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Verfahren : 2018/2160(INI)
Werdegang im Plenum
Entwicklungsstadium in Bezug auf das Dokument : A8-0077/2019

Eingereichte Texte :

A8-0077/2019

Aussprachen :

PV 26/03/2019 - 23
CRE 26/03/2019 - 23

Abstimmungen :

PV 27/03/2019 - 18.19
CRE 27/03/2019 - 18.19
Erklärungen zur Abstimmung

Angenommene Texte :

P8_TA(2019)0318

Plenardebatten
Dienstag, 26. März 2019 - Straßburg Überprüfte Ausgabe

23. Weiteres Vorgehen in der Region Naher Osten und Nordafrika (MENA-Region) nach dem Arabischen Frühling (Aussprache)
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PV
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  Presidente. – L'ordine del giorno reca la relazione di Brando Benifei, a nome della commissione per gli affari esteri, sul tema "Dopo la primavera araba: prospettive future per il Medio Oriente e il Nord Africa" (2018/2160(INI)) (A8-0077/2019)

 
  
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  Brando Benifei, relatore. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, otto anni fa migliaia di donne e uomini, in particolare giovani, sono scesi nelle piazze di tutta la sponda meridionale e orientale del Mediterraneo per chiedere più democrazia, rispetto dei loro diritti, delle libertà fondamentali, lavoro, inclusione sociale. Otto anni da quelle proteste che hanno segnato un punto di rottura con gli schemi del passato, è tempo di fare un bilancio delle trasformazioni che hanno avuto luogo nella regione e soprattutto dell'azione dell'Unione europea.

Mentre quella che viene comunemente definita "primavera araba" e che, in realtà, è stata una serie di più fasi di svolgimento ha portato di fatto i singoli Paesi a prendere strade diverse, da una maggiore democratizzazione a nuovi regimi quando non a una situazione di guerra civile, l'Europa ha in primo luogo cercato di accompagnare le spinte democratiche che erano emerse. Tuttavia, a seguito della crescente minaccia terroristica di Daesh e con lo scoppio della crisi dei rifugiati, l'Europa è stata portata a concentrarsi maggiormente sulla stabilizzazione dei nostri paesi partner, sulla sicurezza e sul contenimento dell'immigrazione.

Insomma, ancora una volta abbiamo ripetuto gli stessi errori del passato, non capendo che in questo modo sarebbe proseguito il circolo vizioso dal quale le popolazioni di questa complicata regione cercano di liberarsi. È quello a cui stiamo assistendo ancora oggi in Algeria, che rischia di diventare una nuova Siria se si sottovaluterà ancora una volta la situazione.

L'Unione avrebbe molti mezzi a disposizione per una politica estera più efficace ma un'azione rinnovata deve necessariamente partire da un approccio coordinato e da una maggiore unità. Se gli Stati membri continueranno ciascuno a perseguire i propri interessi in una visione di brevissimo termine, a volte in contrasto tra loro, continueremo a non riuscire a influenzare i complessi processi che attraversano la regione, svolgendo quindi sempre più il ruolo di pagatori e non attori, come è accaduto in Siria.

Dobbiamo quindi ripensare profondamente la nostra politica verso questa parte così importante del nostro vicinato, riprendendo i nostri principi fondamentali come stella polare. Come indicato nella strategia globale per la politica estera e di sicurezza comune, dobbiamo investire maggiormente nella resilienza di queste società e non nella mera stabilizzazione: stabilizzare un paese legittimandone regimi autoritari, repressione ed esclusione sociale può funzionare temporaneamente ma rischia, con il tempo, di far riesplodere tensioni solo apparentemente sopite.

Occorre invece un approccio di lungo periodo, incentrato sulle persone e le loro aspirazioni, sulla democrazia, sui diritti umani, sull'inclusione sociale e sullo sviluppo socioeconomico. In fondo, ciò che è emerso dalle primavere arabe è innanzitutto una grande crisi di fiducia da parte dei cittadini verso le loro istituzioni, che richiede la costruzione di un nuovo contratto sociale, che l'Unione deve incoraggiare e sostenere.

Nella relazione si propone dunque un approccio che tenga conto del punto di vista delle popolazioni coinvolte: un dialogo costante e strutturato con la società civile, anche nelle sue componenti minori e locali; un approccio che renda protagonisti i giovani, che costituiscono una parte importante e dinamica ma anche vulnerabile di queste società.

Per questo proponiamo di istituire consigli consultivi permanenti di giovani presso le delegazioni dell'Unione e proponiamo un programma di scambio di studio e lavoro modello Erasmus euromediterraneo, con risorse dedicate. Chiediamo anche, tra i molti punti toccati, ai Paesi membri di porre fine alla vendita di armi e apparecchiature utilizzate a fini di repressione interna nei confronti di regimi che non rispettino i diritti umani.

Ancora, ribadiamo che una maggiore cooperazione non possa prescindere dalla collaborazione investigativa e giudiziaria, anche in casi che coinvolgono giovani europei, come quello notissimo di Giulio Regeni, per il quale aspettiamo ancora la verità. Abbiamo dunque bisogno, per concludere, di un cambio di paradigma e crediamo che con questa relazione si indichi una via che risponde maggiormente alle aspirazioni di dialogo, crescita e cooperazione col nostro vicinato meridionale e mediterraneo.

 
  
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  Johannes Hahn, Member of the Commission, on behalf of the Vice-President of the Commission / High Representative of the Union for Foreign Affairs and Security Policy. – Mr President, first I wish to thank the rapporteur, Mr Benifei, for his report on the situation in certain countries of the MENA region since the Arab Spring. We very much agree with the main point raised by the report, that almost a decade after the beginning of the Arab uprising, many of the demands that moved so many people to take to the streets are still largely unanswered in most countries. The demand for better democracies, the demand for social justice, the demand for freedom of expression, in short, the demand for more inclusive systems of governance. This was the core of the Arab Spring and some countries have come a long way since 2011.

I am thinking, in particular, of Tunisia, which was the first country to rise up and is still a point of reference for the region. Our global strategy for foreign and security policy makes it very clear. Stability in this region cannot be guaranteed if these demands are ignored or denied. A resilient state needs a resilient society and a resilient society must feature democracy, trust in institutions and sustainable development.

With this in mind, let me emphasise three points. First, no one supports civil society in the Maghreb and Mashreq as much as we Europeans do. Not only have we established a forum for civil society of the neighbourhood south, which is now led directly by civil society organisations. EU delegations across the region are in permanent contact with civil society representatives. We are already working, as suggested in the report, to promote constant consultations with them, with the help of dedicated contact points in each delegation.

The report also mentions the essential work carried out by the European initiative for democracy and human rights and our work to protect human rights defenders. In this context, as also stressed in the report, our engagement with young people is the core of all our policies. There can be no resilience and no democracy without the full engagement of young people. They must find their place in our societies and find the opportunity to follow their dreams. Their voice must be heard.

For this reason, we have created a safe platform for the youth of the region, in order to listen to them and help us to define priorities. It’s called Young Med Voices Plus and its purpose is for young people to have an open dialogue with decision-makers and to shape the decision we make. About one month ago they had the chance to be part of the 5+5 dialogue of the Western Mediterranean and to shape the outcomes of the meeting.

I would like to stress that we engage with civil society in all contexts, even the most difficult ones, so my second point is about Syria. As you know, we recently hosted the third Brussels conference on the future of Syria and the region and we decided to put Syrian civil society at the centre of the conference. We gathered over 400 NGOs, engaged everyday on the ground, both in Syria and in the rest of the region, with a special focus on women. We offered them a safe space to meet and to engage ideas and we brought their voice to the table of decision-makers.

This is something we are truly proud of because Syria belongs to the Syrians and the only way to end this conflict is to help the Syrian people, together with the United Nations, build a democratic, inclusive, united and reconciled Syria.

We all know that the situation in the Middle East and North Africa is far from ideal and the aspirations of the Arab Spring have too often been betrayed. The only way to address this state of affairs is to engage relentlessly with all relevant actors. We must continue to engage with civil society, to support them and to help create the space for them to work freely, but we must also engage with governments and advocate the change we would like to see in our region.

This would be my final point: human rights and democracy are always at the centre of our engagement with all governments in the region. We, as the European Union, always raise the issue of human rights, sometimes in public and sometimes in private, in our meetings with our counterparts.

We fully share the spirit of this report. We want to help our friends on the other side of the Mediterranean to fulfil their aspiration towards better democracies, more freedom and more social justice.

So let me thank you again for your work, and even the more critical aspects, which we take very seriously and we will work to address. We share the same goals and no one is as engaged as the European Union to achieve them.

 
  
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  Elmar Brok, im Namen der PPE-Fraktion. – Herr Präsident! Dies ist nicht nur eine Frage, die von Bedeutung ist für die Entwicklung der Region dort, sondern auch um Stabilität zu erreichen, bessere Lebensbedingungen, eine Situation, die auch dazu führen muss, dass wir auch Sicherheit gewährleisten im Zusammenhang mit der Migration.

Wenn es dort keine wirtschaftliche und soziale Entwicklung gibt, gibt es keine stabilen Staaten, und dann gibt es auch keine wirkungsvolle Kooperation, die beispielsweise den Kampf gegen die Menschenhändler möglich macht, um die Voraussetzung zu schaffen, dass Menschen im Mittelmeer nicht mehr sterben – wie auch im Saharabereich. Ich glaube, dass wir Leistung bringen müssen, und der Kollege Benifei hat in einem guten Bericht, bei dem er sehr kooperativ war, Vorschläge unterbreitet, die es auch ermöglichen können, dass sich die Länder untereinander verstärken. Die Handelsbeziehungen nach Europa sind immer noch die kolonialen, aber nicht untereinander. Wenn dort wirtschaftliche Entwicklung entstehen muss – und, Herr Kommissar, da sollte man vielleicht auch mehr Förderung machen, dass cross border, untereinander eine stärkere Infrastrukturkooporation stattfindet, um auf die Art und Weise die Handelsbeziehungen einer solchen Region zu verstärken, die es uns möglich machen, dass auf diese Weise diese Länder eine bessere politische und wirtschaftliche Entwicklung oder auch andersherum haben, um so eine Verbesserung zu erreichen.

Ich glaube, das ist unsere unmittelbare Nachbarschaft, dass sind die Staaten, die das Mare Nostrum, das Mittelmeer, mit uns teilen. Hier brauchen wir die Kooperation, und deswegen halte ich es für wichtig, dass wir hier große Anstrengungen unternehmen, auch aus unserem eigenen Interesse heraus diese Länder so zu stärken, dass dadurch Besserung entsteht für die Menschen dort, was eine Voraussetzung dafür ist, dass auch hier Frieden im Mittelmeer und um das Mittelmeer herum herrscht, und um Demokratie und Rechtsstaatlichkeit auch in diesen Ländern zu verfestigen.

 
  
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  Ana Gomes, em nome do Grupo S&D. – Senhor Presidente, o silêncio europeu sobre as manifestações populares pacíficas na Argélia demonstra quão pouco aprendemos com a Primavera Árabe. E, por isso, continuamos a alimentar ficções como a que a Líbia tem governação e forças navais ou que o governo militarista de Sisi - que matou Giulio Regeni e oprime, prende e tortura mais egípcios que o deposto Mubarak - é um parceiro respeitável e cooperante.

Se a Europa abdica de uma estratégia abrangente e consequente para a região do Mediterrâneo Sul baseada nos valores e princípios que apregoa e que devia pôr-se ao lado dos povos que clamam por liberdade, democracia, justiça e desenvolvimento e não dos regimes que os impedem, então não vamos nem ajudar esses povos irmãos, nem defender os nossos interesses, incluindo a nossa segurança, que está indissociavelmente ligada à deles e à capacidade de criarem emprego e oportunidades socioeconómicas para as jovens populações.

São, por isso, muito importantes os pontos realçados pelo colega Brando Benifei neste relatório elencando os objetivos para a ação da União Europeia na região, a começar pelo diálogo político, o respeito pelos direitos humanos, das mulheres, das minorias, e sobretudo frisando a exigência de políticas integradas que acabem com as máfias de traficantes de seres humanos e de outros tráficos, interligadas com grupos terroristas, que se financiam através de offshores, consentidos pela União Europeia e na própria União Europeia, tal como é preciso travar a venda de armas por Estados-Membros e outros atores regionais que acabam nas mãos de grupos criminosos e terroristas na região e que acabarão por se voltar contra nós na Europa.

 
  
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  Ryszard Czarnecki, w imieniu grupy ECR. – Panie Przewodniczący! Panie Komisarzu! Cóż... Myślę, że należy wyciągnąć wnioski z arabskiej wiosny, a te wnioski to także zbyt pochopne nieraz patrzenie na sytuację w tym regionie i czasem wspieranie tych sił politycznych, które w dłuższej perspektywie czasowej mogą powodować jeszcze większe problemy w tych krajach, niż to działo się wcześniej. I myślę, że takiego trochę realizmu, pragmatyzmu by się przydało w ocenie tych właśnie wypadków. Na pewno trzeba wspierać tych ludzi, którzy chcą w tamtym regionie mieć te wartości, które mamy tutaj, ale też należy bardzo uważać, aby nie było to wstępem do działań, które są dla nas niekorzystne.

 
  
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  Marietje Schaake, on behalf of the ALDE Group. – Mr President, Commissioner, colleagues, this was one of the first topics I got involved with as an MEP and it’s now one of the topics I close with: the Arab uprisings, or rather the courageous uprisings of people against repression, corruption and the lack of opportunity and freedom to shape their own lives. The promise of these values is precious and people calling for them should find solid European support. Us not impacting neighbours does not mean they won’t impact us.

I will always stay with a sense of missed opportunity. If the EU had invested more forcefully in the freedoms and rights of the largely young and desperate populations in the Middle East and North Africa, what could have happened? Because whatever you give attention – and, frankly speaking, money – to, grows.

That is why we pushed for a Marshall Plan for the Middle East to invest in democracy, education and human rights, particularly those of women and minorities. Because after years of being plundered by corrupt and authoritarian leaders, institution building and transition are hard but they are very much worth investing in.

At some point the EU actually took an opposite turn. The war in Syria and the people it sent adrift towards Europe made for cynical trade-offs in the form of so-called ‘migration management’ – a euphemism for outsourcing the sheltering of people fleeing the worst violence we have seen in a long time, and outsourcing that responsibility to others in exchange for money, to the same kinds of dictators that caused people to flee in the meantime.

Looking at Algeria today, it looks like we’ve come full circle. Egypt is still a time bomb and so is Turkey. Libya is a failed state and, as I said, the war in Syria rages on. Unfortunately, and I think this is very damaging, Europe is not a key player to solve that war.

So there are painful but important lessons that the Arab uprisings can teach us about our role in the world. We should continue to improve our policies and not step away from our responsibilities because our fates are intertwined with those of the people in the Middle East.

 
  
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  Jordi Solé, en nombre del Grupo Verts/ALE. – Señor presidente, las grandes esperanzas y las demandas que impulsaron la Primavera Árabe siguen hoy sin cumplirse. En la mayoría de los países, las causas profundas de la movilización popular —desigualdad social, desempleo, falta de oportunidades, autoritarismo, represión, corrupción— siguen sin abordarse y, lo que es peor, la situación en algunos países se está deteriorando.

Hay que reconocer que la respuesta de la Unión Europea a los desarrollos posteriores a la Primavera Árabe tampoco estuvo a la altura. Destaca la falta de visión y de ambición, así como el hecho de que algunos Estados miembros a menudo han priorizado intereses particulares y relaciones especiales por encima de una respuesta coordinada y coherente.

Es necesario que la Unión Europea sitúe los derechos humanos y la democratización en el centro de su política hacia la región MENA, puesto que los Estados autoritarios son intrínsecamente frágiles y puesto que la estabilidad y la prosperidad en la región no pueden lograrse sin sistemas democráticos que aborden las desigualdades sociales y respeten los derechos humanos.

 
  
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  Miguel Viegas, em nome do Grupo GUE/NGL. – Senhor Presidente, passados oito anos sobre a chamada Primavera Árabe é forçoso constatar que o justo descontentamento das populações foi instrumentalizado pelas potências ocidentais. Estas regiões tornaram-se mais instáveis, mais inseguras, tivemos a intervenção militar na Líbia, tivemos a intervenção militar na Síria, o imperialismo provocou a desestabilização completa daquele território e, objetivamente, fortaleceu o terrorismo, o tráfico de seres humanos e todas as atividades de crime organizado a ele associadas.

Tais acontecimentos, como a realidade demonstra, não surgem por acaso, são parte de uma estratégia mais ampla para dominar as matérias energéticas que ali abundam naqueles territórios. Nós registamos, infelizmente, nesta resolução, uma total ausência de visão crítica sobre o papel da União Europeia, da NATO e dos Estados Unidos nestas regiões.

Condenamos a instrumentalização dos direitos humanos e apelamos ao respeito pela legalidade internacional e pela soberania dos povos.

 
  
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  Jean-Luc Schaffhauser, au nom du groupe ENF. – Monsieur le Président, le printemps arabe n’était pas un printemps mais un hiver, un long hiver de la mort et de la destruction. C’était un hiver islamiste, dont la région peine à sortir. Si, aujourd’hui, on observe quelques bourgeons, c’est parce que les islamistes révolutionnaires ont été battus par l’armée en Égypte ou par les Russes et les Iraniens en Syrie. Tout cela a eu lieu contre la volonté de l’Union européenne. Soutenus par les Américains et les Européens, les Frères musulmans en Égypte et en Tunisie, les salafistes en Syrie, les deux, ensemble, en Libye ont semé la destruction et la violence. La région récolte le chaos. Le rapport Benifei affirme que ces événements étaient démocratiques. Ils étaient en réalité téléguidés comme les révolutions de couleur en Europe orientale.

La solution pour la région ne se trouve ni dans une démocratisation hors-sol, ni dans un droit-de-l’hommisme abstrait, elle se trouve, bien au contraire, dans la consolidation du pouvoir des États, seule garantie de la stabilité de la paix.

 
  
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  Zoltán Balczó (NI). – Elnök Úr! Az arab tavaszról és következményeiről szóló jelentés spontán eseményként állítja be, és nagyszerű eseményként a 2011-ben történteket. A diktatúrákat, a demokrácia és szabadság társadalma váltotta föl, persze vannak még problémák. A valóság az, hogy az arab tavasz, mindenekelőtt amerikai projekt volt, amerikai, brit és francia haderő bevetésével. A diktatúrákat felszámolták, de jött helyette az anarchia.

Nézzük meg például, mire jutott Líbia nyolc év demokrácia alatt. A számunkra legsúlyosabb következményként pedig elindult az illegális migránsáradat, veszélyeztetve Európa biztonságát, identitását, kultúráját. Az EU-nak számos problémájáról lehetne jelentést készíteni, például az őshonos kisebbségek megoldatlan helyzetéről, a jogos autonómiaigényükről. Ha ezek helyett az arab tavasszal foglalkozunk, akkor legalább beszéljünk a valóságról.

 
  
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  Cristian Dan Preda (PPE). – Monsieur le Président, le bilan du printemps arabe est plus que mitigé. Je ne crois pas du tout qu’il soit possible de comparer les évolutions dans la région avec les révolutions anticommunistes de la fin des années 1980 ou à la révolution orange, ce que la voix du Kremlin suggérait un peu plus tôt.

Au niveau du Maghreb, nous voyons qu’il y a des pays qui sont persévérants dans l’effort de démocratisation: c’est le cas de la Tunisie. Il y a aussi d’autres pays, qui peinent à mettre en place des réformes crédibles et durables. Nous n’avons donc pas cette synchronisation du processus de démocratisation que nous avons pu voir, par exemple, dans les pays de l’est et du centre de l’Europe, à la fin des années 1980.

Je crois que notre Union a un rôle majeur à jouer pour soutenir les mouvements démocratiques naissants et pour accompagner des développements économiques permettant à la jeunesse d’avoir des opportunités d’insertion professionnelle. Notre stratégie a plus ou moins réussi, selon le pays et le contexte, et je suis convaincu que la conditionnalité est la bonne approche. Il faut continuer à mettre la question du respect des droits de l’homme et de l’état de droit au premier plan dans nos relations avec nos partenaires.

Nous avons toutefois également des choses à améliorer: notre cohérence, y compris la tendance des États membres à agir en dehors du cadre européen dès que nous sommes face à une crise, par exemple face à la Russie et le soutien indéfectible à tous les régimes autoritaires de la région. Notre message doit être plus convaincant.

L’Union européenne a beaucoup de cartes à jouer, notamment en ce qui concerne la reconstruction de la Syrie, qui ne pourra se faire sans notre soutien financier et notre appui politique.

 
  
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  Neena Gill (S&D). – Mr President, eight years ago, hopes were high for a more inclusive and democratic MENA region. Unfortunately, the overall picture now looks bleak. The main factors that contributed to dissatisfaction and upheaval in 2011 have worsened. Income disparity and youth unemployment have increased: in fact, it is the highest globally. Instead of tackling these fundamental challenges, the EU – driven by Member States – has narrowed its interests to simply security and migration management. This short-sighted approach ignores the brewing anger and frustration in our southern neighbourhood, and it is just a matter of time before it comes back to haunt us.

Commissioner, I have received emails from my constituents about human rights abuses against migrants in Libya, widely reported in our media. What has the EU done to investigate these allegations about EU-funded actors? Secondly, how does the EU support MENA societies working towards constructing new economic orders, given that the rentier economic system has failed to keep pace with rising demands from a growing population? How are we focused to have access to decision-making, particularly for young people, effective service provision and combating corruption? Thirdly, the Russian footprint in the region has expanded visibly. How are we responding to these geopolitical ambitions?

 
  
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  Marek Jurek (ECR). – Panie Przewodniczący! Arabska wiosna to bardzo ważne doświadczenie, bardzo ważna lekcja, której nie można zapomnieć, lekcja odpowiedzialności. I wcale nie chodzi o jakiś abstrakcyjny realizm polityczny, lecz o zwyczajną odpowiedzialność za ludzi, dlatego że arabska wiosna to wojna domowa w Syrii, wojna, która ma być prowadzona o demokrację aż do ostatniego Syryjczyka, to wojna domowa w Libii. Arabska wiosna to również kontekst, w którym pojawił się ISIS. Zgadzam się z głosami na sali, które mówiły, że musimy być zaangażowani w rozwój krajów Maghrebu. W rozwój zdecydowanie tak, ale to nie znaczy, że mamy angażować się w konflikty o nieprzewidywalnych rezultatach, tym bardziej że te tragiczne rezultaty już dzisiaj widzimy.

 
  
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  Jacques Colombier (ENF). – Monsieur le Président, «Dieu se rit des hommes qui se plaignent des effets dont ils chérissent les causes». Cette citation de Bossuet me vient à l’esprit lorsque je vois les mines déconfites des européistes cinq années après les révolutions arabes que vous appeliez des printemps.

Avec la complicité de l’administration Obama, vous avez déclenché des guerres en Syrie et en Libye, dont les conséquences se sont révélées catastrophiques, de la montée du terrorisme islamique à la submersion migratoire que nous connaissances aujourd’hui.

Les Sarkozy et Hollande devront un jour rendre des comptes aux peuples européens pour ce qui concerne notamment le cas de la France.

L’Union européenne s’est marginalisée dans le monde arabe du fait qu’elle a soutenu les perdants en Syrie et en Égypte, et a contribué, toujours au nom du renouveau démocratique, à l’effondrement de la Libye, avec les conséquences que l’on sait.

L’Union européenne, plus que jamais, aura démontré sa véritable fonction: être la supplétive du mondialisme, dont les peuples qui la constituent doivent subir en premier lieu les conséquences de sa béate et nuisible politique. La seule solution pour ces peuples et toute la région sera la souveraineté d’États rétablis.

 
  
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  Francisco José Millán Mon (PPE). – Señor presidente, nuestra vecindad sur es muy importante. Desgraciadamente, en los últimos años, en muchos de estos países las esperanzas abiertas por la Primavera Árabe no fructificaron en regímenes democráticos estables y prósperos. Al contrario, son muchos los problemas que tienen ahora que afrontar. Tienen retos graves: políticos, económicos, sociales, de seguridad; tienen que ser estos países una prioridad para las instituciones de la Unión.

Estos últimos veinte años, desde aquí hemos otorgado gran atención a los países del este de Europa, y nuestros vecinos del sur se han sentido algo abandonados por nosotros. Allí, ahora, los que crecen son los países del Golfo, particularmente. Y, sin embargo, son muchos los intereses y retos que compartimos: seguridad, emigración, cambio climático, aprovisionamiento energético, lucha contra el terrorismo, importantes flujos comerciales que preservar, inversiones, etcétera.

Además, tenemos que intensificar nuestro diálogo político con estos países, tanto bilateralmente como en el marco multilateral. Y ahí tenemos la Unión por el Mediterráneo, que ha cumplido diez años y que no se ha utilizado suficientemente, pese a las importantes expectativas con las que nació y que, sin embargo, con las consecuencias de la Primavera Árabe, no ha podido desplegar todo su potencial.

Por otra parte, quiero destacar que muchos de los Estados miembros —por ejemplo, el mío, España— tienen estrechos lazos con los países de la vecindad sur por razones geográficas e históricas. Todos debemos remar —estos países, la Unión Europea— en la misma dirección: diálogo, cooperación, flujos de inversión que ayuden a la modernización y a la diversificación económica dentro de esta región, y también ayudas a la formación de los jóvenes. Los países mediterráneos —repito— deben ser una prioridad de prioridades para la Unión Europea y sus Estados miembros.

 
  
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  László Tőkés (PPE). – Elnök Úr! Föltétlenül elismerésre méltó az Európai Unió azon törekvése, hogy érdemi szerepet vállal a sokrétű válság sújtotta közel-keleti, és észak-afrikai régió jövőjének alakításában, az arab tavasz felemás következményeivel küszködő országok talpraállításában. A mediterrán térségben kialakult, és várhatóan egyre súlyosbodó migrációs válság kezelése és megoldása közös érdeke a kibocsátó, a tranzit- és a célországoknak, vagyis a közel-keleti, az észak-afrikai és a szubszaharai, valamint az európai államoknak. Az Uniónak felül kell vizsgálnia eddigi elhibázott migrációs politikáját. Kiváltó okai megszüntetésével, széles körű nemzetközi összefogással és támogatással a kiindulási országukban kellene feltartóztatnia az illegális bevándorlást. Nem a bajt kell idehozni, hanem a segítséget odavinni. Ez a magyar modell.

 
  
 

Procedura "catch the eye"

 
  
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  Julie Ward (S&D). – Mr President, it’s worth staying in the Chamber to make an important point, isn’t it?

When the Arab Spring blossomed, European states missed the opportunity to develop an ambitious foreign policy, based on human rights, democracy and the rule of law. We let down the young generations who led these movements by prioritising shortsighted economic interests over support for a long—term path towards democracy. We could have been ambitious, but instead we protected our own interests. We asked of our neighbours that they handle migration for us, we closed our borders, we continued selling arms, and we continued to close our eyes to the deteriorating situation of human rights defenders and the appalling record when it comes to women and LGBTQ+.

As young people in Algeria are now protesting and trying to create a peaceful movement, it is time for the EU’s foreign policy to live up to its full potential. It’s time to stand up for human rights in the Middle East, North Africa and everywhere else.

 
  
 

(Fine della procedura "catch the eye")

 
  
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  Johannes Hahn, Member of the Commission, on behalf of the Vice-President of the Commission / High Representative of the Union for Foreign Affairs and Security Policy. – Mr President, first I would like to thank the entire House for all its contributions. I think it was a fruitful debate and many interesting points were raised. This report calls for improved cooperation between the EU Member States and our southern neighbours towards a partnership focused on human rights, sustainable socio-economic development and democracy, which we see as a priority.

We will consider carefully the House’s concerns and proposals and will continue to do our utmost to make the Mediterranean a place of enhanced dialogue and cooperation for the benefit of its two shores.

But I would also like to respond to Mr Brok, who has already left us. I think it is also about inter-regional cooperation amongst the countries in the south, where a lot of potential is still untapped. Thank you again for this report. It is a huge backing for our work in the region.

 
  
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  Presidente. – Prima di cedere la parola al relatore Brando Benifei, ci tenevo a dire che avrei partecipato con molto piacere a questa discussione ma ho dovuto sostituire una collega d'urgenza. Volevo comunque fargli i complimenti per il lavoro svolto.

 
  
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  Brando Benifei, relatore. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, a maggior ragione per le parole appena pronunciate. Vorrei ringraziare anche il Commissario Hahn per il prezioso contributo a questa discussione, così come vorrei ringraziare tutti i colleghi per il loro contributo, che credo abbia arricchito anche le nostre prospettive. Sono sicuro, riferendomi nuovamente al Commissario, che terrà conto, nel suo lavoro sul vicinato meridionale, delle osservazioni emerse nella relazione e anche in questa discussione.

Voglio anche ricordare il ruolo della commissione FEMM e della relatrice Maria Arena, che non era presente ma ha presentato un parere molto utile, arricchendo in maniera fondamentale la nostra relazione sul tema del ruolo delle donne nei processi di costruzione della resilienza delle società di questa regione.

Sicuramente l'attuale politica di vicinato, come da revisione del 2015, ha avuto il merito di introdurre i concetti di differenziazione, necessaria per tenere conto delle realtà specifiche di ciascun paese, e di contitolarità, che pone l'UE e i paesi partner su un piano egualitario dal punto di vista dell'individuazione delle priorità, ponendo fine a politiche percepite come calate dall'alto.

Voglio, tuttavia, sottolineare che, come emerge anche da questa relazione, che crediamo che questo non debba necessariamente tradursi in una minore capacità di incidere sui Paesi partner. Chiediamo espressamente, anche nella relazione, che il criterio di condizionalità sia applicato in maniera più stringente e che non venga ascoltato solo il punto di vista delle autorità.

Per costruire una vera resilienza serve, in maniera più forte, il punto di vista della società civile e sono felice anche dell'impegno messo sulla Siria in questo senso, come è stato ricordato dal Commissario. Una società civile che deve essere la vera protagonista per la nostra azione, con particolare attenzione ai difensori dei diritti umani, che ogni giorno rischiano la vita per i diritti dei gruppi vulnerabili e delle minoranze.

Sono quindi convinto, per concludere, che il testo che approveremo domani sarà un lascito importante del Parlamento europeo per la nuova legislatura e per la prosecuzione delle politiche dell'Unione europea in una delle aree più strategiche per la nostra azione esterna.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani, mercoledì 27 marzo 2019.

Dichiarazioni scritte (articolo 162)

– Credo che sia il momento opportuno per fare un bilancio di questi ultimi cinque anni per quanto riguarda le politiche dell'UE nel Mediterraneo.

In un periodo sicuramente complesso come quello attuale, a quasi dieci anni dalle primavere arabe, vorrei chiedere ai miei colleghi: dove siamo arrivati finora? E, soprattutto, dove siamo diretti? Purtroppo, ed è chiaro agli occhi di tutti, non vi sono stati grandi passi in avanti.

In Egitto si è tornati al punto di partenza con un nuovo regime militare che privilegia la stabilità ai diritti umani. In Libia non ne parliamo neanche. L'unico esempio di "primavera araba riuscita" resta la Tunisia, anche se la giovane democrazia è continuamente sotto attacco. In Algeria abbiamo visto in questi giorni le proteste dei giovani contro la vecchia classe dirigente, la voglia di cambiamento, di mobilità sociale e di riforme concrete per il paese.

Ma lo scenario futuro rimane ancora incerto. Ora spetta all'Europa fare la sua parte: chiedo maggiore coerenza ma soprattutto un approccio di lungo periodo che tenga veramente conto dei bisogni di cittadini e che affronti le cause profonde della radicalizzazione, attraverso delle politiche focalizzate sulle persone e sui giovani.

 
Letzte Aktualisierung: 26. Juni 2019Rechtlicher Hinweis