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Procedura : 2015/3018(RSP)
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RC-B8-1412/2015

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PV 17/12/2015 - 9.4

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P8_TA(2015)0465

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Giovedì 17 dicembre 2015 - Strasburgo Edizione definitiva
Malaysia
P8_TA(2015)0465RC-B8-1412/2015

Risoluzione del Parlamento europeo del 17 dicembre 2015 sulla Malaysia (2015/3018(RSP))

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla Malaysia,

–  vista la sua risoluzione del 15 gennaio 2014 sul futuro delle relazioni UE-ASEAN(1),

–  vista la dichiarazione rilasciata il 15 aprile 2015 dal portavoce del SEAE sull'emendamento, recentemente adottato, al Sedition Act in Malaysia,

–  vista la dichiarazione rilasciata il 17 marzo 2015 dal portavoce del SEAE sull'arresto di Nurul Izzah, membro dell'opposizione al Parlamento in Malaysia,

–  vista la dichiarazione rilasciata il 10 febbraio 2015 dal portavoce del SEAE sulla condanna del politico dell'opposizione malese Anwar Ibrahim,

–  visto il quadro strategico dell'UE sui diritti umani,

–  vista la dichiarazione dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, del 9 aprile 2015, sui progetti di legge in materia di antiterrorismo e sedizione,

–  visto il comunicato stampa congiunto del SEAE sul dialogo politico UE-ASEAN in materia di diritti umani del 23 ottobre 2015,

–  visti gli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani,

–  vista la sessione della revisione periodica universale dell'ONU dell'ottobre 2013,

–  vista la relazione del relatore speciale sulla tratta di esseri umani, del giugno 2015,

–  viste la seconda revisione periodica universale sulla Malaysia dinanzi al Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani e le sue raccomandazioni, dell'ottobre 2013,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

–  vista la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani del 1998,

–  visto il Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR) del 1966,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti (CAT) del 1984,

–  vista la dichiarazione sui diritti umani dell'Associazione delle nazioni del Sud-Est asiatico,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che l'Unione europea considera la Malaysia un partner politico ed economico fondamentale nel Sud-Est asiatico; che l'UE e la Malaysia stanno attualmente negoziando un accordo di partenariato e cooperazione e un accordo di libero scambio;

B.  considerando che le possibilità di dibattito pubblico e di esercizio della libertà di espressione in Malaysia sono in rapida diminuzione, dal momento che il governo si avvale di leggi penali formulate in maniera vaga per mettere a tacere le critiche e per reprimere il malcontento dell'opinione pubblica e la pacifica espressione di opinioni, inclusi i dibattiti su questioni di interesse pubblico; che tra tali leggi figurano, per citarne alcune, il Sedition Act, il Printing Presses and Publications Act, il Communications and Multimedia Act e il Peaceful Assembly Act;

C.  considerando che il 3 dicembre 2015 il Parlamento malese ha approvato a maggioranza il progetto di legge sul Consiglio di sicurezza nazionale; che tale progetto di legge attribuisce al Consiglio di sicurezza nazionale, guidato dal Primo ministro, ampi poteri per dichiarare lo stato di emergenza in qualsiasi zona ritenuta a rischio di sicurezza, conferendo vasti poteri di arresto, perquisizione e sequestro senza mandato;

D.  considerando che, in virtù del solo Sedition Act, 78 persone sono state indagate o accusate dall'inizio del 2014;

E.  considerando che l'ex leader dell'opposizione Anwar Ibrahim è stato condannato per sodomia nel febbraio 2015 a seguito di una persecuzione a sfondo politico, sfociata in un procedimento penale difforme dagli standard internazionali di giusto processo; che gli sono state negate cure mediche adeguate;

F.  considerando che le persone LGBTI in Malaysia sono criminalizzate in virtù della legge del paese contro la sodomia e delle leggi regionali che vietano il transvestitismo e sono vittime di incitamento all'odio a sfondo politico, arresti arbitrari, aggressioni fisiche e sessuali, reclusione e altri abusi;

G.  considerando che il vignettista malese Zulkiflee Anwar Ulhaque (Zunar) è stato accusato ai sensi del Sedition Act di aver pubblicato tweet critici nei confronti del governo per quanto riguarda la condanna di Anwar Ibrahim; che sono state formulate accuse analoghe a carico del blogger Khalid Ismath e del docente universitario Azmi Sharom;

H.  considerando che la commissione malese anticorruzione ha chiesto chiarimenti al primo ministro sulle accuse di corruzione formulate dopo che sono stati scoperti sul suo conto bancario oltre 600 milioni di euro senza che ne siano stati giustificati la fonte e lo scopo, nonché su varie accuse secondo cui mancherebbero centinaia di milioni di euro da contratti che coinvolgono un'impresa statale avviata dal primo ministro stesso, ossia la 1Malaysia Development Berhad (1MDB);

I.  considerando che i mezzi di informazione e le case editrici hanno subito restrizioni ai sensi del Printing Presses and Publications Act dopo aver riferito in merito a tali accuse, e che l'avvocato Matthias Chang e il politico Khairuddin Abu Hassan sono stati arrestati in seguito alle loro indagini sulle predette accuse;

J.  considerando che, durante la visita in Malaysia del 5 e 6 agosto 2015, l'alto rappresentante ha espresso la sua preoccupazione per l'uso abusivo di leggi penali;

K.  considerando che, secondo l'ONU e le ONG, le forze di polizia malesi fanno sempre più spesso ricorso ad atti di tortura, ad arresti notturni, a ingiustificabili provvedimenti di custodia cautelare nonché ad azioni giudiziarie selettive;

L.  considerando che la Malaysia continua ad applicare la pena di morte e che attualmente fino a 1 000 prigionieri si trovano nel braccio della morte;

M.  considerando che la Malaysia fa parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e presiede attualmente l'ASEAN, e che il 27º vertice dell'ASEAN si è tenuto a Kuala Lumpur dal 18 al 22 novembre 2015;

1.  ribadisce il forte impegno dell'UE a favore del popolo malese, con il quale l'Unione ha legami politici, economici e culturali stretti e di lunga data;

2.  deplora il deterioramento della situazione dei diritti umani in Malaysia e, in particolare, la repressione nei confronti degli attivisti della società civile, degli esponenti del mondo accademico, dei media e degli attivisti politici; esprime preoccupazione per l'aumento esponenziale del numero di persone incriminate o arrestate ai sensi del Sedition Act;

3.  è particolarmente preoccupato per l'adozione del progetto di legge sul Consiglio di sicurezza nazionale e ne sollecita il ritiro; invita il governo a mantenere un giusto equilibrio tra la necessità di salvaguardare la sicurezza nazionale, da un lato, e l'imperativo di tutelare i diritti civili e politici, dall'altro;

4.  esorta il governo malese a rilasciare immediatamente tutti i prigionieri politici, tra cui l'ex leader dell'opposizione Anwar Ibrahim, a fornire loro un'adeguata assistenza medica e a ritirare le accuse di matrice politica, comprese quelle nei confronti del vignettista Zulkiflee Anwar Haque (Zunar), del blogger Khalid Ismath, del docente universitario Azmi Sharom, dei dissidenti politici Khairuddin Abu Hassan e Matthias Chang, nonché degli attivisti per i diritti umani Lena Hendry e Maria Chin Abdullah;

5.  esorta le autorità malesi ad abrogare il Sedition Act e ad allineare tutta la legislazione, compresi il Prevention of Terrorism Act, il Printing Presses and Publications Act, il Communications and Multimedia Act, il Peaceful Assembly Act ed altre pertinenti disposizioni del codice penale, alle norme internazionali in materia di libertà di espressione e di riunione e tutela dei diritti umani; invita le autorità malesi ad agevolare i raduni pacifici e a garantire la sicurezza di tutti i partecipanti e la loro libertà di espressione in tutto il paese;

6.  esorta l'istituzione di una commissione indipendente sulla condotta scorretta e le denunce riguardanti la polizia, come raccomandato dalla commissione di inchiesta sulla polizia del 2005, al fine di indagare sulle accuse di tortura e sui decessi avvenuti durante la detenzione;

7.  sottolinea l'importanza di condurre indagini indipendenti e trasparenti sulle accuse di corruzione e di garantire la completa collaborazione con gli inquirenti; esorta il governo della Malaysia a non esercitare pressioni sulla commissione malese anticorruzione e sui media del paese;

8.  deplora profondamente l'ascesa di gruppi supremazisti che contribuiscono a creare ulteriori tensioni etniche;

9.  incoraggia il governo malese ad avviare un dialogo con i partiti dell'opposizione e i soggetti interessati della società civile;

10.  invita il governo malese a ratificare le principali convenzioni internazionali sui diritti umani, tra cui l'ICCPR, il Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali (ICESCR), la CAT, la Convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale (ICERD), la convenzione 169 dell'OIL, lo Statuto di Roma della CPI nonché la convenzione del 1951 relativa allo status dei rifugiati e il relativo protocollo facoltativo;

11.  chiede al governo della Malaysia di estendere un invito permanente a tutte le procedure speciali delle Nazioni Unite, consentendo in tal modo ai relatori speciali di recarsi nel paese senza dover fare richiesta di ingresso;

12.  ribadisce la sua posizione secondo cui la pena di morte costituisce un trattamento crudele, disumano e degradante, e chiede alla Malaysia di introdurre una moratoria quale primo passo verso l'abolizione della pena capitale per qualsiasi reato e di commutare in ergastolo tutte le condanne a morte;

13.  invita l'Unione e i suoi Stati membri a coordinare le politiche nei confronti della Malaysia, in linea con il quadro strategico dell'UE sui diritti umani, al fine di incoraggiare le riforme sulle questioni citate, oggetto di preoccupazione, attraverso tutti i canali possibili, anche nell'ambito delle Nazioni Unite a cui la Malaysia partecipa come membro non permanente del Consiglio di sicurezza per il periodo 2015-2016;

14.  sollecita la delegazione dell'UE in Malaysia a intensificare gli sforzi per finanziare i progetti a favore della libertà di espressione e la riforma delle leggi repressive, nonché a impiegare tutti gli strumenti appropriati, tra cui lo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani, per tutelare i difensori dei diritti umani; esorta ad abrogare la legge contro la sodomia e invita il SEAE, in linea con gli orientamenti dell'UE per la tutela e la promozione dei diritti delle persone LGBTI, a intensificare il lavoro sui diritti delle persone LGBTI in Malaysia, oggetto di violenza e persecuzioni, e a mirare in particolare a decriminalizzare l'omosessualità e il transessualismo;

15.  ribadisce l'importanza del dialogo politico UE-ASEAN in materia di diritti umani, quale strumento efficace per lo scambio di buone prassi e la promozione di iniziative per rafforzare le capacità;

16.  invita la Commissione a garantire che le preoccupazioni in materia di diritti umani siano tenute in debita considerazione nel corso dei negoziati futuri su un accordo di libero scambio e un accordo di partenariato e di cooperazione UE-Malaysia;

17.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai parlamenti e ai governi degli Stati membri, al parlamento e al governo della Malaysia, all'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani nonché ai governi dei paesi membri dell'ASEAN.

(1) Testi approvati, P7_TA(2014)0022.

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