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Testi approvati
Mercoledì 25 novembre 2015 - StrasburgoEdizione definitiva
Progetto di bilancio rettificativo n. 8/2015: risorse proprie e Garante europeo della protezione dai dati
 Mobilitazione dello strumento di flessibilità a favore di misure di bilancio immediate per affrontare la crisi dei rifugiati
 Mobilitazione del Fondo di solidarietà dell'Unione europea per il versamento degli anticipi nel bilancio 2016
 Procedura di bilancio per l'esercizio 2016: progetto comune
 Decisioni anticipate in materia fiscale (tax ruling) e altre misure analoghe per natura o effetto
 Autorizzazione per gli usi del di-2-etilesilftalato (DEHP)
 Prevenzione della radicalizzazione e del reclutamento di cittadini europei da parte di organizzazioni terroristiche
 Quadro strategico dell'UE in materia di salute e sicurezza sul lavoro 2014-2020

Progetto di bilancio rettificativo n. 8/2015: risorse proprie e Garante europeo della protezione dai dati
PDF 244kWORD 65k
Risoluzione del Parlamento europeo del 25 novembre 2015 concernente la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio rettificativo n. 8/2015 dell'Unione europea per l'esercizio 2015, Risorse proprie e Garante europeo della protezione dei dati (13439/2015 – C8-0341/2015 – 2015/2269(BUD))
P8_TA(2015)0404A8-0337/2015

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 314 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 106 bis del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(1), in particolare l'articolo 41,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2015, definitivamente adottato il 17 dicembre 2014(2),

–  visto il bilancio rettificativo n. 1/2015, definitivamente adottato il 28 aprile 2015(3),

–  visti i bilanci rettificativi nn. 2/2015, 3/2015, 4/2015 e 5/2015, adottati in via definitiva il 7 luglio 2015(4),

–  visti i bilanci rettificativi nn. 6/2015 e 7/2015, definitivamente adottati il 14 ottobre 2015,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020(5),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) 2015/623 del Consiglio, del 21 aprile 2015, recante modifica del regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020(6),

–  visto l'accordo interistituzionale del 2 dicembre 2013 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria(7),

–  vista la decisione 2007/436/CE, Euratom del Consiglio, del 7 giugno 2007, relativa al sistema delle risorse proprie delle Comunità europee(8),

–  visto il progetto di bilancio rettificativo n. 8/2015, adottato dalla Commissione il 19 ottobre 2015 (COM(2015)0545),

–  vista la posizione sul progetto di bilancio rettificativo n. 8/2015, adottata dal Consiglio il 10 novembre 2015 e comunicata al Parlamento europeo lo stesso giorno (13439/2015 – C8-0341/2015),

–  visti gli articoli 88 e 91 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i bilanci (A8-0337/2015),

A.  considerando che il progetto di bilancio rettificativo n. 8/2015 riguarda una revisione delle previsioni relative alle risorse proprie tradizionali (dazi doganali), la contabilizzazione del resto dei saldi IVA e RNL per il 2014 e la contabilizzazione dei saldi IVA e RNL per il 2015;

B.  considerando che il progetto di bilancio rettificativo n. 8/2015 fornisce altresì un aggiornamento delle previsioni di altre entrate;

C.  considerando che il progetto di bilancio rettificativo n. 8/2015 prevede inoltre una riduzione di 123 474 EUR in stanziamenti d'impegno e di pagamento nel bilancio del Garante europeo della protezione dei dati;

D.  considerando che il progetto di bilancio rettificativo n. 8/2015 comporta una diminuzione di 9,4 miliardi di EUR dei contributi degli Stati membri basati sull'RNL;

1.  prende atto del progetto di bilancio rettificativo n. 8/2015 quale presentato dalla Commissione e della posizione del Consiglio in merito;

2.  rileva che il progetto di bilancio rettificativo n. 8/2015, in tutti i suoi elementi, ha come effetto una riduzione di 9 403,4 milioni EUR dei contributi degli Stati membri al bilancio dell'Unione;

3.  sottolinea che, per affrontare l'attuale crisi dei rifugiati, sono necessarie ingenti risorse finanziarie supplementari;

4.  osserva che non sono ancora stati onorati gli impegni finanziari degli Stati membri per il fondo fiduciario per l'Africa, il fondo fiduciario per la Siria e per le agenzie dell'ONU di assistenza ai rifugiati, confermati in occasione della riunione informale dei capi di Stato o di governo dell'UE sulla migrazione del 23 settembre 2015, del Consiglio europeo del 15 ottobre 2015 e del vertice de La Valletta dell'11-12 novembre 2015; deplora che, stando ai dati della Commissione, all'inizio di novembre 2015 gli Stati membri registravano ritardi per 2,3 miliardi di EUR;

5.  osserva che occorreranno ulteriori sforzi finanziari per fornire assistenza umanitaria lungo gli itinerari di transito e far fronte alle sfide legate all'accoglienza di un numero senza precedenti di rifugiati nelle città e regioni dell'Europa;

6.  si rammarica profondamente che non sia stato possibile giungere ad un compromesso definitivo in sede di conciliazione circa l'utilizzo dei rientri del progetto di bilancio rettificativo n. 8/2015 per affrontare la crisi dei rifugiati; si attende comunque che gli Stati membri rispettino pienamente i loro precedenti impegni;

7.  approva la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio rettificativo n. 8/2015;

8.  incarica il suo Presidente di constatare che il bilancio rettificativo n. 8/2015 è definitivamente adottato e di provvedere alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

9.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché alla Corte dei conti e ai parlamenti nazionali.

(1) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(2) GU L 69 del 13.3.2015, pag. 1.
(3) GU L 190 del 17.7.2015, pag. 1.
(4) GU L 261 del 7.10.2015.
(5) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 884.
(6) GU L 103 del 22.4.2015, pag. 1.
(7) GU C 373 del 20.12.2013, pag. 1.
(8) GU L 163 del 23.6.2007, pag. 17.


Mobilitazione dello strumento di flessibilità a favore di misure di bilancio immediate per affrontare la crisi dei rifugiati
PDF 246kWORD 67k
Risoluzione
Allegato
Risoluzione del Parlamento europeo del 25 novembre 2015 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la mobilitazione dello strumento di flessibilità a favore di misure di bilancio immediate per affrontare la crisi dei rifugiati, in conformità del punto 12 dell'accordo interistituzionale del 2 dicembre 2013 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria (COM(2015)0514 – C8-0308/2015 – 2015/2264(BUD))
P8_TA(2015)0405A8-0336/2015

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2015)0514 – C8-0308/2015),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020(1), in particolare l'articolo 11,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) 2015/623 del Consiglio, del 21 aprile 2015, recante modifica del regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020(2),

–  visto l'accordo interistituzionale del 2 dicembre 2013 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria(3), in particolare il punto 12,

–  visto il progetto di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016, adottato dalla Commissione il 24 giugno 2015 (COM(2015)0300), quale modificato dalle lettere rettificative nn. 1/2016 (COM(2015)0317) e 2/2016 (COM(2015)0513),

–  vista la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016, adottata il 4 settembre 2015 e trasmessa al Parlamento europeo il 17 settembre 2015 (11706/2015 – C8-0274/2015),

–  vista la sua posizione sul progetto di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016 adottata il 28 ottobre 2015(4),

–  visto il progetto comune approvato dal comitato di conciliazione il 14 novembre 2015 (14195/2015 – C8-0353/2015),

–  vista la relazione della commissione per i bilanci (A8-0336/2015),

A.  considerando che, dopo aver vagliato tutte le possibilità di riassegnazione degli stanziamenti d'impegno nell'ambito delle rubriche 3 e 4, si rende necessario mobilitare lo strumento di flessibilità per gli stanziamenti d'impegno;

B.  considerando che la Commissione aveva proposto di mobilitare lo strumento di flessibilità per un importo pari a 1 504 milioni di EUR in stanziamenti d'impegno, oltre il massimale della rubrica 3, per integrare il finanziamento previsto nel bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016, al fine di finanziare misure nel quadro dell'agenda europea sulla migrazione;

C.  considerando che, in aggiunta all'importo definitivo di 1 506 milioni di EUR oltre il massimale della rubrica 3, il comitato di conciliazione convocato per il bilancio 2016 ha accolto la proposta della delegazione del Parlamento riguardante un'ulteriore mobilitazione dello strumento di flessibilità per un importo pari a 24 milioni di EUR, oltre il massimale della rubrica 4, al fine di far fronte alla dimensione esterna delle sfide poste dalla crisi dei rifugiati;

D.  considerando che l'importo totale dello strumento di flessibilità per l'esercizio 2016, che include gli importi inutilizzati riportati dagli esercizi 2014 e 2015, è pertanto completamente esaurito;

1.  osserva che i massimali delle rubriche 3 e 4 per l'esercizio 2016 non consentono un sufficiente finanziamento delle misure urgenti nel settore della migrazione e dei rifugiati;

2.  approva pertanto la mobilitazione dello strumento di flessibilità per un importo pari a 1 530 milioni di EUR in stanziamenti d'impegno;

3.  approva inoltre l'assegnazione proposta degli stanziamenti di pagamento corrispondenti pari a 734,2 milioni di EUR nel 2016, a 654,2 milioni di EUR nel 2017, a 83 milioni di EUR nel 2018 e a 58,6 milioni di EUR nel 2019;

4.  ribadisce che la mobilitazione di tale strumento, conformemente all'articolo 11 del regolamento sul QFP, indica ancora una volta l'assoluta necessità di garantire una maggiore flessibilità per il bilancio dell'Unione; rileva che questi stanziamenti supplementari sono resi disponibili solamente grazie al riporto degli importi non utilizzati a titolo dello strumento di flessibilità dagli esercizi 2014 e 2015; sottolinea che nessun importo sarà riportato all'esercizio 2017, per cui la mobilitazione dello strumento di flessibilità è limitata al suo massimale annuo pari a 471 milioni di EUR (a prezzi 2011);

5.  ribadisce la sua posizione consolidata secondo cui, ferma restando la possibilità di mobilitare gli stanziamenti di pagamento per linee di bilancio specifiche attraverso lo strumento di flessibilità senza una precedente mobilitazione degli impegni, i pagamenti derivanti da impegni precedentemente mobilitati attraverso lo strumento di flessibilità possono solo essere iscritti in bilancio oltre i limiti dei massimali;

6.  approva la decisione allegata alla presente risoluzione;

7.  incarica il suo Presidente di firmare tale decisione congiuntamente al Presidente del Consiglio e di provvedere alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

8.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione, compreso l'allegato, al Consiglio e alla Commissione.

ALLEGATO

DECISIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO

concernente la mobilitazione dello strumento di flessibilità a favore di misure di bilancio immediate per affrontare la crisi dei rifugiati

(Il testo dell'allegato non figura poiché esso corrisponde all'atto finale, la decisione (UE) 2016/253.)

(1) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 884.
(2) GU L 103 del 22.4.2015, pag. 1.
(3) GU C 373 del 20.12.2013, pag. 1.
(4) Testi approvati, P8_TA(2015)0376.


Mobilitazione del Fondo di solidarietà dell'Unione europea per il versamento degli anticipi nel bilancio 2016
PDF 239kWORD 64k
Risoluzione
Allegato
Risoluzione del Parlamento europeo del 25 novembre 2015 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio sulla mobilitazione del Fondo di solidarietà dell'Unione europea per il versamento degli anticipi nel bilancio 2016, in conformità del punto 11 dell'accordo interistituzionale del 2 dicembre 2013 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria (COM(2015)0281 – C8-0133/2015 – 2015/2123(BUD))
P8_TA(2015)0406A8-0335/2015

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2015)0281 – C8-0133/2015),

–  visto il regolamento (CE) n. 2012/2002 del Consiglio, dell'11 novembre 2002, che istituisce il Fondo di solidarietà dell'Unione europea(1),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020(2), in particolare l'articolo 10,

–  visto l'accordo interistituzionale del 2 dicembre 2013 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria(3), in particolare il punto 11,

–  visto il progetto comune approvato dal comitato di conciliazione il 14 novembre 2015 (14195/2015 – C8-0353/2015),

–  vista la relazione della commissione per i bilanci (A8-0335/2015),

A.  considerando che, in conformità dell'articolo 4 bis, paragrafo 4, del regolamento (CE) n. 2012/2002, è reso disponibile un importo di 50 000 000 EUR per il versamento di anticipi mediante stanziamenti iscritti al bilancio generale dell'Unione;

1.  approva la decisione allegata alla presente risoluzione;

2.  incarica il suo Presidente di firmare tale decisione congiuntamente al Presidente del Consiglio e di provvedere alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione, compreso l'allegato, al Consiglio e alla Commissione.

ALLEGATO

DECISIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO

sulla mobilitazione del Fondo di solidarietà dell'Unione europea per il versamento degli anticipi

(Il testo dell'allegato non figura poiché esso corrisponde all'atto finale, la decisione (UE) 2016/252.)

(1) GU L 311 del 14.11.2002, pag. 3.
(2) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 884.
(3) GU C 373 del 20.12.2013, pag. 1.


Procedura di bilancio per l'esercizio 2016: progetto comune
PDF 460kWORD 167k
Risoluzione
Allegato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 25 novembre 2015 sul progetto comune di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016, approvato dal comitato di conciliazione nel quadro della procedura di bilancio (14195/2015 – C8-0353/2015 – 2015/2132(BUD))
P8_TA(2015)0407A8-0333/2015

Il Parlamento europeo,

–  visti il progetto comune approvato dal comitato di conciliazione e le relative dichiarazioni del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione (14195/2015 – C8-0353/2015),

–  visto il progetto di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016, adottato dalla Commissione il 24 giugno 2015 (COM(2015)0300),

–  vista la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016 adottata il 4 settembre 2015 e comunicata al Parlamento europeo il 17 settembre 2015 (11706/2015 – C8-0274/2015),

–  viste le lettere rettificative nn. 1/2016 (COM(2015)0317) e 2/2016 (COM(2015)0513) al progetto di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016,

–  visti la sua risoluzione del 28 ottobre 2015 relativa alla posizione del Consiglio sul progetto di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016(1) e gli emendamenti di bilancio che l'accompagnano,

–  visto l'articolo 314 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 106 bis del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,

–  vista la decisione 2007/436/CE, Euratom del Consiglio, del 7 giugno 2007, relativa al sistema delle risorse proprie delle Comunità europee(2),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(3),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020(4),

–  visto l'accordo interistituzionale del 2 dicembre 2013 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria(5),

–  visti gli articoli 90 e 91 del suo regolamento

–  vista la relazione della sua delegazione al comitato di conciliazione (A8-0333/2015),

1.  approva il progetto comune concordato dal comitato di conciliazione e costituito dall'insieme dei seguenti documenti:

   elenco delle linee di bilancio che non sono state modificate rispetto al progetto di bilancio o alla posizione del Consiglio,
   importi riepilogativi per rubrica del quadro finanziario;
   importi per linea di bilancio relativi a tutte le voci di bilancio,
   documento consolidato contenente gli importi e il testo finale di tutte le linee modificate in fase di conciliazione;

2.  conferma le dichiarazioni comuni del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione allegate alla presente risoluzione;

3.  conferma la sua dichiarazione sull'applicazione del punto 27 dell'accordo interistituzionale;

4.  incarica il suo Presidente di constatare che il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016 è definitivamente adottato e di provvedere alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

5.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione legislativa al Consiglio, alla Commissione alle altre istituzioni e agli organi interessati nonché ai parlamenti nazionali.

ALLEGATO

DEFINITIVO 14.11.2015

Bilancio 2016 – Conclusioni comuni

Le presenti conclusioni comuni riguardano le seguenti sezioni:

1.  Bilancio 2016

2.  Bilancio 2015 – Bilancio rettificativo n. 8/2015

3.  Dichiarazioni comuni

Quadro sintetico

A.  Bilancio 2016

Sulla base degli elementi delle conclusioni comuni:

—  Il livello complessivo degli stanziamenti d'impegno nel bilancio 2016 è fissato a 155 004,2 milioni di EUR. Globalmente, ciò lascia un margine pari a 2 331,4 milioni di EUR in stanziamenti d'impegno al di sotto dei massimali del QFP per il 2016.

—  Il livello complessivo degli stanziamenti di pagamento nel bilancio 2016 è fissato a 143 885,3 milioni di EUR.

—  Lo strumento di flessibilità per il 2016 è mobilitato per un importo pari a 1 506,0 milioni di EUR in stanziamenti d'impegno per la rubrica 3 "Sicurezza e cittadinanza" e per un importo pari a 24,0 milioni di EUR in stanziamenti d'impegno per la rubrica 4 "Europa globale".

—  Gli stanziamenti di pagamento per il 2016 correlati alla mobilitazione dello strumento di flessibilità nel 2014, 2015 e 2016 sono stimati dalla Commissione a 832,8 milioni di EUR.

B.  Bilancio 2015

Sulla base degli elementi delle conclusioni comuni:

–  Il progetto di bilancio rettificativo n. 8/2015 è approvato quale proposto dalla Commissione.

1.  Bilancio 2016

1.1.  Linee di bilancio "chiuse"

Salvo indicazione contraria nelle conclusioni in appresso, sono confermate tutte le linee di bilancio non modificate dal Consiglio o dal Parlamento, come pure le linee per le quali il Parlamento ha accolto le modifiche apportate del Consiglio nella rispettiva lettura del bilancio.

Per le altre voci di bilancio, il comitato di conciliazione è pervenuto alle conclusioni figuranti ai punti da 1.2 a 1.6 in appresso.

1.2.  Questioni orizzontali

Agenzie decentrate

Il contributo dell'UE (in stanziamenti d'impegno e di pagamento) e il numero dei posti assegnati a tutte le agenzie decentrate sono fissati al livello proposto dalla Commissione nel progetto di bilancio, quale modificato dalle lettere rettificative nn. 1/2016 e 2/2016, con i seguenti adeguamenti decisi in sede di comitato di conciliazione:

—  aumento dei posti in organico (finanziati tramite riscossione di diritti) per l'Agenzia europea delle sostanze chimiche (ECHA – attività relative ai biocidi, + 3 posti) e riduzione degli stanziamenti di 1 350 000 EUR;

—  aumento dei posti in organico (finanziati tramite riscossione di diritti) per l'Agenzia europea per la sicurezza aerea (EASA, + 6 posti);

—  aumento dei posti in organico (finanziati tramite riscossione di diritti) per l'Agenzia europea per i medicinali (EMA, + 3 posti);

—  aumento dei posti in organico e dei relativi stanziamenti per l'Agenzia europea per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell'energia (ACER, + 5 posti e + 325 000 EUR);

—  aumento dei posti in organico e dei relativi stanziamenti per l'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA, + 2 posti e + 130 000 EUR);

—  aumento dei posti in organico e dei relativi stanziamenti per Eurojust (+ 2 posti e + 130 000 EUR);

—  aumento degli stanziamenti per l'Autorità bancaria europea (EBA, + 928 000 EUR);

—  diminuzione degli stanziamenti per l'Agenzia europea per la gestione operativa dei sistemi IT su larga scala nello spazio di libertà, sicurezza e giustizia (eu.LISA, -260 000 EUR).

Agenzie esecutive

Il contributo dell'Unione europea (in stanziamenti d'impegno e di pagamento) e il numero dei posti assegnati alle agenzie esecutive sono fissati al livello proposto dalla Commissione nel progetto di bilancio, quale modificato dalle lettere rettificative nn. 1/2016 e 2/2016.

Progetti pilota/Azioni preparatorie

È approvato un pacchetto generale di 89 progetti pilota/azioni preparatorie (PP/AP) per un importo pari a 64,9 milioni di EUR in stanziamenti d'impegno, come proposto dal Parlamento.

Quando un progetto pilota o un'azione preparatoria risulta essere coperto da una base giuridica esistente, la Commissione può proporre lo storno di stanziamenti verso la base giuridica corrispondente al fine di facilitarne l'attuazione.

Il pacchetto rispetta pienamente i massimali previsti dal regolamento finanziario per i progetti pilota e le azioni preparatorie.

1.3.  Rubriche di spesa del quadro finanziario – Stanziamenti d'impegno

Tenuto conto delle suddette conclusioni sulle linee di bilancio "chiuse", sulle agenzie, sui progetti pilota e sulle azioni preparatorie, il comitato di conciliazione ha adottato le decisioni figuranti in appresso.

Sottorubrica 1a

Gli stanziamenti d'impegno sono fissati al livello proposto dalla Commissione nel progetto di bilancio, quale modificato dalle lettere rettificative nn. 1/2016 e 2/2016, integrando i seguenti adeguamenti decisi in sede di comitato di conciliazione:

—  Gli impegni per "Orizzonte 2020" sono aumentati secondo la seguente ripartizione:

In EUR

Linea di bilancio

Denominazione

PB 2016 (incl. Lettere rett. nn. 1 e 2)

Bilancio 2016

Differenza

02 04 02 01

Leadership nello spazio

158 446 652

159 792 893

1 346 241

02 04 02 03

Rafforzare l'innovazione nelle piccole e medie imprese (PMI)

35 643 862

35 738 414

94 552

02 04 03 01

Conseguire un'economia efficiente sotto il profilo delle risorse e resistente ai cambiamenti climatici nonché un approvvigionamento sostenibile di materie prime

74 701 325

75 016 498

315 173

05 09 03 01

Garantire approvvigionamenti sufficienti di prodotti alimentari sicuri e di elevata qualità e altri bioprodotti

212 854 525

214 205 269

1 350 744

06 03 03 01

Realizzare un sistema di trasporto europeo efficiente sotto il profilo delle risorse, rispettoso dell'ambiente, sicuro e continuo

109 250 820

110 916 737

1 665 917

08 02 01 03

Rafforzare le infrastrutture di ricerca europee, comprese le infrastrutture elettroniche

183 108 382

183 905 321

796 939

08 02 02 01

Leadership a livello di nanotecnologie, materiali avanzati, tecnologie laser, biotecnologie e tecnologie produttive avanzate

502 450 912

504 175 361

1 724 449

08 02 02 03

Rafforzare l'innovazione nelle piccole e medie imprese (PMI)

35 967 483

36 120 567

153 084

08 02 03 01

Migliorare la salute e il benessere nell'intero arco della vita

522 476 023

524 745 272

2 269 249

08 02 03 02

Garantire approvvigionamenti sufficienti di prodotti alimentari sicuri, sani e di elevata qualità e altri bioprodotti

141 851 093

142 233 804

382 711

08 02 03 03

Effettuare la transizione verso un sistema energetico affidabile, sostenibile e competitivo

333 977 808

335 369 074

1 391 266

08 02 03 04

Realizzare un sistema di trasporto europeo efficiente sotto il profilo delle risorse, rispettoso dell'ambiente, sicuro e senza soluzione di continuità

330 992 583

331 555 393

562 810

08 02 03 05

Conseguire un'economia efficiente sotto il profilo delle risorse e resistente ai cambiamenti climatici e un approvvigionamento sostenibile di materie prime

283 265 173

284 530 369

1 265 196

08 02 03 06

Promuovere società europee inclusive, innovative e riflessive

111 929 624

112 411 389

481 765

08 02 06

La scienza con e per la società

53 267 640

53 497 266

229 626

09 04 01 01

Rafforzare la ricerca sulle tecnologie emergenti e future

213 825 023

215 400 890

1 575 867

09 04 01 02

Rafforzare le infrastrutture di ricerca europee, comprese le infrastrutture elettroniche

97 173 367

97 889 261

715 894

09 04 02 01

Leadership nelle tecnologie dell'informazione e della comunicazione

718 265 330

723 681 812

5 416 482

09 04 03 01

Migliorare la salute e il benessere nell'intero arco della vita

117 323 526

118 188 002

864 476

09 04 03 02

Promuovere società europee inclusive, innovative e riflessive

36 289 820

36 564 471

274 651

09 04 03 03

Promuovere società europee sicure

45 457 909

45 791 092

333 183

10 02 01

Orizzonte 2020 — Sostegno scientifico e tecnico orientato ai clienti per le politiche dell'Unione

24 646 400

25 186 697

540 297

15 03 05

Istituto europeo di innovazione e tecnologia— Integrare il triangolo della conoscenza dell'istruzione superiore, della ricerca e dell'innovazione

219 788 046

224 938 881

5 150 835

18 05 03 01

Promuovere società europee sicure

134 966 551

136 092 171

1 125 620

32 04 03 01

Transizione a un sistema energetico affidabile, sostenibile e competitivo

322 875 370

324 676 361

1 800 991

Totale

31 828 018

—  Gli impegni per "COSME" sono aumentati secondo la seguente ripartizione:

In EUR

Linea di bilancio

Denominazione

PB 2016 (incl. Lettere rett. nn. 1 e 2)

Bilancio 2016

Differenza

02 02 01

Promuovere l'imprenditorialità e migliorare la competitività e l'accesso ai mercati per le imprese dell'Unione

108 375 000

110 264 720

1 889 720

02 02 02

Migliorare l'accesso delle piccole e medie imprese (PMI) ai finanziamenti sotto forma di capitale proprio e di debito

160 447 967

172 842 972

12 395 005

Totale

14 284 725

—  Gli impegni per "Erasmus+" sono aumentati secondo la seguente ripartizione:

In EUR

Linea di bilancio

Denominazione

PB 2016 (incl. Lettere rett nn. 1 e 2)

Bilancio 2016

Differenza

15 02 01 01

Promuovere l'eccellenza e la cooperazione nei settori dell'istruzione e della formazione europei e accrescere la loro rilevanza per il mercato del lavoro

1 451 010 600

1 457 638 273

6 627 673

Totale

6 627 673

Di conseguenza, e tenuto conto delle agenzie decentrate nonché dei progetti pilota e delle azioni preparatorie, il livello di impegni concordato è fissato a 19 010,0 milioni di EUR, senza lasciare alcun margine al di sotto del massimale di spesa della sottorubrica 1a e ricorrendo al margine globale per gli impegni per un importo pari a 543 milioni di EUR.

Sottorubrica 1b

Gli stanziamenti d'impegno sono fissati al livello proposto dalla Commissione nel progetto di bilancio, quale modificato dalle lettere rettificative nn. 1/2016 e 2/2016.

Tenuto conto dei progetti pilota e delle azioni preparatorie, il livello di impegni concordato è fissato a 50 831,2 milioni di EUR, lasciando un margine di 5,8 milioni di EUR al di sotto del massimale di spesa della sottorubrica 1b.

Rubrica 2

Gli stanziamenti d'impegno sono fissati al livello proposto dalla Commissione nel progetto di bilancio, quale modificato dalle lettere rettificative nn. 1/2016 e 2/2016, con un'ulteriore riduzione di 140,0 milioni derivante da un aumento delle entrate con destinazione specifica del FEAGA e da un aumento della dotazione della linea di bilancio 11 06 62 01. Di conseguenza, il comitato di conciliazione ha deciso quanto segue:

In EUR

Linea di bilancio

Denominazione

PB 2016 (incl. Lettere rett. nn. 1 e 2)

Bilancio 2016

Differenza

05 03 01 10

Regime di pagamento di base

16 067 000 000

15 927 000 000

-140 000 000

11 06 62 01

Consulenza scientifica e conoscenze

8 485 701

8 680 015

194 314

Totale

-139 805 686

Tenuto conto delle agenzie decentrate nonché dei progetti pilota e delle azioni preparatorie, il livello di impegni concordato è fissato a 62 484,2 milioni di EUR, lasciando un margine di 1 777,8 milioni di EUR al di sotto del massimale di spesa della rubrica 2.

Rubrica 3

Gli stanziamenti d'impegno sono fissati al livello proposto dalla Commissione nel progetto di bilancio, quale modificato dalle lettere rettificative nn. 1/2016 e 2/2016, integrando i seguenti adeguamenti decisi in sede di comitato di conciliazione:

In EUR

Linea di bilancio

Denominazione

PB 2016 (incl. Lettere rett. nn. 1 e 2)

Bilancio 2016

Differenza

09 05 05

Azioni multimedia

24 186 500

26 186 500

2 000 000

17 04 01

Garantire migliore salute e benessere degli animali e un elevato livello di protezione degli animali nell'Unione

177 000 000

171 925 000

-5 075 000

17 04 02

Garantire l'individuazione tempestiva degli organismi nocivi per le piante e la loro eradicazione

14 000 000

12 000 000

-2 000 000

17 04 03

Garantire controlli efficaci, efficienti e affidabili

50 401 000

47 401 000

-3 000 000

17 04 04

Fondo per misure di emergenza relative alla salute degli animali e delle piante

20 000 000

19 000 000

-1 000 000

Totale

-9 075 000

Di conseguenza, e tenuto conto delle agenzie decentrate, dei progetti pilota e delle azioni preparatorie e della mobilitazione dello strumento di flessibilità per la migrazione, il livello di impegni concordato è fissato a 4 052,0 milioni di EUR, senza lasciare alcun margine al di sotto del massimale di spesa della rubrica 3 e mobilitando lo strumento di flessibilità per un importo pari a 1 506,0 milioni di EUR.

Rubrica 4

Gli stanziamenti d'impegno sono fissati al livello proposto dalla Commissione nel progetto di bilancio, quale modificato dalle lettere rettificative nn. 1/2016 e 2/2016, integrando i seguenti adeguamenti decisi in sede di comitato di conciliazione:

In EUR

Linea di bilancio

Denominazione

PB 2016 (incl. Lettere rett. nn. 1 e 2)

Bilancio 2016

Differenza

13 07 01

Sostegno finanziario per promuovere lo sviluppo economico della comunità turco-cipriota

31 212 000

33 212 000

2 000 000

21 02 07 03

Sviluppo umano

161 633 821

163 633 821

2 000 000

21 02 07 04

Sicurezza alimentare e nutrizionale e agricoltura sostenibile

187 495 232

189 495 232

2 000 000

21 02 07 05

Migrazione e asilo

45 257 470

57 257 470

12 000 000

22 02 01 01

Sostegno alle riforme politiche e relativo progressivo allineamento con l'acquis dell'Unione

188 000 000

190 000 000

2 000 000

22 02 01 02

Sostegno allo sviluppo economico, sociale e territoriale e relativo progressivo allineamento con l'acquis dell'Unione

326 960 000

327 960 000

1 000 000

22 02 03 01

Sostegno alle riforme politiche e relativo progressivo allineamento con l'acquis dell'Unione

240 300 000

255 300 000

15 000 000

22 02 03 02

Sostegno allo sviluppo economico, sociale e territoriale e relativo progressivo allineamento con l'acquis dell'Unione

321 484 000

340 484 000

19 000 000

22 04 01 01

Paesi mediterranei — Diritti umani e mobilità

135 000 000

144 000 000

9 000 000

22 04 01 02

Paesi del Mediterraneo — Riduzione della povertà e sviluppo sostenibile

636 900 000

640 900 000

4 000 000

22 04 01 03

Paesi del Mediterraneo — Rafforzamento della fiducia, sicurezza e prevenzione/risoluzione dei conflitti

116 000 000

131 000 000

15 000 000

22 04 01 04

Sostegno al processo di pace e assistenza finanziaria alla Palestina e all'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei profughi palestinesi (UNRWA)

272 100 000

290 100 000

18 000 000

22 04 02 03

Partenariato orientale — Costruzione della fiducia, sicurezza e prevenzione/risoluzione dei conflitti

8 000 000

9 300 000

1 300 000

22 04 03 03

Sostegno ad altre attività di cooperazione fra più paesi del vicinato — Programma ombrello

189 500 000

193 500 000

4 000 000

23 02 01

Fornitura rapida ed efficace di aiuti umanitari e alimentari

1 035 818 000

1 061 821 941

26 003 941

Totale

132 303 941

Di conseguenza, e tenuto conto dei progetti pilota e delle azioni preparatorie, il livello di impegni concordato è fissato a 9 167,0 milioni di EUR, senza lasciare alcun margine al di sotto del massimale di spesa della rubrica 4 e mobilitando lo strumento di flessibilità per un importo pari a 24,0 milioni di EUR.

Rubrica 5

Il numero di posti nell'organico delle istituzioni e gli stanziamenti proposti dalla Commissione nel progetto di bilancio, quale modificato dalle lettere rettificative nn. 1/2016 e 2/2016, sono approvati, con le seguenti eccezioni:

—  il Parlamento europeo, la cui lettura del proprio bilancio è approvata, con una riduzione di 9 posti;

—  il Consiglio, la cui lettura del proprio bilancio è approvata;

—  la Corte di giustizia, per la quale sono autorizzati 7 nuovi posti (+ 300 000 EUR);

—  il Comitato economico e sociale europeo e il Comitato delle regioni, per i quali è approvata la lettura del Parlamento europeo.

Il 26 novembre 2015 la Commissione dovrebbe approvare la relazione sull'impatto finanziario dell'adeguamento delle retribuzioni per il 2015, che avrà effetto retroattivo a partire dal 1° luglio 2015 sulle retribuzioni del personale di tutte le istituzioni e sulle pensioni.

Di conseguenza, e tenuto conto dei progetti pilota e delle azioni preparatorie, il livello di impegni concordato è fissato a 8 935,2 milioni di EUR, lasciando un margine di 547,8 milioni di EUR al di sotto del massimale di spesa della rubrica 5.

Fondo di solidarietà dell'Unione europea

Gli stanziamenti d'impegno sono fissati al livello proposto dalla Commissione nel progetto di bilancio, quale modificato dalle lettere rettificative nn. 1/2016 e 2/2016, inclusa la mobilitazione del Fondo di solidarietà dell'Unione europea per un importo pari a 50 milioni di EUR per il pagamento degli anticipi.

1.4.  Stanziamenti di pagamento

L'importo complessivo degli stanziamenti di pagamento nel bilancio 2016 è fissato a 143 885,3 milioni di EUR, inclusi 832,8 milioni di EUR correlati alla mobilitazione dello strumento di flessibilità.

La ripartizione degli stanziamenti di pagamento è fissata al livello proposto dalla Commissione nel progetto di bilancio, quale modificato dalle lettere rettificative nn. 1/2016 e 2/2016, integrando i seguenti adeguamenti decisi in sede di comitato di conciliazione:

1.  in primo luogo, si tiene conto del livello degli stanziamenti d'impegno concordato per le spese non dissociate, per le quali il livello degli stanziamenti di pagamento equivale al livello degli impegni. Ciò include anche le agenzie decentrate, per le quali il contributo dell'UE in stanziamenti di pagamento è fissato al livello proposto al precedente punto 1.2. L'effetto combinato è una diminuzione di 140,0 milioni di EUR;

2.  gli stanziamenti di pagamento per la totalità dei nuovi progetti pilota e delle nuove azioni preparatorie sono fissati al 50% dei relativi stanziamenti d'impegno o al livello proposto dal Parlamento se di entità inferiore; in caso di proroga dei progetti pilota e delle azioni preparatorie esistenti, il livello degli stanziamenti di pagamento corrisponde a quello definito nel progetto di bilancio, cui è aggiunto un importo pari al 50% dei nuovi impegni corrispondenti o all'importo proposto dal Parlamento se di entità inferiore. L'effetto combinato è un aumento di 29,5 milioni di EUR;

3.  gli stanziamenti di pagamento sono ridotti di 460,1 milioni di EUR nel modo seguente:

In EUR

Linea di bilancio

Denominazione

PB 2016 (incl. Lettere rett. nn. 1 e 2)

Bilancio 2016

Differenza

02 05 01

Sviluppare e fornire infrastrutture e servizi globali di radionavigazione satellitare (Galileo) entro il 2020

308 000 000

297 000 000

-11 000 000

02 05 02

Fornire servizi satellitari che migliorino le prestazioni del GPS, coprendo gradualmente l'integralità della regione della Conferenza europea dell'aviazione civile (ECAC) entro il 2020 (EGNOS)

215 000 000

207 000 000

-8 000 000

02 05 51

Completamento dei programmi europei di navigazione satellitare (EGNOS e Galileo)

17 000 000

16 000 000

-1 000 000

02 06 01

Fornire servizi operativi basati su osservazioni spaziali e dati in situ (Copernicus)

125 000 000

121 000 000

-4 000 000

02 06 02

Costruire una capacità autonoma dell'Unione di osservazione della terra (Copernicus)

475 000 000

459 000 000

-16 000 000

04 02 19

Completamento del Fondo sociale europeo — Competitività regionale e occupazione (2007-2013)

1 130 000 000

1 109 595 811

-20 404 189

04 02 61

Fondo sociale europeo— Regioni in transizione — Obiettivo «Investimenti a favore della crescita e dell'occupazione»

930 000 000

927 965 850

-2 034 150

04 02 62

Fondo sociale europeo — Regioni più sviluppate — Obiettivo «Investimenti a favore della crescita e dell'occupazione»

2 200 000 000

2 178 091 258

-21 908 742

04 02 63 01

Fondo sociale europeo — Assistenza tecnica operativa

12 000 000

7 200 000

-4 800 000

05 04 05 01

Programmi di sviluppo rurale

3 268 000 000

3 235 000 000

-33 000 000

05 04 60 01

Promozione dello sviluppo rurale sostenibile e di un settore agricolo unionale più equilibrato sotto il profilo territoriale e ambientale, innovativo e rispettoso del clima

8 574 000 000

8 487 000 000

-87 000 000

13 03 18

Completamento del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) — Competitività regionale e occupazione

2 345 348 000

2 302 998 509

-42 349 491

13 03 61

Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR)— Regioni in transizione — Obiettivo «Investimenti a favore della crescita e dell'occupazione»

1 863 122 000

1 860 036 800

-3 085 200

13 03 62

Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR)— Regioni più sviluppate — Obiettivo «Investimenti a favore della crescita e dell'occupazione»

2 775 630 000

2 750 605 336

-25 024 664

13 03 64 01

Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) — Cooperazione territoriale europea

328 430 000

284 930 000

-43 500 000

13 03 65 01

Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) — Assistenza tecnica operativa

66 215 941

57 415 941

-8 800 000

13 03 66

Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) — Azioni innovative nell'ambito dello Sviluppo Urbano Sostenibile

53 149 262

48 649 262

-4 500 000

13 04 01

Completamento di progetti del Fondo di coesione (anteriori al 2007)

90 000 000

70 000 000

-20 000 000

13 04 60

Fondo di coesione— Obiettivo «Investimenti a favore della crescita e dell'occupazione»

4 100 000 000

4 077 806 436

-22 193 564

13 04 61 01

Fondo di coesione — Assistenza tecnica operativa

22 106 496

20 606 496

-1 500 000

32 05 01 02

Costruzione, funzionamento e messa in esercizio degli impianti ITER — Impresa comune europea per ITER — Fusione per l'energia (F4E)

150 000 000

131 000 000

-19 000 000

32 05 51

Completamento dell'Impresa comune europea per ITER— Fusione per l'energia (F4E) (dal 2007 al 2013)

350 000 000

289 000 000

-61 000 000

Totale

-460 100 000

4.  Il livello combinato degli stanziamenti di pagamento di cui ai precedenti paragrafi 1-3 è inferiore di 570,6 milioni di EUR rispetto all'importo proposto dalla Commissione nel suo progetto di bilancio, quale modificato dalle lettere rettificative nn. 1/2016 e 2/2016, per le voci di spesa in questione.

1.5.  Commento delle linee di bilancio

Gli emendamenti presentati dal Parlamento europeo o dal Consiglio al testo del commento delle linee di bilancio sono approvati, a condizione che non modifichino o estendano l'ambito di una base giuridica esistente, non interferiscano con l'autonomia amministrativa delle istituzioni e non causino difficoltà operative, e a condizione che possano essere coperti dalla risorse disponibili (come indicato nell'allegato alla lettera di eseguibilità).

1.6.  Nuove linee di bilancio

Salvo altrimenti indicato nelle conclusioni comuni convenute in sede di comitato di conciliazione o approvate di comune accordo dai due rami dell'autorità di bilancio nelle rispettive letture, la nomenclatura di bilancio proposta dalla Commissione nel suo progetto di bilancio, quale modificato dalle lettere rettificative nn. 1/2016 e 2/2016, resta immutata ad eccezione dei progetti pilota e delle azioni preparatorie e della suddivisione dell'articolo 18 04 01 "Iniziativa dei cittadini europei" in due voci: 18 04 01 01 "Europa per i cittadini — Rafforzare la memoria e accrescere la capacità di partecipazione civica a livello di Unione" e 18 04 01 02 "Iniziativa dei cittadini europei".

2.  Bilancio 2015

Il progetto di bilancio rettificativo (PBR) n. 8/2015 è approvato quale proposto dalla Commissione.

3.  Dichiarazioni comuni

3.1.  Dichiarazione comune sull'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile

"Il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione ricordano che la riduzione della disoccupazione giovanile resta una priorità politica importante e condivisa e, a tal fine, riaffermano la loro determinazione a utilizzare al meglio le risorse di bilancio disponibili per farvi fronte, in particolare tramite l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile (Youth Employment Initiative, YEI).

Rammentano che, a norma dell'articolo 14, paragrafo 1, del regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020, "Margini ancora disponibili al di sotto dei massimali del QFP per gli stanziamenti di impegno per gli anni 2014-2017 costituiscono un margine globale del QFP per gli impegni, da rendere disponibili al di là dei massimali stabiliti dal QFP per gli anni dal 2016 al 2020 per obiettivi politici specifici relativi alla crescita e all'occupazione, in particolare l'occupazione giovanile".

Nel contesto del riesame/della revisione intermedia del QFP la Commissione trarrà insegnamenti dai risultati della valutazione della YEI, corredandoli, se del caso, di proposte per la prosecuzione dell'iniziativa fino al 2020.

Il Consiglio e il Parlamento si impegnano a esaminare rapidamente le proposte avanzate dalla Commissione a questo riguardo."

3.2.  Dichiarazione comune sulle previsioni di pagamento 2016-2020

"Muovendo dall'accordo vigente su un piano di pagamento 2015-2016, il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione riconoscono le misure adottate per eliminare gradualmente l'arretrato di impegni residui dei programmi di coesione 2007-2013 e migliorare il monitoraggio di eventuali arretrati di fatture non pagate in tutte le rubriche. Ribadiscono il loro impegno a evitare un simile arretrato in futuro, anche istituendo un sistema di allarme preventivo.

Il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione monitoreranno attivamente, durante l'intero anno, lo stato di esecuzione del bilancio 2016, conformemente al piano di pagamento concordato; in particolare, gli stanziamenti previsti nel bilancio 2016 consentiranno alla Commissione di ridurre l'arretrato di impegni residui a fine esercizio per i programmi di coesione 2007-2013 a un livello pari a circa 2 miliardi di EUR entro fine 2016.

Il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione continueranno a fare il punto dell'esecuzione dei pagamenti e delle previsioni aggiornate in specifiche riunioni interistituzionali, conformemente al punto 36 dell'allegato dell'accordo interistituzionale, che dovrebbero tenersi almeno tre volte nel 2016 a livello politico.

In tale contesto, il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione ricordano che dette riunioni dovrebbero anche occuparsi delle previsioni a più lungo termine in merito alla prevista evoluzione dei pagamenti fino al termine del QFP 2014-2020."

3.3.  Dichiarazione del Parlamento europeo sull'applicazione del punto 27 dell'accordo interistituzionale

Il Parlamento europeo è impegnato a proseguire la riduzione del numero totale dei posti nel proprio organigramma e a ultimarla entro il 2019, in base al cronoprogramma indicato in appresso, tenendo conto della riduzione netta di 18 posti prevista per il 2016:

Riduzioni annuali nette del numero totale di posti autorizzati nell'organigramma del Parlamento europeo rispetto all'esercizio precedente

Riduzione pendente per conseguire l'obiettivo del 5%(6)

2017

2018

2019

2017-2019

179

-60

-60

-59

-179

(1) Testi approvati, P8_TA(2015)0376.
(2) GU L 163 del 23.6.2007, pag. 17.
(3) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(4) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 884.
(5) GU C 373 del 20.12.2013, pag. 1.
(6) Il Parlamento europeo ritiene che i posti temporanei dei gruppi politici figuranti nel proprio organigramma siano esclusi dalla riduzione del 5%.


Decisioni anticipate in materia fiscale (tax ruling) e altre misure analoghe per natura o effetto
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Risoluzione
Allegato
Allegato
Allegato
Risoluzione del Parlamento europeo del 25 novembre 2015 sulle decisioni anticipate in materia fiscale (tax ruling) e altre misure analoghe per natura o effetto (2015/2066(INI))
P8_TA(2015)0408A8-0317/2015

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 4 e 13 del trattato sull'Unione europea,

–  visti gli articoli 107, 108, 113, 115, 116, 175 e 208 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  vista la sua decisione del 12 febbraio 2015 sulla costituzione, le attribuzioni, la composizione numerica e la durata del mandato della commissione speciale sulle decisioni anticipate in materia fiscale (tax ruling) e altre misure analoghe per natura o effetto(1),

–  viste le rivelazioni del consorzio internazionale dei giornalisti d'inchiesta sui ruling fiscali e altre pratiche dannose in Lussemburgo, note come "LuxLeaks",

–  visti gli esiti dei vertici G7, G8 e G20 sulle questioni fiscali internazionali, in particolare il vertice di Elmau del 7 e 8 giugno 2015, il vertice di Brisbane del 15 e 16 novembre 2014, il vertice di San Pietroburgo del 5 e 6 settembre 2013, il vertice di Lough Erne del 17 e 18 giugno 2013 e quello di Pittsburgh del 24 e 25 settembre 2009,

–  vista la relazione dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici (OCSE) dal titolo "La concorrenza fiscale dannosa: una questione globale emergente", del 1998,

–  visti la relazione dell'OCSE sulla lotta contro l'erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili (BEPS) del 2013, il piano d'azione dell'OCSE sul BEPS, nonché le pubblicazioni successive,

–  viste le recenti conclusioni del Consiglio europeo in materia di base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società (14 marzo 2013), tassazione (22 maggio 2013), scambio automatico di informazioni (18 dicembre 2014), BEPS, scambio automatico di informazioni a livello globale e misure fiscali dannose (18 dicembre 2014) nonché evasione fiscale (27 giugno 2014),

–  viste le conclusioni del Consiglio "Economia e finanza" (ECOFIN) e la sua relazione al Consiglio europeo sulle questioni fiscali del 22 giugno 2015,

–  viste le relazioni semestrali del gruppo "Codice di condotta" (tassazione delle imprese) all'attenzione del Consiglio sul tema "Codice di condotta",

–  viste la direttiva sulla cooperazione amministrativa(2), la direttiva sugli interessi e i canoni(3) e le ultime proposte legislative della Commissione recanti modifica delle predette direttive,

–  vista la direttiva 90/435/CEE del Consiglio, del 23 luglio 1990, concernente il regime fiscale comune applicabile alle società madri e figlie di Stati membri diversi(4) ("direttiva sulle società madri e figlie"), modificata da ultimo nel 2015,

–  vista la direttiva 2014/56/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, che modifica la direttiva 2006/43/CE relativa alle revisioni legali dei conti annuali e dei conti consolidati(5),

–  visto il regolamento (CE) n. 659/1999 del Consiglio, del 22 marzo 1999, recante modalità di applicazione dell'articolo 108 TFUE(6),

–  vista la direttiva 77/799/CEE del Consiglio, del 19 dicembre 1977, relativa alla reciproca assistenza fra le autorità competenti degli Stati membri in materia di imposte dirette e di imposte sui premi assicurativi(7),

–  vista la direttiva (UE) 2015/849 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 maggio 2015, relativa alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo, che modifica il regolamento (UE) n. 648/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga la direttiva 2005/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e la direttiva 2006/70/CE della Commissione(8),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 26 febbraio 2007, al Consiglio, al Parlamento europeo e al Comitato economico e sociale europeo relativa ai lavori svolti dal Forum congiunto dell'UE sui prezzi di trasferimento nel settore delle procedure di prevenzione e soluzione delle controversie e agli orientamenti in materia di accordi preventivi sui prezzi di trasferimento nell'UE (COM(2007)0071),

–  vista la comunicazione della Commissione del 10 dicembre 1998 sull'applicazione delle norme relative agli aiuti di Stato alle misure di tassazione diretta delle imprese(9),

–  vista la comunicazione della Commissione del 17 giugno 2015 dal titolo "Un regime equo ed efficace per l'imposta societaria nell'Unione europea: i 5 settori principali d'intervento" (COM(2015)0302),

–  vista la comunicazione della Commissione del 18 marzo 2015 sulla trasparenza fiscale per combattere l'evasione e l'elusione fiscali (COM(2015)0136),

–  vista la comunicazione della Commissione del 6 dicembre 2012 dal titolo "Piano d'azione per rafforzare la lotta alla frode fiscale e all'evasione fiscale" (COM(2012)0722),

–  vista la raccomandazione della Commissione del 6 dicembre 2012 sulla pianificazione fiscale aggressiva (C(2012)8806),

–  vista la raccomandazione della Commissione del 6 dicembre 2012 concernente misure destinate a incoraggiare i paesi terzi ad applicare norme minime di buona governance in materia fiscale (C(2012)8805),

–  vista la comunicazione della Commissione del 27 giugno 2012 su modalità concrete di rafforzamento della lotta alla frode fiscale e all'evasione fiscale, anche in relazione ai paesi terzi (COM(2012)0351),

–  viste la proposta di direttiva del Consiglio, presentata dalla Commissione nel 2011, relativa a una base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società (CCCTB) (COM(2011)0121) e la posizione del Parlamento del 19 aprile 2012 al riguardo(10),

–  vista la comunicazione della Commissione del 25 ottobre 2011 intitolata "Una strategia rinnovata dell'UE per il periodo 2011-2014 in materia di responsabilità sociale delle imprese" (COM(2011)0681),

–  viste la risoluzione del Consiglio e dei rappresentanti dei governi degli Stati membri del 1° dicembre 1997 su un codice di condotta in materia di tassazione delle imprese(11) e le relazioni periodiche del gruppo "Codice di condotta (Tassazione delle imprese)" al Consiglio,

–  vista la raccomandazione adottata il 30 aprile 2014 dal Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa sulla protezione degli informatori,

–  viste la relazione Simmons & Simmons del 1999 sulle prassi amministrative di cui al paragrafo 26 della relazione del gruppo "Codice di condotta" del 1999, la relazione Primarolo (SN 4901/99) e la versione aggiornata del 2009 di tale relazione,

–  visti gli emendamenti approvati l'8 luglio 2015 dal Parlamento alla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2007/36/CE per quanto riguarda l'incoraggiamento dell'impegno a lungo termine degli azionisti e la direttiva 2013/34/UE per quanto riguarda taluni elementi della relazione sul governo societario(12),

–  vista la sua risoluzione dell'8 luglio 2015 sull'elusione e l'evasione fiscale quali sfide per la governance, la protezione sociale e lo sviluppo nei paesi in via di sviluppo(13),

–  vista la sua risoluzione del 25 marzo 2015 sulla relazione annuale in materia di fiscalità(14),

–  vista la sua risoluzione dell'11 marzo 2015 sulla relazione annuale 2013 relativa alla tutela degli interessi finanziari dell'Unione europea – Lotta contro la frode(15),

–  vista la sua risoluzione del 23 ottobre 2013 sulla criminalità organizzata, la corruzione e il riciclaggio di denaro(16),

–  vista la sua risoluzione del 21 maggio 2013 sulla lotta contro la frode fiscale, l'evasione fiscale e i paradisi fiscali(17),

–  vista la sua risoluzione del 19 aprile 2012 sulla richiesta di misure concrete per combattere la frode e l'evasione fiscali(18),

–  vista la sua risoluzione dell'8 marzo 2011 su fiscalità e sviluppo – cooperazione con i paesi in via di sviluppo per la promozione delle buone pratiche di gestione in materia tributaria(19),

–  vista la sua risoluzione del 10 febbraio 2010 sulla promozione della buona governance in materia fiscale(20),

–  viste le varie audizioni parlamentari tenutesi sull'argomento presso i parlamenti nazionali e, in particolare, presso la Camera dei comuni del Regno Unito, il Senato statunitense e l'Assemblea nazionale francese, nonché le conseguenti relazioni,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione speciale sulle decisioni anticipate in materia fiscale (tax ruling) e altre misure analoghe per natura o effetto (A8-0317/2015),

LuxLeaks: fatti e cifre

A.  considerando che lo scandalo LuxLeaks, scoppiato il 5 novembre 2014 grazie al consorzio internazionale dei giornalisti d'inchiesta, nell'ambito del quale sono state divulgate circa 28 000 pagine di documenti confidenziali contenenti oltre 500 accordi privati in materia fiscale tra l'amministrazione tributaria lussemburghese e più di 300 società multinazionali, conclusi tra il 2002 e il 2010, ha messo a nudo il livello di ricorso a intese segrete che prevedono complesse strutture finanziarie volte a ottenere drastici sgravi fiscali; considerando che in molti casi le società figlie lussemburghesi, pur gestendo attività di centinaia di milioni di euro, mantengono una presenza minima e conducono un'attività economica limitata a Lussemburgo;

B.  considerando che le questioni relative all'erosione della base imponibile in materia di imposta sulle società e le pratiche di pianificazione fiscale aggressiva sono note e analizzate a livello internazionale da decenni; che lo scandalo LuxLeaks ha focalizzato l'attenzione del pubblico e dei media su tali questioni, divulgando pratiche fiscali discutibili promosse da società di revisione contabile in un determinato Stato membro; che le indagini della Commissione e l'attività svolta dal Parlamento mediante la sua commissione speciale hanno mostrato che non si è trattato di un caso isolato ma che l'adozione di misure fiscali per ridurre una parte del debito d'imposta globale delle società in modo da aumentare artificialmente la base imponibile nazionale ai danni di altri paesi era una pratica diffusa in Europa e altrove;

C.  considerando che tali comportamenti, che si traducono spesso in una mancata corrispondenza tra il luogo in cui si crea valore e quello in cui si tassano gli utili, non si limitano ai ruling fiscali, ma abbracciano un ampio ventaglio di pratiche fiscali dannose, attuate dalle amministrazioni tributarie nazionali tanto all'interno quanto all'esterno dell'UE;

D.  considerando che sottoporre tali pratiche al controllo pubblico rientra nell'ambito del controllo democratico; che, date le ripercussioni negative di tali pratiche sull'intera società, esse possono essere mantenute soltanto finché restano nascoste o vengono tollerate; che i giornalisti d'inchiesta, il settore non governativo e il mondo universitario sono stati determinanti nel far emergere casi di elusione fiscale e nell'informare l'opinione pubblica in proposito; che, finché non sarà possibile impedire tali pratiche, la loro divulgazione non dovrebbe dipendere dal coraggio e dall'etica di singoli informatori, bensì rientrare nell'ambito di un meccanismo più sistematico di comunicazione e scambio delle informazioni;

L'approccio degli Stati membri alla tassazione delle società

E.  considerando che per i 28 Stati membri dell'Unione il gettito fiscale dell'imposta societaria ammontava in media al 2,6 % del PIL nel 2012(21);

F.  considerando che, secondo il trattato, le imposte dirette sono di competenza degli Stati membri; che, nella misura in cui l'UE è competente in materia fiscale, l'esercizio di tale competenza è di norma soggetto al requisito dell'unanimità in seno al Consiglio; che di conseguenza non è stata ancora presa alcuna decisione significativa a livello di UE nel settore della tassazione delle società, nonostante i recenti sviluppi nell'integrazione dell'Unione relativamente al mercato interno e altri settori contemplati dai trattati UE, ad esempio gli accordi commerciali internazionali, la moneta unica e la governance fiscale ed economica, nonché i principi e la normativa antiriciclaggio; che gli Stati membri devono rispettare il diritto europea della concorrenza e garantire che la propria normativa fiscale sia compatibile con i principi del mercato interno e non falsi la concorrenza; che, garantendo a ciascuno Stato membro il diritto di veto, la regola dell'unanimità in seno al Consiglio riduce gli incentivi a uscire dallo status quo verso una soluzione più collaborativa; che, salvo avvalersi della procedura di cui all'articolo 116 TFUE, occorrerebbe modificare i trattati per cambiare il requisito dell'unanimità nelle questioni relative alle imposte dirette;

G.  considerando che nella situazione attuale, in cui ogni Stato membro dispone del diritto di veto, tutti gli Stati membri devono agire in maniera decisa e collaborativa per affrontare il problema di portata europea dell'evasione ed elusione fiscali;

H.  considerando che, con alcune lodevoli eccezioni, i rappresentanti politici nazionali non si sono finora mostrati sufficientemente propositivi nell'affrontare il problema dell'elusione fiscale, tra cui i ruling fiscali;

I.  considerando che nel mercato interno europeo i capitali circolano liberamente e le grandi società presentano i rendiconti delle loro attività su base consolidata, mentre le imposte sono riscosse a livello nazionale da autorità tributarie che si scambiano pochissime informazioni;

J.  considerando che, in un mercato interno completato, nessuna forma di distorsione artificiale dovrebbe incidere sulle decisioni di investimento e sull'ubicazione delle attività imprenditoriali; che, tuttavia, la globalizzazione, la digitalizzazione e la libera circolazione di capitali creano le condizioni per una concorrenza fiscale più agguerrita tra Stati membri, nonché con i paesi terzi, al fine di attrarre investimenti e imprese; che, sebbene sia importante mantenere e attrarre imprese in Europa, ciò non può tradursi in regimi fiscali potenzialmente dannosi, finalizzati in primo luogo a promuovere gli investimenti e ad attrarre una maggiore attività economica, in risposta a misure simili adottate in paesi vicini, o a rettificare ciò che si considerano squilibri preesistenti tra gli Stati membri in termini di ricchezza relativa, dimensioni o posizione periferica; che, tra l'altro, in alcune giurisdizioni sembra esistere una correlazione tra regimi allettanti di fiscalità delle imprese e livelli elevati di benessere nazionale; che la concezione ottimale dei regimi fiscali dipende da numerosi fattori e differisce pertanto da paese a paese; che la concorrenza fiscale dannosa tra gli Stati membri limita il potenziale del mercato interno;

K.  considerando che, invece di concentrarsi semplicemente sulla promozione di un clima imprenditoriale allettante, ad esempio mediante buone infrastrutture e una forza lavoro altamente qualificata, anche tramite investimenti intesi a migliorare la produttività, e di assicurare la stabilità e la prevedibilità del sistema fiscale, i paesi, nell'ambito del loro ruolo di partecipanti ai meccanismi di concorrenza fiscale, si servono della legislazione nazionale in combinato disposto con le loro reti di trattati fiscali per autopromuoversi in qualità di paesi d'investimento e di centri attraverso cui convogliare flussi finanziari o in cui realizzare utili, attirando in tal modo imprese e società di comodo a discapito dei paesi partner e creando pratiche sleali tra di loro; che, se considerato isolatamente, ciascun paese avrebbe un chiaro interesse ad adottare un comportamento opportunista, ovvero a definire e attuare per primo specifici regimi fiscali e disposizioni per accrescere la base imponibile, invece di partecipare ad azioni collaborative e coordinate volte ad affrontare l'elusione fiscale;

L.  considerando la concorrenza fiscale esistente tra Stati membri; che il principio di leale cooperazione tra gli Stati membri dell'Unione è sancito dall'articolo 4 TUE; che gli Stati membri dovrebbero applicare pienamente il principio di leale cooperazione in materia di concorrenza fiscale;

M.  considerando che alcuni Stati membri assumono una posizione ambivalente nei confronti dell'elusione fiscale, poiché da un lato protestano per l'erosione della base imponibile nazionale e dall'altro sono responsabili della concezione degli attuali regimi fiscali nazionali e internazionali che l'hanno resa possibile e continuano a opporsi a qualsiasi evoluzione dei loro sistemi fiscali verso una soluzione più coordinata; che, in un contesto di completa mobilità dei capitali all'interno dell'UE e visto l'obiettivo dichiarato della Commissione di introdurre un'unione dei mercati di capitali, si dovrebbe tenere debitamente conto dell'interdipendenza e degli effetti reciproci dei sistemi fiscali nazionali e del gettito fiscale nazionale, senza dimenticare i considerevoli effetti di ricaduta positivi e negativi a livello transfrontaliero derivanti dalle decisioni dei singoli Stati membri in materia fiscale, poiché ciò che costituisce un incentivo fiscale per un paese rappresenta l'erosione della base imponibile per un altro;

N.  considerando che si assiste al paradosso per cui la libera concorrenza tra Stati membri in materia fiscale ha fatto emergere comportamenti anticoncorrenziali e distorsioni della concorrenza;

O.  considerando che l'attuazione del mercato unico europeo si è rivelata fortemente positiva per le economie nazionali, consentendo loro di essere più competitive e interessanti in un'economia globalizzata, e che una convergenza fiscale tra Stati membri produrrà, nel tempo, lo stesso effetto;

P.  considerando che i legislatori e le amministrazioni tributarie, spesso prive di risorse adeguate, non possono prevedere bensì soltanto reagire, talvolta con ampio ritardo, ai regimi innovativi di elusione fiscale che vengono concepiti e promossi da alcuni consulenti fiscali, in particolare da grandi società di revisione contabile, avvocati e società di intermediazione; che, in particolare, l'esperienza dimostra che gli organi dell'UE incaricati di impedire l'introduzione di misure fiscali dannose (ad esempio, il gruppo "Codice di condotta" istituito dagli Stati membri nel 1998, o la Commissione, in quanto custode dei trattati) si sono dimostrati incapaci di contrastare questi sviluppi indesiderati, talvolta reagendo in maniera inefficace o sulla base di un mandato troppo limitato, e che nell'UE è stata introdotta una grande quantità di nuovi e spesso aggressivi accordi e misure di elusione fiscale, come quelli relativi agli utili riconducibili ai brevetti (patent boxes); che le società multinazionali, nell'UE come nel resto del mondo, si affidano all'esperienza di un settore ben organizzato e qualificato di consulenti fiscali, nonché di banche e altri fornitori di servizi finanziari, per l'elaborazione dei loro sistemi di elusione fiscale; che tale settore è rappresentato nel contempo nell'ambito di organismi che forniscono consulenza fiscale ai governi e alle istituzioni pubbliche, come ad esempio la Piattaforma dell'UE per la buona governance in materia fiscale; che emergono preoccupazioni riguardo ai conflitti d'interesse che potrebbero sorgere a causa dell'offerta, da parte delle stesse società, di servizi di consulenza sia ad autorità pubbliche, sia a società multinazionali private;

Q.  considerando che tutta la pianificazione fiscale dovrebbe essere effettuata nei limiti del diritto e nel rispetto dei trattati applicabili; che, di conseguenza, la risposta più adatta alla pianificazione fiscale aggressiva è una buona legislazione e il coordinamento internazionale per raggiungere i risultati desiderati;

R.  considerando che l'attuazione della legislazione è decisiva per il raggiungimento degli obiettivi voluti; che tale attuazione è una questione che riguarda le amministrazioni nazionali, le quali sono spesso poco incentivate a collaborare tra di loro a livello europeo; che tale situazione si va ad aggiungere alle divergenze che già emergono nella legislazione all'interno dell'Unione e le acuisce;

S.  considerando che la troika di istituzioni (Commissione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale) che vigila sui programmi di aggiustamento finanziario e di bilancio in Stati membri come il Portogallo e la Grecia non ha tentato di prevenire i condoni fiscali, i ruling fiscali, i vantaggi fiscali e i regimi di esenzione fiscale che sono stati e sono a tutt'oggi ingiustamente discriminatori, dal momento che favoriscono le società e gli individui che evadono le tasse, causano una perdita notevole di gettito fiscale per lo Stato e aggravano gli oneri sulle piccole e medie imprese (PMI) e sui cittadini, già eccessivamente tassati;

T.  considerando che le indagini e i procedimenti giudiziari relativi ai reati fiscali e al riciclaggio, che spesso riguardano operazioni finanziarie e persone giuridiche di varie giurisdizioni, sono particolarmente difficili; che il personale degli Stati membri incaricato di indagare e di intraprendere azioni giudiziarie nei confronti di chi commette reati fiscali e altri illeciti finanziari riceve spesso una formazione inadeguata ed è a corto di mezzi;

U.  considerando che le politiche di austerità e di contenimento del bilancio degli ultimi anni hanno ridotto in modo significativo la capacità delle amministrazioni tributarie di svolgere indagini sui reati fiscali e sulle pratiche fiscali dannose; che questi tagli sono stati particolarmente dannosi in paesi che seguono programmi di assistenza finanziaria guidati dalla troika, in cui l'aumento del gettito fiscale dello Stato è stato ottenuto a spese di PMI e cittadini già eccessivamente tassati, mentre le grandi società e i ricchi evasori fiscali hanno spesso beneficiato di condoni fiscali, ruling fiscali e altri regimi di esenzioni e agevolazioni fiscali, come è avvenuto in Portogallo e Grecia;

Ruling fiscali e pratiche fiscali dannose

V.  considerando che i ruling fiscali interessano una vasta gamma di pratiche negli Stati membri, che vanno da politiche ad hoc a un'applicazione chiaramente definita della legge, in termini di possibili ambiti di applicazione e temi trattati, natura vincolante, frequenza di utilizzo, pubblicità, durata e pagamento di commissioni; che non esiste una definizione condivisa a livello internazionale di ruling fiscali, salvo un riferimento della Commissione che li definisce un accordo, una comunicazione o qualsiasi altro strumento o azione con effetti analoghi, da parte di uno Stato membro o per suo conto, che riguarda l'interpretazione o l'applicazione di disposizioni in materia fiscale;

W.  considerando che i ruling fiscali non sono problematici di per sé poiché possono, conformemente alla loro finalità originaria, fornire certezza giuridica al contribuente e ridurre il rischio finanziario per le imprese oneste nei casi in cui la legislazione fiscale o la sua particolare applicazione in determinate circostanze non è chiara o è soggetta a dar luogo a interpretazioni divergenti, in particolare per quanto concerne le operazioni complesse, e possono quindi evitare controversie future tra il contribuente e l'amministrazione fiscale;

X.  considerando che la pratica dei ruling si è sviluppata, nel quadro di una relazione più stretta e collaborativa tra le amministrazioni fiscali e i contribuenti, come strumento per far fronte alla crescente complessità del trattamento fiscale riservato a determinate operazioni in un'economia sempre più complessa, globale e digitalizzata; che – sebbene gli Stati membri asseriscano che i ruling fiscali non sono discrezionali bensì un semplice strumento per chiarire la normativa tributaria vigente, pur tenendoli segreti – i lavori della sua commissione speciale hanno confermato che i ruling fiscali possono essere pronunciati al di fuori di qualunque quadro giuridico attraverso accordi informali o discrezionali, a sostegno di strutture fiscali che si basano su strumenti di pianificazione generalmente utilizzati dalle società multinazionali per ridurre i loro contributi fiscali; che ciò sembra essere un problema specifico, anche se non esclusivo, dei ruling relativi ai prezzi dei trasferimenti intrasocietari (i cosiddetti accordi preventivi sui prezzi di trasferimento); che nel fornire la certezza giuridica solo ad alcuni soggetti specifici, i ruling potrebbero creare disparità tra le società alle quali sono stati concessi e quelle del medesimo settore che non ne hanno diritto;

Y.  considerando che né l'OCSE né la Commissione europea hanno chiesto di porre fine alla pratica dei ruling fiscali in quanto tali;

Z.  considerando che i ruling fiscali preventivi non dovrebbero influenzare in alcun modo il trattamento fiscale di nessuna operazione, né avvantaggiare un contribuente rispetto a un altro, bensì dovrebbero avere, a parità di condizioni, lo stesso effetto dell'applicazione ex post delle disposizioni fiscali di base; che, di conseguenza, l'oggetto della presente relazione non è strettamente limitato ai ruling fiscali ma comprende, in linea con il mandato conferito alla commissione speciale del Parlamento (TAXE), qualsiasi misura fiscale avente natura o effetto analogo, che rientra nella definizione generica di "pratiche fiscali dannose", ovvero misure finalizzate ad attrarre imprese non residenti o operazioni ai danni di altre giurisdizioni fiscali nell'ambito delle quali tali operazioni andrebbero di norma tassate e/o misure tese a privilegiare soltanto alcune società, falsando in tal modo la concorrenza;

AA.  considerando che le pratiche fiscali dannose possono essere collegate, in una certa misura, a uno o più dei seguenti effetti indesiderati: mancanza di trasparenza, discriminazione arbitraria, distorsione della concorrenza e condizioni di disparità nel mercato interno e al di fuori di esso, incidenza sull'integrità del mercato interno e sull'equità, sulla stabilità e sulla legittimità del sistema fiscale, maggiore tassazione dei fattori economici meno mobili, maggiori disparità economiche, concorrenza sleale tra Stati, erosione della base imponibile, malcontento sociale, sfiducia e deficit democratico;

AB.  considerando che è opportuno riconoscere che, sebbene le PMI restino il fattore trainante dell'economia e dell'occupazione in Europa, anche le società multinazionali svolgono un ruolo centrale nel generare investimenti, crescita economica e posti di lavoro; che il fatto di pagare la giusta quota di imposte nei paesi in cui si svolge effettivamente l'attività economica e avviene la creazione di valore resta il contributo fondamentale delle multinazionali al benessere e alla sostenibilità delle società europee;

Attività della commissione speciale

AC.  considerando che la sua commissione speciale, istituita il 26 febbraio 2015, ha tenuto 14 riunioni in occasione delle quali ha sentito il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, il commissario per la concorrenza Margrethe Vestager, il commissario per gli affari economici e finanziari, la fiscalità e le dogane Pierre Moscovici, il presidente in carica del Consiglio Pierre Gramegna, i ministri delle Finanze di Francia, Michel Sapin, Germania, Wolfgang Schäuble, Italia, Pier Carlo Padoan, e Spagna, Luis de Guindos, rappresentanti dell'OCSE, informatori, giornalisti d'inchiesta, esperti, rappresentanti del mondo accademico, di società multinazionali, di associazioni professionali, di sindacati, di organizzazioni non governative nonché membri dei parlamenti nazionali dell'UE (cfr. l'allegato 1); che delegazioni della commissione TAXE si sono recate in Svizzera, per esaminare aspetti specifici del mandato della commissione riguardanti i paesi terzi, e nei seguenti Stati membri per condurre missioni d'inchiesta: Belgio, Lussemburgo, Irlanda, Paesi Bassi e Regno Unito; che sono anche state organizzate riunioni con i rappresentanti dei governi di Gibilterra e Bermuda; considerando che tutte le attività sopra menzionate, pur fornendo un quadro diversificato e inestimabile dei regimi e delle pratiche fiscali in tutta l'UE, non hanno chiarito tutte le questioni pertinenti, fra cui le restanti incongruenze nelle dichiarazioni del Presidente della Commissione Jean-Claude Juncker con riferimento alla pagina per lungo tempo secretata della relazione Krecké;

AD.  considerando che parte del lavoro della commissione è stato ostacolato dal fatto che diversi Stati membri e il Consiglio non hanno risposto in tempo utile (cfr. l'allegato 2) e alla fine non hanno trasmesso tutti i documenti richiesti o hanno semplicemente fornito risposte di cortesia senza affrontare nella sostanza le richieste ricevute; che su 17 società multinazionali invitate soltanto quattro hanno accettato di comparire al primo invito dinanzi alla commissione nei mesi di giugno e luglio 2015; che altre 11 società multinazionali hanno accettato di comparire dinanzi alla commissione soltanto dopo che la commissione TAXE ha votato sulla relazione e dopo ripetuti inviti, con la conseguenza che è stato necessario convocare una nuova riunione straordinaria poco prima della votazione in plenaria (cfr. l'allegato 3); che anche la Commissione europea non ha cooperato pienamente e non ha trasmesso tutti i documenti di seduta e i resoconti delle riunioni informali del gruppo "Codice di condotta", prevedendo soltanto, a causa dell'intransigenza di alcuni Stati membri, una limitata procedura di consultazione; che di conseguenza è stato necessario estendere il mandato della commissione;

AE.  considerando che diverse indagini sugli aiuti di Stato condotte dalla Commissione che riguardavano la determinazione dei prezzi di trasferimento, convalidata da ruling fiscali e altre misure analoghe per natura o effetto, avente effetti sull'utile imponibile attribuito a determinate società figlie di multinazionali, erano ancora in corso al momento dell'approvazione della presente relazione;

Panoramica delle pratiche fiscali societarie negli Stati membri

1.  ricorda che i modelli di tassazione delle società in vigore nei paesi industrializzati sono stati concepiti nella prima metà del XX secolo, quando le attività transfrontaliere erano ancora limitate; osserva che la globalizzazione e la digitalizzazione dell'economia hanno radicalmente alterato la catena del valore globale e il modo in cui operano i mercati e che la maggior parte delle grandi imprese ha attualmente una struttura transnazionale che esige il superamento delle norme fiscali nazionali; sottolinea che le norme nazionali e internazionali nel settore della tassazione non sono al passo con l'evoluzione del contesto imprenditoriale;

2.  evidenzia che occorre elaborare una politica fiscale bilanciata ed equa quale parte integrante delle riforme strutturali negli Stati membri;

3.  osserva che, se da un lato il rispetto dei diversi sistemi fiscali è diventato sempre più complesso per le imprese operanti a livello transfrontaliero, dall'altro la globalizzazione e la digitalizzazione hanno reso più semplice l'organizzazione delle loro attività mediante centri finanziari offshore e la creazione di strutture sofisticate volte a ridurre la loro contribuzione fiscale globale; esprime preoccupazione per il fatto che, a causa della crisi economica e del debito nonché del risanamento di bilancio, la maggior parte degli Stati membri abbia ridotto notevolmente il personale dell'amministrazione tributaria; sottolinea che le amministrazioni tributarie nazionali dovrebbero disporre di risorse sufficienti, anche in termini di personale, per operare con efficacia ai fini della prevenzione e individuazione della pianificazione fiscale aggressiva, dell'evasione fiscale e dell'elusione fiscale, come pure della lotta contro tali pratiche, che generano una sostanziale erosione della loro base imponibile, e garantire una migliore e più equa riscossione delle imposte nonché la credibilità del sistema fiscale; rileva che secondo alcuni studi la presenza di personale qualificato nelle amministrazioni tributarie garantisce allo Stato entrate di gran lunga superiori rispetto alle relative spese,, poiché l'efficacia delle amministrazioni tributarie ha un impatto positivo diretto sul gettito fiscale;

4.  pone l'accento sulla differenza tra, da un lato, le pratiche dannose di talune amministrazioni tributarie e nazionali che consentono alle multinazionali di trasferire gli utili per evitare l'imposizione nei territori dove erano stati generati gli utili e, dall'altro, la concorrenza fra i governi nell'attrarre investimenti esteri diretti o nel mantenere le attività economiche all'interno del paese in piena conformità alla legislazione UE;

5.  sottolinea che il trattato, conformemente al principio di sussidiarietà, consente agli Stati membri di determinare le proprie aliquote relative all'imposta sulle società e la base imponibile finché non saranno concordate misure di convergenza fiscale più incisive in linea con il trattato; fa notare tuttavia che le norme eccessivamente complesse dei sistemi fiscali nazionali, nonché le differenze tra tali sistemi, creano scappatoie utilizzate dalle società multinazionali ai fini della pianificazione fiscale aggressiva, e causano di conseguenza l'erosione della base imponibile, il trasferimento degli utili, una corsa al ribasso e, in definitiva, risultati economici subottimali; pone in evidenza il fatto che questa forma di elusione fiscale costituisce un gioco a somma negativa per tutti i bilanci nazionali considerati nel complesso, poiché l'aumento del gettito fiscale risultante da pratiche dannose in uno Stato membro (mediante deroghe, deduzioni specifiche o scappatoie), non compensa la diminuzione di gettito fiscale in altri paesi; indica che solo un approccio congiunto e più coordinato degli Stati membri, che dovrebbe tradursi in un quadro comune nell'ambito del quale gli Stati membri possono definire le proprie aliquote fiscali, può evitare un'ulteriore erosione della base imponibile, una concorrenza fiscale dannosa, così come una corsa al ribasso sul piano delle aliquote d'imposta;

6.  ricorda che in alcuni Stati membri le imposte sulle società sono formalmente più elevate rispetto ad altri paesi anche se, in realtà, le aliquote sono sostanzialmente inferiori in ragione di deduzioni e scappatoie che favoriscono le imprese nazionali, il che rende l'aliquota d'imposta effettiva inferiore rispetto all'aliquota formalmente bassa che vige in alcuni Stati membri;

7.  sottolinea che una minore imposizione delle società in alcuni Stati membri può garantire un gettito fiscale relativamente più elevato rispetto a quello garantito da aliquote fiscali più alte;

8.  osserva che, secondo la Commissione(22), le aliquote d'imposta sul reddito delle società fissate a norma di legge nell'UE sono diminuite di 12 punti percentuali, passando dal 35% al 23% tra il 1995 e il 2014; sottolinea che tale diminuzione delle aliquote è accompagnata da un ampliamento della base imponibile volto a mitigare le perdite di gettito fiscale e che la relativa stabilità delle entrate provenienti dalla tassazione delle società nello stesso periodo può essere spiegata anche da una sostanziale tendenza a costituire società dotate di personalità giuridica, vale a dire il passaggio da determinate forme giuridiche di attività economica (ad esempio le imprese individuali) a società di capitali, il che provoca un passaggio simile da una base imponibile sulle persone fisiche a una base imponibile societaria;

9.  osserva che la maggior parte degli Stati membri spende ingenti somme per incentivi fiscali intesi a conferire alle PMI un vantaggio concorrenziale, ma che, secondo la Commissione(23), in tre Stati membri su quattro oggetto di un recente studio tali tentativi sono compromessi dall'effetto della pianificazione fiscale internazionale; rileva che tali effetti pongono le PMI in una situazione di svantaggio concorrenziale, nonostante gli ingenti costi associati alle spese fiscali a loro sostegno, e che tali risultati pregiudicano le intenzioni dei responsabili politici nazionali;

10.  sottolinea l'aumento del divario tra le aliquote d'imposta fissate a norma di legge e quelle effettive, in particolare nel caso di società operanti a livello globale, che riflette almeno in parte le varie deroghe ed esenzioni dal regime fiscale generale, sia previste dal legislatore per conseguire obiettivi specifici, sia risultanti da una pianificazione fiscale aggressiva, vale a dire ottenute da costruzioni di puro artificio a fini meramente fiscali;

11.  sottolinea che le asimmetrie tra i sistemi fiscali a livello globale contribuiscono notevolmente all'erosione della base imponibile e all'evasione fiscale, ma che un intervento solo a livello di UE non è in grado di risolvere il problema;

12.  fa notare che i 28 sistemi fiscali in vigore nell'UE sono notevolmente diversi, sia per quanto concerne la definizione della base imponibile sia per i livelli delle aliquote, e tali differenze sono ancora maggiori se si tiene conto delle giurisdizioni speciali dotate di sistemi fiscali autonomi che sono collegate a Stati membri dell'UE (territori d'oltremare e dipendenze della Corona); esprime rammarico per il fatto che le nozioni e gli elementi di base, ad esempio l'equilibrio tra tassazione alla fonte e basata sulla residenza, la stabile organizzazione e le entità tassabili, la sostanza economica e le norme antiabuso, la definizione di interessi e canoni, il trattamento dei beni immateriali, il trattamento del capitale di debito e del capitale di rischio, senza dimenticare ciò che può o non può essere dedotto dalla base imponibile, non sono attualmente oggetto di definizioni o orientamenti comuni nell'UE, il che lascia agli Stati membri sistemi fiscali non coordinati; sottolinea la necessità di armonizzare tali definizioni;

13.  sottolinea che i regimi preferenziali nazionali e le asimmetrie tra i diversi sistemi fiscali all'interno del mercato unico creano opportunità di elusione fiscale; osserva che tali effetti indesiderati sono ulteriormente aggravati dall'interazione con un elevato numero di trattati bilaterali in materia fiscale tra Stati membri e paesi terzi e dalle insufficienti disposizioni antiabuso ivi contenute;

14.  osserva che tale quadro fiscale non coordinato a livello di UE soffre anche di un'evidente mancanza di cooperazione tra Stati membri; sottolinea a tale riguardo che gli Stati membri non tengono necessariamente conto dell'impatto che le loro misure fiscali hanno su altri Stati membri, non solo in sede di definizione delle misure fiscali, ma anche nella condivisione di informazioni riguardanti l'attuazione di tali misure, il che causa di fatto politiche ai danni dei vicini ("beggar-thy-neighbor") nelle questioni fiscali, contrarie ai fondamenti stessi del progetto europeo; indica che un sistematico ed efficiente scambio automatico di informazioni tra Stati membri consentirebbe di tenere conto del trattamento fiscale di specifici flussi di reddito o operazioni in altri Stati membri; sottolinea che tale contesto contribuisce inoltre a creare una situazione inaccettabile in cui i profitti generati da società multinazionali in uno Stato membro sono spesso tassati ad aliquote estremamente basse o nulle nell'UE;

15.  ritiene che la politica fiscale e la politica di concorrenza debbano essere considerate due facce della stessa medaglia nel mercato interno e invita la Commissione a rivalutare e a potenziare gli strumenti e le risorse disponibili per la politica di concorrenza e gli aiuti di Stato;

16.  rileva che la convergenza tra i sistemi fiscali nazionali nell'UE è molto limitata nonostante un approfondimento senza precedenti del processo di integrazione negli ultimi 30 anni, in particolare per quanto concerne il mercato unico e l'Unione economica e monetaria; deplora il fatto che il coordinamento dei sistemi fiscali nazionali presenti gravi ritardi rispetto agli sforzi di coordinamento in altri ambiti a livello di UE, in particolare nel quadro del semestre europeo, sebbene, a parte l'importanza delle misure riguardanti le spese, un aspetto significativo della combinazione di politiche volte a garantire il risanamento di bilancio riguardi le entrate; è del parere che la relazione dei cinque presidenti del giugno 2015, dal titolo "Completare l'Unione economica e monetaria dell'Europa", avrebbe dovuto menzionare questo aspetto;

17.  sottolinea che la mancanza di volontà politica per conseguire una convergenza delle politiche fiscali nazionali induce gli Stati membri a optare per un approccio bilaterale, mentre un approccio comune sarebbe più efficace; ricorda la possibilità di lavorare sulla convergenza fiscale utilizzando la cooperazione rafforzata; accoglie con favore, in tal senso, la volontà di taluni Stati membri di istituire un'imposta sulle transazioni finanziarie;

Strumenti di pianificazione fiscale aggressiva e relative conseguenze

18.  sottolinea che l'elusione fiscale ad opera di alcune società multinazionali può causare aliquote fiscali effettive quasi nulle per gli utili generati nelle giurisdizioni europee, e in particolare che tali società multinazionali, pur beneficiando dei vari beni e servizi pubblici del luogo in cui operano, non pagano il loro equo contributo e contribuiscono così all'erosione della base imponibile nazionale e all'aumento delle disuguaglianze; sottolinea altresì che solo le imprese impegnate in attività transfrontaliere hanno la possibilità di trasferire gli utili, il che penalizza i concorrenti operanti solo in un paese;

19.  osserva con grave preoccupazione che l'elusione dell'imposta sulle società ha un impatto diretto sui bilanci nazionali e sulla ripartizione dell'onere fiscale tra categorie di contribuenti nonché tra fattori economici (a vantaggio dei fattori più mobili quali il capitale sotto forma di investimenti esteri diretti); deplora che, oltre alla distorsione della concorrenza e a condizioni di disparità, ciò provoca una situazione estremamente preoccupante in cui, in un contesto di intensi sforzi di risanamento di bilancio e riforme strutturali, alcuni dei contribuenti con la maggiore capacità di pagare contribuiscono in misura significativamente minore rispetto a quelli più colpiti dalla crisi economica, finanziaria e del debito, ad esempio i comuni cittadini e le imprese che non si avvalgono di una pianificazione fiscale aggressiva, spesso appartenenti alla categoria delle PMI, che sovente non sono in grado di competere con le multinazionali a causa del loro svantaggio fiscale comparativo; sottolinea che la situazione rischia di alimentare la sfiducia nella democrazia e di compromettere l'osservanza delle norme fiscali in generale, soprattutto nei paesi interessati dai programmi di aggiustamento; deplora che gli informatori, i quali forniscono alle autorità nazionali, nell'interesse pubblico, informazioni fondamentali riguardanti casi di cattiva amministrazione, atti illeciti, frodi oppure pratiche o attività illegali, possano essere soggetti a procedimenti giudiziari nonché a ripercussioni personali ed economiche; constata con grande preoccupazione che persino i giornalisti autori di rivelazioni su pratiche illegali o illegittime hanno talvolta affrontato conseguenze simili;

20.  osserva che, secondo le conclusioni di uno studio condotto dal FMI(24) su 51 paesi, il trasferimento degli utili tra giurisdizioni fiscali comporta una perdita di gettito che mediamente corrisponde a circa il 5% delle attuali entrate fiscali provenienti dall'imposizione del reddito delle società, ma che è pari a quasi il 13% nei paesi non appartenenti all'OCSE; osserva altresì che, stando alla Commissione, dati econometrici dimostrano che la sensibilità degli investimenti esteri diretti all'imposizione delle società è aumentata nel tempo; sottolinea che, secondo uno studio, ogni anno nell'UE si perde un gettito potenziale valutato a mille miliardi di euro a causa dell'effetto combinato di frode fiscale, evasione fiscale, compresa l'economia sommersa, ed elusione fiscale(25) e che, secondo le stime, ogni anno l'elusione fiscale fa perdere ai bilanci nazionali 50-70 miliardi di euro circa, ma che tali perdite di gettito in tutta l'UE potrebbero in realtà ammontare a circa 160-190 miliardi di euro se si tiene conto delle intese fiscali particolari, delle inefficienze nella riscossione e di altre attività analoghe(26); osserva che la commissione dell'ONU per il commercio e lo sviluppo ha calcolato che i paesi in via di sviluppo perdono circa 100 miliardi di dollari USA all'anno di gettito fiscale a causa dell'elusione fiscale delle società multinazionali; sottolinea che tali cifre dovrebbero essere considerate con cautela e potrebbero sottovalutare le reali perdite per i bilanci nazionali, data la scarsa trasparenza e i diversi approcci contabili e concettuali adottati nel mondo, che incidono sulla disponibilità di dati comparabili e significativi nonché sull'affidabilità di qualsiasi stima;

21.  rileva che le strategie di pianificazione fiscale possono essere basate sulla strutturazione delle società, su accordi di finanziamento riguardanti le loro succursali o sui prezzi di trasferimento, senza alcuna connessione con le reali attività economiche, il che permette di trasferire artificialmente gli utili tra le giurisdizioni con l'obiettivo di ridurre la contribuzione fiscale complessiva delle società; osserva con profonda preoccupazione che nell'UE sono sempre più numerose le società di comodo, che di "società" hanno solo il nome e che sono utilizzate esclusivamente per evadere il fisco; osserva lo specifico esempio di McDonalds, le cui pratiche fiscali, secondo la relazione di una confederazione di sindacati, hanno fatto perdere ai paesi europei oltre 1 miliardo di euro di entrate fiscali tra il 2009 e il 2013(27);

22.  è del parere che, malgrado l'efficacia delle interconnessioni economiche e delle interazioni nell'ambito del mercato interno, i regimi preferenziali nazionali e lo scarso livello di coordinamento o di convergenza tra i sistemi fiscali degli Stati membri diano luogo a una serie di asimmetrie che consentono una pianificazione fiscale aggressiva, doppie deduzioni e una doppia non imposizione, ad esempio tramite una o più delle seguenti pratiche: determinazione abusiva dei prezzi di trasferimento, localizzazione delle deduzioni in giurisdizioni con un'elevata pressione fiscale, trasmissione di fondi attinti da prestiti tramite società intermedie, trasferimento del rischio, prodotti finanziari ibridi, sfruttamento delle asimmetrie, arbitraggio fiscale, accordi di royalty, ricerca dei trattati più vantaggiosi (treaty shopping) e localizzazione delle cessioni di attivi in giurisdizioni con una bassa pressione fiscale;

23.  sottolinea che, durante le missioni d'inchiesta condotte in cinque Stati membri e in Svizzera, la commissione speciale ha osservato che varie misure fiscali nazionali, di cui le multinazionali fanno spesso un uso combinato, erano suscettibili di costituire pratiche fiscali dannose, in particolare quelle riportate nell'elenco seguente, da considerarsi come non esaustivo:

   uso abusivo di ruling fiscali o intese transattive in modo da andare oltre il semplice chiarimento della legislazione in vigore e ottenere un trattamento fiscale preferenziale;
   definizioni discordanti di stabile organizzazione e di residenza fiscale;
   interesse scarso o assente nei confronti della sostanza economica, il che consente la creazione di società a destinazione specifica (società di comodo, società non operative, ecc.) con un trattamento fiscale ridotto;
   deduzione degli interessi nozionali (che permette alle società di dedurre dal reddito imponibile un interesse fittizio calcolato sulla base del patrimonio netto degli azionisti);
   pratiche di ruling applicate agli utili in eccesso (tramite le quali una società può ottenere dall'amministrazione tributaria conferma scritta che il proprio reddito imponibile non comprende gli utili che non sarebbero stati realizzati in una situazione "indipendente");
   disposizioni poco chiare o non coordinate in materia di prezzi di trasferimento;
   una serie di regimi preferenziali, relativi in particolare ai beni immateriali (regimi speciali sugli utili riconducibili a brevetti, conoscenze o proprietà intellettuale);
   rimborso o esenzione relativi alla ritenuta alla fonte su interessi, dividendi e canoni mediante trattati fiscali bilaterali e/o come stabilito dalla legislazione nazionale;
   utilizzo di denominazioni giuridiche differenti negli Stati membri (entità ibride o finanziamenti ibridi, nel cui contesto gli interessi passivi diventano dividendi esenti);
   nel caso della Svizzera, regimi fiscali speciali applicati su base cantonale alle società controllate dall'estero ma non alle società controllate a livello nazionale (i cosiddetti regimi di ring fencing);
   mancanza di efficaci norme antiabuso generali o specifiche oppure carenze nell'applicazione o nell'interpretazione di tali norme;
   strutture che possono occultare gli effettivi titolari di attivi e non essere soggette a regimi di scambio di informazioni, ad esempio i trust e i cosiddetti "porti franchi";

24.  constata che, secondo la Commissione(28), il 72% dei trasferimenti degli utili nell'UE avviene tramite i canali della determinazione dei prezzi di trasferimento e dell'ubicazione della proprietà intellettuale;

25.  sottolinea che negli ultimi anni una serie di Stati membri ha sviluppato specifici regimi di riduzione dell'imposta societaria per attirare gli attivi immateriali mobili delle società, come ad esempio il reddito derivante dalla proprietà intellettuale; fa notare la varietà che caratterizza sia le riduzioni delle aliquote d'imposta e le agevolazioni fiscali sia l'ambito di applicazione dei regimi proposti (innovazione, proprietà intellettuale, conoscenze, brevetti, ecc.); evidenzia che, in alcuni Stati membri, i contribuenti non devono necessariamente produrre proprietà intellettuale essi stesso e/o all'interno del paese per poter accedere ai vantaggi fiscali, ma possono limitarsi ad acquisirla tramite una società con residenza all'interno della giurisdizione; sottolinea pertanto che i vantaggi fiscali a favore di ricerca e sviluppo devono essere correlati alle spese effettive nella giurisdizione interessata;

26.  sottolinea altresì che i costi in materia di ricerca e sviluppo possono essere già portati in deduzione nel quadro dei sistemi fiscali nazionali anche in assenza di regimi fiscali agevolati in materia di brevetti (patent box), e che questi ultimi contribuiscono pertanto all'elusione fiscale secondo una modalità contraria al sistema;

27.  ritiene che tali regimi siano esempi di concorrenza fiscale dannosa tra paesi poiché, sebbene il loro legame con l'economia reale e il loro impatto su quest'ultima siano, nella maggior parte dei casi, inesistenti, comportano una riduzione delle entrate fiscali di altri paesi, tra cui gli Stati membri; osserva che, secondo uno studio della Commissione sugli incentivi fiscali a favore di ricerca e sviluppo(29), i patent box sembrano più adatti a trasferire i redditi delle società che a stimolare l'innovazione;

28.  sottolinea che, in un contesto economico caratterizzato da una maggiore quantità di attivi immateriali, la mancanza di transazioni comparabili e di parametri di riferimento incide spesso sui prezzi di trasferimento, il che rende la corretta applicazione del principio di libera concorrenza, in base al quale i prezzi delle transazioni tra entità appartenenti allo stesso gruppo societario dovrebbero essere determinati nello stesso modo in cui vengono fissati i prezzi delle transazioni tra entità indipendenti, un esercizio impegnativo;

29.  osserva che gli attuali orientamenti in materia di prezzi di trasferimento lasciano alle multinazionali un significativo margine di discrezionalità nella scelta e nell'attuazione dei metodi di valutazione; sottolinea che la mancanza di efficaci norme comuni per la determinazione dei prezzi di trasferimento e le varie deroghe, eccezioni e alternative previste sono sfruttate dalle multinazionali in contrasto con lo spirito di tali orientamenti, al fine di calibrare i loro utili imponibili sulla giurisdizione e di ridurre il loro debito d'imposta complessivo mediante, ad esempio, la maggiorazione abusiva dei costi, la determinazione arbitraria dei margini di utile e la discutibile esclusione di talune spese dal loro calcolo; sottolinea che il modo migliore per affrontare la questione dei prezzi di trasferimento a livello UE è ricorrendo al consolidamento della base imponibile comune, che elimina la necessità di tali prezzi;

30.  sottolinea che i fascicoli relativi ai prezzi di trasferimento presentati dalle multinazionali o dai loro rappresentanti non possono essere controllati in modo adeguato dalle amministrazioni tributarie, che spesso non sono sufficientemente attrezzate né dotate di sufficiente personale per procedere a un esame critico e approfondito di tali analisi e del loro risultato o impatto;

31.  deplora che, in un contesto economico in cui il 60% del commercio mondiale ha una dimensione intragruppo(30), gli orientamenti per l'applicazione di tale concetto puramente economico siano frammentati a livello nazionale e quindi soggetti a incongruenze tra Stati membri e a controversie legali;

32.  evidenzia altresì che, malgrado l'elevato numero di cause intentate nell'UE a seguito di interpretazioni divergenti dei medesimi principi in materia di prezzi di trasferimento, non esiste a livello europeo un meccanismo efficiente per la composizione di tali controversie; osserva che la risoluzione delle cause presentate in virtù della convenzione arbitrale dell'UE sui prezzi di trasferimento può richiedere sino a otto anni, alimentando l'incertezza giuridica per le società e le amministrazioni tributarie;

33.  sottolinea il ruolo cruciale svolto dalle grandi società di revisione contabile, ivi incluse le "Big Four", nella progettazione e nella commercializzazione di ruling e regimi di elusione fiscale che sfruttano le asimmetrie tra legislazioni nazionali; evidenzia che tali società, i cui servizi fiscali sembrano generare una parte considerevole dei loro introiti, dominano i mercati della revisione contabile nella maggior parte degli Stati membri e si impongono nel settore dei servizi di consulenza fiscale globale, costituendo un oligopolio ristretto; ritiene che una simile situazione non possa continuare senza danneggiare il funzionamento del mercato unico nei settori di attività delle "Big Four"; richiama l'attenzione sul conflitto di interesse risultante dalla coesistenza, all'interno di tali società, di servizi di consulenza fiscale e di altre attività di consulenza indirizzati, da un lato, alle amministrazioni tributarie e, dall'altro, ai servizi di pianificazione fiscale delle multinazionali, che sfruttano i punti deboli delle norme tributarie nazionali; è del parere che a tale proposito sia necessario promuovere le buone pratiche e migliorare i codici di condotta esistenti; si interroga tuttavia in merito all'efficacia dei codici di condotta societari e delle politiche in materia di responsabilità sociale delle imprese nel combattere tale fenomeno; sottolinea che i ruling fiscali sono diventati, nell'UE e in tutto il mondo, una prassi commerciale corrente, non solo per ottenere certezza giuridica o intese fiscali vantaggiose, ma anche nei casi in cui le disposizioni legislative non consentono alcun margine di interpretazione; esprime preoccupazione in merito alle stime provenienti dal settore della consulenza fiscale secondo cui la semplice probabilità del 50 % di rispettare la legge è sufficiente per proporre ai clienti uno schema di pianificazione fiscale(31);

34.  invita le autorità tributarie a migliorare e diversificare le fonti del loro know-how e a migliorare in modo sostanziale il processo della valutazione d'impatto onde ridurre i rischi derivanti da conseguenze inattese di nuove misure fiscali; ricorda agli Stati membri che non sono soltanto le differenze tra i sistemi fiscali a contribuire in modo importante alla creazione dei divari fiscali, all'iniquità dei sistemi fiscali e a una bassa credibilità della politica fiscale, ma anche sistemi fiscali nazionali eccessivamente complessi e una scarsa stabilità caratterizzata da cambiamenti troppo frequenti; sottolinea a tale riguardo l'ostacolo frapposto dalla frammentazione fiscale alla creazione di un'Unione dei mercati dei capitali europea;

Situazione attuale e valutazione delle azioni UE, internazionali e nazionali

35.  riconosce che, a seguito della crisi economica nonché dello scandalo LuxLeaks, far fronte alla pianificazione fiscale aggressiva da parte delle multinazionali ha rappresentato un obiettivo prioritario dell'agenda politica degli Stati membri, dell'UE, dell'OCSE e del G20, ma si rammarica del fatto che, sino ad oggi, ad eccezione del progetto BEPS dell'OCSE sponsorizzato dal G20, appena completato ma non ancora attuato dai paesi, non siano stati compiuti progressi significativi sul piano pratico;

36.  osserva, in questo contesto, che molti Stati membri hanno introdotto o intendono adottare misure volte a combattere l'elusione fiscale, riguardanti in particolare la limitazione della deducibilità degli interessi, le norme antiabuso, una migliore definizione del concetto di stabile organizzazione (compreso lo sviluppo di verifiche atte ad accertare la sostanza economica per determinare più efficacemente la presenza a fini fiscali delle società), l'eventuale esclusione dagli appalti pubblici delle società che adottano comportamenti scorretti, oppure la pubblicazione di meccanismi di pianificazione fiscale che possano servire a riconquistare la credibilità del sistema tributario e a ridurre il tempo che intercorre tra l'instaurazione di regimi specifici e l'adozione di misure correttive, anche a livello legislativo;

37.  teme tuttavia che, in mancanza di un approccio cooperativo, le misure unilaterali adottate dagli Stati membri contro l'erosione della base imponibile possano contribuire a una maggiore complessità, dando luogo a nuove asimmetrie e, di conseguenza, a ulteriori opportunità di elusione fiscale nel mercato interno; sottolinea che eventuali divergenze nell'applicazione, da parte degli Stati membri, degli orientamenti internazionali o dell'UE possono sortire lo stesso effetto;

38.  accoglie con favore le varie iniziative e proposte legislative elaborate dalla Commissione negli ultimi 20 anni, comprese le più recenti che prevedono un'evoluzione verso un maggiore coordinamento dei sistemi di imposizione delle società applicati negli Stati membri, nell'ottica di rafforzare il mercato interno, affrontare le questioni della doppia imposizione o della doppia non imposizione oppure mantenere il diritto degli Stati membri di imporre una tassazione effettiva; deplora cionondimeno che il Consiglio abbia adottato finora solo un numero limitato di tali proposte a causa del requisito dell'unanimità e del fatto che taluni Stati membri sono convinti di poter ottenere maggiori vantaggi individuali dalle scappatoie di un sistema fiscale privo di coordinamento piuttosto che vantaggi collettivi in un sistema coordinato;

39.  accoglie con favore la pubblicazione di una nuova serie di politiche fiscali e invita la Commissione a cercare di garantire un sistema fiscale equo, basato sul principio dell'imposizione nel paese in cui vengono generati gli utili, evitando così distorsioni del mercato interno e concorrenza sleale;

40.  sottolinea che, alla fine degli anni '90 e nei primi anni 2000, il gruppo "Codice di condotta sulla tassazione delle imprese" (di seguito "il gruppo"), istituito nel 1998 dagli Stati membri, ha consentito di eliminare quelle che all'epoca costituivano le pratiche fiscali più dannose, adottando un duplice approccio giuridico non vincolante che prevedeva di "smantellare" le misure fiscali vigenti all'origine di casi di concorrenza fiscale dannosa nonché di astenersi dall'introdurre tali misure in futuro ("status quo");

41.  si rammarica che le attività del gruppo sembrino aver perso slancio; osserva che alcune delle oltre 100 misure smantellate tramite il suo operato sono state sostituite negli Stati membri da misure fiscali che producono effetti dannosi analoghi; osserva che le autorità tributarie hanno reagito alle raccomandazioni del gruppo creando nuove strutture che esercitano gli stessi effetti dannosi di quelle che il gruppo aveva eliminato; deplora che in passato non abbiano avuto successo i tentativi di rafforzare la governance e il mandato del gruppo, nonché di adeguare e di estendere i metodi di lavoro e i criteri stabiliti nel codice al fine di combattere nuove forme di pratiche fiscali dannose nel contesto economico attuale; appoggia le più recenti proposte della Commissione in materia, quali definite nel suo piano d'azione del 17 giugno 2015 relativo a un regime equo ed efficace per l'imposta societaria nell'UE;

42.  si rammarica del fatto che, nonostante gli obiettivi ambiziosi annunciati fin dal 1997, tra gli Stati membri persista una concorrenza fiscale risultante non tanto delle differenze tra le aliquote quanto dell'eterogeneità delle norme nazionali che disciplinano il calcolo della base imponibile, come risulta invariabilmente da molti decenni dalle disparità tra aliquote nominali e aliquote effettive relative all'imposta sulle società applicate dagli Stati membri;

43.  si rammarica altresì del fatto che lo status e l'assetto di governance originari del gruppo abbiano lasciato troppo spazio a negoziati e a compromessi politici volti a cercare di ottenere un "ampio consenso" (ossia una quasi unanimità di fatto, con la possibilità di esprimere disaccordo nelle note in calce) sulla valutazione delle pratiche dannose, compromettendo in tal modo l'affidabilità e la completezza delle sue attività e talvolta portando alla non pubblicazione deliberata o al mancato seguito delle relazioni, come la relazione del 1999 di Simmons & Simmons relativa alle pratiche amministrative; reputa deplorevole che lo smantellamento delle misure in vigore abbia subìto ritardi di natura politica e, in alcuni casi, abbia permesso l'inclusione di nuovi beneficiari dopo la scadenza, cosa che è altresì connessa alla grande fragilità del gruppo in termini di assunzione di responsabilità e di meccanismi di monitoraggio;

44.  sottolinea la questione più fondamentale dell'approccio caso per caso previsto dal codice, il quale, pur avendo fatto sì che ora gli Stati membri competano maggiormente nell'ambito di misure di carattere generale, non affronta le carenze sistemiche di un quadro UE in materia di imposta societaria che è frammentato e che necessita di una riorganizzazione più sostanziale;

45.  prende atto, inoltre, degli sforzi compiuti con l'istituzione della "Piattaforma per la buona governance in materia fiscale", che riunisce attorno a uno stesso tavolo varie parti interessate al fine di creare una visione comune sul tema dell'elusione fiscale, in particolare in un contesto internazionale, nonché con la creazione del "Forum congiunto sui prezzi di trasferimento", che fornisce una serie di orientamenti sugli aspetti tecnici della determinazione dei prezzi di trasferimento; sottolinea che, sinora, tali organi hanno contribuito ad apportare correzioni di portata limitata al quadro relativo all'imposta societaria; si rammarica del fatto che gli orientamenti emanati dal "Forum congiunto sui prezzi di trasferimento" non abbiano sinora affrontato in modo sufficiente la questione dell'elusione fiscale; si rammarica che la composizione del "Forum congiunto sui prezzi di trasferimento", nonostante sia stata recentemente modificata, risulti ancora squilibrata; obietta inoltre al fatto che contribuiscono ai lavori sugli orientamenti riguardanti i prezzi di trasferimento esperti fiscali che, parallelamente, possono fornire consulenza ai loro clienti riguardo a strategie di pianificazione fiscale aggressiva, ritrovandosi così in una situazione di conflitto di interessi;

46.  sottolinea che la legislazione dell'UE (direttive in materia di società madri e figlie, di interessi e canoni, di fusioni e di cooperazione amministrativa), pur coprendo aspetti circoscritti legati all'imposizione delle società, ha saputo far fronte a specifiche problematiche incontrate dagli Stati membri e dalle società operanti in più paesi; evidenzia che tali misure, concepite originariamente per eliminare la doppia imposizione, stanno esercitando alcuni effetti controproducenti non desiderati sull'elusione fiscale e talvolta portano a una doppia non imposizione; accoglie con favore la recente approvazione da parte del Consiglio delle modifiche alla direttiva sulle società madri e figlie, che mirano a introdurre una clausola generale antiabuso e a combattere le asimmetrie relative ai finanziamenti ibridi, e che entreranno in vigore alla fine del 2015, nella convinzione che ciò contribuirà a eliminare alcune delle opportunità di elusione fiscale nell'UE;

47.  ricorda le disposizioni della direttiva 2011/16/UE del Consiglio in materia di cooperazione amministrativa volte a promuovere lo scambio di tutte le informazioni fiscali pertinenti; ritiene che uno scambio automatico, immediato ed esaustivo e un trattamento efficiente delle informazioni fiscali eserciterebbero un forte effetto deterrente contro l'evasione fiscale e l'introduzione di pratiche fiscali dannose e consentirebbero agli Stati membri e alla Commissione di accedere a tutte le informazioni pertinenti a loro disposizione per poter far fronte a tali pratiche;

48.  si rammarica che l'attuale quadro legislativo e di monitoraggio relativo allo scambio di informazioni sulle misure fiscali non sia efficace, come dimostrato dal fatto che i requisiti esistenti per gli scambi di informazioni spontanei o su richiesta non vengono rispettati; si rammarica altresì del fatto che praticamente nessuno Stato membro scambi informazioni che potrebbero avere un impatto sui paesi partner dell'UE; deplora la mancanza di coordinamento tra la Commissione e le autorità competenti dei vari Stati membri;

49.  si rammarica del fatto che le informazioni fiscali siano raramente scambiate in modo spontaneo tra gli Stati membri; è favorevole a uno scambio automatico di informazioni non più basato sulla reciprocità; richiama l'attenzione sui problemi di concezione strutturale di un sistema basato sulla discrezionalità quanto alle informazioni da comunicare o meno, e accompagnato da sistemi di monitoraggio deboli, che rendono molto difficile individuare le violazioni dell'obbligo di scambio di informazioni;

50.  si compiace dell'impegno della Commissione di promuovere lo scambio automatico di informazioni fiscali quale futura norma europea e internazionale per la trasparenza; esorta la Commissione, in prima battuta, ad adempiere al suo dovere di custode dei trattati e ad adottare tutte le misure necessarie per garantire che la vigente legislazione dell'UE e il principio di leale cooperazione tra Stati membri sancito dai trattati siano debitamente rispettati; valuta positivamente la proposta del gruppo di esperti sullo scambio automatico di informazioni finanziarie a fini fiscali di considerare le possibilità di sostenere i paesi in via di sviluppo mediante lo scambio automatico di informazioni concedendo accordi di scambio non reciproci;

51.  osserva che le norme e le sanzioni concernenti gli aiuti di Stato sono un utile strumento per far fronte alle pratiche fiscali dannose più abusive e distorsive, e possono esercitare un notevole effetto deterrente;

52.  accoglie con favore il pacchetto della Commissione in materia di trasparenza fiscale, del marzo 2015, concernente lo scambio automatico di informazioni tra gli Stati membri riguardo ai loro ruling fiscali, e il piano d'azione del giugno 2015 relativo a un regime equo ed efficace per l'imposta societaria nell'UE; sottolinea, tuttavia, che questi testi possono essere visti soltanto come primi passi nella giusta direzione e che sono urgentemente necessari un quadro coerente di disposizioni legislative e un coordinamento amministrativo anche a beneficio delle PMI e di quelle società multinazionali che contribuiscono a realizzare un'autentica crescita economica e che pagano la loro giusta quota di tasse nel mercato interno;

53.  plaude al recente accordo sul piano d'azione BEPS dell'OCSE il quale, in seguito ai successivi appelli a intervenire lanciati in occasione dei vertici del G7 e del G20, cerca di risolvere le singole questioni riguardanti il funzionamento del sistema internazionale in materia di imposte societarie proponendo un'azione globale e sistematica per affrontarle; si rammarica dell'inclusione tardiva e iniqua dei paesi in via di sviluppo nel processo BEPS dell'OCSE, al quale essi dovrebbero partecipare equamente; si rammarica altresì del fatto che alcuni risultati del piano d'azione BEPS non si spingano oltre in settori quali i regimi fiscali dannosi, l'economia digitale e la trasparenza;

54.  osserva che, in seguito a un'analisi sistematica dei "punti di pressione" del sistema fiscale internazionale, il piano d'azione BEPS è stato tracciato in 15 punti d'azione, sette dei quali sono stati approvati dal G20 nel novembre 2014, mentre gli altri dovrebbero essere concordati entro la fine del 2015; sottolinea che tali azioni, a fronte di un contesto imprenditoriale in evoluzione, mirano ad affrontare questioni relative alla trasparenza, ad esempio emanando orientamenti in materia di comunicazione per paese, e questioni relative alla mancanza di elementi sostanziali in alcuni accordi di elusione fiscale e a una maggiore coerenza per quanto concerne le norme internazionali;

55.  mette in guardia, tuttavia, dai compromessi che potrebbero non soddisfare le ambizioni iniziali o condurre a interpretazioni divergenti a livello nazionale; sottolinea altresì che finora non è stato effettuato pressoché alcun monitoraggio efficace dell'attuazione degli orientamenti dell'OCSE nei paesi che li hanno avallati, e che anche le migliori soluzioni concepite non possono essere efficaci se non sono monitorate e attuate in modo appropriato;

56.  sottolinea la natura complementare dell'attività dell'UE e dell'OCSE in questo campo; ritiene che, in virtù del suo grado di integrazione, l'UE debba andare al di là delle proposte BEPS in termini di coordinamento e convergenza, onde evitare ogni forma di concorrenza fiscale dannosa nel mercato interno; è convinto che l'UE, garantendo che la propria competitività non venga colpita negativamente, potrebbe mettere in atto strumenti più efficaci per assicurare una concorrenza fiscale leale e il diritto degli Stati membri a operare una effettiva tassazione degli utili generati nei rispettivi territori;

Indagini della Commissione in materia di aiuti di Stato: quadro d'insieme e risultati

57.  sottolinea che, nel mercato interno, i nuovi operatori e le imprese, comprese le PMI, che non si avvalgono di una pianificazione fiscale aggressiva sono penalizzati rispetto alle società multinazionali, le quali possono trasferire gli utili o attuare altre forme di pianificazione fiscale aggressiva attraverso una serie di decisioni e strumenti che soltanto loro hanno a disposizione grazie alle loro dimensioni e alla capacità di articolare le attività imprenditoriali a livello internazionale; osserva con preoccupazione che, a parità di condizioni, i conseguenti debiti d'imposta più bassi conferiscono alle società multinazionali un utile al netto delle imposte più alto e creano in seno al mercato interno condizioni di disparità con i concorrenti rispettivi che non ricorrono alla pianificazione fiscale aggressiva e mantengono il legame tra il luogo in cui generano gli utili e il luogo in cui vengono tassati; segnala che tale distorsione delle condizioni di parità a favore delle multinazionali è in contrasto con il principio fondamentale del mercato unico;

58.  sottolinea che l'OCSE(32) evidenzia il fatto che alcune società multinazionali utilizzano strategie che consentono loro di versare appena il 5% in imposte societarie, mentre imprese di dimensioni più ridotte versano fino al 30%, ed è profondamente preoccupato in relazione al fatto che, in base ad alcuni studi(33), il versamento dell'imposta societaria delle società transfrontaliere è, in media, fino al 30% inferiore rispetto alle società nazionali che operano in un solo paese; reputa inaccettabile che, a seguito di tali strategie, alcune multinazionali beneficino di un'aliquota fiscale societaria effettiva molto bassa, mentre alcune PMI devono versare tutte le imposte dovute;

59.  rileva che tale distorsione relativa alle decisioni degli operatori economici adottate sulla base dei rendimenti al netto delle imposte attesi sfocia in un'allocazione subottimale delle risorse nell'UE e tende a ridurre il livello di concorrenza, incidendo in questo modo sulla crescita e l'occupazione;

60.  sottolinea che alcune pratiche fiscali dannose potrebbero ricadere nell'ambito di applicazione delle norme sugli aiuti di Stato in materia fiscale, in particolare nella misura in cui possono conferire, allo stesso modo, un vantaggio "selettivo" e comportare distorsioni della concorrenza nel mercato interno; osserva che, in passato, le procedure inerenti agli aiuti di Stato e al gruppo "Codice di condotta" hanno svolto un'attività di sostegno reciproco, in particolare nel 1999 e nella prima metà degli anni 2000; sottolinea che l'applicazione delle norme dell'UE in materia di concorrenza ha incrementato la pressione giuridica integrando il processo decisionale relativo alle norme non vincolanti all'interno del gruppo, compensando parzialmente la mancanza di qualsiasi altro strumento efficace atto a porre rimedio all'elusione fiscale a livello dell'UE;

61.  riconosce gli importanti sviluppi verificatisi negli ultimi 20 anni per quanto concerne il quadro analitico della Commissione relativo agli aiuti di Stato di natura fiscale, che hanno consentito di pervenire a una maggiore chiarezza nella definizione e nell'analisi in materia di aiuto di Stato mediante misure fiscali, nonché a un'azione più sistematica contro tali misure; osserva, in particolare, gli orientamenti della Commissione del 1998 sull'applicazione delle norme in materia di aiuti di Stato alla tassazione diretta delle imprese, la relativa relazione del 2004 e varie importanti decisioni giurisprudenziali degli anni 2000; accoglie con favore, nell'ambito del processo di modernizzazione degli aiuti di Stato promosso dalla Commissione, l'avvio, nel 2014, di una consultazione pubblica su progetti di orientamenti finalizzati a chiarire la nozione di aiuti di Stato a norma dell'articolo 107 TFUE, che contiene elementi in materia di aiuti di Stato di natura fiscale e, in particolare, ai ruling fiscali;

62.  rileva che negli ultimi decenni si è sviluppata una giurisprudenza sempre più ampia della Corte di giustizia europea legata all'applicazione della legislazione sugli aiuti di Stato alle misure fiscali degli Stati membri, recentemente nella causa relativa a Gibilterra del 2011(34);

63.  rileva che la Corte di giustizia ha evidenziato il principio della "sostanza prima della forma" e pertanto che l'incidenza economica di una misura costituisce il criterio di riferimento per la valutazione;

64.  osserva quindi che la Corte di giustizia ha dedotto dal divieto di aiuti di Stato requisiti di più ampia portata riguardanti la competenza legislativa degli Stati membri in materia fiscale;

65.  osserva che il concetto di "natura e struttura generale del sistema nazionale" costituisce un riferimento centrale nel valutare se le misure fiscali dirette o indirette siano o meno selettive, e pertanto compatibili o meno con il mercato interno, e che qualsiasi aiuto di Stato dovrebbe essere valutato in relazione all'equilibrio preesistente; sottolinea che, poiché il parametro di riferimento dell'UE per valutare potenziali distorsioni è il sistema nazionale di riferimento(35), non tutte le distorsioni della concorrenza né tutte le pratiche fiscali dannose nel mercato interno possono essere coperte dalle attuali norme in materia di concorrenza; osserva pertanto che la sola applicazione integrale di tali norme non consentirebbe di risolvere la questione dell'elusione dell'imposta societaria nell'UE;

66.  osserva che, secondo i dati forniti alla sua commissione speciale competente(36) dalla Commissione, dal 1991 quest'ultima ha esaminato ufficialmente soltanto 65 casi di aiuti di Stato di natura fiscale, di cui 7 erano ruling fiscali e soltanto 10 hanno avuto origine con notifiche formali da parte degli Stati membri;

67.  sottolinea che la Commissione ha gestito solo un numero esiguo di casi nel campo degli aiuti di Stato di natura fiscale nella seconda metà degli anni 2000, e che tra le recenti procedure in materia di aiuti di Stato figurano:

   l'avvio, nel giugno 2013, di un'indagine concernente le pratiche in materia di ruling fiscali in sette Stati membri, estesa a tutti gli Stati membri nel dicembre 2014,
   l'avvio, nell'ottobre 2013, di un'indagine intesa ad accertare se il regime fiscale delle società a Gibilterra favorisse taluni tipi di società, con successiva estensione, nell'ottobre 2014, per esaminare i ruling fiscali in detto territorio,
   l'avvio, in parallelo, di un'indagine separata relativa ai regimi fiscali in materia di proprietà intellettuale ("regimi speciali in materia di brevetti"),
   l'apertura, nel giugno 2014, di indagini formali concernenti tre casi: Apple in Irlanda, Fiat Finance and Trade in Lussemburgo e Starbucks nei Paesi Bassi, seguiti, nell'ottobre 2014, da Amazon in Lussemburgo,
   l'apertura, nel febbraio 2015, di un'indagine formale concernente un regime fiscale in Belgio (sistema di ruling fiscale applicato agli utili in eccesso);

68.  sottolinea che le indagini in corso e completate della Commissione, e i casi rivelati nell'ambito di LuxLeaks indicano che alcuni Stati membri sono venuti meno al loro obbligo giuridico(37) di comunicare alla Commissione tutti i potenziali fascicoli relativi ad aiuti di Stato;

69.  sottolinea che tali indagini mettono in luce soltanto un campione molto limitato di alcune pratiche tipiche che incidono sull'utile imponibile attribuito ad alcune società figlie di multinazionali attraverso i prezzi di trasferimento; esprime preoccupazione quanto al fatto che le attuali risorse dei servizi competenti della Commissione possano limitare la sua capacità di gestire un numero significativamente più grande di casi e di eseguire controlli sistematici per accertare se altre prassi in materia di regime fiscale delle società possano confliggere con la legislazione sugli aiuti di Stato;

70.  sostiene con forza la Commissione nel suo approccio, che consiste nell'avvalersi del tempo necessario per valutare i casi in corso approfonditamente e con tutta la dovuta diligenza; è del parere che l'esito delle indagini contribuirà a stabilire orientamenti più precisi ed efficaci in materia di aiuti di Stato di natura fiscale e di prezzi di trasferimento e imporrà agli Stati membri di rettificare conseguentemente le loro pratiche; invita cionondimeno la Commissione a portare a termine quanto prima le indagini in corso sugli aiuti di Stato di natura fiscale senza pregiudicarne la qualità e la credibilità, e attende con grande interesse i loro risultati; invita la Commissione a riferire regolarmente al Parlamento europeo in merito a tali indagini; invita altresì la Commissione a esigere il recupero di ogni euro mancante in caso di accertamento di aiuti di Stato illegali nelle indagini in corso;

71.  sottolinea che le indagini in corso potrebbero condurre, in caso di infrazione delle norme dell'UE, al recupero, da parte dello Stato membro che ha approvato la misura fiscale esaminata, dell'importo corrispondente all'aiuto di Stato illecito concesso alle imprese beneficiarie; rileva che, sebbene possa avere un effetto negativo significativo sulla reputazione dello Stato membro interessato, ciò costituisce di fatto una ricompensa per il mancato adempimento che probabilmente non scoraggerà gli Stati membri, in caso di dubbio, dal porre in atto pratiche illegali in materia di aiuti di Stato e dal concedere benefici fiscali abusivi e che, anzi, li esonererà dalla loro responsabilità di rispettare le norme dell'UE in tale settore e non allevierà il danno finanziario arrecato ai bilanci degli Stati membri interessati; rileva, in termini più generali, che le norme in materia di aiuti di Stato non prevedono sanzioni atte a costituire un deterrente efficace quando si tratta di aiuti di Stato illegali;

72.  evidenzia altresì la possibilità, in caso di prezzi di trasferimento abusivi tra società figlie transfrontaliere, che non soltanto lo Stato membro all'origine del trattamento fiscale vantaggioso si veda rettificare il gettito fiscale (recupero dell'aiuto), ma che lo stesso accada ad altri paesi in cui la transazione ha avuto luogo (rettifica ex post del prezzo di trasferimento e quindi del reddito imponibile); sottolinea che, in alcuni casi, ciò potrebbe condurre a una doppia imposizione;

73.  ricorda che i ruling fiscali dovrebbero essere finalizzati a fornire certezza giuridica e suscitare aspettative legittime presso i loro beneficiari; sottolinea, in un contesto in cui i ruling nazionali possono essere impugnati in virtù delle norme sugli aiuti di Stato a livello dell'UE, che esiste il rischio che gli Stati membri comunichino alla Commissione una quantità ingente di istanze di ruling individuali per ottenere un suo nulla osta preventivo, con lo scopo di evitare incertezze giuridiche per le amministrazioni tributarie e le imprese; sottolinea che il rafforzamento delle capacità in seno alla Commissione e il miglioramento dei processi di trasmissione delle informazioni rappresentano le soluzioni più appropriate per gestire l'aumento del flusso di notifiche e la maggiore trasparenza richiesta agli Stati membri in ambito fiscale;

Paesi terzi

74.  esprime preoccupazione quanto al fatto che gli effetti di ricaduta delle pratiche fiscali dannose di alcune società multinazionali sembrano essere molto più significativi nel caso dei paesi in via di sviluppo rispetto ai paesi sviluppati(38), in quanto i primi traggono una quota maggiore del loro gettito dall'imposta societaria, oltre ad avere sistemi più deboli per quanto concerne le finanze pubbliche, il quadro normativo e la capacità amministrativa di garantire l'adempimento fiscale e affrontare tali pratiche fiscali dannose; osserva che, secondo il FMI(39), a causa della pianificazione fiscale aggressiva i paesi in via di sviluppo perdono in termini relativi un gettito tre volte maggiore rispetto ai paesi sviluppati; fa notare che l'articolo 208 del trattato di Lisbona impone agli Stati membri di adeguare le loro politiche per sostenere lo sviluppo nei paesi in via di sviluppo; ricorda che le analisi esaustive ex ante sugli effetti di ricaduta delle pratiche fiscali degli Stati membri, i cui risultati andrebbero resi pubblici, dovrebbero contribuire a orientare il processo decisionale, onde garantire che dette pratiche non provochino l'erosione della base imponibile di altri Stati membri o paesi terzi;

75.  sottolinea che, nel contempo, i pochi "vincitori" della concorrenza fiscale globale, ovvero i paesi con politiche molto attraenti in materia di imposta societaria all'interno e all'esterno dell'UE, presentano fondamentali economici sproporzionati rispetto alle loro dimensioni e alla loro reale attività economica, soprattutto se si considerano, ad esempio, il numero delle società residenti pro capite, l'ammontare degli utili esteri contabilizzati, gli IED o i flussi finanziari in uscita rispetto al PIL, ecc.; osserva che ciò denota la natura artificiale della loro base imponibile e dei flussi finanziari in entrata, nonché la mancanza di nesso consentita dagli attuali sistemi fiscali tra il luogo in cui il valore viene creato e il luogo in cui viene operata la tassazione;

76.  sottolinea che la concorrenza fiscale è lungi dall'essere limitata agli Stati membri, ivi inclusi i loro territori dipendenti o associati, e che la maggior parte delle pratiche in esame presenta una dimensione internazionale attraverso il trasferimento degli utili verso giurisdizioni a tassazione bassa o nulla, o attraverso giurisdizioni che praticano la segretezza e in cui, spesso, non viene svolta alcuna attività economica sostanziale; deplora la mancanza di un approccio coordinato da parte degli Stati membri nei confronti di tutte queste giurisdizioni, non soltanto in termini di azione o reazione comune contro le pratiche dannose, ma anche, nonostante gli sforzi della Commissione, per quanto riguarda la loro identificazione e i criteri pertinenti; sostiene pertanto fermamente la proposta della Commissione del 2012, che contiene criteri sostanziali per garantire una concorrenza equa in aggiunta alla trasparenza e allo scambio di informazioni, così come la recente pubblicazione, nel pacchetto fiscale della Commissione del 17 giugno 2015, di un elenco di giurisdizioni fiscali non collaborative, stabilito seguendo l'approccio del "denominatore comune" sulla base di elenchi esistenti a livello nazionale; sottolinea che l'istituzione di un siffatto elenco è il presupposto per intraprendere azioni appropriate contro dette giurisdizioni; ritiene che tale elenco dovrebbe essere la prima versione di un processo che sfoci in una definizione rigorosa e oggettiva di "paradiso fiscale", che possa poi servire da base per elenchi futuri elaborati in funzione di criteri chiari che dovrebbero essere noti in anticipo; incoraggia la Commissione a valutare se le giurisdizioni europee rispettano tali criteri;

77.  sottolinea che l'attività dell'OCSE in proposito ha raggiunto alcuni risultati significativi in termini di trasparenza e scambio di informazioni; si compiace in particolare del fatto che nel giugno 2015 quasi 100 paesi avevano firmato la convenzione multilaterale dell'OCSE sull'assistenza amministrativa in materia fiscale (la "convenzione comune"), che prevede una cooperazione amministrativa tra Stati in merito all'accertamento e alla riscossione delle imposte, in particolare nell'ottica di contrastare l'elusione e l'evasione fiscali;

78.  sottolinea tuttavia che l'attività dell'OCSE relativa al suo precedente elenco di paradisi fiscali non collaborativi era basata su un processo politico che ha condotto a compromessi arbitrari già al momento di fissare i criteri per stilare gli elenchi, come ad esempio l'obbligo di concludere accordi fiscali con altri 12 paesi, con la conseguenza che nessuna giurisdizione è stata elencata tra i paradisi fiscali non collaborativi; rileva che il suo approccio attuale è ancora basato su criteri che si riferiscono alla trasparenza fiscale e allo scambio di informazioni, i quali non sono sufficientemente esaurienti per affrontare la dannosità di determinate pratiche fiscali; osserva che, a prescindere dai suoi meriti, tale aspetto limita la pertinenza dell'approccio dell'OCSE inteso a individuare le giurisdizioni fiscali che sono i pilastri delle pratiche di elusione fiscale e della concorrenza fiscale dannosa a livello mondiale; sottolinea, in particolare, che questo approccio non fa riferimento a eventuali indicatori qualitativi per una valutazione oggettiva del rispetto delle pratiche di buona governance né prende in esame dati quantitativi come gli utili contabili, i flussi finanziari in entrata e in uscita e la loro corrispondenza (o meno) con la realtà economica di una data giurisdizione;

79.  sottolinea inoltre che tali elenchi possono essere utilizzati a livello nazionale per attuare norme di protezione e antielusione nazionali nei confronti di paesi terzi (come la limitazione dei benefici, l'applicazione del test per la verifica delle finalità principali, le norme sulle società estere controllate, ecc.), e che le loro carenze possono quindi limitare l'ambito di applicazione e l'efficacia delle misure nazionali finalizzate a contrastare le pratiche fiscali dannose;

80.  è convinto che garantire una concorrenza equa nel mercato interno e proteggere le basi imponibili degli Stati membri dipende in gran parte dal fatto di affrontare l'anello più debole, vale a dire le interazioni con le giurisdizioni a tassazione bassa o nulla e le giurisdizioni che praticano la segretezza, tenendo presente che le aliquote fiscali sono di competenza degli Stati membri, dato che l'esistenza di un accesso fiscale (ad esempio, assenza di ritenuta alla fonte) ai paesi terzi, indipendentemente dalle loro pratiche fiscali, incrementa considerevolmente le opportunità di elusione fiscale nell'UE;

81.  sottolinea che un approccio coordinato da parte degli Stati membri nei confronti tanto dei paesi in via di sviluppo quanto dei paesi sviluppati potrebbe rivelarsi molto più efficace nel contrastare le pratiche fiscali dannose e promuovere una maggiore reciprocità in materia fiscale;

82.  sottolinea che, in risposta alle pressioni dell'UE e del G20 sulla questione della trasparenza fiscale, e nel contesto della crisi finanziaria, economica e del debito, alcuni paesi terzi hanno infine firmato accordi sullo scambio di informazioni in materia fiscale con l'UE, cosa che dovrebbe migliorare la cooperazione con tali paesi; rileva che, nel caso della Svizzera, è stato firmato un accordo nel maggio 2015, dopo un lungo periodo di transizione durante il quale tale importante partner commerciale dell'UE ha beneficiato di un accesso privilegiato al mercato unico, senza tuttavia collaborare in altri settori, in particolare quello fiscale;

83.  osserva che, nonostante i negoziati in corso, restano lenti i progressi per quanto concerne la firma di analoghi accordi di cooperazione con San Marino, Monaco, il Liechtenstein e Andorra; si rammarica che la Commissione non disponga di un simile mandato europeo a negoziare accordi di scambio automatico delle informazioni con i territori d'oltremare attualmente coperti dalla direttiva dell'UE sulla tassazione dei redditi da risparmio;

84.  osserva con preoccupazione che molti paesi in via di sviluppo si trovano in una situazione particolarmente vulnerabile rispetto alle attività di elusione fiscale delle società multinazionali, e che la causa principale del mancato gettito per i loro bilanci nazionali risiede nelle pratiche in materia di prezzi di trasferimento di dette società(40); sottolinea inoltre che tali paesi si trovano in una posizione negoziale estremamente debole nei confronti di talune società multinazionali o di taluni investitori esteri diretti alla ricerca di sovvenzioni e di esenzioni fiscali in giro per il mondo; denuncia il fatto che, stando alle stime, le perdite di entrate fiscali subite annualmente dai bilanci nazionali sono comprese all'incirca tra i 91(41) e i 125 miliardi di EUR(42);

85.  ricorda agli Stati membri che sono tenuti a rispettare, conformemente al trattato di Lisbona, il principio della coerenza delle politiche per lo sviluppo e devono assicurare che le loro politiche fiscali non compromettano gli obiettivi dell'UE riguardo allo sviluppo; incoraggia gli Stati membri ad analizzare le ricadute delle loro politiche fiscali e i relativi effetti sui paesi in via di sviluppo, come suggerito dal FMI;

Conclusioni e raccomandazioni

86.  conclude, guardando al mandato da esso conferito alla sua commissione speciale e nonostante le varie limitazioni e i diversi ostacoli incontrati nello svolgimento delle sue missioni d'inchiesta nonché presso altre istituzioni europee, taluni Stati membri e società multinazionali, che:

   fatto salvo l'esito delle indagini in corso sugli aiuti di Stato condotte dalla Commissione, le informazioni raccolte indicano che, in diversi casi, gli Stati membri non hanno rispettato l'articolo 107, paragrafo 1, TFUE, dal momento che hanno introdotto ruling fiscali e altre misure analoghe per natura o effetto i quali, favorendo talune imprese, hanno falsato la concorrenza nel mercato interno;
   alcuni Stati membri non hanno applicato pienamente l'articolo 108 TFUE, dal momento che non hanno formalmente comunicato alla Commissione tutti i loro progetti diretti a istituire aiuti di natura fiscale, violando in tal modo le corrispondenti disposizioni del regolamento (CE) n. 659/1999 del Consiglio; sottolinea che, di conseguenza, la Commissione non ha potuto procedere all'esame permanente di tutti regimi di aiuto esistenti, a norma dell'articolo 108 TFUE, dal momento che non ha avuto accesso a tutte le informazioni pertinenti, almeno precedentemente al 2010, vale a dire il periodo non coperto dalle indagini in corso;
   gli Stati membri non hanno osservato gli obblighi di cui alle direttive 77/799/CEE e 2011/16/UE del Consiglio, dal momento che non hanno proceduto e continuano a non procedere a uno scambio spontaneo di informazioni fiscali, anche nei casi in cui, nonostante il margine di discrezionalità accordato da tali direttive, sussistevano fondati motivi di presumere che potessero esistere perdite di gettito fiscale in altri Stati membri ovvero risparmi d'imposta risultanti da trasferimenti fittizi di utili all'interno di gruppi;
   alcuni Stati membri non hanno osservato il principio di leale cooperazione sancito dall'articolo 4, paragrafo 3, TUE, dal momento che non hanno adottato tutte le misure di carattere generale o particolare atte ad assicurare l'esecuzione dei loro obblighi;
   non è stato possibile condurre un'analisi sui singoli casi di violazione del diritto dell'Unione per quanto concerne i summenzionati paragrafi a causa della mancanza di informazioni dettagliate da parte degli Stati membri, del Consiglio e della Commissione;
   infine, la Commissione non ha adempiuto al suo ruolo di guardiana dei trattati, di cui all'articolo 17, paragrafo 1, TUE, poiché non è intervenuta su questa questione adottando tutte le misure del caso per garantire il rispetto, da parte degli Stati membri, dei loro obblighi, in particolare quelli di cui alle direttive 77/799/CEE e 2011/16/UE del Consiglio, nonostante fossero emerse prove del contrario; essa ha inoltre violato i suoi obblighi a norma dell'articolo 108 del trattato di Lisbona sul funzionamento del mercato interno, non avviando in passato indagini sugli aiuti di Stato;

87.  condanna il fatto che diversi documenti fiscali delle riunioni del gruppo Codice di condotta che erano stati richiesti non siano stati trasmessi o siano stati trasmessi solo in parte alla commissione, sebbene alcuni di essi siano stati già stati forniti a singoli cittadini che li avevano richiesti mediante la procedura di accesso ai documenti, il che ha comportato che il Parlamento europeo fosse meno informato dei cittadini europei circa la posizione degli Stati membri sulle questioni fiscali; deplora inoltre il fatto che la Commissione abbia divulgato soltanto meno del 5% del numero totale dei documenti richiesti, che sembra essere circa 5 500; si rammarica per la mancanza di cooperazione dimostrata dalla Commissione e dal Consiglio nei confronti della commissione, che ha impedito a quest'ultima di svolgere il proprio mandato;

88.  chiede alla Commissione e al Consiglio europeo, in considerazione dell'attuale mancanza di poteri d'inchiesta parlamentare del Parlamento, di accordare quanto prima il loro consenso alla proposta, in corso, di regolamento del Parlamento europeo relativo alle modalità per l'esercizio del diritto d'inchiesta del Parlamento europeo(43), al fine di conferire a quest'ultimo un effettivo potere d'inchiesta, necessario per esercitare il proprio diritto d'inchiesta parlamentare;

89.  invita la Commissione a considerare se le suddette violazioni possano ancora essere deferite alla Corte di giustizia;

90.  invita gli Stati membri a rispettare il principio della tassazione degli utili nel territorio in cui sono generati;

91.  invita gli Stati membri e le istituzioni dell'UE, che hanno una responsabilità politica condivisa per la situazione attuale, a porre fine alla concorrenza fiscale dannosa e a collaborare pienamente al fine di eliminare, astenendosi dal crearne altre, le asimmetrie tra i sistemi fiscali e le misure fiscali dannose che creano le condizioni per un'elusione fiscale massiccia da parte delle società multinazionali e per l'erosione della base imponibile nel mercato interno; chiede al riguardo agli Stati membri di comunicare alla Commissione e agli altri Stati membri eventuali modifiche pertinenti alla loro legislazione in materia di tassazione delle imprese che potrebbero incidere sulle loro aliquote fiscali effettive o sulle entrate fiscali di qualsiasi altro Stato membro; sottolinea che taluni Stati che rivestono un ruolo determinante nell'agevolare l'evasione fiscale, dovrebbero assumersi le loro responsabilità e guidare gli sforzi intesi a migliorare la cooperazione in materia fiscale all'interno dell'UE;

92.  invita i capi di Stato e di governo dell'UE ad assumere il nuovo, chiaro impegno politico di adottare misure urgenti per affrontare una situazione che non è più tollerabile, anche a causa della sua incidenza sui bilanci nazionali, che sono già soggetti a misure di risanamento di bilancio, e sulla tassazione che grava sugli altri contribuenti, compresi le PMI e i cittadini; sottolinea, in tale contesto, che intende svolgere pienamente il proprio ruolo ed è pronto a esercitare un controllo politico più efficace in stretta collaborazione con i parlamenti nazionali;

93.  invita la Commissione ad assolvere il suo compito di custode dei trattati garantendo il pieno rispetto del diritto dell'UE e del principio di leale cooperazione tra Stati membri; la sollecita a intraprendere sistematicamente ulteriori azioni conformemente alle competenze attribuitele dai trattati; invita pertanto la Commissione a rafforzare la sua capacità interna, possibilmente attraverso la creazione, all'interno dei suoi servizi, di un dipartimento fiscale specifico, affinché si occupi del crescente flusso di notifiche in materia di aiuti di Stato nel settore della politica della concorrenza e delle sue accresciute responsabilità di coordinamento delle nuove misure relative alla trasparenza fiscale;

94.  invita gli Stati membri a fornire alla Commissione tutte le informazioni necessarie affinché possa svolgere, senza ostacoli, il suo ruolo di custode dei trattati;

95.  invita la Commissione a promuovere buone pratiche per quanto concerne i prezzi di trasferimento e la determinazione dei prezzi relativi a prestiti e oneri finanziari nelle transazioni infragruppo, onde allinearli ai prezzi di mercato prevalenti;

96.  sottolinea che gli Stati membri rimangono pienamente competenti a fissare le proprie aliquote relative all'imposta sulle società; insiste tuttavia sul fatto che la concorrenza fiscale nell'UE e nei confronti dei paesi terzi dovrebbe avvenire in un quadro normativo chiaro allo scopo di garantire una concorrenza leale tra le imprese nel mercato interno; invita gli Stati membri a garantire innanzitutto un contesto favorevole per le imprese, caratterizzato, tra l'altro, da stabilità economica, finanziaria e politica, nonché da certezza giuridica e da norme fiscali semplici; chiede alla Commissione europea di affrontare in modo più approfondito, alla luce del loro ruolo fondamentale nel garantire la sostenibilità di bilancio, le questioni relative alla tassazione delle società, comprese le pratiche fiscali dannose e la loro incidenza, nel quadro del semestre europeo; chiede inoltre di includere nel quadro di valutazione della procedura per gli squilibri macroeconomici degli indicatori pertinenti, tra cui le stime del divario fiscale derivante dall'evasione fiscale e dall'elusione fiscale;

97.  invita gli Stati membri, in particolare quelli che ricevono assistenza finanziaria, ad attuare le riforme strutturali, combattere la frode fiscale e imporre misure contro la pianificazione fiscale aggressiva;

98.  invita la Commissione, a tale proposito, a stabilire un giusto equilibrio tra la convergenza di bilancio ed economica, e a garantire che le azioni siano intese a sostenere la crescita, gli investimenti e i posti di lavoro;

99.  è del parere che, tra gli altri fattori, uno scambio di informazioni in materia fiscale completo, trasparente ed efficace e una base imponibile obbligatoria, consolidata e comune per l'imposta sulle società siano presupposti fondamentali per il conseguimento di un sistema fiscale a livello dell'UE che rispetti e tuteli i principi di base del mercato interno;

100.  invita gli Stati membri e le istituzioni dell'UE, data la complessità della questione, ad attuare diversi tipi di azioni complementari al fine di migliorare la situazione attuale, tenendo presente l'esigenza di ridurre la complessità per tutte le parti interessate e di minimizzare i costi di adempimento per le imprese e le amministrazioni tributarie; sottolinea pertanto che la semplificazione dei regimi fiscali dovrebbe costituire il primo passo per cercare di fare chiarezza non solo tra gli Stati membri ma anche tra i cittadini, che sono al momento esclusi dallo scambio di informazioni;

101.  invita la Commissione a condurre ulteriori analisi empiriche in merito alla possibilità di limitare la deduzione dei canoni versati alle società collegate dai pagamenti sulla base imponibile dell'imposta sul reddito delle società, quale mezzo per contrastare il trasferimento infragruppo degli utili;

102.  sottolinea il fatto che, nonostante i ripetuti inviti, soltanto quattro multinazionali(44) su un totale di 17 hanno accettato inizialmente di comparire dinanzi alla commissione per discutere delle questioni relative alla pianificazione fiscale internazionale; considera che il rifiuto iniziale di 13 di esse – alcune delle quali con un elevato livello di visibilità – di cooperare con una commissione parlamentare sia inaccettabile e decisamente lesivo della dignità del Parlamento europeo e dei cittadini che rappresenta; osserva, tuttavia, che 11 società multinazionali(45) hanno infine accettato di presentarsi dinanzi alla commissione soltanto dopo che la relazione è stata votata in seno alla commissione TAXE e poco prima della votazione in plenaria, mentre due multinazionali(46) hanno persistito nel rifiuto; raccomanda pertanto che le autorità competenti del Parlamento europeo valutino la possibilità di privare queste imprese dell'accesso ai suoi locali e che sia presa in seria considerazione l'istituzione di un quadro ben definito e il rafforzamento degli obblighi previsti nel codice di condotta per le organizzazioni figuranti nel registro per la trasparenza(47), per quanto riguarda la cooperazione con le commissioni del Parlamento e con altri organismi politici;

103.  chiede un'indagine sul ruolo svolto dalle istituzioni finanziarie nel favorire pratiche fiscali dannose;

Cooperazione e coordinamento relativi ai ruling fiscali preventivi

104.  deplora il contenuto dell'accordo politico raggiunto in seno al Consiglio il 6 ottobre 2015, che non è rispondente alla proposta legislativa della Commissione del marzo 2015 recante modifica della direttiva 2011/16/UE per quanto riguarda lo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale; sottolinea che quest'ultima, oltre ad un quadro comune per la registrazione e lo scambio automatico di informazioni relative ai ruling, prevedeva disposizioni che consentono alla Commissione di monitorare in modo efficace la sua attuazione da parte degli Stati membri e di garantire che i ruling non abbiano un impatto negativo sul mercato interno; sottolinea che l'adozione della posizione del Consiglio impedirebbe di trarre tutti i vantaggi dallo scambio automatico di informazioni relative ai ruling, in particolare in termini di un'attuazione efficace, e invita quindi il Consiglio ad attenersi alla proposta della Commissione e a tenere debitamente conto del parere del Parlamento in materia, in particolare per quanto riguarda il campo d'applicazione della direttiva (che dovrebbe contemplare tutti i ruling anziché limitarsi a quelli transfrontalieri), il periodo di retroattività (scambio di informazioni su tutti i ruling ancora validi) e le informazioni fornite alla Commissione, la quale dovrebbe poter avere accesso ai ruling fiscali;

105.  invita gli Stati membri a sostenere, in tutti i consessi internazionali, lo scambio automatico di informazioni (SAI) tra le amministrazioni tributarie quale nuovo standard globale; invita in particolare la Commissione, l'OCSE e il G20 a promuovere tale scambio tramite gli strumenti più adeguati ed efficaci all'interno di un processo inclusivo globale, ribadisce che è opportuno adottare provvedimenti concreti volti a garantire che lo scambio automatico di informazioni diventi realmente globale, e quindi efficace, rispettando al contempo gli obblighi di riservatezza e sostenendo gli sforzi dei paesi in via i sviluppo tesi a sviluppare la loro capacità di partecipare appieno allo scambio automatico di informazioni; sottolinea che, all'interno dell'Unione, lo scambio automatico di informazioni potrebbe svolgersi per mezzo di un registro centrale a livello di UE accessibile alla Commissione e alle autorità competenti;

106.  invita gli Stati membri a considerare che qualsiasi ruling fiscale dovrebbe, in particolare quando riguarda i prezzi di trasferimento, essere adottato in cooperazione con tutti i paesi interessati, che le informazioni pertinenti dovrebbero essere oggetto di scambio tra tali paesi in modo automatico, completo e tempestivo e che qualsiasi azione nazionale volta a ridurre l'elusione fiscale e l'erosione della base imponibile all'interno dell'UE, compresi gli audit, dovrebbe essere adottata in modo congiunto, tenendo in debita considerazione l'esperienza acquisita mediante il programma FISCALIS 2020; ribadisce la propria opinione secondo cui gli elementi di base di tutti i ruling che incidono su altri Stati membri non solo dovrebbero essere condivisi tra le amministrazioni tributarie e la Commissione, ma dovrebbero altresì essere presentati dalle multinazionali nelle loro comunicazioni per paese;

107.  sottolinea, a tal proposito, che anche i ruling nazionali e non solo quelli transfrontalieri possono incidere su altri Stati membri, e chiede pertanto che lo scambio automatico di informazioni sia esteso a tutti i ruling emanati da, o per conto di, un governo o autorità fiscale di uno Stato membro o di una sua suddivisione territoriale o amministrativa, che siano ancora attivi alla data di entrata in vigore della direttiva; insiste con determinazione sul ruolo chiave della partecipazione della Commissione al processo di raccolta delle informazioni e di analisi dei ruling;

108.  chiede altresì un quadro volto a un controllo effettivo dell'attuazione dello scambio automatico di informazioni, la raccolta e la pubblicazione di statistiche sulle informazioni scambiate, e, in particolare, l'istituzione da parte della Commissione, entro il 31 dicembre 2016, di un repertorio centrale sicuro per facilitare lo scambio di informazioni tra le autorità fiscali partecipanti; rammenta che l'istituzione di un sistema di scambio automatico delle informazioni sui ruling fiscali si tradurrà in una grande quantità di informazioni raccolte che potrebbe rendere difficoltosa l'individuazione dei casi realmente problematici; sottolinea che questa situazione, e il fatto che vi siano 28 Stati membri con lingue e pratiche amministrative differenti, rendono necessaria l'elaborazione, da parte della Commissione e degli Stati membri, di modalità intelligenti, compreso il ricorso alle tecnologie informatiche, per gestire il volume e la disparità dei dati raccolti, al fine di rendere lo scambio automatico di informazioni nell'Unione realmente efficace e vantaggioso;

109.  invita la Commissione a esaminare le condizioni per la creazione, nel lungo periodo, di un sistema di compensazione a livello UE, tramite il quale i ruling fiscali siano sistematicamente controllati dalla Commissione in modo da aumentare il livello di certezza, coerenza, uniformità e trasparenza del sistema, e verificare l'eventuale effetto dannoso di questi ruling su altri Stati membri;

110.  sottolinea che, per aumentare la trasparenza nei confronti dei cittadini, la Commissione dovrebbe pubblicare una relazione annuale che sintetizzi i casi più significativi raccolti nel repertorio centrale sicuro e che, così facendo, la Commissione dovrebbe tenere conto delle disposizioni della direttiva sulla reciproca assistenza relative alla confidenzialità;

111.  invita la Commissione a valutare la possibilità di istituire un quadro comune a livello dell'UE per i ruling fiscali, compresi criteri comuni, tra cui:

   l'obbligo di adottare i ruling fiscali sulla base di un'analisi esaustiva delle ricadute, comprendente gli effetti dei ruling fiscali sulle basi imponibili di altri paesi, con il coinvolgimento di tutte le parti e di tutti i paesi interessati,
   la loro pubblicazione, integrale o in forma semplificata, nel pieno rispetto degli obblighi di riservatezza,
   l'obbligo di pubblicare i criteri di concessione, rifiuto e revoca dei ruling fiscali,
   parità di trattamento e accessibilità da parte di tutti i contribuenti,
   assenza di discrezionalità e piena osservanza delle disposizioni fiscali sottostanti;

112.  invita la Commissione a definire orientamenti europei comuni per l'applicazione del principio di libera concorrenza dell'OCSE, volti ad armonizzare le prassi degli Stati membri dell'UE in materia di fissazione dei prezzi di trasferimento in modo tale che, quando stabiliscono accordi in materia di prezzi di trasferimento, le amministrazioni nazionali dispongano di strumenti che consentano loro di comparare imprese simili tra loro, e non solo operazioni simili tra loro;

113.  ritiene che un sistema fiscale equo ed efficiente richieda un livello adeguato di trasparenza e confidenzialità; è pertanto convinto che le amministrazioni fiscali degli Stati membri e, ove pertinente, la Commissione, dovrebbero avere accesso alle informazioni riguardanti i beneficiari finali di qualunque strumento giuridico e/o ruling fiscale;

114.  invita la Commissione a ricorrere, tra l'altro, alla direttiva (UE) 2015/849 relativa alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo, che include i "reati fiscali" nella più ampia definizione di "attività criminosa" al fine di determinare i beneficiari finali di taluni strumenti giuridici;

115.  invita la Commissione a istituire al suo interno un registro pubblico centralizzato di tutte le esenzioni, gli esoneri, le deduzioni e i crediti d'imposta legali sulle imposte societarie, accompagnato da una valutazione quantitativa dell'impatto di bilancio per ciascuno Stato membro;

Base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società (CCCTB)

116.  accoglie con favore il piano d'azione proposto dalla Commissione il 17 giugno 2015 volto ad affrontare l'elusione fiscale e a promuovere un'equa ed efficace tassazione delle società nell'UE; invita la Commissione ad accelerare la presentazione delle modifiche legislative per la rapida istituzione di una base imponibile consolidata comune per le società (CCCTB) a livello dell'UE obbligatoria, che affronterebbe non solo la questione dei regimi preferenziali e delle asimmetrie tra i sistemi fiscali nazionali, ma anche gran parte dei problemi all'origine dell'erosione della base imponibile a livello europeo (in particolare le questioni relative ai prezzi di trasferimento); invita la Commissione a riprendere quanto prima i lavori conclusi nel 2011 in merito alla proposta di direttiva del Consiglio che istituisce la CCCTB, tenendo conto della posizione del Parlamento in materia e dei nuovi sviluppi intervenuti da allora e integrando le più recenti conclusioni del lavoro svolto dall'OCSE, segnatamente le norme risultanti dal Piano d'azione sull'erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili (BEPS), in modo da consentire la redazione di un testo consolidato nel corso del 2016;

117.  invita la Commissione a includere nelle sue proposte disposizioni volte a chiarire la definizione di investimenti nella R&S e di stabile organizzazione in linea con la sostanza economica, inclusa l'economia digitale; sottolinea l'importanza degli investimenti nella R&S e la necessità di agevolare piuttosto che ostacolare gli investimenti e la crescita nell'economia digitale, dando all'economia emergente europea del settore digitale un vantaggio competitivo rispetto ad altri soggetti negli Stati Uniti e altrove; evidenzia che, stando ai dati esistenti, gli speciali regimi fiscali sugli utili riconducibili ai brevetti (patent box) non contribuiscono a stimolare l'innovazione e possono dar luogo a una forte erosione della base imponibile mediante il trasferimento degli utili; sottolinea al contempo la necessità di ridurre al minimo l'abuso o lo sfruttamento di tali sistemi tramite un'azione coordinata degli Stati membri e l'adozione di norme e definizioni comuni che stabiliscano cosa rientra nel concetto di promozione della R&S; pone in evidenza che il cosiddetto "nexus approach" modificato per i regimi fiscali speciali sugli utili riconducibili ai brevetti, raccomandato dall'iniziativa BEPS, non basterà per limitare in maniera adeguata i problemi associati a tali regimi;

118.  sottolinea che, per ripristinare il nesso tra imposizione fiscale e sostanza economica e garantire che le imposte vengano pagate nei paesi in cui si svolge effettivamente l'attività economica e avviene la creazione di valore, e per correggere le asimmetrie esistenti, la "formula di ripartizione" dovrebbe operare una distinzione tra i settori onde tenere conto delle loro caratteristiche specifiche, in particolare per quanto riguarda le imprese digitali, dal momento che l'economia digitale rende ancora più difficile per le autorità fiscali determinare dove avviene la creazione di valore; invita la Commissione a considerare attentamente la posizione del Parlamento sulla CCCBT e ad adottare una formula di ripartizione che rifletta le reali attività economiche delle imprese; esorta la Commissione a proseguire i lavori sulle opzioni concrete per l'elaborazione di tale criterio di ripartizione, in particolare al fine di prevedere, per ogni settore, l'impatto sul gettito fiscale di ciascuno Stato membro, secondo la struttura della sua economia; sottolinea inoltre che la CCCTB rappresenta uno strumento utile per combattere l'erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili e creare valore aggiunto europeo indipendentemente dall'eventuale impiego parziale del gettito fiscale come nuova risorsa propria del bilancio dell'UE;

119.  sostiene fermamente l'introduzione tempestiva di una CCCTB piena e obbligatoria; approva la strategia della Commissione di introdurre una CCTB semplice (senza consolidamento) quale primo passo del suo piano d'azione del giugno 2015, ma sottolinea che ciò lascerà aperte molte questioni, specialmente per le imprese che operano nel mercato unico, dal momento che una CCTB non garantirebbe la compensazione delle perdite mediante il consolidamento, non affronterebbe la burocrazia e l'incertezza associate ai prezzi di trasferimento, che costituiscono un altro dei principali strumenti di elusione fiscale utilizzati dalle multinazionali, né metterebbe efficacemente fine allo spostamento delle basi imponibili nell'Unione; esorta pertanto la Commissione a stabilire un termine concreto e ravvicinato per l'inclusione dell'"elemento consolidamento" nell'iniziativa relativa alla CCCTB; invita la Commissione ad astenersi da qualsiasi valutazione d'impatto aggiuntiva di tale misura, che è presente nell'agenda dell'UE ormai da decenni, è già stata oggetto di ampi lavori preparatori ed è rimasta bloccata in seno al Consiglio fin dalla sua presentazione ufficiale nel 2011;

120.  invita la Commissione, in attesa dell'adozione di una CCCTB piena e della sua completa attuazione a livello dell'UE, ad attivarsi immediatamente per garantire una tassazione efficace, ridurre il trasferimento degli utili (principalmente mediante i prezzi di trasferimento), predisporre, in attesa del consolidamento, un regime provvisorio di compensazione degli utili e delle perdite transfrontalieri, che dovrebbe essere di natura temporanea e dotato di sufficienti garanzie che non verranno a crearsi ulteriori opportunità di pianificazione fiscale aggressiva, e introdurre altresì norme antiabuso appropriate ed efficaci in tutte le direttive pertinenti; invita la Commissione a verificare che le direttive e le proposte di direttiva esistenti nel settore del diritto fiscale e societario siano atte a garantire una tassazione efficace; invita il Consiglio a prepararsi per l'adozione tempestiva di tali disposizioni; evidenzia che, per realizzare uno dei suoi obiettivi, vale a dire la riduzione della burocrazia, l'applicazione di una base imponibile consolidata comune dovrebbe essere accompagnata dalla messa in atto di norme contabili comuni e da un'adeguata armonizzazione delle prassi amministrative in materia fiscale;

121.  invita la Commissione a formulare una legislazione chiara sulla definizione di sostanza economica, creazione di valore e stabile organizzazione, allo scopo di affrontare in particolare la questione delle società di comodo, nonché a elaborare criteri e una legislazione dell'UE per il trattamento della R&S che siano compatibili anche, ma non solo, con i lavori dell'OCSE in materia, dal momento che gli Stati membri stanno attualmente procedendo alla riforma della loro strategia al riguardo, spesso cumulativamente con le sovvenzioni; sottolinea che tale legislazione dovrebbe indicare chiaramente la necessità di un legame diretto tra i regimi preferenziali concessi dall'amministrazione fiscale e le sottostanti attività di R&S; invita la Commissione a rivedere la normativa dell'UE sulle società estere controllate e la relativa attuazione in conformità della sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea nella causa Cadbury Schweppes (C-196/04), al fine di garantire il pieno uso di questo tipo di società, escludendo costruzioni di puro artificio, per evitare casi di doppia non imposizione; invita altresì la Commissione a presentare proposte intese ad armonizzare le norme in materia di società estere controllate nell'UE;

122.  invita inoltre la Commissione, in assenza di una definizione generalmente accettata, a effettuare ulteriori analisi e studi allo scopo di definire la pianificazione fiscale aggressiva e le pratiche fiscali dannose, e in particolare per quanto riguarda le violazioni delle convenzioni in materia di doppia imposizione e le regolazioni ibride da disallineamento fiscale, tenendo conto dei diversi impatti negativi che possono avere sulla società, a garantire il loro monitoraggio e determinare con maggiore precisione l'incidenza dell'elusione fiscale nell'UE e nei paesi in via di sviluppo; invita altresì la Commissione a definire una metodologia di misurazione della perdita di gettito fiscale risultante dall'elusione e dall'evasione fiscali – come annunciato nella sua proposta del marzo 2015 – e ad assicurare che tale misurazione abbia luogo regolarmente per monitorare i progressi compiuti ed elaborare risposte strategiche adeguate; chiede alla Commissione di adottare le misure necessarie per chiarire lo status preciso di tutte le "giurisdizioni dipendenti" degli Stati membri e stabilire quali pressioni sarebbe possibile esercitare per modificare le loro pratiche, al fine di evitare l'erosione della base imponibile all'interno dell'UE;

123.  rammenta che, oltre alla frode fiscale a livello delle imprese, si registra un numero considerevole di frodi a danno dell'IVA transfrontaliera, un'imposta che è fondamentale per tutte le tesorerie nazionali; invita la Commissione a prevedere misure che consentano di affrontare il problema, fra cui un migliore coordinamento tra le agenzie fiscali nazionali sulla questione;

Codice di condotta in materia di tassazione delle imprese

124.  chiede un'urgente riforma del Codice di condotta in materia di tassazione delle imprese e del gruppo responsabile della sua applicazione, poiché fino ad ora la sua utilità è stata alquanto discutibile, al fine di affrontare gli ostacoli che impediscono attualmente di combattere efficacemente le pratiche fiscali dannose e di agevolare il coordinamento e la cooperazione in materia di politica fiscale a livello di UE;

125.  invita gli Stati membri, in uno spirito di buona cooperazione, a sottoscrivere le proposte incluse nel piano d'azione della Commissione del 17 giugno 2015 per un'equa ed efficace tassazione delle società nell'UE; ritiene che una maggiore trasparenza e rendicontabilità conferirebbero maggiore legittimità al gruppo; raccomanda pertanto la riorganizzazione della governance e del mandato del gruppo, anche attraverso la nomina di un presidente permanente e politicamente responsabile, il miglioramento dei suoi metodi di lavoro, tra cui un eventuale meccanismo di applicazione, la regolare partecipazione dei ministri delle Finanze o di alti funzionari ai suoi lavori, onde accrescerne la visibilità, e uno scambio di informazioni rafforzato all'interno del gruppo, allo scopo di affrontare in modo efficace le questioni relative all'erosione della base imponibile e del trasferimento degli utili; chiede inoltre l'aggiornamento e l'ampliamento dei criteri fissati nel Codice, al fine di far fronte a nuove forme di pratiche fiscali dannose, anche nei paesi terzi; invita il presidente del gruppo e il Consiglio a riferire periodicamente alla propria commissione competente e a scambiare opinioni con essa in merito alle attività del gruppo, in particolare per quanto riguarda la presentazione delle sue relazioni semestrali al Consiglio ECOFIN;

126.  invita il Consiglio, più in generale, a sostenere la promozione di un reale controllo democratico delle questioni fiscali transfrontaliere a livello dell'UE, analogamente a quanto già previsto in altri ambiti in cui gli Stati membri o altre istituzioni indipendenti, quali la Banca centrale europea o il Consiglio di vigilanza del Meccanismo di vigilanza unico, hanno competenza esclusiva; invita il Consiglio e gli Stati membri a valutare la possibilità di istituire un gruppo ad alto livello sulla politica fiscale, come proposto anche dal Presidente della Commissione; sottolinea che un siffatto "comitato fiscale", con l'obbligo di render conto al Parlamento del proprio operato, sarebbe composto dal Consiglio e dalla Commissione, sul modello del comitato economico e finanziario, nonché da esperti indipendenti, ed eserciterebbe più in generale un controllo sulla politica fiscale legislativa e non legislativa e riferirebbe al Consiglio ECOFIN; rivendica un diritto d'iniziativa per poter denunciare al gruppo "Codice di condotta" le eventuali misure nazionali che, a suo avviso, soddisfano i criteri di concorrenza fiscale dannosa previsti dal Codice di condotta;

127.  invita la Commissione a procedere a un secondo aggiornamento della relazione Simmons & Simmons del 1999 sulle pratiche amministrative, cui è fatto riferimento al paragrafo 26 della relazione del gruppo "Codice di condotta" (relazione Primarolo (SN 4901/99));

128.  esorta il Consiglio e gli Stati membri, nel pieno rispetto dei trattati e della competenza degli Stati membri in materia di imposizione diretta, ad accrescere la trasparenza e l'assunzione di responsabilità del gruppo, nonché a migliorarne l'attività di monitoraggio, e invita la Commissione a proporre una legislazione quadro nell'ambito del metodo comunitario; considera indispensabile garantire al pubblico in generale maggiori informazioni sui lavori del gruppo;

129.  invita la Commissione ad attuare pienamente le raccomandazioni del Mediatore europeo riguardanti la composizione dei gruppi di esperti e ad adottare una tabella di marcia per garantire che i gruppi di esperti abbiano una composizione equilibrata; insiste sul fatto che, contemporaneamente al lavoro volto alla realizzazione di questo obiettivo, dovrebbero essere immediatamente avviate le riforme della struttura e della composizione attuali; sottolinea che tali riforme non comporterebbero una carenza di competenze tecniche disponibili per il processo legislativo, dal momento che queste potrebbero essere presentate tramite consultazioni pubbliche o audizioni pubbliche di esperti aperte ai rappresentanti di qualsiasi interesse; invita la Commissione ad adottare una chiara definizione di conflitto di interessi e politiche rigorose per evitare che gli attori esposti al rischio di tali conflitti di interesse, come pure i rappresentanti delle organizzazioni condannate per evasione fiscale o di qualsiasi altro illecito penale, siano membri attivi di qualsiasi o organo specialistico o consultivo;

Aiuti di Stato

130.  accoglie molto favorevolmente e sostiene il ruolo essenziale della Commissione quale competente autorità garante della concorrenza nelle indagini in corso sugli aiuti di Stato riguardanti i ruling fiscali; reputa inappropriata la scelta di diversi Stati membri di trincerarsi dietro al segreto nel caso di progetti che hanno beneficiato di aiuti di Stato; incoraggia la Commissione ad esercitare appieno i suoi poteri in conformità delle norme dell'UE in materia di concorrenza per combattere le pratiche fiscali dannose e a sanzionare gli Stati membri e le società di cui è accertato il coinvolgimento in siffatte pratiche; sottolinea la necessità che la Commissione consacri maggiori risorse – finanziarie e umane – al potenziamento della propria capacità di portare avanti contemporaneamente tutte le necessarie indagini sugli aiuti di Stato di natura fiscale; sottolinea altresì la necessità che gli Stati membri si conformino pienamente alle indagini e alle richieste di informazioni della Commissione;

131.  invita la Commissione ad adottare nuovi orientamenti, al più tardi entro la metà del 2017, nel quadro della sua iniziativa per la modernizzazione degli aiuti di Stato, volti a chiarire cosa s'intenda per aiuto di Stato di natura fiscale e per prezzi di trasferimento "adeguati", al fine di eliminare le incertezze giuridiche sia per i contribuenti adempienti sia per le amministrazioni fiscali, e a definire di conseguenza un quadro per le pratiche fiscali degli Stati membri, senza scoraggiare il ricorso a ruling fiscali legittimi; contesta l'utilità della convenzione sull'arbitrato, che non è efficiente per la risoluzione delle controversie, in particolare in materia di prezzi di trasferimento; ritiene che tale strumento debba essere riorganizzato e reso più efficiente oppure sostituito da un meccanismo di composizione delle controversie dell'UE con procedure amichevoli più efficaci;

132.  invita la Commissione ad estendere le indagini ad altre società multinazionali citate nell'ambito dello scandalo Luxleaks e ad altre misure analoghe per natura o effetto, quali i prezzi di trasferimento;

133.  invita la Commissione, in linea con la responsabilità più ampia attribuita agli Stati membri dall'iniziativa per la modernizzazione degli aiuti di Stato, a valutare la possibilità di istituire una rete di amministrazioni fiscali nazionali per scambiare le migliori prassi e contribuire in modo più coerente a evitare l'introduzione di qualsiasi misura fiscale che potrebbe costituire un aiuto di Stato illecito; invita la Commissione a rafforzare le sinergie strategiche tra le attività del gruppo "Codice di condotta" (riformato) e l'applicazione da parte della Commissione delle norme in materia di concorrenza nell'ambito degli aiuti di natura fiscale;

134.  prende atto che le vigenti norme di controllo degli aiuti di Stato tentano di affrontare le prassi anticoncorrenziali revocando i vantaggi indebiti concessi a determinate società; invita la Commissione a valutare la possibilità di modificare le norme esistenti allo scopo di consentire che gli importi recuperati a seguito di una violazione delle norme dell'UE in materia di aiuti di Stato siano restituiti agli Stati membri che hanno subito un'erosione delle loro basi imponibili, e non allo Stato membro che ha concesso l'aiuto illecito di natura fiscale, come avviene attualmente, o al bilancio dell'UE; chiede alla Commissione di modificare la normativa in vigore per garantire la possibilità di adottare sanzioni nei confronti dei paesi e delle società che violano le norme sugli aiuti di Stato;

Trasparenza

135.  è del parere che l'Unione abbia sia potenzialmente in grado di divenire un modello e un leader mondiale in termini di trasparenza fiscale;

136.  pone l'accento sull'importanza cruciale della trasparenza per rafforzare l'obbligo delle società multinazionali di rendere conto al pubblico e assistere le amministrazioni fiscali nelle loro indagini: sottolinea che essa può esercitare un forte effetto deterrente e portare a una modifica dei comportamenti sia in ragione dei rischi per la reputazione delle società che non si adeguano sia mediante la fornitura di informazioni alle autorità competenti, le quali possono quindi adottare le misure correttive e le sanzioni del caso; sottolinea che occorre trovare un equilibrio tra la necessità di trasparenza e l'esigenza di tutelare gli interessi commerciali sensibili e di rispettare le norme in materia di protezione dei dati;

137.  ritiene che una maggiore trasparenza per quanto riguarda le attività delle grandi società multinazionali sia essenziale per garantire che le amministrazioni fiscali siano in grado di contrastare efficacemente l'erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili (BEPS); ribadisce pertanto la propria posizione secondo cui le società multinazionali in tutti i settori dovrebbero pubblicare in maniera chiara e comprensibile nei propri bilanci, per Stato membro e per paese terzo in cui sono stabilite, una serie di informazioni aggregate, tra cui utile o perdita prima delle imposte, imposte sull'utile o sulla perdita, numero di dipendenti, attività detenute, informazioni di base sui ruling fiscali, ecc. (comunicazione per paese); sottolinea l'importanza di rendere tali informazioni disponibili al pubblico, eventualmente per mezzo di un registro centrale a livello di UE; sottolinea inoltre che le PMI e le imprese a media capitalizzazione che non sono società multinazionali dovrebbero essere esentate da tale obbligo; invita il Consiglio ad adottare, entro la fine del 2015, la posizione votata dal Parlamento votata sulla direttiva sui diritti degli azionisti nel luglio 2015; sottolinea che i requisiti in materia di trasparenza dovrebbero essere definiti e applicati in modo da non avere l'effetto di porre le imprese dell'UE in una situazione di svantaggio concorrenziale;

138.  invita gli Stati membri ad attuare un sistema più ampio di comunicazione per paese da mettere a disposizione delle autorità fiscali, che sia conforme alla norma dell'OCSE e comprenda informazioni più dettagliate quali dichiarazioni dei redditi e operazioni intragruppo; sottolinea che la fornitura di informazioni fiscali da parte delle imprese ad altre amministrazioni fiscali deve essere accompagnata da un miglioramento del quadro per la composizione delle controversie, al fine di chiarire i rispettivi diritti di ciascuna parte e di evitare qualsiasi effetto secondario negativo; sottolinea che, nei confronti delle autorità fiscali dei paesi terzi, le informazioni dovrebbero essere trasmesse solamente alle autorità dei paesi che hanno concluso accordi equivalenti a quelli previsti dalla Convenzione sull'arbitrato dell'Unione europea; chiede inoltre la definizione di principi contabili armonizzati che consentano, in particolare, un'informazione più dettagliata per quanto riguarda i canoni;

139.  chiede alla Commissione di sostenere tale impostazione, in linea con le sue precedenti valutazioni e posizioni, e di adottare tutte le misure necessarie per garantire l'estensione della sua applicazione a tutte le società multinazionali operanti sul mercato interno, e sollecita altresì l'OCSE a sostenerne l'estensione in tutto il mondo per garantire che tutte le società che effettuano operazioni transfrontaliere siano soggette a obblighi analoghi; sottolinea che le azioni volte a rafforzare la trasparenza, seppur necessarie, non sono sufficienti per affrontare la questione in modo globale e che occorre altresì realizzare riforme sostanziali dei sistemi fiscali a livello nazionale, unionale e internazionale;

140.  sottolinea che l'attuale opacità attorno al sistema fiscale internazionale consente alle società multinazionali di eludere le imposte e le legislazioni nazionali in materia fiscale, nonché di spostare i loro utili in paradisi fiscali; invita la Commissione e gli Stati membri a garantire che le autorità competenti abbiano pieno accesso pieno ai registri centrali contenenti informazioni sulla titolarità effettiva di società e fiduciarie, in conformità della quarta direttiva antiriciclaggio; invita gli Stati membri a recepire rapidamente la quarta direttiva antiriciclaggio, garantendo un accesso ampio e semplificato alle informazioni contenute nei registri centrali dei titolari effettivi; ribadisce la propria posizione secondo cui tali registri dovrebbero essere pubblici;

141.  prende atto del lavoro svolto dalla Commissione ai fini della creazione di un codice di identificazione fiscale europeo (CIF); invita la Commissione a presentare una proposta relativa a un CIF, basata sull'idea di CIF Unione europea delineata nel Piano d'azione per rafforzare la lotta alla frode fiscale e all'evasione fiscale della Commissione (azione 22); rammenta che i CIF sono considerati gli strumenti migliori per identificare i contribuenti ed esorta pertanto ad accelerare l'attuazione del progetto; invita inoltre la Commissione ad adoperarsi attivamente per mettere a punto un codice identificativo simile a livello globale, come ad esempio l'identificativo dei soggetti giuridici (LEI) elaborato dal comitato di sorveglianza sulla regolamentazione;

142.  sottolinea inoltre che la trasparenza è importante anche nelle indagini in corso sugli aiuti di Stato in relazione ai ruling fiscali;

143.  chiede alla Commissione di esaminare le possibilità di applicare nell'Unione europea disposizioni simili alla norma(48) del Governmental Accounting Standards Board (GASB) degli Stati Uniti, che obbliga i governi statali e locali a comunicare il volume di gettito che perdono a causa delle agevolazioni fiscali concesse alle imprese ai fini dello sviluppo economico;

Protezione degli informatori

144.  invita la Commissione a proporre l'istituzione, entro il giugno 2016, di un quadro legislativo dell'UE per l'efficace protezione di informatori e soggetti analoghi; sottolinea che non è accettabile che i cittadini e i giornalisti possano essere soggetti a procedimenti giudiziari invece di beneficiare di protezione giuridica quando, agendo nel pubblico interesse, rivelano informazioni o segnalano sospetti comportamenti scorretti, irregolarità, frodi o attività illecite, in particolare riguardo a casi di elusione fiscale, evasione fiscale e riciclaggio di denaro o ad altri comportamenti che violano i principi fondamentali dell'Unione europea, quale il principio della cooperazione leale;

145.  chiede alla Commissione di prendere in considerazione una serie di strumenti che consentano di assicurare la protezione contro procedimenti giudiziari ingiustificati, sanzioni economiche e discriminazioni, garantendo nel contempo anche la tutela della riservatezza e dei segreti commerciali; richiama l'attenzione, a tale riguardo, sull'esempio offerto dalla legge statunitense "Dodd-Frank Act", che prevede una ricompensa per gli informatori che forniscono informazioni originali alle autorità e li protegge dai procedimenti giudiziari e dalla perdita del posto di lavoro, tenendo presente che tale ricompensa non dovrebbe costituire un incentivo a pubblicare informazioni sensibili sotto il profilo commerciale; propone la creazione di un organo europeo indipendente incaricata di raccogliere queste informazioni e di condurre indagini, come pure di un fondo comune paneuropeo per gli informatori al fine di garantire che gli informatori ricevano un'assistenza finanziaria adeguata, finanziato mediante un prelievo su una quota dei fondi recuperati o delle ammende versate; è del parere che occorra garantire protezione agli informatori anche nel caso in cui informino il pubblico quando le autorità competenti a livello nazionale e di UE sono state informate ma non hanno reagito entro un mese dalla notifica;

Responsabilità sociale delle imprese

146.  ritiene che attuare una strategia fiscale responsabile debba essere considerato uno dei pilastri della responsabilità sociale delle imprese (RSI), in particolare in conformità della definizione aggiornata di RSI come "responsabilità delle imprese per il loro impatto sulla società"(49); si rammarica del fatto che la maggior parte delle imprese non includono tale concetto nella relazione sull'RSI; sottolinea che la pianificazione fiscale aggressiva è incompatibile con l'RSI; invita la Commissione a inserire il concetto in questione, definendone correttamente il contenuto, in una strategia aggiornata dell'UE in materia di responsabilità sociale delle imprese;

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OCSE

147.  sostiene il piano d'azione dell'OCSE sull'erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili, pur riconoscendo che è il frutto di un compromesso che risulta insufficiente per affrontare il problema dell'elusione fiscale in tutta la sua portata e che tali proposte dovrebbero costituire la base per un'ulteriore azione a livello di UE e mondiale; invita l'OCSE, i suoi paesi membri e tutti gli altri paesi interessati a creare un efficace strumento di monitoraggio, al fine di valutare i progressi compiuti nell'attuazione di tali orientamenti, ottenere prove della sua efficacia e, se del caso, ad adottare misure correttive;

148.  raccomanda il rafforzamento dei legami istituzionali e della cooperazione tra l'OCSE e la Commissione per continuare a garantire la compatibilità dei due processi ed evitare la duplicazione delle norme; invita gli Stati membri a recepire correttamente nella legislazione nazionale tutta la legislazione dell'UE basata sugli orientamenti dell'OCSE, facendo dell'UE un precursore nell'attuazione delle raccomandazioni dell'OCSE; sottolinea, tuttavia, che l'approccio dell'OCSE continua a essere basato su norme non vincolanti e che la sua azione deve essere integrata da un adeguato quadro legislativo a livello dell'UE per affrontare le esigenze di un mercato unico, ad esempio sotto forma di una direttiva contro l'erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili che vada oltre la relativa iniziativa dell'OCSE nei settori che non sono sufficientemente coperti;

Paradisi fiscali

149.  chiede un approccio comune dell'UE in relazione ai paradisi fiscali; invita la Commissione, in particolare, a portare avanti i lavori volti a sviluppare e ad adottare una definizione europea di paradisi fiscali, un insieme comune di criteri per la loro identificazione, indipendentemente dal luogo in cui sono situati, e sanzioni appropriate nei confronti dei paesi che cooperano con essi, come previsto dalla raccomandazione della Commissione del dicembre 2012 concernente misure destinate a incoraggiare i paesi terzi ad applicare norme minime di buona governance in materia fiscale (che ad esempio non si limitino allo scambio di informazioni e alla trasparenza, ma includano altresì una concorrenza fiscale leale e una tassazione efficace) e delle società che se ne avvalgono a fini di pianificazione fiscale aggressiva, e a proseguire altresì i lavori intesi a definire adeguate misure comuni che si applichino a tali giurisdizioni; rimanda alla sua risoluzione del 21 maggio 2013 sulla lotta contro la frode fiscale, l'evasione fiscale e i paradisi fiscali, nella quale figura un elenco non esaustivo di possibili misure in tal senso(50); ribadisce che veri e propri elenchi europei, aggiornati periodicamente e basati su indicatori esaustivi, trasparenti, concreti, oggettivamente verificabili e comunemente accettati, costituirebbero uno strumento più efficace per promuovere una buona governance in materia fiscale e modificare i comportamenti fiscali nei confronti di tali giurisdizioni e al loro interno;

150.  invita la Commissione a includere nella lista nera europea i territori che concedono vantaggi fiscali a soggetti senza richiedere loro di svolgere attività economiche sostanziali nel paese, che applicano un prelievo fiscale effettivo considerevolmente basso e che non garantiscono lo scambio automatico di informazioni fiscali con le altre giurisdizioni;

151.  pone in particolare l'accento sulla necessità di garantire che i flussi finanziari in uscita siano tassati almeno una volta, ad esempio imponendo una ritenuta d'imposta o adottando misure equivalenti, al fine di evitare che gli utili escano dall'UE senza essere soggetti a tassazione, e invita la Commissione a presentare una proposta legislativa in tal senso, ad esempio attraverso la revisione della direttiva sulle società madri e figlie e della direttiva sugli interessi e i canoni; ribadisce che dovrebbe essere istituito un sistema che imponga di presentare alle autorità fiscali nazionali e di inoltrare alla Commissione un documento di conferma attestante tale operazione, in modo da proteggere il mercato unico e mantenere il collegamento tra il luogo in cui sono realizzati gli utili e il valore economico e quello in cui questi sono tassati, sottolinea che un sistema di questo tipo dovrebbe essere concepito accuratamente, onde evitare la doppia imposizione e controversie; invita la Commissione non solo a sostenere la promozione, da parte dell'OCSE, di un approccio multilaterale alle questioni fiscali inteso a semplificare gli accordi internazionali in materia fiscale e a garantire che gli utili siano tassati nel luogo in cui è stato creato il valore, ma anche a rafforzare il ruolo dell'UE sulla scena internazionale, assicurando che essa si esprima con una sola voce, e ad adoperarsi per l'istituzione di un quadro comune dell'UE sui trattati bilaterali in materia fiscale come pure per la progressiva sostituzione dell'elevato numero di singoli trattati fiscali bilaterali con trattati conclusi tra l'UE e le giurisdizioni terze; sottolinea che questo sarebbe il modo più immediato per combattere le pratiche di ricerca dei trattati più vantaggiosi; invita, nel frattempo, gli Stati membri a inserire immediatamente nei loro trattati fiscali clausole antiabuso, in linea con le proposte BEPS;

152.  ritiene che l'istituzione di accordi di libero scambio debba essere accompagnata da un rafforzamento della cooperazione in materia fiscale, evitando l'elusione fiscale ad opera delle società che competono sugli stessi mercati e garantendo condizioni di parità; chiede pertanto alla Commissione di introdurre in tutti gli accordi di libero scambio dell'UE disposizioni in materia fiscale che obblighino i paesi partner a esercitare la buona governance fiscale e ad assicurare la reciprocità nelle questioni fiscali; sottolinea che i lavori intrapresi nell'ambito della Piattaforma per la buona governance in materia fiscale costituiscono una buona base per l'attuazione di questo principio; evidenzia che si potrebbe adottare un'impostazione analoga per gli accordi di cooperazione dell'UE;

153.  invita gli organi dell'Unione europea a non cooperare con le giurisdizioni considerate poco collaborative in materia fiscale, né con le imprese condannate per frode fiscale, evasione fiscale o pianificazione fiscale aggressiva; chiede che istituzioni come la Banca europea per gli investimenti (BEI) e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) non cooperino più, attraverso i loro intermediari finanziari, con le giurisdizioni fiscali non cooperative, chiede inoltre agli organismi dell'UE di impegnarsi a non concedere finanziamenti UE a imprese condannate per frode fiscale, evasione fiscale o pianificazione fiscale aggressiva;

154.  invita la Commissione ad avvalersi di tutti gli strumenti a sua disposizione per incoraggiare un approccio più coordinato nei confronti dei paesi sviluppati al fine di promuovere una maggiore reciprocità nelle questioni fiscali, in particolare per quanto concerne lo scambio di informazioni con gli Stati Uniti d'America a seguito dell'entrata in vigore della legge statunitense sugli adempimenti fiscali dei conti esteri ("Foreign Account Tax Compliance Act"); chiede altresì alla Commissione, alla luce dell'accordo concluso il 27 maggio 2015 tra l'UE e la Svizzera in relazione allo scambio automatico di informazioni finanziarie a fini fiscali, di monitorare con attenzione, nell'ottica di preservare il mercato unico, la progressiva eliminazione concordata con la Svizzera di alcune pratiche fiscali dannose, in linea con gli orientamenti sull'erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili, nonché di controllare che non vengano introdotte nuove misure fiscali dannose in futuro; invita la Commissione, nei suoi negoziati in corso con la Svizzera, a suggerire l'introduzione di norme relative alle società controllate estere nel diritto di tale paese; ribadisce che la Commissione deve assicurare che la Svizzera segua l'approccio dell'UE in campo fiscale e riferire al Parlamento;

155.  ricorda che tutti gli Stati membri hanno scelto un approccio multilaterale di scambio automatico di informazioni, attraverso la convenzione sulla reciproca assistenza in materia fiscale e attraverso la revisione nel 2014 delle pertinenti direttive dell'UE(51); sottolinea che queste due iniziative sono elementi chiave per combattere l'evasione fiscale e il segreto bancario, in quanto comportano l'obbligo delle istituzioni finanziarie di segnalare alle amministrazioni fiscali una vasta gamma di informazioni riguardanti i residenti con reddito generato da attività detenute all'estero;

Paesi in via di sviluppo

156.  sottolinea che, nel mettere a punto azioni e politiche volte a contrastare l'elusione fiscale, occorre prestare un'attenzione specifica, a livello nazionale, dell'UE e internazionale, alla situazione dei paesi in via di sviluppo, e in particolare dei paesi meno sviluppati, che in genere sono i più colpiti dall'elusione fiscale societaria e presentano una base imponibile molto ristretta e un rapporto ridotto tra gettito fiscale e PIL; pone in evidenza che tali azioni e politiche dovrebbero contribuire a generare entrate pubbliche proporzionate al valore aggiunto creato sul loro territorio, in modo da garantire finanziamenti adeguati per le strategie di sviluppo, il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del Millennio e l'agenda di sviluppo post-2015; valuta positivamente, in questo contesto, l'operato del Comitato di esperti delle Nazioni Unite sulla cooperazione internazionale in materia fiscale; chiede alla Commissione di sostenere gli interessi dei paesi in via di sviluppo nelle iniziative internazionali esistenti e di includere i rappresentanti di tali paesi nella sua Piattaforma per la buona governance in materia fiscale;

157.  invita l'UE e i membri BEPS dell'OCSE a provvedere affinché la nuova "norma globale per lo scambio automatico di informazioni" preveda un periodo di transizione per i paesi in via di sviluppo che attualmente non possono soddisfare i requisiti in materia di scambio reciproco e automatico di informazioni a causa della mancanza di capacità amministrativa;

158.  invita la Commissione a proporre nuove misure che contribuiscano a rafforzare le capacità amministrative nei paesi in via di sviluppo, in particolare in materia fiscale, nell'ottica di consentire uno scambio efficace di informazioni fiscali con le loro amministrazioni; chiede l'istituzione di una piattaforma per i paesi in via di sviluppo mediante l'attuazione di progetti pilota relativi allo scambio automatico di informazioni in materia fiscale; invita i paesi in via di sviluppo a promuovere accordi regionali o altre forme di cooperazione in materia fiscale, al fine di migliorare la loro posizione negoziale nei confronti degli investitori esteri diretti e delle società multinazionali e di affrontare le questioni di interesse comune;

159.  invita gli Stati membri a garantire che le loro agenzie di aiuto allo sviluppo dispongano di sufficienti competenze tecniche, provenienti in particolare dai ministeri delle finanze e dalle amministrazioni tributarie, per affrontare le questioni fiscali nelle politiche di sviluppo;

160.  richiama l'attenzione sul piano d'azione presentato nella sua risoluzione dell'8 luglio 2015 sull'elusione e l'evasione fiscali quali sfide per la governance, la protezione sociale e lo sviluppo nei paesi in via di sviluppo; incoraggia tutti i paesi e le organizzazioni internazionali, tra cui le Nazioni Unite, a prendere parte a un processo inclusivo e a contribuire all'agenda fiscale del G20/OCSE affrontando l'erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili, nonché promuovendo la trasparenza fiscale internazionale e la condivisione globale delle informazioni fiscali, ad esempio mediante la definizione di uno standard comune per la comunicazione di informazioni nell'ambito dello scambio automatico di informazioni in materia fiscale o attraverso la comunicazione al pubblico della titolarità effettiva; invita la Commissione e gli Stati membri ad appoggiare un ruolo più incisivo delle Nazioni Unite in future discussioni internazionali in materia fiscale, ad esempio incentivando la creazione di un organismo fiscale globale sotto l'egida delle Nazioni Unite;

Consulenti fiscali

161.  richiama l'attenzione sulla problematica e discutibile coesistenza, all'interno delle stesse società, di servizi di consulenza fiscale e di audit e di altre attività di consulenza intesi, da un lato, a prestare assistenza alle amministrazioni tributarie, ad esempio per l'elaborazione di sistemi d'imposizione o il miglioramenti nella riscossione delle imposte, e, dall'altro, a fornire servizi di pianificazione fiscale alle multinazionali, che potrebbero sfruttare i punti deboli delle norme tributarie nazionali;

162.  sottolinea che esiste un quadro giuridico europeo, che include il più recente pacchetto di riforme del mercato della revisione contabile, approvato dal Parlamento il 3 aprile 2014(52); invita la Commissione a garantire che le pertinenti disposizioni legislative siano effettivamente applicate negli Stati membri entro i termini previsti e in linea con gli obiettivi perseguiti;

163.  invita la Commissione a presentare proposte volte a definire orientamenti per il settore della consulenza fiscale e a istituire un regime UE di incompatibilità per i consulenti fiscali e, se del caso, per le banche, creando un quadro volto a impedire con efficacia i conflitti di interessi tra i servizi rivolti al settore pubblico e quelli rivolti al settore privato;

164.  invita inoltre la Commissione ad avviare un'indagine per valutare lo stato di concentrazione del settore e le eventuali conseguenti distorsioni della concorrenza; raccomanda che tale indagine esamini altresì specificamente se l'abbinamento di servizi di consulenza fiscale e funzioni di audit all'interno delle stesse società possa dare origine a conflitti di interessi, e che siano di conseguenza proposte misure adeguate, anche introducendo meccanismi per mantenere separati i dipartimenti all'interno delle società di consulenza;

165.  chiede che la Commissione consideri con urgenza la possibilità di introdurre un quadro legislativo che preveda sanzioni adeguate per le società, le banche, le imprese di revisione contabile e i consulenti finanziari di cui è stato dimostrato il coinvolgimento nell'attuazione o nella promozione dell'elusione fiscale illecita e della pianificazione fiscale aggressiva; sottolinea che tali sanzioni dovrebbero esercitare un effetto deterrente e possono includere, tra l'altro, ammende, il divieto di accesso ai finanziamenti a carico del bilancio UE, il divieto di qualsiasi ruolo consultivo nelle istituzioni dell'UE e, in casi estremi e ripetuti, la revoca delle licenze commerciali;

Azioni ulteriori a livello nazionale

166.  incoraggia l'adozione, a livello nazionale, di azioni ulteriori volte a contrastare l'elusione fiscale che si iscrivano nei quadri dell'UE e dell'OCSE, in quanto risposte non coordinate possono dare luogo a nuove asimmetrie e possibilità di raggiro fiscale; sottolinea che il migliore strumento per combattere l'erosione della base imponibile è la cooperazione, in luogo dell'introduzione unilaterale di regimi preferenziali per attirare investimenti;

167.  invita la Commissione a stabilire linee guida sui condoni fiscali concessi dagli Stati membri allo scopo di definire le circostanze in cui tali condoni sarebbero conformi alle disposizioni dei trattati UE relative alla libera circolazione dei capitali, alla libera prestazione di servizi, alle regole sugli aiuti di Stato e alle norme antiriciclaggio, nonché all'approccio comune dell'UE contro i paradisi fiscali; rammenta la necessità di utilizzare tale pratica con estrema cautela per non incoraggiare gli evasori fiscali ad aspettare il prossimo condono;

168.  invita gli Stati membri a introdurre un sistema di ritenute alla fonte sui canoni, per garantire che anche i canoni versati a paesi terzi non contemplati da accordi bilaterali in materia fiscale siano assoggettati ad imposta;

169.  esorta tutti gli Stati membri, prima di introdurre qualsiasi misura fiscale che possa avere ripercussioni all'estero, a effettuare valutazioni di impatto in merito agli effetti di ricaduta negli altri paesi, se del caso con il sostegno tecnico della Commissione; chiede il forte coinvolgimento dei parlamenti nazionali sulla questione dell'elusione fiscale, in quanto nessun regime o trattamento fiscale dovrebbe sfuggire all'adeguata valutazione e al controllo democratico del legislatore;

170.  esorta fermamente gli Stati membri ad arrestare e riconsiderare i tagli alle risorse delle rispettive amministrazioni tributarie, ad incrementare gli investimenti e ad accrescere l'efficienza delle loro amministrazioni tributarie, nonché ad assicurare un'efficace riorganizzazione del personale come pure aggiornamenti delle tecnologie e delle competenze, nell'ottica di contrastare lo sviluppo e l'impatto di pratiche fiscali dannose, che diventano sempre più sofisticate; sollecita la Commissione a prestare assistenza tecnica in relazione a tali sforzi, in particolare nel contesto del programma FISCALIS 2020; invita altresì gli Stati membri ad adoperarsi a favore di regimi fiscali più semplici, efficaci e trasparenti nell'interesse degli Stati membri, dei cittadini e delle imprese;

171.  rammenta che gli appalti pubblici rappresentano il 16% del PIL nell'area UE; chiede una valutazione della possibilità di introdurre criteri di fiscalità, trasparenza o cooperazione relativamente alle gare di appalti pubblici in occasione del prossimo processo di modifica della direttiva sugli appalti pubblici; invita inoltre gli Stati membri a considerare la possibilità di escludere dalla partecipazione agli appalti pubblici le imprese che risultano aver perseguito una pianificazione fiscale aggressiva e regimi di elusione fiscale;

172.  sottolinea infine che la regola dell'unanimità in seno al Consiglio, conferendo a ciascuno Stato membro il diritto di veto, riduce gli incentivi a progredire dalla situazione attuale verso una soluzione più collaborativa; invita la Commissione a non astenersi dal ricorrere, ove opportuno, all'articolo 116 TFUE, secondo cui "qualora la Commissione constati che una disparità esistente nelle disposizioni legislative, regolamentari o amministrative degli Stati membri falsa le condizioni di concorrenza sul mercato interno e provoca, per tal motivo, una distorsione che deve essere eliminata, essa provvede a consultarsi con gli Stati membri interessati. Se attraverso tale consultazione non si raggiunge un accordo che elimini la distorsione in questione, il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria, stabiliscono le direttive all'uopo necessarie. [...]";

173.  si impegna a portare avanti i lavori avviati dalla sua commissione speciale, affrontando gli ostacoli che le hanno impedito di portare a compimento il proprio mandato e assicurando che sia dato un adeguato seguito alle sue raccomandazioni; incarica le autorità competenti di individuare il miglior assetto istituzionale per conseguire tale obiettivo;

174.  ribadisce la sua richiesta di accesso a tutti i documenti UE pertinenti; invita il suo Presidente a trasmettere la presente richiesta alla Commissione e al Consiglio, e fa presente che il Parlamento intende ricorrere a tutti i mezzi possibili a sua disposizione per raggiungere tale obiettivo;

175.  invita la propria commissione competente a dare seguito a queste raccomandazioni nella sua futura relazione di iniziativa legislativa su questo tema;

176.  invita la sua commissione competente per gli affari costituzionali a dar seguito a tali raccomandazioni, in particolare per quanto riguarda l'inserimento di clausole di cooperazione vincolanti nel codice di condotta delle organizzazioni che figurano nel registro per la trasparenza, e le modifiche alle regole che disciplinano l'accesso ai documenti tra le istituzioni dell'UE, al fine di allinearle meglio al principio di leale cooperazione sancito dal TUE;

o
o   o

177.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio europeo, al Consiglio, alla Commissione, agli Stati membri, ai parlamenti nazionali, al G20 e all'OCSE.

ALLEGATO 1

ELENCO DELLE PERSONE INCONTRATE

(RIUNIONI E DELEGAZIONI DI COMMISSIONE)

Data

Oratori

30.3.2015

—  Pierre Moscovici, commissario per gli Affari economici e finanziari, la fiscalità e le dogane

16.4.2015

—  Serge Colin, presidente di UFE (Unione del personale delle finanze)

—  Fernand Müller, presidente del comitato fiscale dell'UFE

—  Paulo Ralha, presidente dell'Unione portoghese dei lavoratori del settore fiscale

—  François Goris (presidente dell'UNSP-NUOD) per la Confederazione europea dei sindacati indipendenti (CESI)

—  Nadja Salson, Federazione sindacale europea dei servizi pubblici

—  Henk Koller, presidente della Federazione europea dei consulenti fiscali (CFE)

—  Olivier Boutellis-Taft, direttore esecutivo della Federazione dei contabili europei (FEE)

—  Ravi Bhatiani, direttore degli affari giuridici di Independent Retail Europe

5.5.2015

—  Margrethe Vestager, commissario per la concorrenza

—  Wolfgang Nolz, presidente del gruppo "Codice di condotta"

—  Jane McCormick, Senior Tax Partner, responsabile fiscale per l'area EMEA, KPMG

—  Chris Sanger, partner, responsabile globale della politica fiscale, Ernst&Young

—  Stef van Weeghel, partner PwC, responsabile della politica fiscale globale

—  Bill Dodwell, direttore della politica fiscale di Deloitte UK

11.5.2015

Audizione pubblica sui ruling fiscali e sulle pratiche fiscali dannose

—  Stephanie Gibaud, informatore ed ex dipendente UBS

—  Lutz Otte, informatore ed ex appaltatore nel settore delle tecnologie dell'informazione presso Julius Baer

—  Kristof Clerix, Consorzio internazionale dei giornalisti d'inchiesta (ICIJ)

—  Edouard Perrin, membro ICIJ

—  Richard Brooks, membro ICIJ

—  Lars Bové, membro ICIJ

—  Xavier Counasse, giornalista di "Le Soir"

—  Dominique Berlin, Collège européen de Paris, Université Panthéon-Assas (Paris 2)

—  Gabriel Zucman, professore associato, London School of Economics and Political Sciences

—  Achim Doerfer, avvocato tributarista, autore e filosofo giuridico

12.5.2015

Delegazione in Belgio

—  Jacques Malherbe, Università di Lovanio (UCL)

—  Axel Haelterman, Università di Lovanio (KUL)

—  Werner Heyvaert, esperto in materia fiscale, Jones Day

—  Wim Wuyts, responsabile fiscale – presidente del comitato fiscale FEB-VBO e Hilde Wampers, vicepresidente in materia fiscale - Gruppo Finanza FEB-VBO

—  Christophe Quintard, (esperto di FGTB, ex ispettore fiscale)

—  Eric van Rompuy (presidente) e altri membri della commissione Bilancio e finanze del parlamento federale

—  Steven Van den Berghe, capo del servizio competente in materia di ruling fiscale

—  Johan Van Overtveld - ministro delle Finanze (riunione tenutasi il 17 giugno)

18.5.2015

Delegazione in Lussemburgo

—  Wim Piot, responsabile fiscale, PWC Luxembourg

—  Nicolas Mackel, amministratore delegato di Luxembourg for Finance

—  Christine Dahm, direttore, e Mike Mathias, membro del Cercle de Coopération des ONG du développement

—  Eugène Berger (presidente) e altri membri della commissione parlamentare per le Finanze

—  Pierre Gramegna, ministro delle Finanze

—  Pascale Toussing, direttore responsabile di questioni fiscali, ministero delle Finanze e membri dell'amministrazione fiscale

22.5.2015

Delegazione a Berna, Svizzera

—  Markus R. Neuhaus, presidente del consiglio di amministrazione di PwC Switzerland, membro dell'ufficio del presidente globale di PwC

—  Frank Marty, membro della direzione, responsabile finanze e imposte, Economie Suisse

—  François Baur, delegato permanente a Bruxelles, responsabile affari europei di Economie Suisse

—  Martin Zogg, membro del comitato esecutivo, responsabile della fiscalità interna e internazionale, Swiss Holdings

—  Urs Kapalle, direttore responsabile per le politiche fiscali e le imposte, Associazione svizzera dei banchieri

—  Mark Herkenrath, Alliance Sud, membro di Global Alliance for Tax Justice

—  Olivier Longchamp, Dichiarazione di Berna

—  Jacques de Watteville, Segretario di Stato per le questioni finanziarie internazionali (SFI)

—  Ambasciatore Christoph Schelling, capo della divisione Fiscalità

—  Adrian Hug, direttore dell'Amministrazione federale svizzera delle contribuzioni

—  Ruedi Noser, membro del Consiglio nazionale, presidente della commissione dell'Economia e dei tributi

—  Urs Schwaller, membro del Consiglio degli Stati

—  Ulrich Trautmann, responsabile per economia e commercio, delegazione dell'Unione europea per la Svizzera e il Principato del Liechtenstein

—  Marco Salvi, ricercatore senior, Avenir Suisse

27.5.2015

Riunione con il Governo di Gibilterra (alla presenza dei coordinatori della commissione TAXE)

—  Fabian Picardo, primo ministro

—  Joseph Garcia, vice primo ministro

28.5.2015

Delegazione a Dublino, Irlanda

—  Martin Lambe, direttore generale, Istituto tributario irlandese

 Michael Noonan, ministro delle Finanze

—  Niall Cody, presidente della commissione Entrate

—  Liam Twomy (presidente) e altri membri della commissione parlamentare per le Finanze (Oireachtas) +commissione mista (Camera-Senato) per gli affari europei -

—  Frank Barry, Trinity College Dublin (TCD)

—  Seamus Coffey, University College Cork (UCC)

—  Feargal O'Rourke, responsabile fiscale, PWC

—  Conor O'Brien, responsabile fiscale, KPMG

—  Jim Clarken, amministratore delegato di Oxfam Ireland

—  Micheál Collins, Nevin Economic Research Institute (NERI).

29.5.2015

Delegazione a L'Aia, Paesi Bassi

—  Sjoera Dikkers, deputato, e altri membri della commissione Finanze del parlamento dei Paesi Bassi

—  Bartjan Zoetmulder, Associazione olandese dei consulenti tributari

—  Hans Van den Hurk, Università di Maastricht

—  Indra Römgens, SOMO, organizzazione indipendente di rete e di ricerca senza fini di lucro

—  Francis Weyzig, Oxfam

—  Pieterbas Plasman, capo dell'Ufficio competente in materia di ruling fiscale

—  Eric Wiebes, Segretario di Stato olandese responsabile per le questioni fiscali

1.6.2015

Audizione pubblica sulla dimensione internazionale dei ruling fiscali e di altre misure

—  Senatore Mario Monti, ex commissario per la concorrenza e le dogane, la fiscalità e il mercato interno

—  Tove Maria Ryding, responsabile in materia di strategia e sensibilizzazione, Rete europea sul debito e lo sviluppo (EURODAD)

—  Antoine Deltour, informatore, ex revisore contabile, Pwc Luxembourg

17.6.2015

Riunione interparlamentare sul tema "pianificazione fiscale aggressiva e ruolo di controllo democratico da parte dei parlamenti"

Trentasette membri provenienti da diciotto parlamenti nazionali:

AT, BE, CY, CZ, FR, DE, GR, HU, IE, IT, LT, LU, MT, PL, PT, RO, ES, SV

—  Heinz Zourek, direttore generale, DG TAXUD

—  Pascal Saint-Amans, direttore del Centro per le politiche e l'amministrazione fiscali dell'OCSE

18.6.2015

Delegazione a Londra, Regno Unito

—  David Gauke, deputato, Segretario finanziario al Tesoro

—  Jim Harra, direttore generale, imposta sulle società, amministrazione tributaria e doganale del Regno Unito (HMRC)

—  Fergus Harradence, direttore di dipartimento, squadra "imposta sulle società", gruppo per le imposte internazionali e sulle società, ministero del Tesoro

—  Andrew Dawson, responsabile della squadra "trattati fiscali", principale negoziatore per i trattati fiscali del Regno Unito

—  Maura Parsons, vicedirettore, responsabile per i prezzi di trasferimento presso l'unità Business International dell'HMRC e presidente del consiglio sui prezzi di trasferimento dell'HMRC

—  Meg Hillier (presidente), Margaret Hodge (ex presidente) e Guto Bebb, membro della commissione sui conti pubblici della Camera dei comuni del Regno Unito

—  Prem Sikka, professore di contabilità, Essex Business School, University of Essex

—  Frank Haskew, capo del dipartimento fiscale dell'ICAEW (Institute of Chartered Accountants in England and Wales), e Ian Young, International Tax Manager

—  Will Morris, presidente della commissione fiscale e della commissione fiscale del BIAC Confederazione dell'industria britannica (CBI)

—  Richard Collier, Senior Tax Partner presso PwC

—  Joseph Stead, Christian Aid

—  Meesha Nehru, direttore dei programmi, Fair Tax Mark

23.6.2015

Scambio di opinioni con le società multinazionali

—  Nathalie Mognetti, direttore fiscale, Total S.A.

—  Martin McEwen, responsabile fiscale, SSE plc

—  Christian Comolet-Tirman, direttore, affari fiscali, Gruppo BNP Paribas

25.6.2015

Riunione con i rappresentanti del governo delle Bermuda (alla presenza dei coordinatori della commissione TAXE)

—  Everard Bob Richards, vice primo ministro e ministro delle Finanze

—  Alastair Sutton, consigliere giuridico UE presso il governo delle Bermuda

02.7.2015

—  Richard Murphy, Tax Research LLP e membro fondatore della Rete per la giustizia fiscale (Tax Justice Network)

—  Guillaume de la Villeguérin, vicepresidente in materia fiscale e doganale, Airbus

17.9.2015

—  Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea

—  Pierre Moscovici, commissario europeo per gli affari economici e finanziari, la fiscalità e le dogane

—  Margrethe Vestager, commissario europeo per la concorrenza

22.9.2015

—  Pierre Gramegna, Presidente del Consiglio ECOFIN, ministro delle Finanze, Lussemburgo

—  Wolfgang Schäuble, ministro federale delle Finanze, Germania

—  Luis de Guindos, ministro dell'Economia e della competitività, Spagna

—  Michel Sapin, ministro delle Finanze e dei conti pubblici, Francia

—  Pier Carlo Padoan, ministro dell'Economia e delle finanze, Italia

16.11.2015

Scambio di opinioni con le società multinazionali

—  Monique Meche, vicepresidente, politica pubblica globale, Amazon

—  Malte Lohan, direttore affari pubblici, Anheuser-Busch InBev SA

—  Mark Hubbard, responsabile globale della politica fiscale, Barclays Bank Group

—  Delphine Reyre, direttore politiche pubbliche Europa meridionale, Facebook

—  Iain McKinnon, responsabile fiscale, HSBC

—  Krister Mattsson, responsabile finanziario e fiscale, IKEA Group

—  Irene Yates, vicepresidente, imposta sulle società, McDonald's Europe

—  Werner Schuster, vicepresidente in materia fiscale, Philip Morris International

—  Nicklas Lundblad, direttore, politica pubblica e relazioni con il governo, Google

—  John Stowell, vicepresidente, imposta sulle società, The Walt Disney Company

—  Robert Jordan, vicepresidente, consiglio fiscale generale, Coca-Cola Company

ALLEGATO 2

ELENCO DELLE RISPOSTE FORNITE DAI PAESI/DALLE ISTITUZIONI

(situazione aggiornata al 16 novembre 2015)

Paese

Risposta

1ª richiesta in data 23.4.2015 - Termine 31.5.2015

Svezia

29.5.2015

Jersey

29.5.2015

Guernsey

31.5.2015

Lussemburgo

1.6.2015

Finlandia

2.6.2015

Slovacchia

3.6.2015

Irlanda

5.6.2015

Paesi Bassi

8.6.2015

Regno Unito

8.6.2015

Francia

10.6.2015

Repubblica ceca

11.6.2015

Lettonia

16.6.2015

Belgio

16.6.2015

Malta

18.6.2015

1° sollecito in data 29.6.2015 - Termine 9.7.2015

Portogallo

30.6.2015

Polonia

2.7.2015

Lituania

3.7.2015

Ungheria

7.7.2015

Croazia

8.7.2015

Estonia

10.7.2015

Grecia

10.7.2015

Spagna

10.7.2015

Gibilterra

13.8.2015

Danimarca

26.8.2015

Germania

2.9.2015

Romania

3.9.2015

Italia

17.9.2015

Ultimo sollecito in data 21.9.2015

Austria

21.9.2015

Cipro

22.9.2015

Bulgaria

28.9.2015

Slovenia

28.9.2015

ISTITUZIONI

Risposta

Commissione

29.4.2015

3.6.2015

31.8.2015

23.10.2015

9.11.2015

Consiglio

29.5.2015

15.6.2015

27.7.2015

ALLEGATO 3

SOCIETÀ MULTINAZIONALI INVITATE

ALLE RIUNIONI DI COMMISSIONE

Nome

Invitati/rappresentanti

Situazione al 16 novembre 2015

Airbus

Guillaume de La Villeguérin,

vicepresidente in materia fiscale e doganale

Partecipazione - 2.7.2015

BNP Paribas

Christian Comolet-Tirman,

direttore, affari fiscali

Partecipazione - 23.6.2015

SSE plc

Martin McEwen, responsabile fiscale

Partecipazione - 23.6.2015

Total S.A.

Nathalie Mognetti,

direttore fiscale

Partecipazione - 23.6.2015

Amazon

Monique Meche, vicepresidente, politica pubblica globale

Partecipazione - 16.11.2015

Anheuser-Busch InBev

Malte Lohan, direttore affari pubblici

Partecipazione - 16.11.2015

Barclays Bank Group

Mark Hubbard, responsabile globale della politica fiscale

Partecipazione - 16.11.2015

Coca-Cola Company

Robert Jordan, vicepresidente, consiglio fiscale generale

Partecipazione - 16.11.2015

Facebook

Delphine Reyre, direttore politiche pubbliche Europa meridionale

Partecipazione - 16.11.2015

Google

Nicklas Lundblad, direttore, politica pubblica e relazioni con il governo

Partecipazione - 16.11.2015

HSBC Bank plc

Iain McKinnon, responsabile fiscale

Partecipazione - 16.11.2015

IKEA Group

Krister Mattsson, responsabile finanziario e fiscale

Partecipazione - 16.11.2015

McDonald's Europe

Irene Yates, vicepresidente, imposta sulle società

Partecipazione - 16.11.2015

Philip Morris

International

Werner Schuster, vicepresidente in materia fiscale

Partecipazione - 16.11.2015

The Walt Disney Company

John Stowell, vicepresidente, imposta sulle società

Partecipazione - 16.11.2015

Fiat Chrysler Automobiles

Sergio Marchionne,

amministratore delegato

Invito declinato in ragione di un'indagine in corso

Walmart

Shelley Broader,

presidente e amministratore delegato, regione EMEA

Invito declinato

(1) Testi approvati, P8_TA(2015)0039.
(2) Direttiva 2011/16/UE del Consiglio, del 15 febbraio 2011, relativa alla cooperazione amministrativa nel settore fiscale e che abroga la direttiva 77/799/CEE (GU L 64 dell'11.3.2011, pag. 1) relativa alla reciproca assistenza fra le autorità competenti degli Stati Membri nel settore delle imposte dirette.
(3) Direttiva 2003/49/CE del Consiglio, del 3 giugno 2003, concernente il regime fiscale comune applicabile ai pagamenti di interessi e di canoni fra società consociate di Stati membri diversi (GU L 157 del 26.6.2003, pag. 49).
(4) GU L 225 del 20.8.1990, pag. 6.
(5) GU L 158 del 27.5.2014, pag. 196.
(6) GU L 83 del 27.3.1999, pag. 1.
(7) GU L 336 del 27.12.1977, pag. 15.
(8) GU L 141 del 5.6.2015, pag. 73.
(9) GU C 384 del 10.12.1998, pag. 3
(10) GU C 258 E del 7.9.2013, pag. 134.
(11) GU C 2 del 6.1.1998, pag. 2.
(12) Testi approvati, P8_TA(2015)0257.
(13) Testi approvati, P8_TA(2015)0265.
(14) Testi approvati, P8_TA(2015)0089.
(15) Testi approvati, P8_TA(2015)0062.
(16) Testi approvati, P7_TA(2013)0444.
(17) Testi approvati, P7_TA(2013)0205.
(18) GU C 258 E del 7.9.2013, pag. 53.
(19) GU C 199 E del 7.7.2012, pag. 37.
(20) GU C 341 E del 16.12.2010, pag. 29.
(21) "Taxation trends in the European Union" (Tendenze dell'Unione europea in ambito fiscale), edizione 2014, Eurostat.
(22) "Taxation Trends in the European Union" (Tendenze in materia fiscale nell'Unione europea), Eurostat statistical books, edizione 2014.
(23) Commissione europea (2015), "SME taxation in Europe – an empirical study of applied corporate income taxation for SMEs compared to large enterprises" (Tassazione delle PMI in Europa – uno studio empirico delle imposte societarie applicate alle PMI rispetto a quelle applicate alle grandi imprese).
(24) Documenti programmatici del FMI, "Spillovers in international corporate taxation" (Effetti di ricaduta in materia di tassazione internazionale delle società), 9 maggio 2014, e "Base Erosion, Profit Shifting and Developing Countries" (Erosione della base imponibile, trasferimento degli utili e paesi in via di sviluppo), 29 maggio 2015.
(25) Relazione del 10 febbraio 2012 di Richard Murphy FCA,"Closing the European Tax Gap" (Colmare il divario fiscale europeo).
(26) "European added value of legislative report on bringing Transparency, coordination and convergence to corporate tax policies in the European Union" (Valore aggiunto europeo della relazione legislativa sul tema "Favorire la trasparenza, il coordinamento e la convergenza delle politiche in materia di imposizione delle società nell'Unione europea"), dott. Benjamin Ferrett, Daniel Gravino e Silvia Merler, Parlamento europeo.
(27) "Unhappy meal – €1 Billion in Tax Avoidance on the Menu at McDonald's", EPSU et al., febbraio 2015.
(28) Documento di lavoro dei servizi della Commissione del 17 giugno 2015 dal titolo "Corporate Income Taxation in the European Union" (Imposizione del reddito delle società nell'Unione europea), SWD(2015)0121.
(29) "A study on R&D Tax incentives", Taxation paper n. 52-2014, Commissione europea.
(30) "Transfer pricing: Keeping it at arm's length" (Determinazione dei prezzi di trasferimento: mantenere il principio di libera concorrenza), OECD Observer n. 230, gennaio 2002 (corretto nel 2008).
(31) House of Commons, deposizioni orali dinanzi alla commissione per i conti pubblici (Public Accounts Committee), 31 gennaio 2013.
(32) Comunicato stampa dell'OCSE, "OECD urges stronger international co-operation on corporate tax" (L'OCSE sollecita una maggiore cooperazione internazionale in materia di imposta sulle società), del 12.2.2013.
(33) "SME taxation in Europe – an empirical study of applied corporate income taxation for SMEs compared to large enterprises" (Tassazione delle PMI in Europa – uno studio empirico delle imposte societarie applicate alle PMI rispetto a quelle applicate alle grandi imprese) – Commissione europea, maggio 2015, e P.Egger, W. Eggert e H. Winner (2010), "Saving taxes through foreign plant ownership" (Risparmio d'imposta mediante la proprietà di uno stabilimento estero", Journal of International Economics n. 81, pagg. 99-108.
(34) C-106/09 P e C-107/09 P, Commissione europea/Government of Gibraltar e Regno Unito, sentenza del 15 novembre 2011.
(35) Se le misure adottate dagli Stati membri riguardano l'intero sistema fiscale, esse costituiscono rettifiche rispetto alla politica di bilancio generale e non aiuti di Stato.
(36) Nota inviata dal Commissario Vestager alla commissione TAXE il 29 aprile 2015.
(37) Secondo quanto stabilito nel regolamento (CE) n. 659/1999 del Consiglio, del 22 marzo 1999, recante modalità di applicazione dell'articolo 108 TFUE, per quanto concerne l'obbligo di cooperare e fornire tutta la documentazione necessaria.
(38) Documento programmatico del FMI "Spillovers in international corporate taxation" (Effetti di ricaduta in materia di tassazione internazionale delle società), del 9 maggio 2014.
(39) Documento di lavoro del FMI "Base erosion, profit shifting and developing countries" (Erosione della base imponibile, trasferimento degli utili e paesi in via di sviluppo), del maggio 2015.
(40) Studio "Tax revenue mobilisation in developing countries: issues and challenges" (Mobilitazione del gettito fiscale nei paesi in via di sviluppo: problematiche e sfide), Parlamento europeo, aprile 2014.
(41) Relazione 2015 sugli investimenti nel mondo, Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo.
(42) Relazione Christian Aid, 2008.
(43) GU C 264 E del 13.9.2013, pag. 41.
(44) Airbus, BNP Paribas, SSE plc, Total S.A.
(45) Amazon, Anheuser-Busch InBev, Barclays Bank Group, Coca-Cola Company, Facebook, Google, HSBC Bank plc, IKEA, McDonald’s Corporation, Philip Morris, Walt Disney Company.
(46) Fiat Chrysler Automobiles, Walmart.
(47) Codice di condotta di cui all'allegato III dell'accordo interistituzionale del 2014 sul registro per la trasparenza.
(48) "Tracking corporate tax breaks: a welcome new form of transparency emerges in the US", Tax Justice Network.
(49) Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni dal titolo "Strategia rinnovata dell'UE per il periodo 2011-14 in materia di responsabilità sociale delle imprese" (COM(2011)0681), pag. 6 .
(50) Per citare alcuni esempi, tali misure prevedono di: sospendere o porre fine alle convenzioni sulla doppia imposizione concluse con giurisdizioni inserite nella lista nera; vietare l'accesso agli appalti pubblici dell'UE per la fornitura di beni e servizi e rifiutare di concedere aiuti di Stato alle società aventi sede in giurisdizioni incluse nella lista nera; vietare alle istituzioni finanziarie e ai consulenti finanziari dell'UE di stabilire o mantenere filiali e consociate in giurisdizioni incluse nella lista nera, ed esaminare la possibilità di revocare le licenze bancarie degli istituti di credito e dei consulenti finanziari europei che mantengono consociate e continuano a operare in giurisdizioni incluse nella lista nera; introdurre un prelievo speciale su tutte le operazioni verso o da giurisdizioni incluse nella lista nera; esaminare diverse opzioni per il mancato riconoscimento, all'interno dell'Unione europea, dello status giuridico delle società costituite in giurisdizioni incluse nella lista nera; applicare barriere tariffarie nei casi di scambi commerciali con paesi terzi inclusi nella lista nera.
(51) La direttiva dell'UE sulla tassazione dei redditi da risparmio e la direttiva sulla cooperazione amministrativa.
(52) Testi approvati ,P7_TA(2014)0283 e P7_TA(2014)0284.


Autorizzazione per gli usi del di-2-etilesilftalato (DEHP)
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Risoluzione del Parlamento europeo del 25 novembre 2015 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione XXX riguardo alla concessione di un'autorizzazione per gli usi di di-2-etilesilftalato (DEHP) a norma del regolamento (CE) n. 1907/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio (D041427 – 2015/2962(RSP))
P8_TA(2015)0409B8-1228/2015

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione di esecuzione della Commissione riguardo alla concessione di un'autorizzazione per gli usi di di-2-etilesilftalato (DEHP) a norma del regolamento (CE) n. 1907/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio (D041427),

–  visto il regolamento (CE) n. 1907/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio(1), in particolare l'articolo 64, paragrafo 8,

–  visti i pareri del comitato per la valutazione dei rischi (RAC) e del comitato per l'analisi socioeconomica (SEAC)(2), a norma dell'articolo 64, paragrafo 5, terzo comma, del regolamento (CE) n. 1907/2006,

–  visto l'articolo 11 del regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio(3),

–  vista la direttiva 2008/98/CE(4), in particolare l’articolo 4,

–  vista la decisione n. 1386/2013/UE del Parlamento europeo e del Consiglio(5), in particolare il paragrafo 43, punto viii), dell'allegato,

–  vista la direttiva delegata (UE) 2015/863 della Commissione(6),

–  vista la sua risoluzione del 9 luglio 2015 sull'efficienza delle risorse: transizione verso un'economia circolare(7),

–  vista la proposta di risoluzione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare,

–  visto l'articolo 106, paragrafi 2 e 3, del suo regolamento,

A.  considerando che il DEHP è incluso nell'allegato XIV del regolamento (CE) n. 1907/2006 (regolamento REACH) in quanto classificato quale sostanza tossica per la riproduzione della categoria 1B); che il DEHP è iscritto nell'elenco delle sostanze candidate di REACH a causa della sua tossicità per la riproduzione;

B.  considerando che la Commissione mira, mediante un progetto di decisione di esecuzione sull'identificazione del di-2-etilesilftalato (DEHP), del dibutilftalato (DBP), del benzilbutilftalato (BBP) e del diisobutilftalato (DIBP) quali sostanze estremamente preoccupanti ai sensi dell'articolo 57, lettera f) del regolamento (CE) n. 1907/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, a identificare il DEHP quale sostanza estremamente preoccupante;

C.  considerando che già nel 2000, sulla base della comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo su una strategia comunitaria in materia di sostanze che alterano il sistema endocrino (COM(1999)0706), il DEHP è stato incluso nell'allegato 1 che elenca 553 sostanze candidate della categoria I di sostanze chimiche la cui interferenza sul sistema endocrino è dimostrata in almeno una specie, utilizzando organismi in toto(8);

D.  considerando che il DEHP è tra i primi sei composti di cui è prevista la progressiva eliminazione ai sensi del regolamento REACH, come annunciato dalla Commissione il 17 febbraio 2011(9);

E.  considerando che il 12 dicembre 2014 il comitato degli Stati membri (MSC) ha convenuto all'unanimità di identificare il DEHP quale sostanza che dà adito ad un livello di preoccupazione equivalente a causa delle sue proprietà che perturbano il sistema endocrino nell'ambiente(10); che il comitato degli Stati membri ha riconosciuto all'unanimità che l'attività di interferenza a livello endocrino del DEHP è scientificamente dimostrata e che sussiste un collegamento causale tra tale attività ed effetti avversi sulla salute umana;

F.  considerando che la Commissione prende atto dell'accordo unanime in sede di comitato degli Stati membri sul fatto che quattro ftalati, tra i quali il DEHP, hanno proprietà che perturbano il sistema endocrino e che gli effetti avversi da essi provocati sono gli stessi effetti che hanno portato a classificarli quali tossici per la riproduzione e a identificarli quali sostanze estremamente preoccupanti ai sensi dell'articolo 57, lettera c), del regolamento REACH; che la Commissione osserva altresì che la maggioranza dei membri del comitato degli Stati membri considera che il livello di preoccupazione causato da tali effetti è equivalente;

G.  considerando che il 21 ottobre 2015 la Commissione ha presentato un progetto di atto di esecuzione sull'identificazione del DEHP quale sostanza che ha proprietà che perturbano il sistema endocrino o i cui effetti sulla salute umana danno adito a un livello di preoccupazione equivalente a norma dell'articolo 57, lettera f) del regolamento REACH;

H.  considerando che il parere del comitato per la valutazione dei rischi riconosce l'attività a livello endocrino del DEHP, ma riconosce altresì che esso è stato incluso nell'allegato XIV a causa della sua classificazione in quanto sostanza tossica per la riproduzione (articolo 57, lettera c)), non delle sue proprietà che perturbano il sistema endocrino (articolo 57, lettera f)); che, di conseguenza, l'attuale valutazione del DEHP si limita alla sua tossicità per la riproduzione;

I.  considerando che il DEHP dovrebbe essere identificato quale sostanza estremamente preoccupante in quanto risponde ai criteri di cui all'articolo 57, lettera f), del regolamento REACH di sostanza avente proprietà che perturbano il sistema endocrino per le quali è scientificamente comprovata la probabilità di effetti gravi per la salute umana che danno adito ad un livello di preoccupazione equivalente a quella suscitata dalle altre sostanze di cui alle lettere da a) ad e) dell'articolo 57 del regolamento REACH;

J.  considerando che il richiedente ha presentato domanda di autorizzazione secondo la modalità del controllo adeguato del rischio di cui all'articolo 60, paragrafo 2, del regolamento REACH; che, tuttavia, a norma dell'articolo 60, paragrafo 3, lettera a), del regolamento REACH, tale modalità non si applica alle sostanze o preparati classificati come cancerogeni, mutageni o tossici per la riproduzione (CMR) o alle sostanze identificate a norma dell'articolo 57, lettera f), di detto regolamento, per le quali non è possibile determinare una soglia a norma dell'allegato I, punto 6.4, del regolamento stesso;

K.  considerando che l'incidenza negativa del DEHP sul sistema endocrino dei mammiferi è stata dimostrata principalmente attraverso risultati in vivo che indicano una riduzione del testosterone fetale; che tali risultati sono ulteriormente avvalorati da studi meccanicistici, anch'essi in vivo, da cui risulta una sottoregolazione dei geni nel percorso di biosintesi steroidogenica; che lo spettro di effetti avversi osservati nei ratti include l'aumento della ritenzione del capezzolo, la diminuzione della distanza anogenitale, malformazioni genitali, una riduzione del numero di spermatociti e cambiamenti testicolari tra cui gonociti multinucleati, atrofia tubulare e iperplasia delle cellule di Leydig;

L.  considerando che studi scientifici dimostrano che l'esposizione al DEHP durante finestre temporali sensibili dello sviluppo può provocare effetti irreversibili nella programmazione dello sviluppo con serie conseguenze per lo sviluppo e la riproduzione, ritenute particolarmente gravi in relazione alla salute umana e alle specie selvatiche, anche perché tali effetti indesiderati, che sono conseguenza dell'esposizione durante le prime fasi di vita, possono manifestarsi per la prima volta in fasi posteriori della vita;

M.  considerando che, secondo il parere del comitato per la valutazione dei rischi, sulla base delle informazioni fornite nelle domande, i richiedenti non hanno dimostrato che i rischi per la salute dei lavoratori derivanti dagli usi oggetto della richiesta sono stati adeguatamente controllati conformemente all'articolo 60, paragrafo 2, del regolamento REACH; che pertanto, secondo il comitato per la valutazione dei rischi, non è opportuno concedere l'autorizzazione in base a tale disposizione;

N.  considerando che, nonostante il parere del comitato per la valutazione dei rischi, il comitato per l'analisi socioeconomica ha concluso che l'autorizzazione degli usi è proporzionata e quindi che i vantaggi socioeconomici derivanti dagli usi oggetto della domanda sono superiori ai rischi che tali usi comportano per la salute umana; che il parere del comitato per l'analisi socioeconomica ha confermato la presenza di carenze significative nell'analisi socioeconomica presentata dal richiedente, tra cui la mancanza di qualsiasi valutazione dell'impatto sanitario che individui il rischio residuo per la salute dei lavoratori;

O.  considerando che il comitato per l'analisi socioeconomica è un comitato scientifico che, ai sensi dell'articolo 64, paragrafo 4, lettera b), del regolamento REACH, ha il compito di valutare i fattori socioeconomici nonché la disponibilità e la fattibilità tecnica di alternative in relazione all'uso o agli usi della sostanza specificati nella domanda, e non di fornire conclusioni sulla proporzionalità di un'autorizzazione quando il rischio per la società non è adeguatamente controllato;

P.  considerando che è responsabilità del richiedente valutare e gestire i rischi costituiti dalle sostanze chimiche e fornire adeguate informazioni in materia di sicurezza a chi le utilizza; che il comitato per l'analisi socioeconomica non è potuto giungere a conclusioni quantitative circa la proporzionalità della prosecuzione dell'uso, in quanto non potevano essere quantificate le informazioni sui rischi residui per la salute dei lavoratori;

Q.  considerando che lo scopo del regolamento REACH è quello di assicurare un elevato livello di protezione della salute umana e dell'ambiente inclusa la promozione di metodi alternativi per la valutazione dei pericoli che le sostanze comportano, nonché la libera circolazione di sostanze nel mercato interno rafforzando nel contempo la competitività e l'innovazione;

R.  considerando che le domande riguardano una vasta gamma di usi, che includerebbero l'uso nella formulazione del PVC morbido riciclato contenente DEHP nei composti e nelle miscele in polvere e l'utilizzo industriale del PVC morbido riciclato contenente DEHP nella lavorazione dei polimeri per la produzione di articoli in PVC; che un ambito così ampio per l'autorizzazione comporterebbe una considerevole regressione della sostituzione del DEHP cui mirava la sua inclusione nell'allegato XIV del regolamento REACH;

S.  considerando che il DEHP nel PVC è ampiamente utilizzato in prodotti di consumo quotidiano come tessuti, mobili e materiali da costruzione; che esso non è chimicamente legato alla plastica e quindi percola facilmente nell'ambiente;

T.  considerando che la domanda di autorizzazione dovrebbe vertere sull'uso della sostanza e che il fatto che la sostanza sia presente in materiali riciclati non è una considerazione pertinente per il rilascio di un'autorizzazione;

U.  considerando che il comitato per la valutazione dei rischi osserva che è possibile utilizzare rifiuti post-industriali a basso contenuto di DEHP come materia prima alternativa, il che aumenterebbe altresì la qualità dei materiali riciclati prodotti, ma sottolinea l'improbabilità che il riciclatore possa trasferire all'utilizzatore a valle un aumento del prezzo per una migliore qualità dei riciclati, in quanto questi tendono a essere impiegati per produrre articoli situati all'estremità inferiore dello spettro di valore; che il comitato per la valutazione dei rischi afferma che non è stata presa in considerazione l'alternativa per i trasformatori di materie plastiche di utilizzare come materia prima, al posto di materiale riciclato, PVC vergine con altri plastificanti non SVHC (ossia con sostanze che non sono estremamente problematiche), dato che i richiedenti hanno indicato che i trasformatori di materie plastiche potrebbero perdere competitività dato il costo aggiuntivo derivante dall'utilizzo di PVC vergine;

V.  considerando che non è accettabile tollerare numerosi casi potenziali di infertilità maschile semplicemente per consentire ai riciclatori e agli utilizzatori a valle di PVC morbido di risparmiare sui costi di produzione di articoli di basso valore in modo da competere con importazioni di bassa qualità;

W.  considerando che, sebbene il DEHP abbia una vasta gamma di succedanei, i richiedenti non hanno fornito un'analisi completa delle alternative disponibili sul mercato per sostituire il DEHP negli usi oggetto della richiesta;

X.  considerando che uno degli argomenti addotti dal comitato per la valutazione dei rischi a favore del rilascio dell'autorizzazione è che vi è un incentivo politico e sociale alla promozione del riciclaggio quale modalità sostenibile di gestione delle risorse naturali; che tale argomentazione semplicistica ignora la gerarchia di gestione dei rifiuti di cui all'articolo 4 della direttiva 2008/98/CE, secondo la quale la prevenzione ha la priorità sul riciclaggio; che tale argomentazione semplicistica manca altresì di riconoscere disposizioni esplicite del Settimo programma d'azione per l'ambiente che chiedono lo sviluppo di cicli di materiali non tossici in modo che i rifiuti riciclati possano essere utilizzati come un'importante e affidabile fonte di materie prime per l'Unione;

Y.  considerando inoltre che il Parlamento, nella risoluzione del 9 luglio 2015 dal titolo "efficienza delle risorse: transizione verso un'economia circolare", sottolinea che il riciclaggio non deve giustificare il perpetuarsi dell'uso di sostanze tradizionalmente pericolose; che il DEHP è una sostanza tradizionalmente pericolosa ed è stata riconosciuta tale dal settore interessato(11);

Z.  considerando che l'uso del DEHP è stato limitato nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche a norma della direttiva delegata (UE) 2015/863 della Commissione; che ciò ha trovato sostegno tra l'altro in una valutazione della disponibilità di alternative più sicure al DEHP, nonché in una valutazione socioeconomica positiva(12);

AA.  considerando che il comitato per l'analisi socioeconomica, sulla base delle informazioni fornite dal richiedente, afferma di non poter concludere che un rifiuto di autorizzazione comporterebbe costi sociali netti; che pertanto i richiedenti non hanno dimostrato i vantaggi socioeconomici derivanti dall'uso della sostanza né le implicazioni socioeconomiche di un rifiuto di autorizzazione, come previsto all'articolo 60, paragrafo 4, lettera c), del regolamento REACH;

AB.  considerando che il rilascio di un'autorizzazione per una domanda caratterizzata da così tante carenze costituirebbe un pessimo precedente per le future decisioni di autorizzazione nel quadro del regolamento REACH;

AC.  considerando che il regolamento REACH, come enunciato nel suo articolo 1, paragrafo 3, si fonda sul principio di precauzione e che, in caso di incertezza, le considerazioni relative alla protezione della salute umana e dell'ambiente devono prevalere sulle considerazioni economiche generali;

AD.  considerando che la Commissione ha la responsabilità nei confronti del pubblico europeo di proteggere i cittadini e l'ambiente dalle sostanze chimiche pericolose e di promuovere nel contempo l'innovazione, anche per quanto riguarda sostanze e prodotti chimici più sicuri per promuovere un'economia resiliente;

1.  ritiene che il progetto di decisione di esecuzione della Commissione ecceda le competenze di esecuzione previste dal regolamento (CE) n. 1907/2006;

2.  invita la Commissione a ritirare il suo progetto di decisione di esecuzione e a presentare un nuovo progetto che respinga le domande di autorizzazione per la formulazione di PVC morbido riciclato contenente DEHP;

3.  invita la Commissione a porre rapidamente fine all'uso del DEHP in tutte le restanti applicazioni, tanto più alla luce dell'ampia disponibilità di alternative più sicure al PVC morbido e al DEHP;

4.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) Regolamento (CE) n. 1907/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006, concernente la registrazione, la valutazione, l'autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (REACH), che istituisce un'Agenzia europea per le sostanze chimiche, che modifica la direttiva 1999/45/CE e che abroga il regolamento (CEE) n. 793/93 del Consiglio e il regolamento (CE) n. 1488/94 della Commissione, nonché la direttiva 76/769/CEE del Consiglio e le direttive della Commissione 91/155/CEE, 93/67/CEE, 93/105/CE e 2000/21/CE (GU L 396 del 30.12.2006, pag. 1).
(2) http://echa.europa.eu/documents/10162/b50d9fc3-f6db-4e91-8a95-c8397bb424d2http://echa.europa.eu/documents/10162/8d9ee7ac-19cf-4b1a-ab1c-d8026b614d7a
(3) Regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, che stabilisce le regole e i principi generali relativi alle modalità di controllo da parte degli Stati membri dell'esercizio delle competenze di esecuzione attribuite alla Commissione (GU L 55 del 28.2.2011, pag. 13).
(4) Direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive (GU L 312 del 22.11.2008, pag. 3).
(5) Decisione n. 1386/2013/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 novembre 2013, su un programma generale di azione dell'Unione in materia di ambiente fino al 2020 "Vivere bene entro i limiti del nostro pianeta" (GU L 354 del 28.12.2013, pag. 171).
(6) Direttiva delegata (UE) 2015/863 della Commissione del 31 marzo 2015 recante modifica dell'allegato II della direttiva 2011/65/UE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda l'elenco delle sostanze con restrizioni d'uso (GU L 137 del 4.6.2015, pag.10).
(7) Testi approvati, P8_TA(2015)0266.
(8) http://ec.europa.eu/environment/archives/docum/pdf/bkh_annex_01.pdf
(9) http://europa.eu/rapid/press-release_IP-11-196_en.htm?locale=en
(10) http://echa.europa.eu/view-article/-/journal_content/title/the-member-state-committee-unanimously-agreed-to-identify-the-phthalate-dehp-as-an-svhc-because-of-its-endocrine-disrupting-properties-in-the-environm
(11) http://www.vinylplus.eu/uploads/docs/VinylPlus_Progress_Report_2015_Italian.pdf
(12) http://www.umweltbundesamt.at/fileadmin/site/umweltthemen/abfall/ROHS/finalresults/Annex6_RoHS_AnnexII_Dossier_DEHP.pdf


Prevenzione della radicalizzazione e del reclutamento di cittadini europei da parte di organizzazioni terroristiche
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Risoluzione del Parlamento europeo del 25 novembre 2015 sulla prevenzione della radicalizzazione e del reclutamento di cittadini europei da parte di organizzazioni terroristiche (2015/2063(INI))
P8_TA(2015)0410A8-0316/2015

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 2, 3, 5, 6, 7, 8, 10 e 21 del trattato sull'Unione europea e gli articoli 4, 8, 10, 16, 67, 68, 70, 71, 72, 75, 82, 83, 84, 85, 86, 87 e 88 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  viste le pubblicazioni "Inchiesta sulle minoranze e le discriminazioni nell'Unione europea – Dati in breve Relazione 2: I musulmani" e "Indagine FRA sulle esperienze di discriminazione e di reati generati dall'odio subiti dagli ebrei degli Stati membri dell'Unione europea", entrambe pubblicate dall'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA),

–  vista la risoluzione adottata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite l'8 ottobre 2004 sulle minacce alla pace e alla sicurezza internazionali causate da atti terroristici,

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare gli articoli 6, 7 e 8, l'articolo 10, paragrafo 1, e gli articoli 11, 12, 21, 48, 49, 50 e 52,

–  vista la strategia di sicurezza interna dell'UE quale adottata dal Consiglio il 25 febbraio 2010,

–  vista la comunicazione della Commissione del 22 novembre 2010 dal titolo "La strategia di sicurezza interna dell'UE in azione: cinque tappe verso un'Europa più sicura" (COM(2010)0673), che crea una rete UE di sensibilizzazione al problema della radicalizzazione (RAN),

–  vista la sua risoluzione del 12 settembre 2013 sulla seconda relazione sull'attuazione della strategia di sicurezza interna dell'UE(1),

–  vista la comunicazione della Commissione del 15 gennaio 2014 dal titolo "Prevenire la radicalizzazione che porta al terrorismo e all'estremismo violento: rafforzare la risposta dell'UE" (COM(2013)0941),

–  vista la strategia riveduta dell'UE volta a combattere la radicalizzazione e il reclutamento nelle file del terrorismo, adottata dal Consiglio "Giustizia e affari interni" nella riunione del 19 maggio 2014 e approvata dal Consiglio nella riunione del 5 e 6 giugno 2014 (doc. 9956/14),

–  vista la comunicazione della Commissione del 20 giugno 2014 dal titolo "Relazione finale sull'attuazione della strategia di sicurezza interna dell'UE per il periodo 2010-2014" (COM(2014)0365),

–  vista la relazione 2014 di Europol sulla situazione e sulle tendenze del terrorismo nell'Unione europea,

–  vista la risoluzione adottata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il 24 settembre 2014 sulle minacce alla pace e alla sicurezza internazionali causate da atti terroristici (risoluzione 2178 (2014)),

–  vista la relazione presentata il 24 novembre 2014 al Consiglio europeo dal coordinatore dell'Unione europea per la lotta contro il terrorismo (15799/14),

–  vista la sua risoluzione del 17 dicembre 2014 sul rinnovo della strategia di sicurezza interna dell'UE(2),

–  viste le conclusioni del Consiglio "Giustizia e affari interni" (GAI) del 9 ottobre e del 5 dicembre 2014,

–  vista la dichiarazione del Consiglio informale GAI dell'11 gennaio 2015,

–  vista la sua discussione in Aula del 28 gennaio 2015 sulle misure antiterrorismo,

–  vista la sua risoluzione dell'11 febbraio 2015 sulle misure antiterrorismo(3),

–  visto il Consiglio informale GAI tenutosi il 29 e 30 gennaio 2015 a Riga,

–  viste le conclusioni del Consiglio "Giustizia e affari interni" del 12 e 13 marzo 2015,

–  vista la comunicazione della Commissione del 28 aprile 2015 dal titolo "Agenda europea sulla sicurezza" (COM(2015)0185),

–  vista la sentenza della Corte di giustizia concernente la direttiva sulla conservazione dei dati,

–  visti il protocollo aggiuntivo alla Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione del terrorismo e il piano d'azione del Consiglio d'Europa per combattere l'estremismo violento e la radicalizzazione che conduce al terrorismo, adottati il 19 maggio 2015,

–  visto il Libro verde della Commissione intitolato "Rafforzare la fiducia reciproca nello spazio giudiziario europeo – Libro verde sull'applicazione della normativa dell'UE sulla giustizia penale nel settore della detenzione" (COM(2011)0327),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e i pareri della commissione per gli affari esteri e della commissione per la cultura e l'istruzione (A8-0316/2015),

A.  considerando che sono più di 5 000 i cittadini europei che sono andati ad ingrossare le file di organizzazioni terroristiche e altre formazioni militari, in particolare ISIS (Daʿish), Jahbat al-Nusra e altre al di fuori dell'Unione europea, soprattutto nella regione del Medio Oriente e del Nord Africa (MENA); che tale fenomeno, in continua accelerazione, sta assumendo proporzioni considerevoli;

B.  considerando che il termine "radicalizzazione" è ormai utilizzato per descrivere un fenomeno che vede persone abbracciare opinioni, pareri e idee intolleranti suscettibili di portare all'estremismo violento;

C.  considerando che gli attacchi terroristici perpetrati recentemente in Francia, Belgio, Tunisia e a Copenaghen evidenziano che la presenza e la circolazione di questi combattenti "stranieri" – che spesso sono cittadini dell'UE – rappresentano una minaccia per la sicurezza, in Europa e nei paesi vicini; che l'UE ha condannato con estrema fermezza questi attacchi e si è impegnata a lottare contro il terrorismo al fianco degli Stati membri, all'interno e all'esterno del proprio territorio;

D.  considerando che i terribili attacchi terroristici in cui sono state uccise e ferite centinaia di persone a Parigi il 13 novembre 2015 hanno nuovamente evidenziato l'urgente necessità di un'azione coordinata degli Stati membri e dell'UE per prevenire la radicalizzazione e per lottare contro il terrorismo;

E.  considerando che la minaccia terroristica è significativa nell'UE, in particolare in quegli Stati membri che sono stati impegnati militarmente, o che lo sono tutt'ora, in operazioni extra UE, in Medio Oriente e in Africa;

F.  considerando che la radicalizzazione di tali "combattenti europei" è un fenomeno complesso e dinamico, basato su una serie di fattori globali, sociologici e politici; che essa non corrisponde a un unico profilo e interessa uomini, donne e soprattutto giovani cittadini europei di tutte le origini sociali, che hanno in comune un sentimento di rottura con la società; che le cause della radicalizzazione possono essere tanto socioeconomiche, ideologiche e personali quanto psicologiche e che, per questo motivo, tale fenomeno deve essere interpretato in funzione del percorso di ciascun individuo interessato;

G.  considerando che il terrorismo e la radicalizzazione causano molti stereotipi in merito alle religioni, cosa che a sua volta provoca un inasprimento dei reati generati dall'odio e dell'incitamento all'odio motivati dal razzismo, dalla xenofobia o dall'intolleranza nei confronti di pareri, convinzioni o religioni; che è essenziale ricordare che è l'uso perverso della religione, e non la religione in quanto tale, una della cause della radicalizzazione;

H.  considerando che la radicalizzazione non deve essere associata a nessuna ideologia o fede, ma può verificarsi nell'ambito di ciascuna di esse;

I.  considerando che una delle argomentazioni sfruttate dagli estremisti violenti per reclutare i giovani è l'aumento dell'islamofobia, dopo anni di guerra al terrorismo, e il fatto che l'Europa non sia più un luogo in cui i musulmani sono benvenuti o possono vivere in condizioni di parità e praticare la loro fede senza essere discriminati e stigmatizzati; che tali argomentazioni possono produrre una sensazione di vulnerabilità, rabbia aggressiva, frustrazione, solitudine e isolamento dalla società;

J.  considerando che la lotta contro la radicalizzazione non può limitarsi alla radicalizzazione islamista; che la radicalizzazione religiosa e l'estremismo violento riguardano altresì l'intero continente africano; che la radicalizzazione politica ha anche colpito l'Europa nel 2011, in Norvegia, con gli attentati perpetrati da Anders Behring Breivik;

K.  considerando che la stragrande maggioranza degli attacchi terroristici nei paesi dell'UE è da anni perpetrata da organizzazioni separatiste;

L.  considerando che, secondo Europol, nel 2013 ci sono stati 152 attacchi terroristici nell'UE, di cui due di matrice religiosa e 84 motivati da convinzioni etno-nazionaliste o separatiste, mentre, nel 2012, si sono registrati 219 attacchi terroristici nell'UE, sei dei quali di matrice religiosa;

M.  considerando che la lotta contro il terrorismo e la prevenzione della radicalizzazione e del reclutamento di cittadini europei da parte di organizzazioni terroristiche restano essenzialmente di competenza degli Stati membri, ma che una cooperazione europea è essenziale ai fini di un efficiente ed efficace scambio di informazioni tra le autorità di contrasto per combattere la natura transfrontaliera della minaccia rappresentata dai terroristi; che si rende così necessario un approccio europeo concertato che apporterà valore aggiunto per coordinare o armonizzare, se del caso, le legislazioni in vigore in uno spazio in cui i cittadini europei sono liberi di circolare, nonché per rendere efficace la prevenzione e l'antiterrorismo; che combattere il traffico di armi da fuoco dovrebbe essere una priorità dell'UE nella lotta contro le forme gravi e organizzate di criminalità internazionale;

N.  considerando che i diritti umani devono essere al centro delle politiche dell'Unione in materia di antiterrorismo e prevenzione della radicalizzazione, e che occorre nel contempo trovare un corretto bilanciamento tra la sicurezza dei cittadini e il rispetto dei diritti fondamentali degli individui, inclusi il diritto alla sicurezza, il diritto alla privacy e il diritto alla libertà di espressione, di religione e di associazione;

O.  considerando che le comunità ebraiche sono l'obiettivo di attacchi terroristici e antisemiti, il che porta a un aumento della percezione di insicurezza e paura all'interno di tali comunità in Europa;

P.  considerando che l'ascesa del terrorismo e l'aumento del numero dei combattenti stranieri hanno fatto crescere l'intolleranza nei confronti di comunità etniche e religiose in vari paesi d'Europa; che nel lavoro specifico di prevenzione dell'estremismo terroristico è complementare un approccio olistico alla lotta contro la discriminazione in generale e l'islamofobia e l'antisemitismo in particolare;

Q.  considerando che in Europa esiste già un certo numero di strumenti per far fronte alla radicalizzazione dei cittadini europei e che l'UE e i suoi Stati membri dovrebbero fare pienamente uso di tali strumenti cercando di potenziarli, al fine di rispondere alle attuali sfide che sono chiamati ad affrontare; che sussiste una riluttanza da parte degli Stati membri a cooperare in settori sensibili, quali la condivisione di informazioni e di intelligence; che, data la crescente importanza della radicalizzazione terroristica, in totale contraddizione con i valori europei, dovranno essere messi in atto nuovi strumenti nel rispetto della Carta dei diritti fondamentali;

R.  considerando che il rispetto dei diritti fondamentali e delle libertà civili – vale a dire il diritto alla vita privata, il diritto alla sicurezza, il diritto alla protezione dei dati, la presunzione d'innocenza, il diritto a un processo equo e giusto, la libertà di espressione e la libertà di religione – è indispensabile in ogni misura presa dagli Stati membri e dall'UE; che la sicurezza dei cittadini europei deve preservare i loro diritti e le loro libertà; che questi due principi sono in realtà le due facce di una stessa medaglia;

S.  considerando che gli Stati membri si assumono la responsabilità di contrastare il rischio di radicalizzazione e di prevenire il reclutamento da parte di organizzazioni terroristiche con modalità talvolta molto diverse; che se alcuni di essi hanno già preso provvedimenti efficaci, altri sono rimasti indietro nella gestione di tale fenomeno;

T.  considerando che occorre intraprendere con urgenza un'azione concertata a livello europeo in materia di prevenzione della radicalizzazione e del reclutamento di cittadini europei da parte di organizzazioni terroristiche, al fine di contenere questo fenomeno in espansione e arginare così i flussi di partenze dei cittadini europei verso zone di conflitto, deradicalizzare quelli che rimangono nel loro paese e impedire che si commettano nuovi atti terroristici;

U.  considerando che si tratta di un fenomeno internazionale riguardo al quale si possono trarre insegnamenti da varie parti del mondo;

V.  considerando che, dinanzi alla radicalizzazione dei cittadini europei e al loro reclutamento da parte di organizzazioni terroristiche, si tratta ora di concentrarsi maggiormente sulle misure preventive anziché su quelle reattive, e di investire in esse; che una strategia per contrastare l'estremismo, la radicalizzazione e il reclutamento di terroristi all'interno dell'UE può funzionare solo se sviluppata parallelamente a una strategia di integrazione e di inclusione sociale, nonché di reinserimento e deradicalizzazione dei cosiddetti "combattenti stranieri" che fanno ritorno nel loro paese;

W.  considerando che un certo uso di Internet favorisce la radicalizzazione, consentendo ai fanatici di tutto il mondo di connettersi fra loro e di reclutare, senza alcun contatto fisico e in un modo difficilmente tracciabile, individui isolati e vulnerabili;

X.  considerando che è essenziale distinguere chiaramente tra i comportamenti finalizzati alla preparazione e/o al sostegno di attentati terroristici e gli atti o le opinioni di estremisti in cui non vi è "mens rea" e "actus reus";

Y.  considerando che la radicalizzazione terroristica sembra essere il risultato di fattori sia interni che esterni all'Unione;

Z.  considerando che la lotta alla radicalizzazione terroristica deve far parte di un approccio globale mirante a garantire un'Europa aperta e basato su un insieme di valori comuni;

AA.  considerando che la radicalizzazione dei giovani non dovrebbe essere isolata dal suo contesto sociale e politico, e che tale fenomeno va studiato nell'ottica più ampia della sociologia dei conflitti e degli studi sulla violenza;

AB.  considerando che le cause della radicalizzazione terroristica non sono sufficientemente studiate; che la mancata integrazione non può essere vista come la causa principale della radicalizzazione terroristica;

AC.  considerando che, secondo la Corte di giustizia europea, la circostanza che una persona abbia fatto parte di un'organizzazione iscritta, a motivo del suo coinvolgimento in atti terroristici, nell'elenco di cui all'allegato della posizione comune 2001/931/PESC, e abbia attivamente sostenuto la lotta armata condotta da detta organizzazione non costituisce automaticamente un motivo fondato per ritenere che la persona considerata abbia commesso un "reato grave di diritto comune" o "atti contrari alle finalità e ai principi delle Nazioni Unite"; che, d'altro canto, la constatazione della sussistenza di fondati motivi per ritenere che una persona abbia commesso un reato del genere o si sia resa colpevole di tali atti è subordinata ad una valutazione caso per caso di fatti precisi e della possibilità di ascrivere alla persona considerata una responsabilità individuale nel compimento di tali atti;

AD.  considerando che, per poter revocare un permesso di soggiorno rilasciato a un rifugiato per via del fatto che questi sostiene una siffatta organizzazione terroristica, le autorità competenti sono comunque tenute a procedere, sotto il controllo dei giudici nazionali, a una valutazione individuale degli elementi di fatto specifici relativi alle azioni sia dell'organizzazione sia del rifugiato di cui trattasi;

I.Valore aggiunto europeo nella prevenzione della radicalizzazione

1.  in seguito ai drammatici eventi di Parigi, condanna gli attacchi omicidi ed esprime il proprio cordoglio e la propria solidarietà alle vittime e alle loro famiglie, ribadendo la necessità di prendere posizione contro la violenza; condanna anche l'impiego di stereotipi e di parole e pratiche xenofobe e razziste da parte di singoli e di autorità collettive che, direttamente o indirettamente, collegano gli attacchi terroristici ai rifugiati che stanno fuggendo dai loro paesi alla ricerca di un luogo più sicuro per sfuggire alla guerra e agli atti di violenza che nei loro paesi di origine avvengono quotidianamente;

2.  sottolinea che il terrorismo non può e non dovrebbe essere associato ad alcuna religione, nazionalità o civiltà specifica;

3.  esprime preoccupazione in relazione al fatto che, se non si affrontano le condizioni che favoriscono la diffusione del terrorismo, il fenomeno dei cittadini UE che si recano in altri paesi per unirsi a gruppi jihadisti o ad altri gruppi estremisti, come anche il rischio specifico che essi presentano per la sicurezza al loro ritorno nell'UE e nei paesi vicini, rischiano di peggiorare negli anni a venire, specialmente in considerazione dell'escalation militare che si registra attualmente nella regione del Medio Oriente e Nord Africa; chiede che si proceda ad uno studio globale sull'efficacia delle misure nazionali e unionali intese a prevenire e a combattere il terrorismo;

4.  invita la Commissione a definire in via prioritaria un piano d'azione per porre in atto e valutare la strategia dell'UE volta a combattere la radicalizzazione e il reclutamento nelle file del terrorismo, sulla base dello scambio di buone prassi e la condivisione delle competenze in seno all'Unione europea, nonché della valutazione delle misure prese a livello degli Stati membri e della cooperazione con i paesi terzi e le organizzazioni internazionali, fatto salvo il pieno rispetto delle convenzioni internazionali sui diritti umani e attraverso un approccio partecipativo e consultivo, multilaterale e multisettoriale; ritiene che la Commissione dovrebbe contribuire e dare sostegno alla messa a punto, da parte degli Stati membri, di una strategia di comunicazione efficace e intensiva sulla prevenzione della radicalizzazione e del reclutamento di cittadini europei e di residenti UE che non sono cittadini dell'Unione da parte di organizzazioni terroristiche;

5.  invita gli Stati membri a coordinare le loro strategie e a condividere le informazioni e l'esperienza di cui dispongono, ad attuare buone pratiche a livello sia nazionale che europeo, a collaborare ai fini di nuove iniziative in materia di lotta contro la radicalizzazione e il reclutamento nelle file del terrorismo aggiornando le politiche nazionali di prevenzione e creando reti di esperti, sulla base dei dieci settori d'intervento prioritari quali individuati nella strategia dell'UE volta a combattere la radicalizzazione e il reclutamento nelle file del terrorismo; sottolinea l'importanza di promuovere e rafforzare a tale riguardo la cooperazione transfrontaliera tra le autorità di contrasto ed evidenzia che è di fondamentale importanza fornire risorse e una formazione adeguate alle forze di polizia che operano sul campo;

6.  chiede che siano resi integralmente noti i piani d'azione e le linee guida del Consiglio sull'attuale strategia dell'UE volta a combattere la radicalizzazione e il reclutamento nelle file del terrorismo;

7.  ritiene che il protocollo aggiuntivo alla Convenzione del Consiglio d'Europa per la prevenzione del terrorismo come anche la risoluzione 2178 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dovrebbero essere utilizzati dagli Stati membri e dalle istituzioni europee al fine di giungere a una definizione comune per l'incriminazione delle persone da considerare "combattenti stranieri"; invita la Commissione a intraprendere studi esaurienti sulle cause primarie, il processo e le diverse influenze e i diversi fattori che portano alla radicalizzazione, con il sostegno del nuovo centro di eccellenza della rete RAN;

8.  invita la Commissiona a preparare, in stretta cooperazione con Europol e con il coordinatore antiterrorismo, una relazione annuale sullo stato della sicurezza in Europa, comprendente anche l'analisi del rischio di radicalizzazione e le conseguenze per la sicurezza della vita e dell'integrità fisica delle persone nell'UE, e a riferire su tale problematica al Parlamento su base annua;

9.  insiste sull'importanza di fare pienamente uso, nella prevenzione e nella lotta alla radicalizzazione e al reclutamento di cittadini europei da parte di organizzazioni terroristiche, degli strumenti già esistenti; sottolinea l'importanza di utilizzare tutti gli strumenti pertinenti, interni ed esterni, in modo olistico e globale; raccomanda che la Commissione e gli Stati membri si avvalgano dei mezzi disponibili, in particolare nell'ambito del Fondo per la sicurezza interna (FSI), attraverso lo strumento di polizia SIF, al fine di sostenere i progetti e le misure volti a prevenire la radicalizzazione; insiste sul ruolo determinante che la rete RAN e il suo centro di eccellenza possono svolgere nel perseguire l'obiettivo di contrastare la radicalizzazione dei cittadini europei in maniera globale; chiede una migliore pubblicità e visibilità di tale rete presso chi combatte la radicalizzazione;

II.Prevenire l'estremismo violento e la radicalizzazione terroristica nelle carceri

10.  sottolinea che le carceri rimangono uno dei tanti ambienti che costituiscono un terreno favorevole alla diffusione di ideologie radicali e violente e della radicalizzazione terroristica; invita la Commissione a promuovere lo scambio delle buone pratiche fra gli Stati membri, onde contrastare l'aumento della radicalizzazione terroristica nelle carceri europee; incoraggia gli Stati membri ad intervenire immediatamente contro il sovraffollamento delle carceri, problema acuto in vari Stati membri che incrementa sensibilmente il rischio di radicalizzazione e riduce le opportunità di riabilitazione; ricorda che le istituzioni pubbliche di tutela della gioventù o i centri di detenzione o riabilitazione possono altresì diventare luoghi di radicalizzazione dei minori, che costituiscono un bersaglio particolarmente vulnerabile;

11.  invita la Commissione a proporre, sulla base delle migliori pratiche, linee direttrici relative alle misure da applicare nelle carceri europee per prevenire la radicalizzazione e l'estremismo violento, nel pieno rispetto dei diritti dell'uomo; sottolinea che l'isolamento dei detenuti di cui sia accertata l'adesione all'estremismo violento o l'avvenuto reclutamento in organizzazioni terroristiche dagli altri detenuti rappresenta una possibile misura per prevenire che la radicalizzazione terroristica venga imposta ad altri tramite intimidazione e per contenere la radicalizzazione nelle carceri; avverte, tuttavia, che eventuali misure di tal genere dovrebbero essere imposte solamente caso per caso e sulla base di una decisione giudiziaria, nonché sottoposte al controllo delle autorità giudiziarie competenti; raccomanda inoltre che la Commissione e gli Stati membri esaminino le prove e le esperienze concernenti la pratica dell'isolamento dei detenuti allo scopo di contenere la diffusione della radicalizzazione; è del parere che questa valutazione debba alimentare lo sviluppo di pratiche nei sistemi carcerari nazionali; ricorda tuttavia che tali misure dovrebbero essere proporzionate e rispettare pienamente i diritti fondamentali del detenuto;

12.  è favorevole all'introduzione di formazioni specializzate per tutto il personale penitenziario, il personale che opera nel sistema penale, il personale religioso e il personale delle ONG che interagisce con i detenuti, al fine di istruirli a individuare fin dalla comparsa, prevenire e affrontare comportamenti che tendono all'estremismo radicale e terrorista; sottolinea l'importanza di una formazione e una selezione appropriate di rappresentanti religiosi, filosofici e laici, affinché possano non solo rispondere in maniera adeguata alle necessità culturali e spirituali nelle carceri, ma anche contribuire a controbilanciare la potenzialità del discorso radicale;

13.  incoraggia l'istituzione nelle carceri europee di programmi educativi adeguatamente finanziati volti a favorire il senso critico, la tolleranza religiosa e il reintegro dei detenuti nella società, ma anche offrire speciale assistenza ai giovani, alle persone vulnerabili o più permeabili alla radicalizzazione e al reclutamento da parte di organizzazioni terroristiche, sulla base del massimo rispetto dei diritti umani dei detenuti; ritiene che occorrerebbe altresì offrire misure di accompagnamento dopo il rilascio dal carcere;

14.  riconosce che nel contesto di tale impegno assume rilevanza fondamentale un ambiente carcerario pienamente rispettoso dei diritti umani dei detenuti e conforme alle norme internazionali e regionali, comprese le regole minime dell'ONU per il trattamento dei detenuti;

III.Prevenire la radicalizzazione terroristica su internet

15.  rileva che internet genera sfide specifiche vista la sua natura globale e transfrontaliera e può quindi comportare divari giuridici e conflitti giurisdizionali e consentire ai reclutatori e alle persone radicalizzate di comunicare a distanza e facilmente da ogni angolo del mondo senza alcuna frontiera fisica, senza necessità di avere basi o di cercare rifugio in un determinato paese; ricorda che internet e le reti sociali costituiscono importanti piattaforme che alimentano la radicalizzazione e il fondamentalismo, in quanto consentono una diffusione massiccia e rapida di messaggi di odio e di apologia del terrorismo; è preoccupato per l'impatto che tali messaggi di apologia del terrorismo possono avere specialmente sui più giovani, che sono particolarmente vulnerabili; sottolinea il ruolo dell'istruzione e delle campagne di sensibilizzazione del pubblico nell'impegno a prevenire la radicalizzazione su internet; afferma il suo attaccamento alla libertà di espressione non solo offline, ma anche online, e ritiene che ciò dovrebbe essere alla base di ogni azione di regolamentazione in materia di prevenzione della radicalizzazione tramite internet e i social media; prende atto del dialogo avviato a livello europeo con le imprese di internet al fine di prevenire la diffusione online di contenuti illegali nonché di eliminare rapidamente tali contenuti, in linea con la legislazione UE e nazionale e nel rigoroso rispetto della libertà di espressione; chiede una strategia efficace per individuare ed eliminare i contenuti illeciti che istigano all'estremismo violento nel rispetto dei diritti fondamentali e della libertà di espressione e, in particolare, per contribuire alla diffusione di un efficace discorso di contrasto alla propaganda terroristica;

16.  ricorda che le imprese di internet e dei media sociali e i fornitori di servizi hanno la responsabilità legale di cooperare con le autorità degli Stati membri eliminando qualsiasi contenuto illegale che diffonda l'estremismo violento, rapidamente e nel pieno rispetto dello stato di diritto e dei diritti fondamentali, compresa la libertà di espressione; ritiene che gli Stati membri dovrebbero prendere in considerazione azioni legali, anche di tipo penale, contro le imprese di internet e dei media sociali nonché i fornitori di servizi che si rifiutano di ottemperare a una richiesta amministrativa o giudiziaria per eliminare contenuti illegali o apologetici del terrorismo sulle loro piattaforme internet; ritiene che il rifiuto di cooperare o la deliberata mancanza di cooperazione da parte delle piattaforme internet che consentono la circolazione di tali messaggi dovrebbero essere considerati un atto di complicità che può essere equiparato al dolo e che in tali casi i responsabili dovrebbero essere assicurati alla giustizia;

17.  invita la autorità competenti a garantire che i siti web che istigano all'odio siano sottoposti a un più rigoroso monitoraggio;

18.  è convinto che internet rappresenti una piattaforma efficace ai fini della diffusione di discorsi di rispetto dei diritti umani e di opposizione alla violenza; ritiene che i fornitori del settore internet e di servizi dovrebbero cooperare con le autorità degli Stati membri e la società civile per favorire discorsi incisivi e accattivanti volti a contrastare l'incitamento all'odio e la radicalizzazione online, sulla base della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea; invita le piattaforme digitali a cooperare con gli Stati membri, la società civile e le organizzazioni specializzate nella deradicalizzazione di terroristi o nella valutazione dei discorsi di odio, al fine di partecipare alla diffusione di messaggi di prevenzione che facciano appello allo sviluppo del senso critico e a un processo di deradicalizzazione, nonché di individuare mezzi legali innovativi per contrastare l'apologia del terrorismo e i discorsi di incitazione all'odio, rendendo quindi più difficile la radicalizzazione online; invita la Commissione e gli Stati membri a incoraggiare lo sviluppo di questo tipo di discorsi di contrasto online e ad operare in stretta collaborazione con le organizzazioni della società civile, ai fini del rafforzamento dei canali di distribuzione, nonché a promuovere un discorso democratico e non violento;

19.  sostiene l'attuazione di programmi di sensibilizzazione dei giovani in merito ai messaggi di odio online e ai rischi da essi rappresentati nonché di programmi che promuovano un'educazione ai media e a internet; sostiene l'attuazione di programmi di formazione al fine di mobilitare, preparare e creare reti di giovani militanti a difesa dei diritti umani;

20.  è del parere che l'elaborazione di un discorso di contrasto, anche nei paesi terzi, sia uno degli elementi fondamentali per lottare contro l'attrattiva dei gruppi terroristici nella regione MENA; invita l'Unione a incrementare il sostegno a favore di iniziative quali SSCAT (Syria Strategic Communication Advisory Team) e a favorire la realizzazione e il finanziamento di progetti di questo tipo nei paesi terzi;

21.  ritiene che l'industria e i fornitori di servizi internet possano d'ora in poi consentire di promuovere i messaggi di prevenzione della radicalizzazione in contrapposizione a quelli che fanno l'apologia del terrorismo; ritiene che sarebbe opportuno creare una sezione speciale europea all'interno di Europol per condividere le buone pratiche negli Stati membri, in costante collaborazione con gli operatori di internet, allo scopo di mettere in evidenza i messaggi che consentono di controbilanciare i discorsi di odio e di apologia del terrorismo, rendendo così più difficile la radicalizzazione tramite internet; invita la Commissione e gli Stati membri a sostenere l'uso efficace di discorsi di contrasto e delle misure di attenuazione su internet;

22.  appoggia l'introduzione di misure che consentano a ciascun utente di internet di segnalare con facilità e rapidità i contenuti illegali che circolano su internet e le reti sociali e di informare le autorità competenti, anche tramite linee dedicate, nel rispetto dei diritti dell'uomo, in particolare la libertà di espressione, e della legislazione UE e nazionale;

23.  esprime profonda preoccupazione per l'espansione dell'uso di tecniche crittografiche da parte di organizzazioni terroristiche, che rendono le loro comunicazioni e la loro propaganda di radicalizzazione non rilevabile e non leggibile dagli organi di repressione, anche con ordinanza giudiziaria; invita la Commissione a occuparsi di tali problematiche nelle sue interazioni con imprese di internet e delle tecnologie dell'informazione;

24.  è del parere che ogni Stato membro dovrebbe predisporre un'unità speciale incaricata di segnalare i contenuti illeciti su internet e di agevolare l'individuazione e la soppressione di tali contenuti; si compiace della creazione da parte di Europol della Internet Referral Unit (IRU) cui spetterà individuare i contenuti illegali e sostenere gli Stati membri al riguardo, sempre nel pieno rispetto dei diritti fondamentali di tutte le parti interessate; raccomanda che le unità di questo tipo cooperino inoltre con il coordinatore dell'UE per la lotta contro il terrorismo e con il Centro europeo antiterrorismo presso Europol nonché con le organizzazioni della società civile attive in questo settore; incoraggia inoltre gli Stati membri a cooperare reciprocamente e con le competenti agenzie UE al riguardo;

25.  accoglie con favore l'istituzione, a decorrere dal 1° gennaio 2016, del Centro europeo antiterrorismo, di cui farà parte l'unità europea addetta alle segnalazioni su internet; sottolinea la necessità di fornire le risorse finanziarie necessarie all'espletamento delle mansioni supplementari affidate a Europol nell'ambito della creazione del Centro europeo antiterrorismo; chiede che il Parlamento europeo sia debitamente coinvolto per quanto concerne la creazione nonché in materia di mandato, mansioni e finanziamento del Centro;

26.  ritiene che la radicalizzazione su internet potrà essere estirpata solo potenziando l'arsenale di cui l'Europa dispone per combattere la criminalità informatica; raccomanda che il mandato e le risorse del Centro europeo di lotta contro la criminalità informatica siano rafforzati, sulla scorta di Europol ed Eurojust, affinché esso possa svolgere un ruolo efficace per meglio identificare e affrontare le minacce su internet e per meglio individuare i mezzi di cui si servono le organizzazioni terroristiche; ricorda la necessità di esperti sufficientemente formati presso Europol così come negli Stati membri al fine di rispondere a tale minaccia specifica; invita il VP/AR a riorganizzare il Centro di situazione dell'UE (SitCen) e il Centro di analisi dell'intelligence (IntCen) e a garantirne il coordinamento con il coordinatore dell'UE per la lotta contro il terrorismo, al fine di monitorare più efficacemente le attività criminali su internet e la diffusione di dichiarazioni di odio legate alla radicalizzazione e al terrorismo; sollecita gli Stati membri a rafforzare significativamente la condivisione di informazioni fra di loro e con le competenti strutture e agenzie dell'UE;

27.  ritiene che tutte le misure a livello UE e nazionale volte a prevenire la diffusione dell'estremismo violento tra i cittadini europei e il loro reclutamento da parte di organizzazioni terroristiche dovrebbero rispettare i diritti fondamentali dell'UE e la pertinente giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea e della Corte europea dei diritti dell'uomo, inclusi il principio della presunzione di innocenza, il principio della certezza del diritto, il diritto ad un processo giusto e imparziale, il diritto di ricorso e il principio di non discriminazione;

IV.Prevenire la radicalizzazione grazie all'istruzione e all'inclusione sociale

28.  sottolinea l'importanza del ruolo che la scuola e l'istruzione possono svolgere nel prevenire la radicalizzazione; rammenta la funzione decisiva della scuola nel contribuire a promuovere l'integrazione all'interno della società nonché a sviluppare il senso critico e promuovere la non discriminazione; invita gli Stati membri a incoraggiare gli istituti scolastici a predisporre corsi e programmi accademici volti a rafforzare la comprensione e la tolleranza, soprattutto nei confronti di religioni diverse, la storia delle religioni, le filosofie e le ideologie; sottolinea l'esigenza di insegnare i valori fondamentali e i principi democratici dell'Unione, come i diritti dell'uomo; evidenzia che spetta agli Stati membri assicurare che i loro sistemi scolastici rispettino e promuovano i valori e i principi dell'UE e che il loro funzionamento non contrasti con i principi di non discriminazione e integrazione;

29.  sollecita gli Stati membri a garantire che ogni scuola (dal ciclo primario a quello secondario) offra programmi educativi sull'utilizzo di internet volti a istruire e formare utenti del web responsabili, critici e rispettosi della legge;

30.  sottolinea l'importanza di mettere in grado gli insegnanti di opporsi attivamente a tutte le forme di discriminazione e razzismo; evidenzia il ruolo essenziale dell'istruzione e della presenza di insegnanti dotati di competenza e dedizione, non solo al fine di rafforzare i legami sociali, favorire il senso di appartenenza, sviluppare conoscenze, abilità e competenze, integrare i valori fondamentali, potenziare le competenze sociali, civiche e interculturali, il senso critico e l'alfabetizzazione mediatica, ma anche per aiutare i giovani – in stretta collaborazione con i loro genitori e le famiglie – a diventare membri della società attivi, responsabili e di ampie vedute; sottolinea che le scuole possono rafforzare la capacità di resistenza degli studenti alla radicalizzazione offrendo un ambiente sicuro e il tempo per discutere ed esaminare questioni controverse e delicate; ricorda che gli adolescenti sono uno dei gruppi più a rischio in quanto si trovano in una fase delicata della vita, nella quale sviluppano la propria scala di valori, sono alla ricerca di senso e sono al tempo stesso altamente influenzabili e facilmente manipolabili; ricorda che la radicalizzazione può interessare tanto i gruppi quanto le singole persone e riconosce che l'evoluzione della risposta alla radicalizzazione individuale e di gruppo può essere diversa; ribadisce il compito della società di offrire ai giovani migliori prospettive e obiettivi nella vita, in particolare mediante un'istruzione e un'educazione di qualità; sottolinea il ruolo degli istituti scolastici nell'insegnare ai giovani a riconoscere e gestire i rischi e compiere scelte più sicure e nel promuovere un forte senso di appartenenza, di comunità condivisa e di sostegno e responsabilità nei confronti degli altri; sottolinea la necessità di sfruttare le varie opportunità offerte dai corsi universitari e di formazione professionale, al fine di esporre i giovani alle diverse identità nazionali, regionali, religiose ed etniche esistenti in Europa;

31.  sottolinea che la diversità dell'Europa e le sue comunità multiculturali sono parte integrante del tessuto sociale europeo e rappresentano un bene culturale essenziale; ritiene che qualsiasi politica in materia di lotta alla radicalizzazione debba essere sensibile e proporzionata, in modo da rispettare e rafforzare l'eterogeneo tessuto sociale delle comunità;

32.  pone in evidenza l'importanza di combinare i programmi di deradicalizzazione con misure come l'istituzione di partenariati con rappresentanti delle comunità, investimenti in progetti sociali e di vicinato volti ad arrestare l'emarginazione economica e geografica nonché piani di tutoraggio destinati ai giovani isolati ed esclusi, considerati a rischio di radicalizzazione; ricorda che tutti gli Stati membri sono tenuti ad attuare diligentemente gli strumenti antidiscriminazione dell'UE e ad adottare misure efficaci per affrontare la discriminazione, l'incitamento all'odio e i reati di odio nel quadro della strategia di lotta alla radicalizzazione;

33.  invita la Commissione a sostenere gli Stati membri a realizzare una campagna di comunicazione per sensibilizzare maggiormente i giovani e il personale di inquadramento ai problemi della radicalizzazione; sottolinea che le campagne di formazione e sensibilizzazione dovrebbero incentrarsi in via prioritaria sull'intervento preventivo, al fine di proteggere gli individui ed evitare qualsiasi rischio di radicalizzazione; esorta gli Stati membri a prevedere una formazione specifica per il personale insegnante che lo renda capace di individuare eventuali cambiamenti di comportamento sospetti, nonché di identificare i circoli di complicità che amplificano il fenomeno della radicalizzazione attraverso l'emulazione e monitorare adeguatamente i giovani che rischiano di essere reclutati da organizzazioni terroristiche; incoraggia inoltre gli Stati membri a predisporre investimenti e sostegno finanziario a favore di strutture specializzate situate in prossimità delle scuole che fungano da punto di contatto per consentire ai giovani, ma anche alle loro famiglie, agli insegnanti e agli esperti interessati, di impegnarsi in attività extrascolastiche aperte alle famiglie, compresa l'assistenza psicologica; sottolinea l'importanza di orientamenti chiari in questo settore per non compromettere il principale ruolo degli insegnanti, degli educatori e di altre figure la cui preoccupazione primaria è il benessere della persona, visto che l'intervento delle autorità pubbliche potrebbe essere controproducente;

34.  pone l'accento sulle opportunità offerte agli Stati membri e agli esperti in materia di alfabetizzazione mediatica nell'ambito del programma "Europa creativa"; rileva che i programmi dell'Unione europea in materia di istruzione, cultura, attività sociali e sport costituiscono pilastri essenziali per sostenere gli sforzi profusi dagli Stati membri al fine di contrastare le diseguaglianze e prevenire l'emarginazione; sottolinea l'importanza di sviluppare, nell'ambito del quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell'istruzione e della formazione, nuove attività volte a promuovere i valori europei nel campo dell'istruzione; insiste quindi, tra l'altro, sulla necessità di mirare alla trasmissione e alla pratica dei valori civili attraverso i programmi Europa per i cittadini, Erasmus+ ed Europa creativa;

35.  sottolinea che è indispensabile allacciare un dialogo interculturale con le diverse comunità religiose, i responsabili e gli esperti religiosi, al fine di una migliore comprensione e prevenzione della radicalizzazione; sottolinea la responsabilità e l'importante ruolo di tutte le comunità religiose per contrastare il fondamentalismo, l'incitamento all'odio e la propaganda terroristica; richiama l'attenzione degli Stati membri sul problema della formazione dei leader religiosi – che, ove possibile, dovrebbe aver luogo in Europa – in materia di prevenzione dell'incitazione all'odio e all'estremismo violento nei luoghi di culto in Europa e di garantire che tali leader condividano i valori europei nonché della formazione dei rappresentanti religiosi, filosofici e della società laica che operano all'interno dei centri di detenzione; rileva tuttavia che, pur potendo i luoghi di culto costituire dei punti di contatto, gran parte del processo di indottrinamento e reclutamento avviene in ambienti più informali o su internet;

36.  evidenzia che è fondamentale impegnare la responsabilità di ciascun attore nella prevenzione della radicalizzazione, a livello locale, nazionale, europeo o internazionale; incoraggia l'avvio di una stretta cooperazione tra tutti gli attori della società civile a livello nazionale e locale nonché di una maggiore cooperazione tra attori sul terreno come le associazioni e le ONG, al fine di sostenere le vittime del terrorismo, e le loro famiglie e gli individui che hanno subito il processo di radicalizzazione come pure le loro famiglie; chiede, al riguardo, l'introduzione di una formazione adatta e un sostegno finanziario supplementare per gli attori sul terreno; sottolinea tuttavia che i finanziamenti per le ONG e altri attori della società civile dovrebbero essere separati dal sostegno finanziario ai programmi anti-terrorismo;

37.  ritiene che la società civile e gli attori locali debbano svolgere un ruolo decisivo nello sviluppo di progetti adattati ai loro luoghi od organizzazioni, nonché come fattore di integrazione dei cittadini europei che sono in conflitto con la società e tentati dalla radicalizzazione terroristica; è del parere che sia indispensabile sensibilizzare maggiormente, informare e istruire i lavoratori in prima linea (insegnanti, educatori, agenti di polizia, operatori che si occupano della protezione dei minori e lavoratori del settore sanitario), al fine di rafforzare la capacità locale di combattere la radicalizzazione; è del parere che gli Stati membri dovrebbero sostenere la creazione di strutture che consentano in particolare l'orientamento dei giovani, ma anche scambi con famiglie, scuole, ospedali, università, ecc; ricorda che tali misure possono essere attuate solo mediante programmi sociali di investimento a lungo termine; osserva che associazioni e organizzazioni in questo campo, scevre di un'impronta governativa, possono ottenere ottimi risultati quando si tratta di reintegrare nella società cittadini che si siano già trovati sulla via della radicalizzazione;

38.  ritiene indispensabile creare un sistema di allarme e orientamento in ogni Stato membro che consenta alle famiglie e ai membri della comunità di ottenere sostegno o di segnalare facilmente e rapidamente cambiamenti improvvisi di comportamento indicativi di un processo di radicalizzazione o la partenza di un individuo intenzionato ad aderire a un'organizzazione terroristica; osserva a questo proposito che le "hotline" hanno avuto successo e consentono di segnalare tra amici e famiglie le persone sospettate di essere radicalizzate, ma aiutano anche amici e famiglie ad affrontare questa situazione destabilizzante; invita gli Stati membri ad esaminare la possibilità di istituire un sistema di questo tipo;

39.  ricorda altresì che l'aumento dell'islamofobia nell'Unione europea contribuisce all'esclusione dei musulmani dalla società, creando potenzialmente un terreno fertile per l'arruolamento delle persone vulnerabili nelle organizzazioni estremiste violente; considera che l'islamofobia in Europa è a sua volta sfruttata da organizzazioni quali Daesh a fini di propaganda e reclutamento; raccomanda quindi l'approvazione di un quadro europeo per l'adozione di strategie nazionali intese a combattere l'islamofobia, anche allo scopo di lottare contro la discriminazione che ostacola l'accesso all'istruzione, all'occupazione e all'alloggio;

40.  sottolinea che, secondo studi recenti, un numero crescente di donne si è radicalizzato ed è stato reclutato da organizzazioni terroristiche, e vanta un ruolo nell'estremismo violento; ritiene che l'UE e gli Stati membri debbano sviluppare strategie di prevenzione della radicalizzazione che, almeno in una certa misura, tengano conto del genere; chiede alla Commissione di sostenere programmi di vasta portata che mirino a integrare le giovani nelle loro azioni a favore di una maggiore uguaglianza e a prevedere reti di sostegno attraverso le quali esse possano far sentire la loro voce in condizioni di sicurezza;

41.  sottolinea l'importanza del ruolo delle donne nella prevenzione della radicalizzazione;

V.Rafforzare lo scambio di informazioni sulla radicalizzazione del terrorismo in Europa

42.  ribadisce il suo impegno ad adoperarsi per la messa a punto di una direttiva dell'UE sul codice di prenotazione (Passenger Name Record, PNR) entro la fine del 2015 e a garantire che la direttiva sia conforme ai diritti fondamentali e priva di qualsiasi forma di pratiche discriminatorie fondate sulla stigmatizzazione ideologica, religiosa o etnica e rispetti pienamente i diritti dei cittadini dell'UE in materia di protezione dei dati; ricorda tuttavia che la direttiva sul PNR dell'UE costituirà soltanto una delle misure nella lotta contro il terrorismo e che, per prevenire il reclutamento dei cittadini europei da parte di organizzazioni terroristiche, è indispensabile una strategia olistica, ambiziosa e globale sulla lotta contro il terrorismo e la criminalità organizzata comprendente la politica estera, la politica sociale, la politica dell'istruzione, l'applicazione della legge e la giustizia;

43.  invita la Commissione a potenziare le competenze dell'UE nell'ambito della prevenzione della radicalizzazione istituendo una rete europea che integri le informazioni fornite dalla rete RAN e dalla rete dei pianificatori delle politiche sulla polarizzazione e la radicalizzazione (PPN), nonché le informazioni provenienti da esperti specializzati in un'ampia gamma di discipline appartenenti alle scienze sociali;

44.  insiste sull'assoluta necessità di migliorare la rapidità e l'efficacia dello scambio delle pertinenti informazioni tra le autorità di contrasto in seno agli Stati membri e tra di loro e le agenzie competenti, in particolare ottimizzando il ricorso e i contributi al sistema d'informazione Schengen (SIS), al sistema d'informazione visti (SIV), all'applicazione di rete per lo scambio sicuro di informazioni (SIENA) di Europol e al punto focale "Travellers" di quest'ultima sui cittadini europei radicalizzati; sottolinea che l'intensificazione degli scambi di informazioni tra autorità di contrasto contribuirà a far aumentare la fiducia tra gli Stati membri e a rafforzare il ruolo degli organismi dell'Unione europea, quali Europol, Eurojust e l'Accademia europea di polizia (Cepol), e le risorse loro fornite;

45.  invita l'Unione europea a integrare la problematica della radicalizzazione del terrorismo nell'addestramento impartito dal CEPOL;

46.  sottolinea l'importanza di mettere in atto un programma europeo di formazione specializzata per i professionisti del settore giudiziario, volto a sensibilizzarli al processo di radicalizzazione e alle sue diverse forme;

47.  evidenzia che il miglioramento della cooperazione fra gli Stati membri volta a contrastare la radicalizzazione e il reclutamento di cittadini europei passa anche da uno scambio e una cooperazione intensi tra le loro autorità giudiziarie e con Eurojust; osserva che una migliore rendicontazione a livello europeo sul casellario giudiziale dei sospetti terroristi consentirebbe di accelerarne l'individuazione e di favorirne l'adeguata sorveglianza in occasione sia della loro partenza dall'UE che del loro ritorno; esorta pertanto a procedere alla riforma e a un impiego migliore del sistema europeo di informazione sui casellari giudiziali (ECRIS); esorta la Commissione a valutare la fattibilità e il valore aggiunto d'istituire un indice europeo dei casellari giudiziali (EPRIS); sottolinea che i trattati internazionali e il diritto dell'UE, così come i diritti fondamentali, in particolare la protezione dei dati personali, debbano essere rispettati durante tali scambi di informazioni e che resta essenziale un effettivo controllo democratico sulle misure di sicurezza;

48.  ritiene che la lotta al traffico di armi debba essere una priorità dell'Unione nella lotta alla criminalità organizzata internazionale e alle forme gravi di criminalità internazionale; reputa in particolare che occorra rafforzare ulteriormente la cooperazione per quanto concerne i meccanismi per lo scambio di informazioni come pure la tracciabilità delle armi proibite e la loro distruzione;

VI.Rafforzare le misure di deterrenza contro la radicalizzazione del terrorismo

49.  è convinto che le misure di prevenzione della radicalizzazione dei cittadini europei e del loro reclutamento da parte di organizzazioni terroristiche non saranno pienamente efficaci fintantoché non saranno accompagnate in tutti gli Stati membri da una serie di strumenti di giustizia penale efficaci, dissuasivi e articolati; ritiene che, qualificando di fatto come reati gli atti terroristici commessi all'estero al fianco di organizzazioni terroristiche, gli Stati membri si doteranno degli strumenti necessari per eliminare il fenomeno della radicalizzazione del terrorismo tra i cittadini europei, usando pienamente nel contempo gli strumenti di cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale esistenti nell'UE; osserva che le autorità di contrasto e quelle giudiziarie (giudici e pubblici ministeri) dovrebbero disporre di capacità sufficienti per prevenire, individuare e perseguire tali atti e dovrebbero ricevere una formazione continua e adeguata sui reati di stampo terroristico;

50.  chiede un rafforzamento delle capacità del centro di coordinamento di Eurojust, che dovrebbe svolgere un ruolo fondamentale nel promuovere l'azione comune delle autorità giudiziarie degli Stati membri per quanto concerne la raccolta di prove e accrescere l'efficacia delle azioni penali contro i reati collegati al terrorismo; è del parere, a tale proposito, che si dovrebbe fare un uso maggiore dello strumento delle squadre investigative comuni, sia tra gli Stati membri che tra questi ultimi e i paesi terzi con cui Eurojust ha concluso accordi di cooperazione;

51.  osserva che il perseguimento degli atti terroristici compiuti nei paesi terzi da cittadini dell'UE o da cittadini di paesi terzi che risiedono nell'UE implica che sia possibile raccogliere prove nei paesi terzi, nel pieno rispetto dei diritti umani; invita pertanto l'UE ad adoperarsi per introdurre accordi di cooperazione in materia giudiziaria e di contrasto con i paesi terzi per facilitare la raccolta di prove in tali paesi, a condizione che tutte le parti salvaguardino le rigorose norme e procedure giuridiche, lo Stato di diritto, il diritto internazionale e i diritti fondamentali e che essi siano sottoposti al controllo giudiziario; rammenta quindi che la raccolta di prove, gli interrogatori e altre tecniche investigative di questo genere devono avvenire nel rispetto di severe norme giuridiche ed essere conformi al diritto, ai principi e ai valori dell'Unione nonché alle norme internazionali in materia di diritti umani; avverte, a tale proposito, che il ricorso a trattamenti crudeli, inumani o degradanti, tortura, consegne extragiudiziali e rapimenti è proibito ai sensi del diritto internazionale e che predette pratiche non possono essere messe in atto per raccogliere prove su reati commessi da cittadini dell'Unione all'interno o all'esterno del territorio dell'UE;

52.  accoglie con favore l'invio di esperti di sicurezza/lotta al terrorismo in alcune delle principali delegazioni dell'UE, per rafforzare la loro capacità di contribuire agli sforzi europei antiterrorismo e di collegare in modo più efficace le autorità locali pertinenti, sviluppando ulteriormente, nel contempo, la capacità antiterrorismo all'interno del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE);

53.  incoraggia pertanto la conclusione di accordi di cooperazione tra Eurojust e i paesi terzi, sulla scia di quelli già conclusi con gli Stati Uniti, la Norvegia e la Svizzera; sottolinea tuttavia la necessità di garantirne la piena conformità al diritto umanitario internazionale e alle norme UE sulla protezione dei dati e sulla tutela della vita privata; evidenzia che nella conclusione di tali accordi la priorità dovrebbe essere attribuita ai paesi che sono particolarmente colpiti dal terrorismo, come i paesi dell'Africa del Nord e del Medio Oriente (MENA); ritiene inoltre che l'invio di procuratori di collegamento di Eurojust nei paesi interessati, segnatamente nel vicinato meridionale, possa promuovere un maggiore scambio di informazioni e permettere una migliore cooperazione ai fini di una lotta efficace contro il terrorismo nel rispetto dei diritti umani;

VII.Prevenire la partenza e anticipare il ritorno dei cittadini europei radicalizzati reclutati dalle organizzazioni terroristiche

54.  ribadisce che l'UE deve predisporre d'urgenza controlli alle frontiere esterne, nel pieno rispetto dei diritti fondamentali; sottolinea che sarà possibile individuare efficacemente in seno all'UE i flussi in entrata e in uscita solo se gli Stati membri eseguiranno controlli sistematici e obbligatori alle frontiere esterne dell'UE; invita gli Stati membri a utilizzare al meglio gli strumenti esistenti come il SIS e il VIS, anche in riferimento ai passaporti rubati, smarriti e falsificati; ritiene anche che, a tale scopo, fra le priorità dell'UE debba figurare una migliore applicazione del codice Schengen;

55.  invita gli Stati membri a fornire alle guardie di frontiera un accesso sistematico al sistema d'informazione di Europol, che può contenere informazioni sulle persone sospettate di terrorismo, sui combattenti stranieri e i predicatori di odio;

56.  invita gli Stati membri a condividere le buone prassi relative ai controlli sulle uscite e gli ingressi nel loro territorio e sul congelamento dei beni finanziari dei cittadini, nel contesto della prevenzione della loro partecipazione ad attività terroristiche in aree di conflitto di paesi terzi e delle modalità di realizzazione del loro rimpatrio nell'UE; sottolinea in particolare che gli Stati membri dovrebbero avere la facoltà di confiscare i passaporti dei loro cittadini che progettano di unirsi a organizzazioni terroristiche, su richiesta della competente autorità giudiziaria, in conformità delle leggi nazionali e nel pieno rispetto del principio di proporzionalità; è del parere che la limitazione della libertà di movimento di una persona, trattandosi di un diritto fondamentale, possa essere decisa soltanto dopo un'attenta valutazione della necessità e della proporzionalità della misura da parte di un'autorità giudiziaria; sostiene inoltre i procedimenti penali nei confronti dei sospetti terroristi che partecipano ad attività terroristiche al rientro in Europa;

57.  chiede contributi internazionali al meccanismo di finanziamento sostenuto dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (PNUD) per facilitare l'immediata stabilizzazione delle zone liberate dal Daesh;

58.  invita il VP/AR e il Consiglio a trovare un linguaggio chiaro di condanna del sostegno finanziario e ideologico decennale che alcuni governi e personalità di spicco dei paesi del Golfo hanno offerto ai movimenti estremisti islamici; invita la Commissione a rivedere le relazioni dell'UE con i paesi terzi allo scopo di ostacolare con maggiore efficacia il sostegno materiale e immateriale al terrorismo; ricorda che, nel contesto dell'attuale revisione della politica europea di vicinato (PEV), devono essere potenziate la dimensione della sicurezza e la capacità degli strumenti di tale politica di contribuire al miglioramento della resilienza dei partner e della loro capacità di garantire la propria sicurezza, su una base di rispetto dello Stato di diritto;

59.  ricorda che il corretto utilizzo degli strumenti esistenti, ad esempio i sistemi SIS, SIS II e VIS, il sistema SLTD di Interpol e il punto focale Travellers di Europol, costituisce la prima tappa del rafforzamento della sicurezza alle frontiere esterne per individuare i cittadini dell'UE e i cittadini stranieri residenti nell'UE che potrebbero partire o fare ritorno da una zona di conflitto per commettere atti di terrorismo, ricevere un addestramento al terrorismo o partecipare a conflitti armati di tipo non convenzionale per conto di organizzazioni terroristiche; esorta gli Stati membri a migliorare la cooperazione e la condivisione di informazioni riguardo a sospetti combattenti stranieri con gli Stati membri situati alle frontiere esterne dell'Unione europea;

60.  invita gli Stati membri ad assicurare che i combattenti stranieri al loro rientro in Europa siano sottoposti a controllo giudiziario e, se del caso, a detenzione amministrativa fino all'avvio del corrispondente procedimento giudiziario;

61.  è profondamente convinto che l'elaborazione di una qualsiasi politica in materia di terrorismo e radicalizzazione debba riunire l'esperienza e le risorse della dimensione interna ed esterna della politica dell'UE; ritiene, a tale proposito, che proprio nel quadro di tale approccio integrale sarà possibile delineare una risposta adeguata per combattere il terrorismo e il reclutamento di terroristi nell'Unione europea e nel suo vicinato; esorta quindi sia la Commissione e che il SEAE, sotto l'egida e la guida del VP/AR e del primo Vicepresidente della Commissione, con il sostegno del coordinatore antiterrorismo, a lavorare congiuntamente per elaborare un approccio strategico atto a combinare efficacemente gli strumenti di politica sociale (compresi l'occupazione, l'integrazione e la lotta contro la discriminazione), della politica in materia di assistenza umanitaria, sviluppo, risoluzione dei conflitti, gestione delle crisi, commercio, energia e di qualsiasi altro ambito strategico che possa avere una dimensione interna/esterna;

VIII. Rafforzare i legami tra sicurezza interna ed esterna nell'UE

62.  ribadisce la vitale importanza che l'UE istituisca una stretta cooperazione con i paesi terzi, soprattutto i paesi di transito e di destinazione, nei limiti del possibile, nel rispetto della legislazione, dei principi e dei valori dell'Unione nonché dei diritti umani internazionali, onde poter individuare i cittadini dell'UE e i cittadini di paesi terzi residenti nell'UE in partenza per combattere al fianco di organizzazioni terroristiche e quelli che fanno ritorno; sottolinea altresì la necessità di rafforzare il dialogo politico e di condividere i piani d'azione volti a lottare contro la radicalizzazione e il terrorismo, nel contesto delle relazioni bilaterali e con organizzazioni regionali quali l'Unione africana e la Lega degli Stati arabi;

63.  prende atto della volontà del VP/AR Federica Mogherini di sostenere i progetti di contrasto della radicalizzazione nei paesi terzi, compresi la Giordania, il Libano e l'Iraq nonché la regione del Maghreb/Sahel, come indicato nella relazione sull'applicazione delle misure in seguito al Consiglio europeo del 12 febbraio 2015; sottolinea che è adesso opportuno garantire che tali programmi ricevano i necessari finanziamenti al più presto;

64.  invita l'UE ad aumentare la cooperazione con i partner regionali per fermare il traffico di armi, incentrandosi in particolare sui paesi da cui proviene il terrorismo, e a seguire attentamente le esportazioni di armi che potrebbero essere sfruttate dai terroristi; invita altresì a potenziare gli strumenti di politica estera e l'impegno con i paesi terzi a ostacolare il finanziamento delle organizzazioni terroristiche; rimanda alle conclusioni del vertice G20 del 16 novembre 2015, in cui si invita il Gruppo d’azione finanziaria internazionale (GAFI) ad attivarsi con maggiore rapidità ed efficacia quando interviene per bloccare i finanziamenti a organizzazioni terroristiche;

65.  incoraggia l'UE a svolgere dialoghi mirati e potenziati in materia di sicurezza e di lotta al terrorismo con l'Algeria, l'Egitto, l'Iraq, Israele, la Giordania, il Marocco, il Libano, l'Arabia Saudita, la Tunisia e il Consiglio di cooperazione del Golfo, anche riguardo al coinvolgimento passato o presente di Stati a sostegno di attività terroristiche; reputa altresì che la cooperazione con la Turchia dovrebbe essere potenziata in linea con le conclusioni del Consiglio "Affari generali" del dicembre 2014;

66.  invita il Consiglio a fare in modo che la strategia regionale dell'UE per la Siria e l'Iraq e la strategia di antiterrorismo/combattenti stranieri, adottate lunedì 16 marzo 2015, siano oggetto di una revisione costante e siano sviluppate alla luce dell'evoluzione della situazione della sicurezza nel vicinato meridionale dell'UE, parallelamente ad iniziative preventive e di altro genere quali la RAN della Commissione; invita inoltre gli Stati membri a promuovere il rispetto e la comprensione reciproci quali elementi fondamentali nel quadro della lotta al terrorismo sia nell'UE e nei suoi Stati membri che nei paesi terzi;

67.  è convinto che instaurare una cooperazione rafforzata di questo tipo richieda, da parte della Commissione e del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) in particolare, uno sforzo supplementare in termini di aumento e miglioramento delle competenze in ambiti quali la lotta contro il terrorismo, i conflitti armati non convenzionali e la radicalizzazione, nonché un rafforzamento e una diversificazione delle capacità linguistiche, ad esempio in arabo, urdu, russo e mandarino, dato che attualmente si registra una grave lacuna in tali capacità nei servizi europei di informazione e di intelligence; reputa indispensabile che l'appello dell'UE a lottare contro il terrorismo, la radicalizzazione e la violenza riesca a farsi sentire anche al di là delle sue frontiere grazie a una comunicazione strategica efficace e incisiva;

68.  sostiene una maggiore cooperazione internazionale e una maggiore condivisione delle informazioni da parte dei servizi nazionali di intelligence per individuare i cittadini dell'UE che sono a rischio di radicalizzazione e che potrebbero essere reclutati e unirsi a gruppi jihadisti o ad altri gruppi estremisti; sottolinea che i paesi della regione MENA e dei Balcani occidentali devono essere sostenuti nei loro sforzi volti ad arrestare il flusso dei combattenti stranieri e impedire alle organizzazioni jihadiste di sfruttare l'instabilità politica al loro interno;

69.  riconosce che la radicalizzazione e il reclutamento da parte delle reti terroristiche sono fenomeni di carattere globale; ritiene pertanto che la relativa risposta non debba essere unicamente locale o europea, bensì internazionale; considera quindi necessario rafforzare la cooperazione con i paesi terzi per individuare le reti di reclutamento e incrementare la sicurezza alle frontiere dei paesi interessati; ribadisce anche che la cooperazione con i principali paesi partner che devono far fronte a sfide analoghe debba essere intensificata mediante una cooperazione sul piano diplomatico, del dialogo politico e dell'intelligence;

70.  ribadisce che la portata globale della minaccia terroristica richiede una risposta internazionale efficace e univoca volta a impedire in modo incisivo il traffico di armi verso i paesi che minacciano la pace e la sicurezza internazionali;

71.  accoglie favorevolmente lo stanziamento, da parte della Commissione, di una dotazione di 10 milioni di EUR nell'aprile 2015, per finanziare un programma di assistenza ai paesi partner allo scopo di contrastare la radicalizzazione nel Sahel/Maghreb e arrestare il flusso di combattenti stranieri provenienti dall'Africa settentrionale, dal Medio oriente e dai Balcani occidentali (una prima tranche di 5 milioni di EUR è destinata a finanziare l'assistenza tecnica per rafforzare le capacità della magistratura, nell'ambito della giustizia penale, di indagare sui casi dei combattenti stranieri o aspiranti tali, perseguirli e giudicarli; una seconda tranche di 5 milioni di EUR è destinata a finanziare programmi di contrasto alla radicalizzazione nella regione del Sahel e del Maghreb); sottolinea l'importanza di un monitoraggio rigoroso dell'uso corretto di tali fondi onde assicurare che non servano per finanziare progetti mirati al proselitismo, all'indottrinamento e ad altre finalità estremiste;

IX.Promuovere lo scambio di buone prassi sulla de-radicalizzazione

72.  considera che una strategia globale sulla prevenzione della radicalizzazione e del reclutamento dei cittadini europei da parte delle organizzazioni terroristiche potrà essere messa in atto con successo solo se sarà accompagnata da una strategia proattiva di de-radicalizzazione e inclusione; invita quindi l'UE a favorire gli scambi di buone prassi fra gli Stati membri e con i paesi terzi che hanno già acquisito esperienze e conseguito risultati positivi in tale ambito, sulla creazione di strutture di de-radicalizzazione per evitare che i cittadini dell'UE e i cittadini di paesi terzi che risiedono legalmente nell'UE lascino l'Unione o per controllarne il ritorno sul suo territorio; ricorda la necessità di fornire sostegno anche alle famiglie di queste persone;

73.  suggerisce agli Stati membri di valutare la possibilità di introdurre la figura di tutori o consulenti nel processo di de-radicalizzazione dei cittadini dell'UE che hanno fatto ritorno dalle zone di conflitto delusi delle esperienze vissute, per sostenerli nel reinserimento nella società grazie ad adeguati programmi; sottolinea la necessità di un migliore scambio di buone prassi tra gli Stati membri in tale ambito; sottolinea che tali tutori dovrebbero essere disposti a contribuire a programmi specifici mediante un'adeguata formazione;

74.  chiede che sia lanciata una campagna di comunicazione strutturata a livello europeo, che si serva dei casi di ex "combattenti stranieri" che hanno già seguito un percorso di de-radicalizzazione e le cui testimonianze traumatiche aiutino a esporre la dimensione religiosa profondamente perversa ed erronea dell'adesione a organizzazioni terroristiche come l'ISIS; incoraggia quindi gli Stati membri a sviluppare piattaforme che consentano incontri di persona e un dialogo con gli ex combattenti; sottolinea inoltre che la messa in contatto con le vittime del terrorismo sembra essere un metodo efficace per privare la retorica radicale di ogni valore religioso o ideologico; suggerisce che tale campagna sia utilizzata come strumento di ausilio nei processi di de-radicalizzazione all'interno delle carceri, delle scuole e in tutte quelle strutture dove si fanno prevenzione e riabilitazione; invita la Commissione a sostenere, soprattutto finanziariamente, e a coordinare tali campagne di comunicazione nazionali;

X.Smantellare le reti del terrorismo

75.  sottolinea che il riciclaggio di denaro, l'evasione fiscale e altri reati fiscali sono, in alcuni casi, la principale fonte di finanziamento del terrorismo che minaccia la nostra sicurezza interna ed evidenzia quindi che occorre accordare priorità all'individuazione dei reati che ledono gli interessi finanziari dell'UE e alla lotta contro gli stessi;

76.  sottolinea che organizzazioni terroristiche come IS/Daesh e Jabhat al-Nusra hanno accumulato notevoli risorse finanziarie in Iraq e Siria dal contrabbando di petrolio, dalla vendita di oggetti rubati, dai rapimenti e dalle estorsioni, dal sequestro di conti bancari e dal contrabbando di antichità; invita pertanto a individuare tutti i paesi e gli intermediari che operano in questo mercato nero e a bloccarne le attività quanto prima;

77.  appoggia le misure intese a indebolire le organizzazioni terroristiche dall'interno e a ridurre la loro attuale influenza sui cittadini dell'UE e sui cittadini di paesi terzi che risiedono legalmente nell'UE; esorta la Commissione e le agenzie competenti a esaminare come smantellare le reti terroristiche e individuare le loro modalità di finanziamento; chiede a tal fine una migliore cooperazione tra le Unità di informazione finanziaria degli Stati membri nonché un recepimento e un'attuazione rapidi del pacchetto antiriciclaggio; incoraggia la Commissione a proporre una regolamentazione relativa all'individuazione e al blocco dei canali di finanziamento del terrorismo nonché al contrasto delle modalità con cui sono finanziati; invita quindi la Commissione a riconsiderare la possibilità di creare un sistema europeo comune di controllo delle transazioni finanziarie dei terroristi; incoraggia gli Stati membri ad attuare i più elevati standard di trasparenza per quanto riguarda l'accesso alle informazioni sui titolari effettivi di tutte le strutture societarie presenti nell'Unione e nelle giurisdizioni poco trasparenti, che possono costituire canali di finanziamento delle organizzazioni terroristiche;

78.  accoglie con favore la recente adozione dell'agenda europea sulla sicurezza, che propone importanti misure verso il potenziamento della lotta al terrorismo e alla radicalizzazione, come la creazione del Centro europeo antiterrorismo presso Europol; invita gli Stati membri ad avvalersi pienamente delle misure esistenti e chiede alla Commissione di mettere a disposizione risorse finanziarie e umane sufficienti per realizzare efficacemente le azioni proposte;

79.  ribadisce il suo invito alla Commissione a riesaminare con urgenza la legislazione dell’UE sulle armi da fuoco con la revisione della direttiva 91/477/CEE del Consiglio, al fine di agevolare l'intervento degli organi di polizia e investigativi nazionali nell'ambito dell’individuazione e della lotta contro il traffico di armi sul mercato nero e nella zona sommersa della rete e invita la Commissione a proporre norme comuni di disattivazione delle armi da fuoco in modo che le armi da fuoco disattivate siano rese inutilizzabili in modo irreversibile;

80.  chiede un approccio armonizzato per definire come reato l'incitamento all'odio, online e offline, mediante il quale soggetti radicali incitano altre persone a non osservare e violare i diritti fondamentali; suggerisce di includere tale reato specifico nelle pertinenti decisioni quadro del Consiglio;

81.  invita gli Stati membri a partecipare all'impegno volto a rintracciare i flussi esterni di finanziamento e a garantire e dare prova di trasparenza nelle relazioni che intrattengono con taluni paesi del Golfo, allo scopo di intensificare la cooperazione per fare luce sul finanziamento del terrorismo e del fondamentalismo, in Africa e in Medio Oriente ma anche in talune organizzazioni in Europa; invita gli Stati membri a collaborare per eliminare il mercato nero di petrolio che assicura un gettito essenziale alle organizzazioni terroristiche; ritiene che gli Stati membri non dovrebbe esitare a ricorrere a provvedimenti restrittivi nei confronti di singoli e organizzazioni qualora vi siano prove credibili di finanziamento di attività terroristiche o di altre forme di complicità;

82.  dichiara che respingerebbe con fermezza qualsiasi tentativo di rimuovere aspetti della relazione incentrati sulla lotta contro atti di terrorismo ed estremismo in quanto tali; ritiene inutile e controproducente spezzare il legame tra lotta contro la radicalizzazione e lotta contro le manifestazioni di quest'ultima; invita il Consiglio ad elaborare una lista nera di jihadisti europei e di sospetti terroristi jihadisti;

o
o   o

83.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e dei paesi candidati dell'UE, alle Nazioni Unite, al Consiglio d'Europa, all'Unione africana e agli Stati membri dell'Unione per il Mediterraneo, della Lega degli Stati arabi e dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa.

(1) Testi approvati, P7_TA(2013)0384.
(2) Testi approvati, P8_TA(2014)0102.
(3) Testi approvati, P8_TA(2015)0032.


Quadro strategico dell'UE in materia di salute e sicurezza sul lavoro 2014-2020
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Risoluzione del Parlamento europeo del 25 novembre 2015 sul quadro strategico dell'Unione europea in materia di salute e di sicurezza sul luogo di lavoro 2014-2020 (2015/2107(INI))
P8_TA(2015)0411A8-0312/2015

Il Parlamento europeo,

–  visto il trattato sull'Unione europea, in particolare il preambolo e gli articoli 3 e 6,

–  visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare gli articoli 3, 6, 9, 20, 151, 152, 153, 154, 156, 159 e 168,

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare gli articoli 1, 3, 27, 31, 32 e 33,

–  vista la Carta sociale europea del 3 maggio 1996, in particolare la parte I e l'articolo 3 della parte II,

–  vista la dichiarazione di Filadelfia del 10 maggio 1944 sugli scopi e gli obiettivi dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL),

–  viste le convenzioni e raccomandazioni dell'OIL in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 27 febbraio 2015 sul quadro strategico dell'UE in materia di salute e sicurezza sul lavoro 2014-2020 (6535/15) e le conclusioni del Consiglio del 5 ottobre 2015 su una nuova agenda per la sicurezza e la salute sul lavoro volta a promuovere migliori condizioni di lavoro,

–  visto il regolamento (CE) n. 1338/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008, relativo alle statistiche comunitarie in materia di sanità pubblica e di salute e sicurezza sul luogo di lavoro(1),

–  viste la direttiva 89/391/CEE del Consiglio, del 12 giugno 1989, concernente l'attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro(2) (direttiva quadro) e le relative direttive particolari,

–  vista la direttiva 2003/88/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 novembre 2003, concernente taluni aspetti dell'organizzazione dell'orario di lavoro(3),

–  vista la direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego(4),

–  vista la direttiva 2007/30/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 giugno 2007, che modifica la direttiva 89/391/CEE del Consiglio, le sue direttive particolari e le direttive del Consiglio 83/477/CEE, 91/383/CEE, 92/29/CEE e 94/33/CE ai fini della semplificazione e della razionalizzazione delle relazioni sull'attuazione pratica(5),

–  vista la comunicazione della Commissione relativa ad un quadro strategico dell'UE in materia di salute e sicurezza sul lavoro 2014-2020 (COM(2014)0332),

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo "Migliorare la qualità e la produttività sul luogo di lavoro: strategia comunitaria 2007-2012 per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro" (COM(2007)0062),

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo "Agenda sociale rinnovata: opportunità, accesso e solidarietà nell'Europa del XXI secolo" (COM(2008)0412),

–  vista la relazione della Commissione sull'attuazione dell'accordo quadro relativo allo stress sul luogo di lavoro approvato dalle parti sociali (SEC(2011)0241),

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo "EUROPA 2020 – Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva" (COM(2010)2020), il cui obiettivo principale consiste nell'incrementare i livelli di occupazione dell'UE portandoli al 75% entro la fine del decennio, anche attraverso una maggiore partecipazione delle donne e dei lavoratori più anziani e una migliore integrazione dei migranti nella popolazione attiva,

–  visto il Libro bianco della Commissione dal titolo "Un'agenda dedicata a pensioni adeguate, sicure e sostenibili" (COM(2012)0055),

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo "Bilancio della strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva" (COM(2014)0130),

–  viste l'analisi annuale della crescita 2015 (COM(2014)0902) e la relazione comune sull'occupazione (COM(2014)0906),

–  vista la sua risoluzione del 20 settembre 2001 sul mobbing sul posto di lavoro(6),

–  vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo che presenta l'accordo quadro europeo sulle molestie e la violenza sul luogo di lavoro (COM(2007)0686),

–  vista la sua risoluzione del 24 febbraio 2005 sulla promozione della salute e della sicurezza sul lavoro(7),

–  vista la sua risoluzione del 6 luglio 2006 recante raccomandazioni alla Commissione sulla protezione dei lavoratori sanitari europei da infezioni trasmissibili per via ematica a seguito di ferite provocate da aghi(8),

–  vista la sua risoluzione del 23 maggio 2007 sulla promozione di un lavoro dignitoso per tutti(9),

–  vista la sua risoluzione del 15 gennaio 2008 sulla strategia comunitaria 2007-2012 per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro(10),

–  vista la sua risoluzione del 26 marzo 2009 sulla responsabilità sociale delle imprese negli accordi commerciali internazionali(11),

–  vista la sua risoluzione del 15 dicembre 2011 sull'analisi interlocutoria della strategia comunitaria 2007-2012 per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro(12),

–  vista la sua risoluzione del 14 marzo 2013 sulle minacce per la salute sul luogo di lavoro legate all'amianto e le prospettive di eliminazione di tutto l'amianto esistente(13),

–  vista la sua risoluzione del 14 gennaio 2014 sulle ispezioni sul lavoro efficaci come strategia per migliorare le condizioni di lavoro in Europa(14),

–  visti il parere del Comitato economico e sociale europeo dell'11 dicembre 2014 e il parere del Comitato delle regioni del 12 febbraio 2015 sulla comunicazione della Commissione relativa ad un quadro strategico dell'UE in materia di salute e sicurezza sul lavoro 2014-2020,

–  vista la direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro,

–  vista l'azione congiunta sulla salute e sul benessere mentale lanciata nel 2013,

–  visti il principio del "pensare anzitutto in piccolo" (Think Small First) e lo Small Business Act per l'Europa,

–  vista l'attuale campagna dell'EU-OSHA dal titolo "Insieme per la prevenzione e la gestione dello stress lavoro correlato",

–  visto l’articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e il parere della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0312/2015),

A.  considerando che buone condizioni di lavoro che proteggono la salute fisica e mentale sono un diritto fondamentale(15) di ogni lavoratore che rappresenta un valore positivo di per sé;

B.  considerando che la crisi economica ha determinato un aumento della precarietà del lavoro e di forme di occupazione atipiche e una diminuzione degli utili delle imprese, in particolare delle PMI; che tale situazione non dovrebbe far perdere di vista l'importanza della salute e della sicurezza sul lavoro né gli elevati costi sociali e individuali degli infortuni sul luogo di lavoro dovuti al mancato rispetto delle norme;

C.  considerando che la salute e la sicurezza sul lavoro costituiscono un interesse fondamentale della società nonché un investimento che influisce positivamente sulla produttività e la competitività delle imprese, oltre ad accrescere la sostenibilità dei sistemi previdenziali e a consentire alla popolazione di lavorare in buona salute sino al raggiungimento dell'età pensionabile legale; che gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali gravano notevolmente sulla società e che il miglioramento della salute e della sicurezza sul lavoro in tutta Europa può contribuire alla ripresa economica e al conseguimento degli obiettivi della strategia Europa 2020, nel cui ambito pochi progressi sono stati sinora compiuti verso il raggiungimento dell'obiettivo del 75% di occupazione per la fascia di popolazione di età compresa tra i 20 e i 64 anni;

D.  considerando che la prevenzione dei rischi professionali, la promozione della salute e della sicurezza e la protezione dei lavoratori sul luogo di lavoro sono la chiave per migliorare le condizioni di lavoro e proteggere in tal modo la salute dei lavoratori, e di riflesso per apportare notevoli benefici sociali ed economici ai lavoratori interessati e alla società nel suo complesso; che, nell'UE a 28, 9 imprese su 10 che effettuano periodicamente valutazioni del rischio ritengono che tali valutazioni siano strumenti efficaci per gestire la salute e la sicurezza sul lavoro(16);

E.  considerando che l'articolo 153 TFUE stabilisce che l'Unione sostiene e completa l'azione degli Stati membri nel miglioramento, in particolare, dell'ambiente di lavoro, per proteggere la sicurezza e la salute dei lavoratori;

F.  considerando che l'invecchiamento della popolazione dell'UE è una delle sfide principali per gli Stati membri; che esistono disuguaglianze in termini di speranza di vita tra categorie socio-professionali e gravosità delle attività lavorative; che, oltre ai disturbi muscolo-scheletrici (DMS), i lavoratori di età superiore ai 55 anni sono particolarmente vulnerabili al cancro, alle cardiopatie, alle difficoltà respiratorie e ai disturbi del sonno(17); che tra il 2010 e il 2013 l'indicatore del numero degli anni di vita in buona salute ha registrato un regresso di 1,1 anni per le donne e di 0,4 anni per gli uomini, il che mette in evidenza la necessità di aumentare la speranza di vita in buona salute per fare in modo, tra l'altro, che un numero maggiore di persone resti sul mercato del lavoro sino all'effettivo raggiungimento dell'età pensionabile legale;

G.  considerando che il cancro costituisce la prima causa di mortalità connessa al lavoro(18), seguito dalle malattie cardiovascolari e respiratorie, mentre gli infortuni sul lavoro determinano solo un'esigua minoranza dei decessi; che i problemi di salute cronici, quali i disturbi muscolo-scheletrici (DMS), sono ampiamente diffusi nell'UE e possono limitare la capacità delle persone di essere assunte o di mantenere un'attività lavorativa retribuita(19); che l'individuazione precoce dei lavoratori a rischio è essenziale;

H.  considerando che gli oneri amministrativi e i costi diretti che le imprese sostengono nel quadro delle politiche in materia di salute e sicurezza sul lavoro (SSL) a favore del benessere, di un ambiente di lavoro di qualità e della produttività sono nettamente inferiori a quelli associati alle malattie professionali e agli infortuni sul lavoro che il quadro normativo dell'UE è inteso a prevenire(20); che secondo alcuni studi l'"indice di redditività della prevenzione" per le imprese può essere elevato(21);

I.  considerando che il tasso di incidenti mortali sul lavoro e il numero di lavoratori che indicano di ritenere a rischio la loro salute fisica e mentale e la loro sicurezza a causa del lavoro variano in maniera sostanziale tra i diversi Stati membri(22) e i vari settori di attività economica, e che ciò mette in evidenza la necessità di concentrarsi maggiormente sull'attuazione e l'applicazione della legislazione in materia di SSL quale importante elemento per tutelare la salute e la produttività dei lavoratori;

J.  considerando che lo stress da lavoro in particolare, e i rischi psicosociali in generale, rappresentano un problema sempre più frequente per i lavoratori e i datori di lavoro in tutta l'UE, e che quasi la metà dei lavoratori ritiene che tale fenomeno sia presente nel proprio ambiente di lavoro; che lo stress da lavoro contribuisce all'assenteismo, influisce negativamente sulla produttività e rappresenta la causa di quasi la metà dei giorni lavorativi persi ogni anno; che le azioni finalizzate alla gestione dei rischi psicosociali variano da uno Stato membro all'altro(23);

K.  considerando che una legislazione in materia di SSL solida, ben attuata e applicata è un importante presupposto ai fini del rispetto degli obblighi nel settore, che tutela la salute e la produttività dei lavoratori lungo l'intera vita attiva; che le ispezioni sul lavoro svolgono un ruolo importante nell'attuazione delle politiche in materia di salute e sicurezza sul lavoro a livello regionale e locale, e che l'adempimento degli obblighi normativi è la ragione principale per cui numerose imprese si occupano di SSL e pongono in essere misure di prevenzione(24);

L.  considerando che il coinvolgimento, la partecipazione e la rappresentanza globale dei lavoratori a livello aziendale nonché l'impegno della dirigenza sono estremamente importanti per un'efficace prevenzione dei rischi sul luogo di lavoro(25), e che nei luoghi di lavoro organizzati a livello sindacale si verificano meno casi di infortuni e malattie;

M.  considerando che la lotta agli infortuni sul lavoro nel loro insieme può avere esito positivo solo ponendo l'essere umano, in tutte le sue dimensioni, al centro del processo produttivo;

N.  considerando che occorrono sufficienti risorse per affrontare in modo adeguato i rischi in materia di SSL, sia quelli nuovi ed emergenti sia quelli tradizionali, come l'amianto, i nanomateriali e i rischi psicosociali; che molti lavoratori, tra cui gli operai edili, sono potenzialmente esposti all'amianto;

O.  considerando che il lavoro precario incide negativamente sulla salute e la sicurezza sul lavoro e sta compromettendo le strutture esistenti in materia di SSL; che il lavoro precario può impedire ai lavoratori di accedere a formazioni e a servizi di SSL e che esso è associato a stress mentale causato dall'incertezza del lavoro(26); che, a norma della direttiva quadro 89/391/CEE, la responsabilità di istituire un programma di prevenzione sistematico che copra tutti i rischi spetta al datore di lavoro; che l'esternalizzazione del lavoro attraverso il subappalto e il lavoro interinale può rendere più difficile l'identificazione della responsabilità riguardo alle disposizioni in materia di SSL; che il lavoro non dichiarato e il lavoro autonomo fittizio costituiscono una seria sfida per l'attuazione di misure nel settore SSL e per la salute e la sicurezza dei lavoratori;

P.  considerando che le parti sociali svolgono un ruolo importante nel processo di progettazione e attuazione delle politiche in materia di SSL a livello nazionale, internazionale e dell'Unione; che gli articoli da 153 a 155 TFUE stabiliscono la sfera di competenza e l'autorità delle parti sociali per negoziare e applicare gli accordi in materia di salute e sicurezza sul lavoro;

Q.  considerando che il quadro normativo dell'UE mira a prevenire gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali di tutti i lavoratori; che quanto più piccola è l'impresa tanto meno i lavoratori vengono verosimilmente informati sui rischi per la salute e la sicurezza sul lavoro; che non è stata dimostrata nessuna correlazione tra il numero di infortuni e le dimensioni dell'impresa; che il tasso di infortuni dipende dal tipo di produzione e dal settore in cui l'impresa opera(27);

R.  considerando che la disponibilità e la comparabilità dei dati sulle malattie professionali a livello dell'Unione sono scarse(28);

S.  considerando che occorre lottare contro le molestie sessuali sul lavoro e il senso di insicurezza che generano;

T.  considerando che la segregazione occupazionale, il divario retributivo, l'orario di lavoro, i luoghi di lavoro, le precarie condizioni lavorative, il sessismo e la discriminazione sessuale, così come le differenze legate alle specificità fisiche della maternità, sono fattori che rischiano di influenzare le condizioni di lavoro delle donne;

U.  considerando che esiste uno stereotipo secondo cui le donne svolgerebbero lavori meno rischiosi e che in Europa vi è una tendenza generale per cui la divisione del lavoro tra uomini e donne non è mai neutrale, aspetto che, nel complesso, fa passare in secondo piano i problemi di salute delle donne e di conseguenza sono adottate meno misure preventive legate al lavoro femminile;

V.  considerando che nell'Unione il tasso di occupazione femminile è nettamente superiore nel settore dei servizi rispetto a quello industriale e che le donne lavorano maggiormente nei settori sanitario e sociale, del commercio al dettaglio, nel settore manifatturiero, dell'istruzione e delle attività imprenditoriali, con una diffusione crescente del lavoro a tempo parziale o saltuario, il che ha forti ripercussioni sulla salute e la sicurezza sul luogo di lavoro;

W.  considerando che la natura di alcune professioni esercitate prevalentemente da donne espone queste ultime a rischi specifici, ad esempio le patologie muscolo-scheletriche o taluni tipi di tumore, come il tumore al seno o il tumore dell'endometrio(29);

X.  considerando che le donne accusano maggiori problemi di salute connessi al lavoro rispetto agli uomini, a prescindere dal genere di attività lavorativa svolta(30), e che sono particolarmente vulnerabili alle malattie legate all'età; che, pertanto, le misure in materia di salute e sicurezza sul lavoro richiedono un approccio che tenga conto del genere e del ciclo di vita;

Y.  considerando che la capacità riproduttiva può essere minacciata dai problemi sanitari che potrebbero emergere nel caso in cui il futuro genitore o il nascituro siano esposti agli effetti dell'inquinamento ambientale e dei fattori di rischio presenti nell'ambiente di lavoro;

Z.  considerando che la ricerca empirica indica che le donne sono sottorappresentate nei processi decisionali in materia di salute e sicurezza;

AA.  considerando che le donne nelle zone rurali incontrano maggiori difficoltà a esercitare i loro diritti in materia di lavoro e salute e ad accedere ai servizi sanitari pubblici di base, a cure mediche specifiche e agli esami di diagnosi precoce dei tumori;

Quadro strategico dell'UE in materia di salute e sicurezza sul lavoro (SSL)

1.  sottolinea che tutti i lavoratori, anche quelli del settore pubblico, hanno diritto al massimo livello di tutela in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro, che deve essere garantito a prescindere dalle dimensioni dell'impresa per cui lavorano, dal tipo di lavoro, dal contratto sottostante o dallo Stato membro in cui lavorano; invita la Commissione a elaborare specifiche strategie professionali che contemplino tutte le forme di occupazione rientranti nel quadro normativo dell'Unione in materia di SSL; sottolinea la necessità di norme chiare ed efficaci in materia di SSL;

2.  si compiace che il quadro strategico dell'UE in materia di SSL individui numerosi ambiti d'intervento di rilevanza; si rammarica tuttavia del fatto che la Commissione non abbia fissato obiettivi specifici nell'ambito di predetto quadro; in tale contesto, evidenzia che, ove giustificato da prove scientifiche e dai risultati della valutazione ex-post della legislazione UE in materia di SSL, il quadro in questione, a seguito del riesame del 2016, dovrebbe prevedere misure più concrete di natura legislativa e non legislativa nonché strumenti di attuazione e applicazione;

3.  invita la Commissione e gli Stati membri a definire obiettivi indicativi per la riduzione delle malattie professionali e degli infortuni sul lavoro in seguito al riesame del quadro strategico dell'UE in materia di SSL del 2016 e a basarsi, in sede di predetto riesame, sui più recenti risultati della ricerca sottoposti a valutazione inter pares; esorta la Commissione ad attribuire una priorità speciale ai settori in cui i lavoratori sono esposti ai rischi più alti, a elaborare orientamenti e a favorire lo scambio di buone pratiche ai fini dell'attuazione delle politiche in materia di SSL;

4.  reputa deplorevoli i ritardi nell'elaborazione dell'attuale quadro strategico dell'UE in materia di SSL; ritiene che le numerose sfide che i lavoratori, le imprese e i mercati del lavoro europei si trovano ad affrontare, fra cui quelle individuate dalla Commissione, esigano un intervento tempestivo ed efficace;

5.  sottolinea che è essenziale garantire un ambiente di lavoro sicuro e salubre a livello fisico e mentale durante l'intera vita lavorativa onde conseguire l'obiettivo di un invecchiamento attivo e in buona salute per tutti i lavoratori; reputa che la prevenzione delle malattie professionali e degli infortuni sul lavoro così come una maggiore attenzione agli effetti cumulativi dei rischi professionali permettano di creare un valore aggiunto per i lavoratori e la società in generale;

6.  sottolinea la necessità di azioni concrete per contrastare gli effetti della crisi agevolando le imprese che intraprendono percorsi che favoriscono la sicurezza e la salute sul posto di lavoro;

Strategie nazionali

7.  sottolinea che le strategie nazionali in materia di SSL sono indispensabili e contribuiscono al miglioramento della salute e della sicurezza professionali negli Stati membri; evidenzia la necessità di incoraggiare la presentazione di relazioni periodiche sui progressi compiuti; ritiene fondamentale continuare ad avviare e coordinare le politiche a livello di Unione, prestando nel contempo una maggiore attenzione all'attuazione e all'applicazione della vigente legislazione in materia di SSL, nell'ottica di garantire un elevato livello di salute e sicurezza sul lavoro per tutti i lavoratori; giudica necessario garantire che, a livello europeo e nazionale, le politiche in materia di SSL siano coerenti con le altre politiche pubbliche e che i requisiti di conformità siano chiari, in modo da facilitarne il rispetto da parte delle imprese, in particolare delle PMI; ritiene che occorra procedere all'integrazione di genere per tenere maggiormente conto dei rischi specifici a cui sono esposti i lavoratori e le lavoratrici;

8.  invita gli Stati membri e la Commissione ad assicurare che le strategie nazionali in materia di SSL riflettano il quadro strategico dell'UE al riguardo e siano totalmente trasparenti e aperte ai contributi delle parti sociali e della società civile, ivi compresi i soggetti interessati del settore sanitario, nel rispetto delle pratiche e consuetudini degli Stati membri; ritiene che la condivisione di buone pratiche e il dialogo sociale siano strumenti importanti per migliorare la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro;

9.  incoraggia gli Stati membri a includere nelle loro strategie nazionali obiettivi adeguati al contesto, misurabili e comparabili; evidenzia la necessità di incoraggiare l'utilizzo di strumenti di rendicontazione periodica e trasparente sui progressi compiuti; sottolinea l'importanza dell'affidabilità dei dati;

Attuazione e conformità

10.  riconosce l'importanza di tener conto della situazione, delle esigenze specifiche e dei problemi di conformità che interessano le microimprese e le imprese di piccole dimensioni e taluni settori dei servizi pubblici in sede di attuazione delle misure in materia di SSL a livello aziendale; evidenzia che le attività di sensibilizzazione, lo scambio di buone pratiche, la consultazione, le guide di facile uso e le piattaforme online sono estremamente importanti per aiutare le PMI e le microimprese a rispettare in maniera più efficace i requisiti normativi in materia di SSL; invita la Commissione, l'agenzia EU-OSHA e gli Stati membri a continuare a mettere a punto strumenti pratici e linee guida che favoriscano, agevolino e migliorino il rispetto, da parte delle PMI e delle microimprese, degli obblighi in materia di salute e sicurezza sul lavoro;

11.  invita la Commissione, in fase di revisione del quadro strategico, a continuare a tenere presenti la natura e la situazione specifica delle PMI e delle microimprese, onde aiutarle a soddisfare gli obiettivi fissati in materia di salute e sicurezza sul lavoro; evidenzia che, nella sua forma attuale, il concetto di PMI interessa circa il 99% di tutte le imprese; invita la Commissione e gli Stati membri a intensificare gli sforzi al fine di raccogliere dati affidabili sull'effettiva attuazione delle misure in materia di sicurezza e salute sul lavoro presso le micro e piccole imprese;

12.  accoglie con favore l'introduzione negli Stati membri dello strumento interattivo online per la valutazione dei rischi (OiRA) dell'EU-OSHA, come pure di altri strumenti elettronici che agevolano la valutazione dei rischi e mirano a promuovere la conformità e una cultura della prevenzione, in particolare nelle microimprese e nelle imprese di piccole dimensioni; esorta gli Stati membri a ricorrere ai finanziamenti europei per le azioni di SSL in generale e per lo sviluppo di strumenti elettronici volti, nello specifico, a sostenere le PMI; sottolinea l'importanza delle campagne di sensibilizzazione in materia di SSL, quali le campagne "Ambienti di lavoro sani e sicuri", e sottolinea l'importanza di sensibilizzare i datori di lavoro e i lavoratori sui diritti e gli obblighi fondamentali in materia di SSL;

13.  invita gli Stati membri e le parti sociali ad intraprendere iniziative per aggiornare le competenze dei rappresentanti e dei quadri direzionali responsabili per la salute e la sicurezza, nel rispetto del diritto e delle prassi nazionali; chiede agli Stati membri di promuovere il coinvolgimento attivo dei lavoratori nell'attuazione delle misure preventive in materia di SSL, provvedendo a che i rappresentanti responsabili per la salute e la sicurezza ricevano una formazione più approfondita dei moduli di base;

14.  pone l'accento sull'importanza di promuovere una cultura della fiducia e dell'apprendimento reciproci, in cui i dipendenti siano incoraggiati a contribuire allo sviluppo della sicurezza e che favorisca altresì l'inclusione sociale dei lavoratori e la competitività delle aziende; sottolinea, in tale contesto, che nessun lavoratore deve subire un danno per aver manifestato preoccupazioni in materia di salute e sicurezza;

15.  osserva che gli aspetti fondamentali per garantire una corretta gestione e buoni risultati in materia di SSL sono costituiti da una legislazione ben attuata e applicabile e da una valutazione del rischio pienamente documentata, con la partecipazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti, il che consente di porre in essere idonee misure di prevenzione sul posto di lavoro;

16.  invita la Commissione ad adottare tutte le misure necessarie per monitorare l'attuazione e l'applicazione della legislazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro negli Stati membri; ritiene che la valutazione ex post dell'attuazione pratica delle direttive dell'UE in ambito SSL negli Stati membri rappresenti una buona occasione a tal fine e si attende che i risultati relativi all'attuazione della legislazione in vigore siano presi in considerazione nell'ambito del riesame del quadro strategico;

Applicazione

17.  è del parere che sia indispensabile garantire parità di condizioni nell'Unione ed eliminare la concorrenza sleale e il dumping sociale; sottolinea che gli ispettorati del lavoro svolgono un ruolo chiave ai fini dell'applicazione del diritto dei lavoratori a un ambiente di lavoro sicuro e salubre a livello mentale e fisico e della fornitura di consulenza e orientamenti ai datori di lavoro, in particolare a PMI e microimprese; incoraggia gli Stati membri a seguire le norme e le linee guida dell'OIL relative alle ispezioni sul lavoro, al fine di garantire che gli ispettorati del lavoro dispongano di organico e risorse adeguate nonché di migliorare la formazione degli ispettori del lavoro, come raccomandato dal Comitato economico e sociale europeo(31); si compiace della cooperazione tra gli ispettorati nazionali del lavoro nell'ambito del comitato degli alti responsabili dell'ispettorato del lavoro (SLIC);

18.  richiama l'attenzione sul problema dell'attuazione delle norme in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro con riferimento ai lavoratori impegnati in attività non dichiarate; ricorda che gli ispettorati del lavoro svolgono un ruolo importante nello scoraggiare il lavoro sommerso; invita gli Stati membri a eseguire ispezioni rigorose e a imporre sanzioni adeguate nei confronti dei datori di lavoro che impiegano lavoratori non dichiarati; esorta la Commissione e gli Stati membri ad adottare tutte le misure necessarie per contrastare il lavoro sommerso; sottolinea che la maggior parte degli infortuni mortali sul lavoro avviene in settori ad alta intensità di lavoro, dove l'attività sommersa è più diffusa rispetto ad altri settori;

19.  ritiene che l'applicazione effettiva della legislazione in materia di SSL dipenda, in larga misura, anche dalle ispezioni sul lavoro; è del parere che le risorse debbano essere destinate a quei settori che sono stati identificati come i più rischiosi per i lavoratori; esorta le autorità competenti, pur continuando a effettuare ispezioni casuali, a ricorrere a una vigilanza basata sul rischio e a occuparsi dei trasgressori recidivi al fine di chiamare a rispondere dei propri atti i datori che non rispettano i requisiti in materia di SSL; invita gli Stati membri ad assicurare lo scambio di informazioni e a migliorare il coordinamento tra gli ispettorati del lavoro nell'ottica di rafforzare la cooperazione transfrontaliera;

Quadro normativo

20.  si compiace degli sforzi intesi a migliorare la qualità del quadro normativo e si aspetta ulteriori progressi al riguardo; ricorda alla Commissione, tuttavia, che la presentazione di direttive in materia di SSL nell'ambito del programma REFIT e le modifiche alla legislazione dovrebbero avvenire secondo modalità democratiche e trasparenti, coinvolgere le parti sociali e non dovrebbero in nessun caso comportare un abbassamento del livello della salute e della sicurezza professionali; sottolinea, in tale contesto, che è opportuno tenere conto dei cambiamenti nel luogo di lavoro determinati dagli sviluppi tecnologici; evidenzia che gli Stati membri sono liberi di adottare norme più rigorose rispetto ai requisiti minimi in materia di SSL; ritiene tuttavia che le norme esistenti vadano migliorate, ad esempio evitando sovrapposizioni e promuovendo una migliore integrazione tra il settore della salute e sicurezza sul lavoro, da un lato, e altri ambiti di intervento, dall'altro, preservando nel contempo il livello di protezione della salute e della sicurezza dei lavoratori e cercando di accrescerlo ulteriormente;

21.  sottolinea che la partecipazione dei lavoratori e delle parti sociali a tutti i livelli, in conformità del diritto e delle prassi nazionali, è una condizione necessaria per attuare in modo efficace la legislazione in materia di SSL ed evidenzia altresì che il coinvolgimento delle parti sociali a livello di Unione può assicurare la pertinenza del quadro strategico in materia di SSL per i datori di lavoro e i lavoratori europei; invita le parti sociali e la Commissione ad avviare un dialogo costruttivo sulle modalità per migliorare il quadro normativo in vigore e ritiene che si tratti di un passo necessario per rafforzare il ruolo delle parti sociali;

Prevenzione delle malattie professionali e di rischi nuovi ed emergenti

22.  sottolinea l'importanza di tutelare i lavoratori dall'esposizione a sostanze cancerogene, mutagene e tossiche per la riproduzione; evidenzia, in tale contesto, che le donne sono spesso esposte a un cocktail di sostanze che può aumentare i rischi per la salute, anche per la sussistenza della loro prole; ribadisce con forza l'invito rivolto alla Commissione a presentare una proposta di revisione della direttiva 2004/37/CE basata su dati scientifici che, se del caso, aggiunga ulteriori valori limite vincolanti di esposizione professionale nonché a sviluppare un sistema di valutazione in collaborazione con il comitato consultivo per la sicurezza e la salute sul luogo di lavoro che si basi su criteri chiari ed espliciti; ritiene opportuno affrontare in tale contesto le eventuali sovrapposizioni normative derivanti da inadempienze involontarie;

23.  sottolinea la necessità di introdurre una protezione più rigorosa dei lavoratori, tenendo conto non solo dei periodi di esposizione ma anche del mix di sostanze chimiche e/o tossiche cui sono esposti; pone l'accento sul fatto che molti operatori sanitari sono esposti a sostanze chimiche pericolose sul luogo di lavoro; invita la Commissione a intervenire sui fattori di rischio chimico nel settore sanitario e a introdurre, nel quadro strategico in materia di SSL, disposizioni specifiche riguardo all'esposizione del personale sanitario ai medicinali pericolosi; esorta la Commissione a garantire l'adeguata protezione di tutti i lavoratori direttamente o indirettamente coinvolti nell'uso o nello smaltimento di dispositivi medici taglienti; sottolinea che ciò potrebbe eventualmente richiede una revisione della direttiva 2010/32/UE sulla prevenzione delle ferite da taglio o da punta nel settore ospedaliero e sanitario;

24.  sottolinea che numerosi lavoratori sono a tutt'oggi esposti all'amianto sul luogo di lavoro; invita la Commissione a collaborare strettamente con le parti sociali e con gli Stati membri per promuovere e coordinare gli sforzi di questi ultimi intesi a definire un piano d'azione nazionale, fornire finanziamenti adeguati e adottare le misure necessarie per la gestione e la rimozione sicura dell'amianto;

25.  ribadisce il suo invito(32) rivolto alla Commissione a progettare e attuare un modello per il censimento e la registrazione dell'amianto, conformemente all'articolo 11 della direttiva 2009/148/CE; chiede una campagna europea sull'amianto ed esorta gli Stati membri a risarcire i lavoratori vittime dell'esposizione all'amianto;

26.  invita la Commissione a intervenire riguardo alle patologie osteomuscolari, uno dei problemi di salute legati al lavoro più diffusi in Europa, e a presentare senza indugio una proposta per uno strumento giuridico globale in materia, al fine di migliorare l'efficacia della prevenzione di tali patologie e affrontarne le cause, tenendo conto del problema della multifattorialità e dei rischi specifici a cui sono esposte le donne; fa osservare che il consolidamento della legislazione dell'UE che definisce i requisiti minimi per tutelare i lavoratori dall'esposizione ai fattori di rischio ergonomici può avere ricadute positive sia per i lavoratori che per i datori di lavoro, agevolando l'attuazione e il rispetto del quadro normativo; sottolinea inoltre l'importanza dello scambio di buone pratiche e la necessità di compiere una maggiore opera di sensibilizzazione e di informazione dei lavoratori riguardo ai fattori di rischio a livello ergonomico;

27.  invita gli Stati membri ad attuare quanto prima la direttiva 2002/44/CE, del 25 giugno 2002, sulle prescrizioni minime di sicurezza e di salute relative all'esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici;

28.  richiama l'attenzione della Commissione sull'importanza di predisporre misure di prevenzione per l'esposizione sul lavoro agli interferenti endocrini, che hanno numerosi effetti nocivi sulla salute dei lavoratori, sia uomini che donne, nonché sulla loro prole(33); invita la Commissione a definire quanto prima una strategia globale contro gli interferenti endocrini che, se del caso, potrebbe includere l'attuazione della legislazione dell'Unione relativa alla commercializzazione di pesticidi e biocidi e rafforzare le norme di prevenzione dei rischi professionali; evidenzia che il sostegno dell'Unione per la ricerca di alternative più sicure è indispensabile ai fini dell'applicazione del principio di precauzione e del principio di sostituzione;

29.  si compiace dell'impegno della Commissione, nell'ambito del quadro strategico dell'Unione europea in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro (SSL) 2014-2020, per migliorare la prevenzione delle malattie professionali, soprattutto nei settori delle nanotecnologie e delle biotecnologie; sottolinea l'incertezza che circonda la diffusione e l'impiego delle nanotecnologie e ritiene che vadano condotte ulteriori ricerche sui potenziali rischi in materia di SSL associati alle nuove tecnologie; ritiene, a tal proposito, che sia necessario applicare il principio di precauzione al fine di ridurre i potenziali rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori che adoperano nanotecnologie;

30.  richiama l'attenzione della Commissione sull'aumento dei lavoratori affetti da malattie croniche; ritiene che sia necessario offrire posti di lavoro accessibili e sicuri alle persone affette da patologie terminali, da malattie croniche e di lunga durata e da disabilità; esorta gli Stati membri a concentrarsi sul mantenimento al lavoro e l'integrazione delle persone affette da malattie croniche e a sostenere adattamenti ragionevoli dei luoghi di lavoro, così da garantire un ritorno tempestivo all'attività lavorativa; invita la Commissione a promuovere misure di integrazione e di riabilitazione per le persone con disabilità e a sostenere gli sforzi degli Stati membri mediante azioni di sensibilizzazione nonché l'individuazione e la condivisione di buone pratiche concernenti la sistemazione e l'adeguamento del luogo di lavoro; esorta Eurofound ad approfondire l'esame e l'analisi delle opportunità di lavoro e del grado di occupabilità delle persone affette da malattie croniche;

31.  osserva che l'innovazione tecnologica può essere vantaggiosa per la società nel suo insieme; esprime tuttavia preoccupazione riguardo ai nuovi rischi determinati da tali cambiamenti; si compiace, in tale contesto, dell'intenzione della Commissione di istituire una rete di professionisti e scienziati impegnati nel settore della salute e della sicurezza sul lavoro, al fine di affrontare al meglio le sfide future; pone l'accento sul crescente utilizzo di assistenti robotizzati intelligenti, ad esempio, nella produzione industriale, negli ospedali e nelle case di riposo; invita la Commissione e gli Stati membri a individuare i potenziali rischi in materia di SSL derivanti dall'innovazione tecnologica e a prendere le misure adeguate per contrastarli;

32.  invita la Commissione e gli Stati membri a elaborare e attuare un programma per il monitoraggio, la gestione e il sostegno sistematici delle persone che presentano rischi psicosociali, tra cui stress, depressione ed esaurimento, al fine di formulare, tra l'altro, raccomandazioni e orientamenti volti a combattere tali rischi; sottolinea che lo stress da lavoro è riconosciuto come un ostacolo importante alla produttività e alla qualità della vita; rileva, a tale proposito, che la salute mentale e i rischi psicosociali possono essere influenzati da molti fattori, non tutti legati all'attività lavorativa; sottolinea, tuttavia, che i rischi psicosociali e lo stress da lavoro rappresentano un problema strutturale legato all'organizzazione del lavoro e che è possibile prevenirli e gestirli; evidenzia la necessità, nell'ambito del riesame del quadro strategico in materia di SSL nel 2016, di effettuare studi, migliorare la prevenzione e valutare nuove misure basate sulla condivisione delle migliori pratiche e dei migliori strumenti per il reinserimento professionale;

33.  plaude alla campagna "Insieme per la prevenzione e la gestione dello stress lavoro correlato"; sottolinea che le iniziative volte a combattere lo stress da lavoro devono includere la dimensione di genere, tenendo conto delle condizioni di lavoro specifiche per le donne;

34.  richiama l'attenzione sul problema del mobbing e le sue possibili ripercussioni sulla salute psicosociale; sottolinea l'importanza di combattere le molestie e la violenza sul luogo di lavoro e invita pertanto la Commissione, in stretta collaborazione con le parti sociali, a valutare la possibilità di presentare una proposta di atto giuridico sulla base dell'accordo quadro sulle molestie e la violenza sul luogo di lavoro; esorta inoltre gli Stati membri a mettere a punto strategie nazionali efficaci di lotta alla violenza sul luogo di lavoro;

35.  invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare un approccio mirato inteso a eliminare il lavoro precario e a tener conto degli effetti negativi del lavoro precario sulla salute e la sicurezza professionali; sottolinea che i lavoratori con contratti atipici possono incontrare maggiori difficoltà ad accedere alla formazione e ai servizi di SSL; evidenzia che è fondamentale migliorare la salute e la sicurezza di tutti i lavoratori in tutte le forme di occupazione, inclusi quelli che possono risultare vulnerabili, come i giovani e le persone precedentemente interessate dalla disoccupazione di lunga durata; invita gli Stati membri a rispettare i requisiti stabiliti nella direttiva 96/71/CE per combattere il dumping sociale e, in tale contesto, a prendere tutte le misure necessarie per far rispettare e per tutelare i diritti dei lavoratori distaccati per quanto concerne la parità di trattamento in materia di salute e sicurezza sul lavoro;

36.  sottolinea che occorre tenere conto del lavoro domestico nell'ambito delle riflessioni intese a promuovere la salute e la sicurezza sul lavoro; esorta i datori di lavoro e i responsabili politici a garantire e ad agevolare un buon equilibrio tra attività professionale e vita privata, tenendo conto del numero crescente di lavoratori che devono conciliare il lavoro e le attività di assistenza; sottolinea l'importanza di risolvere il problema di un orario di lavoro eccessivo per garantire la conciliazione della vita familiare e lavorativa; invita gli Stati membri ad attuare pienamente la direttiva 2003/88/CE e sottolinea, in tale contesto, l'importanza del monitoraggio del rispetto della disposizione sul numero massimo di ore di lavoro;

37.  invita la Commissione e gli Stati membri a elaborare politiche adeguate per affrontare l'invecchiamento della forza lavoro; ritiene che il quadro normativo in materia di SSL debba promuovere la sostenibilità della vita lavorativa e l'invecchiamento in buona salute; invita gli Stati membri a promuovere misure di riabilitazione e di reinserimento per i lavoratori anziani dando attuazione alle risultanze del progetto pilota dell'UE sulla salute e la sicurezza dei lavoratori anziani;

38.  sottolinea l'importanza delle misure in materia di SSL per far fronte alle sfide e ai rischi specifici che interessano le donne sul luogo di lavoro, incluse le molestie sessuali; invita la Commissione e le parti sociali a garantire una maggiore rappresentanza paritaria degli uomini e delle donne in tutti i processi del dialogo sociale; esorta la Commissione a tenere conto della dimensione di genere nell'ambito del riesame del quadro strategico in materia di SSL nel 2016; invita la Commissione a elaborare una strategia europea volta a combattere la violenza contro le donne sul luogo di lavoro e, nell'ambito di tale processo, a valutare se sia necessario rivedere la direttiva 2006/54/CE allo scopo di ampliarne l'ambito di applicazione includendovi nuove forme di violenza e di molestie; invita gli Stati membri ad attuare la raccomandazione 92/131/CEE della Commissione per sensibilizzare alla lotta contro le molestie sessuali e altre forme di abuso sessuale;

39.  richiama l'attenzione della Commissione sul ruolo che possono svolgere i comitati settoriali per il dialogo sociale nell'affrontare i rischi in materia di SSL in determinati settori e nel creare valore aggiunto potenziale, tramite accordi tra le parti sociali conclusi ricorrendo alle loro conoscenze approfondite di specifiche situazioni settoriali;

40.  sottolinea che la Commissione dovrebbe raccogliere dati, fornire ricerche e dotarsi di mezzi statistici specifici per genere ed età in grado di valutare la prevenzione allo scopo di affrontare le difficoltà specifiche riscontrate dai gruppi vulnerabili, comprese le donne, sul luogo di lavoro;

41.  evidenzia che è importante investire maggiormente sulle politiche di prevenzione dei rischi nonché promuovere, sviluppare e sostenere una cultura della prevenzione in materia di SSL; invita gli Stati membri a promuovere la sensibilizzazione e ad attribuire maggiore rilievo alla prevenzione e alla salute e sicurezza sul lavoro nei programmi scolastici a tutti i livelli, anche durante l'apprendistato; ritiene importante concentrarsi sulla prevenzione il prima possibile nel processo produttivo nonché promuovere l'attuazione di programmi sistematici di prevenzione basati sulla valutazione dei rischi che incoraggino i datori di lavoro e i lavoratori a contribuire a un ambiente di lavoro sicuro e sano; sottolinea che in molti Stati membri la qualità dei servizi di prevenzione è un aspetto fondamentale per aiutare le imprese, in particolare le PMI, a effettuare la valutazione dei rischi e ad adottare adeguate misure di prevenzione; invita la Commissione a prendere in esame le funzioni e i requisiti di formazione dei servizi di prevenzione previsti dalla legislazione nazionale degli Stati membri;

42.  sottolinea che le donne devono essere incluse nei processi decisionali in relazione allo sviluppo di migliori pratiche in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro;

43.  invita la Commissione a non tralasciare la questione dello sviluppo di carcinomi specifici legato al luogo di lavoro, come ad esempio il tumore della cavità nasale, il quale ha un'incidenza maggiore in caso di assenza di un'adeguata protezione delle vie aeree del lavoratore e della conseguente inalazione di tipi di polveri relativamente comuni derivanti dalla lavorazione del legno, della pelle, della farina, dei tessuti, del nichel e di altri materiali;

44.  incoraggia gli Stati membri a garantire a tutti i cittadini, e in particolare alle donne che vivono in zone rurali e ad altri gruppi di cittadini vulnerabili, pari opportunità per quanto riguarda l'esercizio dei diritti del lavoro e l'accesso alla sanità pubblica;

Dati statistici

45.  invita la Commissione e gli Stati membri a migliorare la raccolta di dati attendibili e comparabili sulle malattie professionali e sulle esposizioni e sui rischi in tutti i settori, compreso il settore pubblico, allo scopo di individuare le migliori pratiche, promuovere l'apprendimento comparativo e creare una banca dati comune sulle esposizioni professionali, senza generare costi sproporzionati; sottolinea che è importante coinvolgere gli esperti nazionali e aggiornare costantemente la banca dati; esorta gli Stati membri e la Commissione a raccogliere ulteriori dati sui rischi connessi alla digitalizzazione, alla sicurezza stradale in relazione all'attività lavorativa e alle possibili ripercussioni della crisi sulla salute e la sicurezza sul lavoro;

46.  invita la Commissione e gli Stati membri a raccogliere dati statistici di qualità sulle malattie professionali ripartiti in base al sesso e all'età, al fine di migliorare costantemente e adeguare, ove necessario, il quadro legislativo in funzione dei rischi nuovi ed emergenti;

47.  invita gli Stati membri a condurre studi sull'incidenza delle patologie muscolo-scheletriche nella popolazione attiva a livello nazionale, in cui figurino dati ripartiti per genere, età e settore di attività economica, al fine di prevenire e combattere la comparsa di tali patologie;

48.  sottolinea l'importanza di aggiornare e fornire indicatori sanitari e definizioni comuni di malattie professionali, incluso lo stress da lavoro, e dati statistici a livello di UE al fine di fissare obiettivi per ridurre l'incidenza delle malattie professionali;

49.  sottolinea le difficoltà esistenti in numerosi Stati membri per quanto concerne la raccolta di dati; chiede il rafforzamento dell'attività dell'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA) e di Eurofound; esorta gli Stati membri ad adottare tutte le misure necessarie a garantire che i datori di lavoro segnalino gli infortuni sul lavoro;

Iniziative a livello internazionale

50.  invita il Consiglio e la Commissione a provvedere affinché tutti gli accordi commerciali con i paesi terzi migliorino l'ambiente lavorativo, al fine di proteggere la salute e la sicurezza dei lavoratori;

51.  sottolinea che l'adozione di norme del lavoro più rigorose, anche in relazione ai livelli di salute e sicurezza sul lavoro in ambito mondiale, rientra fra gli interessi e gli obblighi dell'Unione;

52.  esorta la Commissione a rafforzare la cooperazione in materia di SSL con le organizzazioni internazionali, tra cui l'OIL, l'OCSE, il G20 e l'OMS;

53.  si rammarica che non tutti gli Stati membri abbiano ratificato la Convenzione 187 dell'OIL sul quadro promozionale per la salute e la sicurezza sul lavoro; invita tutti gli Stati membri a ratificare tale convenzione;

o
o   o

54.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 354 del 31.12.2008, pag. 70.
(2) GU L 183 del 29.6.1989, pag. 1.
(3) GU L 299 del 18.11.2003, pag. 9.
(4) GU L 204 del 26.7.2006, pag. 23.
(5) GU L 165 del 27.6.2007, pag. 21.
(6) GU C 77 E del 28.3.2002, pag. 138.
(7) GU C 304 E dell'1.12.2005, pag. 400.
(8) GU C 303 E del 13.12.2006, pag. 754.
(9) GU C 102 E del 24.4.2008, pag. 321.
(10) GU C 41 E del 19.2.2009, pag. 14.
(11) GU C 99 E del 3.4.2012, pag. 101.
(12) GU C 168 E del 14.6.2013, pag. 102.
(13) Testi approvati, P7_TA(2013)0093.
(14) Testi approvati, P7_TA(2014)0012.
(15) Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, articolo 31, paragrafo 1: "ogni lavoratore ha diritto a condizioni di lavoro sane, sicure e dignitose".
(16) Seconda indagine europea tra le imprese sui rischi nuovi ed emergenti (ESENER-2), EU-OSHA (2015).
(17) Le condizioni di lavoro di una forza lavoro che invecchia, Eurofound (2008).
(18) Dichiarazione del direttore dell'EU-OSHA del 18.11.2014.
(19) Report on Employment opportunities for people with chronic diseases (Relazione sulle opportunità di lavoro per le persone affette da malattie croniche), Eurofound (2014).
(20) Evaluation of the European strategy on Safety and Health at Work 2007-2012 (Valutazione della strategia europea in tema di salute e sicurezza sul lavoro per il periodo 2007-2012), CE (2013) e Socio-economic costs of accidents at work and work-related ill health (Costi socioeconomici degli infortuni sul lavoro e di problemi di salute legati all'attività lavorativa), CE (2012).
(21) Berechnung des internationalen „Return on Prevention“ für Unternehmen: Kosten und. Nutzen von Investitionen in den betrieblichen Arbeits- und Gesundheitsschutz (Calcolo dell'"indice di redditività della prevenzione" internazionale per le imprese: costi e benefici degli investimenti nella tutela della salute e nella sicurezza sul lavoro), DGUV (2013).
(22) 5th Working Conditions Survey, Overview Report (Quinta indagine europea sulle condizioni di lavoro – Relazione generale), Eurofound (2012).
(23) Seconda indagine europea tra le imprese sui rischi nuovi ed emergenti (ESENER-2), EU-OSHA (2015).
(24) Seconda indagine europea tra le imprese sui rischi nuovi ed emergenti (ESENER-2), EU-OSHA (2015).
(25) Worker representation and consultation on health and safety (Rappresentanza e consultazione dei lavoratori in materia di salute e sicurezza), EU-OSHA (2012).
(26) Forme di lavoro flessibili: accordi contrattuali "molto atipici", Eurofound (2010) e Salute e benessere sul lavoro: una relazione fondata sulla quinta Indagine europea sulle condizioni di lavoro, Eurofound (2012).
(27) 5th Working Conditions Survey, Overview Report, (Quinta indagine europea sulle condizioni di lavoro), Eurofound 2012, e Third European Company Survey (Terza indagine sulle imprese europee), Eurofound (2015).
(28) Report on the current situation in relation to occupational diseases systems in EU Member States and EFTA/EEA countries, (Relazione sulla situazione attuale dei sistemi relativi alle malattie professionali negli Stati membri dell'UE e nei paesi EFTA/SEE), CE (2013).
(29) EU-OSHA, 2013, New risks and trends in the safety and health of women at work (Nuovi rischi e tendenze per la sicurezza e la salute delle donne sul posto di lavoro).
(30) Occupational health and safety risks for the most vulnerable workers (Rischi in materia di sicurezza e salute sul lavoro per i lavoratori più vulnerabili), Dipartimento tematico A del Parlamento europeo, Politiche economiche e scientifiche, 2011, pag. 40.
(31) GU C 230 del 14.7.2015, pag. 82.
(32) Testi approvati, P7_TA(2013)0093.
(33) The Cost of Inaction, Nordon (2014) e Rapport sur les perturbateurs endocriniens, le temps de la précaution, Gilbert Barbier (2011).

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