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Testi approvati
Giovedì 10 settembre 2015 - StrasburgoEdizione definitiva
Russia, in particolare il caso di Eston Kohver, Oleg Sentsov e Olexandr Kolchenko
 Angola
 Azerbaigian
 Migrazione e rifugiati in Europa
 Ruolo dell'UE nel processo di pace in Medio Oriente
 Situazione in Bielorussia
 Imprenditoria sociale e innovazione sociale nella lotta alla disoccupazione
 Creazione di un mercato del lavoro competitivo nell'UE per il XXI secolo
 30a e 31a relazione annuale sul controllo dell'applicazione del diritto dell'Unione (2012 e 2013)

Russia, in particolare il caso di Eston Kohver, Oleg Sentsov e Olexandr Kolchenko
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Risoluzione del Parlamento europeo del 10 settembre 2015 sulla Russia, in particolare sui casi di Eston Kohver, Oleg Sentsov e Olexandr Kolchenko (2015/2838(RSP))
P8_TA(2015)0314RC-B8-0845/2015

Il Parlamento europeo,

—  vista la Costituzione russa, in particolare l'articolo 118, che attribuisce ai soli tribunali il potere di amministrare la giustizia nella Federazione russa, e l'articolo 120, che sancisce l'indipendenza dei giudici, che sono soggetti unicamente alla Costituzione russa e alle leggi federali,

–  viste la sua risoluzione del 12 marzo 2015, sull'assassinio del leader di opposizione russo Boris Nemtsov e lo stato della democrazia in Russia(1), e le sue precedenti relazioni e risoluzione sulla Russia, segnatamente le sue risoluzioni del 15 gennaio 2015 sulla Russia, in particolare il caso di Alexei Navalny(2), del 30 aprile 2015, sul caso di Nadiya Savchenko(3) e del 10 giugno 2015, sullo stato delle relazioni UE-Russia(4),

–  vista la dichiarazione rilasciata il 19 agosto 2015 dal vicepresidente/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/HR), Federica Mogherini, in relazione alla sentenza emessa nei confronti dell'ufficiale di polizia estone Eston Kohver,

–  vista la dichiarazione rilasciata il 25 agosto 2015 dal VP/HR in relazione alle condanne inflitte da un tribunale russo ai cittadini ucraini Oleg Sentsov e Olexandr Kolchenko,

–  viste le sue precedenti relazioni e risoluzioni sulla Russia, in particolare la sua raccomandazione al Consiglio, del 23 ottobre 2012, sull'applicazione di restrizioni comuni in materia di visti ai funzionari russi coinvolti nel caso Sergej Magnitskij(5), le sue risoluzioni del 13 giugno 2013, sullo Stato di diritto in Russia(6), del 13 marzo 2014, sulla Russia: condanna di manifestanti coinvolti nei fatti di Piazza Bolotnaya(7), e del 23 ottobre 2014, sulla chiusura della ONG "Memorial" (vincitrice del premio Sakharov 2009) in Russia(8), nonché la sua raccomandazione al Consiglio, del 2 aprile 2014, concernente l'applicazione di restrizioni comuni in materia di visti ai funzionari russi coinvolti nel caso Sergej Magnitskij(9),

–  vista la settima relazione periodica sulla Federazione russa(10) esaminata dal Comitato delle Nazioni Unite per i diritti umani nella sua 3136esima e 3137esima riunione(11), svoltesi rispettivamente il 16 e 17 marzo 2015,

–  viste le consultazioni UE-Russia in materia di diritti umani del 28 novembre 2013,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che la Federazione russa, in quanto membro a pieno titolo del Consiglio d'Europa, dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) e delle Nazioni Unite, si è impegnata a rispettare i principi della democrazia, lo Stato di diritto, le libertà fondamentali e i diritti umani; che le numerose, gravi violazioni dello Stato di diritto e l'adozione di leggi restrittive negli ultimi mesi hanno suscitato seri timori circa il rispetto da parte russa degli obblighi internazionali e nazionali; che l'Unione europea ha offerto a più riprese assistenza e consulenza supplementari per aiutare la Russia ad ammodernare e rispettare il proprio ordine costituzionale e giuridico, in linea con le norme del Consiglio d'Europa;

B.  considerando che l'ufficiale di polizia estone Eston Kohver è stato rapito nel settembre 2014 in territorio estone dal Servizio federale di sicurezza russo (FSB) e successivamente detenuto illegalmente in Russia, il che costituisce una chiara e seria violazione del diritto internazionale;

C.  considerando che il registra ucraino Oleg Sentsov e l'attivista per i diritti civili Olexandr Kolchenko, che si sono opposti all'annessione illegale della penisola di Crimea da parte russa, sono stati arrestati nel maggio 2014 per presunte attività svolte in Crimea e sono stati trattati come cittadini russi, sebbene in possesso della cittadinanza ucraina;

D.  considerando che sia nel caso di Sentsov che in quello di Kolchenko si è parlato di torture e gravi maltrattamenti per ottenere illegalmente deposizioni cui successivamente è stato attribuito valore legale;

E.  considerando che Sentsov e Kolchenko sono stati processati davanti a un tribunale militare per reati che i tribunali civili sono pienamente competenti a conoscere; che il processo è stato viziato da molteplici, gravi violazioni procedurali;

F.  considerando che, nella sua relazione pubblicata nell'aprile 2014 successivamente a una visita ufficiale in Russia, il relatore speciale sull'indipendenza di giudici e avvocati del Consiglio diritti umani delle Nazioni Unite, Gabriela Knaul, ha espresso forti preoccupazioni per le denunce di minacce dirette e indirette, influenza indebita, ingerenze e pressioni sulla magistratura;

G.  considerando che è sempre più necessaria una politica globale ferma e coerente dell'Unione nei confronti della Russia cui tutti gli Stati membri si attengano;

H.  considerando che il pacchetto di misure per l'attuazione degli accordi di Minsk prevedeva la liberazione e lo scambio di tutti gli ostaggi e di tutte le persone detenute illegalmente, sulla base del principio "all-for-all";

I.  considerando che negli ultimi anni diversi processi e procedimenti giudiziari, tra cui quelli relativi ai casi Navalny, Magnitskij e Chodorkovskij, hanno sollevato dubbi circa l'indipendenza e l'imparzialità delle istituzioni giudiziarie della Federazione russa;

J.  considerando che l'Unione europea ha offerto a più riprese assistenza e consulenza supplementari, attraverso il partenariato per la modernizzazione, per sostenere la Russia nei suoi sforzi volti ad ammodernare e rispettare il proprio ordine costituzionale e giuridico, in linea con le norme del Consiglio d'Europa;

1.  condanna fermamente la sentenza pronunciata dal tribunale regionale di Pskov nonché l'intero processo a carico dell'ufficiale di polizia estone Eston Kohver, condannato a 15 anni di prigione dopo essere stato rapito nel 2014 in territorio estone, paese che fa parte dell'Unione europea; ritiene che il caso violi il diritto internazionale e le norme elementari di giustizia;

2.  esorta la Federazione russa ad agire conformemente ai suoi impegni internazionali e a rilasciare immediatamente Eston Kohver garantendo il suo ritorno in Estonia in condizioni di sicurezza;

3.  esprime la profonda convinzione che, sin dall'inizio, Eston Kohver non abbia goduto del diritto a un processo equo, dal momento che non vi sono state udienze pubbliche, che il console estone non è stato autorizzato ad assistere alle udienze, che a Kohver è stata negata un'assistenza legale adeguata, che gli è stato inoltre impedito di ricevere le visite della moglie e dei familiari e che è stato obbligato a sottoporsi a un esame psichiatrico senza fondamento i cui dettagli restano sconosciuti;

4.  condanna risolutamente la condanna e l'incarcerazione illegali di Oleg Sentsov e Olexandr Kolchenko; invita la Federazione russa a rilasciarli immediatamente e a garantire il loro ritorno in Ucraina in condizioni di sicurezza; chiede che le autorità russe avviino immediatamente un'indagine imparziale ed efficace sulle accuse di torture che sono state avanzate dai difensori e dai testimoni e che il pubblico ministero ha respinto durante il processo; chiede che tale indagine sia aperta anche agli osservatori internazionali;

5.  chiede la liberazione di tutti i cittadini ucraini detenuti illegalmente, tra cui Nadiya Savchenko, poiché ciò è conforme al pacchetto di misure concordato per l'attuazione degli accordi di Minsk e all'impegno di liberare tutti gli ostaggi e tutte le persone detenute in relazione al conflitto in Ucraina;

6.  deplora il fatto che nella Federazione russa la legge e la giustizia siano utilizzate come strumenti politici, in violazione del diritto e delle norme internazionali, il che ha permesso di condannare il registra ucraino Oleg Sentsov e Olexandr Kolchenko rispettivamente a venti e dieci anni di carcere per aver espresso la propria opinione, che rifletteva una posizione attiva pro Ucraina contro l'annessione illegale della Crimea da parte della Federazione russa; sottolinea in ogni caso che non avrebbero dovuto essere processati da un tribunale militare e che tutte le deposizioni ottenute mediante tortura o altri metodi illegali dovrebbero essere escluse;

7.  condanna fermamente le palesi violazioni dell'integrità territoriale di Ucraina ed Estonia avvenute con il rapimento di cittadini di questi due paesi al fine di processarli davanti a un tribunale russo;

8.  richiama l'attenzione sul fatto che i tribunali russi non hanno competenza per giudicare atti commessi al di fuori del territorio internazionalmente riconosciuto della Russia e sottolinea che in tutti e tre i casi in questione i procedimenti giudiziari non dovrebbero essere considerati legittimi; invita il Consiglio e la Commissione a sollevare tali casi nei loro contatti con le autorità russe e a riferire al Parlamento; invita gli Stati membri a fare lo stesso in sede di incontri bilaterali;

9.  sottolinea che le autorità e il personale giudiziario russi hanno la piena responsabilità della sicurezza e del benessere dei detenuti e che deve essere rigorosamente rispettato il diritto di questi ultimi a ricevere le visite dei familiari, avere contatti con i propri rappresentanti diplomatici, ricevere un'assistenza medica adeguata, beneficiare di assistenza giudiziaria e consolare nonché godere di accesso pieno, sia direttamente che tramite i loro rappresentanti legali, alla totalità dei documenti e delle prove attinenti alle imputazioni mosse nei loro confronti;

10.  condanna nuovamente la continua repressione del dissenso da parte del governo, che colpisce le ONG indipendenti con la cosiddetta "legge sugli agenti stranieri", e la persistente e multiforme repressione di attivisti, oppositori politici e critici del regime;

11.  ricorda alla Russia l'importanza del rigoroso rispetto dei suoi obblighi internazionali e le rammenta che le decisioni giudiziarie devono essere prese in modo efficace, imparziale e indipendente, nel pieno rispetto del diritto e sulla base di prove legittime, senza alcuna ingerenza politica; ritiene che la Federazione russa, in quanto membro del Consiglio d'Europa e dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, debba onorare gli impegni che ha sottoscritto;

12.  invita il Consiglio a stilare un elenco UE comune dei funzionari responsabili del sequestro, della detenzione illegale e della condanna di Eston Kohver, Nadiya Savchenko, Oleg Sentsov e Olexandr Kolchenko, a imporre e attuare nei confronti di tali funzionari un divieto di rilascio del visto nonché a congelare le attività finanziarie che essi, o le loro famiglie, potrebbero detenere nell'Unione europea;

13.  chiede che si intensifichi il monitoraggio permanente delle violazioni dei diritti umani in Russia e nei territori attualmente annessi dalla Russia; esprime profonda preoccupazione per il deterioramento della situazione dei diritti umani e invita le autorità russe a rispettare tali diritti, tra cui il diritto alla libertà di espressione, associazione e riunione e il principio di legalità, in Russia così come in Crimea, a seguito dell'annessione illegale di quest'ultima; rileva che la Russia continua a violare la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo;

14.  sollecita il Presidente del Consiglio europeo e il VP/HR a presentare una strategia politica globale che consenta all'Unione di riprendere l'iniziativa e di perseguire una politica più chiara nei confronti della Russia;

15.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Consiglio d'Europa, all'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa e al Presidente, al governo e al Parlamento della Federazione russa.

(1) Testi approvati, P8_TA(2015)0074.
(2) Testi approvati, P8_TA(2015)0006.
(3) Testi approvati, P8_TA(2015)0186.
(4) Testi approvati, P8_TA(2015)0225.
(5) GU C 68 E del 7.3.2014, pag. 13.
(6) Testi approvati, P7_TA(2013)0284.
(7) Testi approvati, P7_TA(2014)0253.
(8) Testi approvati, P8_TA(2014)0039.
(9) Testi approvati, P7_TA(2014)0258.
(10) CCPR/C/RUS/7.
(11) CCPR/C/SR.3136 and 3137.


Angola
PDF 176kWORD 75k
Risoluzione del Parlamento europeo del 10 settembre 2015 sull'Angola (2015/2839(RSP))
P8_TA(2015)0315RC-B8-0846/2015

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sull'Angola,

–  vista la dichiarazione resa il 12 maggio 2015 dal portavoce dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani in Angola,

–  vista la dichiarazione congiunta rilasciata il 17 ottobre 2014 a seguito della prima riunione ministeriale Angola-Unione europea,

–  visto il documento "EU-Angola Joint Way Forward" (Azione congiunta UE-Angola per il futuro) del 23 luglio 2012,

–  visti gli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani e sulla libertà di espressione,

–  viste le conclusioni del Consiglio del giugno 2014 sul decimo anniversario degli orientamenti dell'UE,

–  visti l'articolo 21 TUE e il quadro strategico dell'UE per i diritti umani, in cui l'UE si impegna a continuare a sostenere con tutta la propria influenza i difensori della libertà, della democrazia e dei diritti umani in tutto il mondo,

–  visto l'accordo di partenariato di Cotonou firmato nel giugno 2000,

–  visti la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948 e il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici del 1966,

–  vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che negli ultimi mesi il governo angolano ha intensificato la repressione nei confronti di qualsiasi presunta contestazione nei confronti della sua autorità, rendendosi così responsabile di violazioni dei diritti umani sanciti nella costituzione angolana; che in Angola perdura la repressione della libertà di associazione e di riunione e crescono i timori che le forze militari e i servizi di intelligence siano diventati i principali fattori trainanti dell'arresto e dell'azione penale nei confronti di attivisti per i diritti umani;

B.  considerando che il 14 marzo 2015 l'attivista per i diritti umani José Marcos Mavungo è stato arrestato senza un mandato e che il 28 agosto 2015 il procuratore António Nito ha chiesto al tribunale della provincia angolana di Cabinda di condannare Mavungo a 12 anni di reclusione con l'accusa di incitamento alla ribellione, malgrado non fossero mai state presentate prove del fatto che Mavungo avesse commesso un qualsiasi reato;

C.  considerando che l'avvocato Arão Bula Tempo è stato arrestato lo stesso giorno per il presunto coinvolgimento nell'organizzazione della stessa manifestazione di protesta; che Arão Bula Tempo è stato poi rilasciato il 13 maggio 2015, in attesa di essere processato per l'accusa di sedizione;

D.  considerando che il 28 maggio 2015 il giornalista e attivista dei diritti umani Rafael Marques è stato condannato a una pena detentiva di 6 mesi, sospesa per due anni, per la pubblicazione nel 2011 del libro "Diamanti di sangue: corruzione e tortura in Angola", che riferisce dettagliatamente in merito a oltre 100 uccisioni e centinaia di casi di tortura di cui sarebbero responsabili guardie di sicurezza e militari nei giacimenti di diamanti della regione di Lunda; che le denunce presentate da Marques al pubblico ministero per quanto riguarda le violazioni di diritti dell'uomo perpetrate nella regione di Lunda non sono state oggetto di inchiesta;

E.  considerando che 15 giovani attivisti sono stati arrestati tra il 20 e 24 giugno 2015 in connessione con una discussione politica a carattere privato; che il capitano Zenóbio Lázaro Muhondo Zumba è stato successivamente arrestato il 30 giugno 2015 a causa di presunti legami con i 15 attivisti arrestati;

F.  considerando che tutti coloro che sono detenuti sono stati arrestati e accusati, in maniera illegale e arbitraria, di organizzare una ribellione e un tentativo di colpo di Stato contro il Presidente e altri membri del governo;

G.  considerando che i 15 attivisti incarcerati sono detenuti in custodia cautelare, non sono stati formalmente accusati, non dispongono del pieno accesso all'assistenza legale e alle visite dei familiari, i quali tentano di far arrivare loro prodotti alimentari, e sono in regime di isolamento;

H.  considerando che gli attivisti sono stati arrestati ed è stata fatta irruzione nelle loro abitazioni senza che le autorità producessero alcun mandato; che, in base a segnalazioni, essi sono stati sottoposti a torture fisiche e psicologiche nonché a minacce di morte;

I.  considerando che le autorità proferiscono minacce nei confronti delle madri dei giovani detenuti, le quali sono in fase di mobilitazione, e che il partito MPLA al governo ha impedito l'organizzazione di manifestazioni da parte dei sostenitori per chiedere la loro liberazione; che una manifestazione pacifica di parenti dei detenuti a Luanda, l'8 agosto 2015, è stata oggetto di attacchi e repressione violenta da parte delle forze di sicurezza in loco;

J.  considerando che nel luglio 2015 quattro difensori dei diritti umani e un corrispondente dell'emittente radiofonica Deutsche Welle sono stati temporaneamente arrestati mentre stavano facendo visita ad altri attivisti in un carcere della provincia di Luanda, con l'accusa di voler fare politica in carcere;

K.  considerando che il diritto a manifestare pacificamente e il diritto di associazione e di espressione sono diritti riconosciuti dalla costituzione dell'Angola;

L.  considerando che vi sono state segnalazioni di un massacro avvenuto nell'aprile 2015 a Huambo ad opera delle forze di polizia fra i seguaci della setta religiosa Luz do Mundo; che le cifre indicate dalle diverse fonti variano da decine a migliaia di morti e numerosi sfollati; che per mesi il governo non è riuscito ad affrontare la necessità urgente di condurre un'inchiesta indipendente, pur smentendo categoricamente le cifre elevate; che il Mediatore sta attualmente preparando una relazione sugli eventi;

M.  considerando che l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha chiesto l'apertura di un'indagine internazionale sull'incidente, il che ha indotto il governo ad aprire un'inchiesta giudiziaria;

N.  considerando che il governo dell'Angola ha inoltre intensificato gli sgomberi forzati di massa e su piccola scala a Luanda e in altre città al fine di allontanare le persone che vivevano in insediamenti non ufficiali e i commercianti ambulanti, tra cui donne in gravidanza e donne con bambini;

O.  considerando che nel marzo 2015 è stata introdotta una nuova legislazione che ha configurato un maggiore controllo sulle organizzazioni non governative;

P.  considerando che la società civile ha denunciato a più riprese il legame tra la corruzione, lo sfruttamento e l'appropriazione indebita delle risorse naturali da parte dell'élite al potere e le violazioni dei diritti umani commesse nei confronti di coloro che rappresentano una minaccia per lo status quo, denunciando la situazione;

Q.  considerando che, nonostante l'impegno assunto dal governo angolano di intensificare gli sforzi volti a migliorare la sua lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo (AML/CFT) e sebbene sia stato compiuto qualche progresso, la task force "Azione finanziaria", un'organizzazione intergovernativa istituita nel 1989 su iniziativa del G7 per elaborare politiche di lotta al riciclaggio, continua a individuare carenze strategiche nel sistema AML/CFT angolano;

R.  considerando che, in base a relazioni indipendenti, i proventi del petrolio ‒ la risorsa principale del governo ‒ non sono stati canalizzati verso lo sviluppo sostenibile o le comunità locali, mentre l'élite al potere si è arricchita;

S.  considerando che l'Angola dispone di vaste riserve di minerali e di petrolio ed è una delle economie in più rapida crescita del mondo, soprattutto dopo la fine della guerra civile; che la sua crescita economica è molto disomogenea, essendo la maggior parte della ricchezza della nazione concentrata nelle mani di una parte sproporzionatamente piccola della popolazione;

T.  considerando che la crisi economica che ha colpito il paese in seguito al forte calo delle entrate petrolifere è suscettibile di generare ulteriori tensioni sociali e manifestazioni di protesta contro il governo;

U.  considerando che nell'ottobre 2014 l'Angola ha ribadito il suo impegno a favore del dialogo politico e della cooperazione, impegno che era stabilito nel documento "EU-Angola Joint Way Forward", i cui pilastri essenziali sono il buon governo, la democrazia e i diritti umani;

V.  considerando che, conformemente all'articolo 8 dell'accordo di Cotonou tra l'Unione europea e l'Angola, lo scambio di informazioni sul buon governo e i diritti umani ha luogo nell'ambito di un dialogo politico formale a cadenza almeno annuale nel quadro del documento "EU-Angola Joint Way Forward" del 2012;

1.  esprime profonda preoccupazione per il rapido peggioramento della situazione dei diritti umani, delle libertà fondamentali e dello spazio democratico in Angola, nonché per i gravi abusi da parte delle forze di sicurezza e dalla mancanza di indipendenza della magistratura;

2.  invita le autorità angolane a liberare immediatamente e incondizionatamente tutti i difensori dei diritti umani, tra cui Marcos Mavungo e i 15+1 attivisti arrestati nel giugno del 2015, nonché a far cadere tutte le accuse a loro carico; chiede inoltre la liberazione immediata e incondizionata di qualsiasi altro attivista, prigioniero di coscienza od oppositore politico arbitrariamente arrestato e detenuto unicamente per le sue opinioni politiche, le sue attività giornalistiche e la sua partecipazione ad attività pacifiche;

3.  esorta le autorità ad assicurare che i detenuti non siano sottoposti a torture o maltrattamenti e a garantirne la piena protezione e l'accesso alle loro famiglie e ai loro legali;

4.  invita le autorità angolane a porre immediatamente fine agli arresti arbitrari, ai fermi illegali e agli atti di tortura da parte della polizia e delle forze di sicurezza; ribadisce la necessità di indagare senza indugio, in maniera imparziale e approfondita, tutte le presunte violazioni dei diritti umani, tra cui le torture, ad opera della polizia e delle forze di sicurezza, come pure di consegnare i responsabili alla giustizia;

5.  manifesta profonda inquietudine per i continui tentativi di limitare la libertà di espressione, la libertà dei media e la libertà di riunione pacifica e di associazione, come pure per la recrudescenza delle violazioni di tali libertà da parte delle autorità e invita le autorità angolane a garantire l'osservanza immediata e incondizionata di tali libertà; le invita inoltre a dare piena attuazione alle disposizioni della dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti umani, alla Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli e ad altri strumenti internazionali e regionali in materia di diritti umani ratificati dall'Angola;

6.  chiede alla delegazione dell'UE di Luanda di tener fede all'impegno del SEAE di sostenere e proteggere i difensori dei diritti umani in tutto il mondo tramite misure concrete e visibili, che includono in particolare l'osservazione dei processi, il sostegno politico e materiale ai difensori dei diritti umani, ai loro legali e alle loro famiglie, e invita l'Unione europea e i suoi Stati membri a sollevare sistematicamente la questione dei diritti umani presso le autorità angolane a tutti i livelli delle relazioni, anche quelli più elevati; chiede inoltre alla delegazione di Luanda di intensificare il dialogo politico con il governo angolano nell'ambito di tutte le relazioni politiche, commerciali e di sviluppo, al fine di garantire che tenga fede ai suoi impegni nazionali e internazionali in materia di diritti umani, come promesso nel corso della prima riunione ministeriale UE-Angola dell'ottobre 2014; la esorta a impiegare a tal fine tutti i mezzi e gli strumenti appropriati, tra cui lo Strumento europeo per la democrazia e i diritti umani;

7.  invita l'Unione europea e gli Stati membri a riconoscere l'elevato livello di corruzione delle autorità angolane, che pregiudica seriamente il rispetto dei diritti umani e lo sviluppo, ad attuare i principi dello strumentario per i diritti umani prima di qualsiasi trattativa con l'Angola e a riesaminare i settori chiave del suo programma indicativo nazionale nell'ambito dell'undicesimo FES;

8.  deplora che, malgrado il completamento di un'indagine nazionale nel 2007 e di un importante programma d'azione contro le mine, non sia ancora nota con certezza la portata della minaccia rappresentata dalle mine antipersona o da altri residuati bellici; esorta l'Unione europea a monitorare, controllare e valutare l'impiego effettivo dei fondi e a garantire che il bilancio stanziato sia utilizzato in maniera efficiente e mirata, ai fini di un effettivo sminamento;

9.  esorta le autorità giudiziarie angolane a far valere la loro indipendenza da qualsiasi strumentalizzazione politica e a garantire la tutela dei diritti riconosciuti dagli strumenti giuridici, quali l'accesso alla giustizia e il diritto a un processo equo;

10.  esorta il governo angolano a condurre con urgenza un'indagine trasparente e credibile sul massacro di Huambo e a garantire sostegno ai sopravvissuti che sono stati sfollati; si unisce alle richieste delle Nazioni Unite di un'indagine complementare indipendente a livello internazionale;

11.  resta preoccupato per la mancata attuazione delle misure di lotta alla violenza nei confronti delle donne e dei minori; chiede alle autorità di intensificare la lotta alle pratiche tradizionali dannose, quali la stigmatizzazione dei bambini accusati di stregoneria;

12.  ricorda l'impegno assunto dall'Angola nel quadro dell'accordo di Cotonou di rispettare la democrazia, lo Stato di diritto e i principi in materia di diritti umani, tra cui la libertà di espressione, la libertà dei media, il buongoverno e la trasparenza nelle cariche politiche; esorta il governo angolano ad attenersi a tali disposizioni a norma dell'articolo 11, lettera b), e degli articoli 96 e 97 dell'accordo di Cotonou e, in caso contrario, chiede alla Commissione di avviare la pertinente procedura ai sensi degli articoli 8, 9 e 96 del medesimo accordo;

13.  esorta l'Unione europea e gli Stati membri ad affrontare la questione della trasparenza del commercio di tutte le risorse naturali, tra cui il petrolio, e in particolare di attuare pienamente e monitorare la legislazione vigente sulle relazioni per paese; invita le autorità angolane e le imprese estere a contribuire al rafforzamento della governance nel settore estrattivo, attenendosi all'iniziativa per la trasparenza delle industrie estrattive, e a riesaminare l'attuazione del processo di Kimberley; invita inoltre il governo angolano a presentare un piano di adesione all'Open Government Partnership e a elaborare successivamente un piano concreto di lotta alla corruzione, a migliorare la trasparenza e a potenziare la rendicontabilità pubblica;

14.  incoraggia la cooperazione e il coordinamento tra l'Unione europea e gli Stati Uniti riguardo all'attuazione della sezione 1504 della legge statunitense "Dodd-Frank";

15.  invita le amministrazioni nazionali e le autorità di controllo degli Stati membri a intensificare la vigilanza sulla conformità con la normativa antiriciclaggio europea, tra cui i principi normativi del dovere di diligenza e un'opportuna analisi dei rischi, in particolare coinvolgendo le persone politicamente esposte di origine angolana;

16.  si compiace del fatto che il governo angolano riconosca i problemi di indennizzo in caso di confisca di terre e plaude a quanto riferito dai media, secondo cui i meccanismi di distribuzione e di indennizzo starebbero migliorando; incoraggia il governo angolano a proseguire gli sforzi in tal senso;

17.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, all'Unione africana, alla Commissione africana dei diritti dell'uomo e dei popoli, ai governi dei paesi della regione della SADC, al Presidente e al Parlamento dell'Angola, al governo statunitense, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani e all'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE.


Azerbaigian
PDF 181kWORD 80k
Risoluzione del Parlamento europeo del 10 settembre 2015 sull'Azerbaigian (2015/2840(RSP))
P8_TA(2015)0316RC-B8-0856/2015

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sull'Azerbaigian, in particolare quelle concernenti la situazione dei diritti umani e lo Stato di diritto,

–  vista la relazione consolidata tra l'UE e l'Azerbaigian, sancita dal 1999 con l'attuazione del piano d'azione della politica europea di vicinato (PEV), la creazione del partenariato orientale (PO), i negoziati per l'accordo di associazione UE-Azerbaigian nonché la partecipazione dell'Azerbaigian all'Assemblea parlamentare Euronest,

–  vista la relazione 2014 sui progressi compiuti dall'Azerbaigian nell'ambito della PEV, del 25 marzo 2015 (SWD(2015)0064),

–  visto il piano d'azione nell'ambito della PEV UE-Azerbaigian,

–  viste le osservazioni espresse il 22 luglio 2015 dal presidente del Consiglio europeo Donald Tusk in seguito al suo incontro con il presidente dell'Azerbaigian Ilham Aliyev,

–  vista la visita di Stavros Lambrinidis, rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani, a Baku dal 23 al 26 febbraio 2015,

–  vista la dichiarazione rilasciata l'8 settembre 2015 dall'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Zeid Ra'ad Al Hussein, in cui condanna l'attuale repressione nei confronti della società civile e delle voci indipendenti in Azerbaigian,

–  viste le dichiarazioni del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR), Federica Mogherini, e del commissario Johannes Hahn riguardanti i recenti casi di detenzione, reclusione, condanna e omicidio di giornalisti di spicco e difensori dei diritti umani in Azerbaigian,

–  vista la dichiarazione rilasciata dall'UE il 19 agosto 2015 sui diritti umani in Azerbaigian in occasione della riunione straordinaria n. 1064 del Consiglio permanente dell'OSCE tenutasi a Vienna,

–  viste le recenti dichiarazioni del Segretario generale del Consiglio d'Europa, Thorbjørn Jagland, relative ai casi di Khadija Ismayilova, di Leyla Yunus, direttrice dell'Istituto per la pace e la democrazia in Azerbaigian, e del marito Arif Yunus, nonché all'omicidio del giornalista azero Rasim Aliyev,

–  vista la dichiarazione di Helsinki, adottata dall'assemblea parlamentare dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) in occasione della sua sessione annuale tra il 5 luglio e il 9 luglio 2015, che condanna i continui casi di persecuzione e reclusione, in seguito ad accuse di matrice politica, di giornalisti e difensori dei diritti umani in diversi Stati partecipanti all'OSCE, ed esprime preoccupazione per il continuo abuso della legislazione in materia fiscale e amministrativa per giustificare tali atti,

–  vista la risoluzione dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, del 23 giugno 2015, sul funzionamento delle istituzioni democratiche in Azerbaigian,

–  visto il parere del 15 dicembre 2014 della Commissione di Venezia del Consiglio d'Europa, secondo cui le recenti modifiche alla legislazione in materia di organizzazioni non governative limitano ulteriormente l'attività delle ONG in Azerbaigian,

–  visti gli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani e le conclusioni del Consiglio del 23 giugno 2014 sul decimo anniversario di tali orientamenti,

–  viste le disposizioni della dichiarazione delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani, adottate dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 9 dicembre 1998,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che la situazione generale dei diritti umani in Azerbaigian ha subito un costante deterioramento nel corso degli ultimi anni, che le intimidazioni e le repressioni sono sempre più frequenti e si è intensificata la prassi della persecuzione penale nei confronti di leader di ONG, difensori dei diritti umani, giornalisti e altri rappresentanti della società civile;

B.  considerando che la premiata giornalista d'inchiesta di RFE/RL Khadija Ismayilova è stata condannata a sette anni e mezzo di carcere con accuse di presunta appropriazione indebita, malversazione ed evasione fiscale dopo aver pubblicato diversi casi di corruzione riguardanti la famiglia del presidente; che i difensori dei diritti umani Leyla e Arif Yunus sono stati condannati, rispettivamente, a otto e anni e mezzo e sette anni di prigione con l'accusa, tra l'altro, di frode ed evasione fiscale in un processo che non rispettava le norme internazionali; che il noto attivista per i diritti umani Rasul Jafarov e lo stimato avvocato per i diritti umani Intigam Aliyev sono stati condannati con accuse simili, a seguito di processi celebrati in violazione del principio del giusto processo, e stanno scontando pene detentive, rispettivamente, di sei anni e tre mesi e di sette anni e mezzo; che numerose altre eminenti personalità della società civile azera sono tuttora detenute, tra cui Anar Mammadli, Rauf Mirkadirov, Ömar Mammadov, Tofiq Yaqublu, Ilgar Mammadov, Nijat Aliyev, Araz Guliyev, Parviz Hashimli, Seymur Hezi, Hilal Mammadov e Taleh Khasmammadov, e che la salute di alcuni di questi prigionieri peggiora costantemente;

C.  considerando che Leyla Yunus e Rasul Jafarov, prima che fossero essi stessi arrestati, erano alla guida di un gruppo di eminenti difensori dei diritti umani ed esperti azeri che ha elaborato un elenco di quasi un centinaio di cittadini azeri che possono essere considerati prigionieri politici in base alla definizione adottata nel 2012 dal Consiglio d'Europa;

D.  considerando che giornalisti e leader della società civile sono oggetto di continue intimidazioni e molestie e tra questi figurano Emin Milli, direttore di Meydan TV, che ha ricevuto minacce di morte e i cui familiari sono stati arrestati sulla base di accuse false, come pure giornalisti che collaborano con Meydan TV in Azerbaigian; che il fondatore dell'Istituto per la libertà e la sicurezza dei giornalisti (IRFS) e difensore dei diritti umani Emin Huseynov ha cercato rifugio in Svizzera dopo aver dovuto rispondere di accuse false ed essersi visto revocare la cittadinanza azera;

E.  considerando che molti altri giornalisti e attivisti della società civile devono far fronte a processi giudiziari, divieti di viaggio e restrizioni alla loro libertà di movimento in relazione alle loro attività nel campo dei diritti umani; che il governo azero ha dato un giro di vite nei confronti dei gruppi indipendenti introducendo nuove leggi restrittive che disciplinano le ONG; che, a causa di tali leggi, molti gruppi sono stati effettivamente costretti a chiudere dopo che i loro conti bancari erano stati congelati o le loro fonti di finanziamento bloccate a seguito del rifiuto del governo di autorizzare nuove sovvenzioni provenienti da organizzazioni di donatori stranieri;

F.  considerando che dal 2006 le manifestazioni pacifiche sono di fatto vietate nel centro di Baku e che sono state introdotte nuove ammende alquanto elevate e prolungati i periodi di detenzione amministrativa per chiunque organizzi raduni pubblici non autorizzati o vi partecipi;

G.  considerando che il presidente dell'IRFS, il giornalista Rasim Aliyev, è deceduto in un ospedale di Baku dopo essere stato brutalmente percosso a seguito di continue minacce e intimidazioni per le critiche espresse nei confronti del presidente Aliyev sui social media;

H.  considerando che l'Azerbaigian è uno dei membri fondatori del partenariato orientale; che i leader dell'Unione europea e dell'Europa orientale hanno ribadito in numerose occasioni che il partenariato orientale si basa su una comunità di valori e sui principi di libertà, democrazia e rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali nonché dello Stato di diritto; che l'Azerbaigian aspira a intensificare e approfondire le relazioni con l'UE, puntando a un partenariato strategico;

I.  considerando che nel 2014 l'UE non è stata in grado di versare 11 delle sue 13 sovvenzioni destinate a ONG a causa di una normativa restrittiva e che continua a incontrare seri limiti nell'ambito della sua capacità di finanziare i gruppi e gli attivisti indipendenti della società civile in Azerbaigian; che molti beneficiari di sovvenzioni dell'UE sono in carcere, ad esempio l'avvocato difensore dei diritti umani Intigam Aliyev, o sono fuggiti dal paese chiudendo la propria attività;

J.  considerando che l'Ufficio dell'OSCE a Baku è stato chiuso il 4 luglio 2015 a seguito della decisione delle autorità azere di estinguere il memorandum d'intesa tra il governo dell'Azerbaigian e l'OSCE;

K.  considerando che Freedom House ritiene l'Azerbaigian un paese "non libero", classificando la sua stampa come "non libera" e Internet come "parzialmente libero"; che negli ultimi dieci anni l'Azerbaigian ha subito il più grande declino in termini di governance democratica in tutta l'Eurasia;

L.  considerando che nel novembre 2015 si terranno in Azerbaigian elezioni parlamentari; che il Parlamento europeo si è rifiutato di inviare una missione di osservazione elettorale dopo aver valutato che non sussistono le condizioni per lo svolgimento di elezioni libere ed eque e che le limitazioni alla libertà di espressione, riunione e associazione nel paese rendono impossibile creare condizioni di parità per tutti i candidati e organizzare una votazione realmente competitiva;

M.  considerando che la cooperazione settoriale genera vantaggi reciproci, in particolare nel settore dell'energia; che l'Azerbaigian ha le potenzialità per diventare uno dei principali partner commerciali dell'Unione;

1.  esprime forte preoccupazione per il continuo deterioramento della situazione dei diritti umani nel paese e ricorda che l'UE attribuisce una particolare importanza ai diritti umani e alle libertà fondamentali nel contesto della cooperazione bilaterale, in quanto elementi essenziali del partenariato orientale nonché pilastri fondamentali di organizzazioni internazionali quali il Consiglio d'Europa e l'OSCE, di cui l'Azerbaigian è membro;

2.  chiede il rilascio immediato e incondizionato dal carcere di tutti i prigionieri politici, difensori dei diritti umani, giornalisti e altri attivisti della società civile, tra cui Khadija Ismayilova, Leyla Yunus e Arif Yunus, Anar Mammadli, Rasul Jafarov, Intigam Aliyev, Rauf Mirkadirov, Ömar Mammadov, Tofiq Yaqublu, Nijat Aliyev, Araz Guliyev, Parviz Hashimli, Seymur Hezi, Hilal Mammadov, Taleh Khasmammadov e Ilgar Mammadov, in linea con la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU), e chiede il ritiro di tutte le accuse a loro carico nonché il pieno ripristino dei loro diritti politici e civili e della loro immagine pubblica;

3.  condanna fermamente la repressione senza precedenti contro la società civile in Azerbaigian; ribadisce la sua profonda preoccupazione per il destino dei colleghi degli arrestati, ancora liberi ma sottoposti a indagine penale, alla luce delle notizie diffuse dai difensori dei diritti umani e dalle ONG nazionali e internazionali circa il presunto impiego di accuse false contro personaggi politici, attivisti e giornalisti; esorta le autorità dell'Azerbaigian a porre fine al ricorso all'azione penale e alla reclusione selettive contro i giornalisti, i difensori dei diritti umani e quanti criticano il governo, nonché a garantire che tutti i detenuti, compresi i giornalisti e gli attivisti politici e della società civile, godano pienamente del diritto a un giusto processo, in particolare per quanto concerne la possibilità di avvalersi di un avvocato di loro scelta e di avere contatti con le famiglie, e siano tutelati dalle altre norme in materia di giusto processo;

4.  valuta positivamente la possibilità accordata dalle autorità azere a un'équipe medica europea di visitare Leyla e Arif Yunus, e ne chiede il rilascio anche per ragioni umanitarie; richiama l'attenzione sulle condizioni in cui sono detenuti Leyla e Arif Yunus e Intigam Aliyev, che hanno portato a un grave peggioramento delle loro condizioni di salute con conseguenze potenzialmente fatali; invita le autorità azere a consentire all'équipe medica europea di visitare Intigam Aliyev e ad assicurare che tutti i prigionieri ricevano un'assistenza sanitaria adeguata quando necessario;

5.  chiede che sia condotta senza indugio un'indagine sulla morte del giornalista e presidente dell'IRFS Rasim Aliyev; prende atto con preoccupazione delle accuse mosse da un gruppo di giornalisti, secondo le quali Rasim Aliyev sarebbe morto perché non avrebbe ricevuto un'assistenza adeguata da parte dei medici a cui era stato affidato in ospedale;

6.  rammenta alle autorità azere che il benessere della popolazione, che prevede il rispetto dei diritti e delle libertà, è una componente essenziale della crescita economica sostenibile;

7.  invita l'Azerbaigian a rispettare e a mettere in pratica gli impegni assunti in quanto membro del Consiglio d'Europa; ribadisce l'invito alle autorità azere a ottemperare alle sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) relative all'Azerbaigian; chiede che la sentenza del 16 giugno 2015 e tutte le altre sentenze della CEDU siano rispettate;

8.  esorta il governo dell'Azerbaigian a collaborare pienamente con la Commissione di Venezia del Consiglio d'Europa, il commissario per i diritti umani e gli esperti delle procedure speciali delle Nazioni Unite e a dare attuazione alle loro raccomandazioni in materia di difensori dei diritti umani, diritto alla libertà di associazione e di riunione pacifica, libertà di espressione e detenzioni arbitrarie, con l'obiettivo di modificare la legislazione nazionale e di adeguare le pratiche in funzione delle conclusioni degli esperti;

9.  chiede al governo dell'Azerbaigian di porre immediatamente fine alla repressione nei confronti della società civile e di quanti si impegnano in difesa dei diritti umani e di garantire che i gruppi e gli attivisti indipendenti della società civile possano operare liberi da ostacoli ingiustificati o dal timore di subire persecuzioni, ad esempio abrogando le leggi che limitano severamente la società civile, sbloccando i conti correnti dei gruppi non governativi e dei loro leader, nonché permettendo l'accesso ai finanziamenti esteri;

10.  deplora le continue azioni intraprese dal governo azero per limitare i contatti tra i gruppi della società civile, gli attivisti dei gruppi giovanili e gli intellettuali dell'Armenia e dell'Azerbaigian, che rivestono un'importanza fondamentale per superare le ostilità di lunga data tra i due paesi; ricorda nuovamente, a questo proposito, l'importanza dell'attività svolta in questo ambito da Leyla e Arif Yunus;

11.  chiede alle autorità azere di rispettare la libertà di stampa e dei media, per quanto riguarda la legislazione e ai fini pratici, sia online che offline, di garantire la libertà di espressione in linea con gli standard internazionali e di porre fine alla censura delle critiche nei confronti del governo attraverso le strutture dei mezzi di comunicazione;

12.  è estremamente preoccupato per la situazione delle persone LGBTI in Azerbaigian; condanna fermamente l'incitamento all'odio a sfondo politico ai danni delle persone LGBTI e che trae origine dai più alti livelli; invita il governo azero ad astenersi dall'ostacolare e intimidire i difensori dei diritti umani che si adoperano a favore dei diritti delle persone LGBTI;

13.  sottolinea l'importanza di un dialogo serio e reciprocamente rispettoso tra l'UE e il governo azero, le forze di opposizione e la società civile;

14.  ribadisce che i negoziati relativi a un accordo di partenariato strategico con l'Azerbaigian dovrebbero essere sospesi immediatamente fino a quando il governo non adotterà misure concrete per promuovere il rispetto dei diritti umani universali;

15.  invita il Consiglio, la Commissione e il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) ad applicare rigorosamente il principio "di più a chi fa di più", prestando particolare attenzione alla situazione dei difensori dei diritti umani, in linea con gli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani, all'indipendenza della magistratura, alle riforme democratiche e ai diritti e alle libertà fondamentali, esponendo in modo chiaro le conseguenze dei ritardi in materia di riforme; invita la Commissione a riesaminare e sospendere temporaneamente, se necessario, tutti i finanziamenti non connessi ai diritti umani, alla società civile e alla cooperazione interpersonale di base, concessi all'Azerbaigian attraverso lo strumento di vicinato europeo, alla luce degli incidenti di cui sopra e relativi ai difensori dei diritti umani, presi di mira per l'attività di documentazione delle violazioni dei diritti umani in Azerbaigian; invita la Commissione e gli Stati membri a portare avanti i finanziamenti destinati allo sviluppo dei contatti interpersonali e alla cooperazione nei settori quali la società civile, l'istruzione e il mondo accademico, nonché nell'ambito degli scambi di giovani e studenti;

16.  invita il Consiglio, la Commissione e il VP/AR a preparare una risposta forte e unificata alla repressione in corso in Azerbaigian, onde chiarire che la situazione esistente è del tutto inaccettabile, la quale non può considerarsi "normale" fino a quando il governo non rilascerà tutte le persone imprigionate con accuse di matrice politica ponendo fine alla repressione in corso ai danni di gruppi indipendenti della società civile;

17.  esorta le imprese europee che operano in Azerbaigian a chiedere esplicitamente elevate norme in materia di diritti umani e a introdurre standard elevati di responsabilità sociale, tenendo conto dell'impatto delle loro azioni sulla situazione dei diritti umani nel paese;

18.  si rammarica che il dialogo tra l'UE e l'Azerbaigian in materia di diritti umani non abbia registrato progressi sostanziali per quanto concerne la situazione dei diritti umani nel paese; chiede al SEAE di intensificare tale dialogo nell'ottica di renderlo più efficace e orientato ai risultati e lo invita a riferire periodicamente al Parlamento su questo aspetto;

19.  invita le autorità dell'Unione a condurre un'indagine approfondita sulle accuse di corruzione nei confronti del presidente Aliyev e dei membri della sua famiglia, portate alla luce dal lavoro della giornalista d'inchiesta Khadija Ismaylova;

20.  invita il Consiglio a evitare disparità di criteri in relazione ai paesi del partenariato orientale e a prendere in considerazione, a tale proposito, sanzioni mirate e il divieto del rilascio del visto nei confronti di tutti i politici, funzionari e giudici coinvolti negli episodi di persecuzioni politiche;

21.  invita le autorità azere a cooperare con i rappresentanti delle organizzazioni regionali, come il Consiglio d'Europa e l'OSCE, e a facilitarne le visite; deplora vivamente la decisione delle autorità azere di chiudere gli uffici dell'OSCE a Baku;

22.  rileva che gli osservatori elettorali indipendenti, tra cui la missione di osservazione a lungo termine dell'OSCE, e quelli nazionali hanno documentato gravi violazioni delle norme elettorali in Azerbaigian in occasione di tutte le elezioni presidenziali e parlamentari a partire dall'elezione presidenziale dell'ottobre 2003; esprime grande preoccupazione circa la presenza delle condizioni necessarie affinché il voto del 1° novembre 2015 sia libero ed equo, in considerazione del fatto che sono stati imprigionati leader dei partiti di opposizione, che ai mezzi di comunicazione e ai giornalisti non è concesso di lavorare liberamente e senza essere sottoposti a intimidazioni e che prevale un clima di paura;

23.  invita il SEAE e gli Stati membri ad astenersi, per il momento, dal condurre attività di osservazione elettorale. Prende atto che sul luogo è attualmente presente una missione dell'ODIHR e sarebbe estremamente importante conoscere l'analisi di tale missione in merito alla situazione nel paese.

24.  rammenta la sua decisione di inviare una delegazione del Parlamento europeo in Azerbaigian e sottolinea l'importanza di inviare tale delegazione quanto prima al fine di avviare un dialogo con le autorità azere in relazione a questioni urgenti come i diritti umani e il conflitto nel Nagorno-Karabakh;

25.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Servizio europeo per l'azione esterna, al Consiglio europeo, alla Commissione, al governo e al parlamento della Repubblica dell'Azerbaigian, al Consiglio d'Europa, all'OSCE e al Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani.


Migrazione e rifugiati in Europa
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Risoluzione del Parlamento europeo del 10 settembre 2015 sulla migrazione e i rifugiati in Europa (2015/2833(RSP))
P8_TA(2015)0317RC-B8-0832/2015

Il Parlamento europeo,

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  vista la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

–  vista la Convenzione relativa allo status dei rifugiati del 1951 e il suo protocollo aggiuntivo,

–  vista la sua risoluzione del 9 ottobre 2013 sulle misure dell'UE e degli Stati membri per affrontare il flusso di rifugiati a seguito del conflitto in Siria(1),

–  vista la sua risoluzione del 23 ottobre 2013 sui flussi migratori nel Mediterraneo, con particolare attenzione ai tragici eventi al largo di Lampedusa(2),

–  vista la sua risoluzione del 17 dicembre 2014 sulla situazione nel Mediterraneo e la necessità di un approccio globale dell'UE alle migrazioni(3),

–  vista la sua risoluzione del 29 aprile 2015 sulle recenti tragedie nel Mediterraneo e sulle politiche dell'UE in materia di migrazione e asilo(4),

–  vista l'Agenda europea sulla migrazione presentata dalla Commissione il 13 maggio 2015 (COM(2015)0240),

–  visto il piano d'azione in dieci punti sulla migrazione adottato nella sessione congiunta del Consiglio "Affari esteri" e "Affari interni" del 20 aprile 2015,

–  viste le conclusioni della riunione straordinaria del Consiglio europeo del 23 aprile 2015 sulla crisi dei rifugiati nel Mediterraneo,

–  vista la relazione elaborata nell'aprile 2012 dall'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa (APCE) dal titolo "Perdita di vite umane nel Mediterraneo",

–  viste le conclusioni del Consiglio del 20 luglio 2015,

–  vista l'iniziativa UE-Corno d'Africa in materia di rotte migratorie, o "processo di Khartoum", adottata il 28 novembre 2014 dall'Unione africana e dagli Stati membri e dalle istituzioni dell'UE,

–  viste le relazioni del relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani dei migranti, in particolare quella intitolata "Banking on mobility over a generation: follow-up to the regional study on the management of the external borders of the European Union and its impact on the human rights of migrants", ("Contare sulla mobilità per tutta una generazione: follow-up dello studio regionale sulla gestione delle frontiere esterne dell'Unione europea e il suo impatto sui diritti umani dei migranti"), pubblicata a maggio 2015,

–  vista la relazione annuale dell'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (EASO) sulla situazione dell'asilo nell'Unione europea nel 2014,

–  visto il dibattito sulla migrazione e i rifugiati in Europa tenuto in Aula il 9 settembre 2015,

–  visto l'articolo 123, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che, a causa dei persistenti conflitti, dell'instabilità regionale e delle violazioni dei diritti umani, un numero senza precedenti di persone cerca protezione nell'UE; che, dallo scorso anno, il numero delle domande di asilo che interessano i minori ha registrato un aumento del 75%; che il periodo estivo ha dimostrato, ancora una volta, che la migrazione non è un problema temporaneo e che il forte aumento del numero di rifugiati sembra destinato a continuare, ponendo nuovamente in evidenza la necessità urgente di adottare tutte le misure possibili per salvare la vita delle persone che fuggono dal proprio paese e si trovano in pericolo, nonché la necessità di garantire che gli Stati membri rispettino gli obblighi internazionali loro incombenti, compreso l'obbligo di soccorso in mare;

B.  considerando che, secondo i dati dell'UNHCR, 2 800 tra donne, uomini e bambini risultano morti o dispersi nel 2015 nel tentativo di raggiungere un luogo sicuro in Europa; che rifugiati e migranti perdono la vita anche nei loro spostamenti via terra in Europa;

C.  considerando che i passatori e i trafficanti di esseri umani sfruttano la migrazione irregolare e mettono a repentaglio le vite dei migranti per il proprio tornaconto economico, sono responsabili di migliaia di morti e rappresentano una seria minaccia per l'Unione europea e gli Stati membri; che le attività criminali dei trafficanti generano profitti per 20 miliardi di EUR l'anno; che, secondo Europol, i gruppi di criminalità organizzata che facilitano attivamente il trasporto di migranti irregolari nel Mediterraneo sono collegati al traffico di esseri umani, droga e armi da fuoco, nonché al terrorismo;

D.  considerando che, secondo i dati di Frontex, i principali paesi di origine dei richiedenti asilo nel 2015 sono la Siria, l'Afghanistan, l'Eritrea e l'Iraq; che, in base ai dati di Eurostat, alla stragrande maggioranza delle persone in fuga da questi paesi verso l'Europa viene concessa la protezione;

E.  considerando che l'instabilità e i conflitti regionali, così come la crescente presenza dell'IS/Da'ish nelle vicine aree di conflitto, stanno avendo un impatto sull'afflusso massiccio di migranti e sui flussi di sfollati e, quindi, sul numero di persone che tentano di raggiungere l'UE;

F.  considerando che l'ultima riunione del Consiglio europeo, tenutasi il 25 e 26 giugno 2015, e la successiva riunione del Consiglio "Giustizia e affari interni" del 20 luglio 2015 non hanno prodotto un accordo su un meccanismo di distribuzione vincolante per la ricollocazione e il reinsediamento delle persone, e si sono invece limitate a stabilire un meccanismo volontario; che gli Stati membri non sono riusciti a raggiungere un accordo per la ricollocazione di 40 000 rifugiati provenienti da Grecia e Italia e si sono invece impegnati a ricollocare soltanto 32 256 persone;

G.  considerando che il 3 settembre 2015 il Presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha chiesto la ridistribuzione di almeno 100 000 rifugiati;

H.  considerando che, anziché continuare a prendere decisioni ad hoc, è necessario adottare un approccio orientato al più lungo periodo in materia di asilo e migrazione;

I.  considerando che molti cittadini stanno dando prova di un livello senza precedenti di solidarietà con i rifugiati, accogliendoli in modo caloroso e fornendo uno straordinario livello di aiuto; che in tal modo i cittadini europei stanno dimostrando che la protezione di coloro che ne hanno bisogno e l'empatia continuano a essere valori autenticamente europei;

J.  considerando che l'attuale situazione ha messo in evidenza una deplorevole mancanza di solidarietà da parte di alcuni governi nei confronti dei richiedenti asilo e un'azione non sufficientemente coordinata e coerente; che ciò sta determinando una situazione caotica e provoca violazioni dei diritti umani; che la diversità delle posizioni assunte dai singoli Stati membri continua a evidenziare il fatto che l'UE ha 28 politiche migratorie frammentate; che la mancanza di procedure e norme unificate in materia di asilo negli Stati membri fa sì che esistano livelli diversi di protezione e che addirittura, in alcuni casi, i richiedenti asilo non ricevano garanzie adeguate;

K.  considerando che alcuni Stati membri e i loro dirigenti hanno adottato un approccio proattivo e hanno dimostrato di essere pronti e disponibili ad accogliere rifugiati e a istituire un meccanismo permanente e obbligatorio per la ricollocazione dei rifugiati tra tutti gli Stati membri; che gli altri Stati membri dovrebbero seguire questo buon esempio;

L.  considerando che la relazione strategica su un approccio globale in materia di immigrazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni affronterà il tema della politica di immigrazione e di asilo dell'UE in tutti i suoi elementi;

M.  considerando che, ai sensi della Convenzione del 1951 relativa allo status dei rifugiati (Convenzione di Ginevra), le persone possono chiedere asilo indipendentemente dal loro paese di origine qualora nutrano un timore fondato di essere perseguitate per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o opinione politica;

1.  esprime profondo rammarico e cordoglio per la tragica perdita di vite umane tra coloro che cercano asilo nell'UE; esorta l'Unione e gli Stati membri a compiere ogni sforzo possibile per scongiurare ulteriori perdite di vite umane in mare o sulla terraferma;

2.  esprime solidarietà nei confronti dei numerosi rifugiati e migranti che sono vittima di conflitti, gravi violazioni dei diritti umani, palesi errori di governance e repressioni brutali;

3.  si compiace degli sforzi profusi dai gruppi della società civile e dalle singole persone in tutta Europa, che si stanno mobilitando in gran numero per dare accoglienza e aiuto a rifugiati e migranti; incoraggia i cittadini europei a proseguire il loro impegno e il loro sostegno a favore di una risposta umanitaria alla crisi dei rifugiati; ritiene che tali azioni diano prova di vera adesione ai valori europei e siano un segno di speranza per il futuro dell'Europa;

4.  reitera il proprio sostegno alla sua risoluzione del 29 aprile 2015 sulle recenti tragedie nel Mediterraneo e le politiche UE in materia di migrazione e asilo; ribadisce la necessità di garantire che l'UE basi la propria risposta immediata all'attuale crisi dei rifugiati sulla solidarietà e su un'equa condivisione della responsabilità, come sancito dall'articolo 80 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), e che essa adotti un approccio globale che tenga conto della migrazione sicura e legale e del pieno rispetto dei diritti e dei valori fondamentali;

5.  ribadisce il proprio impegno ad aprire le frontiere all'interno dello spazio Schengen, garantendo nel contempo una gestione efficace delle frontiere esterne; sottolinea che la libera circolazione delle persone all'interno dello spazio Schengen costituisce una delle più grandi conquiste dell'integrazione europea;

6.  accoglie con favore le iniziative della Commissione in materia di ricollocazione e reinsediamento, compresa la nuova proposta concernente la ricollocazione di emergenza di un numero più elevato di richiedenti asilo bisognosi di protezione internazionale, riguardante la Grecia, l'Italia e l'Ungheria; appoggia l'annuncio della Commissione relativo a un meccanismo permanente di ricollocazione, da attivare in situazioni di emergenza tenendo conto del numero di rifugiati presenti nello Stato membro, sulla base dell'articolo 78, paragrafo 2, TFUE; è pronto a esaminare il nuovo meccanismo di ricollocazione di emergenza ricorrendo a una procedura accelerata e dichiara la propria intenzione di portare avanti tutte le altre misure proposte dalla Commissione in parallelo, in modo da garantire che gli Stati membri applichino senza ritardi il meccanismo permanente di ricollocazione; ricorda al Consiglio che il Parlamento è fortemente a favore di un meccanismo di ricollocazione vincolante che, nei limiti del possibile, tenga conto delle preferenze dei rifugiati;

7.  si compiace del supporto operativo che la Commissione fornirà agli Stati membri in prima linea, quali la Grecia, l'Italia e l'Ungheria, tramite il sistema dei "punti di crisi" (hotspot) e il ricorso alle competenze delle agenzie dell'Unione europea, come Frontex, EASO ed Europol, per assistere gli Stati membri nella registrazione delle persone in arrivo; ricorda agli Stati membri che la buona riuscita del lavoro di tali centri di registrazione dipende dalla loro disponibilità a ricollocare i rifugiati dai "punti di crisi" verso i rispettivi territori; ritiene che un simile approccio debba prevedere con chiarezza meccanismi efficaci per identificare le persone con esigenze particolari e indirizzarle verso i servizi competenti;

8.  prende atto della proposta della Commissione di rafforzare la disposizione sul "paese d'origine sicuro" della direttiva sulle procedure di asilo stilando un elenco comune dell'UE dei paesi d'origine sicuri; riconosce che tale approccio potrebbe limitare i diritti procedurali dei cittadini di tali paesi; ricorda che il tasso di accettazione delle domande di asilo varia notevolmente da uno Stato membro all'altro, anche per quanto riguarda determinati paesi di origine; chiede che siano adottate misure per garantire che tale approccio non comprometta il principio di non respingimento e il diritto individuale all'asilo, in particolare quello delle persone appartenenti a gruppi vulnerabili;

9.  reitera i propri appelli alla Commissione affinché modifichi il vigente regolamento di Dublino per includervi un meccanismo permanente e vincolante di distribuzione dei richiedenti asilo tra i 28 Stati membri, secondo una chiave di ripartizione equa e obbligatoria, tenendo conto nel contempo delle prospettive di integrazione, delle esigenze e delle situazioni specifiche dei richiedenti asilo stessi;

10.  invita la Commissione e gli Stati membri a prevedere un margine e una disponibilità di bilancio sostanziali nell'ambito del bilancio 2016 e delle disposizioni del quadro finanziario pluriennale (QFP), in modo da poter fornire un sostegno più rapido e consistente all'EASO e agli Stati membri per quanto riguarda le loro azioni di accoglienza e integrazione dei rifugiati, anche nel quadro dei regimi di ricollocazione e reinsediamento;

11.  chiede che il Sistema europeo comune di asilo sia recepito in modo rapido e completo e sia attuato in modo efficace da tutti gli Stati membri partecipanti; esorta la Commissione ad accertarsi che tutti gli Stati membri attuino adeguatamente la legislazione dell'UE allo scopo di garantire l'applicazione di norme comuni, efficaci, coerenti e umane in tutta l'UE, tenendo conto dell'interesse superiore del minore;

12.  ritiene che l'attuazione della direttiva sui rimpatri debba andare di pari passo con il rispetto delle procedure e delle norme che consentono all'Europa di assicurare un trattamento umano e dignitoso dei rimpatriati, in linea con il principio di non respingimento; ricorda che i ritorni volontari dovrebbero avere la priorità sui rimpatri forzati;

13.  ricorda che, per le persone che necessitano di protezione, le possibilità di entrare legalmente nell'UE sono molto limitate e deplora che l'unica opzione di cui esse dispongano sia il ricorso a passatori criminali e a itinerari pericolosi per trovare protezione in Europa, anche a causa della costruzione di recinzioni e di operazioni volte a blindare le frontiere esterne; ritiene pertanto altamente prioritario che l'UE e gli Stati membri creino canali sicuri e legali per i rifugiati, quali corridoi umanitari e visti umanitari; sottolinea che, oltre a un programma vincolante di reinsediamento, gli Stati membri dovrebbero stabilire di mettere a disposizione altri strumenti quali il ricongiungimento familiare in senso più ampio, programmi di patrocinio privato e accordi flessibili in materia di visti, anche a fini di studio e lavoro; reputa necessario modificare il codice dei visti per includervi disposizioni comuni più specifiche sui visti umanitari; chiede agli Stati membri di permettere di presentare domanda di asilo presso le loro ambasciate o i loro uffici consolari;

14.  ricorda che gli Stati membri dovrebbero fissare severe sanzioni penali contro il traffico e la tratta di esseri umani, sia verso l'UE che al suo interno; invita gli Stati membri a combattere le reti criminali di passatori, ma a non penalizzare nel contempo coloro che aiutano volontariamente i migranti per motivi umanitari, compresi i trasportatori, e chiede alla Commissione di considerare la possibilità di rivedere la direttiva 2001/51/CE del Consiglio; prende atto dell'operazione Eunavfor Med contro i passatori e i trafficanti nel Mediterraneo;

15.  deplora che i leader di alcuni Stati membri e i partiti di estrema destra sfruttino l'attuale situazione per alimentare sentimenti anti-migratori addossando nel contempo all'UE la responsabilità della crisi, e che ciò sia all'origine di episodi di violenza sempre più numerosi nei confronti dei migranti; invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare provvedimenti urgenti contro le azioni violente e l'incitamento all'odio nei confronti dei migranti; invita inoltre i leader dell'UE e degli Stati membri ad assumere una posizione chiara a favore della solidarietà europea e del rispetto della dignità umana;

16.  ricorda che la migrazione è un fenomeno globale e complesso che richiede anche l'adozione di un approccio a lungo termine per affrontarne le cause profonde, come la povertà, le disuguaglianze, l'ingiustizia, i cambiamenti climatici, la corruzione, il malgoverno e i conflitti armati; esorta la Commissione e il Consiglio a incentrare il vertice che si terrà nel novembre 2015 a La Valletta su tali cause profonde; sottolinea la necessità di un approccio globale dell'UE che rafforzi la coerenza delle sue politiche interne ed esterne, in particolare della sua politica estera e di sicurezza comune, della politica di sviluppo e di quella migratoria; si interroga sull'intenzione di vincolare gli aiuti allo sviluppo a maggiori controlli alle frontiere o ad accordi di riammissione da parte di paesi terzi;

17.  chiede all'Unione europea, ai suoi Stati membri e agli altri donatori internazionali di adempiere con urgenza agli impegni assunti alla Conferenza sul finanziamento per lo sviluppo che si è tenuta ad Addis Abeba nel luglio 2015 e sottolinea la necessità di riorientare la politica di sviluppo verso la creazione di società pacifiche, la lotta alla corruzione e la promozione del buon governo, come indicato nell'obiettivo di sviluppo sostenibile n. 16 del quadro di sviluppo globale post 2015;

18.  esorta l'UE, gli Stati membri e la comunità internazionale a rafforzare il proprio ruolo nella risoluzione dei conflitti e, in particolare, a contribuire alla ricerca di soluzioni politiche sostenibili nelle regioni in situazione di conflitto, quali l'Iraq, la Siria, la Libia e il Medio Oriente, nonché a intensificare il dialogo politico, anche con le organizzazioni regionali, integrandovi tutte le componenti dei diritti umani, con l'obiettivo di sostenere istituzioni inclusive e democratiche e lo Stato di diritto, di potenziare la capacità di resilienza delle comunità locali e di promuovere lo sviluppo sociale e democratico nei paesi di origine e tra le rispettive popolazioni; chiede, in tale contesto, una maggiore cooperazione con i paesi della regione che appartengono alla Lega araba e all'Unione africana allo scopo di gestire e reinsediare le persone bisognose di protezione e di concedere loro asilo;

19.  invita la Commissione e il vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/HR) a convocare una conferenza internazionale sulla crisi dei rifugiati a cui partecipino, tra gli altri, l'UE, i suoi Stati membri, le pertinenti agenzie delle Nazioni Unite, gli Stati Uniti, le pertinenti ONG internazionali e gli Stati arabi, con l'obiettivo di mettere a punto una strategia di aiuto umanitario comune e globale;

20.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) Testi approvati, P7_TA(2013)0414.
(2) Testi approvati, P7_TA(2013)0448.
(3) Testi approvati, P8_TA(2014)0105.
(4) Testi approvati, P8_TA(2015)0176.


Ruolo dell'UE nel processo di pace in Medio Oriente
PDF 170kWORD 75k
Risoluzione del Parlamento europeo del 10 settembre 2015 sul ruolo dell'UE nel processo di pace in Medio Oriente (2015/2685(RSP))
P8_TA(2015)0318RC-B8-0836/2015

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sul processo di pace in Medio Oriente,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 20 luglio 2015 sul processo di pace in Medio Oriente,

–  viste le recenti dichiarazioni del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) Federica Mogherini e del suo portavoce su Israele, i territori palestinesi occupati, il processo di pace in Medio Oriente e il sostegno dell'UE all'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei profughi palestinesi (UNRWA),

–  visto l'Accordo euromediterraneo che istituisce un'associazione tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da una parte, e lo Stato di Israele, dall'altra,

–  visto l'Accordo euromediterraneo interinale di associazione relativo agli scambi e alla cooperazione tra la Comunità europea, da una parte, e l'Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP) a beneficio dell'Autorità palestinese della Cisgiordania e della Striscia di Gaza, dall'altra,

–  viste le pertinenti risoluzioni dell'Assemblea generale e del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite,

–  vista la quarta Convenzione di Ginevra del 1949 sulla protezione delle persone civili in tempo di guerra,

–  visti gli orientamenti dell'Unione volti a promuovere l'osservanza del diritto umanitario internazionale,

–  visto l'articolo 123, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che il conseguimento della pace in Medio Oriente rimane una priorità chiave per la comunità internazionale e un elemento indispensabile per la sicurezza e la stabilità regionale; che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite si sta adoperando per riprendere il processo di pace in questione;

B.  considerando che il conflitto israelo-palestinese deve essere considerato nel contesto più ampio del conflitto arabo-israeliano; che, secondo l'Unione, la pace in Medio Oriente richiede una soluzione globale a livello regionale; che la violenta crisi in Siria, l'ascesa del Da'ish, l'aumento del radicalismo e la diffusione del terrorismo in Medio Oriente creano gravi rischi per la sicurezza in Israele e nell'intera regione e inaspriscono ulteriormente le sofferenze dei palestinesi, sebbene generino anche interessi comuni tra gli Stati arabi e Israele, mentre l'accordo nucleare con l'Iran, in cui l'UE ha svolto un ruolo significativo, offre un'opportunità unica per dare slancio al processo di pace che dovrebbe essere colta;

C.  considerando che l'Unione europea ha confermato a più riprese il proprio sostegno a favore della soluzione a due Stati basata sui confini del 1967, che prevede Gerusalemme come capitale di entrambi gli Stati e la coesistenza, all'insegna della pace e della sicurezza, di uno Stato di Israele sicuro e di uno Stato di Palestina indipendente, democratico, territorialmente contiguo e capace di esistenza autonoma, e ha sollecitato la ripresa dei colloqui di pace diretti tra Israele e l'Autorità palestinese;

D.  considerando che l'Unione è il principale partner commerciale di Israele nonché il maggiore donatore di aiuti ai palestinesi; che il VP/AR Federica Mogherini ha espresso in diverse occasioni il suo impegno a rinnovare e rafforzare il ruolo dell'UE nel processo di pace in Medio Oriente; che nell'aprile 2015 Fernando Gentilini è stato nominato nuovo rappresentante speciale dell'UE per il processo di pace in Medio Oriente; che, nonostante l'ambizione e la volontà di svolgere un ruolo effettivo in questo ambito, l'Unione deve ancora definire una visione globale e coerente del suo impegno nel processo di pace in Medio Oriente, che dovrebbe riflettere il contesto regionale in rapida evoluzione;

1.  è profondamente preoccupato per il persistere di una situazione di stallo nel processo di pace in Medio Oriente e chiede la tempestiva ripresa di sforzi di pace credibili; invita israeliani e palestinesi a evitare azioni che possano innescare un'ulteriore escalation, tra cui la retorica dell'odio e l'incitamento all'odio nella vita pubblica, nonché misure unilaterali che potrebbero pregiudicare l'esito dei negoziati e minacciare la fattibilità della soluzione basata sulla coesistenza di due Stati; sottolinea che una soluzione duratura al conflitto può essere raggiunta soltanto in un contesto regionale con il coinvolgimento di tutti i pertinenti attori regionali e il sostegno della comunità internazionale;

2.  ribadisce il suo fermo sostegno a favore della soluzione a due Stati basata sui confini del 1967, che prevede scambi di territori convenuti di comune accordo e Gerusalemme come capitale di entrambi gli Stati nonché la coesistenza, all'insegna della pace, della sicurezza e del riconoscimento reciproco, di uno Stato di Israele sicuro e di uno Stato di Palestina indipendente, democratico, territorialmente contiguo e capace di esistenza autonoma, sulla base del diritto all'autodeterminazione e del pieno rispetto del diritto internazionale; sottolinea che le misure non violente nonché il rispetto dei diritti umani e del diritto umanitario sono l'unico modo per conseguire una pace giusta e duratura tra israeliani e palestinesi;

3.  sottolinea che preservare la fattibilità della soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati mediante un'azione concreta e garantire il pieno rispetto dei diritti dei civili da entrambe le parti deve costituire una priorità immediata per l'UE e la comunità internazionale; attende con interesse l'avvio del dialogo strutturato dell'UE con Israele sulla situazione in Cisgiordania e sul mantenimento della soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati, che dovrebbe riguardare anche la questione degli insediamenti;

4.  accoglie con favore il ruolo positivo che l'UE si propone di svolgere e il necessario sostegno che intende fornire nell'agevolare la risoluzione del conflitto israelo-palestinese e del più ampio conflitto arabo-israeliano con mezzi pacifici e costruttivi, in funzione degli interessi dell'UE in materia di sicurezza, stabilità e prosperità in Medio Oriente; chiede tuttavia un nuovo approccio da parte dell'Unione che risponda autenticamente agli interessi sia degli israeliani che dei palestinesi in termini di pace e sicurezza; si compiace dell'impegno personale del VP/AR e della nomina del nuovo rappresentante speciale dell'UE per il processo di pace in Medio Oriente e sostiene i loro sforzi in tal senso;

5.  valuta positivamente l'impegno dell'UE a collaborare attivamente a un rinnovato approccio multilaterale al processo di pace, in consultazione con tutte le parti interessate, e a sostenere attivamente le parti per ripristinare la fiducia e creare il clima necessario per impegnarsi quanto prima in negoziati significativi; osserva che, secondo l'UE, l'istituzione di un gruppo di sostegno internazionale rappresenta una possibilità per contribuire al raggiungimento di tale scopo; sottolinea che l'UE è pronta a impegnarsi in un lavoro congiunto con i partner regionali sulla base dell'iniziativa di pace araba;

6.  esorta il VP/AR e il rappresentante speciale dell'UE a sfruttare meglio le relazioni politiche e le competenze istituzionali dell'UE e degli Stati membri, che si basano sulla vicinanza geografica dell'Europa, sui legami storici e sugli intensi scambi economici con la regione del Medio Oriente, nell'ottica di svolgere un reale ruolo politico nel processo di pace tra israeliani e palestinesi, nonché tra gli Stati arabi e Israele in un contesto più ampio; ricorda agli Stati membri il loro dovere di contribuire attivamente alla definizione di una posizione comune dell'Unione nell'affrontare il processo di pace in Medio Oriente e di astenersi dall'intraprendere iniziative unilaterali che indeboliscono l'azione dell'UE;

7.  sostiene gli sforzi del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per una ripresa dei colloqui di pace tra israeliani e palestinesi; esorta tuttavia l'Unione ad assumersi le proprie responsabilità in quanto attore influente, nonché a farsi promotrice di un'iniziativa di pace ambiziosa e globale per la regione; ritiene che l'Unione debba svolgere un ruolo centrale nella ridefinizione degli obiettivi del Quartetto – i quali andrebbero riorientati verso la ricerca di una soluzione politica al conflitto – nonché del formato dello stesso;

8.  condanna la continua espansione degli insediamenti israeliani, che viola il diritto internazionale umanitario, alimenta i risentimenti palestinesi e compromette la fattibilità e le prospettive della soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati; invita le autorità israeliane a cessare immediatamente la loro politica di insediamenti e a fare marcia indietro;

9.  accoglie con favore l'impegno dell'Unione europea – in uno spirito di differenziazione tra Israele e le sue attività nei territori palestinesi occupati – a garantire che tutti gli accordi tra l'Unione europea e Israele indichino inequivocabilmente ed esplicitamente la loro inapplicabilità nei territori occupati da Israele nel 1967, come ribadito nelle conclusioni del Consiglio "Affari esteri" del 20 luglio 2015; prende atto degli orientamenti della Commissione del 19 luglio 2013 sull'ammissibilità delle entità israeliane e relative attività nei territori occupati da Israele dal giugno 1967 alle sovvenzioni, ai premi e agli strumenti finanziari dell'UE a partire dal 2014, così come della lettera inviata al VP/AR da 16 ministri degli Esteri dell'UE in data 13 aprile 2015, in cui si incoraggia quest'ultimo ad assumere un ruolo guida in seno alla Commissione nell'ottica di completare i lavori sugli orientamenti a livello di UE relativi all'etichettatura dei prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani;

10.  sottolinea la responsabilità delle autorità competenti dell'UE nel continuare a garantire che i finanziamenti dell'Unione non possano essere direttamente o indirettamente dirottati verso organizzazioni o attività terroristiche;

11.  afferma che i lanci di razzi nel territorio israeliano da parte di gruppi militanti sono inaccettabili e sottolinea il rischio di escalation; evidenzia la necessità imperativa che l'UE collabori con Israele, l'Autorità palestinese, l'Egitto e la Giordania per impedire il riarmo dei gruppi terroristici nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, così come il contrabbando di armi, la produzione di razzi e la costruzione di gallerie da parte di tali gruppi; sottolinea nuovamente la necessità impellente di disarmare tutti i gruppi terroristici a Gaza, in linea con le conclusioni del Consiglio "Affari esteri" del luglio 2014;

12.  è profondamente preoccupato per la crescente violenza dei coloni in Cisgiordania; accoglie positivamente la condanna generale, da parte degli esponenti politici israeliani, del recente attentato incendiario ai danni della famiglia Dawabshah nel villaggio di Douma, ma ricorda a Israele la sua piena responsabilità di proteggere la popolazione palestinese nonché di assicurare alla giustizia tutti i coloni che commettono atti di violenza;

13.  accoglie favorevolmente l'attività svolta nei territori palestinesi occupati dalla missione di polizia e in materia di Stato di diritto (EUPOL COPPS) nel quadro della politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC), allo scopo di assistere l'Autorità palestinese nel creare le istituzioni di un futuro Stato di Palestina nei settori di polizia e giustizia penale; chiede la riattivazione della missione PSDC di assistenza alle frontiere (EUBAM Rafah), dotandola di un mandato più ambizioso nonché di personale e mezzi adeguati, affinché possa svolgere un ruolo concreto nel controllo dei confini della Striscia di Gaza con Egitto e Israele;

14.  invita il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) e la Commissione a riferire al Parlamento circa la distruzione e il danneggiamento delle strutture e dei progetti finanziati dall'UE nei territori palestinesi occupati;

15.  invita la Commissione e il SEAE a garantire fondi e protezione alle ONG della regione che perseguono finalità politiche in linea con gli obiettivi generali del processo di pace in Medio Oriente ed esorta le autorità dell'Unione ad avviare un dialogo al riguardo con le relative controparti;

16.  ribadisce la sua richiesta di porre fine al blocco della Striscia di Gaza e di procedere con urgenza alla ricostruzione e al recupero della zona a seguito della guerra dell'estate 2014, aspetto che deve costituire per l'Unione europea e la comunità internazionale una priorità in termini di aiuti umanitari; elogia in proposito il lavoro eroico svolto dall'UNRWA; esorta i donatori a tener fede quanto prima agli impegni di finanziamento assunti in occasione della conferenza internazionale sulla Palestina (Ricostruire Gaza) tenutasi al Cairo il 12 ottobre 2014;

17.  accoglie con favore le recenti azioni intraprese da Israele per allentare le restrizioni a Gaza, ma deplora le continue restrizioni all'ingresso di materiali da costruzione; sottolinea l'importanza di adottare ulteriori misure positive, pur tenendo presenti le legittime preoccupazioni di Israele in materia di sicurezza, per consentire pienamente la distribuzione degli aiuti umanitari, la ricostruzione e la ripresa economica; esorta gli Stati membri a onorare il loro impegno di sostenere il meccanismo trilaterale per il controllo e la verifica dei materiali per la ricostruzione in questione;

18.  esorta il VP/AR ad adoperarsi ai fini della piena attuazione delle raccomandazioni contenute nella relazione d'inchiesta della Commissione indipendente delle Nazioni Unite sul conflitto di Gaza 2014, compresa la raccomandazione di sostenere attivamente i lavori della Corte penale internazionale; accoglie positivamente il voto unanime degli Stati membri dell'UE che fanno parte del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani a favore della risoluzione di quest'ultimo del 3 luglio 2015 dal titolo "Garantire l'assunzione di responsabilità e la giustizia per tutte le violazioni del diritto internazionale nei territori palestinesi occupati, compresa Gerusalemme Est";

19.  sottolinea che la riconciliazione intra-palestinese è un elemento importante per conseguire la soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati e deplora la continua mancanza di unità tra i palestinesi; sostiene l'invito dell'UE alle fazioni palestinesi di rendere assolutamente prioritari la riconciliazione e il ritorno dell'Autorità palestinese nella Striscia di Gaza; invita le forze palestinesi a rilanciare senza indugio gli sforzi di riconciliazione, in particolare mediante la convocazione delle elezioni presidenziali e legislative attese da tempo; mette in evidenza che l'Autorità palestinese deve addossarsi maggiori responsabilità a tale riguardo e assumere la sua funzione di governo nella Striscia di Gaza, anche nel settore della sicurezza, dell'amministrazione civile e tramite la sua presenza ai valichi di Gaza;

20.  invita tutte le parti del conflitto a rispettare pienamente i diritti dei detenuti e dei prigionieri, anche di coloro i quali mettono in atto uno sciopero della fame;

21.  esprime la sua profonda preoccupazione per la grave crisi di finanziamento dell'UNRWA; chiede un maggiore sostegno finanziario dell'Unione europea a favore dell'UNRWA, esorta tutti gli altri donatori a tenere fede alle promesse fatte all'Agenzia e sollecita quest'ultima a continuare a migliorare la propria gestione; chiede tuttavia che si affronti anche il nodo centrale del problema dei profughi palestinesi; loda l'UNRWA e si congratula con essa per i suoi sforzi straordinari che hanno reso possibile dichiarare aperto l'anno scolastico 2015-2016 per gli allievi palestinesi profughi;

22.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al rappresentante speciale dell'Unione europea per il processo di pace in Medio Oriente, ai parlamenti e ai governi degli Stati membri, al Segretario generale delle Nazioni Unite, alla Knesset, al presidente e al governo di Israele, al Consiglio legislativo palestinese e all'Autorità palestinese, al Segretario generale della Lega degli Stati arabi, ai parlamenti e ai governi dell'Egitto, della Giordania e del Libano, nonché al Commissario generale dell'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei profughi palestinesi (UNRWA).


Situazione in Bielorussia
PDF 170kWORD 71k
Risoluzione del Parlamento europeo del 10 settembre 2015 sulla situazione in Bielorussia (2015/2834(RSP))
P8_TA(2015)0319RC-B8-0866/2015

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni e raccomandazioni sulla Bielorussia,

–  visti il vertice del partenariato orientale svoltosi a Riga nel maggio 2015 e la relativa dichiarazione,

–  visto il dialogo sui diritti umani tra l'Unione europea e la Repubblica di Bielorussia del 28 luglio 2015,

–  visti il rilascio di sei prigionieri politici da parte delle autorità bielorusse il 22 agosto 2015 e la conseguente dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR), Federica Mogherini, e del commissario per la politica di vicinato e i negoziati di allargamento, Johannes Hahn, sul rilascio dei prigionieri politici in Bielorussia il 22 agosto 2015,

–  viste le imminenti elezioni presidenziali in programma l'11 ottobre 2015,

–  visto l'articolo 123, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che, nonostante l'evidente intensificazione dei contatti tra Bielorussia, Unione europea e Stati Uniti, nel paese continuano a verificarsi violazioni dei diritti umani, fra cui episodi di intimidazione contro i difensori dei diritti umani, incursioni della polizia presso le organizzazioni impegnate a favore dei diritti umani e sequestro delle loro attrezzature, nonché espulsioni forzate dal territorio bielorusso, come confermato nella relazione del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Bielorussia;

B.  considerando che il 18 e 19 giugno 2015 ha avuto luogo a Minsk la prima visita ufficiale dal 2002 della sua delegazione per le relazioni con la Bielorussia; che il Parlamento europeo attualmente non intrattiene relazioni ufficiali con il parlamento bielorusso;

C.  considerando che i significativi miglioramenti per quanto riguarda la libertà di parola e la libertà dei mezzi di comunicazione, il rispetto dei diritti politici dei comuni cittadini e degli attivisti dell'opposizione, nonché l'osservanza dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali costituiscono tutti presupposti indispensabili per il miglioramento delle relazioni tra l'UE e la Bielorussa; che l'Unione europea continua a impegnarsi fermamente per difendere appieno i diritti umani in Bielorussia, tra cui la libertà di parola e dei mezzi di comunicazione;

D.  considerando che la cooperazione su alcune politiche settoriali, come quelle concernenti l'istruzione superiore, la formazione professionale, il mercato digitale, l'energia, la sicurezza alimentare e la cultura, ha fatto registrare progressi che hanno avuto conseguenze positive sull'avvio di un dibattito costruttivo all'interno della società bielorussa in merito alle riforme necessarie nel paese e alla consapevolezza riguardo all'UE; che l'Unione deve tuttavia accertarsi che le sue risorse non siano utilizzate per azioni di repressione nei confronti delle organizzazioni della società civile, dei difensori dei diritti umani, dei giornalisti indipendenti e dei leader dell'opposizione;

E.  considerando che dal 1994 non si svolgono in Bielorussia elezioni libere ed eque secondo una legislazione elettorale conforme a norme riconosciute a livello internazionale, e che la legge attuale conferisce un vantaggio enorme al presidente uscente; che l'Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani (ODIHR) dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) ha dispiegato la sua missione di osservazione elettorale a lungo termine in tutta la Bielorussia e coordinerà il lavoro degli osservatori a breve termine;

F.  considerando che il 2 aprile 2015 il presidente Lukašenko ha firmato il decreto n. 3 "sulla prevenzione della dipendenza sociale" che prevede il lavoro obbligatorio per i disoccupati, pena il versamento di una tassa eccezionale nelle casse dello Stato o la responsabilità amministrativa sotto forma di ammenda o fermo amministrativo;

G.  considerando che il 1° gennaio 2015 è entrata in vigore una nuova legge che disciplina tutte le tipologie di mezzi di comunicazione; che tale legge consente al governo di chiudere qualsiasi organo di comunicazione di massa, tra cui quelli online, in caso di pubblicazione di contenuti ritenuti "inadatti";

H.  considerando che le autorità bielorusse hanno infine rilasciato tutti e sei i prigionieri politici, compresi gli ex candidati presidenziali, dopo aver negato per anni la loro esistenza;

I.  considerando che il 13 luglio e il 31 luglio 2015 il Consiglio ha rivisto le misure restrittive nei confronti della Bielorussia e ha modificato l'elenco relativo al divieto di visto e al congelamento dei beni, eliminando da esso i nominativi di alcuni funzionari e di alcune società; che 175 persone, tra cui Aleksandr Lukašenko, sono attualmente soggette a divieti d'ingresso e che per tutte nonché per 18 entità economiche vige il congelamento dei beni all'interno dell'UE; che per i prossimi mesi è in programma una valutazione delle misure restrittive dell'UE, che terrà conto degli ultimi sviluppi e di tutti gli altri fattori in base ai quali tali misure erano state adottate;

J.  considerando che il 28 luglio 2015 l'Unione europea e la Repubblica di Bielorussia hanno intrattenuto a Bruxelles un dialogo sui diritti umani incentrato su una serie di questioni, tra cui la creazione di un'istituzione nazionale per i diritti umani, la libertà di espressione, di riunione e di associazione, la pena di morte, la lotta contro la tortura e i maltrattamenti e i diritti dei minori;

K.  considerando che la Bielorussia ha svolto un ruolo di mediazione costruttivo nell'accordo sul cessate il fuoco in Ucraina;

L.  considerando che il conflitto in Ucraina ha acuito nella società bielorussa i timori di una destabilizzazione della situazione interna a seguito di un cambio di potere;

M.  considerando che la Bielorussia resta il solo paese in Europa ad applicare la pena capitale;

1.  resta profondamente preoccupato per la situazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali in Bielorussia, nonché per le carenze constatate dagli osservatori internazionali indipendenti in occasione delle precedenti elezioni e per la persecuzione attiva dei leader dell'opposizione dopo le elezioni;

2.  accoglie con favore il recente rilascio dei restanti prigionieri politici; invita il governo bielorusso a riabilitare i prigionieri politici liberati e a ripristinare pienamente i loro diritti civili e politici; sottolinea ciò potrebbe rappresentare un potenziale primo passo verso il miglioramento delle relazioni tra l'Unione europea e la Bielorussia; sottolinea tuttavia che, in passato, simili gesti sono stati operazioni di pura facciata che non hanno contribuito a migliorare né la situazione della società bielorussa né le relazioni con l'UE;

3.  invita la Bielorussia ad assicurare lo svolgimento delle imminenti elezioni presidenziali conformemente alle norme riconosciute a livello internazionale, a dare all'opposizione un accesso incondizionato a tutti i mezzi di comunicazione controllati dal governo e a consentirle di partecipare alle elezioni su un piano di parità, in particolare istituendo commissioni elettorali indipendenti e consentendo una rappresentanza adeguata al loro interno a tutti i livelli nonché la trasparenza nello spoglio delle schede elettorali;

4.  si attende che le autorità cessino di vessare per ragioni politiche i mezzi di comunicazione indipendenti; sollecita a porre fine alla pratica dei procedimenti amministrativi e all'applicazione arbitraria dell'articolo 22, paragrafo 9, parte seconda, del codice amministrativo nei confronti dei giornalisti indipendenti che lavorano per mezzi di comunicazione stranieri senza accreditamento, poiché ciò limita il diritto alla libertà di espressione e la diffusione delle informazioni;

5.  esprime la propria preoccupazione per la recente detenzione dei giovani attivisti Maksim Pjakarski, Vadzim Žaromski e Vjačaslaŭ Kasineraŭ e per l'azione penale in corso nei loro confronti perché sospettati di "vandalismo premeditato", ritenendo tali misure sproporzionate, e condanna fermamente la violenza che queste persone hanno subito;

6.  rammenta che in Bielorussia dal 2010 sono state giustiziate dieci persone, tre delle quali nel solo 2014, e che una nuova condanna a morte è stata pronunciata il 18 marzo 2015; esorta in tale contesto la Bielorussia, unico paese in Europa che ancora applica la pena capitale, ad aderire alla moratoria generale sulla pena di morte come primo passo verso la sua abolizione definitiva;

7.  invita il governo della Bielorussia a rispettare le raccomandazioni del Comitato delle Nazioni Unite per i diritti economici, sociali e culturali sull'abolizione degli elementi del lavoro forzato nel paese;

8.  richiama l'attenzione sulla situazione delle minoranze nazionali all'interno del paese e delle loro organizzazioni culturali, i cui leader sono stati a volte sostituiti da figure gradite alle autorità governative, in violazione di una delle libertà umane fondamentali, ossia la libertà di associazione;

9.  ribadisce il suo appello alle autorità bielorusse affinché garantiscano in ogni circostanza il rispetto dei principi democratici, dei diritti umani e delle libertà fondamentali, conformemente alla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e agli strumenti internazionali e regionali in materia di diritti umani ratificati dalla Bielorussia;

10.  prende atto dello svolgimento del sesto ciclo di consultazioni tra l'Unione europea e la Bielorussia sul tema della modernizzazione, tenutosi a Bruxelles il 3 settembre 2015, in occasione del quale le delegazioni hanno discusso in merito alle prospettive di cooperazione in settori fondamentali, sulla base degli accordi conclusi nel 2014 e nel 2015; sollecita il SEAE e il Consiglio a garantire che l'eventuale partecipazione delle autorità al dialogo sulla modernizzazione, insieme all'opposizione democratica e alla società civile e su un piano di parità con esse, avvenga nel pieno rispetto dei principi democratici, con l'obiettivo di sviluppare un'economia competitiva sostenibile e favorire le riforme democratiche, promuovendo nel contempo una società pluralistica e lo Stato di diritto;

11.  appoggia la politica di "impegno critico" attuata dalla Commissione nei confronti delle autorità bielorusse e manifesta la propria disponibilità a contribuirvi attraverso la delegazione del Parlamento europeo per le relazioni con la Bielorussia; rammenta tuttavia che l'UE deve mantenere alta l'attenzione per quanto riguarda la destinazione delle proprie risorse e garantire che esse non contribuiscano al peggioramento della situazione dell'opposizione e della società civile;

12.  rinnova l'invito rivolto alla Commissione affinché sostenga, finanziariamente e politicamente, gli sforzi della società civile bielorussa, dei mezzi di comunicazione indipendenti e delle organizzazioni non governative nel paese per appoggiare le aspirazioni democratiche del popolo bielorusso;

13.  accoglie con favore i progressi osservati nella cooperazione settoriale con la Bielorussia in ambiti come l'istruzione superiore, la formazione professionale, il mercato digitale, l'energia, la sicurezza alimentare e la cultura;

14.  prende nota dell'avvio nel gennaio 2014 dei negoziati sulle misure di facilitazione dei visti al fine di intensificare i contatti interpersonali e incoraggiare la società civile; sottolinea la necessità di accelerare i progressi in tale ambito;

15.  riconosce il maggiore utilizzo della lingua bielorussa nella vita pubblica; prende atto dei piani del ministero dell'Istruzione volti a promuovere l'uso di tale lingua nell'ambito dell'istruzione, come pure della pubblicazione da parte della Corte costituzionale di atti legislativi sia in russo che in bielorusso;

16.  invita il Servizio europeo per l'azione esterna e la Commissione a individuare nuovi modi per sostenere le organizzazioni della società civile in Bielorussia; sottolinea, a tale proposito, la necessità di sostenere tutte le fonti di informazione indipendenti della società bielorussa, inclusi i mezzi di comunicazione che trasmettono in lingua bielorussa dall'estero;

17.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR), al Servizio europeo per l'azione esterna, al Consiglio, alla Commissione e agli Stati membri.


Imprenditoria sociale e innovazione sociale nella lotta alla disoccupazione
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Risoluzione del Parlamento europeo del 10 settembre 2015 sull'imprenditoria sociale e l'innovazione sociale nella lotta alla disoccupazione (2014/2236(INI))
P8_TA(2015)0320A8-0247/2015

Il Parlamento europeo,

–  vista la comunicazione della Commissione, del 3 marzo 2010, dal titolo "Europa 2020: Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva" (COM(2010)2020),

–  vista la sua risoluzione del 6 febbraio 2013 sulla responsabilità sociale delle imprese: comportamento commerciale trasparente e responsabile e crescita sostenibile(1),

–  vista la sua risoluzione del 19 febbraio 2009 sull'economia sociale(2),

–  vista la sua risoluzione del 2 luglio 2013 sul contributo delle cooperative al superamento della crisi(3),

–  visto l'articolo 184 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il regolamento (UE) n. 346/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 aprile 2013, relativo ai fondi europei per l'imprenditoria sociale,

–  vista la sua risoluzione del 20 novembre 2012 sull'Iniziativa per l'imprenditoria sociale – Costruire un ecosistema per promuovere le imprese sociali al centro dell'economia e dell'innovazione sociale(4),

–  vista la sua dichiarazione del 10 marzo 2011(5),

–  viste le conclusioni del Consiglio del 20 maggio 2014 relative alla promozione dell'imprenditorialità giovanile per favorire l'inclusione sociale dei giovani(6),

–  visto il regolamento (UE) n. 1296/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, relativo a un programma dell'Unione europea per l'occupazione e l'innovazione sociale ("EaSI"), che introduce l'asse "Microfinanza e imprenditoria sociale",

–  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, del 25 ottobre 2011, dal titolo "Iniziativa per l'imprenditoria sociale" (COM(2011)0682),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 6 maggio 2015, dal titolo "Strategia per il mercato unico digitale in Europa" (COM(2015)0192),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 20 febbraio 2013, dal titolo "Investire nel settore sociale a favore della crescita e della coesione, in particolare attuando il Fondo sociale europeo nel periodo 2014-2020" (COM(2013)0083),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (A8-0247/2015),

A.  considerando che l'economia sociale e solidale dà lavoro a oltre 14 milioni di persone, ossia a circa il 6,5% dei lavoratori dell'Unione; che nell'UE esistono due milioni di aziende dell'economia sociale e solidale, le quali rappresentano il 10% delle imprese dell'Unione;

B.  considerando che, a seguito della crisi economica e finanziaria, i livelli di povertà ed esclusione sociale sono aumentati unitamente alla disoccupazione di lungo periodo, alla disoccupazione giovanile e alle disuguaglianze sociali;

C.  considerando che i gruppi maggiormente esclusi e svantaggiati sul mercato del lavoro sono stati i più colpiti dalla crisi economica e finanziaria, come ad esempio le persone con disabilità, i giovani, gli anziani, le donne, i disoccupati di lungo periodo e i lavoratori svantaggiati;

D.  considerando che la crisi economica e finanziaria dovrebbe essere vista come un'opportunità per adoperarsi a favore di un modello economico dell'Unione più sostenibile, che presti maggiore attenzione alla coesione sociale e territoriale e alla sostenibilità ambientale; che un eventuale miglioramento della situazione economica e finanziaria dovrebbe essere integrato da un forte sostegno ad un'occupazione inclusiva, sostenibile e di qualità; che l'economia sociale e solidale può contribuire al raggiungimento di tale obiettivo e dovrebbe altresì essere considerata un fattore determinate in una simile transizione, in grado di contribuire a bilanciare le questioni sociali, ambientali ed economiche;

E.  considerando che i prestatori di servizi di assistenza sociale e sanitaria, molti dei quali costituiti da imprese sociali, rappresentano uno degli ambiti principali di crescita occupazionale nell'UE, dal momento che tra il 2009 e il 2013 hanno creato 1,3 milioni di posti di lavoro; che ciò dimostra la duplice capacità del settore di creare nuovi posti di lavoro, anche in periodi di crisi, e di rafforzare la coesione sociale e territoriale in Europa, in particolare favorendo l'occupazione degli utenti dei servizi;

F.  considerando che la conferenza sul tema "Liberare il potenziale dell'economia sociale per la crescita in Europa", svoltasi a Roma il 17 e il 18 novembre 2014, ha riconosciuto che l'economia sociale e solidale svolge un ruolo fondamentale nei paesi europei e contribuisce a realizzare alcuni importanti obiettivi perseguiti dall'UE, come la creazione e la conservazione di posti di lavoro, la coesione sociale, l'innovazione sociale, lo sviluppo rurale e regionale e la protezione ambientale;

G.  considerando che portare il tasso di occupazione della popolazione di età compresa tra i 20 e i 64 anni dal 69% ad almeno il 75% e ridurre del 25% il numero di europei che vivono al di sotto delle soglie di povertà nazionali, togliendo dalla povertà più di 20 milioni di persone, sono obiettivi della strategia Europa 2020 tuttora non raggiunti;

H.  considerando che la dichiarazione di Strasburgo del gennaio 2014 afferma che le imprese sociali devono svolgere un ruolo più importante nel futuro dell'Europa;

I.  considerando che l'UE è la regione con la popolazione più anziana e con la crescita demografica più bassa al mondo; che, stando alle previsioni, entro il 2050 l'età media nell'UE supererà i 50 anni; che l'invecchiamento della popolazione e i cambiamenti demografici rappresentano una sfida per i sistemi di protezione sociale;

J.  considerando che le imprese dell'economia sociale e solidale non solo mirano a migliorare le condizioni economiche e sociali, ma offrono anche condizioni di lavoro flessibili e innovative e hanno una maggiore capacità di adattamento alle circostanze economiche e sociali;

K.  considerando che le imprese dell'economia sociale e solidale si caratterizzano per la loro governance democratica, per una forte partecipazione dei loro membri o soci alla gestione dell'impresa e per un'elevata trasparenza delle loro operazioni, rispondendo inoltre alla crescente richiesta dei cittadini di un comportamento imprenditoriale etico, sociale e rispettoso dell'ambiente;

L.  considerando che le imprese dell'economia sociale e solidale includono un ampio ventaglio di società e che la maggior parte di esse non è riconosciuta da un quadro giuridico a livello dell'Unione, ma solo a livello nazionale in alcuni Stati membri, con diverse forme giuridiche;

M.  considerando che le società cooperative generano posti di lavoro di elevata qualità non delocalizzabili, aperti a tutti e che resistono alla crisi; che, grazie al modello imprenditoriale cooperativo, esse hanno conosciuto un aumento del volume d'affari e una crescita durante la crisi, con meno fallimenti ed esuberi;

N.  considerando che il regolamento (UE) n. 1296/2013 relativo a un programma dell'Unione europea per l'occupazione e l'innovazione sociale ("EaSI") definisce all'articolo 2, punti 1 e 5, le "imprese sociali" e le "innovazioni sociali";

O.  considerando che l'innovazione sociale fa riferimento allo sviluppo e all'attuazione di nuove idee, siano esse prodotti, servizi o modelli di organizzazione sociale, concepite per rispondere alle nuove esigenze e sfide sociali, territoriali e ambientali, come ad esempio l'invecchiamento della popolazione, lo spopolamento, l'equilibrio tra vita professionale e vita familiare, la gestione della diversità, la lotta alla disoccupazione giovanile, l'integrazione delle persone maggiormente escluse dal mercato del lavoro nonché la lotta al cambiamento climatico;

P.  considerando che quelli sociali sono investimenti nelle persone pensati per rafforzare le loro competenze e capacità e per sostenerle affinché partecipino pienamente al mondo del lavoro e alla vita sociale; che gli investimenti sociali riguardano di solito politiche nei settori dell'istruzione, dei servizi per l'infanzia, dell'assistenza sanitaria, della formazione, dell'assistenza nella ricerca di un'occupazione e della riabilitazione;

Q.  considerando che il mancato riconoscimento delle imprese dell'economia sociale e solidale, le quali, talvolta, non sono nemmeno riconosciute quali attori economici, rende più difficile il loro accesso ai finanziamenti sia pubblici che privati; che i fondi strutturali e i programmi europei dovrebbero contribuire a modernizzare le strutture economiche, ivi compresa l'economia sociale e solidale, la quale è rappresentata da vari tipi di imprese di diverse dimensioni (cooperative, mutue, fondazioni, associazioni e nuove forme di imprese dell'economia sociale e solidale), la maggior parte delle quali sono PMI e microimprese;

R.  considerando che l'istruzione e la formazione devono essere settori prioritari nella promozione della cultura imprenditoriale tra i giovani;

S.  considerando che il divario di genere nell'imprenditoria sociale è inferiore rispetto alle forme d'imprenditoria tradizionali; che le imprenditrici sociali contribuiscono in maniera significativa alla riduzione dell'esclusione sociale e alla creazione di nuove opportunità di sviluppo;

T.  considerando che è necessario fornire formazione e riqualificazione delle competenze per i disoccupati di lungo corso nel settore sociale, al fine di offrire loro nuove opportunità in un ambito innovativo come quello dell'economia sociale e solidale;

U.  considerando che le imprese dell'economia sociale e solidale, in particolare le imprese di formazione e collocamento professionale, offrono opportunità di lavoro soprattutto alle persone maggiormente escluse dal mercato del lavoro, la cui condizione di disoccupati si tramuta spesso in disoccupazione di lunga durata; che gli Stati membri potrebbero valutare modalità per sostenere le imprese dell'economia sociale e solidale che assumono disoccupati o beneficiari di prestazioni sociali, prevedendo anche, se del caso, riduzioni delle imposte e dei premi sociali;

V.  considerando che è altresì importante l'effetto complementare e supplementare dell'economia sociale e solidale, unitamente alle altre misure che promuovono l'occupazione; che occorre prestare maggiore attenzione a soluzioni che promuovano il reinserimento nel mercato del lavoro delle persone prive delle capacità di base e competitive necessarie, in modo che siano successivamente in grado di beneficiare dei vantaggi offerti dalle soluzioni più innovative dell'economia sociale e solidale;

W.  considerando che il dialogo sociale è essenziale per il funzionamento dell'economia sociale di mercato dell'UE oltre ad essere fondamentale per promuovere la competitività e l'equità; che il dialogo sociale e la consultazione delle parti sociali nel quadro del processo decisionale dell'UE rappresentano un'importante innovazione sociale;

X.  considerando che gli appalti pubblici assumono spesso la forma di grandi bandi per la fornitura di servizi o di beni, eseguiti una tantum, che possono escludere gli attori più piccoli;

Introduzione

1.  osserva che le imprese dell'economia sociale e solidale, pur non essendo necessariamente organizzazioni senza scopo di lucro, sono imprese che mirano al raggiungimento di un fine sociale, sia esso la creazione di posti di lavoro per gruppi vulnerabili, la prestazione di servizi ai loro membri o, più in generale, la realizzazione di un impatto sociale e ambientale positivo, e che reinvestono i profitti principalmente per conseguire predetti obiettivi; rileva che le imprese dell'economia sociale e solidale si distinguono per il loro impegno a rispettare i seguenti valori:

   centralità della persona e del fine sociale rispetto al capitale;
   governance democratica da parte dei membri;
   conciliazione degli interessi dei membri e degli utenti con l'interesse generale;
   salvaguardia e applicazione dei principi di solidarietà e responsabilità;
   reinvestimento delle risorse inutilizzate negli obiettivi di sviluppo a lungo termine ovvero nella prestazione di servizi di interesse per i membri o di interesse generale;
   adesione volontaria e aperta;
   gestione autonoma e indipendente rispetto ai pubblici poteri.

2.  ritiene che la Commissione dovrebbe riconoscere la diversità delle imprese sociali e garantire l'adozione di provvedimenti a livello di Unione a sostegno delle imprese sociali e solidali di tutti i tipi;

3.  invita la Commissione e gli Stati membri ad attuare in modo coerente e senza indugio tutte le misure definite nell'ambito dell'Iniziativa per l'imprenditoria sociale del 2012; invita inoltre la Commissione a predisporre quanto prima una seconda fase dell'iniziativa, in collaborazione con gli Stati membri e le autorità regionali e locali, le organizzazioni della società civile e i principali attori dell'economia sociale e solidale, in modo da estenderne e approfondirne la portata;

4.  rileva che l'economia sociale e solidale non può sostituirsi allo Stato sociale e ai servizi pubblici;

5.  osserva che il modello dell'imprenditoria sociale attrae spesso i giovani e dà loro l'opportunità di fornire risposte innovative alle attuali sfide economiche, sociali e ambientali;

6.  sottolinea che le imprese dell'economia sociale e solidale presentano un forte radicamento locale e regionale, il che dà loro il vantaggio di conoscere meglio le esigenze specifiche e di offrire prodotti e servizi, perlopiù a livello di comunità, in linea con tali esigenze, migliorando quindi la coesione sociale e territoriale; ritiene che occorra promuovere la cooperazione delle imprese dell'economia sociale e solidale al di là dei confini nazionali e dei limiti settoriali onde consentire lo scambio di conoscenze e di pratiche, in modo da poter sostenere nello specifico la crescita di tali imprese;

7.  invita la Commissione e gli Stati membri a proporre piani e azioni per migliorare l'assetto territoriale, soprattutto nelle zone che presentano svantaggi naturali o demografici permanenti, circostanza che non solo contribuirà alla creazione e allo sviluppo di imprese dell'economia sociale e solidale così come alla promozione dell'innovazione e dell'imprenditoria sociale, ma consentirà anche di consolidare la coesione sociale e territoriale nell'UE e di far fronte più agevolmente alle sfide demografiche cui è confrontata l'Unione;

8.  accoglie con profonda soddisfazione l'aumento del numero di imprese tradizionali che applicano, all'interno dei loro programmi commerciali, strategie di responsabilità sociale delle imprese; evidenzia tuttavia che l'attuazione di simili strategie non è una condizione sufficiente affinché una persona giuridica sia considerata un'impresa dell'economia sociale;

9.  ritiene che sia importante determinare le origini dell'inferiore divario di genere nell'imprenditoria sociale, affinché tali fattori possano essere tenuti in considerazione dai decisori in sede di promozione dell'imprenditoria sociale e tradizionale;

10.  ritiene che l'innovazione sociale contribuisca in maniera significativa a gettare le basi di una crescita al servizio di una società più sostenibile, inclusiva e in grado di garantire coesione economica, sociale e territoriale; osserva che l'innovazione sociale deve prefiggersi l'obiettivo di migliorare la qualità dei servizi in modo efficiente, piuttosto che ridurre semplicemente i costi;

11.  si compiace che quattro Stati membri dell'UE (Spagna, Francia, Portogallo e Belgio) dispongano di una normativa nazionale concernente l'economia sociale e solidale, che la Polonia abbia lanciato una strategia per sviluppare l'economia sociale e solidale e che la Romania stia discutendo dell'approvazione di una normativa per disciplinare l'economia sociale e solidale;

12.  ritiene che la Commissione dovrebbe riconoscere e sostenere il ruolo dei prestatori di servizi sociali senza scopo di lucro, sia a livello politico che finanziario;

13.  sottolinea la necessità di promuovere uno scambio di pratiche tra le imprese innovative dell'economia sociale e solidale, le scuole, il mondo accademico e i soggetti interessati nel settore degli investimenti sociali, tenendo altresì conto delle esigenze della società, al fine di promuovere le competenze imprenditoriali e rafforzare le condizioni che permettano alle imprese dell'economia sociale e solidale di svilupparsi e crescere, oltre a creare poli di innovazione sociale; ritiene che sia importante tenere conto delle opinioni dei soggetti interessati, ivi comprese le parti sociali e le organizzazioni di consumatori; invita gli Stati membri a promuovere il modello dell'impresa cooperativa;

14.  sottolinea che, per creare le condizioni quadro necessarie per un sistema di innovazione sociale in tutti gli Stati membri, questi ultimi sono tenuti a collaborare, dal momento che l'economia sociale e solidale da sola non può combattere i sintomi e le cause dei problemi sociali più urgenti;

Strategia Europa 2020

15.  riconosce che l'UE è lungi dal raggiungere gli obiettivi fissati nella strategia Europa 2020, specialmente per quanto riguarda gli obiettivi legati all'occupazione, all'innovazione e alla riduzione della povertà e dell'esclusione sociale; rileva che l'economia sociale e solidale contribuisce non solo a un modello economico sostenibile, intelligente e inclusivo ma anche al modello sociale europeo e fa parte del mercato unico e merita pertanto di essere riconosciuta e sostenuta con forza dall'UE e dagli Stati membri, come previsto dalle costituzioni di alcuni Stati membri e da diversi documenti chiave dell'UE; chiede pertanto che si tenga conto dell'economia sociale e solidale in sede di revisione della strategia Europa 2020 in considerazione del contributo significativo che può apportare al raggiungimento degli obiettivi di tale strategia;

16.  sottolinea che l'evoluzione demografica sarà accompagnata da nuovi modelli di consumo e che l'invecchiamento della popolazione nei paesi sviluppati porterà nuove esigenze in materia di prestazioni sociali, ma offrirà anche opportunità di creare imprese socialmente responsabili;

17.  pone l'accento sul fatto che l'economia sociale e solidale, data la sua natura sociale e inclusiva, offre lavoro ai gruppi che più spesso sono esclusi dal mercato del lavoro, contribuendo in tal modo alla solidarietà, alla coesione sociale e alla crescita economica;

18.  ritiene che le imprese dell'economia sociale e solidale possano sviluppare processi che consentono di gestire in maniera più efficace, responsabile e trasparente risorse limitate e favorire l'attuazione di misure di responsabilità sociale;

19.  chiede agli Stati membri di includere meglio le imprese dell'economia sociale e solidale nei programmi d'azione relativi all'occupazione e all'integrazione sociale, nonché nei programmi di riforma nazionali, al fine di liberare e sfruttare il potenziale di creazione di posti di lavoro e il contributo che possono apportare alla realizzazione degli obiettivi principali di Europa 2020;

20.  si compiace che la dotazione finanziaria di prefinanziamento dell'iniziativa europea a favore della gioventù sia stata aumentata del 30%; invita gli Stati membri a coordinare, nei rispettivi piani di attuazione nazionali relativi alla Garanzia per i giovani, le misure atte a favorire l'imprenditoria sociale; invita la Commissione e gli Stati membri a incoraggiare l'imprenditoria sociale e l'innovazione nei programmi operativi nazionali del FSE; chiede con insistenza che i programmi relativi alla Garanzia per i giovani siano attuati in modo efficace ed efficiente;

Appalti pubblici

21.  sottolinea che le imprese dell'economia sociale e solidale incontrano difficoltà nell'accesso agli appalti pubblici, quali gli ostacoli legati alle loro dimensioni e capacità finanziaria; chiede un recepimento e un'attuazione efficaci delle nuove direttive sugli appalti pubblici e sulle concessioni (direttive 2014/24/UE, 2014/25/UE e 2014/23/UE) per conseguire una maggiore partecipazione delle imprese dell'economia sociale e solidale alle procedure di appalto per i contratti pubblici, riservare in maggiore misura contratti per tali imprese, promuoverne il ruolo e favorire l'inclusione sociale e l'innovazione sociale; chiede che si intervenga per agevolare la partecipazione di tali imprese agli appalti pubblici offrendo una consulenza adeguata, semplificando le procedure cui devono adempiere e preparando i bandi in modo tale da rendere gli appalti accessibili agli operatori più piccoli; chiede che negli appalti pubblici sia data priorità alle offerte con il maggior valore economico e sociale più che a quelle con il prezzo più basso, includendo criteri sociali e ambientali negli appalti pubblici;

22.  accoglie con soddisfazione la riforma della direttiva sugli appalti pubblici e sulle concessioni, che include clausole e criteri sociali atti a favorire l'inclusione sociale e l'innovazione sociale oltre ai contratti riservati per aiutare l'occupazione delle persone più sfavorite nel mercato del lavoro; invita pertanto gli Stati membri ad attuare correttamente tali principi relativi agli appalti nell'ambito di tutte le procedure di gara e selezione e a utilizzare ampiamente il sistema MEAT (offerta economicamente più vantaggiosa) nel rispetto degli obblighi ambientali, sociali e del diritto del lavoro; esorta gli Stati membri a includere clausole e criteri sociali nelle procedure relative agli appalti pubblici al fine di rafforzare la posizione delle persone sfavorite nel mercato del lavoro, ridurre gli oneri amministrativi, semplificare le procedure e adottare misure più efficaci contro la corruzione;

23.  deplora che la strategia della Commissione relativa a un mercato unico digitale per l'Europa non faccia riferimento alle imprese dell'economia sociale e solidale e del loro potenziale contributo al raggiungimento degli obiettivi dell'Unione; deplora il fallimento di tale strategia nel tener conto della necessità di garantire un accesso pieno, equo e illimitato per tutti alle nuove tecnologie, ai mercati e alle telecomunicazioni digitali, in particolare alle persone con disabilità; sottolinea che le imprese sociali e solidali del settore tecnologico possono svolgere un ruolo cruciale nell'affrontare in modo semplice ed efficiente sotto il profilo dei costi le sfide sociali;

Finanziamento

24.  si rammarica del fatto che le imprese dell'economia sociale e solidale incontrino maggiori problemi delle imprese tradizionali nel reperire finanziamenti pubblici e privati e chiede, pertanto, che il settore pubblico e i prestatori di servizi finanziari sviluppino una vasta gamma di strumenti finanziari che sostengano efficacemente le imprese dell'economia sociale in ogni fase del proprio sviluppo, segnatamente quella dell'avviamento; invita, inoltre, a creare un quadro inteso a far incontrare i potenziali investitori e i fondi specializzati;

25.  sottolinea che l'accesso ai finanziamenti è ostacolato dal mancato riconoscimento della realtà delle imprese dell'economia sociale e solidale da parte dei gestori degli intermediari finanziari; sottolinea la necessità di migliorare la formazione di tali gestori relativamente a tali imprese onde facilitare il loro accesso ai finanziamenti; chiede, pertanto, che sia introdotto un marchio di qualità europeo per l'"imprenditoria sociale" che permetta gli investitori di identificare i fondi il cui portafoglio è composto da imprese dell'economia sociale, in particolare il Fondo europeo per l'imprenditoria sociale;

26.  sottolinea la necessità di un maggiore stimolo alla creazione ed al supporto di reti di impresa sociale, al fine di promuovere sinergie nella organizzazione, scambio e diffusione di tecnologie nonché sviluppo di servizi tra produttori di regioni diverse;

27.  sottolinea la necessità di promuovere un dialogo più strutturato tra PMI, imprese sociali e solidali e istituzioni finanziarie, per mezzo di piattaforme on line dedicate;

28.  accoglie con soddisfazione l'approvazione del regolamento relativo ai fondi europei per l'imprenditoria sociale;

29.  plaude al fatto che una parte delle risorse stanziate a titolo dell'EaSI sia destinata al finanziamento di imprese dell'economia sociale e solidale; pone l'accento sul ruolo che è chiamato a svolgere l'asse dell'imprenditoria sociale costituito dall'EaSI, dal FSE e dagli altri pertinenti programmi dell'UE nel migliorare il funzionamento di tali imprese; evidenzia la necessità di sensibilizzare maggiormente su tali opportunità di finanziamento; invita gli Stati membri a istituire punti di contatto o sportelli unici nazionali per assistere gli attori dell'economia sociale e solidale nell'accedere ai meccanismi di finanziamento dell'UE;

30.  esorta la Commissione a rivedere il massimale fissato per i crediti erogabili alle imprese dell'economia sociale a titolo dell'EaSi e a determinare se sia adeguato rispetto alla realtà del mercato;

31.  sottolinea la necessità di sostenere le imprese dell'economia sociale e solidale con mezzi finanziari sufficienti su scala locale, regionale, nazionale e dell'UE, creando sinergie tra le varie tipologie di imprese; chiede agli Stati membri e alla Commissione di riconoscere che devono essere messi a disposizione i finanziamenti necessari; ritiene, pertanto, necessario migliorare l'accesso ai finanziamenti dell'economia sociale e solidale attraverso forme diverse, quali i fondi europei, i fondi di capitale di rischio, i microcrediti e il microfinanziamento collettivo (crowdfunding);

32.  chiede agli Stati Membri di rafforzare i servizi pubblici (ad esempio sanità ed istruzione) attraverso gli enti locali utilizzandoli come volano per migliorare la qualità dei servizi in modo da offrire opportunità lavorative ed innalzare il livello delle prestazioni fornite con l'obiettivo di ridurre la povertà e l'esclusione sociale;

33.  osserva che le norme in materia di aiuti di Stato non dovrebbero costituire un impedimento per il finanziamento pubblico delle imprese dell'economia sociale e solidale e dei servizi sociali; invita, in tale ottica, la Commissione a essere flessibile nell'applicazione delle norme sugli aiuti di Stato per tali imprese e servizi sociali, nonché a facilitare la comprensione e l'applicazione corretta da parte degli enti locali e regionali degli aiuti di Stato ad essi destinati;

34.  deplora che il regolamento del Fondo europeo per gli investimenti strategici faccia riferimento all'economia sociale e solidale solo nei suoi considerando; invita la Commissione a continuare a promuovere l'approccio agli investimenti sociali presentato nel pacchetto di investimenti sociali e che, nella valutazione dei progetti del Fondo europeo per gli investimenti strategici, si tenga conto dei progetti relativi all'economia sociale e solidale;

35.  critica il fatto che le imprese dedite alla formazione e all'inserimento professionale, create in partenariato tra imprese dell'economia sociale e solidale, siano spesso escluse dall'accesso ai fondi per le PMI; chiede alla Commissione di proporre una nuova deroga alla definizione giuridica di PMI, analoga a quelle esistenti per le società pubbliche di partecipazione, le società di capitale di rischio o le università o centri di ricerca non a scopo di lucro, affinché un'impresa dedita alla formazione e all'inserimento professionale possa essere definita impresa autonoma, anche quando un'altra impresa detiene, da sola o insieme ad altre imprese, il 25% o più del capitale o dei diritti di voto in seno al suo consiglio di amministrazione;

Formazione

36.  invita gli Stati membri a promuovere una cultura imprenditoriale e il modello d'impresa cooperativa e includere, nei piani di studio e formazione, l'imprenditoria sociale nonché i principi dell'economia sociale e solidale; invita inoltre gli Stati membri a incoraggiare la creazione di incubatori di imprese all'interno delle università per imprese dell'economica sociale e solidale;

37.  osserva che l'economia sociale e solidale potrebbe contribuire a ridurre sensibilmente il numero di giovani disoccupati nell'UE; invita gli Stati membri a promuovere una maggiore partecipazione delle imprese dell'economia sociale e solidale nei programmi di istruzione e di formazione degli Stati membri, in particolare mediante i sistemi di formazione duale;

38.  invita gli Stati Membri a mettere i centri per l'impiego nelle condizioni di poter fornire indicazioni efficaci a quanti intendono lavorare nel settore dell'imprenditoria sociale e solidale;

39.  sottolinea che alcune imprese dell'economia sociale e solidale sono competitive e detengono una posizione di primo piano nel loro settore, mentre altre necessitano di conoscenze specializzate ai fini del loro avviamento, del loro sviluppo e della loro gestione; invita gli Stati membri a sviluppare programmi formativi rivolti e adattati specificamente agli imprenditori del settore sociale, prestando una particolare attenzione ai gruppi con tassi di occupazione più bassi come le donne o i lavoratori svantaggiati, al fine di sviluppare le capacità e le conoscenze di base in materia di gestione aziendale;

40.  chiede agli Stati membri di promuovere l'apprendimento permanente e l'orientamento professionale per i lavoratori anziani, per i disoccupati di lungo periodo e per le persone con disabilità attraverso le imprese dell'economia sociale e solidale, per facilitare il loro inserimento nel mondo del lavoro;

41.  osserva che una corretta comprensione dei diritti umani è fondamentale per realizzare gli obiettivi sociali delle imprese dell'economia sociale e solidale; invita, pertanto, gli Stati membri a sviluppare programmi di formazione per spiegare agli operatori del settore sociale come applicare correttamente i principi dei diritti umani in Europa;

42.  invita la Commissione e gli Stati membri a sfruttare appieno il potenziale offerto da programmi come Erasmus+, promuovendo così lo scambio di studenti e di docenti, ma anche di imprenditori con idee innovative;

43.  osserva che alcuni comparti che presentano un ampio margine di crescita e di creazione di posti di lavoro, come il settore "bianco" e il settore "verde" evidenziano una forte presenza dell'economia sociale e solidale; invita, pertanto, gli Stati membri a promuovere l'istruzione e la formazione in tali settori;

Sostegno e promozione

44.  si rammarica profondamente dello scarso grado di riconoscimento dell'economia sociale e solidale a livello europeo; ritiene che il miglioramento della raccolta dei dati disaggregati per genere e lo scambio di informazioni e di buone pratiche a livello europeo, unitamente a una maggiore copertura mediatica dell'economia sociale e solidale e dei suoi successi, permetterebbe una maggiore partecipazione della società a tale settore dell'economia, favorendone la comprensione e dotandolo di un più alto riconoscimento e di una maggiore visibilità;

45.  è favorevole alla creazione di un forum digitale multilingue per lo scambio di informazioni, rivolto alle imprese sociali, agli incubatori di imprese, ai cluster di imprese e agli investitori nel settore dell'economia sociale, e all'agevolazione dello scambio di informazioni e dell'accesso ai finanziamenti a titolo dei programmi dell'UE; ritiene che lo sviluppo di tale piattaforma dovrebbe essere preceduto da consultazioni con i gruppi interessati;

46.  invita la Commissione a realizzare uno studio comparativo sui sistemi nazionali di certificazione ed etichettatura dell'economia sociale e solidale nonché a facilitare lo scambio di buone pratiche, in stretta collaborazione con le imprese dell'economia sociale e solidale;

47.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di favorire la creazione di incubatori di imprese per le imprese dell'economia sociale e solidale e realizzare e promuovere efficacemente la piattaforma Internet per lo scambio di dati tra investitori sociali e imprese dell'economia sociale (Social Innovation Europe Platform) la cui istituzione è stata decisa;

48.  invita gli Stati membri a intensificare lo scambio delle migliori pratiche relative alle possibilità di sostenere le imprese dell'economia sociale e solidale e gli investimenti sociali, compresi, laddove possibile, agevolazioni fiscali e incentivi per imprese del genere impegnate con gruppi vulnerabili quali le persone con disabilità;

49.  chiede alla Commissione di seguire con attenzione le misure concrete attuate dagli Stati membri per garantire a chiunque abbia scelto la strada dell'imprenditoria sociale e solidale gli stessi diritti degli altri lavoratori, in termini di sicurezza sociale, di tutela della salute e di sicurezza occupazionale;

50.  chiede alla Commissione di provvedere affinché le misure poste in essere dagli Stati membri non ostacolino la libera circolazione dei lavoratori e che chiunque abbia scelto la strada dell'imprenditoria sociale e solidale possa sviluppare la propria attività ovunque lo desideri nel territorio dell'Unione;

51.  sostiene l'idea che le imprese dell'economia sociale e solidale potrebbero costituire una categoria a sé, con un proprio status giuridico e definite come rispondenti a finalità diverse dal mero perseguimento dell'utile per gli azionisti; esorta la Commissione a presentare, conformemente alla Strategia di Roma adottata dai rappresentanti europei dell'economia sociale e solidale, un quadro giuridico per tali imprese mediante l'introduzione di uno statuto europeo per le società cooperative, le associazioni, le fondazioni e le società di mutuo soccorso;

52.  invita la Commissione a intensificare il dialogo sociale nell'economia sociale e solidale al fine di agevolare l'innovazione sociale e il miglioramento delle condizioni di lavoro e garantire il pieno riconoscimento del potenziale del settore in termini di creazione di posti di lavoro;

o
o   o

53.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) Testi approvati, P7_TA(2013)0049.
(2) GU C 76 E del 25.3.2010, pag. 16.
(3) Testi approvati, P7_TA(2013)0301.
(4) Testi approvati, P7_TA(2012)0429.
(5) GU C 199 E del 7.7.2012, pag. 187.
(6) GU C 183 del 14.6.2014, pag. 18.


Creazione di un mercato del lavoro competitivo nell'UE per il XXI secolo
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Risoluzione del Parlamento europeo del 10 settembre 2015 sulla creazione di un mercato del lavoro competitivo nell'Unione europea del XXI secolo: adeguamento delle competenze e delle qualifiche in funzione della domanda e delle prospettive occupazionali, un modo per uscire dalla crisi (2014/2235(INI))
P8_TA(2015)0321A8-0222/2015

Il Parlamento europeo,

–  visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la sua risoluzione del 22 ottobre 2014 sul semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche: attuazione delle priorità per il 2014(1),

–  vista la sua risoluzione del 15 aprile 2014 sul possibile contributo dell'UE a un ambiente favorevole in cui le imprese di ogni dimensione, comprese quelle di nuova costituzione, creino posti di lavoro(2),

–  vista la sua posizione del 29 aprile 2015 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 1304/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al Fondo sociale europeo, per quanto riguarda un aumento del prefinanziamento iniziale versato a programmi operativi sostenuti dall'Iniziativa a favore dell'occupazione giovanile(3),

–  vista la sua risoluzione del 17 luglio 2014 sull'occupazione giovanile(4),

–  vista la sua risoluzione del 16 gennaio 2014 sul rispetto del diritto fondamentale alla libera circolazione all'interno dell'UE(5),

–  vista una delle priorità contenute nelle conclusioni del Consiglio europeo del 26-27 giugno 2014, ossia contribuire a sviluppare le competenze e a sbloccare i talenti e le opportunità nella vita per tutti promuovendo le competenze adeguate all'economia moderna e l'apprendimento permanente,

–  vista la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 gennaio 2014, relativo ad una rete europea di servizi per l'impiego, all'accesso dei lavoratori ai servizi di mobilità e ad una maggiore integrazione dei mercati del lavoro, presentata dalla Commissione (COM(2014)0006),

–  vista la raccomandazione del Consiglio, del 20 dicembre 2012, sulla convalida dell'apprendimento non formale e informale(6),

–  vista la raccomandazione 2006/962/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006, relativa a competenze chiave per l'apprendimento permanente(7),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e il parere della commissione per la cultura e l'istruzione (A8-0222/2015),

A.  considerando che l'esistenza di professioni in cui i posti vacanti non possono essere occupati a causa della mancanza di lavoratori qualificati varia notevolmente da uno Stato membro all'altro;

B.  considerando che, secondo la Commissione(8), fino a 12,4 milioni di persone sono disoccupati da più di un anno, di cui 6 milioni da oltre due anni; che la disoccupazione di lunga durata incide negativamente sulla crescita economica e sulla sostenibilità dei sistemi di previdenza sociale e può diventare un problema strutturale;

C.  considerando che le rigidità del mercato del lavoro e l'assenza di domanda interna e investimenti stanno avendo un impatto negativo sulla creazione di posti di lavoro, mentre un mercato del lavoro competitivo nell'UE che tenga conto di questi tre fattori può contribuire a raggiungere gli obiettivi occupazionali e di lotta contro la povertà e l'esclusione sociale di Europa 2020;

D.  considerando che la domanda di lavoratori poco qualificati diminuisce, mentre aumenta in modo considerevole quella di lavoratori altamente qualificati; che tale evoluzione del mercato del lavoro dell'UE impone di intervenire sulle competenze dei lavoratori e sulla formazione iniziale e professionale;

E.  considerando che nel 2012 un dipendente su tre in Europa era troppo qualificato o poco qualificato per il suo posto di lavoro(9); che i giovani hanno in genere maggiori probabilità di essere formalmente troppo qualificati, ma anche di occupare, rispetto ai lavoratori più anziani, posti di lavoro che non corrispondono in maniera adeguata alle loro competenze;

F.  considerando che alcuni studi suggeriscono che una parte rilevante dei posti di lavoro esistenti è destinata a scomparire o a diminuire notevolmente in termini quantitativi per via dell'automazione;

G.  considerando che il passaggio a un'economia più qualificata implica che, nel corso del prossimo quinquennio, molte più imprese prevedono di aumentare il numero di posti di lavoro che richiedono leadership, gestione e maggiori competenze;

H.  considerando che la mobilità dei lavoratori europei ne rafforza l'occupabilità e migliora la competitività del mercato del lavoro europeo;

La crisi economica e le sue conseguenze

1.  osserva che, in seguito alla crisi economica e finanziaria in Europa e al rallentamento economico che ne è derivato, numerosi Stati membri si trovano ad affrontare livelli elevati di disoccupazione (UE28: 9,8%) e di debito pubblico, scarsa crescita e investimenti insufficienti; prende atto dei tagli alla spesa pubblica; esprime altresì preoccupazione circa il fatto che in molti Stati membri i tassi di disoccupazione giovanile (UE28: 20,9%) sono molto più elevati mentre sono rari i casi di miglioramento e di tassi più bassi;

2.  ritiene che occorrano politiche economiche e sociali e riforme del mercato del lavoro ambiziose, per promuovere la crescita intelligente, sostenibile e inclusiva e la creazione di un maggior numero di posti di lavoro verso un'occupazione di qualità e sostenibile; sottolinea inoltre la necessità di sistemi di previdenza sociale sostenibili che prevedano l'aggiornamento delle competenze dei disoccupati, la promozione dell'occupabilità delle persone non qualificate o poco qualificate nonché incentivi e opportunità di lavoro;

Situazione del mercato del lavoro dell'UE

3.  osserva che, anche se l'offerta di manodopera è sufficiente per soddisfare la relativa domanda, potrebbero comunque sussistere carenze qualitative dato che coloro che cercano lavoro possono non essere idonei a una data posizione vacante a causa di un'asimmetria tra settore, occupazione o competenze richieste;

4.  esprime preoccupazione per il fatto che i tassi di disoccupazione nell'UE restino a livelli relativamente alti (marzo 2015, UE28: 9,8%) e siano considerevolmente calati soltanto in pochi paesi; richiama l'attenzione sulle notevoli differenze tra gli Stati membri, con i tassi di disoccupazione più bassi registrati in Germania e Austria (circa 5%) e i più alti in Grecia e Spagna (rispettivamente 26% e 23%(10)); osserva che queste enormi differenze aumentano il rischio di frammentazione del mercato del lavoro sia all'interno degli Stati membri sia tra di essi, il che potrebbe pregiudicare la stabilità economica e la coesione sociale dell'UE;

5.  richiama l'attenzione sul fatto che il tasso medio di occupazione femminile nell'UE è inferiore di oltre 10 punti percentuali a quello maschile e sottolinea che il raggiungimento dell'obiettivo di un tasso di occupazione del 75%, definito nella strategia Europa 2020, è subordinato all'aumento del tasso di occupazione femminile, in particolare mediante politiche finalizzate alla conciliazione di lavoro e compiti domestici;

6.  osserva che la disoccupazione giovanile varia considerevolmente all'interno dell'Unione e che in taluni Stati membri il tasso di disoccupazione tra i giovani di età compresa fra i 16 e i 25 anni è superiore al 50%; sottolinea che i livelli elevati di disoccupazione giovanile, oltre a interessare un'intera generazione, compromettono l'equilibrio tra generazioni;

7.  sottolinea che sussiste ancora una differenza del 26% tra il tasso di occupazione delle persone con disabilità e il tasso medio di occupazione dell'UE e che il tasso di occupazione delle persone con disabilità si attesta a meno del 50%;

8.  è profondamente preoccupato per i livelli di disoccupazione giovanile in Europa; sottolinea a tale riguardo l'importanza dell'istruzione duale, ad esempio la formazione professionale e gli apprendistati, per adeguare le competenze dei giovani in funzione delle richieste del mercato del lavoro;

9.  sottolinea che elementi come una forza lavoro qualificata, la capacità di innovazione, l'aumento del potere d'acquisto e un ambiente socioeconomico e politico stabile sono indispensabili per il conseguimento di un clima favorevole agli investimenti;

10.  prende atto dell'elevato livello di disoccupazione di lunga durata e avverte della necessità di combatterla nell'immediato, in considerazione della resilienza cui è associata;

11.  osserva che il mercato del lavoro in Europa si trova davanti a varie sfide importanti, tra cui la globalizzazione, l'invecchiamento della società, i rapidi cambiamenti tecnologici come la digitalizzazione e la robotizzazione, le discrepanze tra le competenze e i posti di lavoro e una domanda crescente di manodopera altamente qualificata affiancata da un'offerta eccedentaria di manodopera poco qualificata con la conseguente polarizzazione delle retribuzioni;

12.  osserva tuttavia i rischi evidenziati dal CEDEFOP in merito al continuo squilibrio tra l'offerta e la domanda di competenze e all'obsolescenza delle competenze, dato che una domanda bassa comporta una disoccupazione elevata;

13.  mette in evidenza le considerevoli differenze che sussistono tra gli Stati membri per quanto riguarda le opportunità di lavoro; sottolinea, a tale riguardo, che le opportunità di lavoro sono un elemento cruciale di un mercato del lavoro dinamico che adegui le competenze ai posti di lavoro e crei opportunità e possibilità per le imprese e i dipendenti; è profondamente preoccupato per la staticità dei mercati del lavoro in alcuni Stati membri; chiede pertanto di introdurre un parametro di riferimento europeo sulle opportunità di lavoro negli Stati membri; suggerisce che i dati per tale parametro di riferimento potrebbero essere raccolti annualmente tramite il sondaggio sulla forza lavoro e, come minimo, dovrebbero misurare: il numero di opportunità di lavoro in uno Stato membro e la durata media della disoccupazione;

14.  sottolinea che, da un lato, i disoccupati in Europa sono 24 milioni, ivi compresi 7,5 milioni di NEET, e dall'altro i posti di lavoro vacanti sono 2 milioni e che le aziende europee devono far fronte a una grave carenza di persone qualificate e di forza lavoro con competenze trasferibili;

15.  sottolinea che, nonostante gli elevati tassi di disoccupazione in alcuni Stati membri e i posti vacanti non occupati in altri, la mobilità professionale all'interno dell'UE resta bassa (UE27: 0,29%) a causa, tra l'altro, delle barriere esistenti; fa presente, a titolo di un confronto internazionale, che la mobilità nell'UE è circa 10 volte inferiore a quella degli Stati Uniti e 5 volte inferiore a quella dell'Australia; richiama l'attenzione sui 7 milioni di cittadini dell'UE che vivono o lavorano, dal 2013, in uno Stato membro diverso dal proprio paese di cittadinanza; rammenta inoltre che nell'UE ci sono attualmente 2 milioni di posti vacanti non occupati; sottolinea pertanto la necessità di promuovere una mobilità equa dei lavoratori nell'Unione per colmare tale lacuna;

16.  osserva che il mercato del lavoro dell'UE può contribuire ad assorbire le grandi sacche di disoccupazione esistenti in diverse regioni europee;

17.  reputa che il mercato del lavoro dell'UE dovrebbe adattarsi alla cultura, al modello produttivo e al tessuto aziendale delle diverse regioni europee e che occorra tenere conto delle differenze tra le regioni nell'adozione di misure volte a rendere più flessibile il mercato del lavoro;

18.  ricorda che, in una fase di recessione economica, le persone hanno maggiori difficoltà a trovare un lavoro e talvolta devono accettare lavori con requisiti di istruzione inferiori a quelli di cui dispongono; sottolinea che la crescita attraverso la creazione di posti di lavoro altamente qualificati e gli sforzi per stimolare la creazione di occupazione facilitando gli investimenti in nuovi settori sono strumenti validi per mitigare la prevalenza della sovra-qualificazione nelle economie dell'UE;

Promozione di un mercato del lavoro competitivo nell'UE

19.  ritiene che per realizzare un mercato del lavoro competitivo dell'UE occorrano riforme ambiziose che aumentino l'inclusione, la flessibilità intelligente, l'innovazione e la mobilità, rafforzino il ruolo del dialogo sociale, stimolino la crescita di nuovi posti di lavoro portando a un'occupazione sostenibile e di qualità, promuovano la produttività e contribuiscano allo sviluppo del capitale umano, alla luce di mercati del lavoro e di modelli di produzione in costante mutamento;

20.  sottolinea la necessità di continuare ad adoperarsi per avvicinare istruzione, formazione e mercati del lavoro e ribadisce che la crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, la competitività e la creazione di posti di lavoro in Europa dovrebbero essere conseguite seguendo un approccio olistico che rispecchi le esigenze del mercato del lavoro e sostenga i gruppi vulnerabili migliorando le condizioni di lavoro e fornendo incentivi;

21.  sottolinea che i servizi pubblici per l'impiego rivestono un ruolo importante nel garantire che il ritorno alla crescita dell'occupazione non si realizzi a scapito dell'adeguatezza delle competenze optando per competenze di qualità inferiore;

22.  ribadisce l'importanza di rendere la legislazione sul lavoro più comprensibile per i lavoratori e i datori di lavoro, di eliminare gli ostacoli all'occupazione e di favorire la certezza giuridica per le imprese e i dipendenti;

23.  sottolinea che i giovani incontrano spesso crescenti difficoltà nel passaggio dall'istruzione al mondo del lavoro e pertanto sono generalmente più esposti alla disoccupazione e al rischio di trovare posti di lavoro precari e di bassa qualità;

24.  pone l'accento sull'importanza del quadro europeo per le capacità, le competenze e l'occupazione (ESCO), che individua e classifica in 25 lingue europee le abilità, le competenze, le qualifiche e le occupazioni rilevanti per il mercato del lavoro e per l'istruzione e la formazione all'interno dell'UE;

25.  sottolinea l'importanza dello sviluppo umano, della flessibilità delle carriere e dell'impegno personale del singolo; ricorda a tale proposito che la mobilità professionale è un fattore fondamentale e che occorrono investimenti concreti per sostenere attivamente l'occupabilità e l'adattabilità e prevenire l'impoverimento delle competenze tra i disoccupati;

26.  sottolinea l'importanza di investimenti sociali finalizzati a creare un contesto dinamico in cui i lavoratori possano conseguire gli strumenti che consentano loro di adattarsi con facilità alle condizioni sociali ed economiche in mutamento nonché alla domanda del mercato del lavoro;

27.  ritiene che un patrimonio di competenze competitivo a livello internazionale consenta agli Stati membri di conquistare segmenti ad alto valore del mercato globale;

28.  sottolinea che l'economia circolare è in grado di creare milioni di posti di lavoro in tutta l'Unione europea e produrre una crescita sostenibile e inclusiva;

29.  ricorda l'importanza della mobilità dei lavoratori, a livello geografico e intersettoriale, quale scelta per un mercato del lavoro competitivo e sottolinea la necessità di ridurre le barriere amministrative e linguistiche che possono limitarlo e di sviluppare ulteriormente strumenti atti ad agevolare la mobilità, ad esempio il rapido riconoscimento delle qualifiche formali, non formali e informali tra gli Stati membri, il quadro europeo delle qualifiche, il CV europeo e il passaporto europeo delle competenze, fornendo inoltre corsi di lingua specifici per settore e formazioni sulla comunicazione interculturale; incoraggia a promuovere la conoscenza del portale del lavoro europeo EURES e a migliorarlo ulteriormente, garantendo in particolare la formazione di un numero sufficiente di consulenti EURES, ripartiti equamente su tutto il territorio, per fare di EURES uno strumento indispensabile del mercato del lavoro dell'UE; sottolinea l'importanza di una cooperazione rafforzata tra i servizi pubblici per l'impiego nazionali e del futuro inserimento dei servizi privati per l'impiego e di altre parti interessate nella rete EURES; sottolinea l'importanza delle iniziative dell'UE intese a promuovere la mobilità e a creare opportunità, quali ERASMUS+, il quadro europeo delle qualifiche, CV Europass, il passaporto europeo delle competenze, il portale europeo sulla mobilità lavorativa (EURES), le alleanze della conoscenza e l'alleanza europea per l'apprendistato; chiede una migliore promozione di tali iniziative per migliorare il mercato del lavoro in Europa;

30.  ribadisce che in Europa occorre sbloccare il grande potenziale economico delle donne e che è necessario creare le condizioni adeguate affinché le donne avanzino nella loro carriera e conseguano posizioni più elevate nelle aziende o avviino un'attività propria; sottolinea la necessità di ridurre il divario esistente tra il livello di istruzione delle donne e la loro partecipazione e posizione nel mercato del lavoro; ricorda l'importanza dell'uguaglianza di genere, ivi compresa l'eliminazione del divario retributivo di genere e l'aumento del tasso di occupazione femminile nonché il rafforzamento delle politiche in materia di conciliazione di lavoro e vita privata, nell'ambito del raggiungimento degli obiettivi occupazionali di Europa 2020;

31.  accoglie con favore i risultati positivi conseguiti dal programma pilota di mobilità del lavoro Il tuo primo lavoro EURES (YfEj), che può coinvolgere efficacemente i giovani e sviluppare servizi personalizzati sia per chi cerca lavoro sia per i datori di lavoro; sottolinea le ricadute positive tra suddetto programma pilota ed EURES;

32.  sottolinea, a tale proposito, l'importanza di politiche attive del lavoro, dell'apprendimento lungo tutto l'arco della vita nonché del miglioramento della capacità di adattamento al cambiamento tecnologico; invita gli Stati membri ad aumentare il campo di applicazione e l'efficacia delle politiche attive per il mercato del lavoro;

33.  ritiene che una strategia coerente e globale per forme di organizzazione del lavoro più efficaci e reciprocamente vantaggiose, che utilizzi appieno il potenziale cognitivo del lavoratore e aumenti la qualità dei loro posti di lavoro, contribuirà alla resilienza del mercato del lavoro; è del parere che potrebbero essere sviluppate forme di organizzazione del lavoro più partecipative e di responsabilizzazione per rafforzare la partecipazione dei lavoratori all'innovazione e sostenere il loro coinvolgimento nonché lo sviluppo e l'utilizzo delle loro competenze e, pertanto, i risultati conseguiti dalle aziende;

34.  sottolinea che, dati i rapidi cambiamenti previsti nel mercato del lavoro, gli investimenti dovrebbero concentrarsi sull'istruzione e sulla formazione dei giovani; sottolinea che le politiche in materia di competenze non devono essere volte semplicemente a rispondere alle esigenze del mercato del lavoro, ma a fornire ai singoli le competenze trasversali necessarie all'esercizio di una cittadinanza attiva e responsabile; invita la Commissione e gli Stati membri a rispettare il fatto che l'istruzione e la formazione non sono semplicemente uno strumento del mercato del lavoro né sono intesi a formare i futuri lavoratori, ma costituiscono principalmente un diritto fondamentale e hanno un valore intrinseco;

Anticipare le future esigenze in termini di competenze

35.  ritiene che, per anticipare le future esigenze in termini di competenze, le parti interessate del mercato del lavoro, comprese le organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori e gli organismi di istruzione e formazione, debbano essere pienamente coinvolti a tutti i livelli, in particolare nella definizione, attuazione e valutazione dei programmi di formazione professionale, garantendo un'efficace transizione dall'istruzione formale all'apprendimento sul lavoro;

36.  chiede una migliore comprensione delle esigenze attuali e future in termini di competenze nonché il rafforzamento dell'attuale panoramica europea delle competenze, nell'ottica di individuare più efficacemente i divari e i deficit di competenze che interessano settori, occupazioni e regioni specifici e di garantire che le informazioni relative all'evoluzione delle competenze richieste siano raccolte, trattate e diffuse presso le autorità decisionali e pubbliche, gli organismi di istruzione e formazione e i datori di lavoro, in modo da consentire loro di anticipare meglio le tendenze future;

37.  ritiene che l'istruzione sia fondamentale per stimolare i risultati della ricerca e dell'innovazione, incrementando in tal modo le possibilità di creare posti di lavoro in settori altamente qualificati e rafforzando la competitività dell'economia europea;

38.  sottolinea l'importanza di partenariati più integrati e di una maggiore fiducia tra le scuole, gli istituti di istruzione superiore, le imprese e altre autorità pertinenti per valutare le esigenze future in termini di manodopera, riesaminando e attuando nuovi programmi di formazione professione e promuovendo la cooperazione e lo scambio delle buone prassi tra gli Stati membri e la autorità regionali e locali, anche mediante il monitoraggio degli squilibri nel mercato del lavoro a livello regionale e locale; ricorda contemporaneamente che è necessaria una responsabilità da parte di tutte le parti interessate, così come la loro partecipazione per sviluppare ulteriormente gli strumenti di monitoraggio e di previsione;

39.  ritiene che gli Stati membri rivestano un ruolo importante nel garantire un'offerta adeguata di docenti di scienze e matematica al fine di fornire ai giovani le conoscenze e l'entusiasmo per le materie di scienze, tecnologia, ingegneria e matematica;

40.  sottolinea l'importanza di rispondere alle esigenze dei bambini a scuola fin da un'età molto precoce; raccomanda agli Stati membri di adottare misure innovative e di integrarle nel processo di apprendimento a scuola e al di fuori di essa, e di riformare o rinnovare l'ambiente scolastico, i metodi didattici e le competenze degli insegnanti; suggerisce che i programmi di studio negli Stati membri siano adeguati al fine di includere gite di classe in altri paesi durante l'anno scolastico, affinché l'istruzione vada al di là dell'aula fin da uno stadio molto precoce;

Importanza dell'istruzione e della formazione continue per tutti gli operatori del mercato del lavoro

41.  ricorda che il diritto all'istruzione è un diritto fondamentale e sottolinea l'esigenza di impegnarsi a favore di un approccio più flessibile e individuale riguardo allo sviluppo della carriera e all'istruzione e formazione permanenti durante l'intero percorso lavorativo personale e riconosce il ruolo che i soggetti interessati pubblici e privati possono svolgere in tale settore, riconoscendo nel contempo che gli orientamenti e le consulenze che rispondono alle esigenze individuali e si incentrano sulla valutazione e sull'estensione delle singole competenze debbano essere un elemento centrale delle politiche in materia di istruzione e competenze sin dalle prime fasi;

42.  riconosce l'importanza di promuovere l'apprendimento sul lavoro e gli apprendistati come percorso alternativo verso l'occupazione;

43.  osserva che le politiche europee in materia di orientamento permanente hanno avuto un notevole impatto sulle politiche nazionali in materia di orientamento e che un efficace orientamento permanente presuppone programmi in una prospettiva trasversale a tutti i livelli;

44.  sottolinea che ai giovani va offerta un'ampia gamma di percorsi e rileva che le definizioni di tali percorsi (stage, tirocini) variano da uno Stato membro all'altro;

45.  ritiene che debbano essere offerti al pubblico programmi di formazione e riqualificazione per disoccupati, in particolare quelli di lunga durata, nonché programmi di valutazione delle competenze per migliorare le possibilità dei singoli nel mercato del lavoro e che tali programmi debbano essere definiti e attuati in stretta collaborazione con le associazioni dei datori di lavoro e i sindacati, le organizzazioni che rappresentano i disoccupati e i servizi per l'impiego pubblici e privati, al fine di allineare meglio le nuove competenze dei lavoratori alle future esigenze del mercato del lavoro; sottolinea la necessità di sviluppare e attuare programmi speciali per favorire il reinserimento dei disoccupati di lunga durata nel mercato del lavoro;

46.  evidenzia la necessità che la Commissione rafforzi il monitoraggio dei piani nazionali per l'attuazione della garanzia per i giovani e la loro effettiva applicazione sul campo; invita, a tal fine, la Commissione a elaborare raccomandazioni specifiche per paese chiare e inequivocabili agli Stati membri in merito all'attuazione della garanzia per i giovani e alla qualità dell'occupazione;

47.  evidenzia le preoccupazioni della Corte dei conti europea espresse nella sua relazione intitolata "I giovani disoccupati in Europa: ostacoli all'orizzonte nell'UE per la Garanzia per i giovani", relative in particolare all'adeguatezza del finanziamento complessivo del sistema, alla definizione di una "offerta qualitativamente valida" e al modo in cui la Commissione monitora e comunica i risultati del sistema;

48.  ricorda che è della massima importanza fornire orientamenti e consulenze su misura a coloro che cercano lavoro su come effettuare la ricerca o su quali ulteriori percorsi di istruzione e formazione seguire per garantire che le loro capacità e competenze siano trasferibili, riconosciute e convalidate attraverso "passaporti delle competenze", come Europass, che riflettano le capacità e le competenze acquisite attraverso contesti di apprendimento formale, non formale e informale, e ritiene che tali orientamenti per chi cerca lavoro dovrebbero prefiggersi l'obiettivo specifico di ottimizzare le opportunità occupazionali;

49.  sottolinea la necessità di aumentare l'adattabilità della forza lavoro per contrastare le future carenze; invita gli Stati membri a utilizzare, a tal fine, i fondi strutturali, in particolare il Fondo sociale europeo;

50.  sottolinea che il diritto all'istruzione e alla formazione riveste particolare importanza per i disoccupati di lunga durata; ricorda che i disoccupati di lunga durata beneficiano maggiormente di un approccio incentrato sulle loro specifiche esigenze anziché di misure standard; sottolinea che i disoccupati di lunga durata devono essere informati del proprio diritto alla formazione, che le misure destinate a tale gruppo devono rispettare le possibilità di partecipazione e che la formazione deve essere accessibile, dignitosa e rispondere alle loro effettive esigenze; ricorda che se dette condizioni sono soddisfatte, i disoccupati di lunga durata saranno in grado di utilizzare la riqualificazione come opportunità per migliorare le loro condizioni di vita e di lavoro;

51.  sottolinea l'importanza della Garanzia per i giovani quale strumento per assistere i giovani nella transizione dalla scuola al mondo del lavoro e per acquisire l'istruzione, le competenze e l'esperienza necessarie a trovare un lavoro di qualità attraverso un apprendistato, un tirocinio o un'istruzione continua;

52.  pone l'accento sull'importanza di garantire pari opportunità e parità di accesso all'istruzione e alla formazione, in particolare per i gruppi svantaggiati, nonché di fornire un sostegno efficace per contrastare l'esclusione sociale e agevolare l'accesso al mondo del lavoro;

Rafforzamento dei collegamenti tra istruzione e occupazione

53.  sottolinea la necessità di rafforzare e definire meglio le misure volte a ridurre il tasso di abbandono scolastico portandolo al di sotto del 10% entro il 2020, come convenuto nella strategia Europa 2020, tenendo conto del fatto che l'abbandono scolastico è un problema persistente nell'UE con un impatto deleterio sull'occupabilità e l'integrazione sociale dei giovani interessati;

54.  ritiene che la formazione professionale mista mediante gli apprendistati e simili sistemi di apprendimento sul lavoro debba ricevere maggiore considerazione e che bisogna prediligere la qualità senza pregiudizi accademici, in quanto tale formazione tende a favorire l'integrazione nel mercato del lavoro e una transizione più agevole dall'istruzione al mondo del lavoro e si è dimostrata efficace nel promuovere l'occupazione giovanile;

55.  ritiene che i sistemi di formazione professionale attualmente esistenti siano il risultato di determinate forze storiche e culturali e siano stati determinati da norme giuridiche, tradizioni, principi pedagogici e strutture istituzionali prevalenti;

56.  evidenzia i dati estremamente preoccupanti relativi al tasso dei giovani che non lavorano e non partecipano ad alcun ciclo di istruzione o di formazione (NEET), che nella maggior parte degli Stati membri supera il 10 %; sottolinea il legame diretto tra i livelli elevati di disoccupazione giovanile e abbandono scolastico; sottolinea che senza un'azione urgente e decisiva a livello europeo e nazionale un'intera generazione di giovani europei rischia di essere privata di sufficienti livelli di istruzione e formazione ed essere pertanto esclusa dal mercato del lavoro, con drammatiche ripercussioni sul tessuto sociale, sulla coesione sociale e territoriale e sulla sostenibilità del modello economico europeo nel complesso;

57.  sottolinea che ciascun sistema nazionale di formazione professionale costituisce uno strumento per conseguire determinati obiettivi, che possono variare da un paese a un altro, e che ciascuno può pertanto essere giudicato solo in base al proprio successo nel conseguimento di detti obiettivi; sottolinea che esportare un sistema di formazione professionale da un paese a un altro è possibile solo se le condizioni nei rispettivi paesi sono paragonabili o possono essere adeguate;

58.  ribadisce l'importanza dell'istruzione e della formazione professionali (IFP) per migliorare l'occupabilità dei giovani e aprire loro la strada verso il raggiungimento delle qualifiche professionali; invita la Commissione e gli Stati membri ad adeguare maggiormente l'istruzione e la formazione professionali ai bisogni del mercato del lavoro facendo sì che esse diventino parte integrante del sistema di istruzione, nonché ad assicurare norme elevate in materia di qualifiche e la garanzia della qualità in tale ambito;

59.  sottolinea che nell'UE ci sono, da una lato, 2 milioni di posti di lavoro vacanti non occupati e, dall'altro, molti giovani troppo qualificati le cui competenze non rispondono alla domanda del mercato del lavoro; sottolinea pertanto l'importanza di migliori sinergie tra sistemi di istruzione e mercato del lavoro, compresi i tirocini, l'esposizione al luogo di lavoro e la cooperazione con le imprese al fine di promuovere in modo incisivo l'aumento del livello di occupazione e di creare "cluster" innovativi; sottolinea il ruolo importante che le imprese possono svolgere collaborando con i sistemi di istruzione nei loro Stati membri; sottolinea che una strategia globale a lungo termine associata a misure immediate è necessaria per adeguare i sistemi di istruzione a tutti i livelli, inclusa la formazione professionale, alle esigenze attuali e future del mercato del lavoro;

60.  accoglie con favore l'iniziativa della Commissione relativa all'Alleanza europea per l'apprendistato (EAfA) che intende riunire autorità pubbliche, imprese, parti sociali, fornitori di istruzione e formazione professionali, rappresentanti dei giovani e altri attori chiave al fine di promuovere iniziative e programmi di apprendistato in tutta Europa;

61.  evidenzia l'importanza dell'istruzione duale e dei programmi di formazione che uniscono teoria e formazione pratica, quale elemento chiave per sviluppare capacità e competenze che rispondano alle esigenze del mercato del lavoro, e incoraggia gli Stati membri a integrare tali programmi nei loro piani di studio al fine di fornire l'esperienza pratica necessaria per favorire una transizione agevole dall'istruzione e dalla formazione al mercato del lavoro;

62.  sottolinea l'importanza dell'orientamento professionale e dell'esperienza lavorativa attraverso una valutazione e una consulenza sulla carriera che si concentrino sulle competenze e le necessità dei singoli e siano fornite da consulenti del lavoro e tra pari altamente qualificati al fine di garantire che i giovani ricevano informazioni, consulenze e orientamenti adeguati per compiere valide scelte professionali;

63.  evidenzia il ruolo importante che gli istituti di istruzione e formazione svolgono nello sviluppo delle capacità e delle competenze degli studenti; invita la Commissione e gli Stati membri a sviluppare un orientamento professionale mirato di elevata qualità lungo tutto il ciclo di studi, al fine di aiutare i giovani a prendere le giuste decisioni per quanto riguarda le loro scelte in ambito formativo e lavorativo;

64.  osserva che, per una transizione riuscita verso il mondo del lavoro, è molto importante che i giovani prendano decisioni informate, sviluppino un senso di iniziativa e aumentino la propria motivazione e consapevolezza di sé, sempre avendo a disposizione anche un adeguato sostegno in tale ambito; sottolinea l'importanza di transizioni di qualità, ivi comprese quelle dall'istruzione al mondo del lavoro, tra posti di lavoro, nonché tra occupazione e interruzioni di carriera;

65.  ricorda che investire nell'istruzione e nello sviluppo di competenze che rispondano alle esigenze del mercato del lavoro e della società è essenziale sia per la crescita e la competitività sia per la coscienza europea, la crescita personale e la fiducia in sé stessi; rileva che l'imprenditorialità richiede lo sviluppo di competenze trasversali quali la creatività, la riflessione critica, il lavoro di squadra e lo spirito di iniziativa, che contribuiscono alla crescita personale e professionale dei giovani e ne agevolano l'ingresso anticipato sul mercato del lavoro; sottolinea che tale investimento andrebbe supportato da maggiori sinergie fra le iniziative a livello europeo e nazionale, coinvolgendo i vari settori dell'istruzione e della formazione nonché altri settori pertinenti come l'occupazione, la politica sociale, la politica giovanile e la cultura, congiuntamente ad una più stretta collaborazione con tutte le parti interessate, tra cui le parti sociali e le imprese, al fine di mantenere la corrispondenza tra i programmi scolastici e le esigenze del mercato del lavoro;

66.  ricorda l'impegno degli Stati membri a investire nell'istruzione superiore e chiede, alla luce di ciò, un graduale miglioramento delle norme in materia di istruzione e formazione nei sistemi di istruzione europei; invita gli Stati membri a riconoscere che l'istruzione costituisce un settore di investimento fondamentale, impegnarsi a investire almeno il 2% del loro PIL in tale settore e preservarlo da tagli della spesa; chiede alla Commissione di rafforzare ulteriormente il ruolo dell'istruzione nel contesto della strategia Europa 2020 collegando gli obiettivi generali del quadro strategico Istruzione e formazione 2020 (ET 2020) alla revisione della strategia Europa 2020;

67.  sottolinea che, per contrastare la disoccupazione a lungo termine e migliorare l'accesso a posti di lavoro di qualità, è fondamentale investire lungo tutto il corso della vita a favore del capitale umano e delle competenze, segnatamente per quanto concerne la riqualificazione della forza lavoro esistente e dei lavoratori attualmente non qualificati; invita l'UE a stabilire obiettivi chiari in relazione ai metodi di apprendimento permanente per acquisire le competenze mancanti e a sviluppare la formazione e l'istruzione nei settori della comunicazione, delle lingue e delle competenze digitali per i lavoratori più anziani e in particolare per i lavoratori scarsamente qualificati di età superiore a 30 anni, come pure per chi ha abbandonato prematuramente la scuola;

68.  sottolinea l'esigenza che gli Stati membri, le autorità regionali e locali e i singoli datori di lavoro finanzino e adottino programmi di tirocinio e apprendistato di qualità nonché apprendimento in ambito scolastico; ricorda che detti programmi dovrebbero rispettare gli standard minimi di sicurezza sociale;

69.  ritiene che occorrano partenariati solidi e sistematici a livello locale, regionale e nazionale tra le autorità pubbliche e i rappresentanti dei datori di lavoro e dei lavoratori, ivi compresi i servizi pubblici e privati per l'impiego e gli istituti di istruzione e formazione, per elaborare strategie a lungo termine per i mercati nazionali del lavoro interessati e per trovare i modi migliori per affrontare il problema dell'asimmetria delle competenze in tutte le sue dimensioni e invita gli Stati membri a promuovere detta cooperazione;

70.  ritiene che la Garanzia per i giovani sia un primo passo verso un approccio basato sui diritti alle esigenze dei giovani in materia di occupazione; ricorda l'obbligo dei datori di lavoro di partecipare al processo mediante il quale si garantiscono ai giovani programmi accessibili di formazione professionale e stage di qualità; sottolinea che l'aspetto qualitativo del lavoro dignitoso per i giovani non deve essere compromesso e che le norme fondamentali sul lavoro, così come altri parametri relativi alla qualità del lavoro, come l'orario di lavoro, il salario minimo, la previdenza sociale nonché la sicurezza e la salute sul lavoro, devono essere considerazioni centrali delle azioni intraprese;

Promuovere la mobilità della forza lavoro

71.  rammenta che nell'UE ci sono attualmente 2 milioni di posti vacanti non occupati; sottolinea la necessità di promuovere la mobilità della forza lavoro nell'Unione al fine di colmare tale lacuna e ribadisce, a questo proposito, l'importanza di ERASMUS+ ed EURES;

72.  ribadisce l'importanza di favorire la mobilità dei lavoratori frontalieri fornendo maggiori informazioni sull'esistenza dei partenariati transfrontalieri EURES, la cui missione consiste nel promuovere la mobilità dei lavoratori frontalieri, rimuovendo gli ostacoli, e offrendo loro informazioni e consulenza sulle opportunità di lavoro e sulle condizioni di vita e di lavoro a entrambi i lati della frontiera; reputa che, a tal proposito, EURES-T rappresenti uno strumento importante per controllare meglio le potenziali fonti di nuovi lavori e compiere progressi verso un mercato del lavoro europeo maggiormente integrato;

73.  rammenta che la mobilità dei lavoratori qualificati provenienti da paesi terzi costituisce una delle risposte alle sfide demografiche, alle carenze e asimmetrie del mercato del lavoro e alla necessità di ridurre al minimo le conseguenze della fuga dei cervelli;

74.  ricorda che l'Unione europea si fonda sul principio della libera circolazione dei lavoratori; invita a promuovere lo studio e la pratica delle lingue straniere per aumentare la mobilità; sottolinea l'importanza di incoraggiare l'apprendimento delle lingue straniere, in particolare europee, nel quadro dell'apprendimento permanente, al fine di facilitare la mobilità dei lavoratori e di ampliare la gamma delle prospettive occupazionali;

Scambio e convalida delle migliori prassi nell'UE

75.  sottolinea la necessità che gli Stati membri e le autorità regionali e locali procedano allo scambio delle migliori prassi e alla loro convalida e che ne confrontino e valutino l'efficacia, in particolare in relazione all'apprendimento misto, alla formazione professionale, ai sistemi di apprendistato e tirocinio, ai programmi, ai risultati dell'apprendimento formale e informale e alle strategie di apprendimento permanente, riconoscendo nel contempo le specificità di ogni mercato del lavoro e sistema di istruzione; sottolinea che la piattaforma Euro Apprenticeship costituisce uno degli strumenti principali per la creazione di partenariati europei e lo scambio delle migliori prassi in tale ambito;

76.  evidenzia il ruolo importante dell'apprendimento non formale e informale, del volontariato e dell'apprendimento permanente ai fini dello sviluppo di competenze e qualifiche, in particolare le competenze trasversali come quelle imprenditoriali, le TIC, e le competenze personali e linguistiche che sono applicabili in molti contesti; invita l'Unione europea a migliorare l'accesso all'apprendimento nell'età adulta e all'istruzione della "seconda opportunità"; chiede la convalida e il riconoscimento dell'apprendimento non formale e informale da parte dei datori di lavoro e degli organismi di istruzione;

77.  sottolinea l'importanza di dare nuovo slancio al processo di Bologna, cogliendo l'occasione offerta dalla conferenza ministeriale di Yerevan del maggio 2015 per avviare nuove e più avanzate forme di cooperazione da realizzare senza indugio;

78.  ritiene che la Commissione debba garantire una corretta attuazione del programma Erasmus+ con tutte le sue diverse azioni, inclusa la componente del programma relativa allo sport; reputa importante semplificare le disposizioni relative all'accesso affinché il programma possa raggiungere il maggior numero possibile di persone e organizzazioni;

Coltivare lo spirito imprenditoriale tra i cittadini: PMI e microimprese

79.  ritiene che sia necessario migliorare la leadership e la gestione finanziaria e promuovere l'educazione imprenditoriale sin dall'infanzia e sistemi prescolari estesi, di qualità e in grado di fornire sostegno alle famiglie svantaggiate, allo scopo di realizzare il potenziale dei giovani e dotarli delle competenze necessarie per diventare non solo dipendenti ma anche datori di lavoro, e consentire loro di avviare nuove attività e trarre vantaggio dai nuovi mercati;

80.  accoglie con favore i programmi, come Erasmus per giovani imprenditori, destinati ad aiutare i nuovi imprenditori ad acquisire le necessarie competenze di gestione d'impresa, e ritiene che tali programmi debbano essere ulteriormente promossi onde aiutare un numero più ampio di giovani imprenditori a consolidare le proprie attività e avere successo; ritiene che sia opportuno introdurre misure speciali di sostegno a favore dei giovani imprenditori per agevolarne l'accesso alle informazioni nonché ai fondi e ai finanziamenti, ivi compresi sportelli unici all'interno degli organismi esistenti di sostegno agli imprenditori che offrano informazioni e sostegno ai giovani;

81.  ritiene che l'istruzione non formale, in particolare quella acquisita nelle organizzazioni giovanili, promuova la creatività, il senso di iniziativa e l'autoresponsabilità e possa aumentare le possibilità dei giovani nel mercato del lavoro;

82.  pone l'accento sulla necessità di includere elementi di formazione all'imprenditorialità a tutti i livelli di istruzione e formazione, in quanto infondere precocemente lo spirito imprenditoriale nei giovani è un modo efficace per combattere la disoccupazione, in particolare quella giovanile; chiede, in tale contesto, che il mondo accademico e le imprese dialoghino e collaborino attivamente per sviluppare programmi di istruzione che forniscano ai giovani le necessarie competenze e capacità;

83.  chiede una strategia europea in materia di competenze lungimirante e orientata ai risultati che guidi le strategie nazionali in materia di competenze e le integri nei piani nazionali per l'occupazione, fornendo nel contempo un quadro globale per i piani d'azione settoriale proposti nel pacchetto per l'occupazione;

84.  sottolinea l'importanza di misure di sostegno e incentivazione per le start-up, le PMI, le microimprese e gli attori dell'economia sociale al fine di facilitare la loro costituzione e attività, così come la necessità di integrare il principio del legiferare meglio e darvi seguito nonché agevolare l'assunzione di manodopera qualificata e la formazione dei dipendenti; sottolinea, a tale riguardo, che la pressione fiscale deve essere trasferita dal lavoro ad altre fonti d'imposizione meno nocive per l'occupazione e la crescita, preservando al contempo un'adeguata protezione sociale;

85.  invita gli Stati membri a ridurre la pressione fiscale sul lavoro;

86.  rammenta che le PMI costituiscono quasi il 99 % delle imprese europee e che sono un motore essenziale per la creazione di un mercato del lavoro competitivo nell'UE; ribadisce, dato tale contesto, l'importanza che la legislazione dell'UE si fondi sul principio "pensare anzitutto in piccolo", onde eliminare gli ostacoli burocratici che gravano sulle PMI e consentire loro di esprimere appieno il potenziale di creazione di occupazione;

87.  ritiene che gli imprenditori dovrebbero investire nella formazione e negli apprendistati per i dipendenti e che, a tal fine, dovrebbero essere introdotti e poi sviluppati degli incentivi così facendo si consente agli imprenditori di espandersi e creare nuovi posti di lavoro; ritiene che lo sviluppo di reti di datori di lavoro possa aiutare le PMI e le microimprese ad accedere all'offerta di formazione e al sostegno di cui hanno bisogno;

Innovazione e digitalizzazione: nuove competenze e nuovi posti di lavoro

88.  sottolinea l'importanza dell'innovazione e della digitalizzazione per la crescita, l'occupazione e una società più equa, più sostenibile e inclusiva e, a tale proposito, l'esigenza di trasmettere conoscenze, creatività e competenze, oltre alla motivazione e determinazione da parte dei dipendenti, dei potenziali dipendenti e dei datori di lavoro al fine di creare prodotti e servizi innovativi, creativi e digitali; sottolinea la necessità di colmare il "divario digitale" e di sviluppare competenze digitali nel quadro dell'apprendimento permanente nonché di integrare nuovi media e nuove tecnologie nei programmi scolastici; evidenzia inoltre la necessità di sviluppare modi innovativi di apprendimento e di estendere la disponibilità dell'apprendimento online e a distanza attraverso risorse didattiche aperte, volte a facilitare la parità di accesso all'istruzione e alla formazione per tutti;

89.  sottolinea la necessità di individuare un'ampia gamma di industrie emergenti e settori chiave della crescita su cui gli Stati membri devono incentrarsi per sviluppare il proprio patrimonio di competenze;

90.  evidenzia il potenziale in termini di creazione di posti di lavoro offerto dal completamento del mercato unico digitale, dalla realizzazione dell'unione energetica, dalla creazione di posti di lavoro attraverso investimenti nella ricerca e sviluppo e nell'innovazione, dalla promozione dell'imprenditoria e dell'economia sociali, dalla riqualificazione dei lavoratori nel settore dell'assistenza sanitaria e sociale e dalla promozione di reti dei trasporti migliori;

91.  evidenzia la recente tendenza delle imprese a far rientrare la produzione e i servizi nell'Unione e le opportunità che ciò comporta per la creazione di posti di lavoro, soprattutto per i giovani; ritiene che le economie dell'UE si trovino dinanzi a un'opportunità unica per accelerare questa tendenza del rimpatrio dei posti di lavoro garantendo che le competenze della forza lavoro rispondano alle esigenze delle imprese;

92.  sottolinea l'importanza delle materie STEM (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica) ed evidenzia il loro ruolo nel consentire all'Europa di svolgere una parte importante sulla scena globale in merito all'avanzamento degli sviluppi tecnologici;

93.  sostiene l'iniziativa della Commissione, in collaborazione con il trio di presidenza, di promuovere una mentalità imprenditoriale in Europa e sviluppare competenze trasferibili per la vita;

94.  evidenzia che l'Unione europea si trova di fronte a una carenza di competenze nelle materie STEM (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica) e a un'offerta eccessiva di laureati in scienze sociali; ritiene che siano necessarie iniziative supplementari a livello europeo e nazionale per rispondere alle strozzature concernenti i posti di lavoro e gli studi nelle materie di scienze, tecnologia, ingegneria e matematica; raccomanda alla Commissione e agli Stati membri di adottare misure volte a potenziare l'attrattività e il valore delle materie STEM e ad incoraggiare i giovani, incluse le donne, ad intraprendere tali studi;

95.  ricorda che anche il ventunesimo secolo può essere compatibile con competenze tradizionali, fonte di posti di lavoro stabili e non delocalizzabili e base di un certo numero di settori di eccellenza europei; invita a sostenere la tutela di tali competenze tradizionali e la loro trasmissione alle generazioni future attraverso la formazione, combinandole laddove possibile con nuovi tipi di competenze, incluse le competenze digitali, al fine di sfruttarne al massimo il potenziale;

Misure relative ai lavoratori più giovani e più anziani e ai lavoratori con disabilità

96.  sottolinea la necessità e l'importanza di misure speciali e sostegno destinate ai datori di lavoro, in particolare le PMI, per aiutarli a rafforzare l'occupazione sostenibile e di qualità, garantire formazioni sul lavoro e offrire opportunità di sviluppo professionale ai gruppi svantaggiati nel mercato del lavoro, come i giovani, i lavoratori anziani, le donne, i migranti, i disabili e i disoccupati di lunga durata; riconosce e sostiene il ruolo dei servizi pubblici e privati per l'impiego nel promuovere mercati del lavoro competitivi; rammenta l'importanza della responsabilità sociale ed economica dei datori di lavoro e degli istituti di istruzione nei confronti di tutti i dipendenti e verso la società; ritiene che tale responsabilità sociale dovrebbe essere imposta anche alle istituzioni responsabili dell'istruzione e della formazione;

97.  riconosce le sfide che i giovani affrontano in fase di inserimento nel mondo del lavoro; ricorda l'importanza che ottengano le prime esperienze lavorative durante gli studi per acquisire le competenze in termini di occupabilità e rendere la transizione dalla scuola al mondo del lavoro più efficiente ed efficace; sottolinea le potenzialità imprenditoriali dei giovani e chiede pertanto ai datori di lavoro e agli Stati membri, in quanto responsabili, di fornire ai giovani la possibilità di acquisire esperienza e di sostenerli nell'ottenimento delle competenze necessarie; sottolinea inoltre l'importanza della cooperazione in tale ambito tra gli istituti scolastici e i datori di lavoro e invita le istituzioni e gli Stati membri dell'UE ad adottare un approccio più favorevole alle imprese e a sostenere i giovani affinché trasformino le loro idee in piani aziendali di successo;

Proposte politiche e raccomandazioni

98.   invita la Commissione, gli Stati membri e le autorità regionali e locali a investire nei nuovi settori economici innovativi e promettenti per incoraggiare nell'UE investimenti che promuovano la crescita e una nuova occupazione sostenibile e di qualità per arrivare a una società più giusta, sostenibile e inclusiva; sottolinea inoltre l'importanza per gli Stati membri di attuare misure economiche e finanziarie e di realizzare riforme del mercato del lavoro partendo da indicatori chiari, misurabili e basati su dati la cui efficacia può essere dimostrata;

99.  invita gli Stati membri ad assicurare che le riforme del mercato del lavoro siano intese, oltre a promuovere la creazione di posti di lavoro di qualità, ridurre la segmentazione, migliorare l'inclusione dei gruppi vulnerabili nel mercato del lavoro, promuovere l'uguaglianza di genere, ridurre la povertà lavorativa e garantire un'adeguata sicurezza sociale per tutti i lavoratori, compresi gli autonomi;

100.  invita gli Stati membri a investire nell'istruzione della prima infanzia e nell'insegnamento precoce delle lingue straniere e delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione nelle scuole elementari;

101.  invita gli Stati membri a tenere pienamente conto dell'importanza dell'automazione come tendenza che possa minare il valore quantitativo di molti posti di lavoro e a orientare i loro programmi di formazione per disoccupati verso l'apprendimento di competenze utili in lavori insoliti;

102.  invita gli Stati membri e le autorità locali e regionali ad apprendere dalle migliori prassi, a passare da tale apprendimento ad interventi strategici per aumentare i tassi di occupazione e ridurre la povertà e le disuguaglianze e ad avviare riforme più ambiziose sulla base di tali pratiche; invita inoltre gli Stati membri a confrontare e misurare l'efficacia di dette pratiche, garantire un giusto equilibrio tra adattabilità e sicurezza dei lavoratori e delle imprese e prendere in considerazione le caratteristiche specifiche dei mercati del lavoro e dei sistemi d'istruzione degli Stati membri;

103.  invita le città e le regioni a concentrarsi su un'istruzione e una formazione di qualità e sulla lotta all'abbandono scolastico e alla disoccupazione giovanile, dal momento che i giovani necessitano urgentemente di nuove prospettive e occorre fare quanto possibile per aiutarli;

104.  invita gli Stati membri a mettere a punto approcci collettivi, quali le reti di datori di lavoro, per contribuire a eliminare le barriere che impediscono ai datori di lavoro di perseguire piani più ambiziosi per lo sviluppo della forza lavoro;

105.  invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere e sostenere le imprese sociali che tengano conto della loro responsabilità in merito all'ambiente, ai consumatori e ai dipendenti;

106.  invita gli Stati membri a introdurre uno stipendio minimo nel contesto della riduzione delle disparità retributive, utilizzando un livello di base per ciascuno Stato membro che garantisca un reddito dignitoso, mediante forme giuridiche o consensuali e nel rispetto delle pratiche nazionali;

107.   invita gli Stati membri a includere conoscenze imprenditoriali e finanziarie nonché di leadership, gestione, consulenze alle startup e tecnologie di comunicazione nei propri programmi d'istruzione, ivi comprese le strategie di apprendimento permanente, e a dare la priorità all'ulteriore sviluppo dei programmi di formazione e istruzione professionali di qualità, promuovendo l'artigianato europeo, tenendo conto delle differenze tra Stati membri nel mercato del lavoro e nei sistemi di istruzione ed evitando quindi un approccio unico per tutti;

108.  chiede alla Commissione di sviluppare una piattaforma europea per il riconoscimento e la convalida di competenze comuni a specifiche attività e professioni che includa il riconoscimento delle competenze acquisite attraverso attività di volontariato;

109.  invita gli Stati membri ad attuare la raccomandazione del Consiglio del 2012 sulla convalida dell'apprendimento non formale e informale come strumento per riconoscere le competenze acquisite attraverso l'istruzione non formale, in particolare nei settori del volontariato e giovanile, e sostenere l'attuazione delle politiche di apprendimento permanente;

110.   invita gli Stati membri a coinvolgere da vicino e in maniera sistematica i soggetti interessati del mercato del lavoro, comprese le organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori e i servizi pubblici e privati per l'impiego, a livello locale, regionale e nazionale, anche agevolando la comunicazione e la condivisione delle informazioni, al fine di promuovere legami più stretti tra istruzione e formazione e luogo di lavoro, favorire una migliore corrispondenza tra offerta e domanda di lavoro e anticipare e pianificare le future esigenze in termini di competenze nel mercato del lavoro;

111.  invita la Commissione, gli Stati membri e le autorità regionali e locali a fornire incentivi economici e finanziari che sostengano la partecipazione all'istruzione e alla formazione permanenti al fine di garantire una forza lavoro qualificata per il futuro; raccomanda di fondare tali incentivi su indicatori misurabili e basati su dati la cui efficacia può essere dimostrata;

112.  invita gli Stati membri a fornire una formazione adeguata e garantire uno sviluppo professionale continuo degli insegnanti e dei responsabili dell'istruzione al fine di consentire loro di utilizzare i metodi di insegnamento più appropriati e permettere ai giovani europei di sviluppare le competenze e le capacità del ventunesimo secolo; sottolinea inoltre l'importanza di fornire agli insegnanti competenze basate sull'esperienza che associno la pratica alla teoria, in particolare in merito alle nuove tecnologie e alla digitalizzazione, affinché possano trasmettere tale conoscenza agli studenti;

113.  invita gli Stati membri e l'UE a prendere provvedimenti tempestivi e concreti per attuare le politiche e la legislazione attuale in materia di reciproco riconoscimento delle qualifiche professionali e dei titoli accademici nell'UE, come strumento per promuovere la mobilità del lavoro intra-UE e risolvere il problema dei posti vacanti non occupati;

114.  invita la Commissione e gli Stati membri a fornire previsioni sui cambiamenti dei mercati del lavoro, in particolare per quanto riguarda le sfide derivanti dalla globalizzazione, così come previsioni sui posti di lavoro e sulle competenze per Stato membro e in generale tra settori;

o
o   o

115.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) Testi approvati, P8_TA(2014)0038.
(2) Testi approvati, P7_TA(2014)0394.
(3) Testi approvati, P8_TA(2015)0110.
(4) Testi approvati, P8_TA(2014)0010.
(5) Testi approvati, P7_TA(2014)0037.
(6) GU C 398 del 22.12.2012, pag. 1.
(7) GU L 394 del 30.12.2006, pag. 10.
(8) Secondo la rivista trimestrale sull'occupazione e la situazione sociale della Commissione, marzo 2015.
(9) Commissione europea (2013), Occupazione e sviluppi sociali in Europa.
(10) Secondo la rivista trimestrale sull'occupazione e la situazione sociale della Commissione, 13 aprile 2015.


30a e 31a relazione annuale sul controllo dell'applicazione del diritto dell'Unione (2012 e 2013)
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Risoluzione del Parlamento europeo del 10 settembre 2015 sulla 30a e la 31a relazione annuale sul controllo dell'applicazione del diritto dell'Unione europea (2012-2013) (2014/2253(INI))
P8_TA(2015)0322A8-0242/2015

Il Parlamento europeo,

–  vista la 30a relazione annuale sul controllo dell'applicazione del diritto dell'Unione europea (2012) (COM(2013)0726),

–  vista la 31a relazione annuale sul controllo dell'applicazione del diritto dell'Unione europea (2013) (COM(2014)0612),

–  vista la relazione della Commissione intitolata "Relazione di valutazione del progetto EU Pilot" (COM(2010)0070),

–  vista la relazione della Commissione intitolata "Seconda relazione di valutazione del progetto EU Pilot" (COM(2011)0930),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 20 marzo 2002, relativa ai rapporti con gli autori di denunce in materia di violazioni del diritto comunitario (COM(2002)0141),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 2 aprile 2012, intitolata "Migliorare la gestione dei rapporti con gli autori di denunce in materia di applicazione del diritto dell'Unione" (COM(2012)0154),

–  visto l'accordo quadro sulle relazioni tra il Parlamento europeo e la Commissione europea(1),

–  vista la sua risoluzione del 4 febbraio 2014 sulla 29ª relazione annuale sul controllo dell'applicazione del diritto dell'Unione europea (2011)(2),

–  visto lo studio "L'impatto della crisi sui diritti fondamentali in tutti gli Stati membri dell'Unione europea – Analisi comparativa" (The impact of the crisis on fundamental rights across Member States of the EU - Comparative analysis)(3),

–  visto il pacchetto "Legiferare meglio" adottato dalla Commissione il 19 maggio 2015,

–  visti gli articoli 52 e 132 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione giuridica e i pareri della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, della commissione per gli affari costituzionali e della commissione per le petizioni (A8-0242/2015),

A.  considerando che l'articolo 17 del trattato sull'Unione europea (TUE) definisce il ruolo fondamentale della Commissione quale "custode dei trattati";

B.  considerando che ai sensi dell'articolo 6, paragrafo 1, del TUE, la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (CDFUE) ha il medesimo valore giuridico dei trattati e si rivolge alle istituzioni, agli organi e agli organismi dell'Unione e degli Stati membri, nell'attuazione del diritto dell'Unione (articolo 51, paragrafo 1, della CDFUE);

C.  considerando che ai sensi dell'articolo 258, paragrafi 1 e 2, del TFUE, la Commissione, quando reputi che uno Stato membro abbia mancato a uno degli obblighi a lui incombenti in virtù dei trattati, emette un parere motivato al riguardo – dopo aver posto lo Stato in condizioni di presentare le sue osservazioni – e che, qualora lo Stato in causa non si conformi a tale parere nel termine fissato dalla Commissione, questa può adire la Corte di giustizia dell'Unione europea;

D.  considerando che l'accordo quadro sulle relazioni tra il Parlamento europeo e la Commissione europea prevede la condivisione delle informazioni relative a tutte le procedure di infrazione fondate sulle lettere di costituzione in mora, ma non riguarda la procedura informale "EU Pilot", precedente l'apertura delle procedure formali di infrazione;

E.  considerando che l'articolo 41 della CDFUE definisce il diritto alla buona amministrazione quale diritto di ogni persona a che le questioni che la riguardano siano trattate in modo imparziale ed equo ed entro un termine ragionevole dalle istituzioni; che l'articolo 298 del TFUE sancisce che, nell'assolvere i loro compiti le istituzioni, organi e organismi dell'Unione si basano su un'amministrazione europea aperta, efficace ed indipendente;

F.  considerando che l'articolo 51 della CDFUE limita l'obbligo degli Stati membri all'osservanza della Carta stessa a situazioni ove attuino il diritto dell'Unione europea, ma non prevede una simile limitazione degli obblighi derivanti da tale Carta per le istituzioni, gli organi o gli organismi dell'Unione stessa;

G.  considerando che, nel contesto della recente crisi finanziaria gli Stati membri hanno adottato provvedimenti in contrasto con il diritto primario dell'UE, specialmente misure per la protezione dei diritti sociali ed economici;

1.  osserva che, conformemente alla dichiarazione politica comune del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, del 27 ottobre 2011, sui documenti esplicativi, la Commissione ha riferito ai due colegislatori in merito all'attuazione della dichiarazione;

2.  accoglie favorevolmente la 30a e la 31a relazione annuale della Commissione sull'applicazione del diritto dell'Unione europea e rileva che, sulla base di suddette relazioni, i quattro settori in cui gli Stati membri hanno formato oggetto di procedure di infrazione concernenti il recepimento nel corso del 2012 sono stati i trasporti, la protezione della salute e dei consumatori, la protezione ambientale e tematiche connesse al mercato interno e ai servizi, mentre, nel 2013, i settori maggiormente problematici risultavano l'ambiente, la protezione della salute e dei consumatori, il mercato interno e i servizi nonché i trasporti; segnala tuttavia che tale valutazione ex post non sostituisce l'obbligo della Commissione di monitorare in modo effettivo e tempestivo l'applicazione e l'attuazione del diritto dell'UE e osserva che il Parlamento potrebbe prendere parte al riesame dell'attuazione della legislazione con il suo potere di controllo sulla Commissione;

3.  ricorda che, in un'Unione europea fondata sullo Stato di diritto e sulla certezza e prevedibilità delle leggi, i cittadini europei per primi devono essere di diritto messi in grado di conoscere in modo chiaro, accessibile, trasparente e tempestivo (anche tramite Internet) se e quali norme nazionali siano state adottate in recepimento del diritto UE, e quali siano le autorità nazionali responsabili della loro corretta attuazione;

4.  osserva che i cittadini e le imprese auspicano un quadro normativo semplice, prevedibile e affidabile;

5.  esorta la Commissione, in sede di elaborazione e valutazione della legislazione, a tener maggiormente conto degli oneri che potrebbero derivarne per le PMI;

6.  invita la Commissione e gli Stati membri a coordinare i loro sforzi in una fase più precoce del processo legislativo così da assicurare che il risultato finale possa essere attuato in modo più efficace;

7.  osserva che il ritardo di recepimento, il recepimento non corretto e l'errata applicazione del diritto dell'UE possono creare differenze tra gli Stati membri e compromettere la parità di condizioni in tutta l'Unione europea;

8.  invita la Commissione a trattare tutti gli Stati membri allo stesso modo, indipendentemente dalle dimensioni o dalla data alla quale hanno aderito all'UE;

9.  osserva che l'attuazione e il recepimento del diritto dell'Unione europea continuano a essere difformi fra i vari Stati membri; rileva che i cittadini che desiderano vivere, lavorare o svolgere attività commerciali in un altro Stato membro sono quotidianamente confrontati con continue difficoltà dovute all'applicazione non uniforme del diritto dell'Unione negli ordinamenti giuridici degli Stati membri;

10.  rammenta che la Commissione, sulla base dell'articolo 17 del TUE, ha la responsabilità di assicurare l'applicazione del diritto dell'Unione, compresa la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, (articolo 6, paragrafo 1, del TUE), le cui disposizioni si rivolgono alle istituzioni, agli organi e agli organismi dell'Unione nonché agli Stati membri, nell'attuazione del diritto unionale (articolo 51, paragrafo 1, della CDFUE); rammenta che la Commissione ha il potere di avviare procedure di infrazione ai sensi degli articoli 258, 259 e 260 del TFUE per far rispettare il diritto dell'UE; invita la Commissione a facilitare al Parlamento l'esercizio delle sue prerogative di colegislatore fornendogli informazioni adeguate e presentandogli il rendiconto;

11.  osserva che un totale di 731 procedimenti di infrazione è stato archiviato poiché lo Stato membro interessato ha dimostrato di essersi conformato al diritto dell'Unione; segnala che nel 2013 la Corte di giustizia ha emesso 52 sentenze in virtù dell'articolo 258 TFUE, delle quali 31 (59,6%) sono state pronunciate contro gli Stati membri; ricorda, al fine di porre in prospettiva tali statistiche, che finora 3 274 sentenze della Corte nel quadro di procedure di infrazione (87,3 %) sono state favorevoli alla Commissione; chiede alla Commissione di prestare particolare attenzione all'effettiva esecuzione di tutte queste sentenze;

12.  accoglie positivamente il crescente impiego, da parte della Commissione, di piani di esecuzione per nuovi atti legislativi dell'UE diretti agli Stati membri, il che aumenta la probabilità di un'attuazione corretta e tempestiva, previene i problemi di recepimento e applicazione e incide a sua volta sul numero di petizioni presentate;

13.  insiste sulla necessità che la Commissione si concentri su un'efficace soluzione dei problemi, su una gestione efficace e su misure preventive, ma propone che la Commissione pensi anche a nuovi mezzi, diversi dalle procedure formali di infrazione, per migliorare il recepimento e l'esecuzione del diritto dell'UE;

14.  afferma che la legislazione dell'Unione deve essere recepita correttamente e tempestivamente nell'ordinamento giuridico di ciascuno Stato membro; invita le autorità degli Stati membri a evitare la prassi della sovraregolamentazione ("gold-plating"), poiché ciò comporta spesso divergenze pronunciate nel processo di attuazione a livello nazionale, il che a sua volta incide negativamente sull'osservanza della legislazione dell'Unione europea in quanto i cittadini si rendono conto delle notevoli variazioni nell'intera Unione; sottolinea la necessità di intensificare ulteriormente la cooperazione tra i deputati al Parlamento europeo e le commissioni competenti per gli affari europei dei parlamenti nazionali e regionali; accoglie con soddisfazione l'innovazione apportata dal trattato di Lisbona secondo cui la Corte di giustizia, su richiesta della Commissione, potrà imporre sanzioni agli Stati membri per recepimento tardivo senza dover attendere una seconda sentenza; invita le istituzioni dell'UE (Consiglio, Commissione, BCE) a rispettare il diritto primario dell'Unione (trattati e Carta dei diritti fondamentali) nello stabilire norme di diritto derivato o adottare politiche su questioni economiche e sociali, che incidono sui diritti umani e sul bene comune;

15.  osserva che la Commissione utilizza il termine sovraregolamentazione ("gold-plating") che si riferisce a obblighi che esulano dalle prescrizioni dell'UE, ossia norme, orientamenti e procedure in eccesso, stratificate ai livelli nazionale, regionale e locale, e che interferiscono con gli obiettivi politici previsti; invita la Commissione a definire in modo chiaro il termine; sottolinea che tale definizione deve precisare chiaramente che gli Stati membri hanno il diritto di stabilire norme più rigorose qualora ciò sia necessario, pur tenendo conto del fatto che una migliore armonizzazione dell'attuazione della legislazione ambientale dell'UE è importante per il funzionamento del mercato interno;

16.  rileva che il calo delle infrazioni per ritardo di recepimento nel 2012 rispetto all'anno precedente è principalmente dovuto al fatto che vi fossero, nel 2012, meno direttive da recepire rispetto agli anni precedenti; riconosce, nondimeno, che le statistiche per il 2013 indicano un autentico calo delle infrazioni per ritardo di recepimento, con il numero delle suddette infrazioni che raggiunge il minimo storico dopo 5 anni, al termine di tale anno: ciò può essere considerato un risultato positivo dell'introduzione della procedura "accelerata" per le sanzioni in caso di mancato recepimento nell'articolo 260, paragrafo 3, del TFUE;

17.  rileva che il calo delle infrazioni per ritardo di recepimento nel 2012, nel 2013 e, più in generale, negli ultimi cinque anni, è imputabile, da un lato, all'uso di "EU Pilot" e di altri meccanismi (in particolare SOLVIT 2) e alla possibilità di avvalersi della procedura "accelerata" per le sanzioni in caso di mancato recepimento prevista dall'articolo 260, paragrafo 3, del TFUE; sottolinea che il tempestivo recepimento delle direttive dovrebbe rimanere una priorità assoluta all'interno della Commissione e che occorre far rispettare i termini per il recepimento;

18.  puntualizza che la crescita del numero dei nuovi fascicoli inerenti al progetto "EU Pilot" nel periodo sotto esame, riguardanti in particolare l'ambiente, la fiscalità, la giustizia e l'unione doganale nonché il calo del numero dei casi di infrazione aperti evidenziano la tendenza positiva negli Stati membri in merito all'applicazione del diritto dell'Unione europea, a conferma che "EU Pilot" si è dimostrato efficace nel conseguire una risoluzione rapida di infrazioni potenziali; ritiene tuttavia che occorrano maggiori sforzi nel campo dell'applicazione del diritto dell'Unione europea per migliorarne la trasparenza e chiarezza nei controlli delle denunce e delle parti interessate; deplora inoltre che , nonostante le sue ripetute richieste, il Parlamento non abbia ancora un accesso inadeguato alle informazioni sulla procedura "EU Pilot" e sui casi in sospeso; rileva l'esigenza di consolidare lo status giuridico e la legittimità di "EU Pilot" e ritiene ciò possa essere conseguito solo attraverso maggiore trasparenza e partecipazione degli autori di denunce e del Parlamento europeo;

19.  chiede dunque nuovamente alla Commissione di proporre norme vincolanti sotto forma di regolamento in virtù della nuova base giuridica dell'articolo 298 del TFUE, così da garantire il pieno rispetto del diritto dei cittadini a una buona amministrazione, come sancito dall'articolo 41 della Carta dei diritti fondamentali;

20.  riconosce che la responsabilità primaria per la corretta attuazione e applicazione del diritto dell'UE compete agli Stati membri e sottolinea che le istituzioni dell'UE hanno l'obbligo di rispettare il diritto primario dell'UE nel momento in cui creano norme del diritto dell'UE derivato o decidono, attuano e impongono agli Stati membri politiche in campo sociale, economico o di altro tipo; sottolinea il loro obbligo di assistere gli Stati membri con ogni mezzo disponibile nei loro sforzi per il rispetto dei valori democratici e sociali e per recepire tempestivamente la legislazione dell'UE in una congiuntura di austerità e di vincoli economici e segnala che le istituzioni dell'UE sono tenute ad attenersi al principio di sussidiarietà e alle prerogative degli Stati membri;

21.  esprime la sua preoccupazione per il fatto che le misure d'austerità imposte dalle istituzioni dell'UE agli Stati membri sovraindebitati – successivamente incluse in atti del diritto derivato dell'Unione europea anteriormente al recepimento nella legislazione nazionale – nel periodo che le due relazioni annuali in esame abbracciano, in particolare, i drastici tagli alla spesa pubblica hanno sortito l'effetto di ridurre in modo rilevante la capacità dell'amministrazione e della magistratura degli Stati membri di assumere la propria responsabilità di attuare adeguatamente il diritto dell'Unione Europea;

22.  ritiene che gli Stati membri destinatari di programmi di risanamento economico dovrebbero restare capaci di adempiere i loro obblighi concernenti il rispetto dei diritti sociali ed economici;

23.  ricorda che tutte le istituzioni dell'UE – anche quando agiscano in veste di membri di gruppi di prestatori internazionali ("troike") – sono vincolate dai trattati e dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea;

24.  sottolinea che resta della massima rilevanza il rispetto dei trattati da parte delle istituzioni dell'UE; osserva che la Commissione deve fornire sostegno agli Stati membri ai fini del corretto recepimento del diritto dell'UE, in modo da consolidare il sostegno all'UE e la fiducia nella sua legittimità; invita la Commissione a rendere pubbliche le preoccupazioni manifestate dagli Stati membri nel corso del processo di attuazione; sottolinea che sostenere i parlamenti nazionali nel recepimento della legislazione è essenziale per migliorare l'applicazione del diritto dell'UE e chiede pertanto di intensificare il dialogo con i parlamenti nazionali, anche quando sono state espresse preoccupazioni in merito alla sussidiarietà; constata il ruolo fondamentale di regolari valutazioni ex post nonché l'importanza di consultare i parlamenti nazionali per far fronte a preoccupazioni o complessità legislative eventualmente non emerse in una fase antecedente;

25.  osserva che il diritto di presentare petizioni al Parlamento costituisce uno dei pilastri della cittadinanza europea, come sancito dall'articolo 44 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e dall'articolo 227 del TFUE; segnala che tale diritto fornisce gli strumenti necessari, ma non sufficienti, per aumentare la partecipazione dei cittadini al processo decisionale dell'UE e svolge un ruolo importante nell'individuare e analizzare eventuali lacune e violazioni nell'attuazione della legislazione dell'Unione da parte degli Stati membri e nel notificarle alle istituzioni UE; evidenzia, alla luce di quanto precede, il ruolo cruciale della commissione per le petizioni come effettivo collegamento tra i cittadini dell'UE, il Parlamento, la Commissione e i parlamenti nazionali;

26.  accoglie con favore il fatto che la Commissione riconosce il ruolo vitale che gli autori di denunce svolgono nel permetterle di individuare le violazioni del diritto dell'UE;

27.  ricorda che le istituzioni europee, e in particolare la Commissione e il Consiglio, devono applicare e rispettare appieno il diritto e la giurisprudenza dell'UE nel settore della trasparenza e dell'accesso ai documenti; chiede in questo contesto l'effettiva applicazione del regolamento (CE) n. 1049/2001 relativo all'accesso del pubblico ai documenti del Parlamento, del Consiglio e della Commissione(4), così come delle pertinenti sentenze della Corte di giustizia dell'Unione europea;

28.  evidenzia come l'Unione sia stata costituita quale Unione fondata sullo Stato di diritto e sul rispetto dei diritti umani (articolo 2 del TUE), ribadisce la massima importanza di un accurato controllo degli atti e delle omissioni degli Stati membri e delle istituzioni dell'UE, segnala che il numero delle petizioni presentate al Parlamento e delle denunce alla Commissione in merito a problemi presumibilmente risolti da quest'ultima conferma che i cittadini riservano crescente attenzione all'esigenza di una migliore applicazione della legislazione dell'UE; invita la Commissione a dare risposta più rapida e chiara alle segnalazioni dei cittadini riguardo a infrazioni della legislazione dell'UE;

29.  prende atto dell'elevato numero di casi di infrazione archiviati nel 2013 prima di giungere dinanzi alla Corte di giustizia, dato che soltanto il 6,6 % circa dei casi si è concluso con una sentenza della Corte; ritiene, pertanto, che sia fondamentale continuare a monitorare attentamente le azioni degli Stati membri, tenendo conto del fatto che alcune delle petizioni si riferiscono ancora a problemi che persistono anche dopo l'archiviazione di un caso;

30.  accoglie positivamente il fatto che la Commissione europea stia attribuendo un'importanza sempre maggiore alle petizioni quale fonte di informazioni sulle denunce dei cittadini nei confronti delle autorità pubbliche, compresa l'UE, e sulle potenziali violazioni del diritto dell'UE in fase di attuazione, come dimostrato dalla particolare attenzione dedicata alle petizioni nelle due relazioni annuali; osserva che a ciò è corrisposto un aumento del numero di petizioni trasmesse dalla commissione per le petizioni alla Commissione europea con richieste di informazioni; deplora tuttavia i ritardi con cui la Commissione risponde quando, in numerose petizioni, le viene richiesto un parere;

31.  rileva altresì la necessità di un dialogo costruttivo con gli Stati membri in seno alla commissione per le petizioni e chiede agli Stati membri interessati dalle petizioni in questione di inviare rappresentanti affinché intervengano alle riunioni della commissione;

32.  segnala che le petizioni presentate dai cittadini dell'UE o dai residenti di uno Stato membro fanno riferimento a violazioni del diritto dell'Unione, in particolare in materia di diritti fondamentali, affari interni, giustizia, mercato interno, salute, trasporti, tassazione, agricoltura e sviluppo rurale e ambiente; ritiene che le petizioni dimostrino che vi sono ancora casi frequenti e diffusi di recepimento incompleto o di inidonea attuazione, che portano di fatto a una applicazione impropria del diritto dell'Unione europea; sottolinea che questa situazione richiede maggiori sforzi da parte degli Stati membri e un monitoraggio continuo da parte della Commissione; sottolinea in particolare l'importante numero di petizioni presentate per segnalare la presenza di discriminazioni e barriere nei confronti delle persone disabili;

33.  fa presente che continuano a sussistere delle difficoltà nel dialogo con alcuni Stati membri e regioni, reticenti a fornire i documenti o le spiegazioni richiesti;

34.  guarda con favore all'impegno dei servizi della Commissione nel consolidare lo scambio di informazioni con la commissione per le petizioni, e desidera ribadire le seguenti richieste:

   a) un miglioramento della comunicazione tra le due parti, in particolare per quanto concerne l'avvio e l'avanzamento delle procedure d'infrazione da parte della Commissione, compresa la procedura EU Pilot, in modo da assicurarsi che il Parlamento europeo sia pienamente informato nell'ottica di migliorare costantemente la sua attività legislativa;
   b) la realizzazione di sforzi volti a fornire in tempi ragionevoli alla commissione per le petizioni tutte le informazioni pertinenti su petizioni collegate con procedure di inchiesta e di infrazione, consentendole così di rispondere più efficacemente alle richieste dei cittadini;
   c) l'impegno della Commissione di prendere in considerazione le relazioni della commissione per le petizioni, e in particolare dei risultati e delle raccomandazioni in esse contenuti, da parte della Commissione al momento di elaborare le sue comunicazioni e di preparare modifiche legislative;

35.  deplora che il Parlamento, il quale rappresenta direttamente i cittadini europei ed è ormai colegislatore a pieno titolo, con un crescente coinvolgimento nei processi di ricorso, segnatamente tramite interrogazioni parlamentari e l'attività della commissione per le petizioni, non disponga ancora di un sistema automatico di informazioni trasparenti e tempestive sull'applicazione del diritto dell'UE, sebbene tali informazioni siano indispensabili, non solo per migliorare l'accessibilità e la certezza del diritto per i cittadini europei, ma anche al fine di adottare emendamenti finalizzati al miglioramento di tali norme; è del parere che una migliore comunicazione tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali potrebbe essere utile a tale riguardo; auspica una cooperazione più efficiente ed efficace tra le istituzioni dell'UE e si attende che la Commissione applichi in buona fede la clausola dell'accordo quadro rivisto sulle relazioni con il Parlamento europeo in cui si impegna a mettere a disposizione del Parlamento "informazioni sintetiche su tutte le procedure d'infrazione sin dalla lettera di messa in mora, incluse, se richiesto, le questioni cui la procedura d'infrazione si riferisce";

36.  chiede la creazione in seno alle competenti direzioni generali del Parlamento (IPOL, EXPO e Ricerca) di un sistema autonomo di valutazione d'impatto ex post delle principali norme europee adottate dal Parlamento in codecisione e secondo la procedura legislativa ordinaria dal Parlamento europeo, anche attraverso la collaborazione con i parlamenti nazionali;

37.  osserva che la Corte di giustizia ha sottolineato che "i danni provocati dagli organi nazionali [...] sono tali da fare insorgere soltanto la responsabilità di questi ultimi e i giudici nazionali restano esclusivamente competenti a garantirne il risarcimento"(5); sottolinea pertanto l'importanza di rafforzare gli strumenti di ricorso disponibili a livello nazionale in modo che i denuncianti possano difendere i loro diritti in modo più diretto e più personale;

38.  rileva che la maggior parte delle denunce presentate dai cittadini nel settore della giustizia riguarda la libertà di circolazione e la protezione dei dati personali; ribadisce che il diritto alla libera circolazione costituisce una delle quattro libertà fondamentali dell'UE sancite nel trattato sul funzionamento dell'Unione europea e che esso è garantito a tutti i cittadini europei; rammenta che, in quanto una delle libertà fondamentali dell'Unione europea, il diritto dei cittadini dell'UE a circolare liberamente e a risiedere e lavorare in altri Stati membri deve essere garantito e tutelato;

39.  evidenzia che il pieno recepimento e l'attuazione efficace del sistema europeo comune di asilo (CEAS) costituiscono una priorità assoluta; invita gli Stati membri ad adoperarsi al massimo per trasporre il nuovo pacchetto asilo in modo corretto, rapido e integrale;

40.  osserva che nel settore degli affari interni le procedure d'infrazione aperte erano 22 nel 2012 e 44 nel 2013; deplora che nel 2013 la maggior parte delle procedure d'infrazione per ritardo di recepimento sia stata avviata in ragione del recepimento tardivo della direttiva 2011/36/UE concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani; constata che il numero di denunce presentate nel settore dell'asilo è rimasto elevato;

41.  osserva che nel settore della giustizia le procedure d'infrazione aperte erano 61 nel 2012 e 67 nel 2013; sottolinea che le procedure vertevano prevalentemente sulla cittadinanza e la libera circolazione delle persone; deplora il fatto che la maggior parte delle procedure d'infrazione per ritardo di recepimento sia stata avviata in ragione del recepimento tardivo della direttiva 2010/64/UE sul diritto all'interpretazione e alla traduzione nei procedimenti penali; esprime preoccupazione per il forte incremento del numero di denunce presentate nel 2013 nel settore della giustizia;

42.  apprezza gli importanti progressi compiuti negli ultimi anni per rafforzare i diritti della difesa di indagati o imputati nell'UE; sottolinea la fondamentale importanza di una trasposizione rapida, completa e corretta di tutte le misure previste dalla tabella di marcia del Consiglio per il rafforzamento dei diritti procedurali di indagati o imputati in procedimenti penali; segnala che tali misure sono determinanti per il buon funzionamento della cooperazione giudiziaria in materia penale nell'UE;

43.  sottolinea che la tratta di esseri umani è un reato grave e costituisce una violazione dei diritti umani e della dignità umana che l'Unione non può tollerare; deplora che il numero delle vittime della tratta da e verso l'UE sia in aumento; fa notare che, sebbene esista un quadro giuridico adeguato, la sua concreta attuazione da parte degli Stati membri rimane lacunosa; sottolinea che l'attuale situazione nel Mediterraneo non fa altro che amplificare il rischio di tratta degli esseri umani e chiede agli Stati membri di mostrare assoluta fermezza nei confronti dei responsabili di tali crimini, nonché di proteggere il più efficacemente possibile le vittime;

44.  ricorda che il periodo transitorio previsto dal protocollo n. 36 del trattato di Lisbona è giunto al termine il 1° dicembre 2014; sottolinea che la fine del periodo transitorio deve essere seguita da un rigoroso processo di valutazione delle misure dell'ex terzo pilastro e del loro recepimento nel diritto nazionale degli Stati membri; segnala che, al mese di aprile 2015, il Parlamento non è ancora stato informato circa l'attuale situazione di ogni strumento giuridico pre-Lisbona nel settore della cooperazione giudiziaria e di polizia in ciascuno Stato membro; invita la Commissione a rispettare il principio di leale cooperazione mettendo quanto prima a disposizione del Parlamento tali informazioni;

45.  ricorda che nelle conclusioni del Consiglio europeo del giugno 2014 il recepimento coerente, l'attuazione efficace e il consolidamento degli strumenti giuridici e delle misure politiche in vigore sono riconosciuti come la priorità generale nello spazio di libertà, sicurezza e giustizia (SLSG) per i prossimi cinque anni; chiede alla Commissione di porre maggiormente l'accento sulle attività volte a monitorare e garantire la concreta attuazione del diritto dell'UE da parte degli Stati membri; ritiene che ciò debba costituire una priorità politica in considerazione dell'ampio divario spesso osservato tra le politiche adottate a livello dell'Unione e la loro attuazione a livello nazionale; incoraggia i parlamenti nazionali a partecipare maggiormente al dibattito europeo e al monitoraggio dell'applicazione del diritto dell'Unione europea, in particolare nel settore degli affari interni;

46.  sottolinea che, nella sua risoluzione dell'11 settembre 2013 sulle lingue europee a rischio di estinzione e la diversità linguistica nell'Unione europea(6), il Parlamento ha ricordato che la Commissione dovrebbe prestare attenzione al fatto che, con le loro politiche, alcuni Stati membri e alcune regioni stanno mettendo a repentaglio la sopravvivenza di lingue all'interno dei loro confini, sebbene tali lingue non siano in pericolo nel contesto europeo, e ha invitato la Commissione ad avviare una riflessione sugli ostacoli amministrativi e legislativi che i progetti relativi a tali lingue si trovano ad affrontare in ragione delle dimensioni ridotte delle comunità linguistiche interessate; invita in questo contesto la Commissione a tenere debitamente conto dei diritti delle persone appartenenti alle minoranze in sede di valutazione dell'attuazione del diritto dell'UE;

47.  sottolinea la necessità di migliorare l'accesso dei cittadini alle informazioni e ai documenti riguardanti l'applicazione del diritto dell'Unione, non solo nell'ambito dell'SLSG, ma anche negli altri settori d'intervento; invita la Commissione a identificare le migliori soluzioni per conseguire tale obiettivo, a utilizzare gli strumenti di comunicazione esistenti per aumentare la trasparenza e a garantire un accesso adeguato alle informazioni e ai documenti sull'applicazione del diritto dell'UE; invita la Commissione a proporre uno strumento giuridicamente vincolante nell'ambito della procedura amministrativa per la gestione delle denunce dei cittadini;

48.  rammenta che il buon funzionamento di un autentico spazio europeo di giustizia nel rispetto dei diversi ordinamenti giuridici e delle diverse tradizioni giuridiche degli Stati membri è vitale per l'UE, e che l'attuazione completa, corretta e tempestiva della legislazione dell'UE rappresenta una condizione essenziale per il conseguimento di tale obiettivo.

49.  sottolinea che il miglioramento dell'attuazione è una delle priorità del settimo programma d'azione per l'ambiente;

50.  si rammarica che la legislazione dell'UE in materia di ambiente e salute continui a essere interessata da un numero elevato di casi di ritardi ed errori nel recepimento nonché di incorretta applicazione da parte degli Stati membri; rileva che dalla 31a relazione annuale della Commissione sull'applicazione del diritto dell'Unione europea risulta che nel 2013 la categoria più numerosa di procedure d'infrazione è stata quella riguardante l'ambiente; ricorda che i costi della mancata attuazione della politica ambientale – compresi i costi delle procedure d'infrazione – sono elevati, circa 50 miliardi di euro all'anno secondo le stime (COWI et al. 2011); sottolinea inoltre che l'attuazione della politica ambientale produrrebbe molti benefici socioeconomici che le analisi costi-benefici non sempre registrano;

51.  invita la Commissione a essere più rigorosa in relazione all'applicazione della legislazione ambientale dell'UE e a indagare con maggiore rapidità ed efficacia sulle infrazioni riguardanti l'inquinamento ambientale;

52.  invita la Commissione ad adottare provvedimenti più incisivi contro il ritardo nel recepimento delle direttive ambientali e ad essere più severa nell'imporre il pagamento di penalità;

53.  invita la Commissione a presentare una nuova proposta riguardante l'accesso alla giustizia nelle questioni relative all'ambiente e una proposta in materia di ispezioni ambientali, che non comportino, se possibile, ulteriori formalità burocratiche e maggiori costi amministrativi;

54.  sottolinea la necessità di mantenere un livello elevato di protezione ambientale e mette in guarda dal rischio di associare un alto numero di infrazioni con la necessità di rendere la legislazione ambientale meno ambiziosa

55.  esprime preoccupazione per il fatto che la politica di comunicazione della Commissione riguardante il programma REFIT (controllo dell'adeguatezza e dell'efficacia della regolamentazione) sottolinei in modo eccessivo la difficoltà di attuazione della legislazione in materia di ambiente e salute; sottolinea che le norme in materia di ambiente, sicurezza alimentare e salute non dovrebbero essere compromesse nel contesto del programma REFIT; riconosce la necessità di una migliore regolamentazione ed è del parere che la semplificazione normativa dovrebbe, tra l'altro, affrontare i problemi incontrati nell'attuazione; ritiene che il programma REFIT debba produrre risultati per i cittadini e le imprese nel modo meno oneroso;

56.  accoglie con favore la nuova prassi in base alla quale la Commissione può chiedere agli Stati membri, in casi giustificati, di allegare documenti esplicativi in sede di notifica alla Commissione delle loro misure di recepimento; ribadisce tuttavia la propria richiesta di presentare obbligatoriamente tavole di concordanza sul recepimento delle direttive, che dovrebbero essere pubblicamente accessibili in tutte le lingue dell'UE, e deplora che l'iniziativa sull'adeguatezza e sull'efficacia della regolamentazione (REFIT) sia il risultato di una decisione unilaterale della Commissione, senza un vero dialogo sociale e parlamentare;

57.  sottolinea che, relativamente all'iniziativa denominata REFIT, la Commissione deve agevolare il dialogo sull'adeguatezza della regolamentazione con i cittadini, gli Stati membri, le imprese e la società civile in generale, in modo da assicurare che la qualità e gli aspetti sociali della legislazione dell'UE siano preservati e che un ideale non progredisca a scapito dell'altro;

58.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 304 del 20.11.2010, pag. 47.
(2) Testi approvati, P7_TA(2014)0051.
(3) Dipartimento tematico C: Diritti dei cittadini e affari costituzionali, per la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (2015).
(4) Regolamento (CE) n. 1049/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2001, relativo all'accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione (GU L 145 del 31.5.2001, pag. 43).
(5) Cfr. sentenza nella causa 175/84.
(6) Testi approvati, P7_TA(2013)0350.

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