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Procedura : 2015/2330(INI)
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Ciclo del documento : A8-0031/2016

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A8-0031/2016

Discussioni :

PV 24/02/2016 - 14
CRE 24/02/2016 - 14

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PV 25/02/2016 - 7.8
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P8_TA(2016)0059

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Giovedì 25 febbraio 2016 - Bruxelles Edizione definitiva
Semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche: occupazione e aspetti sociali nell'analisi annuale della crescita 2016
P8_TA(2016)0059A8-0031/2016

Risoluzione del Parlamento europeo del 25 febbraio 2016 sul semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche: occupazione e aspetti sociali nell'analisi annuale della crescita 2016 (2015/2330(INI))

Il Parlamento europeo,

—  visti l'articolo 5 TUE e l'articolo 9 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

—  visti gli articoli 145, 148, 152 e 153, paragrafo 5, TFUE,

—  visto l'articolo 174 TFUE,

—  visto l'articolo 349 TFUE, che definisce uno status specifico per le regioni ultraperiferiche,

—  vista la direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all'accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato,

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare il titolo IV (Solidarietà),

—  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità,

–  vista la comunicazione della Commissione del 26 novembre 2015 dal titolo "Analisi annuale della crescita 2016: consolidare la ripresa e promuovere la convergenza" (COM(2015)0690),

–  vista la relazione della Commissione del 26 novembre 2015 dal titolo "Relazione 2016 sul meccanismo di allerta" (COM(2015)0691),

–  vista la raccomandazione della Commissione del 26 novembre 2015 di raccomandazione del Consiglio sulla politica economica della zona euro (COM(2015)0692),

–  visto il progetto di relazione comune sull'occupazione della Commissione e del Consiglio, del 26 novembre 2015, che accompagna la comunicazione della Commissione sull'analisi annuale della crescita 2016 (COM(2015)0700),

–  vista la comunicazione della Commissione del 21 ottobre 2015 sulle tappe verso il completamento dell'Unione economica e monetaria (COM(2015)0600),

–  viste la proposta della Commissione di decisione del Consiglio, del 2 marzo 2015, sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione (COM(2015)0098), e la posizione del Parlamento dell'8 luglio 2015 sul tema(1),

–  vista la comunicazione della Commissione del 13 gennaio 2015 dal titolo "Sfruttare al meglio la flessibilità consentita dalle norme vigenti del patto di stabilità e crescita" (COM(2015)0012),

–  vista la comunicazione della Commissione del 26 novembre 2014 dal titolo "Un piano di investimenti per l'Europa" (COM(2014)0903),

—  vista la comunicazione della Commissione del 4 aprile 2014 relativa a sistemi sanitari, efficaci, accessibili e resilienti 2016 (COM(2014)0215),

–  vista la comunicazione della Commissione del 2 ottobre 2013 dal titolo "Potenziare la dimensione sociale dell'Unione economica e monetaria" (COM(2013)0690),

–  vista la comunicazione della Commissione del 20 febbraio 2013 dal titolo "Investire nel settore sociale a favore della crescita e della coesione, in particolare attuando il Fondo sociale europeo del periodo 2014-2020" (COM(2013)0083),

—  vista la raccomandazione della Commissione del 20 febbraio 2013 dal titolo "Investire nell'infanzia per spezzare il circolo vizioso dello svantaggio sociale" (C(2013)0778),

–  vista la comunicazione della Commissione del 18 aprile 2012 dal titolo "Verso una ripresa fonte di occupazione" (COM(2012)0173),

–  vista la comunicazione della Commissione del 20 dicembre 2011 sull'iniziativa "Opportunità per i giovani" (Youth Opportunities Initiative) (COM(2011)0933),

–  viste la comunicazione della Commissione del 16 dicembre 2010 dal titolo "La Piattaforma europea contro la povertà e l'esclusione sociale: un quadro europeo per la coesione sociale e territoriale" (COM(2010)0758) e la risoluzione del Parlamento del 15 novembre 2011 sul tema(2),

–  vista la comunicazione della Commissione del 3 marzo 2010 dal titolo "Europa 2020: una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva" (COM(2010)2020),

—  visti la comunicazione dal titolo "Strategia per la parità tra donne e uomini 2010-2015" e il successivo "Impegno strategico per la parità tra donne e uomini 2016-2019", in cui si fa espressamente riferimento all'indipendenza professionale ed economica delle donne,

—  vista la raccomandazione della Commissione 2008/867/CE del 3 ottobre 2008 sul coinvolgimento attivo delle persone escluse dal mercato del lavoro,

—  vista la relazione dei cinque presidenti del 22 giugno 2015 "Completare l'Unione economica e monetaria",

—  viste le conclusioni del Consiglio sulla promozione dell'economia sociale quale fattore essenziale dello sviluppo economico e sociale in Europa (13414/15),

—  vista la relazione 2014 del comitato per la protezione sociale dal titolo "Adeguata protezione sociale per le esigenze di assistenza a lungo termine in una società che invecchia",

–  vista la sua risoluzione del 24 novembre 2015 sulla riduzione delle disuguaglianze, con un'attenzione particolare alla povertà infantile(3),

–  vista la sua risoluzione del 28 ottobre 2015 sulla politica di coesione e la revisione della strategia Europa 2020(4),

–  vista l'interrogazione con richiesta di risposta orale O-000121/2015 - B8-1102/2015 al Consiglio e la sua risoluzione del 29 ottobre 2015, ad essa correlata, su una raccomandazione del Consiglio sull'inserimento dei disoccupati di lungo periodo nel mercato del lavoro(5),

–  vista la sua risoluzione del 10 settembre 2015 sull'imprenditoria sociale e l'innovazione sociale nella lotta alla disoccupazione(6),

–  vista la sua risoluzione dell'11 marzo 2015 dal titolo "Semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche: aspetti occupazionali e sociali nell'analisi annuale della crescita 2015"(7),

–  vista la sua risoluzione del 25 novembre 2014 sugli aspetti occupazionali e sociali della strategia Europa 2020(8),

–  vista la sua risoluzione del 17 luglio 2014 sull'occupazione giovanile(9),

–  vista la sua risoluzione del 15 aprile 2014 sul possibile contributo dell'UE a un ambiente favorevole in cui le imprese di ogni dimensione, comprese quelle di nuova costituzione, creino posti di lavoro(10),

—  vista la sua risoluzione del 16 gennaio 2014 su una strategia dell'UE per i senzatetto(11),

—  vista la sua risoluzione del 19 febbraio 2009 sull'economia sociale(12),

—  vista la sua risoluzione legislativa del 2 febbraio 2016 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all'istituzione di una piattaforma europea per il rafforzamento della cooperazione volta a prevenire e scoraggiare il lavoro sommerso(13),

—  viste le osservazioni conclusive del Comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità in riferimento alla relazione iniziale dell'Unione europea (settembre 2015),

—  vista la relazione speciale n. 3/2015 della Corte dei conti europea dal titolo "La Garanzia per i giovani nell'UE: i primi passi sono stati compiuti, ma si profilano rischi di attuazione"(14),

—  vista la pubblicazione Eurostat dell'aprile 2015 sulla disoccupazione nelle regioni dell'Unione europea,

—  vista la rassegna trimestrale sulla situazione occupazionale e sociale nell'UE del marzo 20151bis(15),

—  visto il documento di lavoro dell'OCSE del 9 dicembre 2014 sulle tendenze nella disparità di reddito e il relativo impatto sulla crescita economica,

—  viste la quinta e la sesta Indagine europea sulle condizioni di lavoro del 2010 e del 2015(16),

—  vista l'imminente relazione della Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro (16 febbraio 2016) sul ruolo delle parti sociali nell'ambito del Semestre europeo,

—  vista la relazione 2014 della Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro (17 giugno 2014) dal titolo "Cambiamenti nei meccanismi di determinazione dei salari nel quadro della crisi e del nuovo regime di governance economica dell'Unione europea",

—  vista la discussione con i rappresentanti dei parlamenti nazionali sulle priorità del Semestre europeo per il 2016,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (A8-0031/2016),

A.  considerando che il tasso di disoccupazione è in lieve diminuzione dal secondo semestre 2013 ma non in maniera sufficiente da ridurre la disoccupazione e la povertà, nonostante talune politiche macroeconomiche favorevoli e l'impatto delle riforme strutturali; che, nonostante ciò, in diversi Stati membri essa resta troppo alta, dato che colpisce attualmente il 9,9% della popolazione attiva, ossia 23 milioni di europei, la metà dei quali sono disoccupati di lunga durata, e più del 10 % nella zona dell'euro, quindi ben al di sopra dei valori del 2008; che ciò evidenzia quanto sia importante tenere in conto determinati fattori microeconomici e necessario delineare ulteriori riforme strutturali il cui impatto sociale deve essere valutato prima della loro entrata in vigore;

B.  considerando che la ripresa economica è ormai entrata nel terzo anno, con previsioni di crescita per il 2016 del 2% nell'UE a 28 e dell'1,8% nella zona euro, ma risulta tuttora diseguale tra i singoli Stati membri ed è parzialmente determinata da fattori temporanei, come il calo continuo dei prezzi energetici che concorrono ad aumentare il potere di spesa nei casi in cui ciò abbia ricadute sull'economia reale; che ciò dimostra che l'Unione può fare di più per promuovere la ripresa economica e sociale, in modo da renderla più sostenibile a medio termine, specialmente nell'attuale situazione di incognite per l'economia mondiale;

C.  considerando i progressi conseguiti in termini di risanamento di bilancio nell'UE a 28, dal momento che il deficit di bilancio generale è passato dal 4,5% nel 2011 al 2,5% nel 2015;

D.  considerando che, come affermato dalla Commissione(17), persistono divergenze occupazionali e sociali sia all'interno degli Stati membri che tra di essi e gli sviluppi sociali continuano a evidenziare ulteriori disparità nell'Unione, che ostacolano la crescita, l'occupazione e la coesione; che le società caratterizzate da un elevato livello di equità e di investimenti nelle persone ottengono migliori risultati in termini di crescita e resilienza della situazione occupazionale;

E.  considerando che il tasso di disoccupazione giovanile a livello dell'UE si attesta al 22,6%, e che nel 2014 era pari al 12,3% la quota dei giovani disoccupati e al di fuori di ogni ciclo di istruzione e formazione (NEET), con il conseguente rischio di esclusione dal mercato del lavoro e di perdita di competenze e capitale umano; che ciò concorre alla scarsa indipendenza individuale e compromette l'integrazione sociale; che la responsabilità primaria di far fronte alla disoccupazione giovanile spetta agli Stati membri per quanto concerne l'elaborazione e l'attuazione di quadri normativi per il mercato del lavoro, di sistemi di istruzione e formazione e di politiche attive del mercato del lavoro;

F.  considerando che nel 2014 il tasso di occupazione nell'UE a 28 è aumentato dello 0,8% e nella zona euro dello 0,4%, mentre vi sono notevoli differenze tra i risultati dei diversi Stati membri, e che cinque di loro hanno registrato una riduzione del tasso di occupazione di almeno 5 punti percentuali tra il 2009 e il 2014; che nel 2014 il numero di lavoratori autonomi è aumentato allo stesso ritmo dell'occupazione e dal 2013 l'incremento dell'occupazione totale è stato trainato soprattutto da un aumento dei contratti temporanei, anche se la situazione varia notevolmente tra gli Stati membri; che il livello di disoccupazione e le sue conseguenze sociali variano tra i paesi europei; che molti giovani proseguono gli studi universitari nel tentativo di sfuggire alla disoccupazione o lasciano il loro paese d'origine per cercare lavoro in altri Stati membri; che le statistiche nazionali sulla disoccupazione giovanile non tengono conto di questi due casi;

G.  considerando che il tasso di occupazione delle donne (63,5% nel maggio 2015) rimane ben al di sotto dell'obiettivo principale della strategia Europa 2020 del 75% e che il tasso di occupazione a tempo parziale delle donne, che si attesta al 32,2%, continua a essere troppo elevato rispetto all'8,8% degli uomini e, di conseguenza, sono necessarie misure più incisive per colmare tali divari; che migliorare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro può concorrere a ridurre tali divari e affrontare il problema dei maggiori rischi di povertà ed esclusione sociale delle donne;

H.  considerando che la perdita di capitale umano dovuta alla disoccupazione è enorme e che, secondo le stime, il costo totale della disoccupazione giovanile ammonta a 153 miliardi di EUR l'anno(18); che, oltre agli effetti sul piano finanziario e sociale, la disoccupazione, la disoccupazione giovanile e la disoccupazione di lunga durata si ripercuotono negativamente sulla convergenza sociale e, da ultimo, ostacolano la crescita economica sostenibile;

I.  considerando che nel 2014 nell'UE la quota della manodopera disoccupata da oltre un anno era pari al 5% e quella da oltre due anni al 3,1%; che solo la metà dei lavoratori tra i 55 e i 65 anni è occupata e che la disoccupazione di lunga durata interessa in modo particolare i lavoratori più giovani e quelli più anziani; che le discriminazioni nei confronti dei disoccupati di lunga durata in cerca di lavoro sono purtroppo molto comuni; che tali pratiche si basano sulla stigmatizzazione psicologica associata alla disoccupazione e fanno sì che i datori di lavoro considerino i candidati senza lavoro e più anziani come meno competenti e meno impiegabili rispetto a quelli che hanno già un'occupazione; che i datori di lavoro dovrebbero formare i responsabili delle risorse umane affinché superino i loro pregiudizi nei confronti dei lavoratori disoccupati o più anziani e si concentrino sulle qualifiche e sull'esperienza anziché sulla situazione occupazionale contingente;

J.  considerando che circa il 20% della popolazione attiva nell'UE dispone soltanto di competenze digitali di base e il 40% della popolazione dell'UE può essere ritenuto privo di adeguate competenze digitali; che nonostante le difficoltà incontrate da molte persone, tra cui i giovani, per entrare nel mondo del lavoro, nell'UE vi sono circa due milioni di posti di lavoro vacanti, di cui almeno 900 000 nel settore digitale, e sono ben il 39% le imprese che hanno difficoltà nel reperire personale con le competenze richieste, mentre dalle ricerche risulta che le imprese che non riescono a trovare lavoratori con le competenze richieste spesso sono quelle meno propense a offrire contratti a lungo termine; che nel 2012 un europeo su tre era troppo qualificato o poco qualificato per il posto di lavoro occupato; che il basso livello d'istruzione e la mancata corrispondenza tra l'istruzione e le esigenze del mercato del lavoro sono le principali ragioni per cui i giovani diventano NEET, con conseguenze negative sulla crescita; che resta essenziale identificare la cause profonde dell'abbandono scolastico precoce e raccomanda agli Stati membri di riportare i livelli della spesa per l'istruzione a quelli in grado di consentire di conseguire gli obiettivi di Europa 2020;

K.  considerando che il lavoro sommerso priva i lavoratori dei loro diritti sociali e occupazionali, aggrava il dumping sociale e ha gravi ricadute in termini di bilancio e determina una perdita di introiti fiscali e contributi previdenziali, giacché comporta effetti negativi sull'occupazione, la produttività e la qualità del lavoro, lo sviluppo di competenze e l'apprendimento durante tutto l'arco della vita, come pure sull'efficacia del sistema dei diritti pensionistici, tra l'altro approfondendo il divario previdenziale, e l'accesso ai servizi sanitari in alcuni Stati membri; che è necessario adoperarsi ulteriormente per far emergere il lavoro sommerso;

L.  considerando che, sebbene le forme di occupazione atipica o non standard non si configurino di per sé come lavoro precario, quest'ultimo ha una maggiore probabilità di verificarsi laddove si applicano contratti di questo tipo, anche se detti contratti rappresentano la minoranza dei rapporti di lavoro esistenti(19); che l'insicurezza è un altro elemento della precarietà e comprende l'incertezza del lavoro, l'inadeguatezza del reddito, la mancanza di protezione contro il licenziamento e l'incertezza riguardo alla durata dell'occupazione; che si è registrato un preoccupante aumento di questo tipo di contratti in alcuni Stati membri; che per evitare un uso inappropriato di detti contratti è necessario attuare un meccanismo efficace di ispezione del lavoro a livello nazionale; che è importante promuovere lavori di qualità che garantiscano alle famiglie un reddito e una sicurezza economica adeguati;

M.  considerando che uno dei cinque obiettivi della strategia Europa 2020 mira a ridurre di almeno 20 milioni il numero delle persone che vivono in condizioni o sono a rischio di povertà e di esclusione sociale; che quasi 123 milioni di persone nell'UE si trovano in questa situazione; che nel 2013 26,5 milioni di bambini nell'UE a 28 erano a rischio di povertà o esclusione sociale; che il numero di europei a rischio di povertà è aumentato nel periodo 2009-2012, ma la situazione è migliorata con un numero che si è stabilizzato nel 2013 e nel 2014; che il problema dei senzatetto si è aggravato in molti Stati membri; che nel 2012 32,2 milioni di persone con disabilità di età superiore a 16 anni erano a rischio di povertà o esclusione sociale; che gli obiettivi della strategia Europa 2020 non sono ancora stati conseguiti ed è pertanto necessaria un'immediata revisione della strategia;

N.  considerando che, secondo le proiezioni, il rapporto tra le persone di età pari o superiore a 65 anni e quelle di età compresa tra 15 e 64 anni nell'UE è destinato ad aumentare dal 27,8% al 50,1% entro il 2060 e che il tasso totale di dipendenza economica(20) dovrebbe stabilizzarsi a un livello superiore al 120% fino alla metà del prossimo decennio, per poi superare il 140% entro il 2060; che tali fattori, tra cui il cambiamento demografico, ad esempio l'invecchiamento della popolazione, la sua densità o dispersione, mette in risalto l'esigenza che le autorità pubbliche attuino politiche globali e socialmente responsabili al fine di aumentare il tasso di natalità, facilitare elevati tassi di occupazione di qualità e promuovere la disponibilità di sistemi di sicurezza sociale e invecchiamento attivo, nonché introducendo riforme socialmente responsabili nel mercato del lavoro e nei sistemi pensionistici e garantendo disponibilità e adeguatezza del primo pilastro pensionistico nel breve, medio e lungo termine;

O.  considerando che il divario pensionistico di genere resta sostanziale al 40%, confermando le differenze tra donne e uomini in relazione al lavoro a orario pieno e ridotto, nonché i divari retributivi di genere e le carriere più brevi delle donne;

P.  considerando che l'aumento del numero di persone anziane non autosufficienti ha e avrà un impatto crescente sui sistemi di assistenza sanitaria e di assistenza a lungo termine e sulla necessità di risorse per l'assistenza sia formale che informale; che gli attuali sistemi di sicurezza sociale non tengono sufficientemente conto della situazione dei prestatori di assistenza informale, che costituiscono una grande risorsa per la società;

Q.  considerando che l'indebitamento pubblico e privato resta troppo elevato all'interno dell'UE, il che ostacola la forza economica europea; che i bassi tassi di interesse nella zona euro possono essere utilizzati per espandere i margini d'azione degli Stati membri; che, per tali ragioni, è necessario procedere con urgenza a un dibattito approfondito sulla gestione del debito nell'UE;

R.  considerando che nei prossimi 10-15 anni il 90% della crescita mondiale sarà generato al di fuori dell'UE; che pertanto risulta necessario continuare a sviluppare e promuovere strategie di crescita reale e di creazione di posti di lavoro negli Stati membri; che risulta essenziale attuare politiche industriali e commerciali innovative al fine di potenziare la competitività intra-UE e globale e riuscire a offrire opportunità occupazionali sostenibili e socialmente inclusive;

S.  considerando che il 20% delle spese del Fondo sociale europeo andrebbero utilizzate per contrastare la povertà e l'esclusione sociale negli Stati membri;

T.  considerando che il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) ha già approvato 69 progetti in 18 paesi e ha sottoscritto 56 operazioni (per un finanziamento complessivo nell'ambito del fondo pari a circa 1,4 miliardi di EUR) e che ciò dovrebbe condurre a investimenti per oltre 22 miliardi di EUR e alla partecipazione di circa 71 000 PMI; che sono necessari maggiori sforzi per garantire l'erogazione di finanziamenti a favore dell'infrastruttura sociale, come ad esempio l'assistenza all'infanzia, puntando a realizzare gli impegni a lungo termine di Barcellona; che gli attuali progetti riguardano perlopiù grandi infrastrutture, mentre le PMI e le microimprese sono solitamente escluse dai fondi, nonostante la loro importanza in quanto struttura portante dell'economia europea e fonte di posti di lavoro di qualità;

U.  considerando che le imprese dell'economia sociale comprendono 2 milioni di unità (il 10% del totale dell'UE) che danno lavoro a oltre 14 milioni di persone, pari a circa il 6,5% dei lavoratori nell'UE;

V.  considerando che le regioni ultraperiferiche affrontano enormi difficoltà connesse alle loro caratteristiche specifiche che ne limitano il potenziale di crescita; che i tassi di disoccupazione in dette regioni oscillano tra il 15% e il 32,4%;

W.  considerando che attualmente 6,9 milioni di cittadini UE stanno esercitando il loro diritto fondamentale alla libera circolazione e vivono e lavorano in un altro Stato membro; che vi sono oltre 1,1 milioni di lavoratori transfrontalieri o frontalieri; che la libera circolazione delle persone è fondamentale per rafforzare la convergenza tra i paesi europei;

X.  considerando che il crescente numero di rifugiati in Europa esige solidarietà e sforzi più bilanciati e articolati degli Stati membri e delle autorità regionali e locali in termini di misure di integrazione, quali assistenza sociale in linea con la legislazione pertinente dell'UE in materia di asilo e azioni e strategie a lungo termine per accogliere e integrare i rifugiati nella società;

Investire nelle persone

1.  sottolinea che la necessità di investire nello sviluppo sociale non è soltanto uno strumento inteso a garantire uno sviluppo e una convergenza nel settore economico sostenibili e inclusivi, ma deve essere anche un obiettivo specifico di per sé; evidenzia l'importanza della qualità dei posti di lavoro e degli indicatori di povertà e disuguaglianza; accoglie con favore l'invito della Commissione a effettuare investimenti in servizi quali l'assistenza abitativa, l'assistenza sanitaria, l'assistenza all'infanzia e i servizi di riabilitazione; sottolinea che la coesione economica e sociale dovrebbe restare l'obiettivo primario di tutte le politiche dell'UE e che vanno attuati maggiori sforzi per realizzare una valutazione più articolata a oggettiva alla luce della diversità e delle specificità degli Stati membri;

2.  accoglie con favore il fatto che nell'analisi annuale della crescita della Commissione si sottolinei la necessità di prestare maggiore attenzione all'equità sociale nel quadro dei nuovi programmi nazionali di stabilità e riforme, inserendo tre indicatori occupazionali (tasso di attività, disoccupazione giovanile e disoccupazione di lungo periodo) nella procedura per gli squilibri macroeconomici (PSM); chiede che tali indicatori siano equiparati di fatto agli indicatori esistenti, consentendo in tal modo di avviare analisi approfondite negli Stati membri interessati e garantire che i loro squilibri interni sono valutati nei dettagli, con riforme economiche e sociali da proporre e monitorare ;

3.  si compiace del fatto che la Commissione, nell'analisi annuale della crescita, abbia posto al centro della ripresa economica europea il tema dell'equità sociale; mette in rilievo i risultati della convergenza dell'UE raggiunti con la creazione di un'UEM e invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere una convergenza sociale a livello europeo; invita la Commissione a definire e quantificare il suo concetto di equità sociale, prendendo in considerazione sia la politica occupazionale che quella sociale, da conseguire mediante l'analisi annuale della crescita 2016 e il semestre europeo;

4.  osserva che occupazione di qualità e inclusiva costituiscono un pilastro essenziale per l'equità sociale, in grado di promuovere la dignità umana per tutti; ritiene che, in tal senso, occupazione e crescita vadano posti al centro delle politiche dell'UE e degli Stati membri, in particolare di quelle dedicate ai giovani e a "Generazione 55+", in quanto strumento per costruire economie sociali più sostenibili nell'Unione europea; sollecita gli Stati membri ad attuare e rafforzare le politiche a sostegno dell'occupazione giovanile, tenendo conto delle aspirazioni dei giovani e adeguando predette politiche alle effettive esigenze del mercato del lavoro;

5.  invita la Commissione a intensificare, a livello degli Stati membri, forme di cooperazione che coinvolgano governi, imprese, tra cui imprese dell'economia sociale, istituti di istruzione, servizi di sostegno personalizzato, società civile e parti sociali, sulla base dello scambio delle prassi migliori e allo scopo di adeguare i sistemi di istruzione e formazione degli Stati membri nell'intervento per colmare gli squilibri tra domanda e offerta di competenze, corrispondere alle esigenze del mercato del lavoro e sostenere l'accesso all'occupazione e il mantenimento dell'occupazione in un mercato del lavoro aperto per tutte le persone in Europa, in particolare tramite la formazione duale; incoraggia gli Stati membri a elaborare con cura e valutare ex ante tutte le riforme strutturali nei sistemi nazionali di istruzione, in cooperazione con le parti sociali, al fine di garantire che l'istruzione fornisca gli strumenti adeguati ai cittadini; invita gli Stati membri a inserire la cultura dell'imprenditoria e i principi dell'economia sociale nei loro programmi di istruzione e formazione; invita la Commissione a promuovere, a livello degli Stati membri, una strategia di investimento più ampia per l'intero ciclo di istruzione e formazione, che comprenda tutti i settori dell'apprendimento durante tutto l'arco della vita, dell'apprendimento basato sul lavoro e sul posto di lavoro, nonché dell'apprendimento formale e non formale;

6.  osserva che gli sforzi di istruzione si concentrano in primo luogo sulla componente giovanile della forza lavoro, sebbene molti Stati membri abbiano bisogno di un approccio più ampio alla qualificazione della forza lavoro che includa opportunità di istruzione e di formazione professionale per gli adulti; sottolinea che investimenti insufficienti nell'istruzione, in particolare nelle competenze digitali, rappresentano una minaccia alla posizione concorrenziale dell'Europa e all'occupabilità della sua forza lavoro; incoraggia pertanto gli Stati membri a considerare prioritaria un'istruzione ampia sulle competenze digitali; invita la Commissione a promuovere, a livello degli Stati membri, una strategia di investimento più ampia per l'intero ciclo di istruzione e formazione, che comprenda tutti i settori dell'apprendimento durante tutto l'arco della vita, dell'apprendimento basato sul lavoro e sul posto di lavoro, nonché dell'apprendimento duale e dell'apprendimento formale e non formale, onde tenere in conto l'esigenza di perfezionare l'istruzione in età adulta al fine di far fronte al cambiamento demografico con modalità tali da adeguare i sistemi di istruzione e formazione degli Stati membri alle al fabbisogno del mercato del lavoro; invita gli Stati membri a sostenere gli apprendistati e a utilizzare nella loro totalità i fondi Erasmus+ disponibili per gli apprendistati onde garantire la qualità e l'attrattiva di tale tipo di formazione;

7.  sottolinea la necessità di investire nelle persone il prima possibile nel corso della vita per ridurre le disuguaglianze e promuovere l'inclusione sociale fin dalla giovane età; chiede pertanto l'accesso a servizi di istruzione e assistenza alla prima infanzia di qualità, inclusivi e a prezzi ragionevoli per tutti i bambini in tutti gli Stati membri;

8.  rammenta l'importanza delle abilità e delle competenze acquisite in contesti di apprendimento non formale e informale per quanto riguarda il miglioramento dell'occupabilità dei giovani e delle persone che da tempo sono fuori dal mercato del lavoro per obblighi di assistenza; sottolinea, pertanto, la necessità di creare un sistema di convalida delle forme di conoscenze ed esperienze non formali e informali, in particolare quelle apprese tramite attività di volontariato; ritiene che la certificazione e il riconoscimento reciproco delle qualifiche contribuiranno a colmare il divario tra la mancanza di competenze nel mercato del lavoro europeo e i giovani alla ricerca di un posto di lavoro; insiste sull'attuazione dell'approccio quadro sull'apprendimento durante tutto l'arco della vita per un percorso d'istruzione flessibile che riconosca non solo l'apprendimento formale ma anche l'apprendimento non formale e informale, per promuovere l'equità e la coesione sociale e permettere opportunità di occupazione per i gruppi più svantaggiati;

9.  accoglie con favore la proposta della Commissione di incentivare la Garanzia per i giovani a livello nazionale, regionale e locale, e ne sottolinea l'importanza ai fini della transizione dalla scuola al mondo del lavoro; deplora che la Garanzia per i giovani non sia ancora stata efficacemente attuata in molti Stati membri; sottolinea la necessità di garantire forme adeguate di collaborazione tra servizi per l'impiego pubblici e privati e servizi di sostegno sociale, compresi i servizi di sostegno personalizzato e generale; sottolinea la necessità di far sì che la Garanzia per i giovani raggiunga i giovani a rischio di esclusione multipla e povertà estrema; ritiene che la Commissione dovrebbe valutare un riesame mirato della Garanzia per i giovani e dei relativi strumenti finanziari, compresa l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile; ritiene che la Commissione dovrebbe richiamare l'attenzione degli Stati membri sulla necessità di agire e facilitare lo scambio delle migliori pratiche sulle modalità per combattere la disoccupazione giovanile;

10.  apprezza l'iniziativa della Commissione in favore di un approccio personalizzato dedicato ai disoccupati di lungo periodo, esprimendo nel contempo preoccupazione per la grave situazione della disoccupazione di lunga durata in Europa, che riguarda più di 12 milioni di disoccupati; ritiene che un approccio di questo tipo implicherà un maggiore sforzo in termini di risorse umane, richiedendo partecipanti con il livello di formazione necessario a fornire orientamenti ai disoccupati sul modo di superare eventuali lacune sotto il profilo dell'istruzione o della formazione professionale; chiede un sostegno adeguato a chi cerca lavoro mediante la fornitura di servizi integrati e l'accesso a un'istruzione e una formazione di qualità per colmare le possibili lacune; pone in evidenza che, per essere efficaci, le politiche di occupazione attiva devono includere requisiti per le autorità nazionali competenti, così come per ciascun disoccupato di lungo termine e che, per essere efficaci, le politiche di occupazione attiva devono includere requisiti per le autorità nazionali competenti e i datori di lavoro, così come per ciascun disoccupato di lungo termine;

11.  ricorda che l'integrazione dei disoccupati di lunga durata è essenziale per la loro autostima, il loro benessere e il loro sviluppo futuro, rappresenta uno strumento fondamentale per contrastare la povertà e l'esclusione sociale e contribuirà a garantire la sostenibilità dei sistemi di previdenza sociale nazionali; reputa necessario tenere conto della situazione sociale di tali cittadini e delle loro esigenze; sottolinea tuttavia che le persone in età un posto di lavoro non sempre costituisce una via d'uscita dalla povertà, considerando che il numero di persone in età lavorativa colpite da povertà sul lavoro è salito dall'11% nel 2009 al 12,7% nel 2014, per cui risulta necessario un approccio mirato all'inclusione attiva integrata e a investimenti sociali; invita la Commissione e gli Stati membri ad impegnarsi in strategie e interventi volti a ridurre la povertà e l'esclusione sociale, in linea con la strategia Europa 2020; invita la Commissione a sostenere opportunità inclusive di apprendimento nell'intero arco di vita per i lavoratori e le persone in cerca di lavoro di tutte le età nonché adottare quanto prima misure che garantiscano l'accesso ai finanziamenti dell'UE, mobilitando, ove possibile, risorse aggiuntive come è stato fatto nel caso dell'iniziativa per l'occupazione giovanile,

12.  sottolinea l'urgente necessità di garantire che gli sforzi dell'UE per combattere la povertà e l'esclusione sociale rispondano attivamente al numero crescente di senzatetto, i quali non sono attualmente rilevati dagli indicatori utilizzati per misurare l'obiettivo di riduzione della povertà dell'UE ma rappresentano una realtà sociale allarmante che coinvolge almeno 4 milioni di persone l'anno(21);

13.  sottolinea la necessità di fornire una risposta tempestiva e corretta ai disoccupati con un'età superiore ai 55 anni; invita sia la Commissione che gli Stati membri a fornire sostegno alle soluzioni occupazionali flessibili per tali persone (compresi impieghi temporanei e con orario parziale) che soddisfino le loro esigenze specifiche, evitando così un precoce abbandono del lavoro; sottolinea l'importanza dei lavoratori anziani sul posto di lavoro per trasmettere le loro conoscenze ed esperienze ai più giovani, ad esempio mediante il loro coinvolgimento nei processi formativi sul posto di lavoro, facendo sì che i lavoratori con un'età superiore ai 55 anni non siano vittime della disoccupazione;

Riforme strutturali di tipo sociale e responsabile

14.  constata che l'UE nel suo insieme e molti dei suoi Stati membri continua a risentire di problemi strutturali che vanno affrontati con urgenza; esprime preoccupazione per l'impatto sociale delle politiche di aggiustamento di bilancio che si concentrano sui tagli di spesa e sottolinea che le politiche economiche dovrebbero garantire il rispetto dell'articolo 9 del TFUE; segnala la necessità di continuare ad accordare priorità a investimenti pubblici e privati e a riforme strutturali equilibrate sotto il profilo sociale ed economico, tali da ridurre le disuguaglianze e di promuovere una crescita sostenibile e un consolidamento fiscale responsabile (tenendo in conto fattori come la sostenibilità del debito, il ciclo economico e i divari negli investimenti), comprese politiche dei redditi con la lotta all'elusione e all'evasione fiscale, onde rafforzare un percorso favorevole verso una maggiore coesione e una convergenza sociale; ritiene che tali politiche favoriscano un contesto favorevole per le imprese e i servizi pubblici nell'ottica di creare occupazione di qualità e progresso sociale nonché promuovere gli investimenti in grado di avere effetti positivi sul piano sociale ed economico; sottolinea che queste priorità saranno raggiunte soltanto se adeguati investimenti nel capitale umano e nell'apprendimento permanente verranno considerati una strategia comune prioritaria; ribadisce che le parti sociali vanno coinvolte nell'esame delle riforme strutturali e delle politiche del mercato del lavoro;

15.  sottolinea che riforme socialmente responsabili devono basarsi sulla solidarietà, l'integrazione, la giustizia sociale e un'equa distribuzione della ricchezza – un modello che garantisce uguaglianza e tutela sociale, protegge i gruppi vulnerabili e innalza il tenore di vita di tutti i cittadini;

16.  sottolinea l'esigenza di promuovere e proteggere l'economia sociale di mercato, che offre un quadro entro cui la competitività e standard sociali elevati contribuiscono alla giustizia sociale e quest'ultima, a sua volta, stimola la competitività; sottolinea l'esigenza di trovare un equilibrio tra le considerazioni di carattere economico e quella di garantire un consolidamento di bilancio efficiente, un'economia sostenibile, una coesione sociale effettiva e una maggiore protezione sociale; invita la Commissione ad ampliare il proprio approccio all'insolvenza e al fallimento(22) delle imprese e a perfezionare i programmi di ristrutturazione del debito e della seconda opportunità;

17.  sottolinea che l'analisi annua della crescita dovrebbe valutare in maniera più coerente l'evoluzione della disuguaglianza in Europa mediante indicatori economici quali l'indice di Gini e di Palma;

18.  invita gli Stati membri a partecipare attivamente alla piattaforma per il lavoro sommerso e a seguire i loro scambi di prassi migliori con azioni concrete mirate a contrastare il lavoro sommerso, le società di comodo e il lavoro parasubordinato, poiché tali fenomeni compromettono la qualità del lavoro e l'accesso ai sistemi di protezione sociale dei lavoratori nonché le finanze pubbliche nazionali, innescando una concorrenza sleale tra le imprese europee; invita gli Stati membri a intensificare i loro sforzi per trasformare il lavoro sommerso in lavoro dichiarato e a dotare di mezzi adeguati gli ispettorati del lavoro, nonché a rafforzare le ispezioni sul lavoro e a mettere a punto misure in grado di consentire ai lavoratori di passare dall'economia sommersa a quella emersa, onde accedere ai regimi di tutela dell'occupazione; incoraggia gli Stati membri a introdurre aliquote fiscali commisurate al grado di stabilità e alla qualità delle diverse tipologie di rapporto di lavoro, quale forma di incentivo per i contratti di lavoro stabili;

19.  ritiene che l'eccessiva dispersione retributiva aumenti le disuguaglianze e pregiudichi la produttività e la competitività delle imprese; invita la Commissione e gli Stati membri ad attuare misure che migliorino la qualità dei posti di lavoro al fine di ridurre la segmentazione del mercato del lavoro, in combinazione con misure che innalzino i salari minimi a livelli adeguati in linea con il principio di sussidiarietà e rafforzino la contrattazione collettiva e la posizione dei lavoratori nei sistemi di determinazione delle retribuzioni in modo da ridurre la dispersione retributiva; ritiene che ciò dovrebbe avvenire al fine di sostenere la domanda aggregata e la ripresa economica, ridurre le disuguaglianze salariali e combattere la povertà lavorativa;

20.  ritiene che la flessicurezza, attentamente studiata, concorra a prevenire la frammentazione e promuovere il mantenimento di occupazione sostenibile e di qualità, ma segnala il timore che la flessicurezza non sia stata applicata in modo adeguato in diversi Stati membri; chiede agli Stati membri e alla Commissione, a garantire, se indicato, che i diritti in materia di lavoro e le norme in materia di sicurezza sociale siano garantiti nell'applicazione del modello di flessicurezza; invita gli Stati membri a modernizzare la loro legislazione sulla tutela dell'occupazione, onde promuovere maggiore stabilità occupazionale e la sicurezza nel passaggio da un posto di lavoro a un altro, anche, se del caso, mediante una maggiore e migliore cooperazione tra i servizi per l'impiego pubblici e privati, nonché l'accesso dei lavoratori ai diritti previdenziali e sociali; deplora che in alcuni casi – anche se diversi Stati membri hanno avviato riforme i cui effetti positivi trovano riscontro ad esempio nell'aumento dei tassi di occupazione – le riforme del lavoro abbiano favorito la flessibilità a scapito della sicurezza, con conseguente precarietà e scarsa tutela dell'occupazione; invita la Commissione a intensificare i controlli sulla pratica abusiva di stipulare una serie di contratti di lavoro consecutivi a tempo determinato e di altri contratti atipici, sia nel settore privato che in quello pubblico;

21.  invita gli Stati membri a tenere in conto gli sviluppi complessivi in materia di retribuzioni dei dipendenti dei servizi pubblici e, se del caso, di reddito minimo, a prescindere dalla crescita della produttività, in modo sostenibile e stabile e senza mettere in causa le competenze degli Stati membri;

22.  accoglie con favore l'iniziativa della Commissione relativa agli investimenti nel capitale umano nell'ottica di ripristinare i livelli occupazionali e la crescita sostenibile, sebbene sia estremamente preoccupato del fatto che la spesa pubblica in materia di istruzione abbia registrato una diminuzione del 3,2%(23) rispetto al 2010, registrando riduzioni in undici Stati membri nell'anno più recente di cui sono disponibili i dati (2013);

23.  sottolinea l'importanza di politiche attive del mercato del lavoro nel contesto attuale; invita gli Stati membri ad aumentare la copertura e l'efficacia delle politiche attive per il mercato del lavoro;

24.  osserva la necessità di promuovere il passaggio all'economia digitale nel contesto della riqualificazione e della formazione nonché di nuove forme di occupazione;

25.  invita gli Stati membri a trasferire gradualmente la pressione fiscale dal lavoro ad altre fonti in modo che non ostacoli né i gruppi sociali più vulnerabili, in particolare i lavoratori a bassa retribuzione, né la competitività globale, assicurando nel contempo anche la sostenibilità a lungo termine dei sistemi pensionistici pubblici e il finanziamento adeguato della sicurezza sociale e dei sistemi di protezione sociale; invita altresì gli Stati membri ad attuare norme fiscali atte a incentivare l'imprenditorialità e la creazione di occupazione, in particolare per i giovani e per la generazione degli ultracinquantenni (generazione 55+), in modo da utilizzare l'esperienza professionale dei lavoratori e garantire il trasferimento del loro know-how, nonché per stimolare progetti di ricerca e innovazione all'interno delle imprese europee; esorta gli Stati membri a ridurre gli oneri amministrativi al fine di promuovere l'imprenditoria giovanile;

26.  chiede che il Semestre europeo e l'analisi annuale della crescita valutino l'importanza delle politiche dei redditi, tra cui le pensioni, gli indicatori sulle entrate e la politica di bilancio, al fine di garantire la coesione sociale e invertire l'andamento della disuguaglianza;

27.  invita gli Stati membri a valutare e ad aumentare gli investimenti nei loro attuali sistemi di protezione sociale per garantirne l'efficacia nel contrastare e nel prevenire la povertà e la disuguaglianza, assicurandone nel contempo anche la sostenibilità in vista delle sfide attese in ambito demografico, economico e delle nuove sfide sociali, e migliorando la resilienza delle economie degli Stati membri in tempi di crisi; sottolinea che l'alta qualità dei sistemi di previdenza sociale e gli investimenti sociali sono fondamentali affinché l'Europa possa mantenere il proprio vantaggio competitivo principale in termini di lavoratori altamente qualificati e imprese produttive;

28.  ritiene, in base al principio di sussidiarietà, che gli Stati membri debbano conservare tutte le loro competenze per quanto concerne l'organizzazione dei loro sistemi pensionistici, nonché per quanto riguarda le decisioni sul ruolo di ciascuno dei tre pilastri del sistema pensionistico nei singoli Stati membri; è del parere che i regimi pensionistici debbano fornire garanzie contro la povertà in età avanzata e che, per tale ragione, sia necessario attuare politiche volte a garantire una pensione del primo pilastro solida, sostenibile e adeguata;

29.  incoraggia gli Stati membri a incrementare gli sforzi volti a eliminare il divario retributivo di genere e ad adottare misure più attive per rafforzare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro; invita gli Stati membri e la Commissione, se del caso, in linea con il principio di sussidiarietà, con il concorso delle parti sociali, a promuovere politiche in favore delle famiglie intese a migliorare l'assistenza a favore di altre persone a carico, nonché la capacità genitoriale in quanto tale, tra cui disposizioni adeguate in materia di congedo di maternità e di paternità e l'accesso all'assistenza all'infanzia a prezzi accessibili per garantire il benessere dei bambini, consentendo alle persone con obblighi di assistenza di beneficiare della parità di accesso al mercato del lavoro, al fine di conseguire un equilibrio migliore tra vita professionale e vita privata, che è particolarmente importante per l'inclusione delle donne nel mercato del lavoro; incoraggia gli Stati membri a esaminare la persistenza dei bassi tassi di natalità nell'UE e a prendere in considerazione l'ipotesi di applicare una differenziazione fiscale più vantaggiosa in funzione del numero di bambini presenti in un nucleo familiare; invita gli Stati membri a fornire assistenza alle famiglie non solo sotto forma di sostegno finanziario, ma anche di servizi;

30.  osserva che una bassa densità demografica o un'elevata dispersione della popolazione comportano un costo significativamente più alto in termini di erogazione di servizi pubblici quali l'assistenza sanitaria o l'istruzione; invita la Commissione e gli Stati membri a tenere conto delle cause e delle conseguenze di tali fenomeni nel contesto dell'analisi degli effetti dei cambiamenti demografici e delle loro ripercussioni sulla sostenibilità delle finanze pubbliche;

31.  sottolinea che, per essere efficaci, gli investimenti a titolo del FEIS devono concentrarsi sulla creazione di nuovi investimenti in settori in cui l'interesse degli investitori è sopito, anziché sostituire investimenti che si sarebbero realizzati altrove o concentrarsi su investimenti altamente redditizi che si sarebbero realizzati in ogni caso; richiama nuovamente l'attenzione sull'importanza degli investimenti nel capitale umano e di altri investimenti sociali, ad esempio nel settore sanitario, nell'assistenza all'infanzia o in alloggi a prezzi accessibili, nonché sulla necessità di attuare efficacemente il pacchetto relativo agli investimenti sociali;

32.  invita la Commissione e gli Stati membri a coinvolgere tutti i livelli di governo e le parti interessate pertinenti nell'individuazione degli ostacoli agli investimenti, prestando particolare attenzione alle regioni e ai settori ove vi siano maggiori necessità, nonché all'offerta di strumenti adeguati che riuniscano finanziamenti pubblici e privati;

Potenziare la crescita sostenibile rilanciando gli investimenti

33.  sottolinea l'esigenza di promuovere una crescita sostenibile e inclusiva che comporti la creazione di posti di lavoro più numerosi e di maggiore qualità e prospettive reali per tutti, anche per i giovani, al fine di rispondere alle sfide interne ed esterne che l'UE deve fronteggiare; osserva che occorre prestare maggiore attenzione all'adeguamento dell'occupazione esistente, compresa quella dei gruppi vulnerabili, al mercato del lavoro in rapida evoluzione e ai nuovi settori emergenti, al fine di garantirne la sostenibilità;

34.  invita la Commissione e gli Stati membri a concentrarsi sulle micro, piccole e medie imprese quali elementi chiave per uno sviluppo sostenibile e inclusivo e la creazione di posti di lavoro, e a livellare le differenze nei tassi di lavoro autonomo tra donne e uomini; sollecita gli Stati membri ad attuare regimi fiscali associati a modelli aziendali sostenibili tali da favorire le start-up innovative e facilitare la creazione di posti di lavoro da parte delle PMI, a monitorare l'impatto delle agevolazioni fiscali sullo sviluppo sostenibile nonché ad elaborare meccanismi potenzialmente in grado di indurre tali aziende ad acquisire una dimensione internazionale o ad operare in un tale contesto; sottolinea, pertanto, la necessità di attuare politiche globali a livello dell'UE, onde consentire agli Stati membri di affrontare le sfide poste dai loro concorrenti extra-UE;

35.  invita la Commissione, in stretta cooperazione con gli Stati membri, ad adottare provvedimenti volti a fornire migliori informazioni su tutti i fondi e i programmi europei in grado di incentivare l'imprenditorialità, gli investimenti e l'accesso ai finanziamenti, come Erasmus per imprenditori, i servizi europei per l'occupazione (EURES), il programma per la competitività delle imprese e delle piccole e medie imprese (COSME), il programma per l'occupazione e l'innovazione sociale (EaSI) e il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS); rammenta l'importanza del principio di partenariato, di un approccio dal basso verso l'alto e di un adeguato stanziamento di risorse;

36.  invita la Commissione a valutare tutti i citati programmi in maniera globale, al fine di evitare conflitti tra gli obiettivi e le necessità da soddisfare e ridurre gli oneri burocratici; ritiene che tale revisione dovrebbe comprendere un'analisi dell'attuazione in ogni Stato membro, in modo da garantire una maggiore equità in termini di accesso ai fondi;

37.  ritiene che il Fondo sociale europeo debba destinare maggiori risorse finanziarie alla partecipazione dei lavoratori disoccupati ai programmi di formazione negli Stati membri dell'UE e ai programmi nei loro paesi di origine, agevolandone pertanto l'integrazione nel mercato del lavoro europeo da loro scelto e rafforzando la cittadinanza europea;

38.  invita gli Stati membri a elaborare politiche che stimolino l'imprenditorialità tra i giovani fin da un'età precoce, fornendo opportunità per effettuare tirocini e visite aziendali;

39.  invita gli Stati membri, al fine di stimolare l'imprenditorialità tra i giovani, a sostenere le associazioni e le iniziative che aiutino i giovani imprenditori a realizzare progetti innovativi supportandoli dal punto di vista amministrativo, giuridico od organizzativo;

40.  rileva che le imprese che operano nell'economia sociale, ivi incluse quelle che erogano servizi sociali, affrontano difficoltà ancora maggiori rispetto alle imprese tradizionali nell'ottenere finanziamenti pubblici o privati, e che ciò è dovuto, tra gli altri fattori, alla scarsa conoscenza dell'attuale realtà di tali imprese da parte dei gestori degli intermediari finanziari; sottolinea la necessità di conferire a tali imprese un maggiore sostegno, in particolare per quanto concerne l'accesso alle diverse forme di finanziamento, ivi inclusi i fondi europei; sottolinea, inoltre, la necessità di ridurre gli oneri amministrativi al fine di sostenere le imprese sociali; pone l'accento sulla necessità di offrire loro un quadro giuridico attraverso, ad esempio, uno statuto europeo per le società cooperative, le associazioni, le fondazioni e le società mutue, onde riconoscere la loro azione nell'UE ed evitare la concorrenza sleale; invita la Commissione a sostenere gli investimenti nell'economia sociale e accoglie positivamente il fatto che una parte delle risorse stanziate a titolo del programma EaSI sia destinata ad aiutare le imprese dell'economia sociale e solidale ad accedere ai finanziamenti;

41.  sottolinea l'elevato valore sociale ed economico degli investimenti nella protezione sociale, inclusi i servizi sociali;

Migliorare l'utilizzo dei fondi europei per favorire la coesione sociale, economica e territoriale

42.  accoglie con favore l'istituzione del FEIS nel suo primo anno di attuazione e il suo ruolo nel sostenere i progetti migliori a livello europeo; invita la Commissione a far sì che il FEIS consenta una migliore convergenza sociale ed economica degli Stati membri e delle loro regioni nell'ambito dell'UE e che tutti gli Stati membri possano ricorrere alla possibilità di accedere a questo fondo conformemente agli obiettivi della politica di coesione; invita la Commissione a monitorare e a controllare gli investimenti a titolo del FEIS; ritiene che sia necessario pubblicare una relazione intesa a verificare e a misurare in termini reali l'incidenza sociale ed economica degli investimenti interessati;

43.  rileva che le priorità d'investimento devono essere orientate ai progetti infrastrutturali laddove questi siano chiaramente necessari per assicurare una maggiore coesione, l'equità sociale, lo sviluppo del capitale umano o per rafforzare la crescita inclusiva e sostenibile; invita la Commissione a imporre una presentazione preventiva dei risultati sociali ed economici attesi in relazione a ciascun progetto d'investimento finanziato dall'UE e a includere le relative iniziative di monitoraggio e valutazione; sottolinea la necessità di evitare un impatto negativo sull'ambiente, che tali progetti possono causare;

44.  sottolinea, tenendo conto delle difficoltà degli Stati membri a utilizzare integralmente i fondi europei, che l'UE deve garantire un uso adeguato e più efficace dei propri investimenti, che devono essere abbinati alle sue priorità e ai suoi valori fondamentali, come stabilito nei trattati e nella Carta dei diritti fondamentali, inoltre deve provvedere a una gestione efficiente delle sue risorse, oltre a dover tagliare gli oneri amministrativi e ridurre gli ostacoli all'accesso, all'attuazione e alla valutazione degli stessi; sottolinea la necessità di garantire un accesso equo ai finanziamenti per tutte le imprese; invita la Commissione a garantire un attento monitoraggio dell'uso dei fondi dell'UE;

45.  accoglie con favore l'invito rivolto dalla Commissione agli Stati membri ad incrementare i loro investimenti sociali, onde rilanciare la coesione europea in ambito economico, territoriale e sociale, soprattutto nei settori dell'assistenza sanitaria e dell'assistenza a lungo termine (formale e informale) nonché dei servizi sociali, dell'assistenza all'infanzia, dell'assistenza abitativa e dei servizi di riabilitazione; invita le imprese e tutti gli altri beneficiari ammissibili a utilizzare in maniera più efficace i meccanismi d'investimento offerti dai fondi europei e dai progetti con applicazione diretta; invita inoltre la Commissione a monitorare se le raccomandazioni dell'UE siano attuate correttamente da parte degli Stati membri;

46.  sottolinea che i prestatori di assistenza formali ed in particolare informali rappresentano un pilastro importante per rispondere alle esigenze in rapida crescita relative ai futuri sistemi di assistenza in Europa; pone l'accento sulla necessità di migliorare la protezione sociale per i familiari responsabili dell'assistenza, i quali sono spesso costretti a ridurre la propria occupazione remunerata per poter prestare un'assistenza non remunerata, perdendo di conseguenza diritti in materia di previdenza sociale;

47.  riconosce gli sforzi della Commissione intesi a rafforzare il ricorso ai Fondi strutturali e d'investimento europei a sostegno dell'attuazione delle raccomandazioni specifiche per paese, e prende atto della proposta della Commissione rivolta agli Stati membri relativa ai finanziamenti per l'assistenza tecnica; sottolinea che tali fondi non dovrebbero essere utilizzati esclusivamente per attuare le raccomandazioni specifiche per paese, poiché ciò potrebbe comportare la potenziale esclusione di altri importanti settori di investimento;

48.  conviene sulla necessità di mettere a punto un processo di convergenza economica e sociale verso l'alto in modo da favorire la coesione sociale, economica e territoriale tra Stati membri e regioni, ma rileva che ciò va considerato come obiettivo di un progetto comune all'interno del quale il dialogo sociale e la partecipazione di tutte le parti interessate pertinenti svolgono un ruolo centrale; sottolinea che la politica sociale rientra nell'ambito delle competenze condivise tra l'UE e gli Stati membri e che il ruolo dell'UE in tale ambito si limita a sostenere e integrare le attività degli Stati membri ai sensi dell'articolo 153 del TFUE e in linea con il principio di sussidiarietà;

49.  invita a contrastare le disuguaglianze economiche che agiscono da ostacolo a una crescita economica durevole; sottolinea che le divisioni tra le regioni più povere e il resto dell'UE si stanno rafforzando e invita a intraprendere urgenti sforzi mirati sia a livello europeo che a livello nazionale per promuovere la coesione e la crescita in tali regioni; invita la Commissione e gli Stati membri, pertanto, a rilanciare gli investimenti strategici al fine di aumentare la competitività ai sensi dell'articolo 174 TFUE, in particolare nelle regioni che presentano svantaggi naturali o demografici gravi e permanenti;

50.  invita la Commissione a incentivare l'applicazione dell'articolo 349 del TFUE al fine di integrare maggiormente le regioni ultraperiferiche all'interno dell'Europa delle regioni, differenziando le politiche dell'UE onde garantire la parità tra le regioni e promuovere una convergenza verso l'alto; sottolinea che occorre continuare a rivolgere un'attenzione speciale alle regioni ultraperiferiche, non solo in termini di assegnazione dei fondi, ma anche alla luce del potenziale impatto delle politiche europee sulla situazione sociale e sui livelli di occupazione di tali regioni; invita la Commissione a provvedere affinché le decisioni europee e l'assegnazione dei fondi siano accompagnate da un monitoraggio adeguato, onde produrre un miglioramento significativo del benessere dei cittadini delle regioni ultraperiferiche;

51.  invita la Commissione, nel quadro della revisione intermedia del Quadro finanziario pluriennale (QFP), a studiare la possibilità di aumentare le risorse del FSE per garantire l'adeguatezza dei suoi obiettivi e tenere conto delle nuove sfide previste, come la disoccupazione a lungo termine o l'integrazione dei rifugiati; chiede altresì l'istituzione di un programma specifico, nell'ambito del QFP concordato, per quanto concerne le sottoregioni dell'UE con tassi di disoccupazione superiori al 30%;

L'inclusione sociale quale opportunità per la società

52.  accoglie con favore il rinnovo degli orientamenti integrati di Europa 2020; sottolinea che la pertinenza della strategia Europa 2020 è aumentata da quando è stata creata e invita gli Stati membri a rafforzarne l'attuazione sul campo; chiede alla Commissione e al Consiglio di monitorarne più attentamente l'attuazione globale e nazionale; ritiene necessario cominciare a progettare uno scenario per il periodo post-Europa 2020 il quale sia collegato agli obiettivi di sviluppo sostenibile;

53.  è preoccupato per il fatto che un lavoro non è più di per sé una garanzia contro la povertà o lo strumento migliore per garantire l'inclusione sociale, dal momento che il 12,7% delle persone in età lavorativa è colpita da povertà lavorativa nel 2014, con un aumento rispetto all'11% nel 2009; invita la Commissione a proporre una strategia integrata anti-povertà per l'UE, onde affrontare la multidimensionalità della povertà per tutti i gruppi, in particolare per quelli più vulnerabili, e promuovere l'inclusione attiva integrata, la quale sia fondata sul diritto a una protezione sociale adeguata; invita nuovamente la Commissione, in questo senso, a proporre un'iniziativa volta a promuovere l'introduzione di redditi minimi negli Stati membri senza violare il principio di sussidiarietà;

54.  invita gli Stati membri ad attuare e monitorare forme più efficaci, efficienti e inclusive di sistemi di protezione sociale e sostegno al reddito, onde far sì che tali sistemi offrano un tenore di vita adeguato ai disoccupati e alle persone a rischio di povertà ed esclusione sociale, garantendo nel contempo che detti meccanismi non perpetuino la dipendenza sociale e garantiscano l'accesso all'istruzione, alla formazione e alle opportunità per entrare nel mercato del lavoro; invita la Commissione e gli Stati membri a procedere a uno scambio delle migliori pratiche sull'efficacia di un reddito minimo in termini di riduzione della disuguaglianza e dell'esclusione sociale in Europa;

55.  incoraggia gli Stati membri ad attuare le misure necessarie per l'inclusione sociale dei rifugiati, dei migranti che soggiornano legalmente nell'UE e dei richiedenti asilo, in linea con la pertinente legislazione in materia di asilo; rileva tuttavia che tali misure possono essere efficaci soltanto se sono condivise e attuate da tutti gli Stati membri; ritiene che un approccio di questo tipo richiederà uno stanziamento adeguato di fondi che nell'attuale situazione caratterizzata da fragilità non possono essere forniti unicamente dagli Stati membri; invita la Commissione a fornire i fondi necessari per sviluppare un approccio globale di questo tipo nei confronti della migrazione, nell'ambito dell'esame intermedio del QFP; invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare misure adeguate per aiutare i rifugiati a insediarsi e a integrarsi, nonché a garantire che i servizi pubblici siano dotati di risorse sufficienti e a prevedere per tempo le esigenze in modo da facilitare la transizione agevole dei rifugiati verso il mercato del lavoro, includendo meccanismi per il riconoscimento delle capacità e delle competenze; ritiene che le autorità locali e le parti sociali debbano svolgere un ruolo chiave nel facilitare un'adeguata integrazione dei migranti nel mercato del lavoro e per impedire abusi in ambito lavorativo;

56.  esorta gli Stati membri a recepire appieno nella legislazione nazionale e ad attuare tutte le disposizioni incluse nell'Agenda europea sulla migrazione aggiornata; deplora il fatto che la Commissione abbia dovuto adottare 40 decisioni di infrazione contro vari Stati membri, tra cui lettere di costituzione in mora indirizzate a 19 Stati membri per non aver adottato le misure necessarie per recepire la direttiva sulle condizioni di accoglienza; sostiene la Commissione nei suoi sforzi volti a rafforzare l'Agenda europea sulla migrazione;

57.  segnala agli Stati membri, in vista dell'invecchiamento dei cittadini europei e dell'elevato tasso di disoccupazione dei giovani in alcune zone dell'UE, il rischio sociale connesso all'incapacità di garantire la sostenibilità, la sicurezza, l'adeguatezza e l'efficacia dei sistemi di sicurezza sociale nei prossimi decenni; incoraggia pertanto gli Stati membri a sviluppare strategie atte a garantire che un numero maggiore di persone possa rimanere attivo nella società;

58.  invita la Commissione e gli Stati membri a collaborare alla rimozione degli ostacoli frapposti a un'equa mobilità del lavoro, dato che la libera circolazione è un diritto fondamentale nell'UE, e ad agire, da un lato, per accrescere il tasso di occupazione e, dall'altro, per garantire che i lavoratori mobili nell'UE siano trattati allo stesso modo dei lavoratori nazionali e non siano oggetto di abusi o discriminazioni garantendo la loro occupazione e i diritti sociali;

59.  invita la Commissione e gli Stati membri a sostenere la mobilità del lavoro intra-UE in tutta l'Unione, quale mezzo per creare nuove opportunità per i lavoratori e le imprese; invita gli Stati membri a utilizzare e promuovere gli strumenti europei disponibili per favorire tale mobilità occupazionale, specialmente la rete europea per l'impiego EURES; incoraggia gli Stati membri a sviluppare partenariati transfrontalieri EURES per aiutare i lavoratori per quanto concerne i loro piani di mobilità, nelle regioni transfrontaliere in cui la mobilità del lavoro è di fatto elevata;

60.  invita la Commissione a sviluppare un piano concreto riguardo alle modalità con cui il Semestre europeo sarà utilizzato per attuare i principi della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità;

61.  rileva che il dialogo sociale è uno strumento essenziale per migliorare le condizioni di lavoro e che una premessa necessaria per assicurare le migliori condizioni possibili per il dialogo tra le parti sociali è l'esistenza di sindacati forti, la partecipazione dei dipendenti alla gestione dell'impresa e il rafforzamento della contrattazione collettiva; invita la Commissione e gli Stati membri a intensificare la qualità del dialogo sociale anche a livello europeo, assicurando consultazioni tempestive ed efficaci tra le parti sociali, consentendo le analisi necessarie e l'integrazione delle proposte nei processi decisionali;

62.  invita la Commissione e gli Stati membri a intensificare gli sforzi per far fronte al dumping sociale e salariale nell'UE, che causa danni significativi ai lavoratori interessati e ai sistemi di previdenza sociale degli Stati membri; chiede, inoltre, di coinvolgere in tali sforzi le parti sociali a tutti i livelli;

Migliorare il coordinamento del Semestre europeo

63.  accoglie con favore la raccomandazione della Commissione sulla zona euro, che consolida l'analisi e la definizione comuni delle strategie relative alle dimensioni sociali ed economiche degli Stati membri nell'ambito dell'UEM, sottolineando la necessità di una riconciliazione di tali criteri; segnala tuttavia il rischio di un'UE a due velocità;

64.  ritiene che la raccomandazione per la zona euro deve essere il punto di partenza per potenziare la dimensione sociale nel senso di:

   a) meccanismi rafforzati di rendicontabilità democratica sia a livello di UE che a livello nazionale, tra cui un accordo interistituzionale con il Parlamento europeo, garantendo che tutti i parlamenti nazionali della zona euro soddisfino le condizioni per seguire ogni fase del processo del Semestre europeo;
   b) una dimensione sociale intesa a preservare l'economia sociale di mercato europea, prendendo in considerazione il rafforzamento delle basi retributive sotto forma, se del caso e conformemente al principio di sussidiarietà, di salari minimi a livelli adeguati e con il coinvolgimento delle parti sociali;
   c) riunioni congiunte tra il Consiglio EPSCO e il Consiglio Ecofin al fine di promuovere politiche socioeconomiche coordinate volte a rafforzare la competitività in Europa, come pure a stimolare in modo sostenibile la crescita e posti di lavoro di qualità;
   d) riunioni dei ministri del Lavoro e degli affari sociali della zona euro mirate a integrare meglio la dimensione sociale e ad affrontare in modo corretto gli squilibri sociali;

65.  invita la Commissione a presentare, quanto prima possibile, una proposta riguardante l'istituzione di un pilastro sui diritti sociali in grado di garantire condizioni di parità nell'UE, nel quadro degli sforzi in direzione di un mercato del lavoro paneuropeo equo e autentico, oltre ad essere un mezzo per promuovere la convergenza economica e sociale verso l'alto al fine di affrontare le disparità economiche e sociali negli Stati membri e tra questi ultimi;

66.  invita la Commissione a predisporre un monitoraggio e un esame adeguati dell'attuazione della raccomandazioni specifiche per paese e a garantire un'attenzione adeguata in ordine alle questioni legate all'occupazione e all'inclusione sociale;

67.  chiede un ruolo più rilevante per la strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, inclusiva e sostenibile, nonché per i suoi obiettivi, segnatamente quelli sociali, affinché trovino un riscontro equilibrato in tutti gli strumenti del Semestre, comprese le raccomandazioni specifiche per paese;

68.  accoglie con favore il fatto che la Commissione abbia operato una chiara distinzione tra una fase europea e una fase nazionale per quanto concerne il Semestre europeo; sottolinea la necessità di un maggiore coordinamento tra le istituzioni europee per quanto concerne la progettazione, l'attuazione e la valutazione della strategia europea per una crescita sostenibile e inclusiva; invita la Commissione a definire un'agenda chiara in materia, coinvolgendo anche le parti sociali, i parlamenti nazionali e le altre parti interessate pertinenti della società civile, garantendo che il Consiglio europeo di primavera resti il contesto principale per la definizione delle priorità politiche sulla base delle indicazioni formulate dalla Commissione, dal Parlamento e dal Consiglio; ritiene che la Commissione possa adoperarsi per verificare se sono state prese in considerazione le proposte per attuare talune raccomandazioni specifiche per paese in consultazione con le parti sociali e riferire in materia;

69.  ritiene che, per allineare le politiche europee e nazionali sulla crescita e garantirne la sostenibilità sul campo, sia di importanza fondamentale rafforzare il ruolo delle parti sociali a livello sia europeo che nazionale; ribadisce che, al fine di progredire sulla via della convergenza perfezionata e trovare un equilibrio tra competitività ed equità, il dialogo sociale deve essere perseguito in tutte le fasi del Semestre; accoglie con favore gli sforzi in tal senso della Commissione per rilanciare il dialogo sociale e l'approccio razionalizzato introdotto con la AAC per il 2015; rileva, tuttavia, che in numerosi Stati membri la situazione continua a presentare carenze a livello nazionale;

70.  ritiene che la Commissione potrebbe potenziare il ruolo dei funzionari specializzati nel Semestre europeo definendone meglio obiettivi e funzioni;

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71.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) Testi approvati, P8_TA(2015)0261.
(2) GU C 153 E del 31.5.2013, pag. 57.
(3) Testi approvati, P8_TA(2015)0401.
(4) Testi approvati, P8_TA(2015)0384.
(5) Testi approvati, P8_TA(2015)0389.
(6) Testi approvati, P8_TA(2015)0320.
(7) Testi approvati, P8_TA(2015)0068.
(8) Testi approvati, P8_TA(2014)0060.
(9) Testi approvati, P8_TA(2014)0010.
(10) Testi approvati, P7_TA(2014)0394.
(11) Testi approvati, P7_TA(2014)0043.
(12) Testi approvati, P6_TA(2009)0062.
(13) Testi approvati, P8_TA(2016)0033.
(14) http://www.eca.europa.eu/Lists/ECADocuments/SR15_03/SR15_03_IT.pdf #8
(15) http://ec.europa.eu/social/main.jsp?catId=89⟨Id=en≠wsId=2193&furtherNews=yes
(16) http://www.eurofound.europa.eu/european-working-conditions-surveys-ewcs
(17) Relazione comune sull'occupazione 2016, pag. 2
(18) http://www.eca.europa.eu/Lists/ECADocuments/SR15_03/SR15_03_IT.pdf #8
(19) Studio sul lavoro precario e i diritti sociali (VT/2010/084), pag. 164-170
(20) Rapporto tra la popolazione inattiva totale e la popolazione attiva di età compresa tra 20 e 64 anni.
(21) http://ec.europa.eu/social/BlobServlet?docId=9770&langId=en
(22) Enunciato nella raccomandazione della Commissione del 12 marzo 2014 (C(2014)1500).
(23) Relazione comune sull'occupazione 2016, pag. 19.

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