Procedura : 2018/2631(RSP)
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Ciclo del documento : RC-B8-0159/2018

Testi presentati :

RC-B8-0159/2018

Discussioni :

PV 15/03/2018 - 8.2
CRE 15/03/2018 - 8.2

Votazioni :

PV 15/03/2018 - 10.2

Testi approvati :

P8_TA(2018)0080

PROPOSTA DI RISOLUZIONE COMUNE
PDF 291kWORD 55k
14.3.2018
PE616.105v01-00}
PE616.106v01-00}
PE616.107v01-00}
PE616.108v01-00}
PE616.109v01-00}
PE616.110v01-00} RC1
 
B8-0159/2018}
B8-0160/2018}
B8-0161/2018}
B8-0162/2018}
B8-0163/2018}
B8-0164/2018} RC1

presentata a norma dell'articolo 135, paragrafo 5, e dell'articolo 123, paragrafo 4, del regolamento

in sostituzione delle proposte di risoluzione presentate dai gruppi:

ECR (B8-0159/2018)

PPE (B8-0160/2018)

Verts/ALE (B8-0161/2018)

GUE/NGL (B8-0162/2018)

ALDE (B8-0163/2018)

S&D (B8-0164/2018)


sull'arresto di difensori dei diritti umani in Sudan, in particolare il caso di Salih Mahmoud Osman, vincitore del premio Sacharov (2018/2631(RSP))


Cristian Dan Preda, Bogdan Brunon Wenta, Jaromír Štětina, Jarosław Wałęsa, Marijana Petir, Lefteris Christoforou, Ivan Štefanec, Luděk Niedermayer, Tomáš Zdechovský, Csaba Sógor, Tunne Kelam, Milan Zver, Patricija Šulin, Romana Tomc, Eduard Kukan, Željana Zovko, David McAllister, Eva Maydell, Elisabetta Gardini, Adam Szejnfeld, Michaela Šojdrová, Sandra Kalniete, Krzysztof Hetman, Pavel Svoboda, Inese Vaidere, Roberta Metsola, Ivo Belet, Deirdre Clune, Ivana Maletić, Elżbieta Katarzyna Łukacijewska, Lorenzo Cesa, Dubravka Šuica, Seán Kelly, Anna Záborská, Manolis Kefalogiannis, Stanislav Polčák, Jiří Pospíšil, Elmar Brok, László Tőkés, José Ignacio Salafranca Sánchez-Neyra a nome del gruppo PPE
Elena Valenciano, Victor Boştinaru, Soraya Post, Ana Gomes a nome del gruppo S&D
Charles Tannock, Karol Karski, Jadwiga Wiśniewska, Branislav Škripek, Ryszard Czarnecki, Anna Elżbieta Fotyga, Monica Macovei, Ruža Tomašić a nome del gruppo ECR
Louis Michel, Nedzhmi Ali, Beatriz Becerra Basterrechea, Izaskun Bilbao Barandica, Thierry Cornillet, Gérard Deprez, Martina Dlabajová, Nathalie Griesbeck, Marian Harkin, Filiz Hyusmenova, Ivan Jakovčić, Ilhan Kyuchyuk, Patricia Lalonde, Javier Nart, Urmas Paet, Maite Pagazaurtundúa Ruiz, Jozo Radoš, Frédérique Ries, Robert Rochefort, Marietje Schaake, Jasenko Selimovic, Pavel Telička, Ramon Tremosa i Balcells, Ivo Vajgl, Johannes Cornelis van Baalen, Hilde Vautmans, Cecilia Wikström a nome del gruppo ALDE
Lola Sánchez Caldentey, Patrick Le Hyaric, Merja Kyllönen, Marina Albiol Guzmán, Ángela Vallina, Estefanía Torres Martínez, Tania González Peñas, Xabier Benito Ziluaga, Miguel Urbán Crespo, Dimitrios Papadimoulis, Stelios Kouloglou, Barbara Spinelli a nome del gruppo GUE/NGL
Michèle Rivasi, Bodil Valero, Igor Šoltes, Barbara Lochbihler, Maria Heubuch a nome del gruppo Verts/ALE
Fabio Massimo Castaldo, Piernicola Pedicini, Isabella Adinolfi, Rolandas Paksas a nome del gruppo EFDD Group

Risoluzione del Parlamento europeo sull'arresto di difensori dei diritti umani in Sudan, in particolare il caso di Salih Mahmoud Osman, vincitore del premio Sacharov (2018/2631(RSP))  

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sul Sudan,

–  vista la dichiarazione rilasciata il 9 febbraio 2018 dal suo vicepresidente e presidente della sottocommissione per i diritti dell'uomo riguardante Salih Mahmoud Osman, vincitore del premio Sacharov,

–  vista la dichiarazione locale resa l'11 gennaio 2018 dai capimissione delle ambasciate UE sulle recenti proteste di Khartoum,

–  vista la risoluzione n. 2400 (2018) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite approvata durante la sua 8177a riunione l'8 febbraio 2018,

–  vista la dichiarazione rilasciata il 31 gennaio 2018 dal presidente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite in relazione all'esame, da parte del Consiglio, del punto riguardante le relazioni del Segretario generale sul Sudan e il Sud Sudan,

–  vista la dichiarazione del coordinatore residente e coordinatore umanitario delle Nazioni Unite in Sudan, sul rapimento di un operatore umanitario nel Darfur, rilasciata a Khartoum il 9 ottobre 2017,

–  visto il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici,

–  visti l'articolo 5 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e l'articolo 7 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, i quali stabiliscono che nessuna persona deve essere soggetta a torture o a pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti,

–  vista la dichiarazione resa il 27 giugno 2016 dal portavoce del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) in merito all'annuncio, da parte del governo sudanese, di una cessazione unilaterale delle ostilità di quattro mesi,

–  visto l'accordo di partenariato di Cotonou rivisto,

–  vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli del giugno 1981,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che la situazione in Sudan continua a rappresentare una minaccia per la pace internazionale e la sicurezza nella regione; che le autorità sudanesi hanno condotto una repressione delle proteste pacifiche, della società civile e dei difensori dei diritti umani;

B.  considerando che, in relazione alle proteste sporadiche che hanno avuto inizio in varie parti del Sudan il 7 gennaio 2018 in merito a un aumento del costo del cibo e dei farmaci, almeno 140 membri del partito di opposizione, difensori dei diritti umani, studenti e attivisti per i diritti delle donne sono stati arrestati e detenuti dai servizi nazionali sudanesi di sicurezza e di intelligence (NISS); che le forze di sicurezza sudanesi hanno risposto alle proteste con un uso eccessivo della forza, che ha causato la morte di un manifestante e il ferimento di molti altri, nonché un'ondata repressiva in tutto il paese nei confronti di giornalisti e attivisti; che gli scontri avvenuti nei mesi di gennaio e febbraio 2018 sono gli esempi più recenti dei costanti abusi nel paese;

C.  considerando che tali arresti riguardano anche oppositori politici, tra cui tre leader del partito del Congresso sudanese arbitrariamente arrestati e detenuti; che tra gli altri oppositori arrestati vi sono Mohamed Mukhtar al-Khatib, segretario politico del partito comunista sudanese, Mohamed Abdalla Aldoma, vice presidente del partito della Nazione Umma, Mohamed Farouk Salman, membro di spicco dell'Alleanza nazionale sudanese, Mohieldeen Eljalad e Sidgi Kaballo, membri della commissione centrale in seno al partito comunista sudanese;

D.  considerando che i NISS hanno arrestato Salih Mahmoud Osman – vicepresidente dell'associazione degli avvocati del Darfur, membro dell'associazione degli avvocati democratici, avvocato difensore dei diritti umani che ha promosso lo Stato di diritto e riforme giuridiche mediante l'Assemblea nazionale del Sudan, nonché vincitore del premio Sacharov 2007 – presso il suo studio legale il 1º febbraio 2018; che egli è stato recentemente trasferito nella prigione di Dabak, 20 km a nord di Khartoum, e le autorità hanno rifiutato di fornire informazioni sulla sua salute e gli hanno negato la visita del suo avvocato e dei familiari;

E.  considerando che, a seguito dell'arresto di Salih Mahmoud Osman, il capo della delegazione dell'UE in Sudan ha avviato un'iniziativa presso il ministero degli Affari esteri sudanese e il rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani, Stavros Lambridinis, ha presentato un appello alla 37a sessione del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani il 27 febbraio 2018;

F.  considerando che anche una serie di attiviste sono vittime di questa campagna di arresti di massa; che i difensori dei diritti delle donne sono oggetto di violenze sessuali, procedimenti giudiziari e pene violente da parte delle forze di sicurezza governative; che le organizzazioni delle donne sono tenute sotto stretta sorveglianza e si battono contro le leggi discriminatorie nei confronti delle donne in generale;

G.  considerando che, a metà febbraio 2018, il governo sudanese ha annunciato la scarcerazione di 80 detenuti, tra cui Rawa Jaafar Bakhit, Nahid Jabrallah, Amel Habani, Hanan Hassan Khalifa e Mohamed Abdallah Aldouma, a seguito di maltrattamenti durante il periodo di detenzione; che il capo dei NISS ha subordinato il rilascio di altri detenuti alla loro promessa di non organizzare più manifestazioni di protesta; che tali dichiarazioni sono in contrasto con gli impegni internazionali assunti dal Sudan in materia di diritti umani; che, tuttavia, diversi importanti difensori dei diritti umani e attivisti politici dell'opposizione sono ancora in carcere, compresi Osman Salih e Amjeed Fareed, un difensore dei diritti umani che è detenuto a Khartoum dal 18 gennaio; che i detenuti non sono stati accusati di alcun reato e non sono stati invitati a comparire dinanzi a un giudice;

H.  considerando che i difensori dei diritti umani e le organizzazioni della società civile, tra cui gli avvocati e i loro ordini professionali, svolgono un ruolo centrale nel garantire la democrazia, i diritti umani, lo Stato di diritto, la stabilità e lo sviluppo sostenibile;

I.  considerando che le attività delle organizzazioni della società civile e dei partiti politici di opposizione sono soggette a rigorose restrizioni e che i NISS impediscono ai predetti soggetti di organizzare numerosi eventi; che le ONG internazionali vengono periodicamente espulse dal paese e sono sottoposte a pressioni e intimidazioni da parte del governo;

J.  considerando che la legge sulla sicurezza nazionale del 2010 e la modifica all'articolo 151 della Costituzione adottata il 5 gennaio 2015 hanno conferito ai NISS ampi poteri di arresto e detenzione che consentono loro di trattenere i sospetti per un periodo massimo di quattro mesi e mezzo senza alcuna possibilità di controllo giurisdizionale; che si presume che tali poteri vengano utilizzati per arrestare e detenere arbitrariamente persone che, in molti casi, vengono sottoposte a torture e ad altri maltrattamenti; che, ai sensi della medesima legge, gli agenti dei NISS sono immuni dai procedimenti giudiziari per eventuali atti compiuti durante l'esercizio delle loro funzioni, il che ha creato una cultura di impunità generale;

K.  considerando che nel maggio 2016 il governo del Sudan ha respinto le raccomandazioni dell'ONU che invitavano il paese ad abrogare le disposizioni relative all'impunità contenute nella legge sulla sicurezza nazionale del 2010 e a procedere all'avvio di indagini indipendenti in vista di azioni penali in relazione ai reati ai sensi del diritto internazionale e alle violazioni dei diritti umani commesse dai membri dei NISS, dalle forze armate e dalla polizia;

L.  considerando che numerosi difensori dei diritti umani che sono stati arrestati hanno subito torture e maltrattamenti; che i detenuti sotto la custodia dei NISS sono particolarmente a rischio di maltrattamenti; che i NISS sono noti per maltrattare e torturare i detenuti;

M.  considerando che l'incessante violenza da parte delle forze del governo, dei gruppi di milizie filogovernative e dei gruppi armati antigovernativi fa da sfondo alle continue vessazioni, agli arresti arbitrari, alle detenzioni in isolamento e alle presunte torture di difensori dei diritti umani per mano dell'esercito e delle forze di sicurezza sudanesi;

N.  considerando che il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) ha dichiarato che l'allentamento delle sanzioni da parte degli Stati Uniti è da considerarsi un passo importante nel quadro degli sforzi globali intesi a reintegrare il Sudan nella comunità internazionale, e ha indicato che l'UE è pronta ad accompagnare il Sudan in questo processo; che, durante la prima missione in assoluto in Sudan della sottocommissione per i diritti umani del Parlamento nel dicembre 2017, il governo sudanese ha espresso la volontà di riprendere il dialogo con la comunità internazionale; che Salih Mahmoud Osman si è recato diverse volte in visita presso le istituzioni dell'UE, compreso il Parlamento europeo, per esprimere forti riserve riguardo alla ripresa del dialogo tra l'UE e il Sudan;

O.  considerando che le autorità sudanesi hanno impedito a Mohammed Aldouma di viaggiare e l'8 marzo 2018 gli hanno confiscato il passaporto mentre era in viaggio verso Il Cairo per sottoporsi a cure mediche a seguito dei maltrattamenti subiti durante la detenzione;

P.  considerando che il Sudan occupa il 174° posto su 180 paesi nell'indice sulla libertà di stampa a livello mondiale; che le libertà della stampa e dei media continuano a essere fortemente limitate dalle autorità e dalla legge sulla stampa e le pubblicazioni, che prevede restrizioni quali la censura, il sequestro e la confisca di quotidiani, la chiusura di organi di informazione e il blocco di Internet; che i quotidiani vengono regolarmente censurati e confiscati dopo essere stati stampati, il che implica sanzioni economiche oltre a quelle di carattere politico;

Q.  considerando che il diritto alla libertà di religione continua a essere limitato e la legge qualifica come reati l'apostasia, la blasfemia e la conversione dall'Islam ad altre religioni; che il 21 febbraio 2018 il giornalista Shamael al-Nur, che lavorava per il quotidiano Al-Tayyar, è stato accusato di apostasia per aver scritto un editoriale sui tagli alla spesa sanitaria nazionale, un'accusa che prevede la pena di morte in Sudan;

R.  considerando che il 4 marzo 2009 e il 12 luglio 2010 la Corte penale internazionale ha emesso mandati d'arresto nei confronti del presidente sudanese Omar Hassan Ahmad al-Bashir;

1.  esprime profonda preoccupazione per la continua persecuzione dei difensori dei diritti umani e della società civile in Sudan, che, nello specifico, assume la forma di violazioni delle libertà di espressione, di manifestazione, di riunione e di religione, nonché di intimidazioni nei confronti di difensori dei diritti umani, giornalisti e ONG che si oppongono al regime;

2.  chiede il rilascio immediato e incondizionato di Salih Mahmoud Osman, vincitore del premio Sacharov, nonché di tutti gli altri difensori dei diritti umani, esponenti della società civile e attivisti dell'opposizione che si trovano in stato di detenzione esclusivamente in ragione della loro attività legittima e pacifica di difesa dei diritti umani e della democrazia;

3.  condanna con la massima fermezza le torture e i maltrattamenti inflitti a qualsiasi detenuto; insiste sul fatto che le condizioni di detenzione devono essere conformi alle norme internazionali, in particolare il corpus dei principi delle Nazioni Unite per la protezione di tutte le persone sottoposte a qualsiasi forma di detenzione o imprigionamento;

4.  invita le autorità sudanesi a indagare sull'uso della violenza nei confronti dei manifestanti pacifici, sulle torture e sui maltrattamenti, nonché ad assicurare i responsabili alla giustizia; evidenzia che le presunte informazioni estorte con la tortura o il maltrattamento non devono mai essere ammissibili come prove in un procedimento giudiziario;

5.  deplora l'accanimento e gli abusi ai danni dei difensori e degli attivisti dei diritti umani in Sudan, e invita le autorità a garantire in ogni caso che possano esercitare le loro attività legittime a sostegno dei diritti umani, senza timore di ritorsioni e senza alcun vincolo, tra cui vessazioni giudiziarie;

6.  esorta il governo sudanese a porre immediatamente fine alle violazioni del diritto dei partiti politici di opposizione e dei difensori dei diritti umani alla libertà di espressione, di associazione e di riunione; chiede il rispetto e la tutela dei diritti umani fondamentali di tutte le persone in Sudan;

7.  esprime preoccupazione per le continue e soventi violazioni dei diritti delle donne in Sudan, in particolare in riferimento all'articolo 152 del codice penale; invita le autorità sudanesi a firmare rapidamente e a ratificare la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna;

8.  sottolinea il suo rinnovato impegno a favore del meccanismo di protezione dei difensori dei diritti umani a rischio; invita il SEAE a continuare ad adoperarsi per una migliore attuazione degli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani, avvalendosi di tutti gli strumenti a sua disposizione in Sudan; pone in evidenza che le delegazioni dell'UE, nell'ambito degli inviti a presentare proposte a livello locale nel quadro dello strumento europeo per la democrazia e i diritti umani, devono offrire sostegno in via prioritaria ai difensori dei diritti umani più a rischio, garantendo in tal modo un sostegno efficace e mirato;

9.  chiede che il SEAE e la delegazione dell'UE in Sudan riferiscano al Parlamento sulle azioni intraprese per fornire protezione e sostegno ai difensori dei diritti umani; invoca un intervento congiunto dell'UE e degli Stati membri nel sostenere i difensori dei diritti umani a rischio;

10.  ribadisce l'importanza fondamentale di rivedere e riformare i principali atti legislativi, inclusa la legge del 2010 sulla sicurezza nazionale e le normative che disciplinano i media e la società civile, in modo da allineare la legislazione alle norme internazionali per la difesa della libertà di espressione, di riunione e di associazione;

11.  ricorda al Sudan gli obblighi che gli incombono in quanto membro delle Nazioni Unite e lo esorta a rispettare la risoluzione 1593 (2005) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che prevede la cooperazione con la Corte penale internazionale (CPI); ribadisce il suo appello affinché il Presidente sudanese Omar al-Bashir osservi il diritto internazionale conformemente alle convenzioni e ai trattati di cui il Sudan è parte, e sostiene il ruolo svolto dalla CPI nel perseguirlo per crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio;

12.  esorta il Sudan a garantire il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali conformemente alla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e alla Dichiarazione delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani;

13.  condivide le preoccupazioni espresse da Salih Mahmoud Osman, secondo il quale l'attuale interesse per la migrazione potrebbe distogliere l'attenzione dell'UE dalle questioni inerenti ai diritti umani;

14.  invita pertanto il SEAE a continuare a formulare dichiarazioni in risposta alle diffuse violazioni dei diritti umani commesse da attori statali e miliziani, come pure dichiarazioni sulla riduzione dello spazio a disposizione della società civile, in modo da dimostrare che la situazione dei diritti umani in Sudan continua a essere motivo di forte preoccupazione per l'Unione;

15.  chiede con forza che l'UE e i suoi Stati membri assicurino che l'attuazione di progetti in collaborazione con le autorità sudanesi osservi il principio del "non nuocere", che esclude qualsiasi cooperazione con soggetti responsabili di violazioni dei diritti umani;

16.  invita l'UE e i suoi Stati membri a fornire sostegno a coloro che auspicano un vero cambiamento in Sudan, nonché a offrire assistenza tecnica e programmi di rafforzamento delle capacità alle organizzazioni della società civile al fine di migliorare le loro competenze in materia di promozione dei diritti umani e Stato di diritto, consentendo loro di contribuire più efficacemente a migliorare la situazione dei diritti umani in Sudan;

17.  invita l'UE e i suoi Stati membri a portare avanti il loro impegno a sostegno degli sforzi profusi dall'Unione africana per portare la pace in Sudan e al popolo sudanese; esprime a tale riguardo il suo sostegno al rinnovo del mandato della missione delle Nazioni Unite e dell'Unione africana nel Darfur (UNAMID) fino a giugno 2018;

18.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al governo del Sudan, all'Unione africana, al Segretario generale delle Nazioni Unite, ai copresidenti dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE e al parlamento panafricano.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 14 marzo 2018Avviso legale