Procedura : 2016/3027(RSP)
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Ciclo del documento : RC-B8-1345/2016

Testi presentati :

RC-B8-1345/2016

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Votazioni :

PV 15/12/2016 - 6.2

Testi approvati :

P8_TA(2016)0506

PROPOSTA DI RISOLUZIONE COMUNE
PDF 295kWORD 56k
14.12.2016
PE596.615v01-00}
PE596.618v01-00}
PE596.622v01-00}
PE596.624v01-00}
PE596.627v01-00}
PE596.630v01-00}
PE596.633v01-00} RC1
 
B8-1345/2016}
B8-1348/2016}
B8-1352/2016}
B8-1354/2016}
B8-1357/2016}
B8-1360/2016}
B8-1363/2016} RC1

presentata a norma dell'articolo 135, paragrafo 5, e dell'articolo 123, paragrafo 4, del regolamento

in sostituzione delle proposte di risoluzione presentate dai gruppi:

ECR (B8-1345/2016)

EFDD (B8-1348/2016)

Verts/ALE (B8-1352/2016)

GUE/NGL (B8-1354/2016)

PPE (B8-1357/2016)

ALDE (B8-1360/2016)

S&D (B8-1363/2016)


sulla situazione della minoranza rohingya in Myanmar/Birmania (2016/3027(RSP))


Cristian Dan Preda, Elmar Brok, Jeroen Lenaers, Eva Paunova, Thomas Mann, Stanislav Polčák, Luděk Niedermayer, Tomáš Zdechovský, Lefteris Christoforou, Bogdan Brunon Wenta, Csaba Sógor, Ivan Štefanec, Pavel Svoboda, Marijana Petir, Tunne Kelam, Romana Tomc, Milan Zver, Eduard Kukan, Jaromír Štětina, Giovanni La Via, Dubravka Šuica, Ildikó Gáll-Pelcz, David McAllister, Sven Schulze, Laima Liucija Andrikienė, Michaela Šojdrová, Deirdre Clune, József Nagy, Adam Szejnfeld, Brian Hayes, László Tőkés, Ivana Maletić, Ivo Belet, Therese Comodini Cachia, Patricija Šulin, Lars Adaktusson, Krzysztof Hetman, Seán Kelly, Elżbieta Katarzyna Łukacijewska, Andrey Kovatchev, Jiří Pospíšil a nome del gruppo PPE
Pier Antonio Panzeri, Ana Gomes, Victor Boştinaru, Knut Fleckenstein, Josef Weidenholzer, Clara Eugenia Aguilera García, Eric Andrieu, Zigmantas Balčytis, Hugues Bayet, Brando Benifei, Vilija Blinkevičiūtė, Soledad Cabezón Ruiz, Andrea Cozzolino, Andi Cristea, Nicola Danti, Isabella De Monte, Doru-Claudian Frunzulică, Elena Gentile, Lidia Joanna Geringer de Oedenberg, Neena Gill, Theresa Griffin, Sylvie Guillaume, Cătălin Sorin Ivan, Liisa Jaakonsaari, Afzal Khan, Jeppe Kofod, Cécile Kashetu Kyenge, Arne Lietz, Krystyna Łybacka, David Martin, Costas Mavrides, Alex Mayer, Sorin Moisă, Alessia Maria Mosca, Victor Negrescu, Momchil Nekov, Demetris Papadakis, Pavel Poc, Miroslav Poche, Liliana Rodrigues, Daciana Octavia Sârbu, Monika Smolková, Tibor Szanyi, Claudia Țapardel, Marc Tarabella, Julie Ward, Boris Zala, Carlos Zorrinho a nome del gruppo S&D
Amjad Bashir, Charles Tannock, Monica Macovei, Ryszard Czarnecki, Tomasz Piotr Poręba, Anna Elżbieta Fotyga, Arne Gericke, Angel Dzhambazki, Branislav Škripek, Notis Marias, Ruža Tomašić, Karol Karski a nome del gruppo ECR
Urmas Paet, Gérard Deprez, Nedzhmi Ali, Petras Auštrevičius, Beatriz Becerra Basterrechea, Izaskun Bilbao Barandica, Dita Charanzová, Marielle de Sarnez, Martina Dlabajová, María Teresa Giménez Barbat, Nathalie Griesbeck, Marian Harkin, Filiz Hyusmenova, Ivan Jakovčić, Petr Ježek, Ilhan Kyuchyuk, Maite Pagazaurtundúa Ruiz, Carolina Punset, Frédérique Ries, Marietje Schaake, Hannu Takkula, Pavel Telička, Ramon Tremosa i Balcells, Ivo Vajgl, Johannes Cornelis van Baalen, Hilde Vautmans, Paavo Väyrynen, Cecilia Wikström, Valentinas Mazuronis a nome del gruppo ALDE
Marie-Christine Vergiat, Kateřina Konečná, Barbara Spinelli, Merja Kyllönen, Lola Sánchez Caldentey, Tania González Peñas, Estefanía Torres Martínez, Xabier Benito Ziluaga, Miguel Urbán Crespo a nome del gruppo GUE/NGL
Jean Lambert, Heidi Hautala a nome del gruppo Verts/ALE
Ignazio Corrao, Fabio Massimo Castaldo, Marco Zanni, Rolandas Paksas a nome del gruppo EFDD
EMENDAMENTI

Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione della minoranza rohingya in Myanmar/Birmania (2016/3027(RSP))  

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sul Myanmar/Birmania e sulla situazione dei musulmani rohingya, in particolare quella del 7 luglio 2016(1),

–  viste le conclusioni del Consiglio su una strategia dell'UE nei confronti del Myanmar/Birmania del 20 giugno 2016,

–  vista la comunicazione congiunta della Commissione e dell'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza al Parlamento europeo e al Consiglio, dal titolo: "Elementi per una strategia dell'UE nei confronti del Myanmar/Birmania: un partenariato speciale per la democrazia, la pace e la prosperità",

–  vista la dichiarazione del vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR), Federica Mogherini, sull'insediamento del nuovo governo dell'Unione di Myanmar,

–  vista la dichiarazione del portavoce sulla recente escalation delle violenze in Myanmar/Birmania del 2 dicembre 2016,

–  visto il comunicato stampa congiunto in merito al terzo dialogo UE-Myanmar sui diritti umani del 25 novembre 2016,

–  viste le conclusioni del Consiglio sull'apolidia del 4 dicembre 2015,

–  visti i recenti briefing dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) sul Myanmar/Birmania e del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Birmania/Myanmar, rispettivamente del 29 e 18 novembre 2016, sul deterioramento della situazione dei diritti umani nello Stato di Rakhine settentrionale,

–  vista la relazione dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani sulla situazione dei diritti umani dei musulmani rohingya e di altre minoranze in Myanmar/Birmania, del 20 giugno 2016,

–  vista la risoluzione adottata dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, del 24 marzo 2016 (31/24), sulla situazione dei diritti umani in Myanmar/Birmania,

–  vista la relazione del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Myanmar/Birmania, del 18 marzo 2016,

–  visti la Convenzione delle Nazioni Unite del 1951 sullo status dei rifugiati e il relativo Protocollo del 1967,

–  viste la Convenzione relativa allo status degli apolidi del 1954 e la Convenzione sulla riduzione dell'apolidia del 1961,

–  visto il piano d'azione globale 2014-24 dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) per porre fine all'apolidia,

–  visti gli articoli da 18 a 21 della Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948,

–  visti il Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966 e il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali del 1966,

–  vista la Carta dell'ASEAN,

–  vista la relazione dei parlamentari per i diritti umani dell'Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN), dell'aprile 2015, dal titolo "The Rohingya Crisis and the Risk of Atrocities in Myanmar: An ASEAN Challenge and Call to Action" (La crisi dei rohingya e il rischio di atrocità in Myanmar: una sfida per l'ASEAN e un appello ad agire),

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che, nella sua relazione del 20 giugno 2016, l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Zeid Ra'ad Al Hussein, descrive le incessanti e gravi violazioni dei diritti umani ai danni dei rohingya, tra cui la privazione arbitraria della nazionalità (circostanza che li rende apolidi), le gravi restrizioni alla libertà di circolazione, le minacce alla vita e alla sicurezza, la negazione dei diritti alla salute e all'istruzione, i lavori forzati, le violenze sessuali e le limitazioni dei loro diritti politici, che possono configurare crimini contro l'umanità; che, secondo Zeid Ra'ad Al Hussein, i rohingya sono esclusi da numerose professioni e debbono espletare speciali formalità amministrative per accedere agli ospedali, il che comporta ritardi e provoca la morte di neonati e delle madri durante il parto; che John Mckissick, direttore dell'ufficio dell'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati nella città bangladese di Cox’s Bazar, ha di recente dichiarato pubblicamente che il Myanmar/Birmania sta cercando di portare avanti una "pulizia etnica della minoranza dei musulmani rohingya dal suo territorio"; che le violazioni dei diritti umani contro la minoranza rohingya equivalgono a una punizione collettiva;

B.  considerando che il 9 ottobre 2016 degli uomini armati hanno attaccato tre avamposti di polizia nei pressi della frontiera con il Bangladesh, uccidendo nove poliziotti e impossessandosi di numerose armi; che il governo del Myanmar/Birmania, ha sostenuto che gli uomini armati fossero miliziani di etnia rohingya e successivamente dichiarato il distretto di Maungdaw una "zona di intervento militare", imponendovi il coprifuoco e altre gravi restrizioni, anche nei confronti di giornalisti e osservatori esterni, cui è precluso l'accesso alla zona in questione;

C.  considerando che, secondo le organizzazioni per i diritti umani, alcune fonti locali denunciano gravi violazioni dei diritti umani da parte delle forze governative nella cosiddetta "zona di intervento militare"; che il governo del Myanmar/Birmania ha notificato la morte di 69 presunti militanti e di 17 membri delle forze di sicurezza, una dichiarazione che è impossibile verificare in maniera indipendente a causa delle restrizioni di accesso;

D.  considerando che il 3 novembre 2016 un secondo attentato contro un posto di frontiera ha provocato la morte di un poliziotto;

E.  considerando che alcune organizzazioni per i diritti umani, in particolare Human Rights Watch, avvalendosi di immagini satellitari, hanno segnalato la distruzione su larga scala di abitazioni e di edifici di altro tipo in alcune parti dello Stato di Rakhine settentrionale attualmente precluse alle ONG e agli osservatori indipendenti;

F.  considerando che il 2 e 3 novembre 2016 il governo del Myanmar/Birmania ha organizzato una visita, su propria sorveglianza, di alcune delle zone interessate del distretto di Maungdaw con una delegazione di nove ambasciatori stranieri, tra cui il coordinatore residente delle Nazioni Unite, il quale ha confermato di aver visto strutture bruciate in diverse città;

G.  considerando che nelle ultime settimane almeno 25 000 rohingya sono fuggiti nel vicino Bangladesh e che circa 30 000 residenti dello Stato di Rakhine sono stati sfollati a causa delle violenze; che oltre 56 000 rohingya sono attualmente registrati presso l'UNHCR in Malaysia;

H.  considerando che dal 2011 il Myanmar/Birmania ha adottato misure volte a riformare l'economia e il sistema politico del paese; che, tuttavia, l'esercito mantiene a tutt'oggi un controllo sproporzionato sulla vita del paese; che nel novembre 2015 è stato eletto un nuovo parlamento nazionale e che nel marzo 2016 si è insediato un governo nazionale democraticamente eletto;

I.  considerando che, di conseguenza, l'Unione europea e altri soggetti internazionali hanno revocato le sanzioni nei confronti del Myanmar/Birmania, consentendone la reintegrazione nelle strutture politiche ed economiche mondiali; che l'Unione europea e i suoi Stati membri hanno svolto un ruolo importante nel processo di riforma e di apertura del paese, contribuendo anche con ingenti aiuti allo sviluppo, con formazione e cooperazione tecnica, con la promozione di un accordo nazionale di cessate il fuoco e con scambi commerciali nell'ambito dell'iniziativa "Tutto tranne le armi"; che l'Unione europea e il Myanmar/Birmania svolgono dialoghi annuali sui diritti umani;

J.  considerando, tuttavia, il persistere di numerosi problemi, anche nel settore dei diritti umani e, in particolare, per quanto riguarda la situazione della minoranza dei musulmani rohingya; che gli oltre 1 milioni di musulmani rohingya, pur vivendo in Myanmar/Birmania da generazioni, sono ormai una delle minoranze più perseguitate al mondo; che sono ufficialmente apolidi dall'introduzione della legge sulla cittadinanza birmana del 1982; che i rohingya non sono graditi dalle autorità del Myanmar/Birmania e dai paesi limitrofi, sebbene alcuni di questi accolgano un gran numero di rifugiati; che il quadro normativo del Myanmar/Birmania istituzionalizza la discriminazione delle minoranze e, in particolare, è responsabile dell'apolidia dei rohingya, dal momento che le loro carte d'identità temporanee ("carte bianche") sono state dichiarate scadute nel marzo 2015 e che dal 2012 non sono in grado di ottenere il certificato di nascita per i loro figli;

K.  considerando che le autorità del Myanmar/Birmania continuano a negare ai rohingya i loro più elementari diritti; che, secondo un rapporto dei parlamentari per i diritti umani dell'ASEAN, alla data della sua stesura, circa 120 000 rohingya si trovavano sparsi in oltre 80 campi di sfollati interni dello Stato di Rakhine, con accesso limitato agli aiuti umanitari, mentre più di altri 100 000 rohingya sono fuggiti negli ultimi anni, via mare o via terra, in altri paesi, spesso alla mercé di trafficanti di esseri umani e molti di essi perdono la vita in tali viaggi pericolosi;

L.  considerando che le forze armate in Myanmar/Birmania ricorrerebbero ampiamente allo stupro come arma di guerra per intimidire le minoranze etniche, con conseguenze devastanti per le vittime; che la Rappresentante speciale del Segretario generale per la violenza Sessuale nei conflitti, Zainab Hawa Bangura, ha espresso profonda preoccupazione al riguardo; che la Corte penale internazionale annovera lo stupro e altre forme di violenza sessuale nel suo elenco di crimini e atti di guerra che costituiscono crimini contro l'umanità; che va sottolineato, in particolare, che le donne rohingya sono vittime di molteplici forme di discriminazione, compresa la violenza sessuale e la sterilizzazione forzata;

M.  considerando che Aung San Suu Kyi ha annunciato in un incontro con il Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Myanmar/Birmania, Yanghee Lee, che il termine "rohingya" non verrà utilizzato dal governo – in continuità con la politica attuata durante la dittatura militare – in quanto si tratta di un termine ritenuto incendiario, al pari di "bengalese", e propone invece la nuova formulazione: "comunità musulmana dello Stato di Rakhine";

N.  considerando che il Myanmar/Birmania ha compiuto degli sforzi per portare avanti il processo di pace, in aggiunta ai suoi preparativi per una conferenza nazionale di pace; che è fondamentale mantenere il cessate il fuoco nazionale e coinvolgere tutti i gruppi etnici armati al fine di garantire la pace, la prosperità e l'unità nel paese;

1.  esprime profonda preoccupazione per le notizie di violenti scontri nello Stato di Rakhine settentrionale e deplora la perdita di vite umane, di mezzi di sussistenza e di abitazioni nonché l'uso sproporzionato della forza da parte delle forze armate del Myanmar/Birmania; conferma che le autorità del Myanmar/Birmania hanno il dovere di indagare sugli attacchi del 9 ottobre e perseguire i responsabili, ma che questo deve avvenire nel rispetto delle norme e degli obblighi in materia di diritti umani;

2.  esorta l'esercito e le forze di sicurezza a porre immediatamente fine alle uccisioni, ai soprusi e agli stupri di cui è vittima l'etnia rohingya e agli incendi delle loro abitazioni;

3.  accoglie con favore l'annuncio da parte del governo del Myanmar/Birmania dell'istituzione di una commissione d'inchiesta sui recenti atti di violenza nello Stato di Rakhine; invita il governo del Myanmar/Birmania a consentire alle Nazioni Unite e ad altri osservatori esterni di collaborare alle indagini sui recenti avvenimenti nel distretto di Maungdaw nello Stato di Rakhine, compresi gli attacchi del 9 ottobre e le misure intraprese in seguito dal governo; sottolinea la necessità di perseguire i responsabili in modo appropriato, e di fornire adeguati mezzi di ricorso alle vittime di violazioni;

4.  insiste sul fatto che questo è soltanto il primo passo di un più ampio impegno volto a porre fine all'impunità per i reati contro la minoranza rohingya; esprime particolare sgomento per le segnalazioni di violenze sessuali come mezzo di intimidazione e arma di guerra nella repressione della minoranza rohingya e chiede che gli autori di tali crimini siano perseguiti penalmente;

5.  chiede inoltre che il governo del Myanmar/Birmania permetta immediatamente che gli aiuti umanitari raggiungano tutte le zone di conflitto e gli sfollati;

6.  chiede che il governo e le autorità civili del Myanmar/Birmania cessino immediatamente la terribile discriminazione e la segregazione della minoranza rohingya;

7.  chiede quindi al governo del Myanmar/Birmania di riformare la legge sulla cittadinanza del 1982 e di restituire la cittadinanza alla minoranza rohingya; esorta il governo del Myanmar/Birmania e le autorità dello Stato di Rakhine ad avviare immediatamente la registrazione di tutti i bambini alla nascita;

8.  invita il governo del Myanmar/Birmania a eliminare tutte le restrizioni inutili, discriminatorie e sproporzionate nello Stato di Rakhine;

9.  invita il governo del Myanmar/Birmania a combattere la tratta degli esseri umani e la criminalità organizzata transnazionale;

10.  invita il governo del Myanmar/Birmania a migliorare la sua cooperazione con le Nazioni Unite, compresi l'UNHCR e i titolari di mandato per procedure speciali; esorta il governo del Myanmar/Birmania ad attuare le raccomandazioni contenute nella risoluzione 31/24 del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani sulla situazione dei diritti umani in Myanmar/Birmania; chiede al governo del Myanmar/Birmania di invitare l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ad aprire un ufficio nel paese, con pieno mandato e personale adeguato;

11.  invita il governo del Myanmar/Birmania a condannare inequivocabilmente ogni istigazione all'odio razziale o religioso, a prendere provvedimenti per porre fine all'incitamento all'odio, anche da parte di gruppi buddhisti radicali, e a combattere la discriminazione sociale e le ostilità nei confronti della minoranza rohingya; invita inoltre il governo del Myanmar/Birmania a difendere il diritto universale alla libertà di religione o di credo;

12.  invita la vincitrice del Premio Sakharov, Aung San Suu Kyi, a sfruttare la sua posizione chiave in seno al governo del Myanmar/Birmania per migliorare la situazione della minoranza rohingya; rammenta la dichiarazione rilasciata il 18 maggio 2015 dal portavoce del partito di Aung San Suu Kyi, in cui si afferma che il governo del Myanmar/Birmania dovrebbe restituire la cittadinanza alla minoranza rohingya;

13.  raccomanda che i governi dei paesi che fanno fronte al flusso di rifugiati rohingya cooperino strettamente con l'UNHCR, che ha le competenze tecniche per esaminare lo status di rifugiato e il mandato di proteggere i rifugiati e gli apolidi; esorta i paesi a rispettare il principio di non respingimento e a non rimandare indietro i rifugiati rohingya, almeno fino al raggiungimento di una soluzione soddisfacente e dignitosa per la loro situazione; invita in particolare il Bangladesh a consentire l'ingresso dei profughi rohingya, pur riconoscendo gli sforzi già compiuti dal paese per ospitare diverse centinaia di migliaia di rifugiati;

14.  plaude alle conclusioni del Consiglio del 20 giugno 2016 su una strategia dell'UE nei confronti del Myanmar/Birmania; sottolinea che l'UE ha un effettivo interesse strategico a rafforzare le sue relazioni con il Myanmar/Birmania; ritiene che il nuovo governo abbia un'occasione storica e il dovere di consolidare la democrazia e conseguire la pace, la riconciliazione nazionale e la prosperità; è del parere che un ulteriore approfondimento delle relazioni tra l'UE e il Myanmar/Birmania debba essere subordinato a miglioramenti concreti sul piano dei diritti umani nel paese;

15.  si associa inoltre all'invito formulato nelle conclusioni del Consiglio a costruire istituzioni democratiche efficaci e una società civile forte, a rispettare i diritti e le libertà fondamentali e a promuovere la buona governance;

16.  invita il Servizio europeo per l'azione esterna a proseguire il dialogo bilaterale periodico sui diritti umani e a discutere in dettaglio la situazione riguardante la legislazione problematica e la discriminazione delle minoranze, in particolare i rohingya, e a riferire al Parlamento europeo sull'esito di tali discussioni;

17.  invita l'UE e i suoi Stati membri a continuare a dare sostegno alle nuove strutture democratiche del paese e a concentrarsi in particolare sulla cooperazione tecnica per contribuire a migliorare le varie funzioni dello Stato;

18.  invita l'UE e i suoi Stati membri a mantenere l'esame della situazone in Myanmar/Birmania in seno al Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani al punto 4 dell'ordine del giorno;

19.  invita l'UE a sostenere l'UNHCR nei suoi sforzi intesi ad aiutare i rifugiati rohingya nel sud e sud-est asiatico;

20.  chiede all'UE e ai suoi Stati membri di sostenere il piano d'azione globale 2014-2024 dell'UNHCR volto a porre fine all'apolidia;

21.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al governo e al parlamento del Myanmar/Birmania, al vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri dell'UE, al Segretario generale dell'ASEAN, alla commissione intergovernativa sui diritti umani dell'ASEAN, al Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Myanmar/Birmania, all'Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati e al Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani.

 

(1)

P8_TA(2016)0316.

Avviso legale