Procedura : 2015/2839(RSP)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : RC-B8-0846/2015

Testi presentati :

RC-B8-0846/2015

Discussioni :

PV 10/09/2015 - 5.2
CRE 10/09/2015 - 5.2

Votazioni :

PV 10/09/2015 - 8.2

Testi approvati :

P8_TA(2015)0315

PROPOSTA DI RISOLUZIONE COMUNE
PDF 189kWORD 84k
9.9.2015
PE565.814v01-00}
PE565.816v01-00}
PE565.821v01-00}
PE565.822v01-00}
PE565.822v01-00}
PE565.827v01-00}
PE565.829v01-00} RC1
 
B8-0846/2015}
B8-0848/2015}
B8-0853/2015}
B8-0854/2015}
B8-0857/2015}
B8-0859/2015}
B8-0861/2015} RC1

presentata a norma dell'articolo 135, paragrafo 5, e dell'articolo 123, paragrafo 4, del regolamento

in sostituzione delle proposte di risoluzione presentate dai gruppi:

ECR (B8‑0846/2015)

Verts/ALE (B8‑0848/2015)

PPE (B8‑0853/2015)

ALDE (B8‑0854/2015)

EFDD (B8‑0857/2015)

GUE/NGL (B8‑0859/2015)

S&D (B8‑0861/2015)


sull'Angola (2015/2839(RSP))


Cristian Dan Preda, Davor Ivo Stier, Elmar Brok, Tunne Kelam, Eduard Kukan, Patricija Šulin, Lorenzo Cesa, Brian Hayes, Claude Rolin, Giovanni La Via, Marijana Petir, Jiří Pospíšil, Bogdan Brunon Wenta, Andrej Plenković, Therese Comodini Cachia, Mariya Gabriel, Tomáš Zdechovský, Agnieszka Kozłowska-Rajewicz, Barbara Kudrycka, László Tőkés, Monica Macovei, Ivan Štefanec, Jaromír Štětina, David McAllister, Pavel Svoboda, Michaela Šojdrová, Tadeusz Zwiefka, Luděk Niedermayer, József Nagy, Francesc Gambús, Stanislav Polčák, Dubravka Šuica, Krzysztof Hetman, Gabrielius Landsbergis, Adam Szejnfeld, Elisabetta Gardini, Roberta Metsola a nome del gruppo PPE
Ana Gomes, Norbert Neuser, Victor Boştinaru, Knut Fleckenstein, Afzal Khan, Josef Weidenholzer, Maria Arena, Eric Andrieu, Nikos Androulakis, Zigmantas Balčytis, Richard Howitt, Pier Antonio Panzeri, Liisa Jaakonsaari, Hugues Bayet, Neena Gill, Miriam Dalli, Roberto Gualtieri, Victor Negrescu, Andrea Cozzolino, Eider Gardiazabal Rubial, David Martin, Brando Benifei, Andi Cristea, José Blanco López, Vilija Blinkevičiūtė, Biljana Borzan, Krystyna Łybacka, Vincent Peillon, Nicola Caputo, Cătălin Sorin Ivan, Doru-Claudian Frunzulică, Viorica Dăncilă, Tibor Szanyi, Nicola Danti, Sorin Moisă, Enrico Gasbarra, Kashetu Kyenge, Damiano Zoffoli, Javi López, Michela Giuffrida, Julie Ward, Maria Grapini, Flavio Zanonato, Demetris Papadakis, Jeppe Kofod, Marlene Mizzi, Claudia Tapardel, Alessia Maria Mosca, Tonino Picula, Miroslav Poche, Inmaculada Rodríguez-Piñero Fernández, Daciana Octavia Sârbu, Elena Valenciano, Andrejs Mamikins, Elena Gentile, Lidia Joanna Geringer de Oedenberg, Momchil Nekov, Emilian Pavel, Jutta Steinruck, Liliana Rodrigues a nome del gruppo S&D
Charles Tannock, Mark Demesmaeker, Angel Dzhambazki, Geoffrey Van Orden, Anna Elżbieta Fotyga, Ryszard Antoni Legutko, Tomasz Piotr Poręba, Ryszard Czarnecki, Karol Karski, Branislav Škripek a nome del gruppo ECR
Javier Nart, Frédérique Ries, Marietje Schaake, Marielle de Sarnez, Ramon Tremosa i Balcells, Izaskun Bilbao Barandica, Juan Carlos Girauta Vidal, Pavel Telička, Maite Pagazaurtundúa Ruiz, Petras Auštrevičius, Valentinas Mazuronis, Ivo Vajgl, Martina Dlabajová, Beatriz Becerra Basterrechea, Nedzhmi Ali, Dita Charanzová, Gérard Deprez a nome del gruppo ALDE
Marisa Matias, Patrick Le Hyaric, Marie-Christine Vergiat, Barbara Spinelli a nome del gruppo GUE/NGL
Judith Sargentini, Maria Heubuch, Heidi Hautala, Jordi Sebastià, Bart Staes, Michèle Rivasi, Barbara Lochbihler, Ernest Urtasun, Bodil Valero, Davor Škrlec a nome del gruppo Verts/ALE
Ignazio Corrao, Fabio Massimo Castaldo, Piernicola Pedicini, Laura Agea, Laura Ferrara, Rolandas Paksas a nome del gruppo EFDD

Risoluzione del Parlamento europeo sull'Angola (2015/2839(RSP))  

Il Parlamento europeo,

–       viste le sue precedenti risoluzioni sull'Angola,

–       vista la dichiarazione resa il 12 maggio 2015 dal portavoce dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani in Angola,

–       vista la dichiarazione congiunta rilasciata il 17 ottobre 2014 a seguito della prima riunione ministeriale Angola-Unione europea,

–       visto il documento "EU-Angola Joint Way Forward" (Azione congiunta UE-Angola per il futuro) del 23 luglio 2012,

–       visti gli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani e sulla libertà di espressione,

–       viste le conclusioni del Consiglio del giugno 2014 sul decimo anniversario degli orientamenti dell'UE,

–       visti l'articolo 21 TUE e il quadro strategico dell'UE per i diritti umani, in cui l'UE si impegna a continuare a sostenere con tutta la propria influenza i difensori della libertà, della democrazia e dei diritti umani in tutto il mondo,

–       visto l'accordo di partenariato di Cotonou firmato nel giugno 2000,

–       visti la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948 e il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici del 1966,

–   vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli,

–   visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.     considerando che negli ultimi mesi il governo angolano ha intensificato la repressione nei confronti di qualsiasi presunta contestazione nei confronti della sua autorità, rendendosi così responsabile di violazioni dei diritti umani sanciti nella costituzione angolana; che in Angola perdura la repressione della libertà di associazione e di riunione e crescono i timori che le forze militari e i servizi di intelligence siano diventati i principali fattori trainanti dell'arresto e dell'azione penale nei confronti di attivisti per i diritti umani;

B.     considerando che il 14 marzo 2015 l'attivista per i diritti umani José Marcos Mavungo è stato arrestato senza un mandato e che il 28 agosto 2015 il procuratore António Nito ha chiesto al tribunale della provincia angolana di Cabinda di condannare Mavungo a 12 anni di reclusione con l'accusa di incitamento alla ribellione, malgrado non fossero mai state presentate prove del fatto che Mavungo avesse commesso un qualsiasi reato;

C.     considerando che l'avvocato Arão Bula Tempo è stato arrestato lo stesso giorno per il presunto coinvolgimento nell'organizzazione della stessa manifestazione di protesta; che Arão Bula Tempo è stato poi rilasciato il 13 maggio 2015, in attesa di essere processato per l'accusa di sedizione;

D.     considerando che il 28 maggio 2015 il giornalista e attivista dei diritti umani Rafael Marques è stato condannato a una pena detentiva di 6 mesi, sospesa per due anni, per la pubblicazione nel 2011 del libro "Diamanti di sangue: corruzione e tortura in Angola", che riferisce dettagliatamente in merito a oltre 100 uccisioni e centinaia di casi di tortura di cui sarebbero responsabili guardie di sicurezza e militari nei giacimenti di diamanti della regione di Lunda; che le denunce presentate da Marques al pubblico ministero per quanto riguarda le violazioni di diritti dell'uomo perpetrate nella regione di Lunda non sono state oggetto di inchiesta;

E.     considerando che 15 giovani attivisti sono stati arrestati tra il 20 e 24 giugno 2015 in connessione con una discussione politica a carattere privato; che il capitano Zenóbio Lázaro Muhondo Zumba è stato successivamente arrestato il 30 giugno 2015 a causa di presunti legami con i 15 attivisti arrestati;

F.     considerando che tutti coloro che sono detenuti sono stati arrestati e accusati, in maniera illegale e arbitraria, di organizzare una ribellione e un tentativo di colpo di Stato contro il Presidente e altri membri del governo;

G.     considerando che i 15 attivisti incarcerati sono detenuti in custodia cautelare, non sono stati formalmente accusati, non dispongono del pieno accesso all'assistenza legale e alle visite dei familiari, i quali tentano di far arrivare loro prodotti alimentari, e sono in regime di isolamento;

H.     considerando che gli attivisti sono stati arrestati ed è stata fatta irruzione nelle loro abitazioni senza che le autorità producessero alcun mandato; che, in base a segnalazioni, essi sono stati sottoposti a torture fisiche e psicologiche nonché a minacce di morte;

I.      considerando che le autorità proferiscono minacce nei confronti delle madri dei giovani detenuti, le quali sono in fase di mobilitazione, e che il partito MPLA al governo ha impedito l'organizzazione di manifestazioni da parte dei sostenitori per chiedere la loro liberazione; che una manifestazione pacifica di parenti dei detenuti a Luanda, l'8 agosto 2015, è stata oggetto di attacchi e repressione violenta da parte delle forze di sicurezza in loco;

J.      considerando che nel luglio 2015 quattro difensori dei diritti umani e un corrispondente dell'emittente radiofonica Deutsche Welle sono stati temporaneamente arrestati mentre stavano facendo visita ad altri attivisti in un carcere della provincia di Luanda, con l'accusa di voler fare politica in carcere;

K.     considerando che il diritto a manifestare pacificamente e il diritto di associazione e di espressione sono diritti riconosciuti dalla costituzione dell'Angola;

L.     considerando che vi sono state segnalazioni di un massacro avvenuto nell'aprile 2015 a Huambo ad opera delle forze di polizia fra i seguaci della setta religiosa Luz do Mundo; che le cifre indicate dalle diverse fonti variano da decine a migliaia di morti e numerosi sfollati; che per mesi il governo non è riuscito ad affrontare la necessità urgente di condurre un'inchiesta indipendente, pur smentendo categoricamente le cifre elevate; che il Mediatore sta attualmente preparando una relazione sugli eventi;

M.    considerando che l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha chiesto l'apertura di un'indagine internazionale sull'incidente, il che ha indotto il governo ad aprire un'inchiesta giudiziaria;

N.     considerando che il governo dell'Angola ha inoltre intensificato gli sgomberi forzati di massa e su piccola scala a Luanda e in altre città al fine di allontanare le persone che vivevano in insediamenti non ufficiali e i commercianti ambulanti, tra cui donne in gravidanza e donne con bambini;

O.     considerando che nel marzo 2015 è stata introdotta una nuova legislazione che ha configurato un maggiore controllo sulle organizzazioni non governative;

P.     considerando che la società civile ha denunciato a più riprese il legame tra la corruzione, lo sfruttamento e l'appropriazione indebita delle risorse naturali da parte dell'élite al potere e le violazioni dei diritti umani commesse nei confronti di coloro che rappresentano una minaccia per lo status quo, denunciando la situazione;

Q.     considerando che, nonostante l'impegno assunto dal governo angolano di intensificare gli sforzi volti a migliorare la sua lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo (AML/CFT) e sebbene sia stato compiuto qualche progresso, la task force "Azione finanziaria", un'organizzazione intergovernativa istituita nel 1989 su iniziativa del G7 per elaborare politiche di lotta al riciclaggio, continua a individuare carenze strategiche nel sistema AML/CFT angolano;

R.     considerando che, in base a relazioni indipendenti, i proventi del petrolio ‒ la risorsa principale del governo ‒ non sono stati canalizzati verso lo sviluppo sostenibile o le comunità locali, mentre l'élite al potere si è arricchita;

S.     considerando che l'Angola dispone di vaste riserve di minerali e di petrolio ed è una delle economie in più rapida crescita del mondo, soprattutto dopo la fine della guerra civile; che la sua crescita economica è molto disomogenea, essendo la maggior parte della ricchezza della nazione concentrata nelle mani di una parte sproporzionatamente piccola della popolazione;

T.     considerando che la crisi economica che ha colpito il paese in seguito al forte calo delle entrate petrolifere è suscettibile di generare ulteriori tensioni sociali e manifestazioni di protesta contro il governo;

U.     considerando che nell'ottobre 2014 l'Angola ha ribadito il suo impegno a favore del dialogo politico e della cooperazione, impegno che era stabilito nel documento "EU-Angola Joint Way Forward", i cui pilastri essenziali sono il buon governo, la democrazia e i diritti umani;

V.     considerando che, conformemente all'articolo 8 dell'accordo di Cotonou tra l'Unione europea e l'Angola, lo scambio di informazioni sul buon governo e i diritti umani ha luogo nell'ambito di un dialogo politico formale a cadenza almeno annuale nel quadro del documento "EU-Angola Joint Way Forward" del 2012;

1.      esprime profonda preoccupazione per il rapido peggioramento della situazione dei diritti umani, delle libertà fondamentali e dello spazio democratico in Angola, nonché per i gravi abusi da parte delle forze di sicurezza e dalla mancanza di indipendenza della magistratura;

2.      invita le autorità angolane a liberare immediatamente e incondizionatamente tutti i difensori dei diritti umani, tra cui Marcos Mavungo e i 15+1 attivisti arrestati nel giugno del 2015, nonché a far cadere tutte le accuse a loro carico; chiede inoltre la liberazione immediata e incondizionata di qualsiasi altro attivista, prigioniero di coscienza od oppositore politico arbitrariamente arrestato e detenuto unicamente per le sue opinioni politiche, le sue attività giornalistiche e la sua partecipazione ad attività pacifiche;

3.      esorta le autorità ad assicurare che i detenuti non siano sottoposti a torture o maltrattamenti e a garantirne la piena protezione e l'accesso alle loro famiglie e ai loro legali;

4.      invita le autorità angolane a porre immediatamente fine agli arresti arbitrari, ai fermi illegali e agli atti di tortura da parte della polizia e delle forze di sicurezza; ribadisce la necessità di indagare senza indugio, in maniera imparziale e approfondita, tutte le presunte violazioni dei diritti umani, tra cui le torture, ad opera della polizia e delle forze di sicurezza, come pure di consegnare i responsabili alla giustizia;

5.      manifesta profonda inquietudine per i continui tentativi di limitare la libertà di espressione, la libertà dei media e la libertà di riunione pacifica e di associazione, come pure per la recrudescenza delle violazioni di tali libertà da parte delle autorità e invita le autorità angolane a garantire l'osservanza immediata e incondizionata di tali libertà; le invita inoltre a dare piena attuazione alle disposizioni della dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti umani, alla Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli e ad altri strumenti internazionali e regionali in materia di diritti umani ratificati dall'Angola;

6.      chiede alla delegazione dell'UE di Luanda di tener fede all'impegno del SEAE di sostenere e proteggere i difensori dei diritti umani in tutto il mondo tramite misure concrete e visibili, che includono in particolare l'osservazione dei processi, il sostegno politico e materiale ai difensori dei diritti umani, ai loro legali e alle loro famiglie, e invita l'Unione europea e i suoi Stati membri a sollevare sistematicamente la questione dei diritti umani presso le autorità angolane a tutti i livelli delle relazioni, anche quelli più elevati; chiede inoltre alla delegazione di Luanda di intensificare il dialogo politico con il governo angolano nell'ambito di tutte le relazioni politiche, commerciali e di sviluppo, al fine di garantire che tenga fede ai suoi impegni nazionali e internazionali in materia di diritti umani, come promesso nel corso della prima riunione ministeriale UE-Angola dell'ottobre 2014; la esorta a impiegare a tal fine tutti i mezzi e gli strumenti appropriati, tra cui lo Strumento europeo per la democrazia e i diritti umani;

7.      invita l'Unione europea e gli Stati membri a riconoscere l'elevato livello di corruzione delle autorità angolane, che pregiudica seriamente il rispetto dei diritti umani e lo sviluppo, ad attuare i principi dello strumentario per i diritti umani prima di qualsiasi trattativa con l'Angola e a riesaminare i settori chiave del suo programma indicativo nazionale nell'ambito dell'undicesimo FES;

8.      deplora che, malgrado il completamento di un'indagine nazionale nel 2007 e di un importante programma d'azione contro le mine, non sia ancora nota con certezza la portata della minaccia rappresentata dalle mine antipersona o da altri residuati bellici; esorta l'Unione europea a monitorare, controllare e valutare l'impiego effettivo dei fondi e a garantire che il bilancio stanziato sia utilizzato in maniera efficiente e mirata, ai fini di un effettivo sminamento;

9.      esorta le autorità giudiziarie angolane a far valere la loro indipendenza da qualsiasi strumentalizzazione politica e a garantire la tutela dei diritti riconosciuti dagli strumenti giuridici, quali l'accesso alla giustizia e il diritto a un processo equo;

10.    esorta il governo angolano a condurre con urgenza un'indagine trasparente e credibile sul massacro di Huambo e a garantire sostegno ai sopravvissuti che sono stati sfollati; si unisce alle richieste delle Nazioni Unite di un'indagine complementare indipendente a livello internazionale;

11.    resta preoccupato per la mancata attuazione delle misure di lotta alla violenza nei confronti delle donne e dei minori; chiede alle autorità di intensificare la lotta alle pratiche tradizionali dannose, quali la stigmatizzazione dei bambini accusati di stregoneria;

12.    ricorda l'impegno assunto dall'Angola nel quadro dell'accordo di Cotonou di rispettare la democrazia, lo Stato di diritto e i principi in materia di diritti umani, tra cui la libertà di espressione, la libertà dei media, il buongoverno e la trasparenza nelle cariche politiche; esorta il governo angolano ad attenersi a tali disposizioni a norma dell'articolo 11, lettera b), e degli articoli 96 e 97 dell'accordo di Cotonou e, in caso contrario, chiede alla Commissione di avviare la pertinente procedura ai sensi degli articoli 8, 9 e 96 del medesimo accordo;

13.    esorta l'Unione europea e gli Stati membri ad affrontare la questione della trasparenza del commercio di tutte le risorse naturali, tra cui il petrolio, e in particolare di attuare pienamente e monitorare la legislazione vigente sulle relazioni per paese; invita le autorità angolane e le imprese estere a contribuire al rafforzamento della governance nel settore estrattivo, attenendosi all'iniziativa per la trasparenza delle industrie estrattive, e a riesaminare l'attuazione del processo di Kimberley; invita inoltre il governo angolano a presentare un piano di adesione all'Open Government Partnership e a elaborare successivamente un piano concreto di lotta alla corruzione, a migliorare la trasparenza e a potenziare la rendicontabilità pubblica;

14.    incoraggia la cooperazione e il coordinamento tra l'Unione europea e gli Stati Uniti riguardo all'attuazione della sezione 1504 della legge statunitense "Dodd-Frank";

15.    invita le amministrazioni nazionali e le autorità di controllo degli Stati membri a intensificare la vigilanza sulla conformità con la normativa antiriciclaggio europea, tra cui i principi normativi del dovere di diligenza e un'opportuna analisi dei rischi, in particolare coinvolgendo le persone politicamente esposte di origine angolana;

16.    si compiace del fatto che il governo angolano riconosca i problemi di indennizzo in caso di confisca di terre e plaude a quanto riferito dai media, secondo cui i meccanismi di distribuzione e di indennizzo starebbero migliorando; incoraggia il governo angolano a proseguire gli sforzi in tal senso;

17.    incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, all'Unione africana, alla Commissione africana dei diritti dell'uomo e dei popoli, ai governi dei paesi della regione della SADC, al Presidente e al Parlamento dell'Angola, al governo statunitense, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani e all'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE.

 

Avviso legale