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Dezbateri
Marţi, 12 februarie 2019 - Strasbourg Ediţie revizuită

18. Dezbatere cu Președintele Consiliului de Miniștri al Republicii Italiene, Giuseppe Conte, privind viitorul Europei (dezbatere)
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  Presidente. – Signor Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica italiana, grazie per aver accettato l'invito del Parlamento europeo per esporre la visione che ha del futuro dell'Europa il governo italiano. L'Italia è uno dei paesi fondatori e siamo ben lieti di poter avviare con Lei questo dibattito sulle grandi questioni che riguardano mezzo miliardo di persone.

Come Lei sa, il Parlamento europeo è fortemente impegnato su alcune tematiche di grande interesse per i cittadini. Noi vogliamo essere il cuore democratico dell'Europa. Siamo l'unica Istituzione eletta dai cittadini e ci siamo fortemente battuti perché ci fosse un incremento del bilancio dell'Unione europea dall'1,1 all'1,3, puntando sulla questione delle risorse proprie, abbiamo scelto di impegnarci con posizioni chiare anche sulla questione dell'immigrazione. Il Parlamento è favorevole a più investimenti nel continente africano per risolvere il problema a monte.

Sulla questione dei rifugiati, da mesi il Parlamento europeo ha approvato una sua proposta che è sul tavolo del Consiglio e Le chiediamo di essere parte protagonista per l'approvazione di un testo che a nostro giudizio può alleggerire la tensione soprattutto nei paesi del Sud dell'Unione, nei paesi che sono più gravati dalla questione dei rifugiati.

Sulla questione della Brexit il Parlamento europeo insiste molto sulla tutela dei cittadini europei che vivono nel Regno Unito.

Sulle grandi infrastrutture abbiamo votato un incremento sostanzioso dei fondi affinché il sistema infrastrutturale europeo possa favorire la crescita.

Per quanto riguarda la politica estera, noi siamo per una politica estera e di difesa comune. Recentemente abbiamo scelto di chiedere agli Stati membri di riconoscere il Presidente ad interim del Venezuela, il signor Guaidò, in base alla Costituzione venezuelana.

Ultimo punto, proprio che riguarda il Parlamento – è so che questo è un punto che fa parte del programma del suo governo –, vogliamo un Parlamento europeo che conti di più, che abbia il potere di iniziativa legislativa come tutti i parlamenti del modo e che abbia anche i potere d'inchiesta, che a norma del trattato già c'è ma che ancora non ha potuto esercitare.

Signor Presidente, Le do subito la parola affinché Lei possa illustrare il suo pensiero e il pensiero del governo italiano sul futuro dell'Unione europea.

 
  
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  Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica italiana. – Onorevole Presidente Tajani, onorevole Vicepresidente Katainen, onorevoli deputate e deputati al Parlamento europeo, signore e signori, è davvero un onore per me essere qui oggi, e lo dico con sentimento sincero, davanti a voi per delineare e prefigurare il futuro dell'Europa secondo gli indirizzi del Governo italiano.

Pensando all'impegno per l'avvenire del nostro continente, desidero innanzitutto esprimere un commosso ricordo in memoria di Antonio Megalizzi, un italiano che si definiva innamorato dell'Unione europea, caduto vittima, come ben sapete, qui a Strasburgo due mesi fa, della barbarie del terrorismo.

In un mondo globalizzato, nel quale l'economia sembra avere preso il sopravvento sulla politica e sul diritto, e dove il peso di una scelta economica assunta a molte longitudini di distanza può avere stringenti ripercussioni sui nostri cittadini, dobbiamo interrogarci sulla funzione di cui è investita l'Unione europea, sul ruolo che essa può svolgere, tenuto conto che gli stati nazionali, e quindi i medesimi Stati membri, da soli non sono in grado di rispondere alle complesse sfide globali.

Il comune edificio europeo sta attraversando – dobbiamo riconoscerlo tutti – una fase particolarmente critica. Il progetto europeo sembra avere perso la sua forza propulsiva. La complessa congiuntura storica davanti a noi, rappresentanti delle istituzioni, ci sfida, nell'ambito dei rispettivi ruoli e delle diverse responsabilità, ad affrontare temi di cruciale rilievo.

Come già in passato altri che ci hanno preceduto in corrispondenza di altrettante fasi critiche, siamo chiamati a operare uno sforzo comune, alimentato da un grande senso di responsabilità. Abbiamo il compito di rilanciare il progetto europeo, facendogli riacquistare credibilità e coesione in modo da accrescerne la sostenibilità, l'efficacia, la plausibilità.

Le sfide del tempo presente sono nuove e complesse, richiedono visione e, se mi permettete, anche una qualche dose di creatività, ma soprattutto presuppongono consapevolezza della nostra missione nel mondo. Le grandi domande alle quali siamo chiamati tutti a rispondere sono domande di senso. Quale Europa vogliamo? Di quale Europa abbiamo bisogno? Come ci percepiamo e come rappresentiamo noi stessi? Sono domande che interpellano le nostre coscienze e meritano la massima considerazione e autenticità di risposte. Perché siamo nella sede del Parlamento europeo, eletto direttamente dai cittadini dell'Unione, depositario sostanziale e autentico della sovranità europea.

Siamo – dovremmo essere – innanzitutto un popolo: il popolo europeo. Il progressivo avanzamento nel percorso di integrazione ci ha reso realmente popolo, comunità di destino, al di là di ogni fictio giuridica? Certamente il percorso di definizione e di costruzione di un popolo europeo ha vissuto momenti significativi di avanzamento. La storia dell'Europa moderna e contemporanea è stata segnata da profonde divisioni, da lacerazioni e contrasti, che hanno definito e forgiato un populismo articolato e ricchissimo di lingue, identità culturali, tradizioni.

Purtuttavia, quelle società hanno conosciuto una irreversibile e feconda contaminazione culturale, giuridica e sociale. Abbiamo sempre più integrato i nostri sistemi economici, i nostri modelli educativi, le nostre legislazioni sociali, cedendo spazi di sovranità e trasferendo competenze via via sempre più importanti dagli Stati all'Unione. Abbiamo consentito ai cittadini dei diversi Stati membri di poter circolare liberamente nel territorio europeo, concepito come uno spazio giuridico unitario. La libera circolazione delle persone, più ancora della libera circolazione delle merci e dei capitali, è stata una delle più significative conquiste nel processo di integrazione europea, se solo si considera il carico di odio nazionalista e di ripiegamento identitario che aveva attraversato il continente tra la fine del diciannovesimo secolo e la prima metà del ventesimo secolo, e che era drammaticamente deflagrato nei due conflitti mondiali.

Gli europei, soprattutto i più giovani, non intendono rinunciare a questa libertà fondamentale di movimento, grazie alla quale, in misura così significativa e con una naturalezza sconosciuta alle generazioni passate, hanno potuto accrescere il proprio patrimonio di esperienze umane, culturali e professionali, accogliendo le specificità nazionali sempre più come declinazioni di una stessa sensibilità, come diverse modalità di partecipare a un comune sentire.

Il processo di creazione di un popolo europeo è stato anche fortemente alimentato dalla dimensione giuridica. Frutto maturo di un secolare processo di civilizzazione, la cultura giuridica ha assunto in questi anni un ruolo decisivo nella creazione di un idem sentire sino a favorire la formazione di un demos europeo.

Al riguardo è stata fondamentale l'azione svolta, ciascuna nel proprio ambito di competenza, dalla Corte europea dei diritti dell'uomo e dalla Corte di giustizia, in stretto raccordo anche le Corti costituzionali nazionali. Per questa via si è realizzato uno spazio giuridico europeo nel quale il cittadino potesse riconoscersi e trovare protezione attraverso un sistema raffinato e compiuto di tutela multilivello dei diritti fondamentali della persona, fondata su un patrimonio condiviso di tradizioni costituzionali. Questo sistema avanzato e articolato di tutela giurisdizionale, ormai direi iscritto con caratteri indelebili nel patrimonio giuridico dell'Unione, rappresenta una conquista di civiltà, senz'altro da difendere e preservare, proprio per gli effetti virtuosi che è suscettibile di produrre nell'immaginario collettivo del cittadino europeo, alimentando la consapevolezza di essere parte di un destino condiviso, di appartenere a un popolo nel senso di comunità partecipe di uno stesso fecondo processo di civilizzazione.

Nonostante tutto questo, però, non siamo ancora riusciti a diventare veramente e compiutamente un popolo; non abbiamo avuto il coraggio di costruire un modello inclusivo che, realisticamente, al di là di ogni retorica, favorisse la creazione di un demos europeo. Soprattutto a partire dal 1989 è mancata – ci sono isolate eccezioni, per carità – una visione autenticamente politica dell'Unione europea, una prospettiva di lungo periodo, orientata al futuro, senza la quale ogni progetto si arena, ogni sogno scolora, sopraffatto dalla ordinaria amministrazione. È mancato lo slancio profetico, che invece conobbero i grandi statisti del secondo dopoguerra.

Ad aggravare questa assenza di visione prospettica, negli ultimi trent'anni la governance europea si è fortemente ancorata alla pura dimensione economica, in una prospettiva univocamente orientata all'attuazione di indirizzi liberisti, tesi a favorire privatizzazioni di servizi e beni essenziali, riduzione della regolamentazione in settori economici vitali, contrazione del sostegno sociale e delle politiche di welfare, che hanno accresciuto nel complesso le disuguaglianze nella ricchezza e nelle opportunità.

Soprattutto con l'acuirsi della crisi economica, la governance europea ha sostenuto politiche di rigore, tese esclusivamente a contenere i debiti sovrani entro precisi parametri e a mantenere il tasso di inflazione della moneta comune quanto più possibile contenuto, anche a fronte di una fortissima contrazione dei consumi, con effetti devastanti sul piano sociale.

La politica europea, di fronte a una crisi economica senza precedenti, si è ritratta, impaurita, al di qua della fredda grammatica delle procedure, finendo col perdere progressivamente il contatto con il suo popolo e rendendo sempre più incolmabile la distanza, che non è solo geografica, tra Bruxelles e le tante periferie del continente. Progressivamente e inesorabilmente la politica ha rinunciato alla sua funzione legittimante e rappresentativa, apparendo agli occhi dei cittadini distante e oligarchica, incapace di comprendere i reali bisogni della collettività. È divenuta – lo ha osservato acutamente il politologo Jan Zielonka, un parametro cerimoniale a copertura di operazioni globali molto complesse, largamente incomprensibili se non segrete.

La potente carica oppositiva che il popolo europeo, nelle sue diverse declinazioni, sta manifestando nei confronti delle élite parla alle nostre coscienze: ci ricorda che la politica, asservita alle ragioni dell'economia, ha mancato il suo compito, ha abdicato alla sua missione. Siamo di fronte a un tornante decisivo della storia dell'Europa unita. Ci attendono decisioni fondamentali per il nostro futuro. Questo popolo europeo, riaffacciatosi prepotentemente sul palcoscenico della Storia, chiede con urgenza di essere finalmente ascoltato, chiede un decisivo cambiamento di metodo e di prospettiva.

È un'occasione, io ritengo, preziosa per recuperare il tempo perduto, per invertire il processo di progressivo distacco tra governanti e governati, che se ulteriormente alimentato con il silenzio, l'indifferenza o anche solo il tentativo di minimizzarne la portata, può determinare l'implosione del mondo che avevamo conosciuto.

Non dobbiamo avere paura del conflitto: dobbiamo mostrarci capaci di governarlo. Non dobbiamo reagire al cambiamento opponendo un conservatorismo sterile deteriore, tutto proteso a difendere la cittadella assediata. Al contrario, dobbiamo consentire al conflitto di emergere, di manifestare, nelle forme della democrazia, la sua forza propulsiva, di sprigionare la sua carica innovativa, anche assumendo il rischio di abbandonare alcune sicurezze, di riconsiderare i rapporti di forza, modelli di sviluppo e di crescita rivelatisi inadeguati di fronte alle nuove sfide, non più idonei a reggere l'urto di società impoverite, attraversate da precarietà e solitudine, da delusione e rancore, sentimenti che, se ancora pervicacemente negletti, possono alimentare ribellismo e contestazione dagli esiti imprevedibili, come dimostrano vari fenomeni in atto in alcuni paesi europei.

L'europeismo del ventunesimo secolo, a mio avviso, presuppone inevitabilmente un ripensamento radicale delle forme e degli istituti che hanno caratterizzato la storia dell'integrazione degli ultimi trent'anni. Richiedono urgentemente un'autentica conversione che è anche, per alcuni aspetti, un ritorno alle origini, alle ragioni fondative del sogno europeo. L'Europa che immaginiamo sarà capace di esprimere una forza propulsiva, non semplicemente stabilizzatrice, nell'interesse dei suoi cittadini, degli Stati membri, degli interessi comuni?

La geopolitica è in rapido e continuo mutamento. I nuovi equilibri strategici sono caratterizzati da estrema fluidità, anche considerando che alcune importanti potenze, pur non riuscendo a costituire dei veri e propri poli di attrazione internazionale, vedono crescere costantemente la loro capacità di influenza. In questo contesto, nessuno Stato membro può da solo giocare un ruolo significativo. Di qui l'auspicio che una voce europea unita trovi spazio anche al Consiglio di sicurezza dell'ONU. È una battaglia, questa, su cui l'Unione europea deve muoversi in modo coordinato e deve parlare con una sola voce.

L'Unione europea deve saper parlare al mondo. Un'Unione europea forte, ambiziosa e coesa è innanzitutto necessaria per migliorare la sua capacità di interlocuzione con gli Stati Uniti. Come ho affermato sin dal mio primo discorso al Parlamento italiano, crediamo fortemente nel rapporto transatlantico con Washington: dobbiamo continuare a operare per preservare il valore strategico delle nostre relazioni, in cui prevalgono di gran lunga le cose che ci uniscono, prima di tutto valori e principi, rispetto a ogni possibile differenza e incomprensione.

Al tempo stesso, un'Europa forte è necessaria per accreditarci nel dialogo con i principali stakeholder globali. La Russia e la Cina sono parte di ogni soluzione alle principali crisi internazionali, a cominciare da quelle più vicine ai confini e agli interessi europei. Non saprei ravvisare vantaggi per l'Unione europea nel rinunciare al dialogo con la Russia e con la Cina, o nell'illudersi di poter promuovere nei loro confronti politiche isolazioniste.

Dovremo piuttosto promuovere un loro engagement a tutto campo.

Ma come si realizza quest'Europa forte di cui condividiamo tutti l'esigenza? Certamente dobbiamo proseguire nel percorso di integrazione della difesa europea, sfruttando tutte le potenzialità racchiuse nell'attuazione della cooperazione permanente e strutturata (la PESCO) e del fondo di difesa europea. Una difesa europea comune non solo non è antitetica all'appartenenza alla NATO, ma può rappresentarne un utile complemento, dando così la dimostrazione concreta che l'Unione europea rimane efficace e capace di progredire, anche per dare più sicurezza ai propri cittadini. Senza dimenticare che un'Unione europea che aspiri ad essere un attore globale non può prescindere dal mantenere stretti legami nel settore difesa e sicurezza con il Regno Unito, anche dopo la Brexit.

Ma il presupposto essenziale per garantire un'Europa forte nel mondo è quello di assicurarne innanzitutto la solidarietà e la coesione, attraverso la responsabilità collettiva degli Stati membri. La migrazione e la governance economico-finanziaria sono due sfide emblematiche dell'urgenza di ripristinare fiducia e solidarietà in Europa. È improcrastinabile un cambio di prospettiva sostanziale e questi principi non devono diventare preda di dinamiche divisive tra gli Stati membri sui grandi temi che dovrebbero essere parte integrante del quotidiano dibattito europeo.

I dissidi, anche sul piano bilaterale – e in questi giorni ne abbiamo la chiara conferma – rappresentano più l'effetto che la causa di un'incapacità dell'Europa di proporre soluzioni. È questa incapacità, non i dissidi, che affievolisce la forza propulsiva del progetto europeo.

Alla migrazione l'Europa ha iniziato a guardare tardi. È grazie all'Italia che la questione migratoria è arrivata al centro dell'agenda dell'Unione europea. L'Europa non può continuare ad affrontare i flussi migratori in una prospettiva emergenziale, bensì deve affidarsi a un approccio strutturale in modo da pervenire a soluzioni stabili ed efficaci. Rivolgo anche in questa autorevolissima Aula un appello che ho rinnovato, vedete, in ogni Consiglio europeo, in ogni vertice informale a cui ho preso parte: non si può rinviare oltre la piena attuazione delle conclusioni del Consiglio europeo del 28 giugno dell'anno scorso: senza una strategia di gestione europea multilivello dei flussi migratori, ne risulta compromessa la stessa tenuta dell'Europa unita. Una strategia europea deve affrontare con la giusta priorità, con un approccio multilivello, i movimenti primari. In caso contrario, i movimenti secondari non saranno mai davvero sotto controllo.

Chi arriva in un paese di sbarco arriva in Europa. Aldo Moro sosteneva che nessuno è chiamato a scegliere tra essere in Europa ed essere nel Mediterraneo, perché l'Europa intera è nel Mediterraneo. Questo principio deve essere sempre ricordato, non solo per affrontare nella giusta prospettiva il tema della migrazione, ma anche nel momento in cui è in gioco la stessa sicurezza europea, dal sostegno al processo politico in Libia, al supporto europeo all'Africa e alla stabilizzazione dello scacchiere mediorientale.

L'Italia, vedete, è convinta promotrice della centralità del Mediterraneo per il futuro dell'Europa. Lo testimoniano le mie visite in Algeria e Tunisia nel novembre scorso, la conferenza di Palermo del 12 novembre scorso, le mie visite in Libano ed Iraq la settimana scorsa. Presto visiterò il Marocco. Questa azione è parte della strategia complessiva dell'Italia, che punta a offrire un consistente e dinamico contributo alla stabilizzazione dei principali teatri di crisi, in coerenza con l'impegno dell'ONU e dell'Unione europea, nell'interesse non solo del nostro paese, ma di tutta l'Europa.

L'Europa, guardando oltre il Mediterraneo, deve investire sul piano politico e finanziario sulla collaborazione con l'Africa e per l'Africa, altrimenti la migrazione illegale potrà essere ridotta temporaneamente, ma mai debellata, né potranno essere migliorati i rimpatri, che necessitano di un'azione coordinata dell'Europa e degli Stati membri, anche attraverso l'incentivo della cooperazione allo sviluppo e con un mutuo riconoscimento europeo delle decisioni in materia.

L'impegno del governo italiano in Africa si inquadra in questo approccio che io stesso personalmente sto perseguendo con estrema convinzione. Per questo mi sono recato anche nel Corno d'Africa, una regione che auspichiamo si appresti a vivere la sua primavera, e in Niger e Ciad a metà gennaio. Se l'Europa ambisce ad essere un punto di riferimento anche sul piano dei valori, ebbene, deve farsi promotrice di un nuovo approccio ai problemi dell'Africa: deve perseguire un nuovo modello di cooperazione ispirato al partenariato fra uguali, in uno spirito che vuole accrescere le opportunità e al contempo le responsabilità da entrambe le parti.

Non possiamo rimanere indifferenti al fatto che la maggioranza della popolazione africana, uomini, donne e bambini, vive in condizioni disumane di povertà nonostante le considerevoli risorse naturali di cui dispongono i rispettivi territori, né possiamo rimanere indifferenti di fronte al fatto che buona parte della ricchezza generata dall'economia africana si disperda tra qualche migliaio di società offshore dislocate in paradisi artificiali o comunque vada a beneficio di investitori stranieri.

Sono lieto che la priorità della collaborazione con l'Africa sia stata riconosciuta dalla stessa Commissione europea. Ringrazio Jean-Claude Juncker per il convinto impulso verso questo obiettivo, così importante per il nostro futuro comune. Al riconoscimento di questa priorità deve accompagnarsi lo stanziamento di adeguate risorse finanziarie e l'elaborazione di nuove modalità di intervento. L'Europa deve impegnarsi a redigere un catalogo di best practice al fine di pervenire a un modello di cooperazione realmente paritario e sostenibile.

Governare la migrazione, fenomeno strutturale destinato a durare nell'Europa di domani, richiede anche una riflessione nella prospettiva del prossimo quadro finanziario pluriennale 2021-2027. L'Europa deve evidentemente dotarsi di strumenti e meccanismi finanziari stabili e duraturi per governare i flussi migratori dei paesi di origine e transito. È altresì urgente che le tre rotte mediterranee ricevano attenzione politica ed economica di pari intensità e consistenza. L'Unione europea ha destinato 6 miliardi di euro all'accordo con la Turchia. Il trust fund dell'Unione per l'Africa è alla perenne ricerca di finanziamenti e ha un gap di almeno 500 milioni di euro rispetto agli impegni assunti.

Non meno complessa è la gestione europea della dimensione interna del fenomeno migratorio. Essa va sganciata dall'illusione che possa essere risolutiva una protezione del confine esterno marittimo europeo, con un'ingente spesa per migliaia di agenti della cosiddetta Frontex rafforzata e con un onere aggiuntivo sui paesi di primo arrivo che avrebbero un impatto anche in termini di sicurezza.

I flussi migratori non si governano da soli, occorrono sforzi condivisi. Come stabilito al Consiglio europeo di giugno, devono riguardare tutti e 28 gli Stati membri. La proposta di riforma del regolamento di Dublino, approvata dal Parlamento europeo nel novembre del 2017, non è sostenibile nell'attuale Unione europea: prevale purtroppo l'indisponibilità della maggioranza degli Stati membri a partecipare a una solidarietà automatica e obbligatoria. Purtuttavia, l'attuazione delle conclusioni del Consiglio europeo del 28 giugno, che si ispirano ai principi di solidarietà e di equa ripartizione delle responsabilità, richiamati peraltro nell'articolo 80 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, non può essere rinviata oltre.

Di fronte allo scempio delle vite umane abusate, vendute, spezzate, dobbiamo combattere tutti insieme una lotta senza quartiere ai trafficanti e agli aguzzini, che rappresentano un affronto all'umanità, oltre che una minaccia alla nostra sicurezza. Smettiamo di rimanere divisi, cedendo a logiche nazionaliste o regionaliste, e cerchiamo di mettere in pratica un'autentica solidarietà, così da ripristinare un'Europa rispettosa delle vite umane e della propria sicurezza.

L'esigenza di vera solidarietà e condivisione tra Stati membri, senza divisioni fra aree e regioni dell'Unione, si applica anche alla sfida non meno prioritaria del completamento dell'Unione economica e monetaria, soprattutto in una fase in cui le tensioni commerciali globali mettono a rischio la congiuntura economica europea, come confermato dalle recenti stime della Commissione europea sul PIL degli Stati membri.

Auspico che sia dato maggiore ascolto alla rivendicazione da parte italiana e di altri Stati membri dell'Europa del Sud per un urgente riequilibrio fra riduzione e condivisione dei rischi, in favore di un'effettiva convergenza che non lasci indietro la crescita in nome del rigorismo. L'impegno riformatore – e ovviamente mi riferisco in particolare a quello avviato dal Governo italiano con la legge di bilancio 2019 – è sostenibile sul piano sociale, prima ancora che su quello economico, se le riforme strutturali non diventano però una fatica di Sisifo, che soffoca la crescita e mortifica la coesione sociale.

Con la legge di bilancio l'Italia ha intrapreso un percorso di crescita nella stabilità. Pur tenendo i conti in ordine, ci siamo adoperati per garantire un presente e un futuro migliori a cittadini lasciati indietro e la cui urgente aspettativa di cambiamento il Governo italiano ha inteso rappresentare. Allo stesso tempo, l'impulso agli investimenti pubblici, anche attraverso riforme volte a semplificare l'intero quadro regolatorio-giuridico, testimonia l'intenzione di imprimere dinamismo a un'economia che gioca un ruolo centrale per il nostro continente.

La governance economica dell'Unione europea deve tener conto dell'esigenza di bilanciare crescita e stabilità, rischia altrimenti di essere insufficiente anche un impulso prezioso per la crescita rappresentato dal piano Junker, che rappresenta comunque un segnale concreto di riconoscimento europeo della centralità dell'intervento pubblico in favore degli investimenti.

Ma cosa significa superare l'austerity? Non significa certo disconoscere il valore della stabilità finanziaria: significa più complessivamente impegnarsi a perseguire anche il valore della stabilità sociale e dello sviluppo sostenibile. Mi fa piacere che Jean-Claude Juncker abbia fatto in tempi recenti un riferimento al fatto che nel caso della crisi greca l'austerity è stata forse avventata. Molti di noi ne erano convinti fin da allora. Ciò che va evitato è che qualcuno fra qualche anno si scusi per una mancata gestione europea della migrazione o per una mancata Europa sociale.

L'Europa deve guardare al futuro di chi già oggi rischia di non avere opportunità nell'Europa di domani. È essenziale che l'Unione europea investa con più coraggio sui giovani, sull'istruzione e sull'innovazione. Essa non deve inoltre disincentivare gli investimenti pubblici orientati verso questi obiettivi, considerandoli come un fattore di deficit e di instabilità, anziché come un volano per il futuro del nostro continente.

D'altra parte, il lavoro e il progresso economico e sociale equilibrato e sostenibile sono obiettivi che, sulla scia del trattato di Maastricht, il trattato di Lisbona ha confermato, ma che, a dieci anni dalla sua entrata in vigore, appaiono ancora lungi dall'essere attuati. Le critiche all'incompletezza dell'architettura istituzionale europea, provenienti ormai anche da autorità degli Stati membri, sono state in parte accolto dalla Commissione europea e dalla BCE. Esse hanno preso opportune iniziative, tra cui la decisione dell'Eurogruppo del 21 gennaio che, in attuazione dell'Eurosummit del 14 dicembre scorso, ha costituito un gruppo ad alto livello per esaminare la realizzazione di EDIS, lo schema europeo di assicurazione sui depositi e il completamento dell'unione bancaria europea.

Per quanto riguarda le crisi bancarie, sono stati fatti passi avanti, anche se la strumentazione richiede una messa a punto di cui è sperabile si faccia carico il gruppo ad alto livello. Il cambiamento delle regole di risoluzione delle crisi bancarie ha comportato un passo indietro nella dotazione di strumenti che va colmato prima che una nuova possibile recessione porti indietro l'orologio della stabilità finanziaria e bancaria italiana ed europea.

Col trattato di Maastricht, il compito di garantire la credibilità dei crediti sovrani fu affidato, se ricordate, agli impegni di convergenza verso il 60 % del rapporto debito/PIL dei singoli paesi, a politiche di rigore del bilancio pubblico e all'attuazione delle riforme a livello nazionale. Nonostante l'occhio vigile della Commissione, la situazione ha palesato, come dimostra il caso italiano, significative criticità dopo lo scoppio della crisi finanziaria negli USA nel 2008 e la conseguente grande recessione mondiale.

Per poter affrontare questi problemi con un approccio più efficace occorre anche procedere con decisione verso la creazione di strumenti di finanziamento comuni a livello europeo, che consentano di affrontare insieme le sfide che abbiamo di fronte, coniugando in maniera equilibrata responsabilità e solidarietà. L'inadeguata e insufficiente solidarietà nell'interno dell'Unione europea spiega anche perché l'Europa fatichi e tardi ad essere più equa, più sociale.

La nuova legislatura europea deve perseguire con maggiore decisione e come urgente priorità la lotta contro la disoccupazione e il sostegno alla crescita. Un impulso europeo su queste priorità, anche con formule coraggiose come un'assicurazione europea contro la disoccupazione, è il migliore antidoto contro le derive nazionalistiche, oltre che contro la mancanza di lavoro. Il divario nella disoccupazione, soprattutto giovanile, fra alcune aree europee svantaggiate ed altre con eccellenti tassi di occupazione aumenta fino a favorire chiusure nazionalistiche, se esso deve essere affrontato solo con politiche nazionali. Le aree avvantaggiate cercheranno di assicurarsi contro politiche europee percepite come un costo, mentre le aree svantaggiate su base nazionale non riusciranno, se non in minima parte, a reperire risorse per compiere effettivi progressi.

Un'Europa più equa e più solidale deve essere un obiettivo anche per il prossimo quadro finanziario pluriennale. La complessità connaturata a questo tipo di negoziato non deve vedere persa questa priorità, soprattutto di fronte alle sfide esistenziali che l'Unione europea ha di fronte. È dunque decisivo un adeguato equilibrio tra le nuove priorità come immigrazione, crescita, investimenti, sicurezza e politiche tradizionali, la coesione, la politica agricola comune, che devono continuare a ricevere un sostegno pieno, in quanto centrali per la coesione socioeconomica del continente.

Molte altre sono le sfide alle quali siamo chiamati. Dobbiamo impegnarci nella promozione di un commercio mondiale più equo, più capace di tutelare i consumatori. Dobbiamo porre in essere ogni iniziativa utile per concorrere con ambiziosa determinazione all'impegno internazionale sui cambiamenti climatici. Più in generale, dobbiamo continuare a esercitare un ruolo di guida nella protezione dei vecchi e nuovi diritti, tanto più meritevoli di protezione nell'era digitale, anche a dispetto del fatto che i diritti costano. Penso in particolare al ruolo decisivo che l'Europa può svolgere quale security provider, con specifico riferimento alle nuove minacce ibride e segnatamente cibernetiche.

Onorevole Presidente, onorevoli deputati, torna preponderante la domanda di senso con la quale ha preso avvio il mio intervento. Quale Europa vogliamo? Di quale Europa abbiamo bisogno per garantire ai cittadini europei un futuro all'altezza dei sessant'anni di pace e di prosperità che l'Unione ha assicurato? La mia risposta è ancora una volta la stessa: l'Europa deve essere vicina ai suoi popoli. L'Unione europea, nel ventunesimo secolo, deve perseguire il suo progetto dal popolo e per il popolo, a partire – e mi fa piacere affermarlo qui oggi – da un Parlamento europeo con ruolo e poteri rafforzati, con particolare riguardo al potere di iniziativa legislativa e di inchiesta, in quanto unica istituzione che gode di diretta legittimazione democratica.

Sarebbe importante anche riconoscere in capo al Parlamento un potere di generale accountability rispetto alle altre Istituzioni europee. Il Parlamento europeo potrà svolgere un ruolo decisivo di fronte alla domanda di cambiamento che attraversa l'Europa, dopo un decennio segnato da eventi di portata storica che hanno mutato l'assetto geopolitico del continente. Allo stesso tempo, un adeguato rafforzamento degli istituti di democrazia diretta rappresenta, anche e soprattutto in chiave europea, un'evoluzione essenziale per il recupero di credibilità delle istituzioni nei confronti dei cittadini.

Lo scenario europeo è esplicito nell'indicare una diffusa sfiducia e disillusione dei cittadini. Il Governo che ho l'onore di presiedere nasce dalla volontà di venire incontro con priorità alla urgente domanda di cambiamento dei cittadini italiani, con risposte che per troppo tempo la politica non è riuscita a offrire. Anche a livello europeo, come ho detto all'inizio, questa istanza di cambiamento deve essere compresa e trovare adeguata rappresentanza.

Se servisse un'ulteriore conferma dell'urgenza di mettere in pratica questi principi, basta pensare alla Brexit, tema centrale per l'Unione europea per i prossimi anni. Davanti a questa sfida l'Unione europea ha dimostrato di saper reagire con spirito unitario e solidale e di riuscire a protegge i risultati di oltre sessant'anni di integrazione europea, senza cedere ad atteggiamenti punitivi verso un membro della famiglia europea che non intende più esserne parte. È un processo epocale, se ci pensiamo, senza precedenti, che va gestito in maniera ordinata, avendo sempre al primo posto l'obiettivo di garantire i diritti dei cittadini e di proteggere il tessuto sociale ed economico dalle conseguenze negative della Brexit.

Onorevole Presidente, onorevoli deputati, con coraggio e con rigore dobbiamo impegnarci affinché si riveda quel che non ha funzionato, anche nell'attuazione dei trattati, e si contrastino le tendenze centrifughe e alla disintegrazione europea, figlie, talvolta, come accade anche nel mio paese, della disillusione europea.

Se vogliamo che l'Europa rimanga il nostro futuro comune, è il momento di far seguire alle parole i fatti, avviando insieme un percorso per una nuova Europa, un'Europa del popolo più solidale, più inclusiva, più equa, in definitiva più democratica, l'unica in cui cittadini di oggi e di domani meritano di vivere.

(Applausi)

 
  
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  Presidente. – Grazie al Presidente del Consiglio dei Ministri. Prima di dare la parola al Vicepresidente Katainen, volevo sottolineare quanto sia importante per noi il coinvolgimento degli Stati membri sulle scelte a favore del rafforzamento dei poteri del Parlamento.

Ho preso atto, insieme a tutti i miei colleghi, di ciò che Lei ha detto. Per quanto riguarda l'immigrazione, le chiediamo un ulteriore impegno, nelle prossime riunioni del Consiglio, affinché vengano accettate le proposte del Parlamento europeo, magari trovando qualche compromesso sulla riforma di Dublino. Credo di riflettere il sentimento di tutta quest'Aula.

 
  
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  Jyrki Katainen, Vice-President of the Commission. – Mr President, Italy holds a very special place in the heart of our Union. It has given Europe so much and has been there from the very start, shaping our Union every step of the way. It was Spinelli and Rossi in prison on the island of Ventotene who set out their dream of a free and united Europe. They called on the nations of Europe, so long adversaries, to come together to ensure that the mistakes of the past would never happen again.

After the war, De Gasperi became one of the great pioneers of the European Union and in 1957 it was on Capitoline Hill that the Treaty of Rome was signed and our Union was born, with six founding Member States.

60 years on, in 2017, it was once again on those same steps in Rome that the leaders of our Member States stood, side by side, to renew their vows for our Union. This time there were 27 of them from right across our continent. A sign of how far we have come.

I say this because Italy’s special history is one of the many reasons that it has such a unique and important place in our Union. But I also say this because it shows that Europe moves forward, that Europe is at its best when it has Italy and Italian people at its beating heart. This history must serve as a guide and as a reminder for our future. To build a successful future for our Union, Europe needs a strong Italy at its heart, just as strong as vibrant Italy needs a strong Europe.

We must build our common future together, in unity and in solidarity, always working with and not against each other; talking with each other and not about each other. When it comes to building a true Union of solidarity, Italy is the best place to start. It is where the European Solidarity Corps started its work.

To help Italy rebuild following the tragic earthquakes it suffered in 2016, 230 young European volunteered in Umbria and across the regions hardest hit, in addition to the EUR 1.2 billion of financial support provided to Italy under the EU Solidarity Fund. We all have seen the images of young volunteers from all over Europe helping to rebuild the ancient and beautiful church of Norcia. This is the solidarity that builds our European Union today and that must continue to build our common future.

Italy itself has shown the same spirit countless times over the years. President Juncker said many times ‘Italy is one of those who saved Europe’s honour in the Mediterranean at the height of the migration crisis’. And the truth is that some others were too slow to support the efforts of the Italian people.

But it is also true that Europe stood up and supported Italy in every way it could. From the beginning of the migration crisis to the end of 2018, the Commission made almost EUR 950 million available to support migration and border management in Italy. This includes EUR 225 million in emergency support to fund border surveillance and search and rescue operations, to improve reception facilities and to support all of the authorities and people on the ground.

Europe has been there for Italy. We should not forget Operation Sofia or the role of the European Border and Coast Guard Agency. Saving lives at sea is a joint effort and here again, we need Italy.

Prime Minister, it is also clear that Europe still needs to overcome its differences and find sustainable and responsible solutions. We can no longer rely on ad hoc solutions. We have come a long way since the peak of the crisis, with arrivals down by over 97% in the eastern Mediterranean and 80% in the central Mediterranean. 700 000 lives have been saved at sea but clearly we now need to finish the job and conclude the necessary reform of our asylum system. The Commission has put everything on the table and it is now time to move ahead. We need the full engagement of Italy if we want to succeed.

Honourable Members, Prime Minister, Europe stands for peace and prosperity and we are all responsible for defending its values together. That means deciding what we want Europe to achieve and it means deciding where to invest and to have the biggest impact on the daily lives of Italians and all Europeans. This is why, last May, the Commission put forward a fair, modern and balanced budget for our future. A budget that is more efficient and more focused on issues that matter the most to our people. For instance, the Commission has proposed an almost threefold increase in funding for migration and security, to reach nearly EUR 33 billion. An increased, simpler more effective and more flexible EU budget for external action will help build partnership with the countries in our neighbourhood and beyond. This will be especially important for Italy as a country, as it has taken so much responsibility in this area.

We will invest in making our economies more competitive, more innovative and productive. Key for Italy will be the 50% increase in funding for research and innovation and the EUR 9 billion Digital Europe Programme that will support Italy’s digital transformation.

Investing in our future also involves investing in human capital through education and training. This is why the Commission has proposed a doubling of the budget of EUR 30 billion for the Erasmus+ programme, the EU’s flagship for learning mobility. We aim to increase support to all sectors, including higher education as well as vocational education and training. In 2017, more than 65 000 Italians participated in Erasmus programmes.

In the next multiannual budget we will build on the success of investment plans for Europe – the so-called Juncker Plan. Italy is one of the largest beneficiaries of the Plan, with close to EUR 58 billion of investment triggered in Italy’s economy and over 215 000 small and medium-sized businesses supported. The Juncker Plan has significantly increased private investment but also public investment in Italy. It is a positive sign because we should not put too much burden on taxpayers if private liquidity is available.

That investment is making a real difference on the ground, right across Italy. EUR 70 million is helping to refurbish the local hospital in Treviso; EUR 200 million is going into upgrading Puglia’s water network to improve quality and access to clean drinking water for more than four million people; and EUR 500 million is supporting the rolling out of high speed internet so that seven million more households in Italy benefit from quality broadband access.

The new programme for the next budget in the EU has the potential to go much further by triggering altogether EUR 650 billion for investment. All of this can, and will, make a real difference on the ground in Italy and across our Union. This is especially true at a time when economic growth is becoming harder across some of our major European economies, partly down to global uncertainties but also because of domestic challenges and choices.

Economic growth needs confidence amongst households and investors. Trust is like oxygen, you notice it only when it’s running out. Uncertainty is a poison that seriously hampers jobs and growth. Italy’s growth has been weaker than the eurozone average for many years. This is a structural problem. The weaker growth means fewer jobs for the Italian people. At the same time – and I say this at every occasion – Italy is among the most creative economies in the world. The future of your country is in your hands. Do what is necessary to unleash this creativity and offer a brighter future for the Italian people.

Honourable Members, dear Prime Minister, it is now two years since we presented the White Paper on the future of Europe, which kick-started the debate we are having now on what we want our Union to achieve in the years ahead. Five scenarios show different possible paths that we could decide today. But, whatever we choose, there are some things that are constant and one of those is Italy’s central role in building our Union. Europe needs a strong Italy and Italy needs a strong Europe. It was no surprise or coincidence that the first lines of the White Paper were about Spinelli and Rossi’s manifesto.

As we look at our future, we should all inspire ourselves from those that have gone before us to build a stronger and more united Union for generations that follow, just as they did for us.

(Applause)

 
  
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  Manfred Weber, on behalf of the PPE Group. – Mr President, I would like to welcome the Prime Minister to the European Parliament.

Your speech, Prime Minister, started with the perspective of people. I am from Lower Bavaria and when I go to the service in my Catholic church, I meet the farmers and the nurses there. All of us have our neighbours and our neighbourhood and we talk with them every day. When I speak with them, I see the same problems. We have the perspective of young people all over Europe and the question of social fairness in the European Union.

To answer this, I think we have to be a little bit more specific than what we heard from you today because, to give an answer on the economic problems, the fact is that Italy is today the country with the lowest growth rate in the European Union, as Jyrki Katainen mentioned. This is not only a problem for Italy; it is a problem for the whole European Union because we are speaking about the G7 countries, so one of Europe’s economic engines.

What to do? We in the PPE Group believe that we need investments in today’s European Union and in Italy we see a government that cannot even agree on building up a project that has already been approved between France and Italy. In the PPE we believe in a stable currency, which is fundamental for a strong economy to build up trust. Your government discussed for a few weeks at the start of your government whether you should still be a member of the euro area or not.

We believe that only with the will for reform can you win the economic future of your country. The Programme Countries in Europe – Ireland, Poland, Cyprus, Greece and also Spain – showed that if you have the will for reform, you can win the future and you can create jobs for the younger generation. They did the job on the labour market, the judicial system and the tax system. Even in Germany, I must tell you – my country – it was Gerhard Schröder’s reforms, the Agenda 2010, which created the starting point for the economic strength of today’s Germany. So the will for reform is necessary for winning the future and at the moment your government is not really forward—looking and a front—runner on the question of reforms.

Finally, we believe that a stable budget is crucial for a strong economy and we don’t see that either in Italy. We see a growing debt rate. That is what we see.

That is a summary. Additionally, regarding the investments from the European Union in Italy, it is a real problem to see that we have such a lack of growth in Italy and, again, it’s your responsibility. It’s not the responsibility of others, it’s the responsibility of the Italian Government. We fully respect that you are elected and the government has been elected. You have a democratic mandate from the Italian citizens, but it’s probably easier to win elections as an anti-elite movement than to stay in government afterwards as an anti—elite movement. Some of you have probably become, in the meantime, the new elites in Italy.

I want to underline a second point which is important, namely the migration thing. I want to show you our full solidarity as the PPE Group, that we think that Italy deserves solidarity. We fully understand the anger of the people in Italy that for years and years they had no solidarity and Italy was alone. That’s why we stick to the principle of a binding solidarity mechanism for the European Union, but it is also a problem for us to see that a member of the European Council is here and tells us that his own body, his own institution, is not delivering on this issue. We delivered on this issue. It’s up to the Council to deliver now.

Finally, on external affairs, let me thank you for sticking to our European approach in the answer on Russia. At the moment you were ready, as the Italian Government, to give consent to the sanctions. That was a good thing. We have a common understanding that Russia’s interest is to weaken the European Union.

On the other hand, in recent days we saw the discussions about Venezuela. For us, as the PPE, it’s clear that we have there a socialist dictator, Maduro, an unfair, undemocratic election, and support from the military and the army. They are even stopping the transport of medicine which is so urgently needed in the country. On the other hand, we have a freely elected parliament looking for a fresh start for the country and simply asking for the right to seek early presidential elections for the country.

That’s why Guaidó was right when he asked today, in a letter he wrote to the Italian citizens, why their government was not supporting him. Why is the Italian Government not supporting the democratic forces in Venezuela? I think you should answer this question if you believe in the common European approach.

(Applause)

Those are some reflections. I thank you for the general will to look for a clear commitment to the European way of life. Two principles to end with: you said today in an agency at European level that Italy is becoming louder and is more present in the public debate. You say that nobody has a problem with a loud voice from a national point of view. Our problem is, in the European decision-making process, whether loudness is the same principle as egoism. What we need in Europe is compromise, the will for compromise. If everybody were loud, then finally there would only be noise and nothing else.

Finally, you spoke about the breach between people and the European Union decision—making process. You’re here in the European Parliament: Lega Nord is here, the Five Star Movement is here, Forza Italia is here, and Partito Democratico is here. All the forces from all over Europe are here. This is the political landscape of Europe. We all represent our citizens. We are all close to our citizens. There are no elites sitting here. We are representatives of our citizens and this is why this is the place for deciding the future of the European Union.

(Applause)

 
  
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  Udo Bullmann, on behalf of the S&D Group. – Mr President, I thank the Prime Minister very much for coming to the European Parliament today. This is the House of European democracy. This is the House of public debate and of frank language, so please allow me to start with that and to share my worries.

I am deeply worried when the Government of a founding member of our European community, the Government of the seventh world industrial power, is driving the Italian nation further into economic and political isolation today – and this against the backdrop of a situation externally where we cannot rely on Washington anymore, as we could in the past, and we have new threats from Russia.

We can see your economy shifting towards a recession and we see that industrial production is falling. In this situation, I am deeply saddened by the senseless escalation between France and Italy. What is this? Of what use is this?

(Applause)

In conflicts such as this – and you know it – there are no gains. Nobody can win. This is a perfect lose—lose for your country and for Europe. People in both countries could end up paying a very high price. Italy and France are one another’s second trade partners – EUR 76 billion is the volume of the annual trade between them. Hundreds of thousands of jobs depend on that. Hundreds of thousands of jobs, not of the elite but of ordinary folk on the ground.

The Italian people simply cannot afford to lose any more jobs. This year, Italy will grow by only 0.8%. That is the lowest growth rate in Europe. You may dress the situation up by saying that the goal is to bring back the dignity of labour. I very much wish you had brought back the dignity of labour: 75 000 men and women have lost their work, and many more have become trapped in unstable and low—paid jobs, while countless young people are being forced to leave the country in search of a better life.

And as if this wasn’t enough, the livelihoods and life savings of Italian families were recklessly put on the line by a calculated head—on collision course with the Commission over the budget. Why was that so necessary? Was it just one man’s public relations stunt? It has cost the Italian people EUR 1.7 billion during the past couple of months alone.

And for what? So that Mr Salvini can blame Brussels. Mr Salvini has a scapegoat for everything, but no solution for anything. This is part of the Italian reality today.

(Applause)

To distract from the economic mess, Salvini is now even abusing migration.

Ich selber war vor zwei Wochen in Catania und habe dort sehen können, wie 47 Menschen 12 Tage lang ein Rettungsschiff nicht haben verlassen dürfen, die Sea-Watch, unter ihnen Minderjährige und Folteropfer, weil sie die Gefangenen einer Ideologie waren, weil sie vorgeführt werden mussten, weil es nicht anders ging als sie zum Spielball einer zynischen Politik zu machen.

Das ist nicht das Italien, das wir kennen, meine sehr verehrten Damen und Herren. Wir kennen ein anderes Italien. Wir kennen das große europäische Italien mit Altiero Spinelli, De Gasperi, die niemals – niemals! – für kurzfristige vermeintliche politische Gewinne ihr Land oder gar Europa zur Disposition gestellt hätten.

Ich verstehe sehr gut, und meine Fraktion versteht sehr gut, warum Menschen in Italien enttäuscht sind. Ihre Vorgängerregierung hat Großes geleistet, tausende und abertausende von Menschen aus Seenot gerettet, und Europa hat nicht hinreichend reagiert. Europa hat keine hinreichende Solidarität bewiesen. Aber wer hat sie denn enttäuscht? Doch nicht die proeuropäischen Regierungen, doch nicht diejenigen, die Europa weiter voranbringen wollten?

Schauen Sie doch hin! Sagen Sie doch den Menschen in Italien, wer ihnen nicht hilft, endlich die Dublin-Reform zu machen! Das sind doch die Freunde von Herrn Salvini, das sind doch die Kaczynskis, das sind doch die Orbáns und die Menschen wie Herr Kurz in Österreich, die alles blockieren. Das ist doch die Realität! Lassen Sie uns doch die Wahrheit aussprechen! Und es sind die Proeuropäer, die, auch wieder bei Sea-Watch, die Menschen natürlich – natürlich! – gerettet haben, denn genau das gehört sich auch so.

Es gibt dieses Europa noch, es gibt dieses Italien noch, wo beide füreinander kämpfen; dieses großartige Italien, diese großartige Nation, das Italien von Spinelli und De Gasperi. Das sehe ich, wenn ich die Fischer in Italien sehe, die Fischer von Lampedusa, die trotz der Bossi-Fini-Gesetze und obwohl sie genau wussten, was auf sie wartet, weiterhin die Menschen aus der See gezogen haben. Das sehe ich bei den Seeleuten der Diciotti – einem Schiff der Küstenwache Ihrer eigenen Nation –, die nicht anlanden durften, und die sagen: Wir haben einen Seefahrerkodex, das ist unsere Ethik, und die steht nicht zur Disposition. Und das sehe ich bei den mutigen Bürgermeistern, die Essen und Wohnungen zur Verfügung stellen, auch wenn die Regierung die Schlafplätze vernichtet hat.

Es gibt dieses Italien, das Italien der Menschenwürde, das große Italien der europäischen Werte. Und diesem Italien reichen wir die Hand, weil wir es brauchen. Aber dann sollte Ihre Regierung aufhören, uns die grinsende Fratze der Unmenschlichkeit vorzuführen, denn das hat mit dem Italien, mit dem wahren Italien nichts zu tun.

Es ist Zeit, dass wir in Europa aufstehen gegen den Populismus und gegen diejenigen, die unsere Heimat ruinieren. Italien hat unsere Solidarität, und Italien gehört in die Mitte Europas, in das Herz Europas, zusammen mit seinen engsten Freundinnen und Freunden.

(Beifall)

 
  
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  Presidente. – Prima di dare la parola all'on. Raffaele Fitto, che parlerà a nome del gruppo dei Conservatori e dei Riformisti europei, ricordo ai presidenti dei gruppi che se vanno oltre il tempo a loro affidato lo toglieranno ai parlamentari del proprio gruppo.

 
  
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  Raffaele Fitto, a nome del gruppo ECR. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, innanzitutto rivolgo un benvenuto al Presidente del Consiglio italiano in questa occasione. Penso che sia un'utile occasione molto importante per poter affrontare questioni che riguardano il futuro dell'Europa e il ruolo che un paese che, come è stato ricordato sia da Lei ma anche da tutti coloro i quali sono intervenuti, è centrale nella costruzione di questa Europa e nella sua prospettiva.

Penso altresì che sia importante compiere uno sforzo, nel senso che spesso questi dibattiti rischiano di essere dibattiti molto generali, se non generici, e che abbiano delle diagnosi molto profonde, che talvolta poi sono in contrasto con la realtà che viviamo. Quindi il mio intervento sarà un intervento teso non solo a condividere alcune delle critiche e delle valutazioni molto critiche che sono state fatte su ciò che ha rappresentato l'Europa in questi anni e sugli errori enormi che questa Europa ha fatto sui temi economici e sui temi come quello dell'immigrazione – e dissento da molte delle cose che ho ascoltato in questi ultimi interventi su questi temi –, ma penso che sia altrettanto importante però cercare anche di indicare alcuni elementi di chiarezza.

Io proverò a indicarle, facendole anche degli esempi molto concreti, alcune forti contraddizioni, Presidente, che penso debbano trovare una risposta, perché nel momento nel quale noi parliamo di immigrazione – che è uno dei temi sui quali il suo governo, soprattutto all'inizio di questa legislatura nazionale, ha svolto un'azione che io ritengo non negativa così come viene raccontata, ma anzi utile a porre con forza e a avviare a soluzione un problema – i pescatori italiani non sono in mare a cercare di salvare gli immigrati, ma sono in protesta per quello che sono le norme europee rispetto anche ad alcune delle questioni che li riguardano. Vorrei chiudere questa parentesi e dire però alcune cose molto rapidamente.

La prima è sull'immigrazione. Siamo d'accordo, Presidente. Però sul Global Compact c'è una fotografia di quella che è un'incertezza totale che riguarda il suo governo. Lei ha partecipato all'assemblea delle Nazioni Unite, ha detto di essere d'accordo, poi dopo non è andato a Marrakesh e poi si è astenuto. Sul Venezuela ha rivendicato oggi un ruolo importante dell'Europa, dicendo che vi è la necessità di parlare una lingua unica. Ebbene, dobbiamo ricordare che nella riunione dei ministri degli Esteri europei, grazie al dissenso dell'Italia, unico dissenso, l'Europa non ha potuto esprimere una parola chiara in questa direzione.

Così come in materia economica, quello che lei ha detto è vero in termini di analisi, ma mi dispiace, le conseguenze alle quali lei fa riferimento sono assolutamente sbagliate. Non esistono scelte di riforme strutturali nelle sue politiche di sviluppo a livello nazionale, anzi il contrario. Io non sono fra coloro i quali si allarmano perché c'è un rischio di aumentare un po' il deficit in un momento di difficoltà economica. Il tema è come lo aumentiamo, per cosa lo aumentiamo. Noi lo stiamo aumentando per delle politiche che aumentano la spesa pubblica in modo strutturale, altro che riforme strutturali.

Inoltre, oggi è una giornata direi clamorosa perché – è stato ricordato prima – mentre noi siamo qui, mentre Lei ci parla dello sviluppo e della crescita del nostro paese e del ruolo dell'Italia in Europa, il suo ministro delle Infrastrutture presenta una fantomatica relazione per spiegarci che la Tav è un errore e che va bloccata. Sono questi i fatti di fronte ai quali noi ci troviamo. Allora su questo io vorrei, Presidente, che lei desse delle risposte chiare, per consentire che la sua conclusione diventasse realtà, cioè che si passasse dalle analisi, dalle parole ai fatti. E i fatti, purtroppo, non vanno nella giusta direzione né per l'Italia né per l'Europa.

 
  
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  Guy Verhofstadt, a nome del gruppo ALDE. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, proverò a fare il mio intervento in italiano, Presidente.

(Risate sparse ed esclamazioni)

Perché, a parte il mio paese, e ancora, io sono, Presidente Conte, innamorato dell'Italia e degli italiani. Per me infatti l'Italia è più di un paese: per me l'Italia è un'intera civiltà. L'Italia è dove è nata la nostra civiltà europea e per secoli artisti, scrittori e intellettuali di tutta Europa hanno visitato l'Italia almeno una volta nella loro vita. Scoprire l'Italia significava visitare l'Italia, visitare Firenze, visitare Roma, visitare Napoli e poi morire...

(Risate, ride anche l'oratore)

L'ha fatto Montaigne, l'ha fatto Goethe ed è per questo, signor Conte, che oggi mi fa male vedere la degenerazione politica dell'Italia. È vero, una degenerazione iniziata non ieri, non un anno fa: almeno, io penso, venti anni fa. L'impressione è che questo bellissimo paese è passato da un convinto difensore dell'Europa, un fondatore della nostra famiglia europea, a un fanalino di coda dell'Unione. Questa è l'impressione che abbiamo oggi in questa Assemblea e anche all'esterno. E diciamo tutta la verità: tutto è cominciato non con il Presidente del Consiglio Conte, tutto è cominciato con il malgoverno sotto Berlusconi. Questa anche è la verità.

(Applausi sparsi)

Il malgoverno è anche peggiorato sotto il vostro Governo, questo è il problema...

(Proteste ed esclamazioni)

...sotto Salvini, sotto Di Maio, i veri capi di questo Governo, un Governo con un comportamento, signor Conte, a volte antieuropeo e anche un Governo apertamente odioso contro altri Stati membri, che sono parte dalla nostra famiglia europea. È il Governo italiano che ha impedito all'Unione europea di essere unita contro Maduro e di riconoscere Guaidó come Presidente ad interim del Venezuela. E lei lo sa bene perché subisce la pressione del Cremlino e di Putin. Questa è la verità.

(Applausi)

È per questo – e qualcuno ne ha parlato – che dobbiamo dire basta alla regola dell'unanimità al Consiglio il più velocemente possibile. È il Governo italiano, signor Conte, che non fa parte della maggioranza al Consiglio per riformare la nostra politica di asilo e migrazione. Il signor Salvini si è specializzato nel bloccare i porti ai migranti ma blocca anche la creazione di un vero confine europeo, di una vera guardia costiera europea e la realizzazione di una riforma europea di Dublino in questo momento. E questo, per me, è un comportamento assurdo, perché l'Italia e i cittadini italiani sono i primi a pagare per la mancanza di questa politica europea.

E nell'ultimo anno– e questo è il mio terzo esempio – il vostro Governo è stato anche responsabile della stagnazione e un domani, temo, della recessione dall'economia italiana, perché il vostro Governo non ha una strategia per la crescita, non è vero? Il vostro governo ha solo una tattica per farvi rieleggere con regali e debiti. Questa è la verità.

E l'ultima – e voglio concludere con questo – l'ultima leggerezza del suo Governo, di Di Maio, che sta usando e abusando della sua carica per sostenere i gilets jaunes, un movimento popolare, è vero, che adesso è dominato da un gruppo di demolitori, demolitori che danno fuoco alle macchine, irrompono nei negozi, distruggono le fermate degli autobus. E Di Maio ha persino incontrato Christophe Chalencon. Lo conosco Christophe Chalencon, Presidente: è lui che ha chiesto, non una ma due volte, un colpo di Stato militare contro il Presidente eletto della Repubblica francese.

(Applausi sparsi)

Ebbene, complimenti! Questo è un comportamento da irresponsabili e non il comportamento di un Vicepresidente del Consiglio dei ministri di un importante paese d'Europa, come l'Italia. Lei ricorda che appena un anno fa, penso, il 23 novembre 2017, Di Maio ha scritto una lettera aperta a Emmanuel Macron, esprimendo la sua ammirazione e suggeriva che il Movimento 5 Stelle era infatti il movimento italiano di En marche. Ridicolo questo comportamento! Allora la mia domanda per Lei, Presidente Conte, è per quanto tempo ancora sarà il burattino mosso da Salvini e Di Maio per continuare questa cosa?

(Applausi ed esclamazioni)

La invito a ispirarsi da illustri compatrioti italiani: Spinelli, Ciampi, Giorgio Napolitano, Mario Draghi...

(Proteste e applausi)

Sì, sì, Giorgio Napolitano, sì! Un grande europeo con una grande idea e membro di questa Assemblea. E non dimentichiamo la mia buona amica Emma Bonino. Questi sono gli uomini e le donne che fanno la grandezza dell'Italia e il suo grande ruolo in Europa. Questa è la differenza tra il signor Conte e tutti questi grandi personaggi che ha dimenticato.

(Applausi)

 
  
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  Presidente. – Voglio ricordare a tutti i parlamentari che intervengono che questo non è il Parlamento italiano, non è un dibattito sull'Italia. È un dibattito sulle prospettive dell'Unione europea per discutere le proposte dell'Italia.

Il mio partito politico non sostiene il governo Conte. Sto soltanto cercando di avere un dibattito che non sia un dibattito sulla situazione in Italia. Potete dire tutto quello che volete, ma io vi dico a che cosa serve questo dibattito.

 
  
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  Eleonora Forenza, a nome del gruppo GUE/NGL. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, intendo porre, a nome del gruppo GUE/NGL, alcune domande al Presidente del Consiglio italiano, a partire dalla convinzione che quanto sta accadendo e quanto accadrà in Italia sia particolarmente rilevante per il futuro dell'Europa su cui insistono, a mio avviso, due opzioni, entrambe nefaste e tra loro fortemente interconnesse: la prosecuzione delle politiche neoliberiste e il crescente consenso di un'onda nera reazionaria.

Chi vi parla a nome di questo gruppo è impegnato nella costruzione di un'alternativa ad entrambe queste opzioni nella costruzione di un terzo spazio e di un'alternativa per l'Europa fondata sull'autodeterminazione di donne, uomini, popoli. Ed è proprio sul fronte della possibilità di contrastare i vincoli del neoliberismo, vincoli contro cui ogni giorno questo gruppo parlamentare si batte in nome di un'idea di uguaglianza, che si misura il tradimento delle promesse elettorali di questo Governo, del tutto prono rispetto alle politiche neoliberiste. Si è prima piegato ai vincoli sullo sforamento deficit/PIL, non ha preso nessun impegno per quanto riguarda il pareggio di bilancio in Costituzione.

A proposito di commercio equo, che lei prima citava, Primo ministro, non c'è una posizione del Governo italiano né sul CETA né sulle clausole ISDS. Lei ha parlato di politica di coesione, eppure il Governo italiano si appresta ad approvare un'autonomia differenziata che è la secessione dei ricchi, è il contrario delle politiche di coesione che sarebbero necessarie per dare una risposta alla questione meridionale come questione europea.

Questo governo ha dato il via libera alla Transatlantic pipeline, a cui ci siamo opposti come gruppo parlamentare. Ha infine varato una proposta di workfare, una proposta di reddito di sudditanza, di lavoro gratuito e norme "anti-divano" che offendono la dignità di milioni di precari italiani. Ventuno italiani hanno il reddito di 12 milioni di persone, secondo i dati Oxfam, eppure voi non fate una patrimoniale. Voi fate la flat tax, ovvero riducete la progressività della tassazione e non fate nessun piano sulla questione salariale. Nessun vero contrasto al neoliberismo.

Ma non è solo su questo versante che questo Governo ci preoccupa per il futuro dell'Europa. Questo Parlamento ha approvato, il 25 ottobre 2018, anche a seguito di un'aggressione avvenuta nella mia città, Bari, da parte di alcuni militanti di Casa Pound, una risoluzione che esorta gli Stati membri a vietare di fatto i gruppi neofascisti e neonazisti e qualsiasi altra fondazione o associazione che esalta e glorifica il nazismo e fascismo. Le chiedo come intende il Governo italiano contribuire alla sua applicazione e come giudica, signor Presidente, le relazioni tra il ministro degli Interni italiano e gli esponenti di Casa Pound, una forza esplicitamente neofascista. E voglio ricordarle, signor Primo ministro, che alla radice di ogni fascismo – ce lo insegna Hannah Arendt – c'è il processo di disumanizzazione dell'altro, lo stesso che è alla base della guerra alle persone e ai migranti.

Indosso con orgoglio questa felpa, la felpa che indossavo, come altri deputati europei di altri gruppi politici, quando ero appunto sulla Open Arms, proprio nei giorni in cui si svolgeva il Consiglio europeo. Ecco, questa non è una divisa, una di quelle che un po', mi permetta di dire, buffonescamente indossano alcuni ministri del suo Governo. Questo è un segno di solidarietà. Ricevemmo sulla Open Arms la notizia che i porti italiani erano chiusi per quelle 59 persone che erano state soccorse in mare.

Lei ha fatto riferimento alle conclusioni del Consiglio europeo che conferma gli accordi con la Turchia, la relocation volontaria, il contrasto ai flussi. Non ha fatto riferimento invece alla posizione del Parlamento europeo che chiede una riforma del regolamento di Dublino e un processo di relocation obbligatoria. Continua, signor Primo ministro, le consegno anche questo grafico, a dire che la presenza delle ONG in mare aumenterebbe le partenze. Avete attivato un processo di criminalizzazione delle ONG indegno di un paese civile, confondendo con una menzogna chi soccorre le persone con i trafficanti. E allora che le chiedo, Primo ministro, così come ha chiesto la sindaca Ada Colau, di fermare l'ignobile politica di chiusura dei porti e di blocco delle ONG. Le chiedo se un ministro indagato per sequestro di persona di 177 persone può davvero pensare di indicare all'Unione europea il futuro per quanto riguarda le politiche su migranti.

Infine, l'otto marzo, signor Primo ministro, in tutta Europa e anche in Italia scenderanno in piazza le donne, le femministe, quelle che Lei si è dimenticato di menzionare nel Suo intervento. Non è un caso, ha fatto bene, perché quando questo Governo parla di diritti delle donne fa soltanto delle cose negative. Non so se Lei è a conoscenza del fatto che una delegazione della commissione FEMM si è recata in Italia esattamente per affrontare il fatto che la presenza di medici obiettori impedisca il diritto all'interruzione volontaria di gravidanza. Non so se Lei è a conoscenza del fatto che sono sotto sfratto luoghi di autodeterminazione delle donne come la Casa internazionale delle donne di Roma e come lo spazio Luce e siesta. Non so se Lei è a conoscenza del fatto che le donne chiedono di cassare il DDL Pillon, che le donne chiedono con il piano antiviolenza di finanziare i centri antiviolenza, un reddito di autodeterminazione e un salario minimo europeo.

È da queste proposte che può ripartire davvero il futuro dell'Europa. Noi continueremo a essere partigiane, perché per salvare l'Europa dal suo naufragio occorre contrastare queste politiche europee, ma anche le politiche del Suo Governo.

 
  
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  Philippe Lamberts, au nom du groupe Verts/ALE. – Monsieur le Président, Signor Presidente del Consiglio, benvenuto al Parlamento Europeo. L’Italie a mauvaise presse dans les cercles européens. Et pourtant, quand nous pensons à votre pays, ce sont plutôt des images positives qui nous viennent à l’esprit. C’est en Italie que des citoyens se sont prononcés massivement pour le maintien de ce bien commun qu’est l’eau dans le giron public. C’est en Italie, aussi, que les citoyens se sont prononcés contre le retour à cette énergie impayable et risquée qu’est le nucléaire. C’est encore en Italie qu’est né le mouvement du «slow food», antidote à la malbouffe qui tue nos sociétés à petit feu. Et enfin, c’est l’Italie qui a su, en particulier grâce à son tissu de petites et moyennes entreprises, créer trois millions d’emplois verts.

Pourtant, votre gouvernement, Monsieur Conte, nous confronte à une autre réalité et parfois nous renvoie aux pires heures que ce continent a connues. Comme lorsque votre ministre de l’intérieur, qui se voit comme votre véritable patron, affirme son rêve d’expulser d’Italie les Roms et les Sinti qui y vivent.

Votre pays est particulièrement exposé au changement climatique et fait face à une possible récession. Et, face à cela, votre discours nous l’a d’ailleurs montré, vous tournez le dos à l’opportunité de faire de la transition écologique le moteur de l’économie italienne et européenne. Vous pourriez choisir d’écouter les lanceuses d’alertes environnementales, comme Rossella Muroni, les entrepreneuses innovantes, comme Catia Bastioli, ou les maires anti-spéculation, comme Matilde Casa.

Mais, au lieu de cela, au nom d’une croissance mythifiée, votre gouvernement se déchire sur des projets pharaoniques et insensés, comme le tunnel du Val de Suse ou encore l’exploitation pétrolière en mer, pour ne pas parler de la bétonisation continue de votre pays, l’un des plus beaux d’Europe.

Ce pays se trouve, de longue date, face à une équation budgétaire difficile. Et si la part de responsabilité de vos prédécesseurs est importante, personne ne peut nier que l’Italie a fortement souffert des politiques d’austérité imposées dans la zone euro depuis le traité de Maastricht. Mais plutôt que de chercher à construire des alliances pour réformer la zone euro, pour que notre monnaie commune bénéficie à tous les États membres, votre gouvernement choisit le chemin d’une confrontation aussi théâtrale que stérile qui, loin de réduire les risques, les augmente.

Enfin, votre pays est en première ligne face au défi de l’asile et des migrations. Vous pourriez prendre exemple sur la dignité et la détermination de Pietro Bartolo, le médecin de Lampedusa, ou de Domenico Lucano, le maire de Riace. Au lieu de cela, votre gouvernement fait des migrants les boucs émissaires de tous les maux de l’Italie et ferme ses ports aux navires qui sauvent l’honneur de l’Europe en venant au secours des réfugiés. Vous pourriez saisir la main tendue de notre Parlement, qui a adopté à une très large majorité, l’abandon de la règle de Dublin au profit de la solidarité européenne que vous-même et votre gouvernement réclamez.

Car, en effet, la réforme, telle qu’adoptée par notre Parlement, répond exactement aux exigences affichées par votre gouvernement. Mais, ici même, le Mouvement 5 étoiles s’y est opposé alors que la Ligue se réfugiait dans l’abstention. Au lieu de cela, votre gouvernement préfère donc s’associer avec ceux qui ne font que prêcher l’Europe forteresse tout en laissant l’Italie abandonnée à son sort.

Et si la question migratoire est un problème pour l’Italie, Monsieur le Premier ministre, je pense qu’il est plutôt à chercher du côté des presque deux millions de jeunes Italiens qui ont fait le choix, libre ou contraint, de quitter leur pays ces quinze dernières années. Pensez-vous vraiment que ce sont les politiques confuses et contradictoires de votre gouvernement qui vont les inciter à revenir, et surtout inciter leurs frères et sœurs à rester au pays? Nous pensons au contraire que c’est en faisant de l’Italie le moteur d’une transition écologique, solidaire et démocratique que vous rendrez à votre pays un avenir à la hauteur de son histoire, à la hauteur de la place qui est la sienne au sein de l’Union Européenne.

Et de notre côté, nous serons avec celles et ceux qui se mobilisent et se préparent à lancer, autour de ces priorités, une «onda verde e civica per l’Italia».

 
  
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  Laura Agea, a nome del gruppo EFDD. – Signor Presidente, Presidente Katainen, Commissario, colleghi e Presidente del Consiglio Conte. Questo è il 17° dibattito sul futuro dell'Europa, e il rischio è che mentre dibattiamo sul futuro, l'Unione non abbia nemmeno più un presente. Noi continuiamo a considerare l'Europa, che abbiamo fondato, come la nostra casa. Ma l'Unione Europea ha bisogno di una profonda ristrutturazione, perché è stata costruita partendo dal tetto, dimenticando le fondamenta.

Noi vogliamo dare a questa casa fondamenta solide, certe e durature. Vogliamo un'Europa più giusta, più equa, più vicina ai cittadini, senza Paesi di serie A e Paesi di serie B. Vogliamo che l'economia reale torni ad avere il primato sulla finanza, vogliamo più diritti sociali, vogliamo investimenti, crescita e basta austerità!

Vogliamo un'Europa protagonista sulla scena mondiale, che non si faccia mettere in ginocchio da grandi potenze come Russia, Cina e Stati Uniti. Vogliamo un'Unione, non solo di nome, ma anche di fatto. Vi chiedo, questo significa essere a favore o contro l'Europa? Molti hanno l'abitudine di guardare la pagliuzza negli occhi degli altri, ma non si accorgono della trave che è nei loro.

Essere europeisti significa umiliare la Grecia e i greci, e poi ammettere - come se niente fosse - che l'austerità è stato un enorme errore? Essere europeisti significa invocare la solidarietà tra Stati e poi lasciare un solo Paese a gestire il peso dell'immigrazione? Essere europeisti significa creare nel proprio Stato paradisi fiscali? E poi, essere europeisti vuol dire contrastare con una stupida guerra ideologica l'introduzione in Italia del reddito di cittadinanza che - guarda un po’ - è una realtà in tutta Europa?

Questi sono falsi europeisti, che sì hanno costruito l'Europa, ma quella delle banche e della finanza, della burocrazia e dell'austerità lontana dai cittadini. Siamo ancora in tempo per cambiare e dovremmo prendere esempio dall'Italia, dove oggi il cambiamento è in atto. In soli sette mesi abbiamo tolto i vitalizi degli ex parlamentari, risarcito i risparmiatori truffati delle banche, imposto il Daspo ai corrotti, tagliato le pensioni d'oro, abbassato la tassazione per le piccole partite IVA e iniziato a pagare 30 miliardi di debiti della pubblica amministrazione nei confronti degli imprenditori.

Finalmente oggi in Italia c'è il reddito di cittadinanza. Abbiamo smantellato la riforma delle pensioni che l'Europa, sì l'Europa, ci aveva imposto il nome dei conti del rigore.

Commissario Katainen, io sono umbra. Lei ha parlato di Norcia, a Norcia serviva soltanto una cosa: scorporare gli investimenti per la ricostruzione dal patto di stabilità e crescita.

Questo abbiamo promesso ai cittadini e questo abbiamo realizzato perché noi quello che diciamo lo facciamo. Il recente Rapporto “Italia 2019”, pubblicato dal prestigioso istituto Eurispes, registra un incremento della fiducia degli italiani nel governo: ben quindici punti in più rispetto all'anno scorso. Non ne siamo stupiti, perché il governo del cambiamento, ascoltando i cittadini dà loro una nuova speranza per il futuro.

Per questo ci accusano di essere populisti.

Presidente Conte, come Lei ha già ricordato, se questo significa ascoltare la gente, allora sì, noi siamo populisti. Troppo spesso invece, in questo palazzo, chiusi in queste gabbie, ci si dimentica di ascoltare il popolo.

Colleghi, quante volte vi abbiamo chiesto un segnale forte per i cittadini, a cominciare per esempio dall'abolizione della doppia sede di questo Parlamento? Questa struttura, dove oggi siamo e che occupiamo quattro giorni al mese costa 200.000.000 EURO ogni anno, e non ha ragione di esistere. E noi siamo amici dei francesi, e non consento a qualcuno di fare illazioni sul nostro sostegno ai violenti o ai “casseurs”, tanto più che qualcuno si è permesso di definire il nostro governo un governo di lebbrosi.

Chiedo la cancellazione dello spreco della doppia sede: questo non è un attacco alla democrazia, la democrazia non è un privilegio! La democrazia non può essere un palazzo! Iniziamo a dare un taglio ai nostri stipendi, alle pensioni, agli stipendi mostruosi dei commissari, che rappresentano veramente uno schiaffo ai cittadini.

Sulle pensioni privilegiate degli europarlamentari c'è una nostra iniziativa già depositata. Presidente Tajani metta attenzione in questa nostra proposta, dia supporto alla nostra proposta! Oggi tutto questo non è stato realizzato, ma lo faremo noi, grazie al voto dei cittadini alle prossime elezioni e con le altre forze del cambiamento. Abbiamo dato una straordinaria squadra di piloti alla guida dell'Italia. Ora ne daremo una altrettanto capace alla guida dell'Unione Europea perché, statene certi, come stiamo cambiando l'Italia cambieremo anche l'Europa.

 
  
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  Mara Bizzotto, a nome del gruppo ENF. – Signor Presidente, benvenuto Presidente Conte, oggi lei porta al Parlamento europeo la straordinaria esperienza del primo vero governo del cambiamento di tutta Europa. Un governo che rivendica con orgoglio la sovranità del nostro paese, un governo che non piega la testa e ha il coraggio di dire no ai boiardi di Bruxelles, di dire no alle imposizioni di Berlino, no alle manie di grandezza del piccolo Napoleone Macron, un governo che difende finalmente gli interessi del popolo italiano.

In questi mesi, il governo Lega e 5 stelle ha dimostrato con i fatti che il cambiamento è possibile. Grazie al nostro leader Matteo Salvini è stata fermata l'immigrazione selvaggia. Col decreto sicurezza si è messo fine al business dell'immigrazione clandestina. Con la famosa quota 100 abbiamo cominciato a smontare la legge Fornero sulle pensioni.

Presidente Conte, molto di buono è già stato fatto, molto altro resta da fare. C'è da dare l'autonomia al Veneto, alla Lombardia, all'Emilia Romagna. C'è da dare una grande riforma fiscale per tagliare le tasse. C'è da dire in modo chiaro che Maduro è un dittatore comunista che va spazzato via e che l'Italia sta al cento per cento col popolo del Venezuela che vuole la libertà.

Presidente Conte, noi della Lega siamo già al lavoro, perché dopo l'Italia vogliamo cambiare da cima a fondo anche l'Europa. E lo faremo col consenso del popolo italiano, che alle elezioni europee farà diventare la Lega di Salvini il primo partito in Italia e il primo partito di tutta Europa.

Basta con l'Europa schiava delle banche e delle multinazionali. Basta con l'Europa dello spread e dell'austerità. Basta con l'Europa di Juncker, della Merkel, di Macron, che vogliono comandare a casa nostra e umiliare il popolo italiano. In Italia comandano i cittadini italiani, non la Merkel o Macron.

Dopo le elezioni europee avremo la forza e i numeri per costruire una nuova Europa, l'Europa dei popoli e della libertà, un'Europa capace di difendere le frontiere, fermare l'immigrazione clandestina, tutelare il made in Italy, tutelare le nostre imprese e i nostri lavoratori.

Presidente Conte, siamo convinti che il nostro governo durerà ancora a lungo, perché tutti noi abbiamo una grande missione da compiere: difendere la nostra terra dai burocrati di Bruxelles e difendere la libertà e la sovranità del popolo italiano. Buon lavoro Presidente Conte!

 
  
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  Presidente. – Per informazione generale, ricordo che la scelta delle sedi del Parlamento europeo non è di competenza di questa Assemblea, è di competenza degli Stati membri che hanno sottoscritto un trattato.

Per quanto mi riguarda, invece, onorevole Agea le rispondo che io ho già rinunciato a 500 000 euro di buonuscita da Commissario europeo e devolvo la mia pensione da Commissario europeo a una comunità di recupero per tossicodipendenti.

 
  
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  Steven Woolfe (NI). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, benvenuto Presidente Conte.

I would like to say to Mr Conte, Prime Minister of Italy, that it gives me great joy to see him here today.

Mr Conte, the determination of your Government to resist the privileged power axis of Merkel and Macron, and indeed to resist the pressures of the European Union elite – on show here today – who have suggested that your Government is racist, fascist, in the cahoots of Putin, even anti-feminist and anti-European – you deserve applause for that. You have inspired democrats across this continent and the world. Your Government has demonstrated that Europe is not an institution called the European Union. It is indeed a continent of ancient nations of ancient peoples: ancient peoples but with modern methods. Sometimes they wear yellow vests, sometimes they vote Brexit, and sometimes – like your Five Star colleagues – they take social media and turn it into political power for the ordinary people. Modern methods for ancient voices. But the fact remains that these voices must still be heard.

The debate today is about the future of Europe. Mr Prime Minister, you and your Government and your colleagues are the future of Europe. Bravo, bravo, bravo.

(Applause)

 
  
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  Presidente. – Do ora la parola al Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica italiana perché risponda alle prime domande che gli sono state rivolte.

 
  
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  Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica italiana. – Grazie Presidente. I temi che sono stati toccati sono vari, spaziano da temi di chiara impronta europea ad altri temi, invece, che riguardano più strettamente la politica nazionale seguita del mio governo.

Scusate se non risponderò uno per uno, ma cercherò di raggruppare i temi che sono stati toccati. Inizio da un tema che è stato attraversato un po' e toccato da quasi tutti gli interventi: il tema dell'immigrazione. Ognuno può avere le sue opinioni, però vorrei ricordare quello che ha fatto il mio governo concretamente, come abbiamo affrontato il tema dell'immigrazione e quella che è la realtà dei fatti, poi ognuno trarrà le conseguenze. Quello che forse non dobbiamo fare è oscurare la realtà dei fatti, di come essi si sono svolti.

Dal primo momento che il mio governo si è insediato ha avuto la piena consapevolezza che il tema dell'immigrazione era un tema divisivo, era un tema che aveva sopraffatto il nostro paese, con centinaia di migliaia di sbarchi in pochi anni. L'Italia non è stata in grado, con le politiche precedenti, di reggere all'impatto dei flussi migratori, data la nostra condizione geografica. Qualcuno forse lo dimentica, ma noi siamo nel cuore del Mediterraneo. Quindi le rotte, soprattutto quelle dell'Africa centrale, ci espongono direttamente all'impatto dei flussi migratori.

Ebbene, consapevoli di quello che era successo, consapevoli che una accoglienza indiscriminata, come si era realizzata in passato, significa non integrazione. Non affrontiamo il problema con ipocrisia: accoglienza indiscriminata significa non integrazione. Non faccio il nome, ma anche alcuni, in particolare un mio collega, un premier europeo, che aveva sul tema dell'immigrazione un atteggiamento, come dire, un po' distaccato, mi ha detto, dopo che ha visitato una città italiana del Nord: "Giuseppe, capisco adesso che avete un grave problema", dopo che ha visto per le strade decine e decine di immigrati.

L'abbiamo affrontato come? L'abbiamo affrontato da subito secondo un approccio strutturale, abbiamo compreso che il caso emergenziale ci lascia tutti sopraffatti, non riusciamo a gestirlo. E allora abbiamo elaborato una strategia, articolata in sei premesse, dieci obiettivi che spaziano dalla politica da perseguire nei rapporti con i paesi di transito dove origina il flusso migratorio, dove originano questi percorsi della speranza, ai paesi di transito, al problema delle frontiere europee – anche marittime, attenzione, che non è la stessa cosa di frontiere terrestri –, allo sbarco, alla redistribuzione, ai rimpatri, e via discorrendo.

Vorrei ricordare che l'Italia, nel corso del primo Consiglio europeo a cui ho partecipato a fine giugno, si è fatta, come dire, parte attiva per quanto riguarda quelle conclusioni raggiunte, dove si è ragionato per la prima volta di principi e sforzi condivisi, dove si è affermato per la prima volta il principio che chi sbarca in Italia non sbarca in un paese extraeuropeo, sbarca in Europa.

Però c'è un punto: che una volta che sono stati affermati quei principi, poi la traduzione pratica ancora oggi non si trova. Abbiamo avuto vari Consigli europei, ma di fatto non riusciamo, stentiamo ad applicare conseguentemente quei principi. E certo non per colpa dell'Italia, evidentemente, non per colpa dell'Italia. L'Italia allora, devo desumere che è vero che ha salvato l'onore dell'Europa in passato, ma forse qualcuno pensava che continuasse anche per il futuro a salvare l'onore dell'Europa. Però così non può essere, non può essere perché qualsiasi Stato che si ritrova nella posizione dell'Italia raggiunge un momento di saturazione. I meccanismi di integrazione non funzionano più, i meccanismi di inclusione non funzionano più, sappiamo che ci sono difficoltà per i rimpatri, perché i rimpatri non sono efficaci, perché in molti paesi, addirittura, non è possibile neppure accertare l'identità dei migranti, l'origine, e in ogni caso è solo possibile su accordi bilaterali, quindi oggettivamente non si riesce neppure a rimpatriarli.

E allora l'Italia ha deciso di applicare una linea di maggior rigore rispetto al passato. Certo, lo diciamo a testa alta, lo diciamo e lo affermiamo con forza, con chiarezza e trasparenza: una linea di maggior rigore perché abbiamo ritenuto, dopo aver elaborato questa strategia articolata, che non dobbiamo banalizzare, nessuno si può permettere di banalizzare, abbiamo ritenuto che questa fosse l'unica strada efficace per contrastare il traffico di essere umani.

C'è un problema, un'ipocrisia in Europa: i migranti diventano un problema quando si accendono i riflettori sul Mediterraneo, complice anche qualche ONG, allora scatta un meccanismo massmediatico, e allora diventa il problema del migrante. Ma noi dobbiamo porci il problema dei migranti là dove lasciano il loro villaggio, là dove da subito cadono preda del traffico di questi esseri senza scrupoli. Sapete quanto costa un percorso della speranza, costellato da torture e da violenze personali? Io ho girato tanto in Africa, so di che cosa sto parlando: costa dai tremila ai cinquemila dollari, e delle volte non bastano. Voi pensate, stiamo parlando di persone poverissime che riescono a procurarsi questi soldi e dopo un attimo vengono depredate, defraudate e violentate. Questo è il problema, il problema non è solo nel Mediterraneo.

Per quanto riguarda la gestione poi nel Mediterraneo, vorrei ricordare che l'Italia, nelle attività di search and rescue, di salvataggio in mare, si è sempre, sempre ispirata alla tutela dei diritti fondamentali, e anche nel caso che è stato menzionato, evocato, della "Diciotti", l'Italia come prima cosa ha preso le persone più vulnerabili, donne e bambini, le ha subito trasportate e le ha portate a terra. Il fatto poi che, come nell'ultimo caso, ci sia una nave che venga dove sia garantita assistenza sanitaria, approvvigionamento di generi alimentari e via discorrendo, sia qualche giorno nel porto, nella rada, italiano, questo non significa che ci siano maltrattamenti. Ma era giusto, e credo che sia giusto, di fronte alle conclusioni che tutti e 28 i paesi hanno raggiunto lo scorso giugno 2018, pretendere che funzioni un meccanismo redistributivo, cosa che non ancora funziona, che non può non essere – su quello sono d'accordo – su base obbligatoria.

Attenzione, veniamo anche al concreto. Il porto sicuro funziona solo se è quello dell'Italia, solo se lo sbarco è in Italia. Questo non può andar bene. Porto sicuro non significa porto più vicino. Questo è il primo punto. Secondo: il meccanismo redistributivo non può funzionare se ci sono solo tre, quattro, cinque, sei paesi, peraltro senza un meccanismo automatico. Devono essere tutti a partecipare a questo meccanismo di solidarietà. Terzo: c'è un terzo problema, non nascondiamolo, anche i paesi che si dichiarano disponibili a partecipare al meccanismo redistributivo, sono disponibili solo a farlo con coloro che hanno diritto alla protezione internazionale. I migranti economici nessuno li vuole, rimangono nel paese dove sbarcano. Questo per quanto riguarda l'immigrazione.

Per quanto riguarda l'economia, avete trattato il tema dell'economia degli investimenti e le infrastrutture. Qualcuno ha detto: ma l'Italia non vuole fare le riforme necessarie. Vi prego, informatevi. Durante il procedimento di mediazione con il Presidente Juncker, con il Vicepresidente Dombrovskis e il Vicepresidente Moscovici, io, dal primo momento che li ho incontrati, non ho chiesto una cortesia, di evitare la procedura di infrazione. Ho portato un libro corposo, che ho fatto tradurre in inglese, dove ci sono tutte le riforme che abbiamo già realizzato e quelle in corso di realizzazione. Dire che l'Italia non è disponibile a operare le riforme significa semplicemente ignorare quel che sta succedendo in Italia. Abbiamo varato, stiamo realizzando, il più corposo piano di riforme strutturali che sia stato mai pensato.

(Commenti e domande di alcuni deputati. Il Presidente interviene interrompendo l'oratore)

 
  
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  Presidente. – Durante il dibattito successivo avrete la possibilità di fare le vostre domande. Onorevole Danti, se vuole parlare dopo può parlare, se deve interrompere adesso non vale la pena. Più perdete tempo con interruzioni, meno parlamentari parlano. Date la possibilità di rispondere e poi farete le vostre domande.

 
  
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  Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica italiana. – Abbiamo approvato una legge sull'anticorruzione che introduce i più elevati standard anticorruzione non solo europei ma internazionali. Abbiamo introdotto una riforma radicale in materia di bancarotta. Oggi in Italia non si parla più di bancarotta o di fallimento: si parla di codice della crisi di imprese e di insolvenza. È un corposo libro, un corpus di articoli. Abbiamo introdotto una legge di delega e adesso stiamo per introdurre decreti legislativi delegati per riformare e semplificare tutti i procedimenti amministrativi e snellire tutte le procedure. È quello di cui ha bisogno il mio paese, cosa che non è stata mai fatta negli ultimi anni. Abbiamo una legge di delega intesa a introdurre una riforma radicale per quanto riguarda gli appalti (public procurement); abbiamo una legge di delega intesa a riformare il codice civile, il codice del processo civile e il codice del processo penale.

Questo è quello che stiamo facendo. E quando ci dite che siamo contro gli investimenti, forse perché seguite il pubblico dibattito e sentite parlare di TAV, di chi è favorevole e chi no. Ma scusate, non è che la TAV significa il piano di investimenti infrastrutturale in Italia. Noi abbiamo un corposo piano di investimenti infrastrutturali, ai quali abbiamo aggiunto ben 13 miliardi da parte delle aziende di Stato, che sono state convocate a Palazzo Chigi. Abbiamo un piano nazionale: stiamo presentando in questi giorni un piano nazionale per la messa in sicurezza del territorio, un piano nazionale contro i rischi del dissesto idrogeologico, per il riammodernamento delle nostre infrastrutture viarie. E su questo vorrei ricordare che abbiamo chiesto flessibilità, proprio alla Commissione, e l'abbiamo ottenuta nella fase finale per oltre 3 miliardi – 3 miliardi e 200 milioni – in aggiunta al piano di investimenti già programmato.

E allora, possiamo avere diversità di opinioni, – la democrazia è bella perché quando c'è un dibattito pubblico ciascuno può avere opinioni – però ignorare tutto questo significa fare un torto ai cittadini europei, non solo a quelli italiani. Per quanto riguarda la TAV, è vero, è un progetto che era stato riconosciuto anche di interesse europeo ed era già varato: ma questo Governo ha ritenuto che è corretto nei confronti dei propri cittadini – tanto più se lei valutazioni che giustificano quell'opera risalgono a oltre 25 anni fa – riaggiornare le valutazioni, visto che comunque l'opera non è stata ancora realizzata, è nella fase iniziale. E allora, prima di impegnare così tante risorse, prima di realizzare un'infrastruttura che ha un impatto così notevole sull'ambiente, abbiamo deciso di procedere a un'analisi costi-benefici. Abbiamo detto che lo faremo in trasparenza, condivideremo i risultati pubblicamente e ci assumeremo la responsabilità della conseguente decisione.

Per quanto riguarda gli altri progetti, sono tutti in corso di realizzazione. Il TAP, il terzo valico, l'autostrada del Brennero e via discorrendo. E tra l'altro, proprio per accelerare l'investimenti, abbiamo un piano, che renderemo pubblico in questi giorni, per tutti i cantieri in corso.

Una battuta finale – scusi Presidente se sto abusando del tempo – ma una battuta finale sulle scelte di politica estera. Ci viene detto: isolamento politico. L'Italia è in isolamento politico, l'Italia sul Venezuela ha ostacolato ed è rimasta isolata. Attenzione: innanzitutto l'Italia non è isolata. L'Italia ha contribuito, vorrei ricordarlo – e questo è un fatto – al comunicato dell'Alto rappresentante, e quindi dell'intera Unione europea, del 26 gennaio. È stato riconosciuto, anche pubblicamente, che il mio intervento è stato determinante per quel comunicato. Attenzione: molti vogliono anticipare la storia. Occorrerebbe prudenza. Noi non sappiamo quale sarà l'evoluzione della crisi venezuelana. L'Italia ha le idee chiare e non è da sola, è con molti altri paesi. Abbiamo le idee chiare sul fatto che, vorrei ricordarlo, per noi le elezioni presidenziali dello scorso 2018 non sono elezioni democratiche. Non le abbiamo riconosciute. Chiaro? Abbiamo inoltre le idee ben chiare sul fatto che occorrono nuove elezioni presidenziali e occorre che siano assicurate le condizioni perché si svolgano in modo trasparente e che siano credibili secondo gli standard internazionali. Le vogliamo al più presto. Abbiamo consapevolezza che c'è una popolazione che sta soffrendo e quindi stiamo premendo per l'emergenza e abbiamo già stanziato risorse per gli aiuti umanitari nel rispetto del diritto internazionale. Abbiamo consapevolezza che nessun regime può essere giustificato se adotta violenza e reprime il dissenso e le manifestazioni pacifiche con la violenza.

Detto questo, non riteniamo di poter incoronare nessuno che non passi da elezioni libere e democratiche. Lavoreremo per questo.

(Applausi)

Siamo parte attiva del gruppo di contatto; siamo disponibili anche a una forma di mediazione e ammoniamo tutti dalla responsabilità storica di incoronare qualcuno a discapito dell'altro, quando sappiamo bene che le maggiori crisi internazionali, dal punto di vista storico, si sono verificate perché si è avuta la fretta di incoronare un attore protagonista rispetto all'altro nella contesa.

Attenzione: perché così si polarizza e si radicalizza lo scontro. È chiaro che precipitarsi a incoronare un attore significa consentire agli altri attori globali di venire in soccorso dell'altro e sappiamo che così si sono create le peggiori crisi che ancora si trascinano nella storia.

(Applausi)

 
  
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  Presidente. – Iniziamo il dibattito con il "catch the eye". Dobbiamo concludere al massimo alle 19.45. Ci sono più di cinquanta parlamentari che hanno chiesto di parlare: più parlate, meno parlano gli altri.

 
  
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  Lara Comi (PPE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, signor Primo Ministro, benvenuto al Parlamento europeo. lei ha parlato di democrazia. Vede, lei si trova quindi una istituzione che, forse, è la più democratica, perché noi siamo eletti direttamente dai cittadini e ogni giorno rispondiamo ai cittadini, al contrario di lei che è stato nominato. Io sono orgogliosa di essere italiana. Io sto con l'Italia, ma con l'Italia in Europa.

Secondo lei è stata una passeggiata approvare in questa sede il made in Italy? Secondo lei è stata una passeggiata approvare la riforma di Dublino, in questa sede, o il copyright? E non abbiamo scaricato la colpa nessuno, ci siamo rimboccati le maniche, abbiamo lavorato, abbiamo fatto alleanze, quelle alleanze che mancano all'Italia, quelle alleanze che mancano nel Consiglio europeo. Perché, vede, lei parla di Europa, parla di unità, e poi viene qui a dire che non si fa la TAV. Forse anche parte del suo governo non è della stessa opinione, o sbaglio?

Lei parla di una riforma di Dublino, però lei stesso ha approvato le quote facoltative, quello che invece noi abbiamo detto che è assolutamente sbagliato. E allora poi si va a chiedere solidarietà, quando si hanno le quote facoltative? Questo è un suo errore, e lo deve riconoscere per onestà intellettuale. E un altro aspetto, mi permetta: il suo video con la Cancelliera Merkel è una vergogna, perché io amo l'Italia e non vorrei mai che un Primo Ministro parli male del governo italiano a un collega.

 
  
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  Sylvie Guillaume (S&D). – Monsieur le Président, Monsieur le Président du Conseil, quand je ne siège pas à Strasbourg ou à Bruxelles, je vis à Lyon. C’est une ville qui a un lien ancien avec l’Italie: passer du Piémont à Lyon, et l’inverse, c’est ce qu’ont fait les fondateurs de la soierie lyonnaise au XVIe siècle et des générations d’Italiens après eux.

Je veux vous parler du Lyon-Turin, dont il est incroyable ici d’entendre qu’il est encore un projet. En réalité le Lyon-Turin ne fait pas que relier deux villes, de même que le tunnel sous la Manche ne relie pas Douvres à Calais, mais le Royaume-Uni tout entier au reste de l’Union.

Le Lyon-Turin constitue le maillon central du corridor méditerranéen depuis Algésiras jusqu’à Budapest. Mais je vous parle de lien entre les peuples, alors que le rapport Ponti parle, lui, principalement d’argent. Ce rapport refait les calculs faits par les experts précédents et réussit à trouver que le Lyon-Turin coûterait à l’État italien. C’est vrai que certaines recettes seront en baisse, comme les taxes sur le carburant et sur le produit des péages autoroutiers. Eh oui, il y aura moins de circulation routière, moins de camions, mais surtout moins de pollution.

Ma question, Monsieur le Premier ministre est la suivante: ne pensez-vous pas que le lien ancien et fraternel qui lie nos deux pays mérite mieux que ce rapport Ponti, où l’on ne trouve ni rigueur méthodologique, ni souci environnemental?

 
  
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  Bernd Lucke (ECR). – Herr Präsident! Herr Ministerpräsident, vielen Dank für Ihre Ausführungen. Sie haben sehr viel über die Solidarität gesprochen, die Italien jetzt von der Europäischen Union einfordert. Das ist Ihr Beitrag zur Zukunft der EU, dass Sie Solidarität einfordern, und wir wissen, wem die Solidarität gelten soll.

Aber wenn wir über Solidarität sprechen, dann müssen wir natürlich auch darüber sprechen, warum es denn überhaupt zu einer Situation gekommen ist, wo Italien diese Solidarität einfordern muss. Und da möchte ich noch einmal darauf hinweisen, dass wir seit 20 Jahren eine gemeinsame Währung haben: den Euro. Und seit 15 Jahren hat Italien kein Wachstum. Haben Sie mal darüber nachgedacht, ob da vielleicht ein Zusammenhang bestehen könnte?

Könnte es sein, dass Italien selbst einmal darüber nachdenken muss, ob diese gemeinsame Währung eigentlich für das Land geeignet ist, darüber nachdenken müsste, woher es kommt, dass die italienische Zentralbank ein Target-Defizit von 400 Milliarden Euro vor sich herschleppt, woran es liegt, dass Italien seine Schulden um ein Drittel erhöht hat, seit der Euro eingeführt worden ist, woran es liegt, dass Italien ständig gegen die Regeln in Bezug auf sein Defizit verstößt, gegen den Fiskalpakt verstößt?

Herr Conte, wenn Sie Solidarität einfordern, dann muss sich auch Italien mal an die Regeln halten. Im Asylsystem halten Sie sich ja ebenfalls nicht daran. Erst haben Sie die ganzen Flüchtlinge nicht registriert, die gekommen sind. Jetzt schließen Sie plötzlich alle Häfen und fallen damit ins andere Extrem hinein.

Wenn Italien ein Mitglied der Europäischen Union sein will, dann muss sich Italien an die europäischen Regeln halten, sonst kann es keine Solidarität geben.

 
  
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  Ana Miranda (Verts/ALE). – Señor presidente. Señor presidente Conte, ¿por qué su Gobierno impidió que un barco de salvamento como el Open Arms haya podido atracar en el puerto italiano el 29 de junio de 2018?

Señor presidente, yo estaba en ese barco, junto a Eleonora Forenza, junto a Javier López y junto a Miguel Urbán. Cuatro eurodiputados de este Parlamento. Y no se nos dio una respuesta oficial, alegando su ministro de Transportes que el impedimento de poder atracar en un puerto italiano se debía a un motivo de orden público.

¿Por qué están bloqueando los puertos italianos desde entonces? ¿Por qué ustedes hablan de la Europa solidaria mientras no están cumpliendo ningún tipo de reglas, de las reglas de solidaridad europea?

Pero lo que más nos choca es que la parte del Gobierno que podría tener ideas más democráticas se alíe con la extrema derecha, con los amigos del fascismo, con los amigos de Vox, que es justamente lo contrario de la Europa solidaria.

 
  
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  Mario Borghezio (ENF). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, (fuori microfono) … al nuovo Presidente del Consiglio che, en passant, ha ridato dignità a un paese, a un popolo che non era abituato a vedere i suoi rappresentanti con la schiena dritta venire in Europa e ragionare come lei è riuscito a ragionare nella fase delicata, e le dobbiamo dare atto del grande successo correndo il rischio di una messa in stato d'infrazione di un paese, e dimostrando invece, con la forza della verità e dei fatti, che il nostro è un grande paese laborioso, i cui fondamentali finanziari ed economici fanno invidia agli altri paesi, che spesso hanno usato l'arma del ricatto e della sopraffazione politica, avendo a che fare con una classe politica, anche europea, piuttosto assoggettata.

La ringrazio per aver dato forza all'altra componente del suo governo, che aveva come obiettivo – e l'ha raggiunto – quello di dimostrare a questa Europa un po' incauta che tutti questi sermoni sull'impossibilità di fermare il traffico di carne umana nel Mediterraneo erano falsi e forse servivano a interessi piuttosto oscuri. Questo traffico è stato bloccato! La ringrazio inoltre per lo sforzo, cui lei ha accennato, di apertura nei confronti dei paesi africani, con i quali bisogna parlare con pari dignità.

Io la prego soltanto di aggiungere in questo sforzo l'apertura e il coinvolgimento del sistema delle piccole e medie imprese del nostro paese ed europee, solo innestando il seme buono della piccola e media impresa e non, come si faceva in passato, coi partiti che intrallazzavano in Africa e rubavano in Africa. Questo si deve fare, questo farà un governo serio, un governo del popolo!

 
  
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  Udo Voigt (NI). – Herr Präsident! Willkommen, Herr Ministerpräsident! Sie haben es geschafft, dass Sie die Möglichkeit über das Mittelmeer – diese Masseninvasion – gestoppt haben. Dafür sage ich Ihnen meinen Dank. Es ist auch kein Geheimnis, dass die Asyl-Lobby durch Sie nicht mehr so viel verdienen kann, wie das vorher der Fall gewesen ist. Sie müssen sich heute hier vorkommen wie in einem Tribunal. Aber dies hier ist kein Tribunal. Das ist das Zittern der alten Eliten, die genau wissen, dass sie in drei Monaten nicht mehr die Mehrheit in diesem Hause haben.

Herr Ministerpräsident, wir haben in Deutschland, wir haben in Europa erfahren müssen, dass Migranten auch tausendfach töten können. Stoppen Sie das Morden! Geben Sie den Millionen Europäern, die heute nach Polen, nach Italien, nach Ungarn schauen, wieder eine Hoffnung auf eine neue Zukunft!

 
  
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  Teresa Jiménez-Becerril Barrio (PPE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, condivido, signor Presidente del Consiglio, il fatto di dover fermare il traffico di esseri umani in Africa, ma purtroppo non condivido la posizione di neutralità dell'Italia sul Venezuela, che ha bloccato il riconoscimento di Guaidó da parte dell'Unione europea. Io porto l'Italia nel mio cuore: le mie figlie sono italiane, ho vissuto per oltre vent'anni in Italia e sono veramente delusa dal governo italiano, che non vuole vedere l'urgenza di fermare il tiranno Maduro, che sta soffocando il popolo venezuelano.

Lei ha appena detto che non c'è fretta. Vada a dirlo, signor Conte, a Leopoldo López, a tutti i torturati, a quelli che sono morti, a tutti gli emigranti venezuelani che sono in coda per entrare in Colombia, alla gente che muore di fame. Come diceva Edmond Burke: l'unica cosa necessaria perché trionfi il male è che i buoni non facciano niente.

 
  
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  Renaud Muselier (PPE). – Monsieur le Président, je m’adresse à vous en tant qu’ancien secrétaire d’état aux affaires étrangères de la France, député européen et président de la région Provence Alpes Côte d’Azur.

Ma région partage des centaines de millions d’euros européens dans la coopération avec mes voisins italiens. En réalité, nous partageons tout: nos frontières, le littoral, les montagnes, notre histoire, la Méditerranée et même l’accent. J’ai de l’amour pour votre pays, j’aime les Italiens.

Mais aujourd’hui, le rappel légitime de notre ambassadeur est la conséquence directe de votre ingérence. Pour la première fois depuis la guerre, vous venez de tendre les relations entre nos deux pays; il s’agit d’une faute diplomatique majeure, qui montre que votre discours, soi-disant pro-européen, est faux. Par ailleurs, vouloir faire de la politique en France est parfaitement inadapté à vos convictions, vous qui ne cessez de prôner la souveraineté italienne.

Alors, de quoi vous mêlez-vous chez nous? Je n’ai qu’une question: qui a payé ce déplacement en France? Si c’est le contribuable italien, vous venez d’éliminer vos candidats français, car c’est un délit en France de se servir d’une personne morale lors d’une campagne électorale. Et l’Italie est une personne morale. Vos alliés peuvent vous remercier: avec un ami comme vous, plus besoin d’ennemis.

En fait, votre comportement est inélégant, immoral, indécent, inefficace, irresponsable et illégal. Je ne félicite pas l’héritier de la Renaissance que vous devriez incarner.

 
  
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  Patrizia Toia (S&D). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente del Consiglio, lei avrà colto dalle parole e dagli atteggiamenti di quest'Aula quanta stima e quanta aspettativa ci sia per l'Italia e quanta delusione e preoccupazione invece vi è per quest'Italia che, oggettivamente, si è fatta più debole, si è isolata, è in conflitto con i paesi fondatori con cui dovrebbe ricostruire il futuro e si allea a paesi che sono contro quell'unità e quella solidarietà che lei ha richiamato. Spero che lei questo lo abbia colto con intelligenza, e glielo dico con preoccupazione non con gioia, perché voglio che il mio paese sia protagonista in questa Europa e non antagonista.

Le dico un'altra cosa, signor Presidente: come possiamo credere alle sue parole, che oscillano tra grandi sogni e citazioni? Per favore, Aldo Moro leggiamolo integralmente: non avrebbe fatto nel Mediterraneo quello che abbiamo fatto noi. Ma non è questo il vero problema. Lei poi invece cade in un ribellismo, in una rivendicazione. Ma dov'è la coerenza che lei invocava? I fatti dove sono?

Allora, lei cita alcune cose, non le dirò che le abbiamo fatte noi, perché non nasce oggi l'Italia in Europa, ma le dico come ci siamo comportati qui. Lei mi dirà se questa è credibilità, signor Presidente, se è coerenza. Ha citato i fondi per l'Africa, ma la sua maggioranza ha votato contro! Ha citato i miliardi del piano Juncker, ma i partiti che la sorreggono – e grandi partiti – hanno votato contro! Ha citato l'esigenza della cooperazione rafforzata, ma perché l'Italia non partecipa all'iniziativa dei nove? Ha parlato delle conseguenze negative della Brexit, ma lo sa che il maggior partito – per ora – italiano che la sorregge sta nel gruppo di Farage? Ecco, io la prego, faccia tornare l'Italia, per il suo stesso bene, protagonista in Europa.

 
  
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  Paulo Rangel (PPE). – Senhor Presidente, Senhor Primeiro-Ministro, é, naturalmente, com imenso gosto que aqui o ouvimos e com um enorme respeito pela vontade do povo italiano. Há, no entanto, um ponto que gostava de sublinhar: citou aqui a dada altura Aldo Moro e é pena que o Governo italiano atual não honre a memória de Aldo Moro, com o seu europeísmo e a sua dedicação à causa europeia. Não basta citá-lo a propósito do Mediterrâneo, é preciso citá-lo a propósito da Europa.

Permita-me que lhe diga, como português, que estranho muito a posição do Governo italiano na questão venezuelana. Não apenas porque ela põe em causa a questão da política externa europeia, mas porque, tal como há uma grande comunidade portuguesa em Caracas e na Venezuela, também há uma grande comunidade italiana.

Será que o Governo italiano não pensa nos italianos que estão a sofrer o regime de Maduro e que estão a sofrer a miséria que ele lhes impôs? Esta é a questão a que o Governo italiano já devia ter respondido. Não basta responder agora. Devia ter respondido na primeira hora.

 
  
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  Massimiliano Salini (PPE). – Signor Presidente, signor Presidente Conte, buonasera, grazie di essere qui. Sarò pratico. Vorrei avere il tempo per descrivere la fatica che si fa qua nelle Istituzioni europee per ottenere risorse da destinare ai migliori progetti che vengono realizzati e proposti dai tanti paesi europei, tra cui il mio. Vorrei dedicare del tempo per raccontare come soprattutto abbiamo tentato negli anni di costruire progetti seri che mettano insieme le esigenze di collegamento del nostro paese, le domande dei nostri imprenditori. Vorrei raccontarle tutto questo, e vorrei raccontarle anche lo stato d'animo di chi fa questo lavoro e poi vede il proprio ministro delle Infrastrutture più attento alle scie chimiche che a questo lavoro.

Ecco, allora, di fronte alla ripetuta richiesta da parte del suo governo di portare pazienza perché nel tempo si vedranno le grandi capacità di questo governo, io le propongo una provocazione. Molti parlamentari che la sostengono spesso hanno provocato l'ambiente politico con ipotesi economiche particolari, soprattutto sugli stipendi. Bene, provate a fare così: se dovremo restituire le risorse meritate da questo paese, fate un mutuo – a tasso fisso perché variabile aumenta con lo spread – e le restituite di tasca vostra le risorse che con tanta fatica abbiamo portato a casa per il nostro paese.

 
  
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  Barbara Spinelli (GUE/NGL). – Ho una domanda, caro Presidente Conte. Siccome non vedo l'Unione in grado di divenire una comunità solidale e non discriminatoria sulla migrazione o sulle regole di bilancio, siccome non credo che il reddito di cittadinanza, pure indispensabile in Italia, superi i difetti del sussidio "Hartz IV" riconosciuti ormai in Germania, siccome vedo che la destra estrema sta prendendo il sopravvento sul Movimento 5 Stelle, imponendo la propria agenda su punti cruciali, vorrei chiederle questo, e la domanda è seria, perché temo il momento in cui la Lega abbraccerà forze di destra che vogliono la caduta del governo, porti sempre più chiusi e regime change in Venezuela, le chiedo: su quali previsioni, su quale studio della realtà ritiene, come ha detto in un'intervista, che quest'anno e i successivi anni saranno bellissimi? Grazie per una risposta.

 
  
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  Daniele Viotti (S&D). – Grazie Presidente. Io glielo consegnerò poi, Presidente Conte, perché è lungo e noioso questo elenco che le riassumo in qualche numero. Allora: Moavero 8 su 19, Toninelli 3 su 4, Tria 2 su 6, Salvini – figuriamoci – 4 su 4. Sa cosa sono? Le assenze dei ministri italiani dalle riunioni del Consiglio dei ministri. Queste sono le assenze dei ministri italiani dalle riunioni del Consiglio dei ministri, quando si parla di lavoro, quando si parla di giovani, quando si parla di industria, di trasporti, di immigrazione persino! Non siete mai presenti alle riunioni, chiedete scusa ai cittadini italiani! Chiedete scusa ai cittadini italiani e ai cittadini europei! L'Europa ha bisogno dell'Italia, l'Italia ha bisogno di un governo che sia presente in Europa! Ecco quello di cui ha bisogno! Questa la giustificazione che doveva dare oggi, Presidente Conte, invece voi non siete mai presenti!

Chiudo con una citazione, Presidente, ne ha fatta una lei e ne faccio uno anch'io. E la citazione arriva dalla canzone vincitrice del festival di Sanremo, di Mahmood: "è difficile stare al mondo quando si è senza orgoglio". A differenza di quel che voi andate in giro a dire, l'Italia senza è più orgoglio: guardi quest'Aula vuota, Presidente!

 
  
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  Presidente. – Vi prego di usare un linguaggio confacente a quest'Aula, per favore. Altrimenti sarò costretto ad adottare sanzioni nei confronti dei parlamentari che usano un linguaggio che non è consono al Parlamento. Chiaro? Che non accada mai più!

 
  
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  Ivan Jakovčić (ALDE). – Signor Presidente, benvenuto Presidente del Consiglio dei Ministri. Spero che riesca a sentirmi. Grazie di essere venuto qui, è stata una sorpresa per me ascoltarla, e devo dire una sorpresa positiva. Ma, come dicono da noi in Istria, "ciacole no fa fritole", per cui io aspetto anche i fatti.

Vorrei dire, come relatore della macrostrategia adriatico-ionica, che abbiamo bisogno di una buona cooperazione sull'Adriatico. Mi interessa come vedete voi le relazioni con la Slovenia e con la Croazia e come vedete il futuro della cooperazione sull'Adriatico. È importante per me anche come vedete l'allargamento dell'Unione europea. Mi interessa anche se il vostro governo vuole tagliare i fondi per la minoranza italiana in Istria, per il bilinguismo in Istria, che ho fatto io con i miei colleghi. Mi interessa cosa volete fare con il bilinguismo in Slovenia e in Croazia, perché abbiamo bisogno anche dei finanziamenti dell'Unione italiana in Slovenia e in Croazia. E mi interessa, infine, se potete immaginare un recupero di un borgo che potrebbe essere dedicato agli esuli e anche ai popoli europei. Mi interessa sapere se vuole partecipare a questo simbolo.

 
  
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  Herbert Dorfmann (PPE). – Signor Presidente, signor Presidente Conte, lei ha giustamente elogiato l'importanza della libera circolazione, che condivido, provenendo dalla minoranza linguistica più grande che vive in Italia, vicino al confine. Però il suo governo ha fatto una legge, il cosiddetto "decreto sicurezza" – tanto discusso per altre cose come l'immigrazione, ma non voglio parlare di questo – in base al quale, se uno studente o una persona che vuole lavorare all'estero va all'estero, si compera una macchina e vuole tornare in Italia, questa macchina gli viene sequestrata al confine e deve pagare 700 euro di multa. Lei ritiene giusto che una misura del genere sia compatibile con la grande idea della libera circolazione?

 
  
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  Marc Tarabella (S&D). – Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, sono molto lieto di ascoltarla in Aula oggi perché il suo collega Vicepresidente del governo Salvini, che era qui in Parlamento, era davvero poco presente nelle riunioni dove si decideva per l'interesse dei cittadini, perché era lontano dalle telecamere. Ho l'impressione che lui continui ad agire in quel modo all'interno del suo governo: lavorare poco e apparire e chiacchierare in TV molto spesso, designando i colpevoli della pessima situazione dell'Italia, vale a dire profughi, africani, gay, francesi, l'Europa stessa. Una volta i cosiddetti colpevoli erano gli ebrei, i comunisti, gli zingari. È un modo di fare politica che ricorda chiaramente il fascismo, che ha rovinato l'Italia, che ha costretto migliaia di cittadini italiani del dopoguerra ad emigrare per darsi un futuro. La prego di non dimenticarlo, per favore.

 
  
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  Νότης Μαριάς (ECR). – Κύριε Πρόεδρε, κύριε Conte, είμαι σύμφωνος με αυτά που λέτε για την πορεία της Ευρώπης, αλλά η Ευρώπη πρέπει να δείξει αλληλεγγύη και η αλληλεγγύη πρέπει να εκφραστεί και στον τομέα της άμυνας και της εξωτερικής πολιτικής, καθώς και στον τομέα της ασφάλειας. Γνωρίζετε ότι η Τουρκία συνεχίζει να απειλεί την Ελλάδα, συνεχίζει να απειλεί την Κύπρο, παραβιάζει συνεχώς τον εναέριο χώρο της Ελλάδας, παραβιάζει τα χωρικά ύδατα της Ελλάδας και παραβιάζει την ΑΟΖ της Κύπρου. Θέλω μία δήλωση δική σας που να στηρίζει την Ελλάδα έναντι των απειλών της Τουρκίας, μία δήλωση δική σας που να στηρίζει την Κύπρο ώστε να μπορέσει να εκμεταλλευτεί τους φυσικούς πόρους, τη στιγμή μάλιστα που η ιταλική εταιρεία Εni θέλει επίσης να συνεργαστεί με την Κύπρο για την αξιοποίηση των φυσικών πόρων και απειλείται από την Τουρκία και η Ιταλία και η Εni και η Κύπρος. Θέλουμε μία δήλωση δική σας εδώ, στο Ευρωπαϊκό Κοινοβούλιο, στήριξης της Ελλάδας και της Κύπρου και καταδίκης των απειλών του Erdoğan και της Τουρκίας, κύριε πρωθυπουργέ. Το περιμένει ο ελληνικός λαός. Το περιμένουν, επίσης, οι φίλοι μας στην Κύπρο. Θέλουμε δήλωση συμπαράστασης.

 
  
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  Salvatore Cicu (PPE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che sia importante ricordarci che il nostro paese vive una fase di recessione e, purtroppo, non ho sentito, Presidente, parlare di politica industriale o di politica commerciale, né l'ho sentita parlare delle nostre imprese. Gli accordi commerciali che in Europa si stanno realizzando significano made-in, significano import-export, significano crescita di un paese.

Io credo che oggi l'Italia abbia bisogno, non so se lei condivida, che la tassazione si riduca, che le nostre imprese possano ridurre il costo del lavoro, che possano beneficiare di sgravi fiscali e che si abbandonino politiche di sussidi, che non servono a nulla se non a intuire, in qualche modo, come combattere la povertà e la disuguaglianza.

Credo quindi che sia importante, Presidente, che lei sottolinea questo aspetto e ci dia una risposta.

 
  
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  Mercedes Bresso (S&D). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente del Consiglio, come già alcuni colleghi, e non solo italiani, hanno ricordato, noi qui lavoriamo a progetti che abbiano l'ambizione di fare il bene dell'Italia, ma anche dell'Europa, e la linea di trasporto ad alta capacità del Mediterraneo, che non si chiama Torino-Lione, perché non è la Torino-Lione, è la linea finalizzata al riequilibrio verso sud di tutto il sistema dei traffici dei sistemi di trasporto, che è intesa a consentire a tutti i porti del Mediterraneo di svilupparsi.

Il suo Governo, ce l'ha ancora detto, ha predisposto una burletta di analisi costi-benefici, che non tiene conto della scala temporale di un investimento che durerà centocinquant'anni: la linea attuale, assolutamente inadeguata, ne ha centoquarantanove, fra un anno festeggeremo i centocinquant'anni. Signor Presidente, io credo che, se lei imparerà a ragionare da europeo e non solo a tenere conto delle piccole beghe italiane, forse ci potrà dire qualcosa di più le prossime volte.

 
  
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  Anna Maria Corazza Bildt (PPE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, come parlamentare eletta in Svezia, sono fiera di essere italiana. Ma mi riconosco sempre meno nel mio grande paese: l'Italia che lavora, che ha un cuore immenso, che non sta a guardare quando i bambini vengono lasciati in mare, che crede nei valori umani e che sa che l'Europa è il nostro futuro comune. In meno di un anno l'Italia ha perso terreno, immagine e credibilità su tutti i fronti. Preoccupa la gestione scellerata dell'economia, che ha portato l'Italia alla recessione. I giovani, signor Presidente, chiedono lavoro, non elemosina; dignità, non propaganda: che risposte concrete intende dare – magari mi può anche ascoltare – ai disoccupati e alla piaga del debito che impoverisce famiglie ed imprese?

Ma preoccupa ancora di più la deriva sovranista del suo Governo, che indebolisce l'Italia nel mondo. L'Europa è la soluzione, non il problema. Gli italiani vogliono un paese capace di costruire ponti, non di scavare fossi. Va bene riformare l'Europa, ma non si può fare da soli. L'Italia va aiutata di più sulla migrazione, ha ragione, ma la solidarietà si ottiene con il dialogo, non con gli insulti. Basta queste liti assurde con i nostri vicini, basta alle pessime compagnie come Putin. Non è isolandosi che si va avanti, ma costruendo alleanze. Presidente Conte: cambia rotta! De Gasperi e Spinelli la stanno a guardare.

 
  
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  Igor Šoltes (Verts/ALE). – Gospod predsednik, torej gospod premier, govorite o sožitju v Evropi, o solidarni Evropi, o Evropi brez delitev, ob tem pa vaš notranji minister in tudi naš predsednik Parlamenta dajeta izjave, ki obujajo bojazen, ki obujajo spomin na sovraštvo in grozote.

Govorim o dogodkih pred nekaj dnevi v Bazovici. Kot da bi bile vse žrtve zaman. Na ta način, tudi, gospod predsednik Parlamenta, rušite sožitje, teptate vrednote Evropske unije in zanikate, pravzaprav, zgodovino.

To pomeni tudi žalitev za vse žrtve, ki so bile potrebne, da lahko ljudje ob slovensko-italijanski meji danes živijo v miru. Tako ravnanje in te besede je treba ostro obsoditi in tudi po tem, kar dobivamo iz domovine, mislim, da je moja dolžnost, da vas tudi pozovem k odstopu.

 
  
 

(intervento fuori microfono di Alessandra Mussolini)

 
  
 

(Fine della procedura "catch the eye")

 
  
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  Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio dei Ministri italiano. – Grazie Presidente, alcuni interventi hanno sollevato questioni politiche. Il dibattito politico è il sale della democrazia e ben venga, anche se è vivace, anche se il confronto può essere aspro. Altri interventi non andrebbero commentati perché hanno pensato evidentemente di offendere non solo il sottoscritto, ma l'intero popolo che io rappresento.

(Applausi)

C'è stato chi ha avuto l'ardire – lo dico con molta serenità, Presidente Tajani – c'è stato addirittura un capogruppo, quindi che ha anche la responsabilità di rappresentare un gruppo, che ha dato del burattino a chi rappresenta il popolo italiano. Io burattino non lo sono, non mi sento. Interpreto e sono orgoglioso di rappresentare un intero popolo. Sono orgoglioso di interpretare la voglia di cambiamento del popolo italiano e sono orgoglioso di sintetizzare una linea politica di un governo che non è burattino perché non risponde a logiche, a lobby, non risponde a comitati di affari. Forse burattini sono quelli che rispondono a lobby, gruppi di potere e comitati di affari.

(Applausi)

Mi è stato detto – e credo che anche qui esuliamo dal dibattito franco, aspro, politico – che mi dovrei vergognare per un frammento di conversazione origliato illegittimamente tra me e la Cancelliera Merkel. Vorrei ricordare a chi ha osato vergognarsi pubblicamente per mio conto che forse c'è stato in passato un esponente di un partito che ha ben altri record rispetto alla Cancelliera Merkel in termini di apprezzamenti. Forse allora non ci si è vergognati.

(Applausi e risate)

Vorrei ancora ricordare – e siamo al terzo aspetto che a mio avviso esula da un franco dibattito, ancorché aspro – che è stato detto che i miei ministri non partecipano ai Consigli ministeriali europei, cioè che il mio governo non è rappresentato nei tavoli ministeriali europei. Non devo io insegnare la grammatica delle Istituzioni europee, ma vorrei ricordare che il governo è rappresentato anche da un sottosegretario, da un delegato, e abbiamo sempre presidiato tutti tavoli europei. È chiaro? Abbiamo sempre presidiato tutti tavoli europei!

Vorrei ricordare, allora, per essere ancora più franco e diretto, che lei è esponente di un partito che in passato non ha presidiato adeguatamente per quanto riguarda la vicenda EMA, e ne stiamo ancora pagando le conseguenze.

(Applausi ed esclamazioni)

Per quanto, invece, Presidente...

(Il Presidente interrompe l'oratore per rivolgersi all'Aula)

 
  
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  Presidente. – Vi prego tutti quanti di non usare linguaggi sconvenienti. Si può dire tutto ciò che si vuole, si può sostenere qualsiasi tesi politica, ma l'importante è non offendere gli altri rappresentanti, tutti legittimamente eletti dal popolo, e di non offendere neanche il Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica italiana che è stato invitato da noi qui, non si è imposto. Quindi chiedo a tutti di avere un linguaggio più corretto, soprattutto ai miei compatrioti italiani.

 
  
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  Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica italiana. – Grazie Presidente, vengo invece alle questioni politiche che sono state poste, alcune molto interessanti. Rispondo a un quesito specifico: mi è stato chiesto sostegno per Cipro e Grecia. Vorrei ricordare che il 29 gennaio sono stato a Nicosia, dove con altri sette paesi del Sud Europa abbiamo fatto anche una conferenza stampa finale congiunta, abbiamo preso posizioni specifiche e quindi il sostegno a Cipro c'è già stato.

Per quanto riguarda le altre questioni, invece, sono state dette cose vergognose per l'Italia, per esempio che lasciamo morire bambini in mare. Ma questa è una falsità di una gravità inaudita! È una falsità di una gravità inaudita. L'ho detto prima: abbiamo il dovere di informarci se parliamo in questa sede. Ho detto prima che noi siamo sempre addirittura intervenuti per assicurare protezione per le persone più vulnerabili, pure nei casi più clamorosi ed emergenziali abbiamo subito messo in sicurezza donne e bambini, li abbiamo fatti trasbordare su altre navi o fatti sbarcare. Se noi abbiamo tenuto il punto, è stato perché pretendiamo veramente una solidarietà concreta, che si passi in Europa dai principi ai fatti e si abbiano comportamenti conseguenti anche da parte dei restanti paesi.

Per quanto riguarda la questione con la Francia, io l'ho dichiarato più volte: l'Italia vanta un legame antico, non solo economico ma anche culturale, con la Francia. Pensare che il rapporto tra i due paesi sia messo in discussione da un dissidio, da una singola divergenza, è qualcosa di folle. Siamo due sistemi integrati sul piano culturale ed economico, quindi nulla di tutto questo. Il Vicepresidente Di Maio, peraltro, ha dichiarato che l'incontro che ha avuto con alcuni esponenti del movimento dei gilets jaunes è stato fatto, ovviamente, nella sua veste di leader di un movimento politico. Quindi entriamo in una dimensione, quella della dialettica politica, dove le scelte possono essere opinabili, ma sono legittime.

Per quanto riguarda il Venezuela, è stato detto qualcosa anche qui di clamorosamente falso: che l'Italia appoggia Maduro, che l'Italia non preme per le elezioni presidenziali, che io ho detto che non c'è fretta. Ma tutte le nostre dichiarazioni sono al contrario. Il regime di Maduro non è assolutamente appoggiato dall'Italia. Abbiamo dichiarato che le elezioni presidenziali, tutto il Parlamento europeo non le ha riconosciute. Noi non abbiamo mandato nessuno, non abbiamo avallato assolutamente, non riteniamo che il Presidente Maduro abbia legittimazione democratica. Chiediamo al più presto elezioni presidenziali libere – lo scriviamo a cartelloni cubitali? – libere, democratiche e trasparenti al più presto, proprio perché c'è una popolazione che sta soffrendo. E semplicemente non riteniamo che a questo risultato si arrivi schierando ed elevando e riconoscendo presidente qualcuno che si è autoproclamato come tale. Riteniamo che questo, anzi, rallenti il processo che porterà a una soluzione rapida e democratica.

È stato ancora toccato il tema dell'economia e del fatto che ci è stato chiesto perché l'Italia non presta attenzione a una politica industriale, anche europea. Noi abbiamo riconosciuto l'importanza del piano Juncker – l'ho detto anch'io – abbiamo sempre sostenuto l'importanza di una politica industriale dell'Unione europea, e abbiamo anche rimarcato l'importanza di un budget per l'Eurozona, anche con funzione di stabilizzazione.

Sempre per rimanere in tema di politica economica e politica sociale, ci è stato detto: ma come mai, vedete che non crescete? Ma attenzione, ma dobbiamo scontare politiche economiche del passato? Forse è ancora un po' presto, è ancora un po' presto per valutare gli effetti di una manovra economica che adesso contiene misure, che adesso ancora stanno per entrare in applicazione, ancora adesso vengono attuate. Infatti io ho ragionato di una ripresa economica che si svilupperà nel secondo semestre del 2019 perché, ragionevolmente, la nostra politica economica, le nostre misure non potranno entrare in piena applicazione in questi primissimi mesi.

E pensare che noi non siamo attenti alla produzione e al sistema produttivo, pensare che noi non ci stiamo impegnando nel piano degli investimenti, è qualcosa – lo dicevo prima – di completamente sbagliato. Stiamo lavorando su questo, vi dico soltanto che ieri, per fare un esempio, il sottoscritto è stato in tre regioni del Sud Italia, dove la crescita economica stenta rispetto ad altre, dove non c'è sviluppo sociale, per sottoscrivere tre contratti di sviluppo: Basilicata, Molise e Sardegna. Questo governo ha un approccio molto pratico, pragmatico, e cerca assolutamente di sostenere la crescita economica con tutte le misure che ha attuato.

Anche il reddito di cittadinanza, vedete, poteva essere una misura meramente assistenzialistica. Se n'è parlato tanto, parlo di questa misura perché ha catalizzato un po' il dibattito pubblico. Questa misura poteva essere meramente un dispendio di risorse, una misura assistenzialistica. In realtà è stata concepita sulla base di un patto di lavoro, un patto di formazione e meccanismi di inclusione sociale per recuperare al circuito produttivo tante persone – parliamo di cinque milioni di poveri che saranno direttamente interessati – che in questo momento sono assolutamente al di fuori di qualsiasi meccanismo sociale, produttivo, lavorativo, e quindi ai sensi dell'articolo 3, secondo comma, della nostra meravigliosa Costituzione italiana, non hanno reale possibilità di partecipare alla vita economica, democratica, politica e sociale del nostro paese.

Grazie Presidente.

(Applausi)

 
  
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  Presidente. – Grazie signor Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica italiana per aver accettato il nostro invito. Mi scuso se sono stati a volte usati toni che non mi appartengono, però l'Aula è sempre vivace e quando i dibattiti sono vivaci significa che c'è interesse per gli argomenti di cui si tratta, soprattutto per quanto riguarda il futuro della nostra Unione.

Dichiarazioni scritte (articolo 162)

 
  
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  Nicola Caputo (S&D), per iscritto. – Caro Primo Ministro, la ringrazio per le belle parole spese poc'anzi ma soprattutto per la Sua presenza qui, che ci consente di confrontarci lontano dalla cappa di disinformazione del contesto italiano. Lei oggi avrà certamente salutato i sostenitori del Suo governo, miei colleghi, in Italia europeisti mentre qui in Parlamento siedono con Farage e gli amici della Le Pen. E su questa presunta ambiguità, presunta solo per l'Italia, andremo al voto per il rinnovo del Parlamento europeo. Nel frattempo, in preda alla furia propagandistica, l'Italia si sta isolando e non si comprende come vogliamo starci in questa Europa. Da qui, Presidente Conte, appare tutto senza senso. Avete stretto alleanze con paesi che mai daranno una mano all'Italia sui migranti, e avete deteriorato il rapporto con la Francia che è arrivata a richiamare il proprio ambasciatore da Roma. Alcuni Suoi ministri solidarizzano in casa d'altri con le frange più violente dei gilets jaunes e varcano il confine senza il rispetto delle procedure previste per i Vertici dello Stato. Gentile premier, dove stiamo andando? Dove state portando l'Italia, e con chi intendete costruire l'Europa?

 
  
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  Birgit Collin-Langen (PPE), schriftlich. – Ich unterstütze die hier im Plenum geäußerte Kritik an Italiens Migrations-, Wirtschafts- und Finanzpolitik. Und ich bin stolz darauf, zu sehen, mit welcher Vehemenz unsere bürgerlichen Parteien die Werte und Grundfeste der EU verteidigt haben.

 
  
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  Ana Gomes (S&D), por escrito. – A UE deve ter assento e falar a uma só voz no CS da ONU. Mas Itália é um dos Estados-Membros que tem dinamitado esse desígnio que requer solidariedade e coesão. É ver o conflito que o seu governo criou com França. É verdade que Itália está na linha da frente dos afluxos de migrantes e refugiados e foi, injusta e estupidamente, deixada só durante muito tempo. Mas isso começou a mudar em 2015. Só que em vez de exigir mais solidariedade, o seu governo veio arrasar todos os esforços para a UE gerir os afluxos e a integração de migrantes e refugiados, designadamente boicotando a revisão do regulamento de Dublim, na base do discurso populista, xenófobo, racista e antieuropeu de Salvini. Tal como na América a Lei Seca foi o melhor amigo de Al Capone, na Itália de hoje florescem máfias que estão a ganhar com a caça desumana a migrantes, refugiados e a ativistas que os tentam ajudar. Com a falta de vias legais e seguras na UE para gerir fluxos de refugiados e imigrantes, alimentam-se as máfias que os traficam. Hoje, o Al Capone destas máfias parece estar no seu governo e chamar-se Salvini.

 
  
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  András Gyürk (PPE), írásban. – Örömmel látom, hogy most, hogy már negyedik éve tart a migrációs válság, vannak végre olyanok, akik a politikai korrektséggel szembe menve, merik a nevén nevezni a problémát. Most, hogy már a felmérésekből is világosan látszik, hogy az európai választók számára ez az egyik, ha nem a legfontosabb kérdés, lassan a választott képviselők is elkezdenek foglalkozni a témával. Következetesen, évek óta mondjuk, hogy a beáramló tömegeket csakis a külső határok szigorú megvédésével lehet feltartóztatni, a problémákat pedig a keletkezésük helyén lehet megoldani. Nem az embereket kell idehozni, hanem a segítséget kell odavinni. Fontos, hogy miután végre szembesültünk a problémával, azt valóban megoldjuk és ne csak tovább rontsunk a helyzeten. A nemzeti határvédelmi jogkörök csorbítása, vagy a kötelező elosztási kvóta pontosan ilyen álmegoldások voltak, amelyek csak tovább mélyítették volna a válságot. Remélem ez a mostani szembenézési hullám nem csak egy újabb indok a lopakodó jogalkotásra.

 
  
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  Tanja Fajon (S&D), pisno. – Hvala za vaš poziv, da ponovno zaženemo evropski projekt.

A prav iz vaše države slišimo zelo nevarna, sovražna stališča. Predsednik Evropskega parlamenta Tajani je minuli konec tedna v Bazovici z revizionističnimi izjavami, ki opravičujejo fašizem, močno razburil in prestrašil Slovence. Nedopustno je potvaril zgodovinska dejstva za potrebe po prebujanju italijanskega patriotizma. Socialni demokrati v Sloveniji smo zato že včeraj zahtevali, da predsednik EP odstopi. Spoštovani predsednik Tajani, vaše opravičilo je bilo v posmeh. Namesto, da bi izjave obžalovali, ste nam očitali, da smo vas napačno razumeli in še podžgali nestrpnost. To ni ravno prispevek k miru. S takšnimi izjavami ste izgubili vso verodostojnost, ki jo mora imeti šef tako pomembne institucije.

Spoštovani predsednik Conte, kako gledate na predstavnike Casa Pound in njihove provokacije zoper zamejske Slovence, dijake, nedavno v Gorici? Pozivam vas, da se posvečate iskreni politiki krepitve miru in medsebojnega razumevanja na obeh straneh meje. V Evropski Uniji ni prostora za fašizem!

 
  
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  Miguel Viegas (GUE/NGL), por escrito. – O Orçamento da Itália tem sido desde que mudou o governo em Itália. Num gesto inédito, a Comissão Europeia «chumbou» a proposta de Orçamento de Estado apresentada pelo Governo de Itália, dando a este um prazo de três semanas para rever o documento e ajustá-lo às regras do euro e da Governação Económica. Este episódio, revela só por si mais uma vez o carácter profundamente antidemocrático da União Europeia e confirma a sua linha de ingerência e imposição das regras e constrangimentos do Pacto de Estabilidade e do Tratado Orçamental. Mas quando pensávamos que tínhamos visto tudo, eis que, quando tudo apontava para a imposição de mais um procedimento por défice excessivo, a França, para resolver os seus problemas internos, resolveu furar a regra do défice. Nunca mais se falou do caso italiana. O que se terá negociado no seio do Eurogrupo ninguém sabe. Mas o que este episódio confirma é que, mais uma vez, as regras não se aplicam de forma igual a todos os países da zona euro onde parece haver filhos e enteados.

 
  
  

PRZEWODNICTWO: BOGUSŁAW LIBERADZKI
Wiceprzewodniczący

 
Ultima actualizare: 28 iunie 2019Notă juridică