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Testi approvati
Mercoledì 14 ottobre 2015 - BruxellesEdizione definitiva
Accesso per la consultazione al sistema di informazione visti (VIS) da parte delle autorità designate degli Stati membri e di Europol ai fini della prevenzione, dell’individuazione e dell’investigazione di reati di terrorismo e altri reati gravi *
 Progetto di bilancio rettificativo n. 6/2015: risorse proprie, fondi fiduciari dell'Unione per l'azione esterna, ufficio dell'organismo dei regolatori europei delle comunicazioni elettroniche
 Mobilitazione dello strumento di flessibilità per misure immediate in materia di bilancio nel quadro dell'agenda europea sulla migrazione
 Progetto di bilancio rettificativo n. 7/2015: gestire la crisi dei rifugiati: misure immediate in materia di bilancio nel quadro dell'agenda europea sulla migrazione
 Richiesta di revoca dell'immunità di Béla Kovács
 Nomina del direttore generale del Fondo europeo per gli investimenti strategici
 Nomina del vice direttore generale del Fondo europeo per gli investimenti strategici
 Verso un nuovo accordo internazionale sul clima a Parigi

Accesso per la consultazione al sistema di informazione visti (VIS) da parte delle autorità designate degli Stati membri e di Europol ai fini della prevenzione, dell’individuazione e dell’investigazione di reati di terrorismo e altri reati gravi *
PDF 240kWORD 62k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 14 ottobre 2015 sul progetto di decisione di esecuzione del Consiglio che fissa la data di decorrenza degli effetti della decisione 2008/633/GAI relativa all'accesso per la consultazione al sistema di informazione visti (VIS) da parte delle autorità designate degli Stati membri e di Europol ai fine della prevenzione, dell'individuazione e dell'investigazione di reati di terrorismo e altri reati gravi (10506/2015 – C8-0193/2015 – 2015/0807(CNS))
P8_TA(2015)0352A8-0287/2015

(Procedura legislativa speciale – consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto del Consiglio (10506/2015),

–  visti l'articolo 39, paragrafo 1, del trattato sull'Unione europea, quale modificato dal trattato di Amsterdam, e l'articolo 9 del Protocollo (n. 36) sulle disposizioni transitorie, a norma dei quali il Consiglio ha consultato il Parlamento (C8-0193/2015),

–  vista la decisione 2008/633/GAI del Consiglio, del 23 giugno 2008, relativa all'accesso per la consultazione al sistema di informazione visti (VIS) da parte delle autorità designate degli Stati membri e di Europol ai fini della prevenzione, dell’individuazione e dell’investigazione di reati di terrorismo e altri reati gravi(1), in particolare l'articolo 18, paragrafo 2,

–  vista la sua risoluzione del 9 luglio 2015 sull'Agenda europea in materia di sicurezza(2),

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0287/2015),

1.  approva il progetto del Consiglio;

2.  invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

3.  chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente il testo approvato dal Parlamento;

4.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

(1) GU L 218 del 13.8.2008, pag. 129.
(2) Testi approvati, P8_TA(2015)0269.


Progetto di bilancio rettificativo n. 6/2015: risorse proprie, fondi fiduciari dell'Unione per l'azione esterna, ufficio dell'organismo dei regolatori europei delle comunicazioni elettroniche
PDF 245kWORD 66k
Risoluzione del Parlamento europeo del 14 ottobre 2015 concernente la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio rettificativo n. 6/2015 dell'Unione europea per l'esercizio 2015: risorse proprie, fondo fiduciario dell'Unione per l'azione esterna, Ufficio dell'Organismo dei regolatori europei delle comunicazioni elettroniche (11695/2015 – C8-0278/2015 – 2015/2150(BUD))
P8_TA(2015)0353A8-0280/2015

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 314 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 106 bis del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(1), in particolare l'articolo 41,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, definitivamente adottato il 17 dicembre 2014(2),

–  visto il bilancio rettificativo n. 1/2015, definitivamente adottato il 28 aprile 2015(3),

–  visti i bilanci rettificativi nn. 2/2015, 3/2015, 4/2015 e 5/2015, definitivamente adottati il 7 luglio 2015(4),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020(5),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) 2015/623 del Consiglio, del 21 aprile 2015, recante modifica del regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020(6),

–  visto l'accordo interistituzionale, del 2 dicembre 2013, tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria(7),

–  vista la decisione 2007/436/CE, Euratom del Consiglio, del 7 giugno 2007, relativa al sistema delle risorse proprie delle Comunità europee(8),

–  visto il progetto di bilancio rettificativo n. 6/2015 adottato dalla Commissione il 15 luglio 2015 (COM(2015)0351),

–  vista la posizione sul progetto di bilancio rettificativo n. 6/2015, adottata dal Consiglio il 18 settembre 2015 e trasmessa al Parlamento europeo lo stesso giorno (11695/2015 – C8-0278/2015),

–  visti gli articoli 88 e 91 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i bilanci (A8-0280/2015),

A.  considerando che il progetto di bilancio rettificativo n. 6/2015 riguarda una revisione delle previsioni relative alle risorse proprie tradizionali, alle basi IVA e RNL nonché la contabilizzazione delle pertinenti correzioni riguardanti il Regno Unito e del loro finanziamento, e comporta pertanto una modifica della ripartizione fra gli Stati membri dei loro contributi al bilancio dell'Unione;

B.  considerando che il progetto di bilancio rettificativo n. 6/2015 prevede inoltre la creazione di due nuove voci di bilancio destinate alle spese di supporto per i fondi fiduciari gestiti dalla Commissione nei settori "sviluppo e cooperazione" e "allargamento", ambedue iscritte per memoria ("p.m.");

C.  considerando che il progetto di bilancio rettificativo n. 6/2015 prevede inoltre una modifica della tabella dell'organico dell'Ufficio dell'Organismo dei regolatori europei delle comunicazioni elettroniche, che non apporta cambiamenti al numero totale di impieghi o al bilancio dello stesso;

1.  prende atto del progetto di bilancio rettificativo n. 6/2015 presentato dalla Commissione e della posizione del Consiglio al riguardo;

2.  osserva che, rispetto al bilancio 2015 iniziale, i contributi nazionali al bilancio sulla base RNL possono essere ridotti di 2,26 miliardi di EUR grazie alle entrate superiori alle previsioni dalle risorse proprie tradizionali (vale a dire dazi doganali e contributi nel settore dello zucchero) di 1 133,5 milioni di EUR e all'iscrizione in bilancio dell'eccedenza 2014 attraverso il bilancio rettificativo n. 3/2015;

3.  ritiene che questo adeguamento tecnico al lato "entrate" del bilancio dell'Unione sia solidamente basato sui più recenti sviluppi statistici e sia conforme alla distribuzione convenuta tra gli Stati membri;

4.  osserva che il progetto di bilancio rettificativo n. 6/2015, in tutti i suoi elementi, non ha impatto sul lato spese del bilancio 2015 e che l'impatto sul lato entrate costituisce solo una modifica della ripartizione tra gli Stati membri dei loro contributi;

5.  approva la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio rettificativo n. 6/2015;

6.  incarica il suo Presidente di constatare che il bilancio rettificativo n. 6/2015 è definitivamente adottato e di provvedere alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

7.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, alla Corte dei conti e ai parlamenti nazionali.

(1) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(2) GU L 69 del 13.3.2015, pag. 1.
(3) GU L 190 del 17.7.2015, pag. 1.
(4) GU L 261 del 7.10.2015.
(5) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 884.
(6) GU L 103 del 22.4.2015, pag. 1.
(7) GU C 373 del 20.12.2013, pag. 1.
(8) GU L 163 del 23.6.2007, pag. 17.


Mobilitazione dello strumento di flessibilità per misure immediate in materia di bilancio nel quadro dell'agenda europea sulla migrazione
PDF 245kWORD 66k
Risoluzione
Allegato
Risoluzione del Parlamento europeo del 14 ottobre 2015 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla mobilitazione dello strumento di flessibilità a favore di misure di bilancio immediate nel quadro dell'agenda europea sulla migrazione, in conformità del punto 12 dell'accordo interistituzionale del 2 dicembre 2013 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria (COM(2015)0486 – C8-0292/2015 – 2015/2253(BUD))
P8_TA(2015)0354A8-0290/2015

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2015)0486 – C8-0292/2015),

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, definitivamente adottato il 17 dicembre 2014(1),

–  visto il bilancio rettificativo n. 1/2015 adottato in via definitiva il 28 aprile 2015(2),

–  visti i bilanci rettificativi nn. 2/2015, 3/2015, 4/2015 e 5/2015, adottati in via definitiva il 7 luglio 2015(3),

–  visto il progetto di bilancio rettificativo n. 7/2015 adottato dalla Commissione il 30 settembre 2015 (COM(2015)0485),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020(4) (regolamento QFP), in particolare l'articolo 11,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) 2015/623 del Consiglio, del 21 aprile 2015, recante modifica del regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020(5),

–  visto l'accordo interistituzionale del 2 dicembre 2013 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria(6), in particolare il punto 12,

–  vista la lettera della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni,

–  vista la relazione della commissione per i bilanci (A8-0290/2015),

A.  considerando che, dopo aver vagliato tutte le possibilità di riassegnare gli stanziamenti d'impegno nell'ambito della rubrica 3, si rende necessario mobilitare lo strumento di flessibilità per gli stanziamenti d'impegno;

B.  considerando che la Commissione ha proposto di mobilitare lo strumento di flessibilità, al di sopra del massimale di cui al QFP, per integrare il finanziamento previsto nel bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015 di 66,1 milioni di EUR in stanziamenti di impegno, onde finanziare le misure di gestione della crisi dei rifugiati e dei migranti;

1.  osserva che il massimale del 2015 per la rubrica 3 non consente un adeguato finanziamento di importanti e urgenti priorità politiche dell'Unione;

2.  concorda pertanto sulla mobilitazione dello strumento di flessibilità per un importo di 66,1 milioni di EUR in stanziamenti d'impegno;

3.  concorda altresì con l'assegnazione proposta degli stanziamenti di pagamento corrispondenti pari a 52,9 milioni di EUR nel 2016 e a 13,2 milioni di EUR nel 2017;

4.  ribadisce che la mobilitazione di tale strumento, conformemente all'articolo 11 del regolamento QFP, indica ancora una volta l'assoluta necessità di garantire una maggiore flessibilità per il bilancio dell'Unione;

5.  ribadisce la sua posizione consolidata secondo cui, ferma restando la possibilità di mobilitare gli stanziamenti di pagamento per linee di bilancio specifiche attraverso lo strumento di flessibilità senza una precedente mobilitazione degli impegni, i pagamenti derivanti da impegni precedentemente mobilitati attraverso lo strumento di flessibilità possono solo essere iscritti in bilancio oltre i limiti dei massimali;

6.  approva la decisione allegata alla presente risoluzione;

7.  incarica il suo Presidente di firmare tale decisione congiuntamente al Presidente del Consiglio e di provvedere alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

8.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione, compreso l'allegato, al Consiglio e alla Commissione.

ALLEGATO

DECISIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO

relativa alla mobilitazione dello strumento di flessibilità a favore di misure di bilancio immediate nel quadro dell'agenda europea sulla migrazione

Il testo dell'allegato non figura poiché esso corrisponde all'atto finale, la decisione 2015/2248/UE.)

(1) GU L 69 del 13.3.2015, pag. 1.
(2) GU L 190 del 17.7.2015, pag. 1.
(3) GU L 261 del 7.10.2015.
(4) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 884.
(5) GU L 103 del 22.4.2015, pag. 1.
(6) GU C 373 del 20.12.2013, pag. 1.


Progetto di bilancio rettificativo n. 7/2015: gestire la crisi dei rifugiati: misure immediate in materia di bilancio nel quadro dell'agenda europea sulla migrazione
PDF 251kWORD 70k
Risoluzione del Parlamento europeo del 14 ottobre 2015 concernente la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio rettificativo n. 7/2015 dell'Unione europea per l'esercizio 2015, Gestire la crisi dei rifugiati: misure di bilancio immediate nel quadro dell'agenda europea sulla migrazione (12511/2015 – C8-0297/2015 – 2015/2252(BUD))
P8_TA(2015)0355A8-0289/2015

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 314 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 106 bis del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(1), in particolare l'articolo 41,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, definitivamente adottato il 17 dicembre 2014(2),

–  visto il bilancio rettificativo n. 1/2015 adottato in via definitiva il 28 aprile 2015(3),

–  visti i bilanci rettificativi nn. 2/2015, 3/2015, 4/2015 e 5/2015, adottati in via definitiva il 7 luglio 2015(4),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013 che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020(5),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) 2015/623 del Consiglio, del 21 aprile 2015, recante modifica del regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020(6),

–  visto l'accordo interistituzionale del 2 dicembre 2013 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria(7),

–  vista la decisione 2007/436/CE, Euratom del Consiglio, del 7 giugno 2007, relativa al sistema delle risorse proprie delle Comunità europee(8),

–  visto il progetto di bilancio rettificativo n. 7/2015 adottato dalla Commissione il 30 settembre 2015 (COM(2015)0485),

–  vista la posizione sul progetto di bilancio rettificativo n. 7/2015 adottata dal Consiglio l'8 ottobre 2015 e trasmessa al Parlamento il giorno successivo (12511/2015 – C8-0297/2015),

–  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio europeo e al Consiglio, del 23 settembre 2015, dal titolo "Gestire la crisi dei rifugiati: misure operative, finanziarie e giuridiche immediate nel quadro dell'agenda europea sulla migrazione" (COM(2015)0490),

–  vista la lettera della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni,

–  visti gli articoli 88 e 91 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i bilanci (A8-0289/2015),

A.  considerando che il progetto di bilancio rettificativo n. 7/2015 mira a rafforzare le risorse dell'Unione destinate alla gestione dell'attuale crisi di migranti e rifugiati, affrontando l'attuale insufficienza di finanziamenti nelle rubriche 3 e 4;

B.  considerando che il progetto di bilancio rettificativo n. 7/2015 prevede il rafforzamento dell'assistenza di emergenza fornita nell'ambito del Fondo Asilo, migrazione e integrazione (AMIF) e del Fondo per la sicurezza interna (ISF) per un importo complessivo di 100 milioni di EUR in stanziamenti d'impegno, mantenendo nel contempo le risorse necessarie, nonché altri programmi finanziati a titolo dell'AMIF;

C.  considerando che il progetto di bilancio rettificativo n. 7/2015 prevede altresì l'aumento del numero di posti in organico per Frontex, l'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (EASO) e Europol (120 complessivamente), nonché degli stanziamenti corrispondenti relativi agli stipendi fino alla fine dell'anno pari a 1,3 milioni di EUR in stanziamenti d'impegno e di pagamento;

D.  considerando che il progetto di bilancio rettificativo n. 7/2015 prevede altresì un ulteriore finanziamento a favore dello Strumento europeo di vicinato (300 milioni di EUR complessivamente);

E.  considerando che il progetto di bilancio rettificativo n. 7/2015 prevede altresì l'aumento di 55,7 milioni di EUR in stanziamenti di pagamento a favore degli aiuti umanitari tramite riassegnazione;

F.  considerando che il progetto di bilancio rettificativo n. 7/2015 è accompagnato da una proposta di decisione relativa alla mobilitazione dello strumento di flessibilità a favore di misure di bilancio immediate nel quadro dell'agenda europea sulla migrazione (COM(2015)0486) per un importo di 66,1 milioni di EUR in stanziamenti d'impegno;

G.  considerando che l'aumento del numero di rifugiati e migranti non era prevedibile al momento dell'adozione del quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020 e che non può essere considerato un fenomeno temporaneo ma richiede quindi soluzioni più a lungo termine da affrontare nell'ambito delle prossime procedure di bilancio annuali e della revisione del quadro finanziario pluriennale;

1.  prende atto del progetto di bilancio rettificativo n. 7/2015, quale presentato dalla Commissione, e della posizione del Consiglio in merito;

2.  accoglie con favore la rapida risposta della Commissione destinata a gestire l'attuale crisi dei rifugiati; ribadisce la disponibilità del Parlamento ad agire in tempo utile conformemente alle sue responsabilità di bilancio; fa notare che le misure proposte devono essere affiancate da iniziative volte ad affrontare le cause profonde della crisi di migranti e rifugiati;

3.  ritiene che l'Unione debba adoperarsi di più nella gestione dell'attuale crisi di migranti e rifugiati, contribuire a stabilizzare i paesi di origine e assistere i paesi di transito, poiché le misure proposte non saranno certamente sufficienti visto il numero complessivo di persone che cercano protezione nell'Unione; invita la Commissione a presentare un piano finanziario a lungo termine per rispondere alla crisi di migranti e rifugiati, che comprenda le operazioni di ricerca e soccorso, e a proporre di conseguenza una revisione del quadro finanziario pluriennale;

4.  accoglie con favore la volontà di tutte le istituzioni di incrementare gli stanziamenti di bilancio destinati alla migrazione e all'asilo, date le chiare e urgenti necessità, nonché di ricorrere agli strumenti di politica estera per affrontare le cause profonde della crisi di migranti e rifugiati;

5.  si compiace dell'impegno degli Stati membri, in occasione della riunione informale del Consiglio europeo del 23 settembre 2015, di mobilitare 1 miliardo di EUR in risposta alla situazione umanitaria di migranti e rifugiati; invita gli Stati membri ad estendere e aumentare i loro impegni onde fornire i finanziamenti necessari anche nei prossimi anni;

6.  ricorda che la questione deve essere affrontata principalmente nell'ambito del bilancio 2016 e invita il Consiglio a tener fede agli impegni assunti fornendo i finanziamenti corrispondenti in sede di conciliazione;

7.  esorta pertanto il Consiglio ad approvare sin dall'inizio un adeguato bilancio 2016, anche per quanto concerne le rubriche 3 e 4, che fornisca stanziamenti sufficienti per la gestione dell'attuale crisi di migranti e rifugiati;

8.  ricorda alla Commissione e al Consiglio il recente accordo relativo a un piano di pagamento finalizzato a riportare il bilancio dell'Unione alla sostenibilità; osserva che la Commissione non ha proposto stanziamenti di pagamento globali supplementari nel bilancio 2015, ma si è limitata alla riassegnazione di risorse già esistenti; sottolinea che ciò potrebbe accrescere l'onere gravante sugli stanziamenti di pagamento nel 2016, i quali potrebbero non essere sufficienti a rispondere alle reali necessità dei programmi finanziari per tutte le rubriche;

9.  si attende pertanto che la Commissione proponga nella sua lettera rettificativa n. 2/2016 un adeguato aumento degli stanziamenti di pagamento corrispondente agli impegni assunti;

10.  sottolinea che, qualora fossero necessari incrementi supplementari nel corso dell'anno per la gestione della crisi di migranti e rifugiati, il Parlamento è disposto ad accettare un'ulteriore mobilitazione delle disposizioni in materia di flessibilità previste dal quadro finanziario pluriennale;

11.  accoglie con favore i 120 posti in organico aggiuntivi per le agenzie e si attende che tale decisione sia rispecchiata anche nel bilancio per il 2016 e per gli anni seguenti; esorta la Commissione a fornire informazioni aggiornate e consolidate sulle esigenze delle agenzie prima della conciliazione di bilancio; invita la Commissione a proporre una strategia a medio termine e a lungo termine riguardante le azioni delle agenzie in materia di giustizia e affari interni: obiettivi, missioni, coordinamento, sviluppo di "hot spot" e risorse finanziarie;

12.  ritiene che l'EASO dovrebbe beneficiare di un incremento di personale ancora maggiore rispetto a quanto proposto attualmente dalla Commissione, dal momento che gli è stato assegnato un ruolo chiave nell'attuazione del Sistema europeo comune di asilo, ad esempio fornire assistenza nel trattamento delle domande di asilo e negli sforzi di ricollocazione;

13.  conferma la propria volontà di approvare quanto prima il progetto di bilancio rettificativo n. 7/2015 quale presentato dalla Commissione, data l'urgenza della situazione; fa notare che, proprio a causa dell'urgenza della situazione, il Parlamento ha avuto un tempo limitato per elaborare la sua posizione relativa al bilancio rettificativo in questione;

14.  approva la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio rettificativo n. 7/2015;

15.  incarica il suo Presidente di constatare che il bilancio rettificativo n. 7/2015 è definitivamente adottato e di provvedere alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

16.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché alla Corte dei conti e ai parlamenti nazionali.

(1) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(2) GU L 69 del 13.3.2015, pag. 1.
(3) GU L 190 del 17.7.2015, pag. 1.
(4) GU L 261 del 7.10.2015.
(5) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 884.
(6) GU L 103 del 22.4.2015, pag. 1.
(7) GU C 373 del 20.12.2013, pag. 1.
(8) GU L 163 del 23.6.2007, pag. 17.


Richiesta di revoca dell'immunità di Béla Kovács
PDF 162kWORD 65k
Decisione del Parlamento europeo del 14 ottobre 2015 sulla richiesta di revoca dell'immunità di Béla Kovács (2014/2044(IMM))
P8_TA(2015)0356A8-0291/2015

Il Parlamento europeo,

–  visti la richiesta di revoca dell'immunità di Béla Kovács in relazione ad un'indagine che dovrà svolgere la Procura generale ungherese, trasmessa il 12 maggio 2014 dal Dr. Péter Polt, Procuratore generale ungherese, e comunicata in plenaria il 3 luglio 2014; gli ulteriori chiarimenti forniti dal Dr. Polt nelle lettere in data 16 ottobre 2014 e 23 marzo 2015 e lo scambio di opinioni avuto con il Dr. Polt in occasione della riunione della commissione giuridica del 14 luglio 2015,

–  avendo ascoltato Béla Kovács, a norma dell'articolo 9, paragrafo 5, del suo regolamento,

–  visti l'articolo 9 del protocollo n. 7 sui privilegi e sulle immunità dell'Unione europea e l'articolo 6, paragrafo 2, dell'atto relativo all'elezione dei membri del Parlamento europeo a suffragio universale diretto, del 20 settembre 1976,

–  viste le sentenze pronunciate dalla Corte di giustizia dell'Unione europea il 12 maggio 1964, 10 luglio 1986, 15 e 21 ottobre 2008, 19 marzo 2010, 6 settembre 2011 e 17 gennaio 2013(1),

–  visti l'articolo 4, paragrafo 2 della Legge fondamentale ungherese, la Sezione 10, paragrafo 2, e la Sezione 12, paragrafo 1 della legge LVII del 2004 sullo status dei membri ungheresi al Parlamento europeo, nonché la Sezione 74, paragrafi 1 e 3 della legge XXXVI del 2012 sull'Assemblea nazionale ungherese,

–  visti l'articolo 5, paragrafo 2, l'articolo 6, paragrafo 1, e l'articolo 9 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione giuridica (A8-0291/2015),

A.  considerando che il Procuratore generale ungherese ha chiesto la revoca dell'immunità del deputato al Parlamento europeo Béla Kovács, al fine di poter effettuare indagini, sulla base di ragionevoli sospetti, per determinare se possa sussistere un'accusa a suo carico in merito al reato di spionaggio contro le istituzioni dell'Unione europea a titolo della Sezione 261/A della legge C del 2012 sul Codice penale ungherese; che, in base a tale sezione, chiunque effettui attività di intelligence ai danni del Parlamento europeo, della Commissione europea o del Consiglio dell'Unione europea per conto di un paese extra-Unione è punibile in conformità con la Sezione 261; che, ai sensi della Sezione 261, paragrafo 1, chiunque effettui attività di intelligence ai danni dell'Ungheria per conto di una potenza straniera o di un'organizzazione straniera è colpevole di un reato sanzionabile con una pena detentiva compresa tra i due e gli otto anni;

B.  considerando che, ai sensi dell'articolo 9 del Protocollo sui privilegi e sulle immunità dell'Unione europea, i deputati al Parlamento europeo beneficiano, sul territorio nazionale, delle immunità riconosciute ai membri del parlamento del loro paese;

C.  considerando che, in base all'articolo 4, paragrafo 2 della Legge fondamentale ungherese, i membri dell'Assemblea nazionale sono titolari dell'immunità parlamentare; che, in base alla Sezione 10, paragrafo 2 della legge LVII del 2004 sullo status dei membri ungheresi al Parlamento europeo, questi ultimi godono di immunità equivalente all'immunità dei membri del parlamento ungherese; che, ai sensi della Sezione 74, paragrafo 1 della Legge XXXVI del 2012 sull'Assemblea nazionale, un procedimento penale può essere istruito o condotto e che una misura coercitiva nel quadro di un procedimento penale può essere applicata nei confronti di un deputato unicamente con il consenso preventivo dell'Assemblea nazionale; che, in base alla Sezione 74, paragrafo 3 della stessa legge, la richiesta di revoca di immunità deve essere effettuata dal Procuratore generale al fine di avviare l'indagine;

D.  considerando che, nella causa Bf.I.2782/2002, la Corte suprema ungherese ha dichiarato che l'immunità parlamentare è limitata al procedimento penale e non si estende a misure non disciplinate dal Codice di procedura penale volte a prevenire, individuare o provare un crimine;

E.  considerando che, in base alla Sezione 261/A della legge C del 2012 sul Codice penale ungherese, il reato penale per il quale possono essere effettuate indagini a carico di Béla Kovács è punibile dal 1° gennaio 2014;

F.  considerando che, di conseguenza, l'indagine e l'eventuale successiva incriminazione per le quali è chiesta la revoca dell'immunità si limitano agli eventi occorsi dopo il 1° gennaio 2014;

G.  considerando che, in base alla giurisprudenza della Corte suprema ungherese, la raccolta di prove ai sensi della legge CXXV del 1995 sui servizi di sicurezza nazionale prima di tale data era legittima e non richiedeva revoca dell'immunità;

H.  considerando che l'indagine penale sarà effettuata dagli Uffici della procura; che, ai sensi dell'articolo 29, paragrafo 1 della Legge fondamentale ungherese, il Procuratore generale e tali uffici sono indipendenti, espletano i loro compiti costituzionali indipendentemente da organizzazioni esterne e agiscono nel rispetto del principio di presunzione di innocenza;

I.  considerando che la revoca dell'immunità di Béla Kovács dovrebbe essere soggetta alle condizioni di cui all'articolo 9, paragrafo 6 del regolamento;

J.  considerando che, nel caso in parola, il Parlamento non ha riscontrato prova di fumus persecutionis, vale a dire un indizio sufficientemente grave e preciso che la richiesta di revoca dell'immunità sia stata effettuata in relazione a procedure avviate con l'intento di ledere politicamente il deputato interessato;

1.  decide di revocare l'immunità di Béla Kovács;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere immediatamente la presente decisione e la relazione della sua commissione competente all'autorità competente ungherese e a Béla Kovács.

(1) Sentenza della Corte di giustizia del 12 maggio 1964, Wagner/Fohrmann e Krier, 101/63, ECLI:EU:C:1964:28; sentenza della Corte di giustizia del 10 luglio 1986, Wybot/Faure e altri, 149/85, ECLI:EU:C:1986:310; sentenza del Tribunale del 15 ottobre 2008, Mote/Parlamento, T-345/05, ECLI:EU:T:2008:440; sentenza della Corte di giustizia del 21 ottobre 2008, Marra/De Gregorio e Clemente, C-200/07 e C-201/07 ECLI:EU:C:2008:579; sentenza del Tribunale del 19 marzo 2010, Gollnisch/Parlamento, T-42/06, ECLI:EU:T:2010:102; sentenza della Corte di giustizia del 6 settembre 2011, Patriciello, C-163/10, ECLI:EU:C:2011:543; sentenza del Tribunale del 17 gennaio 2013, Gollnisch/Parlamento, T-346/11 e T-347/11, ECLI:EU:T:2013:23.


Nomina del direttore generale del Fondo europeo per gli investimenti strategici
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Decisione del Parlamento europeo del 14 ottobre 2015 sulla proposta relativa alla nomina del direttore generale del Fondo europeo per gli investimenti strategici (C8-0304/2015 – 2015/0901(NLE))
P8_TA(2015)0357A8-0292/2015

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta del comitato direttivo del Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), del 2 ottobre 2015, relativa alla nomina del suo direttore generale (C8-0304/2015),

–  visto l'articolo 7, paragrafo 6, del regolamento (UE) 2015/1017 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 giugno 2015, relativo al Fondo europeo per gli investimenti strategici, al polo europeo di consulenza sugli investimenti e al portale dei progetti di investimento europei e che modifica i regolamenti (UE) n. 1291/2013 e (UE) n. 1316/2013 – il Fondo europeo per gli investimenti strategici(1),

–  visto il suo regolamento,

–  viste le deliberazioni congiunte della commissione per i bilanci e della commissione per i problemi economici e monetari a norma dell'articolo 55 del regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i bilanci e della commissione per i problemi economici e monetari (A8-0292/2015),

A.  considerando che l'articolo 7, paragrafo 6, del regolamento (UE) 2015/1017 prevede che il direttore generale e il vice direttore generale del FEIS siano nominati dalla BEI, previa approvazione del Parlamento europeo, a seguito di una procedura di selezione aperta e trasparente conforme alle procedure della Banca europea per gli investimenti (BEI), nel corso della quale il Parlamento europeo è debitamente informato, in maniera tempestiva, in tutte le fasi;

B.  considerando che il 2 ottobre 2015 il comitato direttivo del FEIS ha adottato una proposta relativa alla nomina del direttore generale e del vice direttore generale del FEIS e l'ha trasmessa al Parlamento europeo;

C.  considerando che il 13 ottobre 2015 la commissione per i bilanci e la commissione per i problemi economici e monetari hanno proceduto all'audizione del candidato proposto alla funzione di direttore generale del FEIS, Wilhelm Molterer, nel corso della quale questi ha rilasciato una dichiarazione preliminare e ha risposto alle domande rivoltegli dai membri delle commissioni;

1.  approva la nomina di Wilhelm Molterer alla posizione di direttore generale del FEIS;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio, alla Commissione, alla Banca europea per gli investimenti e ai governi degli Stati membri.

(1) GU L 169 dell'1.7.2015, pag. 1.


Nomina del vice direttore generale del Fondo europeo per gli investimenti strategici
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Decisione del Parlamento europeo del 14 ottobre 2015 sulla proposta relativa alla nomina del vice direttore generale del Fondo europeo per gli investimenti strategici (C8-0305/2015 – 2015/0902(NLE))
P8_TA(2015)0358A8-0293/2015

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta del comitato direttivo del Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), del 2 ottobre 2015, relativa alla nomina del suo vice direttore generale (C8-0305/2015),

–  visto l'articolo 7, paragrafo 6, del regolamento (UE) 2015/1017 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 giugno 2015, relativo al Fondo europeo per gli investimenti strategici, al polo europeo di consulenza sugli investimenti e al portale dei progetti di investimento europei e che modifica i regolamenti (UE) n. 1291/2013 e (UE) n. 1316/2013 – il Fondo europeo per gli investimenti strategici(1),

–  visto il suo regolamento,

–  viste le deliberazioni congiunte della commissione per i bilanci e della commissione per i problemi economici e monetari a norma dell'articolo 55 del regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i bilanci e della commissione per i problemi economici e monetari (A8-0293/2015),

A.  considerando che l'articolo 7, paragrafo 6, del regolamento (UE) 2015/1017 prevede che il direttore generale e il vice direttore generale del FEIS siano nominati dalla Banca europea degli investimenti (BEI), previa approvazione del Parlamento europeo, a seguito di una procedura di selezione aperta e trasparente conforme alle procedure della BEI, nel corso della quale il Parlamento europeo è debitamente informato, in maniera tempestiva, in tutte le fasi;

B.  considerando che il 2 ottobre 2015 il comitato direttivo del FEIS ha adottato una proposta relativa alla nomina del direttore generale e del vice direttore generale del FEIS e l'ha trasmessa al Parlamento europeo;

C.  considerando che il 13 ottobre 2015 la commissione per i bilanci e la commissione per i problemi economici e monetari hanno proceduto all'audizione della candidata proposta alla funzione di vice direttore generale del FEIS, Iliyana Tsanova, nel corso della quale quest'ultima ha rilasciato una dichiarazione preliminare e ha risposto alle domande rivoltele dai membri delle commissioni;

1.  approva la nomina di Iliyana Tsanova alla posizione di vice direttore generale del FEIS;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio, alla Commissione, alla Banca europea per gli investimenti e ai governi degli Stati membri.

(1) GU L 169 dell'1.7.2015, pag. 1.


Verso un nuovo accordo internazionale sul clima a Parigi
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Risoluzione del Parlamento europeo del 14 ottobre 2015 sul tema "Verso il raggiungimento a Parigi di un nuovo accordo internazionale sul clima" (2015/2112(INI))
P8_TA(2015)0359A8-0275/2015

Il Parlamento europeo,

–  visti la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) e il relativo protocollo di Kyoto,

–  viste la quindicesima conferenza delle parti (COP 15) dell'UNFCCC e la quinta conferenza delle parti che funge da riunione delle parti al protocollo di Kyoto (CMP 5), tenutesi a Copenaghen (Danimarca) dal 7 al 18 dicembre 2009, nonché visto l'accordo di Copenaghen,

–  viste la sedicesima conferenza delle parti (COP 16) dell'UNFCCC e la sesta conferenza delle parti che funge da riunione delle parti al protocollo di Kyoto (CMP 6), tenutesi a Cancún (Messico) dal 29 novembre al 10 dicembre 2010, nonché visti gli accordi di Cancún,

–  viste la diciassettesima conferenza delle parti (COP 17) dell'UNFCCC e la settima conferenza delle parti che funge da riunione delle parti al protocollo di Kyoto (CMP 7), tenutesi a Durban (Sudafrica) dal 28 novembre al 9 dicembre 2011, e in particolare le decisioni comprendenti la piattaforma di Durban per un'azione rafforzata,

–  viste la diciottesima conferenza delle parti (COP 18) dell'UNFCCC e l'ottava conferenza delle parti che funge da riunione delle parti al protocollo di Kyoto (CMP 8), tenutesi a Doha (Qatar) dal 26 novembre all'8 dicembre 2012, nonché l'adozione del Doha Climate Gateway,

–  viste la diciannovesima conferenza delle parti (COP 19) dell'UNFCCC e la nona conferenza delle parti che funge da riunione delle parti al protocollo di Kyoto (CMP 9), tenutesi a Varsavia (Polonia) dall'11 al 23 novembre 2013, nonché l'istituzione del meccanismo internazionale di Varsavia sulle perdite e i danni climatici,

–  viste la ventesima conferenza delle parti (COP 20) dell'UNFCCC e la decima conferenza delle parti che funge da riunione delle parti al protocollo di Kyoto (CMP 10), tenutesi a Lima (Perù) dal 1° al 12 dicembre 2014, nonché visto l'Appello di Lima all'azione per il clima,

–  viste la ventunesima conferenza delle parti (COP 21) dell'UNFCCC e l'undicesima conferenza delle parti che funge da riunione delle parti al protocollo di Kyoto (CMP 11), che si terranno a Parigi (Francia) dal 30 novembre all'11 dicembre 2015,

–  viste le sue risoluzioni del 25 novembre 2009 sulla strategia dell'Unione europea per la conferenza di Copenaghen sui cambiamenti climatici (COP 15)(1), del 10 febbraio 2010 sull'esito della conferenza di Copenaghen sui cambiamenti climatici (COP 15)(2), del 25 novembre 2010 sulla conferenza sul cambiamento climatico di Cancún (COP 16)(3), del 16 novembre 2011 sulla conferenza di Durban sul cambiamento climatico (COP 17)(4), del 22 novembre 2012 sulla conferenza di Doha (Qatar) sul cambiamento climatico (COP 18)(5), del 23 ottobre 2013 sulla conferenza di Varsavia (Polonia) sul cambiamento climatico (COP 19)(6) e del 26 novembre 2014 sulla conferenza delle Nazioni Unite (COP 20) sui cambiamenti climatici, Lima (Perù)(7),

–  visto il pacchetto dell'UE sul clima e l'energia del dicembre 2008,

–  visto il Libro verde della Commissione del 27 marzo 2013 dal titolo "Un quadro per le politiche dell'energia e del clima all'orizzonte 2030" (COM(2013)0169),

–  vista la direttiva 2008/101/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, che modifica la direttiva 2003/87/CE al fine di includere le attività di trasporto aereo nel sistema comunitario di scambio delle quote di emissioni dei gas a effetto serra(8),

–  viste le sue risoluzioni del 4 febbraio 2009 dal titolo "2050: il futuro inizia oggi - raccomandazioni per una futura politica integrata dell'Unione europea sul cambiamento climatico"(9), del 15 marzo 2012 su una tabella di marcia verso un'economia competitiva a basse emissioni di carbonio nel 2050(10) e del 5 febbraio 2014 su un quadro per le politiche dell'energia e del clima all'orizzonte 2030(11),

–  vista la comunicazione della Commissione del 25 febbraio 2015, facente parte del pacchetto sull'Unione dell'energia, intitolata "Il protocollo di Parigi - Piano per la lotta ai cambiamenti climatici mondiali dopo il 2020" (COM(2015)0081),

–  visti la strategia dell'Unione di adattamento ai cambiamenti climatici, dell'aprile 2013, e il relativo documento di lavoro dei servizi della Commissione,

–  viste la relazione di sintesi del Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP) del novembre 2014, intitolata "The Emissions Gap Report 2014" (Relazione 2014 sul divario delle emissioni), e la relazione dell'UNEP intitolata "Global Adaptation Gap Report 2014" (Relazione 2014 sul divario in termini di adattamento),

–  vista la dichiarazione adottata dai capi di Stato e di governo in occasione del vertice del G7 tenutosi al castello di Elmau (Germania) dal 7 all'8 giugno 2015, intitolata "Guardare avanti, agire insieme", nella quale hanno ribadito l'intenzione di rispettare l'impegno di ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 40-70% entro il 2050, rispetto ai livello del 2010, con la necessità di garantire che la riduzione vada più nella direzione del 70% che del 40%,

–  viste le relazioni della Banca mondiale intitolate "Turn Down the Heat: Why a 4 °C Warmer World Must be Avoided" (Spegnere il riscaldamento: perché è necessario evitare un pianeta più caldo di 4 °C), "Turn Down the Heat: Climate Extremes, Regional Impacts, and the Case for Resilience" (Spegnere il riscaldamento: estremi climatici, impatti regionali e ragioni per la resilienza) e "Climate Smart Development: Adding up the Benefits of Climate Action" (Sviluppo intelligente dal punto di vista climatico: aggiungere i benefici dell'azione per il clima),

–  visto il rapporto della Commissione mondiale per l'economia e il clima intitolato "Better Growth, Better Climate: The New Climate Economy Report" (Crescita migliore, clima migliore: rapporto sulla nuova economia del clima),

–  vista l'enciclica "Laudato si'",

–  visti il quinto rapporto di valutazione del gruppo di esperti intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC) e la relativa relazione di sintesi,

–  vista i contributi previsti stabiliti a livello nazionale (INDC) relativi all'UE e ai suoi Stati membri presentati all'UNFCCC dalla Lettonia e dalla Commissione il 6 marzo 2015,

–  vista la dichiarazione di New York sulle foreste, adottata in occasione del vertice delle Nazioni Unite sul clima tenutosi nel settembre 2014,

–  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni relativa ai problemi di deforestazione e degrado forestale da affrontare per combattere i cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità (COM(2008)0645),

–  viste le conclusioni del Consiglio europeo del 23 e 24 ottobre 2014,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare nonché i pareri della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia, della commissione per gli affari esteri, della commissione per lo sviluppo e della commissione per i trasporti e il turismo (A8-0275/2015),

A.  considerando che i cambiamenti climatici rappresentano una minaccia globale urgente e potenzialmente irreversibile per le società umane e la biosfera che tutte le parti devono pertanto affrontare congiuntamente a livello internazionale;

B.  considerando che, secondo i dati scientifici presentati nel quinto rapporto di valutazione dell'IPCC, del 2014, il riscaldamento del sistema climatico è inequivocabile; che i cambiamenti climatici sono una realtà di fatto e che le attività umane sono la causa principale del riscaldamento osservato sin dalla metà del XX secolo; che gli effetti diffusi e considerevoli dei cambiamenti climatici sono già chiaramente osservabili nei sistemi naturali e umani di tutti i continenti e negli oceani;

C.  considerando che tra il 1990 e il 2013 l'UE ha ridotto le sue emissioni del 19 % nell'ambito del protocollo di Kyoto, registrando nel contempo una crescita del PIL superiore al 45 %; che nello stesso periodo le emissioni a livello mondiale sono aumentate di più del 50 %;

D.  considerando che, secondo gli ultimi dati dell'Amministrazione nazionale degli oceani e dell'atmosfera degli Stati Uniti (NOAA), nel marzo 2015, per la prima volta dall'inizio delle rilevazioni, la concentrazione media globale mensile di biossido di carbonio nell'atmosfera ha superato le 400 parti per milione;

E.  considerando che l'Adaptation Gap Report 2014 elaborato dall'UNEP evidenzia gli enormi costi derivanti dall'inazione e giunge alla conclusione che i costi di adattamento ai cambiamenti climatici nei paesi in via di sviluppo saranno probabilmente il doppio o il triplo della cifra precedentemente stimata di 70-100 miliardi di dollari USA l'anno di qui al 2050, il che determinerà un divario significativo per quanto attiene ai finanziamenti destinati all'adattamento dopo il 2020, se a tale fine non saranno resi disponibili nuovi finanziamenti aggiuntivi;

F.  considerando che la sfida finanziaria legata ai cambiamenti climatici è inestricabilmente connessa alle sfide più ampie poste dal finanziamento di uno sviluppo mondiale sostenibile;

G.  considerando che i cambiamenti climatici possono intensificare la competizione per risorse quali cibo, acqua, terre da pascolo, e potrebbero divenire, in un futuro non troppo remoto, la causa principale degli spostamenti di popolazione, sia all'interno che all'esterno dei confini nazionali;

H.  considerando che, in occasione della conferenza sui cambiamenti climatici tenutasi a Doha nel dicembre 2012, le parti hanno adottato un emendamento al protocollo di Kyoto che istituisce un secondo periodo di impegno – dal 1º gennaio 2013 al 31 dicembre 2020 – nell'ambito del protocollo stesso, con obiettivi vincolanti di riduzione delle emissioni, l'inclusione di un nuovo gas (il trifluoruro di azoto), l'introduzione di un "meccanismo relativo all'ambizione" che prevede una procedura semplificata mediante la quale una parte può adeguare gli impegni assunti aumentando il suo livello di ambizione durante un periodo di impegno, e infine una disposizione che adegua automaticamente l'obiettivo di una parte per evitare che le sue emissioni nel periodo dal 2013 al 2020 superino le sue emissioni medie del periodo 2008 - 2010;

I.  considerando che le parti dell'UNFCCC hanno deciso in occasione della COP 18 (Decisione 23/CP.18) di adottare un obiettivo di equilibrio di genere negli organi istituiti ai sensi della Convenzione e del protocollo di Kyoto, allo scopo di accrescere la partecipazione delle donne, garantire una politica più efficace in materia di cambiamenti climatici che tenga conto in egual misura dei bisogni delle donne e degli uomini, e monitorare i progressi compiuti nel conseguimento dell'obiettivo dell'equilibrio di genere nel quadro di una politica climatica attenta alla dimensione di genere;

J.  considerando che l'impegno a mitigare il riscaldamento globale non dovrebbe essere considerato un ostacolo al perseguimento della crescita economica, ma dovrebbe al contrario essere visto come una leva per creare crescita economica e occupazione in chiave sostenibile;

K.  considerando che finora l'UE ha svolto un ruolo guida negli sforzi intesi a mitigare il riscaldamento globale e che continuerà a farlo in vista del nuovo accordo internazionale sul clima da raggiungere a Parigi alla fine del 2015; chiede che tale ambizione sia condivisa dagli altri grandi produttori di emissioni;

Necessità di agire con urgenza a livello mondiale

1.  riconosce la portata e la gravità straordinarie delle minacce costituite dai cambiamenti climatici ed esprime massima preoccupazione per il fatto che il pianeta è ben lontano dal contenere il riscaldamento globale entro la soglia dei 2 °C rispetto ai livelli preindustriali; esorta i governi ad adottare senza indugi misure vincolanti e concrete per contrastare i cambiamenti climatici e far sì che nel 2015 si raggiunga a Parigi un accordo globale, ambizioso e giuridicamente vincolante per conseguire tale obiettivo;

2.  osserva che, secondo le conclusioni del quinto rapporto di valutazione dell'IPCC, a partire dal 2011 solo un bilancio globale del carbonio pari a 1010 gigatonne di CO2 è in grado di garantire buone probabilità di mantenere l'aumento della temperatura media globale al di sotto dei 2 °C rispetto ai livelli preindustriali; sottolinea che tutti i paesi devono contribuire e che un intervento tardivo farà aumentare i costi e ridurrà le opzioni; richiama l'attenzione sulle conclusioni del nuovo rapporto su clima ed economia "Better Growth, Better Climate", e cioè che i paesi, quale che sia il loro livello di ricchezza, hanno l'opportunità di costruire una crescita economica duratura riducendo nel contempo i rischi immensi dei cambiamenti climatici; raccomanda che gli accordi e le convenzioni mirino a coinvolgere i paesi candidati all'adesione nei programmi climatici dell'Unione europea;

3.  ricorda che il fatto di contenere l'aumento della temperatura globale entro una media di 2 °C non garantisce che si eviteranno significative ripercussioni climatiche negative; invita la Conferenza delle parti a valutare la possibilità di limitare l'aumento della temperatura globale a una media di 1,5 °C;

4.  osserva che le conclusioni del quinto rapporto di valutazione del gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici indicano che, anche qualora i paesi industrializzati non dovessero più produrre emissioni di CO2, senza nuovi impegni significativi da parte dei paesi in via di sviluppo ciò non garantirà il raggiungimento dell'obiettivo di un aumento delle temperature inferiore a 2 °C;

5.  ritiene essenziale che tutti i paesi presentino i loro INDC prima della COP 21, al fine di produrre un effetto domino e di dimostrare che tutti gli Stati procedono nella stessa direzione, ciascuno secondo la propria realtà nazionale; ritiene che gli INDC possano contenere anche azioni di adattamento, poiché esse rappresentano una priorità per moltissimi paesi;

6.  riconosce che un sistema climatico stabile è fondamentale per la sicurezza alimentare, la produzione di energia, l'approvvigionamento idrico e i servizi igienico-sanitari, le infrastrutture, il mantenimento della biodiversità e degli ecosistemi terrestri e marini nonché per la pace e la prosperità nel mondo; rammenta che i cambiamenti climatici accelerano la perdita di biodiversità; accoglie pertanto con favore l'enciclica "Laudato si'";

7.  plaude all'impegno del G7 a decarbonizzare l'economia globale nel corso di questo secolo e a trasformare il settore energetico entro il 2050; ricorda tuttavia che, per essere in linea con le valutazioni scientifiche e avere una ragionevole probabilità di contenere l'aumento delle temperature entro i 2 °C, è necessario anticipare la decarbonizzazione; invita le parti in grado di farlo a realizzare i propri obiettivi e le proprie strategie nazionali in materia di decarbonizzazione, dando priorità alla graduale eliminazione delle emissioni legate al carbone, che è la fonte energetica più inquinante;

8.  segnala che i paesi che non dispongono delle capacità necessarie per elaborare i loro contributi nazionali possono avvalersi di meccanismi di sostegno quali il Fondo mondiale per l'ambiente, il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo o l'Alleanza mondiale contro i cambiamenti climatici, oltre che del sostegno dell'Unione;

Un accordo ambizioso, globale e giuridicamente vincolante

9.  sottolinea che il protocollo del 2015 che verrà adottato a Parigi dovrà essere giuridicamente vincolante ed ambizioso sin dall'inizio e puntare a eliminare progressivamente le emissioni di carbonio in tutto il mondo, entro il 2050 o poco dopo tale data, in modo da mantenere il pianeta su una traiettoria di riduzione delle emissioni ispirata all'efficacia dei costi e compatibile con l'obiettivo di un aumento delle temperature inferiore ai 2 °C e raggiungere quanto prima possibile il picco massimo delle emissioni dei gas serra a livello globale; invita l'UE a collaborare con i suoi partner internazionali in tale ottica, dando esempi di buone pratiche; sottolinea che l'accordo deve offrire un quadro prevedibile che incoraggi gli investimenti nonché un'efficiente riduzione del CO2 e l'adozione di tecnologie di adattamento da parte delle imprese;

10.  mette in guardia contro un percorso di riduzione delle emissioni globali che consenta emissioni di carbonio di livello significativo nel 2050 e oltre tale data, poiché ciò comporterebbe grandi rischi e obbligherebbe a dipendere da tecnologie costose, non sperimentate e ad alta intensità energetica per rimuovere la CO2 dall'atmosfera e immagazzinarla; osserva che, a seconda del livello di emissioni in eccesso, la capacità di tali strategie di riduzione di mantenere i cambiamenti climatici al di sotto dei 2 °C dipenderà dalla disponibilità e dall'ampio utilizzo energia da biomassa con cattura e immagazzinamento del carbonio (BECCS), dall'imboschimento in assenza di una ragionevole disponibilità di terreni, nonché dall'impiego di altre tecnologie di rimozione dell'anidride carbonica (carbon dioxide removal, CDR) sinora sconosciute e non ancora sviluppate;

11.  ritiene che un accordo ambizioso e giuridicamente vincolante aiuterebbe ad affrontare i timori legati alla rilocalizzazione delle emissioni di CO2 e alla competitività nei settori interessati, in particolare il settore ad alta intensità energetica;

12.  reputa che, qualora si registrasse un divario tra il livello di ambizione dell'effetto aggregato degli INDC presentati prima di Parigi e il livello di riduzione dei gas a effetto serra necessario per contenere l'aumento delle temperature entro i 2 °C rispetto ai livelli preindustriali, sarà necessario mettere a punto un programma di lavoro a partire dal 2016 per definire misure di riduzione aggiuntive; chiede che ogni cinque anni si proceda a una revisione completa, che garantirà il dinamismo del meccanismo attuato e accrescerà il livello di ambizione degli impegni di riduzione in funzione dei dati scientifici più recenti; invita le parti a sostenere periodi di impegno quinquennali quale soluzione più appropriata per evitare di rimanere bloccati a un livello di ambizione ridotto, aumentare la responsabilità politica e consentire una revisione degli obiettivi per conformarli alle raccomandazioni scientifiche o a eventuali nuovi progressi in campo tecnico che possano consentire un maggior livello di ambizione;

13.  esprime preoccupazione per il fatto che una prima analisi dell'impatto complessivo degli INDC presentati finora ha concluso che gli INDC non rivisti comporterebbero un aumento della temperatura media globale compreso tra i 2,7ºC e i 3,5 ºC; chiede alle parti di convenire, in occasione della COP 21 a Parigi, di rivedere gli attuali INDC prima del 2020 al fine di allinearli alle più recenti valutazioni scientifiche e a un bilancio globale del carbonio sicuro in linea con l'obiettivo dei 2 ºC;

14.  chiede un generale rilancio della politica dell'Unione sul clima, il che contribuirebbe a dare impulso alle discussioni in materia climatica sul piano internazionale, oltre a essere in linea con la fascia superiore dell'impegno dell'UE di ridurre dell'80-95% le sue emissioni di gas serra entro il 2050, rispetto ai livelli del 1990; prende atto dell'obiettivo vincolante dell'UE di ridurre di almeno il 40%, entro il 2030, le sue emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990; invita gli Stati membri a prendere in considerazione impegni supplementari partendo dall'obiettivo stabilito per il 2030, inclusi interventi al di fuori del territorio dell'Unione, per far sì che, su scala mondiale, sia possibile raggiungere l'obiettivo di un aumento delle temperature contenuto entro i 2 °C;

15.  ricorda la sua risoluzione del 5 febbraio 2014 che sollecita tre obiettivi vincolanti: un obiettivo del 40% di efficienza energetica, un obiettivo pari almeno al 30% quanto alla quota delle energie rinnovabili e un obiettivo minimo del 40% per la riduzione dei gas a effetto serra; invita nuovamente il Consiglio e la Commissione ad adottare ed attuare, nell'ambito del quadro dell'UE per la politica energetica e climatica all'orizzonte del 2030, un approccio pluridimensionale fondato su obiettivi che si rafforzano reciprocamente, coordinati e coerenti, per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, l'espansione delle fonti di energia rinnovabili e l'efficienza energetica; osserva che gli obiettivi invocati dal Parlamento per l'efficienza energetica e le rinnovabili determinerebbero entro il 2030 riduzioni delle emissioni di gas serra ben superiori al 40%;

16.  sottolinea la necessità che l'accordo del 2015 preveda un regime di conformità efficace applicabile a tutte le parti; pone l'accento sull'esigenza che tale accordo promuova la trasparenza e la responsabilità mediante un regime comune basato sulle regole, tra cui norme di contabilizzazione e diposizioni in materia di monitoraggio, notifica e verifica; ritiene che lo sviluppo dei meccanismi di trasparenza e di responsabilità debba avvenire nel quadro di un approccio finalizzato a una convergenza progressiva;

17.  sottolinea l'importanza di mantenere i diritti umani al centro dell'azione per il clima e insiste sulla necessità che la Commissione e gli Stati membri garantiscano che l'accordo di Parigi contenga le disposizioni necessarie per affrontare la dimensione "diritti umani" del cambiamento climatico e fornire assistenza ai paesi più poveri le cui capacità sono messe a dura prova dagli effetti dei cambiamenti climatici; insiste, a questo proposito, sul pieno rispetto dei diritti delle comunità locali e dei popoli indigeni che sono particolarmente vulnerabili agli effetti negativi dei cambiamenti climatici;

18.  invita con insistenza la Commissione e gli Stati membri a garantire che l'accordo di Parigi riconosca che il rispetto, la protezione e la promozione dei diritti umani, tra cui, in particolare, la parità tra i sessi, la partecipazione piena e paritaria delle donne e la promozione attiva di una transizione equa per la popolazione attiva che consenta di creare posti di lavoro dignitosi e di qualità per tutti, sono un presupposto per un'azione efficace per il clima a livello globale;

Ambizioni pre-2020 e protocollo di Kyoto

19.  sottolinea, in particolare, l'urgenza di progredire verso l'eliminazione del "gigatonne gap" esistente tra le analisi scientifiche e gli attuali impegni delle parti per il periodo fino al 2020; sottolinea il ruolo importante di altre misure di intervento, che dovrebbero essere oggetto di un impegno collettivo e tra le quali rientrano l'efficienza energetica, risparmi energetici consistenti, le energie rinnovabili, l'efficienza delle risorse e la progressiva eliminazione degli idrofluorocarburi (HFC), una produzione e un consumo sostenibili, l'eliminazione graduale delle sovvenzioni ai combustibili fossili, compreso il finanziamento all'esportazione di tecnologia per le centrali a carbone, e il rafforzamento del ruolo di una tariffazione generalizzata del carbonio per contribuire a colmare il "gigatonne gap";

20.  osserva che l'UE è ora sulla buona strada per conseguire gli obiettivi fissati per il 2020 in materia di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra ed energie rinnovabili e che sono stati registrati miglioramenti significativi anche sul fronte dell'intensità energetica grazie a edifici, prodotti, processi industriali e veicoli più efficienti, mentre dal 1990 a oggi l'economia europea è cresciuta del 45 %; sottolinea che gli obiettivi 20-20-20 per le emissioni di gas a effetto serra, le energie rinnovabili e il risparmio energetico hanno svolto un ruolo chiave nel dare impulso a questi progressi e nel sostenere l'occupazione di oltre 4,2 milioni di persone in varie ecoindustrie(12), con una crescita che non si è arrestata neppure durante la crisi economica;

21.  invita la Commissione e gli Stati membri a presentare all'UNFCCC le ultime proiezioni per le emissioni UE di gas serra per il periodo fino al 2020 e ad annunciare che l'UE supererà i suoi obiettivi di riduzione di tali emissioni per il 2020 di almeno 2 gigatonne;

22.  precisa che, sebbene il secondo periodo di impegno del protocollo di Kyoto avrà una durata limitata, esso va considerato una tappa intermedia estremamente importante e invita quindi le parti, compresi gli Stati membri dell'UE, a completare il processo di ratifica quanto prima possibile e in ogni caso prima del dicembre 2015; osserva che il Parlamento ha fatto la sua parte dando la sua approvazione, e che sono necessarie l'inclusione della società civile e la trasparenza per contribuire a far comprendere i negoziati e costruire un clima di fiducia tra tutte le parti in vista della conferenza di Parigi;

Agenda delle soluzioni

23.  invita l'Unione e i suoi Stati membri a lavorare con tutti gli attori della società civile (istituzioni, settore privato, ONG e comunità locali) per elaborare iniziative di riduzione in settori chiave (energia, tecnologie, città, trasporti, ecc.), nonché iniziative in materia di adattamento e resilienza per rispondere alle problematiche dell'adattamento, in particolare per quanto concerne l'accesso all'acqua, la sicurezza alimentare e la prevenzione dei rischi; invita tutti i governi e tutti gli attori della società civile a sostenere e rafforzare quest'agenda d'azione;

24.  evidenzia come una serie sempre più numerosa di attori non statali stia intraprendendo azioni finalizzate alle decarbonizzazione e a una maggiore resilienza al cambiamento climatico; sottolinea pertanto l'importanza di un dialogo strutturato e costruttivo fra governi, comunità imprenditoriale, città, regioni, organizzazioni internazionali, società civile e istituzioni accademiche in modo da mobilitare un forte impegno globale verso società a basse emissioni di carbonio e resilienti; pone l'accento sul loro ruolo per imprimere dinamismo prima di Parigi e per il "programma di azione Lima-Parigi"; segnala, a tale proposito, che il piano d'azione Lima-Parigi incoraggia quanti stanno organizzando iniziative ad accelerare i lavori e a partecipare alla conferenza di Parigi per presentare i loro primi risultati;

25.  incoraggia la messa a punto di dispositivi che permettano di favorire questo processo di soluzioni, tra cui l'attribuzione di etichette di qualità ai progetti innovativi della società civile;

26.  osserva che la bioeconomia può fornire un contributo sostanziale alla reindustrializzazione e alla creazione di nuovi posti di lavoro nell'UE e nel resto del mondo;

27.  sottolinea che gli sforzi volti a creare un'economia circolare possono svolgere un ruolo significativo per il raggiungimento degli obiettivi favorendo la riduzione degli sprechi alimentari e il riutilizzo delle materie prime;

28.  ricorda alle parti e all'ONU stessa che le azioni dei singoli cittadini sono importanti quanto le azioni dei governi e delle istituzioni; sollecita pertanto un impegno in termini di campagne e azioni di sensibilizzazione e informazione dell'opinione pubblica in merito ai grandi e piccoli gesti che possono contribuire a contrastare i cambiamenti climatici nei paesi sviluppati e nei paesi in via di sviluppo;

29.  chiede altresì che le imprese si assumano le loro responsabilità e sostengano attivamente l'accordo sul clima, anche anticipandolo;

Impegno globale di tutti i settori

30.  saluta con favore lo sviluppo di sistemi di scambio delle emissioni a livello globale, ivi compresi i 17 sistemi di scambio delle emissioni attualmente operativi in quattro continenti, che rappresentano il 40 % del PIL globale, che contribuiscono a ridurre le emissioni planetarie in modo efficiente sotto il profilo dei costi; incoraggia la Commissione a promuovere collegamenti tra l'ETS dell'Unione e gli altri sistemi di scambio di quote di emissione allo scopo di istituire meccanismi internazionali per il mercato del carbonio, così da accrescere il livello di ambizione in campo climatico e da contribuire nel contempo a ridurre il rischio di rilocalizzazione delle emissioni mediante la creazione di condizioni uniformi; invita tuttavia la Commissione a introdurre salvaguardie per garantire che il collegamento dell'ETS ad altri sistemi non comprometta gli obiettivi climatici dell'Unione e la portata dell'ETS dell'UE; chiede l'elaborazione di regole per l'istituzione di tali meccanismi, comprese regole in materia di rendicontazione nonché regole intese a garantire che i mercati internazionali e i collegamenti fra i mercati nazionali del carbonio forniscano contributi di mitigazione permanenti e aggiuntivi e non compromettano gli impegni di riduzione dell'UE;

31.  sottolinea la necessità di garantire un quadro regolamentare stabile che indirizzi gli investimenti verso misure di riduzione delle emissioni di gas serra e promuova la transizione a un'economia a basse emissioni di carbonio;

32.  chiede un accordo che copra in modo esaustivo i settori e le emissioni e che fissi obiettivi assoluti per tutti i settori dell'economia, unitamente a bilanci di emissione che dovrebbero garantire il massimo livello possibile di ambizione; sottolinea che, secondo le conclusioni dell'IPCC, l'uso del suolo (agricoltura, allevamento del bestiame, silvicoltura e altre destinazioni d'uso) offre notevoli potenzialità di mitigazione e di rafforzamento della resilienza efficienti sotto il profilo dei costi, e che è dunque necessario rafforzare la cooperazione internazionale per massimizzare il potenziale di cattura del carbonio di foreste e paludi; sottolinea che l'accordo dovrebbe definire un quadro globale per la contabilizzazione delle emissioni e degli assorbimenti risultanti dall'utilizzazione del suolo (attività LLUCF); sottolinea in particolare che le misure di mitigazione e adattamento nel settore della destinazione dei terreni devono cercare di perseguire obiettivi comuni, evitando di nuocere ad altri obiettivi di sviluppo sostenibile;

33.  osserva che la deforestazione e il degrado forestale sono responsabili del 20% delle emissioni globali di gas serra, evidenzia il ruolo delle foreste nel mitigare i cambiamenti climatici e sottolinea la necessità di accentuare le capacità adattative e la resilienza delle foreste nei confronti di tali cambiamenti; invita l'UE a perseguire il suo obiettivo di arrestare la perdita globale di foreste e di almeno dimezzare la deforestazione tropicale entro il 2020, rispetto ai livelli del 2008; sottolinea che il rispetto di questi impegni, congiuntamente al ripristino di 350 milioni di ettari di foreste richiesto nella dichiarazione di New York sulle foreste, potrebbe portare entro il 2030 a una riduzione di 4,5-8,8 miliardi di tonnellate di CO2 l'anno; sottolinea che, senza nuovi sforzi significativi di mitigazione concentrati sul settore delle foreste tropicali (REDD+), sarà probabilmente impossibile conseguire l'obiettivo di un aumento delle temperature inferiore a 2 °C; invita inoltre l'UE ad aumentare gradualmente i finanziamenti internazionali per ridurre la deforestazione nei paesi in via di sviluppo;

34.  prende atto dell'efficacia del meccanismo di mitigazione REDD+ esistente e incoraggia gli Stati membri a includerlo in tutti gli sforzi di mitigazione dei cambiamenti climatici; invita gli Stati membri a concludere a livello internazionale partenariati volontari in materia di mitigazione con i paesi in via di sviluppo particolarmente colpiti dalla deforestazione tropicale, nell'ottica di fornire assistenza finanziaria o tecnica per arrestare la deforestazione attraverso politiche per l'uso sostenibile del suolo o riforme della governance; sollecita inoltre la Commissione a proporre misure sostanziali per fermare l'importazione nell'UE di beni derivanti dalla deforestazione illegale; pone l'accento sul ruolo delle imprese nell'eliminare la domanda di prodotti derivanti dalla deforestazione illegale;

35.  ricorda che il trasporto è il secondo settore per quantità di emissioni di gas serra e insiste sulla necessità di varare una serie di politiche miranti a diminuire le emissioni di questo settore; ribadisce che le parti dell'UNFCCC devono intervenire per regolamentare e limitare efficacemente le emissioni derivanti dal trasporto aereo e marittimo internazionale, in linea con i requisiti in materia di adeguatezza e urgenza; invita tutte le parti ad adoperarsi, nel quadro dell'Organizzazione per l'aviazione civile internazionale (ICAO) e dell'Organizzazione marittima internazionale (IMO), per elaborare un quadro politico globale che consenta di fornire una risposta efficace e per adottare misure atte a fissare obiettivi adeguati entro la fine del 2016 per conseguire le riduzioni necessarie alla luce dell'obiettivo dei 2 °C;

36.  invita la Commissione a fornire assistenza e consulenza alle parti della conferenza COP 21 nella definizione dei loro contributi nazionali, e a condurre nel contempo un'opera di sensibilizzazione riguardo al ruolo del settore dei trasporti nell'adozione di strategie globali intese a ridurre le emissioni di gas a effetto serra;

37.  segnala che per conseguire riduzioni significative delle emissioni di gas a effetto serra sono fondamentali strategie di mitigazione sia a breve che a lungo termine nel settore dei trasporti;

38.  pone l'accento sull'importanza di tenere conto della situazione specifica delle regioni insulari e ultraperiferiche onde garantire che la dimensione ambientale non pregiudichi la mobilità e l'accessibilità di dette regioni in particolare;

39.  è del parere che sarà impossibile conseguire gli obiettivi generali in materia di clima se non si presterà maggiore attenzione alla riduzione delle emissioni del settore dei trasporti, dal momento che quest'ultimo è l'unico settore nel quale le emissioni di gas a effetto serra hanno continuato ad aumentare (del 30% negli ultimi 25 anni); sottolinea che tale traguardo potrà essere raggiunto soltanto tramite obiettivi vincolanti di riduzione dei gas a effetto serra, associati alla piena integrazione delle energie rinnovabili nel mercato, a un approccio tecnologicamente neutro alla decarbonizzazione e a una politica dei trasporti e degli investimenti più compiutamente integrata, che comprenda misure per il trasferimento modale unitamente al progresso tecnologico e alla riduzione delle necessità di trasporto (ad esempio tramite la logistica verde, la pianificazione urbana intelligente e la gestione integrata della mobilità);

40.  segnala che oltre la metà della popolazione mondiale vive ora in centri urbani e che i trasporti urbani contribuiscono in misura significativa alle emissioni di gas a effetto serra del settore dei trasporti; esorta pertanto la Commissione e gli Stati membri a condurre attivamente un'opera di sensibilizzazione in merito al ruolo della mobilità urbana sostenibile per rispettare gli impegni in materia di mitigazione; evidenzia che un utilizzo e una pianificazione del territorio responsabili così come soluzioni di trasporto sostenibili nelle aree urbane contribuiscono efficacemente a ridurre le emissioni di CO2;

41.  sottolinea che nel settore dei trasporti è necessario un mix energetico efficace, che può essere ottenuto promuovendo i veicoli alternativi alimentati a gas naturale e biogas e tutte le politiche volte a potenziare i modi di trasporto sostenibili, tra cui l'elettrificazione dei trasporti e l'uso di sistemi di trasporto intelligenti; pone l'accento sull'esigenza di concentrarsi su treni, tram, bus e autovetture elettrici e biciclette elettriche, di adottare una prospettiva che tenga conto dell'intero ciclo di vita e di adoperarsi per sfruttare pienamente le fonti energetiche rinnovabili; sollecita fermamente le autorità responsabili dei trasporti pubblici locali e le imprese di trasporto a porsi all'avanguardia introducendo un parco veicoli e tecnologie a basso tenore di carbonio;

42.  evidenzia l'enorme potenziale di riduzione delle emissioni insito nel miglioramento dell'efficienza energetica e nell'adozione di energie pulite; ritiene che ottimizzare l'efficienza dell'utilizzo di energia a livello mondiale sia il primo passo verso la riduzione delle emissioni connesse al settore energetico, e che possa altresì contribuire alla sfida di ridurre la povertà energetica;

43.  richiama l'attenzione sulle gravi conseguenze negative, spesso irreversibili, dell'inazione e ricorda che il cambiamento climatico interessa tutte le regioni del mondo, in modi diversi ma tutti estremamente nocivi, provocando flussi migratori e la perdita di vite umane nonché danni economici, ambientali e sociali; pone l'accento sull'importanza dei dati scientifici quali motori delle decisioni politiche a lungo termine ed evidenzia che le ambizioni dovrebbe essere fondate su solide raccomandazioni scientifiche; sottolinea che è essenziale sostenere politicamente e finanziariamente, a livello globale e in modo concertato, le attività di ricerca, sviluppo e innovazione nel settore delle tecnologie delle energie pulite e rinnovabili e dell'efficienza energetica per conseguire gli obiettivi climatici dell'Unione e promuovere la crescita;

44.  invita l'UE a intensificare gli sforzi per regolamentare una riduzione graduale degli idrofluorocarburi (HCF) a livello mondiale, conformemente al protocollo di Montreal; ricorda che l'Unione europea ha adottato una legislazione ambiziosa volta a ridurre gradualmente del 79% gli idrofluorocarburi entro il 2030 data l'ampia disponibilità di alternative ecocompatibili, il cui potenziale dovrebbe essere pienamente sfruttato; rileva che la graduale riduzione dell'uso di HFC rappresenta una misura di mitigazione facilmente attuabile, sia all'interno che all'esterno dell'Unione, e invita quest'ultima a impegnarsi attivamente a favore di un intervento globale sugli HFC;

Ricerca scientifica, sviluppo tecnologico e innovazione

45.  ritiene che il ricorso potenziato alle tecnologie energetiche pulite nei contesti dove esse hanno il maggiore impatto dipenda dalla creazione e dal mantenimento di una forte capacità di innovazione, sia nei paesi sviluppati sia in quelli emergenti;

46.  sottolinea che la promozione dell'innovazione a livello di tecnologie e modelli d'impresa può fare da traino alla crescita economica e alla riduzione delle emissioni; pone l'accento sul fatto che la tecnologia non avanzerà automaticamente nella direzione di basse emissioni di carbonio, ma saranno necessari chiari segnali politici, ivi compresa la riduzione degli ostacoli regolamentari e di mercato incontrati dalle nuove tecnologie e dai nuovi modelli d'impresa, nonché una spesa pubblica mirata; incoraggia gli Stati membri ad aumentare gli investimenti a favore della ricerca e dello sviluppo pubblici nel settore energetico per contribuire alla creazione della prossima ondata di tecnologie a basse emissioni di carbonio ed efficienti in termini di risorse;

47.  riconosce l'importanza della ricerca e dell'innovazione nella lotta al cambiamento climatico e invita le parti a non lesinare gli sforzi volti a sostenere i ricercatori e a promuovere nuove tecnologie che possano contribuire al raggiungimento degli obiettivi di riduzione che potranno essere stabiliti, unitamente ad azioni di mitigazione del cambiamento climatico e di adattamento ad esso;

48.  incoraggia la Commissione a sfruttare meglio il fatto che Orizzonte 2020 è assolutamente aperto alla partecipazione dei paesi terzi, in particolare nei settori dell'energia e del cambiamento climatico;

49.  ritiene che la politica spaziale dell'UE e i relativi investimenti, tra cui il lancio di satelliti, che svolgono un ruolo importante nel monitoraggio degli incidenti industriali, della deforestazione, della desertificazione ecc., possano svolgere un ruolo importante, unitamente alla collaborazione con i partner dei paesi terzi, nel sorvegliare e affrontare gli effetti del cambiamento climatico a livello mondiale;

50.  sottolinea che l'UE dovrebbe intensificare i propri sforzi relativamente ai trasferimenti di tecnologia ai paesi meno sviluppati (PMS) rispettando nel contempo i diritti di proprietà intellettuale esistenti;

51.  chiede che sia pienamente riconosciuto e sostenuto il ruolo svolto dal Centro e dalla rete di tecnologie per il clima (CTCN) e dal Comitato esecutivo per le tecnologie nel promuovere lo sviluppo tecnologico ai fini della mitigazione del cambiamento climatico e dell'adattamento al medesimo;

52.  accoglie con favore gli sforzi compiuti in materia di cooperazione tra l'Unione europea e il dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti, in particolare in merito alla ricerca tecnologica riferita al cambiamento climatico; ritiene che nel campo della ricerca esista un grande potenziale per una maggiore cooperazione tra l'UE e le altre principali economie; sottolinea che i risultati della ricerca finanziata con fondi pubblici dovrebbero essere gratuitamente disponibili;

53.  segnala che nell'attuazione di misure di mitigazione dei cambiamenti climatici e adattamento ad essi andrebbe considerata la possibilità di utilizzare sistemi spaziali, segnatamente per monitorare e sorvegliare le emissioni di gas a effetto serra; sollecita la Commissione a dare un contributo attivo al sistema di monitoraggio globale delle emissioni di CO2 e CH4; invita la Commissione a promuovere gli sforzi in vista dell'elaborazione di un sistema dell'UE per la misurazione delle emissioni di gas a effetto serra in modo autonomo e indipendente, sfruttando e potenziando le missioni del programma Copernicus;

Finanziamenti per il clima: pietra miliare dell'accordo di Parigi

54.  ritiene che i mezzi di attuazione, fra cui i finanziamenti per il clima, il trasferimento di tecnologia e la creazione di capacità, svolgeranno un ruolo essenziale nel raggiungimento di un accordo alla conferenza di Parigi, ed esorta pertanto l'UE e altri paesi a preparare un "pacchetto finanziario" credibile, che copra sia il periodo pre-2020 sia quello post-2020, allo scopo di sostenere sforzi maggiori in materia di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, protezione delle foreste e adattamento agli effetti dei cambiamenti climatici; chiede che i finanziamenti per il clima siano inclusi nell'accordo in quanto elemento dinamico che rispecchia le realtà ambientali ed economiche in continuo mutamento e sostiene una maggiore ambizione in termini di contributo alla mitigazione e azioni di adattamento; invita pertanto tutte le parti in grado di contribuire ai finanziamenti per il clima a provvedere in tal senso;

55.  invita l'UE e i suoi Stati membri a concordare una tabella di marcia per incrementare i finanziamenti prevedibili, nuovi e aggiuntivi, in linea con gli impegni attuali, così da apportare il giusto contributo rispetto all'obiettivo complessivo di 100 miliardi di dollari statunitensi all'anno entro il 2020 da una serie di fonti pubbliche e private, nonché ad ovviare agli squilibri tra le risorse destinate alla mitigazione e all'adattamento; sollecita l'UE a incoraggiare tutti i paesi a corrispondere la giusta quota di finanziamenti per il clima; chiede un solido quadro di monitoraggio e rendicontabilità per garantire un controllo efficace sull'attuazione degli impegni e degli obiettivi in materia di finanziamenti per il clima; ricorda che all'aumento dei finanziamenti per il clima provenienti dagli stanziamenti destinati agli aiuti dovrebbe corrispondere un aumento degli stanziamenti complessivi destinati agli aiuti, come primo passo verso una piena addizionalità;

56.  chiede impegni concreti, da parte dell'UE e sul piano internazionale, per trovare fonti aggiuntive di finanziamenti per il clima, ad esempio accantonando alcune quote di emissione nell'ambito del sistema ETS dell'UE nel periodo 2021-2030 e destinando i profitti derivanti dalle misure dell'UE e internazionali sulle emissioni prodotte dai trasporti aerei e marittimi ai finanziamenti internazionali per il clima e al Fondo verde per il clima, compresi i progetti di innovazione tecnologica;

57.  chiede la fissazione su base ampia del prezzo del carbonio in quanto strumento globalmente applicabile per gestire le emissioni nonché l'assegnazione, agli investimenti legati al clima, dei profitti derivanti dallo scambio di emissioni e dalla fissazione del prezzo del carbonio per i combustibili utilizzati nei trasporti internazionali; chiede altresì che le sovvenzioni agricole siano in parte utilizzate per garantire gli investimenti a favore della produzione e dell'impiego delle energie rinnovabili nelle aziende agricole; evidenzia l'importanza di mobilitare i capitali del settore privato e di sbloccare i necessari investimenti a favore delle tecnologie a basse emissioni di carbonio; chiede un impegno ambizioso da parte dei governi e delle istituzioni finanziarie pubbliche e private, tra cui banche, fondi pensione e compagnie di assicurazione, per allineare le pratiche di prestito e di investimento all'obiettivo dell'aumento inferiore a 2 °C e per abbandonare gli investimenti a favore dei combustibili fossili, in particolare eliminando gradualmente i crediti all'esportazione per tali investimenti; sollecita garanzie pubbliche specifiche per gli investimenti verdi ed etichette e vantaggi fiscali per i fondi d'investimento verdi e per l'emissione di eco-obbligazioni;

58.  ritiene che il sistema finanziario dovrebbe integrare il rischio climatico nelle decisioni d'investimento; invita la Commissione, gli Stati membri e tutte le parti della UNFCCC a utilizzare tutte le leve disponibili per incoraggiare le istituzioni finanziarie a riorientare i loro investimenti sulla scala necessaria per finanziare un'effettiva transizione verso economie resilienti e a basse emissioni di carbonio;

59.  chiede che oltre all'impegno assunto nel 2009 dai paesi del G20 siano introdotte misure concrete, incluso un calendario, per eliminare progressivamente entro il 2020 tutte le sovvenzioni a favore dei combustibili fossili;

60.  incoraggia gli attori più progressisti ad assumere impegni volontari a favore della transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio, avvalendosi delle migliori pratiche già esistenti nel settore; auspica che in futuro tale mobilitazione sia estesa e che gli impegni siano più strutturati, in particolare mediante le piattaforme di registrazione integrate nella Convenzione sul clima;

61.  prende atto degli stretti legami fra la conferenza sul finanziamento dello sviluppo, il vertice delle Nazioni Unite sugli obiettivi di sviluppo sostenibile e la 21a conferenza delle parti dell'UNFCCC nel 2015; riconosce che le conseguenze del cambiamento climatico comprometteranno seriamente i tentativi di conseguire il quadro per lo sviluppo sostenibile previsto per il periodo post-2015, e che il quadro complessivo di finanziamento dello sviluppo dovrà essere allineato a un mondo resiliente per quanto riguarda il clima e a basse emissioni di carbonio, ed essere in grado di sostenerlo;

62.  incoraggia la promozione di iniziative private del settore finanziario, in particolare in occasione della riunione del G20 a novembre 2015, ma anche in generale nell'ambito dei numerosi eventi specifici in materia di finanziamenti previsti in preparazione della conferenza di Parigi del 2015;

Conseguire la resilienza ai cambiamenti climatici tramite l'adattamento

63.  sottolinea che gli interventi di adattamento sono una necessità ineluttabile per tutti i paesi che intendano minimizzare gli effetti negativi e sfruttare pienamente le opportunità di crescita resiliente ai cambiamenti climatici e di sviluppo sostenibile, e che essi devono svolgere un ruolo fondamentale nell'ambito del nuovo accordo; chiede di conseguenza che siano fissati obiettivi di lungo termine in materia di adattamento; sottolinea che agire adesso per ridurre le emissioni di gas a effetto serra risulterà meno oneroso per l'economia mondiale e le economie nazionali, e permetterebbe inoltre di ridurre il costo degli interventi di adattamento; riconosce che l'adattamento è necessario soprattutto nei paesi più vulnerabili a tali conseguenze, in particolare per garantire che la produzione alimentare e lo sviluppo economico possano essere perseguiti in modo resiliente ai cambiamenti climatici; richiede un sostegno attivo per l'elaborazione di piani di adattamento inclusivi nei paesi in via di sviluppo, tenendo conto delle pratiche degli attori locali e delle conoscenze dei popoli indigeni;

64.  riconosce che l'ambizione di mitigazione raggiunta tramite i contributi stabiliti a livello nazionale (Nationally Determined Contributions, NDC) esercita una forte influenza sugli sforzi di adattamento necessari; chiede che l'accordo di Parigi includa la fissazione di un obiettivo globale in materia di adattamento e finanziamento dell'adattamento come pure impegni a sviluppare ulteriori approcci per affrontare efficacemente perdite e danni;

65.  sottolinea la necessità di rafforzare il coordinamento e la gestione del rischio climatico a livello dell'UE e di definire una chiara strategia di adattamento dell'Unione; invita ad attuare strategie di adattamento regionali;

66.  ricorda che i paesi in via di sviluppo, in particolare i paesi meno sviluppati e i piccoli Stati insulari in via di sviluppo, hanno contribuito in minima parte ai cambiamenti climatici ma sono i più vulnerabili agli effetti avversi di tali cambiamenti e presentano la minore capacità di adattamento; chiede che il sostegno all'adattamento, le perdite e i danni costituiscano elementi fondamentali dell'accordo di Parigi e che i paesi in via di sviluppo ricevano un'assistenza concreta nella transizione verso energie sostenibili, rinnovabili e a basse emissioni di carbonio, per garantire che le necessità di adattamento di tali paesi siano soddisfatte, sia nel breve che nel lungo termine; invita a prendere in seria considerazione la questione dei rifugiati climatici e la sua portata, e osserva che tale questione è una conseguenza delle catastrofi climatiche provocate dal riscaldamento globale;

67.  sottolinea che il suddetto accordo deve essere flessibile per tenere conto delle circostanze nazionali, delle rispettive esigenze e capacità dei paesi in via di sviluppo e delle specificità di taluni paesi, in particolare i paesi meno sviluppati e i piccoli Stati insulari;

68.  invita le principali economie sviluppate ad avvalersi delle proprie infrastrutture avanzate per promuovere, potenziare e realizzare una crescita sostenibile, impegnandosi ad aiutare i paesi in via di sviluppo a rafforzare le proprie capacità, onde garantire che in futuro la crescita economica sia conseguita senza ulteriori costi per l'ambiente in tutte le parti del mondo;

69.  pone l'accento sull'importanza del ruolo che la comunità per lo sviluppo, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici (OCSE) e il Comitato per gli aiuti allo sviluppo (CAS) dell'OCSE dovrebbero svolgere, lavorando in stretta collaborazione con le parti interessate e le organizzazioni pertinenti, al fine di valutare e mitigare gli effetti più gravi dei cambiamenti climatici sulle persone, che si prevede saranno problematici anche mantenendo il livello del riscaldamento al di sotto dei 2 ºC;

70.  sostiene che la lotta efficace ai cambiamenti climatici deve essere una priorità strategica per l'UE e gli altri attori sulla scena internazionale, da cui la necessità di integrare l'azione per il clima in tutte le pertinenti politiche e di adoperarsi per garantire la coerenza delle politiche; ritiene importante che l'UE promuova percorsi di sviluppo a basse emissioni di carbonio in tutte le aree e i settori pertinenti e invita l'Unione a proporre modelli di produzione e consumo sostenibili che prevedano, tra gli altri elementi, indicazioni circa le modalità con cui l'UE intende ridurre i consumi e dissociare l'attività economica dal degrado ambientale;

71.  constata con preoccupazione che, tra il 2008 e il 2013, 166 milioni di persone hanno dovuto abbandonare le loro abitazioni a causa di alluvioni, tempeste di vento, terremoti o altre catastrofi; richiama in particolare l'attenzione sul fatto che gli sviluppi connessi al clima in alcune aree dell'Africa potrebbero contribuire a un inasprimento della crisi dei profughi nel Mediterraneo; deplora che lo status di "rifugiato climatico" non sia ancora riconosciuto, lasciando un vuoto giuridico di cui risentono le vittime che non possono beneficiare dello status di rifugiato;

72.  insiste sul fatto che i paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo dovrebbero compiere congiuntamente sforzi maggiori per contrastare i cambiamenti climatici globali tenendo conto del principio delle responsabilità comuni ma differenziate;

73.  sottolinea che, a norma dell'articolo 3, paragrafo 5, del trattato sull'Unione europea (TUE), l'obiettivo dell'UE nelle sue relazioni con il resto del mondo è di contribuire alla solidarietà e allo sviluppo sostenibile della Terra nonché alla rigorosa osservanza e allo sviluppo del diritto internazionale; osserva che, a norma dell'articolo 191, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), la politica dell'Unione in materia ambientale promuove sul piano internazionale misure destinate a combattere i cambiamenti climatici;

Potenziamento della diplomazia climatica

74.  sottolinea che la diplomazia climatica dovrebbe essere parte di un approccio globale all'azione esterna dell'UE, e in questo contesto pone l'accento sull'importanza che alla conferenza l'Unione europea svolga un ruolo centrale e ambizioso, parli "con una sola voce " e abbia un ruolo da mediatore, ricercando progressi per il conseguimento di un accordo internazionale e rimanendo unita a tale riguardo;

75.  invita gli Stati membri a coordinare le loro posizioni in questo ambito con quelle dell'UE; sottolinea che l'UE e gli Stati membri dispongono di un'enorme capacità in materia di politica estera e che devono assumere un ruolo di guida nell'ambito della diplomazia climatica e mobilitare tale rete per trovare una base comune sui temi principali che saranno discussi a Parigi, ossia la mitigazione, l'adattamento, il finanziamento, lo sviluppo e il trasferimento delle tecnologie, la trasparenza delle azioni e del sostegno e lo sviluppo delle capacità;

76.  accoglie con favore il piano d'azione dell'UE per la diplomazia climatica, approvato dal Consiglio "Affari esteri" il 19 gennaio 2015; si attende che la Commissione assuma un ruolo proattivo nei negoziati; invita la Commissione a dimostrare chiaramente che la sfida climatica rappresenta la sua principale priorità strategica nonché a organizzarsi in modo coerente con questa impostazione, a tutti i livelli e in tutti i settori di intervento;

77.  pone l'accento sul ruolo guida dell'UE nella politica climatica e rileva la necessità di un coordinamento tra gli Stati membri e della definizione di una posizione comune tra gli stessi; esorta la Commissione, gli Stati membri e il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) a portare avanti e a intensificare gli sforzi diplomatici in vista della conferenza e durante la stessa, allo scopo di ottenere una comprensione migliore delle posizioni dei loro partner e di incoraggiare le altre parti a prendere provvedimenti efficaci per rispettare l'obiettivo di un aumento della temperatura inferiore ai 2 °C e per giungere ad accordi e impegni, in particolare da parte degli Stati Uniti, volti a portare le emissioni più elevate al livello di quelle dei cittadini dell'Unione, che hanno già fatto numerosi sforzi per conciliare sviluppo economico e rispetto dell'ambiente e del clima; invita l'UE ad avvalersi della sua posizione per conseguire una cooperazione più stretta sulle questioni climatiche con i paesi vicini e i paesi candidati all'adesione;

78.  sottolinea che è necessario incrementare gli sforzi diplomatici prima e durante la conferenza soprattutto per arrivare a un terreno comune d'intesa sulla natura della diversificazione degli obblighi delle parti alla luce delle rispettive circostanze nazionali e sul ruolo dei danni e delle perdite nell'ambito dell'accordo;

79.  esorta il vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza a definire le priorità strategiche della politica climatica esterna nel quadro degli obiettivi generali di politica estera e ad assicurare che le delegazioni dell'UE si concentrino maggiormente sulle politiche climatiche e sul monitoraggio degli sforzi profusi dai paesi per mitigare i cambiamenti climatici o adattarvisi, nonché sul sostegno a favore dello sviluppo di capacità, e che dispongano delle risorse necessarie per svolgere azioni di monitoraggio del clima; invita l'UE a collaborare maggiormente sulle questioni climatiche con i paesi vicini e i paesi candidati, esortandoli ad allineare le loro politiche agli obiettivi dell'UE in materia di clima; invita gli Stati membri e il SEAE a istituire punti di contatto dedicati al cambiamento climatico nelle delegazioni dell'UE e nelle ambasciate degli Stati membri;

80.  invita la Commissione e gli Stati membri a garantire che nessuna delle misure adottate da una delle parti all'accordo di Parigi relative all'obiettivo di stabilizzare le concentrazioni di gas a effetto serra nell'atmosfera a un livello tale da escludere qualsiasi interferenza antropica pericolosa con il sistema climatico, o relative a qualsiasi principio o impegno di cui agli articoli 3 e 4 della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, sarà subordinata a nessun trattato esistente o futuro di una delle parti, nella misura in cui essa consente di comporre le controversie tra investitori e Stato;

81.  riconosce l'importanza di combattere i cambiamenti climatici e le minacce alla stabilità e alla sicurezza che ne potrebbero derivare, così come l'importanza della diplomazia climatica, in vista della conferenza di Parigi sul clima;

Il Parlamento europeo

82.  accoglie con favore la comunicazione della Commissione e gli obiettivi del contributo dell'UE alla conferenza sul clima COP 21 che si terrà a Parigi nel dicembre 2015;

83.  si impegna a sfruttare il suo ruolo sulla scena mondiale e la sua partecipazione a reti parlamentari internazionali per continuare a cercare di realizzare progressi verso la conclusione di un accordo internazionale sul clima ambizioso e giuridicamente vincolante a Parigi;

84.  evidenzia che le attività di lobbying prima e durante i negoziati COP 21 possono influire sui risultati dei negoziati; sottolinea pertanto che tali attività dovrebbero essere trasparenti, chiaramente indicate nell'ordine del giorno dell'UNFCCC della COP 21 e che la Conferenza dovrebbe consentire un accesso equo a tutte le parti interessate;

85.  reputa di dover essere parte integrante della delegazione dell'UE in quanto l'approvazione del Parlamento è necessaria per la conclusione di un accordo internazionale; si attende pertanto di poter partecipare alle riunioni di coordinamento dell'UE a Parigi;

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86.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e al Segretariato dell'UNFCCC, con richiesta di distribuirla a tutte le parti esterne all'UE.

(1) GU C 285 E del 21.10.2010, pag. 1.
(2) GU C 341 E del 16.12.2010, pag. 25.
(3) GU C 99 E del 3.4.2012, pag. 77.
(4) GU C 153 E del 31.5.2013, pag. 83.
(5) Testi approvati, P7_TA(2012)0452.
(6) Testi approvati, P7_TA(2013)0443.
(7) Testi approvati, P8_TA(2014)0063.
(8) GU L 8 del 13.1.2009, pag. 3.
(9) GU C 67 E del 18.3.2010, pag. 44.
(10) GU C 251 E del 31.8.2013, pag. 75.
(11) Testi approvati, P7_TA(2014)0094.
(12) Dati Eurostat sul settore dei beni e dei servizi ambientali citati nel Quadro per le politiche dell'energia e del clima per il periodo dal 2020 al 2030 (COM(2014)0015).

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