Procedura : 2015/2559(RSP)
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Ciclo del documento : RC-B8-0136/2015

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RC-B8-0136/2015

Discussioni :

Votazioni :

PV 12/02/2015 - 4.6
CRE 12/02/2015 - 4.6

Testi approvati :

P8_TA(2015)0040

PROPOSTA DI RISOLUZIONE COMUNE
PDF 175kWORD 84k
11.2.2015
PE549.929v01-00}
PE549.930v01-00}
PE549.931v01-00}
PE549.932v01-00}
PE549.933v01-00}
PE549.935v01-00} RC1
 
B8-0136/2015}
B8-0137/2015}
B8-0138/2015}
B8-0139/2015}
B8-0140/2015}
B8-0142/2015} RC1

presentata a norma dell'articolo 123, paragrafi 2 e 4, del regolamento

in sostituzione delle proposte di risoluzione presentate dai gruppi

ECR (B8‑0136/2015)

ALDE (B8‑0137/2015)

PPE (B8‑0138/2015)

Verts/ALE (B8‑0139/2015)

EFDD (B8‑0140/2015)

S&D (B8‑0142/2015)


sulla crisi umanitaria in Iraq e in Siria, in particolare nel contesto dello Stato islamico (IS) (2015/2559(RSP))


Cristian Dan Preda, Arnaud Danjean, Jacek Saryusz-Wolski, Elmar Brok, Tunne Kelam, Andrej Plenković, David McAllister, Francisco José Millán Mon, Barbara Matera, Davor Ivo Stier, Lara Comi, Fernando Ruas, György Hölvényi, József Nagy a nome del gruppo PPE
Victor Boștinaru, Elena Valenciano, Richard Howitt, Josef Weidenholzer, Ana Gomes, Vincent Peillon, Goffredo Maria Bettini, Nikos Androulakis, Gilles Pargneaux, Tonino Picula, Kati Piri, Nicola Caputo, Alessia Maria Mosca, Andi Cristea, Simona Bonafè, Viorica Dăncilă, Victor Negrescu, David Martin, Arne Lietz, Zigmantas Balčytis, Brando Benifei, Javi López, István Ujhelyi, Enrique Guerrero Salom, Andrejs Mamikins, Francisco Assis, Afzal Khan, Csaba Molnár, Doru‑Claudian Frunzulică a nome del gruppo S&D
Charles Tannock, David Campbell Bannerman, Ryszard Czarnecki a nome del gruppo ECR
Marietje Schaake, Ramon Tremosa i Balcells, Ilhan Kyuchyuk, Ivo Vajgl, Beatriz Becerra Basterrechea, Louis Michel, Pavel Telička, Petr Ježek, Ivan Jakovčić, Gérard Deprez, Javier Nart, Hilde Vautmans, Petras Auštrevičius, Martina Dlabajová, Fredrick Federley, Marielle de Sarnez, Maite Pagazaurtundúa Ruiz, Dita Charanzová, Izaskun Bilbao Barandica, Urmas Paet, Fernando Maura Barandiarán, José Inácio Faria a nome del gruppo ALDE
Alyn Smith, Judith Sargentini, Davor Škrlec, Barbara Lochbihler a nome del gruppo Verts/ALE
Fabio Massimo Castaldo, Ignazio Corrao, Piernicola Pedicini, Dario Tamburrano, Laura Agea, Eleonora Evi, Rosa D'Amato, Valentinas Mazuronis, Tiziana Beghin a nome del gruppo EFDD
EMENDAMENTI

Risoluzione del Parlamento europeo sulla crisi umanitaria in Iraq e in Siria, in particolare nel contesto dello Stato islamico (IS) (2015/2559(RSP))  

Il Parlamento europeo,

–   viste le sue precedenti risoluzioni sull'Iraq e sulla Siria,

–   viste le conclusioni del Consiglio "Affari esteri" sull'Iraq e sulla Siria, in particolare quelle del 15 dicembre 2014,

–   viste le conclusioni del Consiglio del 30 agosto 2014 su Iraq e Siria,

–   viste le dichiarazioni del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) sull'Iraq e sulla Siria,

–   vista la comunicazione congiunta, del 6 febbraio 2015, presentata dal VP/AR e dalla Commissione, dal titolo "Elementi di una strategia regionale dell'Unione europea per la Siria e l'Iraq e la minaccia del Daesh",

–   viste le risoluzioni 2139(2014), 2165(2014) e 2170(2014) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e la risoluzione S-22/1 del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani,

–   vista la relazione ONU della commissione d'inchiesta internazionale indipendente sulla Repubblica araba siriana, del 14 novembre 2014, dal titolo: "Rule of Terror: Living under ISIS in Syria" (Regime del terrore: vivere sotto l'ISIS in Siria),

–   viste le osservazioni conclusive, pubblicate dal Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia il 4 Febbraio 2015, concernenti le relazioni periodiche combinate (dalla seconda alla quarta relazione) dell'Iraq,

–   viste le dichiarazioni del Segretario generale delle Nazioni Unite sull'Iraq e sulla Siria,

–   viste le recenti dichiarazioni di António Guterres, Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, sulla situazione dei profughi siriani e iracheni,

–   vista la dichiarazione del vertice NATO del 5 settembre 2014,

–   visti gli orientamenti dell'UE sul diritto internazionale umanitario, sui difensori dei diritti umani e sulla promozione e tutela della libertà di religione o di credo,

–   viste le conclusioni della conferenza internazionale di Parigi per la pace e la sicurezza in Iraq, tenutasi il 15 settembre 2014,

–   visti l'accordo di partenariato e cooperazione (APC) tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica dell'Iraq, dall'altra, e la sua risoluzione legislativa del 17 gennaio 2013 su tale accordo(1),

–   visto l'articolo 123, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A. considerando che la violenta crisi in atto in Siria, conseguente al regime di Assad e alla violenza terroristica, ha provocato una catastrofe umanitaria di proporzioni senza precedenti nella storia, con oltre 200 000 persone uccise, per la maggior parte civili, più di 7,6 milioni di sfollati interni e oltre 12,2 milioni di siriani che necessitano disperatamente di assistenza all'interno del paese; che 211 500 persone sono ancora assediate – 185 000 dalle forze di governo e 26 500 dalle forze di opposizione; che più di 3,8 milioni di siriani sono fuggiti dal proprio paese dirigendosi principalmente in Libano (1 160 468 profughi), Turchia (1 623 839), Giordania (621 773), ed Egitto/Nord Africa (160 772);

B.  considerando che la situazione umanitaria in Iraq, determinata dal conflitto in corso e dalla violenza e repressione per mano dell'organizzazione terroristica ISIL/Daesh, continua a deteriorarsi e che più di 5,2 milioni di persone hanno urgente bisogno di assistenza umanitaria e oltre 2,1 milioni di iracheni sono sfollati interni; che 3,6 milioni di persone vivono in zone controllate dall'ISIL/Daesh, di cui 2,2 milioni necessitano urgentemente di aiuti, e che queste persone sono particolarmente difficili da raggiungere; che l'Iraq ospita altresì più di 233 000 profughi siriani;

C. considerando che molti profughi e sfollati interni non sono registrati, il che impedisce loro di accedere agli indispensabili aiuti umanitari e alle misure basilari di protezione;

D. considerando che, facendo ricorso a una violenza brutale e indiscriminata, l'organizzazione terroristica ISIL/Daesh ha conquistato parti dell'Iraq nordoccidentale, compresa Mosul, la seconda città del paese, per poi procedere a esecuzioni sommarie di cittadini iracheni, imporre un'interpretazione rigida della Sharia, distruggere i luoghi di culto e di preghiera sciiti, sufiti, sunniti, yazidi, curdi e cristiani e perpetrare barbare atrocità contro la popolazione civile, con le maggiori conseguenze ai danni di donne e bambini;

E.  considerando che ex membri del personale militare ba’athista dell'esercito iracheno si sono uniti all'ISIL/Daesh e che l'esercito stesso è afflitto da una corruzione dilagante e da ingerenze politiche, che stanno ostacolando una risposta efficace da parte di quest'ultimo all'ISIL/Daesh;

F.  considerando che l'ISIL/Daesh ha istituito nel territorio sotto il suo controllo tribunali cosiddetti "della sharia", che infliggono pene barbare, crudeli e inumane a uomini, donne e bambini; che l'ISIL/Daesh ha pubblicato un codice penale che elenca reati punibili con l'amputazione, la lapidazione e la crocifissione; che le persone punite sono accusate di aver violato le interpretazioni estremiste che il gruppo dà della legge islamica della sharia, o di sospetta infedeltà;

G. considerando che l'ISIL/Daesh ha lanciato campagne sistematiche di pulizia etnica nell'Iraq settentrionale e in Siria, perpetrando crimini di guerra e gravi violazioni del diritto umanitario internazionale, inclusi uccisioni sommarie e sequestri di massa, contro le minoranze etniche e religiose; che l'ONU ha già riferito circa l'uccisione mirata, la conversione forzata, il rapimento, lo stupro, il traffico e il rapimento di donne, la schiavitù di donne e bambini, il reclutamento di bambini per attentati suicidi, abusi sessuali e fisici e torture; che le minoranze etniche e religiose, tra cui le comunità di cristiani, curdi, yazidi, turkmeni, shabak, kakai, sabei e sciiti, alla stregua di molti arabi e musulmani sunniti, costituiscono un bersaglio dell'ISIL/Daesh;

H. considerando che, secondo un rapporto del comitato dell'ONU sui diritti dell'infanzia del 4 febbraio 2015, i militanti dell'ISIL/Daesh venderebbero i bambini rapiti come schiavi sessuali e ucciderebbero gli altri, anche crucifiggendoli e seppellendoli vivi; che la maggior parte dei bambini rifugiati e sfollati non ha accesso all'istruzione;

I.   considerando che l'ISIL/Daesh ha ucciso o rapito molte donne in Siria e in Iraq; che le donne e le bambine rapite sarebbero state vittime di stupro o abusi sessuali, costrette a sposare i combattenti o vendute in schiavitù sessuale; che alcune donne sono state vendute come schiave per appena 25 dollari statunitensi; che le donne yazidi in Iraq sono particolarmente colpite; che vi è una palese assenza di servizi integrati in materia di salute sessuale e riproduttiva e di violenze sessuali e di genere;

J.   considerando che le donne istruite, che esercitano una professione, e in particolare le donne che si sono candidate alle elezioni per cariche pubbliche, sembrano essere a rischio; che, stando alle notizie diffuse, sarebbero state recentemente giustiziate almeno sette donne, di cui tre avvocati e quattro medici nel centro di Mosul; che l'Ufficio dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) dovrà presentare al Consiglio per i diritti umani del marzo 2015 una relazione che documenti le violazioni dei diritti umani perpetrate dall'ISIL/Daesh in Iraq; che gli apostati sono stati presi di mira e sottoposti a violenze inumane;

K. considerando che le persone LGBT sono vittime di violenze e omicidi che vengono perpetrati dall'ISIL/Daesh nella più totale impunità; che la situazione delle persone LGBT nella regione è particolarmente vulnerabile, dati lo scarso sostegno delle famiglie e delle comunità e la limitata tutela governativa, e che la loro sicurezza continua a essere a rischio nelle comunità di profughi o in determinate società ospitanti;

L.  considerando che non è disponibile la tanto necessaria assistenza psicologica mirata per le vittime del conflitto, tra cui le vittime di stupro;

M. considerando che l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ha dichiarato che quasi il 50% di tutti i siriani ha perso la propria abitazione e che il 40% dei profughi è costretto a sopportare condizioni di vita indegne; che secondo l'ONU tre siriani su quattro vivono in povertà e il tasso di disoccupazione è superiore al 50%; che, nonostante i notevoli sforzi profusi dai governi interessati, due terzi dei profughi siriani in Giordania vivono al di sotto della soglia di povertà e il 55% dei profughi in Libano vive in rifugi di fortuna; che la violenza e la discriminazione contro i profughi sono aumentate nei paesi ospitanti;

N. considerando che il Medio Oriente è colpito da un inverno rigido e che l'UNHCR ha intensificato la propria assistenza per l'inverno varando un piano mirato di 206 milioni di dollari statunitensi (USD) per aiutare milioni di persone vulnerabili nella regione; che, nonostante gli sforzi compiuti, molti profughi sono costretti a vivere in edifici non finiti e in rifugi inadeguati, dove sono esposti a temperature inferiori allo zero, abbondanti nevicate e forti venti; che in Iraq circa 740 000 sfollati interni hanno trovato rifugio in alloggi non idonei e che l'UNHCR sta adottando misure per fornire aiuti per l'inverno a 600 000 sfollati;

O. considerando che con l'aumentare delle temperature aumenterà anche il rischio di epidemie legate alle terribili condizioni sanitarie e all'accesso limitato all'acqua potabile sicura, in particolare negli insediamenti collettivi e informali;

P.  considerando che l'UNICEF sta fornendo assistenza per l'inverno in Siria, Iraq, Libano, Giordania e Turchia a 916 000 degli 1,3 milioni di bambini interessati; che nel gennaio 2015 l'UNICEF e il Programma alimentare mondiale (PAM) hanno lanciato una campagna per la fornitura di assistenza in denaro per l'inverno, destinata a offrire a 41 000 bambini profughi vulnerabili nei campi di Za'atari e Azraq 14 dinari giordani per consentire alle famiglie di comprare loro vestiti invernali;

Q. considerando che il 1º dicembre 2014 il PAM è stato costretto a sospendere temporaneamente un regime di aiuto alimentare di importanza cruciale per oltre 1,7 milioni di profughi siriani a causa di una crisi internazionale dei finanziamenti; che il PAM ha raccolto 88 milioni di USD a seguito di un appello urgente e potrebbe fornire assistenza alimentare ai profughi in Libano, Giordania, Egitto e Turchia; che, secondo le stime del PAM, 2,8 milioni di persone in Iraq necessitano attualmente di assistenza alimentare; che solo il PAM ha chiesto con urgenza 214,5 milioni di USD per le sue operazioni in Siria e nella regione, dei quali 112,6 milioni si sono resi necessari per soddisfare il fabbisogno di assistenza alimentare per i prossimi quattro mesi;

R.  considerando che le parti in conflitto hanno fatto ricorso a punizioni collettive come arma di guerra e hanno rubato e commerciato illecitamente prodotti provenienti dagli aiuti, violando in tal modo le convenzioni di Ginevra;

S.  considerando che, secondo la Commissione, circa 276 000 profughi hanno cercato di entrare illegalmente nell'UE, la maggioranza dei quali ha intrapreso il pericoloso viaggio attraverso il Mediterraneo; che, secondo le organizzazioni internazionali, quasi il 2% dei profughi è annegato durante il viaggio; che le organizzazioni criminali trasportano i profughi in "imbarcazioni fantasma" che sfrecciano senza controllo verso l'UE guidate dal pilota automatico; che il 9 dicembre 2014 si è tenuta a Ginevra una conferenza sul reinsediamento, nell'ambito della quale i governi si sono impegnati ad accogliere 100 000 profughi siriani; che secondo l'UNHCR i contributi non saranno ancora sufficienti a coprire le esigenze in termini di reinsediamento nella regione;

T.  considerando che l'Unione e gli Stati membri hanno mobilitato oltre 3,3 miliardi di EUR per fornire assistenza per il soccorso e la ripresa ai siriani nel loro paese, ai profughi e ai paesi ospitanti; che solo nel 2014 l'UE e i suoi Stati membri sono stati il secondo principale donatore di aiuti umanitari all'Iraq, mettendo a disposizione 163 milioni di EUR; che il meccanismo di protezione civile dell'Unione europea è stato attivato su richiesta del governo iracheno; che l'UE ha speso più di quanto previsto per far fronte alle esigenze umanitarie, e che i fondi promessi da diversi paesi terzi non sono sempre stati effettivamente trasferiti;

U. considerando che, nonostante i numerosi appelli, la comunità internazionale non riesce a soddisfare le esigenze di siriani e iracheni e quelle dei paesi di accoglienza dei profughi; che secondo Kyung-wha Kang, Segretario generale aggiunto delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, le operazioni delle Nazioni Unite devono far fronte a una carenza di finanziamenti, in quanto è stato ricevuto appena il 39% dei 2,3 miliardi di USD necessari; che l'UNHCR ha affermato che la fornitura di aiuti di emergenza continua a rappresentare una priorità essenziale ma che è molto difficile operare all'interno della regione per fornire ai civili e ai profughi gli aiuti di cui hanno bisogno; che le agenzie delle Nazioni Unite che gestiscono programmi umanitari devono garantire una risposta maggiormente integrata ed efficiente sotto il profilo dei costi alle esigenze di tutte le popolazioni colpite;

V. considerando che è necessaria una risposta proporzionata da parte della comunità internazionale alle azioni militari, allo scopo di alleviare le sofferenze dei civili accerchiati dal conflitto; che la giustizia e la riconciliazione saranno elementi necessari delle misure postbelliche e del processo di sviluppo di una governance inclusiva, rappresentativa e democratica;

W. considerando che alcuni Stati membri offrono attrezzature e assistenza all'addestramento alle forze irachene legittime e a quelle curde dei Peshmerga; che alcuni Stati membri partecipano direttamente alle azioni militari della coalizione contro l'ISIL/Daesh;

1.  condanna con forza le raccapriccianti, sistematiche e diffuse violazioni dei diritti umani e gli abusi commessi dal regime di Assad, dai terroristi dell'ISIL/Daesh e da altri gruppi jihadisti in Iraq e in Siria, incluse l'uccisione di ostaggi, tutte le forme di violenza contro le persone sulla base della loro appartenenza religiosa ed etnica e le violenze nei confronti delle donne e delle persone LGBTI; sottolinea ancora una volta che il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione è un diritto umano fondamentale; deplora l'istituzione di tribunali illegittimi cosiddetti "della sharia" nel territorio sotto il controllo dell'ISIL/Daesh; ribadisce la sua condanna assoluta della tortura; esprime profondo cordoglio per le vittime delle atrocità perpetrate dal regime di Assad, dai terroristi dell'ISIL/Daesh e da altri gruppi jihadisti e chiede l'immediata liberazione di tutti gli ostaggi; condanna fermamente gli abusi commessi dall'ISIL/Daesh nei confronti dei minori;

2.  esprime crescente preoccupazione per l'aggravarsi della situazione umanitaria e dei diritti umani in Siria e in Iraq e per le violazioni del diritto internazionale umanitario, non da ultimo nel contesto dell'insurrezione dell'ISIL/Daesh;

3.  sottolinea che la guerra in corso in Siria e la recente minaccia posta dall'ISIL/Daesh costituiscono un grave pericolo per le popolazioni dell'Iraq e della Siria e per l'intero Medio Oriente; invita l'Unione ad adottare e attuare una strategia regionale globale per sconfiggere l'ISIL/Daesh e a contribuire agli sforzi comuni volti a mitigare la crisi umanitaria e porre fine al conflitto in Siria e Iraq; ribadisce che è necessario fornire una risposta coesa al fine di coordinare tutti gli aspetti dell'intervento e sostenere i paesi ospitanti, anche attraverso l'assistenza macroeconomica, allo sviluppo, umanitaria e nel settore della sicurezza; elogia il ruolo svolto dai paesi confinanti nell'accogliere i profughi; sottolinea che l'Unione europea necessita di una strategia che sia complementare alle attività delle Nazioni Unite e della coalizione anti-ISIL/Daesh e che punti a operare insieme ai partner regionali per contrastare il finanziamento del terrorismo, la fornitura di armi e il flusso di combattenti stranieri transnazionali;

4.  sottolinea che vari gruppi di minoranze etniche e religiose hanno vissuto pacificamente per decenni in Medio Oriente;

5.  sostiene la campagna globale contro l'ISIL/Daesh e accoglie con favore l'impegno dei partner della coalizione a cooperare nell'ambito di una strategia comune, articolata e a lungo termine per sconfiggere l'ISIL/Daesh; appoggia la ferma determinazione del re di Giordania a combattere l'ISIL/Daesh; si rallegra della sconfitta dell'ISIL/Daesh nella città siriana di Kobane; sottolinea che tale strategia dovrebbe includere l'assistenza ai paesi della regione per consentire loro di combattere l'estremismo violento, come pure strumenti intesi a contrastare il finanziamento del terrorismo; sottolinea a tale proposito che qualsiasi campagna militare volta a liberare i territori sotto il controllo dell'ISIL/Daesh dovrebbe essere pienamente conforme al diritto umanitario internazionale e al diritto internazionale dei diritti umani, al fine di evitare di causare ulteriori perdite di vite umane e di alimentare il programma degli estremisti, come pure nell'ottica di prevenire nuove ondate di profughi e sfollati interni;

6.  condanna l'uso e lo sfruttamento di giacimenti petroliferi e delle relative infrastrutture da parte dell'ISIL/Daesh e di gruppi associati, attività che consentono all'ISIL/Daesh di generare redditi considerevoli, ed esorta tutti gli Stati ad appoggiare le risoluzioni 2161 (2014) e 2170 (2014) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che condannano ogni tipo di scambio commerciale, diretto o indiretto, con l'ISIL/Daesh e i gruppi associati;

7.  pone l'accento sul ruolo centrale della protezione dei civili nell'ambito della propria strategia regionale globale e sulla necessità di mantenere separate le azioni umanitarie e quelle militari/antiterrorismo; evidenzia l'interconnessione tra il conflitto, le sofferenze umanitarie e la radicalizzazione;

8.  è del parere che sia essenziale sconfiggere la minaccia terroristica estremista che sta guadagnando terreno in Medio Oriente e nella regione del Nord Africa e oltre, al fine di lottare contro il terrorismo all'interno dell'Unione europea, poiché la sua avanzata ne alimenta la radicalizzazione interna;

9.  ribadisce la sua preoccupazione per il fatto che migliaia di combattenti stranieri transnazionali, tra cui cittadini degli Stati membri, si sono uniti all'insurrezione dell'ISIL/Daesh; invita gli Stati membri ad adottare misure adeguate per impedire ai combattenti di lasciare il loro territorio, in linea con la risoluzione 2170 (2014) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, e a sviluppare una strategia comune per i servizi di sicurezza e le agenzie dell'UE in materia di monitoraggio e controllo dei jihadisti; invita alla cooperazione, nell'UE e a livello internazionale, al fine di intraprendere le azioni legali appropriate nei confronti di chiunque sia sospettato di coinvolgimento in atti di terrorismo; invita gli Stati membri a intensificare la cooperazione e lo scambio di informazioni tra loro e con gli organismi dell'UE;

10. accoglie con favore la nuova strategia dell'UE dal titolo "Elementi di una strategia regionale dell'Unione europea per la Siria e l'Iraq e la minaccia del Daesh", in particolare il pacchetto di 1 miliardo di EUR destinato a "contribuire a ripristinare la pace e la sicurezza, che per troppo tempo sono state distrutte dal terrorismo e dalla violenza", come dichiarato dal VP/AR;

11. invita la comunità internazionale a fornire più assistenza e aiuti umanitari alle persone colpite dalla crisi in Iraq e in Siria; chiede all'UE di valutare la possibilità di indire una conferenza dei donatori; plaude agli impegni già assunti dagli Stati membri dell'Unione, la quale rappresenta il principale donatore in termini di aiuti finanziari, e a quelli preannunciati per il futuro; invita l'UE a fare pressione su tutti i donatori affinché mantengano le loro promesse e adempiano in tempi brevi agli impegni assunti; chiede un aumento dei contributi dell'UE ai programmi umanitari delle Nazioni Unite e un rafforzamento della cooperazione dell'Unione con le organizzazioni internazionali;

12. sottolinea che, alla luce della portata senza precedenti della crisi, è necessario che l'Unione europea e la comunità internazionale nel suo insieme provvedano in via prioritaria ad alleviare le sofferenze di milioni di siriani e di iracheni che necessitano di beni e servizi di base; condanna il fatto che i tentativi di fornire aiuti umanitari siano stati regolarmente vanificati e chiede a tutte le parti coinvolte nel conflitto di rispettare i diritti umani universali, di agevolare la fornitura di assistenza e aiuti umanitari utilizzando tutti i canali possibili, anche attraverso i confini e le linee di conflitto, e di garantire la sicurezza di tutto il personale medico e di tutti gli operatori umanitari, in linea con le varie risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite;

13. invita tutte le parti del conflitto a rispettare il diritto umanitario internazionale nonché a garantire che i civili siano protetti, abbiano libero accesso alle strutture mediche e all'assistenza umanitaria e possano lasciare le zone colpite dalle violenze in sicurezza e con dignità;

14. è convinto che la protezione e l'assistenza umanitaria immediate debbano costituire parte integrante di strategie a lungo termine volte a mitigare le sofferenze causate dal conflitto e a sostenere i diritti socioeconomici e i mezzi di sussistenza delle persone rimpatriate, degli sfollati interni e dei profughi, comprese le donne, onde garantire una leadership e una partecipazione rafforzate, per metterli nelle condizioni di scegliere soluzioni durature che rispondano alle loro esigenze; ritiene che sia necessario far fronte ai rischi specifici e alle esigenze particolari di diversi gruppi di donne e bambini, che sono soggetti a forme di discriminazione molteplici e interdipendenti;

15. invita la Commissione e gli Stati membri ad avviare immediatamente azioni specifiche per affrontare la situazione delle donne e delle ragazze in Iraq e in Siria e per garantire la loro libertà e il rispetto dei loro diritti fondamentali, nonché ad adottare misure volte a impedire lo sfruttamento, l'abuso e le violenze contro donne e bambini, in particolare i matrimoni forzati delle ragazze; esprime particolare preoccupazione per l'aumento di tutte le forme di violenza contro le donne, che vengono imprigionate, violentate, sottoposte ad abusi sessuali e vendute dai membri dell'ISIL/Daesh;

16. chiede una rinnovata attenzione nei confronti dell'accesso all'istruzione, che sia adeguata ai bisogni specifici derivanti dall'attuale conflitto;

17. esorta l'Unione e i suoi Stati membri ad avvalersi appieno degli orientamenti dell'UE sulla promozione e la tutela dell'esercizio di tutti i diritti umani da parte di lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI) in relazione all'Iraq e alla Siria;

18. invita le agenzie umanitarie internazionali attive in Iraq e in Siria, comprese le agenzie delle Nazioni Unite, ad aumentare la fornitura di servizi medici e di consulenza, tra cui l'assistenza e le cure psicologiche, per gli sfollati che sono fuggiti dinanzi all'avanzata dell'ISIL/Daesh, prestando particolare attenzione alle esigenze delle popolazioni più vulnerabili, come ad esempio le vittime di violenza sessuale e i minori; chiede la messa a disposizione di assistenza finanziaria e la creazione di programmi che consentano di rispondere in maniera completa alle esigenze medico-psicologiche e sociali delle vittime di violenze sessuali e di genere nel conflitto in corso;

19. invita tutti gli Stati membri ad accelerare il trattamento delle domande di asilo presentate dai sempre più numerosi profughi in fuga dalle zone di conflitto; invita l'Unione europea ad affrontare la questione delle traversate del Mediterraneo che si rivelano spesso fatali e ad attuare una strategia coordinata per salvare vite umane, nonché a fornire un sostengo agli Stati membri maggiormente colpiti dagli sbarchi in massa di migranti irregolari e richiedenti asilo sulle proprie coste;

20. ribadisce con la massima fermezza la propria condanna nei confronti dei crimini perpetrati dal regime siriano contro la sua popolazione, incluso l'utilizzo di armi chimiche e incendiarie contro i civili, le detenzioni arbitrarie di massa nonché la sua strategia di assedio volta a lasciar morire di fame la popolazione per costringerla alla sottomissione;

21. fa notare che l'inadeguatezza della risposta all'instabilità siriana ha consentito all'ISIL/Daesh di prosperare; esprime la propria preoccupazione per il crescente coinvolgimento di gruppi islamici estremisti e combattenti stranieri transnazionali nel conflitto in Siria; sottolinea che una soluzione duratura richiede una transizione politica attraverso un processo politico inclusivo a guida siriana, basato sul comunicato di Ginevra del giugno 2012 e sostenuto dalla comunità internazionale; invita l'Unione ad assumere l'iniziativa di intraprendere sforzi diplomatici a tal fine; apprezza e sostiene il lavoro svolto dall'inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria, Staffan de Mistura, e i suoi sforzi tesi a ottenere una sospensione dei pesanti combattimenti in atto nei centri urbani, tra cui Aleppo;

22. esorta tutti gli attori regionali a contribuire agli sforzi di allentamento delle tensioni in Iraq e in Siria;

23. chiede alla nuova leadership irachena di mantenere fede al proprio impegno a favore di un governo inclusivo, che rappresenti i legittimi interessi di tutti gli iracheni e faccia fronte alle loro più impellenti esigenze umanitarie; invita le autorità irachene e la comunità internazionale ad evitare ritorsioni nei confronti della popolazione civile sunnita delle aree attualmente sotto il controllo dell'ISIL/Daesh dopo che tali aree saranno liberate dal suo controllo; sottolinea che l'unità, la sovranità e l'integrità territoriale dell'Iraq sono essenziali per la stabilità e lo sviluppo economico del paese e della regione;

24. accoglie con favore gli sforzi dell'ufficio della direzione generale per gli Aiuti umanitari e la protezione civile della Commissione (ECHO) ad Erbil, capitale della regione del Kurdistan in Iraq, per affrontare la situazione umanitaria nella regione; sottolinea che è necessaria una maggiore e migliore cooperazione tra l'ECHO e la direzione generale della Cooperazione internazionale e dello sviluppo della Commissione (DEVCO) al fine di provvedere nel modo migliore e più efficace possibile alle necessità delle popolazioni bisognose di aiuti;

25. accoglie con favore l'annuncio del VP/AR Federica Mogherini relativo all'apertura dell'ufficio dell'Unione europea a Erbil e sollecita l'apertura di tale ufficio al fine di potenziare l'efficacia e la visibilità dell'azione dell'UE sul terreno, incluso un migliore coordinamento dell'assistenza umanitaria e allo sviluppo; chiede un rafforzamento dell'ufficio dell'UE a Gaziantep, in Turchia;

26. appoggia la richiesta inoltrata dal Consiglio dei diritti umani all'Ufficio dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani di inviare con urgenza una missione in Iraq per indagare sugli abusi e sulle violazioni del diritto internazionale in materia di diritti umani commessi dall'ISIL/Daesh e dai gruppi terroristici associati e di accertare i fatti e le circostanze di tali abusi e violazioni, al fine di impedire l'impunità e assicurare che i loro autori siano chiamati a risponderne;

27. resta convinto che in Siria e in Iraq non potrà esservi una pace sostenibile se i responsabili dei crimini commessi da tutte le parti durante il conflitto, in particolare di quelli aventi motivazioni religiose o etniche, non saranno chiamati a risponderne; rinnova la sua richiesta di deferire alla Corte penale internazionale le persone sospettate di aver commesso crimini contro l'umanità in Siria e in Iraq e appoggia tutte le iniziative in tal senso, ad esempio attraverso il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite;

28. chiede misure di assunzione di responsabilità eque per tutte le parti coinvolte nel conflitto e l'accesso all'assistenza legale per tutte le vittime delle diffuse violazioni; considera di fondamentale importanza garantire la protezione dei civili che sono accerchiati da violenze e non riescono a raggiungere luoghi sicuri o che non hanno accesso all'assistenza umanitaria fondamentale per la sopravvivenza;

29. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, al rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al governo e al Consiglio dei rappresentanti dell'Iraq, al governo regionale del Kurdistan, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, nonché a tutte le parti coinvolte nel conflitto siriano.

 

 

 

 

(1)

Testi approvati, P7_TA(2013)0023.

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