Procedura : 2019/2879(RSP)
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Ciclo del documento : RC-B9-0134/2019

Testi presentati :

RC-B9-0134/2019

Discussioni :

PV 24/10/2019 - 3.1
CRE 24/10/2019 - 3.1

Votazioni :

PV 24/10/2019 - 8.1

Testi approvati :

P9_TA(2019)0042

<Date>{23/10/2019}23.10.2019</Date>
<RepeatBlock-NoDocSe> <NoDocSe>B9-0134/2019</NoDocSe> }
 <NoDocSe>B9-0135/2019</NoDocSe> }
 <NoDocSe>B9-0137/2019</NoDocSe> }
 <NoDocSe>B9-0140/2019</NoDocSe> }
 <NoDocSe>B9-0142/2019</NoDocSe></RepeatBlock-NoDocSe> } RC1
PDF 167kWORD 49k

<TitreType>PROPOSTA DI RISOLUZIONE COMUNE</TitreType>

<TitreRecueil>presentata a norma dell'articolo 144, paragrafo 5, e dell'articolo 132, paragrafo 4, del regolamento</TitreRecueil>


<Replacing>in sostituzione delle proposte di risoluzione seguenti:</Replacing>

<TablingGroups>B9-0134/2019 (Verts/ALE)

B9-0135/2019 (GUE/NGL)

B9-0137/2019 (Renew)

B9-0140/2019 (S&D)

B9-0142/2019 (PPE)</TablingGroups>


<Titre>sulla situazione delle persone LGBTI in Uganda</Titre>

<DocRef>(2019/2879(RSP))</DocRef>


<RepeatBlock-By><Depute>Michael Gahler, Tomas Tobé, Loránt Vincze, Vladimír Bilčík, Tomáš Zdechovský, Paulo Rangel, Tomasz Frankowski, Magdalena Adamowicz, David McAllister, Andrius Kubilius, Isabel Wiseler-Lima, Milan Zver, Maria Walsh, Arba Kokalari, Roberta Metsola, Krzysztof Hetman, Sandra Kalniete, Stanislav Polčák, Jiří Pospíšil</Depute>

<Commission>{PPE}a nome del gruppo PPE</Commission>

<Depute>Kati Piri, Julie Ward</Depute>

<Commission>{S&D}a nome del gruppo S&D</Commission>

<Depute>Karin Karlsbro, Atidzhe Alieva-Veli, Petras Auštrevičius, Malik Azmani, Phil Bennion, Izaskun Bilbao Barandica, Sylvie Brunet, Dita Charanzová, Olivier Chastel, Katalin Cseh, Anna Júlia Donáth, Laurence Farreng, Valter Flego, Luis Garicano, Barbara Ann Gibson, Klemen Grošelj, Christophe Grudler, Bernard Guetta, Svenja Hahn, Martin Hojsík, Antony Hook, Irena Joveva, Elsi Katainen, Ondřej Kovařík, Ilhan Kyuchyuk, Nathalie Loiseau, Radka Maxová, Karen Melchior, Javier Nart, Jan-Christoph Oetjen, Urmas Paet, Maite Pagazaurtundúa, Frédérique Ries, María Soraya Rodríguez Ramos, Michal Šimečka, Susana Solís Pérez, Ramona Strugariu, Viktor Uspaskich, Hilde Vautmans, Marie-Pierre Vedrenne</Depute>

<Commission>{Renew}a nome del gruppo Renew</Commission>

<Depute>Ellie Chowns, Hannah Neumann, Gina Dowding</Depute>

<Commission>{Verts/ALE}a nome del gruppo Verts/ALE</Commission>

<Depute>Marisa Matias, Malin Björk, Pernando Barrena Arza, Miguel Urbán Crespo, Idoia Villanueva Ruiz, Eugenia Rodríguez Palop, Özlem Demirel</Depute>

<Commission>{GUE/NGL}a nome del gruppo GUE/NGL</Commission>

<Depute>Rosa D'Amato, Ignazio Corrao, Laura Ferrara, Piernicola Pedicini, Assita Kanko, Fabio Massimo Castaldo</Depute>

</RepeatBlock-By>


Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione delle persone LGBTI in Uganda

(2019/2879(RSP))

Il Parlamento europeo,

 viste le sue precedenti risoluzioni sull'Uganda,

 viste le sue precedenti risoluzioni sulla discriminazione basata sull'orientamento sessuale, in particolare quella del 4 febbraio 2014 sulla tabella di marcia dell'UE contro l'omofobia e la discriminazione legata all'orientamento sessuale e all'identità di genere[1] e quella del 14 febbraio 2019 sul futuro dell'elenco di azioni a favore delle persone LGBTI (2019‑2024)[2],

 vista la dichiarazione congiunta rilasciata il 9 ottobre 2019 dall'alta rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e dalla segretaria generale del Consiglio d'Europa, in occasione della Giornata europea e mondiale contro la pena di morte,

 vista la dichiarazione rilasciata dall'alta rappresentante Federica Mogherini, a nome dell'UE, in occasione della giornata internazionale contro l'omofobia, la transfobia e la bifobia, il 17 maggio 2019,

 vista la relazione annuale dell'UE sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2018 – Uganda, adottata dal Consiglio europeo il 13 maggio 2019,

 visti l'articolo 2, l'articolo 3, paragrafo 5, e gli articoli 21, 24, 29 e 31 del trattato sull'Unione europea (TUE) e gli articoli 10 e 215 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), che sanciscono l'impegno dell'Unione europea e dei suoi Stati membri, nell'ambito delle loro relazioni con il resto del mondo, a favore della difesa e della promozione dei diritti umani universali e della tutela dei singoli individui, come pure dell'adozione di misure restrittive in caso di gravi violazioni dei diritti umani,

 visti gli obblighi internazionali in materia di diritti umani, compresi quelli contenuti nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e nella Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali,

 visto lo strumentario per la promozione e la tutela dell'esercizio di tutti i diritti umani da parte di lesbiche, gay, bisessuali e transgender adottato dal Consiglio dell'Unione europea (strumentario LGBTI),

 visti gli orientamenti dell'UE sulla promozione e la tutela dell'esercizio di tutti i diritti umani da parte delle persone LGTBI,

 visti gli specifici orientamenti dell'UE concernenti rispettivamente la pena di morte, la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, e i difensori dei diritti umani,

 vista la più recente revisione periodica universale dell'Uganda da parte del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani,

 vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare l'articolo 21, che vieta la discriminazione fondata sull'orientamento sessuale,

 visto il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici del 1966 (ICCPR), di cui l'Uganda è parte dal 1995,

 vista la lettera interpartitica firmata da 70 deputati al Parlamento europeo il 15 ottobre 2019 sulla persecuzione della comunità LGBTI in Uganda,

 vista la sua risoluzione del 13 marzo 2014 sull'avvio di consultazioni per sospendere l'Uganda e la Nigeria dall'accordo di Cotonou alla luce delle recenti leggi che criminalizzano ulteriormente l'omosessualità[3],

 visto l'accordo di partenariato ACP-UE ("accordo di Cotonou"), e in particolare l'articolo 8, paragrafo 4, sulla non discriminazione,

 visti i principi di Yogyakarta, dal titolo "Principles and State Obligations on the Application of International Human Rights Law in Relation to Sexual Orientation, Gender Identity, Gender Expression and Sex Characteristics" (Principi e obblighi degli Stati relativamente all'applicazione del diritto internazionale in materia di diritti umani in relazione all'orientamento sessuale, all'identità di genere, all'espressione di genere e alle caratteristiche sessuali), adottati nel novembre 2006, e i 10 principi complementari ("+10") adottati il 10 novembre 2017,

 vista la Costituzione della Repubblica dell'Uganda,

 visti l'articolo 144, paragrafo 5, e l'articolo 132, paragrafo 4, del suo regolamento,

A. considerando che nelle ultime settimane in Uganda si è assistito all'aumento di una retorica estremamente omofoba da parte delle autorità, in particolare di Simon Lokodo, ministro responsabile per l'Etica e l'integrità, che il 10 ottobre 2019 ha annunciato l'intenzione di reintrodurre la legge contro l'omosessualità, che includerebbe la pena di morte per "omosessualità aggravata"; che anche diversi membri del parlamento ugandese sostengono la nuova proposta di legge;

B. considerando che il 12 ottobre Ofwono Opondo, portavoce del governo, ha affermato che il governo non aveva intenzione di introdurre alcuna nuova legge relativa alle attività delle persone LGBTI, spiegando che "le attuali disposizioni del codice penale sono sufficienti"; che ciò è stato confermato dal principale addetto stampa del presidente Museveni;

C. considerando che le attuali disposizioni del codice penale violano i diritti umani e criminalizzano l'omosessualità; che gli atti sessuali tra persone dello stesso sesso rimangono illegali e punibili anche con l'ergastolo a norma delle sezioni 145 e 146 del codice penale ugandese, il quale, tra l'altro, criminalizza "la conoscenza carnale di qualsiasi persona contro l'ordine naturale", e molte leggi vigenti consentono la discriminazione nei confronti delle persone LGBTI, limitandone l'accesso all'occupazione, agli alloggi, alla sicurezza sociale, all'istruzione o ai servizi sanitari;

D. considerando che la legge contro l'omosessualità che vieta la promozione dell'omosessualità e impone la pena di morte per atti omosessuali è stata già introdotta nel 2014 su iniziativa del presidente Museveni, per poi essere però dichiarata nulla dal tribunale costituzionale ugandese; che la comunità internazionale nel suo insieme ha fermamente condannato la proposta di legge e molti donatori, tra cui gli Stati membri dell'UE, gli Stati Uniti e la Banca mondiale hanno deciso di sospendere gli aiuti allo sviluppo al paese;

E. considerando che tale evento rivela purtroppo la drammatica situazione delle persone LGBTI in Uganda, dove le opinioni omofobe sono diffuse; che le organizzazioni per i diritti umani segnalano periodicamente campagne di discriminazione sociale, reati generati dall'odio e compagne contro l'omosessualità, tra cui molestie, percosse, estorsioni, sgomberi, arresti e detenzioni arbitrari e omicidi;

F. considerando che, secondo i gruppi per i diritti umani, l'Uganda ha subito un allarmante aumento delle aggressioni contro le persone LGBTI; che, secondo Sexual Minorities Uganda, un'associazione di organizzazioni LGBTI, quest'anno sono stati uccisi tre uomini omosessuali e una donna transgender, ossia Brian Wasswa, attivista per le persone LGBTI, che è stato aggredito nella sua abitazione il 4 ottobre 2019;

G. considerando che la costituzione ugandese vieta la discriminazione fondata su vari motivi, ma non estende tale divieto alla discriminazione basata sull'orientamento sessuale;

H. considerando che la politica estera e di sicurezza comune dell'UE (PESC) mira a sviluppare e consolidare la democrazia e lo Stato di diritto, come pure il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali; che l'assistenza allo sviluppo dell'UE in Uganda ammonta a 578 milioni di EUR nell'ambito del programma indicativo nazionale 2014-2020 e comprende quale obiettivo fondamentale la promozione e la salvaguardia del buon governo e il rispetto dei diritti umani;

I. considerando che i beneficiari del Fondo europeo di sviluppo sono soggetti a una rigorosa condizionalità per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani, lo Stato di diritto, la libertà di religione e la protezione delle minoranze;

J. considerando che nel maggio 2019, a norma dell'articolo 8 dell'accordo di partenariato di Cotonou, l'Uganda e l'Unione europea hanno ribadito il loro stretto partenariato nel quadro di un dialogo politico;

K. considerando che la cooperazione internazionale dell'UE dovrebbe sostenere gli sforzi degli Stati ACP per quanto concerne lo sviluppo di quadri giuridici e politici favorevoli e l'abrogazione di leggi, politiche e pratiche punitive, nonché la stigmatizzazione e la discriminazione che minano i diritti umani;

L. considerando che su un totale di 54 paesi africani 32 criminalizzano le relazioni tra persone dello stesso sesso e che la Mauritania, il Sudan, la Nigeria settentrionale e la Somalia puniscono l'omosessualità con la morte;

1. esprime profonda preoccupazione per il riemergere della legge contro l'omosessualità nel dibattito politico dell'Uganda; condanna fermamente la retorica di Simon Lokodo che alimenta l'omofobia e l'odio, e ribadisce la sua strenua opposizione contro tutte le forme di discriminazione fondate sull'orientamento sessuale, nonché qualsiasi incitamento all'odio e alla violenza nei confronti delle persone LGBTI;

2. prende atto della dichiarazione del portavoce del presidente Museveni che nega l'intenzione del governo di proporre un nuovo progetto di legge e chiede al governo dell'Uganda di tenere fede a tale dichiarazione;

3. sottolinea che la discriminazione nei confronti delle persone LGBTI pregiudica i principi più elementari in materia di diritti umani sanciti dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo; ribadisce che l'orientamento sessuale e l'identità di genere rientrano nel diritto dei singoli al rispetto della vita privata, come garantito dal diritto internazionale e dalle costituzioni nazionali;

4. respinge con forza l'uso della pena di morte in qualsiasi circostanza, compresa qualsiasi legislazione che impone la pena di morte per l'omosessualità; invita l'UE e i suoi Stati membri a coinvolgere ulteriormente il governo dell'Uganda affinché riconsideri la sua posizione sulla pena di morte;

5. deplora che la legge ugandese sia ancora fortemente discriminatoria nei confronti delle persone LGBTI ed esorta le autorità ugandesi a riesaminare qualsiasi legge che criminalizza l'omosessualità e gli attivisti LGBTI, in particolare a norma delle sezioni 145 e 146 del codice penale;

6. ricorda al governo ugandese i suoi obblighi secondo il diritto internazionale e l'accordo di Cotonou, che invita al rispetto dei diritti umani universali;

7. è profondamente preoccupato per il generale deterioramento della situazione dei diritti umani delle persone LGBTI in Uganda, comprese le crescenti violazioni dei loro diritti sociali, della libertà di espressione, dei diritti in materia di uguaglianza di genere e del diritto all'alloggio; condanna il recente omicidio di Brian Wasswa e deplora l'allarmante numero di vittime prese di mira sulla base dell'orientamento sessuale, anche da parte delle forze di sicurezza nazionali;  esorta le autorità ugandesi a indagare in modo approfondito e imparziale su qualsiasi violenza o attacco nei confronti delle persone LGBTI e ad assicurare responsabili alla giustizia;

8. invita il governo ugandese a rafforzare i meccanismi di ricorso nell'ambito della forza di polizia per le violazioni dei diritti umani, al fine di garantire che i funzionari di polizia rispettino il loro dovere di proteggere i diritti di tutte le persone, compresi i membri della comunità LGBTI, e di garantire che tutti i difensori dei diritti umani e le ONG che operano a nome della comunità LGBTI in Uganda possano svolgere le loro legittime attività in qualsiasi circostanza, compreso il loro diritto alla libertà di associazione, senza timore di ritorsioni e senza alcun vincolo;

9. ricorda gli impegni assunti dall'Uganda nel quadro dell'accordo di Cotonou e del diritto internazionale ai fini del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali;

10. invita la delegazione dell'UE in Uganda a continuare a monitorare attentamente la situazione delle persone LGBT e a sostenere attivamente sul campo le organizzazioni della società civile, i difensori dei diritti umani e le persone LGBTI; sottolinea l'importanza di accrescere la consapevolezza e la comprensione della situazione delle persone LGBTI e delle loro famiglie;

11. invita l'UE ad avvalersi pienamente e in modo efficace del dialogo politico previsto dall'articolo 8 dell'accordo di Cotonou, nonché dello strumentario LGBTI e dei relativi orientamenti, nel quadro suo dialogo con le autorità ugandesi, al fine di contribuire a depenalizzare l'omosessualità, ridurre la violenza e la discriminazione e proteggere i difensori dei diritti umani delle persone LGBTI;

12. ribadisce i suoi precedenti inviti rivolti alla Commissione e al Consiglio al fine di includere il riferimento alla non discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale in ogni futuro accordo che sostituisce l'accordo di Cotonou;

13. invita l'UE a rafforzare la difesa e la promozione dei diritti umani in Uganda, in particolare attraverso un sostegno mirato alle organizzazioni della società civile e la piena attuazione degli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani;

14. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al presidente della Repubblica dell'Uganda, al parlamento dell'Uganda nonché all'Unione africana e alle sue istituzioni.

 

 

 

[1] GU C 93 del 24.3.2017, pag. 21.

[2] Testi approvati, P8_TA(2019)0129.

[3] GU C 378 del 9.11.2017, pag. 253.

Ultimo aggiornamento: 24 ottobre 2019Avviso legale