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Testi approvati
Giovedì 14 aprile 2016 - StrasburgoEdizione definitiva
Decisione di non sollevare obiezioni a un atto delegato: modalità che specificano alcune disposizioni del codice doganale dell'Unione
 Tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali ***II
 Trattamento dei dati personali ai fini della prevenzione di reati ***II
 Uso dei dati del codice di prenotazione (PNR UE) ***I
 Pakistan, in particolare l'attacco a Lahore
 Honduras: situazione dei difensori dei diritti umani
 Nigeria
 Protezione dei segreti commerciali contro l'acquisizione, l'utilizzo e la divulgazione illeciti ***I
 Stato di previsione delle entrate e delle spese per l'esercizio 2017
 Relazione 2015 sulla Turchia
 Relazione 2015 sull'Albania
 Relazione 2015 sulla Bosnia-Erzegovina
 Raggiungimento dell'obiettivo di lotta contro la povertà alla luce dell'aumento delle spese delle famiglie
 Settore privato e sviluppo

Decisione di non sollevare obiezioni a un atto delegato: modalità che specificano alcune disposizioni del codice doganale dell'Unione
PDF 241kWORD 66k
Decisione del Parlamento europeo di non sollevare obiezioni al regolamento delegato della Commissione del 5 aprile 2016 recante rettifica del regolamento delegato (UE) 2015/2446 che integra il regolamento (UE) n. 952/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio in relazione alle modalità che specificano alcune disposizioni del codice doganale dell'Unione (C(2016)01934 – 2016/2639(DEA))
P8_TA(2016)0124B8-0452/2016

Il Parlamento europeo,

–  visto il regolamento delegato della Commissione (C(2016)01934),

–  vista la lettera della Commissione in data 11 marzo 2016 con cui quest'ultima chiede al Parlamento di dichiarare che non solleverà obiezioni al regolamento delegato,

–  vista la lettera in data 7 aprile 2016 della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori al presidente della Conferenza dei presidenti di commissione,

–  visto l'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il regolamento (UE) n. 952/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 ottobre 2013, che istituisce il codice doganale dell'Unione(1), in particolare l'articolo 160 e l'articolo 284, paragrafo 5,

–  vista la raccomandazione di decisione della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori,

–  visto l'articolo 105, paragrafo 6, del suo regolamento,

–  visto che non è stata sollevata alcuna obiezione nel termine previsto all'articolo 105, paragrafo 6, terzo e quarto trattino, del suo regolamento, che è scaduto il 13 aprile 2016,

A.  considerando che, successivamente alla pubblicazione del regolamento delegato (UE) 2015/2446 della Commissione(2), sono stati rilevati due errori;

B.  considerando che il primo errore riguarda la presunzione di una dichiarazione doganale stabilita all'articolo 139 del regolamento delegato (UE) 2015/2446 per alcuni tipi di merci di cui all'articolo 136, paragrafo 1, del medesimo regolamento delegato; che l'ordine delle merci riportate all'articolo 136 del regolamento delegato (UE) 2015/2446 è stato modificato al momento di finalizzare il medesimo regolamento delegato prima della sua adozione, ma che, per errore, i riferimenti a quelle stesse merci nell'articolo 139 del medesimo regolamento delegato non sono stati aggiornati; che occorre pertanto aggiornare i riferimenti in questione;

C.  considerando che il secondo errore riguarda l'articolo 141, paragrafo 1, del regolamento delegato (UE) 2015/2446; che l'articolo 233, paragrafo 1, lettera b), del regolamento (CEE) n. 2454/93 della Commissione(3) attualmente in corso di applicazione, che prevede la possibilità, in un numero limitato di casi molto specifici, di considerare l'attraversamento della frontiera come una dichiarazione per l'ammissione temporanea, l'esportazione o la riesportazione, per errore non è stato incluso nel regolamento delegato (UE) 2015/2446 e che risulta pertanto impossibile la dichiarazione di talune merci all'atto di varcare la frontiera del territorio doganale dell'Unione; che occorre pertanto rettificare l'articolo 141, paragrafo 1 del regolamento delegato (UE) 2015/2446;

D.  considerando che gli errori sopra citati avranno ripercussioni sugli scambi commerciali e incideranno molto negativamente sulle autorità doganali e sugli operatori commerciali se non saranno rettificati entro il 1° maggio 2016, data in cui le pertinenti disposizioni del regolamento (UE) n. 952/2013 diverranno applicabili;

E.  considerando che tale regolamento delegato può entrare in vigore alla fine del periodo di esame da parte del Parlamento e del Consiglio solo se né il Parlamento né il Consiglio hanno sollevato obiezioni, o se, prima della scadenza di tale periodo, sia il Parlamento che il Consiglio hanno informato la Commissione che non intendono sollevare obiezioni; che l'articolo 284, paragrafo 5, del regolamento (UE) n. 952/2013 fissa la fine del periodo di esame a due mesi dalla data di notifica, vale a dire al 5 giugno 2016, e che tale periodo può essere prorogato di altri due mesi;

F.  considerando tuttavia che, per motivi di urgenza, in data 11 marzo 2016, la Commissione ha chiesto al Parlamento una conferma anticipata del regolamento delegato entro il 1° maggio 2016;

1.  dichiara di non sollevare obiezioni al regolamento delegato;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 269 del 10.10.2013, pag. 1.
(2) Regolamento delegato (UE) 2015/2446 della Commissione, del 28 luglio 2015, che integra il regolamento (UE) n. 952/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio in relazione alle modalità che specificano alcune disposizioni del codice doganale dell'Unione (GU L 343 del 29.12.2015, pag. 1).
(3) Regolamento (CEE) n. 2454/93 della Commissione, del 2 luglio 1993, che fissa talune disposizioni d'applicazione del regolamento (CEE) n. 2913/92 del Consiglio che istituisce il codice doganale comunitario (GU L 253 del 11.10.1993, pag. 1).


Tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali ***II
PDF 239kWORD 61k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 14 aprile 2016 sulla posizione del Consiglio in prima lettura in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonchéalla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati) (05419/1/2016 – C8-0140/2016 – 2012/0011(COD))
P8_TA(2016)0125A8-0139/2016

(Procedura legislativa ordinaria: seconda lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la posizione del Consiglio in prima lettura (05419/1/2016 – C8-0140/2016),

–  visti i pareri motivati presentati, nel quadro del protocollo n. 2 sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, dalla Camera dei rappresentanti belga, dal Bundesrat tedesco, dal Senato francese, dalla Camera dei deputati italiana e dal Parlamento svedese, in cui si dichiara la mancata conformità del progetto di atto legislativo al principio di sussidiarietà,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 23 maggio 2012(1),

–  visto il parere del Comitato delle regioni del 10 ottobre 2012(2),

–  visti i pareri del Garante europeo della protezione dei dati del 7 marzo 2012(3) e del 19 novembre 2015(4),

–  visto il parere della Commissione (COM(2016)0214),

–  vista la sua posizione in prima lettura(5) sulla proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2012)0011),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 7, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 76 del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione per la seconda lettura della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0139/2016),

1.  approva la posizione del Consiglio in prima lettura;

2.  constata che l'atto è adottato in conformità della posizione del Consiglio;

3.  incarica il suo Presidente di firmare l'atto, congiuntamente al Presidente del Consiglio, a norma dell'articolo 297, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

4.  incarica il suo Segretario generale di firmare l'atto, previa verifica che tutte le procedure siano state debitamente espletate, e di procedere, d'intesa con il Segretario generale del Consiglio, a pubblicarlo nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

5.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

(1) GU C 229 del 31.7.2012, pag. 90.
(2) GU C 391 del 18.12.2012, pag. 127.
(3) GU C 192 del 30.6.2012, pag. 7.
(4) GU C 67 del 20.2.2016, pag. 13.
(5) Testi approvati del 12.3.2014, P8_TA(2014)0212.


Trattamento dei dati personali ai fini della prevenzione di reati ***II
PDF 240kWORD 61k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 14 aprile 2016 sulla posizione del Consiglio in prima lettura in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali da parte delle autorità competenti a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la decisione quadro 2008/977/GAI del Consiglio (05418/1/2016 – C8-0139/2016 – 2012/0010(COD))
P8_TA(2016)0126A8-0138/2016

(Procedura legislativa ordinaria: seconda lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la posizione del Consiglio in prima lettura (05418/1/2016 – C8-0139/2016),

–  visti i pareri motivati presentati, nel quadro del protocollo n. 2 sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, dal Bundesrat tedesco e dal Parlamento svedese, in cui si dichiara la mancata conformità del progetto di atto legislativo al principio di sussidiarietà,

–  visto il parere del Comitato delle regioni del 10 ottobre 2012(1),

–  visti i pareri del Garante europeo della protezione dei dati del 7 marzo 2012(2) e del 19 novembre 2015(3),

–  visto il parere della Commissione (COM(2016)0213),

–  vista la sua posizione in prima lettura(4) sulla proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2012)0010),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 7, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 76 del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione per la seconda lettura della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0138/2016),

1.  approva la posizione del Consiglio in prima lettura;

2.  constata che l'atto è adottato in conformità della posizione del Consiglio;

3.  incarica il suo Presidente di firmare l'atto, congiuntamente al Presidente del Consiglio, a norma dell'articolo 297, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

4.  incarica il suo Segretario generale di firmare l'atto, previa verifica che tutte le procedure siano state debitamente espletate, e di procedere, d'intesa con il Segretario generale del Consiglio, a pubblicarlo nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

5.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

(1) GU C 391 del 18.12.2012, pag. 127.
(2) GU C 192 del 30.6.2012, pag. 7.
(3) GU C 67 del 20.2.2016, pag. 13.
(4) Testi approvati del 12.3.2014, P8_TA(2014)0219.


Uso dei dati del codice di prenotazione (PNR UE) ***I
PDF 241kWORD 101k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 14 aprile 2016 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sull'uso dei dati del codice di prenotazione a fini di prevenzione, accertamento, indagine e azione penale nei confronti dei reati di terrorismo e dei reati gravi (COM(2011)0032 – C7-0039/2011 – 2011/0023(COD))
P8_TA(2016)0127A8-0248/2015

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2011)0032),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, l'articolo 82, paragrafo 1, secondo comma, lettera d), e l'articolo 87, paragrafo 2, lettera a), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C7-0039/2011),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti i contributi presentati dal Parlamento bulgaro, dal Senato ceco, dal Bundesrat tedesco, dal Senato italiano, dalla Prima Camera dei Paesi Bassi, dal Consiglio nazionale austriaco, dal Parlamento portoghese e dal Senato romeno sul progetto di atto legislativo,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 5 maggio 2011(1),

–  visto il parere del Garante europeo della protezione dei dati del 25 marzo 2011(2),

–  vista la sentenza della Corte di giustizia dell'8 aprile 2014 nelle cause riunite C-293/12 e C-594/12, Digital Rights Ireland e Seitlinger e altri(3),

–  vista la direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 1995, relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati(4),

–  visto l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 7 dicembre 2015, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti gli articoli 59 e 188 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e i pareri della commissione per gli affari esteri e della commissione per i trasporti e il turismo (A7-0150/2013),

–  vista la decisione della Conferenza dei presidenti del 18 settembre 2014 sulle questioni pendenti dalla settima legislatura parlamentare,

–  visti la seconda relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e i pareri della commissione per gli affari esteri e della commissione per i trasporti e il turismo (A8-0248/2015),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 14 aprile 2016 in vista dell'adozione della direttiva (UE) 2016/... del Parlamento europeo e del Consiglio sull'uso dei dati del codice di prenotazione (PNR) a fini di prevenzione, accertamento, indagine e azione penale nei confronti dei reati di terrorismo e dei reati gravi

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, la direttiva (UE) 2016/681.)

(1) GU C 218 del 23.7.2011, pag. 107.
(2) GU C 181 del 22.6.2011, pag. 24.
(3) Sentenza della Corte di giustizia dell'8 aprile 2014, Digital Rights Ireland e Seitlinger e altri, nelle cause riunite C-293/12 e C-594/12, ECLI:EU:C:2014:238.
(4) GU L 281 del 23.11.1995, pag. 31.


Pakistan, in particolare l'attacco a Lahore
PDF 175kWORD 74k
Risoluzione del Parlamento europeo del 14 aprile 2016 sul Pakistan, in particolare l'attacco a Lahore (2016/2644(RSP))
P8_TA(2016)0128RC-B8-0466/2016

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sul Pakistan,

–  vista la dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini, del 27 marzo 2016, sull'attacco a Lahore, in Pakistan,

–  vista la dichiarazione del Rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani, Stavros Lambrinidis, del 29 ottobre 2014,

–  viste le dichiarazioni del Segretario generale dell'ONU, Ban Ki-moon, del 27 marzo 2016, sull'attentato dinamitardo in Pakistan, e del 21 gennaio 2016, sull'attacco all'università Bacha Khan,

–  vista la dichiarazione del Consiglio di sicurezza dell'ONU, del 28 marzo 2016, sugli attacchi terroristici a Lahore, in Pakistan,

–  viste le relazioni del Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di religione o di credo,

–  vista la relazione del Relatore speciale dell'ONU sulle questioni relative alle minoranze, Rita Izsák-Ndiaye, sul tema "Hate speech and incitement to hatred against minorities in the media", del 5 gennaio 2015,

–  vista la dichiarazione del Premio Nobel per la pace e vincitrice del premio Sacharov Malala Yousafzai del 27 marzo 2016,

–  viste la relazione del Relatore speciale dell'ONU sull'indipendenza dei giudici e degli avvocati, Gabriela Knaul, del 4 aprile 2013, e la relazione del gruppo di lavoro dell'ONU sulle sparizioni forzate o involontarie, del 26 febbraio 2013, relativamente alla sua missione in Pakistan,

–  visto l'articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

–  visti il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici e il Patto internazionale relativo ai diritti sociali, economici e culturali,

–  visti gli orientamenti dell'UE in materia di pena di morte, quali rivisti il 12 aprile 2013,

–  viste le conclusioni del Consiglio sul Pakistan del 20 luglio 2015,

–  visti il piano d'impegno quinquennale UE-Pakistan del marzo 2012, che prevede priorità tra cui il buon governo e il dialogo sui diritti umani, nonché il secondo dialogo strategico UE-Pakistan, strettamente correlato, del 25 marzo 2014,

–  visti gli orientamenti dell'UE sulla promozione e la tutela della libertà di religione o di credo,

–  vista la sua risoluzione del 17 dicembre 2015 sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2014 e sulla politica dell'Unione europea in materia(1),

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che il 27 marzo 2016, in uno spazio giochi nel parco Gulshan-e-Iqbal a Lahore, un attentato dinamitardo suicida ha causato la morte di oltre 73 persone ferendone oltre 300, tra cui molte donne e bambini; che il gruppo islamico terrorista Jamaat-ul-Ahrar ha rivendicato la responsabilità dell'attacco, dichiarando di aver preso di mira i cristiani intenzionalmente; che, tuttavia, la maggior parte dei feriti e delle persone che hanno perso la vita erano musulmani e tutti pakistani;

B.  considerando che al momento dell'attentato terroristico erano in corso manifestazioni violente a Islamabad, dove i sostenitori di Mumtaz Qadri, condannato per l'omicidio del governatore Salman Taseer, hanno chiesto l'esecuzione di Asia Bibi, una donna accusata di blasfemia e condannata a morte, a difesa della quale era intervenuto il governatore Taseer; che decine di migliaia di persone hanno partecipato al funerale di Quadri dopo la sua impiccagione, celebrandolo come un eroe, inoltre le sue immagini sono state diffuse sui social media; che il giudice che per primo aveva dichiarato colpevole Quadri è stato costretto ad abbandonare il paese dopo aver ricevuto minacce di morte;

C.  considerando che alcuni gruppi estremisti sono liberi di portare avanti le proprie ideologie e attività, come alcuni sindacati studenteschi nelle università o il Forum di avvocati Khatm-e-Nubuwwat, che sarebbe la forza trainante alla base dell'aumento dei procedimenti giudiziari per accuse di blasfemia nei tribunali pakistani e contrario a ogni tentativo dei legislatori di riformare la legge pertinente;

D.  considerando che i cristiani e le altre minoranze non subiscono soltanto persecuzioni da parte degli estremisti, ma sono anche oggetto di discriminazioni giuridiche, in particolare attraverso le leggi pakistane sulla blasfemia, che sono discriminatorie e sono ampiamente utilizzate in modo improprio da coloro che vi ricorrono con motivazioni personali e politiche; che gli stessi musulmani continuano ad essere accusati in base a tali leggi;

E.  considerando che per anni il terrorismo e l'estremismo islamico hanno avuto ripercussioni sulla popolazione pakistana, in particolare sulle minoranze religiose, le donne e i bambini; che dall'approvazione dell'ultima risoluzione del Parlamento europeo sul Pakistan, il 15 gennaio 2015(2), hanno avuto luogo alcune decine di altri attentati terroristici e violenti contro le minoranze religiose in un contesto di leggi discriminatorie e applicate in maniera inadeguata;

F.  considerando che in Pakistan vari gruppi terroristici prendono di mira minoranze religiose come gli ahmadi, i cristiani, gli sciiti e gli indù nonché i sunniti con opinioni divergenti; che, nella sua relazione annuale 2015, la commissione per i diritti umani del Pakistan ha osservato che nella maggior parte dei casi i responsabili di reati hanno goduto dell'impunità;

G.  considerando che i gruppi estremisti continuerebbero ancora a utilizzare bambini attentatori suicidi; che il governo non è riuscito a varare una normativa per istituire la commissione nazionale sui diritti dell'infanzia, un organismo indipendente per proteggere e far rispettare i diritti dei minori;

H.  considerando che dopo il massacro nella scuola ad opera di insorti talebani, perpetrato nel dicembre 2014, il governo del Pakistan ha reintrodotto la pena di morte dopo una moratoria di sei anni, inizialmente soltanto per attività terroristiche, ma in seguito per tutti i reati capitali; che, alla fine del 2015, il Pakistan ha giustiziato 326 persone, il numero più elevato mai registrato e il terzo più alto a livello mondiale;

I.  considerando che gli scontri tra l'esercito pakistano e i gruppi armati non governativi hanno avuto come conseguenza oltre 1 milione di sfollati interni;

J.  considerando che le donne appartenenti alle minoranze religiose del Pakistan subiscono rapimenti, sono sottoposte a matrimoni forzati e obbligate con la forza a convertirsi all'Islam, un fenomeno in gran parte ignorato dalla polizia e autorità civili;

K.  considerando che il Pakistan svolge un ruolo importante nella promozione della stabilità nell'Asia meridionale e dovrebbe quindi dare l'esempio rafforzando lo Stato di diritto e tutelando i diritti umani;

L.  considerando che l'UE conferma il suo pieno impegno a proseguire il dialogo e la collaborazione con il Pakistan nell'ambito del piano d'impegno quinquennale;

1.  esprime profondo sconcerto per l'attentato del 27 marzo 2016 a Lahore e condanna fermamente tali atti insensati di violenza perpetrati a danno di così tanti innocenti;

2.  esprime il suo profondo cordoglio e le sue condoglianze alle famiglie delle vittime e manifesta la sua solidarietà al popolo e al governo del Pakistan;

3.  sottolinea l'assoluta necessità di assicurare alla giustizia i responsabili dell'attentato di Lahore; invita le autorità pakistane, in particolare le autorità locali e provinciali, a garantire lo svolgimento efficace di indagini e azioni penali in merito a tali atti;

4.  esprime profonda preoccupazione per le violazioni gravi e sistematiche della libertà di religione e credo in Pakistan; evidenzia l'importanza di rispettare i diritti fondamentali di tutte le minoranze religiose ed etniche che vivono in Pakistan, affinché possano continuare a vivere in condizioni di dignità, uguaglianza e sicurezza e a praticare la propria religione in assoluta libertà, senza alcun tipo di coercizione, discriminazione, intimidazione o vessazione, in linea con i principi fondanti del Pakistan;

5.  plaude alle iniziative di riforma intraprese dal governo, come il progetto di legge volto a rendere penalmente perseguibile il matrimonio infantile e la legge intesa a proteggere le donne da violenze e vessazioni, lo sblocco di YouTube, la decisione che riconosce le festività di Holi, Diwali e Pasqua per le minoranze religiose, come pure l'iniziativa personale del primo ministro Nawaz Sharif di partecipare a una cerimonia religiosa hindu; esorta il governo a intensificare ulteriormente gli sforzi per creare un clima sociale favorevole alle minoranze e alla diversità di opinione; rammenta, a tal riguardo, il piano di azione nazionale, le riforme promesse e urgentemente necessarie in merito alle madrasa, in particolare l'azione del governo contro l'incitamento all'odio, nonché la riforma della polizia e del sistema giudiziario, ancora in sospeso; segnala la necessità di adottare misure più ambiziose in futuro, in particolare nel campo dell'istruzione (escludendo preconcetti e pregiudizi negativi dai corsi di studio e dai libri di testo) e nel perseguimento di coloro che incitano alla violenza;

6.  accoglie con favore l'impegno del governo del Pakistan nell'affrontare la minaccia dell'estremismo religioso; incoraggia un dialogo continuo tra l'UE e i suoi Stati membri da un lato, e il Pakistan dall'altro, sulla tutela e la promozione dei diritti umani, in particolare in relazione agli sforzi contro il terrorismo e attraverso l'attuazione delle leggi in materia di sicurezza;

7.  ritiene che, se l'operazione militare annunciata nel Punjab è vitale nella lotta al terrorismo, altrettanto importante è vincere la guerra ideologica contro l'estremismo, garantendo così un futuro tollerante e progressista in Pakistan;

8.  chiede alle autorità del Pakistan di contrastare l'esclusione sociale ed economica, compresa quella che colpisce una grande maggioranza dei cristiani e dei membri di altre minoranze religiose, che conducono un'esistenza precaria;

9.  esprime preoccupazione in merito al continuo ricorso alle leggi sulla blasfemia in Pakistan e ritiene che ciò stia aggravando il clima di intolleranza religiosa; invita pertanto il governo del Pakistan a riesaminare tali leggi e la loro applicazione; chiede alle autorità di garantire il funzionamento adeguato e rapido della giustizia in tutti i casi di blasfemia; segnala, in particolare, il caso di Asia Bibi e incoraggia vivamente la Corte suprema a raggiungere una decisione al riguardo;

10.  chiede alle autorità pakistane di garantire l'indipendenza dei tribunali, lo Stato di diritto e il giusto processo, nel rispetto delle norme internazionali sui procedimenti giudiziari; invita inoltre le autorità pakistane a fornire una protezione adeguata a tutti coloro che sono coinvolti nei casi di blasfemia, in particolare i professionisti giuridici del paese, e a proteggere dalla violenza di gruppo gli accusati, i testimoni, le loro famiglie e comunità, compresi coloro che sono stati assolti ma non possono tornare a casa; invita il governo del Pakistan a far sì che le vittime di violenze e persecuzioni mirate dispongano degli adeguati mezzi di ricorso giuridici e di altro tipo applicabili in virtù del diritto internazionale in materia di diritti umani;

11.  rammenta la sua costante opposizione alla pena di morte in qualsiasi circostanza; prende atto con profonda preoccupazione del drammatico aumento del ricorso alla pena di morte in Pakistan, anche, in modo del tutto deplorevole, in caso di minori autori di reato, e chiede il ripristino di una moratoria sulla pena capitale, nell'ottica dell'abolizione della pena di morte in Pakistan;

12.  sottolinea che nella lotta al terrorismo e all'estremismo religioso è fondamentale affrontare le cause di fondo, agendo contro la povertà, assicurando la tolleranza religiosa e la libertà di credo e garantendo ai minori, in particolare alle ragazze, il diritto e l'accesso sicuro all'istruzione;

13.  invita il governo del Pakistan a rivolgere un invito aperto ai relatori speciali dell'ONU, in particolare al Relatore speciale per la promozione e la tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali nella lotta al terrorismo, al Relatore speciale sulle esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie e al Relatore speciale per la libertà di religione o di credo, e a sostenere in qualsiasi maniera l'attività della Commissione nazionale per i diritti umani;

14.  invita il governo del Pakistan ad adottare le misure necessarie per garantire una protezione adeguata degli istituti scolastici, dei luoghi di svago e dei punti di ritrovo delle comunità minoritarie nelle zone caratterizzate dall'insicurezza e dai conflitti, nonché per ridurre al minimo il rischio che si ripetano simili abusi e violazioni dei diritti umani;

15.  incoraggia tutti gli attori regionali a migliorare significativamente la cooperazione nella lotta al terrorismo; ribadisce l'importanza di un impegno internazionale incondizionato nella lotta al terrorismo, che comprenda l'interruzione di ogni forma di sostegno finanziario alle reti terroristiche e dell'indottrinamento ideologico che alimenta l'estremismo e il terrorismo;

16.  accoglie con favore la ratifica della Convenzione sui diritti del fanciullo da parte del Pakistan e plaude alle misure adottate dalle autorità pakistane in merito ai diritti dell'infanzia; invita il Pakistan a ratificare il protocollo opzionale alla Convenzione sui diritti del fanciullo concernente il coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati e a istituire la commissione nazionale sui diritti dell'infanzia;

17.  invita la Commissione, il vicepresidente/alto rappresentante Federica Mogherini, il Servizio europeo per l'azione esterna e il Consiglio a collaborare appieno con il governo del Pakistan per affrontare la minaccia costituita dal terrorismo e ad assistere ulteriormente il governo e il popolo del Pakistan nel proseguire gli sforzi per eliminare il terrorismo; invita il vicepresidente/alto rappresentante Federica Mogherini a informare regolarmente il Parlamento in merito ai progressi compiuti nell'ambito di tali sforzi bilaterali;

18.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani, alla presidenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, all'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, nonché al governo e al parlamento del Pakistan.

(1) Testi approvati, P8_TA(2015)0470.
(2) Testi approvati, P8_TA(2015)0007.


Honduras: situazione dei difensori dei diritti umani
PDF 172kWORD 74k
Risoluzione del Parlamento europeo del 14 aprile 2016 sull'Honduras: situazione dei difensori dei diritti umani (2016/2648(RSP))
P8_TA(2016)0129RC-B8-0469/2016

Il Parlamento europeo,

–  visti gli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani e gli orientamenti dell'UE sulla promozione e la tutela dell'esercizio di tutti i diritti umani da parte di lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI),

–  vista la sua risoluzione dell'11 dicembre 2012 sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo che istituisce un'associazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e l'America centrale, dall'altra(1),

–  vista la relazione finale della missione di osservazione elettorale dell'Unione europea sulle elezioni politiche del 2013 in Honduras e la relativa missione di follow-up del 2015 per quanto concerne l'impunità,

–  visto il piano d'azione dell'Unione europea per i diritti umani e la democrazia (2015-2019),

–  viste le raccomandazioni della revisione periodica universale delle Nazioni Unite all'Honduras dell'8 maggio 2015,

–  vista la relazione del relatore speciale delle Nazioni Unite sulle minacce globali cui sono esposti i difensori dei diritti umani e sulla situazione delle donne impegnate nella difesa dei diritti umani,

–  vista la dichiarazione del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei difensori dei diritti umani in Honduras, rilasciata a Ginevra il 18 marzo 2016,

–  visto l'articolo 25 del regolamento della Commissione interamericana dei diritti dell'uomo, concernente il sistema di misure cautelari,

–  vista la convenzione dell'Organizzazione internazionale del lavoro del 1989 relativa alle popolazioni indigene e tribali nei paesi indipendenti (convenzione 169 dell'OIL),

–  vista la dichiarazione resa il 17 febbraio 2016 dai capimissione dell'UE sulla difficile situazione della comunità LGBTI in Honduras,

–  viste le dichiarazioni delle autorità dell'Unione europea, tra cui la dichiarazione della delegazione dell'UE in Honduras, del 3 marzo 2016, e quella del portavoce del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, del 16 marzo 2016,

–  viste le clausole sui diritti umani dell'accordo di associazione UE-America centrale e dell'accordo di partenariato e di cooperazione (APC) UE-America centrale, in vigore dal 2013,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che, secondo varie relazioni delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani, in Honduras attivisti ambientali, difensori dei diritti delle popolazioni indigene, giornalisti, operatori della giustizia, sindacalisti, contadini, attivisti dei diritti delle donne e persone LGBTI, tra gli altri, continuano a essere oggetto di abusi, violenze, detenzioni arbitrarie, minacce e uccisioni;

B.  considerando che il governo honduregno si è impegnato in senso positivo e ha introdotto una legislazione a tutela dei difensori dei diritti umani, dei giornalisti e degli operatori della giustizia, che comprende l'apertura di un Ufficio dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, la disponibilità delle autorità nazionali a consentire missioni internazionali di monitoraggio nell'ambito dei diritti umani, nonché l'adozione della legge del 2015 relativa alla tutela dei difensori dei diritti umani;

C.  considerando che, nonostante ciò, l'Honduras è diventato oggi uno dei paesi della regione più pericolosi per i difensori dei diritti umani; che esso rappresenta anche uno degli stati al mondo più violenti verso gli attivisti ambientali, visto che almeno 109 attivisti sarebbero stati uccisi tra il 2010 e il 2015;

D.  considerando che, secondo le informazioni a disposizione, il 3 marzo 2016 Berta Cáceres, eminente ambientalista e leader dei diritti delle popolazioni indigene nonché fondatrice del Consiglio civico di organizzazioni popolari e indigene dell'Honduras (COPINH), è stata assassinata nella sua abitazione da individui non identificati; che la sua morte ha provocato sdegno a livello internazionale e ha sollevato timori generali per quanto concerne la questione dei difensori dei diritti delle popolazioni indigene e dei diritti ambientali e fondiari in Honduras;

E.  considerando che appena due settimane dopo, il 16 marzo 2016, un altro membro del COPINH, Nelson García, è stato assassinato; che il rapido intervento delle autorità honduregne ha portato all'arresto del presunto colpevole dell'omicidio;

F.  considerando che al cittadino messicano Gustavo Castro Soto, unico testimone oculare dell'assassinio di Berta Cáceres e vittima anch'egli di ferite di arma da fuoco, è stato impedito di lasciare il paese per quasi un mese per motivi legati alle indagini; che il 6 aprile 2016 ha ricevuto l'autorizzazione a lasciare il paese;

G.  considerando che il governo honduregno ha condannato prontamente l'abominevole crimine, ha dichiarato le indagini sull'omicidio di Berta Cáceres una priorità nazionale e ha informato l'opinione pubblica dei progressi raggiunti al riguardo; che il governo ha ufficialmente chiesto la cooperazione dell'Organizzazione degli Stati americani (OAS) per condurre le indagini sull'omicidio;

H.  considerando che Berta Cáceres, che viveva sotto continua minaccia, beneficiava delle misure cautelari concesse dalla Corte interamericana dei diritti dell'uomo (CIDH), le quali, stando a quanto riferito, non erano state attuate in modo efficace dall'Honduras; che Berta Cáceres è tra i 15 difensori dei diritti umani a essere stati uccisi tra il 2010 e il 2016 in Honduras, nonostante godessero delle suddette misure cautelari;

I.  considerando che le recenti uccisioni dovrebbero essere considerate nel contesto della decennale resistenza pacifica condotta dal COPINH e da altri attivisti contro la centrale idroelettrica di Agua Zarca sul fiume Gualcarque, un progetto gigantesco fortemente dipendente da investitori e tecnologia europei, che, secondo quanto riferito, sarebbe stato avviato senza una previa consultazione libera e informata delle comunità indigene interessate al fine di ottenerne il consenso, come richiesto dalla convezione 169 dell'OIL; che l'FMO, banca olandese per lo sviluppo, e il Finnfund hanno sospeso i finanziamenti al progetto idroelettrico di Agua Zarca, di cui Berta Cáceres era uno dei principali oppositori;

J.  considerando che l'uccisione, il 24 gennaio 2016, di Paola Barraza, difensore dei diritti delle persone LGBTI, donna transessuale e membro dell'associazione Arcoíris, pone in rilievo il crescente pericolo a cui è esposta la comunità LGBTI in Honduras; che il suo assassinio è l'ultimo in ordine di tempo di una lunga sequenza di morti violente di membri attivi delle organizzazioni dei diritti umani delle persone LGBTI, avvenute negli ultimi 11 mesi, tra cui quelle di Angy Ferreira, Violeta Rivas, Gloria Carolina Hernández Vásquez (conosciuta come Génesis Hernández), Jorge Alberto Castillo, Estefanía Zúñiga, Henry Matamoros e Josselin Janet Aceituno Suazo; che, secondo quanto riferito, dal 1994 in Honduras sarebbero state uccise 235 persone LGBTI e che solo 48 casi sarebbero stati deferiti alla giustizia; che, come denunciato dal commissario nazionale per i diritti umani, il 92% dei reati non sarebbe oggetto di indagini adeguate e resterebbe quindi irrisolto;

K.  considerando che il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei difensori dei diritti umani, Michel Forst, ha dichiarato il 18 marzo 2016 che un simile ciclo di violenza sarà interrotto solo quando sarà contrastata l'impunità e i responsabili degli attacchi saranno consegnati alla giustizia, e ha sottolineato la necessità che le autorità honduregne adottino immediatamente provvedimenti concreti per garantire la sicurezza di tutti i difensori dei diritti umani del paese e delle loro famiglie;

L.  considerando che l'Honduras è attualmente impegnato in un processo di riforma del codice penale, che dovrebbe fondarsi su convenzioni internazionali e costituire uno strumento importante per garantire i diritti dei gruppi vulnerabili;

M.  considerando che l'UE e i suoi Stati membri sostengono il rafforzamento del settore giudiziario e dei diritti umani attraverso vari programmi e progetti di cooperazione, in particolare il programma di sostegno ai diritti umani (PADH) ed EuroJusticia;

N.  considerando che numerosi Stati membri non hanno ancora ratificato l'accordo di associazione UE-America centrale, il che significa che il pilastro del "dialogo politico" non è entrato in vigore; che il rispetto della democrazia, lo Stato di diritto e i diritti umani, civili e politici dei cittadini di entrambe le regioni rappresentano elementi fondamentali dell'accordo di associazione UE-America centrale;

1.  condanna con la massima fermezza la recente uccisione di Berta Cáceres, Nelson García e Paola Barraza, nonché tutti i precedenti assassinii di altri difensori dei diritti umani in Honduras; esprime il proprio sincero cordoglio ai familiari e agli amici di tutti i difensori dei diritti umani in questione;

2.  rende omaggio a Berta Cáceres, un'attivista ambientale e leader indigena honduregna della popolazione Lenca, nonché cofondatrice e coordinatrice del COPINH, che ha dedicato tutta la sua vita a combattere per una società più democratica nel suo paese; sottolinea che il suo assassinio rappresenta un caso emblematico in un paese caratterizzato da un numero estremamente elevato di omicidi e da un'impunità generalizzata;

3.  esprime profonda preoccupazione per il fatto che, nonostante le misure cautelari emesse dalla CIDH, le autorità honduregne non sono riuscite a fornire a Berta Cáceres un'adeguata protezione; invita il governo dell'Honduras a mobilitare tutti i mezzi a sua disposizione al fine di mettere efficacemente in pratica le 92 misure cautelari della CIDH attualmente attive nel paese ed evitare che vengano commessi atti simili ai danni di altri attivisti ambientali e indigeni in pericolo;

4.  chiede con urgenza l'avvio di indagini immediate, indipendenti, obiettive e approfondite sugli omicidi menzionati e su quelli commessi in precedenza, al fine di consegnare alla giustizia i mandanti e gli autori materiali e porre fine all'impunità; accoglie con favore il fatto che, su richiesta del governo dell'Honduras, l'inchiesta sull'omicidio di Berta Cáceres coinvolga rappresentanti dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e dell'Organizzazione degli Stati americani; è del parere che gli strumenti disponibili nel quadro dell'ONU e della CIDH, quali un'inchiesta internazionale indipendente, sollecitata dalle vittime, potrebbero contribuire a garantire un'indagine imparziale ed equa su tali omicidi;

5.  esprime viva preoccupazione per il clima di estrema violenza, specialmente nei confronti delle persone LGBTI e di coloro che ne difendono i diritti; sottolinea la necessità di svolgere immediatamente un'indagine scrupolosa e imparziale sull'uccisione di una serie di membri attivi di varie organizzazioni per i diritti umani delle persone LGBTI;

6.  evidenzia che occorre rafforzare la protezione contro la discriminazione e i reati generati dall'odio sulla base dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere, nonché elaborare orientamenti in materia di buone pratiche, in stretta collaborazione con la società civile; chiede l'introduzione di nuove e adeguate misure volte a prevenire gli atti di discriminazione e i reati generati dall'odio, e chiede che un'eventuale revisione del codice penale preveda la tutela della comunità LGBTI;

7.  accoglie con favore, pur essendo profondamente preoccupato per la situazione generale dei diritti umani in Honduras, le ultime riforme giuridiche e gli sforzi del governo dell'Honduras intesi ad alleviare l'attuale situazione dei difensori dei diritti umani nel paese; invita le autorità honduregne a dare attuazione, elaborandola pienamente, alla vigente legge del 2015 relativa alla tutela dei difensori dei diritti umani, nonché a garantire, collaborando opportunamente con la società civile, che il sistema nazionale di protezione di difensori dei diritti umani, giornalisti e operatori della giustizia sia pienamente operativo e dotato di adeguate risorse finanziarie; invita il governo dell'Honduras a dare piena attuazione alle raccomandazioni ricevute nel quadro dell'ultima revisione periodica universale;

8.  apprezza il lavoro svolto dal capo della delegazione UE in Honduras, Ketil Karlsen, e dalla sua squadra a sostegno dei difensori dei diritti umani honduregni; invita la delegazione dell'UE e le ambasciate e i consolati degli Stati membri nel paese a seguire attivamente e monitorare i processi associati alle indagini sulle uccisioni di difensori dei diritti umani, e a intensificare gli sforzi per avviare un dialogo con i difensori dei diritti umani in situazione di pericolo;

9.  reputa che le attività degli investitori europei debbano inserirsi all'interno di un solido insieme di politiche di salvaguardia ambientale e sociale; sostiene fermamente l'attuazione dei principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani, con chiari requisiti di dovuta diligenza, garanzie di gestione dei rischi e mezzi di ricorso efficaci in caso di necessità; si compiace che sia l'FMO sia il Finnfund abbiano condannato pubblicamente l'assassinio di Berta Cáceres e abbiano sollecitato un'indagine approfondita, come pure che il 16 marzo 2016, in seguito alla denuncia dell'uccisione di Nelson García, entrambi abbiano sospeso tutte le loro attività;

10.  invita la Commissione e il Servizio europeo per l'azione esterna a garantire che l'assistenza europea non promuova o autorizzi progetti di sviluppo a meno che non rispettino l'obbligo di una consultazione preliminare, libera e informata delle comunità indigene, garantiscano una consultazione significativa di tutte le comunità interessate e presentino forti garanzie in materia di ambiente, diritti umani e diritti del lavoro;

11.  invita gli Stati membri che non hanno ancora ratificato l'accordo di associazione UE-America centrale a ratificarlo senza indugio; esorta il Consiglio a definire una politica unitaria nei confronti dell'Honduras in base alla quale i 28 Stati membri e le istituzioni dell'Unione europea si impegnino a mandare un forte messaggio comune sul ruolo dei diritti umani nelle relazioni UE-Honduras e nell'intera regione;

12.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, ai parlamenti nazionali dei 28 Stati membri, al presidente, al governo e al parlamento dell'Honduras, al Segretario per l'integrazione economica centramericana, al Parlamento centroamericano, all'Assemblea parlamentare EuroLat nonché alla Comunità degli Stati dell'America latina e dei Caraibi.

(1) GU C 434 del 23.12.2015, pag. 181.


Nigeria
PDF 179kWORD 77k
Risoluzione del Parlamento europeo del 14 aprile 2016 sulla Nigeria (2016/2649(RSP))
P8_TA(2016)0130RC-B8-0478/2016

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla Nigeria,

–  visto il discorso pronunciato dal presidente Muhammadu Buhari al Parlamento europeo il 3 febbraio 2016,

–  viste le precedenti dichiarazioni del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) sulla situazione in Nigeria,

–  viste le conclusioni del Consiglio sulla situazione in Nigeria, in particolare quelle del 9 febbraio 2015,

–  viste le precedenti dichiarazioni del Segretario generale delle Nazioni Unite sulla situazione in Nigeria,

–  viste le precedenti dichiarazioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla situazione in Nigeria,

–  viste le dichiarazioni del VP/AR e del ministro degli Affari esteri della Repubblica federale della Nigeria in occasione del sesto dialogo ministeriale UE-Nigeria, tenutosi a Bruxelles il 15 marzo 2016,

–  vista la decisione del Consiglio di aggiungere Boko Haram all'elenco dell'UE delle organizzazioni terroristiche, entrata in vigore il 29 maggio 2014,

–  vista la seconda revisione dell'accordo di Cotonou per il periodo 2007-2013, ratificata dalla Nigeria il 27 settembre 2010,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW), del 1979,

–  vista la dichiarazione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di tutte le forme di intolleranza e di discriminazione fondate sulla religione o sul credo, del 1981,

–  vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli del 1981, ratificata dalla Nigeria il 22 giugno 1983,

–  vista la Costituzione della Repubblica federale della Nigeria, in particolare le disposizioni sulla protezione della libertà di religione contenute nel titolo IV sul diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione,

–  visto l'esito delle elezioni presidenziali nigeriane del marzo 2015,

–  vista la relazione dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani sulle violazioni e gli abusi commessi da Boko Haram e l'impatto sui diritti umani nei paesi colpiti, del 29 settembre 2015,

–  visti gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite adottati nel settembre 2015,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, ratificata dalla Nigeria il 16 aprile 1991,

–  vista la relazione di Amnesty International dal titolo "Nigeria: Still waiting for justice, still waiting for change. Government must prioritise accountability in the north-east" (Nigeria: ancora in attesa di giustizia, ancora in attesa di cambiamento. Il governo deve chiarire in via prioritaria le responsabilità nel nord-est),

–  vista la relazione di Human Rights Watch del gennaio 2016 sulla Nigeria,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che, con le sue cospicue risorse, la Nigeria è la più grande economia africana nonché la nazione più popolosa e culturalmente diversificata in Africa; che svolge un ruolo fondamentale nella politica regionale e africana e rappresenta un motore dell'integrazione regionale attraverso la Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (ECOWAS); che, tuttavia, si colloca fra i paesi con le maggiori disuguaglianze al mondo, con una diffusa corruzione che contribuisce notevolmente alla disparità economica e sociale e con la minaccia per la sicurezza rappresentata dal gruppo estremista violento Boko Haram;

B.  considerando che anni di dittatura militare, corruzione, instabilità politica e cattiva governance hanno portato il paese a investire in misura insufficiente nelle infrastrutture, nell'istruzione e nei servizi sociali e che ciò continua a minare i diritti sociali ed economici in Nigeria;

C.  considerando che più di sei nigeriani su dieci vivono con meno di 2 dollari USA al giorno; che questa estrema povertà è ancora più accentuata negli Stati settentrionali, i meno sviluppati del paese; che questa povertà contribuisce direttamente al divario sociale, all'ostilità di matrice religiosa e alla divisione regionale; che il coefficiente di Gini relativo alla Nigeria è aumentato drasticamente e ha raggiunto il valore di 48,8 nel 2010;

D.  considerando che l'organizzazione Transparency International, nell'indice di percezione della corruzione del 2015, ha classificato la Nigeria al 136º posto su 175 paesi; che, secondo alcune stime, ogni anno vengono rubati tra i 3 e gli 8 miliardi di dollari USA in petrolio nigeriano;

E.  considerando che, nonostante la transizione pacifica che ha condotto il presidente Buhari al potere nel marzo 2015, la pace e la stabilità della Nigeria sono state minacciate da un'ondata di aggressioni, uccisioni e rapimenti da parte del gruppo estremista violento Boko Haram, da un'economia in crisi a causa dei prezzi bassi del petrolio sul mercato mondiale, dalla debolezza delle istituzioni politiche, dall'incapacità di affrontare la corruzione e dai conflitti irrisolti nel delta del Niger e nella fascia centrale del paese;

F.  considerando che Boko Haram ha ucciso almeno 8 200 civili nel 2014 e nel 2015; che, secondo le stime, oltre 2,6 milioni di persone sono sfollate e oltre 14,8 milioni di persone sono state colpite dall'insurrezione di Boko Haram;

G.  considerando che il terrorismo è una minaccia globale, ma che la capacità della comunità internazionale di cooperare con le autorità nigeriane nella lotta contro Boko Haram dipende dalla piena credibilità, assunzione di responsabilità e trasparenza della nuova amministrazione; che l'incapacità del governo di contrastare l'impunità per i crimini di guerra al livello più alto rimane uno dei problemi principali del paese; che il presidente Buhari ha promesso di avviare indagini al riguardo;

H.  considerando che Boko Haram mira a instaurare uno Stato integralmente islamico in Nigeria, in cui prevede tra l'altro di istituire tribunali penali che applichino la sharia in tutto il paese e di vietare l'istruzione occidentale; che Boko Haram ha rapito donne e ragazze per coinvolgerle in attentati suicidi; che i recenti attentati dinamitardi suicidi, compresi quelli del 16 marzo, dell'11 febbraio e del 31 gennaio 2016 nel nord-est della Nigeria, hanno provocato numerose morti;

I.  considerando che la violenza sessuale e di genere e la violenza contro le persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI) continua a imperversare nelle regioni tormentate della Nigeria nord-orientale e che i diritti fondamentali come l'istruzione per le bambine e le ragazze, la giustizia sociale e un'equa distribuzione degli introiti statali nella società, così come la lotta alla corruzione, si stanno deteriorando drammaticamente;

J.  considerando che il 14-15 aprile 2014 circa 270 studentesse sono state rapite da Boko Haram da una scuola a Chibok, nella Nigeria nord-orientale e che la maggior parte di esse risulta ancora scomparsa; che la loro esatta sorte rimane avvolta nel mistero, anche se si teme che siano state in larga parte costrette a sposare gli insorti o entrare esse stesse nelle loro fila, siano state sottoposte a violenza sessuale o vendute come schiave, e che le ragazze non musulmane siano state costrette a convertirsi all'Islam; che dal 2009 a ora Boko Haram ha rapito più di 2 000 donne e ragazze, di cui circa 400 a Damasak, nello stato di Borno, il 24 novembre 2014;

K.  considerando che l'esercito nigeriano ha annunciato il 6 aprile 2016 che nelle tre settimane precedenti si erano arresi almeno 800 combattenti; che dal 26 febbraio 2016 a oggi le truppe nigeriane hanno liberato 11 595 ostaggi durante le incursioni nel territorio controllato da Boko Haram nella regione montagnosa tra la Nigeria, il Ciad e il Camerun;

L.  considerando che la drammatica situazione delle studentesse rapite ha messo in luce problemi più ampi, tra cui attacchi regolari contro scuole, la mancanza di insegnanti e l'urgente necessità di fondi internazionali per riparare e ricostruire gli edifici distrutti; che la mancanza di opportunità di istruzione significa che alcuni bambini non ricevono da molti anni nessun insegnamento scolastico;

M.  considerando che l'estremismo violento di Boko Haram è indiscriminato e nella sua ondata di violenza ha causato sofferenze immense a persone di tutte le fedi ed etnie; che nel corso dell'ultimo anno è stato riportato un aumento del numero di cristiani uccisi nella Nigeria settentrionale;

N.  considerando che la fascia centrale del paese è stata per anni teatro di tensioni economiche e politiche tra comunità etniche e religiose e che le recenti violenze sono alimentate dalla competizione per il potere e l'accesso alla terra tra comunità nomadi e agricole;

O.  considerando che i settori del petrolio e del gas restano le principali fonti di introito in Nigeria, anche se la ripartizione dei benefici della ricchezza economica del paese è estremamente iniqua; che i livelli di povertà e disoccupazione nella Nigeria settentrionale sono di gran lunga superiori a quelli del sud ricco di petrolio; che, secondo la Banca Mondiale, dal 1960 a oggi la Nigeria ha perso circa 400 miliardi di USD di entrate petrolifere a causa della corruzione e che negli ultimi due anni dalle casse dello Stato sono scomparsi altri 20 miliardi di USD di proventi petroliferi;

P.  considerando che il Gabinetto del Presidente ha istituito un comitato d'inchiesta speciale incaricato di indagare sulle accuse di violazioni dei diritti umani da parte delle forze di sicurezza, tra cui uccisioni, torture e sparizioni forzate;

Q.  considerando che la legislazione proposta è attualmente all'esame del Senato nigeriano e mira a punire la diffusione di "dichiarazioni offensive" sui media sociali o di posizioni critiche contro il governo o altri tramite mezzi di comunicazioni cartacei ed elettronici;

1.  accoglie con favore la transizione pacifica del potere in Nigeria a seguito delle elezioni presidenziali e trova incoraggianti le elevate aspettative che circondano l'ambizioso programma di riforme del Presidente Buhari e del suo governo;

2.  esprime profonda preoccupazione per le sfide significative sul piano sociale, economico, politico e della sicurezza cui si trova dinanzi la Nigeria e deplora la mancanza di un progresso reale nell'affrontare la corruzione che da decenni logora la società nigeriana;

3.  riconosce che la Nigeria ha la capacità latente di diventare una potenza economica e politica in Africa, ma che il suo sviluppo è stato frenato da una cattiva governance economica, da istituzioni democratiche deboli e da una massiccia disuguaglianza; chiede inoltre all'Unione europea e ai suoi Stati membri di onorare il proprio impegno di fornire un'ampia gamma di assistenza sul piano politico, dello sviluppo e umanitario per sostenere a tutti i livelli di governo i programmi che affrontano la povertà, la disoccupazione giovanile e la mancanza di affrancamento delle donne;

4.  ritiene che la lotta contro la corruzione debba essere guidata dalle autorità nigeriane e ritiene che un fallimento in tal senso significherebbe più anni di povertà, disuguaglianza, danni di immagine e riduzione degli investimenti esteri e pregiudicherebbe le opportunità di vita dei giovani; offre inoltre il proprio sostegno per raggiungere questo obiettivo e cercare di spezzare il legame tra corruzione e terrorismo;

5.  elogia gli sforzi profusi dal governo Buhari per rafforzare le proprie credenziali anti-corruzione e per imporre che tutte le transazioni finanziarie del governo passino attraverso un unico conto bancario al fine di monitorare la spesa; chiede che l'UE e i suoi Stati membri adottino misure concrete per frenare efficacemente i flussi finanziari illeciti e l'evasione e l'elusione fiscali e per stimolare la cooperazione internazionale democratica in materia fiscale;

6.  esprime la propria solidarietà al popolo nigeriano, vittima degli atti di terrorismo perpetrati da Boko Haram che hanno provocato migliaia di morti e lo sfollamento di oltre due milioni di persone; esorta il governo nigeriano ad adottare ogni misura necessaria per garantire la protezione dei civili in virtù dei suoi obblighi regionali e internazionali in materia di diritti umani, anche avviando indagini esaustive, indipendenti ed efficaci su tali reati;

7.  condanna con fermezza le violenze e gli attacchi recentemente compiuti da Boko Haram, e invita il governo federale a proteggere la popolazione e a combattere le cause profonde della violenza garantendo pari diritti a tutti i cittadini, anche affrontando questioni come la disuguaglianza, il controllo dei terreni agricoli fertili, la disoccupazione e la povertà; respinge ogni rappresaglia violenta operata dall'esercito nigeriano in violazione del diritto umanitario; accoglie con favore, tuttavia, l'operazione "corridoio sicuro" dell'esercito nigeriano, messa a punto per riabilitare i combattenti di Boko Haram;

8.  deplora il massacro di donne, uomini e bambini innocenti, gli stupri e le torture, nonché il reclutamento di bambini soldato, ed è solidale con i cittadini nigeriani nella loro determinazione a combattere ogni forma di violenza nel paese;

9.  invita il governo nigeriano a elaborare una strategia globale che affronti le cause profonde del terrorismo e a verificare, come promesso, le prove secondo cui l'esercito nigeriano avrebbe commesso violazioni dei diritti umani; accoglie con favore il vertice sulla sicurezza di Abuja, che si terrà nel maggio 2016, e invita tutti i portatori di interesse a identificare soluzioni concrete e plausibili per combattere il terrorismo senza rinunciare al rispetto dei diritti umani e alla democrazia; sottolinea altresì l'importanza della cooperazione regionale nell'affrontare la minaccia rappresentata da Boko Haram;

10.  chiede che sia svolta, sotto l'egida delle Nazioni Unite, un'indagine internazionale volta a determinare la responsabilità di paesi terzi nell'organizzazione e nel finanziamento di gruppi terroristici nella regione, quali ad esempio Boko Haram;

11.  ritiene che il secondo anniversario del rapimento delle studentesse di Chibok, che ricorre il 14 aprile, dovrebbe dare nuovo slancio alle azioni del governo nigeriano e della comunità internazionale volte a ottenere la loro liberazione immediata e incondizionata, così come il rilascio delle 400 persone tra donne e bambini sequestrate dalla città di Damasak nel novembre 2014, e di tutte le altre donne e tutti gli altri bambini rapiti;

12.  chiede alle autorità di garantire che donne e ragazze possano facilmente accedere all'offerta completa di servizi per la salute sessuale e riproduttiva;

13.  prende atto con preoccupazione degli attacchi contro le scuole della Nigeria settentrionale, che privano i minori di opportunità di istruzione e rischiano di alimentare la radicalizzazione dalla quale dipendono i gruppi estremisti violenti come Boko Haram;

14.  rileva che Boko Haram ha attaccato indistintamente musulmani, cristiani, seguaci di altre confessioni e persone che non professano alcuna religione, e condanna l'ondata di violenza che ha colpito, tra l'altro, istituzioni religiose e fedeli;

15.  condanna altresì gli attacchi nei confronti degli agricoltori e i conflitti interetnici tra pastori di bestiame e agricoltori nella fascia centrale del paese, segnatamente negli Stati di Plateau e Taraba, che comportano gravi violazioni dei diritti umani e hanno portato all'uccisione di migliaia di persone dal 2014;

16.  invita il governo nigeriano e i partner internazionali a investire maggiormente nella prevenzione e nella risoluzione dei conflitti tra le comunità di pastori di bestiame e di agricoltori, sostenendo la cooperazione attraverso iniziative per la gestione condivisa delle risorse economiche e naturali;

17.  invita il presidente Buhari a garantire che il suo governo difenda il diritto dei nigeriani alla libertà di culto e, più in generale, i diritti di tutti i suoi cittadini, in linea con la costituzione e le leggi della Nigeria, e chiede ai leader religiosi del paese di contribuire a combattere l'estremismo e la radicalizzazione;

18.  esorta il VP/AR e gli Stati membri a mantenere il loro impegno sul fronte degli sforzi diplomatici in Nigeria, al fine di ottenere la pace, la sicurezza, la buona governance e il rispetto dei diritti umani; li esorta in particolare a proseguire il dialogo politico con la Nigeria a norma dell'articolo 8 dell'accordo di Cotonou riveduto e ad affrontare, in tale contesto, le questioni legate ai diritti umani universali, come la libertà di pensiero, di coscienza, di religione o di credo, e il divieto di discriminazione fondata su qualsiasi criterio, quali sanciti dagli strumenti sui diritti umani universali, regionali e nazionali;

19.  chiede che le autorità nigeriane respingano il disegno di legge sul divieto di petizioni futili e altre questioni connesse, attualmente al vaglio del senato nigeriano, in quanto esso pregiudica la libertà di stampa e la libertà di espressione in Nigeria;

20.  invita il governo nigeriano e le autorità regionali a porre fine alla criminalizzazione della comunità LGBTI nigeriana e a garantire il suo diritto alla libertà di espressione;

21.  invita il governo nigeriano ad adottare misure di emergenza nel delta del Niger, tra cui azioni intese a far cessare le attività illecite legate al petrolio;

22.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Servizio europeo per l'azione esterna, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai parlamenti e ai governi degli Stati membri, al presidente della Repubblica federale della Nigeria, al presidente dell'Unione africana, all'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE, al Parlamento panafricano nonché ai rappresentanti dell'ECOWAS.


Protezione dei segreti commerciali contro l'acquisizione, l'utilizzo e la divulgazione illeciti ***I
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Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 14 aprile 2016 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla protezione del know-how riservato e delle informazioni commerciali riservate (segreti commerciali) contro l'acquisizione, l'utilizzo e la divulgazione illeciti (COM(2013)0813 – C7-0431/2013 – 2013/0402(COD))
P8_TA(2016)0131A8-0199/2015

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2013)0813),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 114 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C7‑0431/2013),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 25 marzo 2014(1),

–  visto l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 18 dicembre 2015, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione giuridica e i pareri della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia e della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (A8-0199/2015),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 14 aprile 2016 in vista dell'adozione della direttiva (UE) 2016/... del Parlamento europeo e del Consiglio sulla protezione del know-how riservato e delle informazioni commerciali riservate (segreti commerciali) contro l'acquisizione, l'utilizzo e la divulgazione illeciti

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, la direttiva (UE) 2016/943.)

(1) GU C 226 del 16.7.2014, pag. 48.


Stato di previsione delle entrate e delle spese per l'esercizio 2017
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Risoluzione del Parlamento europeo del 14 aprile 2016 sullo stato di previsione delle entrate e delle spese del Parlamento europeo per l'esercizio 2017 (2016/2019(BUD))
P8_TA(2016)0132A8-0131/2016

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 314 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(1), in particolare l'articolo 36,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020(2),

–  visto l'accordo interistituzionale del 2 dicembre 2013 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria(3),

–  visto il regolamento (EU, Euratom) n. 1023/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2013, che modifica lo statuto dei funzionari dell'Unione europea e il regime applicabile agli altri agenti dell'Unione europea(4),

–  vista la sua risoluzione del 28 ottobre 2015 relativa alla posizione del Consiglio sul progetto di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016(5),

–  vista la sua risoluzione del 25 novembre 2015 sul progetto comune di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016, approvato dal comitato di conciliazione nel quadro della procedura di bilancio(6),

–  vista la relazione del Segretario generale all'Ufficio di presidenza in vista della definizione del progetto preliminare di stato di previsione del Parlamento per l'esercizio 2017,

–  visto il progetto preliminare di stato di previsione stabilito dall'Ufficio di presidenza l'11 aprile 2016 a norma dell'articolo 25, paragrafo 7, e dell'articolo 96, paragrafo 1, del regolamento del Parlamento,

–  visto il progetto di stato di previsione redatto dalla commissione per i bilanci a norma dell'articolo 96, paragrafo 2, del regolamento del Parlamento,

–  visti gli articoli 96 e 97 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i bilanci (A8-0131/2016),

A.  considerando che questa procedura è la seconda procedura di bilancio completa che si svolge nella nuova legislatura e la quarta procedura del quadro finanziario pluriennale 2014-2020;

B.  considerando che il bilancio 2017, quale proposto nella relazione del Segretario generale, sarebbe contraddistinto dal proseguimento e dall'intensificazione della politica dell'Istituzione intesa a conseguire una maggiore efficienza in tutti i settori in cui ciò sia possibile, senza compromettere la qualità delle condizioni di lavoro per i deputati e il personale;

C.  considerando che il Segretario generale ha proposto quattro obiettivi prioritari per il bilancio 2017, segnatamente: rafforzare la sicurezza e la sicurezza informatica, eliminare progressivamente le misure di deroga per l'irlandese, migliorare il supporto prestato ai deputati nell'esercizio del loro mandato e rendere il Parlamento attraente per il pubblico e i visitatori;

D.  considerando che, nell'attuale contesto politico e di sicurezza che si è venuto a creare a seguito degli attentati terroristici in Europa, la procedura di bilancio 2017 dovrebbe comportare un rafforzamento della sicurezza e della sicurezza informatica al Parlamento;

E.  considerando che il Segretario generale ha proposto un importo pari a 1 910 073 000 EUR per il progetto preliminare di stato di previsione del Parlamento per il 2017, che rappresenta un aumento globale del 3,9 % rispetto al bilancio 2016, di cui l'1,7 % è considerato spese ordinarie, e corrisponderebbe al 19,26 % della rubrica 5 del QFP 2014-2020;

F.  considerando che, tra il 2017 e il 2022, la deroga riguardante la traduzione di tutti i documenti ufficiali in irlandese sarà gradualmente eliminata, con la conseguenza che tutti i documenti ufficiali dovranno essere tradotti anche verso tale lingua, e che viene proposta una spesa supplementare straordinaria di 3,7 milioni di EUR per soddisfare questo nuovo requisito linguistico, che corrisponde allo 0,2 % dell'aumento complessivo;

G.  considerando che sono necessari investimenti supplementari straordinari pari a 47,6 milioni di EUR per rafforzare la sicurezza e la sicurezza informatica, un importo che corrisponde al 2,6 % dell'aumento complessivo;

H.  considerando che i tassi di inflazione hanno registrato un costante calo dal 2011; che il tasso di inflazione reale nei luoghi di lavoro del Parlamento nel 2015 e nel 2016 è stato inferiore all'effettivo tasso di aumento del bilancio dell'Istituzione;

I.  considerando che quasi il 60% del bilancio è costituito da spese connesse all'indicizzazione che riguardano, per la maggior parte, le retribuzioni dei deputati e del personale, che sono adeguate a norma dello statuto dei funzionari, e gli obblighi contrattuali corrispondenti all'indicizzazione specifica per settore, che è solitamente più elevata del tasso di inflazione standard;

J.  considerando che, nella sua risoluzione del 29 aprile 2015 sullo stato di previsione delle entrate e delle spese del Parlamento europeo per l'esercizio 2016(7), il Parlamento ha sottolineato che il bilancio 2016 avrebbe dovuto avere un impianto realistico ed essere conforme ai principi della disciplina di bilancio e della sana gestione finanziaria;

K.  considerando che la credibilità del Parlamento in quanto ramo dell'autorità di bilancio dipende in gran parte dalla sua capacità di tenere sotto controllo le proprie spese;

L.  considerando che, il 26 ottobre 2015, l'Ufficio di presidenza ha adottato un nuovo insieme di norme per la gestione dell'indennità di assistenza parlamentare, rendendo più rigorosi i requisiti per il rimborso dei contratti con gli assistenti locali, segnatamente destinando almeno il 25% dell'indennità di assistenza parlamentare alla copertura delle spese per gli assistenti accreditati;

Quadro generale

1.  sottolinea che nel 2017 è opportuno mantenere la quota del bilancio del Parlamento al di sotto del 20 % della rubrica 5; osserva che il livello del progetto preliminare di stato di previsione per il 2017, quale stabilito nella posizione dell'Ufficio di presidenza del 9 marzo 2016, corrispondeva al 19,26 %, che è al di sotto della percentuale raggiunta nel 2016 (19,39 %) e rappresenta il secondo livello più basso della rubrica 5 negli ultimi otto anni; riduce ulteriormente la propria quota nella rubrica 5 al 19,17 % per il 2017;

2.  ritiene tuttavia che, tenendo conto del rallentamento dell'economia registrato negli Stati membri, il tasso di inflazione previsto per il 2017 non dovrebbe essere considerato come il parametro principale per gli aumenti delle spese ordinarie;

3.  conferma la richiesta di una spesa straordinaria, che rappresenta un aumento dello 0,2 % rispetto al bilancio 2016, per la graduale eliminazione delle misure di deroga temporanee per l'uso della lingua irlandese, stabilite dal regolamento (CE) n. 920/2005 del Consiglio, del 13 giugno 2005(8);

4.  prende atto della richiesta di un aumento del 2,6 % per la sicurezza e la sicurezza informatica, che corrisponderebbe a più del doppio delle risorse stanziate nel 2016; esorta il Segretario generale a fornire alla commissione per i bilanci informazioni dettagliate in modo trasparente sulle misure di sicurezza e di sicurezza informatica attuali e future e sulla ripartizione dei loro costi;

5.  approva la dotazione per spese straordinarie per gli investimenti in materia di sicurezza nel 2017, sulla base dell'analisi presentata all'Ufficio di presidenza nel febbraio 2016 e integrata dallo screening effettuato a seguito degli eventi del 22 marzo 2016 (47,6 milioni di EUR), e la dotazione per spese straordinarie legate alla graduale eliminazione delle misure di deroga temporanee per l'uso della lingua irlandese (3,7 milioni di EUR);

6.  limita l'aumento delle sue spese ordinarie per il 2017, escluse le due dotazioni straordinarie, all'1,4 % rispetto alle spese ordinarie del bilancio 2016, e allo 0,6% rispetto al bilancio 2016;

7.  fissa il livello globale del suo stato di previsione per il 2017 a 1 900 873 000 EUR, che corrisponde a un aumento complessivo del 3,4 % rispetto al bilancio 2016;

8.  sottolinea che il Parlamento dovrebbe essere dotato delle risorse necessarie per poter svolgere la sua funzione fondamentale di organo legislativo e di autorità di bilancio; e che, nel contesto economico attuale, tali risorse dovrebbero essere gestite con rigore, pragmatismo ed efficacia; sottolinea che, sebbene sia opportuno garantire un adeguato livello di finanziamento per il Parlamento ai fini dell'esercizio della democrazia europea, è opportuno incoraggiare fortemente gli sforzi intesi a realizzare risparmi e a migliorare ulteriormente l'efficacia nell'uso dei fondi pubblici;

9.  sottolinea che la maggior parte del bilancio del Parlamento e la sua indicizzazione annuale sono fissate da obblighi statutari o contrattuali su cui il Parlamento non può influire nel quadro della procedura di bilancio;

Trasparenza, accessibilità e leggibilità

10.  invita il Segretario generale a formulare una proposta volta a presentare il bilancio al pubblico in un forma sufficientemente dettagliata, leggibile e conviviale sul sito web del Parlamento, al fine di consentire a tutti i cittadini di acquisire una migliore comprensione delle attività, delle priorità e delle corrispondenti dinamiche di spesa del Parlamento; ritiene che un primo passo in tal senso potrebbe consistere nel mettere a disposizione sul sito web del Parlamento le informazioni grafiche attualmente disponibili nell'intranet;

11.  ritiene che, analogamente alla procedura di bilancio, sia opportuno trasmettere ai membri dell'Ufficio di presidenza e alla commissione per i bilanci ogni informazione pertinente, in tutte le fasi della procedura, in modo tempestivo, in una forma comprensibile e con il necessario livello di dettaglio e di ripartizione, al fine di consentire all'Ufficio di presidenza, alla commissione per i bilanci e ai gruppi politici di procedere a deliberazioni appropriate e di basare le proprie decisioni su un quadro globale dello stato e dei fabbisogni del bilancio del Parlamento;

12.  sottolinea la necessità di precisione e trasparenza nell'evoluzione del bilancio da un esercizio all'altro; ritiene che, sebbene determinate spese straordinarie, come quelle per la sicurezza, siano giustificabili nel bilancio 2017, il ricorso sempre più frequente a spese straordinarie annuali è problematico in termini di controllo e di stabilità del bilancio; chiede una definizione più precisa delle spese straordinarie; ritiene che, ai fini della rendicontazione e della comparabilità dei dati nel bilancio generale, occorra valutare se le spese straordinarie dovrebbero essere incluse nella base di calcolo della differenza percentuale tra gli bilanci da un esercizio all'altro;

13.  rinnova l'invito a presentare una programmazione di bilancio e medio e lungo termine, che includa una chiara distinzione tra gli investimenti e le spese operative relative al funzionamento del Parlamento e ai suoi obblighi statutari (inclusi gli affitti e le acquisizioni), in linea con la sua risoluzione del 29 aprile 2015 sullo stato di previsione delle entrate e delle spese del Parlamento europeo per l'esercizio 2016(9); chiede pertanto una modifica della presentazione del bilancio per distinguere chiaramente le spese per investimenti dalle spese operative;

14.  si congratula con l'Ufficio di presidenza e la DG ITEC per la nuova veste grafica delle pagine personali dei deputati sul sito ufficiale del Parlamento, in quanto essa offre maggiore trasparenza sulla composizione e lo status delle loro équipe di lavoro (creazione di una nuova scheda "assistenti" con le sottovoci: assistenti, assistenti accreditati, assistenti accreditati (raggruppamento), assistenti locali, prestatori di servizi, terzi erogatori, tirocinanti); chiede al Segretario generale di garantire i controlli necessari per l'attuazione delle nuove norme in materia di indennità di assistenza parlamentare approvate dall'Ufficio di presidenza il 26 ottobre 2015;

15.  chiede che, almeno una volta ogni cinque anni, il bilancio sia elaborato sulla base dei fabbisogni effettivi per le singoli voci e non sulla base di un sistema di coefficienti;

Sicurezza e sicurezza informatica

16.  chiede una pianificazione del bilancio a medio e lungo termine che includa informazioni chiare sulla spesa relativa alla sicurezza e alla sicurezza informatica; invita inoltre l'Ufficio di presidenza, alla luce dei recenti eventi, ad aggiornare il Concetto globale di sicurezza e a comunicarlo il prima possibile, al più tardi entro il mese di giugno 2016;

17.  ritiene che qualsiasi misura in questo settore dovrebbe essere basata su una valutazione chiara dei fabbisogni del Parlamento e sulla proporzionalità rispetto ai rischi incorsi; chiede al Segretario generale e all'Ufficio di presidenza di presentare alla commissione per i bilanci, in tempo utile prima della lettura del bilancio 2017 da parte del Parlamento, un Concetto globale di sicurezza che includa una valutazione generale dei rischi percepiti e delle misure di sicurezza previste come pure delle opzioni alternative, accompagnata da una valutazione dettagliata del loro impatto finanziario sul bilancio 2017 e sui bilanci successivi, facendo una distinzione chiara tra spese per investimenti e spese ricorrenti, e di illustrare le misure previste per rafforzare la sicurezza del Parlamento all'interno e all'esterno dei suoi edifici, come pure il loro impatto sul bilancio 2017; chiede informazioni sulle conseguenze finanziarie degli accordi di cooperazione amministrativa interistituzionali nel settore della sicurezza;

18.  chiede al Segretario generale di valutare se sia necessario rivedere i contratti di assicurazione esistenti (per i deputati e il personale) alla luce delle minacce terroristiche e di formulare, se del caso, proposte intese a risolvere eventuali lacune;

19.  ritiene che il sistema di sicurezza all'esterno degli edifici del Parlamento dovrebbe continuare a essere garantito dalle autorità belghe;

Migliorare il supporto prestato ai deputati

20.  prende atto delle misure in corso per migliorare il supporto prestato ai deputati nell'esercizio del loro mandato;

21.  accoglie con favore l'estensione del portale elettronico dei deputati (e-Portal), ma invita il Segretario generale a migliorare, nel quadro dell'iniziativa "Parlamento senza carta", l'attuale sistema di invio ai deputati di una copia cartacea delle distinte di pagamento, in vista di una sua eliminazione definitiva entro la fine del 2017; ritiene che l'e-Portal dovrebbe offrire questo servizio elettronicamente per default a tutti i deputati, il che permetterebbe di realizzare considerevoli risparmi sia in termini di tempo che in termini economici;

22.  si compiace della crescente qualità della consulenza e degli studi forniti ai deputati e alle commissioni; ricorda che, al momento della creazione della Direzione generale dei Servizi di ricerca parlamentare (EPRS) nel 2013, era stata prevista una valutazione intermedia dell'efficacia della cooperazione tra l'EPRS e i dipartimenti tematici; chiede pertanto al Segretario generale di procedere a tale valutazione e di presentare i risultati alla commissione per i bilanci entro la fine del 2016; ritiene che questa valutazione dovrebbe includere proposte volte a garantire che il sostegno prestato dall'EPRS sia articolato in modo ottimale con gli sviluppi nelle rispettive commissioni tematiche, rispondendo al contempo alle esigenze dei singoli deputati, e che esso non si sovrapponga alle attività dei dipartimenti tematici e non incoraggi la competizione tra servizi;

23.  è dell'avviso che occorra valutare le esigenze dei deputati nelle rispettive circoscrizioni, tenendo conto anche delle differenze tra queste ultime, al fine di sostenere in maniera più adeguata i deputati nelle loro attività a livello di circoscrizione; ritiene che gli spazi di lavoro mobili per i deputati e il sostegno nelle circoscrizioni elettorali dovrebbero essere basati sulla valutazione delle reali esigenze e del loro utilizzo e non dovrebbero generare costi aggiuntivi ingenti o ricorrenti per il Parlamento; insiste che non dovrebbero essere fornite apparecchiature informatiche, in quanto l'indennità per spese generali prevede risorse sufficienti per l'acquisto dei dispositivi più avanzati; mette in discussione la necessità di sviluppare uno spazio di lavoro mobile privato per i deputati, in quanto ciò non sembra corrispondere alle modalità organizzative di lavoro dei deputati e dei loro uffici;

24.  concorda sul fatto che gli strumenti informatici sono un ausilio importante per i deputati nell'esercizio delle loro funzioni; ribadisce, tuttavia, la necessità di permettere l'installazione di software "free-source", che consentirebbe di realizzare considerevoli risparmi sui costi di comunicazione e migliorerebbe il flusso di lavoro degli uffici dei deputati, tenendo conto al contempo della sicurezza informatica e garantendo la protezione dei dati;

25.  chiede che sia generalizzata la possibilità di firma elettronica per tutti i tipi di documenti interni, quali moduli, dichiarazioni scritte, ecc., garantendo al contempo l'affidabilità e la sicurezza; chiede che sia esaminata la possibilità di introdurre un sistema di verifica TAN sul cellulare dei deputati; ritiene inoltre che l'uso di apparecchi fax dovrebbe essere scoraggiato e gradualmente eliminato in base alla decisione del singolo deputato;

26.  accoglie con favore la nuova riforma in materia di interrogazioni con richiesta di risposta scritta supplementari, approvata il 3 settembre 2015 dalla commissione per gli affari costituzionali su richiesta della commissione per i bilanci all'atto dell'adozione del bilancio del Parlamento per l'esercizio 2016; chiede al Segretario generale di prevedere i controlli necessari per l'applicazione della nuova interpretazione; invita la Conferenza dei presidenti a procedere a una valutazione del nuovo sistema delle interrogazioni con richiesta di risposta scritta per quanto riguarda le interrogazioni supplementari, al fine di analizzare i risparmi ottenuti, nonché a informare la commissione per i bilanci dei risultati di tale valutazione entro il mese di agosto 2016, prima della lettura del bilancio da parte del Parlamento nell'autunno 2016;

27.  ritiene opportuno mantenere la dotazione per le indennità di assistenza parlamentare per il 2017 allo stesso livello del 2016, nel rispetto dell'indicizzazione giuridicamente vincolante applicabile a norma dello statuto dei funzionari;

28.  ritiene che l'attuale descrizione delle attività parlamentari dei deputati sul sito web del Parlamento non sia accurata e non rispecchi le attività e la partecipazione reali dei deputati; propone di eliminare gradualmente l'attuale ricorso al ranking dei siti web, migliorando al contempo le informazioni sulle attività dei singoli deputati disponibili sul sito web ufficiale del Parlamento; chiede una valutazione della presentazione delle dichiarazioni di voto e degli interventi di un minuto, inclusa l'opzione di riportarli separatamente rispetto agli interventi in Aula, e una valutazione del valore aggiunto delle dichiarazioni di voto e delle possibili alternative; si attende che il gruppo di lavoro competente dell'Ufficio di presidenza, che si occupa della questione, presenti il suo programma e le sue conclusioni alla commissione per i bilanci non appena saranno disponibili;

Spese dei deputati

29.  ribadisce il proprio invito all'Ufficio di presidenza affinché definisca norme più precise sulla rendicontazione delle spese autorizzate a titolo dell'indennità per spese generali, che potrebbero includere misure con un buon rapporto costi-efficacia quali la pubblicazione da parte dei deputati delle spese sostenute, una prassi che è già seguita da un crescente numero di deputati, e potrebbero essere accompagnate da un sistema semplificato di restituzione dei fondi inutilizzati; ribadisce che ciò non dovrebbe richiedere personale supplementare per l'amministrazione del Parlamento;

Politica immobiliare

30.  ricorda che la strategia immobiliare a medio termine, adottata dall'Ufficio di presidenza nel 2010, è attualmente in fase di revisione; deplora che l'Ufficio di presidenza non abbia ancora concluso le sue deliberazioni sulla strategia immobiliare a medio termine del Parlamento; invita il Segretario generale a presentare alla commissione per i bilanci la nuova strategia immobiliare a medio termine quanto prima, e al più tardi entro il mese di agosto 2016, prima della lettura del bilancio da parte del Parlamento nell'autunno 2016;

31.  invita l'Ufficio di presidenza a presentare una strategia a lungo termine per gli edifici del Parlamento; ribadisce la necessità di trattare con prudenza e in maniera trasparente gli investimenti di lungo periodo, come ad esempio i progetti immobiliari del Parlamento; insiste sulla necessità che la gestione dei costi e la programmazione e supervisione dei progetti siano improntate al rigore; ribadisce la sua richiesta di un processo decisionale trasparente nel settore della politica immobiliare, basato su informazioni tempestive, nel rispetto dell'articolo 203 del regolamento finanziario; ritiene che tale strategia dovrebbe includere una relazione sui motivi dei ritardi e del superamento dei costi della Casa della storia europea;

32.  chiede che il bilancio rispecchi fedelmente la situazione del parco immobiliare del Parlamento europeo; chiede a tal fine che il costo dell'edificio KAD figuri chiaramente nel bilancio definitivo del Parlamento e che in futuro gli investimenti immobiliari siano iscritti in bilancio onde evitare di dover ricorrere a storni di recupero;

33.  è del parere che, nell'attuale contesto economico, non dovrebbero essere avviati altri progetti relativi al Parlamentarium senza previa consultazione e approvazione della commissione per i bilanci;

34.  propone pertanto di introdurre, a partire dal 2018, un'apposita linea per gli investimenti nella costruzione di edifici, che utilizzerebbe, come base di finanziamento nel 2018, i finanziamenti proposti nel 2017 per le spese straordinarie;

35.  date le circostanze eccezionali nel 2017, che richiedono ingenti investimenti nelle infrastrutture di sicurezza, propone di impiegare tutti i finanziamenti non utilizzati entro la fine del 2017 per coprire le spese di costruzione dell'edificio KAD, onde evitare quanto più possibile il pagamento di interessi alle banche sui prestiti che devono essere contratti per il finanziamento della costruzione;

36.  chiede maggiori informazioni sullo stato di avanzamento del progetto di ristrutturazione dell'edificio PHS; chiede l'avvio e l'esame da parte dell'Ufficio di presidenza di uno studio sulla ristrutturazione; si attende che l'Ufficio di presidenza, nel fissare i tempi di ristrutturazione, prenda in considerazione la necessità di garantire condizioni di lavoro sane e sicure; chiede all'Ufficio di presidenza di informare la commissione per i bilanci su tutte le fasi non appena possibile; invita, a tale riguardo, l'Ufficio di presidenza a porre le basi per la trasformazione dell'edificio PHS in un edificio esemplare avanzato in termini di efficienza energetica e di procedere tempestivamente alla modernizzazione dell'edificio;

37.  invita i vicepresidenti responsabili a presentare alla commissione per i bilanci una relazione sullo stato di avanzamento dei lavori riguardanti l'edificio KAD;

38.  ritiene che occorra portare avanti le riforme strutturali e organizzative mirate a conseguire un'efficienza, una sostenibilità ambientale e un'efficacia maggiori attraverso un esame approfondito delle sinergie e dei risparmi possibili; rammenta che potrebbero essere realizzati risparmi sostanziali se si passasse da tre sedi (Bruxelles, Strasburgo e Lussemburgo) a una sede unica; sottolinea che questo processo dovrebbe essere condotto senza pregiudicare l'eccellenza legislativa del Parlamento, i suoi poteri di bilancio e di controllo, nonché la qualità delle condizioni di lavoro per i deputati, gli assistenti e il personale;

Questioni relative al personale

39.  accoglie con favore la proposta di ridurre il suo organigramma di 60 posti nel 2017, in linea con l'accordo raggiunto con il Consiglio sul progetto di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016, approvato dal comitato di conciliazione nel quadro della procedura di bilancio il 14 novembre 2015;

40.  ricorda che il livello totale del personale dei gruppi politici è escluso dall'obiettivo di riduzione del personale del 5%, in conformità con le decisioni adottate per gli esercizi finanziari 2014, 2015 e 2016;

41.  appoggia la creazione dei nuovi posti necessari per la traduzione e l'interpretazione in lingua irlandese; esclude questi posti addizionali dall'obiettivo di riduzione del 5%, in linea con la raccomandazione della Commissione; chiede al Segretario generale di consultare i deputati irlandesi in vista di una possibile razionalizzazione dell'uso della lingua irlandese, senza compromettere i diritti garantiti ai deputati;

42.  sostiene l'introduzione dell'interpretazione nella lingua internazionale dei segni per tutte le discussioni in Aula, al fine di renderle quanto meno realmente accessibili a tutti i cittadini europei;

43.  si compiace dei progressi realizzati per quanto riguarda l'efficienza dei servizi di traduzione e interpretazione; riconosce la qualità e il valore aggiunto dei servizi forniti dagli interpreti; chiede che si giunga rapidamente a un accordo sostenibile tra il Segretario generale e i rappresentanti degli interpreti, che unisca condizioni di lavoro di elevata qualità e una gestione efficiente al fine di evitare situazioni di squilibrio in termini di orario di lavoro e di generale precarietà tra gli interpreti, nel rispetto dei diritti sociali; chiede al Segretario generale di presentare ulteriori proposte di razionalizzazione, come ad esempio un maggiore ricorso alla traduzione e all'interpretazione "on demand", in particolare per quanto riguarda le attività degli intergruppi del Parlamento europeo; ritiene che il sistema del profilo linguistico, in vigore dall'ottobre 2014 per gli emendamenti di commissione, costituisca un esempio dei miglioramenti di efficienza che è possibile realizzare e sviluppare ulteriormente; ritiene che l'interpretazione e la traduzione siano elementi centrali di una democrazia europea aperta a tutti e chiede pertanto che non sia ammessa alcuna riforma in contrasto con un'accessibilità il più ampia e inclusiva possibile alle attività e ai documenti del Parlamento europeo;

44.  invita l'Ufficio di presidenza a valutare e, laddove necessario, a rivedere le norme che disciplinano lo statuto dei tirocinanti, introducendo tra l'altro una retribuzione minima e armonizzando le offerte tariffarie connesse dai servizi di ristorazione per tutti i tirocinanti, sia che lavorino nell'amministrazione del Parlamento o negli uffici dei deputati, allo scopo di garantire la parità di trattamento e di tutelare i loro diritti sociali;

45.  invita l'Ufficio di presidenza a rivedere le norme che disciplinano il rimborso delle spese di missione connesse ai viaggi tra i luoghi di lavoro del Parlamento sostenute dagli assistenti parlamentari accreditati, al fine di allinearle alle norme applicabili al resto del personale;

46.  ritiene che occorra introdurre una terza procedura per consentire di porre fine su base consensuale a un contratto stipulato tra un deputato e un assistente;

Servizio autisti/mobilità

47.  nutre riserve in merito alla proposta di internalizzare il servizio autisti, sostituendo il prestatore di servizi esterno con agenti contrattuali del Parlamento, un'operazione che comporterà circa 3,7 milioni di EUR di spese addizionali immediate; ritiene che occorra considerare come opzione alternativa un contratto esterno ben organizzato, concluso in conformità delle vigenti norme in materia di appalti pubblici, in cui il prestatore di servizi esterno sia chiaramente obbligato ad assumere la responsabilità per i controlli di sicurezza e i controlli dei precedenti personali, come pure a garantire condizioni di lavoro e retribuzioni dignitose; intende prendere in considerazione l'internalizzazione solamente qualora i suoi costi non superino quelli connessi al sistema attuale e qualora essa consenta condizioni di lavoro e retribuzioni dignitose per gli autisti, un migliore equilibrio di genere e l'utilizzo di automobili più ecologiche; chiede che, prima dell'adozione di qualsiasi decisione, siano fornite informazioni dettagliate alla commissione per i bilanci;

48.  chiede al Segretario generale di consultare le autorità belghe al fine di garantire un agevole accesso e il miglior uso possibile del nuovo collegamento ferroviario diretto tra la stazione di Bruxelles-Luxembourg e l'aeroporto di Zaventem, che potrebbe includere l'accettazione dei badge di accesso dei deputati al posto dell'attuale sistema dei lasciapassare;

49.  ritiene che il parco veicoli dovrebbe essere costituito da automobili più sicure ed efficienti sotto il profilo dei costi e del consumo di carburante; sottolinea che dovrebbe essere data la preferenza ad autobus e minibus, da e verso l'aeroporto, a orari fissi; chiede al Segretario generale di riferire sull'opzione di un passaggio completo ai veicoli elettrici alla fine del decennio;

50.  chiede al Segretario generale di procedere a colloqui con l'agenzia viaggi del Parlamento; incoraggia l'agenzia viaggi a intensificare la comparazione dei prezzi; invita l'agenzia viaggi a ricercare attivamente i biglietti più economici all'atto della prenotazione e, in generale, a offrire prezzi più competitivi ai deputati e a tutte le categorie di personale, assicurando al contempo condizioni idonee per il cambio dei biglietti;

Comunicazione

51.  chiede di ricevere i risultati della valutazione ex post della strategia globale e della metodologia della campagna d'informazione e di comunicazione del 2014 (la relazione di valutazione avrebbe già dovuto essere presentata entro il secondo semestre del 2015);

52.  ribadisce la sua richiesta al Segretario generale di riferire alla commissione per i bilanci sulla valutazione della campagna per le elezioni parlamentari del 2014, nonché sull'efficacia delle misure di comunicazione del Parlamento destinate al grande pubblico;

53.  riconosce il ruolo svolto dagli uffici d'informazione del Parlamento nella sensibilizzazione sulle attività del Parlamento e dell'Unione in generale; ritiene che occorra prevedere misure di efficienza per quanto riguarda gli uffici d'informazione del Parlamento; è del parere che gli uffici d'informazione dovrebbero, per quanto possibile, essere situati nello stesso edificio occupato dalle rappresentanze della Commissione e condividere con esse i servizi di back office; chiede la valutazione degli obiettivi, dei compiti e dei risultati degli uffici d'informazione, alla luce dei quali dovrebbero essere definite le priorità;

54.  chiede di valutare la possibilità di una più stretta cooperazione con ARTE a Strasburgo, al fine di creare un polo mediatico europeo per la formazione di giovani giornalisti;

55.  chiede al Segretario generale di presentare una relazione sulle imprese e le organizzazioni alle quali è stato concesso l'accesso al Parlamento per tenervi seminari legati alle loro attività; chiede al Segretario generale di mantenere un equilibrio tra i diversi settori e tipi di organizzazioni cui è concesso l'accesso al Parlamento;

Altre questioni

56.  esorta il Segretario generale a presentare una relazione dettagliata sull'attuazione delle parti amministrative degli accordi di cooperazione tra il Parlamento, il Comitato delle regioni e il Comitato economico e sociale europeo e, su questa base, di elaborare modalità per un'ulteriore possibile cooperazione amministrativa in settori quali la logistica, l'infrastruttura o la sicurezza;

57.  esorta il Segretario generale a fornire chiarimenti sull'attuale gestione della palestra del Parlamento e sul suo attuale utilizzo da parte del personale del Parlamento; chiede inoltre chiarimenti sulla causa in corso e sulle possibilità esistenti per assicurarne in futuro una gestione efficiente ed efficace in termini di costi;

58.  ritiene che sia possibile realizzare ulteriori risparmi sulle spese relative al mobilio, dal momento che, a suo avviso, un aumento di 3 589 832 EUR per il 2016 e un aumento analogo per il 2017, rispetto alla cifra di 2 415 168 EUR relativa al 2015, sono lungi dall'essere ragionevoli;

59.  accoglie positivamente l'uso più limitato ed efficiente dei bauli ("cantine") e incoraggia a condividere i bauli negli spostamenti a Strasburgo;

60.  chiede al Segretario generale di applicare pienamente lo spirito e la lettera del regolamento finanziario per quanto riguarda gli appalti pubblici verdi ed economicamente efficienti, rafforzando in tal senso la strategia del Parlamento in materia di appalti;

61.  incoraggia a rafforzare l'impegno per la realizzazione di risparmi energetici, in particolare per quanto riguarda i sistemi di illuminazione e di riscaldamento degli edifici, visto che le discussioni sul bilancio 2016 hanno dimostrato che vi è ancora margine di miglioramento;

62.  incoraggia una maggiore promozione dei cibi sani e biologici; chiede inoltre all'Ufficio di presidenza di valutare la possibilità di fornire cibi sani non solo in termini di diversificazione dei servizi ma anche e soprattutto in termini di fornitura di frutta e verdure fresche a prezzi più convenienti;

o
o   o

63.  stabilisce lo stato di previsione per l'esercizio 2017;

64.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione e lo stato di previsione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1
(2) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 884.
(3) GU C 373 del 20.12.2013, pag. 1.
(4) GU L 287 del 29.10.2013, pag. 15.
(5) Testi approvati, P8_TA(2015)0376.
(6) Testi approvati, P8_TA(2015)0407.
(7) Testi approvati, P8_TA(2015)0172.
(8) GU L 156 del 18.6.2005, pag. 3.
(9) Testi approvati, P8_TA(2015)0172.


Relazione 2015 sulla Turchia
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Risoluzione del Parlamento europeo del 14 aprile 2016 sulla relazione 2015 sulla Turchia (2015/2898(RSP))
P8_TA(2016)0133B8-0442/2016

Il Parlamento europeo,

–  vista la relazione 2015 della Commissione sulla Turchia (SWD(2015)0216),

–  viste le conclusioni del Consiglio del 15 dicembre 2015 sull'allargamento e il processo di stabilizzazione e di associazione e le precedenti conclusioni in materia del Consiglio e del Consiglio europeo,

–  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, del 10 novembre 2015, sulla strategia di allargamento dell'UE (COM(2015)0611),

–  viste la decisione 2008/157/CE del Consiglio, del 18 febbraio 2008, relativa ai principi, alle priorità e alle condizioni contenuti nel partenariato di adesione con la Repubblica di Turchia ("partenariato di adesione"), nonché le precedenti decisioni del Consiglio del 2001, 2003 e 2006 sul partenariato di adesione,

–  visti la dichiarazione congiunta che ha fatto seguito al vertice UE-Turchia del 29 novembre 2015 e il piano d'azione UE-Turchia,

–  vista la sua risoluzione del 15 aprile 2015 sul centenario del genocidio armeno(1),

–  vista la conferenza intergovernativa del 14 dicembre 2015 durante la quale è stato ufficialmente aperto il capitolo 17 concernente la politica economica e monetaria,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla Turchia, in particolare quelle del 10 febbraio 2010 sulla relazione concernente i progressi realizzati dalla Turchia nel 2009(2), del 9 marzo 2011 sulla relazione 2010 sui progressi compiuti dalla Turchia(3), del 29 marzo 2012 sulla relazione 2011 relativa ai progressi compiuti dalla Turchia(4), del 18 aprile 2013 sulla relazione 2012 sui progressi compiuti dalla Turchia(5), del 13 giugno 2013 sulla situazione in Turchia(6), del 12 marzo 2014 sulla relazione 2013 sui progressi compiuti dalla Turchia(7), del 13 novembre 2014 sulle azioni della Turchia che creano tensioni nella zona economica esclusiva della Repubblica di Cipro(8), del 15 gennaio 2015 sulla libertà di espressione in Turchia(9) nonché del 10 giugno 2015 sulla relazione 2014 della Commissione sui progressi compiuti dalla Turchia(10),

–  visto il suo appello alla Commissione, nella risoluzione sulla relazione 2014 della Commissione sui progressi compiuti dalla Turchia, a riesaminare il modo in cui sono stati condotti finora i negoziati e il modo in cui potrebbero essere migliorate e intensificate le relazioni e la cooperazione UE-Turchia,

–  visto il quadro negoziale per la Turchia del 3 ottobre 2005,

–  visti la dichiarazione della Comunità europea e dei suoi Stati membri del 21 settembre 2005, che prevede che il riconoscimento di tutti gli Stati membri sia una componente necessaria dei negoziati ed evidenzia la necessità che la Turchia attui pienamente il protocollo aggiuntivo all'accordo di Ankara eliminando tutti gli ostacoli alla libera circolazione delle merci senza pregiudizi né discriminazioni,

–  visto il fatto che l'adesione della Turchia all'UE dipende dalla piena osservanza dei criteri di Copenaghen e dalla capacità di integrazione dell'UE, conformemente alle conclusioni della riunione del Consiglio europeo del dicembre 2006,

–  visto l'articolo 46 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU), in cui si afferma che le parti contraenti si impegnano a conformarsi alle sentenze definitive della Corte europea dei diritti dell'uomo sulle controversie nelle quali sono parti,

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  visti la crisi in Siria, gli sforzi volti a un cessate il fuoco e a una soluzione pacifica, nonché il dovere della Turchia di rafforzare la stabilità e promuovere rapporti di buon vicinato, compiendo intensi sforzi per risolvere le questioni bilaterali in sospeso, le controversie e i conflitti con i paesi limitrofi sulle frontiere terrestri e marittime e sullo spazio aereo, in conformità con la Carta delle Nazioni Unite e i valori e principi sui quali l'UE è fondata,

–  vista l'importanza fondamentale attribuita, nel processo negoziale, al rispetto dello Stato di diritto, compresi, in particolare, la separazione dei poteri, la democrazia, la libertà di espressione, i diritti umani, i diritti delle minoranze e la libertà di religione;

–  vista l'approvazione dello stanziamento di tre miliardi di euro per la gestione della crisi dei rifugiati in Turchia, di cui un miliardo proveniente dal bilancio dell'UE e il resto dagli Stati membri,

–  visto il lavoro svolto da Kati Piri come relatore permanente sulla Turchia della commissione per gli affari esteri del Parlamento,

–  visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che il 3 ottobre 2005 sono stati avviati i negoziati di adesione con la Turchia e che l'apertura di negoziati di questo tipo rappresenta il punto di partenza di un processo duraturo e aperto basato su un'equa e rigorosa condizionalità e un impegno a effettuare riforme;

B.  considerando che l'UE dovrebbe continuare a sostenere le riforme in Turchia, data la capacità dei negoziati di adesione e del processo di allargamento di indurre il cambiamento,

C.  considerando che, conformemente alle conclusioni della riunione del Consiglio europeo del dicembre 2006, dovrebbero essere pienamente rispettati i criteri di Copenaghen e la capacità di integrazione dell'UE; che la Turchia si è impegnata a soddisfare i criteri di Copenaghen, ad attuare riforme adeguate ed efficaci e a porre in atto un progressivo allineamento all'aquis dell'UE; che tali sforzi dovrebbero essere visti come un'opportunità per la Turchia di rafforzare le sue istituzioni e portare avanti il processo di democratizzazione e ammodernamento;

D.  considerando che nel processo negoziale riveste un'importanza fondamentale lo Stato di diritto, compresi, in particolare, la separazione dei poteri, la libertà di espressione e dei media, i diritti umani e la democrazia, la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata, le relazioni di buon vicinato, la libertà di religione, la libertà di associazione e di manifestazione pacifica, i diritti delle minoranze, i diritti delle donne e il contrasto della discriminazione contro i gruppi vulnerabili, quali i rom, le persone con disabilità e le persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI);

E.  considerando che, con riferimento ai criteri politici, il ritmo delle riforme è rallentato e si è registrata un'involuzione significativa negli ambiti della libertà di espressione e della libertà di associazione;

F.  considerando che la Turchia rimane tra i paesi al mondo con il maggior numero di giornalisti detenuti in carcere;

G.  considerando che, in base alla graduatoria sulla libertà di stampa e dei media stilata da Freedom House, in Turchia la stampa è ancora classificata come non libera e la libertà di Internet è considerata solo parziale;

H.  considerando che in Turchia si sta rapidamente deteriorando la situazione della sicurezza, sia interna che esterna;

I.  considerando che la Turchia ha subito numerosi attacchi terroristici attribuiti al cosiddetto Stato islamico dell'Iraq e del Levante (ISIL/Daesh), nelle città di Diyarbakir, Suruç, Ankara e Istanbul, in cui hanno perso la vita 150 persone innocenti;

J.  considerando che il bombardamento da parte della Russia su Aleppo e altre parti della Siria ha provocato un forte aumento del numero di rifugiati che cercano protezione in Turchia;

K.  considerando che l'UE e la Turchia hanno concordato di rilanciare il processo negoziale e di cooperare intensamente in materia di migrazione;

L.  considerando che la popolazione turca ha dimostrato un'ammirevole ospitalità nei confronti dell'elevato numero di rifugiati che vivono nel paese; considerando che la Turchia ospita il più grande numero di rifugiati al mondo, tra cui circa 2,7 milioni di rifugiati registrati provenienti dalla Siria, dall'Iraq e dall'Afghanistan, secondo l'UNHCR;

M.  considerando che le autorità turche non hanno acconsentito alla riapertura del seminario ortodosso nell'isola di Heybeliada;

I.Situazione delle relazioni UE-Turchia

1.  manifesta profonda preoccupazione, alla luce dell'involuzione registrata nel rispetto della democrazia e dello Stato di diritto in Turchia, per il notevole rallentamento del ritmo complessivo delle riforme in Turchia e per i passi indietro riscontrati in alcuni settori fondamentali, quali l'indipendenza del sistema giudiziario, la libertà di assemblea, la libertà di espressione e il rispetto dei diritti umani e dello Stato di diritto, che allontanano sempre di più l'adempimento dei criteri di Copenaghen, richiesto ai paesi candidati;

2.  sottolinea che la Turchia è un partner strategico fondamentale per l'UE e che lo svolgimento di negoziati attivi e credibili rappresenterebbe un quadro adeguato per sfruttare appieno il potenziale delle relazioni UE-Turchia; prende atto del rilancio del processo negoziale da parte dell'UE e auspica che l'apertura dei capitoli dia luogo a risultati concreti; sollecita, a tal proposito, il conseguimento di risultati concreti da parte della Turchia nonché il suo impegno effettivo; invita nuovamente la Commissione a riesaminare il modo in cui sono stati condotti finora i negoziati e il modo in cui potrebbero essere migliorate e intensificate le relazioni e la cooperazione UE-Turchia; sostiene fermamente un dialogo politico di alto livello strutturato, aperto e più frequente su questioni tematiche fondamentali di comune interesse quali la migrazione, la lotta contro il terrorismo, l'energia, l'economia e il commercio;

3.  ritiene che il differimento della relazione 2015 della Commissione sui progressi compiuti a dopo le elezioni di novembre in Turchia sia stato una decisione sbagliata, poiché ha dato l'impressione che l'UE sia disposta a tacere sulle violazioni dei diritti fondamentali in cambio della cooperazione del governo turco nella questione dei rifugiati; chiede alla Commissione di impegnarsi a pubblicare le relazioni annuali sui progressi compiuti secondo un calendario specifico e definito; invita la Commissione e il Consiglio a non ignorare gli sviluppi interni in Turchia e a sostenere chiaramente il rispetto dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali in Turchia, conformemente ai criteri di Copenaghen e indipendentemente da altri interessi;

4.  prende atto dei risultati delle elezioni parlamentari svoltesi il 1° novembre 2015 e della formazione di un nuovo governo; invita nuovamente ad abbassare la soglia elettorale del 10% e a garantire la trasparenza riguardo al finanziamento dei partiti politici e delle campagne elettorali; plaude alla partecipazione attiva dei volontari della società civile durante le elezioni e l'elevata affluenza alle urne; condanna, tuttavia, le intimidazioni e le vessazioni ai danni dei media e la discriminazione dei partiti di opposizione in termini di copertura pre-elettorale, il clima violento e intimidatorio, segnato in particolare da attacchi contro singoli candidati e uffici dei partiti di opposizione, in particolare del Partito democratico del popolo (HDP), come pure l'intensa polarizzazione politica; plaude al fatto che, in seguito alle ultime due elezioni, la Grande assemblea nazionale turca sia diventata più inclusiva nei confronti delle minoranze in Turchia, nonostante la soglia del 10 %;

5.  invita a potenziare l'unione doganale e a estenderla a nuovi settori, quali ad esempio i prodotti agricoli, i servizi e gli appalti pubblici; prende atto che l'avvio dei relativi negoziati è previsto nella seconda metà del 2016; rammenta che le potenzialità dell'unione doganale possono realizzarsi appieno solo quando la Turchia attuerà integralmente il protocollo aggiuntivo nei confronti di tutti gli Stati membri; ritiene opportuno tenere conto degli interessi della Turchia nei futuri accordi di libero scambio che l'UE firmerà con terzi, in particolare nel caso dei negoziati tra l'UE e gli Stati Uniti relativi al partenariato transatlantico su commercio e investimenti (TTIP); chiede un miglioramento della libera circolazione delle persone e un incremento degli scambi interculturali;

6.  prende atto con favore dell'intensificazione del dialogo politico tra l'UE e la Turchia in materia di politica estera e di sicurezza, come pure del maggiore allineamento della Turchia alle dichiarazioni dell'UE e alle decisioni del Consiglio nel 2015; si rammarica del mancato allineamento della Turchia alla decisione del Consiglio in seguito all'annessione illegale della Crimea da parte della Federazione russa e agli eventi nell'Ucraina orientale, ivi incluse le misure restrittive;

7.  ribadisce che la Turchia dovrebbe allineare maggiormente la propria politica estera a quella dell'UE, secondo le disposizioni del quadro negoziale; ritiene essenziale incrementare gli scambi di informazioni sulle questioni di politica estera e invitare il ministro degli Esteri turco a partecipare alle riunioni del Consiglio "Affari esteri", ove opportuno; rammenta l'importanza strategica della Turchia per la sicurezza energetica dell'UE in quanto paese di transito fondamentale; attribuisce estrema importanza al rapido sviluppo della cooperazione energetica e all'espansione del corridoio di transito dell'energia attraverso la Turchia verso l'Unione europea;

8.  ribadisce la necessità di rafforzare i rapporti di buon vicinato, che costituiscono una parte fondamentale del quadro negoziale e un elemento essenziale del processo di allargamento; a tale riguardo invita la Turchia a intensificare gli sforzi intesi a risolvere le questioni bilaterali in sospeso, tra cui gli obblighi giuridici irrisolti e le vertenze frontaliere terrestri e marittime e in materia di spazio aereo con i paesi limitrofi, conformemente alle disposizioni della Carta delle Nazioni Unite e al diritto internazionale, invita il governo turco a firmare e ratificare la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), sollecita il governo turco a porre fine alle ripetute violazioni dello spazio aereo e delle acque territoriali della Grecia nonché al sorvolo delle isole greche da parte di aerei militari turchi; si rammarica che la minaccia di casus belli formulata dalla Grande assemblea nazionale turca contro la Grecia non sia ancora stata ritirata; esorta la Turchia e l'Armenia a procedere a una normalizzazione delle loro relazioni stabilendo relazioni diplomatiche senza precondizioni e invita all'apertura delle frontiere tra i due paesi, che potrebbe indurre un miglioramento delle relazioni, in particolare nell'ambito della cooperazione transfrontaliera e dell'integrazione economica;

II.Rispetto dello Stato di diritto, della democrazia, dei diritti umani e delle libertà fondamentali

9.  ritiene che, in linea con l'impegno dell'UE a favore dello Stato di diritto e dei valori fondamentali, in Turchia sia urgentemente necessario introdurre riforme negli ambiti del sistema giudiziario e dei diritti fondamentali, nonché della giustizia, della libertà e della sicurezza; invita il Consiglio dell'UE a proporre, ferme restando le posizioni degli Stati membri e una volta soddisfatti i parametri ufficiali di apertura, l'apertura dei capitoli 23 (potere giudiziario e diritti fondamentali) e 24 (giustizia, libertà e sicurezza) e a garantire che il processo di riforma in Turchia sia improntato ai valori e alle norme dell'UE; invita la Turchia a impegnarsi pienamente con il Consiglio d'Europa e la Commissione di Venezia nei settori della riforma giudiziaria;

10.  deplora la grave involuzione nell'ambito della libertà di parola, espressione e opinione, online come offline, registrata in Turchia, che occupa la 149a posizione su 180 paesi nella classifica sulla libertà di stampa redatta da Reporter senza frontiere; rammenta che, in base ai dati delle autorità turche, la Turchia è il paese che detiene il numero maggiore di giornalisti detenuti in carcere; ribadisce che le libertà di opinione, espressione e parola, ivi inclusa l'indipendenza dei media, sono valori fondamentali dell'UE; plaude alla sentenza della corte costituzionale che ha riconosciuto la violazione dei diritti di Can Dündar e Erdem Gül; rammenta che essi sono ancora sottoposti a giudizio e che l'accusa chiede di condannarli a vari ergastoli, esprime preoccupazione per la decisione di escludere il pubblico per l'intera durata del processo e chiede un'indagine esaustiva e oggettiva in merito alle accuse dei giornalisti relative al trasporto di armi in Siria; condanna le recenti dichiarazioni del presidente della Turchia contro la corte costituzionale; chiede il rilascio immediato di tutti i giornalisti detenuti in carcere e incoraggia i diplomatici europei a continuare a monitorare con attenzione tutti i procedimenti penali in atto contro giornalisti; deplora gli attacchi personali ai danni di giornalisti e oppositori da parte di funzionari di spicco del governo, nonché le tendenze sempre più autoritarie dei dirigenti turchi; sollecita la Turchia ad agire contro qualsiasi forma di intimidazione ai danni dei giornalisti, in particolare indagando su tutti gli attacchi fisici e le minacce rivolte ai giornalisti e prevenendo attivamente gli attacchi agli organi d'informazione, ma anche disinnescando le tensioni del clima politico che creano un ambiente che limita la libertà di espressione nei media e su Internet;

11.  prende atto dell'indice di percezione della corruzione 2015, pubblicato da Transparency International il 27 gennaio 2016, che evidenzia un incremento della corruzione in Turchia durante lo scorso anno, collocando attualmente il paese al 66° posto in classifica; sottolinea la necessità che il governo turco invii segnali chiari e coerenti in merito alla sua effettiva intenzione di combattere la corruzione a tutti i livelli del potere;

12.  rammenta che la lotta alla corruzione dovrebbe essere una delle priorità della Turchia; chiede, pertanto, alla Turchia di aggiornare la propria strategia e il piano d'azione sulla lotta alla corruzione, di istituire un ente per la lotta alla corruzione e di ottenere risultati credibili nel campo delle indagini, dei procedimenti giudiziari e delle condanne, anche per i casi di alto livello;

13.  chiede il ripristino dell'indipendenza dei media dei gruppi Koza Ipek Holding e Feza, l'allontanamento di tutti i rappresentanti del governo dai consigli di amministrazione, la riassunzione delle decine di lavoratori licenziati per aver espresso il proprio disaccordo sull'acquisizione da parte dello Stato e il ritiro delle accuse di terrorismo;

14.  condanna l'acquisizione illegale e violenta di numerosi giornali turchi, tra cui recentemente Zaman, e manifesta preoccupazione per la decisione di Digiturk, presumibilmente dettata, tra le altre cose, da motivi politici, di interrompere le trasmissioni dei suoi canali televisivi; chiede al governo turco di porre fine alla pressione politica ed economica esercitata sui media indipendenti; condanna fermamente gli attacchi verbali e fisici contro i giornalisti e il crescente ricorso alla diffamazione e alla legislazione antiterrorismo nei loro confronti; constata la censura applicata agli articoli online e su carta e il blocco dei siti web, in particolare dei social network, il che ha portato a casi di autocensura tra i giornalisti per paura che le critiche alle autorità possano aggravare ulteriormente le ritorsioni; è seriamente preoccupato per il blocco di decine di migliaia di siti web, per gli emendamenti della legge sulla regolamentazione dei media e di internet adottati a marzo 2015 e per i poteri del Direttorato delle telecomunicazioni (TIB) che gli consentono di bloccare siti web nell'arco di quattro ore per un'ampia gamma di motivi vaghi; esprime preoccupazione per il fatto che il fornitore satellitare turco Turksat abbia interrotto le trasmissioni da IMC TV venerdì 26 febbraio 2016 su richiesta di un procuratore di Ankara che sta conducendo indagini per verificare se il canale appoggia un gruppo "terroristico"; manifesta preoccupazione per le sanzioni eccezionalmente elevate imposte alle aziende del settore mediatico; chiede una revisione della legge in materia di internet al fine di sostenere un ambiente favorevole alla libertà di espressione su internet e alla tutela del diritto alla privacy e dei diritti personali; condanna i tentativi dei funzionari del governo turco di intimidire e in alcuni casi di espellere numerosi giornalisti internazionali; chiede un'indagine indipendente sugli omicidi, commessi in territorio turco, dei giornalisti Naji Jerf, Ibrahim Abdel Qader e Fares Hammadi del blog "Raqqa is Being Slaughtered Silently" dedicato alla situazione siriana; deplora, inoltre, le indagini, gli arresti, le condanne a pene detentive e ammende per presunti insulti contro il capo di Stato, sulla base dell'articolo 299 del codice penale; chiede al governo turco di occuparsi di queste questioni in modo prioritario e urgente allo scopo di salvaguardare il pluralismo, in conformità degli standard internazionali; ritiene che un dibattito pubblico aperto sia un elemento fondamentale di qualsiasi democrazia sana;

15.  chiede al governo turco di adottare una legge forte sulla protezione dei dati e di istituire un'autorità indipendente per la protezione dei dati, in linea con le norme europee, creando le condizioni necessarie per una cooperazione di polizia e giudiziaria nonché una condivisione di informazioni a livello internazionale che funzionino in modo efficiente ed efficace, contribuendo, nel contempo, a soddisfare i criteri per la liberalizzazione dei visti; chiede alle autorità turche di definire chiaramente le eccezioni all'ambito di applicazione della legge, in particolare in materia di trattamento dei dati relativi alla salute, e di mettere in atto una procedura di selezione che garantisca l'indipendenza dei membri dell'autorità per la protezione dei dati;

16.  ribadisce la propria preoccupazione in merito alla legge antiterrorismo, in particolare per l'ampia e troppo vaga definizione di terrorismo, criminalità organizzata e propaganda in essa contenuta, rendendo evidentemente impossibile determinare la natura precisa di tali reati; insiste sulla necessità di conformare la legislazione penale e antiterrorismo alla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, che dovrebbe essere pienamente rispettata e attuata dalla Turchia; chiede alla Turchia di creare un ambiente politico e giuridico che consenta al sistema giudiziario di svolgere i propri compiti in modo indipendente e imparziale, anche nella pratica, affinché esso non diventi uno strumento di repressione dell'opposizione interna; chiede alla Turchia di applicare tutte le sentenze dei tribunali europei; manifesta preoccupazione per le numerose riassegnazioni, i trasferimenti forzati e i licenziamenti di giudici e procuratori, che mettono in pericolo l'indipendenza, l'imparzialità e l'efficienza del sistema giudiziario, come pure il rispetto dei principi del giusto processo e della separazione dei poteri; chiede l'urgente ripristino della separazione dei poteri e l'adozione di misure significative per garantire la piena indipendenza della magistratura; deplora le alterazioni del corso della giustizia a favore di certi politici, ormai pratica usuale in Turchia a seguito dello scandalo sulla corruzione del 2013; sottolinea che il ruolo e l'influenza del potere esecutivo all'interno del Consiglio superiore dei giudici e dei pubblici ministeri devono essere limitati e che sono necessarie garanzie adeguate contro i trasferimenti forzati dei giudici;

17.  evidenzia che la straordinaria crescita economica della Turchia degli ultimi dieci anni ha condotto a un'espansione senza precedenti dell'edilizia residenziale e delle infrastrutture, spesso a discapito delle considerazioni ambientali e di salvaguardia del patrimonio; esprime particolare preoccupazione per i vari megaprogetti nel paese e chiede con urgenza al governo di avvalersi di valutazioni dell'impatto ambientale e sociale e di coinvolgere adeguatamente la popolazione locale nella progettazione, in modo da evitare, per quanto possibile, effetti negativi a lungo termine relativi all'urbanizzazione, al consumo dello spazio e al degrado ambientale;

18.  è del parere che il processo di riforma costituzionale debba sfociare in una società secolare, pluralista, inclusiva e tollerante; sottolinea che una nuova costituzione dovrebbe basarsi su un ampio consenso da parte di tutto il panorama politico e della società nel suo complesso, rispettando pienamente i diritti delle minoranze, indipendentemente dalla loro cultura o religione, e fornendo, in tal modo, una base solida per le libertà fondamentali e lo Stato di diritto; esorta la Turchia a rispettare pienamente lo Stato di diritto e i diritti e le libertà fondamentali, in particolare la libertà delle minoranze religiose ed etniche; evidenzia la necessità di adottare una legislazione globale contro la discriminazione, che preveda il divieto di discriminazioni e incitamento all'odio basati sull'origine etnica, sulla religione, sull'orientamento sessuale, sul genere e sull'identità di genere, e che il divieto di siffatte forme di discriminazione sia incluso in una nuova costituzione; sottolinea che ciò non dovrebbe impedire alla Turchia di concedere diritti specifici ai cittadini sulla base dell'origine etnica, della religione o della lingua, in modo da preservare la loro identità; rileva, a tal proposito, la necessità di ulteriori iniziative intese ad affrontare i problemi con cui si misurano i membri della minoranza greca, segnatamente in relazione all'istruzione e ai diritti di proprietà; sollecita le autorità turche ad adottare provvedimenti giudiziari contro le persone e gli enti responsabili di aver commesso qualsiasi tipo di crimine generato dall'odio, tra cui l'antisemitismo, come dichiarato nel "pacchetto di democratizzazione" del governo del 2013; condanna l'atteggiamento passivo del governo turco a proposito delle gravi minacce contro i cristiani e i loro parroci nei social media; si aspetta che il governo turco tratti ogni cittadino turco senza pregiudizi basati sulla fede religiosa; chiede alle autorità turche, considerando che in Turchia si trova la più grande minoranza rom del mondo, di attuare misure concrete ed efficaci per conseguire un'effettiva parità di diritti per i rom nella società turca e per migliorare la loro situazione, dedicando un'attenzione particolare alla situazione dei bambini e all'inclusione delle donne;

19.  chiede alla Turchia di continuare a lavorare a stretto contatto con la Commissione europea sulla nuova legislazione in fase di preparazione e sull'attuazione delle leggi esistenti, al fine di garantire la compatibilità con l'acquis dell'UE;

20.  sottolinea la necessità di rispettare pienamente, in linea con i valori europei, il diritto a differenti stili di vita, sia secolari sia basati sulla fede, e di mantenere la separazione tra Stato e religione;

21.  sottolinea l'importanza di proseguire il processo di riforma nell'ambito della libertà di pensiero, di coscienza e di religione, offrendo alle comunità religiose la possibilità di ottenere personalità giuridica, eliminando qualsiasi limitazione alla formazione, alla nomina e alla successione del clero, rispettando tutte le pertinenti sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo e le raccomandazioni della Commissione di Venezia ed eliminando ogni forma di discriminazione o barriera sulla base della religione; invita la Turchia a rispettare il carattere distinto e l'importanza del Patriarcato ecumenico e a riconoscerne la personalità giuridica; ribadisce la necessità di consentire la riapertura del seminario di Halki e di eliminare tutti gli ostacoli al suo corretto funzionamento e di permettere altresì l'uso pubblico del titolo ecclesiastico del Patriarca ecumenico;

22.  invita il governo turco a sospendere i piani di costruzione della centrale nucleare di Akkuyu; rileva che il sito previsto è ubicato in una regione altamente sismica e che ciò costituisce una seria minaccia non solo per la Turchia, ma anche per la regione del Mediterraneo nel suo insieme; chiede pertanto al governo turco di aderire alla convenzione di Espoo, che impone alle parti l'obbligo di notifica e di consultazione per quanto riguarda tutti i grandi progetti suscettibili di avere un impatto transfrontaliero pregiudizievole importante sull'ambiente; chiede a tal fine al governo turco di coinvolgere o almeno consultare i governi dei paesi limitrofi, quali Grecia e Cipro, nel corso di eventuali sviluppi ulteriori dell'iniziativa di Akkuyu;

23.  esprime preoccupazione per i livelli elevati di violenza contro le donne e la mancata attuazione del diritto nazionale al fine di prevenire tali episodi e di proteggere le donne da tale violenza; insiste, inoltre, affinché le autorità applichino in modo efficace le leggi esistenti in materia di violenza contro le donne e abusi domestici, problemi molto diffusi sia nelle zone rurali che in quelle urbane, affrontino il problema delle omesse segnalazioni delle violenze di genere, forniscano servizi di sostegno e accoglienza alle vittime di tali violenze e impongano sanzioni agli autori di tali crimini, nonché aumentino la consapevolezza sociale e contrastino l'accettazione sociale della violenza di genere; raccomanda fermamente al governo di promuovere la parità di genere in campo politico, economico, sociale, culturale, civile e in qualsiasi altro settore;

24.  chiede alla Turchia di compiere seri sforzi per proteggere i diritti della comunità LGBTT; esprime profonda preoccupazione per l'assenza di tutele garantite alle persone LGBTI contro gli atti di violenza; sottolinea, a questo proposito, la sua delusione per la mancata inclusione della protezione contro i crimini generati dall'odio per motivi di orientamento sessuale e identità di genere nella legge sui crimini generati dall'odio; deplora la frequente impunità dei reati dettati dall'odio contro le persone LGBTI o la riduzione delle pene nei confronti degli autori di tali reati per presunta "ingiusta provocazione" da parte delle vittime;

III.Processo di pace curdo e situazione nel sud-est della Turchia

25.  esprime profonda preoccupazione per il deterioramento della situazione nel sud-est della Turchia; ricorda che al governo turco incombe la responsabilità di proteggere tutte le popolazioni che vivono sul suo territorio, a prescindere dalle loro origini culturali e religiose; riconosce il diritto legittimo della Turchia di combattere il terrorismo, nel rispetto del diritto internazionale; sottolinea, tuttavia, che le misure di sicurezza devono essere attuate nel rispetto dello Stato di diritto e dei diritti umani; evidenzia che tutte le operazioni condotte dalle forze di sicurezza devono essere proporzionate e non assumere la forma di punizioni collettive; condanna il comportamento scorretto delle forze speciali di sicurezza e chiede che i responsabili siano assicurati alla giustizia; chiede l'applicazione del diritto umanitario in modo che tutti i feriti possano ricevere le cure a cui hanno diritto;

26.  condanna e non ritiene giustificato il ritorno alla violenza del PKK, che figura nell'elenco dell'UE delle organizzazioni terroristiche; sottolinea che la questione curda non può essere risolta con la violenza ed esorta il governo turco a farsi carico della ripresa dei negoziati al fine di pervenire a una soluzione globale e sostenibile della questione curda; invita il PKK a deporre le armi, ad abbandonare le tattiche terroristiche e ad utilizzare mezzi pacifici e legali per dar voce alle sue aspettative; condanna fermamente gli attacchi contro le forze di sicurezza e i civili; manifesta profonda preoccupazione, a questo proposito, per la costruzione di barricate e lo scavo di trincee da parte dei militanti dell'unità di protezione popolare (YPG-H); insiste, tuttavia, affinché siano consentite le proteste pacifiche;

27.  invita le autorità turche a revocare immediatamente i coprifuochi che sono stati attuati in violazione della costituzione turca; esprime preoccupazione particolarmente profonda per la situazione in Cizre e Sur/Diyarbakir e condanna il fatto che i civili vengano uccisi, feriti e lasciati senza acqua, cibo e cure mediche; chiede alla Turchia di permettere alla Mezzaluna Rossa internazionale di alleviare la crisi umanitaria in corso a Cizre e Diyarbakır; esorta il governo a consentire il trasporto dei feriti in ospedale, rispettando le misure provvisorie della CEDU, e ad assicurare una via di uscita sicura per i civili nelle città sotto coprifuoco; esprime profonda preoccupazione per il crescente numero di morti e di feriti registrati tra i civili, che deve essere oggetto di indagini esaustive, e per il fatto che vi siano ormai circa 400 000 sfollati interni; sottolinea che, nel rispetto della dignità umana, le famiglie devono essere autorizzate a recuperare dalle strade i corpi delle vittime e a dar loro sepoltura; evidenzia la responsabilità del governo turco di assicurare i diritti umani, e di garantire sicurezza e accesso a beni e servizi a tutta la popolazione civile nelle zone a predominanza curda della Turchia interessate dai combattimenti; chiede al governo turco di istituire un meccanismo formale volto a fornire aiuti urgenti e compensazioni a coloro che sono stati costretti a fuggire dalle proprie case e che hanno perso il lavoro e i propri mezzi di sussistenza; deplora la distruzione del patrimonio storico;

28.  prende atto con preoccupazione dei progetti di trasformazione urbana e di ricollocazione in zone di conflitto presentati recentemente dal governo turco e deplora la decisione di procedere a un ampio esproprio a Sur, un distretto di Diyarbakir, che comprende proprietà appartenenti al comune e alla chiesa, il che rappresenterebbe una violazione dei diritti delle minoranze religiose; invita il governo turco a rispettare il carattere culturale distintivo della regione e ad astenersi dal conferire ulteriori poteri alla struttura centralizzata del governo locale della regione; chiede che sia rivista la decisione relativa all'esproprio e ai piani di ricostruzione con l'avvio di una fase di dialogo e cooperazione con i comuni metropolitani e del distretto, nel rispetto dei diritti dei residenti e dei proprietari immobiliari;

29.  è costernato dinanzi alle azioni delle forze speciali di polizia note come "gruppi Esedullah", che sembrano essere responsabili di gravi violazioni dei diritti umani, tra cui l'uccisione deliberata di civili nel sud-est della Turchia; chiede alle autorità turche di svolgere un'indagine approfondita sulle azioni di detti gruppi, con piena responsabilità e punizione delle persone colpevoli delle violazioni dei diritti umani;

30.  sollecita un cessate il fuoco immediato e la ripresa del processo di pace per raggiungere una soluzione negoziata della questione curda; sottolinea la priorità di compiere progressi verso la democratizzazione e la riconciliazione; chiede a tale proposito che in seno alla Grande assemblea nazionale turca sia istituita una commissione speciale per la risoluzione della questione curda, per contribuire alla pace duratura rinstaurando un senso di giustizia e lenendo i traumi, che sono vulnerabili agli abusi politici; esorta l'UE ad assumere senza indugio un ruolo attivo nel processo di pace; sottolinea l'importanza di dare priorità al potenziamento dei diritti sociali, culturali e politici nonché della parità di trattamento delle persone di origine curda; ribadisce la sua richiesta alla Turchia, come membro del Consiglio d'Europa, di ritirare le riserve fatte alla Carta europea dell'autonomia locale per garantire una piena attuazione di tutti i suoi aspetti;

31.  deplora fortemente le intimidazioni e i procedimenti penali a carico di oltre 1 000 esponenti del mondo accademico firmatari di una petizione per la pace; condanna la revoca o la sospensione degli incarichi subita da almeno 50 di loro, nonché la reclusione di altri quattro firmatari; insiste affinché i responsabili dell'uccisione di Tahir Elçi, avvocato che ha dedicato la propria vita alla pace e ai diritti umani, siano assicurati alla giustizia; esprime forti preoccupazioni per le indagini giudiziarie svolte principalmente a carico di membri dell'HDP, nonché per la reclusione ancora in corso degli eletti a livello locale e la revoca dei loro mandati, tra cui figurano 25 co-sindaci, e le minacce che pesano su numerosi politici curdi;

32.  condanna con determinazione gli attacchi terroristici attribuiti all'ISIL/Daesh a Diyarbakir, Suruç, Ankara e Istanbul; esprime la propria solidarietà alle vittime, alle loro famiglie e ai cittadini turchi che sono in prima linea nella lotta contro l'estremismo; condanna con pari determinazione le bombe fatte esplodere ad Ankara il 17 febbraio 2016 che sono state rivendicate dal gruppo di militanti TAK (Aquile della libertà del Kurdistan) nonché gli attacchi di Ankara del 13 marzo 2016 ed esprime il proprio cordoglio alle famiglie delle vittime e alle persone in lutto; sottolinea l'importanza di svolgere indagini esaustive in merito a tali attacchi con l'intento di assicurare i responsabili alla giustizia; crede che una più stretta collaborazione tra l'Europol e le forze dell'ordine turche sia la chiave per combattere con efficacia il terrorismo;

33.  accoglie con favore la partecipazione della Turchia alla coalizione internazionale per combattere l'ISIL e l'apertura delle sue basi alle forze degli Stati Uniti e della coalizione; sollecita la Turchia ad agire con la necessaria moderazione e in piena collaborazione con i suoi alleati occidentali;

34.  esorta la Turchia a continuare a intensificare il suo impegno per impedire che i combattenti stranieri, il denaro o le attrezzature raggiungano l'ISIL/Daesh e gli altri gruppi estremisti attraverso il suo territorio; esprime inquietudine rispetto alla possibilità che le autorità turche non abbiano adottato tutte le misure possibili per bloccare e impedire le attività dell'ISIL/Daesh, in particolare per contrastare il traffico illegale di petrolio attraverso i suoi confini; chiede all'UE di migliorare la sua capacità di scambio di informazioni e di collaborare strettamente con le autorità turche in tale ambito per sostenere ulteriormente la lotta alle reti del traffico di migranti; nota alcune carenze nell'arresto dei combattenti stranieri e nel controllo delle frontiere con l'Iraq e la Siria;

35.  plaude al sostegno e al contributo da parte della Turchia all'accordo raggiunto tra le grandi potenze per cessare le ostilità in Siria e fornire aiuti umanitari alle persone che ne hanno bisogno; lo apprezza come un passo importante verso la soluzione della crisi in Siria; rileva che la cessazione delle ostilità dovrebbe applicarsi a tutte le parti del conflitto diverse dai gruppi designati come organizzazioni terroristiche dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; invita tutte le parti a implementare rapidamente e integralmente questi impegni; ricorda la sua convinzione che non esiste una soluzione militare al conflitto in Siria e insiste sul bisogno di raggiungere una soluzione politica; condanna l'intervento militare della Turchia contro le forze curde nella Siria settentrionale, che mette a repentaglio la lotta contro l'ISIL/Daesh e pregiudica gli sforzi per la pace e la sicurezza;

IV.Cooperazione tra l'UE e la Turchia sulla crisi dei rifugiati / della migrazione

36.  sostiene un impegno politico rinnovato tra l'UE la Turchia sulle sfide geopolitiche, in particolare la crisi dei rifugiati e della migrazione; riconosce l'importante contributo umanitario della Turchia nell'ospitare il numero più elevato di rifugiati al mondo; sollecita l'UE e la Turchia ad unire le forze per migliorare e garantire condizioni di vita dignitose e capacità di base nei campi profughi e a facilitare l'operato dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), per evitare un esodo massiccio di migranti; sollecita l'UE a continuare a collaborare con gli ufficiali del governo turco per assicurare la corretta documentazione dei migranti; ricorda che la Turchia è uno dei paesi di transito cruciali per i migranti e i richiedenti asilo diretti nell'UE, non solo dalla Siria ma anche da molti altri paesi; sottolinea l'importanza di cooperare con la Turchia per gestire la crisi dei rifugiati ed evitare la perdita di vite umane in mare; si compiace della missione di vigilanza della NATO nel mar Egeo;

37.  accoglie con favore l'attivazione in data 29 novembre 2015 del piano d'azione comune UE-Turchia sui rifugiati e la gestione dei flussi migratori, quale elemento di un'agenda globale per la cooperazione fondata sulla responsabilità condivisa, gli impegni reciproci e l'ottenimento di risultati e sottolinea la necessità di procedere immediatamente alla sua attuazione; sottolinea che la cooperazione UE-Turchia in materia di migrazione non dovrebbe essere connessa al calendario, al contenuto e alla condizionalità del processo negoziale; reputa che esternalizzare la crisi dei rifugiati in Turchia non sia una soluzione credibile al problema nel lungo termine; lancia un appello alla solidarietà tra gli Stati membri affinché aumenti il numero di paesi disposti ad accettare i rifugiati per il reinsediamento in uno spirito di condivisione degli oneri e delle responsabilità;

38.  sottolinea che i 3 miliardi di EUR, e i fondi aggiuntivi, dello strumento a favore dei rifugiati in Turchia dovranno essere utilizzati in modo adeguato e rapido a vantaggio diretto dei rifugiati e delle comunità che li ospitano, mediante l'attuazione di progetti volti a rispondere ai bisogni immediati di cibo, cure mediche, servizi igienico-sanitari e istruzione; chiede il pieno coinvolgimento del Parlamento nel processo decisionale in quanto co-legislatore e autorità di bilancio; chiede che i fondi previsti siano erogati più rapidamente; sollecita la Commissione e gli Stati membri ad assicurare, in cooperazione con la Turchia, che sia istituito un meccanismo per verificare che i fondi siano correttamente utilizzati a tal fine, che tale meccanismo sia strettamente monitorato e che il Parlamento europeo informi regolarmente la Commissione in merito all'utilizzo dei fondi; sottolinea la necessità di prestare particolare attenzione ai gruppi vulnerabili quali le donne e i bambini, in particolare gli orfani, nonché le minoranze religiose quali i cristiani e gli yazidi; sottolinea il bisogno urgente di affrontare la violenza di genere e gli abusi contro donne e bambine sulle rotte dei migranti che attraversano la Turchia;

39.  plaude alla recente decisione del governo turco di aprire il mercato del lavoro ai rifugiati siriani; incoraggia ulteriori misure urgenti volte a garantire che tutti i 700 000 minori siriani abbiano accesso all'istruzione; elogia il governo turco per la fornitura gratuita di servizi sanitari e d'istruzione ai rifugiati siriani; deplora che non sia stata data una risposta sufficiente all'appello dell'UNHCR per un aumento dei finanziamenti e che il Programma alimentare mondiale abbia dovuto ridurre l'apporto nutritivo all'80% a causa di tagli ai fondi; elogia la Turchia per aver colmato unilateralmente questa lacuna finanziaria e sollecita gli altri Stati membri e l'UE ad aumentare i fondi diretti alle agenzie delle Nazioni Unite e le ONG partner in Turchia;

40.  apprezza che la Turchia abbia mantenuto fino a poco tempo fa una politica di apertura delle frontiere per i rifugiati siriani; elogia l'introduzione di nuove regole nel regime dei visti turco le quali hanno aperto la strada per un forte calo degli ingressi irregolari; sottolinea, tuttavia, la necessità di applicare una politica assai più rigorosa in materia di visti nei confronti di paesi terzi, in linea con la politica dell'UE in materia di visti, onde ridurre l'afflusso in Europa attraverso la Turchia di quei migranti che non hanno bisogno di protezione internazionale; sottolinea che la Turchia necessita di ogni forma di assistenza per rafforzare la sicurezza alle frontiere e per intensificare la lotta contro i trafficanti di esseri umani; sollecita la Turchia a mostrare tolleranza zero e ad adottare misure efficaci per arrestare la tratta di esseri umani e il flusso di rifugiati verso le isole greche, fenomeni dai quali derivano gravi problemi umanitari, politici, sociali e di sicurezza nell'UE; incoraggia una maggiore cooperazione tra la Turchia, la Bulgaria e la Grecia nell'ambito delle operazioni di ricerca e salvataggio nel Mar Egeo e invita Frontex a offrire sostegno alla guardia costiera turca e a potenziare lo scambio bilaterale di informazioni; riconosce che le misure contro il traffico criminale di migranti possono essere efficaci solamente se affiancate dall'introduzione di vie sicure e legali per i rifugiati e i richiedenti asilo per entrare nell'Unione europea;

41.  sottolinea che il contenimento della migrazione verso l'UE non dovrebbe comportare il respingimento dei rifugiati o detenzioni illegali; invita la Commissione, per quanto riguarda il piano d'azione comune UE-Turchia, a indagare sulle denunce contenute nella relazione di Amnesty International del 1° aprile 2016, secondo cui la Turchia sta attuando rimpatri forzati di rifugiati siriani; insiste sul fatto che tutte le procedure di rimpatrio forzato dalla Grecia alla Turchia devono essere pienamente in linea con le norme internazionali e dell'UE relative all'accesso all'asilo e alla protezione internazionale nonché all'applicazione dei diritti fondamentali e delle garanzie procedurali; invita, a tale proposito, la Commissione a seguire con attenzione le modalità con cui le autorità turche attuano l'accordo e a verificare se il principio di non respingimento è rispettato nel caso delle persone rimpatriate in Turchia; ribadisce il proprio appello al governo turco affinché abolisca la riserva geografica posta alla convenzione di Ginevra del 1951; insiste sull'importanza fondamentale di predisporre vie sicure e legali per i rifugiati ed esorta gli Stati membri a intensificare in misura sostanziale gli sforzi di reinsediamento; ritiene che sia assolutamente necessario trovare una soluzione politica alla crisi siriana; esorta la Turchia a intensificare notevolmente i suoi sforzi per trovare una soluzione politica, in particolare a superare le sue riserve rispetto alla partecipazione dei curdi ai colloqui di pace a Ginevra;

42.  accoglie con favore il fatto che le autorità turche e l'UNHCR in Turchia stiano armonizzando le loro banche dati per la registrazione dei profughi in un solo sistema di registrazione; considera urgente studiare modalità tecniche per rendere tale banca dati interoperabile e compatibile con la banca dati europea per la registrazione dei richiedenti asilo, Eurodac; sottolinea come sia altresì importante che i rifugiati vengano cancellati dalla banca dati turca una volta che abbiano lasciato la Turchia per recarsi in Europa;

43.  sottolinea che l'attuazione dell'accordo di riammissione nei confronti di tutti gli Stati membri è fondamentale per l'UE, in quanto offre l'opportunità di applicare una politica di rimpatrio più efficace per i migranti che non necessitano di protezione internazionale; accoglie favorevolmente il consenso politico raggiunto in occasione del vertice UE-Turchia del 29 novembre 2015 dalle due parti affinché l'accordo UE-Turchia per la riammissione diventi pienamente applicabile dal giugno 2016; invita tutte le parti ad attuare pienamente ed efficacemente gli accordi di riammissione bilaterali esistenti e a garantire il pieno rispetto dei diritti fondamentali dei migranti rimpatriati;

44.  incoraggia il governo a rispettare pienamente e in maniera non discriminatoria tutti i criteri definiti nella tabella di marcia per la liberalizzazione dei visti nei confronti di tutti gli Stati membri; ribadisce che la liberalizzazione dei visti è un processo fondato sul merito e che l'esenzione dall'obbligo del visto per i cittadini turchi sarà possibile soltanto una volta soddisfatti i requisiti; chiede alla Commissione di prestare maggiore assistenza tecnica per l'adempimento delle condizioni della tabella di marcia per la liberalizzazione dei visti;

V.Avanzamento delle trattative sulla riunificazione di Cipro

45.  elogia i notevoli progressi compiuti nelle trattative sulla riunificazione di Cipro, sotto l'egida delle Nazioni Unite; accoglie con favore la dichiarazione congiunta resa dai due leader l'11 febbraio 2014 quale base per una soluzione; sostiene la trasformazione della Repubblica di Cipro in una federazione composta da due comunità e due zone caratterizzata da un'unica sovranità, un'unica personalità internazionale e un'unica cittadinanza, che garantisca uguaglianza politica tra le due comunità e pari opportunità per tutti i cittadini, lasciando impregiudicato l'accordo finale e in linea con le pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'ONU e il diritto internazionale; plaude all'approccio costruttivo dei leader delle comunità greca cipriota e turca cipriota dell'isola, nonché alla loro determinazione e agli sforzi che compiono instancabilmente per il raggiungimento di un accordo equo, globale e realizzabile al più presto possibile; sottolinea che il raggiungimento di una soluzione alla questione di Cipro, che si protrae da decenni, è fondamentale per l'intera regione e per l'Europa/l'Unione Europea; accoglie quindi favorevolmente la possibilità di un nuovo referendum sulla riunificazione ed esorta tutte le parti ad adoperarsi affinché sia raggiunto un risultato positivo;

46.  sottolinea che la mancata risoluzione della questione di Cipro influenza lo sviluppo delle relazioni UE-Turchia e invita pertanto tutte le parti interessate a compiere uno sforzo verso la sua risoluzione;

47.  invita la Turchia ad adempiere al proprio obbligo di attuare, integralmente e in modo non discriminatorio, il protocollo aggiuntivo all'accordo di associazione CE-Turchia nei confronti di tutti gli Stati membri, inclusa la Repubblica di Cipro, la cui realizzazione potrebbe imprimere un notevole slancio al processo negoziale;

48.  deplora la politica d'insediamento illegale della Turchia e chiede a quest'ultima di astenersi da ulteriori insediamenti di cittadini turchi nelle zone occupate di Cipro, che sono in contrasto con la Convenzione di Ginevra e i principi del diritto internazionale; esorta la Turchia a porre fine a tutte le azioni che alterano l'equilibrio demografico dell'isola ostacolando in tal modo una soluzione futura;

49.  chiede alla Turchia di astenersi da qualsiasi azione nella zona economica esclusiva di Cipro che possa portare ad attriti e a una crisi in una regione molto sensibile e che possa avere effetti negativi sui negoziati per una soluzione democratica che porrebbe quindi fine all'inaccettabile situazione di dicotomia esistente; riconosce il diritto dei suoi Stati membri di firmare accordi bilaterali e di altro genere, nel contesto dei loro diritti sovrani al fine di sfruttare le risorse nazionali nella loro ZEE;

50.  accoglie con favore l'accordo raggiunto dai due leader in merito a diverse misure intese a rafforzare la fiducia, tra cui l'apertura di due nuovi valichi di frontiera e l'interconnessione tra le reti elettriche; osserva tuttavia che i progressi compiuti per l'interoperabilità della telefonia mobile sono stati scarsi, se non nulli; esorta quindi entrambe le parti ad attuare tutte le misure concordate senza ulteriori ritardi; invita l'UE a sostenere pienamente l'accordo, a livello politico e finanziario; invita la Turchia a sostenere attivamente il processo negoziale e una sua conclusione positiva; invita la Turchia a dare inizio al ritiro delle sue truppe da Cipro e a trasferire la zona chiusa di Famagosta alle Nazioni Unite, come previsto dalla risoluzione 550(1984) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; plaude al fatto che al Comitato per le persone scomparse (che si occupa delle persone scomparse sia turche che cipriote) sia stato concesso l'accesso a tutti i luoghi pertinenti, comprese le zone militari; sollecita, tuttavia, la Turchia a concedere l'accesso agli archivi pertinenti in quanto massimizzerebbe l'efficacia del comitato;

51.  accoglie positivamente l'iniziativa del presidente della Repubblica di Cipro Nicos Anastasiades volta a far sì che il turco diventi una lingua ufficiale dell'UE ed esorta tutte le parti ad accelerare tale processo; osserva che i preparativi per l'attuazione dell'acquis dell'UE nel futuro Stato costituente turco-cipriota, a partire dall'entrata in vigore dell'accordo, devono essere già in una fase avanzata; accoglie positivamente, a tal proposito, la creazione di una commissione ad-hoc delle due comunità sulla preparazione all'UE; esorta sia il Parlamento europeo che la Commissione ad intensificare gli sforzi di collaborazione con i turco-ciprioti per preparare una piena integrazione nell'UE; esorta il Presidente del Parlamento europeo ad adottare i provvedimenti necessari in caso di accordo;

o
o   o

52.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Segretario generale del Consiglio d'Europa, al Presidente della Corte europea dei diritti dell'uomo, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri nonché al governo e al parlamento della Repubblica di Turchia.

(1) Testi approvati, P8_TA(2015)0094.
(2) GU C 341 E del 16.12.2010, pag. 59.
(3) GU C 199 E del 7.7.2012, pag. 98.
(4) GU C 257 E del 6.9.2013, pag. 38.
(5) GU C 45 del 5.2.2016, pag. 48.
(6) GU C 65 del 19.2.2016, pag. 117.
(7) Testi approvati, P7_TA(2014)0235.
(8) Testi approvati, P8_TA(2014)0052.
(9) Testi approvati, P8_TA(2015)0014.
(10) Testi approvati, P8_TA(2015)0228.


Relazione 2015 sull'Albania
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Risoluzione del Parlamento europeo del 14 aprile 2016 sulla relazione 2015 sull'Albania (2015/2896(RSP))
P8_TA(2016)0134B8-0440/2016

Il Parlamento europeo,

–  visto l'accordo di stabilizzazione e di associazione tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da una parte, e la Repubblica di Albania, dall'altra,

–  viste le conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo di Salonicco del 19-20 giugno 2003, concernenti la prospettiva di adesione dei paesi dei Balcani occidentali all'UE,

–  viste la decisione del Consiglio europeo del 26-27 giugno 2014 di concedere lo status di paese candidato all'adesione all'Unione europea all'Albania e le conclusioni del Consiglio del 15 dicembre 2015,

–  vista la settima riunione del Consiglio di stabilizzazione e di associazione tra l'Albania e l'Unione europea, tenutasi a Bruxelles il 18 maggio 2015,

–  vista l'adesione dell'Albania all'Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord (NATO) il 1° aprile 2009,

–  viste la dichiarazione finale del presidente del vertice dei Balcani occidentali, tenutosi a Vienna il 27 agosto 2015, nonché le raccomandazioni delle organizzazioni della società civile per il vertice di Vienna 2015,

–  vista la comunicazione della Commissione del 10 novembre 2015 dal titolo "La strategia di allargamento dell'UE" (COM(2015)0611), accompagnata dal documento di lavoro dei servizi della Commissione intitolato "Albania 2015 Report" (SWD(2015)0213),

–  viste le conclusioni comuni del quinto dialogo ad alto livello sulle priorità chiave adottate a Tirana il 24 marzo 2015,

–  vista la relazione definitiva dell'8 settembre 2015 della missione di osservazione elettorale OSCE/ODIHR concernente le elezioni locali del 21 giugno 2015,

–  vista la nona riunione della commissione parlamentare di stabilizzazione e di associazione UE-Albania, svoltasi a Bruxelles il 9-10 novembre 2015,

–  viste le sue precedenti risoluzioni concernenti l'Albania,

–  visto il lavoro svolto da Knut Fleckenstein come relatore permanente sull'Albania della commissione per gli affari esteri,

–  visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che l'Albania ha compiuto progressi costanti sulla via dell'adesione all'UE;

B.  considerando che i (potenziali) paesi candidati saranno giudicati in base ai propri meriti e che la qualità delle necessarie riforme determinerà il calendario per l'adesione;

C.  considerando che permangono ancora sfide alle quali occorre rispondere con rapidità ed efficacia per progredire ulteriormente nel cammino di adesione all'UE;

D.  considerando che l'adozione coerente e l'attuazione integrale delle riforme relative alle cinque priorità chiave nonché il continuo impegno politico costituiscono fattori essenziali per compiere ulteriori passi in avanti nel processo di adesione all'UE;

E.  considerando che la protezione della libertà religiosa e del patrimonio culturale e la gestione dei beni in conformità dello Stato di diritto rappresentano valori fondamentali dell'Unione europea;

F.  considerando che un dialogo politico costruttivo e sostenibile tra le forze politiche sulle riforme correlate all'UE è essenziale per conseguire ulteriori progressi nel processo di adesione all'Unione europea; considerando che un dialogo costruttivo e leale, la cooperazione e la volontà di compromesso tra governo e opposizione sono essenziali ai fini di un processo di riforme riuscito e sostenibile;

G.  considerando che vi è un consenso politico ed un ampio sostegno pubblico a favore del processo di adesione all'UE in Albania; che il successo del programma di riforme dipende fortemente dall'esistenza di un contesto politico democratico nel paese;

H.  considerando che nel processo di riforma rivestono un'importanza cruciale progressi continui soprattutto in materia di Stato di diritto, riforma del sistema giudiziario, lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata, riforma della pubblica amministrazione e diritti fondamentali; che l'Albania deve intensificare gli sforzi di riforma in tali settori e in altri settori prioritari, al fine di avviare i negoziati di adesione e consolidare la sua transizione democratica; che l'Unione europea ha posto lo Stato di diritto al centro del suo processo di allargamento ed ha inoltre sottolineato la necessità di rafforzare la governance economica e l'amministrazione pubblica in tutti i paesi dei Balcani occidentali;

1.  plaude ai progressi costanti conseguiti dall'Albania in relazione alle riforme sulle priorità chiave, richieste per l'avvio dei negoziati di adesione; incoraggia il governo, il parlamento e i partiti politici a mantenere lo slancio delle riforme e ad accelerare l'attuazione di queste ultime; invita i partiti politici a procedere rapidamente ad una riforma sostanziale del sistema giudiziario; insiste sull'importanza di un'attuazione adeguata e tempestiva di tali riforme;

2.  invita tutti i partiti politici a compiere ulteriori sforzi per avviare un dialogo politico più costruttivo e autentico, che consentirà l'adozione e l'attuazione delle riforme chiave; è fermamente convinto che una cooperazione sostenibile tra governo e opposizione in seno al parlamento è essenziale per il processo di adesione all'UE dell'Albania e per il rispetto dei criteri di adesione; sottolinea con forza l'importanza che essi rispettino il proprio impegno di costruire una cultura politica democratica che includa l'apertura al dialogo, al negoziato e al compromesso e la totale esclusione di boicottaggi e del radicalismo; accoglie con favore l'istituzione e il lavoro del Consiglio nazionale per l'integrazione europea, che è inteso rendere più inclusivo il processo di riforma connesso con l'UE; sollecita un'ulteriore potenziamento della capacità del parlamento di monitorare l'attuazione e la conformità con l'acquis;

3.  loda in uguale misura i partiti al governo e all'opposizione per la loro cooperazione costruttiva e per aver adottato all'unanimità in parlamento la normativa sull'esclusione dai pubblici uffici degli autori di illeciti penali (la cosiddetta legge sulla moralizzazione della vita pubblica); chiede l'adozione di disposizioni di legge in Parlamento e una rapida e completa attuazione secondo lo spirito e la lettera di tale normativa; esorta risolutamente il Parlamento a dare l'esempio nell'attuazione delle leggi, al fine di rafforzare la fiducia dei cittadini e della comunità imprenditoriale nei loro rappresentanti politici e nelle istituzioni pubbliche;

4.  plaude all'impegno dell'Albania a favore di una completa e profonda riforma del sistema giudiziario e la esorta risolutamente a continuare rapidamente i preparativi per questa riforma cruciale, al fine di favorire la fiducia dei cittadini nel sistema giudiziario; valuta positivamente il lavoro svolto dalla commissione parlamentare ad hoc sulla riforma del sistema giudiziario nella preparazione della riforma; apprezza la stretta cooperazione con la commissione di Venezia; incoraggia altresì ad avere un atteggiamento cooperativo verso l'adozione di tale riforma; invita tutti i partiti, tenendo conto delle raccomandazioni della commissione di Venezia, ad adoperarsi per raggiungere un compromesso sulle modifiche essenziali del sistema giudiziario, che riguardano tra l'altro la piena indipendenza e responsabilità dei giudici e dei pubblici ministeri nonché l'imparzialità dei tribunali, in particolare dell'Alta Corte e della Corte costituzionale e del Consiglio superiore di giustizia;

5.  sottolinea la necessità di affrontare le attuali carenze nel funzionamento del sistema giudiziario, inclusa la sua indipendenza da altri rami del potere, l'interferenza politica, la giustizia selettiva e la responsabilità limitata, un elevato livello di corruzione, meccanismi di controllo insufficienti, risorse insufficienti, la durata globale dei procedimenti giudiziari e la mancanza di criteri professionali chiari per la nomina e la promozione dei giudici; sottolinea la necessità di aumentare la trasparenza e di attuare le raccomandazioni pertinenti formulate dal gruppo di Stati contro la corruzione (GRECO) nella relazione del quarto ciclo di valutazione sulla prevenzione della corruzione nei confronti di giudici e procuratori;

6.  raccomanda alla Commissione di monitorare da vicino i progressi compiuti nella riforma del sistema giudiziario e la incoraggia a riferire al Parlamento e al Consiglio non appena l'Albania abbia compiuto progressi sufficienti nella sua riforma nonché a tenere conto di tali conclusioni e dei progressi dell'Albania nell'attuazione delle cinque priorità chiave, al momento di valutare di raccomandare l'apertura dei negoziati di adesione;

7.  accoglie con favore l'adozione della strategia di riforma della pubblica amministrazione 2015-2020 nonché della strategia di riforma della gestione dei finanziamenti pubblici 2014-2020; sottolinea la necessità di una funzione pubblica civile professionale e trasparente al fine di servire l'interesse dei cittadini, offrire loro servizi migliori e prepararsi ad una conduzione efficiente dei futuri negoziati di adesione; prende atto degli sforzi verso un'amministrazione pubblica più vicina ai cittadini; sollecita il governo a perseguire i suoi sforzi intesi a rafforzare le capacità amministrative, depoliticizzare la pubblica amministrazione, lottare contro la corruzione nella funzione pubblica e migliorare le procedure di assunzione sulla base del merito e delle prestazioni; chiede un'applicazione piena ed efficace della legge sulla funzione pubblica e della nuova legge sulle procedure amministrative; chiede che siano potenziate l'autorità, l'autonomia, l'efficienza e le risorse delle strutture per i diritti umani, come l'ufficio del difensore civico; richiede che siano messi a disposizione appropriati stanziamenti di bilancio per i due nuovi commissari, per l'infanzia e per la prevenzione della tortura; plaude all'adozione della strategia di decentramento 2015-20 e della legga sulle autonomie locali, che accresce le capacità amministrative e finanziarie degli enti locali e prevede la consultazione tra autorità centrali e locali; prende atto della necessità di chiarire ulteriormente le funzioni e le responsabilità dei governi locali e di proseguire uno stretto dialogo con i soggetti pertinenti, inclusi i rappresentanti della società civile;

8.  continua ad essere preoccupato per la corruzione diffusa, in particolare in materia di istruzione, sanità, sistema giudiziario, appalti pubblici, concessioni di partenariati pubblico-privato, edilizia e pianificazione territoriale, enti locali e funzione pubblica; chiede di rafforzare gli enti locali; accoglie con favore l'adozione della strategia nazionale anticorruzione 2015-2020 e del piano d'azione 2015-2017; invita le autorità competenti a monitorare e rivedere il piano d'azione in modo approfondito, al fine di migliorare i risultati in materia di indagini, azioni giudiziarie e condanne nei casi di corruzione a tutti i livelli, ad applicare in modo rigoroso la legislazione contro la corruzione ed a rafforzare l'indipendenza delle istituzioni anticorruzione e la cooperazione tra di esse; accoglie con favore la proposta di legge volta a proteggere gli informatori ed a migliorare la trasparenza e il controllo dei finanziamenti dei partiti politici; sottolinea la necessità di rafforzare la capacità delle autorità incaricate dell'applicazione della legge per condurre indagini proattive ed efficaci; ritiene fermamente che i progressi relativi alla riforma giudiziaria rafforzeranno notevolmente anche la lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata;

9.  prende atto dell'impegno del governo nella lotta contro la criminalità organizzata, che ha portato a diverse e positive operazioni di polizia su larga scala, anche in cooperazione con le autorità dei paesi vicini e degli Stati membri dell'UE; rimane tuttavia preoccupato per lo scarso numero di condanne definitive; sottolinea la necessità di sviluppare ulteriormente la cooperazione tra le procure e la polizia e di garantire un seguito giudiziario efficace; chiede che siano stanziate risorse adeguate a favore dei servizi di polizia e delle procure al fine di lottare contro la criminalità organizzata; plaude alle recenti operazioni contro i trafficanti di stupefacenti, ma nota che il traffico rimane un problema significativo per l'Albania; invita le autorità competenti ad intensificare gli sforzi nella lotta contro la produzione e il traffico di stupefacenti e narcotici, anche rafforzando la cooperazione internazionale e regionale; chiede una più forte cooperazione tra le autorità incaricate dell'applicazione della legge in materia di traffico di esseri umani, migliore protezione e risarcimento delle vittime, e migliori risultati in materia di indagini, azioni giudiziarie e condanne; invita le autorità competenti ad intensificare gli sforzi contro il traffico di armi;

10.  prende atto della valutazione e delle raccomandazioni dell'OSCE/ODIHR concernenti il processo elettorale in seguito alle elezioni locali di giugno 2015, durante le quali gli osservatori internazionali hanno rilevato diverse irregolarità; sottolinea che le elezioni parlamentari del 2017 saranno un test importante per il processo di integrazione nell'UE dell'Albania; invita le autorità competenti ad adoperarsi al massimo per preparare elezioni libere e regolari; plaude all'istituzione di una commissione parlamentare ad hoc sulla riforma elettorale nel gennaio 2016 ed incoraggia un'attuazione efficace delle sue raccomandazioni, in particolare in vista di preparare e gestire le prossime elezioni; esprime preoccupazione per la generale politicizzazione del processo elettorale ed invita le autorità competenti a far fronte, tra l'altro, alle lacune procedurali, incluse le controversie elettorali, all'indipendenza delle commissioni elettorali, alla trasparenza e all'efficacia del finanziamento dei partiti politici, ai presunti casi di compravendita di voti e intimidazione dei votanti e abuso di risorse pubbliche, al fine di rafforzare la fiducia dei cittadini nel processo elettorale; osserva che la commissione elettorale centrale deve istituire responsabilità interne chiare per vigilare sulle finanze dei partiti ed andare oltre controlli puramente formali basati su dichiarazioni rese dai partiti politici;

11.  plaude all'adozione di una risoluzione parlamentare sul ruolo della società civile nello sviluppo democratico del paese e osserva un miglioramento della cooperazione tra le istituzioni statali e le organizzazioni della società civile, compresa la loro partecipazione alle riunioni del Consiglio nazionale per l'integrazione europea; loda in egual misura l'adozione della tabella di marcia sulla società civile e ne incoraggia l'agevole attuazione; raccomanda che siano adottate misure per istituzionalizzare la cooperazione con le organizzazioni della società civile al fine di rafforzare la democrazia e la tutela dei diritti umani e delle libertà civili attraverso la partecipazione pubblica e aumentare la trasparenza dei processi decisionali; invita le autorità competenti a ridurre l'onere amministrativo per le organizzazioni della società civile e a rivedere le norme fiscali e altre normative pertinenti al fine di agevolare le donazioni da parte di privati; invita le autorità competenti a incoraggiare le organizzazioni della società civile a partecipare attivamente al controllo del processo elettorale e a essere coinvolte nella fornitura di informazioni complete e tempestive ai cittadini in merito al processo di adesione all’UE;

12.  esorta il governo albanese a prestare particolare attenzione al miglioramento delle prospettive per i giovani e a investire nella modernizzazione e nella riforma del sistema di istruzione, al fine di aumentare le possibilità di impiego e le prospettive professionali, in particolare per i giovani; sottolinea la necessità di trasformare l'attuale fuga di cervelli in una circolazione di cervelli che supporti la mobilità e, al contempo, crei solide potenzialità per adeguate prospettive di carriera in Albania; plaude al sostegno IPA dedicato all'istruzione, all'impiego e alle politiche sociali;

13.  rinnova il suo invito alle autorità competenti a procedere a dare giustizia alle vittime degli eventi del 21 gennaio 2011;

14.  condanna i maltrattamenti di cui sono vittime i sospettati nelle stazioni di polizia, il sovraffollamento delle carceri nonché la carenza di cure mediche e le cattive condizioni che regnano negli istituti di detenzione;

15.  ricorda che i meccanismi istituzionali per la tutela dei diritti dei minori restano carenti; sollecita le autorità a riformare il sistema di giustizia minorile in modo conforme agli standard internazionali; invita ad accrescere in misura significativa gli stanziamenti finanziari per il sistema di tutela dei minori, in particolare per le unità di tutela dei minori a livello locale e regionale; deplora che alcune unità di tutela dei minori siano state costrette a interrompere le proprie attività per mancanza di risorse finanziarie; sollecita le autorità a garantire l'accesso dei minori alle unità di tutela dei minori anche nelle aree rurali;

16.  loda il clima di tolleranza religiosa nel paese, la buona cooperazione tra le comunità religiose e le loro relazioni positive con lo Stato; invita tutte le autorità competenti e le comunità religiose a lavorare insieme per preservare e promuovere l'armonia religiosa;

17.  ricorda, tra le principali priorità, la necessità di efficaci misure legislative e politiche per migliorare la tutela dei diritti umani, dei diritti delle minoranze e le politiche antidiscriminatorie; rileva che Rom ed egiziani vivono in condizioni di difficoltà e sono spesso esposti a esclusione e discriminazione sociale; loda l'adozione del piano d'azione nazionale 2015-2020 per l'integrazione di Rom ed egiziani nonché un'attuazione più efficace delle politiche sull'inclusione dei Rom; osserva che i tassi di iscrizione e abbandono scolastico tra i bambini Rom e la situazione dei bambini di strada Rom ed egiziani, compresi i casi di sfratti forzati di tali bambini senza le dovute procedure o la fornitura di adeguati alloggi alternativi, continuano a destare preoccupazione; invita a migliorare la protezione dei diritti dei minori e della giustizia minorile; accoglie con favore la risoluzione parlamentare sulla protezione dei diritti e delle libertà delle persone appartenenti alla comunità LGBTI; nota che il secondo evento Tirana Pride si è svolto senza incidenti di rilievo nel giugno 2015; raccomanda che siano rimosse dalla legislazione vigente le disposizioni discriminatorie nei confronti dei transessuali e intersessuali; sollecita le autorità competenti a continuare a migliorare il clima per quanto concerne l’inclusione e tolleranza nei confronti di tutte le minoranze del paese, anche attraverso un potenziamento del ruolo del comitato statale per le minoranze;

18.  raccomanda di affrontare la disuguaglianza di genere, la discriminazione di genere e la violenza domestica mediante opportuni meccanismi; valuta positivamente le modifiche al codice elettorale adottato nell'aprile 2015, che prevede una quota di genere del 50 % nelle liste di candidati ai consigli comunali;

19.  rileva che l'attuazione dei diritti di proprietà deve ancora essere garantita; sollecita il completamento del processo di registrazione, restituzione e risarcimento della proprietà e un'effettiva attuazione della strategia 2012-2020 sui diritti di proprietà; sottolinea che una migliore applicazione dei diritti di proprietà avrà un impatto positivo sugli investimenti locali e stranieri;

20.  ribadisce l'importanza decisiva di un'emittenza pubblica e di mezzi d'informazione privati professionali, indipendenti e pluralistici; esprime preoccupazione per la diffusa autocensura tra i giornalisti, ai quali talvolta viene fisicamente impedito di coprire eventi specifici e subiscono aggressioni e minacce a causa del loro lavoro, e sui casi di diretta interferenza sull'autonomia editoriale; deplora, in tale contesto, che la rete regionale d’indagine dei Balcani occidentali sia stata minacciata di diffamazione dopo le indagini relative ai precedenti penali di un candidato sindaco durante le elezioni locali del 2015; chiede che siano adottate misure volte a rafforzare gli standard professionali ed etici dei giornalisti; invita a rafforzare l'attuazione della Legge sui media audiovisivi; sottolinea la necessità di migliorare la trasparenza della pubblicità di Stato nei media e di perseguire ulteriori sforzi per garantire l’indipendenza dell’autorità per i media audiovisivi (AMA) e dell’emittente pubblica; è preoccupato per la modifica delle procedure per l’elezione del direttore generale del servizio radiotelevisivo pubblico albanese (RTSh); invita sia il governo che l’opposizione a garantire il buon funzionamento dell’emittente nazionale attraverso l’individuazione di un candidato consensuale per il posto di direttore; evidenzia la necessità di completare il processo di digitalizzazione in che ha subito ritardi;

21.  prende atto che l'Albania è moderatamente preparata a sviluppare un'economia di mercato funzionante; plaude al miglioramento del prelievo fiscale e alla campagna del governo contro l'economia sommersa; è preoccupato, pur rilevando un aumento dei posti di lavoro, per l’elevato tasso di disoccupazione, in particolare quella giovanile e di lunga durata, che rappresenta oltre il 50 % della disoccupazione totale; sollecita una maggiore attenzione alle pari opportunità e alle ulteriori misure da adottare per aumentare il tasso di occupazione delle donne nel mercato del lavoro; rimane preoccupato per le carenze persistenti e significative in materia di Stato di diritto, contesto normativo, applicazione dei diritti di proprietà e lotta alla corruzione, che stanno frenando gli sforzi tesi a migliorare il contesto imprenditoriale; esorta l’Albania ad affrontare in modo globale il problema ancora acuto della sua vasta economia sommersa, associato a una corruzione diffusa, perseguendo riforme economiche efficaci; sollecita l'adozione di misure atte ad affrontare le carenze in materia di applicazione dei contratti e Stato di diritto, a contrastare l'economia sommersa ancora ampiamente diffusa e a dare priorità al programma di risanamento del bilancio e riduzione del debito pubblico; esorta a un maggiore supporto ai meccanismi di tutela dei consumatori;

22.  invita l'Albania a compiere ulteriori sforzi per conformarsi alla legislazione ambientale dell'UE e ai requisiti del capitolo 27; plaude al riguardo all'istituzione di un'agenzia nazionale per le aree protette e di un'agenzia per il litorale albanese;

23.  invita il governo albanese a controllare lo sviluppo delle centrali idroelettriche nelle aree ecologicamente sensibili, come il territorio circostante il fiume Vjosa e nelle aree protette, e a mantenere l'integrità dei parchi nazionali esistenti; raccomanda di migliorare la qualità delle valutazioni di impatto ambientale che dovrebbero tenere conto delle norme dell'UE definite dalle direttive sugli uccelli e sugli habitat e dalla direttiva quadro sull'acqua; incoraggia il governo albanese ad aumentare la trasparenza attraverso la partecipazione e la consulenza del pubblico ai progetti previsti;

24.  invita l'Albania ad attuare le opportune misure relative alla tutela dell'ambiente e alla gestione dei rifiuti e ad adottare provvedimenti supplementari contro lo smaltimento abusivo e la rimozione dei rifiuti, in particolare i rifiuti marini;

25.  invita il governo ad adottare e attuare una strategia nazionale in materia di energia; esprime preoccupazione per la mancata presentazione, da parte dell'Albania, di un piano di azione per le energie rinnovabili alla Comunità dell'energia che ha fatto scattare un procedimento d'infrazione; esprime altresì preoccupazione per il fatto che l'Albania non ha rispettato il termine, previsto dalla Comunità dell'energia, per allineare la propria legge con la direttiva sull'efficienza degli usi finali dell'energia e i servizi energetici del 2006; esorta il governo a impegnarsi maggiormente in materia di efficienza energetica adottando una nuova legge sull'efficienza energetica degli edifici;

26.  loda l'Albania per essere rimasta un partner costruttivo nella regione e per il ruolo proattivo nella cooperazione regionale; sottolinea l'importanza di garantire relazioni di buon vicinato, che restano fondamentali; valuta in modo positivo l'impegno dell'Albania nei confronti delle iniziative di cooperazione regionale adottate in occasione del vertice dei Balcani occidentali a Berlino nel 2014 e a Vienna nel 2015; si compiace del ruolo costruttivo dell’Albania nell’agenda per la connettività; invita le autorità competenti a garantire la piena e rapida attuazione delle norme tecniche e delle misure non vincolanti nel settore dei trasporti concordate al vertice di Vienna dei Balcani occidentali del 2015, prima del prossimo vertice del 2016 a Parigi;

27.  plaude alla costante volontà politica di migliorare le relazioni con la Serbia ed incoraggia l'Albania e la Serbia ad adottare ulteriori misure per promuovere la cooperazione e la stabilità regionale e le relazioni di buon vicinato; incoraggia l'Albania, alla luce dei suddetti sforzi, a portare avanti lo sviluppo dell'ufficio per la cooperazione giovanile regionale con sede a Tirana, il quale riveste un'importanza fondamentale per l'ulteriore riconciliazione nella regione, in particolare tra i giovani; raccomanda di accelerare la costruzione dei grandi progetti infrastrutturali, quali, ad esempio, il collegamento ferroviario e la moderna autostrada tra Skopje e Tirana nell’ambito del Corridoio VIII; si congratula con l'Albania per essersi pienamente allineata alle pertinenti dichiarazioni della PESC e alle conclusioni del Consiglio europeo e per la sua disponibilità a contribuire ai programmi di reinsediamento e assistenza europei a favore dei rifugiati siriani; esorta il governo a esplicare ulteriori sforzi per far fronte al numero elevato di richieste di asilo palesemente infondate presentate agli Stati membri e ad intervenire in modo risoluto attraverso il meccanismo di monitoraggio successivo alla liberalizzazione dei visti per avviare una più stretta cooperazione operativa ed uno scambio di informazioni con gli Stati membri dell'UE e i paesi vicini; invita altresì il governo a prendere in considerazione altre misure al fine di migliorare le condizioni di vita socio-economiche; plaude alla proposta della Commissione di stilare un elenco comune dell'UE dei paesi di origine sicuri e sostiene l'inclusione dell'Albania in tale elenco;

28.  è favorevole, nel contesto del processo di Berlino, alla creazione del Forum della società civile dei Balcani occidentali, che offra ai rappresentanti della società civile della regione la possibilità di scambiare idee, esprimere le loro preoccupazioni e formulare raccomandazioni concrete per i decisori, e chiede di proseguire tale processo nel corso del prossimo vertice di Parigi del 2016, come pure di organizzare workshop preparatori per le organizzazioni della società civile della regione;

29.  plaude all'impegno dell'Albania nella lotta contro la radicalizzazione e il terrorismo e all'adozione di strategie di sicurezza e di un piano d'azione in materia; si compiace che il rinnovato quadro strategico comprenda anche una specifica strategia per contrastare l'estremismo violento; è preoccupato per il fatto che l'Albania, come altri paesi, sia interessata dal fenomeno dei combattenti stranieri che rientrano nel paese di origine, dalla radicalizzazione islamica e dall'estremismo violento; accoglie con favore, a tale proposito, le misure adottate dal governo albanese per impedire il flusso di combattenti stranieri intenzionati ad arruolarsi nell'ISIS in Iraq e in Siria; ritiene necessario continuare ad attuare una politica efficace volta a prevenire la radicalizzazione islamica, contrastare l’estremismo violento, anche tramite il coinvolgimento delle organizzazioni della società civile e delle comunità religiose, prevenire e interrompere il flusso di combattenti stranieri, combattere il finanziamento del terrorismo ed elaborare uno specifico approccio basato sullo Stato di diritto da parte delle agenzie di intelligence e di contrasto e una politica giudiziaria coerente nei confronti degli autori di reati; raccomanda, inoltre, di intensificare una cooperazione regionale efficace e una cooperazione con i servizi competenti degli Stati membri su tale questione, compreso lo scambio di informazioni; ritiene che tutte le misure adottate in tal senso dovrebbero assicurare il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, conformemente alle norme e agli strumenti internazionali;

30.  si rammarica che, a causa della mancanza di spirito di cooperazione e compromesso in seno alla delegazione albanese, attualmente non sia possibile tenere alcun dibattito significativo nell'ambito della commissione parlamentare di stabilizzazione e di associazione e che non sia stato possibile adottare alcuna raccomandazione nel corso della sua nona riunione; auspica che siano adottate misure per rafforzare la commissione parlamentare di stabilizzazione e di associazione onde consentirle di apportare un contributo positivo al processo di adesione dell'Albania all'UE;

31.  chiede alla Commissione di includere nelle sue future relazioni informazioni dettagliate sul sostegno preadesione (IPA) a favore dell'Albania e l'esecuzione di misure, in particolare il sostegno preadesione destinato all'attuazione delle priorità chiave e dei relativi progetti, tenendo conto della dichiarazione della Commissione sul dialogo strategico con il Parlamento europeo;

32.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché al governo e al parlamento dell'Albania.


Relazione 2015 sulla Bosnia-Erzegovina
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Risoluzione del Parlamento europeo del 14 aprile 2016 sulla relazione 2015 sulla Bosnia-Erzegovina (2015/2897(RSP))
P8_TA(2016)0135B8-0441/2016

Il Parlamento europeo,

–  visto l'accordo di stabilizzazione e di associazione (ASA) tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da una parte, e la Bosnia-Erzegovina, dall'altra(1),

–  vista la domanda di adesione all'Unione europea presentata dalla Bosnia-Erzegovina il 15 febbraio 2016,

–  vista la decisione del Consiglio del 21 aprile 2015 con la quale si concludeva l'ASA con la Bosnia-Erzegovina,

–  visti le conclusioni del Consiglio europeo del 19 e 20 giugno 2003 sui Balcani occidentali e l'allegato dal titolo "Agenda di Salonicco per i Balcani occidentali: procedere verso l'integrazione europea",

–  viste le conclusioni del Consiglio del 16 marzo, del 12 ottobre e del 15 dicembre 2015 sulla Bosnia-Erzegovina,

–  vista la prima riunione del comitato parlamentare di stabilizzazione e di associazione UE-Bosnia-Erzegovina, tenutasi a Sarajevo il 5-6 novembre 2015 e le prime riunioni del consiglio di stabilizzazione e di associazione e del comitato di stabilizzazione e associazione tra la Bosnia-Erzegovina e la UE tenutesi rispettivamente l'11 e il 17 dicembre 2015,

–  viste la dichiarazione finale del presidente del vertice dei Balcani occidentali, tenutosi a Vienna il 27 agosto 2015, e le raccomandazioni delle organizzazioni della società civile per il vertice di Vienna 2015,

–  vista la comunicazione della Commissione del 10 novembre 2015 intitolata "La strategia di allargamento dell'UE" (COM(2015)0611), accompagnata dal documento di lavoro dei servizi della Commissione intitolato "Bosnia and Herzegovina 2015 Report" (SWD(2015)0214),

–  visto l'impegno scritto a favore dell'integrazione nell'UE adottato dalla Presidenza della Bosnia-Erzegovina il 29 gennaio 2015 e approvato dall’Assemblea parlamentare della Bosnia-Erzegovina il 23 febbraio 2015, nonché il programma di riforme 2015-2018 per la Bosnia-Erzegovina, adottato da tutti e tre i livelli di governo nel mese di luglio 2015,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sul paese, tra cui le sue risoluzioni del 9 luglio 2015 sulla commemorazione dei fatti di Srebrenica(2) e del 17 dicembre 2015 sul 20° anniversario dell'accordo di pace di Dayton(3),

–  vista la conferenza sul "Futuro europeo della Bosnia-Erzegovina - 20 anni dopo l'accordo di pace di Dayton-Parigi", tenutasi presso il Parlamento europeo il 9 dicembre 2015,

–  vista l'attività svolta da Cristian Dan Preda come relatore permanente sulla Bosnia-Erzegovina della commissione per gli affari esteri,

–  visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che l'UE ribadisce il proprio impegno nei confronti della prospettiva europea della Bosnia-Erzegovina e della sua integrità, sovranità e unità territoriale;

B.  considerando che l'adesione all'UE è un processo inclusivo, che richiede un consenso sul programma di riforme; che i cittadini della Bosnia-Erzegovina devono essere posti al centro delle riforme istituzionali, economiche e sociali;

C.  considerando che l'UE ha avviato un nuovo approccio per la Bosnia-Erzegovina affinché il paese possa compiere progressi nei confronti dell'UE e affrontare le straordinarie sfide socio-economiche e dello Stato di diritto, consentendo in questo modo al paese di prepararsi alla futura adesione; che, a seguito di detto approccio, l'ASA è entrato in vigore il 1° giugno 2015;

D.  considerando che è indispensabile un meccanismo di coordinamento efficace sulle tematiche dell'UE tra i vari livelli di governo al fine di garantire una migliore interazione con l'UE, facilitare l'allineamento, l'attuazione e l'applicazione delle normative dell'UE, favorendo l'esito positivo della domanda di adesione all'UE della Bosnia-Erzegovina; che il Consiglio dei ministri (CdM) della Bosnia-Erzegovina ha adottato la "Decisione relativa a un sistema di coordinamento nel processo di integrazione europea in Bosnia-Erzegovina" il 26 gennaio 2016; che i progressi relativi al coordinamento sulle questioni UE prepareranno il terreno affinché la Bosnia-Erzegovina benefici pienamente dei finanziamenti UE;

E.  considerando che ci sono ancora 84 500 sfollati interni e un gran numero di rifugiati della Bosnia-Erzegovina nei paesi limitrofi, in tutta Europa e nel mondo;

F.  considerando che un forte sostegno politico è un fattore chiave per rendere più efficace l'assetto istituzionale del paese;

1.  accoglie con favore la prima relazione della Commissione sulla Bosnia-Erzegovina contenente una valutazione più positiva e ribadisce il suo impegno inequivocabile nei confronti della prospettiva europea del paese; invita le autorità a dar prova di determinazione nel perseguire le riforme istituzionali e socio-economiche, compresa la loro effettiva attuazione, e a compiere progressi costanti in direzione dell'UE; invita alla trasparenza nel processo di pianificazione e di attuazione delle riforme; accoglie con favore il piano d'azione comune dello Stato e delle entità per attuare il programma di riforme 2015-2018, e chiede un'attuazione armonizzata per conseguire un reale cambiamento, visibile in tutto il paese, e migliorare la vita di tutti i cittadini della Bosnia-Erzegovina;

2.  accoglie con favore la presentazione della domanda di adesione all'UE da parte della Bosnia-Erzegovina il 15 febbraio 2016; invita il Consiglio a valutarla alla prima occasione utile e a trasmetterla senza indugio alla Commissione al fine di avviare l'elaborazione del parere;

3.  accoglie favorevolmente l'adozione da parte del CdM della Bosnia-Erzegovina, il 26 gennaio 2016, di una decisione che istituisce un meccanismo di coordinamento sulle questioni relative all'UE e, il 9 febbraio 2016, della posizione di negoziato per l'adeguamento dell'ASA in seguito all'adesione della Croazia all'UE; ricorda che, insieme ai progressi significativi nell'attuazione del programma di riforma, tali elementi sono necessari affinché l'UE valuti come credibile la domanda di adesione; chiede che le posizioni delle entità sul meccanismo di coordinamento adottato vengano armonizzate senza indugio e incoraggia la cooperazione fra tutte le parti interessate per migliorarlo ulteriormente; chiede una sua rapida attuazione e sollecita una collaborazione costruttiva sulle questioni europee; sottolinea che questo meccanismo è indispensabile per un efficiente processo decisionale nel processo di adesione all'UE; accoglie con favore le concrete consultazioni iniziali, a livello parlamentare, ai fini della piena attuazione del meccanismo di coordinamento, e incoraggia vivamente l'ulteriore intensificazione di tali riunioni tra gli attori istituzionali; insiste nuovamente sull'adeguamento delle concessioni commerciali accordate nell'ambito dell'ASA; ritiene che la piena attuazione dell'ASA, ivi incluso il suo adeguamento, sia un elemento importante dell'impegno della Bosnia-Erzegovina nei confronti dell'UE e uno dei prerequisiti per l'approvazione della sua candidatura all'adesione; raccomanda che la Bosnia-Erzegovina si impegni altresì con gli Stati membri dell'UE per quanto concerne i suoi progressi verso l'UE;

4.  ribadisce la necessità di portare avanti anche le riforme costituzionali, giuridiche e politiche che trasformerebbero la Bosnia-Erzegovina in uno Stato pienamente efficace, inclusivo e funzionale, garantendo l'uguaglianza e la rappresentanza democratica di tutti i suoi popoli costitutivi e di tutti i suoi cittadini, e garantendo che tutti i cittadini possano candidarsi, siano eleggibili e possano svolgere attività a tutti i livelli politici, in maniera paritaria e indipendentemente dalle loro origini etniche o religiose, in conformità con i principi espressi nella sua risoluzione precedente, includendo i criteri di Copenaghen, l'acquis dell'UE, le raccomandazioni formulate dalla Commissione di Venezia e la Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU) nonché le pertinenti decisioni della Corte europea dei diritti dell'uomo; invita le autorità a promuovere attivamente i principi della legittima rappresentanza, del federalismo, del decentramento e della sussidiarietà, nonché i valori europei e l'importanza della prospettiva europea; invita le istituzioni dell'UE a partecipare attivamente agli sforzi finalizzati alla ricerca di una soluzione sostenibile nei confronti dell'ordinamento costituzionale della Bosnia-Erzegovina;

5.  esorta i leader politici e religiosi ad astenersi dalla divisiva retorica nazionalistica e secessionista che polarizza la società e a portare avanti il dialogo politico e le attività volte al reciproco rispetto, al consenso e alla cooperazione tra i rappresentanti politici legittimi tutelando l'eterogeneità della sua società; invita tutti i cittadini a fare proprie la riconciliazione e la cooperazione, che sono prerequisiti fondamentali per soddisfare la prospettiva europea;

6.  sottolinea il ruolo importante che le organizzazioni di base della società civile svolgono nel processo di costruzione della pace e di riconciliazione, e in particolare la partecipazione dei giovani al dialogo e agli scambi interculturali, nonché alla sfera politica; prende atto del contributo significativo che gli attivisti culturali, gli artisti, gli scrittori e gli accademici apportano alla promozione del dialogo e alla comprensione tra gruppi sociali diversi; sollecita la promozione dell'istruzione ai fini della democrazia, dei diritti fondamentali e della cittadinanza in Bosnia-Erzegovina;

7.  prende atto dell'annuncio del Presidente della Repubblica Srpska (RS) relativo al rinvio del referendum previsto nella RS sul sistema giudiziario a livello statale della Bosnia-Erzegovina; si rammarica, tuttavia, che tale decisione non sia stata approvata dall'Assemblea nazionale della RS; chiede di abbandonare del tutto l'idea di un referendum, in quanto rappresenta una sfida per la coesione, la sovranità e l'integrità del paese e rischia di minare gli sforzi per migliorare la situazione socio-economica di tutti i cittadini della Bosnia-Erzegovina e compiere ulteriori progressi sul fronte dell'integrazione europea; sottolinea che eventuali carenze del sistema giudiziario della Bosnia-Erzegovina dovrebbero essere affrontate in uno spirito di cooperazione piuttosto che attraverso iniziative unilaterali, nel quadro ampliato del dialogo strutturato sulla giustizia; ricorda che l'accordo di Dayton non riconosce alla RS un diritto di secessione;

8.  è profondamente preoccupato per le dichiarazioni rilasciate dal ministro degli Interni della Repubblica Srpska per quanto concerne il futuro addestramento di unità speciali di polizia della RS nella Federazione russa, il rafforzamento della cooperazione, in particolare in merito allo scambio di informazioni, e l'intenzione di acquistare attrezzature militari russe; invita le autorità della RS a non perseguire una politica estera e di sicurezza indipendente suscettibile di compromettere la politica a livello statale;

9.  accoglie con favore l'entrata in vigore dell'ASA e il fatto che il comitato parlamentare di stabilizzazione e di associazione sia stato il primo organismo comune costituito su tale base; esprime tuttavia profondo rammarico per il fatto che esso non sia riuscito ad adottare il proprio regolamento a causa dei tentativi di introdurre il veto etnico nelle disposizioni di votazione del comitato; ricorda che l'ASA richiede l'adozione del regolamento e che la sua mancata adozione costituisce una violazione diretta dell'attuazione dell'ASA; esorta la delegazione bosniaca ad adoperarsi costruttivamente e senza indugio per quanto riguarda l'adozione del regolamento in occasione della prossima riunione del comitato; accoglie con favore le prime riunioni del consiglio di stabilizzazione e di associazione tra la Bosnia-Erzegovina e l'UE tenutesi l'11 dicembre 2015;

10.  deplora il fatto che la corruzione, compresa quella ai massimi livelli, continui ad essere diffusa e che gli impegni politici non si siano tradotti in risultati concreti; resta preoccupato per la debolezza del quadro giuridico e istituzionale nel combattere la corruzione che consente di perseguire pratiche di corruzione impunemente e per l'esiguo numero di condanne definitive nei casi di corruzione; invita a migliorare i risultati relativi all'efficacia delle indagini e delle azioni penali nei casi di corruzione ad alto livello che coinvolgono politici, funzionari di alto livello e istituzioni di regolamentazione, anche nel quadro degli appalti pubblici e della privatizzazione; plaude all'adozione della strategia e del piano d'azione 2015-2019 contro la corruzione e sollecita lo stanziamento di risorse di bilancio sufficienti per la sua attuazione; chiede il rafforzamento significativo della cooperazione tra le agenzie a livello nazionale; sollecita l'istituzione di apposite strutture prevenzione e monitoraggio della corruzione e l'adozione di documenti strategici per la prevenzione della corruzione a tutti i livelli di governo; sollecita l'attuazione integrale e senza indugio delle raccomandazioni formulate dal GRECO;

11.  sottolinea che un sistema giudiziario funzionante e stabile è di fondamentale importanza per assicurare lo Stato di diritto nel paese e per l'ulteriore progresso della Bosnia-Erzegovina verso l'UE; è preoccupato per l'aumento della pressione sul sistema giudiziario da parte degli attori politici; afferma l'urgente necessità di rafforzare l'indipendenza della magistratura in Bosnia-Erzegovina; esprime preoccupazione in particolare per i casi di interferenze politiche nei procedimenti giudiziari, la politicizzazione delle procedure di nomina nella magistratura, il protrarsi della frammentazione in quattro diversi sistemi giuridici e la mancanza di un sistema efficace e obiettivo per valutare e le qualità professionali dei giudici; accoglie con favore l'aggiornamento della strategia di riforma del settore giudiziario per il periodo 2014-2018 e chiede un piano d'azione per la sua attuazione il quale sia fortemente incentrato sugli sforzi di armonizzazione in tutto il paese; ritiene fondamentale garantire un sistema giudiziario più professionale, indipendente e responsabile, compresa l'applicazione sistematica di criteri oggettivi per le nomine; accoglie con favore il protocollo firmato dai ministri della Giustizia a livello di entità e a livello statale con l'obiettivo di riformare il sistema giudiziario nazionale, il Consiglio giudiziario superiore e il Consiglio delle procure; accoglie con favore la nomina di difensori civici, ma esprime preoccupazione per le continue difficoltà finanziarie e in termini di risorse umane incontrate dall'ufficio del difensore civico; chiede che venga adottata rapidamente la legge sulla riforma del difensore civico;

12.  continua ad esprimere preoccupazione per il fatto che l'accesso al patrocinio gratuito rimane molto limitato; sollecita le autorità competenti ad adottare una legge sul patrocinio gratuito a livello statale come prerequisito per garantire un accesso alla giustizia equo, efficace e non discriminatorio; ritiene che l'attuazione di una tale legge sia fondamentale per rafforzare la fiducia dei cittadini nello Stato di diritto;

13.  condanna fermamente la legge ancora vigente sull'ordine pubblico nella RS che mina i diritti democratici fondamentali della libertà di riunione, della libertà di associazione e della libertà dei media; sollecita la piena attuazione della legge sulla libertà di accesso alle informazioni, in quanto ancora irregolare e spesso limitata dal diritto alla privacy e dalla tutela degli interessi commerciali delle aziende che collaborano con i governi, privando così i cittadini di mezzi di ricorso efficaci da utilizzare quando le informazioni sono negate; elogia l'adozione di modifiche al codice penale della Bosnia-Erzegovina che adegua le sue disposizioni in materia di tortura, sparizione forzata e stupro agli standard internazionali; sollecita le autorità ad includere i reati elencati nel protocollo addizionale alla Convenzione internazionale sulla criminalità informatica nel codice penale;

14.  ritiene importante migliorare la cooperazione tra i parlamenti a livello di Stato, delle entità e del distretto di Brčko e organizzare riunioni congiunte tra di loro; prende atto degli impegni assunti nel quadro del gemellaggio parlamentare e sollecita l'urgente attuazione delle raccomandazioni risultanti, così come l'operatività del quadro concordato per la cooperazione; accoglie con favore, a tale riguardo, la firma del "Concetto del meccanismo di cooperazione dei parlamenti in Bosnia-Erzegovina in attività legate al processo di integrazione europea"; chiede miglioramenti del coordinamento generale con le assemblee cantonali;

15.  prende atto del ruolo svolto dalla commissione parlamentare mista per la sicurezza e la difesa nel garantire il controllo democratico sulle forze armate della Bosnia-Erzegovina; manifesta preoccupazione per la diffusa presenza di armi detenute illegalmente dalla popolazione e per le grandi scorte di munizioni e armi ancora sotto la responsabilità delle forze armate; elogia i progressi compiuti dalle forze armate nello smaltimento delle munizioni più instabili e la costruzione di capacità sostenibili per gestire il resto delle scorte; sollecita l'adozione di un approccio globale alle sfide che ancora restano aperte per quanto riguarda lo sminamento del paese entro il 2019; invita la Commissione e la VP/HR a incrementare il contributo per queste attività;

16.  esorta i membri del gruppo di lavoro per la preparazione delle modifiche alla legge elettorale della Bosnia-Erzegovina a garantire che le modifiche alla legge creino le basi per elezioni veramente democratiche come espressione della sovranità; sottolinea che le elezioni democratiche non possono tenersi se non è possibile esercitare costantemente una vasta gamma di altri diritti umani e libertà fondamentali senza discriminazioni in base a etnia, religione, sesso, opinione politica o di altra natura, patrimonio, nascita o altro status, e senza limitazioni arbitrarie e irragionevoli;

17.  ritiene che la frammentazione della pubblica amministrazione, la sua politicizzazione e lo scarso coordinamento delle politiche ostacolino le riforme istituzionali e legislative e abbiano un impatto sull'offerta di servizi pubblici ai cittadini; invita le autorità competenti a tutti i livelli a potenziare la pianificazione politica a medio termine e a sviluppare un quadro strategico globale di riforma della pubblica amministrazione a livello nazionale, nonché un programma di gestione delle finanze pubbliche, in linea con i principi europei per la pubblica amministrazione identificati dall'OCSE / SIGMA per i candidati all'adesione all'UE;

18.  riconosce che l'agricoltura è un settore economico chiave per la Bosnia-Erzegovina, in quanto circa il 20 % della popolazione della Bosnia-Erzegovina fa affidamento direttamente o indirettamente sul settore; accoglie con favore, quindi, i progressi compiuti nel campo della sicurezza alimentare e della politica veterinaria e la decisione della Commissione di approvare l'esportazione verso l'UE di latte e prodotti lattiero-caseari della Bosnia-Erzegovina; incoraggia maggiori sforzi per allineare il sistema di controllo veterinario e fitosanitario ufficiale agli standard europei e creare le necessarie strutture istituzionali che permettano l'uso dello strumento di aiuto preadesione per lo sviluppo rurale; invita il governo a sostenere la creazione di un ministero statale dell'agricoltura e ad accompagnare la strategia di sviluppo;

19.  esprime preoccupazione per gli insufficienti meccanismi di cooperazione tra il governo e le organizzazioni della società civile, compresa la loro limitata capacità di partecipare al dialogo politico sul programma di riforme; ritiene essenziale migliorare il ruolo della società civile e coinvolgere i cittadini nel processo di adesione all'UE; rinnova la sua richiesta di istituire e attuare meccanismi di consultazione pubblica trasparenti e inclusivi; invita le autorità competenti a tutti i livelli a migliorare il pertinente quadro giuridico e finanziario, ad adottare una strategia nazionale in materia di organizzazioni della società civile e a garantire finanziamenti pubblici trasparenti a favore di queste ultime, onde promuovere una democrazia più partecipativa e inclusiva in tutto il paese; invita le OSC e gli attivisti a rafforzare in modo significativo le proprie capacità e strutture e ad impegnarsi con le autorità della Bosnia-Erzegovina, l'Unione europea e la comunità internazionale; invita questi ultimi organi ad assisterli in questi sforzi;

20.  prende atto dell'attuazione non coordinata della strategia 2014-2016 sulla lotta alla criminalità organizzata; sollecita l'adozione e l'attuazione di una nuova strategia e di un piano d'azione sul riciclaggio del denaro in linea con le raccomandazioni MONEYVAL; sottolinea la necessità di un approccio orientato alle vittime e una strategia multidisciplinare e globale di lotta al traffico di droga e di esseri umani; invita le autorità dell'Unione europea e della Bosnia-Erzegovina a lavorare insieme per combattere efficacemente la tratta degli esseri umani e a fornire protezione alle vittime; accoglie con favore l'adozione del piano d'azione 2016-2019 per la lotta alla tratta degli esseri umani nella Bosnia-Erzegovina, inclusa l'enfasi sui problemi connessi ai lavoratori migranti e all'accattonaggio forzato dei bambini, e ne chiede un'efficace attuazione; resta preoccupato per il grande volume di armi illegali in Bosnia, facilmente trasferite verso l'UE; invita le autorità competenti ad intensificare i loro sforzi per perseguire i commercianti e i contrabbandieri di armi e ad adoperarsi maggiormente per combattere la proliferazione incontrollata e il traffico illecito di armi, segnatamente leggere e di piccolo calibro, anche attraverso una più stretta cooperazione regionale e la cooperazione tra la Bosnia-Erzegovina e l'UE;

21.  invita le autorità a sviluppare un piano d'azione per l'attuazione della strategia 2015-2020 per quanto concerne la prevenzione e la lotta contro il terrorismo; chiede alle autorità di intensificare i loro sforzi per garantire in tutto il paese una cooperazione più efficace tra la polizia, l'intelligence e i servizi di sicurezza nella lotta contro il terrorismo e l’estremismo violento; chiede il rafforzamento della capacità antiterroristica della Bosnia-Erzegovina; sollecita le autorità competenti ad intraprendere maggiori sforzi nella lotta contro il finanziamento del terrorismo, compresa la creazione di un quadro giuridico per consentire il congelamento dei beni di gruppi terroristici; ritiene essenziale che le operazioni di sicurezza in Bosnia-Erzegovina siano coordinate e che i dati siano condivisi all'interno del paese; sottolinea l'importanza fondamentale di una più stretta cooperazione tra i servizi di sicurezza regionali e incoraggia un'ulteriore cooperazione in questo senso;

22.  sottolinea che la Bosnia-Erzegovina è stata gravemente colpita dal fenomeno dei combattenti stranieri e dalla radicalizzazione; esprime preoccupazione per la radicalizzazione tra i giovani e per il fatto che un numero alto di essi, rispetto ad altri paesi della regione, abbia aderito al Daesh; chiede la prosecuzione e il rafforzamento delle misure contro la radicalizzazione e il terrorismo; accoglie positivamente gli sforzi volti a rafforzare il dialogo interreligioso, inclusa la dichiarazione congiunta dei leader politici e religiosi che condanna il terrorismo e l'estremismo violento; accoglie con favore le prime sentenze emanate sui combattenti stranieri sulla base dei reati di finanziamento di attività terroristiche, istigazione pubblica di attività terroristiche, organizzazione del Daesh e adesione a quest'ultimo; chiede l'urgente sviluppo di efficaci programmi di deradicalizzazione e urgenti sforzi per offrire una migliore prospettiva economica ai giovani della Bosnia-Erzegovina, in linea con l'agenda positiva per la gioventù dei Balcani occidentali, dissuadendoli così dall'associarsi ad ideologie radicali ed estreme; incoraggia gli sforzi intesi a coinvolgere i media, la comunità accademica e la società civile nel contribuire alla sensibilizzazione nei confronti dei fattori di rischio che consentono alla radicalizzazione di trasformarsi in estremismo violento; incoraggia lo sviluppo di reti di sensibilizzazione nazionale e regionale al problema della radicalizzazione sulla base delle migliori pratiche e degli strumenti disponibili nella rete UE per la sensibilizzazione al problema della radicalizzazione; incoraggia una maggiore collaborazione con i servizi di sicurezza dei paesi dell'UE e vicini, anche sullo scambio di informazioni; incoraggia le operazioni di polizia svolte in tutta la Bosnia-Erzegovina, che hanno portato all'arresto di persone sospettate dell'organizzazione, del supporto e del finanziamento di attività terroristiche;

23.  rileva che il quadro giuridico e istituzionale per il rispetto dei diritti umani richiede miglioramenti sostanziali; chiede lo sviluppo di una strategia di lotta contro la discriminazione a livello nazionale in collaborazione con le OSC; esorta ancora una volta a includere nella legge anti-discriminazione una definizione chiara di identità di genere, orientamento sessuale, età e disabilità come motivi di discriminazione; chiede la sua efficace attuazione e un rafforzamento del ruolo del difensore civico per i diritti umani; manifesta preoccupazione per la discriminazione contro le persone con disabilità nel mondo del lavoro, nell'istruzione, nell'accesso all'assistenza sanitaria e nella fornitura di altri servizi; è preoccupato per la violenza dettata dall'odio, per l'istigazione all'odio e per l'aumento registrato per quanto riguarda le minacce nei confronti delle persone LGBT; incoraggia il governo ad affrontare questo problema anche mediante l'attuazione di azioni di sensibilizzazione sui diritti delle persone LGBT dirette alla magistratura, alle forze dell'ordine e al pubblico in generale; prende atto dei progressi significativi per quanto concerne il completamento del processo di iscrizione all'anagrafe dei rom ma resta preoccupato per le azioni limitati tese a migliorare la loro salute, l’istruzione e le prospettive di occupazione; esorta in particolare le autorità a combattere la discriminazione basata sul genere; esorta ad abrogare la norma sulla pena di morte nella Costituzione dell'entità della RS;

24.  deplora il fatto che non siano stati compiuti progressi per quanto riguarda l'attuazione dei casi Sejdić-Finch e Zornic, e ricorda che la Bosnia-Erzegovina continua a violare le pertinenti sentenze della CEDU; sottolinea ancora una volta che la loro mancata attuazione continua a costituire una discriminazione contro i cittadini della Bosnia-Erzegovina e può pertanto ostacolare il paese sul percorso verso l'adesione all'UE;

25.  chiede con forza che i casi di odio e di incitamento all'odio, anche per motivi etnici, nonché la diffusione di ideologie estremiste attraverso i social media, siano oggetto di indagini e provvedimenti più forti e adeguati; deplora che la Federazione rimanga l'unico paese nei Balcani occidentali in cui la sanzione del crimine motivato dall'odio non è regolamentata dalla legge penale e sollecita l'inserimento di una tale disposizione; invita, allo stesso modo, a inserire una disposizione contro l'incitamento all'odio nel codice penale di tutti i soggetti;

26.  ribadisce che la legge elettorale e il sistema elettorale devono fornire l'opportunità a tutti e tre i popoli costitutivi e a tutti gli altri cittadini di eleggere liberamente e autonomamente i propri rappresentanti politici legittimi nelle istituzioni e nelle autorità;

27.  sottolinea l'importante ruolo svolto dalla società civile nel proteggere e promuovere i diritti delle minoranze nel paese, nonché nel favorire l'armonia sociale e la tolleranza e nel rafforzare la comprensione dei benefici della diversità da parte delle persone; chiede una maggiore partecipazione della società civile nell'affrontare le sfide della divisione etnica, al fine di aiutare il paese ad avanzare verso l'UE; chiede un migliore coordinamento tra le autorità competenti e le OSC al fine di garantire una migliore applicazione della legge sulle minoranze;

28.  accoglie con favore l'adozione della strategia 2015-2018 per l'attuazione della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica; chiede l'urgente adozione e applicazione della strategia quadro per l'attuazione della Convenzione di Istanbul; è preoccupato in merito alla mancanza di un quadro giuridico globale a livello statale sulle aggressioni sessuali e di un adeguato meccanismo di risarcimento delle vittime; chiede alle autorità competenti di garantire l'idoneo finanziamento e una migliore normativa in materia di "case protette" e di stabilire un sistema armonizzato per il monitoraggio e la raccolta dei dati sui casi di violenza nei confronti delle donne; chiede inoltre che si compia ogni sforzo per rafforzare la partecipazione delle donne alla politica e all'occupazione, migliorarne la situazione socio-economica – soprattutto per quanto riguarda l'accesso al diritto al congedo e ai benefici di maternità – nonché promuovere, tutelare e rafforzare i diritti delle donne; esorta i governi a tutti i livelli a rafforzare la sensibilizzazione in merito a queste tematiche, con l'aiuto della società civile, affinché le donne si servano della tutela che la legge prevede;

29.  sottolinea il ruolo essenziale dell'istruzione nel creare e promuovere una società tollerante e inclusiva, nonché favorire la cooperazione e la coesione attraverso gli spartiacque culturali, religiosi ed etnici; rileva con preoccupazione il lento progresso compiuto nell'affrontare la questione delle "due scuole sotto un tetto" e altre forme di segregazione e discriminazione nelle scuole, e deplora che non si stia ancora sviluppando una comune offerta formativa di base; sollecita l'adozione di misure concrete per avviare la desegregazione del sistema educativo; sottolinea la necessità di sforzi significativi volti a migliorare l'efficienza del frammentato sistema educativo, garantendo nel contempo il diritto alle pari opportunità di istruzione in tutte le lingue ufficiali della BiH e il diritto di ogni comunità all'istruzione nella propria lingua; esorta le autorità a garantire l'efficace attuazione di principi inclusivi in materia di istruzione per quanto riguarda i bambini disabili;

30.  si compiace della partecipazione attiva della BiH alla Piattaforma dei Balcani occidentali in materia di istruzione e formazione, nonché della sua costante partecipazione ad Erasmus+ e alla Finestra dei giovani per i Balcani occidentali, che svolgono un importantissimo ruolo nella lotta contro gli assai elevati livelli di disoccupazione giovanile; accoglie con favore l'impegno della BiH a partecipare allo studio PISA dell'OCSE nel 2018; considera questo studio un utile strumento per discutere la qualità dell'istruzione e le necessarie riforme; elogia la volontà espressa da tutti i 13 ministeri dell'istruzione e da tutte le agenzie correlate di prendere parte a questo sforzo comune; invita la Commissione a prendere in considerazione l'opportunità di finanziare la partecipazione della BiH allo studio a titolo dei fondi preadesione;

31.  sottolinea che organi mediatici indipendenti e professionali costituiscono una delle componenti fondamentali di una prospera società democratica; esprime quindi preoccupazione in merito ai regressi nel settore della libertà di espressione, ai casi di pressione politica e di intimidazione dei giornalisti, fra cui l'assoggettamento di alcuni organi di stampa a fasulle ispezioni finanziarie e di altro tipo da parte delle autorità locali e nazionali, nonché in merito alla costante polarizzazione dei media lungo linee politiche ed etniche; invita le autorità competenti ad effettuare una indagine completa sugli attacchi nei confronti dei giornalisti e a creare un quadro giuridico per la loro protezione; sollecita inoltre un intervento urgente per garantire l'indipendenza politica, istituzionale e finanziaria dell'autorità regolamentare delle comunicazioni e garantire la trasparenza della proprietà dei media, colmando tutte le lacune legislative che ostacolano sistematicamente la piena trasparenza; rileva che l'attuazione di queste misure è indispensabile per garantire l'assenza di ogni indebita influenza politica; chiede un intervento per garantire il pluralismo dei media e la diffusione radiotelevisiva in tutte le lingue ufficiali; chiede inoltre che sia rafforzata l'indipendenza editoriale e la stabilità finanziaria delle emittenti del servizio pubblico, vista l'importanza dell'esistenza di un'emittente di servizio pubblico per l'unità della BiH; è preoccupato per il fatto che non vengono perseguiti gli attacchi informatici mirati contro i siti di informazione;

32.  si compiace dei progressi compiuti nel ridurre l'arretrato delle cause di crimini di guerra; rileva le preoccupazioni dell'ICTY in merito allo scarso seguito dato dalla procura dello Stato alle reiterate richieste di portare a termine le cause sui crimini di guerra; chiede una revisione della strategia nazionale in materia di crimini di guerra, una più efficace e migliore azione giudiziaria nei confronti degli atti di violenza sessuale compiuti in tempo di guerra e miglioramenti nella tutela delle vittime; chiede un intervento per garantirne il diritto a un effettivo risarcimento;

33.  prende atto di un qualche intervento e chiede maggiori progressi sul rientro sostenibile degli sfollati interni e dei rifugiati, compreso in materia di occupazione, istruzione, protezione sociale, restituzione dei beni e assistenza sanitaria a livello locale; ribadisce l'importanza di incoraggiare il loro rientro sostenibile nella BiH, in particolare nella Republika Srpska; invita tutti i livelli di governo a proteggerli e ad accelerare il processo del rientro, introducendo e applicando tutte le misure legislative e amministrative necessarie; chiede l'efficace applicazione della strategia rivista in merito all'allegato VII dell'accordo di pace di Dayton; esorta la Commissione a fornire adeguata assistenza finanziaria e di progetto che faciliterebbe tale processo; prende atto del numero tuttora elevato di scomparsi e chiede alle autorità competenti di avviare un'intensa cooperazione e di incrementare i propri sforzi per reperire le 7 019 persone tuttora disperse in seguito alla guerra; sottolinea la necessità di sviluppare ulteriormente approcci alternativi alla giustizia, prendendo anche le mosse dalla strategia dell'UNDP in merito alla giustizia di transizione; esorta le autorità della BiH ad investire cospicue risorse nei programmi interessati;

34.  rileva che, sebbene la ripresa e la ricostruzione postbelliche nella BiH abbiano conseguito ampi successi avvicinando il paese all'UE, permangono tuttora sfide in materia di sostenibilità del processo di riconciliazione; sottolinea pertanto l'importanza dell'istruzione sulla riconciliazione e la comprensione reciproca nella società;

35.  si compiace dell'aumento dell'occupazione ufficiale nonché dei primi passi adottati per rafforzare il coordinamento della politica e migliorare il clima delle imprese; nutre tuttora preoccupazione per quanto riguarda l'influenza dello Stato sull'economia, la qualità delle finanze pubbliche e l'elevato livello di dipendenza dai finanziamenti a titolo di prestiti internazionali, l'origine oscura degli investimenti internazionali e le difficili condizioni del mercato del lavoro; sottolinea l'esigenza di affrontare il tasso tuttora elevato della disoccupazione a lungo termine (27,6 %), fra cui una elevatissima disoccupazione giovanile (62,7 %), e l'ampia economia informale e di migliorare il funzionamento del mercato del lavoro;

36.  accoglie con favore l'adozione della nuova legislazione in materia lavorativa da parte delle due entità; deplora la mancanza di un'unificazione dello spazio economico unico che ostacola l'ambiente delle imprese; sollecita inoltre il miglioramento dell'ambiente delle imprese rafforzando lo Stato di diritto, semplificando l'applicazione dei contratti e lottando contro la corruzione; si rammarica che la Bosnia-Erzegovina non abbia sviluppato una strategia per le PMI a livello statale;

37.  sottolinea la necessità di riformare e armonizzare i sistemi di tutela sociale frammentati sulla base delle esigenze dei cittadini, al fine di fornire parità di trattamento per tutti; rileva che i diritti sindacali e del lavoro, comprese le leggi in materia di salute e sicurezza, sono ancora limitati, e sottolinea l'importanza di rafforzare e armonizzare ulteriormente queste leggi in tutto il paese;

38.  sollecita l'adozione di strategie settoriali a livello di paese in materia di trasporti, energia e ambiente; sottolinea che tali strategie sono necessarie, fra l'altro, per beneficiare pienamente dell'assistenza di preadesione UE;

39.  accoglie con favore la partecipazione della BiH all'iniziativa dei sei paesi dei Balcani occidentali; evidenzia l'importanza di due grandi progetti di investimento – "Stara Gradiška" e "Svilaj" – che faciliteranno il commercio, l'integrazione regionale e la crescita sostenibile; esorta le autorità a garantire la piena e rapida attuazione delle norme tecniche e di misure dolci nel settore dei trasporti che sono state concordate durante il vertice dei Balcani occidentali del 2015 a Vienna (ad esempio, allineare/semplificare le procedure di attraversamento delle frontiere, sistemi di informazione, regimi di manutenzione, disaggregazione e accesso di terzi alle reti) prima del prossimo vertice 2016 a Parigi;

40.  chiede che i risultati del censimento demografico e catastale siano pubblicati senza ulteriore indugio in quanto strumentali per la pianificazione economica e sociale; evidenzia inoltre che i dati del censimento 2013 saranno necessari per compilare il questionario che la BiH riceverà dalla Commissione;

41.  esorta le agenzie statistiche della BiH ad allineare le proprie statistiche agli standard Eurostat;

42.  è preoccupato in merito ai regressi nel campo della società dell'informazione; chiede l'urgente attuazione del passaggio verso il digitale; sollecita l'istituzione di un organismo di vigilanza per l'accreditamento della normativa in materia di commercio digitale e firma digitale a livello statale, visto che deve ancora essere attuata per la mancanza di questo organismo; sollecita le autorità competenti ad accelerare il buon esito dell'attuazione del 112, numero per le chiamate di emergenza europeo, che è stata decisa nel 2009;

43.  prende atto delle limitate misure e attività effettuate in materia di adattamento al cambiamento climatico e dei timidi passi compiuti per mettere a punto la rete Natura 2000 sulla protezione della natura; esorta le autorità competenti a stabilire un quadro giuridico armonizzato in materia di protezione dell'ambiente e azione climatica e a rafforzare la pianificazione e l'allineamento strategico con l'acquis in questi settori; esorta le autorità competenti a prevenire un eccessivo inquinamento atmosferico, in linea con gli standard ambientali dell'UE, compreso l'inquinamento provocato dalla raffineria petrolifera di Bosanski Brod; ribadisce la necessità che la BiH soddisfi pienamente i suoi obblighi per quanto riguarda la Convenzione sulla valutazione dell'impatto ambientale in un contesto transfrontaliero (Espoo, 1991) e il Protocollo sulla valutazione ambientale strategica (Kiev, 2003);

44.  invita il governo della Bosnia-Erzegovina a regolamentare e a monitorare lo sviluppo delle centrali idroelettriche nelle aree ecologicamente sensibili, nonché nelle aree protette e potenzialmente protette, e a mantenere l'integrità dei parchi nazionali esistenti, quali il parco nazionale Sutjeska e il parco nazionale Una; raccomanda di migliorare la qualità delle valutazioni di impatto ambientale affinché tengano conto delle norme dell'UE stabilite dalle direttive Uccelli e Habitat e dalla direttiva quadro sulle acque; incoraggia il governo della Bosnia-Erzegovina ad aumentare la trasparenza attraverso la partecipazione e la consultazione del pubblico nell'ambito dei progetti previsti insieme alle comunità locali, agli esperti scientifici e al settore civile;

45.  si congratula con la BiH che ha assunto la presidenza della Comunità dell'energia nel 2016; è tuttavia preoccupato per l'imposizione di sanzioni della Comunità dell'energia nei confronti della BiH; ribadisce il suo invito alla BiH ad adottare misure per collegare le infrastrutture energetiche dei paesi confinanti e ad onorare tutti i propri obblighi contrattuali previsti dal trattato sulla Comunità dell'energia;

46.  denuncia la legge sull'ordine pubblico e la pace adottata nella Republika Srpska nel febbraio 2015, che criminalizza gli interventi postati sui social media che disturbano l'ordine pubblico o che comportano un contenuto indecente, offensivo o insultante, in quanto ciò apre la strada a restrizioni giuridiche in materia di libera espressione online e di libertà dei media e potrebbe creare un'autocensura tra gli utenti dei social media;

47.  elogia il ruolo costruttivo e proattivo della BiH nel promuovere la cooperazione regionale; ritiene che la concreta cooperazione in settori di reciproco interesse possa contribuire alla stabilizzazione dei Balcani occidentali; accoglie con favore l'accordo sulle frontiere con il Montenegro; chiede ulteriori sforzi per risolvere le questioni bilaterali in sospeso, fra cui le questioni di demarcazione delle frontiere con la Serbia e la Croazia, e di affrontare le questioni legate all'inquinamento ambientale transfrontaliero; si compiace della prima sessione congiunta del Consiglio dei ministri della Bosnia-Erzegovina con il governo serbo svoltasi il 4 novembre 2015 a Sarajevo;

48.  si compiace dell'aumento del tasso di allineamento con le decisioni PESC, passato dal 52 al 62 %; ritiene necessario, alla luce della domanda di adesione all'UE presentata dalla BiH, coordinare in misura maggiore la politica estera alla PESC dell'UE;

49.  invita le autorità della BiH, nel quadro delle prossime elezioni locali, ad attuare le pertinenti raccomandazioni avanzate dagli osservatori internazionali e locali nonché dall'OSCE/ODIHR, al fine di garantire la credibilità e l'integrità del processo elettorale; sollecita le autorità a regolamentare in via d'urgenza le elezioni locali a Mostar;

50.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al VP/HR, al Consiglio, alla Commissione, alla Presidenza della BiH, al Consiglio dei ministri della BiH, all'Assemblea parlamentare della BiH, ai governi e ai parlamenti della Federazione della BiH e della RS nonché ai governi dei 10 cantoni.

(1) GU L 164 del 30.6.2015, pag. 2.
(2) Testi approvati, P8_TA(2015)0276.
(3) Testi approvati, P8_TA(2015)0471.


Raggiungimento dell'obiettivo di lotta contro la povertà alla luce dell'aumento delle spese delle famiglie
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Risoluzione del Parlamento europeo del 14 aprile 2016 sul raggiungimento dell'obiettivo della lotta alla povertà, tenuto conto delle spese in aumento sostenute dalle famiglie (2015/2223(INI))
P8_TA(2016)0136A8-0040/2016

Il Parlamento europeo,

–  visti il trattato sull'Unione europea (TUE), in particolare l'articolo 3, e il trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), in particolare l'articolo 9,

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare gli articoli 1 e 34, paragrafo 3,

–  visto il regolamento (UE) n. 2015/1017 del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 giugno 2015 relativo al Fondo europeo per gli investimenti strategici, al polo europeo di consulenza sugli investimenti e al portale dei progetti di investimento europei e che modifica i regolamenti (UE) n. 1291/2013 e (UE) n. 1316/2013(1),

–  visto il regolamento (UE) n. 223/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio dell'11 marzo 2014 relativo al Fondo di aiuti europei agli indigenti(2),

–  visto il regolamento (UE) n. 1304/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, relativo al Fondo sociale europeo e che abroga il regolamento (CE) n. 1081/2006 del Consiglio(3),

–  visto il regolamento (UE) n. 1301/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale e a disposizioni specifiche concernenti l'obiettivo "Investimenti a favore della crescita e dell'occupazione" e che abroga il regolamento (CE) n. 1080/2006(4),

–  vista la proposta di regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca compresi nel quadro strategico comune e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione, e che abroga il regolamento (CE) n. 1083/2006(5),

–  vista la direttiva 2014/92/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 luglio 2014, sulla comparabilità delle spese relative al conto di pagamento, sul trasferimento del conto di pagamento e sull'accesso al conto di pagamento con caratteristiche di base(6),

–  vista la direttiva n. 2012/27/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, sull'efficienza energetica, che modifica le direttive n. 2009/125/CE e n. 2010/30/UE e abroga le direttive n. 2004/8/CE e n. 2006/32/CE(7) e la sua risoluzione del 15 dicembre 2010 sulla revisione del Piano d'azione per l'efficienza energetica(8),

–  vista la direttiva n. 2010/31/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 maggio 2010, sul rendimento energetico nell'edilizia(9),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 27 ottobre 2015, dal titolo "Programma di lavoro della Commissione per il 2016 - È il momento di andare oltre l'ordinaria amministrazione" (COM(2015)0610),

–  vista la comunicazione della Commissione del 5 marzo 2014 dal titolo "Bilancio della strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva" (COM(2014)0130),

–  visti la comunicazione della Commissione intitolata "La Piattaforma europea contro la povertà e l'esclusione sociale: un quadro europeo per la coesione sociale e territoriale" (COM(2010)0758), il parere del Comitato economico e sociale europeo, il parere del Comitato delle regioni sull'argomento, e la sua risoluzione del 15 novembre 2011(10) su questo tema,

–  vista la comunicazione della Commissione, del 3 marzo 2010, dal titolo "Europa 2020 – Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva" (COM(2010)2020), nonché la sua risoluzione del 16 giugno 2010 su UE 2020(11),

–  vista la risoluzione 64/292 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, del 28 luglio 2010, dal titolo "The human right to water and sanitation"(12),

–  visto il progetto pilota della Commissione per lo sviluppo di una metodologia comune sui bilanci di riferimento in Europa,

–  visto il rapporto del Centro di ricerca Innocenti dell'UNICEF (2012) "Misurare la povertà tra i bambini e gli adolescenti: un nuovo quadro comparativo della povertà infantile in alcuni paesi a reddito medio-alto"(13),

–  visto il rapporto del Centro di ricerca Innocenti dell'UNICEF (2014) "Figli della recessione: l'impatto della crisi economica sul benessere dei bambini nei paesi ricchi"(14),

–  vista la rassegna trimestrale della Commissione sulla situazione occupazionale e sociale nell'UE del settembre 2015(15),

–  visto il Pacchetto investimenti sociali della Commissione del 20 febbraio 2013,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo, del 15 giugno 2011, sul tema "La piattaforma europea contro la povertà e l'esclusione sociale: un quadro europeo per la coesione sociale e territoriale"(16),

–  vista la relazione dell'OCSE dal titolo "In It Together: Why Less Inequality Benefits All", (Dentro tutti: perché una minore disuguaglianza è di beneficio per tutti) del 21 maggio 2015,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo, del 18 settembre 2013, sul tema "Per un'azione europea coordinata per la prevenzione e la lotta alla povertà energetica"(17),

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo, del 10 dicembre 2013, sul tema "Reddito minimo europeo e indicatori di povertà"(18),

–  visto il parere del Comitato delle regioni, del 31 marzo 2011, sulla piattaforma europea contro la povertà e l'esclusione sociale(19),

–  visto il parere congiunto del comitato per la protezione sociale (CPS) e del comitato per l'occupazione (EMCO), del 3 ottobre 2014, intitolato "Revisione intermedia della strategia Europa 2020"(20),

–  vista la relazione annuale del CPS, del 10 marzo 2015, intitolata Social situation in the European Union (2014) ("La situazione sociale nell'Unione europea (2014)")(21),

–  visti gli studi dal titolo "The State of Lending: The Cumulative Costs of Predatory Practices"(22), giugno 2015 e "Le panier de la ménagère ... pauvre"(23), agosto 2008,

–  visto il parere del Comitato per la protezione sociale, del 15 febbraio 2011, sulla piattaforma europea contro la povertà e l'esclusione sociale - iniziativa faro della strategia Europa 2020(24),

–  vista la sua risoluzione dell'8 settembre 2015 sul seguito all'iniziativa dei cittadini europei "L'acqua è un diritto" (Right2Water)(25),

–  vista la sua risoluzione dell'8 luglio 2015 sull'Iniziativa per favorire l'occupazione verde: sfruttare le potenzialità dell'economia verde di creare posti di lavoro(26),

–  vista la decisione (UE) 2015/1848 del Consiglio, del 5 ottobre 2015, sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione per il 2015(27) e la sua posizione dell'8 luglio 2015 sulla proposta di decisione del Consiglio relativa a orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione(28),

–  vista la sua risoluzione, del 27 novembre 2014, sul 25° anniversario della convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo(29),

–  vista la sua risoluzione dell'11 giugno 2013 sull'edilizia popolare nell'Unione europea(30),

–  vista la sua risoluzione del 4 luglio 2012 recante raccomandazioni alla Commissione concernenti l'accesso ai servizi bancari di base(31),

–  vista la sua risoluzione, del 20 ottobre 2010, sul ruolo del reddito minimo nella lotta contro la povertà e nella promozione di una società inclusiva in Europa(32),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e il parere della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0040/2016),

A.  considerando che tra il 2008 e il 2013 il numero delle persone esposte al rischio di povertà o di esclusione sociale nell'Unione è aumentato da 117 a 122,6 milioni; che, nel 2013, il 16,7 % della popolazione dell'UE era a rischio di povertà dopo l'erogazione delle prestazioni sociali, il 9,6 % era in una situazione di grave deprivazione materiale e il 10,7 % delle famiglie erano considerate a intensità di lavoro molto bassa; considerando che tale evoluzione va contro l'obiettivo strategico dell'UE definito nella sua strategia Europa 2020, che mira a ridurre di almeno 20 milioni il numero delle persone che si trovano o rischiano di trovarsi in uno stato di povertà e di esclusione sociale, entro il 2020;

B.  considerando che, secondo la metodologia di Eurostat, la soglia di rischio di povertà è fissata al 60% dell'equivalente reddito disponibile medio nazionale;

C.  considerando che il risparmio energetico e il potenziamento dell'efficienza energetica, in particolare per quanto riguarda gli alloggi disponibili, potrebbe consentire a molte famiglie di sfuggire alla povertà energetica; e che, secondo le statistiche sul reddito e le condizioni di vita (Statistics on Income and Living Conditions - SILC), il 10 % dei cittadini dell'UE ha ritardato il pagamento delle bollette nel 2015 (il 37 % negli Stati membri più colpiti); che il 12 % dei cittadini dell'UE non ha potuto riscaldare sufficientemente la propria casa nel 2014 (il 60 % negli Stati membri più colpiti); e che, nel 2014, il 16 % della popolazione dell'UE viveva in abitazioni con tetti infiltrati e pareti umide (il 33 % negli Stati membri più colpiti);

D.  considerando che il numero di disoccupati di lungo periodo supera i 12 milioni di persone, di cui il 62% è senza lavoro da più di due anni consecutivi; che i disoccupati di lungo periodo hanno maggiori possibilità di essere colpiti dalla povertà e dall'esclusione sociale;

E.  considerando l'importanza del Fondo di aiuti europei agli indigenti (FEAD) e la sua sostenibilità in un momento in cui la crisi sociale colpisce un numero sempre crescente di europei;

F.  considerando l'articolo 34 (paragrafo 3) della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, che stabilisce che, al fine di lottare contro l'esclusione sociale e la povertà, l'Unione riconosce e rispetta il diritto all'assistenza sociale e all'assistenza abitativa volte a garantire un'esistenza dignitosa a tutti coloro che non dispongano di risorse sufficienti;

G.  considerando che i prezzi dei beni e dei servizi essenziali, e pertanto le spese sostenute dalle famiglie, in alcuni momenti e in determinati paesi, sono aumentati in maniera relativamente rapida;

H.  considerando che fra le categorie più vulnerabili vengono sistematicamente collocati i "poveri cronici", spesso disoccupati di lunga durata, ma talvolta lavoratori a basso reddito, genitori single con figli minori a carico che non hanno un impiego o che lavorano in media meno ore rispetto alla persona che costituisce la principale fonte di reddito;

I.  considerando che, ad oggi, non esistono ancora indicatori certi sulla povertà assoluta;

J.  considerando che le cattive o inadeguate condizioni degli alloggi riducono notevolmente le possibilità di condurre una vita normale; che la qualità degli alloggi (ivi compreso un adeguato isolamento, ecc.) forniti alle persone in situazioni vulnerabili si è deteriorata durante la crisi, a causa dell'incapacità di finanziare la manutenzione; che vivere per lunghi periodi in alloggi di scarsa qualità può incidere sulla salute fisica;

K.  considerando che l'aumento delle spese delle famiglie correlate al costo dell'alloggio, dell'alimentazione, delle utenze (elettricità, gas e acqua), del trasporto, delle spese mediche o delle spese relative all'istruzione, ostacola il raggiungimento dell'obiettivo della lotta alla povertà stabilito nella strategia Europa 2020;

L.  considerando che in molti paesi dell'UE il costo dei beni e dei servizi di base o essenziali è aumentato rapidamente negli ultimi anni, facendo lievitare le spese generali dei nuclei familiari;

M.  considerando che la combinazione della crisi economica e finanziaria e della riduzione dei redditi delle famiglie ha determinato un aumento della disoccupazione e dell'esclusione sociale all'interno dell'UE, specie tra le fasce più vulnerabili della popolazione, con un conseguente incremento degli oneri a carico dei servizi di assistenza sociale;

N.  considerando che, con la crisi, la disoccupazione giovanile, già più elevata che fra altre fasce di età, è esplosa nell'Unione europea e supera attualmente il 20 %, con il rischio per gli interessati di cadere in povertà fin dalla più giovane età; considerando le osservazioni conclusive del Comitato sui diritti dell'infanzia delle Nazioni Unite sulle ultime relazioni periodiche di alcuni paesi europei in merito all'aumento del tasso di povertà e/o del tasso di rischio di povertà infantile a causa della crisi economica, e che tale aumento influisce sui diritti alla salute, all'istruzione e alla protezione sociale;

O.  considerando che la povertà, che da molti anni ha raggiunto negli Stati membri un livello elevato, ha un impatto sempre più significativo sull'economia, è dannosa per la crescita economica, aumenta il deficit di bilancio pubblico e riduce la competitività europea;

P.  considerando che la mancanza di alloggio e riscaldamento adeguati incide negativamente sulla salute, l'istruzione e l'inclusione sociale e professionale delle persone, in particolare di quelle più vulnerabili; che, sia negli Stati membri settentrionali che in quelli meridionali, le persone risentono del fatto di non poter riscaldare le proprie abitazioni; considerando che i dati EU-SILC indicano che il sovraccarico dei costi di alloggio (per stato di possesso) è superiore per i locatari di alloggi nel settore locativo privato di alcuni Stati membri, il che può essere riconducibile alla scarsa qualità degli alloggi e ai prezzi elevati; e che molte famiglie hanno difficoltà a far fronte ai costi di beni e servizi di base, anche a causa dell'aumento dei prezzi dell'energia;

Q.  considerando che la povertà energetica è correlata alla povertà generale e scaturisce da una serie di condizioni di base, tra cui questioni riguardanti la salute e la disabilità, mancanza di accesso a offerte o servizi online personalizzati, bassi redditi, tipo di impianto di riscaldamento utilizzato nell'abitazione e qualità e rendimento energetico degli alloggi;

R.  considerando che i disoccupati, le famiglie monoparentali, le famiglie a basso reddito, le persone vedove, le persone affette da malattie croniche, gli anziani, i giovani, le persone con disabilità e le minoranze sono spesso tra i più vulnerabili e a rischio di povertà e risentono in particolare dell'elevato costo della vita;

S.  considerando che l'ampio divario tra gli Stati membri in termini di protezione sociale e reddito minimo indica che in alcuni Stati membri la protezione sociale riduce il rischio di povertà del 60 % e in altri solo del 15%; che l'impatto medio della protezione sociale sulla riduzione del rischio di povertà nell'UE è pari al 35 %;

T.  considerando che la prossima relazione di Eurofound, intitolata "Housing in Europe" (L'edilizia abitativa in Europa) comprenderà un modello in base al quale si stima che, a causa dell'attuale livello di inadeguatezza degli alloggi (abitazioni) (stando ai dati del 2011), il costo complessivo della spesa medica supera i 170 miliardi di euro all'anno per le economie dell'UE a 28; che, se fossero effettuati tutti gli interventi di riparazione, si potrebbero realizzare risparmi in termini di spese mediche di circa 8 miliardi di euro nel primo anno, con ripercussioni positive anche in futuro;

U.  considerando che l'ONU ha affermato che il diritto umano all'approvvigionamento idrico e alle strutture igienico-sanitarie riconosce a chiunque il diritto ad un'acqua di buona qualità, sicura, accessibile fisicamente, a un prezzo abbordabile, sufficiente e accettabile per uso personale e domestico; che, secondo un'ulteriore raccomandazione dell'ONU, i pagamenti per i servizi idrici, laddove siano previsti, dovrebbero ammontare al massimo al 3% del reddito familiare; che la privatizzazione dei servizi idrici incide negativamente sulle famiglie che vivono o rischiano di trovarsi in condizioni di povertà;

V.  considerando che la povertà energetica è un problema di rilevanza crescente in Europa, e che è probabile che tale problema si aggravi nei prossimi anni come conseguenza degli incrementi dei prezzi previsti dell'energia, dell'aumento concorrente della disuguaglianza dei redditi e della povertà in generale, dell'assenza di sistemi di riscaldamento adeguati, nonché della scarsa qualità generale dei sistemi di isolamento delle abitazioni, specialmente nei paesi mediterranei;

W.  considerando che, nell'UE, il numero di donne che vivono in condizioni di povertà supera di 12 milioni quello degli uomini; che i fattori che contribuiscono a tale disuguaglianza comprendono il divario di genere a livello retributivo e pensionistico, la grande percentuale di donne nei posti di lavoro precari e il fatto che le donne sono spesso costrette a essere economicamente inattive a causa del costo proibitivo dell'assistenza all'infanzia;

X.  considerando che i divari di genere in termini di retribuzione, orario di lavoro e durata della vita lavorativa che le donne devono affrontare nel corso della loro vita professionale hanno un effetto diretto sulla loro vita pensionistica; che le donne di età superiore ai 65 anni sono esposte a un rischio di povertà o di esclusione sociale notevolmente maggiore rispetto alle controparti maschili, in quanto, attualmente, il reddito pensionistico medio di una donna è inferiore, e spesso in misura sostanziale, a quello di un uomo;

Y.  considerando che l'Unione dell'energia deve fornire una risposta efficace alla povertà energetica, che colpisce oltre 100 milioni di europei, attraverso il rafforzamento della posizione dei consumatori più vulnerabili, il miglioramento dell'efficienza energetica per i più vulnerabili e lo sviluppo di misure correttive che consentano alle persone bisognose di disporre di energia a costi accessibili;

Z.  considerando che la direttiva 2012/27/UE esorta gli Stati membri a elaborare programmi intesi a sensibilizzare i singoli e le famiglie, e a fornire loro informazioni e consulenza in materia di efficienza energetica;

AA.  considerando che, essendo la situazione di povertà di una famiglia un'entità indivisibile, occorre sottolineare l'effetto dell'aspetto energetico sulla povertà;

AB.  considerando che una ristrutturazione del parco nazionale di edifici ai fini del miglioramento dell'efficienza nell'uso dell'energia inciderà direttamente sulla riduzione dei costi per l'energia, in particolare per le famiglie meno abbienti e promuoverà la creazione di posti di lavoro;

AC.  considerando che 22 348 834 famiglie (circa l'11 % della popolazione dell'UE) spendono oltre il 40% del reddito disponibile per l'alloggio; che il Semestre europeo ha identificato il sovraccarico dei costi di alloggio come una tendenza sociale da tenere sotto controllo; che 21 942 491 famiglie (circa il 10,8 % della popolazione dell'UE) incontrano difficoltà a mantenere una temperatura adeguata in casa; e che l'UE e gli Stati membri dovrebbero individuare, attuare e mantenere con urgenza misure politiche che consentano alle famiglie di sostenere le spese di alloggio, ivi compresa l'indennità di alloggio;

AD.  considerando che in Europa i prezzi del mercato dell'energia, da un lato, e il potere di acquisto, dall'altro, non stanno convergendo alla stessa velocità;

AE.  considerando che l'accesso all'alloggio costituisce un diritto fondamentale, che può essere considerato una condizione preliminare per l'esercizio di altri diritti fondamentali e l'accesso a questi ultimi nonché a una vita in condizioni rispettose della dignità umana; che la garanzia dell'accesso all'assistenza per un alloggio dignitoso e adeguato è un obbligo internazionale in capo agli Stati membri che l'Unione è tenuta a prendere in considerazione, dal momento che il diritto di accesso ad un alloggio e all'assistenza abitativa è riconosciuto dall'articolo 34 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, dagli articoli 30 e 31 della Carta sociale europea riveduta del Consiglio d'Europa e dall'articolo 25 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, nonché da numerose costituzioni degli Stati membri;

AF.  considerando che l'alloggio rappresenta la voce di spesa più importante delle famiglie europee; che l'impennata dei prezzi legati all'alloggio (in termini fondiari, di proprietà, di affitto e di consumo di energia) è una fonte di instabilità e di inquietudine e va considerata un elemento di forte preoccupazione;

AG.  considerando che i livelli di disagio abitativo e di povertà energetica sono più alti nei paesi in cui la quota di edilizia a scopo di locazione sociale è inferiore (vale a dire nei paesi orientali e mediterranei);

AH.  considerando che la percentuale di alloggi a scopo di locazione sociale rispetto al numero complessivo di alloggi disponibili indica che il livello di edilizia pubblica popolare dei paesi occidentali e settentrionali è maggiore rispetto alla media dell'UE, mentre, nel caso dei paesi del Mediterraneo e dell'Europa orientale, la quota degli alloggi popolari è minima (circa il 5 %) o il settore dell'edilizia popolare è completamente inesistente;

AI.  considerando che dalla ricerca di Eurofound emerge che per molte persone con redditi bassi il pagamento ritardato delle bollette costituisce una delle principali tipologie di debito, aspetto talvolta sottovalutato;

AJ.  considerando che l'edilizia popolare svolge un ruolo fondamentale nel conseguimento dell'obiettivo di riduzione della povertà stabilito dalla strategia Europa 2020, in quanto contribuisce a garantire livelli elevati di occupazione e di inclusione e coesione sociali, promuove la mobilità professionale e contribuisce a contrastare la povertà;

AK.  considerando che la relazione di Eurofound dal titolo "Access to benefits: reducing non-take-up" (Accesso alle prestazioni: ridurre il fenomeno del mancato utilizzo dei sussidi) sottolinea chiaramente che non sempre coloro che ne hanno diritto ricevono prestazioni sociali e beneficiano di regimi di reddito minimo; che non è sufficiente istituire predetti sistemi, ma è opportuno garantirne la fruizione da parte delle persone aventi diritto; che occorre altresì tenere conto del risparmio realizzato a più lungo termine grazie alla capacità di far sì che le prestazioni raggiungano i destinatari in maniera rapida, efficace ed efficiente;

AL.  considerando che la crisi ha avuto un impatto sulle condizioni di accesso all'alloggio da parte delle famiglie, nonché sugli investimenti nell'edilizia popolare nell'Unione, che la spesa pubblica destinata agli investimenti nell'edilizia popolare è stata in larga parte influenzata da tale circostanza e che ciò impone agli Stati membri e all'Unione di intervenire con urgenza al fine garantire il diritto di accesso a un alloggio dignitoso a costi accessibili;

AM.  considerando che la povertà e l'esclusione sociale continuano a essere un fattore sociale determinante per quanto concerne le condizioni di salute e di vita, inclusa l'aspettativa di vita, visto in particolare l'impatto della povertà infantile sulla salute e sul benessere dei bambini; che il divario tra ricchi e poveri in materia di salute resta considerevole, in termini di accessibilità ai servizi sanitari, reddito e ricchezza, e in taluni settori continua ad allargarsi,

AN.  considerando che il comitato per la protezione sociale dell'Unione europea, nel suo parere del 20 maggio 2010, ha manifestato preoccupazione per il fatto che l'attuale crisi economica e finanziaria potrebbe avere un impatto negativo sull'accesso dei cittadini alle cure sanitarie e sulla spesa sanitaria degli Stati membri;

AO.  considerando che l'attuale crisi economica e finanziaria può avere conseguenze gravi sul settore sanitario in numerosi Stati membri, sia sul lato dell'offerta che su quello della domanda;

AP.  considerando che le restrizioni causate dall'attuale crisi economica e finanziaria potrebbero compromettere seriamente la sostenibilità finanziaria e organizzativa a lungo termine dei sistemi sanitari degli Stati membri e, quindi, ostacolare la parità di accesso alle cure sul loro territorio;

AQ.  considerando che la combinazione tra la povertà e altri fattori di vulnerabilità, quali l'infanzia o la vecchiaia, la disabilità o l'appartenenza a una minoranza, aumenta ulteriormente i rischi di disuguaglianze in termini di salute e che, viceversa, cattive condizioni di salute possono condurre a povertà e/o esclusione sociale;

AR.  considerando che, secondo gli ultimi dati di Eurostat, il 21% delle famiglie dell'UE a 28 non ha accesso a Internet e il 20 % delle persone di età compresa tra i 16 e i 74 anni dichiara di non avere mai usato Internet; che i Paesi Bassi sono il paese con la più alta percentuale di famiglie con accesso a Internet (95 %), mentre la Bulgaria, dove solo il 54 % delle famiglie ha accesso a Internet, occupa l'ultimo posto della classifica;

AS.  considerando che il mercato unico digitale è una delle dieci priorità della nuova Commissione e che, in futuro, il 90 % dei posti di lavoro richiederà un certo livello di competenze informatiche; che, sebbene il 59 % dei cittadini europei abbia accesso alla rete 4G, nelle zone rurali la percentuale non supera il 15 %;

AT.  considerando che un lavoro dignitoso rimane il modo migliore per allontanarsi dal rischio di povertà e di esclusione sociale e che la padronanza e l'accessibilità delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione sono punti di forza innegabili nella ricerca di un'occupazione;

AU.  considerando che la risoluzione 64/292 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, del 28 luglio 2010, dal titolo "Il diritto umano all'acqua e ai servizi igienico-sanitari" riconosce il diritto all'acqua potabile sicura e pulita quale diritto fondamentale, essenziale per il pieno esercizio del diritto alla vita e di tutti i diritti umani;

AV.  considerando che la trasversalità degli aspetti della povertà legati al genere rende necessario un approccio olistico per contrastare la discriminazione multipla e affrontare questioni quali l'alloggio, il costo dell'energia, i servizi pubblici, la sicurezza occupazionale, il lavoro precario e le politiche fiscali;

AW.  considerando che non sarà possibile raggiungere gli obiettivi in materia di lotta alla povertà senza combattere la povertà femminile, poiché l'uguaglianza di genere, l'autonomia economica e l'emancipazione delle donne sono necessarie per una convergenza verso l'alto nell'ambito della riduzione della povertà;

AX.  considerando che l'impostazione in base alla quale si considerano i nuclei familiari quali unità costitutive per la raccolta dei dati e il processo decisionale in materia di povertà, costo della vita e reddito presuppone l'uniformità e l'eguale distribuzione delle risorse tra i componenti dei nuclei stessi; che, di fatto, i nuclei familiari variano e la distribuzione può essere impari e legata al genere, tanto da rendere necessario un approccio al processo decisionale basato su spese e redditi individuali;

AY.  considerando che il 17 % dei nuclei familiari monoparentali, per la stragrande maggioranza con capofamiglia di sesso femminile, non riesce a riscaldare la casa, rispetto al 10 % soltanto della popolazione in generale; che i prezzi all'ingrosso dell'energia sono scesi, mentre quelli al dettaglio sono saliti, determinando un aumento delle spese; che purtroppo manca, a livello dell'UE, una definizione comune di povertà energetica, sebbene il fenomeno interessi in misura spropositata le donne;

AZ.  considerando che i tassi di disoccupazione tra le giovani donne sono più elevati che in altre fasce di età, il che espone tale categoria al rischio di un impoverimento in età precoce;

BA.  considerando che l'aumento delle spese sostenute dalle famiglie e l'onere supplementare rappresentato dalle spese di alloggio sono tra i motori del fenomeno delle donne senza fissa dimora, e che pertanto è necessario studiare in maniera più approfondita le percentuali di donne che perdono o che abbandonano la loro casa nonché le cause del fenomeno stesso; che l'indebitamento dei nuclei familiari e dei singoli è direttamente legato alle spese sostenute dalle famiglie e rappresenta un fattore chiave della povertà e dell'esclusione sociale;

Raccomandazioni principali

Sulla base delle raccomandazioni formulate nella presente risoluzione:

1.  invita la Commissione e gli Stati membri ad adoperarsi con forza nella lotta contro la povertà e l'esclusione sociale e ad adottare una strategia integrata volta a combattere le diverse forme di tale fenomeno per mezzo di un approccio olistico che stabilisca un collegamento più stretto tra le politiche economiche, quelle in materia di istruzione, occupazione, energia e trasporti e quelle sociali, sulla base delle migliori prassi;

2.  invita gli Stati membri a sottoscrivere una moratoria europea sulla sospensione del servizio di riscaldamento in inverno, in modo da assicurare che in un determinato periodo di questa stagione a nessun nucleo familiare possa essere sospesa la fornitura di energia, oppure che a coloro a cui è stata sospesa venga ripristinata la fornitura, sottolineando che i costi connessi sono, data la loro natura, una responsabilità del settore pubblico, dal momento che le politiche sociali rientrano principalmente fra le competenze dei governi; invita gli Stati membri a valutare le misure necessarie per rispettare gli standard dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) relativi alla temperatura adeguata negli alloggi;

3.  invita la Commissione a effettuare una valutazione d'impatto dei regimi di reddito minimo nell'Unione e a prendere in esame ulteriori provvedimenti tenendo conto delle condizioni economiche e sociali di ciascuno Stato membro nonché valutando se i regimi consentono alle famiglie di soddisfare le loro esigenze personali di base; invita la Commissione a valutare, su tale base, le modalità e gli strumenti per garantire, a livello di Stati membri, un salario minimo adeguato, in linea con le prassi e gli usi nazionali e nel rispetto delle caratteristiche di ciascun paese, al fine di sostenere la convergenza sociale in tutta l'Unione;

4.  esorta gli Stati membri ad assicurare un impiego più efficace, mirato e maggiormente controllato dei Fondi strutturali e di investimento europei (fondi SIE) da parte delle autorità nazionali e degli enti regionali e locali, allo scopo di contrastare la povertà energetica, l'aumento del costo della vita, l'esclusione sociale, il disagio abitativo e la scarsa qualità degli alloggi disponibili; ritiene che la Commissione dovrebbe consentire maggiore flessibilità in questo settore;

5.  invita la Commissione e gli Stati membri a dedicare un vertice al tema della riduzione della povertà, della povertà estrema e dell'esclusione sociale nonché al tema dell'accesso a una vita dignitosa;

Le politiche dell'UE volte a raggiungere l'obiettivo della lotta alla povertà

6.  ritiene deplorevole il fatto che il numero delle persone a rischio o in condizioni di povertà o esclusione sociale sia aumentato sebbene la strategia Europa 2020 si prefigga di ridurre di almeno 20 milioni il numero delle persone in tale situazione; si rammarica inoltre che l'indice della povertà indichi miglioramenti solo in alcuni Stati membri; esorta la Commissione e gli Stati membri a un rinnovato impegno per il raggiungimento dell'obiettivo di riduzione della povertà, che risulta sempre più fuori portata;

7.  invita gli Stati membri a fornire a tutti un sostegno adeguato e accessibile, tra cui un reddito minimo, per quanto necessario, nonché a garantire diversi tipi di indennizzi essenziali per far fronte a una situazione di povertà in cui i costi non possono essere ridotti nel breve termine; sottolinea l'importanza di definire criteri di ammissibilità per beneficiare di un adeguato regime di reddito minimo;

8.  invita gli Stati membri a riconsiderare e ad adattare eventuali politiche che possano comportare un aumento della povertà;

9.  invita la Commissione a valutare la possibilità di prorogare la durata del Fondo europeo per gli aiuti agli indigenti oltre il periodo di programmazione 2014-2020, prevedendo inoltre un migliore coordinamento con altri fondi europei, in particolare il Fondo sociale europeo (FSE), e politiche attive in materia di occupazione, al fine di agevolare l'accesso degli indigenti al mercato del lavoro, nonché a valutare in che misura i gruppi più indigenti e vulnerabili, come le donne più giovani, le famiglie monoparentali, i disabili e le donne anziane, hanno beneficiato del programma;

10.  chiede agli Stati membri di agevolare l'accesso, da parte delle strutture associative che lottano contro la povertà, ai finanziamenti europei del FEAD senza aggiungere oneri amministrativi a carico di tali strutture, che spesso non dispongono di personale sufficiente;

11.  invita la Commissione e gli Stati membri a istituire meccanismi per il riconoscimento delle competenze acquisite in maniera informale e non formale;

12.  sottolinea che, laddove vengano implementati strumenti come la garanzia per i giovani, tali strumenti devono avere una visione complessiva del bacino occupazionale dove vengono attuati; questo richiede la riqualificazione dei centri per l'impiego, ovverosia la presa in carico degli utenti, tenendo conto di tutte le specificità degli utenti stessi, la riqualificazione delle competenze e l'attenzione mirata ai settori di sviluppo attraverso un contatto diretto con gli imprenditori affinché presentino le loro necessità in termini di competenze;

13.  accoglie con favore l'intenzione della Commissione di proporre la creazione di un pilastro europeo dei diritti sociali; rammenta che tale pilastro dovrebbe rispettare l'articolo 9 TFUE;

14.  appoggia l'intenzione della Commissione di ottenere un punteggio di "tripla A sociale" per l'Unione mediante la presentazione di nuove misure al fine di migliorare l'efficacia delle politiche sociali e occupazionali, il che prevede una strategia chiara in materia di lotta agli aspetti dell'esclusione sociale legati alla dimensione di genere;

15.  esorta la Commissione e gli Stati membri ad elaborare, adottare e attuare un quadro dell'UE, volto a ridurre la povertà e l'esclusione sociale in linea con la strategia Europa 2020, che consista di misure e azioni concrete anche in rapporto alla povertà energetica;

16.  rammenta il parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema "Per un'azione europea coordinata per la prevenzione e la lotta alla povertà energetica" e prende atto della sua raccomandazione "di creare un osservatorio europeo della povertà che sia incentrato principalmente sulla povertà energetica, coinvolga tutte le parti interessate e contribuisca a definire degli indicatori europei di povertà energetica (in coordinamento con Eurostat), tracciare un quadro della situazione, individuare le migliori pratiche e formulare raccomandazioni per prevenire e affrontare con maggiore efficacia il problema e per definire una solidarietà europea in questo settore"; sottolinea l'importanza di elaborare indicatori e raccogliere dati sui consumi delle famiglie e sui costi connessi alla povertà energetica, al fine di fornire informazioni affidabili e consentire la definizione di politiche basate su elementi concreti e un monitoraggio efficace;

17.  ritiene che la povertà e l'esclusione sociale presentino una componente intergenerazionale e, pertanto, sottolinea la necessità di garantire ai bambini che vivono in famiglie al di sotto della soglia di povertà l'accesso all'istruzione; sostiene politiche destinate a prevenire l'abbandono scolastico;

18.  invita il Consiglio e gli Stati membri, in un contesto di crescente povertà, a intensificare gli sforzi volti ad aiutare le persone a rischio di povertà o di esclusione sociale, il che include una forte prospettiva di genere, ad esempio sotto forma di una raccomandazione del Consiglio, nell'ottica di raggiungere l'obiettivo di riduzione della povertà stabilito dalla strategia Europa 2020;

19.  ribadisce l'importanza di conferire maggiore potere alle donne e alle ragazze attraverso l'istruzione, compresa l'istruzione formale e non formale, nonché il ruolo dell'istruzione nella lotta agli stereotipi di genere e alla stigmatizzazione della povertà, come anche nell'innalzamento del livello di reddito delle donne attraverso la loro inclusione in settori in cui sono state sottorappresentate, come la scienza, la tecnologia, l'ingegneria e l'imprenditoria; invita la Commissione a integrare obiettivi in materia di formazione professionale delle donne nelle raccomandazioni specifiche per paese;

20.  chiede a ogni Stato membro di indicare la traiettoria dettagliata del suo piano di riduzione della povertà e le modalità con cui la sua strategia affronta gli aspetti della povertà e dell'esclusione sociale legati al genere;

Risorse e reddito delle famiglie povere

21.  sottolinea che un reddito dignitoso rappresenta un fattore essenziale per poter vivere in modo decoroso; sottolinea che, sebbene l'occupazione possa essere un elemento fondamentale per uscire dalla povertà, è importante disporre di un reddito minimo sufficiente in modo da consentire alle persone di soddisfare le esigenze di base; ricorda che nel 2013, dopo l'erogazione delle prestazione sociali, il 16,7 % della popolazione dell'UE a 28 Stati membri rimaneva esposta al rischio di povertà, il che significa che il suo reddito disponibile era inferiore alla soglia di rischio di povertà nazionale e che la povertà lavorativa e quella assoluta restano a livelli inaccettabilmente elevati;

22.  invita la Commissione, nel quadro del semestre europeo, a formulare raccomandazioni agli Stati membri sulle politiche da attuare e le riforme da effettuare ai fini di un'efficace lotta contro la povertà e l'esclusione sociale, nell'ottica di promuovere la convergenza sociale e tenendo conto delle specificità di ciascuno Stato membro;

23.  ricorda il parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema "Reddito minimo europeo e indicatori di povertà"; osserva che il parere sostiene un quadro europeo su un reddito minimo adeguato che stabilisca norme e indicatori comuni, fornisca metodi per il monitoraggio della sua attuazione e migliori il dialogo tra i soggetti interessati, gli Stati membri e le istituzioni dell'Unione; ritiene che un quadro di questo tipo dovrebbe fondarsi su elementi concreti e sui diritti e tenere presente il contesto sociale ed economico di ciascuno Stato membro, oltre a dover rispettare il principio di sussidiarietà,

24.  sottolinea che i regimi di reddito minimo dovrebbero prevenire le situazioni di grave privazione materiale e far uscire le famiglie da tali situazioni, oltre a prendere in considerazione l'erogazione di un reddito al di sopra della soglia di povertà; ricorda che i regimi di reddito minimo a livello nazionale potrebbero essere uno strumento fondamentale per rispettare l'articolo 9 TFUE, che garantisce una protezione sociale adeguata, la lotta contro l'esclusione sociale, la partecipazione alla società e la tutela della salute umana, nonché maggiore uguaglianza in materia di pari opportunità; condivide il parere del Comitato economico e sociale, secondo cui i regimi di reddito minimo dovrebbero essere accompagnati dall'apprendimento lungo tutto l'arco della vita, dal coinvolgimento dei soggetti interessati e da politiche attive del mercato del lavoro volte ad aiutare le persone disoccupate a reinserirsi nel mercato del lavoro e a trovare un'occupazione dignitosa;

25.  invita la Commissione e gli Stati membri a fornire informazioni, consulenza e sostegno alle persone esposte al rischio di povertà e di esclusione sociale affinché scelgano consapevolmente in merito al proprio consumo di energia, e a sostenere gli attori non governativi e gli enti locali nel fornire consulenza mirata in materia di energia così come nel formare consulenti energetici, come pure a imporre ai fornitori di energia l'obbligo di inserire nelle bollette energetiche destinate alle famiglie informazioni sulle misure intese a ridurre il consumo di energia e ad aumentare l'efficienza energetica;

26.  incoraggia gli Stati membri e la Commissione, se del caso, a elaborare in maniera proattiva politiche in materia di alloggi adeguati, al fine di garantire l'accesso a un alloggio di qualità; invita gli Stati membri ad applicare politiche ragionevoli in materia di affitti ove si rendano necessarie misure sociali urgenti ed evidenzia che ciò andrebbe associato a programmi di edilizia abitativa e comunitari a lungo termine per aumentare il parco immobiliare destinato a diverse categorie socialmente svantaggiate; sottolinea che occorre ancora adottare misure efficaci in tutta l'UE al fine di impedire ulteriori bolle immobiliari, come ad esempio un'efficace regolamentazione in materia di tutela dei consumatori sul mercato dei prestiti ipotecari; incoraggia, a tale riguardo, politiche volte ad aiutare le famiglie con difficoltà finanziarie a restare nella loro abitazione principale;

27.  invita la Commissione e gli Stati membri a garantire il diritto fondamentale dei cittadini europei all'assistenza abitativa quale presupposto inderogabile della dignità umana; chiede che si riconosca l'importanza di alloggi con affitti accessibili in quanto si tratta di uno strumento per agevolare l'accesso agli alloggi per le persone a basso reddito, ed esorta gli Stati membri a garantire un numero sufficiente di abitazioni economicamente accessibili;

28.  sottolinea che la povertà tra gli anziani è un grave problema in molti Stati membri; invita pertanto gli Stati membri a riformare i sistemi pensionistici al fine di garantire un adeguato livello dei redditi da pensione nonché la sostenibilità e la sicurezza dei sistemi pensionistici;

29.  invita la Commissione ad affrontare il problema dei senzatetto in quanto forma estrema di povertà, in particolare il problema della mortalità invernale tra i senzatetto e le persone che vivono in abitazioni fredde; invita gli Stati membri a riesaminare i loro progressi finalizzati a porre fine a tali forme estreme di povertà;

30.  invita la Commissione e gli Stati membri a individuare, attuare e mantenere con urgenza misure politiche che consentano alle famiglie di sostenere le spese di alloggio, ivi compresa l'indennità di alloggio, dato che 22 348 834 famiglie (circa l'11 % della popolazione dell'UE) spendono oltre il 40 % del loro reddito disponibile per l'alloggio e che 21 942 491 famiglie (circa il 10,8 % della popolazione dell'Unione) hanno difficoltà a mantenere la propria abitazione ad una temperatura adeguata;

31.  ricorda che le famiglie a basso reddito e quelle che vivono o rischiano di trovarsi in condizioni di povertà dipendono maggiormente dalla fornitura di servizi pubblici a prezzi accessibili e di qualità; invita gli Stati membri a far fronte alla necessaria spesa pubblica per fornire alle famiglie a basso reddito servizi pubblici di qualità e a prezzi accessibili;

Spesa per consumi privati delle famiglie povere

32.  valuta positivamente i lavori della Commissione su un bilancio di riferimento e ritiene che rappresentino un passo nella giusta direzione dal momento che trattare in modo più equilibrato la questione del reddito e della spesa delle famiglie povere, attraverso un approccio basato sui dati, è tuttora problematico; sottolinea che i bilanci di riferimento che riflettono i costi delle famiglie potrebbero essere utilizzati per elaborare le misure di sostegno da attuare ed esaminarne l'adeguatezza; ritiene che tale strumento sia fondamentale per ridare slancio alla coesione sociale dell'Unione, ridurre le disuguaglianze e conseguire l'obiettivo della strategia Europa 2020 in materia di povertà e di esclusione sociale; sottolinea che la riduzione della spesa per consumi privati delle famiglie povere avrà effetti positivi non solo su queste famiglie, ma anche sull'economia, in particolare su quella locale, e sulla coesione sociale;

33.  ricorda che le famiglie povere spendono la maggior parte del loro reddito per gli alimenti, l'alloggio e le utenze; invita pertanto la Commissione a stabilire un miglior collegamento tra le proprie politiche ai fini della lotta alla povertà, a migliorare lo scambio di buone prassi e ad agevolare un dialogo regolare con chi vive in condizioni di povertà, al fine di assicurare che tali persone possano contribuire alla valutazione delle politiche che le riguardano;

34.  sottolinea che non esiste ancora una definizione di povertà energetica a livello dell'Unione e che pertanto risulta molto difficile valutare adeguatamente la gravità, le cause e le conseguenze di questo aspetto della povertà nell'UE; esorta la Commissione a formulare assieme alle parti interessate una definizione comune di povertà energetica e a determinare i fattori che contribuiscono alla vulnerabilità delle famiglie;

35.  invita la Commissione a fornire valutazioni d'impatto e informazioni sulle migliori pratiche per combattere la povertà energetica negli Stati membri in questo contesto; sottolinea che l'energia deve essere accessibile a tutti i cittadini dell'Unione;

36.  pone l'accento sull'estrema importanza di impedire che ancora più giovani divengano vittime della povertà energetica in futuro;

37.  osserva che è stato dimostrato che l'educazione economico-finanziaria in giovane età migliora l'assunzione di decisioni economiche in età più avanzata, anche nella gestione delle spese e del reddito; raccomanda lo scambio di migliori prassi e la promozione di programmi educativi rivolti alle donne e alle ragazze appartenenti a gruppi vulnerabili e a comunità emarginate che si trovano ad affrontare la povertà e l'esclusione sociale;

38.  sottolinea che una percentuale significativa di persone colpite da povertà energetica è a rischio di povertà ed esclusione sociale e come conseguenza non può permettersi i necessari investimenti iniziali in materia di efficienza energetica, come l'isolamento o l'utilizzo di fonti rinnovabili; sottolinea che ciò crea un circolo vizioso determinato dal continuo dispendio di una parte di reddito familiare maggiore del necessario per pagare le bollette, il che rende impossibile affrontare tra i vari problemi quello dell'inefficienza energetica o della mancanza di energia;

39.  invita la Commissione, l'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (EIGE) e gli Stati membri a condurre ricerche sul fenomeno delle donne senza fissa dimora, nonché sulle relative cause e i relativi fattori determinanti, in quanto i dati attuali non lo descrivono adeguatamente; osserva che fra gli elementi specifici al genere che dovrebbero essere presi in considerazione figurano la dipendenza economica basata sul genere, la temporaneità dell'alloggio e la rinuncia a ricorrere ai servizi sociali;

40.  appoggia l'iniziativa volta a definire un bilancio di riferimento a titolo di orientamento, e invita la Commissione a concepirlo includendovi considerazioni legate alla dimensione di genere, senza dimenticare le diseguaglianze di genere che esistono all'interno dei nuclei familiari;

41.  ritiene che occorra tenere conto anche della maggiore aspettativa di vita delle donne quale potenziale fattore di vulnerabilità e di esclusione;

Orientare i finanziamenti e le politiche verso la lotta alla povertà e alla povertà energetica

42.  invita gli Stati membri e l'UE a fornire microcrediti o prestiti esenti da interessi o a tassi bassi (ad esempio tramite la BEI) alle famiglie a basso reddito per sostenerle negli investimenti iniziali in fonti di energia rinnovabili o in efficienza energetica, ad esempio isolamento, energia solare e apparecchiature efficienti sul piano energetico;

43.  esorta gli Stati membri a far sì che ogni investimento realizzato, sia esso destinato alla costruzione di nuove abitazioni o alla ristrutturazione di quelle già esistenti, si fondi sull'efficienza energetica;

44.  ricorda che orientare determinate politiche e determinati finanziamenti dell'Unione alla riduzione dei costi per l'energia sostenuti dalle famiglie povere mediante investimenti in fonti di energia rinnovabili o in efficienza energetica potrebbe produrre molteplici effetti positivi nel medio termine, quali il miglioramento delle condizioni di vita e di salute delle persone interessate, il calo delle spese domestiche con conseguenti ripercussioni positive sul bilancio delle famiglie povere, un aumento degli investimenti locali, la creazione di posti di lavoro a livello locale e un contributo agli obiettivi della strategia UE 2020;

45.  sottolinea inoltre la necessità di monitorare l'utilizzo dei fondi e di semplificare le informazioni e l'accesso a tali risorse;

46.  insiste sull'importanza di far fronte alla lotta alla povertà dal punto di vista non solo sociale o politico, ma anche economico, con effetti a medio termine; ribadisce che la Commissione deve inserire tra le sue priorità la necessità di contrastare l'attuale dinamica della disuguaglianza che compromette notevolmente la crescita producendo un impatto oltremodo negativo sulla coesione e sulla povertà;

47.  sottolinea che l'Unione e gli Stati membri hanno un ruolo nella riduzione dei costi dell'energia per le famiglie, la prima garantendo un approvvigionamento sicuro per prevenire considerevoli oscillazioni dei prezzi e speculazioni sul mercato dell'energia, creando interconnessioni migliori, una maggiore integrazione del mercato e investimenti in energia sostenibile, nonché aumentando gli investimenti nella ricerca in materia di energia rinnovabile, i secondi rafforzando le proprie politiche a sostegno dell'efficienza energetica nelle abitazioni, prestando particolare attenzione ai nuclei familiari esclusi dalla rete in condizioni di povertà e di esclusione sociale; ritiene che la protezione dei consumatori dovrebbe costituire una delle priorità dell'Unione;

48.  ritiene deplorevoli le speculazioni finanziarie sulle risorse naturali e sulle fonti di energia, specialmente su quelle non delocalizzabili, come l'energia idroelettrica, e di conseguenza esorta la Commissione e gli Stati membri a prendere i necessari provvedimenti per ridurre i costi per l'energia sostenuti dalle famiglie povere, ad esempio impiegando il gettito ottenuto da una tassazione adeguata;

49.  accoglie con soddisfazione il fatto che gli investimenti in efficienza energetica e in fonti di energia rinnovabili siano ammissibili nel quadro dei fondi SIE 2014-2020, data la loro importanza nel ridurre le spese energetiche delle famiglie; esorta la Commissione e gli Stati membri a sfruttare appieno il potenziale dei fondi europei in relazione alla lotta alla povertà energetica; sottolinea che è necessario affrontare gli ostacoli a un assorbimento efficace, come ad esempio l'accessibilità dei fondi di coesione per le organizzazioni più piccole o una mancanza di informazioni, in particolare sui requisiti di applicazione;

50.  ricorda che la selezione dei beneficiari che si occupano di famiglie povere o che ne fanno parte deve rispondere a certe condizioni preliminari, che sono soddisfatte meglio con i fondi SIE che con i fondi di portata più ampia come il FESR;

51.  esorta gli Stati membri e la Commissione a facilitare l'impiego di meccanismi di finanziamento incrociato, in particolare tra il FSE e il FESR, per quanto riguarda i progetti sulle fonti di energia rinnovabili o in materia di efficienza energetica, indirizzandoli alle famiglie in condizioni di povertà energetica; sottolinea i molteplici benefici dei programmi plurifondo per affrontare questioni trasversali come quelle connesse alla povertà energetica;

52.  sottolinea che la qualità degli alloggi delle famiglie a basso reddito nelle regioni rurali tende a essere molto scarsa, sia per i locatari che per i proprietari; rammenta che ciò si aggiunge al cosiddetto effetto "lock-in" causato dall'elevato costo delle utenze che non lascia margine per investire nella riduzione dei costi energetici; invita la Commissione e gli Stati membri a migliorare le modalità con cui LEADER e FEASR mirano alla lotta alla povertà energetica nelle zone rurali, indirizzando i programmi operativi e i finanziamenti verso la creazione di energia rinnovabile diversificata, in particolare all'interno di reti locali, prevedendo misure di efficienza energetica per le abitazioni destinate alle famiglie in condizioni di povertà energetica;

53.  ricorda che i locatari hanno un accesso limitato ai finanziamenti a favore dell'efficienza energetica in quanto non sono proprietari dell'immobile; ricorda che i locatari possono essere meno incentivati a investire dal momento che cambiano casa con maggiore facilità e frequenza rispetto ai proprietari; accoglie con favore il progetto pilota della Commissione dal titolo "Penuria di combustibili – Valutazione dell'impatto della crisi e riesame delle misure già esistenti e delle possibili nuove misure negli Stati membri", che si pone l'obiettivo di affrontare la questione; invita la Commissione, sulla base dei risultati di tale progetto pilota, a elaborare disposizioni per aprire i finanziamenti dell'UE a favore delle misure di efficienza energetica adottate dai locatari;

54.  ricorda agli Stati membri che in ciascuno Stato membro almeno il 20 % delle risorse totali del FSE dovrebbe essere attribuito all'obiettivo tematico "Promuovere l'inclusione sociale, combattere la povertà e ogni forma di discriminazione" e che il Fondo di aiuti europei agli indigenti può essere utilizzato anche per misure di inclusione sociale;

55.  sottolinea il beneficio immediato e le migliori condizioni di vita per le famiglie indigenti derivanti da fonti energetiche rinnovabili a basso costo e su piccola scala, quali i pannelli solari per le abitazioni non collegate alla rete energetica;

Collegare gli obiettivi sociali e la politica energetica

56.  si compiace che la legislazione europea relativa alla politica sull'energia riconosca gli obiettivi sociali nelle politiche per l'efficienza energetica, in particolare nella direttiva 2012/27/UE sull'efficienza energetica e nella direttiva 2010/31/UE sulla prestazione energetica nell'edilizia; ritiene deplorevole che le pertinenti disposizioni della direttiva 2012/27/UE destinate a famiglie interessate dalla precarietà energetica o negli alloggi sociali (articolo 7, paragrafo 7) non siano impiegate al massimo delle loro potenzialità dagli Stati membri; esorta la Commissione, in sede di revisione e valutazione d'impatto del pacchetto sull'efficienza energetica, a valutare l'attuazione e l'uso dell'articolo 7, paragrafo 7, e dell'articolo 5, paragrafo 7, della direttiva; esorta inoltre la Commissione, sulla base di questa valutazione, a prendere in considerazione il rafforzamento dell'articolo 7 della direttiva, in particolare il paragrafo 7, in modo da incoraggiare gli Stati membri a inserire obiettivi sociali nei loro regimi obbligatori di efficienza energetica;

57.  ricorda che anche gli enti locali svolgono un ruolo nella promozione di strumenti di finanziamento alternativi, compresi i modelli cooperativi, e nella promozione di accordi di acquisto collettivi volti a consentire ai consumatori di far confluire la loro domanda di energia ottenendo così prezzi dell'energia più convenienti; invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere il ruolo degli enti locali nella riduzione della povertà energetica;

58.  esorta gli Stati membri a rispettare gli standard dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) relativi alla temperatura adeguata negli alloggi, offrendo sostegno alle categorie più vulnerabili, in particolare i bambini nella prima infanzia, gli anziani, i malati cronici e le persone disabili, in modo da tutelarne la salute e il benessere;

59.  esorta la Commissione e gli Stati membri ad adottare misure immediate per affrontare il problema del lavoro precario, che impedisce ai soggetti di avere un reddito regolare e sicuro e che quindi ostacola un'efficace gestione del bilancio e il pagamento delle utenze domestiche;

60.  invita la Commissione e gli Stati membri a fornire l'accesso a un'energia che abbia prezzi accessibili e sia affidabile, sostenibile e moderna per tutti, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite;

Alloggio e povertà

61.  invita la Commissione e gli Stati membri a presentare misure decisive per l'edilizia abitativa sociale e a migliorare gli investimenti in efficienza energetica nell'edilizia a scopo di locazione sociale attraverso i fondi europei; raccomanda agli Stati membri di sviluppare l'offerta di alloggi popolari di qualità al fine di garantire a tutti, soprattutto ai più bisognosi, l'accesso a un alloggio adeguato; incoraggia gli Stati membri a ricorrere ulteriormente alle loro opportunità di fornire alloggi sociali con negozi giuridici alternativi; raccomanda agli Stati membri di dare sostegno alle alleanze dei consumatori;

62.  sottolinea l'importanza che riveste l'assistenza all'infanzia di qualità e accessibile in quanto consente ai genitori il ritorno al lavoro e l'aumento dei loro redditi, in particolare per i genitori soli, e invita la Commissione e gli Stati membri a porre in essere misure per migliorare immediatamente le disposizioni relative all'assistenza all'infanzia;

63.  osserva che l'aumento dell'efficienza energetica, la ristrutturazione degli edifici e lo sviluppo delle energie rinnovabili sono fondamentali per combattere la povertà energetica; esprime preoccupazione quanto al fatto che spesso le politiche di ristrutturazione dell'edilizia abitativa non sono mirate ai più vulnerabili; ribadisce che le politiche di ristrutturazione dell'edilizia abitativa devono avere come primo e più importante obiettivo i nuclei familiari poveri, economicamente esclusi e vulnerabili, con particolare riguardo a quanti subiscono diseguaglianze di genere e discriminazioni multiple;

64.  segnala l'importante ruolo dell'impresa sociale e di modelli economici alternativi, come le cooperative e le mutue, nel facilitare l'inclusione sociale e l'autoaffermazione economica delle donne, in particolare nelle comunità emarginate, nonché il rafforzamento della loro indipendenza economica;

65.  invita la Commissione e gli Stati membri a incentivare la partecipazione degli attori interessati e a creare processi deliberativi che promuovano e facilitino la partecipazione diretta delle persone esposte al rischio di povertà e di esclusione sociale, in particolare le donne e le ragazze, all'elaborazione delle politiche in materia di inserimento sociale a tutti i livelli;

66.  invita la Commissione e gli Stati membri a introdurre misure per porre fine all'oltraggioso divario retributivo di genere nell'UE, che si colloca attualmente al 16 % e raggiunge il 39 % per le pensioni, e sottolinea l'importanza fondamentale di questa misura per le madri sole le cui spese familiari possono dimostrarsi realmente onerose;

67.  osserva che i genitori soli, la maggior parte dei quali è rappresentata da donne, sono esposti a un rischio di povertà maggiore rispetto alla media (34 %); osserva che un fattore importante che contribuisce a questo aumento del rischio è rappresentato dal fatto che, a causa delle spese sostenute per l'assistenza all'infanzia, i genitori soli sono esclusi dal lavoro o svolgono un lavoro precario o sottopagato; esorta gli Stati membri a intervenire per introdurre disposizioni in merito a un salario di sussistenza che garantisca la possibilità di soddisfare le esigenze di base dei lavoratori;

68.  osserva che il divario retributivo e pensionistico dovuto al genere contribuisce in maniera determinante alla povertà femminile; rileva gli effetti a lungo termine sulla povertà femminile dell'esclusione delle donne dai settori dell'economia tradizionalmente dominati dagli uomini, come la tecnologia, la scienza, l'alta dirigenza e i processi decisionali, e l'eccessiva presenza di donne in settori a reddito comparativamente basso, come il lavoro di assistenza, i servizi pubblici, il lavoro a tempo parziale e il lavoro precario sottopagato; esprime preoccupazione quanto al fatto che la femminizzazione della povertà sia in parte determinata da norme di vecchia data non paritarie dal punto di vista del genere, il che conduce all'attribuzione di priorità a settori a prevalenza maschile, come quello finanziario, nella politica industriale e negli accordi per la determinazione dei salari;

69.  invita gli Stati membri e la Commissione ad affrontare la povertà e l'esclusione sociale delle donne attraverso iniziative volte a garantire posti di lavoro di elevata qualità con un salario minimo nei settori dominati dalle donne; sottolinea il ruolo che i sindacati possono svolgere nella rappresentanza e l'autoaffermazione delle donne sul posto di lavoro, nonché nella lotta all'esclusione; invita gli Stati membri a proporre e a condurre indagini salariali specifiche per datore di lavoro e per settore, onde farsi un'idea della disparità dei piani retributivi vigenti per donne e uomini che esercitano la stessa professione, come modo per accelerare i progressi verso la parità retributiva;

70.  sottolinea che, nella lotta contro la povertà e l'esclusione sociale, è necessario porre in atto politiche mirate per affrontare le particolari condizioni dei gruppi vulnerabili e delle comunità emarginate, che si confrontano a specifiche diseguaglianze di genere e discriminazioni multiple; invita la Commissione e gli Stati membri a continuare a elaborare politiche volte a combattere la povertà e l'esclusione sociale con cui devono misurarsi le donne disabili, le donne anziane, le donne profughe e migranti, le donne rom e quelle appartenenti a minoranze etniche, le donne delle zone rurali e dei quartieri svantaggiati, le madri sole, nonché le studentesse di livello secondario e universitario;

Povertà e accesso all'assistenza sanitaria

71.  ricorda che la parità di accesso a un'assistenza sanitaria universale di qualità è un diritto fondamentale riconosciuto in tutto il mondo e in particolare nell'Unione europea;

72.  ricorda che l'accesso alle cure sanitarie è spesso limitato a causa dei vincoli finanziari o regionali (ad esempio, nelle zone scarsamente popolate) e ciò, in particolare, per quanto concerne le cure ordinarie (quali quelle dentistiche o oculistiche) e la loro prevenzione;

73.  sottolinea che la combinazione tra la povertà e altri fattori di vulnerabilità, quali l'infanzia o la vecchiaia, la disabilità o l'appartenenza a una minoranza, aumenta ulteriormente i rischi di disuguaglianze in termini di salute e che cattive condizioni di salute possono condurre a povertà;

74.  sottolinea l'importanza dei servizi sanitari e di assistenza per colmare le lacune in termini di capacità, promuovendo l'integrazione sociale degli individui e contrastando la povertà e l'esclusione sociale;

75.  accoglie con favore la comunicazione della Commissione dal titolo "Piano d'azione eHealth 2012-2020: assistenza sanitaria innovativa per il 21° secolo", che stabilisce azioni supplementari, in particolare al fine di migliorare l'accesso ai servizi sanitari, ridurre i costi sanitari e garantire una maggiore eguaglianza tra i cittadini europei;

76.  invita la Commissione europea e gli Stati membri a perseverare negli sforzi per risolvere le disuguaglianze socioeconomiche, il che permetterebbe in prospettiva di ridurre alcune delle disuguaglianze in materia di assistenza sanitaria; invita altresì la Commissione e gli Stati membri, sulla base dei valori universali di dignità umana, libertà, uguaglianza e solidarietà, a concentrare la loro attenzione sulle esigenze dei gruppi vulnerabili, quali le persone che vivono in povertà;

77.  invita gli Stati membri a risolvere i problemi di disparità di accesso all'assistenza sanitaria che hanno ripercussioni sulla vita quotidiana delle persone, ad esempio nell'ambito delle cure dentistiche e oftalmologiche;

78.  esorta la Commissione ad adoperarsi con ogni mezzo e con urgenza per incoraggiare gli Stati membri a prevedere il rimborso dei pazienti e a fare tutto il necessario per ridurre le disuguaglianze nell'accesso alle terapie per il trattamento di patologie o malattie quali l'osteoporosi post-menopausale e il morbo di Alzheimer, che non sono rimborsabili in taluni Stati membri;

Tecnologie dell'informazione e della comunicazione e povertà

79.  deplora il fatto che la strategia per il mercato unico digitale in Europa, pubblicata dalla Commissione, non tenga conto della necessità di garantire un accesso universale, equo e senza ostacoli alle nuove tecnologie, ai nuovi mercati e alle nuove telecomunicazioni digitali, in particolare alle persone a rischio di povertà o di esclusione sociale;

80.  incoraggia gli Stati membri e la Commissione ad attuare strategie volte a ridurre il divario digitale e a promuovere la parità di accesso alle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione, in particolare per le persone a rischio di povertà e di esclusione sociale;

Acqua e povertà

81.  ricorda che l'Assemblea generale delle Nazioni Unite riconosce il diritto all'acqua potabile pulita e di qualità e a servizi igienico-sanitari quale diritto umano; riconosce tuttavia che in alcune regioni, in particolare quelle rurali e ultraperiferiche, non è garantito l'accesso all'acqua potabile e che un numero sempre maggiore di persone ha difficoltà a pagare le bollette per i servizi idrici; esorta la Commissione e gli Stati membri ad adoperarsi al massimo per assicurare, senza indugio, che tutti abbiano accesso all'acqua potabile; esorta gli Stati membri a garantire una fornitura minima di acqua e a proteggere i diritti umani delle famiglie vulnerabili;

82.  incoraggia pertanto gli Stati membri ad adoperarsi al fine di garantire che l'intera popolazione abbia accesso al più presto all'acqua potabile;

o
o   o

83.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 169 dell'1.7.2015, pag. 1.
(2) GU L 72 del 12.3.2014, pag. 1.
(3) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 470.
(4) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 289.
(5) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 320.
(6) GU L 257 del 28.8.2014, pag. 214.
(7) GU L 315 del 14.11.2012, pag. 1.
(8) GU C 169 E del 15.6.2012, pag. 66.
(9) GU L 153 del 18.6.2010, pag. 13.
(10) GU C 153 E del 31.5.2013, pag. 57.
(11) GU C 236 E del 12.8.2011, pag. 57.
(12) http://www.un.org/en/ga/search/view_doc.asp?symbol=A/RES/64/292&Lang=F
(13) http://www.unicef-irc.org/publications/pdf/rc10_fre.pdf
(14) https://www.unicef.fr/sites/default/files/userfiles/2014_Bilan12_Innocenti.pdf
(15) http://ec.europa.eu/social/main.jsp?langId=en&catId=89&newsId=2345&furtherNews=yes
(16) GU C 248 del 25.8.2011, pag. 130.
(17) GU C 341 del 21.11.2013, pag. 21.
(18) GU C 170 del 5.06.2014, pag. 23.
(19) GU C 166 del 7.6.2011, pag. 18.
(20) Parere congiunto del comitato per l'occupazione e del comitato per la protezione sociale, Consiglio dell'UE, 13809/14, SOC 662, EMPL 120, EDUC 297, ECOFIN 876, 3 ottobre 2014.
(21) http://ec.europa.eu/social/main.jsp?catId=738&langId=en&pubId=7744&visible=0
(22) Center for responsible lending, Durham, http://www.responsiblelending.org/state-of-lending/cumulative/, http://www.uvcw.be/no_index/cpas/panier-etude-qualitative.pdf
(23) Ricardo Cherenti, Belgian Federation of public local social action center (Federazione belga del centro pubblico di azione sociale), http://www.uvcw.be/no_index/cpas/panier-etude-quantitative.pdf
(24) Parere del Comitato per la protezione sociale al Consiglio, al Consiglio dell'Unione europea, 6491/11, SOC 124 del 15 febbraio 2011.
(25) Testi approvati, P8_TA(2015)0294.
(26) Testi approvati, P8_TA(2015)0264.
(27) GU L 268 del 15.10.2015, pag. 28.
(28) Testi approvati, P8_TA(2015)0261.
(29) Testi approvati, P8_TA(2014)0070.
(30) GU C 65 del 19.2.2016, pag. 40.
(31) GU C 349 E del 29.11.2013, pag. 74.
(32) GU C 70 E dell'8.3.2012, pag. 8.


Settore privato e sviluppo
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Risoluzione del Parlamento europeo del 14 aprile 2016 sul settore privato e lo sviluppo (2014/2205(INI))
P8_TA(2016)0137A8-0043/2016

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 208 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  viste la comunicazione della Commissione intitolata "Un ruolo più incisivo del settore privato nella crescita inclusiva e sostenibile dei paesi in via di sviluppo" (COM(2014)0263) e le conclusioni del Consiglio al riguardo, del 23 giugno 2014 e del 12 dicembre 2014,

–  vista la comunicazione della Commissione intitolata "Un partenariato mondiale per l'eliminazione della povertà e lo sviluppo sostenibile dopo il 2015" (COM(2015)0044),

–  viste la comunicazione della Commissione intitolata "Una vita dignitosa per tutti" (COM(2013)0092) e le conclusioni del Consiglio al riguardo, del 25 giugno 2013,

–  viste la comunicazione della Commissione intitolata "Potenziare l'impatto della politica di sviluppo dell'Unione europea: un programma di cambiamento" (COM(2011)0637) e le conclusioni del Consiglio al riguardo, del 14 maggio 2012,

–  visto il piano d'azione per gli investimenti privati negli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS), contenuto nella relazione dell'UNCTAD sugli investimenti mondiali per il 2014(1),

–  vista la sua risoluzione del 26 febbraio 2014 sulla promozione dello sviluppo di pratiche commerciali responsabili, compreso il ruolo dell'industria estrattiva nei paesi in via di sviluppo(2),

–  vista la sua risoluzione del 25 novembre 2014 sull'UE e sul quadro di sviluppo globale post 2015(3),

–  vista la sua risoluzione del 19 maggio 2015 sul finanziamento dello sviluppo(4) e, in particolare, l'invito rivolto al settore privato ad allinearsi agli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS),

–  vista la sua risoluzione del 13 marzo 2014 sul ruolo dei diritti di proprietà, del regime di proprietà e della creazione di ricchezza per l'eliminazione della povertà e la promozione dello sviluppo sostenibile nei paesi in via di sviluppo(5),

–  vista la relazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo sulle attività della piattaforma dell'UE per un'azione combinata nella cooperazione esterna a partire dalla sua istituzione fino alla fine di luglio 2014 (COM(2014)0733),

–  visti la dichiarazione di Parigi sull'efficacia dell'aiuto, del 2 marzo 2005, e il programma d'azione di Accra, del 4 settembre 2008,

–  vista la relazione speciale n. 16/2014 della Corte dei conti europea dal titolo: "L'efficacia del combinare le sovvenzioni dei meccanismi d'investimento regionali con i prestiti concessi dalle istituzioni finanziarie a sostegno delle politiche esterne dell'UE",

–  visto il partenariato di Busan per una cooperazione efficace al servizio dello sviluppo, concluso il 1° dicembre 2011(6), in particolare il paragrafo 32 facente riferimento alla necessità di riconoscere il ruolo centrale del settore privato nel promuovere l'innovazione, creare ricchezza, reddito e posti di lavoro e nel mobilitare le risorse interne, contribuendo in tal modo a ridurre la povertà,

–  visti la dichiarazione congiunta sulla cooperazione pubblico-privato(7) e il partenariato per la prosperità(8) istituito in esito al capitolo "settore privato" del forum di Busan,

–  visto il documento finale "Il futuro che vogliamo" della conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile Rio+20 del 20-22 giugno 2012(9),

–  visti i principi guida su imprese e diritti umani delle Nazioni Unite(10),

–  visti l'iniziativa "Global Compact" delle Nazioni Unite e i principi guida dell'OCSE per le imprese multinazionali: Complementarities and Distinctive Contributions" (Orientamenti per le imprese multinazionali: complementarità e contributi specifici),(11)

–  visto il quadro politico per gli investimenti destinati allo sviluppo sostenibile dell'UNCTAD(12),

–  vista la strategia di sviluppo del settore privato del gruppo della Banca africana di sviluppo per il periodo 2013-2017 intitolata: "Supporting the transformation of the private sector in Africa" (Sostenere la trasformazione del settore privato in Africa)(13),

–  vista la dichiarazione di principi tripartita dell'OIL concernente le imprese multinazionali e la politica sociale(14),

–  vista la dichiarazione di Lima dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale (UNIDO), dal titolo: Towards Inclusive and Sustainable Industrial Development (ISID) (Verso uno sviluppo industriale inclusivo e sostenibile)(15),

–  vista l'agenda dell'OIL per il lavoro dignitoso,

–  visto l'articolo 9, paragrafo 2, lettera b), della convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, che sancisce l'obbligo per gli organismi privati che forniscono strutture e servizi aperti o forniti al pubblico di tenere conto di tutti gli aspetti dell'accessibilità per le persone con disabilità(16),

–  vista la strategia dell'UE per il periodo 2011-2014 in materia di responsabilità sociale delle imprese, (COM(2011) 0681),

–  visto il quadro di sviluppo post-2015 che vede il settore privato come il principale partner incaricato dell'attuazione e il suo ruolo nella transizione verso un'economia verde,

–  viste le direttive volontarie per una governance responsabile dei regimi di proprietà applicabili alle terre del 2010(17),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per lo sviluppo e i pareri della commissione per gli affari esteri e della commissione per il commercio internazionale (A8-0043/2016),

A.  considerando che il ruolo del settore pubblico è indispensabile per il conseguimento degli Obiettivi di sviluppo del Millennio (OSM); che il settore privato è creatore di ricchezza e di crescita economica in tutte le economie di mercato, generando il 90% dei posti di lavoro e di reddito nei paesi in via di sviluppo; che, secondo le Nazioni Unite (NU), nei paesi in via di sviluppo il settore privato rappresenta l'84% del PIL e ha la capacità di fornire una base sostenibile per la mobilitazione del reddito nazionale, permettendo di ridurre la dipendenza dagli aiuti, purché opportunamente regolamentato in modo che rispetti i principi in materia di diritti umani e le norme ambientali e sia legato a miglioramenti tangibili a lungo termine nei settori dell'economia nazionale, dello sviluppo sostenibile e della riduzione delle disuguaglianze;

B.  considerando che, secondo l'indice di povertà umana del Programma di sviluppo delle Nazioni Unite, 1,2 miliardi di persone guadagnano meno di 1,25 dollari USA al giorno; e che la disuguaglianza è in aumento e, insieme alla povertà, rappresenta una delle principali minacce per la stabilità globale;

C.  considerando la chiara correlazione esistente tra lo sviluppo di un forte settore manifatturiero e la riduzione della povertà legata al mercato, in quanto un aumento dell'1% pro capite del valore aggiunto manifatturiero comporta una riduzione di quasi il 2% del tasso di povertà(18);

D.  considerando che occorrono cospicui investimenti, con stime dei fondi necessari nei paesi in via di sviluppo che ammontano a 2 400 miliardi di dollari USA in più all'anno rispetto a quanto viene speso attualmente; che i finanziamenti privati possono integrare ma non sostituire i finanziamenti pubblici;

E.  considerando che le Nazioni Unite hanno dichiarato il 2012 Anno internazionale delle cooperative allo scopo di evidenziarne il ruolo nel garantire lo sviluppo, l'emancipazione delle persone, il miglioramento della dignità umana e il conseguimento degli Obiettivi di sviluppo del Millennio (OSM); considerando che, a livello mondiale, il settore delle cooperative conta circa 800 milioni di soci in oltre 100 paesi e che, in base alle stime, rappresenta oltre 100 milioni di posti di lavoro in tutto il mondo;

F.  considerando che le piccole, medie e micro imprese (MPMI), che rappresentano la struttura portante di tutte le economie di mercato, sono soggette a oneri regolamentari molto più gravosi nei paesi in via di sviluppo rispetto a quelli dell'UE e che la maggior parte di esse opera nell'ambito dell'economia informale, che è piagata dalla volatilità, ed è priva di tutela giuridica, diritti del lavoro o accesso ai finanziamenti; che, secondo il rapporto "Doing Business" 2014 della Banca mondiale, i paesi più poveri sono quelli soggetti agli oneri più gravosi(19);

G.  considerando che l'industrializzazione (soprattutto tramite lo sviluppo di piccole e medie imprese e di piccole e medie industrie a livello locale) rappresenta un motore del benessere e dello sviluppo:

H.  considerando che la dichiarazione delle Nazioni Unite sul diritto allo sviluppo del 1986 sancisce che lo sviluppo è un diritto umano fondamentale; che tale dichiarazione impegna all'adozione di un approccio "basato sui diritti umani", caratterizzato dalla realizzazione di tutti i diritti umani (economici, sociali, culturali, civili e politici); che la dichiarazione impegna altresì al rafforzamento della cooperazione internazionale;

I.  considerando che gli investimenti esteri diretti (IED) possono contribuire al conseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS), come indicato nella proposta dell'UNCTAD relativa agli investimenti negli OSS (piano d'azione per la promozione dei contributi del settore privato(20)), a condizione che gli investimenti esteri diretti siano adeguatamente regolamentati e subordinati a miglioramenti concreti sul piano dell'economia nazionale, segnatamente in termini di trasferimento di tecnologia e di creazione di opportunità di formazione per la forza lavoro locale, donne e giovani compresi;

J.  considerando che i dazi sulle importazioni svolgono un ruolo fondamentale nel garantire le entrate statali e permettere alle industrie nascenti di crescere nell'ambito del mercato interno dei paesi in via di sviluppo; che i dazi doganali sui prodotti agricoli trasformati possono favorire l'aggiunta di valore e la creazione di posti di lavoro nelle economie rurali, promuovendo nel contempo la sicurezza alimentare;

K.  considerando che il 60 % dei posti di lavoro nei paesi in via di sviluppo si concentra nelle piccole, medie e micro imprese (MPMI) del settore informale e che il 70 % di queste ultime non ottiene alcun finanziamento dalle istituzioni finanziarie, pur avendone bisogno per crescere e creare occupazione;

L.  considerando che 51 delle 100 massime entità economiche del mondo sono organizzazioni internazionali e considerando che le prime 500 multinazionali rappresentano circa il 70% del commercio mondiale;

M.  considerando che il valore aggiunto manifatturiero medio pro capite dei paesi industrializzati è 10 volte superiore a quello dei paesi in via di sviluppo e 90 volte superiore a quello dei paesi meno sviluppati(21);

N.  considerando che il margine di bilancio dei paesi sviluppati e in via di sviluppo è di fatto limitato dalle esigenze degli investitori e dei mercati finanziari mondiali; che, secondo l'FMI, i paesi in via di sviluppo sono particolarmente danneggiati dall'elusione dell'imposta sulle società, in quanto, rispetto ai paesi dell'OCSE, vi fanno più affidamento per incrementare il gettito; che gli Stati membri dell'UE fanno ampio ricorso alle pratiche che facilitano i raggiri fiscali da parte delle società transnazionali e dei singoli individui;

O.  considerando che il Gruppo ad alto livello incaricato di prestare consulenza al Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, sull'agenda per lo sviluppo post-2015, ha consultato gli amministratori delegati di 250 aziende (con un fatturato pari a 8 000 miliardi di dollari USA) provenienti da 30 paesi, concludendo che il concetto di sostenibilità deve essere integrato nelle loro strategie aziendali al fine di sfruttare le possibilità commerciali di crescita sostenibile; considerando che la volontà del settore privato di contribuire allo sviluppo sostenibile è spesso ostacolata dalla mancanza di chiari modelli di partnership delle imprese con il settore pubblico; considerando che il settore privato è potenzialmente in grado di fornire beni e servizi alle comunità e alle persone povere, riducendo i costi, ampliando la scelta e adeguando i prodotti e i servizi ai loro bisogni specifici nonché contribuendo alla diffusione di salvaguardie e norme ambientali e sociali;

P.  considerando che, in assenza di una definizione universalmente accettata, i partenariati tra settore pubblico e privato (PPP) possono essere definiti come accordi unilaterali tra soggetti privati, organismi pubblici e società civile (OSC), i quali cercano di conseguire un obiettivo pubblico reciprocamente vantaggioso attraverso la condivisione di risorse e/o competenze;

Q.  considerando che le istituzioni europee di finanziamento allo sviluppo (IEFS), un gruppo di 15 istituzioni bilaterali che svolgono un ruolo importante nel fornire finanziamenti a lungo termine per il settore privato in economie in fase di sviluppo e di riforma, cercano di investire in società con una gamma di diversi effetti di sviluppo che vanno dall'energia elettrica sicura e dall'acqua pulita alla fornitura di finanziamenti alle PMI e all'accesso ai mercati per le piccole aziende agricole;

R.  considerando che da decenni i PPP costituiscono una forma di capitale di rischio consolidata nei paesi sviluppati, in particolare nei paesi europei e negli Stati Uniti, e sono attualmente largamente utilizzati dalla maggior parte dei donatori nei paesi in via di sviluppo, rappresentando approssimativamente il 15-20% degli investimenti infrastrutturali totali;

S.  considerando che 2,5 miliardi di persone, la cui maggioranza vive nei paesi in via di sviluppo ed è costituita da donne e da giovani, rimangono escluse dal mondo imprenditoriale, dal settore finanziario ufficiale e dalle opportunità della proprietà immobiliare e fondiaria; che, nei gruppi di reddito all'interno dei paesi in via di sviluppo, persiste un divario di genere pari a 6-9 punti percentuali; considerando che il dialogo sociale è uno strumento importante per sostenere la parità di genere sul posto di lavoro e invertire la tendenza alla sottorappresentanza delle comunità imprenditoriali nei paesi in via di sviluppo;

T.  considerando che i PPP ben congegnati ed efficacemente attuati hanno la capacità di mobilitare finanziamenti pubblici e privati a lungo termine, generare innovazione tecnologica e modelli imprenditoriali, e fare propri meccanismi interni volti a garantire che tali partenariati rispondano dei risultati in termini di sviluppo;

U.  considerando che i PPP nei paesi in via di sviluppo si sono ormai prevalentemente concentrati nei settori dell'energia, delle infrastrutture e delle telecomunicazioni, mentre il loro potenziale in settori quali l'agricoltura, l'istruzione, le tecnologie "verdi", la ricerca e l'innovazione, la sanità e i diritti di proprietà rimane ancora poco sfruttato;

V.  considerando che quasi i due terzi dei prestiti della Banca europea per gli investimenti (BEI) ai paesi ACP (Asia, Caraibi e Pacifico) negli ultimi dieci anni sono stati orientati verso operazioni del settore privato; considerando che il Fondo investimenti BEI di Cotonou è stato riconosciuto come fondo rotativo di rischio unico per il finanziamento di investimenti ad alto rischio a sostegno dello sviluppo del settore privato;

W.  considerando che, sebbene ogni anno 45 milioni di persone in cerca di lavoro entrino a far parte della forza lavoro del mondo in via di sviluppo(22), il 34 % delle imprese in 41 paesi ammette di non riuscire a trovare i lavoratori di cui ha bisogno;

X.  considerando che, nel contesto del "Programma di cambiamento", il finanziamento combinato è stato riconosciuto come uno strumento importante per mobilitare risorse complementari combinando sovvenzioni dell'UE con prestiti o finanziamenti azionari da finanziatori pubblici o privati; considerando, tuttavia, che la relazione speciale n. 16/2014 della Corte dei conti europea sul ricorso al finanziamento combinato conclude che, per quasi la metà dei progetti esaminati, non vi erano prove sufficienti per considerare che le sovvenzioni fossero giustificate, mentre in un determinato numero di questi casi, vi erano indicazioni che gli investimenti sarebbero stati realizzati senza il contributo dell'UE;

Y.  considerando che il settore manifatturiero, con circa 470 milioni di posti di lavoro in tutto il mondo nel 2009 e circa mezzo miliardo di posti di lavoro in tutto il mondo nel 2013(23) , fornisce un elevato potenziale di occupazione e di generazione di ricchezza, nonché di lavoro dignitoso e altamente qualificato;

Z.  considerando che la ricchezza mondiale si concentra sempre più nelle mani di una piccola élite agiata e che, stando alle previsioni, nel 2016 la quota di patrimonio mondiale detenuto dall'1% dei più ricchi supererà il 50%;

AA.  considerando che una imposizione equa e progressiva, improntata a criteri di benessere e giustizia sociale, svolge un ruolo fondamentale nel ridurre le disuguaglianze, permettendo una ridistribuzione delle ricchezze dai cittadini a reddito più elevato a quelli più bisognosi in un paese;

Strategia a lungo termine di collaborazione con il settore privato

1.  riconosce che gli investimenti del settore privato nei paesi in via di sviluppo, se adeguatamente regolamentati, possono contribuire alla realizzazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite; accoglie con favore e condivide le conclusioni del Consiglio del 12 dicembre 2014 su un ruolo più incisivo del settore privato nella cooperazione allo sviluppo; accoglie con favore l'iniziativa della Commissione di appoggiare il settore privato nel divenire, insieme ad altre organizzazioni di sviluppo governative e non governative e ai modelli imprenditoriali inclusivi come le imprese cooperative e sociali, un partner importante nel raggiungimento di uno sviluppo inclusivo e sostenibile nel quadro degli Obiettivi di sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite, il che presuppone un impegno da parte del settore privato a favore del buon governo, la riduzione della povertà e la creazione di ricchezza attraverso investimenti sostenibili nonché la riduzione delle disuguaglianze, la promozione dei diritti umani e delle norme ambientali e la responsabilizzazione delle economie locali; sottolinea che i ruoli diversi degli attori del settore pubblico e del settore privato devono essere pienamente compresi e riconosciuti da tutte le parti interessate;

2.  invita la Commissione a continuare a impegnarsi attivamente nelle discussioni sull'agenda 2030, pur riconoscendo la diversità del settore privato e le sfide che si incontrano nell’alleviare la povertà dei più emarginati e più difficili da raggiungere; ritiene che qualsiasi politica dell'Unione che cerchi di coinvolgere il settore privato nello sviluppo debba specificare a quale settore privato intende rivolgersi;

3.  evidenzia che i futuri partenariati nel quadro dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile dovranno incentrarsi maggiormente sulla lotta alla povertà e alla disuguaglianza ; ricorda che l'aiuto pubblico allo sviluppo deve restare uno strumento essenziale per eliminare tutte le forme di povertà umana e soddisfare i bisogni sociali di base nei paesi in via di sviluppo e non può essere sostituito da finanziamenti privati; riconosce la possibilità di dinamizzare i finanziamenti privati mediante l'aiuto pubblico allo sviluppo nel rispetto di condizioni quali la trasparenza, la responsabilità, la titolarità e l'allineamento con le priorità nazionali e il rischio di sostenibilità del debito;

4.  chiede maggiori investimenti pubblici nei servizi pubblici accessibili a tutti, in particolare nel settore dei trasporti, nell'accesso all'acqua potabile, alla sanità e all’istruzione;

5.  ritiene che i settori pubblico e privato siano maggiormente efficienti quando collaborano per creare un ambiente sano per gli investimenti e l'attività delle imprese e gettano le basi della crescita economica; sottolinea che tutti i partenariati e le alleanze con il settore privato devono concentrarsi su valori prioritari condivisi che allineino gli obiettivi commerciali con gli obiettivi di sviluppo dell'UE; ritiene che essi debbano essere coprogettati e cogestiti con i paesi partner in modo che i rischi, le responsabilità e i profitti siano condivisi, siano efficienti sotto il profilo dei costi e abbiano obiettivi precisi in materia di sviluppo, una valutazione periodica e una chiara responsabilità e trasparenza;

6.  accoglie con favore il ruolo svolto dagli investimenti esteri nel settore privato dei paesi in via di sviluppo per accelerare lo sviluppo interno; sottolinea altresì l'importanza di incoraggiare investimenti responsabili che sostengano i mercati locali e contribuiscano a ridurre la povertà;

7.  sostiene il lavoro dell'Associazione delle istituzioni europee di finanziamento allo sviluppo (IEFD), dato che i suoi membri forniscono capitale alle imprese nei paesi in via sviluppo attraverso investimenti diretti nelle imprese e indirettamente con impegni di capitale presso banche commerciali e private equity nei mercati emergenti, concentrandosi sulle microimprese e sulle piccole e medie imprese (MPMI); sollecita la Commissione a favorire questi tipi di programmi nei suoi finanziamenti e nella cooperazione allo sviluppo, dato che il settore privato dei paesi in via di sviluppo riveste la massima importanza;

8.  chiede l'elaborazione di norme più efficaci in materia di trasparenza e responsabilità per le imprese dell'UE attive nel settore tecnologico riguardo all'esportazione di tecnologie che possono essere utilizzate per violare i diritti umani, favorire la corruzione o agire contro gli interessi di sicurezza dell'UE;

9.  sottolinea che le politiche UE in materia di commercio, investimenti, sicurezza e sviluppo sono interconnesse e hanno un impatto diretto sui paesi in via di sviluppo; ricorda che l'articolo 208 del trattato di Lisbona sancisce il principio della coerenza della politica per lo sviluppo, prevedendo che gli obiettivi della cooperazione allo sviluppo siano tenuti in considerazione nell'attuazione delle politiche che possono avere incidenza sui paesi in via di sviluppo; chiede una valutazione generale delle politiche commerciali e di investimento sotto il profilo dell'incidenza sullo sviluppo, in particolare per quanto riguarda l'accesso universale a beni e servizi di interesse generale; sottolinea l'importanza di migliorare i capitoli destinati allo sviluppo sostenibile in tutti i futuri accordi commerciali bilaterali, al fine di farvi figurare efficaci regimi di rendicontazione per il settore privato;

10.  sottolinea la necessità di verificare in che modo il settore privato può essere ulteriormente coinvolto nel quadro della politica europea di vicinato, per contribuire a creare crescita economica e posti di lavoro nel vicinato dell'Europa, ad esempio attraverso la condivisione delle competenze nel fornire accesso al capitale;

11.  invita la Commissione a promuovere, sostenere e finanziare come prima opzione i partenariati pubblico-pubblici e ad includere valutazioni di impatto ex ante obbligatorie ed accessibili al pubblico in materia di povertà e sociali quando i programmi di sviluppo vengono attuati insieme al settore privato;

12.  invita l'Unione ad inserire una consultazione formale con le organizzazioni della società civile e con le comunità direttamente e indirettamente interessate da progetti di sviluppo;

13.  evidenzia le ampie potenzialità del valore aggiunto dell'Unione nei partenariati con il settore privato, in stretto coordinamento con il rispettivo Stato membro e le pertinenti organizzazioni internazionali, molti dei quali hanno una comprovata esperienza nel lavorare con il settore privato; sottolinea che un'economia di mercato interamente funzionante, basata sullo Stato di diritto, resta un importante fattore trainante per lo sviluppo economico e sociale e che la politica di sviluppo dell'UE dovrebbe riflettere tale aspetto;

14.  accoglie con favore il "Quadro d'impegno delle imprese con le Nazioni Unite" che sottolinea che un solido settore privato in grado di generare crescita economica è essenziale per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile e che il settore privato "sta apportando contributi importanti al progresso economico, sociale e ambientale condiviso";

15.  accoglie con favore il coinvolgimento del settore privato nel forum di alto livello dell'OCSE sull'efficacia degli aiuti; accoglie con favore in particolare le iniziative adottate in tale contesto sui modi innovativi per sfruttare i finanziamenti per lo sviluppo nel settore privato e la dichiarazione congiunta formulata a Busan nel 2011 relativa all'espansione e al miglioramento della cooperazione del settore pubblico e privato per una crescita ampia, inclusiva e sostenibile;

16.  si compiace del costante aumento della proporzione di aiuti bilaterali svincolati, ma esprime preoccupazione per il perdurare di tipologie formali e informali di aiuti vincolati(24); invita l'Unione e i suoi Stati membri a tenere fede all'impegno assunto nell'ambito del consenso europeo per lo sviluppo di "promuovere un ulteriore svincolo degli aiuti che vada al di là delle attuali raccomandazioni dell'OCSE"; sottolinea il potenziale di crescita di ulteriori aiuti svincolati che potrebbero andare a vantaggio delle industrie locali nei paesi in via di sviluppo; sollecita un aumento degli aiuti reali e lo sviluppo sostenibile di catene di valore regionali/locali; sollecita l'ulteriore responsabilizzazione dei soggetti locali e un maggiore accento sulla messa a punto di catene di valore regionali/locali sostenibili; sottolinea l'importanza della titolarità locale e regionale, delle strategie nazionali proprie dei paesi partner e delle agende per le riforme, del coinvolgimento dei progetti di sviluppo e del valore aggiunto disponibile grazie alla creazione di filiere locali; ritiene che la politica sviluppo possa svolgere un ruolo importante nell'affrontare le cause alla base degli attuali flussi migratori verso l'UE;

17.  riconosce inoltre il diritto di tutti i paesi, in particolare di quelli in via di sviluppo, a imporre limitazioni temporanee relative ai capitali per prevenire il manifestarsi di crisi finanziarie dovute a flussi finanziari privati a breve termine e volatili; chiede l'eliminazione dei vincoli relativi a tale diritto da tutti gli accordi commerciali e di investimento, anche presso l'OMC;

18.  sottolinea che l'Unione deve tener conto dell'accessibilità nel suo sostegno al settore privato, poiché l'esclusione di ampie fasce della popolazione, come le persone con disabilità, priva le imprese private di un mercato di dimensioni non trascurabili;

Sostegno al settore privato locale dei paesi in via di sviluppo

19.  sottolinea che le MPMI nei paesi in via di sviluppo possono essere soggette a oneri molto più gravosi rispetto a quelli all'interno dell'Unione e che questi paesi non dispongono di tutela legale e di diritti di proprietà e operano in un'economia informale caratterizzata da volatilità; sottolinea a questo proposito l'importanza dei sistemi di registrazione catastale; sottolinea la necessità di promuovere il settore privato locale nei paesi in via di sviluppo, ad esempio mediante l'accesso ai finanziamenti e promuovendo l'imprenditoria; invita la Commissione, gli altri donatori e le agenzie per lo sviluppo a rafforzare il loro sostegno volto ad accrescere la capacità delle PMI nazionali;

20.  esorta l'Unione a promuovere strategie di sviluppo a titolarità nazionale che definiscano i contributi del settore privato allo sviluppo coinvolgendo tale settore in un quadro di sviluppo incentrato sulle cooperative, le PMI e le microimprese nazionali, in particolare le piccole aziende agricole, in quanto esse dispongono delle maggiori potenzialità per dare impulso a uno sviluppo equo nei paesi;

21.  sottolinea la necessità di rafforzare il sostegno nei confronti del partenariato con i paesi in via di sviluppo per modernizzare i loro assetti normativi creando un ambiente favorevole alle iniziative private, fornendo meccanismi di sostegno alle imprese e trovando nel contempo il giusto equilibrio tra la creazione di un contesto favorevole agli investimenti e la protezione degli interessi pubblici e dell'ambiente attraverso la regolamentazione; prende atto della necessità di facilitare la creazione di sistemi bancari e amministrazioni fiscali affidabili nei paesi in via di sviluppo in grado di fornire una governance finanziaria e una gestione efficienti dei fondi pubblici e privati; invita i governi partner a introdurre una clausola di caducità in virtù della quale le misure ridonanti possono essere annullate; rileva che la legislazione dovrebbe essere soggetta a valutazioni d'impatto destinate a misurare la creazione in negativo di posti di lavoro e le minacce alle norme ambientali;

22.  chiede all'Unione di rafforzare la capacità dei paesi in via di sviluppo di mobilitare le entrate nazionali per combattere l'evasione fiscale, la corruzione e i flussi finanziari illegali e in particolare di consentire ai paesi meno sviluppati e agli Stati fragili di creare istituzioni di governance più efficaci e più stabili anche attraverso la messa a punto di sistemi tributari equi ed efficaci; invita, a tal fine, l'Unione a potenziare la propria assistenza finanziaria e tecnica ai paesi in via di sviluppo per garantire un livello più elevato di trasparenza e responsabilità; sollecita l'Unione, i suoi Stati membri, tutte le organizzazioni e i paesi sviluppati e i paesi in via di sviluppo firmatari del partenariato di Busan del 2011 per un'efficace cooperazione allo sviluppo a onorare il loro impegno di per intensificare gli sforzi di lotta alla corruzione e ai flussi finanziari illegali;

23.  invita la DG DEVCO a lavorare con la DG Crescita nel replicare secondo il modello della rete Enterprise Europe le strutture di sostegno a livello regionale per le MPMI nei paesi in via di sviluppo, volte ad aiutarle a entrare nella legalità e ad avere accesso a finanziamenti e a capitali, ottenere l'accesso ai mercati e superare gli ostacoli giuridici, sostenendo in particolare il rafforzamento delle loro organizzazioni di rappresentanza intermedie; sottolinea che tali strutture potrebbero inoltre divenire a tempo debito sbocchi di lancio per i partenariati pubblico-privato a livello locale e regionale nei settori che spaziano dall'agroalimentare a programmi di formazione e di assistenza sanitaria, facilitando quindi lo sviluppo delle capacità, lo scambio di conoscenze ed esperienze e la messa in comune di risorse locali e internazionali;

24.  ribadisce la responsabilità dell'Unione di sostenere un sistema fiscale globale equo, il che presuppone di introdurre requisiti effettivamente obbligatori di rendicontazione pubblica per paese per le imprese multinazionali, creare registri pubblici dei beneficiari effettivi di società, fondazioni e simili entità giuridiche, assicurare lo scambio automatico delle informazioni fiscali e una distribuzione equa dei diritti fiscali, negoziando nel contempo trattati in materia fiscale e di investimento con i paesi in via di sviluppo; ritiene inoltre che le istituzioni di finanziamento allo sviluppo debbano investire soltanto in società e fondi disposti a rendere pubblici le titolarità effettive e a comunicare la propria contabilità finanziaria paese per paese;

25.  ricorda che i regimi tariffari sono una componente essenziale di un contesto regolamentare calibrato su uno sviluppo del settore privato favorevole ai poveri e sulla creazione di posti di lavoro; osserva tuttavia con preoccupazione che gli accordi di partenariato economico (APE) prevedono riduzioni degli importi tariffari in una vasta gamma di settori economici dei paesi ACP, mentre l'eliminazione di tutte le tariffe sulle importazioni UE ridurrebbe considerevolmente il gettito tariffario, in alcuni casi sino al 15-20 % delle entrate governative; esorta l'Unione a definire la propria politica commerciale nel rispetto del principio della coerenza delle politiche per lo sviluppo;

26.  accoglie con favore i 500 milioni di EUR della dotazione di finanza d’impatto della BEI nell'ambito del Fondo investimenti di Cotonou che consente alla BEI di intensificare il proprio impegno con il settore privato nelle aree più a rischio e in contesti più impegnativi; deplora il taglio dei finanziamenti della BEI nei confronti dell'Asia; sottolinea che tutti gli investimenti della BEI nell'ambito del Fondo investimenti di Cotonou dovrebbero essere allineati alle strategie di sviluppo a titolarità nazionale, in conformità con il principio della titolarità democratica;

27.  sottolinea che negli Stati fragili e in quelli in situazione post-conflittuale, gli ostacoli posti dal settore privato allo sviluppo sono maggiori che altrove e chiede un approccio più mirato per migliorare il contesto degli investimenti ed eliminare le normative commerciali soffocanti e obsolete, i comportamenti predatori e la corruzione dilagante; raccomanda in proposito che la Commissione si impegni con i paesi partner e il settore privato in un dialogo sulle riforme strategiche, al fine di superare la profonda sfiducia tra i governi e il settore privato dovuta tradizionalmente a comportamenti opportunistici, clientelismo e mancanza di legittimazione;

28.  invita la Commissione, gli Stati membri e i paesi in via di sviluppo a intensificare il loro impegno a favore dell'emancipazione delle donne e a istituire meccanismi di supporto per l'imprenditoria femminile; rileva che l'approccio basato sui risparmi per l'inclusione finanziaria delle donne ha dimostrato la sua efficacia; raccomanda che tutti i programmi di partenariato comprendano un approccio all'integrazione della dimensione di genere che sia abbinato a una formazione d'impresa destinata alle donne, ai giovani, alle persone con disabilità e alle reti mirate di investitori informali ("business angel") per l'imprenditoria femminile; invita a fornire un sostegno maggiore alle imprenditrici per consentire loro di beneficiare della crescita sostenuta dal settore privato; raccomanda che siano adottate misure per monitorare il processo di emancipazione femminile e osserva che, secondo l'FMI, il reddito pro capite aumenterebbe significativamente se la presenza delle donne nella forza lavoro fosse pari a quella degli uomini;

Coinvolgere il settore imprenditoriale europeo e internazionale per raggiungere uno sviluppo sostenibile

29.  sottolinea che il potenziale del contributo del settore privato a uno sviluppo sostenibile nel lungo termine va al di là delle sue risorse finanziarie e delle sue esperienze e competenze, e include la creazione locale di catene del valore e canali di distribuzione, con conseguenti nuovi posti di lavoro, una riduzione della povertà e della disuguaglianza, la promozione dei diritti della donna e delle opportunità per le donne e la sostenibilità ambientale, un aumento della portata e dell'efficacia e un più ampio accesso a prodotti, servizi e tecnologie disponibili sul mercato e a prezzi ragionevoli; chiede che gli sforzi di sviluppo europei svolgano un ruolo significativo nell'attuazione delle norme internazionali concordate quali i principi guida dell'ONU sulle imprese e i diritti dell'uomo e le norme dell'Organizzazione internazionale del lavoro, compresa la collaborazione con le imprese e gli investitori per garantire il rispetto dei principi guida e degli orientamenti dell'OCSE destinati alle imprese multinazionali nelle loro attività e filiere nei paesi in via di sviluppo;

30.  sottolinea che il dialogo sociale è essenziale per assicurare che il settore privato si impegni in modo efficace nello sviluppo; insiste sulla responsabilità dei paesi in via di sviluppo di sostenere il dialogo sociale tra i datori di lavoro del settore privato, i lavoratori e i governi nazionali per migliorare la governance e la stabilità statale; in particolare, invita i paesi in via di sviluppo ad assicurare che il dialogo sociale sia esteso alle zone di trasformazione per l'esportazione (ZTE) e ai poli industriali;

31.  sottolinea che il settore privato e, in particolare, le PMI locali devono prendere parte al dialogo politico insieme a tutti gli altri partner dello sviluppo, al fine di facilitare la comprensione reciproca e gestire le aspettative, assicurando l'efficienza e la trasparenza; evidenzia, a tale proposito, l'importante ruolo delle delegazioni dell'UE nei paesi in via di sviluppo in quanto piattaforma per questo dialogo; pone in evidenza il ruolo positivo delle cooperative in quanto catalizzatori di uno sviluppo socialmente inclusivo e la loro capacità di emancipare le comunità generando posti di lavoro e reddito; in particolare, sottolinea che i lavoratori hanno formato cooperative e associazioni di servizi comuni per sostenere il lavoro autonomo nell'economia informale, mentre nelle zone rurali le cooperative di risparmio e di credito consentono di accedere a servizi bancari che mancano in molte comunità e finanziano la creazione di piccole imprese e microimprese; riconosce che il settore privato include attori quali imprese sociali e organizzazioni di commercio equo e solidale che hanno interiorizzato nelle proprie attività principi sociali e ambientali; esorta la Commissione a riconoscere tali sforzi nel suo lavoro sul ruolo del settore privato nello sviluppo;

32.  invita la Commissione a sostenere la proposta degli investitori e degli altri soggetti interessati a favore di norme vincolanti sulla rendicontazione in materia di diritti sociali, ambientali e umani da parte delle imprese, in linea con la direttiva dell'UE sulle comunicazioni non finanziarie, da includere tra i nuovi obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite;

33.  invita l'UE a contribuire al rafforzamento e alla costituzione di strutture, reti e istituzioni di attori del settore privato nazionale, in particolare le imprese di piccole e medie dimensioni, assumendo il loro ruolo nell'elaborazione delle politiche nazionali e regionali;

34.  sottolinea che uno dei fattori chiave nell'aumentare la partecipazione privata nei paesi in via di sviluppo è la mancanza di progetti finanziabili a causa di assetti legali, istituzionali e fiscali e capacità di attuazione deboli, così come delle risorse per la pianificazione degli investimenti e la preparazione dei progetti; chiede un incremento dell'assistenza tecnica al settore delle imprese pubbliche dei paesi partner per aumentare la loro capacità di assumere la responsabilità per la gestione dei progetti di PPP e rivendicare la titolarità al termine del processo; sottolinea la necessità che gli attori del settore privato prevedano dei ritorni sugli investimenti a lungo termine, poiché, in funzione dei loro azionisti, potrebbero altrimenti mancare della visione a lungo termine necessaria per i ritorni nei settori sociali, che sono fondamentali per lo sviluppo umano;

35.  rileva che la partecipazione privata in operazioni di infrastruttura nei paesi in via di sviluppo è notevolmente aumentata, da 18 miliardi di USD nel 1990 a 150 miliardi nel 2013; chiede un impegno costante a tale riguardo e osserva che la mancanza di accesso alle infrastrutture costituisce uno dei principali ostacoli alla crescita del settore privato e mina il rendimento e la creazione di occupazione;

36.  evidenzia le ampie potenzialità dei PPP in agricoltura, nell'ambito di un quadro legislativo solido e chiaramente definito sui diritti di proprietà e la sicurezza della proprietà fondiaria, per prevenire il fenomeno dell'accaparramento delle terre e assicurare una produzione agricola maggiore e più efficace; accoglie con favore il lancio nel 2014 di un programma dell'UE per rafforzare la governance fondiaria nei paesi africani; raccomanda che l'UE e le sue delegazioni svolgano un ruolo sempre maggiore collaborando con i governi partner, così come con la BEI, il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (IFAD) e altri organismi analoghi, per coinvolgere il settore privato nella messa a punto di soluzioni basate sul mercato per rispondere alle sfide nel settore agricolo; sottolinea la necessità di creare incentivi finanziari onde evitare l'esclusione di popolazioni e agricoltori poveri e isolati che coltivano varietà prive di grande interesse commerciale o che difficilmente potrebbero presentare un'attrattiva per i partner del settore agroalimentare; sottolinea che le salvaguardie dovrebbero includere una valutazione dei rischi sociali e ambientali, la consultazione con i rappresentanti legittimi delle comunità colpite, con il consenso libero, previo e informato delle medesime quale condizione per l'avvio del progetto e del sostegno giuridico, ove ne abbiano necessità; invita la Commissione ad accompagnare i progetti con procedure di monitoraggio e a negoziare una revisione dei contratti nei casi che si sono rivelati dannosi per la popolazione locale;

37.  evidenzia i rischi associati ai PPP in agricoltura, tra cui l'accaparramento delle terre, che sono da evitare; sottolinea l'importanza di concentrare l'assistenza sui piccoli agricoltori, in particolare le donne; invita la Commissione a collegare qualunque PPP nel settore agricolo che comporti fondi europei all'introduzione di misure globali volte a proteggere i piccoli agricoltori, i pastori e gli altri utilizzatori vulnerabili dei terreni contro la potenziale perdita di accesso alla terra o all'acqua; sottolinea che le salvaguardie dovrebbero includere una valutazione dei rischi sociali e ambientali quale condizione per l'avvio del progetto e del sostegno giuridico, ove ne abbiano necessità; raccomanda di sostituire i progetti della nuova alleanza del G8 con le iniziative nell'ambito del programma globale di sviluppo agricolo dell'Africa (CAADP); sottolinea che le compensazioni finanziarie e sociali devono costituire impegni vincolanti e che dovrebbero essere sempre presi in considerazione piani di sviluppo alternativi;

38.  raccomanda che l'UE continui a intensificare l'impegno dei PPP in progetti di energia rinnovabile e rispettosi dell'ambiente nei paesi in via di sviluppo, in particolare nelle zone rurali remote; accoglie con favore il fatto che una delle priorità dell'IFE della BEI siano gli investimenti nel settore dell'energia, ampiamente riconosciuto come elemento chiave dello slancio alla crescita economica in Africa; si attende che gli strumenti di finanziamento innovativi fungano da catalizzatori per gli investimenti del settore privato nelle energie rinnovabili, nell'efficienza energetica e nell'accesso all'energia; incoraggia altresì la BEI e le istituzioni finanziarie europee di sviluppo a finanziare progetti di investimento a sostegno della mitigazione dei cambiamenti climatici e dell'adattamento alle loro conseguenze in Africa, in linea con l'impegno e gli obblighi dell'UE nell'ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC); ricorda che si dovrebbe dare priorità a progetti di energia rinnovabile su scala ridotta, non collegati alla rete e decentrati per garantire l'accesso all'energia delle aree rurali, evitando il potenziale impatto sociale e ambientale negativo delle infrastrutture energetiche su larga scala;

39.  sollecita l'UE a sviluppare un quadro normativo solido, basato su criteri di efficacia dello sviluppo, in cui il settore privato dovrà operare, anche per la promozione di PPP contrattuali a lungo termine; esorta l'UE a promuovere i PPP solamente qualora non siano disponibili altre opzioni di finanziamento meno costose e rischiose, sulla base di un'analisi costi/efficacia; invita l'UE ad attuare politiche di salvaguardia efficaci per i progetti PPP, a garanzia dei diritti umani, ivi compresi i diritti delle donne;

40.  accoglie con favore i risultati raggiunti nella condivisione delle risorse tra settore pubblico e privato per la sanità e un migliore accesso alle medicine, in vista di una valorizzazione sempre maggiore del potenziale per il trasferimento delle tecnologie nei paesi in via di sviluppo; ritiene che l'UE dovrebbe assumere un ruolo di facilitatore dando vita ad una cooperazione che vada oltre l'accesso ai farmaci e che miri a riformare i sistemi sanitari carenti nei paesi in via di sviluppo; sottolinea che il sostegno alle piccole e medie imprese e industrie locali può essere migliorato non soltanto attraverso gli strumenti di finanziamento, ma anche grazie al trasferimento di tecnologie, al potenziamento delle capacità, allo sviluppo sostenibile dei fornitori e alla creazione di legami commerciali;

41.  sottolinea l'importanza di colmare il divario tra il sistema educativo e il mercato del lavoro esistente nei paesi in via di sviluppo; invita la Commissione a facilitare i programmi e a sostenere i PPP che coinvolgono tutti i soggetti interessati delle scuole, delle università, dei centri di formazione nonché gli attori del settore privato per offrire opportunità di formazione e istruzione che siano rilevanti per il mercato; incoraggia la creazione di istituti di formazione professionale bivalenti, nei quali i giovani possano seguire lezioni di teoria presso scuole professionali specializzate e, nel contempo, un programma di apprendistato professionale incentrato sugli aspetti concreti di una professione;

42.  sottolinea che le capacità dei governi dei paesi in via di sviluppo di fungere da regolatori devono essere rafforzate per realizzare pienamente uno sviluppo sostenibile;

Principi dell'impegno con il settore privato

43.  sottolinea il fatto che l'impegno con il settore delle imprese richiede un approccio flessibile, concepito su misura non solo in funzione dei risultati previsti, ma anche tenendo conto di quanto le condizioni locali siano favorevoli alle imprese private e agli investimenti; raccomanda l'adozione di un approccio differenziato in considerazione dei paesi meno sviluppati e degli Stati fragili; rileva che gli investimenti e l'impegno del settore privato nei settori degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) variano notevolmente tra i paesi in via di sviluppo; invita i donatori a destinare la maggior parte dei loro aiuti ai paesi meno sviluppati sotto forma di sovvenzioni;

44.  accoglie con favore i criteri delineati della comunicazione della Commissione in merito al settore privato e allo sviluppo, per l'erogazione di sostegno diretto al settore privato; invita a creare un quadro chiaramente definito che disciplini tutti i partenariati con il settore privato definendo i parametri da seguire quali le azioni a favore delle microimprese, le strategie per l'accesso al credito e l'inclusione nel lavoro dei gruppi svantaggiati, delle donne e dei giovani, assicurando il rispetto del principio della coerenza delle politiche per lo sviluppo, dei principi di efficacia dello sviluppo e degli obiettivi della politica di sviluppo, nella fattispecie la riduzione della povertà e della disuguaglianza; è del parere che qualsiasi decisione adottata per promuovere l'uso dei PPP attraverso il meccanismo di prestiti e sovvenzioni nei paesi in via di sviluppo dovrebbe fondarsi su una minuziosa valutazione di questi meccanismi in termini di impatto sullo sviluppo, di responsabilità e di trasparenza, nonché sulle lezioni apprese dall'esperienza passata;

45.  è preoccupato per il fatto che non sempre sono presenti tutele a garanzia dell'opportuno utilizzo delle finanze pubbliche; sottolinea che occorre accordarsi su indicatori di risultato e meccanismi di monitoraggio e di valutazione nella fase preparatoria dei progetti, assicurando nel contempo che gli investimenti rispettino i diritti umani, le norme sociali e ambientali e la trasparenza, e che il settore privato versi la parte di tasse che gli spetta; sottolinea l'importanza della valutazione del rischio, sostenibilità del debito, trasparenza e protezione degli investimenti; evidenzia l'importanza del ruolo consultivo e di controllo ufficiale svolto dai parlamenti nazionali e dalla società civile nel garantire una piena trasparenza e responsabilità; raccomanda che, nei paesi in via di sviluppo in cui si sta realizzando un progetto di sviluppo, sia garantito un effettivo accesso alla giustizia e al risarcimento per le vittime di reati societari;

46.  invita la Commissione e gli Stati membri ad accertarsi che le imprese coinvolte nei partenariati di sviluppo tengano conto degli obiettivi di sviluppo sostenibile e rispettino i principi di responsabilità sociale delle imprese (RSI); sostiene fermamente una diffusione e un'attuazione efficaci e globali dei principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani all'interno e all'esterno dell'UE ed evidenzia la necessità di adottare tutti i provvedimenti politici e legislativi necessari per colmare le lacune esistenti nell'efficace attuazione dei principi guida delle Nazioni Unite, anche per quanto riguarda l'accesso alla giustizia; raccomanda che tutte le imprese europee che operano nei paesi in via di sviluppo garantiscano un livello di trasparenza conforme alle linee guida dell'OCSE destinate alle imprese multinazionali per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani, contribuendo positivamente al benessere sociale e ambientale dei paesi in via di sviluppo e cooperando in partenariato con le organizzazioni della società civile; sottolinea la necessità che gli Stati membri elaborino piani nazionali per applicare i principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani e in particolare il regolamento sul dovere di diligenza per una catena di approvvigionamento responsabile dei minerali provenienti da zone di conflitto e ad alto rischio;

47.  sottolinea la necessità che la politica commerciale e dello sviluppo dell'UE rispetti lo spazio politico e della politica economica dei paesi in via di sviluppo, segnatamente i paesi meno sviluppati, in modo da mantenere i principali dazi all'importazione, ove necessario, e promuovano la creazione di posti di lavoro qualificati e dignitosi nelle industrie manifatturiere e agroalimentari locali come possibili fattori abilitanti di un valore aggiunto, una crescita industriale, una crescita e una diversificazione dell'esportazione maggiori a livello nazionale, che sono componenti chiave della riqualificazione economica e sociale inclusiva; invita l'Unione europea e i suoi Stati membri a promuovere misure concrete per garantire che le società multinazionali paghino le tasse nei paesi in cui sono generati i loro profitti e a promuovere una rendicontazione efficace paese per paese da parte del settore privato, aumentando così le capacità di mobilitazione delle risorse interne e una concorrenza leale;

48.  incoraggia l'UE a sostenere l'attuale processo di elaborazione di uno strumento internazionale dell'ONU giuridicamente vincolante sulle società transnazionali e altre imprese commerciali in materia di rispetto dei diritti umani, poiché chiarirebbe gli obblighi delle società transnazionali nel settore dei diritti umani nonché delle grandi imprese nei confronti degli Stati, e provvederebbe all'istituzione di mezzi di ricorso efficaci per le vittime nei casi in cui la giurisdizione nazionale sia palesemente incapace di perseguire tali imprese in modo efficace;

49.  accoglie positivamente il parere della Commissione secondo cui occorre promuovere l'agenda dell'OIL per il lavoro dignitoso per affrontare le disuguaglianze e l'esclusione sociale, in particolare tra i soggetti più emarginati, incluse le donne, i bambini, gli anziani e le persone con disabilità; sottolinea la necessità che le imprese sostengano un equo trattamento dei lavoratori nonché condizioni di lavoro sicure e igieniche e agevolino l'instaurazione di relazioni costruttive tra i lavoratori, i dirigenti e i contraenti;

La via da seguire: misure da intraprendere per rendere il settore privato un partner sostenibile nella politica di sviluppo

50.  invita le istituzioni e gli organismi europei a stabilire un quadro chiaro e strutturato che disciplini i partenariati e le alleanze con il settore privato nei paesi in via di sviluppo e sottolinea che, parallelamente a un ruolo rafforzato per il settore privato, è importante sviluppare opportune misure di salvaguardia e capacità istituzionali;

51.  invita l'UE e i suoi Stati membri a sviluppare una strategia chiara e concreta per garantire l'allineamento del settore privato alle priorità di sviluppo dei governi nazionali e della società civile;

52.  invita a istituire a livello europeo piattaforme settoriali e multilaterali che riuniscano il settore privato, organizzazioni della società civile, organizzazioni non governative, organi di riflessione, governi partner, donatori e altri soggetti interessati, al fine di superare le riserve e la mancanza di fiducia tra i partner e di risolvere le difficoltà che derivano involontariamente da interventi collaborativi in materia di sviluppo; sottolinea a tale proposito l'importanza del ruolo delle delegazioni dell'UE nei vari paesi in qualità di facilitatori di tale dialogo; osserva che la proposta della Commissione di rafforzare i meccanismi esistenti, come quello del "Forum per le politiche di sviluppo", costituirebbe un passo nella giusta direzione;

53.  raccoglie la raccomandazione della Corte dei conti che la Commissione dimostri chiaramente l'addizionalità finanziaria e di sviluppo delle sovvenzioni dell'Unione europea per i progetti a finanziamento combinato; accoglie con favore l'intenzione della Commissione di estendere l'applicazione del finanziamento combinato per includere settori al di là delle infrastrutture, come l'agricoltura sostenibile, i settori sociali e lo sviluppo del settore privato locale; insiste, tuttavia, che tutte le operazioni di finanziamento combinato debbano essere pienamente coerenti con i principi di efficacia dello sviluppo, quali la titolarità, la responsabilità e la trasparenza, assicurandosi che persegua gli obiettivi di sviluppo sostenibile; invita la Commissione a valutare il meccanismo di combinazione di sovvenzioni e prestiti e a rafforzare le proprie capacità di gestione in merito ai progetti di finanziamento combinato, come raccomandato dalla Corte dei conti; invita la Commissione a democratizzare la struttura di governance della piattaforma dell'UE per un'azione combinata nella cooperazione esterna e degli strumenti finanziari regionali combinati, impegnandosi opportunamente con tutti i soggetti interessati a livello locale, inclusi i governi partner, i parlamenti nazionali, gli attori del settore privato, i sindacati e le comunità locali; esorta altresì la Commissione a rafforzare i criteri per stabilire gli aiuti e i relativi importi e a specificare nei dettagli il valore aggiunto del finanziamento combinato per ciascuno dei suoi progetti;

54.  invita all'espansione del mandato generale di prestiti esterni della BEI, per potenziare il suo ruolo nel conseguimento di uno sviluppo sostenibile e, in particolare, per partecipare più attivamente alla nuova strategia per il settore privato, mediante il finanziamento combinato e il cofinanziamento di progetti per lo sviluppo del settore privato locale; invita, inoltre, a una maggiore trasparenza e responsabilità nei partenariati e nei progetti legati alla BEI; ricorda che le operazioni di finanziamento della BEI realizzate nei paesi in via di sviluppo con la garanzia concessa alla BEI dall'UE hanno quale obiettivo primario la riduzione e, nel lungo termine, l'eliminazione della povertà; invita la BEI e le altre istituzioni di finanziamento allo sviluppo degli Stati membri ad assicurare che le società beneficiarie del loro sostegno non partecipino all'evasione fiscale;

55.  invita la Commissione a garantire che i partenariati e i prestiti al settore privato nei paesi a basso reddito e negli Stati fragili siano associati ad aiuti diretti alle organizzazioni della società civile e siano allineati alle priorità di sviluppo del paese, al fine di garantire l'impegno dei cittadini e includere processi multilaterali tra tali organizzazioni, i governi locali e i sindacati;

56.  invita la Commissione ad accertarsi che tutte le delegazioni dell'UE dispongano di personale formato e qualificato, preparato a incentivare e attuare partenariati con i soggetti del settore privato; rileva che l'impegno ad accelerare la coubicazione degli uffici della BEI all'interno delle delegazione dell'UE rappresenta un passo nella giusta direzione; invita la Commissione ad applicare, in campo, le prassi migliori degli Stati membri, le cui ambasciate sono comunemente "il primo punto di contatto" per i soggetti del settore privato;

57.  chiede un forte impegno da parte della Commissione per quanto riguarda il suo peso politico e il perseguimento del dialogo con i governi partner e le autorità a livello locale, per favorire un'interazione più forte e positiva con il settore privato; sottolinea che i documenti strategici nazionali, i programmi indicativi nazionali e il sostegno finanziario possono costituire gli strumenti più preziosi per la promozione di riforme del contesto imprenditoriale nei paesi partner e la promozione dell'industrializzazione interna; raccomanda che l'UE appoggi il piano d'azione dell'UNCTAD sugli investimenti negli obiettivi di sviluppo sostenibile; richiama l'attenzione sul fatto che l'elaborazione, la strutturazione e l'attuazione di PPP continuano ad essere difficili e complesse e che il loro successo dipende anche dalla possibilità di operare in un contesto favorevole;

58.  sottolinea che la responsabilità per un'azione comune efficace non ricade unicamente sui donatori e sulle imprese coinvolte, ma anche sui governi partner; invita l'UE ad impegnarsi per rafforzare la capacità dei paesi partner di valutare quando è opportuno avviare progetti PPP; sottolinea che il buon governo, lo Stato di diritto, un quadro per la riforma delle imprese, misure anti-corruzione, gestione delle finanze pubbliche e istituzioni pubbliche efficaci sono di primaria importanza per gli investimenti, l'innovazione e lo sviluppo del settore privato;

59.  chiede di accordare maggiore importanza al miglioramento del coordinamento dei donatori e di una programmazione congiunta, così come alla centralità nel fornire risultati misurabili e obiettivi di sviluppo, al fine di massimizzare l'impatto della politica di sviluppo dell'UE e di garantire la piena responsabilità per le spese di sviluppo;

o
o   o

60.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione europea per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, al Segretario generale delle Nazioni Unite, UNCTAD, UNIDO e al Gruppo ad alto livello sull'agenda post-2015.

(1) http://unctad.org/en/PublicationsLibrary/wir2014_en.pdf
(2) Testi approvati, P7_TA(2014)0163.
(3) Testi approvati, P8_TA(2014)0059.
(4) Testi approvati, P8_TA(2015)0196.
(5) Testi approvati, P7_TA(2014)0250.
(6) http://www.oecd.org/development/effectiveness/49650173.pdf
(7) http://www.mofa.go.jp/mofaj/annai/honsho/seimu/nakano/pdfs/hlf4_5.pdf
(8) http://www.ifc.org/wps/wcm/connect/topics_ext_content/ifc_external_corporate_site/idg_home/p4p_home
(9) http://www.uncsd2012.org/content/documents/727The%20Future%20We%20Want%2019%20June%201230pm.pdf
(10) http://www.ohchr.org/Documents/Publications/GuidingPrinciplesBusinessHR_EN.pdf
(11) http://www.oecd.org/corporate/mne/34873731.pdf
(12) http://unctad.org/en/PublicationsLibrary/diaepcb2012d5_en.pdf
(13) http://www.afdb.org/fileadmin/uploads/afdb/Documents/Policy-Documents/2013-2017_-_Private_Sector_Development_Strategy.pdf
(14) http://www.ilo.org/wcmsp5/groups/public/ed_emp/emp_ent/multi/documents/publication/wcms_094386.pdf
(15) http://www.unido.org/fileadmin/Lima_Declaration.pdf
(16) http://www.un.org/disabilities/documents/convention/convention_accessible_pdf.pdf
(17) http://www.fao.org/nr/tenure/voluntary-guidelines/en/
(18) http://www.unido.org/fileadmin/user_media/Services/PSD/WP4_2014_Industrialisation_and_social_well-being.pdf
(19) Gruppo della Banca mondiale, Doing Business 2014: Understanding Regulations for Small and Medium-Size Enterprises, 29 ottobre 2013.
(20) http://unctad.org/en/PublicationChapters/wir2014ch4_en.pdf
(21) http://www.unido.org/fileadmin/user_media/Services/PSD/WP4_2014_Industrialisation_and_social_well-being.pdf
(22) Building an employment-Oriented Framework for Strong, Sustainable and Balanced Growth (Istituire un quadro orientato all'occupazione per una crescita forte, sostenibile ed equilibrata) - in "The Challenges of Growth, Employment and Social Cohesion” (Le sfide della crescita, dell'occupazione e della coesione sociale), documento di riferimento per la conferenza ad alto livello OIL-FMI, OIL, 2010.
(23) https://www.unido.org/fileadmin/user_media/Research_and_Statistics/UNIDO_IDR_2013_main_report.pdf
(24) ActionAid (2005): Real Aid An Agenda for Making Aid Work, pag. 4.

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