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Discussioni
Mercoledì 3 aprile 2019 - Bruxelles Edizione rivista

Relazioni UE-Cina (discussione)
MPphoto
 

  Alessia Maria Mosca, a nome del gruppo S&D. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, la chiave strategica per relazionarci con il colosso cinese è il mantenimento della nostra unità. Il dialogo con Pechino è imprescindibile, ma affinché esso sia efficace dobbiamo parlare con una voce sola.

Il mercato europeo è la principale piazza commerciale a livello globale, la capacità negoziale che ne discende è formidabile. Gli Stati membri non devono cadere in tentazione e cedere alle lusinghe cinesi in cambio di qualche investimento poco trasparente. Come possiamo pensare di fronteggiare la crescente aggressività economica cinese da soli? Il presidente Xi ha capito, prima di noi, che uniti siamo più forti. Dobbiamo far fronte comune per garantire maggiore giustizia sociale e ambientale contro ogni forma di competizione sleale.

In gioco non ci sono solo milioni di posti di lavoro, la nostra rilevanza sullo scacchiere globale e la salvaguardia dell'ambiente. Stiamo parlando della sopravvivenza del nostro modello sociale, del nostro welfare e del nostro sistema liberaldemocratico fondato su democrazia, mercato e rispetto dei diritti umani. Accogliamo quindi con favore la presentazione della nuova strategia europea, una buona sintesi fra le grandi opportunità e le altrettante distorsioni create da un'economia statalista.

La Cina ha beneficiato ampiamente dell'apertura dei mercati e di un commercio libero. La partecipazione agli scambi globali ha permesso a circa un milione di cinesi di uscire dalla soglia di povertà. Questo dato è straordinario e ci dimostra quanto il commercio possa sostenere crescita e occupazione. Ma il passaggio da economia in via di sviluppo ad attore preminente del commercio globale comporta l'assunzione di responsabilità: non si gode dei privilegi dell'appartenenza a una comunità senza rispettarne le regole.

È chiaro che in questo clima di apertura indiscriminata la Cina non abbia interesse a cambiare lo status quo, ma la situazione non è sostenibile per le nostre aziende e soprattutto per i nostri lavoratori, costretti a una competizione basata su un dumping sociale e ambientale. Il nostro obiettivo deve essere uno: maggiore reciprocità. È quindi necessario un cambio di paradigma. Per ottenerlo dovremo parlare con una voce sola, quella europea.

 
Ultimo aggiornamento: 26 giugno 2019Avviso legale