Procedura : 2018/2561(RSP)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : RC-B8-0109/2018

Testi presentati :

RC-B8-0109/2018

Discussioni :

PV 08/02/2018 - 8.2
CRE 08/02/2018 - 8.2

Votazioni :

PV 08/02/2018 - 12.2

Testi approvati :

P8_TA(2018)0035

PROPOSTA DI RISOLUZIONE COMUNE
PDF 291kWORD 52k
7.2.2018
PE614.418v01-00}
PE614.420v01-00}
PE614.421v01-00}
PE614.422v01-00}
PE614.423v01-00}
PE616.038v01-00}
PE616.039v01-00} RC1
 
B8-0109/2018}
B8-0111/2018}
B8-0112/2018}
B8-0113/2018}
B8-0114/2018}
B8-0115/2018}
B8-0116/2018} RC1

presentata a norma dell'articolo 135, paragrafo 5, e dell'articolo 123, paragrafo 4, del regolamento

in sostituzione delle proposte di risoluzione presentate dai gruppi:

PPE (B8-0109/2018)

ECR (B8-0111/2018)

Verts/ALE (B8-0112/2018)

EFDD (B8-0113/2018)

ALDE (B8-0114/2018)

S&D (B8-0115/2018)

GUE/NGL (B8-0116/2018)


sulle esecuzioni in Egitto (2018/2561(RSP))


Cristian Dan Preda, Laima Liucija Andrikienė, Jeroen Lenaers, Tomáš Zdechovský, Jarosław Wałęsa, Bogdan Brunon Wenta, Tunne Kelam, Romana Tomc, Elisabetta Gardini, Roberta Metsola, Eduard Kukan, Ivan Štefanec, Milan Zver, Patricija Šulin, Bogdan Andrzej Zdrojewski, Krzysztof Hetman, Agnieszka Kozłowska-Rajewicz, Dubravka Šuica, Francis Zammit Dimech, László Tőkés, David McAllister, Adam Szejnfeld, Mairead McGuinness, Csaba Sógor, Sandra Kalniete, Ramona Nicole Mănescu, Seán Kelly, Deirdre Clune, Stanislav Polčák, Inese Vaidere, Željana Zovko a nome del gruppo PPE
Elena Valenciano, Victor Boştinaru, Soraya Post, Pier Antonio Panzeri, Isabella De Monte a nome del gruppo S&D
Charles Tannock, Valdemar Tomaševski, Ruža Tomašić, Jana Žitňanská, Karol Karski, Branislav Škripek, Monica Macovei a nome del gruppo ECR
Marietje Schaake, Nedzhmi Ali, Petras Auštrevičius, Beatriz Becerra Basterrechea, Izaskun Bilbao Barandica, Dita Charanzová, Gérard Deprez, Martina Dlabajová, Nathalie Griesbeck, Marian Harkin, Filiz Hyusmenova, Ivan Jakovčić, Ilhan Kyuchyuk, Louis Michel, Javier Nart, Urmas Paet, Maite Pagazaurtundúa Ruiz, Jozo Radoš, Frédérique Ries, Robert Rochefort, Jasenko Selimovic, Pavel Telička, Ramon Tremosa i Balcells, Ivo Vajgl, Hilde Vautmans, Cecilia Wikström a nome del gruppo ALDE
Marie-Christine Vergiat, Miguel Urbán Crespo, Lola Sánchez Caldentey, Estefanía Torres Martínez, Tania González Peñas, Xabier Benito Ziluaga, Merja Kyllönen a nome del gruppo GUE/NGL
Judith Sargentini, Klaus Buchner, Barbara Lochbihler, Ernest Urtasun, Davor Škrlec, Jordi Solé, Igor Šoltes, Molly Scott Cato, Bart Staes, Florent Marcellesi, Heidi Hautala, Alyn Smith, Margrete Auken, Jakop Dalunde a nome del gruppo Verts/ALE
Fabio Massimo Castaldo, Ignazio Corrao, Isabella Adinolfi a nome del gruppo EFDD

Risoluzione del Parlamento europeo sulle esecuzioni in Egitto (2018/2561(RSP))  

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sull'Egitto, segnatamente quelle del 10 marzo 2016 sull'Egitto, in particolare il caso di Giulio Regeni(1), del 17 dicembre 2015 sul caso di Ibrahim Halawa, che rischia la pena di morte(2), del 15 gennaio 2015 sulla situazione in Egitto(3), del 16 febbraio 2017 sulle esecuzioni in Kuwait e in Bahrein(4), dell'8 ottobre 2015 sulla pena di morte(5) e del 7 ottobre 2010 sulla Giornata mondiale contro la pena di morte(6),

–  visti gli orientamenti dell'UE sulla pena di morte, la tortura, la libertà di espressione e i difensori dei diritti umani,

–  viste le conclusioni del Consiglio "Affari esteri" dell'UE sull'Egitto dell'agosto 2013 e del febbraio 2014,

–  visti l'accordo di associazione UE-Egitto del 2001, entrato in vigore nel 2004 e rafforzato dal piano di azione del 2007, le priorità del partenariato UE-Egitto per il 2017-2020, adottate il 25 luglio 2017, e la dichiarazione congiunta emessa in seguito al Consiglio di associazione UE-Egitto,

–  vista la dichiarazione congiunta del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR), Federica Mogherini, e del segretario generale del Consiglio d'Europa, rilasciata il 10 ottobre 2017 in occasione della Giornata europea e mondiale contro la pena di morte,

–  vista la dichiarazione congiunta di esperti delle Nazioni Unite, tra cui Nils Melzer, e del relatore speciale sulla tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, rilasciata il 26 gennaio 2018, che esorta le autorità egiziane a fermare le esecuzioni imminenti,

–  vista la Costituzione dell'Egitto, in particolare l'articolo 93 (sul carattere vincolante del diritto internazionale in materia di diritti umani),

–  viste le garanzie delle Nazioni Unite per la protezione dei diritti delle persone condannate a morte,

–  visti i principi e gli orientamenti africani sul diritto a un giusto processo e all'assistenza legale, che vietano i processi militari nelle cause relative a civili in tutte le circostanze,

–  vista la dichiarazione finale adottata dal 6° Congresso mondiale contro la pena di morte, tenutosi a Oslo dal 21 al 23 giugno 2013,

–  visto il nuovo quadro strategico e piano di azione dell'UE per i diritti umani, che mira a porre la tutela e la sorveglianza dei diritti umani al centro di tutte le politiche dell'UE,

–  visti l'articolo 2 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e i relativi protocolli 6 e 13,

–  viste le sei risoluzioni dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite favorevoli all'adozione di una moratoria sulla pena di morte,

–  viste la Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, la Convenzione sui diritti del fanciullo e la Carta araba dei diritti dell'uomo, che sono state ratificate dall'Egitto,

–  visto il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (ICCPR), di cui l'Egitto è parte, e in particolare l'articolo 18 e il secondo protocollo facoltativo sulla pena di morte nonché l'articolo 14,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che la pena di morte è la punizione inumana e degradante per antonomasia, che viola il diritto alla vita quale sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo; che l'Unione europea mantiene una posizione ferma e di principio contro la pena di morte e a favore di una moratoria universale sulla pena capitale in vista di una sua abolizione globale, quale uno degli obiettivi fondamentali della politica dell'Unione in materia di diritti umani;

B.  considerando che dal gennaio 2014 le persone condannate a morte in Egitto sarebbero almeno 2 116; che nessuna condanna a morte è stata approvata durante i mandati degli ex presidenti Mohamed Morsi e Adli Mansour; che dal 1° gennaio 2014 sono state eseguite almeno 81 esecuzioni;

C.  considerando che, stando alle informazioni disponibili, nel 2017 i tribunali egiziani avrebbero pronunciato 186 condanne a morte e che 16 persone sono state giustiziate; che nelle ultime settimane e dalla fine di dicembre 2017, si è registrato un aumento allarmante; che tutte le esecuzioni recenti sono state eseguite senza averlo prima comunicato alle vittime o alle loro famiglie; che attualmente sarebbero 24 gli egiziani a rischio di esecuzione imminente, avendo esaurito tutte le istanze di appello;

D.  considerando che almeno 891 persone sono attualmente sotto processo o in attesa di essere processate in Egitto con accuse che potrebbero prevedere la pena capitale; che almeno 38 persone che al momento dei presunti reati avevano meno di 18 anni sono state processate insieme a coimputati adulti con accuse che prevedono la pena capitale; che i tribunali hanno raccomandato inizialmente la pena di morte per almeno 7 di queste persone; che l'imposizione e l'esecuzione della pena di morte per persone che erano di età inferiore ai 18 anni quando hanno commesso il crimine costituiscono una violazione del diritto internazionale, compresa la Convenzione delle Nazione Unite sui diritti del fanciullo, e anche dell'articolo 11 del diritto minorile egiziano; che l'Egitto è parte di numerose convenzioni internazionali sui diritti politici e civili, sulla tortura, sui diritti dei minori e dei giovani e sulla giustizia;

E.  considerando che il codice militare prevede un numero maggiore di reati punibili con la pena di morte rispetto al codice civile e che la legislazione egiziana ha gradualmente ampliato la giurisdizione militare; che il numero di civili condannati a morte dalle corti militari in Egitto ha registrato un'impennata passando da 60 nel 2016 ad almeno 112 nel 2017; che negli ultimi mesi sono stati giustiziati almeno 23 egiziani, compresi 22 civili condannati da tribunali militari che sono lungi dal rispettare le norme di un giusto processo; che, in totale, almeno 15 000 civili, tra cui decine di bambini, sarebbero stati rinviati a giudizio dinanzi a pubblici ministeri militari tra ottobre 2014 e settembre 2017;

F.  considerando che un numero preoccupante di testimonianze e di confessioni utilizzate nei processi, tra cui anche quelli militari, sarebbe stato ottenuto in seguito alla presunta sparizione forzata, alla tortura o al maltrattamento degli accusati; che la lotta contro la tortura rappresenta per l'UE una priorità di lunga data nell'ambito dei diritti umani e un obiettivo comune per la Convezione delle Nazioni Unite contro la tortura, che è stata firmata dall'Egitto;

G.  considerando che tutte le esecuzioni recenti e imminenti sarebbero il risultato di processi che non hanno rispettato il diritto a un processo equo e giusto; che le garanzie delle Nazioni Unite per la protezione dei diritti delle persone condannate a morte vietano rigorosamente l'applicazione della pena di morte in seguito a processi iniqui; che numerosi esperti dei diritti umani delle Nazioni Unite hanno ripetutamente esortato l'Egitto a bloccare tutte le esecuzioni in sospeso in caso di accuse di processi iniqui;

H.  considerando che è importante adottare tutte le misure necessarie per garantire che i processi si svolgano in condizioni che offrano realmente tutte le garanzie sancite all'articolo 14 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, di cui l'Egitto è parte; che in caso di pena capitale i processi devono rispettare le massime norme di equità e giusto processo;

I.  considerando che il 9 novembre 2017 la Commissione africana dei diritti dell'uomo e dei popoli ha esortato il governo egiziano a sospendere immediatamente le condanne a morte in cinque diverse cause; che, nonostante ciò, gli imputati in una di tali cause, la causa Kafr el-Sheikh, sono stati giustiziati il 2 gennaio 2018;

J.  considerando che l'Egitto ha dovuto affrontare un insieme di ardue sfide dalla rivoluzione del 2011 e che la comunità internazionale sta sostenendo il paese per far fronte alle sfide economiche, politiche e di sicurezza;

K.  considerando che in Egitto sussistono gravi sfide di sicurezza, in particolare nel Sinai, dove alcuni gruppi terroristici hanno sferrato attacchi contro le forze di sicurezza; che nel territorio egiziano ci sono stati vari attentati terroristici devastanti, compreso il recente attentato alla moschea sufi in cui hanno perso la vita 311 civili e almeno 128 sono rimasti feriti; che il 9 aprile 2017 è stato compiuto un doppio attentato suicida alla chiesa di San Giorgio di Tanta e alla cattedrale ortodossa copta di San Marco, in cui sono rimaste uccise almeno 47 persone;

L.  considerando che in Egitto vige un costante stato di emergenza, in vigore dall’aprile 2017 e prorogato di tre mesi a partire dal 13 gennaio 2018, introdotto, secondo i media di stato, per contribuire a contrastare i “pericoli e il finanziamento del terrorismo” e che compromette le libertà fondamentali e conferisce al Presidente e a coloro che agiscono per suo conto il potere di condurre i civili dinanzi ai tribunali di emergenza di sicurezza dello Stato per la durata di un periodo di tre mesi;

M.  considerando che la situazione generale dei diritti umani in Egitto continua a peggiorare; che la repressione del terrorismo è stata utilizzata come giustificazione da parte delle autorità egiziane per condurre una vasta repressione;

N.  considerando che la legge antiterrorismo, adottata nel 2015, impone la pena di morte per chiunque sia giudicato colpevole di aver costituito un gruppo terroristico, o di guidarlo, nell’ambito di un’ampia definizione di terrorismo che comprende “violare l’ordine pubblico, mettere a repentaglio l’incolumità, gli interessi o la sicurezza della società, ostacolare le disposizioni della costituzione e della legge, o arrecare danno all’unità nazionale, alla pace sociale o alla sicurezza nazionale”, e quindi mettere qualsiasi cittadino, compresi i difensori dei diritti umani, a rischio di essere etichettato come terrorista e essere condannato a morte;

O.  considerando che i difensori dei diritti umani egiziani che documentano e denunciano le condanne a morte, le torture e le sparizioni forzate sono stati oggetto di misure repressive mirate, come la chiusura del Centro El Nadeem nel 2017 e il tentativo, da parte delle autorità egiziane, di chiudere l'ufficio del Cairo della Commissione egiziana per i diritti e le libertà (ECRF); che l'Egitto ha aperto, lo scorso anno, un fronte legale contro le ONG con una legge che impone alle agenzie di sicurezza statale di approvarne i finanziamenti, esteri o nazionali, quindi praticamente vietandole; che il 5 aprile 2018 la più alta Corte d'appello d'Egitto deciderà sul cosiddetto caso di "finanziamento estero" che coinvolge ONG internazionali;

P.  considerando che le nuove priorità 2017-2020 del partenariato UE-Egitto, adottate nel luglio 2017, si ispirano a un impegno condiviso a favore dei valori universali della democrazia, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, e costituiscono un quadro rinnovato di impegno politico e cooperazione rafforzata, anche in materia di sicurezza, riforma giudiziaria e lotta al terrorismo, nel rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali; che la sottocommissione per gli affari politici, i diritti umani e la democrazia dell'accordo di associazione tra l'Egitto e l'Unione europea ha tenuto la sua quinta sessione al Cairo, il 10 e 11 gennaio 2018, affrontando la cooperazione nei settori dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto;

Q.  considerando che l'UE è il primo partner economico dell'Egitto e la sua principale fonte di investimenti esteri; che l'assistenza bilaterale dell'UE all'Egitto nell'ambito dello strumento europeo di vicinato per il periodo 2017-2020 ammonta a circa 500 milioni di EUR; che il 21 agosto 2013 il Consiglio "Affari esteri" ha incaricato l'alto rappresentante di rivedere l'assistenza dell'UE all'Egitto; che il Consiglio ha deciso che la cooperazione dell'UE con l'Egitto sarebbe stata riadattata conformemente agli sviluppi sul territorio;

R.  considerando che le società con sede in diversi Stati membri dell'UE hanno continuato a esportare attrezzature di sorveglianza e militari verso l'Egitto;

1.  condanna fermamente il ricorso alla pena capitale e chiede la sospensione di ogni imminente esecuzione in Egitto; sostiene fermamente una moratoria immediata sulla pena di morte in Egitto come un passo verso l'abolizione; in questo senso, condanna tutte le esecuzioni ovunque si svolgano e sottolinea ancora una volta che l'abolizione della pena di morte contribuisce al miglioramento della dignità umana come stabilito nelle priorità della politica dell'UE in materia di diritti umani; invita le autorità egiziane a riesaminare tutte le condanne a morte in sospeso al fine di garantire che coloro che sono stati condannati in processi non regolari abbiano un nuovo giusto processo; ricorda che, nonostante le sfide in materia di sicurezza in Egitto, le esecuzioni non dovrebbero essere utilizzate come mezzo per combattere il terrorismo;

2.  invita il parlamento egiziano a rivedere il codice penale, il codice di procedura penale, la legislazione antiterrorismo e il codice militare dell'Egitto e invita il governo a rivedere i pertinenti decreti in modo da garantire che i civili accusati di reati punibili con la morte non siano per alcun motivo condotti dinanzi a tribunali straordinari o militari, poiché tali tribunali non soddisfano gli standard del processo equo approvati dall'Egitto nei suoi impegni in materia di diritti internazionali e garantiti nella sua Costituzione; invita le autorità egiziane a porre fine ai processi di civili nei tribunali militari;

3.  esorta le autorità egiziane a garantire la sicurezza fisica e psicologica di tutti gli imputati mentre sono detenuti; denuncia l'uso della tortura o dei maltrattamenti; invita le autorità egiziane a garantire che i detenuti ricevano tutte le cure mediche che sono loro necessarie; invita l'UE ad attuare pienamente i propri controlli sulle esportazioni rispetto all'Egitto, in particolare per quanto riguarda i beni che potrebbero essere utilizzati per la tortura o la pena capitale;

4.  incoraggia l'Egitto a firmare e a ratificare il secondo protocollo facoltativo al patto internazionale relativo ai diritti civili e politici volto all'abolizione della pena capitale e la Convenzione internazionale delle Nazioni Unite per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate; incoraggia il governo egiziano a rivolgere un invito permanente ai relatori speciali delle Nazioni Unite a visitare il paese;

5.  manifesta profonda inquietudine per i processi collettivi da parte dei tribunali egiziani e per l'elevato numero di condanne capitali da essi inflitte; invita le autorità giudiziarie egiziane a sostenere e a rispettare il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, cui l'Egitto aderisce, in particolare l'articolo 14 sul diritto a un processo equo e rapido, sulla base dei capi d'accusa chiari e garantendo il rispetto dei diritti degli imputati;

6.  invita il VP/AR a condannare il numero allarmante di recenti esecuzioni in Egitto e sollecita il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) e gli Stati membri a continuare a combattere il ricorso alla pena di morte; esorta il SEAE ad affrontare i recenti sviluppi in Egitto e ad utilizzare tutti i mezzi di persuasione a propria disposizione per bloccare le esecuzioni imminenti e incoraggiare le autorità egiziane a rispettare i loro impegni in materia di norme e leggi internazionali;

7.  esorta il VP/AR e gli Stati membri a garantire che i diritti umani non siano indeboliti dalle azioni di gestione della migrazione o di antiterrorismo nell'ambito delle priorità del partenariato UE-Egitto; sottolinea l'importanza che l'UE annette alla cooperazione con l'Egitto in quanto importante paese vicino e partner; esorta vivamente l'Egitto a rispettare l’impegno assunto nelle priorità del partenariato UE-Egitto, adottate il 27 luglio 2017, di promuovere la democrazia, le libertà fondamentali e i diritti umani, in linea con la sua Costituzione e le norme internazionali;

8.  condanna gli attacchi terroristici in Egitto; esprime il più sincero cordoglio alle famiglie delle vittime del terrorismo; manifesta la sua solidarietà al popolo egiziano e ribadisce il proprio impegno nella lotta contro la diffusione di ideologie radicali e gruppi terroristici;

9.  rammenta al governo egiziano che la prosperità a lungo termine dell'Egitto e del suo popolo va di pari passo con la tutela dei diritti umani universali e la creazione e il radicamento di istituzioni democratiche e trasparenti, anch'esse impegnate nella tutela dei diritti fondamentali dei cittadini;

10.  sostiene le aspirazioni della maggioranza del popolo egiziano che desidera istituire un paese libero, stabile, prospero, inclusivo e democratico che rispetti i propri impegni nazionali e internazionali in materia di diritti umani e libertà fondamentali;

11.  esprime profonda preoccupazione per le limitazioni in corso in materia di diritti democratici fondamentali, in particolare libertà di espressione, associazione e riunione, pluralismo politico e Stato di diritto in Egitto; chiede che si ponga fine a tutti gli atti di violenza, incitamento, istigazione all'odio, vessazione, intimidazione, sparizioni forzate o censura contro gli oppositori politici, i manifestanti, i giornalisti, i blogger, gli studenti, gli attivisti per i diritti delle donne, gli attori della società civile, le persone LGBTI, le ONG e le minoranze, compresi i nubiani, da parte delle autorità statali, delle forze e dei servizi di sicurezza e di altri gruppi in Egitto; condanna il ricorso sproporzionato alla violenza contro i manifestanti; chiede il rilascio immediato e incondizionato di tutti coloro che sono detenuti per aver esercitato pacificamente i loro diritti alla libertà di espressione, riunione e associazione e chiede un'indagine indipendente e trasparente su tutte le violazioni dei diritti umani;

12.  ricorda ancora una volta il proprio sdegno per la tortura e l’uccisione del ricercatore italiano Giulio Regeni, e denuncia, di nuovo, l’assenza di progressi nell’inchiesta su questo brutale omicidio sottolinea che continuerà a sollecitare le autorità europee ad impegnarsi con le loro controparti egiziane finché non verrà stabilita la verità su questo caso e i responsabili ne rispondano;

13.  esorta il Presidente Sisi e il suo governo a rispettare il loro impegno a favore di una vera riforma politica e del rispetto dei diritti umani; sottolinea che elezioni credibili e trasparenti sono essenziali per una democrazia, come garantito dalla costituzione del 2014 e nel rispetto degli impegni internazionali del paese;

14.  invita l'UE e i suoi Stati membri ad assumere una posizione chiara, forte e unitaria sull'Egitto nelle prossime sessioni del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite e fintantoché il paese non riuscirà a mostrare miglioramenti significativi nella sua situazione in materia di diritti umani;

15.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per la politica estera e di sicurezza nonché ai parlamenti e ai governi degli Stati membri e al governo e al parlamento dell'Egitto.

 

 

 

 

(1)

Testi approvati, P8_TA(2016)0084.

(2)

GU C 399 del 24.11.2017, pag. 130.

(3)

Testi approvati, P8_TA(2015)0012.

(4)

Testi approvati, P8_TA(2017)0044.

(5)

Testi approvati, P8_TA(2015)0348.

(6)

GU C 371E del 20.12.2011, pag. 5.

Ultimo aggiornamento: 8 febbraio 2018Avviso legale