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Procedura : 2015/2105(INI)
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Ciclo del documento : A8-0220/2016

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A8-0220/2016

Discussioni :

PV 04/07/2016 - 17
CRE 04/07/2016 - 17

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PV 05/07/2016 - 4.5
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P8_TA(2016)0299

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Martedì 5 luglio 2016 - Strasburgo Edizione definitiva
Una nuova strategia innovativa e orientata al futuro sul commercio e gli investimenti
P8_TA(2016)0299A8-0220/2016

Risoluzione del Parlamento europeo del 5 luglio 2016 su una nuova strategia innovativa e orientata al futuro sul commercio e gli investimenti (2015/2105(INI))

Il Parlamento europeo,

—  vista la sua risoluzione del 26 novembre 2015 sulla situazione dell'agenda di Doha per lo sviluppo anteriormente alla decima conferenza ministeriale dell'Organizzazione mondiale del commercio(1),

–   viste le sue raccomandazioni alla Commissione sui negoziati relativi al partenariato transatlantico su commercio e investimenti e all'accordo sugli scambi di servizi, rispettivamente dell'8 luglio 2015(2) e del 3 febbraio 2016(3),

—  vista la comunicazione della Commissione intitolata "Commercio per tutti: verso una politica commerciale e di investimento più responsabile" (COM(2015)0497),

–   vista l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, adottata al vertice per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite tenutosi a New York nel 2015,

—  vista la sua risoluzione del 7 luglio 2015 sulle ripercussioni esterne della politica commerciale e d'investimento dell'UE sulle iniziative pubblico-private nei paesi al di fuori dell'UE(4),

—  vista la sua risoluzione del 9 giugno 2015 sulla strategia per la tutela e il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale nei paesi terzi(5),

–   vista la sua risoluzione del 29 aprile 2015 sul secondo anniversario del crollo dell'edificio Rana Plaza e la situazione del Patto di sostenibilità del Bangladesh(6),

—  vista la relazione speciale n. 2/2014 della Corte dei conti europea dal titolo "I regimi di scambi preferenziali sono gestiti in modo adeguato?",

—  viste le linee guida dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) destinate alle imprese multinazionali e la dichiarazione tripartita di principi sulle imprese multinazionali e la politica sociale dell'Organizzazione internazionale del lavoro (ILO),

–   visti il regolamento dell'UE sul legname raccolto illegalmente, la direttiva dell'UE sulla comunicazione di informazioni di carattere non finanziario, la proposta di regolamento della Commissione relativa ai minerali provenienti delle zone di conflitto, la clausola di trasparenza nelle catene di approvvigionamento contenuta nella legge sulla schiavitù moderna del Regno Unito, nonché la legge francese sul dovere di diligenza,

—  vista la sua risoluzione del 27 settembre 2011 sulla nuova politica commerciale per l'Europa nel quadro della strategia Europa 2020(7),

—  vista la sua risoluzione del 17 febbraio 2011 sulla strategia Europa 2020(8),

—  vista la sua risoluzione del 25 novembre 2010 sulle politiche commerciali internazionali nel quadro degli imperativi dettati dai cambiamenti climatici(9),

—  vista la sua risoluzione del 25 novembre 2010 sui diritti umani e le norme sociali e ambientali negli accordi commerciali internazionali(10),

—  vista la sua risoluzione del 25 novembre 2010 sulla responsabilità sociale delle imprese negli accordi commerciali internazionali(11),

–   visti gli orientamenti dell'UE per la promozione e la tutela dell'esercizio di tutti i diritti umani da parte di lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali, adottati dal Consiglio "Affari esteri" il 24 giugno 2013,

–   viste le conclusioni del Consiglio europeo del 7 e 8 febbraio 2013, le sue conclusioni sugli scambi commerciali del 21 novembre 2014 e le conclusioni del Consiglio "Affari esteri" del 27 novembre 2015,

–   visto il parere della commissione per il commercio internazionale in merito alla relazione sulla trasparenza, la responsabilità e l'integrità nelle istituzioni dell'UE,

—  visto l'accordo di Marrakech che istituisce l'Organizzazione mondiale del commercio (OMC),

—  visto l'articolo 21 del trattato sull'Unione europea (TUE),

—  visti gli articoli 207, 208 e 218 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–   visto l'articolo 24, paragrafo 2, del regolamento (UE) 2015/478 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 2015, relativo al regime comune applicabile alle importazioni,

–  visto il principio della coerenza delle politiche per lo sviluppo sancito dal TFUE,

—  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il commercio internazionale e i pareri della commissione per gli affari esteri, della commissione per lo sviluppo, della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia, della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori e della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale (A8-0220/2016),

A.  considerando che il commercio non è un fine in sé bensì un mezzo per garantire la prosperità e l'uguaglianza, per promuovere le opportunità commerciali, lo sviluppo economico sostenibile, il progresso sociale e la comprensione culturale, per aumentare l'occupazione e per migliorare il tenore di vita senza incrementare la spesa pubblica;

B.  considerando che la politica commerciale comune (PCC) ha subito un profondo cambiamento dall'entrata in vigore del trattato di Lisbona nel dicembre 2009; che il commercio non è un ambito isolato, ma è legato e subordinato a molte altre politiche; che i negoziati per gli accordi commerciali e di investimento devono spingersi oltre la semplice riduzione dei dazi, tenuto conto delle complesse sfide che si pongono oggi in ambito normativo e della convergenza delle norme internazionali;

C.  considerando che è mancato nell'Unione europea un dibattito serio sui costi delle politiche di libero scambio (quali, ad esempio, le ristrutturazioni industriali: chiusura di imprese, perdita di posti di lavoro nel settore manifatturiero, delocalizzazione di interi settori industriali e crescita delle importazioni), come pure un'analisi generale costi/benefici delle politiche di libero scambio; che la mancanza di un dibattito onesto induce diverse parti interessate a mettere in dubbio la logica e la direzione della politica commerciale dell'Unione e delle sue politiche in generale e che un siffatto dibattito avrebbe evitato questo infelice stato di cose;

D.  considerando che la sovraccapacità mondiale in alcuni settori industriali chiave e i conseguenti squilibri commerciali hanno iniziato a erodere la fiducia delle imprese e industrie dell'Unione nella validità della politica commerciale che quest'ultima persegue;

E.  considerando che, in un periodo di scarsa crescita economica, il contributo del commercio estero alla ripresa dell'economia europea è fondamentale per conseguire risultati concreti e misurabili e per promuovere un'occupazione dignitosa, una crescita economica sostenibile e l'uguaglianza in Europa e non solo;

F.  considerando che la politica commerciale di nuova generazione deve rispondere alle preoccupazioni dei cittadini riguardanti la trasparenza e la partecipazione, lo Stato sociale e l'occupazione, alle aspettative delle imprese di un'economia globale e interconnessa, alla lotta contro la povertà e alla necessità di garantire una distribuzione più equa dei profitti generati dal commercio nonché affrontare le questioni nuove, quali il commercio digitale e il ruolo chiave delle PMI;

G.  considerando che i negoziati commerciali in corso hanno portato la politica commerciale dell'UE all'attenzione del pubblico, e che un numero sempre maggiore di cittadini è interessato alla politica commerciale e teme che le regolamentazioni e le norme europee e nazionali possano essere compromesse dalla PCC;

H.  considerando che la Commissione si è chiaramente impegnata affinché nessun accordo commerciale comporti mai la riduzione del grado di protezione normativa, che qualsiasi modifica al grado di protezione avvenga unicamente nel senso di una maggiore tutela e che venga sempre tutelato il diritto di regolamentazione;

I.  considerando che la cooperazione normativa in materia di accordi commerciali deve garantire il maggiore grado possibile di tutela della salute e di sicurezza, conformemente al principio di precauzione sancito dall'articolo 191 TFUE;

J.  considerando che i cittadini e le imprese dell'Unione, tra cui le PMI, esprimono dubbi sul fatto che le grandi associazioni di categoria rappresentino effettivamente gli interessi dei cittadini e delle imprese dell'UE e, in generale, dell'Unione europea stessa;

K.  considerando che la trasparenza esige la verifica, da parte delle istituzioni dell'Unione, che le posizioni presentate per conto delle imprese dell'Unione ne rispecchino effettivamente le opinioni;

L.  considerando che la politica commerciale e di investimento dell'UE deve essere sostenuta non soltanto garantendo risultati vantaggiosi in termini di occupazione e creazione di ricchezza per i cittadini e le imprese, ma anche potenziando i diritti ambientali e sociali e assicurando il massimo livello di trasparenza, impegno e rendicontabilità, mantenendo un dialogo costante con le imprese, i consumatori, le parti sociali, tutti i pertinenti soggetti interessati e le autorità locali e regionali e definendo orientamenti chiari nel quadro dei negoziati;

M.  considerando che le norme di origine determinano la vera portata della liberalizzazione commerciale, dal momento che stabiliscono quali prodotti traggono effettivamente vantaggio dagli accordi di libero scambio, sebbene siano spesso trascurate nei dibattiti pubblici sulla politica commerciale e non siano a tutt'oggi state oggetto di un'analisi del Parlamento;

N.  considerando la necessità che l'Unione europea tenga conto, nella sua politica commerciale e nei negoziati commerciali che porta avanti, della sensibilità di alcuni settori in termini di apertura del mercato, segnatamente il settore agricolo;

O.  considerando che, in base alle previsioni, nel 2050 l'UE-28 rappresenterebbe soltanto il 15 % del PIL mondiale, rispetto al 23,7 % del 2013, e che dal 2015 il 90 % della crescita economica mondiale sarebbe generato al di fuori dell'UE; che il tasso di crescita delle economie emergenti sta rallentando in maniera significativa;

P.  considerando che attualmente l'UE è il più grande blocco commerciale del mondo e controlla un terzo del commercio mondiale, e che da qui al 2020 tale quota dovrebbe scendere fino a circa il 26 %;

Q.  considerando che anche altre variabili, quali i cambiamenti demografici, avranno un impatto negativo sulla posizione dell'UE sulla scena commerciale mondiale; che la quota UE della popolazione mondiale dovrebbe diminuire, passando dal 7,1 % nel 2013 al 5,3 % nel 2060;

R.  considerando che i futuri accordi e negoziati commerciali dovrebbero tenere conto delle posizioni definite nelle risoluzioni del Parlamento sul partenariato transatlantico su commercio e investimenti (TTIP) e sull'accordo sugli scambi di servizi (TiSA), ed essere ad esse coerenti;

S.  considerando che il centro di produzione della ricchezza si sta chiaramente spostando verso est, verso la regione Asia-Pacifico e in particolare la Cina, che ha già superato il Giappone e supererà probabilmente gli Stati Uniti, diventando la più grande economia del mondo nel 2025; che tale mutamento rivela come le economie emergenti e i paesi in via di sviluppo stiano recuperando terreno rispetto al gruppo dei paesi industrializzati e raggiungendo lo stadio di economie mature;

T.  considerando che, secondo le stime, nel 2014 i flussi transfrontalieri di capitali, beni, servizi e dati hanno contribuito all'economia mondiale per 7 800 miliardi di dollari statunitensi supplementari, e che il valore aggiunto dei flussi di dati rappresenta da solo 2 800 miliardi di tale importo totale ed è quindi superiore ai 2 700 miliardi di dollari stimati per gli scambi di beni;

Adattarsi più velocemente ai rapidi cambiamenti nelle tendenze commerciali mondiali

1.  accoglie con favore la nuova strategia della Commissione "Commercio per tutti: verso una politica commerciale e di investimento più responsabile" e, in particolare, il nuovo accento su elementi quali la gestione responsabile delle catene di approvvigionamento, il mercato digitale globale, gli scambi di beni e servizi digitali, il commercio equo ed etico e i costi sociali della liberalizzazione degli scambi; ritiene fermamente che qualsiasi futura politica commerciale debba combattere le forme di protezionismo, anche riducendo le barriere non tariffarie superflue, e garantire nuove opportunità di accesso al mercato, in particolare per le PMI; ricorda che la liberalizzazione degli scambi deve essere messa in atto in modo adeguato onde garantire lo sviluppo sostenibile; deplora il ritardo della Commissione nella presentazione di una nuova strategia, dal momento che il Parlamento aveva chiesto che una revisione della strategia commerciale a medio e lungo termine fosse presentata entro l'estate 2012;

2.  ritiene fermamente che, benché i servizi rappresentino il 70 % del PIL dell'UE e garantiranno il 90 % dei futuri posti di lavoro, il settore manifatturiero dell'UE costituisca un elemento essenziale della reindustrializzazione dell'Europa e che, quindi, la strategia debba incentrarsi maggiormente sul ruolo del settore manifatturiero nella PCC; esorta la Commissione a collaborare con i partner commerciali onde garantire una maggiore apertura dei loro mercati alle imprese dell'UE, in particolare nel settore dei trasporti, delle telecomunicazioni e degli appalti pubblici, considerato che le loro imprese estere beneficiano tuttora di un ampio accesso al mercato interno dell'UE;

3.  riconosce che la politica commerciale dell'UE è estremamente importante sul piano geopolitico ed economico se l'Europa vuole plasmare la globalizzazione, rafforzare le norme internazionali e aumentare l'accesso ai mercati esteri; osserva che le norme internazionali saranno definite da altri se non agiamo subito; sottolinea che, dato lo status dell'UE quale maggiore economia mondiale, il commercio sostenibile e responsabile costituisce lo strumento politico più forte a disposizione dell'Unione per sostenere gli interessi, gli investimenti e gli affari europei nonché per promuovere i valori dell'Europa all'estero, favorendo al contempo la crescita economica e gli investimenti e creando posti di lavoro al proprio interno; appoggia l'obiettivo della Commissione di potenziare le sinergie tra la politica commerciale e quella in materia di mercato interno e raccomanda che tali politiche diano la priorità alle misure volte a creare nuovi posti di lavoro;

4.  si compiace dell'impegno della Commissione affinché nessun accordo commerciale indebolisca i risultati delle norme europee in materia di protezione dei consumatori, anche nel contesto della rivoluzione digitale; sottolinea che il Parlamento continuerà a verificare da vicino che i negoziati in corso rispettino tale impegno;

5.  mette in rilievo il nesso tra il mercato unico e la politica commerciale dell'UE, elementi che dovrebbero essere pienamente compatibili tra loro e con le politiche e i valori più ampi dell'Unione; reputa che un commercio mondiale aperto, responsabile e libero, fondato su norme globali efficaci, trasparenti e solide, sia fondamentale per realizzare appieno il potenziale del mercato unico, facendolo funzionare e crescere e rendendolo vantaggioso per i cittadini, i consumatori e le imprese, in particolare le piccole e medie imprese; ricorda che l'apertura del commercio comporta una maggiore produttività, contribuisce ad accrescere la competitività esterna, è già responsabile di quasi un posto di lavoro su sette nel mercato unico e apporta vantaggi considerevoli per i consumatori;

6.  invita la Commissione ad aggiornare regolarmente la sua strategia commerciale e di investimento e a presentare pubblicamente una relazione di attuazione dettagliata al Parlamento, ogni due anni a partire dal 2017, per assicurare che le promesse fatte vengano mantenute; invita la Commissione a includere in tali relazioni i progressi compiuti nell'ambito dei negoziati commerciali in atto e dell'attuazione degli accordi commerciali esistenti;

7.  esorta la Commissione ad accelerare le sue procedure in modo che gli accordi commerciali negoziati possano essere sottoposti al Parlamento in tempi più brevi, consentendo quindi una loro applicazione provvisoria o una loro entrata in vigore più rapida;

Assicurare una politica commerciale trasparente e dare più voce ai cittadini

8.  si compiace della maggiore trasparenza e apertura della Commissione in tutte le fasi dei negoziati commerciali e sostiene l'iniziativa della Commissione per la trasparenza del TTIP; riconosce che, in seguito a una serie di richieste del Parlamento, la Commissione ha rafforzato la trasparenza dei negoziati, garantendo a tutti i deputati del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali l'accesso a documenti negoziali classificati e fornendo maggiori informazioni ai soggetti interessati; ricorda che un più ampio accesso dei deputati del Parlamento europeo alle informazioni classificate nei negoziati per il TTIP ha rafforzato il controllo parlamentare, permettendo al Parlamento di assumere ancora meglio la sua responsabilità nel quadro della PCC; chiede, pertanto, che l'iniziativa sulla trasparenza della Commissione sia ampliata per estendere la piena trasparenza e la possibilità di un controllo pubblico a tutti i negoziati commerciali in corso e futuri e che si proceda alla consultazione dei paesi partner per promuovere le norme più elevate in materia di trasparenza, garantendo che si tratti di un processo reciproco in cui la posizione negoziale dell'UE non risulti compromessa e che l'accordo sia raggiunto al livello di trasparenza dei negoziati auspicato negli studi esplorativi; sottolinea che un'effettiva trasparenza può rafforzare il sostegno globale a favore di un commercio fondato su regole;

9.  invita il Consiglio a pubblicare senza indugio tutti i mandati negoziali precedentemente adottati e futuri;

10.  invita la Commissione a garantire una partecipazione forte ed equilibrata della società civile e delle parti sociali, anche attraverso opportune consultazioni pubbliche e campagne di comunicazione online, onde migliorare i contenuti della politica commerciale dell'UE e orientarla alla difesa dei diritti dei cittadini, rafforzandone in tal modo la legittimità;

11.  sottolinea che, nel contesto dell'attuale dibattito sulla portata dei negoziati commerciali, la cooperazione normativa deve preservare la funzione primaria della regolamentazione, ossia perseguire l'interesse pubblico; sottolinea che una cooperazione rafforzata tra le autorità di regolamentazione dovrebbe agevolare il commercio e gli investimenti attraverso l'identificazione delle barriere tecniche superflue al commercio nonché delle formalità e degli oneri amministrativi duplicati o superflui che colpiscono in maniera sproporzionata le PMI, senza compromettere nel contempo le procedure tecniche legate a norme e regolamentazioni fondamentali, preservando le norme europee in materia di salute, sicurezza, consumatori, lavoro, legislazione sociale e ambientale e diversità culturale e proteggendo pienamente il principio di precauzione e l'autonomia normativa delle autorità nazionali, regionali e locali; ribadisce che i relativi meccanismi devono essere basati sul perfezionamento dello scambio di informazioni e sul miglioramento dell'adozione delle norme tecniche internazionali nonché portare a una maggiore convergenza, mentre in nessun caso devono compromettere o differire le procedure decisionali democraticamente legittimate di ogni partner commerciale; incoraggia l'uso e l'elaborazione di ulteriori norme tecniche internazionali basate su valutazioni di impatto, nonché tutti gli sforzi volti a garantire che i nostri partner commerciali si impegnino pienamente nell'ambito degli organismi internazionali di normazione; ritiene tuttavia che la mancanza di una norma internazionale comune non debba impedire il reciproco riconoscimento dell'equivalenza, se del caso, o gli sforzi volti a elaborare norme tecniche transatlantiche comuni;

12.  invita la Commissione, al fine di garantire la trasparenza e salvaguardare gli interessi commerciali dell'UE, a garantire, nel quadro delle consultazioni dell'industria sulle iniziative commerciali, che le associazioni dell'UE rappresentino effettivamente gli interessi commerciali dell'UE rispecchiando i veri interessi delle industrie nazionali; sottolinea che, ove possibile, i documenti delle istituzioni dell'UE dovrebbero essere pubblicati, poiché la trasparenza è fondamentale per ottenere il sostegno pubblico per la PCC; invita la Commissione ad attuare le raccomandazioni formulate dal Mediatore europeo nel luglio 2015, con particolare riguardo all'accesso ai documenti per tutti i negoziati;

Una maggiore coerenza tra gli obiettivi commerciali dell'UE e altri aspetti della sua politica esterna in materia di commercio per lo sviluppo

13.  ricorda che la PCC deve essere condotta nel quadro dei principi e degli obiettivi dell'azione esterna dell'Unione definiti all'articolo 21 del TUE e all'articolo 208 del TFUE e dovrebbe promuovere i valori che l'UE difende, quali enumerati all'articolo 2 del TUE; ricorda che occorre garantire coerenza tra le politiche esterne e le politiche interne dotate di una dimensione esterna; sottolinea che l'UE ha l'obbligo giuridico di rispettare i diritti umani e dovrebbe promuovere lo sviluppo economico, sociale e ambientale sostenibile dei paesi che sono suoi partner commerciali; ritiene che l'UE abbia la responsabilità di compiere tutti gli sforzi necessari per prevedere, prevenire e contrastare qualsiasi potenziale effetto negativo causato dalla PCC, conducendo regolarmente valutazioni di impatto ex-ante ed ex-post in relazione ai diritti umani e alla sostenibilità e riesaminando, conseguentemente, gli accordi commerciali in funzione delle necessità; ricorda che soltanto un commercio equo e adeguatamente regolato, se allineato con gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS), potrebbe ridurre le disuguaglianze e promuovere lo sviluppo; ricorda che gli OSS comprendono diversi target connessi al commercio in tutta una serie di settori d'intervento, e che uno degli obiettivi più concreti mira all'incremento delle esportazioni dai paesi in via di sviluppo al fine di raddoppiare la quota delle esportazioni globali dei paesi meno sviluppati entro il 2020;

14.  accoglie con favore la significativa diminuzione del numero di persone che vivono in povertà assoluta, in base alla definizione dalla Banca mondiale, rispetto al 1990; osserva tuttavia che è necessario adoperarsi maggiormente per catalizzare gli investimenti, sia pubblici che privati, verso i paesi meno sviluppati al fine di fornire quadri istituzionali e infrastrutturali che consentano a tali paesi di sfruttare meglio i vantaggi offerti dal commercio, aiutandoli a diversificare le loro economie e a inserirsi nelle catene globali del valore, specializzandosi in prodotti a più alto valore aggiunto;

15.  prende atto delle dichiarazioni della Commissione di rafforzare lo sviluppo sostenibile e promuovere i diritti umani, le norme sociali e del lavoro e la sostenibilità ambientale in tutto il mondo attraverso i suoi accordi commerciali e di investimento, ma invita a compiere sforzi determinati al fine di attuare e applicare pienamente i capitoli corrispondenti nella pratica; condivide il parere della Commissione secondo cui l'UE ha una particolare responsabilità per quanto riguarda l'impatto delle sue politiche commerciali sui paesi in via di sviluppo e in particolare sui paesi meno sviluppati;

16.  ritiene che la migrazione costituisca una delle principali sfide che l'UE si trova ad affrontare nel XXI secolo; sottolinea che garantire la coerenza delle politiche dell'UE in materia di commercio e investimenti è fondamentale per far fronte alle cause della migrazione; deplora che la strategia "Commercio per tutti" non abbia tenuto sufficientemente conto di tale aspetto;

17.  è del parere che la finalità delle zone di libero scambio globali e approfondite (DCFTA), soprattutto per i paesi partner in situazioni di crisi economica, debba essere soprattutto quella di migliorare in maniera tangibile e sostenibile le condizioni di vita della gente comune;

18.  sottolinea che le disposizioni in materia di diritti umani, le norme sociali e ambientali, gli impegni sui diritti del lavoro basati sulle convenzioni fondamentali dell'OIL e sui principi di responsabilità sociale delle imprese, compresi i principi dell'OCSE per le società multinazionali e i principi delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani, dovrebbero essere vincolanti e devono costituire una parte sostanziale degli accordi commerciali dell'UE mediante impegni applicabili; invita la Commissione a includere in tutti gli accordi commerciali e di investimento dell'UE capitoli in materia di sviluppo sostenibile; ritiene che, per rendere vincolanti tali disposizioni sullo sviluppo sostenibile, sia necessario attuare un approccio in tre fasi che preveda consultazioni a livello governativo, gruppi consultivi nazionali e comitati di esperti con la partecipazione dell'OIL e che si debba ricorrere solamente in ultima istanza alla disposizione generale sulla risoluzione delle controversie contenuta nell'accordo al fine di risolvere le controversie con la possibilità di sanzioni finanziarie; sottolinea che le norme lavorative e ambientali non sono circoscritte ai capitoli sul commercio e sullo sviluppo sostenibile, ma devono valere in tutti gli ambiti degli accordi commerciali;

19.  sottolinea l'importanza di prevedere meccanismi di salvaguardia efficaci negli accordi commerciali; chiede nel contempo l'inclusione di un meccanismo di applicazione efficace dei diritti ambientali e del lavoro ai quali non si applica la clausola sui diritti umani; invita la Commissione a istituire un processo strutturato e depoliticizzato che preveda che le consultazioni con i partner per sospetta violazione degli obblighi previsti dai capitoli sul commercio e sullo sviluppo sostenibile debbano essere avviate in base a criteri chiari;

20.  sottolinea la partecipazione della società civile negli accordi di libero scambio (ALS) e la possibilità di utilizzare mezzi di comunicazione più avanzati in modo da agevolare la partecipazione della società civile;

21.  ribadisce che è importante rispettare le norme europee e internazionali in materia di commercio di armi, in particolare il trattato internazionale delle Nazioni Unite sul commercio di armi e il codice di condotta dell'UE sulle esportazioni di armi; evidenzia che la politica commerciale dell'UE è uno strumento di diplomazia economica che potrebbe anche contribuire ad affrontare le cause profonde del terrorismo; sottolinea che una legislazione efficace in materia di controllo delle esportazioni rappresenta anch'essa un aspetto chiave della politica commerciale dell'UE; invita a tale proposito la Commissione ad aggiornare la legislazione dell'UE sul controllo delle esportazioni di prodotti a duplice uso, al fine di perseguire gli obiettivi strategici e i valori universali dell'Unione;

22.  ricorda che, secondo le stime dell'OIL, 865 milioni di donne in tutto il mondo potrebbero contribuire maggiormente alla crescita economica se fossero sostenute in maniera più efficace; osserva che le imprese femminili rappresentano una leva sottoutilizzata per stimolare la competitività, accelerare l'attività economica e sostenere la crescita; afferma che la politica commerciale può avere impatti differenti in termini di genere nei diversi settori dell'economia e che sono necessari maggiori dati sul genere e sul commercio; prende atto che la Commissione non affronta la dimensione di genere degli accordi commerciali nella sua comunicazione "Commercio per tutti"; invita la Commissione a intensificare gli sforzi volti a sfruttare i negoziati commerciali come uno strumento per promuovere l'uguaglianza di genere in tutto il modo e a garantire che tanto le donne quanto gli uomini possano trarre vantaggio dalla liberalizzazione degli scambi ed essere protetti dai suoi effetti negativi; ritiene che, a tale proposito, la Commissione dovrebbe assicurarsi che la prospettiva di genere sia inclusa, orizzontalmente, in tutti gli accordi commerciali futuri e monitorare l'impatto in termini di genere degli accordi commerciali in vigore;

23.  si compiace che la Commissione abbia annunciato di volere effettuare una revisione intermedia del sistema di preferenze generalizzate (SPG), valutando in particolare la possibilità di estendere le preferenze ai servizi all'interno del sistema; sottolinea nel contempo che i sistemi di SPG, tra cui il regime "tutto tranne le armi" (EBA) e SPG+, sono strumenti che consentono di rispettare i valori fondamentali e che devono essere attuati e monitorati in modo efficace;

Catene globali del valore (CGV) trasparenti che rispettano i valori e le norme fondamentali a livello mondiale

24.  riconosce che l'internazionalizzazione del sistema produttivo mondiale ha contribuito a creare nuove opportunità di sviluppo economico e ad offrire a centinaia di milioni di persone una via di uscita dalla povertà attraverso l'occupazione; ricorda che, secondo l'OIL, circa 780 milioni di donne e uomini attivi non hanno un reddito sufficiente per uscire dalla povertà; sottolinea che l'espansione delle CGV ha creato opportunità occupazionali ma che la debole applicazione delle leggi sul lavoro esistenti e delle norme di sicurezza occupazionali – introdotte per tutelare i lavoratori contro orari di lavoro estenuanti e condizioni inaccettabili – nei paesi di origine è tuttora una questione urgente; osserva che le CGV hanno anche incoraggiato alcuni fornitori a ignorare le leggi sul lavoro, a delocalizzare le loro attività economiche al di fuori dell'UE, a impiegare lavoratori in condizioni pericolose e inaccettabili, a esigere orari di lavoro estenuanti e a negare ai lavoratori i loro diritti fondamentali; ricorda che tali pratiche creano una situazione di concorrenza sleale per i fornitori che rispettano le leggi sul lavoro e le norme internazionali in materia di lavoro e di ambiente e per i governi che desiderano migliorare i salari e le condizioni di vita; invita la Commissione ad analizzare l'impatto dell'aumento delle CGV e a presentare proposte concrete per migliorarne le condizioni in stretta collaborazione con l'OIL e l'OCSE; sottolinea che una maggiore integrazione dell'UE nelle CGV deve seguire due principi: da un lato, salvaguardare il modello sociale e normativo europeo e, dall'altro, garantire e creare una crescita economica sostenibile ed equa e un'occupazione dignitosa nell'UE e per i suoi partner; riconosce che la globalizzazione delle catene del valore aumenta il contenuto di importazione tanto della produzione interna quanto delle esportazioni, incrementando così in modo sostanziale il costo delle misure protezionistiche;

25.  ritiene che la politica commerciale debba contribuire ad assicurare un processo produttivo trasparente lungo tutta la catena del valore e garantire il rispetto delle norme ambientali, sociali e di sicurezza fondamentali; invita la Commissione a promuovere iniziative sulle norme relative al dovere di diligenza per le catene di approvvigionamento; si compiace dell'intenzione della Commissione di cooperare strettamente con l'OIL e con l'OCSE per sviluppare un approccio globale al fine di migliorare le condizioni di lavoro in particolare nel settore dell'abbigliamento; sottolinea l'importanza di identificare e valutare nuove opportunità settoriali o geografiche per ulteriori iniziative a favore di una catena di approvvigionamento responsabile; attende con interesse la prossima comunicazione della Commissione sulla responsabilità sociale delle imprese;

26.  esorta la Commissione a portare avanti il quadro complessivo per la politica di investimento in relazione allo sviluppo sostenibile dell'UNCTAD;

27.  chiede che gli aiuti al commercio e l'assistenza tecnica dell'UE siano incentrati sul sostegno ai produttori poveri, alle microimprese e alle piccole imprese, alle cooperative e alle donne, nonché sull'uguaglianza di genere, al fine di accrescere i vantaggi derivanti dagli scambi commerciali nei mercati locali e regionali;

28.  invita la Commissione a sviluppare la legislazione con l'obiettivo di vietare le importazioni di beni prodotti attraverso qualsivoglia forma di lavoro forzato o di schiavitù moderna e, nel contempo, a rafforzare i controlli basati su principi etici in relazione alle importazioni e alla catena di approvvigionamento;

29.  sottolinea che una migliore protezione dell'intero spettro dei diritti di proprietà intellettuale e un'applicazione più efficace sono fondamentali per l'ulteriore integrazione nelle CGV;

30.  invita la Commissione a sostenere tutti i paesi in via di sviluppo affinché utilizzino in maniera completa ed efficace le flessibilità previste dall'accordo TRIPS, riconosciute e affermate dalla dichiarazione di Doha sull'accordo TRIPS e la salute pubblica, adottata il 14 novembre 2001, nell'ottica di garantire che siano in grado di fornire l'accesso a farmaci essenziali a prezzi accessibili nel quadro dei loro programmi nazionali di salute pubblica; ricorda al Consiglio, a tale riguardo, di rispettare gli impegni della dichiarazione di Doha assicurando che la Commissione garantisca esplicitamente l'accesso ai farmaci nel negoziare le disposizioni relative ai prodotti farmaceutici, nel quadro dei futuri accordi commerciali bilaterali e regionali con i paesi in via di sviluppo o nei processi di adesione all'OMC dei paesi in via di sviluppo; accoglie con favore il sostegno della Commissione a favore della richiesta di proroga avanzata dai paesi meno sviluppati per la proprietà intellettuale farmaceutica, ma deplora la decisione del Consiglio TRIPS dell'OMC di concedere soltanto una proroga limitata a 17 anni;

31.  accoglie con favore l'attenzione dedicata dalla Commissione al commercio equo nella comunicazione "Commercio per tutti" e invita la Commissione ad adempiere prioritariamente ai suoi impegni di utilizzare la struttura esistente per l'attuazione degli ALS allo scopo di promuovere il commercio equo, incentivare i sistemi di commercio equo presso i piccoli produttori nei paesi terzi per mezzo delle delegazioni dell'UE e di svolgere attività di sensibilizzazione nell'UE, come un premio per la "città europea del commercio equo ed etico";

32.  ritiene che le nuove tecnologie e Internet forniscano nuovi strumenti di tracciabilità dei prodotti lungo la catena di approvvigionamento;

33.  ricorda il ruolo dei servizi bancari nello sviluppo del commercio e degli investimenti; invita l'UE a sostenere la promozione dell'accesso ai servizi bancari nei paesi in via di sviluppo;

34.  si compiace del fatto che la Commissione abbia annunciato di volere modernizzare le norme di origine, dal momento che esse costituiscono una barriera sempre maggiore agli scambi laddove i modelli commerciali sono dominati dalle catene globali del valore; sottolinea che la modernizzazione delle norme di origine deve costituire una priorità in tutti gli accordi di libero scambio negoziati dall'Unione; invita la Commissione, in particolare, ad adoperarsi per norme di origine flessibili, tra cui requisiti non particolarmente rigorosi per quanto riguarda il valore aggiunto e la modifica dei sottocodici nel sistema armonizzato;

Rendere il monitoraggio, la valutazione e il follow-up degli accordi esistenti una priorità assoluta della politica commerciale dell'UE

35.  valuta positivamente la proposta della Commissione relativa a un partenariato rafforzato con il Parlamento e i soggetti interessati per l'attuazione degli accordi commerciali; sottolinea che il Parlamento deve essere coinvolto e pienamente informato, in maniera tempestiva, in tutte le fasi della procedura, anche mediante una consultazione sistematica del Parlamento prima di elaborare il mandato a negoziare; sottolinea che la Commissione ha l'obbligo di informare il Parlamento circa le sue attività relative all'attuazione, al monitoraggio e al follow-up degli accordi commerciali e di investimento;

36.  invita la Commissione a non chiedere l'applicazione provvisoria degli accordi commerciali, compresi i capitoli commerciali degli accordi di associazione, prima che il Parlamento dia la sua approvazione; ricorda che ciò comprometterebbe gravemente i diritti del Parlamento e creerebbe una potenziale incertezza giuridica in relazione agli altri firmatari dell'accordo e agli operatori economici interessati; rammenta e accoglie con favore gli impegni del commissario per il Commercio in tale ambito ma raccomanda con fermezza di formalizzare tale impostazione nel nuovo accordo interistituzionale;

37.  ritiene che, nel caso degli accordi misti, la pratica già testata in virtù della quale un accordo è applicato provvisoriamente soltanto dopo che il Parlamento ha concesso la sua approvazione in attesa della ratifica da parte dei parlamenti nazionali costituisca la soluzione più equilibrata tra controllo democratico ed efficienza;

38.  ribadisce che il monitoraggio, la valutazione e il follow-up degli accordi esistenti devono diventare una priorità assoluta della PCC; invita la Commissione a riassegnare le risorse adeguate per consentire alla DG Commercio di monitorare meglio gli accordi commerciali che devono essere attuati, in considerazione della crescente agenda negoziale; invita la Commissione a istituire indicatori specifici per garantire il monitoraggio dell'attuazione degli accordi commerciali e a presentare pubblicamente e periodicamente una relazione dettagliata sull'attuazione al Parlamento, indicando, ad esempio, i risultati delle industrie dell'UE e l'impatto degli accordi sui diversi settori, nonché le rispettive quote di mercato;

39.  invita la Commissione a migliorare la qualità e l'accuratezza delle valutazioni ex ante ed ex post sulla base di una metodologia rivista; sottolinea la necessità di presentare sempre una valutazione d'impatto approfondita ed esaustiva della sostenibilità per le iniziative nell'ambito della politica commerciale, vista in particolare la recente raccomandazione del Mediatore riguardante la denuncia 1409/201/JN sull'ALS tra UE e Vietnam; sottolinea che le valutazioni dovrebbero contemplare almeno: i settori economici sensibili; i diritti umani, sociali e ambientali; la produzione agricola e locale nelle regioni ultraperiferiche; esprime preoccupazione per la mancanza di valutazioni intermedie ed ex post e per la scarsa qualità di quelle esistenti, come dimostra la relazione speciale n. 2/2014 della Corte dei conti europea; insiste sulla necessità di eseguire valutazioni intermedie ed ex post di migliore qualità per quanto concerne tutti gli accordi commerciali, al fine di permettere ai responsabili politici, ai soggetti interessati e ai contribuenti europei di valutare se tali accordi commerciali abbiano sortito i risultati attesi; chiede alla Commissione di fornire dati sull'impatto degli accordi commerciali conclusi, con particolare riferimento alle PMI, alla creazione di posti di lavoro dignitosi, ai diritti umani e all'ambiente, anche nei paesi partner e di presentare misure aggiuntive per garantire che i paesi meno sviluppati traggano beneficio dalle nostre politiche commerciali;

40.  invita la Commissione a presentare al Parlamento una relazione sulla pratica della doppia tariffazione e altre pratiche di distorsione dei prezzi utilizzate dai principali partner commerciali dell'UE, concentrando l'attenzione sulle risorse energetiche e indicando l'impatto economico di tali pratiche sull'economica dell'UE nonché le misure adottate dalla Commissione, a livello bilaterale, multilaterale e dell'OMC, per porre fine a tali pratiche; invita la Commissione ad adoperarsi con ogni mezzo per abolire la pratica della doppia tariffazione e altre pratiche di distorsione dei prezzi nelle sue relazioni commerciali con tutti i suoi partner commerciali;

Promuovere il commercio mondiale attraverso un approccio multilaterale nel quadro dell'OMC

41.  sottolinea che il sistema commerciale multilaterale nell'OMC resta l'opzione migliore per garantire un sistema aperto, leale e basato sulle regole in grado di tenere in conto e bilanciare i diversi interessi dei membri; ribadisce che il Parlamento resta sostenitore convinto dell'agenda multilaterale; plaude alla conclusione dei negoziati relativi all'accordo sull'agevolazione degli scambi che contribuirà a semplificare e ad ammodernare le procedure doganali in molti paesi, il che a sua volta faciliterà l'integrazione dei paesi in via di sviluppo nel sistema commerciale globale; chiede che tutte le parti attuino l'accordo in modo rapido e corretto;

42.  rileva che nel corso della decima conferenza ministeriale dell'OMC a Nairobi nel 2015 sono stati conseguiti modesti miglioramenti; prende atto delle differenze tra i membri dell'OMC in merito alle modalità operative legate all'agenda di Doha, compresa l'esigenza di considerare nuovi approcci per dare soluzione alle questioni in sospeso nel rispetto dei diversi interessi all'interno dei paesi in via di sviluppo e tra i paesi meno sviluppati, riconoscendo nel contempo la crescente responsabilità per le economie emergenti, nell'ottica di giungere alla conclusione del ciclo di Doha; plaude all'impegno dell'UE a favore dell'obiettivo di 400 milioni di EUR in finanziamenti per cinque anni al fine di sostenere i paesi in via di sviluppo, in particolare i paesi meno sviluppati, nei loro sforzi per attuare l'accordo sull'agevolazione degli scambi; osserva l'interesse espresso da alcuni membri dell'OMC in merito all'apertura di nuovi settori negoziali, tra cui, ma non esclusivamente, gli investimenti, le imprese statali, la concorrenza e il commercio digitale; ritiene che l'esito della conferenza ministeriale di Nairobi offra un'opportunità per dare nuovo impulso alla funzione negoziale dell'OMC; invita la Commissione a prendere l'iniziativa di riformare e rafforzare l'OMC, anche rafforzando il coordinamento con l'OIL e le altre agenzie dell'ONU che si occupano di ambiente e diritti umani, al fine di assicurare maggiore inclusione, efficacia, trasparenza e rendicontabilità; ricorda il ruolo cruciale degli aiuti al commercio (AFT) per il potenziamento delle capacità in campo commerciale e l'assistenza tecnica ai paesi in via di sviluppo; invita, a tale proposito, l'Unione e i suoi Stati membri a impegnarsi ad aumentare gli aiuti al commercio, in modo da permettere ai paesi in via di sviluppo di beneficiare di una quota maggiore di valore aggiunto nelle GVC; chiede alla Commissione di affrontare la questione del commercio equo e solidale nel prossimo riesame della strategia in materia di aiuti al commercio;

43.  ritiene che i negoziati plurilaterali, preferibilmente in seno all'OMC, quali l'accordo sulla tecnologia dell'informazione (ITA), l'accordo sui beni ambientali (EGA) e l'accordo sugli scambi di servizi (TiSA), offrano un'opportunità per rilanciare i progressi a livello dell'OMC, ma solo mantenendo aperta la possibilità di adesione da parte di membri dell'OMC interessati; è fermamente convinto che, ove possibile, tali accordi debbano essere sufficientemente ambiziosi da essere applicati in base al principio della nazione più favorita tra tutti i membri dell'OMC e dovrebbero costituire l'ossatura per i futuri accordi multilaterali; evidenzia che la politica commerciale andrebbe utilizzata anche come strumento per aumentare la competitività di prodotti ecocompatibili, sia per quanto riguarda il loro impiego che i metodi di produzione; sottolinea l'importanza della dimensione multilaterale dell'iniziativa "beni ambientali" e di valutare se gli accordi commerciali possano accordare maggiori preferenze ai veri e propri beni ambientali; sottolinea che il TiSA potrebbe costituire un'opportunità per rilanciare i progressi sul commercio dei servizi a livello dell'OMC;

44.  chiede una forte ed efficace dimensione parlamentare dell'OMC per accrescere la trasparenza dell'organizzazione nonché rafforzare e garantire la legittimità democratica del commercio globale; sollecita l'OMC a utilizzare appieno la Conferenza parlamentare sull'OMC e a garantire che i parlamentari abbiano accesso a tutte le informazioni di cui necessitano per svolgere efficacemente il proprio ruolo di controllo e contribuire in modo significativo alle politiche commerciali;

Approccio mirato nella scelta dei prossimi negoziati su ALS

45.  invita la Commissione a concentrarsi, in modo equilibrato e in uno spirito di reciprocità e vantaggio reciproco, sulla conclusione dei negoziati commerciali in atto e a valutare i possibili effetti cumulativi, in particolare per i prodotti sensibili interessati da quote o liberalizzazione nell'ambito dei negoziati in corso o degli accordi commerciali già conclusi; chiede di valutare e comunicare meglio il reale e potenziale impatto degli accordi commerciali conclusi al fine di trovare un adeguato equilibrio tra la tutela dei settori agricoli sensibili e la promozione degli interessi offensivi dell'Unione in quanto uno dei principali esportatori del settore agroalimentare, ad esempio prevedendo periodi transitori appropriati e quote, e in alcuni casi l'esclusione, per i prodotti più sensibili; sollecita la Commissione a procedere a esami e valutazioni d'impatto in materia di sostenibilità, ex ante, imparziali e obiettive, tenendo conto degli interessi dell'Unione, prima di elaborare mandati negoziali;

46.  reputa innanzitutto essenziale garantire che i negoziati commerciali conclusi con successo siano ratificati quanto prima; chiede in particolare che la conclusione di accordi con il Canada e Singapore garantisca l'apertura di due grandi mercati che saranno fondamentali per gli interessi futuri delle imprese dell'UE; chiede che si svolga un dibattito informato in tutta l'UE nel corso di discussioni politiche;

47.  sottolinea la fondamentale importanza di portare avanti in tutti i negoziati commerciali dell'UE gli interessi sensibili e offensivi quali ad esempio la promozione degli investimenti, la rimozione delle barriere al commercio non tariffarie e superflue, il riconoscimento e la protezione delle indicazioni geografiche e dei diritti del lavoro, il miglioramento dell'accesso agli appalti pubblici (in particolare nel contesto dell'attuale dibattito sul TTIP e sull'ALS UE-Giappone), la garanzia di posti di lavoro dignitosi e di qualità, l'integrazione delle PMI nelle catene di valore globali, l'esclusione dei servizi pubblici e dei servizi audiovisivi e la garanzia giuridica del diritto di regolamentare nel contesto dei negoziati ALS nel quadro di pacchetti ambiziosi, equilibrati e globali;

48.  ribadisce che i negoziati commerciali seguono una strategia commerciale regionale mirata e che è garantita la piena coerenza con l'integrazione regionale, in particolare all'interno dell'Asia, dell'Africa e dell'America latina, che la Commissione ha indicato come regioni cruciali per gli interessi economici europei, senza pregiudicare il ruolo chiave del partenariato strategico UE-USA; invita la Commissione ad avviare quanto prima i negoziati su un accordo sugli investimenti con Taiwan; conferma che l'UE e l'America latina sono alleati naturali con una popolazione totale di un miliardo di persone e una quota pari a un quarto del PIL mondiale; evidenzia che il potenziale di tale partenariato non è stato adeguatamente valorizzato; accoglie con favore il fatto che la nuova strategia commerciale e in materia di investimenti della Commissione preveda la rilevanza essenziale dell'America latina; invita la Commissione ad approfittare dello slancio attuale nei negoziati commerciali tra l'UE e il Mercosur per conseguire un accordo globale, equilibrato e ambizioso; sostiene la modernizzazione degli accordi con il Messico e il Cile; chiede che sia dato nuovo impulso ai negoziati ALS con l'Australia e la Nuova Zelanda e ricorda l'importanza di sviluppare le relazioni commerciali dell'UE con l'India in ragione delle enormi potenzialità di questo mercato; sollecita la Commissione a imprimere un nuovo slancio ai negoziati con la Malaysia e ad avviare quanto prima i negoziati con l'Indonesia dopo la conclusione delle discussioni preparatorie per un partenariato economico globale;

49.  evidenzia che, nel contesto delle attuali sfide, occorre assegnare particolare rilevanza al quadro post-Cotonou, sottolineando i legami con le clausole sui diritti umani contenute negli APE, e al sostegno alla creazione di una zona continentale di libero scambio per l'Africa, quale stimolo alla stabilità, all'integrazione regionale, alla crescita locale, all'occupazione e all'innovazione; ricorda la necessità per l'UE di garantire la stabilità del suo vicinato orientale e meridionale e chiede una migliore integrazione economica, conseguendo, a tale riguardo, una piena, rapida e adeguata attuazione degli accordi di libero scambio globale e approfondito con Ucraina, Georgia e Repubblica di Moldova, nonché progressi concreti con la Tunisia, il Marocco e la Giordania;

50.  invita la Commissione a coinvolgere pienamente le imprese nazionali in tutte le fasi dei negoziati commerciali, anche procedendo a consultazioni con le associazioni nazionali parallelamente alle consultazioni con le associazioni di coordinamento a livello UE, e a corredare il testo di un accordo commerciale negoziato con un elenco indicante chiaramente i risultati dei negoziati per i diversi settori e le ragioni delle scelte effettuate dalla Commissione;

Contro la concessione dello stato di economia di mercato (SEM) alla Cina e necessità di efficaci strumenti di difesa commerciale (SDC)

51.  sottolinea che ulteriori misure di liberalizzazione – che potrebbero portare a concorrenza e pratiche commerciali sleali tra i paesi per quanto attiene a barriere non tariffarie di ogni genere, diritti dei lavoratori e norme in materia di ambiente e salute pubblica – esigono che l'UE sia in grado di dare una risposta ancora più efficace alle pratiche commerciali sleali e di assicurare condizioni di parità; sottolinea che gli strumenti di difesa commerciale (SDC) devono restare un elemento indispensabile della strategia commerciale dell'UE e consentire una maggiore competitività ripristinando, laddove necessario, condizioni di concorrenza leale; ricorda che l'attuale legislazione dell'UE in materia di difesa commerciale risale al 1995; sottolinea che il sistema di difesa commerciale dell'UE deve essere modernizzato quanto prima senza essere indebolito; evidenzia che la legislazione dell'UE in materia di difesa commerciale deve essere più efficace, più accessibile per le PMI e adattata alle sfide e agli schemi commerciali odierni, che le inchieste devono essere più brevi e che la trasparenza e la prevedibilità devono essere rafforzate; deplora che la proposta di modernizzare gli SDC sia bloccata in seno al Consiglio, il quale non è stato in grado di conseguire risultati in merito a tale atto legislativo essenziale; si rammarica del fatto che la Commissione non faccia riferimento all'esigenza di modernizzare gli SDC nella sua comunicazione "Commercio per tutti"; invita con urgenza il Consiglio a sbloccare, sulla base della posizione del Parlamento, la fase di stallo in cui versa la modernizzazione degli SDC, specialmente in un momento in cui la Cina sollecita energicamente il riconoscimento del SEM;

52.  ribadisce l'importanza del partenariato tra l'UE e la Cina, nel cui ambito commercio e investimenti liberi ed equi svolgono un ruolo importante; è convinto che, finché la Cina non soddisferà tutti e cinque i criteri richiesti per essere considerata un'economia di mercato, l'UE dovrebbe utilizzare, nelle inchieste antidumping e antisovvenzione sulle importazioni cinesi, una metodologia non standard per determinare la comparabilità dei prezzi, conformandosi e dando pieno effetto alle parti della sezione 15 del protocollo di adesione della Cina che offrono un margine per l'applicazione di una metodologia non standard; invita la Commissione a presentare una proposta in linea con tale principio e ricorda la necessità di assicurare uno stretto coordinamento con altri partner dell'OMC su tale questione;

53.  invita la Commissione ad adottare eventuali misure a questo riguardo soltanto dopo aver effettuato una valutazione di impatto approfondita e a vasto spettro, in cui siano esaminati tutti gli effetti e tutte le conseguenze possibili sull'occupazione e la crescita sostenibile nella totalità dei settori dell'UE, nonché gli eventuali effetti e conseguenze sull'ambiente;

Maggiore coerenza tra le politiche commerciali e industriali dell'UE e migliore protezione dei diritti di proprietà intellettuale (DPI)

54.  ritiene che occorra profondere maggiori sforzi per rispondere alle esigenze delle industrie europee in modo globale e che il settore manifatturiero dell'UE sia troppo spesso messo in secondo piano rispetto al settore dei servizi; evidenzia che la politica commerciale deve assicurare condizioni di parità all'industria europea, fornire accesso ai mercati nuovi ed emergenti e agevolare una convergenza verso l'alto delle norme, riducendo al contempo la doppia certificazione; invita la Commissione a garantire la coerenza tra le politiche commerciali e industriali dell'UE e a promuovere lo sviluppo e la competitività dell'industria europea, con particolare riferimento alla strategia di reindustrializzazione;

55.  pone in evidenza il ruolo centrale che le norme di origine svolgono nel determinare quali settori trarranno beneficio o saranno svantaggiati dagli accordi di libero scambio dell'UE; riconosce che le norme di origine non sono state finora pienamente analizzate dal Parlamento e chiede alla Commissione di elaborare una relazione che identifichi le modifiche da essa apportate negli ultimi dieci anni, a livello del codice NC a 4 cifre, alla posizione negoziale degli ALS privilegiati per quanto riguarda le norme di origine, spiegando le ragioni di eventuali modifiche;

56.  ritiene che la mancanza di tutela effettiva dei DPI ponga a rischio la sopravvivenza di interi settori dell'industria europea; sottolinea che la contraffazione si traduce in una perdita di posti di lavoro e inibisce l'innovazione; ribadisce che una protezione adeguata dei DPI e la loro effettiva attuazione costituiscono le fondamenta di un'economia globale; accoglie con favore l'impegno della Commissione a potenziare la protezione e l'attuazione dei DPI negli ALS e in sede di OMC e a cooperare con i partner per contrastare le frodi; sostiene la Commissione nel suo obiettivo di tutelare l'intera gamma dei DPI, tra cui brevetti, marchi, diritti d'autore, disegni e modelli, indicazioni geografiche, marchi di origine e medicinali;

Apertura di nuove opportunità di mercato per i prestatori di servizi dell'UE e riconoscimento delle qualifiche professionali quale elemento essenziale della strategia commerciale dell'UE

57.  ribadisce che l'UE svolge un ruolo di primo piano nel settore dei servizi; sottolinea che l'apertura di nuove opportunità di mercato deve essere un elemento essenziale della strategia commerciale internazionale dell'UE; sottolinea che è estremamente importante inserire i servizi negli accordi commerciali, in quanto ciò offre opportunità alle imprese e agli occupati in Europa, ed escludere al contempo, in linea con gli articoli 14 e 106 TFUE e il protocollo 26, gli attuali e futuri servizi di interesse generale e servizi di interesse economico generale dall'ambito di applicazione di qualsiasi accordo, indipendentemente dal fatto che siano finanziati pubblicamente o privatamente; chiede che la Commissione promuova e includa il riconoscimento delle qualifiche professionali negli accordi commerciali, aprendo in tal modo nuove opportunità per le imprese e i lavoratori europei; invita in particolare a prendere in considerazione la possibilità di integrare alcuni benefici della direttiva sui trasferimenti intrasocietari negli accordi commerciali e di investimento in cambio di tali riconoscimenti;

58.  condivide la posizione della Commissione secondo cui la circolazione temporanea di professionisti è diventata una condizione essenziale per l'espansione delle attività commerciali a livello internazionale e continua a costituire un interesse offensivo dell'UE; sottolinea che in tutti gli accordi commerciali e di investimento dell'UE dovrebbe essere inserito un capitolo sulla mobilità dei lavoratori; rammenta tuttavia che gli impegni della modalità 4 devono applicarsi soltanto alla circolazione di professionisti altamente qualificati (vale a dire persone con una laurea o titolo equivalente ovvero che occupano una posizione dirigenziale di alto livello) per motivi specifici, per un periodo di tempo limitato e secondo precise condizioni stabilite dalla legislazione nazionale del paese in cui il servizio è effettuato e da un contratto che rispetti tale legislazione nazionale, conformemente all'articolo 16 della direttiva sui servizi, garantendo nel contempo che l'UE e i suoi Stati membri possano in ogni caso mantenere e migliorare le norme del lavoro e i contratti collettivi;

59.  accoglie con favore l'intenzione della Commissione di utilizzare la politica commerciale per contrastare le nuove forme di protezionismo digitale e di istituire norme per il commercio elettronico e i flussi transfrontalieri di dati in conformità della legislazione dell'UE in materia di protezione dei dati e vita privata, garantendo nel contempo la tutela dei diritti fondamentali; ritiene che occorra profondere sforzi molto maggiori per creare un clima favorevole al commercio elettronico e all'imprenditorialità all'interno dell'UE riducendo i monopoli e gli abusi di posizioni monopolistiche nel mercato delle telecomunicazioni come pure le pratiche di geoblocco e assicurando mezzi di ricorso concreti; sottolinea che è fondamentale garantire la cooperazione in campo normativo, la riduzione delle frodi online nonché il reciproco riconoscimento e l'armonizzazione delle norme nel settore del commercio digitale; invita la Commissione a presentare un nuovo modello per i capitoli sul commercio elettronico, che esenti totalmente il quadro giuridico attuale e futuro dell'UE per la protezione dei dati in tutti i negoziati commerciali, allo scopo di garantire che lo scambio di dati avvenga nel pieno rispetto delle norme in materia di protezione dei dati vigenti nel paese di origine dell'interessato; sollecita maggiore cooperazione tra le autorità responsabili dell'applicazione della legge, specialmente in relazione alle pratiche commerciali sleali attuate online;

Importanza fondamentale dell'economia digitale nel futuro commercio globale

60.  rileva l'importanza crescente e futura dell'economia digitale, non solo in Europa ma in tutto il mondo, con un numero stimato di utenti di Internet pari a 3,3 miliardi a livello globale, il che equivale al 40 % della popolazione mondiale; ritiene che tendenze come il cloud computing, i servizi web mobili, le reti intelligenti e i media sociali stiano determinando una trasformazione radicale del panorama imprenditoriale; sottolinea che la politica commerciale dell'UE deve restare al passo con le tendenze digitali e tecnologiche;

61.  invita la Commissione, in cooperazione con i partner dell'OMC, non soltanto a istituire un gruppo di lavoro sul commercio elettronico nell'ambito dell'OMC, con il compito di esaminare in modo dettagliato l'adeguatezza dell'attuale quadro per il commercio elettronico, analizzando le raccomandazioni, i chiarimenti e gli adeguamenti specifici, ma anche a delineare un nuovo quadro per agevolare gli scambi commerciali di servizi, ispirandosi alle prassi migliori dedotte dall'attuazione dell'accordo sulla facilitazione degli scambi;

Sostegno alla Commissione nella lotta contro la corruzione

62.  segnala che l'inserimento di disposizioni concernenti i servizi finanziari negli accordi commerciali ha sollevato riserve rispetto ai loro eventuali effetti negativi in termini di riciclaggio di denaro, evasione fiscale ed elusione fiscale; esorta la Commissione a combattere la corruzione in quanto principale ostacolo non tariffario nei paesi sviluppati e in quelli in via di sviluppo; ribadisce che gli accordi commerciali e di investimento offrono una buona opportunità per rafforzare la cooperazione nella lotta contro la corruzione, il riciclaggio di denaro, la frode fiscale e l'evasone fiscale; reputa che gli impegni basati sulle norme internazionali, gli obblighi in materia di rendicontazione paese per paese e lo scambio automatico di informazioni dovrebbero essere inclusi negli opportuni accordi internazionali quale fondamento di un'ulteriore liberalizzazione dei servizi finanziari;

63.  ritiene che il collegamento tra gli accordi commerciali e di investimento e le convenzioni contro la doppia imposizione non sia considerato in modo sufficiente e invita la Commissione a esaminare attentamente gli eventuali effetti reciproci di tali strumenti nonché le conseguenze per la coerenza globale delle politiche nella lotta all'evasione fiscale;

Politica commerciale lungimirante e attenta alle esigenze specifiche delle PMI

64.  evidenzia che una politica commerciale lungimirante deve riservare maggiore attenzione alle specifiche esigenze delle microimprese e delle PMI e assicurare che esse possano trarre pieno vantaggio dagli accordi commerciali e di investimento; rammenta che solo una piccola percentuale delle PMI europee è in grado di identificare e sfruttare le opportunità offerte dalla globalizzazione e dalla liberalizzazione degli scambi commerciali; osserva che solo il 13 % delle PMI europee conduce attività internazionali al di fuori dell'UE, generando un terzo delle esportazioni dell'UE; sostiene le iniziative volte a facilitare l'internazionalizzazione delle PMI europee e insiste pertanto sui vantaggi associati all'inclusione di un capitolo sulle PMI in tutti i futuri accordi di libero scambio; ritiene che occorra trovare nuovi modi per fornire migliore assistenza alle PMI in relazione alla vendita di beni e servizi all'estero; sottolinea che le PMI necessitano di un sostegno più specifico, già nei rispettivi Stati membri, di un accesso facilitato a informazioni da consultare agevolmente online sulle misure commerciali e di manuali chiari e specifici in merito alle opportunità e ai vantaggi offerti da ciascun accordo commerciale dell'UE passato o futuro;

65.  chiede alla Commissione di affrontare in modo orizzontale le esigenze delle PMI in tutti i capitoli degli accordi commerciali, tra l'altro attraverso la creazione di sportelli unici online dove le PMI possano ottenere informazioni sulla regolamentazione pertinente, in quanto si tratta di elemento particolarmente cruciale per i prestatori di servizi transfrontalieri ai fini del rilascio di licenze e di altri requisiti amministrativi; rileva che tali strumenti dovrebbero altresì comprendere, ove opportuno, nuove opportunità di accesso al mercato per le PMI, in particolare per quanto concerne gli appalti di modesta entità; sottolinea l'esigenza di ridurre i costi commerciali per le PMI attraverso lo snellimento delle procedure doganali, la riduzione degli ostacoli non tariffari e degli oneri normativi superflui e la semplificazione delle norme di origine; ritiene che le PMI possano sostenere la Commissione nella definizione di questi strumenti onde garantire che gli accordi commerciali rispondano alle loro esigenze; incoraggia la Commissione a mantenere uno stretto dialogo con i rappresentanti delle PMI in tutte le fasi dei negoziati commerciali;

66.  sottolinea che un più rapido accesso delle PMI europee alle procedure antidumping è essenziale per tutelarle da pratiche commerciali sleali; sottolinea l'esigenza di una riforma del quadro multilaterale dell'OMC al fine di garantire una migliore partecipazione delle PMI e assicurare una più rapida risoluzione delle controversie;

67.  invita la Commissione a valutare e perfezionare gli attuali strumenti concernenti la sussidiarietà, la non duplicazione e la complementarità tra i rispettivi programmi degli Stati membri e il valore aggiunto europeo prima di sviluppare ulteriori azioni specifiche di sostegno all'internazionalizzazione delle PMI; sottolinea che la Commissione dovrebbe presentare al Parlamento una valutazione indipendente di tutti i programmi esistenti;

Investimenti

68.  sottolinea l'importanza degli investimenti interni ed esteri per l'economia dell'UE e l'esigenza che le imprese dell'UE siano tutelate quando effettuano investimenti in mercati terzi; prende atto, in questo contesto, degli sforzi profusi dalla Commissione in relazione al nuovo sistema giurisdizionale per gli investimenti (ICS); sottolinea la necessità di proseguire le discussioni sull'ICS con le parti interessate e il Parlamento; sottolinea che il sistema deve rispettare l'ordinamento giuridico dell'UE, segnatamente le prerogative dei tribunali dell'Unione, e in particolare la normativa dell'UE in materia di concorrenza; condivide il progetto ambizioso di individuare, nel medio termine, una soluzione multilaterale per le controversie in materia di investimenti; deplora che la proposta sull'ICS non preveda l'inserimento di una disposizione sugli obblighi degli investitori;

69.  sollecita l'UE e gli Stati membri ad attenersi alle raccomandazioni del quadro complessivo per la politica degli investimenti a favore dello sviluppo sostenibile dell'UNCTAD al fine di stimolare investimenti più responsabili, trasparenti e verificabili;

70.  prende atto della richiesta di promuovere gli investimenti all'interno dell'UE, contenuta nel piano d'investimenti per l'Europa della Commissione, e ritiene che le strategie commerciali siano uno strumento fondamentale per conseguire tale obiettivo; osserva che il Fondo europeo per gli investimenti strategici non presenta una dimensione esterna; chiede che la Commissione valuti la creazione di una componente esterna solo dopo un'attenta analisi dei risultati ottenuti dal Fondo e un esame della sua utilità, data l'esistenza di prestiti erogati dalla Banca europea per gli investimenti e dalla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo nonché l'azione del Fondo europeo di sviluppo; evidenzia che detti fondi devono concorrere allo sviluppo sostenibile e alla creazione di posti di lavoro dignitosi, contrastare la povertà ed eliminare le cause profonde della migrazione;

71.  rammenta la necessità di rafforzare la trasparenza e la responsabilità delle istituzioni di finanziamento allo sviluppo (IFS), dei partenariati pubblico-privati (PPP) per seguire e controllare in modo efficace i flussi di denaro, la sostenibilità del debito e il valore aggiunto dei loro progetti in termini di sviluppo sostenibile;

Commercio e agricoltura

72.  sottolinea che le rigorose norme europee in materia di ambiente, sicurezza alimentare, benessere degli animali e condizioni sociali rivestono grande importanza per i cittadini dell'UE, in particolare in termini di moralità pubblica e di scelta informata dei consumatori; ritiene che gli accordi commerciali debbano promuovere una concorrenza leale onde garantire che gli agricoltori dell'UE beneficino appieno dalle concessioni tariffarie e non si trovino in una situazione di svantaggio economico rispetto ai loro omologhi nei paesi terzi; pone l'accento sulla necessità di garantire che le norme dell'UE in materia di sicurezza alimentare e benessere degli animali siano protette preservando il principio di precauzione, l'agricoltura sostenibile e un livello elevato di tracciabilità ed etichettatura dei prodotti, nonché assicurando che tutte le importazioni siano conformi alle leggi dell'UE applicabili; osserva la notevole differenza delle norme relative al benessere degli animali a livello internazionale; sottolinea, a questo proposito, l'esigenza di regolamentare l'esportazione di animali da allevamento vivi conformemente alla legislazione UE vigente e alle norme stabilite dall'Organizzazione mondiale per la salute animale (OIE);

73.  ritiene che l'apertura di nuovi mercati per i prodotti agricoli dell'UE, come i prodotti lattiero-caseari, la carne nonché la frutta e la verdura, sia importante nel contesto attuale di crisi dell'agricoltura; sottolinea la necessità di identificare nuovi sbocchi di mercato con un grande potenziale di acquisto;

74.  reputa necessario rafforzare il valore aggiunto dell'agricoltura e avviare campagne promozionali con l'obiettivo di aprire nuovi mercati; sottolinea in particolare che è indispensabile rafforzare i regimi di qualità a livello dell'UE, dato che rappresentano la migliore immagine del "marchio UE" per i suoi prodotti sul mercato mondiale, apportando benefici indiretti all'agricoltura europea nel suo insieme;

75.  insiste sulla necessità di controlli più severi delle importazioni alle frontiere e di un'intensificazione delle ispezioni dell'Ufficio alimentare e veterinario sulle condizioni di produzione e commercializzazione nei paesi che esportano verso l'UE, in modo da garantire il rispetto delle norme dell'Unione;

76.  pone l'accento sull'importanza di compiere progressi relativamente alle barriere sanitarie e fitosanitarie, nonché ad altre barriere non tariffarie al commercio di prodotti agricoli, in tutti i negoziati di libero scambio, in particolare per quanto riguarda i punti non negoziabili fissati dall'UE suscettibili di incidere sulla salute dei consumatori;

77.  ricorda l'importanza delle indicazioni geografiche per la promozione dei prodotti agroalimentari europei tradizionali, la protezione di tali prodotti dalle pratiche dannose di parassitismo, la garanzia dei diritti e delle scelte consapevoli dei consumatori nonché la tutela dei produttori rurali e degli agricoltori, con particolare riferimento alle PMI; osserva che la tutela e il riconoscimento delle indicazioni geografiche nei paesi terzi ha potenzialmente un grande valore per tutto il settore agro-alimentare dell'UE e reputa che tutti gli accordi commerciali debbano prevedere misure e azioni protettive per combattere la contraffazione;

Migliorare l'accesso agli appalti pubblici per gli operatori economici europei

78.  chiede la soppressione degli attuali squilibri nel grado di apertura dei mercati degli appalti pubblici tra l'UE e gli altri partner commerciali; invita la Commissione a intensificare ulteriormente gli sforzi a favore di un'apertura ambiziosa e più reciproca dei mercati internazionali degli appalti pubblici, garantendo al contempo l'esclusione dei servizi di interesse economico generale e assicurandosi che gli Stati rimangano liberi di adottare norme sociali e ambientali, come il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, per le procedure di appalto; sottolinea che gli operatori economici europei, siano essi grandi imprese o PMI, necessitano di un migliore accesso agli appalti pubblici nei paesi terzi per mezzo di strumenti quali lo Small Business Act e l'eliminazione dell'attuale livello di asimmetria; ricorda, a tale riguardo, che l'UE presenta uno dei mercati degli appalti pubblici più aperti di tutti i membri dell'OMC;

79.  prende atto della proposta modificata della Commissione di regolamento relativo all'accesso di beni e servizi di paesi terzi al mercato interno degli appalti pubblici dell'Unione europea, che rappresenta un importante strumento per assicurare condizioni di parità nell'accesso ai mercati dei paesi terzi, e deplora vivamente che i governi degli Stati membri ostacolino la proposta iniziale; invita la Commissione a garantire una reciprocità positiva con i principali partner commerciali in relazione all'accesso ai mercati degli appalti pubblici;

Parità di accesso alle risorse per una concorrenza leale sul mercato mondiale

80.  evidenzia che le risorse naturali sono limitate e dovrebbero essere utilizzate in modo sostenibile dal punto di vista economico e ambientale, dando priorità al riciclaggio; riconosce la forte dipendenza dei paesi in via di sviluppo, e in particolare dei paesi meno sviluppati, dalle risorse naturali; ricorda che la politica commerciale europea deve portare avanti una strategia coerente, sostenibile, complessiva e trasversale per le materie prime, come già evidenziato dal Parlamento nella sua risoluzione sulla nuova politica commerciale per l'Europa nel quadro della strategia Europa 2020;

81.  pone l'accento sulla necessità di realizzare la transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio e incoraggia pertanto la Commissione a rafforzare la cooperazione nelle attività di ricerca, sviluppo e innovazione in ambito energetico volte a promuovere la diversificazione dei fornitori, delle rotte e delle fonti di energia, individuare nuovi partner commerciali nel settore dell'energia e creare maggiore concorrenza, in modo da conseguire una diminuzione dei prezzi per i consumatori di energia; sottolinea che lo sviluppo delle energie rinnovabili e la promozione dell'efficienza energetica costituiscono elementi fondamentali per una maggiore sicurezza energetica e una minore dipendenza dalle importazioni; evidenzia l'importanza di inserire negli accordi di libero scambio entrambe le disposizioni, nell'ottica di creare partenariati energetici sostenibili e di rafforzare la cooperazione tecnologica, soprattutto nel settore delle energie rinnovabili, dell'efficienza energetica e delle garanzie, nonché di prevenire la rilocalizzazione delle emissioni di carbonio in modo da conseguire gli obiettivi definiti in occasione della COP21;

Lotta al commercio illegale di specie selvatiche e di prodotti delle specie selvatiche

82.  continua a nutrire profonda preoccupazione per il recente aumento significativo dei reati contro le specie selvatiche e per il conseguente commercio illegale, che non ha solo un impatto devastante sulla biodiversità e sulla sopravvivenza delle specie, ma costituisce altresì un pericolo chiaro e reale per i mezzi di sussistenza e le economie locali, in particolare nei paesi in via di sviluppo; si compiace dell'impegno dell'UE volto a porre fine al commercio illegale di specie selvatiche nel quadro della risposta dell'UE all'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, in particolare l'obiettivo di sviluppo sostenibile n. 15, che evidenzia la necessità non solo di porre fine al bracconaggio e al traffico di specie di flora e fauna protette, ma anche di contrastare sia la domanda che l'offerta di prodotti di specie selvatiche di origine illegale; si attende, a tale proposito, che la Commissione, dopo un periodo di riflessione che preveda la consultazione del Parlamento e degli Stati membri, valuti il modo migliore per includere disposizioni sul commercio illegale di specie selvatiche in tutti i futuri accordi commerciali dell'UE;

Migliore cooperazione doganale e lotta contro il commercio illegale alle frontiere dell'UE

83.  sottolinea che procedure doganali migliori, armonizzate e più efficienti, in Europa e al suo esterno, aiutano a facilitare gli scambi commerciali nonché a garantire il rispetto dei pertinenti requisiti in materia di agevolazione del commercio, e contribuiscono altresì a evitare che le falsificazioni e i beni illegali e contraffatti siano immessi nel mercato unico, il che compromette la crescita economica dell'UE e pregiudica gravemente i consumatori dell'Unione; si compiace dell'intenzione della Commissione di rafforzare la cooperazione tra le autorità doganali; chiede nuovamente alla Commissione e agli Stati membri di istituire un servizio doganale unificato dell'UE ai fini di una più efficace applicazione delle norme e procedure doganali nell'intero territorio doganale dell'UE;

84.  sottolinea che la Commissione, nei negoziati relativi agli accordi commerciali, dovrebbe cercare di persuadere i partner commerciali a istituire sportelli unici per il rispetto degli obblighi doganali e in materia di frontiere, se del caso accompagnati da aiuti al commercio per lo sviluppo delle capacità;

85.  sottolinea che occorrono una comunicazione adeguata e un forte coordinamento al fine di garantire che la soppressione dei dazi sia accompagnata da idonee misure tecniche, istituzionali e strategiche per assicurare il mantenimento della sicurezza degli scambi;

86.  chiede alla Commissione di considerare l'introduzione di indicatori essenziali di prestazione per valutare i risultati interni ed esterni dell'amministrazione doganale; deplora che allo stato attuale i dati pubblici disponibili siano estremamente limitati; evidenzia che sarebbe utile comprendere come le dogane e le altre autorità di frontiera operano in patria nonché tra i partner commerciali su base continuativa, al fine di condividere in seno alle istituzioni europee le migliori prassi e gli interessi specifici in materia di agevolazione degli scambi, alla luce delle disposizioni dell'articolo 13 dell'accordo dell'OMC sull'agevolazione degli scambi;

87.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di avviare un dibattito aperto sul possibile trasferimento dei servizi doganali dal livello nazionale al livello dell'Unione;

Garantire benefici tangibili per i consumatori

88.  constata che gli accordi commerciali possono portare enormi benefici ai consumatori, in particolare tramite l'aumento della concorrenza, l'abbassamento dei prezzi, l'incremento delle possibilità di scelta e la promozione dell'innovazione; invita la Commissione, al fine di sfruttare tale potenziale, a esercitare forti pressioni in tutti i negoziati allo scopo di limitare le pratiche di geoblocco, ridurre le tariffe del roaming internazionale e rafforzare i diritti dei passeggeri;

89.  invita a introdurre misure di sostegno ai consumatori per quanto riguarda il commercio transfrontaliero di beni e servizi con paesi terzi, ad esempio mediante sportelli online che forniscano informazioni o prestino assistenza in caso di controversie;

90.  insiste sulla necessità di fornire ai consumatori informazioni accurate sulle caratteristiche dei prodotti che vengono posti in commercio;

Commercio per tutti: necessità di introdurre politiche di accompagnamento alle politiche relative a scambi e investimenti aperti per aumentare al massimo i vantaggi e ridurre al minimo le perdite

91.  condivide l'analisi dell'OCSE secondo cui le politiche in materia di investimenti e "commercio equo e aperto" necessitano di una serie di politiche di accompagnamento efficaci per aumentare al massimo i vantaggi e ridurre al minimo le perdite della liberalizzazione degli scambi per i cittadini e le economie dell'UE e dei paesi terzi; esorta gli Stati membri e la Commissione a impegnarsi molto di più per integrare l'apertura degli scambi commerciali con una serie di misure di sostegno che consentano di assicurare uno sviluppo sostenibile, ad esempio in settori quali i servizi pubblici e gli investimenti, l'istruzione e la sanità, le politiche attive riguardanti il mercato del lavoro, la ricerca e lo sviluppo, il potenziamento delle infrastrutture e norme adeguate per garantire la protezione sociale e ambientale;

92.  invita la Commissione e gli Stati membri a effettuare approfondite analisi ex ante ed ex post sulla base di valutazioni d'impatto a livello settoriale e regionale per i pertinenti accordi commerciali e fascicoli legislativi, anticipando eventuali ripercussioni negative sul mercato del lavoro all'interno dell'Unione e individuando modalità più sofisticate per introdurre misure di attenuazione al fine di rivitalizzare le industrie e le regioni danneggiate, allo scopo di ottenere una distribuzione più equa e garantire un aumento generalizzato dei profitti commerciali; evidenzia che i Fondi strutturali e di investimento europei, in particolare il Fondo europeo di sviluppo regionale e il Fondo sociale europeo, possono svolgere un ruolo rilevante in materia; segnala che il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione può altresì rappresentare uno strumento importante se riformato e calibrato in modo che disponga dei finanziamenti adeguati per fornire assistenza alle imprese e ai produttori dell'Unione che hanno subito gli effetti negativi delle sanzioni commerciali nei confronti di paesi terzi nonché ai dipendenti delle PMI direttamente colpiti dagli effetti della globalizzazione;

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93.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Comitato economico e sociale europeo, al Comitato delle regioni, all'UNCTAD e all'OMC.

(1) Testi approvati, P8_TA(2015)0415.
(2) Testi approvati, P8_TA(2015)0252.
(3) Testi approvati, P8_TA(2016)0041.
(4) Testi approvati, P8_TA(2015)0250.
(5) Testi approvati, P8_TA(2015)0219.
(6) Testi approvati, P8_TA(2015)0175.
(7) GU C 56 E del 26.2.2013, pag. 87.
(8) GU C 188 E del 28.6.2012, pag. 42.
(9) GU C 99 E del 3.4.2012, pag. 94.
(10) GU C 99 E del 3.4.2012, pag. 31.
(11) GU C 99 E del 3.4.2012, pag. 101.

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