Procedura : 2019/2822(RSP)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : RC-B9-0050/2019

Testi presentati :

RC-B9-0050/2019

Discussioni :

PV 19/09/2019 - 4.2
CRE 19/09/2019 - 4.2

Votazioni :

PV 19/09/2019 - 7.2

Testi approvati :

P9_TA(2019)0018

<Date>{18/09/2019}18.9.2019</Date>
<RepeatBlock-NoDocSe> <NoDocSe>B9-0050/2019</NoDocSe> }
 <NoDocSe>B9-0081/2019</NoDocSe> }
 <NoDocSe>B9-0086/2019</NoDocSe> }
 <NoDocSe>B9-0087/2019</NoDocSe> }
 <NoDocSe>B9-0091/2019</NoDocSe> }
 <NoDocSe>B9-0092/2019</NoDocSe></RepeatBlock-NoDocSe> } RC1
PDF 155kWORD 58k

<TitreType>PROPOSTA DI RISOLUZIONE COMUNE</TitreType>

<TitreRecueil>presentata a norma dell'articolo 144, paragrafo 5, e dell'articolo 132, paragrafo 4, del regolamento</TitreRecueil>


<Replacing>in sostituzione delle proposte di risoluzione seguenti:</Replacing>

<TablingGroups>B9-0050/2019 (ECR)

B9-0081/2019 (Verts/ALE)

B9-0086/2019 (S&D)

B9-0087/2019 (Renew)

B9-0091/2019 (GUE/NGL)

B9-0092/2019 (PPE)</TablingGroups>


<Titre>sul Myanmar/Birmania, in particolare la situazione dei rohingya</Titre>

<DocRef>(2019/2822(RSP))</DocRef>


<RepeatBlock-By><Depute>Michael Gahler, Tomáš Zdechovský, David Lega, Antonio López-Istúriz White, Loránt Vincze, Vladimír Bilčík, David McAllister, Željana Zovko, Arba Kokalari, Lefteris Christoforou, Loucas Fourlas, Romana Tomc, Karoline Edtstadler, Ivan Štefanec, Michaela Šojdrová, Vangelis Meimarakis, Milan Zver, Manolis Kefalogiannis, Isabel Wiseler-Lima, Tomasz Frankowski, Sandra Kalniete, Esther de Lange, Stanislav Polčák, Stelios Kympouropoulos, Francisco José Millán Mon, Rosa Estaràs Ferragut, Inese Vaidere, Andrey Kovatchev</Depute>

<Commission>{PPE}a nome del gruppo PPE</Commission>

<Depute>Kati Piri, Agnes Jongerius</Depute>

<Commission>{S&D}a nome del gruppo S&D</Commission>

<Depute>Urmas Paet, Atidzhe Alieva-Veli, Abir Al-Sahlani, Andrus Ansip, Petras Auštrevičius, Phil Bennion, Izaskun Bilbao Barandica, Sylvie Brunet, Olivier Chastel, Katalin Cseh, Chris Davies, Anna Júlia Donáth, Laurence Farreng, Fredrick Federley, Valter Flego, Klemen Grošelj, Christophe Grudler, Irena Joveva, Ondřej Kovařík, Ilhan Kyuchyuk, Nathalie Loiseau, Karen Melchior, Javier Nart, Lucy Nethsingha, Bill Newton Dunn, Dragoş Pîslaru, Frédérique Ries, María Soraya Rodríguez Ramos, Michal Šimečka, Susana Solís Pérez, Nicolae Ştefănuță, Ramona Strugariu, Hilde Vautmans, Marie-Pierre Vedrenne, Chrysoula Zacharopoulou</Depute>

<Commission>{Renew}a nome del gruppo Renew</Commission>

<Depute>Heidi Hautala, Hannah Neumann, Ernest Urtasun, Saskia Bricmont, Klaus Buchner, Bronis Ropė, Ville Niinistö, Catherine Rowett, Erik Marquardt, Anna Cavazzini, Viola Von Cramon-Taubadel, Kim Van Sparrentak, Tineke Strik, Ellie Chowns</Depute>

<Commission>{Verts/ALE}a nome del gruppo Verts/ALE</Commission>

<Depute>Anna Fotyga, Karol Karski, Raffaele Fitto, Ruža Tomašić, Witold Jan Waszczykowski, Evžen Tošenovský, Valdemar Tomaševski, Assita Kanko</Depute>

<Commission>{ECR}a nome del gruppo ECR</Commission>

<Depute>Marisa Matias, Younous Omarjee, Stelios Kouloglou, Dimitrios Papadimoulis</Depute>

<Commission>{GUE/NGL}a nome del gruppo GUE/NGL</Commission>

<Depute>Fabio Massimo Castaldo, Miroslav Radačovský</Depute>

</RepeatBlock-By>

EMENDAMENTI

Risoluzione del Parlamento europeo sul Myanmar/Birmania, in particolare la situazione dei rohingya

(2019/2822(RSP))

Il Parlamento europeo,

 viste le sue precedenti risoluzioni sul Myanmar/Birmania e sulla situazione dei rohingya, in particolare quelle del 21 maggio 2015[1], del 7 luglio 2016[2], del 15 dicembre 2016[3], del 14 settembre 2017[4], del 14 giugno 2018[5] e del 13 settembre 2018[6],

 viste le conclusioni del Consiglio del 26 febbraio 2018 sul Myanmar/Birmania nonché quelle del 10 dicembre 2018,

 visto il quinto dialogo Unione europea-Myanmar/Birmania in materia di diritti umani tenutosi a Nay Pyi Taw, Myanmar/Birmania il 14 giugno 2019,

 visti la Convenzione delle Nazioni Unite del 1951 sullo status dei rifugiati e il relativo Protocollo del 1967,

 vista la Convenzione delle Nazioni Unite per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio del 1948,

 vista la relazione finale e le raccomandazioni della commissione consultiva sullo Stato di Rakhine guidata da Kofi Annan,

 vista la relazione del Segretario generale del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla violenza sessuale connessa ai conflitti, pubblicata il 23 marzo 2018 (S/2018/250),

 viste la relazione del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite (UNHRC), dell'8 agosto 2018, sulle conclusioni dettagliate della missione internazionale indipendente di accertamento dei fatti sul Myanmar/Birmania (UNIFFM) (A/HRC/42/50), la risoluzione dell'UNHRC, del 3 ottobre 2018, sulla situazione dei diritti umani in Myanmar/Birmania dei musulmani rohingya e di altre minoranze (A/HRC/RES/39/2) e la relazione dell'UNHRC, del 7 agosto 2019, sul meccanismo investigativo indipendente delle Nazioni Unite per il Myanmar/Birmania (A/HRC/42/66),

 vista la relazione della UNIFFM, del 22 agosto 2019, sulla violenza sessuale e di genere in Myanmar/Birmania e l'impatto di genere dei suoi conflitti etnici (A/HRC/42/CRP.4),

 visti la Convenzione di Ginevra del 1949 e i relativi protocolli aggiuntivi,

 vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

 visti l'articolo 144, paragrafo 5, e l'articolo 132, paragrafo 4, del suo regolamento,

A. considerando che, dal 2017, più di 700 000 rohingya sono fuggiti dal Myanmar/Birmania per ragioni di sicurezza raggiungendo il vicino Bangladesh a seguito di azioni di repressione, continue gravi violazioni dei diritti umani, tra cui uccisioni generalizzate, stupri e incendi di villaggi perpetrati dai gruppi armati del Myanmar/Birmania nello Stato di Rakhine, luogo in cui viveva oltre 1 milione di rohingya;

B. considerando che i rohingya sono ampiamente considerati una delle minoranze più perseguitate e costituiscono il gruppo di apolidi più numeroso, molti dei quali vivono attualmente nel più grande campo profughi del mondo, Kutupalong, a Cox's Bazar, in Bangladesh;

C. considerando che i campi profughi in Bangladesh sono sovraffollati e risentono di condizioni igieniche precarie, forniscono un accesso limitato all'assistenza materna e all'assistenza sanitaria per donne e bambini e sono estremamente vulnerabili di fronte alle catastrofi naturali, tra cui frane e inondazioni; che la popolazione rohingya che vive nei campi profughi deve tuttora far fronte a gravi minacce e rischia fortemente di contrarre varie malattie e infezioni a causa della scarsa qualità del cibo e dell'acqua; che i bambini rohingya ancora non hanno un accesso sufficiente all'istruzione formale; che, nelle ultime settimane, i profughi rohingya in Bangladesh hanno subito limitazioni del loro diritto alla libertà di espressione, di riunione pacifica e di associazione; che i coprifuoco e l'interruzione delle comunicazioni potrebbero agevolare ulteriori gravi violazioni dei diritti umani nei loro confronti;

D. considerando che si stima che circa 600 000 rohingya siano rimasti nello Stato di Rakhine, dove sono oggetto di continue politiche e pratiche discriminatorie, sistematiche violazioni dei loro diritti fondamentali e arresti arbitrari e dove sono confinati in campi sovraffollati, subiscono la mancanza della libertà di circolazione e una grave limitazione dell'accesso all'istruzione e all'assistenza sanitaria;

E. considerando che dal giugno 2019, le autorità del Myanmar/Birmania hanno imposto un'interruzione totale delle telecomunicazioni alla parte settentrionale e centrale dello Stato di Rakhine e a Paletwa nello Stato di Chin; che sono presenti rigorosi controlli militari che limitano l'accesso allo Stato di Rakhine, nonché la copertura mediatica;

F. considerando che il Myanmar/Birmania e il Bangladesh hanno annunciato piani di rimpatrio, che sono stati cancellati a causa della mancanza di garanzie; che i profughi sono stati profondamente traumatizzati e temono il rimpatrio; che tutti i rimpatri devono essere sicuri, volontari, dignitosi e sostenibili e in linea con il principio di non respingimento;

G. considerando che il 27 agosto 2018 la UNIFFM ha pubblicato la sua relazione in cui ha concluso che contro i rohingya sono state commesse gravissime violazioni dei diritti umani e i più gravi crimini ai sensi del diritto internazionale, tra cui crimini contro l'umanità e verosimilmente genocidio; che il 10 dicembre 2018 il Consiglio ha espresso profonda preoccupazione per le conclusioni della UNIFFM; che il Myanmar/Birmania si è finora rifiutato di consentire l'ingresso nel paese a una missione di accertamento dei fatti istituita dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite e ha impedito l'accesso al relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Myanmar/Birmania;

H. considerando che, secondo la più recente relazione della UNIFFM, del 16 settembre 2019, le azioni del governo del Myanmar/Birmania continuano a iscriversi nel quadro di un attacco diffuso e sistematico che equivale a persecuzioni e altri crimini contro l'umanità ai danni dei rohingya che ancora vivono nello Stato di Rakhine; che, inoltre, nella sua relazione del 22 agosto 2019, l'UNIFFM ha riferito di gravi episodi di violenze sessuali e di genere deliberati e continuati, tra cui lo stupro sistematico, lo stupro di gruppo e atti sessuali forzati, perpetrati dalle forze militari e dalle forze di sicurezza del Myanmar/Birmania contro le donne, i bambini e le persone transgender rohingya, come parte di una campagna di pulizia volta a terrorizzare e punire le minoranze etniche; che la violenza sessuale è usata per dividere intere comunità e dissuadere le donne e le ragazze dal tornare alle loro case; che nei campi le vittime di stupro possono trovarsi ad affrontare l'esclusione sociale da parte delle loro comunità;

I. considerando che l'UE ha chiesto ripetutamente che i responsabili di tali reati rispondano dei loro atti e ha promosso e patrocinato le risoluzioni adottate il 27 settembre 2018 dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite e il 16 novembre 2018 dal Terzo comitato dell'Assemblea generale dell'ONU; che le autorità del Myanmar/Birmania rifiutano di procedere a indagini serie in merito alle violazioni dei diritti umani contro i rohingya e di chiamare i responsabili di tali atti a risponderne; che il Myanmar/Birmania continua a negare che tali violazioni dei diritti si siano mai verificate; che i più alti esponenti militari che hanno sovrinteso agli attacchi contro la popolazione rohingya conservano il loro posto; che le autorità rifiutano di cooperare con i meccanismi delle Nazioni Unite;

J. considerando che il 29 aprile 2019 il Consiglio ha prorogato di un anno, fino al 30 aprile 2020, le misure restrittive imposte al Myanmar/Birmania, tra cui il congelamento dei beni e i divieti di viaggio nei confronti di 14 alti funzionari militari, guardie di frontiera e funzionari di polizia del Myanmar/Birmania responsabili di violazioni dei diritti umani commesse contro la popolazione rohingya, le minoranze etniche dei villaggi e i civili negli Stati Rakhine, Kachin e Shan;

K. considerando che il popolo rohingya è ufficialmente apolide dall'introduzione, nel 1982, delle leggi birmane sulla cittadinanza che privano i rohingya dei diritti civili, politici e socioeconomici fondamentali, quali la libertà di circolazione, la partecipazione politica, l'occupazione e l'assistenza sociale; che, secondo le stime, l'accesso alla cittadinanza è negato a 1,1 milioni di rohingya; che i rohingya, in caso di rimpatrio, sarebbero obbligati a firmare una carta di verifica nazionale che li priverebbe della cittadinanza del Myanmar/Birmania;

1. ribadisce la sua ferma condanna di tutte le violazioni dei diritti umani, passate e presenti, e gli attacchi diffusi e sistematici, tra cui uccisioni, vessazioni, stupri e distruzione di proprietà, che secondo la documentazione della UNIFFM e dell'Ufficio dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani costituiscono un genocidio, crimini contro l'umanità e di guerra perpetrati dalle forze armate contro la popolazione rohingya; condanna duramente la risposta sproporzionata delle forze militari e delle forze di sicurezza; sottolinea che le autorità militari hanno costantemente violato il diritto internazionale in materia di diritti umani e il diritto internazionale umanitario;

2. esprime profonda preoccupazione per il conflitto e le violazioni tuttora in corso, nonché per le segnalazioni di violenze sessuali e di genere commesse contro i rohingya in Myanmar/Birmania da parte delle forze armate; condanna tali violazioni del diritto internazionale umanitario e del diritto in materia di diritti umani e chiede nuovamente al governo del Myanmar/Birmania, guidato da Aung San Suu Kyi, e alle forze di sicurezza di porre immediatamente fine alle continue violazioni, uccisioni e violenze sessuali e di genere perpetrate contro i rohingya e altri gruppi etnici;

3. condanna la continua discriminazione dei rohingya nonché le gravi restrizioni alla libertà di circolazione e la privazione dei servizi di base di cui sono oggetto in Myanmar/Birmania; sottolinea che la libertà dei media e il giornalismo critico sono pilastri fondamentali della democrazia, essenziali per promuovere il buon governo, la trasparenza e l'attribuzione delle responsabilità; chiede al governo del Myanmar/Birmania di accordare agli osservatori internazionali, tra cui il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Myanmar/Birmania, gli osservatori indipendenti e le organizzazioni umanitarie e per i diritti umani, pieno accesso, senza restrizioni, agli Stati Rakhine, Kachin e Shan, al fine di garantire lo svolgimento di indagini indipendenti e imparziali sulle accuse di gravi violazioni dei diritti umani commesse da tutte le parti, come pure di porre fine all'interruzione di Internet nei restanti quattro distretti di Ponnagyun, Mrauk-U, Kyuaktaw e Minbya;

4. chiede alle autorità del Myanmar/Birmania di creare le condizioni e le garanzie per un rimpatrio sicuro, volontario, dignitoso e sostenibile, sotto la supervisione delle Nazioni Unite, dei rohingya che intendono far ritorno nella propria terra d'origine; esorta i governi del Myanmar/Birmania e del Bangladesh a rispettare pienamente il principio di non respingimento; esorta il governo del Myanmar/Birmania a riconoscere la piena cittadinanza dei rohingya, con i diritti e le garanzie costituzionali che ne conseguono, nonché ad attuare pienamente e senza indugio le raccomandazioni della commissione consultiva sullo Stato di Rakhine; invita inoltre il governo del Myanmar/Birmania ad avviare un dialogo con i rappresentanti dei rohingya e riconoscere i rohingya come uno dei 135 gruppi etnici giuridicamente riconosciuti in Myanmar/Birmania;

5. prende atto dell'operato del quinto dialogo tra l'Unione europea e il Myanmar/Birmania in materia di diritti umani; osserva che le discussioni hanno affrontato un'ampia gamma di questioni relative ai diritti umani, tra cui l'assunzione di responsabilità per le violazioni dei diritti umani, la situazione negli Stati Rakhine, Kachin e Shan, in particolare per quanto riguarda l'accesso umanitario, i diritti e le libertà fondamentali, le necessità degli sfollati, i diritti economici e sociali, la migrazione e la cooperazione in materia di diritti umani nei consessi multilaterali; si rammarica che il dialogo non abbia avuto effetto sulla situazione in loco;

6. chiede al governo e alle forze armate del Myanmar/Birmania di consentire lo svolgimento di indagini credibili e indipendenti sulle accuse di gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani; sottolinea che gli autori di tali crimini devono essere consegnati alla giustizia senza indugi;

7. invita nuovamente il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) e gli Stati membri a chiedere, nei consessi multilaterali, l'accertamento delle responsabilità per i reati commessi in Myanmar/Birmania; accoglie con favore, a tal proposito, il ruolo guida assunto dall'UE nell'istituzione del meccanismo investigativo indipendente delle Nazioni Unite per il Myanmar/Birmania (IIMM), volto a raccogliere, consolidare, preservare e analizzare le prove dei più gravi crimini internazionali e violazioni commessi in Myanmar/Birmania dal 2011; invita il Myanmar/Birmania a cooperare con gli sforzi internazionali volti a garantire l'assunzione di responsabilità, anche consentendo l'accesso al paese all'IIMM, attivato di recente; invita l'UE, i suoi Stati membri e la comunità internazionale a garantire che l'IIMM disponga del sostegno necessario, anche in termini finanziari, per eseguire il suo mandato;

8. accoglie positivamente l'adozione di sanzioni da parte del Consiglio "Affari esteri" dell'UE, il 24 giugno 2018 e il 21 dicembre 2018, contro militari e funzionari delle Forze armate del Myanmar/Birmania (Tatmadaw), nonché della guardia di frontiera e della polizia, responsabili di gravi violazioni dei diritti umani nei confronti dei rohingya e si attende che tali individui siano oggetto di un riesame costante nel quadro del regime di sanzioni; invita nuovamente il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a imporre un embargo globale sulle armi al Myanmar/Birmania e ad adottare sanzioni mirate nei confronti delle persone fisiche e giuridiche che risultano responsabili di gravi violazioni dei diritti umani;

9. rammenta al governo del Myanmar/Birmania che è tenuto a rispettare i propri obblighi e impegni in materia di principi democratici e diritti umani fondamentali, che costituiscono una componente essenziale del programma "Tutto tranne le armi" (EBA); si attende che la Commissione avvii un'indagine a tal proposito; si rammarica che la Commissione non abbia ancora proceduto in tal senso;

10. accoglie positivamente la decisione della Corte penale internazionale (CPI) relativa alla sua giurisdizione sulla deportazione dei rohingya dal Myanmar/Birmania nonché la decisione del procuratore capo della CPI di avviare un'indagine preliminare sui reati di competenza della Corte commessi nei confronti dei rohingya dall'ottobre 2016; invita le autorità del Myanmar/Birmania a collaborare con la CPI; invita il Myanmar/Birmania a ratificare lo Statuto di Roma della CPI; invita il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a deferire alla CPI la situazione in Myanmar/Birmania, compresi tutti i reati di competenza della CPI commessi nei confronti dei rohingya, o a creare un tribunale penale internazionale ad hoc; invita nuovamente l'UE e i suoi Stati membri ad assumere un ruolo guida in seno al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite in merito alla richiesta di deferire alla CPI la situazione in Myanmar/Birmania; invita inoltre l'UE e i suoi Stati membri ad unirsi e fornire sostegno agli sforzi volti all'avvio di un procedimento dinanzi alla Corte internazionale di giustizia sulla possibile violazione, da parte del Myanmar/Birmania, della Convenzione delle Nazioni Unite contro il genocidio;

11. invita l'UE e i suoi Stati membri a promuovere l'adozione di una risoluzione sul Myanmar/Birmania in occasione della prossima sessione del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite;

12. elogia gli sforzi intrapresi dal governo e dalla popolazione del Bangladesh per offrire rifugio e sicurezza ai profughi rohingya e li incoraggia a continuare a fornire assistenza umanitaria ai profughi provenienti dal Myanmar/Birmania; invita le autorità del Bangladesh a garantire ai bambini rohingya pieno accesso, senza discriminazioni, a un'istruzione di qualità, come pure a porre fine alle restrizioni imposte all'accesso a Internet e alle comunicazioni online nonché alla libertà di circolazione e a garantire che le forze di sicurezza operative nei campi rispettino tutte le norme di protezione della sicurezza personale dei profughi;

13. accoglie positivamente l'erogazione da parte dell'UE, all'inizio di settembre 2019, di 2 milioni di EUR in aiuti alimentari al programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite per i campi rohingya di Cox's Bazar, ma chiede al Consiglio e alla Commissione, alla luce delle necessità in loco, di continuare a compiere sforzi in tal senso; ricorda che la responsabilità finanziaria dell'assistenza alla popolazione di profughi non dovrebbe ricadere in misura sproporzionata sul Bangladesh; chiede un ulteriore sostegno internazionale per le comunità che ospitano i profughi, anche inteso ad affrontare le sfide sociali, educative, economiche e sanitarie interne;

14. rammenta inoltre la necessità di fornire assistenza medica e psicologica nei campi profughi, mirata in particolare ai gruppi vulnerabili, tra cui donne e bambini; chiede maggiori servizi di sostegno per le vittime di stupro e di aggressione sessuale;

15. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al governo e al parlamento del Myanmar/Birmania, al consigliere di Stato Aung San Suu Kyi, al governo e al parlamento del Bangladesh, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri dell'UE, al Segretario generale dell'Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN), alla commissione intergovernativa dell'ASEAN sui diritti umani, al relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nel Myanmar/Birmania, all'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati e al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite.

 

 

[1] GU C 353 del 27.9.2016, pag. 52.

[2] GU C 101 del 16.3.2018, pag. 134.

[3] GU C 238 del 6.7.2018, pag. 112.

[4] GU C 337 del 20.9.2018, pag. 109.

[5] Testi approvati, P8_TA(2018)0261.

[6] Testi approvati, P8_TA(2018)0345.

Ultimo aggiornamento: 18 settembre 2019Avviso legale