Procedura : 2017/2961(RSP)
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Ciclo del documento : RC-B8-0634/2017

Testi presentati :

RC-B8-0634/2017

Discussioni :

PV 16/11/2017 - 4.1
CRE 16/11/2017 - 4.1

Votazioni :

PV 16/11/2017 - 7.1

Testi approvati :

P8_TA(2017)0443

PROPOSTA DI RISOLUZIONE COMUNE
PDF 281kWORD 52k
15.11.2017
PE614.240v01-00}
PE614.242v01-00}
PE614.245v01-00}
PE614.246v01-00}
PE614.248v01-00} RC1
 
B8-0634/2017}
B8-0636/2017}
B8-0639/2017}
B8-0640/2017}
B8-0642/2017} RC1

presentata a norma dell'articolo 135, paragrafo 5, e dell'articolo 123, paragrafo 4, del regolamento

in sostituzione delle proposte di risoluzione presentate dai gruppi:

ECR (B8-0634/2017)

EFDD (B8-0636/2017)

S&D (B8-0639/2017)

ALDE (B8-0640/2017)

PPE (B8-0642/2017)


sulla libertà di espressione in Sudan, in particolare il caso di Mohamed Zine al-Abidine (2017/2961(RSP))


Cristian Dan Preda, Tunne Kelam, Tomáš Zdechovský, Pavel Svoboda, Lefteris Christoforou, Dubravka Šuica, Eduard Kukan, Marijana Petir, Elisabetta Gardini, Laima Liucija Andrikienė, Luděk Niedermayer, Jarosław Wałęsa, Lorenzo Cesa, Mairead McGuinness, David McAllister, Michaela Šojdrová, Jaromír Štětina, Romana Tomc, Željana Zovko, Ivan Štefanec, Patricija Šulin, Giovanni La Via, Manolis Kefalogiannis, Maurice Ponga, Adam Szejnfeld, Joachim Zeller, Bogdan Brunon Wenta, Sandra Kalniete, Milan Zver, Roberta Metsola, Andrey Kovatchev, Lars Adaktusson, Seán Kelly, Deirdre Clune, Krzysztof Hetman, José Ignacio Salafranca Sánchez-Neyra, Anna Záborská, László Tőkés, Michael Gahler, Inese Vaidere, Ivana Maletić a nome del gruppo PPE
Victor Boştinaru, Elena Valenciano, Soraya Post a nome del gruppo S&D
Karol Karski, Ruža Tomašić, Raffaele Fitto, Branislav Škripek, Angel Dzhambazki, Charles Tannock, Jan Zahradil, Monica Macovei, Notis Marias, Jana Žitňanská, Anna Elżbieta Fotyga, Ryszard Czarnecki a nome del gruppo ECR
Javier Nart, Hilde Vautmans, Izaskun Bilbao Barandica, Nedzhmi Ali, Petras Auštrevičius, Beatriz Becerra Basterrechea, Dita Charanzová, Gérard Deprez, Martina Dlabajová, Fredrick Federley, Nathalie Griesbeck, Marian Harkin, Filiz Hyusmenova, Ivan Jakovčić, Petr Ježek, Ilhan Kyuchyuk, Patricia Lalonde, Louis Michel, Urmas Paet, Maite Pagazaurtundúa Ruiz, Jozo Radoš, Frédérique Ries, Robert Rochefort, Jasenko Selimovic, Pavel Telička, Ivo Vajgl, Marietje Schaake, Johannes Cornelis van Baalen, Cecilia Wikström, Valentinas Mazuronis a nome del gruppo ALDE
Ignazio Corrao, Isabella Adinolfi, Rolandas Paksas, Piernicola Pedicini a nome del gruppo EFDD
EMENDAMENTI

Risoluzione del Parlamento europeo sulla libertà di espressione in Sudan, in particolare il caso di Mohamed Zine al-Abidine (2017/2961(RSP))  

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla situazione in Sudan, in particolare quelle del 13 giugno 2012(1), del 10 ottobre 2013(2), del 18 dicembre 2014(3) e del 6 ottobre 2016(4),

–  vista la sua risoluzione del 16 marzo 2017 sulle priorità dell'UE per le sessioni del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite nel 2017(5),

–  visto il Patto internazionale sui diritti civili e politici,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,

–  vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli,

–  visto l'accordo di Cotonou,

–  vista la legge sudanese sulla stampa e le pubblicazioni del 2009,

–  vista la legge sudanese sulla libertà d'informazione del 2015,

–  vista la dichiarazione di Kampala della conferenza panafricana in materia di libertà di espressione e accesso all'informazione del 26 marzo 2017,

–  vista la dichiarazione congiunta rilasciata il 7 dicembre 2016 dall'UE, dalla Norvegia, dagli Stati Uniti e dal Canada sulle detenzioni politiche e la censura dei giornali in Sudan,

–  visti gli orientamenti dell'UE sulla libertà di espressione online e offline,

–  vista la dichiarazione dell'esperto indipendente delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Sudan, Aristide Nononsi, in seguito alla sua missione in Sudan dall'11 al 21 maggio 2017,

–  vista la visita in Sudan del commissario Stylianides del 22 e 23 ottobre 2017,

–  vista la dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR), rilasciata a nome dell'UE in occasione della Giornata internazionale per porre fine all'impunità per i reati contro i giornalisti (2 novembre 2017),

–  visto l'indice 2017 sulla libertà di stampa nel mondo dell'organizzazione Reporter senza frontiere,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che Mohamed Zine al-Abidine, in un articolo pubblicato il 23 febbraio 2012 sul giornale Al-Tayar, ha criticato la presunta corruzione in seno alla famiglia del presidente sudanese Omar al-Bashir;

B.  considerando che i servizi nazionali sudanesi di intelligence e sicurezza (NISS) hanno mosso accuse penali nei confronti di Mohamed Zine al-Abidine e del suo caporedattore, Osman Mirgani;

C.  considerando che il 23 ottobre 2017 un tribunale sudanese ha condannato Mohamed Zine al-Abidine a una pena detentiva con sospensione condizionale e cinque anni di libertà vigilata per l'accusa di aver violato il codice etico del giornalismo;

D.  considerando che Osman Mirgani, il caporedattore di Al-Tayar, è stato condannato a pagare un'ammenda di 10 000 sterline sudanesi o a scontare una pena di sei mesi di reclusione per le stesse accuse ed è stato rilasciato in seguito al pagamento dell'ammenda da parte dell'Unione dei giornalisti sudanesi;

E.  considerando che l'avvocato che rappresenta sia Mohamed Zine al-Abidine che Osman Mirgani ha dichiarato di voler presentare ricorso contro il verdetto emesso nei loro confronti;

F.  considerando che, secondo quanto riportato, il NISS interroga e detiene i giornalisti, ha avviato molteplici azioni giudiziarie contro i giornalisti sudanesi e ha confiscato arbitrariamente intere edizioni di alcuni giornali, quali Al-Tayar, Al-Jareeda Al-Watan, Al-Youm Al-Tali, Al-Ayam e Akhir Lahza, nei quali erano presenti articoli critici nei confronti del governo;

G.  considerando che nel 2016 si sono verificati almeno 44 casi di confisca di pubblicazioni a danno di 12 giornali, tra cui cinque edizioni di Al-Jareeda in un'unica settimana; che il 14 agosto 2016 il Consiglio nazionale per la stampa e le pubblicazioni ha sospeso a tempo indeterminato la pubblicazione dei giornali Elaf, Al-Mustagilla, Al-Watan e Awal Al-Nahar;

H.  considerando che l'esistenza di media liberi, indipendenti e imparziali costituisce uno dei fondamenti essenziali di una società democratica;

I.  considerando che l'8 gennaio 2017 il Sudan ha firmato la dichiarazione sulla libertà dei media nel mondo arabo, diventando il quarto paese firmatario dopo la Palestina, la Tunisia e la Giordania; che il ministro statale per gli Affari mediatici ha osservato che il governo si è impegnato a rispettare la libertà di stampa in Sudan;

J.  considerando che nell'indice 2017 sulla libertà di stampa nel mondo, elaborato da Reporter senza frontiere, il Sudan occupa il 174° posto su 180 e risulta pertanto uno dei paesi con minore libertà di stampa, alla luce dei casi di vessazioni a danno dei media, censura, confisca di giornali, chiusura di mezzi di comunicazione e limitazione dell'accesso a Internet;

K.  considerando che l'esperto indipendente delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Sudan ha osservato nella sua relazione del luglio 2017 che la censura del giornale Al-Jareeda ad opera del NISS è avvenuta in violazione della Costituzione nazionale ad interim del Sudan;

L.  considerando che il Sudan ha firmato ma non ha ratificato la versione riveduta dell'accordo di Cotonou del 2005;

M.  considerando che il 14 novembre 2017 il VP/AR Federica Mogherini ha rilasciato una dichiarazione sulla visita del presidente sudanese Omar al-Bashir in Uganda, in cui ha ricordato a tutte le parti dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale di rispettare e adempiere gli obblighi che incombono loro in forza del diritto internazionale;

N.  considerando che i diritti umani, civili e politici continuano a essere repressi in Sudan;

1.  esprime profonda preoccupazione per il fatto che il 23 ottobre 2017 il Tribunale della stampa di Khartoum ha condannato Mohamed Zine al-Abidine a una pena detentiva con sospensione condizionale e cinque anni di libertà vigilata, e invita le autorità sudanesi a rivedere immediatamente tutte le accuse nei suoi confronti;

2.  esprime profonda preoccupazione per la situazione della libertà di espressione in Sudan, per i continui casi di censura e confisca di giornali e per le crescenti restrizioni che impediscono ai giornalisti del paese di esprimere liberamente le proprie opinioni; rileva che assicurare la rendicontabilità pubblica delle politiche governative e dei responsabili politici non deve comportare la repressione della stampa libera; prende altresì atto con preoccupazione delle restrizioni finanziarie a lungo termine imposte ai giornali a seguito delle periodiche confische e sospensioni delle operazioni;

3.  deplora che siano emerse numerose segnalazioni di ripetute violazioni della libertà dei media e continue vessazioni nei confronti dei giornalisti da parte del NISS, ed esorta le autorità sudanesi ad assicurare che i poteri e i metodi del NISS rispettino le norme internazionali;

4.  ritiene che mezzi di comunicazione liberi, indipendenti e imparziali costituiscano uno dei capisaldi fondamentali di una società democratica, nella quale il dibattito pubblico ha un ruolo cruciale; invita l'UE a intensificare gli sforzi volti a promuovere la libertà di espressione attraverso le sue politiche e i suoi strumenti esterni;

5.  esorta le autorità sudanesi a porre immediatamente fine a qualsiasi vessazione, intimidazione e attacco nei confronti di giornalisti e difensori della libertà di espressione online e offline, nonché a intraprendere riforme democratiche per garantire la protezione e la promozione dei diritti umani nel paese, inclusa la libertà di espressione, conformemente agli obblighi sanciti dalla Costituzione nazionale ad interim del Sudan e agli impegni internazionali assunti dal paese, tra cui l'accordo di Cotonou;

6.  sottolinea che, in conformità della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, lo Stato è il principale responsabile della promozione e della protezione di tutti i diritti umani; invita le autorità sudanesi a ripristinare e rispettare i diritti umani e le libertà fondamentali sanciti dal diritto internazionale, ivi compresa la libertà di espressione;

7.  riconosce l'importanza della recente missione del commissario Stylianides come pure la necessità di discutere con le autorità sudanesi le ben note preoccupazioni dell'UE, in particolare per quanto concerne il rispetto delle libertà fondamentali;

8.  invita l'UE e gli Stati membri a sostenere le organizzazioni della società civile attraverso la fornitura di assistenza tecnica e programmi di sviluppo delle capacità, nell'ottica di consolidare le loro capacità in termini di difesa dei diritti umani e Stato di diritto e consentire loro di contribuire in modo più efficace al rafforzamento dei diritti umani in Sudan;

9.  prende atto con preoccupazione del progetto di legge del 2017 sulla stampa e l'editoria, che impone ulteriori restrizioni controverse alle pubblicazioni online e prevede la possibilità di sospendere per periodi più lunghi le attività di giornali e giornalisti; incoraggia il governo del Sudan a modificare la legge del 2009 sulla stampa e le pubblicazioni per garantire maggiore protezione ai giornalisti e agli editori di giornali;

10.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai copresidenti dell'assemblea parlamentare paritetica ACP-UE, alla commissione dell'Unione africana, al parlamento panafricano e al governo sudanese.

 

(1)

GU C 332E del 15.11.2013, pag. 49.

(2)

GU C 181 del 19.5.2016, pag. 87.

(3)

GU C 294 del 12.8.2016, pag. 28.

(4)

Testi approvati, P8_TA(2016)0379.

(5)

Testi approvati, P8_TA(2017)0089.

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