Indice 
Testi approvati
Mercoledì 9 settembre 2015 - StrasburgoEdizione definitiva
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta (interpretazione dell'articolo 130, paragrafo 3, del regolamento)
 Sospensione o chiusura della seduta (interpretazione dell'articolo 191 del regolamento)
 Denominazione di una delegazione interparlamentare
 Accordo di partenariato nel settore della pesca con la Guinea Bissau: possibilità di pesca e contropartita finanziaria (approvazione) ***
 Accordo di partenariato nel settore della pesca con la Guinea Bissau: possibilità di pesca e contropartita finanziaria (risoluzione)
 Accordo di partenariato nel settore della pesca con Capo Verde: possibilità di pesca e contropartita finanziaria (approvazione) ***
 Accordo di partenariato nel settore della pesca con Capo Verde: possibilità di pesca e contropartita finanziaria (risoluzione)
 Accordo di partenariato nel settore della pesca con il Madagascar: possibilità di pesca e contropartita finanziaria ***
 Protocollo che modifica l'accordo di Marrakech che istituisce l'Organizzazione mondiale del commercio (approvazione)***
 Protocollo recante modifica dell'accordo di Marrakech che istituisce l'Organizzazione mondiale del commercio (agevolazione degli scambi commerciali) (risoluzione)
 Autorizzazione ad Austria, Belgio e Polonia a ratificare la Convenzione di Budapest concernente il contratto di trasporto di merci per navigazione interna (CMNI) o ad aderirvi ***
 Misure temporanee nel settore della protezione internazionale a beneficio dell'Italia e della Grecia *
 La dimensione urbana delle politiche dell'UE
 Investimenti a favore della crescita e della creazione di posti di lavoro: promozione della coesione economica, sociale e territoriale nell'Unione
 Valutazione dell'Anno europeo dell'invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni (2012)
 Attuazione del Libro bianco 2011 sui trasporti
 Carriera professionale delle donne in ambito scientifico e accademico e "soffitti di cristallo" incontrati
 Emancipazione delle ragazze attraverso l'istruzione nell'UE
 SEE-Svizzera: ostacoli all'attuazione completa del mercato interno

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta (interpretazione dell'articolo 130, paragrafo 3, del regolamento)
PDF 141kWORD 60k
Decisione del Parlamento europeo del 9 settembre 2015 concernente le interrogazioni con richiesta di risposta scritta (interpretazione dell'articolo 130, paragrafo 3, del regolamento) (2015/2152(REG))
P8_TA(2015)0295

Il Parlamento europeo,

–  vista la lettera del 4 settembre 2015 del presidente della commissione affari costituzionali,

–  visto l'articolo 226 del suo regolamento,

1.  decide di pubblicare la seguente interpretazione dell'articolo 130, paragrafo 3, del suo regolamento:

"L'espressione "in via di eccezione" è da interpretarsi nel senso che l'interrogazione supplementare riguarda una questione urgente e che il deposito dell'interrogazione non può essere rinviato al mese successivo. Inoltre, il numero di interrogazioni presentate a norma del paragrafo 3, secondo comma, deve essere inferiore rispetto alla regola di cinque interrogazioni al mese"

2.  incarica il suo presidente di trasmettere la presente decisione, per conoscenza, al Consiglio e alla Commissione.


Sospensione o chiusura della seduta (interpretazione dell'articolo 191 del regolamento)
PDF 142kWORD 60k
Decisione del Parlamento europeo del 9 settembre 2015 concernente la sospensione o la chiusura della seduta (interpretazione dell'articolo 191 del regolamento) (2015/2153(REG))
P8_TA(2015)0296

Il Parlamento europeo,

–  vista la lettera del 4 settembre 2015 del presidente della commissione affari costituzionali,

–  visto l'articolo 226 del suo regolamento,

1.  decide di pubblicare la seguente interpretazione dell'articolo 191 del suo regolamento:""Qualora sia presentata una richiesta di sospensione o chiusura della seduta, la procedura di voto su tale richiesta deve essere avviata senza indebiti ritardi. È opportuno utilizzare i sistemi abitualmente usati per annunciare le votazioni in Aula e, conformemente alla prassi vigente, occorre dare ai deputati il tempo necessario per raggiungere l'emiciclo.Pertanto, per analogia con l'articolo 152, paragrafo 2, secondo comma, se la richiesta è stata respinta, non può essere presentata una nuova richiesta dello stesso tipo durante la medesima giornata. Conformemente all'interpretazione dell'articolo 22, paragrafo 1, il Presidente ha facoltà di porre fine al ricorso eccessivo alla presentazione di richieste a norma del presente articolo.""

2.  incarica il suo presidente di trasmettere la presente decisione, per conoscenza, al Consiglio e alla Commissione.


Denominazione di una delegazione interparlamentare
PDF 141kWORD 60k
Decisione del Parlamento europeo del 9 settembre 2015 sulla denominazione di una delegazione interparlamentare (2015/2842(RSO))
P8_TA(2015)0297

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Conferenza dei presidenti,

–  vista la sua decisione del 12 marzo 2014 sul numero delle delegazioni interparlamentari, delle delegazioni alle commissioni parlamentari miste e delle delegazioni alle commissioni di cooperazione parlamentare e alle assemblee parlamentari multilaterali(1),

–  visto l'articolo 212 del suo regolamento,

1.  decide che la sua delegazione per le relazioni con il Consiglio legislativo palestinese è rinominata "Delegazione per le relazioni con la Palestina";

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione, per conoscenza, al Consiglio e alla Commissione.

(1) Testi approvati di tale data, P7_TA(2014)0217.


Accordo di partenariato nel settore della pesca con la Guinea Bissau: possibilità di pesca e contropartita finanziaria (approvazione) ***
PDF 237kWORD 60k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 9 settembre 2015 concernente la proposta di decisione del Consiglio sulla conclusione del protocollo che fissa le possibilità di pesca e la contropartita finanziaria previste dall'accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e la Repubblica di Guinea-Bissau (11667/2012 – C8-0278/2014 – 2012/0134(NLE))
P8_TA(2015)0298A8-0233/2015

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (11667/2012),

–  visto il progetto di protocollo che fissa le possibilità di pesca e la contropartita finanziaria previste dall'accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e la Repubblica di Guinea-Bissau (11671/2012),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 43 e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), e paragrafo 7, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0278/2014),

–  vista la sua risoluzione non legislativa del 9 settembre 2015(1) sul progetto di decisione del Consiglio,

–  visti l'articolo 99, paragrafo 1, primo e terzo comma, e paragrafo 2, nonché l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  visti la raccomandazione della commissione per la pesca e i pareri della commissione per lo sviluppo e della commissione per i bilanci (A8-0233/2015),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione dell'accordo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e della Repubblica di Guinea-Bissau.

(1) Testi approvati di tale data, P8_TA(2015)0299.


Accordo di partenariato nel settore della pesca con la Guinea Bissau: possibilità di pesca e contropartita finanziaria (risoluzione)
PDF 259kWORD 73k
Risoluzione non legislativa del Parlamento europeo del 9 settembre 2015 sul progetto di decisione del Consiglio sulla conclusione del protocollo che fissa le possibilità di pesca e la contropartita finanziaria previste dall'accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e la Repubblica di Guinea-Bissau (11667/2012 – C8-0278/2014 – 2012/0134(NLE)2015/2119(INI))
P8_TA(2015)0299A8-0236/2015

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (11667/2012),

–  visto il progetto di protocollo che fissa le possibilità di pesca e la contropartita finanziaria previste dall'accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e la Repubblica di Guinea-Bissau (11671/2012),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 43 e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), e paragrafo 7, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0278/2014),

–  vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2012 sulla relazione 2011 dell'UE sulla coerenza delle politiche per lo sviluppo(1),

–  vista la relazione di valutazione ex-post del protocollo di attuazione dell'accordo di partenariato nel settore della pesca tra l'Unione europea e la Repubblica di Guinea-Bissau (contratto quadro FISH/2006/20, convenzione specifica n. 27, settembre 2010),

–  vista la sua risoluzione legislativa del 9 settembre 2015(2) sul progetto di decisione del Consiglio,

–  visto l'articolo 99, paragrafo 1, secondo comma, del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per la pesca e il parere della commissione per lo sviluppo (A8-0236/2015),

A.  considerando che l'obiettivo generale del protocollo è rafforzare la cooperazione tra l'Unione europea e la Repubblica di Guinea-Bissau nel settore della pesca nell'interesse di entrambe le parti, grazie all'istituzione di un quadro di partenariato per lo sviluppo di una politica della pesca sostenibile e lo sfruttamento sostenibile e responsabile delle risorse della pesca nella zona economica esclusiva della Guinea-Bissau, che permetta di ottenere una condivisione appropriata delle eccedenze delle risorse alieutiche disponibili, commisurata all'interesse delle flotte dell'Unione;

B.  considerando che l'Unione europea deve adoperarsi affinché gli accordi di pesca sostenibile conclusi con i paesi terzi siano reciprocamente vantaggiosi per l'Unione e per il paese terzo interessato, ivi compresi la popolazione e il settore della pesca locali;

C.  considerando che il primo accordo di pesca tra la CEE e la Guinea-Bissau risale al 1980 e che le flotte degli Stati membri della CEE/dell'Unione hanno da allora e fino al 15 giugno 2012 avuto accesso alla pesca nelle acque del paese grazie a diversi protocolli di applicazione dell'accordo successivamente in vigore;

D.  considerando che le possibilità di pesca accordate alle flotte dell'UE a norma del presente protocollo sono le seguenti: 3 700 tsl (tonnellate di stazza lorda) per le navi da traino congelatrici (gamberetti) e 3 500 tsl per le navi da traino congelatrici (pesca di pesci e cefalopodi), 28 tonniere congelatrici con reti a circuizione e pescherecci con palangari nonché 12 tonniere con lenze e canne; che l'accordo sulla pesca tra l'UE e la Guinea-Bissau è di grande importanza poiché si tratta di uno che dei pochi accordi sulla pesca dell'UE che dà accesso ad attività di pesca multispecifiche;

E.  considerando che le somme trasferite alla Guinea-Bissau nel quadro di tale accordo, ossia a titolo di risarcimento per l'accesso alle risorse, rappresentano una parte considerevole del bilancio del paese; che, inoltre, i trasferimenti effettuati nel quadro della cooperazione settoriale sono stati sospesi in passato a causa di alcune difficoltà nell'assorbimento degli aiuti da parte della Repubblica di Guinea-Bissau;

F.  considerando che nella Guinea-Bissau si rilevano carenze in materia di sviluppo socioeconomico in generale e nel settore della pesca in particolare, in ambiti importanti quali, ad esempio, la formazione di professionisti, l'articolazione settoriale o il riconoscimento del ruolo della donna nel settore;

G.  considerando che i risultati finora ottenuti nel campo della cooperazione settoriale non sono stati complessivamente soddisfacenti; che tuttavia sono stati registrati progressi nel monitoraggio, controllo e sorveglianza delle attività di pesca, nella capacità di ispezione sanitaria e nella partecipazione della Guinea-Bissau agli organismi regionali competenti per la pesca; che esistono ancora margini di miglioramento al fine di garantire che l'accordo contribuisca più efficacemente alla promozione della trasparenza e della responsabilità nella cooperazione settoriale così come dello sviluppo sostenibile del settore della pesca della Guinea-Bissau, nonché delle industrie e delle attività connesse, incrementando il valore aggiunto che rimane nel paese in conseguenza dello sfruttamento delle sue risorse naturali;

H.  considerando che gli armatori industriali trasbordano o sbarcano le loro catture al di fuori del paese (in particolare a Dakar o nelle isole Canarie), riducendo così i benefici economici della pesca industriale o limitando tali vantaggi alla creazione di alcuni posti di lavoro (148 membri d'equipaggio locali, conformemente al protocollo precedente); che nel 2010 nel paese esisteva un solo stabilimento operativo di lavorazione del pesce;

I.  considerando che, nonostante i progressi registrati di recente in questo ambito, l'incapacità della Guinea-Bissau di rispettare le norme sanitarie imposte dall'UE ha contribuito a ostacolare il commercio dei prodotti della pesca con l'Unione;

J.  considerando che la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN) nelle acque della Repubblica di Guinea-Bissau costituisce un problema di lunga data; che nel 2008 e nel 2009 le autorità nazionali hanno individuato 58 navi in situazione di infrazione, di cui 11 pescherecci senza licenza e 7 in zone vietate; che, nonostante i progressi compiuti e i mezzi impiegati dalla Guinea-Bissau per il controllo delle attività di pesca, tra cui un corpo di osservatori e navi pattuglia rapide, il sistema di sorveglianza e di controllo della pesca nelle acque territoriali della Guinea-Bissau presenta ancora lacune;

K.  considerando che le conoscenze lacunose relative alle conseguenze di tale accordo sull'ecosistema marino e al modo di garantire un accesso limitato agli stock in eccesso che non possono essere catturati dalle flotte locali, nonché i problemi legati all'assenza di dati biologici aggiornati (in particolare dopo l'uscita delle flotte dell'Unione europea dal paese nel 2012) danno adito a preoccupazione e devono essere risolti il più rapidamente possibile;

L.  considerando che il Parlamento deve essere immediatamente e pienamente informato in tutte le fasi delle procedure relative al protocollo o al suo rinnovo;

1.  ritiene che tale accordo rivesta un'importanza considerevole sia per la Guinea-Bissau sia per le flotte europee che operano nelle acque di tale paese; ritiene pertanto insufficienti i risultati finora ottenuti nel campo della cooperazione settoriale e invita la Commissione ad adottare le misure necessarie istituendo meccanismi per garantire una maggiore trasparenza, responsabilità e partecipazione dei beneficiari, in particolare delle comunità di pescatori artigianali, compresa un'eventuale revisione e il rafforzamento della parte dell'accordo relativa al sostegno settoriale, nonché la creazione di condizioni nuove e più efficaci per aumentare il tasso di assorbimento dell'aiuto, al fine di garantire una reale inversione di tendenza rispetto agli ultimi decenni;

2.  ricorda che l'accordo dovrebbe promuovere uno sviluppo più efficace e sostenibile del settore della pesca della Guinea-Bissau, nonché delle industrie e delle attività connesse, in particolare della pesca artigianale che contribuisce considerevolmente alla sicurezza alimentare e all'economia locale, aumentando il valore aggiunto che rimane nel paese in conseguenza dello sfruttamento delle sue risorse naturali; prende atto degli sviluppi positivi osservati negli ultimi anni, ma ritiene che siano necessari maggiori sforzi a lungo termine al fine di conseguire risultati significativi; pone l'accento sui seguenti settori, che possono essere oggetto di sostegno, in particolare di assistenza tecnica: il rafforzamento delle capacità istituzionali, la formazione di professionisti della pesca, i partenariati con la pesca artigianale nonché un'attenzione prioritaria alle politiche in materia di parità di genere, in particolare riconoscendo e valorizzando il ruolo delle donne (distribuzione e commercializzazione del pesce, conservazione, prima trasformazione, ecc.);

3.  ritiene che le possibilità previste dal protocollo di assumere marittimi locali a bordo di navi UE debbano essere pienamente sfruttate;

4.  ritiene che le misure volte a prevenire la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata nella zona economica esclusiva della Guinea-Bissau debbano essere rafforzate, anche migliorando il monitoraggio, il controllo e la sorveglianza tramite l'impiego diffuso del sistema di sorveglianza delle navi via satellite, i giornali di pesca, le ispezioni e l'attuazione delle decisioni prese dagli organismi regionali di gestione della pesca;

5.  sostiene la necessità di una migliore articolazione tra il sostegno settoriale fornito nel quadro dell'accordo di pesca e gli strumenti esistenti nell'ambito della cooperazione allo sviluppo, in particolare il Fondo europeo di sviluppo (FES);

6.  invita la Commissione, nonostante gli sforzi compiuti, a continuare a sostenere le autorità della Repubblica di Guinea-Bissau nel rafforzamento del sistema di sorveglianza e di controllo della pesca nelle acque territoriali della Guinea-Bissau, allo scopo di lottare più efficacemente contro la pesca INN;

7.  sottolinea che l'accordo contiene una clausola di non discriminazione; osserva con soddisfazione che il contenuto degli accordi di pesca tra la Guinea-Bissau e i paesi terzi è stato pubblicato nel quadro dei negoziati e può essere consultato; invita la Commissione a seguire da vicino i progressi di tali accordi e le attività di pesca nelle acque della Guinea;

8.  ritiene auspicabile un miglioramento della quantità e dell'affidabilità delle informazioni su tutte le catture (bersaglio e accessorie) e, in generale, sullo stato di conservazione delle risorse alieutiche, al fine di valutare meglio l'impatto dell'accordo sull'ecosistema marino e sulle comunità di pescatori; ritiene inoltre necessario sostenere lo sviluppo delle capacità proprie di acquisizione di dette informazioni da parte della Guinea-Bissau; invita la Commissione a garantire la regolarità e la trasparenza del monitoraggio dagli organismi responsabili della sorveglianza dell'applicazione dell'accordo, in particolare del comitato scientifico congiunto;

9.  invita la Commissione a trasmettere al Parlamento i processi verbali e le conclusioni delle riunioni della commissione mista prevista all'articolo 9 dell'accordo, il programma settoriale pluriennale di cui all'articolo 3 del nuovo protocollo e i risultati delle valutazioni annuali, nonché i processi verbali e le conclusioni delle riunioni previste all'articolo 4 del nuovo protocollo; invita inoltre la Commissione a facilitare la partecipazione di rappresentanti del Parlamento, in qualità di osservatori, alle riunioni della commissione mista e a promuovere la partecipazione delle comunità di pescatori della Guinea-Bissau; invita, infine, a presentare al Parlamento e al Consiglio, nell'ultimo anno di applicazione del nuovo protocollo e prima dell'apertura dei negoziati per il suo rinnovo, una relazione completa sulla sua attuazione, senza inutili restrizioni all'accesso al documento;

10.  ritiene che la Commissione debba adoperarsi per includere nel programma settoriale pluriennale previsto dall'articolo 3 del protocollo obiettivi che portino a un effettivo sviluppo sia della pesca locale, in particolare di quella artigianale, sia dell'industria di trasformazione del pesce, anche tramite un incremento degli sbarchi in Guinea-Bissau, nonché di ulteriori attività economiche e partenariati nel settore della pesca;

11.  ritiene che, alla luce del problema della corruzione, la commissione mista prevista dall'accordo di partenariato debba garantire al di là di ogni dubbio la solidità di tutti i meccanismi previsti dal presente protocollo;

12.  invita la Commissione e il Consiglio, nei limiti delle rispettive attribuzioni, a tenere immediatamente e pienamente informato il Parlamento in tutte le fasi delle procedure relative al nuovo protocollo e al suo rinnovo, conformemente all'articolo 13, paragrafo 2, del trattato sull'Unione europea, e all'articolo 218, paragrafo 10, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

13.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e della Repubblica di Guinea-Bissau.

(1) GU C 72 E dell'11.3.2014, pag. 21.
(2) Testi approvati, P8_TA(2015)0298.


Accordo di partenariato nel settore della pesca con Capo Verde: possibilità di pesca e contropartita finanziaria (approvazione) ***
PDF 236kWORD 62k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 9 settembre 2015 concernente il progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione del protocollo tra l'Unione europea e la Repubblica del Capo Verde che fissa le possibilità di pesca e la contropartita finanziaria previste dall'accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e la Repubblica del Capo Verde (15848/2014 – C8-0003/2015 – 2014/0329(NLE))
P8_TA(2015)0300A8-0201/2015

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (15848/2014),

–  visto il progetto di protocollo tra l'Unione europea e la Repubblica del Capo Verde che fissa le possibilità di pesca e la contropartita finanziaria previste dall'accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e la Repubblica del Capo Verde (15849/2014),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 43, dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), e paragrafo 7, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0003/2015),

–  vista la sua risoluzione non legislativa del 9 settembre 2015(1) sul progetto di decisione del Consiglio,

–  visti l'articolo 99, paragrafo 1, primo e terzo comma, e paragrafo 2, nonché l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  visti la raccomandazione della commissione per la pesca e i pareri della commissione per lo sviluppo e della commissione per i bilanci (A8-0201/2015),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione del protocollo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e alla Repubblica del Capo Verde.

(1) Testi approvati di tale data, P8_TA(2015)0301.


Accordo di partenariato nel settore della pesca con Capo Verde: possibilità di pesca e contropartita finanziaria (risoluzione)
PDF 247kWORD 67k
Risoluzione non legislativa del Parlamento europeo del 9 settembre 2015 sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione del protocollo tra l'Unione europea e la Repubblica del Capo Verde che fissa le possibilità di pesca e la contropartita finanziaria previste dall'accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e la Repubblica del Capo Verde (15848/2014 – C8-0003/2015 – 2014/0329(NLE)2015/2100(INI))
P8_TA(2015)0301A8-0200/2015

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (15848/2014),

–  visto il progetto di protocollo tra l'Unione europea e la Repubblica del Capo Verde che fissa le possibilità di pesca e la contropartita finanziaria previste dall'accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e la Repubblica del Capo Verde (15849/2014),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 43 e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), e dell'articolo 218, paragrafo 7, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0003/2015),

–  vista la decisione 2014/948/UE del Consiglio, del 15 dicembre 2014 , relativa alla firma, a nome dell'Unione europea, e all'applicazione provvisoria del protocollo tra l'Unione europea e la Repubblica del Capo Verde che fissa le possibilità di pesca e la contropartita finanziaria previste dall'accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e la Repubblica del Capo Verde(1),

–  vista la sua risoluzione legislativa del 9 settembre 2015(2) sul progetto di decisione,

–  viste la valutazione e l'analisi del precedente protocollo,

–  visto l'articolo 99, paragrafo 1, secondo comma, del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per la pesca (A8-0200/2015),

A.  considerando che l'obiettivo generale del protocollo è quello di rafforzare la cooperazione tra l'Unione europea e la Repubblica del Capo Verde creando così un quadro di partenariato per lo sviluppo di una politica della pesca sostenibile e lo sfruttamento responsabile delle risorse alieutiche nell'area di pesca della Repubblica del Capo Verde, nell'interesse di ambedue le parti;

B.  considerando che nel protocollo le parti hanno concordato di avvalersi di un rigoroso meccanismo di monitoraggio, al fine di garantire lo sfruttamento sostenibile delle risorse; che tale meccanismo si basa, in particolare, su uno scambio trimestrale dei dati relativi alle catture di squali;

C.  considerando che le due parti si sono impegnate a rispettare pienamente tutte le raccomandazioni formulate dalla Commissione internazionale per la conservazione dei tonnidi dell'Atlantico (ICCAT),

D.  considerando che sia l'ICCAT che il Comitato scientifico, tecnico ed economico per la pesca (CSTEP ) hanno definito le specie di squali uno stock in buona salute, come confermato dalla riunione scientifica di entrambe le parti del presente protocollo,

E.  considerando che il nuovo meccanismo di monitoraggio, associato alle soglie del 30% e del 40% per le catture di squali, che fanno scattare misure addizionali, rappresenta, in particolare, un passo avanti nella giusta direzione;

F.  considerando che l'attuazione del sostegno settoriale incontra dei ritardi; che il livello di realizzazione è soddisfacente, benché sia peraltro difficile determinare l'impatto del sostegno settoriale europeo rispetto ad altre azioni svolte nel contesto dei programmi di sostegno avviati da altri partner per lo sviluppo;

G.  considerando che è necessario istituire un quadro logico di intervento per orientare e armonizzare meglio le valutazioni del protocollo; che ciò vale, in particolare, per il sostegno settoriale;

1.  accoglie con favore questo nuovo protocollo fra l'Unione europea e la Repubblica del Capo Verde sulla pesca, adottato conformemente alle misure di sostenibilità della nuova politica comune della pesca (PCP), sia dal punto di vista ambientale che da quello economico;

2.  invita la Commissione a trasmettere al Parlamento i verbali e le conclusioni delle riunioni della commissione mista, di cui all'articolo 9 dell'accordo di partenariato nel settore della pesca, nonché il programma settoriale pluriennale di cui all'articolo 3 del nuovo protocollo;

3.  invita la Commissione a presentare al Parlamento e al Consiglio, entro l'ultimo anno di applicazione del protocollo e prima dell'apertura dei negoziati per il suo rinnovo, una relazione completa sulla sua attuazione;

4.  ribadisce la propria preoccupazione per il notevole aumento di catture di specie di squali negli ultimi anni del protocollo precedente; invita la Commissione a informare il Parlamento sulle azioni intraprese dalla commissione mista in risposta allo studio di natura scientifica che sarà realizzato conformemente all'articolo 4, paragrafo 6, dell'allegato al protocollo, al fine di avere garanzie che questo tipo di pesca viene sfruttato in modo sostenibile e responsabile; sottolinea che il Parlamento dovrebbe altresì essere messo al corrente circa i dati ottenuti per quanto riguarda gli stock di squali;

5.  invita la Commissione e il Consiglio, nei limiti delle rispettive competenze, a informare immediatamente e pienamente il Parlamento in tutte le fasi delle procedure relative al protocollo e al suo rinnovo, conformemente all'articolo 13, paragrafo 2, del trattato sull'Unione europea e all'articolo 218, paragrafo 10, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

6.  chiede che la Commissione valuti se le navi che operano in base alle disposizioni del presente protocollo hanno rispettato i relativi obblighi di rendicontazione;

7.  chiede alla Commissione di comunicare al Parlamento, su base annuale, le informazioni relative ad altri accordi internazionali stipulati dal Capo Verde, per consentire al Parlamento di monitorare tutte le attività di pesca nella regione, comprese quelle che potrebbero essere in conflitto con la politica europea della pesca, quale lo spinnamento degli squali;

8.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e della Repubblica del Capo Verde.

(1) GU L 369 del 24.12.2014, pag. 1.
(2) Testi approvati, P8_TA(2015)0300.


Accordo di partenariato nel settore della pesca con il Madagascar: possibilità di pesca e contropartita finanziaria ***
PDF 234kWORD 60k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 9 settembre 2015 concernente il progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione europea, del protocollo che fissa le possibilità di pesca e la contropartita finanziaria previste dall'accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Repubblica del Madagascar e la Comunità europea (15225/2014 – C8-0002/2015 – 2014/0319(NLE))
P8_TA(2015)0302A8-0196/2015

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (15225/2014),

–  visto il progetto di protocollo che fissa le possibilità di pesca e la contropartita finanziaria previste dall'accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Repubblica del Madagascar e la Comunità europea (15226/2014),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 43 e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), e paragrafo 7, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0002/2015),

–  visti l'articolo 99, paragrafo 1, primo e terzo comma, e paragrafo 2, nonché l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  visti la raccomandazione della commissione per la pesca e i pareri della commissione per lo sviluppo e della commissione per i bilanci (A8-0196/2015),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione del protocollo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e alla Repubblica del Madagascar.


Protocollo che modifica l'accordo di Marrakech che istituisce l'Organizzazione mondiale del commercio (approvazione)***
PDF 236kWORD 60k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 9 settembre 2015 concernente il progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione europea, del protocollo che modifica l'accordo di Marrakech che istituisce l'Organizzazione mondiale del commercio (06040/2015 – C8-0077/2015 – 2015/0029(NLE))
P8_TA(2015)0303A8-0237/2015

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (06040/2015),

–  visto il progetto di protocollo che modifica l'accordo di Marrakech che istituisce l'Organizzazione mondiale del commercio (06041/2015),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 207, paragrafo 4, e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), punto v), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0077/2015),

–  vista la sua risoluzione non legislativa del 9 settembre 2015(1) sul progetto di decisione,

–  visti l'articolo 99, paragrafo 1, primo e terzo comma, e paragrafo 2, nonché l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  visti la raccomandazione della commissione per il commercio internazionale e il parere della commissione per lo sviluppo (A8-0237/2015),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione del protocollo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e all'Organizzazione mondiale del commercio.

(1) Testi approvati di tale data, P8_TA(2015)0304.


Protocollo recante modifica dell'accordo di Marrakech che istituisce l'Organizzazione mondiale del commercio (agevolazione degli scambi commerciali) (risoluzione)
PDF 261kWORD 74k
Risoluzione non legislativa del Parlamento europeo del 9 settembre 2015 recante una proposta di risoluzione non legislativa sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione europea, del protocollo che modifica l'accordo di Marrakech che istituisce l'Organizzazione mondiale del commercio (06040/2015 – C8-0077/2015 – 2015/0029(NLE)2015/2067(INI))
P8_TA(2015)0304A8-0238/2015

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (06040/2015),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 207, paragrafo 4, e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), punto v), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0077/2015),

–  vista la sua risoluzione del 21 novembre 2013 sulla situazione dell'agenda di Doha per lo sviluppo (DDA) e i preparativi per la nona conferenza ministeriale dell'OMC(1),

–  vista la risoluzione dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE sull'integrazione regionale e la modernizzazione dei servizi doganali per lo sviluppo sostenibile nei paesi ACP, in collaborazione con l'UE(2),

–  vista la comunicazione della Commissione intitolata "Un partenariato mondiale per l'eliminazione della povertà e lo sviluppo sostenibile dopo il 2015"(3),

–  visti i risultati della nona conferenza ministeriale dell'OMC svoltasi in Indonesia nel dicembre 2013 e l'accordo ivi raggiunto concernente l'agevolazione degli scambi(4),

–  vista la dichiarazione del Consiglio generale dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) del 27 novembre 2014(5),

–  vista la relazione dell'OCSE del febbraio 2014 intitolata "Accordo relativo all'agevolazione degli scambi – Potenziale impatto sui costi commerciali",

–  vista la sua risoluzione legislativa del 9 settembre 2015(6) sul progetto di decisione del Consiglio,

–  visto l'articolo 99, paragrafo 1, secondo comma, del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il commercio internazionale e il parere della commissione per lo sviluppo (A8-0238/2015),

A.  considerando che spetta in primo luogo alle autorità nazionali agevolare gli scambi, anche se è indubbio che in molti ambiti la cooperazione multilaterale è in grado di accrescere i guadagni e ridurre i costi;

B.  considerando che, prima che possa entrare in vigore, l'accordo sull'agevolazione degli scambi (TFA) dovrà essere ratificato dai due terzi dei membri dell'OMC; che, a questo proposito, rivolge a tutti i membri dell'OMC l'invito ad adoperarsi al meglio onde garantire che l'accordo entri in vigore nel tempo più breve possibile e soprattutto prima della 10ª conferenza ministeriale dell'OMC (MC 10) che si svolgerà a Nairobi nel mese di dicembre 2015;

C.  considerando che alcune grandi economie emergenti quali Cina, Brasile e India non chiederanno assistenza tecnica; che tale aspetto è da accogliere con favore in quanto testimonia che l'assistenza disponibile sarà destinata a coloro che ne hanno effettivamente bisogno;

D.  considerando che l'UE si adopera attivamente per conseguire la coerenza fra le sue varie politiche (commerciali, di cooperazione, di aiuto umanitario, ecc.) e che queste devono essere trasversali ed essere valutate sulla base di studi d'impatto;

E.  considerando che l'UE si impegna a promuovere scambi commerciali liberi, equi e aperti, i quali siano equilibrati e abbiano un interesse comune per tutti; che l'OMC è il quadro naturale per la continuazione e la riaffermazione di tali principi;

F.  considerando che l'UE e i suoi Stati membri sono tra i principali donatori di aiuti al mondo; che l'assistenza finanziaria per l'attuazione del TFA è una misura rientrante nella categoria degli "aiuti al commercio" e dovrebbe essere trattata in modo indipendente dalla quota del quadro finanziario pluriennale (QFP) per l'aiuto pubblico allo sviluppo (APS);

1.  plaude ai risultati della nona conferenza ministeriale dell'OMC svoltasi nel dicembre 2013, quando 160 membri dell'OMC hanno concluso i negoziati relativi all'agevolazione degli scambi; ritiene che il TFA sia un traguardo importante, in quanto si tratta del primo accordo multilaterale dall'istituzione dell'OMC nel 1995 ed esso rappresenta un quadro di riferimento per la modernizzazione delle dogane tra i 161 membri dell'OMC;

2.  evidenzia che l'UE resta favorevole alla piena e puntuale attuazione delle decisioni relative al pacchetto di Bali da parte di tutti i membri dell'OMC, il che consentirebbe di rivolgere l'attenzione verso la riuscita conclusione dei negoziati nel quadro della DDA;

3.  riconosce i benefici che risulteranno per i paesi in via di sviluppo dall'attuazione dell'accordo, in quanto esso contribuirà a creare un ambiente più favorevole per le imprese, in particolare per le PMI; evidenzia, in particolare, che l'accordo comporta una minore incertezza per quanto concerne le condizioni di ingresso nel mercato e che, se attuato in modo completo, esso ridurrà i costi commerciali di un importo compreso tra il 12,5 % e il 17,5 % (secondo le stime, tra cui quelle dell'OCSE), consentendo in questo modo ai consumatori di accedere a una gamma più vasta e più a buon mercato di prodotti e imprese, di entrare in nuovi mercati e di migliorare la loro competitività attraverso l'aumento dell'efficienza e la riduzione della burocrazia non necessaria e dei costi connessi;

4.  sottolinea che l'attuazione dell'accordo, in particolare da parte dei paesi in via di sviluppo, porterà a un'armonizzazione e a una semplificazione delle procedure legate agli scambi commerciali; evidenzia come l'accordo possa sviluppare nuove opportunità per diffondere l'utilizzo di tecnologie innovative e sistemi elettronici, tra cui sistemi di pagamento elettronico, portali commerciali nazionali e sportelli unici;

5.  sollecita tutti i membri dell'OMC a tentare di trovare senza indugio una soluzione per attuare il pacchetto di Bali in tutti i suoi aspetti, compresa la riduzione delle sovvenzioni con effetti distorsivi sugli scambi, in modo che l'Agenda di Doha per lo sviluppo (DDA) possa essere completata prima della la 10ª conferenza ministeriale dell'OMC;

6.  sottolinea l'importanza di tale accordo sotto il profilo dello sviluppo, tenendo conto dell'applicazione di un trattamento speciale e differenziale grazie al quale i paesi in via di sviluppo e meno avanzati possono decidere quando attuare le disposizioni differenziate e per quali invece sarà necessaria l'assistenza tecnica;

7.  sottolinea che il grado e i tempi di attuazione dell'accordo determineranno i benefici che ne deriveranno; ritiene che un'attuazione piena e scrupolosa, che rifletta le priorità e le preoccupazioni dei paesi in via di sviluppo nell'ambito della DDA ,sia di massimo beneficio per tutti i firmatari;

8.  sottolinea che l'accordo prevede delle disposizioni vincolanti e degli orientamenti non vincolanti; sollecita tutti i membri dell'OMC a fare il possibile per attuare entrambi i tipi di disposizioni, onde ottenere una maggiore riduzione dei costi commerciali;

9.  evidenzia che alcuni requisiti dell'accordo, in particolare in materia di trasparenza, ingresso automatico e pagamento dei dazi, possono essere un mezzo efficace per affrontare la corruzione alle frontiere; chiede una migliore cooperazione tra le autorità doganali e sottolinea che una maggiore trasparenza consentirà di portare a un livello di sicurezza più elevato e costituirà un forte incentivo per l'intensificazione degli scambi, oltre a garantire controlli doganali più efficaci;

10.  appoggia pienamente l'iniziativa dell'UE di destinare 400 milioni di euro in finanziamenti mirati per cinque anni per sostenere le riforme volte ad agevolare gli scambi e progetti come quelli per migliorare i sistemi doganali dei paesi in via di sviluppo e meno sviluppati; ricorda che tali finanziamenti, che saranno principalmente forniti attraverso gli stanziamenti dei programmi indicativi regionali per l'integrazione economica regionale, fanno parte dell'iniziativa dell'UE molto più ampia "Aiuti al commercio" (3,5 miliardi di EUR di sovvenzioni dell'UE nel 2013) e chiede che siano fornite informazioni regolari al Parlamento europeo e agli Stati membri a tale riguardo;

11.  sottolinea, tuttavia, che tali finanziamenti vanno coordinati molto bene con quelli provenienti da altri donatori internazionali quali l'UNCTAD, l'OMC e la Banca mondiale; evidenzia che è necessario evitare duplicazioni e una burocrazia eccessiva per i paesi richiedenti, dato che tali aspetti potrebbero fungere da deterrente per coloro che chiedono assistenza;

12.  invita altresì a cooperare da vicino con le organizzazioni specializzate, come l'Organizzazione mondiale delle dogane, che possono fornire valutazioni preziose caso per caso, favorendo lo sviluppo e il rafforzamento delle capacità in questo ambito; sottolinea che i paesi meno sviluppati, in particolare, possono trarre pieno vantaggio dalle opportunità commerciali create dal TFA;

13.  sottolinea il ruolo chiave che può essere svolto dalle delegazioni dell'UE nel mondo, che possono collaborare "sul campo" con i paesi in via di sviluppo e meno avanzati, e chiede che esse siano coinvolte il più possibile nell'erogazione di assistenza tecnica;

14.  invita la Commissione a fare tutto il possibile per sostenere i paesi in via di sviluppo e i paesi meno avanzati nell'attuazione dei loro impegni, tenendo conto della necessaria flessibilità di cui essi devono disporre per assolvere agli obblighi ai sensi del TFA; sottolinea che i finanziamenti finalizzati al consolidamento della capacità dovrebbero essere orientati ai beneficiari e basarsi su corrette valutazioni delle esigenze;

15.  raccomanda che le organizzazioni internazionali e i partner dei paesi in via di sviluppo e meno avanzati collaborino strettamente nell'attuazione delle disposizioni di categoria C al fine di attuarle nel più breve tempo possibile;

16.  riconosce il profondo divario tuttora presente tra le procedure di frontiera dei paesi sviluppati e quelle dei paesi in via di sviluppo, e constata che infrastrutture modeste, una gestione inefficiente delle dogane, casi di corruzione e una burocrazia eccessiva rallentano gli scambi; riconosce che il TFA e il processo di liberalizzazione degli scambi condividono lo stesso obiettivo di ridurre i costi commerciali per incoraggiare l'attività economica;

17.  ricorda che per numerosi paesi in via di sviluppo l'agevolazione degli scambi costituirà la principale fonte di guadagno nell'ambito della DDA; accoglie con favore le ampie disposizioni sul trattamento speciale e differenziato a favore dei paesi in via di sviluppo e meno avanzati; suggerisce che il nuovo approccio di assumere impegni e di programmarli in funzione delle capacità dei paesi debba fungere da parametro di riferimento per gli accordi futuri;

18.  riconosce che l’esperienza del settore privato può svolgere un ruolo centrale nella promozione di misure di agevolazione degli scambi e nel fornire assistenza e supporto ai fini dell’attuazione del TFA nei paesi in via di sviluppo; prende atto di un'iniziativa USAID prevista ai fini di un'alleanza tra pubblico e privato a tale scopo; invita la Commissione ad incoraggiare la partecipazione del settore privato e ad esplorare le possibilità di partenariato con le industrie europee, a sostegno dell'attuazione dell’accordo;

19.  riconosce che l'attuazione delle riforme sull’agevolazione degli scambi ha benefici di sviluppo più ampi; rileva, a tale riguardo, il ruolo chiave che le dogane possono svolgere nel facilitare lo smistamento rapido degli articoli in caso di calamità; sottolinea che l'assistenza umanitaria di emergenza dovrebbe beneficiare di procedure semplificate di sdoganamento per accelerare le consegne di aiuti, e inoltre, essere esente da dazi e tasse.

20.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, nonché all'Organizzazione mondiale del commercio.

(1) Testi approvati, P7_TA(2013)0511.
(2) GU C 345 del 2.10.2014, pag. 28.
(3) Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni del 5 febbraio 2015 (COM(2015)0044).
(4) Dichiarazione ministeriale di Bali (WT/MIN(13)/DEC); Decisione ministeriale di Bali relativa all'accordo sull'agevolazione degli scambi (WT/MIN(13)/36 o WT/L/911 dell'11 dicembre 2013). https://www.wto.org/english/thewto_e/minist_e/mc9_e/balipackage_e.htm
(5) Protocollo che modifica l'accordo di Marrakech che istituisce l'Organizzazione mondiale del commercio WT/L/940 del 28 novembre 2014.
(6) Testi approvati, P8_TA(2015)0303.


Autorizzazione ad Austria, Belgio e Polonia a ratificare la Convenzione di Budapest concernente il contratto di trasporto di merci per navigazione interna (CMNI) o ad aderirvi ***
PDF 234kWORD 59k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 9 settembre 2015 relativa al progetto di decisione del Consiglio che autorizza il Regno del Belgio e la Repubblica di Polonia, rispettivamente, a ratificare e la Repubblica d'Austria ad aderire alla convenzione di Budapest concernente il contratto di trasporto di merci per navigazione interna (CMNI) (08223/2015 – C8-0173/2015 – 2014/0345(NLE))
P8_TA(2015)0305A8-0231/2015

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (08223/2015),

–  vista la convenzione di Budapest concernente il contratto di trasporto di merci per navigazione interna (08223/15/ADD1),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 81, paragrafo 2, e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0173/2015),

–  visti l'articolo 99, paragrafo 1, primo e terzo comma, e paragrafo 2, nonché l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione giuridica (A8-0231/2015),

1.  dà la sua approvazione al progetto di decisione del Consiglio che autorizza il Regno del Belgio e la Repubblica di Polonia, rispettivamente, a ratificare e la Repubblica d'Austria ad aderire alla convenzione di Budapest concernente il contratto di trasporto di merci per navigazione interna ;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.


Misure temporanee nel settore della protezione internazionale a beneficio dell'Italia e della Grecia *
PDF 526kWORD 185k
Risoluzione
Allegato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 9 settembre 2015 sulla proposta di decisione del Consiglio che istituisce misure temporanee nel settore della protezione internazionale a beneficio dell'Italia e della Grecia (COM(2015)0286 – C8-0156/2015 – 2015/0125(NLE))
P8_TA(2015)0306A8-0245/2015

(Consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Consiglio (COM(2015)0286),

–  visto l'articolo 78, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C8-0156/2015),

–  vista la lettera del Consiglio del 30 luglio 2015 con la quale ha comunicato al Parlamento il proprio orientamento generale,

–  vista la lettera della commissione per i bilanci,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0245/2015),

1.  approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.  approva la dichiarazione allegata alla presente risoluzione;

3.  invita la Commissione a modificare di conseguenza la sua proposta, in conformità dell'articolo 293, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

4.  invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

5.  chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente la proposta della Commissione;

6.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Testo della Commissione   Emendamento
Emendamento 1
Proposta di decisione
Visto 3 bis (nuovo)
vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare il capo I e gli articoli 18 e 19,
Emendamento 2
Proposta di decisione
Considerando 2 bis (nuovo)
(2 bis)  Conformemente all'articolo 78, paragrafo 3, e all'articolo 80 del trattato, le misure di solidarietà previste nella presente decisione sono vincolanti.
Emendamento 3
Proposta di decisione
Considerando 4 bis (nuovo)
(4 bis)  Le misure temporanee per la ricollocazione di emergenza rappresentano soltanto una parte dell'approccio globale in materia di immigrazione illustrato nella comunicazione della Commissione del 13 maggio 2015 dal titolo "Agenda europea sulla migrazione" e nella prossima relazione d'iniziativa del Parlamento europeo. Il Parlamento europeo sottolinea che tutte le dimensioni dell'approccio globale sono importanti e dovrebbero essere portate avanti in parallelo. Nella sua riunione del 25 e 26 giugno 2015, il Consiglio europeo, alla luce dell'attuale situazione di emergenza e dell'impegno a rafforzare la solidarietà e la responsabilità, ha raggiunto un accordo in particolare sulla ricollocazione temporanea ed eccezionale, su un periodo di due anni, dall'Italia e dalla Grecia ad altri Stati membri, di 40 000 persone con evidente bisogno di protezione internazionale. Gli Stati membri dovrebbero concordare quote vincolanti per la distribuzione di tali persone.
Emendamento 4
Proposta di decisione
Considerando 5
(5)  Nella risoluzione del 29 aprile 2015 il Parlamento europeo ha ribadito la necessità per l'Unione di fondare la sua risposta alle recenti tragedie nel Mediterraneo sul principio di solidarietà e di equa ripartizione della responsabilità e di intensificare gli sforzi in questo settore nei confronti degli Stati membri che accolgono il numero più elevato di rifugiati e richiedenti protezione internazionale in termini assoluti o relativi.
(5)  Nella risoluzione del 29 aprile 2015 il Parlamento europeo ha ribadito la necessità per l'Unione di fondare la sua risposta alle recenti tragedie nel Mediterraneo sul principio di solidarietà e di equa ripartizione della responsabilità e di intensificare gli sforzi in questo settore nei confronti degli Stati membri che accolgono il numero più elevato di rifugiati e richiedenti protezione internazionale in termini assoluti o relativi sulla base dei criteri per la determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda di protezione internazionale, conformemente al regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio1bis. Il Parlamento europeo ha chiesto una quota vincolante per la ripartizione dei richiedenti asilo tra tutti gli Stati membri.
______________
1bis Regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (GU L 180 del 29.6.2013, pag. 31).
Emendamento 5
Proposta di decisione
Considerando 7
(7)  Tra gli Stati membri soggetti a pressione particolare, e alla luce dei tragici eventi verificatisi di recente nel Mediterraneo, soprattutto l'Italia e la Grecia registrano flussi senza precedenti di migranti, anche persone con evidente bisogno di protezione internazionale, che mettono a dura prova i sistemi di asilo e migrazione.
(7)  Tra gli Stati membri soggetti a pressione particolare, e alla luce dei tragici eventi verificatisi di recente nel Mediterraneo, soprattutto l'Italia e la Grecia registrano flussi senza precedenti di migranti, anche persone con evidente bisogno di protezione internazionale, che mettono a dura prova i sistemi di asilo e migrazione, una situazione che dimostra l'impatto negativo del regolamento (UE) n. 604/2013 per il primo paese di ingresso nell'Unione e che, purtroppo, non ha ancora portato alla sospensione di tale regolamento o, per lo meno, alla soppressione del riferimento al primo paese di ingresso nell'Unione. Tuttavia, anche altri paesi dell'Unione registrano un aumento considerevole del numero di richiedenti asilo che ricevono.
Emendamento 6
Proposta di decisione
Considerando 7 bis (nuovo)
(7 bis)  Gli esperti prevedono, nel breve e medio periodo, un aumento della pressione migratoria alle frontiere esterne, marittime e terrestri, dell'Unione.
Emendamento 7
Proposta di decisione
Considerando 8
(8)  Secondo i dati dell'Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell'Unione europea (Frontex), nel 2014 la rotta del Mediterraneo centrale e orientale è stata la più utilizzata per l'attraversamento irregolare delle frontiere dell'Unione. Nel 2014 sono arrivati in Italia più di 170 000 migranti irregolari, pari a un aumento del 277% rispetto al 2013. Nel paese sono entrati oltre 50 000 migranti irregolari, il 153% in più rispetto al 2013. Le statistiche sui primi mesi del 2015 confermano questa chiara tendenza per quanto riguarda l'Italia. Nei primi mesi del 2015 la Grecia ha registrato un'impennata del numero di attraversamenti irregolari delle frontiere, pari a oltre il 50% di tutti gli attraversamenti irregolari del 2014 (quasi 28 000 nei primi quattro mesi del 2015 rispetto a un totale di quasi 55 000 nel 2014). Una percentuale significativa del numero totale di migranti irregolari individuati nelle due regioni era costituita da migranti di nazionalità che, stando ai dati Eurostat, godono di un alto tasso di riconoscimento nell'Unione (nel 2014 siriani e eritrei, etnie per le quali il tasso di riconoscimento nell'UE supera il 75%, hanno rappresentato più del 40% dei migranti irregolari in Italia e più del 50% dei migranti irregolari in Grecia). Dai dati Eurostat risulta che nel 2014 sono stati individuati sul territorio greco 30 505 siriani in posizione irregolare, contro 8 220 nel 2013.
(8)  Secondo i dati dell'Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell'Unione europea (Frontex), nel 2014 la rotta del Mediterraneo centrale e orientale è stata la più utilizzata per l'attraversamento irregolare delle frontiere dell'Unione. Nel 2014 sono arrivati in Italia più di 170 000 migranti irregolari, il che rappresenta un aumento del 277% rispetto al 2013, tra cui più di 26 100 bambini, dei quali circa 13 000 erano minori non accompagnati – una cifra che rappresenta il 7,6% del numero totale di migranti. Nel paese sono entrati oltre 50 000 migranti irregolari, il 153% in più rispetto al 2013. Le statistiche sui primi mesi del 2015 confermano questa chiara tendenza per quanto riguarda l'Italia. Da gennaio a giugno 2015 l'Italia ha registrato un aumento del 5% del numero di attraversamenti irregolari delle frontiere rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Nei primi mesi del 2015 la Grecia ha registrato un'impennata del numero di attraversamenti irregolari delle frontiere, pari a un aumento di sei volte rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente e del 140% circa rispetto all'anno precedente nel complesso (76 293 da gennaio a giugno 2015, secondo i dati Frontex, rispetto a un totale di quasi 55 000 nel 2014). Una percentuale significativa del numero totale di migranti irregolari individuati nelle due regioni era costituita da migranti di nazionalità che, stando ai dati Eurostat, godono di un alto tasso di riconoscimento nell'Unione (nel 2014 siriani e eritrei, etnie per le quali il tasso di riconoscimento nell'UE supera il 75%, hanno rappresentato più del 40% dei migranti irregolari in Italia e più del 50% dei migranti irregolari in Grecia; da gennaio a giugno 2015 siriani ed eritrei hanno rappresentato il 30 % degli arrivi in Italia e quasi il 60 % degli arrivi in Grecia). Dai dati Eurostat risulta che nel 2014 sono stati individuati sul territorio greco 30 505 siriani in posizione irregolare, contro 8 220 nel 2013.
Emendamento 8
Proposta di decisione
Considerando 10
(10)  Stando ai dati Frontex, un'altra importante rotta di immigrazione nell'Unione nel 2014 è stata quella dei Balcani occidentali, con 43 357 attraversamenti irregolari delle frontiere. Tuttavia la maggior parte dei migranti arrivati per la rotta dei Balcani - 51% kosovari - non risultano prima facie bisognosi di protezione internazionale.
(10)  Stando ai dati Frontex, un'altra importante rotta di immigrazione nell'Unione nel 2014 è stata quella dei Balcani occidentali, con 43 357 attraversamenti irregolari delle frontiere. Il numero degli attraversamenti irregolari delle frontiere è aumentato drasticamente nel 2015. Da gennaio a giugno 2015, 67 444 migranti e rifugiati hanno utilizzato la rotta che attraversa i confini della Turchia con Grecia e Bulgaria e le frontiere terrestri dell'Ungheria. Ciò corrisponde a un aumento del 962% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Questa rotta viene ormai utilizzata in maniera crescente anche dalle persone in fuga da guerre e persecuzioni. Da gennaio a giugno 2015, 17 955 rifugiati provenienti dall'Afghanistan, 13 225 provenienti dalla Siria, 3 021 dall'Iraq e 196 dall'Eritrea sono entrati nell'Unione attraverso tale rotta.
Emendamento 9
Proposta di decisione
Considerando 13 bis (nuovo)
(13 bis)  È opportuno che tutti gli Stati membri partecipanti assicurino un recepimento rapido e completo e un'attuazione efficace del Sistema europeo comune di asilo, in modo da garantire norme comuni dell'Unione, incluse le condizioni per l'accoglienza dei richiedenti asilo e il rispetto dei diritti fondamentali, come previsto dalla vigente legislazione dell'Unione;
Emendamento 10
Proposta di decisione
Considerando 15
(15)  Qualora uno Stato membro diverso dall'Italia o dalla Grecia debba affrontare un'analoga situazione di emergenza caratterizzata da un afflusso improvviso di cittadini di paesi terzi, il Consiglio, su proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo, può adottare misure temporanee a beneficio dello Stato membro interessato, conformemente all'articolo 78, paragrafo 3, del trattato. Tali misure possono comprendere, se del caso, la sospensione degli obblighi che la presente decisione impone allo Stato membro di ricollocazione.
(15)  Tenendo conto dell'attuale instabilità e dei conflitti nell'immediato vicinato dell'Unione, nonché della natura mutevole dei flussi migratori, qualora uno Stato membro diverso dall'Italia o dalla Grecia debba affrontare un'analoga situazione di emergenza caratterizzata da un afflusso improvviso di cittadini di paesi terzi, il Consiglio, su proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo, può adottare misure temporanee a beneficio dello Stato membro interessato, conformemente all'articolo 78, paragrafo 3, del trattato. Tali misure possono comprendere, se del caso, la sospensione degli obblighi che la presente decisione impone allo Stato membro di ricollocazione.
Emendamento 11
Proposta di decisione
Considerando 17
(17)  Le misure previste dalla presente decisione comportano una deroga temporanea al criterio di cui all'articolo 13, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio1 e alle fasi procedurali, compresi i termini, di cui agli articoli 21, 22 e 29 del medesimo regolamento.
(17)  Le misure previste dalla decisione proposta comportano una deroga temporanea al criterio di cui all'articolo 13, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 604/2013 e alle fasi procedurali, compresi i termini, di cui agli articoli 21, 22 e 29 del medesimo regolamento. Le misure di ricollocazione non dovrebbero impedire agli Stati membri di avvalersi pienamente del regolamento (UE) n. 604/2013 e di ricorrere in maniera proattiva ed efficace a tutti i criteri, come il ricongiungimento familiare, la protezione speciale dei minori non accompagnati e la clausola discrezionale per motivi umanitari.
____________________
____________________
1 Regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (GU L 180 del 29.6.2013, pag. 31).
Emendamento 12
Proposta di decisione
Considerando 18
(18)  Si è imposta una scelta quanto ai criteri da applicare per decidere quali e quanti richiedenti ricollocare dall'Italia e dalla Grecia. È contemplato un sistema chiaro e funzionale, basato su una soglia corrispondente al tasso medio a livello UE delle decisioni di riconoscimento della protezione internazionale prese in primo grado calcolato, in base agli ultimi dati Eurostat disponibili, sul numero totale a livello UE delle decisioni relative alle domande di protezione internazionale. Tale soglia dovrebbe garantire, nella massima misura possibile, che tutti i richiedenti potenzialmente più bisognosi di protezione internazionale possano godere pienamente e rapidamente dei diritti di protezione nello Stato membro di ricollocazione e impedire, sempre nella massima misura possibile, che i richiedenti la cui domanda sarà verosimilmente respinta siano ricollocati in un altro Stato membro, prolungando indebitamente il soggiorno nell'Unione. Stando ai dati Eurostat sulle decisioni di primo grado del 2014, ai fini della presente decisione dovrebbe valere la soglia del 75% corrispondente alle decisioni del 2014 relative alle domande di siriani e eritrei.
(18)  Si è imposta una scelta quanto ai criteri da applicare per decidere quali e quanti richiedenti ricollocare dall'Italia e dalla Grecia. È contemplato un sistema chiaro e funzionale, basato su una soglia corrispondente al tasso medio a livello UE delle decisioni di riconoscimento della protezione internazionale prese in primo grado calcolato, in base agli ultimi dati Eurostat disponibili, sul numero totale a livello UE delle decisioni relative alle domande di protezione internazionale. Tale soglia dovrebbe garantire, nella massima misura possibile, che tutti i richiedenti potenzialmente più bisognosi di protezione internazionale possano godere pienamente e rapidamente dei diritti di protezione nello Stato membro di ricollocazione e impedire, sempre nella massima misura possibile, che i richiedenti la cui domanda sarà verosimilmente respinta siano ricollocati in un altro Stato membro, prolungando indebitamente il soggiorno nell'Unione. Stando ai dati Eurostat sulle decisioni di primo grado del 2014, ai fini della presente decisione dovrebbe valere la soglia del 75% corrispondente alle decisioni del 2014 relative alle domande di siriani e eritrei. Al fine di tener conto della natura mutevole dei flussi migratori, il gruppo di beneficiari da destinare a ricollocazione dovrebbe essere valutato su base trimestrale.
Emendamento 13
Proposta di decisione
Considerando 19
(19)  Tali misure temporanee sono destinate ad alleviare la forte pressione sul sistema di asilo di Italia e Grecia, di cui provvedono a ricollocare un buon numero dei richiedenti con evidente bisogno di protezione internazionale arrivati nei loro territori dopo la data di applicazione della presente decisione. In base al numero complessivo di cittadini di paesi terzi entrati in modo irregolare in Italia e in Grecia nel 2014 e al numero di persone bisognose di protezione internazionale, dovrebbero essere ricollocati dall'Italia e dalla Grecia, in totale, 40 000 richiedenti con evidente bisogno di protezione internazionale. Questo numero corrisponde a circa il 40% del numero totale di cittadini di paesi terzi con evidente bisogno di protezione internazionale entrati irregolarmente in Italia e in Grecia nel 2014. Pertanto la misura di ricollocazione proposta costituisce un'equa ripartizione degli oneri tra l'Italia e la Grecia, da un lato, e gli altri Stati membri, dall'altro. Sempre in base a queste cifre complessive per il 2014 e per i primi quattro mesi del 2015, il 60% di questi richiedenti dovrebbe essere ricollocato dall'Italia e il 40% dalla Grecia.
(19)  Tali misure di emergenza temporanee sono destinate a istituire un meccanismo di ricollocazione giusto ed equo e ad alleviare la forte pressione sul sistema di asilo di Italia e Grecia, di cui provvedono a ricollocare un buon numero dei richiedenti con evidente bisogno di protezione internazionale arrivati nei loro territori dopo la data di applicazione della presente decisione. In base al numero complessivo di cittadini di paesi terzi entrati in modo irregolare in Italia e in Grecia nel 2014 e al numero di persone bisognose di protezione internazionale, dovrebbero essere ricollocati dall'Italia e dalla Grecia, in totale, 40 000 richiedenti con evidente bisogno di protezione internazionale. Questo numero corrisponde a circa il 40% del numero totale di cittadini di paesi terzi con evidente bisogno di protezione internazionale entrati irregolarmente in Italia e in Grecia nel 2014. Pertanto la misura di ricollocazione proposta costituisce un'equa ripartizione delle responsabilità tra l'Italia e la Grecia, da un lato, e gli altri Stati membri, dall'altro. Sempre in base a queste cifre complessive per il 2014 e per i primi quattro mesi del 2015, il 60% di questi richiedenti dovrebbe essere ricollocato dall'Italia e il 40% dalla Grecia. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente decisione, la Commissione dovrebbe valutare la percentuale di persone da ricollocare dall'Italia e dalla Grecia, sulla base dei dati più recenti a disposizione, al fine di adeguarla all'evoluzione dei flussi migratori. Il meccanismo di ricollocazione di emergenza non costituisce una soluzione alla sfida a lungo termine della pressione sul sistema di asilo alle frontiere esterne dell'Unione, quanto piuttosto un banco di prova in vista della prossima proposta legislativa concernente un meccanismo permanente di ricollocazione di emergenza sulla base dell'articolo 78, paragrafo 2, del trattato e, pertanto, è inizialmente limitato a un totale di 40 000 richiedenti. Tuttavia, dovrebbe essere valutata l'opportunità di un successivo aumento del numero dei posti per la ricollocazione, se del caso, al fine di adeguarlo alla rapida evoluzione delle tendenze e dei flussi dei rifugiati nel corso dell'applicazione della presente decisione. Qualsiasi proposta relativa a un meccanismo permanente di ricollocazione di emergenza deve basarsi su un contributo più sostanziale in termini di solidarietà e condivisione delle responsabilità tra gli Stati membri, che includa un aumento significativo del numero di posti disponibili per la ricollocazione in funzione della rapida evoluzione delle tendenze e dei flussi migratori. Tale meccanismo dovrebbe fondarsi su criteri chiaramente definiti, incluso un afflusso improvviso di cittadini di paesi terzi e una pressione eccezionale sul sistema di asilo, che ne consentano l'attivazione sulla base di indicatori trasparenti e oggettivi.
Emendamento 14
Proposta di decisione
Considerando 20 bis (nuovo)
(20 bis)  Nel definire il meccanismo permanente di ricollocazione a norma dell'articolo 78, paragrafo 2, del trattato, la Commissione dovrebbe includere il territorio di uno Stato membro tra i criteri per la determinazione della chiave di distribuzione dei migranti.
Emendamento 15
Proposta di decisione
Considerando 21
(21)  Il Fondo Asilo, migrazione e integrazione (AMIF), istituito con regolamento (UE) n. 516/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio1, sostiene le operazioni di ripartizione degli oneri accordate tra gli Stati membri ed è aperto ai nuovi sviluppi strategici del settore. L'articolo 7, paragrafo 2, del regolamento (UE) n. 516/2014 prevede la possibilità che gli Stati membri attuino azioni connesse con il trasferimento di richiedenti protezione internazionale nell'ambito dei programmi nazionali, mentre l'articolo 18 del medesimo regolamento prevede la possibilità di una somma forfettaria di 6 000 EUR per il trasferimento di beneficiari di protezione internazionale provenienti da un altro Stato membro.
(21)  Il Fondo Asilo, migrazione e integrazione (AMIF), istituito con regolamento (UE) n. 516/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio1, sostiene le operazioni di equa ripartizione delle responsabilità accordate tra gli Stati membri ed è aperto ai nuovi sviluppi strategici del settore. L'articolo 7, paragrafo 2, del regolamento (UE) n. 516/2014 prevede la possibilità che gli Stati membri attuino azioni connesse con il trasferimento di richiedenti protezione internazionale nell'ambito dei programmi nazionali, mentre l'articolo 18 del medesimo regolamento prevede la possibilità di una somma forfettaria di 6 000 EUR per il trasferimento di beneficiari di protezione internazionale provenienti da un altro Stato membro.
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9 Regolamento (UE) n. 516/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 aprile 2014 che istituisce il Fondo Asilo, migrazione e integrazione, che modifica la decisione 2008/381/CE del Consiglio e che abroga le decisioni n. 573/2007/CE e n. 575/2007/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e la decisione 2007/435/CE del Consiglio (GU L 150 del 20.5.2014, pag. 168).
9 Regolamento (UE) n. 516/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, che istituisce il Fondo Asilo, migrazione e integrazione, che modifica la decisione 2008/381/CE del Consiglio e che abroga le decisioni n. 573/2007/CE e n. 575/2007/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e la decisione 2007/435/CE del Consiglio (GU L 150 del 20.5.2014, pag. 168).
Emendamento 16
Proposta di decisione
Considerando 21 bis (nuovo)
(21 bis)  La Commissione dovrebbe controllare l'utilizzo dell'importo di 6 000 EUR destinato alla ricollocazione di ciascun richiedente.
Emendamento 17
Proposta di decisione
Considerando 25
(25)  Nel decidere quali richiedenti con evidente bisogno di protezione internazionale ricollocare dall'Italia e dalla Grecia, è opportuno dare priorità ai richiedenti vulnerabili ai sensi dell'articolo 22 della direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio10. Al riguardo dovrebbero prevalere le esigenze particolari dei richiedenti, comprese la salute. L'interesse superiore del minore dovrebbe essere sempre considerato preminente.
(25)  Nel decidere quali richiedenti con evidente bisogno di protezione internazionale ricollocare dall'Italia e dalla Grecia, è opportuno dare priorità ai richiedenti vulnerabili – e, tra questi, particolare attenzione dovrebbe essere prestata ai minori non accompagnati ai sensi degli articoli 21 e 22 della direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio10. Al fine di tener conto della situazione specifica delle persone vulnerabili, gli Stati membri sono tenuti, a norma della direttiva 2013/33/UE e della direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio1bis, a effettuare una valutazione individuale della vulnerabilità delle persone in termini delle loro particolari esigenze di accoglienza e procedurali. Pertanto, gli Stati membri devono adottare misure attive per valutare le esigenze individuali dei richiedenti asilo e non possono affidarsi unicamente all'autoidentificazione di questi ultimi per garantire in modo efficace i loro diritti in virtù del diritto dell'Unione. Al riguardo dovrebbero prevalere le esigenze particolari dei richiedenti, comprese la salute. L'interesse superiore del minore dovrebbe essere sempre considerato preminente in tutte le procedure avviate nell'ambito della presente decisione, e i principi fondamentali stabiliti nella sentenza della Corte di giustizia del 6 giugno 2013 nella causa C-648/111ter non dovrebbero mai essere messi in discussione.
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10 Direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti protezione internazionale (rifusione) (GU L 180 del 29.6.2013, pag. 96).
10 Direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti protezione internazionale (rifusione) (GU L 180 del 29.6.2013, pag. 96).
1bis Direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale (GU L 180 del 29.6.2013, pag. 60).
1ter Sentenza della Corte di giustizia del 6 giugno 2013, MA e altri, C-648/11, EU:C:2013:367.
Emendamento 18
Proposta di decisione
Considerando 26
(26)  Inoltre, nel determinare lo Stato membro di ricollocazione è opportuno tenere conto delle qualifiche specifiche del richiedente che potrebbero facilitarne l'integrazione, quali le competenze linguistiche. Nel caso di richiedenti particolarmente vulnerabili, dovrebbe essere presa in considerazione la capacità dello Stato membro di ricollocazione di assicurare loro un sostegno adeguato.
(26)  Inoltre, nel determinare lo Stato membro di ricollocazione è opportuno tenere conto delle preferenze e delle qualifiche specifiche del richiedente che potrebbero facilitarne l'integrazione, quali le competenze linguistiche, i legami familiari in un senso più ampio rispetto alla definizione di "familiari" di cui al regolamento (UE) n. 604/2013, le relazioni sociali, i legami culturali, i precedenti soggiorni in uno Stato membro, nonché i precedenti periodi di studio e le precedenti esperienze lavorative con una società o un'organizzazione di un determinato Stato membro, così come le qualifiche specifiche che potrebbero rivelarsi importanti per l'integrazione dei richiedenti nel mercato del lavoro dello Stato membro di ricollocazione. Gli Stati membri dovrebbero pertanto facilitare l'effettivo riconoscimento dei diplomi, delle qualifiche e delle competenze dei richiedenti. Inoltre, gli Stati membri possono informare i richiedenti in merito alle opportunità sui rispettivi mercati del lavoro. Nel caso di richiedenti particolarmente vulnerabili, dovrebbe essere presa in considerazione la capacità dello Stato membro di ricollocazione di assicurare loro un sostegno adeguato. Sebbene i richiedenti non abbiano il diritto di scegliere lo Stato membro verso cui essere ricollocati, è opportuno tener conto, per quanto possibile, delle loro esigenze, delle loro preferenze e delle loro qualifiche specifiche.
Emendamento 19
Proposta di decisione
Considerando 26 bis (nuovo)
(26 bis)  Sulla base degli insegnamenti tratti dal progetto pilota di ricollocazione da Malta (Eurema), le aspettative e le preferenze dovrebbero essere prese in considerazione nella misura del possibile. In una prima fase, i richiedenti dovrebbero avere l'opportunità di esprimere le loro preferenze. Essi dovrebbero elencare gli Stati membri in ordine di preferenza e motivare la loro scelta sulla base di elementi quali i legami familiari, sociali e culturali, come le competenze linguistiche, i precedenti soggiorni, i precedenti periodi di studio e le precedenti esperienze lavorative. Ciò dovrebbe avvenire nel corso del trattamento iniziale della domanda. In una seconda fase, i rispettivi Stati membri dovrebbero essere informati delle preferenze dei richiedenti e, quindi, avere l'opportunità di indicare a loro volta le loro preferenze rispetto ai richiedenti che hanno espresso una preferenza per lo Stato membro interessato. Gli Stati membri dovrebbero motivare le loro preferenze sulla base di aspetti come i legami familiari, sociali e culturali. I funzionari di collegamento nominati dagli Stati membri potrebbero agevolare la procedura organizzando colloqui con i rispettivi richiedenti. Questi ultimi dovrebbero inoltre avere l'opportunità di consultare altri attori, come organizzazioni non governative, l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) e l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM). Infine, l'Italia e la Grecia, con l'assistenza dell'EASO, dovrebbero adottare una decisione in merito alla ricollocazione di ciascun richiedente verso uno specifico Stato membro tenendo conto, nella misura del possibile, delle preferenze espresse. Sarebbe opportuno consultare l'UNHCR in merito alle migliori pratiche sviluppate in materia di reinsediamento, inclusa la gestione delle preferenze e delle qualifiche specifiche.
Emendamento 20
Proposta di decisione
Considerando 26 ter (nuovo)
(26 ter)  Il principio di non discriminazione sancito dall'articolo 10 del trattato dovrebbe essere pienamente rispettato durante l'intera procedura di ricollocazione. La discriminazione fondata su sesso, età, origine etnica, disabilità e religione costituisce una palese violazione del trattato.
Emendamento 21
Proposta di decisione
Considerando 28
(28)  Le garanzie giuridiche e procedurali previste dal regolamento (UE) n. 604/2013 restano applicabili ai richiedenti cui si riferisce la presente decisione. Inoltre i richiedenti dovrebbero essere informati della procedura di ricollocazione istituita con la presente decisione e della decisione di ricollocazione. Considerato che nel quadro della legislazione dell'UE il richiedente non ha il diritto di scegliere lo Stato membro competente per l'esame della sua domanda, egli dovrebbe avere il diritto a un ricorso effettivo avverso la decisione di ricollocazione, in linea con il regolamento (UE) n. 604/2013, solo al fine di assicurare il rispetto dei suoi diritti fondamentali.
(28)  Le garanzie giuridiche e procedurali previste dal regolamento (UE) n. 604/2013 restano applicabili ai richiedenti cui si riferisce la presente decisione. Inoltre i richiedenti dovrebbero essere informati della procedura di ricollocazione istituita con la presente decisione e della decisione di ricollocazione. Il richiedente dovrebbe avere il diritto a un ricorso effettivo avverso la decisione di ricollocazione, in linea con il regolamento (UE) n. 604/2013 e con l'articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.
Emendamento 22
Proposta di decisione
Considerando 30
(30)  È opportuno adottare misure per evitare i movimenti secondari dei ricollocati, dallo Stato membro di ricollocazione verso altri Stati membri. In particolare il richiedente dovrebbe essere informato delle conseguenze dei movimenti successivi all'interno degli Stati membri e del fatto che, se lo Stato membro di ricollocazione gli riconosce la protezione internazionale, in linea di principio è legittimato solo ai diritti collegati alla protezione internazionale in tale Stato membro.
(30)  È opportuno adottare misure per evitare i movimenti secondari dei ricollocati, dallo Stato membro di ricollocazione verso altri Stati membri. Il fatto di tener conto il più possibile delle preferenze espresse dal richiedente, inclusi i legami familiari in un senso più ampio rispetto alle disposizioni in materia di famiglia di cui al regolamento (UE) n. 604/2013, come pure i legami sociali e culturali, costituisce una misura semplice e lineare che consente al richiedente di sviluppare un senso di appartenenza allo Stato membro di ricollocazione. Il richiedente dovrebbe ricevere, in una lingua che comprende o che è ragionevole supporre possa comprendere, tutte le informazioni necessarie in merito alla sua destinazione e, qualora non sia possibile tenere pienamente conto della sua preferenza, in merito ai motivi per cui ciò non è possibile. Inoltre, al fine di evitare i movimenti secondari, il richiedente dovrebbe essere informato delle conseguenze dei movimenti successivi all'interno degli Stati membri, come previsto all'articolo 4 del regolamento (UE) n. 604/2013, e del fatto che, se lo Stato membro di ricollocazione gli riconosce la protezione internazionale, in linea di principio è legittimato solo ai diritti collegati alla protezione internazionale in tale Stato membro.
Emendamento 23
Proposta di decisione
Considerando 30 bis (nuovo)
(30 bis)  Il consenso alla ricollocazione da parte dei richiedenti o dei beneficiari di protezione internazionale è un principio consolidato nel diritto derivato dell'Unione e sancito all'articolo 7, paragrafo 2, del regolamento (UE) n. 516/2014 e, per analogia, all'articolo 5 del regolamento (UE) n. 439/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio1 bis nonché all'articolo 17, paragrafo 2, del regolamento (UE) n. 604/2013, mentre sulla base dell'articolo 78, paragrafo 3, del trattato, le deroghe dal diritto dell'Unione sono possibili in circostanze molto limitate. Occorre assicurare un'efficace attuazione del meccanismo di ricollocazione di emergenza, mentre il consenso riveste una particolare importanza ai fini della prevenzione dei movimenti secondari e dovrebbe pertanto, in linea di principio, essere richiesto prima della ricollocazione. In mancanza di tale consenso la persona interessata non dovrebbe, in linea di principio, essere ricollocata e tale opportunità dovrebbe essere offerta a un'altra persona.
_________
1bis Regolamento (UE) n. 439/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 maggio 2010, che istituisce l'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (GU L 132 del 29.5.2010, pag. 11).
Emendamento 24
Proposta di decisione
Articolo 1
La presente decisione istituisce misure temporanee nel settore della protezione internazionale a beneficio dell'Italia e della Grecia, al fine di consentire a tali Stati membri di affrontare una situazione di emergenza caratterizzata da un afflusso improvviso di cittadini di paesi terzi nel loro territorio.
La presente decisione istituisce misure vincolanti temporanee di emergenza nel settore della protezione internazionale a beneficio dell'Italia e della Grecia, al fine di consentire a tali Stati membri di affrontare una situazione di emergenza caratterizzata da un afflusso improvviso di cittadini di paesi terzi o di apolidi nel loro territorio.
Emendamento 25
Proposta di decisione
Articolo 2 – comma 1 – lettera b
b)  "richiedente": il cittadino di paese terzo o l'apolide che abbia manifestato la volontà di chiedere la protezione internazionale sulla quale non è stata ancora adottata una decisione definitiva;
b)  "richiedente": il cittadino di paese terzo o l'apolide che abbia manifestato la volontà di chiedere la protezione internazionale sulla quale non è stata ancora adottata una decisione definitiva, come indicato all'articolo 2, punto i), della direttiva 2011/95/UE;
Emendamento 26
Proposta di decisione
Articolo 2 – comma 1 – lettera d
d)   "familiari": i familiari quali definiti all'articolo 2, lettera g), del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio;
d)   "parenti stretti": il coniuge, i figli, i genitori, le persone che esercitano la patria potestà, i nonni e i nipoti;
(Emendamento orizzontale. Esso si applica in tutto il testo della proposta della Commissione.)
Emendamento 27
Proposta di decisione
Articolo 2 – lettera f bis (nuova)
f bis)  "preferenza": la preferenza espressa da un richiedente per un determinato Stato membro, o da uno Stato membro per un determinato richiedente, sulla base di elementi quali ad esempio legami familiari in un senso più ampio rispetto alla definizione di "familiari" di cui all'articolo 2, lettera g), del regolamento (UE) n. 604/2013, legami sociali (ad esempio con comunità etniche e culturali) e legami culturali instaurati con lo Stato membro di preferenza, quali ad esempio competenze linguistiche, un precedente soggiorno effettuato in uno Stato membro o precedenti relazioni di studio o di lavoro intrattenute con società od organizzazioni dello Stato membro in questione.
Emendamento 28
Proposta di decisione
Articolo 3 – paragrafo 2 bis (nuovo)
2 bis.  Data la natura mutevole dei flussi migratori, il gruppo di beneficiari da destinare a ricollocazione dovrebbe essere oggetto di valutazione a cadenza trimestrale.
Emendamento 47
Proposta di decisione
Articolo 4
-1. Al fine di alleviare la notevole pressione cui è sottoposto il sistema di asilo dell'Italia e della Grecia, ma anche per fungere da importante banco di prova in vista della futura proposta legislativa concernente un meccanismo permanente di ricollocazione di emergenza sulla base dell'articolo 78, paragrafo 2 del trattato, dall'Italia e dalla Grecia è ricollocato un numero complessivo iniziale di 110 000 richiedenti. Sarà valutato, se del caso, un successivo aumento di tale numero al fine di adeguarlo alla rapida evoluzione delle tendenze e dei flussi dei rifugiati nel corso dell'applicazione della presente decisione.
1.  Dall'Italia sono ricollocati nel territorio degli altri Stati membri 24 000 richiedenti, come indicato nell'allegato I.
1.  Dall'Italia sono inizialmente ricollocati nel territorio degli altri Stati membri 40 000 richiedenti.
2.   Dalla Grecia sono ricollocati nel territorio degli altri Stati membri 16 000 richiedenti, come indicato nell'allegato II.
2.  Dalla Grecia sono inizialmente ricollocati nel territorio degli altri Stati membri 70 000 richiedenti.
2 bis.  Entro [sei mesi dall'entrata in vigore della presente decisione] la Commissione valuta la quota di persone da ricollocare, rispettivamente, dall'Italia e dalla Grecia al fine di adeguare tale quota all'evoluzione dei flussi migratori, sulla base dei dati Frontex più recenti a disposizione.
Emendamento 30
Proposta di decisione
Articolo 4 bis (nuovo)
Articolo 4 bis
Consenso
Per la ricollocazione di un richiedente è necessario, in linea di principio, il suo consenso.
Emendamento 31
Proposta di decisione
Articolo 5 – paragrafo 2
2.  Durante il periodo di applicazione della presente decisione l'Italia e la Grecia, a intervalli regolari e con l'assistenza dell'EASO e, se del caso, dei funzionari di collegamento degli Stati membri di cui al paragrafo 8, individuano i singoli richiedenti da ricollocare negli altri Stati membri e comunicano ai punti di contatto di quegli Stati membri e dell'EASO il numero di richiedenti ricollocabili. A tal fine è data priorità ai richiedenti vulnerabili ai sensi dell'articolo 22 della direttiva 2013/33/UE.
2.  Durante il periodo di applicazione della presente decisione l'Italia e la Grecia, a intervalli regolari e con l'assistenza dell'EASO e delle altre agenzie competenti, individuano i singoli richiedenti da ricollocare negli altri Stati membri e comunicano ai punti di contatto di quegli Stati membri e dell'EASO il numero di richiedenti ricollocabili. A tal fine è data priorità ai richiedenti vulnerabili ai sensi degli articoli 21 e 22 della direttiva 2013/33/UE ed è opportuno dedicare un'attenzione particolare ai minori non accompagnati.
Emendamento 32
Proposta di decisione
Articolo 5 – paragrafo 3
3.  Quanto prima possibile dopo aver ricevuto le informazioni di cui al paragrafo 2, gli Stati membri indicano il numero di richiedenti che sono in grado di ricollocare immediatamente nel loro territorio e qualsiasi altra informazione pertinente, entro i valori fissati nell'allegato I e nell'allegato II, rispettivamente.
3.  Quanto prima possibile dopo aver ricevuto le informazioni di cui al paragrafo 2, gli Stati membri forniscono informazioni riguardo alla capacità di accoglienza di migranti disponibile e indicano il numero di richiedenti che sono in grado di ricollocare immediatamente nel loro territorio e qualsiasi altra informazione pertinente, entro i valori fissati nell'allegato I e nell'allegato II, rispettivamente.
Emendamento 33
Proposta di decisione
Articolo 5 – paragrafo 3 bis (nuovo)
3 bis.  L'Italia e la Grecia, con l'assistenza dell'EASO, forniscono ai richiedenti informazioni sugli Stati membri che aderiscono alla ricollocazione di emergenza in una lingua che essi comprendono (o che è ragionevole supporre possano comprendere). I richiedenti hanno inoltre accesso alle informazioni fornite da altri attori, quali ad esempio organizzazioni non governative, l'UNHCR e l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM). Durante il trattamento iniziale delle domande ai richiedenti viene chiesto di elencare gli Stati membri in ordine di preferenza e di motivare tale preferenza.
Emendamenti 34 e 48
Proposta di decisione
Articolo 5 – paragrafo 5
5.  I richiedenti a cui devono essere rilevate le impronte digitali in applicazione dell'articolo 9 del regolamento (UE) n. 603/2013 possono essere ricollocati solo previo rilevamento delle impronte digitali.
5.  I richiedenti le cui impronte digitali devono essere rilevate e trasmesse in applicazione dell'articolo 9 del regolamento (UE) n. 603/2013 possono essere ricollocati solo previo rilevamento delle impronte digitali, nel pieno rispetto dei loro diritti fondamentali e senza ricorrere ad alcuna misura di coercizione o detenzione.
Emendamento 35
Proposta di decisione
Articolo 5 – paragrafo 8
8.  Ai fini dell'attuazione di tutti gli aspetti della procedura di ricollocazione descritta nel presente articolo, gli Stati membri possono decidere di inviare funzionari di collegamento in Italia e in Grecia.
soppresso
Emendamento 36
Proposta di decisione
Articolo 6 – paragrafo 4
4.  Una volta presa la decisione di ricollocazione e prima dell'effettiva ricollocazione, l'Italia e la Grecia informano l'interessato per iscritto della decisione di ricollocarlo. Tale decisione specifica lo Stato membro di ricollocazione.
4.  Una volta presa la decisione di ricollocazione e prima dell'effettiva ricollocazione, l'Italia e la Grecia, con l'assistenza dell'EASO e di altri attori, quali ad esempio i funzionari di collegamento se disponibili, informano l'interessato, in modo esaustivo e in una lingua che comprende, o che è ragionevole supporre possa comprendere, in merito allo Stato membro di ricollocazione o, qualora non siano state tenute in considerazione le sue preferenze, in merito ai motivi di tale decisione. L'Italia e la Grecia informano inoltre l'interessato per iscritto della decisione di ricollocarlo. Tale decisione specifica lo Stato membro di ricollocazione.
Emendamento 37
Proposta di decisione
Articolo 7 – comma 1 – lettera b
b)  trattamento iniziale delle domande;
b)  trattamento iniziale delle domande, compresa l'identificazione delle vulnerabilità e delle preferenze al fine di individuare potenziali richiedenti suscettibili di ricollocazione, e screening dei richiedenti, tra cui la chiara identificazione, il rilevamento delle impronte digitali e la registrazione delle domande di protezione internazionale;
Emendamento 38
Proposta di decisione
Articolo 7 – comma 1 – lettera d
d)  esecuzione del trasferimento dei richiedenti verso lo Stato membro di ricollocazione.
d)  esecuzione del trasferimento dei richiedenti verso lo Stato membro di ricollocazione. I costi del trasferimento verso lo Stato membro di ricollocazione non dovrebbero costituire un ulteriore onere per la Grecia e l'Italia.
Emendamento 39
Proposta di decisione
Articolo 8 – paragrafo 2
2.  Qualora l'Italia o la Grecia non rispettino l'obbligo di cui al paragrafo 1, la Commissione può decidere di sospendere la presente decisione nei confronti dello Stato membro inadempiente per un periodo massimo di tre mesi. La Commissione può decidere di prorogare la sospensione una volta sola per un ulteriore periodo di massimo tre mesi.
2.  Qualora l'Italia o la Grecia non rispettino l'obbligo di cui al paragrafo 1, la Commissione può decidere, dopo aver dato allo Stato membro interessato l'opportunità di esporre le proprie opinioni, di sospendere la presente decisione nei confronti dello Stato membro inadempiente per un periodo massimo di tre mesi. La Commissione può decidere di prorogare la sospensione una volta sola per un ulteriore periodo di massimo tre mesi.
Emendamento 40
Proposta di decisione
Articolo 9
Nel caso di una situazione di emergenza caratterizzata da un afflusso improvviso di cittadini di paesi terzi nello Stato membro di ricollocazione, il Consiglio, su proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo, può adottare misure temporanee a beneficio dello Stato membro interessato, ai sensi dell'articolo 78, paragrafo 3, del trattato. Tali misure possono comprendere, se del caso, la sospensione degli obblighi che la presente decisione impone allo Stato membro di ricollocazione.
Nel caso di una situazione di emergenza caratterizzata da un afflusso improvviso di cittadini di paesi terzi nello Stato membro di ricollocazione, il Consiglio, su proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo, può adottare misure temporanee a beneficio dello Stato membro interessato, ai sensi dell'articolo 78, paragrafo 3, del trattato. Tali misure possono comprendere, se del caso, anche la sospensione degli obblighi che la presente decisione impone allo Stato membro di ricollocazione.
Emendamento 41
Proposta di decisione
Articolo 11
Ogni tre mesi l'Italia e la Grecia riferiscono al Consiglio e alla Commissione sull'attuazione della presente decisione e delle tabelle di marcia di cui all'articolo 8.
Ogni tre mesi l'Italia e la Grecia riferiscono al Consiglio e alla Commissione sull'attuazione e sul corretto utilizzo dei fondi ricevuti nel quadro della presente decisione e sull'attuazione delle tabelle di marcia di cui all'articolo 8.
Emendamento 42
Proposta di decisione
Articolo 11 bis (nuovo)
Articolo 11 bis
Valutazione
Entro luglio 2016 la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una valutazione intermedia dell'applicazione della presente decisione, proponendo all'occorrenza le necessarie raccomandazioni per l'istituzione di un meccanismo permanente di ricollocazione, anche in vista del previsto "controllo di qualità" del regolamento di Dublino.
Entro il ...* la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione di valutazione finale dell'applicazione della presente decisione.
Gli Stati membri trasmettono tempestivamente alla Commissione qualsiasi informazione utile per la stesura della relazione.
____________
* GU: si prega di inserire la data: 30 mesi dalla data di entrata in vigore della presente decisione.
Emendamento 43
Proposta di decisione
Allegato II bis (nuovo)

Testo della Commissione

Emendamento

Allegato II bis

Procedura di ricollocazione

Procedura quale prevista nella proposta della Commissione; le fasi procedurali aggiuntive introdotte dal Parlamento europeo sono sottolineate

1 – Trattamento iniziale delle domande di protezione internazionale

—  Identificazione delle persone di cui un altro Stato membro è (o dovrebbe essere) responsabile conformemente al regolamento di Dublino

→ Trasferimenti Dublino

—  Identificazione di richiedenti vulnerabili

—  Identificazione dei parenti stretti ai fini della ricollocazione congiunta

—  Identificazione delle preferenze dei richiedenti per determinati Stati membri

2 – Selezione di richiedenti da destinare a ricollocazione

—  Italia/Grecia determinano quali richiedenti saranno oggetto di ricollocazione

—  Informano gli Stati membri del numero di posti richiesto, nonché delle preferenze espresse dai richiedenti

3 – Partecipazione degli Stati membri

—  Gli Stati membri informano l'Italia/la Grecia del numero di posti disponibili per la ricollocazione

—  I funzionari di collegamento possono organizzare colloqui con i richiedenti che hanno espresso una preferenza per il loro Stato membro

—  Gli Stati membri indicano le loro preferenze nei confronti dei richiedenti

4 – Decisione di ricollocazione

—  Italia/Grecia stabiliscono quali richiedenti saranno oggetto di ricollocazione verso quale Stato membro, tenendo conto delle preferenze espresse da ambo le parti

5 – Informazione e consenso

—  I richiedenti sono informati in modo esaustivo in merito allo Stato membro di ricollocazione

—  In linea di principio, i richiedenti danno il consenso alla loro ricollocazione nello Stato membro in questione

6 – Trasferimento

Trasferimento dei richiedenti nello Stato membro di ricollocazione entro un mese

ALLEGATO ALLA RISOLUZIONE LEGISLATIVA

DICHIARAZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

Il Parlamento europeo, vista la necessità di adottare misure immediate a beneficio degli Stati membri che devono affrontare una situazione di emergenza caratterizzata da un afflusso improvviso di cittadini di paesi terzi, ha accettato come base giuridica l'articolo 78, paragrafo 3, TFUE come da proposta di decisione del Consiglio, presentata dalla Commissione, che istituisce misure temporanee nel settore della protezione internazionale a beneficio dell'Italia e della Grecia. Ciononostante, il Parlamento europeo può accettare l'articolo 78, paragrafo 3, TFUE come base giuridica unicamente per una misura di emergenza, cui farà seguito una vera e propria proposta legislativa volta a gestire in modo strutturato eventuali situazioni di emergenza future. Insiste sul fatto che la base giuridica corretta è costituita dall'articolo 78, paragrafo 2, TFUE in base al quale, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria, sono adottate le misure per la determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda di protezione internazionale, in combinato disposto con l'articolo 80 TFUE, seconda frase, che dà attuazione al principio di solidarietà formulato nella prima frase. Il Parlamento europeo sottolinea inoltre che l'adozione della decisione all'esame non pregiudica in alcun modo il ventaglio delle basi giuridiche a disposizione del co-legislatore in futuro, con particolare riferimento all'articolo 78 in combinato disposto con l'articolo 80 TFUE. Il Parlamento europeo esorta la Commissione a presentare una proposta legislativa che preveda un meccanismo permanente di ricollocazione sulla base dell'articolo 78, paragrafo 2, e dell'articolo 80, entro la fine del 2015, come annunciato dalla Commissione nell'agenda europea sulla migrazione. Il Parlamento europeo si riserva il diritto di elaborare una relazione di iniziativa legislativa qualora la Commissione non presenti a tempo debito tale proposta legislativa.


La dimensione urbana delle politiche dell'UE
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Risoluzione del Parlamento europeo del 9 settembre 2015 sulla dimensione urbana delle politiche dell'UE (2014/2213(INI))
P8_TA(2015)0307A8-0218/2015

Il Parlamento europeo,

–  visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare il titolo XVIII,

–  visto il regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, e che abroga il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio(1),

–  visto il regolamento (UE) n. 1301/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale e a disposizioni specifiche concernenti l'obiettivo "Investimenti a favore della crescita e dell'occupazione" e che abroga il regolamento (CE) n. 1080/2006(2),

–  visto il regolamento (UE) n. 1299/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni specifiche per il sostegno del Fondo europeo di sviluppo regionale all'obiettivo di cooperazione territoriale europea(3),

–  vista la sua risoluzione del 23 giugno 2011 sull'Agenda urbana europea e il suo futuro nel quadro della politica di coesione(4),

–  vista la sua risoluzione del 21 febbraio 2008 sul seguito dell'agenda territoriale e della Carta di Lipsia: Verso un programma d'azione europeo per lo sviluppo spaziale e la coesione territoriale(5),

–  vista la comunicazione della Commissione del 18 luglio 2014 dal titolo "La dimensione urbana delle politiche dell'UE – Elementi fondanti di un'agenda urbana UE" (COM(2014)0490),

–  vista la comunicazione della Commissione del 18 giugno 2014 dal titolo "Programma di controllo dell'adeguatezza e dell'efficacia della regolamentazione (REFIT): situazione attuale e prospettive" (COM(2014)0368),

–  vista la comunicazione della Commissione del 3 marzo 2010 dal titolo "Europa 2020 - una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva" (COM(2010)2020),

–  vista la comunicazione della Commissione del 10 luglio 2012 dal titolo "Città e comunità intelligenti – Partenariato europeo di innovazione" (C(2012)4701),

–  vista la comunicazione della Commissione del 28 ottobre 1998 dal titolo "Quadro d'azione per uno sviluppo urbano sostenibile nell'Unione europea" (COM(1998)0605),

–  vista la comunicazione della Commissione del 6 maggio 1997 dal titolo "La problematica urbana: orientamenti per un dibattito europeo" (COM(1997)0197),

–  vista la sesta relazione della Commissione sulla coesione economica, sociale e territoriale dal titolo "Investimenti per l'occupazione e la crescita – Promuovere lo sviluppo e la buona governance nelle città e nelle regioni dell'UE", del luglio 2014,

–  vista la relazione della Commissione dal titolo "Le città di domani: investire nell'Europa", Bruxelles, 17 e 18 febbraio 2014,

–  vista la relazione della Commissione del 2014 dal titolo "Digital Futures – a journey into 2050 visions and policy challenges, cities, villages and communities" (Futuri digitali – Un viaggio nelle prospettive, nelle sfide politiche, nelle città, nei paesi e nelle comunità del 2050),

–  vista la relazione della Commissione dal titolo "Le città di domani: sfide, visioni, vie da percorrere", Bruxelles, ottobre 2011,

–  vista la dichiarazione dei ministri "Verso un'agenda urbana dell'UE", adottata in occasione della riunione informale dei ministri dell'UE responsabili per la coesione territoriale e le questioni urbane il 10 giugno 2015 a Riga,

–  viste le conclusioni del Consiglio adottate il 19 novembre 2014 a Bruxelles sulla sesta relazione sulla coesione economica, sociale e territoriale dal titolo "Coesione economica, sociale e territoriale: investimenti a favore della crescita e della creazione di posti di lavoro",

–  viste le conclusioni della Presidenza adottate in occasione della riunione informale dei ministri competenti per la politica di coesione, tenutasi il 24 e 25 aprile 2014 ad Atene,

–  viste le conclusioni della Presidenza polacca sulla dimensione territoriale delle politiche dell'UE e sulla futura politica di coesione, adottate in occasione della riunione informale dei ministri competenti per la politica di coesione dell'UE e lo sviluppo territoriale e urbano, tenutasi il 24 e 25 novembre 2011 a Poznan,

–  vista l'Agenda territoriale dell'UE 2020, convenuta in occasione della riunione informale dei ministri competenti per la pianificazione e lo sviluppo territoriali, tenutasi il 19 maggio 2011 a Gödöllő;

–  vista la dichiarazione di Toledo, adottata in occasione del Consiglio informale dei ministri competenti per lo sviluppo urbano, tenutosi il 22 giugno 2010 a Toledo,

–  vista la Carta di Lipsia sulle città europee sostenibili, adottata in occasione del Consiglio informale dei ministri competenti per lo sviluppo urbano, tenutosi il 24 e 25 maggio 2007 a Lipsia,

–  visto il parere del Comitato delle regioni del 25 giugno 2014 dal titolo "Verso una politica urbana integrata per l’Unione europea",

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo (CESE) del 23 aprile 2015 sulla comunicazione della Commissione dal titolo "La dimensione urbana delle politiche dell'UE – Elementi fondanti di un'agenda urbana UE" (COM(2014)0490),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per lo sviluppo regionale e il parere della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (A8-0218/2015),

A.  considerando che nel 2014 metà della popolazione mondiale(6) e il 72% della popolazione europea abitavano in aree urbane(7) e che entro il 2050 quasi l'80% della popolazione mondiale risiederà in aree urbane(8);

B.  considerando che le "aree urbane funzionali" dell'Unione sono formate da una struttura policentrica unica costruita intorno a città di grandi, medie e piccole dimensioni e alle loro zone limitrofe, spingendosi quindi oltre i confini amministrativi tradizionali fino ad abbracciare territori diversi uniti dalle stesse sfide economiche, sociali, ambientali e demografiche;

C.  considerando che le città e la aree funzionali urbane, come le aree metropolitane, non solo svolgono un ruolo importante in termini di democrazia partecipativa, ma costituiscono anche un pilastro economico fondamentale e un volano di occupazione nell'Unione, dal momento che l'innovazione e le nuove attività economiche trovano spesso origine nelle città; che esse costituiscono pertanto un atout essenziale dell'UE nelle sue relazioni con le altre regioni del mondo, ma anche gli ambiti fondamentali in cui è necessario eliminare gli ostacoli alla crescita e all'occupazione e contrastare l'esclusione sociale (ad esempio giovani con scarsa formazione sul mercato del lavoro), la mancanza di accessibilità e il degrado ambientale;

D.  considerando che le città, le aree urbane funzionali e le regioni sono responsabili della percentuale più alta di consumo di energia e di emissioni di gas a effetto serra nell'UE; che, dall'altro lato, esse svolgono un ruolo fondamentale nel conseguimento di una maggiore efficienza e indipendenza energetica, come pure nello sviluppo di nuove iniziative (quali nuove forme di attività economica) atte a incoraggiare la mobilità urbana e sistemi di trasporto competitivi ed ecocompatibili, promuovendo così la crescita, l'occupazione, la coesione sociale e territoriale, la salute e la sicurezza;

E.  considerando che alcune città si trovano a far fronte all'invecchiamento della popolazione e a un calo demografico, nonché a difficoltà legate alla capacità delle infrastrutture e dei servizi pubblici da esse offerti, mentre altre registrano una crescita demografica, che va ad aumentare la pressione sulle infrastrutture e sui servizi pubblici esistenti (ad esempio l'istruzione) e ad aggravare altri problemi come la disoccupazione (giovanile), l'esclusione sociale, la congestione del traffico l'espansione urbana incontrollata e l'inquinamento, aspetti che accrescono considerevolmente il tempo impiegato dai pendolari per spostarsi e riducono la qualità della vita di molti europei;

F.  considerando che alcune delle principali sfide che le città si trovano ad affrontare in relazione allo sviluppo economico e sociale, ai cambiamenti climatici, ai trasporti e al cambiamento demografico possono essere affrontate soltanto attraverso partenariati tra le città e le aree circostanti; che l'espansione delle aree interconnesse, avvenuta negli ultimi anni grazie in particolare all'evoluzione del settore dei trasporti e delle comunicazioni, rende necessario lo sviluppo di strumenti atti a promuovere la connettività;

G.  considerando che le iniziative strategiche europee incidono direttamente o indirettamente sullo sviluppo sostenibile delle città e sulla politica urbana;

H.  considerando che circa il 70% delle politiche e delle normative europee è attuato a livello locale e regionale;

I.  considerando che occorre garantire una maggiore coerenza a livello di Unione tra le diverse iniziative strategiche e i programmi di sovvenzione dell'UE facendo pieno ricorso al Quadro strategico comune (titolo II, capo I, articolo 10 del regolamento (UE) n. 1303/2013 – Regolamento sulle disposizioni comuni) e migliorando il coordinamento politico tra e con i soggetti interessati e i livelli di governo, in quanto l'approccio settoriale delle politiche unionali può portare all'adozione di politiche e normative che potrebbero non favorire le aree urbane;

J.  considerando che la Commissione ha pubblicato nel 1997 una comunicazione in merito a una politica urbana per l'UE(9), ma che il ruolo delle città europee nell'elaborazione delle politiche dell'Unione è tuttora in discussione;

K.  considerando che, in passato, il Parlamento ha appoggiato la proposta della Commissione di presentare un'"Agenda urbana" quale quadro in cui iscrivere la futura politica urbana a livello europeo;

L.  considerando che la sussidiarietà come definita dal TFUE, la governance multilivello basata su un'azione coordinata dell'UE, degli Stati membri e degli enti regionali e locali, così come il principio di partenariato rappresentano elementi essenziali per la corretta applicazione di tutte le politiche dell'UE, e che il ricorso alle risorse e alle competenze degli enti regionali e locali dovrebbe essere rafforzato di conseguenza;

M.  considerando che il regolamento (UE) n. 1301/2013 relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) rafforza la dimensione urbana dei Fondi strutturali e di investimento europei (fondi SIE) destinando almeno il 5% dell'assistenza finanziaria ad azioni integrate per lo sviluppo urbano sostenibile, delegando le attività di gestione alle autorità urbane, in particolare affidando loro maggiori responsabilità per quanto concerne le attività legate almeno alla selezione delle operazioni, nonché introducendo strumenti come gli investimenti territoriali integrati (ITI) e lo sviluppo locale di tipo partecipativo (CLLD), stanziando un bilancio specifico a favore delle "azioni innovative" al fine di testare nuove soluzioni in relazione allo sviluppo urbano sostenibile e istituendo una rete per lo sviluppo urbano;

N.  considerando che il principio di partenariato stabilito dal regolamento sulle disposizioni comuni (regolamento (UE) n. 1303/2013) e dal codice europeo di condotta obbliga gli Stati membri a garantire il tempestivo coinvolgimento delle autorità urbane nel processo di elaborazione delle politiche dell'UE;

La dimensione urbana delle politiche dell'UE

1.  è del parere che le politiche dell'UE dovrebbero sostenere le città e le aree urbane funzionali consentendo loro di esprimere e realizzare pienamente il loro potenziale in quanto motori di crescita economica, occupazione, inclusione sociale e sviluppo sostenibile; ritiene, pertanto, che tali città e aree urbane funzionali debbano essere maggiormente coinvolte nell'intero processo europeo di elaborazione delle politiche;

2.  invita la Commissione e, se del caso, gli Stati membri a proporre modalità con cui introdurre, adattando gli strumenti esistenti e conformemente all'articolo 6 del Protocollo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, un meccanismo di allerta rapida che offra ai governi subnazionali la possibilità di verificare se i principi di sussidiarietà e di proporzionalità sono stati tenuti in considerazione, che permetta a tali governi subnazionali di essere coinvolti nei processi politici sin dalle prime fasi e che consenta inoltre l'elaborazione di strategie di sviluppo territoriale ben informate nonché una più efficace attuazione della futura legislazione;

Verso un'Agenda urbana europea integrata

3.  accoglie con favore l'iniziativa della Commissione di adoperarsi per l'elaborazione di un'Agenda urbana europea; è favorevole all'istituzione di tale Agenda come quadro coerente per le politiche dell'UE, prevedendo una dimensione urbana volta a garantire una maggiore corrispondenza tra le soluzioni urbane e le sfide dell'UE, ad adeguare meglio le politiche settoriali e i livelli di governance, a indirizzare più efficacemente i finanziamenti europei verso le pertinenti sfide urbane nonché a valutare con maggiore precisione l'impatto territoriale delle politiche settoriali; ritiene che l'Agenda urbana europea dovrebbe in particolare favorire lo sviluppo di soluzioni di governance in grado di rispondere al meglio alle sfide e agli obiettivi di uno sviluppo economico sostenibile e favorevole all'inclusione sociale delle città e delle aree urbane funzionali in Europa;

4.  riconosce che, pur in assenza di competenze esplicite dell'UE in materia di sviluppo urbano, una vasta gamma di iniziative dell'Unione produce un impatto diretto o indiretto sulle città e sulle aree urbane funzionali; è pertanto del parere che l'esistenza di politiche urbane nazionali e regionali ben sviluppate e consolidate rappresenti un requisito fondamentale per l'istituzione di un'Agenda urbana europea; ritiene che quest'ultima dovrebbe costituire una strategia rivolta alle città e alle aree urbane funzionali nell'Unione europea ed evolversi, nel lungo periodo, in una politica urbana a livello dell'UE; sottolinea in tale contesto che lo sviluppo territoriale urbano dovrebbe basarsi su un'organizzazione territoriale equilibrata caratterizzata da una struttura urbana policentrica, in linea con l'Agenda territoriale UE 2020;

5.  è convinto che l'Agenda urbana europea dovrebbe rappresentare uno sforzo comune della Commissione, degli Stati membri, degli enti locali e di altri soggetti interessati, volto a razionalizzare, coordinare e attuare le politiche dell'UE che presentano una dimensione urbana mediante un approccio pragmatico, integrato e coordinato, ma flessibile, nelle città e nelle aree funzionali e in collaborazione con esse, tenendo conto delle specificità locali e territoriali, nel rispetto dell'architettura istituzionale di ciascuno Stato membro;

6.  ritiene che l'Agenda urbana europea dovrebbe conformarsi pienamente alle strategie e agli obiettivi generali dell'UE, in particolare alla strategia Europa 2020 e agli obiettivi di coesione territoriale; sottolinea che i confini amministrativi stanno progressivamente perdendo di pertinenza nel tentativo di affrontare le sfide relative allo sviluppo a livello regionale e locale; ritiene pertanto che l'Agenda urbana europea debba essere orientata all'inclusività e tener chiaramente conto della varietà delle entità territoriali nell'UE, degli aspetti transfrontalieri e dei legami tra le aree rurali e quelle urbane, anche per quanto riguarda i servizi che le aree urbane funzionali forniscono al territorio rurale circostante;

7.  esorta la Commissione a presentare una comunicazione che illustri in dettaglio i tratti della futura Agenda urbana europea, basandosi sull'"acquis urbano" e su un'ampia consultazione delle varie parti interessate, compresi i partner economici e sociali e le organizzazioni della società civile; invita la Commissione a includere l'Agenda urbana europea nel proprio programma di lavoro annuale;

Inclusione di un approccio integrato allo sviluppo territoriale nell'elaborazione delle politiche e nella legislazione dell'UE

8.  invita la Commissione, nell'elaborare nuove iniziative strategiche destinate alle aree urbane, a seguire un approccio integrato maggiormente basato sul territorio, al fine di assicurare la coerenza e conferire alle città e alle aree urbane funzionali gli strumenti necessari per realizzare gli obiettivi di una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva previsti dalla strategia Europa 2020, anche applicando un approccio europeo integrato a sostegno di progetti intelligenti e sostenibili nelle città europee, contribuendo a promuovere lo sviluppo sociale ed economico;

9.  invita la Commissione a introdurre, come regola generale, una valutazione d'impatto territoriale sulla dimensione urbana nell'ottica di garantire la fattibilità pratica di tutte le pertinenti iniziative strategiche dell'UE a livello regionale e locale, a dimostrarsi ricettiva verso i contributi provenienti dai livelli decentrati di governo in fase di elaborazione delle valutazioni d'impatto e delle nuove politiche ("approccio bottom-up") nonché a garantire che tutte le pertinenti politiche settoriali dell'UE affrontino in maniera adeguata le sfide che interessano le città e le aree urbane funzionali; chiede alla Commissione che tali valutazioni di impatto territoriali si concentrino sui seguenti aspetti: sviluppo territoriale equilibrato, integrazione territoriale, aspetti di governance, regolamentazione, attuazione a livello locale e coerenza con altri obiettivi strategici;

10.  esorta la Commissione a sistematizzare e ad analizzare tutti i dati disponibili e tutti i quadri concettuali condivisi ("acquis urbano"), onde evitare duplicazioni e incoerenze ed elaborare una definizione chiara di sviluppo urbano sostenibile integrato, in modo da individuare gli obiettivi europei comuni, coerenti e trasparenti in tale ambito;

11.  è convinto che, per poter valutare le aree urbane con maggiore precisione, e non soltanto sulla base dell'indicatore PIL, occorra mettere a disposizione dati sufficienti; ritiene, pertanto, che Eurostat dovrebbe fornire e compilare dati locali più dettagliati e che occorra proseguire i lavori in materia di audit urbano e di altre verifiche analoghe; invita inoltre la Commissione ad adoperarsi per la messa a punto di strumenti che consentano di misurare i progressi e gli effetti di un'Agenda urbana integrata a livello dell'UE;

12.  esorta la Commissione a ridurre gli oneri amministrativi legati all'attuazione a livello locale della legislazione unionale vigente e ad assicurare che per tutti i futuri atti normativi siano valutate attentamente le implicazioni della loro attuazione a livello locale;

La dimensione urbana degli strumenti strategici e dei finanziamenti dell'UE

13.  ricorda che la politica di coesione dell'UE e i relativi strumenti di finanziamento si prestano solitamente meglio per promuovere strategie territoriali integrate complesse per le aree funzionali, grazie a una pianificazione strategica e a regole comuni; esorta gli Stati membri a sfruttare appieno i nuovi strumenti disponibili (come gli ITI e il CLLD) e i nuovi programmi operativi (OP) flessibili, per favorire efficacemente l'attuazione di piani di sviluppo urbano integrati; sollecita gli Stati membri e la Commissione a elaborare una serie coerente di indicatori adeguati che consentano di valutare meglio la dimensione urbana delle attività e delle iniziative finanziate dai Fondi strutturali e di investimento europei;

14.  sottolinea la necessità di sfruttare al massimo le potenzialità delle strategie macro-regionali per attuare con successo l'approccio urbano integrato; invita la Commissione a includere e a integrare in maniera adeguata gli aspetti dell'Agenda urbana europea e a porre l'accento sulla dimensione urbana nelle strategie macroregionali dell'UE, che rappresentano un modello di pianificazione e di governance multilivello;

15.  deplora che, sebbene la nuova politica di coesione contenga disposizioni giuridicamente vincolanti sulle aree urbane, in particolare per quanto concerne il coinvolgimento delle città nella fase di programmazione, la reale partecipazione dei rappresentanti di città e aree urbane all'elaborazione di tale politica sia piuttosto scarsa, e ritiene che possa essere migliorata attraverso un coinvolgimento tempestivo di tali soggetti nei processi politici, ad esempio prevedendo consultazioni, valutazioni e scambi di migliori prassi ed esperienze; invita la Commissione e gli Stati membri a garantire l'applicazione del principio di partenariato (tenendo anche conto del codice europeo di condotta sul partenariato (articolo 5, paragrafo 3 del regolamento (UE) n. 1303/2013 recante disposizioni comuni)) nel realizzare i programmi e i progetti che beneficiano di un finanziamento europeo, prestando particolare attenzione al coinvolgimento delle città e delle aree urbane funzionali nella preparazione, nella gestione e nella governance dei programmi, anche a livello transfrontaliero;

16.  chiede un maggiore coinvolgimento delle città nei programmi dei Fondi strutturali e di investimento; ritiene che gli insegnamenti tratti in questo ambito potrebbero dar vita a un'importante raccomandazione politica per lo sviluppo della politica di coesione dopo il 2020; invita in questo contesto la Commissione a verificare l'attuazione dell'Agenda urbana europea in settori tematici selezionati che rispecchino le sfide delle aree urbane ("progetti pilota urbani"), in particolare assicurando il coordinamento intersettoriale delle diverse politiche dell'UE, eliminando le sovrapposizioni esistenti, applicando il modello di governance multilivello ed effettuando valutazioni d'impatto territoriale; chiede alla Commissione di riferire con regolarità al Parlamento in merito ai progressi e ai risultati conseguiti in tal senso;

17.  chiede un migliore coordinamento e una migliore integrazione delle politiche di investimento dell'UE in grado di garantire uno sviluppo urbano sostenibile, integrato e socialmente inclusivo; invita la Commissione e gli Stati membri ad avvalersi pienamente del quadro normativo esistente per creare sinergie tra il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), i programmi sovvenzionati dall'UE (come LIFE, Orizzonte 2020, Energia intelligente - Europa, ecc.) e i fondi della politica di coesione, come pure gli investimenti pubblici (ad esempio nazionali) e i capitali e gli strumenti finanziari privati, al fine di ottenere il maggior effetto leva possibile dai fondi investiti; sottolinea la necessità di garantire la complementarità di tutte le politiche di investimento, di rafforzare le sinergie e di evitare i doppi finanziamenti e le sovrapposizioni;

Un nuovo modello di governance multilivello

18.  ricorda che le principali sfide economiche, sociali e ambientali odierne trascendono i confini amministrativi tradizionali e che il crescente divario tra le strutture amministrative e territoriali (cooperazione tra aree urbane e periurbane, cooperazione tra aree urbane e rurali, ecc.) richiede l'introduzione di nuove forme di governance flessibile per poter portare avanti lo sviluppo territoriale integrato delle aree urbane funzionali;

19.  ritiene che l'Agenda urbana europea dovrebbe fondarsi su un nuovo metodo di governance multilivello, che coinvolga maggiormente il livello locale in tutte le fasi del ciclo politico in modo da avvicinare le politiche alla realtà rendendole più coerenti e reattive rispetto ai continui cambiamenti che interessano le aree urbane funzionali; è del parere che, in tale contesto, il Comitato delle regioni, in qualità di organo che rappresenta gli enti locali e regionali, dovrebbe svolgere un ruolo in tale processo;

20.  esorta la Commissione a proporre gli elementi per un nuovo modello di governance multilivello basato sui partenariati e su un'autentica collaborazione, che vada oltre la semplice consultazione delle parti interessate e sia in grado di coniugare le strutture governative formali con strutture di governance flessibili e informali che riflettano le nuove realtà di una società digitale e "in rete", un modello che sia adeguato alla portata delle sfide che si pongono e che migliori la cooperazione multilivello, sul piano sia verticale sia orizzontale, con gli attori governativi e non governativi a livello locale, regionale, nazionale ed europeo, avvicinando così il governo ai cittadini e conferendo maggiore legittimità democratica al progetto europeo; raccomanda che, una volta accettato da tutti i partner e previa consultazione di tutti i pertinenti soggetti interessati, tale modello "sui generis" e su misura assurga a modus operandi della futura Agenda urbana europea;

Gestione delle conoscenze e condivisione dei dati

21.  è del parere che le piattaforme e le reti urbane (come URBACT e la Rete di sviluppo urbano) e altri programmi per la condivisione delle conoscenze tra le città (quali Civitas, il Patto dei sindaci, l'iniziativa Mayors Adapt, l'iniziativa città e comunità intelligenti, il quadro di riferimento per le città sostenibili, ManagEnery) offrano un'ottima opportunità di coinvolgimento degli attori locali, regionali e transfrontalieri nello sviluppo urbano e di condivisione delle conoscenze tra gli attori interessati; esorta la Commissione a consolidare tali piattaforme, assicurando anche un loro migliore coordinamento, onde consentire agli attori locali di comprenderne meglio la natura e di prendervi parte in modo più efficace;

22.  esorta la Commissione e gli Stati membri a trarre il meglio dalle attività di condivisione delle conoscenze e di sviluppo delle capacità realizzate nel quadro dei progetti finanziati dall'UE e di altre iniziative di collegamento in rete delle città; invita la Commissione a elaborare meccanismi che consentano di condividere in maniera più efficace i risultati ottenuti dai progetti in tutti i suoi servizi e ad assicurare che questi vadano ad alimentare l'elaborazione delle politiche a livello sia nazionale sia unionale;

23.  ritiene che, per formulare politiche più mirate, sia necessario aggiornare e potenziare la banca dati sull'audit urbano; incoraggia Eurostat e la Commissione a compilare e a mettere a disposizione dati più dettagliati, raccolti là dove le politiche sono attuate – in molti casi a livello locale; sottolinea che anche la raccolta di dati di flusso – che misurano i rapporti tra le città e le aree circostanti, ma anche all'interno delle aree urbane funzionali – sta acquisendo un'importanza sempre maggiore ai fini di una migliore comprensione di tali aree funzionali complesse, ed esorta pertanto la Commissione a raccogliere ed esaminare dati di questo tipo e a trarne elementi su cui fondare l'elaborazione delle politiche;

Attuazione della futura Agenda urbana europea

24.  ritiene che, per essere uno strumento efficace, l'Agenda urbana europea debba configurarsi come un quadro concettuale condiviso e regolarmente aggiornato che si concentri, sul piano tematico, su un numero limitato di sfide da affrontare nel contesto più ampio degli obiettivi della strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, inclusiva e sostenibile;

25.  è fermamente convinto che tali sfide debbano rispondere ai seguenti criteri: 1) essere coerenti con il quadro concettuale condiviso; 2) rappresentare una sfida urbana importante con un impatto significativo sulle città e sulle aree urbane funzionali negli Stati membri e tra questi; 3) non poter essere superate in maniera unilaterale dagli Stati membri; 4) presentare un chiaro valore aggiunto se affrontate a livello dell'UE; chiede alla Commissione di avviare un esercizio di mappatura di tali sfide, nonché di individuare le rimanenti strozzature, incoerenze politiche o carenze di capacità e conoscenza, in stretta collaborazione con tutti i pertinenti soggetti interessati, in particolare quelli a livello locale;

26.  esorta la Commissione e gli Stati membri ad assicurare, a ogni livello di governo, un migliore coordinamento, sul piano trasversale, tra le politiche che presentano una dimensione urbana, affinché lo sviluppo urbano integrato sia contemplato con maggiore efficacia nelle diverse politiche; invita la direzione generale della Politica regionale e urbana (DG REGIO), competente per le politiche urbane dell'UE, a guidare tale processo in stretta cooperazione con il gruppo interservizi "Sviluppo urbano" della Commissione e a garantire che la dimensione urbana sia presa in considerazione in tutte le nuove iniziative pertinenti; invita il Presidente della Commissione europea a nominare all'interno del Collegio dei commissari un responsabile politico incaricato di definire l'orientamento strategico dell'Agenda urbana delle politiche europee e di riferire annualmente al Parlamento in merito all'Agenda urbana;

27.  invita la Commissione a designare un coordinatore speciale dell'UE per le questioni urbane, sulla base di servizi od organi già esistenti in seno alla Commissione, che sia incaricato di monitorare e valutare l'attuazione pratica di tale coordinamento sul piano sia orizzontale (vale a dire in tutti i pertinenti ambiti strategici), sia verticale (ossia a tutti i livelli di governo); è del parere che il coordinatore speciale dell'UE per le questioni urbane dovrebbe istituire, con l'ausilio del Gruppo interservizi "Sviluppo urbano", uno sportello unico sulle politiche urbane all'interno della Commissione e garantire la corretta raccolta, gestione e divulgazione di dati sulle politiche urbane tra i servizi della Commissione e al loro interno, nonché con i vari soggetti interessati, in modo da creare un meccanismo di sensibilizzazione per l'allerta rapida e il coinvolgimento tempestivo degli enti locali e regionali nei processi politici aventi un impatto sulle città e sulle aree urbane funzionali;

28.  sollecita la Commissione a sviluppare, utilizzando le strutture esistenti e, ad esempio, nell'ambito del "progetto pilota urbano", singoli punti di informazione negli Stati membri sulla dimensione urbana delle politiche dell'UE (sportelli unici urbani) allo scopo di fornire informazioni esaurienti in particolare sulle diverse iniziative, linee guida e possibilità finanziarie dell'UE in relazione allo sviluppo urbano;

29.  invita la Commissione a organizzare, con cadenza regolare e sulla scorta del forum "Città di domani", un vertice sulle questioni urbane che riunisca i soggetti interessati di tutti i livelli di governo e dei diversi settori; ritiene che tali vertici dovrebbero offrire alle città l'opportunità concreta di avviare un dialogo costruttivo con i responsabili politici in tutti i pertinenti settori strategici e contribuire inoltre a valutare l'impatto delle politiche unionali sulle città e sulle aree urbane funzionali, nonché a definire le migliori modalità per coinvolgere tali entità territoriali nelle iniziative future;

30.  esorta gli Stati membri ad associare pienamente e a coinvolgere in modo vincolante le città e le aree urbane funzionali nell'elaborazione e nella programmazione delle politiche strategiche (come i programmi di riforma nazionali, gli accordi di partenariato e i programmi operativi); invita gli Stati membri a rafforzare il loro scambio di esperienze in relazione ai programmi nazionali per lo sviluppo urbano, che offre alle città gli strumenti per realizzare gli obiettivi della strategia Europa 2020, mediante l'organizzazione periodica di Consigli informali dei ministri competenti per lo sviluppo urbano;

La dimensione esterna dell'Agenda urbana europea

31.  esorta la Commissione e gli Stati membri a tenere debitamente conto dei lavori preparatori dell'Agenda Habitat III attualmente in corso e ad assicurare che la futura Agenda urbana europea sia pienamente compatibile e coordinata rispetto agli obiettivi di tale agenda urbana globale; invita la Commissione a informare regolarmente il Parlamento in merito alla dimensione esterna dell'Agenda urbana europea e ritiene che quest'ultima possa rappresentare il contributo dell'UE al dibattito internazionale sulla Nuova agenda urbana delle Nazioni Unite e alla conferenza Habitat III sugli insediamenti umani e lo sviluppo urbano sostenibile che si terrà nel 2016;

32.  ritiene che l'Unione europea e gli Stati membri dovrebbero impegnarsi in modo chiaro, coerente e aperto nei confronti dell'Organizzazione internazionale per la normalizzazione (ISO), con la consultazione e il contributo degli enti locali e regionali, a favore dell'elaborazione di nuove norme in materia di sviluppo urbano sostenibile, nel rispetto del lavoro svolto sulle linee guida universali delle Nazioni Unite per la pianificazione urbana e territoriale; sottolinea che le nuove norme ISO dovrebbero essere considerate come uno strumento di sostegno e non come uno strumento normativo;

o
o   o

33.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e ai parlamenti nazionali.

(1) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 320.
(2) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 289.
(3) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 259.
(4) GU C 390 E del 18.12.2012, pag. 10.
(5) GU C 184 E del 6.8.2009, pag. 95.
(6) Parag Khanna, Beyond City Limits, Foreign Policy, 6 agosto 2010.
(7) Eurostat - Statistiche sulle città, 2014.
(8) The Vertical Farm, www.verticalfarm.com.
(9) Comunicazione della Commissione del 6 maggio 1997 dal titolo "La problematica urbana: orientamenti per un dibattito europeo" (COM(1997)0197).


Investimenti a favore della crescita e della creazione di posti di lavoro: promozione della coesione economica, sociale e territoriale nell'Unione
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Risoluzione del Parlamento europeo del 9 settembre 2015 sugli "investimenti a favore della crescita e della creazione di posti di lavoro: promozione della coesione economica, sociale e territoriale nell'Unione" (2014/2245(INI))
P8_TA(2015)0308A8-0173/2015

Il Parlamento europeo,

–  vista la sesta relazione della Commissione sulla coesione economica, sociale e territoriale intitolata: "Investimenti a favore della crescita e della creazione di posti di lavoro: promuovere lo sviluppo e la buona governance nelle città e nelle regioni dell'UE", del 23 luglio 2014 (in appresso "la sesta relazione sulla coesione"),

–  visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), in particolare gli articoli 4, 162, da 174 a 178 e 349,

–  visto il regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, e che abroga il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio (di seguito "il regolamento recante disposizioni comuni")(1),

–  visto il regolamento (UE) n. 1301/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale e a disposizioni specifiche concernenti l'obiettivo "Investimenti a favore della crescita e dell'occupazione" e che abroga il regolamento (CE) n. 1080/2006(2),

–  visto il regolamento (UE) n. 1304/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, relativo al Fondo sociale europeo e che abroga il regolamento (CE) n. 1081/2006 del Consiglio(3),

–  visto il regolamento (UE) n. 1299/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni specifiche per il sostegno del Fondo europeo di sviluppo regionale all'obiettivo di cooperazione territoriale europea(4),

–  visto il regolamento (UE) n. 1302/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, che modifica il regolamento (CE) n. 1082/2006 relativo a un gruppo europeo di cooperazione territoriale (GECT) per quanto concerne il chiarimento, la semplificazione e il miglioramento delle norme in tema di costituzione e di funzionamento di tali gruppi(5),

–  visto il regolamento (UE) n. 1300/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, relativo al Fondo di coesione e che abroga il regolamento (CE) n. 1084/2006 del Consiglio(6),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020(7),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002(8),

–  vista l'"Agenda territoriale dell'Unione europea 2020: verso un'Europa inclusiva, intelligente e sostenibile di regioni differenti", adottata il 19 maggio 2011 a Gödöllő (Ungheria) in occasione della riunione informale dei ministri responsabili dell'Assetto territoriale e dello sviluppo del territorio,

–  vista l'ottava relazione intermedia sulla coesione economica, sociale e territoriale, intitolata "La dimensione urbana e regionale della crisi", pubblicata il 26 giugno 2013 dalla Commissione,

–  vista la sua risoluzione del 14 gennaio 2014 sul tema "Specializzazione intelligente: collegamento in rete di centri di eccellenza per un'efficace politica di coesione"(9),

–  vista la sua risoluzione del 14 gennaio 2014 sulla preparazione degli Stati membri dell'Unione europea a un avvio efficace e tempestivo del nuovo periodo di programmazione della politica di coesione(10),

–  vista la sua risoluzione del 26 febbraio 2014 sulla settima e l'ottava relazione intermedia della Commissione sulla politica di coesione dell'UE e la relazione strategica 2013 sull'attuazione dei programmi 2007-2013(11),

–  vista la sua risoluzione del 26 febbraio 2014 sull'ottimizzazione dello sviluppo del potenziale delle regioni ultraperiferiche mediante la creazione di sinergie tra i Fondi strutturali e gli altri programmi dell'Unione europea(12),

–  vista la sua risoluzione del 27 novembre 2014 sui ritardi nell'avvio della politica di coesione per il periodo 2014-2020(13),

–  vista la comunicazione della Commissione del 19 ottobre 2011 intitolata "Un quadro per la prossima generazione di strumenti finanziari innovativi: le piattaforme UE di capitale e di debito" (COM(2011)0662),

–  vista la comunicazione della Commissione del 26 novembre 2014 intitolata "Un piano di investimenti per l'Europa" (COM(2014)0903),

–  vista la comunicazione della Commissione del 13 gennaio 2015 intitolata "Sfruttare al meglio la flessibilità consentita dalle norme vigenti del patto di stabilità e crescita" (COM(2015)0012),

–  vista la relazione speciale della Corte dei conti europea intitolata "Strumenti finanziari per le PMI cofinanziati dal Fondo europeo di sviluppo regionale" (relazione speciale n. 2/2012),

–  viste le conclusioni del Consiglio sulla sesta relazione sulla coesione economica, sociale e territoriale: investimenti a favore della crescita e della creazione di posti di lavoro, adottate dal Consiglio "Affari generali" (coesione) il 19 novembre 2014,

–  visto il parere del Comitato delle regioni del 3 dicembre 2014 relativo alla sesta relazione sulla coesione economica, sociale e territoriale(14),

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo, del 21 gennaio 2015, in merito alla comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni – Sesta relazione sulla coesione sociale e territoriale: investimenti a favore della crescita e della creazione di posti di lavoro(15),

–  vista la comunicazione della Commissione del 9 marzo 2015 intitolata "Quadro di valutazione UE della giustizia 2015" (COM(2015)0116),

–  vista la comunicazione della Commissione del 20 gennaio 2015 intitolata "Progetto di bilancio rettificativo n. 2 al bilancio generale 2015 (COM(2015)0016),

–  vista la relazione annuale 2013 sulla tutela degli interessi finanziari dell'Unione europea – Lotta contro la frode,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per lo sviluppo regionale e i pareri della commissione per i bilanci, della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia, della commissione per la cultura e l'istruzione e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0173/2015),

A.  considerando che il ruolo determinante della politica di coesione dell'Unione nella riduzione delle disparità regionali, nella promozione della coesione economica, sociale e territoriale tra le regioni degli Stati membri e nel sostegno alla creazione di posti di lavoro è incontestabile; che la politica di coesione rappresenta la principale politica d'investimento nell'economia reale a livello di UE ed è un collaudato strumento di crescita e occupazione nell'Unione, con una dotazione di oltre 350 miliardi di EUR fino al 2020; che, durante la crisi economica, la politica di coesione si sta rivelando essere uno strumento fondamentale per il mantenimento del livello d'investimenti in diversi Stati membri; che in alcuni Stati membri essa costituisce la principale fonte di investimenti pubblici; che la natura concreta e visibile dei risultati della politica di coesione è stata confermata da numerosi metodi di valutazione diversi;

B.  considerando che gli ultimi dati relativi al 2013 indicano per la disoccupazione di lunga durata nell'Unione un livello, storicamente elevato, del 5,1% della forza lavoro; che la disoccupazione di lunga durata ha, per le persone, conseguenze critiche che persistono per tutto l'arco della loro vita, e può trasformarsi in disoccupazione strutturale, specialmente nelle regioni periferiche;

C.  considerando che, recentemente, si è registrato un calo del 15% degli investimenti pubblici nell'Unione in termini reali e che molte regioni, soprattutto quelle che presentano seri problemi demografici, non sono state in grado di contribuire adeguatamente agli obiettivi della strategia Europa 2020, in particolare per quanto riguarda l'obiettivo principale che consiste nel conseguimento di un tasso di occupazione del 75% entro il 2020, nonché l'obiettivo di ridurre di 20 milioni il numero delle persone che vivono in povertà e quello di limitare l'abbandono scolastico;

D.  considerando che è giustificabile che gli obiettivi della politica di coesione siano mutati nel tempo, in risposta alle nuove sfide e minacce cui l'Unione deve far fronte, e che questa politica stessa sia ormai più strettamente legata all'agenda politica generale dell'Unione; che, ciononostante, il ruolo originario della politica di coesione, vale a dire il consolidamento della coesione economica, sociale e territoriale in tutte le regioni dell'UE, e in particolare delle regioni meno sviluppate e meno favorite, dovrebbe essere rafforzato; che la politica di coesione non dovrebbe essere considerata unicamente uno strumento che consente di raggiungere gli obiettivi della strategia Europa 2020 e di altre strategie di sviluppo dell'Unione, ma anche una politica di investimento nei territori;

E.  considerando che, secondo la sesta relazione di coesione, la crisi economica ha avuto effetti negativi sulla tendenza a lungo termine rivolta verso una riduzione delle disparità regionali e che, malgrado alcuni risultati positivi, all'inizio del nuovo periodo di programmazione le disparità a diversi livelli continuano a essere ampie tra le regioni;

F.  considerando che, grazie alla concentrazione tematica, le risorse della politica di coesione sono destinate a un numero limitato di obiettivi strategici suscettibili di stimolare la crescita, la creazione di posti di lavoro, l'inclusione sociale, la tutela dell'ambiente e la lotta al cambiamento climatico;

G.  considerando che non è possibile conseguire tassi elevati di crescita e di convergenza economica regionale senza una buona governance, data la necessità di un coinvolgimento più efficace di tutte le parti a livello nazionale, regionale e locale, in conformità del principio del governo a più livelli e con la partecipazione delle parti sociali e delle organizzazioni della società civile;

H.  considerando che gli accordi di partenariato e i programmi operativi costituiscono strumenti strategici destinati a orientare gli investimenti negli Stati membri e nelle regioni, come previsto agli articoli 14, 16 e 29 del regolamento recante disposizioni comuni, e che in base al calendario fissato per la loro presentazione e adozione, gli accordi di partenariato avrebbero dovuto essere adottati entro la fine di agosto 2014 e i programmi operativi entro la fine di gennaio 2015;

I.  considerando che il Consiglio informale riunitosi a Gödöllő (Ungheria) nel 2011 ha chiesto alle successive presidenze del Consiglio del 2015 e 2016 di valutare e considerare l'opportunità di riesaminare l'Agenda territoriale dell'Unione europea 2020, tenendo conto del suo funzionamento nella pratica, e di procedere successivamente a tale revisione;

J.  considerando che, conformemente all'articolo 175 TFUE, gli Stati membri conducono la loro politica economica e la coordinano al fine di raggiungere gli obiettivi di uno sviluppo armonioso dell'insieme dell'Unione e del rafforzamento della sua coesione economica, sociale e territoriale, e che, pertanto, il nuovo piano di investimenti per l'Europa dovrebbe altresì contribuire a tali obiettivi;

Risultati e sfide della politica di coesione nel contesto della crisi economica e finanziaria (periodo di programmazione 2007-2013)

1.  sottolinea che la politica di coesione rappresenta il principale strumento dell'Unione europea destinato a ridurre le disparità economiche, sociali e territoriali tra le regioni europee, a migliorare la loro competitività, a lottare contro il cambiamento climatico e la dipendenza energetica, contribuendo nel contempo al conseguimento degli obiettivi della strategia Europa 2020; pone in evidenza che, nonostante le difficoltà di cofinanziamento di alcuni Stati membri e di alcune regioni, gli investimenti realizzati a titolo della politica di coesione hanno considerevolmente attenuato gli effetti negativi della crisi economica e finanziaria e hanno conferito stabilità alle regioni garantendo il flusso dei finanziamenti nel momento in cui gli investimenti pubblici e privati a livello nazionale e regionale erano drasticamente diminuiti; sottolinea che i finanziamenti della politica di coesione rappresentavano complessivamente il 21% della spesa pubblica nell'UE e il 57% nell'insieme dei paesi della coesione;

2.  sottolinea che la politica di coesione ha dimostrato la sua capacità di reagire rapidamente mediante misure flessibili per colmare il divario di investimenti degli Stati membri e delle regioni, ad esempio riducendo il cofinanziamento nazionale e concedendo pagamenti anticipati supplementari, come pure riorientando il 13% dei finanziamenti totali (45 miliardi di EUR) verso il sostegno dell'attività economica e dell'occupazione con effetti diretti; ritiene pertanto fondamentale procedere a una revisione di medio termine sostanziale e approfondita che consenta di ridefinire gli obiettivi e i tassi di cofinanziamento qualora siano mutate le condizioni socio-economiche degli Stati membri o di alcune sue regioni;

3.  sottolinea che il trattato sull'Unione europea prevede l'obiettivo di promuovere la coesione economica, sociale e territoriale e la solidarietà tra gli Stati membri (articolo 3 TUE);

4.  si compiace della recente riforma della politica di coesione intesa a far fronte a tali sfide sulla base di un quadro strategico coerente per il periodo 2014-2020, con obiettivi chiari e incentivi per tutti i programmi operativi; invita tutti gli attori, in particolare le principali autorità interessate, a garantire un'efficace attuazione del nuovo quadro legislativo della politica di coesione ponendo un'enfasi particolare sul conseguimento di prestazioni e risultati migliori; invita tutti gli attori interessati a istituire meccanismi di coordinamento e governance multilivello correttamente funzionanti per garantire coerenza tra i programmi e sostegno alla strategia Europa 2020 e alle raccomandazioni specifiche per paese;

5.  sottolinea che la stabilità del contesto economico e di bilancio – come pure l'efficienza del contesto normativo, amministrativo e istituzionale – è fondamentale per garantire l'efficacia della politica di coesione, ma non deve pregiudicare il conseguimento dei suoi obiettivi e delle sue finalità; ricorda, a tale riguardo, che la sospensione dei pagamenti di cui all'articolo 23 del regolamento recante disposizioni comuni potrebbe compromettere la capacità delle autorità nazionali, regionali e locali di pianificare efficacemente e di attuare i Fondi strutturali e di investimento europei per il periodo 2014-2020; pone in evidenza che, per conseguire gli obiettivi di coesione e gli obiettivi della strategia Europa 2020, la politica in questione deve essere rigorosamente allineata alle politiche settoriali e devono essere raggiunte sinergie con altri programmi di investimento dell'Unione; rammenta tuttavia che, a norma dell'articolo 175 TFUE, tutte le politiche economiche concorrono alla realizzazione degli obiettivi della coesione economica, sociale e territoriale;

6.  sottolinea che il rafforzamento della capacità amministrativa per la programmazione, l'attuazione e la valutazione negli Stati membri è fondamentale per il conseguimento di risultati tempestivi e positivi della politica di coesione;

7.  segnala che, sebbene la politica di coesione abbia attenuato l'impatto della crisi, le disparità regionali continuano a essere notevoli e che l'obiettivo della politica di coesione di ridurre le disparità economiche, sociali e territoriali, fornendo un sostegno specifico alle regioni meno sviluppate, non è ancora stato raggiunto ovunque;

8.  sottolinea che, nonostante la crisi e il fatto che le finanze locali abbiano subito una notevole pressione, le autorità locali e regionali hanno dovuto continuare a rispondere alle esigenze dei cittadini in relazione a servizi pubblici più accessibili e di maggiore qualità;

9.  sottolinea l'importanza della reindustrializzazione dell'Unione per garantire che la produzione industriale rappresenti una quota pari almeno al 20% del PIL degli Stati membri entro il 2020; ricorda pertanto l'importanza di sostenere e di rafforzare in modo proattivo i principi di competitività, sostenibilità e affidabilità normativa, al fine di promuovere l'occupazione e la crescita in Europa;

Problemi legati all'attuazione e ai pagamenti

10.  esprime seria preoccupazione per il notevole ritardo strutturale nella fase di avvio dei periodi di programmazione della politica di coesione, dovuto al ritardo nell'adozione dei programmi operativi, anche attraverso la procedura di riporto; osserva che tale ritardo potrebbe accrescere la pressione esercitata sui pagamenti, in particolare nel 2017 e nel 2018, andandosi quindi ad aggiungere alle preoccupazioni per il deplorevole arretrato nei pagamenti pari a circa 25 miliardi di euro per il periodo di programmazione 2007-2013; osserva che, sebbene la situazione della politica di coesione, se esaminata in un contesto più ampio, risulti migliore rispetto a quella dello sviluppo rurale e della pesca, tale preoccupazione continua a sussistere in quanto, per diversi Stati membri, deve ancora essere adottato un numero significativo di programmi; sottolinea che tali ritardi possono compromettere la credibilità del bilancio dell'UE e della politica di coesione, nonché la sua efficacia e sostenibilità, mettendo alla prova la capacità delle autorità nazionali, regionali e locali di concludere l'attuazione del periodo 2007-2013 e di pianificare efficacemente e di attuare i Fondi strutturali e di investimento europei per il periodo 2014-2020; accoglie con favore i recenti sforzi profusi dagli Stati membri e dalla Commissione a tale riguardo, ma invita la Commissione a fare quanto in suo potere per garantire che tutti i restanti programmi operativi siano adottati senza ulteriori ritardi, dal momento che la revisione del quadro finanziario pluriennale (QFP) necessaria per utilizzare le risorse non assegnate del 2014, e il relativo progetto di bilancio rettificativo, sono già stati approvati dal Parlamento;

11.  rammenta che la questione del persistente arretrato dei pagamenti interessa la politica di coesione più di qualsiasi altro settore strategico dell'UE, con 24,8 miliardi di EUR di fatture inevase alla fine del 2014 per i programmi del Fondo sociale europeo (FSE), del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e del Fondo di coesione (FC) per il periodo 2007-2013, importo che rappresenta un aumento del 5,6 % rispetto al 2013; incoraggia la Commissione ad utilizzare tutti i mezzi a sua disposizione per pagare tali fatture inevase; sottolinea che tale situazione colpisce in primo luogo i beneficiari di minore entità e più vulnerabili della politica di coesione, quali le PMI, le ONG e le associazioni, in quanto la loro capacità di prefinanziare la spesa è limitata;

12.  si compiace che il Consiglio, la Commissione e il Parlamento abbiano raggiunto un accordo per ridurre il livello delle fatture inevase a fine esercizio (in particolare nella politica di coesione), portandolo al suo livello strutturale nel corso dell'attuale QFP, come indicato nella dichiarazione comune che accompagna l'accordo sul bilancio 2015, e prende atto del documento della Commissione dal titolo "Elements of a payment plan to bring the EU budget back onto a sustainable track" (Elementi relativi a un piano di pagamento per riportare il bilancio dell'UE alla sostenibilità) ricevuto il 23 marzo 2015; ricorda alla Commissione il suo impegno a presentare un piano di pagamento il più presto possibile e, in ogni caso, prima della presentazione del progetto di bilancio 2016; rammenta inoltre a tutte le istituzioni il loro impegno a concordare e attuare tale piano a partire dal 2015 ed entro la revisione intermedia dell'attuale QFP;

13.  sottolinea che la proposta di revisione dei massimali del QFP(16), che prevede il trasferimento di 11,2 miliardi di EUR in impegni per il totale parziale della rubrica 1b, a norma dell'articolo 19, paragrafo 2, del regolamento QFP, e il riporto(17) di 8,5 miliardi di EUR in impegni, a norma dell'articolo 13, paragrafo 2, lettera a), del regolamento finanziario, dal 2014 al 2015, permette di evitare la cancellazione di queste assegnazioni nella rubrica 1b, ma non affronta realmente il problema sottostante dei ritardi nella programmazione né il fatto che i ritardi cronici nell'attuazione e i pagamenti sistematicamente tardivi possano presentare problemi importanti per i beneficiari finali;

14.  sottolinea che il summenzionato arretrato a titolo della rubrica 1b del bilancio dell'UE è di fatto il principale fattore immediato che mette a rischio l'attuazione della politica di coesione, sia nel periodo di programmazione precedente che, in prospettiva, in quello attuale 2014-2020; ribadisce che tale arretrato ha un impatto pesante, talvolta estremo, sugli attori della politica di coesione sul terreno; invita pertanto la Commissione a elaborare una tabella di marcia che preveda un calendario specifico di misure strategiche concrete da attuare in varie tappe, sostenute da risorse di bilancio ad hoc, al fine di ridurre, e successivamente di eliminare, l'arretrato nei pagamenti; auspica che il Consiglio si renda infine conto della gravità e dell'insostenibilità della situazione, e si dimostri pronto a contribuire attivamente alla ricerca di una soluzione stabile al problema; è convinto che il primo obiettivo di tali misure debba consistere nel ridurre sensibilmente l'arretrato dei pagamenti nel 2015;

15.  sottolinea che è indispensabile avviare l'attuazione dei programmi operativi non appena questi vengono adottati, in modo da ottimizzare i risultati degli investimenti, stimolare la creazione di posti di lavoro, aumentare la crescita di produttività e contribuire agli obiettivi climatici ed energetici dell'Unione; sottolinea inoltre che la Commissione e gli Stati membri dovrebbero fare il possibile per accelerare la loro adozione, senza comprometterne la qualità; chiede che la Commissione – pur mantenendo focalizzata l'attenzione sulla necessità di non abbassare la guardia nella lotta alle frodi – esamini tutte le modalità possibili per razionalizzare le sue procedure interne, al fine di accelerare le procedure basate sui due scenari previsti per l'adozione dei programmi operativi, onde evitare ulteriori ritardi nella fase iniziale dell'attuazione;

16.  chiede alla Commissione, in considerazione di quanto sopra, di presentare al Parlamento le misure che intende adottare per facilitare quanto prima l'attuazione dei programmi operativi, in particolare per evitare disimpegni di fondi nel 2017, unitamente al calendario da essa proposto, nonché di illustrare l'impatto dei ritardi nei pagamenti sull'avvio dell'attuazione dei nuovi programmi operativi e di proporre soluzioni per limitare il più possibile il danno; chiede inoltre alla Commissione, nel contesto della relazione sul risultato dei negoziati di cui all'articolo 16, paragrafo 3, del regolamento recante disposizioni comuni, di analizzare il potenziale impatto del ritardo nell'avvio della politica di coesione per il periodo 2014-2020 sulla crescita e l'occupazione, e di formulare raccomandazioni sulla base degli insegnamenti tratti;

17.  ritiene che il profilo finanziario del QFP 2014-2020 risultante dalla proposta di modifica del regolamento QFP presentata dalla Commissione europea, che accumula sulla sola annualità 2015 le risorse del 2014 non allocate, aumenti fortemente il rischio di disimpegno al 2018 per i programmi non approvati nel 2014 e, dunque non favorisca il pieno utilizzo delle risorse e un effettivo sostegno agli investimenti dell'UE in favore della crescita e dell'occupazione; invita la Commissione a proporre per tempo, nell'ambito della predisposizione del rapporto strategico 2017 previsto dall'articolo 53 del regolamento n. 1303/2013, misure appropriate, anche di carattere legislativo, al fine di evitare tale rischio di disimpegno;

18.  esprime preoccupazione per il basso tasso di assorbimento dei fondi nel periodo di programmazione 2007-2013 in alcuni Stati membri e avverte che occorre affrontare le cause di fondo di tale fenomeno al fine di evitare il ripetersi degli stessi problemi nel periodo successivo; evidenzia che la capacità amministrativa è essenziale per l'attuazione effettiva ed efficace della politica di coesione; sottolinea che l'instabilità nel pubblico impiego, associata al debole coordinamento politico, può pregiudicare la corretta attuazione dei Fondi strutturali e di investimento europei e costituire una minaccia all'efficace gestione della politica nel suo complesso;

19.  suggerisce che, per la preparazione del prossimo periodo di programmazione, le disposizioni regolamentari in materia di programmazione siano introdotte separatamente e prima delle proposte di bilancio, in modo da dissociare i dibatti sul contenuto e sui fondi e da disporre di tempo sufficiente per una preparazione approfondita dei programmi; rammenta che, sebbene le disposizioni regolamentari siano molto estese, ciò non costituisce una garanzia totale per gli Stati membri e le regioni e può essere fonte di interpretazioni divergenti; osserva che vi è ancora margine per semplificare le disposizioni regolamentari;

20.  chiede alla Commissione di valutare con attenzione, tenendo in conto le eventuali ripercussioni sul piano dell'occupazione e della crescita, i casi in cui saranno applicate rettifiche finanziarie o sospensione dei pagamenti;

La politica di coesione al centro di investimenti intelligenti, sostenibili e inclusivi per il periodo 2014-2020

21.  ribadisce che il ruolo originario della politica di coesione consiste nella promozione della coesione economica, sociale e territoriale e nella riduzione delle disparità regionali, fornendo un sostegno particolare alle regioni meno sviluppate; sottolinea che, come sancito dal trattato, per sua natura e configurazione originaria la politica di coesione contribuisce intrinsecamente agli obiettivi dell'Unione, in particolare a quelli di Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, nonché all'obiettivo fondamentale del trattato di rafforzare la coesione territoriale;

22.  accoglie con favore il nuovo Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) e il suo potenziale effetto leva; sottolinea che il principale obiettivo del FEIS dovrebbe essere quello di garantire la coesione economica, sociale e territoriale e che esso dovrebbe pertanto andare a beneficio di tutte le regioni dell'UE; sottolinea la necessità di garantire l'addizionalità delle risorse del FEIS – e, di conseguenza, la complementarità e la sinergia tra di esso e i Fondi strutturali e d'investimento europei, pur mantenendo ciascun elemento finanziariamente indipendente dagli altri – e, nella stessa ottica, raccomanda alle parti interessate di mettere a frutto l'esperienza acquisita nel quadro dell'attuazione del piano europeo di ripresa economica nel 2008, in particolare per quanto concerne gli investimenti intelligenti;

23.  invita la Commissione e gli Stati membri a garantire un maggiore coordinamento e coerenza tra tutte le politiche d'investimento e di sviluppo dell'UE, in particolare la politica di coesione, nonché tra i Fondi strutturali e d'investimento europei, gli altri fondi dell'UE e gli strumenti di finanziamento nazionali e regionali, al fine di garantire la complementarità e una maggiore sinergia, evitare sovrapposizioni e duplicazioni del sostegno, e garantire un elevato valore aggiunto europeo dei finanziamenti dell'UE; invita la Commissione a riferire sulle sinergie nelle prossime relazioni di coesione; suggerisce che l'attuazione del nuovo piano di investimenti dell'UE si basi sull'esperienza maturata nell'ambito delle tre iniziative congiunte Jeremie, Jessica e Jasmine, che hanno consentito di incrementare l'utilizzo dei Fondi strutturali da 1,2 miliardi di EUR nel periodo 2000-2006 a 8,4 miliardi di EUR nel periodo 2007-2012; chiede che venga svolta un'analisi ampia e dettagliata in consultazione con la Banca europea per gli investimenti (BEI) e il Fondo europeo per gli investimenti (FEI);

24.  sottolinea che la normativa sulla politica di coesione prevede un maggiore utilizzo degli strumenti finanziari, al fine di raddoppiare il loro contributo a circa 25-30 miliardi di EUR nel periodo 2014-2020, estendendo la loro portata tematica e offrendo maggiore flessibilità agli Stati membri e alle regioni; pone l'accento sul ruolo svolto dagli strumenti finanziari in riferimento alla mobilitazione di coinvestimenti aggiuntivi, pubblici o privati, per far fronte ai fallimenti del mercato conformemente alla strategia Europa 2020 e alle priorità della politica di coesione; sostiene in particolare "l'iniziativa per le PMI" volta ad agevolare la condivisione dei rischi, e invita la Commissione a compiere ogni sforzo per assicurare la facilità di utilizzo e l'attrattiva degli strumenti finanziari per gli Stati membri e le regioni in modo da garantire che tale raddoppiamento dei contributi agli strumenti finanziari sia raggiunto sulla base del merito e che la titolarità dei soggetti interessati rispetto a questo obiettivo sia ben consolidata; mette in risalto la necessità di garantire la trasparenza, l'assolvimento dell'obbligo di rendiconto e il controllo per quanto riguarda gli strumenti finanziari che coinvolgano i fondi dell'UE;

25.  avverte tuttavia che il FEIS non dovrebbe pregiudicare la coerenza strategica e la prospettiva a lungo termine della programmazione della politica di coesione; sottolinea che un riorientamento dei Fondi strutturali sarebbe controproducente e potrebbe pertanto non essere accettato, in quanto metterebbe a rischio la loro efficacia come pure lo sviluppo delle regioni; segnala che le dotazioni finanziarie accordate agli Stati membri a titolo della rubrica 1b del QFP 2014-2020 non possono essere modificate ai fini del FEIS; pone l'accento sul fatto che la sostituzione delle sovvenzioni con prestiti, capitale o garanzie, pur presentando alcuni vantaggi, deve essere effettuata con cautela, tenendo conto delle disparità regionali e della diversità di pratiche ed esperienze tra le regioni relativamente all'utilizzo di strumenti finanziari; sottolinea che le regioni più bisognose di incentivi agli investimenti presentano spesso ridotte capacità amministrative e di assorbimento;

26.  avverte che la flessibilità consentita nella selezione dei progetti per il finanziamento del FEIS comporta il rischio che gli investimenti siano convogliati verso Stati membri più sviluppati, minando la coesione economica, sociale e territoriale; chiede alla Commissione di monitorare attentamente il rapporto tra FEIS e Fondi strutturali e di investimento europei;

Efficacia, efficienza e orientamento ai risultati della politica di coesione nel periodo 2014-2020

27.  pone l'accento sull'importanza di tutte le misure atte ad aumentare l'efficacia, la semplificazione, l'efficienza e l'orientamento ai risultati e alle prestazioni della politica di coesione, che dovrebbero assicurare il passaggio dai criteri di assorbimento dei fondi verso la qualità della spesa e un elevato valore aggiunto delle operazioni cofinanziate; suggerisce, al riguardo, di presentare adeguamenti tecnici dei regolamenti sui Fondi strutturali e di investimento europei interessati;

28.  valuta positivamente la concentrazione tematica volta a sostenere gli investimenti a favore di una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva in un'ottica di creazione di crescita e occupazione, di lotta ai cambiamenti climatici e alla dipendenza energetica e di riduzione della povertà e dell'esclusione sociale, e accoglie con favore la maggiore attenzione ai risultati e alla misurabilità nei programmi per il periodo 2014-2020, fattori che dovrebbero contribuire ad incrementare ulteriormente l'efficienza e l'efficacia della politica di coesione; sostiene allo stesso tempo che occorre continuare a garantire maggiore flessibilità alle regioni in funzione delle specificità locali e regionali, soprattutto nell'attuale contesto di grave crisi, al fine di ridurre i divari in termini di sviluppo tra le varie regioni dell'Unione; chiede l'adozione di un approccio realmente integrato e territoriale che si concentri su programmi e progetti che rispondono alle esigenze sul terreno;

29.  invita gli Stati membri e la Commissione a garantire la coerenza tra i programmi nazionali di riforma e i programmi operativi al fine di dare seguito in modo adeguato alle raccomandazioni specifiche per paese e di garantire l'allineamento alle procedure di governance economica, limitando quindi il rischio di riprogrammazione anticipata;

30.  ricorda, in questo contesto, l'opposizione iniziale del Parlamento e pone l'accento sulle sue responsabilità in materia di totale partecipazione, controllo e vigilanza; chiede che la Commissione e il Consiglio forniscano informazioni complete, trasparenti e tempestive sui criteri di riprogrammazione o sospensione degli impegni o dei pagamenti dei Fondi strutturali e d'investimento europei a norma dell'articolo 23, paragrafo 15, del regolamento recante disposizioni comuni, come pure sull'intera procedura che potrebbe portare a una tale riprogrammazione o sospensione; sottolinea che la decisione sulla sospensione degli impegni o dei pagamenti deve essere adottata in ultima istanza, quando tutte le altre opzioni sono esaurite e dopo la valutazione di eventuali ripercussioni sulla crescita e sui posti di lavoro, in quanto la sospensione degli impegni o dei pagamenti potrebbe avere gravi conseguenze per le autorità nazionali, regionali e locali, nonché per il conseguimento degli obiettivi della politica di coesione nel suo complesso; ritiene che la condizionalità macroeconomica debba essere finalizzata a garantire una politica di coesione maggiormente sostenibile ed efficiente e respinge l'idea che regioni, località o cittadini possano essere penalizzati a causa di decisioni macroeconomiche adottate dai governi nazionali; richiama l'attenzione sul notevole onere amministrativo che una riprogrammazione dei fondi potrebbe comportare; ricorda che una proposta di riprogrammazione presentata in conformità dell'articolo 23, paragrafo 4, del regolamento recante disposizioni comuni richiede la previa consultazione del comitato di sorveglianza interessato, come previsto all'articolo 49, paragrafo 3, dello stesso regolamento;

31.  rileva che le irregolarità sono in gran parte riconducibili alla complessità delle norme e dei requisiti; sottolinea che una semplificazione della gestione e delle procedure, un recepimento rapido delle pertinenti direttive di recente adozione e un rafforzamento della capacità amministrativa, in particolare nelle regioni meno sviluppate, consentirebbero una riduzione del numero di irregolarità nell'attuazione dei programmi di coesione; pone pertanto l'accento sulla necessità di ridurre al minimo gli oneri amministrativi sostenuti dai beneficiari nell'effettuare i controlli necessari per garantire il corretto utilizzo degli stanziamenti dei Fondi strutturali e d'investimento europei, come pure sulla necessità di adoperarsi per ottimizzare e migliorare la flessibilità dei sistemi di gestione e di controllo, accordare maggiore attenzione alla valutazione dei rischi e correggere la ripartizione delle responsabilità tra tutte le autorità, senza pregiudicare allo stesso tempo le procedure di controllo rafforzate in essere al fine di evitare in modo più efficace le irregolarità e, di conseguenza, le rettifiche finanziarie come pure le interruzioni e le sospensioni dei pagamenti; esprime preoccupazione per i ridotti tassi di erogazione degli strumenti finanziari ai beneficiari, in particolare in considerazione dell'obiettivo di incrementare l'utilizzo di tali strumenti; chiede, a tale riguardo, agli Stati membri, alle autorità di gestione e ad altre parti interessate che lavorano con questi strumenti finanziari di utilizzare appieno l'assistenza tecnica fornita attraverso le piattaforme FI-TAP (piattaforma di consulenza tecnica per gli strumenti finanziari) e FI-Compass;

Occupazione, PMI, giovani e istruzione

32.  sottolinea che i Fondi strutturali e d'investimento europei potrebbero contribuire in misura significativa a invertire le conseguenze sociali negative della crisi e che a tal fine è opportuno agevolare e semplificare l'approccio integrato offerto dalla programmazione multifondo, che assicura un coordinamento più efficiente dei fondi e maggiore flessibilità tra gli stessi, consentendo così di sfruttare più efficacemente le sinergie in particolare tra il FSE e il FESR; pone l'accento sul fatto che gli investimenti finanziati dal FSE non possono produrre risultati ottimali in assenza delle necessarie infrastrutture e di istituzioni adeguate; richiama l'attenzione sul fatto che i Fondi strutturali e d'investimento europei possono sostenere in modo efficace l'inclusione sociale e dovrebbero pertanto essere mobilitati per favorire l'integrazione dei gruppi svantaggiati e vulnerabili, quali i rom e le persone con disabilità, nonché per sostenere la transizione dai servizi istituzionali ai servizi a livello di comunità per bambini e adulti;

33.  invita la Commissione a prestare particolare attenzione alla situazione dei gruppi minoritari in tutta l'Unione, che sono soggetti ad ogni forma di esclusione sociale e sono di conseguenza più esposti al rischio di disoccupazione strutturale; ritiene che qualsiasi pianificazione delle politiche mirante alla coesione sociale nell'Unione debba tener conto dell'integrazione delle minoranze;

34.  sottolinea il ruolo chiave delle PMI nella creazione di posti di lavoro e il loro potenziale in termini di promozione della crescita intelligente e delle economie digitali a basse emissioni di carbonio; chiede un contesto normativo favorevole alla creazione e al funzionamento di tali imprese, in particolare quelle avviate dai giovani e quelle situate in zone rurali; pone l'accento sull'importanza di ridurre gli oneri burocratici che gravano sulle PMI e di facilitare il loro accesso ai finanziamenti, come pure sulla necessità di sostenere i programmi e le formazioni che promuovono lo sviluppo di competenze imprenditoriali;

35.  sottolinea che le PMI costituiscono il 99 % del tessuto aziendale dell'UE e rappresentano l'80 % dei posti di lavoro nell'Unione;

36.  esprime la sua preoccupazione per il limite troppo basso (5 milioni di EUR) fissato dalla Commissione per il sostegno del FESR alle infrastrutture di ridotte dimensioni per la cultura e il turismo sostenibile, definito tra l'altro in termini di costi totali anziché di costi ammissibili, e sottolinea il forte impatto positivo che tali progetti possono avere sullo sviluppo regionale in termini di impatto socioeconomico, inclusione sociale e attrattiva;

37.  concorda con l'analisi della Commissione secondo cui le priorità economiche e sociali, in particolare per quanto concerne la crescita economica, da un lato, e l'inclusione sociale, l'istruzione e lo sviluppo sostenibile, dall'altro, potrebbero raggiungere un migliore equilibrio in alcuni Stati membri ed essere sostenuti da un dialogo costruttivo con i partner e le parti interessate; sottolinea che una strategia chiara per migliorare il quadro istituzionale degli Stati membri in termini di capacità amministrativa e di qualità della giustizia è un fattore determinante ai fini della realizzazione di queste priorità;

38.  sottolinea l'importanza del FSE, come pure della garanzia per i giovani e dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile, che devono sostenere il maggior numero possibile di validi progetti per la creazione di posti di lavoro, ad esempio sotto forma di iniziative imprenditoriali;

39.  avverte che gli allarmanti tassi di disoccupazione giovanile rischiano di portare alla perdita di un'intera generazione, in particolare nelle regioni meno sviluppate e in quelle maggiormente colpite dalla crisi e dalla disoccupazione; ribadisce che favorire l'integrazione dei giovani nel mercato del lavoro deve restare una priorità fondamentale, per il cui raggiungimento è indispensabile l'attiva partecipazione dell'UE, e che un importante contributo in tal senso può venire dall'utilizzo integrato del FSE, del FESR, del Fondo di coesione e dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile; ritiene che a questo proposito sia opportuno adottare un approccio maggiormente orientato ai risultati onde garantire che le risorse disponibili siano usate nel modo più efficace possibile, in modo da promuovere l'occupazione e la competitività e generare maggiori entrate, a vantaggio quindi di tutta l'economia dell'UE; sottolinea, in questo contesto, il ruolo essenziale della garanzia per i giovani nell'aiutare i giovani di età inferiore ai 25 anni a trovare un lavoro di buona qualità o ad acquisire l'istruzione, le competenze e l'esperienza necessarie per trovare lavoro; sottolinea che devono essere messe a disposizione quanto prima tutte le risorse necessarie per attuare la garanzia per i giovani e le altre misure previste dall'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile; ritiene che sia opportuno avvalersi di indicatori di impatto chiari e facilmente comprensibili per valutare in modo appropriato il contributo dei fondi UE alla crescita e all'occupazione;

40.  ritiene necessario continuare ad adoperarsi per trovare ulteriori soluzioni per migliorare i risultati ottenuti in relazione all'occupazione giovanile dato che, nonostante l'adozione del regolamento sul FSE e dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile, i risultati non sono stati positivi; sottolinea l'impegno politico dell'Unione europea a fornire un sostegno immediato all'integrazione dei giovani nel mercato del lavoro;

41.  sottolinea che, a causa dei cambiamenti nei modelli di produzione e dell'invecchiamento della popolazione, è cresciuto in misura significativa il ruolo del FSE e degli investimenti nell'adeguamento delle competenze dei lavoratori; è fermamente convinto, a tale riguardo, che il FSE debba essere complementare agli approcci nazionali negli Stati membri; invita gli Stati membri e la Commissione ad assicurare che le risorse disponibili siano utilizzate nel modo più efficace ed efficiente possibile al fine di garantire ai lavoratori l'occupabilità, l'inclusione sociale e la parità di genere; sottolinea allo stesso tempo che i programmi di formazione finanziati a titolo del FSE dovrebbero essere concepiti in funzione delle esigenze degli imprenditori e del personale di livello dirigenziale onde garantire lo sviluppo sostenibile delle imprese, specialmente le PMI, che generano la maggior parte delle opportunità occupazionali nell'Unione;

42.  invita gli Stati membri e la Commissione a continuare ad adoperarsi, in particolare, per migliorare e ampliare la piattaforma EURES come strumento efficace per facilitare la mobilità dei lavoratori in Europa, segnatamente la mobilità transfrontaliera, facendo sì che i lavoratori conoscano meglio il mercato del lavoro dell'Unione, informandoli sulle opportunità occupazionali e assistendoli nel disbrigo delle formalità; incoraggia gli Stati membri a sviluppare e sostenere le reti EURES, anche in virtù della consapevolezza che i lavoratori transfrontalieri sono i primi a essere esposti a problemi di adattamento e a difficoltà nell'ottenere il riconoscimento delle qualifiche professionali; osserva che tali reti facilitano e sostengono la mobilità transfrontaliera grazie alla collaborazione che instaurano fra i servizi pubblici per l'impiego, le parti sociali, gli enti locali e regionali e altri soggetti interessati privati;

43.  evidenzia la necessità di guidare la creazione di posti di lavoro di qualità servendosi delle nuove tecnologie; è del parere che la Commissione dovrebbe stabilire un collegamento tra la riduzione della disoccupazione e gli strumenti dell'Agenda digitale e di Orizzonte 2020;

44.  ricorda che il livello di abbandono scolastico nell'Unione continua a essere molto alto e incide sul tasso di disoccupazione giovanile; sottolinea che questo problema va affrontato modernizzando i sistemi d'istruzione e i programmi d'insegnamento, con l'assistenza del FSE;

45.  evidenzia che, senza un'efficace cooperazione tra istituti di istruzione e attori del mercato del lavoro, sarà impossibile porre rimedio all'elevato livello di disoccupazione tra i giovani laureati nell'UE; sottolinea in particolare che, grazie all'insegnamento delle conoscenze e delle competenze necessarie sul mercato del lavoro, il tasso di occupazione giovanile è aumentato e le differenze sociali si sono ridotte;

46.  pone l'accento sull'importanza della dimensione di genere nella creazione di posti di lavoro; invita la Commissione a destinare fondi sufficienti alla lotta alla disoccupazione femminile; è del parere che le donne potrebbero trarre beneficio dagli sviluppi tecnologici che consentono orari di lavoro più flessibili, e invita la Commissione a investire in questo campo;

47.  ribadisce la necessità di creare strutture per l'assistenza all'infanzia onde rafforzare la presenza delle donne sul mercato del lavoro e invita pertanto la Commissione a sostenere i progetti innovativi che vanno in tale direzione; osserva che gli investimenti nelle infrastrutture pubbliche, come le strutture per l'assistenza all'infanzia, aumentano la possibilità, per le donne, di partecipare attivamente all'economia e al mercato del lavoro;

48.  invita le istituzioni dell'UE e gli Stati membri, nell'ottica di realizzare gli obiettivi in materia di occupazione e di inclusione sociale, a tenere in considerazione le esigenze delle donne che rientrano dal congedo di maternità, a incentivare i datori di lavoro ad assumere queste ultime, ad agevolare regimi di lavoro flessibili e a promuovere la formazione continua (apprendimento lungo tutto l'arco della vita), onde consentire alle donne di riprendere agevolmente la propria carriera professionale;

Governance della politica

49.  sottolinea che la politica di coesione deve essere condotta assicurando una governance multilivello correttamente funzionante, un assetto efficace per rispondere alle richieste dei cittadini e delle imprese e appalti pubblici trasparenti e innovativi, tutti elementi essenziali per migliorare l'impatto della politica; sottolinea a questo proposito che, ferma restando l'importanza delle decisioni adottate a livello dell'UE e degli Stati membri, spesso le autorità locali e regionali sono i principali responsabili amministrativi degli investimenti pubblici, e la politica di coesione rappresenta uno strumento essenziale per consentire a tali autorità di svolgere un ruolo chiave nell'UE; ribadisce pertanto la necessità dell'attuazione generalizzata del principio di partenariato previsto dal regolamento recante disposizioni comuni e dal Codice di condotta per il partenariato;

50.  raccomanda che le risorse e le conoscenze nell'ambito della politica di coesione siano utilizzate per rafforzare sensibilmente la capacità amministrativa delle autorità pubbliche, soprattutto a livello locale e regionale, tra l'altro mediante un maggiore ricorso alle nuove tecnologie e un impulso a favore di procedure più snelle, così da migliorare la loro capacità di fornire servizi di qualità al pubblico; invita la Commissione a definire forme di assistenza amministrativa su temi chiave quali la determinazione degli obiettivi degli interventi, la valutazione dei loro risultati mediante opportuni indicatori e la definizione delle azioni conseguenti da intraprendere per contribuire all'affermarsi a livello europeo di una cultura amministrativa fondata sul monitoraggio dell'attività condotta e sulla sua valutazione; ritiene che sia importante assicurare che sia prestata assistenza alle autorità locali e regionali in materia di strumenti finanziari innovativi, che sono cruciali per accrescere le risorse e gli investimenti, e di appalti pubblici, che dovranno sempre più configurarsi come uno strumento della pubblica amministrazione che consenta di stimolare l'innovazione e la creatività;

51.  deplora che la sesta relazione sulla coesione non includa una valutazione approfondita dei risultati dello strumento di assistenza tecnica JASPERS, che nel periodo 2007-2013 ha fornito agli Stati membri le competenze tecniche necessarie per preparare importanti progetti di elevata qualità da cofinanziare con i fondi dell'UE; accoglie con favore l'avvio, nel 2013, della piattaforma di creazione di reti JASPERS per le attività di sviluppo delle capacità e l'istituzione, nel 2014, della divisione del Centro di competenze e di creazione di reti volta a fornire competenze specialistiche nella preparazione dei progetti per il periodo di programmazione 2014-2020; valuta positivamente la creazione del Centro di competenza per lo sviluppo delle capacità amministrative in relazione ai Fondi strutturali e d'investimento europei, che dovrebbe contribuire a rafforzare la capacità di tutte le autorità degli Stati membri che partecipano alla gestione e all'attuazione di detti Fondi;

52.  si compiace della crescente attenzione prestata dalla Commissione al ruolo della governance e concorda sul fatto che una buona governance e servizi pubblici di elevata qualità, tra cui l'assenza di corruzione, sono essenziali per un contesto stabile per gli investimenti; chiede che siano fissati obiettivi ambiziosi per rendere la spesa relativa alla politica di coesione meno soggetta a un utilizzo fraudolento e per introdurre una rigorosa applicazione delle misure di lotta contro la frode;

53.  è convinto che il Codice di condotta per il partenariato rafforzerà, nella forma e nella sostanza, la partecipazione nelle regioni in tutte le fasi e che debba essere pienamente attuato dal momento che è fondamentale per ampliare gli effetti della politica di coesione e radicarne l'impatto sul terreno; si congratula con gli Stati membri e le regioni che sono riusciti a coinvolgere i loro partner nella preparazione degli accordi di partenariato e dei programmi operativi, in conformità del Codice di condotta per il partenariato; esprime serie preoccupazioni, tuttavia, circa i numerosi casi di insufficiente applicazione del principio di partenariato e invita la Commissione a non approvare programmi per i quali il coinvolgimento dei partner non è stato sufficiente; sottolinea l'importanza di diffondere gli esempi di buone pratiche nell'organizzazione dei partenariati, come indicato nel Codice di condotta; chiede inoltre alla Commissione di presentare periodicamente al Parlamento una relazione di valutazione della situazione relativa all'attuazione del principio di partenariato;

Dimensione territoriale

54.  prende atto con preoccupazione della relativa assenza di riferimenti all'approccio territoriale, e in particolare alla cooperazione transfrontaliera, nella sesta relazione sulla coesione, sebbene si tratti di uno strumento essenziale per rafforzare la coesione economica, sociale e territoriale; sottolinea che l'inclusione di tutti gli aspetti transfrontalieri e macroregionali avrebbe potuto costituire un arricchimento in settori quali le infrastrutture, i mercati del lavoro e la mobilità, l'ambiente (incluso un piano di emergenza comune), l'utilizzo e lo smaltimento delle acque, la gestione dei rifiuti, l'assistenza sanitaria, la ricerca e lo sviluppo, il turismo, i servizi pubblici e la governance, in quanto tutti questi ambiti sono caratterizzati da importanti elementi transfrontalieri e da un notevole potenziale; ritiene che nel periodo di programmazione 2014-2020 le regioni frontaliere e transfrontaliere europee faranno progressi significativi nel far fronte alla crisi diventando più intelligenti, inclusive e sostenibili;

55.  sottolinea che l'approccio integrato e territoriale è essenziale, soprattutto in relazione alle questioni ambientali ed energetiche;

56.  accoglie con favore l'introduzione di nuovi strumenti volti a coordinare i soggetti interessati, a integrare le politiche dell'UE e a concentrare gli investimenti sulle esigenze reali sul terreno, quali gli investimenti territoriali integrati e gli strumenti di sviluppo locale di tipo partecipativo, che perseguono uno sviluppo territoriale equilibrato; rammenta l'importanza di adottare strumenti per la valutazione dell'impatto territoriale delle politiche, il cui principale obiettivo è esaminare l'impatto territoriale delle politiche dell'UE sulle autorità locali e regionali e aumentare la visibilità di tale impatto nel processo legislativo, prendendo atto nel contempo delle sfide esistenti riguardo all'attuazione degli approcci territoriali integrati considerate le restanti differenze normative tra i fondi dell'UE e il grado estremamente variabile di responsabilizzazione delle comunità regionali e locali registrato tra gli Stati membri e le autorità di gestione; chiede una strategia d'investimento UE globale e integrata come pure il rafforzamento dell'agenda territoriale 2020 dell'UE, adottata nel 2011 durante la presidenza ungherese e la cui valutazione sarà effettuata dalle presidenze del 2015, che comprende l'agenda urbana dell'UE; ritiene che sia opportuno prestare particolare attenzione al rafforzamento del ruolo delle zone urbane di piccole e medie dimensioni;

57.  prende atto con preoccupazione dell'assenza di riferimenti al modo in cui i principi e le priorità dell'agenda territoriale 2020 dell'UE sono stati tenuti in considerazione attraverso l'attuazione dei programmi della politica di coesione 2007-2013; chiede che durante il periodo 2014-2020 siano predisposti adeguati meccanismi che permettano di valutare la dimensione territoriale della politica di coesione;

58.  si compiace in ogni caso dell'accento posto nella relazione sulle questioni urbane, alla luce dell'importanza che le città ricoprono nell'economia globalizzata e del loro potenziale impatto in termini di sostenibilità; prende atto dell'impegno assunto dalle regioni e dalle città europee ad assicurare la transizione verso una crescita più rispettosa dell'ambiente, come previsto dal Patto dei sindaci; ritiene che sia altresì opportuno affrontare adeguatamente gli ampi divari in termini di sviluppo esistenti tra le zone rurali e urbane, come pure i problemi registrati nelle regioni metropolitane, che pur dando prova di resilienza rimangono vulnerabili;

59.  deplora che la sesta relazione sulla coesione non faccia riferimento allo sviluppo territoriale policentrico come elemento chiave del conseguimento della coesione e della competitività territoriali, in linea con l'agenda territoriale 2020 dell'UE e la relazione 2013 dell'Osservatorio in rete dell'assetto del territorio europeo (ORATE) sul tema "Rendere l'Europa aperta e policentrica"; evidenzia il ruolo delle città di piccole e medie dimensioni e l'importanza di rafforzare i legami funzionali tra i centri urbani e le rispettive aree circostanti per conseguire uno sviluppo territoriale equilibrato;

60.  sollecita un maggiore rispetto delle disposizioni dell'articolo 174 TFUE sulla coesione territoriale, in particolare nelle zone rurali, prestando la debita attenzione all'importante relazione tra la politica di coesione e lo sviluppo rurale, segnatamente nelle zone interessate da transizione industriale e nelle regioni che presentano gravi e permanenti svantaggi naturali o demografici, quali le regioni ultraperiferiche, le regioni più settentrionali con una bassa densità demografica e le regioni insulari, transfrontaliere e di montagna; raccomanda che si tenga altresì conto di altre sfide demografiche che influiscono considerevolmente sulle regioni, come lo spopolamento, l'invecchiamento demografico e la forte dispersione della popolazione; chiede alla Commissione di prestare un'attenzione particolare alle zone più svantaggiate dal punto di vista geografico e demografico nell'attuazione della politica di coesione;

61.  reputa che la sesta relazione sulla coesione accordi un'attenzione insufficiente alla Cooperazione territoriale europea, che costituisce, dal periodo di programmazione 2007-2013, un obiettivo a pieno titolo della politica di coesione; ricorda il potenziale del Gruppo europeo di cooperazione territoriale (GECT) non solo in quanto strumento di gestione della governance transfrontaliera, ma anche quale mezzo per contribuire a uno sviluppo territoriale pienamente integrato;

62.  chiede un più stretto coordinamento tra la politica di coesione, lo strumento di preadesione e la politica di vicinato dell'Unione europea nonché una migliore valutazione e diffusione dei risultati dei progetti;

La politica di coesione in una prospettiva a lungo termine

63.  ricorda, alla luce di tutte le suddette considerazioni, la necessità di conferire nuovo slancio al dibattito sulla politica di coesione dell'UE; sottolinea l'importanza decisiva del 2019, anno in cui si terranno le prossime elezioni del Parlamento europeo, in quanto il futuro Parlamento e la nuova Commissione dovranno occuparsi del termine della strategia Europa 2020 e del nuovo quadro finanziario pluriennale, nonché garantire il futuro della politica di coesione dopo il 2020 con un bilancio adeguato e predisporre una nuova normativa in relazione alla politica di coesione; rileva che il dibattito sulla politica di coesione deve tenere conto dei rigidi vincoli temporali e dei gravi ritardi registrati all'inizio dell'attuale periodo di programmazione;

64.  pone l'accento sull'importanza cruciale delle capacità amministrative; invita i responsabili politici a tutti i livelli di governance a incoraggiare un'assistenza tecnica mirata a favore dell'attuazione delle politiche di coesione, in generale, e di un maggiore utilizzo degli strumenti finanziari in combinazione con i Fondi strutturali e d'investimento europei, in particolare;

65.  ritiene che le misure della politica di coesione possano svolgere un ruolo essenziale nel ridurre le disparità competitive interne e gli squilibri strutturali nelle regioni che di ciò hanno maggiormente bisogno; invita la Commissione a considerare la possibilità del prefinanziamento per facilitare il pieno utilizzo dei fondi da parte degli Stati membri interessati nel periodo 2014-2020, pur garantendo sempre il rispetto del principio della responsabilità di bilancio;

66.  invita gli Stati membri a tenere periodicamente dibattiti politici di alto livello in seno ai parlamenti nazionali sull'efficacia, l'efficienza e la tempestiva attuazione dei Fondi strutturali e d'investimento europei e sul contributo della politica di coesione al raggiungimento degli obiettivi macroeconomici;

67.  chiede che il Consiglio organizzi riunioni periodiche con i ministri responsabili della politica di coesione in risposta alla necessità di monitorare le sfide cui si trova costantemente confrontata la coesione economica, sociale e territoriale dell'UE e di far fronte alle stesse;

o
o   o

68.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 320.
(2) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 289.
(3) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 470.
(4) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 259.
(5) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 303.
(6) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 281.
(7) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 884.
(8) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(9) Testi approvati, P7_TA(2014)0002.
(10) Testi approvati, P7_TA(2014)0015.
(11) Testi approvati, P7_TA(2014)0132.
(12) Testi approvati, P7_TA(2014)0133.
(13) Testi approvati, P8_TA(2014)0068.
(14) GU C 19 del 21.1.2015, pag. 9.
(15) GU C 242 del 23.7.2015, pag. 43.
(16) Proposta di regolamento del Consiglio recante modifica del regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020 (COM(2015)0015, 20.1.2015).
(17) Decisione della Commissione relativa al riporto non automatico di stanziamenti dall'esercizio 2014 all'esercizio 2015 e alla ricostituzione di stanziamenti d'impegno nel 2015, C(2015)0827, 11.2.2015.


Valutazione dell'Anno europeo dell'invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni (2012)
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Risoluzione del Parlamento europeo del 9 settembre 2015 concernente la relazione sull'attuazione, sui risultati e sulla valutazione globale dell'Anno europeo dell'invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni (2012) (2014/2255(INI))
P8_TA(2015)0309A8-0241/2015

Il Parlamento europeo,

–  vista la decisione n. 940/2011/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 settembre 2011, sull'Anno europeo dell'invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni (2012)(1),

–  vista la direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro(2),

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, in particolare l’articolo 25 sui diritti degli anziani,

–  vista la relazione finale della Commissione relativa al vertice europeo sull'innovazione per l'invecchiamento attivo e in buona salute del 9 e 10 marzo 2015,

–  visto il documento di base della Commissione del 23 febbraio 2015 dal titolo "Growing the Silver Economy in Europe" (Crescita dell'economia d'argento in Europa),

–  vista la relazione della Commissione del 15 settembre 2014 sull'attuazione, sui risultati e sulla valutazione globale dell'Anno europeo 2012 dell'invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni (COM(2014)0562),

–  vista la relazione 2015 della Commissione sull'invecchiamento demografico: proiezioni economiche e di bilancio dei 28 Stati membri dell'UE (2013-2060) (European Economy n. 3/2015),

–  vista la relazione della Commissione del 17 gennaio 2014 dal titolo "Relazione congiunta sull'applicazione della direttiva 2000/43/CE del Consiglio", del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica ("direttiva sull’uguaglianza razziale") e della direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro ("direttiva sull'uguaglianza in materia di occupazione") (COM(2014)0002),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 20 febbraio 2013, intitolata "Investire nel settore sociale a favore della crescita e della coesione, in particolare attuando il Fondo sociale europeo del periodo 2014-2020" (COM(2013)0083),

–  vista la tabella di marcia della politica della Commissione per il 2014, Attuazione del pacchetto di investimenti sociali,

–  vista la comunicazione della Commissione del 16 febbraio 2012 dal titolo "Libro bianco – Un'agenda dedicata a pensioni adeguate, sicure e sostenibili" (COM(2012)0055),

–  vista la comunicazione della Commissione del 29 febbraio 2012 intitolata "Portare avanti il piano strategico di attuazione del partenariato europeo per l'innovazione nell'ambito dell'invecchiamento attivo e in buona salute" (COM(2012)0083),

–  vista la dichiarazione del Consiglio, del 7 dicembre 2012, su "L'Anno europeo dell'invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni (2012): prospettive per il futuro",

–  vista la relazione preparata congiuntamente dal comitato per la protezione sociale e dalla Commissione, del 10 ottobre 2014, dal titolo "Un'adeguata protezione sociale per le esigenze di assistenza a lungo termine in una società che invecchia",

–  vista la relazione della Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro (Eurofound), del 31 ottobre 2014, sull'accesso all'assistenza sanitaria in tempi di crisi,

–  visto il lavoro attualmente intrapreso dal gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sull'invecchiamento verso una convenzione sulla protezione dei diritti degli anziani,

–  visti i risultati della relazione della Fondazione Eurofound dal titolo "Preferenze sul lavoro dopo i 50 anni di età" (2014),

–  visto il documento della Fondazione Eurofund dal titolo "Focus on Sustainable work Toward better and longer working lives" (Focus sul lavoro sostenibile: verso una vita lavorativa migliore e più lunga" (dicembre 2014),

–  vista l'analisi approfondita del marzo 2015 a cura del servizio ricerca del Parlamento europeo, dal titolo "Anno europeo dell'invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni (2012)",

–  vista la relazione finale, del 15 aprile 2014, ECORYS intitolata "Valutazione dell'Anno europeo dell'invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni",

–  vista la "Tabella di marcia verso e oltre l'anno europeo dell'invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni 2012 (EY 2012)", della coalizione delle parti interessate dell'Anno europeo 2012, del 10 dicembre 2012,

–  visto lo speciale Eurobarometro n. 378 del gennaio 2012, dal titolo "Invecchiamento attivo",

–  vista la sua risoluzione del 4 luglio 2013 sull'impatto della crisi sull'accesso delle categorie vulnerabili all'assistenza(3),

–  vista la sua risoluzione del 21 maggio 2013 su un'agenda dedicata a pensioni adeguate, sostenibili e sicure(4),

–  vista la sua risoluzione dell'11 novembre 2010 sulla sfida demografica e la solidarietà tra generazioni(5),

–  visto l'articolo 52 del proprio regolamento,

–  vista la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (A8-0241/2015),

A.  considerando che l'obiettivo dell'Anno europeo 2012 dell'invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni è stato quello di sensibilizzare l'opinione pubblica in merito all'importanza dell'invecchiamento attivo, stimolare lo scambio d'informazioni, promuovere le politiche per l'invecchiamento attivo e creare un quadro per un'azione concreta da parte dell'Unione, dei suoi Stati membri e di tutte le parti interessate del settore pubblico e privato;

B.  considerando che le previsioni per il 2050 indicano che l'età media della popolazione dell'UE sarà superiore ai 50 anni;

C.  considerando che l'UE sta affrontando cambiamenti demografici, sociali e strutturali senza precedenti a cui occorre rispondere quanto prima; che l'invecchiamento generale della popolazione è accompagnato dalla crescita dei bisogni socio-assistenziali e sanitari degli anziani e delle loro famiglie e che la qualità e la sostenibilità a lungo termine dei servizi pubblici dell'UE dipenderanno in misura rilevante dalle azioni intraprese nei prossimi anni;

D.  considerando che l'aumento dell'aspettativa media di vita deve essere visto come una conquista di civiltà e un fattore di progresso sociale;

E.  considerando che nel 2006 è stata creata una rete delle regioni per il cambiamento demografico, di cui fanno parte circa 40 regioni europee e il cui obiettivo consiste nel sensibilizzare sull'importanza per l'Unione europea di sfide come l'invecchiamento e lo spopolamento, nonché della coesione economica e sociale dell'Unione stessa;

F.  considerando che il numero medio di figli per donna dell'Unione europea è più basso della soglia di rinnovamento delle generazioni, che la crisi economica ha contribuito alla riduzione della natalità e che la speranza di vita potrebbe crescere di ulteriori 5 anni fino al 2050;

G.  considerando che l'invecchiamento attivo rappresenta una delle grandi sfide del XXI secolo;

H.  considerando che, unitamente al fenomeno dell'invecchiamento, sono sempre di più le regioni europee nelle quali si verifica un declino demografico provocato da un calo della natalità, a cui si aggiungono un calo demografico, un elevato invecchiamento e alti tassi di dipendenza e di riduzione della popolazione attiva; che tutti questi fenomeni sono accentuati nelle zone rurali delle regioni interessate, dal momento che si verifica spesso un abbandono, da parte della popolazione, delle zone rurali a favore delle città di dimensioni grandi e medie;

I.  considerando che l'invecchiamento attivo e la solidarietà tra le generazioni sono fondamentali per conseguire gli obiettivi di Europa 2020 e realizzare un'Europa competitiva, prospera e inclusiva;

J.  considerando che il successo delle politiche a favore dell'invecchiamento attivo è strettamente legato all'efficacia di una serie di politiche di lotta alla discriminazione, di protezione sociale, di inclusione sociale e di sanità pubblica messe a punto durante tutta la vita attiva dei cittadini e dei lavoratori dell'Unione;

K.  considerando che secondo l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) il termine "attivo" fa riferimento alla partecipazione continua alle attività sociali, economiche, culturali, spirituali e civiche, e non solo alla capacità di essere fisicamente dinamici o in grado di contribuire alla forza lavoro, e che, di conseguenza, gli anziani che vanno in pensione, e le persone che vanno in pensione per invalidità o malattia, possono continuare a contribuire attivamente alle loro famiglie, pari, comunità e nazioni;

L.  considerando che è necessario un approccio olistico, che tenga conto dei vari elementi che contribuiscono alla sostenibilità del lavoro nel corso della vita di tutte le persone e della società nel suo complesso;

M.  considerando che diversi gruppi di lavoratori sono soggetti a diverse condizioni di lavoro, che generano disuguaglianze in materia di salute sul lavoro;

N.  considerando le evidenti discrepanze esistenti tra gli Stati membri e le autorità regionali e locali per quanto riguarda le politiche in materia di invecchiamento attivo e di protezione sociale in vecchiaia, infrastrutture di sostegno e risorse di bilancio;

O.  considerando che l'invecchiamento attivo e in buona salute crea nuove esigenze sociali, che richiedono investimenti in servizi pubblici diversificati, sia in servizi esistenti sia in nuovi servizi ancora da creare, e certamente nel settore della salute e dell'assistenza agli anziani, e che esso apre nuove potenzialità in relazione alla fruizione e all'estensione del tempo libero e di riposo;

P.  considerando che la crisi finanziaria ed economica ha avuto un impatto sull'aumento dei livelli di povertà tra gli anziani e che la povertà o l'essere a rischio di povertà e di esclusione sociale presenta non solo rischi per la salute, ma ostacola anche qualsiasi possibilità di invecchiamento attivo;

Q.  considerando che circa 125 000 fondi pensionistici professionali operano nell'Unione europea e detengono attività del valore di 2 500 miliardi di EUR per conto di circa 75 milioni di europei, il che rappresenta il 20% della popolazione in età lavorativa dell'UE;

R.  considerando che una società umana si fonda sul principio della solidarietà tra le generazioni; che l'allungamento della speranza media di vita rende ancor più importanti le relazioni intergenerazionali; che, per raggiungere i propri obiettivi, l'economia e la società necessitano dell'esperienza, dell'impegno e della ricchezza di idee di tutte le generazioni;

S.  considerando che la partecipazione attiva ai programmi di apprendimento permanente e in ambito sportivo contribuisce notevolmente alla creazione di un'autentica cultura dell'invecchiamento attivo, che consente alla popolazione non solo di adattare le proprie competenze durante l'intero arco della vita alle mutevoli esigenze del mercato del lavoro, ma anche di rimanere in buona salute, attiva e partecipativa nella società, in senso più generale;

T.  considerando che le donne anziane rappresentano il 20% della popolazione dell'UE e che, in base alle attuali tendenze demografiche, detta percentuale continuerà ad aumentare; che nella maggior parte dei paesi dell'UE le donne anziane presentano un maggiore rischio di povertà rispetto agli uomini anziani, in media 21% per le donne e 16% per gli uomini; che il divario pensionistico di genere nell'Unione è pari al 39%;

U.  considerando che le tecnologie accessibili possono consentire e agevolare l'accesso al mercato del lavoro, una vita indipendente e la partecipazione in tutti gli aspetti della società; che più del 69% delle persone prive di competenze digitali di base ha più di 55 anni; che, a causa della mancanza di accessibilità, della rapida evoluzione delle TIC e della scarsa alfabetizzazione digitale, molti anziani e disabili hanno elevate probabilità di non trarre pieno vantaggio dal futuro mercato unico digitale;

1.  riconosce che l'Anno europeo 2012 ha fornito un notevole slancio politico che ha contribuito ad avviare una discussione sulle sfide dell'invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni in Europa;

2.  definisce l'equità intergenerazionale come l'equa ripartizione tra le generazioni di benefici e oneri; ritiene che, per funzionare, la convivenza tra le generazioni debba fondarsi sulla solidarietà ed essere contraddistinta dal rispetto, dalla responsabilità e dall'attenzione reciproci;

3.  Osserva che gli obiettivi specifici dell'Anno europeo 2012 sono stati in parte realizzati e che i risultati migliori sono stati conseguiti nell'ambito delle iniziative di sensibilizzazione e delle manifestazioni;

4.  constata e accoglie con favore il fatto che dagli eventi e dalle iniziative realizzati nel quadro dell'Anno europeo 2012 è emerso chiaramente che gli anziani non rappresentano un peso, bensì un vantaggio per l'economia e per la società, grazie all'esperienza maturata, all'operato di una vita e alle conoscenze acquisite;

5.  sottolinea che l'Anno europeo 2012 è riuscito nel suo obiettivo di mobilitare gli attori intorno a un invecchiamento attivo e suscitare solidarietà tra le generazioni; si rammarica, tuttavia, che l'obiettivo di creare nuove reti per la condivisione di risorse, progetti e idee tra pubblico, privato e società civile sia stato raramente raggiunto; deplora il fatto che la partecipazione delle parti sociali sia variabile e che non siano state create imprese private in quantità significativa; sottolinea la necessità di migliorare lo sviluppo di capacità al fine di promuovere la partecipazione attiva degli anziani alla società;

6.  si compiace del fatto che l'Anno europeo 2012 abbia contribuito a perfezionare agende politiche nazionali sull'invecchiamento attivo, abbia stimolato lo scambio di buone pratiche tra gli Stati membri e abbia aumentato il numero di iniziative volte a promuovere l'invecchiamento attivo e a rafforzare le conoscenze e le competenze delle parti interessate;

7.  sottolinea la necessità di statistiche affidabili sulla situazione degli anziani e sui cambiamenti demografici per elaborare strategie in materia di invecchiamento attivo più mirate ed efficaci; invita la Commissione a garantire un'esaustiva raccolta di dati di alta qualità sullo status sociale degli anziani, sulla loro salute, sui loro diritti e sul loro tenore di vita;

8.  ritiene essenziale il fatto che alle iniziative avviate dagli Stati membri nel quadro dell'Anno europeo 2012 sarà dato un seguito ed esse saranno trasformate in un forte impegno politico seguito da azioni concrete volte a garantire l'inclusione sociale, la partecipazione attiva e il benessere di tutte le generazioni, rispettando nel contempo il principio di sussidiarietà e proporzionalità; ricorda che la legislazione dell'UE in materia di politiche per l’invecchiamento deve essere attuata in modo efficace per combattere e prevenire le discriminazioni in tutte le sfere della vita, sia nei confronti dei giovani che in quelli degli anziani;

9.  sottolinea la necessità di intensificare il coordinamento del triangolo composto da livello decisionale (compreso a livello di UE, nazionale, regionale e locale), società civile e settore privato, ivi comprese le industrie che forniscono beni e servizi innovativi a sostegno di una vita autonoma;

10.  invita la Commissione europea a effettuare uno studio sul declino demografico che interessa un numero crescente di regioni di vari Stati dell'Unione europea e a elaborare una comunicazione su tale problema e sulle misure che potrebbero essere adottate a livello europeo, nonché a livello degli Stati membri e delle regioni interessate, per affrontare la sfida del declino demografico;

11.  sottolinea che le regioni con gravi e permanenti svantaggi demografici o naturali come, per esempio, le regioni a bassa densità di popolazione, le regioni insulari e quelle montuose sono colpite in particolare dai problemi associati all'invecchiamento e dispongono di minori mezzi e infrastrutture per promuovere un invecchiamento attivo; chiede di valutare l'opportunità di piani di dinamizzazione per invertire il processo di invecchiamento, generalmente aggravato da processi paralleli di spopolamento, che colpiscono molte di queste regioni e che possono metterne in pericolo la sopravvivenza;

12.  ritiene deplorevole il fatto che l'approvazione relativamente tardiva dell'Anno europeo 2012 abbia causato ritardi nell'aggiudicazione e nell'attuazione dei contratti e che, di conseguenza, taluni eventi, quali l'iniziativa Seniorforce Day, non abbiano sfruttato pienamente il loro potenziale; prende atto del bilancio di minore entità stanziato per l'Anno europeo 2012, rispetto agli Anni europei precedenti, e delle risorse di conseguenza più scarse per l'attuazione degli obiettivi dell'Anno europeo 2012;

13.  ricorda che l'invecchiamento attivo è anche il processo di ottimizzazione delle opportunità per la salute e per la partecipazione alla società, al fine di consentire alle persone che invecchiano di mantenere un buono standard di vita e una buona qualità della vita; è del parere che le politiche di invecchiamento attivo dovrebbero aumentare il potenziale di benessere fisico, sociale e mentale delle persone nel corso della loro vita, in modo da consentire una migliore inclusione sociale e una maggiore partecipazione alla società; sottolinea il fatto che l'invecchiamento attivo comporta anche la garanzia di un migliore accesso ai servizi sanitari di assistenza a lungo termine e sociali, che in determinati casi sono stati messi a dura prova dalla crisi, e all'apprendimento lungo tutto l'arco della vita, alla partecipazione nella società e alle attività culturali, aumentando le infrastrutture sociali esistenti, quali residenze e centri di assistenza diurni, l'eliminazione delle discriminazioni in base all'età e agli stereotipi, le azioni di lotta contro la povertà e l'esclusione sociale e una maggiore consapevolezza del valore dell'invecchiamento attivo e in buona salute;

14.  raccomanda a tutti gli Stati membri di promuovere e rafforzare, mediante i propri sistemi di previdenza sociale, le infrastrutture pubbliche di alta qualità per gli anziani (residenze, centri di assistenza diurni e assistenza a domicilio), dove gli anziani sono considerati partecipanti attivi, anziché destinatari passivi delle iniziative a cui partecipano;

15.  ritiene che sia necessario elaborare una strategia europea in materia di demenza, che debba prevedere misure per l'assistenza alle famiglie dei pazienti, campagne di informazione, sensibilizzazione e scambio di migliori pratiche tra gli Stati membri;

16.  invita la Commissione a studiare il preoccupante problema della disoccupazione tra le persone di età superiore ai 50 anni e il sempre crescente livello di disoccupazione di lungo periodo e, in collaborazione con gli Stati membri, le autorità regionali e locali e le parti sociali, ad esaminare le circostanze e la situazione personale degli anziani che sono disoccupati, a sviluppare strumenti efficaci per mantenere i lavoratori che appartengono a questa categoria vulnerabile nel mercato del lavoro, offrendo possibilità di apprendimento lungo tutto l'arco della vita e il miglioramento delle competenze, la formazione sul lavoro e programmi di formazione accessibili e a prezzi abbordabili nonché a promuovere la formazione e la trasmissione di conoscenze tra generazioni sul posto di lavoro per tutti;

17.  sottolinea che in questo contesto è opportuno tenere soprattutto conto di programmi come "tutoraggio generazionale", in cui sono incoraggiati gli scambi tra esperti più anziani e le generazioni più giovani nel lavoro e nella formazione; sottolinea che nel processo lavorativo occorre sostenere squadre composte da lavoratori di età diversa e che i progetti in corso di attuazione dovrebbero essere ricompensati; ritiene che gli Stati membri dovrebbero applicare incentivi per le imprese affinché assumano più lavoratori anziani e che, in linea di principio, i lavoratori anziani non devono essere trattati in modo meno favorevole rispetto ai lavoratori più giovani, per quanto riguarda la formazione professionale e continua; sottolinea in particolare l'importanza di adattare i posti di lavoro alle necessità dei lavoratori più anziani fornendo loro maggiori opportunità di lavoro a tempo parziale, conformemente alle loro preferenze, e a facilitare il prolungamento della vita lavorativa per coloro che desiderano e possono lavorare più a lungo; è del parere che dovrebbero essere elaborati piani speciali di pensionamento per gli anziani disoccupati di lunga durata, trovando un equilibrio tra la necessità di stabilità sociale di queste persone e quelle dei sistemi di sicurezza sociale;

18.  considera deplorevole il fatto che gli anziani siano ancora spesso esposti alla discriminazione basata sull'età, a stereotipi e a barriere; invita pertanto gli Stati membri ad attuare correttamente la direttiva 2000/78/CE sulla parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro; osserva che la proposta di direttiva in materia di parità di trattamento orizzontale(6) è bloccata in Consiglio dal 2008 e invita gli Stati membri a trovare una soluzione quanto prima possibile;

19.  respinge tuttavia con fermezza l'esame delle politiche a favore dell'invecchiamento attivo unicamente come uno strumento per mantenere l'occupabilità dei lavoratori anziani ed esorta gli Stati membri a compiere tutti i necessari accertamenti e sforzi per passare ad un approccio basato sul ciclo di vita e, se del caso, riformare il sistema pensionistico, pur compiendo ogni sforzo per stabilizzare le norme in materia di prepensionamento, tenendo conto dei tassi attuali di disoccupazione tra la popolazione al di sopra dell'età di 50 anni, prima di modificare l'età pensionistica obbligatoria; sottolinea che il collegamento dell'età pensionabile solo all'aspettativa di vita non tiene conto dell'importanza dell'andamento del mercato del lavoro e non rappresenta, pertanto, l'unico strumento adeguato per far fronte alle sfide poste dall'invecchiamento della società; ritiene che invece, attraverso la loro legislazione in materia di protezione dell'occupazione e dei sistemi di formazione dei salari, gli Stati membri dovrebbero sostenere l'assunzione di lavoratori anziani, in particolare prima dell'età pensionabile legale, affinché la disoccupazione non abbia ulteriori effetti negativi sul loro reddito pensionistico, e ritiene che gli Stati membri dovrebbero garantire sistemi di protezione sociale sostenibili;

20.  invita gli Stati membri ad assicurare la sostenibilità dei regimi pensionistici pubblici e a garantire a tutti redditi da pensione adeguati, anche a coloro che – soprattutto donne – hanno interrotto l'attività lavorativa per motivi giustificati, diritti pensionistici adeguati, affinché in vecchiaia tutti abbiano una vita decorosa; sottolinea l'importanza di un'adeguata supervisione e di revisioni contabili indipendenti dei fondi pensionistici professionali al fine di garantire pensioni sicure e sostenibili;

21.  sottolinea che gli anziani devono poter liberamente svolgere il loro ruolo cruciale di sostegno alle proprie famiglie ed evidenzia il loro importante contributo come volontari;

22.  sottolinea l'importanza di tecnologie accessibili per le società europee che invecchiano e invita la Commissione a elaborare una strategia inclusiva per il mercato unico digitale, garantendo che l'accessibilità sia integrata in tutta la strategia e collegata alla promozione dell'"economia d'argento" in Europa;

23.  accoglie con favore il fatto che l'invecchiamento attivo e in buona salute sia una delle priorità d'investimento del Fondo sociale europeo per il periodo di programmazione 2014-2020, come indicato nel regolamento (UE) n. 1304/2013; invita gli Stati membri a utilizzare le risorse assegnate in modo efficace; ricorda che i finanziamenti per i progetti volti a promuovere l'invecchiamento attivo sono disponibili anche attraverso programmi quali i Fondi strutturali e d'investimento europei (ESIF), Orizzonte 2020, Occupazione e innovazione sociale ("EaSI") e il programma in materia di salute pubblica; chiede un migliore coordinamento tra i vari programmi e gli strumenti messi a disposizione dall'UE per la promozione dell'invecchiamento attivo e la solidarietà tra le generazioni, e chiede, in linea con le priorità di Orizzonte 2020, che sia definita una priorità europea per la ricerca nel campo delle "scienze applicate in materia di salute e invecchiamento attivo";

24.  invita gli Stati membri a utilizzare i finanziamenti disponibili del Fondo sociale europeo (FSE), dei fondi SIE e del programma EaSI per favorire l'assistenza finanziaria ai programmi autonomi attuati da organizzazioni per anziani, che condividono la propria energia, conoscenza, esperienza e buon senso e aiutano le persone bisognose, contribuendo pertanto all'invecchiamento attivo e in buona salute, e a vivere in modo autonomo più a lungo;

25.  ricorda la revisione del bilancio della Commissione del 2010 che ha identificato il "valore aggiunto UE" come uno dei suoi principi fondamentali; insiste sul fatto che detto principio debba rappresentare la pietra angolare di tutte le spese e che i finanziamenti dell'UE, in particolare quelli a titolo del FSE, non debbano essere utilizzati per sovvenzionare approcci nazionali, bensì per fornire sostegno aggiuntivo ai programmi di invecchiamento attivo degli Stati membri;

26.  invita la Commissione e gli Stati membri a migliorare la destinazione dei fondi per l'invecchiamento attivo, insieme con l'efficacia di assorbimento dei fondi; esorta inoltre la Commissione a valutare la fattibilità e il valore aggiunto di un nuovo strumento finanziario europeo per affrontare il problema del reinserimento dei lavoratori di mezza età licenziati;

27.  invita la Commissione e gli Stati membri a raccogliere dati completi e attendibili che consentano di valutare l'efficacia della spesa del FSE a favore dei lavoratori anziani;

28.  invita la Commissione europea a valutare la fattibilità e il valore aggiunto di un nuovo strumento finanziario europeo per garantire un reddito minimo a tutti i cittadini europei che si trovano sotto la soglia di povertà;

29.  raccomanda agli Stati membri di elaborare e attuare politiche e programmi pubblici che non solo miglioreranno la salute fisica ma promuoveranno anche la salute mentale e i legami sociali;

30.  ritiene essenziale sostenere gli anziani a vivere in modo autonomo e attivamente il più a lungo possibile, come stabilito dall'articolo 25 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, sviluppando e mantenendo servizi pubblici di sostegno e di assistenza destinati alla popolazione e basati sulla domanda e migliorando la connessione tra questi servizi; invita pertanto gli Stati membri a garantire un'assistenza sanitaria economica, accessibile e non discriminatoria e a dare la priorità alla prevenzione nelle loro politiche in materia di assistenza sanitaria; invita pertanto la Commissione ad attuare il pacchetto di investimenti sociali, per mantenere l'invecchiamento sano e l'adeguatezza e la qualità delle cure a lungo termine al centro dell'agenda politica, nonché ad analizzare l'accessibilità economica dell'assistenza sanitaria per gli anziani, a raccogliere dati sui tempi di attesa nei sistemi sanitari in tutta l'UE e a proporre orientamenti in materia di tempi massimi di attesa; ritiene essenziale promuovere la responsabilità personale e individuale per la propria salute, con un aumento considerevole del livello di informazione sull'assistenza sanitaria e campagne nazionali di motivazione, nonché a promuovere la cooperazione in materia di alfabetizzazione sanitaria al fine di consentire agli anziani di prendersi cura della loro salute; ricorda che si dovrebbe dedicare maggiore attenzione a soluzioni tecnologiche e a strumenti innovativi; riconosce infine l'importanza di una divulgazione efficace dell'informazione relativa alle prestazioni e ai servizi locali nel raggiungimento di detto obiettivo;

31.  invita la Commissione a dare un seguito alle conclusioni della relazione congiunta intitolata "Un'adeguata protezione sociale per le esigenze di assistenza a lungo termine in una società che invecchia" e a presentare quanto prima proposte concrete;

32.  ritiene che la priorità dovrebbe essere attribuita all'integrazione degli anziani in seno alle loro famiglie; suggerisce alla Commissione di esplorare le potenzialità offerte da imprese familiari e il corrispondente lavoro nel settore dell'assistenza agli anziani;

33.  sottolinea che un trasporto pubblico più efficace costituisce una delle massime priorità per gli anziani, per la creazione di ambienti a misura di anziano(7), a sostegno di una vita autonoma e di un accesso ai servizi di base; invita la Commissione e gli Stati membri a migliorare l'accessibilità e l'interoperabilità dei sistemi di trasporto;

34.  accoglie con favore il documento di base della Commissione dal titolo "Growing the Silver Economy in Europe" (Crescita dell'economia d'argento in Europa) e ribadisce la necessità di sviluppare ulteriormente l'"economia d'argento" affinché risponda alle esigenze della popolazione che invecchia, sulla base delle opportunità economiche derivanti dalla spesa pubblica e dei consumatori, connessa all'invecchiamento della popolazione, e da determinati prodotti, servizi, soluzioni innovative ed esigenze che si traducono in nuovi posti di lavoro e crescita;

35.  constata che un ringiovanimento unilaterale del personale non porta a una maggiore innovazione, bensì allo spreco di esperienze, conoscenze e competenze;

36.  ritiene che gli anziani debbano far parte a pieno titolo della società e che la loro partecipazione nella vita quotidiana e pubblica dovrebbe essere sostenuta; ritiene, inoltre, che un dialogo strutturato e lo scambio di esperienza tra i giovani e gli anziani debbano essere incoraggiati attivamente; rispetta, in questo contesto, il ruolo dei progetti intergenerazionali; sostiene inoltre il diritto degli anziani di condurre una vita dignitosa e indipendente, così come enunciato all'articolo 25 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea; ritiene che la partecipazione politica attiva dei rappresentanti delle giovani e delle vecchie generazioni debba essere assicurata a tutti i livelli dell'UE, soprattutto là dove possono essere toccati gli interessi delle varie generazioni;

37.  sottolinea l'importante missione sociale della trasmissione di valori, esperienze e riferimenti da parte degli anziani circa il modo in cui vivere in società;

38.  invita la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri ad adottare una posizione positiva in seno al gruppo di lavoro aperto delle Nazioni Unite sull'invecchiamento, per garantire ai cittadini più anziani di poter godere pienamente dei propri diritti umani; invita la Commissione a collaborare strettamente con l'esperto indipendente delle Nazioni Unite sui diritti degli anziani e con le organizzazioni rappresentative degli anziani nell'Unione europea;

39.  deplora che la vita professionale stia diventano sempre più instabile e incerta a causa di lavori interinali, di contratti a tempo determinato sempre più diffusi, di posti di lavoro che non assicurano un reddito sufficiente o di periodi di disoccupazione;

40.  accoglie con favore l'imminente Patto dei sindaci sul cambiamento demografico, come uno dei principali risultati dell'Anno europeo 2012 e del suddetto Partenariato europeo per l'innovazione sull'invecchiamento attivo e in buona salute; invita la Commissione a individuare aree nell'ambito del bilancio dell'UE in cui è possibile garantire risparmi ed efficienze al fine di fornire finanziamenti per il patto, che è una rete aperta, ampia e indipendente che riunisce le parti interessate locali e regionali, impegnate ad affrontare il cambiamento demografico europeo promuovendo ambienti a misura di anziano, in stretta cooperazione con l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS);

41.  invita la Commissione ad adottare una strategia dell'UE sul cambiamento demografico per coordinare l'azione dell'Unione in vari settori, al fine di garantire sinergie e ottimizzare il loro impatto positivo sui cittadini, sull'economia e sulla creazione di occupazione europei, nonché di tutelare i diritti umani degli anziani in tutte le politiche dell'Unione europea;

42.  ritiene che le sfide demografiche non siano adeguatamente affrontate a livello europeo; invita pertanto le prossime presidenze del Consiglio dell'UE a iscrivere nuovamente questo punto all'ordine del giorno dell'UE e a elaborare forti risposte politiche;

43.  sottolinea che il cambiamento demografico non può essere usato come pretesto per intaccare i diritti e le prestazioni sociali;

44.  accoglie con favore i principi guida per l'invecchiamento attivo e la solidarietà tra le generazioni elaborati congiuntamente dal comitato per la protezione sociale e il comitato per l'occupazione; accoglie con favore, in particolare, il ruolo del comitato per la protezione sociale che consente uno scambio diretto di esperienze tra gli Stati membri, anche per quanto concerne l'assistenza a lungo termine e le pensioni;

45.  accoglie con favore l'indice di invecchiamento attivo che punta a sfruttare il potenziale inutilizzato degli anziani per una partecipazione più attiva alla vita sociale e professionale e per una vita autonoma, insieme con l'attuale progetto di follow-up svolto dalla Commissione, in collaborazione con la commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite; incoraggia gli Stati membri a fissare obiettivi sulla base dell'indice di invecchiamento attivo che devono essere raggiunti mediante approfondite strategie per l'invecchiamento attivo e a monitorare i progressi verso tali obiettivi;

46.  osserva che promuovere ambienti a misura di anziano è uno strumento essenziale per sostenere i lavoratori e i disoccupati anziani e per promuovere società inclusive che offrano pari opportunità a tutti; accoglie con favore, a questo proposito, il progetto per la gestione congiunta della Commissione con l'OMS volto ad adeguare al contesto europeo la guida dell'OMS delle città a misura di anziano;

47.  ritiene che una Convenzione delle Nazioni Unite intesa a tutelare i diritti degli anziani migliorerà la vita di questi ultimi garantendo loro parità di accesso ai diritti politici, economici, sanitari e culturali e rappresenterà una piattaforma importante per un cambio di mentalità a favore dell'invecchiamento a livello globale;

48.  invita la Commissione ad adottare un piano d'azione sugli abusi nei confronti degli anziani, tenendo conto del quadro europeo per la qualità dei servizi di assistenza a lungo termine elaborato dal Partenariato europeo per il benessere e la dignità delle persone anziane (WeDO) e affrontando la questione dei diritti degli anziani che necessitano di assistenza;

49.  deplora il fatto che la Commissione non abbia ancora affrontato le disparità legate all'età nell'attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (UNCRPD) e della strategia sulla disabilità; invita pertanto la Commissione a sensibilizzare e ad affrontare la questione dei diritti degli anziani con disabilità e la discriminazione basata sull'età di cui essi sono vittime, e a garantire che l'applicazione della Convenzione UNCRPD non escluda gli anziani;

50.  invita la Commissione a pubblicare l'Atto europeo sull'accessibilità a lungo atteso per garantire che i trasporti, gli alloggi e i prodotti e servizi basati sulle TIC, ivi compresi quelli offerti con l'economia d'argento, siano accessibili agli anziani;

51.  invita la Commissione a formulare raccomandazioni specifiche per paese che affrontino l'adeguatezza, la sostenibilità e l'equità delle riforme economiche nel settore dell'occupazione, delle pensioni, dell'inclusione sociale e dell'assistenza a lungo termine nell'ambito del semestre europeo; invita la Commissione a valutare meglio l'impatto sociale delle riforme economiche, in particolare nel contesto dell'invecchiamento della popolazione;

52.  sottolinea l'importanza del volontariato, un fenomeno non scontato il cui valore aggiunto per la società deve essere maggiormente apprezzato e che favorisce l'apprendimento interculturale e la solidarietà fra le generazioni, contribuisce all'invecchiamento attivo e alla partecipazione civica in tutte le fasi della vita e permette ai meno giovani di impegnarsi per il bene della società, migliorando così la loro qualità di vita, il loro benessere e la salute in generale; incoraggia lo sviluppo di approcci più flessibili e inclusivi nei confronti della partecipazione ai programmi di volontariato; in tale contesto, deplora l'interruzione del programma Grundtvig che ha sostenuto i volontari più anziani; ricorda l'importanza delle reti europee e transnazionali di associazioni e di enti pubblici e privati che lavorano per promuovere l'integrazione delle persone anziane, reti cui dovrebbe essere attribuito un sostegno particolare, ed esorta la Commissione a riconoscere il valore dei programmi dell'UE realizzati con successo in passato che hanno associato la partecipazione civica agli scambi di gruppo a livello dell'UE che interessano le persone anziane;

53.  sottolinea che l'obiettivo di una politica di giustizia generazionale deve essere quello di creare gli strumenti atti ad instaurare un dialogo aperto e leale tra le generazioni che permetta di creare situazioni di reciproco vantaggio; esorta la Commissione e gli Stati membri a lavorare alacremente a tali strumenti, onde promuovere la solidarietà;

54.  sottolinea l'importanza delle imprese sociali che contribuiscono a fornire servizi agli anziani, a curare la loro salute e la loro partecipazione alla società;

55.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché agli Stati membri.

(1) GU L 246 del 23.9.2011, pag. 5.
(2) GU L 303 del 2.12.2000, pag. 16.
(3) Testi approvati, P7_TA(2013)0328.
(4) Testi approvati, P7_TA(2013)0204.
(5) GU C 74 E del 13.3.2012, pag. 19.
(6) Proposta di direttiva del Consiglio recante applicazione del principio di parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale (COM(2008)0426).
(7) Commissione europea (2012). Speciale Eurobarometero 378 sull'invecchiamento attivo.


Attuazione del Libro bianco 2011 sui trasporti
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Risoluzione del Parlamento europeo del 9 settembre 2015 sulla messa in atto del Libro bianco 2011 sui trasporti: bilancio e via da seguire per una mobilità sostenibile (2015/2005(INI))
P8_TA(2015)0310A8-0246/2015

Il Parlamento europeo,

–  visto il Libro bianco della Commissione dal titolo "Tabella di marcia verso uno spazio unico europeo dei trasporti – Per una politica dei trasporti competitiva e sostenibile" (COM(2011)0144),

–  vista l'audizione pubblica intitolata "Libro bianco sui trasporti: bilancio e via da seguire per una mobilità sostenibile", tenuta dalla sua commissione per i trasporti e il turismo il 17 marzo 2015,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 22 aprile 2015 dal titolo "Tabella di marcia verso uno spazio unico europeo dei trasporti – Progressi e sfide",

–  vista la propria risoluzione del 15 dicembre 2011 sul tema "Tabella di marcia verso uno spazio unico europeo dei trasporti – Per una politica dei trasporti competitiva e sostenibile"(1),

–  vista la propria risoluzione del 6 luglio 2010 su un futuro sostenibile per i trasporti(2),

–  vista la propria risoluzione del 12 luglio 2007 su "Mantenere l'Europa in movimento – una mobilità sostenibile per il nostro continente"(3),

–  vista la propria risoluzione del 12 febbraio 2003 sul Libro bianco della Commissione "La politica europea dei trasporti fino al 2010: il momento delle scelte"(4),

–  visto il Libro bianco della Commissione dal titolo "La politica europea dei trasporti fino al 2010: il momento delle scelte" (COM(2001)0370),

–  in vista della prossima conferenza sul clima COP21 che si terrà a Parigi a dicembre 2015,

–  visto il pacchetto "Unione dell'energia" e la relativa comunicazione intitolata "Una strategia quadro per un'Unione dell'energia resiliente, corredata da una politica lungimirante in materia di cambiamenti climatici" (COM(2015)0080),

–  viste le conclusioni del Consiglio europeo del 23 e 24 ottobre 2014 sul quadro 2030 delle politiche dell'energia e del clima,

–  vista la comunicazione della Commissione intitolata "Strategia per il mercato unico digitale in Europa" (COM(2015)0192),

–  vista la comunicazione della Commissione intitolata "Insieme verso una mobilità urbana competitiva ed efficace sul piano delle risorse" (COM(2013)0913),

–  vista la propria risoluzione del 27 settembre 2011 sulla sicurezza stradale in Europa 2011–2020(5),

–  visto l'articolo 52 del proprio regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i trasporti e il turismo (A8-0246/2015),

A.  considerando che il Libro bianco sui trasporti ha stabilito un'ambiziosa agenda per la trasformazione del sistema europeo dei trasporti e per l'istituzione di un autentico spazio unico europeo dei trasporti;

B.  considerando che il settore dei trasporti rappresenta una forza trainante dell'economia dell'UE, in quanto dà lavoro a circa 10 milioni di persone e rappresenta circa il 5% del PIL, e dovrebbe restare in prima fila nel generare ulteriore crescita economica e occupazione e nel promuovere la competitività, lo sviluppo sostenibile e la coesione territoriale;

C.  considerando che i trasporti sono un settore di cui l'Europa è un leader mondiale, sia nella fabbricazione che nelle attività di trasporto, e che è essenziale che i trasporti europei continuino a svilupparsi, a investire e a rinnovarsi in modo sostenibile, al fine di mantenere la propria leadership tecnologica a livello mondiale, di continuare a esportare in tutto il mondo i propri standard e di mantenere la propria posizione competitiva in tutti i modi di trasporto nell'ambito di un'economia globale sempre più caratterizzata dall'emergere di nuovi potenti attori e di nuovi modelli imprenditoriali;

D.  considerando che in seguito alla la digitalizzazione, all'urbanizzazione, alla globalizzazione e ai cambiamenti demografici stanno cambiando i presupposti della nostra società e che pertanto è necessario modificare gli attuali paradigmi della politica dei trasporti per poter far fronte alle sfide del futuro;

E.  considerando che i trasporti sono essenziali per la libera circolazione delle persone, delle merci e dei servizi, su cui si fonda il mercato unico, e che la libera circolazione è al contempo un potente vettore di integrazione nell'Unione e un fattore chiave per la performance dell'industria e del commercio europei;

F.  considerando che i trasporti continuano a dipendere quasi totalmente dai combustibili fossili e sono l'unico settore in cui le emissioni di gas a effetto serra sono aumentate negli ultimi 25 anni, e che senza la recente flessione dell'economia la crescita delle emissioni avrebbe potuto essere ancora maggiore;

G.  considerando che vi è urgente necessità di migliorare l'efficienza energetica e la sostenibilità del sistema dei trasporti e di ridurre la sua dipendenza dal petrolio e dalle energie fossili in maniera economicamente efficiente senza sacrificarne la competitività e senza ridurre la mobilità, in linea con gli obiettivi del Libro bianco;

H.  considerando che i biocombustibili sostenibili avanzati, in particolare quelli ottenuti dal trattamento di rifiuti e residui in linea con la gerarchia di gestione dei rifiuti(6), costituiscono un potenziale non ancora sfruttato di riduzione della dipendenza del sistema europeo dei trasporti dal petrolio e di contenimento delle emissioni di gas serra provenienti dal settore dei trasporti;

I.  considerando che è fondamentale garantire il successo dello sviluppo della rete transeuropea di trasporto (TEN-T) nei tempi stabiliti, connettere efficacemente le reti di trasporto di tutte le regioni dell'UE, collegare con il centro dell'Unione le regioni geograficamente periferiche ed eliminare le disparità fra i livelli di sviluppo e di manutenzione delle infrastrutture, in particolare fra le parti orientali e quelle occidentali dell'Unione;

J.  considerando che gli investimenti in infrastrutture di trasporto hanno un impatto positivo sulla crescita economica, l'occupazione e il commercio, e che è quindi necessario eliminare le barriere che ostacolano gli investimenti privati nelle infrastrutture di trasporto;

K.  considerando che le infrastrutture di trasporto richiedono generalmente finanziamenti a lungo termine e che il livello degli investimenti è calato negli ultimi tempi, a causa della mancanza di fiducia tra i legislatori, i promotori dei progetti e il settore finanziario;

L.  considerando che da molti anni gli investimenti nelle infrastrutture dei trasporti pubblici in tutta l'UE sono gravemente insufficienti, e che il miglioramento di strutture e servizi per i pedoni, gli anziani e i passeggeri a mobilità ridotta rientra negli obiettivi dell'Unione e richiede fondi aggiuntivi;

M.  considerando che una delle finalità principali del Libro bianco dovrebbe essere quella di fare delle persone e dei loro diritti in quanto passeggeri l'obiettivo centrale della politica dei trasporti;

N.  considerando che l'innovazione e i sistemi di trasporto intelligenti dovrebbero svolgere un ruolo importante nello sviluppo di un sistema europeo dei trasporti moderno, efficiente, sostenibile e interoperabile, accessibile a tutti;

O.  considerando che le reti multimodali e l'integrazione dei diversi modi e servizi di trasporto hanno le potenzialità per migliorare i collegamenti e l'efficienza dei trasporti di passeggeri e merci, contribuendo così a ridurre le emissioni di carbonio e le altre emissioni nocive;

P.  considerando che la creazione di un autentico spazio unico europeo dei trasporti non sarà possibile senza un'efficace attuazione della normativa dell'UE da parte degli Stati membri e, ove necessario, una semplificazione dell'attuale quadro normativo per garantire chiarezza giuridica e una migliore applicazione;

Q.  considerando che è necessario eliminare tutte le barriere, le incompatibilità tecniche e le gravose procedure amministrative che ancora ostacolano la realizzazione di un sistema dei trasporti pienamente integrato, nonché opporsi a qualsiasi nuova misura introdotta dagli Stati membri che crei barriere alla libera circolazione di beni e servizi;

R.  considerando che l'ulteriore apertura dei mercati deve andare di pari passo con lavori di qualità e condizioni di lavoro dignitose, un elevato standard dei servizi e una concorrenza equa in tutti gli Stati membri;

S.  considerando che dall'ultimo rapporto della Commissione sulla sicurezza stradale nell'Unione europea(7) emerge che nel 2014 il numero delle vittime della strada in Europa è diminuito dell'1%, dato di gran lunga inferiore rispetto alla diminuzione dell'8% registrata nel 2012 e poi nuovamente nel 2013;

Messa in atto e riesame intermedio del Libro bianco

1.  plaude all'intenzione della Commissione di condurre un riesame intermedio del Libro bianco, allo scopo di valutare i progressi compiuti e di proporre ulteriori azioni per il raggiungimento dei suoi obiettivi; reputa che, pur essendo presto per valutare pienamente l'impatto di una serie di misure introdotte dopo l'adozione del Libro bianco, sia necessario fare il punto della situazione al fine di ottenere una panoramica dello stato di attuazione delle 40 iniziative e dei 131 punti d'azione elencati nel suo allegato;

2.  ribadisce il suo sostegno agli obiettivi enunciati nel Libro bianco e ai "Dieci obiettivi per un sistema dei trasporti competitivo ed efficiente sul piano delle risorse: parametri comparativi per conseguire l'obiettivo di ridurre del 60% le emissioni di gas serra"; sottolinea che il riesame intermedio dovrebbe mantenere almeno il livello d'ambizione degli obiettivi fissati nel 2011 e proporre misure e iniziative concrete, realistiche e basate su elementi certi per aumentare, accelerare e razionalizzare gli sforzi volti al conseguimento di tali obiettivi; invita la Commissione a valutare in che misura l'elenco delle azioni indicate nel Libro bianco sia sufficiente per conseguire gli obiettivi generali dello stesso, e a proporre provvedimenti legislativi aggiuntivi;

3.  invita la Commissione ad aggiornare gli obiettivi di riduzione delle emissioni indicati nel Libro bianco, in linea con la risoluzione del Parlamento del 5 febbraio 2014 su un quadro per le politiche dell'energia e del clima all'orizzonte 2030(8) e con le conclusioni del Consiglio europeo del 23 e 24 ottobre 2014 sul quadro 2030 delle politiche dell'energia e del clima, e a proporre misure miranti a un'ulteriore riduzione delle emissioni dei trasporti, per aiutare gli Stati membri nel raggiungimento del generale "obiettivo UE vincolante di riduzione delle emissioni nazionali di gas a effetto serra almeno del 40% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990" ("con riduzioni, da realizzare entro il 2030 sia nei settori coperti dal sistema ETS che in quelli non coperti da esso, pari rispettivamente al 43% e al 30% rispetto al 2005");

4.  sottolinea che l'obiettivo 2030 di riduzione delle emissioni di gas serra provenienti dai trasporti dovrebbe essere fissato a un livello tale da consentire il raggiungimento dell'obiettivo di lungo periodo del Libro bianco di almeno il 60% di riduzione delle emissioni di gas serra del settore dei trasporti entro il 2050; invita in tale contesto la Commissione a proporre una strategia globale per la decarbonizzazione dei trasporti;

Principi generali: trasferimento modale e co-modalità

5.  sottolinea che una politica europea della mobilità sostenibile deve fondarsi su una vasta gamma di strumenti politici volti al trasferimento – con un buon rapporto costi-benefici – verso i modi di trasporto meno inquinanti e aventi la maggiore efficienza energetica; puntualizza che lo spostamento dell'equilibrio tra i modi di trasporto non costituisce una finalità in sé, bensì è necessario per dissociare la mobilità dagli effetti negativi dell'attuale sistema dei trasporti, quali la congestione, l'inquinamento atmosferico, il rumore, gli incidenti e i cambiamenti climatici; riconosce che la politica di trasferimento modale non ha dato finora risultati soddisfacenti; sottolinea perciò che tutti i modi di trasporto devono essere ottimizzati e diventare più ecologici, sicuri ed efficienti sotto il profilo energetico al fine di raggiungere un alto livello sia di mobilità che di protezione dell'ambiente;

6.  reputa che lo sviluppo del trasporto di passeggeri e merci dipenda fortemente dall'utilizzo efficace dei vari modi di trasporto e che pertanto la politica europea dei trasporti debba basarsi su una co-modalità efficiente, in cui venga data ove possibile la priorità all'impiego dei modi di trasporti più efficienti dal punto di vista energetico e più sostenibili; ritiene che ciò porterà a un riequilibrio ottimale tra i diversi modi di trasporto e assicurerà l'interoperabilità all'interno dei modi e tra gli stessi, favorirà catene di trasporto e di logistica più sostenibili e farà aumentare in tutti i modi e in tutti i nodi i flussi di traffico senza intoppi;

Infrastrutture moderne e finanziamenti intelligenti

7.  invita la Commissione a presentare proposte per l'internalizzazione dei costi esterni di tutti i modi di trasporto di merci e di passeggeri, applicando una metodologia unionale comune, coerente e trasparente e tenendo conto della specificità di ciascun modo, compresa un'analisi coerente delle esternalità che sono già state internalizzate in modo da evitare doppie imposizioni; chiede che misure concrete assicurino una più ampia applicazione dei principi "chi utilizza paga" e "chi inquina paga", comprese linee guida e migliori pratiche, e che sia garantita parità di condizioni fra i modi di trasporto, abolendo ove opportuno le agevolazioni fiscali dannose per l'ambiente ma preservando al contempo la competitività di tutte le regioni dell'UE;

8.  invita la Commissione a proporre un quadro generale per i regimi di tariffazione delle strade nazionali per le autovetture e i veicoli commerciali leggeri, che sia non discriminatorio nei confronti dei residenti dei paesi terzi e dia la priorità alla tariffazione basata sulla distanza; invita gli Stati membri a destinare gli introiti della tariffazione delle infrastrutture alla costruzione e manutenzione di infrastrutture di trasporto sicure e alla mitigazione dei problemi ambientali legati ai trasporti;

9.  pone in rilievo che il completamento della rete transeuropea di trasporto resta uno dei presupposti di un sistema di trasporto multimodale più sostenibile, efficiente e senza intoppi nonché per una distribuzione più equilibrata delle merci e dei passeggeri fra i modi di trasporto; sottolinea che la selezione dei progetti ammissibili ai finanziamenti dell'UE deve concentrarsi sui nove corridoi della rete centrale, sul completamento dei collegamenti mancanti, in particolare le sezioni transfrontaliere, sull'eliminazione delle strozzature, sul miglioramento delle infrastrutture esistenti, su soluzioni di trasporto innovative, sull'interoperabilità e sullo sviluppo di terminal e nodi urbani multimodali; ritiene che essa dovrebbe inoltre mettere maggiormente l'accento sul valore aggiunto europeo, sullo sviluppo di infrastrutture per la connettività delle regioni periferiche, insulari, montane e ultraperiferiche, e sul sostegno ai progetti che collegano la rete transeuropea dei trasporti con le reti infrastrutturali dei paesi vicini e dei paesi candidati;

10.  ritiene che i finanziamenti dell'UE debbano rispecchiare le reali esigenze d'investimento per il completamento della rete centrale TEN-T entro il 2030, e che lo strumento del meccanismo per collegare l'Europa (CEF) e altri mezzi di finanziamento dovrebbero stimolare gli investimenti nelle infrastrutture di trasporto in base ai criteri stabiliti negli orientamenti TEN-T e nel CEF, dando priorità ai mezzi di trasporto sostenibili quali la ferrovia, le vie navigabili interne e il trasporto marittimo a corto raggio; mette l'accento sul fatto che i progetti cofinanziati dovrebbero rispecchiare l'esigenza di disporre di un'infrastruttura che rechi vantaggi all'Unione in termini di competitività e di coesione economica, sociale e territoriale, che abbia un impatto minimo sull'ambiente, che sia resiliente al possibile impatto dei cambiamenti climatici e che garantisca la salute e la sicurezza degli utenti;

11.  chiede un drastico aumento della dotazione finanziaria del meccanismo per collegare l'Europa (CEF) e maggiori competenze europee per la preparazione, l'attuazione e il finanziamento della pianificazione dei trasporti transnazionali e per il finanziamento delle infrastrutture;

12.  sottolinea che la qualità dell'infrastruttura stradale, che si ripercuote direttamente sulla sicurezza stradale, varia in modo significativo nell'Unione europea, e che oltre il 90% degli incidenti stradali mortali negli Stati membri si verificano sulle strade urbane e extraurbane; sottolinea che il finanziamento efficiente di questo tipo di infrastrutture deve essere maggiormente promosso attraverso varie politiche e strumenti dell'UE, in particolare nei paesi di coesione; pone altresì l'accento sull'esigenza di una corretta manutenzione delle infrastrutture esistenti, compresa la rete stradale secondaria;

13.  sottolinea che il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), proposto dalla Commissione nell'ambito del piano Juncker di investimenti per l'Europa, dovrebbe dare la priorità ai trasporti sostenibili e ai progetti infrastrutturali d'importanza essenziale che creano un elevato valore sociale, economico e ambientale, e indirizzarsi a progetti che promuovano la creazione di occupazione di qualità, la crescita a lungo termine, la competitività, l'innovazione e la coesione territoriale, compresi i progetti urbani sostenibili e i progetti ferroviari, in conformità con gli obiettivi strategici e la legislazione dell'UE nel settore dei trasporti (orientamenti TEN-T, CEF); in tale contesto, è del parere che meritino maggiore attenzione e applicazione le nuove modalità di finanziamento, come i partenariati pubblico-privato e le concessioni; sottolinea che il processo di selezione dei progetti da finanziare a titolo del FEIS deve essere trasparente e coinvolgere le parti interessate del settore pubblico e privato;

14.  ritiene che il FEIS dovrebbe essere finanziato in via prioritaria da risorse non assegnate nell'ambito del bilancio dell'Unione e solo in ultima istanza dai fondi non utilizzati dei programmi della rubrica 1A del quadro finanziario pluriennale (QFP) 2014-2020; sottolinea che il finanziamento del fondo di garanzia dovrebbe essere riesaminato nel quadro della revisione intermedia 2016 del quadro finanziario pluriennale e che, sulla base dell'analisi dei tassi di performance e di esecuzione dei diversi programmi, si dovrebbero individuare opzioni di finanziamento alternative per ridurre al minimo possibile la riassegnazione di fondi dalla rubrica 1A per il periodo 2016-2020; sottolinea che il Parlamento europeo e il Consiglio dovrebbero anche studiare dei modi per compensare nella misura più ampia possibile le riassegnazioni da programmi unionali decise nel quadro della procedura di bilancio annuale come fonte di finanziamento del FEIS negli anni precedenti la revisione intermedia del QFP;

15.  ribadisce il proprio sostegno agli strumenti finanziari innovativi che consentono di ottimizzare la spesa pubblica grazie a una migliore mobilitazione dei fondi privati, ma ricorda che molti progetti nel settore dei trasporti non generano entrate sufficienti a consentire di fare affidamento esclusivamente su questo tipo di strumenti e necessitano pertanto di un sostegno sotto forma di sovvenzioni;

16.  sottolinea la rapida messa in opera e applicazione di sistemi di trasporto intelligenti è necessaria per consentire un uso più efficiente, sostenibile e sicuro dei veicoli e dell'infrastruttura esistente e per fornire capacità aggiuntiva senza il dispendio di tempo, di denaro e di suolo richiesto per la costruzione di nuove infrastrutture; sottolinea l'importanza di un uso efficace delle frequenze e dell'interoperabilità tra i sistemi di trasporto intelligenti per consentire flussi di traffico senza intoppi in tutti i modi e in tutti i nodi; chiede la tempestiva attuazione delle fasi di dispiegamento e di esercizio dei programmi di navigazione satellitare dell'UE e l'effettivo sviluppo delle applicazioni di trasporto nell'ambito dei sistemi Galileo ed EGNOS;

Trasporti sostenibili e mobilità urbana

17.  sottolinea che il miglioramento dell'efficienza energetica dovrebbe essere una delle principali priorità della politica europea dei trasporti; afferma che vi è un'acuta necessità di migliorare l'efficienza nell'impiego delle risorse da parte del sistema dei trasporti nel suo complesso, al fine di ottenere un uso più efficiente della capacità esistente, di migliorare il tasso di utilizzo dei veicoli e di assicurare che i finanziamenti pubblici siano destinati, a livello nazionale e di UE, alle misure aventi maggiore impatto;

18.  sottolinea l'importanza di promuovere l'elettromobilità e i sistemi di trasporto pubblico elettrico, abbinati all'introduzione di fonti energetiche rinnovabili nel settore dell'elettricità, dando priorità all'ulteriore elettrificazione della rete ferroviaria e alla promozione di tranvie, autobus elettrici (filobus), automobili elettriche, veicoli elettrici a due, tre o quattro ruote, biciclette elettriche e piccole barche elettriche; pone l'accento sulle potenzialità delle moderne tranvie aeree (funivie), come mezzo di trasporto economico e di facile costruzione, per ampliare la capacità dei sistemi di trasporto pubblico urbano;

19.  sottolinea l'importanza di promuovere l'introduzione di carburanti e sistemi di propulsione alternativi, in particolare di quelli per i quali l'Europa ha un grande vantaggio tecnologico, al fine di ridurre la dipendenza dei trasporti dai combustibili fossili, migliorare la qualità dell'aria e ridurre le emissioni di gas serra; deplora il fatto che queste tecnologie non sono ancora sufficientemente utilizzate, soprattutto nei trasporti pubblici;

20.  osserva che l'utilizzo del trasporto pubblico nelle aree urbane non è chiaramente enunciato fra i dieci obiettivi del Libro bianco; ritiene che si dovrebbe stabilire un nuovo obiettivo, quello di raddoppiare l'uso dei trasporti pubblici nelle aree urbane entro il 2030; sottolinea a tale riguardo che si dovrebbero adottare misure per predisporre strutture e infrastrutture volte a facilitare la mobilità sicura da porta a porta degli utenti dei trasporti pubblici, tra cui gli anziani o le persone con disabilità e i ciclisti che utilizzano il trasporto pubblico per una parte del loro tragitto; sottolinea che il raggiungimento di questo obiettivo richiede investimenti adeguati, specialmente per garantire la costante manutenzione e l'espansione dell'infrastruttura dei trasporti pubblici; esorta perciò gli Stati membri a mettere a disposizione finanziamenti adeguati, a lungo termine e sicuri per i progetti infrastrutturali nel settore del trasporto pubblico urbano;

21.  invita la Commissione ad aiutare le autorità locali, regionali e nazionali e i soggetti interessati a esplorare le opportunità di finanziamento unionale, già esistenti o nuove, per il trasporto pubblico e a sviluppare modelli innovativi di partenariato pubblico-privato; richiama l'attenzione sugli insegnamenti da trarre dalla relazione speciale n. 1/2014 della Corte dei conti europea intitolata "Efficacia dei progetti di trasporto pubblico urbano finanziati dall'UE", che ha valutato l'attuazione e l'efficacia dei progetti di trasporto pubblico urbano cofinanziati dal fondi strutturali dell'UE e la misura in cui essi soddisfano le esigenze degli utenti e raggiungono i propri obiettivi in termini di utilizzazione;

22.  sottolinea l'importanza dei piani di mobilità urbana sostenibile (SUMP, Sustainable Urban Mobility Plans) quale strumento per aiutare le città a fare un uso più efficiente delle infrastrutture e dei servizi di trasporto e a migliorare l'integrazione nell'area urbana, in maniera sostenibile, dei diversi modo di trasporto, contribuendo in tal modo alla riduzione dell'inquinamento dell'aria e di quello acustico, delle emissioni di CO2, del traffico e degli incidenti stradali; invita la Commissione a continuare a sostenere lo sviluppo e la promozione dei SUMP; sottolinea che i Fondi strutturali e d'investimento europei dovrebbero essere utilizzati in modo più sistematico per le città che hanno definito un piano integrato di trasporto locale, ad esempio un SUMP, e hanno individuato le azioni appropriate in accordo con i criteri stabiliti nella legislazione in materia;

23.  invita la Commissione a collaborare con gli operatori del trasporto pubblico e con le autorità all'obiettivo di fornire informazioni sulla mobilità agli utenti attraverso diversi canali di comunicazione, ivi comprese le informazioni specifiche per le esigenze delle persone con disabilità, e a svolgere un ruolo più incisivo nell'individuare a livello di UE le migliori pratiche e le condizioni per migliorare i sistemi di trasporto pubblico urbano; invita inoltre la Commissione e gli Stati membri a preservare l'obbligo dei sistemi di trasporto urbano di collegare i centri delle città con le loro periferie;

24.  sottolinea che le aree urbane necessitano di un certo livello di flessibilità per poter assolvere i loro obblighi previsti dal diritto dell'UE nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà e perché vi sia le garanzia che le soluzioni di mobilità siano adattate alle loro circostanze specifiche;

25.  sottolinea che il comportamento degli utenti dei trasporti è cruciale per lo sviluppo di un sistema di trasporti più sostenibile; chiede iniziative che diano agli utenti, soprattutto ai giovani, la motivazione e la possibilità di utilizzare mezzi di trasporto più sicuri e più sostenibili (andare a piedi, andare in bicicletta, anche col bike sharing e il noleggio, usare i trasporti pubblici, ricorrere al car sharing o al car pooling), che dovrebbero essere impiegati all'interno di un'infrastruttura sicura, e chiede che si rendano disponibili informazioni per la pianificazione del viaggio e informazioni in tempo reale così da facilitare l'uso intermodale di diversi modi di trasporto attraverso sistemi di trasporto intelligenti; invita la Commissione a individuare esempi di migliori pratiche di combinazione di modi di trasporto multipli che si prestano ad essere attuate in altri agglomerati urbani;

26.  sottolinea la necessità di disporre di migliori dati, a livello nazionale e di UE, sul comportamento degli utenti dei trasporti, in particolare per quanto riguarda l'andare a piedi e in bicicletta e le modalità di spostamento differenziate per genere, affinché le autorità locali possano utilizzarli per la definizione delle politiche di mobilità urbana;

27.  sottolinea l'importanza di adottare provvedimenti a sostegno dei programmi regionali per la creazione e l'ampliamento delle reti ciclabili in grandi regioni europee, allo scopo di responsabilizzare i cittadini sulle questioni ambientali, consentire a tutti l'uso della bicicletta e ridurre l'inquinamento acustico, la congestione e l'inquinamento urbano;

28.  sottolinea l'importanza di analizzare i positivi effetti sociali delle nuove forme di mobilità basate sulla "sharing economy" (l'economia del consumo collaborativo), incluso il "ride sharing" (la condivisione del viaggio); considera importante che gli Stati membri condividano le migliori pratiche, in modo che vi sia un adeguamento normativo per tener conto di queste piattaforme innovative di mobilità da porta a porta;

29.  invita la Commissione a monitorare la situazione nei diversi Stati membri per quanto concerne il funzionamento delle aziende di reti di trasporto che fanno incontrare conducenti e passeggeri (Uber ne è l'esempio più noto), e a svolgere una valutazione delle conseguenze giuridiche, sociali, economiche e ambientali derivanti dall'attività di tali imprese, accompagnata, se del caso, da pertinenti misure o raccomandazioni per lo sviluppo di nuovi servizi innovativi in Europa, tenendo conto dei servizi di taxi esistenti;

30.  chiede alla Commissione di obbligare gli Stati membri a stabilire condizioni di concorrenza leale tra le imprese di trasporto collaborativo e le imprese tradizionali di taxi e trasporto interurbano per quanto riguarda il rispetto della normativa fiscale, la sicurezza, gli obblighi di servizio pubblico e le condizioni di lavoro;

31.  sottolinea che i veicoli motorizzati a due ruote (motociclette, scooter e ciclomotori) e, in misura crescente, i veicoli elettrici a due e a tre ruote svolgono un ruolo significativo per la mobilità sostenibile, in special modo nelle aree urbane, dove concorrono ad alleviare i problemi di congestione e di parcheggio, oltre a fornire una soluzione per la piccola logistica; afferma pertanto che la progettazione specifica e i vantaggi intrinseci di tali veicoli devono essere tenuti in adeguato conto e riflettersi nella normativa e negli orientamenti dell'UE in materia di trasporti;

32.  chiede una migliore ottimizzazione della catena logistica nelle aree urbane; ritiene che i veicoli per il trasporto merci nelle aree urbane contribuiscano in maniera sproporzionata all'inquinamento atmosferico e acustico e abbiano un impatto negativo sulla congestione del traffico; ritiene altresì che la logistica urbana dovrebbe favorire l'ottimizzazione dei trasporti e l'introduzione efficiente in termini di costi di nuovi tipi di operazioni, tecnologie e modelli commerciali; sottolinea che una migliore selezione dei modi e dei veicoli può garantire che una soluzione di trasporto sia adeguata in maniera ottimale agli specifici requisiti del trasporto e della città in questione;

33.  sottolinea l'importanza dei depositi logistici situati ai margini delle aree urbane, che consentono il trasporto a destinazione delle merci in maniera coordinata utilizzando i modi di trasporto più efficienti dal punto di vista energetico;

Mettere le persone al centro della politica dei trasporti

34.  chiede, per quanto concerne la sicurezza stradale:

   la rapida adozione di un obiettivo per il 2020 di riduzione del 40% del numero delle persone gravemente ferite, accompagnata da una vera a propria strategia dell'UE; invita gli Stati membri a fornire senza indugio tutti i pertinenti dati statistici, in modo da consentire alla Commissione di fissare tale obiettivo e di definire la strategia,
   il rafforzamento delle azioni volte a ridurre il numero di morti e feriti in incidenti stradali, con particolare attenzione alle cause principali, tra cui la guida in stato di ebbrezza e sotto l'effetto di stupefacenti, la velocità eccessiva e il mancato uso delle cinture di sicurezza,
   azioni per conseguire l'obiettivo 2020 di sicurezza stradale di meno di 15.000 decessi, grazie all'introduzione e all'attuazione di misure di sicurezza stradale efficienti in termini di costi a livello unionale e nazionale,
   azioni per ridurre gli incidenti che colpiscono gli utenti vulnerabili, in particolare gli utenti di veicoli a due ruote, i pedoni nelle aree urbane e i conducenti anziani,
   misure di sicurezza stradale nell'ambito del prossimo "pacchetto stradale" e una revisione intermedia del Programma per la sicurezza stradale 2011-2020 della Commissione,
   un riesame della direttiva (UE) 2015/413 intesa ad agevolare lo scambio transfrontaliero di informazioni sulle infrazioni che incidono sulla sicurezza stradale, e un impegno per l'estensione della sua applicazione ai paesi limitrofi dell'UE,
   l'estensione, nel quadro della revisione della direttiva 2008/96/CE sulla gestione della sicurezza delle infrastrutture stradali, delle sue quattro misure principali ad altre parti della rete stradale, fra cui tutti i tratti delle autostrade e delle strade extraurbane e urbane,
   azioni cui dare la priorità, quali suggerite dal piano d'azione e definite dalla direttiva 2010/40/UE sui sistemi di trasporto intelligenti (STI), per quanto riguarda gli utenti della strada vulnerabili,
   un riesame della direttiva sulla qualificazione e formazione dei conducenti professionisti, con l'obiettivo di chiarirne le disposizioni, e la promozione e lo sviluppo di programmi di formazione successivi al conseguimento della patente di guida per tutti gli utenti di veicoli,
   una proposta di riesame entro il 2016 del regolamento sulla sicurezza generale ((CE) n. 661/2009) e del regolamento sulla protezione dei pedoni ((CE) n. 78/2009), al fine di stabilire norme obbligatorie per i veicoli commerciali pesanti per quanto riguarda la progettazione e la sicurezza della cabina, la visione diretta, la prestazione in caso di incidente e la protezione dei pedoni, con priorità per gli utenti della strada vulnerabili,
   una maggiore applicazione nelle autovetture nuove e nei veicoli commerciali nuovi di sistemi di sicurezza di assistenza alla guida, come la frenata d'emergenza automatica (AEA), l'allarme di distanza, l'avviso di deviazione dalla corsia (LDW, Lane Departure warning), gli indicatori di usura dei pneumatici, l'adattamento intelligente della velocità (ISA, intelligent speed adaptation) disattivabile e l'eCall, combinati con sistemi di trasporto intelligenti cooperativi,
   un riesame della terza direttiva sulla patente di guida, allo scopo di introdurre:
   la formazione obbligatoria per i conducenti sulle nuove funzioni dei veicoli (i sistemi di assistenza alla guida),
   una seconda fase nella procedura di rilascio della patente,
   l'educazione permanente sulla sicurezza stradale,
   un test di idoneità fisica alla guida, e
   una visita medico-psicologica per i responsabili di infrazioni stradali per quanto riguarda, ad esempio, alcol, sostanze stupefacenti o aggressività,
   un limite di alcolemia dello 0,0% armonizzato a livello di UE per i neopatentati nei primi due anni e per i conducenti professionisti;

35.  sottolinea che, sebbene negli ultimi anni vi siano stati miglioramenti significativi della sicurezza stradale, persistono differenze fra gli Stati membri e sono necessarie misure ulteriori per raggiungere l'obiettivo di lungo termine "zero vittime"; osserva che la sicurezza stradale va di pari passo con un comportamento rispettoso da parte di tutti gli utenti della strada e che l'educazione nelle famiglie e nelle scuole dovrebbe svolgere un ruolo maggiore per il raggiungimento di tale obiettivo;

36.  pone l'accento sulla necessità di completare il quadro legislativo esistente per i diritti dei passeggeri con misure volte a eliminare ogni possibile lacuna della legislazione, a coprire i passeggeri dei viaggi multimodali e ad assicurare un'equa concorrenza intermodale, tenendo conto al contempo delle differenze specifiche tra i modi di trasporto, della responsabilità legale per le singole parti del viaggio e dell'interazione tra i vari modi; rinnova la richiesta di istituire una Carta dei diritti dei passeggeri che enumeri i diritti fondamentali dei passeggeri e sia applicabile a tutti i modi di trasporto, tenendo conto delle specificità di ciascun modo, e dedichi un'apposita sezione ai viaggi multimodali, così da migliorare la visibilità delle norme unionali e assicurare una loro migliore applicazione effettiva; chiede iniziative per promuovere e rendere disponibili ai passeggeri servizi di informazione, pianificazione e biglietteria per i viaggi multimodali; chiede inoltre misure volte a migliorare la qualità del trasporto e a facilitare l'accessibilità senza barriere per le persone anziane, i passeggeri a mobilità ridotta e i passeggeri con disabilità, e chiede una maggiore considerazione per le esigenze speciali dei passeggeri, ad esempio quelle dei ciclisti che trasportano la bicicletta in treno;

37.  chiede, in relazione al diritto fondamentale di ogni persona alla mobilità individuale, con particolare riferimento alle persone con disabilità e agli anziani, di aumentare gli investimenti destinati alla ricerca e allo sviluppo di adeguati sistemi di assistenza alla guida;

38.  osserva che una migliore disponibilità di banda larga gratuita o a basso costo, reti per cellulari, Wi-Fi e altri servizi digitali nei trasporti pubblici e nelle stazioni migliorerebbe la mobilità personale;

39.  chiede una tabella di marcia dell'UE per l'istituzione del quadro per un sistema europeo di trasporto multimodale senza intoppi dei passeggeri; chiarisce che tale tabella di marcia dovrebbe identificare i corridoi europei chiave per i passeggeri multimodali nell'ambito della rete TEN-T esistente, riunire risorse pubbliche e private, coordinare le iniziative esistenti e concentrare il sostegno finanziario dell'UE;

40.  invita la Commissione e gli Stati membri ad affrontare il problema della qualità del lavoro in tutti i modi di trasporto, con particolare riferimento alla formazione, alla certificazione, alle condizioni di lavoro e allo sviluppo della carriera, con l'obiettivo di creare posti di lavoro di qualità, sviluppare le competenze necessarie e rafforzare la competitività e la mobilità degli operatori di trasporto dell'UE; sottolinea l'importanza di risolvere il problema del rinnovo del personale e dell'invecchiamento della forza lavoro nel settore dei trasporti, e la pressante necessità di rendere attraente per le nuove generazioni l'occupazione nel settore;

41.  sottolinea l'importanza cruciale di garantire ai lavoratori dei trasporti un trattamento equo e paritario, buone clausole contrattuali e condizioni di lavoro e un ambiente di lavoro sicuro; invita pertanto la Commissione a presentare misure e iniziative concrete e immediate per affrontare le problematiche sociali dei vari modi di trasporto, con l'obiettivo di promuovere posti e condizioni di lavoro di qualità per i lavoratori dei trasporti e di garantire una concorrenza leale e non distorta tra gli operatori dei trasporti; esorta la Commissione a controllare attentamente che gli Stati membri applichino e facciano rispettare la legislazione sociale dell'UE in tutti i modi di trasporto;

42.  sottolinea che sono anche necessarie misure per aumentare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro nel settore dei trasporti, rimuovere le eventuali barriere esistenti e garantire la parità di trattamento di uomini e donne, cercando di eliminare i divari presenti nella retribuzione e nella carriera;

43.  esorta la Commissione a garantire che le proposte sull'apertura dei servizi in tutti i mercati dei trasporti vadano di pari passo con la corretta applicazione della legislazione sociale dell'UE e, ove necessario, con misure di sostegno volte a evitare disparità delle condizioni sociali nei diversi Stati membri; sottolinea che l'apertura dei mercati dei trasporti non deve portare a dumping sociale, servizi di qualità inferiore, riduzione dei servizi pubblici, oneri amministrativi superflui, pratiche commerciali scorrette o distorsione della concorrenza; ritiene che essa dovrebbe inoltre mettere fine alla frammentazione del mercato interno e impedire la creazione di monopoli o una corsa al ribasso per quanto riguarda la protezione sociale dei lavoratori dei trasporti;

Un sistema dei trasporti competitivo, efficiente, sicuro, integrato e interoperabile

44.  pone in rilievo l'importanza vitale della digitalizzazione per migliorare l'efficienza e la produttività del settore dei trasporti; sottolinea la necessità di sfruttare meglio le opportunità offerte dalle tecnologie digitali e di promuovere nuovi servizi di trasporto, così come nuovi modelli imprenditoriali e di distribuzione, al fine di promuovere la crescita, la competitività e l'occupazione; sostiene inoltre la necessità di assicurare un quadro normativo che consenta la realizzazione di progetti pilota per l'attuazione del trasporto automatizzato intelligente in Europa; rileva a tale proposito il ruolo chiave delle PMI e delle start-up per la promozione dell'innovazione nel settore dei trasporti;

45.  invita la Commissione a mettere al centro del riesame del Libro bianco l'approccio integrato (interoperabilità, interconnettività e intermodalità) compresi i sistemi TIC; ricorda inoltre alla Commissione la necessità di affiancare ai progressi tecnologici cambiamenti comportamentali al fine di ottenere un trasferimento modale ambizioso nonché l'eliminazione dei trasporti superflui, mediante la logistica verde, adeguati strumenti di gestione della mobilità e l'applicazione della digitalizzazione;

46.  sottolinea che una politica europea della mobilità sostenibile deve cercare sinergie tra tutti i modi, i corridoi e le reti di trasporto, e concentrarsi sulle esigenze dei nodi chiave, delle aree urbane, dei punti di interconnessione, delle piattaforme di trasbordo e dei porti; ritiene che la mobilità dovrebbe essere vista come un sistema piuttosto che come un insieme di singoli modi di trasporto;

47.  chiede la normalizzazione delle unità di carico intermodale, tenendo conto delle unità di carico utilizzate nel trasporto mondiale e delle dimensioni dei veicoli da trasporto, nonché disposizioni uniformi per la sicurezza di carico, al fine di ottimizzare il trasporto multimodale e migliorare la sicurezza;

48.  afferma con vigore che per tutte le forme di trasporto si dovrebbero ridurre gli ostacoli burocratici; chiede una maggiore semplificazione e armonizzazione dei documenti e delle procedure amministrative e doganali, che dovrebbero essere pratiche, efficienti e facili da svolgere per tutti i soggetti che partecipano alla catena logistica; invita la Commissione a presentare una proposta per l'istituzione di un quadro elettronico per il trasporto multimodale delle merci (e-Freight, cioè trasporto merci informatizzato ), che consenta di ottenere flussi d'informazione senza intoppi né supporti cartacei lungo tutta la catena logistica dei trasporti, tenendo contro degli strumenti e delle sinergie esistenti e funzionanti, degli sviluppi a livello mondiale e delle migliori pratiche;

49.  chiede l'introduzione di un nuovo obiettivo, accompagnato dalle necessarie misure, per spostare il 50% dell'attuale trasporto di merci pericolose nell'UE verso modalità di trasporto più sostenibili come le ferrovie e le vie navigabili interne entro il 2030 nel pieno rispetto della direttiva 2008/68/CE relativa al trasporto interno di merci pericolose;

50.  invita la Commissione a razionalizzare le norme per il trasporto intermodale di merci pericolose, in modo da garantire l'interoperabilità tra le diverse modalità;

51.  esorta la Commissione e gli Stati membri a vagliare la potenzialità del trasporto di merci attraverso tubi e la logistica in bicicletta, nonché a sostenerne l'adozione in quanto concetti promettenti di un sistema di trasporti sostenibile;

52.  evidenzia il ruolo fondamentale che riveste il settore dei trasporti per lo sviluppo del turismo, soprattutto per la valorizzazione delle zone più periferiche ed attualmente accessibili con maggiori difficoltà dell'Unione europea;

53.  sottolinea che gli hub europei collegano l'Europa al resto del mondo e che l'Europa deve mantenere la sua connettività diretta con tutte le parti del mondo, fornendo voli diretti dei vettori europei dai loro hub verso le destinazioni oltreoceano, preservando i posti di lavoro e la crescita nel settore dell'aviazione europeo; sottolinea che i voli all'interno dell'UE non solo garantiscono la mobilità nel mercato interno ma svolgono anche un ruolo vitale come voli di collegamento per mantenere la connettività agli hub dell'UE; ritiene che la politica dell'UE debba garantire una rete di collegamento efficiente e competitiva per rafforzare gli hub europei, ridurre i costi a livelli globalmente competitivi e garantire la concorrenza leale con i vettori dei paesi terzi; ritiene inoltre che gli Stati membri dell'UE abbiano bisogno di una politica coerente e comune per arrestare il calo di connettività diretta tra l'Europa, l'Asia e l'Africa e gli hub del Golfo e della Turchia; chiede pertanto alla Commissione di perseguire tali obiettivi in tutta la legislazione dell'UE in materia di aviazione e di tenerne conto nei negoziati con i paesi terzi;

54.  chiede una politica rafforzata in materia di ricerca e tecnologia finalizzata a promuovere l'innovazione nel settore dei trasporti; ritiene che tale politica, che deve essere accompagnata da adeguati finanziamenti, dovrebbe essere elaborata in collaborazione con tutti i soggetti interessati, compresi i cittadini e i rappresentanti degli utenti, allo scopo di comprendere le esigenze del settore e, di conseguenza, distribuire meglio i fondi dell'UE disponibili in particolare nel quadro del programma Orizzonte 2020; è del parere che occorra dare priorità a progetti con un chiaro valore aggiunto europeo che puntino alla decarbonizzazione dei trasporti e alla promozione di modalità di trasporto efficienti sotto il profilo energetico (compresi gli spostamenti a piedi e in bicicletta), al miglioramento della trasparenza della catena di approvvigionamento, al perfezionamento dell'accessibilità e della sicurezza dei trasporti, al miglioramento della gestione del traffico e alla riduzione degli oneri amministrativi; ritiene che si dovrebbe prestare particolare attenzione alle tecnologie dirompenti nel settore dei trasporti, quali le macchine automatizzate o telecomandate come i droni o i veicoli senza conducente;

55.  chiede lo stesso impegno nell'ambito dell'istruzione al fine di favorire la creazione di nuovi studi e processi formativi, in particolare nell'ambito professionale e superiore, destinati alle nuove competenze tecniche e professioni che si presentano come conseguenza della mobilità intelligente;

56.  sottolinea l'importanza di sostenere i programmi quadro dell'UE per la ricerca, lo sviluppo e l'innovazione per ottenere carburanti più puliti e un elevato livello di progresso tecnologico, per esempio in relazione ai biocarburanti raffinati,

57.  chiede che, nel quadro del programma REFIT e delle successive valutazioni d'impatto della legislazione europea, sia condotta una verifica complessiva delle condizioni relative alle patenti di guida e alla sicurezza in Europa e degli obblighi di comunicazione imposti nel settore dei trasporti allo scopo di ridurre sensibilmente gli oneri burocratici;

58.  riconosce l'importanza di frequenze radio prive di interferenze, in particolare per quanto riguarda il rispetto dei tempi di guida e di riposo per i lavoratori del trasporto su strada e l'adozione di sistemi di trasporto intelligenti; invita la Commissione europea a creare, ove necessario, il pertinente quadro normativo;

La dimensione globale dei trasporti

59.  sottolinea che la creazione di uno spazio europeo dei trasporti rappresenta una priorità fondamentale che, in particolare nell'ambito del trasporto aereo e marittimo, dipende ampiamente dall'accettazione internazionale nel quadro degli accordi negoziati su scala globale con i nostri partner commerciali per tutti i modi di trasporto, da cui la necessità che l'Unione europea assuma un ruolo sempre più formativo in seno agli organi internazionali competenti;

60.  è del parere che l'UE debba conservare il proprio ruolo guida negli sforzi globali di riduzione delle emissioni dei trasporti, nel quadro della conferenza di Parigi 2015 sul clima (COP21), promuovendo a livello globale la decarbonizzazione dei trasporti e lo sviluppo di modalità di trasporto sostenibili contribuendo in tal modo al raggiungimento dell'obiettivo concordato a livello internazionale di mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 2 ºC;

61.  chiede un approccio più integrato tra gli Stati membri sulla possibilità di applicare un principio di reciprocità nelle nostre relazioni commerciali con i paesi terzi e di valutare se è opportuno prevedere ulteriori finanziamenti da paesi terzi nella politica di finanziamento dell'UE per i trasporti;

62.  sottolinea che lo sfruttamento delle risorse internazionali per lo sviluppo del nostro sistema di trasporto (petrolio, litio, metalli preziosi, biocarburanti) dovrebbe rispettare i legittimi interessi delle popolazioni che abitano nelle zone in cui tali risorse sono commercializzate o da cui sono importate;

Integrazione di tutte le modalità di trasporto nella visione di un sistema dei trasporti più efficiente, sostenibile, competitivo, accessibile e di più facile utilizzo per utenti e cittadini

63.  chiede, per quanto concerne il trasporto aereo:

   interventi nei confronti delle principali sfide alla competitività nel settore del trasporto aereo europeo poste dal calo della connettività diretta tra l'Europa e il resto del mondo, dalla limitata capacità aeroportuale in vista dell'imminente aumento del traffico aereo e dall'ampliamento della gamma di servizi di trasporto aereo forniti da imprese esterne all'UE,
   una revisione del regolamento (CE) n. 868/2004 al fine di salvaguardare la concorrenza leale nelle relazioni esterne dell'Unione europea nel campo dell'aviazione e rafforzare la posizione competitiva del settore dell'aviazione dell'Unione, garantendo la reciprocità ed eliminando le pratiche sleali, comprese le sovvenzioni che distorcono il mercato,
   un dialogo sull'aviazione con gli Stati del Golfo e la Turchia mirante a potenziare la trasparenza finanziaria e a salvaguardare la concorrenza leale; l'inserimento di "clausole di concorrenza leale" negli accordi sul trasporto aereo, disposizioni particolareggiate sulle sovvenzioni, le pratiche scorrette e la concorrenza sleale ed efficaci strumenti operativi in caso di inosservanza di tali disposizioni,
   l'accelerazione del procedure relative alla conclusione, ove necessario, di nuovi accordi in materia di trasporti aerei con i principali partner commerciali dell'UE quali i paesi vicinanti, i BRIC, i paesi dell'AESAN e il Messico, comprese disposizioni per un migliore accesso al mercato dei servizi aerei per il trasporto di merci,
   una revisione delle politiche normative e fiscali dell'UE e degli Stati membri per rafforzare la competitività dell'industria dell'aviazione europea e garantire un'equa concorrenza con i vettori aerei di paesi terzi; la revisione o l'abrogazione, pertanto, da parte della Commissione, di qualsiasi disposizione unilaterale dell'UE che abbia un effetto distorsivo della concorrenza nonché un'azione analoga da parte degli Stati membri per quanto riguarda disposizioni nazionali simili,
   il completamento del mercato interno per l'aviazione attraverso l'eliminazione delle barriere introdotte dagli Stati membri nei confronti di vettori dell'UE che desiderano operare dagli Stati membri in cui sono registrati verso un paese terzo passando per un altro Stato membro,
   lo sviluppo coerente ed efficace della rete aeroportuale dell'UE, che deve prevedere, innanzitutto, aeroporti principali ("hub") e, in secondo luogo, una rete ben servita, funzionante e costante di aeroporti locali, provinciali e regionali che sono essenziali per la crescita e lo sviluppo dei territori interessati, in particolare le zone remote e le regioni ultraperiferiche che spesso sono accessibili esclusivamente per via aerea; l'elaborazione di un quadro legislativo per lo sviluppo e l'ottimizzazione delle potenzialità inutilizzate degli aeroporti regionali e di nuove infrastrutture negli aeroporti congestionati,
   l'approvazione in via prioritaria dei progetti finanziati attraverso i fondi europei che fanno parte della rete centrale TEN-T,
   un'attenta preparazione e una rapida adozione di un pacchetto per l'aviazione completo che comprenda: un nuovo quadro normativo sui droni per uso civile che garantisca la sicurezza e i diritti fondamentali favorendo nel contempo il potenziale economico che i droni per uso civile possono offrire alle imprese europee, in particolare alle PMI e alle start-up; una revisione del regolamento AESA volta a chiarire il suo ruolo nei confronti delle autorità aeronautiche nazionali e rafforzare le sue capacità di controllare la sicurezza aerea in tutti gli Stati membri, comprese le regioni remote dell'UE, e promuovere l'adozione nel mondo delle regole e delle norme dell'UE,
   tutte le necessarie azioni da parte degli Stati membri per accelerare l'attuazione del cielo unico europeo mediante l'adozione del pacchetto SES2+, la piena attuazione e il funzionamento dei blocchi funzionali di spazio aereo e la realizzazione del futuro sistema di gestione del traffico aereo (SESAR), in modo di deframmentare lo spazio aereo dell'UE al fine di ridurre i ritardi, migliorare la sicurezza e mitigare l'impatto ambientale del trasporto aereo,
   la celere adozione, da parte del Consiglio, della sua posizione sulla revisione del regolamento (CE) n. 261/2004 e del regolamento (CE) n. 2027/97 sui diritti dei passeggeri del trasporto aereo nonché del regolamento (CEE) n. 95/93 sull'assegnazione di bande orarie,
   il perfezionamento dei negoziati in seno all'Organizzazione internazionale dell'aviazione civile (ICAO) sull'elaborazione di un meccanismo globale, fondato sul mercato, che intervenga sulle emissioni dell'aviazione internazionale,
   l'introduzione di criteri di sostenibilità internazionali per carburanti per l'aviazione rinnovabili,
   il sostegno alla ricerca e allo sviluppo in ambito aeronautico attraverso i programmi Orizzonte 2020 e Clean Sky, allo scopo di sviluppare tecnologie nuove e più pulite, da cui nascano aeromobili meno rumorosi e più efficienti nel consumo di combustibile, promuovere nuovi tipi di velivoli come i droni e creare crescita e posti di lavoro nell'industria aeronautica europea;
   una revisione completa da parte della Commissione e degli Stati membri della loro strategia e delle loro politiche in materia di sicurezza aerea al fine di adottare gradualmente un approccio basato sul rischio a vantaggio dei passeggeri,
   un miglioramento delle prestazioni in materia di sicurezza aerea a livello dell'UE nell'ambito della costruzione di aeromobili, della formazione e del rilascio di licenze agli equipaggi, delle operazioni di volo, della gestione del traffico aereo e dei servizi di navigazione aerea,
   una valutazione delle eventuali misure di sicurezza necessarie per evitare incidenti aerei simili a quello del volo Germanwings 9525 avvenuto nelle Alpi nel marzo 2015,
   una proposta della Commissione che comprenda misure per migliorare la sicurezza e le norme sociali, in particolare i tempi di volo e riposo, al fine di evitare l'affaticamento e migliorare la qualità dell'aria nelle cabine degli aerei;
   l'elaborazione di un insieme coordinato di regole che disciplinino le scuole di volo e la registrazione delle ore di volo dei piloti attivi nell'UE, garantendo un controllo e una valutazione più efficaci delle condizioni di impiego nell'industria dell'aviazione,
   la condivisione, da parte degli Stati membri, dei loro dati sull'aviazione generale con Eurostat, segnatamente per quanto concerne il numero di aeromobili, di piloti e di ore di volo, al fine di migliorare la normativa in materia, in particolare per quanto concerne la sicurezza aerea;
   un dialogo sociale costruttivo tra le parti interessate del settore dell'aviazione al fine di affrontare le nuove sfide che derivano dall'introduzione di nuove tecnologie che richiederanno un conseguente adeguamento dei posti di lavoro nel settore dell'aviazione;
   misure atte a contrastare l'aumento di pratiche commerciali con risvolti sociali negativi come le bandiere di comodo e le varie forme di lavoro atipico e di esternalizzazione; la revisione del regolamento (CE) n. 1008/2008 al fine di garantire la corretta applicazione della normativa sociale nazionale e degli accordi collettivi per le compagnie aeree aventi basi operative sul territorio dell'UE; una revisione della definizione di "sede di attività principale" di un'impresa in modo da obbligare le compagnie aeree a dimostrare le attività aeronautiche sostanziali svolte in un paese; l'estensione a tutte le categorie del personale di terra, ai piloti e agli equipaggi delle raccomandazioni dell'AESA che prevedono l'assunzione diretta di almeno il 50% dei tecnici addetti alla manutenzione,

64.  chiede, per quanto concerne il trasporto su strada:

   quadri di politiche nazionali efficaci finalizzati allo sviluppo del mercato per quanto concerne l'uso di veicoli elettrici e i combustibili alternativi (elettricità, idrogeno, gas naturale (gas naturale compresso (GNC) e gas naturale liquefatto (GNL), gas di petrolio liquefatto (GPL), combustibili sintetici e paraffinici e biocombustibili sostenibili, segnatamente quelli ottenuti dai rifiuti e dai residui delle attività di lavorazione, compreso l'etanolo a base di melassa), nonché la rapida messa in opera della necessaria infrastruttura di rifornimento/ricarica; lo scambio di migliori pratiche tra i progetti esistenti nei vari Stati membri relativamente al mercato per i carburanti alternativi e per la distribuzione urbana; un piano d'azione dell'UE relativo all'attuazione della strategia illustrata nella comunicazione della Commissione dal titolo "Energia pulita per i trasporti: una strategia europea in materia di combustibili alternativi" al fine di ottenere l'uso più ampio possibile di combustibili alternativi per il trasporto e promuovere una mobilità elettrica sostenibile in tutta l'Unione,
   un incremento complessivo del 40% entro il 2020, rispetto ai valori del 2010, del numero di aree di parcheggio sicure per i veicoli utilitari pesanti sulla rete transeuropea di trasporto e miglioramenti della loro qualità e delle norme igieniche;
   iniziative a garanzia dell'interoperabilità dei sistemi di telepedaggio,
   una valutazione da parte della Commissione dei diversi regimi di tariffazione stradale e della loro compatibilità con i trattati sull'UE, in particolare il principio di non discriminazione sulla base della residenza,
   l'approvazione in via prioritaria dei progetti infrastrutturali, finanziati attraverso fondi europei, che completano la rete stradale prevista dalla rete centrale TEN-T,
   l'inserimento di una tabella di marcia dell'UE per gli spostamenti in bicicletta nel programma di lavoro della Commissione per il 2016,
   una proposta legislativa che fissi limiti obbligatori alle emissioni medie di CO2 generate dalle autovetture nuove e dai furgoni nuovi, mantenendo una chiara traiettoria di riduzione delle emissioni a lungo termine,
   il completamento tempestivo di uno strumento di simulazione che misuri in modo accurato, affidabile ed efficiente dal punto di vista dei costi il consumo di carburante e le emissioni di CO2 dei veicoli utilitari pesanti (autocarri, autobus e autobus da turismo) cui faccia seguito, se del caso, una proposta legislativa che fissi limiti obbligatori alle emissioni medie di CO2 generate dai veicoli utilitari pesanti di nuova immatricolazione, come già avviene per le automobili e i furgoni; ulteriori misure per incentivare l'adozione da parte del mercato dei veicoli più efficienti e per promuovere le migliori pratiche per la riduzione del consumo di carburante,
   misure per migliorare l'efficienza del consumo di carburante e ridurre le emissioni di CO2 dei veicoli utilitari pesanti, tra cui un maggiore uso della formazione per la guida ecologica, una migliore logistica dei trasporti e un'infrastruttura intelligente nonché un maggiore uso dei carburanti alternativi,
   un ciclo di prove riveduto, dotato di requisiti più rigorosi relativi ai test di conformità e inteso sostituire il nuovo ciclo di guida europeo attualmente utilizzato, per garantire che le emissioni e il consumo di carburante dei veicoli sia misurato mediante una procedura di prove che rispecchi le reali condizioni di guida,
   l'avvio della revisione, senza ingiustificati ritardi, da parte della Commissione, della direttiva (UE) 2015/719 relativa a pesi e dimensioni massimi autorizzati di modo che, entro il 2020, possa essere presentata una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio che tenga in considerazione le caratteristiche specifiche di determinati segmenti di mercato come i trasportatori specializzati di automobili utilizzati nel settore della logistica dei veicoli finiti,
   l'adozione di un codice sociale per i lavoratori itineranti del trasporto su strada, che affronti anche il problema del lavoro autonomo fittizio e tenga maggiormente conto della natura specifica dei lavoratori dei trasporti su strada internazionali e garantisca la concorrenza equa,
   una migliore applicazione, valutazione e, se del caso, il chiarimento o la revisione delle norme comuni per l’accesso al mercato internazionale del trasporto merci su strada (regolamento (CE) n. 1072/2009),
   misure per garantire la conformità delle disposizioni nazionali con il diritto dell'UE nel settore dei trasporti transfrontalieri,
   la presa in considerazione della creazione di un'agenzia europea per il trasporto su strada atta a garantire la corretta attuazione della normativa dell'UE e promuovere la normazione in tutti gli Stati membri,
   misure atte a garantire la chiarezza sul piano giuridico e una migliore applicazione delle norme concernenti le condizioni di lavoro, i diritti sociali e previdenziali, le retribuzioni e la responsabilità sociale al fine di assicurare elevati standard sociali nel trasporto di merci su strada in tutta l'UE; l'adozione, da parte della Commissione, di misure contro le pratiche illegali nel settore del trasporto su strada che generano una concorrenza sleale e che favoriscono il dumping sociale; la considerazione del settore del trasporto merci su strada come un settore specifico in virtù della sua elevata mobilità e la necessità per i conducenti di trascorrere periodi di riposo a casa,
   una diversa applicazione dei principi del mercato unico che consenta un'efficace distinzione tra la libera prestazione di servizi e la libertà di stabilimento, onde garantire che le attività svolte da un'impresa in uno Stato membro in cui questa non è stabilita abbiano un carattere chiaramente temporaneo;

65.  chiede, per quanto concerne il trasporto ferroviario:

   il completamento dello spazio europeo ferroviario unico attraverso la rapida adozione del quarto pacchetto ferroviario, garantendo un'apertura bilanciata del mercato nazionale del trasporto ferroviario di passeggeri, l'indipendenza dei gestori dell'infrastruttura, procedure di gara per l'aggiudicazione di contratti di servizio pubblico, il massimo livello di sicurezza e interoperabilità e risorse umane e finanziarie sufficienti da destinare all'agenzia ferroviaria europea per far sì che sia pienamente operativa e in grado di assolvere il proprio mandato in qualità di sportello unico per l'omologazione e la certificazione della sicurezza dei veicoli; l'introduzione, grazie al quarto pacchetto ferroviario, di un elevato livello di qualità ed efficienza dei servizi ferroviari, la tutela dell'equilibrio economico degli obblighi di servizio pubblico e la promozione di standard elevati in materia di condizioni di lavoro e coesione territoriale; il rapido recepimento e applicazione da parte degli Stati membri del quarto pacchetto ferroviario a seguito della sua adozione,
   l'adozione da parte della Commissione di una strategia ferroviaria che proponga nuove misure per raggiungere gli obiettivi di trasferimento modale per il 2030 e il 2050 previsti dai dieci obiettivi per un sistema dei trasporti competitivo ed efficiente sul piano delle risorse contenuti nel Libro bianco,
   finanziamenti a lungo termine solidi, sufficienti, trasparenti e prevedibili, dotati di norme e procedure semplificate per l'accesso ai fondi dell'UE, per migliorare la capacità e la qualità dell'infrastruttura ferroviaria nazionale e transfrontaliera, dando priorità all'aggiornamento e al mantenimento dell'infrastruttura già esistente, nonché per consentire la fornitura di servizi affidabili, sicuri, accessibili e sostenibili da parte degli operatori ferroviari di trasporto di merci e passeggeri,
   un'analisi dettagliata delle ragioni per cui lo spazio europeo ferroviario sia caratterizzato da un gran numero di collegamenti mancanti lungo i confini degli Stati membri; misure e incentivi da parte della Commissione per riattivare con la massima urgenza i collegamenti transfrontalieri locali, regionali e nazionali dismessi o abbandonati durante la Seconda guerra mondiale o nel dopoguerra, nonostante il loro interesse economico o la loro utilità per il pubblico e la costruzione urgente di quelli previsti e non sviluppati, in modo da eliminare le strozzature e i collegamenti mancanti nelle regioni transfrontaliere; il rilancio e la manutenzione delle linee ferroviarie secondarie che sfociano nelle principali reti nazionali e nei corridoi europei; iniziative atte a trovare nuove funzioni per le reti dismesse, come il trasporto di merci o la fornitura di nuovi servizi turistici,
   l'approvazione in via prioritaria di progetti infrastrutturali, finanziati attraverso i fondi europei, a completamento della rete ferroviaria prevista dalla rete centrale TEN-T e dei progetti approvati nell'ambito del CEF,
   il rafforzamento del ruolo della Commissione per realizzare il completamento efficace e rapido dei corridoi ferroviari prioritari europei TEN-T programmati ma rinviati da alcuni Stati membri nonostante la loro utilità pubblica ed economica,
   uno studio volto ad analizzare i benefici sociali, economici e ambientali per i cittadini dell'UE del continuo sostegno ai servizi ferroviari notturni nazionali e internazionali e, se del caso, il rilancio di tali servizi, come pure dei collegamenti transfrontalieri tra città, ad esempio nel contesto degli obblighi di servizio pubblico e delle procedure di gara d'appalto,
   tutte le azioni necessarie da parte degli Stati membri, della Commissione e delle parti interessate del settore ferroviario per l'attuazione dell'impresa Shift2rail, al fine di accelerare l'integrazione delle tecnologie avanzate nelle soluzioni innovative di prodotti ferroviari, aumentare l'attrattiva del trasporto ferroviario e rafforzare la posizione dell'industria ferroviaria europea,
   azioni volte a realizzare una reale interoperabilità della rete ferroviaria europea, riducendo le barriere tecniche persistenti, promuovendo soluzioni tecniche che permettano la circolazione dei treni su rotaie con scartamenti diversi e facendo sì che le diverse limitazioni relative all'altezza nell'UE non costituiscano un ulteriore ostacolo,
   la messa in opera in via prioritaria del sistema europeo di gestione del traffico ferroviario (SEGTF) su tutti i corridoi della rete centrale TEN-T, comprese le corrispondenti apparecchiature di bordo sulle motrici,
   la rapida attuazione del regolamento (UE) n. 913/2010 relativo alla creazione di corridoi ferroviari internazionali per un trasporto merci competitivo e lo sviluppo o il miglioramento degli sportelli unici per il coordinamento di tali corridoi,
   la riduzione del rumore del trasporto merci su rotaia mediante l'ammodernamento dei vagoni merce e il miglioramento dell'infrastruttura ferroviaria tramite finanziamenti pubblici mirati: presentazione da parte della Commissione di una proposta che preveda di vietare in tutta l'UE i vagoni merci eccessivamente rumorosi entro il 2020,
   l'elaborazione e l'attuazione di sistemi di biglietteria per il trasporto nazionale e internazionale e l'eliminazione degli oneri supplementari applicabili ai passeggeri sulle tratte ferroviarie transfrontaliere,
   l'abbattimento delle barriere che impediscono all'industria ferroviaria europea (costruttori di materiale rotabile, infrastrutture ferroviarie e sistemi di segnalazione) di concorrere agli appalti nei paesi non appartenenti all'UE;

66.  chiede, per quanto concerne il trasporto marittimo:

   misure atte a facilitare le formalità per le navi operanti fra i porti dell'UE al fine di creare un autentico spazio europeo del trasporto marittimo senza barriere ("cintura blu"),
   un miglior coordinamento tra le autorità marittime e doganali a tutti i livelli, al fine di razionalizzare i flussi di informazioni e limitare gli oneri amministrativi superflui e le formalità doganali superflue,
   misure atte a sviluppare le potenzialità delle autostrade del mare nell'ambito della rete transeuropea di trasporto,
   misure aggiuntive per mantenere e sviluppare ulteriormente un trasporto marittimo di qualità attraente, sicuro e sostenibile e per garantire mercati marittimi aperti e l'accesso alle merci senza limitazioni,
   misure per sostenere e coordinare l'adattamento dei passaggi nei porti e dei sistemi di logistica alle navi più grandi, promuovere migliori collegamenti con i porti, in particolare con la ferrovia e le vie navigabili interne, l'agevolazione degli investimenti nei porti attraverso la mobilitazione di diverse fonti di finanziamento dell'UE in modo da accrescere la capacità dei porti dell'UE, potenziare le infrastrutture esistenti, sviluppare terminal multimodali e promuovere la creazione di porti intelligenti utilizzando sistemi di trasporto intelligenti e città portuali intelligenti; misure per migliorare l'infrastruttura portuale marittima, principalmente nel Mediterraneo e nel Mar Nero, al fine di passare in tali zone dal trasporto di merci via terra al trasporto via mare,
   la garanzia che i porti marittimi della rete centrale saranno collegati con l'infrastruttura del trasporto stradale e ferroviario e, ove possibile, delle vie navigabili interne della rete transeuropea dei trasporti entro il 2030, salvo ove limitazioni fisiche impediscano tale collegamento,
   maggiore chiarezza e coerenza nell'applicazione delle norme sugli aiuti di Stato ai porti per creare un ambiente pragmatico, prevedibile e stabile che consenta strategie di investimento di lungo termine nei porti, riduca gli oneri amministrativi e limiti al massimo le tempistiche procedurali,
   ulteriori progressi in merito alla proposta di regolamento che definisce un quadro per l'accesso al mercato dei servizi portuali e la trasparenza finanziaria dei porti, al fine di ammodernare e migliorare la qualità e l'efficienza dei servizi portuali, potenziare la concorrenza e creare condizioni quadro atte ad attrarre gli investimenti nei porti,
   la fissazione di un obiettivo vincolante in seno all'Organizzazione marittima internazionale per il raggiungimento dell'obiettivo del Libro bianco di una riduzione di almeno il 40% delle emissioni di CO2 provocate dagli oli combustibili a uso navale entro il 2050, che dovrà essere accompagnato da un obiettivo intermedio per il 2030; il perfezionamento dei negoziati in seno all'Organizzazione marittima internazionale sull'elaborazione di un meccanismo globale, fondato sul mercato, che intervenga sulle emissioni marittime internazionali, come un meccanismo di fissazione dei prezzi per le emissioni; in caso di conclusione di un accordo internazionale su un sistema globale di monitoraggio, comunicazione e verifica delle emissioni di gas a effetto serra o sulle misure globali volte a ridurre le emissioni di gas a effetto serra generate dal trasporto marittimo, il riesame da parte della Commissione del regolamento (UE) 2015/757 e, se del caso, la proposta di modifiche a tale regolamento per garantire l'adeguamento all'accordo internazionale,
   l'esame dell'estensione dei limiti di zolfo per il combustibile per uso marittimo applicabili alle zone di controllo delle emissioni di SOx (SECA) e delle relative norme dell'Organizzazione marittima internazionale all'intero spazio marittimo europeo,
   la promozione delle tecnologie di abbattimento delle emissioni e delle misure per l'efficienza energetica, attraverso incentivi finanziari e misure di sostegno mirate, con particolare enfasi sull'uso di carburanti alternativi, nonché la promozione di misure per il rallentamento della velocità di servizio delle navi, che, secondo quanto riportato, avrebbero forti potenzialità di riduzione del consumo di carburante e delle emissioni di gas a effetto serra,
   azioni a sostegno della messa in opera di un'infrastruttura di rifornimento alternativa nei porti marittimi e interni, compresi la fornitura di strutture per l'approvvigionamento di GNL e dell'elettricità da terra,
   una proposta legislativa relativa alla modernizzazione della normativa in materia di sicurezza delle navi passeggeri; una migliore attuazione e, se del caso, un riesame del terzo pacchetto in materia di sicurezza marittima al fine di rafforzare la prevenzione degli incidenti in mare e la gestione delle loro conseguenze,
   una proposta legislativa volta a chiarire il regime di responsabilità e di indennizzo relativamente al fenomeno crescente dei container dispersi in mare, sulla base di un sistema che consenta di identificare i proprietari di tali container;

67.  chiede, per quanto concerne il trasporto per vie navigabili interne:

   l'istituzione di un quadro adeguato per ottimizzare il mercato interno del trasporto per vie navigabili interne e rimuovere gli ostacoli che ne impediscono un utilizzo più diffuso;
   la piena attuazione del programma d'azione Naiades II, prestando speciale attenzione alla messa in opera e all'innovazione dell'infrastruttura e dei servizi d'informazione fluviale; una valutazione del programma entro il 2017 e, se del caso, un adeguamento delle misure proposte, al fine di assicurare il conseguimento degli obiettivi del programma,
   l'approvazione dei progetti relativi alle vie navigabili interne, finanziati attraverso i fondi europei, previsti dalla rete centrale TEN-T,
   l'adeguato potenziamento e una manutenzione nell'arco di tutto l'anno delle vie navigabili interne che fanno parte dei corridoi della rete centrale TEN-T entro il 2025, compresa l'eliminazione delle strozzature, conformemente alla normativa UE in materia di ambiente, al fine di assicurare condizioni di servizio appropriate,
   un maggiore sostegno da parte della Commissione e degli Stati membri alla promozione dell'innovazione nel trasporto per vie navigabili interne nell'ambito di Orizzonte 2020 e del Meccanismo per collegare l'Europa, l'uso di carburanti alternativi e un adeguamento a livello tecnico e ambientale della flotta per ridurre le emissioni di gas a effetto serra,
   l'integrazione del trasporto per vie navigabili interne nel trasporto e la logistica multimodale, nonché nei piani e nelle politiche di mobilità urbana sostenibile nelle città europee attraversate da vie navigabili e il miglioramento del ruolo dei porti interni per la distribuzione urbana delle merci,
   una celere revisione della direttiva 2005/44/CE relativa ai servizi armonizzati d'informazione fluviale (RIS) che assicuri la totale messa in opera di tali servizi entro il 2020 e il collegamento ad altri sistemi di trasporto cooperativi intelligenti,
   la convergenza, ove possibile, dei sistemi di governance e di regolamentazione del Reno e del Danubio, al fine di sviluppare un trasporto efficiente, multimodale e sostenibile sulle principali vie navigabili interne europee,
   il coinvolgimento della Commissione nell'assegnazione dei fondi europei e nel coordinamento dell'attuazione dei progetti previsti dalla strategia UE per il Danubio,
   una proposta legislativa sul riconoscimento e sulla modernizzazione delle qualifiche professionali nella navigazione interna e un esame delle misure atte ad attirare un maggior numero di giovani verso tale settore;

o
o   o

68.  invita la Commissione a tener conto delle proposte contenute nella presente risoluzione nella revisione intermedia del Libro bianco e nelle future iniziative nell'ambito dei trasporti;

69.  esorta la Commissione a monitorare i progressi compiuti verso il raggiungimento degli obiettivi del Libro bianco, nonché a riferire con cadenza quinquennale sulla sua attuazione;

70.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU C 168 E del 14.6.2013, pag. 72.
(2) GU C 351 E del 2.12.2011, pag. 13.
(3) GU C 175 E del 10.7.2008, pag. 556.
(4) GU C 43 E del 19.2.2004, pag. 250.
(5) GU C 56 E del 26.2.2013, pag. 54.
(6) Secondo la definizione dell'articolo 4 della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive.
(7) Road safety in the European Union, Commissione europea, marzo 2015.
(8) Testi approvati, P7_TA(2014)0094.


Carriera professionale delle donne in ambito scientifico e accademico e "soffitti di cristallo" incontrati
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Risoluzione del Parlamento europeo del 9 settembre 2015 sulla carriera professionale delle donne in ambito scientifico e accademico e sui "soffitti di cristallo" incontrati (2014/2251(INI))
P8_TA(2015)0311A8-0235/2015

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 2 e 3 del trattato sull'Unione europea (TUE) e gli articoli 8, 10, 19 e 157 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW) del 1979,

–  vista la direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego(1),

–  vista la comunicazione della Commissione del 21 settembre 2010 dal titolo "Strategia per la parità tra donne e uomini 2010-2015" (COM(2010)0491),

–  vista la comunicazione della Commissione del 5 marzo 2010 dal titolo "Maggiore impegno verso la parità tra donne e uomini – Carta per le donne" (COM(2010)0078),

–  visto il patto europeo per la parità di genere (2011-2020) adottato dal Consiglio il 7 marzo 2011,

–  vista la comunicazione della Commissione del 15 settembre 2014 dal titolo "Spazio europeo della ricerca – Relazione 2014 sui progressi compiuti" (COM(2014)0575),

–  vista la comunicazione della Commissione del 17 febbraio 1999 dal titolo "Donne e scienza – Mobilitare le donne per arricchire la ricerca europea" (COM(1999)0076),

–  vista la comunicazione della Commissione del 17 luglio 2012 dal titolo "Un partenariato rafforzato per lo Spazio europeo della ricerca a favore dell'eccellenza e della crescita" (COM(2012)0392),

–  vista la relazione della Commissione del 3 settembre 2014 dal titolo "Gender Equality Policies in Public Research", basata su uno studio dei membri del gruppo di Helsinki (il gruppo consultivo della Commissione sulle questioni di genere, la ricerca e l'innovazione),

–  vista la relazione "She Figures 2012 – Gender in Research and Innovation Statistics and Indicators", pubblicata dalla Commissione nel 2013,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 5 dicembre 2014 sul tema "Spazio europeo della ricerca – Relazione 2014 sui progressi compiuti",

–  viste le conclusioni del Consiglio del 29 maggio 2015 sulla tabella di marcia dello Spazio europeo della ricerca 2015-2020,

–  vista la sua risoluzione del 10 marzo 2015 sui progressi concernenti la parità tra donne e uomini nell'Unione europea nel 2013(2),

–  visto l'articolo 40 della convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne,

–  vista la posizione del 21 novembre 2013 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma quadro di ricerca e innovazione (2014-2020) – Orizzonte 2020(3),

–  vista la sua risoluzione del 21 maggio 2008 sulle donne e la scienza(4),

–  vista la sua risoluzione del 3 febbraio 2000 sulla comunicazione della Commissione "Donne e scienza – Mobilitare le donne per arricchire la ricerca europea"(5),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0235/2015),

A.  considerando che l'uguaglianza di genere è un principio fondamentale dell'UE, sancito dal trattato sull'Unione europea, e rientra tra i suoi obiettivi e compiti;

B.  considerando che l'uguaglianza di genere rappresenta una condizione essenziale affinché le donne e le ragazze godano appieno dei diritti umani ed è fondamentale per la loro emancipazione e per il conseguimento di una società sostenibile e inclusiva; che un utilizzo insufficiente del capitale umano riduce i potenziali vantaggi delle attività legate alla ricerca e all'innovazione nonché dello sviluppo economico generale e ha conseguenze sociali devastanti;

C.  considerando che è di fondamentale importanza garantire che le donne e gli uomini si trovino in una posizione di parità, abbiano uguali diritti e responsabilità e beneficino delle stesse opportunità di lavoro, e che al loro contributo alla società sia riconosciuto il medesimo valore e tributato lo stesso rispetto;

D.  considerando che, secondo i dati statistici e le indagini disponibili, le donne sono sottorappresentate nella maggior parte delle posizioni scientifiche, ingegneristiche e dirigenziali come pure ai livelli gerarchici più elevati, anche in settori in cui sono in maggioranza rispetto agli uomini, come nel campo dell'istruzione; che le donne sono fortemente sottorappresentate nei settori dell'istruzione e nelle professioni in ambito scientifico, tecnologico, ingegneristico e matematico ("Science, Technology, Engineering and Math", STEM) e costituiscono solo il 24% dei professionisti della scienza e dell'ingegneria; che la rappresentanza femminile varia in base alle specializzazioni STEM: ad esempio per la chimica si registrano problemi nel trattenere le donne nel settore, mentre per l'ingegneria e la fisica le difficoltà riguardano l'assunzione;

E.  considerando che la scienza ricopre un'importanza fondamentale per l'Europa in termini economici e necessita di un numero sempre maggiore di professionisti che siano in grado, tra l'altro, di realizzare le ricerche rivoluzionarie indispensabili per incrementare la produttività e la competitività; che l'esistenza di un numero sufficiente di persone con competenze STEM è una condizione essenziale per attuare l'Agenda europea per la crescita e l'occupazione e per conseguire gli obiettivi della strategia Europa 2020; che la domanda di professionisti STEM è destinata ad aumentare fino al 2025, mentre secondo gli ultimi dati disponibili la manodopera nel settore della ricerca sta invecchiando; che l'arricchimento reciproco tra le discipline STEM e quelle artistiche e umanistiche (STEAM) presenta un enorme potenziale economico, sociale e culturale, e le ricercatrici e le innovatrici sono in una posizione ideale per sviluppare collegamenti da STEM a STEAM; che le ricercatrici costituiscono un punto di forza per l'Unione europea, che necessita di tutte le risorse disponibili per riprendersi definitivamente dalla crisi economica e finanziaria e per far fronte ai cambiamenti della società nel suo complesso; che è necessario promuovere e agevolare lo sviluppo professionale delle donne come pure una maggiore presenza di giovani, in particolare studentesse e docenti universitarie, nei settori STEM;

F.  considerando che sono stati registrati alcuni sviluppi positivi per quanto riguarda le ricercatrici, la cui percentuale negli ultimi anni sta aumentando più rapidamente rispetto a quella degli uomini, ma che il numero delle ricercatrici è ancora significativamente inferiore a quello dei ricercatori, soprattutto nel settore delle imprese, dove si registra il divario maggiore;

G.  considerando che in ambito universitario la carriera delle donne continua a essere caratterizzata da una marcata segregazione verticale, per cui le donne che ricoprono le cariche accademiche più importanti rappresentano solo una percentuale molto ridotta; che secondo i dati di "She Figures 2012" le donne costituiscono soltanto il 10% dei rettori universitari;

H.  considerando che pochi Stati membri sembrano avere disposizioni in materia di uguaglianza di genere nel quadro giuridico relativo alle attività di ricerca, e che si dedica poca attenzione all'integrazione della dimensione di genere nei programmi nazionali di ricerca;

I.  considerando che le donne incontrano ancora ostacoli nel creare una loro attività a causa della persistenza di pregiudizi e stereotipi; che è necessario promuovere e sostenere una maggiore imprenditorialità tra le donne e creare un contesto in cui le imprenditrici e le imprese a conduzione familiare possano prosperare e in cui lo spirito imprenditoriale venga ricompensato adottando le misure necessarie sulla base di uno scambio delle migliori pratiche e prestando particolare attenzione alle madri;

J.  considerando che le cause della situazione attuale sono molteplici e complesse e includono stereotipi negativi, preconcetti e pregiudizi consapevoli e inconsapevoli;

K.  considerando che le statistiche indicano costantemente che le ragazze si allontanano dalle discipline STEM a scuola e sono meno propense a seguire una formazione universitaria in ambito scientifico; che non esiste una spiegazione unica per la ridotta presenza femminile nei settori STEM e che fra le ragioni di questo fenomeno figurano la mancanza di conoscenza delle carriere STEM da parte degli insegnanti nelle scuole, l'assenza di modelli femminili, il numero elevato di contratti precari a breve termine, i pregiudizi inconsci delle commissioni di esame, il fatto che le donne sono meno propense degli uomini a candidarsi per posizioni di alto livello e la tendenza delle donne a indirizzarsi verso ruoli educativi e di insegnamento, anziché verso il mondo accademico e della ricerca;

L.  considerando che le donne che lavorano nel settore della ricerca, così come in ogni altro settore, sono costrette a farsi carico di maggiori obblighi genitoriali o connessi alla famiglia rispetto alla controparte maschile e che, di conseguenza, tutte le misure proposte devono tenere conto della possibilità di conciliare con successo la vita professionale e familiare delle donne mediante la partecipazione degli uomini a tali responsabilità;

M.  considerando che, nonostante gli sforzi intrapresi per promuovere l'uguaglianza di genere e le pari opportunità, le donne continuano a sperimentare disparità di accesso per quanto concerne i lavori di ricerca, i finanziamenti, le pubblicazioni e i riconoscimenti accademici, e devono altresì far fronte alla rigidità dei criteri in materia di promozioni e riconoscimenti e a una mancanza di finanziamenti o politiche adeguate a loro sostegno, il che rende le prospettive delle giovani scienziate particolarmente fosche; che tutti questi fattori possono contribuire alla "fuga dei cervelli", un fenomeno che richiede l'adozione di misure radicali piuttosto che di misure semplici; che la cooperazione a livello collettivo è altresì fondamentale e dovrebbe essere intrapresa e incentivata sia sul piano individuale che nella società;

N.  considerando che occorre condurre nuove analisi e valutazioni in merito alla bassa posizione occupata di fatto dalle donne in ambito scientifico nella società, che non è necessariamente giustificata da criteri oggettivi, nonché alle relazioni di genere e agli stereotipi di genere; che ampliare le prospettive di carriera delle donne e cambiare i modelli educativi potrebbero contribuire sostanzialmente a ridurre il divario retributivo di genere, ad esempio aumentando il numero di scienziati e ingegneri di sesso femminile;

O.  considerando che la Commissione si è già impegnata ad assicurare una presenza del 40% del genere sottorappresentato in tutti i suoi gruppi di esperti, comitati e commissioni e, in particolare, applicherà tale principio al programma specifico Orizzonte 2020;

P.  considerando che le più recenti conclusioni del Consiglio sul potenziamento delle risorse umane in ambito scientifico e tecnologico nello Spazio europeo della ricerca hanno riconosciuto già nel 2005 l'importanza di promuovere l'uguaglianza di genere nel settore della ricerca e la presenza delle donne nelle posizioni di responsabilità, ma che da allora il Consiglio non si è più pronunciato al riguardo;

Q.  considerando che la tabella di marcia dello Spazio europeo della ricerca 2015-2020 invita la Commissione e gli Stati membri a iniziare a tradurre in azioni concrete la legislazione nazionale in materia di pari opportunità, al fine di far fronte agli squilibri di genere negli istituti di ricerca e negli organismi decisionali e di integrare meglio la dimensione di genere nelle politiche, nei programmi e nei progetti di ricerca e sviluppo (R&S);

R.  considerando che la convenzione di Istanbul contiene l'impegno ad affrontare le cause profonde della violenza e a promuovere una maggiore uguaglianza di genere cambiando gli atteggiamenti ed eliminando gli stereotipi non solo a livello di singoli individui ma anche all'interno degli istituti di istruzione superiore e dei campus universitari, che non sono immuni alla violenza di genere, in modo che le donne possano essere libere dalla violenza e dalla paura che essa genera, che spesso impedisce loro di partecipare appieno alla vita accademica e sociale;

S.  considerando che l'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere può svolgere un ruolo fondamentale nel monitorare l'andamento del divario retributivo di genere nel settore della scienza e della ricerca, analizzandone le cause e valutando l'impatto della legislazione;

Uguaglianza di genere nelle posizioni accademiche

1.  osserva che, nonostante i cambiamenti positivi degli ultimi anni, l'uguaglianza di genere nel mondo scientifico e accademico non è ancora stata conseguita, con situazioni eterogenee nei vari Stati membri, settori della ricerca e gradi accademici; mette in risalto la presenza estremamente ridotta delle donne nelle più alte posizioni accademiche e decisionali nelle istituzioni scientifiche e nelle università, a conferma dell'esistenza di un soffitto di cristallo, ovvero di barriere invisibili fondate su pregiudizi che ostacolano l'ascesa delle donne a posizioni di responsabilità;

2.  deplora la comprovata presenza della segregazione di genere, di natura sia orizzontale che verticale, nelle gerarchie universitarie e scolastiche in Europa e in altre economie avanzate, e si rammarica per il fatto che, se da un lato le donne sono il 59% dei laureati nell'UE-28, dall'altro esse rappresentano soltanto il 18% dei professori universitari ordinari;

3.  ribadisce che l'uguaglianza di genere è uno dei principi fondanti dell'UE, che deve essere rispettato anche in ambito accademico e della ricerca; sottolinea che tutte le forme di discriminazione diretta o indiretta nei confronti delle donne devono essere eliminate;

4.  osserva che la scarsa presenza di donne nei settori della scienza e della ricerca ha portato a un approccio androcentrico alla R&S, in particolare: a) non esistono manichini femminili per le prove d'urto; b) la ricerca medica viene di solito effettuata su soggetti di sesso maschile; c) i calcoli sulle dosi di radiazioni si basano sul tasso di assorbimento di un maschio di mezza età; e d) nella maggior parte dei libri di anatomia le immagini raffigurano il corpo di un uomo;

5.  si rammarica per il fatto che le donne continuano a sperimentare una disparità di accesso alle posizioni di ricerca, ai finanziamenti e alle pubblicazioni, incluso un divario retributivo di genere non corretto in ambito scientifico e accademico, nonostante le disposizioni giuridiche sulla parità di trattamento e la non discriminazione sul mercato del lavoro, tra cui disposizioni sulla parità di retribuzione, in vigore nell'UE e negli Stati membri;

Misure positive

6.  esorta la Commissione e gli Stati membri ad analizzare le disposizioni giuridiche vigenti al fine di attuarle in modo appropriato e, ove necessario, modificarle onde assicurare la parità di trattamento tra donne e uomini; sollecita la Commissione e gli Stati membri a garantire il rispetto del principio di non discriminazione, che conformemente al trattato di Lisbona costituisce un obiettivo dell'Unione europea, in tutti i tipi di contratto di lavoro o di finanziamento, nonché il diritto legale alla parità di retribuzione per uno stesso lavoro per tutti gli elementi della remunerazione attribuiti a uomini e donne, incluse sovvenzioni e borse di studio, ad esempio assicurando la trasparenza degli stipendi;

7.  osserva che, oltre a garantire l'applicazione delle disposizioni giuridiche, occorre anche eliminare le barriere culturali e istituzionali che generano una discriminazione diretta o indiretta nei confronti delle donne nelle posizioni scientifiche e decisionali, in modo da raggiungere l'uguaglianza di genere; ritiene che tali forme di discriminazione, preconcetti negativi e stereotipi consapevoli o inconsapevoli si basino sugli atteggiamenti e sui modelli che vengono continuamente riprodotti e che i cambiamenti a livello istituzionale possano contribuire a eliminarli; invita la Commissione ad avviare e sostenere campagne di sensibilizzazione pubblica, programmi e iniziative volti a ridurre questi ostacoli sia nel mondo accademico che nella società in generale;

8.  denuncia ancora una volta il fatto che le donne continuano a essere pagate meno degli uomini per uno stesso lavoro, anche nel settore della ricerca e della scienza, a causa della loro minore rappresentanza;

9.  invita la Commissione e gli Stati membri a sostenere e promuovere le reti di sostegno tra pari e la condivisione delle migliori pratiche in Europa e al di fuori di essa;

10.  sottolinea che le campagne di sensibilizzazione dovrebbero rivolgersi sia agli uomini che alle donne, in quanto esse riproducono (in modo consapevole o inconsapevole) gli stereotipi di genere e possono quindi finire per interiorizzare gli ostacoli culturali e istituzionali all'avanzamento di carriera in ambito scientifico;

11.  esorta la Commissione a sviluppare i programmi e le iniziative esistenti e a incrementare le campagne positive rivolte alle ragazze e alle donne, incoraggiandole a intraprendere una carriera in ambito accademico e della ricerca in tutti i settori scientifici, con un'attenzione particolare all'ingegneria e al settore tecnologico, dove la partecipazione femminile rimane inferiore alla media nonostante i recenti sviluppi positivi;

12.  invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere programmi educativi che favoriscano sinergie e collegamenti positivi tra le discipline STEM e quelle artistiche e umanistiche nonché a promuovere una prospettiva di genere, favorendo il ruolo che le donne possono svolgere nella creazione di questi collegamenti;

13.  invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere modelli femminili positivi a tutti i livelli dell'istruzione, dall'istruzione obbligatoria fino a quella superiore e postuniversitaria, come pure nell'istruzione informale e nel lavoro giovanile; riconosce che la promozione di modelli femminili positivi include l'adozione di misure intese a mettere in rilievo i successi presenti e passati conseguiti dalle donne nella scienza e nella tecnologia, nell'imprenditorialità e nelle posizioni decisionali; osserva che tali misure possono includere un'attenzione specifica alla Giornata internazionale della donna, alle Settimane della scienza e all'utilizzo delle migliori pratiche esistenti negli Stati membri e in altre parti del mondo;

14.  invita la Commissione, gli Stati membri e i soggetti interessati a rafforzare le iniziative e i programmi volti a incoraggiare le donne a proseguire le proprie carriere in ambito scientifico e accademico, tra cui i programmi di tutoraggio e di creazione di reti, e a sostenere le scienziate, in particolare giovani, che partecipano a programmi di ricerca e che presentano richieste di sovvenzioni, nonché a promuovere le carriere individuali delle ricercatrici e il loro avanzamento professionale alle posizioni apicali; ritiene che le donne andrebbero altresì incoraggiate a candidarsi per le posizioni di responsabilità decisionale e che al tempo stesso sia necessario intervenire al fine di lottare contro ogni tipo di barriera che renda difficile o impossibile tale candidatura;

15.  esorta la Commissione e gli Stati membri, nell'elaborare strategie sull'uguaglianza di genere nel campo dell'istruzione superiore, a prestare particolare attenzione alle donne vittime di discriminazioni multiple, quali le donne LGBTI, le donne con disabilità, le donne appartenenti a una minoranza, le migranti, le profughe e le assistenti domiciliari;

16.  esorta gli Stati membri a mettere a punto metodi curricolari e di insegnamento efficaci e attrattivi per le discipline STEM al fine di trattenere le ragazze nel settore della scienza, nonché a riconoscere che gli insegnanti, con la loro capacità di promuovere nel contesto scolastico la partecipazione continua delle ragazze al settore scientifico, costituiscono un motore di cambiamento culturale, e a garantire pertanto investimenti a loro favore;

17.  esorta gli Stati membri a riconoscere le potenzialità dell'orientamento professionale di qualità come pure dello svolgimento di attività di formazione nell'ottica di incoraggiare le ragazze a continuare lo studio delle discipline STEM all'università;

Conciliare vita professionale e personale

18.  sottolinea che la necessità di conciliare efficacemente gli obblighi professionali e familiari spesso rappresenta un serio ostacolo, che interessa nello specifico l'avanzamento professionale delle donne in ambito accademico e scientifico oltre ad essere una delle principali ragioni per cui esse rinunciano alla carriera;

19.  chiede una maggiore flessibilità delle condizioni di lavoro per i ricercatori di entrambi i sessi onde consentire loro di conciliare il lavoro con la vita familiare, e sollecita l'eliminazione del divario retributivo tra uomini e donne per garantire l'uguaglianza di genere;

20.  invita la Commissione, gli Stati membri, le organizzazioni per il finanziamento della ricerca e gli altri soggetti interessati a elaborare programmi intesi a incoraggiare attivamente le donne a proseguire le proprie carriere dopo la maternità o il congedo parentale e a stanziare risorse per i programmi di reinserimento, che dovrebbero essere adattati alle esigenze di ciascuna istituzione e includere la formazione necessaria per stare al passo con gli sviluppi scientifici, nonché ad assicurare maggiore flessibilità per quanto riguarda la produzione scientifica delle donne dopo il parto o l'adozione di un bambino e a garantire servizi adeguati di assistenza all'infanzia, incoraggiando altresì l'integrazione degli uomini nella vita familiare; osserva che tali misure dovrebbero essere applicate anche ai ricercatori che percepiscono borse individuali e al personale impegnato in progetti di ricerca con finanziamenti esterni;

21.  incoraggia gli Stati membri e le regioni a promuovere lo sviluppo di università e istituti di ricerca adeguati alle esigenze familiari;

22.  esorta la Commissione a riconoscere la necessità di garantire un congedo di paternità e un'indennità di paternità adeguati affinché gli uomini possano permettersi di assentarsi dal lavoro per occuparsi dei figli, contribuendo così a contrastare la prassi acquisita secondo cui sono le donne a interrompere la propria carriera, nell'ottica di superare un ostacolo di rilievo per l'avanzamento professionale delle donne in ambito scientifico e accademico;

Cambiamenti e progetti istituzionali

23.  osserva che, oltre a incoraggiare le carriere individuali delle donne, sono necessari cambiamenti istituzionali per superare le barriere all'uguaglianza di genere, in particolare per quanto concerne la segregazione verticale e la partecipazione delle donne agli organi decisionali;

24.  richiama l'attenzione sulla necessità che le istituzioni si adoperino per sostenere e incoraggiare questi cambiamenti definendo nuove norme, affrontando le questioni che si presentano e monitorando i progressi, in modo da consentire alle scienziate di utilizzare le informazioni disponibili e, al tempo stesso, contribuire attivamente allo Spazio europeo della ricerca;

25.  esorta la Commissione a proporre una raccomandazione agli Stati membri contenente orientamenti comuni in tema di cambiamenti istituzionali per promuovere l'uguaglianza di genere nelle università e negli istituti di ricerca;

26.  ritiene necessario sistematizzare i dati disponibili relativamente alla distribuzione di genere e alla posizione delle scienziate negli Stati membri al fine di favorire l'uguaglianza di genere in tutti gli istituti di ricerca del settore pubblico e privato; ritiene che occorra un consenso sulle ulteriori azioni volte a incoraggiare i progetti concernenti le scienziate;

27.  esorta la Commissione a rafforzare il proprio ruolo di coordinamento in relazione alle iniziative per l'integrazione di genere nello Spazio europeo della ricerca nonché a sensibilizzare in merito all'importanza dell'integrazione di genere nel mondo scientifico e accademico e a offrire ai soggetti interessati una formazione pertinente in materia; insiste sulla necessità di varare misure che promuovano la realizzazione di un'effettiva uguaglianza di genere per quanto concerne l'avanzamento professionale in ambito accademico e scientifico;

28.  valuta positivamente il fatto che la Commissione finanzi la creazione di piani di uguaglianza di genere attraverso progetti nell'ambito del Settimo programma quadro e di Orizzonte 2020 e plaude al progetto congiunto della Commissione e dell'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere relativo alla creazione di uno strumento on line per i piani di uguaglianza di genere quale mezzo per identificare e condividere le migliori pratiche con i soggetti interessati; sottolinea che le migliori pratiche proposte dovrebbero tenere conto dell'indipendenza delle università e delle organizzazioni di ricerca e dell'eterogeneità delle loro strutture organizzative nei vari Stati membri;

29.  invita gli Stati membri a istituire partenariati con le organizzazioni di ricerca e con le università per promuovere cambiamenti culturali e istituzionali in materia di genere;

30.  sollecita gli Stati membri a collaborare con le istituzioni accademiche per fornire sostegno e maggiori opportunità in termini di progressione di carriera in momenti di transizione chiave, ad esempio nel passaggio tra dottorato, post-dottorato e docenza;

31.  sottolinea la necessità di garantire la piena integrazione della dimensione di genere nel settore della ricerca come pure l'equilibrio di genere nella partecipazione a Orizzonte 2020; ritiene che ciò richiederà nuovi sforzi per integrare la dimensione di genere nella definizione e nell'attuazione del prossimo programma di lavoro; plaude alla creazione del gruppo consultivo Orizzonte 2020 sul genere (AGG); è fermamente convinto che gli obiettivi di Orizzonte 2020 saranno raggiunti soltanto con la piena partecipazione delle scienziate;

32.  invita gli Stati membri a collaborare con le istituzioni accademiche al fine di incoraggiare attivamente la presentazione di candidature da parte delle donne e di garantire, ove possibile, la rappresentanza femminile nelle commissioni di esame;

33.  è fermamente convinto che la dimensione di genere è una fonte di valore aggiunto per la ricerca e fornisce un ritorno sugli investimenti; sottolinea che l'analisi di genere può favorire l'innovazione e la cooperazione scientifica e tecnologica multidisciplinare;

Passi avanti

34.  invita gli Stati membri a fornire incentivi agli istituti di ricerca e alle università affinché introducano e applichino piani di uguaglianza di genere, introducano una dimensione di genere nei propri programmi di ricerca nazionali, eliminino gli ostacoli giuridici e di altra natura all'assunzione, al trattenimento e alla progressione di carriera delle ricercatrici e attuino strategie globali di cambiamento strutturale nell'ottica di superare i divari esistenti negli istituti e nei programmi di ricerca;

35.  invita la Commissione e gli Stati membri ad affrontare gli squilibri di genere nei processi decisionali e all'interno degli organismi preposti all'assunzione e alla promozione dei ricercatori, nonché a considerare la creazione di piani di uguaglianza di genere quale condizione necessaria per l'accesso ai finanziamenti pubblici per la ricerca, il settore scientifico e quello accademico, segnatamente incoraggiando gli istituti di ricerca e scientifici a elaborare relazioni sulle loro attività di integrazione delle scienziate e assicurando che i processi di selezione e promozione siano aperti e trasparenti;

36.  riconosce che le strategie di uguaglianza di genere nel settore dell'istruzione superiore devono anche tenere conto dei fenomeni di violenza di genere; invita la Commissione e gli Stati membri a elaborare strategie volte a far fronte alla violenza di genere nei campus universitari, che includano attività di sensibilizzazione, un accesso alla giustizia più facile per le donne colpite e il coinvolgimento degli studenti, dei docenti universitari e del personale di sesso maschile nella lotta alla violenza;

37.  sollecita gli Stati membri a incoraggiare i datori di lavoro ad adottare misure intese a contrastare tutte le forme di mobbing sul posto di lavoro ai danni delle donne, che possono generare scoraggiamento nelle vittime spingendole infine a licenziarsi;

38.  invita gli Stati membri ad agevolare una comunicazione regolare tra i ministri nazionali dell'Università e della scienza e i ministri per le Pari opportunità, o gli equivalenti del caso, affinché siano elaborate politiche nazionali che incoraggino e sostengano le donne nel settore scientifico e accademico;

39.  sollecita gli Stati membri a coinvolgere i media e il settore privato nell'eliminazione degli stereotipi di genere e nella promozione del rispetto reciproco; sottolinea il ruolo dei media nel perpetuare o lottare per dissipare gli stereotipi di genere e il loro potenziale nel promuovere attivamente modelli positivi per le donne e le ragazze, che dovrebbero essere incoraggiati;

40.  invita la Commissione e l'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere a sviluppare ulteriormente la metodologia esistente per il mantenimento di statistiche disaggregate per genere per tutte le attività accademiche e scientifiche, in aggiunta alle statistiche sulle risorse umane, e a elaborare indicatori validi per la valutazione dei processi di cambiamento istituzionale, sia a livello nazionale che nello Spazio europeo della ricerca;

41.  invita gli Stati membri, il settore accademico e tutti i soggetti interessati a introdurre programmi specifici nel campo dell'istruzione, in particolare terziaria, per evidenziare l'importanza dell'uguaglianza di genere;

42.  invita la Commissione e gli Stati membri ad applicare costantemente il bilancio di genere a tutti i programmi e le misure di finanziamento in ambito scientifico, accademico e della ricerca, nonché a elaborare linee guida e metodi per il monitoraggio e la valutazione dell'inclusione della dimensione di genere in questi settori;

43.  invita gli Stati membri a mettere a punto misure statistiche per monitorare le destinazioni delle donne che lasciano il mondo accademico onde migliorare l'elaborazione delle politiche da parte delle istituzioni accademiche e dei governi nei settori correlati;

44.  incoraggia gli Stati membri a valutare la possibilità di fornire un riconoscimento positivo alle istituzioni accademiche che hanno adottato misure volte a far fronte alla disuguaglianza di genere;

45.  chiede alla Commissione di integrare la dimensione di genere nei contenuti scientifici e tecnologici per porre fine a sottili forme di discriminazione, incentivando a tenere conto del sesso e del genere nello sviluppo della ricerca;

Contribuire attivamente

46.  invita la Commissione e gli Stati membri a rafforzare ulteriormente le attività di rete tra le scienziate a livello nazionale, regionale e dell'UE;

47.  incoraggia gli Stati membri a prendere in considerazione l'attuazione di sistemi di tutoraggio intesi in particolare a incoraggiare le donne a richiedere sovvenzioni di finanziamento, promozioni o altre opportunità e a sostenerle durante tale processo;

48.  ribadisce l'importanza di assicurare una maggiore partecipazione delle donne ai processi decisionali e di garantire l'equilibrio di genere nelle commissioni di valutazione, di selezione e in tutte le altre commissioni pertinenti, nonché in tutti i comitati e le commissioni con responsabilità decisionali in merito alle assunzioni, ai finanziamenti, ai programmi di ricerca e alle pubblicazioni; ritiene che gli istituti di ricerca e le università debbano essere incoraggiati a introdurre obiettivi connessi alla partecipazione delle donne a tali organi; invita la Commissione e gli Stati membri, a tale riguardo, a basarsi sulla proposta di direttiva della Commissione riguardante il miglioramento dell'equilibrio di genere fra gli amministratori senza incarichi esecutivi delle società quotate in Borsa e relative misure(6) al fine di proporre misure legislative analoghe concernenti le posizioni di responsabilità per le donne in ambito scientifico e accademico;

49.  chiede al Consiglio di adottare, nel quadro della presidenza lussemburghese, conclusioni sull'uguaglianza di genere nel settore della ricerca per garantire una maggiore rappresentanza e partecipazione delle donne ai processi decisionali in tale ambito;

50.  invita il Parlamento a istituire il premio "Donne e scienza in Europa", da assegnare ai datori di lavoro (imprese, istituzioni o autorità) che promuovono in modo esemplare le donne in ambito accademico e scientifico, sostengono le donne che rivestono posizioni dirigenziali e garantiscono la parità retributiva;

51.  invita la Commissione a promuovere, attraverso campagne di informazione, i progetti e i programmi finalizzati a incrementare la partecipazione femminile alla ricerca scientifica;

o
o   o

52.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi degli Stati membri.

(1) GU L 204 del 26.7.2006, pag. 23.
(2) Testi approvati, P8_TA(2015)0050.
(3) Testi approvati, P7_TA(2013)0499.
(4) GU C 279 E del 19.11.2009, pag. 40.
(5) GU C 309 del 27.10.2000, pag. 57.
(6) COM(2012)0614.


Emancipazione delle ragazze attraverso l'istruzione nell'UE
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Risoluzione del Parlamento europeo del 9 settembre 2015 sull'emancipazione delle ragazze attraverso l'istruzione nell'UE (2014/2250(INI))
P8_TA(2015)0312A8-0206/2015

Il Parlamento europeo,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo,

–  visti l'articolo 2 e l'articolo 3, paragrafo 3, secondo comma, del trattato sull'Unione europea, nonché l'articolo 8 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU),

–  vista la convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW) del 18 dicembre 1979,

–  visto l'articolo 23 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  viste la dichiarazione di Pechino e la piattaforma d'azione, adottate il 15 settembre 1995 dalla quarta Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulle donne, e i successivi documenti finali adottati alle sessioni speciali delle Nazioni Unite di Pechino+5 (2005), Pechino+15 (2010) e Pechino+20 (2015),

–  visto il Patto europeo per la parità di genere (2011-2020), adottato dal Consiglio europeo nel marzo 2011,

–  vista la Convenzione, adottata nel maggio 2011 dal Consiglio d'Europa, sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 21 settembre 2010, dal titolo "Strategia per la parità tra donne e uomini 2010-2015" (COM(2010)0491),

–  vista la sua risoluzione del 12 marzo 2013 sull'eliminazione degli stereotipi di genere nell'Unione europea(1),

–  viste la direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego e la direttiva 2004/113/CE del Consiglio, del 13 dicembre 2004, che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura,

–  vista la direttiva 2002/73/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 settembre 2002, che modifica la direttiva 76/207/CEE del Consiglio relativa all'attuazione del principio della parità di trattamento tra gli uomini e le donne per quanto riguarda l'accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali e le condizioni di lavoro,

–  vista la sua risoluzione del 10 marzo 2015 sui progressi concernenti la parità tra donne e uomini nell'Unione europea nel 2013(2),

–  vista la relazione indipendente del 2009 elaborata su richiesta della Direzione Generale Istruzione e cultura (DG EAC) della Commissione,

–  vista la raccomandazione CM/Rec (2007)13 del 10 ottobre 2007, del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa agli Stati membri sulla dimensione di genere nell'istruzione,

–  vista la "Raccolta di buone prassi per promuovere un'istruzione priva di stereotipi di genere e identificare modalità di attuazione delle misure contenute nella raccomandazione del Comitato dei Ministri sulla dimensione di genere nell'istruzione" (rivista il 12 marzo 2015), promossa dal Consiglio d'Europa,

–  vista la raccomandazione Rec (2003)3 del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa agli Stati membri riguardo a una partecipazione equilibrata delle donne e degli uomini al processo decisionale politico e pubblico, adottata il 12 marzo 2003,

–  vista la comunicazione dell'Organizzazione internazionale del Lavoro (OIL) dal titolo "Le donne e il mondo del lavoro", in occasione della Giornata internazionale della donna, nel 2015,

–  vista l'indagine sulle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender nell'Unione europea pubblicata dall'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA) nel 2013,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere e il parere della commissione per lo sviluppo regionale (A8-0206/2015),

A.  considerando che l'istruzione è il fondamento di una cittadinanza responsabile, è essenziale per garantire l'uguaglianza di genere e l'emancipazione delle ragazze, ed è un diritto umano fondamentale e il diritto di ogni bambino;

B.  considerando che l'istruzione e la formazione delle ragazze e delle donne rappresentano un valore europeo importante, un diritto umano fondamentale e un elemento essenziale per l'emancipazione delle ragazze e delle donne a livello sociale, culturale e professionale, nonché per il pieno godimento di tutti gli altri diritti sociali, economici, culturali e politici e, di conseguenza, per la prevenzione della violenza contro le donne e le ragazze;

C.  considerando che l'istruzione può trasformare una società e contribuire all'uguaglianza sociale, economica, politica e di genere;

D.  considerando che, secondo uno studio condotto dalla Direzione Generale delle Politiche interne del Parlamento, 30 milioni di bambine in età di scuola primaria sono escluse dal sistema di istruzione in tutto il mondo;

E.  considerando che la povertà, l'esclusione sociale e reti prescolastiche, scolastiche ed extrascolastiche inadeguate o difficilmente raggiungibili sono alcuni degli ostacoli principali all'accesso all'istruzione per le ragazze;

F.  considerando che solo gli Stati possono garantire un'istruzione universale obbligatoria gratuita, il che è una condizione fondamentale per assicurare pari opportunità a entrambi i sessi;

G.  considerando che i tagli di bilancio nel settore dell'istruzione, derivanti in gran parte dalle politiche di austerità promosse dall'UE, stanno mettendo in pericolo l'istruzione pubblica gratuita di elevata qualità e contribuendo pertanto ad accentuare le disuguaglianze;

H.  considerando che un'istruzione pubblica di qualità dovrebbe essere gratuita e garantita a tutti i bambini, senza discriminazione indipendentemente dal loro status di residenza;

I.  considerando che la povertà ha una forte influenza sull'accesso paritario all'istruzione a causa dei costi, diretti e indiretti, della frequenza scolastica dei bambini e l'accesso all'istruzione, in particolare all'istruzione superiore, è particolarmente difficile per i giovani provenienti da famiglie a basso reddito, il che determina un rafforzamento della tradizionale preferenza per l'istruzione dei ragazzi;

J.  considerando che gli stereotipi di genere assegnano ruoli diversi, determinati e limitati a donne e uomini e che tali ruoli sono costruiti attraverso una molteplicità di variabili sociali e diffusi o riprodotti dai genitori, dall'istruzione e dai media; che detti ruoli di genere sono integrati dalle persone durante le fasi di socializzazione dell'infanzia e dell'adolescenza e pertanto influenzano le loro vite e potrebbero limitare lo sviluppo personale di donne e uomini;

K.  considerando che l'impatto degli stereotipi di genere sull'istruzione e sulla formazione e che le decisioni prese dagli studenti in ambito scolastico possono influire sulle scelte durante tutto l'arco della loro vita e successivamente hanno pesanti inclinazioni per il mercato del lavoro, in cui le donne subiscono tuttora una segregazione sia orizzontale sia verticale; che ciò contribuisce a far sì che alcuni settori siano ancora considerati "maschili" e offrano di conseguenza un livello di retribuzione superiore a quello dei settori considerati "femminili";

L.  considerando l'influenza significativa dell'ambiente sociale, degli atteggiamenti dei familiari, dei pari, dei modelli di ruolo e degli insegnanti come pure dei centri di tutoraggio e di orientamento, sulla scelta del corso di studio da parte degli studenti e sulla modifica degli stereotipi di genere, e che gli insegnanti, in quanto vettori di cambiamento sociale, attraverso i loro atteggiamenti e i loro metodi didattici, sono essenziali per promuovere l'uguaglianza di genere, la diversità e la comprensione e il rispetto reciproci; che anche gli insegnanti possono rivolgersi ai genitori e sensibilizzarli in merito all'uguaglianza di genere e al potenziale dei loro figli;

M.  considerando la necessità di integrare l'uguaglianza di genere a tutti i livelli e in tutti gli aspetti del sistema di istruzione, al fine di promuovere, tra i ragazzi e le ragazze, gli uomini e le donne, i valori della giustizia e della cittadinanza democratica e instaurare un reale partenariato tra i generi sia nella sfera pubblica che in quella privata;

N.  considerando la necessità di maggiori modelli di ruolo femminili nei settori dominati dagli uomini, per esempio le scienze, l'ingegneria, la tecnologia, la matematica e l'imprenditorialità, nonché l'efficacia delle reti di tutoraggio e dell'apprendimento tra pari nell'emancipazione delle ragazze in questi settori;

O.  considerando che i dati disponibili indicano che le donne sono meno ricompensate economicamente per le loro qualifiche ed esperienza rispetto agli uomini e che le donne continuano ad assumersi la maggior parte delle responsabilità nella cura della famiglia e di altre persone non autonome, il che limita il loro accesso a un posto di lavoro retribuito a tempo pieno; che l'uguaglianza di genere dovrebbe implicare il riconoscimento di tutte le attività svolte dalle donne e l'educazione di ragazzi e uomini alle mansioni tradizionalmente femminilizzate; che i progressi in merito alle politiche di assistenza all'infanzia e di congedo di maternità e paternità in tutta Europa contribuiranno alle prospettive occupazionali delle donne, all'emancipazione economica e alla lotta agli stereotipi di genere, con la conseguente emancipazione delle ragazze a tutti i livelli del sistema di istruzione;

P.  considerando che, sebbene le donne il più delle volte abbiano una formazione secondaria o universitaria avanzata, tanto i settori di formazione quanto la loro attività professionale si concentrano intorno a mansioni destinate alla riproduzione e alla continuazione di strutture sociali ed economiche esistenti e che è necessario aumentare la percentuale di donne che si dedicano all'insegnamento professionale o che operano nei settori delle scienze, della tecnologia, dell'ingegneria e della matematica;

Q.  considerando che uno stanziamento più equo delle risorse didattiche consentirebbe un maggiore accesso delle ragazze al mercato del lavoro e una partecipazione equilibrata delle donne e degli uomini al mercato del lavoro potrebbe promuovere le prospettive economiche dell'UE;

R.  considerando che le autorità europee e nazionali devono promuovere con tutti i mezzi possibili la parità di genere all'interno degli istituti d'istruzione e che l'educazione di genere deve essere un elemento fondamentale dei programmi scolastici; che le autorità europee e nazionali devono garantire che il materiale didattico non presenti contenuti discriminatori;

S.  considerando che il programma ufficiale rappresenta la prospettiva culturale e sociale di ciascuno Stato membro nella costruzione identitaria delle ragazze e dei giovani; che il programma informale integra il programma ufficiale; che il programma occulto è comune a tutte le definizioni situazionali del programma; che tutti questi tipi di programmi sono fondamentali nella costruzione identitaria dei ragazzi e delle ragazze e che le autorità locali, vicine agli istituti d'istruzione, sono chiamate a svolgere un ruolo fondamentale nel campo dell'insegnamento informale;

T.  considerando che per combattere le disuguaglianze di genere è essenziale una supervisione pedagogica costante di programmi, obiettivi di sviluppo e risultati di apprendimento, contenuto, strategie, materiali, valutazione, programmi disciplinari e piani di lezione, nonché il controllo e la valutazione da parte di centri di ricerca educativa e di specialisti nell'uguaglianza di genere;

U.  considerando che la violenza contro le donne costituisce il principale ostacolo alla parità tra donne e uomini e può essere contrastata attraverso l'istruzione; che non tutti gli Stati membri hanno ratificato la Convenzione di Istanbul e che spetta all'Unione europea avviare e finanziare progetti a favore della parità di genere;

V.  considerando che la violenza di genere in ambito scolastico include atti di violenza sessuale, fisica e/o psicologica di cui sono vittime i bambini a causa degli stereotipi legati al genere e delle norme sociali; che la violenza di genere in ambito scolastico costituisce un ostacolo rilevante all'accesso, alla partecipazione e al livello di istruzione;

W.  considerando che le donne e le ragazze disabili e/o con esigenze educative speciali sono esposte a una discriminazione multipla; che la situazione delle ragazze può soltanto essere migliorata quando l'accesso all'educazione e alla formazione di elevata qualità è uguale e non è determinato o ostacolato da questa discriminazione e quando rispetti pienamente i principi di inclusione;

X.  considerando che esistono notevoli asimmetrie nell'individuazione delle esigenze educative speciali; che, a livello universale, vi è una maggiore probabilità di riscontrare esigenze speciali tra i ragazzi, in particolare difficoltà "non normative" quali la sindrome da deficit di attenzione o la dislessia in cui la valutazione professionale svolge un ruolo maggiore in termini di individuazione;

Y.  considerando che il 17% degli adulti in tutto il mondo non è in grado di leggere o scrivere, due terzi (493 milioni) dei quali sono donne(3);

Raccomandazioni generali

1.  chiede agli Stati membri di adottare e migliorare misure intese ad applicare il principio della parità di genere a tutti i livelli del sistema di istruzione e di integrare pienamente una maggiore sensibilizzazione in merito alle questioni di genere nella formazione degli insegnanti, ma anche di tutte le categorie di professionisti nel settore dell'istruzione, per esempio medici scolastici, infermieri, psicologi, assistenti sociali e pedagoghi, nonché di assicurare la creazione di meccanismi che, nell'arco dell'intero sistema, consentano di promuovere, attuare, controllare e valutare la parità di genere all'interno degli istituti d'istruzione;

2.  invita gli Stati membri a promuovere la democratizzazione dell'istruzione e le altre condizioni necessarie al fine di garantire che l'istruzione, sia impartita attraverso scuole o altri mezzi di istruzione, contribuisca al raggiungimento della parità di genere e delle pari opportunità, al superamento delle disuguaglianze economiche, sociali e culturali, alla promozione dello sviluppo personale e di uno spirito di tolleranza, solidarietà e responsabilità, e alla semplificazione del progresso sociale e della partecipazione democratica nella vita della comunità;

3.  invita gli Stati membri a inserire tra le finalità dei propri sistemi di istruzione l'educazione al rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali e all'uguaglianza di diritti e opportunità tra donne e uomini e a inserire inoltre, tra i principi di qualità dei loro sistemi, l'eliminazione degli ostacoli che si frappongono all'uguaglianza effettiva tra donne e uomini e la promozione della piena uguaglianza tra i sessi;

4.  chiede di promuovere un approccio olistico all'istruzione formale e informale nelle scuole, e un approccio sensibile alla inclusione dei diritti umani, della dignità umana, della parità di genere e dello sviluppo dell'autostima e dell'affermazione professionale, che incoraggia le ragazze e le donne a essere autonome e ad assumere decisioni informate, sia a livello personale che professionale; riconosce che l'istruzione ai fini della parità di genere deve integrare l'educazione civica per i valori democratici e deve rientrare in un contesto basato sui diritti e sensibile al genere, nel quale le ragazze e i ragazzi possano apprendere i propri diritti e sperimentare i processi democratici nelle scuole e in ambienti di apprendimento informale attraverso, per esempio, la partecipazione alla governance democratica delle proprie scuole;

5.  invita i responsabili delle politiche in materia d'istruzione della Commissione e degli Stati membri a provvedere affinché l'impegno a favore della parità di genere vada oltre le dichiarazioni di principio e le intenzioni politiche e si manifesti in considerevoli aumenti degli sforzi e delle risorse investiti, ricordando l'importanza fondamentale dell'istruzione nella realizzazione del cambiamento culturale;

6.  osserva che, sebbene le donne rappresentino la maggioranza (60%) dei titolari di diploma dell'istruzione superiore nell'UE, il loro tasso di occupazione e il percorso professionale non riflettono pienamente le loro potenzialità; sottolinea che il conseguimento della crescita economica inclusiva e a lungo termine dipende dalla riduzione del divario esistente tra il livello di istruzione delle donne e la loro posizione nel mercato del lavoro, principalmente attraverso il superamento della segregazione orizzontale e verticale;

7.  sottolinea che l'istruzione è uno strumento importante per aiutare le donne a partecipare a pieno titolo allo sviluppo sociale ed economico; sottolinea che le misure di apprendimento permanente sono essenziali per fornire competenze alle donne che possano consentire loro di ritornare al lavoro o di migliorare l'occupazione e il proprio reddito nonché le condizioni di lavoro;

8.  invita gli Stati membri ad aumentare gli investimenti essenziali nel settore dell'istruzione affinché tutti possano beneficiare di un'istruzione pubblica gratuita di elevata qualità;

9.  invita gli Stati membri ad assicurare che le autorità responsabili dell'istruzione garantiscano pari diritto all'istruzione di donne e uomini mediante l'integrazione attiva, negli obiettivi e nelle azioni in materia d'istruzione, del principio della parità di trattamento, evitando qualunque disparità tra donne e uomini a causa di comportamenti sessisti e degli stereotipi sociali associati;

10.  invita la Commissione ad assicurare che la presente raccomandazione sia trasmessa alle istituzioni politiche preposte all'attuazione delle politiche in materia di istruzione a livello centrale, regionale e locale, nonché agli organi di gestione delle scuole e alle autorità regionali e locali;

11.  sottolinea la necessità di promuovere un'equa rappresentanza di genere in termini di leadership e gestione degli organi responsabili della supervisione e della governance degli istituti scolastici, in particolare tra i dirigenti e i presidi e laddove le donne siano sottorappresentate come nelle materie STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica), dal momento che ciò fornirà modelli di ruolo per le ragazze;

12.  sottolinea che le ragazze a cui non è consentito frequentare la scuola sono maggiormente esposte alla violenza domestica;

13.  esorta la Commissione ad avviare quanto prima la procedura di adesione dell'UE alla Convenzione di Istanbul; invita gli Stati membri a ratificare la Convenzione e invitano anche l'UE e gli Stati membri a lavorare di concerto a favore dell'uguaglianza di genere nelle relazioni esterne dell'Unione; sottolinea gli stretti legami tra gli stereotipi di genere e il bullismo, il cyberbullismo e la violenza contro le donne, nonché la necessità di combatterli sin dalla prima infanzia; sottolinea che la Convenzione di Istanbul chiede ai firmatari di includere materiale didattico relativo a questioni quali i ruoli di genere non stereotipati, il rispetto reciproco, la risoluzione non violenta dei conflitti nelle relazioni interpersonali, la violenza di genere e il diritto all'integrità personale, adattate all'evoluzione della capacità dei discenti, nei programmi ufficiali e a tutti i livelli del sistema di istruzione;

14.  incoraggia tutti gli Stati membri a investire costantemente in campagne di informazione, di sensibilizzazione ed educazione e a migliorare l'offerta di orientamento professionale per le ragazze e i ragazzi affrontando le percezioni stereotipate dei ruoli di genere nonché gli stereotipi di genere nell'orientamento vocazionale e professionale, in particolare nella scienza e nelle nuove tecnologie; ricorda che ciò ridurrebbe la segregazione di genere sul mercato del lavoro e rafforzerebbe la posizione delle donne permettendo loro, al contempo, di trarre pienamente vantaggio dal capitale umano rappresentato da ragazze e donne nell'UE e promuovendo la discussione nelle scuole e in classe sulle scelte in ambito formativo e lavorativo;

15.  ricorda il ruolo svolto dalle équipe pedagogiche nel fornire assistenza alle famiglie e nell'accompagnarle nelle carriere scolastiche dei figli, onde avviarli verso un percorso adatto alle loro competenze, talenti e inclinazioni; sottolinea che la fase in cui viene dato un consiglio sulle carriere scolastiche è una fase decisiva e in un momento in cui possono instaurarsi stereotipi di genere e che ciò può incidere in modo permanente sulla capacità delle ragazze di intraprendere una carriera professionale che ne agevolerà lo sviluppo personale e ne favorirà l′emancipazione;

16.  invita la Commissione a organizzare, attraverso gli Stati membri, campagne di sensibilizzazione specifiche rivolte alle ragazze sulla loro partecipazione all'istruzione superiore ed eventuali corsi di studio, con le corrispondenti opportunità occupazionali in base alle loro attitudini al fine di incoraggiarle a intraprendere carriere tradizionalmente caratterizzate da una presenza maschile e di promuovere l'autostima delle nuove generazioni di donne; osserva che l'istruzione informale svolge altresì un ruolo fondamentale nell'instaurazione di un clima di fiducia per le ragazze e le giovani donne;

17.  invita gli Stati membri a sostenere, anche attingendo alle risorse dei fondi SIE, i programmi che lavorano attivamente con i genitori dei bambini delle comunità emarginate e a favorire attività significative e stimolanti per il tempo libero extrascolastico e durante le vacanze scolastiche;

18.  invita gli Stati membri a incoraggiare la promozione delle reti pubbliche di scuole materne e asili nido, del sistema di istruzione prescolastica e dei servizi pubblici ricreativi per bambini;

19.  invita gli Stati membri a migliorare la qualità dell'istruzione e della formazione professionale per le persone con disabilità e/o esigenze educative speciali (SEN) come pure a ridurre i loro alti tassi di abbandono scolastico e a rispettare i principi dell'istruzione inclusiva, con un'enfasi sulla partecipazione attiva di questi alunni, e a migliorare la loro integrazione nella società e nel sistema generale di istruzione ove possibile; chiede un miglioramento immediato della formazione degli insegnanti a tal fine e l'integrazione di una prospettiva di genere in questa formazione nonché nell'individuazione delle difficoltà di apprendimento, compreso lo sviluppo di strumenti di screening sensibili al genere e di programmi educativi specifici che integrino la prospettiva di genere in modo da offrire alle donne e alle ragazze in questione migliori opportunità nella ricerca di un impiego e far sì che possano superare la discriminazione multipla;

20.  invita gli Stati membri a garantire un accesso paritario all'istruzione per i ragazzi e le ragazze, a prescindere dall'età, dal genere, dallo status socioeconomico, dal background culturale o dalla religione, e sottolinea la necessità che le istituzioni europee, nazionali e locali promuovano programmi specifici per integrare nelle scuole le comunità emarginate in generale come pure, in particolare, le ragazze appartenenti a dette comunità, dato che spesso sono vittime di discriminazioni multiple, e tutte le minoranze nella società europea; sottolinea l'importanza di assicurare che le ragazze completino la loro istruzione secondaria e sottolinea la necessità di programmi di assistenza finanziaria alle famiglie economicamente svantaggiate allo scopo di prevenire l'abbandono scolastico, in particolare tra le ragazze;

21.  invita gli Stati membri a fornire il sostegno attivo necessario per garantire che sia possibile insegnare alle donne migranti e alle loro famiglie la lingua del loro paese ospitante nei servizi di istruzione pubblica gratuita a livello locale;

22.  invita gli Stati membri a sviluppare programmi specifici per garantire che le ragazze e le giovani rom proseguano gli studi primari, secondari e superiori, nonché ad attuare inoltre misure particolari rivolte alle madri adolescenti e alle ragazze che abbandonano precocemente gli studi, in particolare per sostenere il proseguimento di un'istruzione continuativa e offrire una formazione basata sul lavoro; esorta inoltre gli Stati membri e la Commissione a tener conto di tali iniziative nel coordinamento e nella valutazione delle strategie nazionali di integrazione dei rom;

23.  sottolinea l'importanza di prevedere nei progetti di cooperazione allo sviluppo misure rivolte all'educazione delle ragazze e delle donne;

24.  sottolinea l'importanza di prestare particolare attenzione nei programmi di studi e in tutte le fasi educative al principio della parità tra donne e uomini;

Programmi scolastici e formazione

25.  ritiene opportuno rivolgere una particolare attenzione alla parità di genere, in tutti i suoi aspetti, nei programmi, negli obiettivi di sviluppo e nei risultati dell'apprendimento, nei contenuti, nei programmi scolastici e nella pianificazione scolastica, come pure alla necessità di valutare il ruolo della donna nei programmi scolastici delle diverse discipline, sottolineando il suo ruolo nelle materie insegnate; ritiene che la parità di genere nell'istruzione debba includere esplicitamente il principio di parità e debba includere una gamma di questioni, compresa l'alfabetizzazione, il bullismo, la violenza, l'incitazione all'odio, i diritti umani e l'educazione civica;

26.  sottolinea che l'educazione deve contribuire a sviluppare nelle ragazze e nei ragazzi individui che siano consapevoli, equilibrati e rispettosi dell'altro, capaci di empatia e di mutuo rispetto in modo da prevenire discriminazione, aggressività e bullismo;

27.  sottolinea che la scuola dovrebbe contribuire a sviluppare un approccio interculturale nei confronti dell'insegnamento per favorire l'apertura, il mutuo rispetto e il dialogo interculturale e interreligioso;

28.  incoraggia le autorità competenti degli Stati membri a promuovere la parità di genere nei loro programmi globali di educazione sessuale e relazionale, che includano l'insegnamento a ragazze e ragazzi di rapporti basati sul consenso, il rispetto e la reciprocità, anche nello sport e nelle attività del tempo libero, dove gli stereotipi e le aspettative fondate sul genere possono compromettere l'immagine di sé, la salute, l'acquisizione di competenze, lo sviluppo intellettuale, l'integrazione sociale e la costruzione dell'identità delle ragazze e dei ragazzi;

29.  riconosce che l'educazione sessuale e relazionale sensibile, adeguata all'età e scientificamente accurata è uno strumento essenziale nell'emancipazione delle ragazze e dei ragazzi, consentendo loro di compiere scelte ben informate e contribuendo a estendere le priorità in materia di salute pubblica, per esempio riducendo le gravidanze non pianificate, riducendo la mortalità materna e infantile, nonché la prevenzione e il trattamento preventivo delle infezioni sessualmente trasmesse e la riduzione del divario in termini di disuguaglianze sanitarie; incoraggia gli Stati membri a considerare la possibilità di rendere obbligatoria l'educazione sessuale e relazionale globale nei programmi di studi per tutti gli alunni nelle scuole primarie e secondarie e sottolinea l'importanza di formare i professori con speciale enfasi sul rispetto delle ragazze e delle donne come pure sulla parità di genere;

30.  chiede di prevedere l'educazione sessuale e relazionale nei programmi scolastici finalizzati all'emancipazione delle ragazze attraverso la sensibilizzazione e il controllo del proprio corpo, chiedendo nel contempo che tutte le altre materie scolastiche mantengano la coerenza con detti principi;

31.  invita la Commissione a combattere la discriminazione basata sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere nelle strutture educative; esorta la Commissione a sostenere l'inserimento di informazioni obiettive sulle questioni relative alle persone LGBTI nei programmi scolastici; esorta la Commissione ad agevolare l'apprendimento tra pari tra gli Stati membri nel contrastare il bullismo e le molestie omofobi e transfobici;

32.  incoraggia le ragazze e i ragazzi nel processo educativo a sviluppare uguale interesse verso tutte le materie, al di là degli stereotipi di genere, in particolare quelle scientifiche e tecniche, compreso l'apprendimento da parte dei ragazzi di attività considerate femminili, in ambiti quali il lavoro domestico e la prestazione di assistenza e incoraggia, al contempo, anche la loro equa partecipazione e rappresentanza al processo decisionale collettivo, alla gestione della scuola e a tutte le attività extrascolastiche; invita tutte le parti interessate a garantire la tutela del finanziamento a favore di dette attività efficaci;

33.  osserva che è necessario adottare misure volte a favorire la promozione specifica delle donne nei settori della cultura e della produzione e diffusione di opere artistiche e intellettuali, a contrastare la discriminazione strutturale e diffusa di cui sono vittime le donne in questo settore, a promuovere la presenza equilibrata di donne e uomini nell'offerta artistica e culturale pubblica e a prevedere un sostegno finanziario e azioni positive per risolvere le situazioni di disparità in questi settori;

34.  chiede di promuovere la parità di accesso, di utilizzo e di istruzione in materia di tecnologie dell'informazione e della comunicazione di ragazze e ragazzi fin dall'apprendimento prescolastico, rivolgendo una particolare attenzione ai bambini e ai giovani delle zone rurali, delle comunità emarginate, o con esigenze speciali, allo scopo di migliorare l'alfabetizzazione digitale, diffondere strumenti efficaci di politica educativa e migliorare la formazione degli insegnanti al fine di aumentare il numero di studentesse e donne laureate nel campo della scienza, della tecnologia, dell'ingegneria e della matematica; accoglie con favore, in questo contesto, tutte le iniziative e i programmi volti ad attrarre le ragazze verso tali aree di studio e le corrispondenti carriere di ricerca;

35.  sottolinea l'importanza di attuare misure educative destinate al riconoscimento e all'insegnamento del ruolo delle donne nella storia, nelle scienze, nella politica, nella letteratura, nell'arte, nell'istruzione, ecc.;

36.  chiede che sia fatto tutto il possibile affinché le attività professionali nel campo dell'educazione della prima infanzia e dell'istruzione primaria e nel settore assistenziale siano riconosciute come lavoro di gran valore sia per le donne che per gli uomini;

37.  invita gli Stati membri a sviluppare o rafforzare la regolamentazione nazionale per contrastare l'influenza negativa dei ruoli di genere stereotipati, risultanti dai valori trasmessi attraverso i media e la pubblicità, che troppo spesso mettono a repentaglio il lavoro svolto dalla scuola in merito a tali questioni;

38.  sollecita l'introduzione di attività complementari che rafforzino il programma di studi ufficiale sotto il profilo della parità di genere e della formazione all'imprenditorialità e l'attuazione di programmi di istruzione informale riguardanti l'educazione sulle questioni di genere all'interno delle comunità, per il tramite delle autorità locali;

39.  chiede di dare nuovo impulso al riconoscimento dell'istruzione informale con un certificato di idoneità e all'assegnazione di un certificato di alto livello dell'apprendimento basato sul lavoro in relazione alla formazione professionale, in quanto ciò aiuterà le ragazze e le donne a trovare posti di lavoro migliori e a integrarsi o a fare ritorno nel mercato del lavoro assicurando, al contempo, che le donne ricevano lo stesso trattamento degli uomini in termini di dignità e competenza;

40.  invita gli autori e gli editori di materiale didattico a prendere atto della necessità di considerare la parità di genere un criterio per la produzione di tale materiale e raccomanda di avvalersi di équipe di insegnanti e di studenti nell'elaborazione di materiale didattico sulla parità di genere e della consulenza di esperti nel campo della parità di genere e del tutoraggio sensibile alle questioni di genere;

41.  invita gli Stati membri a elaborare e diffondere orientamenti destinati alle scuole, ai decisori politici nell'ambito dell'istruzione, agli insegnanti e ai responsabili della definizione dei programmi scolastici, in modo da inserire la prospettiva di genere e la parità di genere, e assicurare l'eliminazione degli stereotipi e dei pregiudizi sessisti che potrebbero figurare nei libri di testo e nel materiale didattico, sia nei contenuti che a livello linguistico o nelle illustrazioni, incoraggiandoli anche a combattere il sessismo presente nella letteratura, nel cinema, nella musica, nei giochi, nei media, nella pubblicità e negli altri settori che possono contribuire in modo radicale a modificare l'atteggiamento, il comportamento e l'identità di ragazze e ragazzi;

42.  riconosce che gli insegnanti svolgono un ruolo essenziale nella formazione delle identità educative ed esercitano un'influenza significativa su determinati comportamenti associati al genere nelle scuole; ricorda che vi è ancora molto da fare per migliorare la capacità dei docenti riguardo a come promuovere al meglio la parità di genere; insiste, pertanto, sulla necessità di garantire agli insegnanti, a tutti i livelli dell'istruzione formale e informale, una formazione iniziale e continua esaustiva, compresi l'apprendimento fra pari e la cooperazione con organizzazioni e agenzie esterne, per sensibilizzare in merito all'impatto dei ruoli e degli stereotipi di genere sulla fiducia in sé stessi degli studenti e sulla scelta delle materie durante gli studi; sottolinea che le ragazze hanno bisogno di modelli femminili e maschili positivi nelle scuole e nelle università, in modo che possano individuare e valorizzare il loro potenziale senza timore di alcuna discriminazione o ambiguità legate al genere;

43.  sottolinea che sia nella formazione iniziale degli insegnanti che nella loro formazione continua, è necessario integrare lo studio e l'applicazione del principio di parità tra donne e uomini, al fine di eliminare gli ostacoli alla piena realizzazione del potenziale degli studenti, indipendentemente dal genere;

44.  crede fortemente nel potenziale trasformativo dell'istruzione nel sostenere la causa dell'uguaglianza di genere; riconosce che i programmi di istruzione formale e informale devono affrontare e combattere la violenza di genere, la discriminazione di genere, le molestie, l'omofobia e la transfobia, in tutte le loro forme, ivi comprese le forme di cyberbullismo o molestie online; riconosce che l'educazione all'uguaglianza di genere e contro la violenza basata sul genere dipende da ambienti scolastici sicuri e liberi dalla violenza;

45.  sottolinea la necessità di organizzare iniziative di sensibilizzazione, formazione e integrazione della prospettiva di genere che interessino tutti i soggetti coinvolti nella politica dell'istruzione, i genitori e i datori di lavoro;

46.  invita gli Stati membri ad adottare un approccio intergenerazionale all'istruzione e a garantire un pari accesso all'istruzione formale e informale integrando l'offerta di un'assistenza per l'infanzia accessibile e di qualità nei loro sistemi educativi nonché l'assistenza delle persone anziane e di altre persone dipendenti; invita gli Stati membri ad impegnarsi in iniziative che riducano i costi diretti e indiretti dell'istruzione e ad aumentare la capacità di tutti gli asili nido e gli asili, le reti prescolastiche, scolastiche ed extrascolastiche, nel debito rispetto dei principi di inclusione dei bambini che vivono in condizioni di povertà o che sono a rischio di povertà; sottolinea l'importanza di quest'aspetto per aiutare tutte le donne e gli uomini, compresi i genitori single, a conciliare la vita familiare con quella professionale e per garantire la partecipazione delle donne all'apprendimento lungo tutto l'arco della vita e all'istruzione e alla formazione professionale creando al contempo di conseguenza modelli di ruolo per l'emancipazione delle ragazze;

47.  sottolinea che qualsiasi strategia per la promozione della parità di genere e l'emancipazione delle ragazze e delle donne deve attivamente coinvolgere e stimolare la partecipazione di ragazzi e uomini;

48.  sottolinea l'importanza della promozione da parte delle amministrazioni pubbliche dell'insegnamento e della ricerca in merito al significato e alla portata della parità tra donne e uomini, nell'ambito dell'istruzione superiore, in particolare mediante l'inserimento, nei programmi scolastici pertinenti, dell'istruzione in materia di parità tra donne e uomini, la creazione di specifici corsi post laurea e la realizzazione di studi e ricerche specializzate in materia;

49.  invita le istituzioni dell'UE e gli Stati membri ad adoperarsi per il reciproco riconoscimento dei diplomi, dei certificati e di altri titoli attestanti le qualifiche professionali quali rilasciati nei vari Stati membri, e per il coordinamento e l'armonizzazione delle disposizioni nazionali che disciplinano l'accesso alle diverse professioni, affinché le donne migranti, sia quelle dell'UE sia quelle dei paesi terzi, possano accedere a posti di lavoro conformi alla propria formazione e alle proprie qualifiche;

Investimenti, controllo e valutazione

50.  sottolinea la necessità che organi indipendenti controllino e valutino i progressi conseguiti all'interno degli istituti di insegnamento in seguito all'adozione di politiche in materia di parità di genere, nonché la necessità che i responsabili politici locali, regionali, nazionali ed europei siano costantemente informati di tutte le azioni intraprese e dei progressi realizzati in tale settore e che la prospettiva di genere divenga in tempi brevi un criterio di valutazione interna ed esterna degli istituti di insegnamento;

51.  sottolinea l'importante ruolo della cooperazione tra i diversi enti responsabili dell'istruzione e dello scambio delle migliori prassi per l'elaborazione di progetti e programmi destinati a promuovere la conoscenza e la diffusione, tra gli operatori nel campo dell'istruzione e della formazione, dei principi di coeducazione e uguaglianza effettiva tra donne e uomini;

52.  invita l'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (EIGE) a continuare a lavorare alla raccolta di dati disaggregati per genere confrontabili e dei relativi quadri di valutazione in tutti gli ambiti strategici, anche nel campo dell'istruzione, e ribadisce l'importanza di effettuare studi sull'impatto delle politiche dell'istruzione sulle questioni di genere, fornendo strumenti qualitativi e quantitativi per la valutazione di tale impatto e utilizzando una strategia di bilancio fondata sul genere per promuovere sia l'accesso che il diritto alle risorse didattiche;

53.  riconosce che è di fondamentale importanza valutare l'impatto nella futura legislazione in materia di istruzione sulla parità di genere e, se necessario, rivedere le normative vigenti in conformità di tale principio;

54.  sottolinea che la supervisione del processo di attuazione dei programmi sulla parità di genere e la rispettiva valutazione devono essere assicurati dai centri di ricerca pedagogica, in stretta collaborazione con gli esperti sulle questioni di genere, gli organi istituiti dall'UE e le autorità locali; invita gli Stati membri e la Commissione a raccogliere dati quantitativi e qualitativi disaggregati per genere;

55.  propone di istituire un premio annuale europeo per la parità di genere da attribuire agli istituti di insegnamento che si sono distinti nel conseguimento di tale obiettivo ed esorta gli Stati membri a fare altrettanto a livello nazionale;

56.  sottolinea la necessità di predisporre piani d'azione e prevedere l'assegnazione di risorse per l'attuazione di progetti educativi sulla parità di genere e la creazione di strutture educative sensibili alla dimensione di genere, raccomandando l'uso degli strumenti europei disponibili a tale scopo, vale a dire il piano di investimenti, il programma Orizzonte 2020 e i fondi strutturali dell'UE, compreso il Fondo sociale europeo;

o
o   o

57.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi degli Stati membri.

(1) Testi approvati, P7_TA(2013)0074.
(2) Testi approvati, P8_TA(2015)0050.
(3) https://europa.eu/eyd2015/it/eu-european-parliament/posts/every-girl-and-woman-has-right-education


SEE-Svizzera: ostacoli all'attuazione completa del mercato interno
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Risoluzione del Parlamento europeo del 9 settembre 2015 su SEE-Svizzera: ostacoli all'attuazione completa del mercato interno (2015/2061(INI))
P8_TA(2015)0313A8-0244/2015

Il Parlamento europeo,

–  visto l'accordo di libero scambio del 22 luglio 1972 tra la Comunità economica europea e la Confederazione svizzera,

–  visto l'accordo del 21 giugno 1999 tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da un lato, e la Confederazione svizzera, dall'altro, sulla libera circolazione delle persone, in particolare l'allegato I sulla libera circolazione delle persone e l'allegato III sul riconoscimento delle qualifiche professionali,

–  visto l'accordo del 25 giugno 2009 tra la Comunità europea e la Confederazione svizzera per l'agevolazione dei controlli e delle formalità nei trasporti di merci e le misure di sicurezza doganali,

–  visto l'accordo del 21 giugno 1999 tra la Comunità europea e la Confederazione svizzera sul reciproco riconoscimento in materia di valutazione della conformità,

–  visto l'accordo del 21 giugno 1999 tra la Comunità europea e la Confederazione svizzera su alcuni aspetti relativi agli appalti pubblici,

–  visto il protocollo del 27 maggio 2008 all'accordo tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da un lato, e la Confederazione svizzera, dall'altro, sulla libera circolazione delle persone, relativo alla partecipazione, in qualità di parti contraenti, della Repubblica di Bulgaria e della Romania, successivamente alla loro adesione all'Unione europea,

–  visto il protocollo del 26 ottobre 2004 all'accordo tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da un lato, e la Confederazione svizzera, dall'altro, sulla libera circolazione delle persone, relativo alla partecipazione, in qualità di parti contraenti, della Repubblica ceca, della Repubblica di Estonia, della Repubblica di Cipro, della Repubblica di Lettonia, della Repubblica di Lituania, della Repubblica di Ungheria, della Repubblica di Malta, della Repubblica di Polonia, della Repubblica di Slovenia e della Repubblica slovacca, successivamente alla loro adesione all'Unione europea,

–  visto l'accordo sullo Spazio economico europeo,

–  vista la direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, relativa ai servizi nel mercato interno ("direttiva servizi")(1),

–  vista la direttiva 2013/55/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 novembre 2013, relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali(2),

–  vista la sua risoluzione del 7 settembre 2010 su SEE-Svizzera: ostacoli alla piena attuazione del mercato interno(3),

–  vista la sua risoluzione del 16 gennaio 2014 sulla relazione concernente i progressi compiuti dall'Islanda nel 2012 e sulle prospettive post-elettorali(4),

–  vista la sua risoluzione dell'11 marzo 2015 sulla governance del mercato unico nell'ambito del semestre europeo 2015(5),

–  viste le conclusioni del Consiglio del 21 marzo 2014,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 16 dicembre 2014 su un mercato unico esteso omogeneo e sulle relazioni dell'UE con i paesi dell'Europa occidentale non appartenenti all'UE,

–  viste le conclusioni adottate dal consiglio del SEE in occasione della sua quarantaduesima riunione del 19 novembre 2014,

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione del 7 dicembre 2012 su una verifica del funzionamento dello Spazio economico europeo (SWD(2012)0425),

–  vista la comunicazione della Commissione del 20 novembre 2012 dal titolo "Le relazioni dell'Unione europea con il Principato di Andorra, il Principato di Monaco e la Repubblica di San Marino – Opzioni per una maggiore integrazione nell'Unione" (COM(2012)0680),

–  vista la relazione della Commissione del 18 novembre 2013 dal titolo "Le relazioni dell'Unione europea con il Principato di Andorra, il Principato di Monaco e la Repubblica di San Marino Opzioni per la loro partecipazione al mercato interno",

–  vista la relazione della commissione parlamentare mista dello Spazio economico europeo (SEE) sulla relazione annuale relativa al funzionamento dell'accordo SEE nel 2013,

–  vista la risoluzione della commissione parlamentare mista dello Spazio economico europeo (SEE) del 30 maggio 2013 sul futuro del SEE e sulle relazioni dell'UE con i paesi di piccole dimensioni e la Svizzera,

–  vista la risoluzione della commissione parlamentare mista dello Spazio economico europeo (SEE) del 26 marzo 2014 sulla governance del mercato unico,

–  vista la risoluzione della commissione parlamentare mista dello Spazio economico europeo (SEE) del 17 marzo 2015 sulla politica industriale in Europa,

–  vista la risoluzione della commissione parlamentare mista dello Spazio economico europeo (SEE) del 17 marzo 2015 sul partenariato transatlantico su commercio e investimenti e le sue eventuali ripercussioni per gli Stati EFTA-SEE,

–  vista la relazione sulla politica estera della Svizzera del 14 gennaio 2015,

–  visto il trentacinquesimo quadro di valutazione del mercato interno degli Stati SEE-EFTA,

–  visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare l'articolo 217, che attribuisce all'Unione il diritto di concludere accordi internazionali,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori e il parere della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (A8-0244/2015),

A.  considerando che i quattro Stati membri dell'Associazione europea di libero scambio (EFTA), ovvero Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera, sono partner commerciali importanti dell'Unione europea (UE), e che la Svizzera e la Norvegia sono rispettivamente il quarto e il quinto partner commerciale più importante dell'UE in termini di volume;

B.  considerando che le relazioni tra l'UE e tre Stati membri dell'EFTA (Islanda, Liechtenstein e Norvegia) si basano sullo Spazio economico europeo (SEE), il quale prevede la partecipazione al mercato interno, e che l'accordo SEE è gestito e controllato da un quadro altamente istituzionalizzato;

C.  considerando che la partecipazione della Svizzera all'accordo SEE è stata contestata da un voto popolare nel 1992 e che attualmente le relazioni tra la Svizzera e l'UE si basano, pertanto, su più di 100 accordi settoriali che prevedono un ampio grado di integrazione;

D.  considerando che un mercato unico reale e ben funzionante, fondato su un'economia di mercato sociale altamente competitiva, è necessario per stimolare la crescita e la competitività, nonché per creare posti di lavoro per rilanciare l'economia europea, ma che la legislazione sul mercato unico deve essere correttamente recepita, attuata e fatta applicare affinché produca appieno i suoi benefici negli Stati membri dell'UE e negli Stati SEE-EFTA;

Introduzione

1.  considera l'accordo SEE un elemento chiave di propulsione della crescita economica, nonché il più ampio strumento globale per l'estensione del mercato unico ai paesi terzi; reputa che, tenendo conto delle evoluzioni interne all'UE, si sia dimostrato un accordo solido, efficiente e ben funzionante, a garanzia dell'integrità del mercato unico anche nel lungo periodo;

2.  prende atto di come le salde relazioni tra l'UE, i paesi SEE-EFTA e la Svizzera vadano oltre l'integrazione economica e l'estensione del mercato unico, e di come concorrano alla stabilità e alla prosperità a vantaggio di tutti i cittadini e di tutte le imprese, comprese le PMI; sottolinea l'importanza di garantire il corretto funzionamento del mercato unico, al fine di creare condizioni di parità e generare nuovi posti di lavoro;

Attuazione della legislazione sul mercato unico: paesi SEE-EFTA

3.  rileva con preoccupazione che, sulla base del quadro di valutazione del mercato interno degli Stati SEE-EFTA, l'attuale deficit di recepimento medio dei tre Stati EFTA è salito al 2% dall'1,9% del luglio 2014;

4.  plaude ai notevoli sforzi compiuti per migliorare la celere incorporazione dell'acquis di pertinenza nell'accordo SEE, nonché al recente accordo sui principi per l'incorporazione dei regolamenti dell'UE che istituiscono le autorità europee di vigilanza nel settore dei servizi finanziari;

5.  rileva che gli Stati SEE-EFTA partecipano a numerosi programmi e agenzie dell'UE e a misure concrete di cooperazione, quali il sistema d’informazione del mercato interno o SOLVIT, e contribuiscono alla coesione dell'UE attraverso il meccanismo finanziario SEE e norvegese; ritiene che tale cooperazione favorisca l'efficace funzionamento di un mercato unico ampliato; incoraggia l'UE e gli Stati SEE-EFTA a sviluppare ulteriori strumenti preventivi e risposte relativamente a possibili minacce al fine di garantire il funzionamento del mercato interno dell'energia;

6.  reputa che sia essenziale un'attuazione puntuale, e il più prossima possibile alla simultaneità, della legislazione sul mercato unico di pertinenza e che tale processo potrebbe essere ulteriormente migliorato e velocizzato;

7.  sottolinea che l'arretrato degli atti giuridici in attesa di incorporazione resta una preoccupazione; esorta, pertanto, gli Stati SEE-EFTA a incrementare, in stretta collaborazione con l'UE, i loro sforzi, al fine di sostenere l'integrità del mercato unico;

8.  prende atto di come sia necessario il previo assenso di tutti gli Stati SEE-EFTA riguardo alla determinazione della rilevanza ai fini del SEE, nonché di come possano essere richiesti adeguamenti tecnici prima dell'incorporazione; è tuttavia preoccupato di come le numerose richieste di adeguamenti e deroghe stiano determinando inutili ritardi e possano frammentare il mercato unico; invita con decisione i suddetti paesi a porre rimedio a tale situazione e a collaborare strettamente con l'UE al fine di garantire condizioni di parità nel mercato unico esteso;

9.  rileva che dalla firma dell'accordo SEE l'UE ha fatto ricorso in misura maggiore alle agenzie; si compiace che gli Stati SEE-EFTA partecipino alle operazioni di tali agenzie; invita gli Stati SEE-EFTA e la Commissione a continuare a migliorare tale cooperazione e partecipazione;

10.  osserva che l'UE e gli Stati Uniti stanno attualmente negoziando un accordo organico in materia di libero scambio e investimenti; sottolinea che, in base alle condizioni previste dall'accordo SEE, gli Stati SEE-EFTA applicano la normativa relativa al mercato unico e che gli effetti di un partenariato compiuto in materia di scambi e investimenti avranno probabilmente ripercussioni anche per gli Stati SEE-EFTA; sottolinea, altresì, che la conclusione del TTIP non deve portare alla creazione di nuove barriere commerciali tra l'UE e gli Stati SEE-EFTA;

Principato del Liechtenstein

11.  è preoccupato del fatto che il deficit di recepimento del Liechtenstein sia passato dallo 0,7% all'1,2%; è inoltre preoccupato del fatto che la sua legislazione relativa ai diritti di ingresso e soggiorno di taluni membri della famiglia di cittadini del SEE, come pure le restrizioni sull'accettazione di un'occupazione in un altro Stato SEE imposte ai cittadini del SEE residenti nel Liechtenstein, che secondo il Liechtenstein è una disposizione basata sulle norme specifiche sulle quote previste dall'accordo SEE, non sembri del tutto coerente con il diritto del SEE stesso;

Repubblica d'Islanda

12.  prende nota della lettera del 12 marzo 2015, inviata dal governo islandese, sulla posizione dell'Islanda quale paese candidato all'adesione all'UE; esorta con decisione l'Islanda a incrementare i propri sforzi per l'adempimento ai propri obblighi a norma dell'accordo SEE, considerato che ha un deficit di recepimento del 2,8%, il più elevato di tutti gli Stati interessati; incoraggia l'UE e l'Islanda a rafforzare ulteriormente la cooperazione per quanto concerne, tra l'altro, la preparazione alle catastrofi nella regione nordatlantica e a distribuire le risorse per contrastare le relative sfide;

Regno di Norvegia

13.  plaude al fatto che la Norvegia, con cui i legami si sono rafforzati negli ultimi anni, faccia parte dell'iniziativa "Frontrunners", tesa a migliorare il mercato unico; rileva, tuttavia, che il deficit di recepimento è salito al 2% ed esorta la Norvegia a incrementare i suoi sforzi a tale proposito, specialmente allo scopo di completare il mercato interno dell'energia; incoraggia l'intensificazione della cooperazione, tra l'altro, in materia di politica energetica; rileva, tuttavia, che permangono questioni da valutare in relazione all'aumento dei dazi all'importazione su taluni prodotti;

Principato di Andorra, Principato di Monaco, Repubblica di San Marino

14.  prende atto di come relazioni più strette potrebbero portare reciproci vantaggi, specialmente ai livelli regionale e locale, nelle regioni limitrofe dell'UE; plaude, pertanto, all'apertura di negoziati sugli accordi di associazione, quale significativo avanzamento in merito alla loro partecipazione al mercato unico ed eventualmente a settori che ne esulino, tenendo nel contempo conto della particolare natura di tali paesi;

Attuazione della legislazione sul mercato unico: Confederazione svizzera

15.  elogia le salde relazioni fra l'UE e la Svizzera, di lunga data e costantemente fiorenti, che hanno concorso alla pace, alla prosperità e alla crescita in Europa negli scorsi decenni; è persuaso che si possano approfondire tali relazioni, a vantaggio di entrambe le parti, rivedendo in modo globale gli accordi settoriali, nella totale osservanza dei principi fondamentali dell'UE, e che esse possano ampliare i numerosi punti comuni e interessi reciproci;

16.  plaude, in tale contesto, all'apertura, nel maggio 2014, dei negoziati per un quadro istituzionale quale precondizione per l'ulteriore sviluppo di un approccio bilaterale; sottolinea che, senza un simile accordo quadro, non saranno conclusi ulteriori accordi sulla partecipazione svizzera al mercato interno; esorta il governo svizzero all'incremento dei propri sforzi per progredire con i negoziati sulle problematiche insolute;

17.  prende atto dell'esito dell'iniziativa popolare del 9 febbraio 2014 "contro l'immigrazione di massa", nonché delle decisioni assunte l'11 febbraio 2015 dal Consiglio federale svizzero relativamente all'attuazione, da parte sua, di un progetto di legge attuativa e di nuove misure d'accompagnamento; evidenzia che ciò è contrario agli obblighi derivanti dall'accordo sulla libera circolazione delle persone (ALCP) e auspica che la Svizzera rispetti tali obblighi; puntualizza che la questione della migrazione di cittadini dai paesi terzi non deve essere confusa con la libera circolazione delle persone, quale sancita nei trattati; sottolinea che le misure unilaterali adottate dalla Svizzera finalizzate a scongiurare la discriminazione a danno dei cittadini croati sono ben lungi dal sostituire la ratifica del protocollo di estensione dell'ALCP per includere la Croazia e che la ratifica di tale protocollo consentirebbe alla Svizzera di proseguire la partecipazione al programma Orizzonte 2020 e di prorogarla oltre il 2016 al fine di promuovere l'accesso dei ricercatori ai fondi di Orizzonte 2020; invita la Commissione a collaborare con la Svizzera e gli Stati membri per trovare una soluzione soddisfacente che rispetti le disposizioni degli accordi interessati e la conformità allo Stato di diritto;

18.  ribadisce che la libera circolazione delle persone è una delle libertà fondamentali e un pilastro del mercato unico, e che essa è sempre stata una parte inscindibile dell'approccio bilaterale fra l'UE e la Svizzera e una precondizione per lo stesso; sostiene, pertanto, appieno il respingimento da parte dell'UE, nel luglio 2014, della richiesta delle autorità svizzere di rinegoziare l'ALCP, allo scopo di introdurre una quota o un sistema di preferenze nazionali; prende atto con preoccupazione delle denunce relative all'applicazione da parte di talune imprese e cantoni di un sistema di preferenza nazionale e osserva che tale prassi è contraria all'accordo sulla libertà di circolazione;

19.  osserva che le restrizioni alla libera circolazione delle persone imposte a seguito di un referendum in Svizzera rischiano di generare uno squilibrio e di compromettere i vantaggi degli accordi per gli Stati membri dell'UE;

20.  osserva che la Svizzera ha introdotto disposizioni transitorie in seguito alla sospensione dei negoziati sulla partecipazione svizzera al programma Erasmus+; è preoccupato per il fatto che tali misure probabilmente incideranno sulla mobilità degli studenti nell'insegnamento superiore tra l'UE e la Svizzera; invita la Svizzera e l'Unione europea ad adoperarsi al massimo per soddisfare i requisiti previsti per la partecipazione al programma Erasmus+, al fine di garantire la reciprocità degli scambi e non penalizzare le giovani generazioni;

21.  chiede con insistenza che l'attuale prassi secondo cui le imprese di taxi di Stati membri dell'UE possono prestare servizi in Svizzera senza restrizioni possa continuare, in quanto contribuisce da tempo allo sviluppo economico delle regioni confinanti con la Svizzera ed è reciprocamente vantaggiosa;

22.  invita la Commissione a monitorare più da vicino le implicazioni dell'acquisizione e dell'affitto di terreni da parte di agricoltori svizzeri nelle regioni confinanti dell'UE;

23.  deplora l'introduzione e il successivo consolidamento da parte della Svizzera di misure unilaterali d'accompagnamento nell'ambito dell'accordo sulla libera circolazione delle persone, quali l'imposizione di costi per la coperture di spese amministrative o l'obbligo di fornire garanzie bancarie, o una combinazione di tali misure, in quanto esse ostacolano gravemente la fornitura di servizi previsti dall'accordo in Svizzera, in particolare da parte di PMI; chiede alla Svizzera, pertanto, di rivedere tali misure al fine di renderle conformi all'accordo sulla libertà di circolazione;

24.  è del parere che l'attuazione, nel 2013, della direttiva 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali aveva già da tempo superato la scadenza e chiede una celere integrazione della direttiva 2013/55/UE nell'allegato all'accordo sulla libertà di circolazione in attesa che la Svizzera trovi il modo di garantire che l'accordo resti in vigore; osserva che l'allegato II dell'accordo sulla libera circolazione delle persone è stato aggiornato recentemente nell'ottica di garantire un coordinamento più efficace dei sistemi di previdenza sociale tra l'UE e la Svizzera; invita la Svizzera a proseguire il recepimento della legislazione dell'UE conformemente ai suoi obblighi;

25.  ritiene necessarie la reciprocità e la correttezza tra il SEE e la Svizzera per quanto riguarda il loro uso del mercato interno;

26.  invita la Commissione a esaminare in futuro tutte le implicazioni per le regioni dell'UE che confinano con la Svizzera dell'introduzione di nuove norme, quali la recente modifica dell'articolo 561 del regolamento (CEE) n. 2454/93 della Commissione che fissa talune disposizioni d'applicazione del regolamento (CEE) n. 2913/92 del Consiglio che istituisce il codice doganale comunitario, che mira a imporre severe restrizioni all'uso a fini privati da parte dei dipendenti residenti sul territorio doganale dell'UE di autovetture aziendali registrate in un paese terzo;

27.  osserva che in generale la cooperazione prevista dall'accordo sul reciproco riconoscimento in materia di valutazione della conformità è soddisfacente, ma che il funzionamento dell'accordo potrebbe essere sostanzialmente migliorato se la Svizzera si impegnasse ad aggiornarlo in modo coerente con gli sviluppi nel diritto unionale;

28.  invita a rimuovere gli ostacoli alla mobilità professionale transfrontaliera per intensificare il mercato interno; insiste, a tal fine, sull'importanza di promuovere l'apprendimento delle lingue, informare meglio e dare un supporto concreto alle persone alla ricerca di un lavoro, in particolare attraverso la rete EURES, in Svizzera e in tutti i paesi del SEE; plaude pertanto alla partecipazione attiva della Svizzera alle attività della rete EURES, specialmente nelle regioni transfrontaliere; invita la Svizzera a proseguire lo sviluppo dei suoi servizi EURES transnazionali e transfrontalieri, in conformità dell'attuale regolamento EURES, al fine di promuovere la mobilità dei lavoratori e creare un mercato del lavoro realmente integrato tra l'Unione europea e la Svizzera; incoraggia altresì, in vista di promuovere la mobilità dei lavoratori, gli sforzi tesi ad individuare una vasta gamma di industrie emergenti e di settori strategici per la crescita, nell'ambito dei quali i paesi SEE, la Svizzera e gli Stati membri dovrebbero concentrarsi sullo sviluppo della rispettiva base di competenze, al fine di adeguare meglio le competenze e le qualifiche all'offerta e alla domanda;

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29.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 376 del 27.12.2006, pag. 36.
(2) GU L 354 del 28.12.2013, pag. 132.
(3) GU C 308 E del 20.10.2011, pag. 18.
(4) Testi approvati, P7_TA(2014)0041.
(5) Testi approvati, P8_TA(2015)0069.

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