Indice 
Testi approvati
Martedì 27 ottobre 2015 - StrasburgoEdizione definitiva
Politica agricola comune: abrogazione di atti obsoleti ***I
 Accordo UE-Svizzera in materia di scambio automatico di informazioni finanziarie a fini fiscali *
 Tassazione dei redditi da risparmio sotto forma di pagamenti di interessi: abrogazione della direttiva sulla tassazione dei redditi da risparmio *
 Scambio automatizzato di dati dattiloscopici in Svezia *
 Scambio automatizzato di dati dattiloscopici in Belgio *
 Scambio automatizzato di dati dattiloscopici in Polonia *
 Pacchetti turistici e servizi turistici collegati ***II
 Mercato unico europeo delle comunicazioni elettroniche ***II
 Commercio di determinate merci che potrebbero essere utilizzate per la pena di morte, per la tortura o per altri trattamenti o pene ***I
 Scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale *
 Discarico 2013: impresa comune ARTEMIS
 Discarico 2013: Istituto europeo di innovazione e tecnologia (EIT)
 Discarico 2013: impresa comune ENIAC
 Discarico 2013: bilancio generale dell'UE – Consiglio europeo e Consiglio
 Crisi dell'Ebola: insegnamenti a lungo termine
 Misurazioni delle emissioni nel settore automobilistico

Politica agricola comune: abrogazione di atti obsoleti ***I
PDF 239kWORD 64k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 27 ottobre 2015 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che abroga la direttiva 76/621/CEE del Consiglio relativa alla fissazione del tenore massimo in acido erucico negli oli e nei grassi destinati tali e quali al consumo umano nonché negli alimenti con aggiunta di oli o grassi e il regolamento (CE) n. 320/2006 del Consiglio relativo a un regime temporaneo per la ristrutturazione dell'industria dello zucchero (COM(2015)0174 – C8-0101/2015 – 2015/0090(COD))
P8_TA(2015)0360A8-0255/2015

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2015)0174),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e gli articoli 42, primo comma, e 43, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0101/2015),

–  visto il parere della commissione giuridica sulla base giuridica proposta,

–  visti l'articolo 294, paragrafo 3, e l'articolo 114 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo dell'1 luglio 2015(1),

–  visto l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 7 settembre 2015, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti gli articoli 59 e 39 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale (A8-0255/2015),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 27 ottobre 2015 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2015/... del Parlamento europeo e del Consiglio che abroga la direttiva 76/621/CEE del Consiglio relativa alla fissazione del tenore massimo in acido erucico negli oli e nei grassi e il regolamento (CE) n. 320/2006 del Consiglio relativo a un regime temporaneo per la ristrutturazione dell'industria dello zucchero

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) 2015/2284)

(1) Non ancora pubblicato nella Gazzetta ufficiale.


Accordo UE-Svizzera in materia di scambio automatico di informazioni finanziarie a fini fiscali *
PDF 244kWORD 66k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 27 ottobre 2015 sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione europea, del protocollo di modifica dell'accordo tra la Comunità europea e la Confederazione svizzera che stabilisce misure equivalenti a quelle definite nella direttiva 2003/48/CE del Consiglio in materia di tassazione dei redditi da risparmio sotto forma di pagamenti di interessi (08266/1/2015 – C8-0169/2015 – 2015/0076(NLE))
P8_TA(2015)0361A8-0271/2015

(Consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (08266/1/2015),

–  visto il progetto di protocollo di emendamento all'accordo tra la Comunità europea e la Confederazione svizzera che stabilisce misure equivalenti a quelle definite nella direttiva 2003/48/CE del Consiglio in materia di tassazione dei redditi da risparmio sotto forma di pagamenti di interessi (08297/2015),

–  visti l'articolo 115 e l'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera b), e paragrafo 8, secondo comma, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali è stato consultato dal Consiglio (C8-0169/2015),

–  visti l'articolo 59 e l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari (A8-0271/2015),

1.  approva la proposta di decisione del Consiglio quale emendata e approva la conclusione del protocollo di emendamento all'accordo;

2.  si rammarica dell'impossibilità di apportare miglioramenti, in particolare per quanto concerne le informazioni fornite e gli scambi di informazioni automatici, vincolanti e di natura illimitata;

3.  invita la Commissione a tenere il Parlamento europeo al corrente in merito a eventuali modifiche o nuovi sviluppi nelle fasi finali della conclusione del presente protocollo di emendamento all'accordo;

4.  ricorda al Consiglio l'obbligo di consultare nuovamente il Parlamento qualora dovesse modificare la sua proposta di decisione;

5.  sottolinea l'importanza di intervenire in modo efficace contro la frode e l'elusione fiscale e in particolare contro l'evasione fiscale e l'elusione fiscale da parte di persone fisiche e giuridiche situate nell'Unione con il coinvolgimento di enti finanziari stabiliti in paesi terzi;

6.  invita la Commissione a valutare, diciotto mesi dopo la data di entrata in vigore del presente protocollo di emendamento all'accordo , l'attuazione dell'accordoe il suo esito e a presentare una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio, corredata, se del caso, di proposte di revisione;

7.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e della Confederazione svizzera.

Progetto di decisione   Emendamento
Emendamento 1
Progetto di decisione
Articolo 2 – paragrafo 1
1.   Il presidente del Consiglio procede, a nome dell'Unione, alla notifica di cui all'articolo 2, paragrafo 1, del protocollo di modifica4.
1.   Il presidente del Consiglio procede, a nome dell'Unione, alla notifica di cui all'articolo 2, paragrafo 1, e all'articolo 4 del protocollo di modifica4 onde garantire che siano rispettate le norme sullo scambio automatico di informazioni in merito ai conti oggetto di comunicazione e sia messa in atto la collaborazione in materia di conformità ed esecuzione.
__________________
__________________
4 La data di entrata in vigore del protocollo di modifica sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea a cura del segretariato generale del Consiglio.
4 La data di entrata in vigore del protocollo di modifica sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea a cura del segretariato generale del Consiglio.
Emendamento 2
Progetto di decisione
Articolo 2 – paragrafo 2
2.  La Commissione informa la Confederazione Svizzera delle notifiche effettuate a norma dell'articolo 1, paragrafo 1, lettera d), dell'accordo tra l'Unione europea e la Confederazione Svizzera sullo scambio automatico di informazioni finanziarie per migliorare l'adempimento fiscale internazionale di cui al protocollo di modifica.
2.  La Commissione informa la Confederazione Svizzera delle notifiche effettuate a norma dell'articolo 1, paragrafo 1, lettera d), dell'accordo tra l'Unione europea e la Confederazione Svizzera sullo scambio automatico di informazioni finanziarie per migliorare l'adempimento fiscale internazionale facendo seguito al protocollo di modifica.

Tassazione dei redditi da risparmio sotto forma di pagamenti di interessi: abrogazione della direttiva sulla tassazione dei redditi da risparmio *
PDF 246kWORD 68k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 27 ottobre 2015 sulla proposta di direttiva del Consiglio che abroga la direttiva 2003/48/CE del Consiglio (COM(2015)0129 – C8-0086/2015 – 2015/0065(CNS))
P8_TA(2015)0362A8-0299/2015

(Procedura legislativa speciale – consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Consiglio (COM(2015)0129),

–  visto l'articolo 115 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C8-0086/2015),

–  visti l'articolo 59 e l'articolo 50, paragrafo 2, del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari (A8-0299/2015),

1.  approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.  invita la Commissione a modificare di conseguenza la sua proposta, in conformità dell'articolo 293, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

3.  invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

4.  chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente la proposta della Commissione;

5.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Testo della Commissione   Emendamento
Emendamento 1
Proposta di direttiva
Considerando 5
(5)   La direttiva 2014/107/UE, il cui campo di applicazione è generalmente più ampio di quello della direttiva 2003/48/CE, dispone che, in caso di sovrapposizione, prevale la direttiva 2014/107/UE. In alcuni casi continuerebbe invece ad applicarsi unicamente la direttiva 2003/48/CE. Tali casi residui sono il risultato di lievi differenze di approccio tra le due direttive e di varie esenzioni specifiche. Nei pochi casi in cui il campo di applicazione della direttiva 2003/48/CE esula da quello della direttiva 2014/107/UE continuerebbero ad applicarsi le pertinenti disposizioni della direttiva 2003/48/CE e coesisterebbero pertanto due standard di comunicazione all'interno dell'Unione. I modesti vantaggi che comporterebbe il fatto di mantenere tale duplice standard non sarebbero commisurati ai costi che ne deriverebbero.
(5)   La direttiva 2014/107/UE, il cui campo di applicazione è generalmente più ampio di quello della direttiva 2003/48/CE, dispone che, in caso di sovrapposizione, prevale la direttiva 2014/107/UE. In alcuni casi continuerebbe invece ad applicarsi unicamente la direttiva 2003/48/CE. Tali casi residui sono il risultato di lievi differenze di approccio tra le due direttive e di varie esenzioni specifiche. Nei pochi casi in cui il campo di applicazione della direttiva 2003/48/CE esula da quello della direttiva 2014/107/UE continuerebbero ad applicarsi le pertinenti disposizioni della direttiva 2003/48/CE e coesisterebbero pertanto due standard di comunicazione all'interno dell'Unione. Benché non sia stata effettuata una specifica analisi costi-benefici del sistema di duplice comunicazione, neppure per un periodo di transizione temporaneo tra i due standard, si può ragionevolmente supporre che i modesti vantaggi che comporterebbe il fatto di mantenere tale duplice standard non sarebbero commisurati ai costi che ne deriverebbero.
Emendamento 2
Proposta di direttiva
Considerando 11 bis (nuovo)
(11 bis)  Le disposizioni equivalenti a quelle della direttiva 2003/48/CE sono attualmente applicate tramite accordi bilaterali distinti tra l'Unione e cinque paesi europei che non sono Stati membri dell'Unione (la Confederazione svizzera, il Principato del Liechtenstein, la Repubblica di San Marino, il Principato di Monaco e il Principato di Andorra) nonché tra ciascuno degli Stati membri e dodici territori dipendenti o associati (Isole Normanne, Isola di Man e i territori dipendenti o associati dei Caraibi). È importante che tutti i predetti accordi bilaterali siano adeguati al nuovo standard globale dell'OCSE e alla direttiva 2014/107/UE. È inoltre essenziale che non si creino lacune o altre carenze al momento del passaggio dallo standard in vigore a quello nuovo. Pur disponendo di un preciso mandato per negoziare le modifiche agli accordi con i cinque paesi europei che non sono Stati membri dell'Unione, la Commissione dovrebbe altresì assumere, nell'ambito delle sue competenze, un ruolo attivo per agevolare e promuovere la revisione degli accordi tra gli Stati membri e i dodici territori dipendenti o associati. A fini di facilità ed efficacia, la Commissione dovrebbe, se del caso e previo esplicito consenso degli Stati membri, farsi carico dei negoziati.
Emendamento 3
Proposta di direttiva
Articolo 1 – paragrafo 3 bis (nuovo)
3 bis.  La Commissione, entro il 1º luglio 2016, presenta una relazione al Consiglio e al Parlamento europeo sul passaggio dallo standard di comunicazione applicato a norma della direttiva 2003/48/CE al nuovo standard di comunicazione previsto dalla direttiva 2014/107/UE. La relazione contempla, tra l'altro, gli eventuali rischi di insorgenza di lacune o altre carenze nella comunicazione che possano agevolare la frode e l'evasione fiscali transfrontaliere. La relazione contempla altresì la procedura correlata di revisione degli accordi bilaterali distinti tra l'Unione europea e cinque paesi europei che non sono Stati membri dell'Unione (la Confederazione svizzera, il Principato del Liechtenstein, la Repubblica di San Marino, il Principato di Monaco e il Principato di Andorra) nonché tra ciascuno degli Stati membri e dodici territori dipendenti o associati (Isole Normanne, Isola di Man e i territori dipendenti o associati dei Caraibi). La Commissione, entro il 1º ottobre 2017, presenta una relazione di controllo al fine di monitorare attentamente la situazione. Le relazioni sono corredate, se del caso, di proposte legislative.

Scambio automatizzato di dati dattiloscopici in Svezia *
PDF 235kWORD 60k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 27 ottobre 2015 sul progetto di decisione di esecuzione del Consiglio relativa all'avvio in Svezia dello scambio automatizzato di dati dattiloscopici (10027/2015 – C8-0197/2015 – 2015/0804(CNS))
P8_TA(2015)0363A8-0304/2015

(Consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto del Consiglio (10027/2015),

–  visti l'articolo 39, paragrafo 1, del trattato sull'Unione europea, come modificato dal trattato di Amsterdam, e l'articolo 9 del protocollo (n. 36) sulle disposizioni transitorie, a norma dei quali è stato consultato dal Consiglio (C8-0197/2015),

–  vista la decisione 2008/615/GAI del Consiglio, del 23 giugno 2008, sul potenziamento della cooperazione transfrontaliera, soprattutto nella lotta al terrorismo e alla criminalità transfrontaliera(1), in particolare l'articolo 33,

–  vista la propria risoluzione del 10 ottobre 2013 sul rafforzamento della cooperazione transfrontaliera in materia di applicazione della legge nell'UE: attuazione della "decisione di Prüm" e modello europeo di scambio di informazioni (EIXM)(2),

–  vista la propria risoluzione del 9 luglio 2015 sull'agenda europea in materia di sicurezza(3),

–  visto l'articolo 59 del proprio regolamento,

–  vista la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0304/2015),

1.  approva il progetto del Consiglio;

2.  invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

3.  chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente il testo approvato dal Parlamento;

4.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

(1)GU L 210 del 6.8.2008, pag. 1.
(2)Testi approvati, P7_TA(2013)0419.
(3)Testi approvati, P8_TA(2015)0269.


Scambio automatizzato di dati dattiloscopici in Belgio *
PDF 235kWORD 60k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 27 ottobre 2015 sul progetto di decisione di esecuzione del Consiglio relativa all'avvio in Belgio dello scambio automatizzato di dati dattiloscopici (10029/2015 – C8-0196/2015 – 2015/0805(CNS))
P8_TA(2015)0364A8-0303/2015

(Consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto del Consiglio (10029/2015),

–  visti l'articolo 39, paragrafo 1, del trattato sull'Unione europea, come modificato dal trattato di Amsterdam, e l'articolo 9 del protocollo (n. 36) sulle disposizioni transitorie, a norma dei quali è stato consultato dal Consiglio (C8-0196/2015),

–  vista la decisione 2008/615/GAI del Consiglio, del 23 giugno 2008, sul potenziamento della cooperazione transfrontaliera, soprattutto nella lotta al terrorismo e alla criminalità transfrontaliera(1), in particolare l'articolo 33,

–  vista la propria risoluzione del 10 ottobre 2013 sul rafforzamento della cooperazione transfrontaliera in materia di applicazione della legge nell'UE: attuazione della "decisione di Prüm" e modello europeo di scambio di informazioni (EIXM)(2),

–  vista la propria risoluzione del 9 luglio 2015 sull'agenda europea in materia di sicurezza(3),

–  visto l'articolo 59 del proprio regolamento,

–  vista la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0303/2015),

1.  approva il progetto del Consiglio;

2.  invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

3.  chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente il testo approvato dal Parlamento;

4.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

(1)GU L 210 del 6.8.2008, pag. 1.
(2)Testi approvati, P7_TA(2013)0419.
(3)Testi approvati, P8_TA(2015)0269.


Scambio automatizzato di dati dattiloscopici in Polonia *
PDF 234kWORD 60k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 27 ottobre 2015 sul progetto di decisione di esecuzione del Consiglio relativa all'avvio in Polonia dello scambio automatizzato di dati dattiloscopici (09989/2015 – C8-0195/2015 – 2015/0806(CNS))
P8_TA(2015)0365A8-0302/2015

(Consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto del Consiglio (09989/2015),

–  visti l'articolo 39, paragrafo 1, del trattato sull'Unione europea, come modificato dal trattato di Amsterdam, e l'articolo 9 del protocollo (n. 36) sulle disposizioni transitorie, a norma dei quali è stato consultato dal Consiglio (C8-0195/2015),

–  vista la decisione 2008/615/GAI del Consiglio, del 23 giugno 2008, sul potenziamento della cooperazione transfrontaliera, soprattutto nella lotta al terrorismo e alla criminalità transfrontaliera(1), in particolare l'articolo 33,

–  vista la propria risoluzione del 10 ottobre 2013 sul rafforzamento della cooperazione transfrontaliera in materia di applicazione della legge nell'UE: attuazione della "decisione di Prüm" e modello europeo di scambio di informazioni (EIXM)(2),

–  vista la propria risoluzione del 9 luglio 2015 sull'agenda europea in materia di sicurezza(3),

–  visto l'articolo 59 del proprio regolamento,

–  vista la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0302/2015),

1.  approva il progetto del Consiglio;

2.  invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

3.  chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente il testo approvato dal Parlamento;

4.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

(1)GU L 210 del 6.8.2008, pag. 1.
(2)Testi approvati, P7_TA(2013)0419.
(3)Testi approvati, P8_TA(2015)0269.


Pacchetti turistici e servizi turistici collegati ***II
PDF 242kWORD 61k
Risoluzione
Allegato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 27 ottobre 2015 relativa alla posizione del Consiglio in prima lettura in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai pacchetti turistici e ai servizi turistici collegati, che modifica il regolamento (CE) n. 2006/2004 e la direttiva 2011/83/UE del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga la direttiva 90/314/CEE del Consiglio (09173/3/2015 – C8-0281/2015 – 2013/0246(COD))
P8_TA(2015)0366A8-0297/2015

(Procedura legislativa ordinaria: seconda lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la posizione del Consiglio in prima lettura (09173/3/2015 – C8-0281/2015),

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo dell'11 dicembre 2013(1),

–  vista la sua posizione in prima lettura(2) sulla proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2013)0512),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 7, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 76 del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione per la seconda lettura della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (A8-0297/2015),

1.  approva la posizione del Consiglio in prima lettura;

2.  prende atto della dichiarazione della Commissione allegata alla presente risoluzione;

3.  constata che l'atto è adottato in conformità della posizione del Consiglio;

4.  incarica il suo Presidente di firmare l'atto, congiuntamente al Presidente del Consiglio, a norma dell'articolo 297, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

5.  incarica il suo Segretario generale di firmare l'atto, previa verifica che tutte le procedure siano state debitamente espletate, e di procedere, d'intesa con il Segretario generale del Consiglio, a pubblicarlo nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

6.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

ALLEGATO ALLA RISOLUZIONE LEGISLATIVA

Dichiarazione della Commissione

In fase di revisione del documento di lavoro dei servizi della Commissione, del 3 dicembre 2009, intitolato "Orientamenti per l'attuazione/applicazione della direttiva 2005/29/CE sulle pratiche commerciali sleali", la Commissione affronterà anche la questione delle pratiche commerciali tramite le quali i fornitori di servizi turistici che operano online offrono servizi aggiuntivi in modo nascosto, oscuro o ambiguo, celando ad esempio l'opzione di non prenotare eventuali servizi aggiuntivi. La Commissione informerà il Parlamento su come il suo parere sia stato tenuto in conto in sede di adozione degli orientamenti rivisti.

(1) GU C 170 del 5.6.2014, pag. 73.
(2) Testi approvati del 12.3.2014, P7_TA(2014)0222.


Mercato unico europeo delle comunicazioni elettroniche ***II
PDF 238kWORD 61k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 27 ottobre 2015 relativa alla posizione del Consiglio in prima lettura in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce misure riguardanti l'accesso a un'internet aperta e che modifica la direttiva 2002/22/CE relativa al servizio universale e ai diritti degli utenti in materia di reti e di servizi di comunicazione elettronica e il regolamento (UE) n. 531/2012 relativo al roaming sulle reti pubbliche di comunicazioni mobili all'interno dell'Unione (10788/2/2015 – C8-0294/2015 – 2013/0309(COD))
P8_TA(2015)0367A8-0300/2015

(Procedura legislativa ordinaria: seconda lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la posizione del Consiglio in prima lettura (10788/2/2015 – C8-0294/2015),

–  visti i pareri motivati inviati dal Parlamento irlandese, dal Parlamento maltese, dal Consiglio federale austriaco e dal Parlamento svedese, nel quadro del protocollo n. 2 sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, in cui si dichiara la mancata conformità del progetto di atto legislativo al principio di sussidiarietà,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 21 gennaio 2014(1),

–  visto il parere del Comitato delle regioni del 31 gennaio 2014(2),

–  vista la sua posizione in prima lettura(3) sulla proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2013)0627),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 7, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 76 del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione per la seconda lettura della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia (A8-0300/2015),

1.  approva la posizione del Consiglio in prima lettura;

2.  constata che l'atto è adottato in conformità della posizione del Consiglio;

3.  incarica il suo Presidente di firmare l'atto, congiuntamente al Presidente del Consiglio, a norma dell'articolo 297, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

4.  incarica il suo Segretario generale di firmare l'atto, previa verifica che tutte le procedure siano state debitamente espletate, e di procedere, d'intesa con il Segretario generale del Consiglio, a pubblicarlo nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

5.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

(1) GU C 177 dell'11.6.2014, pag. 64.
(2) GU C 126 del 26.4.2014, pag. 53.
(3) Testi approvati del 3.4.2014, P7_TA(2014)0281.


Commercio di determinate merci che potrebbero essere utilizzate per la pena di morte, per la tortura o per altri trattamenti o pene ***I
PDF 455kWORD 182k
Emendamenti del Parlamento europeo approvati il 27 ottobre 2015 alla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 1236/2005 del Consiglio relativo al commercio di determinate merci che potrebbero essere utilizzate per la pena di morte, per la tortura o per altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti (COM(2014)0001 – C7-0014/2014 – 2014/0005(COD))(1)
P8_TA(2015)0368A8-0267/2015

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Testo della Commissione   Emendamento
Emendamento 1
Proposta di regolamento
Considerando 8
(8)  Il rilascio di un'autorizzazione generale è inoltre opportuno nei casi in cui un produttore esporta prodotti medicinali controllati in forza del regolamento (CE) n. 1236/2005 verso un distributore in un paese che non ha abolito la pena di morte, a condizione che l'esportatore e il distributore abbiano concluso un accordo giuridicamente vincolante in forza del quale il distributore è tenuto a applicare una serie di misure adeguate atte a garantire che i prodotti medicinali non vengano utilizzati per la pena di morte.
(8)  Il rilascio di un'autorizzazione generale è inoltre opportuno nei casi in cui un produttore esporta prodotti medicinali controllati in forza del regolamento (CE) n. 1236/2005 verso un distributore in un paese che non ha abolito la pena di morte, a condizione che l'esportatore e il distributore abbiano concluso un accordo giuridicamente vincolante in forza del quale il distributore è tenuto a applicare una serie di misure adeguate atte a garantire che i prodotti medicinali non vengano utilizzati per la pena di morte, per la tortura o per altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti.
Emendamento 2
Proposta di regolamento
Considerando 12
(12)  È necessario vietare agli intermediari dell'Unione la fornitura di servizi di intermediazione riguardanti le merci la cui esportazione e importazione sono vietate in quanto merci praticamente utilizzabili solo per la pena di morte, per la tortura o per altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti. Il divieto di fornire questi servizi serve a tutelare la morale pubblica.
(12)  È necessario vietare agli intermediari dell'Unione la fornitura di servizi di intermediazione riguardanti le merci la cui esportazione e importazione sono vietate in quanto merci praticamente utilizzabili solo per la pena di morte, per la tortura o per altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti. Il divieto di fornire questi servizi serve a tutelare la morale pubblica e a rispettare i principi di dignità umana che sono alla base dei valori europei, così come sanciti dal trattato sull'Unione europea e dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.
Emendamento 3
Proposta di regolamento
Considerando 19 bis (nuovo)
(19 bis)  È opportuno introdurre una clausola mirata relativa all'uso finale affinché gli Stati membri sospendano o vietino il trasferimento di merci legate alla sicurezza non elencate agli allegati II e III, che sono chiaramente utilizzabili nella pratica solo ai fini della pena di morte, della tortura o di altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti, ovvero qualora sussistano ragionevoli motivi di ritenere che il trasferimento di tali merci servirebbe ad agevolare o eseguire la pena di morte o infliggere la tortura o altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti. Le competenze attribuite a norma della clausola mirata relativa all'uso finale non dovrebbero estendersi ai medicinali che potrebbero essere utilizzati per la pena di morte,
Emendamento 4
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 2 – lettera a bis (nuova)
Regolamento (CE) n. 1236/2005
Articolo 2 – lettera f
a bis)  la lettera f) è sostituita dalla seguente:
f)  "assistenza tecnica": qualsiasi ausilio tecnico connesso a riparazione, sviluppo, fabbricazione, prova, manutenzione, assemblaggio o qualsiasi altro servizio tecnico e che può assumere tra l'altro le seguenti forme: istruzione, pareri, formazione, trasmissione di conoscenze operative o di competenze o servizi di consulenza. L'assistenza tecnica comprende le forme verbali di assistenza e l'assistenza prestata con mezzi elettronici;
"f) "assistenza tecnica": qualsiasi ausilio tecnico connesso a riparazione, sviluppo, fabbricazione, prova, manutenzione, assemblaggio, utilizzo, pratiche o qualsiasi altro servizio tecnico e che può assumere tra l'altro le seguenti forme: istruzione, pareri, formazione, trasmissione di conoscenze operative o di competenze o servizi di consulenza. L'assistenza tecnica comprende le forme verbali di assistenza e l'assistenza prestata con mezzi elettronici";
Emendamento 5
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 2 – lettera c
Regolamento (CE) n. 1236/2005
Articolo 2 – lettera k – comma 2
Ai fini del presente regolamento, la sola fornitura di servizi ausiliari è esclusa da questa definizione. Per servizi ausiliari si intendono il trasporto, i servizi finanziari, l'assicurazione o riassicurazione, o la pubblicità generica o promozione;
Ai fini del presente regolamento, la fornitura di servizi ausiliari è inclusa in questa definizione. Per servizi ausiliari si intendono il trasporto, i servizi finanziari, l'assicurazione o riassicurazione, o la pubblicità generica o promozione, anche tramite internet;
Emendamento 6
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 2 – lettera c
Regolamento (CE) n. 1236/2005
Articolo 2 – lettera l
l)  "intermediario": qualunque persona fisica o giuridica o consorzio residente o stabilito in uno Stato membro dell'Unione che presti i servizi definiti alla lettera k) dall'Unione verso il territorio di un paese terzo;
l)  "intermediario": qualunque persona fisica o giuridica o consorzio residente o stabilito in uno Stato membro dell'Unione, o cittadino di uno Stato membro dell'Unione, o una controllata di una persona giuridica o di un consorzio, che presti i servizi definiti alla lettera k);
Emendamento 7
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 2 – lettera c
Regolamento (CE) n. 1236/2005
Articolo 2 – lettera m
m)  "fornitore di assistenza tecnica": qualunque persona fisica o giuridica o consorzio residente o stabilito in uno Stato membro dell'Unione che fornisca assistenza tecnica come definita alla lettera f) dall'Unione verso il territorio di un paese terzo;
m)  "fornitore di assistenza tecnica": qualunque persona fisica o giuridica o consorzio residente o stabilito in uno Stato membro dell'Unione che fornisca assistenza tecnica come definita alla lettera f);
Emendamento 8
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 2 – lettera c
Regolamento (CE) n. 1236/2005
Articolo 2 – lettera n
n)  "esportatore": qualsiasi persona fisica o giuridica o consorzio per conto del quale è resa una dichiarazione di esportazione, vale a dire la persona che sia titolare di un contratto concluso con il destinatario nel paese terzo e abbia la facoltà di decidere l'invio di prodotti al di fuori del territorio doganale dell'Unione al momento dell'accettazione della dichiarazione. Qualora non sia stato concluso alcun contratto o il titolare del contratto non agisca per proprio conto, l'esportatore è la persona che ha la facoltà di decidere l'invio delle merci al di fuori del territorio doganale dell'Unione. Qualora, ai sensi del contratto in base al quale è effettuata l'esportazione, risulti essere titolare del diritto di disporre delle merci una persona non stabilita nell'Unione, la qualità di esportatore è assunta dal contraente stabilito nell'Unione;
n)  "esportatore": qualsiasi persona fisica o giuridica o consorzio per conto del quale è resa una dichiarazione di esportazione, vale a dire la persona che sia titolare di un contratto concluso con il destinatario nel paese terzo e abbia la facoltà di decidere l'invio di prodotti al di fuori del territorio doganale dell'Unione al momento dell'accettazione della dichiarazione. Qualora non sia stato concluso alcun contratto o il titolare del contratto non agisca per proprio conto, l'esportatore è la persona che ha la facoltà di decidere l'invio delle merci al di fuori del territorio doganale dell'Unione. Qualora, ai sensi del contratto in base al quale è effettuata l'esportazione, risulti essere titolare del diritto di disporre delle merci una persona non stabilita nell'Unione, la qualità di esportatore è assunta dal contraente residente o stabilito nell'Unione;
Emendamento 9
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 2 – lettera c
Regolamento (CE) n. 1236/2005
Articolo 2 – lettera r bis (nuova)
r bis)  "transito": il trasporto di merci non unionali, elencate negli allegati, che entrano nel territorio doganale dell'Unione e lo attraversano per raggiungere una destinazione al di fuori dell'Unione.
Emendamento 10
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 3 bis (nuovo)
Regolamento (CE) n. 1236/2005
Articolo 4 bis (nuovo)
3 bis)  è inserito l'articolo seguente:
"Articolo 4 bis
Divieto di transito
1.  È vietato il transito delle merci elencate nell'allegato II, indipendentemente dalla loro origine.
2.  In deroga al paragrafo 1, l'autorità competente può autorizzare il transito delle merci elencate nell'allegato II, purché si dimostri che il paese nel quale le merci saranno esportate le utilizzerà esclusivamente per l'esposizione al pubblico in un museo in considerazione del loro valore storico."
Emendamento 11
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 3 ter (nuovo)
Regolamento (CE) n. 1236/2005
Articolo 4 ter (nuovo)
3 ter)  è inserito l'articolo seguente:
"Articolo 4 ter
Divieto di commercializzazione e promozione
Sono vietate le attività di commercializzazione e promozione online e offline all'interno dell'Unione, da parte di persone fisiche, giuridiche o consorzi, ai fini del trasferimento delle merci elencate all'allegato II."
Emendamento 12
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 5
Regolamento (CE) n. 1236/2005
Articolo 6 – paragrafo 1
1.  Le decisioni riguardanti le richieste di autorizzazioni di esportazione delle merci elencate all'allegato III bis sono prese caso per caso dalle autorità competenti soppesando tutte le considerazioni pertinenti, in particolare se una richiesta relativa a un'esportazione sostanzialmente identica è stata respinta da un altro Stato membro nei tre anni precedenti, come anche le considerazioni circa l'uso finale previsto e il rischio di sviamento.
"1. Le decisioni riguardanti le richieste di autorizzazioni di esportazione delle merci elencate negli allegati III e III bis sono prese caso per caso dalle autorità competenti soppesando tutte le considerazioni pertinenti, in particolare se una richiesta relativa a un'esportazione sostanzialmente identica è stata respinta da un altro Stato membro nei tre anni precedenti, come anche le considerazioni circa l'uso finale previsto e il rischio di sviamento."
Emendamento 13
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 5 bis (nuovo)
Regolamento (CE) n. 1236/2005
Articolo 6 – paragrafo 1 bis (nuovo)
5 bis)  all'articolo 6 è inserito il paragrafo seguente:
"1 bis. Tenendo conto di tutte le prove pertinenti e di concerto con gli Stati membri, l'autorità competente assicura che tutte le imprese che commercializzano materiale di sicurezza, nonché quelle che organizzano fiere e altri eventi per la commercializzazione di detto materiale, siano messe al corrente del fatto che esso potrebbe essere utilizzato a fini di tortura e altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti, che potrebbe esserne vietata la commercializzazione e che le autorizzazioni a esso relative potrebbero essere ritirate.".
Emendamento 14
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 5 ter (nuovo)
Regolamento (CE) n. 1236/2005
Articolo 6 – paragrafo 2
5 ter)  all'articolo 6, il paragrafo 2 è sostituito dal seguente:
2.  L'autorità competente non rilascia alcuna autorizzazione se vi sono fondati motivi per ritenere che le merci elencate nell'allegato III potrebbero essere utilizzate da un'autorità incaricata dell'applicazione della legge o da qualunque altra persona fisica o giuridica in un paese terzo per la tortura o per altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti, comprese pene corporali giudiziarie.
"2. L'autorità competente non rilascia alcuna autorizzazione se vi sono fondati motivi per ritenere che le merci elencate negli allegati III e III bis potrebbero essere utilizzate da un'autorità incaricata dell'applicazione della legge o da qualunque altra persona fisica o giuridica in un paese terzo per la tortura o per altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti, comprese pene corporali giudiziarie.
L'autorità competente tiene conto:
L'autorità competente tiene conto:
–  delle sentenze disponibili emesse da tribunali internazionali,
–  delle sentenze disponibili emesse da tribunali internazionali,
–  dei risultati degli accertamenti compiuti dagli organi competenti dell'ONU, del Consiglio d'Europa e dell'UE, nonché delle relazioni del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti del Consiglio d'Europa e del relatore speciale dell'ONU sulla tortura e altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti.
–  dei risultati degli accertamenti compiuti dagli organi competenti dell'ONU, del Consiglio d'Europa e dell'UE, nonché delle relazioni del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti del Consiglio d'Europa e del relatore speciale dell'ONU sulla tortura e altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti.
Possono essere prese in considerazione altre informazioni pertinenti, tra cui sentenze disponibili emesse da tribunali nazionali, relazioni o altre informazioni predisposte da organizzazioni della società civile e informazioni sulle restrizioni applicate dal paese di destinazione alle esportazioni delle merci elencate negli allegati II e III."
Possono essere prese in considerazione altre informazioni pertinenti, tra cui sentenze disponibili emesse da tribunali nazionali, relazioni o altre informazioni predisposte da organizzazioni della società civile e informazioni sulle restrizioni applicate dal paese di destinazione alle esportazioni delle merci elencate negli allegati II, III e III bis.".
Emendamento 15
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 5 quater (nuovo)
Regolamento (CE) n. 1236/2005
Articolo 6 bis (nuovo)
5 quater)  è inserito l'articolo seguente:
"Articolo 6 bis
Obbligo di autorizzazione di transito
1.  Il transito delle merci elencate negli allegati III o III bis è subordinato a un'autorizzazione qualora l'operatore economico sia stato informato dalle autorità competenti dello Stato membro in cui avviene il transito che una parte o la totalità delle merci in questione è o può essere finalizzata alla pena di morte, alla tortura o ad altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti.
2.  Qualora un operatore economico sia a conoscenza del fatto che una parte o la totalità delle merci in transito elencate agli allegati III o III bis è finalizzata alla pena di morte, alla tortura o ad altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti, ne informa le autorità competenti, le quali decidono in merito all'opportunità o meno di rendere il transito in questione soggetto ad autorizzazione.
3.  Uno Stato membro che, ai sensi dei paragrafi 1 e 2, subordini all'obbligo di autorizzazione il transito di merce non elencata agli allegati III o III bis, ne informa gli altri Stati membri e la Commissione."
Emendamento 16
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 6
Regolamento (CE) n. 1236/2005
Articolo 7 bis – paragrafo 1
1.  È fatto divieto a un intermediario di fornire a qualsiasi persona, entità o organismo in un paese terzo servizi di intermediazione riguardanti le merci elencate all'allegato III, indipendentemente dalla loro origine, qualora sia a conoscenza o abbia motivo di sospettare che una parte qualsiasi di una spedizione di tali merci è o può essere destinata a un uso finalizzato alla tortura o a altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti in un paese che non appartiene al territorio doganale dell'Unione.
1.  È fatto divieto a un intermediario di fornire a qualsiasi persona, entità o organismo in un paese terzo servizi di intermediazione riguardanti le merci elencate agli allegati III e III bis, indipendentemente dalla loro origine, qualora sia a conoscenza o abbia motivo di sospettare che una parte qualsiasi di una spedizione di tali merci è o può essere destinata a un uso finalizzato alla tortura o a altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti in un paese che non appartiene al territorio doganale dell'Unione.
Emendamento 17
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 6
Regolamento (CE) n. 1236/2005
Articolo 7 bis – paragrafo 2
2.  È fatto divieto a un fornitore di assistenza tecnica di fornire a qualsiasi persona, entità o organismo in un paese terzo servizi di assistenza tecnica riguardanti le merci elencate all'allegato III, indipendentemente dalla loro origine, qualora sia a conoscenza o abbia motivo di sospettare che una parte o la totalità delle merci interessate è o può essere destinata a un uso finalizzato alla tortura o a altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti in un paese che non appartiene al territorio doganale dell'Unione."
2.  È fatto divieto a un fornitore di assistenza tecnica di fornire a qualsiasi persona, entità o organismo in un paese terzo servizi di assistenza tecnica riguardanti le merci elencate agli allegati III e III bis, indipendentemente dalla loro origine, qualora sia a conoscenza o abbia motivo di sospettare che una parte o la totalità delle merci interessate è o può essere destinata a un uso finalizzato alla tortura o a altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti in un paese che non appartiene al territorio doganale dell'Unione. È fatto altresì divieto a un fornitore di assistenza tecnica di fornire istruzioni, consulenza, formazione o di trasmettere conoscenze o competenze operative che potrebbero contribuire a eseguire la pena di morte o infliggere la tortura o altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti.
Emendamento 18
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 6 bis (nuovo)
Regolamento (CE) n. 1236/2005
Articolo 7 bis bis (nuovo)
6 bis)  è inserito l'articolo seguente:
"Articolo 7 bis bis
Scambio delle migliori prassi
Gli Stati membri sono incoraggiati a promuovere prassi di eccellenza tra i fornitori di assistenza tecnica per garantire che detta assistenza contribuisca in modo positivo alla lotta contro la tortura e altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti."
Emendamento 19
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 7
Regolamento (CE) n. 1236/2005
Articolo 7 quater – paragrafo 3 – punto 3.3 (nuovo)
"3.3. La Commissione, se del caso in cooperazione con le autorità competenti degli Stati membri e dei paesi terzi, adotta orientamenti sulle migliori prassi riguardanti la verifica dell'uso finale."
Emendamento 20
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 7 bis (nuovo)
Regolamento (CE) n. 1236/2005
Capo III ter (nuovo) – articolo 7 sexies (nuovo)
7 bis)  è inserito il capo seguente:
"Capo III ter
Merci non elencate
Articolo 7 sexies
Clausola onnicomprensiva
1.  L'esportazione di merci non elencate agli allegati del presente regolamento è subordinata a un'autorizzazione qualora l'esportatore sia stato informato dalle autorità competenti dello Stato membro in cui è stabilito che una parte o la totalità delle merci in questione è o può essere finalizzata alla pena di morte o alla tortura e altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti.
2.  Qualora un esportatore sia a conoscenza del fatto che una parte o la totalità delle merci che intende esportare e che non sono comprese nell'elenco di cui agli allegati II, III o III bis è finalizzata alla pena di morte o alla tortura o ad altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti, ne informa le autorità dello Stato membro in cui è stabilito, che decidono in merito all'opportunità di rendere l'esportazione in questione soggetta ad autorizzazione.
3.  Uno Stato membro che, ai sensi dei paragrafi 1 e 2, subordini all'obbligo di autorizzazione l'esportazione di un prodotto non figurante nell'elenco di cui agli allegati II, III o III bis, ne informa immediatamente gli altri Stati membri e la Commissione indicando le motivazioni precise per l'imposizione di un obbligo di autorizzazione. Gli Stati membri informano inoltre immediatamente la Commissione in merito a ogni modifica riguardante le misure adottate ai sensi dei paragrafi 1 e 2.
4.  Gli altri Stati membri tengono nella dovuta considerazione tali informazioni e le trasmettono alla loro amministrazione doganale e alle altre autorità nazionali competenti.
5.  Qualora imperativi motivi d'urgenza lo richiedano, la Commissione adotta atti delegati intesi ad aggiungere i prodotti di cui ai paragrafi 1 e 2 agli allegati II, III o III bis. La procedura di cui all'articolo 15 ter si applica agli atti delegati adottati ai sensi del presente paragrafo.
6.  I medicinali definiti nella direttiva 2001/83/CE del Parlamento europeo e del Consiglio1 bis sono esclusi dall'ambito di applicazione del presente articolo.
_________________________
1 bis.   Direttiva 2001/83/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 novembre 2001, recante un codice comunitario relativo ai medicinali per uso umano (GU L 311 del 28.11.2001, pag. 67)."
Emendamento 21
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 8
Regolamento (CE) n. 1236/2005
Articolo 8 – paragrafo 6
6.  In deroga al paragrafo 5, quando i prodotti medicinali sono esportati da un produttore verso un distributore, il produttore fornisce informazioni sugli accordi e le misure presi per impedire che i prodotti siano utilizzati per la pena di morte, sul paese di destinazione e, se disponibili, sulla destinazione finale e sugli utenti finali delle merci.
6.  In deroga al paragrafo 5, quando i prodotti medicinali sono esportati da un produttore verso un distributore, il produttore fornisce informazioni sugli accordi e le misure presi per impedire che i prodotti siano utilizzati per la pena di morte, sul paese di destinazione e, se disponibili, sulla destinazione finale e sugli utenti finali delle merci. Su richiesta, tali informazioni sono messe a disposizione di un organismo di controllo indipendente, quale un meccanismo nazionale di prevenzione creato a norma del protocollo facoltativo alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, o un'istituzione nazionale per i diritti umani di uno Stato membro.
Emendamento 22
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 8 bis (nuovo)
Regolamento (CE) n. 1236/2005
Articolo 10 – paragrafo 2
8 bis)  all'articolo 10, il paragrafo 2 è sostituito dal seguente:
"2. Se viene redatta una dichiarazione in dogana riguardante le merci elencate negli allegati II e III e si ha la conferma che non è stata rilasciata alcuna autorizzazione, a norma del presente regolamento, per l'esportazione o l'importazione prevista, le autorità doganali bloccano le merci dichiarate e fanno presente che è possibile chiedere un'autorizzazione a norma del presente regolamento. Se entro i sei mesi successivi non è richiesta un'autorizzazione, o se l'autorità competente respinge tale richiesta, le autorità doganali dispongono delle merci bloccate a norma della legislazione nazionale applicabile."
"2. Se viene redatta una dichiarazione in dogana riguardante le merci elencate negli allegati II, III e III bis e si ha la conferma che non è stata rilasciata alcuna autorizzazione, a norma del presente regolamento, per l'esportazione o l'importazione prevista, le autorità doganali bloccano le merci dichiarate e fanno presente che è possibile chiedere un'autorizzazione a norma del presente regolamento. Se entro i sei mesi successivi non è richiesta un'autorizzazione, o se l'autorità competente respinge tale richiesta, le autorità doganali dispongono delle merci bloccate a norma della legislazione nazionale applicabile.".
Emendamento 23
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 12
Regolamento (CE) n. 1236/2005
Articolo 12 bis – paragrafo 2
2.  La Commissione può chiedere, entro tre mesi, allo Stato membro richiedente di fornirle ulteriori informazioni se ritiene che la domanda ometta uno o più punti rilevanti o che siano necessarie ulteriori informazioni su uno o più punti rilevanti. La Commissione comunica i punti sui quali occorre fornire ulteriori informazioni.
2.  Una volta ricevuta una richiesta di cui al paragrafo 1, la Commissione informa immediatamente tutti gli Stati membri e divulga le informazioni ricevute dallo Stato membro richiedente. In attesa della decisione finale della Commissione, gli Stati membri possono sospendere immediatamente i trasferimenti delle merci indicate nella richiesta. La Commissione può chiedere, entro tre mesi, allo Stato membro richiedente di fornirle ulteriori informazioni se ritiene che la domanda ometta uno o più punti rilevanti o che siano necessarie ulteriori informazioni su uno o più punti rilevanti. La Commissione comunica i punti sui quali occorre fornire ulteriori informazioni.
Emendamento 24
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 12
Regolamento (CE) n. 1236/2005
Articolo 12 bis – paragrafo 3
3.  Se non ritiene necessario chiedere ulteriori informazioni o se ha ricevuto le ulteriori informazioni richieste, la Commissione avvia entro sei mesi la procedura per l'adozione della modifica richiesta oppure comunica allo Stato membro richiedente i motivi per cui non apporta la modifica.
3.  Se non ritiene necessario chiedere ulteriori informazioni o se ha ricevuto le ulteriori informazioni richieste, la Commissione avvia entro tre mesi la procedura per l'adozione della modifica richiesta oppure comunica allo Stato membro richiedente i motivi per cui non apporta la modifica.
Emendamento 25
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 12 bis (nuovo)
Regolamento (CE) n. 1236/2005
Articolo 13 – paragrafo 1
12 bis)  all'articolo 13, il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:
1.  Fatto salvo l'articolo 11, la Commissione e gli Stati membri possono reciprocamente richiedersi informazioni sulle misure prese a norma del presente regolamento e comunicarsi le informazioni pertinenti di cui dispongono in relazione al presente regolamento, in particolare le informazioni sulle autorizzazioni concesse e rifiutate.
"1. Fatto salvo l'articolo 11, ciascuno Stato membro informa la Commissione in merito alle misure prese a norma del presente regolamento e comunica le informazioni pertinenti di cui dispone in relazione al presente regolamento, in particolare le informazioni sulle autorizzazioni concesse e rifiutate e le informazioni connesse alle misure adottate a norma della clausola mirata relativa all'uso finale. La Commissione inoltra tali informazioni agli altri Stati membri."
Emendamento 26
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 12 ter (nuovo)
Regolamento (CE) n. 1236/2005
Articolo 13 – paragrafo 3 bis (nuovo)
12 ter)  all'articolo 13 è inserito il paragrafo seguente:
"3 bis. La Commissione compila una relazione annuale riunendo tutte le relazioni annuali di attività di cui al paragrafo 3. La relazione è resa pubblica."
Emendamento 27
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 15
Regolamento (CE) n. 1236/2005
Articolo 15 bis
Articolo 15 bis
soppresso
Esercizio della delega
1.  Il potere di adottare atti delegati è conferito alla Commissione alle condizioni stabilite nel presente articolo.
2.  Il potere di adottare atti delegati di cui all'articolo 12 è conferito alla Commissione per un periodo di cinque anni a decorrere da …. La Commissione elabora una relazione sulla delega di potere al più tardi nove mesi prima della scadenza del periodo di cinque anni. La delega di potere è tacitamente prorogata per periodi di identica durata, a meno che il Parlamento europeo o il Consiglio non si oppongano a tale proroga al più tardi tre mesi prima della scadenza di ciascun periodo.
3.  La delega di potere di cui all'articolo 12 può essere revocata in qualsiasi momento dal Parlamento europeo o dal Consiglio. La decisione di revoca pone fine alla delega di potere ivi specificata. Gli effetti della decisione decorrono dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea o da una data successiva ivi specificata. Essa non pregiudica la validità degli atti delegati già in vigore.
4.  Non appena adotta un atto delegato, la Commissione ne dà contestualmente notifica al Parlamento europeo e al Consiglio.
5.  L'atto delegato adottato ai sensi dell'articolo 12 entra in vigore solo se né il Parlamento europeo né il Consiglio hanno sollevato obiezioni entro il termine di due mesi dalla data in cui esso è stato loro notificato o se, prima della scadenza di tale termine, sia il Parlamento europeo che il Consiglio hanno informato la Commissione che non intendono sollevare obiezioni. Tale termine è prorogato di due mesi su iniziativa del Parlamento europeo o del Consiglio.
Emendamento 28
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 15 bis (nuovo)
Regolamento (CE) n. 1236/2005
Articolo 15 quater (nuovo)
15 bis)  è inserito l'articolo seguente:
"Articolo 15 quater
Gruppo di coordinamento sulla lotta contro la tortura
1.  È istituito un gruppo di coordinamento sulla lotta contro la tortura presieduto da un rappresentante della Commissione. Ciascuno Stato membro nomina un rappresentante per questo gruppo. Il gruppo esamina tutte le questioni riguardanti l'applicazione del presente regolamento, siano esse sollevate dal presidente o dal rappresentante di uno Stato membro.
2.  Il gruppo di coordinamento, di concerto con la Commissione, adotta le misure opportune per istituire una cooperazione e uno scambio di informazioni diretti tra le autorità competenti, in particolare per eliminare il rischio di eventuali disparità nell'esecuzione dei controlli sull'esportazione di merci che potrebbero essere utilizzate per la pena di morte, la tortura o altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti e che potrebbero portare a uno sviamento degli scambi.
3.  Ogniqualvolta lo ritenga necessario, il presidente del gruppo di coordinamento sulla lotta contro la tortura consulta gli esportatori, gli intermediari e gli altri attori interessati, anche appartenenti a tutte le componenti della società civile dotati di competenze pertinenti nelle materie disciplinate dal presente regolamento.
4.  La Commissione presenta al Parlamento europeo una relazione annuale scritta sulle attività, analisi e consultazioni del gruppo di coordinamento sulla lotta contro la tortura, cui si applica l'articolo 4 del regolamento (CE) n. 1049/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio."
Emendamento 29
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 15 ter (nuovo)
Regolamento (CE) n. 1236/2005
Articolo 15 quinquies (nuovo)
15 ter)  è inserito l'articolo seguente:
"Articolo 15 quinquies
1.  Entro il ...*, e successivamente ogni tre anni, la Commissione esamina l'attuazione del presente regolamento e trasmette al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione completa di attuazione e di valutazione dell'impatto, che può comprendere proposte per la sua modifica. Gli Stati membri forniscono alla Commissione tutte le informazioni appropriate per preparare tale relazione.
2.  Sezioni speciali della relazione trattano:
a)  del gruppo di coordinamento sulla lotta contro la tortura e delle sue attività, analisi e consultazioni. Le informazioni fornite dalla Commissione sulle analisi e consultazioni del gruppo di coordinamento sono trattate come riservate ai sensi dell'articolo 4 del regolamento (CE) n. 1049/2001. Un'informazione è comunque considerata riservata se la sua divulgazione può avere conseguenze fortemente sfavorevoli per colui che l'ha fornita o che ne è la fonte;
b)  delle informazioni concernenti le decisioni nazionali in materia di autorizzazioni adottate dagli Stati membri, la comunicazione di informazioni alla Commissione da parte degli Stati membri, i meccanismi di notifica e consultazione tra gli Stati membri, come pure la promulgazione e l'esecuzione;
c)  delle informazioni globali riguardanti la natura e l'effetto delle misure adottate dagli Stati membri a norma dell'articolo 17, compresi il funzionamento dei regimi sanzionatori introdotti dagli Stati membri e una valutazione per stabilire se tali regimi siano efficaci, proporzionati e dissuasivi.
______________
* Tre anni dopo l'entrata in vigore del presente regolamento."
Emendamento 30
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 15 quater (nuovo)
Regolamento (CE) n. 1236/2005
Articolo 17 – paragrafo 2 bis (nuovo)
15 quater)  all'articolo 17 è aggiunto il paragrafo seguente:
"2 bis. La Commissione valuta se le norme in materia di sanzioni stabilite dagli Stati membri abbiano una natura e un effetto analoghi."
Emendamento 31
Proposta di regolamento
Articolo 1 – punto 15 – lettera -a) (nuovo)
Regolamento (CE) n. 1236/2005
Allegato III – colonna 2 – punti 1 e 2
-a) all'allegato III, nella seconda colonna, i punti 1 e 2 sono sostituiti dai seguenti:
1.  Merci destinate alla contenzione degli esseri umani
"1. Merci destinate alla contenzione degli esseri umani
1.1.  Anelli e sistemi di catene
1.1.  Anelli e sistemi di catene
Note:
Note:
1.  Gli anelli sono congegni di contenzione costituiti da un paio di manette o ganasce munito di meccanismo di chiusura e unito da una catena o barra.
1.  Gli anelli sono congegni di contenzione costituiti da un paio di manette o ganasce munito di meccanismo di chiusura e unito da una catena o barra.
2.  Questa voce non sottopone ad autorizzazione i congegni per il ritegno degli arti inferiori e i sistemi di catene vietati dalla voce 2.3 dell'allegato II.
2.  Questa voce non sottopone ad autorizzazione i congegni per il ritegno degli arti inferiori e i sistemi di catene vietati dalla voce 2.3 dell'allegato II.
3.  Questa voce non sottopone ad autorizzazione le «manette normali». Le manette normali sono manette che soddisfano tutte le condizioni seguenti:
3.  Questa voce non sottopone ad autorizzazione le «manette normali». Le manette normali sono manette che soddisfano tutte le condizioni seguenti:
—  hanno dimensione totale massima in posizione allacciata (catena inclusa) compresa tra 150 e 280 mm, misurata dal bordo esterno di un bracciale al bordo esterno dell'altro,
—  hanno dimensione totale massima in posizione allacciata (catena inclusa) compresa tra 150 e 280 mm, misurata dal bordo esterno di un bracciale al bordo esterno dell'altro,
—  la circonferenza interna massima di ciascun bracciale è di 165 mm a nottolino inserito nell'ultimo scatto del meccanismo di chiusura,
—  la circonferenza interna massima di ciascun bracciale è di 165 mm a nottolino inserito nell'ultimo scatto del meccanismo di chiusura,
—  la circonferenza interna minima di ciascun bracciale è di 200 mm a nottolino inserito nel primo scatto del meccanismo di chiusura,
—  la circonferenza interna minima di ciascun bracciale è di 200 mm a nottolino inserito nel primo scatto del meccanismo di chiusura,
—  le manette non presentano modifiche atte a causare dolore o sofferenze fisiche.
—  le manette non presentano modifiche atte a causare dolore o sofferenze fisiche.
1.2.  Bracciali o anelli singoli muniti di meccanismo di chiusura, con circonferenza interna superiore a 165 mm a nottolino inserito nell'ultimo scatto del meccanismo di chiusura.
1.2.  Bracciali o anelli singoli muniti di meccanismo di chiusura, con circonferenza interna superiore a 165 mm a nottolino inserito nell'ultimo scatto del meccanismo di chiusura.
Nota:
Nota:
Questa voce comprende i collari di contenzione e altri bracciali o anelli singoli muniti di meccanismo di chiusura che una catena collega alle manette normali.
Questa voce comprende i collari di contenzione e altri bracciali o anelli singoli muniti di meccanismo di chiusura che una catena collega alle manette normali.
1.3.  Maschere antisputo: maschere, anche retate, con copertura della bocca per impedire di sputare
Nota: Questa voce comprende le maschere antisputo che una catena collega alle manette normali.
1.3.  Maschere antisputo: maschere, anche retate, con copertura della bocca per impedire di sputare
Nota: Questa voce comprende le maschere antisputo che una catena collega alle manette normali.
1.3.bis. Sedie, tavole e letti dotati di dispositivi di contenzione
2.  Armi e dispositivi destinati a fini antisommossa o di autodifesa
2.  Armi e dispositivi destinati a fini antisommossa o di autodifesa
2.1.  Armi portatili a scarica elettrica, capaci di colpire una sola persona per scarica, tra cui, ma non esclusivamente, manganelli e scudi a scarica elettrica, fucili con proiettili di gomma e storditori elettrici (taser)
2.1.  Armi portatili a scarica elettrica, capaci di colpire una sola persona per scarica, tra cui, ma non esclusivamente, manganelli e scudi a scarica elettrica, fucili con proiettili di gomma e storditori elettrici (taser)
Note:
Note:
1.  Questa voce non sottopone ad autorizzazione le cinture e gli altri dispositivi a scarica elettrica di cui alla voce 2.1 dell'allegato II.
1.  Questa voce non sottopone ad autorizzazione le cinture e gli altri dispositivi a scarica elettrica di cui alla voce 2.1 dell'allegato II.
2.  Questa voce non sottopone ad autorizzazione i dispositivi individuali per la somministrazione di scariche elettriche che l'utente porta con sé per autodifesa.
2.  Questa voce non sottopone ad autorizzazione i dispositivi individuali per la somministrazione di scariche elettriche che l'utente porta con sé per autodifesa.
2.2.  Kit di tutti i componenti essenziali per l'assemblaggio di armi portatili a scarica elettrica sottoposte a autorizzazione dalla voce 2.1
2.2.  Kit di tutti i componenti essenziali per l'assemblaggio di armi portatili a scarica elettrica sottoposte a autorizzazione dalla voce 2.1
Nota:
Nota:
Sono considerati componenti essenziali:
Sono considerati componenti essenziali:
—  l'unità che produce la scarica elettrica,
—  l'unità che produce la scarica elettrica,
—  l'interruttore, telecomandato o no,
—  l'interruttore, telecomandato o no,
—  gli elettrodi o, se del caso, i fili su cui transita la scarica elettrica.
—  gli elettrodi o, se del caso, i fili su cui transita la scarica elettrica.
2.3.  Armi a scarica elettrica fisse o montabili, capaci di coprire un'area estesa e di colpire più persone con le scariche
2.3.  Armi a scarica elettrica fisse o montabili, capaci di coprire un'area estesa e di colpire più persone con le scariche
2.3.bis. Apparecchi acustici antisommossa e per il controllo della folla
2.3.ter. Armi a onde millimetriche"
Emendamento 32
Proposta di regolamento
Articolo 2 – paragrafo 2
Il paragrafo 6 dell'articolo 1 e, nella misura in cui introduce l'articolo 7 quinquies, il paragrafo 7 dell'articolo 1 si applicano a partire dal 1º gennaio 2015.
Il paragrafo 6 dell'articolo 1 e, nella misura in cui introduce l'articolo 7 quinquies, il paragrafo 7 dell'articolo 1 si applicano a partire dal 1º febbraio 2016.
Emendamento 33
Proposta di regolamento
Allegato II – Parte 2
Regolamento (CE) n. 1236/2005
Allegato III ter
Benin
soppresso
Emendamento 34
Proposta di regolamento
Allegato II – Parte 2
Regolamento (CE) n. 1236/2005
Allegato III ter
Gabon
Emendamento 35
Proposta di regolamento
Allegato II – Parte 2
Regolamento (CE) n. 1236/2005
Allegato III ter
Liberia
soppresso
Emendamento 36
Proposta di regolamento
Allegato II – Parte 2
Regolamento (CE) n. 1236/2005
Allegato III ter
Madagascar
soppresso
Emendamento 37
Proposta di regolamento
Allegato II – Parte 2
Regolamento (CE) n. 1236/2005
Allegato III ter
Mongolia
soppresso
Emendamento 38
Proposta di regolamento
Allegato II – Parte 2
Regolamento (CE) n. 1236/2005
Allegato III ter
Sao Tomé e Principe
soppresso

(1) La questione è stata rinviata alla commissione competente per un nuovo esame conformemente all'articolo 61, paragrafo 2, secondo comma, del regolamento del Parlamento (A8-0267/2015).


Scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale *
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Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 27 ottobre 2015 sulla proposta di direttiva del Consiglio recante modifica della direttiva 2011/16/UE per quanto riguarda lo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale (COM(2015)0135 – C8-0085/2015 – 2015/0068(CNS))
P8_TA(2015)0369A8-0306/2015

(Procedura legislativa speciale – consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Consiglio (COM(2015)0135),

–  visto l'articolo 115 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C8-0085/2015),

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per i problemi economici e monetari e il parere della commissione giuridica (A8-0306/2015),

1.  approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.  invita la Commissione a modificare di conseguenza la sua proposta, in conformità dell'articolo 293, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

3.  invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

4.  chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente la proposta della Commissione;

5.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Testo della Commissione   Emendamento
Emendamento 1
Proposta di direttiva
Visto 2 bis (nuovo)
vista la carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare per quanto concerne il rispetto del diritto alla protezione dei dati di carattere personale e la libertà d'impresa,
Emendamento 2
Proposta di direttiva
Considerando 1
(1)  La sfida posta dall'elusione fiscale transfrontaliera, dalla pianificazione fiscale aggressiva e da una concorrenza fiscale dannosa ha assunto proporzioni considerevoli ed è divenuta una delle preoccupazioni principali nell'Unione e nel mondo. L'erosione della base imponibile riduce notevolmente i gettiti fiscali nazionali, impedendo così agli Stati membri di applicare politiche fiscali favorevoli alla crescita. In particolare, i ruling concernenti strutture fiscali conducono a un basso livello di tassazione di importi di reddito artificialmente elevati nel paese che emana il ruling preventivo e possono lasciare importi di reddito artificialmente bassi da sottoporre a tassazione negli altri paesi coinvolti. Una maggiore trasparenza è pertanto richiesta con urgenza. Gli strumenti e i meccanismi stabiliti dalla direttiva 2011/16/UE del Consiglio13 devono essere rafforzati per conseguire questo obiettivo.
(1)  La sfida posta dall'elusione fiscale transfrontaliera, dalla pianificazione fiscale aggressiva e da una concorrenza fiscale dannosa ha assunto proporzioni considerevoli ed è divenuta una delle preoccupazioni principali nell'Unione e nel mondo. L'erosione della base imponibile riduce notevolmente i gettiti fiscali nazionali, impedendo così agli Stati membri di applicare politiche fiscali favorevoli alla crescita, provoca distorsioni della concorrenza a danno delle imprese – soprattutto medio-piccole – che versano la giusta quota di imposte e sposta la tassazione verso fattori meno mobili, come la manodopera e il consumo. Tuttavia, in casi specifici, i ruling concernenti strutture fiscali hanno condotto a un basso livello di tassazione di importi di reddito artificialmente elevati nel paese che ha emanato il ruling preventivo e hanno lasciato importi di reddito artificialmente bassi da sottoporre a tassazione negli altri paesi coinvolti, riducendo di conseguenza la base imponibile in tali Stati membri. Sono pertanto urgentemente necessari una maggiore trasparenza mirata e un accresciuto scambio di informazioni, quanto meno in conformità delle norme OCSE. Gli strumenti e i meccanismi stabiliti dalla direttiva 2011/16/UE del Consiglio13 devono essere rafforzati per conseguire questo obiettivo.
__________________
__________________
13Direttiva 2011/16/UE del Consiglio, del 15 febbraio 2011, relativa alla cooperazione amministrativa nel settore fiscale e che abroga la direttiva 77/799/CEE (GU L 64 dell'11.3.2011, pag. 1).
13Direttiva 2011/16/UE del Consiglio, del 15 febbraio 2011, relativa alla cooperazione amministrativa nel settore fiscale e che abroga la direttiva 77/799/CEE (GU L 64 dell'11.3.2011, pag. 1).
Emendamento 3
Proposta di direttiva
Considerando 1 bis (nuovo)
(1 bis)  Alla luce dello scandalo LuxLeaks, e mediante la presente relazione, il Parlamento europeo si dichiara fortemente determinato a non tollerare la frode e l'elusione fiscali e a sostenere un'equa distribuzione dell'onere fiscale tra i cittadini e le imprese.
Emendamento 4
Proposta di direttiva
Considerando 2
(2)  Nelle sue conclusioni del 18 dicembre 2014 il Consiglio europeo ha sottolineato l'urgente necessità di far progredire gli sforzi nella lotta contro l'elusione fiscale e la pianificazione fiscale aggressiva, sia a livello mondiale che a livello dell'Unione. Sottolineando l'importanza della trasparenza, il Consiglio europeo ha accolto con favore l'intenzione della Commissione di presentare una proposta relativa allo scambio automatico di informazioni sui ruling fiscali nell'Unione.
(2)  Nelle sue conclusioni del 18 dicembre 2014 il Consiglio europeo ha sottolineato l'urgente necessità di far progredire gli sforzi nella lotta contro l'elusione fiscale e la pianificazione fiscale aggressiva, sia a livello mondiale che a livello europeo. Sottolineando l'importanza della trasparenza e del corrispondente scambio di informazioni, il Consiglio europeo ha accolto con favore l'intenzione della Commissione di presentare una proposta relativa allo scambio automatico di informazioni sui ruling fiscali nell'Unione.
Emendamento 5
Proposta di direttiva
Considerando 4
(4)  Tuttavia, lo scambio spontaneo efficace di informazioni sui ruling preventivi transfrontalieri e sugli accordi preventivi sui prezzi di trasferimento è ostacolato da numerose e importanti difficoltà di ordine pratico, quali il potere discrezionale di cui dispone lo Stato membro di emanazione per decidere quali altri Stati membri debbano essere informati.
(4)  Tuttavia, lo scambio spontaneo efficace di informazioni sui ruling preventivi transfrontalieri e sugli accordi preventivi sui prezzi di trasferimento è ostacolato da numerose e importanti difficoltà di ordine pratico, quali il potere discrezionale di cui dispone lo Stato membro di emanazione per decidere quali altri Stati membri debbano essere informati e il lacunoso sistema di monitoraggio, che rende difficile per la Commissione individuare le eventuali violazioni dell'obbligo relativo allo scambio di informazioni.
Emendamento 6
Proposta di direttiva
Considerando 4 bis (nuovo)
(4 bis)  Uno scambio e un trattamento efficienti delle informazioni fiscali e la conseguente pressione tra pari eserciterebbero un forte effetto deterrente contro l'introduzione di pratiche fiscali dannose e consentirebbero agli Stati membri e alla Commissione di disporre di tutte le informazioni pertinenti per adottare provvedimenti contro tali pratiche.
Emendamento 7
Proposta di direttiva
Considerando 5
(5)  La possibilità che la trasmissione di informazioni possa essere rifiutata qualora comporti la divulgazione di un segreto commerciale, industriale o professionale, di un processo commerciale o di un'informazione la cui divulgazione sarebbe contraria all'ordine pubblico non dovrebbe essere applicata alle disposizioni relative allo scambio automatico obbligatorio di informazioni sui ruling preventivi transfrontalieri e sugli accordi preventivi sui prezzi di trasferimento per evitare di ridurre l'efficacia di tali scambi. La natura limitata delle informazioni che devono essere condivise con tutti gli Stati membri dovrebbe assicurare una sufficiente protezione di tali interessi commerciali.
(5)  La possibilità che la trasmissione di informazioni possa essere rifiutata qualora comporti la divulgazione di un segreto commerciale, industriale o professionale, di un processo commerciale o di un'informazione la cui divulgazione sarebbe contraria all'ordine pubblico non deve essere applicata alle disposizioni relative allo scambio automatico obbligatorio di informazioni sui ruling preventivi e sugli accordi preventivi sui prezzi di trasferimento per evitare di ridurre l'efficacia di tali scambi. La natura limitata delle informazioni che devono essere condivise con tutti gli Stati membri assicura una sufficiente protezione di tali interessi commerciali.
Emendamento 8
Proposta di direttiva
Considerando 5 bis (nuovo)
(5 bis)  I ruling fiscali preventivi e gli accordi preventivi sui prezzi possono avere una dimensione transfrontaliera anche se riguardano operazioni puramente nazionali. Ciò vale in particolare per le operazioni a cascata in cui il ruling fiscale preventivo o l'accordo preventivo sui prezzi riguardano le prime operazioni nazionali, senza tenere conto delle operazioni (transfrontaliere) successive.
Emendamento 9
Proposta di direttiva
Considerando 5 ter (nuovo)
(5 ter)  Onde evitare distinzioni arbitrarie tra accordi fiscali conclusi nel contesto delle varie prassi amministrative nazionali, le definizioni di ruling preventivo e di accordo preventivo sui prezzi di trasferimento dovrebbero applicarsi agli accordi fiscali indipendentemente dalle modalità formali o informali con cui sono stati emessi, e a prescindere dal loro carattere vincolante o non vincolante.
Emendamento 10
Proposta di direttiva
Considerando 5 quater (nuovo)
(5 quater)  I ruling fiscali preventivi facilitano l'applicazione coerente e trasparente della legge.
Emendamento 11
Proposta di direttiva
Considerando 5 quinquies (nuovo)
(5 quinquies)  La trasparenza delle norme fiscali offre certezza giuridica ai contribuenti e alle imprese e genera investimenti.
Emendamento 12
Proposta di direttiva
Considerando 6
(6)  Al fine di fruire dei benefici dello scambio automatico obbligatorio di informazioni sui ruling preventivi transfrontalieri e sugli accordi preventivi sui prezzi di trasferimento, le informazioni dovrebbero essere comunicate senza indugio dopo l'emanazione; è pertanto opportuno fissare intervalli regolari per la comunicazione di tali informazioni.
(6)  Al fine di fruire dei benefici dello scambio automatico obbligatorio di informazioni sui ruling preventivi e sugli accordi preventivi sui prezzi di trasferimento, le informazioni ad essi relative dovrebbero essere comunicate subito l'emanazione. È possibile prevedere sanzioni efficaci ed effettive per i casi di mancata osservanza.
Emendamento 13
Proposta di direttiva
Considerando 7
(7)  Lo scambio automatico obbligatorio di informazioni sui ruling preventivi transfrontalieri e sugli accordi preventivi sui prezzi di trasferimento dovrebbe in ogni caso comprendere la comunicazione a tutti gli Stati membri di una serie definita di informazioni di base. La Commissione dovrebbe adottare le misure necessarie per standardizzare la comunicazione di tali informazioni nell'ambito della procedura stabilita nella direttiva 2011/16/UE per la definizione di un formulario tipo da utilizzare per lo scambio di informazioni. Tale procedura dovrebbe essere utilizzata anche per l'adozione delle misure e modalità pratiche necessarie per l'attuazione dello scambio di informazioni.
(7)  Lo scambio automatico obbligatorio di informazioni sui ruling preventivi e sugli accordi preventivi sui prezzi di trasferimento dovrebbe in ogni caso comprendere la comunicazione a tutti gli Stati membri di una serie definita di informazioni di base. La Commissione dovrebbe adottare le misure necessarie per standardizzare la comunicazione di tali informazioni nell'ambito della procedura stabilita nella direttiva 2011/16/UE per la definizione di un formulario tipo da utilizzare per lo scambio di informazioni. Tale procedura dovrebbe essere utilizzata anche per l'adozione delle misure e modalità pratiche necessarie per l'attuazione dello scambio di informazioni.
Emendamento 14
Proposta di direttiva
Considerando 8
(8)  Gli Stati membri dovrebbero comunicare anche alla Commissione le informazioni di base che si devono scambiare. In questo modo la Commissione potrebbe in qualsiasi momento monitorare e valutare l'effettiva applicazione dello scambio automatico di informazioni sui ruling preventivi transfrontalieri e sugli accordi preventivi sui prezzi di trasferimento. Tale comunicazione non esonererà uno Stato membro dall'obbligo di notificare gli aiuti di Stato alla Commissione.
(8)  Gli Stati membri dovrebbero comunicare anche alla Commissione le informazioni di base che si devono scambiare, dal momento che quest'ultima dovrebbe essere poter valutare in maniera indipendente se tali informazioni siano rilevanti ai fini dell'individuazione di aiuti di Stato illegali. Queste informazioni di base dovrebbero consentire alla Commissione, in qualsiasi momento, di monitorare e valutare efficacemente l'effettiva applicazione dello scambio automatico di informazioni sui ruling preventivi e sugli accordi preventivi sui prezzi di trasferimento nonché di garantire che i ruling non abbiano un impatto negativo sul mercato interno. Tale comunicazione non esonererà uno Stato membro dall'obbligo di notificare gli aiuti di Stato alla Commissione.
Emendamento 15
Proposta di direttiva
Considerando 8 bis (nuovo)
(8 bis)  Anteriormente al 1° ottobre 2018 gli Stati membri dovrebbero presentare alla Commissione un'analisi ex-post dell'efficacia della presente direttiva.
Emendamento 16
Proposta di direttiva
Considerando 9
(9)  Il riscontro inviato dallo Stato membro che riceve le informazioni allo Stato membro che le invia costituisce un elemento necessario al funzionamento di un efficace sistema di scambio automatico di informazioni. È pertanto opportuno prevedere misure che consentano l'invio di un riscontro nei casi in cui le informazioni siano state utilizzate e nessun riscontro possa essere fornito a norma delle altre disposizioni della direttiva 2011/16/UE.
(9)  Il riscontro inviato dallo Stato membro che riceve le informazioni allo Stato membro che le invia costituisce un elemento necessario al funzionamento di un efficace sistema di scambio automatico di informazioni, in quanto incoraggia la cooperazione amministrativa fra gli Stati membri. È pertanto opportuno prevedere misure che consentano l'invio di un riscontro nei casi in cui le informazioni siano state utilizzate e nessun riscontro possa essere fornito a norma delle altre disposizioni della direttiva 2011/16/UE. In tal modo, aggirare le informazioni a scopo di frode risulterebbe più difficile.
Emendamento 17
Proposta di direttiva
Considerando 10
(10)  È opportuno che uno Stato membro possa invocare l'articolo 5 della direttiva 2011/16/UE per quanto riguarda lo scambio di informazioni su richiesta per ottenere informazioni supplementari, compreso il testo integrale dei ruling preventivi transfrontalieri o degli accordi preventivi sui prezzi di trasferimento, dallo Stato membro che ha emanato tali ruling o accordi.
(10)  È opportuno che uno Stato membro possa invocare l'articolo 5 della direttiva 2011/16/UE per quanto riguarda lo scambio di informazioni su richiesta per ottenere informazioni supplementari dallo Stato membro che ha emanato tali ruling o accordi, compresi il testo integrale dei ruling preventivi o degli accordi preventivi sui prezzi di trasferimento e gli eventuali testi che introducono modifiche successive.
Emendamento 18
Proposta di direttiva
Considerando 10 bis (nuovo)
(10 bis)  È opportuno precisare l'espressione "informazioni prevedibilmente pertinenti" di cui all'articolo 1, paragrafo 1, della direttiva 2011/16/UE per evitare interpretazioni il cui scopo è l'evasione fiscale.
Emendamento 19
Proposta di direttiva
Considerando 11
(11)  Gli Stati membri dovrebbero adottare tutte le misure necessarie per eliminare gli ostacoli che potrebbero impedire lo scambio automatico obbligatorio di informazioni più efficace ed ampio possibile sui ruling preventivi transfrontalieri e sugli accordi preventivi sui prezzi di trasferimento.
(11)  Gli Stati membri dovrebbero adottare tutte le misure necessarie per eliminare gli ostacoli che potrebbero impedire lo scambio automatico obbligatorio di informazioni più efficace ed ampio possibile sui ruling preventivi e sugli accordi preventivi sui prezzi di trasferimento.
Emendamento 20
Proposta di direttiva
Considerando 12 bis (nuovo)
(12 bis)  Onde accrescere la trasparenza per i cittadini, la Commissione dovrebbe pubblicare una sintesi dei principali ruling fiscali concordati nell'anno precedente, sulla base delle informazioni contenute nel repertorio centrale sicuro. Tale relazione dovrebbe quanto meno includere una descrizione dei punti trattati nel ruling fiscale e una descrizione dei criteri utilizzati per la definizione di un accordo preventivo sui prezzi di trasferimento, nonché identificare lo Stato membro o gli Stati membri più verosimilmente colpiti. Nel far ciò, la Commissione dovrebbe ottemperare alle disposizioni in materia di riservatezza della presente direttiva.
Emendamento 21
Proposta di direttiva
Considerando 12 ter (nuovo)
(12 ter)  È opportuno che gli Stati membri chiedano alle proprie autorità competenti di destinare risorse umane, già in organico, alla raccolta e all'analisi di tali informazioni.
Emendamento 22
Proposta di direttiva
Considerando 12 quater (nuovo)
(12 quater)  Entro il 26 giugno 2017, dovrebbe essere operativo a livello di Unione un registro della titolarità effettiva, il che contribuirà a individuare possibili situazioni di elusione fiscale e trasferimento degli utili. Sarebbe importante creare un repertorio centrale per lo scambio automatico, tra gli Stati membri, dei ruling fiscali preventivi e degli accordi preventivi sui prezzi di trasferimento al quale possano accedere le autorità fiscali e le amministrazioni competenti degli Stati membri nonché la Commissione.
Emendamento 23
Proposta di direttiva
Considerando 15
(15)  Le disposizioni esistenti in materia di riservatezza dovrebbero essere modificate per tener conto dell'estensione dello scambio automatico obbligatorio di informazioni ai ruling preventivi transfrontalieri e agli accordi preventivi sui prezzi di trasferimento.
(15)  Le disposizioni esistenti in materia di riservatezza dovrebbero essere modificate per tener conto dell'estensione dello scambio automatico obbligatorio di informazioni ai ruling preventivi e agli accordi preventivi sui prezzi di trasferimento.
Emendamento 24
Proposta di direttiva
Considerando 15 bis (nuovo)
(15 bis)  È essenziale che sia rispettato il principio fondamentale della sovranità degli Stati membri in materia fiscale per quanto riguarda le imposte dirette e che la presente proposta non comprometta il principio di sussidiarietà.
Emendamento 25
Proposta di direttiva
Considerando 16
(16)  La presente direttiva rispetta i diritti fondamentali e osserva i principi riconosciuti segnatamente dalla carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. In particolare, la presente direttiva è volta a garantire il pieno rispetto del diritto alla protezione dei dati personali e della libertà d'impresa.
(16)  La presente direttiva rispetta i diritti fondamentali e osserva i principi riconosciuti segnatamente dalla carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. In particolare, la presente direttiva è volta a garantire il pieno rispetto del diritto alla protezione dei dati personali e della libertà d'impresa. I dati personali dovrebbero essere trattati per fini specifici, espliciti e legittimi e solo se adeguati, pertinenti e non eccessivi rispetto alle finalità perseguite. Le eventuali limitazioni di tali diritti dovrebbero essere subordinate al rispetto delle condizioni di cui alla carta dei diritti fondamentali. Fatto salvo il principio di proporzionalità, possono essere imposte limitazioni solo laddove esse rispondano a obiettivi reali e necessari di interesse generale riconosciuti dalla legge o all'esigenza di proteggere i diritti e le libertà di terzi.
Emendamento 26
Proposta di direttiva
Considerando 17
(17)  Poiché gli obiettivi della presente direttiva, vale a dire una cooperazione amministrativa efficace tra gli Stati membri in condizioni compatibili con il corretto funzionamento del mercato interno, non possono essere conseguiti in misura sufficiente dagli Stati membri e possono dunque, a motivo dell'uniformità e dell'efficacia necessarie, essere conseguiti meglio a livello di Unione, quest'ultima può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato sull'Unione europea. La presente direttiva si limita a quanto è necessario per conseguire tale obiettivo in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo.
(17)  Poiché gli obiettivi della presente direttiva, vale a dire una cooperazione amministrativa efficace tra gli Stati membri in condizioni compatibili con il corretto funzionamento del mercato interno, non possono essere conseguiti in misura sufficiente dagli Stati membri e possono dunque, a motivo dell'uniformità e dell'efficacia necessarie, essere conseguiti meglio a livello europeo, l'Unione può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato sull'Unione europea. La presente direttiva si limita a quanto è necessario per conseguire tale obiettivo in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo.
Emendamento 27
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 1 – lettera a
Direttiva 2011/16/UE
Articolo 3 – punto 9 – lettera a
a)  ai fini dell'articolo 8, paragrafo 1, e dell'articolo 8 bis, la comunicazione sistematica di informazioni predeterminate a un altro Stato membro, senza richiesta preventiva, a intervalli regolari prestabiliti. Ai fini dell'articolo 8, paragrafo 1, per informazioni disponibili si intendono le informazioni contenute negli archivi fiscali dello Stato membro che comunica le informazioni, consultabili in conformità delle procedure per la raccolta e il trattamento delle informazioni in tale Stato membro;
a)  ai fini dell'articolo 8, paragrafo 1, e dell'articolo 8 bis, la comunicazione sistematica di informazioni predeterminate a un altro Stato membro, senza richiesta preventiva, che per quanto riguarda l'articolo 8, paragrafo 1, ha luogo a intervalli regolari prestabiliti. Ai fini dell'articolo 8, paragrafo 1, per informazioni disponibili si intendono le informazioni contenute negli archivi fiscali dello Stato membro che comunica le informazioni, consultabili in conformità delle procedure per la raccolta e il trattamento delle informazioni in tale Stato membro;
Emendamento 28
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 1 – lettera b
Direttiva 2011/16/UE
Articolo 3 – punto 14 – comma 1 - parte introduttiva
14.  "ruling preventivo transfrontaliero": un accordo, una comunicazione o qualsiasi altro strumento o azione con effetti simili, anche emanato nel contesto di un audit fiscale, che:
14.  "ruling preventivo": un accordo, una comunicazione o qualsiasi altro strumento o azione con effetti simili, anche emanato nel contesto di un audit fiscale, indipendentemente dal suo carattere formale, informale, giuridicamente vincolante o non vincolante, che:
Emendamento 29
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 1 – lettera b
Direttiva 2011/16/UE
Articolo 3 – punto 14 – comma 1 - lettera a
a)  è emanato nei confronti di una qualsiasi persona dal governo o dall'autorità fiscale, o per conto di essi, di uno Stato membro, o di una sua ripartizione territoriale o amministrativa;
a)  è emanato o pubblicato dal governo o dall'autorità fiscale, o per conto di essi, di uno Stato membro, o di una sua ripartizione territoriale o amministrativa, e che una o più persone possono invocare;
Emendamento 30
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 1 – lettera b
Direttiva 2011/16/UE
Articolo 3 – punto 14 – comma 1 - lettera c
c)  è correlato a un'operazione transfrontaliera oppure riguarda la questione se le attività svolte da una persona giuridica nell'altro Stato membro costituiscano una stabile organizzazione;
c)  è correlato a un'operazione oppure riguarda la questione se le attività svolte da una persona giuridica nell'altro Stato membro costituiscano una stabile organizzazione;
Emendamento 31
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 1 – lettera b
Direttiva 2011/16/UE
Articolo 3 – punto 14 – comma 2
L'operazione transfrontaliera può comprendere, senza essere limitata a tali elementi, la realizzazione di investimenti, la fornitura di beni, servizi, finanziamenti o l'utilizzo di beni materiali o immateriali e non comporta necessariamente la partecipazione diretta della persona destinataria del ruling preventivo transfrontaliero;
L'operazione può comprendere, senza essere limitata a tali elementi, la realizzazione di investimenti, la fornitura di beni, servizi, finanziamenti o l'utilizzo di beni materiali o immateriali e non comporta necessariamente la partecipazione diretta della persona destinataria del ruling preventivo;
Emendamento 32
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 1 – lettera b
Direttiva 2011/16/UE
Articolo 3 – punto 15 – comma 1
15.  "accordo preventivo sui prezzi di trasferimento": qualsiasi accordo, comunicazione o qualsiasi altro strumento o azione con effetti simili, anche emanato nel contesto di un audit fiscale, emanato nei confronti di una qualsiasi persona dal governo o dall'autorità fiscale, o per conto di essi, di uno o più Stati membri, comprese le rispettive ripartizioni territoriali o amministrative, che stabilisce, preliminarmente rispetto alle operazioni transfrontaliere fra imprese associate, una serie di criteri adeguati per la fissazione dei prezzi di trasferimento applicabili a tali operazioni o determina l'attribuzione degli utili a una stabile organizzazione.
15.  "accordo preventivo sui prezzi di trasferimento": qualsiasi accordo, comunicazione o qualsiasi altro strumento o azione con effetti simili, anche emanato nel contesto di un audit fiscale, emanato o pubblicato dal governo o dall'autorità fiscale, o per conto di essi, di uno o più Stati membri, comprese le rispettive ripartizioni territoriali o amministrative, e che una o più persone possono invocare, che stabilisce, preliminarmente rispetto alle operazioni fra imprese associate, una serie di criteri adeguati per la fissazione dei prezzi di trasferimento applicabili a tali operazioni o determina l'attribuzione degli utili a una stabile organizzazione.
Emendamento 33
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 1 – lettera b
Direttiva 2011/16/UE
Articolo 3 – punto 16
16.  Ai fini del punto 14, per "operazione transfrontaliera" si intende un'operazione o serie di operazioni in cui:
soppresso
a)  non tutte le parti coinvolte nell'operazione o nella serie di operazioni risiedono, a fini fiscali, nello Stato membro che emana il ruling preventivo transfrontaliero; oppure
b)  una o più delle parti coinvolte nell'operazione o nella serie di operazioni è simultaneamente residente a fini fiscali in più di una giurisdizione; oppure
c)  una delle parti coinvolte nell'operazione o nella serie di operazioni svolge la propria attività in un altro Stato membro tramite una stabile organizzazione e l'operazione o la serie di operazioni fa parte dell'attività o costituisce il complesso delle attività della stabile organizzazione. Un'operazione o una serie di operazioni transfrontaliere comprende anche le disposizioni prese da una persona giuridica unica rispetto alle attività che tale persona esercita in un altro Stato membro tramite una stabile organizzazione.
Ai fini del punto 15 per "operazione transfrontaliera" si intende un'operazione o una serie di operazioni che coinvolge imprese associate non tutte residenti a fini fiscali nel territorio di un unico Stato membro.
Emendamento 34
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 3
Direttiva 2011/16/UE
Articolo 8 bis – paragrafo 1
1.  L'autorità competente di uno Stato membro che emana o modifica un ruling preventivo transfrontaliero o un accordo preventivo sui prezzi di trasferimento dopo la data di entrata in vigore della presente direttiva comunica, mediante scambio automatico, le relative informazioni alle autorità competenti di tutti gli altri Stati membri e alla Commissione europea.
1.  L'autorità competente di uno Stato membro che emana o modifica un ruling preventivo o un accordo preventivo sui prezzi di trasferimento dopo la data di entrata in vigore della presente direttiva comunica, mediante scambio automatico, le relative informazioni alle autorità competenti di tutti gli altri Stati membri e alla Commissione europea.
Emendamento 35
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 3
Direttiva 2011/16/UE
Articolo 8 bis – paragrafo 2
2.  L'autorità competente di uno Stato membro comunica inoltre alle autorità competenti di tutti gli altri Stati membri e alla Commissione europea informazioni sui ruling preventivi transfrontalieri e sugli accordi preventivi sui prezzi di trasferimento emanati nel periodo che ha inizio dieci anni prima della data di entrata in vigore della presente direttiva e che sono ancora validi a tale data.
2.  L'autorità competente di uno Stato membro comunica inoltre alle autorità competenti di tutti gli altri Stati membri e alla Commissione europea informazioni sui ruling preventivi e sugli accordi preventivi sui prezzi di trasferimento emanati prima della data di entrata in vigore della presente direttiva e che sono ancora validi a tale data.
Emendamento 36
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 3
Direttiva 2011/16/UE
Articolo 8 bis – paragrafo 3
3.  Il paragrafo 1 non si applica qualora un ruling preventivo transfrontaliero riguardi esclusivamente la situazione fiscale di una o più persone fisiche.
3.  Il paragrafo 1 non si applica qualora un ruling preventivo riguardi esclusivamente la situazione fiscale di una o più persone fisiche.
Emendamento 37
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 3
Direttiva 2011/16/UE
Articolo 8 bis – paragrafo 3 bis (nuovo)
3 bis.  Il paragrafo 1 si applica altresì quando la richiesta di ruling preventivo riguarda una costruzione giuridica priva di personalità giuridica. In tale situazione, l'autorità competente dello Stato membro che emana il ruling preventivo trasmette le informazioni in suo possesso alle autorità competenti di tutti gli altri Stati membri e predispone il trasferimento dell'atto costitutivo allo Stato membro di residenza di ciascun fondatore e ciascun beneficiario.
Emendamento 38
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 3
Direttiva 2011/16/UE
Articolo 8 bis – paragrafo 4 – lettera a
a)  per quanto riguarda le informazioni scambiate a norma del paragrafo 1: entro un mese dalla fine del trimestre durante il quale i ruling preventivi transfrontalieri o gli accordi preventivi sui prezzi di trasferimento sono stati emanati o modificati;
a)  per quanto riguarda le informazioni scambiate a norma del paragrafo 1: immediatamente e al più tardi un mese dopo che i ruling preventivi o gli accordi preventivi sui prezzi di trasferimento sono stati emanati o modificati;
Emendamento 39
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 3
Direttiva 2011/16/UE
Articolo 8 bis – paragrafo 4 – lettera b
b)  per quanto riguarda le informazioni scambiate a norma del paragrafo 2: anteriormente al 31 dicembre 2016.
b)  per quanto riguarda le informazioni scambiate a norma del paragrafo 2: entro tre mesi dall'entrata in vigore.
Emendamento 40
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 3
Direttiva 2011/16/UE
Articolo 8 bis – paragrafo 5 – lettera b
b)  il contenuto del ruling preventivo transfrontaliero o dell'accordo preventivo sui prezzi di trasferimento, compresa una descrizione delle pertinenti attività commerciali o delle operazione o serie di operazioni;
b)  il contenuto del ruling preventivo o dell'accordo preventivo sui prezzi di trasferimento, compresa una descrizione delle pertinenti attività commerciali o delle operazione o serie di operazioni;
Emendamento 41
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 3
Direttiva 2011/16/UE
Articolo 8 bis – paragrafo 5 – lettera b bis (nuova)
b bis)  i criteri utilizzati per definire il ruling preventivo o l'accordo preventivo sui prezzi di trasferimento, nonché, se del caso, i suoi limiti temporali o le circostanze nelle quali la decisione può essere revocata;
Emendamento 42
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 3
Direttiva 2011/16/UE
Articolo 8 bis – paragrafo 5 – lettera d
d)  l'identificazione degli altri Stati membri che possono essere direttamente o indirettamente interessati dal ruling preventivo transfrontaliero o dall'accordo preventivo sui prezzi di trasferimento;
d)  l'identificazione degli altri Stati membri che possono essere direttamente o indirettamente interessati dal ruling preventivo o dall'accordo preventivo sui prezzi di trasferimento;
Emendamento 43
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 3
Direttiva 2011/16/UE
Articolo 8 bis – paragrafo 5 – lettera e
e)  l'identificazione delle persone, diverse dalle persone fisiche, negli altri Stati membri che possono essere direttamente o indirettamente interessate dal ruling preventivo transfrontaliero o dall'accordo preventivo sui prezzi di trasferimento (indicare a quale Stato membro le persone interessate sono legate).
e)  l'identificazione delle persone, diverse dalle persone fisiche, negli altri Stati membri che possono essere direttamente o indirettamente interessate dal ruling preventivo o dall'accordo preventivo sui prezzi di trasferimento (indicare a quale Stato membro le persone interessate sono legate).
Emendamento 44
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 3
Direttiva 2011/16/UE
Articolo 8 bis – paragrafo 5 – lettera e bis (nuova)
e bis)  non appena disponibile, il codice di identificazione fiscale europeo (CIF) di cui al piano d'azione per rafforzare la lotta alla frode fiscale e all'evasione fiscale, adottato dalla Commissione nel 2012;
Emendamento 45
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 3
Direttiva 2011/16/UE
Articolo 8 bis – paragrafo 5 – lettera e ter (nuova)
e ter)  una descrizione dell'insieme dei criteri utilizzati e del regime applicabile quando un meccanismo giuridico o di fatto riduce la base imponibile del contribuente, in deroga alle disposizioni ordinarie dello Stato membro che emana il parere, ad esempio mediante l'autorizzazione di un ritmo di ammortamento più rapido dei ritmi di ammortamento ordinari o la detrazione di spese che il contribuente non ha direttamente o effettivamente sostenuto;
Emendamento 46
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 3
Direttiva 2011/16/UE
Articolo 8 bis – paragrafo 5 – lettera e quater (nuova)
e quater)  la descrizione dell'insieme dei criteri utilizzati e del regime applicabile quando a un contribuente viene accordato un tasso d'imposizione inferiore al normale tasso d'imposizione dello Stato membro che emana il parere;
Emendamento 47
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 3
Direttiva 2011/16/UE
Articolo 8 bis – paragrafo 5 – lettera e quinquies (nuova)
e quinquies)  la descrizione dell'insieme dei criteri utilizzati e del meccanismo applicato, quando una delle parti che aderiscono a tale meccanismo ha sede in un paese terzo in cui la tassazione è inesistente o decisamente più favorevole.
Emendamento 48
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 3
Direttiva 2011/16/UE
Articolo 8 bis – paragrafo 6
6.  Per facilitare lo scambio la Commissione adotta le misure e le modalità pratiche necessarie per l'attuazione del presente articolo, comprese misure intese a standardizzare la comunicazione delle informazioni di cui al paragrafo 5 del presente articolo, nell'ambito della procedura di definizione del formulario tipo di cui all'articolo 20, paragrafo 5.
6.  Per facilitare lo scambio la Commissione adotta le misure e le modalità pratiche necessarie per l'attuazione del presente articolo, comprese misure intese a standardizzare la comunicazione delle informazioni di cui al paragrafo 5 del presente articolo, nell'ambito della procedura di definizione del formulario tipo di cui all'articolo 20, paragrafo 5. La Commissione assiste gli Stati membri che hanno conferito competenze in materia fiscale ad organi territoriali o amministrativi decentrati, al fine di garantire che essi assolvano all'obbligo di fornire una formazione e un sostegno a detti organi.
Emendamento 49
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 3
Direttiva 2011/16/UE
Articolo 8 bis – paragrafo 7
7.  L'autorità competente cui le informazioni sono comunicate a norma del paragrafo 1 ne conferma il ricevimento, se possibile per via elettronica, all'autorità competente che le ha trasmesse, immediatamente e comunque entro sette giorni lavorativi.
7.  L'autorità competente cui le informazioni sono comunicate a norma del paragrafo 1 ne conferma il ricevimento, se possibile per via elettronica, all'autorità competente che le ha trasmesse, immediatamente e comunque entro sette giorni lavorativi, contribuendo così al funzionamento di un efficace sistema di scambio automatico di informazioni.
Emendamento 50
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 3
Direttiva 2011/16/UE
Articolo 8 bis – paragrafo 8
8.  In conformità all'articolo 5 gli Stati membri possono chiedere informazioni supplementari, compreso il testo integrale del ruling preventivo transfrontaliero o dell'accordo preventivo sui prezzi di trasferimento, allo Stato membro che lo ha emanato.
8.  In conformità dell'articolo 5 gli Stati membri – o i loro organi territoriali o amministrativi, comprese, se del caso, le autorità locali – possono chiedere informazioni supplementari, compreso il testo integrale del ruling preventivo o dell'accordo preventivo sui prezzi di trasferimento, allo Stato membro che lo ha emanato.
Emendamento 51
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 3
Direttiva 2011/16/UE
Articolo 8 bis – paragrafo 9 bis (nuovo)
9 bis.  Gli Stati membri informano tempestivamente la Commissione e gli altri Stati membri in merito a qualsiasi modifica significativa delle rispettive procedure in materia di ruling fiscali (formalità per la presentazione della domanda, processo di decisione, ecc.).
Emendamento 52
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 3
Direttiva 2011/16/UE
Articolo 8 bis – paragrafo 9 ter (nuovo)
9 ter.  Le autorità fiscali degli Stati membri informano la Commissione e gli altri Stati membri in merito a qualsiasi modifica significativa delle rispettive legislazioni nazionali in materia di tassazione delle società (introduzione di nuove detrazioni, sgravi, eccezioni, incentivi o misure analoghe, ecc.) che potrebbe ripercuotersi sulle loro aliquote fiscali effettive o sul gettito fiscale di qualsiasi altro Stato membro.
Emendamento 53
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 3
Direttiva 2011/16/UE
Articolo 8 ter – paragrafo 1
1.  Anteriormente al 1º ottobre 2017 gli Stati membri forniscono alla Commissione, in relazione a un determinato anno, statistiche sul volume degli scambi automatici di cui agli articoli 8 e 8 bis e, nella misura possibile, informazioni sui costi amministrativi e su altri pertinenti costi e benefici relativi agli scambi che hanno avuto luogo e a potenziali cambiamenti, sia per le amministrazioni fiscali che per terzi.
1.  Anteriormente al 1º ottobre 2017 gli Stati membri forniscono alla Commissione, in relazione a un determinato anno, statistiche sul volume degli scambi automatici di cui agli articoli 8 e 8 bis, sui tipi di ruling concessi e, nella misura possibile, informazioni sui costi amministrativi e su altri pertinenti costi e benefici relativi agli scambi che hanno avuto luogo e a potenziali cambiamenti, sia per le amministrazioni fiscali che per terzi.
Emendamento 54
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 3
Direttiva 2011/16/UE
Articolo 8 ter – paragrafo 2 bis (nuovo)
2 bis.  Anteriormente al 1° ottobre 2017, e successivamente su base annua, la Commissione pubblica una relazione che riassume i casi principali registrati nel repertorio centrale sicuro di cui all'articolo 21, paragrafo 5. Nel far ciò, la Commissione rispetta le disposizioni in materia di riservatezza stabilite all'articolo 23 bis.
Emendamento 55
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 4
Direttiva 2011/16/UE
Articolo 14 – paragrafo 3
3.  Quando uno Stato membro si avvale delle informazioni comunicate da un altro Stato membro a norma dell'articolo 8 bis, esso trasmette un riscontro in merito all'autorità competente che ha trasmesso le informazioni il più presto possibile e non oltre tre mesi dal momento in cui sono noti i risultati dell'utilizzazione delle informazioni richieste, tranne se il riscontro è già stato presentato a norma del paragrafo 1 del presente articolo. La Commissione stabilisce le modalità pratiche secondo la procedura di cui all'articolo 26, paragrafo 2.
3.  Quando uno Stato membro si avvale delle informazioni comunicate da un altro Stato membro a norma dell'articolo 8 bis, esso trasmette un riscontro in merito alla Commissione e all'autorità competente che ha trasmesso le informazioni il più presto possibile e non oltre tre mesi dal momento in cui sono noti i risultati dell'utilizzazione delle informazioni richieste, tranne se il riscontro è già stato presentato a norma del paragrafo 1 del presente articolo. La Commissione stabilisce le modalità pratiche secondo la procedura di cui all'articolo 26, paragrafo 2.
Emendamento 56
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 5
Direttiva 2011/16/UE
Articolo 20 – paragrafo 5
5.  Lo scambio automatico di informazioni sui ruling preventivi transfrontalieri e sugli accordi preventivi sui prezzi di trasferimento a norma dell'articolo 8 bis è effettuato mediante un formulario tipo adottato dalla Commissione secondo la procedura di cui all'articolo 26, paragrafo 2.
5.  Lo scambio automatico di informazioni sui ruling preventivi e sugli accordi preventivi sui prezzi di trasferimento a norma dell'articolo 8 bis è effettuato mediante un formulario tipo adottato dalla Commissione secondo la procedura di cui all'articolo 26, paragrafo 2.
Emendamento 57
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 6
Direttiva 2011/16/UE
Articolo 21 – paragrafo 5
5.  La Commissione istituisce un repertorio centrale sicuro in cui le informazioni che devono essere comunicate nell'ambito dell'articolo 8 bis della presente direttiva possono essere registrate ai fini dello scambio automatico di cui all'articolo 8 bis, paragrafi 1 e 2. La Commissione ha accesso alle informazioni registrate nel repertorio. Le necessarie modalità pratiche sono adottate dalla Commissione secondo la procedura di cui all'articolo 26, paragrafo 2.
5.  Entro il 31 dicembre 2016, la Commissione istituisce un repertorio centrale sicuro in cui le informazioni che devono essere comunicate nell'ambito dell'articolo 8 bis della presente direttiva devono essere registrate ai fini dello scambio automatico di cui all'articolo 8 bis, paragrafi 1 e 2. Gli Stati membri garantiscono che tutte le informazioni comunicate nell'ambito dell'articolo 8 bis nel periodo transitorio precedente l'istituzione del repertorio centrale sicuro siano registrate in detto repertorio entro il 1° aprile 2017. La Commissione e gli Stati membri hanno accesso alle informazioni registrate nel repertorio. Le necessarie modalità pratiche sono adottate dalla Commissione secondo la procedura di cui all'articolo 26, paragrafo 2.
Emendamento 58
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 8
Direttiva 2011/16/UE
Articolo 23 bis – paragrafo 1
1.  Conformemente alle disposizioni applicabili alle autorità dell'Unione, la Commissione assicura la riservatezza delle informazioni comunicatele in conformità alla presente direttiva.
1.  Conformemente alle disposizioni applicabili alle autorità dell'Unione, la Commissione assicura la riservatezza delle informazioni comunicatele in conformità alla presente direttiva, come stabilito all'articolo 8 della carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.
Emendamento 59
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 8
Direttiva 2011/16/UE
Articolo 23 bis – paragrafo 2 – comma 1
2.  Le informazioni trasmesse alla Commissione da uno Stato membro a norma dell'articolo 23, così come le relazioni o i documenti elaborati dalla Commissione utilizzando tali informazioni, possono essere comunicate ad altri Stati membri. Tali informazioni sono coperte dal segreto d'ufficio e godono della protezione accordata alle informazioni di analoga natura dalla legislazione nazionale dello Stato membro che le riceve.
2.  Le informazioni trasmesse alla Commissione da uno Stato membro dell'Unione o del SEE a norma dell'articolo 23, così come le relazioni o i documenti elaborati dalla Commissione utilizzando tali informazioni, possono essere comunicate ad altri Stati membri dell'Unione (e parimenti, in caso di reciprocità, agli Stati membri del SEE). Tali informazioni sono coperte dal segreto d'ufficio e godono della protezione accordata alle informazioni di analoga natura dalla legislazione nazionale dello Stato membro dell'Unione (e parimenti, in caso di reciprocità, dalla legislazione dello Stato membro del SEE) che le riceve.
Emendamento 60
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 8
Direttiva 2011/16/UE
Articolo 23 bis – paragrafo 2 – comma 2
Le relazioni e i documenti redatti dalla Commissione di cui al primo comma possono essere utilizzati dagli Stati membri solo per fini analitici, ma non sono pubblicate o comunicate ad altre persone o organismi senza l'esplicito accordo della Commissione.
Le relazioni e i documenti redatti dalla Commissione di cui al primo comma possono essere utilizzati dagli Stati membri dell'Unione o del SEE solo per fini analitici, ma non sono pubblicati o comunicati ad altre persone o organismi senza l'esplicito accordo della Commissione.
Emendamento 61
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 8 bis (nuovo)
Direttiva 2011/16/UE
Articolo 23 ter (nuovo)
(8 bis)  È inserito l'articolo seguente:
"Articolo 23 ter
Sanzioni
La Commissione esamina tutte le sanzioni da imporre in caso di rifiuto o omissione dello scambio di informazioni."
Emendamento 62
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 9 bis (nuovo)
Direttiva 2011/16/UE
Articolo 25 bis (nuovo)
(9 bis)  È inserito l'articolo seguente:
"Articolo 25 bis
Sviluppi in sede OCSE
La presente direttiva è compatibile con gli sviluppi in sede OCSE e tiene conto del corpus completo di norme dell'OCSE raccolto nello standard per lo scambio automatico di informazioni finanziarie a fini fiscali."
Emendamento 63
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 9 ter (nuovo)
Direttiva 2011/16/UE
Articolo 25 ter (nuovo)
(9 ter)   È inserito l'articolo seguente:
"Articolo 25 ter
Ulteriori misure degli Stati membri
La presente direttiva non osta a che gli Stati membri adottino ulteriori misure per mettere a punto disposizioni, a livello nazionale o sulla base di accordi, volte a prevenire l'elusione fiscale."
Emendamento 64
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 9 quater (nuovo)
Direttiva 2011/16/UE
Articolo 27
(9c)  L'articolo 27 è sostituito dal seguente:
"Articolo 27
"Relazioni
Dopo l'entrata in vigore della presente direttiva, la Commissione presenta ogni tre anni al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sulla sua applicazione."

Discarico 2013: impresa comune ARTEMIS
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Decisione
Decisione
Risoluzione
1.Decisione del Parlamento europeo del 27 ottobre 2015 sul discarico per l'esecuzione del bilancio dell'impresa comune ARTEMIS per l'esercizio 2013 (2014/2132(DEC))
P8_TA(2015)0370A8-0283/2015

Il Parlamento europeo,

–  visti i conti annuali definitivi dell'impresa comune ARTEMIS relativi all'esercizio 2013,

–  vista la relazione della Corte dei conti sui conti annuali dell'impresa comune ARTEMIS relativi all'esercizio 2013, corredata delle risposte dell'impresa comune(1),

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni(2) presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2013, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la raccomandazione del Consiglio del 17 febbraio 2015 sullo scarico da dare all'impresa comune per l'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2013 (05306/2015 – C8-0049/2015),

–  viste la sua decisione del 29 aprile 2015(3) che rinvia la decisione sul discarico per l'esercizio 2013 e le risposte del direttore esecutivo dell'impresa comune ECSEL (ex impresa comune ARTEMIS),

–  visto l'articolo 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio, del 25 giugno 2002, che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee(4),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(5), in particolare l'articolo 209,

–  visto il regolamento (CE) n. 74/2008 del Consiglio, del 20 dicembre 2007, relativo alla costituzione dell'"Impresa comune ARTEMIS" per l'attuazione di un'iniziativa tecnologica congiunta in materia di sistemi informatici incorporati(6),

–  visto il regolamento (UE) n. 561/2014 del Consiglio, del 6 maggio 2014, che istituisce l'impresa comune ECSEL(7), in particolare l'articolo 1, paragrafo 2, e l'articolo 12,

–  visto il regolamento (CE, Euratom) n. 2343/2002 della Commissione, del 19 novembre 2002, che reca regolamento finanziario quadro degli organismi di cui all'articolo 185 del regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee(8),

–  visto il regolamento delegato (UE) n. 110/2014 della Commissione, del 30 settembre 2013, che stabilisce il regolamento finanziario tipo degli organismi di partenariato pubblico-privato di cui all'articolo 209 del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio(9),

–  visti l'articolo 94 e l'allegato V del suo regolamento,

–  vista la seconda relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0283/2015),

1.  concede il discarico al direttore esecutivo dell'impresa comune ECSEL per l'esecuzione del bilancio dell'impresa comune ARTEMIS per l'esercizio 2013;

2.  esprime le sue osservazioni nella risoluzione in appresso;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione e la risoluzione che ne costituisce parte integrante al direttore esecutivo dell'impresa comune ECSEL, al Consiglio, alla Commissione e alla Corte dei conti, e di provvedere alla loro pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

2.Decisione del Parlamento europeo del 27 ottobre 2015 sulla chiusura dei conti dell'impresa comune ARTEMIS per l'esercizio 2013 (2014/2132(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  visti i conti annuali definitivi dell'impresa comune ECSEL (ex impresa comune ARTEMIS) relativi all'esercizio 2013,

–  vista la relazione della Corte dei conti sui conti annuali dell'impresa comune ARTEMIS relativi all'esercizio 2013, corredata delle risposte dell'impresa comune(10),

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni(11) presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2013, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la raccomandazione del Consiglio del 17 febbraio 2015 sullo scarico da dare all'impresa comune per l'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2013 (05306/2015 – C8-0049/2015),

–  viste la sua decisione del 29 aprile 2015(12) che rinvia la decisione sul discarico per l'esercizio 2013 e le risposte del direttore esecutivo dell'impresa comune ECSEL (ex impresa comune ARTEMIS),

–  visto l'articolo 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio, del 25 giugno 2002, che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee(13),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(14), in particolare l'articolo 209,

–  visto il regolamento (CE) n. 74/2008 del Consiglio, del 20 dicembre 2007, relativo alla costituzione dell'"Impresa comune ARTEMIS" per l'attuazione di un'iniziativa tecnologica congiunta in materia di sistemi informatici incorporati(15),

–  visto il regolamento (UE) n. 561/2014 del Consiglio, del 6 maggio 2014, che istituisce l'impresa comune ECSEL(16), in particolare l'articolo 1, paragrafo 2, e l'articolo 12,

–  visto il regolamento (CE, Euratom) n. 2343/2002 della Commissione, del 19 novembre 2002, che reca regolamento finanziario quadro degli organismi di cui all'articolo 185 del regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee(17),

–  visto il regolamento delegato (UE) n. 110/2014 della Commissione, del 30 settembre 2013, che stabilisce il regolamento finanziario tipo degli organismi di partenariato pubblico-privato di cui all'articolo 209 del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio(18),

–  visti l'articolo 94 e l'allegato V del suo regolamento,

–  vista la seconda relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0283/2015),

1.  approva la chiusura dei conti dell'impresa comune ARTEMIS per l'esercizio 2013;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al direttore esecutivo dell'impresa comune ECSEL, al Consiglio, alla Commissione e alla Corte dei conti, e di provvedere alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

3.Risoluzione del Parlamento europeo del 27 ottobre 2015 recante le osservazioni che costituiscono parte integrante della decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio dell'impresa comune ARTEMIS per l'esercizio 2013 (2014/2132(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  vista la sua decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio dell'impresa comune ARTEMIS per l'esercizio 2013,

–  visti l'articolo 94 e l'allegato V del suo regolamento,

–  vista la seconda relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0283/2015),

A.  considerando che l'impresa comune ARTEMIS (in appresso, "l'impresa comune") è stata istituita nel dicembre 2007 per un periodo di dieci anni al fine di definire e attuare una "agenda di ricerca" per lo sviluppo di tecnologie essenziali per i sistemi informatici incorporati in vari settori d'applicazione, al fine di rafforzare la competitività dell'Unione e la sostenibilità e permettere l'emergere di nuovi mercati e di nuove applicazioni sociali;

B.  considerando che l'impresa comune ha iniziato a lavorare autonomamente nell'ottobre 2009;

C.  considerando che i contributi finanziari dagli Stati membri di ARTEMIS dovrebbero corrispondere a 1,8 volte il contributo finanziario dell'Unione mentre i contributi in natura forniti dalle organizzazioni di ricerca e sviluppo che partecipano ai progetti per la durata dell'impresa comune sono pari o superiori al contributo degli enti pubblici;

D.  considerando che le imprese comuni ARTEMIS ed ENIAC si sono fuse per dare vita all'iniziativa tecnologica congiunta "Componenti e sistemi elettronici per la leadership europea" (ITC ECSEL), che ha avviato la sua attività nel giugno 2014 e sarà operativa per un decennio;

Gestione finanziaria e di bilancio

1.  ricorda quanto affermato dalla Corte dei conti (la "Corte"), secondo cui i conti annuali dell'impresa comune per l'esercizio 2013 presentano fedelmente, sotto tutti gli aspetti rilevanti, la posizione finanziaria della stessa al 31 dicembre 2013, nonché i risultati delle sue operazioni e i flussi di cassa per l'esercizio chiuso in tale data, conformemente alle disposizioni del regolamento finanziario dell'impresa comune stessa;

2.  apprende dall'impresa comune che sono state attuate le modalità pratiche per gli audit ex post in relazione agli accordi amministrativi firmati con le autorità di finanziamento nazionali (AFN); constata che le modalità pratiche prevedono altresì l'introduzione di un apposito modulo di rendicontazione, rafforzato dalla valutazione dei sistemi di garanzia nazionali da parte dell'impresa comune e da visite presso le AFN da parte della Corte;

3.  ricorda che, in base alla strategia ex post adottata dall'impresa comune, occorre valutare almeno una volta all'anno se le informazioni inviate dalle AFN forniscono una garanzia sufficiente in merito alla legittimità e alla regolarità delle operazioni effettuate;

4.  apprende dall'impresa comune che 23 AFN si sono scambiate informazioni sulle rispettive strategie di audit, il che copre il 95% delle sovvenzioni totali concesse; si compiace del fatto che, per integrare le informazioni ottenute dall'impresa comune, la Corte acquisisca ulteriori informazioni direttamente dalle AFN al fine di emettere un parere sulla legittimità e la regolarità delle operazioni sottostanti i conti;

5.  constata che l'impresa comune ha compiuto progressi per quanto riguarda l'attuazione del piano d'azione inteso a ovviare alle carenze riscontrate dalla Corte nel suo giudizio con riserva; rileva che le garanzie fornite dai sistemi nazionali hanno ottenuto una valutazione positiva per i paesi che rappresentano il 54% delle sovvenzioni concesse, mentre le valutazioni relative ad altri paesi si trovano in una fase avanzata di esecuzione, il che porterà all'84% le sovvenzioni valutate coperte; invita l'impresa comune a proseguire le valutazioni onde conseguire una copertura integrale delle sovvenzioni totali concesse;

6.  constata che è stato organizzato un workshop sulle garanzie, cui hanno partecipato rappresentanti della Corte, della Commissione e del Servizio di audit interno di quest'ultima, come pure rappresentanti delle AFN che operano nell'ambito dell'impresa comune; osserva che il workshop in questione ha evidenziato le necessità dei programmi europei, permettendo nel contempo lo scambio di informazioni e di prassi eccellenti con le AFN;

7.  rileva che l'impresa comune ha concepito una nuova metodologia per la stima del tasso di errore residuo, analoga a quella utilizzata dai servizi della Commissione responsabili della gestione concorrente dei finanziamenti; constata che, dalla prima valutazione effettuata sulla base di 157 operazioni sottoposte ad audit, il tasso di errore residuo è stato dello 0,73%, mentre da un recente aggiornamento basato su un campione di 331 operazioni è risultato un tasso di errore dello 0,66%, al di sotto della soglia di rilevanza del 2%;

8.  ricorda che, in seguito alla rettifica di bilancio di fine anno, risultava un tasso di utilizzo degli stanziamenti di pagamento pari al 69%; apprende dall'impresa comune che i ritardi nel rilascio di certificati di pagamento da parte delle AFN rappresentano una delle principali ragioni per l'esiguo tasso di utilizzo, dal momento che i pagamenti vengono effettuati subito dopo il ricevimento dei certificati nazionali; constata, inoltre, che il rallentamento del ritmo dei pagamenti non ha inciso sull'esecuzione tecnica dei progetti;

9.  apprende dall'impresa comune che i contributi degli Stati membri si attestavano su un livello 1,8 volte superiore agli impegni dell'Unione; constata che è stato necessario ridurre gli impegni degli Stati membri al di sotto della soglia di 1,8 all'atto di concedere sovvenzioni, al fine di rispettare i limiti imposti dalle norme sugli aiuti di Stato; rileva che i risultanti contributi dell'Unione a favore dell'impresa comune sono ammontati a 181 454 844 EUR mentre quelli degli Stati membri si sono attestati su 341 842 261 EUR, il che corrisponde un livello di 1,88;

10.  prende atto del fatto che la Commissione procederà a una valutazione dell'attività dell'impresa comune ARTEMIS sino alla data della creazione dell'ITC ECSEL, come previsto dal regolamento (CE) n. 74/2008 del Consiglio relativo alla costituzione dell'"Impresa comune ARTEMIS", valutazione che dovrà essere presa in considerazione ai fini del discarico per l'esercizio 2014;

Sistemi di controllo interno

11.  prende atto della risposta dell'impresa comune secondo cui, facendo seguito all'articolo 6, paragrafo 2, del regolamento che la istituisce, la struttura di audit interno (IAC) istituita nel quadro dell'impresa comune ENIAC si configura ormai come IAC dell'impresa comune in ragione della fusione delle due imprese comuni;

12.  apprende dall'impresa comune che è stato approvato il piano di ripristino in caso di disastro per l'infrastruttura informatica condivisa dell'impresa comune;

Prevenzione e gestione dei conflitti d'interesse e trasparenza

13.  rileva che, in ragione della fusione con l'impresa comune ENIAC, la politica generale di prevenzione e gestione dei conflitti d'interesse dell'ENIAC si applica ormai anche all'impresa comune; rileva, inoltre, che rientrano nella politica adottata le procedure per la gestione di situazioni di conflitti d'interesse, come pure i meccanismi in caso di violazione delle regole;

14.  apprende dall'impresa comune che i CV e le dichiarazioni di interessi del suo direttore esecutivo e dei suoi dirigenti sono stati raccolti e pubblicati sul suo sito web, come previsto dallo statuto del personale e delle sue modalità di attuazione; constata la messa a punto e il periodico aggiornamento di una vasta banca dati contenente tutte le informazioni raccolte in merito ai conflitti d'interesse e alle misure adottate in materia;

Monitoraggio e comunicazione dei risultati della ricerca

15.  ricorda che la decisione relativa al Settimo programma quadro (7PQ)(19) istituisce un sistema di monitoraggio e di comunicazione avente per oggetto la protezione, la diffusione e il trasferimento dei risultati della ricerca; apprende dall'impresa comune che l'elevata produttività delle sue attività di ricerca e la sua conformità con tutte le richieste avanzate finora dai coordinatori del 7PQ sono comprovate da 211,5 pubblicazioni e 16,6 brevetti per 10 milioni di EUR di sovvenzioni dell'Unione.

(1) GU C 452 del 16.12.2014, pag. 8.
(2) GU C 452 del 16.12.2014, pag. 9.
(3) GU L 255 del 30.9.2015, pag. 416.
(4) GU L 248 del 16.9.2002, pag. 1.
(5) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(6) GU L 30 del 4.2.2008, pag. 52.
(7) GU L 169 del 7.6.2014, pag. 152.
(8) GU L 357 del 31.12.2002, pag. 72.
(9) GU L 38 del 7.2.2014, pag. 2.
(10) GU C 452 del 16.12.2014, pag. 8.
(11) GU C 452 del 16.12.2014, pag. 9.
(12) GU L 255 del 30.9.2015, pag. 416.
(13) GU L 248 del 16.9.2002, pag. 1.
(14) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(15) GU L 30 del 4.2.2008, pag. 52.
(16) GU L 169 del 7.6.2014, pag. 152.
(17) GU L 357 del 31.12.2002, pag. 72.
(18) GU L 38 del 7.2.2014, pag. 2.
(19) Articolo 7 della decisione n. 1982/2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006, concernente il settimo programma quadro della Comunità europea per le attività di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione (2007-2013) (GU L 412 del 30.12.2006, pag. 6).


Discarico 2013: Istituto europeo di innovazione e tecnologia (EIT)
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Decisione
Decisione
Risoluzione
1.Decisione del Parlamento europeo del 27 ottobre 2015 sul discarico per l'esecuzione del bilancio dell'Istituto europeo di innovazione e tecnologia per l'esercizio 2013 (2014/2125(DEC))
P8_TA(2015)0371A8-0282/2015

Il Parlamento europeo,

–  visti i conti annuali definitivi dell'Istituto europeo di innovazione e tecnologia relativi all'esercizio 2013,

–  vista la relazione della Corte dei conti sui conti annuali dell'Istituto europeo di innovazione e tecnologia relativi all'esercizio 2013, corredata delle risposte dell'Istituto(1),

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni(2) presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2013, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la raccomandazione del Consiglio del 17 febbraio 2015 sullo scarico da dare all'Istituto europeo di innovazione e tecnologia sull'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2013 (05304/2015] – C8-0054/2015),

–  vista la sua decisione del 29 aprile 2015(3) che rinvia la decisione sul discarico per l'esercizio 2013 e le risposte del direttore dell'Istituto europeo di innovazione e tecnologia,

–  visto l'articolo 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio, del 25 giugno 2002, che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee(4),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002(5), in particolare l'articolo 208,

–  visto il regolamento (CE) n. 294/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 2008, che istituisce l'Istituto europeo di innovazione e tecnologia(6), in particolare l'articolo 21,

–  visto il regolamento (CE, Euratom) n. 2343/2002 della Commissione, del 19 novembre 2002, che reca regolamento finanziario quadro degli organismi di cui all'articolo 185 del regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee(7),

–  visto il regolamento delegato (UE) n. 1271/2013 della Commissione, del 30 settembre 2013, che stabilisce il regolamento finanziario quadro degli organismi di cui all'articolo 208 del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio(8), in particolare l'articolo 108,

–  visti l'articolo 94 e l'allegato V del suo regolamento,

–  vista la seconda relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0282/2015),

1.  concede il discarico al direttore dell'Istituto europeo di innovazione e tecnologia per l'esecuzione del bilancio dell'Istituto per l'esercizio 2013;

2.  esprime le sue osservazioni nella risoluzione in appresso;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione e la risoluzione che ne costituisce parte integrante al direttore dell'Istituto europeo di innovazione e tecnologia, al Consiglio, alla Commissione e alla Corte dei conti, e di provvedere alla loro pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

2.Decisione del Parlamento europeo del 27 ottobre 2015 sulla chiusura dei conti dell'Istituto europeo di innovazione e tecnologia per l'esercizio 2013 (2014/2125(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  visti i conti annuali definitivi dell'Istituto europeo di innovazione e tecnologia relativi all'esercizio 2013,

–  vista la relazione della Corte dei conti sui conti annuali dell'Istituto europeo di innovazione e tecnologia relativi all'esercizio 2013, corredata delle risposte dell'Istituto(9),

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni(10) presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2013, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la raccomandazione del Consiglio del 17 febbraio 2015 sullo scarico da dare all'Istituto europeo di innovazione e tecnologia sull'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2013 (05304/2015] – C8-0054/2015),

–  vista la sua decisione del 29 aprile 2015(11) che rinvia la decisione sul discarico per l'esercizio 2013 e le risposte del direttore dell'Istituto europeo di innovazione e tecnologia,

–  visto l'articolo 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio, del 25 giugno 2002, che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee(12),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002(13), in particolare l'articolo 208,

–  visto il regolamento (CE) n. 294/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 2008, che istituisce l'Istituto europeo di innovazione e tecnologia(14), in particolare l'articolo 21,

–  visto il regolamento (CE, Euratom) n. 2343/2002 della Commissione, del 19 novembre 2002, che reca regolamento finanziario quadro degli organismi di cui all'articolo 185 del regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee(15),

–  visto il regolamento delegato (UE) n. 1271/2013 della Commissione, del 30 settembre 2013, che stabilisce il regolamento finanziario quadro degli organismi di cui all'articolo 208 del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio(16), in particolare l'articolo 108,

–  visti l'articolo 94 e l'allegato V del suo regolamento,

–  vista la seconda relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0282/2015),

1.  approva la chiusura dei conti dell'Istituto europeo di innovazione e tecnologia per l'esercizio 2013;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al direttore dell'Istituto europeo di innovazione e tecnologia, al Consiglio, alla Commissione e alla Corte dei conti, e di provvedere alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

3.Risoluzione del Parlamento europeo del 27 ottobre 2015 recante le osservazioni che costituiscono parte integrante della decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio dell'Istituto europeo di innovazione e tecnologia per l'esercizio 2013 (2014/2125(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  vista la sua decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio dell'Istituto europeo di innovazione e tecnologia per l'esercizio 2013,

–  visti l'articolo 94 e l'allegato V del suo regolamento,

–  vista la seconda relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0282/2015),

Osservazioni sulla legittimità e regolarità delle operazioni

1.  ricorda che la Corte dei conti ("la Corte"), nella sua relazione sui conti annuali dell'Istituto europeo di innovazione e tecnologia ("l'Istituto") per l'esercizio 2013 ha rilevato di non aver ottenuto per il secondo anno consecutivo garanzia ragionevole sulla legittimità e regolarità delle operazioni di sovvenzione; osserva che la Corte ritiene compromessa la qualità della certificazione in quanto questa, relativa a circa l'87% della spesa per sovvenzioni, è stata rilasciata da società di audit indipendenti incaricate dai beneficiari delle sovvenzioni; ricorda inoltre che, per affrontare le carenze connesse alla qualità delle certificazioni di audit, l'Istituto ha migliorato le istruzioni fornite ai revisori certificanti e ha trasmesso le istruzioni aggiornate alle "comunità della conoscenza e dell'innovazione" (CCI), beneficiarie delle sovvenzioni dell'Istituto, nel giugno 2013;

2.  apprende dall'Istituto che le istruzioni migliorate hanno portato a un miglioramento della qualità dei certificati di audit ricevuti rispetto alle operazioni di sovvenzione per il 2013, per le quali i pagamenti finali sono stati effettuati nel 2014;

3.  riconosce che, a partire dagli accordi di sovvenzione 2014, l'Istituto utilizza la stessa metodologia di certificazione di audit di tutti gli altri programmi coperti dal programma quadro Orizzonte 2020; osserva che l'impiego di una metodologia di certificazione più dettagliata e coerente ha inoltre migliorato il grado di garanzia conseguito nelle verifiche ex ante;

4.  ricorda che l'Istituto ha introdotto verifiche ex post complementari per le operazioni di sovvenzione, quale secondo livello di garanzia della legalità e regolarità delle operazioni di sovvenzione; riconosce che l'Istituto ha effettuato audit "sul campo" a copertura di circa il 40% delle sovvenzioni erogate in base agli accordi di sovvenzione 2013; osserva che tali audit hanno portato a recuperare 263 239 EUR da un importo totale oggetto di audit di 29 163 272 EUR; riconosce che il tasso di errore individuato nel campione soggetto ad audit è dello 0,90% e il tasso di errore residuo dello 0,69%, ovvero al di sotto della soglia di rilevanza del 2%; rileva che la Corte non ha avanzato commenti o risultanze in relazione alle verifiche ex ante o ex post nelle sue osservazioni preliminari per l'esercizio 2014;

5.  apprende dall'Istituto che quest'ultimo ha migliorato le proprie procedure di appalto dal 2013 e segue un approccio proattivo dopo che la Corte aveva individuato errori; osserva in particolare che l'Istituto ha annullato i due contratti quadro conclusi nel 2010 e nel 2012 quando è stato accertato che il ricorso alla procedura negoziata era irregolare; osserva inoltre che l'Istituto ha rivisto le procedure, i circuiti e i modelli interni per adeguarsi completamente alle pertinenti norme in materia di appalti pubblici, rivolgendo particolare attenzione a una sana pianificazione e valutazione delle esigenze; riconosce che l'Istituto ha assunto un funzionario supplementare per gli appalti nel 2015 e ha svolto una serie di formazioni in materia per il suo personale;

6.  riconosce che, per adempiere il compito di consultazione svolto dalla capacità di audit interno dell'Istituto (IAC), l'Istituto ha:

   elaborato un vademecum sugli appalti comprendente liste di controllo per le diverse procedure di appalto e gli specifici contratti nell'ambito dei contratti quadro;
   chiesto che la funzione degli appalti verifichi tutte le richieste di servizi prima di chiedere un'offerta, fornendo così un ulteriore livello di controllo;
   assicurato che i membri del personale siano sufficientemente formati, mediante formazioni mirate;
   chiarito il ruolo rispettivo delle funzioni degli appalti, di gestione operativa e dei contratti, nonché migliorato le liste di controllo e le schede di accompagnamento;
   documentato le procedure d'appalto nel quadro di un registro unico di pratico uso, proporzionato alle dimensioni dell'Istituto;

7.  apprende dall'Istituto che non sono stati individuati errori negli appalti per l'esercizio 2014; osserva inoltre che il tasso di errore residuo nelle spese per sovvenzioni è dello 0,69% e il tasso di errore combinato per le spese amministrative e operative è di circa lo 0,5% del totale dei pagamenti effettuati nel 2014; attende con interesse la relazione della Corte sui conti annuali dell'Istituto per l'esercizio 2014, al fine di confermare tali risultati;

8.  prende atto del fatto che l'Istituto ha ottenuto i certificati di audit sul costo delle attività complementari delle CCI sostenuto nel periodo 2010-2014; osserva che l'Istituto ha svolto un riesame del portafoglio di attività complementari delle CCI, per assicurare che solo le attività aventi un chiaro collegamento con attività a valore aggiunto delle CCI finanziate dall'Istituto siano accettate;

9.  riconosce che il finanziamento fornito dall'Istituto alle CCI nel periodo 2010-2014 non ha superato il 25% del massimale fissato negli accordi quadro di partenariato tra le CCI e l'Istituto;

Gestione finanziaria e di bilancio

10.  osserva che l'Istituto ha migliorato le procedure di pianificazione e controllo connesse all'esecuzione di bilancio; prende atto del fatto che tali procedure includono ora una valutazione più rigorosa di tutte le attività proposte aventi un impatto di bilancio superiore a 50 000 EUR, nonché l'introduzione di ulteriori documenti di pianificazione atti ad assicurare che il fabbisogno di risorse umane e finanziarie sia ben identificato e disponibile per mettere in atto tutte le attività pianificate; osserva inoltre che il collegamento tra attività pianificate e assegnazione di risorse è stato rafforzato collegando il programma di lavoro annuale con il bilancio annuale;

11.  osserva che l'Istituto ha, assieme alle CCI, migliorato significativamente la capacità di assorbimento delle CCI della prima ondata per il periodo 2010-2014, con un tasso di crescita annuo medio delle sovvenzioni dell'Istituto assorbite pari all'85%; osserva inoltre che il Consiglio di amministrazione dell'Istituto ha selezionato e designato due partenariati quali CCI della seconda ondata, il che aumenterà ulteriormente la capacità di assorbimento dal 2015 e rafforzerà il tasso di esecuzione del bilancio dell'Istituto;

12.  ricorda che il basso tasso di esecuzione del bilancio per il titolo I (spese per il personale) è dovuto soprattutto all'alto tasso di avvicendamento del personale e al fatto che l'adozione del regolamento relativo all'adeguamento degli stipendi era ancora in sospeso; prende atto del fatto che l'analisi dei colloqui svolti con il personale uscente ha identificato la mancanza di una chiara prospettiva di carriera, un ambiente di lavoro difficile e un pacchetto salariale poco attraente connesso al coefficiente di correzione per l'Ungheria quali principali ragioni per l'avvicendamento del personale;

13.  prende atto delle azioni intraprese dall'Istituto per mitigare l'alto tasso di avvicendamento del personale; osserva in particolare i miglioramenti nella gestione dei posti vacanti e l'introduzione di un sistema di valutazione e riclassificazione, che forniscono una migliore prospettiva di carriera e rafforzano la dirigenza intermedia; accoglie positivamente la diminuzione del tasso di avvicendamento del personale dal 20-25% nel periodo 2012-2014 al 12% nel 2014; prende atto che i quattro posti rimasti vacanti saranno coperti gradualmente nel corso del 2015;

Audit interno

14.  osserva che nel giugno 2014 il servizio di audit interno della Commissione (SAI) ha pubblicato una relazione di follow-up sullo stato di attuazione del piano di azione risultante dal suo "esame limitato sulla gestione delle sovvenzioni — elaborazione delle convenzioni di sovvenzione annuali" presso l'Istituto; osserva che il SAI ha chiuso due raccomandazioni delle sei originali e declassato un'ulteriore raccomandazione da "importantissima" a "molto importante";

15.  osserva che il SAI ha svolto una visita di accertamento presso l'Istituto nel dicembre 2014 per riesaminare i progressi compiuti nell'attuazione delle raccomandazioni pendenti; osserva inoltre che la visita ha portato il SAI a riconoscere ulteriori miglioramenti nella procedura di assegnazione delle sovvenzioni annuali e che tutte le azioni dettagliate presentate al SAI durante la visita, completate, in corso o pianificate, affrontano in modo adeguato i rischi evidenziati nel riesame limitato del SAI;

16.  nota che, di 25 azioni risultanti dal piano di azione, 18 sono state messe in atto e l'attuazione delle rimanenti 7 è in corso; nota inoltre che 3 di tali 7 azioni saranno attuate entro la fine del 2015, dopo la firma dell'accordo quadro modificato di partenariato tra l'Istituto e le CCI; apprende dall'Istituto che l'attuazione delle azioni rimanenti avanza secondo i piani;

17.  rileva che l'IAC ha svolto sette missioni di audit e di consulenza nel 2014 e prende atto delle azioni svolte dall'Istituto sulla scorta delle raccomandazioni dell'IAC

(1) GU C 442 del 10.12.2014, pag. 184.
(2) GU C 442 del 10.12.2014, pag. 184.
(3) GU L 255 del 30.9.2015, pag. 409.
(4) GU L 248 del 16.9.2002, pag. 1.
(5) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(6) GU L 97 del 9.4.2008, pag. 1.
(7) GU L 357 del 31.12.2002, pag. 72.
(8) GU L 328 del 7.12.2013, pag. 42.
(9) GU C 442 del 10.12.2014, pag. 184.
(10) GU C 442 del 10.12.2014, pag. 184.
(11) GU L 255 del 30.9.2015, pag. 409.
(12) GU L 248 del 16.9.2002, pag. 1.
(13) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(14) GU L 97 del 9.4.2008, pag. 1.
(15) GU L 357 del 31.12.2002, pag. 72.
(16) GU L 328 del 7.12.2013, pag. 42.


Discarico 2013: impresa comune ENIAC
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Decisione
Decisione
Risoluzione
1.Decisione del Parlamento europeo del 27 ottobre 2015 sul discarico per l'esecuzione del bilancio dell'impresa comune ENIAC per l'esercizio 2013 (2014/2135(DEC))
P8_TA(2015)0372A8-0285/2015

Il Parlamento europeo,

–  visti i conti annuali definitivi dell'impresa comune ENIAC relativi all'esercizio 2013,

–  vista la relazione della Corte dei conti sui conti annuali dell'impresa comune ENIAC relativi all'esercizio 2013, corredata delle risposte dell'impresa comune(1),

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni(2), presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2013, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la raccomandazione del Consiglio del 17 febbraio 2015 sullo scarico da dare all'impresa comune per l'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2013 (05306/2015 – C8-0049/2015),

–  viste la sua decisione del 29 aprile 2015(3) che rinvia la decisione sul discarico per l'esercizio 2013 e le risposte del direttore esecutivo dell'impresa comune ECSEL (ex impresa comune ENIAC),

–  visto l'articolo 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio, del 25 giugno 2002, che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee(4),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(5), in particolare l'articolo 209,

–  visto il regolamento (CE) n. 72/2008 del Consiglio del 20 dicembre 2007 relativo alla costituzione dell'impresa comune ENIAC(6),

–  visto il regolamento (UE) n. 561/2014 del Consiglio, del 6 maggio 2014, che istituisce l'impresa comune ECSEL(7), in particolare l'articolo 1, paragrafo 2, e l'articolo 12,

–  visto il regolamento (CE, Euratom) n. 2343/2002 della Commissione, del 19 novembre 2002, che reca regolamento finanziario quadro degli organismi di cui all'articolo 185 del regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee(8),

–  visto il regolamento delegato (UE) n. 110/2014 della Commissione, del 30 settembre 2013, che stabilisce il regolamento finanziario tipo degli organismi di partenariato pubblico-privato di cui all'articolo 209 del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio(9),

–  visti l'articolo 94 e l'allegato V del suo regolamento,

–  vista la seconda relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0285/2015),

1.  concede il discarico al direttore esecutivo dell'impresa comune ECSEL per l'esecuzione del bilancio dell'impresa comune ENIAC per l'esercizio 2013;

2.  esprime le sue osservazioni nella risoluzione in appresso;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione e la risoluzione che ne costituisce parte integrante al direttore esecutivo dell'impresa comune ECSEL, al Consiglio, alla Commissione e alla Corte dei conti, e di provvedere alla loro pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

2.Decisione del Parlamento europeo del 27 ottobre 2015 sulla chiusura dei conti dell'impresa comune ENIAC per l'esercizio 2013 (2014/2135(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  visti i conti annuali definitivi dell'impresa comune ENIAC relativi all'esercizio 2013,

–  vista la relazione della Corte dei conti sui conti annuali dell'impresa comune ENIAC relativi all'esercizio 2013, corredata delle risposte dell'impresa comune(10),

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni(11), presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2013, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la raccomandazione del Consiglio del 17 febbraio 2015 sullo scarico da dare all'impresa comune per l'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2013 (05306/2015 – C8-0049/2015),

–  viste la sua decisione del 29 aprile 2015(12) che rinvia la decisione sul discarico per l'esercizio 2013 e le risposte del direttore esecutivo dell'impresa comune ECSEL (ex impresa comune ENIAC),

–  visto l'articolo 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio, del 25 giugno 2002, che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee(13),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(14), in particolare l'articolo 209,

–  visto il regolamento (CE) n. 72/2008 del Consiglio del 20 dicembre 2007 relativo alla costituzione dell'impresa comune ENIAC(15),

–  visto il regolamento (UE) n. 561/2014 del Consiglio, del 6 maggio 2014, che istituisce l'impresa comune ECSEL(16), in particolare l'articolo 1, paragrafo 2, e l'articolo 12,

–  visto il regolamento (CE, Euratom) n. 2343/2002 della Commissione, del 19 novembre 2002, che reca regolamento finanziario quadro degli organismi di cui all'articolo 185 del regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee(17),

–  visto il regolamento delegato (UE) n. 110/2014 della Commissione, del 30 settembre 2013, che stabilisce il regolamento finanziario tipo degli organismi di partenariato pubblico-privato di cui all'articolo 209 del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio(18),

–  visti l'articolo 94 e l'allegato V del suo regolamento,

–  vista la seconda relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0285/2015),

1.  approva la chiusura dei conti dell'impresa comune ENIAC per l'esercizio 2013;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al direttore esecutivo dell'impresa comune ECSEL, al Consiglio, alla Commissione e alla Corte dei conti, e di provvedere alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

3.Risoluzione del Parlamento europeo del 27 ottobre 2015 recante le osservazioni che costituiscono parte integrante della decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio dell'impresa comune ENIAC per l'esercizio 2013 (2014/2135(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  vista la sua decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio dell'impresa comune ENIAC per l'esercizio 2013,

–  visti l'articolo 94 e l'allegato V del suo regolamento,

–  vista la seconda relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0285/2015),

A.  considerando che l'impresa comune ENIAC (di seguito "impresa comune") è stata costituita il 20 dicembre 2007 per un periodo di dieci anni con l'obiettivo di definire e attuare una "agenda di ricerca" per lo sviluppo di competenze essenziali per la nanoelettronica in vari settori d'applicazione;

B.  considerando che all'impresa comune è stata concessa autonomia finanziaria nel luglio 2010;

C.  considerando che i membri fondatori dell'impresa comune sono l'Unione europea, rappresentata dalla Commissione, il Belgio, la Germania, l'Estonia, l'Irlanda, la Grecia, la Spagna, la Francia, l'Italia, i Paesi Bassi, la Polonia, il Portogallo, la Svezia, il Regno Unito e l'associazione AENEAS per le attività europee di nanoelettronica;

D.  considerando che il contributo massimo dell'Unione all'impresa comune per il decennio in questione ammonta a 450 milioni di EUR a carico del bilancio del Settimo programma quadro di ricerca;

E.  considerando che il contributo massimo dell'AENEAS all'impresa comune è pari a 30 milioni di EUR per le spese correnti e che gli Stati membri offrono contributi in natura a tali spese nonché contributi finanziari pari almeno a 1,8 volte il contributo dell'Unione;

F.  considerando che le imprese comuni ARTEMIS e ENIAC si sono fuse per dare vita all'iniziativa tecnologica congiunta "Componenti e sistemi elettronici per la leadership europea" (ITC ECSEL), che ha avviato la sua attività nel giugno 2014 e sarà operativa per un decennio;

Gestione finanziaria e di bilancio

1.  ricorda quanto affermato dalla Corte dei conti ("la Corte"), secondo cui i conti annuali dell'impresa comune per l'esercizio 2013 presentano fedelmente, sotto tutti gli aspetti rilevanti, la sua posizione finanziaria al 31 dicembre 2013, nonché i risultati delle sue operazioni e i flussi di cassa per l'esercizio chiuso a tale data, conformemente alle disposizioni del regolamento finanziario dell'impresa comune e alle norme contabili adottate dal contabile della Commissione;

2.  ricorda che la Corte ha espresso un giudizio con riserva sulla legittimità e sulla regolarità delle operazioni sottostanti i conti annuali a causa dell'incapacità di valutare se la strategia di audit ex post, che fa ampio affidamento sulle autorità di finanziamento nazionali (AFN) per l'audit delle dichiarazioni di spesa dei progetti, fornisca o meno una garanzia sufficiente in merito alla legittimità e alla regolarità delle operazioni sottostanti;

3.  apprende dall'impresa comune che la Corte intende adottare misure per ottenere sufficienti garanzie riguardo agli audit svolti dalle AFN; apprende inoltre che l'ITC ECSEL sta procedendo a ulteriori valutazioni dei sistemi di garanzia nazionali in seguito alla fusione delle imprese comuni ENIAC e ARTEMIS;

4.  rileva che l'impresa comune ha stabilito le modalità pratiche per gli audit ex post in relazione agli accordi amministrativi firmati con le AFN; constata che le modalità pratiche prevedono altresì l'introduzione di un apposito modulo di rendicontazione, rafforzato dalla valutazione dei sistemi di garanzia nazionali da parte dell'impresa comune e da visite presso le AFN da parte della Corte;

5.  osserva che il riesame limitato delle dichiarazioni di spesa effettuato dall'impresa comune nel 2012 è stato uno degli elementi che ha rafforzato la garanzia, il che ha permesso all'impresa comune di controllare quali operazioni fossero sottoposte ad audit prima dell'introduzione di un apposito modulo di rendicontazione; rileva che tale campionamento ha evidenziato che il numero ridotto dei primi audit nazionali a partire dal 2012 ha raggiunto un volume che consente di effettuare opportune valutazioni statistiche nel 2014;

6.  apprende dall'impresa comune che 23 AFN si sono scambiate informazioni sulle loro strategie di audit, il che rappresenta il 95% delle sovvenzioni totali concesse; si compiace del fatto che, per integrare le informazioni ottenute dall'impresa comune, la Corte acquisisca ulteriori informazioni direttamente dalle AFN al fine di emettere un parere sulla legittimità e la regolarità delle operazioni sottostanti i conti;

7.  constata che l'impresa comune ha compiuto progressi per quanto riguarda l'attuazione del piano d'azione inteso a ovviare alle carenze riscontrate dalla Corte nel suo giudizio con riserva; rileva che le garanzie fornite dai sistemi nazionali hanno ottenuto una valutazione positiva per i paesi che rappresentano il 54% delle sovvenzioni concesse, mentre le valutazioni relative ad altri paesi si trovano in una fase avanzata di esecuzione, il che porterà all'84% le sovvenzioni valutate coperte; invita l'impresa comune a proseguire le valutazioni onde conseguire una copertura integrale delle sovvenzioni totali concesse;

8.  constata che è stato organizzato un workshop sulle garanzie, cui hanno partecipato rappresentanti della Corte, della Commissione e del Servizio di audit interno di quest'ultima, come pure rappresentanti delle AFN che operano nell'ambito dell'impresa comune; osserva che il workshop in questione ha evidenziato le necessità dei programmi europei, permettendo nel contempo lo scambio di informazioni e di prassi eccellenti con le AFN;

9.  rileva che l'impresa comune ha concepito una nuova metodologia per la stima del tasso di errore residuo, analoga a quella utilizzata dai servizi della Commissione responsabili della gestione concorrente dei finanziamenti; constata che, dalla prima valutazione effettuata sulla base di 157 operazioni sottoposte ad audit, il tasso di errore residuo è stato dello 0,73%, mentre da un recente aggiornamento basato su un campione di 331 operazioni è risultato un tasso di errore dello 0,66%, al di sotto della soglia di rilevanza del 2%;

10.  apprende dall'impresa comune che i contributi degli Stati membri si sono attestati al di sotto della soglia di 1,8 volte il contributo finanziario dell'Unione, come previsto dallo statuto dell'impresa comune, al fine di rispettare i limiti imposti dalle norme sugli aiuti di Stato; rileva in particolare che, per le imprese che partecipano a progetti pilota su grande scala, il finanziamento pubblico complessivo non può superare il 25%, laddove lo statuto dell'impresa comune prevede di assegnare lo stesso tasso di rimborso a ciascun partecipante;

11.  riconosce che il calo dei contributi degli Stati membri è stato più che compensato dall'aumento dei contributi del settore privato, che hanno coperto il 65% delle spese totali, garantendo in tal modo un effetto leva alquanto elevato dei finanziamenti dell'Unione;

12.  prende atto del fatto che la Commissione procederà a una valutazione dell'attività dell'impresa comune ENIAC sino alla data della creazione dell'ITC ECSEL, come previsto dal regolamento (CE) n. 72/2008 del Consiglio relativo alla costituzione dell'impresa comune ENIAC, valutazione che dovrà essere presa in considerazione ai fini del discarico per l'esercizio 2014;

Prevenzione e gestione dei conflitti d'interesse e trasparenza

13.  apprende dall'impresa comune che i CV e le dichiarazioni di interessi del suo direttore esecutivo e dei suoi dirigenti sono stati raccolti e pubblicati sul suo sito web, come previsto dallo statuto del personale e dalle sue modalità di attuazione; constata la messa a punto e il periodico aggiornamento di una vasta banca dati contenente tutte le informazioni raccolte in merito ai conflitti d'interesse e alle misure adottate in materia;

Monitoraggio e comunicazione dei risultati della ricerca

14.  ricorda che la decisione relativa al Settimo programma quadro (7PQ)(19) istituisce un sistema di monitoraggio e di comunicazione avente per oggetto la protezione, la diffusione e il trasferimento dei risultati della ricerca; apprende dall'impresa comune che l'elevata produttività delle sue attività di ricerca e la sua conformità con tutte le richieste avanzate finora dai coordinatori del 7PQ sono comprovate da 211,5 pubblicazioni e 16,6 brevetti per 10 milioni di EUR di sovvenzioni dell'Unione.

(1) GU C 452 del 16.12.2014, pag. 26.
(2) GU C 452 del 16.12.2014, pag. 27.
(3) GU L 255 del 30.9.2015, pag. 424.
(4) GU L 248 del 16.9.2002, pag. 1.
(5) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(6) GU L 30 del 4.2.2008, pag. 21.
(7) GU L 169 del 7.6.2014, pag. 152.
(8) GU L 357 del 31.12.2002, pag. 72.
(9) GU L 38 del 7.2.2014, pag. 2.
(10) GU C 452 del 16.12.2014, pag. 26.
(11) GU C 452 del 16.12.2014, pag. 27.
(12) GU L 255 del 30.9.2015, pag. 424.
(13) GU L 248 del 16.9.2002, pag. 1.
(14) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(15) GU L 30 del 4.2.2008, pag. 21.
(16) GU L 169 del 7.6.2014, pag. 152.
(17) GU L 357 del 31.12.2002, pag. 72.
(18) GU L 38 del 7.2.2014, pag. 2.
(19) Articolo 7 della decisione n. 1982/2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006, concernente il settimo programma quadro della Comunità europea per le attività di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione (2007-2013) (GU L 412 del 30.12.2006, pag. 6).


Discarico 2013: bilancio generale dell'UE – Consiglio europeo e Consiglio
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Decisione
Risoluzione
1.Decisione del Parlamento europeo del 27 ottobre 2015 sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2013, sezione II – Consiglio europeo e Consiglio (2014/2079(DEC))
P8_TA(2015)0373A8-0269/2015

Il Parlamento europeo,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2013(1),

–  visti i conti annuali consolidati dell'Unione europea relativi all'esercizio 2013 (COM(2014)0510 – C8-0148/2014)(2),

–  vista la relazione annuale della Corte dei conti sull'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2013, corredata delle risposte delle istituzioni(3),

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni(4), presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2013, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  viste la sua decisione del 29 aprile 2015(5) che rinvia la decisione di discarico per l'esercizio 2013, e la risoluzione che la accompagna,

–  visti l'articolo 314, paragrafo 10, e gli articoli 317, 318 e 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio, del 25 giugno 2002, che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee(6),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(7), in particolare gli articoli 55, 99, 164, 165 e 166,

–  visti l'articolo 94 e l'allegato V del suo regolamento,

–  vista la seconda relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0269/2015),

1.  rifiuta il discarico al Segretario generale del Consiglio per l'esecuzione del bilancio del Consiglio europeo e del Consiglio per l'esercizio 2013;

2.  esprime le sue osservazioni nella risoluzione in appresso;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione e la risoluzione che ne costituisce parte integrante al Consiglio europeo, al Consiglio, alla Commissione, alla Corte di giustizia dell'Unione europea, alla Corte dei conti, al Mediatore europeo, al Garante europeo della protezione dei dati e al Servizio europeo per l'azione esterna, e di provvedere alla loro pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

2.Risoluzione del Parlamento europeo del 27 ottobre 2015 recante le osservazioni che costituiscono parte integrante della decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2013, sezione II – Consiglio europeo e Consiglio (2014/2079(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  vista la sua decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2013, sezione II – Consiglio europeo e Consiglio,

–  visti l'articolo 94 e l'allegato V del suo regolamento,

–  vista la seconda relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0269/2015),

A.  considerando che tutte le istituzioni dell'Unione dovrebbero essere trasparenti e rendere pienamente conto ai cittadini dell'Unione in merito ai fondi loro affidati in qualità di istituzioni dell'Unione;

B.  considerando che il Consiglio europeo e il Consiglio, in quanto istituzioni dell'Unione, dovrebbero essere soggetti a responsabilità democratica nei confronti dei cittadini dell'Unione dal momento che sono beneficiari del bilancio generale dell'Unione europea;

C.  considerando che il Parlamento è l'unica istituzione dell'Unione ad essere eletta direttamente e che è responsabile della concessione del discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea;

1.  evidenzia il ruolo che il trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) conferisce al Parlamento per quanto concerne il discarico del bilancio;

2.  sottolinea che, conformemente all'articolo 335 TFUE, "l'Unione è rappresentata da ciascuna delle istituzioni, in base alla loro autonomia amministrativa, per le questioni connesse al funzionamento della rispettiva istituzione" e che, di conseguenza, tenuto conto dell'articolo 55 del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 (il "regolamento finanziario"), le istituzioni sono responsabili a titolo individuale dell'esecuzione dei loro bilanci;

3.  evidenzia il ruolo del Parlamento e delle altre istituzioni nel quadro della procedura di discarico quale disciplinata dalle disposizioni del regolamento finanziario, segnatamente dagli articoli 164, 165 e 166;

4.  osserva che, conformemente all'articolo 94 del suo regolamento, "le disposizioni che disciplinano la procedura relativa al discarico alla Commissione per l'esecuzione del bilancio si applicano anche alla procedura relativa al discarico da dare […] ai responsabili dell'esecuzione dei bilanci di altre istituzioni e organi dell'Unione europea, quali il Consiglio (per quanto riguarda la sua funzione esecutiva) […]";

5.  si rammarica che il Consiglio non abbia fornito alcuna spiegazione in merito al crescente livello di stanziamenti sottoutilizzati e di impegni riportati nel suo bilancio 2013;

Questioni in sospeso

6.  rammenta al Consiglio l'invito del Parlamento a presentare una relazione sullo stato di avanzamento dei progetti immobiliari e una ripartizione dettagliata delle spese finora sostenute;

7.  esorta il Consiglio a fornire per iscritto una spiegazione esaustiva che indichi in modo dettagliato l'importo totale degli stanziamenti utilizzati per l'acquisto dell'edificio "Résidence Palace", le voci di bilancio da cui sono stati prelevati gli stanziamenti, le rate versate finora e il saldo rimanente;

8.  ribadisce al Consiglio il proprio invito a fornire informazioni riguardo al processo di ammodernamento amministrativo da esso avviato, in particolare riguardo alle misure concrete di attuazione di tale processo e all'impatto previsto sul bilancio di detta istituzione;

9.  si rammarica delle difficoltà ripetutamente incontrate nelle procedure di discarico e dovute a una mancanza di cooperazione da parte del Consiglio; sottolinea che il Parlamento ha rifiutato il discarico al Segretario generale del Consiglio per gli esercizi 2009, 2010, 2011 e 2012 per i motivi esposti nelle risoluzioni del 10 maggio 2011(8), 25 ottobre 2011(9), 10 maggio 2012(10), 23 ottobre 2012(11), 17 aprile 2013(12), 9 ottobre 2013(13), 3 aprile 2014(14) e 23 ottobre 2014(15) e ha rinviato la propria decisione sul discarico al Segretario generale del Consiglio per l'esercizio 2013 per i motivi esposti nella risoluzione del 29 aprile 2015(16);

10.  insiste sul fatto che un esercizio efficace di controllo di bilancio richiede che Parlamento e Consiglio cooperino, come precisato nella risoluzione del 29 aprile 2015; conferma che il Parlamento non è in grado di adottare una decisione informata sulla concessione del discarico;

11.  ricorda al Consiglio il punto di vista della Commissione, espresso nella sua lettera del 23 gennaio 2014, secondo cui tutte le istituzioni partecipano pienamente al seguito da dare alle osservazioni formulate dal Parlamento nell'esercizio di discarico e che tutte le istituzioni dovrebbero cooperare per garantire il buon funzionamento della procedura di discarico;

12.  osserva che nella lettera summenzionata la Commissione ha affermato che non avrebbe vigilato sull'esecuzione del bilancio delle altre istituzioni e che rispondere alle domande rivolte a un'altra istituzione avrebbe costituito una violazione dell'autonomia di quest'ultima nell'esecuzione della rispettiva sezione del bilancio;

13.  deplora che il Consiglio continui a non dare risposta alle domande del Parlamento; rammenta le conclusioni del seminario del Parlamento sul proprio diritto di concedere il discarico al Consiglio, che si è tenuto il 27 settembre 2012 e in occasione del quale gli esperti giuridici e accademici hanno ampiamente convenuto sul diritto del Parlamento di essere informato; rinvia, a tale riguardo, all'articolo 15, paragrafo 3, terzo comma, TFUE, il quale stabilisce che ciascuna istituzione, organo od organismo garantisce la trasparenza dei suoi lavori;

14.  insiste sul fatto che la spesa del Consiglio deve essere controllata al pari di quella delle altre istituzioni e che gli elementi fondamentali di tale controllo sono stati esposti nelle risoluzioni di discarico degli anni scorsi;

15.  sottolinea la prerogativa del Parlamento di concedere il discarico a norma degli articoli 316, 317 e 319 TFUE, in linea con l'attuale interpretazione e prassi, segnatamente di concedere il discarico per ogni titolo del bilancio preso singolarmente, al fine di garantire la trasparenza e la responsabilità democratica nei confronti dei contribuenti dell'Unione;

16.  ritiene che la mancata presentazione da parte del Consiglio al Parlamento dei documenti richiesti comprometta innanzitutto il diritto di informazione e trasparenza nei confronti dei cittadini dell'Unione e stia diventando un sintomo preoccupante di un certo deficit democratico in seno alle istituzioni dell'Unione;

17.  ritiene che sia necessario prendere in considerazione diverse possibilità per l'aggiornamento delle regole sulla concessione del discarico stabilite dal TFUE;

18.  ritiene che una buona cooperazione tra Parlamento, Consiglio europeo e Consiglio risultante da una procedura di dialogo aperto e formale possa costituire un segnale positivo da trasmettere ai cittadini dell'Unione.

(1) GU L 66 dell'8.3.2013.
(2) GU C 403 del 13.11.2014, pag. 1.
(3) GU C 398 del 12.11.2014, pag. 1.
(4) GU C 403 del 13.11.2014, pag. 128.
(5) GU L 255 del 30.9.2015, pag. 21.
(6) GU L 248 del 16.9.2002, pag. 1.
(7) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(8) GU L 250 del 27.9.2011, pag. 25.
(9) GU L 313 del 26.11.2011, pag. 13.
(10) GU L 286 del 17.10.2012, pag. 23.
(11) GU L 350 del 20.12.2012, pag. 71.
(12) GU L 308 del 16.11.2013, pag. 22.
(13) GU L 328 del 7.12.2013, pag. 97.
(14) GU L 266 del 5.9.2014, pag. 26.
(15) GU L 334 del 21.11.2014, pag. 95.
(16) GU L 255 del 30.09.2015, pag. 22.


Crisi dell'Ebola: insegnamenti a lungo termine
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Risoluzione del Parlamento europeo del 27 ottobre 2015 sulla crisi dell'Ebola: gli insegnamenti a lungo termine e come potenziare i sistemi sanitari nei paesi in via di sviluppo per impedire crisi future (2014/2204(INI))
P8_TA(2015)0374A8-0281/2015

Il Parlamento europeo,

–  vista la risoluzione 2177(2014) del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite del 18 settembre 2014 sulla pace e la sicurezza in Africa,

–  vista la risoluzione 69/1 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 19 settembre 2014 sulle misure volte a contenere e combattere l'epidemia di Ebola scoppiata di recente in Africa occidentale,

–  vista la decisione del Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, di istituire la prima missione sanitaria di emergenza della storia delle Nazioni Unite, la missione delle Nazioni Unite in risposta all'emergenza Ebola (UNMEER), in seguito all'adozione della risoluzione 69/1 dell'Assemblea generale e della risoluzione 2177(2014) del Consiglio di Sicurezza sull'epidemia di Ebola,

–  visto il regolamento sanitario internazionale (RSI) dell'OMS del 2005 (WA 32.1),

–  viste le raccomandazioni derivanti dalle consultazioni dell'OMS sulle zoonosi, del 5 maggio 2004,

–  vista la dichiarazione dell'OMS dell'8 agosto 2014, nella quale l'epidemia di Ebola è definita una emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale,

–  vista la tabella di marcia dell'OMS del 28 agosto 2014 per la risposta al virus dell'Ebola e i relativi aggiornamenti,

–  vista la relazione del direttore generale dell'OMS alla Sessione straordinaria del Consiglio esecutivo sull'Ebola, riunito a Ginevra il 25 gennaio 2015,

–  vista la dichiarazione dell'OMS del 9 maggio 2015 sulla fine dell'epidemia del virus dell'Ebola in Liberia,

–  visto il documento "Guidance for Immunization Programmes in the African Region in the Context of Ebola" (Orientamento per i programmi di immunizzazione nella regione africana nel contesto dell'Ebola) pubblicato dall'OMS;

–  vista la dichiarazione rilasciata in seguito alla riunione di primavera 2015 del gruppo Banca mondiale – FMI organizzata a Washington DC, dal 17 al 19 aprile 2015,

–  vista la conferenza internazionale dal titolo "Ebola: from emergency to recovery" (Ebola: dall'emergenza alla ripresa), tenutasi a Bruxelles il 3 marzo 2015,

–  vista la missione di sostegno dell'Unione africana contro l'epidemia di Ebola in Africa occidentale (ASEOWA), istituita dall'Unione africana il 21 agosto 2014,

–  visto il regolamento (UE) n. 1291/2013, dell'11 dicembre 2013, che istituisce il programma quadro di ricerca e innovazione (2014-2020) - Orizzonte 2020,

–  vista la comunicazione della Commissione COM(2010)0128 unitamente ai documenti SEC(2010)0380, 0381 e 0382, sul ruolo dell'UE nella sanità mondiale,

–  viste le conclusioni del Consiglio europeo del 24 ottobre 2014,

–  viste le conclusioni del Consiglio sul ruolo dell'UE nella sanità mondiale adottate in occasione della 3011ª riunione del Consiglio "Affari esteri" di Bruxelles del 10 maggio 2010,

–  viste le conclusioni del Consiglio "Affari esteri" dell'Unione europea del 15 agosto 2014, del 20 ottobre 2014, del 17 novembre 2014, del 12 dicembre 2014 e del 16 marzo 2015 sulla crisi dell'Ebola in Africa occidentale,

–  viste le relazioni al Consiglio europeo, redatte nel novembre 2014 e nel marzo 2015 da Christos Stylianides, Commissario europeo e Coordinatore UE per il virus dell'Ebola,

–  visto il quadro di risposta globale dell'UE all'epidemia del virus dell'Ebola in Africa occidentale, elaborato dal Servizio europeo per l'azione esterna e dalla Commissione,

–  visti l'Extractive Industries Transparency Initiative (Iniziativa trasparenza delle industrie estrattive - EITI) e la relazione d'avanzamento EITI 2011 della Sierra Leone, la relazione di avanzamento EITI 2012 della Liberia e la relazione di avanzamento EITI 2012 della Guinea,

–  visto il programma francese RIPOST, "Réseau d'Instituts de santé Publique d'Afrique de l'Ouest" (Rete degli istituti di sanità pubblica dell'Africa occidentale),

–  vista la risoluzione sull'epidemia di Ebola adottata dall'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE a Strasburgo, Francia, il 3 dicembre 2014,

–  vista la sua risoluzione del 18 settembre 2014 sulla risposta dell'UE all'epidemia di Ebola,(1),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per lo sviluppo e i pareri della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0281/2015),

A.  considerando che i sistemi sanitari della Liberia, della Sierra Leone e della Guinea presentano notevoli carenze e che, ancor prima dell'epidemia, i tre paesi si classificavano tra gli ultimi in base all'indice di sviluppo umano dell'UNDP, con circa l'80% dei cittadini in condizioni di estrema povertà, e che detenevano il primato mondiale di mortalità prematura degli adulti e dei bambini sotto i cinque anni a causa, soprattutto, di malattie curabili;

B.  considerando che la crisi dell'Ebola è sistemica non solo sul piano locale e regionale ma anche sul piano della governance nazionale e mondiale;

C.  considerando che la portata della catastrofe è riconducibile a diversi fattori, tra cui: l'incapacità politica dei paesi colpiti di lanciare l'allarme, l'inadeguatezza della risposta della comunità internazionale, i devastanti effetti della chiusura delle frontiere e delle restrizioni sulle persone, l'inefficacia dei meccanismi di sorveglianza e di allerta, la lentezza e l'inadeguatezza della risposta successivamente alla mobilitazione degli aiuti, l'assoluta assenza di leadership da parte dell'OM, la mancanza di ricerca e sviluppo in materia di farmaci, diagnosi e vaccini;

D.   considerando che nella settimana che termina il 18 ottobre 2015 sono stati registrati tre nuovi casi confermati di Ebola, tutti in Guinea; considerando che il paese ha denunciato l'assenza di casi nelle due settimane precedenti; considerando che la Sierra Leone ha denunciato l'assenza di casi per la quinta settimana consecutiva; considerando che il 3 settembre 2015 l'OMS ha dichiarato la Liberia libera dalla trasmissione del virus dell'Ebola tra la popolazione; considerando che ci sono stati 28 512 casi confermati, compresi 11 313 decessi confermati;

E.  considerando che troppo poco si sa ancora sul grado di diffusione, sulla trasmissione e sul potenziale di mutazione del virus dell'Ebola; e che la diffusa confusione e i ripetuti malintesi sulle cause e le conseguenze della malattia da virus Ebola hanno contribuito alla propagazione del virus; che la ricerca etnografica è utile per comprendere come funzionano le comunità e in che modo entrare in contatto con persone provenienti da diverse realtà culturali;

F.  considerando che la malattia da virus Ebola è stata rinvenuta nel seme e nel fluido oculare delle persone convalescenti; che esistono casi isolati di manifesta trasmissione sessuale, a indicare che vi sono difficoltà a eliminare il virus e a determinare il momento in cui un paese può ritenersi davvero libero dall'Ebola;

G.  considerando che in numerosi paesi africani i sistemi sanitari e di istruzione sono deteriorati nel corso dei programmi di adeguamento strutturale imposti dall'FMI e dalla Banca mondiale, che hanno richiesto tagli di bilancio nel settore pubblico;

H.  considerando che l'epidemia di Ebola nell'Africa occidentale ha dimostrato che i sistemi sanitari locali e nazionali dei paesi a basso reddito non hanno i mezzi né la resilienza necessari per rispondere a epidemie di malattie infettive come quella dell'Ebola; che il rafforzamento dei sistemi sanitari mondiali è pertanto divenuto parte integrante della governance della sanità mondiale;

I.  considerando il peso che assumono la cultura e le usanze tradizionali nella gestione della crisi dell'Ebola(2),

J.  considerando che i bambini, gli adolescenti e le giovani donne sono tra i soggetti più emarginati e vulnerabili in una tale crisi, che minaccia seriamente la partecipazione delle donne alle attività economiche e ha contribuito ad aumentare i divari di genere nell'istruzione; e che gli orfani rischiano di vedersi ripudiati e stigmatizzati;

K.  considerando che l'epidemia di Ebola che ha colpito l'Africa occidentale è la più estesa e complessa della storia di tale malattia; che l'OMS è stata allertata per la prima volta dell'epidemia di Ebola il 23 marzo 2014, ma soltanto l'8 agosto 2014 il Comitato di emergenza del regolamento sanitario internazionale ha dichiarato un'emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale; che, prima di questa epidemia, l'Ebola non era considerata un rischio principale per la salute pubblica;

L.  considerando che quasi 500 operatori sanitari sono morti di Ebola in Guinea, Liberia e Sierra Leone, in paesi già penalizzati da una grave penuria di personale prima dell'insorgenza della crisi dell'Ebola; che gli ospedali e il personale sanitario non disponevano delle capacità necessarie per occuparsi di altre malattie, essendo le risorse mobilitate per combattere l'epidemia dell'Ebola; e che è necessario proteggere le strutture sanitarie e il personale sanitario al fine di garantire una prestazione di cure mediche sostenibile;

M.  considerando che numerosi pazienti guariti sono stati emarginati sia dai propri parenti che dalla società; che tale situazione si ripercuote in particolare sui bambini che hanno perso uno o entrambi i genitori, e che molti di questi bambini sono stati respinti dai parenti sopravvissuti per timore dell'infezione;

N.  considerando che vi è la necessità di integrare tra loro l'epidemiologia, la sanità pubblica e la scienza sociale per trarre gli opportuni insegnamenti dall'epidemia dell'Ebola;

O.  considerando che nei primissimi mesi della crisi dell'Ebola, le ONG umanitarie – in particolare Medici Senza Frontiere e la Croce Rossa – sono state gli attori più efficaci, meglio informati e più esperti, e hanno quindi svolto un ruolo di prim'ordine nella fase iniziale della lotta contro il virus;

P.  considerando che la chiusura delle scuole e la tendenza dei bambini orfani a diventare assistenti nei nuclei famigliari rischia di creare una "generazione perduta" di bambini privati di istruzione formale per lunghi periodi di tempo;

Q.  considerando che, grazie alla loro competenza e capacità di cooperazione, le organizzazioni umanitarie hanno dimostrato che, in caso di necessità, all'inizio di una crisi possono essere più incisive e più efficaci rispetto "agli attori istituzionali";

R.  considerando che la crisi dell'Ebola ha fatto sorgere un altro problema che Medici Senza Frontiere ha descritto come "crisi nella crisi", che ha avuto l'effetto di allontanare dagli ospedali le persone colpite da una malattia diversa dall'Ebola per timore di essere contaminate dal virus;

S.  considerando che l'UE, insieme ai suoi Stati membri, è il maggior donatore di aiuti allo sviluppo al mondo, avendo messo a disposizione oltre 1,39 miliardi di euro per aiutare a contenere l'epidemia della malattia da virus Ebola nell'Africa occidentale; e che tale importo consente all'UE di negoziare con i paesi partner e gli altri donatori nell'ottica di sostenere lo sviluppo di un sistema sanitario nazionale completo sulla base di una strategia coerente, inclusiva e adeguata alle esigenze;

T.  considerando la capacità comprovata del Programma alimentare Mondiale delle Nazioni Unite di dispiegare una logistica efficace che potrà in futuro anche essere utile a fini allarme rapido e di reazione;

U.  considerando che la sicurezza del personale di assistenza è un elemento indispensabile per la mobilitazione internazionale degli operatori sanitari;

V.  considerando la nomina, da parte del Consiglio europeo, di un Coordinatore Ebola dell'UE nella persona del Commissario per gli aiuti umanitari e la gestione delle crisi Stylianides, il 23 ottobre 2014; che, dal 12 novembre 2014, quest'ultimo si è recato nei paesi più colpiti insieme al Commissario per la salute Andriukaitis;

W.  considerando che le Nazioni Unite, l'OMS e la Commissione europea hanno istituito processi di valutazione della gestione dell'epidemia;

X.  considerando la dichiarazione dell'OMS dell'aprile 2015 che ha ammesso che "il mondo e l'OMS sono malpreparati per far fronte a un'epidemia di lunga durata";

Y.  considerando che è fondamentale migliorare la governance internazionale in materia di gestione delle crisi sanitarie;

Z.  considerando che l'accesso ai medicinali è un aspetto essenziale del diritto alla salute;

AA.  considerando che 2 miliardi di persone nel mondo non hanno accesso ai vaccini o ai trattamenti di cui hanno bisogno per rimanere in vita e in salute;

AB.  considerando che l'accesso ai farmaci nonché la ricerca e lo sviluppo in materia devono rispondere in via prioritaria alle esigenze dei malati, a prescindere dal fatto che vivano in Europa o nei paesi in via di sviluppo;

AC.  considerando che l'iniziativa sui medicinali innovativi costituisce il maggiore partenariato pubblico-privato a livello mondiale nell'ambito delle scienze della vita, con un bilancio di 3,3 miliardi di EUR per il periodo 2014-2024, di cui 1,638 miliardi di euro provenienti da Orizzonte 2020;

AD.  considerando che il trauma dell'Ebola ha reso le persone diffidenti nei confronti delle strutture sanitarie, gli operatori sanitari timorosi di riprendere i servizi e ha impoverito e insospettito le comunità; considerando che è urgente rilanciare i servizi sanitari di base; e che è parimenti indispensabile istituire un sistema sanitario solido ed efficace, che preveda la mutualizzazione dei rischi, in tutti i paesi in via di sviluppo, con la conseguente necessità di attuare una valida formazione del personale medico locale;

AE.  considerando che la crisi dell'Ebola ha ulteriormente trascinato i paesi della zona colpita dal virus nella recessione e che, secondo la Banca mondiale, nel solo 2015 l'impatto sul PIL dei tre paesi più colpiti ammonterebbe a 2 miliardi di dollari;

AF.  considerando che questi tre paesi hanno chiesto all'FMI e alla Banca mondiale un "piano Marshall" dell'ordine di 7 500 milioni di euro per aiutarli a superare le loro difficoltà economiche;

AG.  considerando che alcune ONG hanno chiesto alla Banca mondiale di mettere a disposizione 1,7 miliardi di dollari per aiutare i suddetti paesi a migliorare in modo sostenibile le loro infrastrutture sanitarie;

AH.  considerando che la comunità internazionale deve restare vigile e che l'obiettivo è quello di raggiungere la fase post-Ebola senza nuovi casi di contaminazione su un lungo periodo;

AI.  considerando che sono indispensabili pratiche igieniche appropriate; che, tuttavia, i tre paesi difettano di sistemi igienico-sanitari sufficientemente funzionanti;

AJ.  considerando che, in caso di eventuali altre insorgenze dell'epidemia, vi è luogo di temere che il numero delle vittime sarà altrettanto cospicuo;

AK.  considerando che l'Alto rappresentante/Vicepresidente Federica Mogherini, il Commissario europeo per gli aiuti umanitari e Coordinatore dell'UE per il virus dell'Ebola, Christos Stylianides, il Commissario europeo per la cooperazione internazionale e lo sviluppo, Neven Mimica, i deputati al Parlamento europeo, i governi e i deputati degli Stati membri hanno chiesto in più occasioni il rafforzamento dei sistemi sanitari;

AL.  considerando che, nel quadro dell'11° Fondo europeo di sviluppo, il rafforzamento del sistema sanitario e il potenziamento dei servizi idrici e igienico-sanitari sono tra i settori focali solo per la Guinea, ma non per la Liberia e la Sierra Leone;

AM.  considerando che la comunicazione della Commissione sul ruolo dell'UE nella sanità mondiale (COM(2010)0128) presenta una strategia per la sanità mondiale completa e olistica, basata sulle necessità, che ha l'avallo degli Stati membri;

AN.  considerando che non tutti gli Stati hanno attuato appieno il regolamento sanitario internazionale (RSI); e che l'RSI dovrebbe essere riveduto dopo l'esperienza maturata nel corso dell'ultima epidemia di Ebola;

AO.  considerando che si hanno poche conoscenze riguardo alle zoonosi potenzialmente pericolose; e che le pratiche alimentari e agricole, la deforestazione, il commercio di animali o di prodotti animali sono all'origine dell'emergenza e dell'evoluzione di nuove zoonosi come l'influenza aviaria, l'Ebola e l'HIV;

AP.  considerando che l'OMS raccomanda il coordinamento tra il settore della sanità pubblica e quello veterinario;

AQ.  considerando che a novembre 2015 è prevista la visita di una delegazione della commissione per lo sviluppo in Sierra Leone;

1.  critica la lentezza della risposta internazionale nei primi mesi della crisi; sottolinea, tuttavia, la mobilitazione e l'impegno posti in campo dall'Unione europea e dai suoi Stati membri sin dal marzo 2014 per contribuire a contenere la propagazione del virus dell'Ebola; prende atto dell'intensificazione dell'impegno dell'UE e degli Stati membri nei settori dell'aiuto umanitario e dell'aiuto allo sviluppo, della logistica e della ricerca per far fronte alla crisi;

2.  plaude alla messa a punto a tempo di record di un nuovo vaccino, somministrato in Guinea a partire dal 23 marzo 2015, che si è dimostrato efficace al 100%, e chiede un accesso urgente e garantito a tale vaccino, che dovrebbe essere alla portata di tutti in Liberia e in Sierra Leone;

3.  ritiene che non si dovrebbe abbassare la guardia nei confronti di taluni nuovi casi di Ebola per i quali non è ancora stato accertato il modo di trasmissione;

4.  invita tutte le parti interessate, nella fattispecie i governi dei paesi in via di sviluppo, le istituzioni europee e le organizzazioni internazionali, a trarre insegnamenti dalla crisi, anche dagli effetti negativi che le condizionalità legate agli strumenti di adeguamento strutturale dell'FMI e della Banca mondiale hanno avuto sul settore sanitario nei paesi in via di sviluppo, e a mettere a punto metodi efficaci per la gestione delle crisi sanitarie di portata internazionale;

5.  prende atto, a tale riguardo, della riforma annunciata il 18 maggio 2015 dal direttore dell'OMS, in particolare con riferimento alla creazione di un nuovo programma d'emergenza e di una riserva mondiale di personale da poter dispiegare rapidamente sul campo, nonché all'istituzione di un nuovo fondo di riserva di 100 milioni di dollari USA destinato specificamente alle emergenze; si compiace dell'impegno assunto di aumentare del 10 % entro due anni il bilancio dell'OMS, in modo da portarlo a 4,5 miliardi di dollari USA;

6.  invita la comunità internazionale a promuovere campagne informative ed educative nei paesi interessati; sottolinea l'importanza capitale delle campagne di prevenzione e d'informazione nella gestione della crisi, in particolare per limitare la contaminazione e per accrescere la consapevolezza in merito alle pratiche rischiose da evitare; pone l'accento sull'importanza di mezzi alternativi per la diffusione delle informazioni;

7.  sottolinea energicamente l'importanza di contrastare le crescenti tensioni tra i diversi gruppi dovute allo scoppio dell'epidemia di Ebola, poiché potrebbero nascere miti in base ai quali alcuni gruppi etnici si vedrebbero addossata la responsabilità dell'epidemia;

8.  ritiene che la risposta a lungo termine dell'UE, una volta conclusasi la fase dell'assistenza emergenziale, debba posizionarsi innanzitutto sul piano dell'aiuto allo sviluppo – che dovrà comprendere investimenti nel settore della sanità per promuovere la resilienza, in particolare per quanto concerne l'organizzazione e la gestione dei sistemi sanitari, il monitoraggio e l'informazione sanitari, i sistemi di approvvigionamento dei medicinali, la governance interna e il consolidamento dello Stato – e quindi sul piano dell'indispensabile aiuto alla ripresa economica dei tre paesi;

9.  invita le autorità a tenere conto degli insegnamenti tratti in relazione al fenomeno della stigmatizzazione sociale e a metterli in pratica in crisi umanitarie analoghe che potrebbero presentarsi;

10.  ricorda l'importanza della prevenzione dei conflitti, giacché conflitti e fragilità hanno ripercussioni estremamente negative sui sistemi sanitari;

11.  chiede l'istituzione di una struttura europea permanente di azione rapida che includa esperti, personale di sostegno in laboratorio, epidemiologi e attrezzature logistiche, comprensive di laboratori mobili, che possano essere dispiegate in tempi il più possibile brevi; richiama l'attenzione, in particolare, sul contributo che l'Unione potrebbe fornire nell'ambito del "depistaggio alle frontiere", terrestri e marittime, così come sul fatto che l'Unione potrebbe cercare di emulare il livello di eccellenza raggiunto dalle autorità sanitarie statunitensi nel depistaggio effettuato negli aeroporti, traendone altresì beneficio;

12.  invita inoltre l'Unione europea a sostenere la costituzione di una rete di punti di controllo nei paesi in via di sviluppo per permettere di identificare quanto più rapidamente possibile i nuovi casi di malattie infettive con potenziale pandemico, al fine di creare una rete sentinella nel territorio di questi paesi;

13.  riconosce la necessità di sostenere la nascita di forme di cooperazione in materia di formazione del personale medico tra l'Unione europea e i suoi Stati membri e i paesi in via di sviluppo, in particolare quelli dell'Africa occidentale;

14.  sottolinea l'importanza di rafforzare i sistemi di protezione e di evacuazione rapida degli operatori sanitari internazionali;

15.  deplora il fatto che gli adeguamenti e le riforme attuati in passato e la mancanza di equità delle politiche di sviluppo abbiano contribuito all'inefficacia dei sistemi sanitari; esorta la Commissione ad aiutare i tre paesi colpiti a sviluppare i propri sistemi sanitari pubblici affinché siano in grado di rispondere alle esigenze sanitarie di base e di dotarsi delle infrastrutture necessarie per garantire che tutti i loro cittadini abbiano accesso alla sanità pubblica; ritiene, in particolare, che per costruire un sistema sanitario resiliente sul lungo periodo si debba, tra l'altro: (i) investire nei servizi sanitari pubblici di base, (ii) garantire un'assistenza sicura e di qualità aumentando le risorse destinate alla formazione, alla supervisione e all'adeguata retribuzione degli operatori sanitari, nonché assicurando l'accesso a farmaci sicuri, (iii) coinvolgere le comunità e i portatori d'interessi locali nella risposta alla crisi e nella pianificazione dello sviluppo; invita i donatori internazionali a potenziare l'aiuto pubblico allo sviluppo (APS) a favore di detti paesi attraverso l'impiego di sistemi per paese, come il sostegno al bilancio; invita la Commissione a definire, in cooperazione con i paesi partner, l'OMS, la Banca mondiale e altri donatori, piani sanitari e procedure di monitoraggio coerenti basati sulle necessità;

16.  sottolinea che le risposte dovrebbero affrontare il problema delle disparità di fondo in termini di rappresentanza delle donne, accesso alla sanità e ai servizi e distruzione dei mezzi di sussistenza; pone segnatamente l'accento sulla necessità di offrire servizi di base e assistenza sanitaria di qualità, con particolare attenzione per l'assistenza alle madri e i servizi ostetrici e ginecologici;

17.  accoglie con favore la comunicazione della Commissione sul ruolo dell'Unione europea nella sanità mondiale (COM(2010)0128) e la sua visione olistica di sistemi sanitari globali, il suo approccio orizzontale e il suo impegno a favore di una copertura sanitaria universale; incoraggia la Commissione a rivedere tale comunicazione alla luce delle nuove conoscenze acquisite durante la crisi dell'Ebola, mantenendo l'approccio globale e orizzontale, e a presentare e attuare con tempestività un programma d'azione;

18.  sottolinea, in generale, la necessità che i paesi in via di sviluppo conferiscano priorità, a livello del bilancio, allo sviluppo di solidi sistemi pubblici nel campo della sicurezza sociale e della sanità, alla costruzione di un numero sufficiente di infrastrutture sanitarie sostenibili e adeguatamente attrezzate (in particolare laboratori e servizi igienico-sanitari) e all'offerta di servizi di base e di assistenza sanitaria di qualità; sottolinea la necessità che gli operatori sanitari siano in numero adeguato rispetto alla popolazione e invita i governi dei paesi interessati a garantire che siano retribuiti e che il denaro destinato alla sanità arrivi alle persone; riconosce, tuttavia, che crisi come quella attuale non possono essere risolte dai soli sistemi sanitari, ma che occorre un approccio globale che abbracci diversi ambiti, come l'istruzione e la formazione, l'igiene, la sicurezza alimentare e l'acqua potabile, per affrontare le carenze critiche in tutti i servizi essenziali; sottolinea al tempo stesso che un'istruzione che copra anche la dimensione culturale e le credenze è a sua volta essenziale per la ripresa;

19.  ricorda che gli investimenti nel settore sanitario rappresentano un importante vettore di crescita economica e contribuiscono a ridurre la povertà nei paesi in via di sviluppo; si compiace dell'integrazione dell'obiettivo 3, "Garantire una vita in buona salute e promuovere il benessere di tutti a ogni età", nella proposta sui futuri obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS);

20.  sottolinea che i programmi a lungo termine preventivati, necessari per costruire sistemi sanitari resilienti e globali, devono includere anche un adeguato numero di operatori sanitari opportunamente formati, l'accesso a forniture mediche sufficienti e solidi sistemi d'informazione sanitaria;

21.  chiede il potenziamento delle infrastrutture di ricerca mediante la creazione di un centro regionale pubblico di ricerca sulle malattie infettive in Africa occidentale e lo sviluppo di forme di cooperazione inter-universitaria che coinvolgano l'Unione europea e i suoi Stati membri;

22.  pone l'accento sulla necessità di affrontare la diseguaglianza sociale per costruire un sistema sanitario pubblico resiliente e sostenibile; appoggia, a tale fine, l'introduzione di una copertura sanitaria universale gratuita per l'utente finanziata con fondi pubblici ed esorta la Commissione, unitamente ai paesi partner e agli altri donatori, a presentare quanto prima un programma per l'introduzione di una copertura sanitaria universale che garantisca la mutualizzazione dei rischi sanitari;

23.  invita tutti i paesi a impegnarsi a favore della copertura sanitaria universale e a elaborare un piano che individui le risorse nazionali e i potenziali finanziamenti internazionali funzionali al conseguimento di tale obiettivo; appoggia l'obiettivo di aumentare la spesa per l'assistenza sanitaria in tutti i paesi portandola al livello minimo riconosciuto di 86 USD per persona per i servizi sanitari essenziali;

24.  valuta positivamente la conferenza internazionale di alto livello sull'Ebola, tenutasi il 3 marzo 2015 sotto l'egida dell'UE e dei principali partner, con l'obiettivo di eradicare l'Ebola, ma anche di valutare le conseguenze nei paesi colpiti per assicurare che l'aiuto allo sviluppo si aggiunga agli sforzi umanitari;

25.  appoggia l'idea di istituire un "piano Marshall" per contribuire a riavviare l'economia di questi paesi; suggerisce di offrire assistenza tecnica all'amministrazione per potenziarne le capacità e fare in modo che il denaro arrivi alle persone e non si perda nei rivoli della corruzione o sia usato per altre finalità;

26.  accoglie favorevolmente gli sforzi internazionali volti ad alleviare gli obblighi internazionali in materia di debito dei paesi colpiti dal virus dell'Ebola;

27.  ritiene che i partenariati tra l'Unione europea e la zona colpita dalla crisi saranno efficaci soltanto se Liberia, Guinea e Sierra Leone saranno in grado di divenire quanto prima artefici diretti del loro sviluppo;

28.  ritiene che occorra riesaminare la programmazione dell'11° Fondo europeo di sviluppo (FES) per garantire che gli investimenti nel campo della sanità e del buon governo divengano una priorità per tutti i paesi dotati di infrastrutture pubbliche fragili; esprime preoccupazione per il fatto che la salute, l'acqua e i servizi igienico-sanitari non figurano tra i settori focali dei programmi indicativi nazionali della Liberia e della Sierra Leone; invita la Commissione a porre in essere meccanismi per monitorare più da vicino gli aiuti;

29.  ritiene che la revisione intermedia del quadro finanziario pluriennale (QFP) non potrà più ignorare il rischio insito nel sottofinanziamento strutturale dell'azione umanitaria dell'Unione europea;

30.  si congratula con gli operatori umanitari e il personale medico presenti sul posto che, rischiando la propria vita, si sono impegnati per contenere questa grave crisi sanitaria;

31.  si congratula con la missione delle Nazioni Unite per l'emergenza Ebola (UNMEER), le organizzazioni partner e le organizzazioni umanitarie non governative, tra cui Medici senza frontiere e la Federazione internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, Emergency e altre ancora, per il lavoro svolto sul campo e valuta molto positivamente il loro ampio apporto e contributo ai fini del controllo dell'epidemia; deplora i casi di trattamento inappropriato del personale medico e di altro tipo impegnato nella lotta contro l'epidemia di Ebola dopo il loro rientro dall'Africa;

32.  ritiene che, in linea di principio, l'accesso ai farmaci non dovrebbe più dipendere dal potere d'acquisto dei pazienti, ma rispondere alle esigenze del malato, e che le forze di mercato non dovrebbero essere le sole a decidere quali farmaci produrre;

33.  invita l'Unione europea e i suoi Stati membri a onorare il principio unionale della coerenza delle politiche per lo sviluppo, sancito all'articolo 208 TFUE, attraverso la promozione di politiche giuste ed eque in materia di scambi internazionali, innovazione e ricerca medica che favoriscano e facilitino l'accesso universale ai farmaci;

34.  invita la Commissione a esplorare modelli alternativi a quelli basati sui monopoli dei brevetti per lo sviluppo di farmaci o vaccini prodotti nel quadro di partenariati pubblico-privato, come l'iniziativa sui medicinali innovativi, che possono garantire l'accessibilità ai trattamenti per i malati, la sostenibilità dei bilanci dell'assistenza sanitaria e una risposta efficace a crisi come quella causata dal virus dell'Ebola o da minacce simili;

35.  sottolinea l'importanza di rafforzare le capacità della ricerca epidemiologica su scala mondiale, di sviluppare "test rapidi" e di garantire l'accesso ai vaccini; si compiace, a tal proposito, del fatto che per combattere il virus dell'Ebola siano stati mobilitati molti fondi europei destinati alla ricerca, in particolare tramite l'iniziativa sui medicinali innovativi, il programma Orizzonte 2020 e il programma di partenariato Europa-paesi in via di sviluppo per gli studi clinici (EDCTP); pone in evidenza che il fatto i vaccini, per quanto benaccetti, non sono molto probabilmente idonei a eradicare l'Ebola, dal momento che il virus sta mutando; sottolinea pertanto che, a livello di finanziamenti, va accordata priorità al rafforzamento del sistema sanitario nel suo complesso, all'igiene, al contenimento, alla possibilità di eseguire test rapidi affidabili in ambiente tropicale e ai medicinali volti a contrastare il virus e i sintomi da esso causati;

36.  esorta tutte le parti interessate a promuovere la formazione civica in materia di salute ponendo l'accento sulla questione delle usanze tradizionali incompatibili con la lotta alla propagazione delle epidemie;

37.  sottolinea che l'UE dovrebbe promuovere un finanziamento equo ed efficace della ricerca che giovi alla salute di tutti e garantisca che innovazioni e interventi si traducano in soluzioni accessibili e dal costo abbordabile; ribadisce, in particolare, che è opportuno esplorare modelli che dissocino il costo delle attività di ricerca e sviluppo dai prezzi dei medicinali, comprese le possibilità di trasferimento di tecnologia verso i paesi in via di sviluppo;

38.  ribadisce la necessità di investire nelle malattie trascurate; invita, in tale contesto, la Commissione a proseguire il dibattito in materia e a prevedere modalità per una cooperazione pubblico-privato di ampia portata tesa a rafforzare i sistemi sanitari nazionali e ad agevolare il trasferimento dei risultati alla popolazione interessata, a condizione che siano introdotte misure di salvaguardia per impedire che il partenariato pubblico-privato danneggi le persone vulnerabili in un mercato non regolamentato; plaude, a tale proposito, al fatto che, per fare fronte all'urgente necessità di intraprendere ricerche su nuove terapie, l'UE abbia messo a disposizione 138 milioni di EUR per progetti finalizzati a mettere a punto sperimentazioni cliniche per nuovi vaccini, test diagnostici rapidi e trattamenti nel quadro di Orizzonte 2020 e dell'iniziativa sui medicinali innovativi; elogia l'industria farmaceutica europea, che ha impegnato a sua volta importanti risorse per sostenere gli sforzi di ricerca;

39.  sottolinea che Ebola e altre epidemie rappresentano minacce transnazionali che richiedono una cooperazione internazionale; invita l'OMS a rivedere il regolamento sanitario internazionale (RSI) per inserirvi l'idea di responsabilità interdipendente e il sostegno finanziario, anche per affrontare le cause alla radice;

40.  accoglie con favore, alla luce dell'approssimata attuazione dell'RSI e della mancanza di sorveglianza epidemiologica, il programma francese RIPOST "Réseau d'Instituts de santé Publique d'Afrique de l'Ouest" (Rete degli istituti di sanità pubblica dell'Africa occidentale);

41.  sottolinea che ora l'epidemia sta scemando, ma che il virus rimane nelle gonadi per mesi dopo la guarigione, e che è pertanto necessario predisporre servizi di consulenza sessuale e pianificazione familiare nel quadro delle misure relative al sistema sanitario e all'istruzione;

42.  sottolinea la crescente probabilità di una crisi alimentare successiva all'epidemia, poiché quest'ultima è dilagata in modo particolare i piccoli agricoltori; invita gli Stati membri, la Commissione e la comunità internazionale a investire nel loro sviluppo a lungo termine per garantire che le famiglie contadine e la sicurezza alimentare futura dell'Africa occidentale non siano a rischio;

43.  chiede alla sua commissione competente di seguire da vicino le misure adottate per la gestione della crisi, in stretta collaborazione con il coordinatore dell'Unione per l'Ebola e alla luce della missione del Parlamento europeo in Sierra Leone, prima di presentare una valutazione definitiva basata su criteri ben definiti;

44.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, ai governi e ai parlamenti dei paesi dell'Unione africana, al Segretario generale delle Nazioni Unite e all'Organizzazione mondiale della sanità.

(1) Testi approvati, P8_TA(2014)0026.
(2) Ad esempio le usanze che vietano di bruciare i morti.


Misurazioni delle emissioni nel settore automobilistico
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Risoluzione del Parlamento europeo del 27 ottobre 2015 sulla misurazione delle emissioni nel settore automobilistico (2015/2865(RSP))
P8_TA(2015)0375RC-B8-1075/2015

Il Parlamento europeo,

–  vista l'interrogazione alla Commissione sulla misurazione delle emissioni nel settore automobilistico (O-000113/2015 – B8-0764/2015),

–  visto il regolamento (CE) n. 715/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 giugno 2007, relativo all'omologazione dei veicoli a motore riguardo alle emissioni dai veicoli passeggeri e commerciali leggeri (Euro 5 ed Euro 6) e all'ottenimento di informazioni sulla riparazione e la manutenzione del veicolo(1),

–  vista la direttiva 2007/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 settembre 2007, che istituisce un quadro per l'omologazione dei veicoli a motore e dei loro rimorchi, nonché dei sistemi, componenti ed entità tecniche destinati a tali veicoli(2),

–  vista la direttiva 2001/81/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2001, relativa ai limiti nazionali di emissione di alcuni inquinanti atmosferici(3),

–  vista la direttiva 2008/50/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2008, relativa alla qualità dell'aria ambiente e per un'aria più pulita in Europa(4),

–  visto il regolamento (UE) n. 333/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 2014, che modifica il regolamento (CE) n. 443/2009 al fine di definire le modalità di conseguimento dell'obiettivo 2020 di ridurre le emissioni di CO2 delle autovetture nuove(5),

–  visti l'articolo 128, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che il 18 settembre 2015 l'agenzia per la protezione ambientale statunitense (Environmental Protection Agency ‒ EPA) e l'ente californiano per la qualità dell'aria (California Air Resources Board ‒ CARB) hanno emesso un avviso di violazione delle norme in materia di inquinamento nei confronti di Volkswagen AG, Audi AG e Volkswagen Group of America (collettivamente, VW); che l'indagine è iniziata a seguito di alcune ricerche sulle emissioni di ossido di azoto (NOx) prodotte da veicoli diesel, svolte da un'organizzazione non governativa in cooperazione con ricercatori universitari, i cui risultati sono stati presentati all'EPA e al CARB nel maggio 2014;

B.  considerando che l'inquinamento atmosferico provoca oltre 430 000 morti premature all'anno nell'UE e ha un costo stimato, in termini di impatto sulla salute, fino a 940 miliardi di euro all'anno; che l'NOx è uno dei principali agenti inquinanti atmosferici responsabile, fra l'altro, di causare cancro ai polmoni, asma e numerose malattie respiratorie, oltre a forme di degrado ambientale quali l'eutrofizzazione e l'acidificazione; che le emissioni dei veicoli diesel sono una delle fonti principali di NOx nelle zone urbane in Europa; che fino a un terzo della popolazione urbana dell'UE continua a essere esposta a livelli superiori ai limiti o ai valori obiettivo stabiliti dall'UE; che i trasporti permangono una delle cause principali della cattiva qualità dell'aria nelle città e delle relative conseguenze sulla salute; che sono più di 20 gli Stati membri che attualmente non rispettano i valori limite dell'Unione relativi alla qualità dell'aria, in particolare a causa dell'inquinamento urbano;

C.  considerando che, dal 2012, l'Agenzia Internazionale dell'OMS per la ricerca sul cancro (IARC) classifica i gas di scarico dei motori diesel come cancerogeni e raccomanda, viste le conseguenze supplementari sulla salute del particolato diesel, di ridurre in tutto il mondo l'esposizione alla miscela di sostanze chimiche emesse;

D.  considerando che l'industria automobilistica rappresenta uno dei principali fattori di crescita e di innovazione e che contribuisce all'occupazione in un gran numero di Stati membri; che, a meno che non siano intraprese azioni decisive, l'attuale scandalo rischia di compromettere la reputazione e la competitività dell'intero settore;

E.  considerando che l'industria delle forniture automobilistiche è dominata dalle piccole e medie imprese, che contribuiscono per il 50% all'attività di ricerca e sviluppo specifica del settore; che la forza economica di molte regioni europee deriva dall'industria automobilistica e da quella delle forniture automobilistiche;

F.  considerando che la concorrenza leale, anche tra i costruttori di automobili, implica che il cliente possa scegliere il prodotto basando la sua scelta sull'indicazione esauriente e non distorta delle caratteristiche tecniche;

G.  considerando che l'UE ha messo in atto un certo numero di sforzi per ovviare agli effetti della crisi economica sul settore automobilistico, avvalendosi degli strumenti disponibili in materia di aiuti statali;

H.  considerando che il regolamento relativo all'omologazione dei veicoli a motore riguardo alle emissioni dai veicoli passeggeri e commerciali leggeri (regolamento (CE) n. 715/2007, approvato dal Parlamento europeo e dal Consiglio nel dicembre 2006), il quale stabilisce le norme sulle emissioni per i veicoli Euro 5 ed Euro 6, impone ai costruttori di produrre veicoli in modo che, "nell'uso normale", siano conformi ai requisiti in materia di emissioni (articolo 5, paragrafo 1);

I.  considerando che il regolamento (CE) n. 715/2007 (articolo 5, paragrafo 2) vieta esplicitamente l'uso di impianti di manipolazione, definiti come "ogni elemento di progetto che rilevi temperatura, velocità del veicolo, velocità del motore (RPM), marcia innestata, depressione del collettore o altri parametri, al fine di attivare, modulare, ritardare o disattivare il funzionamento di una qualsiasi parte del sistema di controllo delle emissioni che riduca l'efficacia di tale sistema in modi che è lecito attendersi durante il normale funzionamento e il normale uso del veicolo"; che gli Stati membri hanno l'obbligo di dare applicazione a tale divieto; che il regolamento, inoltre, invita esplicitamente la Commissione a introdurre test e ad adottare misure concernenti l'utilizzazione di impianti di manipolazione;

J.  considerando che, a norma della direttiva su taluni aspetti della vendita e delle garanzie dei beni di consumo (direttiva 1999/44/CE), i consumatori hanno diritto a un periodo di garanzia di almeno due anni a decorrere dalla data di acquisto di un prodotto e il venditore è tenuto a consegnare al consumatore beni conformi al contratto di vendita; che, in caso di non conformità, il consumatore ha diritto alla riparazione o sostituzione del prodotto senza spese, oppure a una riduzione del prezzo;

K.  considerando che la direttiva sui diritti dei consumatori (direttiva 2011/83/UE) dispone che, prima della conclusione di contratti negoziati all'interno o al di fuori dei locali commerciali o di contratti a distanza, debbano essere fornite informazioni sulle caratteristiche principali dei prodotti e prevede per gli Stati membri l'obbligo di dotarsi di norme atte ad assicurare l'applicazione di sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive in caso di violazione delle disposizioni della direttiva;

L.  considerando che la direttiva sulle pratiche commerciali sleali (direttiva 2005/29/CE) vieta in particolare qualsiasi pratica che sia "falsa o […] idonea a falsare in misura rilevante il comportamento economico, in relazione al prodotto, del consumatore medio che raggiunge o al quale è diretta" e stipula che tra le pratiche commerciali considerate sleali in qualsiasi circostanza rientri anche il fatto di "asserire che un professionista (incluse le sue pratiche commerciali) o un prodotto è stato approvato, accettato o autorizzato da un organismo pubblico o privato quando esso non lo sia stato o senza rispettare le condizioni dell'approvazione, dell'accettazione o dell'autorizzazione ricevuta", obbligando gli Stati membri a prevedere sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive;

M.  considerando che, in base alla norma Euro 5, il valore limite per le emissioni di NOx prodotte dai veicoli diesel è di 180 mg/km e si applica ai veicoli omologati tra il 1° settembre 2009 e il 1° settembre 2014 nonché a tutti i veicoli venduti tra il 1° gennaio 2011 e il 1° settembre 2015 e che il corrispondente valore Euro 6 è di 80 mg/km, applicabile ai nuovi tipi di veicoli a partire dal 1° settembre 2014 e a tutti i veicoli venduti a partire dal 1° settembre 2015; che i veicoli Euro 6 immatricolati prima dell'introduzione di tale valore come limite legale hanno beneficiato di riduzioni delle imposte in numerosi Stati membri; che i risultati di testi indipendenti confermano l'esistenza di notevoli discrepanze, per entrambe le norme, fra i valori limite e le reali emissioni dei veicoli nell'uso normale;

N.  considerando che l'analisi condotta nel 2011 dal Centro comune di ricerca della Commissione(6) ha concluso che le emissioni di NOx dei veicoli diesel misurate tramite sistemi portatili di misurazione delle emissioni (PEMS) superano considerevolmente i rispettivi limiti di emissione Euro 3-5 di un fattore compreso tra 2 e 4 per le emissioni medie di NOx su interi percorsi di prova e di un fattore che può arrivare a 14 nei test singoli; che, stando a un'altra relazione del Centro comune di ricerca(7) pubblicata nel 2013, i veicoli Euro 6 potrebbero persino superare i livelli di emissione previsti per i veicoli Euro 5; che le analisi indipendenti svolte nell'ottobre 2014 hanno documentato livelli di emissioni su strada di NOx dei veicoli diesel sottoposti a prova che erano, mediamente, circa sette volte superiori ai limiti fissati dalla norma Euro 6;

O.  considerando che Volkswagen ha ammesso di aver installato impianti di manipolazione in almeno 11 milioni di veicoli diesel che ha venduto nel mondo; che Volkswagen ha comunicato che, a seguito di una decisione dell'Autorità federale dei trasporti tedesca, richiamerà 8,5 milioni dei suoi veicoli diesel nell'UE;

P.  considerando che il divario documentato in materia di emissioni di cui sopra può essere dovuto sia all'inadeguatezza dell'attuale procedura di prova utilizzata nell'UE, che non riproduce le normali condizioni di guida, sia all'uso di impianti di manipolazione; che l'affidabilità e la solidità della procedura di prova dei veicoli è di fondamentale importanza per il rispetto dei limiti delle emissioni e quindi per la protezione della salute pubblica e dell'ambiente nell'UE;

Q.  considerando che l'articolo 14, paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 715/2007 impone alla Commissione di verificare i cicli di prova utilizzati per misurare le emissioni e prevede che, qualora tale revisione accerti che queste non sono più adeguate, le relative procedure siano adattate per dare adeguato riscontro alle emissioni generate dalla guida in condizioni reali su strada; che tale adattamento non ha ancora avuto luogo; che la Commissione sta tuttavia approntando l'adozione di un nuovo ciclo di prova basato sulle emissioni generate dalla guida in condizioni reali (Real Driving Emissions – RDE);

R.  considerando che le prove di conformità della produzione e le prove di conformità in servizio non sono ancora disciplinate da norme comuni a livello dell'Unione, nonostante alla Commissione sia stato conferito un mandato per stabilire requisiti specifici per tali prove tramite la procedura di comitatologia; che, di conseguenza, i requisiti relativi alla conformità della produzione e alla conformità in servizio non vengono generalmente applicati in maniera adeguata; che non esiste l'obbligo di trasmettere alla Commissione, alle autorità di omologazione di altri Stati membri o ad eventuali altri soggetti interessati le informazioni concernenti qualsivoglia prova svolta dall'autorità di omologazione competente e i relativi risultati;

S.  considerando che l'attuale sistema di omologazione dell'UE non consente alla Commissione o alle autorità di altri Stati membri di sottoporre a una nuova verifica l'omologazione o il certificato di conformità dei veicoli, di richiamare i veicoli o di sospendere la loro immissione sul mercato se la loro omologazione è stata rilasciata da un altro Stato membro; che, nel quadro dell'attuale sistema, non vi è alcun controllo delle prove svolte dalle autorità nazionali di omologazione per garantire che tutte le autorità rispettino le norme comuni dell'UE e non ricorrano alla concorrenza sleale abbassando gli standard;

T.  considerando che la Commissione sta attualmente sottoponendo a riesame il quadro normativo per l'omologazione dei veicoli; che tale riesame è della massima importanza per ripristinare la fiducia dei consumatori nelle prove concernenti le emissioni e i consumi di carburante;

U.  considerando che gli attuali sistemi di controllo delle emissioni di NOx dei veicoli diesel si basano su tre tecnologie principali: modifiche interne al motore connesse al ricircolo dei gas di scarico (EGR, exhaust gas recirculation), filtri anti-NOx con funzionamento in magro (trappole per NOx con funzionamento in magro, ovvero LNT, lean NOx trap) e riduzione catalitica selettiva (SCR, selective catalytic reduction); che, al fine di soddisfare i valori limite Euro 6, la maggior parte dei veicoli è dotata di almeno due delle tre tecnologie; che tutte queste tecnologie possono essere disattivate tramite impianti di manipolazione basati su software;

V.  considerando che, per garantire la conformità alle norme sulle emissioni, dai veicoli muniti di impianti di manipolazione occorrerà rimuovere gli impianti in questione, modificare il software dei sistemi di controllo delle emissioni e, a seconda della tecnologia utilizzata nel motore, intervenire anche sull'hardware; che potrebbe essere possibile migliorare le prestazioni dei sistemi di controllo delle emissioni già installati sui veicoli mediante la rimozione degli impianti di manipolazione, la riprogrammazione e la ricalibratura;

W.  considerando che le discrepanze riscontrate tra i risultati delle prove e le prestazioni dei veicoli in condizioni d'uso normali non si limitano soltanto all'NOx, ma riguardano anche altri inquinanti e il CO2; che, secondo studi indipendenti, nel 2014 il divario tra le emissioni ufficiali e quelle reali di CO2 delle autovetture in Europa si attestava al 40%;

X.  considerando che il passaggio alla procedura di prova armonizzata a livello mondiale per i veicoli leggeri (WLTP) nell'UE rende necessario adeguare al nuovo test gli obiettivi dei costruttori relativi alle emissioni medie di CO2 del parco auto esistente;

1.  condanna fermamente qualsiasi frode commessa dai costruttori di automobili ed esorta le società ad assumersi la piena responsabilità delle proprie azioni e a cooperare incondizionatamente con le autorità in qualsiasi indagine; deplora il fatto che milioni di consumatori siano stati ingannati e fuorviati da false informazioni riguardo alle emissioni dei loro veicoli;

2.  ritiene che, laddove l'atto illecito sia dimostrato, i mezzi di ricorso a disposizione del consumatore debbano essere debitamente comunicati e attuati rapidamente, senza causare ulteriori danni ai consumatori;

3.  si rammarica del fatto che le emissioni in eccesso comportino morti premature, effetti nocivi per la salute umana e danni ambientali;

4.  ritiene indispensabile che la Commissione e gli Stati membri ripristinino rapidamente la fiducia dei consumatori attraverso iniziative concrete e compiano ogni sforzo possibile per disinnescare la situazione; sottolinea la sua solidarietà con i dipendenti interessati ed esprime preoccupazione per le conseguenze lungo la catena di approvvigionamento, in particolare per le PMI, che, senza averne colpa, si trovano attualmente dinanzi a enormi difficoltà a causa dalla frode; mette in evidenza che il prezzo da pagare per la manipolazione della misurazione delle emissioni non deve ricadere in ultima istanza sui dipendenti;

5.  sottolinea che prima di prendere in considerazioni qualsiasi licenziamento i produttori devono utilizzare le proprie risorse finanziarie, anche trattenendo gli utili invece di distribuire i dividendi, al fine di coprire per quanto possibile i costi derivanti dalla violazione della legislazione applicabile;

6.  esprime profonda preoccupazione per il ritardo delle autorità degli Stati membri e della Commissione nel reagire dinanzi alle prove di gravi e persistenti superamenti dei valori limite di emissione previsti dal diritto dell'UE per i veicoli in condizioni di uso normale;

7.  ricorda che le auto diesel hanno minori emissioni di CO2 per chilometro rispetto ai veicoli a benzina equivalenti e che per i costruttori esse rappresentano un mezzo importante per raggiungere gli obiettivi posti per il 2021 riguardanti le emissioni medie di CO2 del parco auto dell'UE; ricorda che tali veicoli continueranno inoltre a contribuire notevolmente al conseguimento degli obiettivi post 2021, ma sottolinea che i produttori devono ricorrere alle tecnologie pulite disponibili al fine di ridurre le emissioni di NOx, particolato e altri inquinanti;

8.  esorta la Commissione e gli Stati membri a mostrare la massima trasparenza circa le informazioni a loro disposizione in merito a tali violazioni e le iniziative prese per farvi fronte; chiede un'indagine approfondita riguardo al ruolo e alla responsabilità della Commissione e delle autorità degli Stati membri, tra l'altro alla luce dei problemi identificati dal Centro comune di ricerca della Commissione nella sua relazione del 2011;

9.  invita la Commissione a rafforzare l'attuazione della strategia dell'Unione europea per sistemi di trasporto sostenibili ed efficienti sotto il profilo delle risorse per il trasporto stradale e altri modi di trasporto, abbandonando progressivamente l'attuale sistema basato sui combustibili fossili e utilizzando nuove tecnologie e fonti energetiche, quali l'idrogeno, l'elettricità e l'aria compressa;

10.  si compiace delle indagini attualmente in corso in diversi Stati membri e in altri paesi del mondo sulla manipolazione dei risultati delle prove relative alle emissioni dei veicoli; sostiene l'invito rivolto dalla Commissione alle autorità di vigilanza nazionali a procedere a controlli approfonditi su un'ampia gamma di marche e modelli di veicoli; ritiene che qualsiasi indagine di questo tipo debba coinvolgere la Commissione; insiste affinché le indagini siano svolte in modo trasparente ed efficace, tenendo debitamente conto dell'esigenza di informare adeguatamente i consumatori direttamente lesi da eventuali difetti di conformità rilevati;

11.  chiede alla Commissione di presentargli per iscritto i risultati di tali indagini entro il 31 marzo 2016;

12.  chiede che, nei casi in cui siano individuati impianti di manipolazione, le autorità degli Stati membri adottino tutte le misure necessarie per porre rimedio alla situazione e applicare le sanzioni appropriate, a norma dell'articolo 30 della direttiva 2007/46/CE e dell'articolo 10 del regolamento (CE) n. 715/2007;

13.  richiama l'attenzione sulla relazione Girling (sui limiti nazionali di emissione di alcuni inquinanti atmosferici) (A8-0249/2015), adottata dalla commissione per l'ambiente del Parlamento europeo il 15 luglio 2015, e in particolare sulla richiesta alla Commissione e agli Stati membri di mettere a punto con urgenza la nuova proposta di regolamento concernente le emissioni in condizioni reali di guida dei motori Euro 6, attualmente in corso di esame;

14.  esorta la Commissione ad adottare e attuare senza ulteriori indugi il nuovo ciclo di prova sulle emissioni generate dalla guida in condizioni reali e a farlo entrare in vigore a fini regolamentari; accoglie con favore la relazione sulla riduzione delle emissioni inquinanti dei veicoli stradali (relazione Deß, A8-0270/2015) approvata il 23 settembre 2015 dalla commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare del Parlamento e, in particolare, la richiesta rivolta alla Commissione di introdurre "entro il 2017 [...] un test sulle emissioni generate dalla guida in condizioni reali per tutti i veicoli omologati o registrati a decorrere dal 2015, al fine di garantire l'efficacia dei sistemi di controllo delle emissioni e permettere ai veicoli di rispettare il presente regolamento e le sue misure di applicazione, con un fattore di conformità che rifletta solo le possibili tolleranze della procedura di misurazione delle emissioni"; esorta gli Stati membri e la Commissione a raggiungere rapidamente un accordo su un quadro di riferimento per il ciclo di prova su tale base;

15.  osserva che, secondo gli attuali piani della Commissione, i test sulle emissioni generate dalla guida in condizioni reali sarebbero utilizzati solo per le emissioni di NOx; chiede che tali test siano applicati a tutti gli inquinanti;

16.  deplora la mancanza di trasparenza delle deliberazioni, in sede di comitatologia, sulla proposta di un test sulle emissioni generate dalla guida in condizioni reali e, in particolare, il fatto che la Commissione, nel trasmettere le informazioni ai rappresentanti degli Stati membri, abbia omesso di comunicarle contestualmente al Parlamento; invita la Commissione a trasmettere tutta la pertinente documentazione al Parlamento garantendogli parità di trattamento rispetto agli Stati membri e, nello specifico, a rendere pubblici i documenti preparatori per il "Comitato tecnico – Veicoli a motore" relativi all'adozione del nuovo test sulle emissioni generate dalla guida in condizioni reali;

17.  sottolinea la necessità di rafforzare in modo sostanziale l'attuale sistema dell'UE di omologazione dei veicoli, prevedendo tra l'altro un maggior controllo da parte dell'UE, in particolare per quanto riguarda la vigilanza del mercato, il coordinamento e il sistema di follow-up per i veicoli venduti nell'Unione, il potere di imporre agli Stati membri di avviare procedure di controllo sulla base di prove e la capacità di adottare misure appropriate in caso di violazioni del diritto dell'UE;

18.  invita la Commissione a rivedere il vigente regime di omologazione al fine di garantire che le omologazioni e i certificati rilasciati dalle autorità nazionali competenti possano essere controllati in modo indipendente e, se del caso, sottoposti a nuova verifica dalla Commissione, e al fine di assicurare la parità di condizioni in tutta l'UE, un'applicazione efficace dei regolamenti UE e l'eliminazione delle carenze nelle misure di attuazione, senza aumentare inutilmente l'onere amministrativo;

19.  chiede pertanto che sia vagliata la possibilità di istituire un'autorità di vigilanza a livello UE;

20.  ritiene estremamente importante che la Commissione e tutte le autorità competenti degli Stati membri abbiano il diritto di riesaminare le omologazioni e i certificati di conformità, di imporre il richiamo di veicoli e di sospendere la loro immissione sul mercato qualora esse dispongano di prove di non conformità rispetto ai valori limite di emissione dell'UE ai sensi del regolamento Euro 5 ed Euro 6 o rispetto a qualsiasi altro requisito previsto dal sistema di omologazione;

21.  ritiene che la prossima revisione della direttiva quadro sulle omologazioni debba prendere in considerazione la possibilità di ampliare e specificare le prescrizioni relative alla conformità della produzione, onde garantire che un campione sufficiente e rappresentativo di nuovi modelli prelevati a caso dalle linee di produzione sia sottoposto a prove su base annua, utilizzando test delle emissioni in condizioni reali di guida per verificarne la conformità con i valori limite fissati dall'UE per gli inquinanti e il CO2; chiede altresì che siano migliorate le prove in servizio per i veicoli già utilizzati su strada, anche sulla base della procedura di valutazione delle emissioni generate dalla guida in condizioni reali, al fine di verificare la conformità in servizio dei veicoli a chilometraggi diversi, come richiesto ai sensi del regolamento; chiede il miglioramento dei controlli su strada attraverso ispezioni tecniche periodiche, al fine di identificare e riparare i veicoli riscontrati non conformi con la legislazione dell'UE;

22.  invita le autorità nazionali a non mostrare alcuna tolleranza nei confronti della cosiddetta "ottimizzazione delle prove per i veicoli", nell'ambito della quale sono invalse pratiche come il gonfiamento eccessivo degli pneumatici, la rimozione degli specchietti retrovisori esterni, la copertura degli spazi tra i pannelli della carrozzeria per ridurre la resistenza aerodinamica, l'uso di lubrificanti speciali per il motore e il cambio che normalmente non sono utilizzati nei motori, la rimozione di apparecchiature accessorie quali l'impianto stereo nonché l'esecuzione di prove alla massima temperatura ambiente autorizzata, il che accentua in modo inaccettabile la differenza tra le prove in condizioni controllate e l'esperienza dei consumatori nella guida su strada;

23.  sottolinea che i consumatori devono essere in grado di esercitare liberamente i loro diritti sanciti dalle direttive 1999/44/CE, 2005/29/CE e 2011/83/UE;

24.  invita la Commissione, in quanto responsabile per la concorrenza nel mercato interno dell'UE, in collaborazione con le autorità nazionali di vigilanza, a garantire parità di condizioni tra i concorrenti sul mercato;

25.  ricorda la necessità di recepire e applicare in modo completo e accurato le norme europee relative al funzionamento del mercato interno in tutti gli Stati membri e invita inoltre le autorità nazionali ed europee di vigilanza del mercato a condurre indagini rigorose su tutte le accuse di frode;

26.  chiede alla Commissione di garantire che le informazioni fornite ai consumatori in base alla direttiva sull'etichettatura delle automobili (1999/94/CE) siano accurate, pertinenti e confrontabili; ritiene che le etichette debbano essere basate su valori di emissione e di consumo di carburante corrispondenti alle condizioni di guida reali;

27.  esprime preoccupazione per la discrepanza fra le emissioni di CO2 dichiarate nei risultati dei test ufficiali e quelle misurate nelle condizioni di guida reali; chiede pertanto che si giunga a un rapido accordo sull'adeguamento della procedura di prova armonizzata a livello mondiale per i veicoli leggeri (WLTP) agli obiettivi relativi alle emissioni medie di CO2 del parco auto, tenendo in debito conto il "principio del rigore comparabile", ma senza prestare attenzione alle flessibilità inique esistenti nella procedura di prova attuale, al fine di non pregiudicare l'obiettivo del 2021;

28.  invita la Commissione a tenere conto delle attuali rivelazioni in sede di definizione di nuove politiche in materia di trasporti sostenibili; chiede alla Commissione di continuare ad adoperarsi per rafforzare la strategia unionale per sistemi sostenibili ed efficienti in termini di risorse per il trasporto stradale e altri modi di trasporto; si richiama all'approccio illustrato nel Libro bianco della Commissione del 2011 dal titolo "Tabella di marcia verso uno spazio unico europeo dei trasporti – Per una politica dei trasporti competitiva e sostenibile" e sottolinea il contributo potenzialmente grande che esso può apportare per ridurre efficacemente le emissioni reali dei trasporti e migliorare la mobilità urbana; esorta la Commissione a compiere maggiori sforzi nel portare avanti le misure suggerite nel Libro bianco e incoraggia gli Stati membri a sostenerla in proposito;

29.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU L 171 del 29.6.2007, pag. 1.
(2) GU L 263 del 9.10.2007, pag. 1.
(3) GU L 309 del 27.11.2001, pag. 22.
(4) GU L 152 dell'11.6.2008, pag. 1.
(5) GU L 103 del 5.4.2014, pag. 15.
(6) Analysing on-road emissions of light-duty vehicles with Portable Emission Measurement Systems (PEMS), JRC 2011.
(7) A complementary emissions test for light-duty vehicles: Assessing the technical feasibility of candidate procedures, JRC 2013.

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