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Procedura : 2015/2604(RSP)
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Testi presentati :

RC-B8-0242/2015

Discussioni :

PV 12/03/2015 - 6.3
CRE 12/03/2015 - 6.3

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PV 12/03/2015 - 8.3

Testi approvati :

P8_TA(2015)0073

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Giovedì 12 marzo 2015 - Strasburgo Edizione definitiva
Tanzania, segnatamente la questione dell'appropriazione di terreni
P8_TA(2015)0073RC-B8-0242/2015

Risoluzione del Parlamento europeo del 12 marzo 2015 sulla Tanzania, in particolare sulla questione dell'accaparramento dei terreni (2015/2604(RSP))

Il Parlamento europeo,

–  vista la "Land Transparency Initiative" (iniziativa sulla trasparenza fondiaria) lanciata dal G8 nel 2013,

–  visti il quadro e gli orientamenti di politica fondiaria in Africa (ALPFG) dell'Unione africana, il quadro strategico dell'Unione africana per la pastorizia in Africa: "Policy Framework for Pastoralism in Africa: Securing, Protecting and Improving the Lives, Livelihoods and Rights of Pastoralist Communities", adottato dalla conferenza dei ministri africani dell'agricoltura tenutasi nell'ottobre 2010 e approvato dalla 18a sessione ordinaria del Consiglio esecutivo, tenutasi ad Addis Abeba nel gennaio 2011 (doc. EX.CL/631 XVIII), nonché la dichiarazione del 2009 dell'Unione africana sulle sfide e le questioni fondiarie in Africa,

–  visti la Dichiarazione del vertice mondiale sulla sicurezza alimentare, approvata a Roma nel 2010, i principi sugli investimenti agricoli responsabili nel rispetto dei diritti, dei mezzi di sussistenza e delle risorse (PRAI), le linee guida volontarie dell'Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO) sulla gestione responsabile della terra, dei territori di pesca e delle foreste nel contesto della sicurezza alimentare nazionale,

–  visti i principi guida sugli investimenti fondiari su larga scala in Africa dell'Unione africana, della Banca africana di sviluppo e della Commissione economica per l'Africa,

–  vista la relazione del relatore speciale delle Nazioni Unite per il diritto all'alimentazione, Olivier De Schutter, dell'11 giugno 2009, dal titolo "Large-scale land acquisitions and leases: a set of core principles and measures to address the human rights challenge" (Acquisizioni e locazioni terriere su larga scala: un insieme di principi e misure fondamentali per affrontare la sfida dei diritti umani),

–  vista la dichiarazione del Millennio dell'8 settembre 2000 che definisce gli obiettivi di sviluppo del millennio (OSM), in particolare gli obiettivi 1, 3 e 7,

–  vista la relazione del 2014 sugli obiettivi di sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite,

–  vista la relazione della Conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile svoltasi a Rio de Janeiro, Brasile, dal 20 al 22 giugno 2012,

–  visti lo studio del programma delle Nazioni Unite per gli insediamenti umani (UN-Habitat) intitolato "Secure Land Rights for All" (Diritti fondiari sicuri per tutti) del 2008 e la guida UN-Habitat dal titolo "How to Develop a Pro-Poor Land Policy: Process, Guide and Lessons" (Come elaborare una politica fondiaria favorevole ai poveri: processo, guida e lezioni),

–  viste la dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni (UNDRIP) e la convenzione n. 169 del 1989 sui popoli indigeni e tribali dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL),

–  viste la legge n. 5 del 1999 sui terreni dei villaggi e la legge del 1982 sull'amministrazione locale della Repubblica unita della Tanzania,

–  visti gli orientamenti dell'UE del 2004 a sostegno dell'elaborazione di una politica fondiaria e dei programmi nei paesi in via di sviluppo,

–  vista la dichiarazione della Commissione del 9 aprile 2014 sull'istituzione di un nuovo programma per l'importo di 33 000 000 di EUR finalizzato a migliorare la gestione fondiaria e la sicurezza alimentare e nutrizionale delle aziende agricole a conduzione familiare e delle comunità vulnerabili nell'Africa subsahariana,

–  visti i principi guida delle Nazioni Unite in materia di imprese e diritti umani del 2011,

–  vista la risoluzione sulle conseguenze sociali e ambientali della pastorizia nei paesi ACP approvata dall'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE nel novembre 2013 (ACP-EU/101.526/13/fin),

–  visto lo studio del 2015 sull'impatto dell'accaparramento dei terreni sui diritti umani (Addressing the Human Rights Impact of Land Grabbing) commissionato dalla sua sottocommissione per i diritti dell'uomo,

–  visto l'accordo di Cotonou riveduto,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,

–  vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che le sfide principali del ventunesimo secolo, ossia la sicurezza alimentare, le scarse risorse energetiche e idriche, l'aumento demografico e l'espansione dei centri urbani, il degrado ambientale, il cambiamento climatico, le calamità naturali e la fragilità dello Stato, sono strettamente correlate ai temi della gestione dei terreni, il che accresce il bisogno di dare priorità a una riforma fondiaria globale e alla garanzia dei diritti fondiari;

B.  considerando che le autorità della Tanzania hanno annunciato un piano che prevede la vendita di 1 500 chilometri quadrati di terre masai nel Serengeti occidentale a una società privata di caccia e safari con sede negli Emirati arabi uniti; che tale piano implica l'espulsione di 40 000 masai dediti alla pastorizia;

C.  considerando che, grazie alle pressioni internazionali, il presidente della Tanzania Jakaya Kikwete ha dichiarato nel novembre 2014 di aver abbandonato il piano e si è impegnato a non costringere i masai a lasciare le loro terre ancestrali; che, nonostante le promesse, migliaia di masai sono stati illegalmente espulsi dalle loro terre; che, secondo notizie recenti, oltre 200 abitazioni sarebbero state distrutte e il bestiame confiscato dalle autorità della Tanzania, lasciando oltre 3 000 persone senza casa né rifugio;

D.  considerando che la storia dei masai della Tanzania è costellata di lunghe battaglie su aspre controversie con le autorità tanzaniane inerenti la proprietà fondiaria, sin dal 1992, quando alla Ortello Business Corporation (OBC), di proprietà straniera, sono stati concessi i diritti di caccia all'interno della Game Control Area di Loliondo, che è abitata e di proprietà di pastori masai;

E.  considerando che la petizione della comunità masai del distretto di Ngorongoro è stata firmata online sulla piattaforma AVAAZ da oltre 2 milioni di persone in tutto il mondo;

F.  considerando che gli investitori privati e i governi hanno mostrato un interesse crescente per l'acquisizione o la locazione a lungo termine di ampie superfici terriere ai fini della produzione alimentare, energetica o dell'estrazione mineraria, soprattutto nei paesi in via di sviluppo dell'Africa, in particolare in Tanzania;

G.  considerando che tra il 2005 e il 2008 la Tanzania ha assistito a un significativo aumento dell'interesse straniero e interno per la realizzazione nel paese di piantagioni per biocarburante su vasta scala, quando agli investitori furono assegnati circa 640 000 ettari di terra, privando i contadini e le famiglie rurali delle loro terre e dei mezzi di sostentamento e incrementando la loro insicurezza alimentare;

H.  considerando che, secondo le stime, 1,4 miliardi di ettari nel mondo sono disciplinati da norme consuetudinarie; che l'accesso alla terra per le popolazioni indigene si è dotato di specifiche forme di tutela ai sensi della convenzione n. 169 dell'OIL e della dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni, mentre l'articolo 10 di quest'ultima garantisce il diritto di non essere costretti ad abbandonare i propri territori o terre e stabilisce che non possa esservi alcun ricollocamento senza previo consenso, libero e informato, delle popolazioni indigene, e a seguito della conclusione di un accordo che definisca un risarcimento giusto ed equo nonché, ove possibile, l'opzione del ritorno;

I.  considerando che le acquisizioni terriere su vasta scala possono essere definite a norma della dichiarazione di Tirana del 2011 come "accaparramento di terreni" quando trovano applicazione una o più delle seguenti condizioni: vi è una evidente violazione dei diritti umani; lo sfollamento delle comunità locali interessate viene eseguito senza il previo consenso libero e informato; non è basato su contratti trasparenti o si riscontra un impatto sociale, economico e ambientale negativo;

J.  considerando che, secondo la Banca africana di sviluppo, il 75% della popolazione della Tanzania è costituita da piccoli agricoltori; che le comunità pastorali vivono bene e in armonia con la fauna selvatica protetta e rappresentano circa il 10% della popolazione tanzaniana, compresi i masai, anche se continuano a subire enormi perdite di terreni a causa della vendita di terre senza conoscere adeguatamente le conseguenze legali e pratiche, dell'assegnazione illecita e basata sulla corruzione di terre a stranieri, e della classificazione dei terreni come suolo fiduciario, riserve e parchi nazionali da parte delle autorità;

K.  considerando che l'articolo 17 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo riconosce il diritto di tutti alla proprietà a titolo individuale o in associazione con altri e stabilisce che nessuno può essere privato arbitrariamente della sua proprietà;

L.  considerando che società internazionali, incluse società europee, hanno svolto un ruolo significativo nelle acquisizioni di terra su vasta scala in Tanzania, e che enti finanziari internazionali hanno partecipato al finanziamento di compravendite fondiarie su vasta scala nel paese;

M.  considerando che il quadro e gli orientamenti di politica fondiaria in Africa invitano a rispettare i diritti umani delle comunità, ivi incluso il rispetto dei diritti fondiari consuetudinari e le risorse connesse al suolo;

N.  considerando che nel maggio 2014 l'UE ha avviato un nuovo programma per rafforzare la gestione fondiaria e contribuire a migliorare la sicurezza alimentare e nutrizionale delle aziende agricole a conduzione famigliare e delle comunità vulnerabili nei paesi africani;

1.  condanna fermamente lo sfollamento illecito delle comunità rurali locali, la distruzione dei loro villaggi e del loro modo di vivere tradizionale, così come la violazione dei loro diritti umani fondamentali, ivi incluso il diritto a una alimentazione adeguata, il diritto all'acqua e ad alloggi adeguati;

2.  condanna in particolare le azioni che non riconoscono la legittimità degli accordi fondiari di origine consuetudinaria che conferiscono diritti legali agli individui e alle comunità, e impediscono l'espropriazione e gli abusi in materia di diritto fondiario, e che sono diffusi soprattutto tra le comunità africane;

3.  invita il governo della Tanzania ad attuare immediatamente le VGGT e a provvedere all'effettiva rivendicabilità dei diritti ivi stabiliti; a sostenere il primo principio fondamentale dei principi guida sugli investimenti fondiari su larga scala in Africa, che include il rispetto dei diritti umani delle comunità e i diritti fondiari consuetudinari e contribuisce alla governance responsabile delle terre e delle risorse fondiarie conformemente allo Stato di diritto; a migliorare i diritti fondiari a favore delle donne, che rappresentano almeno la metà della forza lavoro nell'agricoltura e nel commercio, anche se i loro diritti di proprietà e i servizi che corredano tali diritti (ad esempio l'accesso alle banche e la partecipazione ad associazioni) restano limitati, nonché i diritti fondiari a favore delle comunità vulnerabili e dei gruppi sociali, come le comunità pastorali;

4.  chiede l'avvio di un'indagine indipendente per quanto concerne le controversie fondiarie di Loliondo;

5.  esorta il governo della Tanzania a promuovere politiche d'investimento agricolo che vadano a vantaggio della popolazione locale nelle regioni interessate, a rispettare e applicare le sue politiche in materia di valutazioni d'impatto sociale e ambientale, comprese le valutazioni dell'impatto sulla produzione alimentare locale, prima dell'avvio di qualsiasi progetto d'investimento e a rispettare debitamente le disposizioni in materia di consultazione e compensazione in caso di esproprio dei terreni;

6.  ricorda in particolare che, a norma del diritto internazionale, i popoli indigeni sono beneficiari di forme specifiche di tutela dei propri diritti fondiari; sottolinea, in linea con la dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni, che i cambiamenti di destinazione dei terreni non dovrebbero mai avere luogo senza il previo consenso libero e informato delle comunità locali interessate; insiste sul fatto che gli Stati devono predisporre meccanismi efficaci per la prevenzione e la correzione di qualsiasi azione che abbia lo scopo o l'effetto di espropriare i popoli indigeni dei loro terreni, territori o risorse;

7.  esprime preoccupazione per la mancanza di informazioni precise e per la segretezza che circonda numerosi investimenti in Tanzania; chiede alla Commissione di incoraggiare le autorità a garantire che le compravendite fondiarie siano condotte in modo pubblico e trasparente e siano adattate agli allevatori nomadi o alle persone dedite alla pastorizia;

8.  invita la Commissione, in particolare, a dialogare attivamente con le autorità della Tanzania al fine di incoraggiarle vivamente a procedere a un riconoscimento giuridicamente vincolante e codificato dei diritti dei masai, con particolare riferimento alle loro terre ancestrali, fornendo così la tutela giuridica necessaria per evitare future controversie;

9.  sottolinea che conseguire la sicurezza del regime di proprietà per le comunità rurali è essenziale ai fini della realizzazione degli obiettivi di sviluppo del Millennio (OSM); invita l'UE a potenziare lo sviluppo delle capacità dei tribunali dei paesi in via di sviluppo al fine di applicare in modo efficace le leggi sulla proprietà e di risolvere le controversie sui terreni nell'ambito di un approccio universale, volto a consolidare i sistemi giudiziari e lo Stato di diritto;

10.  ricorda che i progetti di ampia scala causano frequentemente gravi danni all'ambiente naturale, compresa la distruzione delle foreste, la perdita di biodiversità e la contaminazione delle acque;

11.  chiede alla Commissione di assicurare l'allineamento dei suoi orientamenti di politica fondiaria alle VGGT e dare loro maggior rilievo attraverso i suoi programmi di cooperazione allo sviluppo, le politiche commerciali e di investimento e il suo coinvolgimento nelle istituzioni finanziarie multilaterali;

12.  ribadisce che i diritti umani e le norme che vietano l'accaparramento dei terreni dovrebbero essere integrati negli accordi commerciali e d'investimento dell'UE, compreso il sistema di preferenze generalizzate (SPG);

13.  sottolinea l'importanza della totale trasparenza e attendibilità delle operazioni delle società e degli istituti finanziari dell'UE relative agli investimenti agricoli e alle acquisizioni di terreni su vasta scala in Tanzania, e chiede l'istituzione di un meccanismo UE rigoroso ed efficace per controllare tali operazioni;

14.  invita la Commissione a presentare al Parlamento una relazione sulla spesa relativa ai programmi di sviluppo e al bilancio dell'UE connesso alla gestione fondiaria, con l'obiettivo di garantire che tali programmi promuovano i diritti umani e affrontino le sfide legate all'accaparramento dei terreni;

15.  sottolinea che i processi di politica fondiaria devono riconoscere in modo effettivo il ruolo delle istituzioni e delle strutture locali e territoriali di gestione/amministrazione fondiaria, insieme a quelle statali;

16.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, all'Unione africana nonché al governo e al parlamento della Tanzania.

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