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Procedura : 2016/3001(RSP)
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RC-B8-1310/2016

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PV 01/12/2016 - 3
CRE 01/12/2016 - 3

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PV 01/12/2016 - 6.24
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P8_TA(2016)0479

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Giovedì 1 dicembre 2016 - Bruxelles Edizione definitiva
Situazione nella Repubblica democratica del Congo
P8_TA(2016)0479RC-B8-1310/2016

Risoluzione del Parlamento europeo del 1° dicembre 2016 sulla situazione nella Repubblica democratica del Congo (2016/3001(RSP))

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla Repubblica democratica del Congo (RDC), in particolare quelle del 10 marzo 2016(1) e del 23 giugno 2016(2),

–  viste le dichiarazioni rilasciate dalla delegazione dell'UE nella Repubblica democratica del Congo sulla situazione dei diritti umani nel paese, in particolare quelle del 23 novembre 2016 e del 24 agosto 2016,

–  vista la risoluzione dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE del 15 giugno 2016 sulla situazione pre-elettorale e di sicurezza nella RDC,

–  viste le dichiarazioni dell'UE del 25 giugno 2016 sulla situazione dei diritti umani nella RDC nonché del 2 agosto 2016 e del 24 agosto 2016 sul processo elettorale nella RDC, rilasciate a livello locale in seguito all'avvio del dialogo nazionale nella RDC,

–  vista la relazione annuale dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, pubblicata il 27 luglio 2015, sulla situazione dei diritti umani e le attività dell'Ufficio congiunto delle Nazioni Unite per i diritti umani nella Repubblica democratica del Congo,

–  visti i comunicati stampa congiunti dell'Unione africana, delle Nazioni Unite, dell'Unione europea e dell'Organizzazione internazionale della Francofonia, del 16 febbraio 2016 e del 5 giugno 2016, sulla necessità di un dialogo politico inclusivo nella RDC e sul loro impegno a sostenere gli attori della RDC negli sforzi tesi a consolidare la democrazia nel paese,

–  vista la dichiarazione resa il 15 agosto 2016 dal portavoce del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) sulla violenza nella RDC,

–  viste le conclusioni del Consiglio dell'Unione europea sulla Repubblica democratica del Congo del 23 maggio 2016 e del 17 ottobre 2016,

–  viste le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla RDC, in particolare la risoluzione 2293 (2016), che rinnova il regime di sanzioni nei confronti della RDC e il mandato del Gruppo di esperti, e la risoluzione 2277 (2016), che rinnova il mandato della Missione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione della Repubblica democratica del Congo (MONUSCO),

–  visti i comunicati stampa del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 15 luglio 2016 e del 21 settembre 2016 sulla situazione nella RDC,

–  vista la dichiarazione dei copresidenti dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE, del 20 settembre 2016, in cui si invita alla calma per risolvere la crisi attraverso il dialogo e nel rispetto della Costituzione,

–  visto l'accordo di partenariato di Cotonou, firmato il 23 giugno 2000 e rivisto il 25 giugno 2005 e il 22 giugno 2010,

–  vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli del giugno 1981,

–  vista la Carta africana sulla democrazia, le elezioni e il buon governo,

–  vista la Costituzione della Repubblica democratica del Congo, adottata il 18 febbraio 2006,

–  visto l'articolo 123, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che Joseph Kabila è presidente della Repubblica democratica del Congo (RDC) dal 2001; che il mandato del presidente Kabila termina il 20 dicembre 2016; che, conformemente alla Costituzione della RDC, il presidente può rimanere in carica al massimo per due mandati e che le prossime elezioni presidenziali e legislative erano inizialmente previste entro la fine del 2016;

B.  considerando che negli ultimi due anni il presidente Kabila ha utilizzato strumenti amministrativi e tecnici per cercare di ritardare le elezioni e restare al potere oltre la scadenza del suo mandato costituzionale;

C.  considerando che un primo tentativo di modificare la Costituzione della RDC per consentire al presidente Kabila di candidarsi per un terzo mandato è fallito nel 2015 in ragione della forte opposizione e della mobilitazione della società civile; che siffatti tentativi causano crescenti tensioni politiche, disordini e violenze in tutto il paese, che sembra ormai trovarsi in una situazione di stallo elettorale;

D.  considerando che nel novembre 2015 il presidente Kabila ha annunciato l'avvio di un dialogo nazionale; che successivamente l'Unione africana ha nominato l'ex primo ministro del Togo Edem Kodjo quale facilitatore del dialogo politico nazionale; che due importanti gruppi di opposizione si sono rifiutati di partecipare a quello che considerano un dialogo non inclusivo e antidemocratico, nonché una tattica dilatoria;

E.  considerando che l'Unione africana, le Nazioni Unite, l'Unione europea e l'Organizzazione internazionale della Francofonia hanno sottolineato congiuntamente l'importanza del dialogo e del raggiungimento di un accordo tra gli attori politici nel rispetto della democrazia e dello Stato di diritto, esortando altresì tutti gli attori politici della RDC a offrire piena collaborazione a Edem Kodjo;

F.  considerando che il 18 ottobre 2016 è stato firmato un accordo tra il presidente Kabila e una parte dell'opposizione allo scopo di rimandare le elezioni presidenziali ad aprile 2018; che, conformemente a quanto stabilito dall'accordo, il presidente Kabila, al quale è stato quindi concesso di rimanere al potere dopo il 2016, ha nominato un nuovo primo ministro ad interim, Samy Badibanga, membro dell'opposizione, incaricandolo di formare un nuovo governo;

G.  considerando che da gennaio 2015 gli agenti dei servizi di sicurezza e di intelligence della RDC hanno messo in atto azioni repressive nei confronti degli attivisti pacifici e degli esponenti dell'opposizione e della società civile che si oppongono ai tentativi di consentire al presidente Kabila di mantenere il potere al di là del limite di due mandati previsto dalla Costituzione;

H.  considerando che i gruppi per la difesa dei diritti umani hanno più volte denunciato il deterioramento della situazione dei diritti umani e delle libertà di espressione, riunione e manifestazione nel paese con l'avvicinarsi delle elezioni, compreso l'uso eccessivo della forza contro manifestanti pacifici, giornalisti, leader politici e altre persone;

I.  considerando che il crescente livello di episodi di violenza e abusi e violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale, nello specifico azioni mirate e arresti arbitrari, hanno un impatto negativo sugli sforzi intesi a regolare e stabilizzare la situazione nella RDC;

J.  considerando in particolare che oltre 50 persone sarebbero state uccise durante le manifestazioni svoltesi il 19 e il 20 settembre 2016 a Kinshasa e molte altre sarebbero scomparse; che membri dei movimenti LUCHA e Filimbi sono tuttora detenuti illegalmente; che organi di stampa quali Radio France Internationale (RFI) e Radio Okapi sono stati chiusi o oscurati; che, secondo una relazione dell'Ufficio congiunto delle Nazioni Unite per i diritti umani, sono state segnalate 422 violazioni dei diritti umani da parte di agenti di polizia e forze di sicurezza durante le manifestazioni svoltesi tra il 19 e il 21 settembre 2016;

K.  considerando che le agenzie umanitarie stimano che l'instabilità politica stia facendo precipitare il paese nel caos e gettando la sua popolazione, già provata dalle varie crisi passate e presenti, in una povertà e insicurezza estreme, con oltre cinque milioni di persone attualmente bisognose di assistenza alimentare;

L.  considerando che l'Unione europea ha sottolineato che un'eventuale decisione di posticipare le elezioni deve essere presa nel quadro di un dialogo politico trasparente, imparziale e inclusivo tra le parti interessate della Repubblica democratica del Congo prima della scadenza del mandato del presidente Kabila, nel dicembre 2016;

M.  considerando che il programma indicativo nazionale 2014-2020 per la RDC, finanziato con 620 milioni di euro nell'ambito dell'11º Fondo europeo di sviluppo, individua come priorità il rafforzamento della governance e dello Stato di diritto, tra cui le riforme del sistema giudiziario, della polizia e dell'esercito;

1.  deplora la perdita di vite umane durante le manifestazioni delle ultime settimane ed esprime profondo cordoglio alle famiglie delle vittime e alla popolazione della RDC;

2.  esprime profonda preoccupazione per la situazione di crescente instabilità nella RDC, in un contesto pre-elettorale caratterizzato da tensioni; ricorda alle autorità della RDC, e in primo luogo al suo presidente, che è loro responsabilità tutelare i cittadini che vivono su tutto il territorio nazionale, in particolare proteggendoli da abusi e crimini, e adempiere al loro compito di governare nel più rigoroso rispetto dello Stato di diritto;

3.  deplora che il governo e la commissione elettorale nazionale indipendente (CENI) non siano riusciti a organizzare le elezioni presidenziali entro i termini stabiliti dalla Costituzione; ribadisce il suo appello affinché le elezioni si svolgano in modo regolare e tempestivo, nel pieno rispetto della Costituzione della RDC e della Carta africana sulla democrazia, le elezioni e il buon governo, e sottolinea la responsabilità del governo della RDC di garantire un ambiente favorevole allo svolgimento, nei tempi più brevi possibili, di elezioni trasparenti, credibili e inclusive;

4.  ricorda l'impegno assunto dalla RDC nel quadro dell'accordo di Cotonou di rispettare la democrazia, lo Stato di diritto e i principi in materia di diritti umani, che includono la libertà di espressione e dei mezzi di comunicazione, la buona governance e la trasparenza nelle cariche politiche; constata che il dialogo instaurato con le autorità della RDC, in conformità dell'articolo 8 dell'accordo di Cotonou, con l'obiettivo di ottenere chiarimenti definitivi sul processo elettorale, non sta andando a buon fine;

5.  esorta l'UE ad adottare azioni più concrete e ad avviare immediatamente la procedura ai sensi dell'articolo 96 dell'accordo di Cotonou e ad adottare sanzioni mirate, che includano il divieto di rilascio del visto e il congelamento dei beni nei confronti dei funzionari di alto livello e degli agenti delle forze armate responsabili della violenta repressione contro i manifestanti e dello stallo politico, che impedisce un passaggio di poteri pacifico e conforme alla Costituzione, in particolare Kalev Mutond, il Maggiore generale John Numbi, il Generale Ilunga Kampete, il Maggiore generale Gabriel Amisi Kumba e il Generale Célestin Kanyama;

6.  esorta tutti gli attori politici a impegnarsi in un dialogo pacifico e costruttivo onde impedire l'acutizzarsi della crisi politica attuale, e ad astenersi da ulteriori violenze e provocazioni; plaude agli sforzi profusi dalla Conferenza episcopale nazionale del Congo (CENCO) volti a conseguire un più ampio consenso su una transizione politica; invita sia le autorità sia l'opposizione ad astenersi da qualunque azione o dichiarazione capaci di diffondere maggiormente i disordini; riconosce, nel contempo, la necessità di un periodo transitorio durante il quale la presidenza può essere esercitata solo sotto l'autorità di un consiglio di transizione in seno al quale l'opposizione svolgerà un ruolo cruciale;

7.  esprime profonda preoccupazione per il deterioramento della situazione dei diritti umani e la crescente limitazione dello spazio politico nella RDC, in particolare per la strumentalizzazione del sistema giudiziario e le violenze e intimidazioni a danno dei difensori dei diritti umani, dell'opposizione politica e dei giornalisti; chiede il rilascio immediato e incondizionato di tutti i detenuti politici; esorta le autorità a revocare immediatamente tutte le restrizioni imposte ai mezzi di comunicazione;

8.  continua a nutrire profonda preoccupazione per il ruolo effettivo svolto dalla CENI, da cui dipenderà in larga misura la legittimità del processo elettorale; ricorda che la commissione elettorale dovrebbe essere un'istituzione imparziale e inclusiva, dotata di risorse sufficienti a consentire lo svolgimento di un processo globale e trasparente;

9.  chiede un'indagine completa, approfondita e trasparente in merito alle presunte violazioni dei diritti umani verificatesi durante le proteste, al fine di individuare i responsabili e far sì che rispondano delle loro azioni;

10.  invita la delegazione dell'UE a continuare a seguire da vicino gli sviluppi nella RDC e ad impiegare tutti i mezzi e gli strumenti appropriati per sostenere i difensori dei diritti umani e i movimenti a favore della democrazia; invita il VP/AR a valutare la possibilità di rafforzare le capacità di mediazione della delegazione dell'UE per cooperare con l'Unione africana, al fine di sostenere un dialogo politico maggiormente inclusivo e impedire l'acutizzarsi della crisi politica e l'ulteriore propagazione delle violenze;

11.  chiede un maggiore coinvolgimento dell'Unione africana nel garantire il pieno rispetto della Costituzione congolese; chiede un dialogo permanente tra i paesi della regione dei Grandi Laghi onde prevenire qualsiasi ulteriore destabilizzazione; accoglie con favore, a tale proposito, la Conferenza internazionale sulla regione dei Grandi Laghi per valutare la situazione nella RDC, che si è tenuta a Luanda nell'ottobre 2016;

12.  rammenta che la pace e la sicurezza sono condizioni indispensabili ai fini del buon esito della consultazione elettorale e di un ambiente politico stabile; accoglie favorevolmente, a tale proposito, il rinnovo del mandato della MONUSCO e il rafforzamento delle sue competenze al fine di proteggere i civili e assicurare il rispetto dei diritti umani nel contesto elettorale;

13.  ribadisce la sua profonda preoccupazione circa l'allarmante situazione umanitaria nella RDC; invita l'UE e i suoi Stati membri a continuare a prestare assistenza a favore dei cittadini della RDC nell'ottica di migliorare le condizioni di vita delle popolazioni più vulnerabili e affrontare le conseguenze degli sfollamenti, dell'insicurezza alimentare e delle catastrofi naturali;

14.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al governo e al parlamento della RDC, all'Unione africana, al Consiglio ACP-UE, al Segretario generale delle Nazioni Unite nonché al Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani.

(1) Testi approvati, P8_TA(2016)0085.
(2) Testi approvati, P8_TA(2016)0290.

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