Indice 
Testi approvati
Giovedì 9 luglio 2015 - StrasburgoEdizione definitiva
Efficienza delle risorse: transizione verso un'economia circolare
 Livelli massimi ammissibili di radioattività per i prodotti alimentari e per gli alimenti per animali a seguito di incidente nucleare ***I
 Costruire un'Unione dei mercati dei capitali
 Agenda europea in materia di sicurezza
 Situazione nello Yemen
 Sfide legate alla sicurezza in Medio Oriente e in Africa del Nord e prospettive di stabilità politica
 Revisione della politica europea di vicinato
 Armonizzazione di taluni aspetti del diritto d'autore e dei diritti connessi nella società dell'informazione
 Valutazione delle attività svolte dal Fondo europeo per la democrazia (EED) dalla sua istituzione
 Situazione nel Burundi
 Commemorazione di Srebrenica
 Progetti di legge della Cambogia sulle ONG e i sindacati
 La Repubblica democratica del Congo (RDC), in particolare il caso dei due attivisti dei diritti dell'uomo detenuti, Yves Makwambala e Fred Bauma
 Bahrein, in particolare il caso di Nabeel Rajab
 Situazione di due pastori cristiani in Sudan

Efficienza delle risorse: transizione verso un'economia circolare
PDF 287kWORD 114k
Risoluzione del Parlamento europeo del 9 luglio 2015 sull'efficienza delle risorse: transizione verso un'economia circolare (2014/2208(INI))
P8_TA(2015)0266A8-0215/2015

Il Parlamento europeo,

‒  vista la comunicazione della Commissione intitolata "Verso un'economia circolare: programma per un'Europa a zero rifiuti" (COM(2014)0398),

‒  vista la comunicazione della Commissione intitolata "Opportunità per migliorare l'efficienza delle risorse nell'edilizia" (COM(2014)0445),

–  vista la comunicazione della Commissione "Piano d'azione verde per le PMI - Aiutare le PMI a trasformare le sfide ambientali in opportunità di business" (COM(2014)0440),

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo "Una strategia quadro per un'Unione dell'energia resiliente, corredata da una politica lungimirante in materia di cambiamenti climatici" (COM(2015)0080),

‒  vista la comunicazione della Commissione intitolata "Costruire il mercato unico dei prodotti verdi - Migliorare le informazioni sulle prestazioni ambientali dei prodotti e delle organizzazioni" (COM(2013)0196),

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo "L'innovazione per una crescita sostenibile: una bioeconomia per l'Europa" (COM(2012)0060),

‒  vista la comunicazione della Commissione intitolata "Tabella di marcia verso un'Europa efficiente nell'impiego delle risorse" (COM(2011)0571),

‒  vista la comunicazione della Commissione intitolata "Un'Europa efficiente nell'impiego delle risorse - Iniziativa faro nell'ambito della strategia Europa 2020" (COM(2011)0021),

‒  vista la comunicazione della Commissione intitolata "Europa 2020: Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva" (COM(2010)2020),

–  vista la sua risoluzione del 12 dicembre 2013 sull'ecoinnovazione – occupazione e crescita mediante la politica ambientale(1),

–  vista la sua risoluzione del 14 gennaio 2014 su una strategia europea per i rifiuti di plastica nell'ambiente(2),

‒  vista la sua risoluzione del 24 maggio 2012 su un'Europa efficiente nell'impiego delle risorse(3),

‒  vista la sua risoluzione del 13 settembre 2011 su una strategia efficace per le materie prime in Europa(4),

‒  visto il Settimo programma d'azione per l'ambiente,

–  vista la strategia di sviluppo sostenibile dell'UE (del 2006) e la sua revisione del 2009,

‒  viste le conclusioni del Consiglio Ambiente "Inverdire il semestre europeo e la strategia Europa 2020 – Revisione intermedia" del 28 ottobre 2014,

–  vista la relazione di sintesi dell'Agenzia europea dell'ambiente dal titolo "L'ambiente in Europa - Stato e prospettive nel 2015",

‒  vista la Convenzione sulla diversità biologica (CDB),

‒  vista l'indagine del programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP) sulla progettazione di un sistema finanziario sostenibile,

‒  viste le conclusioni del gruppo di esperti scientifici per le risorse internazionali del programma ambientale delle Nazioni Unite (UNEP International Resource Panel) su "Rischi ambientali e sfide dei flussi e cicli dei metalli antropogenici" (2013),

‒  viste le conclusioni del gruppo di esperti scientifici per le risorse internazionali del programma ambientale delle Nazioni Unite (UNEP International Resource Panel) su "Disaccoppiamento dell'utilizzo delle risorse naturali e impatti ambientali della crescita economica" (2011),

–  vista la petizione "Stop allo spreco alimentare in Europa!";

‒  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 10 dicembre 2014(5),

‒  visto il parere del Comitato delle regioni del 12 febbraio 2015(6),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e i pareri della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia (A8-0215/2015),

A.  considerando che un uso non sostenibile delle risorse è la causa prima di vari rischi ambientali, tra cui il cambiamento climatico, la desertificazione, la deforestazione, la perdita di biodiversità e l'indebolimento dei servizi ecosistemici; che l'economia globale utilizza l'equivalente del valore in termini di risorse di 1,5 pianeti per produrre a livello globale e assorbire i rifiuti e che si stima che tale cifra raggiungerà l'equivalente in termini di risorse di due pianeti entro il 2030;

B.  considerando che l'Europa dipende maggiormente dalle risorse importate rispetto a qualunque altra regione del mondo e che molte risorse si esauriranno entro un termine relativamente breve; che è possibile aumentare la sua competitività solo ottenendo maggiore valore aggiunto dalle risorse dell'economia e promuovendo un approvvigionamento sostenibile di materie prime provenienti da fonti europee; che inoltre, come contributo per la messa in sicurezza dell'approvvigionamento di materie prime, dovrebbero essere rafforzati i partenariati per l'innovazione tra l'industria e il settore della gestione dei rifiuti e la ricerca per la riciclabilità di importanti materie prime;

C.  considerando che la transizione verso l'economia circolare è in sostanza una questione economica concernente l'accesso alle materie prime, o la disponibilità sostenibile di queste ultime, la reindustrializzazione e l'ulteriore digitalizzazione dell'Europa, la creazione di nuovi posti di lavoro e la soluzione alle sfide legate ai cambiamenti climatici, all'insicurezza energetica e alla penuria di materie prime; che investire nell'economia circolare, pertanto, può essere perfettamente compatibile con il programma della Commissione per la crescita, la competitività e l'occupazione e giovare a tutte le parti interessate;

D.  considerando che l'efficienza delle risorse deve anche tenere conto di preoccupazioni più ampie relative alla sostenibilità, tra cui la dimensione ambientale, etica, economica e sociale, ed essere coerente a tali preoccupazioni;

E.  considerando la natura vincolante degli obiettivi e azioni prioritarie definitive nel Settimo programma di azione per l'ambiente;

F.  considerando che il programma ambientale dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) rileva che l'efficacia ambientale degli approcci imperniati su iniziative volontarie è spesso incerta e che l'efficienza economica di tali approcci è generalmente scarsa(7);

G.  considerando che il passaggio a un'economia circolare richiede un cambiamento sistemico che interessi tutte le parti coinvolte nella catena del valore, nonché sostanziali innovazioni nel campo delle tecnologie, delle imprese e della società nel suo insieme;

H.  considerando che i cittadini, le piccole imprese e gli enti pubblici locali svolgono un ruolo particolare nel garantire l'efficienza delle risorse e nel promuovere il disaccoppiamento tra la crescita economica e il consumo delle risorse;

I.  considerando che un'economia circolare ben funzionante ha bisogno di imprese competitive e che le imprese stesse rappresentano un fattore determinante nella transizione verso un'economica circolare;

J.  considerando che è importante porre le PMI al centro della strategia dell'Unione in materia di efficienza delle risorse, in quanto rappresentano il 99% delle imprese dell'UE e impiegano i due terzi della forza lavoro;

K.  considerando che un pacchetto europeo ambizioso in materia di economia circolare crea opportunità per le aziende, assicura l'accesso alle materie primarie, prolunga il loro utilizzo a livello produttivo (mediante il riutilizzo, la rigenerazione, le parti di ricambio o il riciclaggio), garantisce processi di riciclaggio di alta qualità al termine del ciclo di vita e tratta tutti i sottoprodotti e i rifiuti come preziosi flussi di risorse destinati a un ulteriore utilizzo;

L.  considerando che l'approvvigionamento sostenibile e responsabile delle materie prime primarie è fondamentale per raggiungere l'efficienza delle risorse e conseguire gli obiettivi dell'economia circolare;

M.  considerando che per conseguire gli obiettivi in materia di efficienza delle risorse e realizzare un'economia circolare è necessario sviluppare i mercati delle materie prime secondarie;

N.  considerando che il Parlamento ha più volte invitato la Commissione a stabilire indicatori e obiettivi per l'efficienza delle risorse;

O.  considerando che l'eliminazione di sostanze chimiche tossiche, per le quali esistono o saranno sviluppate alternative più sicure in linea con la legislazione vigente sui prodotti chimici, ricopre un ruolo centrale nella costruzione di un'economia circolare;

P.  considerando che i dati raccolti da Eurostat sul trattamento dei rifiuti urbani nei 28 Stati membri dell'UE mostrano che la politica dei rifiuti non è ancora uniforme e che l'attuazione e il rispetto della legislazione vigente rappresentano sfide importanti;

Q.  considerando che in media soltanto il 40% dei rifiuti solidi viene riutilizzato o riciclato, mentre il resto finisce in discarica o è destinato all'incenerimento;

R.  considerando che la produzione e il consumo di prodotti alimentari agricoli assorbono una quota rilevante delle risorse utilizzate, con un impatto significativo sull'ambiente, la sanità pubblica, la salute e il benessere degli animali; che sono necessarie soluzioni sostenibili per affrontare in modo olistico le inefficienze riguardanti le risorse alimentari;

S.  considerando che la soppressione delle sovvenzioni dannose per l'ambiente, comprese le sovvenzioni dirette e indirette ai combustibili fossili, può considerevolmente ridurre le emissioni di gas a effetto serra, contribuire alla lotta al cambiamento climatico e consentire la diffusione dell'economia circolare;

1.  accoglie con favore la comunicazione della Commissione intitolata "Verso un'economia circolare: programma per un'Europa a zero rifiuti" (COM(2014)0398); appoggia l'approccio della Commissione di progettare e innovare nella direzione di un'economia circolare, con la definizione di un quadro politico a sostegno dell'efficienza delle risorse e di un obiettivo riguardo a tale efficienza, come indicato nella comunicazione nonché di delineare un quadro politico specifico onde consentire alle PMI di trasformare le sfide ecologiche in opportunità di attività sostenibili sotto il profilo ambientale; segnala che occorrono interventi legislativi per puntare all'economia circolare e chiede alla Commissione di presentare una proposta ambiziosa sull'economia circolare entro la fine del 2015, come annunciato nel programma di lavoro per il 2015;

2.  sottolinea che l'azione riguardante la scarsità di risorse impone di ridurre l'estrazione e l'uso di delle risorse e di disaccoppiare in forma assoluta la crescita dall'utilizzo delle risorse naturali, con un cambiamento sistemico che richiede di definire le azioni necessarie dal punto di vista della sostenibilità nel 2050, avviando tali azioni immediatamente;

3.  sottolinea che la produzione e il consumo sono settori che devono essere affrontati in modo da garantire coerenza rispetto ai più ampi obiettivi in materia di sviluppo sostenibile;

4.  ricorda che nonostante i miglioramenti già apportati in materia di efficiente impiego delle risorse, la costante crescita della produzione ha sopravanzato tali miglioramenti in termini di efficienza e che l'estrazione delle risorse continua ad aumentare in modo vertiginoso a livello mondiale e pertanto si profila l'urgente necessità di una complessiva riduzione delle attività di estrazione e di utilizzo delle risorse, al fine di superare l'effetto di rimbalzo; esorta la Commissione a proporre adeguate misure in tal senso;

5.  ricorda che l'acqua, sia come risorsa naturale utilizzata nei processi di produzione sia come bene pubblico, deve essere presa in considerazione nel calcolo dei dati relativi al consumo di materie prime, e deve inoltre essere utilizzata in modo efficiente;

6.  sottolinea che un miglioramento nell'uso delle risorse grazie a requisiti di progettazione migliori e a una normativa in materia di rifiuti che garantisca di risalire la gerarchia degli stessi (promuovendo pertanto la prevenzione, il riutilizzo, la preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti) potrebbe garantire un risparmio netto considerevole alle imprese, alle autorità pubbliche e ai consumatori dell'UE, dell'ordine di 600 miliardi di EUR secondo le stime, equivalente all'8% del fatturato annuo, riducendo nel contempo le emissioni totali annue dei gas a effetto serra del 2-4%; evidenzia che un aumento della produttività delle risorse del 30% entro il 2030 potrebbe produrre un aumento del PIL di circa l'1% e creare 2 milioni di nuovi posti di lavoro sostenibili(8); ricorda che l'efficienza delle risorse è un obiettivo prioritario del Settimo programma d'azione per l'ambiente, che sottolinea la necessità di stimolare la produzione e la domanda da parte dei consumatori di prodotti e servizi sostenibili dal punto di vista ambientale, mediante politiche che ne promuovano disponibilità, costi contenuti, funzionalità e attrattività;

7.  ritiene che il miglioramento dell'efficienza delle risorse richieda incentivi sia legislativi, sia economici, l'internalizzazione dei costi esterni e ulteriori finanziamenti a favore della ricerca e dell'innovazione, nonché cambiamenti nella società e negli stili di vita; segnala che è necessaria una gamma di strumenti a vari livelli politici, tenuto conto del principio di sussidiarietà;

8.  ritiene che la realizzazione di un'economia circolare su ampia scala imponga la partecipazione di tutti i soggetti interessati, regioni, città, comunità locali, PMI, ONG, rappresentanti delle imprese, sindacati e cittadini;

9.  invita la Commissione a coinvolgere gli enti locali e regionali nell'intero sviluppo del pacchetto relativo all'economia circolare;

10.  sottolinea che l'opera di sensibilizzazione nei confronti dell'opinione pubblica e il coinvolgimento consapevole dei cittadini sono determinanti per il buon esito della transizione verso un'economia circolare; prende atto della necessità di riservare l'attenzione e le risorse necessarie all'istruzione e all'informazione, per promuovere modelli di consumo e di produzione sostenibili e per evidenziare i vantaggi della transizione verso un'economia circolare efficiente nell'impiego delle risorse;

11.  segnala che la transizione verso un'economia circolare esige manodopera specializzata e che l'istruzione e la formazione devono tenere in conto le esigenze in materia di competenze ecologiche;

12.  sottolinea che a livello europeo esistono già degli strumenti finanziari per il sostegno dell'economia circolare, in particolare nel quadro dei programmi Orizzonte 2020 e Life+, che, se impiegati correttamente, consentono di promuovere l'ecoinnovazione e l'ecologia industriale negli Stati membri e nelle regioni europee;

13.  sottolinea che la certezza giuridica e la prevedibilità a lungo termine sono fondamentali per sfruttare il potenziale del Fondo europeo per gli investimenti strategici a favore dell'economia circolare, allo scopo di costituire canali di investimento per un'economia sostenibile;

14.  sottolinea che la transizione verso un'economia sostenibile e circolare dovrebbe combinare obiettivi ambientali ambiziosi e rigidi requisiti sociali, tra cui la promozione di un lavoro dignitoso e condizioni di lavoro sane e sicure (ad esempio garantire che i lavoratori non siano esposti a sostanze nocive sul luogo di lavoro);

15.  sottolinea la necessità di istituire un quadro giuridico più coerente per la produzione e il consumo sostenibili, che copra l'intero ciclo produttivo dall'approvvigionamento sostenibile fino al recupero alla fine del ciclo di vita;

Indicatori e obiettivi

16.  sottolinea che nel 2050 nell'UE l'uso delle risorse deve essere sostenibile e che ciò impone, tra l'altro, una riduzione assoluta dei consumi di risorse a livelli sostenibili, sulla base di una misurazione attendibile del consumo di risorse lungo l'intera filiera di approvvigionamento, l'applicazione rigorosa della gerarchia dei rifiuti, l'attuazione di un utilizzo a cascata delle risorse, segnatamente l'uso della biomassa, un approvvigionamento responsabile e sostenibile, una gerarchia dei rifiuti, la creazione di un circuito chiuso per le risorse non rinnovabili, l'impiego crescente delle energie rinnovabili entro i limiti della loro rinnovabilità, la progressiva soppressione delle sostanze tossiche, per le quali esistono o saranno sviluppate alternative più sicure in linea con la legislazione vigente sui prodotti chimici al fine di assicurare lo sviluppo di cicli di materiali non tossici e migliorare la qualità dei servizi ecosistemici;

17.   ricorda che già nel 2012 il Parlamento ha chiesto indicatori dell'attività economica chiari, solidi e misurabili, che tengano conto del cambiamento climatico, della biodiversità e dell'efficienza delle risorse alla luce del ciclo di vita, e di utilizzare detti indicatori come base per iniziative legislative e obiettivi concreti di riduzione;

18.  esorta la Commissione a considerare la possibilità di sviluppare e introdurre entro il 2015 un indicatore principale e una serie di sottoindicatori relativi all'efficienza delle risorse, compresi i servizi ecosistemici; evidenzia che l'impiego di detti indicatori armonizzati dovrebbe essere vincolante dal 2018 e che essi dovrebbero misurare il consumo di risorse, comprese le importazioni ed esportazioni, a livello di Unione, di Stato membro e di settore, tenere conto dell'intero ciclo di vita dei prodotti e servizi ed essere basati sulla metodologia dell'impronta e misurare l'utilizzo di terreni, acque e materiali nonché il carbonio;

19.  sollecita la Commissione a proporre, entro il 2015, un obiettivo per aumentare l'efficienza delle risorse a livello di Unione del 30% entro il 2030 rispetto al 2014 e singoli obiettivi per ciascuno Stato membro; sottolinea che per poter attuare gli obiettivi in materia di uso efficiente delle risorse essi devono fare riferimento a indicatori specifici;

20.  invita la Commissione a promuovere l'utilizzo di adeguati indicatori sull'uso efficiente delle risorse attraverso le convenzioni internazionali, allo scopo di consentire la comparabilità delle economie e garantire condizioni di parità, e a sostenere il dialogo e la cooperazione con paesi terzi;

21.  sottolinea che tali indicatori dovrebbero essere inclusi nel semestre europeo e in tutte le valutazioni di impatto;

Politica sui prodotti e progettazione ecocompatibile

22.  sottolinea l'importanza di una politica assennata per i prodotti, tale da aumentare il ciclo di vita previsto per i prodotti, nonché la loro idoneità sotto il profilo della durata, del riutilizzo e del riciclaggio; osserva che la quantità di risorse utilizzate da un prodotto nel corso della sua durata, nonché la sua riutilizzabilità e riciclabilità, sono in larga misura determinate durante la fase di progettazione; invita la Commissione a promuovere un consolidamento, nelle politiche per i prodotti, dell'approccio basato sul ciclo di vita, in particolare elaborando metodologie armonizzate per valutare la prestazione ambientale dei prodotti;

23.  invita la Commissione a presentare in materia un ambizioso programma di lavoro e ad attuare in forma globale e ambiziosa i requisiti di progettazione ecocompatibile della pertinente direttiva vigente tramite misure di esecuzione nuove e aggiornate, iniziando con l'adozione immediata di misure già elaborate;

24.  invita la Commissione a proporre un riesame della legislazione sulla progettazione ecocompatibile e della pertinente legislazione riguardante le politiche sui prodotti, entro la fine del 2016, alla luce dei cambiamenti seguenti che sono essenziali: estendere l'ambito di applicazione dei requisiti relativi alla progettazione ecocompatibile onde comprendere tutti i principali gruppi di prodotti e non solo quelli legati all'energia; inclusione graduale di tutte le caratteristiche relative all'efficienza delle risorse nei requisiti obbligatori per la progettazione dei prodotti; introduzione di un passaporto obbligatorio per i prodotti sulla base di tali requisiti; realizzazione dell'automonitoraggio e della revisione da parte di terzi per garantire che i prodotti siano conformi ai suddetti standard; definizione di requisiti orizzontali, tra l'altro in materia di durabilità, riparabilità, riutilizzabilità e riciclabilità;

25.   invita la Commissione a valutare, in base a un'analisi dei costi-benefici, la possibilità di definire valori minimi di materiali riciclati all'interno di nuovi prodotti nell'ambito della futura revisione della direttiva sulla progettazione ecocompatibile;

26.  sollecita la Commissione a elaborare misure contro l'obsolescenza programmata e precisare ulteriormente una serie di normative per l'economia circolare, tali da includere il ricondizionamento e la riparazione, l'agevole smantellamento e l'uso efficiente di materie prime, risorse rinnovabili o materiali riciclati nei prodotti;

27.  ricorda che ai fini della progettazione di un'economia circolare di successo, giocano un ruolo importante anche la disponibilità di componenti standardizzati e modulari, la progettazione per lo smontaggio e per prodotti di lunga durata ed efficienti processi produttivi; sollecita la Commissione ad adottare altre azioni pertinenti per garantire che i prodotti siano duraturi e facili da aggiornare, riutilizzare, riadattare, riparare, riciclare e infine smantellare per ottenerne nuove risorse, e che i componenti che contengono sostanze pericolose siano chiaramente identificati nei manuali dei prodotti, onde agevolare la loro separazione prima del riciclaggio;

28.  osserva che occorre sensibilizzare maggiormente i consumatori e promuoverne il loro ruolo attivo;

29.  invita la Commissione a proporre l'estensione di garanzie minime ai beni durevoli di consumo, nel senso di prolungare il ciclo previsto di vita dei prodotti e precisare che a norma della direttiva 1999/44/CE i rivenditori di beni di consumo dovrebbero coprire i guasti nei primi due anni di garanzia legale e addebitare al consumatore soltanto i guasti provocati da uso improprio;

30.  invita la Commissione a proporre misure appropriate concernenti la disponibilità di pezzi di ricambio in modo da assicurare la riparabilità dei prodotti nel corso del loro intero ciclo di vita;

31.  invita la Commissione, gli Stati membri e l'Agenzia europea delle sostanze chimiche (ECHA) a intensificare gli sforzi per sostituire le sostanze estremamente problematiche e limitare l'uso delle sostanze che comportano rischi inaccettabili per la salute umana o l'ambiente nel contesto del regolamento REACH, non da ultimo come mezzo per soddisfare il requisito del settimo piano d'azione per l'ambiente di sviluppare cicli di materiali non tossici, in modo che i rifiuti riciclati possano essere utilizzati quale fonte importante e affidabile di materie prime per l'Unione; sollecita a tale proposito la Commissione a cancellare immediatamente la moratoria unilaterale sull'elaborazione delle raccomandazioni da parte dell'ECHA per quanto riguarda l'inclusione di sostanze estremamente problematiche nell'allegato XIV del regolamento REACH e a procedere invece rapidamente all'inclusione di dette sostanze; sottolinea, nel rispetto della gerarchia dei rifiuti, che la prevenzione è prioritaria rispetto al riciclaggio e che, di conseguenza, il riciclaggio non deve giustificare il perpetuarsi dell'uso di sostanze tradizionalmente pericolose;

32.  invita la Commissione e gli Stati membri a intensificare gli sforzi per sostituire le sostanze pericolose nel quadro della direttiva 2011/65/UE sulla restrizione dell'uso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche, allo scopo di creare cicli di materiali non tossici;

33.  sollecita gli Stati membri a garantire un controllo efficace del mercato al fine di assicurare che i prodotti, sia quelli europei che quelli importati, siano conformi ai requisiti; riguardanti la politica dei prodotti e la progettazione ecocompatibile; sollecita gli Stati membri, al fine di attuare un'effettiva vigilanza dei mercati, di avviare senza indugi la procedura legislativa di riesame della legislazione pertinente; rileva che ogni ulteriore ritardo sarebbe in contrasto con gli interessi delle imprese e dei cittadini;

Verso zero rifiuti

34.  sottolinea l'analisi della Commissione secondo la quale l'adozione di nuovi obiettivi in materia di rifiuti consentirebbe di creare 180 000 posti di lavoro, rendere l'Europa più competitiva e ridurre la domanda di risorse costose e limitate(9); esprime rammarico per il ritiro della proposta legislativa relativa ai rifiuti(10), ma considera l'annuncio del vicepresidente Timmerman alla tornata di dicembre 2014 un'opportunità per un nuovo pacchetto più ambizioso sull'economia circolare;

35.  esorta la Commissione a presentare la proposta annunciata sulla revisione della legislazione relativa ai rifiuti entro il 2015, applicando debitamente la gerarchia dei rifiuti, e a includere i seguenti punti:

   definizioni chiare e inequivocabili;
   elaborazione di misure di prevenzione dei rifiuti;
   obiettivi vincolanti di riduzione dei rifiuti per i rifiuti urbani, commerciali e industriali da conseguirsi entro il 2025;
   definizione di chiare norme minime riguardanti i requisiti di responsabilità estesa del produttore per garantire la trasparenza e l'efficacia in termini di costi dei regimi di responsabilità estesa del produttore;
   applicazione del principio di "paga quanto butti" per i rifiuti residui, insieme a sistemi obbligatori di raccolta differenziata per carta, metallo, plastica e vetro, per agevolare l'elevata qualità dei materiali riciclati; introduzione di sistemi obbligatori di raccolta differenziata per i rifiuti organici entro il 2020;
   aumento degli obiettivi di riciclaggio e di preparazione per il riutilizzo ad almeno il 70% dei rifiuti solidi urbani e all'80% dei rifiuti di imballaggio riciclati, sulla base di un efficace metodo di rendicontazione che impedisca di indicare rifiuti smaltiti (mediante collocamento in discarica o incenerimento) come rifiuti riciclati, con l'ausilio dello stesso metodo armonizzato per tutti gli Stati membri con statistiche verificate esternamente; introduzione dell'obbligo per gli addetti al riciclaggio di comunicare le quantità di rifiuti immessi nell'impianto di selezione dei rifiuti e la quantità di prodotti riciclati in uscita dagli impianti di riciclaggio;
   rigorosa limitazione degli inceneritori, con o senza recupero di energia, ai rifiuti non riciclabili e non biodegradabili, entro il 2020;
   riduzione vincolante e graduale di tutti i tipi di smaltimento in discarica, coerentemente con gli obblighi di riciclaggio, in tre fasi (2020, 2025 e 2030), fino a raggiungere un divieto completo per le discariche, fatta eccezione per determinati rifiuti pericolosi e rifiuti residui per i quali la discarica rappresenta il metodo di smaltimento più ecologico;
   incoraggiare gli Stati membri a introdurre oneri sul collocamento in discarica e l'incenerimento;

36.  sottolinea l'importanza e il valore aggiunto degli obiettivi europei relativi alla politica in materia di rifiuti sia in termini di certezza giuridica, prevedibilità e parità di condizioni nel mercato interno, sia per garantire la tutela e il miglioramento dell'ambiente in cui vivono tutti i cittadini dell'UE;

37.  invita la Commissione a proporre gli stessi obiettivi per tutti gli Stati membri al fine di garantire lo stesso livello elevato di protezione ambientale in tutta l'Unione senza compromettere il mercato unico;

38.  esorta la Commissione a garantire che la legislazione vigente in materia di rifiuti e i relativi obiettivi siano applicati adeguatamente e integralmente, con particolare riferimento all'obbligo della raccolta differenziata, a garantire che gli Stati membri si adoperino maggiormente per raggiungere tali obiettivi, e ad adottare misure volte ad aiutare gli Stati membri a predisporre i giusti strumenti per conseguire gli obiettivi entro i termini stabiliti;

39.  sottolinea che, per valorizzare al massimo la capacità di gestione dei rifiuti disponibile nell'UE, è opportuno migliorare la pianificazione e lo scambio di informazioni per evitare l'eccesso di capacità;

40.  invita la Commissione ad analizzare ulteriormente la fattibilità di una proposta di quadro normativo per l'estrazione mineraria nelle discariche onde consentire il recupero di materie prime secondarie presenti nelle discariche esistenti e a esaminare lo sviluppo di un sistema di autorizzazioni ambientali per l'industria del riciclaggio;

41.  chiede alla Commissione di garantire maggiore trasparenza e migliori controlli per evitare la spedizione dei rifiuti verso paesi con norme ambientali e sociali meno rigorose rispetto a quelle dell'UE;

42.  invita la Commissione, insieme agli Stati membri, ad adoperarsi maggiormente per contrastare l'esportazione illegale di rifiuti post-consumo;

43.  esorta la Commissione a definire, all'interno della direttiva quadro sui rifiuti, requisiti minimi per la definizione dei programmi di prevenzione nazionali nonché a elaborare una serie di obiettivi e indicatori in grado di rendere comparabili i risultati ottenuti dai singoli Stati membri;

44.  esorta la Commissione ad affrontare le sfide specifiche relative ai rifiuti e a intervenire come indicato nella sua comunicazione sull'economia circolare (COM(2014)0398); esorta gli Stati membri e la Commissione a garantire la mobilitazione di fondi UE per contribuire al raggiungimento di obiettivi integrati in materia di rifiuti, quali la raccolta differenziata e lo sviluppo dell'infrastruttura di riciclaggio;

45.  esorta la Commissione a proporre un obiettivo per ridurre entro il 2025 i rifiuti marini del 50% rispetto al 2014;

46.  sottolinea la necessità di formulare obiettivi relativi alla raccolta e al riciclaggio di determinati metalli critici, onde contrastare la crescente penuria di tali risorse e ridurre la dipendenza;

47.  invita la Commissione a proporre entro la fine del 2015 obiettivi, misure e strumenti per affrontare efficacemente il problema degli sprechi alimentari, compresa la definizione di un obiettivo vincolante in materia di riduzione dei rifiuti alimentari nei settori della fabbricazione, della vendita al dettaglio/distribuzione, dei servizi di ristorazione e ospitalità e dei nuclei domestici, che preveda una riduzione pari ad almeno il 30% entro il 2025; invita la Commissione a promuovere l'elaborazione, negli Stati membri, di convenzioni che propongano che il settore alimentare al dettaglio distribuisca i prodotti invenduti ad associazioni caritative; invita la Commissione, in sede di valutazione dell'impatto delle nuove proposte legislative pertinenti, a valutare i potenziali effetti sui rifiuti alimentari;

Edifici sostenibili

48.  accoglie con favore la comunicazione della Commissione intitolata "Opportunità per migliorare l'efficienza delle risorse nell'edilizia" (COM(2014)0445); ritiene che sia necessario un approccio all'edilizia basato su una tabella di marcia e su obiettivi di lungo periodo;

49.  invita la Commissione a proporre la piena attuazione dei principi e dei requisiti dell'economia circolare nel settore dell'edilizia e a sviluppare ulteriormente il quadro strategico relativo all'efficienza delle risorse negli edifici, ivi compresi lo sviluppo di indicatori, norme, metodi e requisiti di qualità per la pianificazione territoriale e urbanistica, l'architettura, l'ingegneria strutturale, l'edilizia, la manutenzione, l'adattabilità, l'efficienza energetica, la ristrutturazione, il riutilizzo e riciclaggio; osserva che tra gli indicatori in materia di edifici sostenibili dovrebbero essere inclusi, inoltre, le infrastrutture ecologiche come i tetti verdi; sottolinea l'importanza di una visione olistica per il patrimonio edilizio europeo, con obiettivi chiari e ambiziosi a medio e lungo termine nonché tabelle di marcia per l'attuazione di tale visione;

50.  ritiene che la qualità dell'aria negli ambienti chiusi, il benessere e le esigenze sociali degli utenti debbano essere integrati nella valutazione di sostenibilità degli edifici;

51.  invita la Commissione a elaborare, nel quadro degli indicatori generali sull'efficienza delle risorse, indicatori per valutare la sostenibilità degli edifici durante il loro intero ciclo di vita, sulla base delle norme e dei metodi esistenti nonché sulla base di un approccio di sostenibilità sociale, economica e ambientale;

52.  chiede alla Commissione di stabilire se i principi e le norme BAT (migliori tecnologie disponibili) possono essere estesi a tutti i materiali e alle parti degli edifici e a sviluppare un passaporto per gli edifici basato sull'intero ciclo di vita dell'edificio;

53.  ritiene che, poiché il 90% dell'ambiente oggetto di interventi di edilizia per il 2050 esiste già, sia opportuno definire requisiti speciali e incentivi per il settore delle ristrutturazioni, allo scopo di migliorare l'impronta energetica degli edifici entro il 2050; invita quindi la Commissione a elaborare una strategia a lungo termine per la ristrutturazione degli edifici esistenti e a valorizzare il ruolo delle strategie nazionali di ristrutturazione introdotte dalla direttiva 2012/27/UE sull'efficienza energetica;

54.  esorta gli Stati membri a facilitare il miglioramento del riciclaggio attraverso lo sviluppo di infrastrutture per la raccolta differenziata e il riciclaggio nel settore dell'edilizia;

55.  invita la Commissione e gli Stati membri a esaminare la possibilità di effettuare audit di predemolizione (vale a dire una valutazione dell'edificio prima dello smantellamento o della demolizione per individuare i materiali presenti e definire quali porzioni possono essere separate per il riciclaggio) e una selezione in cantiere dei materiali riciclabili (la selezione in cantiere fornisce solitamente materie prime secondarie di maggiore purezza rispetto al riciclaggio fuori cantiere e può contribuire a ridurre l'impatto ambientale del trasporto, ad esempio effettuando la frantumazione e il compattamento in cantiere);

56.  osserva che il cemento è uno dei materiali più usati nel settore dell'edilizia; invita la Commissione a valutare la possibilità di aumentare il riciclaggio del cemento nell'edilizia, come avviene in Germania e in Svizzera;

Sviluppo dei mercati per le materie prime secondarie

57.  invita la Commissione a elaborare misure per incentivare e facilitare lo sviluppo dei mercati per le materie prime secondarie di alta qualità e la creazione di attività commerciali basate sul riutilizzo delle materie prime secondarie;

58.  ritiene che un quadro strategico a lungo termine e prevedibile contribuirà a stimolare il livello di investimenti e azioni necessario per sviluppare appieno i mercati per le tecnologie verdi e a promuovere soluzioni commerciali sostenibili; sottolinea che indicatori e obiettivi di efficienza delle risorse, sostenuti da una solida raccolta di dati, fornirebbero la necessaria guida ai decisori pubblici e privati per trasformare l'economia;

59.  pone l'accento sull'importanza che la Commissione e gli Stati membri promuovano la creazione di programmi di simbiosi industriale che sostengano sinergie industriali in materia di riutilizzo e riciclaggio e aiutino le imprese, in particolare le PMI, a capire come l'energia, i rifiuti e i sottoprodotti da loro utilizzati possono servire da risorse per altri; mette in evidenza concetti simili, come il principio "dalla culla alla culla" (cradle-to-cradle) e l'ecologia industriale;

Altre misure

60.  invita la Commissione a proporre procedure in materia di appalti pubblici in cui i prodotti e le soluzioni riutilizzati, riparati, rigenerati, ristrutturati e comunque sostenibili ed efficienti in termini di risorse, andrebbero preferiti e, laddove ciò non avvenga, dovrebbe essere applicato il principio "conformati o spiega";

61.  sottolinea la necessità di un quadro fiscale che sia conforme al principio "chi inquina paga" e trasmetta i giusti segnali a favore di investimenti nell'efficienza delle risorse, nella modernizzazione dei processi di produzione e nella fabbricazione di prodotti più duraturi e facilmente aggiustabili; chiede agli Stati membri di adoperarsi nell'ambito del processo del semestre europeo per conseguire progressi in tale campo(11);

62.  esorta la Commissione a studiare e proporre misure fiscali, quali ad esempio la riduzione dell'IVA sui prodotti riciclati, riutilizzati ed efficienti sotto il profilo dell'impiego delle risorse;

63.  esorta la Commissione e gli Stati membri ad attuare integralmente il Piano d'azione verde per le piccole e medie imprese;

64.  esorta la Commissione a sviluppare un quadro strategico per i nutrienti, allo scopo di incoraggiarne il riciclaggio, promuovere l'innovazione, migliorare le condizioni del mercato e integrare l'uso sostenibile di tali sostanze nella legislazione dell'Unione in materia di fertilizzanti, prodotti alimentari, acqua e rifiuti;

65.  esorta la Commissione a presentare una comunicazione sui prodotti alimentari sostenibili, già rinviata diverse volte dal 2013, nella prima metà del 2016; sottolinea che, poiché la produzione e il consumo di cibo rappresentano una quota significativa di impiego delle risorse, tale comunicazione dovrebbe affrontare in modo olistico le inefficienze in termini di impiego delle risorse nella filiera alimentare e incoraggiare l'elaborazione di una politica alimentare sostenibile; invita la Commissione a valutare il crescente impiego di imballaggi alimentari ecologici, compresa la fattibilità di una sostituzione progressiva degli imballaggi a fine alimentare con materiali di origine biologica, biodegradabili e compostabili secondo le norme europee;

66.  invita la Commissione a istituire una piattaforma permanente sull'efficienza nell'impiego delle risorse, che coinvolga tutti i soggetti interessati, per incoraggiare e agevolare l'applicazione degli ultimi risultati delle ricerche, lo scambio di buone prassi e l'emergere di una nuova sintesi industriale e di ecosistemi industriali;

67.  invita la Commissione a istituire un gruppo di lavoro intersettoriale e tra direzioni generali sul finanziamento sostenibile, al fine di includere gli indicatori in materia di efficienza delle risorse nella rendicontazione e contabilità integrate a livello aziendale nel rispetto della riservatezza di determinate informazioni aziendali; invita altresì la Commissione a valutare come incorporare i rischi relativi all'efficienza delle risorse e all'ambiente, tra l'altro nei rating del credito e nei requisiti patrimoniali delle banche, per sviluppare un sistema assicurativo completo per i rischi ambientali e definire requisiti in termini di informazioni per i prodotti di investimento, con una debita valutazione dell'impatto; ritiene che, a tal proposito, la Commissione beneficerebbe della cooperazione con l'UNEP nell'ambito dell'indagine condotta da quest'ultima sulla progettazione di un sistema finanziario sostenibile (Inquiry into the Design of a Sustainable Financial System); invita la Commissione a esaminare le iniziative esistenti adottate volontariamente dagli Stati membri, al fine di promuovere un possibile scambio di migliori prassi;

68.  invita la Commissione, poiché l'approvvigionamento sostenibile e responsabile delle materie prime è fondamentale per conseguire l'efficienza nell'impiego delle risorse e gli obiettivi dell'economia circolare, a rivedere le raccomandazioni strategiche della piattaforma europea sull'efficienza nell'impiego delle risorse per quanto concerne l'elaborazione di norme in materia di approvvigionamento sostenibile di materiali e materie prime di fondamentale importanza; prende atto, al riguardo, del sostegno congiunto del Parlamento europeo e del Consiglio alle proposte della Commissione sull'approvvigionamento responsabile di metalli e minerali provenienti dalle zone di conflitto;

69.  invita la Commissione a rivedere la definizione di materie prime "essenziali", tenendo maggiormente conto dell'impatto ambientale e dei rischi connessi alla loro estrazione e lavorazione nonché del potenziale di sostituibilità con materiali secondari;

70.  sottolinea che tutti i finanziamenti dell'UE, compresi quelli erogati tramite il FEIS, Orizzonte 2020, i fondi di coesione e la BEI, dovrebbero essere mobilitati per promuovere l'efficienza delle risorse, in conformità alla gerarchia dei rifiuti, ed esorta la Commissione e gli Stati membri a eliminare gradualmente tutte le sovvenzioni dannose per l'ambiente, tra cui quelle per la generazione di energia mediante incenerimento della parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani, a norma della direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili, nonché le sovvenzioni dirette e indirette ai combustibili fossili;

71.  chiede che i finanziamenti stanziati a titolo del programma UE per la competitività delle imprese e delle PMI (COSME), di Orizzonte 2020 e dei fondi strutturali e d'investimento europei si concentrino maggiormente sullo sviluppo di soluzioni sostenibili, innovative ed efficienti dal punto di vista delle risorse e di nuovi modelli d'impresa (come la locazione o sistemi prodotti-servizi) e sul miglioramento della progettazione dei prodotti e dell'efficienza dei materiali nella resa dei processi e dei prodotti;

72.  sottolinea come la ricerca e l'innovazione siano fondamentali per sostenere la transizione verso un'economia circolare in Europa, e che è necessario contribuire, nell'ambito di Orizzonte 2020, a progetti di ricerca e di innovazione in grado di dimostrare e di testare sul campo la sostenibilità economica e ambientale dell'economia circolare; sottolinea al contempo che, adottando un approccio sistemico, tali progetti possono facilitare l'elaborazione di un regolamento favorevole all'innovazione e più facile da attuare, individuando eventuali incertezze normative, barriere e/o lacune che possono ostacolare lo sviluppo di modelli di impresa basati sull'efficienza delle risorse;

73.  invita la Commissione a sfruttare appieno il potenziale dell'agenda digitale e delle tecnologie dell'informazione per promuovere l'efficienza nell'impiego delle risorse e la transizione a un'economia circolare;

74.  sottolinea che l'UE ha un'economia aperta e impegnata nel mercato mondiale delle importazioni ed esportazioni; richiama l'attenzione sulla necessità di affrontare la sfida mondiale dell'esaurimento delle risorse anche a livello internazionale; invita la Commissione e gli Stati membri a sostenere attivamente il lavoro del gruppo internazionale dell'UNEP per le risorse che effettua studi su questioni relative alle risorse di importanza mondiale ed elabora soluzioni pratiche per i decisori, l'industria e la società;

75.  invita la Commissione ad adottare le azioni necessarie a livello internazionale per migliorare la tracciabilità dei prodotti;

76.  sottolinea che un incremento dell'efficienza energetica può ridurre la dipendenza e la povertà energetica dell'UE, fenomeno che riguarda circa 125 milioni di cittadini europei; segnala che è opportuno considerare l'efficienza energetica alla stregua di una fonte di energia separata, la cui crescita contribuisce significativamente allo sviluppo dell'industria dell'UE, alla creazione di posti di lavoro e alla moderazione delle bollette energetiche dei cittadini,

77.  esorta la Commissione a valutare se la legislazione esistente e prevista stia frenando l'economia circolare, i modelli d'impresa innovativi esistenti o l'emergere di nuovi, come l'economia della locazione o l'economia della condivisione/collaborativa, o se esistono ostacoli finanziari o istituzionali in tale ambito; esorta la Commissione a migliorare tale legislazione e ad affrontare tali ostacoli ove necessario; invita la Commissione a riesaminare la pertinente legislazione al fine di migliorare la prestazione ambientale e l'efficienza nell'impiego delle risorse dei prodotti nel loro intero ciclo di vita, rafforzare la coerenza tra gli strumenti esistenti e sviluppare un approccio di avanguardia;

78.  invita la Commissione a chiarire gli aspetti pertinenti della politica dell'UE in materia di concorrenza in relazione all'economia circolare e, in particolare, il compromesso tra i rischi di collusione nel mercato e la necessità di approfondire la cooperazione tra produttori e relativi fornitori;

79.  invita la Commissione a riferire al Parlamento in merito a tutte le misure indicate in precedenza e a proporre le iniziative successive entro il 2018;

o
o   o

80.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

(1) Testi approvati, P7_TA(2013)0584.
(2) Testi approvati, P7_TA(2014)0016.
(3) GU C 264 E del 13.9.2013, pag. 59.
(4) GU C 51 E del 22.2.2013, pag. 21.
(5) Non ancora pubblicato nella Gazzetta ufficiale.
(6) GU C 140 del 28.4.2015, pag. 37.
(7) Programma per l'ambiente dell'OCSE "Voluntary approaches to environmental policy" (Approcci imperniati su iniziative volontarie nel campo della politica ambientale), 2003.
(8) Comunicazione della Commissione del 2 luglio 2014 intitolata "Verso un'economia circolare: programma per un'Europa a zero rifiuti" (COM(2014)0398).
(9) Documento di lavoro dei servizi della Commissione del 2 luglio 2014, contenente una sintesi della valutazione d'impatto che accompagna la proposta di direttiva che modifica le direttive in materia di rifiuti (SWD(2014)0208).
(10) Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica le direttive 2008/98/CE relativa ai rifiuti, 94/62/CE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti, 2000/53/CE relativa ai veicoli fuori uso, 2006/66/CE relativa a pile e accumulatori e ai rifiuti di pile e accumulatori e 2012/19/UE sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (COM(2014)0397).
(11) Budget Europe, 2015, Country-Specific Recommendations in Support of the European SemesterProcess (Raccomandazioni specifiche per paese a sostegno del processo del semestre europeo), pag. 6, http://www.foes.de/pdf/2015-02-25_CSR%20Recommendations_FINAL.pdf.


Livelli massimi ammissibili di radioattività per i prodotti alimentari e per gli alimenti per animali a seguito di incidente nucleare ***I
PDF 534kWORD 176k
Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 9 luglio 2015 sulla proposta di regolamento del Consiglio che fissa i livelli massimi ammissibili di radioattività per i prodotti alimentari e per gli alimenti per animali a seguito di un incidente nucleare o in qualsiasi altro caso di emergenza radioattiva (COM(2013)0943 – C7-0045/2014 – 2013/0451(COD))
P8_TA(2015)0267A8-0176/2015

(Procedura legislativa ordinaria – prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Consiglio (COM(2013)0943),

–  visti gli articoli 31 e 32 del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica, a norma dei quali è stato consultato dal Consiglio (C7-0045/2014),

–  visto il parere della commissione giuridica sulla base giuridica proposta,

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, l'articolo 168, paragrafo 4, lettera b), e l'articolo 114 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 25 marzo 2014(1),

–  visti gli articoli 59 e 39 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (A8-0176/2015),

1.  approva la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di modificare la proposta di conseguenza, conformemente all'articolo 293, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 9 luglio 2015 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2015/… del Parlamento europeo e del Consiglio che fissa i livelli massimi ammissibili di radioattività per i prodotti alimentari e per gli alimenti per animali a seguito di un incidente nucleare o in qualsiasi altro caso di emergenza radioattiva [Em. 1]

P8_TC1-COD(2013)0451


IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,

visto il trattato che istituisce la Comunità sul funzionamento dell'Unione europea dell’energia atomica, in particolare gli articoli 31 'articolo 168, paragrafo 4, lettera b), e 32 l'articolo 114, [Em. 2]

vista la proposta della Commissione europea, elaborata previo parere di un gruppo di personalità designate dal Comitato scientifico e tecnico fra gli esperti scientifici degli Stati membri(2),

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo(3)

visto il parere del Parlamento europeo(4) deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria(5), [Em. 3]

considerando quanto segue:

(1)  La direttiva 96/29 2013/59/Euratom del Consiglio(6) stabilisce le norme fondamentali di sicurezza relative alla protezione sanitaria della popolazione e dei lavoratori contro i pericoli derivanti dalle dall'esposizione alle radiazioni ionizzanti.[Em. 4]

(1 bis)  Ai sensi dell’articolo 168 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), nella definizione e nell'attuazione di tutte le politiche e attività dell'Unione occorre garantire un elevato livello di protezione della salute umana. [Em. 5]

(2)  A seguito dell’incidente verificatosi il 26 aprile 1986 nell’impianto nucleare di Chernobyl, sono stati immesse nell’atmosfera notevoli quantità di materiali radioattivi che, in numerosi paesi europei, hanno contaminato i prodotti alimentari e gli alimenti per animali, a un livello significativo sotto il un profilo sanitario. Sono, causando malattie potenzialmente letali e problemi di salute. Un alto livello di contaminazione radioattiva persiste tuttora. Dato che il materiale radioattivo rilasciato ha contaminato l'aria, l'acqua, il suolo e la vegetazione, sono state adottate misure al fine di garantire che taluni prodotti agricoli siano venissero introdotti nell’Unione soltanto secondo modalità comuni che tutelino volte a tutelare la salute dei consumatori, preservino preservando l’unicità del mercato e impediscano impedendo deviazioni di traffico. [Em. 6]

(2 bis)  Gli Stati membri sono responsabili del monitoraggio della conformità con i livelli stabiliti nel presente regolamento, in particolare attraverso la sorveglianza delle norme di sicurezza relative ai prodotti alimentari e agli alimenti per animali. L'articolo 168, paragrafo 4, lettera b), TFUE prevede l'adozione di misure comuni nel settore veterinario il cui obiettivo primario sia la protezione della salute umana. Inoltre, l'articolo 114 TFUE prevede un appropriato livello di armonizzazione per garantire che il mercato interno possa funzionare in modo corretto. [Em. 7]

(2 ter)  È dimostrato che dosi più elevate di radiazioni hanno un effetto nocivo e distruttivo sulle cellule del corpo e possono causare il cancro. [Em. 8]

(2 quater)  È importante fissare soglie basse per i livelli massimi ammissibili di contaminazione radioattiva nei prodotti alimentari al fine di tenere conto della dose cumulativa più elevata provocata dai prodotti alimentari contaminati consumati in un periodo esteso di tempo. [Em. 9]

(3)  Il regolamento (Euratom) n. 3954/87(7) del Consiglio, modificato dal regolamento (Euratom) n. 2218/89(8) del Consiglio fissa livelli massimi ammissibili di contaminazione radioattiva da applicare a seguito di un incidente nucleare o in qualsiasi altro caso di emergenza radioattiva che possa dar luogo a una contaminazione radioattiva significativa dei prodotti alimentari e degli alimenti per animali. Questi livelli massimi ammissibili sono ancora in linea con i più recenti pareri scientifici disponibili a livello internazionale e dovrebbero essere rivisti e aggiornati periodicamente per tenere conto delle nuove prove scientifiche. I livelli massimi ammissibili di cui agli allegati da I a III sono stati rivisti e sono definiti nella pubblicazione n. 105 sulla protezione radiologica a cura della Commissione internazionale. Essi si basano in particolare su un livello di riferimento di 1 mSv all'anno di aumento della dose individuale ingerita e presuppongono che il 10 percento dei prodotti alimentari consumati annualmente sia contaminato. [Em. 10]

(4)  Dopo l’incidente verificatosi nella centrale nucleare di Fukushima l’11 marzo 2011, la Commissione è stata informata che i livelli di radionuclidi in alcuni prodotti alimentari originari del Giappone superavano i livelli di intervento negli alimenti soglia applicabili in Giappone per gli alimenti. Questa contaminazione può costituire una minaccia per la salute pubblica e degli animali nell’Unione e per questo sono state adottate misure che imponevano condizioni speciali per l’importazione di alimenti per animali e prodotti alimentari originari dal Giappone o da esso provenienti, conformemente al parere del comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali. È opportuno altresì predisporre misure per monitorare e minimizzare il rischio di consumo di prodotti alimentari provenienti da altri paesi colpiti dalla ricaduta radioattiva di un incidente nucleare verificatosi in un altro paese. [Em. 11]

(5)  È necessario istituire un sistema che consenta alla Comunità europea dell’energia atomica all'Unione, in caso di incidente nucleare o di altro caso di emergenza radiologica che possa dar luogo o che abbia dato luogo a una significativa contaminazione radioattiva dei prodotti alimentari e degli alimenti per animali, di fissare i livelli massimi ammissibili di contaminazione radioattiva onde proteggere la popolazione garantire un elevato livello di protezione della salute pubblica. [Em. 12]

(6)  I livelli massimi ammissibili di contaminazione radioattiva dovrebbero applicarsi ai prodotti alimentari e agli alimenti per animali originari dell’Unione o importati da paesi terzi, in funzione dell’ubicazione e delle circostanze dell’incidente nucleare o dell’emergenza radiologica, tenendo conto dell'effetto della radiazione naturale e cumulativa lungo la linea ascendente della catena alimentare. È opportuno attuare revisioni periodiche di tali livelli. [Em. 13]

(7)  La Commissione deve essere informata di ogni incidente nucleare o della registrazione di livelli insolitamente elevati di radioattività in virtù della decisione del Consiglio 87/600/Euratom(9) o in applicazione della convenzione dell’AIEA sulla rapida notificazione di un incidente nucleare, del 26 settembre 1986.

(8)  Per tener conto del fatto che le abitudini alimentari dei lattanti durante i primi sei mesi di vita possono variare notevolmente e delle incertezze relative al metabolismo dei lattanti durante il secondo semestre di vita, è opportuno prorogare l’applicazione dei livelli massimi ammissibili ridotti per i prodotti alimentari destinati ai lattanti ai primi 12 mesi di età. Per quanto concerne le donne in stato di gravidanza e in periodo di allattamento dovrebbero essere applicati livelli massimi ammissibili ridotti per i prodotti alimentari. [Em. 14]

(9)  Per facilitare l’adeguamento dei livelli massimi ammissibili, in particolare per quanto attiene alle conoscenze scientifiche e ai progressi scientifici a livello internazionale, è opportuno che le procedure per la fissazione dei livelli massimi consentiti prevedano la consultazione del gruppo di esperti di cui all’articolo 31 del trattato la Commissione presenti al Parlamento europeo e al Consiglio una nuova proposta per adattare i livelli massimi ammissibili. [Em. 15]

(9 bis)  Per facilitare l'adeguamento dei livelli massimi ammissibili, dovrebbero essere introdotte procedure per la consultazione periodica di esperti. È opportuno che la Commissione istituisca un gruppo di esperti sulla base di criteri scientifici ed etici. La composizione del gruppo dovrebbe essere resa pubblica dalla Commissione, analogamente alle dichiarazioni di interessi dei membri. Ai fini dell’adeguamento dei livelli massimi ammissibili, la Commissione dovrebbe consultare altresì gli esperti di organismi internazionali attivi nel settore della radioprotezione. [Em. 16]

(9 ter)  Il gruppo di esperti dovrebbe esaminare anche l'effetto cumulativo della contaminazione radioattiva. [Em. 17]

(9 quater)  I livelli massimi ammissibili dovrebbero essere resi pubblici ed essere rivisti periodicamente al fine di tenere in debito conto i più recenti progressi e pareri scientifici disponibili attualmente a livello internazionale, rispecchiare l'esigenza di rassicurare il pubblico e fornire allo stesso un livello elevato di protezione ed evitare divergenze nelle prassi normative internazionali. [Em. 18]

(10)  Per garantire che i prodotti alimentari e gli alimenti per animali che presentano un livello massimo di contaminazione superiore a quanto consentito non siano immessi in commercio nell’Unione europea, è opportuno che tali livelli siano soggetti a controlli adeguati approfonditi da parte degli Stati membri e della Commissione; è opportuno che siano applicate penali per il mancato rispetto e che il pubblico ne sia informato. [Em. 19]

(10 bis)  Le norme per verificare il rispetto delle misure destinate a prevenire, eliminare o ridurre a livelli accettabili i rischi di contaminazione per le persone o gli animali sono stabilite dal regolamento (CE) n. 882/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio(10). [Em. 20]

(11)  Alla Commissione dovrebbero essere attribuite competenze di esecuzione al fine digarantire condizioni uniformi di attuazione del presente regolamento sotto il profilo dell’applicabilità dei livelli massimi ammissibili prestabiliti. Tali competenze dovrebbero essere esercitate in conformità del regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio(11).

(12)  Per l’adozione di atti che rendano applicabili i livelli massimi ammissibili prestabiliti di contaminazione radioattiva dei prodotti alimentari e degli alimenti per animali si dovrebbe far ricorso alla procedura d'esame. In caso di incidente nucleare o in qualsiasi altra emergenza radioattiva, è tuttavia necessario tenere debitamente conto delle circostanze e delle condizioni specifiche di ogni incidente, stabilendo di conseguenza una procedura che consenta di ridurre rapidamente tali livelli massimi ammissibili prestabiliti e, qualora sia indispensabile, permetta di introdurre livelli massimi ammissibili per altri radionuclidi (in particolare il tritio) interessati dall’incidente, con l’obiettivo di garantire il più alto livello possibile di protezione della popolazione. La misura e i livelli massimi dovrebbero essere comunicati immediatamente alla popolazione. [Em. 21]

(12 bis)  La Commissione dovrebbe essere assistita dal comitato permanente per le piante, gli animali, i prodotti alimentari e gli alimenti per animali istituito dal regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio(12). Gli Stati membri dovrebbero garantire che i loro rappresentanti in seno a detto comitato abbiano conoscenze sufficienti in materia di protezione radiologica. [Em. 22]

(13)  Ove, in casi debitamente giustificati connessi a taluni casi di emergenza radiologica che possano causare o abbiano causato una significativa contaminazione radioattiva dei prodotti alimentari e degli alimenti per animali, sussistano imperativi motivi d'urgenza, la Commissione dovrebbe adottare atti di esecuzione immediatamente applicabili. La misura e i livelli massimi dovrebbero essere comunicati immediatamente alla popolazione. [Em. 23]

(13 bis)  L'adozione dei livelli massimi ammissibili in virtù del presente regolamento dovrebbe basarsi sui requisiti di protezione per le fasce della popolazione che presentano le maggiori criticità e vulnerabilità, in particolare per quanto concerne i bambini e le persone ubicate in aree geografiche isolate o che praticano un'agricoltura di sussistenza. I livelli massimi ammissibili dovrebbero essere gli stessi per tutta la popolazione e dovrebbero basarsi sui livelli più bassi. [Em. 24]

(13 ter)  Quando i prodotti alimentari o gli alimenti per animali originari dell’Unione o importati da paesi terzi costituiscono un serio rischio per la salute umana o animale o per l'ambiente, è opportuno che la Commissione adotti, mediante atti di esecuzione, misure supplementari in linea con il regolamento (CE) n. 178/2002, al fine di garantire un elevato livello di protezione per la salute umana e animale. È opportuno, se possibile, che i livelli massimi ammissibili applicabili e le misure di emergenza supplementari siano stabiliti in un unico regolamento di esecuzione. [Em. 25]

(13 quater)  Nell’elaborazione o nella revisione degli atti di esecuzione, la Commissione dovrebbe tenere conto principalmente delle seguenti circostanze: ubicazione, natura ed entità dell'incidente nucleare o di qualsiasi altra causa di emergenza radiologica; natura ed entità del rilascio di sostanze radiologiche nell'aria, nell'acqua o nel suolo, così come nei prodotti alimentari e negli alimenti per animali, sia all'interno che all'esterno dell'Unione; i rischi della contaminazione radiologica effettiva o potenziale di prodotti alimentari e alimenti per animali e le conseguenti dosi di radiazioni; il tipo e la quantità di prodotti alimentari e alimenti per animali contaminati che possono raggiungere il mercato dell'Unione e i livelli massimi ammissibili per i prodotti alimentari e gli alimenti per animali contaminati in paesi terzi. [Em. 26]

(13 quinquies)  In caso di incidente nucleare o di emergenza radioattiva che comportino l'applicazione dei livelli massimi ammissibili, è opportuno che la pubblico sia informato sui livelli in vigore, sia da parte della Commissione che di ogni Stato membro. Inoltre, è opportuno che il pubblico sia informato in merito ai prodotti alimentari e agli alimenti per animali che sono suscettibili di presentare una maggiore concentrazione di radioattività. [Em. 27]

(13 sexies)  È opportuno che il rispetto dei livelli massimi ammissibili sia sottoposto ad adeguati controlli e che siano introdotte sanzioni per l'esportazione, l'importazione o la vendita intenzionale di prodotti alimentari che presentano un livello di contaminazione superiore ai livelli massimi ammissibili, [Em. 28]

HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

Il presente regolamento stabilisce i livelli massimi ammissibili di contaminazione radioattiva dei prodotti alimentari, come specificato nell’allegato I, i livelli massimi ammissibili nei prodotti alimentari secondari come specificato nell’allegato II e i livelli massimi ammissibili di contaminazione radioattiva degli alimenti per animali, come specificato all’allegato III, che possono essere immessi sul mercato, a seguito di un incidente nucleare o in qualsiasi altro caso di emergenza radioattiva che possa causare o abbia causato una significativa contaminazione radioattiva dei prodotti alimentari e degli alimenti per animali, e le modalità per rendere applicabili questi livelli massimi consentiti. [Em. 54]

Articolo 2

Definizioni

Ai fini del presente regolamento, si applicano le seguenti definizioni:

1)  “prodotto alimentare”, ogni sostanza o prodotto, trasformato, parzialmente trasformato o non trasformato, destinato ad essere ingerito, o di cui si prevede ragionevolmente che possa essere ingerito, da esseri umani, incluse le bevande, le gomme da masticare e qualsiasi sostanza, compresa l’acqua, volutamente incorporata nei prodotti alimentari nel corso della loro produzione, preparazione o trattamento, i “prodotti alimentari” non comprendono: di cui all'articolo 2 del regolamento (CE) n. 178/2002.

a)  gli alimenti per animali;

b)  gli animali vivi, a meno che siano preparati per l’immissione sul mercato ai fini del consumo umano;

c)  i vegetali prima della raccolta;

d)  i prodotti medicinali ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 2, della direttiva 2001/83/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(13);

e)  i prodotti cosmetici ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 1, lettera a), del regolamento (CE) n. 1223/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio(14);

f)  il tabacco e i prodotti del tabacco ai sensi della direttiva 2001/37/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(15);

g)  le sostanze stupefacenti o psicotrope ai sensi della convenzione unica delle Nazioni Unite sugli stupefacenti del 1961 e della convenzione delle Nazioni Unite sulle sostanze psicotrope del 1971;

h)  residui e contaminanti.[Em. 29]

2)  Per “prodotti alimentari secondari” si intendono i prodotti alimentari di relativa importanza dietetica che rappresentano soltanto un contributo marginale nel consumo alimentare della popolazione. [Em. 55]

3)  Per “alimenti per animali”, si intende ogni sostanza o prodotto, compresi gli additivi, trasformato, parzialmente trasformato o non trasformato, destinato all’alimentazione per via orale degli animali di cui all'articolo 3 del regolamento (CE) n. 178/2002. [Em. 30]

4)  Per “immissione in commercio” si intende la detenzione di prodotti alimentari o di alimenti per animali a fini di vendita, compresa l’offerta a fini di vendita, o altre forme di cessione, a titolo gratuito o oneroso, nonché la vendita, la distribuzione e altre forme di cessione un'operazione che corrisponda alla definizione di cui all'articolo 3 del regolamento (CE) n. 178/2002. [Em. 31]

4 bis)  Per "materiali a contatto con prodotti alimentari/alimenti per animali" si intendono imballaggi e altri materiali destinati a entrare in contatto con prodotti alimentari. [Em. 32]

4 ter)  Per "emergenza radiologica" si intende un evento inconsueto che implichi una sorgente di radiazioni e richieda un intervento immediato per mitigare qualsiasi seria minaccia per la salute o la sicurezza, o qualsiasi conseguenza negativa per la qualità della vita, per le cose o per l’ambiente, o il quale rappresenti un pericolo che potrebbe condurre a siffatte conseguenze negative. [Em. 33]

Articolo 2 bis

Non sono autorizzate le pratiche che consistono nel miscelare prodotti alimentari che presentano concentrazioni superiori a quelle consentite dalle norme sui livelli massimi ammissibili di contaminazione radioattiva nei prodotti alimentari e negli alimenti per animali con prodotti alimentari non contaminati o lievemente contaminati, in modo da ottenere un prodotto che rispetti le norme di cui al presente regolamento. [Em. 34]

Articolo 3

1.  La Commissione, qualora riceva – in particolare in virtù del sistema della Comunità europea dell’energia atomica per un rapido scambio di informazioni in caso di emergenza radioattiva o in base alla convenzione dell’AIEA del26 settembre 1986 sulla notifica tempestiva di un incidente nucleare – comunicazione ufficiale di incidenti o di qualsiasi altro evento di emergenza radioattiva comprovante che i livelli massimi ammissibili per i prodotti alimentari, i prodotti alimentari secondari e gli alimenti per animali possono essere raggiunti o sono stati raggiunti che dia luogo a una contaminazione di prodotti alimentari e di alimenti per animali, adotta immediatamente, nel più breve tempo possibile, se le circostanze lo esigono, un regolamento che rende applicabili detti livelli massimi ammissibili atto di esecuzione stabilendo i livelli massimi ammissibili di radioattività che non potranno essere superiori a quelli previsti negli allegati del presente regolamento. Tale atto di esecuzione è adottato secondo la procedura di esame di cui all’articolo 5, paragrafo 2. [Em. 35]

1 bis.  I livelli massimi ammissibili sono resi pubblici e sono rivisti periodicamente al fine di tenere debitamente conto dei più recenti progressi e pareri scientifici disponibili in tale momento a livello internazionale, rispecchiare l'esigenza di rassicurare il pubblico e fornire a quest'ultimo un livello elevato di protezione, ed evitare divergenze nelle prassi normative internazionali che prevedono livelli di protezione più alti. [Em. 36]

2.  Per imperativi motivi di urgenza debitamente giustificati connessi alle circostanze dell’incidente nucleare o dell’emergenza radiologica, la Commissione adotta un regolamento atto di esecuzione immediatamente applicabile, secondo la procedura di cui all’articolo 5, paragrafo 3. [Em. 37]

3.  Nell’elaborazione della proposta dell’atto di atti di esecuzione di cui ai paragrafi 1 e 2 del presente articolo e nel corso delle discussioni con il comitato di cui all’articolo 5, la Commissione prende in considerazione le norme fondamentali determinate sulla base degli articoli 30 e 31 del trattato della direttiva 2013/59/Euratom del Consiglio, tra cui il principio secondo cui tutte le esposizioni devono essere mantenute al più basso livello ragionevolmente ottenibile, tenendo conto, in via prioritaria, dell’esigenza di proteggere la salute pubblica nonché dei e considerando i fattori economici e sociali, in particolare degli strati più vulnerabili della società. Nell'elaborazione di tali atti, la Commissione è assistita da un gruppo indipendente di esperti in materia di salute pubblica, selezionati sulla base delle loro conoscenze e della loro esperienza nel settore della protezione radiologica e della sicurezza alimentare (il "gruppo di esperti"). La Commissione rende pubblica la composizione del gruppo di esperti e le dichiarazioni d'interessi dei suoi membri. [Em. 38]

3 bis.  Gli atti di esecuzione di cui a paragrafi 1 e 2 sono adottati in linea con la natura e l'entità delle radiazioni e sono rivisti ogniqualvolta ciò sia necessario alla luce dell'evoluzione della contaminazione. La Commissione si impegna a effettuare il primo riesame al più tardi entro un mese dal verificarsi di un incidente nucleare o di un'emergenza radiologica, al fine di modificare, ove necessario, i livelli massimi ammissibili di radioattività e l'elenco dei radionuclidi. [Em. 39]

Articolo 4

1.  Non appena la Commissione adotta un regolamento atto di esecuzione che rende applicabili i livelli massimi ammissibili, i prodotti alimentari e gli alimenti per animali non conformi a tali livelli massimi ammissibili non possono più essere immessi sul mercato. [Em. 40]

La Commissione mette in atto un regime di responsabilità nucleare con il compito di affrontare le preoccupazioni di tutti gli Stati membri che potrebbero essere colpiti da un incidente nucleare. Tale regime prevede misure compensative appropriate in caso di incidenti nucleari. [Em. 41]

Ai fini dell’applicazione del presente regolamento, i prodotti alimentari e gli alimenti per animali importati da paesi terzi sono considerati immessi sul mercato se formano oggetto, nel territorio doganale dell’Unione, di una procedura doganale diversa da quella del transito. [Em. 42]

Gli Stati membri monitorano la conformità con i livelli massimi ammissibili di contaminazione radioattiva sul loro territorio. A tal fine, gli Stati membri organizzano un sistema di controlli ufficiali per i prodotti alimentari e gli alimenti per animali, e intraprendono altre attività appropriate in funzione delle circostanze, tra cui la comunicazione al pubblico in materia di sicurezza e rischi dei prodotti alimentari e degli alimenti per animali in conformità dell'articolo 17 del regolamento (CE) n. 178/2002. [Em. 43]

2.  Ciascuno Stato membro comunica alla Commissione tutte le informazioni riguardanti l’applicazione del presente regolamento, in particolare i casi di violazione dei livelli massimi ammissibili.:

a)  la programmazione periodica dei controlli relativi ai livelli massimi ammissibili sul proprio territorio nazionale;

b)  i casi di violazione dei livelli massimi ammissibili;

c)  la denominazione dei servizi nazionali competenti incaricati dei controlli.

La Commissione trasmette tali informazioni agli altri Stati membri nel più breve tempo possibile.

I casi di violazione dei livelli massimi ammissibili sono notificati attraverso il sistema di allarme rapido di cui al regolamento (CE) n. 178/2002.

La Commissione impone sanzioni agli Stati membri che omettano essi stessi di imporre sanzioni in caso di immissione sul mercato o esportazione di alimenti per animali con livelli massimi ammissibili superiori. [Em. 44]

3.  Gli Stati membri comunicano al pubblico, principalmente mediante un servizio online, le informazioni relative ai livelli massimi ammissibili, alle situazioni di emergenza e ai casi di violazione dei livelli massimi ammissibili. Al pubblico sono inoltre comunicate le informazioni sui prodotti alimentari suscettibili di accumulare concentrazioni più elevate di radioattività e, in particolare, sul tipo di prodotto, sul marchio, l'origine e la data dell'analisi. [Em. 45]

4.   I livelli massimi ammissibili fissati negli allegati del presente regolamento tengono conto dell'effetto del decadimento parziale degli isotopi radioattivi nel corso della durata di validità dei prodotti alimentari conservati. A seconda del tipo di contaminazione, per esempio contaminazione da isotopi di iodio, la radioattività di prodotti alimentari conservati è costantemente monitorata. [Em. 46]

5.   Entro il 31 marzo 2017, la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sull'appropriatezza di un meccanismo per indennizzare gli agricoltori i cui prodotti alimentari siano stati contaminati oltre i livelli massimi ammissibili stabiliti di contaminazione radioattiva e che non possono quindi essere immessi sul mercato. Tale meccanismo dovrà essere basato sul principio "chi inquina paga". La relazione è corredata, se del caso, di una proposta legislativa intesa a istituire detto meccanismo. [Em. 47]

Articolo 4 bis

1.  Entro il 31 marzo 2017 la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sulla pertinenza dei livelli massimi ammissibili di contaminazione radioattiva stabiliti negli allegati.

2.  La relazione consente di verificare se i livelli massimi ammissibili di contaminazione radioattiva garantiscono l'osservanza del limite di dose efficace di 1 mSv/anno per le persone e se conducono a dosi alla tiroide sufficientemente inferiori al riferimento di 10 mGy raccomandato dall'OMS per la somministrazione di iodio stabile a gruppi particolarmente vulnerabili.

3.  La relazione valuta la possibilità di rivedere la classificazione dei radionuclidi e di includere il tritio e il carbonio 14 negli allegati del presente regolamento. Nella valutazione di tali livelli massimi ammissibili, la relazione si focalizza sulla protezione dei gruppi più vulnerabili della popolazione, in particolare i bambini, ed esamina se, su tale base, sia appropriato fissare livelli massimi ammissibili per tutte le categorie di popolazione. [Em. 48]

Articolo 5

1.  La Commissione è assistita dal comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali le piante, gli animali, i prodotti alimentari e gli alimenti per animali istituito a norma dell’articolo 58, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio(16). Esso è un comitato ai sensi del regolamento (UE) n. 182/2011.[Em. 49]

2.  Nei casi in cui è fatto riferimento al presente paragrafo, si applica l’articolo 5 del regolamento (UE) n. 182/2011.

3.  Nei casi in cui è fatto riferimento al presente paragrafo, si applica l’articolo 8 del regolamento (UE) n. 182/2011, in combinato disposto con il suo articolo 5.

Articolo 6

Al fine di garantire che i livelli massimi ammissibili stabiliti negli allegati I, II e III del presente regolamento tengano conto di tutti i nuovi dati importanti disponibili, in particolare per quanto riguarda le più recenti conoscenze scientifiche, la Commissione, previa consultazione del gruppo di esperti di cui all’articolo 31 del trattato che istituisce la Comunità europea dell’energia atomica, propone di adattare gli allegati in questione 3, paragrafo 3, presenta al Parlamento e al Consiglio una relazione corredata, ove necessario, di una proposta per adattare tali allegati e rivedere, se necessario, l'elenco dei radionuclidi. [Em. 50]

Articolo 6 bis

In caso di incidente nucleare o di altra causa di emergenza radiologica che provochi la contaminazione di prodotti alimentari e alimenti per animali, la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione che illustri nel dettaglio le misure adottate a norma del presente regolamento e le informazioni trasmesse ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 2. [Em. 51]

Articolo 7

Il regolamento (Euratom) n. 3954/87, come modificato dal regolamento (Euratom) n. 2218/1989, e i regolamenti (Euratom) n. 944/89(17) e n. 770/90(18) della Commissione sono abrogati.

I riferimenti ai regolamenti abrogati si intendono fatti al presente regolamento e si leggono secondo la tavola di concordanza dell’allegato V.

Articolo 8

Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a …, il

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il presidente Il presidente

ALLEGATO I

LIVELLI MASSIMI AMMISSIBILI DI CONTAMINAZIONE RADIOATTIVA DEI PRODOTTI ALIMENTARI

Qui di seguito sono riportati i livelli massimi applicabili ai prodotti alimentari:

Prodotti alimentari (Bq/kg)(19)

Alimenti per lattanti(20)

Latte e derivati del latte(21)

Altri prodotti alimentari esclusi quelli secondari(22)

Prodotti alimentari liquidi(23)

Isotopi dello stronzio, in particolare

Sr-90

75

125

750

125

Isotopi dello iodio, in particolare I-131

150

500

2 000

500

Isotopi del plutonio e di elementi transplutonici che emettono radiazioni alfa, in particolare

Pu-239 e Am-241

1

20

80

20

Tutti gli altri nuclidi il cui tempo di dimezzamento supera 10 giorni, in particolare

Cs-134 e Cs-137(24)

400

1 000

1 250

1 000

ALLEGATO II

LIVELLI MASSIMI AMMISSIBILI DI CONTAMINAZIONE RADIOATTIVA DEI PRODOTTI ALIMENTARI SECONDARI

1.  Elenco dei prodotti alimentari secondari

Codice NC

Designazione

0703 20 00

Agli (freschi e refrigerati)

0709 59 50 

Tartufi (freschi e refrigerati)

0709 99 40

Capperi (freschi e refrigerati)

0711 90 70 

Capperi (temporaneamente conservati, ma non idonei al consumo nello stato in cui sono presentati)

 ex 0712 39 00

Tartufi (secchi, anche tagliati in pezzi o a fette oppure tritati o polverizzati, ma non altrimenti preparati)

0714

Radici di manioca, d’arrow-root o di salep, topinambur, patate dolci e altre simili radici e tuberi ad alto tenore di fecola o di inulina, freschi, refrigerati, congelati o essiccati, anche tagliati in pezzi o agglomerati in forma di pellet; midollo della palma a sago

0814 00 00

Scorze di agrumi o di meloni (comprese quelle di cocomeri), fresche, congelate, presentate in acqua salata, solforata o addizionata di altre sostanze atte ad assicurarne temporaneamente la conservazione, oppure secche

0903 00 00

Matè

0904

Pepe del genere Piper; pimenti del genere Capsicum o del genere Pimenta, essiccati, tritati o polverizzati

0905 00 00

Vaniglia

0906

Cannella e fiori di cinnamomo

0907 00 00

Garofani (antofilli, chiodi e steli)

0908

Noci moscate, macis, amomi e cardamomi

0909

Semi di anice, di badiana, di finocchio, di coriandolo, di cumino, di carvi; bacche di ginepro

0910

Zenzero, zafferano, curcuma, timo, foglie di alloro, curry e altre spezie

1106 20 

Farine, semolini e polveri di sago, di radici o tuberi della voce 0714

1108 14 00

Fecola di manioca

1210

Coni di luppolo freschi o secchi, anche tritati, macinati o in forma di pellet; luppolina

1211

Piante, parti di piante, semi e frutti, delle specie utilizzate principalmente in profumeria, in medicina o nella preparazione di insetticidi, antiparassitari o simili, freschi o secchi, anche tagliati, frantumati o polverizzati

1301

Gomme, gomme, resine, gommo-resine e oleoresine (per esempio: balsami), naturali

1302

Succhi ed estratti vegetali; sostanze pectiche, pectinati e pectati; agar-agar e altre mucillagini e ispessenti derivati da vegetali, anche modificati

1504

Grassi ed oli e loro frazioni, di pesci o di mammiferi marini, anche raffinati, ma non modificati chimicamente

1604 31 00 

Caviale

1604 32 00

Succedanei del caviale

1801 00 00

Cacao in grani anche infranto, greggio o torrefatto

1802 00 00

Gusci o pellicole (bucce) ed altri residui di cacao

1803

Pasta di cacao, anche sgrassata

2003 90 10

Tartufi (preparati o conservati ma non nell’aceto o acido acetico)

2006 00 

Ortaggi e legumi, frutta, scorze di frutta ed altre parti di piante, cotte negli zuccheri o candite (sgocciolate, diacciate o cristallizzate)

2102

Lieviti (vivi o morti); altri microrganismi monocellulari morti (esclusi i vaccini della voce 3002); lieviti in polvere, preparati

2936

Provitamine e vitamine, naturali o riprodotte per sintesi (compresi i concentrati naturali) e loro derivati utilizzati principalmente come vitamine, miscelati o non fra loro, anche disciolti in qualsiasi soluzione

3301

Oli essenziali (deterpenati o no) compresi quelli detti “concreti” o “assoluti”; soluzioni concentrate di oli essenziali nei grassi, negli oli fissi, nelle cere o nei prodotti analoghi, ottenute per “enfleurage” o macerazione; sottoprodotti terpenici residuali della deterpenazione degli oli essenziali; acque distillate aromatiche e soluzioni acquose di oli essenziali

2.  I livelli massimi ammissibili da applicare ai prodotti alimentari secondari di cui al paragrafo 1, sono i seguenti:

(Bq/kg)

Isotopi dello stronzio, in particolare Sr-90

7 500

Isotopi dello iodio, in particolare I-131

20 000

Isotopi del plutonio e di elementi transplutonici che emettono radiazioni alfa, in particolare Pu‑239 e Am-241

800

Tutti gli altri nuclidi il cui tempo di dimezzamento supera i 10 giorni, in particolare Cs-134 e Cs‑137(25)

12 500

[Em. 57]

ALLEGATO III

livelli massimi ammissibili di contaminazione radioattiva negli alimenti per animali

I livelli massimi consentiti per il cesio-134 e il cesio-137 sono i seguenti:

Animali

Bq/kg(26), (27)

Suini

1 250

Pollame, agnelli, vitelli

2 500

Altri

5 000

ALLEGATO IV

Regolamenti abrogati

Regolamento (Euratom) n. 3954/87 del Consiglio

(GU L 371 del 30.12.1987, pag. 11)

Regolamento (Euratom) n. 2218/89 del Consiglio

(GU L 211 del 22.7.1989, pag. 1)

Regolamento (Euratom) n. 944/89 della Commissione

(GU L 101 del 13.4.1989, pag. 17)

Regolamento (Euratom) n. 770/90 della Commissione

(GU L 83 del 30.3.1990, pag. 78)

ALLEGATO V

Tavola di concordanza

Regolamento (Euratom) n. 3954/87

Regolamento (Euratom) n. 944/89

Regolamento (Euratom) n. 770/90

Il presente regolamento

Articolo 1, paragrafo 1

Articolo 1

Articolo 1

Articolo 1

Articolo 1, paragrafo 2

Articolo 2

Articolo 2, paragrafo 1

Articolo 3, paragrafo 1, e articolo 3, paragrafo 2

Articolo 2, paragrafo 2

-

Articolo 3, paragrafo 1

-

Articolo 3, paragrafo 2

Articolo 3, paragrafo 3

Articolo 3, paragrafi 3 e 4

-

Articolo 4

-

Articolo 5, paragrafo 1

Articolo 6

Articolo 5, paragrafo 2

-

Articolo 6, paragrafo 1

Articolo 4, paragrafo 1

Articolo 6, paragrafo 2

Articolo 4, paragrafo 2

Articolo 2

Allegato II, punto 2

---

---

Articolo 1

---

Allegato III

Articolo 5

Articolo 7

-

---

---

---

Articolo 7

Articolo 8

Articolo 8

Allegato

Allegato I

Allegato

Allegato II, punto 1

Allegato

Allegato III

---

---

---

Allegato IV

---

---

---

Allegato V

(1)GU C 226 del 16.7.2014, pag. 68.
(2)GU C […] del […], pag. […].
(3) GU C del , pag.
(4)GU C […] del […], pag. […].
(5) Posizione del Parlamento europeo del 9 luglio 2015 (non ancora pubblicato nella Gazzetta ufficiale) e posizione del Consiglio del ...
(6)Direttiva 96/29 2013/59/Euratom del Consiglio, del 13 maggio 1996 5 dicembre 2013, che stabilisce le norme fondamentali di sicurezza relative alla protezione sanitaria della popolazione e dei lavoratori contro i pericoli derivanti dalle dall'esposizione alle radiazioni ionizzanti, e che abroga le direttive 89/618/Euratom, 90/641/Euratom, 96/29/Euratom, 97/43/Euratom e 2003/122/Euratom (GU L 159 13 del 29.6.1996 17.1.2014, pag. 1).
(7)Regolamento (Euratom) n. 3954/87 del Consiglio, del 22 dicembre 1987, che fissa i livelli massimi ammissibili di radioattività per i prodotti alimentari e per gli alimenti per animali in caso di livelli anormali di radioattività a seguito di un incidente nucleare o in qualsiasi altro caso di emergenza radioattiva (GU L 371 del 30.12.1987, pag. 11).
(8) Regolamento (Euratom) n. 2218/89 del Consiglio del 18 luglio 1989 recante modifica del regolamento (Euratom) n. 3954/87 che fissa i livelli massimi ammissibili di radioattività per i prodotti alimentari e per gli alimenti per animali in caso di livelli anormali di radioattività a seguito di un incidente nucleare o in qualsiasi altro caso di emergenza radioattiva (GU L 211 del 22.7.1989, pag. 1).
(9)Decisione 87/600/Euratom del Consiglio, del 14 dicembre 1987, concernente le modalità comunitarie di uno scambio rapido d’informazioni in caso di emergenza radioattiva (GU L 371 del 30.12.1987, pag. 76).
(10) Regolamento (CE) n. 882/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativo ai controlli ufficiali intesi a verificare la conformità alla normativa in materia di mangimi e di alimenti e alle norme sulla salute e sul benessere degli animali (GU L 165 del 30.4.2004, pag. 1).
(11)Regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, che stabilisce le regole e i principi generali relativi alle modalità di controllo da parte degli Stati membri dell’esercizio delle competenze di esecuzione attribuite alla Commissione (GU L 55 del 28.2.2011, pag. 13).
(12) Regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2002, che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l'Autorità europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare (GU L 31 dell'1.2.2002, pag. 1).
(13)Direttiva 2001/83/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 novembre 2001, recante un codice comunitario relativo ai medicinali per uso umano (GU L 311 del 28.11.2001, pag. 67).
(14)Regolamento (CE) n. 1223/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio del 30 novembre 2009, sui prodotti cosmetici (GU L 342 del 22.12.2009, pag. 59).
(15)Direttiva 2001/37/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 giugno 2001, sul ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri relative alla lavorazione, alla presentazione e alla vendita dei prodotti del tabacco (GU L 194 del 18.7.2001, pag. 26).
(16)Regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2002, che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l’Autorità europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare (GU L 31 dell’1.2.2002, pag. 1).
(17) Regolamento (Euratom) n. 944/89 della Commissione, del 12 aprile 1989, che fissa i livelli massimi ammissibili di contaminazione radioattiva per i prodotti alimentari secondari a seguito di un incidente nucleare o di qualsiasi altro caso di emergenza radioattiva (GU L 101 del 13.4.1989, pag. 17).
(18) Regolamento (Euratom) n. 770/90 della Commissione, del 29 marzo 1990, che fissa i livelli massimi di radioattività ammessi negli alimenti per animali contaminati a seguito di incidenti nucleari o di altri casi di emergenza da radiazione (GU L 83 del 30.3.1990, pag. 78).
(19)Il livello applicabile ai prodotti concentrati o essiccati è calcolato sulla base del prodotto ricostituito pronto al consumo. Gli Stati membri possono formulare raccomandazioni in materia di condizioni di diluizione per garantire il rispetto dei livelli massimi ammissibili fissati dal presente regolamento.
(20)Per alimenti per lattanti si intendono i prodotti alimentari destinati all’alimentazione dei lattanti durante i primi 12 mesi di vita, che soddisfano le esigenze nutritive di tale categoria di persone e che vengono condizionati per la vendita al minuto in confezioni chiaramente identificabili ed etichettate con una delle seguenti denominazioni: “alimento per lattanti”, “alimento di proseguimento” e “latte di proseguimento”, a norma degli articoli 11 e 12 della direttiva 2006/141/CE della Commissione.
(21)Per prodotti lattiero-caseari si intendono i prodotti di cui ai seguenti codici NC, ivi compresi eventualmente gli adeguamenti che potrebbero esservi apportati ulteriormente: 0401, 0402 (salvo 0402 29 11).
(22)I prodotti alimentari secondari e i corrispondenti livelli applicabili sono stabiliti all’allegato II.
(23)Gli alimenti liquidi sono quelli definiti al codice 2009 e al capitolo 22 della nomenclatura combinata. I valori sono calcolati tenendo conto del consumo di acqua di rubinetto; gli stessi valori sono applicabili alle forniture di acqua potabile.
(24)Il carbonio 14, il trizio e il potassio 40 non sono compresi in questo gruppo.
(25)Il carbonio 14, il trizio e il potassio 40 non sono compresi in questo gruppo.
(26)Questi livelli dovrebbero contribuire all’osservanza dei massimi livelli consentiti per i prodotti alimentari; essi non garantiscono di per se stessi tale osservanza in ogni circostanza e lasciano impregiudicata la necessità di controllare i livelli di contaminazione nei prodotti animali destinati al consumo umano.
(27)Questi livelli si applicano agli alimenti per animali pronti per il consumo.


Costruire un'Unione dei mercati dei capitali
PDF 200kWORD 100k
Risoluzione del Parlamento europeo del 9 luglio 2015 su "Costruire un'Unione dei mercati dei capitali" (2015/2634(RSP))
P8_TA(2015)0268B8-0655/2015

Il Parlamento europeo,

–  visto il Libro verde della Commissione del 18 febbraio 2015 intitolato "Costruire un'Unione dei mercati dei capitali" (COM(2015)0063),

–  vista la comunicazione della Commissione del 15 maggio 2014 intitolata "La riforma del settore finanziario europeo" (COM(2014)0279),

–  vista la sua risoluzione dell'11 marzo 2014 recante raccomandazioni alla Commissione concernenti il riesame del Sistema europeo di vigilanza finanziaria (SEVIF)(1),

–  viste le relazioni della Commissione sull'operato delle autorità europee di vigilanza (AEV) e del Sistema europeo di vigilanza finanziaria (SEVIF) (COM(2014)0509) e sulla finalità e l'organizzazione del Comitato europeo per il rischio sistemico (CERS) (COM(2014)0508),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 27 marzo 2014, sul finanziamento a lungo termine dell'economia europea (COM(2014)0168),

–  vista la sua risoluzione del 26 febbraio 2014 sul finanziamento a lungo termine dell'economia europea(2),

–  vista la comunicazione della Commissione del 26 novembre 2014 intitolata "Un piano di investimenti per l'Europa" (COM(2014)0903),

–  vista l'interrogazione alla Commissione sul Libro verde "Costruire un'Unione dei mercati dei capitali"​ (O-000075/2015 – B8-0564/2015),

–  visti l'articolo 128, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che il Parlamento, nella sua risoluzione del 26 febbraio 2014 sul finanziamento a lungo termine dell'economia europea, sottolinea "l'esigenza di migliorare l'accesso ai mercati dei capitali attraverso nuove fonti di finanziamento" e osserva altresì che "le banche commerciali continueranno probabilmente a essere una delle principali fonti di finanziamento e che è essenziale per gli Stati membri trovarne di nuove in grado di integrare i meccanismi consolidati e colmare la carenza di finanziamenti offrendo nel contempo un quadro normativo e di vigilanza adeguato che sia orientato alle esigenze dell'economia reale";

B.  considerando che la Commissione, nella sua comunicazione del 27 marzo 2014 sul finanziamento a lungo termine dell'economia europea, ha esaminato le possibilità di intraprendere azioni concrete finalizzate a diversificare i finanziamenti, sviluppare i mercati dei capitali europei e migliorare l'accesso ai finanziamenti, in particolare per le PMI, ad esempio nei settori dei mercati azionari e dei mercati delle obbligazioni societarie, delle operazioni di cartolarizzazione semplici e trasparenti, delle obbligazioni garantite e del collocamento privato;

C.  considerando che, secondo le dichiarazioni del presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, la prima priorità strategica della Commissione è "rafforzare la competitività in Europa e incoraggiare gli investimenti finalizzati alla creazione di nuovi posti di lavoro";

D.  considerando che una regolamentazione e un controllo insufficienti dei mercati dei capitali sono stati una delle ragioni principali per lo scoppio della crisi finanziaria; che eventuali nuove proposte, in particolare in materia di cartolarizzazione, devono tenere adeguatamente conto di tale fatto;

E.  considerando che, in seguito alla crisi finanziaria, le istituzioni dell'UE hanno introdotto una serie di atti legislativi volti ad evitare che tali eventi possano ripetersi e a creare le condizioni di stabilità finanziaria essenziali a una crescita veramente sostenibile; che la legislazione dovrebbe essere considerata il quadro entro il quale si concretizza l'Unione dei mercati dei capitali, e non un impedimento alla stessa;

F.  considerando che una riduzione della frammentazione dei mercati dei capitali potrebbe portare a una riduzione del costo del capitale, migliorandone nel contempo l'assegnazione, e potrebbe quindi sostenere la crescita delle imprese, in particolare le PMI, e la creazione di posti di lavoro nell'UE;

G.  considerando che le varie istituzioni dell'UE e il settore privato stanno attualmente elaborando soluzioni o raccomandazioni volte a sviluppare ulteriormente i mercati dei capitali, ad esempio nei settori delle operazioni di cartolarizzazione semplici e trasparenti, del collocamento privato, del finanziamento azionario, delle obbligazioni garantite europee e delle offerte pubbliche iniziali (IPO);

H.  considerando che qualsiasi precedente sforzo di regolamentazione (direttiva sui requisiti patrimoniali (CRD), direttiva sui mercati degli strumenti finanziari (MiFID II) / regolamento sui mercati degli strumenti finanziari (MiFIR)) deve essere integrato e ulteriormente sviluppato da un'Unione dei mercati dei capitali;

Contesto economico

1.  osserva che gli investimenti nell'economia reale in Europa sono relativamente diminuiti nel corso di diversi decenni, nonostante le dimensioni del settore finanziario europeo e globale siano notevolmente aumentate nello stesso periodo; osserva che l'economia reale continua a dipendere pesantemente dalle banche, il che rende l'economia vulnerabile a una contrazione dei prestiti bancari,

2.  osserva che il massiccio intervento pubblico dall'inizio della crisi, innescato dal fallimento del settore finanziario, ha portato a un'abbondanza di liquidità, sebbene non si sia tradotto in un aumento della domanda di finanziamenti da parte dell'economia reale;

3.  fa notare che prima della crisi in Europa non mancavano flussi transfrontalieri, ma che questi si concentravano nei prestiti interbancari e in casi in cui i debiti erano detenuti da investitori caratterizzati da un livello elevato di leva finanziaria, il che provocava un trasferimento dei rischi nel mercato interno;

4.  osserva che il ripristino della stabilità del settore bancario nell'UE ha assunto una maggiore priorità rispetto al finanziamento degli investimenti a lungo termine e dell'economia reale;

5.  ricorda che esiste una notevole riserva di capitale inattivo detenuto dal settore assicurativo che dovrebbe essere impiegato in modo più efficace, migliorando il quadro normativo grazie un riesame dei requisiti patrimoniali per determinati investimenti effettuati dal settore assicurativo;

6.  sottolinea che, nonostante le opportunità offerte da un mercato dei capitali dell'UE ben strutturato, è inevitabile constatare la presenza di ardui ostacoli in altri settori, ad esempio la tassazione (specialmente nel caso di pratiche che tendono a favorire l'indebitamento rispetto al finanziamento azionario), l'insolvenza e il diritto contabile; ritiene che in tali settori un'armonizzazione a livello di UE non porterebbe automaticamente valore aggiunto e che in tale contesto non è necessaria un'estensione dei principi internazionali d'informativa finanziaria (International Financial Reporting Standards - IFRS) in Europa;

7.  sottolinea che il grado di integrazione finanziaria è diminuito dalla crisi, e che le banche e gli investitori tornano ai mercati del proprio paese;

8.  sottolinea che è possibile incentivare la domanda e l'offerta creando fiducia nell'economia reale mediante impegni chiari a livello di Stati membri e di Unione al fine di promuovere un contesto favorevole agli investimenti e la certezza giuridica per gli investitori, formulare obiettivi a lungo termine per un quadro legislativo favorevole alla stabilità, alla competitività e alla crescita nonché incentivare e diversificare gli investimenti nelle infrastrutture, così da consentire alle imprese di pianificare a lungo termine;

9.  prende atto del fatto che il futuro dell'Europa è correlato alla sua capacità di innovazione; ritiene che, oltre a un quadro normativo favorevole all'innovazione, sia fondamentale un accesso facile, adeguato e diversificato delle imprese ai finanziamenti al fine di generare una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva;

10.  osserva che il miglioramento delle condizioni di finanziamento per le imprese europee deve basarsi su una stabilità economica e finanziaria rafforzata, che comprenda l'attuazione delle riforme in tutti gli Stati membri;

11.  sottolinea che mercati dei capitali imperfetti hanno portato a un calcolo errato dei costi del rischio e a un disallineamento tra il rendimento auspicato e i rischi reali in cui si incorre, il che ha prodotto mercati orientati negativamente verso entità quali le PMI; ritiene che uno degli obiettivi dell'Unione dei mercati dei capitali dovrebbe essere migliorare l'efficienza dei mercati e garantire un rapporto rischio/rendimento giusto, adeguato ed economicamente valido nei mercati dei capitali dell'UE;

Un autentico approccio europeo

12.  ritiene che, sebbene gli Stati Uniti ad esempio abbiano registrato una ripresa più rapida dalla crisi finanziaria rispetto all'UE, il che in parte è dovuto a un sistema finanziario più diversificato, l'UE debba costruire una propria e autentica Unione dei mercati dei capitali, prendendo forse spunto dalle esperienze di altre parti del mondo ma non cercando semplicemente di riprodurle; sottolinea comunque che occorre sviluppare un approccio ragionevole per il riconoscimento di norme equivalenti o simili di paesi terzi, al fine di garantire la compatibilità tra i mercati finanziari dell'Unione e internazionali;

13.  è del parere che un autentico approccio europeo ai mercati dei capitali debba tenere debitamente conto degli sviluppi internazionali, affinché l'Europa mantenga la propria attrattiva nei confronti degli investitori internazionali, evitando inutili divergenze e doppioni nella legislazione;

14.  sottolinea che, sebbene i risparmi dell'Europa siano maggiori rispetto agli Stati Uniti in termini di percentuale del PIL (20% e 17% rispettivamente), il livello di risparmi detenuti in fondi comuni dell'UE è pari solo al 50% del livello degli Stati Uniti, e i risparmi detenuti in fondi pensione sono solo il 35%; indica altresì che nell'Unione i mercati azionari, i mercati delle obbligazioni societarie e le cartolarizzazioni rappresentano il 60%, 35% e 20% rispettivamente degli equivalenti negli Stati Uniti;

15.  ritiene necessario che la Commissione tenga conto della diversa composizione economica e culturale del settore delle PMI in ogni Stato membro, onde evitare eventuali conseguenze indesiderate risultanti dall'attuazione dell'Unione dei mercati dei capitali che potrebbero accentuare gli squilibri esistenti tra gli Stati membri nell'accesso ai finanziamenti;

16.  invita la Commissione a stabilire un approccio europeo volto a rafforzare la diversificazione delle fonti di finanziamento e degli investimenti nelle imprese europee, mediante un'Unione dei mercati dei capitali che si fondi sulle caratteristiche e sull'interdipendenza del sistema bancario europeo e del panorama europeo dei mercati dei capitali, tenendo conto delle specificità del modello europeo per il finanziamento delle imprese e della necessità di trovare fonti di finanziamento per la crescita affidabili e non bancarie e integrarle con procedure mediante le quali i partecipanti al mercato possano raccogliere capitale di prestito, capitale netto e capitale di rischio direttamente dal mercato; osserva che la Commissione non dovrebbe necessariamente basarsi solo su sistemi di revisione tra pari con altre giurisdizioni; richiama l'attenzione della Commissione sul fatto che le differenze culturali non dovrebbero essere ignorate e che occorre fornire risposte adeguate per far fronte alle stesse; ritiene altresì che la Commissione dovrebbe tenere conto degli sviluppi tecnologici più recenti nelle riforme riguardanti i mercati dei capitali;

17.  invita la Commissione a riconoscere che le diversità in termini di modelli aziendali e mercati finanziari esistenti tra gli Stati membri possono rappresentare un punto di forza che merita di essere tutelato nell'interesse dell'intera Europa;

18.  sottolinea che l'avvio dell'Unione dei mercati dei capitali e la legislazione pertinente dovrebbero essere finalizzati al buon funzionamento dei mercati dei capitali nell'intera UE, al completamento del mercato unico e al potenziamento della crescita sostenibile; sottolinea che in seguito alla crisi sono stati presi provvedimenti riguardanti la sorveglianza del sistema bancario, i quali per il momento non sono stati estesi ai mercati dei capitali; sottolinea che esistono differenze tra i settori finanziari, il che rende necessarie soluzioni diverse; sottolinea tuttavia che occorre garantire condizioni di parità tra i partecipanti nell'ambito di attività finanziarie simili e che tutti i settori devono avere l'obiettivo fondamentale di migliorare l'allocazione di capitali in tutta l'economia europea e impiegare meglio le riserve di capitale attualmente inattivo;

19.  sottolinea che, a tal fine, è opportuno procedere a una valutazione solida e globale che consideri l'effetto cumulativo sui mercati dei capitali europei di tutti i fascicoli approvati negli ultimi anni; fa notare che tale valutazione implica anche un attento esame dell'eventuale necessità di riconsiderare i rigorosi requisiti patrimoniali applicati al settore bancario e assicurativo;

20.  sottolinea che le iniziative verso un'Unione dei mercati dei capitali non dovrebbero reinventare la ruota, bensì riconoscere che il finanziamento per le imprese in Europa è basato su strutture ben definite e storicamente consolidate le quali, nonostante i limiti, si sono dimostrate efficaci e resilienti alla crisi, e che un'ulteriore diversificazione nonché lo sviluppo di nuovi canali potrebbero risultare preziosi nel garantire che diversi tipi di imprese abbiano un accesso complementare ai finaziamenti;

21.  osserva che i canali di finanziamento tradizionali basati sulle banche spesso non sostengono le imprese innovative e le PMI; sottolinea che la mancanza di accesso ai finanziamenti per le PMI costituisce uno dei maggiori ostacoli alla crescita nell'UE; fa notare che, se le PMI continuano ad avere difficoltà nell'ottenere crediti bancari, sono necessarie alternative ai finanziamenti delle banche, in particolare mediante il miglioramento del contesto economico per il capitale di rischio, i prestiti tra privati (peer-to-peer), il collocamento privato, la cartolarizzazione dei prestiti alle PMI e la promozione del credito cooperativo;

22.  sottolinea il fatto che una più efficiente allocazione dei capitali all'interno dell'UE non deve sempre comportare maggiori flussi transfrontalieri di capitali; ricorda che l'accumulo di bolle immobiliari in alcuni Stati membri prima della crisi è stato, in una certa misura, alimentato dal flusso eccessivo di capitali in entrata;

23.  sottolinea che è necessario individuare le esistenti strutture finanziarie rivelatesi efficaci, le quali dovrebbero pertanto essere mantenute, e le strutture che devono essere sensibilmente migliorate; ritiene che sia necessario promuovere strutture efficaci anche per le istituzioni finanziarie locali e decentrate;

24.  ricorda il successo di iniziative a livello di UE, quali gli organismi di investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM), che hanno consentito la crescita dei fondi di investimento UE, operando con un passaporto operativo negli Stati membri, con quasi 8 mila miliardi di euro di attività; ritiene che anche la direttiva sui gestori di fondi di investimento alternativi (GEFIA) sia un buon esempio;

25.  accoglie con favore l'adozione del regolamento relativo ai fondi di investimento europeo a lungo termine (ELTIF); ritiene che gli ELTIF potrebbero riprodurre i progressi compiuti con gli OICVM, incoraggiando una maggiore allocazione di capitali per progetti a lungo termine che necessitano di finanziamenti, come nei settori delle infrastrutture e dell'energia, in particolare a livello transfrontaliero; invita la Commissione a esaminare in che modo, nel lungo periodo, i programmi d'investimento straordinari come il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) possano essere effettivamente connessi ai fondi ordinari dell'UE; ritiene che gli investitori istituzionali debbano essere invitati a contribuire ai mercati europei dei capitali con i fondi da essi gestiti; ritiene che gli investitori istituzionali e le condizioni alle quali possono accedere al mercato debbano svolgere un ruolo importante nello sviluppo dell'Unione dei mercati dei capitali;

26.  ricorda i precedenti contributi in materia di integrazione dei mercati finanziari, come il piano d'azione per i servizi finanziari (1999), la relazione Giovannini e la relazione de Larosière, e invita la Commissione a basarsi su tali relazioni per quanto concerne il suo piano d'azione relativo all'Unione dei mercati dei capitali;

27.  invita la Commissione ad analizzare in modo approfondito, paese per paese, la situazione attuale nei mercati dei capitali, a valutare mediante un'analisi economica esaustiva se e in quale misura esistono ostacoli a livello di UE nei confronti degli investimenti attraverso i mercati dei capitali, e a indicare con quali mezzi, anche non legislativi e mediante approcci basati sul mercato, sia possibile eliminare o ridurre al minimo tali ostacoli; ritiene che tale analisi sia una condizione essenziale per il buon esito di un'Unione dei mercati dei capitali; invita la Commissione a intensificare tale processo;

28.  invita la Commissione a individuare i rischi transfrontalieri nei mercati finanziari e dei capitali nell'UE provocati da differenze istituzionali, giuridiche e normative tra gli Stati membri, e ad affrontarli con misure efficaci al fine di razionalizzare i flussi transfrontalieri di capitale e ridurre l'attuale propensione per il mercato nazionale tra gli investitori;

29.  invita la Commissione a prendere in considerazione anche il lato dell'offerta e, in particolare, ad analizzare e ad affrontare le cause profonde della ragione per cui gli investitori al dettaglio e istituzionali non sono in grado di mobilitare e trasformare un sufficiente ammontare di capitali per rafforzare i servizi finanziari individuali e gli investimenti a lungo termine nell'economia reale;

30.  suggerisce alla Commissione di promuovere l'educazione finanziaria degli investitori e delle imprese in quanto utenti dei mercati dei capitali, e a migliorare la disponibilità di dati e ricerche dell'UE attraverso la standardizzazione e il miglioramento della raccolta dei dati, onde consentire alle imprese e agli investitori di comprendere i costi e i benefici comparativi dei diversi servizi forniti dai partecipanti ai mercati dei capitali;

31.  invita la Commissione ad esaminare le modalità per ridurre le asimmetrie informative nei mercati dei capitali per le PMI, analizzando il mercato per le agenzie di rating del credito e gli ostacoli per i nuovi operatori che entrano nel mercato; sottolinea l'idea di agenzie del credito europee indipendenti che offrano valutazioni che siano anche efficaci sotto il profilo dei costi per investimenti di piccola entità;

32.  accoglie con favore l'annuncio della Commissione di rivedere la direttiva sui prospetti onde affrontare le carenze dell'attuale quadro relativo ai prospetti; sottolinea l'importanza di semplificare le sue procedure revocando in modo proporzionale gli oneri amministrativi per gli emittenti e le quotazioni delle società, in particolare per quanto riguarda le PMI e le imprese a media capitalizzazione; ritiene che potrebbe essere utile valutare modalità per adattare meglio i requisiti in base al tipo di attività e/o di investitori e/o di emittenti; sottolinea che la trasparenza verrebbe migliorata e i costi delle transazione ridotti se le informazioni da fornire fossero standardizzate e messe a disposizione in formato digitale;

33.  invita la Commissione a fornire maggiore chiarezza sulle modalità con cui la l'Unione dei mercati dei capitali interagirà con gli altri due pilastri del piano europeo di investimenti, vale a dire il Fondo europeo per gli investimenti strategici e il Polo europeo di consulenza sugli investimenti;

34.  sottolinea l'importanza di integrare le iniziative in materia di mercati dei capitali con altre agende strategiche, quali lo sviluppo di un mercato unico digitale e le riforme in corso nel settore del diritto societario e del governo societario, al fine di ottenere coerenza e compattezza tra le varie iniziative di natura normativa e non e quindi massimizzare gli effetti collaterali positivi delle varie politiche sulla crescita economica e la creazione di posti di lavoro;

Elementi costitutivi di un'Unione dei mercati dei capitali

35.  è del parere che l'Unione dei mercati dei capitali debba seguire un approccio graduale e che le sue priorità debbano essere di natura triplice: in primo luogo, incentivare una più efficiente allocazione dei risparmi attraverso l'ampliamento e la diversificazione delle fonti di finanziamento disponibili per le imprese e offrire ai risparmiatori e agli investitori maggiori possibilità di scelta in materia di investimenti, più trasparenza e una maggiore diversificazione del portafoglio; in secondo luogo, consentire una maggiore attenuazione dei rischi mediante la creazione di mercati transfrontalieri più solidi, aumentando la resilienza del sistema finanziario contro gli effetti negativi di gravi crisi finanziarie e attenuando l'impatto degli shock idiosincratici; in terzo luogo, assicurare che vi sia un efficace canale complementare per finanziare l'economia reale;

36.  invita la Commissione, ove necessario, a presentare proposte per rivedere l'attuale legislazione, in particolare per quanto riguarda le agenzie di rating del credito e le imprese di revisione contabile, al fine di incrementare e completare la tutela degli investitori;

37.  sottolinea la necessità di eliminare le barriere esistenti frapposte al finanziamento transfrontaliero, in particolare per le PMI, onde promuovere i benefici dell'Unione dei mercati dei capitali per le imprese di ogni dimensione, in tutte le aree geografiche;

38.  sottolinea che uno dei principi fondamentali per costruire un'Unione dei mercati dei capitali è la necessità di prestare maggiore attenzione agli utenti finali dei mercati dei capitali, ovvero le società e gli investitori, e a riconoscere che esistono mercati per le imprese e per gli investitori; ritiene, pertanto, che le politiche dell'UE debbano prestare attenzione a garantire che i mercati dei capitali forniscano alle società un migliore accesso al capitale e agli investitori con opportunità di risparmio diversificate, trasparenti ed economicamente accessibili;

39.  invita la Commissione a presentare proposte coerenti per assicurare che l'Unione dei mercati dei capitali proceda di pari passo con una chiara strategia per affrontare gli effetti controproducenti del sistema bancario ombra;

40.  sottolinea che, al fine di contribuire alle priorità di cui sopra, le iniziative relative all'Unione dei mercati dei capitali dovrebbero mirare a limitare la complessità, aumentando l'efficienza e riducendo i costi della catena di intermediazione tra risparmiatori e investimenti, migliorando la sensibilizzazione degli utenti finali della catena di intermediazione e la sua struttura dei costi, rafforzando la tutela degli investitori, garantendo la stabilità della catena di intermediazione mediante norme prudenziali appropriate e assicurando che gli intermediari possono fallire ed essere sostituiti con perturbazioni minime per il sistema finanziario e l'economia reale;

41.  accoglie con favore il piano della Commissione inteso a tracciare il bilancio dell'impatto globale della regolamentazione finanziaria, in particolare per quanto concerne la normativa degli ultimi cinque anni; sottolinea la necessità di tenere conto delle suddette priorità al momento di procedere con le revisioni delle normative finanziarie esistenti;

42.  sottolinea che il finanziamento bancario e il ruolo di intermediazione delle banche nei mercati di capitali sono pilastri importanti nel finanziamento delle imprese; sottolinea che l'Unione dei mercati dei capitali dovrebbe basarsi sul completamento del ruolo fondamentale delle banche e non sulla loro sostituzione, poiché è necessario che il finanziamento bancario continui a svolgere un ruolo chiave nel finanziamento dell'economia europea; sottolinea l'importante ruolo svolto dall'attività bancaria basata sul rapporto con il cliente nel finanziare le microimprese e le piccole e medie imprese, che può essere anche utilizzato per fornire metodi alternativi di finanziamento; ricorda la dimensione strategica di disporre di un settore bancario europeo forte e diversificato; invita la Commissione a esaminare l'accesso ai prestiti bancari per le PMI all'interno dell'Unione, e ad affrontare gli ostacoli impropri;

43.  sottolinea che le PMI dovrebbero avere la più ampia possibilità di scelta per quanto concerne le strutture di finanziamento, affinché esse stesse possano avvalersi di possibilità di finanziamento che abbiano un diverso livello di costo e di complessità, includendo crediti ipotecari e finanziamenti basati su cartolarizzazioni;

44.  sottolinea la necessità di promuovere un ambiente in cui una quantità maggiore del risparmio delle famiglie e delle società fluisca verso strumenti che investiranno nei mercati dei capitali, e in cui gli investitori siano incoraggiati ad allocare i capitali varcando i confini degli Stati membri; sottolinea che sono necessarie garanzie adeguate, in particolare per le famiglie, per garantire la piena conoscenza dei vantaggi e degli svantaggi degli investimenti nel mercato dei capitali; sottolinea l'importanza di ampliare l'accessibilità all'educazione finanziaria onde migliorare la fiducia degli investitori nei mercati dei capitali, in particolare degli investitori al dettaglio; sottolinea altresì che l'educazione finanziaria dovrebbe essere orientata verso le PMI, al fine di insegnare loro come utilizzare i mercati dei capitali;

45.  sottolinea che le iniziative in materia di Unione dei mercati dei capitali dovrebbero consentire ai mutuatari di accedere a finanziamenti le cui fonti siano basate sui mercati, sostenendo una maggiore diversificazione per quanto concerne le forme di prestito, come il finanziamento azionario e le obbligazioni societarie, nonché forme di finanziamento indiretto in cui banche e mercati cooperano;

46.  sottolinea l'importanza di agevolare un confronto intelligibile delle possibilità di investimento disponibili per gli operatori finanziari al fine di istituire un'Unione dei mercati dei capitali efficiente; invita, a tale riguardo, a rafforzare il quadro comune per garantire la comparabilità e la trasparenza tra i diversi strumenti finanziari, in particolare attraverso una corretta attuazione delle misure previste a tal fine nella direttiva MiFID, nella direttiva sull'intermediazione assicurativa (IMD) e nei PRIIP; sottolinea l'importanza della coerenza legislativa in generale e, in particolare, tra i suddetti fascicoli, al fine di evitare l'arbitraggio normativo e garantire le più elevate norme di protezione degli investitori all'interno dei mercati;

47.  ritiene che l'Unione dei mercati dei capitali debba creare un contesto normativo appropriato che migliori l'accesso transfrontaliero alle informazioni sulle società in cerca di strutture di credito, di equity e quasi-equity, al fine di promuovere la crescita di modelli di finanziamento non bancario, tra cui il finanziamento collettivo e il prestito peer-to-peer; ritiene che la divulgazione di tali informazioni debba essere volontaria per le PMI; sottolinea che le norme sulla tutela degli investitori dovrebbero applicarsi nella stessa misura a tutti i modelli di finanziamento, indipendentemente dal fatto che facciano parte di modelli di finanziamento bancario o non bancario; ritiene che un tale contesto richieda anche una maggiore resilienza sistemica e la vigilanza degli intermediari finanziari di importanza sistemica al di fuori del settore bancario;

48.  ritiene che la standardizzazione di taluni strumenti finanziari e la loro accessibilità nel mercato interno potrebbero costituire un mezzo adeguato per contribuire a incrementare la liquidità, rafforzare il funzionamento del mercato unico e permettere una visione globale e una vigilanza complete dei mercati europei dei capitali, tenendo in debita considerazione le migliori prassi delle norme esistenti negli Stati membri; sottolinea la necessità di conservare la possibilità di emettere strumenti finanziari specifici che si adattino alle esigenze dei singoli emittenti e dei singoli investitori;

49.  ricorda che una panoramica storica del piano d'azione per i servizi finanziari induce a esaminare due scappatoie sorte in seguito alla sua attuazione, la necessità di valutare attentamente l'impatto speciale che le misure concepite nel quadro del mercato interno hanno sul funzionamento della zona euro e la necessità di migliorare parallelamente l'integrazione del mercato e della vigilanza; invita la Commissione, nell'elaborazione del piano d'azione, a trarre tutti gli opportuni insegnamenti da tale precedente;

50.  sottolinea che il quadro legislativo e di vigilanza dovrebbe svolgere un ruolo fondamentale per evitare l'eccessiva assunzione di rischi e l'instabilità nei mercati finanziari; sottolinea che un solido progetto di Unione dei mercati dei capitali deve essere accompagnato da una rigorosa vigilanza a livello di UE e nazionale che comprenda strumenti macroprudenziali adeguati; reputa che una delle possibili opzioni consista nell'assegnare un ruolo più incisivo all'Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) per migliorare la convergenza in materia di vigilanza;

51.  invita la Commissione a esaminare attentamente i rischi del finanziamento mediante crediti basato sul mercato dei capitali e le pertinenti esperienze acquisite agli inizi della crisi finanziaria del 2007/2008 e a trattare tutti i problemi che ne derivano;

Avvicinare i mercati dei capitali alle PMI

52.  sottolinea che le eventuali modifiche o aggiunte al quadro normativo esistente per gli intermediari finanziari dovrebbero mirare all'eliminazione degli ostacoli all'accesso degli intermediari di piccole e medie dimensioni e al miglioramento dell'accesso ai finanziamenti, in particolare per le start-up e le piccole e medie imprese innovative, e garantire norme prudenziali proporzionate ai rischi;

53.  accoglie con favore la proposta di direttiva che modifica la direttiva 2007/36/CE per quanto riguarda l'incoraggiamento dell'impegno a lungo termine degli azionisti e la direttiva 2013/34/UE per quanto riguarda taluni elementi della relazione sul governo societario, presentata dalla Commissione (COM(2014)0213); reputa in particolare che tale proposta potrebbe costituire uno strumento a sostegno di un contesto propizio per gli azionisti migliorando l'efficienza della catena dell'investimento azionario; sottolinea che un quadro solido e praticabile per il governo societario rafforzerebbe l'Unione dei mercati dei capitali;

54.  sottolinea che la sofisticatezza dei mercati dei capitali non dovrebbe provocare l'esclusione delle PMI, ossia le imprese che più hanno bisogno di accedere a finanziamenti aggiuntivi, in particolare negli Stati membri che si trovano tuttora o si trovavano in difficoltà economiche; sottolinea che un contesto positivo per un valido finanziamento delle PMI deve anche includere condizioni economiche e normative favorevoli alle PMI, sia livello nazionale che di UE; sottolinea in particolare che occorre richiamare l'attenzione sulla possibilità di semplificare le procedure di accesso alle offerte pubbliche iniziali per PMI e imprese a media capitalizzazione, garantendo nel contempo il mantenimento di criteri rigorosi di valutazione della resilienza e dell'ammissibilità dell'imprese alle suddette offerte; invita la Commissione a esaminare eventuali altri interventi da mettere in atto per aiutare le imprese ad attirare investimenti;

55.  ribadisce che la carenza di informazioni riguardo alla situazione finanziaria delle PMI costituisce uno dei principali ostacoli agli investimenti a favore di questo tipo di imprese; chiede una riflessione approfondita sulle modalità e sui mezzi per migliorare l'accesso degli investitori a dati trasparenti e confrontabili sulle PMI, evitando nel contempo e nella massima misura possibile di far gravare oneri aggiuntivi su tali imprese;

56.  chiede una base di finanziamento diversificata e attrattiva nei mercati pubblici europei per le imprese di tutte le dimensioni, congiuntamente alla promozione del concetto "pensare anzitutto in piccolo" nella regolamentazione finanziaria dell'UE che interessa le imprese emergenti in crescita e alla revisione della regolamentazione finanziaria dell'UE per ridurre i costi amministrativi di quotazione a carico delle imprese del 30-50%;

57.  reputa che, data l'importanza delle PMI e delle imprese a media capitalizzazione per la creazione di nuovi posti di lavoro, si debba ricorrere maggiormente alle opportunità esistenti di finanziamento non bancario, come lo sviluppo di mercati secondari specializzati (ad esempio i mercati di crescita per le PMI), e a una cartolarizzazione semplice, trasparente e standardizzata; plaude all'iniziativa di istituire un mercato sostenibile e trasparente delle cartolarizzazioni mediante lo sviluppo di un quadro normativo specifico con una definizione univoca di cartolarizzazione di alta qualità, accompagnato da metodi efficaci di monitoraggio, misurazione e gestione dei rischi; sottolinea tuttavia che le PMI costituiscono un gruppo altamente diversificato e che la cartolarizzazione non è l'unico strumento disponibile; invita pertanto la Commissione a seguire un ampio ventaglio di approcci ed esaminare un'ampia gamma di sedi per migliorare il finanziamento delle PMI;

58.  è favorevole ai suggerimenti per potenziare le possibilità di accesso ai dati per le imprese europee, in particolare le PMI; richiama nel contempo l'attenzione sul fatto che i costi dei dati di mercato sono trascurabili in confronto ai costi complessivi delle transazioni;

59.  esorta la Commissione a potenziare la capacità di monitoraggio dei tipi, volumi e tendenze delle attività di intermediazione analoga a quella bancaria effettuate al di fuori del settore bancario regolamentato e a porre in essere misure adeguate per garantire che siano soggette al principio "stessi rischi, stesse norme";

60.  sottolinea che il private equity e il capitale di rischio offrono alternative interessanti di finanziamento, in particolare per le start-up; invita la Commissione a sviluppare strumenti aggiuntivi basandosi sulle esperienze acquisite con i fondi europei per il venture capital e con i fondi europei per l'imprenditoria sociale allo scopo di far fronte alle principali lacune dei mercati dei capitali di rischio nell'UE, come la mancanza di informazioni a disposizione degli investitori; reputa che una banca dati dedicata per la raccolta volontaria di informazioni sulle PMI e le start-up potrebbe costituire un prezioso strumento per fornire informazioni agli investitori, che contribuirebbe in secondo luogo ad ampliare il gruppo dei partecipanti al mercato e a rafforzare ulteriormente i mercati dei capitali di rischio negli Stati membri;

61.  accoglie con favore le iniziative volte a sostenere lo sviluppo dei mercati di collocamento privato mediante documenti e definizioni standardizzati, garantendo nel contempo che i potenziali investitori siano sufficientemente informati sui rischi e sui vantaggi di tale forma di investimento;

62.  invita la Commissione a garantire che l'eventuale elaborazione di nuove proposte relative a un "fondo di fondi" nell'ambito dell'Unione dei mercati dei capitali non produca carenze nella valutazione e nella gestione generale del rischio sistemico e specifico;

63.  ribadisce la necessità, nella costruzione dell'Unione dei mercati dei capitali, di rafforzare e migliorare il coordinamento dell'UE al livello internazionale, in particolare nel quadro del G20, dell'Organizzazione internazionale delle commissioni sui valori immobiliari (IOSCO), dell'Organismo internazionale di normazione contabile (IASB) e del Comitato di Basilea;

Creare un contesto normativo coerente dell'UE per i mercati dei capitali

64.  sottolinea altresì l'importanza del finanziamento mediante equity, che può contribuire a mitigare i rischi e a ridurre i livelli eccessivi di debito e leva nel sistema finanziario; invita pertanto la Commissione e gli Stati membri a rivedere e trattare la normativa eccessivamente onerosa per il finanziamento mediante equity delle imprese private; sottolinea l'importanza di correggere la distorsione fiscale a favore del finanziamento con debito;

65.  è consapevole che l'eterogeneità delle norme in materia di insolvenza rende più difficile la creazione di portafogli transfrontalieri di attività e conseguentemente il processo di cartolarizzazione; prende atto a tale proposito del suggerimento della Commissione di trattare l'insolvenza transfrontaliera nella misura necessaria al conseguimento di un'Unione dei mercati dei capitali ben funzionante; chiede l'istituzione di un quadro per il risanamento e la risoluzione delle crisi per gli operatori non bancari, in particolare le controparti centrali;

66.  ribadisce il ruolo dei sistemi di pagamento e dei regolamenti titoli per il mercato delle cartolarizzazioni e chiede che a tal fine sia istituita una infrastruttura europea di mercato e si proceda a un monitoraggio coordinato e più armonizzato delle infrastrutture critiche del mercato, prevedendo in particolare la possibilità di creare un registro di dati per la cartolarizzazione, che registrerebbe ciascun partecipante alla cartolarizzazione, rintraccerebbe le esposizioni e i flussi aggregati tra i partecipanti al mercato, monitorerebbe l'efficienza e l'efficacia delle iniziative strategiche e individuerebbe le eventuali bolle emergenti nonché ridurrebbe le asimmetrie informative;

67.  sottolinea, dato il ruolo svolto dalle TIC, la necessità di rispondere alla minaccia degli attacchi informatici e di rendere l'intero sistema finanziario resiliente a tali attacchi;

68.  incoraggia la Commissione ad aumentare la confrontabilità e la qualità delle informazioni finanziarie esaminando attentamente il quadro attuale dei principi contabili, adottando inoltre una prospettiva globale e considerando i modelli conservativi di valutazione e la proporzionalità dei requisiti; ritiene che il diritto contabile europeo recentemente rivisto debba essere valutato in primo luogo nella pratica;

69.  sottolinea la necessità di effettuare una valutazione d'impatto e un'analisi dei costi e benefici di ogni atto aggiuntivo, compresi gli atti delegati e di esecuzione; osserva che un nuovo atto legislativo non rappresenta sempre la migliore risposta strategica alle sfide in questione e che è opportuno esaminare approfonditamente approcci non legislativi e basati sul mercato e, alcuni casi, le soluzioni nazionali già esistenti; invita la Commissione ad attuare la proporzionalità nella pertinente legislazione per potenziare gli effetti positivi a favore delle PMI e delle imprese a media capitalizzazione;

70.  ritiene che le fondamenta per un'Unione dei mercati dei capitali pienamente funzionante dovrebbero essere pronte entro il 2018; ribadisce la richiesta di un'analisi esaustiva della situazione attuale dei mercati dei capitali e degli ostacoli esistenti nell'UE; invita la Commissione ad accelerare i lavori sul piano d'azione e a presentare quanto prima proposte legislative e non legislative per conseguire l'obiettivo di un mercato dei capitali dell'UE pienamente integrato entro la fine del 2018;

71.  osserva che l'ambiente digitale in crescita dovrebbe essere considerato un'opportunità per migliorare il rendimento e il valore generati dai mercati dei capitali per imprese, investitori e società in generale;

o
o   o

72.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione e al Consiglio.

(1) Testi approvati, P7_TA(2014)0202.
(2) Testi approvati, P7_TA(2014)0161.


Agenda europea in materia di sicurezza
PDF 206kWORD 105k
Risoluzione del Parlamento europeo del 9 luglio 2015 sull'agenda europea in materia di sicurezza (2015/2697(RSP))
P8_TA(2015)0269B8-0676/2015

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 2, 3, 6, 7 e 21 del trattato sull'Unione europea (TUE) e gli articoli 4, 16, 20, 67, 68, 70 - 72, 75, 82 - 87 e 88 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare gli articoli 6, 7 e 8, l'articolo 10, paragrafo 1, e gli articoli 11, 12, 21, 47-50, 52 e 53,

–  viste la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, le convenzioni, raccomandazioni, risoluzioni e relazioni dell'Assemblea parlamentare, del Comitato dei ministri, del Commissario per i diritti umani e della Commissione di Venezia del Consiglio d'Europa,

–  vista la comunicazione della Commissione del 28 aprile 2015 da titolo "Agenda europea sulla sicurezza" (COM(2015)0185),

–  viste le comunicazioni della Commissione sulla strategia per un'attuazione effettiva della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (COM(2010)0573) e sugli orientamenti operativi in merito alla presa in considerazione dei diritti fondamentali nelle valutazioni d'impatto della Commissione (SEC(2011)0567),

–  vista la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea dell'8 aprile 2014 nelle cause riunite C-293/12 e C-594/12, in cui la direttiva 2006/24/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2006, riguardante la conservazione di dati generati o trattati nell'ambito della fornitura di servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico o di reti pubbliche di comunicazione, è dichiarata invalida,

–  visto il regolamento (UE) n. 513/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, che istituisce, nell'ambito del Fondo sicurezza interna, lo strumento di sostegno finanziario per la cooperazione di polizia, la prevenzione e la lotta alla criminalità e la gestione delle crisi e che abroga la decisione 2007/125/GAI del Consiglio(1),

–  vista la sua risoluzione del 14 dicembre 2011 sulla strategia antiterrorismo dell'UE: principali risultati e sfide future(2),

–  vista la sua risoluzione del 27 febbraio 2014 sulla situazione dei diritti fondamentali nell'Unione europea (2012)(3),

–  vista la sua risoluzione del 12 marzo 2014 sul programma di sorveglianza dell'Agenzia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, sugli organi di sorveglianza in diversi Stati membri e sul loro impatto sui diritti fondamentali dei cittadini dell'UE, e sulla cooperazione transatlantica nel campo della giustizia e degli affari interni(4),

–  vista la sua risoluzione del 17 dicembre 2014 sul rinnovo della strategia di sicurezza interna dell'UE(5),

–  vista la sua risoluzione dell'11 febbraio 2015 sulle misure antiterrorismo(6),

–  vista la sua discussione in Aula del 28 aprile 2015 riguardante l'agenda europea sulla sicurezza,

–  viste le interrogazioni al Consiglio e alla Commissione riguardanti l'agenda europea sulla sicurezza (O-000064/2015 – B8‑0566/2015 e O-000065/2015 – B8‑0567/2015),

–  vista la proposta di risoluzione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni,

–  visti l'articolo 128, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che le minacce alla sicurezza interna dell'Unione sono diventate meno convenzionali e più complesse, composite, asimmetriche, internazionali, in rapida evoluzione e difficili da prevedere, estese al di là della capacità di qualsiasi singolo Stato membro, e richiedono pertanto più che mai una risposta coerente, completa, articolata su più livelli e coordinata da parte dell'UE, che tenga pienamente conto del rispetto dei diritti fondamentali;

B.  considerando che l'elaborazione della politica di sicurezza dell'UE costituisce una responsabilità condivisa che richiede sforzi coordinati e coerenti da parte di tutti gli Stati membri, le istituzioni e le agenzie dell'Unione, la società civile e le autorità di contrasto, è finalizzata al conseguimento di obiettivi comuni e si fonda sullo Stato di diritto e sul rispetto dei diritti fondamentali; che, onde ottimizzare i risultati, la concreta attuazione di tali obiettivi e priorità comuni dovrebbe essere associata a una chiara suddivisione dei compiti a livello di UE e a livello nazionale, sulla base del principio di sussidiarietà, e a un incisivo ed efficace controllo parlamentare e giudiziario;

C.  considerando che la deroga per motivi di sicurezza nazionale, prevista dall'articolo 4, paragrafo 2, TUE, non può essere invocata per consentire alle agenzie di sicurezza nazionale di violare gli interessi, anche economici, di altri Stati membri, i diritti dei loro cittadini e di coloro che vi risiedono, né la legislazione e le politiche dell'Unione europea e, più in generale, dei paesi terzi;

D.  considerando che occorre prestare attenzione alla necessità di trarre insegnamento dalle numerose violazioni di disposizioni e valori europei e universali nel contesto della cooperazione interna ed esterna in materia di sicurezza post 11 settembre;

E.  considerando che gli obiettivi di libertà, sicurezza e giustizia devono essere perseguiti in parallelo; che, al fine di conseguire libertà e giustizia, le misure di sicurezza dovrebbero quindi sempre rispettare la democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali conformemente ai principi di necessità e di proporzionalità e dovrebbero essere soggette a un opportuno controllo democratico e garantire un'adeguata responsabilità democratica; che l'aspetto relativo alla giustizia e alla prevenzione non è sufficientemente trattato nell'agenda europea sulla sicurezza;

F.  considerando che numerose cause profonde della criminalità, quali ad esempio l'aumento delle disuguaglianze, della povertà, della violenza razziale e xenofoba e dei reati generati dall'odio, non possono essere affrontate unicamente mediante misure di sicurezza, ma necessitano di una valutazione in un contesto politico più ampio che comprenda migliori politiche sociali, occupazionali, educative, culturali ed esterne;

G.  considerando che l'aspetto dell'agenda europea sulla sicurezza legato alla prevenzione è particolarmente essenziale in un periodo di crescenti disuguaglianze economiche e sociali, le quali rischiano di compromettere il patto sociale e l'efficacia dei diritti fondamentali e delle libertà pubbliche; che le misure alternative al carcere, da un lato, e quelle di reintegrazione, dall'altro, dovrebbero costituire un elemento importante di tali politiche di prevenzione, in particolare per quanto concerne i reati minori;

H.  considerando che, alla scadenza del periodo transitorio stabilito nel protocollo n. 36 allegato ai trattati, la Commissione e la Corte di giustizia dell'Unione europea hanno ottenuto pieni poteri per quanto concerne gli strumenti giuridici dell'ex terzo pilastro, ampliando la responsabilità democratica e in materia di diritti umani sulle misure adottate che hanno svolto un ruolo importante nel definire lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia;

I.  considerando che la criminalità informatica e la criminalità favorita dall'informatica incidono sulla sicurezza dei cittadini dell'UE, sul mercato interno, sulla proprietà intellettuale e sulla prosperità dell'Unione europea; che, ad esempio, le botnet quale forma di criminalità informatica si ripercuotono su milioni di computer e migliaia di persone contemporaneamente;

J.  considerando che i confini tra sicurezza esterna e interna sono sempre più indistinti, il che richiede di rafforzare la cooperazione e il coordinamento tra gli Stati membri, onde adottare un approccio globale e pluridimensionale;

K.  considerando che si dovrebbe prestare una particolare attenzione al sostegno e alla protezione di tutte le vittime del terrorismo e della criminalità in tutta l'UE intesa come componente importante dell'agenda in materia di sicurezza;

1.  prende atto dell'agenda europea sulla sicurezza per il periodo 2015-2020 proposta dalla Commissione e alle priorità ivi contenute; ritiene che, considerate le sfide cui l'Unione europea si trova attualmente a far fronte, il terrorismo, l'estremismo violento, la criminalità organizzata transfrontaliera e la criminalità informatica costituiscono le minacce più gravi e richiedono azioni coordinate a livello nazionale, UE e mondiale; sottolinea che l'agenda dovrebbe essere strutturata in maniera flessibile per rispondere a possibili nuove sfide in futuro;

2.  ribadisce la necessità di affrontare più approfonditamente le cause alla radice della criminalità, comprese le disuguaglianze, la povertà e la discriminazione; sottolinea inoltre la necessità di garantire risorse adeguate per gli operatori sociali, gli agenti della polizia locale e nazionale e il personale giudiziario, i cui bilanci hanno subito drastici tagli in alcuni Stati membri;

3.  invita a cercare il giusto equilibrio tra politiche di prevenzione e misure repressive al fine di preservare la libertà, la sicurezza e la giustizia; sottolinea che le misure di sicurezza dovrebbero essere sempre attuate in conformità dei principi dello Stato di diritto e della tutela dei diritti fondamentali, quali il diritto alla vita privata e alla protezione dei dati, alla libertà di espressione e di associazione e a un giusto processo; invita pertanto la Commissione, in sede di attuazione dell'agenda europea sulla sicurezza, a tenere debitamente conto della recente sentenza della Corte di giustizia sulla direttiva riguardante la conservazione dei dati (sentenza nelle cause riunite C-293/12 e C-594/12), che stabilisce che tutti gli strumenti devono essere conformi ai principi di proporzionalità, necessità e legalità e prevedere garanzie adeguate che assicurino la responsabilità e il ricorso giurisdizionale; invita la Commissione a valutare pienamente l'impatto di tale sentenza su ogni strumento che comporti la conservazione dei dati ai fini dell'applicazione della legge;

4.  ricorda che, per essere un attore credibile nella promozione dei diritti fondamentali a livello sia interno che esterno, l'Unione europea dovrebbe basare le sue politiche di sicurezza, la lotta contro il terrorismo e la lotta contro la criminalità organizzata, come pure i suoi partenariati con i paesi terzi nell'ambito della sicurezza su un approccio globale che tenga conto di tutti i fattori che inducono le persone ad aderire al terrorismo o alla criminalità organizzata, integrando quindi politiche economiche e sociali elaborate e attuate nel pieno rispetto dei diritti fondamentali e soggette al controllo democratico e giurisdizionale e a valutazioni approfondite;

5.  si compiace della scelta della Commissione di basare l'agenda sui principi del pieno rispetto dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali, che dovrebbe essere garantito mediante un adeguato controllo giurisdizionale, dell'aumento della trasparenza, dell'assunzione di responsabilità e del controllo democratico, di una migliore applicazione e attuazione degli strumenti giuridici vigenti, di un maggior coordinamento tra le agenzie e tra i settori e di maggiori collegamenti tra le dimensioni interna ed esterna della sicurezza; invita la Commissione e il Consiglio a rispettare rigorosamente tali principi nell'attuazione dell'agenda; sottolinea che il Parlamento porrà tali principi alla base del suo monitoraggio dell'attuazione dell'agenda;

6.  si compiace della particolare attenzione che l'agenda riserva ai diritti fondamentali, e in particolare dell'impegno della Commissione di valutare scrupolosamente tutte le misure di sicurezza proposte, non soltanto in termini di realizzazione degli obiettivi ma anche di rispetto dei diritti fondamentali; sottolinea la necessità che la Commissione coinvolga nella sua valutazione tutti gli organismi e le agenzie pertinenti, in particolare l'Agenzia dell'UE per i diritti fondamentali, il Garante europeo della protezione dei dati, Europol ed Eurojust; chiede alla Commissione di fornire tutte le informazioni e la documentazione relative a tale valutazione, in modo da consentire al Parlamento di esercitare efficacemente il proprio controllo democratico;

7.  rammenta al riguardo la sua condanna delle misure che comportano la vasta, sistematica e indiscriminata raccolta dei dati personali di persone innocenti, in particolare considerati gli effetti potenzialmente gravi sul diritto a un giusto processo, la non discriminazione, la vita privata e la protezione dei dati, la libertà di stampa, di pensiero e di parola, come pure la libertà di riunione e di associazione, e che comportano un potenziale significativo di utilizzo abusivo delle informazioni raccolte contro gli avversari politici; esprime seri dubbi circa l'utilità delle misure di sorveglianza di massa, che spesso sono eccessivamente estese e, di conseguenza, producono un numero eccessivo di falsi positivi e negativi; mette in guardia contro il pericolo che le misure di sorveglianza di massa occultino la necessità di investire in misure di contrasto probabilmente meno costose, più efficaci e meno intrusive;

8.  invita gli Stati membri a garantire che il principio dell'interesse superiore del minore sia rispettato in tutta la legislazione in materia di sicurezza;

9.  osserva che l'UE non dispone di una definizione concordata di "sicurezza nazionale", il che dà origine a una lacuna negli strumenti giuridici dell'UE che contengono riferimenti alla "sicurezza nazionale";

10.  ritiene che per accrescere la fiducia dei cittadini nelle politiche di sicurezza, le istituzioni e le agenzie dell'UE e gli Stati membri dovrebbero garantire la trasparenza, la responsabilità e il controllo democratico nel processo di elaborazione e attuazione delle politiche; si compiace dell'intenzione della Commissione di presentare regolarmente al Parlamento e al Consiglio informazioni aggiornate in merito all'attuazione dell'agenda; ribadisce la sua intenzione di organizzare, in cooperazione con i parlamenti nazionali, regolari attività di monitoraggio della corretta attuazione e dei progressi dell'agenda; prende atto con interesse della proposta della Commissione di creare un forum consultivo sulla sicurezza dell'UE; chiede che tale forum assicuri una rappresentanza equilibrata di tutte le parti interessate e attende di ricevere informazioni più dettagliate al riguardo, in particolare per quanto riguarda l'esatto ruolo, i compiti, la composizione, i poteri del forum e la partecipazione del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali a tale progetto;

11.  sottolinea la necessità di migliorare il controllo democratico e giurisdizionale dei servizi di intelligence degli Stati membri; osserva che il Parlamento, la Corte di giustizia e il Mediatore non dispongono di poteri sufficienti per esercitare un controllo efficace sulle politiche di sicurezza europee;

12.  invita la Commissione e il Consiglio a definire il più rapidamente possibile una tabella di marcia ‒ o altro meccanismo analogo ‒ volta a garantire un'attuazione efficace e operativa dell'agenda, di trasmetterla al Parlamento e di avviarne l'attuazione entro i prossimi sei mesi; ritiene che un approccio basato sul ciclo programmatico dell'UE (con l'individuazione e la valutazione di minacce e vulnerabilità, la definizione di priorità politiche e lo sviluppo di piani operativi strategici, un'attuazione efficace, in cui siano chiaramente definiti gli elementi trainanti, i calendari e gli obiettivi, e infine la valutazione) potrebbe fornire la necessaria coerenza e continuità all'attuazione dell'agenda, purché il Parlamento sia adeguatamente coinvolto nella definizione delle priorità politiche e degli obiettivi strategici; attende con interesse di discutere ulteriormente tali questioni con la Commissione e con il comitato permanente per la cooperazione operativa in materia di sicurezza interna (COSI);

13.  accoglie favorevolmente il principio alla base dell'agenda, secondo cui è opportuno applicare e attuare pienamente gli strumenti esistenti nell'ambito della sicurezza prima di proporne di nuovi; ribadisce la necessità di una condivisione più rapida ed efficiente dei dati e delle informazioni pertinenti, fatte salve le garanzie appropriate in materia di protezione dei dati e di tutela della vita privata; deplora tuttavia il fatto che, nonostante i numerosi appelli del Parlamento, non sia ancora stata effettuata una valutazione dell'efficacia degli attuali strumenti dell'UE ‒ anche alla luce delle nuove minacce alla sicurezza cui l'UE deve far fronte ‒ e delle lacune tuttora esistenti; ritiene che un siffatto esercizio sia necessario per garantire che la politica europea in materia di sicurezza sia efficace, necessaria, proporzionata, coerente e globale; invita la Commissione a presentare una siffatta valutazione operativa degli strumenti, delle risorse e dei finanziamenti dell'UE esistenti nel settore della sicurezza interna, come misura prioritaria nell'ambito della tabella di marcia per l'attuazione dell'agenda; ribadisce la propria richiesta, rivolta al Consiglio e alla Commissione, di valutare globalmente l'attuazione delle misure adottate in materia di sicurezza interna prima dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona, avvalendosi della procedura di cui all'articolo 70 TFUE;

14.  accoglie con favore l'attenzione della Commissione sulla gestione delle frontiere in quanto aspetto essenziale della prevenzione della criminalità transfrontaliera e del terrorismo; sottolinea che la sicurezza delle frontiere dell'UE andrebbe rafforzata mediante controlli sistematici ricorrendo a banche dati esistenti, come il SIS; accoglie con favore l'impegno della Commissione a presentare la sua proposta riveduta sulle frontiere intelligenti entro l'inizio del 2016;

15.  sostiene l'appello della Commissione a favore di un approccio caratterizzato da un maggior coordinamento intersettoriale e fra le agenzie, come pure le misure proposte al fine di migliorare lo scambio di informazioni e di buone pratiche e intensificare la cooperazione operativa tra gli Stati membri e con le agenzie dell'UE; ribadisce il proprio invito a utilizzare maggiormente gli strumenti e le banche dati esistenti, quali ad esempio SIS ed ECRIS, nonché le squadre investigative comuni; invita la Commissione ad adottare tutte le misure necessarie ad accelerare la conclusione degli accordi di lavoro in sospeso fra le agenzie; rileva con rammarico che nell'agenda non sono state previste misure concrete sufficienti a rafforzarne la dimensione di giustizia; chiede l'integrazione e l'ulteriore sviluppo di tutti gli aspetti della cooperazione giudiziaria in materia penale, anche mediante il rafforzamento dei diritti degli indagati, degli imputati, delle vittime e dei testimoni e una migliore attuazione degli strumenti di cui dispone attualmente l'UE in materia di riconoscimento reciproco;

16.  sostiene fermamente l'obiettivo prioritario della Commissione di aiutare gli Stati membri a sviluppare ulteriormente la fiducia reciproca, sfruttare pienamente gli strumenti esistenti per la condivisione di informazioni e promuovere la cooperazione operativa transfrontaliera fra le autorità competenti; sottolinea l'importanza di tale cooperazione operativa transfrontaliera, in particolare nelle regioni di confine;

17.  invita la Commissione a presentare rapidamente una proposta legislativa che modifichi il regolamento (CE) n. 1987/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 2006, sull'istituzione, l'esercizio e l'uso del sistema d'informazione Schengen di seconda generazione (SIS II)(7) al fine di armonizzare i criteri relativi alle segnalazioni e rendere obbligatoria la segnalazione di persone condannate o sospettate di terrorismo;

18.  si compiace che la Commissione abbia annunciato una valutazione della necessità e del potenziale valore aggiunto di un indice UE dei casellari giudiziali (EPRIS) per facilitare l'accesso transfrontaliero alle informazioni detenute nei registri nazionali di polizia e sostiene pienamente il lancio di un progetto pilota, programmato da un gruppo di Stati membri, che prevede l'istituzione di meccanismi di ricerca automatica transfrontaliera negli indici nazionali sulla base di un sistema "hit/no hit"; sottolinea l'importanza di un accesso transfrontaliero alle informazioni, in particolare nelle regioni di confine;

19.  pone in rilievo l'importanza delle squadre investigative comuni (SIC) per indagare su specifici casi di natura transfrontaliera e invita gli Stati membri a ricorrere con maggiore regolarità a questo valido strumento; invita la Commissione a elaborare proposte per un quadro giuridico che consenta l'istituzione di squadre investigative comuni semi-permanenti o permanenti per affrontare le minacce persistenti, in particolare nelle regioni di confine, come il traffico di stupefacenti, la tratta di esseri umani e le bande di motociclisti;

20.  si rammarica del fatto che strumenti come il congelamento e la confisca dei proventi di reato non siano ancora utilizzati sistematicamente in tutti i casi transfrontalieri pertinenti, e chiede un maggiore impegno da parte degli Stati membri e la Commissione in questo senso;

21.  sottolinea che esiste un divario nel controllo democratico e giudiziario in materia di cooperazione transfrontaliera fra le agenzie nazionali di intelligence; esprime preoccupazione per il fatto che il controllo democratico e giudiziario sia gravemente ostacolato dalla regola del terzo per quanto concerne l'accesso ai documenti;

22.  osserva che i confini tra sicurezza esterna e interna sono sempre più indistinti e si compiace, pertanto, dell'impegno assunto dalla Commissione di garantire che le dimensioni interna ed esterna della politica di sicurezza operino in parallelo; invita la Commissione e gli Stati membri a valutare regolarmente l'impatto dell'agenda sulla strategia di sicurezza esterna dell'UE e viceversa, inclusi gli obblighi in materia di rispetto e promozione delle libertà e dei diritti fondamentali e dei valori e principi democratici contenuti nelle convenzioni e negli accordi internazionali da essi ratificati e firmati; sottolinea la necessità di rafforzare ulteriormente i collegamenti, le sinergie e la coerenza tra le due dimensioni summenzionate, in particolare nell'affrontare le nuove minacce trasversali e ibride cui l'Europa deve far fronte, nel rispetto dei valori e dei diritti fondamentali dell'Unione; invita la Commissione a riferire regolarmente al Parlamento in merito a tutte le ulteriori azioni volte a sviluppare il collegamento fra la dimensione interna e la dimensione esterna della politica di sicurezza, nonché alla sua cooperazione con i paesi terzi in materia di sicurezza, affinché il Parlamento sia in grado di esercitare il suo diritto di controllo democratico in collaborazione con i parlamenti nazionali;

23.  sottolinea l'importanza e l'opportunità dell'analisi strategica in corso, condotta dal VP/AR, alla quale è stata affidata dal Consiglio europeo del dicembre 2013, e che dovrà portare all'adozione di una nuova Strategia europea di sicurezza; ritiene che un'ampia strategia in materia di politica estera e di sicurezza debba individuare e descrivere gli interessi, priorità e obiettivi dell'UE, le minacce, sfide e opportunità esistenti e in evoluzione, e gli strumenti e mezzi dell'UE per farvi fronte;

24.  chiede l'inclusione di clausole sui diritti umani molto rigorose negli accordi di cooperazione in materia di sicurezza conclusi con i paesi terzi, in particolare quelli del Nord Africa e della regione del Golfo; invita a riconsiderare la cooperazione con i paesi non democratici che dimostrano uno scarso rispetto per i diritti umani;

25.  pone l'accento sull'importanza cruciale di affrontare le cause all'origine dei conflitti armati, dell'estremismo e della povertà nei paesi terzi, in quanto tali fenomeni comportano problemi di sicurezza per l'UE; esorta il vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR), la Commissione e gli Stati membri ad incrementare gli sforzi volti a sostenere gli Stati inclusivi, pluralisti e funzionanti che presentano una società civile forte e vitale e che sono in grado di garantire libertà, sicurezza, giustizia e occupazione ai loro cittadini;

26.  esorta il VP/AR a presentare un progetto di posizione comune sull'utilizzo dei droni armati, in linea con la risoluzione del Parlamento europeo del 27 febbraio 2014 sull'utilizzo di droni armati(8);

27.  prende atto dell'urgente appello della Commissione a concludere i lavori sull'adozione della direttiva PNR dell'UE; si impegna nuovamente ad adoperarsi affinché sia finalizzata entro la fine dell'anno; sottolinea che la direttiva PNR dovrebbe rispettare i diritti fondamentali e le norme in materia di protezione dei dati, in particolare la giurisprudenza della Corte di giustizia al riguardo, assicurando nel contempo uno strumento efficace a livello dell'UE; invita la Commissione a continuare a sostenere questo processo apportando ogni ulteriore elemento pertinente sulla necessità e la proporzionalità della direttiva PNR dell'UE; chiede che qualsiasi proposta futura intesa a creare nuovi strumenti nel campo della sicurezza, come il PNR, includa sistematicamente meccanismi atti ad assicurare lo scambio di informazioni e la cooperazione tra gli Stati membri;

28.  concorda con la Commissione sull'importanza cruciale di sostenere le azioni nei settori della formazione, della ricerca e dell'innovazione come pure sull'importante lavoro svolto in questo ambito dall'Accademia europea di polizia (CEPOL); ritiene che i programmi di formazione e di scambio rivolti ai funzionari delle autorità di contrasto rivestano grande importanza nell'ottica di promuovere ulteriormente una cultura europea in materia di contrasto nonché buone pratiche in tale settore; reputa necessario incrementare gli investimenti a favore della ricerca e dell'innovazione nel campo della sicurezza, anche per quanto concerne la prevenzione;

29.  sottolinea che le rapide evoluzioni della situazione della sicurezza richiedono un approccio flessibile, adattivo e reattivo, lo sviluppo delle capacità tecniche e un riesame periodico delle azioni prioritarie individuate nell'agenda; richiama l'attenzione, a tale riguardo, sulla possibilità di applicare l'articolo 222 TFUE, che prevede che il Consiglio europeo valuti regolarmente le minacce cui è confrontata l'Unione, tenendo conto tra l'altro delle valutazioni delle minacce effettuate dagli Stati membri e da Europol, e informi il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali in merito al risultato e al seguito di tale esame;

Terrorismo

30.  valuta positivamente le misure previste dall'agenda per combattere il terrorismo, contrastarne il finanziamento, scongiurare la minaccia rappresentata dai cittadini e residenti dell'UE che si recano all'estero a fini terroristici ("combattenti stranieri") e prevenire la radicalizzazione; prende atto della nuova struttura proposta per il Centro europeo antiterrorismo, che sarà istituito nell'ambito di Europol, e invita la Commissione a fornire maggiori dettagli circa il ruolo esatto, i compiti, i poteri e il controllo del Centro, in particolare alla luce della necessità di garantire un opportuno controllo democratico e giudiziario ai livelli appropriati, tra l'altro mediante l'attuale revisione del mandato di Europol; sottolinea che una maggiore condivisione delle informazioni tra gli Stati membri è essenziale nella lotta al terrorismo, e che essa dovrebbe avvenire su una base più strutturale;

31.  condanna qualsiasi analisi che crei confusione tra terrorismo, insicurezza, Islam e migranti;

32.  ricorda, alla luce dei recenti attentati terroristici compiuti a Bruxelles, Parigi, Copenaghen e Saint-Quentin-Fallavier, l'urgente necessità per l'UE di valutare meglio le minacce alla sicurezza dell'UE e concentrarsi sui settori di immediata priorità per la lotta al terrorismo: rafforzare la sicurezza delle frontiere dell'UE, migliorare le capacità di segnalazione su Internet, combattere il traffico illegale di armi da fuoco e potenziare lo scambio di informazioni e la cooperazione operativa tra le autorità di contrasto nazionali e i servizi di intelligence;

33.  ricorda che la tracciatura e l'interruzione dei flussi finanziari, compresi i flussi finanziari non Swift, sono cruciali nella lotta contro le reti terroristiche e i gruppi della criminalità organizzata; si compiace degli sforzi esplicati per garantire una partecipazione equa ed equilibrata al programma di tracciatura delle transazioni finanziarie dei terroristi (TFTP);

34.  sottolinea che la minaccia del terrorismo endogeno nell'UE sta raggiungendo nuovi pericolosi livelli da quando i fondamentalisti islamici hanno occupato territori in Siria e Iraq e hanno avviato una campagna di propaganda mondiale per unire le forze con gli jihadisti e procedere agli attacchi all'interno dei confini dell'UE;

35.  sottolinea che, per contrastare la minaccia rappresentata dai combattenti stranieri e dal terrorismo in generale, occorre un approccio articolato su più livelli che preveda di affrontare in modo globale i fattori alla base del fenomeno, come la radicalizzazione, sviluppare la coesione e l'inclusione sociale e agevolare la reintegrazione promuovendo la tolleranza politica e religiosa, analizzare e controbilanciare l'istigazione online a commettere atti terroristici, evitare gli espatri mirati all'adesione a organizzazioni terroristiche, prevenire e bloccare il reclutamento e la partecipazione a conflitti armati, smantellare il sostegno finanziario alle organizzazioni terroristiche e agli individui che intendono aderirvi, assicurare una risoluta azione giudiziaria, ove del caso, e mettere a disposizione delle autorità di contrasto strumenti appropriati affinché assolvano ai loro compiti nel pieno rispetto dei diritti fondamentali;

36.  invita la Commissione a elaborare, in collaborazione con gli Stati membri, un'autentica strategia in relazione ai combattenti europei, attualmente non prevista nell'agenda sulla sicurezza, prestando particolare attenzione a coloro che ritornano dalle zone di conflitto e vogliono abbandonare le organizzazioni terroristiche che li hanno reclutati, dimostrandosi intenzionati a reintegrarsi nella società; ritiene opportuno porre un accento particolare sulla situazione dei giovani combattenti europei;

37.  ribadisce la propria determinazione a garantire, per mezzo di indagini aperte e trasparenti, che i responsabili delle massicce violazioni dei diritti fondamentali commesse con il pretesto della lotta al terrorismo, in particolare nel contesto del trasporto e della detenzione illegale di prigionieri in paesi europei da parte della CIA, siano chiamati a rispondere delle loro azioni; invita ad assicurare la protezione di quanti rivelano tali violazioni, quali i giornalisti e gli informatori;

Radicalizzazione

38.  concorda sul fatto che la prevenzione della radicalizzazione deve essere una priorità per l'UE; deplora che l'agenda non contenga provvedimenti più concreti per far fronte alla radicalizzazione in Europa e invita la Commissione a intraprendere con urgenza un'azione globale nell'ottica di rafforzare le misure volte a prevenire la radicalizzazione e l'estremismo violento, impedire la diffusione di ideologie estremiste e favorire l'integrazione e l'inclusione; sollecita la Commissione a rafforzare la rete per la sensibilizzazione in materia di radicalizzazione (RAN), che riunisce tutti gli attori rilevanti coinvolti nelle iniziative per far fronte alla radicalizzazione sul terreno, nonché a precisare il mandato, le funzioni e la portata del nuovo Centro di eccellenza RAN proposto; raccomanda che la sua struttura includa anche decisori nazionali e locali, in modo da assicurare l'attuazione pratica delle raccomandazioni formulate dagli esperti e dai soggetti interessati; chiede l'adozione di misure più coraggiose per contrastare la radicalizzazione su Internet e l'utilizzo di siti web o media sociali a fini di diffusione delle ideologie radicali in Europa; accoglie con favore l'istituzione, in seno a Europol, di un'unità UE addetta alle segnalazioni su Internet (UE IRU) incaricata di sostenere gli Stati membri nell'ambito dell'individuazione e della rimozione di contenuti estremisti e violenti online, con la cooperazione dell'industria, e invita la Commissione a mettere a disposizione le risorse aggiuntive necessarie al suo funzionamento; deplora l'assenza di misure concrete volte a rafforzare il ruolo di Internet quale strumento di sensibilizzazione contro la radicalizzazione e, in particolare, a diffondere le contro-argomentazioni on line in modo proattivo per contrastare la propaganda terroristica;

39.  segnala che, per avere successo, la politica di sicurezza deve affrontare i fattori di fondo dell'estremismo, quali la radicalizzazione, l'intolleranza e la discriminazione, promuovendo la tolleranza politica e religiosa, potenziando la coesione sociale e l'inclusività, nonché facilitando il reinserimento;

40.  ritiene che sia necessario, con il sostegno finanziario e operativo della Commissione, condurre ricerche approfondite ed elaborare misure concrete in modo da promuovere e condividere con tutti i cittadini europei, attraverso canali di comunicazione efficaci, i nostri valori comuni di tolleranza, pluralismo, rispetto della libertà di espressione e di coscienza, così come i nostri diritti fondamentali in generale; è dell'avviso che l'agenda dovrebbe altresì sottolineare la necessità di combattere i pregiudizi sulle religioni (in particolare l'Islam), che non svolgono, in quanto tali, alcun ruolo nella radicalizzazione e nel terrorismo;

41.  esprime preoccupazione per il recente aumento dei crimini generati dall'odio, anche online, nei confronti di cittadini europei; invita gli Stati membri a proteggere i loro cittadini da attacchi futuri e a prevenire l'incitamento all'odio e qualsiasi atto di intolleranza fondato sull'origine, sul credo o sulla religione, anche attraverso attività educative rivolte ai giovani e la promozione di un dialogo inclusivo;

Criminalità organizzata

42.  concorda che la tratta di esseri umani è un fenomeno che deve essere affrontato in maniera più efficace a livello europeo; respinge tuttavia con fermezza qualsiasi nesso tra migrazione irregolare e terrorismo; sottolinea che la mancanza di vie legali di ingresso nell'UE per coloro che cercano protezione genera una domanda costante di canali di accesso irregolari, mettendo così a rischio i migranti vulnerabili che necessitano di protezione internazionale;

43.  sottolinea la gravità della criminalità organizzata nell'ambito della tratta degli esseri umani; attira l'attenzione sulle violenze e le brutalità estreme inflitte dai criminali a questo gruppo particolarmente vulnerabile; si compiace del quadro esistente e concorda sulla necessità di una strategia post 2016 che coinvolga Europol ed Eurojust, con le loro conoscenze specifiche in questo settore;

44.  riconosce che la lotta alla criminalità organizzata richiede un'azione europea forte; sostiene la determinazione della Commissione di contrastare questo fenomeno; invita la Commissione a instaurare una stretta cooperazione nella lotta contro la tratta di esseri umani, ma anche a collaborare con i paesi terzi per impedire il traffico di migranti, al fine di scongiurare nuove tragedie nel Mediterraneo;

45.  sottolinea che occorre accordare maggiore attenzione agli sviluppi della criminalità organizzata transfrontaliera per quanto riguarda il traffico di armi, la tratta di esseri umani, nonché la produzione e la vendita di droghe illecite; rileva con soddisfazione che l'agenda riconosce il carattere dinamico del problema della droga, e in particolare il suo collegamento con la criminalità organizzata e l'evoluzione della minaccia posta dall'innovazione del mercato in termini di produzione e vendita di droghe, sia nuove sia consolidate; sottolinea la necessità di adottare in tempi rapidi il pacchetto proposto sulle nuove sostanze psicoattive e sollecita il Consiglio a compiere progressi in tal senso;

46.  ritiene che, oltre agli strumenti dell'UE di lotta alla criminalità organizzata e al terrorismo, l'agenda europea in materia di sicurezza dovrebbe prevedere anche meccanismi di protezione delle vittime di tali gravi crimini, al fine di prevenire ulteriori vittimizzazioni; osserva che la protezione delle vittime dovrebbe essere considerata come uno strumento importante nella lotta alla criminalità organizzata e al terrorismo, in quanto consente di lanciare agli autori di tali reati il chiaro messaggio che la società non cederà alla violenza e garantirà sempre la protezione delle vittime e della loro dignità;

Criminalità informatica

47.  sottolinea che le organizzazioni terroristiche e i gruppi criminali organizzati ricorrono in misura sempre maggiore al ciberspazio per facilitare la criminalità in tutte le sue forme, e che la criminalità informatica e la criminalità favorita dall'informatica costituiscono una grave minaccia per i cittadini e l'economia dell'UE; fa notare che, nell'era digitale, la criminalità informatica necessita di un nuovo approccio alla cooperazione giudiziaria e in materia di attività di contrasto; segnala che i nuovi sviluppi tecnologici accrescono la portata e la velocità con cui si propagano le conseguenze della criminalità informatica, e invita pertanto la Commissione a effettuare un'analisi approfondita delle competenze delle autorità di contrasto e giudiziarie, come pure delle loro capacità tecniche e giuridiche on line e off line, in modo da permettere loro di contrastare efficacemente la criminalità informatica, sottolineando al contempo che tutte le misure di esecuzione devono rispettare rigorosamente i diritti fondamentali, rivelarsi necessarie e proporzionate ed essere conformi alla legislazione europea e nazionale; invita in particolare la Commissione a garantire l'integrità del diritto di utilizzare la crittografia in tutta l'Unione europea e ad assicurare che, ferma restando la possibilità di intercettare le comunicazioni nell'ambito di un'indagine di polizia o di un procedimento giudiziario previa opportuna autorizzazione giudiziaria, gli Stati membri non mettano in atto nessun provvedimento che interferisca con il diritto dei singoli di utilizzare la crittografia; chiede alla Commissione di dotare l'unità UE addetta alle segnalazioni su Internet di Europol delle risorse aggiuntive necessarie al suo funzionamento, piuttosto che di procedere a riassegnazioni interne del personale, anche per quanto riguarda il personale del Centro europeo contro la criminalità informatica (EC3) – che non deve rimanere sotto organico;

48.  sottolinea l'importanza fondamentale della ricerca e dell'innovazione per tenere l'UE al passo con l'evoluzione delle esigenze in materia di sicurezza; pone in evidenza l'importanza della competitività del settore europeo della sicurezza per contribuire all'autonomia dell'Unione in materia di sicurezza; ribadisce il proprio appello per una maggiore autonomia dell'UE in termini di sicurezza informatica e la necessità di considerare lo sviluppo di servizi e dispositivi di sicurezza prodotti nell'UE per le infrastrutture e i servizi pubblici critici;

49.  invita la Commissione a lanciare una campagna di sensibilizzazione e preparazione adeguata in merito ai rischi connessi alla criminalità informatica grave, con l'obiettivo di migliorare la resilienza agli attacchi informatici;

50.  si compiace del lavoro svolto dall'EC3 nella lotta alle forme gravi e transnazionali di criminalità informatica e di criminalità favorita dall'informatica; pone l'accento sul ruolo chiave dell'EC3 nel sostenere gli Stati membri, in particolare nella lotta contro lo sfruttamento sessuale dei minori; reitera le dichiarazioni formulate dalla Commissione di dotare l'EC3 degli esperti e del bilancio necessari per rafforzare settori di cooperazione europea che non sono stati affrontati dalla sua istituzione nel 2013;

51.  invita la Commissione a effettuare una valutazione completa delle misure in vigore relative alla lotta contro lo sfruttamento sessuale online di minori e a determinare se siano necessari o meno ulteriori strumenti legislativi, nonché a esaminare se Europol dispone di competenze, risorse e personale sufficienti per poter affrontare tale raccapricciante reato;

Finanziamento

52.  si rammarica che il progetto di bilancio della Commissione per il 2016 preveda un incremento del bilancio di Europol pari soltanto a circa 1,5 milioni di EUR, un importo che non fornisce le risorse necessarie per istituire, come previsto nell'agenda, un Centro europeo antiterrorismo e un'unità addetta alle segnalazioni su Internet;

53.  accoglie con favore la dichiarazione rilasciata al Parlamento europeo dal primo vicepresidente della Commissione, Frans Timmermans, secondo cui la Commissione intende allineare le risorse finanziarie disponibili alle priorità dell'agenda; sottolinea ancora una volta, a tale riguardo, l'importanza di garantire che le pertinenti agenzie dell'UE siano dotate di risorse umane e finanziarie adeguate per l'adempimento dei loro compiti attuali e futuri nel quadro dell'agenda; intende esaminare attentamente l'attuazione del Fondo sicurezza interna e valutarne le esigenze future, sia a livello dell'UE sia a livello nazionale;

o
o   o

54.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e ai parlamenti nazionali.

(1) GU L 150 del 20.5.2014, pag. 93.
(2) GU C 168 E del 14.6.2013, pag. 45.
(3) Testi approvati, P7_TA(2014)0173.
(4) Testi approvati, P7_TA(2014)0230.
(5) Testi approvati, P8_TA(2014)0102.
(6) Testi approvati, P8_TA(2015)0032.
(7) GU L 381 del 28.12.2006, pag. 4.
(8) Testi approvati, P7_TA(2014)0172.


Situazione nello Yemen
PDF 180kWORD 78k
Risoluzione del Parlamento europeo del 9 luglio 2015 sulla situazione nello Yemen (2015/2760(RSP))
P8_TA(2015)0270RC-B8-0680/2015

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sullo Yemen,

–  vista la dichiarazione rilasciata il 26 marzo 2015 dal vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR), Federica Mogherini, sulla situazione nello Yemen,

–  vista la dichiarazione congiunta rilasciata il 1° aprile 2015 dal VP/AR, Federica Mogherini, e dal commissario per gli aiuti umanitari e la gestione delle crisi, Christos Stylianides, sull'impatto degli scontri nello Yemen,

–  vista la dichiarazione congiunta rilasciata l'11 maggio 2015 dal VP/AR, Federica Mogherini, e dal commissario per gli aiuti umanitari e la gestione delle crisi, Christos Stylianides, sulla tregua proposta nello Yemen,

–  vista la dichiarazione congiunta rilasciata il 3 luglio 2015 dal VP/AR, Federica Mogherini, e dal commissario per gli aiuti umanitari e la gestione delle crisi, Christos Stylianides, sulla crisi nello Yemen,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 20 aprile 2015 sullo Yemen,

–  viste le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 2014 (2011), 2051 (2012), 2140 (2014), 2201 (2015) e 2216 (2015),

–  vista la dichiarazione del 24 maggio 2015 dei copresidenti della 24a sessione del Consiglio congiunto e della riunione ministeriale Consiglio di cooperazione del Golfo-Unione europea (CCG-UE),

–  visto il comunicato stampa del 25 giugno 2015 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla situazione nello Yemen,

–  visti l'accordo di pace e di partenariato nazionale del 21 settembre 2014, il documento finale della conferenza sul dialogo nazionale del 25 gennaio 2014 e l'iniziativa del Consiglio di cooperazione del Golfo del 21 novembre 2011,

–  vista la Carta delle Nazioni Unite,

–  visto l'articolo 123, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che l'attuale crisi nello Yemen è il risultato dell'incapacità dei governi che si sono succeduti di rispondere alle legittime aspirazioni del popolo yemenita alla democrazia, allo sviluppo economico e sociale, alla stabilità e alla sicurezza; che tale incapacità ha creato le condizioni per lo scoppio di un violento conflitto in quanto non si è riusciti a dare vita a un governo inclusivo e a garantire un'equa ripartizione dei poteri e sono state sistematicamente ignorate le numerose tensioni tribali, la diffusa insicurezza e la paralisi economica del paese;

B.  considerando che l'attuale conflitto nello Yemen si è diffuso a 20 governatorati su 22; che, secondo gli ultimi dati consolidati dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), almeno 1 439 persone sono state uccise tra il 19 marzo e il 5 maggio 2015, e altre 5 951 sono state ferite, tra cui molti civili; che dallo scoppio delle ostilità oltre 3 000 persone sono state uccise e più di 10 000 sono rimaste ferite;

C.  considerando che lo Yemen è uno dei paesi più poveri nel Medio Oriente, caratterizzato da un elevato tasso di disoccupazione e analfabetismo nonché dall'assenza dei servizi di base; che attualmente 20 milioni di persone necessitano di assistenza umanitaria, tra cui, secondo le stime, 9,4 milioni di bambini yemeniti, oltre 250 000 profughi e 335 000 sfollati interni;

D.  considerando che i recenti sviluppi comportano gravi rischi per la stabilità della regione, in particolare nel Corno d'Africa, nel Mar Rosso e nel resto del Medio Oriente;

E.  considerando che il 26 marzo 2015 una coalizione guidata dall'Arabia Saudita comprendente Bahrein, Egitto, Giordania, Kuwait, Marocco, Qatar, Sudan ed Emirati arabi uniti ha lanciato un'operazione militare nello Yemen contro i ribelli Huthi, su richiesta del presidente dello Yemen Abd-Rabbu Mansour Hadi; che secondo alcune segnalazioni tale coalizione starebbe utilizzando nello Yemen bombe a grappolo, vietate a livello internazionale, e che attualmente è in corso un'indagine in merito, condotta dall'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani;

F.  considerando che numerose perdite civili nello Yemen sono state causate dai gruppi armati Huthi e dalle forze affiliate, anche mediante l'uso di munizioni antiaeree che esplodono dopo aver toccato il suolo in zone popolate, uccidendo e mutilando civili;

G.  considerando che in varie occasioni i raid aerei sferrati dalla coalizione militare a guida saudita nello Yemen hanno ucciso civili, in violazione del diritto umanitario internazionale, il che richiede di intraprendere qualsiasi intervento possibile per prevenire o ridurre al minimo le vittime civili;

H.  considerando che, oltre ai raid aerei, l'Arabia Saudita ha imposto allo Yemen un blocco navale che ha avuto effetti drammatici sulla popolazione civile, causando una situazione in cui 22 milioni di persone – circa l'80% della popolazione – necessitano urgentemente di alimenti, acqua e forniture mediche;

I.  considerando che il 15 giugno 2015, visti i colloqui di pace delle Nazioni Unite, il Segretario generale dell'ONU Ban Ki-moon ha chiesto una nuova tregua umanitaria di almeno due settimane durante il Ramadan, in modo che fosse fornita l'assistenza primaria agli yemeniti in difficoltà, ma che non è stato raggiunto alcun accordo; che il 19 giugno 2015, durante i colloqui diplomatici moderati dall'inviato speciale delle Nazioni Unite Ismail Ould Cheikh Ahmed, le parti in conflitto dello Yemen non sono riuscite a giungere a un accordo per il cessate il fuoco;

J.  considerando che il 30 giugno 2015 circa 1 200 detenuti, tra cui presunti militanti di Al-Qaida, sono evasi dal carcere centrale della città di Taiz; che nell'aprile 2015 erano già evasi circa 300 detenuti da un altro carcere nella provincia di Hadramaut; che nello Yemen si stanno verificando attacchi terroristici, ad esempio quello del 17 giugno 2015 a Sana'a, anche ai danni di tre moschee, che hanno causato numerosi morti e feriti;

K.  considerando che il 1° luglio 2015 le Nazioni Unite hanno dichiarato nello Yemen un'emergenza di livello 3, che corrisponde al livello più elevato; che, nell'ambito del piano di emergenza, le Nazioni Unite cercheranno di raggiungere 11,7 milioni di persone che versano in condizioni di maggior bisogno; che il sistema sanitario sembra essere prossimo al tracollo, costretto alla chiusura di almeno 160 strutture sanitarie a causa dell'insicurezza e della mancanza di carburante e di approvvigionamenti;

L.  considerando che nello Yemen 15,9 milioni di persone necessitano di assistenza umanitaria; che i bambini più vulnerabili non avranno accesso alle cure sanitarie o ai servizi nutrizionali di cui hanno bisogno a causa dell'attuale situazione di diffusa insicurezza;

M.  considerando che il conflitto ha colpito duramente 9,9 milioni di bambini, di cui 279 sono rimasti uccisi e 402 feriti dal marzo 2015 ad oggi; che almeno 1,8 milioni di bambini non hanno più accesso all'istruzione a seguito della chiusura delle scuole dovuta al conflitto, il che aumenta il rischio che vengano reclutati o utilizzati da gruppi armati e che siano vittime di altre forme di abuso; che secondo l'Unicef i bambini costituiscono circa un terzo di tutti i combattenti nello Yemen, e che almeno 140 sono stati reclutati nel solo periodo compreso tra il 26 marzo e il 24 aprile 2015; che è stato confermato che nel 2014 sono stati reclutati e impiegati all'interno dei gruppi armati 156 bambini; che nel 2015 il numero è già raddoppiato;

N.  considerando che secondo l'Unicef oltre mezzo milione di bambini di età inferiore ai cinque anni è a rischio di malnutrizione acuta grave, mentre 1,2 milioni di bambini della stessa fascia di età sono a rischio di malnutrizione acuta moderata – cifre che sono quasi raddoppiate dall'inizio della crisi;

O.  considerando che il sistema sanitario è sull'orlo del collasso, dal momento che l'interruzione dei servizi di vaccinazione pone circa 2,6 milioni di bambini al di sotto dei 15 anni a rischio di contrarre il morbillo e 2,5 milioni di bambini a rischio di contrarre la diarrea – una malattia potenzialmente mortale che si diffonde rapidamente durante i conflitti e gli spostamenti di popolazioni; che il numero di casi di dengue è in aumento, mancano trattamenti per le malattie croniche e il personale e le forniture mediche di prima necessità sono impossibilitati a raggiungere la popolazione interessata;

P.  considerando che il paese sta rapidamente esaurendo il combustibile e che ciò sta già gravemente limitando la distribuzione di aiuti e presto porterà a una carenza idrica che minaccia l'esistenza, visto che lo Yemen, un paese colpito da siccità, dipende completamente per il suo approvvigionamento idrico da pompe per pozzi profondi funzionanti a combustibile;

Q.  considerando che lo Yemen è altresì direttamente interessato dalla crisi umanitaria del Corno d'Africa, dal momento che oltre 250 000 rifugiati, provenienti principalmente dalla Somalia, sono bloccati nel paese e vivono in condizioni precarie; che, secondo le stime del governo, lo Yemen accoglie inoltre circa un milione di migranti etiopi;

R.  considerando che, a causa del peggioramento della situazione della sicurezza, le organizzazioni umanitarie hanno trasferito la maggior parte del personale internazionale al di fuori del paese; che poche organizzazioni sono ancora in grado di operare nello Yemen e che le loro attività sono fortemente limitate;

S.  considerando che al-Qaida nella penisola araba (AQAP) è riuscito a sfruttare il deterioramento della situazione politica e di sicurezza nello Yemen, espandendo la propria presenza e aumentando il numero e la portata dei propri attacchi terroristici;

T.  considerando che il cosiddetto Stato islamico (ISIS)/Da'ish ha consolidato la propria presenza nello Yemen e ha sferrato attacchi terroristici contro moschee sciite, uccidendo centinaia di persone; che sia l'AQAP che l'ISIS/Da'ish potrebbero sfruttare il vuoto di sicurezza dello Yemen per rafforzare le proprie capacità e ordire attacchi contro le forze di sicurezza yemenite, gli Huthi ed eventuali presenze occidentali;

U.  considerando che l'escalation del conflitto armato minaccia il patrimonio culturale dello Yemen; che il 2 luglio 2015 il Comitato per la salvaguardia del patrimonio mondiale ha inserito due siti dello Yemen nella lista del patrimonio mondiale in pericolo: l'antica città di San'a e l'antica città fortificata di Shibam;

V.  considerando che l'UE ha imposto un embargo sulle armi e ulteriori sanzioni mirate nei confronti di un leader Huthi e del figlio dell'ex presidente Ali Abdullah Saleh; che altri due membri del movimento Huthi nonché l'ex presidente Saleh sono soggetti alle stesse restrizioni dal dicembre 2014;

W.  considerando che nel 2015 la direzione generale per gli Aiuti umanitari e la protezione civile (ECHO) della Commissione ha stanziato 25 milioni di euro in aiuti alle comunità del paese colpite dalla malnutrizione acuta, dal conflitto e dal trasferimento forzato; che nel 2014 i finanziamenti totali dell'UE (pari alla somma degli aiuti forniti dagli Stati membri e dalla Commissione) a favore dell'assistenza umanitaria nello Yemen ammontavano a 100,8 milioni di euro, di cui 33 milioni di euro erogati dalla ECHO;

X.  considerando che l'appello umanitario riveduto delle Nazioni Unite ha richiesto 1,6 miliardi di dollari statunitensi, ma che attualmente ne è stato stanziato solo il 10% circa;

1.  è seriamente preoccupato per il rapido peggioramento della situazione politica, umanitaria e di sicurezza nello Yemen; esorta tutte le parti in guerra a porre immediatamente fine all'uso della violenza; esprime il suo cordoglio alle famiglie delle vittime; sottolinea che l'UE ha ribadito il proprio impegno di continuare a sostenere lo Yemen e il popolo yemenita;

2.  ribadisce il suo fermo sostegno a favore dell'unità, della sovranità, dell'indipendenza e dell'integrità territoriale dello Yemen e si dichiara a fianco del popolo yemenita;

3.  condanna le azioni unilaterali violente e destabilizzanti intraprese dagli Huthi e dalle unità militari fedeli all'ex presidente Saleh; condanna inoltre gli attacchi aerei da parte della coalizione guidata dall'Arabia saudita e il blocco navale imposto allo Yemen, che hanno causato la morte di migliaia di persone, hanno ulteriormente destabilizzato il paese, hanno creato condizioni più favorevoli all'espansione del terrorismo e delle organizzazioni estremiste, quali l'ISIS/Da'ish e l'AQAP, e hanno aggravato una situazione umanitaria già critica;

4.  sollecita tutte le parti yemenite, in particolare gli Huthi, ad adoperarsi per risolvere le loro divergenze attraverso il dialogo e la consultazione; invita tutti gli attori a livello regionale a impegnarsi in modo costruttivo con le parti yemenite al fine di consentire un allentamento della crisi ed evitare ulteriori instabilità nella regione; chiede a tutte le parti di astenersi dal colpire i siti e gli edifici appartenenti al patrimonio culturale con bombardamenti o attacchi aerei, nonché dall'utilizzarli a fini militari;

5.  plaude al fatto che l'Unione europea abbia ribadito il suo fermo impegno e la sua determinazione nell'affrontare la minaccia posta dai gruppi estremisti e terroristici, quali AQAP, e nell'impedire loro di sfruttare ulteriormente a proprio vantaggio la situazione attuale;

6.  condanna qualsiasi tipo di violenza ed ogni tentativo o minaccia di ricorrere alla violenza per intimidire quanti partecipano alle consultazioni mediate dalle Nazioni Unite; sottolinea la necessità che il dialogo politico inclusivo mediato dalle Nazioni Unite sia un processo guidato dagli yemeniti, al fine di conseguire una soluzione politica alla crisi dello Yemen basata sul consenso, in linea con l'iniziativa del Consiglio di cooperazione del Golfo e il relativo meccanismo di applicazione, le conclusioni della conferenza sul dialogo nazionale globale, l'accordo di pace e di partenariato nazionale e le pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite;

7.  condanna con la massima fermezza gli attacchi terroristici perpetrati dall'ISIS/Da'ish contro le moschee sciite a Sana'a e Sa'da, nei quali sono morte e rimaste ferite centinaia di persone, come pure la diffusione dell'ideologia settaria ed estremista alla base di tali atti criminali;

8.  è allarmato per la capacità di AQAP di approfittare del deterioramento della situazione politica e della sicurezza nello Yemen; esorta tutte le parti coinvolte nel conflitto a dimostrare fermo impegno e determinazione nella lotta contro i gruppi estremisti e terroristici quali l'ISIS/Da'ish e AQAP, accordandole la massima priorità;

9.  condanna il reclutamento e l'impiego dei bambini ad opera delle parti coinvolte nel conflitto;

10.  esprime pieno sostegno agli sforzi profusi dalle Nazioni Unite e dall'inviato speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per lo Yemen, Ismail Ould Cheikh Ahmed, nella mediazione dei negoziati di pace tra le parti; sostiene gli sforzi dell'Oman volti a raggiungere un cessate il fuoco tra gli Huthi e le forze fedeli al governo dello Yemen come primo passo verso una soluzione politica negoziata;

11.  sottolinea che il conflitto può essere risolto unicamente con una soluzione politica, inclusiva e negoziata; esorta pertanto tutte le parti yemenite ad adoperarsi per trovare una soluzione alle rispettive divergenze attraverso il dialogo, il compromesso e la condivisione del potere, che porti alla formazione di un governo di unità nazionale, al fine di ristabilire la pace, evitare il collasso economico e finanziario e far fronte alla crisi umanitaria;

12.  chiede una tregua umanitaria per consentire con urgenza alla popolazione yemenita di beneficiare dell'assistenza di primo soccorso; esorta tutte le parti a facilitare la fornitura urgente di aiuti umanitari in tutte le regioni dello Yemen, così come l'accesso rapido, sicuro e senza ostacoli per permettere alle organizzazioni umanitarie di raggiungere le persone che necessitano di assistenza umanitaria, compresa l'assistenza medica, conformemente ai principi di imparzialità, neutralità e indipendenza; ricorda che è pertanto essenziale facilitare ulteriormente l'accesso delle navi mercantili allo Yemen;

13.  invita tutte le parti a rispettare il diritto umanitario internazionale e in materia di diritti umani, a garantire la protezione dei civili e ad astenersi dall'attaccare direttamente le infrastrutture civili, soprattutto le strutture sanitarie e gli impianti idrici, nonché dall'utilizzare edifici civili per scopi militari, e a cooperare con urgenza con le Nazioni Unite e con le organizzazioni di aiuto umanitario per fornire assistenza a quanti ne hanno bisogno;

14.  sottolinea la necessità di un'azione umanitaria coordinata sotto la guida delle Nazioni Unite e sollecita tutti i paesi a contribuire a far fronte alle esigenze umanitarie; invita la comunità internazionale a contribuire all'appello umanitario riveduto delle Nazioni Unite;

15.  chiede che si proceda a un'indagine internazionale indipendente riguardo alle presunte violazioni del diritto internazionale in materia di diritti umani e umanitario;

16.  prende atto dei progressi raggiunti in seno all'Assemblea costituente e chiede una costituzione inclusiva e trasparente che soddisfi le aspirazioni legittime del popolo yemenita e rifletta le conclusioni della conferenza sul dialogo nazionale, nonché lo svolgimento di un referendum sul progetto di costituzione ed elezioni generali tempestive, onde evitare un ulteriore deterioramento della situazione umanitaria e della sicurezza nello Yemen;

17.  ricorda che la libertà di religione e di credo è un diritto fondamentale e condanna fermamente ogni violenza o discriminazione fondata sulla religione e sul credo nello Yemen; ribadisce il proprio sostegno a tutte le iniziative volte a promuovere il dialogo e il rispetto reciproco tra comunità religiose e di altro tipo; invita tutte le autorità religiose a promuovere la tolleranza e ad adottare iniziative contro l'odio, il settarismo e la radicalizzazione violenta ed estremista;

18.  invita il VP/AR, unitamente agli Stati membri, a raccogliere urgentemente sostegno in seno alle Nazioni Unite a favore di un ambizioso piano internazionale volto ad assicurare l'approvvigionamento idrico nello Yemen, giacché una simile iniziativa potrebbe essere fondamentale per concludere positivamente il potenziale processo di pace e dare alla popolazione la possibilità di migliorare l'agricoltura, nutrirsi e ricostruire il paese;

19.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Segretario generale del Consiglio di cooperazione del Golfo, al Segretario generale della Lega degli Stati arabi e al governo dello Yemen.


Sfide legate alla sicurezza in Medio Oriente e in Africa del Nord e prospettive di stabilità politica
PDF 229kWORD 124k
Risoluzione del Parlamento europeo del 9 luglio 2015 sulle sfide in materia di sicurezza nella regione del Medio Oriente e del Nord Africa e le prospettive di stabilità politica (2014/2229(INI))
P8_TA(2015)0271A8-0193/2015

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 8 e 21 del trattato sull'Unione europea,

–  visti l'accordo di partenariato e cooperazione (APC) tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica dell'Iraq, dall'altra, e la sua posizione del 17 gennaio 2013 su tale accordo(1),

–  viste la strategia europea in materia di sicurezza del 12 dicembre 2003 e la dichiarazione del Consiglio dell'11 dicembre 2008 sul rafforzamento delle capacità,

–  vista la comunicazione congiunta dell'8 marzo 2011 del Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e della Commissione su un partenariato per la democrazia e la prosperità condivisa con il Mediterraneo meridionale (COM(2011)0200),

–  visto il partenariato di Deauville avviato dal G8 in occasione del Vertice dei capi di Stato e di governo tenutosi a Deauville il 21 maggio 2011,

–  vista la comunicazione congiunta del 25 maggio 2011 del Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e della Commissione su una risposta nuova ad un vicinato in mutamento (COM(2011)0303),

–  vista la comunicazione congiunta del 6 febbraio 2015 del Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e della Commissione intitolata "Elementi per una strategia regionale dell'UE relativa alla Siria e all'Iraq e alla minaccia rappresentata dal Daesh" (JOIN(2015)0002),

–  visti la dichiarazione adottata alla terza riunione dei ministri degli Affari esteri dell'Unione europea e dalla Lega degli Stati arabi, tenutasi ad Atene l'11 giugno 2014, nonché il memorandum d'intesa firmato a Bruxelles il 19 gennaio 2015 tra il Servizio europeo per l'azione esterna e il Segretariato generale della Lega degli Stati Arabi,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 30 agosto 2014 su Iraq e Siria,

–  viste le conclusioni della conferenza internazionale per la pace e la sicurezza in Iraq, tenutasi a Parigi il 15 settembre 2014,

–  viste le conclusioni del Consiglio "Affari esteri" del 17 novembre 2014 sul processo di pace in Medio Oriente,

–  viste le conclusioni del Consiglio "Affari esteri" del 15 dicembre 2014 su una strategia regionale dell'UE relativa alla Siria e all'Iraq,

–  viste le conclusioni del Consiglio "Affari esteri" del 9 febbraio 2015 sulla lotta al terrorismo,

–  vista la sua risoluzione del 24 marzo 2011 sulle relazioni dell'Unione europea con il Consiglio di cooperazione del Golfo(2),

–  vista la sua risoluzione del 10 marzo 2011 sull'approccio dell'UE nei confronti dell'Iran(3),

–  vista la sua risoluzione del 14 dicembre 2011 sulla revisione della politica europea di vicinato(4),

–  vista la sua risoluzione del 10 maggio 2012 sul Commercio per il cambiamento: la strategia commerciale e di investimento dell'UE per il Mediterraneo meridionale dopo le rivoluzioni della primavera araba(5),

–  vista la sua risoluzione dell'11 marzo 2014 sull'Arabia Saudita, le sue relazioni con l'UE e il suo ruolo in Medio Oriente e Nord Africa(6),

–  vista la sua risoluzione del 18 settembre 2014 sulla situazione in Iraq e in Siria e l'offensiva dell'IS, inclusa la persecuzione delle minoranze(7),

–  vista la sua risoluzione del 15 gennaio 2015 sulla situazione in Libia(8),

–  vista la sua risoluzione del 12 febbraio 2015 sulla crisi umanitaria in Iraq e in Siria, in particolare nel contesto dello Stato islamico (IS)(9),

–  vista la sua risoluzione del 12 marzo 2015 sulle relazioni fra l'UE e la Lega degli Stati arabi e la cooperazione nella lotta al terrorismo(10),

–  vista la sua risoluzione del 12 marzo 2015 sui recenti attentati e sequestri ad opera dell'ISIS/Da'ish in Medio Oriente, in particolare contro gli assiri(11),

–  viste le conclusioni della riunione del 23 marzo 2015 a Bruxelles dei rappresentati delle municipalità libiche, convocata dalla missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia e ospitata dall'Unione europea,

–  vista la riunione, tenutasi a Barcellona il 13 aprile 2015, dei ministri degli Affari esteri dei paesi dell'UE e dei paesi del Mediterraneo meridionale, organizzata dalla Spagna, dalla Presidenza lettone e dall'UE per discutere il futuro del vicinato europeo,

–  viste le risoluzioni 2139 (2014), 2165 (2014) e 2191 (2014) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che autorizzano l'accesso dell'ONU e dei suoi partner attraverso le frontiere e le linee di conflitto per consegnare gli aiuti umanitari in Siria senza il consenso dello Stato interessato,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per gli affari esteri e il parere della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0193/2015),

A.  considerando che i conflitti in Siria, Iraq, Yemen e Libia e l'aumento delle tensioni nella regione del Medio Oriente e del Nord Africa (regione "MENA") sono grandi fonti di destabilizzazione in tale regione; che vi è una connessione tra i fronti del Sahel e quelli mediorientali nella lotta contro il terrorismo, e che tali fronti sono prossimi a quell'area sensibile che è il Corno d'Africa; che le conseguenze di tale situazione per la sicurezza dell'intera regione sono disastrose poiché danneggiano durevolmente lo sviluppo politico ed economico, le infrastrutture critiche e la coesione demografica della regione; che i rischi per la sicurezza, per i cittadini e per gli interessi dell'Europa legati a questi sviluppi sono rischi gravi; che vi è un gran numero di vittime civili e di atti terroristici compiuti contro civili; che le violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario che vengono commesse, in particolare contro minoranze etniche e religiose, sono di forte gravità; che la grave crisi umanitaria causata da questi conflitti sta provocando massicci spostamenti di popolazione e sta creando enormi difficoltà per i profughi e per le comunità che li ospitano; che vi sono persistenti difficoltà a individuare una strategia coerente di risoluzione dei conflitti e a stabilire una base legittima e affidabile per un dialogo inclusivo con le varie parti interessate;

B.  considerando che è necessario rivedere l'azione dell'UE nella regione MENA alla luce delle conseguenze delle rivolte arabe per i paesi interessati, della nuova e complessa situazione così venutasi a creare e della necessità imperativa di combattere l'ISIL/Da'esh e le altre organizzazioni terroristiche; che è necessario di aumentare la pressione sui regimi autoritari affinché avviino politiche inclusive; che la stabilizzazione della regione non è solo un problema di sicurezza ma ha anche implicazioni economiche, politiche e sociali, il che impone all'Unione e ai suoi Stati membri di sviluppare politiche strategiche globali e poliedriche e una cooperazione piena con le parti presenti nella regione, a medio e a lungo termine;

C.  considerando che l'organizzazione terroristica ISIL/Da'esh ha lanciato campagne sistematiche di pulizia etnica nell'Iraq settentrionale e in Siria, perpetrando crimini di guerra, tra cui uccisioni sommarie di massa e sequestri di massa, contro minoranze etniche e religiose; che le Nazioni Unite hanno già riferito di uccisioni mirate, conversioni forzate, rapimenti, vendita di donne, riduzione di donne e bambini in schiavitù, reclutamento di bambini per attentati suicidi, nonché abusi sessuali, maltrattamenti fisici e torture; che l'ISIL/Da'esh prende di mira comunità di cristiani, yazidi, turkmeni, shabak, kakai, sabei e sciiti, come pure molti arabi e musulmani sunniti;

D.  considerando che il Medio Oriente e il Nord Africa si trovano in uno stato di sconvolgimento geopolitico che probabilmente modificherà radicalmente e in modo imprevedibile gli equilibri regionali; che sono presenti crisi e conflitti in ulteriore aggravamento, che presentano una dimensione etnica e settaria e vedono il crescere di gruppi paramilitari e la debolezza o il crollo di alcuni Stati o regimi della regione; che a ciò conseguono molteplici violazioni dei diritti umani; che i paesi MENA e la comunità internazionale condividono interessi di sicurezza nella lotta al terrorismo e nel sostegno a un'autentica riforma democratica inclusiva nella regione;

E.  considerando che i conflitti in Iraq e in Siria, così come quello nello Yemen, inaspriscono le tensioni regionali e internazionali; che le cause religiose ed etniche vengono strumentalizzate per interessi politici e di potere; che ciò crea un rischio di scontro tra sunniti e sciiti che si estende oltre i confini geografici immediati;

F.  considerando che la Tunisia è l'esempio più notevole di democratizzazione dopo le rivolte arabe, ma il 18 marzo 2015 è stata colpita da un attacco terroristico rivendicato dall'ISIL/Da'esh, il che richiama la necessità di un sostegno forte e continuo ai paesi della regione, e in particolare alla Tunisia ;

G.  considerando che, in accordo con gli orientamenti 2008 dell'UE del sulle violenze contro le donne e le ragazze, la promozione dei diritti delle donne e la parità di genere dovrebbero essere elementi fondamentali del dialogo politico e sui diritti umani tra l'Unione europea e i paesi della regione MENA; che la partecipazione e l'assunzione di responsabilità da parte delle donne nella vita pubblica, politica, economica e culturale dei paesi MENA è fondamentale per favorire a lungo termine la stabilità, la pace e la prosperità economica; che l'emancipazione delle donne e delle ragazze attraverso l'istruzione è essenziale per promuovere il loro ruolo in tutti questi ambiti; che le organizzazioni della società civile che operano per i diritti delle donne e la parità di genere possono svolgere un ruolo importante per l'emancipazione delle donne nei paesi MENA;

H.  considerando che l'influenza degli Stati membri dell'UE nella regione è molto diseguale; che è necessario aumentare l'influenza dell'Unione europea; che la stabilità politica ed economica a lungo termine della regione MENA riveste per l'Unione un'importanza strategica fondamentale; che pertanto l'Unione ha un ruolo primario da svolgere nel promuovere la risoluzione dei conflitti e la governance democratica nella regione MENA;

I.  considerando che in passato gli aiuti dell'UE ai paesi MENA sono stati troppo frammentati e troppo lenti ad adeguarsi alle esigenze politiche ed economiche dei paesi interessati, compromettendo così la capacità dell'UE di svolgere un ruolo di primo piano nella regione;

J.  considerando che in passato l'assistenza dell'UE ai paesi MENA, in particolare nel contesto della politica europea di vicinato (PEV), ha applicato troppo spesso lo stesso approccio strategico indifferenziato, senza fare sufficienti distinzioni tra le situazioni specifiche dei paesi interessati e senza individuare i partner della società civile che necessitavano di sostegno e di assistenza per la costruzione di capacità; che i tentativi di transizione democratica compiuti in seguito alle rivolte della "primavera araba" hanno bisogno di un sostegno attivo basato su un'impostazione organizzata e a lungo termine;

K.  considerando che gli sconvolgimenti nella regione MENA incidono sulla capacità dell'UE di promuovere i propri valori politici e democratici e sullo sviluppo delle sue relazioni economiche con i paesi in questione, e potrebbero mettere in pericolo la sua sicurezza energetica;

L.  considerando che, essendo stata costretta a prendere misure d'emergenza in risposta a crisi successive nella regione MENA che – malgrado alcuni segnali – non è riuscita a prevedere, l'UE non è stata in grado di analizzare i fattori chiave o di affrontare la complessità della situazione, delle aspettative e delle prospettive create dalle rivolte arabe del 2011; che, soprattutto, l'Unione europea ha mancato di rispondere alla necessità di una strategia a lunghissimo termine per dare sostegno e assistenza a un'autentica transizione democratica, allo sviluppo economico e alla stabilità politica; che, sulla base delle istruzioni ricevute dal Consiglio europeo del dicembre 2013, l'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (AR/VP) ha avviato un importante processo di riflessione strategica; che la Commissione e il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) hanno lanciato un ampio processo di consultazione per una revisione della PEV; che la struttura del SEAE offre la possibilità di un'analisi politica e strategica paese per paese, che dovrebbe essere un fattore chiave nella pianificazione dell'assistenza ai paesi della regione, anche nel quadro della PEV;

M.  considerando che, per poter esercitare un'influenza positiva sui paesi MENA, l'Unione europea deve essere capace di offrire più di una semplice prospettiva di cooperazione economica, in particolare di proporre un partenariato politico e strategico di ampia portata;

N.  considerando che gli attacchi verificatisi tra il 26 e il 30 giugno in Tunisia, Kuwait e Yemen, rivendicati dall'ISIL/Da'esh, hanno causato 92 morti e diverse centinaia di feriti; che tali attacchi mettono in luce ancora una volta la necessità di affrontare efficacemente le sfide in materia di sicurezza e la mancanza di stabilità politica nella regione;

Far fronte alle minacce e affrontare la situazione della sicurezza

1.  invita l'UE e i suoi Stati membri ad affrontare le cause profonde del rapido deterioramento della situazione in tutta la regione MENA attraverso un approccio olistico e ambizioso; sostiene la campagna internazionale contro l'ISIL/Da'esh e plaude all'impegno dei partner della coalizione a operare insieme nel quadro di una strategia comune; elogia in particolare l'azione intrapresa dagli Stati membri dell'UE che partecipano alla coalizione internazionale contro l'ISIL/Da'esh, mediante attacchi militari o una partecipazione logistica, finanziaria e umanitaria; invita tuttavia a una maggiore mobilitazione in tutti gli ambiti e sottolinea la necessità di una migliore articolazione delle azioni; osserva che tali azioni potrebbero utilmente essere coordinate sotto l'egida dell'UE, se necessario nel quadro di un'operazione della politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC), e a tal fine invita l'Unione europea a sviluppare una capacità operativa sufficiente e a mettere in atto una vera difesa comune europea; sottolinea comunque che si deve trovare una risposta specifica, basata sulle differenze politiche e transregionali, alla questione della lotta contro l'ISIL/Da'esh, il Fronte al-Nusra e gli altri gruppi terroristici; invita l'UE ad assumere il ruolo di principale facilitatore di un dialogo regionale che coinvolga tutte le parti interessate della regione, in particolare la Lega degli Stati arabi, l'Arabia Saudita, l'Egitto, la Turchia e l'Iran; ricorda l'importanza di andare incontro alle legittime richieste delle popolazioni locali, in particolare quali sono state espresse durante le rivolte arabe del 2011, al fine di assicurare la stabilità a lungo termine della regione; prende atto del recente annuncio da parte della Lega degli Stati arabi (la "Lega araba") della costituzione di un'unità permanente di risposta rapida, destinata in particolare a combattere l'ISIL/Da'esh e altri gruppi terroristici emergenti;

2.  sottolinea l'importanza di una presenza politica constante dell'UE, al massimo livello, per assicurare un dialogo politico strategico a lungo termine e un vero dibattito comune con i paesi MENA su quali siano le loro necessità ai fini del conseguimento della stabilità regionale; sottolinea che l'Unione europea sarà un attore efficace sulla scena internazionale unicamente se sarà in grado di parlare con una sola voce; invita perciò l'UE a dotarsi rapidamente di una vera politica estera comune, con uno stretto coordinamento tra le azioni interne ed esterne; invita l'AR/VP a lavorare con i ministri degli Affari esteri degli Stati membri dell'UE o con personalità politiche riconosciute dagli attori della regione al fine di garantire, sotto la sua autorità e a nome dell'Unione, un dialogo costante ad alto livello con i paesi della regione; ricorda la necessità di individuare dei paesi partner chiave su cui fare affidamento, per garantire a lungo termine la stabilità sul piano politico e della sicurezza;

3.  sottolinea l'importanza e la necessità di un'efficace attuazione delle seguenti iniziative nel corso del 2015: sostenere progetti e attività di costruzione delle capacità con i paesi MENA, contrastare la radicalizzazione e l'estremismo violento, promuovere la cooperazione internazionale, affrontare i fattori di fondo e le crisi in corso e rafforzare il partenariato con i paesi chiave, anche rafforzando il dialogo politico con la Lega araba, l'Organizzazione per la Cooperazione Islamica (OCI), l'Unione africana (UA) e altre strutture pertinenti di coordinamento regionale, come il G5 Sahel;

4.  insiste sul fatto che la stabilità e la sicurezza della regione MENA sono fondamentali per la sicurezza dell'UE; ricorda che l'ISIL/Da'esh e altre organizzazioni terroristiche hanno radici in Iraq e in Siria da molti anni e puntano ad affermare una loro influenza regionale; osserva che le vittorie del gruppo sono il risultato di crisi delle istituzioni, della democrazia e della sicurezza in questi paesi e della porosità del confine tra essi; sottolinea che la capacità di reclutamento e l'espansione dell'ISIL/Da'esh e del Fronte al-­Nusra sono alimentate dalla crisi economica, politica, sociale e culturale che affligge la regione; invita l'Unione europea, insieme al mondo arabo, a valutare le cause profonde della radicalizzazione e ad adottare un approccio globale basato sulla sicurezza, la capacità di governance democratica e lo sviluppo politico, economico, sociale e culturale, avendo come principio guida l'inclusività; ritiene che, se non si trova una soluzione pratica e sostenibile a questi problemi, ogni azione volta a neutralizzare la minaccia rappresentata dall'ISIL/Da'esh e da altri gruppi terroristici incontrerà difficoltà crescenti e persistenti;

5.  prende atto dello stanziamento di un miliardo di euro prevista nel quadro della strategia dell'Unione europea intitolata "Elementi di una strategia regionale dell'UE per la Siria e l’Iraq e la minaccia del Daesh", di cui 400 milioni sono destinati agli aiuti umanitari; plaude ai tentativi di calibrare l'assistenza umanitaria dell'UE in funzione delle specifiche esigenze legate al genere e all'età; invita a prestare particolare attenzione alla Giordania e al Libano, che in proporzione alla popolazione assorbono la maggior quota di profughi; sottolinea quanto sia importante che questi due paesi agevolino il passaggio sicuro dei profughi nel loro territorio e rispettino il principio di non respingimento; ricorda anche le conseguenze della crisi dei profughi per il governo regionale del Kurdistan iracheno; teme che i campi profughi, a causa delle condizioni di estrema povertà e delle privazioni, possano trasformarsi in incubatori di radicalizzazione; ritiene che a lungo andare essi costituiscano fattori destabilizzanti per i paesi che li ospitano e chiede pertanto che si trovino soluzioni a lungo termine, in grado di aiutare sia i profughi che i loro paesi di accoglienza; invita l'UE a collaborare con altri partner, in particolare l'UNHCR e l'UNICEF, per affrontare i problemi permanenti presenti nei campi che ospitano profughi e sfollati interni in Iraq, Giordania, Libano e Turchia, soprattutto in relazione alla mancata scolarizzazione dei giovani e dei bambini; plaude allo stanziamento di fondi per le popolazioni ospitanti nel quadro della nuova strategia e dello strumento inteso a contribuire alla stabilità e alla pace (IcSP); invita gli Stati membri dell'UE ad incrementare i loro impegni in relazione alla crisi dei profughi, in termini di risorse finanziarie e di reinsediamento dei profughi più vulnerabili;

6.  prende atto del continuo aumento delle domande d'asilo provenienti dalla Siria e dall'Iraq e invita gli Stati membri dell'UE a moltiplicare gli sforzi per ospitare i richiedenti asilo e affrontare rapidamente il problema dell'accumulo di casi pendenti;

7.  valuta positivamente la partecipazione di alcuni Stati della regione MENA alla coalizione internazionale contro l'ISIL/Da'esh; esorta i loro governi e la comunità internazionale a raddoppiare gli sforzi per impedire il finanziamento del terrorismo internazionale e delle guerre in Siria e in Libia; ribadisce la sua richiesta a tutti i paesi della regione di impedire alle persone fisiche e alle persone giuridiche pubbliche e private di finanziare o agevolare il finanziamento di organizzazioni terroristiche o di persone o aziende affiliate al governo siriano attualmente oggetto delle sanzioni dell'UE, che devono essere sufficientemente severe; chiede la loro partecipazione a programmi di cooperazione regionale per il monitoraggio dei movimenti di capitali, istituendo una collaborazione tra il Consiglio di cooperazione del Golfo (CCG), la Lega araba, l'OCI e le istituzioni dell'UE; sottolinea l'urgente necessità di introdurre un sistema efficace di sanzioni coordinato con la Lega araba, l'OCI e il CCG, in modo da porre fine al finanziamento dell'ISIL/Da’esh da parte di attori internazionali e alla commercializzazione da parte dell'organizzazione terroristica di petrolio prodotto illegalmente; sottolinea inoltre, a tale proposito, l'urgente necessità di una maggiore cooperazione tra le autorità doganali al confine tra Turchia, Iraq e Siria per impedire all'ISIL/Da’esh di vendere petrolio prodotto illegalmente;

8.  sottolinea l'importanza di un dialogo strategico a lungo termine con la Lega araba, l'OCI e il CCG; accoglie con soddisfazione a tale riguardo la dichiarazione adottata ad Atene l'11 giugno 2014 e il memorandum d'intesa del gennaio 2015 e chiede la loro piena attuazione; sottolinea l'importanza cruciale di organizzare Vertici frequenti tra l'UE e la Lega araba, l'OCI e il CCG; mette in risalto il ruolo centrale che dovrà svolgere la Lega araba per la risoluzione delle crisi; ritiene che queste crisi pongano in evidenza la necessità che i membri della Lega araba trasformino tale organizzazione in un organismo decisionale a pieno titolo, realmente in grado di prendere decisioni vincolanti; ricorda la cooperazione strategica tra l'Unione europea e il CCG; sottolinea che il CCG potrebbe esercitare un'influenza politica positiva nella gestione delle crisi e dei conflitti nei paesi MENA;

9.  sottolinea ugualmente l'importanza dei dialoghi regionali con la Turchia e l'Iran; plaude al recente accordo raggiunto tra il Gruppo E3+3 e l'Iran sul programma nucleare iraniano, e auspica di vederlo tradotto in un accordo completo e definitivo entro la scadenza concordata; invita il VP/AR e gli Stati membri, nel caso di un accordo definitivo sulla questione nucleare, a tenere consultazioni approfondite con l'Iran e ad assicurarsi al tempo stesso del rispetto dei suoi impegni in materia di non proliferazione fino alla conferma da parte del competenti organismi internazionali, tra cui l'AIEA; a tal fine sollecita l'Unione europea a impegnarsi attivamente per la promozione di misure di costruzione della fiducia tra Iran e Arabia Saudita; sottolinea la necessità di intensificare la cooperazione con la Turchia nella lotta al terrorismo; insiste sul ruolo di primaria importanza che la Turchia può svolgere, in quanto membro della NATO, nella lotta contro l'ISIL/Da’esh e nella stabilizzazione dell'Iraq e della Siria; invita la Turchia a sgombrare il campo da talune ambiguità e a svolgere pienamente il suo ruolo di forza di stabilizzazione nella regione, controllando efficacemente il suo confine con la Siria e svolgendo un ruolo più attivo nella lotta contro l'ISIL/Da’esh in collaborazione con l'UE:

10.  invita i paesi della regione a non esportare terrorismo e armi nei paesi vicini, poiché ciò potrebbe destabilizzare ulteriormente la situazione in questi ultimi;

11.  rammenta la necessità di creare le condizioni per una ripresa dei negoziati di pace tra Israele e Autorità palestinese per una risoluzione definitiva del conflitto, fondata su una soluzione che consenta ai due paesi di vivere fianco a fianco in pace e sicurezza, sulla base dei confini del 1967 e con Gerusalemme capitale dei due Stati in conformità al diritto internazionale; esprime ancora una volta la sua profonda preoccupazione per il rapido deteriorarsi della situazione umanitaria nella Striscia di Gaza; è gravemente preoccupato per la politica israeliana di insediamenti in Cisgiordania; è profondamente preoccupato per la situazione di stallo del dialogo e per le crescenti tensioni tra israeliani e palestinesi; chiede alle due parti, all'Unione europea e alla comunità internazionale di compiere sforzi seri e credibili per giungere alla soluzione di cui sopra; elogia e sostiene la determinazione dell'Alto rappresentante Mogherini affinché l'UE intensifichi il proprio impegno nel processo di pace in Medio Oriente e si faccia valere nel ruolo di facilitatore; esorta tutte le parti ad astenersi da qualsiasi azione che, sotto forma di istigazione, provocazione, uso eccessivo della forza o rappresaglia, faccia peggiorare la situazione; ribadisce il suo pieno sostegno all'iniziativa di pace araba del 2002 e invita i paesi della Lega araba e Israele a darle effetto; sottolinea che l'inclusione della Lega araba gioverebbe grandemente a ogni riflessione sulla ripresa del processo di pace e sul controllo amministrativo e politico della striscia di Gaza da parte dell'Autorità palestinese; sottolinea il ruolo determinate svolto dall'Egitto nell'ottenere il cessate il fuoco definitivo nel conflitto tra Hamas e Israele dell'estate del 2014; chiede ai donatori internazionali di rispettare gli impegni che hanno assunto alla Conferenza del Cairo dell'ottobre 2014;

12.  esprime pieno sostegno alla messa in atto da parte dell'UE di azioni concrete, nel quadro di una forte PSDC, per promuovere la stabilità e la sicurezza nei paesi MENA; deplora il fatto che le missioni e le operazioni della PSDC intraprese nella regione (EUBAM Libia, EUPOL COPPS e EUBAM Rafah) siano sottodimensionate e non al passo con le problematiche di sicurezza della regione, e chiede una revisione strategica di tali operazioni; sottolinea che l'Unione europea, nel quadro del suo impegno per i diritti umani e lo Stato di diritto, potrebbe svolgere un ruolo importante nel fornire assistenza specifica e formazione per le competenze specifiche nel campo della riforma della giustizia penale, della riforma del settore della sicurezza (SSR), del processo di disarmo, smobilitazione e reinserimento (DDR), della sorveglianza delle frontiere, della lotta contro il terrorismo e la radicalizzazione, e della prevenzione del traffico di armi e droga e della tratta di esseri umani; chiede che si dedichi particolare attenzione alla Libia; sottolinea l'importanza del dialogo e della cooperazione con la Lega araba e l'Unione africana per far sì che i paesi partner possano sviluppare le competenze e avere le risorse militari e umane necessarie per combattere l'estremismo;

13.  si oppone fermamente all'utilizzo di droni per uccisioni extragiudiziali ed extraterritoriali di sospetti terroristi ed esige la messa al bando dell'utilizzo dei droni a tale scopo;

14.  invita le autorità degli Stati membri dell'UE e dei paesi del Medio Oriente e del Nord Africa a rispettare il divieto di tortura, quale sancito in particolare dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, che la maggior parte di questi paesi ha sottoscritto e ratificato; ribadisce che le confessioni estorte sotto tortura non hanno validità e condanna tale pratica;

15.  è particolarmente preoccupato per il fatto che le varie crisi politiche nella regione hanno ridotto la capacità di intelligence degli Stati membri; ricorda l'importanza fondamentale di promuovere una migliore cooperazione tra gli Stati membri dell'UE e i paesi MENA nel combattere il terrorismo in un quadro di rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale; chiede una cooperazione sistematica ed efficace tra questi paesi, e con l'Europol e l'Interpol, per aiutarli a sviluppare le strutture e le risorse necessarie nel campo dell'antiterrorismo (anti-terrorism), del contrasto al terrorismo (counter-terrorism) e della criminalità organizzata, compresa la tratta di esseri umani, mediante l'attuazione di sistemi di difesa integrati progettati principalmente per proteggere i diritti umani di ogni individuo coinvolto, purché vi siano garanzie adeguate in materia di diritti umani; mette in risalto il dialogo 5+5, che integra l'azione dell'Unione per il Mediterraneo (UpM) e consente di lavorare alla cooperazione per la sicurezza; sottolinea la necessità di superare le persistenti carenze della cooperazione con i paesi di origine, di transito e di destinazione dei combattenti stranieri ("foreign fighters"); invita gli Stati membri dell'Unione europea a mettere in comune le loro risorse, a rafforzare i meccanismi esistenti (Frontex, Eurosur) e a istituire un PNR europeo al fine di migliorare i controlli alle frontiere esterne dell'UE; sottolinea la necessità di intensificare la collaborazione attiva tra i ministri degli Esteri e dell'Interno, in particolare per quanto riguarda la cooperazione giudiziaria e di polizia e la condivisione delle informazioni;

16.  ricorda l'urgente necessità di trovare una soluzione politica al conflitto in Siria; sostiene che una soluzione duratura richiede un processo politico inclusivo a guida siriana che conduca a una transizione, sulla base del comunicato di Ginevra del 30 giugno 2012 e in linea con le pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, al fine di conservare l'unità, la sovranità e l'integrità territoriale del paese; si compiace degli sforzi della coalizione nazionale siriana intesi ad ampliare la base dei propri affiliati e a collaborare con altri gruppi di opposizione, anche attraverso il recente impegno assunto con la commissione nazionale di coordinamento, volto a delineare la visione dell'opposizione per la transizione politica; sostiene gli sforzi dell'inviato speciale delle Nazioni Unite, Staffan de Mistura, per porre fine ai conflitti armati e rilanciare il dialogo politico; sottolinea l'importanza di tutelare e sostenere l'opposizione siriana democratica; ricorda la necessità di far valere il principio di responsabilità per i crimini contro l'umanità, i crimini di guerra e le gravi violazioni dei diritti umani perpetrati dal regime di Bashar Al-Assad durante il conflitto;

17.  chiede che ogni iniziativa intesa a fermare i combattimenti in Siria tenga conto delle esigenze del diritto umanitario internazionale e del diritto internazionale in materia di diritti umani, quest'ultimo applicabile sia in tempo di guerra che in tempo di pace, nonché del diritto penale internazionale; invita l'Unione europea ad aumentare la pressione sul regime di Assad affinché rispetti le risoluzioni 2139 (2014), 2165 (2014) e 2191 (2014) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, nonché a intensificare i suoi sforzi per far giungere a destinazione gli aiuti umanitari, anche nelle zone controllate dall'opposizione moderata siriana, e per fornire assistenza ai fini dello sviluppo di capacità; si compiace degli impegni assunti nel corso della terza conferenza di Kuwait City e invita l'Unione europea e gli altri donatori internazionali a rispettare i propri impegni finanziari in risposta alla crisi siriana; sostiene la raccomandazione della Commissione di promuovere il ripristino dell'amministrazione e dei servizi pubblici nelle regioni curde della Siria devastate e chiede con urgenza che sia fornito aiuto per la ricostruzione della città di Kobanê;

18.  esprime profonda preoccupazione per il deterioramento della situazione umanitaria in Siria da ormai quattro anni; rileva che gli interventi umanitari sono in calo a causa di intenzionali ostacoli agli aiuti, che devono essere immediatamente rimossi; rileva con grande preoccupazione che negli ultimi due anni è quasi raddoppiato il numero delle persone che vivono in zone difficili o impossibili da raggiungere da parte delle agenzie umanitarie;

19.  sottolinea che sono stati documentati stupri di guerra perpetrati contro donne e ragazze, in particolare in Siria, in Iraq e nei territori controllati dal Da'esh; esorta a offrire alle donne vittime di stupro nel contesto del conflitto armato tutta la gamma di servizi sanitari in ambito sessuale e riproduttivo, tra cui l'aborto, in strutture umanitarie finanziate dall'Unione europea, in conformità del diritto internazionale umanitario, delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'ONU e dell'articolo 3 comune delle convenzioni di Ginevra che garantisce tutta l'assistenza medica richiesta dai feriti e dai malati, senza alcuna distinzione sfavorevole;

20.  sottolinea la necessità che il governo iracheno promuova la condivisione delle responsabilità politiche, del potere e dei proventi del petrolio in modo inclusivo, coinvolgendo tutte le componenti religiose ed etniche del paese e in particolare le minoranze sunnite; chiede che tale condivisione divenga condizione essenziale per l'attuazione dell'accordo di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e l'Iraq; invita il governo iracheno a offrire senza indugio protezione alle minoranze etniche e religiose, al fine di evitare che le milizie sciite perpetrino atti di violenza contro le minoranze sunnite e di garantire un rifugio sicuro e aiuti essenziali per i profughi fuggiti dal terrorismo dell'ISIL/Da'esh; prende atto dell'accordo raggiunto dal governo dell'Iraq e dal governo regionale del Kurdistan iracheno sollecitandone la piena attuazione e chiede all'Iraq di rispettare pienamente i diritti finanziari del governo regionale del Kurdistan, come previsto dalla costituzione; sottolinea l'importanza della cooperazione tra Baghdad ed Erbil per la sicurezza e la prosperità economica dell'Iraq e della regione e ne incoraggia l'ulteriore rafforzamento; invita l'Unione europea a contribuire al rafforzamento delle capacità politiche, amministrative e militari del governo iracheno, in particolare per affrontare le sfide costituite dalla crisi socio-economica e dall'insufficiente tutela dei diritti umani;

21.  è convinto che per raggiungere una situazione di sicurezza durevole nelle regioni già liberate dall'ISIL/Da'esh o da altri gruppi terroristici, è necessario stabilizzare ulteriormente tali zone; sottolinea che ciò può avvenire fornendo aiuti umanitari, programmi di sminamento e interventi di polizia;

22.  condanna fermamente l'attacco terroristico al museo del Bardo di Tunisi perpetrato il 18 marzo 2015 e rivendicato dallo Stato islamico; è preoccupato per la capacità di reclutamento delle reti terroristiche in un paese retto da un governo di unità nazionale di cui fa parte il partito islamico moderato Ennahda; esprime preoccupazione anche per la permeabilità delle frontiere della Tunisia con la Libia, che sono utilizzate in particolare per il traffico di droga e di armi, e accoglie con favore la recente cooperazione in tale ambito fra la Tunisia e l'Unione europea e i suoi Stati membri; continua a manifestare preoccupazione per l'afflusso massiccio di profughi libici in Tunisia, che mette sotto forte pressione la stabilità del paese, e plaude all'accoglienza loro offerta dalla Tunisia, che attualmente ospita più di un milione di rifugiati libici; sottolinea l'importanza per l'UE e per la Tunisia di proseguire e rafforzare la loro cooperazione in materia di sicurezza, in particolare istituendo programmi congiunti di sicurezza; ritiene che in tale ambito sia indispensabile supportare maggiormente la questione tunisina, assumendo impegni specifici anche dal punto di vista economico e degli investimenti, al fine di sostenere la fragile transizione democratica, nella consapevolezza che è nell'interesse dell'intera regione e dell'UE che l'esperimento tunisino abbia esito positivo; esorta la Commissione a sottolineare l'importanza della democratizzazione e a inviare un messaggio simbolico dopo le rivolte arabe organizzando un vertice UE-MENA a Tunisi;

23.  esprime grande preoccupazione per il deterioramento della situazione umanitaria e di sicurezza in Libia; esprime profonda preoccupazione per l'espansione dei gruppi terroristici nel paese, in particolare dell'ISIL/Da'esh, che sta sfruttando il vuoto politico e l'intensificazione della violenza; sottolinea l'importanza di misure urgenti per limitare e debellare l'influenza delle organizzazioni terroristiche in territorio libico; è allarmato per la situazione particolarmente grave nella regione meridionale del paese, in quanto è utilizzata come piattaforma per la criminalità organizzata e gruppi armati; sottolinea la necessità di preservare l'integrità territoriale e l'unità nazionale della Libia, il che può essere realizzato solo attraverso una politica che includa tutti attori ben identificati; ribadisce il proprio sostegno ai colloqui condotti dal rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite, Bernardino León, alla ricerca di una soluzione negoziata che porti alla formazione di un governo di unità libico; accoglie con favore gli sforzi compiuti da Algeria e Marocco per promuovere il dialogo intra-libico; sottolinea che l'UE ha già espresso la sua disponibilità a introdurre misure restrittive nei confronti dei sabotatori del processo di dialogo, in linea con la risoluzione 2174 (2014) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; sottolinea che l'Unione deve essere pronta a prestare sostegno alle istituzioni libiche non appena sarà individuata una soluzione politica e verranno sospese le ostilità; evidenzia che in Libia l'UE deve contribuire agli sforzi in materia di disarmo, smobilitazione e reinserimento e di riforma del settore della sicurezza, non appena sarà varato un governo di unità e su richiesta di quest'ultimo; avverte, tuttavia, che, in caso di stallo nei negoziati politici e di un intensificarsi dei conflitti armati, l'Unione deve essere pronta a contribuire a qualsiasi intervento di mantenimento della pace su mandato del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite;

24.  Esprime preoccupazione per il deterioramento della situazione della sicurezza in Yemen; sottolinea che la crisi politica si è trasformata in crisi di sicurezza e umanitaria, che destabilizza l'intera penisola araba e tutti i paesi MENA; sostiene l'ONU nei suoi sforzi per riprendere i negoziati; sottolinea che soltanto un ampio consenso politico, tramite negoziati pacifici tra i principali gruppi politici in un clima privo di paure, può offrire una soluzione sostenibile all'attuale crisi e preservare l'unità e l'integrità territoriale del paese; invita l'UE e gli Stati membri ad adottare ogni iniziativa concreta per aiutare la popolazione civile e per porre fine alla crisi;

25.  condanna fermamente gli attacchi alle infrastrutture civili e alla popolazione in Yemen, che hanno provocato un elevato numero di vittime e aggravato sensibilmente la situazione umanitaria già drammatica; invita l'Unione europea, insieme agli attori internazionali e regionali, a fare da mediatore per ottenere un cessate il fuoco immediato e la fine delle violenze contro i civili; chiede che siano messi a disposizione ulteriori finanziamenti, in coordinamento con gli altri donatori internazionali, allo scopo di evitare una crisi umanitaria e fornire aiuti essenziali a chi ne ha bisogno;

26.  esorta la Commissione ad affrontare strutturalmente, con i paesi della regione MENA, il problema dei giovani che abbandonano l'UE per combattere a fianco dell'ISIL/Da'esh e di altre organizzazioni terroristiche in Siria e in Iraq; invita gli Stati membri ad adottare misure adeguate per impedire ai combattenti di lasciare il loro territorio, in linea con la risoluzione 2170 (2014) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, e a sviluppare una strategia comune per i servizi di sicurezza e le agenzie dell'UE in materia di monitoraggio e controllo dei jihadisti; esorta alla cooperazione all'interno dell'UE e sul piano internazionale, al fine di intraprendere le azioni legali del caso nei confronti delle persone sospettate di coinvolgimento in atti di terrorismo e di adottare altre misure preventive volte a individuare e bloccare la radicalizzazione; invita gli Stati membri a intensificare la cooperazione e lo scambio di informazioni tra loro e con gli organismi dell'UE;

27.  sottolinea quanto sia importante che il governo egiziano, nella sua lotta al terrorismo, rispetti i diritti umani e le libertà politiche fondamentali, interrompa gli arresti sistematici dei manifestanti e degli attivisti pacifici e sostenga il diritto a un processo equo; rileva che accoglierebbe con favore la messa al bando della pena di morte, di cui potrebbero beneficiare i membri delle organizzazioni politiche e sociali che sono stati recentemente condannati;

28.  si compiace dell'accordo preliminare sulle acque del Nilo, raggiunto il 23 marzo 2015 tra l'Egitto, il Sudan e l'Etiopia; pone l'accento sul fatto che un utilizzo delle acque del Nilo concordato congiuntamente è fondamentale per la sicurezza di tutti i paesi interessati; sottolinea che l'Unione deve essere pronta ad agevolare ulteriormente il dialogo tra tutte le parti, se ritenuto utile per i negoziati;

Rafforzare la strategia globale per la democrazia e i diritti umani

29.  è convinto che la mancanza di democrazia costituisca una delle cause fondamentali di instabilità politica nella regione e che il rispetto dei diritti umani e dei principi democratici fondamentali sia la principale protezione a lungo termine contro la cronica instabilità dei paesi della regione MENA; invita l'UE e i suoi Stati membri a non guardare la regione MENA soltanto attraverso la lente delle minacce alla sicurezza a breve termine e a fornire sostegno attivo e sostenibile alle aspirazioni democratiche delle società nella regione; sottolinea la necessità che vengano adottate azioni equilibrate, nel quadro di un approccio olistico e ambizioso per la democrazia, per combinare la politica di sicurezza con quella sui diritti umani, che è una delle priorità dell'Unione europea; sottolinea l'importanza di rafforzare la stabilità a lungo termine nella regione MENA attraverso il costante sostegno dell'UE alla società civile, in particolare attraverso lo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR) e lo strumento europeo di vicinato per la società civile, nonché attraverso i nuovi strumenti per la democrazia come il Fondo europeo per la democrazia; invita gli Stati membri, in uno spirito di solidarietà e impegno, ad alimentare il bilancio di tale fondo con finanziamenti sufficienti, al fine di garantire il sostegno più flessibile ed efficace possibile agli attori locali del cambiamento democratico nella regione; invita il SEAE a raddoppiare gli sforzi per la divulgazione e la spiegazione dei valori europei, segnatamente attraverso contatti regolari con le autorità e, parallelamente, con i rappresentanti della società civile;

30.  accoglie con soddisfazione l'avvio da parte del VP/AR e della Commissione di un'ampia consultazione sulla revisione della politica europea di vicinato; invita la Commissione, il SEAE, il Consiglio e gli Stati membri a sviluppare una dimensione politica e strategica della PEV più efficace e innovativa; si compiace della riunione dei ministri degli esteri dell'UE e dei paesi del Mediterraneo meridionale; ricorda che in tale occasione i ministri degli esteri si sono riuniti per la prima volta dopo sette anni; ritiene che tale incontro dovrebbe svolgersi con cadenza annuale; invita il SEAE e la Commissione a continuare a promuovere riforme democratiche e a sostenere i soggetti democratici nella regione MENA, in particolare nei paesi limitrofi dell'Unione europea; sottolinea l'importanza di preservare l'attuale equilibrio nella distribuzione dei fondi per la ripartizione dei finanziamenti PEV; ricorda che i paesi che stanno realizzando progressi nell'attuazione delle riforme e stanno perseguendo una politica europea dovrebbero beneficiare di un sostegno aggiuntivo decisivo, con particolare attenzione alla Tunisia, e sottolinea la necessità di promuovere i diritti delle donne;

31.  invita l'Unione europea e i suoi Stati membri a istituire un programma speciale per il sostegno e la riabilitazione delle donne e delle ragazze vittime di violenza sessuale e schiavitù nelle zone di conflitto della regione MENA, in particolare in Siria e in Iraq; chiede che i governi dei paesi della regione MENA, l'ONU, l'UE e le ONG interessate tengano conto della particolare vulnerabilità delle donne e delle ragazze profughe, specialmente se separate dalla famiglia, forniscano loro una protezione adeguata e intensifichino gli sforzi per prestare assistenza alle vittime sopravvissute alla violenza sessuale, anche attivando politiche sociali che permettano loro di reintegrarsi nella società civile. invita le parti coinvolte nei conflitti armati a rispettare le disposizioni della risoluzione 1325 (2000) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ad adottare misure per proteggere le donne e le ragazze, in particolare dagli abusi sessuali, dal traffico di persone e dal commercio del sesso, e a lottare contro l'impunità dei colpevoli; esorta i governi dei paesi della regione MENA a firmare e ratificare la convenzione di Istanbul, che è un potente strumento di contrasto globale alla violenza nei confronti delle donne e delle ragazze, comprese la violenza domestica e le mutilazioni genitali femminili;

32.  sottolinea che i negoziati per gli accordi di associazione forniscono l'opportunità di dare impulso alle riforme; insiste sul fatto che sarebbe opportuno stabilire un legame tra tutte le componenti dell'azione per consentire all'Unione europea di approfondire le proprie relazioni in modo completo e coerente; insiste sulla necessità di includere in tali accordi incentivi reali e tangibili per i partner al fine di rafforzare presso le popolazioni civili l'attrattiva, l'efficacia e la visibilità del cammino di riforma;

33.  pone l'accento sul fatto che l'Unione europea e i paesi MENA devono collaborare più strettamente sulla base di obiettivi reciprocamente accettabili fondati su interessi comuni; sottolinea i vantaggi derivanti dal coordinamento degli aiuti dell'UE ai paesi MENA con quelli di altri finanziatori internazionali; invita la Commissione a raccomandare miglioramenti al riguardo e sottolinea la necessità di coordinare gli aiuti d'urgenza con l'assistenza allo sviluppo a lungo termine;

34.  è fermamente convinto che lo sviluppo della democrazia e di un'efficace governance a livello locale sia fondamentale per la stabilizzazione dei paesi MENA e chiede pertanto l'istituzionalizzazione e lo sviluppo delle capacità delle associazioni di enti locali e regionali di tali paesi;

35.  condanna le continue violazioni del diritto alla libertà di religione e credo nella regione e riafferma l'importanza che l'UE attribuisce alla questione; ribadisce nuovamente che la libertà di pensiero, di coscienza e di religione è un diritto umano fondamentale; sottolinea pertanto la necessità di lottare efficacemente contro tutte le forme di discriminazione nei confronti delle minoranze religiose; chiede ai governi dei paesi MENA di difendere il pluralismo religioso; invita l'Unione europea a intensificare gli sforzi per promuovere la protezione attiva delle minoranze religiose e per mettere a loro disposizione rifugi sicuri; accoglie positivamente l'adozione, durante l'anno di riferimento 2013, degli orientamenti dell'UE in materia di promozione e protezione della libertà di religione o di credo e invita le istituzioni dell'Unione e gli Stati membri a rivolgere particolare attenzione all'attuazione di tali orientamenti sia nelle sedi internazionali e regionali che nelle relazioni bilaterali con paesi terzi; incoraggia il VP/AR e il SEAE a impegnarsi in un dialogo permanente con le ONG, i gruppi religiosi o di credo e i leader religiosi;

36.  è convinto che la cooperazione culturale e la diplomazia, così come la cooperazione accademica e il dialogo religioso, siano essenziali nella lotta al terrorismo e a ogni forma di radicalismo; sottolinea che per l'Europa e per la regione MENA l'istruzione e lo sviluppo del pensiero critico costituiscono anche un bastione contro la radicalizzazione e invita pertanto l'UE e i suoi Stati membri a sostenere gli investimenti necessari in tale ambito; sottolinea l'importanza cruciale di promuovere scambi culturali e accademici con i rappresentanti dell'islam moderato nei paesi MENA e con le comunità islamiche in Europa; incoraggia gli Stati partner a partecipare ai programmi culturali dell'Unione; invita la Commissione ad adottare la proposta del Parlamento europeo a favore della creazione di un ambizioso programma Erasmus euromediterraneo distinto dal programma Erasmus+; invita la Commissione, nell'immediato, a prestare particolare attenzione ai programmi Erasmus+ elaborati per il Mediterraneo meridionale; esorta a fare in modo che programmi di scambio includano anche partecipanti provenienti dai paesi dell'Africa del Nord e del Medio Oriente che non sono membri della PEV;

37.  pone in rilievo la necessità di sviluppare una risposta europea efficace, comune a tutti gli Stati membri, alla propaganda jihadista e alla radicalizzazione di matrice interna, tenendo conto dell'utilizzo di strumenti digitali, di Internet e dei social network, coinvolgendo le autorità locali europee e operando di concerto con le comunità di cittadini europei che hanno forti legami culturali con i paesi MENA; ritiene che tale contro-narrazione dovrebbe basarsi sulla promozione di valori comuni fondati sull'universalità dei diritti umani e dovrebbe screditare l'idea di un conflitto tra religioni o tra civiltà; chiede di assumere personale che parli arabo all'interno del SEAE, onde aumentare l'efficacia delle comunicazioni verso la regione MENA; rileva la necessità di diffondere un messaggio positivo, accompagnato da esempi specifici riguardo ai rapporti e alla cooperazione tra l'UE e i paesi MENA; osserva che occorre innalzare la visibilità dell'Unione europea e dei suoi Stati membri nella regione;

38.  sottolinea le opportunità offerte dalla PEV in termini di dialogo culturale e interreligioso; insiste sul legame esistente tra, da un lato, gli scambi e la cooperazione tra l'UE e i paesi della PEV nel settore della cultura e dell'istruzione e, dall'altro, lo sviluppo e il rafforzamento di una società civile aperta, della democrazia e dello Stato di diritto, come pure la promozione delle libertà fondamentali e dei diritti dell'uomo;

39.  sottolinea l'importanza di sviluppare un dialogo diretto con le società civili dei paesi MENA per comprendere meglio le loro aspettative; esprime il suo sostegno alla creazione di un sistema di consultazione e di valorizzazione delle organizzazioni della società civile e delle nuove generazioni nel quadro della PEV; pone in particolare l'accento sull'importanza di coinvolgere i giovani di questi paesi in un dialogo fondato su un rapporto franco, diretto e paritario; ricorda l'importanza delle missioni di osservazione elettorale ed esorta il Parlamento europeo e il SEAE a inviarle tali missioni in tutti i paesi della regione, su invito dei governi dei paesi in questione, laddove vi siano concrete prospettive di elezioni realmente democratiche, e a garantire che tali missioni non finiscano per legittimare un'orchestrazione manipolata; chiede che le raccomandazioni formulate da tali missioni formino oggetto di un follow-up regolare;

40.  insiste sulla necessità di affermare la centralità dell'Unione per il Mediterraneo, la quale, in quanto unico forum per il dialogo sul partenariato tra l'Unione europea e tutti i paesi del bacino del Mediterraneo, deve diventare un motore per gli investimenti nello sviluppo socio-economico sostenibile della regione; indica che l'Unione per il Mediterraneo dovrebbe essere in grado di raccogliere autonomamente i fondi necessari per i tali progetti; è favorevole alla dinamica delle riunioni ministeriali; chiede una più ampia diffusione dei risultanti programmi e azioni, comprese le missioni congiunte di osservazione elettorale e le missioni congiunte di valutazione, e una maggiore cooperazione con l'Unione europea; ribadisce l'importanza di ridare slancio e ambizione politica all'Assemblea parlamentare euro-mediterranea, nella prospettiva di affrontare in modo davvero condiviso le sfide legate alla sicurezza e alla stabilità dell'area mediterranea;

41.  esprime profonda preoccupazione per le violazioni dei diritti umani, in particolare nei confronti dei gruppi vulnerabili dei paesi MENA che si trovano in situazioni di conflitto; ritiene che i minori rappresentino uno dei gruppi più vulnerabili e ribadisce pertanto la necessità di intensificare gli sforzi per porre in atto la strategia di attuazione rivista riguardante gli orientamenti dell'Unione europea sui bambini e i conflitti armati; incoraggia l'UE ad approfondire ulteriormente la sua cooperazione con il rappresentante speciale delle Nazioni unite per i bambini coinvolti nei conflitti armati, sostenendo i relativi piani d'azione e i meccanismi di controllo e di comunicazione;

Approfondire la cooperazione per lo sviluppo economico

42.  osserva che la regione MENA è particolarmente colpita dalla povertà e dalle disuguaglianze; è convinto che lo sviluppo socio-economico, unito al rafforzamento della democrazia e della giustizia, sia quanto è necessario per raggiungere la stabilità politica; manifesta preoccupazione per la situazione dei giovani e ritiene essenziale che essi abbiano prospettive future dignitose e legittime; sottolinea l'importanza fondamentale della lotta alla corruzione nei paesi MENA, non soltanto per attirare gli investimenti europei e consentire uno sviluppo economico sostenibile, ma anche per affrontare le sfide in materia di sicurezza; pone l'accento sulla relazione consolidata fra la trasparenza, lo Stato di diritto e la lotta al terrorismo, che vanno affrontati congiuntamente; invita il SEAE, la Commissione e gli Stati membri a intensificare la loro cooperazione nel campo della lotta alla corruzione nei paesi MENA, che deve essere considerata prioritaria nella lotta al terrorismo;

43.  ritiene che il dialogo strategico dell'UE con i paesi MENA dovrebbe essere integrato con un nuovo impulso per uno sviluppo economico sostenibile atto a ridurre le disuguaglianze e a fornire prospettive di lavoro e di istruzione, soprattutto per i giovani; sottolinea l'importanza di creare le condizioni per l'accesso dei paesi MENA al mercato unico dell'Unione, fornendo tutta la protezione di cui hanno bisogno; sottolinea l'importanza di promuovere investimenti europei nei paesi MENA, compresi progetti nel campo dell'energia e delle infrastrutture, con l'obiettivo strategico di promuovere lo sviluppo sostenibile e la responsabilità democratica;

44.  ricorda che il 2015 è l'Anno europeo per lo sviluppo, che si prefigge di ispirare un maggior numero di europei a partecipare all'eliminazione della povertà a livello mondiale e coincide con i piani della comunità internazionale intesi a concordare una serie di obiettivi di sviluppo sostenibile; invita le autorità pubbliche a tutti i livelli di governo nei paesi MENA a rendere prioritario il raggiungimento di tali obiettivi;

45.  sottolinea che un dialogo più approfondito sulle questioni correlate al tema dell'energia nel Mediterraneo può contribuire a stimolare la cooperazione regionale, promuovere la stabilità regionale e garantire l'integrità ambientale; suggerisce pertanto che l'UE si impegni con maggior vigore nella diplomazia energetica nella regione MENA, come indicato nell'Unione dell'energia; sottolinea l'importanza strategica ed economica dell'approvvigionamento energetico dai paesi del vicinato meridionale dell'Unione europea; accoglie con favore la creazione della piattaforma del gas euromediterranea e sottolinea la necessità di incentivare le interconnessioni euro-mediterranee nei settori del gas e dell'elettricità;

46.  sostiene il finanziamento di percorsi di formazione accademica e professionale nei paesi MENA onde creare ampie riserve di competenze professionali; osserva che il programma di mobilità circolare dell'Unione europea per la formazione professionale dovrebbe essere esteso il più possibile a tutti i paesi MENA, attraverso strumenti flessibili e in evoluzione, quali i partenariati per la mobilità;

47.  invita l'UE ad affermare il suo impegno in tutte le fasi dello sviluppo economico dei paesi della regione, utilizzando tutti gli strumenti a sua disposizione; ricorda che questi strumenti spaziano dall'assistenza umanitaria agli accordi di libero scambio globale e approfondito e consentono di coprire un processo che va dall'uscita dalla crisi alla creazione di istituzioni stabili;

48.  deplora che un periodo minimo di un anno sia necessario per sbloccare l'assistenza macrofinanziaria destinata ai paesi la cui situazione di bilancio è altamente vulnerabile; insiste affinché l'UE possa mobilitare o reindirizzare i fondi in tempi molto rapidi; sollecita la creazione di una nuova dimensione procedurale degli aiuti dell'UE, sia nel quadro dell'assistenza fornita sulla base degli strumenti finanziari dell'azione esterna dell'Unione europea sia a livello di assistenza macrofinanziaria; sottolinea che nel contesto dell'assistenza macrofinanziaria occorre che l'Unione valuti adeguatamente l'impatto socioeconomico e in termini di diritti umani delle misure richieste dai paesi beneficiari, al fine di garantire che tale assistenza non costituisca un fattore di instabilità, ad esempio compromettendo i servizi sociali; invita i finanziatori del mondo arabo a coordinare il loro aiuto in seno alla Lega araba e al Consiglio di cooperazione del Golfo (CCG) e, per quanto possibile, con l'UE;

49.  invita la Banca europea per gli investimenti (BEI) e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) a coordinare le loro strategie di investimento con l'Unione per il Mediterraneo al fine di creare sinergie positive;

50.  invita l'UE a sviluppare partenariati con i paesi della regione non immediatamente limitrofi; supporta la conclusione di un accordo teso a creare una zona di libero scambio tra l'Unione europea e il CCG nella misura in cui si trovi un accordo reciprocamente vantaggioso che offra all'UE una presenza e una leva supplementare nella regione, segnatamente attraverso la ripresa dei negoziati su un nuovo programma di azione congiunta; ricorda che un simile accordo è entrato in vigore tra il CCG e l'EFTA il 1° luglio 2014;

51.  incoraggia l'UE a proseguire le discussioni per l'avvio dei negoziati a favore di accordi di libero scambio globali e approfonditi con taluni paesi della regione, conformemente agli impegni assunti dall'UE in seguito al partenariato di Deauville; ricorda che lo sviluppo delle relazioni commerciali è parte integrante della politica estera dell'Unione europea e contribuisce agli obiettivi di pace, prosperità e stabilità;

52.  sottolinea che l'integrazione regionale dei paesi MENA rafforzerebbe i legami politici e promuoverebbe il commercio e lo sviluppo; invita i paesi MENA a diversificare le loro economie e importazioni; rileva che la stragrande maggioranza degli scambi commerciali di tali paesi avviene con paesi esterni a tale regione; deplora il blocco cui fa fronte l'Unione del Maghreb arabo (UMA); invita l'Unione europea a compiere ogni sforzo, a livello diplomatico, politico e finanziario, per contribuire alla realizzazione dell'integrazione regionale dei paesi del Maghreb, nel quadro dell'UMA o degli accordi geograficamente più estesi di Agadir;

53.  plaude al sostegno accordato dal Consiglio Affari esteri all'iniziativa finalizzata al coordinamento degli investimenti nella regione del Mediterraneo meridionale (AMICI); sottolinea l'importanza di iniziative che promuovano la coerenza e l'efficacia dell'azione esterna dell'Unione europea;

54.  è favorevole a una maggiore cooperazione nel settore dei trasporti, da realizzarsi segnatamente attraverso un più stretto collegamento tra la rete infrastrutturale dell'Unione europea e quella dei paesi partner, al fine di facilitare gli scambi di beni e di persone;

o
o   o

55.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Comitato europeo delle regioni, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri dell'Unione europea, ai segretari generali della Lega araba e dell'Unione per il Mediterraneo, nonché ai governi e ai parlamenti dei loro Stati membri.

(1) Testi approvati, P7_TA(2013)0023.
(2) GU C 247 E del 17.8.2012, pag. 1.
(3) GU C 199 E del 7.7.2012, pag. 163.
(4) GU C 168 E del 14.6.2013, pag. 26.
(5) GU C 261 E del 10.9.2013, pag. 21.
(6) Testi approvati, P7_TA(2014)0207.
(7) Testi approvati, P8_TA(2014)0027.
(8) Testi approvati, P8_TA(2015)0010.
(9) Testi approvati, P8_TA(2015)0040.
(10) Testi approvati, P8_TA(2015)0077.
(11) Testi approvati, P8_TA(2015)0071.


Revisione della politica europea di vicinato
PDF 292kWORD 118k
Risoluzione del Parlamento europeo del 9 luglio 2015 sulla revisione della politica europea di vicinato (2015/2002(INI))
P8_TA(2015)0272A8-0194/2015

Il Parlamento europeo,

–  visti l'articolo 2, l'articolo 3, paragrafo 5, e gli articoli 8 e 21 del trattato sull'Unione europea,

–  visto il documento di consultazione congiunto della Commissione e del Vicepresidente/Alto rappresentante dal titolo "Verso una nuova politica europea di vicinato" del 4 marzo 2015(1),

–  viste le comunicazioni congiunte della Commissione e del Vicepresidente/Alto rappresentante dal titolo "Un partenariato per la democrazia e la prosperità condivisa con il Mediterraneo meridionale" (COM(2011)0200)(2), pubblicata l'8 marzo 2011, e dal titolo "Una risposta nuova ad un vicinato in mutamento" (COM(2011)0303)(3), pubblicata il 25 maggio 2011,

–  vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo dell'11 marzo 2003 dal titolo "Europa ampliata — Prossimità: un nuovo contesto per le relazioni con i nostri vicini orientali e meridionali" (COM(2003)0104)(4),

–  viste le conclusioni del Consiglio del 18 febbraio 2008 sulla politica europea di vicinato(5) e del 20 aprile 2015 sul riesame della politica europea di vicinato;

–  visti gli orientamenti per la promozione e la tutela dell'esercizio di tutti i diritti umani da parte di lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI), adottati dal Consiglio "Affari esteri" il 24 giugno 2013,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla politica europea di vicinato ossia quelle del 20 novembre 2003 sulle relazioni con i nostri vicini orientali e meridionali(6), del 20 aprile 2004 sulle relazioni con i paesi vicini nel quadro dell'Europa ampliata(7), del 19 gennaio 2006 sulla politica europea di prossimità(8), del 15 novembre 2007 sullo sviluppo della politica europea di vicinato(9), del 7 aprile 2011 sulla revisione della politica europea di vicinato – dimensione orientale(10), del 7 aprile 2011 sulla revisione della politica europea di vicinato – dimensione meridionale(11), del 14 dicembre 2011 sulla revisione della politica europea di vicinato(12), del 23 ottobre 2013 sulla politica europea di vicinato: verso un rafforzamento del partenariato. Posizione del Parlamento europeo sulle relazioni del 2012(13) e del 12 marzo 2014 sulla valutazione e definizione di priorità nell'ambito delle relazioni dell'UE con i paesi del partenariato orientale(14),

–  vista la dichiarazione di Riga del vertice del Partenariato orientale dell'UE del 22 maggio 2015,

–  vista la relazione del gruppo di riflessione di alto livello sulla Comunità dell'energia per il futuro,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per gli affari esteri (A8-0194/2015),

A.  considerando che la politica europea di vicinato (PEV) è stata istituita per approfondire le relazioni, consolidare la cooperazione e rafforzare i partenariati dell'UE con i paesi limitrofi, al fine di elaborare uno spazio comune di stabilità, sicurezza e prosperità quale definito all'articolo 8 del TUE; che l'obiettivo resta invariato;

B.  considerando che il vicinato si trova attualmente in continuo mutamento a causa dell'elevato numero di sfide per la sicurezza nuove e di lunga data e risulta meno stabile e assai meno sicuro e affronta una crisi economica più profonda rispetto al momento del varo della PEV;

C.  considerando che la politica rivista dovrebbe essere basata sulla responsabilità reciproca e sull'impegno condiviso verso i valori e i principi dell'UE, ivi compresa democrazia, Stato di diritto, diritti umani e istituzioni pubbliche efficienti, responsabili e trasparenti, e che questi sono nell'interesse tanto delle società vicine quanto della nostra società in termini di stabilità, sicurezza e prosperità; che, nonostante le complessità e le sfide nella pratica, l'UE deve continuare fermamente a sostenere i processi di transizione in tutti i paesi e la democratizzazione, il rispetto dei diritti umani e lo Stato di diritto;

D.  considerando che gran parte del vicinato continua a essere interessato da crisi e conflitti armati o congelati; che i paesi partner devono adoperarsi per trovare una soluzione pacifica dei conflitti in atto; che l'esistenza di conflitti, ivi compresi quelli congelati o protratti, ostacola la trasformazione economica, sociale e politica nonché la cooperazione, la stabilità e la sicurezza regionali; che l'UE dovrebbe svolgere un ruolo più attivo nella risoluzione pacifica dei conflitti in atto;

E.  considerando che tali conflitti stanno minando lo sviluppo di un'autentica ed efficace dimensione multilaterale della PEV; che la pace e la stabilità sono elementi fondamentali della PEV; che i paesi partner devono rispettare tali principi;

F.  considerando che l'Unione europea condanna fermamente tutte le forme di violazioni dei diritti umani, ivi compresa la violenza nei confronti di donne e ragazze, lo stupro, la schiavitù, i delitti d'onore, i matrimoni forzati, il lavoro minorile e la mutilazione genitale femminile;

G.  considerando che gli sviluppi nella regione – a partire dal 2004 ma, in special modo, negli ultimissimi anni – hanno dimostrato come la PEV non sia in grado di rispondere in modo adeguato e sollecito alle circostanze ardue e in celere mutamento;

H.  considerando che la PEV rimane una priorità strategica della politica estera dell'UE; che la revisione della PEV deve essere effettuata al fine di rafforzarla e nell'ottica di sostenere il progresso verso una politica estera e di sicurezza comune dell'UE globale ed efficace nel suo complesso;

I.  considerando che la Commissione e il SEAE, insieme al Consiglio e al Parlamento, hanno tentato di riplasmare la PEV in modo da intervenire sulle imperfezioni della stessa e adeguarla alle mutate circostanze internazionali e nazionali, in particolare in seguito alla Primavera araba; che ciò si è riflesso nel nuovo strumento finanziario per la PEV nel periodo 2014-2020 – lo strumento europeo di vicinato (ENI); che le attuali sfide poste dalla crisi nell'Ucraina orientale, dall'occupazione della Crimea e dal Da'esh dovrebbero essere tenute presenti nella revisione della PEV;

J.  considerando che l'insicurezza, l'instabilità e le condizioni socioeconomiche sfavorevoli nei paesi del vicinato possono avere impatti negativi e invertire le tendenze democratiche del passato;

K.  considerando che, a partire dall'introduzione del nuovo approccio nel 2011, gli sviluppi politici nel vicinato hanno dimostrato come l'UE debba riesaminare ulteriormente le relazioni con i suoi vicini, tenendo conto delle varie realtà esterne e interne; che l'UE deve fronteggiare le nuove sfide nel suo vicinato e adeguare la sua strategia vagliando i suoi interessi e le sue priorità, nonché valutando i suoi strumenti politici, i suoi incentivi e le sue risorse a disposizione, come pure l'attrattiva degli stessi per i suoi partner;

L.  considerando che la revisione del 2011 della PEV affermava che il nuovo approccio dovesse essere basato sulla responsabilità reciproca e su un impegno condiviso verso i valori universali dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto;

M.  considerando che l'UE dovrebbe svolgere un ruolo più attivo nella risoluzione pacifica dei conflitti in atto, in particolare quelli congelati o protratti, che rappresentano attualmente un ostacolo insormontabile al pieno sviluppo della PEV nella regione orientale e meridionale ostacolando le relazioni di buon vicinato e la cooperazione regionale;

N.  considerando che la PEV include diversi "vicinati" che comprendono paesi con interessi, ambizioni e capacità diversi;

O.  considerando l'esigenza di un approccio differenziato e di una politica su misura specialmente perché il vicinato dell'UE è divenuto più frammentato che mai, con i paesi che differiscono sotto parecchi aspetti (comprese le loro ambizioni e le loro aspettative nei riguardi dell'UE) le sfide che affrontano e i fattori esterni; che le relazioni bilaterali dell'UE con i paesi della PEV si trovano in fasi di sviluppo diverse; che l'utilizzo efficace del principio "more for more" (maggiori aiuti a fronte di un maggiore impegno) è di fondamentale importanza nella definizione e differenziazione delle relazioni con i paesi partner e che l'UE dovrebbe "ricompensare" i paesi che mostrano una cooperazione rafforzata con la stessa e progressi nel conseguire i valori europei, in termini di risorse e di altri incentivi nel quadro della PEV; che i vicini dell'UE dovrebbero poter determinare il loro futuro senza alcuna pressione esterna;

P.  considerando che i progressi nella risoluzione dei conflitti e delle controversie tra i paesi della PEV dovrebbero essere considerati un criterio da prendere in considerazione nelle relazioni sui progressi annuali;

Q.  considerando che il rispetto dell'integrità territoriale degli Stati sovrani è un principio fondamentale delle relazioni tra i paesi nel vicinato europeo e che l'occupazione di un territorio di un paese da parte di un altro è inammissibile;

R.  considerando che le risorse a disposizione dell'UE per la sua azione "come attore globale" fino al 2020, nel quadro finanziario pluriennale, ammontano soltanto al 6% del bilancio totale e coprono tutti i programmi connessi, inclusa l'assistenza allo sviluppo e alla cooperazione;

S.  considerando che la PEV ha contribuito all'articolazione di una voce unica dell'UE nell'intero vicinato; che gli Stati membri dovrebbero ricoprire un ruolo importante nel vicinato europeo allineando i propri sforzi e aumentando la credibilità e la capacità di agire dell'UE parlando a una voce unica;

T.  considerando che il processo di consultazione condotto dalla Commissione e dal SEAE dovrebbe essere globale e inclusivo, in modo da assicurare la consultazione di tutti i soggetti pertinenti; che è opportuno sottolineare l'importanza di incoraggiare le organizzazioni per l'uguaglianza di genere e i diritti delle donne a partecipare a detto processo di consultazione; che occorre compiere ulteriori sforzi per rafforzare la visibilità e la conoscenza della PEV nell'opinione pubblica dei paesi partner;

U.  considerando che i vicinati orientale e meridionale affrontano diversi problemi per la cui corretta risoluzione è necessario che la PEV sia flessibile e si adatti in termini di esigenze e sfide specifiche di ciascuna regione;

1.  pone l'accento sull'importanza, sulla necessità e sull'opportunità della revisione della PEV; evidenzia come la PEV riveduta debba essere in grado di offrire una risposta rapida, flessibile e idonea alla situazione sul campo, proponendo nel contempo anche una visione ambiziosa e strategica per lo sviluppo delle relazioni con i paesi limitrofi in un contesto bilaterale e multilaterale, conformemente al suo impegno di promuovere i valori fondamentali su cui la PEV è basata;

2.  sottolinea che la PEV è una parte essenziale della politica estera dell'UE e deve restare una politica unica; ritiene che la PEV si iscriva nel quadro dell'azione esterna dell'UE, il cui potenziale la cui unicità si basano sulla vasta gamma di strumenti disponibili da utilizzare nei settori della diplomazia, della sicurezza, della difesa, dell'economia, del commercio, dello sviluppo e degli aiuti umanitari; sostiene che una PEV efficace sia fondamentale per rafforzare la credibilità e il posizionamento della politica estera dell'UE, e che la PEV debba dimostrare l'autentica leadership dell'UE in materia di vicinato e nelle relazioni con i nostri partner globali;

3.  crede nella continuazione del valore dell'obiettivo della PEV, dichiarato all'inizio, di creare uno spazio di prosperità, stabilità, sicurezza e buon vicinato, basato sui valori e sui principi a fondamento dell'Unione, fornendo assistenza e incentivi per profonde riforme strutturali nei paesi limitrofi, effettuate sotto la loro responsabilità e concordate con gli stessi, che consentano un impegno rafforzato con l'UE; pone pertanto l'accento sull'esigenza di tenere conto delle lezioni apprese, tornare ai fondamenti e riportare tali obiettivi in vetta all'agenda;

4.  sottolinea l'importanza strategica della PEV, quale politica in grado di creare relazioni a diversi livelli e una forte interdipendenza tra l'UE e i suoi partner del vicinato; sottolinea che la sfida fondamentale della PEV consiste nel garantire ai cittadini dei paesi partner miglioramenti tangibili e concreti; ritiene che la PEV debba diventare più solida, politica ed efficace, anche attraverso il rafforzamento dei suoi elementi positivi, tra cui una maggiore attenzione al partenariato con le società, alla differenziazione e a un approccio "more for more" (maggiori aiuti a fronte di un maggiore impegno);

5.  pone l'accento su come il rispetto dei valori universali fondamentali dei diritti umani, dello Stato di diritto, della democrazia, della libertà, dell'uguaglianza e del rispetto della dignità umana sui quali si fonda l'UE, deve restare al centro della politica rivista, secondo quanto stabilito all'articolo 2 degli accordi di associazione tra l'Unione europea e i paesi terzi; ribadisce che il rafforzamento dello Stato di diritto e il sostegno della democrazia e dei diritti umani è nell'interesse dei paesi partner e chiede una maggiore condizionalità riguardo al rispetto di questi valori comuni fondamentali; sottolinea, a tale riguardo, il ruolo del rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani (RSUE) e del Fondo europeo per la democrazia (FED);

6.  pone l'accento su come la politica rinnovata debba essere più strategica, mirata, flessibile e coerente e animata politicamente; invita l'UE a formulare una visione politica chiara e ambiziosa sulla PEV e a prestare particolare attenzione alle proprie priorità politiche nel vicinato orientale e meridionale, tenendo conto delle diverse sfide che i paesi affrontano in ciascuna regione, nonché delle loro diverse aspirazioni e ambizioni politiche; sostiene che i partenariati orientale e mediterraneo rivestono un'importanza cruciale; chiede la nomina di rappresentanti speciali per la regione orientale e meridionale, con l'incarico del coordinamento politico della politica rivista e della partecipazione in tutta l'azione dell'UE nel vicinato;

7.  sottolinea il ruolo importante degli Stati membri, la loro competenza e le loro relazioni bilaterali con i paesi della PEV nella definizione di una politica coerente dell'UE; sottolinea la necessità di un adeguato coordinamento tra il VP/AR, il commissario per la politica europea di vicinato e i negoziati di allargamento, le delegazioni dell'UE e i rappresentanti speciali dell'UE per evitare la duplicazione degli sforzi; sostiene che le delegazioni dell'UE hanno un ruolo di rilievo da svolgere nell'attuazione della PEV;

8.  invita il VP/AR a elaborare proposte di cooperazione con i paesi vicini europei favorevoli, basate sul modello dello Spazio economico europeo, che potrebbero rappresentare un ulteriore passo verso la loro prospettiva europea, essere basate su una maggiore inclusione nello spazio dell'UE in termini di libertà e di piena integrazione nel mercato comune e includere altresì una più stretta cooperazione nell'ambito della politica estera e di sicurezza comune (PESC);

9.  esorta alla definizione delle priorità e degli obiettivi strategici a breve, a medio e a lungo termine, tenendo presente che la PEV deve mirare a creare un approccio differenziato alla cooperazione in vari settori, fra i paesi della PEV stessa e con essi; pone l'accento su come, nella definizione del suo approccio, l'UE deve considerare i suoi interessi e le sue priorità e quelli dei singoli paesi interessati, unitamente ai livelli di sviluppo degli stessi, tenendo in considerazione gli interessi e le aspirazioni delle società, le ambizioni politiche e l'ambiente geopolitico;

10.  evidenzia come la titolarità locale, la trasparenza, la responsabilità reciproca e l'inclusività dovrebbero costituire aspetti chiave del nuovo approccio, in modo da garantire che i benefici della PEV raggiungano tutti i livelli della collettività e della società nei paesi interessati, anziché essere concentrati in determinati gruppi;

11.   rimarca la convinzione che un rafforzamento del potenziale di sviluppo proprio dei paesi partner rende necessario andare oltre il dialogo politico attualmente prevalente nella PEV e ampliarlo integrandovi un dialogo sociale, economico e culturale che tenga conto di tutte le diversità politiche, sociali, etniche e culturali dei paesi partner; sottolinea il valore dei progressi conseguiti mediante la cooperazione territoriale con il coinvolgimento diretto delle autorità locali;

12.  si rammarica delle ristrette risorse stanziate per la cooperazione dell'UE con i suoi partner all'interno del suo vicinato, in particolare a paragone dei livelli notevolmente più elevati di risorse investite nei paesi della PEV dai soggetti interessati dei paesi terzi; osserva che ciò mina la capacità dell'UE di promuovere e attuare politiche in linea con i propri interessi strategici nel suo vicinato; sottolinea l'esigenza di razionalizzare il sostegno e incrementare i fondi in modo da ricompensare efficacemente e sostenere i paesi partner che si impegnano in modo autentico a compiere progressi tangibili per realizzare le riforme, la democratizzazione e il rispetto dei diritti umani;

13.  sottolinea la necessità di rafforzare i meccanismi di responsabilità e trasparenza nei paesi partner per garantirne la capacità di assorbire e spendere i fondi in modo efficace e responsabile; invita la Commissione a garantire meccanismi efficienti di monitoraggio e controllo della spesa del sostegno dell'UE nei paesi della PEV, anche attraverso il controllo da parte della società civile;

14.  esorta l'UE a migliorare il suo coordinamento con gli altri donatori e le altre istituzioni finanziarie internazionali, anche attraverso l'iniziativa AMICI in linea con il suo impegno di diventare un attore globale più responsabile, rispettato ed efficace nella regione e sottolinea la necessità di una programmazione congiunta con i suoi Stati membri e tra gli stessi; sottolinea che un miglior coordinamento con gli Stati membri è necessario per perseguire e realizzare un approccio comune, coerente ed efficace relativamente agli obiettivi a breve e a medio termine della cooperazione dell'UE con i paesi limitrofi e chiede di avviare una discussione sull'argomento con il Consiglio;

15.  sottolinea che l'UE deve associare le ambizioni dell'impegno rafforzato nel proprio vicinato a un sufficiente finanziamento; reputa che la revisione intermedia degli strumenti finanziari esterni debba tener conto della politica rivista e che il SEV debba, conseguentemente, rispecchiare l'ambizione di rendere più efficiente la PEV e garantire la prevedibilità e la sostenibilità dell'impegno dell'UE con i nostri partner, nonché un adeguato livello di flessibilità procedurale; chiede inoltre maggiore coerenza e conformità tra i vari strumenti finanziari esterni dell'UE;

16.  sottolinea il ruolo di facilitatore del Fondo europeo per la democrazia (FED), in quanto integra gli attuali strumenti dell'UE con un nuovo approccio più flessibile e reattivo, in grado di colmare i divari ed efficiente sotto il profilo finanziario; invita la Commissione ad assegnare maggiori risorse al FED;

17.  riconosce che gli atteggiamenti nei confronti dell'Europa e dell'UE nei paesi limitrofi hanno un reale impatto sul conflitto ma rifiuta qualsiasi complicità con la repressione e le violazioni dei diritti umani nei paesi limitrofi derivanti da un'errata ricerca della stabilità nel breve periodo;

Valore aggiunto dell'azione a livello UE

Riplasmare la politica europea di vicinato

18.  pone l'accento sull'esigenza di riplasmare la PEV al fine di costruire partenariati solidi, strategici e duraturi con i paesi della PEV basati sulla tutela dei valori dell'UE e sulla promozione degli interessi reciproci; chiede che gli aspetti tecnici della politica siano suffragati da una chiara visione politica;

19.  osserva che la PEV deve avvalersi della propria metodologia e dei propri strumenti, che devono corrispondere al livello di ambizione e alle necessità e agli obiettivi che i paesi della PEV e l'UE cercano di conseguire;

20.  invita la Commissione a concentrarsi sui settori, individuati insieme ai suoi partner, sulla base di interessi comuni, nei quali si possano realizzare progressi e valore aggiunto universale, nonché al graduale allargamento della cooperazione in base ai progressi e alle ambizioni, in particolare per contribuire alla crescita economica e allo sviluppo umano con particolare attenzione alle nuove generazioni; sottolinea che le riforme economiche devono andare di pari passo con le riforme politiche e che è possibile realizzare la buona governance soltanto attraverso un processo decisionale aperto, responsabile e trasparente basato su istituzioni democratiche;

21.  pone l'accento su come la politica di allargamento e la politica di vicinato siano politiche separate, con obiettivi differenti; ribadisce tuttavia che i paesi europei rientranti nella PEV, come qualsiasi paese europeo, possono candidarsi per l'adesione all'UE se soddisfano i criteri e le condizioni per l'ammissibilità e l'ammissione di cui all'articolo 49 del TUE; ritiene che, pur riconoscendo che la riforma e la transizione devono prevalere e senza alcuna intenzione di aumentare le aspettative non realistiche, che una prospettiva di adesione debba essere accolta come incentivo per tutti i paesi ammissibili e che abbiano espresso chiare aspirazioni e ambizioni europee;

Il sostegno alla democrazia, alla riforma giudiziaria, allo Stato di diritto, alla buona governance e allo sviluppo delle capacità istituzionali

22.  reputa che il sostegno alla democrazia, allo Stato di diritto, alla buona governance, al consolidamento dello Stato e ai diritti umani e alle libertà fondamentali sia essenziale per la PEV; sottolinea che nessuna politica che contribuisca a compromettere detti valori essenziali deve essere adottata nel quadro della PEV; pone l'accento su come l'UE e i suoi Stati membri dovrebbero offrire incentivi e conoscenze tecniche per intraprendere e sostenere le riforme democratiche e superare le sfide politiche, economiche e sociali;

23.  sottolinea la continua esigenza di concentrarsi sul rafforzamento e sul consolidamento della democrazia, dello Stato di diritto, della buona governance, dell'indipendenza del sistema giudiziario, della lotta contro la corruzione e del rispetto per la diversità e i diritti delle minoranze, ivi compresi i gruppi religiosi, i diritti delle persone LGBTI, i diritti delle persone con disabilità e i diritti delle persone appartenenti a minoranze etniche; pone in luce come lo sviluppo delle capacità delle istituzioni nazionali, comprese le assemblee nazionali, insieme al sostegno alla società civile e ai gruppi e partiti politici favorevoli alla democrazia, miglioreranno il dialogo politico e il pluralismo;

24.  sottolinea che i diritti delle donne, l'uguaglianza di genere e il diritto alla non discriminazione sono diritti fondamentali e principi chiave dell'azione esterna dell'UE; sottolinea l'importanza della promozione dei diritti dei minori e dei giovani e dell'uguaglianza di genere, nonché dell'emancipazione economica e politica delle donne, al fine di creare società inclusive, prospere e stabili nel vicinato dell'UE;

25.  ritiene che la PEV rivista debba rafforzare la promozione delle libertà fondamentali nei paesi della PEV attraverso il rafforzamento della libertà di espressione, di associazione e di riunione pacifica e della libertà di stampa e dei media in quanto diritto in grado di consentire la realizzazione dei diritti economici, sociali e culturali;

26.  sottolinea l'importanza di sviluppare la dimensione sociale della PEV, partecipando con i partner alla lotta contro la povertà e l'esclusione, stimolando l'occupazione e la crescita equa, facilitando relazioni lavorative sane e promuovendo l'istruzione e il lavoro dignitoso, in modo da affrontare anche le cause prime della migrazione irregolare;

27.  riconosce l'importanza delle relazioni culturali tra l'UE e i paesi vicini, in ambiti quali la prevenzione dei conflitti e il rafforzamento della pace, lo sviluppo di industrie creative, il rafforzamento della libertà di espressione e il sostegno allo sviluppo sociale ed economico, il rafforzamento del dialogo con la società civile e dei dialoghi interculturali e interreligiosi, anche per far fronte alle discriminazioni e persecuzioni crescenti di cui sono oggetto gruppi religiosi e minoritari; chiede il rafforzamento del quadro per le relazioni culturali, per consentire lo sviluppo di programmi di mobilità, formazione e rafforzamento delle capacità nonché scambi negli ambiti della cultura e dell'istruzione;

28.  sottolinea che l'approccio basato sul "partenariato con le società" deve essere rafforzato e promosso; esorta alla definizione degli interessi e degli obiettivi comuni della politica in consultazione con tutti i soggetti interessati delle varie società e non solo con le autorità;

29.  pone l'accento sull'importanza di sviluppare, nei processi di trasformazione e democratizzazione, una società civile fiorente e attiva che comprenda le parti sociali e la comunità imprenditoriale; invita a sostenere maggiormente la società civile, le PMI locali e altri attori non statali, dato che questi costituiscono un motore del processo di riforma, e chiede un dialogo e partenariati più incisivi tra i vari attori e settori della società civile nell'UE e nei paesi vicini nel quadro della PEV; sottolinea l'importanza delle imprese europee e il loro ruolo nella promozione e nella diffusione di norme internazionali per l'attività economica, compresa la responsabilità sociale delle imprese;

La differenziazione e la condizionalità

30.  chiede che la PEV sia elaborata trasformandola in un quadro politico maggiormente su misura e flessibile, in grado di adeguarsi alla diversità esistente tra i paesi partner e l'attuazione coerente dell'"approccio differenziato"; sottolinea che la differenziazione dovrebbe essere attuata tra i paesi della PEV;

31.  sottolinea l'esigenza di applicare la condizionalità in modo efficace in relazione ai processi di riforma e sottolinea la necessità di un approccio coerente da parte dell'UE tra le sue posizioni e la condizionalità negli stanziamenti finanziari; evidenzia che l'UE non può compromettere i suoi valori e diritti fondamentali e deve evitare la creazione di doppie norme; pone l'accento su come si deve accordare un impegno e un sostegno più consistente da parte dell'UE ai paesi che stanno compiendo progressi nell'attuazione delle riforme che portano a sviluppi politici, economici e sociali a lungo termine e che perseguono un maggiore impegno politico con l'UE e ritiene che tali paesi dovrebbero essere valutati sulla base dei risultati individuali in questi processi di riforma; sottolinea l'importanza di applicare pienamente il principio del "more for more" (maggiori aiuti a fronte di un maggiore impegno);

32.  sottolinea che gli accordi di associazione sono più avanzati ma non rappresentano la fase finale delle relazioni tra l'UE e i suoi vicini;

33.  reputa che l'UE debba invitare i paesi partner con i quali non ha accordi di associazione a partecipare alla cooperazione settoriale, inclusa la possibilità di concludere accordi settoriali, come la Comunità dell'energia, nuovi o che rafforzino quelli esistenti e che facilitino l'integrazione di tali paesi in specifici settori dello spazio unico delle quattro libertà fondamentali dell'UE;

34.  ritiene che, nel perseguire la PEV, occorra rivolgere particolare attenzione alla cooperazione riguardo alla governance economica e alla sostenibilità delle finanze pubbliche nei paesi della PEV;

La dimensione della sicurezza

35.  osserva che preservare la pace, la sicurezza e la stabilità è una preoccupazione fondamentale nel vicinato e che il clima di sicurezza è in rapido deterioramento; richiede una solida componente di sicurezza nella PEV, insieme a strumenti politici adeguati, fino ad ora malauguratamente assenti; sottolinea che l'UE deve concentrare l'attenzione sul miglioramento dell'efficienza ed efficacia dei suoi attuali strumenti di gestione delle crisi, al fine di istituire capacità in grado di ampliare la gamma degli interventi di gestione delle crisi; sottolinea che la sicurezza, la stabilità e lo sviluppo procedono di pari passo e che occorre un approccio globale per affrontare le preoccupazioni di sicurezza nella regione e le cause alla base;

36.  osserva che la stabilità del territorio del Sahel-Sahara deve essere considerata il centro nevralgico della mancanza di sicurezza nel nord e nel sud dell'Africa e che l'instabilità di tale regione è dovuta al moltiplicarsi di reti di traffici di armi, di droga, di esseri umani e ha come conseguenza la minaccia alla stabilità dell'Europa;

37.  chiede un coordinamento più stretto fra la PEV e le attività, più vaste, della politica estera e di sicurezza comune (PESC) e della politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC), insieme al rafforzamento dei collegamenti tra sicurezza interna ed esterna e al trattamento di aspetti diversi della sicurezza dei paesi della PEV e dell'UE; sottolinea la necessità di coerenza e piena conformità tra la revisione della PEV e la revisione della strategia dell'UE in materia di sicurezza;

38.  sottolinea l'esigenza di una strategia politica globale, garantendo nel contempo il pieno rispetto del diritto e degli impegni internazionali, come sancito nell'Atto finale di Helsinki del 1975, sulla base del rispetto dei diritti umani, dei diritti delle minoranze e delle libertà fondamentali, dell'indipendenza, della sovranità e dell'integrità territoriale degli Stati, dell'inviolabilità dei confini, della parità dei diritti e dell'autodeterminazione dei popoli e della risoluzione pacifica dei conflitti; osserva che l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) può ricoprire, in veste di maggiore organizzazione regionale responsabile della sicurezza, un ruolo importante a tal proposito ed è convinto che dovrebbe acquisire un nuovo impulso assumendo il ruolo di mediatore; sostiene il diritto dei partner di prendere decisioni indipendenti e sovrane nell'ambito della politica estera e di sicurezza, senza pressioni e coercizioni esterne;

39.  chiede che la politica rivista sostenga i paesi partner nella creazione di strutture statali appropriate per gestire le problematiche della sicurezza, tra cui sistemi di applicazione della legge efficaci, terrorismo e criminalità organizzata e servizi di intelligence e sicurezza, inclusa la cybersicurezza, sviluppati nel pieno rispetto dei diritti umani e accompagnati da un opportuno controllo parlamentare; sottolinea che l'Unione europea deve impegnarsi in ambiti quali la riforma del settore della sicurezza e, in situazioni post-belliche, nel disarmo, smobilitazione e reinserimento (DDR); invita l'UE a concentrare l'attenzione sul rafforzamento delle capacità per il controllo delle frontiere da parte dei paesi partner; riconosce il costante contributo già apportato da alcuni di questi paesi; invita i paesi del vicinato a contribuire alle missioni della PSDC ove pertinente; invita l'UE a promuovere iniziative congiunte degli Stati vicini nel campo della sicurezza per consentire loro di assumersi maggiori responsabilità e apportare un contributo positivo alla sicurezza nella loro regione;

40.  ricorda agli Stati membri i loro obblighi ai sensi della posizione comune del Consiglio 2008/944/PESC sulle esportazioni di armi, che tra l'altro impone loro di respingere una licenza di esportazione relativa a tecnologie o attrezzature militari verso un paese vicino, qualora esista un rischio evidente che la tecnologia o le attrezzature militari da esportare possano essere utilizzate a fini di repressione interna o per commettere gravi violazioni del diritto umanitario internazionale, provochino o prolunghino conflitti armati o aggravino le tensioni o i conflitti esistenti nel paese destinatario o siano esportate a fini di aggressione contro un altro paese o per far valere una rivendicazione territoriale con la forza;

41.  pone l'accento sull'esigenza di promuovere e assistere attivamente la risoluzione pacifica dei conflitti e le politiche di riconciliazione post conflitto nel vicinato dell'UE, avvalendosi di vari strumenti e mezzi sulla base del valore aggiunto che questi possono offrire; è convinto che tali misure debbano includere il lavoro dei rappresentanti speciali dell'UE, programmi di consolidamento della fiducia, ripristino del dialogo, mediazione che promuova gli scambi interpersonali e missioni della PSDC; invita il VP/AR e il SEAE a sviluppare misure e approcci innovativi, comprese strategie di comunicazione pubblica e consultazioni informali, per sostenere il dialogo e la riconciliazione; sottolinea a tale proposito che le delegazioni dell'UE svolgono un ruolo fondamentale nel definire meccanismi di allerta precoce, attraverso la creazione di fitte reti di prevenzione con le diverse organizzazioni della società civile;

42.  ribadisce il proprio sostegno alla sovranità, integrità territoriale e indipendenza politica dei paesi partner; è del parere che la PEV debba contribuire tali principi, e sostenerli, nella pratica; ribadisce il punto di vista che conflitti congelati o protratti rallentano il pieno sviluppo della PEV; si rammarica, a tale proposito, del fatto che dal lancio della PEV non si sono compiuti progressi nella risoluzione dei conflitti esistenti; ricorda la sua posizione sul fatto che l'occupazione del territorio di un paese partner viola i principi fondamentali e gli obiettivi della PEV; sottolinea la necessità di una risoluzione pacifica tempestiva dei conflitti congelati sulla base delle norme e dei principi del diritto internazionale; invita il VP/AR a svolgere un ruolo più attivo, affermando chiaramente che l'approfondimento delle relazioni bilaterali è legato alla risoluzione pacifica dei conflitti e al rispetto del diritto internazionale; sottolinea in tale contesto l'importanza di perseguire una politica di principio per promuovere la responsabilità per tutte le violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale e evitare doppie norme, in particolare a questo riguardo;

43.  esorta l'UE ad applicare ai conflitti regionali lo spirito e gli insegnamenti tratti dall'esperienza storica dell'integrazione europea, in quanto è opportuno risolvere pacificamente le questioni bilaterali, e le relazioni di buon vicinato così come la cooperazione regionale costituiscono elementi fondamentali della PEV; chiede, a tale proposito, il coinvolgimento dei cittadini e l'impegno degli attori pubblici nei partenariati orizzontali e il gemellaggio con le controparti dell'Unione, nonché un impegno nei confronti della società e delle generazioni più giovani in quanto fattore di cambiamento;

Promuovere l'integrazione regionale

44.  pone l'accento sull'importanza della dimensione regionale della PEV e sull'esigenza di promuovere l'integrazione e sinergie regionali – e di concorrervi – mediante i programmi di cooperazione regionale; sottolinea che una cooperazione economica rafforzata tra i paesi della PEV è necessaria per raggiungere la stabilità e la prosperità nel vicinato europeo;

45.  chiede, a tale proposito, di aggiungere alle relazioni bilaterali dell'Unione europea con i paesi della PEV la dimensione multilaterale, aumentando il numero di attività e iniziative comprese in tale contesto e prestando particolare attenzione al rafforzamento dei progetti transfrontalieri, all'intensificazione dei programmi volti a promuovere i contatti tra le persone, allo sviluppo di incentivi di cooperazione regionale e al rafforzamento del dialogo attivo con la società civile; ritiene che la PEV del futuro debba offrire una piattaforma regionale inclusiva per discutere delle problematiche relative ai diritti umani, in linea con i principi fondamentali della PEV;

46.  chiede valutazioni di impatto sistematiche in materia di diritti umani, comprese le prospettive di genere, degli accordi commerciali e del sostegno finanziario dell'UE ai programmi e progetti nel quadro della PEV;

47.  chiede che la politica rivista rafforzi le piattaforme di cooperazione in essere, vale a dire l'Unione per il Mediterraneo e il partenariato orientale, al fine di sostenere ulteriormente l'integrazione regionale quando le priorità individuate dai partner siano simili per uno specifico settore politico, affronti problematiche subregionali specifiche come la mobilità, l'energia o la sicurezza e ravvicini maggiormente i partner in termini di norme economiche e legislazione; è convinto che le strutture multilaterali della PEV dovrebbero essere consolidate e sviluppate in modo più strategico;

48.  sottolinea l'importanza del ruolo delle assemblee multilaterali, quali EuroNest e AP-UpM, in veste di forum per il dialogo politico e di strumento di impulso alla titolarità della politica di vicinato e le incoraggia fortemente a rafforzare il loro impegno al riguardo in modo adeguato ed efficace;

49.  pone in evidenza il valore aggiunto della diplomazia parlamentare e delle riunioni bilaterali interparlamentari regolari che il PE tiene con le controparti del vicinato quale strumento di scambio delle esperienze e di valutazione dello stato della relazione dei singoli paesi con l'UE; incoraggia i parlamenti nazionali degli Stati membri a tenere le riunioni bilaterali interparlamentari nel quadro della PEV, quale modo per garantire un approccio coerente;

50.  sottolinea l'importanza della Conferenza degli enti locali e regionali del partenariato orientale (CORLEAP) e dell'Assemblea regionale locale euromediterranea (ARLEM), che consentono ai rappresentanti locali e regionali di sviluppare un dialogo con le istituzioni dell'UE e di perseguire una cooperazione economica, sociale e locale e regionale;

51.  sottolinea che lo sviluppo di piattaforme regionali della società civile, quali i forum della società civile del Partenariato orientale e del vicinato meridionale rafforzano l'impegno dei vari soggetti interessati dando impulso all'agenda di democratizzazione e di riforma economica nel vicinato;

I vicini dei vicini

52.  evidenza l'esigenza di costruire solidi partenariati con i paesi limitrofi; pone l'accento sull'importanza di garantire che la PEV formi parte della più ampia politica esterna dell'UE, nonché di tener conto degli altri attori strategici che hanno un'influenza sul vicinato (i "vicini dei vicini") e delle organizzazioni internazionali e regionali affrontando, tra l'altro, problemi di interesse comune e preoccupazioni reciproche, compresa la sicurezza regionale e globale, attraverso i quadri bilaterali e multilaterali esistenti o il dialogo multilaterale quando ritenuto opportuno e pertinente;

53.  evidenzia che l'UE deve esaminare realisticamente le varie opzioni politiche che i suoi partner si trovano di fronte, nonché il modo di realizzare ponti con i loro vicini su vari livelli e di trattare la politica estera dei paesi terzi nel suo vicinato, garantendo che siano l'UE e i suoi partner sovrani a decidere in che modo desiderano procedere nelle loro relazioni;

54.  ribadisce la propria convinzione che le disposizioni dell'accordo di libero scambio globale e approfondito non rappresentino alcuna sfida commerciale per la Federazione russa e che gli accordi di associazione non debbano essere considerati un impedimento a buoni rapporti tra i partner orientali e i loro vicini;

55.  invita l'UE a sviluppare meccanismi efficaci di sostegno dei paesi partner della PEV che stanno portando avanti un'agenda europea ambiziosa e che, di conseguenza, subiscono misure di ritorsione, coercizione commerciale o aggressione militare vera e propria da parte di paesi terzi; ribadisce che, sebbene la PEV non sia stata creata contro altri soggetti strategici e rifiuti l'idea di una competizione geopolitica a somma zero nel vicinato, l'UE deve proporre impegni credibili e un sostegno politico solido ai partner che desiderano allinearsi maggiormente ad essa;

56.  invita l'UE a sfruttare la competenza delle organizzazioni regionali cui appartengono i vicini, quali il Consiglio d'Europa, l'OSCE, l'Unione africana, i pertinenti uffici regionali delle Nazioni Unite e la Lega degli Stati arabi e a coinvolgere attivamente e cooperare con loro al fine di affrontare i conflitti regionali; ricorda che questi sono importanti forum per coinvolgere i partner nell'attuazione delle riforme, intervenire sulle preoccupazioni per i diritti umani e le questioni regionali – riguardo ai quali devono assumersi maggiori responsabilità – e per dare impulso alla democratizzazione;

Gli obiettivi e gli strumenti della politica

Un'offerta diversificata: i settori prioritari

57.  invita l'Unione europea a esaminare e individuare, insieme ai suoi partner, le priorità per una cooperazione e integrazione rafforzate in diversi settori politici quali lo sviluppo economico e umano, la prevenzione dei conflitti e delle catastrofi, le infrastrutture e lo sviluppo regionale, l'ambiente, le politiche per la concorrenza commerciale, le PMI, la migrazione, la sicurezza, l'energia e l'efficienza energetica, con la finalità di creare uno spazio di prosperità, di stabilità e di buon vicinato;

58.  reputa che l'obiettivo della coerenza delle politiche interne ed esterne dell'UE, nonché il legame stretto e sempre più marcato tra alcune questioni interne ed esterne debbano essere rispecchiati nella nuova PEV;

59.  ritiene che una più solida cooperazione nell'ambito del futuro mercato digitale, il sostegno alle riforme dell'amministrazione elettronica e soluzioni aperte di governo costituiscano strumenti per il coinvolgimento dei cittadini;

60.  sottolinea l'importanza della libera circolazione delle persone e sostiene il miglioramento della mobilità nel vicinato, in modo sicuro e correttamente gestito, attraverso l'agevolazione e la liberalizzazione dei visti (in particolare per gli studenti, i giovani e i ricercatori); invita la Commissione, in cooperazione con gli Stati membri, a migliorare ulteriormente i partenariati per la mobilità nel vicinato, nonché a elaborare possibilità di regimi di migrazione circolare, che aprirebbero vie sicure e legali per i migranti; invita l'UE a fare una distinzione chiara tra richiedenti asilo a causa di persecuzioni e migranti irregolari per motivi economici; condanna, la tratta di esseri umani, di cui sono vittime soprattutto le donne, e sottolinea l'importanza di rafforzare la cooperazione con i paesi partner al fine di combatterla;

61.  invita la Commissione a prestare attenzione alla prospettiva dell'uguaglianza di genere quando promuove formazioni professionali e accademiche, oltre che nel quadro dei programmi di migrazione circolare con i paesi del vicinato, al fine di rafforzare la partecipazione delle donne alle rispettive economie;

62.  osserva che l'elevata disoccupazione, in particolare tra i giovani, la mancanza di un libero accesso all'informazione, l'esclusione sociale e la povertà, nonché la mancanza di protezione dei diritti delle minoranze, unite alla scarsa partecipazione politica socioeconomica delle donne, il malgoverno e elevati livelli di corruzione, sono cause profonde dell'instabilità e chiede decisamente un impegno al di là delle zone di libero scambio approfondito e globale; osserva che la sola prospettiva di accordi commerciali e di libero scambio non costituisce più una leva abbastanza efficace per rafforzare il nostro partenariato con i paesi del vicinato, in particolare quelli del Mediterraneo meridionale; osserva la mancanza di cooperazione economica regionale tra i paesi vicini dell'UE e chiede la realizzazione di iniziative subregionali per aumentare il commercio tra tali paesi;

63.  pone in evidenza l'importanza di investire in progetti per i giovani, le donne e i futuri leader, utilizzando appieno le opportunità di borse di studio del programma "Erasmus +" per promuovere scambi di studenti e insegnanti tra i paesi della PEV e gli Stati membri, finalizzati alla formazione dei futuri leader tanto dei paesi della PEV quanto degli Stati membri, nonché all'ulteriore promozione di progetti accademici e educativi che hanno già dimostrato il loro valore in questo ambito, come il Collegio d'Europa;

64.  invita la Commissione a esaminare e a offrire ai paesi della PEV livelli differenti di partecipazione, cooperazione e impegno nelle politiche, nei programmi e nelle agenzie dell'UE quali EUROPOL, FRONTEX e la gestione doganale, negli ambiti della lotta alla tratta di essere umani e dei reati economici e transfrontalieri e in quello della Comunità dell'energia, che come accordo di integrazione riuscito può svolgere un ruolo maggior rilievo nella PEV; pone in evidenza l'importanza della sicurezza energetica e di una più stretta cooperazione energetica all'interno del vicinato europeo, al fine di raggiungere un obiettivo condiviso di continuità della fornitura di energia a costi accessibili, sostenibile e pulita; chiede l'apertura graduale dell'Unione dell'energia ai paesi della PEV; incoraggia la Commissione a promuovere la convenzione di Budapest per la lotta alla criminalità informatica tra i paesi della PEV e li invita ad aderirvi, qualora non l'avessero ancora fatto;

65.  reputa che si debba accentuare maggiormente l'impiego di programmi di assistenza tecnica come TAIEX e i gemellaggi e che si debbano includere i partner in programmi dell'UE quali Erasmus e Orizzonte 2020, poiché contribuiscono alla condivisione della conoscenza e alla creazione di reti a diversi livelli, oltre a costituire la base per la creazione di uno spazio comune di vicinato;

66.  è del parere che la dimensione parlamentare della politica debba essere potenziata migliorando l'efficacia delle riunioni interparlamentari e degli organismi parlamentari congiunti istituiti sulla base di accordi con l'UE, nonché delle assemblee parlamentari; plaude, in tal contesto, al nuovo approccio al sostegno della democrazia parlamentare che il Parlamento ha adottato; sottolinea il ruolo svolto dai parlamenti dei paesi della PEV nel fare assumere ai governi le proprie responsabilità e incoraggia il rafforzamento della loro capacità di controllo; chiede che il Parlamento europeo sia associato all'attuazione della nuova PEV e venga regolarmente informato e consultato sul suo stato di avanzamento nei paesi partner; è del parere che i partiti politici e i gruppi politici europei nei parlamenti nazionali degli Stati membri e il Parlamento europeo possano svolgere un ruolo importante e possano assumere una responsabilità fondamentale per quanto riguarda la promozione di una cultura politica basata su istituzioni democratiche a pieno titolo, sullo Stato di diritto, sulla democrazia multipartitica e sulla piena partecipazione delle donne al processo decisionale;

67.  evidenzia come, affinché sia una politica proficua, la PEV deve altresì garantire l'esistenza di una titolarità degli Stati membri, anche ampliando le iniziative faro; invita pertanto la Commissione al potenziamento del coordinamento politico e della programmazione congiunta dell'assistenza finanziaria, nonché all'offerta di meccanismi per promuovere la condivisione di informazioni tra Stati membri e strutture dell'UE sui paesi della PEV nonché la consultazione tra gli Stati membri, le strutture dell'UE e i paesi del vicinato; ritiene che l'assistenza tecnica e finanziaria dell'UE debba essere subordinata al raggiungimento di parametri di riferimento tangibili nel processo di riforma sulla cui base verrà concesso ulteriore sostegno;

La valutazione e la visibilità

68.  evidenzia che i piani d'azione, elaborati in stretta collaborazione con le autorità dei paesi partner e in consultazione con le OSC, devono essere incentrati su un numero limitato di priorità realistiche da realizzare e che la loro attuazione deve essere oggetto di una periodica valutazione o quando ciò sia motivato dal mutamento delle circostanze con opzioni politiche da adottarsi di comune accordo; sottolinea l'importanza di sviluppare un processo di consultazione con le OSC per la definizione dei parametri di riferimento;

69.  pone l'accento su come le relazioni sullo stato di avanzamento devono focalizzarsi sull'attuazione delle priorità individuate nei piani d'azione e riflettere il livello d'impegno del paese partner; ribadisce il suo invito a porre i dati contenuti nelle relazioni in prospettiva, tenendo presente il contesto nazionale e tenendo conto delle tendenze degli anni precedenti; è del parere che tutti i principali soggetti interessati dei paesi della PEV, ivi compresa la società civile, debbano essere realmente coinvolti e consultati prima dell'elaborazione di dette relazioni; chiede che documenti fondamentali come le relazioni sullo stato di avanzamento siano tempestivamente disponibili nei siti Web delle rispettive delegazioni dell'UE e vengano tradotti nella lingua locale; chiede all'UE di utilizzare più mezzi qualitativi per misurare la portata dei progressi nei paesi partner e di attuare efficaci misure di condizionalità da legarsi ai progressi dei partner nei campi dei diritti umani, dello Stato di diritto e della democrazia;

70.  reputa che si debba migliorare la visibilità dell'assistenza dell'UE, al fine di rendere chiari per le popolazioni dei paesi partner e degli Stati membri i benefici del sostegno dell'UE; invita la Commissione a definire meccanismi speciali per fornire assistenza umanitaria ai paesi del vicinato, che differiscano dal modello utilizzato per tutti i paesi terzi nel mondo e che garantirebbero all'UE e alla sua agenda politica un'elevata visibilità tra gli altri obiettivi; sottolinea l'importanza e la necessità di un meccanismo in grado di garantire la trasparenza riguardo all'assistenza finanziaria concessa dall'UE;

71.  invita l'UE a potenziare la propria capacità di contrasto alle campagne di disinformazione e di propaganda contro l'UE stessa e i suoi Stati membri, che sono finalizzate a sminuire la loro unità e solidarietà; invita l'UE a potenziare la propria visibilità per mostrare chiaramente il suo sostegno e impegno nei confronti dei paesi partner; sottolinea l'importanza di promuovere un'informazione obiettiva, indipendente e imparziale e della libertà dei media nei paesi della PEV, nonché la necessità di sforzi di comunicazione strategica nel suo vicinato, compresi i suoi valori e obiettivi, mediante lo sviluppo di una strategia di comunicazione completa, efficace e sistematica nell'ambito della politica rivista;

72.  invita l'UE a rafforzare la sua presenza nei paesi partner utilizzando strumenti audiovisivi più interattivi e i social media nelle rispettive lingue locali per raggiungere l'intera società; chiede alla Commissione di elaborare una strategia di comunicazione chiara per le società nei paesi della PEV, al fine di spiegare loro i benefici degli accordi di associazione, comprese le zone di libero scambio globali e approfondite (DCFTA), come strumento per modernizzare i loro sistemi politici e le loro economie;

o
o   o

73.  incarica il proprio Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e parlamenti dei paesi della PEV, alle Assemblee parlamentari di EuroNest e dell'Unione per il Mediterraneo, alla Lega degli Stati arabi, all'Unione africana, al Consiglio d'Europa e all'OSCE.

(1) JOIN (2015)0006. http://ec.europa.eu/enlargement/neighbourhood/consultation/consultation.pdf
(2) http://eeas.europa.eu/euromed/docs/com2011_200_en.pdf
(3) http://eurlex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=COM:2011:0303:FIN:en:PDF
(4) http://eeas.europa.eu/enp/pdf/pdf/com03_104_en.pdf
(5) Conclusioni del Consiglio per le relazioni esterne del 18 febbraio 2008 - http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/gena/98818.pdf
(6) GU C 87 E del 7.4.2004, pag. 506.
(7) GU C 104 E del 30.4.2004, pag. 127.
(8) GU C 287 E del 24.11.2006, pag. 312.
(9) GU C 282 E del 6.11.2008, pag. 443.
(10) GU C 296 E del 2.10.2012, pag. 105.
(11) GU C 296 E del 2.10.2012, pag. 114.
(12) GU C 168 E del 14.6.2013, pag. 26.
(13) Testi approvati, P7_TA(2013)0446.
(14) Testi approvati, P7_TA(2014)0229.


Armonizzazione di taluni aspetti del diritto d'autore e dei diritti connessi nella società dell'informazione
PDF 235kWORD 102k
Risoluzione del Parlamento europeo del 9 luglio 2015 sull'attuazione della direttiva 2001/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 maggio 2001 sull'armonizzazione di taluni aspetti del diritto d'autore e dei diritti connessi nella società dell'informazione (2014/2256(INI))
P8_TA(2015)0273A8-0209/2015

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 4, 26, 34, 114, 118 e 167 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visto l'articolo 27 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,

–  visto l'accordo TRIPS del 1994 sugli aspetti commerciali dei diritti di proprietà intellettuale,

–  vista la Convenzione dell'Unesco, del 20 ottobre 2005, per la protezione e la promozione della diversità delle espressioni culturali,

–  visti gli articoli 11, 13, 14, 16, 17, 22 e 52 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  vista la direttiva 2001/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2001, sull'armonizzazione di taluni aspetti del diritto d'autore e dei diritti connessi nella società dell'informazione(1),

–  vista la Convenzione di Berna per la protezione delle opere letterarie ed artistiche, in particolare il test a tre fasi,

–  visto il trattato sui diritti d'autore dell'Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale (OMPI) del 20 dicembre 1996,

–  visto il trattato dell'OMPI sulle interpretazioni ed esecuzioni e sui fonogrammi, del 20 dicembre 1996,

–  visto il trattato dell'OMPI sulle interpretazioni ed esecuzioni audiovisive, adottato a Pechino il 24 giugno 2012 dalla conferenza diplomatica dell'OMPI sulla protezione delle interpretazioni ed esecuzioni audiovisive,

–  visto lo studio del settembre 2013 sui diritti di proprietà intellettuale (DPI), effettuato congiuntamente dall'Ufficio europeo dei brevetti (UEB) e dall'Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (UAMI), dal titolo "Settori a forte intensità di diritti di proprietà intellettuale: il contributo ai risultati economici e all'occupazione nell'UE",

–  visto il trattato di Marrakech volto a facilitare l'accesso alle opere pubblicate per le persone non vedenti, con disabilità visive o con altre difficoltà nella lettura di testi a stampa,

–  vista la direttiva 2014/26/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sulla gestione collettiva dei diritti d'autore e dei diritti connessi e sulla concessione di licenze multiterritoriali per i diritti su opere musicali per l'uso online nel mercato interno(2),

–  vista la direttiva 2013/37/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, che modifica la direttiva 2003/98/CE relativa al riutilizzo dell'informazione del settore pubblico(3),

–  vista la direttiva 2012/28/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, su taluni utilizzi consentiti di opere orfane(4),

–  vista la direttiva 2006/116/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, concernente la durata di protezione del diritto d'autore e di alcuni diritti connessi(5),

–  vista la direttiva 2011/77/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 settembre 2011, che modifica la direttiva 2006/116/CE relativa alla durata di protezione del diritto d'autore e di taluni diritti connessi(6),

–  vista la direttiva 93/83/CEE del Consiglio, del 27 settembre 1993, per il coordinamento di alcune norme in materia di diritto d'autore e diritti connessi applicabili alla radiodiffusione via satellite e alla ritrasmissione via cavo(7),

–  vista la direttiva 2004/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, sul rispetto dei diritti di proprietà intellettuale(8),

–  vista la direttiva 2006/115/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, concernente il diritto di noleggio, il diritto di prestito e taluni diritti connessi al diritto di autore in materia di proprietà intellettuale(9) che modifica la direttiva 92/100/CEE(10),

–  vista la direttiva 2001/84/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 settembre 2001, relativa al diritto dell'autore di un'opera d'arte sulle successive vendite dell'originale(11),

–  vista la sua risoluzione del 27 febbraio 2014 sui prelievi per copie private(12),

–  vista la sua risoluzione del 12 settembre 2013 dal titolo "Valorizzare i settori culturali e creativi per favorire la crescita economica e l'occupazione"(13),

–   vista la sua risoluzione dell'11 settembre 2012 sulla distribuzione online di opere audiovisive nell'Unione europea(14),

–  vista la sua risoluzione del 22 settembre 2010 sull'applicazione dei diritti di proprietà intellettuale nel mercato interno(15),

–  vista la consultazione pubblica effettuata dalla Commissione tra il 5 dicembre 2013 e il 5 marzo 2014 sul riesame della normativa UE sul diritto d'autore,

–  vista la sua risoluzione del 16 febbraio 2012 sulla petizione 0924/2011, presentata da Dan Pescod, cittadino britannico, a nome di European Blind Union (EBU)/Royal National Institute of Blind People (RNIB), sull'accesso delle persone non vedenti ai libri e ad altri prodotti a stampa(16),

–  visto il Libro verde della Commissione sulla distribuzione di opere audiovisive nell'Unione europea: opportunità e sfide verso un mercato unico del digitale (COM(2011)0427),

–  visto il Libro verde della Commissione dal titolo "Il diritto d'autore nell'economia della conoscenza" (COM(2008)0466),

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo "Un mercato unico dei diritti di proprietà intellettuale: rafforzare la creatività e l'innovazione per permettere la creazione di crescita economica, di posti di lavoro e prodotti e servizi di prima qualità in Europa" (COM(2011)0287),

–  visto il memorandum d'intesa, del 20 settembre 2011, sui principi chiave della digitalizzazione e della messa a disposizione di opere fuori commercio, per agevolare la digitalizzazione e la messa a disposizione di opere e riviste accademiche per biblioteche europee e altre istituzioni analoghe,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione giuridica e i pareri della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia e della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (A8-0209/2015),

A.  considerando che la revisione della direttiva 2001/29/CE riveste un ruolo decisivo nel promuovere la creatività e l'innovazione, la diversità culturale, la crescita economica, la competitività, il mercato unico digitale e per l'accesso alla conoscenza e all'informazione e fornisce, al contempo, agli autori di opere letterarie e artistiche un riconoscimento e una protezione sufficienti dei loro diritti;

B.  considerando che l'articolo 167 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) stabilisce che l'Unione europea contribuisce al pieno sviluppo e alla diversità delle culture degli Stati membri, specialmente attraverso la creazione artistica e letteraria;

C.  considerando che la direttiva 2001/29/CE sull'armonizzazione di taluni aspetti del diritto d'autore e dei diritti connessi nella società dell'informazione mirava ad adeguare agli sviluppi tecnologici la normativa sul diritto d'autore e i diritti connessi;

D.  considerando che la direttiva 2001/29/CE riguarda anche alcuni obblighi dell'Unione europea previsti dal diritto internazionale, tra cui le disposizioni della convenzione di Berna per la protezione delle opere letterarie e artistiche e i trattati dell'OMPI sul diritto d'autore e sulle interpretazioni ed esecuzioni e sui fonogrammi;

E.  considerando che la Commissione e gli Stati membri stanno effettuando considerevoli investimenti nella digitalizzazione e nell'accessibilità online delle ricche collezioni delle istituzioni culturali europee, affinché i cittadini possano fruire di tali collezioni in qualunque luogo e su qualsiasi dispositivo;

F.  considerando che le industrie culturali e creative dell'UE sono uno dei motori della crescita economica e della creazione di posti di lavoro nell'Unione e apportano un grande contributo all'economia UE, dal momento che, secondo le stime più recenti, occupano oltre 7 milioni di persone, con un impatto sul PIL dell'UE superiore al 4,2%, e che le industrie culturali hanno continuato a generare occupazione durante la crisi economica degli anni 2008-2012;

G.  considerando che lo studio congiunto dell'UEB e dell'UAMI, del settembre 2013, evidenzia che l'attività economica complessiva dell'Unione, il cui valore si aggira attorno ai 4 700 miliardi di euro all'anno, è generata da settori a forte intensità di DPI, che forniscono inoltre il 26 % dei posti di lavoro diretti (ovvero 56 milioni) e il 9 % dei posti di lavoro indiretti sul totale dei posti di lavoro dell'UE;

H.  considerando che la rivoluzione digitale ha introdotto nuove tecniche e mezzi di comunicazione e reso possibili nuove forme espressive che, pur mettendo in discussione il rapporto trilaterale che tradizionalmente lega creatore e fruitore attraverso l'imprenditore culturale, ha incentivato la nascita di un'economia basata sulla conoscenza, creando nuovi posti di lavoro e favorendo la promozione della cultura e dell'innovazione;

I.  considerando che qualsiasi iniziativa politica riguardante il mercato unico digitale deve essere conforme alla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, e segnatamente gli articoli 11, 13, 14, 16, 17 e 22;

J.  considerando che la diversità culturale e la diversità linguistica superano i confini nazionali e che alcune lingue europee sono parlate in più paesi;

K.  considerando che la Carta dei diritti fondamentali tutela la libertà di espressione e d'informazione, la libertà delle arti e della scienza, e garantisce la protezione dei dati personali e la diversità culturale e linguistica, il diritto alla proprietà e la tutela della proprietà intellettuale, il diritto all'istruzione e la libertà d'impresa;

L.  considerando che anche nell'era digitale l'autore deve avere il diritto di tutelare la propria attività creativa;

M.  considerando che è necessario prendere in considerazione misure che contribuiscano all'ulteriore sviluppo dell'interscambio culturale e che migliorino la certezza del diritto nel settore; che molti servizi creativi online sono stati sviluppati in seguito all'applicazione della direttiva 2001/29/CE, e i consumatori non hanno mai avuto accesso a una gamma tanto vasta di opere creative e culturali; che è necessario che gli utenti possano accedere a un contenuto culturale ampio, vario e di qualità;

N.  considerando che lo sviluppo armonico e sistematico di Europeana, la biblioteca digitale fondata nel 2008 su iniziativa dell′UE, ha reso disponibili le opere delle biblioteche degli Stati membri;

O.  considerando che le opere creative sono una delle principali fonti che alimentano l'economica digitale e gli attori del settore delle tecnologie dell'informazione come i motori di ricerca, i media sociali o le piattaforme di contenuto generato dagli utenti, ma che la quasi totalità del valore generato dalle opere creative viene trasferita a questi intermediari digitali, che rifiutano di retribuire gli autori o negoziano con essi remunerazioni estremamente basse;

P.  considerando che la direttiva 2011/77/UE e la direttiva 2006/116/CE hanno armonizzato i termini della protezione del diritto d'autore e dei diritti connessi prevedendo una totale armonizzazione del periodo di protezione per ogni tipologia di opera e per ogni diritto connesso negli Stati membri;

Q.  considerando che spetta al legislatore UE promuovere un quadro normativo in materia di diritti d'autore e diritti connessi che sia chiaro e comprensibile per tutti i soggetti interessati e, in definitiva, per i cittadini, assicurando la certezza del diritto;

R.  considerando il vantaggio concorrenziale e il crescente potere di alcuni intermediari su internet, nonché l'impatto negativo di questa situazione sul potenziale creativo degli autori e sullo sviluppo dei servizi proposti da altri distributori di opere creative;

S.  considerando che, nella definizione del quadro giuridico in materia di diritti d'autore e diritti connessi, occorre tenere conto della necessità di incentivare modelli industriali e commerciali innovativi, sfruttando le opportunità offerte dalle nuove tecnologie, al fine di rendere più competitive le imprese dell'UE;

T.  considerando che la creazione di crescita e posti di lavoro in Europa costituisce la priorità della Commissione e occupa un posto centrale nel suo programma 2014-2019;

1.  sottolinea che il diritto d'autore costituisce il mezzo concreto con cui garantire la remunerazione dei creatori e il finanziamento del processo creativo;

2.  valuta positivamente l'iniziativa della Commissione, che ha svolto una consultazione pubblica sul diritto d'autore, la quale ha suscitato il grande interesse di un'ampia gamma di parti interessate, compreso il settore culturale e la società civile(17);

3.  plaude all'impegno della Commissione di sviluppare ulteriormente l'agenda digitale dell'UE, comprese le problematiche del diritto d'autore, nel corso del mandato della nuova Commissione; plaude al programma di lavoro della Commissione per il 2015, nella misura in cui promette l'adozione di un pacchetto sul mercato unico digitale comprendente una proposta legislativa con l'obiettivo di modernizzare le norme sul diritto d'autore per adattarle all'era digitale;

4.  rammenta che il diritto d'autore e i diritti connessi proteggono e stimolano tanto lo sviluppo e la commercializzazione di nuovi prodotti e servizi quanto la creazione e lo sfruttamento del loro contenuto creativo, concorrendo così a un miglioramento della competitività, dell'occupazione e dell'innovazione in vari settori industriali dell'UE;

5.  sottolinea che il diritto d'autore è efficace solo nella misura in cui lo sono le misure di attuazione in vigore per tutelarlo e che al fine di garantire un settore creativo fiorente e innovativo l'applicazione del diritto d'autore deve essere rigorosa;

6.  ricorda che la territorialità è inerente all'esistenza del diritto d'autore e dei diritti connessi; sottolinea che questo principio non è in contraddizione con le misure che garantiscono la portabilità dei contenuti;

7.  sottolinea che qualsiasi revisione della direttiva 2001/29/CE dovrebbe continuare a garantire il principio di una remunerazione adeguata dei titolari dei diritti; chiede che venga riaffermato il principio di territorialità, che consente a ciascuno Stato membro di garantire tale remunerazione adeguata nel quadro della propria politica culturale;

8.  osserva che l'offerta legale a disposizione degli utenti è aumentata in seguito all'attuazione della direttiva 2001/29/CE; osserva inoltre che l'accesso transfrontaliero ai diversi usi che i progressi tecnologici offrono ai consumatori potrebbe richiedere un miglioramento, basato su elementi concreti, dell'attuale quadro normativo per sviluppare ulteriormente l'offerta legale di contenuti online culturali e creativi diversificati, nell'ottica di consentire l'accesso alla diversità culturale europea;

9.  rammenta che ai consumatori è negato troppo spesso l'accesso a taluni servizi legati ai contenuti per ragioni geografiche, il che è contrario all'obiettivo della direttiva 2001/29/CE per quanto concerne l'attuazione delle quattro libertà del mercato interno; esorta pertanto la Commissione a proporre soluzioni adeguate per migliorare l'accessibilità transfrontaliera dei servizi e dei contenuti protetti da diritto d'autore per i consumatori;

10.  ritiene possibile trarre insegnamento per altre tipologie di contenuti dall'approccio adottato nella direttiva 2014/26/UE sulla gestione collettiva dei diritti, ma ritiene anche che gli aspetti che riguardano la portabilità e i blocchi geografici non possano essere risolti con un'unica soluzione globale e che potrebbero rendersi necessari diversi interventi, sia di natura normativa sia ispirati al mercato;

11.  sottolinea che la produzione creativa dell'UE costituisce una delle sue risorse più preziose, e che chi vuole beneficiarne dovrebbe essere in grado di pagare per farlo, anche quando tale produzione viene venduta solo in un altro Stato membro;

12.  ricorda la possibilità di ricorrere alle licenze multiterritoriali, come previsto dalla direttiva 2014/26/UE sulla gestione collettiva dei diritti d'autore, quando le emittenti desiderino coprire la totalità del territorio europeo;

13.   ricorda che il finanziamento, la produzione e la coproduzione di film e contenuti televisivi dipendono in gran parte da licenze territoriali esclusive accordate ai distributori locali su piattaforme diverse che rispondono alle specificità culturali dei vari mercati europei; sottolinea pertanto che la libertà contrattuale di scegliere l'estensione territoriale e le diverse piattaforme di distribuzione incoraggia l'investimento in film e contenuti televisivi e promuove la diversità culturale; invita la Commissione a garantire che qualsiasi iniziativa sulla modernizzazione del diritto d'autore sia preceduta da uno studio approfondito dei suoi effetti sulla produzione, il finanziamento e la distribuzione di film e contenuti televisivi nonché sulla diversità culturale;

14.  sottolinea che le pratiche di blocco geografico adottate dall'industria non dovrebbero impedire alle minoranze culturali che vivono negli Stati membri dell'UE di accedere ai contenuti o ai servizi, sia gratuiti che a pagamento, offerti nella loro lingua;

15.  sostiene le iniziative finalizzate a migliorare la portabilità, nell'UE, dei servizi online di contenuti legalmente acquisiti e legalmente messi a disposizione, nel pieno rispetto dei diritti d'autore e degli interessi dei titolari di diritti;

16.  rammenta che i mercati culturali europei sono intrinsecamente eterogenei in ragione della diversità culturale e linguistica europea; osserva che tale diversità andrebbe considerata un vantaggio piuttosto che un ostacolo per il mercato unico;

17.  prende atto dell'importanza delle licenze territoriali nell'UE, specialmente per quanto riguarda la produzione audiovisiva e cinematografica, basata principalmente sui sistemi di preacquisto o prefinanziamento delle emittenti;

18.  osserva con preoccupazione la moltiplicazione dei servizi illegali online e l'aumento della pirateria e, in generale, delle violazioni della proprietà intellettuale, che costituiscono una grave minaccia per le economie degli Stati membri e per la creatività nell'UE;

19.  sottolinea che qualunque riforma del quadro del diritto d'autore dovrebbe basarsi su un elevato livello di protezione, dato che i diritti sono fondamentali per la creazione intellettuale, e fornire una base giuridica stabile, chiara e flessibile che favorisca gli investimenti e la crescita nel settore culturale e creativo, eliminando nel contempo le incertezze e le incongruenze giuridiche che incidono negativamente sul funzionamento del mercato interno;

20.  sottolinea che, oltre a sviluppare in modo consistente strutture funzionanti per il mercato unico digitale, è necessario continuare a garantire il funzionamento del mercato interno analogico;

21.  ricorda che i settori a forte intensità di diritto d'autore impiegano più di 7 milioni di persone nell'UE; invita pertanto la Commissione a garantire che qualsiasi iniziativa legislativa sulla modernizzazione del diritto d'autore sia preceduta da un'esaustiva valutazione ex-ante degli effetti sulla crescita e sull'occupazione nonché dei costi e dei vantaggi potenzialmente generati da tale iniziativa, conformemente ai principi di una migliore regolamentazione;

22.  sottolinea che qualsiasi revisione futura del diritto d'autore dell'UE deve essere mirata e poggiare su dati verificati, al fine di garantire che i settori creativi in Europa continuino a svilupparsi;

23.  riconosce che le attività commerciali che violano il diritto d'autore rappresentano una grave minaccia per il funzionamento del mercato unico digitale e per lo sviluppo dell'offerta legale di contenuti online culturali e creativi diversificati;

24.  ritiene indispensabile rafforzare la posizione degli autori e dei creatori e migliorare la loro remunerazione rispetto alla distribuzione e allo sfruttamento digitale delle loro opere;

Diritti esclusivi

25.  riconosce la necessità che gli autori e gli esecutori beneficino di una protezione giuridica delle loro opere creative e artistiche; riconosce l'interesse pubblico alla disseminazione della cultura e della conoscenza; riconosce il ruolo dei produttori ed editori nel far giungere le opere al mercato e la necessità di una remunerazione equa ed adeguata per tutte le categorie di titolari di diritti; chiede che sia migliorata la posizione contrattuale degli autori ed esecutori rispetto agli altri titolari di diritti e intermediari, segnatamente considerando un termine di durata ragionevole per l'utilizzazione dei diritti trasferiti dall'autore ad un terzo, a pena di regresso, dal momento che gli scambi contrattuali possono essere inficiati da uno squilibrio di potere; sottolinea a tale riguardo l'importanza della libertà contrattuale;

26.  prende atto che un'adeguata protezione delle opere tutelate dal diritto d'autore e delle opere tutelate dai diritti connessi assume grande importanza anche sotto il profilo culturale e che l'articolo 167 TFUE obbliga l'Unione a tener conto degli aspetti culturali nell'azione da essa svolta;

27.  sottolinea la necessità che gli autori e gli esecutori ricevano un equo compenso, di pari entità sia nell'ambiente digitale che nel mondo analogico;

28.  invita la Commissione a valutare misure mirate e adeguate per migliorare la certezza giuridica, conformi all'obiettivo della Commissione di legiferare meglio; esorta la Commissione a esaminare l'impatto del titolo unico europeo sul diritto d'autore sull'occupazione e sull'innovazione, sugli interessi di autori, esecutori e altri titolari di diritti, nonché sulla promozione dell'accesso dei consumatori alla diversità culturale regionale;

29.  ricorda che i diritti esclusivi e la libertà contrattuale sono elementi fondamentali dell'ecosistema fragile della creazione e del suo finanziamento, poiché consentono una migliore ripartizione dei rischi, il coinvolgimento di diversi attori nel quadro di progetti comuni a vantaggio di un pubblico culturalmente diversificato e l'incentivazione degli investimenti nella produzione di un contenuto professionale;

30.  raccomanda al legislatore dell'Unione di considerare, al fine tutelare il pubblico interesse pur proteggendo le informazioni personali, come abbassare ulteriormente gli ostacoli al riutilizzo dell'informazione del settore pubblico; rileva che tale adeguamento della legislazione dovrebbe essere effettuato nel debito rispetto della direttiva 2013/37/UE, dei principi ispiratori del diritto d'autore e della pertinente giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea;

31.  invita la Commissione a salvaguardare efficacemente le opere di dominio pubblico che, per definizione, non sono soggette alla protezione del diritto d'autore; esorta pertanto la Commissione, per chiarire che una volta che un lavoro è di dominio pubblico, qualsiasi digitalizzazione del lavoro che non costituisce un nuovo, lavoro di trasformazione, resta di dominio pubblico; invita inoltre la Commissione a esaminare se i titolari dei diritti possano essere concesso il diritto di dedicare le loro opere al pubblico dominio, in tutto o in parte; 32. invita la Commissione ad armonizzare ulteriormente la durata della protezione del diritto d'autore, mentre astenendosi da ogni ulteriore estensione della durata della protezione, secondo gli standard internazionali fissati nella convenzione di Berna; incoraggia gli Stati membri a completare il recepimento e l'attuazione delle direttive 2006/116 / CE e 2011/77 / UE in maniera snella sollecita pertanto la Commissione a chiarire che, una volta che un'opera diventa di pubblico dominio, qualunque digitalizzazione della stessa che non costituisce un opera nuova e trasformativa resta nel pubblico dominio; invita inoltre la Commissione a considerare se riconoscere ai titolari di diritti il diritto di cedere le proprie opere al pubblico dominio, totalmente o in parte;

32.  invita la Commissione ad armonizzare ulteriormente la durata di protezione del diritto d'autore, astenendosi da ogni ulteriore estensione della durata di protezione, secondo gli standard internazionali stabiliti nella convenzione di Berna; esorta gli Stati membri a completare agevolmente il recepimento e l'attuazione delle direttive 2006/116/CE e 2011/77/UE;

Eccezioni e limitazioni

33.  invita il legislatore unionale a rimanere fedele all'obiettivo della direttiva 2001/29/CE di fornire un'adeguata protezione del diritto d'autore e dei diritti connessi quale una delle principali soluzioni per assicurare la creatività culturale europea e garantire un giusto equilibrio tra le varie categorie di titolari e utenti dei materiali protetti, nonché tra le varie categorie di titolari di diritti; pone ulteriore accento sul fatto che qualsiasi modifica legislativa in questo ambito deve garantire alle persone con disabilità l'accessibilità dei prodotti e dei servizi protetti dal diritto d'autore e dai diritti connessi in ogni formato;

34.  evidenzia che il diritto d'autore e i diritti connessi costituiscono il quadro giuridico per le industrie culturali e creative, per il settore dell'istruzione e della ricerca e per il settore che beneficia delle eccezioni e limitazioni applicabili a tali diritti, e formano la base che consente loro di creare attività economica e posti di lavoro;

35.  rileva che le eccezioni e limitazioni devono essere applicate tenendo conto dello scopo per cui sono state pensate e delle caratteristiche proprie dell'ambiente digitale e dell'ambiente analogico, mantenendo al contempo l'equilibrio tra gli interessi dei titolari di diritti e gli interessi del pubblico; invita pertanto la Commissione ad esaminare la possibilità di rivedere un determinato numero di eccezioni e limitazioni esistenti, al fine di adattarle meglio all’ambiente digitale, tenendo conto degli sviluppi in corso nell’ambiente digitale e della necessità di competitività;

36.  sottolinea l'importanza che le eccezioni e le limitazioni siano accessibili per le persone con disabilità; a questo proposito, prende atto della conclusione del trattato di Marrakech, che faciliterà l'accesso ai libri per gli ipovedenti e incoraggia una rapida ratifica dello stesso senza subordinarla alla revisione del quadro giuridico dell'UE; ritiene che il trattato rappresenti un buon passo avanti, ma che vi sia ancora molto da fare per aprire l'accesso ai contenuti per le persone con diverse disabilità;

37.  rileva l'importanza della diversità culturale europea e rileva che le differenze tra Stati membri nell'attuazione delle eccezioni possono rappresentare una sfida per il funzionamento del mercato interno, in vista dello sviluppo delle attività transfrontaliere e della competitività e dell'innovazione globali dell'UE, e possono altresì determinare incertezza giuridica per gli autori e gli utenti; ritiene che possa quindi essere vantaggioso applicare norme più comuni a talune eccezioni e limitazioni; rileva, tuttavia, che le differenze possono essere giustificate per consentire agli Stati membri di legiferare in base ai loro specifici interessi culturali ed economici, e in linea con i principi di proporzionalità e di sussidiarietà;

38.  invita la Commissione a esaminare l'applicazione di norme minime per le eccezioni e limitazioni, e a garantire ulteriormente l'adeguata attuazione delle eccezioni e limitazioni di cui alla direttiva 2001/29/CE e una parità di accesso alla diversità culturale a livello transfrontaliero nell'ambito del mercato interno e a migliorare la certezza del diritto;

39.  ritiene necessario rafforzare le eccezioni di cui possono beneficiare le istituzioni di interesse pubblico, come biblioteche, musei o archivi, al fine di favorire un ampio accesso al patrimonio culturale anche attraverso piattaforme online;

40.  chiede alla Commissione di prevedere con prudenza la protezione dei diritti fondamentali, e in particolare la lotta contro le discriminazioni o la protezione della libertà della stampa; ricorda a questo proposito che le eccezioni dovrebbero essere oggetto di adeguate compensazioni;

41.  ricorda l'importanza delle piccole e medie imprese (PMI) nelle industrie culturali e creative in termini di creazione di posti di lavoro e di crescita nell'UE; sottolinea che la maggior parte delle PMI dei settori culturali e creativi fa affidamento sulla flessibilità del settore del diritto d'autore per produrre, investire e distribuire opere culturali e creative, ma anche per sviluppare soluzioni innovative che permettano agli utenti di accedere a opere creative online adatte alle preferenze e alle specificità dei mercati locali;

42.  osserva con interesse lo sviluppo di nuove forme di utilizzo delle opere sulle reti digitali, in particolare le utilizzazioni metamorfiche, e sottolinea la necessità di esaminare soluzioni volte a conciliare una protezione efficace che preveda un'adeguata remunerazione e un equo compenso per i creatori con l'interesse pubblico di accesso ai beni culturali e alla conoscenza;

43.  sottolinea che, ove si applichino già eccezioni o limitazioni, nuovi utilizzi di contenuti che siano resi possibili dai progressi tecnologici o da nuovi utilizzi della tecnologia dovrebbero essere, per quanto possibile, interpretati in linea con l'eccezione o la limitazione esistente, a condizione che il nuovo utilizzo sia simile a quello esistente, al fine di migliorare la certezza giuridica - ciò sarebbe soggetto al test in tre fasi; riconosce che tale flessibilità nell'interpretazione delle eccezioni e delle limitazioni può consentire l'adattamento delle eccezioni e delle limitazioni in questione alle diverse situazioni nazionali ed esigenze sociali;

44.  evidenzia la necessità di garantire la neutralità tecnologica e la compatibilità futura delle eccezioni e limitazioni tenendo conto degli effetti della convergenza dei media, e nel contempo servire l'interesse generale stimolando incentivi a creare, finanziare e distribuire nuove opere e a porre a disposizione del pubblico tali opere in modi nuovi, innovativi e coinvolgenti;

45.  suggerisce una revisione della responsabilità dei prestatori di servizi e degli intermediari al fine di chiarirne lo status e le responsabilità giuridiche nell'ambito del diritto d'autore, garantire che si eserciti la dovuta diligenza durante l'intero processo creativo e la catena di distribuzione e assicurare un equo compenso ai creatori e titolari dei diritti all'interno dell'Unione;

46.  ritiene che lo sviluppo del mercato digitale non sia possibile se non si sviluppano parallelamente le industrie culturali e creative;

47.  sottolinea l'importanza dell'eccezione per la caricatura, parodia o pastiche quale elemento di vitalità nel dibattito democratico; ritiene che l'eccezione debba consentire di raggiungere un equilibrio tra gli interessi e i diritti dei creatori e dei personaggi originali e la libertà di espressione dell'utente di un'opera protetta che si affida all'eccezione per la caricatura, la parodia o il pastiche;

48.  sottolinea la necessità di valutare in modo adeguato l'autorizzazione di tecniche di analisi automatizzata del testo e dei dati (ad esempio l'estrazione di dati e testi" o l'"estrazione di contenuti") per finalità di ricerca, purché sia stato acquisito il permesso di leggere l'opera;

49.  ritiene che lo sviluppo del mercato digitale e lo sviluppo delle industrie creative e culturali siano strettamente connessi e debbano avvenire parallelamente, in quanto questo è l'unico modo per consentire una prosperità duratura;

50.  constata che il diritto alla proprietà privata è uno dei fondamenti della società moderna; constata altresì che agevolare l'accesso ai materiali educativi e ai beni culturali è estremamente importante per lo sviluppo di una società basata sulla conoscenza e che i legislatori dovrebbero tenere conto di ciò;

51.  chiede che sia prevista un'eccezione per scopi di ricerca e istruzione, che riguardi non solo gli istituti d'istruzione, ma anche attività didattiche o di ricerca accreditate, ivi incluse attività online e transfrontaliere, associate a un istituto d'istruzione riconosciuto dalle autorità competenti o dalla legge ovvero nell'ambito di un programma d'istruzione;

52.  sottolinea che ogni nuova eccezione o limitazione introdotta nella legislazione dell'UE sul diritto d'autore deve essere debitamente giustificata da un'analisi economico-giuridica solida e obiettiva;

53.  riconosce l'importanza delle biblioteche per l'accesso alla conoscenza e chiede alla Commissione di valutare l'introduzione di un'eccezione che consenta alle biblioteche pubbliche e di ricerca di concedere legalmente in prestito al pubblico opere in formato digitale ad uso personale, per un periodo limitato e tramite Internet o le reti della biblioteca, in modo che possano adempiere al loro compito di interesse pubblico di divulgazione della conoscenza in maniera efficace e aggiornata; raccomanda che gli autori ricevano un giusto compenso per il prestito digitale, nella stessa misura rispetto al prestito di libri cartacei, conformemente alle restrizioni territoriali nazionali;

54.  chiede alla Commissione di valutare l'introduzione di un'eccezione che permetta alle biblioteche di digitalizzare i contenuti a scopo di consultazione, catalogazione e archivio;

55.  sottolinea l'importanza di tenere conto delle conclusioni dei numerosi esperimenti intrapresi dall'industria del libro volti a istituire modelli commerciali equi, equilibrati e redditizi;

56.  prende nota che in alcuni Stati membri sono state introdotte licenze finalizzate a regimi di indennizzo; sottolinea la necessità di garantire che le azioni ammissibili in virtù di un'eccezione rimangano tali; ricorda che è opportuno considerare l'indennizzo per l'esercizio delle eccezioni e limitazioni soltanto nei casi in cui gli atti che rientrano in un'eccezione arrechino pregiudizio al titolare dei diritti; invita inoltre l'Osservatorio europeo sulle violazioni dei diritti di proprietà intellettuale a realizzare una valutazione scientifica esaustiva delle misure in questione adottate dagli Stati membri e dei loro effetti su ciascuna parte interessata;

57.  ricorda l'importanza dell'eccezione per le copia privata che non può essere limitata sul piano tecnico, associata a un equo compenso per i creatori; invita la Commissione ad analizzare, sulla base di dati scientifici, la risoluzione del Parlamento del 27 febbraio 2014 sui prelievi per copie private(18) e i risultati del più recente processo di mediazione svolto dalla Commissione(19), la realizzabilità delle attuali misure per l'equo compenso dei titolari dei diritti rispetto alle riproduzioni effettuate da persone fisiche per uso privato, soprattutto per quanto concerne le misure di trasparenza;

58.  osserva che il prelievo per copia privata deve essere disciplinato in maniera tale da informare i cittadini sull'entità effettiva, sulle finalità e sulle modalità di utilizzazione del prelievo;

59.  sottolinea che i prelievi digitali dovrebbero essere resi più trasparenti e ottimizzati per salvaguardare i diritti dei titolari e dei consumatori, tenendo conto della direttiva 2014/26/UE sulla gestione collettiva dei diritti d'autore e dei diritti connessi e sulla concessione di licenze multiterritoriali per i diritti su opere musicali per l'uso online nel mercato interno;

60.  sottolinea l'importanza di apportare maggiore chiarezza e trasparenza al regime sul diritto d'autore per gli utenti del diritto d'autore, in particolare con riferimento ai contenuti generati dagli utenti e ai diritti di concessione, allo scopo di promuovere la creatività e l'ulteriore sviluppo di piattaforme online e di garantire l'adeguata remunerazione dei titolari del diritto;

61.  osserva l'importanza dell'articolo 6, paragrafo 4, della direttiva 2001/29/CE e sottolinea che l'esercizio effettivo delle eccezioni o limitazioni e l'accesso ai contenuti non soggetti al diritto d'autore o a diritti connessi non deve essere derogato da contratto o termini contrattuali;

62.  invita i distributori a pubblicare tutte le informazioni disponibili relative alle misure tecnologiche necessarie per garantire l'interoperabilità dei loro contenuti;

63.  evidenzia la necessità di promuovere una maggiore interoperabilità, soprattutto per software e terminali, in quanto la carenza di interoperabilità ostacola l'innovazione, riduce la concorrenza e danneggia i consumatori; ritiene che la carenza di interoperabilità possa portare alla posizione dominante di un particolare prodotto o servizio sul mercato, il che, a sua volta, soffoca la concorrenza e limita la scelta dei consumatori nell'UE;

64.  sottolinea che il rapido tasso di sviluppo tecnologico del mercato digitale richiede un quadro legislativo tecnologicamente neutrale per il diritto d'autore;

65.  riconosce il ruolo di un'applicazione proporzionata ed efficace al fine di sostenere creatori, titolari dei diritti e consumatori;

66.  chiede alla Commissione e al legislatore di riflettere su soluzioni per il trasferimento del valore dai contenuti ai servizi; insiste sulla necessità di adeguare la definizione dello status di intermediario all'attuale contesto digitale;

67.  sottolinea che i consumatori spesso fanno fronte a varie limitazioni e il concetto di diritti dei consumatori nel quadro del diritto d'autore è molto spesso assente; invita la Commissione a valutare l'efficacia della legge vigente sul diritto d'autore da un punto di vista dei consumatori e a elaborare un insieme di diritti dei consumatori chiari ed esaustivi;

o
o   o

68.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti e ai governi degli Stati membri.

(1) GU L 167 del 22.6.2001, pag. 10.
(2) GU L 84 del 20.3.2014, pag. 72.
(3) GU L 175 del 27.6.2013, pag. 1.
(4) GU L 299 del 27.10.2012, pag. 5.
(5) GU L 372 del 27.12.2006, pag. 12.
(6) GU L 265 dell'11.10.2011, pag. 1.
(7) GU L 248 del 6.10.1993, pag. 15.
(8) GU L 157 del 30.4.2004, pag. 45.
(9) GU L 376 del 27.12.2006, pag. 28.
(10) GU L 346 del 27.11.1992, pag. 61.
(11) GU L 272 del 13.10.2001, pag. 32.
(12) Testi approvati, P7_TA(2014)0179.
(13) Testi approvati, P7_TA(2013)0368.
(14) GU C 353 E del 3.12.2013, pag. 64.
(15) GU C 50 E del 21.2.2012, pag. 48.
(16) GU C 249 E del 30.8.2013, pag. 49.
(17) Commissione europea, DG MARKT, Relazione sulle risposte alla consultazione pubblica sul riesame della normativa UE sul diritto d'autore, luglio 2014.
(18) Testi approvati, P7_TA(2014)0179.
(19) Raccomandazioni di António Vitorino, del 31 gennaio 2013, risultanti dal più recente processo di mediazione svolto dalla Commissione sui prelievi per copia e riproduzione privata.


Valutazione delle attività svolte dal Fondo europeo per la democrazia (EED) dalla sua istituzione
PDF 492kWORD 88k
Risoluzione del Parlamento europeo del 9 luglio 2015 sul nuovo approccio dell'UE nei confronti dei diritti umani e della democrazia – valutazione delle attività svolte dal Fondo europeo per la democrazia (EED) fin dalla sua istituzione (2014/2231(INI))
P8_TA(2015)0274A8-0177/2015

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 2, 6, 8 e 21 del trattato sull'Unione europea,

–  vista la sua raccomandazione del 29 marzo 2012 al Consiglio sulle modalità per l'eventuale creazione di un Fondo europeo per la democrazia (EED - European Endowment for Democracy)(1),

–  vista la sua risoluzione del 7 luglio 2011 sulle politiche esterne dell'UE a favore della democratizzazione(2),

–  vista la sua risoluzione dell'11 dicembre 2012 su una strategia di libertà digitale nella politica estera dell'UE(3),

–  vista la relazione annuale dell'Unione europea sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2013, adottata dal Consiglio il 23 giugno 2014,

–  vista la sua risoluzione del 12 marzo 2015 sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2013 e sulla politica dell'Unione europea in materia(4),

–  visto il regolamento (UE) n. 236/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 2014, che stabilisce norme e procedure comuni per l'attuazione degli strumenti per il finanziamento dell'azione esterna dell'Unione(5),

–  visto il regolamento (UE) n. 235/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 11 marzo 2014, che istituisce uno strumento finanziario per la promozione della democrazia e dei diritti umani nel mondo(6),

–  viste le conclusioni del Consiglio del 18 maggio 2009 sul "Sostegno alla governance democratica: verso un quadro UE rafforzato"(7),

–  viste le conclusioni del Consiglio del 17 novembre 2009 sul sostegno alla democrazia nel quadro delle relazioni esterne dell'Unione europea(8),

–  viste le conclusioni del Consiglio del 13 dicembre 2010 contenenti la relazione 2010 sull'andamento dei lavori e l'elenco dei paesi pilota(9),

–  viste le conclusioni del Consiglio del 20 giugno 2011 sulla politica europea di vicinato(10),

–  viste le conclusioni del Consiglio del 1 dicembre 2011 sul Fondo europeo per la democrazia(11),

–  viste le conclusioni del Consiglio del 25 giugno 2012 su diritti umani e democrazia(12) e il quadro strategico e piano d'azione dell'UE in materia di diritti umani e democrazia, adottati anch'essi dal Consiglio il 25 giugno 2012(13),

–  viste le conclusioni del Consiglio del 31 gennaio 2013 sul sostegno dell'UE a un cambiamento sostenibile nelle società in fase di transizione(14),

–  visto il documento di consultazione congiunto dell'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e della Commissione dal titolo "Verso una nuova politica europea di vicinato" del 4 marzo 2015 (JOIN(2015)0006),

–  vista la Review del Servizio europeo per l'azione esterna del 2013(15),

–  vista la comunicazione congiunta dell'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e della Commissione del 25 maggio 2011 dal titolo "Una risposta nuova a un vicinato in mutamento: Revisione della politica europea di vicinato" (COM(2011)0303),

–  vista la lettera di sostegno alla creazione dell'EED, indirizzata all'allora Presidente del Parlamento europeo, on. Jerzy Buzek e all'allora Vicepresidente/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Catherine Ashton in data 25 novembre 2011,

–  vista la decisione adottata dal Consiglio dei governatori dell'EED in data 3 dicembre 2014 di eliminare le iniziali limitazioni geografiche dell'EED,

–  visti l'articolo 52 e l'articolo 132, paragrafo 2, del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per gli affari esteri (A8-0177/2015),

A.  considerando che la promozione e il sostegno della democrazia, dello Stato di diritto e del rispetto dell'universalità e dell'indivisibilità dei diritti umani e delle libertà fondamentali sono tra gli obiettivi fondamentali della politica estera dell'UE, come sancito dall'articolo 21 del trattato sull'Unione europea e dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea;

B.  considerando che l'UE ritiene che il principio della proprietà dei processi di sviluppo della democrazia sia fondamentale per promuovere una vera cultura democratica;

C.  considerando che un grande numero di Stati membri dell'UE ha felicemente completato un processo di trasformazione democratica della società negli ultimi decenni ed ha accumulato una vasta esperienza in questo campo, che potrebbe essere importante per le attività dell'EED e può e deve essere sfruttata a livello politico e di esperti per i lavori del Fondo;

D.  considerando che gli eventi della primavera araba e nel vicinato orientale hanno portato a ridefinire gli strumenti politici dell'UE intesi a promuovere i diritti umani e a sostenere la democrazia;

E.  considerando che in un determinato numero di paesi in cui opera l'EED, lo spazio per l'azione legittima della società civile ed il finanziamento esterno delle organizzazioni della società civile si sta restringendo a causa del ricorso di regimi autoritari a mezzi sempre più sofisticati, compresa la legislazione, per limitare il lavoro delle ONG e degli attori prodemocrazia, compresi i beneficiari dell'EED;

F.  considerando che negli ultimi anni, i paesi del vicinato dell'UE si sono trovati ad affrontare numerose sfide politiche, economiche e di sicurezza che hanno messo sotto forte pressione gli sforzi di democratizzazione e il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali;

G.  considerando che vi è la necessità di promuovere la possibilità di fornire un'informazione obiettiva e indipendente e di rafforzare l'ambiente dei media, compreso Internet e i social media, nei paesi in cui opera l'EED, tutelando la libertà dei media e di espressione e lottando contro ogni forma di censura sociale e politica; che in tali paesi occorre altresì sostenere gli sforzi di democratizzazione, tra cui il consolidamento dello Stato di diritto e la lotta alla corruzione;

H.  considerando che la creazione dell'EED, insieme ad altri programmi dell'UE come lo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR) e lo strumento di vicinato per la società civile, va a completare l'approccio tradizionale incentrato sullo Stato con una prospettiva estremamente necessaria, più equilibrata, a lungo termine e incentrata sulla società, focalizzata sull'impegno diretto con i movimenti di base locali e regionali e gli attori politici democratici;

I.  considerando che la valutazione dell'impatto delle attività di assistenza alla democrazia, come quelle condotte dall'EED, rimane un esercizio per sua natura complesso, in particolare a causa del fatto che le trasformazioni politiche che intervengono nei paesi interessati non sono lineari e si esplicano sul lungo periodo e le attività svolte sono spesso di carattere riservato;

J.  considerando che le nuove tecnologie dell'informazione e i social media sono ormai strumenti importanti nella lotta per la democrazia e dovrebbero, pertanto, svolgere un ruolo preminente nell'agenda europea per l'assistenza alla democrazia;

K.  considerando che, al 30 giugno 2015, l'EED ha finanziato 186 iniziative, per un totale di più di 5,2 milioni EUR nel vicinato meridionale e più di 5,3 milioni EUR nel vicinato orientale e oltre;

L.  considerando che l'EED gode di una singolare forma di cofinanziamento in base al quale il suo bilancio amministrativo è fornito dalla Commissione, mentre le attività sul territorio sono finanziate da contributi degli Stati membri e dei paesi terzi;

Valutazione generale

1.  accoglie con favore il bilancio sinora registrato dall'EED in considerazione del contesto internazionale attualmente difficile, e ritiene che tale organismo ottemperi al suo obiettivo principale di "promuovere e incoraggiare la democratizzazione e la democrazia radicata e sostenibile nei paesi in via di transizione politica e nelle società che lottano per la democratizzazione"(16), anche "offrendo sostegno a chi non ne ha" attraverso la lotta alla corruzione, promuovendo il dialogo nella diversità e nella non-violenza, incitando alla partecipazione sociale e politica, tutelando gli attivisti e i giornalisti che sui territori si spendono per garantire e accelerare l'avvio di un iter democratico, rendendo la giustizia più accessibile;

2.  riconosce con soddisfazione che, nonostante il breve periodo di attività e i fondi limitati, nonché le difficoltà insite nella valutazione dell'impatto delle attività di sostegno alla democrazia, l'EED sta dando seguito alle raccomandazioni del Parlamento, fornendo valore aggiunto all'attuale sostegno alla democrazia dell'UE attraverso finanziamenti dal basso veloci, flessibili e basati sulla domanda, erogati direttamente ai beneficiari in un approccio economicamente efficiente a complemento di altri mezzi dell'UE, grazie a un onere amministrativo limitato e a procedure semplici che il Consiglio dei governatori ha elaborato per l'EED;

3.  è del parere che l'EED, come modalità di sostegno alla democrazia, abbia contribuito a diminuire il rischio sia politico che personale;

4.  sottolinea il pieno e costante appoggio che presta agli sforzi che l'UE profonde su diversi fronti per sostenere le organizzazioni della società civile, i movimenti sociali e gli attivisti in tutto il mondo; ribadisce l'importanza di evitare duplicati e di continuare a garantire la complementarietà delle attività dell'EED con gli strumenti finanziari esterni esistenti dell'UE, in particolare l'EIDHR e lo strumento europeo di vicinato (SEV), poiché tutti sono intesi a promuovere i principi democratici e il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali nel vicinato dell'UE;

5.  plaude all'impegno coerente dell'EED a favore della libertà di espressione e di associazione, della libertà dei media, dello sviluppo e del consolidamento dello Stato di diritto, della lotta alla corruzione e del pluralismo sociale e politico, un impegno volto a sostenere lo sviluppo di regimi democratici nel vicinato europeo sia orientale sia meridionale;

6.  è del parere che le iniziative intraprese dall'EED abbiano dimostrato la propria capacità unica di collegare e colmare i divari nei casi in cui ottenere finanziamenti dagli Stati membri dell'UE e da paesi terzi non è stato possibile;

7.  invita l'UE e i suoi Stati membri a definire un approccio olistico al sostegno alla transizione politica e alla democratizzazione nei paesi terzi, che includa il rispetto dei diritti umani, la promozione della giustizia, la trasparenza, la responsabilità, la riconciliazione, lo Stato di diritto e il consolidamento delle istituzioni democratiche, ivi compresi gli organi legislativi;

Finanziamento

8.  invita le parti fondatrici dell'EED, e in particolare tutti gli Stati membri e la Commissione, a contribuire, ovvero ad accrescere i propri contributi, all'EED, conformemente agli impegni che hanno assunto;

9.  ricorda che, al 26 aprile 2015, i seguenti paesi si sono impegnati a favore dell'EED e vi hanno contribuito: Belgio, Bulgaria, Repubblica ceca, Danimarca, Estonia, Germania, Ungheria, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Slovacchia, Spagna, Svezia e Svizzera, mentre i restanti 12 Stati membri non lo hanno ancora fatto;

10.  sottolinea che, al fine di sostenere e sviluppare ulteriormente l'efficacia dell'EED, è indispensabile garantire finanziamenti a lungo termine, sufficienti, stabili, trasparenti e prevedibili;

11.  invita la Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e il Commissario per la politica europea di vicinato e i negoziati di allargamento a tener conto del valore aggiunto dell'EED nel corso della revisione recentemente avviata della politica europea di vicinato e a riflettere sulle modalità per offrire finanziamento sostenibile all'EED;

12.  invita il Belgio a valutare almeno la possibilità di restituire, almeno in parte, il gettito fiscale proveniente dall'EED e dai suoi dipendenti sotto forma di finanziamenti per progetti EED; ricorda che l'EED funziona come una fondazione privata di diritto belga;

13.  plaude ai contributi finanziari versati dagli Stati membri dell'Europa settentrionale, da Stati membri centro-europei e da alcuni Stati membri dell'Europa meridionale; invita i restanti Stati membri meridionali, alcuni dei quali hanno rapporti storici, economici o culturali particolarmente stretti con il vicinato meridionale, a profondere particolari sforzi per contribuire all'EED attraverso finanziamenti o distaccamenti;

14.  accoglie con favore i contributi finanziari che l'EED riceve da partner dell'UE come Svizzera e Canada; esorta gli altri stati, in particolare i paesi dell'Associazione europea di libero scambio, a sostenere l'EED;

15.  invita tutti i donatori dell'EED ad assicurare che il Comitato esecutivo del Fondo goda della massima autonomia nel selezionare i beneficiari sulla base del piano di lavoro avallato dal Consiglio dei governatori e invita i donatori a smettere di stanziare fondi per particolari paesi o progetti;

Capacità delle risorse umane

16.  chiede una maggiore capacità della segreteria dell'EED che si traduca in risorse umane adeguate e idonee ad espletare i suoi nuovi compiti;

17.  esorta gli Stati membri a dare seguito all'interesse da essi manifestato nei confronti del distacco di esperti nazionali presso la segreteria dell'EED;

Ampliamento del mandato geografico dell'EED ed equilibrio est-sud

18.  accoglie con favore la soppressione delle iniziali limitazioni geografiche dell'EED adottata in occasione della riunione dal Consiglio dei governatori in data 3 dicembre 2014;

19.  elogia l'EED per aver mantenuto l'equilibrio geografico tra i vicinati orientale e meridionale in materia di finanziamento dei progetti;

Sovvenzioni e beneficiari

20.  ritiene fondamentale garantire il finanziamento sostenibile a lungo termine per i destinatari dell'EED, rafforzando i legami di complementarità con altri donatori bilaterali e con gli strumenti europei di finanziamento esterni, in particolare con l'EIDHR, che, ove opportuno, potrebbe provvedere al sostegno finanziario sul medio periodo di beneficiari dell'EED ormai "maturi" e, a tal fine;

   a) invita l'EED e la Commissione a istituire un gruppo di contatto volto a identificare la soluzione migliore per assicurare la transizione dei beneficiari dall'EED all'assistenza finanziaria erogata a titolo dell'EIDHR; nonché
   b) invita la Commissione e il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) ad avanzare proposte specifiche per elaborare meccanismi intesi a programmare l'interfaccia e la cooperazione con l'EED, onde garantire coerenza e sostenibilità sul più lungo periodo;

21.  invita l'EED ad impegnarsi ancora più attivamente nei paesi in cui il margine per il sostegno esterno a favore della società civile è gravemente limitato, o dove i finanziamenti statali sono erogati i modo discriminatorio ed esclusivamente a determinate organizzazioni o società civili; appoggia gli sforzi profusi dell'EED per vagliare strumenti innovativi volti a sostenere i promotori del cambiamento in ambienti politici particolarmente difficili;

22.  esorta caldamente il Consiglio dei governatori a continuare a sostenere gli attivisti politici democratici e a finanziare processi politici inclusivi; ritiene che l'EED dovrebbe promuovere e appoggiare la nascita e il consolidamento di partiti politici che si impegnano manifestamente a rispettare i principi democratici, ove possibile in collaborazione con le fondazioni politiche esistenti;

23.  accoglie con favore le linee guida dell'EED in materia di monitoraggio e valutazione; sottolinea, tuttavia, che queste linee guida di attuazione devono essere proporzionate alle dimensioni e alla capacità in materia di risorse umane dell'EED;

24.  esorta l'EED a continuare a rispondere alle nuove tecnologie integrando il supporto tecnologico nelle sue sovvenzioni;

25.  accoglie con favore le sovvenzioni dell'EED offerte agli attori ucraini, che costituiscono un esempio positivo della rapidità del sostegno destinato agli attivisti politici e civili che poi diventano rappresentanti democraticamente eletti; plaude al sostegno offerto dall'EED a tutti gli attivisti pro-democrazia impegnati nel vicinato dell'UE, volto a promuovere lo sviluppo di regimi democratici consolidati;

26.  accoglie con favore le sovvenzioni dell'EED offerte agli attivisti in alcuni dei paesi del vicinato meridionale, dal momento che dimostrano il valore aggiunto del lavoro pro-democrazia dell'EED in ambienti particolarmente ostili;

27.  esorta vivamente l'EED a porre maggiore accento sui gruppi che sono vittime dell'esclusione sociale o dell'emarginazione politica, sostenendo, tra l'altro, i movimenti femminili volti a promuovere i diritti delle donne e ad aumentare la loro partecipazione alla vita pubblica, le minoranze etniche e linguistiche, gli attivisti dei diritti umani LGBTI, le minoranze religiose perseguitate e gli attivisti civili legati alle comunità religiose, insieme ai movimenti di base, ai movimenti politici vulnerabili o emergenti, ai sindacati e agli attivisti dei nuovi media;

28.  invita l'EED a sviluppare, se e quando opportuno, una cooperazione con i gruppi di attivisti civili collegati alle comunità religiose, comprese le minoranze religiose perseguitate; ricorda che la chiesa ha svolto un ruolo fondamentale nel contrastare i regimi comunisti e nel sostenere i processi di trasformazione democratica nell'Europa centrale e orientale;

29.  esorta l'EED ad accrescere il sostegno prestato ai giovani leader emergenti e ai rappresentanti delle donne, dei giovani e delle minoranze appena eletti nei paesi che attraversano una fase di transizione politica;

30.  invita gli Stati membri a continuare a fornire assistenza finanziaria alla società civile e ai media russi attraverso l'EED; rileva che tutti i recenti sviluppi, quali le restrizioni imposte alle organizzazioni della società civile, la repressione dell'opposizione politica e le aggressive campagne di disinformazione condotte dai media controllati dallo Stato, paiono rispondere allo scopo di creare deliberatamente un terreno di coltura per un clima politico estremamente nazionalistico caratterizzato da una retorica antidemocratica, dalla repressione e dall'incitamento all'odio;

Cooperazione tra Parlamento e EED

31.  accoglie con favore la presentazione della prima relazione annuale EED in seno alla commissione per gli affari esteri, ai sensi dell'articolo 8, paragrafo 4, dello statuto dell'EED; sottolinea quanto sia importante che questo esercizio avvenga su base annuale e sottolinea che si tratta di una buona occasione per fare il punto e sviluppare nuove sinergie

32.  chiede collegamenti efficaci tra l'EED, il Gruppo per il sostegno alla democrazia e il coordinamento elettorale e le competenti commissioni parlamentari e delegazioni permanenti; esorta i suoi membri a sostenere l'EED e ad evidenziarne il contributo nei pertinenti interventi e nel corso delle visite di delegazioni del Parlamento europeo in paesi terzi, compresi gli incontri con i beneficiari;

33.  chiede lo sviluppo di una ulteriore cooperazione tra l'EED, i suoi beneficiari e la rete del Premio Sakharov;

34.  invita l'EED a sviluppare ulteriormente la propria cooperazione con il Forum Young Leaders del Parlamento;

Coerenza e coordinamento delle politiche

35.  esorta sia gli Stati membri che le istituzioni dell'UE a garantire una vera coerenza interna ed esterna per quanto riguarda gli sforzi per la democrazia e a riconoscere il ruolo svolto dall'EED in tal senso;

36.  esorta le delegazioni dell'UE e le missioni diplomatiche degli Stati membri nei paesi di attività dell'EED a segnalare all'EED potenziali beneficiari e ad informare potenziali beneficiari in merito all'EED; esorta il personale dell'EED, a sua volta, a mantenere stretti contatti con il personale diplomatico dell'UE e degli Stati membri interessato in merito ai potenziali beneficiari che non possono godere di un sostegno mediante l'EED, dando prova di reciproco rispetto per il carattere sensibile delle informazioni e la sicurezza delle parti interessate;

37.  esorta le delegazioni dell'UE e le rappresentanze diplomatiche degli Stati membri a cooperare in modo strutturato al fine di facilitare il processo di richiesta del visto per i beneficiari EED invitati nell'Unione europea;

38.  accoglie con favore gli sforzi profusi dal SEAE e dalla Commissione per divulgare informazioni sull'EED presso il proprio personale, in particolare nelle delegazioni dell'UE;

39.  chiede che sia indetta, con cadenza triennale, una riunione ministeriale del Consiglio dei governatori, onde riflettere sulla politica dell'UE in materia di sostegno alla democrazia e sulle priorità strategiche future dell'EED;

Cooperazione con altri attori del sostegno alla democrazia

40.  invita l'EED a continuare a collaborare con le organizzazioni con base europea, come il Consiglio d'Europa, l'IDAE (Istituto internazionale per la democrazia e l'assistenza elettorale) e l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, in linea con lo statuto dell'EED;

41.  invita l'EED a favorire la cooperazione con attori chiave e organizzazioni internazionali, regionali e nazionali attivi nel campo dell'assistenza alla democrazia, sia che abbiano base nell'UE, sia che lavorino nei paesi in cui opera l'EED;

42.  esorta l'EED ad individuare possibili percorsi di collaborazione con organizzazioni internazionali della società civile, tra cui il Forum della società civile del partenariato orientale e la Fondazione Anna Lindh;

Altre raccomandazioni

43.  invita l'EED a continuare a sviluppare nuovi mezzi e strumenti innovativi per l'assistenza alla democrazia, anche per attori e attivisti politici, e a condividere le migliori prassi al fine di adeguarsi al crescente clima di restrizione in un determinato numero di paesi con regimi autoritari, in particolare per quanto concerne i nuovi media e le iniziative dei movimenti di base in tali paesi; sottolinea l'importanza, in tale contesto, di elaborare strategie specifiche per paese;

44.  chiede, in nome del suo spirito democratico, di assicurare che la composizione del Consiglio dei governatori dell'EED rappresenti, secondo il metodo D'Hondt, i suoi gruppi politici;

45.  accoglie con favore la sensibilizzazione del pubblico per quanto riguarda i risultati sinora raggiunti dall'EED e ritiene che sottolineare ulteriormente l'unicità e il valore aggiunto dell'EED e condurre regolarmente campagne di comunicazione al riguardo possa aumentarne la capacità di raccolta fondi;

o
o   o

46.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Servizio europeo per l'azione esterna, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, nonché al Fondo europeo per la democrazia.

(1) GU C 257 E del 6.9.2013, pag. 13.
(2) GU C 33 E del 5.2.2013, pag. 165.
(3) Testi approvati, P7_TA(2012)0470.
(4) Testi approvati, P8_TA(2015)0076.
(5) GU L 77 del 15.3.2014, pag. 95.
(6) GU L 77 del 15.3.2014, pag. 85.
(7) http://register.consilium.europa.eu/doc/srv?l=EN&f=ST%209908%202009%20INIT
(8) http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/it/gena/111250.pdf
(9) https://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/EN/foraff/118433.pdf
(10) http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_Data/docs/pressdata/EN/foraff/122917.pdf
(11) http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/EN/foraff/126505.pdf
(12) http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/EN/foraff/131171.pdf
(13) http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/EN/foraff/131181.pdf
(14) http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/EN/foraff/135130.pdf
(15) http://eeas.europa.eu/library/publications/2013/3/2013_eeas_review_en.pdf
(16) Articolo 2 dello Statuto dell'EED - disponibile presso: https://www.democracyendowment.eu/about-eed/


Situazione nel Burundi
PDF 180kWORD 79k
Risoluzione del Parlamento europeo del 9 luglio 2015 sulla situazione in Burundi (2015/2723(RSP))
P8_TA(2015)0275RC-B8-0657/2015

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sul Burundi,

–  visto l'accordo di Cotonou,

–  vista la dichiarazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 10 aprile 2014 sulla situazione in Burundi,

–  visto l'accordo di pace e riconciliazione di Arusha per il Burundi,

–  vista la Costituzione del Burundi,

–  vista la dichiarazione rilasciata dai capi di Stato della Comunità dell'Africa orientale il 31 maggio 2015 a Dar es Salaam (Tanzania),

–  visto il pressante appello lanciato a Bujumbura il 28 maggio 2015 dagli ex capi di Stato, dai partiti politici e dalle organizzazioni della società civile burundesi,

–  viste le decisioni sulla situazione in Burundi adottate al vertice dell'Unione africana del 13 giugno 2015,

–  viste le conclusioni del Consiglio sul Burundi del 22 giugno 2015,

–  viste la dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini, del 28 maggio 2015, sulla sospensione della missione di osservazione elettorale dell'UE in Burundi e la dichiarazione del suo portavoce, del 29 giugno 2015, sulla situazione in Burundi,

–  vista la decisione dell'Ufficio di presidenza dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE, del 14 giugno 2015, di sospendere la missione di osservazione elettorale dell'Assemblea in Burundi a causa della situazione nel paese,

–  visti gli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani, gli orientamenti dell'UE in materia di diritti umani per la libertà di espressione, nonché le conclusioni del Consiglio, del giugno 2014, in base alle quali quest'ultimo si è impegnato a intensificare il proprio lavoro a favore dei difensori dei diritti umani,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,

–  vista la Carta africana sulla democrazia, le elezioni e il buon governo (ACDEG),

–  visto il Patto internazionale sui diritti civili e politici,

–  vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli,

–  visto l'articolo 123, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che l'articolo 96 della Costituzione del Burundi e l'articolo 7, paragrafo 3, dell'accordo di pace e riconciliazione di Arusha stabiliscono che un presidente può restare in carica soltanto per due mandati; che il presidente Pierre Nkurunziza è in carica dal 2005, dopo essere stato rieletto nel 2010 in seguito a elezioni che l'opposizione ha boicottato dopo aver accusato il governo di intimidazioni;

B.  considerando che il 26 aprile 2015 il presidente Nkurunziza ha annunciato di volersi candidare per un terzo mandato, motivando la propria eleggibilità con il fatto che per il suo primo mandato era stato nominato dai legislatori, il che ha provocato disordini nel paese e ha scatenato proteste diffuse e un tentativo fallito di colpo di Stato militare a maggio 2015;

C.  considerando che, in seguito a tale annuncio, il 14 maggio 2015 17 ufficiali sono stati arrestati dopo il fallito colpo di Stato guidato dall'ex generale dell'esercito Godefroid Niyombare, il quale è fuggito dal paese, e che in seguito a ciò oltre 70 persone sono state uccise nelle violenze e in una serie di attentati con granate;

D.  considerando che due membri d'alto grado della Commissione elettorale nazionale indipendente (CENI) hanno abbandonato il paese, come peraltro anche un giudice della Corte costituzionale incaricato di pronunciarsi sulla legalità del terzo mandato del presidente e il presidente dell'assemblea nazionale, i quali hanno tutti addotto timori circa la loro sicurezza; che il 25 giugno 2015 anche il vicepresidente burundese Gervais Rufyikiri ha lasciato il paese, dopo aver espresso dubbi sull'eleggibilità del presidente a un terzo mandato;

E.  considerando che, nel reprimere le manifestazioni pacifiche, la polizia ha fatto un uso eccessivo della forza, provocando la perdita di vite; che, secondo i suoi dati, la polizia avrebbe arrestato 892 persone collegate alle proteste tra il 26 aprile e il 12 maggio 2015 e ne avrebbe successivamente rilasciate 568; che 280 prigionieri sono stati trasferiti presso gli uffici della procura;

F.  considerando che le azioni delle milizie legate alle autorità rendono ancora più gravi le violenze; che le ONG e i difensori dei diritti umani hanno condannato l'infiltrazione delle milizie del CNDD-FDD (Consiglio nazionale per la difesa della democrazia - Forze per la difesa della democrazia) nelle forze armate e di polizia;

G.  considerando che i partiti di opposizione e la società civile hanno boicottato le elezioni, segnalando l'utilizzo fazioso delle istituzioni statali, la violenza e l'intimidazione da parte della milizia giovanile ("Imbonerakure") del CNDD-FDD, la mancanza di fiducia nella CENI (la Commissione elettorale nazionale indipendente del Burundi) e strategie governative volte a ridurre l'inclusività del processo elettorale, tra cui le difficoltà d'iscrizione degli elettori e la nuova ripartizione delle circoscrizioni elettorali, che favoriscono il partito al governo; che la situazione politica ha anche spinto la Chiesa cattolica in Burundi a richiamare i sacerdoti da essa nominati per contribuire a organizzare le elezioni, dichiarando di non poter sostenere elezioni colme di imperfezioni;

H.  considerando che il partito al governo del Burundi ha boicottato la ripresa dei colloqui di mediazione patrocinati dal mediatore delle Nazioni Unite Abdoulaye Bathily, di cui aveva chiesto le dimissioni, e dal gruppo di mediazione costituito dai rappresentanti delle Nazioni Unite, dell'Unione africana (UA), della Comunità dell'Africa orientale (EAC) e della Conferenza internazionale sulla Regione dei Grandi Laghi (ICGLR);

I.  considerando che la comunità internazionale svolge un ruolo rilevante nella regione in quanto garante degli accordi di Arusha, e che istituzioni quali la Corte penale internazionale rivestono grande importanza nella conduzione di indagini indipendenti sulle violenze e sui crimini commessi in Burundi;

J.  considerando che, nonostante gli appelli della comunità internazionale a rinviare le elezioni e il boicottaggio delle stesse da parte della società civile e dell'opposizione, le elezioni legislative hanno avuto luogo il 29 giugno 2015, mentre quelle presidenziali sono in programma il 15 luglio 2015;

K.  considerando che il 29 giugno 2015 l'Unione europea ha ritirato la sua missione di osservazione elettorale in Burundi, ritenendo che lo svolgimento di elezioni legislative in assenza di condizioni minime che ne garantiscano la credibilità, la trasparenza e l'inclusività possa solo aggravare la crisi;

L.  considerando che, in base alle dichiarazioni degli osservatori delle Nazioni Unite, le consultazioni del 29 giugno 2015 si sarebbero svolte in una situazione di crisi politica e in un clima di paura e di intimidazioni diffuse in alcune parti del paese, e che di conseguenza il contesto non era favorevole allo svolgimento di elezioni libere, credibili e inclusive;

M.  considerando che il processo elettorale continua a essere gravemente segnato da restrizioni nei confronti dei media indipendenti, un uso eccessivo della forza contro i manifestanti, un clima di intimidazione nei confronti dei partiti di opposizione e della società civile, nonché da una mancanza di fiducia nelle autorità elettorali, tanto da spingere l'UE a sospendere la sua missione di osservazione elettorale;

N.  considerando che l'EAC e l'UA hanno dichiarato che al momento non sussistono le condizioni adatte per indire elezioni e che non sarà possibile porle in essere entro il termine previsto dalla Costituzione burundese;

O.  considerando che l'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) afferma che circa 127 000 persone hanno abbandonato il Burundi alla volta dei paesi vicini, con conseguenti emergenze umanitarie nella Repubblica democratica del Congo, in Ruanda e in Tanzania, dove è stata segnalata un'epidemia di colera;

P.  considerando che lo stallo politico in Burundi e il deterioramento della situazione economica e della sicurezza hanno gravi ripercussioni sulla popolazione e creano rischi per l'intera regione, mentre il Burundi affronta la crisi più grave dalla guerra civile a sfondo etnico durata 12 anni, che fino al 2005 ha mietuto, secondo le stime, circa 300 000 vittime;

Q.  considerando che, in risposta alle precedenti risoluzioni del Parlamento europeo e in particolare ai riferimenti all'articolo 96 dell'accordo di Cotonou in esse contenuti, i rappresentanti dell'UE hanno insistito sulla necessità che tutte le forze politiche del paese partecipino in modo inclusivo al processo elettorale, in linea con la tabella di marcia per le elezioni e il codice di buona condotta elettorale ("Code de bonne conduite en matière électorale");

R.  considerando che l'Unione ha sospeso l'erogazione di ingenti fondi (pari a 1,7 milioni di EUR) a sostegno delle elezioni in Burundi, dal momento che attualmente mancano i presupposti necessari a garantire la credibilità e il buon funzionamento del processo elettorale in un modo che sia pacifico, inclusivo e trasparente e non comporti la violazione delle libertà politiche, tra cui la libertà di espressione;

S.  considerando che anche il Belgio ha annunciato la sospensione degli aiuti elettorali, scegliendo di ritirare metà dei 4 milioni di EUR che aveva accantonato per le elezioni e dissociandosi da un'intesa di cooperazione in materia di polizia per un importo di 5 milioni di EUR, finanziata unitamente ai Paesi Bassi; che la Francia ha anch'essa sospeso la cooperazione con il Burundi in materia di sicurezza, e che la Germania ha annunciato la sospensione di ogni cooperazione bilaterale che coinvolga il governo di tale paese;

T.  considerando che il diritto alla libertà di espressione è garantito dalla Costituzione del Burundi e dai trattati internazionali e regionali da esso ratificati, rientra nella Strategia nazionale per la buona governance e la lotta alla corruzione, e costituisce una condizione essenziale per elezioni libere, eque, trasparenti e pacifiche; che, cionondimeno, i media sono stati oggetto di provvedimenti fortemente restrittivi a seguito della chiusura, a metà maggio, delle emittenti private, dell'esodo di massa dei giornalisti e delle minacce costanti contro quelli che ancora si trovano nel paese;

U.  considerando che l'UE contribuisce in misura significativa al bilancio annuale del Burundi – che è alimentato per circa la metà da aiuti internazionali – e ha recentemente assegnato al Burundi, uno dei paesi più poveri del mondo, 432 milioni di EUR a titolo del Fondo europeo di sviluppo 2014-2020, fra l'altro per aiutare il paese a rafforzare la governance e la società civile;

V.  considerando che la situazione attuale si ripercuote sulla vita economica e sociale dei burundesi; che la maggior parte delle scuole e dei campus universitari è chiusa a causa delle violente manifestazioni che hanno luogo nella capitale, Bujumbura, che la moneta locale è stata svalutata, che la disoccupazione è aumentata e il gettito fiscale diminuito come conseguenza della chiusura di centri commerciali e del rallentamento degli scambi commerciali con i paesi vicini;

1.  esprime forte preoccupazione dinanzi al peggioramento della situazione politica e umanitaria in Burundi e nella regione circostante; chiede che si ponga immediatamente fine alla violenza e all'intimidazione politica nei confronti degli oppositori e che si proceda al disarmo immediato di tutti i gruppi di giovani armati alleati ai partiti politici; esprime la sua solidarietà alle vittime della violenza e a coloro che hanno perso la vita, e chiede aiuti umanitari immediati per coloro che sono stati costretti a fuggire dalle proprie case;

2.  condanna la decisione del governo del Burundi di procedere con le elezioni nonostante la situazione generale critica sotto il profilo politico e della sicurezza, nonché dinanzi al fatto che il processo elettorale è stato gravemente segnato da restrizioni nei confronti dei media indipendenti, un uso eccessivo della forza contro i manifestanti, un clima di intimidazione nei confronti dei partiti di opposizione e della società civile, nonché da una mancanza di fiducia nelle autorità elettorali; sollecita le autorità del Burundi a rimandare le elezioni presidenziali previste per il 15 luglio 2015, dando seguito alle richieste dell'UA, e a coinvolgere tutti i soggetti interessati negli sforzi intesi a creare un ambiente favorevole a un processo elettorale pacifico, credibile, libero ed equo;

3.  invita tutte le parti coinvolte nel processo elettorale, compresi gli enti responsabili dell'organizzazione delle elezioni e i servizi di sicurezza, a rispettare gli impegni assunti nel quadro dell'accordo di Arusha, e rammenta che tale accordo ha posto fine alla guerra civile e costituisce la base su cui si fonda la Costituzione burundese; sottolinea l'importanza di un accordo consensuale sul calendario elettorale, sulla base di una valutazione tecnica che dovrà essere effettuata dalle Nazioni Unite;

4.  evidenzia nuovamente il fatto che, solo attraverso un dialogo e un consenso che coinvolgano il governo del Burundi, l'opposizione e la società civile, conformemente all'accordo di Arusha e alla Costituzione burundese, si potrà trovare una soluzione politica duratura nell'interesse della sicurezza e della democrazia per tutto il popolo del Burundi; invita le parti interessate burundesi a riprendere il dialogo su tutti i punti di disaccordo; appoggia pertanto gli sforzi di mediazione compiuti dall'UA, dall'EAC e dalle Nazioni Unite ed è pronto a sostenere l'attuazione delle misure specifiche recentemente annunciate dall'UA;

5.  manifesta, ancora una volta, il proprio sostegno agli intensi sforzi profusi dall'EAC e sottolinea la pertinenza delle misure concordate in occasione dei vertici di Dar es Salaam del 13 e 31 maggio 2015, compreso l'appello per un rinvio delle elezioni e l'immediata cessazione della violenza, il disarmo dei gruppi di giovani affiliati a partiti politici, l'avvio di un dialogo tra le parti interessate burundesi, e l'impegno da parte della regione a non stare a guardare qualora la situazione dovesse deteriorarsi, misure che forniscono il quadro per una soluzione politica e consensuale della crisi;

6.  ricorda che il partenariato dell'UE con il Burundi è disciplinato dall'accordo di Cotonou e che tutte le parti sono tenute al rispetto e all'applicazione dei suoi termini, in particolare al rispetto dei diritti umani; osserva che il Burundi ha anche firmato e ratificato il Patto internazionale sui diritti civili e politici e la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli, e ha pertanto l'obbligo di rispettare i diritti umani universali e la libertà di espressione; invita quindi il governo burundese a consentire lo svolgimento di un dibattito politico autentico e aperto senza il timore di intimidazioni, e ad astenersi dall'utilizzare la magistratura in modo improprio per escludere i rivali politici;

7.  prende atto del dialogo svoltosi tra l'UE e le autorità burundesi a norma dell'articolo 8 dell'accordo di Cotonou; ritiene nondimeno che si verifichino continue violazioni degli elementi essenziali e fondamentali di detto accordo, in particolare del rispetto dei principi umani e democratici fondamentali, e invita quindi la Commissione ad avviare le procedure di cui all'articolo 96 in vista dell'adozione di misure appropriate;

8.  invita altresì la Commissione a riconsiderare, a tal fine, con urgenza gli aiuti dell'UE allo scopo di riorientarli, di aumentare l'assistenza finanziaria alla società civile e di concentrarsi sugli aiuti umanitari anziché sul sostegno al bilancio centrale, tenendo presente nel contempo il ruolo assai encomiabile svolto dall'esercito burundese nella missione di mantenimento della pace in Somalia;

9.  si associa al Consiglio "Affari esteri" del 22 giugno 2015 nell'invito rivolto al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/HR) in vista della preparazione di un elenco di misure restrittive mirate e di divieti di visto e di viaggio da applicare ai responsabili di atti di violenza e repressione e di gravi violazioni dei diritti umani, nonché a coloro che ostacolano attivamente il raggiungimento di una soluzione politica nel contesto proposto dall'UA e dall'EAC; chiede inoltre al VP/HR di prendere i provvedimenti necessari per congelare i beni di tutte le suddette persone negli Stati membri dell'UE;

10.  esprime profonda preoccupazione nel constatare il numero di vittime e di casi di gravi violazioni dei diritti umani registrati dall'inizio della crisi, in particolare con riferimento agli abusi attribuiti a membri dell'"Imbonerakure"; rileva le intimidazioni e i rischi che devono affrontare i difensori dei diritti umani, gli attivisti politici e i giornalisti, nonché l'arresto arbitrario di membri dei partiti di opposizione; chiede il rilascio immediato e incondizionato di tutte le persone arrestate per aver esercitato il loro diritto di pacifica riunione e di espressione;

11.  chiede di far cessare immediatamente le violenze e le intimidazioni esercitate dall'"Imbonerakure"; invita il CNDD-FDD ad agire senza indugi per disarmare la milizia giovanile e far sì che i suoi membri cessino di intimidire e aggredire gli oppositori, nonché ad assicurare che i responsabili degli abusi siano consegnati alla giustizia; chiede che si proceda a un'indagine internazionale indipendente riguardo alle affermazioni secondo cui il CNDD-FDD armerebbe e formerebbe la sua ala giovanile; sollecita, in modo analogo, i capi dei partiti di opposizione a impedire che sia fatto uso di violenza contro i loro avversari;

12.  ribadisce che non può esservi impunità per i responsabili di gravi violazioni dei diritti umani, i quali devono essere considerati individualmente responsabili e rispondere penalmente dei loro atti; attribuisce particolare importanza allo schieramento immediato di osservatori dei diritti umani e di esperti militari annunciato dall'UA;

13.  osserva il fallimento dei tentativi di talune forze di trasformare le rivolte in conflitto etnico e constata che le divisioni politiche in Burundi non sono esplicitamente etniche; ritiene che ciò dimostri il successo degli accordi di Arusha nel costituire un esercito e un corpo di polizia etnicamente equilibrati; invita quindi il procuratore della Corte penale internazionale a monitorare attentamente quei mezzi di comunicazione per incitamento all'odio etnico, così come i discorsi dei leader politici;

14.  ribadisce, in tale contesto, l'importanza del rispetto del codice di buona condotta elettorale e della tabella di marcia per le elezioni, mediata dalle Nazioni Unite e sottoscritta nel 2013 dagli attori politici, e dà pieno sostegno agli sforzi delle Nazioni Unite e regionali volti a impedire un ulteriore inasprirsi della violenza politica;

15.  chiede l'immediata abolizione delle restrizioni imposte ai media e all'accesso a Internet, e denuncia nuovamente la ripetuta presa di mira di "Radio Publique Africaine", che opera come una delle principali fonti di notizie del paese; considera che non possono avere luogo elezioni legittime se i mezzi di informazione non sono in grado di operare senza restrizioni e i giornalisti di fare cronaca senza intimidazioni;

16.  elogia il ruolo delle organizzazioni umanitarie e delle autorità dei paesi vicini che stanno facendo fronte alle necessità di chi fugge dalla crisi e offrono protezione ai rifugiati; plaude all'annuncio della Commissione riguardante lo stanziamento di altri 1,5 milioni di EUR per alleviare la situazione umanitaria; avverte, tuttavia, che gli impegni devono essere quanto prima raddoppiati, da parte sia dell'UE che dei suoi Stati membri, stanti lo smisurato afflusso di profughi in una regione già fragile, i focolai epidemici di colera segnalati e le allarmanti notizie di violenze sessuali; sottolinea l'importanza di una strategia a lungo termine in materia non soltanto di assistenza medica e nutrizionale, ma anche di reintegrazione e aiuto psicologico per chi è stato costretto a fuggire;

17.  invita l'UE e i suoi Stati membri a tenere concretamente fede a tutti gli impegni relativi al Piano di risposta regionale delle Nazioni Unite per i rifugiati del Burundi, che necessita di 207 milioni di USD fino a settembre 2015 per assistere i 200 000 profughi burundesi previsti, anche integrando le già esistenti sovvenzioni alla regione;

18.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi degli Stati membri, al governo del Burundi e ai governi dei paesi della Regione dei Grandi Laghi, ai governi della Comunità dell'Africa orientale, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini, all'Unione africana, al Segretario generale delle Nazioni Unite, ai Copresidenti dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE e al Parlamento panafricano.


Commemorazione di Srebrenica
PDF 267kWORD 70k
Risoluzione del Parlamento europeo del 9 luglio 2015 sulla commemorazione dei fatti di Srebrenica (2015/2747(RSP))
P8_TA(2015)0276RC-B8-0716/2015

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue risoluzioni del 7 luglio 2005(1) e del 15 gennaio 2009(2) su Srebrenica,

–  viste le disposizioni della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e del Patto internazionale sui diritti civili e politici, che riconoscono il diritto di ogni individuo alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona, come anche alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione,

–  visto l'accordo di stabilizzazione e di associazione tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da una parte, e la Bosnia-Erzegovina, dall'altra, firmato a Lussemburgo il 16 giugno 2008 ed entrato in vigore il 1° giugno 2015,

–  viste le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite n. 827, del 25 maggio 1993, n. 1551, del 9 luglio 2004, e n. 1575, del 22 novembre 2004,

–  visto l'articolo 123, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che l'11 luglio 2015 ricorre il 20º anniversario del genocidio e della pulizia etnica che hanno avuto luogo a Srebrenica e nei dintorni durante la guerra di Bosnia, una commemorazione che dovrebbe rammentare il pericolo rappresentato da forme estreme di nazionalismo e di intolleranza nella società, ulteriormente esacerbate in un contesto di guerra;

B.  considerando che l'11 luglio 1995 la città bosniaca di Srebrenica, che era stata proclamata zona protetta dalla risoluzione n. 819 (16 aprile 1993) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, è stata occupata dalle truppe serbo-bosniache comandate dal generale Ratko Mladić, operante sotto l'autorità dell'allora Presidente della Republika Srpska, Radovan Karadžić;

C.  considerando che, durante una carneficina protrattasi per vari giorni dopo la caduta di Srebrenica, più di 8.000 uomini e ragazzi musulmani, che avevano cercato rifugio in questa zona posta sotto il controllo della Forza di protezione delle Nazioni Unite (UNPROFOR), sono stati sommariamente giustiziati dalle forze serbo-bosniache del generale Mladić e da unità paramilitari, tra cui reparti irregolari di polizia; che circa 30 000 donne, bambini e anziani sono stati espulsi con la forza nel quadro di un'operazione di pulizia etnica su vasta scala che ha reso i fatti di Srebrenica il maggior crimine di guerra perpetrato in Europa dalla fine della Seconda guerra mondiale;

D.  considerando che i tragici eventi di Srebrenica hanno lasciato nei sopravvissuti profonde ferite emotive e creato ostacoli duraturi alla riconciliazione politica fra i gruppi etnici in Bosnia-Erzegovina;

E.  considerando che il massacro di Srebrenica è stato riconosciuto come genocidio sia dal Tribunale penale internazionale per l'ex Iugoslavia (ICTY) nella sentenza di appello Procuratore/ Radislav Krstić, causa IT-99-33, del 19 aprile 2004, sia dalla Corte internazionale di giustizia nella causa relativa all'applicazione della Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio (Bosnia-Erzegovina/Serbia e Montenegro), del 27 febbraio 2007, pag. 127, punto 297 (CIG);

F.  considerando che le forze serbo-bosniache hanno commesso molteplici violazioni della Convenzione di Ginevra a danno della popolazione civile di Srebrenica, fra cui la deportazione di migliaia di donne, bambini e anziani e lo stupro di un gran numero di donne;

G.  considerando che, nonostante gli sforzi profusi per individuare le fosse comuni e individuali ed esumare le salme delle vittime, non sono stati ancora localizzati e identificati i corpi di circa 1.200 uomini e ragazzi di Srebrenica;

H.  considerando che, nel 1999, il Segretario generale delle Nazioni Unite ha dichiarato, nella sua relazione sulla caduta di Srebrenica, che l'ONU è venuta meno al proprio mandato, in particolare per quanto riguarda la protezione delle cosiddette zone sicure, e condivide pertanto la responsabilità dell'accaduto;

I.  considerando che l'Unione europea è fondata sulla coesistenza pacifica e sulla convinta cooperazione tra i suoi membri; che una delle principali motivazioni alla base del processo di integrazione europea è la volontà di evitare il ripetersi di guerre e crimini contro il diritto umanitario internazionale in Europa;

J.  considerando che il 30 gennaio 2015 l'ICTY ha confermato le sentenze nei confronti di cinque alti ufficiali dell'esercito serbo-bosniaco per il loro coinvolgimento nel genocidio di Srebrenica nel 1995; che alcuni degli ufficiali condannati rispondevano direttamente all'ex capo di Stato maggiore dell'esercito serbo-bosniaco Ratko Mladić, attualmente sotto processo davanti all'ICTY per crimini che includono il genocidio;

1.  commemora e onora tutte le vittime del genocidio di Srebrenica e di tutte le atrocità commesse durante le guerre nel territorio dell'ex Iugoslavia; esprime le sue condoglianze e la sua solidarietà alle famiglie delle vittime, molte delle quali vivono senza conoscere con certezza il destino dei loro parenti;

2.  condanna con la massima fermezza il genocidio di Srebrenica; proclama solennemente che siffatti atroci crimini non dovranno mai più ripetersi e dichiara che si adopererà, per quanto è in suo potere, al fine di evitare che siano commessi simili atti; si oppone a qualsiasi negazione, relativizzazione o interpretazione errata del genocidio;

3.  sottolinea la necessità per i rappresentanti politici della Bosnia-Erzegovina di riconoscere il passato al fine di collaborare proficuamente in vista di un futuro migliore per tutti i cittadini del paese; evidenzia l'importante ruolo che i paesi vicini, le autorità religiose, la società civile, l'arte, la cultura, i media e i sistemi d'istruzione possono svolgere in questo difficile processo;

4.  evidenzia l'importanza del lavoro svolto dall'ICTY e l'esigenza di adottare tutte le misure necessarie per accelerare i processi e gli appelli e portarli a conclusione senza inutili ritardi; ribadisce che occorre prestare maggiore attenzione ai processi per crimini di guerra perseguiti a livello nazionale;

5.  ribadisce l'impegno dell'UE nei confronti della prospettiva europea e della prosecuzione del processo di adesione per la Bosnia-Erzegovina e tutti i paesi dei Balcani occidentali; ritiene che la cooperazione regionale e il processo di integrazione europea siano gli approcci più atti a promuovere la riconciliazione e a far superare odi e divisioni;

6.  sollecita lo sviluppo di programmi d'istruzione e culturali che promuovano una comprensione delle cause di tali atrocità e che sensibilizzino alla necessità di coltivare la pace e promuovere i diritti umani e la tolleranza interreligiosa; esprime il proprio sostegno ad organizzazioni quale l'associazione Madri delle enclavi di Srebrenica e Žepa, per il loro ruolo fondamentale nella sensibilizzazione e nella creazione di una base più ampia per la riconciliazione tra tutti i cittadini del paese;

7.  si rammarica che il Consiglio di sicurezza dell’ONU, che è il principale responsabile per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionali, non è stato in grado di approvare una risoluzione in commemorazione del genocidio di Srebrenica. Ciò è particolarmente deplorevole, in quanto la Corte internazionale di giustizia, principale organo giudiziario dell’ONU, ha stabilito che i crimini commessi a Srebrenica costituivano genocidio;

8.  accoglie con favore la decisione unanime del Consiglio dei ministri della Bosnia-Erzegovina di proclamare l’11 luglio giorno di lutto nazionale in Bosnia-Erzegovina;

9.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi degli Stati membri, al governo e al parlamento di Bosnia-Erzegovina e alle sue entità, e ai governi e ai parlamenti dei paesi dei Balcani occidentali.

(1) GU C 157 E del 6.7.2006, pag. 468.
(2) GU C 46 E del 24.2.2010, pag. 111.


Progetti di legge della Cambogia sulle ONG e i sindacati
PDF 163kWORD 67k
Risoluzione del Parlamento europeo del 9 luglio 2015 sui progetti di legge sulle ONG e i sindacati in Cambogia (2015/2756(RSP))
P8_TA(2015)0277RC-B8-0689/2015

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla Cambogia,

–  vista la dichiarazione del 22 giugno 2015 del relatore speciale dell’ONU per i diritti alla libertà di riunione pacifica e di associazione,

–  viste le osservazioni conclusive della Commissione dell’ONU per i diritti dell'uomo del 27 aprile 2015 sulla seconda relazione periodica della Cambogia,

–  vista la relazione del 15 agosto 2014 del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Cambogia,

–  viste le varie Convenzioni dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), in particolare la Convenzione sulla libertà sindacale e la protezione del diritto sindacale (n. 87) e la Convenzione sul diritto di organizzazione e negoziazione collettiva (n 98),

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 10 dicembre 1948,

–  visto il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici del 1966,

–  visto l'accordo di cooperazione del 1997 tra la Comunità europea e il Regno di Cambogia,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che la dinamica società civile cambogiana, in particolare gli attivisti che si occupano di questioni relative alla proprietà fondiaria, i membri del sindacato, i giornalisti e i membri del partito di opposizione, hanno svolto un importante ruolo correttivo;

B.  considerando che, il 5 giugno 2015, il governo cambogiano ha approvato il disegno di legge sulle associazioni e le organizzazioni non governative (LANGO); che il progetto di legge è stato trasmesso alla revisione dell'Assemblea nazionale della Cambogia il 16 giugno 2015;

C.  considerando che l'UE è il principale partner della Cambogia in termini di assistenza allo sviluppo, con un nuovo stanziamento, per il periodo 2014-2020, pari a 410 milioni di euro; che l'UE supporta una vasta gamma di iniziative in materia di diritti umani messe in atto da organizzazioni non governative (ONG) e altre organizzazioni della società civile cambogiane e ha anche osservato le elezioni nazionali e comunali, fornendo sostegno al processo elettorale; che la Cambogia è estremamente dipendente dagli aiuti allo sviluppo;

D.  considerando che il relatore speciale delle Nazioni Unite per i diritti alla libertà di riunione pacifica e di associazione ha dichiarato che la società civile in Cambogia è stata esclusa dal processo di elaborazione della LANGO;

E.  considerando che numerose ONG di chiara fama hanno indicato che la LANGO segue tentativi precedenti, successivamente ritirati come risposta all'opposizione nazionale e internazionale, di emanare una legge che imporrebbe restrizioni ingiustificate ai diritti alla libertà di associazione e di espressione e creerebbe basi giuridiche su cui arbitrariamente impedire o negare la registrazione alle OGN politicamente sfavorite, comprese quelle in cui operano difensori dei diritti umani;

F.  considerando che il diritto alla libertà di espressione è sancito dall’articolo 41 della Costituzione cambogiana e il diritto alla partecipazione politica è sancito dal suo articolo 35;

G.  considerando che il diritto alla libertà di assemblea pacifica è sancito dalla Costituzione cambogiana, dall'articolo 20 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e dall'articolo 21 del Patto internazionale delle Nazioni Unite relativo ai diritti civili e politici;

H.  considerando che il diritto a partecipare alla gestione degli affari pubblici è sancito dall'articolo 25 del Patto internazionale sui diritti civili e politici e che il diritto alla libertà di associazione, tutelato dall'articolo 22 di tale Patto, è un’aggiunta essenziale e spesso una via d’accesso per tale partecipazione; che la trasparenza e la responsabilità sono elementi essenziali per una democrazia funzionante;

I.  considerando che si prevede che il paese perderà, ogni anno, tra i 600 e i 700 milioni di dollari in progetti di sviluppo una volta approvata la legge; che la LANGO imporrebbe restrizioni ai bilanci, minacciandola capacità delle ONG internazionali di eseguire progetti efficaci sotto il profilo dei costi;

J.  considerando che il progetto di legge che disciplina le organizzazioni sindacali violerebbe il diritto sindacale e limiterebbe gravemente i diritti dei sindacati indipendenti, tra cui i sindacati esistenti; che il progetto di legge fissa una soglia minima irragionevolmente elevata per il numero di lavoratori che devono aderire prima che un sindacato possa essere formato (20%); che il progetto di legge conferisce poteri assoluti ai funzionari del ministero del lavoro in merito all'approvazione di scioperi e alla possibilità di sospendere la registrazione sindacale su basi inconsistenti e senza un giusto processo; che il progetto di legge nega ai lavoratori domestici il diritto di sindacalizzarsi, istituisce requisiti di alfabetizzazione per i dirigenti sindacali che discriminano le donne e gli stranieri, vieta contatti con le ONG e prevede multe irrisorie, che si rivelano quindi inefficaci, per i datori di lavoro che violano il diritto del lavoro;

K.  considerando che, dopo la consultazione del maggio 2014 in cui si invitavano i gruppi locali operanti in materia di diritti del lavoro a partecipare, le autorità cambogiane non hanno più tenuto consultazioni pubbliche sulle successive bozze del disegno di legge; che annunci periodici rilasciati da funzionari del governo ai mezzi di informazione hanno indicato che la legge sindacale sarà emanata nel 2015;

L.  considerando che circa 5000 ONG sono registrate in Cambogia e forniscono assistenza in settori quali i diritti umani, l'assistenza sanitaria, la società civile e l'agricoltura;

M.  considerando che, il 16 giugno 2015, il Primo ministro Hun Sen ha comunicato, in un incontro con l'ambasciatore dell’UE Jean-Francois Cautain, che l'Assemblea nazionale aveva intenzione di tenere una consultazione sul progetto di legge sulle ONG ed ha espresso il proprio auspicio di includere la società civile e i partner per lo sviluppo in tale consultazione;

1.  esorta il governo della Cambogia a ritirare il progetto di LANGO;

2.  sollecita il governo cambogiano a riconoscere il ruolo legittimo e utile svolto dalla società civile, dai sindacati e dall'opposizione politica nel contribuire allo sviluppo economico e politico generale della Cambogia; ricorda che la società civile è uno dei pilastri fondamentali per lo sviluppo di qualsiasi paese; sottolinea che la legge sulle associazioni e le ONG dovrebbe creare un ambiente favorevole affinché la società civile possa continuare a contribuire allo sviluppo della Cambogia;

3.  invita il governo della Cambogia a ritirare il progetto di legge che disciplina le organizzazioni sindacali, a divulgare al pubblico l'attuale progetto e a consultarsi con gli esperti e i membri del sindacato al fine di sottoporlo a revisione, in conformità del diritto internazionale e delle convenzioni dell’OIL, segnatamente la Convenzione sulla libertà sindacale e la protezione del diritto sindacale (n. 87) e la Convenzione sul diritto di organizzazione e negoziazione collettiva (n 98) prima di ripresentarlo all’esame;

4.  ribadisce la dichiarazione del relatore speciale delle Nazioni Unite, secondo il quale "tale normativa dovrebbe essere adottata solo attraverso un processo di partecipazione globale, che sia abbastanza inclusivo da garantire che tutte le parti interessate ne condividano la sostanza";

5.  chiede che alla società civile e al popolo cambogiano venga concesso tempo sufficiente per il riesame e le consultazioni relativi a qualsiasi normativa, in modo che possano fornire osservazioni ai loro rappresentanti eletti prima che la legislazione sia votata;

6.  chiede che qualsiasi progetto di legge rispetti le libertà di parola, associazione e riunione, riconosciute a livello internazionale e a cui la Cambogia si è impegnata ad aderire attraverso la ratifica del Patto internazionale sui diritti civili e politici, e non preveda indebite restrizioni della capacità della società civile di operare efficacemente e liberamente;

7.  incoraggia il governo cambogiano a continuare a rafforzare la democrazia, lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, in particolare delle libertà di espressione e di riunione;

8.  invita la Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza ad appoggiare la richiesta di ritiro del progetto di LANGO e del progetto di legge che disciplina le organizzazioni sindacali, e a sollevare immediatamente tale questione con il governo della Cambogia;

9.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, al segretariato dell'Associazione delle nazioni del sud-est asiatico, al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, al governo e all'Assemblea nazionale del Regno di Cambogia.


La Repubblica democratica del Congo (RDC), in particolare il caso dei due attivisti dei diritti dell'uomo detenuti, Yves Makwambala e Fred Bauma
PDF 173kWORD 74k
Risoluzione del Parlamento europeo del 9 luglio 2015 sulla Repubblica democratica del Congo (RDC), in particolare il caso di due attivisti per i diritti umani, Yves Makwambala e Fred Bauma, detenuti in carcere (2015/2757(RSP))
P8_TA(2015)0278RC-B8-0690/2015

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla Repubblica democratica del Congo, in particolare quella del 12 settembre 2013(1), e la risoluzione in materia dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE,

–  viste le dichiarazioni rilasciate dal portavoce del Servizio europeo per l'azione esterna in merito alla situazione nella Repubblica democratica del Congo, in particolare la dichiarazione del 21 gennaio 2015,

–  viste le dichiarazioni rilasciate dalla delegazione dell'UE nella Repubblica democratica del Congo quanto alla situazione dei diritti umani nel paese, in particolare quella dell'11 febbraio 2015,

–  vista la relazione annuale dell'UE sui diritti umani e la democrazia, adottata dal Consiglio il 22 giugno 2015,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 19 gennaio 2015 sulla Repubblica democratica del Congo,

–  vista la dichiarazione del 22 gennaio 2015 degli inviati internazionali per la regione dei Grandi Laghi sulla situazione nella Repubblica democratica del Congo,

–  visto il comunicato stampa congiunto del 12 febbraio 2015 diramato dal relatore speciale dell'Unione africana sui difensori dei diritti umani e dal relatore speciale dell'Unione africana sulle prigioni e le condizioni di detenzione in Africa, concernente la situazione dei diritti umani a seguito degli eventi verificatisi nel contesto della modifica della legge elettorale nella Repubblica democratica del Congo,

–  visto l'accordo di partenariato di Cotonou firmato nel giugno 2000,

–  visti gli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani e gli orientamenti dell'UE sui diritti umani relativamente alla libertà di espressione online e offline,

–  visti la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948 e il Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966,

–  vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli, ratificata dalla Repubblica democratica del Congo nel 1982,

–  vista la costituzione della Repubblica democratica del Congo, in particolare gli articoli 22, 23, 24 e 25,

–  visto l'appello "Free Filimbi Activists" per la liberazione degli attivisti del movimento Filimbi, lanciato il 15 giugno 2015 da oltre 200 gruppi di difesa dei diritti umani,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che tra il 19 e il 21 gennaio 2015 sono scoppiate proteste in tutto il paese a causa di un progetto di legge elettorale che avrebbe consentito la proroga del mandato presidenziale, contrariamente a quanto previsto dalla costituzione, e che avrebbe richiesto un censimento potenzialmente molto lungo da effettuarsi prima dello svolgimento delle elezioni nazionali;

B.  considerando che, secondo quanto affermato dalle autorità, durante le proteste sono morte 27 persone, mentre altre fonti parlano di 42 decessi, e che sono state arrestate 350 persone, alcune delle quali sono tuttora in carcere senza aver avuto un processo o sono state fatte sparire forzatamente;

C.  considerando che nel corso delle proteste del gennaio 2015 il governo ha bloccato l'accesso a Internet e ai servizi di messaggistica mobile;

D.  considerando che, in conclusione, nella legge elettorale adottata dal parlamento non è stata inserita la controversa disposizione;

E.  considerando che sin dall'inizio delle proteste le autorità hanno risposto con la repressione degli attivisti dei diritti umani e dei politici di opposizione che avevano dimostrato pacificamente contro la disposizione, tra cui Christopher Ngoyi, Jean-Claude Muyambo, Vano Kiboko e Cyrille Dowe, che si trovano tuttora in carcere per quelle che sembrano essere ragioni di natura politica;

F.  considerando che il 15 marzo 2015, in occasione del lancio del movimento giovanile pro-democrazia Filimbi, l'agenzia di intelligence nazionale (ANR) della Repubblica democratica del Congo ha arrestato e incarcerato senza accuse oltre 30 persone, tra cui partecipanti internazionali, attivisti congolesi, musicisti, uomini d'affari e giornalisti;

G.  considerando che la maggior parte degli attivisti e dei sostenitori sono stati rilasciati e che gli stranieri sono stati espulsi dal paese, mentre Yves Makwambala e Fred Bauma continuano a essere detenuti nel carcere di Makala a Kinshasa e sono accusati di appartenere a un'associazione costituita allo scopo di attaccare persone e cose, di cospirare contro il capo di Stato, di cercare di sovvertire o modificare il "regime costituzionale" e di incitare la popolazione a prendere le armi contro l'autorità statale; che le autorità hanno anche accusato Fred Bauma di aver disturbato la quiete pubblica e Yves Makwambala di aver offeso pubblicamente il capo di Stato mentre stavano esercitando i loro diritti di libertà di espressione, di riunione pacifica e di associazione;

H.  considerando che il movimento Filimbi è stato concepito quale piattaforma per incoraggiare i giovani congolesi a compiere i loro doveri di cittadini pacificamente e responsabilmente;

I.  considerando che nel marzo e nell'aprile 2015 a Goma, nella zona orientale della Repubblica democratica del Congo, le autorità hanno arrestato e successivamente rilasciato almeno 15 attivisti del movimento giovanile "LUCHA" che stavano dimostrando pacificamente chiedendo il rilascio dei loro colleghi detenuti a Kinshasa; che quattro di tali attivisti sono accusati di istigazione alla disobbedienza all'autorità pubblica;

J.  considerando che il 27 marzo 2015 l'Assemblea nazionale della RDC ha istituito una missione di informazione parlamentare per raccogliere informazioni e riferire in merito agli arresti; che la missione ha concluso nella sua relazione che non vi era alcuna prova che i leader e i membri del movimento Filimbi avessero compiuto o pianificato atti di terrorismo o altri reati violenti, e ha sollecitato una soluzione politica per il loro rilascio immediato;

K.  considerando che, il 15 giugno 2015, 14 organizzazioni internazionali e 220 organizzazioni della RDC per la difesa dei diritti umani hanno chiesto il rilascio immediato e incondizionato dei due attivisti;

L.  considerando che, in tale contesto, una fossa comune contenente verosimilmente 421 corpi è stata scoperta a Maluku, a circa 80 km dal centro di Kinshasa;

M.  considerando che il ministro della Giustizia ha recentemente riconosciuto che il sistema giudiziario nella RDC presenta numerosi problemi legati al clientelismo, al traffico di influenze, alla corruzione, all'impunità e all'iniquità delle decisioni giudiziarie;

N.  considerando che la libertà di stampa è limitata da minacce e attacchi nei confronti dei giornalisti e che molti mezzi di comunicazione sono stati chiusi o censurati in modo illegale;

O.  considerando che le prossime elezioni nazionali sono previste a novembre 2016, e che si prevedono difficoltà sia per la loro organizzazione sia per il loro finanziamento;

P.  considerando che la società civile ha svolto un ruolo importante nella RDC nel quadro della transizione politica del 2003, delle elezioni del 2006 e del 2011, della revisione dei contratti minerari, della sospensione della RDC dall'iniziativa per la trasparenza delle industrie estrattive nel 2013, dell'elaborazione della legge elettorale del 2013 e della legislazione contro la violenza sessuale;

Q.  considerando che la reazione del governo nei confronti dell'impegno della società civile è un tentativo di trattare gli attivisti e le organizzazioni di sostegno alla stregua dell'opposizione politica per indebolirli;

R.  considerando che nel giugno 2014 l'UE ha inviato una missione elettorale di monitoraggio che ha evidenziato la necessità di aggiornare le liste elettorali, creare le condizioni per una competizione equa tra i candidati e rafforzare la protezione delle libertà pubbliche, il sistema delle controversie elettorali e la lotta contro l'impunità;

S.  considerando che il programma indicativo nazionale 2014-2020 per la RDC, finanziato con 620 milioni di euro provenienti dall'11º Fondo europeo di sviluppo, individua come priorità il rafforzamento della governance e dello Stato di diritto, ivi incluse le riforme del sistema giudiziario, della polizia e dell'esercito;

1.  deplora la perdita di vite umane, la violenza arbitraria e gli arresti ai danni dei manifestanti durante le proteste del gennaio 2015, nonché la repressione nei confronti degli attivisti e degli oppositori politici, con particolare riferimento agli eventi accaduti in occasione della fase di avvio del movimento Filimbi nel marzo 2015;

2.  invita le autorità della RDC a rilasciare immediatamente e incondizionatamente Yves Makwambala e Fred Bauma, a ritirare tutte le accuse nei loro confronti e di altri leader del movimento Filimbi nonché di eventuali altri attivisti, prigionieri di coscienza e oppositori politici arbitrariamente arrestati e detenuti esclusivamente per le rispettive opinioni politiche o la partecipazione ad attività pacifiche;

3.  sostiene l'appello lanciato dall'Assemblea nazionale della RDC onde giungere rapidamente a una soluzione politica che consenta ai membri del movimento Filimbi e ad altre associazioni pacifiche della società civile di esercitare la loro libertà di espressione e di associazione senza paura di essere vessati o perseguitati;

4.  esorta le autorità ad accertarsi che i detenuti non siano stati o vengano sottoposti ad atti di tortura o maltrattamenti e a garantire piena protezione e il contatto con le rispettive famiglie e i loro avvocati;

5.  ritiene che i detenuti trattenuti dall'ANR senza accuse per oltre 48 ore, negando loro l'accesso all'assistenza legale e senza condurli dinanzi a una autorità giudiziaria competente, abbiano subito una palese violazione dei diritti garantiti dalla costituzione della RDC;

6.  chiede l'avvio di un'indagine completa, approfondita e trasparente da parte del governo della RDC insieme ai partner internazionali per quanto concerne gli eventi svoltisi nel gennaio e marzo 2015, e di individuare eventuali azioni illecite o casi in cui sia stato negato l'esercizio dei propri diritti o delle proprie libertà; insiste affinché sia assicurato alla giustizia qualsiasi funzionario sospettato di essere responsabile della violazione di diritti o libertà garantiti dai testi nazionali e internazionali;

7.  è profondamente preoccupato per i continui tentativi di limitare la libertà di espressione, di riunione e di associazione pacifiche, nonché per l'aumento della violazione di tali libertà da parte delle autorità, poiché il giusto clima politico è indispensabile affinché l'anno prossimo si realizzi un ciclo elettorale positivo nella RDC;

8.  esprime in particolare rammarico per il fatto che tali violazioni siano rivolte specificamente ai leader dell'opposizione e ai movimenti giovanili;

9.  invita le autorità della RDC a garantire il rispetto immediato e incondizionato delle libertà citate, specialmente nel periodo elettorale, come garantito dalla costituzione del paese e dal diritto internazionale in materia di diritti umani;

10.  ricorda che il rispetto nei confronti della diversità politica e dell'opposizione, un dibattito politico aperto e pacifico, il pieno esercizio delle libertà di espressione previste dalla costituzione, di riunione pacifica, di associazione e di informazione sono indispensabili per garantire elezioni democratiche che siano credibili, inclusive, pacifiche e tempestive; insiste sul fatto che tali garanzie sono di fondamentale importanza in una regione particolarmente instabile come quella dei Grandi Laghi e dipendono dall'attuazione positiva dell'accordo di pace, sicurezza e cooperazione di Addis Abeba; sostiene, a questo proposito, gli sforzi degli inviati internazionali nella regione dei Grandi Laghi;

11.  incoraggia il parlamento, il senato e il Presidente della RDC, Joseph Kabila, ad attuare tutte le misure necessarie per consolidare la democrazia e garantire una vera partecipazione di tutte le forze politiche, della società civile e dei movimenti pro-democrazia che esprimono la volontà della nazione nella governance del paese, sulla base di norme costituzionali e giuridiche, nonché elezioni libere ed eque;

12.  incoraggia lo sviluppo di piattaforme come quella del movimento Filimbi che consente alle forze pro-democratiche di essere ascoltate e favorisce la partecipazione dei giovani in un processo elettorale dal quale sono stati ingiustamente esclusi;

13.  ricorda l'impegno assunto dall'RDC nel quadro dell'accordo di Cotonou per rispettare la democrazia, lo Stato di diritto e i principi in materia di diritti umani, tra cui la libertà di espressione, la libertà dei media, il buon governo e la trasparenza nelle cariche politiche; sollecita il governo della RDC a rispettare tali disposizioni in conformità agli articoli 11, lettera b), 96 e 97 dell'accordo di Cotonou e, qualora ciò non abbia luogo, chiede alla Commissione di avviare la pertinente procedura ai sensi degli articoli 8, 9 e 96 dell'accordo di Cotonou;

14.  insiste sul fatto che la natura e l'ammontare di un ulteriore sostegno dell'UE nei confronti del processo elettorale nella RDC devono essere subordinati ai progressi compiuti nell'attuazione delle raccomandazioni della missione di osservazione elettorale dell'UE del 2011 e della missione di monitoraggio nel 2014, nel rispetto del calendario elettorale e nella presentazione di un bilancio credibile;

15.  sollecita la delegazione dell'UE a seguire gli sviluppi e a impiegare tutti i mezzi e gli strumenti appropriati, tra cui lo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani, per sostenere i difensori dei diritti umani e i movimenti per la democrazia;

16.  esorta le autorità giudiziarie della RDC a far valere la loro indipendenza da qualsiasi strumentalizzazione politica e a garantire la protezione dei diritti riconosciuti dagli strumenti giuridici, come l'accesso alla giustizia e il diritto a un processo equo;

17.  sollecita le autorità della RDC a non sminuire il significato delle fosse comuni nei pressi di Kinshasa e ribadisce l'appello dell'UE e delle Nazioni Unite affinché sia avviata un'indagine urgente, trasparente e credibile per rassicurare le famiglie delle persone scomparse e porre fine alle varie accuse;

18.  denuncia la chiusura illegale e la censura abusiva dei media, nonché l'interruzione temporanea delle telecomunicazioni,

19.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, all'Unione africana, ai governi dei paesi della regione dei Grandi Laghi, al Presidente, al primo ministro e al parlamento della RDC, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani e all'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE.

(1) Testi approvati, P7_TA(2013)0388.


Bahrein, in particolare il caso di Nabeel Rajab
PDF 172kWORD 73k
Risoluzione del Parlamento europeo del 9 luglio 2015 sul Bahrein e in particolare sul caso di Nabeel Rajab (2015/2758(RSP))
P8_TA(2015)0279RC-B8-0703/2015

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sul Bahrein e, segnatamente, la sua risoluzione del 6 febbraio 2014 sul Bahrein e in particolare sui casi di Nabeel Rajab, Abdulhadi al-Khawaja e Ibrahim Sharif(1),

–  vista la dichiarazione rilasciata il 17 giugno 2015 dal portavoce del vicepresidente/alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, sulla condanna di Ali Salman, segretario generale del partito al-Wefaq, nel Bahrein,

–  vista la 24a sessione del Consiglio congiunto e della riunione ministeriale CCG-UE che si è svolta a Doha, nel Qatar, il 24 maggio 2015,

–  vista la decisione del Consiglio ministeriale della Lega araba, riunitosi il 1° settembre 2013 al Cairo, di istituire una Corte dei diritti dell'uomo panaraba con sede a Manama, nel Bahrein,

–  visti la relazione che illustra nel dettaglio l'attuazione, da parte del governo del Bahrein, delle raccomandazioni della Commissione d'inchiesta indipendente del Bahrein, del febbraio 2014, e l'aggiornamento relativo alla revisione periodica universale (UPR), presentato dal governo del Bahrein nel settembre 2014,

–  visti il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici del 1966, la Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, la Convenzione sui diritti del fanciullo e la Carta araba dei diritti dell'uomo, tutti sottoscritti dal Bahrein,

–  visti gli orientamenti dell'Unione europea sui difensori dei diritti umani, adottati nel giugno 2004 e riveduti nel 2008,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sulla riduzione dell'apolidia,

–  visto il nuovo quadro strategico e piano di azione dell'UE per i diritti umani, che mira a porre la tutela e la sorveglianza dei diritti umani al centro di tutte le politiche dell'UE e che include una sezione specifica sulla protezione dei difensori dei diritti umani,

–  vista la visita di Stavros Lambrinidis, rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani, nel Bahrein alla fine del maggio 2015,

–  visti gli articoli 5 e 19 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che il Bahrein ha promesso di progredire nelle riforme per quanto concerne la situazione dei diritti umani, a seguito della pubblicazione della relazione della Commissione d'inchiesta indipendente del Bahrein il 23 novembre 2011 e della relativa relazione di follow-up il 21 novembre 2012;

B.  considerando che l'istituzione dell'Ombudsman del ministero degli Interni, della Commissione per i diritti dei prigionieri e dei detenuti e dell'Unità d'indagine speciale è un segnale incoraggiante; che tali istituzioni dovrebbero essere rese più imparziali, trasparenti e indipendenti rispetto alle istituzioni governative;

C.  considerando che fin dall'inizio della rivolta del 2011 le autorità del Bahrein hanno intensificato il ricorso a misure repressive nei confronti degli attivisti della società civile e dell'opposizione pacifica; che il 10 giugno 2014, in occasione della 26a sessione del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, 47 Stati, tra cui i 28 Stati membri dell'Unione europea, hanno firmato una dichiarazione congiunta, in cui manifestavano profonda inquietudine per la situazione dei diritti umani nel Bahrein; che nella dichiarazione congiunta sono stati espressamente rilevati motivi di preoccupazione, quali le lunghe pene per l'esercizio del diritto alla libertà di riunione pacifica e di associazione, la mancanza di sufficienti garanzie di un processo equo, la repressione delle manifestazioni, le continue incarcerazioni e molestie nei confronti di chi esercita il diritto alla libertà di opinione ed espressione, il maltrattamento e la tortura nelle strutture di detenzione, la privazione arbitraria della nazionalità senza un giusto processo e l'insufficiente assunzione di responsabilità per le violazioni dei diritti umani;

D.  considerando che Nabeel Rajab, difensore dei diritti umani bahreinita e presidente del Centro per i diritti umani del Bahrein (BCHR), vice segretario generale della Federazione internazionale per i diritti umani (FIDH) e membro del comitato consultivo della divisione Medio Oriente di Human Rights Watch, è stato condannato a sei mesi di reclusione solo per aver esercitato pacificamente la libertà di espressione; che è stato arrestato il 1° ottobre 2014, dopo la sua visita alla sottocommissione per i diritti dell'uomo del Parlamento europeo, per aver pubblicato tweet riguardanti un gruppo di suoi connazionali accusati di collaborare con l'IS/Da'ish; che è stato accusato di aver offeso un'istituzione pubblica e l'esercito; che nel novembre 2013 il gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria ha definito arbitraria la detenzione di Nabeel Rajab;

E.  considerando che da quando ha istituito il Centro per i diritti umani del Bahrein nel 2002, Nabeel Rajab ha scontato più volte pene detentive; che al momento sono formulate a suo carico ulteriori accuse legate alla libertà di espressione e rischia più di 10 anni di reclusione per aver presumibilmente offeso un organo ufficiale e aver diffuso voci in tempo di guerra;

F.  considerando che, al pari di Nabeel Rajab, molti difensori dei diritti umani, come ad esempio Naji Fateel, il difensore dei diritti umani danese Addulhadi Al-Khawaja, l'attivista politico svedese Mohammed Habib Al-Muqdad e altri dei cosiddetti Bahrein 13, sono stati arrestati, sottoposti a vessazioni giudiziarie nel Bahrein, imprigionati e scontano tuttora pene detentive lunghe o l'ergastolo, quale rappresaglia diretta per il loro lavoro di difesa dei diritti umani; che la maggior parte di loro ha presumibilmente subito violenze, maltrattamenti e torture fisiche o psicologiche;

G.  considerando che, secondo il BCHR, oltre 3 000 prigionieri si trovano in detenzione arbitraria e molti di essi sono difensori dei diritti umani che sono stati imprigionati e scontano pene detentive lunghe o l'ergastolo quale rappresaglia diretta per le loro attività; che la maggior parte di loro ha presumibilmente subito violenze, maltrattamenti e torture fisiche o psicologiche;

H.  considerando che il 16 giugno 2015 lo sceicco Ali Salman, segretario generale del principale partito di opposizione del Bahrein, al-Wefaq, è stato condannato a quattro anni di carcere in relazione alle proteste antigovernative scoppiate nel 2011, al culmine delle rivolte della Primavera araba nella regione; che, secondo quanto riportato, i giudici avrebbero impedito ai suoi legali di presentare argomentazioni orali, e non sarebbe stata data loro una reale possibilità di esaminare le prove; che un gruppo di esperti indipendenti delle Nazioni Unite facente parte delle cosiddette procedure speciali del Consiglio dei diritti umani ha esortato le autorità del Bahrein a rilasciare lo sceicco Ali Salman;

I.  considerando che dal 2012 il Bahrein sta abusando della legislazione antiterrorismo per revocare arbitrariamente la cittadinanza ad attivisti e membri dell'opposizione come rappresaglia per il loro dissenso, e che tali provvedimenti hanno interessato almeno nove minori; che, secondo diverse segnalazioni, nel solo 2015 è stata revocata la cittadinanza a oltre cento attivisti, manifestanti e politici, che sono in gran parte diventati apolidi, in violazione della Convenzione delle Nazioni Unite sulla riduzione dell'apolidia;

J.  considerando che il ricorso alla pena di morte in cause aventi motivazione politica è aumentato dal 2011; che almeno sette persone sono state condannate a morte in cause di matrice politica dal 2011, quattro delle quali nel solo 2015;

K.  considerando che la Commissione d'inchiesta indipendente del Bahrein, istituita con un decreto reale per indagare e riferire in merito agli eventi che si sono svolti nel paese nel febbraio 2011, ha elaborato una serie di raccomandazioni in relazione ai diritti umani e alle riforme politiche; che, nonostante i progressi realizzati nella riorganizzazione dei sistemi giudiziario e di applicazione della legge, il governo non ha dato piena attuazione alle raccomandazioni principali di tale commissione, segnatamente per quanto concerne il rilascio dei leader delle proteste condannati per aver esercitato il loro diritto alla libertà di espressione e di riunione pacifica; che i negoziati di riconciliazione, noti come "dialogo nazionale", sono in una fase di stallo; che alcuni gruppi non sono ancora rappresentati nel sistema politico, mentre le forze di sicurezza non sono tuttora chiamate a rispondere delle loro azioni;

1.  chiede che tutti i difensori dei diritti umani, gli attivisti politici e le altre persone detenute e condannate per presunte violazioni correlate ai diritti di espressione, riunione pacifica e associazione, tra cui Nabeel Rajab, lo sceicco Ali Salman e i "Bahrein 13", siano rilasciati immediatamente e senza condizioni, e che siano altresì ritirate tutte le accuse nei loro confronti;

2.  riconosce l'impegno delle autorità del Bahrein ad attuare le raccomandazioni formulate dalla Commissione d'inchiesta indipendente del Bahrein nel 2011, dalla revisione periodica universale delle Nazioni Unite sul Bahrein e da altri meccanismi delle Nazioni Unite, e prende atto della recente liberazione di alcuni prigionieri accusati di reati connessi all'esercizio del loro diritto di associazione politica e di espressione; esorta il governo del Bahrein ad attuare rapidamente tutte le raccomandazioni contenute nella relazione della commissione BICI o formulate nel quadro della revisione periodica universale, a porre fine a tutte le violazioni dei diritti umani e a rispettare i diritti umani e le libertà fondamentali, in linea con gli obblighi internazionali in materia di diritti umani assunti dal Bahrein;

3.  esprime profonda preoccupazione per il fatto che il Bahrein abusi delle leggi antiterrorismo per violare i diritti umani, tra l'altro con la revoca della cittadinanza;

4.  condanna il persistente ricorso alla tortura e ad altre pene o trattamenti crudeli o degradanti nei confronti di prigionieri, manifestanti pacifici e membri dell'opposizione da parte delle autorità del Bahrein ed esorta il governo del paese a rispettare gli obblighi e gli impegni che gli incombono in conformità della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura;

5.  incoraggia il governo del Bahrein a collaborare con i relatori speciali delle Nazioni Unite (in particolare quelli responsabili in materia di tortura, libertà di riunione, indipendenza dei giudici e degli avvocati e difensori dei diritti umani) nonché a rivolgere loro un invito permanente;

6.  prende atto degli attuali sforzi profusi dal governo del Bahrein per riformare il codice penale e le procedure giuridiche e incoraggia la prosecuzione di questo processo; esorta il governo bahreinita ad adottare tutte le misure necessarie per garantire l'imparzialità e l'equità del sistema giudiziario, il giusto processo come pure l'imparzialità dell'Ombudsman, dell'Unità d'indagine speciale e dell'Istituto nazionale per i diritti umani;

7.  chiede che siano immediatamente ratificati il protocollo facoltativo della Convenzione contro la tortura, il secondo protocollo facoltativo del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (ICCPR) sull'abolizione della pena di morte, la Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate e la Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie;

8.  invita le autorità del Bahrein a portare avanti il dialogo di consenso nazionale nell'ottica di realizzare una riconciliazione nazionale duratura e inclusiva e di trovare soluzioni politiche sostenibili per la crisi; osserva che in un processo politico sostenibile dovrebbe essere possibile esprimere liberamente critiche legittime e pacifiche; ricorda alle autorità del Bahrein, in questo contesto, che il coinvolgimento della maggioranza sciita e dei suoi rappresentanti politici pacifici all'insegna della dignità umana, del rispetto e dell'equità dovrebbe rappresentare un elemento imprescindibile di qualsiasi strategia credibile finalizzata alla riconciliazione nazionale e alla realizzazione di riforme sostenibili;

9.  si compiace della scarcerazione anticipata del leader dell'opposizione Ibrahim Sharif, liberato nel giugno 2015 dopo aver ricevuto la grazia del re; ritiene che tale decisione costituisca un passo positivo e importante nel processo volto a promuovere la fiducia nel Bahrein;

10.  esorta il vicepresidente/alto rappresentante a continuare a insistere sull'importanza delle riforme e della riconciliazione in tutte le sue relazioni con il governo del Bahrein; incoraggia con forza l'istituzione di un gruppo di lavoro UE-Bahrein sui diritti umani, ma osserva che il dialogo tra l'Unione e il Bahrein in tale ambito non può sostituirsi a un dialogo approfondito tra il governo e l'opposizione all'interno del paese;

11.  prende atto delle raccomandazioni dell'Ombudsman, della Commissione per i diritti dei prigionieri e dei detenuti (PDRC) e dell'Istituto nazionale per i diritti umani (NIHR), in particolare per quanto concerne i diritti dei detenuti e le loro condizioni carcerarie, inclusi presunti maltrattamenti e torture; incoraggia tali organismi a proseguire i lavori in modo indipendente, imparziale e trasparente e invita le autorità del Bahrein a dare piena attuazione a dette raccomandazioni;

12.  chiede un rapido sforzo collettivo dell'Unione ai fini dell'elaborazione di una strategia globale che consenta all'UE e alla Commissione di esercitare pressioni a favore del rilascio degli attivisti e dei prigionieri di coscienza incarcerati; invita il SEAE e gli Stati membri a garantire una corretta attuazione degli orientamenti dell'UE sui diritti umani, in particolare in relazione ai difensori dei diritti umani e alla tortura, attraverso la delegazione dell'UE a Riyadh e le ambasciate degli Stati membri nel Bahrein, nonché a riferire in merito alla loro attuazione;

13.  chiede un divieto dell'UE sulle esportazioni di gas lacrimogeni e di dispositivi per il controllo della folla fino a quando non saranno condotte delle indagini in merito al loro uso improprio e i responsabili non saranno chiamati a rispondere delle loro azioni;

14.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al governo e al parlamento del Regno del Bahrein nonché ai membri del Consiglio di cooperazione del Golfo.

(1) Testi approvati, P7_TA(2014)0109.


Situazione di due pastori cristiani in Sudan
PDF 163kWORD 67k
Risoluzione del Parlamento europeo del 9 luglio 2015 sulla situazione di due pastori cristiani in Sudan (2015/2766(RSP))
P8_TA(2015)0280RC-B8-0707/2015

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sul Sudan,

–  vista la relazione del 19 maggio 2014 elaborata dagli esperti in materia di diritti umani nell'ambito delle procedure speciali previste nel quadro del Consiglio dei diritti umani dell'ONU,

–  visto il Patto internazionale sui diritti civili e politici,

–  viste la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948 e la Dichiarazione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di tutte le forme di intolleranza e di discriminazione fondate sulla religione o il credo,

–  vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli,

–  visto l'Accordo di Cotonou del 2000,

–  visti gli orientamenti dell'UE sulla libertà di religione o di credo del 2013,

–  visto il piano nazionale del Sudan sui diritti umani adottato nel 2013, che si fonda sui principi di universalità e uguaglianza di tutte le persone,

–  viste le risoluzioni dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, in particolare le risoluzioni 62/149 del 18 dicembre 2007, 63/168 del 18 dicembre 2008, 65/206 del 21 dicembre 2010, 67/176 del 20 dicembre 2012 e 3/69 del 18 dicembre 2014 relative alla questione di una moratoria sull'applicazione della pena di morte, nelle quali si esortano i paesi in cui vige ancora la pena di morte a istituire una moratoria sulle esecuzioni, in vista della sua abolizione,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che il pastore Michael Yat della Chiesa evangelica presbiteriana sud sudanese è stato arrestato dal Servizio di intelligence nazionale del Sudan (NISS) dopo aver tenuto un sermone presso la Chiesa di Khartoum Nord, appartenente alla Chiesa evangelica presbiteriana sudanese, mentre si trovava in visita in Sudan il 21 dicembre 2014; che il pastore Michael Yat è stato arrestato immediatamente dopo aver tenuto il sermone nel quale avrebbe condannato la controversa vendita dei terreni e delle proprietà della Chiesa, nonché il trattamento dei Cristiani in Sudan;

B.  considerando che il pastore Peter Yen Reith è stato arrestato l'11 gennaio 2015 dopo aver presentato una lettera all'ufficio degli Affari religiosi sudanese in cui chiedeva notizie del pastore Michael e maggiori informazioni sul suo arresto;

C.  considerando che i due uomini sono stati tenuti in isolamento fino al 1º marzo 2015 e che il 4 maggio 2015 sono stati accusati entrambi di diversi capi di imputazione a norma del Codice penale del Sudan, del 1991, tra cui: atti criminali congiunti (articolo 21), attentato al sistema costituzionale (articolo 51), incitamento alla guerra contro lo Stato (articolo 50), spionaggio (articolo 53), ottenimento o divulgazione illecita di documenti ufficiali (articolo 55), istigazione all'odio (articolo 64), disturbo dell'ordine pubblico (articolo 69) e blasfemia (articolo 125);

D.  considerando che le accuse che hanno come base gli articoli 50 e 53 del Codice penale del Sudan prevedono la pena di morte in caso di verdetto di colpevolezza;

E.  considerando che il 1º luglio 2015 le autorità sudanesi hanno distrutto parte del complesso della Chiesa evangelica di Bahri; che l'avvocato della Chiesa, Mohamed Mustafa, che è anche il difensore dei due pastori arrestati, e il pastore Hafez della Chiesa evangelica di Bahri hanno denunciato che il dipendente del governo stesse demolendo la parte sbagliata del complesso; che entrambi sono stati arrestati per ostruzione a pubblico ufficiale nell'esercizio delle sue funzioni; che il funzionario del governo ha continuato a demolire la parte sbagliata del complesso;

F.  considerando che le minacce contro gli esponenti della Chiesa, le intimidazioni nei confronti delle comunità cristiane e la distruzione dei beni della Chiesa in Sudan sono perpetrate a un ritmo accelerato dopo la secessione del Sud Sudan;

G.  considerando che 12 ragazzine cristiane delle Montagne di Nuba sono state arrestate il 25 giugno 2015 all'uscita di una chiesa battista con l'accusa di indossare abiti indecenti; che due delle ragazzine sono state rilasciate senza accuse il giorno seguente e le altre 10 sono state liberate su cauzione;

H.  considerando che le ragazzine cristiane dovranno comparire dinanzi a un tribunale, accusate ai sensi dell'articolo 152 del codice penale sudanese, il quale recita: "Chiunque commetta in un luogo pubblico un atto indecente o contrario alla moralità pubblica o indossi abiti indecenti o contrari alla morale pubblica o offensivi per la sensibilità pubblica è punito con la flagellazione, che non può eccedere 40 frustate, o un'ammenda o entrambe";

I.  considerando che la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli, che il Sudan ha ratificato, include il diritto alla vita e il divieto della tortura e di trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti, ma che la pena di morte così come l'amputazione, la fustigazione e altre forme di punizione corporale sono ancora applicate nel paese per una serie di reati;

J.  considerando che l'istituzione di una moratoria universale sulla pena di morte mirante ad abolirla completamente deve rimanere uno dei principali obiettivi della comunità internazionale, come ribadito dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 18 dicembre 2014;

1.  invita le autorità sudanesi a far cadere tutte le accuse contro il pastore Michael Yat e il pastore Peter Yen Reith e chiede che siano rilasciati immediatamente e senza condizioni; invita al tempo stesso il governo del Sudan ad assicurare che, in attesa del loro rilascio, i due pastori non siano sottoposti a tortura o altre forme di maltrattamento e che sia debitamente rispettata la loro integrità fisica e psichica;

2.  chiede alla delegazione dell'UE in Sudan di seguire le procedure giudiziarie e di fornire assistenza ai pastori; invita l'Unione a svolgere un ruolo guida nel portare alla luce e condannare le gravi e diffuse violazioni del diritto internazionale in materia di diritti umani e umanitario nel paese;

3.  ricorda alle autorità sudanesi il loro obbligo a livello nazionale e internazionale di tutelare la libertà di religione e di credo; ribadisce che la libertà di religione, di coscienza e di credo è un diritto umano universale che deve essere protetto ovunque e per tutti; condanna fermamente tutte le forme di violenza e intimidazione che compromettono il diritto di avere, di non avere o di adottare una religione di propria scelta, compreso l'uso di minacce, di forza fisica o di sanzioni penali per costringere i credenti o i non credenti a rinunciare alla propria religione o convertirsi;

4.  condanna l'arresto delle 12 ragazzine cristiane; invita il governo del Sudan a porre fine ai procedimenti a carico delle 10 ragazze che non sono ancora state prosciolte dalle accuse;

5.  invita il governo del Sudan ad abrogare tutta la legislazione che discrimina in base alla religione e a proteggere l'identità delle minoranze, di qualsiasi confessione;

6.  condanna le vessazioni a danno dei cristiani e le ingerenze negli affari della Chiesa; esorta il governo del Sudan ad astenersi dal compiere tali azioni; invita il Sudan ad abrogare le leggi sull'apostasia e a porre fine alla chiusura delle chiese e di altri siti religiosi;

7.  invita il governo del Sudan a riformare l'ordinamento giuridico del paese, conformemente alle norme internazionali in materia di diritti umani, al fine di tutelare i diritti umani e le libertà fondamentali e assicurare la tutela dei diritti umani di ogni individuo, soprattutto per quanto riguarda le discriminazioni nei confronti delle donne, delle minoranze religiose e dei gruppi svantaggiati;

8.  ribadisce la propria condanna nei confronti della pena di morte in ogni circostanza e la necessità di introdurre una moratoria a livello mondiale mirante alla sua abolizione; invita di conseguenza il governo del Sudan ad abolire la pena capitale come pure la pratica della fustigazione, che è ancora applicata, e a commutare le condanne a morte attuali;

9.  si preoccupa fortemente per l’aumento di atti repressivi nei confronti dei membri dell’opposizione, denuncia fermamente la decisione del tribunale di Oumdourman, del 6 luglio 2015, di condannare a 20 frustate, con applicazione immediata, Mastour Ahmed Mohamed, vice presidente del partito del Congresso e altri due dirigenti del suo partito: Assem Omar e Ibrahim Mohamed; esprime il proprio sostegno agli sforzi profusi, in particolare dalle Nazioni Unite, dall'Unione europea, dall'Unione africana e dalla troika (Norvegia, Regno Unito e Stati Uniti), per giungere a una soluzione negoziata della situazione in Sudan e sostenere le azioni della società civile e dei partiti di opposizione volte a promuovere un processo di pace inclusivo;

10.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al governo della Repubblica del Sudan, all'Unione africana, al Segretario generale delle Nazioni Unite, ai copresidenti dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE e al parlamento panafricano.

Avviso legale