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Procedura : 2014/2145(INI)
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Ciclo del documento : A8-0190/2015

Testi presentati :

A8-0190/2015

Discussioni :

PV 24/06/2015 - 20
CRE 24/06/2015 - 20

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PV 24/06/2015 - 23.5
CRE 24/06/2015 - 23.5
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P8_TA(2015)0238

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Mercoledì 24 giugno 2015 - Bruxelles Edizione definitiva
Revisione del quadro di governance economica: bilancio e prospettive
P8_TA(2015)0238A8-0190/2015

Risoluzione del Parlamento europeo del 24 giugno 2015 sulla verifica del quadro di governance economica: bilancio e sfide (2014/2145(INI))

Il Parlamento europeo,

–  visto il regolamento (UE) n. 472/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2013, sul rafforzamento della sorveglianza economica e di bilancio degli Stati membri nella zona euro che si trovano o rischiano di trovarsi in gravi difficoltà per quanto riguarda la loro stabilità finanziaria(1),

–  visto il regolamento (UE) n. 473/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2013, sulle disposizioni comuni per il monitoraggio e la valutazione dei documenti programmatici di bilancio e per la correzione dei disavanzi eccessivi negli Stati membri della zona euro(2),

–  vista la lettera del 3 luglio 2013 dell'allora vicepresidente della Commissione, Olli Rehn, sull'applicazione dell'articolo 5, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 1466/97 del Consiglio sul rafforzamento della sorveglianza delle posizioni di bilancio nonché della sorveglianza e del coordinamento delle politiche economiche,

–  visto il regolamento (UE) n. 1175/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 novembre 2011, che modifica il regolamento (CE) n. 1466/97 del Consiglio per il rafforzamento della sorveglianza delle posizioni di bilancio nonché della sorveglianza e del coordinamento delle politiche economiche(3),

–  visto il regolamento (UE) n. 1177/2011 del Consiglio, dell'8 novembre 2011, che modifica il regolamento (CE) n. 1467/97 per l'accelerazione e il chiarimento delle modalità di attuazione della procedura per i disavanzi eccessivi(4),

–  visti il regolamento (UE) n.1173/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 novembre 2011, relativo all'effettiva esecuzione della sorveglianza di bilancio nella zona euro(5),

–  vista la direttiva 2011/85/UE del Consiglio, dell'8 novembre 2011, relativa ai requisiti per i quadri di bilancio degli Stati membri(6),

–  visto il regolamento (UE) n. 1176/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 novembre 2011, sulla prevenzione e la correzione degli squilibri macroeconomici(7),

–  visto il regolamento (UE) n. 1174/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 novembre 2011, sulle misure esecutive per la correzione degli squilibri macroeconomici eccessivi nella zona euro(8),

–  vista la sua risoluzione del 13 marzo 2014 relativa all'indagine sul ruolo e le attività della troika (BCE, Commissione e FMI) relativamente ai paesi dell'area dell'euro oggetto di programmi(9),

–  vista la sua risoluzione del 12 dicembre 2013 sui problemi costituzionali di una governance a più livelli nell'Unione europea(10),

–  vista la sua risoluzione del 1° dicembre 2011 sul semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche(11),

–  vista la sua risoluzione del 6 luglio 2011 sulla crisi finanziaria, economica e sociale: raccomandazioni sulle misure e le iniziative da adottare(12),

–  vista la comunicazione della Commissione del 28 novembre 2014 intitolata "Riesame della governance economica - Relazione sull'applicazione dei regolamenti (UE) nn. 1173/2011, 1174/2011, 1175/2011, 1176/2011, 1177/2011, 472/2013 e 473/2013" (COM(2014)0905);

–  vista la comunicazione della Commissione del 13 gennaio 2015 dal titolo "Sfruttare al meglio la flessibilità consentita dalle norme vigenti del patto di stabilità e crescita" (COM(2015)0012),

–  vista la sesta relazione della Commissione del 23 luglio 2014 sulla coesione economica, sociale e territoriale (COM(2014)0473),

–  viste le conclusioni della riunione del Consiglio europeo di giugno e dicembre 2014,

–  viste le conclusioni del Vertice euro dell'ottobre 2014,

–  visto il discorso del 15 luglio 2014 del Presidente della Commissione Jean-Claude Juncker al Parlamento europeo,

–  visto il discorso del 22 agosto 2014 del Presidente della BCE Mario Draghi al simposio annuale delle banche centrali svoltosi a Jackson Hole,

–  visto l'Occasional Paper n. 157 della BCE, del novembre 2014, dal titolo "The identification of fiscal and macroeconomic imbalances – unexploited synergies under the strengthened EU governance framework" (Identificazione degli squilibri fiscali e macroeconomici – sinergie finora non utilizzate nell'ambito del quadro di governance rafforzato dell'UE),

–  visto il documento di lavoro nel campo sociale, del lavoro e della migrazione n. 163 dell'OCSE, del 9 dicembre 2014, dal titolo "Trends in income inequality and its impact on economic growth" (Tendenze nella disparità di reddito e relativo impatto sulla crescita economica),

–  visto il documento di lavoro dei servizi del Fondo monetario internazionale (FMI) del settembre 2013 intitolato "Towards a fiscal union for the euro area" (Verso un'unione fiscale per la zona euro),

–  viste le proposte del consiglio direttivo della BCE del 10 giugno 2010 intitolate "Reinforcing Economic Governance in the Euro Area" (Rafforzare la governance economica della zona euro),

–  viste le conclusioni del Consiglio sulla sesta relazione sulla coesione economica, sociale e territoriale: investimenti a favore della crescita e della creazione di posti di lavoro, adottate dal Consiglio "Affari generali" (coesione) il 19 novembre 2014,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per i problemi economici e monetari e i pareri della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori e della commissione per gli affari costituzionali (A8-0190/2015),

A.  considerando che la governance economica della zona euro, concepita per evitare finanze pubbliche non sostenibili e coordinare le politiche fiscali, è stata avviata con il patto di stabilità e crescita (PSC) che contiene due semplici norme intese a prevenire conseguenze dannose sull'Unione economica e monetaria (UEM) nel suo complesso;

B.  considerando che subito dopo l'introduzione dell'euro si è iniziato a percepire lo sforzo a livello di consolidamento nell'attuazione di dette norme, che ha contribuito in una certa misura all'attuale crisi dell'UEM;

C.  considerando che la riforma del PSC originario avvenuta nel 2005 ha introdotto alcuni miglioramenti e una maggiore flessibilità, ma non ha sufficientemente affrontato i problemi relativi alla debolezza delle disposizioni di attuazione e del coordinamento;

D.  considerando che quando vari paesi si sono trovati a rischio di default sul debito, con una conseguente diffusione della crisi e della depressione a livello globale, sarebbe stato possibile evitare una situazione simile introducendo strumenti ad hoc quali il fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF) e il meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria (MESF);

E.  considerando che per evitare il ripetersi di questo tipo di crisi e la diffusione della crisi ad altri paesi attraverso il sistema bancario, sono stati adottati alcuni provvedimenti tra cui la creazione dell'Unione bancaria, il meccanismo europeo di stabilità (MES), una migliore legislazione in materia di governance economica sotto forma dei regolamenti six-pack e two-pack, il trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance (TSCG) e il semestre europeo, i quali devono essere concepiti come un unico pacchetto;

F.  considerando che secondo le ultime stime di primavera della Commissione, dopo due anni consecutivi di crescita negativa, il prodotto interno lordo (PIL) della zona euro dovrebbe aumentare, a dimostrazione del fatto che la ripresa economica sta lentamente guadagnando terreno e deve essere rafforzata ancora di più, visto che il divario in termini di produzione continuerà a essere notevole;

G.  considerando che permangono enormi differenze tra gli Stati membri a livello di rapporto debito/PIL e deficit/PIL, tassi di disoccupazione, bilancia delle partite correnti e livelli di previdenza sociale, anche dopo l'attuazione dei programmi, il che riflette le differenze nell'origine delle crisi e nel loro punto di partenza, come pure nel livello di ambizione, impatto e titolarità nazionale quando si tratta di applicare le misure concordate fra le istituzioni e gli Stati membri interessati;

H.  considerando che gli investimenti nella zona euro sono diminuiti del 17% dal periodo precedente la crisi e continuano a essere deboli; che la mancanza di investimenti orientati al futuro e a favore della crescita, unitamente a debito pubblico e privato eccessivo sono un peso insostenibile per le generazioni future;

I.  considerando che è in corso di sviluppo un piano di investimenti europeo destinato a mobilitare 315 miliardi di EUR in nuovi investimenti nel corso dei prossimi tre anni, quale importante strumento per stimolare gli investimenti soprattutto privati; che se gli obiettivi finanziari proposti sono raggiunti, il suddetto piano sarà solo uno degli elementi grazie ai quali superare la carenza di investimenti accumulata, assieme all'attuazione di riforme strutturali intese a creare negli Stati membri un contesto favorevole agli investitori;

Bilancio dell'attuale quadro di governance economica

1.  accoglie con favore la comunicazione della Commissione del 28 novembre 2014 sul riesame della governance economica; ritiene che la valutazione effettuata dalla Commissione offra un quadro delle modalità e del livello di utilizzo e attuazione dei vari strumenti e delle varie procedure;

2.  sottolinea che la prevenzione di livelli di deficit e di debito sproporzionati e di squilibri macroeconomici eccessivi, unita al coordinamento della politica economica sono al centro del sistema di governance economica; sottolinea che la questione centrale del riesame consiste nel verificare se il quadro di governance economica abbia reso l'UEM più resiliente, in particolare per quanto riguarda la sua capacità di evitare il default di uno Stato membro sul proprio debito, se abbia permesso nel contempo un coordinamento e una convergenza più stretti delle politiche economiche degli Stati membri e assicurato un livello elevato di trasparenza, credibilità e responsabilità democratica;

3.  prende atto dei progressi compiuti in alcuni Stati membri nel far fronte ai livelli di debito o nell'uscire dalla procedura per disavanzi eccessivi;

4.  condivide l'analisi della Commissione secondo cui alcuni punti del nuovo quadro hanno prodotto risultati, ma la possibilità di trarre conclusioni circa l'efficacia dei regolamenti nelle normali tempistiche economiche è limitata;

5.  riconosce che la valutazione dell'attuazione dei regolamenti six-pack e two-pack in questa fase resta parziale e non può prescindere dal semestre europeo, dal TFUE e dal fiscal compact;

6.  accoglie con favore l'ampliamento dell'ambito di applicazione del patto di stabilità e crescita introdotto dai regolamenti six-pack e two-pack, attraverso l'aggiunta di procedure intese a prevenire e correggere gli squilibri macroeconomici all'interno degli Stati membri e fra di essi e ad abbandonare l'eccessivo affidamento sul criterio del deficit spostando l'attenzione sia sul disavanzo che sul debito totale, in modo da cercare di individuare e correggere possibili problemi e impedire l'insorgere di crisi in una fase quanto più precoce possibile e ammettere, nel contempo, la flessibilità sotto forma di clausole per riforme strutturali, investimenti e condizioni negative del ciclo economico; rammenta che la flessibilità non può nuocere alla natura preventiva del patto;

7.  sottolinea l'importanza del quadro di valutazione per individuare gli squilibri macroeconomici in una fase precoce e l'importanza di riforme strutturali sostenibili negli sforzi tesi a superare tali squilibri;

8.  sottolinea che un'attuazione coerente ed equa del quadro in tutti i paesi e nel tempo contribuisce ad aumentare la credibilità; invita la Commissione e il Consiglio ad agire nello spirito delle modifiche apportate al PSC nell'ambito del "six pack" e "two pack" e ad applicarle, in particolare per quanto concerne le disposizioni di attuazione;

9.  ritiene che l'attuale situazione economica, caratterizzata da una crescita debole e da una disoccupazione elevata, richieda misure urgenti, globali ed incisive, adottando un approccio olistico basato su un risanamento di bilancio favorevole alla crescita, riforme strutturali e il rilancio degli investimenti per ripristinare la competitività e la crescita sostenibile, promuovere l'innovazione e combattere la disoccupazione, nonché nel contempo far fronte al rischio di continua inflazione ridotta o alla possibile minaccia di pressione deflazionistica, nonché squilibri macroeconomici persistenti; sottolinea che il quadro di governance economica deve costituire una componente chiave di tale approccio olistico, onde far fronte alle sfide citate;

10.  concorda con la dichiarazione del commissario Thyssen, secondo la quale i paesi che garantiscono posti di lavoro di elevata qualità e una migliore protezione sociale e investono nel capitale umano sono più resistenti alle crisi economiche; invita la Commissione a tenere conto di questa posizione in tutte le politiche del semestre europeo e nelle raccomandazioni specifiche per paese;

11.  sottolinea che è necessario attuare e ove necessario migliorare l'attuale quadro di governance economica per conseguire stabilità di bilancio, favorire un adeguato dibattito sulla valutazione globale dell'intera zona euro consentendo una responsabilità di bilancio favorevole alla crescita, migliorare le prospettive di convergenza economica della zona euro e affrontare le diverse situazioni economiche e fiscali degli Stati membri su un piano di parità; ribadisce che l'attuale quadro di governance economica risente di una mancanza di titolarità a livello nazionale e della scarsa attenzione per le prospettive economiche internazionali e gli adeguati meccanismi di responsabilità democratica;

12.  sottolinea che la situazione attuale richiede un coordinamento economico rafforzato e inclusivo, che consideri la zona euro nel suo insieme e rafforzi la titolarità nazionale e la responsabilità democratica per l'attuazione delle norme (per ristabilire la fiducia, promuovere la convergenza tra gli Stati membri, migliorare la sostenibilità di bilancio, incoraggiare riforme strutturali sostenibili e dare impulso agli investimenti) nonché reazioni rapide al fine di correggere le carenze più evidenti, migliorare l'efficacia del quadro di governance economica e garantire un'attuazione coerente ed equa del quadro in tutti i paesi e nel tempo;

13.  insiste sull'importanza di procedure semplici e trasparenti in materia di governance economica e mette in guardia dal fatto che la complessità dell'attuale quadro e le carenze in materia di attuazione e titolarità vanno a discapito della sua efficacia e dell'accettazione da parte dei parlamenti nazionali, delle autorità locali, delle parti sociali e dei cittadini degli Stati membri;

14.  prende atto di alcuni progressi conseguiti mediante una discussione sull'obiettivo di medio termine e in termini di un maggiore coinvolgimento nel dibattito nazionale negli Stati membri della zona euro, grazie anche al contributo dei consigli nazionali per le finanze pubbliche che agiscono come organismi indipendenti nel monitoraggio della conformità alle norme di bilancio e alle previsioni macroeconomiche; invita la Commissione a presentare una panoramica sulla struttura e il funzionamento dei consigli nazionali per le finanze pubbliche nei diversi Stati membri e su come tali consigli possono rafforzare la titolarità a livello nazionale;

15.  ritiene che il quadro della governance economica sia un'iniziativa politica chiave sulla quale si fondano gli obiettivi e le iniziative faro della strategia Europa 2020, intesi a sfruttare al massimo il potenziale di crescita inutilizzato del mercato unico; ritiene che liberando il potenziale di crescita del mercato unico, gli Stati membri soddisferanno più facilmente gli obiettivi indicati nel quadro di governance economica; ritiene, inoltre, che i principali attori del mercato unico siano i consumatori e le imprese;

Come applicare al meglio la flessibilità entro le norme esistenti?

16.  riconosce che il PSC, istituito al fine di garantire la sostenibilità di bilancio degli Stati membri aderenti all'Unione economica e monetaria, permette agli Stati membri di attuare all'occorrenza una politica anticiclica e lascia loro una margine di manovra sufficiente in termini di bilancio affinché gli stabilizzatori automatici funzionino a dovere; sottolinea che non tutti gli Stati membri hanno conseguito eccedenze in periodi di economia fiorente e che alcune esistenti clausole di flessibilità previste nella legislazione non sono state sfruttate appieno negli anni passati;

17.  plaude al fatto che, nella sua comunicazione interpretativa sulla flessibilità, la Commissione riconosca che il modo in cui le attuali norme di bilancio sono interpretate è un elemento per colmare il divario di investimenti nell'Unione europea e facilitare l'attuazione di riforme strutturali sostenibili e socialmente equilibrate che stimolino la crescita; osserva che la comunicazione non contiene modifiche per quanto riguarda il calcolo del disavanzo, ma che determinati investimenti possono giustificare una deviazione temporanea dall'obiettivo di medio termine dello Stato membro interessato o dal percorso di adeguamento previsto;

18.  sostiene tutti gli incentivi proposti dalla Commissione europea per finanziare il nuovo Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), principalmente facendo sì che i contributi nazionali al Fondo siano neutri sotto il profilo del bilancio per quanto concerne il raggiungimento dell'obiettivo di medio termine e lo sforzo di adeguamento di bilancio richiesto, senza modifiche né nel braccio preventivo né in quello correttivo del PSC; osserva l'intenzione della Commissione di astenersi dall'avviare una procedura per i disavanzi eccessivi qualora uno Stato membro superi leggermente e temporaneamente il limite di riferimento per il disavanzo, fissato al 3%, unicamente a causa del contributo aggiuntivo al FEIS; porta l'attenzione sul contributo essenziale del PSC nel rafforzamento della fiducia quando si tratta di attirare gli investimenti esteri; sottolinea l'importanza dell'addizionalità del finanziamento del FEIS poiché in nessun caso si può procedere semplicemente a una sostituzione degli investimenti pianificati con i progetti finanziati dal FEIS e che, al contrario, il livello netto degli investimenti deve essere incrementato in modo efficace;

19.  accoglie con favore il fatto che la comunicazione della Commissione miri a chiarire l'ambito di applicazione della clausola sugli investimenti, conferendo un certo grado di flessibilità temporanea al braccio preventivo del PSC nella forma di una deviazione temporanea dall'obiettivo a medio termine, purché tale deviazione non comporti un eccesso superiore al valore di riferimento del disavanzo del 3% e consenta un adeguato margine di sicurezza, per tenere conto dei programmi di investimento degli Stati membri, in particolare per quanto riguarda le spese relative ai progetti a titolo della politica strutturale e di coesione, inclusi l'iniziativa per l'occupazione giovanile, le reti transeuropee e il meccanismo per collegare l'Europa, e dei cofinanziamenti a titolo del FEIS;

20.  sottolinea che una condizione essenziale per l'applicazione della clausola relativa alle riforme strutturali nell'ambito del braccio preventivo e per la considerazione dei piani di riforme strutturali a titolo del braccio correttivo è la formale adozione di una riforma a livello di parlamento nazionale e la sua effettiva attuazione, in grado di consentire una maggiore efficienza e titolarità; sottolinea che il processo di riforma dovrebbe coinvolgere pienamente le parti sociali in tutte le fasi;

21.  invita a un dialogo rafforzato tra la Commissione e gli Stati membri in merito al contenuto e al tipo di riforme strutturali più appropriate ed efficaci che la Commissione europea dovrà proporre nelle raccomandazioni specifiche per paese, conformemente al trattato e al diritto derivato, tenendo conto di un'analisi costi-benefici, di una valutazione orientata ai risultati e dell'impatto in termini di tempo e contribuendo al raggiungimento dell'obiettivo a medio termine;

22.  esorta le commissioni per gli affari finanziari dei parlamenti nazionali a invitare sistematicamente i commissari europei competenti in materia di governance economica a partecipare a un dibattito pubblico in Aula prima dell'adozione dei progetti di bilancio degli Stati membri;

23.  ritiene che le riforme strutturali sottoscritte nei programmi nazionali di riforma debbano avere nel medio e lungo periodo un impatto socioeconomico e ambientale positivo e contribuire a una maggiore efficienza ed efficacia della capacità amministrativa;

24.  osserva che, poiché ciò avrebbe potuto portare a definire tutti gli ipotetici eventi, con il rischio di tralasciare proprio quello che si verifica, la comunicazione non affronta la questione della natura degli "eventi insoliti" che esulano dal controllo di uno Stato membro e che potrebbero consentirgli di allontanarsi temporaneamente dal percorso di aggiustamento verso il conseguimento del suo obiettivo a medio termine; sottolinea la necessità di trattare situazioni simili in modo analogo;

25.  chiede che sia garantita una maggiore coesione economica e sociale attraverso il rafforzamento del Fondo sociale europeo e del Fondo di coesione al fine di preservare e di creare posti di lavoro con diritti, sostenendo le misure volte a contrastare la disoccupazione e la povertà;

26.  sottolinea che, ai fini dell'accettazione del quadro europeo di governance economica da parte dell'opinione pubblica, è importante rilanciare la crescita economica e creare nuovi posti di lavoro, in particolare per i giovani;

27.  rileva con profonda preoccupazione che la disoccupazione di lunga durata è raddoppiata nel corso della crisi; osserva inoltre che tale aumento si è rivelato ancora maggiore tra i lavoratori scarsamente qualificati; invita la Commissione a integrare la lotta alla disoccupazione di lunga durata nelle sue politiche e nelle raccomandazioni specifiche per paese;

28.  ritiene che si debba accordare la massima importanza ai crescenti livelli di disuguaglianza in Europa nel contesto del quadro economico dell'Unione; reputa che uno dei modi migliori per contrastare tale fenomeno sia quello di moltiplicare gli sforzi volti a creare più posti di lavoro di qualità in Europa;

Coordinamento economico più stretto, convergenza economica e ottimizzazione del semestre europeo

29.  esorta la Commissione ad applicare pienamente il PSC e a garantirne un'equa attuazione conformemente alle recenti revisioni del "six pack" e "two pack" nonché alla comunicazione in materia di flessibilità; ritiene che, ove necessario e possibile, il semestre europeo debba essere ottimizzato e rafforzato con l'attuale quadro legislativo; sottolinea che tali eventuali futuri sforzi di ottimizzazione e rafforzamento dovrebbero in ogni caso essere orientati alla stabilità;

30.  ritiene che la comunicazione della Commissione chiarisca dove esiste margine per la flessibilità nell'ambito della legislazione vigente; giudica favorevolmente il tentativo di apportare maggiore chiarezza in quest'ambito complesso e si attende che la Commissione applichi la flessibilità consentita dalle norme vigenti conformemente alla comunicazione, garantendo nel contempo la prevedibilità, la trasparenza e l'efficacia del quadro di governance economica;

31.  invita la Commissione e il Consiglio ad articolare meglio i quadri fiscale e macroeconomico al fine di consentire un dibattito anticipato e più coerente tra tutti i soggetti interessati, tenendo conto degli interessi europei che tali quadri servono, della necessità di accrescere la convergenza tra gli Stati membri della zona euro, delle decisioni dei parlamenti nazionali e del ruolo delle parti sociali o delle autorità locali per quanto concerne la titolarità delle riforme strutturali sostenibili e socialmente equilibrate;

32.  insiste sul fatto che l'analisi annuale della crescita e le raccomandazioni specifiche per paese debbano essere meglio attuate e debbano tenere conto della valutazione delle prospettive e della situazione di bilancio sia nella zona euro nel suo insieme sia nei singoli Stati membri; propone che la valutazione globale, prevista dal regolamento (UE) n. 473/2013 sulle disposizioni comuni per il monitoraggio e la valutazione dei documenti programmatici di bilancio e per la correzione dei disavanzi eccessivi negli Stati membri della zona euro, sia oggetto di discussione del Parlamento europeo in seduta plenaria con il Consiglio, il presidente dell'Eurogruppo e la Commissione prima del Consiglio di primavera e sia attuata adeguatamente nel corso dell'intero semestre europeo;

33.  prende atto che il semestre europeo è diventato un importante strumento di riforma a livello nazionale e di Unione, poiché garantisce il coordinamento delle politiche economiche dell'Unione e degli Stati membri; si rammarica tuttavia che la mancanza di titolarità si traduca in un livello insoddisfacente di attuazione delle raccomandazioni specifiche per paese;

34.  ritiene che il semestre europeo debba essere ottimizzato e rafforzato, senza modificare l'attuale quadro giuridico, e che i relativi documenti debbano essere meglio coordinati, riservando un'attenzione crescente in materia, aumentando l'efficacia e la titolarità onde conseguire gli obiettivi europei di buona governance economica;

35.  chiede, ove opportuno, un migliore coordinamento tra le raccomandazioni specifiche per paese (RSP) e le raccomandazioni relative alla procedura per disavanzi eccessivi, al fine di garantire la coerenza tra la sorveglianza delle posizioni di bilancio e il coordinamento delle politiche economiche;

36.  è favorevole a un miglioramento, a livello di UE e di Stati membri, del processo di elaborazione, controllo, sostegno e monitoraggio delle raccomandazioni specifiche per paese, il che permette altresì di verificarne l'attuazione e la qualità in termini di risultati;

37.  rammenta che la legislazione obbliga la Commissione a tener conto anche degli obiettivi per il 2020 in sede di elaborazione delle sue raccomandazioni e sancisce il principio secondo cui "si presume che il Consiglio di norma segua le raccomandazioni e le proposte della Commissione o esponga la propria posizione pubblicamente";

38.  esprime preoccupazione per l'aumento del debito nei paesi già pesantemente indebitati, il che è in flagrante contraddizione con la regola di riduzione del debito di 1/20; chiede alla Commissione di illustrare in che modo intende affrontare tale contraddizione e garantire che il rapporto debito/PIL sia ridotto a livelli sostenibili conformemente al PSC;

39.  sostiene la strategia dei tre pilastri della Commissione (investimenti a favore della crescita, risanamento di bilancio e riforme strutturali), presentata nell'analisi annuale della crescita 2015, e chiede che sia ulteriormente concretizzata nell'ambito della valutazione generale della situazione di bilancio e delle prospettive della zona euro, nonché delle raccomandazioni specifiche per paese;

40.  riconosce la necessità di un'analisi indipendente e pluralistica delle prospettive economiche degli Stati membri a livello di UE; esorta, in tale contesto, a sviluppare ulteriormente la funzione all'interno della Commissione denominata "capo analista economico", affinché fornisca analisi oggettive, indipendenti e trasparenti dei dati pertinenti, che dovrebbero essere rese pubbliche e fungere da base per un dibattito informato e l'adozione di decisioni con cognizione di causa in seno alla Commissione, al Consiglio e al Parlamento europeo; chiede che al capo analista economico sia inviata tutta la documentazione pertinente in tempo utile per poter svolgere i propri compiti; sottolinea l'utile ruolo dei consigli nazionali per le finanze pubbliche, sia a livello nazionale che a livello di UE, e incoraggia la creazione di una rete europea;

41.  ricorda che la procedura per gli squilibri macroeconomici è intesa a evitare il verificarsi di crisi mediante l'individuazione precoce di squilibri macroeconomici deleteri, sulla base di una valutazione oggettiva dello sviluppo delle principali variabili macroeconomiche; ritiene che la procedura per gli squilibri macroeconomici debba essere utilizzata per valutare in maniera efficiente ed efficace lo sviluppo delle principali variabili macroeconomiche sia dei paesi in disavanzo che dei paesi eccedentari, soprattutto per quanto riguarda il rafforzamento della competitività e il fatto di tenere maggiormente conto della zona euro nel suo insieme, compresi gli effetti di ricaduta; rammenta che la sorveglianza macroeconomica è intesa altresì a individuare i paesi a rischio di futuri squilibri e ad evitare tali squilibri mediante l'avvio tempestivo di riforme strutturali sostenibili e socialmente equilibrate allorché esiste ancora un margine di manovra;

42.  sottolinea la chiara distinzione operata dalla Commissione tra il braccio preventivo e quello correttivo del PSC per quanto riguarda gli investimenti che consentono un allontanamento temporaneo dall'obiettivo a medio termine, o dal percorso di aggiustamento per conseguirlo, entro un margine di sicurezza nell'ambito del braccio preventivo; invita la Commissione e il Consiglio ad agire in questo ambito coerentemente con la posizione dei colegislatori per quanto riguarda il regolamento del Fondo europeo per gli investimenti strategici;

43.  chiede alla Commissione di prendere in considerazione, nelle sue analisi, tutti i fattori importanti, tra cui la crescita reale, l'inflazione, gli investimenti pubblici a lungo termine e il tasso di disoccupazione al momento di valutare la situazione economica e di bilancio degli Stati membri, affrontando con urgenza il problema della carenza di investimenti nell'Unione e trasferendo la spesa verso gli investimenti più produttivi a favore della crescita sostenibile e dell'occupazione;

44.  invita la Commissione a garantire che il modo in cui si tiene conto degli interventi efficaci nell'ambito della procedura per disavanzi eccessivi si basi su criteri chiari, numerici, quantificabili e qualitativi;

45.  insiste sul fatto che l'attenzione rivolta ai disavanzi strutturali dalla riforma del PSC del 2005, unitamente all'introduzione di una regola di spesa con la riforma del 2011 e al concetto di margine di potenziale produttivo (output gap), che è difficilmente quantificabile, crea incertezza, complessità nonché margini di flessibilità e, di conseguenza, un'attuazione discrezionale del PSC; teme che il calcolo della crescita potenziale e della produzione, su cui si basa la valutazione dei disavanzi strutturali, e quello della regola di spesa si fondino su diversi presupposti discutibili, che comportano revisioni sostanziali tra le previsioni d'autunno e quelle di primavera della Commissione, il che si traduce in calcoli diversi e valutazioni divergenti per quanto riguarda l'attuazione del PSC;

46.  invita la Commissione, nel monitorare e valutare la posizione di bilancio degli Stati membri, a esaminare le implicazioni pratiche delle misure e delle riforme di bilancio approvate; la invita inoltre a impegnarsi a una definizione prevedibile e coerente delle politiche, a basare le proprie analisi su dati concreti e comprovati e ad agire con la massima prudenza allorché si avvale di stime in concetti quali il potenziale di crescita stimato del PIL e il margine di potenziale produttivo;

47.  sottolinea l'importanza del ritorno alla crescita e della creazione di nuovi posti di lavoro ai fini dell'accettazione del quadro di governance economica da parte dell'opinione pubblica e invita pertanto la Commissione a migliorare il contesto imprenditoriale in Europa, prestando particolare attenzione alle PMI, all'eliminazione della burocrazia e all'accesso al credito; ricorda a tale proposito la necessità di fornire sostegno alle PMI, per consentire loro di accedere anche ai mercati di paesi terzi quali gli Stati Uniti, il Canada, la Cina e l'India;

Rendicontabilità democratica e sfide future nel rafforzamento della governance economica

48.  è del parere che una UEM approfondita e più solida presupponga una minore complessità, una migliore titolarità e una maggiore trasparenza piuttosto che l'aggiunta di nuove norme a quelle già esistenti; sottolinea che, dal momento che le competenze in materia di UEM sono condivise tra il livello nazionale e il livello europeo, occorre prestare particolare attenzione alla necessità di garantire la coerenza e la rendicontabilità della governance economica sia a livello nazionale che a quello europeo; è convinto inoltre che un ruolo importante debba essere svolto dalle istituzioni soggette al controllo democratico e sottolinea altresì la necessità di un continuo coinvolgimento parlamentare, in cui le responsabilità devono essere assunte al livello in cui vengono adottate o attuate le decisioni;

49.  riconosce, alla luce della situazione attuale, che il quadro di governance economica deve essere semplificato, applicato meglio e, all'occorrenza, corretto e completato onde consentire all'Unione europea e alla zona euro di raccogliere le sfide della convergenza, della crescita sostenibile, della piena occupazione, del benessere dei cittadini, della competitività, della solidità e della sostenibilità delle finanze pubbliche, degli investimenti a lungo termine lungimiranti, con elevate ricadute socioeconomiche, nonché della fiducia;

50.  ritiene che il contributo parlamentare agli orientamenti di politica economica costituisca un aspetto importante di qualsiasi sistema democratico e che sia possibile rafforzare la legittimità a livello europeo adottando orientamenti sulla convergenza recanti priorità mirate per l'anno a venire, nel quadro di una procedura di codecisione che dovrebbe essere introdotta in occasione della prossima modifica del trattato;

51.  ricorda le proprie risoluzioni secondo cui la creazione del meccanismo europeo di stabilità (MES) e del trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance ("patto di bilancio") al di fuori della struttura delle istituzioni dell'Unione rappresenta un passo indietro per l'integrazione politica dell'Unione e chiede pertanto che il MES e il patto di bilancio siano pienamente integrati nel quadro comunitario – e che rendano quindi ufficialmente conto al Parlamento – sulla base di una valutazione dell'esperienza acquisita con la sua attuazione, come sancito dall'articolo 16 del trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell'UEM;

52.  ricorda la propria richiesta di formulare opzioni riguardo a un nuovo quadro giuridico per i futuri programmi di aggiustamento macroeconomico, in sostituzione della troika, onde rafforzare la trasparenza e la titolarità dei programmi in questione e garantire che tutte le decisioni a livello di UE siano adottate, ove possibile, secondo il metodo comunitario; ritiene che debba esservi coerenza tra la natura del meccanismo di stabilità utilizzato e l'istituzione incaricata della sua mobilitazione, pur riconoscendo che, dal momento che l'assistenza finanziaria è garantita dagli Stati membri della zona euro, questi ultimi hanno il diritto di pronunciarsi sul suo impiego;

53.  chiede che si proceda a una rivalutazione del processo decisionale dell'Eurogruppo al fine di garantire un'adeguata rendicontabilità democratica; plaude alla regolare partecipazione del Presidente dell'Eurogruppo alle riunioni della commissione ECON, così come il Presidente del Consiglio Ecofin, contribuendo in tal modo a un livello analogo di rendicontabilità democratica;

54.  ricorda che il Six-Pack e il Two-Pack si basano sul ruolo rafforzato di un commissario indipendente, che dovrebbe garantire l'applicazione equa e non discriminatoria delle regole; ritiene che le ulteriori tappe della messa a punto dell'assetto istituzionale della governance economica, quali il rafforzamento del ruolo del commissario agli Affari economici e monetari o la creazione di un ministero del Tesoro europeo debba rispettare la separazione dei poteri tra le diverse istituzioni ed essere legato a idonei strumenti di rendicontabilità e legittimità democratiche, che vedano la partecipazione del Parlamento europeo;

55.  ricorda che l'unione bancaria è stata il frutto della volontà politica di evitare nuove crisi finanziarie, di spezzare il circolo vizioso tra banche e debito sovrano e di ridurre al minimo gli effetti negativi di ricaduta della crisi del debito sovrano e che è necessaria la medesima volontà per realizzare un'UEM approfondita;

56.  invita la Commissione a presentare una tabella di marcia ambiziosa per la realizzazione di un'unione economica e monetaria approfondita, che tenga conto delle proposte formulate nella presente risoluzione, sulla base del mandato conferitole dal vertice della zona euro e confermato dal Consiglio europeo al fine di "predisporre le prossime misure volte a migliorare la governance economica nella zona euro", come pure su precedenti lavori, quali ad esempio la risoluzione del Parlamento del 20 novembre 2012, dal titolo "Verso un'autentica Unione economica e monetaria"(13), la comunicazione della Commissione del 28 novembre 2012 dal titolo "Un piano per un'Unione economica e monetaria autentica e approfondita - Avvio del dibattito europeo" (COM(2012)0777) e la relazione finale dei quattro presidenti del 5 dicembre 2012;

57.  invita le parti interessate, in questa necessaria fase successiva dell'UEM, a tenere conto di un futuro allargamento prevedibile della zona euro e a esaminare tutte le possibilità per approfondire e rafforzare l'UEM e renderla più solida e propizia alla crescita, all'occupazione e alla stabilità, quali ad esempio :

   a) meccanismi rafforzati di rendicontabilità democratica sia a livello di UE che a livello nazionale, in cui le responsabilità devono essere assunte al livello in cui vengono prese le decisioni e basarsi sull'adozione di orientamenti per la convergenza secondo la procedura di codecisione, formalizzando nel frattempo, in un accordo interistituzionale, il ruolo di controllo del Parlamento europeo nell'ambito del Semestre europeo e garantendo che tutti i parlamenti nazionali della zona euro seguano ciascuna fase del processo del Semestre europeo;
   b) una dimensione sociale intesa a preservare l'economia sociale di mercato dell'Europa, rispettare il diritto alla contrattazione collettiva, in base al quale sarebbe garantito il coordinamento delle politiche sociali degli Stati membri, tra cui la retribuzione minima o un meccanismo reddituale proprio a ciascuno Stato membro e stabilito da quest'ultimo, e sostenere la lotta alla povertà e all'esclusione sociale, il reinserimento dei lavoratori nel mondo del lavoro, nonché la mobilità e la flessibilità su base volontaria tra diverse professioni e Stati membri;
   c) una capacità di bilancio della zona euro basata su specifiche risorse proprie che, nel quadro del bilancio dell'Unione con controllo parlamentare, dovrebbero coadiuvare gli Stati membri nell'attuazione delle riforme strutturali concordate a determinate condizioni, tra cui l'efficace attuazione dei programmi nazionali di riforma; si compiace al riguardo del lavoro del gruppo dell'UE sulle risorse proprie presieduto da Mario Monti;
   d) il rafforzamento della solidità della UEM di fronte agli shock economici e alle emergenze direttamente legate all'unione monetaria, evitando nel contempo qualsiasi forma di trasferimento permanente di bilancio;
   e) per quanto riguarda la fiscalità, l'impegno ad adottare misure di portata europea contro la frode e l'evasione fiscale e la pianificazione agguerrita della fiscalità delle imprese, la cooperazione tra le autorità fiscali nazionali ai fini dello scambio di informazioni sull'elusione e la frode fiscale, misure a favore della convergenza delle politiche fiscali degli Stati membri, una base imponibile comune consolidata per l'imposta sulle società, regimi fiscali semplificati e più trasparenti, nonché dichiarazioni per paese da parte delle società, ad eccezione delle PMI;
   f) il completamento graduale dell'unione bancaria;
   g) l'integrazione del MES e del trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nel diritto dell'Unione, parallelamente a un maggiore coordinamento delle politiche economiche, a un'effettiva convergenza, all'applicazione di norme comuni e a un chiaro impegno a favore di riforme economicamente e socialmente sostenibili,
   h) l'eliminazione delle carenze riscontrate nel quadro vigente, a causa delle quali alcune parti del trattato possono essere controllate dalla Corte mentre altre restano escluse;
   i) il rafforzamento del ruolo esterno della zona euro, tra cui il potenziamento della sua rappresentanza;

58.  chiede che le prossime eventuali misure per l'UEM siano concepite sulla base dell'approccio dei "4+1 presidenti", tra cui il Presidente del Parlamento europeo, che dovrebbe essere invitato a tutte le riunioni, essere pienamente informato e avere il diritto di partecipare alle discussioni; rileva che il Presidente della Commissione si è detto intenzionato a trarre insegnamento dal contributo apportato dal Presidente del Parlamento europeo nelle sue riflessioni durante la preparazione delle relazioni dei quattro Presidenti;

59.  invita il suo Presidente a coordinarsi preliminarmente con i presidenti dei gruppi politici o con i deputati espressamente nominati a tal fine dai loro gruppi o dal Parlamento, a rappresentare il Parlamento nel quadro di questo prossimo incarico basandosi sul mandato conferito dalla presente risoluzione, che affronta, tra le altre cose, le questioni trattate nella nota analitica dei quattro presidenti sulla predisposizione delle prossime misure volte a migliorare la governance economica nella zona euro;

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o   o

60.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione ai Presidenti del Consiglio, della Commissione, dell'Eurogruppo e della BCE, nonché ai parlamenti nazionali.

(1) GU L 140 del 27.5.2013, pag. 1.
(2) GU L 140 del 27.5.2013, pag. 11.
(3) GU L 306 del 23.11.2011, pag. 12.
(4) GU L 306 del 23.11.2011, pag. 33.
(5) GU L 306 del 23.11.2011, pag. 1.
(6) GU L 306 del 23.11.2011, pag. 41.
(7) GU L 306 del 23.11.2011, pag. 25.
(8) GU L 306 del 23.11.2011, pag. 8.
(9) Testi approvati, P7_TA(2014)0239.
(10) Testi approvati, P7_TA(2013)0598.
(11) GU C 165 E dell'11.6.2013, pag. 24.
(12) GU C 33 E del 5.2.2013, pag. 140.
(13) Testi approvati, P7_TA(2012)0430.

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