Indice 
Testi approvati
Martedì 12 aprile 2016 - StrasburgoEdizione definitiva
Prodotti originari di alcuni Stati ACP ***I
 Accordo di partenariato nel settore della pesca con la Danimarca e la Groenlandia: possibilità di pesca e contropartita finanziaria ***
 Accordo su determinati aspetti dei servizi aerei tra l'Unione europea e Macao ***
 Applicazione di un'aliquota normale minima dell'IVA *
 Accordo sulla cooperazione strategica tra il Brasile ed Europol *
 Richiesta di revoca dell'immunità di Hermann Winkler
 Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare: aspetti relativi alla pesca
 Animali riproduttori e loro materiale germinale ***I
 Situazione nel Mediterraneo e necessità di un approccio globale dell'UE in materia di immigrazione
 Relazioni annuali 2012 e 2013 in materia di sussidiarietà e proporzionalità
 Programma di controllo dell'adeguatezza e dell'efficacia della regolamentazione (REFIT)
 Verso una migliore normativa sul mercato unico
 Apprendere l'UE a scuola
 Erasmus+ e altri strumenti per promuovere la mobilità nell'istruzione e formazione professionale
 Il ruolo dell'UE nel quadro delle istituzioni e degli organi finanziari, monetari e di regolamentazione internazionali
 Pesca costiera artigianale nelle regioni dipendenti dalla pesca
 Dimensione esterna della PCP, compresi gli accordi di pesca

Prodotti originari di alcuni Stati ACP ***I
PDF 237kWORD 81k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 12 aprile 2016 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante applicazione dei regimi per prodotti originari di alcuni Stati appartenenti al gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP) previsti in accordi che istituiscono, o portano a istituire, accordi di partenariato economico (rifusione) (COM(2015)0282 – C8-0154/2015 – 2015/0128(COD))
P8_TA(2016)0094A8-0010/2016

(Procedura legislativa ordinaria – rifusione)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2015)0282),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 207, paragrafo 2 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0154/2015),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo dell'8 ottobre 2015(1),

–  visto l'accordo interistituzionale del 28 novembre 2001 ai fini di un ricorso più strutturato alla tecnica della rifusione degli atti normativi(2),

–  vista la lettera in data 16 settembre 2015 della commissione giuridica alla commissione per il commercio internazionale a norma dell'articolo 104, paragrafo 3, del suo regolamento,

–  visti gli articoli 104 e 59 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per il commercio internazionale (A8-0010/2016),

A.  considerando che, secondo il gruppo consultivo dei servizi giuridici del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, la proposta della Commissione non contiene modificazioni sostanziali se non quelle espressamente indicate come tali e che, per quanto concerne la codificazione delle disposizioni immutate degli atti precedenti e di tali modificazioni, la proposta si limita ad una mera codificazione degli atti esistenti, senza modificazioni sostanziali;

1.  adotta la sua posizione in prima lettura facendo propria la proposta della Commissione e tenendo conto delle raccomandazioni del gruppo consultivo dei servizi giuridici del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 12 aprile 2016 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2016/... del Parlamento europeo e del Consiglio recante applicazione dei regimi per prodotti originari di alcuni Stati appartenenti al gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP) previsti in accordi che istituiscono, o portano a istituire, accordi di partenariato economico (rifusione)

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) 2016/1076)

(1) GU C 32 del 28.1.2016, pag. 23.
(2) GU C 77 del 28.3.2002, pag. 1.


Accordo di partenariato nel settore della pesca con la Danimarca e la Groenlandia: possibilità di pesca e contropartita finanziaria ***
PDF 235kWORD 59k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 12 aprile 2016 sul progetto di decisione del Consiglio relativo alla conclusione, a nome dell'Unione europea, del protocollo che fissa le possibilità di pesca e la contropartita finanziaria previste dall'accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea, da un lato, e il governo della Danimarca e il governo locale della Groenlandia, dall'altro (11634/2015 – C8-0377/2015 – 2015/0152(NLE))
P8_TA(2016)0095A8-0067/2016

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (11634/2015),

–  visto il progetto di protocollo che fissa le possibilità di pesca e la contropartita finanziaria previste dall'accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea, da un lato, e il governo della Danimarca e il governo locale della Groenlandia, dall'altro (11633/2015),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 43 e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), e paragrafo 7, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0377/2015),

–  visti l'articolo 99, paragrafo 1, primo e terzo comma, e paragrafo 2, nonché l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  visti la raccomandazione della commissione per la pesca e i pareri della commissione per lo sviluppo e della commissione per i bilanci (A8-0067/2016),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione del protocollo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e della Groenlandia.


Accordo su determinati aspetti dei servizi aerei tra l'Unione europea e Macao ***
PDF 229kWORD 59k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 12 aprile 2016 sul progetto di decisione del Consiglio concernente la conclusione dell'accordo su determinati aspetti dei servizi aerei tra l'Unione europea e il governo della regione amministrativa speciale di Macao della Repubblica popolare cinese (05255/2014 – C8-0040/2015 – 2012/0015(NLE))
P8_TA(2016)0096A8-0072/2016

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (05255/2014),

–  visto il progetto di accordo tra l'Unione europea e il governo della regione amministrativa speciale di Macao della Repubblica popolare cinese su taluni aspetti dei servizi aerei (08179/2012),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 100, paragrafo 2, dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), e dell'articolo 218, paragrafo 8, primo comma, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0040/2015),

–  visti l'articolo 99, paragrafo 1, primo e terzo comma, e paragrafo 2, nonché l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per i trasporti e il turismo (A8-0072/2016),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione dell'accordo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e al governo della regione amministrativa speciale di Macao della Repubblica popolare cinese.


Applicazione di un'aliquota normale minima dell'IVA *
PDF 240kWORD 62k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 12 aprile 2016 sulla proposta di direttiva del Consiglio che modifica la direttiva 2006/112/CE relativa al sistema comune di imposta sul valore aggiunto, in relazione alla durata dell'obbligo di applicazione di un'aliquota normale minima (COM(2015)0646 – C8-0009/2016 – 2015/0296(CNS))
P8_TA(2016)0097A8-0063/2016

(Procedura legislativa speciale – consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Consiglio (COM(2015)0646),

–  visto l'articolo 113 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C8-0009/2016),

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari (A8-0063/2016),

1.  approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.  si rammarica del ritardo con cui la Commissione ha presentato la sua proposta, il che significa che l'applicazione di un'aliquota normale minima dell'IVA sarà retroattiva;

3.  invita la Commissione a modificare di conseguenza la sua proposta, in conformità dell'articolo 293, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

4.  invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

5.  chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente la proposta della Commissione;

6.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Testo della Commissione   Emendamento
Emendamento 1
Proposta di direttiva
Articolo 1 – punto 1
Direttiva 2006/112/CE
Articolo 97
A decorrere dal 1º gennaio 2016 e fino al 31 dicembre 2017 l'aliquota normale non può essere inferiore al 15%.
A decorrere dal 1º gennaio 2016 e fino al 31 dicembre 2018 l'aliquota normale non può essere inferiore al 15%.

Accordo sulla cooperazione strategica tra il Brasile ed Europol *
PDF 237kWORD 61k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 12 aprile 2016 sul progetto di decisione di esecuzione del Consiglio che approva la conclusione, da parte dell'ufficio europeo di polizia (Europol), dell'accordo sulla cooperazione strategica tra la Repubblica federativa del Brasile ed Europol (13980/2015 – C8-0010/2016 – 2016/0801(CNS))
P8_TA(2016)0098A8-0070/2016

(Procedura legislativa speciale – consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto del Consiglio (13980/2015),

–  visti l'articolo 39, paragrafo 1, del trattato sull'Unione europea, quale modificato dal trattato di Amsterdam, e l'articolo 9 del protocollo n. 36 sulle disposizioni transitorie, a norma dei quali è stato consultato dal Consiglio (C8-0010/2016),

–  vista la decisione 2009/371/GAI del Consiglio, del 6 aprile 2009, che istituisce l'ufficio europeo di polizia (Europol)(1), in particolare l'articolo 23, paragrafo 2,

–  vista la decisione 2009/934/GAI del Consiglio, del 30 novembre 2009, che adotta le norme di attuazione relative alle relazioni di Europol con i partner, incluso lo scambio di dati personali e informazioni classificate(2), in particolare gli articoli 5 e 6,

–  vista la decisione 2009/935/GAI del Consiglio, del 30 novembre 2009, che stabilisce l'elenco dei paesi e delle organizzazioni terzi con cui Europol stipula accordi(3),

–  visti l'articolo 59 e l'articolo 50, paragrafo 1, del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0070/2016),

1.  approva il progetto del Consiglio;

2.  invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

3.  chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente il testo approvato dal Parlamento;

4.  invita la Commissione a valutare, dopo l'entrata in vigore del nuovo regolamento Europol (2013/0091(COD)), le disposizioni contenute nell'accordo di cooperazione; invita la Commissione a informare il Parlamento e il Consiglio circa i risultati di tale valutazione e, se del caso, a presentare una raccomandazione che autorizza ad avviare una rinegoziazione internazionale dell'accordo;

5.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

(1) GU L 121 del 15.5.2009, pag. 37.
(2) GU L 325 dell'11.12.2009, pag. 6.
(3) GU L 325 dell'11.12.2009, pag. 12.


Richiesta di revoca dell'immunità di Hermann Winkler
PDF 156kWORD 62k
Decisione del Parlamento europeo del 12 aprile 2016 sulla richiesta di revoca dell'immunità di Hermann Winkler (2016/2000(IMM))
P8_TA(2016)0099A8-0062/2016

Il Parlamento europeo,

–  vista la richiesta di revoca dell'immunità di Hermann Winkler, trasmessa il 25 settembre 2015 dalla Procura di Lipsia, nel quadro di un'indagine preliminare riguardante un incidente stradale con il riferimento 600 AR 3037/15, e comunicata in Aula il 14 dicembre 2015,

–  visto che Hermann Winkler ha rinunciato al diritto di essere ascoltato in conformità dell'articolo 9, paragrafo 5, del regolamento,

–  visti gli articoli 8 e 9 del protocollo n. 7 sui privilegi e sulle immunità dell'Unione europea e l'articolo 6, paragrafo 2, dell'atto relativo all'elezione dei membri del Parlamento europeo a suffragio universale diretto, del 20 settembre 1976,

–  viste le sentenze pronunciate dalla Corte di giustizia dell'Unione europea il 12 maggio 1964, 10 luglio 1986, 15 e 21 ottobre 2008, 19 marzo 2010, 6 settembre 2011 e 17 gennaio 2013(1),

–  visto l'articolo 46 della Legge fondamentale tedesca (Grundgesetz),

–  visti l'articolo 5, paragrafo 2, l'articolo 6, paragrafo 1, e l'articolo 9 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione giuridica (A8-0062/2016),

A.  considerando che la Procura di Lipsia (Germania) ha richiesto la revoca dell'immunità parlamentare di Hermann Winkler, deputato al Parlamento europeo, nel quadro dell'avvio di un procedimento d'inchiesta in merito a un presunto reato;

B.  considerando che, ai sensi dell'articolo 9 del protocollo sui privilegi e sulle immunità dell'Unione europea, i deputati beneficiano sul territorio nazionale delle immunità riconosciute ai membri del parlamento del loro paese;

C.  considerando che, a norma dell'articolo 46, paragrafo 2, della Legge fondamentale tedesca (Grundgesetz), un deputato può essere chiamato a rispondere di un reato perseguibile solo dopo l'autorizzazione del parlamento, a meno che non sia colto nell'atto di commettere il fatto o durante il giorno successivo;

D.  considerando che la richiesta riguarda un'indagine preliminare in merito a un grave incidente stradale che ha avuto luogo il 23 settembre 2015 e in cui è stato coinvolto Hermann Winkler;

E.  considerando che l'azione penale non riguarda opinioni o voti espressi da un deputato del Parlamento europeo nell'esercizio delle sue funzioni ai sensi dell'articolo 8 del protocollo n. 7 sui privilegi e sulle immunità dell'Unione europea;

F.  considerando che, alla luce delle informazioni acquisite dalla commissione, non vi è motivo di ritenere che l'intento sotteso al procedimento penale sia di danneggiare l'attività politica del deputato (fumus persecutionis);

G.  considerando che il presunto reato non è evidentemente connesso alla posizione di Hermann Winkler di deputato al Parlamento europeo;

H.  considerando che, nel caso in questione, risulta quindi opportuno revocare l'immunità parlamentare;

1.  decide di revocare l'immunità di Hermann Winkler;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere immediatamente la presente decisione e la relazione della sua commissione competente alle autorità tedesche e a Hermann Winkler.

(1) Sentenza della Corte di giustizia del 12 maggio 1964, Wagner/Fohrmann e Krier, 101/63, ECLI:EU:C:1964:28; sentenza della Corte di giustizia del 10 luglio 1986, Wybot/Faure e altri, 149/85, ECLI:EU:C:1986:310; sentenza del Tribunale del 15 ottobre 2008, Mote/Parlamento, T-345/05, ECLI:EU:T:2008:440; sentenza della Corte di giustizia del 21 ottobre 2008, Marra/De Gregorio e Clemente, C-200/07 e C-201/07, ECLI:EU:C:2008:579; sentenza del Tribunale del 19 marzo 2010, Gollnisch/Parlamento, T-42/06, ECLI:EU:T:2010:102; sentenza della Corte di giustizia del 6 settembre 2011, Patriciello, C-163/10, ECLI:EU:C:2011:543; sentenza del Tribunale del 17 gennaio 2013, Gollnisch/Parlamento, T-346/11 e T-347/11, ECLI:EU:T:2013:23.


Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare: aspetti relativi alla pesca
PDF 189kWORD 84k
Risoluzione del Parlamento europeo del 12 aprile 2016 su aspetti relativi alla pesca nel quadro dell'accordo internazionale sulla biodiversità marina nelle zone non sottoposte a giurisdizione nazionale, convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (2015/2109(INI))
P8_TA(2016)0100A8-0042/2016

Il Parlamento europeo,

–  visti la convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) e i suoi due accordi di attuazione: l'accordo di attuazione della parte XI e l'accordo delle Nazioni Unite sugli stock ittici (UNFSA),

–  vista la risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite sullo sviluppo di uno strumento internazionale giuridicamente vincolante nel quadro della convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare per la conservazione e l'uso sostenibile della diversità biologica marina delle zone non sottoposte a giurisdizione nazionale,

–  visto il documento conclusivo della conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile – tenutasi nel 2012 a Rio de Janeiro – intitolato "Il futuro che vogliamo",

–  viste le relazioni del gruppo di lavoro ad hoc informale aperto delle Nazioni Unite,

–  visti la convenzione sulla diversità biologica (CBD) e gli obiettivi di Aichi in materia di biodiversità adottati dalle parti della CBD, in particolare gli obiettivi 6, 10 e 11,

–  visti i criteri e gli orientamenti scientifici delle Azzorre, del 2009, per l'individuazione di zone marine significative dal punto di vista ecologico o biologico (EBSA) e la designazione di reti rappresentative di aree marine protette in acque oceaniche aperte e habitat delle profondità marine, adottati dalle parti della CBD,

–  visto il processo CBD ai fini della definizione delle EBSA, che ha già portato alla delimitazione di 204 zone rientranti nei criteri, molte delle quali in zone non sottoposte a giurisdizione nazionale,

–  vista la circostanza che le EBSA sono state repertoriate nell'oceano Indiano meridionale, nel Pacifico orientale tropicale e temperato, nel Pacifico settentrionale, nell'Atlantico sudorientale, nell'Artico, nell'Atlantico nordoccidentale, nel Mediterraneo, nel Pacifico sudoccidentale, nell'insieme dei Caraibi e nell'Atlantico centroccidentale, mentre altre regioni non vi rientrano ancora,

–  visti la dichiarazione di Rio sull'ambiente e lo sviluppo, l'Agenda 21, il programma per l'ulteriore attuazione dell'Agenda 21, il piano di attuazione del vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile (dichiarazione di Johannesburg sullo sviluppo sostenibile e piano di attuazione),

–  visto il codice di condotta per una pesca responsabile dell'Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO), adottato nell'ottobre 1995 dalla conferenza della FAO e gli strumenti correlati, segnatamente l'accordo del 1995 inteso a favorire il rispetto delle misure internazionali di conservazione e di gestione da parte dei pescherecci in alto mare,

–  vista l'agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (UNGA A/RES/70/1 approvata nel 2015) nonché l'obiettivo di sviluppo sostenibile n. 14: "Conservare e sfruttare in modo sostenibile gli oceani, i mari e le risorse marine per lo sviluppo sostenibile",

–  visto l'obiettivo 14 del programma di sviluppo sostenibile dell'ONU,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per la pesca (A8-0042/2016),

A.  considerando che il mare occupa il 71% della superficie della Terra e contiene il 97% dell'acqua del pianeta; che esso ospita una parte considerevole della biodiversità mondiale in gran parte ancora inesplorata;

B.  considerando che un'area stimata al 64% del mare, segnatamente il mare aperto e i fondali marini, è zona non sottoposta a giurisdizione nazionale e disciplinata dal diritto internazionale;

C.  considerando che gli oceani svolgono un ruolo fondamentale in molti sistemi della Terra compresi quello climatico e meteorologico e che in essi si svolge un'ampia gamma di attività umane quali la pesca, l'energia, i trasporti, gli scambi commerciali;

D.  considerando che meno dell'1% delle zone non sottoposte alla giurisdizione nazionale è tutelato attraverso la definizione di zone marine protette, che nella stragrande maggioranza delle regioni oceaniche non esiste alcun quadro gestionale stabile con un mandato giuridico per delimitare zone marine protette;

E.  considerando che la conservazione e la salvaguardia della diversità biologica marina costituiscono una preoccupazione comune dell'umanità da trattare come tale;

F.  considerando che il mantenimento di habitat marini sani e di stock ittici sostenibili è essenziale per la sostenibilità a lungo termine della pesca;

G.  considerando che a livello mondiale gli ecosistemi protetti coprivano, nel 2014, il 15,2% delle terre emerse e solo l'8,4% delle zone marine;

H.  considerando che i cambiamenti climatici e l'acidificazione aggravano le ripercussioni negative dovute al sovrasfruttamento, all'inquinamento, ai rifiuti marini e alla distruzione degli habitat ed ecosistemi marini;

I.  considerando che nel documento conclusivo della conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile (Rio de Janeiro, 2012), intitolato "Il futuro che vogliamo", si sottolineava che la protezione e la gestione delle risorse naturali alla base dello sviluppo economico e sociale costituiscono gli obiettivi generali e i presupposti essenziali dello sviluppo sostenibile;

J.  considerando che i mari e gli oceani possiedono un potenziale ancora ampiamente non valorizzato, in campi come le energie rinnovabili e i prodotti farmaceutici, che può essere ritenuto anche un valido percorso di sviluppo per i paesi attualmente in via di sviluppo; considerando che lo sviluppo marittimo e il suo potenziale di crescita blu hanno come prerequisiti lo sviluppo delle conoscenze sulle specie marine e dell'ambiente marino, della sua batimetria e della cartografia degli ecosistemi vulnerabili marini;

K.  considerando che la conservazione della biodiversità marina e il suo utilizzo sostenibile sono direttamente collegati allo sviluppo sostenibile a lungo termine e quindi hanno una rilevanza sociale, economica e ambientale per tutti i paesi e territori;

L.  considerando che l'attuale quadro giuridico sulle zone al di fuori della giurisdizione nazionale, messo a punto più di trent'anni fa e basato sulla dottrina della libertà dei mari, esige ulteriore elaborazione per promuovere proficuamente la conservazione e l'uso sostenibile della biodiversità marina nelle zone non sottoposte a giurisdizione nazionale;

M.  considerando che negli ultimi decenni è aumentata molto la gamma delle attività realizzate nell'ambiente marino; che occorre prendere atto delle interazioni dinamiche tra le diverse attività eseguite in alto mare e della loro incidenza sulla biodiversità marina;

N.  considerando che occorre prendere atto delle interazioni e degli effetti cumulativi tra le diverse attività che si svolgono in alto mare nonché della loro incidenza sulla biodiversità marina;

O.  considerando che, nel 2004, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha istituito il gruppo di lavoro ad hoc informale aperto con il proposito di studiare e analizzare la conservazione e l'uso sostenibile della diversità biologica marina nelle zone non sottoposte a giurisdizione nazionale;

P.  considerando che, nel 2011, il gruppo di lavoro ha raccomandato che fosse avviato un processo per individuare le carenze e le soluzioni, tra cui l'eventuale elaborazione di un accordo multilaterale nel quadro dell'UNCLOS, e che lo stesso avrebbe dovuto contemplare, assieme e nel loro insieme, le risorse genetiche marine, comprese questioni come la condivisione dei benefici, le misure quali gli strumenti gestionali in zone delimitate, tra cui le aree marine protette, i processi di valutazione dell'impatto ambientale, la creazione di capacità e il trasferimento di tecnologia marina;

Q.  considerando che la sintesi 2011 redatta dai copresidenti del gruppo di lavoro ha tenuto conto dello scarto tra il processo scientifico per la descrizione di zone significative sotto il profilo ecologico e biologico e l'effettiva identificazione/designazione di dette zone, dato che non esiste ancora un'istanza globale con un mandato ufficiale e le istanze regionali e settoriali esistenti sono confrontate a problemi di legittimità in merito;

R.  considerando che nella sintesi 2011 redatta dai copresidenti del gruppo di lavoro sono stati generalmente riconosciuti i limiti e le carenze dello statu quo;

S.  considerando che nel documento finale di Rio+20 del giugno 2012 i capi di Stato e di governo si sono impegnati ad affrontare, su base urgente, partendo dall'operato del gruppo di lavoro, nonché entro la fine della 69a sessione dell'Assemblea generale, la questione della conservazione e dell'uso sostenibile della diversità biologica marina nelle zone non sottoposte a giurisdizione nazionale, anche adottando una decisione sullo sviluppo di uno strumento internazionale nel quadro della convenzione sul diritto del mare;

T.  considerando che la pesca, da sola e combinata con i cambiamenti climatici, l'inquinamento marino o altre attività umane, ha un impatto notevole sulla biomassa e sulla biodiversità marina e che pertanto tale impatto sulla biodiversità marina nelle zone non sottoposte a giurisdizione nazionale dovrebbe essere affrontato globalmente con misure di conservazione e di gestione, al fine di evitare o minimizzarne l'incidenza; che inoltre la pesca non è il solo fattore di mortalità indotta dalle attività umane nelle risorse degli oceani e non deve costituire l'unico strumento dell'azione internazionale;

U.  considerando che, in modo non esaustivo, l'estrazione di minerali, le trivellazioni energetiche, l'utilizzazione di spazi sul fondale per piattaforme urbane sono oggi altri fattori di mortalità delle risorse e che lo sviluppo marittimo futuro potrebbe innescare fattori di mortalità non previsti, su cui occorrerà esercitare la massima attenzione;

V.  considerando che la biodiversità marina ha già subito un declino significativo; che sussiste uno stretto legame tra la salvaguardia delle possibilità di pesca per le generazioni future e la protezione della biodiversità marina nonché la conservazione degli ecosistemi marini;

W.  considerando che le tecniche di pesca selettiva e sostenibile rappresentano uno strumento indispensabile ai fini della gestione sostenibile delle risorse ittiche e per minimizzare le catture accidentali e quindi contribuiscono a preservare la biodiversità marina;

X.  considerando che il coordinamento e la consultazione di tutti gli attori dell'attività marittima sono la modalità migliori per assicurare la conservazione della diversità biologica marina e l'uso sostenibile delle risorse;

Y.  considerano che le regioni ultraperiferiche europee hanno specificità uniche per conformazione geografica e talvolta geopolitica e che esse comprendono meccanismi specifici di cooperazione regionale;

Z.  considerando che la pesca è un'attività molto importante che si svolge sia in zone sottoposte a giurisdizione nazionale sia in zone che si trovano oltre tale giurisdizione;

AA.  considerando che l'Unione svolge un ruolo centrale nella governance mondiale di mari e oceani e possiede un'influenza rilevante sulla scena internazionale in materia di pesca anche per la sua partecipazione a 17 organizzazioni regionali di gestione della pesca (ORGP); che tale ruolo di protagonista centrale comporta per l'Unione la responsabilità di adottare una politica proattiva in materia di preservazione della biodiversità marina su scala mondiale;

AB.  considerando che l'UNFSA, dato che definisce i diritti e gli obblighi degli Stati firmatari in materia di conservazione e alla gestione degli stock ittici transzonali e degli stock ittici altamente migratori, non va modificato perché è un documento globale e lungimirante la cui piena attuazione va assicurata con un processo di cooperazione rafforzata da adottare nel nuovo strumento internazionale;

AC.  considerando opportuno trarre lezioni dalle recenti divergenze dell'UE con le isole Fær Øer e l'Islanda, al fine di consentire una gestione sostenibile degli stock a livello mondiale;

AD.  considerando che ogni paese ha il diritto di beneficiare della conservazione e dell'uso sostenibile delle proprie risorse, come previsto dall'UNCLOS;

AE.  considerando che si riconosce l'obbligo degli Stati di proteggere e preservare l'ambiente marino, compresa la protezione degli ecosistemi rari o delicati e dell'habitat di specie vulnerabili, in diminuzione, in pericolo o in via di estinzione, e di altre forme di vita marina;

AF.  considerando che l'UNFSA fornisce un quadro per l'applicazione di approcci precauzionali e approcci basati sull'ecosistema per la gestione della pesca, misure di conservazione e di gestione per gli stock ittici transzonali e altamente migratori, la cooperazione internazionale e la definizione di organizzazioni e accordi subregionali e regionali di gestione della pesca (ORGP); che occorre migliorarne l'effettiva attuazione;

AG.  considerando che le risoluzioni 61/105 e 64/72 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite sollecitano gli Stati e le ORGP a varare una serie di misure per garantire la conservazione effettiva delle risorse delle acque profonde e prevenire impatti nocivi rilevanti della pesca demersale in ecosistemi marini vulnerabili nelle zone non sottoposte a giurisdizione nazionale;

AH.  considerando che si riconoscono e si sostengono i diritti e le esigenze particolari dei paesi in via di sviluppo nel contesto della creazione di capacità volte a consentire loro di trarre vantaggio dalla conservazione e dall'uso sostenibile delle risorse ittiche, degli stock ittici transzonali e di quelli altamente migratori;

AI.  considerando che la linea d'azione del cosiddetto "Processo Kobe" riconosce gli sforzi già esplicati da quelle ORGP che hanno intrapreso valutazioni indipendenti dei risultati, e invita tutte le ORGP a procedere su base regolare a valutazioni di questo tipo rendendone pubblici i risultati e attuando pienamente le raccomandazioni che ne emergono; che organi come l'UNGA e il COFI hanno a loro volta invitato le altre ORGP a provvedere a che siano effettuate dette valutazioni;

AJ.  considerando che esistono organizzazioni regionali per la gestione della pesca (ORGP) e che alcune di esse operano per istituire aree marine protette al fine di conservare e ricostituire gli stock ittici a un livello sostenibile;

AK.  considerando che la CBD ha promosso una serie di seminari per descrivere le EBSA anche nelle zone non sottoposte a giurisdizione nazionale e che i risultati di tali seminari sono ora ampiamente disponibili a fini di consultazione sul sito web della CBD;

AL.  considerando che è estremamente necessario raccogliere e condividere le conoscenze e i dati scientifici, onde adottare decisioni in buona fede e sulla base dei migliori pareri scientifici disponibili;

AM.  considerando che il problema ambientale dei rifiuti di plastica nell'ambiente marino rappresenta una minaccia per la biodiversità marina, che le dimensioni e i mezzi per contrastare il problema restano non adeguatamente studiati e che l'azione per farvi fronte può diventare un'opportunità economica;

AN.  considerando che, nel suo documento del 23 gennaio 2015, il gruppo di lavoro ha sottolineato la necessità che il regime globale affronti in modo migliore la conservazione e la gestione della diversità biologica marina nelle zone non sottoposte a giurisdizione nazionale;

AO.  considerando che l'UE sviluppa e incoraggia attivamente le migliori prassi per conseguire un uso sostenibile degli stock ittici e, grazie a programmi quali Orizzonte 2020, incoraggia e finanzia la raccolta dei dati, la ricerca e lo sviluppo sostenibile;

AP.  considerando che, il 23 gennaio 2015, il gruppo di lavoro ha dato il proprio appoggio a una raccomandazione per la messa a punto di uno strumento internazionale giuridicamente vincolante nel quadro della convenzione;

AQ.  considerando che, il 19 giugno 2015, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione sullo sviluppo di uno strumento internazionale giuridicamente vincolante nel quadro dell'UNCLOS per la conservazione e l'uso sostenibile della diversità biologica marina delle zone non sottoposte a giurisdizione nazionale;

1.  accoglie con favore la decisione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite di sviluppare uno strumento internazionale giuridicamente vincolante nel contesto dell'UNCLOS relativo alla conservazione e all'uso sostenibile della diversità biologica marina nelle zone non sottoposte a giurisdizione nazionale, con lo scopo di affrontare le carenze attuali; sottolinea che tale processo non pregiudica gli strumenti e i quadri pertinenti già in vigore, né gli organismi globali, regionali e settoriali competenti (quali le ORGP); insiste sull'importanza di avanzare in modo rapido e attento nell'elaborazione di questo nuovo strumento e di rispettare l'obiettivo previsto di completarne la redazione entro il 2017;

2.  sottolinea le prospettive, le opportunità e le conseguenze di buone relazioni tra gli Stati e per lo sfruttamento sostenibile delle risorse nell'ambito dell'UNCLOS, riconoscendo al contempo che, alla luce delle nuove pressioni e delle nuove opportunità, sono necessari adeguamenti;

3.  sottolinea l'importanza della conservazione e dell'uso sostenibile degli oceani e dei mari, nonché delle loro risorse; invita l'UE e la comunità internazionale a promuovere la conservazione e l'uso sostenibile della biodiversità marina applicando, fra le altre misure, gli approcci moderni e sostenibili di gestione degli ecosistemi marini, i principi di governance degli oceani e la gestione dello sfruttamento delle risorse marine (estrazione di minerali, trivellazioni energetiche, ecc.) e della pesca, fra cui una governance marina basata sulla scienza, che mantenga gli stock a livelli atti a produrre un rendimento massimo sostenibile, una gestione e una conservazione della biodiversità marina basate sugli ecosistemi, l'applicazione della legislazione vigente e l'approccio precauzionale;

4.  sottolinea che, per far fronte alle pressioni sulla biodiversità marina entro il 2020, gli Stati membri dovranno avviare iniziative mirate ad attuare i piani di gestione, monitorare l'applicazione delle norme, approfondire la base di conoscenze e potenziare le reti di ricerca e il coordinamento delle informazioni sulla biodiversità marina;

5.  riconosce e sostiene il positivo ruolo guida svolto dall'UE e dalla Commissione, tenendo conto della posizione di attore principale del settore e del mercato ittico dell'Unione e il fatto che la politica europea della pesca è orientata alla sostenibilità;

6.  riconosce che l'UE ha svolto un ruolo di rilievo nell'assicurare la gestione sostenibile delle risorse marine viventi, segnatamente nella lotta contro la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN); sottolinea che la pesca INN minaccia, per la sua stessa natura, la biodiversità marina e compromette gravemente la preservazione degli ecosistemi marini; evidenzia che l'UE ha fatto della lotta contro la pesca INN una priorità e che la cooperazione internazionale è primordiale per procedere adeguatamente in tale lotta; sollecita la FAO e le ORGP a rafforzare ulteriormente i propri sforzi per migliorare la cooperazione multilaterale;

7.  sottolinea il ruolo positivo dell'etichettatura ecologica nel settore dei prodotti alieutici, in quanto consente al consumatore di contribuire alla sostenibilità delle risorse e alla preservazione della biodiversità marina esercitando una scelta informata;

8.  incoraggia la Commissione a continuare a promuovere, coordinare e garantire che, nel contesto di questo nuovo accordo internazionale, si affronti efficacemente l'impatto delle attività umane, compresa la pesca e tutte le modalità di sfruttamento dei fondali e degli oceani, sulla biodiversità nelle zone non sottoposte a giurisdizione nazionale; segnala pertanto l'esigenza di promuovere ancora l'applicazione della legislazione esistente e di sviluppare i necessari strumenti gestionali per assicurarne coerente e coesione;

9.  invita le ORGP a provvedere alla piena applicazione delle loro raccomandazioni, a proseguire la regolare valutazione indipendente e assicurare la corretta esecuzione di dette valutazioni;

10.  sollecita la Commissione a sostenere e promuovere un approccio olistico e globale relativamente alle aree marine protette, dal momento che nessuna reale cooperazione e nessun coordinamento degli sforzi di conservazione sono possibili senza la partecipazione del più ampio numero possibile di soggetti coinvolti in una grande varietà di attività marittime umane negli oceani e nei mari;

11.  incoraggia e sollecita la Commissione e gli Stati membri a promuovere la designazione e l'attuazione delle EBSA nelle zone non sottoposte a giurisdizione nazionale;

12.  sollecita la Commissione a operare d'intesa con tutte le parti interessate e a continuare a sostenere e a promuovere, nel contesto del nuovo accordo internazionale in virtù dell'UNCLOS, lo sviluppo di un meccanismo istituzionale per la designazione, la gestione e l'introduzione delle disposizioni necessarie ai fini del monitoraggio e dell'esecuzione di reti di aree marine protette connesse, coerenti e rappresentative, poiché tale strumento è essenziale per garantire l'interconnessione ecologica e biologica;

13.  chiede alla Commissione di elaborare dati esaustivi sulla biodiversità marina nei mari regionali europei; considera che la raccolta di questi dati rappresenta una sfida necessaria, considerato che l'80% delle specie e degli habitat contemplati dalla direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino è classificato come sconosciuto;

14.  invita l'UE ad assumere un ruolo di primo piano nella lotta ai rifiuti plastici in mare e nella corrispondente ricerca da finanziare a titolo dell'economia blu;

15.  sottolinea che questo nuovo accordo internazionale dovrebbe garantire condizioni di parità per tutti i soggetti interessati; ritiene che il nuovo accordo internazionale dovrebbe tenere in conto anche le esigenze specifiche dei paesi in via di sviluppo, segnatamente dei piccoli Stati insulari, in materia di rafforzamento delle capacità necessarie al conseguimento degli obiettivi della comunità internazionale, tra cui le zone marine protette;

16.  sollecita la Commissione a promuovere maggiore cooperazione, coordinamento, trasparenza e responsabilità fra tutti gli attori coinvolti, ivi compreso fra i nuovi strumenti negoziati, gli strumenti già esistenti nell'ambito dell'UNFSA e della FAO, le ORGP e altri organismi settoriali quali, tra gli altri, l'Autorità internazionale dei fondi marini e l'Organizzazione marittima internazionale;

17.  invita le Nazioni Unite a cooperare con gli Stati nell'attuazione più efficace delle normative vigenti e se del caso introdurre ulteriori norme che possano indirettamente contribuire a proteggere la biodiversità nelle zone di alto mare e migliorare le condizioni sociali, di sicurezza e di monitoraggio, ad esempio uno strumento centralizzato per la registrazione delle navi come il registro globale dei pescherecci attualmente in fase di sviluppo sotto l'autorità della FAO, evitando nel contempo di aumentare gli oneri burocratici per i pescatori;

18.  sottolinea che le ripercussioni della pesca sulla biodiversità marina nelle zone non sottoposte a giurisdizione nazionale devono rientrare nel mandato delle ORGP;

19.  sollecita la Commissione e gli Stati membri a sostenere e promuovere, nel mandato del nuovo accordo internazionale in virtù dell'UNCLOS, lo sviluppo di un meccanismo istituzionale per realizzare una valutazione preliminare di impatto ambientale per le attività che possano avere un impatto significativo sull'ambiente marino, come previsto dall'articolo 206 dell'UNCLOS, anche per quanto concerne lo sfruttamento delle risorse marine, con una base scientifica solida e accompagnando tali attività con un monitoraggio ambientale e socioeconomico dettagliato;

20.  chiede alla Commissione di puntare nel contesto del nuovo accordo internazionale al riconoscimento del danno ecologico in mare e all'accertamento della catena di responsabilità per tale danno;

21.  sollecita la Commissione a invitare gli Stati membri che non l'abbiano ancora fatto a ratificare l'UNCLOS o ad aderirvi;

22.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione all'Assemblea generale delle Nazioni Unite nonché al comitato preparatorio incaricato della redazione del testo del futuro accordo internazionale.


Animali riproduttori e loro materiale germinale ***I
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Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 12 aprile 2016 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle condizioni zootecniche e genealogiche applicabili agli scambi commerciali e alle importazioni nell'Unione di animali riproduttori e del loro materiale germinale (COM(2014)0005 – C7-0032/2014 – 2014/0032(COD))
P8_TA(2016)0101A8-0288/2015

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2014)00052014/0032(COD)),

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento e al Consiglio (COM(2014)00042014/0033(COD)),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e gli articoli 42 e 43, paragrafo 2 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C7-0032/2014),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 25 marzo 2014(1),

–  previa consultazione del Comitato delle regioni,

–  visto l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 18 dicembre 2015, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale e il parere della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (A8-0288/2015),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  ritiene che, a seguito dell'inserimento del contenuto della proposta della Commissione (COM(2014)0004) in tale posizione, la procedura legislativa 2014/0033(COD) sia decaduta;

3.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

4.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 12 aprile 2016 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2016/... del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle condizioni zootecniche e genealogiche applicabili alla riproduzione, agli scambi commerciali e all'ingresso nell'Unione di animali riproduttori di razza pura, di suini ibridi riproduttori e del loro materiale germinale, che modifica il regolamento (UE) n. 652/2014, le direttive 89/608/CEE e 90/425/CEE del Consiglio, e che abroga taluni atti in materia di riproduzione animale ("regolamento sulla riproduzione degli animali")

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) 2016/1012)

(1) GU C 226 del 16.7.2014, pag. 70.


Situazione nel Mediterraneo e necessità di un approccio globale dell'UE in materia di immigrazione
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Risoluzione del Parlamento europeo del 12 aprile 2016 sulla situazione nel Mediterraneo e la necessità di un approccio globale dell'UE in materia di immigrazione (2015/2095(INI))
P8_TA(2016)0102A8-0066/2016

Il Parlamento europeo,

–  visti la Convenzione di Ginevra del 1951 e i relativi protocolli aggiuntivi, e in particolare il diritto al non respingimento,

–  vista la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

–  viste la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia del 1989 e la risoluzione del Parlamento europeo del 27 novembre 2014 sul 25° anniversario della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia(1),

–  viste la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, la Convenzione internazionale per la salvaguardia della vita umana in mare del 1974 e la Convenzione internazionale sulla ricerca e il salvataggio marittimo del 1979, quale modificata,

–  vista la Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie del 1990,

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  viste la comunicazione della Commissione "Piano d'azione sui minori non accompagnati" (2010-2014) (COM(2010)0213) e la risoluzione del Parlamento europeo del 12 settembre 2013 sulla situazione dei minori non accompagnati nell'UE(2),

–  vista la sua risoluzione del 29 aprile 2015 sulle recenti tragedie nel Mediterraneo e sulle politiche dell'UE in materia di migrazione e asilo(3),

–  vista la sua risoluzione del 10 settembre 2015 sulla migrazione e i rifugiati in Europa(4),

–  visti i dibattiti tenutisi nel 2015 in seno alla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni del Parlamento europeo: il 14 aprile, alla presenza del Commissario Avramopoulos; il 6 maggio, sulla solidarietà e l'equa ripartizione della responsabilità, compresi gli obblighi di ricerca e soccorso; il 26 maggio, sulla strategia di cooperazione con i paesi terzi; il 4 giugno, sulla creazione di vie sicure e legali per l'accesso dei richiedenti asilo e dei rifugiati all'Unione europea e sull'attuazione del sistema europeo comune di asilo (CEAS); il 25 giugno, sulla lotta al traffico criminale e alla tratta di migranti irregolari e al loro sfruttamento lavorativo, sulla creazione di canali legali adeguati per la migrazione economica e sulla gestione delle frontiere e la politica dei visti; il 2 luglio, sulle modalità di spesa dei fondi destinati agli affari interni nel contesto delle migrazioni e dello sviluppo; il 6 luglio, sul primo pacchetto di proposte della Commissione in seguito all'agenda europea sulla migrazione e sulla solidarietà e l'equa ripartizione della responsabilità, compresi gli obblighi di ricerca e soccorso, nonché la creazione di vie sicure e legali per l'accesso dei richiedenti asilo e dei rifugiati all'Unione europea; il 16 luglio, alla presenza di esperti, sui fondi dell'UE per le politiche migratorie, sulle politiche, le prassi e i dati sui minori non accompagnati negli Stati membri dell'UE e in Norvegia, sulla cooperazione dell'UE con i paesi terzi nel campo della migrazione e su nuovi scenari per la legislazione in materia di migrazione economica; il 22 settembre, sul secondo pacchetto di proposte della Commissione in seguito all'agenda sulla migrazione; il 23 settembre, con i parlamenti nazionali, sull'approccio basato sui punti di crisi ("hotspot") e sulla gestione della migrazione a livello nazionale e locale; il 19 ottobre, sulla lotta al traffico e alla tratta di migranti irregolari e al loro sfruttamento lavorativo; il 10 novembre, sulla comunicazione della Commissione dal titolo "Gestire la crisi dei rifugiati: stato di attuazione delle azioni prioritarie intraprese nel quadro dell'agenda europea sulla migrazione" (COM(2015)0510); il 19 novembre, sui finanziamenti interni ed esterni dell'UE relativi alla politica in materia di migrazione e di asilo; il 10 dicembre, sulla cooperazione dell'UE con i paesi terzi nel campo della migrazione; il 21 dicembre, sulla gestione delle frontiere e la politica dei visti, su un'attuazione efficace del CEAS e sulla creazione di canali legali adeguati per la migrazione economica,

–  visti i dibattiti tenutisi il 1° aprile 2015, nella riunione congiunta della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e della commissione per lo sviluppo, sul nesso tra sviluppo e migrazione, e il 15 settembre 2015, nella riunione congiunta della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, della commissione per gli affari esteri e della sottocommissione per i diritti dell'uomo, sul rispetto dei diritti umani nel contesto dei flussi migratori nel Mediterraneo,

–  viste le relazioni della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni sulle visite effettuate dalle sue delegazioni a Lampedusa riguardo alle operazioni di ricerca e soccorso nel settembre 2015 e in Tunisia riguardo alla cooperazione con i paesi terzi in materia di migrazione, asilo e controllo delle frontiere nell'ottobre 2015, e vista la relazione della commissione per i bilanci e della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni sulla visita della loro delegazione congiunta in Sicilia su come affrontare la pressione migratoria nella regione, anche, in particolare, dal punto di vista del bilancio, nel luglio 2015,

–  visto il piano d'azione della Commissione in dieci punti sulla migrazione presentato nella sessione congiunta del Consiglio "Affari esteri" e "Affari interni" del 20 aprile 2015 a Lussemburgo,

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo "Agenda europea sulla migrazione" (COM(2015)0240),

–  vista la decisione (PESC) 2015/778 del 18 maggio 2015 del Consiglio relativa a un'operazione militare dell'Unione europea nel Mediterraneo centromeridionale (EUNAVFOR MED),

–  viste la decisione di avviare la seconda fase dell'operazione EUNAVFOR MED, rinominata operazione Sophia, presa dagli ambasciatori dell'UE in seno al comitato politico e di sicurezza(5) e le operazioni condotte sotto la guida della NATO nel Mar Egeo,

–  vista la risoluzione 2240 (2015) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, del 9 ottobre 2015,

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo "Piano d'azione dell'UE contro il traffico di migranti (2015-2020)" (COM(2015)0285),

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione sull'attuazione del regolamento Eurodac in merito all'obbligo di rilevamento delle impronte digitali (SWD(2015)0150),

–  viste la raccomandazione della Commissione relativa a un programma di reinsediamento europeo (C(2015)3560) e le conclusioni dei rappresentanti dei governi degli Stati membri riuniti in sede di Consiglio sul reinsediamento mediante programmi multilaterali e nazionali di 20 000 persone in evidente bisogno di protezione internazionale, presentate in occasione della riunione del Consiglio "Giustizia e affari interni" del 20 luglio 2015,

–  viste la nota esplicativa della Commissione sull'approccio basato sui punti di crisi ("hotspot") e le relazioni sullo stato di attuazione delle azioni da parte della Grecia e dell'Italia, del 10 febbraio 2016, nonché la relazione sui progressi compiuti dalla Grecia, del 4 marzo 2016,

–  vista la decisione (UE) 2015/1523 del Consiglio, del 14 settembre 2015, che istituisce misure temporanee nel settore della protezione internazionale a beneficio dell'Italia e della Grecia,

–  vista la decisione (UE) 2015/1601 del Consiglio, del 22 settembre 2015, che istituisce misure temporanee nel settore della protezione internazionale a beneficio dell'Italia e della Grecia,

–  vista la proposta della Commissione di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un meccanismo di ricollocazione di crisi e modifica il regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione nello Stato membro competente per l'esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (COM(2015)0450),

–  vista la proposta della Commissione di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri ai fini della direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca della protezione internazionale e che modifica la direttiva 2013/32/UE (COM(2015)0452),

–  vista la comunicazione della Commissione intitolata "Piano d'azione dell'UE sul rimpatrio" (COM(2015)0453),

–  visti la raccomandazione della Commissione che istituisce un manuale comune sul rimpatrio che le autorità competenti degli Stati membri devono utilizzare nell'espletamento dei compiti connessi al rimpatrio (C(2015)6250) e il relativo allegato,

–  vista la comunicazione della Commissione sulle norme di aggiudicazione degli appalti pubblici in relazione all'attuale crisi nel settore dell'asilo (COM(2015)0454),

–  vista la comunicazione congiunta della Commissione europea e dell'Alto rappresentante intitolata dal titolo "Affrontare la crisi dei rifugiati in Europa: il ruolo dell'azione esterna dell'UE" (JOIN(2015)0040),

–  vista la decisione della Commissione sull'istituzione di un fondo fiduciario di emergenza dell'Unione europea per la stabilità e la lotta contro le cause profonde della migrazione irregolare e del fenomeno degli sfollati in Africa (C(2015)7293),

–  visti la comunicazione della Commissione dal titolo "Gestire la crisi dei rifugiati: misure operative, finanziarie e giuridiche immediate nel quadro dell'agenda europea sulla migrazione" (COM(2015)0490) e i relativi allegati,

–  visti la comunicazione della Commissione dal titolo "Gestire la crisi dei rifugiati: stato di attuazione delle azioni prioritarie intraprese nel quadro dell'agenda europea sulla migrazione" (COM(2015)0510) e i relativi allegati,

–  viste la comunicazione della Commissione dal titolo "Una guardia costiera e di frontiera europea e una gestione efficiente delle frontiere esterne dell'Europa" (COM(2015)0673) e la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla guardia costiera e di frontiera europea e che abroga il regolamento (CE) n. 2007/2004, il regolamento (CE) n. 863/2007 e la decisione 2005/267/CE del Consiglio (COM(2015)0671), la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo a un documento di viaggio europeo per il rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare (COM(2015)0668), la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 562/2006 per quanto riguarda il rafforzamento delle verifiche nelle banche dati pertinenti alle frontiere esterne (COM(2015)0670), la proposta di decisione del Consiglio che istituisce misure temporanee nel settore della protezione internazionale a beneficio della Svezia, conformemente all'articolo 9 della decisione (UE) 2015/1523 del Consiglio e all'articolo 9 della decisione (UE) 2015/1601 del Consiglio che istituiscono misure temporanee nel settore della protezione internazionale a beneficio dell'Italia e della Grecia (COM(2015)0677), e la raccomandazione della Commissione per un programma volontario di ammissione umanitaria gestito con la Turchia (C(2015)9490),

–  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sullo stato di attuazione delle azioni prioritarie intraprese nel quadro dell'agenda europea sulla migrazione (COM(2016)0085),

–  vista la raccomandazione della Commissione rivolta alla Repubblica ellenica sulle misure che la Grecia deve adottare con urgenza in vista della ripresa dei trasferimenti a norma del regolamento (UE) n. 604/2013 (C(2016)0871),

–  vista la proposta di decisione di esecuzione del Consiglio relativa alla sospensione temporanea della ricollocazione del 30 % dei richiedenti assegnati all'Austria a norma della decisione (UE) 2015/1601 del Consiglio che istituisce misure temporanee nel settore della protezione internazionale a beneficio dell'Italia e della Grecia (COM(2016)0080),

–  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio europeo e al Consiglio dal titolo "Ritorno a Schengen ‒ Tabella di marcia" (COM(2016)0120),

–  vista la relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio dal titolo "Seconda relazione sui progressi compiuti dalla Turchia per soddisfare i requisiti della tabella di marcia per la liberalizzazione dei visti" (COM(2016)0140) e il documento di lavoro dei servizi della Commissione che la accompagna (SWD(2016)0097),

–  visti la proposta di regolamento del Consiglio sulla fornitura di sostegno di emergenza all'interno dell'Unione (COM(2016)0115), e il futuro bilancio rettificativo per il 2016 inteso a creare la linea di bilancio per lo strumento in questione,

–  viste le conclusioni adottate dal Consiglio europeo nella riunione straordinaria del 23 aprile 2015, nella riunione del 25-26 giugno 2015, nella riunione informale dei capi di Stato e di governo dell'UE sulla migrazione del 23 settembre 2015, nella riunione del 15 ottobre 2015, nella riunione del 17-18 dicembre 2015 e nella riunione del 18-19 febbraio 2016,

–  viste le conclusioni adottate dal Consiglio sui paesi di origine sicuri nella riunione del 20 luglio 2015, sulla migrazione nella riunione del 20 luglio 2015, sul futuro della politica di rimpatrio nella riunione dell'8 ottobre 2015, sulla migrazione nella riunione del 12 ottobre 2015, sulle misure per far fronte alla crisi dei rifugiati e dei migranti nella riunione del 9 novembre 2015, sull'apolidia nella riunione del 4 dicembre 2015 e sul traffico di migranti nella riunione del 10 marzo 2016,

–  viste le conclusioni della Presidenza adottate il 14 settembre 2015,

–  viste le conclusioni adottate dai rappresentanti dei governi degli Stati membri, riuniti il 20 luglio 2015 in sede di Consiglio, sul reinsediamento mediante programmi multilaterali e nazionali di 20 000 persone in evidente bisogno di protezione internazionale,

–  visti il piano d'azione congiunto UE-Turchia del 15 ottobre 2015 e le relative relazioni di attuazione del 10 febbraio e del 4 marzo 2016,

–  vista la dichiarazione rilasciata dai capi di Stato e di governo il 7 marzo 2016,

–  viste la dichiarazione della conferenza ad alto livello sulla rotta del Mediterraneo orientale e dei Balcani occidentali, adottata l'8 ottobre 2015, e la dichiarazione dei leader sui flussi di rifugiati lungo la rotta dei Balcani occidentali, adottata nella riunione del 25 ottobre 2015, nonché la relazione sui progressi compiuti, del 10 febbraio 2016,

–  visti il piano d'azione e la dichiarazione politica adottati al vertice UE-Africa sulla migrazione, tenutosi a La Valletta l'11-12 novembre 2015,

–  visti i lavori e le relazioni dell'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (EASO), in particolare la relazione annuale sulla situazione dell'asilo nell'Unione europea nel 2014 e le tendenze in materia di asilo ("Asylum Trends") mensili,

–  visti i lavori e le relazioni di Frontex, in particolare l'analisi annuale dei rischi 2015 e le relazioni trimestrali della sua rete di analisi dei rischi,

–  visti i lavori e le relazioni di Europol, in particolare la squadra operativa congiunta MARE, e l'istituzione del Centro europeo contro il traffico di migranti (EMSC) nell'ambito di Europol,

–  visti i lavori e le relazioni di Eurojust, in particolare le relazioni sulla tratta di esseri umani,

–  visti i lavori, le relazioni annuali e gli studi dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA), in particolare gli studi sulle forme gravi di sfruttamento del lavoro e sulla criminalizzazione dei migranti in situazione irregolare e delle persone che prestano loro assistenza,

–  visti gli studi del dipartimento tematico C sull'attuazione dell'articolo 80 TFUE, su nuove strategie, modalità e mezzi d'accesso alternativi alle procedure d'asilo per i richiedenti protezione internazionale, su nuovi scenari per la legislazione in materia di immigrazione di manodopera nell'UE, sul rafforzamento del sistema europeo comune di asilo e sulle alternative al sistema di Dublino, sulla cooperazione dell'UE con i paesi terzi nel campo della migrazione, nonché sull'accoglienza delle donne rifugiate e richiedenti asilo nell'UE, e visti lo studio del dipartimento tematico D sui fondi dell'UE per le politiche migratorie: analisi di efficienza e migliori pratiche per il futuro, e lo studio del dipartimento tematico EXPO sui migranti nel Mediterraneo: protezione dei diritti umani,

–  visti gli studi della rete europea sulle migrazioni (REM), in particolare lo studio sulle politiche, le prassi e i dati sui minori non accompagnati,

–  visti i lavori e le relazioni dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati,

–  visti i lavori e le relazioni del Relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani dei migranti,

–  visti i lavori, le relazioni e le risoluzioni del Consiglio d'Europa,

–  visti i lavori e le relazioni dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM),

–  visti i lavori e le relazioni dell'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine,

–  visto il parere del Comitato europeo delle regioni – Agenda europea sulla migrazione, approvato nella 115a seduta plenaria del 3-4 dicembre 2015,

–  visti i pareri del Comitato economico e sociale europeo sull'agenda europea sulla migrazione e sul piano d'azione dell'UE contro il traffico di migranti,

–  vista la propria risoluzione del 17 dicembre 2014 sulla situazione nel Mediterraneo e la necessità di un approccio globale dell'UE alle migrazioni(6),

–  visto il documento di lavoro sull'articolo 80 – solidarietà ed equa ripartizione delle responsabilità, compresi gli obblighi di ricerca e soccorso,

–  visto il documento di lavoro sulla lotta al traffico criminale e alla tratta di migranti irregolari e al loro sfruttamento lavorativo,

–  visto il documento di lavoro sulla gestione delle frontiere e la politica in materia di visti, ivi compreso il ruolo di Frontex e delle altre agenzie competenti,

–  visto il documento di lavoro sulla creazione di vie sicure e legali di accesso all'UE per i richiedenti asilo e i rifugiati, ivi compresa la politica di reinsediamento dell'Unione e le corrispondenti politiche di integrazione,

–  visto il documento di lavoro sullo sviluppo di canali legali adeguati per la migrazione economica,

–  visto il documento di lavoro sui finanziamenti interni ed esterni dell'UE relativi alla politica in materia di migrazione e di asilo,

–  visto il documento di lavoro sull'attuazione efficace del CEAS, ivi incluso il ruolo dell'EASO,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e i pareri della commissione per gli affari esteri, della commissione per lo sviluppo, della commissione per i bilanci, della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, della commissione per i trasporti e il turismo, della commissione per lo sviluppo regionale, della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere e della commissione per le petizioni (A8-0066/2016),

A.  considerando che, nella sua risoluzione del 17 dicembre 2014, ha incaricato la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni di valutare le varie politiche in gioco, sviluppare una serie di raccomandazioni e presentare una relazione d'iniziativa strategica in Aula;

B.  considerando che, stando ai dati di Frontex(7), nel 2015 sono stati rilevati 1,83 milioni di persone che tentavano di attraversare irregolarmente le frontiere esterne dell'UE, il che costituisce un record senza precedenti rispetto ai 282 500 migranti giunti in Europa nel corso dell'intero 2014; che, secondo i dati OIM/UNICEF, il 20 % circa della totalità dei migranti che arrivano via mare è costituito da bambini(8);

C.  considerando che, secondo i dati dell'EASO(9), nel 2015 sono state presentate nell'UE+ oltre 1,4 milioni di domande di protezione internazionale(10), con numeri in costante incremento da aprile, mentre la quota di domande ripetute è diminuita, e che, per il 6 % circa dei richiedenti, si tratterebbe di minori non accompagnati; che nel febbraio 2016 il 22 % delle persone giunte via mare in Grecia erano donne e il 40 % bambini(11);

D.  considerando che, ai fini della convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, si intende per fanciullo ogni essere umano di età inferiore a diciotto anni;

E.  considerando che, secondo l'Organizzazione internazionale per le migrazioni, nel 2015 oltre 3 771 persone sono state segnalate come morte o disperse nel Mediterraneo(12); che all'8 marzo 2016 si contano 444 persone morte per annegamento nel Mediterraneo e che nei primi nove mesi del 2016 sono morti 77 bambini (in media, più di uno al giorno); che, secondo dati recenti di Europol, almeno 10 000 minori non accompagnati sono scomparsi dopo essere arrivati in Europa;

F.  considerando che il 3 ottobre dovrebbe essere riconosciuto come Giornata della memoria per ricordare tutti gli uomini, le donne e i bambini che perdono la vita mentre cercano di fuggire dal loro paese a causa di persecuzioni, conflitti e guerre, come pure tutti gli uomini e le donne che rischiano la vita ogni giorno per salvarli;

G.  considerando che alcune regioni del mondo sono colpite da guerre e violenze e dagli effetti combinati di povertà estrema, degrado ambientale e mancanza di opportunità per i giovani, il che potrebbe innescare una violenza e un'insicurezza ancora più grandi e dar luogo a ulteriori spostamenti di popolazione;

Articolo 80 TFUE ‒ Solidarietà ed equa ripartizione della responsabilità, compresi gli obblighi di ricerca e soccorso

H.  considerando che l'articolo 80 TFUE pone i principi di solidarietà e di equa ripartizione della responsabilità al cuore dell'intero sistema dell'Unione, fornendo una base giuridica per l'attuazione di tali principi nelle politiche dell'Unione in materia di asilo, migrazione e controllo delle frontiere;

I.  considerando che la solidarietà può assumere la forma della solidarietà interna ed esterna; che la ricollocazione, il riconoscimento reciproco delle decisioni in materia di asilo, le misure operative di sostegno, un'interpretazione proattiva dell'attuale regolamento di Dublino e la direttiva sulla protezione temporanea sono tutti strumenti di solidarietà interna, mentre il reinsediamento, l'ammissione umanitaria nonché la ricerca e il soccorso in mare promuovono la solidarietà esterna, e il meccanismo di protezione civile può essere mirato a entrambe;

J.  considerando che, al 3 marzo 2016, dei 39 600 richiedenti asilo ospitati nelle strutture di accoglienza italiane in attesa di essere assegnati ad altri Stati membri, ne sono stati effettivamente ricollocati soltanto 338, mentre in Grecia sono stati 322 i ricollocamenti effettuati sui 66 400 previsti;

Lotta alle attività criminose di traffico, tratta e sfruttamento lavorativo dei migranti irregolari

K.  considerando che il traffico, la tratta e lo sfruttamento lavorativo dei migranti sono fenomeni giuridici distinti, oggetto di quadri giuridici distinti a livello unionale e internazionale, che richiedono risposte adeguatamente mirate, mentre spesso si sovrappongono nella pratica; che le reti criminali di traffico e tratta possono cambiare molto rapidamente il proprio modus operandi, il che richiede un rapido adeguamento delle risposte sulla base dei dati più recenti e accurati; che gli sforzi volti a contrastare il traffico criminale di migranti non dovrebbero nuocere a coloro che forniscono assistenza umanitaria ai migranti irregolari;

L.  considerando che la lotta contro il traffico, la tratta e lo sfruttamento lavorativo dei migranti necessita di risposte a breve, medio e lungo termine, fra cui misure per smantellare le reti criminali e assicurare i criminali alla giustizia, modalità di raccolta e analisi dei dati, misure per proteggere le vittime e rimpatriare i migranti che soggiornano irregolarmente, come pure cooperazione con i paesi terzi e strategie a lungo termine per affrontare la domanda di persone oggetto di traffico e tratta e le cause all'origine della migrazione, che spingono le persone nelle mani di trafficanti criminali;

Gestione delle frontiere e politica in materia di visti, compreso il ruolo dell'Agenzia per le frontiere e di altre agenzie competenti

M.  considerando che è in corso di applicazione la procedura legislativa ordinaria per varie proposte della Commissione nell'ambito delle frontiere e della politica dei visti, in particolare la proposta di regolamento relativo al codice dei visti dell'Unione (rifusione) (2014/0094(COD), la proposta di regolamento che istituisce un visto turistico (2014/0095(COD) e la proposta di regolamento relativo al modello uniforme per i visti: sicurezza (2015/0134(COD); che sono state recentemente avviate dalla Commissione nuove proposte in quest'ambito, le quali saranno esaminate nel quadro della procedura legislativa ordinaria;

N.  considerando che l'abolizione dei controlli alle frontiere interne deve andare di pari passo con una gestione efficace delle frontiere esterne, elevati standard comuni, uno scambio di informazioni efficace tra gli Stati membri e il pieno rispetto dei diritti fondamentali di ciascuno;

O.  considerando che il Parlamento europeo ha chiesto all'Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne di rafforzare la propria capacità di gestire eventuali violazioni dei diritti fondamentali, anche nell'ambito degli accordi di lavoro stipulati con le autorità competenti dei paesi terzi, e che la proposta della Commissione relativa a una nuova Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere prevede un meccanismo per le denunce;

P.  considerando che l'attuale codice dei visti consente agli Stati membri di discostarsi dai normali criteri di ammissibilità di una domanda di visto "per motivi umanitari" (articoli 19 e 25);

Sviluppo di vie sicure e legali per l'accesso dei richiedenti asilo e dei rifugiati nell'UE, comprese la politica di reinsediamento e le corrispondenti politiche di integrazione dell'Unione

Q.  considerando che l'86 % del numero di rifugiati di tutto il mondo è ospite di paesi non industrializzati; che le reti criminali e i trafficanti sfruttano la disperazione di chi cerca di entrare nell'Unione sfuggendo alle persecuzioni o alla guerra;

R.  considerando che le vie sicure e legali di accesso dei rifugiati all'Unione sono limitate e molti continuano a correre il rischio di avviarsi su vie pericolose; che la creazione di nuove vie sicure e legali per l'accesso dei richiedenti asilo e dei rifugiati all'Unione, sulla base della legislazione e delle pratiche esistenti, consentirebbe all'Unione e agli Stati membri di avere una migliore panoramica delle esigenze di protezione e dell'afflusso nell'Unione, nonché di minare il modello di business dei trafficanti;

Strategia di cooperazione con i paesi terzi, in particolare per quanto riguarda i programmi di protezione regionale, il reinsediamento e i rimpatri e per affrontare le cause profonde della migrazione

S.  considerando che la cooperazione tra UE e paesi terzi si sviluppa attraverso strumenti politici, come i dialoghi regionali, i dialoghi bilaterali, le agende comuni per la migrazione e la mobilità e i partenariati per la mobilità, attraverso strumenti giuridici come le clausole di migrazione in "accordi globali", accordi di riammissione, accordi di facilitazione del visto e accordi di esenzione dai visti, nonché attraverso strumenti operativi quali i programmi di protezione regionale (PPR), i programmi di protezione e sviluppo regionale (PPSR), gli accordi di lavoro di Frontex e la cooperazione di EASO con i paesi terzi;

T.  considerando che singoli Stati membri continuano a sviluppare un'intensa azione esterna sulla migrazione a livello bilaterale;

U.  considerando che l'Unione ha intensificato la propria cooperazione esterna con i paesi terzi nel settore della migrazione e dell'asilo, onde rispondere adeguatamente all'attuale crisi dei rifugiati, e ha lanciato nuove iniziative di cooperazione quali il piano d'azione comune UE-Turchia, gli impegni assunti sulle rotte dei Balcani occidentali e il piano d'azione adottato al vertice della Valletta;

Sviluppo di canali legali adeguati per la migrazione economica

V.  considerando che la popolazione in età lavorativa nell'Unione dovrebbe diminuire di 7,5 milioni entro il 2020; che le proiezioni relative all'andamento delle esigenze del mercato nell'Unione indicano carenze emergenti e future in settori specifici; che i cittadini di paesi terzi hanno molte difficoltà a ottenere il riconoscimento delle loro qualifiche estere e quindi tendono a essere troppo qualificati per i lavori che svolgono;

W.  considerando che l'attuale approccio dell'Unione alla migrazione a fini lavorativi è frammentato, con numerose direttive concentrate su categorie specifiche di lavoratori e cittadini di paesi terzi che sono autorizzati, a determinate condizioni, a lavorare; che tale approccio può servire solo per soddisfare esigenze specifiche di breve respiro;

Analisi delle modalità di spesa dei fondi destinati agli affari interni nel contesto delle migrazioni e dello sviluppo, compresi i fondi di emergenza

X.  considerando che esistono vari strumenti finanziari dell'Unione per sostenere le azioni degli Stati membri e dei paesi terzi nell'ambito della migrazione, dell'asilo e della gestione delle frontiere; che, in particolare, i fondi per gli Stati membri sono assegnati principalmente attraverso il Fondo Asilo, migrazione e integrazione (AMIF) e il Fondo per la sicurezza interna (ISF), ma che numerosi altri programmi e fondi possono essere utilizzati per attività connesse alla migrazione; che i finanziamenti ai paesi terzi, pur essendo stanziati principalmente attraverso lo strumento di cooperazione allo sviluppo (DCI), sono amministrati da numerose direzioni generali della Commissione e dal Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE);

Y.  considerando che l'attuale frammentazione delle linee di bilancio e delle responsabilità può rendere difficile fornire una panoramica completa delle modalità di utilizzo dei fondi e persino quantificare esattamente quanto spenda l'Unione in materia di migrazione;

Attuazione efficace del sistema comune europeo di asilo (CEAS), ivi compreso il ruolo dell'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (EASO)

Z.  considerando che il sistema comune europeo di asilo (CEAS) include una serie di regole comuni per una politica comune in materia di asilo, uno status uniforme in materia di asilo e procedure di asilo comuni valide in tutta l'Unione; che, tuttavia, molti segnali di allarme, tra cui le decisioni di infrazione adottate dalla Commissione, evidenziano che il CEAS non è stato pienamente attuato in vari Stati membri; che l'attuazione è essenziale al fine di armonizzare le legislazioni nazionali e promuovere la solidarietà tra gli Stati membri e che gli Stati membri possono chiedere l'assistenza dell'EASO per soddisfare gli standard richiesti dal CEAS; che l'armonizzazione delle condizioni di accoglienza e delle procedure di asilo può evitare di creare pressioni eccessive su paesi che offrono condizioni migliori ed è fondamentale per la condivisione delle responsabilità;

AA.  considerando che gli attuali meccanismi del sistema di Dublino non sono riusciti a essere obiettivi, a stabilire criteri equi per la ripartizione della responsabilità riguardo alle domande di protezione internazionale e a fornire un accesso rapido alla protezione; che il sistema non viene applicato nella pratica e sono state adottate deroghe esplicite con due decisioni del Consiglio sulla ricollocazione temporanea; che la Commissione aveva annunciato una proposta per un'opportuna revisione del regolamento Dublino III entro il marzo 2016;

AB.  considerando che, a norma dell'articolo 3 della Convenzione di Ginevra del 1951, gli Stati membri non operano discriminazioni nei confronti dei rifugiati in base alla razza, alla religione o al paese di origine;

Solidarietà

1.  sottolinea che la solidarietà deve essere il principio su cui si basa l'azione dell'Unione in materia di migrazione; rileva che il principio di solidarietà, quale sancito dall'articolo 80 TFUE, riguarda le politiche di asilo, immigrazione e controllo delle frontiere; è del parere che l'articolo 80 fornisca una base giuridica "congiuntamente" agli articoli da 77 a 79 TFUE per attuare il principio di solidarietà in tali settori;

Ricerca e soccorso

2.  parte dal presupposto che salvare vite deve essere una priorità assoluta e che è essenziale disporre di finanziamenti adeguati, a livello di Unione e di Stati membri, per le operazioni di ricerca e soccorso; rileva che si è verificato un incremento degli arrivi irregolari per via marittima, così come un aumento allarmante dei decessi in mare, e che è tuttora necessaria una risposta migliore da parte dell'Europa;

3.  ricorda che salvare vite è un atto di solidarietà nei confronti delle persone in pericolo, ma anche un obbligo giuridico di diritto internazionale, in quanto l'articolo 98 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare – ratificata da tutti gli Stati membri e dalla stessa Unione – richiede che si presti assistenza a chiunque si trovi in pericolo in mare;

4.  ritiene che una risposta permanente, solida ed efficace dell'Unione nelle operazioni di ricerca e soccorso in mare sia fondamentale per scongiurare un ulteriore incremento del numero di migranti che perdono la vita mentre tentano di attraversare il Mediterraneo;

5.  suggerisce, a tale riguardo, che occorre rafforzare le capacità di ricerca e soccorso e che i governi degli Stati membri devono mobilitare maggiori risorse – in termini di assistenza e mezzi finanziari – nel contesto di un'operazione umanitaria a livello di Unione dedicata alla ricerca, al soccorso e all'assistenza dei migranti in pericolo, che consenta di metterli in salvo nel luogo sicuro più vicino;

6.  sottolinea che i comandanti privati o le organizzazioni non governative (ONG) che assistono veramente le persone in pericolo in mare non devono rischiare sanzioni per aver fornito tale assistenza; ritiene che la marina mercantile non debba fornire un'opzione alternativa al soddisfacimento degli obblighi in materia di ricerca e soccorso da parte degli Stati membri e dell'Unione;

Affrontare la tratta e il traffico criminale di esseri umani

7.  chiede una chiara distinzione tra chi viene fatto entrare illegalmente nell'Unione e chi è vittima della tratta verso l'Unione in quanto, se è vero che la risposta strategica deve essere debitamente integrata, è altrettanto vero che essa deve essere correttamente mirata; dichiara che, in termini generali, il traffico criminale di migranti consiste nell'agevolare l'ingresso irregolare di una persona in uno Stato membro, mentre la tratta di esseri umani consiste nel reclutamento, nel trasporto o nell'accoglienza di una persona con metodi violenti, ingannevoli o abusivi a fini di sfruttamento;

8.  ritiene che un approccio globale alla migrazione debba necessariamente prevedere misure volte a smantellare le attività delle reti criminali coinvolte nella tratta e nel traffico di persone;

9.  si compiace del ruolo positivo sinora svolto dalle navi militari nel salvataggio di vite in mare e nello smantellamento delle reti criminali; sostiene gli obiettivi di operazioni della marina come l'operazione Sophia e sottolinea la necessità di proteggere le vite umane, ponendo l'accento sul fatto che tutti gli aspetti dell'operazione dovrebbero garantire la tutela della vita dei migranti;

10.  sottolinea che le operazioni militari non dovrebbero costituire l'aspetto predominante di un qualsivoglia approccio globale alla migrazione e ribadisce che l'operazione Sophia non deve distrarre mezzi già dispiegati nel Mediterraneo dal salvataggio di vite in mare;

Ruolo delle agenzie dell'Unione nella lotta contro il traffico criminale

11.  fa presente che, dal momento che i criminali possono cambiare molto rapidamente il loro modus operandi, e lo fanno, le risposte politiche devono adeguarsi ai dati più recenti e accurati; registra come positivo passo in avanti il fatto che il 27 maggio 2015 la Commissione abbia adottato un piano d'azione dell'Unione contro il traffico di migranti (il "piano d'azione sul traffico"), nel cui contesto prevede la creazione di un gruppo di contatto delle agenzie dell'Unione sul traffico di migranti, per rafforzare la cooperazione operativa e lo scambio di informazioni tra le agenzie;

12.  sottolinea che occorre fare pieno uso degli strumenti esistenti, quali ad esempio le analisi dei rischi realizzate dalle agenzie; osserva che le agenzie dell'Unione, oltre a cooperare pienamente tra loro, devono anche intensificare la collaborazione con gli Stati membri; rileva che un migliore coordinamento degli sforzi dovrebbe comprendere la raccolta di dati a livello nazionale e il loro inoltro alle agenzie;

Ricollocazione

13.  ricorda che il processo di ricollocazione – cioè il trasferimento di un richiedente protezione internazionale, o di un beneficiario di protezione internazionale, da uno Stato membro a un altro – è un esempio pratico di solidarietà all'interno dell'Unione; ricorda inoltre che il Parlamento europeo ha chiesto fin dal 2009 un meccanismo vincolante per la distribuzione dei richiedenti asilo fra tutti gli Stati membri;

14.  rileva che lo scorso anno il Consiglio ha adottato due decisioni per misure temporanee di ricollocazione nell'Unione (le "decisioni di ricollocazione")(13), le quali comportano il trasferimento di richiedenti protezione internazionale dalla Grecia e dall'Italia in altri Stati Membri; osserva che, sebbene le decisioni di ricollocazione non eliminino le vigenti norme di Dublino sull'attribuzione della competenza, esse costituiscono però una "deroga temporanea" a tali norme;

15.  ritiene che l'istituzione di misure urgenti di ricollocazione sia un passo nella giusta direzione e invita gli Stati membri ad adempiere quanto prima i loro obblighi connessi a tali misure;

16.  ricorda che, ai fini delle decisioni di ricollocazione di cui sopra, la ricollocazione si applica solo alle nazionalità per le quali la percentuale di decisioni positive di riconoscimento della protezione internazionale nell'Unione è stata pari o superiore al 75 % nel trimestre precedente, in base ai dati Eurostat; osserva che le decisioni di ricollocazione interesseranno un numero relativamente piccolo di persone, escludendo il gran numero di richiedenti provenienti da altri paesi terzi, che non possono essere ricollocati in forza di tali decisioni;

17.  è preoccupato per il fatto che, conformemente alle attuali decisioni di ricollocazione, gli Stati membri di primo arrivo devono tuttora trattare le domande di protezione internazionale più complesse (e i ricorsi più complessi), organizzare periodi di accoglienza più lunghi, nonché coordinare i rimpatri delle persone cui alla fine non sarà riconosciuto il diritto alla protezione internazionale; ribadisce che qualsiasi nuova modalità di gestione del sistema comune europeo di asilo deve basarsi sulla solidarietà e su un'equa ripartizione delle responsabilità;

18.  è del parere che, oltre ai criteri contenuti nelle decisioni di ricollocazione, vale a dire il PIL dello Stato membro, la popolazione dello Stato membro, il tasso di disoccupazione nello Stato membro e i numeri di richiedenti asilo nello Stato membro in passato, occorra prendere in considerazione altri due criteri, vale a dire le dimensioni del territorio dello Stato membro e la densità di popolazione dello Stato membro;

19.  ritiene che nell'eseguire le ricollocazioni si dovrebbe tener conto, per quanto possibile nella pratica, delle preferenze del richiedente; riconosce che questo è un modo di scoraggiare i movimenti secondari e di incoraggiare i richiedenti stessi ad accettare le decisioni in materia di ricollocazione, ma che ciò non dovrebbe bloccare il processo di ricollocazione;

Reinsediamento

20.  ritiene che il reinsediamento sia una delle opzioni privilegiate per concedere un accesso sicuro e legale all'Unione ai rifugiati e a coloro che hanno bisogno di protezione internazionale, qualora i rifugiati stessi non possano far ritorno nei loro paesi d'origine, né possano ricevere una protezione efficace o essere integrati nel paese ospitante;

21.  osserva inoltre che il reinsediamento sotto gli auspici dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) è un programma umanitario consolidato e un utile strumento per gestire arrivi ordinati nel territorio degli Stati membri di persone che hanno bisogno di protezione internazionale;

22.  sottolinea che, dati i flussi senza precedenti di migranti che hanno raggiunto e continuano a raggiungere le frontiere esterne dell'Unione, e dato il costante aumento del numero di persone che chiedono protezione internazionale, l'Unione ha bisogno di un approccio legislativo vincolante e obbligatorio in materia di reinsediamento, quale enunciato nell'agenda della Commissione sulla migrazione; raccomanda che tale approccio, per avere un impatto, preveda il reinsediamento di un numero significativo di rifugiati rispetto al numero complessivo dei rifugiati che chiedono protezione internazionale nell'Unione, tenendo conto altresì delle esigenze globali di reinsediamento pubblicate ogni anno dall'UNHCR;

23.  sottolinea che è necessario un programma permanente di reinsediamento a livello dell'Unione, con la partecipazione obbligatoria degli Stati membri, che preveda il reinsediamento di un numero significativo di rifugiati, sulla base del numero complessivo di rifugiati che chiedono protezione nell'Unione;

Ammissione umanitaria

24.  ricorda che l'ammissione umanitaria può essere utilizzata quale complemento del reinsediamento per dare protezione urgente, spesso di natura temporanea, quando ve n'è bisogno, ai soggetti più vulnerabili, ad esempio i minori non accompagnati o i rifugiati con disabilità, oppure quanti necessitano urgentemente di evacuazione sanitaria;

25.  sottolinea che, nella misura in cui il reinsediamento rimane non disponibile per i cittadini di paesi terzi, tutti gli Stati membri dovrebbero essere incoraggiati a istituire e attuare programmi di ammissione umanitaria;

Visti umanitari

26.  ricorda che i visti umanitari danno modo a persone che hanno bisogno di protezione internazionale di entrare in un paese terzo per chiedere asilo; invita gli Stati membri ad avvalersi di tutte le possibilità esistenti per fornire, in particolare alle persone vulnerabili, visti umanitari presso le ambasciate e gli uffici consolari dell'Unione nei paesi d'origine o di transito;

27.  ritiene che coloro che necessitano di protezione internazionale dovrebbero poter richiedere un visto umanitario europeo direttamente presso qualsiasi consolato o ambasciata degli Stati membri e che, una volta concesso previa valutazione, tale visto umanitario dovrebbe consentire al suo possessore di entrare nel territorio dello Stato membro che lo ha rilasciato, al solo scopo di presentare una richiesta di protezione internazionale; reputa pertanto necessario modificare il codice dei visti dell'Unione per includervi disposizioni più specifiche sui visti umanitari;

Sistema europeo comune di asilo (CEAS)

28.  fa presente che sono necessarie ulteriori iniziative per garantire che il CEAS diventi un sistema davvero uniforme;

29.  ricorda che, per migliorare l'armonizzazione, è assolutamente necessaria una valutazione globale (sotto forma di relazioni di valutazione della Commissione) dell'attuazione di questo pacchetto, seguita da rapidi interventi qualora l'attuazione sia insoddisfacente in taluni Stati membri;

30.  osserva, ad esempio, che le domande inammissibili, le domande reiterate, le procedure accelerate e le procedure di frontiera sono tutte casi specifici in cui la rifusione della direttiva sulle procedure di asilo ha cercato di realizzare un delicato equilibrio tra l'efficienza del sistema e i diritti dei richiedenti, in particolare quelli delle persone vulnerabili, e sottolinea che tale equilibrio può essere conseguito soltanto se la legislazione è attuata pienamente e correttamente;

31.  sottolinea l'importanza del controllo giudiziario su tutte le forme di trattenimento ai sensi delle leggi in materia di immigrazione e di asilo; ricorda che sia il diritto internazionale, sia la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione impongono agli Stati membri di esaminare opzioni alternative al trattenimento; invita gli Stati membri ad applicare correttamente le direttive sulle procedure di asilo e sulle condizioni di accoglienza in relazione all'accesso ai Centri di identificazione ed espulsione;

32.  ricorda l'importanza di ridurre il numero di persone apolidi e incoraggia gli Stati membri a introdurre procedure per la determinazione dell'apolidia e a condividere buone prassi per quanto riguarda la raccolta di dati affidabili sugli apolidi e le procedure per la determinazione dell'apolidia;

Revisione del regolamento Dublino III

33.  osserva che il funzionamento del regolamento Dublino III(14) ha fatto nascere molti interrogativi riguardo all'equità e alla solidarietà nella determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda di protezione internazionale; rileva che il sistema attuale non tiene sufficientemente conto della particolare pressione migratoria a cui sono sottoposti gli Stati membri situati ai confini esterni dell'Unione; ritiene che gli Stati membri debbano ammettere le difficoltà attualmente esistenti riguardo alla logica di Dublino e che l'Unione dovrebbe sviluppare opzioni di solidarietà sia tra gli Stati membri che tra i migranti interessati;

34.  mette in rilievo che la pressione esercitata dal crescente numero di migranti che giungono nell'Unione sul sistema creato dal regolamento di Dublino ha mostrato che il sistema, così com'è attuato, ha ampiamente mancato i suoi due obiettivi primari: stabilire criteri obiettivi ed equi per l'attribuzione della competenza e assicurare un rapido accesso alla protezione internazionale; ribadisce le sue riserve circa l'attuale criterio in base al quale, attualmente, è lo Stato membro di primo ingresso a essere determinato come lo Stato competente per l'esame di una domanda di protezione internazionale, e ritiene che tale criterio debba essere riveduto;

35.  rileva inoltre che, allo stesso tempo, rimane alta l'incidenza dei movimenti secondari attraverso l'Unione; ritiene essere del tutto evidente che il sistema di Dublino, fin dalla sua creazione, non è stato concepito per ripartire la responsabilità tra gli Stati membri, bensì ha avuto come scopo principale la rapida attribuzione ad un unico Stato membro della competenza per il trattamento di una domanda d'asilo;

36.  raccomanda che i criteri su cui si basano le due decisioni di ricollocazione siano direttamente incorporati nelle norme ordinarie dell'Unione per l'attribuzione della competenza per il trattamento delle domande di protezione internazionale; sottolinea che, in sede di revisione del regolamento di Dublino, occorre riesaminare il concetto di "richiedenti in evidente bisogno di protezione internazionale", dal momento che i migranti e i rifugiati che non rientrano in tale categoria dovranno poi comunque essere gestiti dallo Stato membro di primo arrivo;

37.  è del parere che l'Unione europea debba assicurare agli Stati membri che ricevono il maggior numero di domande d'asilo un sostegno finanziario e tecnico proporzionato e adeguato; ritiene che la solidarietà e le misure per la condivisione della responsabilità abbiano la loro ragione fondamentale nella necessità di migliorare la qualità e il funzionamento del CEAS;

38.  fa presente che una possibile opzione per una revisione di fondo del sistema di Dublino consisterebbe nell'istituire una raccolta centralizzata delle domande a livello di Unione – considerando ciascun richiedente asilo come una persona che cerca asilo nell'Unione, vista come un tutto unico, e non in un singolo Stato membro – e nell'istituire un sistema centrale per l'attribuzione della competenza per tutti coloro che chiedono asilo nell'Unione; suggerisce che tale sistema potrebbe prevedere determinate soglie per Stato membro relative al numero degli arrivi, il che potrebbe probabilmente contribuire a disincentivare i movimenti secondari, dal momento che tutti gli Stati membri parteciperebbero pienamente al sistema centralizzato e non avrebbero più una competenza individuale per l'assegnazione dei richiedenti ad altri Stati membri; ritiene che tale sistema potrebbe funzionare sulla base di un certo numero di punti di crisi ("hotspot"), a partire dai quali dovrebbe aver luogo la distribuzione nell'Unione; sottolinea che qualunque nuovo sistema per la determinazione della competenza dovrà tener conto dei concetti chiave di unità familiare e di interesse superiore del minore;

Riconoscimento reciproco

39.  osserva che attualmente gli Stati membri riconoscono le decisioni in materia di asilo adottate da altri Stati membri solo quando sono negative; ribadisce che il riconoscimento reciproco da parte degli Stati membri delle decisioni positive in materia di asilo costituisce un passo logico verso la corretta attuazione dell'articolo 78, paragrafo 2, lettera a) TFUE, il quale prevede "uno status uniforme in materia di asilo (...) valido in tutta l'Unione";

Direttiva sulla protezione temporanea

40.  ricorda che, in caso di afflusso massiccio, la Commissione, di propria iniziativa o previo esame di una richiesta presentata da uno Stato membro, può proporre l'attivazione della direttiva 2001/55/CE del Consiglio sulla protezione temporanea (la "direttiva sulla protezione temporanea")(15); osserva che l'attivazione effettiva richiede una decisione del Consiglio adottata a maggioranza qualificata; fa presente che la direttiva dovrebbe essere attivata quando vi è il rischio che il sistema d'asilo dell'Unione non sia in grado di far fronte all'afflusso massiccio o all'imminente afflusso massiccio di sfollati; mette tuttavia in evidenza che, dalla sua adozione nel 2001, la direttiva sulla protezione temporanea non è mai stata attivata;

41.  rileva che la direttiva sulla protezione temporanea prevede anche l'eventualità dell'evacuazione di sfollati da paesi terzi, e che tale evacuazione consentirebbe l'uso di corridoi umanitari, in cooperazione con l'UNHCR, con l'obbligo per gli Stati membri di fornire all'occorrenza ogni agevolazione utile per l'ottenimento dei visti;

42.  ritiene che i sistemi di asilo di alcuni Stati membri che si trovano in prima linea siano già chiaramente sovraccarichi e che si sarebbe dovuto fare ricorso alla direttiva sulla protezione temporanea, secondo la sua stessa logica; chiede in ogni caso che in sede di revisione di tale direttiva si stabilisca una chiara definizione di "afflusso massiccio"; ritiene che tale revisione della direttiva sulla protezione temporanea possa far parte del riesame del sistema di Dublino;

Integrazione

43.   osserva che la partecipazione di tutti gli attori che intervengono nella società è essenziale e, pertanto, raccomanda che, nel rispetto delle competenze degli Stati membri per quanto concerne le misure di integrazione, si proceda a un rafforzamento dello scambio delle migliori pratiche in questo ambito; sottolinea che le misure di integrazione per tutti i cittadini di paesi terzi legalmente residenti dovrebbero promuovere l'inclusione, piuttosto che l'isolamento; rileva che gli enti regionali e locali, incluse le città, svolgono un ruolo chiave nei processi di integrazione;

44.  mette in rilievo che gli Stati membri ospitanti devono offrire ai rifugiati sostegno e opportunità di integrarsi e costruirsi un futuro nella loro nuova società; osserva che ciò dovrebbe includere necessariamente l'alloggio, corsi di alfabetizzazione e di lingua, il dialogo interculturale, l'istruzione e la formazione professionale come pure l'accesso effettivo alle strutture democratiche della società, come previsto nella direttiva qualifiche(16); fa presente che i rifugiati, esattamente come i cittadini dell'Unione, hanno diritti e doveri negli Stati membri di accoglienza; sottolinea pertanto che l'integrazione è un processo bidirezionale e che il rispetto dei valori su cui è costruita l'Unione deve essere parte integrante del processo d'integrazione, così come deve esserlo il rispetto dei diritti fondamentali dei rifugiati;

45.  ricorda che, a norma dell'articolo 15 della direttiva sulle condizioni di accoglienza, spetta agli Stati membri decidere a quali condizioni è concesso ai richiedenti protezione internazionale l'accesso ai rispettivi mercati del lavoro, purché tale accesso sia effettivo e sia assicurato entro i termini stabiliti al paragrafo 1 di tale articolo; riconosce che, conformemente all'articolo 15, paragrafo 2, per ragioni connesse alle politiche del mercato del lavoro gli Stati membri possono dare la precedenza ai cittadini dell'Unione e ai cittadini degli Stati parti dell'accordo sullo spazio economico europeo, nonché ai cittadini di paesi terzi in soggiorno regolare;

46.  è del parere che, qualora le persone a cui è stata concessa protezione internazionale nell'Unione ricevano un'offerta di lavoro in uno Stato membro diverso da quello in cui è stata loro concessa la protezione, esse debbano avere la possibilità di usufruire di tale offerta;

47.  ribadisce che un migliore riconoscimento delle qualifiche estere è un modo pratico per assicurare una maggiore integrazione dei cittadini di paesi terzi già presenti nell'Unione, e invita la Commissione ad avanzare proposte appropriate al riguardo;

48.  esorta ad attuare programmi di integrazione privati e comunitari per le persone accettate per il reinsediamento, in cooperazione con gli Stati membri e le autorità locali e sulla base delle loro migliori pratiche;

Unità del nucleo familiare

49.  incoraggia gli Stati membri ad adoperarsi per tenere uniti i nuclei familiari, il che sosterrà nel lungo termine le prospettive di integrazione, poiché in tal modo l'attenzione può essere focalizzata sulla costruzione di una nuova esistenza anziché sulle preoccupazioni per i familiari che continuano a trovarsi in condizioni di insicurezza;

50.  sottolinea che gli Stati membri dovrebbero superare gli eventuali ostacoli giuridici e pratici per accelerare il processo decisionale relativo al ricongiungimento familiare;

51.  ritiene importante che, fintanto che il regolamento Dublino non sia stato sottoposto a una revisione radicale, gli Stati membri facciano un uso migliore delle clausole discrezionali in modo da rispettare il principio dell'unità familiare;

Minori

52.  pone l'accento sulla posizione vulnerabile dei minori che giungono nell'Unione e ribadisce il diritto di ciascun minore di essere trattato in primo luogo come tale; invita gli Stati membri ad applicare integralmente le disposizioni specifiche del CEAS riguardanti i minori non accompagnati, compreso l'accesso all'assistenza legale, la tutela, l'accesso all'assistenza sanitaria, all'alloggio e all'istruzione, il diritto a comunicare in una lingua che comprendono e di avere colloqui con funzionari debitamente formati; ribadisce che gli Stati membri non dovrebbero trattenere i minori a causa della loro condizione di migranti;

53.  ricorda che l'assistenza, l'informazione e la protezione dovrebbero essere estese anche ai minori non accompagnati e separati dalle famiglie, conformemente ai loro interessi superiori, e che è opportuno velocizzare il trattamento delle domande di ricongiungimento familiare presentate da minori non accompagnati e separati dalle famiglie;

54.  rileva che una tutela efficace e un sistema di protezione che tenga conto delle esigenze dei minori sono elementi essenziali per prevenire abusi, negligenza e sfruttamento di minori privati delle cure genitoriali; sottolinea l'importanza di definire orientamenti dell'Unione per un sistema di tutela inteso a fornire adeguato sostegno e protezione e a garantire parità di trattamento per i minori stranieri e nazionali;

55.  ritiene che l'accertamento dell'età debba essere svolto nel modo meno invasivo possibile, essere multidisciplinare e sicuro, rispettare l'integrità fisica e la dignità umana dei minori, prestando particolare attenzione alle ragazze, ed essere effettuato da professionisti ed esperti indipendenti e qualificati;

56.  chiede agli Stati membri di raccogliere dati disaggregati sulla situazione dei minori rifugiati e migranti al fine di migliorare la capacità dei sistemi di garantirne l'integrazione;

Rimpatri

57.  è consapevole che uno degli elementi da porre in essere nel quadro di una corretta attuazione del CEAS è un sistema di rimpatrio in condizioni di sicurezza per coloro che, a seguito di una valutazione individuale della domanda di asilo, sono dichiarati non ammissibili a beneficiare di protezione nell'Unione;

58.  riconosce che, alla luce del fatto che nel 2014 il 36% dei cittadini di paesi terzi ai quali era stato ingiunto di lasciare l'Unione è stato effettivamente rimpatriato, vi è l'esigenza di migliorare l'efficacia del sistema di rimpatrio dell'Unione;

59.  ritiene che, per migliorare l'efficienza delle riammissioni e garantire la coerenza dei rimpatri a livello europeo, occorrerà adottare nuovi accordi UE in materia di riammissione, che dovrebbero prevalere rispetto agli accordi bilaterali tra Stati membri e paesi terzi;

60.  ritiene che il rimpatrio dei migranti debba essere effettuato solo in condizioni di sicurezza, nel pieno rispetto dei diritti fondamentali e procedurali dei migranti interessati e qualora il paese nel quale i migranti stanno per essere rimpatriati sia considerato sicuro; ribadisce a tal riguardo che i rimpatri volontari dovrebbero avere la priorità su quelli forzati;

61.  fa presente che qualsiasi tentativo da parte degli Stati membri di "respingere" i migranti ai quali non è stata data l'opportunità di presentare domanda di asilo è contrario al diritto dell'Unione nonché al diritto internazionale e reputa che la Commissione dovrebbe adottare misure opportune nei confronti di eventuali Stati membri che tentino di attuare tali "respingimenti";

Elenco dei paesi di origine sicuri

62.  prende atto della recente proposta della Commissione relativa a un elenco dell'Unione dei paesi di origine sicuri, che modifica la direttiva sulle procedure d'asilo(17); osserva che, qualora un siffatto elenco dell'Unione diventasse obbligatorio per gli Stati membri, potrebbe rappresentare, in linea di principio, uno strumento importante per facilitare le procedure di asilo, compreso il rimpatrio;

63.  si rammarica dell'attuale situazione in cui gli Stati membri applicano elenchi diversi, che contengono paesi sicuri differenti, ostacolando così l'uniformità dell'applicazione e incentivando i movimenti secondari;

64.  sottolinea, in ogni caso, che qualsiasi elenco di paesi di origine sicuri non dovrebbe pregiudicare il principio secondo cui ogni persona ha diritto a un adeguato esame individuale della propria domanda di protezione internazionale;

Procedure di infrazione

65.  prende atto che, nel settembre 2015, la Commissione ha dovuto adottare 40 decisioni di infrazione relative all'attuazione del CEAS nei confronti di 19 Stati membri, che si aggiungono ad altre 34 procedure pendenti; ribadisce che il Parlamento dovrebbe essere tenuto pienamente informato delle procedure avviate dalla Commissione nei confronti degli Stati membri che non hanno attuato il diritto dell'Unione in quest'ambito, o che non lo hanno attuato correttamente;

66.  pone nuovamente in rilievo come sia essenziale che, una volta concordata e adottata la legislazione dell'Unione, gli Stati membri facciano la loro parte provvedendo alla sua attuazione;

67.  prende atto, inoltre, che è impossibile valutare adeguatamente i vantaggi e gli svantaggi di taluni aspetti del CEAS, dato che numerosi Stati membri non hanno ancora attuato pienamente la legislazione;

Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (EASO)

68.  raccomanda che l'EASO diventi, a lungo termine, l'organo di coordinamento principale del CEAS, al fine di garantire l'omogenea applicazione delle norme che disciplinano tale sistema; ribadisce che, nella misura in cui il CEAS diventerà autenticamente europeo, l'EASO deve a sua volta diventare, da semplice gruppo di esperti provenienti dagli Stati membri, una vera e propria agenzia dell'Unione che fornisca sostegno operativo agli Stati membri e alle frontiere esterne; sottolinea a tale riguardo che occorre dotare l'EASO dei finanziamenti necessari e delle risorse umane richieste a breve, medio e lungo termine;

69.  constata che il bilancio dell'EASO per il 2015 per la ricollocazione, il reinsediamento e la dimensione esterna ammontava a soli 30 000 euro; ribadisce che un bilancio così ridotto non può essere preso seriamente in considerazione alla luce degli avvenimenti in atto nel Mediterraneo e considerando i molteplici riferimenti all'EASO che figurano nelle decisioni in materia di ricollocazione; ricorda che saranno necessari, a breve, medio e lungo termine, aumenti significativi del bilancio dell'EASO, sia in termini di risorse umane che degli importi stanziati per le attività di ricollocazione e di reinsediamento;

Frontex e il nuovo sistema europeo di guardia costiera e di frontiera proposto

70.  prende atto del ruolo recentemente svolto da Frontex nel prestare assistenza a eventuali imbarcazioni o persone in difficoltà in mare e riconosce il contributo che ha apportato, per mezzo delle operazioni congiunte Triton e Poseidon, al soccorso e al salvataggio di numerose vite umane nel Mediterraneo;

71.  è consapevole che il sistema europeo di guardia costiera e di frontiera recentemente proposto è inteso a sostituire Frontex ed è finalizzato a garantire una gestione integrata delle frontiere a livello europeo alle frontiere esterne al fine di gestire efficacemente la migrazione e assicurare un livello elevato di sicurezza interna nell'Unione, salvaguardando nel contempo la libera circolazione delle persone al suo interno; fa notare che, in linea con i trattati e i relativi protocolli, gli Stati membri che sono firmatari degli accordi Schengen ma che non fanno ancora parte dello spazio Schengen senza controlli alle frontiere interne, possono partecipare a tutte le azioni previste nell'ambito della nuova proposta e/o beneficiare delle stesse;

72.  attende con interesse le negoziazioni su tale proposta all'interno delle istituzioni che ricoprono il ruolo di colegislatori e tra di esse, nel quadro della procedura legislativa ordinaria, conformemente all'articolo 294 TFUE;

Schengen e la gestione e sicurezza delle frontiere esterne

73.  ricorda che, sin dall'istituzione dello spazio Schengen, l'Unione è uno spazio privo di frontiere interne, che gli Stati membri di Schengen hanno elaborato una politica comune, da attuare in varie tappe, riguardo alle sue frontiere esterne e che un siffatto sistema si è sempre basato sulla logica intrinseca secondo cui l'abolizione dei controlli alle frontiere interne deve andare di pari passo con misure compensatorie che rafforzino le frontiere esterne dello spazio Schengen, nonché la condivisione di informazioni attraverso il Sistema di informazione Schengen ("SIS");

74.  riconosce che l'integrità dello spazio Schengen e l'abolizione dei controlli alle frontiere interne sono subordinate a una gestione efficace delle frontiere esterne, all'applicazione di elevati standard comuni da parte di tutti gli Stati membri alle frontiere esterne, nonché all'efficacia dello scambio di informazioni tra gli Stati membri;

75.  accetta il fatto che l'Unione abbia bisogno di rafforzare la protezione delle sue frontiere esterne e di sviluppare ulteriormente il CEAS, nonché il fatto che siano necessarie misure volte a migliorare la capacità dello spazio Schengen di raccogliere le nuove sfide che si profilano per l'Europa, salvaguardando i principi fondamentali della sicurezza e della libera circolazione delle persone;

76.  segnala che l'accesso al territorio dello spazio Schengen è generalmente controllato alle frontiere esterne conformemente al codice frontiere Schengen e che, inoltre, ai cittadini di numerosi paesi terzi è richiesto un visto per entrare nello spazio Schengen;

77.  ribadisce l'appello dell'UNHCR secondo cui il rispetto dei diritti fondamentali e degli obblighi internazionali può essere garantito soltanto se le procedure e i piani operativi traducono tali obblighi in orientamenti pratici e chiari per il personale in forza alle frontiere, comprese le frontiere terrestri, marittime e aeree; segnala l'esigenza di rafforzare ulteriormente il meccanismo di protezione civile dell'Unione onde reagire agli eventi con ripercussioni di ampia portata che coinvolgono un numero rilevante di Stati membri;

78.  sottolinea ancora una volta che, come nel caso della legislazione specifica in materia di asilo e migrazione, affinché la legislazione relativa alle frontiere interne ed esterne sia efficace, è essenziale che le misure stabilite a livello di Unione siano correttamente attuate dagli Stati membri; sottolinea che una migliore attuazione, da parte degli Stati membri, di tali misure alle frontiere esterne a seguito di un aumento della pressione è fondamentale e contribuirà, in certa misura, a dissipare i timori dei cittadini relativamente alla sicurezza;

79.  prende atto che il 15 dicembre 2015 la Commissione ha presentato una proposta di revisione mirata del codice frontiere Schengen, che prevede l'introduzione di controlli sistematici per tutti i cittadini dell'Unione (non solo per i cittadini dei paesi terzi) tramite la consultazione delle pertinenti banche dati alle frontiere esterne dello spazio Schengen;

80.  ritiene che lo spazio Schengen sia una delle maggiori conquiste dell'integrazione europea; osserva che il conflitto in Siria e i conflitti in altri luoghi della regione hanno determinato un numero senza precedenti di arrivi di migranti e rifugiati nell'Unione, una situazione che, a sua volta, ha rivelato le carenze in alcune parti delle frontiere esterne dell'Unione; esprime preoccupazione per il fatto che, in risposta a ciò, alcuni Stati membri abbiano sentito la necessità di chiudere le proprie frontiere interne o di introdurre controlli temporanei alle frontiere, mettendo così in discussione il corretto funzionamento dello spazio Schengen;

Punti di crisi ("hotspot")

81.  ricorda che, nel quadro dell'approccio basato sui punti di crisi ("hotspot") proposto dalla Commissione nell'Agenda europea sulla migrazione, l'Agenzia per le frontiere, EASO, Europol ed Eurojust sono chiamati a prestare assistenza operativa agli Stati membri conformemente ai rispettivi mandati;

82.  segnala, a tale proposito, che le agenzie dell'Unione hanno bisogno delle risorse necessarie per poter svolgere i compiti loro assegnati; insiste sulla necessità che le agenzie dell'Unione e gli Stati membri tengano il Parlamento pienamente informato delle attività svolte nei punti di crisi;

83.  prende atto che entrambe le decisioni in materia di ricollocazione prevedono che sia fornito un sostegno operativo all'Italia e alla Grecia nei punti di crisi per effettuare lo screening dei migranti subito dopo il loro arrivo, registrarne la domanda di protezione internazionale, fornire informazioni sulla ricollocazione ai richiedenti, organizzare le operazioni di rimpatrio per quanti non hanno fatto domanda di protezione internazionale e non hanno altrimenti diritto a rimanere o per coloro la cui domanda non ha avuto buon esito, nonché per facilitare l'attuazione di tutte le fasi della procedura di ricollocazione;

84.  chiede che tali punti di crisi siano istituiti quanto prima, in modo da fornire una concreta assistenza operativa agli Stati membri interessati; chiede che siano assegnate risorse tecniche e finanziarie e che sia garantito il sostegno agli Stati membri di primo arrivo, come l'Italia e la Grecia, onde assicurare la registrazione rapida ed efficace di tutti i migranti in arrivo nell'Unione e il loro rinvio alle autorità competenti, nel pieno rispetto dei loro diritti fondamentali; ritiene che un sostegno rapido ed efficace da parte dell'Unione agli Stati membri e l'accettazione di tale sostegno siano importanti ai fini della fiducia reciproca;

85.  riconosce che uno degli scopi principali dei punti di crisi è quello di consentire all'Unione di accordare protezione e assistenza umanitaria in modo rapido a coloro che ne hanno bisogno; sottolinea che occorre prestare una grande attenzione onde garantire che la classificazione dei migranti nei punti di crisi sia effettuata nel pieno rispetto dei diritti di tutti i migranti; riconosce, tuttavia, che una corretta identificazione dei richiedenti protezione internazionale nel primo punto di arrivo nell'Unione dovrebbe contribuire ad agevolare il funzionamento complessivo di un CEAS riformato;

Diritto penale correlato alla migrazione

86.  prende atto che, nel piano d'azione contro il traffico di migranti, la Commissione afferma che sta valutando una revisione della direttiva 2004/81/CE del Consiglio riguardante il titolo di soggiorno da rilasciare ai cittadini di paesi terzi vittime della tratta di esseri umani o coinvolti in un'azione di favoreggiamento dell'immigrazione illegale che cooperino con le autorità competenti;

87.  ritiene che una siffatta revisione sia necessaria e che debba essere altresì valutata l'introduzione di un sistema che consenta alle vittime della tratta e del traffico di esseri umani di farsi avanti e contribuire a un'efficace azione penale nei confronti dei responsabili, senza temere di essere a loro volta perseguiti penalmente;

88.  prende atto che la Commissione sta valutando una revisione della direttiva 2002/90/CE del Consiglio volta a definire il favoreggiamento dell'ingresso, del transito e del soggiorno illegali; è del parere che chi fornisce diversi tipi di assistenza umanitaria a quanti ne hanno bisogno non dovrebbe essere criminalizzato e che la legislazione dell'Unione dovrebbe rispecchiare questo principio;

89.  sottolinea che un altro passo decisivo verso lo smantellamento delle reti criminali di traffico e tratta consiste nel privilegiare le indagini finanziarie, poiché rintracciare e confiscare i proventi di tali reti criminali è fondamentale ai fini del loro indebolimento e, infine, smantellamento; invita gli Stati membri, a tale proposito, a recepire in modo rapido ed efficace la quarta direttiva antiriciclaggio;

90.  ricorda che, onde garantire che le indagini penali siano condotte in modo efficace, la formazione degli operatori è essenziale affinché gli attori interessati comprendano appieno il fenomeno che cercano di contrastare e sappiano riconoscerlo in fase iniziale;

Cooperazione con i paesi terzi

91.  segnala che il pilastro in materia di asilo e protezione internazionale costituito dall'approccio globale dell'UE in materia di migrazione e mobilità (Global Approach to Migration and Mobility ‒ GAMM) dovrebbe essere ulteriormente sviluppato, con un maggiore coinvolgimento dei paesi terzi; constata che le iniziative in atto in questo settore, nel quadro dei programmi di protezione regionale (PPR) o dei programmi di protezione e sviluppo regionale (PPSR), sono incentrate sullo sviluppo di capacità per contrastare le reti criminali di traffico e tratta di esseri umani all'interno dei paesi terzi di origine e di transito; prende atto, nel contempo, che la componente di reinsediamento all'interno di questi programmi continua a essere limitata; ritiene che gli sforzi in termini di sviluppo di capacità e le attività di reinsediamento debbano essere intensificati e attuati di concerto con i paesi terzi che ospitano grandi popolazioni di rifugiati;

92.  riconosce che lo strumento fondamentale che fissa gli obiettivi delle politiche esterne dell'Unione in materia di migrazione, asilo e frontiere è il GAMM; prende atto che questa denominazione comprende vari strumenti, tra cui i dialoghi regionali, i dialoghi bilaterali, i partenariati per la mobilità, le agende comuni sulla migrazione e la mobilità, gli accordi di riammissione, gli accordi di facilitazione del visto e di esenzione dai visti nonché i PPR e i PPSR;

93.  è consapevole che la dimensione esterna dovrebbe focalizzarsi sulla cooperazione con i paesi terzi nel contrastare i flussi irregolari verso l'Europa, affrontandone le cause profonde; è altresì consapevole che il partenariato e la cooperazione con i principali paesi di origine, transito e destinazione dovrebbero continuare a essere in primo piano, ad esempio mediante i processi di Khartoum e di Rabat, il dialogo Africa-UE sulla migrazione e la mobilità, il processo di Budapest e il processo di Praga;

94.  ricorda che l'Unione e i suoi Stati membri devono essere selettivi nel dare sostegno alle autorità di contrasto dei paesi terzi, tenendo conto dei loro eventuali precedenti in materia di violazione dei diritti umani dei migranti;

95.  raccomanda che la cooperazione con i paesi terzi comporti la valutazione dei sistemi di asilo di tali paesi, del loro sostegno a favore dei rifugiati e della loro capacità e volontà di lottare contro la tratta e il traffico di esseri umani verso e attraverso i suddetti paesi;

96.  invita l'Unione ad assistere i paesi terzi nella costruzione di sistemi di asilo e strategie di integrazione, onde consentire ai cittadini di paesi terzi bisognosi di protezione internazionale di cercare tale protezione sul posto; ritiene che l'Unione debba adottare nei confronti della cooperazione con i paesi terzi un approccio che sia vincente per tutte le parti interessate, ovvero vantaggioso per l'Unione, per il paese terzo in questione nonché per i rifugiati e i migranti nel paese terzo;

97.  ricorda che l'UE ha intensificato la propria cooperazione esterna con i paesi terzi nel settore della migrazione e dell'asilo per rispondere adeguatamente all'attuale crisi dei rifugiati e ha lanciato nuove iniziative di cooperazione, come il piano d'azione comune UE-Turchia; sottolinea, a tale proposito, la necessità che tutte le parti in gioco rispettino gli impegni che incombono loro in virtù del piano d'azione comune, fra cui quello di affrontare le cause profonde dell'afflusso massiccio di siriani, quello di potenziare la cooperazione per dare sostegno ai siriani sotto protezione temporanea e alle comunità che li ospitano in Turchia, nonché, per quest'ultima, l'impegno di prevenire i flussi migratori irregolari diretti dal proprio territorio verso l'Unione;

Campagne di sensibilizzazione

98.  segnala che molte delle persone che si affidano alle reti di trafficanti hanno una certa consapevolezza dei pericoli che dovranno affrontare nel viaggio potenzialmente pericoloso verso l'Europa, ma scelgono comunque di intraprendere tale viaggio in quanto i rischi ad esso associati sono considerati minori rispetto a quelli che correrebbero restando;

99.  si compiace del fatto che il Piano d'azione contro il traffico di migranti colleghi il lancio di nuove campagne di sensibilizzazione alla valutazione di quelle esistenti; raccomanda che, nell'ambito di tali campagne, siano fornite informazioni sui criteri utilizzati per determinare lo status di protezione nell'UE, in quanto tali informazioni potrebbero convincere alcuni migranti (che rischiano di imbarcarsi in un viaggio pericoloso solo per poi essere rimpatriati qualora non venga loro concessa la protezione) a non effettuare il viaggio;

Affrontare le cause profonde

100.  ribadisce che l'Unione deve adottare una strategia di lungo periodo per contribuire a contrastare i "fattori di spinta" (conflitti, persecuzioni, pulizia etnica, violenza generalizzata o altri fattori come la povertà estrema, i cambiamenti climatici o le catastrofi naturali) che costringono le persone a mettersi nelle mani delle reti criminali di trafficanti, che vedono come l'unica possibilità per raggiungere l'Unione;

101.  rammenta che il relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani dei migranti ha altresì invitato l'Unione ad aprire canali di migrazione regolare, in modo da consentire ai migranti di utilizzare sistemi formali di entrata e di uscita, anziché dover ricorrere alle reti criminali dei trafficanti;

102.  sottolinea che il recente aumento dell'afflusso di rifugiati nell'Unione ha dimostrato che le misure preventive, da sole, non bastano a gestire l'attuale fenomeno migratorio;

103.  riconosce che, nel lungo termine, occorre dare un maggiore impulso per risolvere le questioni geopolitiche che incidono sulle cause profonde della migrazione, dal momento che in situazioni di guerra, povertà, corruzione, fame e mancanza di opportunità, le persone continueranno a sentirsi costrette a fuggire in Europa, a meno che l'Unione non pensi a come contribuire alla ricostruzione di tali paesi; osserva che ciò significa che la Commissione e gli Stati membri devono mettere a disposizione risorse finanziarie per contribuire allo sviluppo di capacità nei paesi terzi, ad esempio facilitando gli investimenti e l'istruzione, potenziando e applicando i sistemi di asilo, aiutando a gestire meglio le frontiere e rafforzando gli assetti giuridici e i sistemi giudiziari in tali paesi;

Finanziamenti destinati ai paesi terzi

104.  osserva che il principale strumento di finanziamento destinato ai paesi terzi è costituito dallo Strumento di cooperazione allo sviluppo (DCI), che include l'unico finanziamento tematico globale dell'UE per la migrazione disponibile nell'ambito del Programma su beni pubblici e sfide globali, e gestito dalla Direzione generale (DG) della Cooperazione internazionale e dello sviluppo (DEVCO); osserva inoltre che, come avviene per i fondi assegnati direttamente agli Stati membri, altre DG della Commissione europea e organismi dell'UE sono coinvolti nella gestione del DCI: ad esempio, l'assistenza dell'Unione ai paesi della politica di vicinato è fornita dalla DG Politica di vicinato e negoziati di allargamento attraverso lo Strumento per l'assistenza preadesione, gli aiuti umanitari sono forniti dalla DG Aiuti umanitari e protezione civile (ECHO), mentre il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) gestisce lo Strumento inteso a contribuire alla stabilità e alla pace; ricorda che, dal momento che i due fondi gestiti dalla DG Migrazione e affari interni (HOME) – l'AMIF e l'ISF – presentano anche una dimensione esterna, il panorama del finanziamento esterno contempla ora un nuovo soggetto;

105.  si compiace della recente istituzione del Fondo fiduciario di emergenza per l'Africa e dell'impegno di destinare 1,8 miliardi di euro al Fondo, il che aggiunge un elemento supplementare ai finanziamenti destinati ai paesi terzi; invita gli Stati membri a continuare a contribuire al Fondo;

106.  raccomanda che, in linea con quanto previsto dal GAMM, i quattro pilastri tematici che affrontano (i) migrazione legale e mobilità, (ii) migrazione irregolare e tratta degli esseri umani, (iii) protezione internazionale e (iv) impatto della migrazione sullo sviluppo, siano considerati di pari importanza nel quadro della politica esterna e dei finanziamenti dell'UE;

Trasparenza dei finanziamenti

107.  osserva che la politica dell'UE in materia di migrazione trova attuazione mediante diversi strumenti strategici, ciascuno dei quali persegue obiettivi specifici che non sono necessariamente interconnessi, e rileva che il coordinamento dei finanziamenti tra i numerosi attori coinvolti risulta essere insufficiente; fa notare che la frammentazione delle linee di bilancio e delle responsabilità crea una struttura gestionale che potrebbe rendere difficile fornire una panoramica globale delle modalità con cui i diversi fondi disponibili vengono assegnati e infine utilizzati; fa notare inoltre che tale frammentazione rende più arduo quantificare l'entità complessiva della spesa dell'Unione per la politica migratoria;

108.  è dell'avviso che occorra fornire tale panoramica globale dei finanziamenti dell'Unione in materia di migrazione, sia all'interno che all'esterno dell'UE, in quanto la sua assenza costituirebbe un chiaro ostacolo alla trasparenza e alla sana definizione delle politiche; segnala, a tale proposito, che un'eventuale opzione potrebbe essere quella di prevedere un sito Internet contenente una banca dati di tutti i progetti finanziati dall'UE in relazione alla politica migratoria; sottolinea che la necessità di trasparenza si estende anche alle linee di bilancio, al fine di garantire finanziamenti adeguati per tutti gli obiettivi della politica dell'Unione in materia di migrazione;

109.  ricorda che l'impatto positivo dei fondi dell'UE in materia di migrazione si basa su processi a livello nazionale e unionale volti a garantire la trasparenza; ritiene opportuno esaminare in che modo le attività di monitoraggio e valutazione possano assumere carattere permanente anziché essere solamente processi ex post e reputa che il ruolo della Corte dei conti dovrebbe essere rafforzato in questo senso; osserva che sarebbe opportuno definire indicatori qualitativi e quantitativi comparabili che consentano di misurare l'impatto dei fondi UE e valutare se i loro obiettivi sono stati raggiunti;

Finanziamenti aggiuntivi per la migrazione

110.  accoglie con favore i finanziamenti aggiuntivi resi disponibili nel bilancio 2016 dell'Unione per avviare le azioni intese ad affrontare gli attuali fenomeni migratori; segnala che la maggior parte di tali nuovi fondi costituisce un finanziamento a titolo del Quadro finanziario pluriennale (QFP) anticipato, con il risultato che l'UE spenderà oggi ciò che era previsto spendesse domani;

111.  concorda sul fatto che, mentre le recenti proposte di bilancio e i finanziamenti aggiuntivi previsti nel bilancio dell'Unione per il 2016, incluso l'utilizzo dello strumento di flessibilità, andrebbero accolti con favore, i finanziamenti a medio e lungo termine continuano a suscitare preoccupazione; è preoccupato per il fatto che l'aumento degli importi proposto per le linee di bilancio nel quadro dell'AMIF per il 2016 non è stato accompagnato da una proposta di revisione delle risorse complessive disponibili a titolo di tale fondo per il periodo di finanziamento 2014-2020; è consapevole che, in assenza di interventi, i finanziamenti disponibili nel quadro dell'AMIF saranno esauriti ben prima del 2020;

112.  incoraggia gli Stati membri a sfruttare appieno le possibilità offerte dai fondi che non sono direttamente legati alla politica migratoria, ma che è possibile utilizzare per finanziare le azioni in tale settore (ad esempio azioni di integrazione), come quelli disponibili nel quadro del Fondo sociale europeo, del Fondo di aiuti europei agli indigenti, di Orizzonte 2020, del Fondo europeo di sviluppo regionale e del programma "Diritti, uguaglianza e cittadinanza";

113.  raccomanda che nell'ambito della revisione del QFP, in programma per la fine del 2016, siano previste sostanziali risorse aggiuntive nel quadro della rubrica 3 del bilancio dell'Unione (Cittadinanza, libertà, sicurezza e giustizia), affinché siano resi disponibili finanziamenti adeguati, commisurati alle tendenze migratorie e al relativo fabbisogno finanziario delle politiche dell'UE e degli Stati membri in materia di asilo, migrazione e integrazione;

Coinvolgimento della società civile

114.  osserva che l'ottenimento di fondi operativi costituisce una delle sfide fondamentali per le ONG, dal momento che la maggior parte dei finanziamenti concessi sono legati ai progetti; afferma che le iniziative di volontariato e della società civile intese a fornire assistenza ai migranti dovrebbero essere promosse e, se del caso, finanziate dalla Commissione e dagli Stati membri; invita gli Stati membri e la Commissione a cercare, ove possibile e opportuno, di finanziare progetti gestiti da organizzazioni della società civile che operano nei settori della migrazione, dell'integrazione e dell'asilo;

115.  ribadisce che occorre garantire il coinvolgimento della società civile nello sviluppo delle azioni dell'Unione e dei programmi nazionali, in linea con il principio di partenariato quale sancito nell'AMIF; propone che, a livello dell'Unione, sia valutata la possibilità di prevedere consultazioni regolari tra la Commissione e le pertinenti organizzazioni della società civile che si occupano di questioni legate a migrazione, asilo e integrazione;

Tendenze demografiche

116.  rileva che, prima dell'aumento degli afflussi migratori verso l'Unione registrato nel 2015, uno studio condotto dall'OCSE e dalla Commissione nel 2014 indicava che la popolazione in età lavorativa (tra i 15 e i 64 anni) nell'Unione sarebbe diminuita di 7,5 milioni di persone tra il 2013 e il 2020 e che, se la migrazione netta fosse esclusa dalle proiezioni, tale diminuzione sarebbe ancora più pronunciata, pari cioè a 11,7 milioni di persone in meno tra la popolazione in età lavorativa;

117.  fa notare, tuttavia, che a novembre 2015 il tasso di disoccupazione giovanile tra tutti gli Stati membri si attestava al 20%;

118.  osserva inoltre che, stando a recenti proiezioni di Eurostat, la proporzione tra le persone di età pari o superiore a 65 anni rispetto a quelle di età compresa tra i 15 e i 64 anni passerà dal 27,5% dell'inizio del 2013 a quasi il 50% entro il 2050; osserva che, in base a tali dati, l'attuale proporzione di quattro persone in età lavorativa per ogni persona di età pari o superiore a 65 anni si trasformerà in una proporzione di solo due persone in età lavorativa per ogni persona di età pari o superiore a 65 anni;

Migrazione legale di lavoratori

119.  afferma che la base giuridica per la gestione della migrazione legale a livello dell'Unione è definita all'articolo 79 TFUE;

120.  riconosce che l'articolo 79, paragrafo 5, attribuisce agli Stati membri il diritto specifico di determinare il volume di ingresso nel loro territorio dei cittadini di paesi terzi, provenienti da paesi terzi, allo scopo di cercare un lavoro;

121.  fa notare che la strategia Europa 2020 ha individuato la necessità di definire una politica globale in materia di migrazione dei lavoratori e di garantire una maggiore integrazione dei migranti al fine di conseguire gli obiettivi dell'Unione di una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva;

122.  osserva che il vigente quadro legislativo dell'Unione che disciplina l'accesso di cittadini di paesi terzi al lavoro nell'Unione è piuttosto frammentato, in quanto si concentra su specifiche categorie di lavoratori anziché regolamentare in maniera generale la situazione di tutti i lavoratori migranti;

123.  è dell'avviso che, nel lungo periodo, l'Unione dovrà definire regole più generali in materia di ingresso e soggiorno di cittadini di paesi terzi in cerca di occupazione al suo interno, nell'ottica di superare le lacune individuate nel mercato del lavoro dell'Unione;

Necessità di dati più adeguati

124.  sollecita una panoramica globale del mercato del lavoro nell'Unione quale prerequisito fondamentale per l'elaborazione di politiche a favore del mercato del lavoro; segnala la necessità di sviluppare strumenti atti a individuare e prevedere in maniera più adeguata le esigenze, presenti e future, del mercato del lavoro dell'Unione; suggerisce, a tal proposito, che gli strumenti esistenti, come quelli messi a punto dal Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale (CEDEFOP) o dall'OCSE, siano migliorati sulla base delle statistiche internazionali relative alla potenziale offerta di manodopera proveniente da paesi terzi, o inglobino addirittura tali statistiche, al fine di fornire un quadro più accurato della situazione;

125.  è dell'avviso che dati migliori e strumenti potenziati per l'analisi di tali dati possano aiutare i responsabili politici a determinare le future politiche in materia di migrazione dei lavoratori, e ritiene che l'Unione e gli Stati membri dovrebbero individuare le lacune presenti nei rispettivi mercati del lavoro, così da coprire i posti di lavoro che, altrimenti, rimarrebbero vacanti;

Sfruttamento lavorativo

126.  rileva che lo sfruttamento lavorativo può avvenire in conseguenza della tratta di esseri umani, del traffico di migranti, o persino in assenza di tali fenomeni, con il risultato che gli sfruttatori dei migranti irregolari, negli Stati membri ove ciò non costituisce reato, rimangono impuniti;

127.  deplora che il basso rischio di essere individuati e/o perseguiti penalmente a cui sono esposti i datori di lavoro che sfruttano la manodopera di migranti irregolari rappresenti un fattore importante nello sfruttamento lavorativo, soprattutto nei settori maggiormente a rischio (l'agricoltura, il settore edilizio, il settore alberghiero e della ristorazione nonché quello dei collaboratori domestici e dei servizi di assistenza); ritiene che per affrontare questa situazione di impunità sia necessario, in primo luogo, assicurare che tutti i casi di grave sfruttamento di manodopera siano considerati reato e adeguatamente puniti a norma del diritto nazionale e, in secondo luogo, aumentare le ispezioni sul lavoro nei settori a rischio;

128.  prende atto del fatto che, attualmente, in numerosi Stati membri, lo sfruttamento lavorativo costituisce reato soltanto quando ha luogo come una forma della tratta di esseri umani, cosa che lascia un grande vuoto legislativo in tutti i casi in cui gli sfruttatori della manodopera non sono stati coinvolti nella tratta stessa ovvero non è stato possibile dimostrarne il coinvolgimento;

129.  ribadisce che occorre attuare pienamente e applicare correttamente nella pratica le procedure speciali volte ad assicurare l'agevolazione delle denunce previste dalla direttiva 2009/52/CE che introduce norme minime relative a sanzioni e a provvedimenti nei confronti di datori di lavoro che impiegano cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare (direttiva sulle "sanzioni nei confronti dei datori di lavoro"); ritiene che sia necessaria una maggiore protezione per le vittime della tratta di esseri umani o del traffico di migranti introdotte illegalmente nell'Unione che cooperano e, così facendo, agevolano il perseguimento degli autori di tali reati; suggerisce, inoltre, di sostenere l'istituzione di una coalizione europea delle imprese contro la tratta di esseri umani (come proposto nella strategia dell'UE contro la tratta degli esseri umani del 2014), con l'obiettivo di sviluppare catene di approvvigionamento non colluse con la tratta di esseri umani;

130.  ritiene che, in conclusione, qualsiasi sforzo per eliminare lo sfruttamento lavorativo dei migranti debba seguire un duplice approccio: da un lato, perseguire efficacemente i datori di lavoro che commettono abusi, dall'altro proteggere le vittime di tale sfruttamento;

Revisione della "Carta blu"

131.  rammenta che, nell'Agenda sulla migrazione, la Commissione aveva annunciato la sua intenzione di rivedere la direttiva sulle condizioni di ingresso e soggiorno di cittadini di paesi terzi ai fini di attività lavorative altamente qualificate (direttiva "Carta blu"), esaminando in particolare le questioni del campo di applicazione (includendovi eventualmente gli imprenditori disposti a investire in Europa) e del miglioramento delle norme in materia di mobilità all'interno dell'UE;

132.  ribadisce che la relazione di attuazione della Commissione sulla vigente direttiva "Carta blu" ne sottolinea le carenze, fra cui il livello assai ridotto di armonizzazione, dovuto all'ampio potere discrezionale conferito agli Stati membri in materia di attuazione, in particolare per quanto riguarda il diritto degli Stati membri di mantenere regimi nazionali paralleli;

133.  ritiene inoltre che la direttiva non debba concentrarsi soltanto sulle attività lavorative altamente qualificate, ma anche su attività mirate che richiedono qualifiche elevate e per le quali sia dimostrato esservi carenza di manodopera; ritiene inoltre che la revisione della Carta blu debba essere ambiziosa e mirata allo stesso tempo e cercare di eliminare le incoerenze della direttiva esistente, in particolare per quanto riguarda i regimi nazionali paralleli; raccomanda di prendere in considerazione la possibilità di rivedere il suo campo di applicazione al fine di includervi i cittadini di paesi terzi che potrebbero contribuire a superare le carenze individuate nei mercati del lavoro dell'Unione;

o
o   o

134.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, ai parlamenti e ai governi degli Stati membri, nonché all'EASO, a Frontex, a Europol, a Eurojust, alla FRA, a eu-LISA, al Consiglio d'Europa, al Comitato delle regioni e al Comitato economico e sociale europeo.

(1) Testi approvati, P8_TA(2014)0070.
(2) GU C 93 del 9.3.2016, pag. 165.
(3) Testi approvati, P8_TA(2015)0176.
(4) Testi approvati, P8_TA(2015)0317.
(5) http://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2015/09/28-eunavfor/.
(6) Testi approvati, P8_TA(2014)0105.
(7) Frontex news, http://frontex.europa.eu/news/number-of-migrants-arriving-in-greece-dropped-by-half-in-november-cITv3V.
(8) OIM e UNICEF, Data Brief: Migrazione di bambini verso l'Europa, http://www.iom.int/sites/default/files/press_release/file/IOM-UNICEF-Data-Brief-Refugee-and-Migrant-Crisis-in-Europe-30.11.15.pdf.
(9) Bollettino EASO, novembre-dicembre 2015, https://easo.europa.eu/wp-content/uploads/EASO-Newsletter-NOV-DEC_-20151.pdf.
(10) L'UE+ è costituita dai 28 Stati membri dell'UE, più la Norvegia e la Svizzera.
(11) UNHCR ‒ Panoramica dei dati relativi alla Grecia ‒ 7 marzo 2016.
(12) OIM, Progetto migranti dispersi, http://missingmigrants.iom.int/.
(13) Decisione (UE) 2015/1523 del Consiglio e decisione (UE) 2015/1601 del Consiglio.
(14) Regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (GU L 180 del 29.6.2013, pag. 31).
(15) Direttiva 2001/55/CE del Consiglio, del 20 luglio 2001, sulle norme minime per la concessione della protezione temporanea in caso di afflusso massiccio di sfollati e sulla promozione dell'equilibrio degli sforzi tra gli Stati membri che ricevono gli sfollati e subiscono le conseguenze dell’accoglienza degli stessi (GU L 212 del 7.8.2001, pag. 12).
(16) Direttiva 2011/95/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, recante norme sull'attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di beneficiario di protezione internazionale, su uno status uniforme per i rifugiati o per le persone aventi titolo a beneficiare della protezione sussidiaria, nonché sul contenuto della protezione riconosciuta (GU L 337 del 20.12.2011, pag. 9).
(17) Direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale (GU L 180 del 29.6.2013, pag. 60).


Relazioni annuali 2012 e 2013 in materia di sussidiarietà e proporzionalità
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Risoluzione del Parlamento europeo del 12 aprile 2016 sulle relazioni annuali 2012 e 2013 in materia di sussidiarietà e proporzionalità (2014/2252(INI))
P8_TA(2016)0103A8-0301/2015

Il Parlamento europeo,

–  visto l'accordo interistituzionale "Legiferare meglio"(1),

–  viste le modalità pratiche, convenute il 22 luglio 2011 fra i servizi competenti del Parlamento europeo e del Consiglio, per l'applicazione dell'articolo 294, paragrafo 4, del TFUE in caso di accordi in prima lettura,

–  vista la propria risoluzione del 4 febbraio 2014 sull'adeguatezza della regolamentazione dell'Unione europea e sulla sussidiarietà e la proporzionalità ("Legiferare meglio" – 19a relazione riguardante l'anno 2011)(2),

–  vista la propria risoluzione del 13 settembre 2012 sulla 18a relazione riguardante l'anno 2010 – "Legiferare meglio" – applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità(3),

–  vista la propria risoluzione del 14 settembre 2011 su una migliore legiferazione, sulla sussidiarietà, la proporzionalità e la normativa intelligente(4),

–  viste la relazione annuale 2012 in materia di sussidiarietà e proporzionalità della Commissione (COM(2013)0566) e la relazione annuale 2013 in materia di sussidiarietà e proporzionalità della Commissione (COM(2014)0506),

–  viste le conclusioni del Consiglio sulla regolamentazione intelligente del 4 dicembre 2014,

–  viste le conclusioni della Conferenza dei presidenti dei parlamenti dell'Unione europea del 21 aprile 2015,

–  viste le relazioni semestrali della COSAC "on Developments in European Union Procedures and Practices Relevant to Parliamentary Scrutiny" (sugli sviluppi delle procedure e delle pratiche dell'Unione europea relative al controllo parlamentare) del 27 settembre 2012, del 17 maggio 2013, del 4 ottobre 2013, del 19 giugno 2014 e del 14 novembre 2014,

–  vista la relazione finale, del 14 ottobre 2014, del "High Level Group of Independent Stakeholders on Administrative Burdens" (gruppo ad alto livello di parti interessate indipendenti sugli oneri amministrativi), intitolata "Cutting Red Tape in Europe – Legacy and Outlook" (Alleggerire le formalità amministrative in Europa - Bilancio e prospettive)(5),

–  visti gli articoli 52 e 132 del proprio regolamento,

–  visti la relazione della commissione giuridica e i pareri della commissione per il commercio internazionale, della commissione per il controllo dei bilanci, della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e della commissione per gli affari costituzionali(A8-0301/2015),

A.  considerando che nel 2012 la Commissione ha ricevuto pareri motivati riguardanti 83 proposte legislative; che il numero totale dei pareri pervenuti nel 2012 è stato di 292, inclusi i pareri che non avevano i requisiti per essere considerati pareri motivati;

B.  considerando che nel 2013 la Commissione ha ricevuto pareri motivati riguardanti 99 proposte legislative; che il numero totale dei pareri pervenuti nel 2013 è stato di 313, inclusi i pareri che non avevano i requisiti per essere considerati pareri motivati;

C.  considerando che nel 2012 i parlamenti nazionali hanno formulato 12 pareri motivati sulla proposta Monti II(6), per un totale di 19 voti (la soglia essendo di 18 voti), facendo così scattare per la prima volta il cosiddetto "cartellino giallo", che obbliga l'istituzione che ha presentato la proposta a riesaminarla e a motivare la decisione con cui ritira, modifica o mantiene la proposta;

D.  considerando che la Commissione ha ritirato la proposta Monti II, dichiarando tuttavia di considerarla conforme al principio della sussidiarietà e di ritirarla a causa dell'insufficiente appoggio alla proposta in seno al Parlamento europeo e al Consiglio(7);

E.  considerando che nel 2013 i parlamenti nazionali hanno formulato 13 pareri motivati sulla proposta per l'istituzione della Procura europea(8), per un totale di 18 voti, facendo così scattare per la seconda volta la procedura del cartellino giallo;

F.  considerando che la Commissione ha concluso che la proposta era conforme al principio di sussidiarietà e che non era necessario ritirarla né modificarla; che la Commissione ha dichiarato che avrebbe tenuto in debita considerazione i pareri motivati nel corso del processo legislativo(9);

G.  considerando che diversi parlamenti nazionali hanno espresso preoccupazione per l'impostazione della Commissione, giudicando insufficienti le motivazioni e le argomentazioni da essa addotte; che la commissione giuridica e la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni del Parlamento europeo hanno tenuto discussioni su tale questione;

H.  considerando che nei successivi negoziati con il Consiglio riguardo al Procuratore europeo il campo d'applicazione e le metodologie di lavoro sono state ridotte rispetto alla proposta originaria sulla quale erano stati formulati i pareri motivati;

I.  considerando che, in virtù del suo diritto d'iniziativa, la Commissione ha la responsabilità di assicurare che le scelte appropriate circa l'opportunità di proporre un'azione a livello di UE e le modalità di tale proposta siano fatte in una fase precoce dello sviluppo delle politiche;

J.  considerando che la Commissione si sta accingendo a una revisione degli orientamenti per il processo della valutazione d'impatto, che prende in considerazione anche gli aspetti della sussidiarietà e della proporzionalità;

K.  considerando che il Parlamento ha istituito una propria Unità Valutazione d'impatto, la quale nel 2013 ha prodotto 50 analisi iniziali e due analisi dettagliate delle valutazioni d'impatto della Commissione;

L.  considerando che i parlamenti nazionali hanno osservato che quando s'introducono importanti e numerosi poteri delegati diventa difficile valutare adeguatamente se le norme finali rispetteranno il principio di sussidiarietà;

M.  considerando che il controllo della sussidiarietà e della proporzionalità, come pure la valutazione d'impatto, sono eseguiti soltanto all'inizio del processo legislativo;

1.  osserva che i principi di sussidiarietà e proporzionalità sono principi guida fondamentali per l'Unione europea;

2.  sottolinea che l'esercizio delle competenze dell'UE dovrebbe essere guidato dai principi di sussidiarietà e proporzionalità, come sancito dall'articolo 5 del trattato sull'Unione europea; valuta positivamente il fatto che nel 2012 e nel 2013 il rispetto di questi due principi sia stato oggetto di attento controllo da parte delle istituzioni dell'UE e dei parlamenti nazionali;

3.  accoglie con favore la maggiore partecipazione e il più stretto coinvolgimento dei parlamenti nazionali nel processo legislativo europeo negli ultimi anni, il che ha condotto a un'accresciuta consapevolezza circa i principi su cui è fondata l'UE, ivi inclusi i principi di sussidiarietà e di proporzionalità nel contesto interistituzionale; rileva tuttavia che vi è ancora del lavoro da fare in questo campo; propone, come primo passo, che la Commissione s'impegni in un dibattito annuale con ciascun parlamento nazionale al fine di rafforzare il suo dialogo con tali parlamenti;

4.  ritiene inoltre che i principi di sussidiarietà e di proporzionalità rappresentano il punto di partenza per la formulazione delle politiche; sottolinea pertanto l'importanza di valutare all'inizio del processo legislativo se gli obiettivi politici possano essere conseguiti meglio a livello europeo piuttosto che attraverso iniziative nazionali o regionali;

5.  mette in rilievo l'importanza dei parlamenti e della loro incidenza sul territorio e vicinanza ai cittadini, e chiede che, ove opportuno, essi siano maggiormente coinvolti nel sistema di allerta precoce;

6.  rileva tuttavia che la maggior parte dei pareri dei parlamenti nazionali è presentata soltanto da un numero ridotto di camere nazionali; incoraggia le altre camere a partecipare di più al dibattito europeo;

7.  sottolinea che le istituzioni europee devono rispettare i principi di sussidiarietà e di proporzionalità sanciti dall'articolo 5 del trattato sull'Unione europea e dal protocollo n. 2 al trattato sul funzionamento dell'Unione europea, principi che sono di carattere generale e che vincolano le istituzioni nell'esercizio delle competenze dell'Unione, fatta eccezione per i settori di competenza esclusiva dell'Unione stessa, nei quali il principio di sussidiarietà non è applicabile;

8.  ritiene che il meccanismo per la verifica del principio di sussidiarietà rivesta grande importanza per la cooperazione tra istituzioni europee e nazionali;

9.  osserva che le relazioni annuali preparate dalla Commissione hanno un carattere alquanto routinario e invita la Commissione a valutare la possibilità di preparare relazioni più approfondite riguardo al modo in cui il principio di sussidiarietà e di proporzionalità sono osservati nella definizione delle politiche dell'UE;

10.  prende atto della metodologia adottata dalla Commissione nelle relazioni annuali per il 2012 e il 2013, nelle quali si utilizzano statistiche che classificano i pareri motivati presentati dai parlamenti nazionali su un pacchetto di proposte come un unico parere motivato, anziché come un parere motivato per ciascuna delle singole proposte;

11.  osserva che, globalmente, la percentuale di pareri motivati sul totale dei pareri presentati è aumentata in modo significativo rispetto al 2010 e al 2011, e che nel 2012 i pareri motivati hanno rappresentato il 25% del totale, mentre nel 2013 hanno costituito il 30% dei pareri presentati dai parlamenti nazionali nel quadro della procedura del protocollo n. 2; rileva a questo proposito la consultazione dei parlamenti nazionali nel processo legislativo;

12.  sottolinea che il 2012 è stato l'anno in cui i parlamenti nazionali hanno fatto scattare per la prima volta la procedura cosiddetta del "cartellino giallo" riguardo al principio di sussidiarietà, il che è avvenuto in risposta alla proposta della Commissione per un regolamento sull'esercizio del diritto di promuovere azioni collettive nel quadro della libertà di stabilimento e della libera prestazione dei servizi (Monti II); nota che la Commissione, pur concludendo che non vi era stata violazione del principio di sussidiarietà, ha ritirato la proposta a causa dell'insufficiente sostegno politico; osserva che un secondo "cartellino giallo" è scattato nel 2013 sulla proposta della Commissione per un regolamento del Consiglio che istituisce la Procura europea (EPPO); prende atto che la Commissione ha concluso che la proposta rispetta il principio di sussidiarietà e ha deciso di mantenerla;

13.  osserva che i pareri motivati emessi dai parlamenti nazionali mettono in evidenza l'esistenza di diverse interpretazioni dei principi di sussidiarietà e proporzionalità; ricorda in questo contesto che il principio di sussidiarietà, quale formulato nei trattati, consente all'Unione di agire nei settori che non sono di sua competenza esclusiva soltanto "se e in quanto gli obiettivi dell'azione prevista non possono essere conseguiti in misura sufficiente dagli Stati membri, né a livello centrale né a livello regionale e locale, ma possono, a motivo della portata o degli effetti dell'azione in questione, essere conseguiti meglio a livello di Unione"; ricorda altresì che, "in virtù del principio di proporzionalità, il contenuto e la forma dell'azione dell'Unione si limitano a quanto necessario per il conseguimento degli obiettivi dei trattati"; incoraggia i parlamenti nazionali ad essere fedeli alla lettera del TUE nel valutare il rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità; raccomanda vivamente che i parlamenti nazionali e le istituzioni europee procedano a scambi di opinioni e prassi in materia di controllo della sussidiarietà e della proporzionalità;

14.  osserva che i pareri motivati presentati dai parlamenti nazionali variano notevolmente per quanto riguarda il tipo di argomentazioni sollevate e la forma; si duole dell'assenza di modelli comuni, che rende più difficile valutare su quale base i parlamenti nazionali intervengono;

15.  ricorda le perplessità manifestate in precedenti relazioni dal Parlamento riguardo a casi in cui l'aspetto della sussidiarietà non era stato adeguatamente trattato nelle valutazioni d'impatto elaborate dalla Commissione; ricorda inoltre che tale problema è stato sollevato nelle relazioni annuali del comitato per la valutazione d'impatto; rileva che tale comitato ha ritenuto che in più del 30% delle valutazioni d'impatto da esso esaminate nel 2012 e nel 2013 l'analisi del principio di sussidiarietà fosse insoddisfacente; è preoccupato del fatto che nel 2014 tale percentuale è salita al 50%, e sollecita la Commissione ad affrontare questo problema nella sua revisione degli orientamenti per le valutazioni d'impatto e a invertire la tendenza;

16.  rimarca l'importanza delle valutazioni d'impatto quale ausilio alle decisioni nel processo legislativo e sottolinea in tale contesto la necessità di tenere in debita considerazione le questioni relative alla sussidiarietà e alla proporzionalità;

17.  sottolinea che valutazioni d'impatto esaustive, che valutino in modo approfondito il rispetto della sussidiarietà, sono essenziali per accrescere la fiducia dei cittadini, i quali spesso considerano il principio di sussidiarietà un aspetto fondamentale del processo democratico; mette pertanto in rilievo il fatto che controlli di sussidiarietà rafforzati potrebbero essere considerati uno strumento importante per ridurre il cosiddetto "deficit democratico";

18.  ribadisce l'invito, contenuto nella sua summenzionata risoluzione del 14 settembre 2011, a ricorrere a valutazioni d'impatto nazionali per integrare quelle effettuate dalla Commissione – la cui riforma è in corso di discussione – a supporto della normativa proposta; ritiene che le unità per la valutazione d'impatto create di recente dal Parlamento offriranno utili complementi al lavoro della Commissione;

19.  esprime delusione per la risposta della Commissione ai parlamenti nazionali nei casi in cui si è arrivati al "cartellino giallo"; ritiene necessario che la Commissione risponda in modo esauriente a ogni perplessità sollevata dai parlamenti nazionali, e individualmente nell'ambito di un dialogo in aggiunta agli eventuali pareri pubblicati; considera altresì necessario che la Commissione europea si presenti dinanzi alla commissione o alle commissioni competenti del Parlamento europeo per spiegare in dettaglio la sua posizione;

20.  sottolinea che la procedura del "cartellino giallo", che è uno strumento per influenzare il processo decisionale dell'UE, potrebbe essere efficacemente rafforzata da uno scambio preliminare di informazioni sulle posizioni dei parlamenti nazionali; incoraggia pertanto questi ultimi a scambiarsi opinioni sui metodi di valutazione impiegati per verificare la conformità ai principi di sussidiarietà e di proporzionalità e sulla portata di tale processo;

21.  ritiene che il dialogo politico sia sempre più importante per garantire il rispetto della sussidiarietà; considera auspicabile migliorare il dialogo politico non solo in caso di cartellino giallo o arancione, ma come regola generale; plaude a questo proposito all'impegno assunto dalla Commissione Juncker di presentarsi di fronte a un maggior numero di parlamenti nazionali, e chiede che il Parlamento europeo prenda in considerazione iniziative analoghe; ritiene che si potrebbero incoraggiare i relatori a rapportarsi più spesso con i parlamenti nazionali, specialmente grazie alla sempre maggior facilità ed efficacia di sistemi quali la videoconferenza e altri metodi di comunicazione online;

22.  sottolinea che le istituzioni europee e i parlamenti nazionali dovrebbero continuare ad adoperarsi per promuovere una "cultura della sussidiarietà" in tutta l'UE; raccomanda due iniziative specifiche che contribuiranno a migliorare da subito l'esame della sussidiarietà nel processo legislativo, e cioè facilitare una maggiore integrazione delle posizioni, delle prospettive o di altri suggerimenti formulati dai parlamenti nazionali nel dialogo politico, in particolare nel corso dei lavori preparatori come i libri verdi o bianchi prodotti dalla Commissione, e prendere in considerazione la possibilità di estendere il periodo per la consultazione dei parlamenti nazionali nell'ambito della verifica della sussidiarietà, qualora questi lo chiedano a causa di ristrettezze di tempo dovute a ragioni obiettive e giustificate, come calamità naturali o periodi di sospensione dei lavori parlamentari, estensione da concordare tra i parlamenti nazionali e la Commissione; ritiene che in una prima fase ciò potrebbe essere fatto attraverso un impegno politico concordato tra le istituzioni e i parlamenti nazionali, senza dar luogo a ritardi nell'adozione della legislazione in questione;

23.  è del parere che, se gli Stati membri concordano di estendere il termine concesso ai parlamenti nazionali per elaborare un parere motivato a norma dell'articolo 6 del protocollo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, si dovrebbe tenerne conto nella prossima revisione del trattato; osserva che tale periodo di proroga potrebbe quindi essere fissato anche nella legislazione secondaria;

24.  considera importante che la procedura del cartellino giallo sia facilmente applicabile per i parlamenti, riaffermando nel contempo il principio di sussidiarietà conformemente ai trattati;

25.  rileva che diversi parlamenti nazionali, in sede di COSAC, hanno espresso il loro interesse a proporre l'introduzione di un "cartellino verde", come strumento per migliorare il dialogo politico che darebbe ai parlamenti nazionali l'opportunità, dopo essersi assicurati il sostegno del Parlamento europeo, di formulare proposte costruttive da sottoporre all'esame della Commissione, nel dovuto rispetto del diritto d'iniziativa di quest'ultima;

26.  osserva che le proposte legislative possono subire cambiamenti radicali nel loro iter fino all'adozione da parte delle istituzioni; ricorda che la verifica del rispetto del principio di sussidiarietà avviene solo all'inizio e non alla conclusione del processo legislativo; ricorda inoltre che, più in generale, vengono redatte valutazioni d'impatto solo per le fasi iniziali e non per quelle finali del processo legislativo; sottolinea la necessità di una valutazione intermedia dopo l'avvio della procedura di adozione, nonché al termine del processo legislativo, prevedendo la possibilità, in determinati casi, di rivolgere un avvertimento agli Stati membri che non rispettino il principio di sussidiarietà;

27.  chiede pertanto che una nuova verifica della sussidiarietà e una valutazione completa dell'impatto siano intraprese alla conclusione dei negoziati legislativi e prima dell'adozione del testo definitivo, affinché possa essere garantito il rispetto del principio di sussidiarietà e si possano compiere valutazioni concernenti anche la proporzionalità; ritiene che un siffatto "periodo di riflessione" aiuterebbe i decisori politici a valutare la conformità della legislazione ai principi dell'Unione e aumenterebbe la trasparenza riguardo ai risultati di periodi di negoziazione spesso piuttosto intensa;

28.  prende atto degli obiettivi strategici della nuova Commissione per quanto riguarda le iniziative e le proposte legislative unionali: minimizzare il costo; apportare benefici a cittadini, imprese e lavoratori; evitare oneri normativi superflui;

29.  ritiene che i programmi nell'ambito del quadro finanziario pluriennale dovrebbero valutare e provare la conformità al principio di sussidiarietà in termini di valore aggiunto dimostrabile negli Stati membri beneficiari;

30.  invita la Commissione, conformemente ai principi di proporzionalità e di sussidiarietà, a semplificare la procedura per la richiesta di fondi UE, al fine di renderla più efficiente e orientata ai risultati;

31.  sottolinea il proprio impegno ad assicurare il rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità mediante la valutazione delle proprie relazioni d'iniziativa legislativa, l'analisi ex ante delle valutazioni d'impatto della Commissione e la costante valutazione del potenziale valore aggiunto unionale e del "costo della non Europa";

32.  rileva le recenti discussioni sul tema della risoluzione delle controversie investitore-Stato (ISDS) e le proposte della Commissione per sostituire il modello vigente; ricorda che l'articolo 3 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea stabilisce che la politica commerciale comune è un settore interamente di competenza esclusiva dell'Unione, che deve basarsi su principi uniformi; osserva pertanto che il principio di sussidiarietà non si applica alla politica commerciale comune;

33.  invita gli Stati membri a sbloccare la convenzione UNCITRAL sulla trasparenza nell'arbitrato tra investitori e Stato basato su trattati, affinché la Commissione possa firmare tale convenzione a nome dell'intera Unione; deplora l'attuale situazione, nella quale alcuni Stati membri sono parte della convenzione e altri non lo sono; ritiene che questo esempio sottolinei la necessità di maggiore chiarezza sotto tutti gli aspetti in merito alla portata della competenza esclusiva dell'Unione in materia di investimenti esteri diretti; ricorda che le politiche diverse attuate dagli Stati membri per quanto riguarda la protezione degli investimenti hanno portato alla situazione attuale in cui gli Stati membri sono parti di circa 1400 trattati bilaterali di investimento, con disposizioni talvolta diverse, il che può portare a differenze di trattamento degli investitori dell'UE all'estero, a seconda dell'origine dell'investimento in questione;

34.  chiede, in relazione all'assistenza finanziaria dell'UE ad altri paesi, in particolare l'assistenza macrofinanziaria, valutazioni d'impatto ex ante ed ex post più approfondite per quanto riguarda la proporzionalità delle misure proposte, affinché l'assistenza sia efficiente e realmente utile ai nostri partner in difficoltà; insiste sulla necessità di subordinare l'erogazione dell'assistenza alla condizionalità e di assicurare un adeguato controllo dell'utilizzo dei fondi che comprenda misure riguardanti la prevenzione e la lotta contro la frode e la corruzione, nonché sulla necessità di un esame dettagliato da parte del Parlamento; chiede una forte integrazione degli strumenti esterni dell'UE che combini il commercio, lo sviluppo e la politica estera e di sicurezza; sottolinea che gli Stati membri devono mostrare maggiore impegno a questo proposito;

35.  sottolinea l'estrema importanza di forme adeguate di consultazione e dialogo e di coinvolgimento dei cittadini, delle imprese (in particolare le PMI) e della società civile nel processo decisionale dell'UE in materia di politica commerciale;

36.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU C 321 del 31.12.2003, pag. 1.
(2) Testi approvati, P7_TA(2014)0061.
(3) GU C 353 E del 3.12.2013, pag. 117.
(4) GU C 51 E del 22.2.2013, pag. 87.
(5) http://ec.europa.eu/smart-regulation/refit/admin_burden/docs/08-10web_ce-brocuttingredtape_en.pdf
(6) Proposta di regolamento del Consiglio sull'esercizio del diritto di promuovere azioni collettive nel quadro della libertà di stabilimento e della libera prestazione dei servizi - (COM(2012)0130).
(7) Lettera del 12 settembre 2012 del Vicepresidente Šefčovič ai parlamenti nazionali.
(8) Proposta della Commissione per l'istituzione della Procura europea - (COM(2013)0534).
(9) Comunicazione del 27 novembre 2013 al Parlamento europeo, al Consiglio e ai parlamenti nazionali sul riesame della proposta di regolamento del Consiglio che istituisce la Procura europea per quanto riguarda il principio di sussidiarietà, a norma del protocollo n. 2 (COM(2013)0851).


Programma di controllo dell'adeguatezza e dell'efficacia della regolamentazione (REFIT)
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Risoluzione del Parlamento europeo del 12 aprile 2016 sul programma di controllo dell'adeguatezza e dell'efficacia della regolamentazione (REFIT): situazione attuale e prospettive (2014/2150(INI))
P8_TA(2016)0104A8-0208/2015

Il Parlamento europeo,

–  visti gli accordi interistituzionali "Legiferare meglio"(1),

–  viste le modalità pratiche convenute il 22 luglio 2011 fra i servizi competenti del Parlamento europeo e del Consiglio per l'attuazione dell'articolo 294, paragrafo 4, TFUE in caso di accordi in prima lettura,

–  vista la sua risoluzione del 4 febbraio 2014 sull'adeguatezza della regolamentazione dell'Unione europea e sulla sussidiarietà e la proporzionalità ("Legiferare meglio" – 19a relazione riguardante l'anno 2011)(2),

–  vista la sua risoluzione del 27 novembre 2014 sulla revisione degli orientamenti della Commissione in materia di valutazione d'impatto e sul ruolo del "test PMI"(3),

–  vista la sua risoluzione del 25 febbraio 2014 sul seguito della delega dei poteri legislativi e sul controllo da parte degli Stati membri dell'esercizio delle competenze di esecuzione attribuite alla Commissione(4),

–  vista la sua risoluzione del 13 settembre 2012 sulla 18a relazione riguardante l'anno 2010 – "Legiferare meglio" – applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità(5),

–  vista la sua risoluzione del 14 settembre 2011 su una migliore legiferazione, sulla sussidiarietà, la proporzionalità e la normativa intelligente(6),

–  vista la sua risoluzione dell'8 giugno 2011 su come garantire valutazioni d'impatto indipendenti(7),

–  viste le conclusioni del Consiglio sulla regolamentazione intelligente del 4 dicembre 2014,

–  vista la relazione della Commissione sul programma di controllo dell'adeguatezza e dell'efficacia della regolamentazione (REFIT): situazione attuale e prospettive (COM(2014)0368),

–  viste le precedenti comunicazioni della Commissione concernenti l'adeguatezza della regolamentazione dell'Unione europea (COM(2012)0746 e COM(2013)0685),

–  vista la relazione della Commissione in materia di sussidiarietà e proporzionalità ("Legiferare meglio" – 19a relazione riguardante l'anno 2011) (COM(2012)0373),

–  vista la comunicazione della Commissione "Legiferare con intelligenza – Rispondere alle esigenze delle piccole e medie imprese" (COM(2013)0122),

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione intitolato "Monitoring and Consultation on Smart Regulation for SMEs" (SWD(2013)0060),

–  vista la comunicazione della Commissione intitolata "Legiferare con intelligenza nell'Unione europea" (COM(2010)0543),

–  visti gli orientamenti della Commissione del 2014 per la consultazione delle parti interessate,

–  visti la relazione finale del gruppo ad alto livello di parti interessate indipendenti sugli oneri amministrativi, del 24 luglio 2014, intitolata "Ridurre la burocrazia in Europa - Bilancio e prospettive", e in particolare il parere divergente di cui nell'allegato 12, espresso da quattro membri del suddetto gruppo con esperienza nella difesa dei lavoratori, della sanità pubblica, dell'ambiente e dei consumatori,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 10 dicembre 2014(8),

–  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni intitolata "Legiferare meglio per ottenere risultati migliori – Agenda dell'UE" (COM(2015)0215),

–  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio intitolata "Proposta di accordo interistituzionale 'Legiferare meglio'" (COM(2015)0216),

–  viste la decisione della Commissione che istituisce la piattaforma REFIT (C(2015)3261) e la comunicazione della Commissione intitolata "The REFIT Platform – Structure and Functioning" (C(2015)3260),

–  viste la decisione del Presidente della Commissione europea sull'istituzione di un organismo di controllo normativo indipendente (C(2015)3263), la comunicazione della Commissione "Regulatory Scrutiny Board – Mission, tasks and staff" (C(2015)3262) e la comunicazione della Commissione "Standard Explanatory Memorandum" (C(2015)3264/2),

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione intitolato "Better Regulation Guidelines" (SWD(2015)0111),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione giuridica e i pareri della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (A8-0208/2015),

A.  considerando che il programma REFIT rappresenta un elemento fondamentale della nuova strategia della Commissione per una migliore legiferazione;

B.  considerando che il programma REFIT mira a consolidare le procedure per una migliore legiferazione, a semplificare il diritto dell'UE e a ridurre gli oneri amministrativi e/o normativi, così come a intraprendere un percorso verso la buona governance basato sull'elaborazione di politiche fondate su elementi concreti, in cui svolgono un ruolo importante le valutazioni d'impatto e i controlli ex post, senza essere un succedaneo delle decisioni politiche;

C.  considerando che la Commissione ha istituito una nuova piattaforma REFIT a sostegno della sua attività nel quadro del programma omonimo, costituita da due gruppi: il "gruppo dei rappresentanti di governo", composto da esperti di alto livello dell'amministrazione pubblica di ciascuno Stato membro, e il "gruppo di portatori di interesse", composto da un massimo di 20 esperti, due dei quali rappresentano il Comitato economico e sociale europeo e il Comitato delle regioni mentre gli altri partecipano in rappresentanza del mondo economico, incluse le PMI, le parti sociali e le organizzazioni della società civile;

D.  considerando che il quadro di valutazione annuale REFIT consente di valutare i progressi compiuti in tutti i settori strategici e per ciascuna iniziativa identificata dalla Commissione, comprese le azioni intraprese dal Parlamento e dal Consiglio;

E.  considerando che l'accordo interistituzionale del 2003 "Legiferare meglio" è divenuto obsoleto a causa dell'attuale ambiente legislativo, creato dal trattato di Lisbona;

F.  considerando che negli anni scorsi l'agenda per una migliore regolamentazione ha contribuito a migliorare le pratiche legislative; che il vasto numero di denominazioni e programmi diversi che la Commissione ha introdotto nel settore – quali "migliore regolamentazione", "legiferare meglio", "regolamentazione intelligente", "adeguatezza della regolamentazione", "pensare anzitutto in piccolo", "controlli dell'adeguatezza" e "ABR Plus" – non offre una chiarezza e una trasparenza sufficienti quanto agli obiettivi delle misure adottate, in particolare per i cittadini, e che dovrebbe pertanto essere meglio sintetizzato;

G.  considerando che con la comunicazione "Legiferare meglio per ottenere risultati migliori – Agenda dell'UE", del 19 maggio 2015, la Commissione propone ora un approccio coerente e unitario per legiferare meglio, che tiene conto dell'intero ciclo politico della legiferazione e che richiede l'interazione mirata di tutte le istituzioni, e che per tale motivo la comunicazione sarà esaminata in modo approfondito dal Parlamento onde raggiungere i risultati migliori possibile nell'interesse dei cittadini dell'Unione;

H.  considerando che le finalità e gli obiettivi dell'Unione esplicitati all'articolo 3 TUE hanno tutti uguale importanza; che la Commissione sottolinea che il programma REFIT non chiama in causa gli obiettivi di politica esistenti né dovrebbe ripercuotersi negativamente sulla salute e la sicurezza dei cittadini, dei consumatori, dei lavoratori o dell'ambiente;

I.  considerando che, nella seconda metà del 2014, la Commissione ha condotto consultazioni pubbliche sulla revisione dei suoi orientamenti in materia di valutazione d'impatto, nonché dei suoi orientamenti in materia di consultazione delle parti interessate;

J.  considerando che, nel definire il suo programma di lavoro per il 2015, la Commissione ha applicato per la prima volta il cosiddetto principio della discontinuità politica quale motivazione per il ritiro di un gran numero di proposte legislative pendenti;

K.  considerando che nel suo programma di lavoro per il 2015 la Commissione ha previsto di concentrare le proprie attività sulle grandi sfide economiche e sociali, e che la sua nuova struttura mira a garantire un approccio strategico coerente, aumentando così la trasparenza nell'UE e quindi l'accettazione da parte dei cittadini;

Migliore regolamentazione

1.  rileva la decisione del Presidente della Commissione Juncker di affidare al primo Vicepresidente della stessa competenze in fatto di migliore regolamentazione, una decisione che risponde alle richieste del Parlamento europeo e sottolinea l'elevata importanza politica di questo tema; si aspetta che tale nomina porti a una legislazione europea che sia della miglior qualità possibile, che risponda alle aspettative dei cittadini e delle parti interessate, e che garantisca che gli obiettivi pubblici strategici – comprese le norme in materia di consumatori, quelle ambientali e sociali e quelle in materia di salute e sicurezza – non siano compromessi;

2.  sottolinea che una migliore regolamentazione dovrebbe includere la "cultura" della pubblica amministrazione a tutti i livelli dell'Unione europea, tenendo presenti gli eccessi di burocrazia su scala UE e la necessità di semplificare la legislazione, e dovrebbe comprendere l'attuazione e l'applicazione degli atti dell'Unione a livello europeo, come anche a livello nazionale, regionale e locale, onde garantire una buona amministrazione e un atteggiamento ben disposto nei confronti dell'Europa a tutti i livelli;

3.  sottolinea che la Commissione dovrebbe dare la priorità allo sviluppo di determinate misure e concentrarsi sulla qualità della legislazione e su una migliore applicazione della legislazione esistente anziché sul numero di atti legislativi; sottolinea altresì, a tale proposito, che i costi non dovrebbero essere il fattore decisivo, ma che l'unico parametro di riferimento appropriato è la qualità della legislazione, e che il programma REFIT non deve essere utilizzato per compromettere la sostenibilità o le norme sociali né le norme sul lavoro, sull'ambiente e sui consumatori;

4.  suggerisce che la Commissione valuti l'introduzione di "clausole di temporaneità" in iniziative legislative limitate nel tempo, a condizione che ciò non generi incertezza giuridica, e includa, se del caso, "clausole di revisione" in misure legislative, allo scopo di valutare con regolarità il sussistere della pertinenza delle misure legislative a livello europeo;

5.  sottolinea che una norma europea sostituisce, generalmente, 28 norme nazionali, dando così fondamento al mercato unico e riducendo la burocrazia;

6.  accoglie favorevolmente il pacchetto di misure del 19 maggio 2015, miranti a una migliore regolamentazione; sostiene il continuo impegno dimostrato dalla Commissione per quanto riguarda l'agenda "legiferare meglio"; mette in rilievo che l'esercizio delineato nella comunicazione sul programma REFIT dovrebbe essere inteso come un processo già in corso, volto ad assicurare che la legislazione in vigore a livello europeo sia commisurata alle finalità, consegua gli obiettivi condivisi fissati dai legislatori e soddisfi le aspettative dei cittadini, in particolare dipendenti, imprese e altre parti interessate;

7.  rileva l'impegno della Commissione per un nuovo accordo interistituzionale "Legiferare meglio" che tenga conto dei cambiamenti originati dal trattato di Lisbona e dell'accordo quadro tra il Parlamento e la Commissione stessa, che consolida le migliori pratiche in settori quali la pianificazione legislativa, le valutazioni d'impatto, i controlli ex post sistematici della legislazione unionale e l'attuazione e la gestione degli atti delegati e di esecuzione, e prende atto della conclusione dei negoziati;

8.  si compiace che la Commissione abbia confermato che la sua strategia per legiferare meglio non è volta a deregolamentare determinati settori di politica o a mettere in discussione valori che consideriamo importanti, come la protezione sociale, la tutela ambientale e i diritti fondamentali, incluso il diritto alla salute;

9.  riconosce l'intensa attività di lungo termine condotta dal gruppo ad alto livello di parti interessate indipendenti, che ha presentato alla Commissione proposte intese a ridurre gli oneri amministrativi e ha individuato le migliori prassi per attuare la legislazione unionale negli Stati membri nel modo meno burocratico possibile; prende atto del fatto che quattro membri di detto gruppo si sono espressi a sfavore di varie conclusioni presentate nella relazione finale del gruppo stesso sugli oneri amministrativi e hanno fornito un parere divergente; si aspetta che la Commissione tenga conto delle preoccupazioni di tutte le parti interessate coinvolte nel processo;

10.  sottolinea l'importanza del dialogo sociale e del rispetto dell'autonomia delle parti sociali; sottolinea, in particolare in relazione all'articolo 9 TFUE, che le parti sociali possono, in conformità dell'articolo 155 TFUE, concludere accordi che possono portare a una legislazione dell'UE a richiesta congiunta delle parti firmatarie; si aspetta che la Commissione rispetti l'autonomia delle parti e i loro accordi negoziati e prenda seriamente in considerazione le loro preoccupazioni; evidenzia che l'agenda "legiferare meglio" non dovrebbe costituire un pretesto per ignorare o bypassare gli accordi raggiunti tra le parti sociali, e respingerebbe quindi qualsiasi valutazione d'impatto degli accordi delle parti sociali;

11.  ricorda che, nel corso della precedente legislatura, la scelta tra atti di esecuzione e atti delegati ha creato numerosi contenziosi a livello interistituzionale; ritiene quindi importante che si definiscano linee guida specifiche, come richiesto dal Parlamento europeo nella sua risoluzione approvata il 25 febbraio 2014;

12.  plaude all'intenzione annunciata dalla Commissione di semplificare la gestione delle sovvenzioni nel quadro della politica agricola comune (PAC), dei fondi di investimento e a finalità strutturale europei e di Orizzonte 2020;

Trasparenza e consultazione dei soggetti interessati

13.  accoglie con favore il riconoscimento da parte della Commissione dell'importante ruolo svolto dal processo di consultazione in relazione al programma REFIT; sottolinea che, in conformità dell'articolo 11, paragrafo 2, TUE, tutte le istituzioni dell'Unione europea sono tenute a mantenere un dialogo aperto, trasparente e regolare con le associazioni rappresentative e con la società civile; invita le istituzioni a prestare particolare attenzione al dialogo obbligatorio e regolare con le associazioni rappresentative e con la società civile;

14.  osserva che, per il tramite di una maggiore trasparenza, è possibile assicurare un funzionamento più efficace dell'UE e aumentare la fiducia della società civile nei confronti dell'Unione;

15.  si compiace a tale proposito dell'affermazione della Commissione secondo cui il dialogo con i cittadini, le parti sociali e altre parti interessate del mondo economico e della società civile concorre a garantire una legislazione dell'UE trasparente, efficace e coerente, e appoggia l'intenzione della Commissione di indicare con maggiore precisione come arriva alle sue proposte, ad esempio nella forma di testi legislativi o di comunicazioni della Commissione;

16.  osserva che, nel quadro della sua strategia per legiferare meglio, la Commissione rafforza notevolmente il ruolo delle consultazioni pubbliche; nota che in futuro la Commissione procederà a una consultazione pubblica di dodici settimane a) prima di elaborare nuove proposte legislative e b) nel valutare le disposizioni legislative esistenti e nel verificarne l'idoneità e c) per elaborare tabelle di marcia e valutazioni d'impatto ex ante; osserva altresì che, dopo aver adottato una proposta, la Commissione darà inoltre ai cittadini e alle parti interessate l'opportunità di esprimersi in merito alla proposta entro otto settimane e trasmetterà tali pareri al Consiglio e al Parlamento;

17.  invita, in tale contesto, la Commissione a condurre una valutazione equilibrata e trasparente dei pareri e dei commenti di tutti i partecipanti alla procedura di consultazione e in particolare ad assicurare che le consultazioni pubbliche non possano essere sfruttate in modo improprio da associazioni di portatori di interessi ben organizzate e in possesso di notevoli mezzi finanziari; invita la Commissione a pubblicare le sue conclusioni al termine delle consultazioni;

18.  osserva che le valutazioni d'impatto andrebbero pubblicate solo dopo che la Commissione ha adottato l'iniziativa politica in questione; considera necessario, ai fini della trasparenza delle decisioni della Commissione, che le valutazioni d'impatto siano pubblicate anche quando quest'ultima decide di non presentare una proposta legislativa;

19.  constata che il Comitato economico e sociale, dotato di status consultivo, svolge un ruolo chiave nel rappresentare la società civile; osserva che il Comitato delle regioni, anch'esso dotato di status consultivo, svolge un ruolo importante nel rappresentare le autorità regionali e locali dell'UE, e nel valutare la messa in atto della legislazione dell'Unione; constata che, nel quadro del diritto vigente, le due istituzioni possono essere consultate in via preliminare dal Parlamento, dal Consiglio e dalla Commissione ogniqualvolta il Parlamento e il Consiglio lo reputino utile; è del parere che il fatto di consultarli adeguatamente su questioni specifiche con sufficiente anticipo e di trarre vantaggio dai loro specifici settori di competenza può contribuire agli obiettivi di una migliore legiferazione;

20.  ritiene che dovrebbe esserci una maggiore partecipazione delle autorità locali e regionali all'elaborazione delle politiche dell'Unione, in particolare sfruttando le competenze e le esperienze degli Stati membri, a livello regionale e locale, in una fase precoce della preparazione della legislazione; rileva che tutte le istituzioni devono osservare, nella loro attività legislativa, i principi di sussidiarietà e di proporzionalità;

21.  plaude all'intenzione della Commissione di rendere più trasparente il processo legislativo e di coinvolgere maggiormente i cittadini e i rappresentanti delle parti interessate nell'intero processo;

22.  si compiace della decisione della Commissione di condurre in futuro consultazioni pubbliche di quattro settimane anche sui progetti di atti delegati e su importanti atti di esecuzione, prima che gli Stati membri votino la propria posizione in seno alla commissione competente;

23.  invita la Commissione a rivedere i suoi orientamenti di valutazione, intensificando la partecipazione e la consultazione delle parti interessate e utilizzando il metodo più diretto per permettere ai cittadini dell'UE di prendere parte al processo decisionale;

24.  prende atto della nuova sezione "Lighten the Load – Have your Say" del sito Internet della Commissione su una migliore legiferazione e invita a un esame equilibrato e trasparente dei commenti pervenuti da parte della Commissione e della nuova piattaforma REFIT; ritiene tuttavia che il panel REFIT non dovrebbe essere troppo oneroso nei suoi processi e nelle sue deliberazioni, e che dovrebbe invece essere un organo in grado di fornire risposte rapide nonché un lavoro più dettagliato nel processo legislativo europeo; è del parere che la consultazione attraverso questo sito Internet della Commissione non possa sostituire le consultazioni pubbliche delle parti interessate;

Valutazioni d'impatto e valore aggiunto europeo

25.  osserva che le valutazioni d'impatto costituiscono un importante strumento a sostegno del processo decisionale in tutte le istituzioni dell'UE e ricoprono un importante ruolo nel miglioramento della regolamentazione; invita, a tale riguardo, la Commissione e gli Stati membri a essere più rigorosi nell'assolvere ai loro impegni e nel valutare l'impatto della legislazione futura ed esistente; sottolinea, tuttavia, che tali valutazioni non possono sostituire le valutazioni e le decisioni politiche, e che la libertà dei membri del Parlamento europeo di svolgere la loro attività politica non deve essere in alcun modo limitata;

26.  ritiene che una valutazione della competitività dovrebbe costituire una parte significativa del processo di valutazione dell'impatto; ritiene altresì che il progetto di orientamenti rivisti dovrebbe contenere indicazioni su come valutare e ponderare, nell'analisi finale, l'impatto sulla competitività; sostiene il presupposto che le proposte aventi un impatto negativo sulla competitività non dovrebbero essere adottate dalla Commissione, a meno che non siano presentate prove a sostegno di significativi benefici non quantificabili;

27.  ritiene che i principi di una migliore regolamentazione dovrebbero applicarsi anche alle decisioni relative al diritto derivato, oltre che al diritto primario; invita la Commissione, se del caso, a corredare gli atti delegati e gli atti di esecuzione di una valutazione d'impatto, prevedendo anche la consultazione delle parti interessate e dei gruppi portatori di interessi;

28.  ritiene che le valutazioni d'impatto debbano essere globali, e includere una valutazione equilibrata delle conseguenze economiche, sociali e ambientali in particolare, e che si debba valutare l'impatto sui diritti fondamentali dei cittadini e sulla parità tra donne e uomini; sottolinea come l'analisi costi-benefici sia solo uno dei numerosi criteri;

29.  sottolinea che in numerosi Stati membri quali Svezia, Repubblica ceca, Paesi Bassi, Regno Unito e Germania, vi sono organismi indipendenti che forniscono ai governi un contributo costruttivo nell'ambito dei processi legislativi, al fine di tagliare la burocrazia per le imprese e i cittadini e di ridurre in modo misurabile e verificabile i costi associati all'obbligo di fornire informazioni; osserva che potrebbero essere prese in considerazione le migliori pratiche e le esperienze di organismi esistenti attivi nell'ambito del miglioramento della regolamentazione; prende atto della conversione del comitato per la valutazione d'impatto della Commissione in un comitato per il controllo normativo indipendente e auspica che l'inclusione di esperti indipendenti abbia un effetto vantaggioso sul processo della valutazione d'impatto in seno alla Commissione; insiste affinché il comitato per il controllo normativo svolga esclusivamente un ruolo consultivo e non emani pareri vincolanti; ribadisce che le valutazioni d'impatto devono essere coerenti, devono tenere conto di eventuali modifiche introdotte durante la fase di consultazione interservizi e dovrebbero basarsi, tra le altre cose, sulle stime dei costi aggiuntivi cui incorrerebbero gli Stati membri se non esistesse alcuna soluzione a livello europeo; ritiene che la proposta legislativa finale debba essere corredata del parere del comitato per il controllo normativo; propone di discutere nei prossimi negoziati relativi all'accordo interistituzionale se l'idea di un consiglio per il controllo normativo possa essere di interesse comune per le istituzioni quale mero organo consultivo;

30.  plaude al fatto che i gruppi di lavoro del Consiglio stiano adesso per esaminare, in una fase iniziale del dibattito sulle proposte legislative specifiche, le valutazioni d'impatto pertinenti della Commissione sulla base di un elenco di controllo indicativo; si rammarica, tuttavia, di come il segretariato del Consiglio non disponga ancora di una propria unità per la valutazione d'impatto e ritiene che la soluzione summenzionata possa contribuire all'adempimento degli obblighi da parte del Consiglio nel valutare eventuali modifiche sostanziali nei confronti delle proposte della Commissione;

31.  evidenzia che il Parlamento ha istituito internamente una direzione per la valutazione d'impatto e il valore aggiunto europeo, che offre una serie di servizi di valutazione d'impatto ex-ante ed ex-post per le commissioni parlamentari, esamina il valore aggiunto delle politiche future o attuali dell'UE e valuta le opzioni strategiche in ambito scientifico e tecnologico; osserva che, stando alle informazioni della Commissione, il Parlamento ha condotto internamente circa 20 valutazioni d'impatto in relazione alle modifiche nei confronti delle proposte della Commissione; rammenta alle commissioni specializzate del Parlamento di avvalersi con maggiore coerenza degli strumenti interni di valutazione d'impatto, in particolare ove siano previste modifiche sostanziali nei confronti della proposta originaria della Commissione; sottolinea, tuttavia, che ciò non deve condurre a una limitazione dei margini di manovra a disposizione dei deputati al Parlamento europeo;

32.  sottolinea la necessità di tenere conto di ognuno dei principi su cui si fonda l'Unione, compresi i principi di sussidiarietà e di proporzionalità; invita tutte le istituzioni dell'UE a considerare sempre gli effetti a breve e a lungo termine della legislazione;

33.  osserva che un periodo di riflessione successivo alla conclusione dei negoziati ma anteriore al voto finale, attualmente utilizzato per la revisione linguistico-legale, potrebbe essere utilizzato anche per il completamento della valutazione d'impatto e del controllo di sussidiarietà;

34.  ritiene che tutte le istituzioni dell'UE dovrebbero sviluppare un approccio metodologico comune per le valutazioni d'impatto; sottolinea il fatto che le prerogative legislative del Parlamento e del Consiglio intese a modificare una proposta della Commissione debbano restare intatte;

35.  esorta la Commissione a incrementare la sua procedura di consultazione, sia pubblica sia privata, con tutte le parti interessate, includendo i consumatori, al momento di preparare gli atti delegati e di esecuzione, nell'ottica di valutare le modalità per rafforzare la sensibilizzazione nei confronti delle proposte ancora provvisorie;

PMI e "Pensare anzitutto in piccolo"

36.  prende atto dell'impegno della Commissione di migliorare ulteriormente il test per le PMI, in particolare alla luce del fatto che le oltre 20 milioni di piccole e medie imprese (PMI) rappresentano il 99% di tutte le imprese nell'UE e che formano pertanto l'ossatura portante dell'attività economica, della crescita e dell'occupazione; è favorevole a prendere in considerazione soluzioni mirate e norme più flessibili sulla valutazione d'impatto per le PMI, purché sia possibile dimostrare che non compromettono l'efficacia delle disposizioni legali e che le esenzioni o le disposizioni più flessibili non favoriscono la frammentazione del mercato interno o non impediscono l'accesso a quest'ultimo; plaude pertanto all'impegno della Commissione di prendere in considerazione norme più flessibili per le PMI, inclusa un'esenzione assoluta per le microimprese, laddove ciò sia appropriato e possibile e non venga minato il conseguimento effettivo degli obiettivi sociali, ambientali ed economici delle disposizioni legali proposte;

37.  invita la Commissione a non abbandonare i suoi ambiziosi obiettivi di ridurre gli oneri amministrativi a carico delle PMI e a contribuire in questo modo a gettare le basi per la creazione di posti di lavoro di qualità e insiste affinché siano adottate misure per non compromettere gli obiettivi di pubblico interesse, tra cui norme semplici, ecocompatibili, sociali, inerenti alla salute e alla sicurezza e alla parità di genere; sottolinea che la diminuzione degli oneri amministrativi non deve comportare una diminuzione degli standard d'impiego o un incremento dei contratti di lavoro precari e che i lavoratori nelle PMI e nelle microimprese devono godere dello stesso trattamento e degli stessi elevati standard di tutela dei lavoratori delle imprese più grandi;

38.  sottolinea che la valutazione di nuove norme per quanto concerne il loro impatto sulle PMI non deve in alcun caso compromettere i diritti dei lavoratori;

39.  sottolinea che sono necessarie norme formulate con maggiore chiarezza che possano essere attuate in maniera semplice e possano aiutare tutti gli attori a operare all'interno dello Stato di diritto; che una regolamentazione più semplice e intelligente può agevolare un recepimento coerente e un'applicazione più efficace ed uniforme da parte degli Stati membri;

Valutazioni ex-post

40.  plaude al fatto che la Commissione stia rendendo l'analisi ex-post una parte integrante del miglioramento della regolamentazione; sottolinea che, nell'interesse della certezza giuridica per i cittadini e le imprese, tali analisi dovrebbero essere effettuate entro un sufficiente periodo di tempo, preferibilmente alcuni anni dopo il termine ultimo per il recepimento nel diritto nazionale; ricorda, tuttavia, che le valutazioni ex post non dovrebbero mai sostituirsi al dovere della Commissione, nel suo ruolo di custode dei trattati, di monitorare in modo efficace e tempestivo l'applicazione del diritto dell'Unione da parte degli Stati membri e di adottare tutte le misure necessarie per garantire una sua buona applicazione;

41.  sottolinea l'importanza della valutazione ex-post e della valutazione relativa alle prestazioni delle politiche per quanto concerne l'esame dell'attuazione e dell'efficienza della legislazione e delle politiche dell'UE alla luce dei risultati previsti dall'autorità legislativa;

42.  reputa che i parlamenti nazionali dovrebbero essere coinvolti nella valutazione ex-post delle nuove normative, in quanto ciò sarebbe vantaggioso anche per le relazioni della Commissione e contribuirebbe a esaminare le diverse sfide nazionali poste dalle singoli leggi e normative;

L'attuazione della legislazione dell'UE da parte degli Stati membri

43.  osserva che, secondo la Commissione, un terzo degli oneri normativi e amministrativi della legislazione dell'UE scaturisce dalle misure di recepimento intraprese dagli Stati membri;

44.  riconosce che, nel caso delle direttive, gli Stati membri esercitano la prerogativa di decidere se adottare o meno a livello nazionale norme sociali, ambientali e di tutela dei consumatori più elevate rispetto alle norme minime di tutela concordate a livello di UE e plaude a qualunque decisione di agire in tal senso; ribadisce che tali norme più elevate non devono essere considerate alla stregua di "sovraregolamentazioni"; invita, tuttavia, le autorità nazionali competenti a tenere conto delle possibili conseguenze della cosiddetta pratica di "sovraregolamentazione" – con cui si aggiungono oneri burocratici superflui alla legislazione dell'UE – giacché essa potrebbe condurre a un'idea erronea dell'attività legislativa dell'UE, suscettibile a sua volta di alimentare l'euroscetticismo; chiede agli Stati membri, ai fini della semplicità, di rinunciare alle norme amministrative superflue in loco per quanto concerne l'attuazione delle direttive e dei regolamenti;

45.  incoraggia la Commissione e gli Stati membri a intensificare lo scambio delle migliori pratiche nell'attuazione e nell'applicazione delle direttive dell'UE; reputa che ciò incoraggerebbe le parti interessate, nonché le autorità locali e regionali, a partecipare alla determinazione delle difficoltà incontrate nell'attuazione delle politiche dell'UE a livello locale, regionale e nazionale;

46.  sottolinea l'interesse del Parlamento, quale braccio dell'autorità legislativa, a comprendere i reali effetti della legislazione dell'UE una volta attuata; invita pertanto la Commissione a garantire al Parlamento il pieno accesso a ogni valutazione in merito, includendo la fonte dei dati raccolti e i documenti preparatori;

47.  invita la Commissione, in considerazione dei gravi e persistenti problemi che si presentano nell'attuazione del regolamento (CE) n. 1924/2006 relativo alle indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari, tra cui problemi di distorsione della concorrenza, a riesaminare la base scientifica, l'utilità e la fattibilità di tale regolamento nonché eventualmente a eliminare il concetto di profili nutrizionali; ritiene che gli obiettivi del regolamento (CE) n. 1924/2006, come quello di assicurare la veridicità delle informazioni fornite sugli alimenti e l'inserimento di indicazioni specifiche sul tenore di grassi, zuccheri e sale, siano ormai conseguiti dal regolamento (UE) n. 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori;

48.  evidenzia la dichiarazione politica comune del 28 settembre 2011 degli Stati membri e della Commissione sui documenti esplicativi e la dichiarazione politica comune del 27 ottobre 2011 del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione sui documenti esplicativi e chiede alla Commissione di garantire che il Parlamento abbia accesso ai documenti esplicativi;

Ritiro delle proposte legislative pendenti da parte della Commissione

49.  osserva che nel suo programma di lavoro per il 2015 la neoeletta Commissione ha messo al vaglio per la prima volta tutte le iniziative legislative pendenti secondo il principio della discontinuità politica;

50.  evidenzia che nella sua sentenza del 14 aprile 2015(9) la Corte di giustizia ha affermato che la Commissione può ritirare una proposta in qualunque momento nel corso della procedura di adozione di un atto dell'Unione secondo la procedura legislativa ordinaria, purché il Consiglio non abbia deliberato; invita pertanto la Commissione, ai fini dell'equilibrio interistituzionale, a consultare, nell'eventualità di un ritiro, in primo luogo il Parlamento, in particolare dopo la prima lettura, e a tenere debitamente conto delle sue posizioni; si riferisce in questo contesto in particolare alle risoluzioni del Parlamento del 15 gennaio 2015;

51.  evidenzia, inoltre, che la Corte di giustizia, nella medesima sentenza, fa riferimento alle argomentazioni del Consiglio secondo cui la Commissione, in caso di ritiro di una proposta legislativa, deve rispettare il principio di attribuzione delle competenze, il principio dell'equilibrio istituzionale, il principio di leale cooperazione, conformemente a quanto stabilito all'articolo 13, paragrafo 2, del TUE, nonché il principio di democrazia sancito dall'articolo 10, paragrafi 1 e 2, del TUE;

52.  sottolinea l'importanza di evitare duplicazioni nella legislazione;

o
o   o

53.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

(1) GU C 321 del 31.12.2003, pag. 1. Testi approvati del 9 marzo 2016, P8_TA(2016)0081.
(2) Testi approvati, P7_TA(2014)0061.
(3) Testi approvati, P8_TA(2014)0069.
(4) Testi approvati, P7_TA(2014)0127.
(5) GU C 353 E del 3.12.2013, pag. 117.
(6) GU C 51 E del 22.2.2013, pag. 87.
(7) GU C 380 E dell'11.12.2012, pag. 31.
(8) Documento CESE INT/750.
(9) Sentenza della Corte di giustizia del 14 aprile 2015 nella causa C-409/13, Consiglio contro Commissione [ECLI:UE:C:2015:217].


Verso una migliore normativa sul mercato unico
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Risoluzione del Parlamento europeo del 12 aprile 2016 "Verso una migliore normativa sul mercato unico" (2015/2089(INI))
P8_TA(2016)0105A8-0278/2015

Il Parlamento europeo,

–  vista la comunicazione della Commissione del 28 novembre 2014 dal titolo "Analisi annuale della crescita 2015" (COM(2014)0902),

–  viste la sua risoluzione del 7 febbraio 2013 recante raccomandazioni alla Commissione concernenti la governance del mercato unico(1) e la risposta di follow-up della Commissione adottata l'8 maggio 2013,

–  vista la comunicazione della Commissione dell'8 giugno 2012 dal titolo "Una governance migliore per il mercato unico" (COM(2012)0259),

–  viste la comunicazione della Commissione del 18 giugno 2014 dal titolo "Programma di controllo dell'adeguatezza e dell'efficacia della regolamentazione (REFIT): situazione attuale e prospettive" (COM(2014)0368),

–  vista la comunicazione della Commissione del 7 marzo 2013 dal titolo "Legiferare con intelligenza – Rispondere alle esigenze delle piccole e medie imprese" (COM(2013)0122),

–  viste le conclusioni del Consiglio europeo del 26 e 27 giugno 2014,

–  viste le conclusioni del Consiglio "Competitività" sulla regolamentazione intelligente del 4 dicembre 2014,

–  vista la sua risoluzione dell'11 marzo 2015 sulla governance del mercato unico nell'ambito del semestre europeo 2015(2),

–  viste la sua risoluzione del 27 febbraio 2014 su SOLVIT(3) e la risposta di follow-up della Commissione adottata il 28 maggio 2014,

–  visto lo studio richiesto dalla commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori sulla regolamentazione intelligente del mercato unico,

–  vista l'edizione di aprile 2015 del quadro di valutazione del mercato unico online,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (A8-0278/2015),

A.  considerando che il mercato unico costituisce uno strumento essenziale per rilanciare la crescita economica e l'occupazione nell'Unione;

B.  considerando che, a più di 20 anni dalla sua creazione ufficiale, il quadro del mercato unico è ancora frammentato, in particolare perché gli Stati membri non hanno recepito pienamente o attuato correttamente la legislazione dell'Unione;

C.  considerando che è necessario potenziare la governance del mercato unico tenendo conto dell'intero ciclo programmatico;

D.  considerando che la prossima strategia per il mercato interno dovrebbe mirare a migliorare la normativa sul mercato unico cercando di trarre insegnamenti dalle esperienze acquisite in passato in ambiti quali la libera circolazione di beni e servizi, il mercato unico digitale, le qualifiche professionali e gli appalti pubblici;

E.  considerando che le modalità di miglioramento della normativa sul mercato unico che l'Unione intende perseguire dovrebbero essere inquadrate seguendo il concetto di responsabilità condivisa;

F.  considerando che la responsabilità in materia di sussidiarietà va oltre la Commissione, il Consiglio e il Parlamento, e prevede un ruolo per i parlamenti nazionali e, se del caso, regionali; che il principio di sussidiarietà implica che le politiche siano decise al livello istituzionale più appropriato, sia esso locale, regionale, nazionale o europeo;

G.  considerando che nell'UE esiste un mercato unico dei beni ma non dei servizi;

H.  considerando che sarebbe opportuno rafforzare, rivedere o promuovere in modo più efficace gli strumenti specifici al fine di contribuire positivamente alla creazione di un contesto normativo competitivo per le nostre imprese, a sostegno della crescita e della creazione di posti di lavoro, e rafforzare la fiducia dei consumatori nei confronti della legislazione europea;

I.  considerando che i cittadini e le imprese non sono adeguatamente informati e consapevoli dei diversi servizi di assistenza come "La tua Europa" e SOLVIT;

J.  considerando che mancano indicatori e dati sufficienti per misurare l'efficace attuazione della legislazione in diversi settori del mercato unico;

K.  considerando che tali indicatori e dati potrebbero chiarire l'obiettivo e le finalità della legislazione in questione;

L.  considerando che l'innovazione digitale è più rapida della politica e che gli imprenditori orientano attualmente l'agenda del digitale; che è fondamentale introdurre norme resistenti al tempo che siano digitali per definizione;

M.  considerando che il recepimento, l'attuazione e l'applicazione adeguati dei diritti dei consumatori e della relativa legislazione sono essenziali per raggiungere un livello elevato di tutela dei consumatori nell'Unione;

N.  considerando che una delle priorità fondamentali del vertice europeo dei consumatori 2015, un forum annuale che riunisce i responsabili politici e i soggetti interessati più importanti a livello europeo e internazionale, consisteva nella migliore attuazione e applicazione della legislazione;

I. Introduzione e principi generali

1.  chiede alla Commissione di tenere conto, in sede di attuazione della recente strategia sul mercato interno, delle raccomandazioni contenute nella presente risoluzione;

2.  ritiene che il miglioramento della normativa sul mercato unico dovrebbe costituire al tempo stesso una priorità e una responsabilità condivisa delle istituzioni dell'Unione; è del parere che una legislazione di qualità dovrebbe essere al servizio dei cittadini e contribuire a stimolare la competitività, la creazione di posti di lavoro, la crescita e lo sviluppo delle PMI, garantendo nel contempo un elevato livello di tutela dei consumatori; reputa altresì che, a tal fine, la legislazione debba agire in modo da promuovere l'economia europea, e non pregiudicarla;

3.  ritiene che il concetto di "Legiferare meglio" vada applicato nel contesto dell'intero ciclo programmatico, là dove tutte le componenti contribuiscono a una regolamentazione efficiente ed efficace; crede pertanto che indicatori specifici per misurare l'efficacia della legislazione pertinente dovrebbero essere inclusi già nella prima valutazione d'impatto ed essere utilizzati durante l'intero ciclo programmatico, anche in sede di attuazione della normativa al momento della sua entrata in vigore;

4.  ricorda in tal senso l'importanza della trasparenza e dell'accessibilità delle informazioni; ritiene deplorevole che, mentre i documenti del Parlamento europeo sono accessibili al pubblico più vasto, quelli del Consiglio non lo siano e il loro accesso resti limitato;

5.  ritiene che il principio di sussidiarietà debba rappresentare il punto di partenza per l'elaborazione delle politiche, in modo da porre in evidenza il "valore aggiunto europeo" nell'ambito della governance del mercato unico;

6.  osserva che i termini associati al meccanismo di sussidiarietà non assicurano sempre un periodo di tempo sufficiente affinché i parlamenti esaminino dettagliatamente gli aspetti legati all'attuazione e alla coerenza con la normativa vigente e altre questioni pratiche; reputa pertanto che i parlamenti potrebbero svolgere un ruolo più attivo, soprattutto nei processi di consultazione;

7.  è del parere che le istituzioni dovrebbero adoperarsi congiuntamente per garantire che il principio di proporzionalità trovi riscontro nell'elaborazione della pertinente legislazione; ritiene altresì che il processo debba conseguire gli obiettivi di semplicità, trasparenza, coerenza e rispetto dei diritti fondamentali;

8.  invita la Commissione e il Consiglio a riflettere, insieme al Parlamento, sulle migliori modalità per far sì che la semplificazione sia un processo continuo, dato che gli sforzi in tali ambiti vanno a beneficio dei consumatori e delle PMI;

9.  ritiene che la normativa sul mercato unico dovrebbe tenere conto delle nuove opportunità offerte dalla rivoluzione digitale e dovrebbe essere pienamente compatibile con la dimensione dell'e-government;

10.  invita la Commissione a rafforzare il ruolo del mercato unico quale pilastro distinto del processo del Semestre europeo, che dovrebbe essere sostenuto da una relazione annuale sullo stato dell'integrazione del mercato unico che funga da contributo all'analisi annuale della crescita;

II. Strumenti per migliorare la normativa sul mercato unico

Valutazione d'impatto

11.  ritiene che la normativa sul mercato unico dovrebbe prefiggersi come obiettivo il miglior funzionamento del mercato unico ed essere elaborata in conformità dell'articolo 3, paragrafo 3, del trattato sull'Unione europea (TUE), nonché favorire la promozione della competitività, dell'innovazione, della crescita e dell'occupazione; reputa che efficaci valutazioni d'impatto siano uno strumento importante per informare i responsabili politici sulle modalità migliori per mettere a punto una regolamentazione che consegua gli scopi in parola e gli obiettivi relativi al mercato unico, nonché sui potenziali effetti di un'interazione di quest'ultima con la legislazione vigente;

12.  deplora che circa il 40% dei progetti di valutazione d'impatto esaminati dal comitato per la valutazione d'impatto della Commissione nel periodo 2010-2014 sia stato considerato di qualità insufficiente e rinviato per essere migliorato;

13.  reputa che, per essere uno strumento efficace, le valutazioni d'impatto dovrebbero essere preparate basandosi su prove e informazioni esaustive, obiettive e complete e dovrebbero comprendere tutte le opzioni aventi effetti significativi o politicamente importanti; ritiene che le valutazioni di impatto debbano essere effettuate in modo da tenere anche conto delle valutazioni ex-post della legislazione vigente nello stesso settore e debbano esaminare la coerenza tra una nuova iniziativa legislativa, da un lato, e le altre politiche e gli obiettivi generali dell'Unione europea, dall'altro;

14.  ritiene deplorevole il fatto che le valutazioni d'impatto presentate al Parlamento per corredare i progetti di proposte risultino tuttora carenti, come evidenziato, ad esempio, dall'Unità Valutazione d'impatto ex ante del Parlamento nella sua analisi della valutazione d'impatto che accompagna la proposta per la messa a disposizione sul mercato delle apparecchiature radio;

15.  crede che un attento esame delle consulenze scientifiche dovrebbe far parte del processo di valutazione d'impatto e, nello specifico, permettere di documentare il modo o le ragioni per cui sono state fatte determinate scelte programmatiche nelle fasi preparatorie, il che sarà di ausilio al processo politico; è inoltre del parere che le valutazioni d'impatto debbano tenere conto del ritmo dell'innovazione e dello sviluppo digitali così come della necessità che la legislazione sia tecnologicamente neutrale e, per quanto possibile, adeguata al futuro;

16.  sottolinea che non vi sono chiari orientamenti in merito all'opportunità o meno di quantificare i potenziali effetti delle proposte REFIT; mette in evidenza la necessità di rendere le proposte REFIT più mirate, quantificando i potenziali benefici e i risparmi di costi per ciascuna proposta;

17.  sottolinea che la valutazione d'impatto che accompagna una proposta dovrebbe essere integrata da valutazioni d'impatto sugli emendamenti sostanziali approvati dai colegislatori; sottolinea che è opportuno elaborare norme chiare e trasparenti che stabiliscano le condizioni per lo svolgimento di predette valutazioni d'impatto aggiuntive; ricorda, a titolo di esempio, che il Parlamento ha valutato con attenzione il potenziale impatto sulle PMI di alcuni degli emendamenti che ha presentato alle due direttive sugli appalti pubblici; esorta pertanto il Consiglio, che non effettua valutazioni d'impatto sui propri emendamenti dal 2007, a partecipare più attivamente;

18.  ribadisce che la responsabilità in materia di sussidiarietà va oltre la Commissione, il Consiglio e il Parlamento, e prevede un ruolo anche per i parlamenti nazionali;

19.  osserva che lo studio dal titolo "Regolamentazione intelligente sul mercato unico", richiesto dalla commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, suggerisce che il Parlamento europeo e il Consiglio potrebbero disporre di informazioni preziose con cui contribuire alle valutazioni d'impatto della Commissione; invita la Commissione a esaminare le modalità di integrazione del Parlamento europeo e del Consiglio nella procedura relativa alle valutazioni d'impatto;

Processo di consultazione

20.  ricorda che, a norma dell'articolo 11, paragrafo 2, TUE, tutte le istituzioni dell'Unione europea hanno l'obbligo di mantenere un dialogo aperto, trasparente e regolare con le associazioni rappresentative, la società civile e le parti sociali;

21.  ritiene che la fase di consultazione debba sempre includere una sezione relativa al "digitale per definizione" mediante la quale la Commissione possa cercare di comprendere a fondo le esigenze degli utenti e ciò che il concetto di "digitale per definizione" comporta per la struttura del servizio;

22.  ribadisce la propria posizione secondo cui il processo di consultazione dovrebbe essere aperto, trasparente e inclusivo, nonché esteso onde prevedere la possibilità per un ampio ventaglio di parti interessate di presentare osservazioni sui progetti di valutazione d'impatto; ritiene che tale aspetto sia altrettanto importante per il diritto derivato, che ha conseguenze rilevanti sull'attuazione della normativa sul mercato unico e che, pertanto, necessita di più trasparenza e controllo; ritiene che il codice doganale dell'Unione rappresenti un ambito in cui una regolare consultazione delle parti interessate potrebbe migliorare l'attuazione del diritto derivato;

23.  riconosce le proposte in favore di un ampliamento della fase di programmazione strategica nel pacchetto "Legiferare meglio" attraverso, per esempio, l'introduzione di valutazioni d'impatto iniziali; ritiene tuttavia che continui a mancare una panoramica d'insieme del processo di lavoro della Commissione; invita la Commissione a rendere più visibili le tabelle di marcia che delineano le iniziative programmatiche in settori specifici e a facilitarne l'uso;

24.  ritiene che il contributo da parte dei cittadini e delle imprese ai diversi servizi di assistenza quali "La tua Europa" e SOLVIT sia di grande importanza per il processo legislativo; invita pertanto la Commissione a valutare i dati forniti da tali servizi e a tenerne conto in sede di riesame della legislazione pertinente;

25.  reputa che una consultazione ampia, corretta ed equilibrata sia una parte essenziale del processo legislativo; ritiene che la pubblicazione di documenti e prove e l'invito a tutte le parti interessate a contribuire in modo efficace all'elaborazione delle politiche in questo ambito costituiscano un importante motore per l'innovazione e il potenziamento del mercato unico, in particolare per quanto riguarda l'agenda del mercato unico digitale;

26.  sottolinea che le piccole imprese spesso non hanno il tempo o le risorse necessarie per partecipare a consultazioni regolari; ritiene che la Commissione europea debba individuare delle modalità semplici e innovative per coinvolgere le PMI e le start-up;

27.  reputa che occorra adottare un approccio olistico nei confronti della consultazione con le parti interessate, la quale dovrebbe essere un processo continuo lungo l'intero ciclo legislativo piuttosto che un esercizio occasionale; ribadisce, a tale proposito, il proprio appello alla Commissione affinché valuti la possibilità di istituire un "Forum europeo delle parti interessate" sulla qualità della regolamentazione e sulla riduzione della burocrazia;

28.  sottolinea che tali consultazioni con le parti interessate dovrebbero essere il più possibile inclusive e coinvolgere, nello specifico, le PMI, le microimprese e le organizzazioni della società civile;

29.  ritiene che, rendendo le consultazioni pubbliche disponibili in tutte le lingue ufficiali e migliorando la loro accessibilità e comprensibilità, si otterrà un conseguente aumento della partecipazione e un accesso più trasparente al processo di consultazione;

Attuazione

30.  è del parere che un'attuazione completa e adeguata della normativa sul mercato unico sia fondamentale e che indicatori multidimensionali, globali e chiari rappresentino un utile contributo per godere appieno dei vantaggi del mercato unico; esprime preoccupazione per fatto che gli obiettivi di attuazione non vengano sempre conseguiti; chiede in particolare un'attuazione corretta e completa della direttiva sui servizi; ricorda l'elevato grado di eterogeneità che permane tra gli Stati membri e i settori;

31.  ritiene che, data l'intenzione della Commissione di ridurre la produzione legislativa, sarà possibile prestare maggiore attenzione alle iniziative programmatiche, dedicando maggior tempo a riflessioni più approfondite che potrebbero servire a migliorare il coinvolgimento delle parti interessate;

32.  sottolinea l'importanza delle tavole di concordanza per controllare la corretta attuazione; invita gli Stati membri a redigere e pubblicare le loro tavole di concordanza;

33.  si rammarica che, malgrado l'obiettivo dello 0,5% proposto dalla Commissione nell'Atto per il mercato unico, alcuni Stati membri accusino tuttora ritardi; sottolinea che gli obiettivi formali di recepimento e attuazione non sono i soli importanti, ma che lo sono anche la qualità del recepimento, l'attuazione pratica sul campo e i problemi e le sfide che essi possono comportare nella vita reale per le parti interessate;

34.  ritiene che, per rendere fruibili i vantaggi che un mercato unico pienamente funzionante può offrire, la Commissione e i parlamenti debbano collaborare per trarre insegnamenti dalle migliori prassi e dalle esperienze acquisite con l'attuazione della legislazione dell'Unione, al fine di garantire che gli scopi e gli obiettivi della legislazione specifica non siano vanificati a causa di un'attuazione carente o incoerente negli Stati membri;

35.  ritiene che occorra una maggiore chiarezza sulla questione relativa alla sovraregolamentazione (gold-plating) e che siano necessarie misure più incisive per individuare i casi legati a tale fenomeno, il quale comporta sfide e costi supplementari per le persone e le imprese che cercano di comprendere e attuare il diritto dell'UE; invita gli Stati membri a chiarire e individuare, nei documenti di attuazione, le conseguenze della legislazione dell'Unione e quelle degli obblighi nazionali; ricorda la possibilità per gli Stati membri di applicare norme più severe laddove il diritto dell'Unione preveda soltanto un'armonizzazione minima;

Monitoraggio e risoluzione dei problemi

36.  invita la Commissione a proseguire i propri sforzi e ad aggiornare regolarmente gli orientamenti sulla regolamentazione; chiede, nello specifico, il rapido aggiornamento, in stretta collaborazione con il Parlamento europeo, degli orientamenti del 2009 per l'attuazione/applicazione della direttiva 2005/29/CE relativa alle pratiche commerciali sleali, in modo da assicurare che siano adatti per l'era digitale; deplora che la qualità dei servizi vari notevolmente tra gli Stati membri a causa dell'assenza di un ordine di priorità e risorse; chiede pertanto un quadro di governance rafforzato a livello di UE nell'ottica di migliorare il funzionamento di tali strumenti e servizi;

37.  ritiene che la risoluzione alternativa delle controversie (ADR) e la risoluzione delle controversie online (ODR) siano strumenti essenziali per migliorare il mercato unico dei beni e dei servizi; sottolinea che esse consentiranno a consumatori e commercianti di risolvere le controversie in modo semplice ed economico senza adire le vie legali; esorta la Commissione e gli Stati membri a promuovere azioni di sensibilizzazione riguardanti questi importanti strumenti;

38.  sottolinea che gli sportelli unici a sostegno della risoluzione di controversie, sulla falsariga di SOLVIT, ECC-Net e FIN-Net, sono servizi che consentono un migliore funzionamento del mercato interno; chiede alla Commissione di predisporre le risorse necessarie per fare conoscere tali strumenti e sviluppare le complementarietà tra loro;

39.  plaude ai progetti SOLVIT ed EU Pilot, i quali sono volti a evitare l'avvio, da parte della Commissione, di procedure d'infrazione contro gli Stati membri; reputa, tuttavia, che i servizi offerti da EU Pilot andrebbero migliorati per quanto concerne la velocità di risposta alle segnalazioni pervenute;

40.  ritiene che occorra continuare a estendere il sistema di informazione del mercato interno agli altri strumenti del mercato unico affinché diventi un centro di informazioni essenziale; sottolinea che ciò sarebbe coerente con il principio del "soltanto una volta", in linea con le recenti iniziative della Commissione;

41.  ritiene che le piattaforme digitali come gli sportelli unici, IMI e ISA2 siano importanti per migliorare il funzionamento del mercato unico, in quanto facilitano lo scambio transfrontaliero di informazioni tra le autorità degli Stati membri;

42.  è preoccupato per il basso livello di conoscenza e comprensione tra gli europei dei servizi disponibili quali "La tua Europa", "La tua Europa - Consulenza", il Servizio europeo per l'occupazione, la rete CPC, gli sportelli unici, SOLVIT, ADR e ODR;

43.  reputa che servizi come "La tua Europa", "La tua Europa - Consulenza", il Servizio europeo per l'occupazione, la rete CPC, gli sportelli unici, SOLVIT, SOLVIT Plus, ADR e ODR rappresentino un'alternativa alle azioni legali utile e conveniente dal punto di vista dei costi; osserva che soltanto il 4% dei consumatori e delle imprese è a conoscenza dell'esistenza di tali strumenti e che il livello di diffusione di tali servizi è attualmente molto basso; invita la Commissione e gli Stati membri, al fine di risolvere tale problema, a sensibilizzare maggiormente circa predetti strumenti, valutando nel contempo se le risposte e i risultati che forniscono sono adatti agli utenti; invita inoltre la Commissione ad adoperarsi ai fini di una migliore cooperazione tra i vari servizi di assistenza come "La tua Europa" o SOLVIT, nell'ottica di accrescere il grado di soddisfazione degli utenti;

44.  chiede alla Commissione di effettuare una riflessione approfondita sull'interazione fra tali servizi e di valutare la possibilità di sostituirli con uno sportello unico per i consumatori in grado di indirizzare questi ultimi verso altri strumenti idonei;

45.  ritiene che tale riflessione debba garantire una migliore definizione dei servizi in questione al fine di ottenere una migliore separazione delle attività ed evitare quindi sovrapposizioni;

46.  invita la Commissione a sviluppare una strategia di comunicazione e formazione per sensibilizzare i cittadini e le imprese di tutte le dimensioni circa i servizi di assistenza; raccomanda, in tale contesto, di sviluppare un portale unico per l'accesso a tutti i servizi di assistenza;

47.  ritiene che l'imminente revisione del regolamento sulla cooperazione per la tutela dei consumatori (CPC) dovrebbe tenere pienamente conto della necessità di migliorare il flusso di informazioni tra i diversi strumenti del mercato unico;

48.  sottolinea il ruolo importante dello strumento di indagine a tappeto della Commissione, in particolare per quanto concerne il corretto funzionamento del mercato digitale unico;

49.  riconosce il ruolo positivo delle azioni di indagine a tappeto, avviate dalla Commissione per migliorare l'applicazione della legislazione attraverso azioni di controllo coordinate nel contesto online; ritiene che le indagini a tappeto potrebbero essere estese anche al settore offline;

50.  osserva con preoccupazione che, secondo le relazioni "La tua Europa", esistono ambiti che sono periodicamente oggetto di domande inviate da persone che cercano di esercitare i propri diritti, come ad esempio il commercio elettronico e il riconoscimento delle qualifiche; reputa che la Commissione, insieme agli organismi nazionali e regionali, dovrebbe rispondere a tali domande per favorire la comprensione di tali diritti;

51.  ritiene che sia opportuna una valutazione qualitativa e quantitativa dell'attuazione – e non solo dati scarni sul recepimento formale delle direttive – al fine di avere un quadro completo di come la legislazione sul mercato unico funzioni effettivamente per i consumatori e le imprese;

52.  invita la Commissione a esaminare la possibilità di creare un "sistema di allerta precoce" che indichi dove si riscontrano problemi di attuazione o applicazione del diritto dell'Unione;

53.  ritiene che l'esame sistematico dei mercati dei consumatori a livello dell'UE consentirebbe di individuare in modo più tempestivo le tendenze emergenti e le minacce per i consumatori e le imprese; sottolinea, in tale contesto, il ruolo positivo di tutte le parti interessate, incluse le organizzazione dei consumatori;

54.  invita la Commissione a valutare le prestazioni dei punti di contatto prodotti previsti nel regolamento sul riconoscimento reciproco del 2009 e nel regolamento sui prodotti da costruzione del 2011;

Provvedimenti di attuazione e di sorveglianza del mercato

55.  sottolinea la necessità di una cooperazione più stretta tra gli strumenti di governance del mercato unico che ricevono reclami dei consumatori su violazioni della legislazione UE da parte di operatori commerciali, da un lato, e gli organismi nazionali di contrasto, dall'altro, attraverso procedure formali e una migliore condivisione dei dati;

56.  invita la Commissione a valutare con serietà la coerenza e l'efficacia dell'attuazione e, in ultima istanza, delle procedure d'infrazione, in particolare se riguardano la legislazione sul mercato unico;

57.  deplora che l'accesso del Parlamento alle informazioni pertinenti riguardanti le procedure di pre-infrazione e infrazione sia limitato e chiede una maggiore trasparenza in tal senso, con il dovuto rispetto delle norme sulla riservatezza;

58.  esorta la Commissione ad avviare procedure d'infrazione tempestive e più rapide laddove sussistano prove che dimostrino una mancata attuazione e laddove non sia andato a buon fine un ragionevole sforzo per risolvere il problema mediante strumenti quali la mediazione, sotto forma di ADR, ODR, EU Pilot, SOLVIT ovvero altri meccanismi di pre-infrazione; sottolinea che gli Stati membri hanno pari responsabilità nell'applicazione della legislazione dell'Unione e che essi dovrebbero assicurare un'attuazione effettiva ed efficace per difendere i diritti dei consumatori e creare condizioni di parità per le imprese in tutta Europa;

59.  s'impegna a svolgere il proprio ruolo nell'applicazione della legislazione dell'Unione, anche mediante il riesame dell'attuazione della legislazione e il controllo sulla Commissione, assumendo nello specifico un ruolo più attivo nell'ambito della preparazione, da parte della Commissione, di relazioni annuali, o quanto meno più dettagliate, sui programmi di lavoro che vertono specificamente sull'applicazione;

60.  ricorda che nella propria risoluzione del 4 febbraio 2014 sull'attuazione della direttiva relativa alla pratiche commerciali sleali (2005/29/CE)(4), il Parlamento europeo ha invitato la Commissione a compilare e analizzare i dati sulle sanzioni comminate dagli Stati membri e sull'efficacia dei regimi di applicazione, con particolare riferimento alla complessità e alla durata delle procedure di applicazione; invita nuovamente la Commissione a fornire al Parlamento europeo i risultati di tali analisi;

61.  ritiene che gli strumenti di sorveglianza del mercato andrebbero utilizzati congiuntamente agli strumenti del mercato unico al fine di rafforzare l'applicazione del diritto dell'Unione;

62.  evidenzia, a tale riguardo, che le autorità nazionali non fanno sempre un uso corretto del sistema di informazione e comunicazione per la vigilanza del mercato (ICSMS) o non riescono ad adottare tempestivamente le misure necessarie; sottolinea in particolare la necessità di migliorare la trasmissione dei fascicoli da un'autorità pubblica ad un'altra;

63.  è preoccupato per il fatto che, stando ad un'analisi a campione condotta dalla Commissione nel 2014, il 60% delle indagini realizzate su prodotti non riportava il paese di origine, il 32% delle indagini sui macchinari non era corredata di una classificazione del rischio e il 5% delle voci non faceva riferimento al regolamento/alla direttiva dell'UE violato/a; chiede al Consiglio e agli Stati membri di esaminare seriamente la questione e di informare il Parlamento delle azioni di follow-up adottate;

Valutazione ex post e revisione

64.  accoglie con favore la revisione periodica e l'introduzione delle analisi settoriali nell'ambito del programma REFIT, il cui obiettivo ultimo dovrebbe essere quello di migliorare la qualità della legislazione dell'Unione e semplificare quest'ultima, avvicinandola così ai bisogni di cittadini e imprese, con particolare attenzione alle micro, piccole e medie imprese;

65.  ritiene tuttavia che occorra migliorare l'analisi che permette di stabilire se gli interventi legislativi messi in atto sinora abbiano effettivamente contribuito al conseguimento della loro finalità e se siano in linea con gli attuali obiettivi strategici; sottolinea altresì l'importanza della trasparenza nel processo REFIT; ritiene, in tale contesto, che un obiettivo continuo di riduzione dell'onere amministrativo e normativo potrebbe contribuire positivamente al rispetto degli obiettivi con la massima efficienza e il minor costo possibile per i cittadini e le imprese;

66.  osserva che il costo cumulativo della regolamentazione rappresenta spesso un ostacolo per i partecipanti al mercato unico, in particolare per le PMI; accoglie pertanto con favore l'impegno della Commissione a esaminare la questione; sottolinea che un'analisi del genere dovrebbe mirare a eliminare gli ostacoli che limitano l'accesso al mercato e ad assicurare condizioni di concorrenza leale per tutti gli attori;

67.  invita la Commissione a migliorare la propria comprensione dei fattori che influiscono sul conseguimento degli obiettivi programmatici, come l'impatto di politiche complementari o contrastanti adottate a livello unionale o nazionale, nonché l'impatto e i costi del mancato intervento, onde migliorare l'elaborazione delle politiche e, in ultima istanza, contribuire al miglioramento della normativa sul mercato unico;

68.  reputa che si potrebbe valutare la possibilità di ricorrere eccezionalmente alle clausole di revisione o di caducità, in particolare per i fenomeni temporanei, e che le istituzioni potrebbero impegnarsi ad aggiornare la legislazione e mantenerla in vigore solo ove opportuno; è del parere che le misure di salvaguardia siano strumenti necessari a garantire che la legislazione essenziale non decada;

III. Conclusione

69.  evidenzia che il miglioramento della normativa sul mercato unico non implica l'eliminazione di tutta la regolamentazione, né una diminuzione del livello di ambizione della regolamentazione stessa, ad esempio in termini di protezione ambientale, sicurezza, tutela dei consumatori e norme sociali, ma piuttosto l'eliminazione delle norme superflue, della burocrazia e degli effetti negativi così come il conseguimento degli obiettivi strategici e la creazione di un contesto normativo competitivo a sostegno dell'occupazione e delle imprese in Europa;

70.  sottolinea che un mercato unico che non imponga oneri eccessivi né pregiudichi la produzione, l'innovazione e il commercio è una struttura che riporterà in Europa l'occupazione e la crescita che in passato avrebbero interessato altri paesi;

71.  sottolinea pertanto che una responsabilità condivisa ai fini del miglioramento della normativa sul mercato interno consentirà di ottenere vantaggi condivisi: un mercato unico forte e dinamico in grado di contribuire alla crescita a lungo termine in Europa e, quindi, alla prosperità dei cittadini;

o
o   o

72.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio, al Consiglio europeo nonché ai parlamenti e ai governi degli Stati membri.

(1) GU C 24 del 22.1.2016, pag. 75.
(2) Testi approvati, P8_TA(2015)0069.
(3) Testi approvati, P7_TA(2014)0164.
(4) Testi approvati, P7_TA(2014)0063.


Apprendere l'UE a scuola
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Risoluzione del Parlamento europeo del 12 aprile 2016 Apprendere l'UE a scuola (2015/2138(INI))
P8_TA(2016)0106A8-0021/2016

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 2 del trattato sull'Unione europea (TUE),

–  visto l'articolo 165 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visto il regolamento (UE) n. 1288/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, che istituisce "Erasmus+": il programma dell'Unione per l'istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport e che abroga le decisioni n. 1719/2006/CE, n. 1720/2006/CE e n. 1298/2008/CE(1),

–  vista la decisione n. 1093/2012/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 novembre 2012, che istituisce l'anno europeo dei cittadini 2013(2),

–  visto il regolamento (UE) n. 390/2014 del Consiglio, del 14 aprile 2014, che istituisce il programma "L'Europa per i cittadini" per il periodo 2014-2020(3),

–  vista la raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006, relativa a competenze chiave per l'apprendimento permanente(4),

–  vista la dichiarazione sulla promozione della cittadinanza e i valori comuni di libertà, tolleranza e non discriminazione attraverso l'istruzione (dichiarazione di Parigi), pubblicata in esito alla riunione informale dei ministri dell'istruzione dell'Unione europea del 17 marzo 2015,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 12 maggio 2009 su un quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell'istruzione e della formazione ("ET 2020")(5),

–  vista la comunicazione della Commissione del 26 agosto 2015 dal titolo "Progetto di relazione congiunta 2015 del Consiglio e della Commissione sull'attuazione del quadro strategico per la cooperazione europea in materia di istruzione e formazione (ET 2020)" (COM(2015)0408),

–  vista la decisione di esecuzione della Commissione del 14 settembre 2015 sull'adozione del programma di lavoro annuale 2016 per l'attuazione di "Erasmus +", il programma dell'Unione per l'istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport (C(2015)6151),

–  viste le conclusioni del Consiglio del 28 e 29 novembre 2011 su un criterio di riferimento nel settore della mobilità a fini dell'apprendimento(6),

–  vista la comunicazione della Commissione del 15 settembre 2015 dal titolo "Progetto di relazione congiunta del Consiglio e della Commissione sull'attuazione di un quadro rinnovato di cooperazione europea in materia di gioventù per il 2015 (2010-2018)" (COM(2015)0429),

–  vista la comunicazione della Commissione del 27 aprile 2009 dal titolo "Una strategia dell'Unione europea per investire nei giovani e conferire loro maggiori responsabilità – Un metodo aperto di coordinamento rinnovato per affrontare le sfide e le prospettive della gioventù" (COM(2009)0200),

–  vista la risoluzione del Consiglio del 27 novembre 2009 su un quadro rinnovato di cooperazione europea in materia di gioventù (2010-2018)(7),

–  vista la raccomandazione del Consiglio, del 20 dicembre 2012, riguardante la convalida dell'apprendimento non formale e informale(8),

–  vista la sua risoluzione del 15 maggio 1992 sulla politica di istruzione e formazione nella prospettiva del 1993(9),

–  vista la sua risoluzione del 26 settembre 2006 sulle iniziative destinate ad integrare i programmi scolastici nazionali con misure di sostegno idonee ad includere la dimensione europea(10),

–  vista la sua risoluzione del 23 settembre 2008 sul miglioramento della qualità della formazione degli insegnanti(11),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per la cultura e l'istruzione (A8-0021/2016),

A.  considerando che l'istruzione è un diritto umano fondamentale e un bene pubblico che dovrebbe essere ugualmente accessibile a tutti;

B.  considerando che il ruolo primario dell'istruzione è formare cittadini pienamente consapevoli e che quindi essa va oltre il soddisfacimento degli obiettivi economici dell'UE e delle strategie nazionali,

C.  considerando che l'istruzione si prefigge, tra l'altro, di preparare gli individui alla vita e alla cittadinanza attiva in società sempre più complesse, esigenti, multiculturali e integrate;

D.  considerando che, secondo un sondaggio Eurobarometro 2014, il 44 % dei cittadini dell'Unione europea ritiene di avere una comprensione limitata del funzionamento dell'UE e che, secondo il 52% degli europei, la loro voce non conta nell'UE(12);

E.  considerando che appena il 42,61 % dei cittadini UE e il 27,8 % dei giovani di età compresa tra i 18 e i 24 sono andati a votare alle ultime elezioni europee, facendo registrare la più bassa affluenza alle urne dal 1979(13);

F.  considerando che le insufficienti conoscenze sull'UE e la scarsa comprensione del suo concreto valore aggiunto possono contribuire alla percezione di un deficit democratico e condurre a un diffuso euroscetticismo negli Stati membri e nei paesi candidati; che occorre risolvere i deficit democratici al fine di affrontare il crescente divario tra la voce dei cittadini europei e le istituzioni dell'Unione europea;

G.  considerando che, secondo l'Eurobarometro Speciale 437 del 2015, la stragrande maggioranza degli europei concorda sul fatto che le lezioni e il materiale scolastico dovrebbero includere informazioni sulla diversità in termini di religione o convinzioni personali, origine etnica, orientamento sessuale e identità di genere(14);

H.  considerando che una maggiore sensibilizzazione in merito ai benefici delle politiche europee, come la libera circolazione delle persone e dei servizi all'interno dell'Unione, e ai programmi di mobilità dell'UE può contribuire a diffondere un senso di appartenenza all'UE, uno spirito di comunità e l'accettazione di società multiculturali e multinazionali;

I.  considerando che i sistemi e i programmi educativi di successo, oltre a una maggiore influenza e partecipazione dei cittadini europei ai processi decisionali della politica UE, potrebbero creare un maggiore interesse negli affari europei e un senso di comprensione e di appartenenza, contribuendo nel contempo ad affrontare le divisioni sociali, la segregazione culturale e il senso di privazione;

J.  considerando che la maggior parte degli Stati membri ha integrato l'apprendimento dell'UE nei programmi scolastici e in quelli di formazione degli insegnanti; che permangono disparità tra gli Stati membri e al loro interno;

K.  considerando che in alcuni Stati membri, pur essendo generalmente insegnate ai vari livelli di istruzione e in varie materie del ciclo di istruzione obbligatoria, le tematiche UE costituiscono generalmente una piccola parte del programma che un insegnante deve svolgere;

L.  considerando che le conoscenze e le competenze degli insegnanti e di altro personale della scuola in merito alle tematiche UE dovrebbero essere ulteriormente sviluppate e aggiornate attraverso la formazione iniziale e la formazione permanente e che, al riguardo, gli istituti di istruzione e gli insegnanti richiedono un'efficace assistenza che sia studiata e adatta alle loro particolare esigenze;

M.  considerando che, secondo lo studio "Apprendere l'Europa a scuola", elaborato dalla società privata di consulenza ICF GHK per la DG istruzione e cultura(15), sono in primo luogo le istituzioni e le associazioni esterne all'istruzione superiore ad essere coinvolte nella formazione degli insegnanti sulle tematiche UE;

N.  considerando che lo studio di impatto del programma Erasmus presentato dalla Commissione nel 2014 evidenzia l'impatto positivo della mobilità educativa e della internazionalizzazione degli studi non solo sui programmi e sull'impiegabilità, ma anche sulla conoscenza dell'Europa, sullo sviluppo del senso di cittadinanza europea, sull'atteggiamento favorevole nei confronti dell'Europa e sulla partecipazione al voto alle elezioni europee;

Una dimensione europea nell'istruzione

1.  evidenzia la crescente importanza di una dimensione europea nell'istruzione attraverso i vari livelli, discipline e forme di istruzione, rimarcando nel contempo la necessità di un'ampia e profonda comprensione del concetto, che ne metta in luce il carattere complesso, dinamico e pluridimensionale e riconosca un ruolo essenziale all'apprendimento dell'UE a scuola;

2.  sottolinea che una dimensione UE nell'istruzione è indispensabile per aiutare i cittadini a comprendere meglio l'UE e a riavvicinarli ad essa, può approfondire il ruolo dei valori di cui all'articolo 2 TUE e rafforzare la voce dell'Unione in un mondo interdipendente;

3.  sottolinea l'esigenza di comprendere e favorire l'attaccamento ai valori fondamentali dell'Unione europea; ricorda che la conoscenza e la comprensione della storia e dei valori comuni dell'UE e dei suoi Stati membri costituiscono un presupposto essenziale per la comprensione reciproca, la convivenza pacifica, la tolleranza e la solidarietà nonché la comprensione dei principi di base dell'Unione europea;

4.  osserva che l'UE dovrebbe essere più visibile e meglio integrata nei materiali didattici e nelle attività extrascolastiche, considerato l'impatto che esercita sulla vita quotidiana dei suoi cittadini; ritiene che i contenuti esplicitamente correlati all'UE possano valorizzare in maniera significativa i programmi scolastici nonché lo sviluppo e la crescita personali dei discenti;

5.  evidenzia la necessità di utilizzare metodi di insegnamento attivi e partecipativi adatti all'età, ai livelli, ai bisogni e agli interessi dei discenti, e di sfruttare appieno le opportunità offerte dalle tecnologie dell'informazione e della comunicazione e dai media, compresi i social media;

6.  mette in rilievo che la presenza di una dimensione UE nell'istruzione dovrebbe consentire ai discenti non solo di acquisire conoscenze e sviluppare un senso di appartenenza e cittadinanza europea, ma anche di impegnarsi in una riflessione critica sull'UE, studiandone altresì i valori fondamentali, basati sullo Stato di diritto e sui diritti umani, la sua governance e i suoi processi decisionali e sul modo in cui essi influenzano i loro Stati membri e la loro partecipazione democratica; incoraggia l'uso dei giochi di ruolo del Parlamento europeo dei giovani, per aiutare i bambini e gli studenti a comprendere i processi europei e sensibilizzarli alle tematiche europee;

7.  richiama l'attenzione sul fatto che gli Stati membri, con le rispettive storie e culture particolari, hanno dato forma all'UE, e che lo sviluppo dell'Unione resta indissolubilmente legato ai suoi Stati membri; evidenzia nel contempo il contributo apportato dalle diverse culture alle società europee e al patrimonio europeo;

8.  osserva che l'UE esercita un impatto notevole sui propri Stati membri e che l'apprendimento dell'UE a scuola dovrebbe riflettere sia il ruolo degli Stati membri nello sviluppo dell'UE che l'influenza dell'UE sugli sviluppi nazionali;

9.  ricorda che gli Stati membri e l'UE devono dare l'esempio a tutti gli attori interessati nell'insegnamento e nell'apprendimento dell'UE a scuola, mettendo in pratica i valori europei fondamentali dell'inclusione sociale e della solidarietà europea e internazionale;

10.  ricorda la necessità di assicurare, potenziare e ampliare le opportunità di sviluppo professionale iniziale e continuo di insegnanti ed educatori nell'intero arco della vita e di fornire loro un sostegno adeguato e risorse sufficienti, al fine di consentire loro di integrare una dimensione UE nella loro attività didattica, in particolare per quanto riguarda la storia e l'educazione alla cittadinanza, nonché di attuare strategie incentrate sui discenti e di adeguare i propri metodi didattici alle necessità dei discenti;

11.  sottolinea la necessità di promuovere e incoraggiare le competenze multilinguistiche e interculturali degli educatori, come pure le opportunità di mobilità, l'apprendimento tra pari e gli scambi delle migliori pratiche fra il personale docente, ad esempio attraverso l'organizzazione di seminari di livello europeo;

12.  pone in evidenza il ruolo delle università nella preparazione e nella formazione di insegnanti ed educatori altamente qualificati e motivati; chiede incoraggiamento e sostegno per le azioni degli Stati membri che si adoperano per rendere disponibili, all'interno delle università, corsi specialistici di qualifica che siano aperti e accessibili sia per gli studenti iscritti che per gli insegnanti e gli educatori che esercitano la loro professione;

13.  sottolinea l'importanza e il potenziale di un approccio europeo all'insegnamento della storia, tenendo al contempo conto delle competenze degli Stati membri in tale settore, dal momento che alcuni eventi storici sono stati determinanti nell'emergere degli ideali e dei valori europei; esorta la Commissione e gli Stati membri a sostenere le Società storiche e i Centri di ricerca storica, per valorizzare il loro contributo scientifico alla storia europea e il loro ruolo nell'aggiornamento dei docenti;

14.  chiede che la Casa della storia europea dedichi specifici programmi, strumenti e attività agli studenti e ai docenti di tutti gli ordini di insegnamento, che sviluppino un discorso efficace della costruzione europea e dei suoi valori fondamentali;

15.  chiede di procedere con urgenza al rinnovo e al rafforzamento dell'educazione alla cittadinanza UE e dell'educazione civica sia negli attuali che nei futuri Stati membri, con l'obiettivo di trasmettere ai discenti, attraverso mezzi adatti alle loro età, conoscenze, valori, abilità e competenze pertinenti, che consentano loro di pensare in modo critico e formarsi opinioni informate ed equilibrate, esercitare i propri diritti e responsabilità democratici, fra cui il diritto di voto, apprezzare la diversità, incoraggiare il dialogo interculturale e interreligioso ed essere cittadini attivi e responsabili;

16.  ricorda che una maggiore partecipazione di studenti e genitori alla gestione della scuola può contribuire a combattere la discriminazione e a rafforzare la cittadinanza e la democrazia partecipativa sostenibile, promuovendo fiducia e cooperazione tra i diversi attori; chiede agli istituti di istruzione di introdurre una governance democratica, e ad ampliarne la portata, anche attribuendo un maggior peso alla voce dei rappresentanti degli studenti, dato che la democrazia deve essere appresa e vissuta;

17.  sottolinea la necessità di migliorare la motivazione degli insegnanti e dei discenti e le opportunità di approfondire le conoscenze sull'UE attraverso le loro esperienze in prima persona, come le visite ad altri paesi, alle istituzioni europee, contatti con i funzionari dell'UE, possibilità di tirocini per studenti presso le istituzioni dell'UE e attraverso programmi educativi sui media, come il portale europeo per i giovani, utilizzando appieno le nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione e le risorse educative aperte;

18.  chiede di sfruttare appieno le opportunità offerte dalle tecnologie digitali per sviluppare ulteriormente l'insegnamento transfrontaliero tramite corsi di alfabetizzazione digitale e videoconferenze, affinché gli studenti scoprano altri punti di vista e approcci concernenti le loro discipline;

19.  sottolinea che l'apprendimento delle lingue straniere può svolgere un ruolo cruciale per rafforzare la sensibilizzazione interculturale e fornire ai cittadini le competenze necessarie per vivere e lavorare in un mondo sempre più complesso e globalizzato;

20.  pone in risalto il ruolo cruciale dell'apprendimento non formale e informale, compresa l'attività lavorativa giovanile, il volontariato e l'apprendimento intergenerazionale, in famiglia e nell'età adulta, nello sviluppo di capacità, competenze e comportamenti sociali e civici e nella formazione di cittadini europei responsabili e attivi; insiste sulla necessità di riconoscere e convalidare tali competenze nell'ambito dell'apprendimento formale e di stabilire legami più stretti tra apprendimento formale, non formale e informale;

21.  chiede l'adozione di un approccio interculturale nei confronti delle politiche per l'istruzione che possa consentire un'autentica integrazione degli studenti immigrati nelle scuole, basata sulla reciproca conoscenza delle diverse culture e la costruzione di valori comuni condivisi;

Il ruolo dell'Unione

22.  incoraggia la Commissione a continuare a sostenere gli sforzi per sviluppare e promuovere una dimensione UE nell'istruzione, come pure la mobilità degli attori dell'istruzione, e a diffondere attivamente informazioni – comprese le informazioni sulle pertinenti opportunità di finanziamento e gli studi e le relazioni disponibili – ai principali portatori di interessi e ai cittadini; raccomanda a tal fine di sfruttare meglio le nuove tecnologie di comunicazione e i nuovi media, compresi i social media;

23.  invita la Commissione a predisporre un quadro comune e a mettere a punto orientamenti con esempi concreti per l'apprendimento dell'UE, al fine di promuovere una riflessione obiettiva e critica sui vantaggi dell'Unione europea per i suoi cittadini, ferma restando la competenza degli Stati membri in materia di istruzione e formazione;

24.  invita la Commissione a incoraggiare ulteriormente la ricerca per valutare come viene insegnata attualmente l'UE nelle scuole europee, in che modo figuri nei programmi e negli esami e a) se gli insegnanti e gli educatori dispongano di un accesso sufficiente ai programmi e alle iniziative pertinenti dell'UE in materia di sviluppo professionale, apprendimento permanente e piattaforme per lo scambio delle migliori pratiche e b) se le azioni finanziate per integrare un efficace apprendimento dell'UE nelle scuole abbiano in ultima analisi un impatto effettivo sulle scuole;

25.  invita la Commissione a incentivare, sostenere e agevolare le reti che promuovono e partecipano ad attività di informazione sull'UE a livello nazionale, regionale e locale, e gli scambi di buone pratiche fra tali reti a livello di Unione, nonché ad individuare i settori suscettibili di miglioramento;

26.  invita la Commissione a facilitare lo scambio delle migliori pratiche tra gli Stati membri e fra i paesi candidati per quanto riguarda la dimensione UE nell'istruzione e nella lotta contro la discriminazione e i pregiudizi in contesti educativi, anche mediante la valutazione a livello di materiale didattico, politiche di lotta al bullismo e politiche antidiscriminatorie;

27.  richiama l'attenzione sull'importante ruolo che svolgono i programmi Erasmus +, Europa per i cittadini ed Europa creativa nel promuovere l'istruzione e la formazione, le competenze linguistiche, la cittadinanza attiva, la sensibilizzazione culturale, la comprensione interculturale e varie altre preziose competenze fondamentali e trasversali; sottolinea l'importanza di questi programmi nel rafforzare la cittadinanza europea e la necessità di un rafforzato e adeguato sostegno finanziario a tali programmi, di un maggior accento sui loro esiti qualitativi e di un più ampio accesso alla mobilità, prestando particolare attenzione agli insegnanti e agli altri educatori, ai giovani provenienti da ambienti socioeconomici diversi nonché alle categorie vulnerabili e svantaggiate e alle persone con particolari esigenze;

28.  ricorda l'ampia gamma di azioni offerte dal programma Erasmus +, nonché la sua popolarità e il suo riconoscimento da parte del grande pubblico, in particolare per quanto riguarda la mobilità degli studenti, nel quadro del loro percorso di studi; invita la Commissione e gli Stati membri a rafforzare la sensibilizzazione in merito alle parti meno conosciute del programma Erasmus +, come il Servizio volontario europeo;

29.  accoglie con favore il programma di lavoro 2016 della Commissione per l'attuazione del programma Erasmus + e il suo impegno a favore di azioni concrete sulla scia della dichiarazione di Parigi, in particolare quelle volte a potenziare l'impatto di Erasmus+ sulla promozione della cittadinanza attiva e democratica, del dialogo interculturale, dell'inclusione e della solidarietà sociali, compreso un maggiore sostegno alle organizzazioni della società civile nel loro ruolo fondamentale di educazione alla cittadinanza;

30.  invita la Commissione a migliorare gli aspetti pedagogici e la capacità di rispondere alle esigenze scolastiche dei progetti finanziati tramite i progetti Jean Monnet, provvedendo affinché le scuole possano presentare domanda direttamente e stanziando finanziamenti per periodi superiori all'anno scolastico, ad esempio per tre anni, in linea con le modalità in cui sono finanziati i moduli Jean Monnet; invita la Commissione a mettere a disposizione l'azione Jean Monnet agli istituti di formazione per docenti e ad incoraggiare tali istituti a inserirli nei loro programmi;

31.  osserva che l'Unione sta attraversando una crisi della sua legittimità democratica, non solo a causa dell'insufficiente conoscenza dei meccanismi dell'UE da parte dei cittadini europei, ma anche a causa della soppressione della loro voce dai processi decisionali; sottolinea che, per recuperare la sua legittimità, l'Unione deve fermare il degrado delle sue strutture democratiche e ristabilire il legame con i cittadini;

32.  invita la Commissione ad attuare in modo efficiente il programma Europa per i cittadini al fine di soddisfare gli obiettivi di una società più democratica e inclusiva, rafforzando quindi la partecipazione ai processi decisionali;

33.  invita la Commissione europea a monitorare attentamente l'impatto di tutti i programmi dell'UE in termini di sviluppo nei partecipanti del senso di cittadinanza e di partecipazione civica;

34.  invita la Commissione a sviluppare ulteriormente e a promuovere il più ampiamente possibile le piattaforme virtuali eTwinning, EPALE (piattaforma elettronica per l'apprendimento degli adulti in Europa) e School Education Gateway e a continuare a sostenere e sviluppare altre piattaforme digitali come il Teachers' Corner (l'Angolo degli insegnanti), al fine di agevolare l'accesso a materiali didattici di elevata qualità, di facile utilizzo e aggiornati, che siano adatti all'apprendimento dell'UE e disponibili in tutte le lingue UE;

35.  chiede alla Commissione di facilitare un riesame critico del materiale attualmente disponibile sulla piattaforma "L'angolo degli insegnanti" da parte degli educatori attualmente impegnati nell'insegnamento e di accademici specializzati in studi europei, al fine di garantire la qualità e l'adeguatezza dei suoi contenuti;

36.  pone in evidenza il ruolo svolto dagli uffici d'informazione delle istituzioni europee e si compiace del loro impegno a promuovere le relazioni con gli Stati membri, gli istituti di istruzione nazionali, regionali e locali, nonché con le organizzazioni giovanili e i media, al fine di favorirne l'avvicinamento e garantire che i giovani comprendano il ruolo delle istituzioni nella loro vita quotidiana;

37.  chiede un dibattito aperto e condiviso tra la Commissione e le città, nonché tra le autorità locali e regionali, per quanto riguarda il legame tra sistemi scolastici e modelli urbani, come modo per capire gli effetti dei vari approcci alle relazioni interculturali nell'Europa di oggi;

38.  incoraggia la Commissione a promuovere l'apprendimento dell'UE a scuola nel quadro di una raccomandazione da presentare al più presto nei processi negoziali con i paesi candidati all'adesione all'UE;

Ruolo degli Stati membri

39.  incoraggia gli Stati membri a sostenere, rivedere e aggiornare i loro sistemi di istruzione – e tutte le forme dei contenuti dei programmi attinenti all'UE ad ogni livello di insegnamento, compresa l'istruzione e la formazione professionale – al fine di rafforzare la dimensione UE in stretta collaborazione con tutti i soggetti coinvolti a livello UE e nazionale, incoraggiando vivamente ad un tempo le regioni e gli enti locali a fare altrettanto, in particolare qualora abbiano competenze dirette nei sistemi d'istruzione;

40.  incoraggia gli Stati membri a sostenere tutte le possibilità che consentano di trasmettere più informazioni sull'UE agli alunni nonché agli insegnanti e agli altri educatori mediante l'apprendimento formale, non formale e informale, e a sfruttare appieno e a integrare gli strumenti finanziari, i programmi e le iniziative dell'UE al riguardo;

41.  chiede agli Stati membri di intraprendere ulteriori azioni per promuovere l'istruzione interculturale, non discriminatoria e inclusiva e i valori di cittadinanza nei programmi scolastici e universitari;

42.  chiede agli Stati membri di incrementare gli investimenti a favore dell'istruzione, anche mediante un rafforzamento del partenariato con il settore privato, e di fornire a tutti gli istituti di istruzione e formazione, come pure agli insegnanti e agli altri educatori, il necessario sostegno per metterli in grado di integrare e sviluppare costantemente sin dalla tenera età una dimensione UE nell'istruzione che vada al di là dei muri dell'aula;

43.  invita gli Stati membri a garantire a tutti i discenti un accesso equo e inclusivo a sistemi di istruzione formale e non formale innovativi e di elevata qualità nonché a opportunità di apprendimento lungo tutto l'arco della vita; invita in questo senso gli Stati membri ad adottare la proposta del 2008 relativa a una direttiva recante applicazione del principio di parità di trattamento fra le persone, indipendentemente da religione o convinzioni personali, disabilità, età od orientamento sessuale, che costituirebbe una tutela contro la discriminazione fondata su tali motivi nel settore dell'istruzione;

44.  sollecita gli Stati membri a coinvolgere migranti, rifugiati e comunità religiose in processi di costruzione della cittadinanza che siano rispettosi e conferiscano loro autonomia e responsabilità, garantendone la partecipazione alla vita civica e culturale;

45.  invita gli Stati membri a promuovere e ad agevolare una formazione di elevata qualità sulle tematiche relative all'UE per insegnanti, altro personale del settore dell'istruzione, animatori giovanili e formatori, anche consentendo loro di trascorrere parte della loro formazione in un altro Stato membro, nonché ad assicurare il riconoscimento delle loro competenze a insegnare l'UE, ad esempio creando e promuovendo un marchio di qualità di "euro-insegnante";

46.  ritiene che gli Stati membri, in dialogo e cooperazione con gli attori dell'istruzione, dovrebbero ricercare opportunità per lo scambio di idee e buone pratiche nell'integrazione di una dimensione UE nei loro programmi di studio, al fine tra l'altro di rafforzare la conoscenza e la comprensione da parte dei giovani del processo di costruzione della cittadinanza UE e delle istituzioni UE, consentendo loro di vedere l'Unione come parte integrante del loro ambiente di vita, che possono e devono plasmare;

47.  esorta gli Stati membri a riconoscere e sostenere le parti sociali e le organizzazioni della società civile, in particolare le organizzazioni giovanili, nel colmare il divario tra le istituzioni UE e i cittadini europei in modo strutturale e sostenibile, promuovendo e rafforzando gli strumenti della democrazia partecipativa e diretta;

o
o   o

48.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 50.
(2) GU L 325 del 23.11.2012, pag. 1.
(3) GU L 115 del 17.4.2014, pag. 3.
(4) GU L 394 del 30.12.2006, pag. 10.
(5) GU C 119 del 28.5.2009, pag. 2.
(6) GU C 372 del 20.12.2011, pag. 31.
(7) GU C 311 del 19.12.2009, pag. 1.
(8) GU C 398 del 22.12.2012, pag. 1.
(9) GU C 150 del 15.6.1992, pag. 366.
(10) GU C 306 E del 15.12.2006, pag. 100.
(11) GU C 8 E del 14.1.2010, pag. 12.
(12) Eurobarometro Standard 81, primavera 2014: "Opinione pubblica nell'Unione europea" (http://ec.europa.eu/public_opinion/archives/eb/eb81/eb81_publ_en.pdf), pagg. 117 e 131.
(13) http://www.eprs.sso.ep.parl.union.eu/lis/lisrep/13-EPRS-publications/2015/COMM_STUD_558351_UpdateReview-EN.pdf, p. 43-45.
(14) Eurobarometro Speciale 437, 2015: "Discriminazione nell'UE nel 2015" (http://ec.europa.eu/COMMFrontOffice/PublicOpinion/index.cfm/ResultDoc/download/DocumentKy/68004), pag. 100.
(15) http://www.eupika.mfdps.si/Files/Learning%20Europe%20at%20School%20final%20report.pdf.


Erasmus+ e altri strumenti per promuovere la mobilità nell'istruzione e formazione professionale
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Risoluzione del Parlamento europeo del 12 aprile 2016 sul programma Erasmus + e altri strumenti per promuovere la mobilità in materia di IFP - Un approccio di apprendimento permanente (2015/2257(INI))
P8_TA(2016)0107A8-0049/2016

Il Parlamento europeo,

–  visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), e in particolare i suoi articoli 165 e 166,

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, e in particolare l'articolo 14,

–  vista la dichiarazione di Copenaghen del 30 novembre 2002 su una cooperazione europea rafforzata in materia di istruzione e formazione professionale,

–  vista la raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 giugno 2009, sull'istituzione di un quadro europeo di riferimento per la garanzia della qualità dell'istruzione e della formazione professionale(1),

–  viste le conclusioni del Consiglio, del 12 maggio 2009, su un quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell'istruzione e della formazione ("ET 2020")(2),

–  vista la risoluzione del Consiglio del 27 novembre 2009 su un quadro rinnovato di cooperazione europea in materia di gioventù (2010-2018)(3),

–  visto il regolamento (UE) n. 1288/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio dell'11 dicembre 2013 che istituisce Erasmus +, il programma dell'Unione per l'istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport(4),

–  vista la raccomandazione del Consiglio, del 20 dicembre 2012, riguardante la convalida dell'apprendimento non formale e informale(5),

–  vista la decisione n. 2241/2004/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ad un quadro comunitario unico per la trasparenza delle qualifiche e delle competenze (Europass)(6),

–  vista la raccomandazione del Consiglio del 28 giugno 2011, dal titolo "Youth on the Move – Promuovere la mobilità dei giovani per l'apprendimento"(7),

–  vista la raccomandazione 2006/962/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006, relativa a competenze chiave per l'apprendimento permanente(8),

–  vista la sua risoluzione del 6 luglio 2010 sulla promozione dell'accesso dei giovani al mercato del lavoro e il rafforzamento dello statuto dei tirocinanti e degli apprendisti(9),

–  vista la raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2008, sulla costituzione del quadro europeo delle qualifiche per l'apprendimento permanente (EQF-LLL)(10),

–  visti i diversi strumenti di riconoscimento delle competenze, come il quadro europeo delle certificazioni (CEC), il sistema europeo di trasferimento dei crediti (ECTS), il sistema europeo di crediti per l'istruzione e la formazione professionale (ECVET) e il quadro europeo di abilità/competenze, qualifiche e occupazioni (ESCO),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 20 novembre 2012, dal titolo "Ripensare l'istruzione: investire nelle abilità in vista di migliori risultati socioeconomici" (COM(2012)0669),

–  vista la relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio, del 28 gennaio 2014, sull'attuazione della raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 giugno 2009, sull'istituzione di un quadro europeo di riferimento per la garanzia della qualità dell'istruzione e della formazione professionale (COM(2014)0030),

–  viste le conclusioni del Consiglio del 20 maggio 2014 sulla garanzia della qualità a sostegno dell'istruzione e della formazione,

–  vista la dichiarazione dei ministri dell'Istruzione e della formazione professionale del 22 giugno 2015 su una nuova serie di risultati a medio termine nel campo dell'IFP per il periodo 2015-2020,

–  vista la dichiarazione di Parigi sulla promozione della cittadinanza e dei valori comuni di libertà, tolleranza e non discriminazione attraverso l'istruzione, adottata dalla riunione informale dei ministri dell'Istruzione dell'Unione europea a Parigi il 17 marzo 2015 (8496/15),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per la cultura e l'istruzione e il parere della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (A8-0049/2016),

A.  considerando che la mobilità ai fini dell'apprendimento e della formazione è importante per lo sviluppo personale, l'inclusione sociale dei giovani, il dialogo multiculturale, la tolleranza, la capacità di lavorare in un ambiente interculturale e la cittadinanza attiva, ed ha chiaramente dimostrato il suo potenziale atto a contribuire ad un'istruzione ed un'occupabilità di qualità elevata;

B.  considerando che la mobilità ai fini dell'apprendimento e della formazione dovrebbe essere ulteriormente rafforzata nel contesto degli attuali e futuri programmi dell'Unione europea nel campo dell'istruzione e della formazione, dell'occupazione e della politica di coesione;

C.  considerando che nel 2002 i ministri dell'UE responsabili dell'istruzione e della formazione professionale hanno avviato il "processo di Copenaghen", al fine di rafforzare la cooperazione europea in tale settore con l'obiettivo di migliorare le prestazioni, la qualità e l'attrattiva dell'istruzione e della formazione professionale (IFP) in Europa;

D.  considerando che il processo di Copenaghen si basa su priorità stabilite reciprocamente che sono riviste periodicamente con l'obiettivo, tra l'altro, di agevolare la mobilità e promuovere il ricorso alle varie opportunità di formazione professionale nell'ambito dell'apprendimento permanente;

E.  considerando che, secondo Eurostat, nel 2014 la disoccupazione nell'UE ha raggiunto ben il 10,2 %, nonostante si sia registrata una lenta ripresa; che nell'Unione europea la disoccupazione giovanile si attesta attualmente al 22,1 % e che solo il 51 % delle persone di età compresa tra i 55 e i 64 anni lavora ed il divario di genere nel tasso di occupazione dei lavoratori di età più avanzata raggiunge il 13,6 %;

F.  considerando che l'apprendimento e la formazione professionale non formali e informali possono contribuire in modo determinante a dare una risposta alle sfide attuali dell'apprendimento lungo tutto l'arco della vita, come ad esempio l'abbandono scolastico precoce, l'inaccettabile numero di giovani al tempo stesso disoccupati e al di fuori di ogni ciclo di istruzione e formazione (NEET) e infine la penuria e le discrepanze in materia di competenze;

G.  considerando che il persistere di squilibri tra domanda e offerta di competenze nel mercato del lavoro è dimostrato dall'elevato tasso di posti vacanti registrato nelle previsioni economiche di autunno della Commissione per il 2015;

H.  considerando che le competenze linguistiche sono inferiori nell'istruzione e nella formazione professionale (IFP) e devono essere in particolare incentivate;

I.  considerando che è necessario ribadire l'impegno politico a sostegno dell'azione dell'UE in materia di apprendimento permanente e di istruzione e formazione professionale, segnatamente mediante attività a favore della mobilità, incentrate sullo sviluppo di competenze trasversali quali adattabilità, curiosità e capacità di imparare a imparare, nonché competenze interpersonali e civiche;

J.  considerando che, a causa dei recenti sviluppi socioeconomici, emerge ancora di più la necessità di rendere l'apprendimento permanente e i sistemi d'istruzione e formazione professionale (IFP) non solo più efficienti, ma anche più accessibili e inclusivi per i gruppi svantaggiati e per le persone con particolari necessità; che una più vasta accessibilità all'istruzione non dovrebbe avvenire a scapito della qualità di quest'ultima;

K.  considerando che il sostegno finanziario costante per le misure e le attività a favore della mobilità nell'ambito dell'apprendimento permanente e dell'IFP è fondamentale, in particolare nell'attuale periodo di crisi economica;

L.  considerando che il livello regionale e locale è fondamentale per sostenere le iniziative volte ad esplorare nuove vie per la mobilità al fine di garantire l'efficacia, la trasparenza e la qualità dei fondi e dei programmi destinati all'IFP; che la mobilità in materia di IFP dei giovani e dei tirocinanti promossa a livello regionale e locale dovrebbe essere coordinata in un ampio processo di governance democratica e partecipativa, inteso ad affrontare le questioni socioeconomiche e ambientali più importanti, che interessano le micro, piccole e medie imprese, le start-up, le comunità locali e le parti sociali;

M.  considerando che gli imprenditori, le camere di commercio e dell'industria, le camere dei mestieri e dell'artigianato nonché i sindacati e le altre parti sociali pertinenti dovrebbero partecipare attivamente alla concezione, all'organizzazione, alla diffusione e al finanziamento dell'IFP, inclusa la mobilità; che, nel progettare l'IFP, si dovrebbe integrare una dimensione sociale che includa settori quali commercio equo, imprese sociali e modelli di impresa alternativi quali le cooperative, che dovrebbe essere organizzata con i partner pertinenti in tali ambiti;

N.  considerando che, sebbene la mobilità giovanile debba essere incoraggiata per migliorare l'occupabilità, non deve diventare l'unica soluzione prevista per la disoccupazione giovanile;

Fare il punto dei risultati ottenuti e individuare le principali sfide

1.  ritiene che l'istruzione sia un diritto umano fondamentale e un bene pubblico che debba essere accessibile a tutti su un piano di parità; invita l'UE e gli Stati membri a far fronte a tutti i limiti socioeconomici che ostacolano la parità di accesso per tutti alle opportunità di IFP, ivi compresa la mobilità; riconosce che il ruolo e i risultati dei programmi e delle iniziative esistenti per la mobilità in materia di IFP dovrebbe essere migliorato in termini di accessibilità, apertura e inclusività, al fine di promuovere un approccio personalizzato all'istruzione, ridurre i tassi di abbandono scolastico e garantire pari accesso alle azioni di mobilità Erasmus+ per i gruppi svantaggiati e le persone con esigenze particolari; sottolinea pertanto la necessità di un insieme flessibile, diversificato e personalizzato di opzioni di mobilità, anche mantenendo una prospettiva di genere, nella formazione delle persone provenienti da un contesto migratorio e da famiglie economicamente svantaggiate, dei discenti provenienti da regioni remote o di persone con altre esigenze specifiche;

2.  ribadisce la necessità, nell'affrontare la questione della mobilità e dell'istruzione, di mantenere una prospettiva di genere e di tenere conto delle esigenze delle persone vittime di forme diverse di discriminazione, tra cui persone con disabilità, persone che si dichiarano LGBTI e persone provenienti da comunità emarginate; incoraggia, in tale prospettiva, l'adozione di ulteriori misure finalizzate a facilitare l'accesso delle persone di gruppi svantaggiati e delle persone con esigenze specifiche alle azioni di mobilità di Erasmus +;

3.  invita la Commissione, gli Stati membri e gli attori chiave ad accrescere la visibilità dei programmi IFP al fine di rimuovere gli ostacoli culturali e combattere i fenomeni di mancanza di motivazione, di predisposizione proattiva e di competenze linguistiche, in particolare nei settori maggiormente interessati dalla disoccupazione giovanile; reputa che l'accessibilità di tali programmi debba essere garantita a tutti i cittadini senza discriminazioni; chiede che si prendano come target i gruppi a rischio di disoccupazione, ad esempio le persone con disabilità; chiede altresì che l'accesso all'IFP e alle qualifiche sia semplificato promuovendo la flessibilità dei percorsi di apprendistato e la permeabilità dei sistemi, come anche le opportunità di formazione per i gruppi con competenze di base insufficienti e i lavoratori con qualifiche di livello basso o medio; ricorda che l'equilibrio di genere nell'accesso a esperienze di questo tipo deve essere preso in considerazione, nel contesto di un'efficace promozione dei programmi di mobilità IFP tra le donne; ritiene, a tale riguardo, che dovrebbero essere fissati obiettivi ambiziosi e che bisognerebbe monitorare i progressi;

4.  sottolinea il divario di genere presente in tutta l'UE per quanto attiene all'istruzione, alle competenze e all'occupazione nei settori delle scienze, della tecnologia, dell'ingegneria e della matematica (STEM), e invita la Commissione e gli Stati membri a impegnarsi pienamente rispetto al programma Erasmus+ e a utilizzare tale meccanismo come un'opportunità fondamentale per sviluppare l'istruzione STEM, al fine di accrescere la capacità delle donne di intraprendere una carriera in tali settori e di ridurre così l'attuale divario di competenze che li caratterizza;

5.  pone l'accento sull'importanza di uno spazio europeo comune dell'istruzione basato su una solida componente di mobilità – che includa non soltanto l'istruzione superiore ma anche l'IFP – che contribuisca alla creazione e allo sviluppo di un'identità europea più forte e di un sentimento di cittadinanza rafforzato;

6.  invita la Commissione e gli Stati membri a investire tutti i loro sforzi nel raggiungimento degli obiettivi della Strategia europea 2020 per l'istruzione e la formazione; ritiene che la mobilità debba tenere conto dell'aspetto dell'istruzione e della formazione professionale continua (CVET), dal momento che è fondamentale per migliorare e aggiornare le capacità e le conoscenze; sottolinea che l'apprendimento e l'IFP lungo tutto l'arco della vita sono fondamentali per migliorare le prospettive occupazionali dei disoccupati di lunga durata;

7.  ritiene che tale cooperazione dovrebbe portare a un riesame dei requisiti, con lo scopo di garantirne la pertinenza in termini di durata, contenuto, competenze e risultati dell'apprendimento, combinando nel contempo la mobilità nei centri di formazione e nei luoghi di lavoro, nonché dando la priorità a periodi di esperienza di più lunga durata (ad esempio sei mesi) rispetto ai loro equivalenti di più breve termine;

8.  rileva che le risorse europee assegnate a Erasmus+ e ai programmi IFP non sono proporzionate al numero e ai bisogni dei potenziali beneficiari della mobilità offerta da questi programmi, e di conseguenza invita gli Stati membri a promuovere accordi bilaterali che completino le azioni promosse da Erasmus+ e dai programmi europei IFP, in modo da rafforzare la mobilità dei giovani europei;

9.  riconosce il ruolo importante e i risultati dei programmi e delle iniziative esistenti a favore della mobilità, per esempio l'azione chiave 1 di Erasmus+, Europass, il sistema europeo di crediti per l'istruzione e la formazione professionale (ECVET) e il quadro europeo delle qualifiche (EQF); invita la Commissione a creare una "e-card studentesca europea" che garantirebbe lo status di studente UE in un contesto di mobilità ed offrirebbe l'accesso ai servizi;

10.  sollecita la Commissione e gli Stati membri, nonché le agenzie dell'UE quali il CEDEFOP, ad agire onde migliorare i programmi di mobilità in materia di IFP affinché offrano un valore aggiunto a tutti i partecipanti in termini di qualifiche, riconoscimento e contenuto ed a garantire l'introduzione di norme di qualità relative agli apprendistati;

11.  sottolinea che le iniziative in in materia di mobilità contribuiscono a migliorare non solo i valori civici dei discenti e il loro senso di appartenenza all'Europa, ma anche le loro competenze accademiche e le prospettive occupazionali, e più specificamente le competenze legate alla capacità di risolvere i problemi, alla pianificazione e alla strutturazione, alla capacità di agire e adattarsi a nuove situazioni, allo spirito imprenditoriale, alla leadership e al processo decisionale, alle competenze di responsabilità sociale, alla conoscenza delle lingue straniere, all'attitudine alla comunicazione e al lavoro di squadra, nonché le competenze relative alla sfera personale che hanno un impatto in termini di occupabilità, ad esempio la fiducia, la motivazione, la curiosità, il pensiero critico e creativo e l'assertività;

12.  insiste sulla necessità di agevolare l'attuazione della mobilità prevista dal programma Erasmus + adottando azioni volte ad aumentare il tasso di successo delle applicazioni, semplificando l'elaborazione e l'uso di strumenti elettronici per la gestione della mobilità, organizzando campagne di sensibilizzazione sul valore dei programmi di mobilità in tutti gli istituti d'istruzione generale e professionale dell'Unione e fornendo un'informazione e formazione più mirate ai beneficiari e intermediari dei programmi e delle azioni, incluso il personale di scuole e università; sottolinea l'importanza, a tale proposito, del contributo apportato da European SchoolNet; chiede alla Commissione di ridurre gli attuali oneri amministrativi eccessivi e troppo complessi, sia per i richiedenti sia per le imprese e gli istituti di provenienza e ospitanti coinvolti nei progetti Erasmus +, al fine di facilitare e semplificare la procedura di domanda, registrazione e relazione e i progetti stessi; sottolinea inoltre che oneri burocratici eccessivi all'interno delle scuole e università interessate costituiscono un ostacolo alla semplice attuazione del programma;

13.  chiede alla Commissione di attuare iniziative volte a ridurre le barriere linguistiche e culturali nell'organizzazione dei programmi di mobilità; ritiene che dette iniziative dovrebbero poter valutare i progressi registrati nell'attuazione; sottolinea che i programmi di azione dovrebbero, in particolare, sostenere l'apprendimento degli elementi di base della lingua del paese ospitante; incoraggia gli Stati membri e le autorità regionali e locali a esaminare le esigenze specifiche di apprendimento degli insegnanti e dei formatori dell'IFP, promuovendo e sostenendo lo scambio di migliori prassi, ed a offrire loro maggiori opportunità di sviluppo professionale; sottolinea l'importanza di elaborare un modello di formazione di base che possa fornire informazioni in merito alle caratteristiche principali della cultura imprenditoriale e lavorativa del paese di destinazione, nonché promuovere e fornire programmi specifici per la formazione del personale docente, nel contesto della gestione della mobilità da parte dei centri di formazione;

14.  mette in evidenza che le professioni legate all'IFP presentano la flessibilità necessaria per essere svolte ovunque, e che pertanto la mobilità nel contesto dell'IFP è uno strumento chiave di lotta contro la disoccupazione, in quanto rafforza l'impiegabilità, aiuta a ridurre il divario di competenze e agevola l'incontro tra domanda e offerta di lavoro, in particolare per i giovani, fornendo quelle capacità e quell'esperienza unica che sono necessarie per essere competitivi nei mercati del lavoro di oggi nell'ambito dell'UE; ritiene che Erasmus+ aiuti a sviluppare capacità professionali specifiche e attitudini trasversali e trasferibili come lo spirito imprenditoriale, nonché l'ampliamento delle opportunità di partecipazione del settore produttivo, rappresentando così uno strumento efficace per il mercato del lavoro;

15.  sottolinea la rilevanza e l'importanza della visibilità dei marchi e dei loghi legati a Erasmus+ e ai relativi sottoprogrammi; ritiene che tali marchi dovrebbero trovare impiego soprattutto nelle pubblicazioni e negli opuscoli dedicati a Erasmus+;

16.  esprime il timore che Erasmus+ sia visto dai giovani soprattutto come un programma rivolto agli studenti della fascia di istruzione superiore; raccomanda quindi che si conferisca maggiore importanza alla necessità di rendere più visibili sul piano europeo, nazionale e regionale i diversi settori e i relativi sottoprogrammi, quali l'istruzione a livello scolastico (Comenius), l'istruzione superiore (Erasmus), l'istruzione superiore a livello internazionale (Erasmus Mundus), l'istruzione e la formazione professionali (Leonardo da Vinci) e l'istruzione degli adulti (Grundtvig), nonché i giovani (Gioventù in azione) e lo sport;

17.  invita la Commissione, gli Stati membri e gli enti pubblici per l'impiego a implementare la divulgazione e la conoscenza, segnatamente presso le PMI, del programma Erasmus+ e di altri strumenti volti a promuovere la mobilità nel settore dell'IFP; ritiene che massimizzare l'efficacia di questi strumenti possa consentire a più persone di trarre vantaggio da queste opportunità, cosicché l'obiettivo della mobilità possa essere raggiunto;

18.  sottolinea che è urgente consultare e/o coinvolgere l'industria e i servizi del settore sia pubblico sia privato, compreso il settore produttivo (segnatamente PMI e microimprese), nella concezione, l'elaborazione, l'esecuzione e il sostegno di programmi di mobilità IFP di qualità; ritiene che la selezione dei programmi dovrebbe tenere conto degli sbocchi professionali nelle imprese e organizzazioni ospitanti; è del parere che un partenariato flessibile e costruttivo basato sul dialogo, la cooperazione e le migliori prassi fra tutti gli attori interessati garantirà il successo e il valore aggiunto dell'IFP; è altresì del parere che sia necessario anche lo scambio di conoscenze e migliori prassi tra centri di formazione e imprese; invita la Commissione a tenere sempre presenti la domanda e l'offerta sul mercato del lavoro in seno all'UE, nonché la mobilità geografica e occupazionale, per rispondere alle esigenze del mercato del lavoro; ritiene che ciò ridurrebbe il divario tra, da un lato, la formazione offerta e ciò che effettivamente attende i giovani in ambito imprenditoriale e, dall'altro, le esigenze di mercato nei settori a valore aggiunto (ad esempio, l'economia digitale e l'economia verde, l'energia, la difesa, il settore dell'assistenza e il risanamento delle abitazioni);

19.  sottolinea gli aspetti chiave da prendere in considerazione al momento di pianificare le azioni nel campo della mobilità e di valutarne l'attuazione, ossia: la capacità economica che consente ai discenti di impegnarsi nella mobilità; il riconoscimento degli studi, delle competenze e delle qualifiche tra i vari paesi, attraverso un sistema di crediti o di certificati; il livello di conoscenze linguistiche; l'organizzazione dei programmi o dei piani di studio; la spendibilità dei crediti e degli esami conseguiti dallo studente all'estero una volta rientrato nell'ateneo di provenienza; gli aspetti giuridici; le informazioni o la motivazione per completare gli studi; attività di orientamento e consulenza durante tutto il periodo di mobilità; la situazione personale degli studenti; invita pertanto la Commissione a migliorare gli indicatori e i criteri di valutazione per consentire un monitoraggio più sistematico dell'efficacia dei programmi europei UE e fare sì che sia possibile apportare i miglioramenti necessari;

20.  ricorda che oggi soltanto l'1 % dei giovani che seguono una formazione professionale in alternanza, tra cui i tirocinanti, sceglie la mobilità durante la formazione; sottolinea la vitale necessità di creare le condizioni per sviluppare la mobilità dei tirocinanti nell'Unione europea, al fine di dar loro le stesse possibilità offerte agli studenti universitari; incoraggia pertanto l'Unione europea a definire uno statuto del "tirocinante europeo"; invita l'UE e gli Stati membri a garantire che gli apprendistati e i tirocini restino opportunità formative e che non siano utilizzati come fonti di lavoro precario, non sostituiscano posizioni professionali e garantiscano condizioni di lavoro dignitose e diritti agli studenti, inclusi i diritti finanziari e correlati alla retribuzione; incoraggia inoltre la Commissione ad analizzare le implicazioni dello statuto di cui sopra, monitorare l'attuazione delle misure correlate, sollecitare tutte le parti interessate, incluse quelle dell'alleanza europea per l'apprendistato, a seguire le sue raccomandazioni al fine di migliorare le condizioni, la qualità e la disponibilità degli apprendistati nell'UE, ed a considerare tale questione come una priorità strategica;

21.  invita la Commissione a presentare – e gli Stati membri ad accogliere – una proposta per un regime UE sull'apprendistato che garantisca agli apprendisti e ai discenti IFP una serie di diritti; evidenzia il ruolo positivo che la "terza età" può svolgere nell'istruzione e nella formazione dei giovani al fine di massimizzare lo scambio intergenerazionale attraverso tirocini e attività di tutoraggio, nonché di agevolare l'apprendimento basato sull'esperienza all'interno di gruppi transgenerazionali; incoraggia la Commissione e gli Stati membri a prendere misure concrete per garantire che non si faccia un uso scorretto degli apprendistati e dei tirocini nel quadro di Erasmus+ trasformandoli in uno strumento per ridurre il costo del lavoro;

22.  valuta positivamente il quadro europeo per la mobilità degli apprendisti di recente approvazione, come punto di partenza per perfezionare il programma Erasmus+, con lo scopo di accrescere e migliorare la mobilità di lunga durata nell'ambito dell'IFP; sollecita la realizzazione di un quadro per le iniziative a lungo termine in contrapposizione alle azioni incentrate unicamente sui progetti, onde istituire un sistema permanente e sostenibile che sia completamente operativo e prevedibile, e che incoraggi la libera circolazione delle capacità in Europa;

23.  osserva che l'abbandono scolastico precoce è uno dei problemi principali incontrati dai gruppi destinatari della mobilità e che un miglioramento delle opzioni nel campo della formazione professionale permette di diminuire il numero dei casi di abbandono nell'istruzione e nella formazione; sottolinea pertanto l'importanza dei risultati dei sistemi di istruzione nel ridurre l'abbandono scolastico precoce e nel fornire agli studenti migliori competenze trasversali che contribuiscono, da ultimo, ad adeguare le qualifiche alle esigenze del mercato del lavoro;

24.  pone l'accento sulla necessità di aiutare i giovani nella formazione professionale a superare le loro difficoltà mediante determinate misure complementari e di accompagnamento, quali il rafforzamento del carattere collettivo dei programmi di mobilità, un migliore tutoraggio e accompagnamento da parte degli istituti di provenienza e ospitanti prima e durante la loro mobilità, migliorando l'accesso alle informazioni di alta qualità sulle opportunità in materia di IFP, offrendo un orientamento specializzato ed attività e strumenti di consulenza nonché finanziando il sostegno linguistico per tutti i partecipanti senza restrizioni linguistiche;

25.  sottolinea la possibilità di identificare una serie di fattori che incidono sulle aspettative dei giovani nei sistemi di IFP, in particolare i fattori socioeconomici, la tipologia familiare e la mancanza di strumenti orientativi (e pedagogici) una volta che è stato completato il ciclo d'istruzione secondaria obbligatoria o durante i corsi di formazione professionale;

26.  sottolinea il ruolo chiave della mobilità ai fini dell'apprendimento e della formazione nell'affrontare le sfide sociali e culturali, al fine di massimizzare le possibilità per i giovani di sviluppare il proprio programma di azione nella società; ricorda che l'Unione europea ha incentrato i propri sforzi, in particolare mediante la strategia Europa 2020, sull'aumento della competitività della sua economia, sulla creazione di occupazione e infine sul rafforzamento della sua capacità di concorrenza internazionale nel terzo decennio del secolo; sottolinea, in tale contesto, l'importante ruolo della ricerca, dell'innovazione, della società digitale e della sostenibilità energetica, quali strumenti volti a fornire un più elevato valore aggiunto;

27.  sottolinea il ruolo dell'UE e degli Stati membri nello sviluppare e incoraggiare un sistema di IFP di elevata qualità e ben organizzato, attuando un approccio olistico che trovi un equilibrio tra istruzione teorica incentrata sulla professione interessata, formazione professionale ed istruzione formale, informale e non formale; invita gli Stati membri ad introdurre un approccio di "istruzione duale" all'interno dei sistemi di istruzione superiore di secondo grado o a rafforzare i sistemi esistenti mediante programmi di stage e tirocini, facilitando in tal modo l'integrazione sostenibile degli studenti IFP nel mercato del lavoro e rafforzando la loro partecipazione ai programmi di mobilità transnazionali; ricorda che, in generale, il miglioramento della qualità dell'IFP, in cooperazione con le parti sociali ed i servizi pubblici per l'impiego, è uno strumento per affrontare l'inclusione sociale, accrescere la partecipazione all'istruzione superiore, promuovere l'accesso degli studenti e facilitare l'integrazione nel mercato del lavoro, il che dovrebbe favorire la mobilità nel processo di apprendimento permanente;

28.  chiede che le questioni che attengono al Servizio volontario europeo (SVE), inerenti all'assicurazione dei partecipanti, all'approvazione, alla gestione della banca dati e al sostegno a favore dei volontari, siano affrontate in maniera mirata, onde evitare un calo della partecipazione;

29.  si rammarica del fatto che l'apprendimento non formale abbia perso visibilità e una quota di bilancio nell'ambito dell'attuale programma Erasmus+; sottolinea l'importanza dell'apprendimento non formale a livello europeo, soprattutto attraverso l'animazione socioeducativa e il volontariato nella terza età; chiede che l'apprendimento non formale e informale occupi un posto chiaro e visibile nel programma Erasmus+; chiede inoltre che sia prevista la possibilità di presentare domanda per progetti di istruzione di ampia portata per adulti, che sarebbero disciplinati dagli stessi principi delle alleanze delle abilità settoriali o delle alleanze della conoscenza;

30.  sostiene le sviluppo di tecnologie e infrastrutture moderne nel rafforzamento e nella modernizzazione dei sistemi nazionali di istruzione professionale per migliorare l'accesso e la qualità della mobilità; ritiene che, al fine di far fronte a squilibri a livello di competenze, si dovrebbe porre maggiormente l'accento sull'innovazione e lo sviluppo di nuove competenze accademiche e professionali, sulle piatteforme digitali di apprendimento e insegnamento, sulle tecnologie della vita, sulle tecnologie innovative per la valorizzazione del patrimonio cultuale e sulle tecnologie dell'informazione e della comunicazione; ritiene fermamente che l'UE e gli Stati membri debbano garantire un'efficace strategia finalizzata ad adeguare le opportunità di lavoro attuali e future dell'economia circolare ai sistemi di IFP;

31.  osserva che nella transizione verso un'economia più digitale è in corso una ridefinizione delle posizioni lavorative e delle competenze; invita di conseguenza gli Stati membri e la Commissione a collaborare con il settore privato onde sviluppare strategie per l'acquisizione di capacità e programmi IFP a favore della riconversione dei lavoratori;

Accesso: migliorare le opzioni di mobilità per i giovani in formazione professionale

32.  promuove la creazione di un quadro, sul modello del precedente programma Leonardo da Vinci, cui andrebbe fatto riferimento nei bandi specifici relativi a Erasmus+, che individui nel modo più chiaro e preciso possibile le opzioni di mobilità per i giovani che studiano o che seguono una formazione professionale, soprattutto attraverso campagne trasversali lanciate dalle autorità pubbliche con la partecipazione coordinata di tutte le parti interessate che svolgono un ruolo attivo nell'IFP e possono incidere su di esse;

33.  incoraggia la Commissione e gli Stati membri a fornire risorse finanziarie sufficienti a sostegno dei programmi di mobilità, tenendo conto dei potenziali ostacoli finanziari; sostiene la necessità di esaminare la questione di dare più ampia visibilità al modo in cui le imprese integrano le indennità attribuite o la possibilità di fornire altri tipi di aiuto; ritiene altresì che dovrebbe essere garantita e monitorata, in vista di risultati positivi, la complementarità tra il Fondo sociale europeo ed Erasmus+;

34.  chiede che le sinergie tra le politiche e gli strumenti dell'UE che incidono sulla mobilità e sull'istruzione siano migliorate, in particolare che le misure del FSE e quelle del programma Erasmus + siano complementari tra loro, e che vi sia un maggiore coordinamento di tutte le azioni a qualsiasi livello di pianificazione (nazionale, regionale e locale);

35.  ribadisce la necessità di attuare misure volte a garantire il coordinamento, la complementarietà e la coerenza tra i fondi strutturali, incluso il FSE, e altri programmi come Erasmus+, a livello nazionale, regionale e locale;

36.  sottolinea la necessità di compensare gli studenti IFP ostacolati da una situazione socioeconomica svantaggiata attraverso misure quali un eventuale aumento degli importi delle sovvenzioni individuali della Commissione, oppure un incremento dei contributi degli Stati membri e di enti regionali e locali, di istituzioni intermedie o di ONG, siano esse finanziate a partire dal loro bilancio proprio o tramite iniziative di partenariato che coinvolgono imprese, fondazioni e organizzazioni che collaborano nell'ambito del sistema di qualificazione e formazione professionale nella loro regione o nel loro territorio;

Dalla mobilità all'occupabilità: convalida e riconoscimento dei risultati ottenuti con l'apprendimento, delle capacità e delle competenze

37.  sottolinea che l'acquisizione di nuove idee diversificate e creative all'estero può motivare e incentivare l'imprenditorialità e la creatività; sottolinea che le opportunità offerte dalla mobilità ai fini dell'apprendimento e della formazione, quali la creazione di reti internazionali, possono altresì avere effetti positivi sull'occupabilità, sulla cooperazione transnazionale e sulla competitività dell'Europa;

38.  osserva che le misure attuali e future per far fronte agli squilibri a livello di competenze dovrebbero non solo facilitare il coinvolgimento dei datori di lavoro, delle imprese e delle comunità locali, ma essere anche meglio allineate con le previsioni relative all'evoluzione del mercato del lavoro e alle future esigenze in fatto di competenze;

39.  sottolinea che esiste un'associazione positiva tra la mobilità ai fini dell'apprendimento e la mobilità e i redditi futuri, dal momento che i programmi di mobilità dell'UE e internazionali migliorano l'occupabilità dei partecipanti all'estero, come il Centro comune di ricerca della Commissione istituito nel 2013; sottolinea che gli apprendistati e i tirocini all'estero migliorano le competenze linguistiche dei partecipanti (il che avviene nel 79 % dei casi, secondo l'Eurobarometro 2013);(11)

40.  sottolinea l'importanza dei programmi di riqualificazione e di mobilità per i disoccupati di tutte le età e le persone minacciate da misure di ristrutturazione;

41.  richiama l'attenzione sulla disparità e sullo sviluppo disuguale dei sistemi di convalida e di riconoscimento tra gli Stati membri, nonostante un aumento della convergenza registrato negli ultimi dieci anni; sottolinea la necessità di migliorare la compatibilità tra i vari sistemi di istruzione e formazione professionale e di facilitare la convalida e il riconoscimento delle capacità e delle competenze acquisite nelle imprese o nei centri di formazione esistenti nei vari Stati membri, nonché di accrescere l'attrattiva del programma Erasmus+; invita gli Stati membri a migliorare l'attuazione dell'EQF(12) ed eliminare gli ostacoli; incentiva la definizione di uno standard europeo condivisibile e attuabile a tutti i livelli (nazionale, regionale e locale);

42.  incoraggia l'adozione di ulteriori misure finalizzate a promuovere il riconoscimento e la convalida dei risultati dell'apprendimento, ivi compresi quelli ottenuti attraverso l'istruzione non formale e informale, in particolare mediante un migliore uso degli strumenti esistenti, quali Europass e il sistema ECVET;

43.  ricorda che, grazie all'EQF, sono stati compiuti progressi di rilievo per quanto riguarda il sistema di riconoscimento dei titoli, dei crediti e dei certificati professionali, nonché di accreditamento delle competenze e delle attitudini acquisite nel contesto dell'IFP; chiede che siano definiti obiettivi specifici fra cui l'attuazione di un sistema di trasferimento e riconoscimento dei crediti pienamente operativo, basato sull'ECVET; incoraggia lo sviluppo di qualifiche comuni IFP che possano garantire il riconoscimento internazionale delle qualifiche;

44.  è favorevole a un Libro verde sull'istruzione, la formazione e la mobilità professionali, nonché sul riconoscimento delle capacità e delle competenze in Europa, da elaborare in stretta cooperazione con tutti i principali attori; ricorda che le attuali raccomandazioni concernenti l'IFP devono trovare piena attuazione; sottolinea che il mancato riconoscimento delle competenze ha un impatto negativo sull'obiettivo dei tassi di occupazione di Europa 2020 e ostacola la libera circolazione quale sancita dai trattati;

45.  è favorevole ad una maggiore mobilità in materia di occupazione, istruzione, apprendistati e tirocini nel contesto dei regimi nazionali di garanzia per i giovani, al fine di migliorare le competenze dei giovani e ridurre gli squilibri geografici a livello di competenze nell'UE;

46.  sottolinea l'importanza della Garanzia per i giovani e dell'Iniziativa per l'occupazione giovanile ai fini del sostegno degli apprendistati, dei tirocini, dell'IFP, degli inserimenti lavorativi e di ulteriori attività di istruzione che conducono all'acquisizione di una qualifica; invita la Commissione e gli Stati membri a garantire l'assegnazione di risorse adeguate a tali programmi per l'intero periodo di programmazione 2014-2020;

47.  esorta a tradurre in tutte le lingue ufficiali dell'Unione il sito Internet EU Skills Panorama (Panorama UE delle competenze) al fine di renderlo una fonte di informazione accessibile a tutti sulle competenze necessarie in tutta Europa;

48.  prende atto dei progressi compiuti verso una qualità più elevata dell'IFP in molti Stati membri, sostenuti dal quadro europeo di riferimento per la garanzia della qualità dell'istruzione e della formazione professionale (EQAVET); incoraggia gli Stati membri che stanno attualmente elaborando un approccio di garanzia della qualità nazionale in conformità dell'EQAVET; sottolinea che gli Stati membri dovrebbero intensificare gli sforzi al fine di garantire che le disposizioni in materia di garanzia della qualità prendano maggiormente in considerazione i risultati dell'apprendimento e che esse valorizzino e sostengano l'apprendimento non formale e l'apprendimento basato sul lavoro in un contesto formale o non formale, in funzione del contesto nazionale;

49.  sottolinea che i programmi di apprendistato dovrebbero essere condotti sotto la guida di un'autorità di vigilanza competente;

Verso programmi più efficaci, accessibili e inclusivi nel campo della mobilità

50.  invita la Commissione e gli Stati membri, anche in collaborazione con il CEDEFOP, a definire e rafforzare il ruolo delle istituzioni intermediarie, territoriali e settoriali, coinvolte nella preparazione, nella gestione e nel controllo della mobilità, esigendo nel contempo che attuino i più elevati standard di trasparenza, e a contribuire alla creazione di tali istituzioni a livello nazionale, regionale e locale;

51.  sottolinea l'importanza di tali istituzioni intermediarie, le quali devono disporre delle risorse umane e di bilancio necessarie per consentire l'organizzazione della mobilità e delle strutture di gestione per garantire il coinvolgimento della rete degli istituti di formazione professionale, e devono avere il potere e la capacità di stabilire accordi e alleanze operative con i potenziali partner sia a livello nazionale sia tra gli Stati partecipanti ai programmi di mobilità;

52.  sottolinea che è necessaria una tutela giuridica dei minori all'estero;

53.  sottolinea che le azioni e/o i servizi a favore della mobilità adattati alle esigenze di formatori, tutori e imprenditori dovrebbero essere incoraggiati e valorizzati nel quadro di ERASMUS+;

54.  sottolinea che regimi di cofinanziamento coerenti, complementari e ben coordinati a livello europeo, nazionale, regionale e locale sono necessari al fine di consentire ai centri di formazione di coprire i costi complessivi e pianificare e attuare iniziative permanenti;

55.  accoglie con favore il fatto che Erasmus+ abbia notevolmente esteso il numero di beneficiari dei programmi IFP tra i giovani che non frequentano un'università o un istituto di istruzione superiore;

56.  sostiene tutte le misure di accompagnamento necessarie, innanzi tutto quelle destinate ad aiutare e incoraggiare i tirocinanti che desiderano partecipare ai programmi di mobilità e in secondo luogo quelle che consentono loro di trasmettere meglio le competenze acquisite attraverso la mobilità e di sviluppare la loro assertività al fine di rendere visibili le loro competenze e la ricchezza della loro esperienza e trarne profitto;

57.  ritiene che i risultati dell'apprendimento ottenuti nel corso dell'apprendistato dovrebbero essere elaborati e discussi con l'apprendista, in linea con i principi dell'ECVET, prima che quest'ultimo inizi la sua formazione e dovrebbero essere previsti nel supplemento al certificato al termine della formazione;

58.  sottolinea l'importanza della qualità della formazione degli insegnanti, qualità che deve essere monitorata, valutata e controllata, e ribadisce la necessità di promuovere l'integrazione e la tolleranza nei programmi di mobilità;

59.  evidenzia l'esigenza di tirocini di qualità che consentano agli studenti di acquisire le competenze professionali richieste, oltre a mettere in luce la necessità di comunicare in modo adeguato a tutti i livelli con gli imprenditori per coinvolgerli in vista di un ulteriore riconoscimento dell'esperienza acquisita dai giovani che hanno beneficiato di programmi di mobilità;

60.  sostiene tutte le misure in linea con gli obiettivi di Erasmus + adottate dagli imprenditori, dalle ONG e dalla società civile per sviluppare programmi di mobilità per i giovani lavoratori e i tirocinanti, per settore di attività o in collegamento con gli organismi che rappresentano il settore industriale, quali le camere di commercio e dell'industria, oltre alle reti europee quali Eurochambres, e i sindacati; chiede il riconoscimento del ruolo delle camere dell'artigianato e dei loro centri di formazione nel sostenere la mobilità e aziende molto piccole; ritiene che tutte le misure adottate per migliorare i programmi IFP dovrebbero focalizzarsi anche sui settori che promuovono l'energia a zero emissioni di carbonio e la mobilità sostenibile;

61.  raccomanda che tutti gli attori principali lavorino a strategie comuni intese a promuovere il ritorno a casa di tirocinanti e apprendisti IFP o la loro mobilità in altre parti d'Europa, pur rispettando le loro preferenze, con lo scopo di convogliare le conoscenze e le esperienze acquisite "all'estero" per correggere gli squilibri e rafforzare la coesione nelle loro zone di origine o in altre aree d'Europa svantaggiate sotto il profilo delle capacità;

62.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di istituire e attuare in modo efficace una rete europea di laboratori e incubatori, fondamentale per stimolare alleanze per la conoscenza tra scuole, università e imprese e promuovere l'accesso alla formazione, alle esperienze, all'aggiornamento di docenti, all'apprendistato e alle start-up;

63.  invita la Commissione e gli Stati membri a sostenere e rafforzare la rete europea dei centri scientifici (Ecsite), che riunisce i centri scientifici come luoghi di accesso alla cultura scientifica;

64.  chiede l'istituzione di un meccanismo di sportello unico per la condivisione dei dati e la creazione di strumenti di comunicazione al fine di fornire un servizio efficiente e conveniente per le persone in cerca di informazioni e di assistenza sui vari programmi di mobilità esistenti a livello UE, nazionale, regionale e locale;

65.  invita la Commissione a fornire statistiche aggiornate e a procedere a valutazioni e/o studi riguardanti Erasmus+ e altri programmi di mobilità IFP, laddove fattibile, al fine di misurare il loro impatto quando si tratta di far corrispondere esperienza lavorativa e posti di lavoro in relazione al tasso di assunzione, nonché ad analizzare i motivi per cui alcuni Stati membri sono all'origine di un maggior numero di candidature per attività IFP ed esperienze di apprendimento all'estero, e ad elaborare un piano volto ad accrescere la loro partecipazione; ritiene che le statistiche e le valutazioni che ne risulteranno dovrebbero essere integrate e prese in considerazione nell'ambito della valutazione di medio termine di Erasmus+;

66.  accoglie con favore le conclusioni concordate dai ministri dell'Istruzione e della formazione professionale a Riga il 22 giugno 2015, che propongono una nuova serie di risultati a medio termine nel campo dell'IFP per il periodo 2015-2020, e ne chiede la tempestiva e completa attuazione;

67.  sottolinea l'importanza di promuovere i vantaggi offerti dalla mobilità in termini di occupabilità e di competenze acquisite, al fine di mostrarne la reale utilità e ridurre la percezione del "tempo perso" nella formazione basata a priori su competenze puramente nazionali;

68.  incoraggia una migliore promozione e visibilità per i giovani e le imprese di piatteforme come Drop'pin@EURES, il cui obiettivo consiste nel facilitare la mobilità dei giovani in termini di apprendistati, tirocini, programmi di formazione e corsi di apprendimento elettronico delle lingue;

69.  incoraggia gli Stati membri a promuovere l'intera gamma di opportunità offerta dal nuovo programma Erasmus+, che offre ai giovani non solo la possibilità di studiare all'estero, ma anche occasioni di apprendistato e di tirocinio;

70.  è favorevole all'introduzione di un livello minimo di indennità, adeguato in funzione delle variazioni, fra Stati membri, delle condizioni di vita, dei prezzi e dei costi; appoggia l'idea secondo cui gli Stati membri dovrebbero introdurre misure che consentano di fornire, se del caso, il sostegno necessario, ad esempio per quanto riguarda l'alloggio e i trasporti, prestando un'attenzione particolare alle esigenze dei minori, come anche preparando gli studenti prima della loro esperienza internazionale, ad esempio attraverso l'orientamento professionale, l'insegnamento delle lingue e la comunicazione interculturale;

71.  chiede un riesame/revisione del Quadro finanziario pluriennale (QFP) da incentrarsi su criteri che comprendano la valutazione preliminare dell'efficacia delle misure volte a combattere la disoccupazione, con una riduzione dei finanziamenti destinati alle disposizioni meno efficaci; ritiene che un approccio di questo tipo sia particolarmente importante in tempi di crisi come quelli attuali, caratterizzati da squilibri inaccettabili;

o
o   o

72.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e agli Stati membri.

(1) GU C 155 dell'8.7.2009, pag. 1.
(2) GU C 119 del 28.5.2009, pag. 2.
(3) GU C 311 del 19.12.2009, pag. 1.
(4) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 50.
(5) GU C 398 del 22.12.2012, pag. 1.
(6) GU L 390 del 31.12.2004, pag. 6.
(7) GU C 199 del 7.7.2011, pag. 1.
(8) GU L 394 del 30.12.2006, pag. 10.
(9) GU C 351 E del 2.12.2011, pag. 29.
(10) GU C 111 del 6.5.2008, pag. 1.
(11) http://ec.europa.eu/public_opinion/flash/fl_378_en.pdf
(12)Cfr. raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2008, sulla costituzione del Quadro europeo delle qualifiche per l'apprendimento permanente.


Il ruolo dell'UE nel quadro delle istituzioni e degli organi finanziari, monetari e di regolamentazione internazionali
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Risoluzione del Parlamento europeo del 12 aprile 2016 sul ruolo dell'UE nel quadro delle istituzioni e degli organi finanziari, monetari e di regolamentazione internazionali (2015/2060(INI))
P8_TA(2016)0108A8-0027/2016

Il Parlamento europeo,

–  visto il principio di leale cooperazione tra l'Unione e gli Stati membri, sancito all'articolo 4, paragrafo 3, del trattato sull'Unione europea (TUE),

–  visti gli articoli 121 e 138 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visto il protocollo n. 14 del TFUE sull'Eurogruppo,

–  vista la sua risoluzione del 20 ottobre 2010 recante raccomandazioni alla Commissione sul miglioramento della governance economica e del quadro di stabilità dell'Unione, in particolare nell'area dell'euro(1),

–  vista la sua risoluzione dell'11 maggio 2011 sull'UE quale attore globale: il suo ruolo nell'ambito delle organizzazioni multilaterali(2),

–  vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2011 sulla governance economica globale(3),

–  vista la sua risoluzione del 24 giugno 2015 sulla verifica del quadro di governance economica: bilancio e sfide(4),

–  vista la sua risoluzione del 9 luglio 2015 su "Costruire un'Unione dei mercati dei capitali"(5),

–  vista la relazione del gruppo di esperti ad alto livello sulla vigilanza finanziaria nell'Unione europea (relazione de Larosière), del 25 febbraio 2009,

–  vista la relazione dei cinque presidenti del giugno 2015, che chiede il consolidamento della rappresentanza esterna dell'euro,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per i problemi economici e monetari e il parere della commissione per gli affari costituzionali (A8-0027/2016),

A.  considerando che la stabilità del sistema finanziario, che è fondamentale per un'efficace assegnazione delle risorse a favore della crescita e dell'occupazione, rappresenta un bene pubblico mondiale;

B.  considerando che la crescente interdipendenza delle economie di tutto il mondo rende necessario un passaggio verso forme di governance sempre più globali;

C.  considerando che, se l'Unione europea non è in grado di esprimersi con una sola voce nelle istituzioni o negli organismi internazionali, tutte le voci europee dovrebbero essere coordinate per guidare la governance globale verso gli obiettivi e i valori dei trattati dell'UE;

D.  considerando che l'UE dovrebbe contribuire alla creazione di un quadro democratico per far fronte alle sfide globali;

E.  considerando che la cooperazione a livello globale può comportare una diluizione delle responsabilità e una mancanza di rendicontabilità, a scapito della democrazia; che i parlamenti nazionali e il Parlamento europeo non devono essere ridotti a meri organi di ratifica, ma devono essere integrati attivamente e in modo esaustivo nell'intero processo decisionale;

F.  considerando che le istituzioni e gli organismi internazionali esistenti sono stati creati nel corso della storia, con le loro distinte strutture di governance e ambiti di azione, come risposta a situazioni specifiche; che ciò ha portato a una situazione complessa, talvolta caratterizzata da una duplicazione dei compiti, e a un sistema che può essere interessato da opacità e mancanza di coordinamento generale;

G.  considerando che l'articolo 42 della Carta dei diritti fondamentali e il regolamento (CE) n. 1049/2001(6) sanciscono il diritto di accesso ai documenti per i cittadini dell'Unione e dovrebbero applicarsi alle istituzioni e alle agenzie dell'Unione che partecipano a istituzioni o organismi internazionali;

H.  considerando che, conformemente ai trattati, ogni cittadino dell'Unione nonché ogni persona fisica o giuridica che risieda o abbia la sede sociale in uno Stato membro ha il diritto di accedere ai documenti delle istituzioni, organi e organismi dell'Unione, a prescindere dal loro supporto (articolo 42 della Carta dei diritti fondamentali); che lo stesso grado di trasparenza dovrebbe applicarsi alle istituzioni e alle agenzie dell'Unione che partecipano a organizzazioni e forum internazionali, specie quando stabiliscono norme che riguardano i cittadini dell'Unione europea;

I.  considerando che la diversità delle strutture giuridiche e delle modalità di finanziamento e funzionamento delle organizzazioni e degli organismi economici internazionali(7) rende difficile un controllo globale, anche se la coerenza di tali modalità di finanziamento e funzionamento è fondamentale al fine di garantire condizioni di parità a livello internazionale; che il Fondo monetario internazionale (FMI) e l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici (OCSE) sono vere e proprie organizzazioni internazionali, istituite da convenzioni e aventi una composizione e un ambito di applicazione di ampio respiro, mentre il G20, il Consiglio per la stabilità finanziaria (FSB) e il Comitato di Basilea sono forum pubblici informali che riuniscono un numero limitato di Stati, la cui importanza è in alcuni casi aumentata con la crisi, e che l'Organizzazione internazionale delle commissioni sui valori mobiliari (IOSCO), l'Associazione internazionale delle autorità di vigilanza delle assicurazioni (IAIS), l'Organizzazione internazionale delle autorità di vigilanza delle pensioni (IOPS) e l'Organismo internazionale di normalizzazione contabile (IASB) sono associazioni private di natura tecnica e settoriale che coinvolgono in diversa misura i settori in questione;

J.  considerando che tra il Parlamento europeo e alcuni di questi organismi e organizzazioni esistono già scambi informali, che tuttavia non hanno carattere sistematico;

K.  considerando che la trasparenza è importante per la democrazia, ma occorre altresì tenere debitamente conto della protezione delle informazioni di mercato sensibili;

L.  considerando che la crisi ha spinto il G20 a definire un'agenda globale incentrata sull'attuazione di un'efficace serie di riforme specifiche, ma nel lungo termine l'istituzione di un quadro effettivamente multilaterale e democratico è indispensabile per la sua legittimità;

M.  considerando che il ruolo ricoperto rispettivamente dalle banche e dai mercati nel finanziamento dell'economia varia a seconda degli Stati;

N.  considerando che la crisi economica e finanziaria iniziata nel 2008 ha messo in luce la clamorosa mancanza di una governance economica e finanziaria a livello mondiale; che diverse questioni macroeconomiche richiedono un maggiore coordinamento, in particolare in ambito fiscale; che l'obiettivo comune di tutti i soggetti interessati dovrebbe pertanto essere di delineare un quadro complessivo inteso a fornire stabilità finanziaria e a garantire la coerenza tra i livelli globale e locale;

O.  considerando che l'istituzione di nuovi organi di vigilanza dell'Unione europea non dovrebbe implicare automaticamente l'aumento del numero dei rappresentanti dell'UE, che potrebbe avere effetti antidemocratici quali una maggiore possibilità che si formino minoranze di blocco e creare disagio tra i partner dell'Unione europea;

P.  considerando che l'FMI ha deciso di includere il renminbi nel paniere di valute su cui sono basati i diritti speciali di prelievo dell'FMI; che tale inclusione ha determinato una riduzione del peso dell'euro e della sterlina, mentre il peso del dollaro USA è rimasto invariato; che ciò mette in luce la necessità di una voce europea più forte;

1.  sottolinea l'esigenza di una cooperazione normativa rafforzata a livello mondiale, realizzata con una forte presenza del Parlamento europeo;

2.  esprime preoccupazione per la mancanza di coerenza dovuta alla frammentazione e alla diversità dei vari organismi e organizzazioni, come pure per i ritardi nell'attuazione delle norme e degli orientamenti concordati a livello internazionale;

3.  chiede che siano chiariti l'ambito di competenza dei singoli organismi e organizzazioni come pure le loro modalità di funzionamento e di finanziamento, inclusi i contributi volontari, i regali e le donazioni, per garantire l'assenza di interessi diretti e la legalità delle loro decisioni;

4.  invita a migliorare la coerenza e il coordinamento delle politiche tra le istituzioni mondiali mediante l'introduzione di norme esaustive in materia di legittimità democratica, trasparenza, assunzione di responsabilità e integrità; ritiene che ciò dovrebbe tra l'altro riguardare:

   le relazioni con il pubblico (ad esempio l'accesso del pubblico ai documenti, il dialogo aperto con i vari soggetti interessati, l'istituzione di registri obbligatori per la trasparenza e le norme sulla trasparenza degli incontri con i lobbisti);
   le norme interne (ad esempio la gestione delle risorse umane basata sulle competenze, la sana gestione finanziaria, la previsione dei conflitti di interessi);

5.  ritiene che la sottorappresentanza dei paesi meno sviluppati in seno alla maggior parte delle istituzioni e degli organismi finanziari, monetari e di regolamentazione internazionali generi uno squilibrio e, di conseguenza, che le questioni legate alle disuguaglianze o ai finanziamenti per i paesi più poveri rischino di non essere affrontate in modo adeguato;

6.  ritiene che la rappresentanza non sia squilibrata solo dal punto di vista geografico, ma che vi siano altresì alcuni settori – nella fattispecie la società civile, le PMI e i rappresentanti dei consumatori e dei lavoratori – che sarebbe possibile consultare in misura più ampia nel quadro delle discussioni internazionali concernenti gli organismi finanziari, monetari e di regolamentazione; ritiene che spetti a tali organismi e settori adoperarsi per migliorare la situazione;

7.  ritiene che la rappresentanza dell'Unione europea nelle organizzazioni e negli organismi multilaterali dovrebbe essere razionalizzata e codificata per aumentare la trasparenza, l'integrità e la rendicontabilità della partecipazione dell'Unione in tali consessi, la sua influenza e la promozione della legislazione da essa adottata attraverso un processo democratico; ritiene inoltre che l'Unione europea debba divenire un attore globale maggiormente proattivo per garantire il rispetto dei futuri impegni del G20, tra cui la trasformazione del sistema bancario ombra, l'attuazione delle riforme relative ai derivati negoziati fuori borsa (OTC), la risposta ai rischi sistemici e la garanzia che i rischi emergenti per l'economia mondiale siano inseriti nel programma di lavoro dell'istituzione mondiale pertinente;

8.  invita gli attori europei a concentrarsi maggiormente sulla competitività globale dei settori finanziari dell'Unione europea nell'elaborazione delle politiche a livello europeo ed internazionale;

9.  ricorda che l'UE dovrebbe perseguire la piena adesione alle istituzioni economiche e finanziarie internazionali, qualora questa non sia ancora stata concessa e ove ciò sia appropriato (ad esempio nel caso dell'OCSE e dell'FMI); chiede che le pertinenti istituzioni economiche e finanziarie internazionali effettuino tutte le modifiche statutarie necessarie a consentire la piena partecipazione dell'Unione europea;

10.  reputa dannose per l'Unione le situazioni in cui un rappresentante di uno Stato membro o di un'autorità nazionale esprima, in seno a un'organizzazione o a un organismo internazionale, posizioni contrarie a decisioni legislative o regolamentari democraticamente adottate a maggioranza a livello europeo; invita dunque a rafforzare e rendere più efficace il coordinamento tra detti rappresentanti, ad esempio attraverso meccanismi più vincolanti;

11.  evidenzia la necessità che la Commissione risponda più direttamente ai cittadini nei casi in cui rappresenta l'intera Unione in seno a un organismo o a un'organizzazione internazionale o monitora un organismo privato di natura tecnica; sottolinea l'importanza del ruolo del Parlamento in questo processo;

12.  ritiene che le priorità delle organizzazioni e dei relativi gruppi di lavoro debbano essere chiarite e formalizzate; reputa che il ricorso sistematico al consenso rischi non solo di rallentare i lavori, ma anche di stemperare il contenuto delle raccomandazioni, e che la composizione delle organizzazioni debba rispecchiare la loro diversità in termini finanziari, economici e di vigilanza;

13.  pone l'accento sulla necessità di effettuare valutazioni ex ante nel definire le politiche di regolamentazione e di vigilanza e altre politiche inerenti al settore finanziario a livello mondiale; reputa che tali valutazioni non pregiudichino le prerogative politiche dei colegislatori;

14.  ritiene che l'attuazione delle raccomandazioni da parte dei diversi paesi coinvolti continui a essere insufficiente per contribuire alla creazione di condizioni di parità a livello globale;

15.  osserva che il Consiglio per la stabilità finanziaria (FSB) è impegnato a sviluppare norme per il settore assicurativo; riconosce che l'IAIS svolge attualmente un ruolo importante nella politica attuata a livello mondiale nel settore assicurativo, ma sottolinea che il coinvolgimento dell'Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali (EIOPA) presenterebbe il vantaggio di rafforzare l'apporto delle competenze specialistiche europee in campo assicurativo e garantirebbe che le norme definite a livello mondiale non siano contrarie alla logica che l'Unione ha sviluppato per prima;

16.  plaude al lavoro svolto dall'OCSE sulle questioni fiscali, in particolare al progetto dell'OCSE/G20 sull'erosione della base imponibile e trasferimento degli utili (BEPS); ritiene che il controllo dell'applicazione sia la nuova sfida da raccogliere; sottolinea che occorre migliorare il coordinamento tra la Commissione e gli Stati membri che partecipano al Gruppo di azione finanziaria internazionale (GAFI) affinché l'Unione faccia sentire la propria voce;

17.  valuta positivamente la disponibilità del presidente della BCE a rafforzare ulteriormente la collaborazione con il Parlamento per quanto riguarda il ruolo della BCE nelle questioni bancarie, in particolare nel quadro di organismi di normazione mondiali come l'FSB;

18.  accoglie con favore le misure organizzative adottate dai paesi della zona euro che sono membri della Banca asiatica di investimento per le infrastrutture per unificare la loro rappresentanza presso il Consiglio dei governatori in un unico seggio;

19.  formula pertanto le seguenti proposte:

   invita la Commissione a ispirarsi alle migliori pratiche esistenti a livello europeo e nazionale per stilare un codice di condotta europeo in materia di trasparenza, integrità e assunzione di responsabilità, volto a orientare l'azione dei rappresentanti dell'UE nel quadro delle organizzazioni e degli organismi internazionali; chiede che il Parlamento sia strettamente associato a tale processo;
   pone in particolare l'accento sulle sue preoccupazioni riguardanti lo statuto, il finanziamento e il funzionamento di tali organizzazioni e organismi, la loro interazione con le autorità, le parti interessate e l'opinione pubblica, la comunicazione e l'accesso ai loro documenti; sottolinea la necessità di garantire un giusto equilibrio degli interessi, incluse le ONG dotate delle opportune competenze tecniche e degli strumenti finanziari adeguati, per rafforzare la voce della società civile;
   invita le istituzioni e le agenzie europee, come pure gli Stati membri, a promuovere l'assunzione di responsabilità da parte di tutti i rappresentanti europei presso gli organismi eletti democraticamente;
   chiede che sia adottato un accordo interistituzionale mirante a ufficializzare un "dialogo finanziario", che deve essere organizzato con il Parlamento europeo per definire orientamenti relativi all'adozione e alla coerenza delle posizioni europee in vista dei principali negoziati internazionali, in modo che tali posizioni siano discusse e rese note ex ante e che sia garantito l'opportuno seguito, prevedendo che la Commissione riferisca periodicamente in merito all'applicazione e al monitoraggio di tali orientamenti; propone che le istituzioni europee, gli Stati membri e, se del caso, i vertici delle organizzazioni internazionali interessate siano invitati a partecipare a tale dialogo; ritiene che la cadenza e il formato del dialogo (pubblico o a porte chiuse) sarebbero stabiliti in modo pragmatico; reputa che i parlamenti nazionali dovrebbero partecipare attivamente ai rispettivi livelli mediante il controllo delle posizioni adottate dai rappresentanti degli Stati membri interessati;
   ritiene che tali orientamenti più dettagliati potrebbero essere integrati da risoluzioni "di orientamento" proattive, che dovrebbero essere approvate dal Parlamento con frequenza adeguata per illustrare la sua posizione sugli orientamenti strategici generali;
   osserva che, nei settori in cui il Parlamento europeo è colegislatore con il Consiglio, tale dialogo servirebbe a definire il mandato negoziale, unificando le posizioni europee intorno ad atti legislativi adottati a maggioranza o evitando incoerenze con la legislazione in fase di adozione;
   invita i rappresentanti europei a prestare particolare attenzione, nel contesto dei negoziati internazionali, sia alla coerenza tra i requisiti e le norme internazionali, da un lato, e la legislazione dell'UE adottata e vincolante, dall'altro, sia all'applicazione, al fine di creare condizioni di parità a livello internazionale;
   chiede che sia incrementata la responsabilità politica della Commissione nei confronti del Parlamento europeo semplificando il processo di definizione delle posizioni dell'UE alle riunioni del G20 nei settori programmatici legati a occupazione, energia, commercio, sviluppo e lotta alla corruzione;
   esorta gli Stati membri a conformarsi senza indugio agli obblighi in materia di leale cooperazione;
   invita gli Stati membri ad accettare la rappresentanza dell'Unione bancaria nel Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria mediante il meccanismo di vigilanza unico;
   invita la Commissione a includere nel suo programma di lavoro la dimensione esterna della regolamentazione economica e finanziaria, vale a dire i lavori previsti in seno alle istituzioni finanziarie internazionali, nonché a istituire un gruppo di lavoro sulla governance economica globale e sulle istituzioni finanziarie nell'ottica di potenziare la coerenza politica interna;
   prende atto dell'iniziativa della Commissione volta ad avanzare nella direzione di una rappresentanza unica della zona euro in seno all'FMI, ma ritiene che ciò non debba pregiudicare la creazione di una circoscrizione unica dell'Unione europea nel lungo periodo;
   sottolinea che, conformemente al protocollo n. 14 del trattato, il coordinamento più stretto degli Stati membri la cui moneta è l'euro spetta all'Eurogruppo, che opera in via temporanea e informale in attesa che l'euro diventi la moneta di tutti gli Stati membri dell'Unione; ritiene che la trasparenza e l'assunzione di responsabilità dell'Eurogruppo possano essere migliorate; chiede sia trovata una soluzione più formale e permanente, in linea con la risoluzione del Parlamento europeo del 20 novembre 2012(8) recante raccomandazioni progressive in vista dell'Unione bancaria, economica, fiscale e politica; ricorda che l'indipendenza del ruolo del commissario per gli affari economici e monetari deve essere rafforzata e accompagnata da solidi meccanismi di responsabilità nei confronti del Parlamento e del Consiglio;
   ritiene opportuno, al di là del singolo caso dell'FMI, procedere nei prossimi anni a una progressiva razionalizzazione della rappresentanza dell'UE, in primo luogo attraverso un migliore coordinamento e, successivamente, dopo una valutazione, tramite la rappresentanza unica; è convinto che la rappresentanza in seno a tali organizzazioni e organismi dovrebbe essere assegnata in base alle rispettive competenze delle istituzioni dell'UE e delle autorità europee di vigilanza (AEV), del Consiglio/Eurogruppo e delle autorità nazionali; è del parere che, parallelamente, l'UE dovrebbe adoperarsi affinché, per funzionare, tali organizzazioni e organismi passino da una procedura di voto che prevede l'unanimità a una che preveda la maggioranza qualificata;
   sottolinea che è compito della Commissione, del Consiglio e, ove del caso, dell'Eurogruppo rafforzare il coordinamento attraverso riunioni preparatorie; ritiene opportuno istituire, se necessario, nuovi gruppi di lavoro ad hoc del Consiglio, sul modello del comitato economico e finanziario (CEF), del gruppo di lavoro per le questioni correlate all'FMI (SCIMF), del gruppo di lavoro "Eurogruppo" (EWG) e del comitato di politica economica (CPE);
   chiede che sia effettuata una valutazione approfondita della doppia rappresentanza della Presidenza del Consiglio europeo e della Presidenza della Commissione alle riunioni del G20 per stabilire in che misura tale configurazione indebolisca la credibilità esterna dell'Unione, in particolare alla luce dell'esistenza di un mercato unico dei servizi finanziari; ritiene che, per incoraggiare la convergenza degli Stati membri rappresentati in modo individuale, siano possibili diversi miglioramenti che dovrebbero contribuire a conseguire un efficace coordinamento prima delle riunioni e promuovere una voce europea forte in tali sedi;
   invita le istituzioni dell'UE e gli Stati membri a definire una tabella di marcia per la creazione di un'organizzazione mondiale per la finanza basata sui trattati, in linea con quanto suggerito nella relazione de Larosière, cui siano conferiti ampi poteri di formulare raccomandazioni, negoziare norme minime vincolanti, istituire meccanismi multilaterali di risoluzione delle controversie e, se del caso, imporre sanzioni; ritiene che l'esperienza maturata in particolare nel settore commerciale attraverso l'OMC potrebbe essere utilizzata per istituire i suddetti meccanismi multilaterali di risoluzione delle controversie; sottolinea che l'organizzazione proposta dovrebbe essere assoggettata ai più elevati standard di trasparenza e assunzione di responsabilità;
   ritiene che la Commissione dovrebbe ricevere l'esplicito mandato di dare nuovo impulso alla promozione del multilateralismo per quanto concerne la cooperazione internazionale in campo finanziario, monetario e regolamentare;
   invita la Commissione ad assicurare che qualsiasi proposta legislativa dell'UE in materia finanziaria sia complementare alle azioni intraprese a livello globale;

20.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU C 70 E dell'8.3.2012, pag. 41.
(2) GU C 377 E del 7.12.2012, pag. 66.
(3) GU C 131 E dell'8.5.2013, pag. 51.
(4) Testi approvati, P8_TA(2015)0238.
(5) Testi approvati, P8_TA(2015)0268.
(6) Regolamento (CE) n. 1049/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2001, relativo all'accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione (GU L 145 del 31.5.2001, pag. 43).
(7) La Banca dei regolamenti internazionali, il Gruppo di azione finanziaria internazionale (GAFI) e l'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) esercitano anche una funzione di regolamentazione; la Conferenza delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo (UNCTAD) svolge un ruolo significativo nella governance economica globale; la Banca africana di sviluppo (AfDB), la Banca asiatica di sviluppo (AsDB), la Banca di sviluppo dei Caraibi (CDB), la Banca di sviluppo dell'Africa occidentale (WADB), la Banca interamericana di sviluppo (IDB), la Società interamericana per gli investimenti (IIC), la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS), la Banca di sviluppo del Consiglio d'Europa (CEB), il Gruppo della Banca mondiale, la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (IBRD), l'Associazione internazionale per lo sviluppo (IDA), la Società finanziaria internazionale (IFC) e l'Agenzia multilaterale di garanzia degli investimenti (MIGA) sostengono il finanziamento della cooperazione allo sviluppo.
(8) Risoluzione del Parlamento europeo del 20 novembre 2012 recante raccomandazioni alla Commissione sulla relazione dei presidenti del Consiglio europeo, della Commissione europea, della Banca centrale europea e dell'Eurogruppo dal titolo "Verso un'autentica Unione economica e monetaria" (GU C 419 del 16.12.2015, pag. 48).


Pesca costiera artigianale nelle regioni dipendenti dalla pesca
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Risoluzione del Parlamento europeo del 12 aprile 2016 sull'innovazione e la diversificazione della pesca costiera artigianale nelle regioni dipendenti dalla pesca (2015/2090(INI))
P8_TA(2016)0109A8-0044/2016

Il Parlamento europeo,

—  visto il regolamento (UE) n. 1380/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, relativo alla politica comune della pesca, che modifica i regolamenti (CE) n. 1954/2003 e (CE) n. 1224/2009 del Consiglio e che abroga i regolamenti (CE) n. 2371/2002 e (CE) n. 639/2004 del Consiglio, nonché la decisione 2004/585/CE del Consiglio,

—  visto il regolamento (UE) n. 508/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, relativo al Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e che abroga i regolamenti (CE) n. 2328/2003, (CE) n. 861/2006, (CE) n. 1198/2006 e (CE) n. 791/2007 del Consiglio e il regolamento (UE) n. 1255/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio,

—  visto l'articolo 349 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) concernente le misure per la cui adozione occorre tenere conto delle caratteristiche e dei vincoli specifici delle regioni ultraperiferiche,

—  vista la sua risoluzione del 22 novembre 2012 sulla pesca costiera su piccola scala, la pesca artigianale e la riforma della politica comune della pesca(1),

—  vista la sua risoluzione del 23 ottobre 2013 sulle conoscenze oceanografiche 2020: mappatura dei fondali marini per la promozione di una pesca sostenibile(2),

—  vista la comunicazione della Commissione del 13 maggio 2014 dal titolo "L'innovazione nell'economia blu: realizzare il potenziale di crescita e di occupazione dei nostri mari e dei nostri oceani" (COM(2014)0254),

—  vista la comunicazione della Commissione del 6 ottobre 2010 dal titolo "Iniziativa faro Europa 2020 – L'Unione dell'innovazione" (COM(2010)0546),

—  visto il regolamento (UE) n. 1291/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, che istituisce il programma quadro di ricerca e innovazione (2014-2020) – Orizzonte 2020 e abroga la decisione n. 1982/2006/CE,

—  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 15 ottobre 2014 in merito alla comunicazione della Commissione intitolata "L'innovazione nell'economia blu: realizzare il potenziale di crescita e di occupazione dei nostri mari e dei nostri oceani" (2015/C 012/15),

—  visto il parere del Comitato delle regioni del 21 gennaio 2015 in merito alla comunicazione della Commissione intitolata "L'innovazione nell'economia blu: realizzare il potenziale di crescita e di occupazione dei nostri mari e dei nostri oceani" (2015/C 019/05),

—  vista la comunicazione della Commissione del 13 settembre 2012 dal titolo " Crescita blu – Opportunità per una crescita sostenibile dei settori marino e marittimo" (COM(2012)0494),

—  vista la comunicazione della Commissione del 3 marzo 2010 dal titolo "Europa 2020 – Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva" (COM(2010)2020),

—  vista la sua risoluzione dell'8 settembre 2015 sulla valorizzazione del potenziale della ricerca e dell'innovazione nell'economia blu per creare crescita e posti di lavoro(3),

—  vista la comunicazione della Commissione del 13 maggio 2013 dal titolo "Piano d'azione per una strategia marittima nella regione atlantica – Promuovere una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva" (COM(2013)0279),

—  visto il libro verde della Commissione del 29 agosto 2012 dal titolo "Conoscenze oceanografiche 2020 – dalla mappatura dei fondali marini alle previsioni oceanografiche" (COM(2012)0473),

—  vista la sua risoluzione del 2 luglio 2013 sulla crescita blu: miglioramento della crescita sostenibile nel settore marino, dei trasporti marittimi e del turismo dell'Unione(4),

—  vista la comunicazione della Commissione del 20 febbraio 2014 dal titolo "Strategia europea per una maggiore crescita e occupazione nel turismo costiero e marittimo" (COM(2014)0086),

—  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

—  vista la relazione della commissione per la pesca (A8-0044/2016),

A.  considerando che la pesca costiera coinvolge l'80% della flotta europea e, assieme alla raccolta di molluschi, assicura un elevato tasso di occupazione nelle regioni costiere, insulari e ultraperiferiche, e che di solito è un tipo di pesca a forte potenziale e sostenibile dal punto di vista sociale e ambientale; che essa influenza in modo eccezionale e variegato le caratteristiche sociali, patrimoniali e culturali delle zone costiere e insulari;

B.  considerando che, nella maggior parte dei casi, la pesca costiera e insulare è una forma tradizionale di pesca commerciale e costituisce quindi uno stile di vita e un'importante fonte di sussistenza nonché di occupazione, sia diretta che indiretta, soprattutto nelle zone che dipendono dalla pesca costiera e che richiedono misure e sostegno specifici per agevolare la crescita e lo sviluppo;

C.  considerando che, da uno Stato membro all'altro e all'interno di uno stesso Stato membro, a seconda dei versanti marittimi, la pesca costiera si differenzia in modo significativo in termini di definizione e caratteristiche fondamentali, situazione che dovrà essere corretta e armonizzata nell'ambito della politica comune della pesca (PCP) in futuro, e che tra gli Stati membri vi sono importanti differenze a livello di caratteristiche geografiche, climatiche, ecosistemiche e socioeconomiche;

D.  considerando che la pesca costiera assume caratteristiche diverse a seconda dei vari mari dell'Unione europea in cui è realizzata, come ad esempio l'Adriatico o l'intero Mediterraneo, che la differenziano da quella praticata nelle acque aperte dell'Oceano Atlantico, fra cui le coste della Guyana francese, e nel bacino dell'Oceano Indiano;

E.  considerando che il regolamento (UE) n. 508/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, relativo al Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca definisce la pesca costiera artigianale come pesca praticata da pescherecci di lunghezza inferiore a 12 metri che non utilizzano attrezzi da pesca trainati, e che questa è l'unica definizione di pesca costiera presente nella legislazione dell'UE;

F.  considerando che la PCP riformata ha tra i suoi parametri centrali la regionalizzazione, in quanto riconosce che, a causa della profonda diversità delle attività di pesca in Europa, una gestione centralizzata risulterebbe inadeguata; che, alla luce delle caratteristiche specifiche della pesca costiera e insulare, la regionalizzazione e l'impostazione decentrata rivestono particolare importanza nel settore e nelle comunità corrispondenti;

G.  considerando che le operazioni finanziate dal FEAMP possono beneficiare di un aumento dell'intensità dell'aiuto di 30 punti quando riguardano la pesca costiera artigianale;

H.  considerando che il regolamento (UE) n. 508/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, relativo al Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca impone agli Stati membri in cui più di 1 000 pescherecci possono essere considerati pescherecci adibiti alla pesca costiera artigianale di redigere un piano d'azione per lo sviluppo, la competitività e la sostenibilità della pesca costiera artigianale;

I.  considerando che la pesca costiera dovrebbe essere gestita a norma del regolamento (UE) n. 1380/2013, tenendo conto della varietà di attrezzature da pesca delle flotte, dei vincoli geografici e climatici, delle tecniche e degli stock ittici di ciascuno Stato membro e di ogni singola zona di pesca, in modo da contribuire a preservare le tradizioni e le attività locali inerenti alla pesca;

J.  considerando che, poiché ogni zona di pesca presenta caratteristiche proprie, lo scambio di informazioni e di buone pratiche tra le varie zone può consentire di migliorare sensibilmente l'impatto delle attività di pesca sull'ambiente e gli ecosistemi marini, nonché permettere una migliore interazione tra l'insieme delle attività umane ed economiche che si svolgono all'interno e in prossimità delle zone costiere;

K.  considerando che gli introiti della pesca su piccola scala si sono notevolmente ridotti a causa di un aumento significativo dei costi operativi, soprattutto per via dell'incremento dei prezzi del carburante, e della riduzione del valore del pesce alla prima vendita, il che impone spesso l'aumento dello sforzo di pesca;

L.  considerando che la gestione di diversi stock di varie specie bersaglio primarie ha imposto in molte regioni gravi limitazioni alla pesca e alle piccole comunità di pescatori;

M.  considerando che nella pesca costiera si utilizzano principalmente attrezzi e tecniche di pesca tradizionali, come la pesca con la tonnara, che per la loro specificità definiscono l'identità e lo stile di vita delle zone costiere, e che è particolarmente importante preservare il loro utilizzo e tutelarli quali parte integrante del patrimonio storico-culturale e tradizionale;

N.  considerando che la pesca artigianale contribuisce alla sussistenza delle comunità costiere e insulari in termini di controllo del crescente spopolamento, lotta all'invecchiamento nel settore della pesca e disoccupazione; che lo sviluppo e l'innovazione possono svolgere un ruolo fondamentale nella creazione di posti di lavoro in tali comunità; che, inoltre, in talune zone la pesca artigianale si avvale di attrezzi e tecniche di pesca secolari e più rispettosi dell'ambiente, che hanno un impatto minore sugli stock in pericolo;

O.  considerando che la pesca artigianale, costiera e tradizionale è rispettosa dell'ambiente e costituisce il fondamento economico per la conservazione, lo sviluppo e l'occupazione nelle comunità costiere e insulari;

P.  considerando che, conformemente al regolamento "Mediterraneo", alla categoria degli attrezzi trainati appartengono anche le reti da traino e le sciabiche, sebbene altre classificazioni, tra cui quelle della FAO, considerino le sciabiche un gruppo specifico di attrezzi per la pesca; che le disposizioni concernenti le reti da traino non dovrebbero applicarsi anche alle sciabiche da spiaggia tradizionali, le cui specie bersaglio non sono in pericolo;

Q.  considerando che, nonostante le discussioni in merito all'innovazione e alla diversificazione del settore della pesca, è necessario tenere conto del fatto che una vasta comunità di pescatori dipende fortemente da modalità di pesca tradizionali e secolari;

R.  considerando che la nuova PCP riconosce l'importanza delle zone costiere e insulari che dipendono dalla pesca e che gli Stati membri dovrebbero essere chiamati a svolgere un ruolo che ponga l'accento sull'importanza della formazione e della salute e della sicurezza a bordo per i pescatori, nel garantire un adeguato tenore di vita a coloro che dipendono dalle attività di pesca, nel contribuire a raggiungere tale tenore nell'ambito della pesca costiera e nel promuovere una pesca costiera sostenibile e la diversificazione delle attività di pesca e del reddito degli abitanti delle zone costiere, tenendo conto della realtà socioeconomica e culturale e degli aspetti ambientali, in conformità della protezione speciale conferita dall'articolo 174 TFEU;

S.  considerando che, sulla base del nuovo regolamento relativo alla PCP, all'interno della zona delle 12 miglia nautiche, ossia nelle acque unionali maggiormente sensibili, si concede un accesso preferenziale ai pescatori che svolgono attività di pesca artigianale, costiera e tradizionale, e che dalle valutazioni della Commissione del precedente regolamento sulla PCP si evince che la zona delle 12 miglia nautiche è stata uno dei pochi successi del passato metodo gestionale, che è stato oggetto di numerosi conflitti riguardo all'uso dello spazio e delle risorse per la sovrapposizione di altre attività umane sulla costa;

T.  considerando che l'articolo 349 TFUE stabilisce che l'adozione di misure, in particolare se riferite al settore della pesca, richiede di tenere conto delle caratteristiche e dei vincoli specifici delle regioni ultraperiferiche, con particolare attenzione per l'isolamento geografico, la grande distanza e le caratteristiche oceaniche, in un contesto regionale spesso molto specifico che necessita di autonomia a livello di produzione alimentare;

U.  considerando, in particolare, che la pesca costiera nelle regioni ultraperiferiche è connaturata allo sviluppo economico di queste regioni, a causa delle loro caratteristiche geografiche e della grande distanza dal continente europeo;

V.  considerando che la pesca costiera delle regioni ultraperiferiche è altresì esposta alla concorrenza dei pescherecci che battono bandiera di paesi terzi, frequentano le stesse zone di pesca e mirano alle stesse specie che confluiscono sugli stessi mercati, come pure alla concorrenza delle importazioni provenienti da paesi terzi, i cui costi operativi e vincoli normativi, sanitari e ambientali non sono comparabili; che, pertanto, qualsiasi sforzo a favore di uno sviluppo endogeno e all'autosufficienza alimentare sarebbe vanificato senza il sostegno delle politiche specifiche dell'UE in queste regioni;

W.  considerando che, nelle regioni ultraperiferiche, l'acquacoltura marina partecipa, esattamente come la pesca costiera, allo sviluppo economico e all'approvvigionamento locale di prodotti freschi;

X.  considerando che la maggior parte delle zone costiere, soprattutto quelle dei paesi dell'Europa meridionale e delle regioni insulari, si trova ad affrontare una notevole recessione economica, che ha come conseguenza lo spopolamento e l'emigrazione degli abitanti, i quali sono spinti a cercare opportunità in ambienti che offrono maggiori possibilità di occupazione e istruzione;

Y.  considerando che la crisi europea ha dimostrato che è necessario che l'Europa diversifichi le sue attività economiche e che è importante analizzare nuovi modelli di innovazione e di conoscenza che possano creare nuova occupazione a livello locale;

Z.  considerando che alcune zone di pesca costiera si trovano in prossimità di aree economicamente sviluppate e di destinazioni turistiche e, ciononostante, non riescono a conseguire un'adeguata crescita economica; che esse registrano già una maggiore pressione a livello di utilizzo delle risorse marine nonché l'emarginazione del settore della pesca rispetto a quello turistico, sebbene i due settori siano compatibili e complementari;

AA.  considerando che il giornale di bordo rappresenta spesso un onere amministrativo per le piccole imprese di pesca costiera e che sarebbe auspicabile una maggiore flessibilità;

AB.  considerando che la pressione esercitata dal turismo sulle zone costiere è attribuibile principalmente ad alcune attività, come la pesca ricreativa incontrollata, che in alcune aree hanno un impatto sulle risorse marine e sulle opportunità di imprenditorialità per gli abitanti delle zone in cui è praticata la pesca tradizionale;

AC.  considerando che nelle zone che dipendono dalla pesca è necessario istituire gruppi di azione locale per la pesca (FLAG), riconosciuti come un utile strumento che offre opportunità e possibilità di diversificare le attività nell'ambito della pesca, contribuendo così allo sviluppo complessivo delle zone costiere e insulari nonché alla loro coesione sociale, e che è altresì necessario aumentare ulteriormente le risorse economiche per consentire a tali gruppi di formarsi e di intervenire sul territorio;

AD.  considerando che le donne addette alla raccolta dei molluschi continuano a essere invisibili e sono in generale sottorappresentate nel settore della pesca;

AE.  considerando che le donne impiegate nel settore marittimo in qualità di addette alla riparazione delle reti, all'approvvigionamento, allo sbarco e al confezionamento del pesce restano invisibili come gruppo;

AF.  considerando che la crisi economica generale è evidente anche nel settore della pesca ‒ soprattutto nelle categorie di popolazione più colpite dalla disoccupazione, come i giovani e le donne ‒ e che la diversificazione e le innovazioni sono essenziali per aumentare l'occupazione, sfruttare nuove opportunità, ad esempio nell'ambito della crescita cosiddetta blu e verde, come pure impedire e contrastare l'emarginazione della pesca nelle zone in via di sviluppo e periferiche; che è opportuno prestare particolare attenzione alla formazione professionale;

AG.  considerando che la diversificazione nelle zone costiere e insulari può essere realizzata mediante attività legate alla commercializzazione e alla promozione dei prodotti ittici, come pure attraverso la gastronomia, il turismo, il patrimonio storico-culturale e tradizionale, l'ambiente e la crescita verde;

AH.  considerando che il concetto di economia blu è in evoluzione e può promuovere notevolmente la crescita e lo sviluppo economico, nonché la creazione di posti di lavoro, specialmente nei paesi e nelle regioni costieri e insulari e nelle regioni ultraperiferiche;

AI.  considerando che le comunità costiere e insulari sono una parte interessata fondamentale nella concretizzazione del concetto di economia blu;

AJ.  considerando che l'iniziativa dell'UE "Unione dell'innovazione" ha consentito di individuare e riconoscere le carenze che limitano e impediscono lo sviluppo della ricerca e dell'innovazione, quali la scarsità di investimenti nella scienza, la mancanza di dati adeguati sui mari e gli oceani e l'insufficienza delle risorse finanziarie nonché la mancata collaborazione tra i settori pubblico e privato;

AK.  considerando che lo sviluppo dell'economia blu contribuirebbe alla crescita economica complessiva, in particolare nelle regioni costiere, insulari e ultraperiferiche, e che proprio le zone che dipendono dalla pesca rivestono un ruolo fondamentale ai fini dell'innovazione e dello sviluppo e devono essere coinvolte in tutte le fasi dello sviluppo dell'economia blu;

AL.  considerando che nel settore della pesca, così come in altri settori, l'ambiente e l'economia possono andare di pari passo; che lo sviluppo dell'economia blu dovrebbe quindi concentrarsi sull'economia sociale e su progetti e attività sostenibili e rispettosi dell'ambiente, volti a introdurre le attività costiere in via di sviluppo e a preservare l'ambiente marino e la biodiversità nel suo complesso, sostenendo in particolare le attività di pesca artigianale rispettose dell'ambiente e che promuovono la biodiversità; che tali progetti e attività devono essere sostenibili anche da un punto di vista sociale ed economico, onde garantire che l'attività di pesca artigianale continui a essere praticabile;

AM.  considerando che l'economia blu può altresì contribuire allo sviluppo della sicurezza a bordo dei pescherecci e a migliorare le condizioni di lavoro e il benessere quotidiano dei pescatori;

AN.  considerando che gli obiettivi ambientali e di selettività si applicano a tutti allo stesso livello, ma che l'applicazione dello sbarco dei rigetti diventerà difficoltosa per i pescherecci di piccole dimensioni;

AO.  considerando che nell'ambito della tutela ambientale le influenze antropogeniche, ossia le attività umane, nelle zone costiere sono state sottostimate; che non sono stati adeguatamente riconosciuti né misurati gli effetti cumulativi delle diverse attività sulle zone costiere; che ad influire particolarmente sul settore della pesca sono le attività che si svolgono in alcune aree, tra cui trasporto marittimo, turismo, pesca ricreativa incontrollata e intensiva in alcune zone, commercializzazione di specie provenienti da tale attività, bracconaggio, acque reflue urbane e industriali provenienti dall'entroterra ecc.;

AP.  considerando che, al pari della definizione di misure di protezione e di programmi di controllo adeguati, la conoscenza dell'ambiente marino, in particolare della situazione degli ecosistemi marini, è fondamentale per valutare gli effetti ambientali delle diverse attività, al fine di ricostituire gli stock ittici, utilizzare le risorse in modo sostenibile e sviluppare l'innovazione; che i dati sull'ambiente marino risultano insufficienti e non adeguatamente sistematizzati;

AQ.  considerando che in talune regioni la pesca illegale costituisce un'autentica minaccia per la continuità della pesca costiera artigianale e per la conservazione delle risorse alieutiche e della biodiversità;

AR.  considerando che la politica marittima integrata intende far fronte alle nuove sfide che i mari, il settore e i pescatori devono affrontare in tutta Europa, dalla protezione dell'ambiente allo sviluppo costiero, fino all'acquacoltura, al turismo nautico e ad altre attività economiche legate alla crescita blu.

1.  invita la Commissione ad adattare la definizione della pesca costiera e della pesca costiera artigianale o tradizionale in funzione delle caratteristiche e delle specificità socioeconomiche dei vari territori e non solo delle dimensioni e della potenza dei pescherecci, dal momento che le attuali norme dell'UE non risultano adeguate; propone di ricorrere alla regionalizzazione per adattare la definizione della pesca costiera caso per caso a seconda delle specificità delle attività di pesca; propone di tener conto di diversi criteri indicativi quali le dimensioni dei pescherecci, gli attrezzi utilizzati, la selettività delle tecniche di pesca, la durata delle uscite in mare e la presenza del proprietario a bordo, le formule tradizionali di imprenditorialità e le strutture imprenditoriali e di proprietà che funzionano tradizionalmente in queste zone, la partecipazione del settore delle catture alle attività di trasformazione e commercializzazione, la natura e le dimensioni effettive dell'attività di cattura e altri fattori correlati alle attività tradizionali, il sostegno delle imprese o l'influenza sulle comunità locali;

2.  invita la Commissione a considerare l'opportunità della pesca costiera artigianale nelle comunità insulari, che tradizionalmente dipendono dalla pesca per la propria sussistenza e che sono coinvolte nelle attività della pesca durante tutto l'anno;

3.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di aumentare progressivamente le quote attribuite ai pescatori artigianali al fine di favorire questo tipo di pesca socialmente ed ecologicamente sostenibile;

4.  invita la Commissione a sostenere progetti innovativi e disposizioni giuridiche che agevolino lo sviluppo delle regioni costiere, insulari e ultraperiferiche, tenendo conto della varietà delle attività socioeconomiche, come modo per favorire gli effetti esterni positivi della pesca artigianale, non soltanto in termini di coesione sociale ed economica, ma anche di tutela ambientale, mediante nuove tipologie di sostegno che rientrino nei finanziamenti europei già esistenti; evidenzia che occorre dare la priorità ai progetti incentrati sulla creazione e il mantenimento sostenibili dei posti di lavoro, la partecipazione crescente del settore delle catture alle attività di trasformazione e commercializzazione, la promozione di formule imprenditoriali legate all'economia sociale, la promozione di canali di distribuzione brevi, l'introduzione delle nuove tecnologie nella promozione e nella commercializzazione di prodotti e servizi del settore della pesca, nonché l'innovazione nello sviluppo di nuovi prodotti e servizi e la conservazione e la tutela dei mestieri tradizionali;

5.  ritiene che la revisione del quadro delle misure tecniche debba tener conto delle caratteristiche specifiche della pesca costiera e consentire talune deroghe, purché siano debitamente giustificate, nell'ambito della regionalizzazione;

6.  invita la Commissione a coordinare un'indagine a livello europeo sull'impatto della pesca ricreativa costiera sulle attività di pesca tradizionale e a definire i parametri necessari per limitarla in alcune zone; chiede che siano intensificati i controlli su quest'attività in modo da evitare le interferenze fra il settore delle catture e le pratiche in questione, che costituiscono già motivo di preoccupazione nelle regioni ultraperiferiche con settori turistici importanti;

7.  esorta gli Stati membri a riservare priorità alla pesca costiera artigianale nell'assegnazione dei finanziamenti del FEAMP e a semplificare le procedure per gli addetti a questo tipo di pesca;

8.  incoraggia le autorità che partecipano alla promozione di queste attività a coinvolgere nei processi di innovazione tutte le parti interessate locali, le organizzazioni di imprenditori, gli istituti di ricerca sulla pesca e di ricerca oceanografica, le università, i centri tecnologici e le istituzioni locali e regionali, per far sì che i progetti prevedano misure esaustive, abbiano migliori prospettive di finanziamento e dispongano del sostegno sufficiente per soddisfare i requisiti stabiliti dal Fondo europeo per la pesca;

9.  chiede alla Commissione di rendere conto al Parlamento dei piani d'azione per lo sviluppo, la competitività e la sostenibilità della pesca costiera artigianale preparati dagli Stati membri ai fini del FEAMP;

10.  invita la Commissione ad adottare le misure necessarie per fornire sostegno ai diversi gruppi di donne che operano nel settore marittimo, in modo da incoraggiarne la partecipazione e la rappresentanza in ogni ambito, sia a livello di processi decisionali sia nelle attività di pesca;

11.  chiede alla Commissione di adottare misure specifiche per il riconoscimento e il miglioramento delle condizioni di lavoro delle donne che si occupano della riparazione di reti, delle forniture, dello sbarco e del confezionamento;

12.  invita la Commissione a rafforzare, in stretto coordinamento con gli Stati membri, il ruolo della rete delle zone di pesca europee (FARNET) che offre un aiuto importante ai FLAG;

13.  invita la Commissione a incoraggiare e stimolare, mediante l'aumento delle risorse economiche, l'istituzione e le attività dei FLAG, dal momento che, grazie al loro costante lavoro di sostegno e consulenza al settore della pesca, essi promuovono un modello di sviluppo sostenibile e socialmente inclusivo nelle zone di pesca, favoriscono la partecipazione dei giovani e delle donne a nuovi progetti imprenditoriali e contribuiscono all'innovazione, al rinnovamento delle infrastrutture, agli investimenti economici e alla diversificazione, nonché ai piani di gestione locale delle stesse attività di pesca; invita la Commissione a rafforzare il ruolo e le funzioni delle autorità competenti nello sviluppo di nuove attività innovative e a lavorare in stretto coordinamento con i diversi operatori del settore;

14.  invita la Commissione a promuovere il rafforzamento del ruolo delle comunità di pescatori nello sviluppo locale e nella gestione delle risorse di pesca locali e delle attività marittime.

15.  chiede alla Commissione di considerare il ruolo speciale svolto dalle donne nell'economia delle zone costiere e di adottare misure coerenti in proposito, come già avviene nel settore agricolo; chiede che sia riconosciuto l'apporto al PIL delle donne che svolgono lavori ausiliari e che si tenga presente la particolare importanza del loro contributo nelle famiglie in cui, a causa di una divisione dei compiti basata sul genere, l'attività di cattura è tradizionalmente una prerogativa degli uomini; chiede che i ruoli tradizionali femminili nel settore abbiano un riconoscimento professionale a tutti i livelli e sollecita la creazione di programmi specifici destinati a sostenere l'imprenditorialità femminile in queste zone;

16.  invita la Commissione a incoraggiare e sostenere gli investimenti a favore della diversificazione della pesca mediante lo sviluppo di attività complementari e la polivalenza dei mestieri della pesca, tra cui gli investimenti destinati ai pescherecci, alle attrezzature di sicurezza, alla formazione professionale, ai servizi ambientali nell'ambito della pesca e alle attività culturali ed educative legate alla pesca, con particolare attenzione alla tutela dell'ambiente e alla promozione della crescita sostenibile; sottolinea che l'obiettivo principale deve essere il finanziamento di attività sostenibili dal punto di vista sociale, ambientale ed economico, che siano in grado di generare occupazione, soprattutto per i giovani e le donne; sottolinea che l'acquacoltura marina è compatibile con la pesca costiera e complementare ad essa nelle regioni ultraperiferiche e chiede alla Commissione di accompagnare lo sviluppo delle tecniche di allevamento e selezione varietale nelle acque calde delle zone tropicali o subtropicali; chiede alla Commissione di mettere in risalto il ruolo svolto dalle donne nell'ambito della pesca costiera artigianale e delle attività ad essa associate;

17.  invita la Commissione a favorire la creazione e lo sviluppo del segmento del pescaturismo, al fine di applicare una strategia commerciale differenziata in linea con le sue potenzialità e che ne soddisfi le esigenze con maggiore efficacia, puntando su una nuova forma di turismo che si contraddistingua, tra le altre cose, per qualità, flessibilità, innovazione e interesse per la tutela del patrimonio storico e culturale delle zone di pesca, dell'ambiente e della salute; invita altresì la Commissione a incoraggiare e sostenere gli investimenti per la pesca nell'ambito turistico, in modo da creare un'offerta turistica differenziata che promuova, ad esempio, la gastronomia legata ai prodotti della pesca artigianale, la pratica della pesca sportiva, le attività subacquee e le immersioni, contribuendo così a sfruttare il patrimonio della pesca in modo sostenibile e ad aumentare la riconoscibilità di una determinata zona di pesca;

18.  sottolinea la crescente importanza delle attività nautiche sportive nel rafforzare le comunità locali, soprattutto durante la bassa stagione, mediante nuovi progetti legati ad attività subacquee, alle immersioni o ad altri sport nautici come il surf o il bodyboard;

19.  invita la Commissione a incoraggiare e sostenere attivamente, al fine di favorire la creazione e lo sviluppo del segmento del pescaturismo, gli investimenti per la diversificazione della pesca in ambito culturale e artistico, quale componente del patrimonio tradizionale (prodotti artigianali, musica, danze), come pure a sostenere gli investimenti destinati a promuovere le tradizioni, la storia e il patrimonio complessivo della pesca (attrezzi, tecniche, documenti storici e altro ancora) mediante l'apertura di musei e l'organizzazione di mostre legate strettamente alla pesca costiera;

20.  invita la Commissione a studiare la possibilità di consentire l'impiego misto dei pescherecci che si occupano delle attività di cattura affinché, pur continuando a operare in questo senso, possano ospitare altre attività legate al settore turistico e ricreativo, come ad esempio l'organizzazione di escursioni in barca a scopo dimostrativo, di attività di trasformazione, didattiche e gastronomiche, seguendo lo schema che nel settore rurale è impiegato nelle fattorie didattiche o nel turismo rurale;

21.  chiede alla Commissione e agli Stati membri, tramite i loro organismi di gestione, di fare in modo che la pesca costiera artigianale sia equamente beneficiaria del FEAMP, visti in particolare i vincoli amministrativi che su essa gravano;

22.  invita la Commissione a introdurre misure volte a facilitare e promuovere la mobilità tra le professioni marittime;

23.  chiede che, a determinate condizioni, i risultati delle ricerche e dei progetti finanziati con risorse pubbliche siano resi accessibili a tutti, che sia garantita una maggiore accessibilità e diffusione dei dati esistenti sui mari e gli oceani e che siano rimossi gli attuali ostacoli amministrativi che rallentano la crescita e l'innovazione;

24.  raccomanda alla Commissione di migliorare la regolamentazione attraverso dispositivi di vigilanza sull'attribuzione equa di quote alla pesca artigianale in relazione alle specie condivise;

25.  sottolinea che è il pesce il principale prodotto della pesca e che è fondamentale rafforzare le sue diverse modalità di impiego, in particolare per quanto riguarda le conserve e i sottoprodotti di origine ittica; invita la Commissione a incoraggiare e sostenere attivamente gli investimenti a favore della diversificazione della pesca a livello di commercializzazione e lavorazione dei prodotti ittici locali, come pure a stimolare lo sviluppo di canali di distribuzione locali e la promozione di tali prodotti attraverso la creazione di segni distintivi e/o marchi locali per i prodotti freschi nonché sostenendo l'avvio di progetti commerciali locali dedicati a tali attività; sottolinea che tale promozione dell'innovazione si realizzerà segnatamente attraverso lo sviluppo di marchi e di etichette che garantiscano la qualità dei prodotti ittici locali;

26.  chiede maggiore flessibilità per i pescherecci di lunghezza inferiore a 12 metri per quanto riguarda il giornale di bordo, in particolare in merito all'obbligo di inviare i documenti entro 48 ore, che costituisce un pesante onere amministrativo; propone al riguardo di concedere una deroga a quest'obbligo per i pescherecci che commercializzano l'integralità delle catture all'asta, il che consentirebbe di ottenere le informazioni richieste senza imporre un onere amministrativo superfluo;

27.  incoraggia l'istituzione di zone marine protette, che promuoveranno uno sfruttamento sostenibile delle risorse di pesca e agevoleranno il controllo della pesca INN (illegale, non dichiarata e non regolamentata) e la lotta a tale fenomeno; sottolinea, a tale scopo, la necessità che l'UE fornisca orientamenti agli Stati membri, come pure un coordinamento e un sostegno adeguati;

28.  sollecita un forte sostegno a favore del lavoro delle donne, le quali rivestono un ruolo essenziale nella pesca artigianale; sottolinea, in particolare, i compiti chiave che esse svolgono nella catena della trasformazione e il loro ruolo fondamentale nella raccolta dei molluschi;

29.  osserva che la pesca costiera delle regioni ultraperiferiche, in quanto soggetta a notevoli costi supplementari, beneficia di un regime di compensazione, riconosciuto nel quadro del FEAMP; chiede alla Commissione di completare questo regime attraverso un dispositivo specifico per le regioni ultraperiferiche sul modello del POSEI agricolo;

30.  invita la Commissione a favorire l'introduzione nei luoghi di ristorazione pubblici (istituti di istruzione, ospedali, ristoranti ecc.) dei prodotti freschi della pesca artigianale, della raccolta dei molluschi e dell'acquacoltura estensiva sostenibile e su piccola scala;

31.  insiste sulle specificità delle regioni ultraperiferiche, legate alla loro distanza e insularità; ricorda che tali specificità sono causa di costi supplementari per la pesca costiera in queste regioni e che occorre compensare pienamente questi costi supplementari nel quadro del FEAMP;

32.  osserva che le flotte della pesca costiera delle regioni ultraperiferiche sono spesso obsolete, il che provoca difficoltà in materia di sicurezza a bordo; chiede alla Commissione di proporre una revisione del regolamento (UE) n. 508/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio del 15 maggio 2014 relativo al FEAMP, al fine di autorizzare gli aiuti al rinnovamento dei pescherecci della pesca costiera artigianale nelle regioni ultraperiferiche, a condizione di non aumentare la capacità;

33.  invita la Commissione e gli Stati membri a garantire l'accesso ai dati marittimi ed ecologici allo scopo di promuovere la trasparenza, l'innovazione e lo sviluppo, nonché ad assicurare l'accesso di tutte le parti interessate alle informazioni scientifiche elaborate con l'aiuto di cofinanziamenti pubblici;

34.  insiste sulle potenzialità ancora largamente inesplorate degli oceani e delle zone litoranee e costiere in termini di sviluppo, posti di lavoro, autonomia energetica, innovazione e sviluppo sostenibile; ritiene che il riconoscimento da parte dell'UE di questo ruolo e di queste potenzialità rafforzerebbe l'attrattività e lo sviluppo delle regioni costiere, insulari e ultraperiferiche;

35.  esprime preoccupazione per l'applicazione del programma Orizzonte 2020 nel settore dell'economia blu, dal momento che si tratta del principale programma per la ricerca e l'innovazione a livello europeo; appoggia la creazione di una comunità delle conoscenza e dell'innovazione (CCI) dell'economia blu all'interno di Orizzonte 2020, che contribuisca a dare impulso alle attività nelle regioni costiere mediante partenariati transnazionali pubblico-privato;

36.  sostiene l'impiego dei fondi destinati all'innovazione e alla crescita blu per finanziare la ricerca di base, la ricerca e lo sviluppo, la formazione, la creazione di imprese, la protezione ambientale e l'immissione sul mercato di prodotti e processi innovativi;

37.  invita la Commissione a provvedere al sostegno nel quadro delle iniziative a gestione diretta per il finanziamento di progetti incentrati sulla pesca costiera e lo sviluppo delle zone costiere;

38.  sottolinea l'importanza degli strumenti di protezione ambientale quali la valutazione di impatto ambientale per i singoli progetti e la valutazione ambientale strategica per le strategie, i piani e i programmi, che contribuiscono a una pesca sostenibile;

39.  sottolinea l'importanza della politica marittima integrata per il futuro delle regioni che dipendono dalla pesca e ritiene che debba esservi un maggiore impegno nei confronti della strategia per la crescita blu; evidenzia che l'obiettivo è supportare nel lungo termine la crescita sostenibile nell'insieme dei settori marino e marittimo, riconoscendo l'importanza dei mari e degli oceani in quanto motori di occupazione nelle regioni costiere;

40.  sottolinea che le zone costiere e insulari e le regioni ultraperiferiche rivestono un ruolo fondamentale per l'innovazione e devono essere coinvolte in tutte le fasi dello sviluppo dell'economia blu;

41.  evidenzia l'importanza del FEAMP, che riserva particolare attenzione alla diversificazione e alle innovazioni nel settore alieutico, allo scopo di sostenere una pesca che sia sostenibile a livello socioeconomico e ambientale, innovativa, competitiva, efficace e basata sulla conoscenza; sostiene la necessità di rafforzare il finanziamento dell'asse 4 del Fondo europeo per la pesca, allo scopo di sostenere i membri delle comunità di pescatori e migliorare le loro condizioni di vita mediante lo sviluppo di nuove attività; chiede alla Commissione di convalidare al più presto le declinazioni regionali del FEAMP;

42.  sottolinea l'importanza di consolidare i rapporti tra le comunità locali e le università e i centri tecnologici, il che contribuirà in misura decisiva alla creazione di nuovi incubatori di imprese che promuovano lo sviluppo di nuove idee imprenditoriali nel settore marino;

43.  invita la Commissione a incoraggiare attivamente i progetti che sostengono il potenziamento dell'innovazione e dello sviluppo tecnologico e che sono volti a sviluppare o introdurre nuovi prodotti, attrezzature e tecniche nonché sistemi di gestione e organizzazione nuovi o migliorati; chiede alla Commissione di promuovere e incoraggiare lo scambio di informazioni e la condivisione delle buone prassi tra le varie zone di pesca, al fine di stimolare lo sviluppo di metodi di pesca innovativi e sostenibili; ritiene essenziale, in proposito, inserire moduli per la formazione degli imprenditori e per la diversificazione nelle scuole professionali a indirizzo nautico e ittico;

44.  invita la Commissione a promuovere la creazione di nuove attività innovative nelle regioni che dipendono dalla pesca, incentivando l'imprenditoria e la creazione di start-up con un elevato potenziale di affermazione nel settore marittimo, in modo da contribuire a diversificare l'attività di pesca costiera tradizionale, a creare occupazione e ad attrarre o trattenere la popolazione;

45.  chiede alla Commissione di seguire, nell'elaborazione delle proposte legislative concernenti l'impiego di tecniche e attrezzi da pesca, un approccio selettivo in modo da tenere conto del reale impatto di tali tecniche e attrezzi sulle risorse della pesca artigianale in ciascuna delle zone interessate; chiede altresì alla Commissione di assicurare che ogni iniziativa legislativa sia preceduta da una rigorosa valutazione d'impatto che prenda in considerazione le specificità di ogni zona di pesca; sottolinea che l'approccio indiscriminato in merito all'utilizzo di attrezzi e tecniche si ripercuote gravemente sulla sussistenza delle comunità costiere e insulari, già peraltro emarginate, conduce a un'ulteriore spopolamento e ostacola lo sviluppo e l'innovazione; ritiene che sia necessario attuare una discriminazione positiva per quanto riguarda la pesca costiera artigianale; ritiene che tale approccio suggerisca, così come nel caso della proposta di vietare le reti da posta derivanti, che la Commissione si sta ancora adattando alla PCP riformata e decentrata che i colegislatori hanno scelto di adottare; ricorda alla Commissione che è tenuta a operare entro il quadro della regionalizzazione, come stabilito dal regolamento sulla nuova PCP;

46.  evidenzia la delicatezza degli ecosistemi marini costieri ed esorta gli Stati membri e la Commissione a valutare l'impatto ambientale di qualsiasi attività che possa influire sulla sostenibilità degli stock ittici, quali i trasporti marittimi, i rifiuti, i trasporti, l'inquinamento delle falde acquifere, le trivellazioni o la costruzione di nuove strutture turistiche sulla costa, in conformità con il principio di precauzione;

47.  raccomanda alla Commissione di valutare con la massima attenzione la rilevanza socioeconomica della pesca costiera artigianale e della pesca su piccola scala nell'UE, l'adozione di metodologie alternative per la definizione dei segmenti di flotta, così come l'importanza della diversificazione dell'attività nelle regioni costiere che dipendono fortemente dalla pesca; osserva che è importante raccogliere un insieme di dati scientifici che consenta di migliorare la gestione della pesca artigianale, in modo da renderla sostenibile dal punto di vista biologico, sociale, economico e ambientale;

48.  invita la Commissione ad accelerare il processo volto a recepire, mediante un adeguato strumento legislativo dell'UE, l'accordo tra le parti sociali sull'attuazione della Convenzione sul lavoro nella pesca (2007) dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro;

49.  invita la Commissione a tenere conto, conformemente alla suddivisione tecnica degli attrezzi per la pesca contenuta nel regolamento "Mediterraneo", delle differenze tra le reti da traino e le sciabiche, allo scopo di stabilire le disposizioni migliori per un uso più sostenibile di entrambi i tipi di rete, tenendo conto dei pareri scientifici più recenti;

50.  invita la Commissione a garantire una rivalutazione dello stato degli stock ittici concernenti la pesca costiera e sottolinea la necessità di analizzare l'impatto della pesca su piccola scala sugli stock ittici, senza trascurare tecniche più consistenti come la pesca del tonno, dal momento che le specie bersaglio della pesca costiera hanno un grande valore socioeconomico e, pur rappresentando solo una piccola percentuale delle catture totali, sono molto importanti per la sopravvivenza dei pescatori che dipendono da esse per le loro entrate giornaliere;

51.  esprime preoccupazione per la perdita di competenze e conoscenze tradizionali nell'ambito della pesca, dovuta alle normative sfavorevoli alle comunità costiere;

52.  invita la Commissione a modificare la disposizione sulle specifiche tecniche delle reti, come la grandezza minima delle maglie, l'altezza della rete, la distanza dalla costa e la profondità di utilizzo, al fine di garantire catture più equilibrate degli stock ittici e la tutela della biodiversità;

53.  invita la Commissione a modificare le disposizioni dell'attuale regolamento relative alla distanza dalla costa e alla profondità di utilizzo degli attrezzi da pesca in modo da tenere conto delle specificità geografiche delle zone frontaliere negli Stati membri;

54.  sottolinea la necessità di modificare il regolamento relativo alle misure di gestione per lo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca nel mar Mediterraneo, adottato nel 2006 e noto come regolamento "Mediterraneo", che disciplina le questioni delle caratteristiche tecniche degli attrezzi da pesca e delle rispettive modalità di utilizzo; ritiene che tale regolamento debba essere allineato alla nuova PCP, in particolare per quanto concerne l'obiettivo del rendimento massimo sostenibile, tenendo sempre presente che la gestione del bacino è in condivisione con paesi terzi;

55.  sottolinea la necessità di un efficace coordinamento con gli Stati membri al fine di garantire che i pescatori ricevano informazioni tempestive e complete sull'attuazione dei regolamenti vigenti e delle relative modifiche;

56.  invita la Commissione a incoraggiare, nel quadro della politica di coesione, i progetti volti a contribuire alla protezione delle zone costiere e insulari quali componenti del patrimonio tradizionale e storico-culturale nell'ambito marittimo e della pesca;

57.  invita la Commissione e gli Stati membri a utilizzare i fondi europei per sovvenzionare la certificazione di sostenibilità delle tonnare, al fine di promuovere il riconoscimento di tale metodo di pesca e il contributo che apporta;

58.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU C 419 del 16.12.2015, pag. 167.
(2) Testi approvati, P7_TA(2013)0438.
(3) Testi approvati, P8_TA(2015)0291.
(4) GU C 75 del 26.2.2016, pag. 24.


Dimensione esterna della PCP, compresi gli accordi di pesca
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Risoluzione del Parlamento europeo del 12 aprile 2016 su norme comuni per quanto riguarda l'applicazione della dimensione esterna della PCP, compresi gli accordi di pesca (2015/2091(INI))
P8_TA(2016)0110A8-0052/2016

Il Parlamento europeo,

–  visto il regolamento (UE) n. 1380/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, relativo alla politica comune della pesca, che modifica i regolamenti (CE) n. 1954/2003 e (CE) n. 1224/2009 del Consiglio e che abroga i regolamenti (CE) n. 2371/2002 e (CE) n. 639/2004 e la decisione n. 2004/585/CE del Consiglio(1),

–  visto il regolamento (UE) n. 508/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, relativo al Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e che abroga i regolamenti (CE) n. 2328/2003, (CE) n. 861/2006, (CE) n. 1198/2006 e (CE) n. 791/2007 del Consiglio e il regolamento (UE) n. 1255/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio(2),

–  visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  vista la convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, del 10 dicembre 1982,

–  visto l'accordo del 1995 ai fini dell'applicazione delle disposizioni della convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, del 10 dicembre 1982, relative alla conservazione e alla gestione degli stock ittici transzonali e degli stock ittici altamente migratori,

–  visti il codice di condotta per una pesca responsabile dell'Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO), adottato nell'ottobre 1995, e gli strumenti e orientamenti associati,

–  visto il concetto di ecosistema marino vulnerabile (EMV), emerso dalle discussioni all'Assemblea generale delle Nazioni Unite (UNGA) e rafforzatosi in seguito all'adozione della risoluzione dell'UNGA n. 61/105 del 2006, e al fatto che gli EMV sono zone che possono essere vulnerabili agli impatti delle attività di pesca,

–  visti i Criteri e orientamenti scientifici delle Azzorre, del 2009, per l'individuazione delle "aree marine importanti sotto l'aspetto ecologico o biologico (EBSA) e la progettazione di reti rappresentative di aree marine protette in acque oceaniche e di habitat delle profondità marine", in base alla Convenzione sulla diversità biologica (CBD),

–  vista la sua risoluzione del 22 novembre 2012 sulla dimensione esterna della politica comune della pesca(3),

–  viste le conclusioni del Consiglio consultivo per la flotta oceanica del 16 e del 17 settembre 2015,

–  vista la relazione speciale della Corte dei conti n. 11/2015 del 20 ottobre 2015 dal titolo "Gli accordi di partenariato nel settore della pesca sono gestiti dalla Commissione in maniera adeguata?",

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per la pesca e il parere della commissione per lo sviluppo (A8-0052/2016),

A.  considerando che, secondo la relazione dell'Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO) del 2014 intitolata "Lo stato della pesca e dell'acquacoltura a livello mondiale", il numero di stock sovrasfruttati è cresciuto costantemente fino al 2008, per poi diminuire lievemente nel 2011;

B.  considerando che l'UE è una delle maggiori potenze pescherecce del mondo, potendo contare su una forte presenza storica e su un'importante attività in tutti gli oceani del mondo grazie all'articolazione delle attività della sua flotta, agli investimenti da parte di cittadini dell'UE, ai suoi accordi di pesca bilaterali, alle sue regioni ultraperiferiche e alla sua partecipazione a tutte le principali organizzazioni regionali di gestione della pesca (ORGP), e considerando che essa promuove l'applicazione delle buone prassi e il rispetto dei diritti umani;

C.  considerando che per una gestione sostenibile degli stock ittici mondiali sono indispensabili il multilateralismo e la cooperazione internazionale, anche bilaterale; che l'UE ha un ruolo chiave da svolgere nella governance mondiale dei mari e degli oceani e che, a tal fine, la dimensione esterna della PCP deve basarsi su una visione ambiziosa e coerente con la dimensione interna, quale prevista dal regolamento di base relativo alla PCP;

D.  considerando che gli orientamenti volontari per la tutela della pesca su piccola scala sostenibile ("Voluntary Guidelines for Securing Sustainable Small-Scale Fisheries"), pubblicati di recente dalla FAO, stabiliscono obiettivi concernenti la pesca su piccola scala, in particolare nei paesi in via di sviluppo;

E.  considerando che l'UE è uno dei mercati principali per i prodotti ittici (compresi il pesce pescato dalle flotte dell'Unione e le importazioni) e il maggiore importatore di detti prodotti, con un consumo pari all'11 % della produzione ittica mondiale in termini di volume e con importazioni pari al 24 % dei prodotti della pesca in termini di valore, nonostante rappresenti solo l'8% delle catture mondiali; considerando che l'UE dispone di una vasta industria per la trasformazione, dotata di un'importante dimensione sociale, che va salvaguardata;

F.  considerando che la dimensione esterna della nuova PCP comprende gli accordi internazionali e le attività di pesca in zone non soggette a giurisdizione nazionale (ABNJ), mentre la CBD e la FAO supportano l'individuazione di EBSA e di EMV, rispettivamente, e considerando che le zone marine protette costituiscono strumenti fondamentali per la gestione basata sugli ecosistemi, come riconosciuto dalle ORGP;

G.  considerando che le quote nelle ORGP si basano principalmente sulle catture storiche, garantendo così ai paesi sviluppati un accesso preferenziale agli stock ittici mondiali; che i criteri di aggiudicazione stabiliti da alcune ORGP devono ora essere utilizzati per tener conto della pesca di paesi in via di sviluppo costieri che da generazioni dipendono dalle risorse ittiche delle acque adiacenti, un fatto che l'UE deve continuare a rispettare;

H.  considerando che è essenziale distinguere fra gli accordi del nord con Norvegia, Islanda e Isole Fær Øer e gli accordi di partenariato per una pesca sostenibile (APPS) che coinvolgono altri paesi;

I.  considerando che l'UE deve perseguire la coerenza delle politiche di sviluppo sulla base dell'articolo 201, paragrafo 1, del TFUE, secondo cui "l'Unione tiene conto degli obiettivi della cooperazione allo sviluppo nell'attuazione delle politiche che possono avere incidenze sui paesi in via di sviluppo";

J.  considerando che, in alcuni casi, non si dispone di dati sufficienti sullo stato delle risorse e catture complessive da parte di flotte locali e di paesi terzi in relazione a stock ittici nei quali l'UE svolge attività di pesca nelle acque di paesi terzi, o che sono destinati al mercato dell'UE, rendendo così difficile valutare il livello delle scorte eccedentarie sulla base di molti accordi misti, come richiesto a norma della convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS); considerando che risulta opportuno aumentare la quantità e la trasparenza di tali dati;

K.  considerando che l'Unione europea deve fare tutto il possibile per garantire che gli accordi di pesca sostenibile stipulati con paesi terzi rechino benefici reciproci all'UE e ai paesi terzi in questione, comprese le loro popolazioni locali e il loro settore della pesca;

L.  considerando che il problema della pirateria ha effetti negativi anche in regioni in cui si svolgono operazioni di pesca regolamentate nel quadro di accordi di pesca bilaterali e multilaterali;

1.  accoglie con favore l'inclusione nel regolamento di base relativo alla PCP, per la prima volta, di un capitolo dedicato alla dimensione esterna, contenente condizioni minime per gli accordi bilaterali, l'obbligo di promuovere la cooperazione fra le ORGP e la coerenza tra le misure da esse adottate, un riferimento esplicito alle norme comuni sia all'interno sia all'esterno delle acque dell'UE e l'affermazione che le misure devono basarsi sulla miglior consulenza scientifica disponibile;

2.  sottolinea l'importanza di garantire la coerenza tra politica della pesca, politica ambientale, politica commerciale e cooperazione allo sviluppo;

3.  riconosce l'importanza di mantenere e ampliare la coerenza e la compatibilità del quadro giuridico esistente;

4.  chiede una maggiore cooperazione tra i servizi competenti della Commissione in materia di pesca, vale a dire la DG MARE, la DG DEVCO e la DG TRADE;

5.  insiste sul fatto che la promozione, da parte dell'UE e dei partner con cui ha concluso accordi bilaterali e di altro tipo di pesca sostenibile ecologica, economica e sociale, basata sulla trasparenza e la partecipazione degli attori non governativi (in particolare gli operatori la cui sussistenza dipende dalla pesca), è essenziale per salvaguardare il futuro delle comunità costiere, l'ambiente marino, lo sviluppo dell'industria locale, l'occupazione generata dalla pesca, la trasformazione e il contributo fornito dalla pesca alla sicurezza alimentare;

6.  insiste sull'importanza di promuovere la protezione degli ecosistemi e di mantenere gli stock ittici al di sopra di livelli in grado di produrre il rendimento massimo sostenibile, dato che stock ittici più abbondanti sono un requisito importante per consentire lo sviluppo delle comunità di pesca costiere dei paesi terzi, in linea con gli orientamenti volontari della FAO per la salvaguardia delle attività di pesca sostenibile su piccola scala;

7.  sottolinea la necessità di sostenere lo sviluppo delle comunità locali la cui sussistenza dipende principalmente dalla pesca e dalle attività legate al settore della pesca; pone in rilievo la necessità di sostenere misure volte a promuovere il trasferimento di tecnologie e di know-how, la gestione delle capacità, i partenariati multilaterali e altri investimenti a beneficio del settore della pesca;

8.  ricorda che le norme ambientali che devono essere applicate anche all'attività di pesca esterna dell'UE comprendono l'applicazione di un approccio ecosistemico alla gestione della pesca, unitamente all'approccio precauzionale, in modo da ricostruire e mantenere gli stock sfruttati al di sopra dei livelli in grado di produrre il rendimento massimo per tutti gli stock entro il 2015, ove possibile, ed entro il 2020 al più tardi;

9.  mette in risalto che tutti gli aspetti della dimensione esterna della PCP devono basarsi su relazioni eque e reciprocamente vantaggiose tra l'UE, i suoi Stati membri e i suoi partner nel mondo, siano esse bilaterali (APPS) o multilaterali (ORGP), nella prospettiva di favorire lo sviluppo sostenibile dell'industria locale della pesca; sottolinea che tali azioni devono riflettersi anche negli accordi commerciali dell'UE con i paesi terzi, conformi al requisito di coerenza delle politiche per lo sviluppo;

10.  invita la Commissione a tener conto delle regioni ultraperiferiche nella dimensione esterna della PCP, compresi gli accordi bilaterali firmati con i paesi terzi, al fine di garantire che le attività di pesca locali nelle regioni ultraperiferiche ne traggano beneficio;

11.  riconosce il lavoro svolto dal Consiglio consultivo per la flotta oceanica, in collaborazione con le parti interessate dei paesi terzi, nell'elaborazione della propria posizione sulla dimensione esterna della riforma della CFP e della sua attuazione;

12.  insiste sul fatto che, nelle sue attività esterne connesse alla pesca (cattura, lavorazione e commercializzazione), l'UE deve promuovere i suoi standard ambientali e sociali più elevati e attuare misure di controllo e di ispezione rigorose ed efficaci, garantendo al contempo la trasparenza di tutte le sue attività, onde assicurare un'equa concorrenza sul mercato UE;

13.  riconosce il ruolo della dimensione esterna della PCP per la creazione di occupazione (sia nell'UE che fuori) e per l'approvvigionamento di prodotti della pesca ai mercati dell'UE (e ai mercati locali in alcune circostanze), nonché come strumento con cui l'UE può fornire assistenza scientifica, tecnica e finanziaria ai paesi terzi, in particolare attraverso un sostegno ai miglioramenti nella ricerca scientifica, il controllo e i sistemi di sorveglianza e lo sviluppo delle infrastrutture portuali;

14.  accoglie con favore i significativi miglioramenti del modo in cui l'UE ha gestito la dimensione esterna della PCP negli ultimi anni, sia sotto il profilo degli APPS che sotto quello della loro attuazione, con la conseguenza che le flotte dell'UE sono generalmente tra le flotte oceaniche più all'avanguardia per quanto concerne il rispetto di elevati standard sociali e ambientali; ritiene che l'UE dovrebbe promuovere le norme ambientali e sociali nel contesto internazionale, attraverso la sua rete di ORGP e APPS;

15.  riconosce che quando una flotta dell'UE cessa di operare nell'ambito di un tipo di pesca, i suoi diritti di pesca possono essere ridistribuiti tra altre flotte i cui standard di conservazione, gestione e sostenibilità sono nettamente inferiori rispetto a quelli annunciati e difesi dall'UE;

16.  ritiene che la fornitura di sostegno settoriale al settore della pesca nei paesi partner con cui sono stati conclusi APPS sia essenziale per affrontare le loro crescenti esigenze relative alle capacità di gestione delle attività di pesca, la ricerca scientifica, la costruzione e la manutenzione delle infrastrutture e la formazione di ispettori nel settore della pesca e dei membri dell'equipaggio, nonché per migliorare l'offerta e la disponibilità di pesce per la sicurezza alimentare delle popolazioni dei paesi partner con cui sono stati conclusi APPS, fornendo sostegno al lavoro svolto dalle donne nel settore della pesca;

17.  insiste pertanto su un migliore coordinamento tra il sostegno settoriale concesso nell'ambito di accordi di pesca e gli strumenti disponibili nel quadro della cooperazione allo sviluppo, in particolare il Fondo europeo di sviluppo (FES), e affinché sia fatta piena trasparenza nel finanziamento dei progetti di pesca e nel ricorso al sostegno settoriale, al fine di garantire il corretto utilizzo dei fondi dell'UE;

18.  ribadisce la necessità di un miglioramento delle informazioni scientifiche e dei dati sulle catture e sullo sforzo riguardo alla pesca fuori delle acque dell'UE, segnatamente nelle acque di taluni Stati costieri in via di sviluppo, utilizzando a tal fine le risorse disponibili a titolo del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e del FES;

19.  rileva che, secondo la recente relazione della Corte dei conti dell'UE sugli accordi di partenariato in materia di pesca (APP), se uno dei principali obiettivi degli APP è quello di catturare solo il pesce di stock eccedentari, esso si rivela molto difficile da attuare in pratica: "a causa dell'assenza di informazioni attendibili sugli stock ittici e sullo sforzo di pesca delle flotte pescherecce nazionali o di altre flotte straniere che pure hanno ottenuto l'accesso dai paesi partner"; sottolinea, a questo proposito, l'importanza di dati scientifici affidabili e di valutazioni ex post indipendenti sull'efficacia degli APP;

20.  insiste sull'opportunità che l'UE promuova, attraverso i suoi APPS e le sue attività nelle ORGP, l'armonizzazione delle condizioni che disciplinano l'accesso alle acque africane per tutte le flotte straniere, per quanto riguarda il tonno, le piccole specie pelagiche e le specie demersali, al fine di creare condizioni favorevoli per i pescatori che lavorano in modo sostenibile e responsabile;

21.  chiede un'estensione della portata dei programmi degli osservatori indipendenti che contribuiscono al monitoraggio delle attività di pesca e alla raccolta dei dati scientifici;

22.  è convinto che solo attraverso una gestione regionale della pesca, che comprenda programmi di osservatori e sistemi di ispezione e controllo (nei porti e in mare) a livello regionale, è possibile generare uno sfruttamento sostenibile ed equo degli stock altamente migratori e degli stock transzonali e condivisi, come richiesto dall'UNCLOS e previsto dall'accordo dell'ONU sulle riserve alieutiche;

23.  osserva che, grazie alle organizzazioni regionali di gestione della pesca del tonno e altre ORGP, esiste un quadro giuridico per la gestione regionale delle specie altamente migratorie, nonché di molti altri stock, benché alcune attività di pesca rimangano al di fuori della rete delle ORGP, ed esorta la Commissione a impegnarsi per garantire che tutte le pertinenti attività di pesca siano gestite il prima possibile da una ORGP;

24.  chiede alla Commissione di destinare maggiori finanziamenti alle ORGP, in quanto rivestono un ruolo chiave nella lotta contro la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN);

25.  esprime preoccupazione per il fatto che talune altre attività di pesca, segnatamente per quanto concerne gli stock condivisi non presenti in alto mare, non abbiano ancora un efficiente forum per la cooperazione e la gestione regionali; ritiene che ciò costituisca un serio problema, in particolare per gli stock di piccole specie pelagiche nell'Africa occidentale, vista la loro importanza strategica ai fini della sicurezza alimentare, come è stato osservato in un recente parere consultivo del Tribunale internazionale per il diritto del mare(4);

26.  esorta l'UE ad adoperarsi per garantire che tutte le attività di pesca che presentano una dimensione regionale siano gestite da un'ORGB; in particolare sollecita l'UE a insistere affinché il Comitato per la pesca nell'Atlantico centro-orientale (COPACE) diventi un'ORGP a tutti gli effetti, con autorità decisionale, anziché un comitato consultivo regionale della FAO;

27.  è convinto del fatto che, fino a quando le flotte dell'UE avranno accesso ad altre attività di pesca (ad esempio di specie demersali), l'UE deve promuovere misure applicabili a tutti, onde garantire l'armonia tra le flotte di pesca industriale e artigianale, il che potrebbe richiedere un sistema zonale che preveda la protezione del settore locale di pesca artigianale;

28.  chiede ulteriori studi al riguardo nonché una maggiore protezione delle specie e degli habitat delle acque profonde, soprattutto di quelli particolarmente sensibili o fondamentali per la sostenibilità a lungo termine dell'ecosistema;

29.  incoraggia la Commissione a promuovere una distribuzione equilibrata della concessione di accesso nelle ORGP, prendendo in esame sia le incidenze ambientali e sociali sia le aspirazioni dei paesi in via di sviluppo di espandere le proprie attività di pesca; osserva che l'eventuale riassegnazione deve coinvolgere tutte le flotte, d'altura e nazionali, ed essere basata su idonei criteri di ripartizione messi a punto dalle competenti ORGP;

30.  accoglie con favore la clausola prevista dal regolamento di base secondo cui tutte le flotte straniere operanti in un paese con cui l'UE ha un APPS vanno assoggettate a condizioni d'accesso simili, che promuovano una pesca sostenibile, in quanto si tratta di una misura importante per garantire che le altre flotte oceaniche operino secondo le stesse norme di quelle dell'UE anziché minare tali norme; incoraggia la Commissione a perseguire con determinazione l'applicazione di tale requisito;

31.  invita l'UE a utilizzare la sua rete di APPS e i negoziati in seno alle ORGP al fine di garantire che i paesi nostri partner limitino l'accesso di tutte le flotte oceaniche ai soli stock eccedentari, come richiedono l'UNCLOS e la PCP e come fa l'UE, e di fornire un accesso preferenziale alle flotte che utilizzano le pratiche più sostenibili sotto il profilo ambientale e sociale per la regione e gli stock interessati;

32.  esprime preoccupazione per la potenziale interruzione delle attività di pesca nell'intervallo che si verifica tra due protocolli quando i negoziati per un nuovo protocollo si protraggono; invita la Commissione a garantire la certezza giuridica ed economica degli operatori assicurando la continuità delle operazioni di pesca tra due protocolli;

33.  riconosce l'importanza di istituire con i paesi in via di sviluppo un quadro più ampio, che comprenda non solo la pesca ma anche i settori a monte e a valle nella catena di approvvigionamento;

34.  esorta l'Unione europea a evitare di negoziare APPS con paesi in cui la corruzione è una pratica accettata;

35.  riconosce l'importanza di istituire con i paesi in via di sviluppo un quadro più ampio, che integri la pesca con altri temi legati allo sviluppo;

36.  crede nell'importanza del riconoscimento delle licenze di pesca attraverso i canali diplomatici;

37.  riconosce l'importanza della pesca, in particolare di quella artigianale, per i paesi in via di sviluppo, in considerazione del suo contributo alla sicurezza alimentare, all'economia locale e all'occupazione sia degli uomini che delle donne, senza sottovalutare il ruolo che le attività di pesca industriale svolte in un quadro responsabile e trasparente esercitano nel garantire lo sviluppo socio-economico delle zone costiere e l'approvvigionamento di prodotti ittici;

38.  sottolinea la necessità che l'UE rispetti il suo obbligo di promuovere una pesca sostenibile sotto il profilo ambientale e sociale nei paesi in via di sviluppo attraverso tutte le sue politiche che incidono sulla pesca in tali paesi (aiuti, commercio, pesca);

39.  mette in risalto l'importanza di coinvolgere le donne lungo l'intera catena del valore, dal finanziamento fino alla trasformazione e/o alla commercializzazione dei prodotti ittici; ritiene che la promozione dell'accesso delle donne a tali attività rafforzerebbe la loro emancipazione economica e sociale, svolgendo così un ruolo importante al fine di colmare le disparità di genere; chiede vivamente che nelle relazioni dell'UE con i paesi in via di sviluppo si dedichi maggiore attenzione alle priorità connesse con la parità;

40.  mette in rilievola necessità di promuovere, mediante il sostegno settoriale, lo sviluppo locale, accrescendo l'autonomia delle attività di pesca dei paesi partner in particolare attraverso il rafforzamento dell'acquacoltura sostenibile, lo sviluppo e la conservazione della pesca artigianale, il miglioramento delle conoscenze scientifiche sullo stato degli stock ittici e l'incentivazione delle iniziative private di attori locali; invita l'UE a promuovere, attraverso gli APPS, il buon governo e specificamente la buona gestione delle entrate pubbliche provenienti dal settore della pesca e della contropartita finanziaria;

41.  ritiene che l'UE debba incoraggiare i paesi terzi, a cominciare da quelli con cui negozia un APPS, a istituire un quadro normativo per le joint venture dell'UE e di altri soggetti interessati nei settori della cattura, della trasformazione e della commercializzazione; è del parere che un tale quadro costituisca lo strumento migliore per garantire che le joint venture siano create e operino secondo standard elevati di sostenibilità e trasparenza quali quelli promossi dalla PCP riformata, assicurando così inoltre una migliore stabilità giuridica per gli interessi dell'UE nel sostegno allo sviluppo di una pesca sostenibile nei paesi terzi;

42.  afferma che trasparenza, responsabilità e partecipazione delle parti interessate vanno considerate elementi fondamentali delle relazioni dell'UE con i paesi terzi in materia di pesca;

43.  pone l'accento sul fatto che gli investimenti europei nel settore della pesca di paesi terzi sotto forma di joint venture devono rientrare nel campo d'applicazione della PCP; sottolinea che attraverso i suoi APPS l'UE dovrebbe promuovere un dialogo con i paesi partner sull'istituzione di un quadro normativo volto a garantire che le joint venture nei settori della cattura, della trasformazione e della commercializzazione, costituite con partner dell'UE o di altri paesi, operino in modo trasparente, non siano in concorrenza con il settore artigianale locale e contribuiscano agli obiettivi di sviluppo del paese interessato;

44.  tiene conto della relazione della Corte dei conti, la quale sottolinea che la sottoutilizzazione dei quantitativi di riferimento adottati in alcuni protocolli recenti comporta costi elevati; invita pertanto la Commissione a evitare per quanto possibile costi superflui a carico del bilancio dell'UE in questo settore;

45.  ritiene che il Parlamento europeo dovrebbe avere un ruolo più attivo rispetto a quello che ha nell'attuale procedura di approvazione, e chiede con forza di essere immediatamente e pienamente informato in tutte le fasi delle procedure concernenti la stipula o il rinnovo di APP, al fine di aumentare la trasparenza e la controllabilità democratica dei protocolli;

46.  riconosce l'importanza della dimensione esterna della PCP per la creazione di occupazione sia nell'UE che nei paesi partner, anche attraverso l'impiego di equipaggi locali nell'ambito degli APPS; incoraggia le navi dell'UE a sbarcare le loro catture, se possibile, nei paesi partner per la trasformazione iniziale; chiede l'inserimento di strumenti a tutela dei lavoratori e di condizioni di lavoro dignitose nella normativa europea sulla pesca (specialmente in riferimento alla convenzione 188 dell'Organizzazione internazionale del lavoro) e negli APPS, al fine di garantire parità di condizioni di lavoro, retribuzione, protezione dei diritti dei lavoratori e livelli di formazione per i cittadini dell'UE e per quelli di paesi terzi;

47.  esprime grande apprezzamento per le disposizioni in materia di trasparenza del più recente protocollo con la Mauritania, con le quali la Mauritania s'impegna a pubblicare tutti gli accordi con Stati o enti privati con cui concede a pescherecci stranieri l'accesso alla sua zona economica esclusiva (ZEE), e raccomanda vivamente l'inclusione in tutti gli APPS di siffatte disposizioni sulla trasparenza;

48.  esprime vivo apprezzamento anche per il fatto che il protocollo con la Mauritania concede alla flotta dell'UE un accesso prioritario alle risorse alieutiche eccedentarie in tale paese, ed esorta la Commissione a seguire questo esempio nella negoziazione di protocolli con altri paesi terzi, tenendo conto dei rigorosi requisiti di sostenibilità cui la flotta dell'Unione deve ottemperare;

49.  esorta vivamente la Commissione a garantire che in altri protocolli futuri siano inserite simili disposizioni sulla trasparenza, in modo da migliorare considerevolmente la trasparenza per quanto riguarda lo sforzo di pesca complessivo e le condizioni di accesso; chiede che siano accessibili al pubblico le informazioni sulle catture complessive dei pescherecci di tutte le flotte autorizzate a pescare in acque mauritane nonché le relative condizioni di accesso;

50.  invita la Commissione, nel contesto degli organismi internazionali con cui lavora, a incoraggiare gli altri paesi terzi a pubblicare anch'essi i termini degli altri accordi che firmano con altri Stati o enti privati, comprese l'identità dei pescherecci autorizzati alla pesca, le loro attività e le loro catture; incoraggia similmente i paesi terzi a rispettare le risoluzioni delle ORGB che promuovono la trasparenza negli accordi di pesca;

51.  incoraggia gli altri paesi terzi a prendere in considerazione le raccomandazioni, risoluzioni e decisioni delle ORGP che promuovono la trasparenza degli accordi di pesca nelle ZEE interessate;

52.  ritiene che la Commissione dovrebbe migliorare la trasparenza, quanto prima possibile, istituendo una banca dati in cui siano registrati tutti gli accordi privati, tra armatori dell'UE, o per loro conto, e organismi o autorità locali o regionali o paesi terzi, che prevedono l'accesso a zone di pesca dei paesi terzi, comprese le condizioni d'accesso, la capacità autorizzata della flotta, l'identità dei pescherecci e le relative attività di pesca, e ritiene che tale banca dati dovrebbe essere di dominio pubblico, ad eccezione delle parti che contengono informazioni sensibili sul piano commerciale;

53.  osserva che gli armatori firmano con i governi di paesi terzi accordi privati che esulano dal campo di applicazione della PCP; è preoccupato del fatto che la Commissione non sia sistematicamente informata di tali accordi; teme che in determinate circostanze ciò possa tradursi in una concorrenza sleale nei confronti delle comunità di pesca locali dei paesi in via di sviluppo nonché degli armatori dell'UE che operano nel quadro di accordi bilaterali;

54.  ritiene che i pescherecci che operano in base alle disposizioni di un APPS ma che non adempiono i loro obblighi, ad esempio quello di fornire al proprio Stato membro i dati richiesti in base ai termini della loro autorizzazione di pesca, debbano essere soggetti alle sanzioni previste dal regolamento sui controlli e dal regolamento sulla pesca INN, compreso, ove appropriato, il diniego dell'autorizzazione di pesca;

55.  considera increscioso che le precedenti stime delle dimensioni della "flotta esterna" abbiano utilizzato definizioni differenti dei tipi di pescherecci da includere, col risultato della non comparabilità delle stime esistenti, il che rende impossibile un'analisi delle dimensioni della flotta e della sua evoluzione nel tempo, limitando gravemente la trasparenza; esorta la Commissione a sviluppare una definizione della flotta esterna che includa tutti i pescherecci operanti al di fuori delle acque dell'UE, pur prestando la dovuta attenzione alle pertinenti specificità degli "accordi nordici", così da consentire un confronto storico;

56.  osserva che, nonostante il ruolo svolto dalla Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo (CGPM), le differenze nelle regole applicate alle flotte dell'UE e dei paesi terzi operanti nelle stesse zone di pesca causano notevoli problemi ai pescatori dell'UE; considera necessario che l'UE intensifichi i propri sforzi nel bacino del Mediterraneo attraverso una più stretta collaborazione con gli organismi locali, le organizzazioni regionali, gli istituti scientifici, gli osservatori e le associazioni nazionali nel settore della pesca; ritiene che l'UE abbia un ruolo da svolgere nella risoluzione dei conflitti tra pescherecci nel Mediterraneo, e chiede alla Commissione di valutare l'opportunità di un sostegno e un'assistenza ai pescatori che sono spesso soggetti a confronti con navi di paesi terzi e di stabilire una cooperazione più stretta con i paesi della sponda meridionale del Mediterraneo;

57.  accoglie con favore la recente pubblicazione dei nomi dei pescherecci battenti bandiera dell'UE autorizzati a pescare al di fuori delle acque dell'UE e chiede vivamente che la Commissione pubblichi sempre tali informazioni, compresi i dati sulle attività e le catture delle navi in questione;

58.  osserva che la trasparenza è un presupposto indispensabile per la consultazione e la partecipazione informata delle parti interessate del settore della pesca, in particolare i professionisti la cui sussistenza dipenda dalla pesca; ritiene che tale consultazione e tale partecipazione dovrebbero essere promosse negli APPS, anche per quanto riguarda la negoziazione di accordi e protocolli, la loro attuazione, l'assegnazione e l'uso del sostegno settoriale, il lavoro svolto nelle ORGP e l'applicazione dei progetti di cooperazione allo sviluppo;

59.  rileva che il regolamento di base contiene una disposizione che obbliga i pescherecci che rientrano nel registro unionale dopo esserne usciti per un certo periodo a fornire informazioni sulle attività svolte in tale periodo; ritiene che tale obbligo vada rafforzato in modo tale che prima dell'ammissione del peschereccio nel registro l'intera sua storia di bandiera debba essere comunicata alla Commissione e inserita nella banca dati del registro della flotta peschereccia unionale;

60.  riconosce il lavoro svolto dall'UE per la lotta contro la pesca INN, che costituisce una minaccia per gli stock ittici e una forma di concorrenza sleale per la pesca legale; riconosce il contributo del regolamento INN alla promozione della pesca sostenibile nel mondo; ritiene che l'UE, grazie al suo ruolo centrale come primo mercato mondiale del pesce, abbia la capacità di assicurarsi il sostegno di altri Stati, tra cui quelli con i quali ha degli APPS, e di altri attori internazionali al fine di garantire un approccio comune e un regime internazionale efficace per la lotta alla pesca INN;

61.  incoraggia lo sviluppo di un sistema internazionale unico per la registrazione di tutti i pescherecci che navigano in acque internazionali;

62.  insiste sulla necessità di applicare il regolamento INN in modo rigoroso, obiettivo e trasparente e in maniera non discriminatoria e armonizzata, al fine di promuovere condizioni di parità tra le flotte e i paesi, ed esorta la Commissione e gli Stati membri a farlo; ritiene inoltre che, per garantire la realizzazione degli obiettivi del regolamento, sia necessario che esso non sia soggetto alle esigenze a breve termine della politica commerciale dell'UE o utilizzato da soggetti unionali con interessi di pesca come strumento per migliorare in modo sleale la propria posizione concorrenziale;

63.  invita la Commissione a studiare l'inserimento nel regolamento INN di disposizioni relative alle condizioni di lavoro;

64.  sottolinea che gli APPS dovrebbero anche assicurare la completa tracciabilità dei prodotti della pesca marittima;

65.  ritiene che gli accordi commerciali bilaterali e multilaterali negoziati dall'UE debbano promuovere condizioni ecologicamente sostenibili e socialmente eque per la produzione di prodotti ittici nei paesi terzi interessati mediante l'applicazione di appropriate restrizioni quantitative e qualitative all'accesso al mercato dell'UE, in modo da non compromettere i progressi che vengono compiuti nella lotta alla pesca INN con questo regolamento; ritiene inoltre che tali condizioni dovrebbero essere un requisito per l'immissione sul mercato europeo di qualsiasi prodotto ittico o derivato dalla pesca, e che qualsiasi prodotto ittico o derivato dalla pesca che non rispetti tali condizioni o le esigenze inerenti alla protezione dei consumatori dovrebbe essere escluso dal mercato europeo;

66.  ritiene che i consumatori dovrebbero sapere con chiarezza quali sono le condizioni economiche, sociali e ambientali in cui generalmente si svolgono le attività di pesca e di trasformazione dei prodotti della pesca;

67.  suggerisce che le disposizioni degli accordi commerciali bilaterali e multilaterali debbano includere un riferimento esplicito al regolamento sulla pesca INN e alle norme in esso contenute; incoraggia la Commissione a proporre la sospensione delle relazioni commerciali con un paese terzo che sia stato identificato ai sensi dell'articolo 31 del regolamento INN;

68.  sollecita la Commissione a introdurre nel regolamento INN un sistema analogo al sistema TRACES (Trade Control and Expert System), volto a svolgere verifiche e controlli incrociati dei dati relativi ai certificati di cattura e ai pescherecci, o a stabilire una percentuale minima di verifica delle importazioni di prodotti trasformati;

69.  considera importante fornire linee guida dettagliate ai paesi che hanno ricevuto cartellini gialli o rossi e monitorare gli sforzi da essi compiuti;

70.  plaude all'inserimento dei pescherecci tra le imbarcazioni vulnerabili nel quadro delle attività dell'operazione Atalanta e chiede che la flotta dell'UE continui a ricevere sostegno e protezione;

71.  ritiene che i negoziati in seno alle Nazioni Unite per un nuovo sistema di governance internazionale degli oceani nelle zone non soggette alla giurisdizione nazionale (ABNJ) debbano avere l'obiettivo di pervenire a un regime che consenta lo studio e l'utilizzazione equa, sostenibile e conforme al principio di precauzione delle risorse delle acque oceaniche internazionali, ivi compreso il costante lavoro volto a identificare le aree marine di importanza ecologica o biologica (EBSA) allo scopo di realizzare una rete coerente di zone marittime protette;

72.  ricorda il dovere della Commissione, in quanto custode dei trattati, di garantire che gli Stati membri rispettino i loro obblighi di diligenza per quanto riguarda le attività esterne dei propri cittadini e delle proprie navi, e invita l'UE a tener conto del recente parere consultivo del Tribunale internazionale per il diritto del mare che identifica l'UE come Stato di bandiera nel contesto degli accordi bilaterali;

73.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 354 del 28.12.2013, pag. 22.
(2) GU L 149 del 20.5.2014, pag. 1.
(3) GU C 419 del 16.12.2015, pag. 175.
(4) Parere consultivo del Tribunale internazionale per il diritto del mare del 2 aprile 2015, in risposta alla richiesta presentata dalla Commissione subregionale per la pesca (CSRP): https://www.itlos.org/fileadmin/itlos/documents/cases/case_no.21/advisory_opinion/C21_AdvOp_02.04.pdf

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