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Procedura : 2015/2728(RSP)
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Giovedì 17 dicembre 2015 - Strasburgo Edizione definitiva
Protezione del parco nazionale di Virunga nella Repubblica democratica del Congo
P8_TA(2015)0475B8-1346/2015

Risoluzione del Parlamento europeo del 17 dicembre 2015 sulla protezione del parco nazionale di Virunga nella Repubblica democratica del Congo (2015/2728(RSP))

Il Parlamento europeo,

–  vista la convenzione concernente la protezione del patrimonio culturale e naturale mondiale, adottata il 16 novembre 1972 a Parigi dalla Conferenza generale dell'Unesco,

–  visto il riconoscimento da parte dell'Unesco del parco nazionale di Virunga quale sito patrimonio dell'umanità nel 1979 e quale sito patrimonio dell'umanità in pericolo nel 1994,

–  vista la convenzione sulla diversità biologica, adottata il 5 giugno 1992 a Rio de Janeiro in occasione del vertice della Terra,

–  vista la convenzione relativa alle zone umide di importanza internazionale soprattutto come habitat degli uccelli acquatici, adottata a Ramsar nel 1971,

–  visti le linee guida dell'OCSE destinate alle imprese multinazionali, adottate nel 1976 (e i relativi aggiornamenti), e i principi guida dell'ONU in materia di imprese e diritti umani, adottati nel 1971,

–  vista la dichiarazione finale del luglio 2014 a seguito dell'accordo raggiunto in merito al reclamo presentato da WWF International contro SOCO International PLC,

–  visto il quadro giuridico e contrattuale applicabile al settore degli idrocarburi nella Repubblica democratica del Congo (RDC), inclusi l'"Ordonnance-Loi n° 81-013 portant législation générale sur les mines et les hydrocarbures", il "Code minier" e un eventuale "Code congolais des hydrocarbures", nonché i "Contrats de Partage et de Production des hydrocarbures" (CPP);

–  vista l'interrogazione alla Commissione sulla protezione del Parco nazionale di Virunga nella Repubblica democratica del Congo (O-000108/2015 – B8-1111/2015),

–  vista la proposta di risoluzione della commissione per lo sviluppo,

–  visti l'articolo 128, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che il parco nazionale di Virunga, situato nella provincia del Kivu settentrionale e nella Provincia orientale della Repubblica democratica del Congo, ai confini con il Ruanda e l'Uganda, è il parco nazionale più vecchio dell'Africa, patrimonio dell'umanità dell'Unesco e conosciuto in tutto il mondo per i suoi habitat straordinari e la sua ricca biodiversità, la più elevata di tutti i parchi africani; che, in particolare, il parco è famoso per i suoi gorilla di montagna, una specie gravemente minacciata iscritta nell'appendice I della convenzione del 1973 sul commercio internazionale delle specie di flora e di fauna selvatiche minacciate di estinzione (CITES);

B.  considerando che, in base alla convenzione sulla diversità biologica, sottoscritta e ratificata dalla RDC, la conservazione della diversità biologica è un problema comune a tutta l'umanità ed è parte integrante del processo di sviluppo; che la convenzione è giuridicamente vincolante e che i firmatari sono tenuti ad attuarne le disposizioni;

C.  considerando che il parco nazionale di Virunga è protetto anche dalla convenzione di Ramsar e dal diritto nazionale della RDC; che la Commissione europea e alcuni Stati membri dell'UE sostengono da 25 anni la conservazione del parco;

D.  considerando che il parco nazionale di Virunga è uno dei tre siti Ramsar (n. 787) della RDC; che, a norma della convenzione di Ramsar, la RDC è soggetta a vari obblighi relativi ai siti iscritti nell'elenco di Ramsar, come ad esempio l'elaborazione e la successiva attuazione di programmi per favorire la conservazione delle zone umide figuranti nell'elenco e, nei limiti del possibile, il razionale utilizzo delle zone umide che si trovano sul suo territorio (articolo 3, paragrafo 1, della convenzione di Ramsar);

E.  considerando che, secondo la relazione 2013 del WWF dal titolo "The economic value of Virunga Park", il parco nazionale di Virunga produce oggi un valore economico annuo di 48,9 milioni di dollari; che, in una situazione stabile, esso potrebbe offrire un contributo alla crescita a livello sia economico che turistico e produrre un valore di un miliardo di dollari l'anno e creare 45 000 posti di lavoro;

F.  considerando che, nonostante lo status di zona naturale protetta, il parco è minacciato da anni da gruppi armati che si dedicano al bracconaggio, alla deforestazione e ad altre forme insostenibili e illegali di sfruttamento delle risorse; che, di conseguenza, il parco nazionale di Virunga è stato iscritto nell'elenco dei siti dichiarati patrimonio mondiale in pericolo; che una corsa al petrolio, in un contesto di povertà di massa, di fragilità dello Stato, di governance inadeguata e di insicurezza regionale, avrebbe gravi effetti destabilizzanti sul piano sociale e ambientale;

G.  considerando che, nel dicembre 2007, il governo della RDC ha autorizzato concessioni petrolifere sull'85 % della superficie del parco; che la società SOCO International PLC (SOCO) è sinora la sola ad avere effettuato prospezioni nel parco;

H.  considerando che, nonostante la legge della RDC vieti le attività dannose per l'ambiente nelle zone protette, la licenza di prospezione della SOCO sfrutta una deroga in quanto la normativa consente lo svolgimento di "attività scientifiche" nelle zone protette;

I.  considerando che la SOCO International non è più titolare della licenza per il blocco V nel parco nazionale di Virunga;

J.  considerando che i risultati dello studio sistemico dimostrano la presenza di petrolio all'interno del parco nazionale di Virunga; che lo sfruttamento (e la prospezione) sono incompatibili con la tutela del parco, che è un sito patrimonio dell'umanità;

K.  considerando che la responsabilità di rispettare i diritti umani costituisce una norma globale di comportamento cui devono attenersi tutte le imprese commerciali, indipendentemente dal luogo in cui operano, come ricordato nei principi guida delle Nazioni Unite in materia di imprese e diritti umani e nelle linee guida dell'OCSE destinate alle imprese multinazionali;

L.  considerando che da oltre vent'anni il parco nazionale di Virunga e le sue vicinanze sono teatro di violenti scontri; che l'estrazione mineraria illegale, lo sfruttamento illegale delle sue risorse naturali (legname, carbone vegetale, ecc.) e il bracconaggio di animali minacciati di estinzione, nonché altre forme di commercio illegale di risorse naturali, in particolare, hanno finanziato sia i ribelli che l'esercito ufficiale, mentre la prospezione e lo sfruttamento delle potenziali risorse petrolifere sono quasi certamente destinate ad alimentare ulteriori episodi di violenza e gravi violazioni dei diritti umani e a inquinare il territorio;

M.  considerando che i maggiori rischi ambientali connessi allo sfruttamento petrolifero nelle zone prive di una buona governance comprendono la deforestazione su larga scala, l'introduzione di specie vegetali invasive, la frammentazione degli habitat, una maggiore probabilità di bracconaggio e l'inquinamento da fuoriuscite di petrolio, incendi di gas e sversamenti di rifiuti; che il rischio di una "maledizione del petrolio" potrebbe dar luogo a un peggioramento degli indicatori di povertà e disuguaglianza, come dimostrato da studi di casi come il delta del Niger;

N.  considerando che la gestione sostenibile del territorio, delle acque e degli animali selvatici del parco nazionale di Virunga comporterà benefici economici diretti e indiretti per le comunità fortemente dipendenti dalle risorse naturali del parco; che, secondo il WWF, il solo turismo connesso ai gorilla di montagna potrebbe generare 30 milioni di dollari l'anno e creare migliaia di posti di lavoro;

1.  sottolinea l'assoluta necessità di impedire danni irreversibili al parco nazionale di Virunga, riconosciuto dall'Unesco come sito patrimonio dell'umanità nel 1979 e sito patrimonio dell'umanità in pericolo nel 1994;

2.  deplora che, per quanto riguarda la conservazione delle specie selvatiche, il parco nazionale di Virunga sia diventato uno dei luoghi più pericolosi del pianeta; osserva con grande preoccupazione il coinvolgimento nello sfruttamento illegale delle risorse naturali del parco di gruppi armati che utilizzano le attività minerarie e la produzione di carbone vegetale per sostenere le proprie operazioni militari e per arricchirsi; deplora altresì il bracconaggio su larga scala esercitato da gruppi armati a fini alimentari e il commercio di avorio e selvaggina, finalizzato a mantenere le attività belliche; osserva inoltre con preoccupazione che la scarsa disciplina, il pagamento irregolare e la carenza di cibo hanno portato a una crescente partecipazione del personale militare alle attività illegali, compresi lo sfruttamento minerario artigianale, la produzione di carbone vegetale e il bracconaggio; osserva che il parco è un territorio ricco di zone incontaminate, ma che i suoi due milioni di acri (790 000 ettari) hanno enormi problemi di conservazione, soprattutto a causa dei limitati finanziamenti governativi; ricorda che il 15 aprile 2014 tre uomini armati hanno gravemente ferito il direttore del parco, il principe belga Emmanuel de Merode, e che nell'ultimo decennio oltre 140 guardie forestali sono state uccise mentre erano in servizio;

3.  pone l'accento sui danni irreversibili che il parco nazionale di Virunga potrebbe subire a seguito della prospezione e dello sfruttamento del petrolio e altre attività illegali; ritiene inaccettabile che nel 2007 siano state rilasciate concessioni petrolifere per il parco nazionale di Virunga alla compagnia petrolifera francese TOTAL e alla compagnia petrolifera britannica SOCO International, in violazione della convenzione di Parigi concernente la protezione del patrimonio culturale e naturale mondiale, della convenzione del 1992 sulla diversità biologica, della convenzione di Ramsar e della legislazione congolese; ricorda che, mentre TOTAL ha deciso che non effettuerà mai prospezioni entro i confini del parco (anche qualora il governo congolese decidesse di modificarli), la SOCO International vi ha svolto prospezioni petrolifere e, nel luglio 2014, ha portato a termine un'indagine sismica i cui risultati sono stati presentati al governo congolese e dimostrano la presenza di petrolio; invita il governo congolese a non concedere licenze ad altri operatori;

4.  rileva che il governo dell'Uganda ha avviato il processo relativo alla concessione di una licenza per il blocco petrolifero di Ngaji, che si trova in prossimità del parco nazionale di Virunga e include il lago Edoardo, e sottolinea che le attività di prospezione e sfruttamento potrebbero arrecare danni irreversibili al parco;

5.  prende atto dell'accordo raggiunto nel giugno 2014 tra la SOCO International e l'organizzazione ambientalista WWF a seguito del reclamo del WWF presso il punto di contatto nazionale del Regno Unito riguardante il mancato rispetto, da parte della SOCO, delle linee guida dell'OCSE destinate alle imprese multinazionali, accordo in virtù del quale l'impresa si impegna a non svolgere o commissionare perforazioni esplorative o di altro tipo all'interno del parco nazionale di Virunga, salvo che l'Unesco e il governo della RDC convengano che tali attività non sono incompatibili con lo status di sito patrimonio dell'umanità; rileva che tale accordo condizionale non fornisce garanzie quanto alla fine delle attività petrolifere nel parco; sottolinea che la posizione ambigua della SOCO International lascia spazio alla possibilità di declassare il parco, interamente o in parte, ai fini della perforazione petrolifera; osserva che la concessione in cui la SOCO sta effettuando le prospezioni è situata in una zona che comprende il lago Edoardo e che ospita decine di specie emblematiche (alcune a rischio di estinzione) quali scimpanzé, elefanti, coccodrilli e leoni; invita quindi la SOCO International PLC e la sua società registrata nella RDC a porre fine definitivamente a tutte le forme di prospezione e sfruttamento all'interno del parco nazionale di Virunga e a rispettare gli attuali confini del parco; sollecita inoltre il governo della RDC ad annullare le autorizzazioni di prospezione petrolifera concesse all'interno del parco nazionale di Virunga, come richiesto dal comitato per il patrimonio mondiale;

6.  sottolinea che, secondo le stime, la pesca nel lago Edoardo genera circa 30 milioni di dollari all'anno a beneficio della comunità locale che vive nei pressi del parco nazionale di Virunga e che inoltre, secondo un'analisi indipendente commissionata dal WWF, oltre 50 000 famiglie dipendono dal lago per il loro approvvigionamento di acqua dolce;

7.  sottolinea che, secondo una relazione di "Global Witness" pubblicata nel settembre 2014 su Der Spiegel, The Telegraph e The New York Times, la SOCO International e i suoi appaltatori avrebbero effettuato pagamenti illeciti, avrebbero pagato dei ribelli armati e avrebbero tratto vantaggio dalla paura e dalla violenza fomentate dalle forze di sicurezza del governo nella zona orientale della RDC, cercando così di accedere al più vecchio parco nazionale dell'Africa con l'intenzione di condurre prospezioni petrolifere;

8.  plaude alla valutazione ambientale strategica (VAS) riguardante la prospezione e lo sfruttamento petroliferi nella parte settentrionale del Rift Albertino, incluso il parco nazionale di Virunga; ritiene che, sulla scorta di tale valutazione, i governi interessati, compreso quello della RDC, dovrebbero essere in grado di prendere decisioni informate sulla base di un'adeguata analisi dell'impatto della prospezione e dello sfruttamento del petrolio; deplora, tuttavia, che la procedura di VAS abbia subito notevoli ritardi e che le prospezioni petrolifere nel parco siano già iniziate benché la procedura di VAS non sia ancora ultimata;

9.  sottolinea che la vicenda dello sfruttamento petrolifero nella RDC è caratterizzata da un sistema legislativo e regolamentare inadeguato e inefficiente; invita il governo della RDC a difendere e rispettare la legge e le regolamentazioni nazionali che vietano attività dannose per l'ambiente quali la prospezione e lo sfruttamento petroliferi nelle zone protette, compreso il parco nazionale di Virunga, e a colmare le lacune dei progetti di legge sugli idrocarburi e la protezione dell'ambiente, che consentono la prospezione e lo sfruttamento delle risorse naturali nei parchi nazionali e nei siti patrimonio dell'umanità;

10.  encomia le autorità responsabili della gestione del parco per i loro sforzi volti ad assicurare profitti sostenibili attraverso la generazione di energia da fonti solari e idriche, migliorando il reddito di buona parte della popolazione locale senza distruggere il territorio naturale e nel rispetto delle attività di sviluppo consentite in un sito che è patrimonio mondiale;

11.  sottolinea che, sin dai primi anni Novanta, le gravi violazioni dei diritti umani e gran parte degli episodi di violenza sono imputabili ai conflitti con i guerriglieri armati che vivono nel parco e nelle sue vicinanze; sottolinea altresì che le Forze democratiche per la liberazione del Ruanda (FDLR), un gruppo di guerriglieri accusati di aver commesso atrocità durante il genocidio perpetrato in Ruanda nella primavera del 1994 ed estesosi anche alla zona orientale della RDC, vivono nel parco dal 1996 e si nascondono tuttora oltre la frontiera nel Virunga, mentre le milizie Mai-Mai avrebbero ucciso, stuprato e ferito molte persone e distrutto villaggi entro i confini del parco; esorta il governo della RDC a disarmare i ribelli e ripristinare la sicurezza nella regione del parco; deplora inoltre che nella RDC sia stata inasprita la repressione nei confronti degli attivisti dei diritti umani e dei giornalisti; sollecita nuovamente il governo della RDC a riconoscere e rispettare la libertà di stampa e dei media e a garantire lo Stato di diritto e i diritti umani;

12.  ricorda che, in conformità della convenzione di Parigi concernente la protezione del patrimonio culturale e naturale mondiale, la prospezione e lo sfruttamento petroliferi non sono compatibili con lo status di sito patrimonio dell'umanità; sottolinea inoltre che il parco nazionale di Virunga ospita molte specie a rischio di estinzione, come gli emblematici gorilla di montagna, tra gli ultimi del pianeta, e gli okapi, e che gli habitat di tali specie dovrebbero essere rigorosamente protetti; accoglie positivamente la decisione del governo della RDC di creare un gruppo speciale antibracconaggio, ma lo esorta a identificare e avviare ulteriori azioni legali, in cooperazione con la segreteria della CITES, al fine di lottare contro le reti criminali implicate nel traffico illegale; esorta il governo della RDC, più in generale, a rafforzare il ruolo delle guardie forestali e a punire le attività illegali svolte nel parco;

13.  evidenzia che, stando a quanto riportato, il governo congolese e la SOCO International avrebbero intavolato discussioni sulla ridefinizione dei confini del parco, nella prospettiva di declassare il Virunga, interamente o in parte, per consentire di trivellarvi legalmente pozzi petroliferi, anche se non sembra che, ad oggi, il governo abbia ufficialmente richiesto una siffatta modifica all'Unesco;

14.  invita il Servizio europeo per l'azione esterna a coordinare la risposta diplomatica degli Stati membri dell'UE e di altri eventuali donatori attivi nella RDC, allo scopo di aiutare il governo congolese a rinunciare alla prospezione e allo sfruttamento del petrolio entro i confini del parco, ad annullare le autorizzazioni di prospezione petrolifera concesse all'interno del parco nazionale di Virunga, come richiesto dal comitato per il patrimonio mondiale, così come in altri siti congolesi dichiarati patrimonio dell'umanità dall'Unesco, nonché a rifiutare la ridefinizione dei confini del parco e la riduzione della sua superficie;

15.  invita la Commissione e gli Stati membri a preservare l'integrità del parco, ad esempio rafforzando il loro impegno a finanziare la conservazione e lo sviluppo economico sostenibili e la diversificazione della regione circostante; sollecita in particolare l'Unione europea a sostenere il governo della RDC nello sviluppo di soluzioni energetiche ed economiche sostenibili in alternativa alle industrie estrattive, nel miglioramento della mobilitazione di risorse nazionali, segnatamente mediante sistemi fiscali equi e progressivi, nel miglioramento della governance e nella lotta al bracconaggio, al disboscamento illegale, alle attività minerarie illegali e alla corruzione, fenomeni persistenti che rischiano di danneggiare il parco in modo irreversibile;

16.  invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare ogni opportuna misura per far sì che il progetto VAS diventi un vero e proprio strumento decisionale;

17.  sottolinea che gli Stati membri dell'UE hanno il dovere, ai sensi del diritto umanitario internazionale ed europeo, di garantire che le imprese che operano all'interno della loro giurisdizione non causino né contribuiscano a violazioni dei diritti umani, direttamente o indirettamente, attraverso le loro attività commerciali, e che agiscano nel rispetto dei codici di condotta da esse adottati, che prevedono norme di carattere sociale e ambientale, come pure nel rispetto di strumenti quali la convenzione 169 dell'OIL, le linee guida dell'OCSE destinate alle imprese multinazionali e i principi guida delle Nazioni Unite in materia di imprese e diritti umani; invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare misure giuridicamente vincolanti affinché le società colpevoli di aggirare le leggi nazionali e i trattati internazionali siano chiamate a rispondere delle loro azioni;

18.  invita la Commissione e gli Stati membri a prendere provvedimenti efficaci per fornire risposte ulteriori alle cause alla base dei conflitti armati e della corruzione nonché a sostenere lo sviluppo sostenibile e le strategie di consolidamento della pace nel parco nazionale di Virunga e nella regione circostante;

19.  esorta la Commissione, gli Stati membri, la Repubblica democratica del Congo e le società petrolifere interessate all'attività estrattiva a salvaguardare il parco nazionale di Virunga, secondo gli attuali confini, e i territori vicinanti dallo sfruttamento dei combustibili fossili;

20.  invita il Servizio europeo per l'azione esterna a intraprendere tutte le iniziative necessarie per convincere il governo della RDC a indagare sugli episodi di violenza ai danni dei difensori dei diritti umani operanti nel paese, in particolare nel parco nazionale di Virunga, incluse le guardie forestali, e a incoraggiarlo a profondere il massimo impegno per evitare la reiterazione di questi atti di crudeltà;

21.  esorta il Servizio europeo per l'azione esterna ad adottare tutte le misure necessarie per garantire che il Serious Fraud Office (Ufficio per le grandi frodi finanziarie) del Regno Unito, in quanto autorità giudiziaria competente in via principale, e qualsiasi altra autorità competente conducano indagini approfondite su tutte le accuse di corruzione presentate dinanzi a essi in relazione alla SOCO International PLC e alla sua società registrata nella RDC, SOCO Exploration and Production DRC SPRL (SOCO);

22.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Servizio europeo per l'azione esterna, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, della Repubblica democratica del Congo, della Repubblica dell'Uganda e della Repubblica del Ruanda, al comitato per il patrimonio mondiale dell'Unesco, al programma delle Nazioni Unite per l'ambiente e al segretariato della convenzione di Ramsar.

Avviso legale