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Procedura : 2014/2205(INI)
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Ciclo del documento : A8-0043/2016

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A8-0043/2016

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PV 14/04/2016 - 5
CRE 14/04/2016 - 5

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PV 14/04/2016 - 7.13
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P8_TA(2016)0137

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Giovedì 14 aprile 2016 - Strasburgo Edizione definitiva
Settore privato e sviluppo
P8_TA(2016)0137A8-0043/2016

Risoluzione del Parlamento europeo del 14 aprile 2016 sul settore privato e lo sviluppo (2014/2205(INI))

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 208 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  viste la comunicazione della Commissione intitolata "Un ruolo più incisivo del settore privato nella crescita inclusiva e sostenibile dei paesi in via di sviluppo" (COM(2014)0263) e le conclusioni del Consiglio al riguardo, del 23 giugno 2014 e del 12 dicembre 2014,

–  vista la comunicazione della Commissione intitolata "Un partenariato mondiale per l'eliminazione della povertà e lo sviluppo sostenibile dopo il 2015" (COM(2015)0044),

–  viste la comunicazione della Commissione intitolata "Una vita dignitosa per tutti" (COM(2013)0092) e le conclusioni del Consiglio al riguardo, del 25 giugno 2013,

–  viste la comunicazione della Commissione intitolata "Potenziare l'impatto della politica di sviluppo dell'Unione europea: un programma di cambiamento" (COM(2011)0637) e le conclusioni del Consiglio al riguardo, del 14 maggio 2012,

–  visto il piano d'azione per gli investimenti privati negli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS), contenuto nella relazione dell'UNCTAD sugli investimenti mondiali per il 2014(1),

–  vista la sua risoluzione del 26 febbraio 2014 sulla promozione dello sviluppo di pratiche commerciali responsabili, compreso il ruolo dell'industria estrattiva nei paesi in via di sviluppo(2),

–  vista la sua risoluzione del 25 novembre 2014 sull'UE e sul quadro di sviluppo globale post 2015(3),

–  vista la sua risoluzione del 19 maggio 2015 sul finanziamento dello sviluppo(4) e, in particolare, l'invito rivolto al settore privato ad allinearsi agli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS),

–  vista la sua risoluzione del 13 marzo 2014 sul ruolo dei diritti di proprietà, del regime di proprietà e della creazione di ricchezza per l'eliminazione della povertà e la promozione dello sviluppo sostenibile nei paesi in via di sviluppo(5),

–  vista la relazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo sulle attività della piattaforma dell'UE per un'azione combinata nella cooperazione esterna a partire dalla sua istituzione fino alla fine di luglio 2014 (COM(2014)0733),

–  visti la dichiarazione di Parigi sull'efficacia dell'aiuto, del 2 marzo 2005, e il programma d'azione di Accra, del 4 settembre 2008,

–  vista la relazione speciale n. 16/2014 della Corte dei conti europea dal titolo: "L'efficacia del combinare le sovvenzioni dei meccanismi d'investimento regionali con i prestiti concessi dalle istituzioni finanziarie a sostegno delle politiche esterne dell'UE",

–  visto il partenariato di Busan per una cooperazione efficace al servizio dello sviluppo, concluso il 1° dicembre 2011(6), in particolare il paragrafo 32 facente riferimento alla necessità di riconoscere il ruolo centrale del settore privato nel promuovere l'innovazione, creare ricchezza, reddito e posti di lavoro e nel mobilitare le risorse interne, contribuendo in tal modo a ridurre la povertà,

–  visti la dichiarazione congiunta sulla cooperazione pubblico-privato(7) e il partenariato per la prosperità(8) istituito in esito al capitolo "settore privato" del forum di Busan,

–  visto il documento finale "Il futuro che vogliamo" della conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile Rio+20 del 20-22 giugno 2012(9),

–  visti i principi guida su imprese e diritti umani delle Nazioni Unite(10),

–  visti l'iniziativa "Global Compact" delle Nazioni Unite e i principi guida dell'OCSE per le imprese multinazionali: Complementarities and Distinctive Contributions" (Orientamenti per le imprese multinazionali: complementarità e contributi specifici),(11)

–  visto il quadro politico per gli investimenti destinati allo sviluppo sostenibile dell'UNCTAD(12),

–  vista la strategia di sviluppo del settore privato del gruppo della Banca africana di sviluppo per il periodo 2013-2017 intitolata: "Supporting the transformation of the private sector in Africa" (Sostenere la trasformazione del settore privato in Africa)(13),

–  vista la dichiarazione di principi tripartita dell'OIL concernente le imprese multinazionali e la politica sociale(14),

–  vista la dichiarazione di Lima dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale (UNIDO), dal titolo: Towards Inclusive and Sustainable Industrial Development (ISID) (Verso uno sviluppo industriale inclusivo e sostenibile)(15),

–  vista l'agenda dell'OIL per il lavoro dignitoso,

–  visto l'articolo 9, paragrafo 2, lettera b), della convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, che sancisce l'obbligo per gli organismi privati che forniscono strutture e servizi aperti o forniti al pubblico di tenere conto di tutti gli aspetti dell'accessibilità per le persone con disabilità(16),

–  vista la strategia dell'UE per il periodo 2011-2014 in materia di responsabilità sociale delle imprese, (COM(2011) 0681),

–  visto il quadro di sviluppo post-2015 che vede il settore privato come il principale partner incaricato dell'attuazione e il suo ruolo nella transizione verso un'economia verde,

–  viste le direttive volontarie per una governance responsabile dei regimi di proprietà applicabili alle terre del 2010(17),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per lo sviluppo e i pareri della commissione per gli affari esteri e della commissione per il commercio internazionale (A8-0043/2016),

A.  considerando che il ruolo del settore pubblico è indispensabile per il conseguimento degli Obiettivi di sviluppo del Millennio (OSM); che il settore privato è creatore di ricchezza e di crescita economica in tutte le economie di mercato, generando il 90% dei posti di lavoro e di reddito nei paesi in via di sviluppo; che, secondo le Nazioni Unite (NU), nei paesi in via di sviluppo il settore privato rappresenta l'84% del PIL e ha la capacità di fornire una base sostenibile per la mobilitazione del reddito nazionale, permettendo di ridurre la dipendenza dagli aiuti, purché opportunamente regolamentato in modo che rispetti i principi in materia di diritti umani e le norme ambientali e sia legato a miglioramenti tangibili a lungo termine nei settori dell'economia nazionale, dello sviluppo sostenibile e della riduzione delle disuguaglianze;

B.  considerando che, secondo l'indice di povertà umana del Programma di sviluppo delle Nazioni Unite, 1,2 miliardi di persone guadagnano meno di 1,25 dollari USA al giorno; e che la disuguaglianza è in aumento e, insieme alla povertà, rappresenta una delle principali minacce per la stabilità globale;

C.  considerando la chiara correlazione esistente tra lo sviluppo di un forte settore manifatturiero e la riduzione della povertà legata al mercato, in quanto un aumento dell'1% pro capite del valore aggiunto manifatturiero comporta una riduzione di quasi il 2% del tasso di povertà(18);

D.  considerando che occorrono cospicui investimenti, con stime dei fondi necessari nei paesi in via di sviluppo che ammontano a 2 400 miliardi di dollari USA in più all'anno rispetto a quanto viene speso attualmente; che i finanziamenti privati possono integrare ma non sostituire i finanziamenti pubblici;

E.  considerando che le Nazioni Unite hanno dichiarato il 2012 Anno internazionale delle cooperative allo scopo di evidenziarne il ruolo nel garantire lo sviluppo, l'emancipazione delle persone, il miglioramento della dignità umana e il conseguimento degli Obiettivi di sviluppo del Millennio (OSM); considerando che, a livello mondiale, il settore delle cooperative conta circa 800 milioni di soci in oltre 100 paesi e che, in base alle stime, rappresenta oltre 100 milioni di posti di lavoro in tutto il mondo;

F.  considerando che le piccole, medie e micro imprese (MPMI), che rappresentano la struttura portante di tutte le economie di mercato, sono soggette a oneri regolamentari molto più gravosi nei paesi in via di sviluppo rispetto a quelli dell'UE e che la maggior parte di esse opera nell'ambito dell'economia informale, che è piagata dalla volatilità, ed è priva di tutela giuridica, diritti del lavoro o accesso ai finanziamenti; che, secondo il rapporto "Doing Business" 2014 della Banca mondiale, i paesi più poveri sono quelli soggetti agli oneri più gravosi(19);

G.  considerando che l'industrializzazione (soprattutto tramite lo sviluppo di piccole e medie imprese e di piccole e medie industrie a livello locale) rappresenta un motore del benessere e dello sviluppo:

H.  considerando che la dichiarazione delle Nazioni Unite sul diritto allo sviluppo del 1986 sancisce che lo sviluppo è un diritto umano fondamentale; che tale dichiarazione impegna all'adozione di un approccio "basato sui diritti umani", caratterizzato dalla realizzazione di tutti i diritti umani (economici, sociali, culturali, civili e politici); che la dichiarazione impegna altresì al rafforzamento della cooperazione internazionale;

I.  considerando che gli investimenti esteri diretti (IED) possono contribuire al conseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS), come indicato nella proposta dell'UNCTAD relativa agli investimenti negli OSS (piano d'azione per la promozione dei contributi del settore privato(20)), a condizione che gli investimenti esteri diretti siano adeguatamente regolamentati e subordinati a miglioramenti concreti sul piano dell'economia nazionale, segnatamente in termini di trasferimento di tecnologia e di creazione di opportunità di formazione per la forza lavoro locale, donne e giovani compresi;

J.  considerando che i dazi sulle importazioni svolgono un ruolo fondamentale nel garantire le entrate statali e permettere alle industrie nascenti di crescere nell'ambito del mercato interno dei paesi in via di sviluppo; che i dazi doganali sui prodotti agricoli trasformati possono favorire l'aggiunta di valore e la creazione di posti di lavoro nelle economie rurali, promuovendo nel contempo la sicurezza alimentare;

K.  considerando che il 60 % dei posti di lavoro nei paesi in via di sviluppo si concentra nelle piccole, medie e micro imprese (MPMI) del settore informale e che il 70 % di queste ultime non ottiene alcun finanziamento dalle istituzioni finanziarie, pur avendone bisogno per crescere e creare occupazione;

L.  considerando che 51 delle 100 massime entità economiche del mondo sono organizzazioni internazionali e considerando che le prime 500 multinazionali rappresentano circa il 70% del commercio mondiale;

M.  considerando che il valore aggiunto manifatturiero medio pro capite dei paesi industrializzati è 10 volte superiore a quello dei paesi in via di sviluppo e 90 volte superiore a quello dei paesi meno sviluppati(21);

N.  considerando che il margine di bilancio dei paesi sviluppati e in via di sviluppo è di fatto limitato dalle esigenze degli investitori e dei mercati finanziari mondiali; che, secondo l'FMI, i paesi in via di sviluppo sono particolarmente danneggiati dall'elusione dell'imposta sulle società, in quanto, rispetto ai paesi dell'OCSE, vi fanno più affidamento per incrementare il gettito; che gli Stati membri dell'UE fanno ampio ricorso alle pratiche che facilitano i raggiri fiscali da parte delle società transnazionali e dei singoli individui;

O.  considerando che il Gruppo ad alto livello incaricato di prestare consulenza al Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, sull'agenda per lo sviluppo post-2015, ha consultato gli amministratori delegati di 250 aziende (con un fatturato pari a 8 000 miliardi di dollari USA) provenienti da 30 paesi, concludendo che il concetto di sostenibilità deve essere integrato nelle loro strategie aziendali al fine di sfruttare le possibilità commerciali di crescita sostenibile; considerando che la volontà del settore privato di contribuire allo sviluppo sostenibile è spesso ostacolata dalla mancanza di chiari modelli di partnership delle imprese con il settore pubblico; considerando che il settore privato è potenzialmente in grado di fornire beni e servizi alle comunità e alle persone povere, riducendo i costi, ampliando la scelta e adeguando i prodotti e i servizi ai loro bisogni specifici nonché contribuendo alla diffusione di salvaguardie e norme ambientali e sociali;

P.  considerando che, in assenza di una definizione universalmente accettata, i partenariati tra settore pubblico e privato (PPP) possono essere definiti come accordi unilaterali tra soggetti privati, organismi pubblici e società civile (OSC), i quali cercano di conseguire un obiettivo pubblico reciprocamente vantaggioso attraverso la condivisione di risorse e/o competenze;

Q.  considerando che le istituzioni europee di finanziamento allo sviluppo (IEFS), un gruppo di 15 istituzioni bilaterali che svolgono un ruolo importante nel fornire finanziamenti a lungo termine per il settore privato in economie in fase di sviluppo e di riforma, cercano di investire in società con una gamma di diversi effetti di sviluppo che vanno dall'energia elettrica sicura e dall'acqua pulita alla fornitura di finanziamenti alle PMI e all'accesso ai mercati per le piccole aziende agricole;

R.  considerando che da decenni i PPP costituiscono una forma di capitale di rischio consolidata nei paesi sviluppati, in particolare nei paesi europei e negli Stati Uniti, e sono attualmente largamente utilizzati dalla maggior parte dei donatori nei paesi in via di sviluppo, rappresentando approssimativamente il 15-20% degli investimenti infrastrutturali totali;

S.  considerando che 2,5 miliardi di persone, la cui maggioranza vive nei paesi in via di sviluppo ed è costituita da donne e da giovani, rimangono escluse dal mondo imprenditoriale, dal settore finanziario ufficiale e dalle opportunità della proprietà immobiliare e fondiaria; che, nei gruppi di reddito all'interno dei paesi in via di sviluppo, persiste un divario di genere pari a 6-9 punti percentuali; considerando che il dialogo sociale è uno strumento importante per sostenere la parità di genere sul posto di lavoro e invertire la tendenza alla sottorappresentanza delle comunità imprenditoriali nei paesi in via di sviluppo;

T.  considerando che i PPP ben congegnati ed efficacemente attuati hanno la capacità di mobilitare finanziamenti pubblici e privati a lungo termine, generare innovazione tecnologica e modelli imprenditoriali, e fare propri meccanismi interni volti a garantire che tali partenariati rispondano dei risultati in termini di sviluppo;

U.  considerando che i PPP nei paesi in via di sviluppo si sono ormai prevalentemente concentrati nei settori dell'energia, delle infrastrutture e delle telecomunicazioni, mentre il loro potenziale in settori quali l'agricoltura, l'istruzione, le tecnologie "verdi", la ricerca e l'innovazione, la sanità e i diritti di proprietà rimane ancora poco sfruttato;

V.  considerando che quasi i due terzi dei prestiti della Banca europea per gli investimenti (BEI) ai paesi ACP (Asia, Caraibi e Pacifico) negli ultimi dieci anni sono stati orientati verso operazioni del settore privato; considerando che il Fondo investimenti BEI di Cotonou è stato riconosciuto come fondo rotativo di rischio unico per il finanziamento di investimenti ad alto rischio a sostegno dello sviluppo del settore privato;

W.  considerando che, sebbene ogni anno 45 milioni di persone in cerca di lavoro entrino a far parte della forza lavoro del mondo in via di sviluppo(22), il 34 % delle imprese in 41 paesi ammette di non riuscire a trovare i lavoratori di cui ha bisogno;

X.  considerando che, nel contesto del "Programma di cambiamento", il finanziamento combinato è stato riconosciuto come uno strumento importante per mobilitare risorse complementari combinando sovvenzioni dell'UE con prestiti o finanziamenti azionari da finanziatori pubblici o privati; considerando, tuttavia, che la relazione speciale n. 16/2014 della Corte dei conti europea sul ricorso al finanziamento combinato conclude che, per quasi la metà dei progetti esaminati, non vi erano prove sufficienti per considerare che le sovvenzioni fossero giustificate, mentre in un determinato numero di questi casi, vi erano indicazioni che gli investimenti sarebbero stati realizzati senza il contributo dell'UE;

Y.  considerando che il settore manifatturiero, con circa 470 milioni di posti di lavoro in tutto il mondo nel 2009 e circa mezzo miliardo di posti di lavoro in tutto il mondo nel 2013(23) , fornisce un elevato potenziale di occupazione e di generazione di ricchezza, nonché di lavoro dignitoso e altamente qualificato;

Z.  considerando che la ricchezza mondiale si concentra sempre più nelle mani di una piccola élite agiata e che, stando alle previsioni, nel 2016 la quota di patrimonio mondiale detenuto dall'1% dei più ricchi supererà il 50%;

AA.  considerando che una imposizione equa e progressiva, improntata a criteri di benessere e giustizia sociale, svolge un ruolo fondamentale nel ridurre le disuguaglianze, permettendo una ridistribuzione delle ricchezze dai cittadini a reddito più elevato a quelli più bisognosi in un paese;

Strategia a lungo termine di collaborazione con il settore privato

1.  riconosce che gli investimenti del settore privato nei paesi in via di sviluppo, se adeguatamente regolamentati, possono contribuire alla realizzazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite; accoglie con favore e condivide le conclusioni del Consiglio del 12 dicembre 2014 su un ruolo più incisivo del settore privato nella cooperazione allo sviluppo; accoglie con favore l'iniziativa della Commissione di appoggiare il settore privato nel divenire, insieme ad altre organizzazioni di sviluppo governative e non governative e ai modelli imprenditoriali inclusivi come le imprese cooperative e sociali, un partner importante nel raggiungimento di uno sviluppo inclusivo e sostenibile nel quadro degli Obiettivi di sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite, il che presuppone un impegno da parte del settore privato a favore del buon governo, la riduzione della povertà e la creazione di ricchezza attraverso investimenti sostenibili nonché la riduzione delle disuguaglianze, la promozione dei diritti umani e delle norme ambientali e la responsabilizzazione delle economie locali; sottolinea che i ruoli diversi degli attori del settore pubblico e del settore privato devono essere pienamente compresi e riconosciuti da tutte le parti interessate;

2.  invita la Commissione a continuare a impegnarsi attivamente nelle discussioni sull'agenda 2030, pur riconoscendo la diversità del settore privato e le sfide che si incontrano nell’alleviare la povertà dei più emarginati e più difficili da raggiungere; ritiene che qualsiasi politica dell'Unione che cerchi di coinvolgere il settore privato nello sviluppo debba specificare a quale settore privato intende rivolgersi;

3.  evidenzia che i futuri partenariati nel quadro dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile dovranno incentrarsi maggiormente sulla lotta alla povertà e alla disuguaglianza ; ricorda che l'aiuto pubblico allo sviluppo deve restare uno strumento essenziale per eliminare tutte le forme di povertà umana e soddisfare i bisogni sociali di base nei paesi in via di sviluppo e non può essere sostituito da finanziamenti privati; riconosce la possibilità di dinamizzare i finanziamenti privati mediante l'aiuto pubblico allo sviluppo nel rispetto di condizioni quali la trasparenza, la responsabilità, la titolarità e l'allineamento con le priorità nazionali e il rischio di sostenibilità del debito;

4.  chiede maggiori investimenti pubblici nei servizi pubblici accessibili a tutti, in particolare nel settore dei trasporti, nell'accesso all'acqua potabile, alla sanità e all’istruzione;

5.  ritiene che i settori pubblico e privato siano maggiormente efficienti quando collaborano per creare un ambiente sano per gli investimenti e l'attività delle imprese e gettano le basi della crescita economica; sottolinea che tutti i partenariati e le alleanze con il settore privato devono concentrarsi su valori prioritari condivisi che allineino gli obiettivi commerciali con gli obiettivi di sviluppo dell'UE; ritiene che essi debbano essere coprogettati e cogestiti con i paesi partner in modo che i rischi, le responsabilità e i profitti siano condivisi, siano efficienti sotto il profilo dei costi e abbiano obiettivi precisi in materia di sviluppo, una valutazione periodica e una chiara responsabilità e trasparenza;

6.  accoglie con favore il ruolo svolto dagli investimenti esteri nel settore privato dei paesi in via di sviluppo per accelerare lo sviluppo interno; sottolinea altresì l'importanza di incoraggiare investimenti responsabili che sostengano i mercati locali e contribuiscano a ridurre la povertà;

7.  sostiene il lavoro dell'Associazione delle istituzioni europee di finanziamento allo sviluppo (IEFD), dato che i suoi membri forniscono capitale alle imprese nei paesi in via sviluppo attraverso investimenti diretti nelle imprese e indirettamente con impegni di capitale presso banche commerciali e private equity nei mercati emergenti, concentrandosi sulle microimprese e sulle piccole e medie imprese (MPMI); sollecita la Commissione a favorire questi tipi di programmi nei suoi finanziamenti e nella cooperazione allo sviluppo, dato che il settore privato dei paesi in via di sviluppo riveste la massima importanza;

8.  chiede l'elaborazione di norme più efficaci in materia di trasparenza e responsabilità per le imprese dell'UE attive nel settore tecnologico riguardo all'esportazione di tecnologie che possono essere utilizzate per violare i diritti umani, favorire la corruzione o agire contro gli interessi di sicurezza dell'UE;

9.  sottolinea che le politiche UE in materia di commercio, investimenti, sicurezza e sviluppo sono interconnesse e hanno un impatto diretto sui paesi in via di sviluppo; ricorda che l'articolo 208 del trattato di Lisbona sancisce il principio della coerenza della politica per lo sviluppo, prevedendo che gli obiettivi della cooperazione allo sviluppo siano tenuti in considerazione nell'attuazione delle politiche che possono avere incidenza sui paesi in via di sviluppo; chiede una valutazione generale delle politiche commerciali e di investimento sotto il profilo dell'incidenza sullo sviluppo, in particolare per quanto riguarda l'accesso universale a beni e servizi di interesse generale; sottolinea l'importanza di migliorare i capitoli destinati allo sviluppo sostenibile in tutti i futuri accordi commerciali bilaterali, al fine di farvi figurare efficaci regimi di rendicontazione per il settore privato;

10.  sottolinea la necessità di verificare in che modo il settore privato può essere ulteriormente coinvolto nel quadro della politica europea di vicinato, per contribuire a creare crescita economica e posti di lavoro nel vicinato dell'Europa, ad esempio attraverso la condivisione delle competenze nel fornire accesso al capitale;

11.  invita la Commissione a promuovere, sostenere e finanziare come prima opzione i partenariati pubblico-pubblici e ad includere valutazioni di impatto ex ante obbligatorie ed accessibili al pubblico in materia di povertà e sociali quando i programmi di sviluppo vengono attuati insieme al settore privato;

12.  invita l'Unione ad inserire una consultazione formale con le organizzazioni della società civile e con le comunità direttamente e indirettamente interessate da progetti di sviluppo;

13.  evidenzia le ampie potenzialità del valore aggiunto dell'Unione nei partenariati con il settore privato, in stretto coordinamento con il rispettivo Stato membro e le pertinenti organizzazioni internazionali, molti dei quali hanno una comprovata esperienza nel lavorare con il settore privato; sottolinea che un'economia di mercato interamente funzionante, basata sullo Stato di diritto, resta un importante fattore trainante per lo sviluppo economico e sociale e che la politica di sviluppo dell'UE dovrebbe riflettere tale aspetto;

14.  accoglie con favore il "Quadro d'impegno delle imprese con le Nazioni Unite" che sottolinea che un solido settore privato in grado di generare crescita economica è essenziale per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile e che il settore privato "sta apportando contributi importanti al progresso economico, sociale e ambientale condiviso";

15.  accoglie con favore il coinvolgimento del settore privato nel forum di alto livello dell'OCSE sull'efficacia degli aiuti; accoglie con favore in particolare le iniziative adottate in tale contesto sui modi innovativi per sfruttare i finanziamenti per lo sviluppo nel settore privato e la dichiarazione congiunta formulata a Busan nel 2011 relativa all'espansione e al miglioramento della cooperazione del settore pubblico e privato per una crescita ampia, inclusiva e sostenibile;

16.  si compiace del costante aumento della proporzione di aiuti bilaterali svincolati, ma esprime preoccupazione per il perdurare di tipologie formali e informali di aiuti vincolati(24); invita l'Unione e i suoi Stati membri a tenere fede all'impegno assunto nell'ambito del consenso europeo per lo sviluppo di "promuovere un ulteriore svincolo degli aiuti che vada al di là delle attuali raccomandazioni dell'OCSE"; sottolinea il potenziale di crescita di ulteriori aiuti svincolati che potrebbero andare a vantaggio delle industrie locali nei paesi in via di sviluppo; sollecita un aumento degli aiuti reali e lo sviluppo sostenibile di catene di valore regionali/locali; sollecita l'ulteriore responsabilizzazione dei soggetti locali e un maggiore accento sulla messa a punto di catene di valore regionali/locali sostenibili; sottolinea l'importanza della titolarità locale e regionale, delle strategie nazionali proprie dei paesi partner e delle agende per le riforme, del coinvolgimento dei progetti di sviluppo e del valore aggiunto disponibile grazie alla creazione di filiere locali; ritiene che la politica sviluppo possa svolgere un ruolo importante nell'affrontare le cause alla base degli attuali flussi migratori verso l'UE;

17.  riconosce inoltre il diritto di tutti i paesi, in particolare di quelli in via di sviluppo, a imporre limitazioni temporanee relative ai capitali per prevenire il manifestarsi di crisi finanziarie dovute a flussi finanziari privati a breve termine e volatili; chiede l'eliminazione dei vincoli relativi a tale diritto da tutti gli accordi commerciali e di investimento, anche presso l'OMC;

18.  sottolinea che l'Unione deve tener conto dell'accessibilità nel suo sostegno al settore privato, poiché l'esclusione di ampie fasce della popolazione, come le persone con disabilità, priva le imprese private di un mercato di dimensioni non trascurabili;

Sostegno al settore privato locale dei paesi in via di sviluppo

19.  sottolinea che le MPMI nei paesi in via di sviluppo possono essere soggette a oneri molto più gravosi rispetto a quelli all'interno dell'Unione e che questi paesi non dispongono di tutela legale e di diritti di proprietà e operano in un'economia informale caratterizzata da volatilità; sottolinea a questo proposito l'importanza dei sistemi di registrazione catastale; sottolinea la necessità di promuovere il settore privato locale nei paesi in via di sviluppo, ad esempio mediante l'accesso ai finanziamenti e promuovendo l'imprenditoria; invita la Commissione, gli altri donatori e le agenzie per lo sviluppo a rafforzare il loro sostegno volto ad accrescere la capacità delle PMI nazionali;

20.  esorta l'Unione a promuovere strategie di sviluppo a titolarità nazionale che definiscano i contributi del settore privato allo sviluppo coinvolgendo tale settore in un quadro di sviluppo incentrato sulle cooperative, le PMI e le microimprese nazionali, in particolare le piccole aziende agricole, in quanto esse dispongono delle maggiori potenzialità per dare impulso a uno sviluppo equo nei paesi;

21.  sottolinea la necessità di rafforzare il sostegno nei confronti del partenariato con i paesi in via di sviluppo per modernizzare i loro assetti normativi creando un ambiente favorevole alle iniziative private, fornendo meccanismi di sostegno alle imprese e trovando nel contempo il giusto equilibrio tra la creazione di un contesto favorevole agli investimenti e la protezione degli interessi pubblici e dell'ambiente attraverso la regolamentazione; prende atto della necessità di facilitare la creazione di sistemi bancari e amministrazioni fiscali affidabili nei paesi in via di sviluppo in grado di fornire una governance finanziaria e una gestione efficienti dei fondi pubblici e privati; invita i governi partner a introdurre una clausola di caducità in virtù della quale le misure ridonanti possono essere annullate; rileva che la legislazione dovrebbe essere soggetta a valutazioni d'impatto destinate a misurare la creazione in negativo di posti di lavoro e le minacce alle norme ambientali;

22.  chiede all'Unione di rafforzare la capacità dei paesi in via di sviluppo di mobilitare le entrate nazionali per combattere l'evasione fiscale, la corruzione e i flussi finanziari illegali e in particolare di consentire ai paesi meno sviluppati e agli Stati fragili di creare istituzioni di governance più efficaci e più stabili anche attraverso la messa a punto di sistemi tributari equi ed efficaci; invita, a tal fine, l'Unione a potenziare la propria assistenza finanziaria e tecnica ai paesi in via di sviluppo per garantire un livello più elevato di trasparenza e responsabilità; sollecita l'Unione, i suoi Stati membri, tutte le organizzazioni e i paesi sviluppati e i paesi in via di sviluppo firmatari del partenariato di Busan del 2011 per un'efficace cooperazione allo sviluppo a onorare il loro impegno di per intensificare gli sforzi di lotta alla corruzione e ai flussi finanziari illegali;

23.  invita la DG DEVCO a lavorare con la DG Crescita nel replicare secondo il modello della rete Enterprise Europe le strutture di sostegno a livello regionale per le MPMI nei paesi in via di sviluppo, volte ad aiutarle a entrare nella legalità e ad avere accesso a finanziamenti e a capitali, ottenere l'accesso ai mercati e superare gli ostacoli giuridici, sostenendo in particolare il rafforzamento delle loro organizzazioni di rappresentanza intermedie; sottolinea che tali strutture potrebbero inoltre divenire a tempo debito sbocchi di lancio per i partenariati pubblico-privato a livello locale e regionale nei settori che spaziano dall'agroalimentare a programmi di formazione e di assistenza sanitaria, facilitando quindi lo sviluppo delle capacità, lo scambio di conoscenze ed esperienze e la messa in comune di risorse locali e internazionali;

24.  ribadisce la responsabilità dell'Unione di sostenere un sistema fiscale globale equo, il che presuppone di introdurre requisiti effettivamente obbligatori di rendicontazione pubblica per paese per le imprese multinazionali, creare registri pubblici dei beneficiari effettivi di società, fondazioni e simili entità giuridiche, assicurare lo scambio automatico delle informazioni fiscali e una distribuzione equa dei diritti fiscali, negoziando nel contempo trattati in materia fiscale e di investimento con i paesi in via di sviluppo; ritiene inoltre che le istituzioni di finanziamento allo sviluppo debbano investire soltanto in società e fondi disposti a rendere pubblici le titolarità effettive e a comunicare la propria contabilità finanziaria paese per paese;

25.  ricorda che i regimi tariffari sono una componente essenziale di un contesto regolamentare calibrato su uno sviluppo del settore privato favorevole ai poveri e sulla creazione di posti di lavoro; osserva tuttavia con preoccupazione che gli accordi di partenariato economico (APE) prevedono riduzioni degli importi tariffari in una vasta gamma di settori economici dei paesi ACP, mentre l'eliminazione di tutte le tariffe sulle importazioni UE ridurrebbe considerevolmente il gettito tariffario, in alcuni casi sino al 15-20 % delle entrate governative; esorta l'Unione a definire la propria politica commerciale nel rispetto del principio della coerenza delle politiche per lo sviluppo;

26.  accoglie con favore i 500 milioni di EUR della dotazione di finanza d’impatto della BEI nell'ambito del Fondo investimenti di Cotonou che consente alla BEI di intensificare il proprio impegno con il settore privato nelle aree più a rischio e in contesti più impegnativi; deplora il taglio dei finanziamenti della BEI nei confronti dell'Asia; sottolinea che tutti gli investimenti della BEI nell'ambito del Fondo investimenti di Cotonou dovrebbero essere allineati alle strategie di sviluppo a titolarità nazionale, in conformità con il principio della titolarità democratica;

27.  sottolinea che negli Stati fragili e in quelli in situazione post-conflittuale, gli ostacoli posti dal settore privato allo sviluppo sono maggiori che altrove e chiede un approccio più mirato per migliorare il contesto degli investimenti ed eliminare le normative commerciali soffocanti e obsolete, i comportamenti predatori e la corruzione dilagante; raccomanda in proposito che la Commissione si impegni con i paesi partner e il settore privato in un dialogo sulle riforme strategiche, al fine di superare la profonda sfiducia tra i governi e il settore privato dovuta tradizionalmente a comportamenti opportunistici, clientelismo e mancanza di legittimazione;

28.  invita la Commissione, gli Stati membri e i paesi in via di sviluppo a intensificare il loro impegno a favore dell'emancipazione delle donne e a istituire meccanismi di supporto per l'imprenditoria femminile; rileva che l'approccio basato sui risparmi per l'inclusione finanziaria delle donne ha dimostrato la sua efficacia; raccomanda che tutti i programmi di partenariato comprendano un approccio all'integrazione della dimensione di genere che sia abbinato a una formazione d'impresa destinata alle donne, ai giovani, alle persone con disabilità e alle reti mirate di investitori informali ("business angel") per l'imprenditoria femminile; invita a fornire un sostegno maggiore alle imprenditrici per consentire loro di beneficiare della crescita sostenuta dal settore privato; raccomanda che siano adottate misure per monitorare il processo di emancipazione femminile e osserva che, secondo l'FMI, il reddito pro capite aumenterebbe significativamente se la presenza delle donne nella forza lavoro fosse pari a quella degli uomini;

Coinvolgere il settore imprenditoriale europeo e internazionale per raggiungere uno sviluppo sostenibile

29.  sottolinea che il potenziale del contributo del settore privato a uno sviluppo sostenibile nel lungo termine va al di là delle sue risorse finanziarie e delle sue esperienze e competenze, e include la creazione locale di catene del valore e canali di distribuzione, con conseguenti nuovi posti di lavoro, una riduzione della povertà e della disuguaglianza, la promozione dei diritti della donna e delle opportunità per le donne e la sostenibilità ambientale, un aumento della portata e dell'efficacia e un più ampio accesso a prodotti, servizi e tecnologie disponibili sul mercato e a prezzi ragionevoli; chiede che gli sforzi di sviluppo europei svolgano un ruolo significativo nell'attuazione delle norme internazionali concordate quali i principi guida dell'ONU sulle imprese e i diritti dell'uomo e le norme dell'Organizzazione internazionale del lavoro, compresa la collaborazione con le imprese e gli investitori per garantire il rispetto dei principi guida e degli orientamenti dell'OCSE destinati alle imprese multinazionali nelle loro attività e filiere nei paesi in via di sviluppo;

30.  sottolinea che il dialogo sociale è essenziale per assicurare che il settore privato si impegni in modo efficace nello sviluppo; insiste sulla responsabilità dei paesi in via di sviluppo di sostenere il dialogo sociale tra i datori di lavoro del settore privato, i lavoratori e i governi nazionali per migliorare la governance e la stabilità statale; in particolare, invita i paesi in via di sviluppo ad assicurare che il dialogo sociale sia esteso alle zone di trasformazione per l'esportazione (ZTE) e ai poli industriali;

31.  sottolinea che il settore privato e, in particolare, le PMI locali devono prendere parte al dialogo politico insieme a tutti gli altri partner dello sviluppo, al fine di facilitare la comprensione reciproca e gestire le aspettative, assicurando l'efficienza e la trasparenza; evidenzia, a tale proposito, l'importante ruolo delle delegazioni dell'UE nei paesi in via di sviluppo in quanto piattaforma per questo dialogo; pone in evidenza il ruolo positivo delle cooperative in quanto catalizzatori di uno sviluppo socialmente inclusivo e la loro capacità di emancipare le comunità generando posti di lavoro e reddito; in particolare, sottolinea che i lavoratori hanno formato cooperative e associazioni di servizi comuni per sostenere il lavoro autonomo nell'economia informale, mentre nelle zone rurali le cooperative di risparmio e di credito consentono di accedere a servizi bancari che mancano in molte comunità e finanziano la creazione di piccole imprese e microimprese; riconosce che il settore privato include attori quali imprese sociali e organizzazioni di commercio equo e solidale che hanno interiorizzato nelle proprie attività principi sociali e ambientali; esorta la Commissione a riconoscere tali sforzi nel suo lavoro sul ruolo del settore privato nello sviluppo;

32.  invita la Commissione a sostenere la proposta degli investitori e degli altri soggetti interessati a favore di norme vincolanti sulla rendicontazione in materia di diritti sociali, ambientali e umani da parte delle imprese, in linea con la direttiva dell'UE sulle comunicazioni non finanziarie, da includere tra i nuovi obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite;

33.  invita l'UE a contribuire al rafforzamento e alla costituzione di strutture, reti e istituzioni di attori del settore privato nazionale, in particolare le imprese di piccole e medie dimensioni, assumendo il loro ruolo nell'elaborazione delle politiche nazionali e regionali;

34.  sottolinea che uno dei fattori chiave nell'aumentare la partecipazione privata nei paesi in via di sviluppo è la mancanza di progetti finanziabili a causa di assetti legali, istituzionali e fiscali e capacità di attuazione deboli, così come delle risorse per la pianificazione degli investimenti e la preparazione dei progetti; chiede un incremento dell'assistenza tecnica al settore delle imprese pubbliche dei paesi partner per aumentare la loro capacità di assumere la responsabilità per la gestione dei progetti di PPP e rivendicare la titolarità al termine del processo; sottolinea la necessità che gli attori del settore privato prevedano dei ritorni sugli investimenti a lungo termine, poiché, in funzione dei loro azionisti, potrebbero altrimenti mancare della visione a lungo termine necessaria per i ritorni nei settori sociali, che sono fondamentali per lo sviluppo umano;

35.  rileva che la partecipazione privata in operazioni di infrastruttura nei paesi in via di sviluppo è notevolmente aumentata, da 18 miliardi di USD nel 1990 a 150 miliardi nel 2013; chiede un impegno costante a tale riguardo e osserva che la mancanza di accesso alle infrastrutture costituisce uno dei principali ostacoli alla crescita del settore privato e mina il rendimento e la creazione di occupazione;

36.  evidenzia le ampie potenzialità dei PPP in agricoltura, nell'ambito di un quadro legislativo solido e chiaramente definito sui diritti di proprietà e la sicurezza della proprietà fondiaria, per prevenire il fenomeno dell'accaparramento delle terre e assicurare una produzione agricola maggiore e più efficace; accoglie con favore il lancio nel 2014 di un programma dell'UE per rafforzare la governance fondiaria nei paesi africani; raccomanda che l'UE e le sue delegazioni svolgano un ruolo sempre maggiore collaborando con i governi partner, così come con la BEI, il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (IFAD) e altri organismi analoghi, per coinvolgere il settore privato nella messa a punto di soluzioni basate sul mercato per rispondere alle sfide nel settore agricolo; sottolinea la necessità di creare incentivi finanziari onde evitare l'esclusione di popolazioni e agricoltori poveri e isolati che coltivano varietà prive di grande interesse commerciale o che difficilmente potrebbero presentare un'attrattiva per i partner del settore agroalimentare; sottolinea che le salvaguardie dovrebbero includere una valutazione dei rischi sociali e ambientali, la consultazione con i rappresentanti legittimi delle comunità colpite, con il consenso libero, previo e informato delle medesime quale condizione per l'avvio del progetto e del sostegno giuridico, ove ne abbiano necessità; invita la Commissione ad accompagnare i progetti con procedure di monitoraggio e a negoziare una revisione dei contratti nei casi che si sono rivelati dannosi per la popolazione locale;

37.  evidenzia i rischi associati ai PPP in agricoltura, tra cui l'accaparramento delle terre, che sono da evitare; sottolinea l'importanza di concentrare l'assistenza sui piccoli agricoltori, in particolare le donne; invita la Commissione a collegare qualunque PPP nel settore agricolo che comporti fondi europei all'introduzione di misure globali volte a proteggere i piccoli agricoltori, i pastori e gli altri utilizzatori vulnerabili dei terreni contro la potenziale perdita di accesso alla terra o all'acqua; sottolinea che le salvaguardie dovrebbero includere una valutazione dei rischi sociali e ambientali quale condizione per l'avvio del progetto e del sostegno giuridico, ove ne abbiano necessità; raccomanda di sostituire i progetti della nuova alleanza del G8 con le iniziative nell'ambito del programma globale di sviluppo agricolo dell'Africa (CAADP); sottolinea che le compensazioni finanziarie e sociali devono costituire impegni vincolanti e che dovrebbero essere sempre presi in considerazione piani di sviluppo alternativi;

38.  raccomanda che l'UE continui a intensificare l'impegno dei PPP in progetti di energia rinnovabile e rispettosi dell'ambiente nei paesi in via di sviluppo, in particolare nelle zone rurali remote; accoglie con favore il fatto che una delle priorità dell'IFE della BEI siano gli investimenti nel settore dell'energia, ampiamente riconosciuto come elemento chiave dello slancio alla crescita economica in Africa; si attende che gli strumenti di finanziamento innovativi fungano da catalizzatori per gli investimenti del settore privato nelle energie rinnovabili, nell'efficienza energetica e nell'accesso all'energia; incoraggia altresì la BEI e le istituzioni finanziarie europee di sviluppo a finanziare progetti di investimento a sostegno della mitigazione dei cambiamenti climatici e dell'adattamento alle loro conseguenze in Africa, in linea con l'impegno e gli obblighi dell'UE nell'ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC); ricorda che si dovrebbe dare priorità a progetti di energia rinnovabile su scala ridotta, non collegati alla rete e decentrati per garantire l'accesso all'energia delle aree rurali, evitando il potenziale impatto sociale e ambientale negativo delle infrastrutture energetiche su larga scala;

39.  sollecita l'UE a sviluppare un quadro normativo solido, basato su criteri di efficacia dello sviluppo, in cui il settore privato dovrà operare, anche per la promozione di PPP contrattuali a lungo termine; esorta l'UE a promuovere i PPP solamente qualora non siano disponibili altre opzioni di finanziamento meno costose e rischiose, sulla base di un'analisi costi/efficacia; invita l'UE ad attuare politiche di salvaguardia efficaci per i progetti PPP, a garanzia dei diritti umani, ivi compresi i diritti delle donne;

40.  accoglie con favore i risultati raggiunti nella condivisione delle risorse tra settore pubblico e privato per la sanità e un migliore accesso alle medicine, in vista di una valorizzazione sempre maggiore del potenziale per il trasferimento delle tecnologie nei paesi in via di sviluppo; ritiene che l'UE dovrebbe assumere un ruolo di facilitatore dando vita ad una cooperazione che vada oltre l'accesso ai farmaci e che miri a riformare i sistemi sanitari carenti nei paesi in via di sviluppo; sottolinea che il sostegno alle piccole e medie imprese e industrie locali può essere migliorato non soltanto attraverso gli strumenti di finanziamento, ma anche grazie al trasferimento di tecnologie, al potenziamento delle capacità, allo sviluppo sostenibile dei fornitori e alla creazione di legami commerciali;

41.  sottolinea l'importanza di colmare il divario tra il sistema educativo e il mercato del lavoro esistente nei paesi in via di sviluppo; invita la Commissione a facilitare i programmi e a sostenere i PPP che coinvolgono tutti i soggetti interessati delle scuole, delle università, dei centri di formazione nonché gli attori del settore privato per offrire opportunità di formazione e istruzione che siano rilevanti per il mercato; incoraggia la creazione di istituti di formazione professionale bivalenti, nei quali i giovani possano seguire lezioni di teoria presso scuole professionali specializzate e, nel contempo, un programma di apprendistato professionale incentrato sugli aspetti concreti di una professione;

42.  sottolinea che le capacità dei governi dei paesi in via di sviluppo di fungere da regolatori devono essere rafforzate per realizzare pienamente uno sviluppo sostenibile;

Principi dell'impegno con il settore privato

43.  sottolinea il fatto che l'impegno con il settore delle imprese richiede un approccio flessibile, concepito su misura non solo in funzione dei risultati previsti, ma anche tenendo conto di quanto le condizioni locali siano favorevoli alle imprese private e agli investimenti; raccomanda l'adozione di un approccio differenziato in considerazione dei paesi meno sviluppati e degli Stati fragili; rileva che gli investimenti e l'impegno del settore privato nei settori degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) variano notevolmente tra i paesi in via di sviluppo; invita i donatori a destinare la maggior parte dei loro aiuti ai paesi meno sviluppati sotto forma di sovvenzioni;

44.  accoglie con favore i criteri delineati della comunicazione della Commissione in merito al settore privato e allo sviluppo, per l'erogazione di sostegno diretto al settore privato; invita a creare un quadro chiaramente definito che disciplini tutti i partenariati con il settore privato definendo i parametri da seguire quali le azioni a favore delle microimprese, le strategie per l'accesso al credito e l'inclusione nel lavoro dei gruppi svantaggiati, delle donne e dei giovani, assicurando il rispetto del principio della coerenza delle politiche per lo sviluppo, dei principi di efficacia dello sviluppo e degli obiettivi della politica di sviluppo, nella fattispecie la riduzione della povertà e della disuguaglianza; è del parere che qualsiasi decisione adottata per promuovere l'uso dei PPP attraverso il meccanismo di prestiti e sovvenzioni nei paesi in via di sviluppo dovrebbe fondarsi su una minuziosa valutazione di questi meccanismi in termini di impatto sullo sviluppo, di responsabilità e di trasparenza, nonché sulle lezioni apprese dall'esperienza passata;

45.  è preoccupato per il fatto che non sempre sono presenti tutele a garanzia dell'opportuno utilizzo delle finanze pubbliche; sottolinea che occorre accordarsi su indicatori di risultato e meccanismi di monitoraggio e di valutazione nella fase preparatoria dei progetti, assicurando nel contempo che gli investimenti rispettino i diritti umani, le norme sociali e ambientali e la trasparenza, e che il settore privato versi la parte di tasse che gli spetta; sottolinea l'importanza della valutazione del rischio, sostenibilità del debito, trasparenza e protezione degli investimenti; evidenzia l'importanza del ruolo consultivo e di controllo ufficiale svolto dai parlamenti nazionali e dalla società civile nel garantire una piena trasparenza e responsabilità; raccomanda che, nei paesi in via di sviluppo in cui si sta realizzando un progetto di sviluppo, sia garantito un effettivo accesso alla giustizia e al risarcimento per le vittime di reati societari;

46.  invita la Commissione e gli Stati membri ad accertarsi che le imprese coinvolte nei partenariati di sviluppo tengano conto degli obiettivi di sviluppo sostenibile e rispettino i principi di responsabilità sociale delle imprese (RSI); sostiene fermamente una diffusione e un'attuazione efficaci e globali dei principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani all'interno e all'esterno dell'UE ed evidenzia la necessità di adottare tutti i provvedimenti politici e legislativi necessari per colmare le lacune esistenti nell'efficace attuazione dei principi guida delle Nazioni Unite, anche per quanto riguarda l'accesso alla giustizia; raccomanda che tutte le imprese europee che operano nei paesi in via di sviluppo garantiscano un livello di trasparenza conforme alle linee guida dell'OCSE destinate alle imprese multinazionali per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani, contribuendo positivamente al benessere sociale e ambientale dei paesi in via di sviluppo e cooperando in partenariato con le organizzazioni della società civile; sottolinea la necessità che gli Stati membri elaborino piani nazionali per applicare i principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani e in particolare il regolamento sul dovere di diligenza per una catena di approvvigionamento responsabile dei minerali provenienti da zone di conflitto e ad alto rischio;

47.  sottolinea la necessità che la politica commerciale e dello sviluppo dell'UE rispetti lo spazio politico e della politica economica dei paesi in via di sviluppo, segnatamente i paesi meno sviluppati, in modo da mantenere i principali dazi all'importazione, ove necessario, e promuovano la creazione di posti di lavoro qualificati e dignitosi nelle industrie manifatturiere e agroalimentari locali come possibili fattori abilitanti di un valore aggiunto, una crescita industriale, una crescita e una diversificazione dell'esportazione maggiori a livello nazionale, che sono componenti chiave della riqualificazione economica e sociale inclusiva; invita l'Unione europea e i suoi Stati membri a promuovere misure concrete per garantire che le società multinazionali paghino le tasse nei paesi in cui sono generati i loro profitti e a promuovere una rendicontazione efficace paese per paese da parte del settore privato, aumentando così le capacità di mobilitazione delle risorse interne e una concorrenza leale;

48.  incoraggia l'UE a sostenere l'attuale processo di elaborazione di uno strumento internazionale dell'ONU giuridicamente vincolante sulle società transnazionali e altre imprese commerciali in materia di rispetto dei diritti umani, poiché chiarirebbe gli obblighi delle società transnazionali nel settore dei diritti umani nonché delle grandi imprese nei confronti degli Stati, e provvederebbe all'istituzione di mezzi di ricorso efficaci per le vittime nei casi in cui la giurisdizione nazionale sia palesemente incapace di perseguire tali imprese in modo efficace;

49.  accoglie positivamente il parere della Commissione secondo cui occorre promuovere l'agenda dell'OIL per il lavoro dignitoso per affrontare le disuguaglianze e l'esclusione sociale, in particolare tra i soggetti più emarginati, incluse le donne, i bambini, gli anziani e le persone con disabilità; sottolinea la necessità che le imprese sostengano un equo trattamento dei lavoratori nonché condizioni di lavoro sicure e igieniche e agevolino l'instaurazione di relazioni costruttive tra i lavoratori, i dirigenti e i contraenti;

La via da seguire: misure da intraprendere per rendere il settore privato un partner sostenibile nella politica di sviluppo

50.  invita le istituzioni e gli organismi europei a stabilire un quadro chiaro e strutturato che disciplini i partenariati e le alleanze con il settore privato nei paesi in via di sviluppo e sottolinea che, parallelamente a un ruolo rafforzato per il settore privato, è importante sviluppare opportune misure di salvaguardia e capacità istituzionali;

51.  invita l'UE e i suoi Stati membri a sviluppare una strategia chiara e concreta per garantire l'allineamento del settore privato alle priorità di sviluppo dei governi nazionali e della società civile;

52.  invita a istituire a livello europeo piattaforme settoriali e multilaterali che riuniscano il settore privato, organizzazioni della società civile, organizzazioni non governative, organi di riflessione, governi partner, donatori e altri soggetti interessati, al fine di superare le riserve e la mancanza di fiducia tra i partner e di risolvere le difficoltà che derivano involontariamente da interventi collaborativi in materia di sviluppo; sottolinea a tale proposito l'importanza del ruolo delle delegazioni dell'UE nei vari paesi in qualità di facilitatori di tale dialogo; osserva che la proposta della Commissione di rafforzare i meccanismi esistenti, come quello del "Forum per le politiche di sviluppo", costituirebbe un passo nella giusta direzione;

53.  raccoglie la raccomandazione della Corte dei conti che la Commissione dimostri chiaramente l'addizionalità finanziaria e di sviluppo delle sovvenzioni dell'Unione europea per i progetti a finanziamento combinato; accoglie con favore l'intenzione della Commissione di estendere l'applicazione del finanziamento combinato per includere settori al di là delle infrastrutture, come l'agricoltura sostenibile, i settori sociali e lo sviluppo del settore privato locale; insiste, tuttavia, che tutte le operazioni di finanziamento combinato debbano essere pienamente coerenti con i principi di efficacia dello sviluppo, quali la titolarità, la responsabilità e la trasparenza, assicurandosi che persegua gli obiettivi di sviluppo sostenibile; invita la Commissione a valutare il meccanismo di combinazione di sovvenzioni e prestiti e a rafforzare le proprie capacità di gestione in merito ai progetti di finanziamento combinato, come raccomandato dalla Corte dei conti; invita la Commissione a democratizzare la struttura di governance della piattaforma dell'UE per un'azione combinata nella cooperazione esterna e degli strumenti finanziari regionali combinati, impegnandosi opportunamente con tutti i soggetti interessati a livello locale, inclusi i governi partner, i parlamenti nazionali, gli attori del settore privato, i sindacati e le comunità locali; esorta altresì la Commissione a rafforzare i criteri per stabilire gli aiuti e i relativi importi e a specificare nei dettagli il valore aggiunto del finanziamento combinato per ciascuno dei suoi progetti;

54.  invita all'espansione del mandato generale di prestiti esterni della BEI, per potenziare il suo ruolo nel conseguimento di uno sviluppo sostenibile e, in particolare, per partecipare più attivamente alla nuova strategia per il settore privato, mediante il finanziamento combinato e il cofinanziamento di progetti per lo sviluppo del settore privato locale; invita, inoltre, a una maggiore trasparenza e responsabilità nei partenariati e nei progetti legati alla BEI; ricorda che le operazioni di finanziamento della BEI realizzate nei paesi in via di sviluppo con la garanzia concessa alla BEI dall'UE hanno quale obiettivo primario la riduzione e, nel lungo termine, l'eliminazione della povertà; invita la BEI e le altre istituzioni di finanziamento allo sviluppo degli Stati membri ad assicurare che le società beneficiarie del loro sostegno non partecipino all'evasione fiscale;

55.  invita la Commissione a garantire che i partenariati e i prestiti al settore privato nei paesi a basso reddito e negli Stati fragili siano associati ad aiuti diretti alle organizzazioni della società civile e siano allineati alle priorità di sviluppo del paese, al fine di garantire l'impegno dei cittadini e includere processi multilaterali tra tali organizzazioni, i governi locali e i sindacati;

56.  invita la Commissione ad accertarsi che tutte le delegazioni dell'UE dispongano di personale formato e qualificato, preparato a incentivare e attuare partenariati con i soggetti del settore privato; rileva che l'impegno ad accelerare la coubicazione degli uffici della BEI all'interno delle delegazione dell'UE rappresenta un passo nella giusta direzione; invita la Commissione ad applicare, in campo, le prassi migliori degli Stati membri, le cui ambasciate sono comunemente "il primo punto di contatto" per i soggetti del settore privato;

57.  chiede un forte impegno da parte della Commissione per quanto riguarda il suo peso politico e il perseguimento del dialogo con i governi partner e le autorità a livello locale, per favorire un'interazione più forte e positiva con il settore privato; sottolinea che i documenti strategici nazionali, i programmi indicativi nazionali e il sostegno finanziario possono costituire gli strumenti più preziosi per la promozione di riforme del contesto imprenditoriale nei paesi partner e la promozione dell'industrializzazione interna; raccomanda che l'UE appoggi il piano d'azione dell'UNCTAD sugli investimenti negli obiettivi di sviluppo sostenibile; richiama l'attenzione sul fatto che l'elaborazione, la strutturazione e l'attuazione di PPP continuano ad essere difficili e complesse e che il loro successo dipende anche dalla possibilità di operare in un contesto favorevole;

58.  sottolinea che la responsabilità per un'azione comune efficace non ricade unicamente sui donatori e sulle imprese coinvolte, ma anche sui governi partner; invita l'UE ad impegnarsi per rafforzare la capacità dei paesi partner di valutare quando è opportuno avviare progetti PPP; sottolinea che il buon governo, lo Stato di diritto, un quadro per la riforma delle imprese, misure anti-corruzione, gestione delle finanze pubbliche e istituzioni pubbliche efficaci sono di primaria importanza per gli investimenti, l'innovazione e lo sviluppo del settore privato;

59.  chiede di accordare maggiore importanza al miglioramento del coordinamento dei donatori e di una programmazione congiunta, così come alla centralità nel fornire risultati misurabili e obiettivi di sviluppo, al fine di massimizzare l'impatto della politica di sviluppo dell'UE e di garantire la piena responsabilità per le spese di sviluppo;

o
o   o

60.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione europea per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, al Segretario generale delle Nazioni Unite, UNCTAD, UNIDO e al Gruppo ad alto livello sull'agenda post-2015.

(1) http://unctad.org/en/PublicationsLibrary/wir2014_en.pdf
(2) Testi approvati, P7_TA(2014)0163.
(3) Testi approvati, P8_TA(2014)0059.
(4) Testi approvati, P8_TA(2015)0196.
(5) Testi approvati, P7_TA(2014)0250.
(6) http://www.oecd.org/development/effectiveness/49650173.pdf
(7) http://www.mofa.go.jp/mofaj/annai/honsho/seimu/nakano/pdfs/hlf4_5.pdf
(8) http://www.ifc.org/wps/wcm/connect/topics_ext_content/ifc_external_corporate_site/idg_home/p4p_home
(9) http://www.uncsd2012.org/content/documents/727The%20Future%20We%20Want%2019%20June%201230pm.pdf
(10) http://www.ohchr.org/Documents/Publications/GuidingPrinciplesBusinessHR_EN.pdf
(11) http://www.oecd.org/corporate/mne/34873731.pdf
(12) http://unctad.org/en/PublicationsLibrary/diaepcb2012d5_en.pdf
(13) http://www.afdb.org/fileadmin/uploads/afdb/Documents/Policy-Documents/2013-2017_-_Private_Sector_Development_Strategy.pdf
(14) http://www.ilo.org/wcmsp5/groups/public/ed_emp/emp_ent/multi/documents/publication/wcms_094386.pdf
(15) http://www.unido.org/fileadmin/Lima_Declaration.pdf
(16) http://www.un.org/disabilities/documents/convention/convention_accessible_pdf.pdf
(17) http://www.fao.org/nr/tenure/voluntary-guidelines/en/
(18) http://www.unido.org/fileadmin/user_media/Services/PSD/WP4_2014_Industrialisation_and_social_well-being.pdf
(19) Gruppo della Banca mondiale, Doing Business 2014: Understanding Regulations for Small and Medium-Size Enterprises, 29 ottobre 2013.
(20) http://unctad.org/en/PublicationChapters/wir2014ch4_en.pdf
(21) http://www.unido.org/fileadmin/user_media/Services/PSD/WP4_2014_Industrialisation_and_social_well-being.pdf
(22) Building an employment-Oriented Framework for Strong, Sustainable and Balanced Growth (Istituire un quadro orientato all'occupazione per una crescita forte, sostenibile ed equilibrata) - in "The Challenges of Growth, Employment and Social Cohesion” (Le sfide della crescita, dell'occupazione e della coesione sociale), documento di riferimento per la conferenza ad alto livello OIL-FMI, OIL, 2010.
(23) https://www.unido.org/fileadmin/user_media/Research_and_Statistics/UNIDO_IDR_2013_main_report.pdf
(24) ActionAid (2005): Real Aid An Agenda for Making Aid Work, pag. 4.

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