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Procedura : 2015/2228(INI)
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Ciclo del documento : A8-0153/2016

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A8-0153/2016

Discussioni :

PV 25/05/2016 - 22
CRE 25/05/2016 - 22

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PV 26/05/2016 - 6.8
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P8_TA(2016)0235

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Giovedì 26 maggio 2016 - Bruxelles Edizione definitiva
Povertà: una prospettiva di genere
P8_TA(2016)0235A8-0153/2016

Risoluzione del Parlamento europeo del 26 maggio 2016 sulla povertà: una prospettiva di genere (2015/2228(INI))

Il Parlamento europeo,

–  visti l'articolo 2 e l'articolo 3, paragrafo 3, del trattato sull'Unione europea,

–  visti gli articoli 8, 9, 151, 153 e 157 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare le disposizioni relative ai diritti sociali e alla parità tra uomini e donne,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW) del 1979,

–  vista la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica (convenzione di Istanbul),

–  vista la strategia di crescita dell'UE, la strategia Europa 2020, e in particolare il suo obiettivo di ridurre il numero di europei che vivono al di sotto delle soglie di povertà nazionali del 25% entro il 2020, contribuendo così a far uscire dalla povertà oltre 20 milioni di persone, e la necessità di utilizzare appieno i regimi previdenziali e pensionistici degli Stati membri per garantire un adeguato sostegno al reddito,

–  visto il Pacchetto di investimenti sociali (PIS) della Commissione del 2013,

–  visti la GenderCoP (European Community of Practice on Gender Mainstreaming) del Fondo sociale europeo, e in particolare il gruppo di lavoro della GenderCoP su povertà e inclusione,

–  visto l'articolo 7 del regolamento recante disposizioni comuni per i fondi strutturali 2014-2020,

–  visto il Convegno annuale 2014 della Piattaforma europea contro la povertà e l'esclusione sociale,

–  vista la direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego,

–  vista la direttiva 2010/18/UE del Consiglio, dell'8 marzo 2010, che attua l'accordo quadro riveduto in materia di congedo parentale concluso da BUSINESSEUROPE, UEAPME, CEEP e CES, e che abroga la direttiva 96/34/CE,

–  vista la tabella di marcia della Commissione dell'agosto 2015 su un nuovo inizio per affrontare le sfide dell'equilibrio tra vita professionale e vita privata incontrate dalle famiglie che lavorano,

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione, del 3 dicembre 2015, dal titolo "Strategic engagement for gender equality 2016-2019" (l'impegno strategico per la parità di genere 2016-2019) (SWD(2015)0278),

–  visti i risultati del sondaggio relativo a lesbiche, gay, bisessuali e transgender nell'UE, condotto dall'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA) e pubblicato il 17 maggio 2013,

–  viste le sue risoluzioni del 13 ottobre 2005 su donne e povertà nell'Unione europea(1) e del 3 febbraio 2009 sulla non discriminazione in base al sesso e la solidarietà tra le generazioni(2),

–  vista la sua posizione approvata in prima lettura il 20 ottobre 2010(3) in vista dell'adozione della direttiva 2011/.../UE del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva sul congedo di maternità,

–  vista la sua risoluzione dell'8 marzo 2011 sugli aspetti della povertà femminile nell'Unione europea(4),

–  vista la sua risoluzione del 5 aprile 2011 sulle priorità e sulla definizione di un nuovo quadro politico dell'UE in materia di lotta alla violenza contro le donne(5),

–  vista la sua risoluzione del 13 settembre 2011 sulla situazione delle donne che si avvicinano all'età pensionabile(6),

–  vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2011 sulla situazione delle madri sole(7),

–  vista la sua risoluzione del 24 maggio 2012 recante raccomandazioni alla Commissione concernenti l'applicazione del principio della parità di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore(8),

–  vista la sua risoluzione del 6 febbraio 2013 sulla 57a sessione della commissione sullo status delle donne (CSW) delle Nazioni Unite: prevenzione ed eliminazione di ogni forma di violenza contro le donne e le ragazze(9),

–  vista la sua risoluzione del 12 marzo 2013 sull'impatto della crisi economica sull'uguaglianza di genere e i diritti della donna(10),

–  vista la sua risoluzione del 10 marzo 2015 sui progressi concernenti la parità tra donne e uomini nell'Unione europea nel 2013(11),

–  vista la sua risoluzione del 9 giugno 2015 su una strategia dell'Unione europea per la parità tra donne e uomini dopo il 2015(12),

–  vista la sua risoluzione dell'8 ottobre 2015 sull'applicazione della direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego(13),

–  visto lo studio pubblicato nell'aprile 2014 e realizzato su richiesta della Commissione dal titolo "Single parents and employment in Europe" (famiglie monoparentali e occupazione in Europa),

–  visti la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali sul raggiungimento dell'obiettivo della lotta alla povertà, tenuto conto delle spese in aumento sostenute dalle famiglie, e il parere della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere ad essa allegato (A8-0040/2016),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere e i pareri della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e della commissione per la cultura e l'istruzione (A8-0153/2016),

A.  considerando che, secondo i più recenti dati Eurostat, il numero delle donne che vivono in condizioni di povertà risulta essere stabilmente superiore a quello degli uomini, attestandosi attualmente a circa 64,6 milioni di donne contro i 57,6 milioni di uomini(14); che ciò indica che la povertà ha un impatto diverso sulle donne e sugli uomini; che nel 2014 il rischio di povertà nell'UE-28 ha colpito in modo particolare le donne, attestandosi al 46,6 % prima dei trasferimenti sociali e al 17,7 % dopo di essi; che i tassi di povertà femminile divergono sensibilmente tra gli Stati membri; che, indipendentemente dalle specificità dei gruppi a rischio, come le donne anziane, le donne single, le madri sole, le donne omosessuali, le donne bisessuali, le donne transessuali e le donne disabili, i tassi di povertà tra le donne migranti e le donne appartenenti a minoranze etniche sono gli stessi in tutta l'UE; che il 38,9 % della popolazione e il 48,6 % delle donne single nell'UE-28 non sono nelle condizioni di poter affrontare spese impreviste; che l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani denuncia che le donne rappresentano la maggioranza della popolazione più povera al mondo e che il numero di donne che vivono in condizioni di povertà rurale è aumentato del 50 % dal 1975, che le donne svolgono un terzo delle ore di lavoro nel mondo e assicurano la metà della produzione alimentare mondiale e che, ciononostante, percepiscono solo il 10 % del reddito mondiale e possiedono meno dell'1 % dei beni mondiali;

B.  considerando che l'uguaglianza di genere nel mercato del lavoro, conseguita aumentando il benessere sociale ed economico, giova non solo alle donne, ma anche all'economia e alla società nel suo insieme; che l'obiettivo di garantire l'uguaglianza tra uomini e donne risale al trattato di Roma del 1957;

C.  considerando che i governi si sono impegnati, nella Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo e nell'ambito dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, a garantire che tutti i bambini e le bambine portino a termine un ciclo completo di istruzione primaria; che, in occasione della giornata internazionale della donna del maggio 2015, il Parlamento ha organizzato l'evento dal titolo "L'emancipazione delle donne e delle ragazze attraverso l'educazione"; che l'istruzione, sia formale che informale, è essenziale per superare l'emarginazione e le varie forme di discriminazione, in quanto favorisce il dialogo, l'apertura e la comprensione tra le comunità, nonché l'emancipazione delle comunità emarginate;

D.  considerando che, in tempi di recessione economica, le persone già a rischio di povertà, che sono per la maggior parte donne, si trovano in una posizione vulnerabile nel mercato del lavoro e per quanto riguarda la sicurezza sociale, in particolare quando si tratta di persone appartenenti ai gruppi che subiscono molteplici discriminazioni; che il sondaggio dell'UE sulle persone LGBT evidenzia che le donne omosessuali, bisessuali e transessuali sono esposte a un eccessivo rischio di discriminazione fondata sul loro orientamento sessuale o sulla loro identità di genere nell'ambito dell'occupazione (19 %), dell'istruzione (19 %), dell'accesso agli alloggi (13 %), dell'assistenza sanitaria (10 %) e dell'accesso ai servizi sociali (8 %); che ciò comporta rischi sproporzionati per il loro benessere economico e sociale;

E.  considerando che le politiche di austerità richieste dalla Commissione e messe in atto dagli Stati membri, in aggiunta alla crisi economica degli ultimi anni, hanno aumentato le disuguaglianze e hanno colpito in modo particolare le donne, aggravando il loro stato di indigenza ed escludendole sempre più dal mercato del lavoro; che la rete dei servizi pubblici e delle infrastrutture che prestano assistenza a bambini, anziani e ammalati come pure la prestazione di servizi pubblici di questo tipo gratuiti e di elevata qualità sono state ridotte;

F.  considerando che le famiglie monoparentali sono esposte a un maggiore rischio di povertà ed esclusione sociale (49,8 % rispetto al 25,2 % dei nuclei familiari medi con figli a carico, sebbene vi siano grandi differenze tra gli Stati membri)(15); che, secondo Eurostat, nel 2014 le donne rappresentavano il 56,6 % delle famiglie monoparentali nell'Unione; che la povertà ha un forte impatto sullo sviluppo personale e sull'educazione dei figli e che i suoi effetti possono durare tutta la vita; che il divario educativo tra i bambini provenienti da contesti socio-economici diversi è aumentato (in 11 paesi l'offerta di servizi di educazione e cura della prima infanzia rivolta ai bambini di età compresa tra 0 e 3 anni non copre più del 15 % del fabbisogno); che esiste una forte probabilità di trasmissione della povertà su più generazioni; che l'assenza di un'istruzione di qualità è un fattore che aumenta in modo significativo il rischio di povertà e di esclusione sociale dei bambini e che vari fattori correlati alla vita familiare, quali la mancanza di stabilità, la violenza o condizioni abitative precarie, aumentano notevolmente il rischio di abbandono scolastico;

G.  considerando che le donne che vivono nelle zone rurali sono particolarmente colpite dalla povertà; che molte di esse non risultano far parte del mercato del lavoro e non sono registrate come disoccupate; che il tasso di disoccupazione femminile nelle zone rurali è estremamente elevato e che le donne che lavorano hanno un reddito molto basso; che le donne nelle zone rurali hanno un accesso limitato all'istruzione, alla diagnosi precoce del cancro e all'assistenza sanitaria in generale;

H.  considerando che l'esposizione al rischio di povertà comporta l'esclusione sociale e la mancata partecipazione alla vita sociale in termini di accesso all'istruzione, alla giustizia, all'apprendimento permanente, ai servizi di assistenza sanitaria di base, ad alloggi e a un'alimentazione dignitosi, all'acqua e all'energia, nonché in termini di accesso e partecipazione alla cultura e all'informazione, allo sport e ai trasporti pubblici; che investire in politiche di sostegno a favore delle donne migliora anche le condizioni di vita delle loro famiglie, in particolare dei loro figli;

I.  considerando che il divario retributivo di genere si attesta al 16,3 % e che le forme atipiche e precarie di contratti di lavoro interessano più le donne che gli uomini;

J.  considerando che molto spesso le donne che intendono avviare un'attività hanno difficoltà di accesso al credito perché gli intermediari finanziari tradizionali sono restii a concedere prestiti, in quanto considerano le donne imprenditrici più esposte al rischio e meno propense a una crescita aziendale e a investimenti remunerativi;

K.  considerando che le donne sono spesso impiegate come collaboratrici domestiche, in molti casi al di fuori del diritto del lavoro nazionale; che soprattutto le donne prive di documenti corrono il rischio di essere forzate a lavorare e di essere sfruttate in questo settore;

L.  considerando che le donne assumono più spesso degli uomini la responsabilità della cura di familiari anziani, malati o non autosufficienti e dei figli e interrompono la loro attività professionale più frequentemente, il che comporta una minore partecipazione al mercato del lavoro e lunghi periodi di inattività; che la creazione di servizi sociali e di infrastrutture di elevata qualità e a prezzi accessibili per l'educazione e la cura della prima infanzia e per la cura di altre persone a carico come gli anziani riduce il rischio di impoverimento; che pochi Stati membri hanno raggiunto o superato gli obiettivi di Barcellona, che devono essere considerati essenziali per raggiungere un'equa condivisione delle responsabilità di cura;

M.  considerando che, vista la dimensione intergenerazionale della povertà, è fondamentale affrontare la situazione delle donne e delle ragazze che sono esposte all'esclusione sociale e alla povertà per contrastare la femminilizzazione della povertà;

N.  considerando che nell'intera UE-27 il 34 % delle madri sole in età attiva è a rischio di povertà rispetto al 17 % delle altre famiglie in età attiva con figli;

O.  considerando che il divario pensionistico raggiunge in media il 39 % a causa degli squilibri creati dalle persistenti disuguaglianze tra uomini e donne in termini salariali e di accesso all'occupazione, della discriminazione e del divario retributivo tra uomini e donne nel mercato del lavoro; che il divario pensionistico costituisce un ostacolo all'indipendenza economica delle donne ed è uno dei motivi per i quali le donne in età avanzata si ritrovano al di sotto della soglia di povertà; che sono necessarie misure per garantire la parità di accesso a schemi pensionistici dignitosi per le donne; che il divario pensionistico è diminuito negli anni 2006-2012 nei paesi in cui è stata attuata la direttiva 2006/54/CE(16);

P.  considerando che l'aumento del rischio di povertà è strettamente legato ai tagli di bilancio riguardanti l'istruzione, i regimi di previdenza sociale e i servizi di assistenza; che le donne e i bambini sono stati più duramente colpiti dalla crisi e dalle misure di austerità adottate in numerosi paesi europei;

Q.  considerando che le donne rappresentano una forza fondamentale per lo sviluppo economico e sociale e che un'istruzione di qualità è una delle strategie più efficaci per avere successo nel mercato del lavoro e per spezzare il circolo della povertà; che l'ingente onere finanziario dell'istruzione non gratuita, visti i relativi costi diretti e indiretti, costituisce un importante ostacolo che impedisce alle persone che vivono in condizioni di povertà di acquisire maggiori qualifiche; che le ragazze ottengono migliori risultati scolastici rispetto ai ragazzi, ma spesso incontrano maggiori difficoltà oppure subiscono pressioni familiari o di altro tipo che impediscono loro di tradurre i successi scolastici nella realizzazione professionale;

R.  considerando che gli stereotipi ampiamente veicolati dalla società sono radicati nel patriarcato e relegano la donna a un ruolo subordinato nella società, contribuendo alla femminilizzazione della povertà; che tali stereotipi si sviluppano sin dall'infanzia e si riflettono nella scelta dei percorsi di istruzione e di formazione fino ad arrivare al mercato del lavoro; che le donne sono ancora troppo spesso confinate a funzioni "femminili", per le quali non sono ancora adeguatamente retribuite, e continuano ad essere sottorappresentate in settori come la matematica, le scienze, l'imprenditoria, l'informatica e l'ingegneria, come pure nelle posizioni di responsabilità; che tali stereotipi, assieme al fatto che i settori a predominanza maschile costituiscono la norma per la fissazione delle retribuzioni, causano una discriminazione basata sul genere;

S.  considerando che la strategia Europa 2020, volta a trasformare l'Unione in un'economia intelligente, sostenibile e inclusiva, comporta obiettivi ambiziosi, quali un tasso di occupazione del 75% e la riduzione di almeno 20 milioni del numero di persone colpite o minacciate dalla povertà e dall'esclusione sociale entro il 2020; considerando che i target di Europa 2020 prevedono una riduzione dei tassi di abbandono scolastico precoce al di sotto del 10 %;

T.  considerando che uno degli obiettivi della strategia Europa 2020 è di garantire che il 40% dei 30-34enni ricevano un'istruzione universitaria, rispetto all'attuale media del 37,9%; che la media delle donne ha superato il 42,3%, contro il 33,6% della media degli uomini;

U.  considerando che l'obiettivo di lotta alla povertà fissato dalla strategia Europa 2020, che figura tra i cinque obiettivi misurabili, esige un nuovo impulso politico significativo; che tali obiettivi non possono essere conseguiti se la politica di lotta alla povertà non include una forte dimensione di genere, con l'adozione di politiche nazionali intese a tutelare le donne, in particolare, dal rischio di povertà;

V.  considerando che la povertà e l'esclusione sociale nonché la dipendenza economica delle donne possono essere fattori aggravanti per le vittime della violenza contro le donne, e viceversa, dal momento che la violenza ha ripercussioni sulla salute delle donne e spesso causa la perdita del posto di lavoro e dell'alloggio, nonché l'esclusione sociale e la povertà; che ciò comporta una vulnerabilità sproporzionata nei confronti della tratta di esseri umani e dello sfruttamento sessuale; che, inoltre, molte donne che subiscono questa forma di violenza continuano a vivere con il loro aggressore perché dipendono economicamente da quest'ultimo;

W.  considerando che la parità di genere è uno strumento per lottare contro la povertà delle donne, in quanto ha un impatto positivo sulla produttività e sulla crescita economica e aumenta la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, generando numerosi benefici sociali ed economici;

Povertà ed equilibrio tra vita professionale e vita privata

1.  sottolinea il ruolo cruciale dei servizi pubblici di alta qualità nel quadro della lotta alla povertà, in particolare la povertà femminile, poiché le donne dipendono maggiormente da tali servizi;

2.  sottolinea che gli uomini devono essere incentivati a promuovere la parità di genere in tutti i settori e a tutti i livelli del mercato del lavoro e devono impegnarsi in tal senso;

3.  ritiene che gli Stati membri dovrebbero considerare prioritaria la conciliazione tra vita privata e vita professionale introducendo modalità di lavoro a misura di famiglia, ad esempio orari lavorativi adattabili e la possibilità di avvalersi del telelavoro; osserva che la mancanza di servizi di assistenza di elevata qualità e a prezzi accessibili destinati ai bambini, alle persone a carico e agli anziani, nello specifico asili nido, asili e strutture di assistenza a lungo termine, contribuisce all'esclusione sociale nonché al divario occupazionale, retributivo e pensionistico di genere; sottolinea che la parità di accesso all'istruzione gratuita e di elevata qualità e a servizi di assistenza a prezzi accessibili per la prima infanzia, così come all'istruzione formale, informale e non formale e a servizi di sostegno alle famiglie è fondamentale per incentivare le donne a entrare e a rimanere nel mercato del lavoro, per garantire pari opportunità e per spezzare il ciclo della povertà, aiutando in tal modo le donne ad acquisire l'autonomia e le qualifiche necessarie a ottenere un impiego;

4.  deplora le politiche di austerità che, unitamente alla crisi economica, contribuiscono ad aumentare il tasso di povertà, in particolare tra le donne;

5.  invita gli Stati membri e la Commissione a sviluppare e utilizzare gli strumenti politici e finanziari disponibili, fra cui il pacchetto di investimenti sociali, al fine di conseguire gli obiettivi di Barcellona; chiede, in tale contesto, che il Fondo sociale europeo (FSE) e il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) vengano ottimizzati affinché sia data priorità, nell'utilizzo degli investimenti sociali e del Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), alla creazione di infrastrutture pubbliche e private di accoglienza e assistenza di bambini e di altre persone a carico; propone che la Commissione assegni risorse ad hoc, attraverso un meccanismo di cofinanziamento, per promuovere misure di incentivazione in aree specifiche che presentano una carenza di strutture di educazione e cura della prima infanzia e dove il tasso di occupazione delle donne è estremamente basso;

6.  chiede agli Stati membri di attuare politiche che tutelino, valorizzino e promuovano servizi pubblici gratuiti e di alta qualità, in particolare nei settori della sanità, dell'istruzione, della sicurezza sociale e della giustizia; sottolinea che per i servizi pubblici è fondamentale poter disporre delle risorse finanziarie e umane necessarie al conseguimento dei loro obiettivi;

7.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di adottare i necessari provvedimenti per promuovere la conciliazione tra vita professionale e vita privata, al fine di consentire alle donne, in particolare quelle più esposte al rischio di povertà, di proseguire la loro carriera a tempo pieno o, se lo preferiscono, di avere accesso al lavoro a tempo parziale e ad altre forme di lavoro con orari flessibili;

8.  invita la Commissione, in stretto coordinamento con gli Stati membri, ad avviare un'iniziativa legislativa completa per soddisfare le esigenze delle madri e dei padri rispetto ai vari tipi di congedo, ad esempio il congedo di maternità, il congedo di paternità, il congedo parentale e il congedo per i prestatori di assistenza, soprattutto per aiutare gli uomini a svolgere un ruolo paterno attivo, consentendo una più equa distribuzione delle responsabilità familiari e rendendo quindi possibile la pari partecipazione delle donne al mercato del lavoro, fattore che a sua volta rafforza la loro indipendenza economica; è consapevole del fatto che alcuni Stati membri hanno già approvato leggi in materia che vanno oltre quanto disposto dal diritto dell'Unione; invita gli Stati membri a prevedere una legislazione finalizzata a proteggere o a rafforzare i diritti di maternità e paternità e i diritti genitoriali; sottolinea che nel 2010 solo il 2,7 % di quanti si sono avvalsi del loro diritto al congedo parentale erano uomini, il che mette in evidenza la necessità di misure concrete onde garantire che venga concesso il diritto al congedo parentale ;

9.  ribadisce il proprio disappunto per il ritiro della direttiva sul congedo di maternità dopo anni di sforzi volti a sbloccare la situazione di stallo e garantire quindi una migliore protezione dei cittadini europei; invita la Commissione a presentare una nuova proposta, compreso il diritto inderogabile al congedo di paternità retribuito; ritiene che sia necessario adottare misure specifiche in tutti gli Stati membri per una migliore conciliazione della vita professionale e della vita privata delle donne; esorta la Commissione a includere nel semestre europeo sia una più forte dimensione sociale sia obiettivi di uguaglianza di genere sul luogo di lavoro;

10.  accoglie con favore la proposta di introdurre congedi per i prestatori di assistenza, come previsto dalla tabella di marcia della Commissione su un nuovo inizio per affrontare le sfide dell'equilibrio tra vita professionale e vita privata incontrate dalle famiglie che lavorano;

Povertà e lavoro

11.  invita la Commissione e gli Stati membri ad attuare politiche che promuovano l'occupazione delle donne e l'integrazione nel mercato del lavoro di categorie di donne socialmente emarginate, alla luce degli obiettivi della strategia Europa 2020, nonché a rafforzare e migliorare l'istruzione e a intensificare gli investimenti in campagne formative e informative, garantendo il carattere preminente delle qualifiche nella successiva integrazione delle donne nel mercato del lavoro e ponendo l'accento sull'apprendimento permanente, che permette alle donne di acquisire le competenze necessarie ad accedere a impieghi di elevata qualità e di riqualificarsi in un mercato del lavoro in costante evoluzione; invita a promuovere maggiormente le materie scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche presso le ragazze al fine di contrastare tempestivamente gli stereotipi esistenti nel settore dell'istruzione e combattere il divario a lungo termine in campo occupazionale e retributivo; chiede lo sviluppo di servizi pubblici di assistenza accessibili e di elevata qualità, orari lavorativi adattabili ma non precari a beneficio sia delle donne che degli uomini e misure per combattere la segregazione occupazionale e settoriale tra uomini e donne, anche nel mondo imprenditoriale e nei posti di responsabilità;

12.  sottolinea che l'accesso al credito, alla consulenza e ai servizi finanziari è fondamentale per rendere autonome e responsabili le donne esposte all'esclusione sociale nell'imprenditoria e per incrementare la loro presenza nel settore; invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare misure efficaci affinché le donne che desiderano avviare una propria attività o progetti di investimento possano accedere più facilmente ai finanziamenti, a promuovere l'imprenditoria femminile in quanto contribuisce allo sviluppo economico e sociale globale, ad agevolare l'accesso al credito, anche mediante strumenti di microcredito, in particolare per le donne vulnerabili esposte a molteplici discriminazioni, e a sviluppare ed estendere programmi di lavoro autonomo secondo modalità non precarie; sottolinea l'importanza che rivestono in tale contesto la condivisione e la promozione delle migliori pratiche, il tutoraggio, i modelli femminili e altre forme di sostegno alle donne disoccupate;

13.  evidenzia l'importanza fondamentale di: rivedere le politiche macroeconomiche, sociali e del mercato del lavoro, allineandole alle politiche in materia di parità di genere con l'obiettivo di garantire la giustizia economica e sociale per le donne; ripensare i criteri utilizzati per determinare il tasso di povertà e sviluppare strategie intese a promuovere un'equa suddivisione della ricchezza;

14.  osserva che i posti di lavoro occupati dalle donne sono più frequentemente caratterizzati da precarietà, scarsa retribuzione e contratti di lavoro atipici; rileva che un altro aspetto della precarietà del lavoro è l'entità del lavoro a tempo parziale non volontario, che contribuisce ad accrescere il rischio di povertà e che è aumentato dal 16,7 % al 19,6 % dell'occupazione totale; invita gli Stati membri a intensificare gli sforzi per combattere il lavoro non dichiarato e quello precario, come pure l'abuso dei contratti atipici, tra cui i contratti a zero ore in alcuni Stati membri; mette in evidenza l'elevato tasso di lavoro femminile non dichiarato, che incide negativamente sul reddito nonché sulla copertura e sulla tutela previdenziali delle donne e si ripercuote sfavorevolmente sul PIL dell'UE; esorta gli Stati membri a valutare la possibilità di attuare le raccomandazioni dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) destinate a ridurre la portata del lavoro precario(17), tra cui figurano, ad esempio, l'analisi e la limitazione dei casi in cui poter utilizzare contratti precari così come la riduzione della durata massima dei contratti precari successivi, al termine della quale i lavoratori dovrebbero avere la possibilità di ottenere un contratto a tempo indeterminato;

15.  invita gli Stati membri a vigilare sui diritti delle donne lavoratrici, che svolgono sempre più spesso lavori a basso costo e sono vittime di discriminazioni;

16.  evidenzia che esistono nuove categorie di donne in povertà, costituite da giovani libere professioniste, e condannano pertanto una vasta fetta di giovani laureate a una vita lavorativa precaria e a un reddito che raramente riesce a superare la soglia di povertà (nuovi poveri);

17.  rinnova il suo appello alla Commissione affinché proceda alla revisione della legislazione esistente per colmare il divario retributivo e ridurre il divario pensionistico tra uomini e donne; rileva che le misure volte ad aumentare la trasparenza salariale sono indispensabili per colmare il divario retributivo di genere e invita gli Stati membri ad attuare la raccomandazione della Commissione del 7 marzo 2014 sul potenziamento del principio della parità retributiva tra donne e uomini tramite la trasparenza, anche mediante l'inversione dell'onere della prova nel contesto della lotta alla discriminazione di genere sul luogo di lavoro;

18.  invita la Commissione a condurre uno studio sul modo in cui le procedure correlate al riconoscimento ufficiale di un cambiamento di sesso, o l'assenza di tali procedure, influenzano la situazione delle persone transgender nel mercato del lavoro, in particolare in termini di accesso all'occupazione, di livello di retribuzione, di evoluzione professionale e di pensioni;

19.  osserva con preoccupazione che le donne ricevono spesso pensioni appena al di sopra del livello minimo di sussistenza a causa di vari fattori quali l'interruzione o la cessazione dell'attività professionale per dedicarsi alla famiglia, la prevalenza di contratti a tempo parziale nel corso dell'intera vita lavorativa, o per aver lavorato nell'azienda del coniuge, principalmente nei settori del commercio e dell'agricoltura, senza percepire un salario né essere affiliate a un sistema previdenziale;

20.  si compiace che la Commissione ritenga che "la parità di retribuzione per un lavoro di pari valore" sia una delle principali aree di azione della sua nuova strategia per la parità di genere; invita la Commissione ad adottare una comunicazione per una "Nuova strategia per la parità di genere e i diritti delle donne dopo il 2015", in modo che gli obiettivi e le politiche inclusi possano essere effettivamente realizzati;

21.  chiede agli Stati membri di garantire che chiunque abbia sospeso temporaneamente la propria attività professionale per dedicarsi all'educazione dei figli o prestare assistenza a persone anziane possa essere reinserito nel mercato del lavoro e reintegrato nella medesima posizione con lo stesso inquadramento;

22.  invita la Commissione a realizzare una valutazione d'impatto sui regimi di reddito minimo nell'UE e a esaminare ulteriori provvedimenti che tengano conto della situazione economica e sociale di ciascuno Stato membro nonché una valutazione per stabilire se tali regimi consentano alle famiglie di soddisfare le esigenze personali primarie; esorta nuovamente gli Stati membri a introdurre una pensione minima nazionale che non può essere inferiore alla soglia di rischio di povertà;

23.  constata che le donne in pensione costituiscono il gruppo maggiormente vulnerabile e che in molti casi esse vivono in povertà o sono a rischio di povertà; invita gli Stati membri a considerare la riduzione del divario pensionistico di genere come un obiettivo economico; invita gli Stati membri a riformare i regimi pensionistici allo scopo di garantire costantemente pensioni adeguate per tutti e di colmare in tal modo il divario pensionistico; ritiene che tra gli strumenti per combattere il divario pensionistico figurino sia l'adeguamento dei regimi pensionistici per garantire la parità di genere sia l'adattamento dell'istruzione, della pianificazione della carriera, dei sistemi di congedo parentale e di altri servizi di sostegno alla genitorialità; invita gli Stati membri a valutare la possibilità di ripartizione dei diritti a pensione in caso di divorzio e separazione legale, in linea con il principio di sussidiarietà; osserva che i regimi pensionistici di vecchiaia professionali sono gestiti sempre più frequentemente secondo principi assicurativi e che ciò potrebbe generare numerose lacune in termini di protezione sociale(18); sottolinea che la Corte di giustizia dell'Unione europea ha chiaramente stabilito che i regimi pensionistici professionali devono essere considerati una forma di retribuzione e che pertanto anch'essi sono soggetti al principio della parità di trattamento;

Povertà: raccomandazioni generali

24.  osserva che, rispetto alle popolazioni più agiate, le persone che vivono in povertà devono spesso pagare un costo unitario superiore per gli stessi beni e servizi che sono indispensabili alla loro sopravvivenza economica e sociale, soprattutto per quanto riguarda le telecomunicazioni, l'energia e l'acqua; invita gli Stati membri a lavorare a stretto contatto con i fornitori e gli operatori per sviluppare meccanismi di aiuto e di tariffazione sociale a favore delle persone più indigenti, in particolare per quanto riguarda la fornitura di acqua ed energia, al fine di eliminare la povertà energetica delle famiglie;

25.  ribadisce il ruolo dell'istruzione nella lotta contro gli stereotipi di genere, nell'assunzione di autonomia e responsabilità da parte di donne e ragazze nella società, nell'economia, nella cultura e nella politica nonché nelle carriere scientifiche, così come nell'interruzione del ciclo della povertà tramite l'inclusione delle donne nei settori in cui esse sono sottorappresentate, come la scienza, la tecnologia, l'ingegneria e l'imprenditoria, e invita la Commissione a includere obiettivi di formazione professionale per le donne nelle raccomandazioni specifiche per paese; pone l'accento sul ruolo dell'istruzione non formale; invita gli Stati membri a far sì che gli investimenti nell'istruzione di donne e ragazze volti a valorizzarne il potenziale diventino parte integrante dell'economia e dei piani di risanamento; incoraggia gli Stati membri ad adoperarsi per assistere le ragazze nel passaggio dall'istruzione formale al mercato del lavoro; sottolinea la necessità che tutti gli istituti d'istruzione insegnino i valori democratici onde promuovere la tolleranza, la cittadinanza attiva, la responsabilità sociale e il rispetto per le differenze di genere, per le minoranze e per i gruppi etnici e religiosi; sottolinea l'importanza dell'educazione motoria e sportiva per superare pregiudizi e stereotipi, così come le sue potenzialità per contribuire a riportare sulla retta via i giovani socialmente vulnerabili;

26.  teme che le donne con figli vengano discriminate sul posto di lavoro in quanto madri, e non perché le loro prestazioni lavorative siano inferiori a quelle dei loro colleghi; esorta gli Stati membri a promuovere attivamente un'immagine positiva delle madri in quanto lavoratrici e a contrastare il fenomeno dell'"handicap della maternità" che è stato identificato da vari studi;

27.  invita la Commissione e gli Stati membri a far sì che i Fondi strutturali e di investimento, in particolare il FSE e il FEIS, siano impiegati per migliorare l'istruzione e la formazione, al fine di facilitare l'accesso al mercato del lavoro e combattere la disoccupazione, la povertà e l'esclusione sociale delle donne; sottolinea che la quota del 20 % del FSE destinata alle misure di inclusione sociale e ai progetti di innovazione sociale potrebbe essere utilizzata in modo più attivo per sostenere iniziative quali piccoli progetti su scala locale che consentano alle donne in situazione di povertà ed esclusione sociale di rendersi autonome; esorta gli Stati membri a organizzare un numero maggiore di campagne informative sulle opportunità di partecipazione a progetti finanziati dall'UE;

28.  chiede meccanismi di finanziamento che incoraggino il conseguimento di una rappresentanza equilibrata in settori in cui si registra uno squilibrio di genere e sottolinea la necessità di dati disaggregati per genere, al fine di comprendere meglio la situazione relativa alle ragazze, ai ragazzi, agli uomini e alle donne, e poter così fornire risposte più efficaci agli squilibri; chiede alla Commissione di presentare dati disaggregati per genere ed età della partecipazione ai programmi di mobilità europea a fini educativi, come Erasmus+, Europa Creativa ed Europa per i cittadini;

29.  ricorda in particolare il diritto dei minori migranti e rifugiati, bambini e bambine, di accedere all'istruzione, poiché ciò costituisce una delle priorità delle società europee; sottolinea pertanto che è opportuno adottare misure urgenti nel campo dell'istruzione dei migranti, sia a livello di Unione europea che a livello nazionale, alla luce della persistente crisi migratoria; pone l'accento sul fatto che l'istruzione è fondamentale per l'integrazione e l'occupabilità e che l'eventuale incapacità dei sistemi di istruzione nazionali di rispondere a tale sfida potrebbe causare un'ulteriore segregazione culturale e aggravare le divisioni sociali; evidenzia che l'accesso all'istruzione, sia nei campi profughi che nelle città di arrivo, con standard di qualità, mediazione linguistica e assistenza psicologica, non deve essere ostacolato da questioni burocratico-amministrative legate al riconoscimento dello status di rifugiato;

30.  sottolinea il contributo delle associazioni di volontariato e del terzo settore in questo ambito ed esorta gli Stati membri a supportarne le attività; ricorda l'elevato livello di coinvolgimento delle donne nel settore del volontariato in ambito educativo e in altre attività, come pure nel sostenere e rafforzare le opportunità educative, ad esempio a favore dei bambini rifugiati e disagiati;

31.  evidenzia che gli effetti della povertà e dell'esclusione sociale sui bambini possono durare tutta la vita e causare la trasmissione intergenerazionale della povertà; sottolinea che in tutti gli Stati membri il rischio di povertà e di esclusione sociale tra i bambini è fortemente correlato al livello di istruzione dei loro genitori, in particolare a quello delle madri, alla situazione dei genitori sul mercato del lavoro, alla loro situazione sociale nonché agli strumenti di sostegno alle famiglie forniti dagli Stati membri; raccomanda agli Stati membri di garantire a tutti i giovani l’accesso all’istruzione pubblica, gratuita e di qualità, per tutte le età, inclusa la prima infanzia; sottolinea il ruolo dell'orientamento pedagogico dei bambini al fine di aiutarli a realizzare appieno le proprie potenzialità; insiste sulla necessità di sostenere con programmi mirati il proseguimento degli studi delle madri adolescenti, il cui abbandono scolastico precoce costituisce un primo passo verso la povertà; sottolinea la necessità di stabilire una serie completa di misure di lotta contro la povertà infantile e per la promozione del benessere dei minori basate su tre pilastri, vale a dire: l'accesso ad adeguate risorse e la conciliazione tra vita privata e vita professionale; l'accesso a servizi di buona qualità; la partecipazione dei bambini alle decisioni che li riguardano e ad attività culturali, ricreative e sportive; ribadisce che è necessario garantire un facile accesso alle informazioni, su base paritaria, soprattutto per quanto riguarda la previdenza sociale, l'istruzione degli adulti, l'assistenza sanitaria e il sostegno economico disponibile;

32.  sottolinea che il mancato riconoscimento delle famiglie LGBTI da parte di molti Stati membri si traduce in redditi più bassi e a un costo della vita più elevato per le persone LGBTI, aumentando quindi il rischio di povertà e di esclusione sociale; ritiene che la parità di trattamento sia uno strumento essenziale per combattere la povertà derivante dall'emarginazione e discriminazione delle minoranze sessuali e di genere; invita a questo proposito il Consiglio ad adottare la proposta di direttiva del 2008 recante applicazione del principio di parità di trattamento fra le persone indipendentemente da religione o convinzioni personali, disabilità, età od orientamento sessuale; chiede inoltre che ogni futura rifusione delle direttive sulla parità di genere includa esplicitamente il divieto di discriminazione sulla base dell'identità di genere; è tuttora preoccupato per la scarsa consapevolezza dell'esistenza di organismi e organizzazioni che offrono assistenza alle vittime di discriminazione; invita, a tale riguardo, la Commissione a monitorare strettamente l'efficacia degli organismi e delle procedure nazionali di denuncia;

33.  chiede che la direttiva 2006/54/CE riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego sia pienamente attuata e sia sottoposta a revisione con il requisito per le aziende di elaborare misure o piani sulla parità di genere che comprendano azioni sulla desegregazione e lo sviluppo di sistemi retributivi e misure a sostegno della carriera delle donne;

34.  ribadisce l'importanza dell'educazione finanziaria ed economica in giovane età, in quanto ha dimostrato di migliorare il modo in cui verranno prese decisioni di carattere economico nelle fasi successive della vita, comprese le decisioni in tema di gestione delle spese e dei redditi; raccomanda lo scambio di migliori pratiche e la promozione di programmi educativi rivolti alle donne e alle ragazze appartenenti a gruppi vulnerabili e a comunità emarginate esposte a povertà ed esclusione sociale;

35.  rileva che l'assenza del reddito di un partner può contribuire sostanzialmente alla povertà e all'esclusione sociale delle donne; rileva la situazione spesso precaria delle vedove e delle divorziate nonché delle madri sole alle quali il magistrato ha assegnato i figli, per le quali è necessario definire un adeguato assegno alimentare; constata che il mancato versamento degli alimenti può far precipitare nella povertà le madri sole; sottolinea che il fatto che le donne divorziate tendono a essere vittime di discriminazioni e della povertà dimostra come le donne non siano ancora pienamente indipendenti sul piano economico, il che evidenzia quindi la necessità di adottare ulteriori misure nel settore del mercato del lavoro e di colmare il divario retributivo di genere;

36.  sottolinea che la raccolta di dati relativi alle spese e ai redditi dei nuclei familiari deve essere integrata da dati individualizzati, al fine di contabilizzare le disuguaglianze di genere all'interno delle famiglie;

37.  insiste sul fatto che la politica macroeconomica deve essere compatibile con la politica di equità sociale; ribadisce che le istituzioni finanziarie come la BCE e le banche centrali nazionali devono tener conto delle ripercussioni sociali nella modellizzazione e nelle decisioni inerenti alle politiche monetarie macroeconomiche o ai servizi finanziari;

38.  ribadisce il proprio appoggio all'iniziativa volta a definire un bilancio orientativo di riferimento, e invita la Commissione a redigerlo includendovi considerazioni legate alla dimensione di genere, senza dimenticare le diseguaglianze di genere che esistono all'interno dei nuclei familiari;

39.  ribadisce la necessità di effettuare ricerche sulla condizione delle donne senza fissa dimora e le relative cause e motivazioni, poiché i dati attuali non forniscono un'immagine adeguata del fenomeno; osserva che, fra gli elementi specifici al genere che dovrebbero essere presi in considerazione, figurano la dipendenza economica basata sul genere, la temporaneità dell'alloggio e la rinuncia a servirsi dei servizi sociali;

40.  evidenzia che la violenza contro le donne continua ad essere un problema significativo nell'UE che incide sulle vittime e che è necessario coinvolgere i responsabili nelle misure per combattere la violenza contro le donne, indipendentemente dall'età, dall'istruzione, dal livello di reddito o dalla posizione sociale, e che l'impatto sui rischi di emarginazione, sulla povertà e sull'esclusione sociale è in costante aumento; fa presente che l'indipendenza economica delle donne svolge un ruolo centrale nella loro capacità di sottrarsi a situazioni di violenza basate sul genere adottando misure proattive; invita gli Stati membri e le autorità regionali e locali ad assicurarsi che i regimi di protezione sociale garantiscano i diritti sociali delle donne vittime di violenza in qualsiasi forma, sia essa violenza domestica, traffico o prostituzione, e ad adottare misure destinate a favorirne il reinserimento nel mercato del lavoro, anche mediante strumenti quali il FSE; sottolinea la necessità di aumentare la disponibilità di informazioni sui servizi legali per le vittime di violenza;

41.  sottolinea la necessità di combattere con determinazione la violenza domestica, in particolare nei confronti delle donne; rileva che l'indipendenza economica delle donne svolge un ruolo determinante per la loro vita e per la loro capacità di sottrarsi a situazioni di violenza domestica e che le donne che hanno esaurito i congedi retribuiti rischiano di perdere il lavoro e l'indipendenza economica; rileva che la recente introduzione di congedi in caso di violenza domestica in Australia e negli Stati Uniti ha dato a numerosi lavoratori la possibilità di mantenere il posto affrontando nel contempo le conseguenze della violenza domestica, ad esempio tramite permessi per assentarsi in caso di visite mediche, udienze in tribunale e altri procedimenti da seguire in tali situazioni; invita la Commissione e gli Stati membri ad analizzare la fattibilità e l'eventuale esito dell'introduzione di un sistema di congedo speciale retribuito destinato alle vittime di violenza domestica e a chi vi sopravvive, qualora la mancanza di un congedo retribuito impedisca alle vittime di essere in grado di salvaguardare il proprio posto di lavoro, rispettando comunque la privacy; invita inoltre la Commissione e gli Stati membri a mettere in atto misure supplementari volte a sensibilizzare la popolazione in merito al problema della violenza domestica nonché a fornire aiuto alle vittime di tale violenza, a promuovere una conoscenza più approfondita e la difesa più efficace dei loro diritti e a tutelare la loro indipendenza economica;

42.  ribadisce il suo invito all'Unione europea e a tutti i suoi Stati membri a firmare e ratificare la convenzione di Istanbul e chiede un'iniziativa urgente volta a stabilire una direttiva europea sulla lotta contro la violenza nei confronti delle donne; invita ancora una volta la Commissione a presentare una strategia europea contro la violenza di genere e a istituire un Anno europeo di lotta contro la violenza di genere;

43.  ritiene che occorra intervenire in modo proattivo per superare la violenza contro le donne, concentrando l'attenzione sulle norme che esaltano la violenza; sottolinea che gli stereotipi e le strutture che costituiscono le fondamenta della violenza maschile contro le donne devono essere combattuti con misure proattive, attraverso campagne e una formazione permanente sul problema delle culture maschiliste a livello nazionale;

44.  ricorda che le nuove tecnologie devono essere considerate come uno strumento fondamentale per la creazione di nuovi posti di lavoro e come una occasione per far uscire le donne dalla povertà;

45.  incoraggia la collaborazione degli Stati membri con le autorità regionali e locali per contribuire al miglioramento della qualità della vita delle donne nelle zone rurali, al fine di ridurre il rischio di povertà, istituendo nel contempo programmi di formazione di qualità volti a emancipare le donne nelle aree rurali e garantendo condizioni occupazionali di qualità e redditi decorosi a questa categoria; incoraggia gli Stati membri a predisporre infrastrutture comunali, sociali e pubbliche di qualità nelle zone rurali, al fine di migliorare le condizioni generali di vita nelle campagne;

46.  ritiene che vari aspetti della povertà, in particolare delle donne, siano tuttora sottovalutati, in particolare il mancato accesso delle donne alla cultura e alla partecipazione sociale, per cui invita gli Stati membri a fornire il sostegno necessario per garantire a tutte le donne di godere della cultura, dello sport e del tempo libero, prestando particolare attenzione alle donne in situazioni di povertà, alle donne con disabilità e alle donne migranti; ritiene che gli attuali indicatori di grave deprivazione materiale escludano i fattori di accesso alla cultura e all'integrazione sociale e forniscano quindi un quadro incompleto della povertà; chiede che siano elaborati altri indicatori per valutare l'esclusione in termini di partecipazione sociale, culturale e politica, e in particolare la sua influenza sul circolo vizioso della povertà come pure il suo impatto intergenerazionale;

47.  constata che le donne disabili sono spesso discriminate sia nell'ambiente familiare che in quello educativo, che le loro possibilità occupazionali sono ridotte e i benefici sociali che ricevono non sono sufficienti per evitare il rischio di cadere nella povertà; sottolinea, a questo proposito, che gli Stati membri e le autorità regionali e locali dovrebbero concedere alle donne con disabilità l'assistenza specializzata di cui hanno bisogno per esercitare i loro diritti, e dovrebbero proporre azioni volte a favorirne l'integrazione nel mercato del lavoro mediante iniziative complementari di sostegno, in particolare in materia di istruzione e formazione;

48.  chiede un intervento più ambizioso per combattere la povertà energetica, che colpisce in misura sproporzionata le donne sole e i nuclei familiari monoparentali o con donne capofamiglia; esorta la Commissione e gli Stati membri a elaborare una definizione di povertà energetica che tenga conto degli aspetti di genere del fenomeno e a includerla nella futura rifusione della direttiva sulla prestazione energetica nell'edilizia; sottolinea l'importante ruolo delle iniziative energetiche a livello di comunità, come le cooperative, per rafforzare la posizione dei consumatori vulnerabili, in particolare delle donne soggette alla povertà, all'esclusione e all'emarginazione sociale;

49.  ribadisce il suo invito alla Commissione affinché si adoperi per istituire un Comitato europeo di garanzia per i minori, che garantisca ad ogni bambino europeo a rischio di povertà l'accesso all'assistenza medica gratuita, all'istruzione gratuita, a strutture per l'infanzia gratuite, a un alloggio decoroso e a un'alimentazione adeguata; sottolinea che tale politica deve affrontare la situazione delle donne e delle ragazze, in particolare nelle comunità emarginate e vulnerabili; rileva che l'iniziativa "Garanzia per i giovani" deve includere una prospettiva di genere;

50.  incoraggia gli Stati membri e la Commissione a raccogliere nuove statistiche disaggregate per genere e a introdurre nuovi indicatori in materia di donne e povertà, quale strumento per monitorare l'impatto delle più ampie politiche sociali, economiche e occupazionali sulle donne e la povertà, al fine di sviluppare scambi di buone pratiche in materia di strumenti legislativi e di bilancio destinati alla lotta contro la povertà, prestando soprattutto attenzione ai gruppi particolarmente a rischio di povertà, indipendentemente dall'orientamento sessuale e dall'identità di genere;

51.  evidenzia il ruolo delle imprese sociali nell'emancipazione e nell'inclusione delle donne soggette a povertà, esclusione sociale e molteplici forme di discriminazione;

52.  invita la Commissione e gli Stati membri a istituire processi di partecipazione degli attori interessati che promuovano e facilitino la partecipazione diretta delle persone esposte al rischio di povertà e di esclusione sociale, in particolare le donne e le ragazze, all'elaborazione delle politiche in materia di inserimento sociale a tutti i livelli;

53.  invita la Commissione e gli Stati membri a integrare la dimensione di genere nel bilancio come strumento volto a garantire che le decisioni in materia di bilancio tengano conto della dimensione di genere e affrontino le differenze in termini di impatto;

54.  invita gli Stati membri, nel quadro della lotta alla povertà, a collaborare con le ONG che operano con successo nelle zone colpite da povertà estrema e che dispongono di competenze preziose nelle comunità locali; invita gli Stati membri a sostenere un'efficace cooperazione a livello locale;

55.  invita gli Stati membri e la Commissione a coinvolgere le parti sociali (sindacati e datori di lavoro) e la società civile, compresi gli organismi per l'uguaglianza di genere, nella realizzazione della parità di genere, allo scopo di promuovere la parità di trattamento; sottolinea che il dialogo sociale deve includere il monitoraggio e la promozione delle pratiche in materia di parità di genere sul posto di lavoro, comprese modalità di lavoro flessibili volte ad agevolare la conciliazione tra vita professionale e vita privata; sottolinea l'importanza dei contratti collettivi nella lotta alla discriminazione e nella promozione della parità di genere sul lavoro, nonché di altri strumenti quali i codici di condotta, la ricerca o gli scambi di esperienze e buone pratiche nel campo della parità di genere;

o
o   o

56.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU C 233 E del 28.9.2006, pag. 130.
(2) GU C 67 E del 18.3.2010, pag. 31.
(3) GU C 70 E dell'8.3.2012, pag. 162.
(4) GU C 199 E del 7.7.2012, pag. 77.
(5) GU C 296 E del 2.10.2012, pag. 26.
(6) GU C 51 E del 22.2.2013, pag. 9.
(7) GU C 131 E dell'8.5.2013, pag. 60.
(8) GU C 264 E del 13.9.2013, pag. 75.
(9) GU C 24 del 22.1.2016, pag. 8.
(10) GU C 36 del 29.1.2016, pag. 6.
(11) Testi approvati, P8_TA(2015)0050.
(12) Testi approvati, P8_TA(2015)0218.
(13) Testi approvati, P8_TA(2015)0351.
(14) http://ec.europa.eu/eurostat/tgm/refreshTableAction.do?tab=table&plugin=1&pcode=t2020_50&language=en
(15) Save the Children, "Child Poverty and Social Exclusion in Europe" (Povertà infantile ed esclusione sociale in Europa), Bruxelles, 2014, pag. 14.
(16) http:\\www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2015/547546/EPRS_STU(2015)547546_EN.pdf, pag.11.
(17) Organizzazione internazionale del lavoro, Policies and regulations to combat precarious employment (Politiche e disposizioni volte a contrastare il lavoro precario), 2011.
(18) http://ec.europa.eu/justice/gender-equality/files/conference_sept_2011/dgjustice_oldagepensionspublication3march2011_en.pdf

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