Procedura : 2019/2823(RSP)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : RC-B9-0089/2019

Testi presentati :

RC-B9-0089/2019

Discussioni :

PV 19/09/2019 - 4.3
CRE 19/09/2019 - 4.3

Votazioni :

PV 19/09/2019 - 7.3

Testi approvati :

P9_TA(2019)0019

<Date>{18/09/2019}18.9.2019</Date>
<RepeatBlock-NoDocSe> <NoDocSe>B9-0089/2019</NoDocSe> }
 <NoDocSe>B9-0090/2019</NoDocSe> }
 <NoDocSe>B9-0093/2019</NoDocSe> }
 <NoDocSe>B9-0094/2019</NoDocSe> }
 <NoDocSe>B9-0096/2019</NoDocSe></RepeatBlock-NoDocSe> } RC1
PDF 157kWORD 58k

<TitreType>PROPOSTA DI RISOLUZIONE COMUNE</TitreType>

<TitreRecueil>presentata a norma dell'articolo 144, paragrafo 5, e dell'articolo 132, paragrafo 4, del regolamento</TitreRecueil>


<Replacing>in sostituzione delle proposte di risoluzione seguenti:</Replacing>

<TablingGroups>B9-0089/2019 (ECR)

B9-0090/2019 (Verts/ALE)

B9-0093/2019 (S&D)

B9-0094/2019 (Renew)

B9-0096/2019 (PPE)</TablingGroups>


<Titre>sull'Iran, in particolare la situazione dei difensori dei diritti delle donne e dei detenuti con doppia cittadinanza UE-iraniana</Titre>

<DocRef>(2019/2823(RSP))</DocRef>


<RepeatBlock-By><Depute>Michael Gahler, Željana Zovko, Antonio López-Istúriz White, Loránt Vincze, Vladimír Bilčík, David McAllister, Arba Kokalari, Lefteris Christoforou, Loucas Fourlas, Romana Tomc, Karoline Edtstadler, Tomáš Zdechovský, Ivan Štefanec, Michaela Šojdrová, Vangelis Meimarakis, Milan Zver, Manolis Kefalogiannis, David Lega, Isabel Wiseler-Lima, Tomasz Frankowski, Esther de Lange, Francisco José Millán Mon, Stanislav Polčák, Stelios Kympouropoulos, Rosa Estaràs Ferragut, Inese Vaidere, Andrey Kovatchev, Ioan-Rareş Bogdan</Depute>

<Commission>{PPE}a nome del gruppo PPE</Commission>

<Depute>Kati Piri, Jytte Guteland</Depute>

<Commission>{S&D}a nome del gruppo S&D</Commission>

<Depute>María Soraya Rodríguez Ramos, Luisa Porritt, Atidzhe Alieva-Veli, Abir Al-Sahlani, Andrus Ansip, Petras Auštrevičius, Phil Bennion, Izaskun Bilbao Barandica, Sylvie Brunet, Dita Charanzová, Olivier Chastel, Katalin Cseh, Chris Davies, Anna Júlia Donáth, Laurence Farreng, Fredrick Federley, Valter Flego, Klemen Grošelj, Christophe Grudler, Irena Joveva, Ondřej Kovařík, Ilhan Kyuchyuk, Nathalie Loiseau, Radka Maxová, Karen Melchior, Javier Nart, Lucy Nethsingha, Bill Newton Dunn, Urmas Paet, Dragoş Pîslaru, Frédérique Ries, Michal Šimečka, Susana Solís Pérez, Nicolae Ştefănuță, Ramona Strugariu, Hilde Vautmans, Marie-Pierre Vedrenne, Chrysoula Zacharopoulou</Depute>

<Commission>{Renew}a nome del gruppo Renew</Commission>

<Depute>Hannah Neumann, Heidi Hautala, Ernest Urtasun, Saskia Bricmont, Katrin Langensiepen, Bronis Ropė, Ville Niinistö, Catherine Rowett, Erik Marquardt, Anna Cavazzini, Viola Von Cramon-Taubadel, Kim Van Sparrentak, Tineke Strik, Ellie Chowns</Depute>

<Commission>{Verts/ALE}a nome del gruppo Verts/ALE</Commission>

<Depute>Anna Fotyga, Karol Karski, Raffaele Fitto, Jan Zahradil, Veronika Vrecionová, Alexandr Vondra, Ruža Tomašić, Charlie Weimers, Evžen Tošenovský, Valdemar Tomaševski, Assita Kanko</Depute>

<Commission>{ECR}a nome del gruppo ECR</Commission>

<Depute>Martin Buschmann, Fabio Massimo Castaldo, Cornelia Ernst</Depute>

</RepeatBlock-By>

EMENDAMENTI

Risoluzione del Parlamento europeo sull'Iran, in particolare la situazione dei difensori dei diritti delle donne e dei detenuti con doppia cittadinanza UE-iraniana

(2019/2823(RSP))

Il Parlamento europeo,

 viste le sue precedenti risoluzioni sull'Iran, in particolare quelle concernenti i diritti umani e, segnatamente, le risoluzioni del 14 marzo 2019 sull'Iran, in particolare il caso dei difensori dei diritti umani[1], del 13 dicembre 2018 sull'Iran, in particolare il caso di Nasrin Sotoudeh[2], del 31 maggio 2018 sulla situazione delle persone con doppia cittadinanza UE-iraniana[3], del 25 ottobre 2016 sulla strategia dell'UE nei confronti dell'Iran dopo l'accordo nucleare[4], del 3 aprile 2014 sulla strategia dell'UE nei confronti dell'Iran[5], dell'8 ottobre 2015 sulla pena di morte[6] e del 17 novembre 2011 sull'Iran – casi recenti di violazioni dei diritti umani[7],

 viste le conclusioni del Consiglio sull'Iran del 4 febbraio 2019 e il regolamento di esecuzione (UE) 2019/560 del Consiglio, dell'8 aprile 2019, che attua il regolamento (UE) n. 359/2011 concernente misure restrittive nei confronti di determinate persone, entità e organismi in considerazione della situazione in Iran, che proroga di un anno le misure restrittive in relazione a gravi violazioni dei diritti umani in Iran, fino al 13 aprile 2020[8],

 vista la relazione del Segretario generale delle Nazioni Unite, dell'8 febbraio 2019, sulla situazione dei diritti umani nella Repubblica islamica dell'Iran,

 viste le relazioni del relatore speciale sulla situazione dei diritti umani nella Repubblica islamica dell'Iran del settembre 2018, del 30 gennaio 2019 e del 18 luglio 2019, e la sua dichiarazione, rilasciata il 16 agosto 2019, sulla detenzione e le lunghe pene di reclusione cui sono state condannate Mojgan Keshavarz, Monireh Arabshahi e Yasaman Aryani, tre donne iraniane detenute in modo arbitrario per aver protestato pubblicamente contro l'uso obbligatorio del velo,

 vista la dichiarazione del 29 novembre 2018 a cura di esperti delle Nazioni Unite in materia di diritti umani, dal titolo "Iran must protect women's rights advocates" (L'Iran deve proteggere i difensori dei diritti delle donne),

 visti gli orientamenti dell'UE sulla pena di morte, sulla tortura, sulla libertà di espressione, sia online che offline, e sui difensori dei diritti umani,

 vista la dichiarazione rilasciata il 12 marzo 2019 dal portavoce del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) sulla condanna dell'avvocatessa iraniana per i diritti umani Nasrin Sotoudeh,

 vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

 visto il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici del 1966 (ICCPR), di cui l'Iran è parte,

 vista la risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 17 dicembre 2018 sulla situazione dei diritti umani nella Repubblica islamica dell'Iran,

 visto il nuovo quadro strategico e piano di azione dell'UE per i diritti umani e la democrazia, che mira a porre la tutela e il monitoraggio dei diritti umani al centro di tutte le politiche dell'UE,

 visto il "Corpus dei principi per la protezione di tutte le persone sottoposte a qualsiasi forma di detenzione o imprigionamento", adottato dalle Nazioni Unite nel 1988,

 viste le regole minime standard delle Nazioni Unite per il trattamento dei detenuti (le "regole Nelson Mandela") del 2015,

 vista la Carta dei diritti dei cittadini del Presidente iraniano,

 visti l'articolo 144, paragrafo 5, e l'articolo 132, paragrafo 4, del suo regolamento,

A. considerando che negli ultimi mesi i tribunali rivoluzionari iraniani hanno notevolmente inasprito la repressione degli atti pacifici di resistenza da parte dei difensori dei diritti delle donne che protestano contro l'obbligo di indossare l'hijab, aumentando tra l'altro la durata delle pene detentive; che, secondo le Nazioni Unite, dal 2018 almeno 32 persone sono state arrestate e almeno 10 incarcerate per aver protestato contro l'uso obbligatorio dell'hijab;

B. considerando che le attiviste iraniane Mojgan Keshavarz, Monireh Arabshahi e Yasaman Aryani sono state arbitrariamente incarcerate nell'aprile 2019 dopo la pubblicazione di un video online in cui appaiono a capo scoperto, in segno di protesta pacifica contro le leggi iraniane sul velo obbligatorio, mentre porgono fiori nella metropolitana di Teheran l'8 marzo 2019, giornata internazionale della donna; che Sahar Khodayari, una donna iraniana arrestata per aver tentato di assistere a una partita di calcio in uno stadio, si è data fuoco per protesta dopo aver appreso di poter incorrere per le sue azioni in una pena detentiva di sei mesi;

C. considerando che nell'agosto 2019 Mojgan Keshavarz, Yasaman Aryani, Monireh Arabshahi e Saba Kord-Afshari sono state condannate a pene detentive da 16 a 24 anni; che è stato negato loro l'accesso agli avvocati durante la fase iniziale dell'indagine e che ai loro rappresentanti legali sarebbe stato vietato di rappresentarle nel processo; che le loro pene sono direttamente connesse all'esercizio pacifico del diritto alla libertà di espressione e di riunione in difesa della parità di genere in Iran;

D. considerando che il 27 agosto 2019 il tribunale di primo grado ha condannato tre donne attiviste per i diritti del lavoro – Sepideh Gholian, Sanaz Allhyari e Asal Mohammadi – con l'accusa, tra l'altro, di "associazione e collusione con l'intento di agire contro la sicurezza nazionale"; che il 24 e 31 agosto 2019 è emerso che Marzieh Amiri e Atefeh Rangriz, due donne impegnate nella difesa dei diritti dei lavoratori che erano state arrestate in una manifestazione pacifica della Festa del lavoro, sono state condannate rispettivamente a 10 anni e mezzo di carcere e 148 frustate e a 11 anni e mezzo di carcere e 74 frustate, con l'accusa di "associazione e collusione con l'intento di agire contro la sicurezza nazionale", "propaganda contro lo Stato" e "disturbo dell'ordine pubblico";

E. considerando che l'Iran non ha ancora ratificato la convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW), adottata nel 1979 dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite; che in Iran è in vigore una serie di leggi discriminatorie, segnatamente le disposizioni giuridiche relative allo status personale;

F. considerando che cittadini con doppia cittadinanza UE-iraniana continuano a subire arresti, accompagnati da lunghi periodi di isolamento e interrogatori, dalla mancata garanzia di un processo equo e giusto e da sentenze di condanna a lunghe pene detentive fondate su accuse vaghe o non precisate che adducono motivi di "sicurezza nazionale" e "spionaggio", nonché da campagne denigratorie promosse dallo Stato nei confronti delle persone incarcerate; che l'Iran non riconosce la doppia nazionalità, il che limita l'accesso delle ambasciate straniere ai propri cittadini detenuti nel paese;

G. considerando che almeno sei persone con doppia cittadinanza UE-iraniana, compresi Nazanin Zaghari-Ratcliffe, Ahmadreza Djalali, Kamal Ahmady, Kamran Ghaderi, Massud Mossaheb e Morad Tahbaz, sono attualmente detenute in Iran,

H. considerando che Nazanin Zaghari-Ratcliffe, cittadina iraniano-britannica dipendente presso la fondazione Thomson Reuters, è imprigionata illegalmente in Iran dal 3 aprile 2016, essendo stata detenuta illecitamente per mesi con l'accusa di spionaggio ed essendole stato successivamente negato un processo libero ed equo; che Nazanin Zaghari-Ratcliffe è stata ripetutamente privata di cure mediche, con conseguente deterioramento della sua salute fisica e mentale; che le è stato di recente negato l'accesso alle telefonate internazionali e che le sue visite familiari sono state limitate a una al mese;

I. considerando che, dall'11 agosto 2019, l'antropologo sociale iraniano-britannico Kameel Ahmady è detenuto in carcere a Teheran per motivi non resi noti; che nel gennaio 2018 l'imprenditore Morad Tahbaz, di nazionalità iraniana, britannica e statunitense, è stato detenuto con almeno nove ambientalisti sulla base di presunti atti di spionaggio;

J. considerando che Ahmadreza Djalali, scienziato e fisico svedese di origini iraniane, è detenuto nel carcere di Evin dall'aprile 2016 ed è stato condannato a morte nell'ottobre 2017 con l'accusa di spionaggio, sulla base di una presunta confessione forzata;

K. considerando che Kamran Ghaderi, cittadino iraniano e austriaco, era l'amministratore delegato di una società informatica austriaca quando fu arrestato da agenti dei servizi segreti al suo arrivo all'aeroporto internazionale di Teheran il 2 gennaio 2016 e condannato a 10 anni di reclusione con l'accusa di "spionaggio per Stati nemici";

L. considerando che l'11 marzo 2019 Nasrin Sotoudeh, vincitrice del premio Sacharov 2012, impegnata nella difesa dei diritti umani e avvocatessa, è stata condannata in contumacia a 38 anni di carcere e 148 frustate, tra l'altro per il suo lavoro in difesa delle donne accusate di aver protestato contro l'hijab; che più di un milione di persone hanno aderito a una campagna globale per chiedere al governo iraniano il rilascio di Nasrin Sotoudeh;

M. considerando che nell'ottobre 2016 Atena Daemi e Golrock Ebrahimi Iraee sono state condannate a sei anni di detenzione; che nel settembre 2019 si sono viste aggiungere due anni supplementari di condanna con l'accusa di aver insultato il leader supremo; che tale sentenza sarebbe stata comminata come ritorsione per le proteste delle attiviste per i diritti delle donne in carcere;

N. considerando che sono stati segnalati numerosi casi relativi a condizioni disumane e degradanti, in particolare nel carcere di Evin, e alla mancanza di un accesso adeguato alle cure mediche durante la detenzione in Iran, in violazione delle norme minime standard delle Nazioni Unite per il trattamento dei detenuti;

O. considerando che in Iran i difensori dei diritti umani, i giornalisti, gli avvocati, gli ambientalisti, i sindacalisti e gli attivisti online sono continuamente soggetti a vessazioni, arresti arbitrari, detenzione e persecuzione per via del loro lavoro;

P. considerando che le autorità iraniane continuano a criminalizzare l'attivismo a difesa dei diritti umani e ricorrono all'articolo 48 del codice di procedura penale per limitare l'accesso dei detenuti all'assistenza legale di loro scelta e negare loro l'assistenza consolare; che non esistono meccanismi indipendenti per garantire la rendicontabilità in seno alla magistratura;

Q. considerando che l'Unione europea ha adottato misure restrittive in risposta alle violazioni dei diritti umani, tra cui il congelamento dei beni e il divieto di rilascio del visto per le persone e le entità responsabili di gravi violazioni dei diritti umani, nonché il divieto di esportare verso l'Iran attrezzature che potrebbero essere utilizzate per la repressione interna e attrezzature per la sorveglianza delle telecomunicazioni; che tali misure sono regolarmente aggiornate e restano in vigore;

R. considerando che l'Iran continua ad applicare con frequenza la pena di morte; che Narges Mohammadi, insignita del premio Per Anger, sta attualmente scontando una condanna a sedici anni di reclusione per la sua campagna a favore dell'abolizione della pena di morte e per aver lavorato con Shirin Ebadi, vincitrice del premio Nobel;

1. chiede alle autorità iraniane di annullare tutte queste sentenze e rilasciare immediatamente e incondizionatamente Mojgan Keshavarz, Yasaman Aryani, Monireh Arabshahi, Saba Kord-Afshari e Atena Daemi, impegnate nella difesa dei diritti delle donne che protestano contro l'uso obbligatorio dell'hijab; chiede inoltre il rilascio di Nasrin Sotoudeh, Narges Mohammadi, Sepideh Gholian, Sanaz Allahyari, Asal Mohammadi, Marzieh Amiri e Atefeh Rangriz e di tutti i difensori dei diritti umani detenuti e condannati semplicemente per aver esercitato il proprio diritto alla libertà di espressione, associazione e riunione pacifica;

2. condanna con la massima fermezza la repressione in corso nei confronti delle donne che si oppongono al velo obbligatorio ed esercitano il diritto alla libertà di espressione, associazione e riunione pacifica; invita il governo iraniano a rispettare la libertà delle donne iraniane di scegliere il proprio codice di abbigliamento;

3. sottolinea che le autorità iraniane devono garantire in ogni circostanza che i difensori dei diritti umani, gli avvocati e i giornalisti siano in grado di svolgere il proprio lavoro senza minacce, intimidazioni e ostacoli e chiede alla magistratura iraniana di cessare le costanti vessazioni; esorta la magistratura iraniana a porre fine alla censura online e a rispettare i diritti umani universali di tutti i cittadini, in particolare il diritto alla libertà di espressione online e offline;

4. rende omaggio ed esprime sostegno alle donne attiviste dei diritti umani che continuano a difendere tali diritti nonostante le difficoltà e le ripercussioni personali che si trovano ad affrontare;

5. esprime profondo rammarico per la mancanza di progressi nei casi riguardanti cittadini iraniani aventi doppia cittadinanza UE-iraniana detenuti in Iran; chiede il rilascio immediato e incondizionato di tutti i cittadini con doppia cittadinanza UE-iraniana, compresi Nazanin Zaghari-Ratcliffe, Ahmadreza Djalali, Kamal Ahmady, Kamran Ghaderi, Massud Mossaheb e Morad Tahbaz, attualmente detenuti in carceri iraniane, a meno che non siano giudicati nuovamente in conformità delle norme internazionali;  condanna la pratica costantemente messa in atto della magistratura iraniana di incarcerare persone con doppia cittadinanza UE-iraniana a seguito di processi iniqui;

6. esorta le autorità iraniane a cooperare senza ulteriori indugi con le ambasciate degli Stati membri dell'Unione europea a Teheran per stilare un elenco completo delle persone con doppia cittadinanza UE-iraniana attualmente detenute nelle carceri del paese e a seguire attentamente ogni singolo caso, dal momento che la sicurezza dei cittadini e la tutela dei loro diritti fondamentali rivestono la massima importanza per l'Unione;

7. esorta le autorità iraniane a rivedere le disposizioni giuridiche che discriminano le donne, in particolare quelle relative al loro status personale; accoglie con favore l'introduzione in parlamento del progetto di legge sulla protezione delle donne contro la violenza e sottolinea la necessità di una legislazione onnicomprensiva che definisca e criminalizzi specificamente tutte le forme di violenza di genere contro le donne;

8. invita le autorità iraniane a garantire che alle donne sia consentito l'accesso a tutti gli stadi, senza discriminazioni o rischi di persecuzione;

9. reitera la richiesta rivolta alle autorità iraniane affinché modifichino l'articolo 48 del codice di procedura penale del paese onde garantire che tutti gli imputati abbiano il diritto di essere rappresentati da un avvocato di loro scelta e di essere sottoposti a un processo equo, in linea con gli impegni assunti dall'Iran nel quadro del patto internazionale relativo ai diritti civili e politici;

10. invita il parlamento iraniano a modificare le leggi sui reati contro la sicurezza nazionale cui viene fatto ricorso sistematico per perseguire difensori dei diritti umani, giornalisti, ambientalisti, sindacalisti e membri di minoranze religiose ed etniche e che sono in contrasto con il patto internazionale relativo ai diritti civili e politici ratificato dall'Iran;

11. condanna la pratica costante di negare intenzionalmente le cure mediche ai detenuti; deplora la tortura sistematica nelle prigioni iraniane e chiede l'immediata cessazione di ogni forma di tortura e maltrattamento ai danni di tutti i detenuti; condanna la pratica di negare ai detenuti l'accesso alle telefonate e alle visite dei familiari;

12. sollecita le autorità iraniane a garantire la piena e incondizionata attuazione del patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, di cui il paese è firmatario; esorta le autorità iraniane ad aderire alla convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna;

13. prende atto delle modifiche alla legislazione in materia di traffico di stupefacenti, che dovrebbero ridurre il numero di condanne a morte;

14. condanna fermamente il ricorso alla pena di morte, in particolare nei confronti di minorenni autori di reati; chiede alle autorità iraniane di introdurre una moratoria immediata quale passo fondamentale verso la sua abolizione;

15. chiede all'Iran di cooperare con il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Iran, anche autorizzandolo a entrare nel paese;

16. incoraggia le ambasciate dell'UE accreditate a Teheran a coordinarsi strettamente; esorta tutti gli Stati membri che dispongono di una rappresentanza diplomatica a Teheran ad avvalersi dei meccanismi previsti dagli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani al fine di sostenere e proteggere queste persone, in particolare i difensori dei diritti delle donne, nonché i cittadini dell'UE con doppia cittadinanza, anche attraverso dichiarazioni pubbliche, iniziative diplomatiche, monitoraggio dei processi e visite presso le carceri;

17. invita l'UE, compresa la vicepresidente della Commissione/alta rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, a continuare a sollevare questioni relative ai diritti umani con le autorità iraniane nelle sedi bilaterali e multilaterali e ad avvalersi a tal fine di tutti i contatti previsti con le autorità iraniane, in particolare nel contesto del dialogo politico ad alto livello UE-Iran;

18. invita il SEAE a riferire sul seguito dato alle precedenti risoluzioni del Parlamento europeo sull'Iran;

19. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, alla vicepresidente della Commissione/alta rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Segretario generale delle Nazioni Unite e al governo e al parlamento dell'Iran.

[1] Testi approvati, P8_TA(2019)0204.

[2] Testi approvati, P8_TA(2018)0525.

[3] Testi approvati, P8_TA(2018)0231.

[4] GU C 215 del 19.6.2018, pag. 86.

[5] GU C 408 del 30.11.2017, pag. 39.

[6] GU C 349 del 17.10.2017, pag. 41.

[7] GU C 153E del 31.5.2013, pag. 157.

[8] GU L 98 del 9.4.2019, pag. 1.

Ultimo aggiornamento: 19 settembre 2019Avviso legale