Indice 
 Precedente 
 Seguente 
 Testo integrale 
Procedura : 2015/2697(RSP)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : B8-0676/2015

Testi presentati :

B8-0676/2015

Discussioni :

Votazioni :

PV 09/07/2015 - 12.4
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P8_TA(2015)0269

Testi approvati
PDF 206kWORD 105k
Giovedì 9 luglio 2015 - Strasburgo Edizione definitiva
Agenda europea in materia di sicurezza
P8_TA(2015)0269B8-0676/2015

Risoluzione del Parlamento europeo del 9 luglio 2015 sull'agenda europea in materia di sicurezza (2015/2697(RSP))

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 2, 3, 6, 7 e 21 del trattato sull'Unione europea (TUE) e gli articoli 4, 16, 20, 67, 68, 70 - 72, 75, 82 - 87 e 88 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare gli articoli 6, 7 e 8, l'articolo 10, paragrafo 1, e gli articoli 11, 12, 21, 47-50, 52 e 53,

–  viste la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, le convenzioni, raccomandazioni, risoluzioni e relazioni dell'Assemblea parlamentare, del Comitato dei ministri, del Commissario per i diritti umani e della Commissione di Venezia del Consiglio d'Europa,

–  vista la comunicazione della Commissione del 28 aprile 2015 da titolo "Agenda europea sulla sicurezza" (COM(2015)0185),

–  viste le comunicazioni della Commissione sulla strategia per un'attuazione effettiva della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (COM(2010)0573) e sugli orientamenti operativi in merito alla presa in considerazione dei diritti fondamentali nelle valutazioni d'impatto della Commissione (SEC(2011)0567),

–  vista la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea dell'8 aprile 2014 nelle cause riunite C-293/12 e C-594/12, in cui la direttiva 2006/24/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2006, riguardante la conservazione di dati generati o trattati nell'ambito della fornitura di servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico o di reti pubbliche di comunicazione, è dichiarata invalida,

–  visto il regolamento (UE) n. 513/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, che istituisce, nell'ambito del Fondo sicurezza interna, lo strumento di sostegno finanziario per la cooperazione di polizia, la prevenzione e la lotta alla criminalità e la gestione delle crisi e che abroga la decisione 2007/125/GAI del Consiglio(1),

–  vista la sua risoluzione del 14 dicembre 2011 sulla strategia antiterrorismo dell'UE: principali risultati e sfide future(2),

–  vista la sua risoluzione del 27 febbraio 2014 sulla situazione dei diritti fondamentali nell'Unione europea (2012)(3),

–  vista la sua risoluzione del 12 marzo 2014 sul programma di sorveglianza dell'Agenzia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, sugli organi di sorveglianza in diversi Stati membri e sul loro impatto sui diritti fondamentali dei cittadini dell'UE, e sulla cooperazione transatlantica nel campo della giustizia e degli affari interni(4),

–  vista la sua risoluzione del 17 dicembre 2014 sul rinnovo della strategia di sicurezza interna dell'UE(5),

–  vista la sua risoluzione dell'11 febbraio 2015 sulle misure antiterrorismo(6),

–  vista la sua discussione in Aula del 28 aprile 2015 riguardante l'agenda europea sulla sicurezza,

–  viste le interrogazioni al Consiglio e alla Commissione riguardanti l'agenda europea sulla sicurezza (O-000064/2015 – B8‑0566/2015 e O-000065/2015 – B8‑0567/2015),

–  vista la proposta di risoluzione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni,

–  visti l'articolo 128, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che le minacce alla sicurezza interna dell'Unione sono diventate meno convenzionali e più complesse, composite, asimmetriche, internazionali, in rapida evoluzione e difficili da prevedere, estese al di là della capacità di qualsiasi singolo Stato membro, e richiedono pertanto più che mai una risposta coerente, completa, articolata su più livelli e coordinata da parte dell'UE, che tenga pienamente conto del rispetto dei diritti fondamentali;

B.  considerando che l'elaborazione della politica di sicurezza dell'UE costituisce una responsabilità condivisa che richiede sforzi coordinati e coerenti da parte di tutti gli Stati membri, le istituzioni e le agenzie dell'Unione, la società civile e le autorità di contrasto, è finalizzata al conseguimento di obiettivi comuni e si fonda sullo Stato di diritto e sul rispetto dei diritti fondamentali; che, onde ottimizzare i risultati, la concreta attuazione di tali obiettivi e priorità comuni dovrebbe essere associata a una chiara suddivisione dei compiti a livello di UE e a livello nazionale, sulla base del principio di sussidiarietà, e a un incisivo ed efficace controllo parlamentare e giudiziario;

C.  considerando che la deroga per motivi di sicurezza nazionale, prevista dall'articolo 4, paragrafo 2, TUE, non può essere invocata per consentire alle agenzie di sicurezza nazionale di violare gli interessi, anche economici, di altri Stati membri, i diritti dei loro cittadini e di coloro che vi risiedono, né la legislazione e le politiche dell'Unione europea e, più in generale, dei paesi terzi;

D.  considerando che occorre prestare attenzione alla necessità di trarre insegnamento dalle numerose violazioni di disposizioni e valori europei e universali nel contesto della cooperazione interna ed esterna in materia di sicurezza post 11 settembre;

E.  considerando che gli obiettivi di libertà, sicurezza e giustizia devono essere perseguiti in parallelo; che, al fine di conseguire libertà e giustizia, le misure di sicurezza dovrebbero quindi sempre rispettare la democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali conformemente ai principi di necessità e di proporzionalità e dovrebbero essere soggette a un opportuno controllo democratico e garantire un'adeguata responsabilità democratica; che l'aspetto relativo alla giustizia e alla prevenzione non è sufficientemente trattato nell'agenda europea sulla sicurezza;

F.  considerando che numerose cause profonde della criminalità, quali ad esempio l'aumento delle disuguaglianze, della povertà, della violenza razziale e xenofoba e dei reati generati dall'odio, non possono essere affrontate unicamente mediante misure di sicurezza, ma necessitano di una valutazione in un contesto politico più ampio che comprenda migliori politiche sociali, occupazionali, educative, culturali ed esterne;

G.  considerando che l'aspetto dell'agenda europea sulla sicurezza legato alla prevenzione è particolarmente essenziale in un periodo di crescenti disuguaglianze economiche e sociali, le quali rischiano di compromettere il patto sociale e l'efficacia dei diritti fondamentali e delle libertà pubbliche; che le misure alternative al carcere, da un lato, e quelle di reintegrazione, dall'altro, dovrebbero costituire un elemento importante di tali politiche di prevenzione, in particolare per quanto concerne i reati minori;

H.  considerando che, alla scadenza del periodo transitorio stabilito nel protocollo n. 36 allegato ai trattati, la Commissione e la Corte di giustizia dell'Unione europea hanno ottenuto pieni poteri per quanto concerne gli strumenti giuridici dell'ex terzo pilastro, ampliando la responsabilità democratica e in materia di diritti umani sulle misure adottate che hanno svolto un ruolo importante nel definire lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia;

I.  considerando che la criminalità informatica e la criminalità favorita dall'informatica incidono sulla sicurezza dei cittadini dell'UE, sul mercato interno, sulla proprietà intellettuale e sulla prosperità dell'Unione europea; che, ad esempio, le botnet quale forma di criminalità informatica si ripercuotono su milioni di computer e migliaia di persone contemporaneamente;

J.  considerando che i confini tra sicurezza esterna e interna sono sempre più indistinti, il che richiede di rafforzare la cooperazione e il coordinamento tra gli Stati membri, onde adottare un approccio globale e pluridimensionale;

K.  considerando che si dovrebbe prestare una particolare attenzione al sostegno e alla protezione di tutte le vittime del terrorismo e della criminalità in tutta l'UE intesa come componente importante dell'agenda in materia di sicurezza;

1.  prende atto dell'agenda europea sulla sicurezza per il periodo 2015-2020 proposta dalla Commissione e alle priorità ivi contenute; ritiene che, considerate le sfide cui l'Unione europea si trova attualmente a far fronte, il terrorismo, l'estremismo violento, la criminalità organizzata transfrontaliera e la criminalità informatica costituiscono le minacce più gravi e richiedono azioni coordinate a livello nazionale, UE e mondiale; sottolinea che l'agenda dovrebbe essere strutturata in maniera flessibile per rispondere a possibili nuove sfide in futuro;

2.  ribadisce la necessità di affrontare più approfonditamente le cause alla radice della criminalità, comprese le disuguaglianze, la povertà e la discriminazione; sottolinea inoltre la necessità di garantire risorse adeguate per gli operatori sociali, gli agenti della polizia locale e nazionale e il personale giudiziario, i cui bilanci hanno subito drastici tagli in alcuni Stati membri;

3.  invita a cercare il giusto equilibrio tra politiche di prevenzione e misure repressive al fine di preservare la libertà, la sicurezza e la giustizia; sottolinea che le misure di sicurezza dovrebbero essere sempre attuate in conformità dei principi dello Stato di diritto e della tutela dei diritti fondamentali, quali il diritto alla vita privata e alla protezione dei dati, alla libertà di espressione e di associazione e a un giusto processo; invita pertanto la Commissione, in sede di attuazione dell'agenda europea sulla sicurezza, a tenere debitamente conto della recente sentenza della Corte di giustizia sulla direttiva riguardante la conservazione dei dati (sentenza nelle cause riunite C-293/12 e C-594/12), che stabilisce che tutti gli strumenti devono essere conformi ai principi di proporzionalità, necessità e legalità e prevedere garanzie adeguate che assicurino la responsabilità e il ricorso giurisdizionale; invita la Commissione a valutare pienamente l'impatto di tale sentenza su ogni strumento che comporti la conservazione dei dati ai fini dell'applicazione della legge;

4.  ricorda che, per essere un attore credibile nella promozione dei diritti fondamentali a livello sia interno che esterno, l'Unione europea dovrebbe basare le sue politiche di sicurezza, la lotta contro il terrorismo e la lotta contro la criminalità organizzata, come pure i suoi partenariati con i paesi terzi nell'ambito della sicurezza su un approccio globale che tenga conto di tutti i fattori che inducono le persone ad aderire al terrorismo o alla criminalità organizzata, integrando quindi politiche economiche e sociali elaborate e attuate nel pieno rispetto dei diritti fondamentali e soggette al controllo democratico e giurisdizionale e a valutazioni approfondite;

5.  si compiace della scelta della Commissione di basare l'agenda sui principi del pieno rispetto dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali, che dovrebbe essere garantito mediante un adeguato controllo giurisdizionale, dell'aumento della trasparenza, dell'assunzione di responsabilità e del controllo democratico, di una migliore applicazione e attuazione degli strumenti giuridici vigenti, di un maggior coordinamento tra le agenzie e tra i settori e di maggiori collegamenti tra le dimensioni interna ed esterna della sicurezza; invita la Commissione e il Consiglio a rispettare rigorosamente tali principi nell'attuazione dell'agenda; sottolinea che il Parlamento porrà tali principi alla base del suo monitoraggio dell'attuazione dell'agenda;

6.  si compiace della particolare attenzione che l'agenda riserva ai diritti fondamentali, e in particolare dell'impegno della Commissione di valutare scrupolosamente tutte le misure di sicurezza proposte, non soltanto in termini di realizzazione degli obiettivi ma anche di rispetto dei diritti fondamentali; sottolinea la necessità che la Commissione coinvolga nella sua valutazione tutti gli organismi e le agenzie pertinenti, in particolare l'Agenzia dell'UE per i diritti fondamentali, il Garante europeo della protezione dei dati, Europol ed Eurojust; chiede alla Commissione di fornire tutte le informazioni e la documentazione relative a tale valutazione, in modo da consentire al Parlamento di esercitare efficacemente il proprio controllo democratico;

7.  rammenta al riguardo la sua condanna delle misure che comportano la vasta, sistematica e indiscriminata raccolta dei dati personali di persone innocenti, in particolare considerati gli effetti potenzialmente gravi sul diritto a un giusto processo, la non discriminazione, la vita privata e la protezione dei dati, la libertà di stampa, di pensiero e di parola, come pure la libertà di riunione e di associazione, e che comportano un potenziale significativo di utilizzo abusivo delle informazioni raccolte contro gli avversari politici; esprime seri dubbi circa l'utilità delle misure di sorveglianza di massa, che spesso sono eccessivamente estese e, di conseguenza, producono un numero eccessivo di falsi positivi e negativi; mette in guardia contro il pericolo che le misure di sorveglianza di massa occultino la necessità di investire in misure di contrasto probabilmente meno costose, più efficaci e meno intrusive;

8.  invita gli Stati membri a garantire che il principio dell'interesse superiore del minore sia rispettato in tutta la legislazione in materia di sicurezza;

9.  osserva che l'UE non dispone di una definizione concordata di "sicurezza nazionale", il che dà origine a una lacuna negli strumenti giuridici dell'UE che contengono riferimenti alla "sicurezza nazionale";

10.  ritiene che per accrescere la fiducia dei cittadini nelle politiche di sicurezza, le istituzioni e le agenzie dell'UE e gli Stati membri dovrebbero garantire la trasparenza, la responsabilità e il controllo democratico nel processo di elaborazione e attuazione delle politiche; si compiace dell'intenzione della Commissione di presentare regolarmente al Parlamento e al Consiglio informazioni aggiornate in merito all'attuazione dell'agenda; ribadisce la sua intenzione di organizzare, in cooperazione con i parlamenti nazionali, regolari attività di monitoraggio della corretta attuazione e dei progressi dell'agenda; prende atto con interesse della proposta della Commissione di creare un forum consultivo sulla sicurezza dell'UE; chiede che tale forum assicuri una rappresentanza equilibrata di tutte le parti interessate e attende di ricevere informazioni più dettagliate al riguardo, in particolare per quanto riguarda l'esatto ruolo, i compiti, la composizione, i poteri del forum e la partecipazione del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali a tale progetto;

11.  sottolinea la necessità di migliorare il controllo democratico e giurisdizionale dei servizi di intelligence degli Stati membri; osserva che il Parlamento, la Corte di giustizia e il Mediatore non dispongono di poteri sufficienti per esercitare un controllo efficace sulle politiche di sicurezza europee;

12.  invita la Commissione e il Consiglio a definire il più rapidamente possibile una tabella di marcia ‒ o altro meccanismo analogo ‒ volta a garantire un'attuazione efficace e operativa dell'agenda, di trasmetterla al Parlamento e di avviarne l'attuazione entro i prossimi sei mesi; ritiene che un approccio basato sul ciclo programmatico dell'UE (con l'individuazione e la valutazione di minacce e vulnerabilità, la definizione di priorità politiche e lo sviluppo di piani operativi strategici, un'attuazione efficace, in cui siano chiaramente definiti gli elementi trainanti, i calendari e gli obiettivi, e infine la valutazione) potrebbe fornire la necessaria coerenza e continuità all'attuazione dell'agenda, purché il Parlamento sia adeguatamente coinvolto nella definizione delle priorità politiche e degli obiettivi strategici; attende con interesse di discutere ulteriormente tali questioni con la Commissione e con il comitato permanente per la cooperazione operativa in materia di sicurezza interna (COSI);

13.  accoglie favorevolmente il principio alla base dell'agenda, secondo cui è opportuno applicare e attuare pienamente gli strumenti esistenti nell'ambito della sicurezza prima di proporne di nuovi; ribadisce la necessità di una condivisione più rapida ed efficiente dei dati e delle informazioni pertinenti, fatte salve le garanzie appropriate in materia di protezione dei dati e di tutela della vita privata; deplora tuttavia il fatto che, nonostante i numerosi appelli del Parlamento, non sia ancora stata effettuata una valutazione dell'efficacia degli attuali strumenti dell'UE ‒ anche alla luce delle nuove minacce alla sicurezza cui l'UE deve far fronte ‒ e delle lacune tuttora esistenti; ritiene che un siffatto esercizio sia necessario per garantire che la politica europea in materia di sicurezza sia efficace, necessaria, proporzionata, coerente e globale; invita la Commissione a presentare una siffatta valutazione operativa degli strumenti, delle risorse e dei finanziamenti dell'UE esistenti nel settore della sicurezza interna, come misura prioritaria nell'ambito della tabella di marcia per l'attuazione dell'agenda; ribadisce la propria richiesta, rivolta al Consiglio e alla Commissione, di valutare globalmente l'attuazione delle misure adottate in materia di sicurezza interna prima dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona, avvalendosi della procedura di cui all'articolo 70 TFUE;

14.  accoglie con favore l'attenzione della Commissione sulla gestione delle frontiere in quanto aspetto essenziale della prevenzione della criminalità transfrontaliera e del terrorismo; sottolinea che la sicurezza delle frontiere dell'UE andrebbe rafforzata mediante controlli sistematici ricorrendo a banche dati esistenti, come il SIS; accoglie con favore l'impegno della Commissione a presentare la sua proposta riveduta sulle frontiere intelligenti entro l'inizio del 2016;

15.  sostiene l'appello della Commissione a favore di un approccio caratterizzato da un maggior coordinamento intersettoriale e fra le agenzie, come pure le misure proposte al fine di migliorare lo scambio di informazioni e di buone pratiche e intensificare la cooperazione operativa tra gli Stati membri e con le agenzie dell'UE; ribadisce il proprio invito a utilizzare maggiormente gli strumenti e le banche dati esistenti, quali ad esempio SIS ed ECRIS, nonché le squadre investigative comuni; invita la Commissione ad adottare tutte le misure necessarie ad accelerare la conclusione degli accordi di lavoro in sospeso fra le agenzie; rileva con rammarico che nell'agenda non sono state previste misure concrete sufficienti a rafforzarne la dimensione di giustizia; chiede l'integrazione e l'ulteriore sviluppo di tutti gli aspetti della cooperazione giudiziaria in materia penale, anche mediante il rafforzamento dei diritti degli indagati, degli imputati, delle vittime e dei testimoni e una migliore attuazione degli strumenti di cui dispone attualmente l'UE in materia di riconoscimento reciproco;

16.  sostiene fermamente l'obiettivo prioritario della Commissione di aiutare gli Stati membri a sviluppare ulteriormente la fiducia reciproca, sfruttare pienamente gli strumenti esistenti per la condivisione di informazioni e promuovere la cooperazione operativa transfrontaliera fra le autorità competenti; sottolinea l'importanza di tale cooperazione operativa transfrontaliera, in particolare nelle regioni di confine;

17.  invita la Commissione a presentare rapidamente una proposta legislativa che modifichi il regolamento (CE) n. 1987/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 2006, sull'istituzione, l'esercizio e l'uso del sistema d'informazione Schengen di seconda generazione (SIS II)(7) al fine di armonizzare i criteri relativi alle segnalazioni e rendere obbligatoria la segnalazione di persone condannate o sospettate di terrorismo;

18.  si compiace che la Commissione abbia annunciato una valutazione della necessità e del potenziale valore aggiunto di un indice UE dei casellari giudiziali (EPRIS) per facilitare l'accesso transfrontaliero alle informazioni detenute nei registri nazionali di polizia e sostiene pienamente il lancio di un progetto pilota, programmato da un gruppo di Stati membri, che prevede l'istituzione di meccanismi di ricerca automatica transfrontaliera negli indici nazionali sulla base di un sistema "hit/no hit"; sottolinea l'importanza di un accesso transfrontaliero alle informazioni, in particolare nelle regioni di confine;

19.  pone in rilievo l'importanza delle squadre investigative comuni (SIC) per indagare su specifici casi di natura transfrontaliera e invita gli Stati membri a ricorrere con maggiore regolarità a questo valido strumento; invita la Commissione a elaborare proposte per un quadro giuridico che consenta l'istituzione di squadre investigative comuni semi-permanenti o permanenti per affrontare le minacce persistenti, in particolare nelle regioni di confine, come il traffico di stupefacenti, la tratta di esseri umani e le bande di motociclisti;

20.  si rammarica del fatto che strumenti come il congelamento e la confisca dei proventi di reato non siano ancora utilizzati sistematicamente in tutti i casi transfrontalieri pertinenti, e chiede un maggiore impegno da parte degli Stati membri e la Commissione in questo senso;

21.  sottolinea che esiste un divario nel controllo democratico e giudiziario in materia di cooperazione transfrontaliera fra le agenzie nazionali di intelligence; esprime preoccupazione per il fatto che il controllo democratico e giudiziario sia gravemente ostacolato dalla regola del terzo per quanto concerne l'accesso ai documenti;

22.  osserva che i confini tra sicurezza esterna e interna sono sempre più indistinti e si compiace, pertanto, dell'impegno assunto dalla Commissione di garantire che le dimensioni interna ed esterna della politica di sicurezza operino in parallelo; invita la Commissione e gli Stati membri a valutare regolarmente l'impatto dell'agenda sulla strategia di sicurezza esterna dell'UE e viceversa, inclusi gli obblighi in materia di rispetto e promozione delle libertà e dei diritti fondamentali e dei valori e principi democratici contenuti nelle convenzioni e negli accordi internazionali da essi ratificati e firmati; sottolinea la necessità di rafforzare ulteriormente i collegamenti, le sinergie e la coerenza tra le due dimensioni summenzionate, in particolare nell'affrontare le nuove minacce trasversali e ibride cui l'Europa deve far fronte, nel rispetto dei valori e dei diritti fondamentali dell'Unione; invita la Commissione a riferire regolarmente al Parlamento in merito a tutte le ulteriori azioni volte a sviluppare il collegamento fra la dimensione interna e la dimensione esterna della politica di sicurezza, nonché alla sua cooperazione con i paesi terzi in materia di sicurezza, affinché il Parlamento sia in grado di esercitare il suo diritto di controllo democratico in collaborazione con i parlamenti nazionali;

23.  sottolinea l'importanza e l'opportunità dell'analisi strategica in corso, condotta dal VP/AR, alla quale è stata affidata dal Consiglio europeo del dicembre 2013, e che dovrà portare all'adozione di una nuova Strategia europea di sicurezza; ritiene che un'ampia strategia in materia di politica estera e di sicurezza debba individuare e descrivere gli interessi, priorità e obiettivi dell'UE, le minacce, sfide e opportunità esistenti e in evoluzione, e gli strumenti e mezzi dell'UE per farvi fronte;

24.  chiede l'inclusione di clausole sui diritti umani molto rigorose negli accordi di cooperazione in materia di sicurezza conclusi con i paesi terzi, in particolare quelli del Nord Africa e della regione del Golfo; invita a riconsiderare la cooperazione con i paesi non democratici che dimostrano uno scarso rispetto per i diritti umani;

25.  pone l'accento sull'importanza cruciale di affrontare le cause all'origine dei conflitti armati, dell'estremismo e della povertà nei paesi terzi, in quanto tali fenomeni comportano problemi di sicurezza per l'UE; esorta il vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR), la Commissione e gli Stati membri ad incrementare gli sforzi volti a sostenere gli Stati inclusivi, pluralisti e funzionanti che presentano una società civile forte e vitale e che sono in grado di garantire libertà, sicurezza, giustizia e occupazione ai loro cittadini;

26.  esorta il VP/AR a presentare un progetto di posizione comune sull'utilizzo dei droni armati, in linea con la risoluzione del Parlamento europeo del 27 febbraio 2014 sull'utilizzo di droni armati(8);

27.  prende atto dell'urgente appello della Commissione a concludere i lavori sull'adozione della direttiva PNR dell'UE; si impegna nuovamente ad adoperarsi affinché sia finalizzata entro la fine dell'anno; sottolinea che la direttiva PNR dovrebbe rispettare i diritti fondamentali e le norme in materia di protezione dei dati, in particolare la giurisprudenza della Corte di giustizia al riguardo, assicurando nel contempo uno strumento efficace a livello dell'UE; invita la Commissione a continuare a sostenere questo processo apportando ogni ulteriore elemento pertinente sulla necessità e la proporzionalità della direttiva PNR dell'UE; chiede che qualsiasi proposta futura intesa a creare nuovi strumenti nel campo della sicurezza, come il PNR, includa sistematicamente meccanismi atti ad assicurare lo scambio di informazioni e la cooperazione tra gli Stati membri;

28.  concorda con la Commissione sull'importanza cruciale di sostenere le azioni nei settori della formazione, della ricerca e dell'innovazione come pure sull'importante lavoro svolto in questo ambito dall'Accademia europea di polizia (CEPOL); ritiene che i programmi di formazione e di scambio rivolti ai funzionari delle autorità di contrasto rivestano grande importanza nell'ottica di promuovere ulteriormente una cultura europea in materia di contrasto nonché buone pratiche in tale settore; reputa necessario incrementare gli investimenti a favore della ricerca e dell'innovazione nel campo della sicurezza, anche per quanto concerne la prevenzione;

29.  sottolinea che le rapide evoluzioni della situazione della sicurezza richiedono un approccio flessibile, adattivo e reattivo, lo sviluppo delle capacità tecniche e un riesame periodico delle azioni prioritarie individuate nell'agenda; richiama l'attenzione, a tale riguardo, sulla possibilità di applicare l'articolo 222 TFUE, che prevede che il Consiglio europeo valuti regolarmente le minacce cui è confrontata l'Unione, tenendo conto tra l'altro delle valutazioni delle minacce effettuate dagli Stati membri e da Europol, e informi il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali in merito al risultato e al seguito di tale esame;

Terrorismo

30.  valuta positivamente le misure previste dall'agenda per combattere il terrorismo, contrastarne il finanziamento, scongiurare la minaccia rappresentata dai cittadini e residenti dell'UE che si recano all'estero a fini terroristici ("combattenti stranieri") e prevenire la radicalizzazione; prende atto della nuova struttura proposta per il Centro europeo antiterrorismo, che sarà istituito nell'ambito di Europol, e invita la Commissione a fornire maggiori dettagli circa il ruolo esatto, i compiti, i poteri e il controllo del Centro, in particolare alla luce della necessità di garantire un opportuno controllo democratico e giudiziario ai livelli appropriati, tra l'altro mediante l'attuale revisione del mandato di Europol; sottolinea che una maggiore condivisione delle informazioni tra gli Stati membri è essenziale nella lotta al terrorismo, e che essa dovrebbe avvenire su una base più strutturale;

31.  condanna qualsiasi analisi che crei confusione tra terrorismo, insicurezza, Islam e migranti;

32.  ricorda, alla luce dei recenti attentati terroristici compiuti a Bruxelles, Parigi, Copenaghen e Saint-Quentin-Fallavier, l'urgente necessità per l'UE di valutare meglio le minacce alla sicurezza dell'UE e concentrarsi sui settori di immediata priorità per la lotta al terrorismo: rafforzare la sicurezza delle frontiere dell'UE, migliorare le capacità di segnalazione su Internet, combattere il traffico illegale di armi da fuoco e potenziare lo scambio di informazioni e la cooperazione operativa tra le autorità di contrasto nazionali e i servizi di intelligence;

33.  ricorda che la tracciatura e l'interruzione dei flussi finanziari, compresi i flussi finanziari non Swift, sono cruciali nella lotta contro le reti terroristiche e i gruppi della criminalità organizzata; si compiace degli sforzi esplicati per garantire una partecipazione equa ed equilibrata al programma di tracciatura delle transazioni finanziarie dei terroristi (TFTP);

34.  sottolinea che la minaccia del terrorismo endogeno nell'UE sta raggiungendo nuovi pericolosi livelli da quando i fondamentalisti islamici hanno occupato territori in Siria e Iraq e hanno avviato una campagna di propaganda mondiale per unire le forze con gli jihadisti e procedere agli attacchi all'interno dei confini dell'UE;

35.  sottolinea che, per contrastare la minaccia rappresentata dai combattenti stranieri e dal terrorismo in generale, occorre un approccio articolato su più livelli che preveda di affrontare in modo globale i fattori alla base del fenomeno, come la radicalizzazione, sviluppare la coesione e l'inclusione sociale e agevolare la reintegrazione promuovendo la tolleranza politica e religiosa, analizzare e controbilanciare l'istigazione online a commettere atti terroristici, evitare gli espatri mirati all'adesione a organizzazioni terroristiche, prevenire e bloccare il reclutamento e la partecipazione a conflitti armati, smantellare il sostegno finanziario alle organizzazioni terroristiche e agli individui che intendono aderirvi, assicurare una risoluta azione giudiziaria, ove del caso, e mettere a disposizione delle autorità di contrasto strumenti appropriati affinché assolvano ai loro compiti nel pieno rispetto dei diritti fondamentali;

36.  invita la Commissione a elaborare, in collaborazione con gli Stati membri, un'autentica strategia in relazione ai combattenti europei, attualmente non prevista nell'agenda sulla sicurezza, prestando particolare attenzione a coloro che ritornano dalle zone di conflitto e vogliono abbandonare le organizzazioni terroristiche che li hanno reclutati, dimostrandosi intenzionati a reintegrarsi nella società; ritiene opportuno porre un accento particolare sulla situazione dei giovani combattenti europei;

37.  ribadisce la propria determinazione a garantire, per mezzo di indagini aperte e trasparenti, che i responsabili delle massicce violazioni dei diritti fondamentali commesse con il pretesto della lotta al terrorismo, in particolare nel contesto del trasporto e della detenzione illegale di prigionieri in paesi europei da parte della CIA, siano chiamati a rispondere delle loro azioni; invita ad assicurare la protezione di quanti rivelano tali violazioni, quali i giornalisti e gli informatori;

Radicalizzazione

38.  concorda sul fatto che la prevenzione della radicalizzazione deve essere una priorità per l'UE; deplora che l'agenda non contenga provvedimenti più concreti per far fronte alla radicalizzazione in Europa e invita la Commissione a intraprendere con urgenza un'azione globale nell'ottica di rafforzare le misure volte a prevenire la radicalizzazione e l'estremismo violento, impedire la diffusione di ideologie estremiste e favorire l'integrazione e l'inclusione; sollecita la Commissione a rafforzare la rete per la sensibilizzazione in materia di radicalizzazione (RAN), che riunisce tutti gli attori rilevanti coinvolti nelle iniziative per far fronte alla radicalizzazione sul terreno, nonché a precisare il mandato, le funzioni e la portata del nuovo Centro di eccellenza RAN proposto; raccomanda che la sua struttura includa anche decisori nazionali e locali, in modo da assicurare l'attuazione pratica delle raccomandazioni formulate dagli esperti e dai soggetti interessati; chiede l'adozione di misure più coraggiose per contrastare la radicalizzazione su Internet e l'utilizzo di siti web o media sociali a fini di diffusione delle ideologie radicali in Europa; accoglie con favore l'istituzione, in seno a Europol, di un'unità UE addetta alle segnalazioni su Internet (UE IRU) incaricata di sostenere gli Stati membri nell'ambito dell'individuazione e della rimozione di contenuti estremisti e violenti online, con la cooperazione dell'industria, e invita la Commissione a mettere a disposizione le risorse aggiuntive necessarie al suo funzionamento; deplora l'assenza di misure concrete volte a rafforzare il ruolo di Internet quale strumento di sensibilizzazione contro la radicalizzazione e, in particolare, a diffondere le contro-argomentazioni on line in modo proattivo per contrastare la propaganda terroristica;

39.  segnala che, per avere successo, la politica di sicurezza deve affrontare i fattori di fondo dell'estremismo, quali la radicalizzazione, l'intolleranza e la discriminazione, promuovendo la tolleranza politica e religiosa, potenziando la coesione sociale e l'inclusività, nonché facilitando il reinserimento;

40.  ritiene che sia necessario, con il sostegno finanziario e operativo della Commissione, condurre ricerche approfondite ed elaborare misure concrete in modo da promuovere e condividere con tutti i cittadini europei, attraverso canali di comunicazione efficaci, i nostri valori comuni di tolleranza, pluralismo, rispetto della libertà di espressione e di coscienza, così come i nostri diritti fondamentali in generale; è dell'avviso che l'agenda dovrebbe altresì sottolineare la necessità di combattere i pregiudizi sulle religioni (in particolare l'Islam), che non svolgono, in quanto tali, alcun ruolo nella radicalizzazione e nel terrorismo;

41.  esprime preoccupazione per il recente aumento dei crimini generati dall'odio, anche online, nei confronti di cittadini europei; invita gli Stati membri a proteggere i loro cittadini da attacchi futuri e a prevenire l'incitamento all'odio e qualsiasi atto di intolleranza fondato sull'origine, sul credo o sulla religione, anche attraverso attività educative rivolte ai giovani e la promozione di un dialogo inclusivo;

Criminalità organizzata

42.  concorda che la tratta di esseri umani è un fenomeno che deve essere affrontato in maniera più efficace a livello europeo; respinge tuttavia con fermezza qualsiasi nesso tra migrazione irregolare e terrorismo; sottolinea che la mancanza di vie legali di ingresso nell'UE per coloro che cercano protezione genera una domanda costante di canali di accesso irregolari, mettendo così a rischio i migranti vulnerabili che necessitano di protezione internazionale;

43.  sottolinea la gravità della criminalità organizzata nell'ambito della tratta degli esseri umani; attira l'attenzione sulle violenze e le brutalità estreme inflitte dai criminali a questo gruppo particolarmente vulnerabile; si compiace del quadro esistente e concorda sulla necessità di una strategia post 2016 che coinvolga Europol ed Eurojust, con le loro conoscenze specifiche in questo settore;

44.  riconosce che la lotta alla criminalità organizzata richiede un'azione europea forte; sostiene la determinazione della Commissione di contrastare questo fenomeno; invita la Commissione a instaurare una stretta cooperazione nella lotta contro la tratta di esseri umani, ma anche a collaborare con i paesi terzi per impedire il traffico di migranti, al fine di scongiurare nuove tragedie nel Mediterraneo;

45.  sottolinea che occorre accordare maggiore attenzione agli sviluppi della criminalità organizzata transfrontaliera per quanto riguarda il traffico di armi, la tratta di esseri umani, nonché la produzione e la vendita di droghe illecite; rileva con soddisfazione che l'agenda riconosce il carattere dinamico del problema della droga, e in particolare il suo collegamento con la criminalità organizzata e l'evoluzione della minaccia posta dall'innovazione del mercato in termini di produzione e vendita di droghe, sia nuove sia consolidate; sottolinea la necessità di adottare in tempi rapidi il pacchetto proposto sulle nuove sostanze psicoattive e sollecita il Consiglio a compiere progressi in tal senso;

46.  ritiene che, oltre agli strumenti dell'UE di lotta alla criminalità organizzata e al terrorismo, l'agenda europea in materia di sicurezza dovrebbe prevedere anche meccanismi di protezione delle vittime di tali gravi crimini, al fine di prevenire ulteriori vittimizzazioni; osserva che la protezione delle vittime dovrebbe essere considerata come uno strumento importante nella lotta alla criminalità organizzata e al terrorismo, in quanto consente di lanciare agli autori di tali reati il chiaro messaggio che la società non cederà alla violenza e garantirà sempre la protezione delle vittime e della loro dignità;

Criminalità informatica

47.  sottolinea che le organizzazioni terroristiche e i gruppi criminali organizzati ricorrono in misura sempre maggiore al ciberspazio per facilitare la criminalità in tutte le sue forme, e che la criminalità informatica e la criminalità favorita dall'informatica costituiscono una grave minaccia per i cittadini e l'economia dell'UE; fa notare che, nell'era digitale, la criminalità informatica necessita di un nuovo approccio alla cooperazione giudiziaria e in materia di attività di contrasto; segnala che i nuovi sviluppi tecnologici accrescono la portata e la velocità con cui si propagano le conseguenze della criminalità informatica, e invita pertanto la Commissione a effettuare un'analisi approfondita delle competenze delle autorità di contrasto e giudiziarie, come pure delle loro capacità tecniche e giuridiche on line e off line, in modo da permettere loro di contrastare efficacemente la criminalità informatica, sottolineando al contempo che tutte le misure di esecuzione devono rispettare rigorosamente i diritti fondamentali, rivelarsi necessarie e proporzionate ed essere conformi alla legislazione europea e nazionale; invita in particolare la Commissione a garantire l'integrità del diritto di utilizzare la crittografia in tutta l'Unione europea e ad assicurare che, ferma restando la possibilità di intercettare le comunicazioni nell'ambito di un'indagine di polizia o di un procedimento giudiziario previa opportuna autorizzazione giudiziaria, gli Stati membri non mettano in atto nessun provvedimento che interferisca con il diritto dei singoli di utilizzare la crittografia; chiede alla Commissione di dotare l'unità UE addetta alle segnalazioni su Internet di Europol delle risorse aggiuntive necessarie al suo funzionamento, piuttosto che di procedere a riassegnazioni interne del personale, anche per quanto riguarda il personale del Centro europeo contro la criminalità informatica (EC3) – che non deve rimanere sotto organico;

48.  sottolinea l'importanza fondamentale della ricerca e dell'innovazione per tenere l'UE al passo con l'evoluzione delle esigenze in materia di sicurezza; pone in evidenza l'importanza della competitività del settore europeo della sicurezza per contribuire all'autonomia dell'Unione in materia di sicurezza; ribadisce il proprio appello per una maggiore autonomia dell'UE in termini di sicurezza informatica e la necessità di considerare lo sviluppo di servizi e dispositivi di sicurezza prodotti nell'UE per le infrastrutture e i servizi pubblici critici;

49.  invita la Commissione a lanciare una campagna di sensibilizzazione e preparazione adeguata in merito ai rischi connessi alla criminalità informatica grave, con l'obiettivo di migliorare la resilienza agli attacchi informatici;

50.  si compiace del lavoro svolto dall'EC3 nella lotta alle forme gravi e transnazionali di criminalità informatica e di criminalità favorita dall'informatica; pone l'accento sul ruolo chiave dell'EC3 nel sostenere gli Stati membri, in particolare nella lotta contro lo sfruttamento sessuale dei minori; reitera le dichiarazioni formulate dalla Commissione di dotare l'EC3 degli esperti e del bilancio necessari per rafforzare settori di cooperazione europea che non sono stati affrontati dalla sua istituzione nel 2013;

51.  invita la Commissione a effettuare una valutazione completa delle misure in vigore relative alla lotta contro lo sfruttamento sessuale online di minori e a determinare se siano necessari o meno ulteriori strumenti legislativi, nonché a esaminare se Europol dispone di competenze, risorse e personale sufficienti per poter affrontare tale raccapricciante reato;

Finanziamento

52.  si rammarica che il progetto di bilancio della Commissione per il 2016 preveda un incremento del bilancio di Europol pari soltanto a circa 1,5 milioni di EUR, un importo che non fornisce le risorse necessarie per istituire, come previsto nell'agenda, un Centro europeo antiterrorismo e un'unità addetta alle segnalazioni su Internet;

53.  accoglie con favore la dichiarazione rilasciata al Parlamento europeo dal primo vicepresidente della Commissione, Frans Timmermans, secondo cui la Commissione intende allineare le risorse finanziarie disponibili alle priorità dell'agenda; sottolinea ancora una volta, a tale riguardo, l'importanza di garantire che le pertinenti agenzie dell'UE siano dotate di risorse umane e finanziarie adeguate per l'adempimento dei loro compiti attuali e futuri nel quadro dell'agenda; intende esaminare attentamente l'attuazione del Fondo sicurezza interna e valutarne le esigenze future, sia a livello dell'UE sia a livello nazionale;

o
o   o

54.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e ai parlamenti nazionali.

(1) GU L 150 del 20.5.2014, pag. 93.
(2) GU C 168 E del 14.6.2013, pag. 45.
(3) Testi approvati, P7_TA(2014)0173.
(4) Testi approvati, P7_TA(2014)0230.
(5) Testi approvati, P8_TA(2014)0102.
(6) Testi approvati, P8_TA(2015)0032.
(7) GU L 381 del 28.12.2006, pag. 4.
(8) Testi approvati, P7_TA(2014)0172.

Avviso legale