues, Ladies and Gentlemen, for the discipline and mutual respect that you have shown. You made the chairing easier and it was a pleasure to chair this debate.

The debate is closed.

Written statements (Rule 162)

 
  
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  Francisco Assis (S&D), por escrito. – O caso do navio “Aquarius”, que os governos de Itália e de Malta recusaram acolher, apesar de transportar 629 pessoas resgatadas ao mar, veio relembrar de forma eloquente como o drama dos migrantes no Mediterrâneo é também o drama da Europa, ao interpelar e ao colocar em causa os princípios civilizacionais e humanistas que são a sua herança mais valiosa e o seu principal legado. Alguns avanços alcançados na gestão das fronteiras externas, no socorro aos refugiados e na resposta às causas duradouras dos fluxos migratórios através da ajuda ao desenvolvimento, não são suficientes para esconder o fracasso das várias tentativas de repartição do esforço de acolhimento de refugiados, distribuindo-os de forma solidária e proporcional pelos Estados-Membros. É evidente que os governos italiano e maltês fizeram uma opção condenável e chocante no caso do “Aquarius”, virando as costas a seres humanos em perigo, mas não deixa de ser verdade que o esforço exigido a esses países é injusto e que não basta aumentar as transferências financeiras para torná-lo justo. É lamentável que, três anos volvidos, a UE não tenha ainda sido capaz de reformar o Regulamento de Dublim ou de impor consequências aos Estados-Membros relapsos ao acolhimento de refugiados.

 
  
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  Ivo Belet (PPE), schriftelijk. – De odyssee van de Aquarius is meer dan een wake-upcall. Dit geval wijst ons op het belang van duidelijke Europese afspraken. Laat dit het ultieme argument zijn om Europees eindelijk de doorbraak te forceren, die maakt dat de ministerraad de hervorming van het asielbeleid deblokkeert, en tekent voor een snelle, uniforme afhandeling van asielaanvragen én een akkoord over de verdere uitbouw van een doeltreffende Europese grens-en kustwacht, met 10 000 grenswachters (7 keer meer dan vandaag). Geen beleid van pushbacks, maar een beleid dat voorkomt dat mensen nog in gammele bootjes stappen, en uitgewezen migranten effectief, maar wel correct terugstuurt. Zonder ze aan het lijntje te houden of terug op gammele bootjes te duwen. Een akkoord dat migranten de kans geeft om een aanvraag in te dienen in hotspots in Afrika, maar bescherming biedt aan oorlogsvluchtelingen, en zeker de meest kwetsbaren onder hen.

Ik hoop hartgrondig dat de Aquarius ook de impuls geeft voor de lancering van een ingrijpend Marshallplan voor Afrika. Wij hebben er alle belang bij om in de regio te investeren, in de eerste plaats in hernieuwbare energie en duurzame landbouw. Het bestaande trustfonds voor Afrika moet dringend worden uitgebouwd tot een alomvattend investeringspact, om kansen en perspectief in de regio te genereren.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL), por escrito. – Perante a fria desumanidade da UE, já morreram este ano cerca de 800 pessoas na travessia do Mediterrâneo. Nos últimos quatro anos foram mais de 16 mil os que pereceram, fazendo do Mediterrâneo uma gigantesca vala comum. Números oficiais que ocultam uma realidade muito provavelmente ainda mais sombria. Empurrados pela fome, pela miséria e pela guerra - fugindo de cenários de devastação nos quais a UE tem pesadas responsabilidades - chocam contra um muro de indiferença e desumanidade, erguido pela UE. O jogo do empurra a que assistimos, entre a UE e os Estados-Membros e dos Estados-Membros uns para os outros, é deplorável. Como deploráveis são as tentativas de criminalização das organizações de resgate e salvamento que atuam no terreno. Organizações cuja ação se torna necessária em face da omissão e negligência da UE e dos seus governos relativamente a ações humanitárias de resgate e salvamento. E deploráveis são ainda os acordos com países terceiros - com destaque para o assinado com a Turquia - para repelir, conter ou expulsar migrantes. As agências da UE no terreno, em lugar de ação humanitária, concentram-se na aplicação destes acordos. Os 629 migrantes à deriva no Aquarius, incluindo muitas crianças e mulheres grávidas, são uma eloquente expressão do que a UE se tornou.

 
  
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  Kinga Gál (PPE), írásban. – A Földközi-tengeren a mihamarabb fel kell számolni az embercsempész hálózatokat és útvonalakat, mert a most kialakult rendszerben az embercsempészek döntik el ki jöhet Európába. Számukra semmilyen emberélet nem számít, és sajnos ehhez asszisztálnak az európai NGO-k is, amikor még líbiai vizekből „mentik ki”a migránsokat majd szállítják őket Európába. Az Európai Határ- és Parti Őrsége szerint víz, élelem és mentőmellény nélkül engedik tengerre a zsúfolt gumicsónakokat, arra számítva, hogy az NGO-mentőhajók úgyis gyorsan megtalálják őket.

Ha valóban segíteni akarunk, akkor meg kell tudnunk akadályozni, hogy migránsok ezrei kockáztassák saját és gyermekeik életét azzal, hogy nyilvánvalóvá tesszük: illegálisan nem lehet belépni Európába. Fontos, hogy a gazdasági bevándorlók szétválasztása a valóban menekültstátuszra jogosultaktól már az Unió külső határain kívül megtörténjen, hiszen az Olaszországba érkező illegális migránsok kevesebb, mint 3% bizonyult valódi menekültnek. Mára végre eljutottunk oda, hogy egyre több uniós tagállami vezetők közül elismeri és hangoztatja azt, amit a magyar miniszterelnök 2015 óta következetesen képvisel, hogy a külső határok védelme elsődleges kell legyen. Újra urai kell legyünk saját külső határainknak szárazföldön, tengeren egyaránt.

Ezért végre hatékony intézkedésekre lenne szükség, hiszen ma még az EU folyamatosan olyan helyzeteket menedzsel, amelyeket az embercsempészek kényszerítenek ki, ahelyett, hogy érvényt szerezne akaratának a külső tengeri határokon is.

 
  
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  Ana Gomes (S&D), in writing. – Salvini lies: it is not true that Italy is left alone with migration: last Friday I and other members of the Special Committee on Terrorism passed by the Aquarius, docked at Catania, and went all the way to the Pozzalo ‘hotspot’, which would not be equipped and able to articulate with European Law Enforcement Command structures to identify, screen and assist people arriving, if it were not for European funding, manning and organisation.

Salvini lies: portraying migrants and refugees as threats and omitting that inflows into Italy have dramatically decreased. And yes, maybe inflows are managed by mafias trafficking human beings, but only because other liars and fearmongers in European governments are fuelling their sordid business by refusing to open legal, controlled ways for migrants and refugees.

Italy and Malta violated international and European law by refusing 629 people rescued by the Aquarius. The Socialists now in power in Spain saved European decency and humanity. But that will not always work: we need governments to approve at the next European Council the Dublin Regulation reform and the full migration/asylum package, proposed by Parliament to ensure that the EU, in solidarity, manages migration, not the human traffickers.

 
  
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  Dietmar Köster (S&D), schriftlich. – Seit dem Jahr 2000 sind mehr als 35.000 Menschen auf der Flucht im Mittelmeer ertrunken. Die Unfähigkeit der Europäischen Union – und hier vor allem des Europäischen Rates –, diese von Menschen verursachte Katastrophe zu beenden, ist unerträglich. Das Europäische Parlament hat schon längst Vorschläge auf den Tisch gelegt, um dieses Desaster zu beenden. Doch der Rat ist politisch unwillig.

Nun hat diese menschenrechtsfeindliche Politik einen neuen Höhepunkt erreicht: Der italienische Innenminister Salvini, von der neofaschistischen Lega, hat dem Schiff Aquarius von SOS Mediterranee und Ärzte ohne Grenzen die Einfahrt in einen italienischen Hafen untersagt.

Auf dem Schiff waren 629 Menschen in Not. Salvini wäre nach internationalem Recht dazu verpflichtet gewesen, diese aufzunehmen. Mit seiner Hafenblockade stellt er sich gegen die Menschenrechte!

Ich freue mich als Sozialist darüber, dass die neue spanische Regierung sich bereiterklärt hat, die Menschen aufzunehmen. Es muss endlich Schluss damit sein, jene zu kriminalisieren, die durch ihr praktisches Handeln die Menschenrechte verteidigen. Ihnen gebührt unsere Solidarität.

Der Rat muss endlich seiner Verantwortung gerecht werden, damit das Sterben auf dem Mittelmeer beendet wird und eine menschenrechtsfundierte Flüchtlingspolitik umgesetzt wird! Der Rat ist gefordert: Die Dublin-Reform muss jetzt endlich auf den Weg gebracht werden!

 
  
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  Alfred Sant (S&D), in writing. – Unless we make a clear distinction between genuine asylum seekers and economic emigrants, European citizens will not understand our purpose on migration issues. Unless we have functioning policies and rules that deal fairly, strictly and effectively with such issues, on a European basis, populists and extremists will win the political challenge. Asylum seekers should be given all the protection they need. Economic migrants, unless they are needed by European economies, must be sent back. For this we need a strong and effective frontier control system that reaches out to neighbouring territories, inclusive of a security capability. But Europe should also have a functioning common policy to allow open and legal economic migration, matching migrants to needs identified and declared by Member States. It also should strengthen and widen its development aid outreach to sub-Saharan Africa, while streamlining the investment and operating activities of its own corporations in that zone – so as to promote job creation there. We have been declaring these objectives for a long while. There has been a lack of agreement and limp implementation. Whether via ‘Dublin’ or otherwise, the time has come for like-minded Member States to jointly consolidate and put into full effect these agreed policy directions.

 
  
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  László Tőkés (PPE), írásban. – Megkönnyebbüléssel üdvözölhetjük, hogy a spanyol kormány segítségére sietett az Aquarius hajó fedélzetére kimentett afrikai migránsoknak. A bajba jutottakon valakinek segítenie kellett. Emmanuel Macron francia miniszterelnökkel az élen sokan támadják Matteo Salvini olasz belügyminisztert, aki új migrációs politikájának megfelelően okkal és joggal kíván véget vetni az országában tetőző mediterrán migránsválságnak

Valójában nem őt és nem Orbán Viktor miniszterelnököt kellene gyalázni a kialakult vészhelyzetért, hanem azokat, akik az évek óta tartó válságot Európára rászabadították. Első sorban is Angela Merkel kancellárnőt és az ő meghívásszámba menő „willkommenskultur”-ját, valamint Brüsszel elhibázott bevándorlási politikáját, mely egész Európát veszélybe sodorja. Az Aquarius „hajótöröttjeinek” humanitárius válsága csupán következmény, melyet az említett politikusok, velük együtt pedig a kapzsi embercsempészek és a felelőtlen migránsbarát civilszervezetek idéztek elő. Szolidárisnak kell lenni – de nem így!

Boulad atyának van igaza, aki a hajó metafórájával élve helyesen állapította meg: senkitől nem várható el, hogy a süllyedés kockázatával terhelje túl a hajót, mert akkor mindannyian odavesznek. Ez a hajó pedig a jelen helyzetben: maga Európa. Üdvözlöm az olasz belügyminiszter és német hivatali kollégája, Horst Seehofer Európa külső határainak védelmére irányuló törekvését. Magyarország és a Visegrádi négyek felfogásának megfelelően az Uniónak gyökeresen meg kell változtatnia bevándorlási politikáját.

 
  
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  Kathleen Van Brempt (S&D), schriftelijk. – Voorzitter, ik zou graag vertellen dat wat we de voorbije dagen gezien hebben schandelijk, ongezien en onwaardig is, maar de realiteit gebiedt mij om te zeggen dat er eigenlijk niets nieuws onder de zon is. Al sinds de inwerkingtreding van de Dublinverordening zien we dat migranten de speelbal zijn van Europese regeringen en administraties. Mensen worden niet geregistreerd en niet opgevangen, zodat ze stilletjes onder de radar verdwijnen. Als migranten asiel aanvragen, hangt de onzekerheid van de Dublintransfer boven hun hoofd. En nu sluiten de havens zich voor kwetsbare mensen.

Dublin zorgt voor een 'zero sum game', en de democraten zijn de verliezers. Want vergis u niet, voor Salvini zit de winst hem niet in het feit dat Italië nu wel of niet 600 migranten moet opvangen. De winst zit er hem in dat hij kan scoren op de kap van kwetsbare mensen. Daarom richt ik me nu tot elke democraat die zich in de Raad bevindt: u moet nú handelen. Het spel moet ophouden. Hervorm Dublin nu, want met elk greintje waardigheid dat we van kwetsbare mensen afnemen, nemen we een beetje van onze eigen waardigheid weg. U moet nu handelen, omdat u de verantwoordelijkheid draagt voor wat de EU zal worden tijdens de komende verkiezingen.

 
  
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  Josef Weidenholzer (S&D), schriftlich. – Die Vorgänge um das Flüchtlingsboot Aquarius in dieser Woche zeigen uns deutlich, wie weit Europas rechte Parteien bereit sind, zu gehen. An einer wirklichen Lösung sind sie nicht im Mindesten interessiert, noch schlimmer: Sie nehmen das Sterben im Mittelmeer in Kauf, um weiter ihre Politik der Vorurteile und Angstmache zu betreiben. Von Orbán, Kickl und Salvini habe ich nichts anderes erwartet. Dass mit Seehofer und Kurz jetzt auch Europas Christdemokraten in den Chor der Rechtsextremen einstimmen, ist brandgefährlich für die EU. Vorschläge für die Reform des europäischen Asylwesens liegen schon lange vor und werden immer wieder verzögert. Die Menschen erwarten sich keine Rhetorik, sondern Lösungen. Das Europäische Parlament erneuert seine klare Position immer wieder: Wir brauchen legale Einreisemöglichkeiten, klar definierte Verteilungsquoten und finanzielle Unterstützung der Herkunftsländer.

 
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