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Разисквания
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Сряда, 13 ноември 2019 г. - Брюксел Редактирана версия
1. Възобновяване на сесията
 2. Откриване на заседанието
 3. 30-годишнина от падането на Берлинската стена
 4. Възобновяване на заседанието
 5. Одобряване на протокола от предишното заседание: вж. протокола
 6. Искане за снемане на имунитет: вж. протокола
 7. Състав на комисиите и делегациите: вж. протокола
 8. Преговори преди първото четене в Парламента (член 71 от Правилника за дейността): вж. протокола
 9. Преговори преди първото четене в Съвета (член 72 от Правилника за дейността): вж. протокола
 10. Поправки (член 241 от Правилника за дейността): вж. протокола
 11. Подписване на актове, приети по обикновената законодателна процедура (член 79 от Правилника за дейността): вж. протокола
 12. Делегирани актове (член 111, параграф 2 от Правилника за дейността): вж. протокола
 13. Мерки за изпълнение (член 112 от Правилника за дейността): вж. протокола
 14. Внасяне на документи: вж. протокола
 15. Действия, предприети вследствие позиции и резолюции на Парламента: вж. протокола
 16. Ред на работа
 17. Правата на детето по повод 30-годишнината от приемането на Конвенцията за правата на детето (разискване)
 18. Стоманодобивният сектор на ЕС: как да защитим европейските работници и стоманодобивния сектор? (разискване)
 19. Сондажни дейности на Турция във водите на ЕС в Източното Средиземноморие (разискване)
 20. Положението в Боливия (разискване)
 21. Положението в Чили (разискване)
 22. Международен ден за прекратяване на безнаказаността на престъпленията срещу журналисти (разискване)
 23. Ново разпространение на ебола в Източна Африка (разискване)
 24. Едноминутни изказвания по въпроси с политическа значимост
 25. Дневен ред на следващото заседание: вж. протокола
 26. Закриване на заседанието


PRESIDENZA DELL’ON. DAVID MARIA SASSOLI
Presidente

1. Възобновяване на сесията
Видеозапис на изказванията
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  Presidente. – Dichiaro ripresa la sessione del Parlamento europeo interrotta giovedì 24 ottobre 2019.

 

2. Откриване на заседанието
Видеозапис на изказванията
 

(La seduta è aperta alle 15.03)

 

3. 30-годишнина от падането на Берлинската стена
Видеозапис на изказванията
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  Presidente. – Buongiorno. Care colleghe e cari colleghi, permettetemi di salutare i Presidenti del Parlamento che mi hanno preceduto e che sono oggi qui presenti con noi, in particolare il Presidente Enrique Barόn Crespo, che era in carica il giorno della caduta del muro di Berlino.

Trent'anni fa, la Germania e l'Europa vivevano una delle pagine più importanti e significative della loro storia recente.

Dopo decenni di sofferenza, la ferita lacerante della divisione della Germania e dell'Europa trovava la sua ricomposizione attraverso la caduta del suo simbolo più evidente ed odioso.

Finalmente il Muro cadeva sotto la spinta di migliaia di donne e di uomini, ansiosi di riconquistare la propria libertà e la propria dignità, dopo anni di oppressione e di privazione dei propri diritti fondamentali.

Voglio ricordare che il successo di quella notte fu il frutto della determinazione di milioni di cittadini europei dell'Est che pacificamente, senza alcuna violenza, ma solo attraverso la forza delle proprie ragioni, furono in grado di liberarsi del giogo cui per decenni erano stati sottoposti.

È anche al coraggio di quei cittadini europei che oggi desidero rendere omaggio.

A testimoniare di quei momenti c'era lo stupore e la gioia di centinaia di migliaia di cittadini tedeschi dell'una e dell'altra parte e, accanto a loro, migliaia di giovani che erano arrivati da tutta Europa per condividere l'entusiasmo travolgente di quelle ore.

Io, in quei giorni, ero fra quei giovani, insieme a tanti magari di voi, e ricordo la felicità incontenibile, gli abbracci, le lacrime, lo sguardo incredulo dei Vopos che vedevano il loro mondo sbriciolarsi alla stessa velocità con cui il Muro si disfaceva sotto i colpi dei picconi.

Ricordo bene anche la consapevolezza, ben radicata in tutti noi, di vivere un momento unico e irripetibile della storia che finalmente chiudeva una pagina buia, fatta di oppressione, di lutti, di annullamento della libertà e della personalità, e ne apriva un'altra carica di ottimismo, di speranza.

Oggi, a trent'anni dalla caduta del Muro, possiamo dire che quell'entusiasmo e quella speranza non sono stati traditi: se l'Europa in cui viviamo oggi è un luogo migliore lo dobbiamo all'Unione europea e alle conquiste che ha saputo ottenere.

Lo voglio dire con chiarezza: la democrazia europea, i valori e i principi su cui essa si basa purtroppo non sono irreversibili. Per questo è necessario l'impegno e la determinazione di tutti noi a loro difesa. Si tratta di una lotta che dobbiamo condurre tutti i giorni, senza sosta.

Da testimone di quei giorni straordinari a Berlino non posso non guardare con grande preoccupazione al ritorno in Europa di fantasmi che credevamo morti, sepolti sotto il peso della storia.

È con incredulità, ma anche con immensa rabbia, che ci troviamo a constatare come il demone dell'antisemitismo torni oggi ad affacciarsi nella nostra Europa. Tornano in mente i purtroppo numerosissimi episodi della storia recente e penso, e pensiamo, a quanto è successo ad Halle solo poche settimane fa, alla profanazione del cimitero ebraico di Randers in Danimarca, alle minacce cui è stata fatta oggetto in Italia la senatrice Liliana Segre.

Il risorgere dell'antisemitismo è il frutto della rinascita dei nazionalismi, della xenofobia, del razzismo, del rifiuto di tutto ciò che è diverso da noi. Questi fenomeni sono anche il terreno di coltura del terrorismo che minaccia l'Europa e il mondo intero con atti di violenza. Proprio oggi ricorre l'anniversario dei tragici fatti del Bataclan, storia che ci appartiene, la storia che abbiamo vissuto insieme, e il nostro commosso ricordo va alle 130 vittime che hanno perso la vita quella sera e alle loro famiglie.

La minaccia ai nostri valori proviene anche dall'esterno. Siamo costretti a confrontarci quotidianamente rispetto ad ingerenze che cercano di minare in forme diverse le nostre conquiste e la sicurezza dei cittadini europei. Dobbiamo essere uniti. Sì uniti, per rispondere a questi attacchi, per rafforzare la nostra unione, mettere in sicurezza i nostri confini.

È contro queste minacce che dobbiamo batterci con grande determinazione e compattezza se vogliamo rispettare le promesse di quella sera a Berlino, in cui il Muro venne sbriciolato.

Sono convinto che si tratta di una battaglia che possiamo vincere solo se staremo insieme. E dobbiamo farlo, opponendoci con tutte le nostre forze a coloro che mistificano i fatti della storia, che danno risposte semplici a problemi complessi, che confondono il legittimo orgoglio che ciascuno di noi prova per il nostro paese, per il proprio paese e la propria cultura, con l'odio e il disprezzo per gli altri.

Non è una battaglia facile. Spesso ci chiediamo come sia possibile oggi per un cittadino europeo dimenticare la lezione della storia del nostro continente e dei nostri padri. Una storia ricca di pagine gloriose, ma anche di sofferenze e di orrori, come quelli che evocavo poco fa.

La risposta che trovo è quella della necessità di insistere sulla conoscenza e sul ricordo e mi riferisco, in particolare, ai più giovani che quella storia non l'hanno vissuta, ma l'hanno appresa magari sui libri o in rete o su internet. È a loro che in questo momento desidero rivolgermi con particolare affetto perché è in loro che riponiamo le nostre speranze.

Oggi voglio, vogliamo dare qui un nostro contributo a questa sfida. Lo facciamo, alla presenza del Presidente del Bundestag, Wolfgang Schäuble, che abbiamo l'onore di avere oggi proprio per ricordare quanto avvenne a Berlino trent'anni fa.

La parola a Lei, signor Presidente.

La parola a Lei dopo aver ascoltato un brano musicale che farà da introduzione a questa cerimonia. Ci sarà con noi un giovane musicista belga, Liav Kerbel, che suonerà una sarabanda di Johan Sebastian Bach.

Ingresso del violoncellista.

Un video proiettato sugli schermi mostra Mstislav Rostropovich che suona la Sarabande di Johann Sebastian presso il muro di Berlino l’11 novembre 1989.

Il video finisce quando il musicista inizia a suonare.

Sarabande, Suite n° 2 pour violoncelle en Ré mineur di Johann Sebastian Bach (4 minuti).

 
  
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  Wolfgang Schäuble, Präsident des Deutschen Bundestages. – Herr Präsident, werte Kolleginnen und Kollegen, meine sehr verehrten Damen und Herren! Nichts muss bleiben, wie es ist – am 9. November 1989 wurde mir bewusst, was das bedeutet. Der Freiheitswille meiner Landsleute in der DDR war stärker als die Berliner Mauer. In ganz Mittel- und Osteuropa nahmen vor 30 Jahren die Bürger ihre Geschicke selbst in die Hand. Die verändernde Kraft, die das entfaltete, erreichte, was Jahrzehnte unumstößlich schien: den Fall der Berliner Mauer, das Niederreißen des Eisernen Vorhangs quer durch Europa. Wer diesen Moment miterlebt hat, vergisst ihn nie. Und wer die Bilder von damals sieht, der spürt noch immer die Wucht der Gefühle, die sich damit verbinden, diesen Glücksmoment – einen historischen Augenblick, der für sich steht.

We are flying into history“ – das sagte an jenem Abend des 9. November der Pilot einer amerikanischen Maschine seinen Passagieren vor der Landung in Berlin. Die unglaubliche Nachricht von den offenen Schlagbäumen konnte er nicht für sich behalten, und er hatte eine Ahnung von ihrer Dimension.

Die Deutschen in der DDR, die Menschen in ganz Mittel- und Osteuropa befreiten sich von der kommunistischen Herrschaft, vom Machtanspruch der Sowjetunion. Nationen fanden zu sich zurück – dazu, tatsächlich Volksrepubliken zu sein, weil in ihnen wirklich die Bürger bestimmten. Demokratie und Rechtsstaatlichkeit setzten sich durch, Menschen- und Bürgerrechte wurden verankert, die Marktwirtschaft löste die Planwirtschaft ab – und obwohl es auch dafür keinen Masterplan gab, brachte der Prozess der europäischen Einigung 500 Millionen Menschen in Ost und West zusammen in einer friedlichen Entwicklung – zum Guten. Historisch ist das beispiellos.

Also halten wir uns bewusst, was möglich ist, wenn die Menschen gemeinsam für etwas eintreten. Gerade in einem Parlament, das ja dem notwendigen Streit dient, das aber immer auch das Gemeinschaftliche, das Gemeinwohl im Blick haben sollte. Deshalb fühle ich mich durch Ihre Einladung geehrt – und bin ihr gerne gefolgt –, zu Ihnen über den Mauerfall und die glückliche historische Wende für ganz Europa zu sprechen – über den Mut derer, die damals an vielen Orten in der DDR demonstrierten, die mit hohem persönlichem Risiko Druck auf die erstarrte Staats- und Parteiführung ausübten, die Reformen und Freiheitsrechte einforderten – oder die für ihre Freiheit alles zurückließen und zu Tausenden in den Westen flohen und nicht zuletzt erreichten, dass diese Revolution in Deutschland friedlich blieb, so wie die in den meisten anderen Nachbarstaaten auch, ob wir sie als Samtene oder als Singende Revolution in Erinnerung haben. Dass es so kam, darüber kann man immer wieder nur staunen. Und es ist wahrlich ein Grund zu feiern!

Im Kalten Krieg hatten auf der westlichen Seite des Eisernen Vorhangs die Sympathien den Dissidenten und Oppositionellen gegolten – der Charta 77, der Solidarność und den weiteren Bürgerrechtsbewegungen, in denen sich zunächst die wenigen Mutigen zusammentaten. Ihr Beispiel ermutigte andere, bis daraus die massenhaften Proteste wurden, die 1989/90 die alten Regime reihenweise hinwegfegten. Dass das gelingen konnte, daran hatte der Westen mittelbar einen Anteil – nicht zuletzt durch den NATO-Doppelbeschluss, der die geschwächte Sowjetunion zum Umlenken und in Verhandlungen trieb. Der Mut der Menschen im Osten und diese feste Haltung des Westens: Beides trug dazu bei, dass der Kalte Krieg vor 30 Jahren überwunden wurde.

Die Maueröffnung kam überraschend, aber sie kam nicht ohne Vorboten: Die Wahl eines Polen zum Papst und dessen wirkmächtiger Besuch in seiner Heimat, die machtvolle polnische Gewerkschaftsbewegung, die leuchtende Kerzendemonstration in Bratislava, die 650 Kilometer lange Menschenkette durch das Baltikum und nicht zuletzt die große humanitäre Geste der Ungarn bei Sopron im Sommer 1989, als sie eigenmächtig die Grenze öffneten – diese und andere Signale deuteten auf Veränderung hin. Pater Imre Kozma vom ungarischen Malteser-Hilfsdienst betreute damals Flüchtlinge aus der DDR und fasste in Worte, wie sich die Haltung der Menschen in diesen ereignisreichen Monaten wandelte: „Die sich zu fürchten gelernt haben, fürchteten sich plötzlich nicht mehr.“ Auch nicht in der DDR.

Als die Regierung in der DDR am 9. November auf die Massenproteste mit der plötzlichen Öffnung der Grenze reagierte, war übrigens kaum jemand so dicht am Geschehen wie einige Mitglieder des Europäischen Parlaments. Der Rechtsausschuss – also das für Bürgerrechte zuständige Gremium dieses, Ihres Parlaments! – tagte vom 8. bis zum 10. November 1989 in Berlin im Reichstagsgebäude, direkt an der Mauer. Die Parlamentarier beschäftigten sich mit vertraut klingenden Themen: dem Rechtsschutz von Computerprogrammen und der Verwendung gentechnisch veränderter Mikroorganismen. Auf ein Ereignis, das die Welt verändern würde, waren sie ebenso wenig vorbereitet wie wir alle. Der Parlamentsausschuss reagierte, wie eben Parlamentsausschüsse reagieren: Er verabschiedete eine Stellungnahme. Im Verlautbarungsduktus heißt es darin nüchtern, man begrüße die Ereignisse in Berlin.

Was für ein Gegensatz zu der Euphorie der Menschen! Die passierten in der Nacht und in den folgenden Tagen zu Hunderttausenden jubelnd und staunend die Berliner Grenzübergänge, die Kontrollstellen zwischen der DDR und der Bundesrepublik. Wildfremde Menschen lagen sich in den Armen – 28 Jahre nach dem Bau der Mauer, die in Wahrheit ein Todesstreifen war. Mindestens 140 Menschen verloren hier ihr Leben. Wir vergessen sie nicht! Und wir vergessen nicht das Leid ihrer Angehörigen und nicht die vielen anderen Opfer der jahrzehntelangen Diktaturen in Osteuropa.

Dass die Ausschussmitglieder des Europaparlaments ihre Freude erkennbar zügelten, hatte vielleicht auch damit zu tun, dass damals niemand wusste, ob die Mauer endgültig Geschichte sein würde. In den Köpfen – unseren Köpfen – waren doch die Bilder von der gewaltsamen Niederschlagung der Proteste: 1953 in der DDR, 1956 in Ungarn und 1968 in der Tschechoslowakei. In Erinnerung waren noch die Panzer, die auffuhren, als in Polen 1981 das Kriegsrecht verhängt worden war, und ganz frisch das gewaltsame Ende der Studentenproteste im Sommer 1989 auf dem Platz des Himmlischen Friedens in Peking. Vor diesem Hintergrund leuchten die europäischen Ereignisse noch einmal in besonders hellem Licht.

Der Mut, den die Menschen gefasst hatten, ihre lautstarke Forderung nach Reformen, Mitsprache oder Machtwechsel hatten die kommunistischen Regime in ihren Grundfesten erschüttert. Dabei wussten sie durchaus, welche Folgen es haben würde, Schwäche zu zeigen. Einige glaubten ja auch weiterhin daran, durch besondere Härte Stärke beweisen zu müssen. Andere waren dazu gar nicht mehr in der Lage. So unterschiedlich innerhalb der Bürgerbewegungen und zwischen ihnen die Kritik an der herrschenden Staatspartei, ihre vielstimmigen Forderungen und ihre Erwartungen an politische Veränderungen waren – was sie alle einte, war das Ziel, den Mangel an Freiheit zu überwinden: die permanente Kontrolle abzuschütteln, sich der Willkürherrschaft zu entledigen, die Begrenzungen aufzubrechen, um die Perspektivlosigkeit des Eingeschlossenen hinter sich zu lassen.

Wer unter den jungen Menschen in Europa kann sich das heute überhaupt noch vorstellen, dass wirkliche Freiheit für Generationen ein unerfüllbar scheinender Traum war? Heute können wir als Bürger der Europäischen Union in einem großen demokratischen Rechtsraum frei darüber entscheiden, wie wir leben, wo wir leben, studieren, arbeiten, Handel treiben. Alle können frei ihre Meinung sagen, und sei sie noch so abwegig. Das eigene Recht vor unabhängigen Gerichten erstreiten in einem freiheitlichen, demokratischen Europa – vereint! Ein Traum, der Realität geworden ist.

Wir Deutschen wissen: Ohne die europäische Einigung, ohne den Wunsch der Europäer in Ost und West zusammenzuwachsen, gäbe es keine deutsche Einheit. Das eine war die Voraussetzung für das andere, beides sind zwei Seiten einer Medaille. Die vier Siegermächte machten die staatliche Einheit Deutschlands möglich, indem sie uns schenkten, worauf wir keinen Anspruch erheben konnten: ihr Vertrauen. So wie unsere direkten Nachbarn und die Mitglieder der Europäischen Gemeinschaft auch – trotz der Wunden, die der von Deutschland entfesselte Zweite Weltkrieg auf dem Kontinent hinterlassen hatte. Wir Deutschen werden diesen Beweis der Versöhnung nie vergessen!

Dank des politischen Wandels 1989/90 nahm der europäische Einigungsprozess in den vergangenen 30 Jahren erheblich an Fahrt auf – vom gemeinsamen Binnenmarkt und der längst geplanten Wirtschafts- und Währungsunion konnte weitergedacht werden – bis zur Erweiterung der Europäischen Union um die wiedererrichteten Demokratien Mittel- und Osteuropas.

Wir teilen dieselben Werte, von denen wir lange die Hoffnung hegten, dass sie einen unangefochtenen Siegeszug antreten würden. Das hat sich als Illusion erwiesen. Stattdessen sind unsere Demokratien global einem Wettbewerb mit autoritären Systemen ausgesetzt, die mit einem hohen Effizienz- und Wohlstandsversprechen für sich werben, aber ohne ihren Bürgern zu gewähren, was uns im Westen selbstverständlich erscheint: Freiheit und soziale Gerechtigkeit, Fortschritt und Nachhaltigkeit, Demokratie, Rechtsstaatlichkeit, universelle Menschenrechte – all das, was Europa lebenswert und für viele Menschen auf der ganzen Welt auch zu einem Sehnsuchtsort macht, was übrigens autoritäre Machthaber überall auf der Welt immer noch in Nervosität versetzt, weil es offensichtlich hochattraktiv ist.

Manchmal hat es den Eindruck, als würden wir selbst am stärksten daran zweifeln. Viele Menschen – gerade jene, die einst auf den Straßen Freiheit und Mitsprache einforderten – sind nicht zufrieden, nicht etwa, weil sie Freiheit oder Demokratie nicht schätzten, sondern eher, weil die Übergänge von Gewaltherrschaft zum demokratischen Kompromiss immer chaotisch sind, wie der britische Historiker Timothy Garton Ash einmal bemerkte. Umbrüche sind mit Schmerzen verbunden.

Was hat uns der Westen zu bieten? Diese Frage stellte der polnische Dichter Czesław Miłosz lange vor dem Fall des Eisernen Vorhangs. „Die Freiheit von etwas, das ist viel, aber es ist zu wenig, es ist viel weniger als Freiheit zu etwas“, schrieb er damals schon. Was ist Freiheit zu etwas? Die Antwort auf diese Frage müssen wir fortwährend neu aushandeln – zumal Freiheit als Wert ja auch nicht allein steht. Seit der Französischen Revolution wissen wir um den Dreiklang: Freiheit verlangt Gleichheit und Brüderlichkeit. Auch das ist europäisches Erbe!

Es entspricht den Bedürfnissen der Menschen in Europa. Sie leben nicht in einem einheitlichen Raum – sie bilden eine Gemeinschaft mit vielen unterschiedlichen historischen Prägungen und nationalen Identitäten. Im Westen haben die wenigsten noch eine Vorstellung davon, was es heißt, Diktatur und Fremdherrschaft ausgesetzt gewesen zu sein, teilweise sogar zweifach. Was weiß man hier von den Verwerfungen, in denen sich die Menschen in allen Staaten des ehemaligen Ostblocks in den Umbruchjahren danach bewähren mussten? Für die meisten Menschen war die gewonnene Freiheit im Systemwechsel mit einem tiefen Einschnitt verbunden, auch mit Zumutungen. Wo wir gesamteuropäisch aus gutem Grund intensiv über Probleme der Zuwanderung reden, bewegt die Menschen in den östlichen Teilen unseres Kontinents oft viel eher die Erfahrung von Abwanderung und deren weitreichende Folgen. Umgekehrt fehlt vielen bisweilen das Verständnis dafür, wie vielfältig auch das ursprünglich alte Kerneuropa und die Staaten, die sich darum scharen, sind. Der Westen ist mehr als nur wohlhabend und saturiert, friedensverwöhnt und an die scheinbar selbstverständliche Demokratie gewöhnt.

Der Wandel hin zu einem gemeinsamen Europa in Ost und West bleibt eine große Aufgabe für uns alle, und das erst recht angesichts der zeitgleichen rasanten Veränderungen durch Globalisierung und Digitalisierung, durch weltweite Migration und den Klimawandel und durch sich auflösende internationale Verbindlichkeiten. Das alles löst bei vielen Menschen neue Verunsicherung, auch Furcht aus.

Die Freiheit, die nach dem Jahrhundert der schrecklichen Kriege und dem Verlust an Humanität in den Diktaturen heute in Europa herrscht, ist aber keine Zumutung! Es sind allenfalls Nebenwirkungen, es ist eigentlich eher die Freiheit der anderen, die Unbehagen und Ablehnung auslöst. Das liberale Europa ist ungeheuer vielfältig. Aber es fehlt uns noch immer eine gemeinsame Öffentlichkeit, und es mangelt an Plattformen, um sich über Grenzen hinweg über Gemeinsames oder Trennendes auszutauschen. Nur über den Austausch kommen wir zu einer wirklichen gesamteuropäischen Perspektive. Wir können alle voneinander lernen – zumal übrigens Ostdeutsche und Osteuropäer den Menschen im Westen etwas voraushaben, denn sie haben 30 Jahre Erfahrung mit Veränderungsprozessen. Das ist eine wertvolle Erfahrung, vor allem seit wir erkennen, dass die Zumutungen von Globalisierung und Digitalisierung vor niemandem Halt machen.

Auf politischer Ebene kommen wir auch nur wirklich weiter, wenn wir stärker als bisher die Perspektiven des jeweils anderen wahrnehmen und anerkennen, nicht, um sie uns unkritisch zu eigen zu machen, sondern um einander besser zu verstehen – und um gemeinschaftliche Entscheidungen treffen zu können.

Wir neigen immer dazu, unsere eigene Haltung als die einzig richtige zu betrachten. Das prägt viele Konflikte in Europa. Nicht nur, aber gerade auch zwischen Ost und West scheinen sich dadurch manchmal Gräben wieder zu vertiefen. Deshalb: Gefährden wir die größte Errungenschaft der Epochenwende von 1989 nicht und niemals – das ist die Überwindung der Teilung unseres Kontinents!

Wir werden in dieser sich grundstürzend verändernden Welt alle nur dann eine Rolle spielen, wenn wir gemeinsam auftreten, wenn wir gemeinsame Positionen erstreiten, die von den Menschen in den Mitgliedstaaten geteilt oder jedenfalls mitgetragen werden. Wir werden nur dann den Ton mit angeben und für unsere Werte eintreten können, wenn wir diesen auch selbst gerecht werden. Und wir werden nur dann ernst genommen, wenn wir unsere gemeinsamen Anstrengungen substanziell verstärken, den konfliktträchtigen Regionen innerhalb Europas und in unserer engeren Nachbarschaft wirkungsvoll Stabilität zu vermitteln.

Die Freiheit kann nur verteidigen, wer sie selbst kennt und lebt – und wer sie nicht nur an Feiertagen beschwört. Die Demokratie ist für die Stabilität der Gesellschaft so wichtig wie Wohlstand und Prosperität. Unsere Werte bändigen die entgrenzten Prozesse und sorgen im globalen Wettbewerb für Ausgleich. Aber sie sind auch in unserem 21. Jahrhundert keineswegs selbstverständlich und erst recht nicht unangefochten.

Jacques Delors hat dazu ein mahnendes Vermächtnis hinterlassen. Angesichts der Erfahrungen des gewalttätigen 20. Jahrhunderts fürchtete er das Aufflammen eines neuen Nationalismus und eines sich gleichzeitig steigernden Individualismus. Beides, so sah er es, bedrohe die innereuropäische Solidarität und den gesellschaftlichen Zusammenhalt in den Mitgliedstaaten der Union, vor allem aber den „offenen Universalismus“ und die Fähigkeit zu Toleranz, die unsere Wertegemeinschaft auszeichne – eben das Erbe Europas. Wir sollten uns an seine, Jacques Delors’, Worte erinnern: „Sollte die EU scheitern, droht dieses Erbe verloren zu gehen.“ Ich glaube, die Warnung bleibt aktuell!

(Beifall)

Was Delors sich wohl nicht hätte vorstellen können, ganz bestimmt nicht wollen: Die EU verliert in einem quälenden Prozess gerade eines ihrer größten Mitglieder. Und unser Kontinent erfährt an der östlichen Grenze die Rückkehr von Krieg und gewaltsamer Grenzverschiebung. Zudem gebärden sich selbst Sicherheitspartner innerhalb der NATO so, wie nicht einmal Kritiker des Bündnisses es je für möglich gehalten haben. Die regelbasierte internationale Ordnung ist unter Druck – und das in einer zunehmend verflochtenen Welt, in der Wahrheit nicht mehr zählt und nationale Egoismen ausgelebt werden, in der sich aber die drängendsten Fragen – der Welternährung, der Migration, des Klimawandels und der Sicherheit – nur global beantworten lassen.

So heißt das Gebot politischer Vernunft: Es braucht ein Mehr an Zusammenarbeit. Das gilt für die Außenbeziehungen der EU, aber es gilt auch für das innereuropäische Miteinander. Europa ist nur dann handlungsfähig, wenn die Mitgliedstaaten kooperieren. Zusammenhalt ist eine Grundvoraussetzung dafür, dass Europa „weltpolitikfähig“ wird, wie Jean-Claude Juncker es genannt hat. Wir müssen Kleingeistigkeit, Selbstbezogenheit und Furcht überwinden.

Der Mauerfall und die 30 Jahre, die seitdem vergangen sind, zeigen: Nichts muss bleiben, wie es ist. Die massivsten Mauern können fallen, Veränderung ist möglich, wenn wir sie in die Hand nehmen. Es liegt an uns. Dann kann Europa aus dem grandiosen Weltenwandel von 1989/90 lernen: Wir sind frei, mutig zu handeln.

(Die Abgeordneten erheben sich von ihren Plätzen und spenden dem Redner Beifall.)

 
  
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  Presidente. – Grazie Presidente Schäuble. Saluto la presenza in Aula di tanti visitatori, la presenza della Presidenza finlandese e anche del Presidente del Consiglio designato Charles Michel. Saluto i commissari in carica e anche la Presidente designata Ursula von der Leyen.

Cominciamo con i presidenti dei gruppi politici, la parola all'onorevole Manfred Weber, per il Partito popolare, prego.

 
  
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  Manfred Weber, im Namen der PPE-Fraktion. – Herr Präsident! Ich war 17 Jahre alt. Ein junger Mensch, der jeden Tag viel Neues erleben darf, erleben durfte. Aber als ich die Tränen in den Augen meiner Eltern, meiner Bekannten und meiner Freunde gesehen habe und als ich in den Fernsehsendungen die Bilder zunächst von der damaligen Prager Botschaft und dann vom Fall der Mauer sah, da spürte ich, da spürten wir: Hier erleben wir Geschichte.

Es war wunderbar, als die ersten Landsleute bei mir – in meiner Heimat in Niederbayern – mit den sogenannten Trabbis ankamen. Wir spürten intuitiv: Hier kommt zusammen, was zusammengehört. Als Deutscher war ich tief beeindruckt, als ich sah, wie die Menschen in Leipzig, Dresden und Ostberlin auf die Straßen gingen. Für ihren Mut, für ihren Wunsch nach Einheit in Freiheit, für ihren Bürgersinn bin ich ihnen tief dankbar.

Sie schufen Werte, die uns bis heute prägen. Die Bürgerinnen und Bürger sind die Helden der Einheit. Ihre Stimme wurde erhört, weil starke Verbündete sie nicht im Stich ließen. Eines meiner ersten politischen Schlüsselerlebnisse war, als Ronald Reagan zwei Jahre vor dem Fall des Eisernen Vorhangs vor dem Brandenburger Tor stand und Gorbatschow aufforderte, die Mauer einzureißen. Die Europäische Gemeinschaft, die NATO, alle ihre Mitglieder waren in einem Punkt stets einig: Die Spaltung Europas muss überwunden werden. Die Unterstützung, die die Amerikaner und die Europäer den Deutschen vor 30 Jahren entgegengebracht haben, war ein echtes Geschenk.

Dieser Vertrauensvorschuss war nach zwei zerstörerischen Weltkriegen alles andere als selbstverständlich. Wir sollten an dieses Zutrauen unserer Verbündeten stets denken, wenn wir heute – auch in Deutschland – manchmal kleinteilig und kritisch über die Zukunft Europas diskutieren. Die Freunde Deutschlands haben nicht das Scheitern an die Wand gemalt. Sie sahen die Zukunft, sie haben vertraut, sie waren in vielen Bereichen echte Staatsmänner und Staatsfrauen.

Lieber Wolfgang Schäuble! Wie Sie den deutschen Einheitsvertrag ausgehandelt haben, war historisch und – noch wichtiger – erfolgreich. Ihnen, Theo Waigel und Helmut Kohl hat meine politische Generation enorm viel zu verdanken. Auch damals gab es viele Bedenken. Ich las sie in den Zeitungen, hörte sie an der Universität, im Geschäft, beim Einkaufen. Es war damals auch nicht jeder begeistert von den Entwicklungen. Aber Sie haben sich davon nicht beeindrucken lassen, Sie haben Führung gezeigt. Ihr Handeln, Ihr Weitblick waren prägend. Danke dafür.

Diese Führung können wir heute auch brauchen. Keiner zweifelt heute mehr: Die deutsche und die europäische Einheit gehören untrennbar zusammen. Helmut Kohl war stets ein deutscher Patriot. Aber er ließ nie einen Zweifel zu: Ein geeintes demokratisches Europa ist unser gemeinsamer Auftrag. Dem Projekt Europa war er im wahrsten Sinne des Wortes bis zum letzten Gang verpflichtet. Welch ein glühender Europäer, welch ein großer Staatsmann Helmut Kohl war, erlebten zum Ende seines Wirkens alle, als wir uns von ihm im Straßburger Plenarsaal verabschiedet haben. Der Vater der deutschen Einheit verabschiedete sich im Europäischen Parlament.

Helmut Kohl wusste: Der Fall der Mauer war kein nationales, singuläres Ereignis, auch keine nationale Großtat. Wir Deutschen verdanken die Einheit in Freiheit dem Mut tausender Freunde in Osteuropa. Auch Politiker wie Lech Wałęsa, Václav Havel und József Antall kämpften nicht nur für die Freiheit ihres eigenen Landes, sondern für ganz Europa.

Wir sollten den Geist der friedlichen Revolution, den Geist des friedlichen Aufbruchs auch in unserer Generation hochhalten. Heute beherrscht viel Klein-Klein den politischen Alltag. Besonders heute sind wir aber mit großen Herausforderungen konfrontiert. Vom Fall der Mauer können wir lernen: Wir schaffen nur etwas Großartiges, wenn wir in Europa zusammenstehen. Europa ist der Schlüssel für eine bessere, für eine lebenswerte Zukunft, und dafür ist es nötig, heute am europäischen Bewusstsein zu arbeiten.

Ich liebe meine Heimat Bayern, ich bin gerne Deutscher, und ich bin im Herzen ein Europäer. Wir dürfen nicht zulassen, dass Nationalisten und Populisten diese Einheit der Identitäten zerstören. Ich bin gerne Europäer. Lasst uns den europäischen Zusammenhalt, wie wir ihn vor 30 Jahren gelebt haben, heute erneuern.

 
  
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  Iratxe García Pérez, en nombre del Grupo S&D. – Señor presidente, señorías, Europa y el resto de la humanidad nunca olvidarán el 9 de noviembre de 1989. Fue un momento de ilusión, la ilusión de una esperanza. Lo que sucedió aquella noche cambió las vidas de los pueblos europeos para siempre; las imágenes de la multitud eufórica encima del muro, las colas de gente y los coches cruzando de un lado a otro supusieron una explosión de felicidad.

El mundo bipolar en el que Europa había vivido durante décadas, que parecía eterno e inamovible, había colapsado, ya entonces en una fecha de significado, porque conmemoraba dos de los episodios más oscuros de nuestra historia: por un lado, el aniversario de la Noche de los Cristales Rotos cuando, aquel 9 de noviembre de 1938, los nazis cometieron la primera gran matanza contra los judíos; y, por otro, en 1989 se cumplía medio siglo del comienzo de la Segunda Guerra Mundial.

La caída del Muro de Berlín supuso el triunfo de las democracias liberales ante el bloqueo soviético, inauguró una etapa de esperanza en la que los europeos pensamos que nada podría frenar la expansión de los derechos humanos, las elecciones libres y el Estado de Derecho. En cuestión de semanas, Rumanía, Bulgaria y Checoslovaquia, entre otros, se deshicieron de sus dictaduras para adoptar el modelo de democracia parlamentaria occidental.

Pero treinta años después nuevos muros separan a los europeos. Ahora esos muros son ideológicos —entre nacionalistas y europeístas—, son territoriales —entre las grandes urbes y el mundo rural— o de clases —entre ricos y trabajadores empobrecidos—. Si bien el apoyo a la democracia es generalizado en buena parte del mundo y, por supuesto, en Europa, los populistas van ganando terreno, y esto nos obliga a hacer una profunda reflexión para evitar volver a etapas oscuras de nuestra historia.

1989 fue un momento de esperanza y victoria para Occidente y para los valores que defendemos. Conseguirlo no fue fácil. Nuestro mayor error es olvidar lo que significa defender la libertad.

Treinta años después, es fácil olvidar que la reunificación alemana estuvo plagada de incertidumbres y de recelos. Unos pensaban que supondría un esfuerzo económico y social tan inmenso para Alemania, que acabaría con la locomotora europea y, como consecuencia, con la Comunidad Europea. Otros advirtieron del peligro de resucitar a un viejo enemigo enterrado desde la Segunda Guerra Mundial.

Nadie como Helmut Kohl supo recoger el sentir de los socios europeos. En sus memorias, recordó la falta de apoyos y confesó lo siguiente: «Entre nuestros aliados europeos, solo hubo uno que nos apoyó resueltamente desde el primer momento: el presidente español, Felipe González, que no dudó ni un instante acerca de cuál era la posición que debía adoptar».

Si en 1989 fue posible, ahora también debemos ser capaces de responder a las incertidumbres que amenazan nuestro modelo de convivencia. La Unión Europea es, ante todo, paz, libertad, progreso. Caminemos con esos valores y hagamos de nuestra Unión el modelo más avanzado de integración y de justicia social, y que este aniversario sirva para recuperar la esperanza.

En 1989 yo también era una joven, algo más que el señor Weber. Tenía quince años recién cumplidos —casi tan joven como la democracia de mi país—, pero ya comenzaba a construir mi conciencia política y era consciente de que ese era un día importante para la historia de Europa. Pero jamás pude imaginar que hoy tendría el honor y el orgullo de representar a la familia socialdemócrata en este Parlamento Europeo. Para mí es un orgullo, pero sobre todo una gran responsabilidad, coger el testigo de los hombres y mujeres que construyeron un momento tan importante para nuestro proyecto político y para garantizar la paz, la libertad y la justicia.

 
  
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  Dacian Cioloş, în numele grupului Renew. – Domnule președinte, în noiembrie 1989 aveam 20 de ani. Eram în primul an de facultate și trăiam unul dintre cele mai dure regimuri comuniste din Europa Centrală și de Est – cel al lui Ceaușescu. Despre căderea zidului Berlinului am auzit doar câteva zile după ce acest lucru s-a întâmplat, vorbindu-se la Radio Europa Liberă, radioul ce ne permitea să ne conectăm ilegal, la acea vreme, la restul lumii.

În 9 noiembrie 1989, un zid ce separa Europa în două a fost distrus, și odată cu el a început, cel puțin în Europa, sfârșitul unui regim ce supraviețuia numai prin limitarea libertăților și drepturilor cetățenilor de către stat.

Căderea zidului Berlinului a avut un efect de domino. Numai o lună și jumătate mai târziu se sfârșea și regimul național comunist al lui Ceaușescu. La fel ca alți tineri de vârsta mea, la fel ca alți români, ca alți central-europeni, eram însetați de libertate, de democrație și de Europa, căci pe străzile Timișoarei, acolo unde au început mișcările în România, sau la București, manifestanții invocau deja Europa. Scopul marii majorități a celor care erau în stradă era întoarcerea la valorile democrației și ale civilizației europene, așa cum o spune și Proclamația de la Timișoara.

Dacă acum treizeci de ani un val de democratizare se resimțea în Europa, dar și în alte părți ale lumii, de mai bine de zece ani libertatea și democrația încep să piardă teren la nivel mondial. Mai mult de jumătate din cetățenii lumii trăiesc în regimuri politice lipsite sau parțial lipsite de libertăți fundamentale, iar în Europa tentația de a construi din nou ziduri continuă să ne amenințe. Și pe cei din generația mea care au trăit și cu zid și fără zid. Nu putem să nu vedem această similitudine.

Brexit-ul, de exemplu, înseamnă noi bariere în calea comerțului și a libertății de mișcare. Sper ca cetățenii britanici care au luptat întotdeauna pentru o Europă liberă să se gândească de două ori înainte de a construi noi frontiere. Reacția unora când vine vorba despre provocările în materie de migrație ale Europei este de a apela la noi ziduri. Zidurile nu-și au locul pe acest continent, nu vrem să construim o Europă-fortăreață. Trebuie mai degrabă să construim punți de legătură și parteneriate strânse cu țările din vecinătatea Europei.

Dragi colegi, zidurile nu sunt doar fizice, sunt și bariere impuse de teamă în calea libertății politice și a prosperității. Partidele politice și liderii cu tendințe autoritare în Europa, care vor ca țara lor sau Europa să flirteze din nou cu dictatura trecutului, trebuie opriți. Democrația și libertatea europeană trebuie apărate de cei care nu au nicio ezitare astăzi în a profita de beneficiile apartenenței la Uniunea Europeană, dar care îi resping valorile. De treizeci de ani de la căderea Berlinului avem responsabilitatea să apărăm idealurile și valorile în numele cărora acest zid a fost distrus: libertatea, democrația, prosperitatea și Uniunea Europeană.

În următoarele luni va trebui să lansăm o conferință la nivelul Europei despre viitorul nostru comun, care să implice toți cetățenii Uniunii Europene, pentru a pune astfel bazele unui nou proiect european care să inspire încredere pentru anii ce vor veni, pentru că și eu, ca român, nu pot să concep să fiu român fără să fiu european în același sens și sunt convins că toți, indiferent de ideologiile pe care le avem, simțim acest lucru. Și atunci de ce să nu exprimăm lucrurile acestea în mod firesc și să transmitem acest simțământ, proiectul european pe care îl susținem?

 
  
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  Ska Keller, on behalf of the Verts/ALE Group. – Mr President, thirty years ago, the Wall did not just fall, it was brought down by very courageous people, people who took a very high and very concrete personal risk. They fought for fair and free elections, for the freedom of expression, for an end to being caged-in and under constant observation – all those things that we take for granted right now. But back then, those demands could get you into prison, they could get you tortured, lose your job and lose your social connections. But despite all of those risks, people took to the streets, organised already long before 1989, and never gave up. It is this courage that changed the world and it is this courage that’s still changing the world today.

Also today, we need to be vigilant, not to forget the lessons from 1989. Democracy needs to be gained every day again and again, in every action that we do here in this House but also everywhere in Europe. Unfortunately, there are governments right now who are trying to dismantle democracy, bit by bit. This is a disgrace, especially given the sacrifices that the citizens in countries like Hungary made to free their country. Those who shut down universities, those who arrest civil society and build walls against refugees, they are betraying the demonstrators from 1989.

(Applause)

Freedom is something that needs to be expanded every day as well and too many people are still not free in this world, not free for who they are, whom they love or where they’re from. We are all citizens of this world, born free and born equal. Discrimination and hatred should not prevail.

Freedom of expression is also being curbed when hatred and threats are being issued and used against people active in politics, active in their communities. When people there are faced with threats on an everyday level, then this is a problem for freedom of expression, as well as democracy. Constant observation is also becoming a trend again, but we should never forget what history teaches us – surveillance, a control state, does not lead to freedom or security. It ends both. We don’t know what the future will bring, and any law we do here always needs to work also when governments don’t mean well.

Things have changed a lot over the past years, over the past 30 years especially. If you look at the border zone now that once divided Germany, where hundreds of people lost their lives trying to cross looking for freedom, often also being assisted by other people who helped them, this area is now a major production area, safeguarding climate and biodiversity for the future generations and becoming a symbol of hope. The borders that divided Europe have now become places where people meet, get to know each other. But let’s not forget, there are many walls still up today that need to be torn down. There are many people today, as back then, who are looking for freedom. Let us not turn our back on them. Let us not forget what it means to look for freedom, to not have it and then to gain it.

Without the courageous people thirty years ago, I wouldn’t be here and many colleagues would not be either. Europe as we know it, only exists because the wall that divided us all finally was torn down. But 9 November 1989 is not a date where we should hold commemoratory speeches and just congratulate each other on how well it all worked back then. I believe it is an anniversary to remind us to be courageous, to tear down the walls that divide us and to be the change that we want to see in the world.

 
  
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  Jörg Meuthen, im Namen der ID-Fraktion. – Sehr geehrter Herr Präsident, sehr geehrter Herr Bundestagspräsident Dr. Schäuble, meine Damen und Herren! Vor 30 Jahren ist in einer der glücklichsten Stunden der deutschen Geschichte die Mauer gefallen.

Unsere Landsleute in der ehemaligen DDR gingen in einem totalitären und brutalen System auf die Straße. Sie demonstrierten, sie riskierten ihre Gesundheit, sogar ihr Leben. Dieser heldenhafte und durchgängig friedliche Einsatz brachte schließlich die Mauer zu Fall und ein sozialistisches Unrechtsregime zur Implosion.

So weit, so erfreulich, so richtig, so wunderschön! Doch was damals mit der friedlichen Revolution vermeintlich hinweggefegt wurde, ist heute wieder da. Der Sozialismus und Kommunismus ist damals nicht – wie erhofft – final besiegt worden. Er lebt, er steht gerade vor unser aller Augen wieder auf. Tief heuchlerisch feiern heute selbst die SED-Nachfolger die deutsche Einheit mit, ebenso wie die sozialistischen Grünen und die Sozialdemokraten. Die wollten doch damals allesamt die deutsche Wiedervereinigung unbedingt verhindern!

Berlin selbst wird heute von einem tiefroten Senat regiert, der Enteignungen anstrebt und den Preismechanismus zerstört, um genau das vorzubereiten. Die Sozialisten und Kommunisten sitzen im Deutschen Bundestag, und sie grinsen einen unverhohlen auch hier im Plenum des Europäischen Parlaments an, wo sie ihre freiheitszerstörende Agenda Tag für Tag umsetzen: Planwirtschaft statt Marktwirtschaft, Korrektheitsdiktate statt wahrer Meinungsfreiheit. Ist die Lektion der Geschichte immer noch nicht gelernt? Jede Art von Sozialismus bringt immer und ausnahmslos Armut, Verelendung, schlimmes Unrecht und Gewalt. All das ist leider eben doch unbesiegt.

Ein Letztes: Wenn man die Festakte dieser Tage so sieht, dann könnte man meinen, die Menschen feierten heute die Europäische Union und nicht die Erlangung der deutschen Einheit. Die friedlichen Revolutionäre von 1989 skandierten aber nicht etwa „EU, einig Vaterland“, sondern sie riefen „Deutschland, einig Vaterland“. Sie kämpften für Freiheit, für Identität, für Demokratie und – ja – für die nationale Souveränität Deutschlands. Sie kämpften nicht für Sozialismus durch die Hintertür, sie kämpften auch nicht für die Europäische Union. Währenddessen arbeiten Sie hier an der Überwindung der Nationalstaaten zugunsten eines identitätslosen Nichts namens Vereinigte Staaten von Europa.

Sie werden über kurz oder lang sehen: Die freiheitsliebenden Bürger Europas werden auch diesen absurden Turmbau zu Babel zum Einsturz bringen, denn dafür sind die Menschen 1989 nicht auf die Straßen gegangen und haben Kopf und Kragen und ihr Leben riskiert.

Wenn wir nicht zu einem Europa der souveränen Vaterländer zurückkehren, in dem Nationen friedlich fortexistieren und sinnvoll miteinander kooperieren, wird auch die EU im Ganzen eines Tages implodieren und der Brexit nur ein erster Anfang dieser Implosion gewesen sein. Unterschätzen Sie nicht den Willen zur Freiheit! Das ist ureuropäisch. Wer sich daran versündigt, wird keinen dauerhaften Erfolg haben.

 
  
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  Ryszard Antoni Legutko, on behalf of the ECR Group. – Mr President, communism was the most murderous system in the history of mankind. More murderous, perhaps, than German national socialism. As somebody who, for many years, lived in a communist country, I feel it is my duty to repeat this truth over and over again. I’m afraid that what I’m going to say will be rather bitter and out of tune with what has been said before.

The division between those who supported communism and those that opposed it, at that time, was far from clear. Let me remind you that in the 1970s and 1990s, the Soviet Union became a vital part of the international order. It was accepted as such. The West European governments conducted realpolitik towards the Soviet regime and accommodated its aspirations. For the same reason, those governments looked at the anti-communist movements within the Soviet bloc with suspicion, treating them as trouble- makers, courageous, politically naive yet jeopardising the international order. These movements disturbed the détente, they disturbed the Ost politik. They stood in the way of the policy of the majority of West European governments which were, or had been for a long time, openly pro-Soviet.

The involvement of the Western elites in the legitimisation of communism had serious consequences. The communists continued their careers afterwards, after the system fell, and some of them joined the European Parliament, joined the European institutions, some are still here. They rebranded themselves as Social Democrats, jumped from the bandwagon called the Soviet system to another bandwagon, which is called the European Union and they were greeted heartily. Overnight, the apparatchiks, the Partiegenossen became enthusiastically European. Super-duper European.

The communist system should have discredited the political Left in Europe. Unfortunately, it didn’t. In fact, the Left acquired a dominant position in Europe after the demise of the Soviet Union. The Christian Democratic, Conservative, Republican parties have capitulated to the Left agenda, which I find rather pathetic, and as a result, the spirit of communism lives on in Europe. It has been recycled, it has been garnished, has been updated, has been slightly civilised, remodelled, but it is there alright.

The Left always had totalitarian temptations and no wonder they continue the policies which I remember very well from my young days living in a communist society.

Today we are more and more in the grip of one correct ideology, with political correctness running wild. We had a sample of it here, right here at this session. We tend to create a new form of de facto one party system which is called political mainstream. Again, we had a sample of it this afternoon. We have militant, aggressive, secularist and barbaric social engineering. Again, these were the trademarks of the communist system. We have a neo-Marxists very much alive and kicking today.

So all this considered, ladies and gentlemen, the anniversary is fine. We all remember those great days, but it is not the time for sentimental ruminations and it is not time for political self righteousness. it is time for a revision, and I mean it.

 
  
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  Martin Schirdewan, im Namen der GUE/NGL-Fraktion. – Herr Präsident! Leider muss man ja zu dem jetzigen Stand der Debatte sagen, dass nicht alle Rednerinnen und Redner der großen Aufgabe gerecht geworden sind. Aber möchte ich denjenigen danken, die sich hier differenziert geäußert haben.

„Es ist, als habe einer die Fenster aufgestoßen. Nach all den Jahren der Stagnation. Der geistigen, wirtschaftlichen, politischen.“, Dies sagte Stefan Heym auf der großen Demonstration auf dem Berliner Alexanderplatz am 4. November 1989. Mit der Mauer, die fünf Tage später fiel, stürzte auch Stück für Stück der Eiserne Vorhang, der Ost- und Westeuropa wirtschaftlich, militärisch und nicht zuletzt auch ideologisch voneinander trennte.

Es ist entscheidend das Verdienst der Ostdeutschen, die monatelang für Demokratie und Freiheitsrechte demonstrierten, dass wir hier heute – 30 Jahre später – im Europäischen Parlament diese Debatte führen können. Vielen Dank auch dafür.

Herr Präsident, ich selbst wurde in Ostberlin geboren und habe die Mauer als Kind noch erlebt. Das gibt mir auch die Gelegenheit, hier eine differenziertere Geschichte als meine beiden Vorredner zu erzählen. Die große Mehrheit der Ostdeutschen ist laut dem aktuellen Bericht der deutschen Bundesregierung zum Stand der deutschen Einheit unzufrieden damit, wie die deutsche Einheit und die Nachwendezeit verlaufen sind – Herr Schäuble, Sie haben darauf hingewiesen. Und warum? Ich möchte Ihnen, meine Damen und Herren, ein Beispiel geben. Ostdeutsche müssen heute noch immer mehr Arbeitsstunden pro Woche leisten und verdienen gleichzeitig weniger als ihre westdeutschen Kolleginnen und Kollegen. Ostdeutschland hat – gemessen natürlich an den nationalen Werten – den größten Niedriglohnsektor in der gesamten Europäischen Union. Das heißt: 30 Jahre nach der politischen Wende brauchen wir eine soziale Wende, nicht nur für Deutschland, sondern für die gesamte Europäische Union.

Aber es ist nicht nur die soziale und wirtschaftliche Entwicklung, die noch immer Grenzen zeichnet, die eigentlich längst verschwunden sein sollten. Es sind auch die Fehler, die im Umgang zwischen Ost und West – damit meine ich nicht nur Ostdeutschland und Westdeutschland, auch zwischen Ost- und Westeuropa – in den letzten Jahren gemacht worden sind.

Ich gebe Ihnen ein weiteres Beispiel, das des eingangs von mir zitierten Schriftstellers Stefan Heym. Er entstammt einer jüdisch-deutschen Familie. Er flieht als Antifaschist vor den Nazis in die Vereinigten Staaten und kommt als Soldat der US-Armee wieder nach Deutschland zurück, um Deutschland vom Nationalsozialismus zu befreien. 1952 – er ist US-Bürger – entscheidet er sich dafür – und er ist bereits ein international anerkannter Schriftsteller –, sich in der DDR niederzulassen.

1994 – ein paar Jahre später, also nach der Wende, nach dem Mauerfall – wird er als Parteiloser auf der Liste meiner Partei in den Bundestag gewählt und wird dort Alterspräsident, und leider, meine lieben Kolleginnen und Kollegen, verlässt bei seiner Wahl die konservative Fraktion geschlossen den Saal. Herr Schäuble, Sie werden sich daran erinnern. Ich halte das für einen großen historischen Fehler. Ich glaube, das war ein Kulturbruch.

Das sind die Geschichten von Siegen und Niederlagen. Das sind Lebensgeschichten, die heute erzählt und gehört werden müssen, auch um die Versuche der extremen Rechten zu stoppen, die Geschichte der deutschen Einheit, die Geschichte des Mauerfalls, die Geschichte der europäischen Einigung zu vereinnahmen, so wie wir es ja heute leider wieder haben erleben müssen.

Die Menschen in Ungarn, in Polen, in der Tschechoslowakei und nicht zuletzt in der DDR wollten eine Zukunft in einem offenen, in einem friedlichen, in einem freiheitlichen Europa. Sie hingegen stehen für ein Europa der Vergangenheit, des Nationalismus und neuer Mauern. Wer heute wieder Mauern an den Außengrenzen der Europäischen Union errichten will, wer eine Politik betreibt, die dazu führt, dass Menschen auf der Flucht ums Leben kommen, anstatt Hilfe zu finden, der hat nichts, aber auch rein gar nichts vom Mauerfall und der europäischen Einigung verstanden.

 
  
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  Mislav Kolakušić (NI). – Poštovani predsjedavajući, rušenje Berlinskog zida je jedan od najvećih događaja u modernoj povijesti Europe. Hrabri njemački građani Istočne Njemačke, u onom režimu koji je bio iznimno represivan, nisu se bojali izaći na ulice i ujedinjeno srušiti Berlinski zid.

Rušenje Berlinskog zida omogućilo je stvaranje nove, moderne Europe. Omogućilo je brojnim drugim državama i narodima da postanu slobodni i neovisni u vlastitim državama. Neovisnost Republike Hrvatske nažalost je plaćena s više od dvadeset tisuća ubijenih građana. Međutim, stvorena je velika mogućnost da stvorimo modernu Europu u kojoj svi možemo dostojanstveno živjeti. Europska unija je uvjet za stvaranje moderne demokratske Europe. Međutim, moramo biti svjesni da i trideset godina nakon što je srušen Berlinski zid, postoje neki novi zidovi između država članica.

Na granicama Hrvatske nalazi se bodljikava žica postavljena od druge dvije članice Europske unije, Slovenije i Mađarske. Takvo nešto je za svaku osudu. Moramo štititi granice zajednički. Osim te bodljikave žice, mi imamo i drugi zid, a to je schengenski zid. Sve države članice moraju biti unutar schengenskog prostora. Inače, ne možemo se smatrati ravnopravnim i jednakim članicama Europske unije.

Stoga vas pozivam da ubrzamo ulazak svih država u prostor Europske unije i da postanemo jednaki u tom pogledu.

 
  
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  Frans Timmermans, Erster Vizepräsident der Kommission. – Herr Präsident, sehr geehrte Damen und Herren! Als ich geboren wurde, wäre es ein kühner Traum gewesen, dass wir einmal in einem Europäischen Parlament mit Abgeordneten aus Ost und West über unsere gemeinsame Zukunft entscheiden. In meinem Geburtsjahr wurde die Mauer gebaut, die für mich wie für viele Europäer eng mit der persönlichen Geschichte verbunden ist. Als ich ein junger Soldat war, herrschte der Kalte Krieg so eisig, dass ich ausgebildet wurde, gegen jene zu kämpfen, mit denen ich heute in einer Union vereint bin. Im Jahr, als die Mauer fiel, wurde unser Sohn Mark geboren, und als Europa mit der Osterweiterung 2004 endlich wieder eins wurde, kam unser Sohn Max zur Welt.

Unsere Kinder haben wie eine ganze Generation junger Menschen das Privileg, Europa ausschließlich als einen Kontinent des Friedens, der Freiheit und der Einheit zu kennen, und das verdanken wir auch der friedlichen Revolution von 1989. Sie ist für mich und alle, die das Glück hatten, sie zu erleben, das prägendste politische Ereignis unseres Lebens. Sie ist zugleich der Sieg europäischer Werte, denn die Sehnsucht der Menschen nach Freiheit war größer als die Angst, ihr Wunsch nach Demokratie stärker als die Ideologie und ihr Zusammenhalt mächtiger als die Regime in Ostdeutschland, Mittel- und Osteuropa. Es war die Zivilcourage dieser Menschen, die die Geschichte unseres Kontinents neu geschrieben hat, und ihre Zivilcourage war wahrhaft europäisch.

Der Funke der Freiheit war damals auch bei den Nachbarn entfacht: bei der polnischen Solidarność ebenso wie beim Paneuropäischen Picknick an der ungarisch-österreichischen Grenze und beim Baltischen Weg. Es wächst zusammen, was zusammengehört, wie Willy Brandt es sagte, und er meinte damit nicht nur Deutschland, sondern ganz Europa.

Wir verdanken dieses geeinte Europa auch dem beherzten Handeln von Nachbarn und Partnern, die sich einem wiedervereinigten Deutschland im Herzen des Kontinents öffneten. Das war damals nicht selbstverständlich. Das war nicht nur für US-Präsident George Bush und Ex-Sowjetpräsident Michail Gorbatschow ein mutiger Schritt, sondern war vor allem auch für Frankreich und Großbritannien wichtig. Es bedeutete, Deutschland in Europa einzubetten und eine ganz neue Dimension Europas zu wagen: eines Europas, das seine beiden Hälften wieder zusammenfügt, das West-, Mittel- und Osteuropa zu einem einzigen Kontinent vereint. Genau das haben wir in den vergangenen 30 Jahren erleben können.

Ich erinnere mich noch gut, dass ich vor dem Mauerfall geradezu fühlen und sehen konnte, ob ich im Westen oder im Osten war, und das lag nicht nur am speziellen Duft der Trabbis und der DDR-Zigaretten. Wenn ich dagegen heute mit meinen Kindern in Ost- oder Westeuropa unterwegs bin, dann gibt es zwar noch kulturelle Unterschiede, denn Vielfalt ist Europas Reichtum, man kann den Menschen aber nicht ansehen, woher sie kommen. Sie interessieren sich für dieselben Themen und haben die gleichen Sorgen und Hoffnungen und Träume. Es gibt nicht mehr das alte und das neue Europa im traditionellen Sinn. Es ist auch nicht so, dass der Osten zum Westen dazugekommen wäre. Nein, wir sind zu unserem Europa zusammengewachsen!

Einer der größten Erfolge nach dem Fall des Eisernen Vorhangs war, wie Václav Havel es treffend beschrieben hat, dass Osten und Westen nicht länger moralische Bezeichnungen sind, sondern zu rein geografischen Bezeichnung geworden sind. Das Fundament unseres Europas bilden Demokratie, Freiheit und Menschenrechte. In Europa muss Rechtsstaatlichkeit regieren. Dies war, ist und bleibt der Hauptauftrag der friedlichen Revolution im Jahre 1989. Freiheit und gleiche Rechte für alle – Einigkeit und Recht und Freiheit, würde ich sagen. Es ist unser aller Verantwortung, diese Werte zu achten und zu verteidigen. Sie sind die wahre Errungenschaft Europas. Nur so konnte das in Solidarität vereinte Europa zu einem kontinentalen Erfolg werden. Unser erfolgreicher Binnenmarkt schafft Arbeitsplätze, garantiert Zugang zu Bildung und Krankenversicherung und schafft Chancen für jeden Einzelnen. All jenen, die im sogenannten nationalen Interesse Ostalgie oder Westalgie oder andere nie da gewesene Vergangenheiten heraufbeschwören, um Ost und West in Deutschland wie in Europa gegeneinander auszuspielen, müssen wir deshalb entschieden entgegentreten.

Noch gibt es zwar Herausforderungen beim Zusammenwachsen. Dessen sind wir uns alle bewusst. Doch das ändert nichts daran, dass die EU das Beste ist, was Ost und West passieren konnte. Es muss uns klar sein: Wer mit Europa spielt, verspielt die Zukunft. Und wer wirklich im Interesse seines Landes handeln will, der setzt auf Europa. Nur gemeinsam können wir unser Gewicht auf der Weltbühne ausspielen und die Spielregeln mitgestalten. Wenn wir heute den Auftrag der Menschen von 1989 fortsetzen wollen, dann müssen wir also ebenfalls europäischen Mut beweisen, und das bedeutet auch Mut zu Europa. Denn die Herausforderungen der Zukunft – vom Klimawandel bis hin zur digitalen Revolution – können wir nur mit vereinten Kräften meistern.

Bei der Verleihung des Nobelpreises 1971 sagte Willy Brandt, dass Frieden kein Urzustand sei, er müsste vielmehr immer wieder von Menschen gemacht werden; entscheidend für einen dauerhaften Frieden sei vor allem soziale Gerechtigkeit. Denn – so Brandt – materielle Not ist konkrete Unfreiheit. Unsere gemeinsame europäische Aufgabe bleibt es, dies zu überwinden. Daran zu arbeiten, ist Europas Schicksal.

Lieber Wolfgang Schäuble, danke schön, dass Sie uns gezeigt haben, wofür wir kämpfen. Und lieber Herr Meuthen, danke schön, dass Sie uns gezeigt haben, wogegen wir kämpfen.

(Beifall)

 
  
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  Tytti Tuppurainen, President-in-Office of the Council. – Mr President, it is a great honour to address this Chamber on the occasion of the 30th anniversary of the fall of the Berlin Wall.

I do this not only in the capacity of the Minister holding the rotating Presidency of the Council, but above all, I do it as a European citizen.

This task makes me very humble because, although I was very young, I very well remember the difficult times when Europe was divided. In the middle of Europe, Germany was split in two and the great city of Berlin was divided by the wall. The wall which, for decades, separated family members from one another. The wall which meant the final stop for fundamental rights and freedoms. The wall which ruthlessly ended the lives of many of those trying to get to the other side.

All of this happened in the heart of Europe.

For younger generations, this may now seem somewhat unreal and even very distant, but you do not have to look at European maps further back than the 1980s to understand that it was not so long ago when Europe looked very different to how it looks today. However, over time, the will of the people seeking freedom, seeking human rights and seeking prosperity, prevailed.

It all became real in Berlin. It literally tore down the wall. This was the wind of change that swept across Europe and resulted in the collapse of the Iron Curtain. In Europe this paved the way for the deepening of European integration and similarly it paved the way for the enlargement of the European Union, of our precious Union.

Meine Damen und Herren! Trotz dieser großen Veränderung, die vor 30 Jahren durch das mutige und entschlossene Handeln der Völker auf der damaligen Ostseite des Eisernen Vorhangs erreicht wurde, stehen wir vor Herausforderungen in Europa.

Einige der Errungenschaften in der Europäischen Union sind vielleicht zu selbstverständlich. Weltweit erleben wir Tendenzen, neue Mauern zu bauen, anstatt sie einzureißen.

Wir sehen Anzeichen, dass eine regelrechte internationale Zusammenarbeit infrage gestellt wird. In solch einer turbulenten und unberechenbaren Periode ist es gut, auf die Grundlagen zurückzukommen und an die grundlegenden Werte zu erinnern, die auch vor 30 Jahren zu einer großen Veränderung geführt haben.

Deshalb bin ich stolz darauf, hier im Europäischen Parlament zu sagen, dass Demokratie, Rechtsstaatlichkeit und Grundrechte immer wieder verteidigt werden müssen, weil sie die Eckpfeiler der Europäischen Union sind.

Ich möchte ganz deutlich feststellen, dass Autoritarismus, Totalitarismus oder Nationalismus nie unsere Antwort sein dürfen. Unsere Wahl soll immer Freiheit sein. Unsere Wahl soll immer Demokratie sein, und unsere Wahl sollen immer die Menschenrechte sein.

Herr Schäuble, Sie haben gesagt, dass wir dieselben Werte teilen. Das stimmt. Aber nicht nur wir, sondern die ganze Welt. Diese Werte sind die Werte der ganzen Welt, anerkannt von den Vereinten Nationen.

Meine Damen und Herren! „Jetzt wächst zusammen, was zusammengehört.“ Als die Berliner Mauer fiel, waren dies die weisen Worte des ehemaligen Bundeskanzlers der Bundesrepublik Deutschland, Willy Brandt, der auch früher der Bürgermeister von Westberlin war und auf sehr konkrete Weise die europäische Spaltung gesehen hatte.

Ich bin der festen Überzeugung, dass die Botschaft der Einheit auch der Schlüssel für den Erfolg der Europäischen Union ist. Wir können nur gemeinsam stark sein, und wir brauchen ein Europa, das vereint, und nicht ein Europa, das sich trennt.

The fall of the Berlin Wall holds the promise of a united Europe.

 
  
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  Presidente. – Grazie, ringrazio tutti i nostri ospiti, tutti coloro che sono intervenuti e ringrazio tutti per la collaborazione. Ringrazio il Presidente del Bundestag, Presidente Schäuble.

E adesso ridiamo la parola alla musica, ma vi invito ad alzarvi in piedi.

(Un quartetto di Musica Mundi School interpreta l’Inno alla gioia)

(La seduta è sospesa alle 16.32)

 

4. Възобновяване на заседанието
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(La seduta è ripresa alle 16.37)

 

5. Одобряване на протокола от предишното заседание: вж. протокола
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6. Искане за снемане на имунитет: вж. протокола
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7. Състав на комисиите и делегациите: вж. протокола
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8. Преговори преди първото четене в Парламента (член 71 от Правилника за дейността): вж. протокола
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9. Преговори преди първото четене в Съвета (член 72 от Правилника за дейността): вж. протокола
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10. Поправки (член 241 от Правилника за дейността): вж. протокола
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11. Подписване на актове, приети по обикновената законодателна процедура (член 79 от Правилника за дейността): вж. протокола
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12. Делегирани актове (член 111, параграф 2 от Правилника за дейността): вж. протокола

13. Мерки за изпълнение (член 112 от Правилника за дейността): вж. протокола

14. Внасяне на документи: вж. протокола

15. Действия, предприети вследствие позиции и резолюции на Парламента: вж. протокола

16. Ред на работа
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  Presidente. – Onorevole Rivière, Lei chiede la parola per quale motivo? Qual è il motivo per cui chiede la parola?

 
  
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  Jérôme Rivière (ID). – Monsieur le Président, je vous saurais gré de m’écouter un instant. Je vous ai demandé cet après-midi, par l’intermédiaire de votre cabinet, de faire en sorte que notre assemblée s’honore d’un moment de silence pour les victimes, il y a quatre ans... (Le Président retire la parole à l’orateur)

 
  
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  Presidente. – Mi scusi, abbiamo già ricordato questo fatto gravissimo, lo abbiamo ricordato in maniera solenne.

No, io non Le do la parola.

L’Aula e tutti i deputati e i nostri amici ospiti sanno quanto affetto tutti noi abbiamo dimostrato per le vittime del Bataclan e lo abbiamo fatto in seduta solenne, e credo che questo dimostri quanto il Parlamento e il Presidente sia attento a questa questione.

La ringrazio e Le tolgo la parola.

* * *

*

Il progetto definitivo di ordine del giorno, fissato dalla Conferenza dei presidenti, ai sensi dell'articolo 157 del regolamento, è stato distribuito.

A seguito di consultazioni con i gruppi politici, desidero sottoporre all’Aula la seguente proposta di modifica del progetto definitivo di ordine del giorno.

Mercoledì

Le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sui diritti del bambino in occasione del 30° anniversario della Convenzione sui diritti del fanciullo sono anticipate come primo punto, dopo l’approvazione dell’ordine del giorno.

Vi sono obiezioni?

Tale modifica è approvata in assenza di obiezioni.

Giovedì

L’obiezione relativa all’immissione in commercio dei prodotti che contengono colza T45 o che sono prodotti a partire da colza T45 geneticamente modificata è stata ritirata e sarà pertanto ritirata dalle votazioni.

La commissione giuridica ha approvato una relazione dell’on. García del Blanco su un’immunità. Conformemente all’articolo 9, paragrafo 9, del regolamento, la relazione sarà posta ai voti durante il turno di votazione di giovedì.

Mercoledì

Ho ricevuto dal gruppo GUE/NGL la richiesta che il titolo della dichiarazione del Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza sulla situazione in Bolivia sia cambiato in “Situazione in Bolivia dopo il colpo di Stato”.

 
  
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  Manu Pineda, en nombre del Grupo GUE/NGL. – Señor presidente, cuando la derecha propuso un debate titulado «Situación en Bolivia», aún no se había ejecutado el golpe de Estado que culminó el pasado domingo. Un golpe de Estado promovido por la policía y los militares y que ha derrocado al presidente electo Morales. Nosotros, como demócratas, apoyamos la decisión soberana del pueblo boliviano, pero habrá honorables miembros de este Parlamento que apoyarán el golpe de Estado llevado a cabo por los militares y los policías. Lo que creo es que coincidiremos todos en ha habido un golpe de Estado y en que, en esta situación, es necesario cambiarle el título. Por lo tanto, proponemos que se titule «La situación tras el golpe de Estado en Bolivia».

 
  
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  Pilar del Castillo Vera (PPE). – Señor presidente, estamos en contra de que se cambie el título —la denominación a la que están haciendo ahora alusión— del debate sobre Bolivia y, por tanto, vamos a votar en contra.

 
  
 

(Il Parlamento respinge la richiesta)

Mercoledì (seguito)

 
  
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  Presidente. – Ho ricevuto dal gruppo PPE la richiesta di concludere la discussione sulla dichiarazione della Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza sulla Situazione in Bolivia con la presentazione di proposte di risoluzione, che sarebbero poste in votazione durante la prossima tornata.

 
  
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  Leopoldo López Gil, en nombre del Grupo PPE. – Señor presidente, no hubo golpe de Estado. No hay ningún golpe de Estado. El único responsable de la situación que acontece en Bolivia es Evo Morales. En 2016 Morales perdió un referéndum para amparar su reelección. Se saltó la Constitución, que no le dejaba presentarse a nuevas elecciones. Obvió el estado de Derecho en su país. Organizó en 2005 las elecciones supervisadas por la OEA, le pidió la supervisión a la OEA. El 10 de noviembre, la OEA hizo públicas las conclusiones de su auditoría al proceso electoral. Declaró ese proceso con nulidad por fraude. Debemos llamar a las cosas por su nombre para evitar que se distorsionen las realidades. Las alegaciones de que solo se produjeron fallos en el sistema electoral constituyen una falta de respeto a la sociedad boliviana. Nos encontramos ante una acción planificada con el único objetivo de permanecer en el poder en contra de la voluntad soberana. Han triunfado los esfuerzos de la sociedad boliviana y la comunidad internacional que piden nuevas y verificables elecciones. Bolivia necesita una salida constitucional de su crisis. Para ello necesita garantías. Se requiere, si las condiciones son las adecuadas, que la Unión Europea asista y colabore mediante el envío de una misión de observación electoral, como lo estableció la señora Mogherini.

 
  
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  Presidente. – Onorevole, mi scusi, Lei deve spiegare perché ha fatto questa richiesta di inserire la questione della Bolivia e che si concluda con una risoluzione da votare a novembre II.

Chi è contrario? C’è un intervento che vuole manifestare la sua contrarietà?

 
  
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  Mick Wallace (GUE/NGL). – Mr President, I would be against it, given the nature of what it will end up being like. I also was in La Paz for the election. This is a coup d’état. When the military tell the elected President that he has to go, it is called a coup d’état. This is an abuse of the electoral system. It’s an abuse of international law. It’s an abuse of human rights. This House is forever talking about all three, and interference in elections, but when it happens in this case, they actually like it. This House needs to make up its mind what it likes and what it doesn’t. We will oppose the resolution.

 
  
 

(Il Parlamento approva la richiesta)

Mercoledì (seguito)

 
  
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  Presidente. – Ho ricevuto dai gruppi S&D e GUE/NGL la richiesta di inserire una dichiarazione del Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza sulla situazione in Cile, come quarto punto dopo la discussione sulla situazione in Bolivia.

Inoltre ho ricevuto dal gruppo GUE/NGL la richiesta di concludere la discussione con una risoluzione che sarà votata nella seconda tornata di novembre.

 
  
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  Kati Piri, on behalf of the S&D Group. – Mr President, I think we’re all concerned about the developments during the last weeks in Chile, where not only have we seen, regretfully, loss of life, but we also see peaceful demonstrators on the street and therefore my Group would like to propose to, at least, have a debate on this issue today here in plenary.

 
  
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  Leopoldo López Gil (PPE). – Señor presidente, ciertamente, es totalmente distinta la situación de Chile; no es la misma situación que acabamos de ver en Bolivia. Lo que estamos encontrando es un desorden ⸺que el presidente Piñera está tratando de organizar⸺ por la reforma constitucional. Les ha ofrecido soluciones a las personas que se manifiestan, incluso ha llegado a ofrecer un cambio de la Constitución mediante la creación de una asamblea constituyente.

Creo que no es conveniente, en este momento, manifestarse sin darle el apoyo al presidente Piñera, que está trabajando bajo la Constitución chilena.

 
  
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  Presidente. – E quindi Lei è contrario. Quindi mettiamo ai voti la richiesta con votazione per appello nominale, però io direi di fare una votazione unica se voi siete d’accordo. Non siete d’accordo?

 
  
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  Miguel Urbán Crespo, en nombre del Grupo GUE/NGL. – Señor presidente, en el Grupo GUE/NGL estamos de acuerdo con la propuesta de celebrar un debate en el Pleno sobre Chile. Es lo mínimo, hay muertos encima de la mesa. La diferencia con Bolivia es que el Gobierno de Evo Morales no ha sacado al ejército a la calle y no ha matado a nadie: esa es la diferencia. Nosotros lo que estamos pidiendo es que haya un debate al menos. Que haya un debate y, si se aprueba el debate, que luego votemos una resolución. Eso es lo que está pidiendo el Grupo GUE/NGL. Entonces, votemos primero si hay debate… (el presidente interrumpe al orador).

 
  
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  Presidente. – No, mi scusi, però ascoltiamoci. Io ho chiesto di fare un voto unico, se siete d’accordo, dove c’è il dibattito con la risoluzione. Lei mi sembra che è d’accordo per la risoluzione?

 
  
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  Miguel Urbán Crespo, en nombre del Grupo GUE/NGL. – Señor presidente, nosotros estamos pidiendo dos votos; eso es lo que hemos mandado: dos votos separados.

Estamos diciendo: primero, votemos resolución, y, si hay resolución, votemos si hay... (palabras inaudibles).

 
  
 

(Il Parlamento approva la richiesta dei gruppi S&D e GUE/NGL)

(Il Parlamento respinge la richiesta del gruppo GUE/NGL)

Mercoledì (seguito)

 
  
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  Presidente. – Ho ricevuto dal gruppo ID la richiesta di inserire una dichiarazione della Commissione sul settore siderurgico dell’Unione europea, come proteggere i lavoratori domestici e la catena produttiva, come secondo punto dopo la discussione sui diritti dei bambini.

 
  
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  Paolo Borchia, a nome del gruppo ID. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei sensibilizzare i colleghi sull'importanza di tenere un dibattito sulle dinamiche di un settore che in questo momento sta vivendo un momento molto particolare, un settore, tra l'altro, impegnato con diversi investimenti nel migliorare la sostenibilità dei processi produttivi.

Ecco, a suffragio di questa richiesta, alcuni dati, alcune statistiche relative al primo semestre 2019: innanzitutto l'Europa ha perso altre quote di mercato, dopo averne perse nel 2018; tra i 10 produttori mondiali, tra i primi 10, abbiamo soltanto un paese dell'Unione europea, prima erano 2; la quota di mercato della Cina è aumentata dal 51 al 53 %, il recente caso dello stabilimento Ilva di Taranto, con le implicazioni anche sui siti di Genova e di Novi, quindi, stiamo parlando di 10 000 posti di lavoro, fanno sì che la drammaticità del momento faccia sì che le scelte non siano più differibili.

 
  
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  Simona Bonafè (S&D). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi riteniamo opportuno che si faccia un dibattito sul settore dell'acciaio, che oggi presenta situazioni di crisi in tutta Europa, con migliaia di posti di lavoro a rischio.

Chiediamo però che all'ordine del giorno sia messo con il titolo "How to protect the european workers and the steel sector".

 
  
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  Presidente. – La proposta è anche accolta dall’on. Borchia?

Così facciamo una votazione unica.

 
  
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  Paolo Borchia (ID). – Nessuna obiezione.

 
  
 

(Il Parlamento approva la richiesta)

Mercoledì (seguito)

 
  
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  Presidente. – Ho ricevuto dal gruppo ID una richiesta di inserire una dichiarazione del Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza sulla situazione in Kashmir, come quarto punto dopo la discussione sulla situazione in Bolivia. La discussione dovrà concludersi con una risoluzione da votare nella seconda tornata di novembre.

 
  
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  Bernhard Zimniok, im Namen der ID-Fraktion. – Herr Präsident! Ich möchte heute alle meine Kollegen im Parlament auffordern, einen Vorstoß für den Frieden in Kaschmir zu unternehmen.

Helfen wir mit, die Beteiligten wieder an den Verhandlungstisch zu bringen. Wir sollten daran denken, dass die beiden Parteien ja auch Atomwaffen haben. Wir müssen diese Spannungen entschärfen, denn die Folgen eines bewaffneten Konflikts wären unter Umständen unabsehbar, sowohl für die Menschen als auch für die Umwelt. Ich bin überzeugt, dass zwischen den Konfliktparteien derzeit vorsichtig ein Fenster aufgemacht wird.

Ich glaube, man möchte miteinander sprechen, man kann es aber nicht. Helfen wir, gemeinsam diese Lage zu entschärfen. Unterstützen wir diese Gespräche, ergreifen wir die Initiative, ergreifen wir keine Partei, seien wir ehrliche Makler und bieten unsere Hilfe an.

Ich appelliere, nein, ich bitte inständig meine Kollegen hier im Parlament, kurz unsere politischen Differenzen beiseitezulegen. Unterstützen Sie diese Entschließung, unterstützen Sie den Frieden! Helfen Sie den Menschen in Kaschmir und der ganzen Region!

 
  
 

(Il Parlamento respinge la richiesta)

Mercoledì (seguito)

 
  
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  Presidente. – Ho ricevuto dal gruppo ID la richiesta di iscrivere, come ultimo punto del pomeriggio, prima degli interventi di un minuto su questioni di rilevanza politica, una dichiarazione della Commissione sulle violenze contro le donne e la situazione delle donne rifugiate. La discussione si concluderebbe con la presentazione di proposte di risoluzione, che sarebbero poste in votazione durante la prossima tornata.

 
  
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  Christine Anderson, im Namen der ID-Fraktion. – Herr Präsident! Ich beantrage die Erweiterung der Tagesordnung um folgenden Punkt: Gewalt gegen Frauen – Situation in Frauenhäusern.

Bedauerlicherweise werden Frauen in zunehmendem Maße Opfer von häuslicher Gewalt und Opfer sexueller Ausbeutung durch grenzüberschreitenden Menschenhandel. In ihrer verzweifelten Lage suchen sie Schutz in Frauenhäusern. Nicht selten jedoch machen sie die Erfahrung, dass sie den erhofften und verzweifelt benötigten Schutz aufgrund erschöpfter Aufnahmekapazitäten nicht finden. Wir lassen diese Frauen buchstäblich im Regen stehen. Wir dürfen ihre Schicksale nicht nur in Ausschüssen betroffen verfolgen – wie zum Beispiel in der Anhörung der Ausschüsse LIBE und FEMM, wo ich von einer jungen Osteuropäerin erfuhr, die unter falschem Vorwand nach Italien gelockt, dort zwangsprostituiert wurde, nur vorübergehenden Schutz in einem Frauenhaus fand, bevor man sie schließlich in die Obdachlosigkeit entlassen musste. Nein, dieses Thema müssen wir einer größtmöglichen Öffentlichkeit, nämlich hier im Plenum, zugänglich machen. Ich bitte Sie deshalb um die Unterstützung dafür, diesen Punkt der Tagesordnung hinzuzufügen.

 
  
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  Alice Kuhnke (Verts/ALE). – Mr President, my group, of course, agrees with the fact that we need to do more to end all violence against women. There’s no doubt about that.

However, on this specific request from the ID Group, we suggest voting against and instead adding a resolution to the debate on EU accession to the Istanbul Convention as well as other measures to combat gender-based violence.

The debate is scheduled for the next plenary session in November in Strasbourg.

Let us make sure that we, as a Parliament, use this resolution in November II to take a clear stance against any form of violence against women.

 
  
 

(Il Parlamento respinge la richiesta)

(L’ordine dei lavori è così fissato)

 
  
  

IN THE CHAIR: MAIREAD McGUINNESS
Vice-President

 

17. Правата на детето по повод 30-годишнината от приемането на Конвенцията за правата на детето (разискване)
Видеозапис на изказванията
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  President. – The next item is the debate on the Council and Commission statement on Children’s Rights on the occasion of the 30th anniversary of the Convention of the Rights of the Child (2019/2876(RSP)).

Before I open the debate, I’d like to inform you that to request catch the eye and blue-cards, you can use both the standard registration and the new system allowing Members to register electronically, and you will need your voting cards to do that. Should you wish to register for catch the eye, I would invite you to do so starting from now, rather than waiting to the very end of the debate.

 
  
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  Tytti Tuppurainen, President-in-Office of the Council. – Madam President, honourable Members, thank you for this opportunity to exchange views on the important issue of children’s rights.

This subject is very close to my heart. Thus I note with great pleasure the attention the European Parliament is giving to the 30th anniversary of the United Nations Convention on the Rights of the Child.

In Finland we will celebrate this special day with different events, among which children will take over the government and work together with Ministers, including myself, on 20 November.

The European Union recognises every child as a right holder and seeks to promote the protection of the rights of the child throughout the world.

Children’s rights are enshrined in the Charter of Fundamental Rights of the European Union and they are the subject of particular attention when the application of the Charter is reviewed by the Council every year.

The Presidency conclusions of October 2018 addressed the rights of categories of children who are extremely vulnerable, such as Roma children and children in migration.

Funding from the Rights, Equality and Citizenship Programme, and the Justice Programme, allows Member States’ institutions, as well as actors from civil society, to bring forward important projects related to children’s rights. We are confident that this focus will be maintained also for the programmes to be agreed in the framework of the next multiannual financial framework.

At the same time, the European Union is committed to mainstreaming human rights, including children’s rights, across all policy sectors in the context of its external action, as reaffirmed in the global strategy. In all policies affecting children, the main principle should be to ensure the best interests of the child.

The United Nations Convention on the Rights of the Child, of which we celebrate the 30th anniversary, is the most widely ratified human rights treaty in history. All EU Member States are party to it. The Convention and its three optional protocols constitute the primary international standards in the promotion and protection of the rights of the child. The EU will continue to support and encourage partner countries to ratify and implement these instruments. The Convention on the Rights of the Child has been instrumental in improving children’s lives across the world ever since its adoption. Many challenges still remain.

Millions of children are on the move, uprooted from their homes as migrants, refugees, internally displaced, separated from their parents and care givers, raised in institutions or used as soldiers in armed conflict. They are trapped in forced labour and thus denied their rights to education and play.

Violence, abuse, poverty and discrimination, which children are exposed to, this particularly vulnerable group, also continue to persist. Determined to respond to all these challenges and to reconfirm its commitment to the rights of all children, in 2017 the EU updated its guidelines for the promotion and protection of the rights of the child.

The guidelines are grounded in a rights-based approach and their guiding principle is to leave no child behind, in line with the 2030 agenda on sustainable development.

The Council considers it important that these guidelines promote a systems—strengthening approach by identifying all the necessary measures, structures and actors which need to be in place to protect all the rights of all children, including, and especially, those in the most vulnerable and marginalised situations.

In its conclusions of 2017 the Council reaffirmed the importance of promoting gender equality between all boys and girls by paying particular attention to addressing gender—based discrimination and violence, including sexual violence and ensuring the empowerment of girls, because it is often girls who are left furthest behind.

The EU is committed to fighting all forms of harmful practices to which girls are especially exposed, for instance child, early and forced marriage and female genital mutilation.

The 30th anniversary of the United Nations Convention is an opportunity to celebrate the progress achieved, but also to look at what still needs to be done. It is time to get ready for the newly emerging challenges, such as the threat of bullying, online as well as offline, and the protection of children in situations of conflict and displacement due to the climate crisis.

In multilateral fora, the EU has been very active on children’s rights and is determined to keep the issue prominently on the international agenda. The European Union has had longstanding cooperation with a group of Latin—American and Caribbean countries. An example of this is the annual resolutions presented at the United Nations Human Rights Council and the United Nations General Assembly’s Third Committee. This year, during the March session of the Human Rights Council, the theme of the resolution was empowering children with disabilities for the enjoyment of their human rights, including through inclusive education.

The topic of the resolution recently presented at the United Nations General Assembly Third Committee is children without parental care.

Honourable President, honourable Members, as set out in the Convention on the Rights of the Child, children’s rights are universal. Universal is also the experience of being a child. In the words of Antoine De Saint—Exupéry, all grown—ups were once children. Those who are children today are also the leaders of tomorrow. If their full potential is realised, they can be the greatest agents of change and sustainable development in their communities and globally.

The European Union will continue to stand up for the rights of every child to reach their full potential, in line with the Convention and its optional protocols.

 
  
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  Věra Jourová, Member of the Commission. – Madam President, honourable Members, this year we mark the 30th anniversary of the adoption of the United Nations Convention on the Rights of the Child.

We often speak about its revolutionary character, as it contributed to change in the way the world looked at children. They are not only seen as a group of people who need protection. They are also seen as rights-holders who can play an active role in society. We see this very strongly in the climate change protests and the marches all around the world. Children are making their voices heard and are demanding that world leaders act to tackle climate change.

And in the EU we have made the protection and promotion of children’s rights a priority over the past years. All EU Member States are party to the Convention. The rights of the child are enshrined in the European Charter for Fundamental Rights, which binds the EU institutions in our work, and Member States when they are implementing EU law.

We have a strong body of law in several areas of EU competence, which ensures the protection of children’s rights. For example, we have the Directive on Combating the Sexual Abuse and Sexual Exploitation of Children, the whole body of law in the area of asylum and we have the Victims’ Rights Directive and the Directive on procedural safeguards for children who are suspects or accused persons in criminal proceedings.

In addition to EU law, we have progressed significantly in putting children higher on the political agenda at EU level. We also have funding available for the protection of children’s rights under our Rights, Equality and Citizenship Programme, in addition to all EU funds, which can contribute to this objective, if confirmed.

We published a communication on the protection of children in migration in 2017 and we monitor regularly how the Member States and EU agencies implement the actions proposed in it. However, we still have 25 million children living in poverty in the European Union. We have children who are victims of abuse, exploitation and trafficking in human beings. We have children who suffer from mental health problems, who are victims of bullies and who commit suicide.

We still have a long way to go to make sure that all children, regardless of their origin, socio-economic background and migration status, can fully enjoy their rights.

I very much welcome the attention that the European Parliament has consistently put on children’s rights. We have worked hand in hand for this objective over the past five years, and as you know, the incoming Commission is committed to continue working on the protection of children’s rights.

Dubravka Šuica, the Vice-President-designate for Democracy and Demography, has been entrusted with the preparation of a new comprehensive strategy for the rights of the child and with the delivery of a child guarantee. I look forward to collaborating with her on this important matter.

 
  
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  Ewa Kopacz, w imieniu grupy PPE. – Pani Przewodnicząca! Konwencja Narodów Zjednoczonych o prawach dziecka głęboko zmieniła pogląd naszych społeczeństw na dzieci jako prawdziwych posiadaczy praw. Konwencja przyczyniła się zarówno do podkreślenia wyjątkowego znaczenia praw dziecka, jak i do zagwarantowania, że państwa członkowskie i ich rządy uznają swoje obowiązki w tej dziedzinie. Dokładnie wiedząc, że prawa dzieci są prawami człowieka, mamy szczególne zobowiązania. Mamy obowiązek promowania i ochrony praw dziecka, zarówno w naszej polityce wewnętrznej, jak i zewnętrznej.

Po pierwsze, dzieci mają prawo do dzieciństwa, do rozwoju fizycznego i psychicznego w bezpiecznym i zdrowym środowisku. Mają prawo do edukacji i usług, które pomogą im stać się niezależnymi, szczęśliwymi i zdrowymi dorosłymi. Dzieci mają prawo do życia rodzinnego. Mają, wreszcie, prawo do ochrony przed wszelkimi formami przemocy, dyskryminacji i wykorzystywania.

Zbliżając się do trzydziestej rocznicy uchwalenia Konwencji i doceniając wszelkie postępy poczynione w celu utrzymania tych praw, nadszedł też czas na refleksję nad tym, co jeszcze nie zostało osiągnięte. Otóż według Eurostatu dzieci to nadal grupa wiekowa najbardziej zagrożona ubóstwem lub wykluczeniem społecznym. Przemoc wobec dzieci pozostaje nadal realnym zagrożeniem, zarówno w trybie offline, jak i online, zarówno w środowisku społecznym, jak i rodzinnym.

Należy zrobić więcej, aby systemy sądowe zaspokajały szczególne potrzeby dzieci i broniły ich interesów w kontaktach z prawem, traktowały je podmiotowo, a nie przedmiotowo. Jako parlamentarzyści mamy wreszcie wobec naszych obywateli, zwłaszcza tych najmłodszych, obowiązek współpracy z Komisją i Radą, a także organizacjami międzynarodowymi, jak również z samymi dziećmi, bowiem głos dzieci powinien być wysłuchany.

 
  
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  Claude Moraes, on behalf of the S&D Group. – Madam President, the UN Convention on the Rights of the Child is the most widely ratified of international human rights treaties and, as has been said by the Commission and the Council, this is an extremely important anniversary.

It is self-evident. We have 100 million children in the European Union, 20% of the population. In developing countries it is over 40%. But today, what we are talking about is the clear advance we have made since the Convention, but also the huge challenges we have.

I heard the Commissioner talking about the strong body of law that we currently have, and I believe that what we should be doing today, in honour of this anniversary and all of the many people from across society who have worked in this area, is to understand that this strong body of law on sexual abuse and exploitation, victims’ rights, procedural safeguards – I would add the Child Guarantee to fight child poverty – all of these things must come alive and they must mean something to the millions of children who face challenges.

I would say, in the final seconds of my contribution, that just one example of this is that, globally, at least 30 million children have migrated across borders or have been forcibly displaced.

One-third of the refugees and migrants who have arrived in Europe are children, some of them unaccompanied. We need to understand that the guidelines which were grounded in a rights-based approach must also address how they are being treated. There are 4 000 unaccompanied children in Greece right now, enduring unsafe and inhumane and degrading treatment.

This is something that is a challenge for the whole of the European Union, both for our children, who are doing well in the European Union, but those who are not doing well. This is truly an internationalist anniversary and an internationalist convention and we should do everything to honour it in the European Union.

 
  
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  Hilde Vautmans, namens de Renew-Fractie. – Voorzitter, mevrouw de minister, mevrouw de Commissaris, kinderen zijn ons hoogste goed. Als je aan de kinderen raakt, dan raak je aan ons wezen. Vandaag is een heuglijke dag: op 20 november vieren wij het dertigjarige bestaan van het Verdrag inzake de rechten van het kind, dat ondertussen door 190 landen is ondertekend. Wij zouden dus feest moeten vieren. Ik vind ook dat wij heel veel gerealiseerd hebben. Maar ik wil vandaag toch ook wijzen op datgene waarin wij nog tekortschieten, want helaas kunnen wij nog niet zeggen dat de rechten van het kind universeel zijn. Kijken wij maar naar de cijfers: een op de drie kinderen onder de vijf jaar is ondervoed, ondanks het recht op voedsel; bijna een op de vijf kinderen leeft in gebieden die zijn getroffen door geweld en conflict, ondanks het recht op een veilig thuis; 262 miljoen kinderen gaan niet naar school, ondanks het recht op onderwijs. Elke dag worden kinderen seksueel uitgebuit, ondanks het recht op bescherming tegen uitbuiting. Kinderen maken wereldwijd meer dan de helft van de vluchtelingen uit. Mevrouw Jourová, u weet dat ik hier een punt van maak: in Europa zijn op dit ogenblik méér dan tienduizend niet-begeleide minderjarige asielzoekers vermist! Gisteren werd op een conferentie in dit verband een verbijsterend cijfer genoemd. Als wij vragen wat er met die kinderen gebeurd is, dan zegt Europol (anno 2019!): zij bevinden zich in een ander land zonder dat wij het weten, of zij worden seksueel uitgebuit, of zij zijn in de kinderarbeid beland, of, ten slotte, zij worden gedood voor hun organen. Laten wij deze dertigste verjaardag van het Verdrag inzake de rechten van het kind aangrijpen om ons nog meer in te zetten en deze werkpunten op het gebied van asiel en migratie aan te pakken. Kinderen zijn kinderen, waar zij zich ook bevinden.

 
  
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  Saskia Bricmont, au nom du groupe Verts/ALE. – Madame la Présidente, trente ans après son adoption, la Convention internationale des droits de l’enfant est un texte international plus largement ratifié, puisque seuls deux pays – les États-Unis et la Somalie – ne l’ont pas fait. Ce texte repose sur quatre principes fondamentaux: la non-discrimination, l’intérêt supérieur de l’enfant, le droit de vivre, de survivre et de se développer, et le respect des opinions de l’enfant.

Trente ans pour construire un monde digne des enfants. Y sommes-nous parvenus? On ne peut pas nier la réduction de moitié de la mortalité infantile pour les enfants de moins de cinq ans, ainsi que du nombre d’enfants n’ayant pas accès à une alimentation adéquate, et ce grâce également au travail de terrain qui a été mené et que l’on doit saluer. Mais, à l’épreuve des faits, ce texte contraignant devient chimère, comme cela a été rappelé. Les violations des droits des enfants sont légion en Europe comme dans le monde: hotspots, détention des enfants migrants, 30 000 enfants issus de la migration portés disparus en Europe, non—respect du droit à la vie privée et familiale pour les enfants et les familles LGBT, responsabilité vis-à-vis des enfants européens des combattants étrangers, décès d’un enfant sur quatre lié à des risques environnementaux, risque de pauvreté pour un enfant sur quatre, travail des enfants – 150 millions d’enfants sont touchés. Bref, un monde où les discriminations liées aux genres LGBT, à la race mais aussi au handicap et à d’autres aspects empêchent une égalité effective.

Respecter les droits de l’enfant consacrés dans la Convention, c’est permettre aux enfants de devenir des citoyens critiques, actifs, créatifs, responsables et solidaires. On le voit tous les jours, toutes les mobilisations pour le climat, comme Girls speak out, montrent qu’ils ont envie de s’impliquer. Ouvrons-leur aussi les portes de cette assemblée!

 
  
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  Jaak Madison, fraktsiooni ID nimel. – Austatud istungi juhataja! Suur aitäh Euroopa Parlamendile. Ma arvan, et 30 aastapäeva möödumine laste õiguste konventsiooni vastuvõtmisest on märgiline, seda tuleb kindlasti rõhutada. Ja tuleb rõhutada ka neid punkte, milles kokku leppisid enamus maailma riike üle maailma. Enamus riike on ka selle ratifitseerinud ehk võtnud selle endale kohustuseks. Esimene punkt ütleb väga selgelt „for the purposes of the present Convention, a child means every human being“ ehk igat inimelu tuleb kaitsta, sealhulgas laste elu. Euroopa Kohus on langetanud mõned aastad tagasi otsuse, mille kohaselt inimelu algab alates eostamisest. See tähendab, et ka sündimata lastel on õigus elule. Praegu on Euroopa Liidus väga palju riike, kus näiteks 200–400-lt sündimata lapselt võetakse elu võrreldes 1000 elussünniga ehk umbes iga kolmas laps ei saa õigust elule, mis ei ole kindlasti kooskõlas selle konventsiooniga ja pole kindlasti kooskõlas ka Euroopa väärtustega, mida me siin üritame kaitsta. Teine ja kolmas punkt on omavahel haakuvad, eriti mis puudutab lapsi, keda kasutatakse inimäris. Kui me räägime surrogaatemadusest, mis vohab väga paljudes riikides, kes on selle konventsiooni ratifitseerinud, näiteks Gruusias, Venemaal, Ukrainas, Ameerika Ühendriikides, siis lapsi kasutatakse kaubanduslikel eesmärkidel müümaks nendele, kes seda last osta tahavad. Olgu selleks siis perekonnad, kes muidu lapsi ei saa, või ka samasoolised, kes lihtsalt üritavad rahuldada kuidagi enda vajakajäämisi või ebaõnnetunnet. Näiteks Gruusias on selline tore leht nagu surrogacyforgay.com ja kahjuks nendel lastel ei ole õigust valida endale perekonda, kuhu nad müüakse, ja pole neil õigust ka emale-isale, mis peaks olema iga lapse inimõigus. Suur aitäh teile!

 
  
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  Jadwiga Wiśniewska, w imieniu grupy ECR. – Pani Przewodnicząca! Ponad 40 lat temu Polska zainicjowała powstanie Konwencji o prawach dziecka i przedłożyła jej pierwszą wersję na forum międzynarodowym. Mimo że konwencja jest najszerzej ratyfikowanym dokumentem z zakresu praw człowieka na świecie, to niestety jej przepisy są wielokrotnie łamane. Najważniejszym prawem dziecka jest, proszę Państwa, prawo do życia, dopiero gdy ono jest zagwarantowane, możemy dbać o podstawowe prawa jak prawo do bezpieczeństwa, do edukacji, prawa cywilne czy społeczne. To prawo do życia gwarantuje art. 6, który stanowi, że dziecko z uwagi na swoją niedojrzałość fizyczną czy umysłową wymaga szczególnej troski i opieki, a zwłaszcza ochrony prawnej zarówno przed, jak i po urodzeniu.

Szanowni Państwo, w tym kontekście proszę o refleksję: czy w Parlamencie Europejskim w ogóle podejmuje się kwestię prawa dziecka do życia? Niestety pod terminem prawa reprodukcyjne promuje się aborcję, która jest łamaniem prawa dziecka do życia i jest sprzeczna z zapisami konwencji, którą dzisiaj tak Państwo chwalicie.

 
  
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  Anne-Sophie Pelletier, au nom du groupe GUE/NGL. – Madame la Présidente, chers collègues, tous les enfants sont vulnérables et pour l’anniversaire des trente ans de la convention relative aux droits de l’enfant, c’est aux plus vulnérables parmi les vulnérables que je voudrais penser: aux enfants intersexes qui subissent des mutilations génitales, dont les parents devraient recevoir une information éclairée; aux jeunes filles qui subissent des violences particulières du seul fait de leur sexe; aux mineurs non accompagnés, abandonnés dans la rue ou parqués dans des camps de rescapés; aux enfants enfermés en centre de rétention, qui ne regardent plus leurs cahiers mais qui regardent les avions; et, enfin, aux enfants en situation de handicap, qui sont privés d’instruction par manque d’accompagnement personnalisé.

À ce propos, Victor Hugo disait qu’un enfant qu’on enseigne est un adulte qu’on gagne. Alors, chers collègues, même si nous sommes peu nombreux dans ce parlement cet après-midi, et je le regrette, je vous demande de penser à ces enfants et de penser à tous les enfants dont les droits sont bafoués.

 
  
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  Laura Ferrara (NI). – Signora Presidente, onorevoli colleghi, la Convenzione dell'ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza è considerata il trattato sui diritti umani più ampiamente ratificato della storia e ha contribuito, ispirando leggi e politiche, a migliorare la vita dei minori.

Tuttavia, la Convenzione non può dirsi ancora pienamente attuata. Nel mondo, bambini e adolescenti in diversi contesti subiscono gravi violazioni dei loro diritti, ad esempio attraverso lo sfruttamento sessuale e lavorativo, oppure vengono coinvolti in conflitti armati e in flussi migratori, e sono costretti a non frequentare o abbandonare la scuola, diventano vittime di violenze, di abusi, di discriminazione a causa dell'età e del genere. La situazione peggiora in caso di appartenenza a gruppi sociali particolarmente vulnerabili, come nel caso dei rifugiati e dei disabili, e nuove minacce arrivano anche dal web.

Anche nell'Unione europea si verificano situazioni intollerabili, con milioni di minori che vivono in famiglie a basso reddito, dove le condizioni di vita sono inaccettabili. Un bambino europeo su quattro è a rischio di povertà o esclusione sociale.

L'Unione europea è chiamata ad agire con una sola voce nel contrastare questa realtà. Occorrono investimenti significativi affinché venga adottato un sistema di "child guarantee", che permetta ad ogni bambino in condizioni di indigenza di accedere a servizi sociali di base, come assistenza sanitaria, un'adeguata alimentazione, un alloggio dignitoso e l'istruzione gratuita.

Investire sui bambini, dentro e fuori l'Europa, significa investire sul futuro del mondo. Nessuno deve essere lasciato indietro e la lotta alla povertà infantile deve diventare una battaglia di civiltà per l'affermazione dei diritti fondamentali di ogni minore.

 
  
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  Dubravka Šuica (PPE). – Poštovani predsjedavajući, ugovorom o pristupanju Europskoj uniji, člankom 3. smo se obvezali štititi prava djeteta i promicati prava djeteta.

Ako znamo neke činjenice, a to su na primjer da se mnoga prava i danas diljem svijeta ne poštuju pa prema podacima UNICEF-a, ako je točno da 262 milijuna djece i mladih i danas nisu upisani u škole, ako je točna činjenica da 650 milijuna djevojaka i žena stupa u brak prije 18. godine, ako je točna činjenica odnosno procjena da će 2040. godine jedno od četvero djece živjeti u područjima sa izuzetno ograničenim vodnim resursima, onda nema druge nego pristupiti ozbiljno ovoj temi. Dakle, ne samo govoriti, nego nešto i napraviti.

Povodom 30. godišnjice Konvencije o pravima djeteta imamo jedinstvenu priliku da se dječja prava, Konvencija i njezina važnost za globalni razvoj i suživot stave na visoko mjesto međunarodne agende, ali i europske agende. Kao što je rekla gospođa povjerenica Jourova, moj zadatak će biti, između ostalih, u Europskoj komisiji voditi računa o pravima djeteta, i to posebno o ovoj Konvenciji i o dječjoj garanciji za djecu.

Upravo je ovaj Parlament inicirao tu ideju i mi ćemo je perfektuirati u Komisiji zajedno s kolegama, međutim također još imamo dugoročnu strategiju za djecu i nadam se da ćemo na tome intenzivno raditi i da ćemo konačno s tih riječi prijeći na djela i da ćemo implementirati sve ono što smo do sada usvojili, ali i ovu postojeću Konvenciju Ujedinjenih naroda, koja je vrlo važna, i na taj način omogućiti našoj djeci ne samo sretno djetinjstvo, nego i sretnu budućnost. A budući da je Konferencija o budućnosti Europe također jedna tema, onda ima zaista puno toga za napraviti.

 
  
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  Caterina Chinnici (S&D). – Signora Presidente, onorevoli colleghi, la Convenzione ONU sui diritti del fanciullo, della quale ricorre fra pochi giorni il trentesimo anniversario, contiene precisi obblighi giuridici, per i paesi firmatari, di promuovere, proteggere e rispettare i diritti dei bambini, ma ancora oggi non è pienamente attuata.

Sono infatti ancora troppi i bambini nel mondo vittime di violenza fisica e psicologica, di abusi e sfruttamento, e le moderne tecnologie amplificano le minacce per i più piccoli. Non solo nei paesi più poveri, non solo alle porte dell'Europa, ma nello stesso territorio europeo, quasi 25 milioni di bambini sono a rischio di povertà o di esclusione sociale e sono 30 000 i minori migranti scomparsi, una volta giunti sul territorio europeo.

Un'Unione forte deve occuparsi anzitutto dei più vulnerabili e questi, nella nostra società, sono proprio i bambini. Occorre quindi fare di più a livello europeo per dare concretezza alla Convenzione. È fondamentale implementare la "child guarantee", parte del pilastro sociale dell'Unione, per debellare povertà infantile ed emarginazione, che privano i bambini di cure e di opportunità educative e culturali.

Dobbiamo pensare alla creazione di un Centro europeo per la protezione dei minori, per coordinare il contrasto ai più gravi crimini transnazionali di cui sono vittime, e ritengo che siano ormai maturi i tempi per istituire un rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti dei minori, al fine di garantire che in tutte le politiche dell'Unione e dagli Stati membri, come sancito dall'articolo 24 della Carta di Nizza, il superiore interesse del minore sia sempre considerato preminente.

 
  
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  Laurence Farreng (Renew). – Madame la Présidente, Madame la Commissaire, Madame la Ministre, aujourd’hui, je voudrais vous alerter en particulier sur l’exposition des enfants au changement climatique, un angle majeur à prendre en compte pour la protection des droits de l’enfant.

Selon l’Unicef, 99 % des décès liés au changement climatique surviennent dans des pays en développement et les enfants représentent 80 % de ces décès. Toujours selon l’Unicef, la déstabilisation de notre climat pourrait causer 250 000 décès d’enfants supplémentaires d’ici 2100. C’est intolérable. Partout, les enfants sont les plus affectés par la pollution, car leur organisme est plus vulnérable.

C’est la raison pour laquelle l’Europe doit mettre l’enfant au cœur de ses stratégies environnementales. Nous devons agir activement contre le changement climatique et garantir aux enfants, à tous les enfants, un droit aux ressources essentielles: à un air pur, à de l’eau potable, à une alimentation suffisante, équilibrée et exempte de pollution. Nous devons faire des enfants les premiers acteurs du changement, en les écoutant et en reconnaissant leur parole, en les intégrant dans les décisions. Nous devons enfin investir massivement dans l’éducation, facteur clé de la lutte contre le changement climatique, et adopter de nouvelles pratiques.

 
  
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  Diana Riba i Giner (Verts/ALE). – Señora presidenta, la Convención sobre los Derechos del Niño estipula que cuando se separan los niños y las niñas de sus padres y madres, estos tienen derecho a mantener un contacto regular. Esto tiene especial importancia en menores cuyos padres están en prisión bajo custodia preventiva o sentenciados. Según la organización Fair Trials, hay más de 120 000 personas en prisión preventiva en la Unión Europea. La misma organización ha denunciado el claro abuso por parte de varios Estados miembros de esta medida cautelar. La prisión preventiva debe ser el último resorte coercitivo por los efectos que ya tiene sobre las personas que la sufren. Pero, además, esta tiene unas consecuencias durísimas sobre un colectivo olvidado: los menores. Menores de padres y madres encarcelados que, según el informe del Consejo de Europa, se estima que ascienden a dos millones de niños y niñas. Ellos son titulares de derecho y el futuro de nuestras sociedades. Por este motivo, emplazo a la Comisión Europea a que tenga en cuenta el derecho de los menores en una futura propuesta legislativa de mínimos estándares para prisiones y condiciones de detención.

 
  
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  Lucia Vuolo (ID). – Signora Presidente, onorevoli colleghi, il diritto alla vita, alla protezione e allo sviluppo: questi sono i cardini della Convenzione sui diritti del fanciullo.

Da questa sede voglio rivolgermi non ai fanciulli, ma a quei genitori che pensano che uno smartphone sia la soluzione ad ogni problema. A voi chiedo di tornare a essere padri e madri: è nella famiglia che il fanciullo cresce ed è in questo contesto che il bambino impara dai gesti dei genitori e non da un gioco.

Nell'era della cyberdipendenza e degli adescamenti minorili tramite piattaforme ludiche, pensiamo anche a come dare un supporto esclusivo e costruito sui genitori. Fermo rimanendo l'autonomia dei singoli Stati, sarebbe interessante lavorare su programmi europei mirati ai genitori e non solo agli adolescenti, oppure stimoliamo le legislazioni nazionali a essere maggiormente amiche dei padri e delle madri.

La costante presenza di un padre e una madre è il primo tassello di una buona e corretta educazione dei nostri figli. Altro che smartphone!

 
  
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  Lucia Ďuriš Nicholsonová (ECR). – Vážená pani predsedajúca, dohovor o právach dieťaťa máme v platnosti viac ako tridsať rokov. Európska komisia aj Európsky parlament prijali za ten čas celý rad rezolúcií a odporúčaní. Budujeme sociálnu Európu a napriek tomu sa v nej niekde strácajú tí najzraniteľnejší. Deti. V Európskej únii je jedna štvrtina detí ohrozená chudobou alebo sociálnym vylúčením. V piatich členských štátoch Európskej únie je 90 % detí z rómskych osád priamo ohrozených chudobou a sú diskriminačne zaraďované do špeciálnych škôl. Deti so zdravotným postihnutím v mnohých členských štátoch vôbec nemôžu navštevovať školu, pretože nefunguje inkluzívne vzdelávanie. Detský onkologický pacient na Slovensku nemá ten istý prístup k liečbe ako detský onkologický pacient napríklad v Nemecku. Detskí autisti v niektorých členských štátoch čakajú až deväť mesiacov na diagnostiku a nemajú takmer žiadny prístup k terapii. Načo máme dohovor, ak žena, samoživiteľka, s chorým dieťaťom, často klesá až do stavu hmotnej núdze. A rieši, či budú mať zajtra čo jesť. Nerobíme dosť a musíme to zlepšiť. Musíme začať merať výsledky sociálnych opatrení v jednotlivých členských štátoch Európskej únie, a potom na dátach, a nie na slovách, začať budovať Európu, v ktorej budú mať deti skutočné, nielen papierové práva.

 
  
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  Miroslav Radačovský (NI). – Vážená pani predsedajúca, ako bývalý sudca zaoberajúci sa v praxi aj právami maloletých detí a povinnosťami rodičov, ale aj štátu voči nim, začnem trošku netradične. Každý muž má právo žiť v partnerstve s mužom alebo so ženou. Každá žena má právo žiť v partnerstve s mužom alebo ženou. Závisí to podľa ich rozhodnutia. Avšak, a to je veľmi dôležité, každé dieťa má právo na otca a matku. Každé dieťa má prirodzené právo žiť v rodine muža a ženy. Sme povinní urobiť všetko preto, aby toto neodňateľné právo vyjadrené v Dohovore o ochrane práv dieťaťa, vyjadrené v zákonoch národných parlamentov mu nikdy a nikdy neodňal.

 
  
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  György Hölvényi (PPE). – Tisztelt Elnök Asszony, Tisztelt Kollégák! Az ENSZ Gyermekjogi Egyezménye elismeri, a gyermekeknek egyenlő eséllyel kell rendelkezniük az oktatáshoz való hozzájutás területén. Érdemben csak akkor segíthetünk az oktatáson kívül rekedt gyerekeken, ha stratégiai döntést követően az oktatás kerül a fejlesztéspolitika középpontjába. Szomorú tény, hogy a nemzetközi konvenciók dacára az Unesco adatai szerint továbbra is 30 millió iskoláskorú gyerek nem jár iskolába, csak a szubszaharai térségben. Ez 25 százalékot jelent. Közös érdekünk, hogy tegyünk azért, hogy ezek a gyerekek tanulhassanak. Az oktatás nélkül, tisztelt Elnök Asszony, nincs esély, semmiféle esély a szegénység érdemi csökkentésére, leküzdésére. A minőségi oktatás megalapozza a demokráciát, a békét, a gazdasági növekedést.

Be kell látnunk, hogy az oktatáshoz való hozzájutás esélyeinek bővítése nélkül teljesen esélytelenek vagyunk 2030-ra a fenntartható fejlődési célok elérésére. A gyermekek jogaiért csak akkor léphetünk fel eredményesen, ha családi környezetben segítjük őket, erősítjük a családi környezetet. A gyermekek oktatáshoz való hozzásegítése a családjaik számára is esélyt teremt a körülményeik javítására. Ha valóban a XXI. századnak megfelelő, fenntartható fejlesztési politikát akarunk, akkor az általam említett számok csökkenését kell elérnünk az oktatás köré szervezett fejlesztéspolitika kialakításával. Ez stratégiai kérdés. Ez a mi befejezetlen munkánk a fejlődő országokban. Oktatás nélkül nem lehet a szegénységet legyőzni.

 
  
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  Bettina Vollath (S&D). – Frau Präsidentin! (Beginn des Redebeitrags bei ausgeschaltetem Mikro) ... dass Kinder nicht nur als zukünftige Bürgerinnen und Bürger mit gleichen Rechten gesehen werden, sondern als Menschen mit eigenen Rechten. Gerade weil sie spezielle Bedürfnisse haben, ist ein grundlegender Paradigmenwechsel notwendig hin zu einer Gesellschaft, die die Vielfalt all ihrer Individuen respektiert und wertschätzt. Der Grundstein dafür wurde vor 30 Jahren mit der UN-Konvention gelegt.

Ich bedanke mich bei allen, die sich bereits für diese Konvention eingesetzt haben, und lade jene, die das bisher nicht getan haben, ein, Teil dieser Kinderrechte-Lobby zu werden. Denn die Umsetzung der Konvention ist ein Bohren harter Bretter. Wir müssen im Fokus haben, was die globalen Herausforderungen der kommenden Jahrzehnte – wie digitale Technologien, Umweltveränderungen, langjährige gewaltreiche Konflikte oder generationenübergreifende Armut – für das Leben und die Chancen von Kindern bedeuten.

Und wir müssen dringend handeln. Alleine innerhalb der EU leben 28 Millionen Kinder in armen Familien. Obwohl wir 22,8 % zur Weltwirtschaftsleistung beitragen, ist damit jedes vierte Kind in der EU dem Risiko von Armut mit allen Risiken ausgesetzt. Weltweit liegt bezüglich Kinderrechten vieles im Argen: Krieg, Vertreibung, Gewalt, Genitalverstümmelung, Klimawandel, Zwangsarbeit, Zwangsheirat. Viel zu oft bekommen Kinder überhaupt keine Chance.

Ich wünsche mir daher ein Europa, das als leuchtendes Beispiel bei Kinderrechten vorangeht. Der englische Schriftsteller Charles Dickens sagte es so: Kinder erleben nichts so scharf und bitter wie Ungerechtigkeit. Bewahren wir die Kinder vor Schärfe und Bitterkeit in ihrem Leben!

 
  
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  Dragoş Pîslaru (Renew). – Doamnă președintă, acum 30 de ani liderii mondiali s-au reunit în Adunarea Generală a Organizației Națiunilor Unite și au dovedit un angajament istoric în fața copiilor de pretutindeni, adoptând Convenția asupra Drepturilor Copilului.

Deși Convenția este documentul Organizației Națiunilor Unite ratificat de cele mai multe țări, situația reală nu ne oferă atât de multe motive de sărbătoare: unul din patru copii ai Uniunii Europene, iar în România aproape jumătate din copii, se află în pericol de sărăcie și excluziune socială. 250 000 de copii sunt dați dispăruți în fiecare an în Uniunea Europeană, 30 000 de copii ai migranților și refugiaților de pe continentul european devin cel mai adesea victimele traficului de persoane și ale exploatării sociale.

Sunt cifre care ar trebui să ne determine să întrebăm dacă în trei decenii am făcut suficient pentru a identifica vulnerabilitățile și a le preveni, dacă am acordat atenția cuvenită acelora care nu au vocea necesară pentru a putea vorbi singuri, și dacă nu cumva trebuie să investim mai mult în garantarea și protejarea drepturilor fundamentale de îngrijire medicală, educație, condiții de viață decente, alimentație adecvată.

Pe acest motiv, eu personal am așteptări foarte mari de la garanția pentru copii și voi lucra intens pentru a mă asigura că este implementată cum trebuie și produce rezultate viabile.

 
  
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  Tilly Metz (Verts/ALE). – Madame la Présidente, des millions d’enfants en Europe sont atteints de maladies rares, des enfants qui ne peuvent pas ou ont des difficultés à se déplacer à voir, à respirer, à comprendre ou dont le système immunitaire est fragilisé.

Trois quarts des maladies rares sont des maladies pédiatriques. Pourtant, au sein de l’Union européenne pour ces enfants et leurs familles, c’est toujours un parcours du combattant d’obtenir un diagnostic dans des délais raisonnables et d’avoir accès à un traitement adapté et remboursé.

Aussi, dans le domaine de la recherche, les maladies rares des enfants restent le parent pauvre. Alors qu’on ne peut pas juste décliner les résultats des adultes sur les enfants, je demande donc à la Commission d’entendre la voix de ces jeunes patients et de garantir une meilleure information, une meilleure coordination, des échanges plus efficaces et une prise en charge globale de ces enfants et de leurs familles, ainsi qu’un soutien à la recherche axée spécifiquement sur les maladies rares infantiles.

 
  
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  Christine Anderson (ID). – Frau Präsidentin! Wir feiern 30 Jahre Kinderrechtskonvention. Sie sollen das Überleben, die Entwicklungen, die Nichtdiskriminierung und die Interessen von Kindern schützen.

Das tun wir aber nicht. Was nutzen parlamentarische Lippenbekenntnisse, wenn Technologien gefördert werden und grüne Ideologen von E-Mobilen träumen, deren Akkus eine längere Lebenserwartung haben als die bedauernswerten Kinder, die die seltenen Erden für deren Produktion aus dem Boden kratzen müssen? Was nutzen parlamentarische Lippenbekenntnisse, wenn Kinder im Namen von Toleranz und Vielfalt in Kindergärten und Schulen mit ekelerregenden Sexualpraktiken verstört, ja traumatisiert werden? Was nutzen parlamentarische Lippenbekenntnisse, wenn hinter der wohlklingenden Absicht, Kinderrechte schützen zu wollen, nichts anderes steckt, als die Eltern ihres natürlichen Rechts zur Pflege, Fürsorge und Erziehung ihrer Kinder zu berauben?

Allen hier im Plenum versammelten ideologisch verblendeten Befürwortern dieser schönen neuen Welt sage ich: Hände weg von unseren Kindern! Ceterum censeo: Ein Parlament, das sich nur hinter Lippenbekenntnissen versteckt und so arbeitet, gehört abgeschafft.

 
  
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  Elżbieta Rafalska (ECR). – Pani Przewodnicząca! Trzydziesta rocznica konwencji ONZ o prawach dziecka to dobra okoliczność, żeby odpowiedzieć sobie na pytanie, czy lepiej chronimy dzieci, czy lepiej chronimy życie i czy wystarczająco dbamy o poprawę dobrostanu dzieci. W Europie jedna czwarta dzieci zagrożona jest ubóstwem; są kraje, w których ubóstwem zagrożone jest co drugie dziecko.

Ja mogę powiedzieć, jak w moim kraju staramy się skutecznie przeciwdziałać ubóstwu i wykluczeniu dzieci. To dzięki naszym programom, które wprowadził rząd Prawa i Sprawiedliwości, bieda w Polsce przestała mieć twarz dziecka. W latach 2015–2017 skrajne ubóstwo dzieci obniżyło się z 9% do 4,7%. Skutecznie zmniejszyliśmy ubóstwo w rodzinach wielodzietnych. To znaczy, że można, to znaczy, że trzeba chcieć, że trzeba wprowadzać kompleksową politykę społeczną, która skutecznie obniży ubóstwo dzieci.

 
  
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  Ignazio Corrao (NI). – Signora Presidente, onorevoli colleghi, colgo l'opportunità di questa ricorrenza per denunciare una particolare e preoccupante condizione che riguarda fanciulli e genitori europei in Giappone: nel grande paese asiatico, nostro importante partner sotto svariati punti di vista, ogni anno circa 150 000 bambini, molti dei quali europei, vengono sottratti da uno dei genitori, impedendo all'altro ogni futuro contatto con il minore.

La situazione è molto grave se si considera che, nell'ordinamento giapponese, non esiste l'affidamento condiviso dei figli. Il rapimento dei figli da parte di un genitore non viene considerato reato e non esiste di fatto alcuna conseguenza di legge nei confronti del genitore affidatario che non rispetta le sentenze. Tutto ciò avviene in spregio dei diritti garantiti ai minori nella Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del bambino, ratificata dal Giappone nel 1994, e in violazione del diritto dei genitori a mantenere un legame con i propri figli.

Dinanzi a tale violazione non possiamo, non si può tacere, tanto più quando questa riguarda direttamente proprio i cittadini europei. Molti genitori, in maggioranza italiani, tedeschi e francesi si aspettano che il problema venga riconosciuto e discusso, si aspettano azioni concrete, si aspettano insomma supporto e aiuto da parte dell'Unione europea.

Questo è il caso per esempio di Vincent e Tommaso, titolari di un diritto di visita riconosciuto in sentenza, che stanno lottando ogni giorno per poter rivedere i propri figli e che ci hanno contattato nella speranza di avere risposte.

Per questo chiedo oggi una dichiarazione ad un impegno chiaro da parte della Commissione europea. Mi auguro che questo caso possa essere sottolineato nella risoluzione che sarà votata a Strasburgo e che si utilizzi lo strumento del recente accordo commerciale e partnership strategica tra Giappone e Unione europea per chiedere alle autorità giapponesi che venga ripristinato al più presto lo Stato di diritto.

 
  
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  Karlo Ressler (PPE). – Poštovana podpredsjednice, djeca su oduvijek bila najranjivija skupina svakoga društva. Danas, trideset godina nakon donošenja Konvencije, ali u jednom svijetu ubrzanih tehnoloških i društvenih promjena, to je možda posebno vidljivo. I zato društvo ima posebnu ulogu u zaštiti najboljeg interesa djeteta, ali i u stvaranju pozitivnog okruženja u kojem će svako dijete biti moguće se razvijati kao cjelovita osoba.

Stoga, i kao otac, prepoznajem važnu ulogu društva u podršci roditeljima. To uključuje i dodatna ulaganja u jaslice, vrtiće, škole, obrazovne i zdravstvene institucije, ali obiteljsko okruženje u velikoj mjeri određuje okolinu u kojoj se razvija dijete i zato je prije svega potrebno pomoći roditeljima, osobito u prvim najosjetljivijim mjesecima i godinama života.

U modernom demokratskom društvu roditelji, a ne država, snose glavnu ulogu u odgoju djece. To znači i odgovornost, ali isto tako i pravo. A u svijetu u kojem su digitalne inovacije naš sastavni dio života, ne smijemo zaboraviti emocionalni, psihološki i društveni aspekt razvoja djeteta jer upravo je to ono što ni jedna tehnologija ne može nadomjestiti. Trebamo učiniti još puno i ovdje unutar Europske unije za bolju zaštitu djece.

 
  
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  Javier Moreno Sánchez (S&D). – Señora presidenta, el debate de hoy y la resolución que votaremos en Estrasburgo no pueden y no deben ser solo una ocasión para conmemorar el 30.º aniversario de la Convención sobre los Derechos del Niño.

Es cierto que hemos avanzado en la protección de los menores en los últimos treinta años; se ha reducido la mortalidad infantil y se ha reducido a la mitad el número de niños sin acceso a la escuela, pero todavía se siguen violando derechos de demasiados niños.

Señorías, en Europa 25 millones de niños están en riesgo de pobreza o exclusión social. Exigimos que se cree lo antes posible la garantía infantil europea para los niños y las niñas que estén en riesgo de pobreza y que se les ofrezca atención sanitaria y acceso gratuito a la educación y a los otros servicios sociales.

Fuera de nuestras fronteras, unos 420 millones de niños viven en zonas afectadas por conflictos. Muchos de ellos huyen de la pobreza y de la guerra —solos o con sus familias— buscando refugio, asilo y protección. Debemos comprometernos con la protección de sus derechos, comenzando por el derecho a la vida y el desarrollo del niño.

Queremos que se integren los derechos de los niños en las políticas de cooperación al desarrollo y en la ayuda humanitaria y que se garantice una financiación adecuada de los programas dedicados a la protección de los niños, y pedimos que se complete la reforma del Sistema Europeo Común de Asilo para garantizar la protección inmediata de los menores no acompañados que llegan a Europa.

Actuar con mayor rapidez y de forma más decisiva es la mejor forma de celebrar este aniversario.

 
  
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  Lucy Nethsingha (Renew). – Madam President, I’m delighted that we are here celebrating the 30th anniversary of this Convention. I’m also delighted that the Commission and the Council have recognised the particular vulnerability of some groups of children, particularly those caught up in conflict, migrant children, Roma children and those with disabilities.

We have a duty to ensure we do all we can to ensure that there are stable and usable routes for migrant and refugee children to be reunited with safe family members, in safe countries. And all Member States must recognise their responsibility to assist with protecting these especially vulnerable children. We also have a responsibility in this Parliament to take seriously the rights of children to be heard and at this time, there are children across the world who are raising their voices to be heard by politicians and policy-makers.

The climate strikes, led by Greta Thunberg and involving millions of children, are the clearest example of children uniting to make their voices heard, and they are right. The challenges of climate change will have a huge impact on our children, and we in this Parliament have a duty to listen and to respond to their concerns, to do everything possible to ensure that they are not the generation who inherit a depleted and declining world.

Finally, I want to touch on our obligation to protect children in the digital age. There are some very clear areas where the Internet and digital world put children at particular risk; issues of sexual exploitation being an obvious example. Protecting our children should include ensuring they have accurate and reliable information on many topics.

 
  
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  Ciarán Cuffe (Verts/ALE). – Madam President, the question I ask is: how can we more actively involve children in our work and in the laws that we shape?

I’m pleased that the European Parliament has a coordinator on children’s rights, Ewa Kopacz. Previously we had two Irish women, Mary Banotti, and indeed your good self, Madam President, occupying that role. But I believe we can do more.

Article 24 of the Charter of Fundamental Rights of the European Union says that the views of children ‘shall be taken into consideration on matters which concern them’. And the UN Convention’s Article 12 says the same.

We must ensure that we actively seek the views of children in proposed laws that will affect them, because if the voice of the child is not heard, they are more likely to face discrimination. Most European children cannot vote and are particularly vulnerable. Refugees even more so.

It’s no accident that, in my own country, almost 4 000 children are now living without a home in homeless accommodation, according to the Department of Housing statistics. So we need to ensure that children’s voices are heard.

Finally, just to pay tribute to our national broadcaster, RTE, which has a hearing on climate change for children in our parliament this Friday. Let’s repeat that here.

 
  
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  Mathilde Androuët (ID). – Madame la Présidente, cet anniversaire de la Convention des droits de l’enfant est pour nous l’occasion de faire un état des lieux.

En Europe, 250 000 enfants sont portés disparus. En France, pour l’année 2017, sur 49 000 disparitions, 1 328 étaient jugées inquiétantes. Le trafic d’enfants est une réalité cruelle pour l’Union européenne. Entre 2014 et 2016, ce sont plus de 10 000 enfants migrants qui ont disparu après leur enregistrement auprès d’une administration européenne. En Belgique, en 2017, 618 enfants migrants ont disparu. Rappelons que dans les centres pour migrants, en Grèce, 40 % de la population est constituée d’enfants. Ceci n’est pas dû au hasard: l’ouverture des frontières et l’incapacité de l’administration européenne à contrôler les flux de migrants a provoqué une véritable catastrophe. De nombreux mineurs se retrouvent totalement isolés en Europe. Ces enfants sont exposés aux pires réseaux: réseaux pédophiles, trafic d’organes, réseaux de délinquance et de cambriolage qui sévissent largement dans les banlieues d’Île-de-France, d’où je viens.

En tant que maire et en tant que députée, cette date est importante: elle nous appelle à ne pas oublier que l’idéologie de déracinement de masse prônée par l’Union européenne et les Nations unies est directement responsable... (Le Président retire la parole à l’oratrice)

 
  
  

VORSITZ: RAINER WIELAND
Vizepräsident

 
  
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  Assita Kanko (ECR). – Mr President, every child deserves a future and the freedom to choose what that future looks like. Everything we decide in this Parliament is helping to shape those choices. Our policy on the economy, the environment, the single market, trade and our engagement with third countries is building a framework for that future.

Yet, often the best way to improve a child’s life is to listen to what they have to say. As policy-makers, we need to make sure we do this. We cannot always allow what is urgent to overtake what is important in the long run and throw out the concerns of the young.

As we saw with the ECR Sakharov Prize nominees and finalists, the Restorers, these girls were determined to shape their own future by giving other girls of their age the freedom to choose what happens to their bodies and to their destinies.

Let me share a WhatsApp message they sent me after their nomination. They said: ‘we are just back from class. Being able to be part of the people who are considered for the prize itself was a big win for the team and an affirmation that we are not alone’. So I would like to call for us to speak more with each other and achieve more of this kind of hope.

 
  
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  Peter Pollák (PPE). – Vážený pán predsedajúci, dohovor o právach dieťaťa bol prijatý pred tridsiatimi rokmi, avšak ani po tridsiatich rokoch, v podstate v mnohých krajinách, sa nedodržiava toto právo. Stále je veľký počet detí, ktorých práva sú nedostatočne chránené. Medzi týmito deťmi je aj množstvo rómskych detí. Mnohým deťom z nich je stále upierané právo na prístup ku kvalitnému a inkluzívnemu vzdelávaniu. Vzdelávacie systémy v niektorých krajinách, ako napríklad na Slovensku, nedokážu vzdelávať rómske deti tak, aby získali tieto deti následne kvalifikáciu. Tieto deti chodia do špeciálnych tried a škôl, ktoré sú určené pre deti s mentálnym postihnutím. Tieto deti však žiadny mentálny postih nemajú. Ich hendikepom je, že pochádzajú z chudobných rodín. My si nemôžeme dovoliť nechať bokom žiadne dieťa len preto, že pochádza z chudobných pomerov. Týmto deťom nie je len upierané právo na vzdelanie, ale i právo na dôstojný život, pretože bez vzdelania nebudú môcť naplniť svoj potenciál a uplatniť sa na pracovnom trhu. Európska únia si nemôže dovoliť mrhať týmto potenciálom. Európska komisia v súčasnosti vedie správne konanie voči trom krajinám. Tieto konania sa týkajú diskriminácie rómskych detí vo vzdelávaní. Slovensku navyše hrozí žaloba na Európskom súdnom dvore v Luxembursku, pokiaľ do dvoch mesiacov nepredloží Európskej komisii konkrétny plán, ako hodlá s týmto stavom skoncovať. Našou úlohou a povinnosťou je i na pôde Európskeho parlamentu myslieť na blaho týchto detí a neustále vládam, ako je tá moja na Slovensku, pripomínať, že ich zodpovednosťou je vytvoriť rovnaké príležitosti pre všetkých občanov vrátane detí z rómskych komunít.

 
  
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  Maria Arena (S&D). – Monsieur le Président, mercredi prochain, notre Parlement accueillera une conférence de haut niveau pour célébrer le trentième anniversaire de la convention des droits de l’enfant.

Il est indéniable, qu’en trente ans, des progrès ont été réalisés dans beaucoup de domaines: l’accès à la santé, à l’éducation, à la protection juridique. Et pourtant, malgré ces progrès, plus d’1,5 million d’enfants dans le monde sont détenus en prison, dans des conditions déplorables, privés d’éducation, exposés aux abus et sans contact avec le monde extérieur.

Toutes les études s’accordent pourtant à dire qu’aucune forme de détention n’est dans l’intérêt de l’enfant. Des milliers d’enfants sont encore dans des parcours migratoires qui, dans le pire des cas, se terminent par la mort, dans le désert, dans les mers, victimes des trafics. Mais, souvent, ils se terminent aussi par l’enfermement, là encore sans garantie de protection. Même la Cour de justice de l’Union européenne considère qu’il s’agit de traitements inhumains et dégradants.

Toujours en Europe, 19 % des enfants sont menacés de pauvreté et privés de droits fondamentaux.

Chers collègues, le droit à la protection de l’enfant est donc une obligation morale qui s’impose à tous et à toutes, avant toute autre considération.

 
  
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  Mounir Satouri (Verts/ALE). – Monsieur le Président, un enfant sur quatre de moins de 18 ans est encore menacé de pauvreté ou d’exclusion sociale au sein de l’Union européenne.

Ce simple énoncé suffit à conclure que l’Union et nos États membres ne respectent pas la Convention internationale relative aux droits de l’enfant. Droit à l’alimentation, à la santé, à l’éducation, au logement, autant de droits garantis et pourtant violés par la pauvreté et ses effets. Les souffrances physiques et psychiques de la pauvreté sont autant d’entorses à l’égalité des chances. Il nous faut bien comprendre qu’en hypothéquant ainsi l’avenir des plus démunis, on maltraite nos démocraties.

Les discriminations se renforcent encore quand on évoque des personnes vulnérables, tels que les Roms ou les migrants. Au traumatisme de l’exil, s’ajoute la précarité ou l’exclusion pour les enfants. Récemment en France, Samira, une Ivoirienne de dix ans, qui a perdu sa mère dans la traversée, a échappé à un retour forcé en Italie sous prétexte de respecter Dublin.

J’attends de la Commission qu’elle présente un plan ambitieux en faveur du respect effectif du droit de tous les enfants... (Le Président retire la parole à l’orateur)

 
  
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  Beata Szydło (ECR). – Panie Przewodniczący! Mój kraj Polska był inicjatorem powstania Konwencji o prawach dziecka. W ciągu tych trzydziestu lat jej funkcjonowania wydarzyło się dużo dobrego i los milionów dzieci poprawił się, ale wciąż jest jeszcze bardzo dużo do zrobienia i na pewno takim palącym problemem, nad którym powinniśmy się pochylić my również tutaj w Parlamencie Europejskim, jest kwestia wykluczenia i ubóstwo. Ja jestem dumna z tego, że rząd polski, rząd na którego czele miałam zaszczyt stać, którym kierowałam, wprowadził skuteczne programy prorodzinne, które rozwiązały problem biedy wśród dzieci w Polsce, tak jak chociażby program rodzina 500+.

Wierzę w to, że tutaj wspólnie będziemy mogli również zastanowić się nad takimi skutecznymi rozwiązaniami, a warto przy okazji tej debaty przytoczyć też słowa mojego wielkiego rodaka świętego Jana Pawła II, który powiedział, że troska o dziecko jest pierwszym i podstawowym sprawdzianem stosunku człowieka do człowieka.

 
  
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  Cindy Franssen (PPE). – Voorzitter, exact dertig jaar geleden hebben wij blijk gegeven van grote ambities met het Kinderrechtenverdrag, dat gebaseerd is op drie pijlers: bescherming, voorzieningen en participatie. Maar het werk is niet af.

Laten wij beginnen met de bescherming. Wij moeten onze kinderen beschermen tegen alle vormen van geweld en misbruik. Een op de vijf kinderen is nog steeds het slachtoffer van een of andere vorm van seksueel geweld. Dit is onaanvaardbaar! De mentale gezondheid is een ander belangrijk aandachtspunt. Kinderen moeten zorgeloos kunnen opgroeien, zonder psychisch rugzakje om welke reden dan ook.

Vervolgens zijn er de voorzieningen, de sociale grondrechten, het recht op onderwijs, opvang, gezondheidszorg en ontspanning. Wie niet inzet op jonge kinderen, dreigt een hele generatie te verliezen. De Europese kindergarantie moet hier een antwoord op bieden en dat zullen wij nauw opvolgen.

En ten slotte is er de participatie. Kinderen hebben een mening. Zij moeten gehoord worden en een stem hebben bij beslissingen die hen aangaan. Wij moeten hier bij de uitwerking van ons beleid ten volle rekening mee houden. Elk kind moet de norm zijn voor ons politiek handelen. Een huwelijk van dertig jaar wordt een “parelhuwelijk” genoemd. Wij moeten elk kind dan ook behandelen als een kostbare parel. Laten wij hier samen werk van maken, om de kinderrechten voor alle kinderen te realiseren.

 
  
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  Raphaël Glucksmann (S&D). – Monsieur le Président, chers collègues, nous célébrons le trentième anniversaire de la convention internationale sur les droits de l’enfant mais je n’ai absolument pas le cœur aux célébrations.

Hier matin encore, un groupe de parents d’élèves de Rennes m’a écrit cela: «Mariam, camarade de classe de nos enfants, Mariam, réveillé par la police à 6 heures du matin, Mariam conduite à l’aéroport au lieu de prendre le chemin de l’école, Mariam, mise dans un avion, Mariam expulsée et déscolarisée.»

Hier matin toujours, à 10 heures 10 exactement, Samira, dix ans, aurait, elle aussi, dû être dans l’avion et être expulsée. En France, nous avons mobilisé des centaines de milliers de citoyennes et de citoyens et nous avons obtenu l’annulation de son expulsion. Des centaines de milliers de citoyens pour faire céder les autorités sur un enfant.

En France et en Europe, des milliers de Mariam et de Samira sont ainsi déscolarisés et expulsés. Alors, chers collègues, au lieu de célébrer les trente ans de la convention par des phrases creuses et de l’autosatisfaction, défendons son principe fondateur, l’intérêt supérieur de l’enfant, de chaque enfant.... (Le Président retire la parole à l’orateur).

 
  
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  Francisco Guerreiro (Verts/ALE). – Senhor Presidente, a Convenção sobre os Direitos da Criança define, no seu artigo 19.º, que os Estados devem adotar todas as medidas para proteger a criança contra todas as formas de violência física, mental, ofensas ou abusos, negligência ou tratamento displicente, maus tratos ou exploração, inclusive abuso sexual. Porém, segundo os dados do relatório de 2018 sobre o tráfico humano dentro da União Europeia, entre 2015 e 2016 foram registadas 20.532 vítimas, das quais 23% eram crianças. Estamos a falar de 4.723 crianças que foram exploradas por redes de tráfico humano, sendo que mais de metade destas foram vítimas de tráfico para exploração sexual.

E aqui não podemos deixar de frisar que o sexo feminino é o mais afetado. Estes dados são realmente alarmantes. Pese embora já exista uma estratégia para erradicar o tráfico de seres humanos na Europa, precisamos de multiplicar esforços para que também nos Estados-Membros se combata com eficácia este flagelo, punindo severamente os seus responsáveis, e acima de tudo protegendo as suas vítimas.

 
  
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  Raffaele Stancanelli (ECR). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel celebrare l'anniversario della Convenzione sui diritti del fanciullo, difendere i diritti dei bambini significa preservare il nostro bene più prezioso.

Essi non sono soltanto il nostro avvenire, ma sono anche la parte più vulnerabile delle nostre comunità. Per questa ragione dobbiamo promuovere a tutti i livelli una cultura della vita che metta le nuove generazioni al centro della nostra azione istituzionale.

Oggigiorno, i bambini sono sempre più oggetto di rivendicazioni ideologiche, frutto dell'egoismo degli adulti che rischiano di sovvertire l'ordine naturale.

Così come sancito anche nel campo della Convenzione, l'Unione europea deve impegnarsi maggiormente a valorizzare la famiglia, unità fondamentale della società e ambiente naturale per la crescita dei fanciulli. Le famiglie devono ricevere la protezione e l'assistenza di cui necessitano.

Dobbiamo difendere i diritti dei bambini ad avere un padre e una madre, non un genitore 1 e un genitore 2, e soprattutto dobbiamo contrastare pratiche deleterie quali l’insegnamento della teoria gender nelle scuole.

 
  
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  Michaela Šojdrová (PPE). – Pane předsedající, já jsem velmi ráda, že si společně dnes připomínáme výročí tak významného dokumentu, jako je Úmluva o právech dítěte, a jsem také hrdá na to, že to byla jedna z prvních mezinárodních smluv, kterou tehdy Česká a Slovenská Federativní Republika ratifikovala těsně po pádu komunismu v naší zemi.

Dítě je největším darem pro rodinu, ale také pro společnost. A rodina je nejlepším prostředím pro výchovu dítěte. Dítě potřebuje péči obou rodičů. Toto potvrzuje i Úmluva o právech dítěte. Dítě má právo na péči obou rodičů. V dnešní době se na to někdy zapomíná. I dnes bychom měli daleko více zdůraznit roli rodiny. Její odpovědnost. Státní péče nastupuje tam, kde rodiny nemohou, selhávají nebo z nějakých důvodů prostě děti jsou bez rodin. Cílem by mělo být podporovat funkční a fungující rodiny, tedy podpořit mladé rodiny a rodiny, které se mají a musí starat o své děti.

Úmluva o právech dítěte je i po třiceti letech stále aktuální a nepřekonaný dokument. Možná více než kdy předtím. Každé dítě má právo na svoji rodinu, chodit do školy a rozvíjet se v příznivém prostředí. Ale bohužel i na území Evropské unie jsou dnes děti, uprchlické děti, které toto právo nemají. A měli bychom jim pomoct.

 
  
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  David Lega (PPE). – Herr Talman! Vissa självklarheter är så självklara att de inte borde behöva sägas. Hur självklara barns fri- och rättigheter än må vara, så fungerar världen tyvärr inte så att de är självklara för alla, alltid och i alla sammanhang. Men för de allra flesta så är det självklart att alla barn är lika mycket värda, att alla barn har rätt att leka, utvecklas och lära sig och att alla barn har rätt att få lov att vara barn.

Dessa regler finns också reglerade i internationell rätt, i FN:s konvention om barns rättigheter – den så kallade barnkonventionen. Det är med glädje som jag konstaterar att alla EU:s medlemsländer har ratificerat barnkonventionen, och i Sverige är det mångt och mycket kristdemokraternas förtjänst att den nu blir svensk lag år 2020.

Som Europaparlamentariker så är det vår plikt att alltid försvara och främja barns fri- och rättigheter, både inom och utanför EU:s gränser. Samtidigt är jag inte villig att kompromissa bort svenska barns långtgående fri- och rättigheter eller svensk lagstiftning på området, med andra länder. För det är inte genom kompromisser med nationell lagstiftning som vi på bästa sätt säkrar alla barns rättigheter.

 
  
 

Spontane Wortmeldungen

 
  
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  Ljudmila Novak (PPE). – Gospod predsednik, otroci največkrat trpijo zaradi napak, zablod in nasilja odraslih.

Konvencija ščiti otroka in otrokove pravice in tako je prav za vse otroke, ne glede na to, od kod prihajajo. Kajti nihče na tem svetu nima ekskluzivne pravice do tega sveta in blagostanja. Najprej imajo to pravico otroci, ki niso krivi za probleme tega sveta.

Leto sprejema konvencije sovpada z letom padca berlinskega zidu. In največ, kar lahko naredimo za naše otroke, je to, da ohranjamo v Evropi mir, sodelovanje, da s tem tudi omogočamo blagostanje. In ko omogočamo blagostanje našim otrokom, lahko pomagamo tudi otrokom sveta, ki so se znašli v revščini ali v nevarnosti.

Zato kolege, ki rušijo Evropo, sprašujem, ali se zavedate, kaj lahko storite tudi svojim otrokom.

 
  
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  Julie Ward (S&D). – Mr President, 20 November will be the 30th anniversary of the Convention on the Rights of the Child. This states that every child has the right to education, a right to participation and to be protected against all forms of discrimination, as well as all forms of violence. Sadly, there’s still a long way to go to ensure that this is achieved for each and every one of the 2.2 billion children in the world.

A UN study published this month showed that at least 1.5 million children are incarcerated across the world. Approximately 330 000 children in 77 countries, including in EU Member States, are held in immigration detention centres. This is unacceptable. We’ve seen the distressing images of children in cages on the US-Mexican border, separated from their parents because of Trump’s cruel anti-migrant policies. I myself regularly meet with unaccompanied minors on the streets of Macron’s Paris – cold, hungry and at risk of exploitation. We still have work to do and that’s why I’m proud to have co-founded, in 2014, the very first child rights intergroup.

(The President cut off the speaker)

 
  
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  Ruža Tomašić (ECR). – Poštovani predsjedavajući, izazovi s kojima se suočavamo u nastojanju da zaštitimo djecu svijeta i stvorimo okruženje u kojemu će imati sigurno i bezbrižno djetinjstvo uvelike su se promijenili u posljednja tri desetljeća.

Internet predstavlja revoluciju u međuljudskoj komunikaciji, ali isto tako i prijetnju sigurnosti i privatnosti djece i mladih. Smatram da moramo više raditi na edukaciji djece i mladih, ali i njihovih roditelja, te u isto vrijeme drastičnije kažnjavati prijestupnike.

Pametni uređaji s internetskom vezom dio su naše svakodnevice i nove generacije praktički se rađaju s njima. No, unatoč njihovoj korisnosti, rast ovisnosti o tim uređajima, pogotovo kod djece, jako je zabrinjavajuća. Moramo više raditi na prevenciji i edukaciji te pronaći ravnotežu između zdravlja i tehnološkog napretka.

 
  
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  Mick Wallace (GUE/NGL). – Mr President, the Convention on the Rights of the Child lists the rights to shelter, nutrition and an adequate standard of living for children. Almost 25 million children under 18 are at risk of poverty or social exclusion in the EU.

According to the latest figures in Ireland from the Department of Housing, there are 3 848 children living with homelessness. Over 10 000 people are living with homelessness in Ireland because of the failed neo-liberal, market-based approach that the government has towards housing.

And the military and financial imperialism of the developed countries in the global north are destroying the lives of many children in the global south. It is long past time that this Parliament acknowledges the fact that neo-liberalism fails many children.

 
  
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  Λευτέρης Νικολάου-Αλαβάνος (NI). – Κύριε Πρόεδρε, τα στοιχεία είναι αμείλικτα. Το 2018 εργάζονταν, σε όλο τον κόσμο, 250 000 000 παιδιά. Στην Ευρώπη εργάζονταν παράνομα έως και 500 000 ανήλικοι, προερχόμενοι από τρίτες χώρες - πολλοί από αυτούς θύματα σεξουαλικής εκμετάλλευσης. Στην Ελλάδα υπάρχουν δεκάδες χιλιάδες παιδιά που εργάζονται παράνομα ενώ 2,8 εκατομμύρια άνθρωποι, από δεκαέξι ετών και πάνω, δεν έχουν ολοκληρώσει την υποχρεωτική εκπαίδευση. Από τα περισσότερα από 3 000 προσφυγόπουλα που είναι εγκλωβισμένα στα ελληνικά νησιά, πέρσι στο σχολείο φοίτησαν λιγότερα από το 15%, στερούμενα πρόσβασης σε στοιχειώδεις συνθήκες υγιεινής και περίθαλψης. Η επίκληση της σύμβασης των θεμελιωδών δικαιωμάτων του παιδιού από αυτούς, των οποίων το σύστημα ευθύνεται για τη σημερινή βαρβαρότητα, συνιστά μέγιστη υποκρισία. Σε μια κοινωνία εκμετάλλευσης, η οποία γεννά διακρίσεις, φτώχεια, ανεργία, πολέμους, προσφυγιά και συνεχείς παραβιάσεις θεμελιωδών δικαιωμάτων του λαού, τα παιδιά δεν είναι εξαίρεση. Η αγωνιστική διεκδίκηση για πλήρη δικαιώματα στην εργασία, στη μόρφωση, στην κοινωνική προστασία της μητρότητας, στη δημιουργική ζωή, αποτελεί τη μόνη διέξοδο σήμερα για μια ζωή χωρίς εκμετάλλευση.

 
  
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  Tudor Ciuhodaru (S&D). – Domnule președinte, sunt convins că acum treizeci de ani această Convenție pentru Drepturile Copilului a reprezentat un lucru important și pot înțelege și manifestările festive din această zi.

Dar dincolo de festivismul acestei situații trebuie să ne uităm foarte atent și vă cer astăzi să reanalizăm politica privind drepturile copilului. Douăzeci și cinci de milioane de copii la limita sărăciei, doamnă comisară Jourová, este o cifră care ne îngrijorează. Și când vorbim despre drepturile copilului, o să vă reamintesc că sunt patru direcții fundamentale. Lipsa accesului la educație, lipsa accesului la sănătate, violența de orice tip și exploatarea de orice tip ar trebui să fie probleme fundamentale.

Eu cred că trebuie, și vă cer astăzi să reorientăm politicile privind drepturile copilului, iar în ceea ce privește sănătatea, eu sunt medic, sunt medic de urgență în Iași, România, la Spitalul Clinic de Urgență „Nicolae Oblu”, vă cer astăzi, onorată Comisie, elaborarea unui standard european de calitate în sănătate și să facem în așa fel încât sănătatea copiilor din Europa să fie asigurată gratuit. Eu cred că este posibil și dacă vrem cu adevărat să asigurăm viitorul Europei, aceste lucruri trebuie să se întâmple și vă asigur că aveți tot suportul meu pentru a face ca aceste lucruri să fie realizate.

 
  
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  Der Präsident. – Vielen Dank, Herr Ciuhodaru. Ich bitte um Nachsicht: Wir haben zweieinhalbmal so viele Wortmeldungen, wie wir drannehmen könnten.

(Ende der spontanen Wortmeldungen)

 
  
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  Věra Jourová, Member of the Commission. – Mr President, honourable Members... (Cut off by Mr Patten trying to take the floor)

 
  
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  Der Präsident. – Entschuldigen Sie, Frau Kommissarin.

Herr Kollege Patten: Ich habe Sie zunächst aufgerufen, weil ich eigentlich den Kollegen Tennant aufgerufen hatte. Der war nicht da. Dann hatte ich mir als nächsten Redner Herrn Nikolaou-Alavanos vorgemerkt. Der saß nicht an seinem Platz, aber er war da. Und ich habe die Absicht, aus dem Bereich der Fraktionslosen nur einem einzigen Kollegen das Wort zu erteilen. Das habe ich jetzt so entschieden.

Jetzt spricht Frau Kommissarin Jourová.

 
  
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  Věra Jourová, Member of the Commission. – Mr President, I think that this debate showed very clearly that protecting and promoting the rights of the child is, here in this House and in the Commission, not only a legal obligation but a moral imperative, too. And, as you rightly said on many occasions, this is a good reason for celebration, although we have to continue working towards a better implementation, not only of the Convention, but also of the related legislation which should guarantee the protection of the rights of children.

There is also an economic case because, according to many studies and many papers we work with, it is also one of the most valuable long-term investments our economies and societies can make. Children who are disadvantaged are less likely than their better-off peers to do well in school, enjoy good health and realise their full potential later in life.

The cost of responding to this in the future is much higher than investing in the wellbeing of children today.

Promoting and protecting the rights of all children is at the core of our obligations. Let’s continue to work together to make the ambitious principles of the United Nations Convention on the Rights of the Child a reality for all children in Europe and in the world.

 
  
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  Tytti Tuppurainen, President-in-Office of the Council. – Mr President, honourable Members, the UN Convention on the Rights of the Child has undoubtedly contributed to the improvement in the lives of children across the globe and the progress achieved needs to be celebrated.

I thank you for this very timely debate. It shows the commitment of the European Parliament. The 30th anniversary of the Convention is an opportunity to celebrate our common achievements.

However, a lot remains to be done – investing in children throughout their journey to adulthood is not only a moral duty but also an essential investment in a better future for all humanity.

As we are celebrating the 30th anniversary of the UN Convention, one has to bear in mind that the world has indeed changed. It is very different to 30 years ago.

For instance, we had no Internet then and that is the new environment for our children in which they are living. Despite its possibilities, for instance in tackling loneliness or enabling online educational environments, it may also cause harmful addiction, or as MEP Nethsingha rightly said, it may increase the risk of sexual exploitation by ruthless predators or provide a platform for online bullying.

We do enhance digitalisation but we also have to take this new challenge into account. And it’s not only parents who shall address this challenge, but also the EU, its institutions and the Member States.

As the poem goes, ‘To [a child] we cannot say “tomorrow”, his name is “Today”.’

 
  
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  Der Präsident. – Die Aussprache ist geschlossen.

Die Abstimmung findet während der November-II-Tagung statt.

Schriftliche Erklärungen (Artikel 171)

 
  
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  Vilija Blinkevičiūtė (S&D), raštu. – Šiandien minime 30-ąsias Jungtinių Tautų vaiko teisių konvencijos priėmimo metines. 1989 metais Jungtinių Tautų Generalinėje Asamblėjoje priimtas pagrindinis dokumentas, kuriuo remiantis užtikrinamos vaiko teisės ir siekiama, kad visi pasaulio vaikai turėtų saugią vaikystę. Konvencijoje įtvirtinama, jog kiekvienas vaikas turi teisę į vardą ir pilietybę, teisę nebūti vertinamas pagal odos spalvą, lytį, tikėjimą, tautybę, sveikatą ar turtą, turi teisę į gydymą, ugdymą ir švietimą, poilsį, asmeninį gyvenimą, savo nuomonę ir galimybę ją reikšti, teisę būti apsaugotam nuo smurto ir skurdo. Deja, tačiau tiek pasaulio ir Europos mastu, vaikų skurdas, smurtas prieš vaikus, vaikų seksualinis išnaudojimas yra kol kas sunkai įveikiama problema. Noriu priminti, jog vien tik ES turime apie 20 milijonų skurdą ar jo riziką patiriančių vaikų, kas yra nepateisinama šiuolaikinės gerovės sąlygomis. Kviečiu ne tik šiandien, bet ir kiekvieną dieną vienyti jėgas ir bendromis pastangomis siekti, kad mūsų vaikai būtų saugūs ir aprūpinti ir, kad Vaiko teisių konvencijoje apibrėžti įsipareigojimai virstų konkrečiais veiksmais.

 
  
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  Andrea Bocskor (PPE), írásban. – Örömteli, hogy az ENSZ által elfogadott Gyermekjogi Egyezmény aláírásának 30. évfordulójához érkeztünk. Emlékeztetnék mindenkit, hogy az egyezményt aláíró államok számára kötelezettség az egyezménybe foglaltak biztosítása. Kimondja, hogy az Egyezményben részes államok kötelezik magukat arra, hogy a gyermek számára biztosítják a jólétéhez szükséges védelmet és gondozást, e célból meghozzák a szükséges törvényhozási és közigazgatási intézkedéseket.

Azaz vannak feladatok, amelyeket a törvényes képviselőnek és az államnak együttesen kell biztosítani a gyermek számára, ilyen például az oktatás. Továbbá az államnak nem csupán tiszteletben kell tartania a gyermekek jogait, hanem azok érvényre jutásában aktívan közre is kell működnie. Reménykedem benne, hogy a Gyermekjogi Egyezményt aláíró Ukrajna is eljut majd arra a pontra, hogy a kisebbségben élő magyar gyermekek számára is azonos jogokat biztosít a szabad iskolaválasztásra, és az oktatás különböző szintjeihez való hozzáférésre, mint a többségieknek. Az EU társult országaként is tiszteletben kell tartania a diszkrimináció-mentesség elvét.

 
  
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  Milan Brglez (S&D), pisno. – 20. novembra bo minilo 30 let, odkar je bila sprejeta Konvencija o otrokovih pravicah, s katero so države na pravno zavezujoč način slehernemu otroku priznale samostojno in polno „lastništvo“ nad človekovimi pravicami.

V konvencijo so vključene tako državljanske in politične, kakor ekonomske, socialne ter kulturne pravice. Njihovo izvrševanje ustvarja pravne in dejanske obveznosti na strani države in na strani odraslih. Omenjena obletnica je priložnost za obnovitev in okrepitev zaveze za dosledno izvrševanje pravic vseh otrok, s posebnim poudarkom na najšibkejših in najbolj ogroženih. Revščina je sama po sebi vzrok in posledica kršitev otrokovih pravic, ki pa žal vodi tudi v socialno izključenost v otroštvu in se najpogosteje prenaša v odraslost.

Po podatkih Eurostata za leto 2017 so otroci tista starostna skupina, pri kateri obstaja največje tveganje za revščino ali socialno izključenost. Zaradi vsega naštetega je nujno, da nova Komisija čim prej konkretizira in uresniči zavezo izvoljene predsednice za vzpostavitev jamstva za otroke, ki bi popravilo to zastrašujočo statistiko, predvsem pa življenje otrok. Hkrati pa bi bila nujna zaveza do otrok vsega sveta, da bi EU ratificirala Konvencijo o otrokovih pravicah in prevzela aktivnejšo vlogo pri spodbujanju izvajanja tega najširše sprejetega mednarodnega instrumenta človekovih pravic.

 
  
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  Λευτέρης Χριστοφόρου (PPE), γραπτώς. – Την 20ή Νοεμβρίου, επέτειο έγκρισης της Διεθνούς Σύμβασης του ΟΗΕ για τα Δικαιώματα του Παιδιού, γιορτάζουμε την Παγκόσμια Ημέρα για τα Δικαιώματα του Παιδιού. Φέτος, συμπληρώνονται τριάντα περίπου χρόνια από την έγκριση της Διεθνούς Σύμβασης για τα Δικαιώματα του Παιδιού του ΟΗΕ, δυστυχώς όμως πολλά είναι τα παιδιά ανά την υφήλιο που ζουν κάτω από παγκόσμιες απειλές υψηλής έντασης. Φτώχεια και πείνα, πόλεμοι, φυσικές καταστροφές, κοινωνικός αποκλεισμός, μαζικές μετακινήσεις προσφύγων και μεταναστών, διακρίσεις και βαθιές ανισότητες είναι, δυστυχώς, μόνο κάποια από τα φαινόμενα που δημιουργούν ανησυχία. Εμείς στο Ευρωπαϊκό Κοινοβούλιο τονίζουμε πως θα υπερασπιζόμαστε πάντα με σθένος τα δικαιώματα του παιδιού ως ό,τι πιο σημαντικό. Θα διασφαλίζουμε ότι το νομοθετικό και μη νομοθετικό μας έργο σέβεται, προάγει και προστατεύει τα δικαιώματα του παιδιού και μεριμνά για την πρόοδο της ζωής των παιδιών, τόσο εντός της ΕΕ όσο και στις σχέσεις της με τον έξω κόσμο.

 
  
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  Josianne Cutajar (S&D), bil-miktub. – 30 sena ilu d-dinja għarfet li jekk diffiċli naqblu fuq ħafna affarijiet, it-tfal jistgħu jgħaqqduna. Ikkommettejna biex nirrispettaw id-dritt ta’ kull tifel u tifla li jgawdu l-ħajja fil-wens tal-familja, fl-istess waqt għandna ekonomiji jżommu n-nies ħafna aktar ix-xogħol milli m’uliedhom. Ikkommettejna li nassigurawlhom id-dritt tal-edukazzjoni u l-aċċess għall-informazzjoni. Fl-2019 imma, għad għandna tfal, l-aktar bniet, li skola ma jafux x’inhi, u l-internet fir-raħal tagħhom ma jasalx. Ikkommettejna għal-libertà tal-kelma u d-dritt li nirrispettaw l-opinjoni tagħhom imma għax tfajla lissnet kelma dwar in-nuqqasijiet tagħna li qed jibdlu l-Klima, ħarġu d-dinosawri bl-għadab għaliha. Ikkommettejna li naraw li t-tfal kollha jgħixu ħielsa mill-vjolenza. U għadna nirkbu fuq l-industrija tal-biża’, nesportaw l-armi, bħallikieku xi darba kienet bomba li ġabet il-paċi. Niċċelebraw it-30 sena bis-serjetà, meta nieħdu l-miżuri l-aktar iebsin - ekonomiċi, ambjentali u soċjali, biex id-dinja li nħallu warajna, tkun verament tixraq lil uliedna.

 
  
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  Klára Dobrev (S&D), írásban. – Jövő héten lesz a gyermekjogok világnapja. Erről folytatunk most vitát az Európai Parlamentben. Persze, itt Európa szívében széles az egyetértés abban, hogy mit kell tennünk, bár ilyen széles lenne az egyetértés otthon, Magyarországon is! Minden igazságtalanság elszomorító. Annál azonban nincs fojtogatóbb, mint amikor gyerekeket ér igazságtalanság. Olyan társadalomban élünk, amely a gyermekek lábára mázsás súlyt akaszt, majd mérges rá, amiért nem tud gyorsabban szaladni. Ilyen mázsás súly a rossz és sokak számára túl hamar befejeződő oktatás, a nem megfelelő lakás, az elérhetetlen egészségügyi ellátás.

Ilyen súly a kisebbségekkel szembeni előítéletek, de ilyen súly az a temérdek gyűlölet is, amelyet a gyermekek már az iskolában is, sőt, otthon is megtanulnak. A gyermekjogok célja az, hogy ezeket a mázsás terheket levegyük gyermekeink válláról. Azt akarjuk, hogy felszabadult, okos, jól képzett és önbizalommal bíró toleráns felnőttek váljanak belőlük. Ezekért a gyermekjogokért harcolok az Európai Parlamentben, és ezekért harcolok Magyarországon is. Mert annál nincs fojtogatóbb, mint amikor gyerekeket ér igazságtalanság.

 
  
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  Kinga Gál (PPE), írásban. – Elfogadhatatlan a XXI. század Európájában a gyermekéhezés, de sajnos még mindig egy létező jelenségről beszélünk. Fel kell hívni a figyelmet arra, hogy - 30 évre a gyermekek jogairól szóló egyezmény hatálybalépése után - még mindig létezik gyermekéhezés az EU egyes tagállamaiban! Minden európai politikus alapvető célja kell legyen ennek felszámolása. Ezért is számít kiemelkedő teljesítménynek a magyar kormány által rászoruló gyermekek számára létrehozott gyermekélelmezési rendszer. Ma Magyarországon minden rászoruló gyermek számára biztosított az ingyenes reggeli és ebéd az iskolákban és óvodákban. Hasonlóan lényeges segítség az ingyen tankönyv. Ezeket a jó megoldásokat követésre ajánljuk Uniószerte.

 
  
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  András Gyürk (PPE), írásban. – November 20-án ünnepeljük az ENSZ által elfogadott Gyermekjogi Egyezmény aláírásának 30. évfordulóját. A gyermekek biztonságának, egészségnek és jólétének biztosítása mindannyiunk elsődleges kötelezettsége. Az Egyezmény külön elismeri a gyermekek lehető legmagasabb szintű testi és szellemi fejlődéséhez szükséges védelemhez és gondoskodáshoz való jogát. Ennek szerves részét képezi a megfelelő táplálkozás biztosítása a gyermekek számára.

Ezen a téren bőven akad teendőnk, ugyanis világszerte jelenleg nap, mint nap több mint 200 millió gyermek nem jut a kellő minőségű élelmiszerekhez. Az Európai Uniónak egységesen kell fellépnie a probléma megoldásának érdekében, amihez érdemes számba vennünk a tagállami jó gyakorlatokat is. Egy ilyen jó példa Magyarország, amely az elmúlt évtizedben csaknem megháromszorozta a szociális gyermekétkeztetésre fordított forrásokat, és egyedülálló módon bővítette a jogosultak körét. Ilyen módon a bölcsődés és óvodás korosztályból tízből immár kilenc gyermeknek jár gyermekétkeztetés.

 
  
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  Krzysztof Hetman (PPE), na piśmie. – Konwencja o prawach dziecka to dokument historyczny i krok milowy w podejściu do dzieci, ich ochrony i zapewnienia poszanowania ich praw i podmiotowości. W ciągu 30 lat od jej przyjęcia sytuacja dzieci na całym świecie, w tym na naszym kontynencie, zmieniła się na lepsze, ale wciąż nie zostały w pełni wyeliminowane głód, niedożywienie i przemoc oraz nie wszystkie dzieci mają równy dostęp do edukacji i opieki zdrowotnej. Ta rocznica nie może być więc tylko okazją do podsumowania osiągnięć, a powinna skłonić też do refleksji nad tym, co zrobić, aby zwalczyć raz na zawsze te negatywne zjawiska. Ważną inicjatywą w tej dziedzinie będzie, mam nadzieję, „Gwarancja dla Dzieci” powstała z inicjatywy Parlamentu Europejskiego i zapowiedziana już w programie prac nowej Komisji Europejskiej pod przewodnictwem Ursuli Von Der Leyen.

Chciałbym też zwrócić uwagę na naszą powinność nie tylko wobec najmłodszych obywateli Unii Europejskiej, ale także wyrazić troskę w stosunku do dzieci w innych miejscach globu, których sytuacja jest często nieporównywalnie gorsza. Unia Europejska w swojej pomocy rozwojowej i humanitarnej powinna w sposób szczególny zwracać uwagę na zapewnienie ochrony praw dziecka i poprawy ich bezpieczeństwa i sytuacji życiowej.

 
  
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  Karol Karski (ECR), na piśmie. – Dzieci należą do najbardziej wrażliwych członków naszych społeczeństw. Z oczywistych powodów muszą podlegać specjalnej ochronie, stąd słusznie świętujemy 30-tą rocznicę przyjęcia Konwencji o prawach dziecka. Polska ma w tej dziedzinie niemałe osiągnięcia, w końcu to mój kraj zaproponował opracowanie tego instrumentu. Nie jest to dziwne w przypadku kraju Janusza Korczaka, wspaniałego człowieka, który na początku ubiegłego stulecia porzucił dobrze rokującą praktykę lekarską, aby poświęcić się opiece nad dziećmi. Pisał dla nich książki, prowadził dom sierot. A na koniec, kiedy jego podopieczni w trakcie II wojny światowej mieli zostać przewiezieni do niemieckiego obozu zagłady w Treblince, odrzucił ofertę ratunku i pozostał ze swoimi blisko 200 podopiecznymi, aż do momentu wspólnej zagłady w komorach gazowych.

 
  
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  Łukasz Kohut (S&D), na piśmie. – W dzisiejszej debacie pozwolę sobie powołać się na artykuły 28 i 29 Konwencji o prawach dziecka: państwa ratyfikujące Konwencję uznają prawa dziecka do bezpłatnej edukacji podstawowej oraz to, że nauka dziecka będzie ukierunkowana na przygotowanie dziecka do odpowiedniego życia w wolnym społeczeństwie, w duchu zrozumienia, pokoju, tolerancji, równości płci oraz przyjaźni pomiędzy wszystkimi narodami, grupami etnicznymi, narodowymi i religijnymi oraz osobami rdzennego pochodzenia. Jako Ślązak chciałbym zaapelować do nowo wybranych polskich parlamentarzystek i parlamentarzystów o poważne potraktowanie w najbliższej kadencji polskiego Parlamentu ustawy o języku śląskim, tak by śląskie dzieci mogły uczyć się go w szkołach i żeby nie były dyskryminowane przez polski system edukacji.

 
  
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  Janina Ochojska (PPE), na piśmie. – Mija 30 lat od momentu przyjęcia Konwencji o prawach dziecka. Niestety, pomimo licznych wysiłków ze strony organizacji międzynarodowych i rządów niektórych państw, wiele kwestii pozostaje nierozwiązanych. Bank Światowy wspólnie z UNICEF-em szacują, że około 385 milionów dzieci na świecie żyje w skrajnym ubóstwie, czyli za mniej niż 1,9 dolara dziennie, a w związku z wysoką liczbą konfliktów w różnych rejonach świata dzieci są stale narażone na przemoc, różne formy wykorzystywania czy handel żywym towarem. Prawie 14% wszystkich migrantów to osoby poniżej 15 roku życia, a liczba dzieci przemieszczających się bez opieki dorosłych nadal pozostaje wysoka.

Fundusz Narodów Zjednoczonych na Rzecz Dzieci szacuje, że na świecie żyje ok. 93 milionów dzieci dotkniętych niepełnosprawnością. Wiele z nich, również w krajach członkowskich Unii Europejskiej, nie może w pełni uczestniczyć w życiu społecznym oraz bez utrudnień funkcjonować w tym środowisku ze względu na bariery wynikające z braku lub niewłaściwego dostosowania infrastruktury, problemów w dostępie do edukacji czy służby zdrowia. Niezwykle istotne jest aktywne działanie i zaangażowanie mające na celu wyrównanie szans dzieci niepełnoprawnych. Należy zintensyfikować działania na rzecz dzieci z niepełnosprawnościami, skuteczniej walczyć z ubóstwem wśród dzieci oraz zapewnić im bezpieczeństwo. Niezbędne jest włączenie we wspomniane działania zarówno Parlamentu Europejskiego, jak i parlamentów krajowych.

 
  
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  Rovana Plumb (S&D), in writing. – Thirty years ago, nations joined to make an unprecedented promise to the children of the world. They pledged not only to proclaim children’s rights, but also to uphold them and be accountable for them. It has become the most widely ratified human rights treaty in history and has helped transform children’s lives around the world. Still, not every child gets to enjoy a full childhood. Millions of children around the world are hungry, sick or in danger. Others are suffering because of their religion, ethnicity or disability. Children in conflict zones may be subject to horrific sexual violence that causes long-term psychological and physical trauma. Most are trafficked for sexual exploitation, forced labour or recruited as child soldiers. More families are migrating than ever before, and child migrants are some of the most vulnerable people in the world. We need to strengthen our efforts to ensure all children are safe, healthy and able to achieve their dreams. It is up to our generation to put children first and to demand that leaders from governments, business and communities fulfil their commitments and take action to protect children’s rights now, once and for all.

 
  
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  Valdemar Tomaševski (ECR), raštu. – Lygiai prieš 30 metų, 1989 metais Jungtinių Tautų Organizacija (JTO) priėmė ypatingai svarbią Vaiko teisių konvenciją. Šia proga verta priminti keletą svarbių konvencijos signatarų įsipareigojimų, apie kuriuos šiandien daugelyje Sąjungos šalių užmirštama. Pradžioje vienareikšmiškai įrašyta, kad Visuotinėje Žmogaus Teisių Deklaracijoje Jungtinės Tautos paskelbė, jog vaikai turi teisę ypatingai priežiūrai ir pagalbai. Šeima, kaip pagrindinė visuomenės dalelė ir natūrali visų jos narių, o ypatingai vaikų, vystymosi ir gerumo aplinka privalo būti apgaubta būtiniausia apsauga ir parama, kad galėtų pilnai vykdyti savo įsipareigojimus visuomenėje. Vaikas pilnam ir harmoningam savo asmenybės vystymuisi privalo būti auginamas šeimos aplinkoje, atmosferoje, kur dominuoja laimė, meilė ir supratimas. Poreikis apgaubti vaiką ypatinga globa buvo išreikštas dar ankščiau, 1924 metų Ženevos Vaiko Teisių Deklaracijoje ir Vaiko Teisių Deklaracijoje, kuri buvo priimta Bendroje Asamblėjoje lapkričio 20 dieną 1959 metų. Kaip nurodyta Vaiko Teisių Deklaracijoje – „vaikas, dėl savo fizinio ir protinio nesubrendimo, reikalauja ypatingos globos ir priežiūros, tame tarpe deramos teisinės apsaugos, kaip prieš, taip ir po gimimo“. Tai yra labai svarbus pareiškimas, kuris įpareigoja mus vaikų teisinei apsaugai taip pat ir prieš gimimą, arba nuo pastojimo, t. y. negimusių vaikų apsaugai. Akcentuota irgi tradicinių ir kultūrinių vertybių reikšmė kiekvienos tautos vaiko apsaugai ir harmoningam vystymuisi. Prisiminkime tai.

 
  
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  Romana Tomc (PPE), pisno. – Naslednji teden obeležujemo 30. obletnico Konvencije o otrokovih pravicah. V dokumentu, ki poudarja, da so otroci osebnosti z vsemi pravicami človeka, je zajet najširši razpon človekov pravic, vključno s civilnimi, kulturnimi, ekonomskimi, političnimi in socialnimi pravicami. Dokument določa pravice, ki bi jih morali uživati vsi otroci, in postavlja osnovne standarde za otrokov razvoj v različnih starostnih obdobjih ter na različnih področjih njegovega življenja.

Otroci so hkrati prihodnost Evrope. Naša družba ima dolžnost, da poskrbi za otroke, jim ponudi varno okolje za rast in za razvoj. V pogledu demografskih sprememb in staranja prebivalstva pa ne smemo spregledati tudi vloge družine in njenega doprinosa k naši prihodnosti. Vesela sem, da bo v resorju demografije pri Evropski komisiji posebno mesto dobila tudi zaščita otrok.

 

18. Стоманодобивният сектор на ЕС: как да защитим европейските работници и стоманодобивния сектор? (разискване)
Видеозапис на изказванията
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  Der Präsident. – Als nächster Punkt der Tagesordnung folgt die Aussprache über die Erklärung der Kommission zur Stahlindustrie der EU: Möglichkeiten des Schutzes der europäischen Arbeitnehmer und Wirtschaftsbereiche (2019/2920(RSP)).

Bevor ich die Aussprache eröffne, möchte ich Sie darauf hinweisen, dass zur Beantragung spontaner Wortmeldungen und blauer Karten sowohl die Standardregistrierung als auch das neue System, das eine elektronische Registrierung der Mitgieder erlaubt, genutzt werden können. Daher bitte ich Sie, immer Ihre Abstimmungskarte mitzubringen. Sollten Sie sich für eine spontane Wortmeldung registrieren wollen, fordere ich Sie auf, jetzt damit zu beginnen, ohne auf das Ende der Aussprache zu warten.

 
  
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  Elżbieta Bieńkowska, Member of the Commission. – Mr President, as requested, let me make a statement on behalf of the Commission on the subject of the EU steel sector. First, let me say a few words on the trade defence measures for steel. Over the three-year period from 2013-16, the European steel industry suffered truly severe losses. This was due to the trade spillovers from Chinese overcapacity. But our policy response was swift and comprehensive. In March 2016 we issued a communication laying out a number of measures encompassing, crucially, trade policy. Over the years 2014-18, the EU imposed a really unprecedented number – 25 new measures covering steel products. The aim was to remove the injurious effects of dumped and subsidised imports and restore fair trading conditions. These measures significantly reduced dumped and subsidised imports and protected 216 000 jobs.

The EU took a number of steps to better protect the steel industry in the trade defence domain through import surveillance and accelerated investigations. The opening of the investigations was based on threat of injury, where justified, or the application of definite duties retroactively, where audited. These steps had a significant impact. Steel imports of products covered by measures adopted in the years 2014-17 fell by more than 95% on average compared with the volume of imports before the measures were imposed.

Despite signs of recovery for the steel sector, in part due to the imposition of trade defence measures, the EU steel industry continued to be vulnerable, and in 2018 the industry was confronted with yet another important challenge: the risk of injury stemming from the US Section 232 measures on steel products and the risk of trade diversion. The Commission again reacted swiftly to this challenge by opening a safeguard investigation. Earlier this year, the Commission and EU Member States agreed to put in place definitive safeguard measures, considering the risk of redirecting substantial amounts of imports from other countries, previously destined to the US market, into Europe.

When imposing definite measures, the Commission committed to reassess the situation by July 2019. This was to ensure that their functioning remained adapted to steel market developments and to deal with unforeseen circumstances. The measures consist of a tariff rate quota which de facto limits imports from all countries of origin to the average level of the years 2015-2017. A 25% duty is imposed beyond this and this is a lower level than the high 2018. These measures, imposed until July 2021, allow for imports to continue at their non-injurious level and all of those were largely supported by Member States and industries.

The Commission continues to monitor imports and will consider the need for another review in the future, in the case of changed circumstances, for example, Brexit. The Commission is also tackling the root causes of overcapacity by actively participating in the G20 global forum on steel excess capacity.

In addition, the European partnership on clean steel and low carbon steel making has been proposed under Horizon Europe. This will put additional private and public research and innovation investment to support the development of breakthrough technologies for the production of clean steel. The EU is also supporting the development of clean steel technologies with their research fund for coal and steel.

Let me also mention that under the next Multiannual Financial Framework (MFF), we’ll have Horizon Europe and investEU, both new sources for investment and research in the steel sector.

Through the Strategic Forum on important projects for common European interests, the Commission is identifying the business-critical strategic value chains and defining potential actions and investments from industry and public authorities. This strategic forum has prioritised six key strategic value chains, including the strategic value chain on low CO2 emission industries, and the final report has just been finalised on 6 November.

Finally, the Innovation Fund under the Emissions Trading System (ETS) post-2020 will support big demonstration projects employing breakthrough low carbon technologies and it will cover up to 60% of the relevant cost of the projects.

Let me now move to the labour market. The EU legal framework is there also to protect workers in case of industrial change and disruptions. Several EU directives set requirements for informing and consulting workers in cases of restructuring. It is the responsibility, of course, of the Member States’ authorities to ensure that the national legislation transposing EU directives is applied by the employers concerned. While the Commission has no power to interfere in specific company decisions regarding the restructuring plans, it urges companies to follow good practices on restructuring.

EU funding is also available to support workers. Let me mention, of course, the EU Social Fund, which is used to improve employment opportunities, promote education and lifelong learning and develop active inclusion policies. The very important tool that we have is the European Globalisation Adjustment Fund (EGF) – a key instrument providing support to workers made redundant as a result of major structural changes. The first step to mobilise the EGF is for the Member States concerned to submit an application and the EGF regulation provides for a minimum of 500 redundancies in an enterprise as one of the eligibility criteria to trigger the intervention. In the case of the small labour market or in some exceptional circumstances, derogation from this criteria is always possible.

As you can see, the European Commission has, for a long time, taken a very clear stance to support the competitiveness of the EU’s steel sector. We issued a communication dedicated to the EU steel sector, the so-called Steel Action Plan. We took steps to strengthen EU defence against unfair trading practices.

In conclusion, let me underline that in our renewed industrial policy strategy, we stressed that a robust industrial base is essential for Europe’s economic growth, preservation of sustainable jobs and EU competitiveness in the global market.

 
  
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  Massimiliano Salini, a nome del gruppo PPE. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, Commissaria, mi permetta di ringraziarla per il lavoro di questi anni, per il meraviglioso lavoro di questi cinque anni.

La questione dell'acciaio nell'industria siderurgica europea è una questione enorme. Il pilastro costituito dall'acciaio è stato tradito da molti fattori che caratterizzano l'approccio un po', come dire, disinvolto rispetto alle politiche industriali che spesso anche l'Europa ha avuto.

A questo si è aggiunto il dramma dei dazi americani all'acciaio in generale, che ha determinato il riversarsi sull'Europa di un'enorme quantità di acciaio a bassissimo prezzo, in particolare dalla Turchia.

Le misure di salvaguardia individuate non sono sufficienti. Non sono sufficienti e i risultati lo dimostrano: l'acciaio turco nel 2017 era al 16 % nel nostro mercato, oggi è al 33 %.

Dobbiamo intervenire impedendo queste derive e, dall'altro lato, monitorando paesi che non sempre dimostrano attenzione alla tradizione manifatturiera. Il caso dell'Italia su Taranto ne è una dimostrazione. L'Europa reinsegni all'Italia a trattare bene la propria industria.

 
  
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  Carlo Calenda, a nome del gruppo S&D. – Signor Presidente, signora Commissaria, onorevoli colleghi, io sono stato nel Consiglio “Commercio” in questi anni e il lavoro che si è fatto, in particolare per quanto riguarda l'acciaio, è senz'altro stato un lavoro importante. È arrivato troppo tardi, tuttavia, ed è ancora troppo debole.

Sono molto convinto che la revisione delle misure di salvaguardia vada fatta immediatamente, subito. Abbiamo già menzionato il caso turco e, anche per quanto riguarda la Cina, c'è ancora moltissimo da fare, molti prodotti entrano con triangolazioni che vanno controllate.

Ma c'è un tema che ha a che fare con il processo di cambiamento dell'industria dell'acciaio all'interno. Noi sappiamo che la normativa sugli aiuti di Stato è particolarmente stringente sull'acciaio. Io credo che valga la pena ragionare non solo su fondi europei per la ricerca, ma fondi per la transizione industriale, per consentire alle aziende di fare i loro investimenti ambientali, pur in un momento di grande difficoltà del settore dell'acciaio, e a questo scopo rivedere la normativa sugli aiuti di Stato.

(L’oratore accetta di rispondere a una domanda “cartellino blu”, articolo 171, paragrafo 8, del regolamento)

 
  
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  Jadwiga Wiśniewska (ECR), pytanie zadane przez podniesienie niebieskiej kartki. – Panie pośle, chciałabym zapytać, czy zauważa pan związek między restrykcyjną polityką klimatyczną Unii Europejskiej a załamaniem w branży stalowej? W swojej wypowiedzi odniósł się pan właśnie do tej obecnej trudnej sytuacji branży stalowej na rynku europejskim. Z całą pewnością zauważa pan, jak rośnie import stali z Turcji, z Rosji, z Chin do Unii Europejskiej. Czy zatem uważa pan, że sensownym jest dalsze... (Przewodniczący odebrał mówczyni głos)

 
  
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  Carlo Calenda (S&D), Risposta a una domanda "cartellino blu". – La risposta è sì, ce l'ho perfettamente chiaro. Per questo vanno usati i fondi strutturali non solo per la ricerca, ma anche per i processi di transizione della produzione.

Io, personalmente, come ministro dello Sviluppo economico in Italia, ho reindustrializzato sia Ilva che Piombino, quindi conosco perfettamente il tema. L'importante è che l'Europa, se vuole accompagnare questa transizione dell'industria dell'acciaio, ci metta sopra dei soldi perché altrimenti sono solo parole.

 
  
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  Christophe Grudler, au nom du groupe Renew. – Monsieur le Président, nous ne pouvons pas laisser l’Europe être envahie par de l’acier produit à bas coût, sans respect des normes sociales et environnementales, qui ne respectent pas l’accord de Paris. Aujourd’hui, l’enjeu, ce n’est pas tellement la Chine, c’est plutôt le Brésil et d’autres pays qui contournent les lois anti-dumping européen qu’évoquait Madame la Commissaire tout à l’heure, car les lois anti-dumping sont contournées par l’importation de ce qu’on appelle des brames, qui sont en fait des blocs d’acier. Ce sont des produits non finis, qui ne sont l’objet d’aucune taxe lorsqu’ils rentrent dans l’Union européenne. Il faut vraiment agir sur ces produits non finis, il faut y mettre fin en prenant de nouvelles mesures comme par exemple la taxe carbone aux frontières, qui permettra de soutenir la filière européenne de l’acier, qui fait de gros efforts dans le cadre du Green deal: l’énergie carbonée circulaire, le captage et le stockage de carbone et même la production de fer à partir de l’hydrogène décarboné.

Tous ces efforts sont faits par nos entreprises européennes, il faut absolument les soutenir.

 
  
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  Andrea Caroppo, a nome del gruppo ID. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, anch'io vorrei accodarmi a quello che dicevano l'onorevole Salini e l'onorevole Calenda, facendo un ringraziamento alla Commissaria, ma non credo che glielo posso fare e, soprattutto, non sarebbero d'accordo gli operai di Cracovia, che fra qualche giorno non lavoreranno più in acciaieria in Polonia, o gli operai magari inglesi o gli operai fra qualche giorno, magari, anche a Taranto.

Noi a una crisi clamorosa rispondiamo – gli Stati Uniti vanno con i cannoni e mettono i dazi e mettono tariffe pesanti – noi andiamo con debolissime misure di salvaguardia. È evidente che la strada è sbagliata.

Se a questo si aggiunge l'irresponsabilità o l'incapacità di governi come quello italiano, con la gestione incredibile fatta sull'Ilva, è evidente che il quadro è così a tinte fosche che è necessaria una ripresa immediata.

Quindi, non servono lacrime di coccodrillo, come magari fa l'onorevole Bonafè che ci dice di salvaguardare gli operai. Gli operai si salvaguardano davvero tutelando un settore strategico e chiave come quello dell'acciaio per tutta l'Europa.

 
  
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  Marc Botenga, au nom du groupe GUE/NGL. – Monsieur le Président, tout d’abord, je trouve qu’il est temps, pour la Commission, d’ouvrir les yeux.

En Belgique, dans la sidérurgie liégeoise, dans les années 1960, on comptait 35 000 travailleurs. Aujourd’hui, il reste 1 400 emplois qui sont constamment menacés. Ce sont des familles, des villes entières qui risquent de sombrer dans la pauvreté, dans la misère.

En als wij zo verdergaan, dan dreigen er straks ook in Gent bij ArcelorMittal duizenden jobs op de helling te komen.

Pourquoi? Ce n’est pas la faute des autres. C’est votre faute, c’est la faute de tous ceux, ici, qui ont sanctifié le marché, qui ont donné la priorité à la concurrence.

Alors, aujourd’hui, il est vraiment temps de comprendre l’urgence sociale et de mettre sur pied un pôle public pour la sidérurgie en Belgique et en Europe. Nous avons les usines, nous avons le savoir-faire, profitons-en! Prenons cela en main et permettons à la sidérurgie, en Belgique et en Europe, de vivre! Arrêtez, s’il vous plaît, de vous y opposer!

 
  
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  Rosa D'Amato (NI). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, dobbiamo sì, sicuramente, riflettere su quello che sta succedendo all'acciaio.

La richiesta di questo Commission statement da parte del gruppo ID è relativamente al sito di Taranto. Io sono una tarantina e so cosa vuol dire vivere con accanto l'acciaieria più grande d'Europa, ma sicuramente anche l'acciaieria più inquinante d'Europa.

Dobbiamo quindi chiedere, io da parlamentare europeo chiedo alla Commissione di non lasciare sicuramente solo il governo italiano e, soprattutto, i cittadini e i lavoratori di Taranto. Di mettere a sistema tutti quei fondi europei che ben Lei ha citato: il Fondo europeo per la globalizzazione, il Fondo sociale europeo, ma anche il Just Transition Fund che deve essere utilizzato per la decarbonizzazione in Germania, penso anche in Polonia, ma anche in quei siti che vanno riconvertiti industrialmente.

Un ultimo accento lo devo fare ai colleghi qui presenti, anche al ministro dello Sviluppo economico. Si parla di aiuti di Stato che vanno certamente modificati, però mi permetta di dire, non vanno certo modificati per aiutare un'industria straniera, una multinazionale che con Lei ha sottoscritto un contratto che non ha per niente rispettato, che non ha speso un euro in ristrutturazione.

(Il Presidente ritira la parola all’oratrice)

 
  
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  Antonio Tajani (PPE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, il più grande sito siderurgico d'Europa, che è quello di Taranto, rischia di chiudere per incapacità di avere una politica industriale, di averla in Italia, ma di averla anche in tutta Europa.

Il piano d'azione che avevo preparato sull'acciaio e che la Commissione aveva approvato deve essere ancora implementato. Nonostante gli sforzi della Commissaria Bieńkowska, si deve fare di più. Dobbiamo incidere per avere una vera politica industriale che permetta al nostro acciaio di essere competitivo sia dal punto di vista della riduzione delle emissioni di CO2, quindi avere una produzione di acciaio sempre meno inquinante, ma dobbiamo avere anche un'azione forte per sostenere la domanda interna e la domanda estera.

Siamo di fronte a una concorrenza sleale da parte della Cina, da parte della Turchia, da parte di paesi dell'ex Unione Sovietica. Serve quindi una diplomazia economica forte, ma serve anche modificare le regole della concorrenza per dar vita a campioni dell'acciaio, campioni europei dell'acciaio, perché senza questa scelta rischiamo di essere travolti dal super potere cinese.

 
  
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  Nicolás González Casares (S&D). – Señor presidente, mi país, España, es el cuarto productor de acero de la Unión Europea, pero la producción ha caído un 25 % desde 2007. Por ello conocemos bien los problemas que atraviesa el sector, derivados de la sobrecapacidad de países como China, o el dumping realizado por Turquía, a los que se han sumado las tensiones comerciales con las medidas proteccionistas impuestas por Trump, también al aluminio. En mi región, Galicia, y también en la vecina Asturias, hemos vivido bajo la amenaza del cierre de las plantas de aluminio de Alcoa y el despido de 700 trabajadores. No podemos permanecer de brazos cruzados cuando perdemos actividad y empleo industrial. El Parlamento ha demandado con insistencia una agenda industrial europea digna de tal nombre. Reiteramos este llamamiento de una agenda que haga uso de todo el arsenal disponible a su alcance para reforzar la base industrial europea; también de la fiscalidad, con mecanismos como el ajuste de frontera para poder competir en igualdad de condiciones a la vez que avanzamos en la descarbonización. Es hora de pasar a los hechos.

 
  
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  Bogusław Liberadzki (S&D). – Panie Przewodniczący! Pani komisarz, pani zarysowała tutaj kompleks spraw, które Komisja podejmuje, ale w czasie realizacji tego pięknego programu upadła chociażby Huta Częstochowa, są groźby wygaszenia pieców i w polskich, i w czeskich, i w słowackich hutach. Z tego wynika, że trzeba działać natychmiast. To po prostu jest wszystko zbyt wolne.

Zobowiązałem się, że przedstawię istotę Wspólnej deklaracji przedstawicieli pracowników, organizacji związkowych i krajowych stowarzyszeń hutniczych z Polski, Czech i Słowacji. I otóż, co oni tam piszą? Na europejski przemysł stalowy i jego globalną konkurencyjność wpływ ma kilka negatywnych czynników: spowolnienie gospodarki, ale także rosnące wolumeny importowanej stali z krajów trzecich, rosnące koszty uprawnień do emisji, rosnące koszty energetyki, brak wystarczających inwestycji, zwłaszcza środowiskowych, niestabilne ceny surowców. Krótko mówiąc – trzeba działać natychmiast i o to bardzo proszę w imieniu tych, którzy ten list do mnie skierowali.

(Mówca zgodził się odpowiedzieć na pytanie zadane przez podniesienie niebieskiej kartki (art. 171 ust. 8 Regulaminu))

 
  
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  Jadwiga Wiśniewska (ECR), pytanie zadane przez podniesienie niebieskiej kartki. – Chciałabym pana zapytać, czy podziela pan pogląd, że prawa uprawniające do handlu emisjami mają charakter spekulacyjny? Przypomnę gwałtowny wzrost cen praw do emisji i brak odniesienia się de facto Komisji Europejskiej do tego faktu. Przemysł stalowy jest przemysłem energochłonnym, bardzo obciążonym właśnie tymi regulacjami. Czy podziela pan również pogląd, że restrykcyjna polityka... (Przewodniczący odebrał mówczyni głos)

 
  
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  Bogusław Liberadzki (S&D), odpowiedź na pytanie zadane przez podniesienie niebieskiej kartki. – Pani poseł, tak, ma charakter spekulacyjny. I o tym wiemy, że ceny po prostu się wahają. Natomiast niezależnie od zasadniczego celu, jakim jest ochrona środowiska, i od negatywnych skutków my powinniśmy umieć zarządzać tym sektorem i ja namawiam do tego, żeby po prostu pomóc. Nie namawiam do protekcjonizmu, ale namawiam do ochrony. To jest naszą powinnością, tak nas będą oceniać także obywatele.

 
  
 

Spontane Wortmeldungen

 
  
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  Tudor Ciuhodaru (S&D). – Domnule președinte, vă reamintesc că dincolo de oțel vorbim de oameni și cea mai mare pierdere a României după 1989 a fost chiar această dezindustrializare, pentru că, dacă înainte de 1989 lucrau într-un singur combinat siderurgic 50 000 de oameni, acum lucrează 12 000 în întreaga industrie siderurgică românească.

Haideți să ne gândim la lucruri concrete și să nu mai fim ipocriți, pentru că lucrurile pe care le-ați spus sunt doar o coafare a situației existente. Pe de o parte este nevoie de fonduri europene de dezvoltare pentru întreaga industrie siderurgică europeană și o politică unică la nivel european, și da, sunt de acord cu reevaluarea acelei legislații privind ajutoarele de stat. Iar nu putem spune că permitem pe piața europeană accesul unui tip de oțel din alte țări care nu respectă niciun fel de norme iar noi plătim pe acest preț al ecologiei sume care fac să ne distrugem industria și mai ales să ne distrugem oamenii. Vă cer măsuri concrete.

 
  
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  Izaskun Bilbao Barandica (Renew). – Señor presidente, la Unión tiene que seguir profundizando en su apuesta por la sostenibilidad y debe hacer de ella una herramienta para proteger su industria y a sus trabajadores. La siderurgia es un buen sector para convertir estas palabras en hechos.

Hay que proteger a los que invierten en producciones más limpias y propiciar que este esfuerzo siga creando y manteniendo empleo.

Las medidas con las que nos hemos defendido del proteccionismo de la Administración Trump o de la sobrecapacidad de la industria china o las medidas monetarias que han beneficiado a productores turcos o chinos han demostrado ser útiles. Pero hay que ir más allá: hay que desterrar de Europa el acero sucio, el que no se produce con los exigentes estándares ambientales y sociales europeos.

La siderurgia de la Unión ha hecho un enorme esfuerzo tecnológico, económico y de formación de su personal para ganar en esa sostenibilidad. Premiemos este esfuerzo con un nuevo arancel medioambiental y social para proteger a toda nuestra industria.

 
  
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  Anna Bonfrisco (ID). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, signora Commissaria Bieńkowska, è amaro dover registrare che i numeri del mercato europeo Le danno torto, perché il torto che rappresentano quei numeri sono il torto delle politiche dell'Unione Europea, che ha consentito a questo mercato dell'acciaio di diventare fragilissimo in Europa, consentendo a paesi come la Turchia e la Cina di entrare nel nostro mercato facendo concorrenza sleale alle nostre aziende.

E allora i posti di lavoro in Europa e il sistema industriale non si difendono a parole, occorrono i fatti. Occorre capire chi può stare nel mercato lealmente e chi invece entra nel mercato solo per distruggere quello europeo. Noi dobbiamo difendere quello europeo e quello dei paesi membri, perché dobbiamo difendere il futuro di quei lavoratori, il futuro delle nostre imprese.

Impedite alla Turchia di entrare con il suo acciaio in Europa e difendete il lavoro!

 
  
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  Beata Kempa (ECR). – Panie Przewodniczący! W tej całej polityce brakuje mi miejsca dla zwykłego człowieka, który ma przede wszystkim mieć godność pracy, ludzkiej pracy. W Krakowie – w Nowej Hucie – w Polsce firma ArcelorMittal ogłosiła wygaszenie wielkiego pieca w Hucie Sendzimira. Około dwóch tysięcy pracowników dzisiaj ląduje na bruku. To tragedia dla nich i dla ich rodzin. To pokłosie bezsensownej, ślepej polityki klimatycznej, niestety prowadzonej przez Unię. Nie stać dzisiaj wielu państw członkowskich na dalsze jej prowadzenie ze względu na zbyt duże koszty i tragedie ludzkie.

Przypominam – Unia powstała jako Wspólnota Węgla i Stali, niedawno świętowaliśmy kolejną rocznicę jej powstania. Dlatego myślę, że w krótkim czasie niestety nie będzie ani węgla, ani stali. W moim województwie w Wałbrzychu przez taką politykę straciliśmy kopalnie pracujące na rzecz stalowni. Do dzisiaj region ma wiele problemów, a ludzie nie mogą się podnieść z traumy – to tak przede wszystkim ku przestrodze przed wszelkimi przyszłymi decyzjami Unii.

 
  
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  Kateřina Konečná (GUE/NGL). – Pane předsedající, paní komisařko, Vy jste nám tady tu situaci nastínila, jak je v podstatě v pohodě, ale ona není v pohodě. Tady se zavírají pracovní místa, vyhazují se lidé, zavírají se podniky ve strategickém odvětví, kterým je ocelářství. Ocelářství je základem pro strojírenství, pro automotive a další průmyslová odvětví. A ve světě prostě existuje nadprodukce, to je fakt, která má svůj původ především v tom, že některé mimoevropské země mají nefér praktiky a soustavně porušují klimatické cíle, klimatické standardy, ale také pracovní právo, protože tam neexistují odbory. 

Jak chcete konkurovat těmto zemím v odvětví ocelářství jinak, než že se tomu postavíte čelem? To znamená, že svými cly, která zavedete, donutíte tyto země, aby plnily standardy, které plní naše ocelárny. A naše ocelárny nemusely zavírat, protože tyto země produkují nadvýrobu a má to jeden jediný efekt. My ocel budeme podporovat vždycky. Jenom ji budeme dovážet, naši zaměstnanci budou trpět a ztratíme svoji strategickou výhodu.

 
  
 

(Ende der spontanen Wortmeldungen)

 
  
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  Elżbieta Bieńkowska, Member of the Commission. – Mr President, I wish to thank the Members for their remarks. Firstly, I have not said that everything is fine. Secondly, I don’t need to defend this Commission with words because in my quite long opening speech at the beginning, I said, very concretely, what this Commission has done and what we are doing, very swiftly and quite effectively, in the steel sector in Europe.

We reacted swiftly. We did our utmost in the three major areas: trade policy, industrial policy and employment policy. All of them are, or were, a part of our steel action plan and we are implementing them quite swiftly. In trade policy, we have tightened our instruments and we are using them very actively, as much as we can, to protect our industry, to protect it from unfair imports; I showed you the numbers.

On industrial policy, we are working with our international partners to reduce global steel over-capacity; we are also putting a lot of money with the new instruments, under the new MFF, but also in the current one, to innovate and for our steel sector to become more sustainable.

As many of you mentioned workers and our employment policy: here we have primarily the European Social Fund (ESF), the globalisation funds available to re-train and to re-skill our workforce; to accompany the many structural changes that are ongoing in the steel industry.

Of course the work is not done. I cannot comment on the new Commission. But definitely, in the last years, starting from 2014, we took a number of very active working measures to protect our steel market and especially our workers.

Let me also mention that the new Commission has announced the carbon border adjustment tax. This is a really important instrument for which the previous Parliament was calling, and I think it will be implemented soon.

 
  
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  Der Präsident. – Die Aussprache ist geschlossen.

Schriftliche Erklärungen (Artikel 171)

 
  
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  Alfred Sant (S&D), in writing. – It is in a way tragic that a debate on the protection of European workers remains necessary today. The huge problems that continue to arise result from reliance over the years on uncoordinated national initiatives, misguided free market policies clumsily implemented and a lack of foresight. Meanwhile, producers elsewhere tooled up within protected markets to achieve output levels that enabled exports at cutthroat prices. Loss of competitivity, little cutting edge innovation, overcapacity, and less than adaptive labour systems resulted in Europe. The recognition that the steel industry is a strategic sector existed in word, not in deed. The future of steel should not have been left to the markets’ mercy. It needed to be tightly regulated and planned, on a national and European basis. Planning needed backing funds to enable subsidies and flexible work arrangements, protection flexibly managed, plus consolidation over a bottom line to ensure that basic output in significant volumes would remain located in Europe. Current computing power allows for such centralised planning to be carried out in conformity with the rest of the European economy still acting according to market forces while responding autonomously to them. Europe cannot tolerate the option of having to procure all its steel requirements from the outside.

 

19. Сондажни дейности на Турция във водите на ЕС в Източното Средиземноморие (разискване)
Видеозапис на изказванията
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  Der Präsident. – Als nächster Punkt der Tagesordnung folgt die Aussprache über die Erklärung der Vizepräsidentin der Kommission und Hohen Vertreterin der Union für Außen- und Sicherheitspolitik zu den Bohrungen der Türkei in Gewässern der EU im östlichen Mittelmeer (2019/2875(RSP)).

Auch hier möchte ich noch mal sagen, dass in der Aussprache sowohl die herkömmilche Registrierung als auch das neue System, das es den Mitgliedern ermöglicht, sich elektronisch anzumelden, verwendet werden können, um spontane Wortmeldungen und blaue Karten zu beantragen. Ich ersuche Sie daher, Ihre Abstimmungskarte stets mit ins Plenum zu bringen. Wenn Sie eine spontane Wortmeldung beantragen wollen, können Sie dies ab sofort tun. Sie brauchen also nicht bis zum Ende der Aussprache zu warten.

Allerdings will ich für die neuen Kolleginnen und Kollegen auch hinzufügen, dass blaue Karten bei den Stellungnahmen der Kommissare nicht zulässig sind.

 
  
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  Federica Mogherini, Vice-President of the Commission / High Representative of the Union for Foreign Affairs and Security Policy. – Mr President, it is a timely debate in this Parliament. It gives me a good opportunity to debrief you on the work we have done, not only on the Commission’s side but also on the Council’s side. Actually, last Monday we adopted in the Foreign Affairs Council a framework for restrictive measures in response to Turkey’s drilling in the eastern Mediterranean.

This decision makes it now possible to sanction individuals and entities that are responsible for unauthorised drilling activities in Cyprus’ territorial sea, exclusive economic zone or continental shelf.

You will remember how we got there. In early May, Turkey sent a first drill ship inside Cyprus’ exclusive economic zone and then another one in June. From the very beginning there was a common united European Union position on the matter. We acted first and foremost in full solidarity with Cyprus, including at the highest level, at the level of the European Council with the European Union heads of state and government. Then, in July the Council decided on a first response suspending our high-level dialogues with Turkey, the negotiations on the Comprehensive Air Transport Agreement and endorsing the Commission’s proposal to reduce the pre-accession assistance to Turkey for 2020.

In July the Council also asked the Commission and the External Action Service to work on further options for targeted measures in case Turkey continued its illegal drilling activities. We’ve been constantly in contact with our Turkish counterparts at all levels, passing messages to the Turkish side on the need to de-escalate. And yet Turkey decided to continue its activities and even to move further, to move to Block 7, which is an area where Cyprus has given licenses to a consortium of EU companies. And this is how we arrived to this week’s framework for restrictive measures.

As always, we’re taking a gradual approach, a scalable approach, meaning that sanctions can be scaled up or down, depending on developments on the ground, in this case let me say rather developments at sea. And, as always, these are targeted measures so they will only target individuals or entities that are responsible for, or involved in, unauthorised drillings.

Our goal remains to defuse tension and to make clear that Cyprus’ sovereignty and sovereign rights should be respected in accordance with international law. At the same time, it is urgent to resume substantive settlement talks aimed at the reunification of the island and aimed at the united Cyprus inside the European Union, based on a bi-communal bi-zonal federation.

The European Union fully supports the work done by the two Cypriot leaders and the United Nations in this respect. We look forward to the meeting that the UN Secretary-General has convened in Berlin on 25 November as a crucial opportunity to agree on the next steps towards a solution for the Cypriot issue.

The European Union has always been accompanying these efforts, these steps, different stages, and will continue to do so with all the energy and the resources it can mobilise.

So hoping and working, rather accompanying the UN work for a settlement, making clear that Cyprus’ sovereignty and sovereign rights have to be respected and that the European Union will always react in a united manner to defend them, and always inviting our Turkish counterparts to de-escalate and work in a different kind of environment.

 
  
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  Λευτέρης Χριστοφόρου, εξ ονόματος της ομάδας PPE. – Κύριε Πρόεδρε, πριν από λίγο, εδώ στο Ευρωπαϊκό Κοινοβούλιο, στην καρδιά της Ευρώπης και της Δημοκρατίας, γιορτάσαμε, όπως πρέπει και όπως αξίζει, την πτώση του Τείχους του Βερολίνου και την απαλλαγή της Ευρώπης από τα τυραννικά καθεστώτα. Όμως την ίδια στιγμή, κύριε Πρόεδρε, σε ευρωπαϊκό έδαφος, εδώ και σαράντα πέντε χρόνια, χτίζεται συστηματικά από μια αυθαίρετη προκλητική κατοχική δύναμη, όπως είναι η Τουρκία, ένα άλλο τείχος, ένα άλλο τείχος της ντροπής, απέναντι στο οποίο η Ευρωπαϊκή Ένωση αλλά και ολόκληρη η ανθρωπότητα οφείλουν να αντισταθούν και να αρχίσουν να το γκρεμίζουν. Είναι πραγματικά πρόκληση και ντροπή για την ανθρωπότητα και για ολόκληρη την Ευρώπη, το 2019, η Τουρκία να εισβάλει ανενόχλητη στη Συρία, η Τουρκία να εισβάλει ανενόχλητη στην αποκλειστική οικονομική ζώνη της Κύπρου και να παραβιάζει κυριαρχικά δικαιώματα, η Τουρκία να συνεχίζει να κατέχει ευρωπαϊκό έδαφος, η Τουρκία να συνεχίζει να προκαλεί, να εκβιάζει και να αυθαιρετεί σε βάρος ανθρωπίνων δικαιωμάτων κατοχυρωμένων στο Διεθνές και στο Ευρωπαϊκό Δίκαιο. Πιστεύω ότι είναι ορθά τα μέτρα που ελήφθησαν από την Ευρωπαϊκή Ένωση· είμαστε περήφανοι γιατί είμαστε μέλος αυτής της μεγάλης ευρωπαϊκής οικογένειας· πιστεύω ακράδαντα ότι η Ευρωπαϊκή Ένωση έχει τη δύναμη αλλά και ότι ήρθε η ώρα να κλιμακώσει τα μέτρα απέναντι στην Τουρκία και να την υποχρεώσει να εφαρμόσει πραγματικά τους κανόνες του δικαίου και τις αρχές της Ευρωπαϊκής Ένωσης. Η Τουρκία δεν καταλαβαίνει από λόγια. Ακόμη και αν το 1939 η ανθρωπότητα δεν πρόλαβε να εμποδίσει τον Χίτλερ από το αιματοκύλισμα, πιστεύω ότι η ανθρωπότητα σήμερα μπορεί να σταματήσει την Τουρκία για να μην επαναληφθεί η Ιστορία σε βάρος της Ευρωπαϊκής Ένωσης και σε βάρος της ανθρωπότητας.

 
  
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  Tonino Picula, u ime kluba S&D. – Poštovani predsjedniče, akcije ponovljenih bušenja u teritorijalnim vodama Cipra ne otvaraju samo pitanje solidarnosti sa zemljom članicom i njenim teritorijalnim integritetom koji još nije ostvaren.

Ovo je prije svega pitanje poštivanja međunarodnog prava koje se ovim postupcima Turske jasno krši. Podržavam zato ekonomski okvir za sankcije usvojen od strane Vijeća ovog tjedna. Time će se omogućiti sankcioniranje pojedinaca ili tvrtki odgovornih ili uključenih u neovlaštene aktivnosti bušenja ugljikovodika u istočnom Sredozemlju. Sankcije su usmjerene prema svima koji direktno provode ovu nezakonitu odluku, pa čak i pripadnicima ratne mornarice angažiranim da nadgledaju cijelu operaciju. Također i prema svima za koje se utvrdi da na bilo kakav način pomažu cijeli proces.

Ove nezakonite radnje imaju negativan utjecaj na čitav raspon odnosa između Europske unije i Turske. Osim ekonomske dimenzije, očito je kako naši politički odnosi s Turskom postaju sve kompleksniji. Dok do nas dolaze poruke sa sastanka predsjednika Erdogana i Trumpa, ruske patrole kontroliraju NATO granicu, a Turska objavljuje kupovinu raketnog sustava S-400 od Rusije.

Potpuno je jasno da su tradicionalna savezništva izložena sve ozbiljnijim pritiscima zbog čega moramo razmišljati o redefiniranju uloge Europske unije na globalnoj sceni. Ovaj primjer predstavlja samo jedan od podsjetnika koliko je to neizbježno.

 
  
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  Nathalie Loiseau, au nom du groupe Renew. – Monsieur le Président, Madame la Haute représentante, en 1974, l’armée turque envahit Chypre-Nord. En dépit des multiples protestations internationales et des efforts déployés par les Nations unies, l’occupation turque se poursuit toujours ; 30 000 soldats turcs stationnent toujours à Chypre-Nord.

En 2004, Chypre entre dans l’Union européenne. En dépit des efforts de tous, un État membre de notre Union reste encore aujourd’hui divisé.

En 2014, le Conseil européen émet une première protestation en raison du non-respect par la Turquie de la souveraineté de Chypre sur ses eaux territoriales et sur sa zone économique exclusive. Je cite cette date, 2014, car, à ce moment-là, la Turquie mène depuis 2005 des négociations pour adhérer à l’Union européenne. Négociations dont on nous dit, et dont on espère, qu’elles rapprochent les pays candidats de nos priorités et de nos valeurs. Or, que fait le Conseil européen en 2014, alors qu’un État candidat démontre de manière éclatante qu’il ne reconnaît pas la souveraineté d’un État membre? Il se dit vivement préoccupé, puis il poursuit les négociations d’adhésion avec la Turquie.

Pendant des années, nous avons aligné des mots, des discours, et la Turquie ne nous a pas pris au sérieux. Pendant des années, nous n’avons pas réussi à exprimer une solidarité efficace vis-à-vis d’un de nos États membres, Chypre. Et, encore récemment, un autre État membre, la Hongrie de M. Orbán, s’est montré plus sensible aux arguments de la Turquie de M. Erdoğan qu’au devoir de solidarité vis-à-vis de Chypre avant, semble-t-il, de s’incliner. Lundi, le Conseil des affaires étrangères s’est enfin accordé sur un cadre de sanctions. Enfin! Combien de temps a-t-il fallu? Heureusement, des pays européens, dont la France, croisent au large de Chypre, et je suis fière que mon pays sache exprimer sa solidarité de manière concrète... (Le Président retire la parole à l’oratrice)

 
  
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  Catherine Rowett, on behalf of the Verts/ALE Group. – Mr President, Turkey’s illegal drilling operations off Cyprus have continued despite the European Union’s repeated calls to stop them. And, certainly, condemnation is right, as we have heard already from many speakers.

But, dear colleagues, let us not also look like hypocrites when we challenge others even while continuing to extract or import gas and oil for ourselves – sometimes even authorising new mines. And this will continue so long as we go on listening to fossil fuel apologists.

Here in this Parliament, Exxon Mobil are still licenced to lobby despite their proven climate change denial record. If we were serious about greening Europe, we’d surely have rid ourselves of that.

Extraction of fossil fuels has to stop. Celebrating growth has to stop. Facilitating emissions-heavy travel has to stop. It’s up to us to do it, and to do it right here, not just in Turkey.

 
  
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  Anna Bonfrisco, a nome del gruppo ID. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, proprio oggi abbiamo celebrato i trent'anni dalla caduta del muro di Berlino, principalmente grazie alla forte volontà della Germania di allora. Ciò dimostra che quando si vuole nessun muro è troppo alto per essere abbattuto.

Purtroppo, invece, da oltre trent'anni il muro che divide Cipro dentro l'Unione europea dimostra che l'Unione europea è ostaggio della Turchia. La Turchia sa bene che l'Unione europea è geopoliticamente debole, divisa al suo interno e che il soft power europeo non convince più nessuno e, soprattutto, non fa proprio paura a nessuno.

La sproporzione che emerge tra le azioni turche, siano esse le trivellazioni illegali o l'invasione del nord della Siria, e le risposte europee, fatte per paragrafi di condanna nei quali il Consiglio europeo, lo ha ricordato benissimo la presidente Loiseau prima, si rammarica, si lamenta, invita, auspica, dimostra che il progetto europeo è strategicamente inadeguato, sia su scala regionale che globale e che la nostra risposta è troppo debole.

Occorre, quindi, che qualcuno faccia qualcosa. Donne e uomini coraggiosi guardino in faccia la realtà.

(Il Presidente ritira la parola all’oratrice)

 
  
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  Εμμανουήλ Φράγκος, εξ ονόματος της ομάδας ECR. – Κύριε Πρόεδρε, για άλλη μία φορά αποδεικνύεται ότι η Ευρωπαϊκή Ένωση αδυνατεί να διασφαλίσει αποτελεσματικά τα κυριαρχικά της δικαιώματα. Η Τουρκία έχει εισβάλει, έχει λεηλατήσει και έχει εκτοπίσει παράνομα τους κατοίκους της Κύπρου και τώρα απειλεί και τα ευρωπαϊκά της ύδατα, πραγματοποιώντας παράνομα γεωτρήσεις. Ποια είναι λοιπόν η αντίδραση της Ευρώπης στην προσβολή των κυριαρχικών της δικαιωμάτων; Όλοι γνωρίζουμε ότι οι ψευδοκυρώσεις σε βάρος φυσικών και νομικών προσώπων γίνονται μόνο για το φαίνεσθαι και δεν επαρκούν. Πρέπει να ληφθούν άμεσα σοβαρές κυρώσεις κατά της ίδιας της Τουρκίας. Πρέπει να σταματήσει κάθε οικονομική βοήθεια και παροχή της Ένωσης προς αυτή. Καταλαβαίνουμε ότι η Ευρώπη έχει μεγάλα οικονομικά συμφέροντα στην Τουρκία, όμως διακυβεύονται πλέον η τιμή και το κύρος μας. Πρέπει η Ευρώπη να υπερασπίζεται τα δικαιώματα της έναντι τέτοιων εχθρικών, πολεμικών ενεργειών τρίτων χωρών. Σήμερα κιόλας πρέπει να στείλει ένα ηχηρό μήνυμα προς όλους ότι δεν εκβιάζεται και ότι δεν παραχωρεί τα δικαιώματά της, ότι παραμένει ενωμένη και δυνατή δίπλα στα μέλη της και δίπλα στην Κύπρο.

 
  
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  Γιώργος Γεωργίου, εξ ονόματος της ομάδας GUE/NGL. – Κύριε Πρόεδρε, δεν ξέρω αλλά δεν μπορεί ο Λουκιανός, ένας παλιός Σύρος συγγραφέας του 150 μ.Χ., όταν σκέφτηκε το «ὤδινεν ὄρος καὶ ἔτεκεν μῦν», δηλαδή «γκαστρώθηκε βουνό και γέννησε ποντίκι», να είχε υπόψη του τη σημερινή Ευρώπη. Πιο απλά δηλαδή, δεν ξέρω εάν μπορούμε να πούμε ότι αυτό το «γκάστρωμα της Ευρώπης» έναντι της Τουρκίας και του προκλητικού Erdoğan, που κρατάει χρόνια τώρα, είναι «πολύ κακό για το τίποτα». Αν κάνουμε παρομοίωση με ένα παιδί, τότε το παιδί που γέννησαν προχθές τα ευρωπαϊκά όργανα, τα μέτρα κατά της Τουρκίας δηλαδή, είναι ένα παιδί ασθενικό και διερωτώμαι εάν με αυτά τα ασθενικά μέτρα θα τρομάξουμε τον Erdoğan, ο οποίος γίνεται διαρκώς πιο δριμύς, πιο αυταρχικός, πιο προκλητικός. Καθόλου δεν υποτιμούμε τα μέτρα τα οποία ελήφθησαν, όμως νιώθουμε και πρέπει να παραδεχτούμε όλοι μας ότι είναι υποδεέστερα αυτών που έπρεπε να ληφθούν. Το ζήτημα είναι απλό: θέλουμε και μπορούμε - σε μια μέρα - να πάψουμε να πωλούμε όπλα στον Erdoğan και να παραλύσουμε την οικονομία του; Τα υπόλοιπα είναι προσχήματα για να καλύπτουμε την ανυποληψία μας.

 
  
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  Κωνσταντίνος Παπαδάκης (NI). – Κύριε Πρόεδρε, έχει αποδειχθεί στην πράξη πως οι φραστικές ανησυχίες και οι άσπρες κυρώσεις Ηνωμένων Πολιτειών και Ευρωπαϊκής Ένωσης εις βάρος της Τουρκίας όχι μόνο δεν ανακόπτουν, αλλά αντίθετα ενθαρρύνουν την επιθετικότητά της στην κυπριακή ΑΟΖ και στο Αιγαίο, αλλά και σε σχέση με την εισβολή στη Συρία, αφού μοιάζει, ασχέτως δηλώσεων, να έχει πράσινο φως από Ηνωμένες Πολιτείες, Ευρωπαϊκή Ένωση και ΝΑΤΟ. Αβάσιμα είναι επίσης και τα περί προστασίας της κυπριακής ΑΟΖ από τα συμφέροντα των μεγάλων αμερικανικών, γαλλικών και ιταλικών ενεργειακών ομίλων. Άλλωστε, όλοι αυτοί θεωρούν στρατηγικό εταίρο τους την Τουρκία και βρίσκονται σε συνεχή παζάρια και ανταγωνισμούς που τροφοδοτούν την επιθετικότητα της τουρκικής αστικής τάξης και την επιδίωξή της να δημιουργήσει τετελεσμένα ως προς τη διχοτόμηση της Κύπρου, τον έλεγχο της κυπριακής ΑΟΖ, το Αιγαίο και την ευρύτερη περιοχή. Οι εξελίξεις αυτές επιβάλλουν την ενίσχυση της αλληλεγγύης στην πάλη των λαών ενάντια στους ευρωνατοϊκούς σχεδιασμούς. Καμία εμπλοκή της Ελλάδας! Να κλείσουν όλες οι βάσεις! Να ακυρωθούν οι επικίνδυνες συμφωνίες που υπέγραψαν οι κυβερνήσεις τόσο της Νέας Δημοκρατίας όσο και του ΣΥΡΙΖΑ!

 
  
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  Michael Gahler (PPE). – Herr Präsident, liebe Kolleginnen und Kollegen! Es ist bedauerlich, dass wir innerhalb von zwei aufeinanderfolgenden Plenarwochen völkerrechtswidrige Aktivitäten der Türkei kritisieren müssen. Vor drei Wochen in Straßburg ging es um den Einmarsch in Nordsyrien, jetzt geht es um die illegalen Bohrungen in der ausschließlichen Wirtschaftszone Zyperns.

Immerhin haben wir jetzt einen rechtlichen Rahmen geschaffen für restriktive Maßnahmen gegen konkrete Personen und Firmen. Nur ist diese Liste nach der Beschlusslage und nach meiner Kenntnis noch leer. Meine Frage daher an die Hohe Vertreterin: Sind uns bereits Firmen und Verantwortliche in diesen Firmen oder Behördenleiter, die das genehmigt haben, genannt worden? Haben vielleicht auch die zyprischen Behörden, die ja am nächsten dran sind, spezielle Namen geliefert, sodass wir dann diese Liste langsam füllen können? Ist da bereits etwas in der Pipeline? Haben wir konkrete Vorstellungen, wen wir auf diese Liste setzen können?

 
  
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  Nacho Sánchez Amor (S&D). – Señor presidente, el problema de las perforaciones turcas en aguas de la zona económica exclusiva de Chipre en alguna medida tiene una similitud con la operación militar turca. Es una actuación unilateral, usando la fuerza y fuera del marco del Derecho internacional, mediante la exhibición de un supuesto derecho que podría debatirse, obviamente. Lo radicalmente inaceptable de la situación es esa actuación unilateral, en la cual barcos de guerra han acosado a barcos europeos que tenían contratos formales para hacer esa explotación. En vez de enviar el señor Erdogan una flota de abogados al relevante tribunal internacional que pueda dirimir si hay una cuestión jurídica para dirimir, se envían barcos, que lo que hacen es, de facto, expropiar un derecho a esas empresas y a Chipre. La peor manera de defender ese derecho.

Es extraño que Turquía se asombre de que al final haya habido sanciones. Turquía exhibe su condición de garante del proceso de paz, pero lo que hace Turquía es perforar la posibilidad de que ese conflicto termine como está intentándose hacer, de una manera negociada.

 
  
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  Lars Patrick Berg (ID). – Herr Präsident! Die Maßnahmen der Türkei im östlichen Mittelmeerraum dürfen nicht isoliert betrachtet werden. Das türkische Vorgehen in Nordsyrien, die Unterstützung des Terrorismus und des Extremismus im Nahen Osten und in Afrika, die Unterdrückung politischer Gegner in der Türkei und anderswo und die Drohungen an uns, Europa mit weiteren Migranten zu überschwemmen, weisen auf die wahre Natur der Erdoğan-Regierung hin.

Das Verhalten der Türkei bei Erdgaserkundungen in zyprischen Gewässern ist nur ein weiterer Ausdruck ihrer völligen Missachtung der Rechtsstaatlichkeit und ihrer Verachtung für die internationale Gemeinschaft. Die internationale Gemeinschaft, sowohl innerhalb Europas als auch darüber hinaus, muss sich in der Verurteilung der Türkei und deren unglaubwürdiger Begründung für das Eindringen in zyprische Gewässer einig sein.

Deshalb müssen wir eine klare Botschaft an die Türkei senden: Wir werden die Handlungen dieser Regierung nicht weiter tolerieren. Wir sollten alles Notwendige tun, um uns vor diesem sehr offensichtlichen weiteren Versuch zu schützen, unsere Interessen, unsere Werte und vor allem unsere Sicherheit zu untergraben.

 
  
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  Андрей Слабаков  (ECR). – Г-н Председател, аз съм изключително разочарован от тоталната липса на адекватна реакция от страна на Европейския съюз в отношенията с Турция. Свидетели сме на нарастващо чувство за безнаказаност на Ердоган в отношенията му с Европа и това е резултат от десетилетия импотентна политика на Европа към Турция. Европейският съюз остави Ердоган да вярва, че икономическите интереси са по-важни от нашите европейски ценности. На границата си имаме авторитарен, ислямистки и неоосманистки режим, който не зачита правилата на Европейския съюз.

За втори път ще го кажа, защото предния път го казвах по отношение на нападенията към кюрдите в Северна Сирия. Спешно трябва да се вземат конкретни мерки – цялостно спиране на финансовите потоци към Турция от страна на Европейския съюз, включително и спиране на всякакви инвестиции с държавно участие на европейските държави. Недейте, моля ви, ставаме вече смешни.

 
  
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  Márton Gyöngyösi (NI). – Mr President, on the face of it, this dispute is over economic and energy resources. But this is only a consequence of the long-lasting and deeply rooted conflict.

The Council decision misses the point and doesn’t address the real issue of ethnic conflict on the island between Turkish and Greek Cypriots.

The conflict should have been resolved over a decade ago, before Cyprus joined the European Union in 2004. This should have been a precondition for membership. And the framework for settlement was in place at the time, with the help of the UN, in the so-called ‘Annan Plan’. Responsibility for non-compliance lies with the two parties – the Greek Cypriots and the Turkish Cypriots – but also with the EU.

Yes, Cyprus has a right to its territorial integrity and to defend its rights to access economic resources on this territory, but it also has a responsibility to settle the ethnic conflict peacefully by granting and respecting the rights of the Turkish minority living on its territory.

Respecting the collective rights of minorities is a fundamental value within the European Union. A best practice has been developed in the EU to grant widespread autonomy to minorities. Look at the example of South Tyrol in Italy.

It is high time to apply this best practice to every single Member State of the EU, which brings peace and stability. I believe this is in the best interests of both Greek and Turkish Cypriots and of the EU as well.

 
  
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  David McAllister (PPE). – Mr President, the European Union has repeatedly called on Ankara to cease its illegal activities in the eastern Mediterranean, but Turkey has continued its drilling operations within Cypriot international waters. Let’s be very clear, these activities are illegal under international law. They reflect the regrettable change of Turkish foreign policy and they have a negative impact on Turkey-EU relations.

Madam High Representative, I welcome the adoption by the EU Foreign Affairs Council of a legal framework for possible sanctions against individuals and entities that are involved in the drilling activities, but as Mr Michael Gahler pointed out, now the names need to be added to the list. These sanctions are a necessary step to put pressure on Turkey to respect the sovereignty of Cyprus and therefore the integrity of our European Union territory.

 
  
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  Δημήτρης Παπαδάκης (S&D). – Κύριε Πρόεδρε, ορθώς υιοθετήθηκαν μέτρα κατά της Τουρκίας από το Συμβούλιο Εξωτερικών Υποθέσεων ως πρώτη αντίδραση στις παράνομες γεωτρήσεις στην αποκλειστική οικονομική ζώνη της Κύπρου. Αρκούν όμως αυτά τα μέτρα, ούτως ώστε να συνετιστεί η Τουρκία και να αρχίσει να σέβεται το διεθνές δίκαιο, όταν παραβιάζει τα ανθρώπινα δικαιώματα των ίδιων των κατοίκων της, όταν εισβάλλει στη Συρία και προβαίνει σε εθνοκάθαρση απέναντι στους Κούρδους, όταν συνεχίζει να κατέχει το 38% της Κύπρου, όταν εκβιάζει την Ευρώπη με το προσφυγικό, όταν απειλεί την Ελλάδα στο Αιγαίο και όταν, τέλος, εισβάλλει παράνομα σε ευρωπαϊκή αποκλειστική οικονομική ζώνη; Οφείλουμε να είμαστε ειλικρινείς μεταξύ μας. Δυστυχώς η Τουρκία δεν καταλαβαίνει ούτε με τις εκκλήσεις, ούτε με το διάλογο. Η Τουρκία θα συνετιστεί μόνον όταν της επιβληθούν αυστηρές οικονομικές κυρώσεις. Η Ευρώπη οφείλει να απαντήσει στις καθημερινές προκλήσεις της Τουρκίας.

 
  
  

PRZEWODNICTWO: EWA KOPACZ
Wiceprzewodnicząca

 
  
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  Antony Hook (Renew). – Madam President, we welcome the Council’s decision to adopt sanctions in response to Turkey’s continued and illegal drilling in Cypriot territorial waters. Once again this Parliament must condemn Turkish actions. This latest infringement shows that the Turkish government is not respecting either the rule of law or the territory of other states. The EU will and must show solidarity with its Member State Cyprus, and following October’s Turkish military operations in northeast Syria, we called for action to be taken – strong action. How many more violations of international law must there be before we act?

The European Parliament will show that our citizens will not condone either an illegal invasion or this illegal drilling. Let us send a clear message to Ankara and formally end Turkey’s status as an EU candidate country.

 
  
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  Paolo Borchia (ID). – Signora Presidente, onorevoli colleghi, ultimamente ci troviamo in quest'Aula ad affrontare dibattiti dove la Turchia puntualmente è protagonista, ma protagonista in negativo.

La decisione di comminare sanzioni presa dal Consiglio è sicuramente sacrosanta, ma non basta esprimere solidarietà a Cipro oppure impedire di viaggiare in Europa a poche persone implicate nelle attività illegali di trivellazione. Sicuramente in questo momento Erdogan non starà tremando.

Quello che è certo è che l'entità e la dimensione delle sanzioni non sono sufficienti e non sono proporzionate al danno patito dalla zona economica esclusiva di Cipro e all'aggressività del comportamento dei turchi.

Signori, noi ci troviamo di fronte ad una realtà, quella turca, che non ha mai voluto mettere in discussione le proprie contraddizioni e che, soprattutto, ha sempre visto nell'Unione europea un bancomat e, purtroppo, quest'Aula troppe volte ne è stata complice.

 
  
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  Βαγγέλης Μεϊμαρακησ (PPE). – Κυρία Πρόεδρε, η σημερινή συζήτηση αποτυπώνει την υποχρέωση όλων μας να προστατεύσουμε τα κοινά μας σύνορα, τα κοινά μας συμφέροντα, την υπεράσπιση της κυπριακής ΑΟΖ ως ευρωπαϊκής και να επιβάλουμε την υποχρέωση σεβασμού από όλους, όπως οριοθετείται από το Δίκαιο της Θάλασσας και όπως προστάζει και το Ευρωπαϊκό Δίκαιο. Η Ευρωπαϊκή Ένωση αποτελεί παράδειγμα διεθνούς νομιμότητας παγκοσμίως. Αυτό συμβαίνει γιατί πρωτίστως υπάρχουν κουλτούρα και σεβασμός, θεσμικές δομές και δικαιική τάξη. Έχουμε σε πολλές περιπτώσεις επιβάλλει κυρώσεις, ενώ τον περασμένο Ιούλιο θέσαμε ως ΕΛΚ το ζήτημα της επιβολής κυρώσεων στην Τουρκία, με τη γνωστή απόφαση του Συμβουλίου. Η Τουρκία όμως συνεχίζει να μας προκαλεί. Διαχρονικά καταπατά κάθε κανόνα, κάθε κεκτημένο. Κατέχει παρανόμως το βόρειο κομμάτι της Κύπρου, παραβιάζει τον ελληνικό εναέριο και θαλάσσιο χώρο και καταπατά ανεξέλεγκτα την ευρωπαϊκή ΑΟΖ στη Νοτιοανατολική Μεσόγειο, συμπεριφερόμενη ως ένας περιφερειακός μέγας ταραξίας. Μπορεί λοιπόν να αποτελέσει σημαντικό εταίρο στην Ευρωπαϊκή Ένωση, φίλο και καλό γείτονα; Και εμείς θα το θέλαμε. Δυστυχώς όμως, οι γείτονές μας με τη στάση τους ξεπερνούν κάθε όριο και γι’ αυτό ακριβώς πρέπει να εξετάσουμε το ενδεχόμενο επαναπροσδιορισμού των σχέσεών μας με την Τουρκία.

 
  
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  Evin Incir (S&D). – Fru talman! Erdoğan har kommit att bli synonymt med kränkningar av internationell rätt. Turkiet med den självutnämnde ”paschan” Erdoğan lyckas aldrig sluta förvåna oss i dess kamp att åsidosätta fundamentala rättigheter och internationell rätt.

De illegala borrningarna efter gas i Cyperns ekonomiska zon är ett sådant exempel. Redan i juli enades EU:s utrikesministrar om olika typer av sanktioner mot personer som profiterar på de illegala borrningarna och i måndags gick man ett steg längre. Men långt ifrån tillräckligt för att Erdoğan ska förstå att nog är nog. EU behöver bli än mer handlingskraftigt.

Slutligen, i dagarna firade vi Berlinmurens fall för 30 år sedan. Nu är det dags att fälla en annan mur som delar en av våra huvudstäder – Nicosia. Jag tror att det enda långsiktiga sättet att komma bort från Turkiets konstanta aggression mot Cypern är att få ett slut på ockupationen. Därför hoppas jag att alla inblandade parter välkomnar det nya initiativet till fredssamtal och återförening av Cypern som FN:s generalsekreterare, António Guterres, har tagit. Jag hoppas att vi snart kan se ett Cypern fritt från ockupation där alla dess folkgrupper lever tillsammans i fred och frihet.

 
  
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  Thierry Mariani (ID). – Madame la Présidente, il en va de la relation entre l’Union européenne et la Turquie comme d’une relation toxique: la Turquie bénéficie de nos assiduités et y répond par le mépris et la provocation. J’ai l’impression que c’est une sorte de jeu sadomasochiste où, finalement, nous protestons et, finalement, la Turquie continue et s’en moque complètement. Lorsque les Turcs envahissent le nord de la Syrie, l’Union européenne proteste. Lorsque le président Erdoğan menace d’instrumentaliser les réfugiés présents sur son sol, du fait notamment d’une guerre civile qu’il n’a cessé d’entretenir, nous n’osons rien dire.

La question des forages turcs en mer chypriote doit donc être la provocation de trop. La Turquie agit de cette matière comme sur le sujet des îles grecques: elle attaque clairement la souveraineté d’un État membre. L’Union européenne ne peut être crédible si elle laisse ainsi ses membres se faire humilier par des États qu’elle continue de financer par ailleurs. Ses condamnations, jusqu’à présent, ne sont que des paroles. Aucun acte politique n’est posé. Il est temps d’achever définitivement le processus d’adhésion et de renégocier tous les accords avec Ankara. Aujourd’hui, l’Europe se rend complice des provocations de M. Erdoğan en continuant à le soutenir économiquement, alors qu’elle devrait, au contraire, soutenir la Grèce et Chypre, qui souffrent des provocations de M. Erdoğan.

 
  
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  Λουκάς Φούρλας (PPE). – Κυρία Πρόεδρε, θέλω να απαντήσω στο συνάδελφο που είπε ότι πρόκειται για εθνοτική σύγκρουση. Όταν μια χώρα εισβάλλει στη χώρα σου, προσφυγοποιεί διακόσιες χιλιάδες κόσμο, σκοτώνει και, επί 45 χρόνια, την κατέχει, αυτό δεν είναι εθνοτική σύγκρουση, είναι έγκλημα το οποίο πρέπει να τιμωρηθεί. Η Κύπρος αντιμετωπίζει μια άνευ προηγουμένου κλιμάκωση των συνεχιζόμενων παράνομων ενεργειών της Τουρκίας και τη σοβαρότερη παραβίαση των κυριαρχικών της δικαιωμάτων μέχρι σήμερα. Η τρίτη παράνομη γεώτρηση, σε πέντε μήνες μόλις, στην ΑΟΖ της Κυπριακής Δημοκρατίας, πραγματοποιείται στο Οικόπεδο 7 που οριοθετήθηκε ήδη από το 2003 μεταξύ Κύπρου και Αιγύπτου. Επιπλέον, η Τουρκία περικυκλώνει την Κύπρο, διεξάγοντας παράνομες δραστηριότητες με πολυάριθμα πολεμικά πλοία. Για πάρα πολύ καιρό η Κύπρος περίμενε από την Ευρώπη όχι μόνο φραστική αλλά και έμπρακτη στήριξη. Στις 11 Νοεμβρίου, το Συμβούλιο Εξωτερικών Υποθέσεων ενέκρινε μέτρα κατά της Τουρκίας. Αυτά δεν είναι αυτοσκοπός. Το διεθνές δίκαιο και η αλληλεγγύη των εταίρων μας είναι, σε τελική ανάλυση, αυτό που έχουμε να αντιτάξουμε στα πολεμικά πλοία της Τουρκίας. Όταν υπερασπίζεστε την Κύπρο, υπερασπίζεστε την Ευρώπη, τον εαυτό σας.

 
  
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  Jérôme Rivière (ID). – Madame la Présidente, 1974 occupation illégale de Chypre; 1983 proclamation de la République turque de Chypre Nord; 2014 à 2018 la Turquie de Erdoğan qui entretient une politique douteuse et complaisante permettant des ventes de pétrole de Daech, qui finance le terrorisme islamiste. C’est à cette époque, il y a quatre ans d’ailleurs, qu’ont lieu les attentats du Bataclan: 130 morts, 450 blessés. Les attentats, dont le Président Sassoli a refusé d’honorer la mémoire des victimes par un instant de silence cet après-midi; 2019: forages illégaux.

Des voix pour dénoncer, c’est ce que je peux constater ce soir sur l’ensemble des bancs, mais aucun vote pour agir. La Turquie triche, l’Europe paie, l’Europe est en danger, mais nous sommes incapables d’en tirer les conséquences. J’interrogerai, d’ailleurs, demain le candidat commissaire Oliver Várhelyi pour savoir à quel moment nous allons enfin mettre un terme à ce que mon collègue, Thierry Mariani, appelait «cette politique sadomasochiste», qui est cette politique par laquelle nous continuons de verser des crédits de préadhésion à la Turquie, alors que nous savons qu’il ne sera jamais question qu’elle soit un jour membre de l’Union européenne.

 
  
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  Μανώλης Κεφαλογιάννης (PPE). – Κυρία Πρόεδρε, το Ευρωπαϊκό Συμβούλιο υιοθετεί το πλαίσιο για τις κυρώσεις, για τις παράνομες γεωτρήσεις της Τουρκίας στην Ανατολική Μεσόγειο. Είναι ένα σαφές μήνυμα αλληλεγγύης προς την Κύπρο και τον Κυπριακό λαό. Θα επιβάλλονται κυρώσεις έναντι προσώπων που ευθύνονται για τις παράνομες γεωτρήσεις στην αποκλειστική οικονομική ζώνη της Κύπρου. Θα απαγορεύεται η μετάβασή τους στις χώρες της Ευρωπαϊκής Ένωσης. Θα δεσμεύονται τα περιουσιακά τους στοιχεία. Θα απαγορεύεται σε πρόσωπα της Ευρωπαϊκής Ένωσης να διαθέτουν κεφάλαια και χρηματοδότηση σε όσους παράνομα εμπλέκονται στις γεωτρήσεις. Τα σύνορα, κυρία Πρόεδρε, της Ευρωπαϊκής Ένωσης είναι και σύνορα της Κύπρου. Η αποκλειστική οικονομική ζώνη της Ευρωπαϊκής Ένωσης είναι και αποκλειστική οικονομική ζώνη της Κυπριακής Δημοκρατίας. Θα πρέπει λοιπόν να επιβάλλονται αυστηρές κυρώσεις σε όποιον παραβιάζει το διεθνές δίκαιο, το δίκαιο της θάλασσας, το οποίο αποτελεί αναπόσπαστο κομμάτι του ευρωπαϊκού κεκτημένου.

 
  
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  Ivan David (ID). – Paní předsedající, turecké vojenské námořnictvo již téměř dva roky provádí ozbrojené útoky proti lodím a vrtným plošinám, které mají souhlas Kyperské republiky k průzkumným vrtům. Například italské firmy Eni a francouzské firmy Total.

Od února do července provádělo Turecko námořní blokádu Kyperské republiky. To jsou válečné akty Turecka proti členským zemím Evropské unie podle mezinárodního práva. V rozporu s mezinárodním právem turecké firmy zahájily průzkumné vrty v oblasti mořského šelfu, který spadá pod svrchovanost Kyperské republiky.

Turecko veřejně vzneslo nárok na řadu ostrovů v Egejském moři včetně Kypru. Při zahájení tureckého útoku na kurdskou oblast Rojava v severní Sýrii jsem jménem frakce ID navrhl možná účinná opatření. Orgány Evropské unie jsou však zcela paralyzovány lobbingem nadnárodních korporací, jako je Philips nebo Siemens, které provozují továrny společně s firmou AIOC ve vlastnictví turecké armády, kterou tak pomáhají vyzbrojovat. To je Evropská unie.

 
  
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  Στέλιος Κυμπουρόπουλος (PPE). – Κυρία Πρόεδρε, τι είναι η Ευρώπη μας; Είναι χώρος σταθερότητας και αλληλοσεβασμού βάσει κανόνων. Ποιους κανόνες θέλουμε; Κατ’ αρχάς, η ειρήνη της Ευρώπης ισούται με την ειρήνη της εφαρμογής του δικαίου. Οφείλουμε να εισαγάγουμε τον ορισμό της Pax Europa. Η Pax Europa ισούται με την Pax Juris. Όσο υπερασπιζόμαστε το δίκαιο, είμαστε Ευρώπη. Χρειαζόμαστε τα κατάλληλα μέσα για να το εφαρμόσουμε αυτό. Τάχιστα πρέπει να προχωρήσουμε την Κοινή Πολιτική Άμυνας. Τάχιστα! Δεύτερον, όταν πρόκειται για συμφέρον Ευρωπαίου εταίρου που πηγάζει από το δίκαιο, οφείλουμε να δρούμε από κοινού και άμεσα. Η Τουρκία δεν έχει κανένα απολύτως δικαίωμα να παραβιάζει έδαφος ή θαλάσσια ζώνη άλλου κυρίαρχου κράτους. Τα μέτρα είναι προς τη σωστή κατεύθυνση, αλλά χρειαζόμαστε και εμπορικές κυρώσεις. Η Τουρκία βρίσκεται με στρατό σε τρία κράτη και μας απειλεί και με τη μεταναστευτική στρόφιγγα. Χρειαζόμαστε στιβαρότητα. Πρέπει σε κάθε επιπλέον απειλή να γνωρίζει την απάντησή μας. Ευρώπη έχεις αυτοσεβασμό, σήκωσε το κεφάλι ψηλά!

 
  
 

Zgłoszenia z sali

 
  
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  Tudor Ciuhodaru (S&D). – Doamnă președintă, și iar vorbim de dublul standard. Mă întreb și eu ce proceduri de infringement ar fi fost declanșate, ce voci s-ar fi ridicat prin Consiliul Europei, cine și cum s-ar fi bătut în piept cu statul de drept dacă aceste lucruri sau lucruri mai puțin grave s-ar fi întâmplat într-un stat est european. Și când vorbim despre încălcarea flagrantă a dreptului internațional, vorbim doar de sancțiuni pe persoană fizică sau pe persoană juridică?

Să fiu mai clar: când este vorba despre unii se mențin zidurile la 30 de ani de la căderea Berlinului, iar când vorbim despre proceduri de aderare și încălcarea dreptului internațional, lucrurile pot să continue fără niciun fel de problemă. Să fiu și mai clar? Macedonia de Nord așteaptă de 15 ani la porțile Uniunii Europene, iar România tot vrea să intre în Schengen, iar pentru unii se poate, iar pentru alții nu, doar pentru că există condiționalități de natură economică.

Și dacă tot veni vorba, onorată Comisie, noi românii îndeplinim toate condițiile. Vă solicit să intrăm în Schengen.

 
  
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  Κώστας Μαυρίδης (S&D). – Κυρία Πρόεδρε, κυρία Mogherini, οι παρανομίες της Τουρκίας στα ύδατα της Ευρωπαϊκής Ένωσης δεν αποτελούν επίθεση κατά της Κύπρου μόνο, αποτελούν ουσιαστικά επίθεση κατά της Ευρώπης και όχι μόνο κατά των υδάτων μας αλλά και κατά των κανόνων που διέπουν την ύπαρξη της Ευρωπαϊκής Ένωσης και επιβάλλουν τον απόλυτο σεβασμό του Διεθνούς και Ευρωπαϊκού Δικαίου. Είμαι βέβαιος ότι συμφωνείτε μαζί μου. Απέναντι λοιπόν σε αυτή την νεοοθωμανική επεκτατική Τουρκία, στην Κύπρο κρίνεται ουσιαστικά η αξιοπιστία της Ευρωπαϊκής Ένωσης, κρίνεται η ικανότητά της να προασπιστεί την ίδια την ύπαρξή μας. Μπορούμε να συντρίψουμε την οικονομία του Ερντογάν. Μπορούμε να επιβάλουμε απαγόρευση πώλησης όπλων και πολλά άλλα πράγματα. Γι’ αυτό, αγαπητή κυρία Mogherini, σας ευχαριστούμε για όσα κάνατε μέχρι τώρα αλλά σε σας επενδύουμε για πολύ περισσότερα. Διότι επαναλαμβάνω: στην Κύπρο κρίνεται η αξιοπιστία της Ευρωπαϊκής Ένωσης και των αξιών στις οποίες πιστεύουμε όλοι μας, κρίνεται η ύπαρξη της Ένωσης.

 
  
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  Ruža Tomašić (ECR). – Poštovana predsjedavajuća, Turska nema nikakvo pravo pokrenuti aktivnosti traganja za naftom i plinom u području koje je Cipar proglasio svojim isključivim gospodarskim pojasom. EU ima obvezu pomoći svojoj članici u borbi za očuvanje njezinih resursa i suvereniteta.

Unatoč tome što će ovaj slučaj izazvati nove trzavice s Turskom, koja koristi migrantsku krizu i svoju ulogu u njoj kako bi ucjenjivala Europu, princip međunarodnog prava i prava mora trebamo braniti.

Podsjetila bih ovim putem da nisu sve članice Unije proglasile isključive gospodarske pojaseve i pozvala Komisiju i Vijeće da ih u tome ohrabruju. Da bismo mogli učinkovito štititi svoje resurse i provoditi zajedničke politike, moramo za to imati pravne mehanizme.

 
  
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  Mick Wallace (GUE/NGL). – Madam President, yes, Turkey doesn’t have any right to the resources of Cyprus, just the same as the Americans have no right to the resources of Syria.

The EU Council has called on Turkey to recognise the sovereignty and the sovereign rights of Cyprus. But does it mean anything?

The EU has been complicit in Turkey’s behaviour, with all your arms dealings with them and with your 2016 refugee deal. You are so obsessed with Turkey helping you to keep the refugees out of Europe, you know what? Erdogan can do what he likes now. He’s shown it and proven it.

He’s in Syria now! He invaded Syria last month. Not for the first time. He didn’t get a slap on the wrist for it – the sovereign territory of Syria!

And he is now in league with the free Syrian army, who were once described as ‘moderate rebels’ and were armed by western powers and now are complicit in killing Kurds.

You are complicit! Why don’t you stop?

 
  
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  Fabio Massimo Castaldo (NI). – Signora Presidente, onorevoli colleghi, lunedì il Consiglio ha annunciato un quadro di misure restrittive, che permetterà di sanzionare la Turchia per le trivellazioni illegali nel Mediterraneo orientale e nelle acque di uno Stato membro, Cipro.

Per l'ennesima volta, la risposta di Erdogan è stata una minaccia, un ricatto palese quanto inaccettabile, quello di non dare all'Europa i jihadisti appartenenti a Daesh. Per l'ennesima volta le dichiarazioni e le azioni del Presidente turco ci sfidano apertamente, tenendoci sotto ricatto, violando quotidianamente i più basilari diritti dei propri cittadini, invadendo un paese vicino, nel quale sta avvenendo quella che può essere definita una vera e propria sostituzione etnica e, infine, entrando illegalmente nelle acque di uno Stato membro dell'Unione, della quale, almeno sulla carta, afferma di voler far parte.

Quanti dibattiti servono ancora per capire che la Turchia di Erdogan non deve più essere considerata un candidato a un'adesione che va archiviata, ma piuttosto un partner potenzialmente fondamentale, ma certamente inaffidabile in quanto pronto a tutto pur di acquisire maggiore influenza nella regione?

Per questo sosteniamo queste sanzioni che sono necessarie ma non sufficienti. Per questo siamo e saremo sempre a fianco della legalità e dei nostri amici ciprioti.

 
  
 

(Koniec zgłoszeń z sali)

 
  
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  Federica Mogherini, Vice-President of the Commission / High Representative of the Union for Foreign Affairs and Security Policy. – Madam President, I thank you all for, first of all, having expressed collectively what to me is the most important element, which is full solidarity with one of our Member States – Cyprus. This unity is needed because it is constantly tested from the outside and also, from time to time, from the inside. I believe it is a fundamental, key, vital element of our being together – the basic fact that if the rights, the sovereignty of one of our Member States is violated, as is the case in this moment with these Turkish drilling activities, the rest of the European Union has to come together and not only show solidarity but also act in solidarity with Cyprus. And this is why, for me, it has been key all over these months – I would say all over these years – to keep a constant contact and coordination with Cyprus itself, with one of our Member States, and design a way in which we could react and shape a common reaction together with Cyprus.

One question I would like to come back to, which is what next?

The framework is now established, which means that, now, Member States can – and I would expect that they would – present proposals for names, both of individuals and entities, that would then be analysed on the basis of a solid legal basis. You know that our sanction system is based on elements that need to resist the test of a court judgment in case they are appealed against. So Member States are now going to present proposals for names of individuals and entities, this is then going to be analysed by the Member States themselves through our Council procedures and, by unanimity, the Member States – the Council – is going to adopt further steps.

So this is what I would expect to happen next. This can go very fast or slower depending on different bodies and obviously also depending on the overall environment, because what I want to stress here is this – and I said it also in the beginning – sanctions, and the framework for introducing sanctions, is an instrument to put pressure and to try and provoke a change. The objective here is to change the attitude, stop the drillings and – I’m surprised that not many of you have underlined this – try to help the UN finding what would be the real solution, what would be the settlement of the Cyprus issue. A united Cyprus inside the European Union, this would be the game changer, not only for the drilling activities but also, and mainly, for Cyprus itself and for the European Union and for the entire region.

So this is why I referred to the upcoming meeting that Guterres has convened at the end of this month. It is, I believe, important for us to constantly stress this – the fact that, in this moment, the European Union is continuing to look at that solution, at that framework – at the UN framework – as the real solution for this issue and for the settlement as such, and that we are obviously ready to accompany this. We have discussed this with our Turkish counterparts several times, including in the recent months, including at my level – obviously this activity is going in the opposite direction, and this is an additional reason why we want to see them stopping. And first and foremost, let me stress it once again, to reaffirm that the European Union is united in defence of the sovereignty of one of our Member States.

 
  
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  Przewodnicząca. – Zamykam debatę.

Oświadczenia pisemne (art. 171)

 
  
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  Joachim Stanisław Brudziński (ECR), na piśmie. – Unijni ministrowie spraw zagranicznych na początku listopada bieżącego roku zdecydowali o możliwości wprowadzenia sankcji wobec Turcji w związku z prowadzeniem wierceń wokół Cypru. Ramy prawne dają możliwość wymierzenia sankcji wobec poszczególnych osób lub podmiotów, które są odpowiedzialne za prowadzenie odwiertów, których celem jest pozyskanie węglowodorów bez zgody Cypru na morzu terytorialnym w wyłącznej strefie ekonomicznej i na szelfie kontynentalnym tego kraju. Obciążenia, jakie mogą być wprowadzone, dotyczą podmiotów, które angażują się w odwierty w sposób finansowy, techniczny lub materialny. Sankcje względem osób mogą natomiast polegać na zakazie wjazdu do UE i zamrożeniu aktywów. Nie jest to pierwsza tura działań o charakterze sankcyjnym. Wcześniej UE zdecydowała o zmniejszeniu funduszy pomocowych oraz zawiesiła rokowania o ruchu lotniczym. Należy – w takcie dzisiejszej debaty – wezwać do pokojowego zakończenia sporu w duchu prowadzenia negocjacji. Należy jednak w pełni i bezdyskusyjnie szanować prawo Cypru do dysponowania swoim terytorium, a Ankarę wezwać do zaprzestania bezprawnej ingerencji w jego terytorium.

 
  
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  Michaela Šojdrová (PPE), in writing. – I agree with the EU Council decision to make sanctions against Turkey to try and stop their illegal drilling activities in Cyprus’ exclusive economic zone. The European Union is based on a strong legal framework, and that is why we must respect and enforce international law. If Turkey continues to violate international law set under the UN Convention on the Treaty of the Sea, then the EU has to take action against Turkey. Of course, in the long term we wish a peaceful settlement in Cyprus and eventually its reunification. But now it is our duty as countries of the EU to protect the sovereignty of our fellow Member States.

 

20. Положението в Боливия (разискване)
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  Przewodnicząca. – Kolejnym punktem porządku dziennego jest oświadczenie wiceprzewodniczącej Komisji / wysokiej przedstawiciel Unii do spraw zagranicznych i polityki bezpieczeństwa w sprawie sytuacji w Boliwii (2019/2896(RSP)).

Przed rozpoczęciem debaty pragnę Państwa poinformować, że w celu zgłoszenia się w ramach procedury pytań z sali i niebieskich kartek można zarówno rejestrować się tak jak dotychczas, jak i korzystać z nowego systemu rejestracji elektronicznej. Dlatego proszę mieć zawsze przy sobie kartę do głosowania.

Jeśli chcielibyście Państwo zarejestrować się w ramach procedury pytań z sali, proszę to zrobić już teraz, a nie czekać na koniec debaty.

 
  
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  Federica Mogherini, Vice-President of the Commission / High Representative of the Union for Foreign Affairs and Security Policy. – Madam President, this is a critical moment for Bolivia, a moment when maximum restraint and the strongest possible sense of responsibility is needed, both inside and outside the country. Delicate moments like this require a firm rejection of violence and the highest level of statesmanship from all.

As you know, on 20 October, Bolivians voted in presidential elections that were marred by several irregularities. This has brought Bolivian citizens to the streets. It has led to violence and civil unrest across the country. Three people were killed, and more than 100 were injured. The current unrest follows months and years of tensions regarding the country’s political future.

As you all know, President Morales took the controversial decision to run for a fourth term in office, with the approval of the Constitutional Court but after failing to win a referendum to amend the Constitution itself. Tensions escalated around election day. When the polls closed, a preliminary results counting system showed that none of the candidates was likely to win enough votes in the first round and that a second round was the most plausible outcome. The system was then blocked for some 20 hours and, when it resumed, it registered a sharp change in the initial tendency. The Supreme Electoral Courts announced President Morales as the winner in the first round by a margin of just 0.5% of the votes. The Vice-President of the Court resigned during the counting process, in protest at the way the process was managed. As a consequence, demonstrations and violence broke out across the country. Five local election offices were set on fire and the most powerful civil society organisation called for a general strike. The Organisation of American States had deployed an election observation mission to Bolivia and it declared, in a preliminary report, that the best option would be for the two leading candidates to move on to the second round run-off. This assessment was endorsed by the European Union’s election expert mission that we had sent to the country, and by several EU Member States. We also expressed this position publicly on 24 October.

Given the widespread mistrust, the Bolivian government invited the Organisation of American States to carry out an electoral audit. The government agreed that the results of the audit would be binding. The audit was supported by some EU Member States with experts and also with some funding. The preliminary conclusions were announced last Monday. The audit identified a number of irregularities and concluded that the election results should be annulled and fresh elections should be held as soon as possible. In the following hours, the opposition asked President Morales to resign and so did the head of the Bolivian armed forces. President Morales, together with the Vice-President and a number of ministers, decided to step down and he has sought political asylum, as you know, in Mexico.

According to the Constitution, based on the absence and resignation of President, Vice-President and presidents and first vice-presidents of the Chambers, the Second Vice-President of the Senate would be next in line to assume the presidency in a caretaker role until new elections.

The European Union supports an institutional solution that allows for a caretaker interim leadership to prepare for new elections and to avoid a power vacuum which could have dire consequences for the entire country. In these very days and hours, we have been active – through our delegation in La Paz, whom I want to thank – in creating a space where government, opposition and civil society could meet and discuss a way out of this situation. We are actively supporting the mediation organised by the local Catholic church to help the Bolivian parties agree on a peaceful path that can lead to new elections. This mediation has already produced some first results in easing tensions partially and avoiding a worse escalation of violence.

At the Foreign Affairs Council last Monday, I updated the Foreign Ministers of the EU Member States on our work on the ground. We discussed how best to support Bolivia in preparation for the announced election. We are assessing the possibility of a new European Union mission to the country and of assistance in the election of a new Supreme Electoral Court.

Bolivia is a very important partner for the European Union. These years we have built a strong political cooperation and we have developed political dialogues where we discuss all issues, including those where we have disagreements or different views. We deployed an election expert mission to the country and we have several projects in support of Bolivia’s strong civil society.

In the last 14 years, Bolivia has certainly changed for the better. Poverty has dropped. Access to basic services has improved. Indigenous people have increasingly been included in the country’s public life. All these successes must be preserved, and this can only happen through a peaceful, political solution that respects the Constitution and the rule of law and that can bring the country to new, timely credible elections which faithfully reflect the will of the Bolivian people. Bolivia can come out of this crisis and consolidate its democratic institutions. It has all the potential to continue on a path of democracy, sustainable development and social inclusion. The coming weeks will be crucial. The European Union will continue to be at the side of the Bolivian people, as we have been throughout the years and, in particular, in this difficult moment in the country’s democratic life.

 
  
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  Pilar del Castillo Vera, en nombre del Grupo PPE. – Señora presidenta, señora Mogherini, quiero comenzar mostrando mi preocupación por la dificilísima situación que vive Bolivia. No podemos ignorar que el desencadenante de lo que está sucediendo ha sido el incontestable fraude en las elecciones presidenciales del pasado 20 de octubre en las que Evo Morales se autoproclamó vencedor.

Hace unos días, hemos conocido —como usted misma ha señalado— las primeras conclusiones de la auditoría de recuento electoral que ha realizado la Organización de los Estados Americanos y que pone en evidencia que, en efecto, hubo fraude. La auditoría confirma —y entrecomillo— «irregularidades extremadamente graves»: manipulaciones informáticas, actas falsificadas, incidentes inaceptables en la cadena de custodia de los datos... En fin, tantas y tan relevantes que era imposible validar el proceso electoral y, como consecuencia, la OEA ha urgido a convocar nuevas elecciones. Ante tales hechos, la renuncia del presidente Evo Morales era absolutamente obligada.

La fragilidad política de Bolivia es ciertamente enorme y es preciso evitar que se cronifique. Desde el Parlamento Europeo, debemos llamar a las autoridades y al pueblo bolivianos a reconducir la situación política por cauces pacíficos, democráticos y constitucionales. Es necesario que las nuevas elecciones se desarrollen con todas las garantías, con toda la transparencia, y que haya, además, una misión de observación internacional que sea creíble, competente y fiable.

 
  
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  Maria Manuel Leitão Marques, em nome do Grupo S&D. – Senhora Presidente, obrigada Senhora Mogherini pela informação que aqui nos deu. Nós, socialistas e democratas, estamos muito preocupados com a instabilidade política na Bolívia e com a violência que se seguiu às eleições, após terem sido detetadas irregularidades reconhecidas quer pela União Europeia quer pela Organização dos Estados Americanos.

Desejamos que todos os partidos bolivianos assumam a sua responsabilidade democrática e organizem novas eleições, tão brevemente quanto possível, assegurando, para esse efeito, recursos adequados em matéria de fiscalização para que os resultados sejam transparentes, confiáveis e credíveis.

Concordamos, em absoluto, que a União Europeia se deve preparar, não apenas nesta fase de ajuda transitória importante, como aqui foi mostrado, mas para lançar uma nova missão de observação eleitoral na Bolívia, com a qual também fico satisfeita de saber que já se comprometeu.

 
  
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  Izaskun Bilbao Barandica, en nombre del Grupo Renew. – Señora presidenta, gracias, señora Mogherini, por todo lo que ha dicho. Bolivia necesita reconducir la situación de violencia y enfrentamiento que caracteriza su vida social y política hacia la paz y hacia la palabra. Resetear la situación. Encauzarla hacia una salida civilizada y democrática obliga a cerrar esta crisis con unas nuevas elecciones. El fraude electoral constatado por la Organización de los Estados Americanos rompió definitivamente la confianza de la ciudadanía en el sistema; una quiebra que comenzó con la maniobra para propiciar un nuevo mandato del presidente Evo Morales, claramente inconstitucional. Por eso, solo nuevas elecciones y un árbitro neutral y confiable pueden encauzar la situación.

Estos comicios deben desarrollarse en paz. No caben las expresiones de violencia contra personas, las amenazas contra medios de comunicación, los enfrentamientos o los asaltos contra cargos públicos, que rechazamos por completo. Y necesitan un árbitro independiente y creíble que blinde el proceso frente a cualquier intento de fraude. Las fuerzas armadas y la policía deben abstenerse de incidir en procesos políticos y someterse al control civil. Acaba de recordarlo la Comisión Interamericana de Derechos Humanos. Este organismo denuncia y rechaza la violencia como medio de coerción política, llama a erradicar el discurso del odio y pide respeto a la pluralidad, con especial atención a la que representan las comunidades indígenas.

Finalmente, hay que seguir combatiendo la pobreza, la desigualdad y la marginación que afecta aún a capas muy importantes de la población boliviana. Por ello, apostamos por unas nuevas elecciones con plenas garantías y transparencia, a lo que podría contribuir una misión europea de observación. Debe impulsarse un diálogo nacional para la paz y la reconciliación patrocinado por las instituciones y hay que acelerar los planes y estrategias que animen un desarrollo sostenible, inclusivo e integrador en el país. Señora Mogherini, esperamos el decidido apoyo de la Unión Europea a esta estrategia, como lo ha hecho siempre.

 
  
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  Benoît Biteau, au nom du groupe Verts/ALE. – Madame la Présidente, Madame la Vice—présidente, comme l’a bien décrit Mme Mogherini, l’organisation des élections en Bolivie, les doutes sur la validité des résultats et, enfin, le départ forcé d’Evo Morales vers le Mexique ont ouvert une période d’incertitude et de tumultes que nous déplorons. L’Union européenne doit agir pour que ce pays, qui a connu une période de stabilité historique depuis 14 ans, puisse rapidement retrouver le chemin de la démocratie, et nous ne devons pas, à l’égard de ce pays, limiter notre attention aux seuls gisements de lithium disponibles sur son territoire.

Madame la Vice-présidente, nous devons donc solliciter le rétablissement de la démocratie en Bolivie et nous devons y contribuer en soutenant l’organisation rapide d’élections pluralistes. Je propose d’étudier, avec l’Organisation des États américains, quelles mesures concrètes nous pouvons proposer pour agir en ce sens. Personnellement, je suis favorable, comme l’Union l’a fait à de nombreuses occasions, à l’envoi d’une mission d’observation pour garantir la transparence du processus électoral. Le calme et la stabilité ne pourront être rétablis que si les Boliviennes et les Boliviens sont assurés de la légitimité démocratique de leur futur président.

 
  
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  Markus Buchheit, im Namen der ID-Fraktion. – Frau Präsidentin, liebe Kollegen! Zumindest in Bolivien scheint die Demokratie wieder auf dem Vormarsch. Der versuchte Wahlbetrug durch Evo Morales wurde vom Volk gestoppt. Doch statt sich zu freuen, geraten die Linksregierungen in Lateinamerika in Panik, und mit ihnen geraten die hiesigen Linksparteien in die Fänge der Floskeln und der Schönfärberei. Statt ihre Niederlage einzugestehen, sprechen sie von einem Putsch. Das entspricht jedoch schlicht nicht den Tatsachen.

Morales' Niedergang ist der Niedergang eines Sozialisten, der an der Demokratie gescheitert ist. Und an der Demokratie werden auch manche hier im Raume scheitern, wenn sie nicht endlich aufhören, den Menschen Sand in die Augen zu streuen – wie bei Ihrem fehlgeschlagenen Versuch, hier heute Abend den Tagesordnungspunkt hin zu einem Staatsstreich zu ändern.

Liebe Kollegen von der GUE/NGL, Sie laufen nicht nur falschen Propheten nach, Sie sind falsche Propheten. Ihnen ist Ideologie wichtiger als die Fakten. Morales war zunehmend ein Usurpator, und Sie sollten den festen Willen des bolivianischen Volkes, ihn loszuwerden, endlich respektieren.

 
  
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  Hermann Tertsch, en nombre del Grupo ECR. – Señora presidenta, creo que está claro lo que se intenta por parte de la izquierda: es intentar proteger a un Morales al que —esta vez, por fin— no le ha salido bien su fraude electoral.

Él llegó... En realidad, solo tenía una legislatura de presidencia —legalmente, constitucionalmente—. Después, a través de todo tipo de operaciones, ha ido prolongando su vida como presidente de Bolivia —como un aliado fiel de Chávez, primero; de Maduro, después— para lanzar el negocio de la cocaína, el blanqueo de dinero... Y en la proyección del Foro de São Paulo, que es el responsable de que en este momento haya un enorme proyecto de desestabilización en todo el continente.

Morales forma parte de eso. El dinero que recogió ayer, con el avión, en Asunción, camino hacia México, es también prueba de ello.

Estamos ante una gran operación de desestabilización en América Latina y una de las pocas noticias buenas es que, a Morales, por fin, este fraude le ha salido mal. Por eso llora la izquierda, porque necesita a estos para otros golpes: el de Chile —el que están llevando a cabo o intentan— o el de Ecuador —que intentaron—.

 
  
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  Manu Pineda, en nombre del Grupo GUE/NGL. – Señora presidenta, a pesar de las intervenciones que hemos escuchado esta tarde aquí, lo que ha pasado en Bolivia tiene un nombre: golpe de Estado. Cuando los militares ordenan al presidente elegido por el pueblo en las urnas dejar su responsabilidad, eso es un golpe de Estado. Cuando la oposición, apoyada en la policía y en el ejército, persigue a los dirigentes y militantes del partido del Gobierno, que acaba de ganar las elecciones, eso se llama golpe de Estado. No olvidemos que no hay debate acerca de la victoria de Evo Morales. La OEA, organización nada sospechosa de ser bolchevique ni bolivariana, no ha puesto en cuestión la victoria de Evo Morales; lo que ha puesto en cuestión es que lo haya conseguido por más de diez puntos de diferencia.

Evo Morales asumió las recomendaciones de la OEA y convocó a nuevas elecciones. Sin embargo, lejos de rebajarse la tensión y buscar una salida pacífica, se confirma la voluntad golpista de una oposición racista y clasista, a la cual lo que le preocupa no es el fraude, lo que le preocupa es que valga lo mismo el voto de un indígena que el de un blanco.

Puesto que han continuado las persecuciones, los saqueos a las casas de dirigentes del MAS y la represión a las comunidades indígenas, y todo a pesar de la renuncia del propio presidente Evo Morales y de todos los altos cargos de las instituciones más importantes del país, tratando de evitar un baño de sangre, pedimos a este Parlamento que condene el golpe, llame a las Embajadas europeas a que den refugio a los perseguidos y se sume a la petición de unas elecciones libres en las que puedan concurrir todas las candidaturas que lo deseen y en las que se respete la decisión del pueblo boliviano.

 
  
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  Ivan Vilibor Sinčić (NI). – Poštovana predsjedavajuća, pokušat ću u svojoj raspravi o situaciji u Boliviji dati jedan geopolitički pogled. Želim na početku reći da sam protiv bilo kakvih stranih intervencija i da moramo, kao i u slučaju Venezuele, dati narodu Bolivije da sam riješi ovaj problem i da sam nađe svoj put.

Evo Morales napravio je jedan smrtni grijeh u svojoj dugogodišnjoj politici jer tamo vlada od 2006. godine, a taj smrtni grijeh je taj da je koristio, odnosno iskoristio je resurse svoje bolivijske države na korist svojeg bolivijskog naroda. To je nešto što imperijalisti, prije svega američki establishment koji konstantno, dakle znamo kakva je politika SAD-a prema Srednjoj i Južnoj Americi već desetljećima, pokušava potkopati. Šakali upravo u službi tog establishmenta podrivaju suverene države, te strukture rade pod krinkom demokracije i uvijek će imati demokraciju, međutim njih demokracija ne zanima. Njih zanima politički utjecaj i kontrola resursa. Služe se pučevima, invazijama, sankcijama, financiranjem radikalnih skupina.

Međutim, treba reći zašto se ovo događa ovdje i sada, zbog litija. Litij je element budućnosti. Koristi se u elektronici, za baterije, za laptope, električna vozila itd. Momentalno se vodi borba za prevlast u litijskom trokutu. Dakle, tamo je 50 % proizvodnje litija, 50 – 70 % svjetskih resursa. Plan industrijalizacije koji je imao Evo Morales je izgradnja četrnaest tvornica do 2024., odnosno četrdeset do 2030. Hoće li to sad biti izgrađeno i tko će se bogatiti na litiju, hoće li to biti bolivijski narod, čisto sumnjam.

 
  
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  Leopoldo López Gil (PPE). – Señora presidenta, el único responsable de la situación que acontece en Bolivia es Evo Morales.

En 2016 Morales perdió un referéndum para amparar su tercera reelección; burló la Constitución, que le impedía presentarse a nuevas elecciones; obvió el Estado de Derecho; convocó elecciones e intentó usurpar el Gobierno. La OEA hizo pública su auditoría al proceso electoral del pasado 20 de octubre y declaró la nulidad por fraude.

Para evitar que se distorsione la realidad, debemos llamar a las cosas por su nombre. Decir que solo hubo fallos técnicos en el sistema electoral constituye una falta de respeto a la sociedad boliviana: fue una acción planificada con el único propósito de usurpar el poder en contra de la voluntad soberana. No hubo golpe de Estado.

Bolivia busca una salida constitucional y pacífica a su crisis. Necesita garantías y necesita el apoyo al nombramiento de la presidenta interina, Jeanine Áñez, quien debe llevar al país a elecciones transparentes.

Se requiere que la Unión Europea asista y colabore con el envío de una misión de observación electoral, como lo estableció acertadamente la señora Mogherini el lunes pasado.

 
  
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  Javi López (S&D). – Señora presidenta, alta representante, hoy el Parlamento Europeo habla sobre lo que pasa en Bolivia. En primer lugar, para expresar una honda preocupación sobre los hechos políticos y sociales del país y enviar un mensaje claro y contundente de condena a la violencia. Violencia que ha sido también política durante los últimos días. Es evidente, y así la OEA lo ha dicho, que se detectaron graves irregularidades durante el último proceso electoral que transcurrió en Bolivia. Nosotros no solo tomamos buena nota, sino exigimos una salida democrática a la situación actual, con elecciones libres y justas, monitoreadas por la comunidad internacional y también por la Unión Europea.

Pero en un momento como este, en el que ha habido un grave deterioro institucional del país ⸺no solo durante los últimos días, también durante los últimos meses y años, como se ha dicho⸺, hay que recordar que dentro de la Constitución no existen atajos. No existen atajos y menos atajos que van vinculados a la violencia. Por eso pedimos elecciones, institucionalidad, paz y futuro para Bolivia.

 
  
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  José Ramón Bauzá Díaz (Renew). – Señora presidenta, al poco de conocerse el posible fraude en las recientes elecciones en Bolivia, instamos —yo personalmente— a la señora Mogherini a que garantizase todo el proceso electoral con transparencia y, sobre todo, con imparcialidad.

El tiempo, desgraciadamente, nos ha dado la razón, tal como ha confirmado, en este caso, la última auditoría de la Organización de los Estados Americanos, donde se pone de manifiesto que Evo Morales manipuló las elecciones para asegurarse un cuarto proceso electoral a su favor. Y eso sí que es un verdadero golpe de Estado.

La presión popular y la presión internacional sobre esa situación han forzado la dimisión de Evo Morales. También su huida del país, para eludir la justicia, ha evitado lo que era un proceso electoral, para transformarse en un agravio importante con una crisis constitucional.

Por eso, señora Mogherini, le pedimos y le exigimos que medie en esta situación, que medie entre las partes para conseguir que no escale la violencia y para que se produzca una repetición en el proceso electoral.

Señora Mogherini, de la Unión Europea depende que Bolivia no se convierta en una nueva Venezuela.

 
  
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  Anna Cavazzini (Verts/ALE). – Frau Präsidentin! Lateinamerika ist in Aufruhr, und jetzt auch noch Bolivien.

Das Land, das zumindest zeitweise auf einem guten Weg war, erlebt gerade eine extreme, schockierende Gewalt. Ich finde, wir sollten Bolivien jetzt hier nicht zum Schauplatz dieser ganzen ideologischen Debatten machen – wie es gerade die extreme Rechte versucht –, sondern wir sollten handeln und Lösungen finden.

Die EU muss alles in ihrer Macht Stehende tun, um diese explosive Situation zu deeskalieren. Wir müssen uns für ein Ende der Polarisierung und der Gewalt einsetzen. Dabei ist es ganz wichtig, dass sich das Militär zurückzieht und das Militär und die Polizei sich zurücknehmen und keine Gewalt mehr anwenden. Es ist auch wichtig, dass Morales seine Anhänger zu Friedfertigkeit aufruft, genauso wie die Oppositionsführer ihre Leute zur Zurückhaltung aufrufen müssen.

Das Land muss so schnell wie möglich zur Verfassungsmäßigkeit zurückkehren. Dazu gehören sofortige Neuwahlen unter internationaler Beobachtung. Natürlich muss Evo Morales das Recht auf Rückkehr eingeräumt werden. Für die Zukunft ist ganz klar: Der zunehmend autoritäre Stil der letzten Regierungsjahre war ein großes Problem und gehört definitiv überwunden. Aber die gesellschaftlichen und sozialen Errungenschaften der letzten Jahre dürfen auf keinen Fall zurückgedreht werden.

 
  
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  Idoia Villanueva Ruiz (GUE/NGL). – Señora presidenta, la estabilización y la democracia en América Latina se ponen en cuestión cada vez que se amparan golpes de Estado, como en Honduras, o guerras jurídicas contra dirigentes, como en el caso de Lula, por fin libre. Evo Morales accedió a una auditoría de la OEA, incluso a una repetición electoral. Pero la extrema derecha nunca estuvo preocupada por el procedimiento electoral, sino por derrocar a toda costa a Morales. Con el ejército se ha propiciado un golpe de Estado, que condenamos enérgicamente. Una oposición brutalmente racista que ataca con crueldad a los pueblos indígenas. Estamos viendo un levantamiento militar y una persecución contra los dirigentes del MAS, que les ha obligado a esconderse y a pedir asilo. Declare lo que declare Trump, que parece añorar 1973, la Unión Europea no puede mirar a otro lado. Debemos garantizar la integridad física de los dirigentes y la seguridad del pueblo de Bolivia, condenar el golpe, la violencia, propiciar asilos, evitar autoproclamaciones y velar para que en Bolivia se restaure la democracia. Democracia que está en juego no solo en América Latina, sino también en todo el mundo y también en Europa.

 
  
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  José Manuel García-Margallo y Marfil (PPE). – Señora presidenta, alta representante, la victoria de Morales —en tres ocasiones con el mismo censo que ahora— fue histórica: por primera vez, un indígena llegaba a la presidencia de la República.

En los primeros años, consiguió éxitos indudables que no voy a negar; pero después sucumbió al afrodisíaco del poder.

Convocó un referéndum para poder perpetuarse en la presidencia, lo perdió y se presentó: eso se llama «autoritarismo»; falseó los resultados: eso, en español, se llama «pucherazo»; obligó a las autoridades electorales controladas por él a blanquearlos: eso se llama «apropiación indebida»; no convocó una segunda vuelta, que es lo que tenía que haber hecho: eso se llama «desobediencia a la Constitución»; y huyó a México, dejando a su pueblo abandonado: eso ya se llama «deserción».

Por todo ello, lo que ahora corresponde es convocar unas elecciones limpias y transparentes con observación electoral y participación de la Unión Europea.

 
  
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  Inma Rodríguez-Piñero (S&D). – Señora presidenta, todos sabemos en qué situación se encuentra ahora Bolivia. Sabemos dónde está el señor Morales, sabemos cuál fue el resultado de la auditoría de la Organización de los Estados Americanos —de la auditoría electoral—, y sabemos que el señor Morales reconoció la necesidad de convocar unas nuevas elecciones —y las convocó— y de designar a los nuevos miembros del tribunal electoral. Lo que quizás se dice menos es que hemos tenido la ocasión de comprobar que la huida del señor Morales ha venido también condicionada claramente por la distorsión ocasionada por las fuerzas armadas y por la policía nacional, hechos que no deben volver a ocurrir, porque ya se están padeciendo, en gran parte, las consecuencias de lo que fue el anterior régimen.

Por tanto, es fundamental que la Unión Europea ponga a disposición de Bolivia todos los instrumentos a su alcance para prestarle ayuda y apoyo para que consiga un desarrollo y una recuperación de la situación democrática, y que, desde luego, todos los actores políticos y sociales pongan fin a la violencia y vuelvan a restaurar las condiciones democráticas. Y permítame un segundo, presidenta, despedirme de la señora Mogherini, porque posiblemente no tendré la ocasión de hacerlo en el próximo Pleno, y la quiero felicitar por su intenso y extenso trabajo y desearle lo mejor en la nueva temporada.

 
  
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  Massimiliano Smeriglio (S&D). – Signora Presidente, onorevoli colleghi, gentile Alto rappresentante, è probabile che Morales abbia commesso errori, ma non possiamo non vedere che in Bolivia è in corso un violento colpo di Stato militare che mette a repentaglio l'incolumità e la vita di migliaia di persone e che dobbiamo fermare subito.

Il governo Morales ha avuto il merito storico di rompere con un regime di apartheid verso le comunità indios Aymara e di far crescere il benessere del paese. In queste ore, scardinando lo Stato di diritto, senza il necessario quorum e fuori dalle regole democratiche, abbiamo assistito all'autoproclamazione di una Presidente della repubblica.

Domenica scorsa il Santo Padre ha fatto un appello al negoziato invitando tutti i boliviani ad attendere con spirito costruttivo i risultati del processo di revisione delle elezioni. Sempre il 10 novembre, Morales ha annunciato la decisione di rinnovare i membri della commissione elettorale ed ha convocato nuove elezioni generali. Ciononostante, le violenze non si sono placate, anzi sono diventate sistematiche.

Le chiedo, pertanto, di fare il massimo sforzo per contribuire al ripristino della dialettica democratica e della legalità, al fine di evitare ulteriori spargimenti di sangue.

Infine, se la situazione lo richiederà, Le chiedo di invitare tutti gli Stati membri ad aprire le ambasciate per garantire asilo e riparo in caso di necessità.

 
  
 

Zgłoszenia z sali

 
  
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  Tudor Ciuhodaru (S&D). – Doamnă președintă, sunt trei lucruri pe care nu mi le puteam închipui în secolul XXI: fraudarea alegerilor, intervenția armatei în procesul electoral, ceea ce înseamnă pe față o lovitură de stat și violența. Eu sunt medic, medic de urgență în Iași, România, Spitalul Clinic de Urgență „Nicolae Oblu” și cred că drepturile omului trebuie respectate, mai ales în acest secol în care problema lor devine din ce în ce mai actuală – de la dreptul la sănătate la dreptul la a alege liber și dreptul de a fi protejat atunci când îți exprimi opiniile politice.

Și vă felicit doamna Mogherini că ați încercat, prin dialog, să dezamorsați o situație care este greu de închipuit și pe de altă parte îmi pun încă întrebarea cum poate fi gestionată o astfel de situație când este vorba de intervenit la nivelul altui stat. Dacă lucrurile ar trebui să fie rezolvate, soluția sănătoasă mi se pare observatori independenți pentru noi alegeri democratice, iar dacă vorbim de violență cred că aceeași atitudine ar trebui să o avem de fiecare dată, să o condamnăm, că vorbim despre armată sau despre intervenție în procesul electoral, fie că se întâmplă în Bolivia, fie că se întâmplă în țările europene și în special în Vest și nu numai acolo.

 
  
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  Julie Ward (S&D). – Madam President, I want to pay tribute to Patricia Arce, the indigenous mayor of Vinto, who was dragged from her office last week by a right-wing anti-government mob, who cut off her hair, covered her in red paint and paraded her barefoot on the streets, before forcing her to sign a resignation letter. The town hall was also torched and ransacked.

Under President Morales, the indigenous and poor of Bolivia have seen their rights and their standard of living increase. Inequality is the greatest scourge in our world today, but taking from the rich and giving to the poor always threatens the elite: the big businesses, the large corporations and in this case American interests.

Jeanine Áñez has now declared herself interim President, endorsed by Bolivia’s Constitutional Court. Well, the country’s constitution states that when a new President comes without an electoral process, an election must be called within 90 days. So a new electoral court should be appointed, offering guarantees of transparent elections as well as ensuring election observers from across the world. Free, fair and peaceful elections are the only way to unite the country.

 
  
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  Sandra Pereira (GUE/NGL). – Senhora Presidente, o que se tem passado na Bolívia depois das eleições do passado dia 20 de outubro só tem um nome: golpe de Estado. A vontade expressa pelo povo ditou a reeleição de Evo Morales como presidente da República Plurinacional da Bolívia. As forças reacionárias e antidemocráticas bolivianas, com a cúmplice ação das forças policiais e militares, suportadas por inaceitáveis pressões e ingerências externas, não aceitaram o resultado e levaram a cabo uma violenta ação terrorista contra os movimentos populares bolivianos, os seus dirigentes e os responsáveis estatais.

De nada valeram os múltiplos apelos ao diálogo e iniciativas de solução política protagonizadas por Evo Morales. É um golpe de Estado que se insere na ofensiva do imperialismo norte-americano na América Latina, tendo como real objetivo derrotar o processo de afirmação soberana de progresso económico e social e de emancipação que tem vindo a verificar-se na Bolívia desde 2006.

É necessário rejeitar este golpe de Estado e solidarizarmo-nos com o povo boliviano, defendendo a sua democracia, a sua soberania e a sua paz.

 
  
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  Mick Wallace (GUE/NGL). – Madam President, I would like to address Ms Mogherini. You say that the Organization of American States (OAS) say there were severe irregularities in the 20 October election. Why didn’t they give us the evidence of it? You also said that Morales won by 0.5%. No, he won by 10.5%. He needed the 0.5% to get over the 10% mark. He is clearly the most favoured candidate in Bolivia at the moment. Your analysis of how the election went, how the quick vote was stopped – there was a very good explanation for it. If it’s over 80%, it’s normal to announce it then. The official vote started, and rather than having two votes running at the one time, they decided to run with the official one and only restarted the other one under pressure. Your arguments don’t hold water. The two boys who called for the removal – the head of police, General Kaliman, and the Police Commissioner, Calderón Mariscal – it’s interesting that both of them served as attachés in Washington. The US has not got clean hands here, and it beggars belief, Madame, that you will not call this what it is. This was a military coup. A good day for neoliberalism, but a bad day for the people of Bolivia.

 
  
 

(Koniec zgłoszeń z sali)

 
  
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  Federica Mogherini, Vice-President of the Commission / High Representative of the Union for Foreign Affairs and Security Policy. – Madam President, I have listened carefully to all different interventions. Let me say that I see, obviously, some variety of opinion on the analysis of the situation, but overall I also see first of all the strong support for a European Union role and presence to accompany the country now. This is exactly what we have been doing, quietly but constantly, in these hours, in these days, and this is why I want to repeat here my thanks to our EU delegation staff on the ground that has done remarkable work in these weeks, in difficult circumstances, and we will continue to do so. I’ve seen also among Member States a certain convergence on the fact that we might be ready – we need to be ready – to accompany the process further, and again I think it is important for all of us to call on statesmanship and responsibility and restraint in these moments, because again we are talking about a country that has made a development trajectory of positive change over these years and has all the potential to consolidate democracy and inclusion and social development in the coming years. So they need to know – especially the Bolivian people need to know – we are there to accompany and to support this process, and I’m glad to see that the large majority of this Chamber is supporting this approach.

 
  
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  Przewodnicząca. – Zamykam debatę.

Projekty rezolucji składanych zgodnie z art. 132 ust. 2 Regulaminu zostaną ogłoszone w późniejszym czasie.

Głosowanie odbędzie się podczas drugiej listopadowej sesji miesięcznej.

Oświadczenia pisemne (art. 171)

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL), por escrito. – Na Bolívia deu-se um golpe de Estado, que afastou o legítimo Presidente Evo Morales e que merece a nossa mais veemente condenação.

As forças reacionárias e antidemocráticas bolivianas, com a cúmplice ação das forças policiais e militares, apoiadas por ingerências externas, após desrespeitarem o resultado das eleições, levaram a cabo uma violenta ação terrorista contra os movimentos populares bolivianos, seus dirigentes e responsáveis estatais, apesar dos múltiplos apelos ao diálogo e iniciativas de solução política protagonizadas por Evo Morales.

Ao contrário do que alguns hipocritamente alegam, o golpe de Estado agora consumado nada tem que ver com uma pretensa defesa da democracia, que violentamente desrespeita, antes se insere na ofensiva em curso do imperialismo norte-americano na América Latina, tendo como real objetivo derrotar o processo de afirmação soberana, de progresso económico e social e de emancipação que tem vindo a ter lugar na Bolívia desde 2006.

Daqui reafirmamos a nossa solidariedade com as forças populares, progressistas e revolucionárias da Bolívia, com a resistência e a luta dos trabalhadores e do povo boliviano contra a violenta repressão golpista e em defesa da sua soberania, da democracia, do progresso económico e social, da paz, da cooperação.

 

21. Положението в Чили (разискване)
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  Przewodnicząca. – Kolejnym punktem porządku dziennego jest oświadczenie wiceprzewodniczącej Komisji / wysokiej przedstawiciel Unii do spraw zagranicznych i polityki bezpieczeństwa w sprawie sytuacji w Chile (2019/2916(RSP)).

Przed rozpoczęciem debaty pragnę Państwa poinformować, że w celu zgłoszenia się w ramach procedury pytań z sali i niebieskich kartek można zarówno rejestrować się tak jak dotychczas, jak i korzystać z nowego systemu rejestracji elektronicznej. Dlatego proszę mieć zawsze przy sobie kartę do głosowania.

Jeśli chcielibyście Państwo zarejestrować się w ramach procedury pytań z sali, proszę to zrobić już teraz, a nie czekać na koniec debaty.

 
  
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  Federica Mogherini, Vice-President of the Commission / High Representative of the Union for Foreign Affairs and Security Policy. – Madam President, over the past months, we have seen a sequence of quite dramatic events in Chile. The country has been shaken by a wave of protests and violent incidents. The government has declared curfews and a state of emergency. It deployed troops on the streets for the first time since Chile returned to democracy 30 years ago.

Both the curfews and the state of emergency were lifted; protests, mostly peaceful, continued throughout the country. On 25 October, they culminated in the biggest demonstration in Chile’s history, with over one million people marching to request profound social and economic changes. The mobilisation continues up to date and it has brought support from across all sectors of society.

The toll of the crisis is high. The National Institute for Human Rights, which is an independent state institution, has reported 22 deaths. Five of them have been directly attributed to the security forces. Two thousand people have been injured, over 5 000 have been detained, almost 300 judicial actions have been presented, including for homicides, sexual violence and cruel treatment. Human rights violations have mobilised constant demonstrations calling for justice over the abuses, while in the margins of peaceful protests, serious acts of violence occur. We call once again for a swift investigation of all crimes and human rights violations from all sides.

This is an important moment for Chile’s democracy, a strong democracy built after decades of dictatorship, a democracy that now needs a new social contract with a stronger focus on the fight against inequalities and on social inclusion.

The government has started to respond to protests with a series of important measures – the announcement of a social agenda, a cabinet reshuffle, the launching of a national citizens’ dialogue. Chile has announced that it will not host the APEC and COP summits, in order to focus on the domestic priorities, and last Monday a process leading to a new constitution was launched, addressing a long—standing aspiration of many Chileans as the current constitution still dates back to the times of the dictatorship.

We also highly appreciate the government’s invitation to the Office of the UN High Commissioner for Human Rights and to other human rights organisations to send experts.

It is essential to keep listening to the requests that are coming from the people of Chile and to address them. During these weeks, over 3.5 million Chileans have demonstrated peacefully in town hall meetings and local assemblies. They are showing their determination to build a society that is more inclusive and more just. Such a vibrant society is the foundation of the functioning of a strong democracy and this request for justice and equality must not, and, I believe, cannot, be overshadowed by the acts of violence committed by a minority in the margins of the demonstrations. In fact, the large majority of the citizens and all political parties have condemned violence as unacceptable from all sides.

Chile’s human rights institutions are playing a critical role in coordinating with the government, monitoring the rights of Chileans and working tirelessly to protect those rights. These institutions have all been shaped by the last 30 years of democracy and they now play a critical role in the protection of that same democracy. It is also important that the economic players and the private sector in its majority have affirmed they are ready to do their part in support of a new inclusive social pact.

We have condemned from the very beginning all acts of violence and called for respect for human rights and the due investigation of all violations. Our delegation in Santiago and the 19 Member States’ Ambassadors resident in Chile have passed exactly the same message, in a coordinated manner, at all levels and all our interlocutors in the government have expressed their absolute, irrevocable and irreversible commitment to respect for human rights in all circumstances.

We want to reconfirm our readiness to support the country and its people in this moment of transition. First of all, we have decided to maintain our cooperation programmes that were dedicated to COP25, to support Chile in its Presidency beyond the summit that will now be held in Spain. To address the protesters’ demand for social justice, it is also essential to tackle the impact of climate change and to make the green transition more sustainable.

But there is much more. The European Union is Chile’s third largest trade partner and its first foreign investor. Chile is the European Union’s oldest partner in Latin America and we are now negotiating the modernisation of our Association Agreements. Our countries have solid ties. Both Europe and Chile have experienced the tragedy of dictatorship and the return to freedom.

In the darkest moments of Chile’s history, we opened our doors to our brothers and sisters fleeing from persecution. I come myself from a country that experienced that, very closely. We are more than just friends, we are family and today we share the Chilean people’s aspiration to greater social justice and a more inclusive democracy. These values are at the core of our new Association Agreements which focus exactly on sustainable development, human rights and climate action.

Europe is ready to accompany Chile in this delicate moment of its history towards a new and a more inclusive social contract. We have full confidence that Chile’s democracy is strong enough to address its people’s demands and to use this moment as a step to grow even stronger and more inclusive.

 
  
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  Leopoldo López Gil, en nombre del Grupo PPE. – Señora presidenta, es innegable que la situación en la que Chile se encuentra actualmente es de crisis social. Considero que es indecente por nuestra parte que este tema se compare con la situación de Bolivia. Esta percepción, completamente alejada de la realidad, es la que damos a la comunidad internacional cuando se discuten ambos temas a la vez en este Parlamento. Este asunto ya fue tratado en la reunión de la Delegación en la Comisión Parlamentaria Mixta, a la cual asistió el embajador chileno a darnos cuenta de los acontecimientos actuales.

En primer lugar, el 18 de octubre se iniciaron en Chile numerosas protestas, la mayoría de carácter pacífico, denunciando las desigualdades sociales. Junto con estas manifestaciones se desencadenó una serie coordinada de ataques a las estaciones de metro y comercios, destrozos que se elevaron nada más y nada menos que a casi 2 000 millones de dólares, ante lo cual el Gobierno tuvo que recurrir al estado de emergencia por diez días. Paralelamente, ante denuncias de uso excesivo de la fuerza por parte de la policía, el Gobierno pidió expresamente a la alta comisionada de las Naciones Unidas para los Derechos Humanos el envío de una misión a Chile para investigar esto. Actualmente el Gobierno del señor Piñera está negociando medidas urgentes de carácter social. Días antes se incrementó el salario mínimo. Acordó disminuir la jornada de trabajo. Se está trabajando para lograr acuerdos de pensiones, salud y educación. Además, el Gobierno está negociando la posible modificación de la Constitución. Esta es la actuación de un Gobierno democrático y responsable, en aras de la búsqueda de la solución de la crisis. Esta es la actuación de un país que es socio privilegiado de la Unión Europea —con el que tenemos un Acuerdo de Asociación— y una de las democracias más estables de la región, al que estamos dando un trato pésimo comparándolo con Bolivia en este Pleno. Debemos acompañar el retorno de la paz en Chile, manteniéndole todos los programas de apoyo.

 
  
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  Inma Rodríguez-Piñero, en nombre del Grupo S&D. – Señora presidenta, gracias, señora Mogherini, por su presentación.

Como presidenta de la Delegación en la Comisión Mixta Parlamentaria UE-Chile, quiero empezar por trasladar las condolencias de todos los diputados de este Parlamento Europeo a los familiares y a los allegados de las víctimas y a los heridos por las violencias que se han producido en Chile y, desde luego, trasladar y expresar la total repulsa de la violencia, venga de donde venga.

Asimismo, quiero señalar que Chile es un socio fiable y muy importante para la Unión Europea; es un país con quien nos unen profundos lazos, un gran país que goza de una democracia consolidada, comprometida con los derechos humanos y defensora del multilateralismo, del comercio justo bien regulado y del medio ambiente.

Sin embargo —como todos sabemos—, desde mediados de octubre Chile asiste a una escalada de protestas sociales sin precedentes desde la transición democrática de los años noventa. Una crisis cuyas causas, desde luego, son complejas —muy complejas— y que, sin duda, se han ido gestionando a lo largo de décadas.

Chile ha conseguido —es verdad— una intensa reducción de la pobreza extrema, pero, al mismo tiempo, ha crecido una clase media enorme —enorme—, muy precarizada y que acumula un descontento creciente, que se ha visto alimentado por la desigualdad y por un crecimiento económico menor del esperado y que había sido la promesa electoral del señor Piñera. Por tanto, hay una gran frustración de una gran parte de la población y, además, esto viene acompañado de una pérdida de confianza, que tampoco es de ahora, en las instituciones, en la Constitución y, desde luego, también, desgraciadamente, en los partidos políticos.

Por tanto, reconocemos las frustraciones y legítimas demandas de los millones de chilenos pacíficos y reivindicamos el respeto de los derechos humanos y ese proceso de renovación, de reformas de un contrato social que renueve la democracia y la esperanza del pueblo chileno.

 
  
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  Jordi Cañas, en nombre del Grupo Renew. – Señora presidenta, señora Mogherini, todo lo que pasa en América Latina, en Iberoamérica, afecta a Europa, importa a Europa. Todo lo que pasa en Chile afecta e importa a Europa y a este Parlamento. Pero lo que estamos analizando hoy en esta Cámara es la situación política que vive Chile. Una situación política derivada de una problemática, de un estallido social, fruto de un contexto político al cual Europa no es ajena. En Europa también tenemos problemas de desigualdad. También tenemos problemas de una desigualdad creciente por un reparto injusto e ineficiente. También es cierto que hay demandas de resolución de problemas sociales, hay problemas sanitarios, hay problemas educativos, hay problemas de pensiones, hay miedo al futuro.

Y, entonces, ¿por qué traemos este debate aquí? Porque esta Cámara no es un espacio dónde se clone o se replique el legítimo debate ideológico y político que se tiene en Chile. ¿Por qué se trae aquí? Pues yo no lo sé, pero parece que hay una extraña connivencia entre los socialistas y los eurochavistas, que son defensores de los derechos humanos y de los procedimientos democráticos de todos aquellos países que no están dirigidos por las satrapías, de las cuales son socios y amigos. Entonces sí que importan los derechos humanos, entonces sí que importan los procedimientos democráticos y las elecciones, la limpieza de las elecciones. Pero, sin embargo, cuando son los amigos, entonces ya nos importan menos. No queremos ni debatir.

Chile tiene problemas a los cuales Europa no es ajena. Los hemos vivido en nuestros países. Recordamos los chalecos amarillos en Francia y los diferentes movimientos que ha habido en diferentes países europeos. Luego Europa tiene que estar al lado de Chile, es cierto, porque sus problemas, repito, no nos son ajenos. Y a lo mejor Chile es un buen escenario donde se pueden aplicar medidas que pueden servir para reforzar la confianza entre los ciudadanos y sus políticos. Pero no tenemos que hacerlo desde una especie de falso paternalismo y faltando al respeto a un aliado y a un socio que ha sido garantía de estabilidad en la región y que algunos quieren desestabilizar con debates espurios en un momento de inestabilidad en el conjunto de la zona.

Para finalizar, yo creo que desde el Parlamento Europeo tenemos que mandar un mensaje de fraternidad para estar al lado de la sociedad chilena, de sus gobernantes y sus dirigentes para corregir sus problemas, porque sus problemas, como decía, también son los nuestros.

 
  
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  Martin Häusling, im Namen der Verts/ALE-Fraktion. – Frau Präsidentin! Zum ersten Mal seit der Pinochet-Diktatur stehen wieder Militärs in den Straßen von Santiago, und der Präsident ist scheinbar hoffnungslos überfordert, einen Dialog zu starten, weil er sich weigert, die wahren Ursachen dieser Krise auch wirklich in Angriff zu nehmen. Es ist nicht nur die Verfassungsfrage, es ist die Frage von extremer sozialer Ungleichheit in diesem Land. Ich selber bin seit zehn Jahren Mitglied der Delegation im Gemischten Parlamentarischen Ausschuss EU-Chile und habe das selber gesehen. Diese Unterschiede in der Gesellschaft sind so gravierend, dass 50 % der Bevölkerung nur 2,1 % des Volksvermögens besitzen. Das führt zu Ungleichheit, und das führt zu Rebellion. Das andere ist: Kein Land hat so viel privatisiert wie Chile – vom Wasser über Bildung, über Rente bis zum Gesundheitswesen. All das trifft die Armen in dieser Gesellschaft. Auch da muss Chile einen anderen Weg gehen.

Die Europäische Union hat immer gute Handelsbeziehungen gepflegt. Aber vielleicht sollten wir uns auch mal um die Menschenrechtssituation kümmern. Vielleicht sollten wir uns auch mal Konflikten wie mit den Mapuche widmen, um wirklich auch ernst genommen zu werden in einem Land, wo tatsächlich diese soziale Geschichte der größte Faktor von Unruhe ist. Wir können jetzt nicht weitermachen wie bisher und Abkommen verhandeln, sondern Europa muss die Rolle des Mittlers einnehmen. Das ist der Appell an Sie, Frau Mogherini.

 
  
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  Miguel Urbán Crespo, en nombre del Grupo GUE/NGL. – Señora presidenta, a pesar de la represión que está sufriendo el pueblo chileno, la derecha de este Parlamento ha intentado bloquear que hablemos de Chile. ¿Por qué? Porque Chile es el laboratorio latinoamericano de las políticas neoliberales desde Pinochet; porque no son 30 pesos, sino que son 30 años de neoliberalismo salvaje contra el que la gente se está levantando en la calle.

Y cuando el pueblo ha dicho «ya basta», la respuesta ha sido militares en la calle y una represión propia de la dictadura, porque, en Chile, la transición a la democracia estuvo marcada por la impunidad de la dictadura. Por eso se permite lo que está pasando ahora.

Y la Unión Europea no puede seguir mirando hacia otro lado. Tenemos que suspender los acuerdos comerciales con Chile hasta que se respeten los derechos humanos. ¿Es posible que se respeten los derechos humanos con un presidente que le ha declarado la guerra a su pueblo? La respuesta es no. Un presidente que le declara la guerra a su pueblo solo merece acabar en el basurero de la historia.

Desde aquí, todo nuestro apoyo a las personas que luchan en Chile.

 
  
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  Javi López (S&D). – Señora presidenta, señora alta representante, nosotros —que hoy hablamos de Chile, porque hablamos de lo que pasa en el conjunto de la comunidad internacional, y esto también le toca a este Parlamento— queremos enviar, yo creo, dos humildes mensajes.

Uno: un mensaje de escucha. De voluntad de escucha al pueblo chileno, que durante las últimas semanas ha protagonizado las movilizaciones más grandes de su historia como país. Y, en segundo lugar, un mensaje de apoyo y de acompañamiento, de voluntad de ayuda, no solo al pueblo chileno, sino a las instituciones y al sistema político del país, que han enviado, en su conjunto, un mensaje también de voluntad de encarar la situación y afrontar reformas. ¿Reformas cómo? Porque resulta que millones de chilenos, durante las últimas semanas, se han manifestado con la voluntad de demandar mayor justicia social, un crecimiento económico más inclusivo y mejor acceso a los servicios públicos.

También queremos recordar, a unos y a otros, que estas manifestaciones no han sido partidistas, ideologizadas, que la gente y la ciudadanía han pedido transversalidad cuando se estaban reclamando estos cambios; recordar que las demandas y las manifestaciones deben ser siempre pacíficas, y no lo han sido siempre en Chile; condenar la violencia; lamentar, lamentablemente, las muertes. Y queremos recordar, por último, que Chile es un amigo, Chile es un aliado. Lo continuará siendo, del pueblo y de sus instituciones. Y que la desigualdad hoy, en Europa y en el resto del mundo, no solo es una amenaza social, sino que es una amenaza para la estabilidad de nuestras instituciones.

 
  
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  Brando Benifei (S&D). – Signora Presidente, onorevoli colleghi, da settimane in Cile il governo reprime con la violenza le proteste contro il Presidente Piñera. Si contano morti, migliaia di feriti, violenze, arresti arbitrari, addirittura stupri e torture nelle caserme, fino a mutilazioni sistematiche agli occhi, abbiamo letto anche di questo. Serve un'investigazione fino in fondo sulle responsabilità politiche e penali.

L'Unione europea non può proseguire nel suo accordo di associazione senza investire maggiormente nel rispetto dei diritti umani. Serve una nuova Costituzione che porti fino in fondo fuori il paese dal periodo della dittatura. Serve la fine delle garanzie speciali garantite ai militari, alcuni al centro di fenomeni di corruzione.

Dopo queste manifestazioni e questi fatti, le cose non possono rimanere in questo modo. Come in altri paesi, il governo, penso, debba dimettersi, aprire una nuova fase per una nuova Costituzione, per una nuova fase sociale, per più giustizia per il popolo cileno. Penso che molti di noi continueranno a essere al suo fianco.

 
  
 

Zgłoszenia z sali

 
  
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  Juozas Olekas (S&D). – Gerbiama Pirmininke, iš tikrųjų, pirmiausia mes turime reikšti užuojautą Čilėje žuvusių žmonių artimiesiems. Kaip Jūs sakėte – Čilė yra mūsų prekybinė partnerė, turinti ilgą istoriją. Bet mes šiandien negalime leisti, kad Čilėje žūtų civiliai žmonės. Žmonės, kurie išėjo reikalauti savo teisių, reikalauti socialinių garantijų, reikalauti konstitucinių pataisų, reikalauti ekologinių dalykų. Todėl mūsų pareiga Europos Parlamente ir mūsų Europos Komisijoje – stebėti situaciją ir daryti įtaką, kad šitų žmonių gyvybės būtų apsaugotos ir kad jų reikalavimai būtų įvykdomi. Mes iš tikrųjų palaikome žmones, kurie savo teises gina demokratiniais metodais – išeidami į gatves ir pareikšdami nuostatas. Todėl kviečiu gerbiamą vyriausiąją įgaliotinę toliau stebėti situaciją ir išreikšti vieningą Europos poziciją, kad nežuvų civiliai žmonės.

 
  
  

PŘEDSEDNICTVÍ: DITA CHARANZOVÁ
místopředsedkyně

 
  
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  Hermann Tertsch (ECR). – Señora presidenta, estamos hablando de Chile. Yo, a veces, cuando oigo hablar de la violencia y de las violaciones de los derechos humanos, pienso que estamos hablando de Cuba, o que estamos hablando de Venezuela. Hablan por allí de vertederos... En los vertederos están las basuras que comen los venezolanos después de estos veinte años de socialismo del siglo XXI.

Chile es el país más próspero y más integrador de Sudamérica —el que más—, al que quisieron meter en el comunismo a principios de los setenta y que, sin embargo, lleva treinta años creciendo, creando esa clase media de la que han hablado ahora; un país que realmente es un ejemplo y que, por eso, quieren derribarlo.

De lo que estamos hablando es de derribar a un gobierno de un presidente que fue elegido en 2017 con diez puntos de ventaja sobre aquellos que ahora quieren derribarlo en la calle.

En Chile no ha muerto nadie por decir su opinión ni por protestar pacíficamente; en Chile ha habido unos enfrentamientos brutales con la policía, a la cual se ha querido quemar viva, contra la cual se han creado unos ataques de una violencia absolutamente inusitada, que tienen mucho que ver con la movilización en contra de las democracias que se está generando desde Cuba y desde Venezuela. Eso es lo que está pasando en Chile: que a la insatisfacción real la están ayudando intervenciones e injerencias de fuera, y son injerencias comunistas.

 
  
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  Pernando Barrena Arza (GUE/NGL). – Señora presidenta, Chile lleva siendo durante años el laboratorio de las políticas neoliberales impuestas por el FMI y el Banco Mundial y ha aplicado un modelo brutal que está agotando a la población, que se ha visto forzada a protestar en las calles por la práctica desaparición de las coberturas sociales más sensibles. Y estas protestas han sido afrontadas por el Gobierno de Piñera por medio de métodos represivos brutales que vulneran los derechos más elementales y que enlazan directamente con los recuerdos más oscuros de la dictadura de Pinochet.

En el punto anterior acabamos de abordar el tema de Bolivia, y permítame decir que lo que está ocurriendo en Bolivia no es ajeno a Chile. Podríamos decir que hay una respuesta neoliberal generalizada, una nueva «doctrina Monroe» que pretende poner orden en el patio trasero de los Estados Unidos en un momento en que hay un repunte de los movimientos de izquierdas en el Cono Sur.

Quería decir que, a mi entender, no está solo en juego el futuro de Chile, sino el devenir de América Latina en los próximos años. Y la Unión, señora Mogherini, no puede permanecer dubitativa: debe instar al cese de la represión por parte del Gobierno de Piñera y acompañar al pueblo chileno, que exige una asamblea constituyente y redireccionar el rumbo de Chile hacia una democracia social más justa e integradora.

 
  
 

(End of catch-the-eye procedure)

 
  
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  Federica Mogherini, Vice-President of the Commission / High Representative of the Union for Foreign Affairs and Security Policy. – Madam President, as I know that we are running late, I will only take a few minutes to say, first of all, that most of the views that were expressed on this point will obviously guide our action in the coming weeks and months, and those of the next Commission, I’m sure.

Be sure that what happens in Chile will always be at the centre of our attention because of the ties that are there – not only economic ties, but as I said, social ties, even family ties. It’s a country that, because of history and culture, is very close to Europe, and this is why we will continue to be at the side of Chile in this delicate moment.

Let me also conclude by expressing my thanks for the work that Parliament has been doing and is doing in its relations with Chile. I want to conclude with that, in particular on Chile, but also on other situations. The work that you do with parliamentary diplomacy is vital to the work of European Union diplomacy, and I want to thank you for that.

Representing the vibrant European democracy with a variety of views – it is extremely important, your engagement, your constant work with the parliaments around the world, but also with civil society, human rights activists and the private sector.

I believe this is an integral part of our work, and I would like to use this opportunity to thank you also for the work you’re doing to keep the ties between the European people and the people in Chile through parliamentary diplomacy work.

 
  
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  President. – The debate is closed.

Written statements (Rule 171)

 
  
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  Sandra Pereira (GUE/NGL), por escrito. – Milhões de pessoas saíram à rua no Chile e têm resistido à violenta repressão da polícia e das forças militares a mando do Governo do Presidente Piñera. Foi assim que fizeram ruir, em duas semanas, a recorrente falácia do «exemplar modelo económico» chileno, «modelo» que foi implementado, a partir de 1973, com a imposição de uma brutal e sangrenta ditadura fascista no Chile, cujas políticas neoliberais se traduzem, entre outros gravosos aspetos, numa brutal intensificação da exploração e na destruição do papel central do Estado em assegurar direitos democráticos (sociais, económicos, culturais), nomeadamente pela privatização de, praticamente, todas as esferas da vida económica, dos serviços públicos (saúde, educação, transportes) e da segurança social, entregando-os a grandes grupos monopolistas.

O Chile transformou-se, nas últimas décadas, num dos países com maior desigualdade social no mundo e o povo chileno está nas ruas a exigir uma mudança de política e o fim do regime constitucional que lhe dá suporte. Merecem, por isso, toda a nossa solidariedade.

 

22. Международен ден за прекратяване на безнаказаността на престъпленията срещу журналисти (разискване)
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  President. – The next item is the debate on the Council and Commission statement on International day to end impunity for crimes against journalists (2019/2878(RSP)).

Before I open the debate, I would like to inform you that, in order to request catch-the-eye and blue cards, it will be possible to use both the standard registration and the new system allowing Members to register electronically. Therefore, I invite you to always bring your voting cards. Should you wish to register for catch-the-eye, I invite you to do so starting from now, without waiting for the end of the debate.

Having said this, I open the debate. I am happy to welcome the Presidency and I would like to give the floor immediately to Ms Tuppurainen.

 
  
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  Tytti Tuppurainen, President-in-Office of the Council. – Madam President, honourable Members of Parliament, the International Day to End Impunity for Crimes against Journalists was established in memory of the death of Ghislaine Dupont and Claude Verlon, two French journalists killed while reporting in Mali on 2 November 2013.

Media freedom is an indispensable pillar of our democratic societies. Journalists are among the guardians of properly-functioning democracies. They act as public watchdogs, helping to inform and empower citizens. Where there is no freedom of speech there is no democracy.

For this reason, freedom of expression, media freedom and pluralism are guaranteed in the EU Charter of Fundamental Rights. Yet across the globe, journalists face risks and attacks simply for carrying out their work. Too often investigations into violence or threats of violence against journalists and media outlets are slow, incomplete and fail to bring the offenders to justice.

31 journalists have been killed worldwide in 2019 alone; more than 800 in the last decade. In 9 out of 10 cases, the killers go unpunished. Impunity is the key obstacle to ensuring journalists’ safety, resulting in self-censorship and a chilling effect on the exercise of freedom of expression.

The investigations and judicial proceedings following the horrific and unacceptable killings of Maltese journalist Daphne Caruana Galizia and Slovak journalist Ján Kuciak have to this day not been concluded. These crimes have shocked European public opinion.

The European Parliament has made clear in its resolutions on media pluralism and media freedom in the European Union that we have a duty to guarantee the freedom of expression and of the press, including the safety and security of journalists.

We note the call of this assembly on Member State authorities to ensure the protection of investigative journalists from any form of intimidation, defamation charges, threats or physical attacks, as well as to create a permanent financial scheme in support of independent investigative journalism.

On behalf of the Council, I can say that we are aware of the responsibility our governments have to protect journalists and different media freedom. We will continue with all appropriate means possible to respect and protect freedom of expression.

The Council held a dialogue on Media Pluralism and the Rule of Law in the Digital Age in November 2017. The related Presidency conclusions reflected the importance of the issue and repeated the commitment by the Council and the Member States to secure a safe working environment for journalists as part of their duty to uphold fundamental rights, democracy and the rule of law.

 
  
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  Julian King, Member of the Commission. – Madam President, honourable Members, this is an important opportunity to recall and mark this day, to recall its origins that have just been set out, and to underline what it stands for.

We believe freedom of expression is a fundamental human right that should apply for everyone, everywhere. An environment where journalists are free to report on any topic, on all platforms, without censoring themselves, is the key to media freedom.

But today, journalists’ safety is not guaranteed, even – as we just heard – in Europe, as far too often journalists and media workers find themselves attacked, persecuted, harassed or intimidated for carrying out their work.

Again, we’ve just heard some striking figures: in 2018 alone, 94 journalists and media staff were killed across the globe in work-related incidents, as reported by the International Federation of Journalists. Hundreds more have been subjected to arbitrary arrest or detention without ever having been tried in court. According to UNESCO, only 10% of the 930 cases of killings of journalists from 2006 to 2016 worldwide have as yet been resolved.

Impunity for these crimes – getting away with these crimes – multiplies their impact. It erodes democratic societies by fuelling fear, mistrust and anxiety.

So what are we trying to do about this? Respect for freedom of expression is integrated in all our policies and our development programmes. The EU provides support and legal assistance via the mechanism for human rights defenders, a network that delivers fast response for human rights defenders under threat, including covering journalists.

The EU also supports the European Centre for Press and Media Freedom and the Media Pluralism Monitor. In 2019 a series of pilot projects will foster cooperation between journalists and self-regulatory bodies, fund cross-border investigative journalism and increase support for journalists who find themselves under threat.

The Commission has proposed to include a dedicated budget in the next MFF as part of the Creative Europe programme. The Commission has also spearheaded work to counter online incitement to violence and hatred by means of the Code of Conduct on Combating Illegal Hate Speech. On this too, the EU is currently transposing new legislative provisions in the Directive on Audiovisual Media Services.

In these and other ways, we consistently stand up for the themes symbolised by this day, and we oppose, in bilateral contacts with third countries, as well as in multilateral and regional discussions, any legislation, regulation or political pressure that does not respect international human rights standards on freedom of expression. Simply proclaiming the right to freedom of expression is not enough – it is not sufficient. States must also fulfil their obligation to protect freedom of expression and the safety of journalists by providing an enabling legal environment, by taking criminal threats against journalists seriously, and by vigorously prosecuting actual attacks. As has just been recalled, the recent assassinations of investigative journalist Daphne Caruana Galizia and Ján Kuciak, and indeed of the Saudi national, Jamal Khashoggi, show, sadly, that no part of the world is immune to such crimes.

The Commission recently highlighted the fundamental role of journalists and free and pluralistic media in promoting and upholding the rule of law in its Communication on strengthening the rule of law within the Union of July this year. And again, on the actual International Day, on 2 November, in her declaration, the High Representative paid tribute to all those who lost their lives and suffered attacks in the exercise of their freedom of expression online and offline.

The EU firmly condemns the increase in crimes against journalists, both offline and online in cyberspace. The Commission, on the particular case that's already been raised, has called on the Maltese authorities, in the case of Mrs Caruana Galizia, to ensure that justice is done. After all, a functioning democracy cannot thrive without free, diverse and independent media.

Madam President, honourable Members, thank you for the opportunity to discuss this very important theme today.

 
  
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  Roberta Metsola, on behalf of the PPE Group. – Madam President, the defence of a free media is not something that can or will lose significance today, or ever. Without an unshackled media we would only have the illusion of a proper democracy, a mockery of how the rule of law should function. The media is the gatekeeper, the body that separates fact from fiction.

So when shadowy multinationals, illicit banks and unscrupulous politicians implicated in serious money-laundering and corruption activities start to abuse the courts to go after our journalists, the attack is serious. When journalists are assassinated it is an attack on all of us. And it would be impossible, as we have just heard, to speak today without paying tribute to the courage and resolve of Daphne Caruana Galizia. Daphne was assassinated two years ago.

The masterminds behind her assassination remain at large. The subjects of her investigations remain protected from investigation at the highest political levels. It is not acceptable. This is outrageous! And specifically, we need to protect journalists – not only from physical harm, but from vexatious lawsuits. We need an EU anti-SLAPP law and we need to make EU funds available to media houses so that they can fight their corner.

Media freedom is a cornerstone of our European societies and more than a fundamental right, it is a fundamental rule of the way we are governed. It is as important as an independent judiciary and should be seen as such. And this Saturday, in Valletta, Malta and Gozo will be out in the streets demanding better.

 
  
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  Maria Arena, au nom du groupe S&D. – Madame la Présidente, lorsque des journalistes sont pris pour cible, c’est la société tout entière qui en paye le prix. Ce n’est pas moi qui le dis, c’est António Guterres, à l’occasion de la journée internationale de la fin de l’impunité pour les crimes commis à l’encontre des journalistes, le 2 novembre.

Au cours des douze dernières années, plus de 1 000 journalistes ont été assassinés pour avoir exercé simplement leur profession. Cela représente une moyenne d’un mort tous les quatre jours. Uniquement sur l’année 2018, la Fédération internationale des journalistes dénombre 94 assassinats de journalistes ou de personnes travaillant dans les médias. Ces personnes ont été assassinées pour avoir exercé une liberté fondamentale garantie par la Déclaration universelle des droits de l’homme, article 19.

Alors que l’Union européenne a vu, elle aussi, sur son territoire, son propre territoire, l’assassinat de journalistes – on l’a dit – des journalistes maltais, slovaques, bulgares. Quel est le plan d’action de l’Union européenne pour lutter contre ces crimes? L’Europe doit aussi défendre plus vigoureusement ses valeurs à l’étranger: quelle réponse l’Europe a-t-elle donnée à l’Arabie Saoudite, suite à l’assassinat de M. Khashoggi?

Enfin, comment lutter contre les médias qui deviennent des organes de propagande, car on le sait, quand ces médias qui deviennent des organes de propagande, soit détenus par le gouvernement, soit détenus par des forces et des puissances financières, c’est l’impossibilité pour des travailleurs indépendants et des journalistes indépendants de réaliser exactement leur travail en toute liberté. Là aussi, quel est le travail que l’Union européenne peut faire pour soutenir et pour garantir l’indépendance des médias sur son territoire mais également à l’extérieur de son territoire?

 
  
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  Ramona Strugariu, în numele grupului Renew. – Doamnă președintă, pe data de 2 noiembrie am celebrat Ziua Internațională a stopării impunității crimelor împotriva jurnaliștilor. Anul trecut, într-adevăr, 94 de jurnaliști și-au pierdut viața pentru că au avut curajul să scrie despre corupție și abuzuri de putere. Anul trecut în februarie, jurnalistul slovac Ján Kuciak a fost asasinat în stil mafiot alături de partenera sa, iar luna trecută am comemorat doi ani de la moartea lui Daphne Caruana Galizia, doi ani în care justiția nu a reușit să-i identifice pe cei care au comandat acest asasinat.

Aceste crime au avut loc în Uniunea Europeană, aici, unde pretindem că garantăm libertatea și siguranța jurnaliștilor. L-am avut la acea comemorare alături pe fiul lui Daphne, Matthew Caruana Galizia, chiar aici în Parlamentul European, alături de alți 40 de jurnaliști din Europa, și vă spun că mi-a fost greu să-l privesc în ochi, ca politician, pentru că noi toți, aici, am făcut puțin pentru stoparea crimelor împotriva jurnaliștilor.

Criminalii rămân în continuare în libertate, iar jurnaliștii incomozi sunt hărțuiți constant cu procese lungi și scumpe, construite de case de avocatură profesioniste. Familia lui Daphne a moștenit aproape 30 de astfel de procese de defăimare începute împotriva ei, pentru că a îndrăznit să spună adevărul. Trebuie să facem mult mai mult pentru jurnaliști, trebuie să-i sprijinim cu legea anti-SLAPP, cu finanțare și mecanisme de intervenție rapidă în caz de amenințări sau presiuni.

Da, jurnaliștii investighează politicieni, dar cei care nu au motive de îngrijorare privind înapoi în trecutul lor sprijină libertatea presei și înțeleg importanța dreptului la informare și a protecției celor care spun adevărul cu demnitate, curaj și onestitate, jurnaliștii independenți.

Commissioner King, you mentioned those pilot projects about financing independent investigative journalists. As a technocrat, I wrote one of those projects myself and it got an A from the Commission. It needs to become a permanent fund for investigative journalists and we need anti-SLAPP legislation.

 
  
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  Alice Kuhnke, för Verts/ALE-gruppen. – Fru talman! Journalister som inte längre vågar granska oss politiker och andra makthavare därför att priset är för högt, är ett lika sorgligt som tydligt tecken på att vår demokrati skakas i grunden. Det är en skam att det finns politiker också i den här församlingen som hotar journalister och ifrågasätter deras granskning.

Alla demokrater måste agera nu. Därför vill vi gröna att en gemensam EU-strategi tas fram och den ska ha till syfte att stärka skyddet för journalister och stärka mediefriheten. Vi vill att den ska omfatta inrättandet av en oberoende hotline som journalister som utsätts för trakasserier och hot kan vända sig till och få hjälp. Vi vill att den ska omfatta en handlingsplan för att stärka mediefriheten i EU. Och vi vill att den ska omfatta ett uppdrag till kommissionen att övervaka situationen för journalister i alla medlemsländer och införa land-för-land-rapportering med rekommendationer.

 
  
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  Marco Dreosto, a nome del gruppo ID. – Signora Presidente, onorevoli colleghi, vorrei ancora una volta ricordare la necessità di difendere la libertà di tutti i giornalisti, affinché possano esercitare la loro professione senza subire violenze o intimidazioni.

Troppe volte vediamo casi in cui giornalisti non allineati politicamente vengono minacciati o discriminati per le loro opinioni, nel silenzio dei media e della politica. È successo da poco anche in Italia, quando al giornalista Fausto Biloslavo, del Giornale, critico nei confronti dell'immigrazione illegale e del ruolo delle ONG nel Mediterraneo, si è tentato di mettere un bavaglio. Prima gli è stato impedito l'accesso all'Università di Trento da un gruppo di studenti e militanti dell'estrema sinistra italiana, e poi c'è stato il tentativo di boicottaggio della sua conferenza con lancio di oggetti, schiaffoni e addirittura pugni. Il tutto nella quasi indifferenza dei massimi media italiani.

E poi, onorevoli colleghi, se l'Europa avesse un po' di coerenza dovrebbe ricordare che la più grande prigione al mondo per i giornalisti si trova proprio in Turchia, in quella Turchia che ancora qualcuno in questo Parlamento vorrebbe far entrare in Europa.

 
  
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  Anna Fotyga, on behalf of the ECR Group. – Madam President, I pay tribute to journalists all over the world, in particular those reporting from conflict areas, as well as investigative ones challenging autocratic or corrupt regimes. Without their secure work we face chaos and disinformation and therefore, in commemorating the International Day, we have to remember those perishing, according to UNESCO, predominantly in Arab countries, in Latin America, in Asia, in Africa but, unfortunately, also in Europe, in the European Union – Daphne Galizia and Ján Kuciak. I call for our increased efforts, use of every possible tool to eradicate impunity. There is almost 90% of impunity now for all crimes against journalists.

 
  
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  Clare Daly, on behalf of the GUE/NGL Group. – Madam President, we have on the International Day to End Impunity for Crimes against Journalists, a journalist who has been found by the United Nations Human Rights Council to have been arbitrarily detained for seven years in an EU Member State by the actions of two other EU Member States, and we say nothing.

We have a United Nations Special Rapporteur report on torture which investigates this case and says that this journalist is showing symptoms of prolonged exposure to psychological torture, and we say nothing.

I am, of course, talking about the case of Julian Assange; the words are those of Nils Melzer, the UN rapporteur who will be joining us tomorrow morning to discuss this case because it is, of course, not about the life of one man, although that man’s life is in danger. This is the defining press freedom case of our age: the attempts of the US authorities to extradite, under the Espionage Act, and facing potentially 175 years in prison, Julian Assange for exposing war crimes in 2010, including the crime of murdering two Iraqi journalists exposed in the ‘collateral murder’ video.

We talk an awful lot in here about the rule of law and human rights. Anybody who cares about these issues has to be on the side of Julian Assange in the impending battle of his extradition case, which is opening in Britain in February.

 
  
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  Dino Giarrusso (NI). – Signora Presidente, onorevoli colleghi, proprio oggi abbiamo ricordato il crollo del muro di Berlino, ma credo che in Europa esistano ancora muri difficili da abbattere come quello che soffoca l'autentica libertà di stampa.

Violenze psicologiche, economiche e fisiche in una scia di sangue che conta martiri come Giovanni Spampinato, Peppino Impastato, Mario Francese, Pippo Fava, Giancarlo Siani e più recentemente Ján Kuciak, Victoria Marinova e Daphne Caruana Galizia. Le loro inchieste erano utili al popolo ma scomode per la criminalità organizzata che li ha uccisi per questo. È un orrore inaccettabile, come è inaccettabile che giornalisti come Paolo Borrometi oggi siano privati della piena libertà personale e costretti a vivere sotto scorta.

Inaccettabile temere per il destino di Julian Assange. Inaccettabile che molti giornalisti oggi vengano pagati pochi euro a fronte di ore di lavoro e vengano condizionati dagli interessi dei troppi editori impuri.

Onorevoli colleghi, l'Europa deve fare molto, molto di più. Abbiamo il dovere di creare un clima culturale in cui viene universalmente considerato come diritto prioritario l'assoluta libertà di informare e di essere informati. Un clima culturale in cui si punisca chi spaccia fake news, in cui risaltino quegli editori che hanno interessi che condizionano i loro giornalisti limitandone la libertà e in cui, dunque, qualunque tipo di violenza psicologica, economica e fisica nei confronti del giornalismo libero vada condannata oggi e resa impossibile domani.

Solo così avremo davvero abbattuto i muri che limitano la nostra autentica libertà.

 
  
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  Peter Pollák (PPE). – Vážená pani predsedajúca, útoky na novinárov priamo ohrozujú demokraciu. Prípad zavraždeného Jána Kuciaka dokonca ukazuje, že novinári sú v ohrození zdravia aj života. Človek, podozrivý z objednávky Kuciakovej vraždy, sa dostal k  vrcholným predstaviteľom Slovenska, k prokurátorom, k sudcom či k politikom. Využil celý štátny aparát vrátane polície, aby lustroval novinárov, aby o nich vedel všetky informácie, dokonca zisťoval, kde ich deti chodia do školy, či s kým sa stretávajú. Išlo o desiatky novinárov, jedného z nich, bohužiaľ za pomoci lustrovania štátnymi zložkami, dali ohavne zabiť. Aj vďaka Europolu a verejnému tlaku po vražde Jána Kuciaka a jeho priateľky vyšlo do ulíc na Slovensku najviac ľudí od nežnej revolúcie. Vďaka tomuto verejnému tlaku máme za mrežami podozrivých z  vraždy, ešte sme však nezvíťazili. Novinári na Slovensku sú naďalej terčom útokov. Kuciak pred smrťou písal o tom, že mafia má pod palcom celý štát, policajtov, prokurátorov, sudcov a aj politikov. U sudcov si vybavovali rozsudky, u politikov dotácie, u policajtov a prokurátorov vyšetrovanie vlastných káuz. Doterajšie vyšetrovanie prípadu vraždy potvrdzuje, že Kuciak mal pravdu. Bežní ľudia na Slovensku, ktorí dnes čítajú, ako ľahko mafia presadzovala svoje záujmy cez štátny aparát, sú zúfalí, prestali veriť v právny štát. Slovensko o pár mesiacov čakajú dôležité parlamentné voľby, ktoré rozhodnú, či sa vrátime na cestu demokracie, kde aj novinári sa budú cítiť bezpečne, alebo pôjdeme v šľapajách mafie, ktorá nám už niekoľko mesiacov ukazuje, že dokáže spolupracovať aj s fašistami. Všetci sa musíme postaviť na stranu novinárov. Nesmú byť ohrození pri svojej práci v žiadnej krajine. Našou povinnosťou je stáť na ich strane, a to aj v prípade, keď nás ako politikov kritizujú.

 
  
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  Juan Fernando López Aguilar (S&D). – Señora presidenta, Presidencia finlandesa, comisario King, como presidente de la Comisión de Libertades Civiles, Justicia y Asuntos de Interior me sumo a la preocupación expresada por mis colegas en este debate a propósito de cómo poner fin a la impunidad de los crímenes contra los periodistas, de acuerdo con la Resolución adoptada por las Naciones Unidas, que señala el 2 de noviembre como ocasión para hablar en voz alta de que la libertad de expresión, el pluralismo informativo y, sobre todo, el combate contra la desinformación y el discurso del odio no tienen lugar en paraderos remotos ni en otras latitudes, sino también en la Unión Europea y en sus Estados miembros; y de que cualquier forma de ataque, acoso, intimidación, violencia física o moral contra los periodistas, o señalarlos como supuestos enemigos de la masa enfurecida, o impedirles el acceso a las ruedas de prensa, discriminándolos en función de cuál sea el asunto del que informar, es también un ataque frontal a la libertad de expresión y a la dignidad de los periodistas.

También a esa impunidad hay que ponerle fin en la Unión Europea.

 
  
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  Maite Pagazaurtundúa (Renew). – Señora presidenta, pagamos todos el precio cuando los periodistas sienten miedo, cuando son censurados, cuando se autocensuran o cuando son atacados. Un amigo mío periodista fue asesinado en el año 2001 y teníamos otros amigos que fueron perseguidos. Conozco la situación.

Y ahora estamos hablando de impunidad, porque, aunque pensemos en países lejanos, lo que les acabo de contar pasó en España, en el norte de España. Y los asesinatos de Dafne Caruana o de Jan Kuciak han ocurrido en Malta o en Eslovaquia —lo pagamos todos— y, de momento, estos dos últimos asesinatos han quedado impunes.

También se intenta censurar a periodistas en nuestros países —lo ha contado el comisario King—.

Es menos conocido el informe de Reporteros sin Fronteras que ha denunciado que han ocurrido más de cincuenta ataques a periodistas en Cataluña en el último año; que lo han hecho secesionistas fanáticos que intentan construir un «Estado identitario» porque no pueden soportar que se muestre toda la pluralidad social. El informe de Reporteros sin Fronteras indica literalmente que «de las consignas coreadas y las increpaciones hemos pasado a los insultos, el acoso y el hostigamiento y, finalmente, a la agresión física. Es un patrón que siempre se repite en las espirales de odio al periodista».

Hoy decimos en este Parlamento ¡basta! a la presión y a los ataques a los medios en cualquier lugar del mundo. También decimos ¡basta! a la coacción de los grupos o gobiernos que buscan amordazar a los periodistas. Porque es una nueva y muy seria amenaza al Estado de Derecho democrático, en Europa y en todo el mundo.

 
  
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  Gwendoline Delbos-Corfield (Verts/ALE). – Madame la Présidente, dans son rapport sur l’État de droit, en Hongrie, ce Parlement a soulevé, parmi les douze points, la liberté de la presse.

La concentration de la propriété des médias dans les mains d’oligarques ne cesse d’augmenter en Hongrie, a ainsi été créé récemment un énorme consortium voué à regrouper près de 500 médias privés, télévisions câblées, radios et sites internet ainsi que toute la presse quotidienne régionale. Les médias indépendants sont devenus très rares.

Ceci est un exemple extrême de ce qui se passe parfois aujourd’hui dans l’Union européenne même. Mais ne nous y trompons pas: dans tous les États membres, les gouvernements ont la tentation d’amoindrir la liberté d’expression et voudraient souvent empêcher des enquêtes dérangeantes ou des paroles critiques à leur égard. Le classement de Reporters sans frontières illustre qu’aucun pays n’est à l’abri de crimes contre les journalistes. Par ailleurs, la lutte antiterroriste – préoccupation légitime des États – est pourtant de plus en plus un prétexte à l’accumulation de lois illégitimes de censure contre la liberté d’expression.

Enfin, le monde digital nous apporte de nouveaux questionnements: comment punir les discours de haine, protéger nos enfants, empêcher les propos discriminants, sans jamais entrer dans un monde à la Orwell de surveillance de masse et de censure.

C’est toutes ces questions que ce Parlement, la Commission et le Conseil doivent se poser et c’est avec l’engagement ferme de protéger la liberté de la presse qu’ils peuvent y répondre. Pour une démocratie vivante et un état de droit fonctionnel, la liberté de la presse, ce quatrième pouvoir, est un élément essentiel.

 
  
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  Gilles Lebreton (ID). – Madame la Présidente, la liberté de la presse est une valeur fondamentale de la civilisation européenne. Elle est hélas menacée par deux graves dangers.

Le premier est la violence dont sont victimes les journalistes d’investigation, comme par exemple, Mme Galizia, assassinée à Malte en 2017 alors qu’elle enquêtait sur une affaire de corruption.

Le second danger est plus insidieux, mais doit lui aussi être combattu, je veux parler de la censure qui anesthésie la liberté de la presse. En Italie, par exemple, l’Ordre des journalistes du Val d’Aoste a suspendu trois mois un journaliste, M. Andrea Manfrin, dont le seul tort est d’avoir critiqué la présence d’étrangers clandestins. Cette suspension est fondée sur un texte qui interdit aux journalistes l’utilisation du mot «clandestin». Les étrangers en situation illégale sont pourtant une réalité qu’il est vain de vouloir nier. L’honneur du journalisme est de dire la vérité, quel qu’en soit le prix à payer.

 
  
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  Jorge Buxadé Villalba (ECR). – Señora presidenta, estimados colegas, no puede olvidarse que el Día Internacional para Poner Fin a la Impunidad de los Crímenes contra Periodistas tiene su origen precisamente en la conmemoración del asesinato de dos periodistas franceses en Mali a manos de Al-Qaeda.

No obstante, la impunidad continúa y hay pocas medidas efectivas para la protección de los periodistas, sobre todo cuando se trata de cuestiones políticas, aquí en la Unión Europea, porque parece ser que hay periodistas de un nivel y otros de segundo nivel en función de la posición ideológica que tengan. No se condenan así las agresiones a periodistas consecuencia de actos violentos de la extrema izquierda o de movimientos separatistas totalitarios y antidemocráticos, como los que suceden en mi país, Cataluña —en España, en mi región Cataluña—.

Recientemente —ya se nos ha dicho—, Reporteros Sin Fronteras denunció más de cincuenta agresiones a periodistas en Cataluña por parte de los separatistas. También la Federación de Asociaciones de Periodistas de España hizo público un comunicado en ese sentido. Se trata de organizaciones terroristas que asaltan las calles y atacan precisamente a los periodistas.

Y también, en este punto, el Parlamento Europeo debe ser exigente, y no se puede amparar que, por razones ideológicas, haya unos buenos y otros malos.

 
  
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  Javier Zarzalejos (PPE). – Señora presidenta, el olvido también es una forma de impunidad; y precisamente, por eso, como vasco y como español, no quiero dejar de referirme a los atentados, extorsiones y asesinatos de periodistas perpetrados por la banda terrorista ETA a lo largo de toda su trayectoria criminal.

Recién iniciada la democracia en España, fue asesinado un periodista, José María Portell, en Bilbao. Después se produjo el asesinato frustrado en Pamplona de José Javier Uranga. Años más tarde, en San Sebastián, Santiago Oleaga y, días después, el columnista del diario El Mundo José Luis López de Lacalle. Muchos otros periodistas fueron perseguidos, heridos o mutilados. Muchas redacciones fueron asaltadas o atacadas. Y todos los informadores discrepantes, amenazados y señalados.

Son públicos los documentos en los que los estrategas de ETA pedían a la banda atentar contra periodistas y señalaban a quienes tenían que ser asesinados.

Pues bien, mientras esta Cámara condena hoy los asesinatos de periodistas, rinde homenaje a su memoria y expresa la necesidad de protegerlos, tengo que recordar que ni uno solo de los asesinatos y atentados que he mencionado ha sido condenado por los herederos políticos de ETA. Y —añado— los herederos políticos de ETA están hoy todavía representados en esta Cámara.

Insisto: el olvido es también una forma de impunidad cruel con las víctimas. Por eso, no debemos olvidar a quienes perdieron la vida por ejercer la libertad y es nuestra obligación seguir señalando a quienes, también entre nosotros, justificaron su asesinato y todavía hoy lo justifican.

 
  
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  Tudor Ciuhodaru (S&D). –Doamnă președintă, cine atacă un jurnalist atacă dreptul nostru la exprimare și mai ales dreptul nostru la informare și nu va reuși niciodată asta. Eu astăzi adopt și am adoptat întotdeauna spusele lui Voltaire: „nu sunt neapărat de acord cu tot ceea ce spui, dar voi fi întotdeauna cel care va apăra până la moarte dreptul tău de a o spune”. Și într-adevăr, jurnalismul de investigație este din ce în ce mai greu de făcut în Europa, în Europa, unde nu ne-am aștepta să fie astfel de fapte abominabile, iar jurnaliștii căzuți la datorie sunt o dovadă a ceea ce spun astăzi. Jurnaliștii de investigație sunt hărțuiți economic, sunt hărțuiți juridic și chiar și agresiunea fizică se vede că este din ce în cea mai frecventă.

Eu sunt, v-am mai zis, medic, medic de urgență în Iași România, și de fiecare dată caut soluții concrete. Așa că am depus, pe de o parte, în Parlamentul României, un proiect de lege prin care se prevede foarte clar ca doi la sută din prejudiciul recuperat în urma unei anchete jurnalistice să-i revină celui care face această anchetă, pentru că presiunea economică este extrem de mare și, adesea de natură economică, nu pot rezista.

În al doilea rând, trebuie să căutăm soluții juridice, de asistență juridică la nivel european și cred că acel program creativ poate să fie o soluție ca jurnaliștii să nu mai fie hărțuiți juridic. Iar dacă vorbim despre agresiune, haideți să ne gândim, este un proiect pe care l-am propus în Parlamentul României, se referea la medicii de urgență care sunt agresați adeseori, să încadrăm, să dăm o nouă încadrare juridică agresării jurnalistului aflat în misiune, cea de ultraj, dacă vreți similar polițistului sau jandarmului, în așa fel încât orice astfel de fapte să nu rămână nepedepsite. Eu salut astăzi prezența dumneavoastră și sper să nu rămânem doar cu vorbe goale, pentru că unitate în diversitate înseamnă și dreptul la liberă exprimare.

 
  
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  Christophe Grudler (Renew). – Madame la Présidente, rappelons que cette journée internationale en hommage aux journalistes victimes de leur devoir a été mise en place en souvenir de deux journalistes français, Ghislaine Dupont et Claude Verlon, qui ont été assassinés au Mali le 2 novembre 2013.

En douze ans, 1 000 journalistes ont été tués pour simplement avoir voulu informer. Aujourd’hui, il y a au moins 250 journalistes emprisonnés à travers le monde. La moitié se trouve en Égypte, en Chine ou en Turquie. Lorsque des journalistes sont pris pour cible, c’est la démocratie et la liberté de pensée qui sont attaquées. Je terminerai par un cas particulier d’actualité: le journaliste et écrivain turc Ahmet Altan vient d’être à nouveau arrêté, une semaine après avoir été libéré et être sorti de prison. J’exhorte les autorités turques à le libérer immédiatement. Montrez au monde votre attachement à la liberté de la presse, montrez au monde votre volonté, non pas de vous isoler, mais de faire un pas vers un monde plus juste.

 
  
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  Hannah Neumann (Verts/ALE). – Madam President, information is the enemy of repression, and that is why repressive regimes target journalists first. They intimidate them; they block media outlets; they kill them. And when they get away with it, they move on. Social media is blocked; tweets can get you into prison. Next, the internet is shut down. But how can we actually know what is happening on the streets of Baghdad, Hong Kong, Santiago de Chile if no one is left to report? Tonight, I received a message from a friend in Iraq. ‘Every night at six,’ he said, ‘they shut down the internet and then they come and kill us and no one is there to watch.’ Sadly, this friend is right. Impunity of crimes against journalists just encourages another round of violence and repression. I want us to break this pattern here and elsewhere because there can never be freedom without freedom of the press.

 
  
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  Mathilde Androuët (ID). – Madame la Présidente, le journalisme indépendant est l’outil incontournable de la transparence et donc un pilier essentiel à la construction de la conscience démocratique.

Toute atteinte aux journalistes doit légitimement nous indigner. Je voudrais toutefois rappeler l’assassinat du journaliste Jamal Khashoggi, le 2 octobre 2018, au consulat d’Arabie Saoudite à Istanbul, en Turquie. De telles atrocités – on parle dans ce cas, quand même, de démembrement! – n’ont pourtant pas ralenti les multiples preuves d’affection de nos dirigeants européens à l’égard des coupables et des complices.

De plus, s’il est normal de condamner des crimes perpétrés contre les journalistes extra-européens, j’aimerais entendre la même chose quand nos journalistes, sur le sol européen, subissent des menaces de mort. Dénoncer les crimes, c’est bien; les empêcher, c’est encore mieux. En France, aujourd’hui, à la date anniversaire des attentats du Bataclan, Mme Zineb El Rhazoui et M. Zemmour, tous deux journalistes et, pour la première, victime d’attentat, subissent des menaces de mort ou de violence, parfois relayées voire encouragées sur les plateaux de télévision. J’aimerais donc entendre ici une condamnation ferme et unanime contre toute forme de violence à l’égard de tous les journalistes, sans exception et sans considération pour leurs opinions. La dénonciation des crimes ne se nourrit pas de mots mais d’actes politiques concrets.

 
  
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  David Casa (PPE). – Sinjura President, fil-maġġoranza tal-każi, l-atti kriminali kontra l-ġurnalisti jistgħu jsiru biss meta dawk li jkunu nkixfu jibqgħu fil-poter. Huwa proprju hawnhekk meta l-ġurnalisti jispiċċaw f’riskju.

L-akbar eżempju huwa ta’ Daphne Caruana Galizia naturalment. Hija kixfet dettalji gravi ta’ kriminalità u korruzzjoni minn nies fil-poter u għadhom sal-ġurnata tal-lum imexxu l-Uffiċċju tal-Prim Ministru f’Malta. U għadhom sal-lum imexxu l-Power Station li dwarha hemm suspetti kbar ta' korruzzjoni. Dawn huma nies korrotti u, wara dak li seħħ fil-Qorti din il-ġimgħa, nistgħu ngħiduha aktar bla tlaqliq.

Keith Schembri, iċ-Chief of Staff tal-Prim Ministru ta' Malta, baqa’ jinsisti li ma jweġibx mistoqsijiet marbuta mal-investigazzjonijiet li kienet qiegħda tagħmel Daphne Caruana Galizia għax, fi kliemu, jinkrimina lilu nnifsu, u xorta baqa’ jmexxi l-aktar uffiċċju b’saħħtu f’Malta! Uffiċċju li għandu poteri kbar fuq il-Pulizija! Mhux ta’ b’xejn il-Gvern Malti għadu ma jridx jisma' mill-Kunsill tal-Ewropa. Qiegħed jibqa’ jinsisti l-Gvern ta' Malta li ma jagħmilx inkjesta pubblika indipendenti ta’ vera dwar il-qtil ta’ Daphne Caruana Galizia. Mhux ta' b'xejn illi, jekk b'miraklu l-Gvern jagħmel inkjesta indipendenti, iridu li r-rapport tal-inkjesta jibqa' moħbi mill-pubbliku.

U rrid hawn qabel nagħlaq nirringrazzja, Sinjura President, lill-membri ta' din il-kamra, minn kull aspett politiku ta' din il-kamra, li llum għadhom qegħdin jinsistu li l-istorja ta' Daphne għadha ħajja f'din l-istituzzjoni tant importanti fl-Unjoni Ewropea u li m'aħniex ser nieqfu sakemm inkunu nafu l-verità dwar il-qtil ta' Daphne u ta' Ján Kuciak.

 
  
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  Daniel Freund (Verts/ALE). – Frau Präsidentin, liebe Kolleginnen und Kollegen! Daphne Galizia und Ján Kuciak sind nur zwei Beispiele von Journalisten, die mitten in Europa ermordet wurden.

Sie wurden ermordet, weil sie Korruption aufgedeckt haben. Ihre Schicksale sind allerdings nur die Spitze des Eisbergs, denn auch hier in Europa geraten immer mehr Journalisten unter Druck, werden drangsaliert, gefeuert, angegriffen oder eben sogar ermordet. Ich will es ganz deutlich sagen: Es gibt keine Pressefreiheit, wenn Recherchen zu Korruption mitten in Europa mit dem Tod enden. Doch ohne Journalisten, ohne freie, ohne vielfältige Presse, gibt es keine Demokratie. Ohne Journalisten gibt es keine Kontrolle der Mächtigen, wo andere Institutionen versagen, und ohne Journalisten öffnen wir Korruption und Vetternwirtschaft Tür und Tor.

Deshalb ist der Schutz dieser wichtigen Aufgabe, die die Journalisten erfüllen, eine der Kernaufgaben unserer Demokratie. Wenn unsere Mitgliedstaaten, die Mitgliedstaaten der Europäischen Union, bei diesem Schutz versagen, die Grundrechte hier in der Union nicht schützen, dann muss die EU eingreifen und notfalls den Mitgliedstaaten die Mittel kürzen. Denn es muss unser Versprechen als Europäisches Parlament an die Journalisten sein, dass wir alles tun, um diese essenzielle Aufgabe zu schützen.

 
  
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  Радан Кънев (PPE). – Г-жо Председател, днес обсъждаме ужасяващи престъпления срещу журналисти. Но обсъждаме ли защо се стига до тези престъпления? Обсъждаме безнаказаността, но обсъждаме ли какви са корените, какъв е пътят, по който стигаме до тази безнаказаност?

А това са, на първо място, цензурата в медиите, на второ място – автоцензурата на собственици на медии, които са готови дори да уволнят най-добрите си журналисти, за да се предпазят от преследване от властта и от мафията. Натискът на самата власт върху свободните медии, подкупването на властта, на медиите, включително подкупването на медии с пари на Европейския съюз, концентрацията и монополите в медийната сфера – това са основите на безнаказаността, това е причината престъпниците да са толкова смели в покушенията си срещу медиите.

Но всичко това – и цензурата, и автоцензурата, и натискът, и подкупването, и монополите, са реалните престъпления срещу свободата на медиите и срещу правата на гражданите. Това са престъпления, които не се случват един, два, три пъти на десетилетие в отделни държави. Случват се всеки ден в моята родина и в още много държави – членки на Европейския съюз.

 
  
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  Michaela Šojdrová (PPE). – Paní předsedající, demokratická společnost musí chránit a podporovat nezávislost médií a novinářů, a to i včetně finančních zdrojů. Jsme svědky toho, že i v zemích Evropské unie jsou novináři pod tlakem. Jsou vydíráni, omezováni. Dokonce vražděni. Daphne Galiziová, Ján Kuciak toho věděli příliš mnoho. Proto museli zemřít, aby byli umlčeni navždy. Ale já věřím, že nezemřeli zbytečně. Jejich poselství žije a lidé zvedli svůj hlas proti jejich vrahům.

Také Evropský parlament si je připomíná stejně jako desítky dalších, kteří zemřeli v místech svého domova nebo i za hranicemi Evropy. Vyzýváme na jejich ochranu. A tím prvním, zásadním opatřením je to, že jejich vraždy budou vyšetřeny a vrahové budou potrestáni. Věřím, že toho dosáhneme.

 
  
 

Catch-the-eye procedure

 
  
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  Jude Kirton-Darling (S&D). – Madam President, media and press freedom are cornerstones of civilised societies and it’s right that we pay tribute to those who have been killed in the course of reporting the news and investigating in the public interest.

But while we remember the more than 1 000 journalists killed globally in the past 12 years, we must be outspoken in defence of those subject to sustained harassment and abuse today. And I’d like to draw particular attention to the case of the staff of the BBC Persian service who’ve been subject to sustained persecution by the Iranian authorities, as have their families, inside Iran. These are mainly EU—Iranian dual nationals, mainly female journalists, and what’s particularly sinister in this case is the targeting via sexual defamation and harassment of these journalists.

We should recognise that this is a trend growing around the world. Female journalists are three times more likely to be subject to abuse than their male counterparts are. We can’t wring our hands about this any longer. We need action to protect our journalists from today.

 
  
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  Manon Aubry (GUE/NGL). – Madame la Présidente, à l’occasion de ce débat sur les crimes à l’encontre des journalistes, je souhaitais moi aussi rendre hommage à la journaliste Daphné Caruana Galizia, assassinée il y a tout juste deux ans. Assassinée parce qu’elle avait osé dénoncer des scandales de corruption impliquant d’importants responsables politiques maltais; assassinée parce qu’elle avait réalisé un travail d’investigation remarquable et d’intérêt public; assassinée parce qu’elle avait osé faire tout simplement son travail de journaliste.

Les pressions, les intimidations dont sont victimes les journalistes qui s’attaquent aux puissants sont un enjeu démocratique majeur et la tendance actuelle s’aggrave et n’est pas rassurante, y compris en France, où des journalistes couvrant des manifestations ont été victimes de violences policières et où des médias enquêtant sur les ventes d’armes françaises au Yémen ont été convoqués par les services de renseignement.

Comment alors tolérer de telles pressions, une telle restriction de la liberté de la presse? Les ONG et les citoyens qui lancent l’alerte ont besoin d’une presse indépendante, qui ne soit pas aux mains d’un certain nombre très limité d’acteurs et qui soit en capacité d’informer le grand public. Je l’ai vu dans le passé dans mon travail à Oxfam pour lutter contre l’évasion fiscale, les journalistes sont souvent le dernier rempart face à l’impunité totale.

Pour finir, je voulais citer Beaumarchais: «sans la liberté de blâmer, il n’est pas d’éloge flatteur». Pour avoir pris cette liberté, certains comme Daphné en ont payé un terrible prix, alors plus que jamais, protégeons cette liberté sans laquelle nos démocraties ne seraient plus qu’une fiction.

 
  
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  Carmen Avram (S&D). – Madam President, as a former journalist, I very much cherish the International Day to end impunity for crimes against journalists around the world and I want to pay tribute to those who were killed while trying to find out the truth, and because of that. Journalists and their work are essential for any healthy democratic society. I want to take this opportunity to stress that their vital mission is not only hampered when journalists are killed or imprisoned but that also, very often now, their daily lives and work are being made difficult in many ways.

Reporters Without Borders published their flagship annual World Press Freedom Index in April this year, revealing that worldwide, authoritarian regimes continue to tighten their grip on the media. Europe itself, according to the document, has its share of incidents, with the work of investigative reporters being obstructed more and more. European journalists are subject to many forms of pressure, intimidation and, increasingly, to judicial harassment.

I myself, as a former journalist, as I said, know many cases and witnessed various obstacles, from threats to violence, in the daily work of my fellow colleagues from Romania, with basically none of these incidents being punished or even investigated. Therefore, we must never forget the importance of journalists, the increasingly dangerous environment they are working in and we must find an efficient way to protect them, because we need the truth.

 
  
 

(End of catch-the-eye procedure)

 
  
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  Julian King, Member of the Commission. – Madam President, thank you for this debate. We very much agree that we should be very concerned about crimes against journalists and impunity for such crimes wherever that is taking place. But in particular, as many of you have underlined, we also have to focus on our own countries, the European Union, because these things do happen on our own doorstep and, as a number of you have underlined, a free media, a media where journalists can report on any topic, on all platforms, without needing to censor themselves is a cornerstone of our societies. Indeed, that journalistic freedom of expression is a key part of the values that we seek to defend in our European Union.

The points that you have raised, including some of the new, detailed, points that have been raised, are very important to us. I set out briefly some of the things that we are already doing and planning to do, but we will now study very closely some of the additional suggestions that you have raised. This subject will be a key subject for the new Commission, taken forward by my colleague Commissioner Jourová, who would have very much liked to be with you this evening. This is one of the subjects that she holds very close to her heart and you can count on her to pursue it vigorously.

 
  
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  Tytti Tuppurainen, President-in-Office of the Council. – Madam President, honourable Members, thank you very much for your very important interventions.

Let me assure you, once again, that the Presidency and the Council as a whole is committed to the fight against impunity for crimes against journalists. The freedoms of expression and the press enshrined in the EU Charter of Fundamental Rights need to be guaranteed in all Member States, and those who fall victim to crimes must receive justice. The killing of Daphne Caruana Galizia proves that no region of the world is immune to such crimes. We reiterate our commitment to combatting impunity for crimes against journalists and to continue using all appropriate means possible to respect and to protect freedom of expression and to ensure the safety of journalists and media workers. The EU already provides financial and expert support for human rights defenders and media monitoring in the EU. We, further, foster the protection of journalists, bloggers and media workers in many countries with financial and expert support. May I also remind you that media pluralism and the rights of journalists are also an important aspect of the rule of law, which is a high priority of the Finnish Council Presidency. We are tireless in protecting the respect of the rule of law.

We will continue to watch very closely the relevant investigations and we will stand firmly behind journalists around the world. I can assure you that the Council has taken careful note of the views expressed here today on this very important issue. Thank you very much for this debate again.

 
  
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  President. – The debate is closed.

Written statements (Rule 171)

 
  
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  Caterina Chinnici (S&D), per iscritto. – La stampa svolge, come afferma la Corte EDU, un ruolo fondamentale di public watchdog, anche nel contrasto alla criminalità organizzata. Come riconosciuto dalle autorità giudiziarie e di polizia, sono molte le inchieste giornalistiche che hanno aperto la strada a sviluppi investigativi e giudiziari significativi; il lavoro dei giornalisti costituisce inoltre uno degli elementi attraverso i quali deve passare quel cambiamento culturale necessario ad affrontare la sfida che il crimine organizzato pone a livello europeo. Di ciò sono consapevoli le stesse organizzazioni criminali: decine sono infatti i reporter sotto protezione perché vittime di minacce ed aggressioni a causa del loro lavoro d'inchiesta, e purtroppo molti hanno pagato con la vita questo impegno. Mezzi di informazione liberi, e pertanto in grado di assolvere al proprio compito, costituiscono uno dei fondamenti della società democratica, garanzia dello Stato di diritto e dei valori fondamentali. Per proteggere i giornalisti, dobbiamo non solo assicurare alla giustizia i responsabili dei crimini contro le loro libertà, ma anche affrontare su basi comuni il fenomeno, di dimensione ormai transnazionale, del crimine organizzato, attraverso l'armonizzazione delle normative nazionali, perché le differenze tra queste non costituiscano più un vantaggio per i gruppi criminali.

 
  
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  Tanja Fajon (S&D), pisno. – Za vsakim novinarjem, ki dobi Pulitzerjevo nagrado, leži 100 novinarjev, ki so bili ubiti in umorjeni ob opravljanju svojega poklica. Nemogoče pa je prešteti tiste novinarje, ki so žrtve cenzure, šikaniranja, pritiskov, odpustov, ki so zaprti, mučeni, ker želijo dobro opravljati svoje delo. Teh novinarjev je v svetu vse več, ker je pritisk kapitalskih lastnikov, interesnih združenj in politikov nanje vse večji. Ne glede na stran, od koder pritiski prihajajo, in ne glede na državo, kjer se dogajajo, jih je treba ostro obsoditi, jih raziskati in kaznovati kršitelje.

Dolžnost naših vlad, tudi slovenske, je, da ustvarjajo razmere, v katerih imajo novinarji odprta vrata pri posredovanju informacij. Dolžnost novinarjev pa je, da poročajo nepristransko in brez lažnih novic. Samo tako lahko računamo na dobro obveščeno in osveščeno javnost.

 
  
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  Urmas Paet (Renew), kirjalikult. – Vaba ja sõltumatu ajakirjandus aitab kaasa õiglasele ühiskonnale ning aitab tagada vastutuse kandmist nii valitsustel, ettevõtetel kui ühiskonnas suuremalt. Kahjuks kannab ajakirjanike töö endaga kaasas riske ning viimaste aastate jooksul on rünnakute arv ajakirjanike vastu aina tõusnud. Eelmisel aastal tapeti 94 ajakirjanikku. Sel aastal tapeti jõhkralt Saudi ajakirjanik Jamal Khashoggi, mõni aasta tagasi tapeti ajakirjanik Daphne Caruana Galizia Maltal – ELi liikmesriigis. Jätkuvalt on nii, et valitsused ei suuda ja tihti ka ei soovi ajakirjanikke kaitsta ega võtta vastutusele neid, kes on ajakirjanike tapmiste ja rünnakute taga. Tõusuteel on ka rünnakud naisajakirjanike vastu. Suutmata kaitsta ajakirjanikke ja väljendusvabadust ühiskonnas kahjustame me tõsiselt võimekust olla informeeritud ning teha selle pinnalt teadlikke valikuid ja otsuseid. Liikmesriigid peavad seisma selle eest, et tagada ajakirjanikele turvaline keskkond, ning et nende ründajad saaksid vastutusele võetud.

 

23. Ново разпространение на ебола в Източна Африка (разискване)
Видеозапис на изказванията
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  President. – The next item is the debate on the Commission statement on the resurgence of Ebola in East Africa (2019/2897(RSP)).

Before I open the debate, I would like to inform you that, in order to request catch-the-eye and blue cards, it will be possible to use both the standard registration and the new system allowing Members to register electronically. Therefore, I invite you to always bring your voting card. Should you wish to register for catch-the-eye, I invite you to do so starting from now without waiting for the end of the debate.

Since we are running out of time, please also stick to the allocated time.

 
  
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  Christos Stylianides, Member of the Commission. – Madam President, dear colleagues, thank you so much for organising this discussion in Parliament.

I really believe that it is the right moment to talk about Ebola in East Africa for two specific reasons: first because Ebola has resurged in the Democratic Republic of Congo (DRC). This is the tenth ever Ebola outbreak in the country. Its main characteristic is that it is happening in the most complex and fragile and insecure region of the eastern part of the DRC. The second reason is that despite the challenges on the ground, we have kept up the fight against Ebola. We are making steady steps of progress thanks to our relentless efforts with our partners in laboratories with experts and researchers, in meeting rooms with other donors and international organisations and on the ground together with patients, communities, local leaders and health workers.

Since 1 August 2018, when the current outbreak started, more than 3 200 people were infected. More than 2 100 people have, unfortunately, lost their lives. At the same time, more than 1 000 lives were saved.

When talking about Ebola, we should never forget the worst ever outbreak that hit West Africa five years ago. The European Union’s intervention at that time was critical in handling a situation which was completely out of control.

It was a very painful experience – including for me personally. I saw this first hand as soon as I took over my duties as European Commissioner and the EU Ebola coordinator in November 2014 when I visited, with my dear colleague Commissioner Andriukaitis, the three affected countries – Liberia, Sierra Leone and Guinea – at the peak of the crisis. I remember we talked a lot with my colleagues here and in Parliament and I always had your very crucial and very special support in this very difficult situation at that time.

But this crisis was also, five years ago, a milestone. It taught us important lessons that shape the way we responded to the Ebola epidemics that followed. The ninth Ebola outbreak in the DRC’s province of Équateur demonstrated that we took on board those lessons. That outbreak was declared in May and it ended in August 2018. We managed to contain the virus in three months. You can compare the situation with that of five years ago in West Africa.

I would like to mention four lessons that we learned and we now follow on the ground.

The first lesson and maybe the most important: act fast. Our response to the current outbreak in the eastern part of the DRC started on the same day the outbreak was declared. Already on day one, the European Union was transporting doctors and equipment to the affected areas.

The second lesson: be ready. This requires improved capacities. We are now able to do these things thanks to an excellent instrument – the European Medical Corps, which is part of the European Union civil protection mechanism. The European Medical Corps is Europe’s highly specialised medical teams ready to be deployed in health emergencies at very, very short notice. Our response capacities also include high-tech isolation units, in cooperation with Norway, and a mechanism for medical evacuation. I am talking about medevac: the medical evacuation of health and aid workers for treatment in the European Union, in cooperation with the World Health Organisation.

The third lesson, also extremely important: invest in prevention and cure – in vaccines, diagnostic tests and treatment. Since 2014, the European Union has invested more than EUR 231 million in vaccine development and research on Ebola treatments in diagnostic tests. One vaccine – with a second one in the pipeline – and two treatments are currently used in the DRC and in its neighbouring Uganda and Rwanda, and the results are very, very encouraging. On 31 October, as Commissioner, I announced together with my dear colleague, Commissioner Moedas, an additional EUR 6 million from the EU’s Horizon 2020 programme to support a new vaccination trial in the DRC. Thanks to Parliament’s support, we have managed to mobilise more than EUR 47 million since 2018 for the humanitarian response to Ebola in the DRC, together with another EUR 5 million for prevention and preparedness measures in the neighbouring countries most at risk: Uganda, South Sudan, Rwanda and Burundi.

Last but not least, the final lesson: strengthen the local footprint. We help to address the critical problem of chronically weak national and local health infrastructure. We have mobilised EUR 180 million from the 11th European Development Fund, 2014-2020, to support the health sector in the DRC, and the health sectors in Burundi and South Sudan also received European development funds.

The response in the DRC in 2019 is not the same as in West Africa five years ago, in 2014. We have made significant progress in how we respond to Ebola. Despite the many challenges on the ground, and thanks to the dedication of epidemiologists and health workers, as I have already mentioned, more than 1 000 patients have recovered and more than 240 000 persons have been vaccinated, but it is also true that the reality on the ground sets the rules of the game. We must not forget that we are responding in a zone of active conflict where, unfortunately, access to clean water, food, basic healthcare and education is really a big challenge, with hundreds of thousands of cases of measles, malaria and cholera. And we have to respond on multiple fronts. This complicates our job and slows down our efforts, but it does not lessen our determination to save lives and help make Ebola history.

Thank you, my dear colleagues, for your attention. I tried to describe the situation not only in the DRC but also to compare five years ago in West Africa, and I look forward to your interventions and a very fruitful discussion.

 
  
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  Lukas Mandl, im Namen der PPE-Fraktion. – Frau Präsidentin! Herr Kommissar, vielen Dank für Ihre Ausführungen. Und da es möglicherweise die letzte Gelegenheit für die Aussprache hier im Plenum mit Ihnen ist, Herr Kommissar, möchte ich Danke sagen für Ihren Dienst an der Europäischen Union. Neben allen Herausforderungen, die naturgemäß zwischen dem Parlament und der Kommission immer gegeben sind, ist es wertvoll, wenn jemand einen Dienst tut. Und daher danke ich Ihnen für Ihren Dienst als Kommissar in der jetzt schon scheidenden Europäischen Kommission. Ein Dienst, der gerade in diesem Bereich so wichtig ist, weil wir ein Europa brauchen mit Stärke nach außen. Gerade im humanitären Bereich ist Europa besonders stark und kann Stärke zeigen, um ernst genommen zu werden auf der Welt und auch um im Rahmen der europäischen Werte einen Unterschied zu machen auf dieser Welt, einen Beitrag zu leisten.

Ebola ist eine furchtbare Krankheit, eine abscheuliche Krankheit und eine heimtückische Krankheit. In Westafrika sind 11 000 Menschen an Ebola gestorben, im Ostkongo ist Ebola wieder ausgebrochen und greift bereits auf Nachbarstaaten über. Afrika ist in unserer Nachbarschaft.

Viele Menschen zu Hause in Österreich fragen mich: Was ist das Besondere in der Beziehung mit Afrika? Für uns Europäerinnen und Europäer sind die Menschen in Afrika unmittelbare Nachbarn. Anders als die USA oder China oder andere Teile der Welt sind wir in unmittelbarer Nachbarschaft, und für Menschen in der Nachbarschaft trägt man Verantwortung. Also ist es wichtig, dass der neue Impfstoff, der jetzt gegen Ebola ins Treffen geführt werden kann, auch wirklich wirksam werden kann, indem wir als Europäische Union Stärke zeigen und die Ausrollung dieses Impfstoffes an die breite Bevölkerung möglich machen. Das ist im Interesse der Menschen vor Ort, und das ist in unserem ureigensten Interesse.

 
  
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  Carlos Zorrinho, em nome do Grupo S&D. – Senhora Presidente, Senhor Comissário, o ressurgimento do ébola no Congo constitui um grave problema de saúde pública, que exige das autoridades locais e da comunidade internacional uma resposta no plano conjuntural e no plano estrutural.

O Senhor Comissário explicou, aliás, bem: temos que manter uma força de resposta rápida, preparada para atuar em condições de dificuldade, aprendendo com as experiências anteriores, melhorando a coordenação de meios e comunicando melhor para ganhar a confiança das populações.

E nesta dimensão, o esforço da União Europeia merece ser realçado. Conjugou neste combate 47 milhões de euros de apoio direto ao Congo e 4 milhões aos países vizinhos e enviou - como referiu - para o terreno especialistas e meios de ação adequados.

E é também importante realçar a decisão ontem mesmo tomada pela Comissão Europeia, através da nossa Agência Europeia de Medicamentos, de conceder autorização para a introdução no mercado de uma vacina contra o ébola, no quadro de um programa mais vasto que já inclui ensaios clínicos no Congo de um regime de vacinas financiado pelo programa Horizonte 2020. Nós investimos, mas temos resultados.

A eficácia e a prontidão possível nestas respostas de emergência é também um incentivo para incluirmos um investimento de longo prazo na saúde, na educação, no combate à pobreza e no desenvolvimento sustentável.

Na próxima semana, na capital do Ruanda, país vizinho, a Assembleia Parlamentar Paritária ACP/União Europeia realiza a sua 38.ª sessão plenária. O tema do ébola em concreto não vai estar em debate, mas debater-se-ão temas e linhas de ação que, no futuro, poderão ajudar a prevenir situações epidémicas de difícil controlo.

Por isso, Senhora Presidente, termino dizendo que esta é uma razão mais para que a União Europeia aposte sem reservas na parceria pós-Cotonu, incluindo a sua dimensão parlamentar.

 
  
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  Martin Horwood, on behalf of the Renew Group. – Madam President, this extended Ebola outbreak is a disaster, not just because more than 2 000 people have lost their lives, but also because that number is still second only to that huge 2014—2016 outbreak in West Africa, and it is still rising. That shows that, as an interconnected world, we have so far failed to learn and act on important lessons from that earlier epidemic.

Now, it is fantastic that Europe more quickly mobilised more effective humanitarian effort in response – worth EUR 47 million – since the outbreak started last year and spent on healthcare, on infection control, on contact tracing, on support for survivors and on community engagement. It’s great that the EU is working with private companies to tackle the problem that it’s more profitable to sell headache cures to rich people than to treat rare diseases that mainly kill the poor. It’s also great that scientific and medical partnerships like Horizon 2020 and the Innovative Medicines Initiative mean that 236 000 people have been vaccinated with one Ebola vaccine – and we’ve now heard a second is on the way – and it breaks my heart that Brexit could jeopardise British participation in programmes like this.

But the scale of this outbreak – like the last – is not down to inadequate humanitarian response. It is because of systemic failures: poor health education that means many local people dismiss outbreaks as hoaxes and even attack or sometimes kill healthcare workers; poor health infrastructure, funded by inadequate domestic resources, with millions often lost to tax avoidance or simply destroyed by conflict; a global health workforce crisis that is worst in poor countries, fragile states and conflict zones and in which rich countries poach health workers from poor countries.

I’m pleased, as the Commissioner commented, that the EU’s Directorate-General for International Cooperation and Development (DG DEVCO) is now investing in tackling some of these issues, but Europe needs to lead the world to do much more. European humanitarian aid is right and necessary, but if we are not to respond to yet more death in a few years’ time, we must also invest in public health, in health infrastructure, in local workforces, in domestic resources and in peace.

 
  
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  Petra De Sutter, on behalf of the Verts/ALE Group. – Madam President, I would like to thank the Commissioner too – because he stressed the link between the Ebola outbreak and the health system strengthening that my colleague was just referring to.

Of course, the vaccines certainly are a step forward, but the many Ebola outbreaks over the past decades have shown that the biggest problem is not the lack of a vaccine but the lack of functioning health systems, and we need strong health systems to protect Congolese people and people anywhere else in the world against Ebola. We need strong health systems to counter the many other health challenges which do not make it to western newspaper headlines, including, for instance, high maternal and child mortality. Humanitarian organisations even warn us that the international Ebola response is taking away staff and financial support to address these other challenges.

I therefore urge the EU to use the Ebola crisis as a means to strengthen the health systems in these countries and to make sure that Ebola activities are integrated within their health systems.

 
  
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  Joanna Kopcińska, w imieniu grupy ECR. – Pani Przewodnicząca! Panie Komisarzu! W lipcu tego roku Światowa Organizacja Zdrowia ogłosiła wybuch epidemii wirusa Ebola w Demokratycznej Republice Konga jako stan zagrożenia zdrowia publicznego o zasięgu międzynarodowym. Unia Europejska, aktywnie zaangażowana od lat w pomoc, i tym razem działa aktywnie w wielu obszarach współpracy. Przedwczoraj Komisja Europejska, jak słyszeliśmy, zatwierdziła wprowadzenie na rynek pierwszej szczepionki przeciw wirusowi Ebola, co stanowi przełom w zapobieganiu tej śmiertelnej chorobie.

W moim osobistym przekonaniu nie chodzi jednak tylko o środki finansowe, ale o lekcję, jaką musimy wyciągnąć, by odpowiednio zarządzać zasobami, kontrolując przy tym ograniczony aspekt finansowy. W pełni popieram działania mające na celu walkę z chorobą, niezależnie jednak od słusznie podjętych działań będę przyglądać się procesowi alokacji środków i będę w razie potrzeby zgłaszała dodatkowe pytania do Komisji z uwagi na fakt, że 31 października Komisja Europejska ogłosiła dodatkowe wsparcie w wysokości 6 milionów euro na próby szczepień w ramach programu „Horyzont 2020”, a od samego 2014 r. przeznaczono już łącznie ponad 230 milionów euro na ten cel.

 
  
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  João Ferreira, em nome do Grupo GUE/NGL. – Senhora Presidente, o atual surto de ébola é o segundo maior já registado após a epidemia que matou mais de onze mil pessoas entre 2013 e 2016, tendo sido já declarado como emergência de saúde pública de carácter internacional pela Organização Mundial de Saúde.

A autorização de introdução no mercado de uma nova vacina é uma esperança para pessoas em risco de contrair esta doença, mas importa garantir que este avanço chegue às populações em risco o mais rapidamente possível de forma universal e gratuita.

É necessário retirar todas as lições da anterior epidemia, e não esquecer que a frágil infraestrutura de saúde em muitos países foi determinante na incapacidade para fazer frente à progressão da epidemia.

Além da imperiosa ajuda de emergência é necessário apoiar a construção de sistemas públicos de saúde universais e gratuitos e a formação de pessoal especializado. É necessário combater a hegemonia das farmacêuticas no desenvolvimento de novos fármacos, a ditadura das patentes. É necessário anular a dívida externa destes países e acabar com os programas do FMI e do Banco Mundial que perpetuam o atraso e a dependência. É necessário apoiar o desenvolvimento de serviços públicos essenciais, nomeadamente em domínios como a água e o saneamento.

 
  
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  Mónica Silvana González (S&D). – Señora presidenta, creo que el título adecuado es el resurgimiento del ébola en el África central, dado que es en la República Democrática del Congo, en el África central, donde han surgido estos casos.

Como decía el comisario, es una zona con un reto humanitario de enorme magnitud, donde más de trece millones de personas necesitan nuestra ayuda humanitaria; más personas han muerto a causa de la violencia que del ébola.

Si nuestro objetivo es poner fin a este brote, debemos adoptar un enfoque más integral. El desarrollo de la vacuna, apoyada y financiada por la Unión Europea, constituye un importante avance. Sin embargo, no debemos desviar la atención de las medidas preventivas. Necesitamos abordar los temores y preocupaciones de la comunidad, apoyándonos —como bien decía el comisario— en las organizaciones locales. Este brote solo terminará cuando las comunidades estén comprometidas en esta lucha y esta esté liderada por una respuesta local, por ejemplo, en lo que tiene que ver con los entierros seguros y dignos —el entierro de los cadáveres—. También hay que focalizar el trabajo en las mujeres, dado que son las más afectadas por el ébola, ya que suelen ser las principales cuidadoras en situación de riesgo.

Este nuevo brote pone de relieve, una vez más, que no hay sustituto para la inversión en salud a largo plazo. La salud debe seguir ocupando un lugar destacado en la agenda de desarrollo de la Unión Europea, que debe dar apoyo al sector sanitario del Congo. En definitiva, es necesario un enfoque integral que vaya más allá de la enfermedad, que abarque el trabajo conjunto en desarrollo, no solamente la ayuda humanitaria.

 
  
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  María Soraya Rodríguez Ramos (Renew). – Señora presidenta, señor comisario, la declaración de emergencia global en la República Democrática del Congo, un año después de que un nuevo brote afianzase esta epidemia, ha dejado ya más de dos mil muertes y tres mil infecciones relacionadas con el virus. Esto da muestra de la gravedad de este nuevo brote.

Quiero felicitarle, señor comisario, porque la prevención contra este terrible virus es una prioridad de primer orden y la autorización el 11 de noviembre de la comercialización de la vacuna contra el ébola —denominada Ervebo— creo que es un paso fundamental.

Hacer frente a esta epidemia en una zona de conflicto es un reto, pero, además, nos encontramos ahora frente a un conflicto poco conocido: los trabajadores sanitarios se enfrentan a ataques y amenazas. En 2019 se han producido más de doscientos ataques contra hospitales, médicos y trabajadores sanitarios con decenas de muertes precisamente por las noticias falsas que se transmiten a través de WhatsApp diciendo que el virus no existe y que es todo un negocio para que los políticos saquen dinero. Es terrible la frecuencia, la letalidad de los ataques, que están afectando a la lucha contra la epidemia y la vacunación mientras la enfermedad avanza.

 
  
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  Rory Palmer (S&D). – Madam President, we’ve all clearly agreed with the scale of the challenge that is presented when terrible diseases like Ebola break out in places that already have pre—existing security and humanitarian challenges, where there is poor infrastructure and poor access to services for people. So we need to be clear in this debate not just about analysing the challenge of what is happening in the Democratic Republic of the Congo (DRC) at the moment, but about what we expect in the future, in the plan for Africa that the Commission President-designate has committed to. We need to be clear this evening in saying that we want health protection, prevention of disease and health security to be high—level strategic priorities in that plan, and if those things are not the top priorities in that plan, any such future plan for Africa presented by the Commission in the future should not command the support of this Parliament.

 
  
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  Véronique Trillet-Lenoir (Renew). – Madame la Présidente, l’épidémie d’Ebola en République démocratique du Congo est une urgence sanitaire mondiale et constitue un réel danger pour les autres pays également, même éloignés, du fait des cas importés.

Nous saluons la toute récente mise sur le marché officielle du vaccin, qui permettra de protéger l’entourage des personnes malades et également les professionnels de santé. Nous saluons également la force de la coopération internationale et multidisciplinaire, fortement soutenue par la Commission européenne, qui a permis cette belle avancée technologique. Nous attirons l’attention de la Commission sur plusieurs nécessités: renforcer les systèmes de santé locaux qui sont précaires, coordonner la gestion des stocks afin d’éviter les risques de pénurie, informer les populations et lutter contre les risques de fake news qui ont déjà été évoqués précédemment, et préparer les pays européens à réagir face à de potentiels cas importés.

 
  
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  Maria Arena (S&D). – Madame la Présidente, on l’a dit, l’épidémie actuelle en République démocratique du Congo est la deuxième en importance après l’épidémie de 2014 en Afrique de l’Ouest, qui a fait 11 000 morts.

Malheureusement, la RDC doit aussi faire face à une guerre dite, de manière assez cynique, «à basse intensité». Basse intensité qui a fait plus de 6 millions de morts depuis 1994. C’est dans cette même région du Kivu qu’Ebola est en train d’agir et c’est dans cette même région que les groupes armés détruisent aujourd’hui les centres de soins, ce qui rend effectivement difficile le travail humanitaire. Il faut évidemment une intervention d’urgence, et je vous remercie pour l’intervention humanitaire que vous faites. Une information de la population, le travail avec les communautés locales, c’est important. Mais il faut surtout soutenir une politique à plus long terme en RDC, qui rende l’accès à la santé efficace et accessible à tous.

Vous le savez, nous avons voté une loi sur les minerais des conflits. Eh bien! le monde de l’entreprise a demandé que cette loi soit reportée à 2021, en matière d’application. Pourquoi? Parce que le monde de l’entreprise ne veut pas payer pour les ressources. Aujourd’hui, ce pays est un pays riche et les gens sont là, assis sur des mines d’or et en même temps, ils meurent.

Alors quand j’entends qu’il faut traiter Ebola parce que c’est contagieux pour le monde, je dis: il faut traiter Ebola parce que c’est contagieux en RDC pour les Africains et c’est là qu’il faut agir.

 
  
 

Catch-the-eye procedure

 
  
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  Tudor Ciuhodaru (S&D). – Doamnă președintă, sunt Tudor Ciuhodaru, medic, medic de urgență în Iași, România, Spitalul Clinic de Urgență „Nicolae Oblu”, un oraș, un colectiv, un spital unde se dă ora exactă în medicina de urgență. În 2015 am primit cel mai frumos cadou de ziua mea, oferta mea de voluntariat contra Ebola a fost acceptată, fiind pus pe o listă scurtă după o selecție dintre mii de candidați, fiind considerat una dintre cele mai potrivite și bine pregătite persoane pentru a interveni în situații de urgență. Atunci era o situație tragică: 94 de cadre medicale își pierduseră viața și era doar un medic la o sută de mii de locuitori.

Cred că la ora actuală trebuie să asigurăm două lucruri esențiale: pe de o parte educația pentru sănătate, pentru că fără acele cunoștințe, deprinderi, abilități, și știți că Ebola depinde foarte mult și de respectarea regulilor de igienă și nu numai, lucrurile nu vor putea evolua favorabil și că această educație pentru sănătate ar trebui să devină o prioritate în școlile din Europa, iar pe de altă parte, bariera economică pentru care dumneavoastră faceți eforturi considerabile. În plus, resursa umană nu este de neglijat și acel corp medical este un lucru extrem de important, pentru că nu trăim sub un clopot de sticlă. Și uitați-vă, situații asemănătoare apar și în Europa: de curând este o alertă epidemiologică la granița de nord a României, în Ucraina, legată de difterie.

Așa că, încă o dată, stimate comisar, îmi ofer încă o dată, onorată Comisie, și disponibilitatea de a fi voluntar în astfel de situații, dar gândiți-vă că acel standard european de calitate în sănătate trebuie să devină obligatoriu.

 
  
 

(End of catch-the-eye procedure)

 
  
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  Christos Stylianides, Member of the Commission. – Madam President, dear colleagues, thank you so much for your positive contribution in this very fruitful debate.

Through this debate, I once again realise that we all agree that the Ebola crisis in West Africa was a test for the international community and it taught us that we cannot be complacent about Ebola. Five years after the largest Ebola crisis in our history, we learned important lessons, we adapted our response, we redefined our approach and now we know better what to expect and how to respond. In fact, we are ready before the alarm goes off. More staff is on the ground, there are now vaccines and treatments with effective results, and the overall support is much more coordinated than five years ago.

In the European Union as a whole, and for me personally, until the end of my mandate (nobody knows when that will be), we will continue to be in close contact with the national authorities and local authorities in the Democratic Republic of Congo (DRC) and neighbouring countries, but at the same time, with the global coordinator, the World Health Organisation, and our partners on the ground, the UN agencies and other international organisations, just to make sure that our response is really sufficient and adequate.

We have to give an effective response to Ebola to finally break the cycle of the epidemics. We should also start charting the post-Ebola phase. I totally agree with many of you already focused on the problem of the healthcare systems in many African countries, especially in the DRC. We must strengthen the national health systems and their capacities to respond to epidemics. Of course in the DRC and in the neighbouring countries, and as you know – this is one of my favourite expressions – we have to see stronger humanitarian—development nexus, which needs to be put in place in order to see sustainable health systems in these countries.

I completely agree with this approach, but as you know, this is a medium- and long-term approach. At the same time, we have to focus on urgent needs, and this is our role as humanitarian actors. At the same time, we have to continue to advocate with our international partners for enough resources.

Frankly speaking, in some cases in Africa, we Europeans saw ourselves as alone. This is the hard reality on the ground.

But, finally, we must not forget that the scale of Ebola in eastern DRC follows decades of violence, totally absent state institutions, constant displacement, poverty and the multiple humanitarian needs for millions of Congolese in the region. We, together, already realise the root causes of this problem, but with Parliament’s commitment, we have to manage to scale up our response to Ebola, and I really sincerely thank you for this support – because I can compare the situation five years ago and now. I know well the situation on the ground and, at the same time, I can say that it was very important because we show people in practice that the European Union cares outside of Europe. The European Union – yes – is a union of solidarity and we are determined to continue to do our best to fully control the current Ebola epidemic as we did before and I’m sure, together, we will win in this very demanding battle.

Thank you so much again for your attention and for your support.

 
  
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  President. – The debate is closed.

Written statements (Rule 171)

 
  
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  Dominique Bilde (ID), par écrit. – La crise de l’Ebola connaît actuellement un tournant décisif avec l’utilisation combinée d’au moins deux vaccins - laquelle avait été au cœur de graves polémiques en République démocratique du Congo- et la découverte de traitements à même de réduire drastiquement la mortalité. Ces avancées ne doivent pas nous conduire à relâcher nos efforts en faveur de régions affectées, où l’épidémie se greffe souvent sur une instabilité chronique - c’est le cas dans la région du Nord Kivu, déchirée par une guerre civile meurtrière. Dans ces zones, la défiance de populations traumatisées par des années de conflit armé entrave le déploiement des équipes sanitaires, conduisant parfois à des attaques fatales contre le personnel médical. Au-delà de l’aspect financier, un véritable appui humain aux professionnels de santé, paraît donc indispensable. N’oublions pas toutefois la sécurité de nos propres populations. Il serait curieux qu’alors que le Japon, pays pourtant relativement peu en contact avec le continent africain, muscle sa préparation contre le virus, l’Union européenne reste quant à elle attentiste. C’est d’autant plus vrai qu’à l’Ebola s’ajoute une seconde menace sanitaire : celle de la rougeole, qui fait d’ailleurs déjà son grand retour sur notre continent.

 

24. Едноминутни изказвания по въпроси с политическа значимост
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  President. – The next item is the one-minute speeches on matters of political importance (Rule 172).

Colleagues, we are really running out of time so please stick to the allocated speaking time.

 
  
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  Traian Băsescu (PPE). – Doamnă președintă, zilele trecute, președintele unei țări fondatoare a NATO și a Uniunii Europene declara că NATO este o organizație perimată. Aș aminti că NATO a garantat timp de 70 de ani securitatea colectivă, iar astăzi NATO este deplin operațional.

Și atunci ce rol are armata europeană? Uniunea Europeană nu va crea o nouă armată ci va diminua capacitățile militare ale NATO, reducând credibilitatea și capacitatea de descurajare a organizației. Paradoxal, majoritatea statelor membre NATO și UE nu contribuie cu doi la sută la bugetul apărării, în schimb par a fi gata să construiască o nouă armată cu cheltuieli enorme. Adevărul este că într-un fel se vede securitatea când ai frontierele la Atlantic și altfel când ai frontierele la Marea Baltică și Marea Neagră, acolo unde ai de a face cu imprevizibilul Putin. Personal, consider că NATO este organizația care ne garantează securitate, independență și libertate.

 
  
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  Carmen Avram (S&D). – Doamnă președintă, vorbim tot mai mult despre combaterea schimbărilor de climă, dar nu punem suficient accent pe cea mai importantă armă pe care o avem în această luptă și anume pădurile Uniunii Europene, cele care sechestrează cea mai mare parte a emisiilor de dioxid de carbon.

În acest moment, deși aproape jumătate din terenurile Uniunii sunt ocupate de păduri, 77% dintre ele sunt lăsate de izbeliște, nefiind supuse încă unei legislații comune obligatorii, așa cum recunoaște chiar Comisia Europeană la întrebarea pe care i-am adresat-o recent. Iar în aceste păduri se dau uneori războaie pe viață și pe moarte, la propriu. În România, de exemplu, în ultimii ani au fost uciși șase pădurari și alți 650 au fost răniți în confruntările cu mafia lemnului.

În această situație, cum putem să ne gândim la victorie în războiul cu schimbările climatice? Consider că este extrem de important ca în viitorul Pact Verde European, Comisia și comisarul însărcinat cu acest portofoliu să gândească un regim de finanțare eficient, o strategie dură și sisteme drastice de monitorizare a pădurilor noastre, strategie care să fie obligatorie în toate statele membre ale Uniunii Europene.

 
  
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  Klemen Grošelj (Renew). – Spoštovana predsedujoča, Zahodni Balkan se sooča z mnogimi izzivi, med katerimi poleg geopolitičnega tekmovanja velikih sil izstopa problem ilegalnih migracij.

Ilegalne migracije, katere pogosto organizirajo kriminalne združbe, vodijo žal tudi v tragične smrtne primere, kakršnim smo bili nedavno priča na schengenski meji med Slovenijo in Hrvaško. A za usodo regije je enako pomembna kot navedena tudi nujnost ohranitve evropske perspektive za Srbijo, ki se s prihodnjimi volitvami bliža pomembni politični in družbeni prelomnici. Te volitve bodo odločale ne le o prihodnosti same Srbije, ampak tudi prihodnosti celotne regije.

Zato pričakujem in pozivam Komisijo, da tem vprašanjem posveti več pozornosti, kot je posvečala do sedaj, in da okrepi aktivnosti, s katerimi se bo ohranila in predvsem okrepila začrtana evropska perspektiva tako Srbije kot tudi regije.

 
  
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  Catherine Rowett (Verts/ALE). – Madam President, will the European children of tomorrow hear any birds singing in trees or bees humming in the flowers? According to more than 2 500 scientists in a recent letter to Ursula von der Leyen, intensive farming has caused a catastrophic decline in farmland birds and insects across Europe since 1980. The reformed common agricultural policy must change this. We must reverse the incentives, promote small-scale traditional farming and restore biodiversity. Yet it’s not just farming. Where I live, pointless roads are being subsidised from EU funds. They slice viciously through precious woodland, river valleys and wildlife sites hitherto immune from the plough and the spray. We must re-order our values; we must count the true costs of privileging private cars over nature’s green spaces. EU money needs to be green, not grey, and tomorrow is too late.

 
  
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  Silvia Sardone (ID). – Signora Presidente, onorevoli colleghi, sull'immigrazione l'Unione europea è un totale fallimento.

In queste settimane ho sentito particolare enfasi sull'accordo di Malta. Doveva essere una rivoluzione. Doveva perché nella realtà è un totale fallimento. In Italia gli sbarchi sono aumentati e le ONG oramai arrivano sempre e aiutano, di fatto, gli scafisti. Non c'è alcuna rotazione dei porti, quella che avevate tanto promesso.

La Francia e la Germania dicono costantemente che bisogna fare una redistribuzione, ma lo dicono solo a parole perché poi, nei fatti, la redistribuzione non la fanno. Ovviamente, quindi, tutti gli sbarchi che abbiamo avuto in Italia sono di gente che poi è rimasta lì e rimane lì.

Solo tre paesi hanno aderito. L'Unione europea è totalmente assente, però, a parole, parla di dovere di accoglienza, parla di necessità umana e poi alla fine sbarcano tutti esclusivamente in Italia. A voi fa comodo così. A voi fa comodo che adesso in Italia ci sia la sinistra al governo e che così l'Italia sia il campo profughi d'Europa.

Però, fatemi solo dire prima di chiudere, che almeno finitela con questi documenti farsa, come l'accordo di Malta, che nei fatti sono esclusivamente una presa in giro nei confronti dei cittadini europei.

 
  
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  Hermann Tertsch (ECR). – Señora presidenta, queremos denunciar y recordar en este momento el caso de José Daniel Ferrer, que es el presidente de la UNPACU —de la Unión Patriótica de Cuba—, desaparecido primero, detenido y torturado en este momento en las cárceles castristas de Cuba.

Debemos decir también que lamentamos muchísimo que coincida esta denuncia con el viaje de los reyes que, organizado por el Gobierno español de Pedro Sánchez y con responsabilidad de Josep Borrell, los ha llevado a Cuba en un momento en el cual Cuba está torturando a Ferrer; Cuba está participando en la desestabilización de Iberoamérica en diversos países, como ha denunciado la propia Organización de los Estados Americanos; y Cuba está dirigiendo, con Venezuela, el tráfico de cocaína para blanquear dinero para el Foro de São Paulo y organizar esta desestabilización.

Es un escándalo y es muy lamentable este viaje que ha organizado —como digo— el Gobierno español, en excelentes relaciones con la dictadura cubana. Lo lamentamos muchísimo.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL). – Senhora Presidente, concluir a União bancária tornou-se assim uma espécie de mantra que vai sendo repetido pela direita e pela social-democracia, acima de tudo para desviar as atenções do real significado e consequências deste projeto.

Depois de expropriarem os Estados da sua soberania monetária, cambial e orçamental, querem retirar-lhes o controlo e a supervisão sobre o respetivo sistema bancário, que é entregue de bandeja a meia dúzia de grandes grupos financeiros transnacionais.

Com a proposta agora apresentada pela Alemanha para o Terceiro Pilar percebemos melhor o engodo. A troco de empréstimos aos fundos de garantia nacionais, certamente pagos com língua de palmo, fixam-se condições que empurram os bancos dos países mais frágeis para situações de concorrência potencialmente devastadoras, facilitando, ainda mais, a concentração monopolista do setor nos megabancos europeus.

De caminho, querem deixar ainda mais indefesos e desprotegidos países como Portugal na próxima curva apertada de uma nova crise do euro.

Só o controlo público da banca, e a gestão e propriedades públicas da banca, podem romper com esse caminho e com estes interesses e colocar a banca ao serviço do bem comum e de um projeto soberano de desenvolvimento.

 
  
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  Matthew Patten (NI). – Madam President, European civilisation was built on water: our seas and rivers were the lifeblood of trade, food, community and culture. Yet today, many living in coastal communities have been left behind to struggle with poverty, crime, unemployment and health inequalities. I live in East Anglia, by the North Sea, close to Clacton, Walton, Jaywick, Lowestoft and Yarmouth. The benefits of globalisation have not washed up on our shores. These are the places that the EU has left behind. The life chances of young and old are reduced with poor education and overstretched health services. Broadband and commercial infrastructure is often non-existent. Fishing communities have been left behind and devastated. Coastal communities are left to pick up the pieces of the EU’s disastrous migrancy policy. It’s no surprising that our coastal communities have the largest Brexit vote in the UK. Next year, we are celebrating the 400th anniversary of the Mayflower, the ship built in the port of Harwich, seven miles from my home. It carried 102 pilgrims away from European religious repression to the New World and laid the foundations of modern—day America. Next year, 66 million UK citizens will be departing, this time to escape EU political repression. It’s time the EU woke up to the special needs of its coastal communities, otherwise they will be joining the UK on our journey to the free world.

 
  
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  Stanislav Polčák (PPE). – Paní předsedající, já bych chtěl svoji jednu minutu věnovat otázce svobody, protože to je základní hodnota demokracie, a my slavíme výročí třiceti let od pádu Berlínské zdi a od pádu komunismu. Myslím si, že je co slavit. Železná opona rozdělovala Evropu po čtyři desetiletí a totalitní režimy padly, protože se zhroutily, nebyly konkurenceschopné. Třicet let odstraňujeme hranice mezi námi, spojili jsme se prakticky napříč celým kontinentem a cíleně odstraňujeme překážky, které mezi členskými státy byly. Spolupráce, kompromis, to jsou naše hodnoty, hodnoty našeho společenství. Jaké výzvy před námi stojí? Unie je silná, i když brexit celý kontinent oslabí. Výzvy, které stojí před námi, jsou přijmout státy Balkánu, dát jim budoucnost, nerozdělovat, ale spojovat, zaručit bezpečí a prosperitu a samozřejmě příznivé životní prostředí pro občany. Samozřejmě nemůžeme zapomenout také na solidaritu jako základní evropskou hodnotu a ctít svobodu.

 
  
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  Jude Kirton-Darling (S&D). – Madam President, working together, trade unions across Europe have won many rights for workers that are now enshrined in European law: from paid holiday for all, to new protections for precarious workers. Brexit poses a direct threat. Since 2010, the Tories have rolled back everything else, but they couldn’t touch these rights. Johnson’s withdrawal agreement scraps the commitment to a level playing field, removing that last obstacle to full exploitation and they’re not shy about it. Dominic Raab and Priti Patel have been explicit that rights at work are red tape that need cutting, and look at the Tories’ new bedfellows: Farage famously took aim at increased maternity protection when it was voted on in this House. Farage and Johnson are in this together and be in no doubt that they’re coming after your rights at work. Don’t let them near the scissors.

 
  
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  Valter Flego (Renew). – Poštovana predsjednice, dolazim iz Istre i znam koliko je važna međunarodna suradnja, međugranična suradnja na nekom području. Naravno da ne govorim samo o projektima i manifestacijama nego govorim i o infrastrukturi. Kad govorim o infrastrukturi, imamo sjajne primjere na nivou Europske unije, Interreg programa iz kojeg je financirano više od šezdeset vrlo vrijednih projekata. Kad govorimo o Istri, imamo jedan sjajan primjer suradnje i povezanosti dva vodovoda: istarskog vodovoda iz hrvatskog dijela Istre i rižanskog vodovoda iz slovenskog dijela Istre.

Ono što nam sada treba jest povezanost cesta, povezanost istarskog ipsilona s jedne strane na slovensku mrežu autocesta kako bi se smanjile gužve za vrijeme turističke sezone. Zato tražim da se ne reže kohezijska politika i zato tražim da postoji upravo takva stavka u proračunu, 21. i 27., kako bismo mogli smanjiti gužve tijekom turističke sezone, a našim ljudima koji žive u Istri omogućiti lagodniji i jednostavniji život i rad.

 
  
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  Clare Daly (GUE/NGL). – Madam President, I am ashamed to be Irish and to have to stand up here to talk about 78-year-old Tarak Kauff and 82-year-old Ken Myers, two US army Veterans for Peace who came to Ireland on St Patrick’s Day eight months ago to search US warplanes and expose the lie that these warplanes from the United States transiting through a civilian airport in neutral Ireland do not have arms. These men know that they have arms and, like myself and my colleague, when we were members of the Irish Parliament, attempted to search those planes. Unlike us, these two elderly men have had their passports taken from them in a very vindictive move. They’ve been effectively interned in Ireland for eight months, unable to go home, reliant on the charity of others and separated from their families at this part of their lives. This is a denial of their human rights. There’s no question they’re not going to turn up for their trial. This is why they did the action in the first place: to talk about their experiences when they were in the military and to expose the lies going on. I’m really appealing to the European Parliament and European institutions, on humanitarian grounds, to say to the Irish state not to stand in the way of their request for the bail conditions to be lifted, for their passports to be given back, so they can spend Christmas at home with their families.

 
  
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  Valdemar Tomaševski (ECR). – Gerbiama Pirmininke, remiantis organizacijos Open Door duomenimis, šiuo metu persekiojimo aukomis yra apie šimtas milijonų krikščionių, daugiausia islamo šalyse ir Šiaurės Korėjoje. Pastaruoju metu girdime pranešimus apie didėjantį krikščionių persekiojimą Kinijoje: griaunamos bažnyčios, šalinami kryžiai, areštuojami tikintieji, daugelis kunigų vis dar yra kalėjimuose. Prieš tris savaites valdžia sugriovė ten dar vieną bažnyčią. Deja, blogų naujienų sulaukėme ir iš Prancūzijos, kur parlamente prezidento E. Makrono partijos iniciatyva pateiktas įstatymo projektas, kuris drastiškai sumažino dvasininkų laisvę kalbėti moralės temomis ir kritikuoti LGBT ideologiją. Tai būtų šiurkštūs žodžio laisvės ir demokratijos pažeidimai. Šitoje vietoje norėčiau kolegoms priminti Bendrijos tėvo, įkūrėjo Roberto Schumano žodžius: ES demokratija bus arba krikščioniška arba jos visai nebus.

 
  
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  Sabrina Pignedoli (NI). – Signora Presidente, onorevoli colleghi, l'inondazione che sta avvenendo a Venezia è gravissima.

Venezia è un patrimonio mondiale dell'umanità, non possiamo permetterci di perderla. I veneziani, a cui va tutta la nostra solidarietà, i veneti, gli italiani si rimboccheranno le maniche, ma io sono qua per chiedere la solidarietà e l'aiuto concreto di tutti i cittadini europei. Venezia ha bisogno di noi. Una volta stimati i danni ci dobbiamo attivare affinché gli stanziamenti del Fondo di solidarietà dell'Unione europea arrivino nei tempi più stretti possibile.

Per salvare Venezia e il suo inestimabile patrimonio artistico bisogna abbattere i tempi dell'erogazione del fondo, che oggi sono di circa un anno dalla presentazione della domanda. Su questo il Movimento 5 Stelle farà sentire la propria voce e sono sicura di trovare la collaborazione di tutto il Parlamento europeo.

La tragedia di Venezia deve rappresentare un monito per tutti noi. I cambiamenti climatici minacciano il nostro futuro. Ecco perché bisogna cambiare registro. L'Europa prenda con coraggio misure concrete senza precedenti per tutelare l'ambiente.

 
  
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  Peter Pollák (PPE). – Vážená pani predsedajúca, viacerí v tomto období si pripomíname Nežnú revolúciu, chvíle, keď padol komunizmus v Československu. Za komunizmu sme si ani neuvedomovali, o čo všetko prichádzame. Nevedeli sme, čo je za železnou oponou. Nepoznali sme slobodu, žili sme v izolácii a v diktatúre. Pred tridsiatimi rokmi, v čase Nežnej revolúcie, som mal sedemnásť rokov a bol som jedným zo študentov, ktorí štrngali s kľúčmi na námestí. Mnohí sme vtedy nevedeli, ako to nakoniec dopadne. Túžba po slobode a demokracii však bola oveľa väčšia ako strach. Nemôžeme ľuďom diktovať, ako majú žiť. Nemôžeme im zakázať chodiť do kostola, vyznávať vieru, ľuďom nemôžeme zatvárať ústa. Sloboda je jedna z najdôležitejších hodnôt, ktorú musíme chrániť. Pred tridsiatimi rokmi otvorili mladí ľudia cestu k demokracii. Zosadili sme ich komunistickú diktatúru. Demokraciu však musíme neustále chrániť. Diktát sa môže vrátiť. Fašistické a extrémistické strany opäť získavajú na sile. Zneužívajú slobodu slova, ktorú im demokracia prináša, aby do nej kopali, zlomili ju a nahradili totalitou. Extrémisti sa prezliekli z uniforiem do oblekov a vojenské topánky vymenili za mokasíny. Tí, ktorí si dokonca pripevnili na svoje saká kríž, šíria nenávisť a velia fašizmus. Demokracia je dnes ohrozená v mnohých krajinách. Fašisti znovu hlásajú ideológiu o nadradenej rase. Ak by Hitler vyhral vojnu, tak ja by som tu dnes nebol, pretože som Róm. Ak nechcem prísť o demokraciu, nemôžeme zabudnúť na našu históriu.

 
  
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  Rory Palmer (S&D). – Madam President, this year we’ve seen football at its best: a fantastic Women’s World Cup and fantastic European and domestic competitions, but we’re also seeing football at its ugly worst in places at the moment because, sadly, we again see headlines of racism in football. In recent weeks and months, awful scenes and incidents have taken place at international matches, at club level, in domestic leagues, at grassroots level, and unbelievably – incredibly – at junior level as well. The nature of what we see at the moment demands more of those running football, of our national associations, of UEFA and of FIFA. We must make sure that the institutions here in the European Union, alongside our national parliaments and governments, make sure that UEFA and FIFA and national associations do act, and do so decisively and that, together, we get racism, hate, abuse and bigotry out of football, once and for all.

 
  
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  Jessica Stegrud (ECR). – Fru talman! Jag börjar med lite fakta. Sverige har i dag bland den högsta arbetslösheten i Europa. Vi har bland de längsta vårdköerna. Vi har flest fattigpensionärer relativt sett. Vi har sedan många år tagit emot flest migranter per capita. Vi toppar även den sorgliga statistiken över antalet bombdåd, bilbränder och våldtäkter. Utöver detta betalar svenska skattebetalare redan i dag mest per person till EU.

Jag är här för att försvara svenska intressen och så vitt jag kan bedöma är Belgien ett väldigt rikt och välfungerande land, och jag ser därför ingen som helst anledning till att svenska skattebetalare ska vara med och bekosta omställningen av 400 varslade Carrefour-anställda. Det kan Belgien klara själva.

Jag säger därför bestämt nej till att pengar tas ur den gemensamma Europeiska globaliseringsfonden för just detta syfte.

 
  
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  Michaela Šojdrová (PPE). – Paní předsedající, dámy a pánové, co si myslí dnešní studenti o pádu komunismu před 30 lety? Práce 30 studentů, kteří se přihlásili do literární soutěže ve Zlínském kraji, ukázaly jejich znalost faktů a porozumění hodnotám, o které šlo tehdy i dnes. Posuďte sami z úryvku vítězné práce Adély Zábojníkové z gymnázia v Uherském Brodě:

„Touto dobou se chystáme na oslavy toho, že se to povedlo. Myslím, že každý by se měl zastavit a věnovat krátkou vzpomínku na lidi, kteří museli obětovat sebe, abychom my měli šťastný život plný radosti. Kdo ví, co se zrodí z té vzpomínky letošní. Ať už to bude malý čin či velký skutek, zapadne do mozaiky, která už 30 let říká: „Díky, že můžem!“ Krajinou kráčí podzim jako tenkrát. Barví se listí, slunce zapadá za obzor a celý svět jakoby hořel. Stejně jako mé srdce hoří láskou, láskou ke své rodině, přátelům a celé vlasti. Zavírám oči a mám jedno přání: „Ať mír dál zůstává s touto krajinou.“ V kapse mi s každým krokem zvoní svazek klíčů a to je pro mě jasný symbol. Symbol, který říká: „Děkuji za možnost, děkuji za svobodu.“ A já děkuji Adéle.

 
  
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  Cristina Maestre Martín De Almagro (S&D). – Señora presidenta, es mi intención, en este minuto que se me concede, llamar la atención sobre la calamitosa situación que atraviesa el Parque Nacional de las Tablas de Daimiel que, desde hace décadas, arrastra una situación de extrema vulnerabilidad. En estos momentos es por la sequía, que, aunque por ciclos, cada vez se hace más pertinaz, y por la excesiva extracción del agua del acuífero 23.

En la actualidad, de las tres mil hectáreas que tiene el Parque Nacional de las Tablas de Daimiel, apenas sesenta están inundadas.

El futuro de las Tablas depende de la voluntad férrea de todos y cada uno de nosotros en cada una de nuestras responsabilidades. Europa también tiene que mojarse. Tenemos que trabajar para que se cumplan las Directivas sobre los hábitats y sobre el agua, y también para fomentar un verdadero desarrollo sostenible y frenar el cambio climático.

Pero no todo es legislación, señorías, también es inversión. Europa ya ayudó a mi país a salvar las Tablas en un momento complicado: después de la sequía y del incendio que tuvieron lugar en 2009. En aquel momento, junto con las lluvias y las derivaciones de agua, vinieron las inversiones. Hubo una política efectiva de adquisición de terrenos para ampliar la zona protegida y se adquirieron derechos de agua para frenar el déficit hídrico. Esta inversión dio sus frutos y las Tablas se recuperaron y volvieron a brotar.

Por eso, quiero aprovechar este minuto para pedir a Europa que siga apostando por ello. Fue posible gracias al impulso de la Comisión Europea y nuevamente necesitamos, entre todos, salvar las Tablas.

 
  
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  Sylwia Spurek (S&D). – Madam President, two weeks ago, the tragic conditions of ten tigers were detected at the Polish-Belarussian border. The tigers were transported from Italy to Russia through Europe, without any care, water or feeding. They were detected at an external EU border only because of the lack of proper entry—visa documents of the truck driver. Not all of them survived. The ones which did were saved by a zoo in my constituency in Poznań. This case shows a lack of efficient regulations. We need to adopt and implement regulations to monitor animal welfare in transport properly, and to stop punishing the people and institutions helping wild animals, such as Poznań Zoo, when transport is suspended or the animals are taken away from the animal owner.

 
  
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  John Howarth (S&D). – Madam President, the situation in Kashmir is a growing threat to regional peace in South Asia. Since the Indian Government’s revocation of the special status of Jammu and Kashmir on 5 August, much of the state has been effectively cut off from the outside world. The Indian Government contends that this is solely an internal matter. Yet the reality is, since 1947, Jammu and Kashmir has been a disputed territory, and reports of systematic abuse of human rights continue. In European Union trade agreements, we increasingly insist that respect for human rights must be included. We must apply those same standards to any agreement with the Republic of India and we must urgently demand that international observers be allowed freely into Kashmir. In this House, we should aspire to be the friends of India, and also to be the friends of Pakistan, and we must also recognise that the best route to lasting peace would be to enable Kashmiris to determine their own future.

 
  
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  President. – That concludes the item.

 

25. Дневен ред на следващото заседание: вж. протокола
Видеозапис на изказванията

26. Закриване на заседанието
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(The sitting closed at 23.10)

 
Последно осъвременяване: 7 февруари 2020 г.Правна информация