Indice 
Testi approvati
Mercoledì 20 maggio 2015 - StrasburgoEdizione definitiva
Decisione di non sollevare obiezioni a un atto delegato: sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale
 Accordo sugli scambi, lo sviluppo e la cooperazione con il Sud Africa (protocollo per tener conto dell'adesione della Croazia) ***
 Prevenzione dell'uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo ***II
 Dati informativi che accompagnano i trasferimenti di fondi ***II
 Procedure di insolvenza ***II
 Sistema europeo di autocertificazione per gli importatori di alcuni minerali o metalli originari di zone di conflitto e ad alto rischio ***I
 Obiezione a un atto delegato: esenzione relativa al cadmio nelle applicazioni di illumunazione generale e di illuminazione dei sistemi di visualizzazione
 Obiezione a un atto delegato: titolo per le importazioni di alcole etilico di origine agricola
 Congedo di maternità
 Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità
 Epidemia di Xylella fastidiosa che colpisce gli ulivi

Decisione di non sollevare obiezioni a un atto delegato: sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale
PDF 239kWORD 61k
Decisione del Parlamento europeo di non sollevare obiezioni al regolamento delegato della Commissione del 27 aprile 2015 che modifica l'allegato I del regolamento (UE) n. 1305/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (C(2015)02802 – 2015/2673(DEA))
P8_TA(2015)0199B8-0439/2015

Il Parlamento europeo,

–  visto il regolamento delegato della Commissione (C(2015)02802),

–  vista la lettera in data 3 febbraio 2015 della Commissione con cui quest'ultima chiede al Parlamento di dichiarare che non solleverà obiezioni al regolamento delegato,

–  vista la lettera della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale al presidente della Conferenza dei presidenti di commissione, del 6 maggio 2015,

–  visto l'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il regolamento (UE) n. 1305/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) e che abroga il regolamento (CE) n. 1698/2005 del Consiglio(1), in particolare l'articolo 58, paragrafo 7, e l'articolo 83, paragrafo 5,

–  vista la raccomandazione di decisione della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale,

–  visto l'articolo 105, paragrafo 6, del suo regolamento,

–  visto che non è stata sollevata alcuna obiezione nel termine previsto all'articolo 105, paragrafo 6, terzo e quarto trattino, del suo regolamento, che arrivava a scadenza il 19 maggio 2015,

A.  considerando che l'articolo 19, paragrafo 1, del regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio prevede la revisione del quadro finanziario pluriennale, qualora i nuovi programmi in regime di gestione concorrente nell'ambito, tra gli altri, del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale siano adottati dopo il 1o gennaio 2014, al fine di trasferire agli anni successivi, oltre i corrispondenti massimali di spesa, le assegnazioni non utilizzate nel 2014;

B.  considerando che i programmi di sviluppo rurale di Bulgaria, Repubblica ceca, Irlanda, Grecia, Spagna, Croazia, Italia, Cipro, Lussemburgo, Ungheria, Malta, Romania, Svezia e alcuni programmi regionali di Belgio, Germania, Francia e Regno Unito non erano ancora pronti per l'adozione alla fine del 2014;

C.  considerando che il regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 è stato modificato di conseguenza dal regolamento (UE, Euratom) n. 2015/623, che trasferisce, per il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale, le assegnazioni inutilizzate nel 2014 ai corrispondenti massimali di spesa per il 2015 e il 2016;

D.  considerando che l'allegato I del regolamento (UE) n. 1305/2013, che stabilisce la ripartizione del sostegno dell'Unione allo sviluppo rurale per il periodo 2014-2020, dovrebbe pertanto essere modificato di conseguenza;

E.  considerando che il regolamento delegato è essenziale per garantire un'adozione agevole e tempestiva dei programmi di sviluppo rurale e che è appropriato che entri in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

1.  dichiara di non sollevare obiezioni al regolamento delegato;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 487.


Accordo sugli scambi, lo sviluppo e la cooperazione con il Sud Africa (protocollo per tener conto dell'adesione della Croazia) ***
PDF 233kWORD 59k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 20 maggio 2015 sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione europea e dei suoi Stati membri, del protocollo addizionale dell'accordo sugli scambi, lo sviluppo e la cooperazione tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da un lato, e la Repubblica sudafricana, dall'altro, per tener conto dell'adesione della Repubblica di Croazia all'Unione europea (07657/2015 – C8-0103/2015 – 2014/0236(NLE))
P8_TA(2015)0200A8-0146/2015

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (07657/2015),

–  visto il progetto di protocollo addizionale dell'accordo sugli scambi, lo sviluppo e la cooperazione tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da un lato, e la Repubblica sudafricana, dall'altro, per tener conto dell'adesione della Repubblica di Croazia all'Unione europea (13175/2014),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 217 e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), punto v), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0103/2015),

–  visti l'articolo 99, paragrafo 1, primo e terzo comma, l'articolo 99, paragrafo 2, e l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per lo sviluppo (A8-0146/2015),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione del protocollo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione, nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e della Repubblica sudafricana.


Prevenzione dell'uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo ***II
PDF 238kWORD 61k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 20 maggio 2015 relativa alla posizione del Consiglio in prima lettura in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo, che modifica il regolamento (UE) n. 648/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga la direttiva 2005/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e la direttiva 2006/70/CE della Commissione (05933/4/2015 – C8-0109/2015 – 2013/0025(COD))
P8_TA(2015)0201A8-0153/2015

(Procedura legislativa ordinaria: seconda lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la posizione del Consiglio in prima lettura (05933/4/2015 – C8-0109/2015),

–  visto il parere della Banca centrale europea del 17 maggio 2013(1),

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 23 maggio 2013(2),

–  vista la sua posizione in prima lettura(3) sulla proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2013)0045),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 7, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 76 del suo regolamento,

–  viste le deliberazioni congiunte della commissione per i problemi economici e monetari e della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni a norma dell'articolo 55 del regolamento,

–  vista la raccomandazione per la seconda lettura della commissione per i problemi economici e monetari e della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0153/2015),

1.  approva la posizione del Consiglio in prima lettura;

2.  constata che l'atto è adottato in conformità della posizione del Consiglio;

3.  incarica il suo Presidente di firmare l'atto, congiuntamente al Presidente del Consiglio, a norma dell'articolo 297, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

4.  incarica il suo Segretario generale di firmare l'atto, previa verifica che tutte le procedure siano state debitamente espletate, e di procedere, d'intesa con il Segretario generale del Consiglio, a pubblicarlo nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

5.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

(1) GU C 166 del 12.6.2013, pag. 2.
(2) GU C 271 del 19.9.2013, pag. 31.
(3) Testi approvati dell'11.3.2014, P7_TA(2014)0191.


Dati informativi che accompagnano i trasferimenti di fondi ***II
PDF 237kWORD 60k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 20 maggio 2015 relativa alla posizione del Consiglio in prima lettura in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio riguardante i dati informativi che accompagnano i trasferimenti di fondi e che abroga il regolamento (CE) n. 1781/2006 (05932/2/2015 – C8-0108/2015 – 2013/0024(COD))
P8_TA(2015)0202A8-0154/2015

(Procedura legislativa ordinaria: seconda lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la posizione del Consiglio in prima lettura (05932/2/2015 – C8-0108/2015),

–  visto il parere della Banca centrale europea del 17 maggio 2013(1),

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 23 maggio 2013(2),

–  vista la sua posizione in prima lettura(3) sulla proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2013)0044),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 7, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 76 del suo regolamento,

–  viste le deliberazioni congiunte della commissione per i problemi economici e monetari e della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni a norma dell'articolo 55 del regolamento,

–  vista la raccomandazione per la seconda lettura della commissione per i problemi economici e monetari e della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0154/2015),

1.  approva la posizione del Consiglio in prima lettura;

2.  constata che l'atto è adottato in conformità della posizione del Consiglio;

3.  incarica il suo Presidente di firmare l'atto congiuntamente al Presidente del Consiglio, a norma dell'articolo 297, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

4.  incarica il suo Segretario generale di firmare l'atto, previa verifica che tutte le procedure siano state debitamente espletate, e di procedere, d'intesa con il Segretario generale del Consiglio, a pubblicarlo nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

5.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

(1) GU C 166 del 12.6.2013, pag. 2.
(2) GU C 271 del 19.9.2013, pag. 31.
(3) Testi approvati dell'11.3.2014, P7_TA(2014)0190.


Procedure di insolvenza ***II
PDF 234kWORD 59k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 20 maggio 2015 relativa alla posizione del Consiglio in prima lettura in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle procedure di insolvenza (rifusione) (16636/5/2014 – C8-0090/2015 – 2012/0360(COD))
P8_TA(2015)0203A8-0155/2015

(Procedura legislativa ordinaria: seconda lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la posizione del Consiglio in prima lettura (16636/5/2014 – C8-0090/2015),

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 22 maggio 2013(1),

–  vista la sua posizione in prima lettura(2) sulla proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2012)0744),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 7, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 76 del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione per la seconda lettura della commissione giuridica (A8-0155/2015),

1.  approva la posizione del Consiglio in prima lettura;

2.  constata che l'atto è adottato in conformità della posizione del Consiglio;

3.  incarica il suo Presidente di firmare l'atto congiuntamente al Presidente del Consiglio, a norma dell'articolo 297, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

4.  incarica il suo Segretario generale di firmare l'atto, previa verifica che tutte le procedure siano state debitamente espletate, e di procedere, d'intesa con il Segretario generale del Consiglio, a pubblicarlo nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

5.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

(1) GU C 271 del 19.9.2013, pag. 55.
(2) Testi approvati del 5.2.2014, P7_TA(2014)0093.


Sistema europeo di autocertificazione per gli importatori di alcuni minerali o metalli originari di zone di conflitto e ad alto rischio ***I
PDF 341kWORD 183k
Emendamenti del Parlamento europeo, approvati il 20 maggio 2015, alla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un sistema europeo di autocertificazione dell'esercizio del dovere di diligenza nella catena di approvvigionamento per gli importatori responsabili di stagno, tungsteno, tantalio, dei loro minerali e di oro, originari di zone di conflitto e ad alto rischio (COM(2014)0111 – C7-0092/2014 – 2014/0059(COD))(1)
P8_TA(2015)0204A8-0141/2015

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Testo della Commissione   Emendamento
Emendamento 1
Proposta di regolamento
Considerando 1
(1)   Le risorse naturali di minerali nelle zone di conflitto o ad alto rischio, pur rappresentando un notevole potenziale di sviluppo, possono dare origine a controversie laddove i proventi del loro sfruttamento servano a finanziare l'insorgere di violenti conflitti o ad alimentarli, compromettendo gli sforzi nazionali a favore dello sviluppo, della buona governance e dello Stato di diritto. In queste zone è di importanza fondamentale, per assicurare la pace e la stabilità, interrompere il nesso esistente tra conflitti e sfruttamento illegale dei minerali.
(1)   Le risorse naturali di minerali nelle zone di conflitto o ad alto rischio, pur rappresentando un notevole potenziale di sviluppo, possono dare origine a controversie laddove i proventi del loro sfruttamento servano a finanziare l'insorgere di violenti conflitti o ad alimentarli, compromettendo gli sforzi a favore dello sviluppo, della buona governance e dello Stato di diritto. In queste zone è di importanza fondamentale, per assicurare la pace, lo sviluppo e la stabilità, interrompere il nesso esistente tra conflitti e sfruttamento illegale dei minerali.
Emendamento 2
Proposta di regolamento
Considerando 1 bis (nuovo)
(1 bis)  Le violazioni dei diritti umani sono comuni nell'industria estrattiva e possono comprendere il lavoro minorile, la violenza sessuale, le sparizioni forzate, il trasferimento forzato e la distruzione di luoghi di rilevanza spirituale o culturale.
Emendamento 3
Proposta di regolamento
Considerando 2
(2)   La questione riguarda zone ricche di risorse in cui governi e organizzazioni internazionali, in collaborazione con gli operatori del settore e le organizzazioni della società civile, hanno colto la sfida posta dalla volontà di ridurre al minimo il finanziamento di gruppi armati e forze di sicurezza.
(2)   La questione riguarda zone ricche di risorse in cui governi e organizzazioni internazionali, in collaborazione con gli operatori del settore e le organizzazioni della società civile, incluse le organizzazioni delle donne che sono in prima linea nell'attirare l'attenzione sulle condizioni di sfruttamento imposte da gruppi armati e forze di sicurezza nonché sugli stupri e sulle violenze utilizzati per controllare le popolazioni locali, hanno colto la sfida posta dalla volontà di impedire il finanziamento di tali gruppi e forze.
La sostituzione della parola "regions" con "areas" non concerne la versione italiana.
Emendamento 4
Proposta di regolamento
Considerando 5 bis (nuovo)
(5 bis)  Il presente regolamento è uno degli strumenti volti a eliminare il finanziamento di gruppi armati mediante il controllo del commercio di minerali provenienti da zone di conflitto; questo non pregiudica il fatto che le azioni di politica estera e di sviluppo dell'Unione europea dovrebbero essere incentrate sulla lotta contro la corruzione locale e la permeabilità delle frontiere, nonché sulla fornitura di formazione alle popolazioni locali e ai loro rappresentanti al fine di mettere in luce gli abusi.
Emendamento 5
Proposta di regolamento
Considerando 7
(7)   Il 7 ottobre 2010 il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione che invita l'Unione a legiferare in base al modello della legge statunitense sui "minerali dei conflitti", alias articolo 1502 della Dodd-Frank Wall Street Reform and Consumer Protection Act (Legge Dodd-Frank sulla riforma dei mercati finanziari e sulla protezione dei consumatori); la Commissione ha annunciato, nelle sue comunicazioni del 2011 e 2012, la sua intenzione di riflettere sulle possibilità di migliorare la trasparenza lungo l'intera catena di approvvigionamento, compresi gli aspetti legati al dovere di diligenza. Nell'ultima comunicazione tra quelle suindicate la Commissione, in linea con l'impegno assunto in occasione della riunione del maggio 2011 del Consiglio dell'OCSE a livello ministeriale, ha inoltre sollecitato un maggiore sostegno per le Linee guida dell'OCSE destinate alle imprese multinazionali e le Linee guida sul dovere di diligenza dell'OCSE e ne ha raccomandato l'applicazione, anche nei paesi non membri dell'OCSE.
(7)   Nelle sue risoluzioni del 7 ottobre 2010, dell'8 marzo 2011, del 5 luglio 2011 e del 26 febbraio 2014, il Parlamento europeo ha invitato l'Unione a legiferare in base al modello della legge statunitense sui "minerali dei conflitti", alias articolo 1502 della Dodd-Frank Wall Street Reform and Consumer Protection Act (Legge Dodd-Frank sulla riforma dei mercati finanziari e sulla protezione dei consumatori); la Commissione ha annunciato, nelle sue comunicazioni del 2011 e 2012, la sua intenzione di riflettere sulle possibilità di migliorare la trasparenza lungo l'intera catena di approvvigionamento, compresi gli aspetti legati al dovere di diligenza. Nell'ultima comunicazione tra quelle suindicate la Commissione, in linea con l'impegno assunto in occasione della riunione del maggio 2011 del Consiglio dell'OCSE a livello ministeriale, ha inoltre sollecitato un maggiore sostegno per le Linee guida dell'OCSE destinate alle imprese multinazionali e le Linee guida sul dovere di diligenza dell'OCSE e ne ha raccomandato l'applicazione, anche nei paesi non membri dell'OCSE.
Emendamento 6
Proposta di regolamento
Considerando 8
(8)   I cittadini e gli attori della società civile dell'Unione hanno sensibilizzato l'opinione pubblica alla mancanza di obbligo per le imprese che operano nell'ambito della giurisdizione dell'Unione di rendere conto dei loro eventuali legami con attività illecite di estrazione e di commercio di minerali originari di zone di conflitto. Ne consegue che tali minerali, potenzialmente presenti nei prodotti di consumo, creano un nesso tra consumatori e conflitti in territori non UE. A tal fine i cittadini hanno chiesto, segnatamente attraverso petizioni, che al Parlamento europeo e al Consiglio siano presentate proposte legislative affinché sia riconosciuta la responsabilità delle imprese, conformemente alle linee guida e ai principi guida delle Nazioni Unite e dell'OCSE.
(8)   I cittadini e gli attori della società civile dell'Unione hanno sensibilizzato l'opinione pubblica alla mancanza di obbligo per le imprese che operano nell'ambito della giurisdizione dell'Unione di rendere conto dei loro eventuali legami con attività illecite di estrazione e di commercio di minerali originari di zone di conflitto. Ne consegue che tali minerali, potenzialmente presenti nei prodotti di consumo, creano un nesso tra consumatori e conflitti in territori non UE. Di conseguenza, i consumatori sono indirettamente connessi ai conflitti che hanno gravi ripercussioni sui diritti umani, in particolare i diritti delle donne, giacché i gruppi armati spesso ricorrono allo stupro di massa come strategia volontaria per intimidire e controllare le popolazioni locali allo scopo di tutelare i loro propri interessi. A tal fine i cittadini hanno chiesto, segnatamente attraverso petizioni, che al Parlamento europeo e al Consiglio siano presentate proposte legislative affinché sia riconosciuta la responsabilità delle imprese, conformemente alle linee guida e ai principi guida delle Nazioni Unite e dell'OCSE.
Emendamenti 71, 91 e 112
Proposta di regolamento
Considerando 9 bis (nuovo)
(9 bis)  Il presente regolamento rispecchia la necessità dell'esercizio del dovere di diligenza lungo l'intera catena di approvvigionamento dal sito di origine fino al prodotto finale, attraverso il requisito che tutte le imprese che per prime immettono sul mercato dell'Unione risorse contemplate, inclusi prodotti che contengono tali risorse, debbano avviare e pubblicare una relazione in materia di dovere di diligenza nella catena di approvvigionamento. In linea con la natura del dovere di diligenza, gli obblighi di diligenza individuali di cui al presente regolamento rispecchiano la natura progressiva e flessibile dei processi di diligenza e la necessità di obblighi opportunamente modulati in funzione delle situazioni particolari delle imprese. Gli obblighi sono commisurati alla dimensione, all'influenza e alla posizione di un'impresa nella sua catena di approvvigionamento.
Emendamento 57
Proposta di regolamento
Considerando 11 bis (nuovo)
(11 bis)  La direttiva 2014/95/UE del Parlamento europeo e del Consiglio1 bis prevede che le imprese con un numero di dipendenti superiore a 500 comunichino informazioni in merito a una serie di politiche, tra cui i diritti umani, la lotta contro la corruzione e l'esercizio del dovere di diligenza nella catena di approvvigionamento. La direttiva prevede che la Commissione elabori orientamenti al fine di agevolare la comunicazione di tali informazioni. La Commissione dovrebbe considerare l'inclusione in tali orientamenti di indicatori di prestazione per quanto riguarda l'approvvigionamento responsabile dei minerali e dei metalli.
__________________
1 bis Direttiva 2014/95/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2014, recante modifica della direttiva 2013/34/UE per quanto riguarda la comunicazione di informazioni di carattere non finanziario e di informazioni sulla diversità da parte di talune imprese e di taluni gruppi di grandi dimensioni (GU L 330 del 15.11.2014, pag. 1).
Emendamento 9
Proposta di regolamento
Considerando 11 ter (nuovo)
(11 ter)  Molti sistemi esistenti per l'esercizio del dovere di diligenza nella catena di approvvigionamento potrebbero contribuire a raggiungere gli obiettivi del presente regolamento. Sono già in atto regimi settoriali volti a interrompere il legame tra i conflitti e l'approvvigionamento di stagno, tantalio, tungsteno e oro. Tali regimi utilizzano audit eseguiti da soggetti terzi indipendenti per certificare fonderie e raffinerie che abbiano in essere sistemi volti a garantire l'esclusivo approvvigionamento di minerali responsabile. Tali regimi settoriali potrebbero essere riconosciuti nel sistema dell'Unione. Occorre tuttavia chiarire i criteri e le procedure per il riconoscimento dell'equivalenza di tali regimi ai requisiti del presente regolamento, onde consentire il rispetto di norme elevate ed evitare la duplicazione degli audit.
Emendamento 10
Proposta di regolamento
Considerando 12
(12)  Attraverso la consultazione pubblica le imprese dell'Unione hanno espresso il loro interesse per l'approvvigionamento responsabile di minerali e hanno illustrato i regimi settoriali in atto, volti a perseguire i loro obiettivi nel campo della responsabilità sociale delle imprese, a rispondere alle domande della clientela o a garantire la sicurezza del loro approvvigionamento. Le imprese dell'Unione hanno tuttavia segnalato le innumerevoli difficoltà da esse incontrate nell'esercizio del dovere di diligenza nella catena di approvvigionamento a causa della lunghezza e complessità di tali catene a livello mondiale che coinvolgono un gran numero di operatori spesso mal informati o indifferenti alle questioni etiche. La Commissione dovrebbe monitorare gli oneri legati all'approvvigionamento responsabile e al loro impatto potenziale sulla competitività, in particolare delle PMI.
(12)  Attraverso la consultazione pubblica le imprese dell'Unione hanno espresso il loro interesse per l'approvvigionamento responsabile di minerali e hanno illustrato i regimi settoriali in atto, volti a perseguire i loro obiettivi nel campo della responsabilità sociale delle imprese, a rispondere alle domande della clientela o a garantire la sicurezza del loro approvvigionamento. Le imprese dell'Unione hanno tuttavia segnalato le innumerevoli difficoltà e sfide pratiche da esse incontrate nell'esercizio del dovere di diligenza nella catena di approvvigionamento a causa della lunghezza e complessità di tali catene a livello mondiale che coinvolgono un gran numero di operatori spesso mal informati o indifferenti alle questioni etiche. La Commissione dovrebbe monitorare da vicino e comunicare gli oneri legati all'approvvigionamento responsabile, all'esecuzione di audit da parte di soggetti terzi, alle loro conseguenze amministrative e al loro impatto potenziale sulla competitività, in particolare delle PMI. La Commissione dovrebbe fornire alle microimprese e alle piccole e medie imprese assistenza tecnica e finanziaria nonché agevolare lo scambio di informazioni ai fini dell'attuazione del presente regolamento. Le PMI stabilite nell'Unione che importano minerali e metalli e attuano sistemi di diligenza dovrebbero ricevere un aiuto finanziario mediante il programma COSME della Commissione.
Emendamento 12
Proposta di regolamento
Considerando 12 bis (nuovo)
(12 bis)  Le imprese stabilite nell'Unione che operano a valle della catena di approvvigionamento e che attuano volontariamente un sistema di approvvigionamento responsabile per minerali e metalli dovrebbero essere certificate dalle autorità competenti degli Stati membri mediante un'etichetta. La Commissione dovrebbe basarsi sulle Linee guida dell'OCSE sul dovere di diligenza per fissare i criteri di concessione della certificazione e, a tal fine, può consultare il Segretariato dell'OCSE. Le condizioni per la concessione della "Certificazione di responsabilità europea" dovrebbero essere tanto rigorose quanto quelle imposte dal sistema di certificazione dell'OCSE. Le imprese che beneficiano della "Certificazione di responsabilità europea" sono incoraggiate a indicarlo sul loro sito Internet e a riportarlo tra le informazioni fornite ai consumatori europei.
Emendamento 14
Proposta di regolamento
Considerando 13
(13)   Le fonderie e le raffinerie sono elementi importanti delle catene di approvvigionamento mondiali di minerali in quanto rappresentano in genere l'ultimo stadio in cui è possibile garantire effettivamente il rispetto del dovere di diligenza mediante la raccolta, la diffusione e la verifica delle informazioni sull'origine dei minerali e sulla catena di custodia. Dopo questa fase di trasformazione è spesso considerato impossibile risalire all'origine dei minerali. Un elenco dell'Unione delle fonderie e raffinerie responsabili costituirebbe quindi per le imprese a valle una garanzia di trasparenza e sicurezza per quanto riguarda le pratiche del dovere di diligenza nella catena di approvvigionamento.
(13)   Le fonderie e le raffinerie sono elementi importanti delle catene di approvvigionamento mondiali di minerali in quanto rappresentano in genere l'ultimo stadio in cui è possibile garantire effettivamente il rispetto del dovere di diligenza mediante la raccolta, la diffusione e la verifica delle informazioni sull'origine dei minerali e sulla catena di custodia. Dopo questa fase di trasformazione è spesso considerato impossibile risalire all'origine dei minerali. Lo stesso vale per i metalli riciclati, che sono stati oggetto di un numero ancora maggiore di stadi del processo di trasformazione. Un elenco dell'Unione delle fonderie e raffinerie responsabili costituirebbe quindi per le imprese a valle una garanzia di trasparenza e sicurezza per quanto riguarda le pratiche del dovere di diligenza nella catena di approvvigionamento. Conformemente alle Linee guida dell'OCSE sul dovere di diligenza, le imprese a monte come le fonderie e le raffinerie dovrebbero essere sottoposte a un audit svolto da soggetti terzi indipendenti relativamente alle loro pratiche in merito al dovere di diligenza nella catena di approvvigionamento, anche ai fini della loro inclusione nell'elenco elle fonderie e delle raffinerie responsabili.
Emendamento 15
Proposta di regolamento
Considerando 13 bis (nuovo)
(13 bis)  Le fonderie e raffinerie che trasformano e importano minerali e loro concentrati dovrebbero essere obbligate ad applicare il sistema dell'Unione per l'esercizio del dovere di diligenza nella catena di approvvigionamento.
Emendamento 16
Proposta di regolamento
Considerando 13 ter (nuovo)
(13 ter)  L'utilizzo di tutti i minerali e metalli contemplati dal presente regolamento dovrebbe essere conforme ai requisiti in esso fissati. È fondamentale che gli importatori rispettino le disposizioni del presente regolamento.
Emendamento 18
Proposta di regolamento
Considerando 15 bis (nuovo)
(15 bis)  Per garantire l'efficace attuazione del presente regolamento è opportuno prevedere un periodo di transizione di due anni onde consentire alla Commissione di elaborare un sistema di audit effettuati da soggetti terzi e agli importatori responsabili di acquisire familiarità con gli obblighi loro imposti dal presente regolamento.
Emendamento 19
Proposta di regolamento
Considerando 15 ter (nuovo)
(15 ter)  La Commissione dovrebbe riesaminare periodicamente la propria assistenza finanziaria e gli impegni politici in relazione alle zone di conflitto e ad alto rischio dove sono estratti stagno, tantalio, tungsteno e oro, in particolare la regione dei Grandi Laghi, allo scopo di garantire la coerenza delle politiche nonché incentivare e rafforzare il rispetto della buona governance, lo Stato di diritto e soprattutto la conduzione delle attività estrattive sulla base di una visione etica.
Emendamento 20
Proposta di regolamento
Considerando 16
(16)   La Commissione presenta periodicamente al Consiglio e al Parlamento europeo una relazione sugli effetti del sistema. Entro tre anni dall'entrata in vigore del presente regolamento e successivamente ogni sei anni, la Commissione dovrebbe riesaminare il funzionamento e l'efficacia del presente regolamento, anche per quanto riguarda la promozione dell'approvvigionamento responsabile dei minerali che rientrano nel suo campo d'applicazione e provenienti da zone di conflitto e ad alto rischio. Le relazioni, se necessario, possono essere corredate di opportune proposte legislative comprendenti eventualmente disposizioni vincolanti,
(16)   La Commissione presenta periodicamente al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sugli effetti del sistema. Due anni dopo la data di applicazione del presente regolamento e successivamente ogni tre anni, la Commissione dovrebbe riesaminare il funzionamento e l'efficacia del presente regolamento nonché il più recente impatto del sistema sul campo per quanto riguarda la promozione dell'approvvigionamento responsabile dei minerali che rientrano nel suo campo d'applicazione e provenienti da zone di conflitto e ad alto rischio, e dovrebbe inoltre presentare una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio. Le relazioni, se necessario, possono essere corredate di opportune proposte legislative comprendenti eventualmente ulteriori disposizioni vincolanti.
Emendamento 21
Proposta di regolamento
Considerando 16 bis (nuovo)
(16 bis)  Nella loro comunicazione congiunta del 5 marzo 2014, la Commissione e il vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza si sono impegnati ad attuare misure di accompagnamento atte a garantire un approccio UE integrato all'approvvigionamento responsabile in parallelo al presente regolamento, con l'obiettivo non solo di conseguire un elevato livello di partecipazione delle imprese nel sistema dell'Unione previsto dal regolamento ma anche di assicurare che sia adottato un approccio globale, coerente e completo per promuovere l'approvvigionamento responsabile in zone di conflitto e ad alto rischio.
Emendamento 60
Proposta di regolamento
Articolo 1 – paragrafo 1
1.  Il presente regolamento istituisce un sistema europeo di autocertificazione del rispetto del dovere di diligenza nella catena di approvvigionamento, al fine di ridurre le possibilità per i gruppi armati e le forze di sicurezza12 di praticare il commercio di stagno, tantalio, tungsteno, dei loro minerali e di oro. Esso mira a garantire la trasparenza e la sicurezza relativamente alle pratiche di approvvigionamento degli importatori, delle fonderie e delle raffinerie in zone di conflitto e ad alto rischio.
1.  Il presente regolamento istituisce un sistema europeo di certificazione del rispetto del dovere di diligenza nella catena di approvvigionamento, al fine di ridurre le possibilità per i gruppi armati e le forze di sicurezza12 di praticare il commercio di stagno, tantalio, tungsteno, dei loro minerali e di oro. Esso mira a garantire la trasparenza e la sicurezza relativamente alle pratiche di approvvigionamento degli importatori, delle fonderie e delle raffinerie in zone di conflitto e ad alto rischio.
__________________
__________________
12 "Gruppi armati e forze di sicurezza" quali definiti nell'allegato II delle Linee guida dell'OCSE sul dovere di diligenza (OCSE (2013), (OECD Due Diligence Guidance for Responsible Supply Chains of Minerals from Conflict-Affected and High-Risk Areas: Second Edition, Edizioni OCSE (2013). http://dx.doi.org/10.1787/9789264185050-en.
12 "Gruppi armati e forze di sicurezza" quali definiti nell'allegato II delle Linee guida dell'OCSE sul dovere di diligenza (OCSE (2013), (OECD Due Diligence Guidance for Responsible Supply Chains of Minerals from Conflict-Affected and High-Risk Areas: Second Edition, Edizioni OCSE (2013). http://dx.doi.org/10.1787/9789264185050-en.
Emendamento 154
Proposta di regolamento
Articolo 1 – paragrafo 2
2.  Il presente regolamento stabilisce gli obblighi di diligenza nella catena di approvvigionamento degli importatori dell'Unione che optano per l'autocertificazione come importatori responsabili dei minerali o metalli di cui all'allegato I, contenenti o costituiti da stagno, tantalio, tungsteno e oro.
2.  Il presente regolamento stabilisce gli obblighi di diligenza nella catena di approvvigionamento di tutti gli importatori dell'Unione che si approvvigionano di minerali e metalli contemplati dal presente regolamento e conformemente alle Linee guida dell'OCSE. Tali linee guida sono concepite per garantire la trasparenza e la tracciabilità in merito alle pratiche di approvvigionamento degli importatori qualora essi si approvvigionino in zone di conflitto e ad alto rischio, al fine di minimizzare o prevenire i conflitti violenti e la violazione dei diritti umani riducendo le possibilità per i gruppi armati e le forze di sicurezza, quali definiti all'allegato II delle Linee guida dell'OCSE sulla diligenza ragionevole, di commercializzare questi minerali e metalli.
Emendamento 23
Proposta di regolamento
Articolo 1 – paragrafo 2 bis (nuovo)
2 bis.  I metalli che si può ragionevolmente supporre siano riciclati sono esclusi dal campo di applicazione del presente regolamento.
Emendamenti 76, 97, 117 e 135
Proposta di regolamento
Articolo 1 – paragrafo 2 ter (nuovo)
2 ter.  Al fine di evitare distorsioni di mercato non intenzionali, il presente regolamento opera una distinzione tra i ruoli delle imprese situate a monte e quelle situate a valle della catena di approvvigionamento. L'esercizio del dovere di diligenza deve adeguarsi alle attività dell'impresa in questione, alle sue dimensioni e alla sua posizione all'interno della catena di approvvigionamento.
Emendamenti 77, 98, 118 e 136
Proposta di regolamento
Articolo 1 – paragrafo 2 quater (nuovo)
2 quater.  La Commissione, in collaborazione con i regimi settoriali e conformemente alle Linee guida dell'OCSE, può fornire ulteriori linee guida sugli obblighi spettanti alle imprese, in funzione della loro posizione nella catena di approvvigionamento, per garantire che il sistema segua una procedura flessibile in grado di tener conto della posizione delle PMI.
Emendamento 155
Proposta di regolamento
Articolo 1 – paragrafo 2 quinquies (nuovo)
2 quinquies.  Le imprese a valle devono, nel quadro del presente regolamento e conformemente alle linee guida dell'OCSE, adottare tutte le misure ragionevoli per identificare e affrontare i rischi nella loro catena di approvvigionamento dei minerali e dei metalli contemplati dal presente regolamento. In tale quadro, esse sono soggette a un obbligo d'informazione sulle loro prassi di diligenza ragionevole per un approvvigionamento responsabile.
Emendamento 26
Proposta di regolamento
Articolo 2 – lettera b bis (nuova)
b bis)  "metalli riciclati": prodotti rigenerati destinati al consumatore finale o post-consumo, o scarti di metalli lavorati creati durante la fabbricazione dei prodotti; i metalli riciclati comprendono materiali metallici in eccesso, obsoleti, difettosi e di scarto contenenti metalli raffinati o lavorati suscettibili di essere riciclati per la produzione di stagno, tantalio, tungsteno e/o oro; i minerali parzialmente lavorati, non lavorati o che costituiscono un sottoprodotto di una diversa vena estrattiva non sono metalli riciclati;
Emendamento 24
Proposta di regolamento
Articolo 2 – lettera e
e)   "zone di conflitto e ad alto rischio": zone teatro di conflitti armati, fragili in quanto reduci da conflitti o zone caratterizzate da una governance e una sicurezza precarie o inesistenti, come uno Stato in dissesto, o da violazioni generalizzate e sistematiche del diritto internazionale, incluse le violazioni dei diritti dell'uomo;
e)   "zone di conflitto e ad alto rischio": zone teatro di conflitti armati, caratterizzate da violenza diffusa e dal crollo delle infrastrutture civili, zone fragili in quanto reduci da conflitti o zone con una governance e una sicurezza precarie o inesistenti, come uno Stato in dissesto, caratterizzate da violazioni generalizzate e sistematiche dei diritti dell'uomo, come stabilito ai sensi del diritto internazionale;
Emendamento 25
Proposta di regolamento
Articolo 2 – lettera g
g)   "importatore": la persona fisica o giuridica che dichiara i minerali o i metalli contemplati dal presente regolamento ai fini dell'immissione in libera pratica ai sensi dell'articolo 79 del regolamento (CEE) n. 2913/199213 del Consiglio;
g)   "importatore" la persona fisica o giuridica, stabilita nell'Unione, che fornisce una dichiarazione ai fini dell'immissione in libera pratica di minerali e metalli contemplati dal presente regolamento a proprio nome o a nome della persona per conto della quale è rilasciata tale dichiarazione; un rappresentante che rilascia la dichiarazione agendo a nome e per conto di un'altra persona o un rappresentante che agisce a proprio nome e per conto di un'altra persona sono altresì considerati importatori ai sensi del presente regolamento;
__________________
13 Regolamento (CEE) n. 2913/92 del Consiglio, del 12 ottobre 1992, che istituisce un codice doganale comunitario (GU L 302 del 19.10.1992, pag. 1).
Emendamento 100
Proposta di regolamento
Articolo 2 – lettera h
h)  "importatore responsabile": un importatore che opta per l'autocertificazione secondo le norme stabilite nel presente regolamento;
soppresso
Emendamento 138
Proposta di regolamento
Articolo 2 – lettera i
i)  "autocertificazione": l'atto con il quale l'interessato dichiara di rispettare gli obblighi in materia di sistemi di gestione, di gestione dei rischi, di audit ad opera di terzi e di comunicazione delle informazioni come indicato nel presente regolamento;
soppresso
(L'emendamento si applica a tutto il testo laddove quest'ultimo non sia già modificato da altri emendamenti)
Emendamento 29
Proposta di regolamento
Articolo 2 – lettera q bis (nuova)
q bis)  "regime settoriale": un insieme di procedure, strumenti e meccanismi volontari per l'esercizio del dovere di diligenza nella catena di approvvigionamento, elaborato e controllato da associazioni settoriali pertinenti, comprendente valutazioni della conformità svolte da soggetti terzi;
Emendamento 30
Proposta di regolamento
Articolo 2 – lettera q ter (nuova)
q ter)  "gruppi armati e forze di sicurezza": i gruppi di cui all'allegato II delle Linee guida dell'OCSE sul dovere di diligenza;
Emendamento 31
Proposta di regolamento
Articolo 4 – lettera a
a)   adottare e comunicare chiaramente ai fornitori e al pubblico la propria strategia in materia di catena di approvvigionamento dei minerali e dei metalli potenzialmente originari di zone di conflitto e ad alto rischio;
a)   adottare e comunicare chiaramente e sistematicamente ai fornitori e al pubblico la propria strategia in materia di catena di approvvigionamento dei minerali e dei metalli potenzialmente originari di zone di conflitto e ad alto rischio;
Emendamenti 85, 126 e 145
Proposta di regolamento
Articolo 4 – comma 1 bis (nuovo)
Qualora un'impresa possa ragionevolmente concludere che le risorse sono ottenute unicamente da materiali riciclati o di scarto, essa, tenendo debitamente conto della riservatezza delle informazioni commerciali e di altre considerazioni legate alla concorrenza,
a)  rende pubbliche le sue conclusioni, e
b)  descrive in maniera ragionevolmente dettagliata le misure di diligenza applicate nell'arrivare a tale conclusione;
Emendamento 67
Proposta di regolamento
Articolo 6 – comma 2 bis (nuovo)
Gli importatori di metalli fusi e raffinati certificati come importatori responsabili sono esentati dalla realizzazione di audit affidati a soggetti terzi indipendenti, a norma dell'articolo 3, paragrafo 1 bis, a condizione che presentino prove sostanziali del fatto che tutte le fonderie e le raffinerie della loro catena di approvvigionamento rispettano le disposizioni del presente regolamento.
Emendamento 40
Proposta di regolamento
Articolo 7 bis (nuovo)
Articolo 7 bis
Elenco degli importatori responsabili
1.  Sulla base delle informazioni fornite dagli Stati membri nelle loro relazioni, a norma dell'articolo 15, la Commissione adotta e pubblica una decisione in cui sono elencati i nomi e gli indirizzi degli importatori responsabili di minerali e metalli contemplati dal presente regolamento.
2.  La Commissione adotta l'elenco basandosi sul modello figurante all'allegato I bis e conformemente alla procedura consultiva di cui all'articolo 13, paragrafo 2.
3.  La Commissione aggiorna tempestivamente le informazioni contenute nell'elenco e le pubblica, anche su Internet. La Commissione rimuove dall'elenco i nomi degli importatori che, in assenza delle necessarie azioni correttive da parte degli importatori responsabili, non sono più riconosciuti quali importatori responsabili dagli Stati membri a norma dell'articolo 14, paragrafo 3.
Emendamento 43
Proposta di regolamento
Articolo 7 ter (nuovo)
Articolo 7 ter
Obblighi relativi al dovere di diligenza per le fonderie e le raffinerie
1.  Le fonderie e raffinerie con sede nell'Unione che trasformano e importano i minerali e i loro concentrati hanno l'obbligo di applicare il sistema europeo sul dovere di diligenza nella catena di approvvigionamento, oppure un sistema di diligenza riconosciuto come equivalente dalla Commissione.
2.  Le autorità competenti degli Stati membri si accertano della corretta applicazione da parte delle fonderie e raffinerie del sistema europeo sul dovere di diligenza. In caso di inadempimento di tali obblighi, le autorità provvedono a notificarlo alla fonderia o raffineria, chiedendo di adottare misure correttive per conformarsi al sistema europeo di diligenza. In caso di reiterato inadempimento , le autorità competenti degli Stati membri applicano delle sanzioni per violazione al presente regolamento. Tali sanzioni cessano nel momento in cui la fonderia o raffineria provvede a conformarsi alle disposizioni del presente regolamento.
Emendamento 44
Proposta di regolamento
Articolo 8 – paragrafo 1
1.   Sulla base delle informazioni fornite dagli Stati membri nelle relazioni di cui all'articolo 15, la Commissione adotta e pubblica una decisione in cui sono elencati i nomi e gli indirizzi delle fonderie e delle raffinerie responsabili per i minerali contemplati dal presente regolamento.
1.   Sulla base delle informazioni fornite dagli Stati membri nelle relazioni di cui all'articolo 15, la Commissione adotta e pubblica una decisione in cui sono elencati i nomi e gli indirizzi delle fonderie e delle raffinerie responsabili.
Emendamento 45
Proposta di regolamento
Articolo 8 – paragrafo 2
2.  La Commissione inserisce nell'elenco di cui al paragrafo 1 le fonderie e le raffinerie responsabili che si approvvigionano, almeno in parte, nelle zone di conflitto e ad alto rischio.
2.  La Commissione inserisce nell'elenco di cui al paragrafo 1 le fonderie e le raffinerie responsabili che si approvvigionano, almeno in parte, nelle zone di conflitto e ad alto rischio. Tale elenco viene elaborato tenendo in considerazione i regimi di diligenza esistenti nel settore equivalente, a livello governativo o altri regimi di diligenza concernenti i minerali e i metalli rientranti nell'ambito del presente regolamento.
Emendamento 46
Proposta di regolamento
Articolo 8 – paragrafo 3
3.   La Commissione adotta l'elenco stilato secondo il modello figurante nell'allegato II e conformemente alla procedura di regolamentazione di cui all'articolo 13, paragrafo 2. Il Segretariato dell'OCSE è consultato.
3.   La Commissione adotta l'elenco stilato utilizzando il modello figurante nell'allegato II e conformemente alla procedura consultiva di cui all'articolo 13, paragrafo 2. Il Segretariato dell'OCSE deve essere consultato.
Emendamento 47
Proposta di regolamento
Articolo 8 – paragrafo 4
4.   La Commissione aggiorna tempestivamente le informazioni contenute nell'elenco. Essa cancella dall'elenco i nomi delle fonderie e delle raffinerie che non sono più riconosciute come importatori responsabili dagli Stati membri conformemente all'articolo 14, paragrafo 3, o i nomi di quelle che intervengono nella catena di approvvigionamento di importatori che non sono più riconosciuti come importatori responsabili.
4.   La Commissione aggiorna tempestivamente le informazioni contenute nell'elenco e le pubblica, anche su Internet. Essa cancella dall'elenco i nomi delle fonderie e delle raffinerie che non sono più riconosciute come importatori responsabili dagli Stati membri conformemente all'articolo 14, paragrafo 3, o i nomi di quelle che intervengono nella catena di approvvigionamento di importatori che non sono più riconosciuti come importatori responsabili.
Emendamento 48
Proposta di regolamento
Articolo 9 – paragrafo 2
2.   La Commissione elabora una decisione relativa alla pubblicazione, anche su Internet, di un elenco delle autorità competenti stilato secondo il modello figurante nell'allegato III e conformemente alla procedura di regolamentazione di cui all'articolo 13, paragrafo 2. La Commissione aggiorna regolarmente tale elenco.
2.   La Commissione elabora una decisione relativa alla pubblicazione, anche su Internet, di un elenco delle autorità competenti stilato utilizzando il modello figurante nell'allegato III e conformemente alla procedura consultiva di cui all'articolo 13, paragrafo 2. La Commissione aggiorna regolarmente tale elenco.
Emendamento 151
Proposta di regolamento
Articolo 10 – paragrafo 1
1.  Le autorità competenti degli Stati membri effettuano adeguati controlli ex post allo scopo di garantire che gli importatori dei minerali e dei metalli contemplati dal presente regolamento, che si sono autocertificati come importatori responsabili, adempiano agli obblighi conformemente agli articoli 4, 5, 6 e 7.
1.  Le autorità competenti degli Stati membri effettuano adeguati controlli ex post allo scopo di garantire che gli importatori dei minerali e dei metalli contemplati dal presente regolamento adempiano agli obblighi conformemente agli articoli 4, 5, 6 e 7.
Emendamento 49
Proposta di regolamento
Articolo 10 – paragrafo 2
2.   I controlli di cui al paragrafo 1 sono eseguiti adottando un approccio basato sui rischi. I controlli possono inoltre essere effettuati qualora l'autorità competente sia in possesso di informazioni pertinenti, anche sulla base di indicazioni comprovate fornite da terzi, relative all'osservanza del presente regolamento da parte di un importatore responsabile.
2.   I controlli di cui al paragrafo 1 sono eseguiti adottando un approccio basato sui rischi. I controlli sono inoltre effettuati qualora l'autorità competente sia in possesso di informazioni pertinenti, anche sulla base di indicazioni comprovate fornite da terzi, relative all'osservanza del presente regolamento da parte di un importatore responsabile.
Emendamento 51
Proposta di regolamento
Articolo 12 bis (nuovo)
Articolo 12 bis
Al fine di offrire chiarezza e certezza agli operatori economici e renderli coerenti tra di loro, in particolare le PMI, la Commissione, in consultazione con il Servizio europeo per l'azione esterna e l'OCSE, predispone orientamenti non vincolanti sotto forma di un manuale per le imprese in cui è spiegato come applicare al meglio i criteri per i settori che possono rientrare nell'ambito di applicazione del presente regolamento. Tale manuale si basa sulla definizione di zone di conflitto e ad alto rischio di cui all'articolo 2, lettera e), del presente regolamento e tiene conto delle Linee guida dell'OCSE sul dovere di diligenza in tale settore.
Emendamento 52
Proposta di regolamento
Articolo 13 – paragrafo 2 – secondo comma
Se il parere del comitato deve essere ottenuto mediante procedura scritta, la procedura viene chiusa senza esito, entro la scadenza prevista per la trasmissione di un parere, qualora lo decida la presidenza del comitato o lo richieda la maggioranza semplice dei membri del comitato.
soppresso
Emendamento 53
Proposta di regolamento
Articolo 13 – paragrafo 2 bis (nuovo)
(2 bis)  Nei casi in cui è fatto riferimento al presente paragrafo, si applica l'articolo 5 del regolamento (UE) n. 182/2011.
Emendamento 55
Proposta di regolamento
Articolo 15 bis (nuovo)
Articolo 15 bis
Misure di accompagnamento
1.  La Commissione presenta, se del caso, entro il periodo transitorio, una proposta legislativa in cui si definiscono le misure di accompagnamento al fine di migliorare l'efficacia del presente regolamento in linea con la comunicazione congiunta al Parlamento europeo e al Consiglio dal titolo "Approvvigionamento responsabile dei minerali provenienti da zone di conflitto e ad alto rischio. Verso un approccio integrato dell'UE" (JOIN (2014) 8).
Le misure di accompagnamento atte a garantire un approccio integrato dell'UE al dovere di approvvigionamento responsabile prevedono:
a)  il sostegno alle imprese che si approvvigionano responsabilmente, sotto forma di incentivi, assistenza e orientamento di natura tecnica alle imprese, tenendo conto della situazione delle piccole e medie imprese e della loro posizione nella catena di approvvigionamento, così da facilitare l'ottemperanza ai requisiti del presente regolamento;
b)  un dialogo politico permanente con i paesi terzi e altri attori, compresa la possibilità di armonizzazione con i sistemi nazionali e regionali di certificazione e la cooperazione con le iniziative pubblico-privato;
c)  il perseguimento mirato della cooperazione allo sviluppo con i paesi terzi, in particolare mediante aiuti per la commercializzazione di minerali senza conflitto e il miglioramento delle condizioni delle imprese locali affinché possano conformarsi al presente regolamento;
d)  una stretta cooperazione con gli Stati membri per attuare le iniziative complementari nel settore dei consumatori, dell'informazione ai consumatori e agli investitori nonché altri incentivi che promuovano un comportamento responsabile delle imprese e delle clausole di prestazione dei contratti di approvvigionamento firmati dalle autorità ai sensi della direttiva 20014/24/UE del Parlamento europeo e del Consiglio1a.
2.  La Commissione presenta una relazione annuale sulla prestazione delle misure di accompagnamento attuate ai sensi del paragrafo 1, nonché sul loro impatto e la loro efficacia.
___________________________
1a Direttiva 2014/24/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sugli appalti pubblici e che abroga la direttiva 2004/18/CE (GU L 94 del 28.3.2014, pag. 65).
Emendamento 56
Proposta di regolamento
Articolo 16 – paragrafo 1 bis (nuovo)
Il presente regolamento si applica a decorrere dal …*
___________________________
*Due anni dalla data di entrata in vigore del presente regolamento.
Emendamento 59
Proposta di regolamento
Allegato II – colonna C bis (nuova)
Colonna C bis: Tipo di minerale

(1) La questione è stata rinviata alla commissione competente per un nuovo esame conformemente all'articolo 61, paragrafo 2, secondo comma, del regolamento del Parlamento (A8-0141/2015).


Obiezione a un atto delegato: esenzione relativa al cadmio nelle applicazioni di illumunazione generale e di illuminazione dei sistemi di visualizzazione
PDF 263kWORD 74k
Risoluzione del Parlamento europeo del 20 maggio 2015 sulla direttiva delegata della Commissione, del 30 gennaio 2015, che modifica, adattandolo al progresso tecnico, l'allegato III della direttiva 2011/65/UE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda l'esenzione relativa al cadmio nelle applicazioni di illuminazione generale e di illuminazione dei sistemi di visualizzazione (C(2015)00383 – 2015/2542(DEA))
P8_TA(2015)0205B8-0464/2015

Il Parlamento europeo,

–  vista la direttiva delegata della Commissione (C(2015)00383),

–  visto l'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la direttiva 2011/65/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'8 giugno 2011, sulla restrizione dell'uso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche, in particolare l'articolo 4, l'articolo 5, paragrafo 1, lettera a) e l'articolo 22(1),

–  visto l'articolo 105, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che l'articolo 4, paragrafo 1, della direttiva 2011/65/UE sulla restrizione dell'uso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche (direttiva RoHS) limita, tra l'altro, l'uso del cadmio nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche (cfr. l'elenco all'allegato II della direttiva RoHS);

B.  considerando che l'allegato III della direttiva RoHS stabilisce esenzioni dalle restrizioni di cui all'articolo 4, paragrafo 1;

C.  considerando che il punto 39 dell'allegato III prevede una deroga per il "cadmio in LED II-VI con conversione di colore (< 10 μg Cd per mm2 di superficie emettitrice luminosa) per uso in sistemi di illuminazione o visualizzazione di stato solido", con scadenza il 1° luglio 2014;

D.  considerando che l'articolo 5 dispone l'adattamento al progresso scientifico e tecnico dell'allegato III per quanto riguarda l'inclusione e la revoca di esenzioni;

E.  considerando che la Commissione ha comunicato di aver ricevuto nel dicembre 2012 una domanda di rinnovo dell'esenzione 39 nonché, nel maggio 2013, una domanda correlata di esenzione più specifica e restrittiva per i punti quantici a base di cadmio nei sistemi di visualizzazione;

F.  considerando che, a norma dell'articolo 5, paragrafo 1, lettera a), le esenzioni sono incluse nell'allegato III purché tale inclusione non indebolisca la protezione della salute umana e dell'ambiente offerta dal regolamento (CE) n. 1907/2006 e qualora sia soddisfatta una delle seguenti condizioni: la loro eliminazione o sostituzione mediante modifiche alla progettazione o mediante materiali e componenti che non richiedono i materiali o le sostanze di cui all'allegato II è scientificamente o tecnicamente impraticabile, l'affidabilità dei sostituti non è garantita oppure gli impatti negativi complessivi sull'ambiente, sulla salute e sulla sicurezza dei consumatori causati dalla sostituzione possono superare i benefici complessivi per l'ambiente, per la salute e per la sicurezza dei consumatori;

G.  considerando che la direttiva delegata della Commissione proroga sino al 30 giugno 2017 l'esenzione 39, che diventa esenzione 39 a), e introduce una nuova e più specifica esenzione 39 b) per il "cadmio nei punti quantici (nanocristalli semiconduttori) a base di cadmio per il downshift destinati all'utilizzo nelle applicazioni di illuminazione dei sistemi di visualizzazione (< 0,2 μg Cd per mm2 di superficie dello schermo di visualizzazione)", con scadenza il 30 giugno 2018;

H.  considerando che la proroga dell'esenzione 39 e la nuova esenzione 39 b) riguardano entrambe i punti quantici contenenti cadmio, benché solamente l'esenzione 39 b) contenga un riferimento specifico ai punti quantici;

I.  considerando che l'estensione dell'esenzione 39 concerne due diverse applicazioni dei punti quantici contenenti cadmio: una riguardante l'utilizzo nell'illuminazione di stato solido (in appresso "illuminazione"), e l'altra riguardante i sistemi di visualizzazione;

J.  considerando che la nuova esenzione 39 b) si applica esclusivamente ai sistemi di visualizzazione;

K.  considerando che la Commissione dichiara esplicitamente che non sono ancora disponibili LED con punti quantici (con e senza cadmio) per l'illuminazione e ammette che, di conseguenza, non è stato possibile dimostrare il loro impatto ambientale positivo; considerando che la Commissione ha tuttavia prorogato sino al 30 giugno 2017 l'esenzione generica per le applicazioni di illuminazione che utilizzano punti quantici contenenti cadmio per consentire al settore dell'illuminazione di presentare una domanda di esenzione specifica, dal momento che tali applicazioni sarebbero già giunte alla fase di preproduzione;

L.  considerando che i consulenti indipendenti incaricati di valutare le applicazioni per conto della Commissione hanno constatato che le informazioni fornite non permettevano di concludere che un'esenzione relativa all'illuminazione fosse al momento giustificata, e che pertanto hanno esplicitamente raccomandato di non concederla(2);

M.  considerando che le informazioni divulgate in via informale dalla Commissione il 12 maggio 2015 non cambiano la situazione, poiché non vengono date prove della disponibilità di tali prodotti sul mercato europeo né viene fornita una valutazione delle loro proprietà rispetto alle condizioni di cui all'articolo 5, paragrafo 1, lettera a);

N.  considerando che, non essendo disponibili prodotti per l'illuminazione pertinenti, il richiedente non è stato in grado di provare che fossero soddisfatte le condizioni di cui all'articolo 5, paragrafo 1, lettera a) per quanto concerne l'uso di punti quantici contenenti cadmio nell'illuminazione; che appare pertanto ingiustificato concedere un'estensione dell'esenzione relativa all'illuminazione;

O.  considerando che tale esenzione potrebbe rivelarsi opportuna in futuro, unicamente a patto che sia concessa sulla base di una valutazione adeguata che non è ancora stata eseguita;

P.  considerando che nella sua direttiva delegata la Commissione introduce altresì una nuova specifica esenzione per quanto concerne i punti quantici contenenti cadmio nei sistemi di visualizzazione, sostenendo che tali punti quantici sono già utilizzati in detti sistemi, che l'esenzione avrebbe un impatto positivo generale in termini di efficienza energetica e che non sono ancora tecnicamente disponibili punti quantici privi di cadmio;

Q.  considerando che i consulenti indipendenti incaricati di valutare le applicazioni per conto della Commissione hanno raccomandato nell'aprile 2014 di concedere una specifica esenzione per i punti quantici contenenti cadmio nei sistemi di visualizzazione per un periodo più breve rispetto a quello indicato nella domanda (fino al 30 giugno 2017, ovvero un anno in meno rispetto al periodo adottato dalla Commissione), alla luce del fatto che la ricerca riguardante le applicazioni risultanti in una riduzione delle quantità di cadmio nonché i sostituti privi di cadmio era nella fase conclusiva; che, in altre parole, la raccomandazione era basata sull'assenza di punti quantici privi di cadmio nei sistemi di visualizzazione all'epoca;

R.  considerando che il mercato ha tuttavia registrato importanti sviluppi da allora; che nel 2015 uno dei principali fabbricanti di televisori al mondo ha introdotto nel mercato dell'Unione una linea completa di nuovi modelli di televisori basata su punti quantici privi di cadmio, disponibili presso i principali punti vendita in diversi Stati membri (almeno in Germania, Regno Unito e Belgio);

S.  considerando che, d'altro canto, non sembrano esserci più televisori con punti quantici contenenti cadmio sul mercato dell'Unione, e che è difficile trovare punti vendita che offrano l'unico notebook il cui sistema di visualizzazione è basato sulla tecnologia a punti quantici contenti cadmio;

T.  considerando che si può prevedere che le proprietà dei punti quantici privi di cadmio in termini di risparmio energetico siano simili a quelle dei punti quantici contenenti cadmio; che, secondo le informazioni di cui all'etichettatura ecologica, confrontando due televisori della stessa dimensione, quello dotato di sistema di visualizzazione con punti quantici privi di cadmio mostra un consumo energetico inferiore al modello con punti quantici contenenti cadmio; che, stando alle informazioni del settore, i test di resa cromatica rispetto allo standard pertinente hanno mostrato che i sistemi di visualizzazione basati su punti quantici privi di cadmio consentono risultati equivalenti se non superiori;

U.  considerando che la motivazione fondamentale della Commissione per la nuova esenzione specifica è che i punti quantici privi di cadmio non sono ancora tecnicamente disponibili;

V.  considerando che tale motivazione è chiaramente errata poiché non solo i punti quantici privi di cadmio sono tecnicamente disponibili, ma una linea completa di televisori basati su tale tecnologia è ormai ampiamente disponibile sul mercato dell'Unione presso i principali punti vendita conosciuti;

W.  considerando che le informazioni divulgate in via informale dalla Commissione il 12 maggio 2015 non cambiano la situazione; che gli esempi elencati dalla Commissione di prodotti dotati di sistemi di visualizzazione con punti quantici contenenti cadmio non sono attualmente disponibili (televisore TCL 55’’), si trovano solo negli Stati Uniti (notebook ASUS, televisori Sony) oppure riguardano solo prodotti ancora da lanciare (Konka, Phillips, AOC);

X.  considerando che la proroga dell'attuale esenzione 39 e l'introduzione di una nuova esenzione 39 b) non soddisfano nessuna delle condizioni di cui all'articolo 5, paragrafo 1, lettera a), e non sono pertanto giustificate; che scadenze relativamente brevi non possono giustificare il mancato rispetto delle condizioni di cui all'articolo 5, paragrafo 1, lettera a);

Y.  considerando che, a norma dell'articolo 5, paragrafo 5, della direttiva RoHS, l'esenzione in vigore resta valida finché la Commissione non adotta una decisione sulla domanda di rinnovo;

Z.  considerando che, a norma dell'articolo 5, paragrafo 6, della direttiva RoHS, qualora la domanda di rinnovo di un'esenzione sia rigettata o l'esenzione sia revocata, tale esenzione scade dopo un periodo minimo di dodici mesi e un periodo massimo di diciotto mesi a decorrere dalla data della decisione;

AA.  considerando che il rifiuto della direttiva delegata non comporta quindi il divieto di utilizzo di punti quantici contenenti cadmio ma avvia soltanto una nuova valutazione; che non risultano di conseguenza distorsioni di mercato, poiché l'attuale esenzione rimane in vigore fino alla revoca più un periodo di tolleranza successivo;

AB.  considerando che gli importanti nuovi sviluppi registrati nell'ambito della disponibilità commerciale di prodotti basati sulla tecnologia a punti quantici privi di cadmio richiedono una nuova valutazione;

1.  solleva obiezioni alla direttiva delegata della Commissione;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione e di comunicarle che la direttiva delegata non può entrare in vigore;

3.  ritiene che la direttiva delegata della Commissione non rispetti le condizioni di cui all'articolo 5, paragrafo 1, lettera a), della direttiva 2011/65/UE per entrambe le esenzioni che essa inserisce nei punti 39 a) e 39 b) dell'allegato III della direttiva 2011/65/UE;

4.  ritiene in particolare che la motivazione addotta per l'esenzione di cui al punto 39 b) sia fondata su una situazione obsoleta per quanto concerne la fattibilità di sostituire il cadmio nei punti quantici; invita pertanto a procedere rapidamente a una nuova valutazione dell'esenzione esistente al punto 39 dell'allegato III della direttiva 2011/65/UE rispetto alle condizioni di cui all'articolo 5, paragrafo 1, lettera a), con lo scopo di revocarla;

5.  chiede alla Commissione di presentare un nuovo atto delegato che tenga conto della posizione del Parlamento;

6.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e ai governi e parlamenti degli Stati membri.

(1) GU L 174 dell'1.7.2011, pag. 88.
(2) Öko-Institut, Fraunhofer, Eunomia (2014): "Assistance to the Commission on technological socio-economic and cost-benefit assessment related to exemptions from the substance restrictions in electrical and electronic equipment" (Assistenza alla Commissione per la valutazione tecnologica, socioeconomica e costi-benefici delle esenzioni dalle restrizioni in merito alle sostanze nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche), pag. 89 - http://rohs.exemptions.oeko.info/fileadmin/user_upload/RoHS_IX/20140422_RoHS2_Evaluation_Ex_Requests_2013-1-5_final.pdf.


Obiezione a un atto delegato: titolo per le importazioni di alcole etilico di origine agricola
PDF 237kWORD 61k
Risoluzione del Parlamento europeo del 20 maggio 2015 sul regolamento delegato della Commissione del 20 febbraio 2015 che modifica il regolamento (CE) n. 376/2008 per quanto riguarda l'obbligo di presentare un titolo per le importazioni di alcole etilico di origine agricola e che abroga il regolamento (CE) n. 2336/2003 recante modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 670/2003 del Consiglio che stabilisce misure specifiche relative al mercato nel settore dell'alcole etilico di origine agricola (C(2015)00861 – 2015/2580(DEA))
P8_TA(2015)0206B8-0440/2015

Il Parlamento europeo,

–  visto il regolamento delegato della Commissione (C(2015)00861),

–  visto l'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 17 dicembre 2013, recante organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli e che abroga i regolamenti (CEE) n. 922/72, (CEE) n. 234/79, (CE) n. 1037/2001 e (CE) n. 1234/2007 del Consiglio(1), in particolare l'articolo 177, paragrafo 1, lettera a), l'articolo 223, paragrafo 2, e l'articolo 227, paragrafo 5,

–  vista la proposta di risoluzione della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale,

–  visto l'articolo 105, paragrafo 3, del suo regolamento,

A.  considerando che il monitoraggio dei dati relativi all'alcole etilico di origine agricola garantisce sia la trasparenza che le conoscenze relative all'evoluzione del mercato, il quale è ancora instabile e deve far fronte a una forte concorrenza, in particolare a causa delle importazioni dai paesi terzi;

B.  considerando che tali informazioni si rivelano altresì estremamente utili nell'ambito dei negoziati per gli accordi internazionali e delle inchieste antidumping;

C.  considerando che Eurostat non fornisce informazioni così precise, il che significa che gli operatori, gli Stati membri e le istituzioni dell'UE non dispongono di alternative per essere pienamente informati della situazione del mercato;

1.  solleva obiezioni al regolamento delegato della Commissione;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione e di comunicarle che il regolamento delegato non può entrare in vigore;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e ai governi e parlamenti degli Stati membri.

(1) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 671.


Congedo di maternità
PDF 158kWORD 65k
Risoluzione del Parlamento europeo del 20 maggio 2015 sul congedo di maternità (2015/2655(RSP))
P8_TA(2015)0207B8-0453/2015

Il Parlamento europeo,

–  visti l'articolo 2 e l'articolo 3, paragrafo 3, secondo comma, del trattato sull'Unione europea (TUE) e gli articoli 8 e 294 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  vista la direttiva 92/85/CEE del Consiglio, del 19 ottobre 1992, concernente l'attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento(1) (la direttiva sul congedo di maternità),

–  vista la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva sul congedo di maternità, presentata dalla Commissione (COM(2008)0637),

–  vista la sua posizione approvata in prima lettura il 20 ottobre 2010 in vista dell'adozione della direttiva 2011/.../UE del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva sul congedo di maternità(2),

–  viste le ripetute dichiarazioni del Parlamento sulla questione, compresa la risoluzione del 10 marzo 2015 sui progressi concernenti la parità tra donne e uomini nell'Unione europea nel 2013(3),

–  visti l'accordo interistituzionale "Legiferare meglio"(4) e il futuro accordo sullo stesso argomento,

–  viste le interrogazioni al Consiglio e alla Commissione sul congedo di maternità (O-000049/2015 – B8-0119/2015 e O-000050/2015 – B8-0120/2015),

–  vista la sentenza della Corte di giustizia europea, del 14 aprile 2015, riguardante, tra l'altro, il diritto della Commissione di ritirare una proposta (causa C-409/13),

–  visti l'articolo 128, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che il principio della parità di trattamento fra donne e uomini comporta l'assenza di qualunque discriminazione, diretta o indiretta, anche per quanto riguarda la maternità, la paternità e il fatto di avere responsabilità familiari;

B.  considerando che la strategia Europa 2020 per un crescita intelligente, sostenibile e inclusiva fissa obiettivi ambiziosi, come un tasso di occupazione del 75% e una riduzione del numero di persone colpite o minacciate dalla povertà e dall'esclusione sociale di almeno 20 milioni entro il 2020;

C.  considerando che il numero di donne che vive in condizioni di povertà e di esclusione è maggiore rispetto a quello degli uomini, in particolare donne anziane, la cui pensione media è inferiore del 39% rispetto a quella degli uomini; che le donne lavorano più spesso degli uomini a tempo parziale, con contratti di lavoro temporaneo o a tempo determinato e che la povertà delle donne è in gran parte dovuta alla precarietà del loro lavoro;

D.  considerando che il tasso di natalità diminuisce nell'Unione europea e che tale tendenza è aggravata dalla crisi, poiché la disoccupazione, la precarietà e l'incertezza sul futuro e sull'economia spingono le coppie, e in particolare le donne più giovani, a rimandare la decisione di avere figli, il che rafforza ulteriormente la tendenza all'invecchiamento della popolazione nell'intera Unione;

E.  considerando che le donne dedicano agli impegni domestici un tempo tre volte maggiore degli uomini (compresa l'assistenza all'infanzia, agli anziani e ai disabili nonché i lavori domestici); che il tasso di disoccupazione femminile è sottovalutato dato che molte donne non sono iscritte alle liste di collocamento, in particolare le donne che si occupano solo dei lavori domestici e dei figli;

F.  considerando che la condivisione delle responsabilità familiari e domestiche tra uomini e donne è una condizione indispensabile per la realizzazione della parità di genere; che un quarto degli Stati membri non prevede il congedo di paternità;

G.  considerando che il Consiglio non ha ancora adottato una posizione ufficiale in seguito alla posizione del Parlamento approvata in prima lettura il 20 ottobre 2010 sulla proposta di direttiva recante modifica della direttiva sul congedo di maternità;

1.  deplora la situazione di stallo in seno al Consiglio relativamente alla direttiva sul congedo di maternità; esorta gli Stati membri a rilanciare i negoziati;

2.  deplora l'instabilità interistituzionale prodotta dal mancato intervento del Consiglio che, nonostante la conclusione della prima lettura al Parlamento, ha interrotto le discussioni e compromesso in tal modo l'intera procedura legislativa;

3.  ribadisce la propria volontà di superare la fase di stallo e invita la Commissione a svolgere il suo ruolo di mediatore imparziale e a impegnarsi in modo costruttivo con i colegislatori per riconciliare le posizioni di Parlamento e Consiglio, tenuto debito conto dell'equilibrio tra le istituzioni e del ruolo conferitole dai trattati;

4.  deplora che la proposta di revisione della direttiva possa essere ritirata dalla Commissione nel quadro del programma REFIT e, se così fosse, chiede che, come alternativa immediata, venga avviata durante la presidenza lussemburghese del Consiglio un'iniziativa legislativa mirante a rivedere la direttiva 92/85/CEE del Consiglio, al fine di migliorare la salute e la sicurezza delle donne gestanti, puerpere o in periodo di allattamento, affrontando in tal modo le sfide demografiche e riducendo anche la disuguaglianza tra donne e uomini;

5.  prende atto della sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 14 aprile 2015 relativa al diritto della Commissione di ritirare una proposta (causa C-409/13), che ribadisce le condizioni specifiche che la Commissione deve soddisfare, tra cui l'obbligo di esporre al Parlamento europeo e al Consiglio i motivi della revoca e di rispettare i principi di attribuzione delle competenze, equilibrio istituzionale e leale cooperazione, sanciti dal TUE;

6.  ribadisce la propria disponibilità a elaborare una direttiva separata che istituisca un congedo di paternità retribuito di almeno 10 giorni lavorativi e incoraggi misure, legislative e di altra natura, che consentano agli uomini, e in particolare ai padri, di esercitare il loro diritto di raggiungere un equilibrio tra lavoro e famiglia;

7.  attende la valutazione finale della direttiva 2010/18/UE del Consiglio in materia di congedo parentale e, alla luce degli studi provvisori disponibili, chiede che tale direttiva sia rivista poiché non sta conseguendo il suo obiettivo di riconciliare vita privata e professionale per consentire a entrambi i genitori di raggiungere un equilibrio tra lavoro e famiglia, in particolare alle donne, che subiscono le conseguenze dei divari di genere in ambito di retribuzione, pensioni e povertà;

8.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 348 del 28.11.1992, pag. 1.
(2) GU C 70 E dell'8.3.2012, pag. 163.
(3) Testi approvati, P8_TA(2015)0050.
(4) GU C 321 del 31.12.2003, pag. 1.


Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità
PDF 177kWORD 80k
Risoluzione del Parlamento europeo del 20 maggio 2015 sull'elenco di questioni adottato dal comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità in riferimento alla relazione iniziale dell'Unione europea (2015/2684(RSP))
P8_TA(2015)0208B8-0460/2015

Il Parlamento europeo,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (CRPD) e la sua entrata in vigore nell'UE il 21 gennaio 2011 in conformità con la decisione 2010/48/CE del Consiglio, del 26 novembre 2009, relativa alla conclusione, da parte della Comunità europea, della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità(1),

–  visto il codice di condotta tra il Consiglio, gli Stati membri e la Commissione che stabilisce le disposizioni interne per l'applicazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità da parte dell'Unione europea e per la rappresentanza dell'Unione europea relativamente alla Convenzione stessa(2),

–  visti la Dichiarazione universale del diritti dell'uomo, la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e il Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali,

–  visto il documento di lavoro della Commissione dal titolo "Report on the implementation of the UN Convention on the Rights of Persons with Disabilities (CRPD) by the European Union" (relazione sull'attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità da parte dell'Unione europea) (SWD(2014)0182),

–  visto l'elenco di questioni (List of issues) adottato dal comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità in riferimento alla relazione iniziale dell'Unione europea (3),

–  vista la comunicazione della Commissione del 15 novembre 2010 dal titolo "Strategia europea sulla disabilità 2010-2020: un rinnovato impegno per un'Europa senza barriere" (COM(2010)0636),

–  vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2011 sulla mobilità e l'integrazione delle persone con disabilità e la strategia europea in materia di disabilità 2010-2020(4),

–  vista la relazione annuale del Mediatore europeo per il 2013,

–  visti gli articoli 2, 9, 10, 19 e 168 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti gli articoli 3, 15, 21, 23 e 26 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  vista la direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro(5),

–  visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che, in quanto cittadini a pieno titolo, le persone con disabilità hanno pari diritti, tra cui quelli inalienabili alla dignità, alla parità di trattamento, a una vita indipendente e alla piena partecipazione alla società;

B.  considerando che, secondo le stime, 80 milioni di persone nell'Unione europea hanno una forma di disabilità;

C.  considerando che le informazioni fornite dall'Agenzia dell'UE per i diritti fondamentali dimostrano sistematicamente che le persone con disabilità si trovano ad affrontare discriminazioni e ostacoli all'esercizio dei propri diritti in condizioni di parità con gli altri;

D.  considerando che le persone con disabilità costituiscono uno dei gruppi più vulnerabili nella nostra società e che la loro integrazione nel mercato del lavoro rappresenta una delle maggiori sfide nell'ambito delle politiche sociali e del mercato del lavoro;

E.  considerando che è possibile conseguire la piena integrazione e la parità di partecipazione delle persone con disabilità soltanto adottando un approccio alla disabilità basato sui diritti umani a tutti i livelli della definizione, dell'attuazione e del monitoraggio delle politiche dell'UE, anche sul piano intraistituzionale, e che la Commissione dovrà tenere debito conto di ciò nelle sue future proposte;

F.  considerando che, stando all'Agenzia dell'UE per i diritti fondamentali, 21 su 28 Stati membri impongono tuttora restrizioni al pieno esercizio della capacità giuridica;

G.  considerando che la Commissione ha proposto una direttiva dell'UE contro la discriminazione nel 2008, ma che essa rimane bloccata in seno al Consiglio;

H.  considerando che i principi della Convenzione CRPD si estendono ben oltre il problema della discriminazione, indicando la strada verso la piena fruizione dei diritti umani da parte di tutte le persone con disabilità in una società inclusiva, e mirano altresì a fornire la protezione e l'assistenza necessarie per consentire alle famiglie di contribuire al pieno e pari godimento dei diritti delle persone con disabilità;

I.  considerando che l'UE ha formalmente ratificato la Convenzione CRPD, la quale è altresì stata firmata da tutti i 28 Stati membri dell'UE e ratificata da 25 di essi;

J.  considerando che ogni anno la commissione per le petizioni del Parlamento riceve petizioni che denunciano discriminazioni fondate sulla disabilità nell'accesso all'impiego, alle attività professionali autonome, ai servizi pubblici e all'istruzione;

K.  considerando che le persone con disabilità non costituiscono un gruppo omogeneo e che le politiche e le azioni a loro favore devono tenere conto di tale disomogeneità, come pure del fatto che alcuni gruppi, quali le donne, i bambini e le persone che necessitano di maggiore sostegno, si trovano ad affrontare ulteriori difficoltà e discriminazioni multiple;

L.  considerando che il Parlamento deve tenere conto del fatto che le disposizioni della Convenzione CRPD costituiscono requisiti minimi, i quali consentono alle istituzioni europee di andare oltre per proteggere le persone con disabilità e lottare contro la discriminazione;

M.  considerando che l'accesso all'occupazione, associato alla non discriminazione sul luogo di lavoro, costituisce un elemento fondamentale per condurre una vita indipendente e autonoma; che, nonostante tutti i programmi, le iniziative e le strategie esistenti a livello dell'UE, mentre il tasso di occupazione delle persone di età compresa tra i 20 e i 64 anni è superiore al 70%, quello delle persone con disabilità è inferiore al 50%; che, mentre il tasso di occupazione per le donne non disabili è del 65%, quello delle donne con disabilità è del 44%;

N.  considerando che il lavoro retribuito è essenziale per permettere alle persone con disabilità di condurre una vita indipendente, e che pertanto gli Stati membri dovrebbero adoperarsi per ampliare l'accesso all'occupazione delle persone con disabilità affinché esse possano contribuire alla società in cui vivono, e che dovrebbero, quale prerequisito, fornire un'istruzione inclusiva a tutti i bambini con disabilità, tra cui quelli con difficoltà di apprendimento, allo scopo di aiutarli ad acquisire una buona base formativa fin dalla scuola primaria che consenta loro di seguire un percorso adeguato alle proprie capacità di apprendimento e dando loro, in questo modo, l'opportunità di conseguire un solido bagaglio formativo che li possa aiutare a sviluppare una carriera o ad ottenere un buon posto di lavoro, grazie al quale essi potranno, in seguito, vivere una vita indipendente;

O.  considerando che la disabilità è un concetto in evoluzione che scaturisce dell’interazione tra persone con menomazioni e barriere comportamentali e ambientali che impediscono la loro piena ed effettiva partecipazione alla società in condizioni di uguaglianza e di pari dignità rispetto agli altri;

P.  considerando che, sulla base dell'articolo 7 del regolamento recante disposizioni comuni, in tutte le fasi della preparazione e dell'esecuzione dei programmi finanziati dai fondi strutturali e di investimento europei si tiene conto, in particolare, della possibilità di accesso per le persone con disabilità, e che dei medesimi aspetti occorre tener conto nel quadro della preparazione e dell'esecuzione di altri fondi dell'UE;

Q.  considerando che in alcuni Stati membri la domanda di servizi sociali è in aumento a causa dei cambiamenti demografici e sociali, con maggiori tassi di disoccupazione, povertà ed esclusione sociale, e che si assiste in particolare a una carenza di servizi di qualità a favore delle persone con disabilità la quale si ripercuote negativamente sulla possibilità delle persone con disabilità di vivere in modo indipendente, inclusivo e in condizioni egualitarie rispetto agli altri;

R.  considerando che occorrerebbe migliorare l'attuazione e l'applicazione della legislazione dell'UE esistente in materia di diritti delle persone con disabilità, in modo da aumentare l'accessibilità per tutte le persone disabili in tutta l'UE;

S.  considerando che il Parlamento fa parte del quadro dell'UE per promuovere, proteggere e monitorare l'attuazione della Convenzione CRPD, conformemente all'articolo 33, paragrafo 2, della suddetta Convenzione;

T.  considerando che diverse organizzazioni della società civile hanno inviato informazioni al comitato CRPD in relazione all'elenco di questioni;

U.  considerando che la Commissione, in qualità di punto di contatto ai sensi dell'articolo 33, paragrafo 1, della Convenzione CRPD, è stata incaricata di fornire una risposta in merito all'elenco di questioni adottato dal comitato CRPD;

V.  considerando che il Parlamento è l'unico organo dell'Unione europea eletto direttamente e che esso rappresenta i cittadini europei ed è, pertanto, pienamente conforme ai principi di Parigi, come previsto dall'articolo 33 della Convenzione CRPD;

1.  assicura al comitato CRPD che il Parlamento europeo risponderà alle domande che gli sono rivolte direttamente, sollecitando nel contempo anche la Commissione a tenere conto delle opinioni del Parlamento in sede di formulazione delle proprie risposte al comitato;

2.  considera deplorevole che il codice di condotta sia stato adottato dalla Commissione e dal Consiglio senza coinvolgere il Parlamento e che, come risultato, il Parlamento abbia competenze limitate rispetto al monitoraggio della Convenzione CRPD;

3.  invita la Commissione a consultare ufficialmente, ai fini dell'elaborazione delle risposte relative all'elenco di questioni, tutte le pertinenti istituzioni e agenzie, tra cui il Parlamento, il Comitato economico e sociale europeo, il Comitato delle regioni, il Mediatore europeo e l'Agenzia dell'UE per i diritti fondamentali;

4.  chiede alla Commissione di invitare il quadro dell'UE a partecipare ufficialmente al dialogo costruttivo;

5.  sottolinea il fatto che la proposta di direttiva antidiscriminazione dell'UE è volta a proteggere le persone con disabilità contro la discriminazione a livello di protezione sociale, assistenza sanitaria e (ri)abilitazione, istruzione e accesso a beni e servizi e loro fornitura, quali l'alloggio, il trasporto e l'assicurazione; si rammarica per la mancanza di progressi relativamente a tale proposta in seno al Consiglio e esorta gli Stati membri ad adoperarsi per l'adozione di una posizione comune senza ulteriori indugi;

6.  constata che la mancanza di dati e statistiche disaggregati in relazione a gruppi con disabilità specifiche rappresenta un ostacolo all'elaborazione di politiche adeguate; invita pertanto la Commissione a raccogliere e a divulgare i dati statistici sulla disabilità, disaggregati per età e per genere, con l'obiettivo di monitorare la situazione delle persone con disabilità in tutta l'UE nei pertinenti ambiti della vita quotidiana e non solo nell'ambito dell'occupazione;

7.  rileva che diverse organizzazioni della società civile hanno inviato informazioni al comitato CRPD in merito all'elenco di questioni; esorta pertanto la Commissione ad approfondire ulteriormente il dialogo strutturato e a consultare le organizzazioni che rappresentano le persone con disabilità ‒ cooperando con esse ‒ come parte del processo di revisione, anche in sede di formulazione della risposta al comitato CRPD in merito all'elenco di questioni, nonché in sede di elaborazione, attuazione e monitoraggio delle politiche dell'UE nel settore in questione;

8.  invita gli Stati membri che non hanno ancora ratificato la Convenzione CRPD a ratificarla senza indugio;

9.  invita la Commissione a presentare una proposta ambiziosa di normativa europea sull'accessibilità, con la piena partecipazione delle persone disabili all'intero ciclo legislativo, e sottolinea che tale proposta deve comprendere un ampio ventaglio di settori d'intervento in relazione all'accessibilità ai beni e ai servizi per tutti i cittadini dell'UE, favorire la vita indipendente e la piena inclusione delle persone con disabilità e istituire un meccanismo permanente, efficace e indipendente per il monitoraggio e l'applicazione;

10.  invita gli Stati membri a recepire nel diritto nazionale gli obblighi derivanti dall'articolo 12 della CRPD e, più specificamente, a ridurre qualsiasi restrizione al diritto di voto e di essere elette delle persone con disabilità;

11.  sollecita il Consiglio ad accelerare i lavori sulla proposta di direttiva relativa all'accessibilità dei siti web degli enti pubblici con l'obiettivo di raggiungere una posizione comune e di progredire ulteriormente verso l'adozione di tale direttiva, aumentando così l'accessibilità di documenti, video e siti web e offrendo formati e mezzi di comunicazione alternativi;

12.  raccomanda che i fondi dell'UE siano usati per promuovere l'accessibilità ‒ anche elettronica ‒ per le persone con disabilità, favorire la transizione dall'assistenza istituzionalizzata a servizi di prossimità, approntare servizi sanitari e sociali di qualità e investire nello sviluppo di capacità delle organizzazioni che rappresentano le persone con disabilità;

13.  segnala le proprie risposte e azioni rispetto all'elenco di questioni sollevate in riferimento alla relazione iniziale dell'Unione europea nel quadro della revisione della Convenzione CRPD:

   a. ha istituito un gruppo di lavoro con mansioni di coordinamento trasversale alle commissioni, composto da membri di ciascuna delle commissioni interessate, il quale ha organizzato eventi di sensibilizzazione aperti al personale e ai deputati al Parlamento europeo, fra cui l'organizzazione di corsi di lingua dei segni come parte della formazione professionale;
   b. ha sottolineato le esigenze di accessibilità con riferimento al servizio universale e al numero di emergenza 112 nella risoluzione del 5 luglio 2011(6) e nella dichiarazione del 17 novembre 2011(7), che ha rappresentato una tappa fondamentale per lo sviluppo del sistema eCall di bordo;
   c. il numero di deputati al Parlamento europeo portatori di disabilità è aumentato considerevolmente a seguito delle elezioni del 2014;
   d. si impegna a collaborare attivamente con gli attori interessati per trovare una soluzione pragmatica ai fini dell'adesione al trattato di Marrakech;
   e. sottolinea la necessità di migliorare l'attuazione della legislazione dell'UE per assicurare che le persone con disabilità possano viaggiare autonomamente utilizzando tutti i modi di trasporto, compresi i trasporti pubblici;
   f. invita la Commissione a fornire le spiegazioni richieste sulle modalità con cui è in grado di assicurare, nella legislazione attuale e in quella futura, che alle persone con disabilità sia garantita la fruizione di pari opportunità, diritti fondamentali, parità di accesso ai servizi e al mercato del lavoro, nonché degli stessi diritti e doveri in materia di accesso alla previdenza sociale rispetto ai cittadini dello Stato membro nel cui sistema di previdenza sociale esse rientrano, in linea con il principio della parità di trattamento e della non discriminazione, in modo che tutte le persone con disabilità possano godere del diritto di libera circolazione che è proprio di tutti i cittadini dell'UE;
   g. invita gli Stati membri e la Commissione a garantire che l'accesso alla giustizia, con riferimento al diritto dell'UE, sia pienamente conforme alla Convenzione CRPD, affinché i diritti fondamentali siano accessibili a tutti;

14.  sottolinea la necessità di una cooperazione politica rafforzata in seno al quadro dell'UE, comprendente le risorse finanziarie e umane necessarie ad assicurare che esso sia in grado di adempiere ai compiti illustrati nella succitata decisione del Consiglio, ed esorta gli attori che partecipano al quadro dell'UE a stanziare le risorse richieste per lo svolgimento di tali compiti;;

15.  si compiace dell'iniziativa dei deputati al Parlamento europeo di richiedere l'elaborazione, a cadenza regolare, di una relazione congiunta da parte della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e della commissione per le petizioni in risposta alle raccomandazioni del comitato CRPD;

16.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché al comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità e ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU L 23 del 27.1.2010, pag. 35.
(2) GU C 340 del 15.12.2010, pag. 11.
(3) CRPD/C/EU/Q/1.
(4) GU C 131 E dell'8.5.2013, pag. 9.
(5) GU L 303 del 2.12.2000, pag. 16.
(6) GU C 33 E del 5.2.2013, pag. 1.
(7) GU C 153 E del 31.5.2013, pag. 165.


Epidemia di Xylella fastidiosa che colpisce gli ulivi
PDF 161kWORD 69k
Risoluzione del Parlamento europeo del 20 maggio 2015 sull'epidemia di Xylella fastidiosa che colpisce gli ulivi (2015/2652(RSP))
P8_TA(2015)0209RC-B8-0451/2015

Il Parlamento europeo,

–  vista la direttiva 2000/29/CE del Consiglio concernente le misure di protezione contro l'introduzione nella Comunità di organismi nocivi ai vegetali o ai prodotti vegetali e contro la loro diffusione nella Comunità(1),

–  visti i pareri scientifici dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), pubblicati il 26 novembre 2013 e il 6 gennaio 2015, sui rischi provocati dalla Xylella fastidiosa per la salute delle piante nel territorio dell'UE, che individuano e valutano le opzioni di riduzione del rischio,

–  viste le decisioni di esecuzione della Commissione del 13 febbraio 2014, del 23 luglio 2014 e del 28 aprile 2015, relative alle misure per impedire l'introduzione e la diffusione nell'Unione della Xylella fastidiosa,

–  viste le relazioni dell'Ufficio alimentare e veterinario sui controlli effettuati nel febbraio e nel novembre 2014,

–  vista l'interrogazione alla Commissione sull'epidemia di Xylella fastidiosa che colpisce gli ulivi (O-000038/2015 – B8-0117/2015),

–  vista la direttiva 2009/128/CE che istituisce un quadro per l'azione comunitaria ai fini dell'utilizzo sostenibile dei pesticidi(2),

–  visti l'articolo 128, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che la Xylella fastidiosa costituisce una minaccia immediata altamente pericolosa per la produzione di determinate colture nell'Europa meridionale, tra cui ulivi, mandorli, peschi e piante ornamentali; che, a seconda del tipo di batterio, è una minaccia potenziale per la vite, gli agrumi e altre coltivazioni e potrebbe causare perdite devastanti e senza precedenti, con conseguenze drammatiche sul piano economico, ambientale e sociale; che il ceppo che sta infettando gli ulivi in Puglia è diverso dagli isolati che provocano la malattia nella vite o negli agrumi in altre parti del mondo;

B.  considerando che il batterio sta già provocando gravi danni agli uliveti della Puglia e rischia di minacciare altre coltivazioni e regioni;

C.  considerando che la produzione olivicola è uno dei settori agricoli più importanti della Puglia e nel 2013 ha rappresentato l'11,6 % (ossia 522 milioni di EUR) del valore totale della produzione agricola della regione e il 30 % del valore della produzione olivicola italiana;

D.  considerando che la presenza della Xylella fastidiosa sta provocando gravi danni economici non solo ai produttori olivicoli, ma anche all'intera catena di produzione, compresi i frantoi cooperativi e privati, nonché al turismo e alle attività di marketing;

E.  considerando che il primo focolaio di Xylella fastidiosa è stato notificato dalle autorità italiane il 21 ottobre 2013 e che da quel momento il numero di alberi infettati ha raggiunto livelli allarmanti;

F.  considerando che le ispezioni condotte in Italia nel febbraio e nel novembre 2014 dall'Ufficio alimentare e veterinario della direzione generale della Salute e della sicurezza alimentare della Commissione confermano il drastico peggioramento della situazione e l'impossibilità di scongiurare un'ulteriore propagazione del batterio;

G.  considerando che attualmente non sono disponibili trattamenti per curare le piante malate nei campi e che le piante colpite tendono a restare infette per il resto della loro vita o deperiscono rapidamente;

H.  considerando che nell'Unione europea la malattia può essere presente in un gran numero di piante diverse, incluse piante selvatiche asintomatiche;

I.  considerando che l'EFSA ha sottolineato che, vista la difficoltà di fermare la diffusione della Xylella fastidiosa una volta che ha colpito una zona di produzione, è opportuno dare priorità alle iniziative di prevenzione incentrate sulle importazioni e al contenimento dei focolai, nonché al rafforzamento della condivisione degli sforzi di ricerca;

1.  osserva che le decisioni di esecuzione adottate dalla Commissione prima dell'aprile 2015 si concentravano prevalentemente su azioni interne intese a combattere l'epidemia e non contemplavano misure rigorose volte a prevenire l'ingresso della malattia nell'Unione europea a partire da paesi terzi;

2.  invita la Commissione ad adottare misure mirate contro la Xylella fastidiosa al fine di impedire l'importazione di materiale infetto nell'UE; accoglie con favore la decisione presa dalla Commissione nell'aprile 2015 di sospendere le importazioni di piante di Coffea infette provenienti da Costa Rica e Honduras, nonché le restrizioni alle importazioni di piante provenienti da zone colpite di altri paesi terzi; chiede che si applichino, se del caso, misure più rigorose, fra cui l'autorizzazione delle sole importazioni provenienti da siti di produzione indenni da organismi nocivi;

3.  si rammarica del fatto che, molto spesso, la Commissione non reagisce con rapidità sufficiente a evitare l'ingresso nell'UE di fitopatie provenienti da paesi terzi; sollecita pertanto la Commissione a verificare la fonte dell'infezione e a rivedere il sistema ufficiale di controlli fitosanitari dell'UE al fine di proteggere e di salvaguardare il territorio europeo;

4.  sollecita la Commissione, segnatamente in vista dell'arrivo dell'estate, ad adottare misure efficaci per prevenire la diffusione della Xylella fastidiosa nell'Unione europea, concentrando in particolare la propria attenzione sulle coltivazioni maggiormente a rischio, senza per questo trascurarne altre suscettibili di essere anch'esse gravemente colpite dalla malattia, e sottolinea l'importanza in proposito del disposto dell'articolo 9 della decisione di esecuzione del 2015;

5.  invita la Commissione e gli Stati membri a indennizzare i produttori per le misure di sradicamento e le perdite di reddito, che comportano un pregiudizio in termini non solo di produzione agricola ma anche di patrimonio culturale, storia e attività connesse al turismo;

6.  chiede alla Commissione e alle autorità pertinenti che si avvalgano di tutti i fondi e gli strumenti possibili per contribuire alla ripresa economica delle aree colpite; invita la Commissione a individuare incentivi per i produttori che attuano misure di prevenzione;

7.  invita la Commissione a garantire la disponibilità di risorse finanziarie e umane adeguate per attuare le strategie del caso, incluso un sostegno finanziario agli agricoltori affinché adottino pratiche agricole adeguate per far fronte alla Xylella fastidiosa e ai suoi vettori; sollecita la Commissione a promuovere senza indugio l'intensificazione degli sforzi di ricerca – anche potenziando la collaborazione a livello internazionale e mettendo a disposizione degli istituti di ricerca risorse finanziarie – al fine di accrescere le conoscenze scientifiche sulla Xylella fastidiosa e individuare con esattezza la natura dell'interazione tra l'agente patogeno, i sintomi e lo sviluppo della malattia;

8.  sottolinea la necessità di realizzare campagne di informazione nelle zone potenzialmente infette dell'Unione allo scopo di sensibilizzare non solo il settore agricolo ma anche quello orticolo, compresi i venditori di piante ornamentali, i giardinieri professionisti e i loro clienti;

9.  ritiene che, soprattutto in vista dell'arrivo dell'estate, la Commissione e gli Stati membri dovrebbero informare i viaggiatori sui rischi legati all'introduzione nell'Unione europea di piante infette provenienti dai paesi colpiti dalla Xylella fastidiosa;

10.  chiede un aumento dei mezzi a disposizione per garantire l'individuazione di organismi nocivi ai punti di ingresso nell'UE; incoraggia inoltre gli Stati membri ad accrescere il numero delle ispezioni regolari onde impedire il diffondersi della Xylella fastidiosa al di fuori delle aree delimitate;

11.  invita la Commissione a predisporre una banca dati aperta, con un elenco delle istituzioni e delle autorità competenti a livello di UE e di Stati membri, per lo scambio di informazioni e di esperienze, comprese le prassi di eccellenza, nonché per il tempestivo allertamento delle autorità competenti e l'adozione delle misure necessarie;

12.  invita la Commissione a elaborare, in modo trasparente, orientamenti esaustivi per la messa in atto di misure preventive e di controllo della malattia, contenenti indicazioni chiare riguardo alla loro portata e durata, sulla base dell'esperienza e delle migliori prassi esistenti, che possano essere utilizzati come strumento di supporto dalle autorità e dai servizi competenti degli Stati membri;

13.  invita la Commissione a riferire al Parlamento, con cadenza annuale o in qualsiasi momento nel caso in cui la situazione dovesse cambiare, in merito alle minacce per i produttori dell'Unione europea derivanti dalla Xylella fastidiosa e da altri organismi che costituiscono un pericolo per la produzione agricola;

14.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 169 del 10.7.2000, pag. 1.
(2) GU L 309 del 24.11.2009, pag. 71.

Avviso legale