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Discussioni
Mercoledì 18 dicembre 2019 - Strasburgo Edizione rivista

Compatibilità tra l'attuale accordo di libero scambio UE-Mercosur e la proposta della Commissione in vista di un Green Deal europeo (discussione di attualità)
MPphoto
 

  Danilo Oscar Lancini (ID). – Signora Presidente, onorevoli colleghi, il trattato di libero scambio UE-Mercosur è il più grande accordo commerciale che l'Unione europea potrebbe concludere, con la costituzione di un mercato da 780 milioni di persone.

Nonostante questa premessa, oggi siamo qui a domandarci se accordi commerciali, come del resto anche quello con il Vietnam, siano compatibili con i nostri standard ambientali, sociali e lavorativi.

Nelle trattative vengono colpevolmente tutelati solo interessi specifici, senza pretendere un'effettiva reciprocità, sacrificando spesso il lato dei diritti umani e privilegiando alcuni settori produttivi a scapito di altri, quasi sempre l'agroalimentare e l'ambientale.

Nonostante le rassicurazioni giunte dalla Commissione che ha parlato di un monitoraggio rigoroso, restano molte preoccupazioni, legate non solo al recente scandalo della carne avariata, ma in generale al fatto che l'industria di produzione e trasformazione dei paesi Mercosur non si attiene alle stesse norme che l'UE impone ai propri produttori.

In questi paesi sono utilizzati pesticidi con sostanze vietate nell'UE e prodotti come il manzo refrigerato ed il pollame sono in cima alla lista degli allarmi alimentari scattati nel 2018 in Italia. A ciò si aggiungono le quote concesse per lo zucchero, il riso e soprattutto per gli agrumi, per i quali si temono problemi fitosanitari legati ad alcuni parassiti presenti in Sudamerica.

La doverosa battaglia contro gli incendi ed il disboscamento selvaggio al momento sembra essere servita più alla polemica politica con il governo del Brasile, piuttosto che ad una vera svolta "green". Ed è appunto sul lato della sostenibilità ambientale che questi accordi sembrano essere maggiormente deficitari.

Con questi trattati non si fa nulla di concreto per rafforzare o per migliorare gli standard ambientali dei paesi partner. Se l'UE intende davvero essere coerente con i propri decantati principi di salvaguardia dell'ambiente, dei mari e degli oceani perché banalmente non si chiede come condizione vincolante il divieto di utilizzo di plastica monouso anche ai paesi con cui concludiamo questi trattati di libero scambio? Perché il conto lo devono sempre pagare i cittadini e le imprese europee?

 
Ultimo aggiornamento: 10 febbraio 2020Avviso legale