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Procedura : 2015/2685(RSP)
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RC-B8-0836/2015

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P8_TA(2015)0318

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Giovedì 10 settembre 2015 - Strasburgo Edizione definitiva
Ruolo dell'UE nel processo di pace in Medio Oriente
P8_TA(2015)0318RC-B8-0836/2015

Risoluzione del Parlamento europeo del 10 settembre 2015 sul ruolo dell'UE nel processo di pace in Medio Oriente (2015/2685(RSP))

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sul processo di pace in Medio Oriente,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 20 luglio 2015 sul processo di pace in Medio Oriente,

–  viste le recenti dichiarazioni del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) Federica Mogherini e del suo portavoce su Israele, i territori palestinesi occupati, il processo di pace in Medio Oriente e il sostegno dell'UE all'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei profughi palestinesi (UNRWA),

–  visto l'Accordo euromediterraneo che istituisce un'associazione tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da una parte, e lo Stato di Israele, dall'altra,

–  visto l'Accordo euromediterraneo interinale di associazione relativo agli scambi e alla cooperazione tra la Comunità europea, da una parte, e l'Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP) a beneficio dell'Autorità palestinese della Cisgiordania e della Striscia di Gaza, dall'altra,

–  viste le pertinenti risoluzioni dell'Assemblea generale e del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite,

–  vista la quarta Convenzione di Ginevra del 1949 sulla protezione delle persone civili in tempo di guerra,

–  visti gli orientamenti dell'Unione volti a promuovere l'osservanza del diritto umanitario internazionale,

–  visto l'articolo 123, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che il conseguimento della pace in Medio Oriente rimane una priorità chiave per la comunità internazionale e un elemento indispensabile per la sicurezza e la stabilità regionale; che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite si sta adoperando per riprendere il processo di pace in questione;

B.  considerando che il conflitto israelo-palestinese deve essere considerato nel contesto più ampio del conflitto arabo-israeliano; che, secondo l'Unione, la pace in Medio Oriente richiede una soluzione globale a livello regionale; che la violenta crisi in Siria, l'ascesa del Da'ish, l'aumento del radicalismo e la diffusione del terrorismo in Medio Oriente creano gravi rischi per la sicurezza in Israele e nell'intera regione e inaspriscono ulteriormente le sofferenze dei palestinesi, sebbene generino anche interessi comuni tra gli Stati arabi e Israele, mentre l'accordo nucleare con l'Iran, in cui l'UE ha svolto un ruolo significativo, offre un'opportunità unica per dare slancio al processo di pace che dovrebbe essere colta;

C.  considerando che l'Unione europea ha confermato a più riprese il proprio sostegno a favore della soluzione a due Stati basata sui confini del 1967, che prevede Gerusalemme come capitale di entrambi gli Stati e la coesistenza, all'insegna della pace e della sicurezza, di uno Stato di Israele sicuro e di uno Stato di Palestina indipendente, democratico, territorialmente contiguo e capace di esistenza autonoma, e ha sollecitato la ripresa dei colloqui di pace diretti tra Israele e l'Autorità palestinese;

D.  considerando che l'Unione è il principale partner commerciale di Israele nonché il maggiore donatore di aiuti ai palestinesi; che il VP/AR Federica Mogherini ha espresso in diverse occasioni il suo impegno a rinnovare e rafforzare il ruolo dell'UE nel processo di pace in Medio Oriente; che nell'aprile 2015 Fernando Gentilini è stato nominato nuovo rappresentante speciale dell'UE per il processo di pace in Medio Oriente; che, nonostante l'ambizione e la volontà di svolgere un ruolo effettivo in questo ambito, l'Unione deve ancora definire una visione globale e coerente del suo impegno nel processo di pace in Medio Oriente, che dovrebbe riflettere il contesto regionale in rapida evoluzione;

1.  è profondamente preoccupato per il persistere di una situazione di stallo nel processo di pace in Medio Oriente e chiede la tempestiva ripresa di sforzi di pace credibili; invita israeliani e palestinesi a evitare azioni che possano innescare un'ulteriore escalation, tra cui la retorica dell'odio e l'incitamento all'odio nella vita pubblica, nonché misure unilaterali che potrebbero pregiudicare l'esito dei negoziati e minacciare la fattibilità della soluzione basata sulla coesistenza di due Stati; sottolinea che una soluzione duratura al conflitto può essere raggiunta soltanto in un contesto regionale con il coinvolgimento di tutti i pertinenti attori regionali e il sostegno della comunità internazionale;

2.  ribadisce il suo fermo sostegno a favore della soluzione a due Stati basata sui confini del 1967, che prevede scambi di territori convenuti di comune accordo e Gerusalemme come capitale di entrambi gli Stati nonché la coesistenza, all'insegna della pace, della sicurezza e del riconoscimento reciproco, di uno Stato di Israele sicuro e di uno Stato di Palestina indipendente, democratico, territorialmente contiguo e capace di esistenza autonoma, sulla base del diritto all'autodeterminazione e del pieno rispetto del diritto internazionale; sottolinea che le misure non violente nonché il rispetto dei diritti umani e del diritto umanitario sono l'unico modo per conseguire una pace giusta e duratura tra israeliani e palestinesi;

3.  sottolinea che preservare la fattibilità della soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati mediante un'azione concreta e garantire il pieno rispetto dei diritti dei civili da entrambe le parti deve costituire una priorità immediata per l'UE e la comunità internazionale; attende con interesse l'avvio del dialogo strutturato dell'UE con Israele sulla situazione in Cisgiordania e sul mantenimento della soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati, che dovrebbe riguardare anche la questione degli insediamenti;

4.  accoglie con favore il ruolo positivo che l'UE si propone di svolgere e il necessario sostegno che intende fornire nell'agevolare la risoluzione del conflitto israelo-palestinese e del più ampio conflitto arabo-israeliano con mezzi pacifici e costruttivi, in funzione degli interessi dell'UE in materia di sicurezza, stabilità e prosperità in Medio Oriente; chiede tuttavia un nuovo approccio da parte dell'Unione che risponda autenticamente agli interessi sia degli israeliani che dei palestinesi in termini di pace e sicurezza; si compiace dell'impegno personale del VP/AR e della nomina del nuovo rappresentante speciale dell'UE per il processo di pace in Medio Oriente e sostiene i loro sforzi in tal senso;

5.  valuta positivamente l'impegno dell'UE a collaborare attivamente a un rinnovato approccio multilaterale al processo di pace, in consultazione con tutte le parti interessate, e a sostenere attivamente le parti per ripristinare la fiducia e creare il clima necessario per impegnarsi quanto prima in negoziati significativi; osserva che, secondo l'UE, l'istituzione di un gruppo di sostegno internazionale rappresenta una possibilità per contribuire al raggiungimento di tale scopo; sottolinea che l'UE è pronta a impegnarsi in un lavoro congiunto con i partner regionali sulla base dell'iniziativa di pace araba;

6.  esorta il VP/AR e il rappresentante speciale dell'UE a sfruttare meglio le relazioni politiche e le competenze istituzionali dell'UE e degli Stati membri, che si basano sulla vicinanza geografica dell'Europa, sui legami storici e sugli intensi scambi economici con la regione del Medio Oriente, nell'ottica di svolgere un reale ruolo politico nel processo di pace tra israeliani e palestinesi, nonché tra gli Stati arabi e Israele in un contesto più ampio; ricorda agli Stati membri il loro dovere di contribuire attivamente alla definizione di una posizione comune dell'Unione nell'affrontare il processo di pace in Medio Oriente e di astenersi dall'intraprendere iniziative unilaterali che indeboliscono l'azione dell'UE;

7.  sostiene gli sforzi del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per una ripresa dei colloqui di pace tra israeliani e palestinesi; esorta tuttavia l'Unione ad assumersi le proprie responsabilità in quanto attore influente, nonché a farsi promotrice di un'iniziativa di pace ambiziosa e globale per la regione; ritiene che l'Unione debba svolgere un ruolo centrale nella ridefinizione degli obiettivi del Quartetto – i quali andrebbero riorientati verso la ricerca di una soluzione politica al conflitto – nonché del formato dello stesso;

8.  condanna la continua espansione degli insediamenti israeliani, che viola il diritto internazionale umanitario, alimenta i risentimenti palestinesi e compromette la fattibilità e le prospettive della soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati; invita le autorità israeliane a cessare immediatamente la loro politica di insediamenti e a fare marcia indietro;

9.  accoglie con favore l'impegno dell'Unione europea – in uno spirito di differenziazione tra Israele e le sue attività nei territori palestinesi occupati – a garantire che tutti gli accordi tra l'Unione europea e Israele indichino inequivocabilmente ed esplicitamente la loro inapplicabilità nei territori occupati da Israele nel 1967, come ribadito nelle conclusioni del Consiglio "Affari esteri" del 20 luglio 2015; prende atto degli orientamenti della Commissione del 19 luglio 2013 sull'ammissibilità delle entità israeliane e relative attività nei territori occupati da Israele dal giugno 1967 alle sovvenzioni, ai premi e agli strumenti finanziari dell'UE a partire dal 2014, così come della lettera inviata al VP/AR da 16 ministri degli Esteri dell'UE in data 13 aprile 2015, in cui si incoraggia quest'ultimo ad assumere un ruolo guida in seno alla Commissione nell'ottica di completare i lavori sugli orientamenti a livello di UE relativi all'etichettatura dei prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani;

10.  sottolinea la responsabilità delle autorità competenti dell'UE nel continuare a garantire che i finanziamenti dell'Unione non possano essere direttamente o indirettamente dirottati verso organizzazioni o attività terroristiche;

11.  afferma che i lanci di razzi nel territorio israeliano da parte di gruppi militanti sono inaccettabili e sottolinea il rischio di escalation; evidenzia la necessità imperativa che l'UE collabori con Israele, l'Autorità palestinese, l'Egitto e la Giordania per impedire il riarmo dei gruppi terroristici nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, così come il contrabbando di armi, la produzione di razzi e la costruzione di gallerie da parte di tali gruppi; sottolinea nuovamente la necessità impellente di disarmare tutti i gruppi terroristici a Gaza, in linea con le conclusioni del Consiglio "Affari esteri" del luglio 2014;

12.  è profondamente preoccupato per la crescente violenza dei coloni in Cisgiordania; accoglie positivamente la condanna generale, da parte degli esponenti politici israeliani, del recente attentato incendiario ai danni della famiglia Dawabshah nel villaggio di Douma, ma ricorda a Israele la sua piena responsabilità di proteggere la popolazione palestinese nonché di assicurare alla giustizia tutti i coloni che commettono atti di violenza;

13.  accoglie favorevolmente l'attività svolta nei territori palestinesi occupati dalla missione di polizia e in materia di Stato di diritto (EUPOL COPPS) nel quadro della politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC), allo scopo di assistere l'Autorità palestinese nel creare le istituzioni di un futuro Stato di Palestina nei settori di polizia e giustizia penale; chiede la riattivazione della missione PSDC di assistenza alle frontiere (EUBAM Rafah), dotandola di un mandato più ambizioso nonché di personale e mezzi adeguati, affinché possa svolgere un ruolo concreto nel controllo dei confini della Striscia di Gaza con Egitto e Israele;

14.  invita il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) e la Commissione a riferire al Parlamento circa la distruzione e il danneggiamento delle strutture e dei progetti finanziati dall'UE nei territori palestinesi occupati;

15.  invita la Commissione e il SEAE a garantire fondi e protezione alle ONG della regione che perseguono finalità politiche in linea con gli obiettivi generali del processo di pace in Medio Oriente ed esorta le autorità dell'Unione ad avviare un dialogo al riguardo con le relative controparti;

16.  ribadisce la sua richiesta di porre fine al blocco della Striscia di Gaza e di procedere con urgenza alla ricostruzione e al recupero della zona a seguito della guerra dell'estate 2014, aspetto che deve costituire per l'Unione europea e la comunità internazionale una priorità in termini di aiuti umanitari; elogia in proposito il lavoro eroico svolto dall'UNRWA; esorta i donatori a tener fede quanto prima agli impegni di finanziamento assunti in occasione della conferenza internazionale sulla Palestina (Ricostruire Gaza) tenutasi al Cairo il 12 ottobre 2014;

17.  accoglie con favore le recenti azioni intraprese da Israele per allentare le restrizioni a Gaza, ma deplora le continue restrizioni all'ingresso di materiali da costruzione; sottolinea l'importanza di adottare ulteriori misure positive, pur tenendo presenti le legittime preoccupazioni di Israele in materia di sicurezza, per consentire pienamente la distribuzione degli aiuti umanitari, la ricostruzione e la ripresa economica; esorta gli Stati membri a onorare il loro impegno di sostenere il meccanismo trilaterale per il controllo e la verifica dei materiali per la ricostruzione in questione;

18.  esorta il VP/AR ad adoperarsi ai fini della piena attuazione delle raccomandazioni contenute nella relazione d'inchiesta della Commissione indipendente delle Nazioni Unite sul conflitto di Gaza 2014, compresa la raccomandazione di sostenere attivamente i lavori della Corte penale internazionale; accoglie positivamente il voto unanime degli Stati membri dell'UE che fanno parte del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani a favore della risoluzione di quest'ultimo del 3 luglio 2015 dal titolo "Garantire l'assunzione di responsabilità e la giustizia per tutte le violazioni del diritto internazionale nei territori palestinesi occupati, compresa Gerusalemme Est";

19.  sottolinea che la riconciliazione intra-palestinese è un elemento importante per conseguire la soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati e deplora la continua mancanza di unità tra i palestinesi; sostiene l'invito dell'UE alle fazioni palestinesi di rendere assolutamente prioritari la riconciliazione e il ritorno dell'Autorità palestinese nella Striscia di Gaza; invita le forze palestinesi a rilanciare senza indugio gli sforzi di riconciliazione, in particolare mediante la convocazione delle elezioni presidenziali e legislative attese da tempo; mette in evidenza che l'Autorità palestinese deve addossarsi maggiori responsabilità a tale riguardo e assumere la sua funzione di governo nella Striscia di Gaza, anche nel settore della sicurezza, dell'amministrazione civile e tramite la sua presenza ai valichi di Gaza;

20.  invita tutte le parti del conflitto a rispettare pienamente i diritti dei detenuti e dei prigionieri, anche di coloro i quali mettono in atto uno sciopero della fame;

21.  esprime la sua profonda preoccupazione per la grave crisi di finanziamento dell'UNRWA; chiede un maggiore sostegno finanziario dell'Unione europea a favore dell'UNRWA, esorta tutti gli altri donatori a tenere fede alle promesse fatte all'Agenzia e sollecita quest'ultima a continuare a migliorare la propria gestione; chiede tuttavia che si affronti anche il nodo centrale del problema dei profughi palestinesi; loda l'UNRWA e si congratula con essa per i suoi sforzi straordinari che hanno reso possibile dichiarare aperto l'anno scolastico 2015-2016 per gli allievi palestinesi profughi;

22.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al rappresentante speciale dell'Unione europea per il processo di pace in Medio Oriente, ai parlamenti e ai governi degli Stati membri, al Segretario generale delle Nazioni Unite, alla Knesset, al presidente e al governo di Israele, al Consiglio legislativo palestinese e all'Autorità palestinese, al Segretario generale della Lega degli Stati arabi, ai parlamenti e ai governi dell'Egitto, della Giordania e del Libano, nonché al Commissario generale dell'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei profughi palestinesi (UNRWA).

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