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Procedura : 2016/2885(RSP)
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B8-1227/2016

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CRE 24/11/2016 - 12

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Giovedì 1 dicembre 2016 - Bruxelles Edizione definitiva
Accesso all'energia nei paesi in via di sviluppo
P8_TA(2016)0480B8-1227/2016

Risoluzione del Parlamento europeo del 1° dicembre 2016 sull'accesso all'energia nei paesi in via di sviluppo (2016/2885(RSP))

Il Parlamento europeo,

–  visti gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS), in particolare l'OSS n. 7 sull'accesso all'energia e gli OSS nn. 12 e 13, rispettivamente, sul consumo e la produzione sostenibili e sul cambiamento climatico,

–  vista l'iniziativa Energia sostenibile per tutti (SE4ALL) lanciata dalle Nazioni Unite nel 2011,

–  vista l'iniziativa della Commissione "Energising Development" lanciata nel 2012 per offrire accesso all'energia sostenibile ad altri 500 milioni di persone nei paesi in via di sviluppo entro il 2030,

–  visto l'articolo 208 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) che stabilisce che la riduzione della povertà e, nel lungo periodo, la sua eliminazione costituiscono l'obiettivo primario della politica di sviluppo dell'UE,

–  visto l'articolo 191 TFUE e la politica dell'UE in materia di clima,

–  visti il regolamento (UE) n. 233/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 2014, che istituisce uno strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo(1) (DCI), e in particolare il suo allegato I, che contiene disposizioni in materia di energia sostenibile nell'ambito dei programmi geografici, e il suo allegato II recante disposizioni relative alla componente "energia sostenibile" del programma tematico Beni pubblici e sfide globali del DCI,

–  visti i pertinenti documenti di programmazione nell'ambito del DCI e del Fondo europeo di sviluppo (FES), tra cui i programmi indicativi nazionali (PIN) che comprendono un settore prioritario dell'energia nonché i programmi d'azione annuali (PAA) che danno esecuzione a tali PIN,

–  vista l'iniziativa 2014 "Africa Clean Energy Corridor" (corridoio per l'energia pulita in Africa), che mira a promuovere una più rapida diffusione delle energie rinnovabili in Africa, riducendo le emissioni di carbonio e la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili,

–  visto il suo esame dei pertinenti progetti di documenti di programmazione del DCI e del FES prima che siano approvati dai comitati del DCI e del FES,

–  viste la 21a conferenza delle parti (COP 21) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), tenutasi nel dicembre 2015 a Parigi, e l'adozione dell'accordo di Parigi, ossia il primo accordo globale universale e giuridicamente vincolante sul clima,

–  vista la 22a conferenza delle parti (COP 22) della convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCC) svoltasi a Marrakech dal 7 al 18 novembre 2016,

–  vista la riunione di alto livello presieduta da Idriss Déby, presidente dell'Unione africana, Alpha Condé, presidente della Repubblica di Guinea, Nkosazana Dlamini-Zuma, presidente della Commissione dell'Unione africana, Akinwumi Adesina, presidente della Banca africana di sviluppo, alla presenza dei rappresentanti dell'Unione europea Stefano Manservisi, direttore generale della DG Cooperazione internazionale e sviluppo, e Felice Zaccheo, capo aggiunto dell'unità C6, Energia e cambiamento climatico, e di Ségolène Royal, ministro dell'Ecologia, dello sviluppo sostenibile e dell'energia, nel quadro dell'iniziativa sulle energie rinnovabili e del partenariato UE-UA, tenutasi il 21 settembre 2016, a margine dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York,

–  vista la relazione del 16 novembre 2000 della Commissione mondiale sulle dighe intitolata: "A new framework for decision-making" (Un nuovo quadro per il processo decisionale),

–  viste le sue risoluzioni del 27 settembre 2011 sul finanziamento del potenziamento di infrastrutture di dighe nei paesi in via di sviluppo(2), del 2 febbraio 2012 sulla cooperazione allo sviluppo dell'UE a sostegno dell'obiettivo dell'accesso universale all'energia entro il 2030(3), e del 12 giugno 2012 sull'impegno nella cooperazione nel settore della politica energetica con i partner al di là delle nostre frontiere: un approccio strategico per un approvvigionamento energetico sicuro, sostenibile e competitivo(4),

–  vista la relazione speciale n. 15/2015 della Corte dei conti europea, del 6 ottobre 2015, dal titolo "Sostegno dello Strumento ACP-UE per l'energia a favore delle energie rinnovabili in Africa orientale",

–  vista l'interrogazione alla Commissione sull'accesso all'energia nei paesi in via di sviluppo (O-000134/2016 – B8-1809/2016),

–  vista la proposta di risoluzione della commissione per lo sviluppo,

–  visti l'articolo 128, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che è indispensabile un accesso sostenibile all'energia a prezzi accessibili, affidabile e sicuro per soddisfare i bisogni e i diritti umani di base, tra cui l'accesso all'acqua potabile, ai servizi igienico-sanitari, a un ambiente protetto e sicuro, all'assistenza sanitaria, al riscaldamento e all'istruzione, aspetti essenziali per quasi tutti i tipi di attività economica nonché fattori chiave per lo sviluppo; che vi sono anche aspetti relativi alla sicurezza e geopolitici dell'accesso all'energia e che le questioni energetiche possono diventare fattori determinanti di conflitti;

B.  considerando che 1,2 miliardi di persone non hanno accesso all'elettricità e che per un numero ancora maggiore tale accesso non è affidabile; che la metà di coloro che non ha accesso all'elettricità vive in Africa; che il numero è in crescita, dato che in questo continente la crescita demografica è più rapida del ritmo con cui viene esteso l'accesso all'energia;

C.  considerando che sul piano dell'accesso all'elettricità la situazione dell'Africa subsahariana è la peggiore al mondo, anche se l'evoluzione del settore energetico nella regione lascia presupporre che, entro il 2040, l'Africa subsahariana consumerà una quantità di elettricità pari a quella consumata nel 2010 da India e America latina assieme;

D.  considerando che oltre il 70 % del consumo energetico complessivo dell'Africa proviene da fonti rinnovabili, ma che la loro quasi totalità proviene dagli usi tradizionali della biomassa; che vi sono ancora enormi opportunità per includere altre fonti, in particolare l'energia solare ed eolica;

E.  considerando che l'andamento demografico in Africa avrà un forte impatto sulle esigenze di utilizzo del suolo per la produzione vegetale, nonché sul fabbisogno di legna da ardere;

F.  considerando che la deforestazione globale è responsabile di quasi il 20 % di tutte le emissioni di CO2; che la forte dipendenza dalla biomassa tradizionale e da fornelli da cucina inefficienti mette a rischio foreste e praterie in numerose regioni del continente africano;

G.  considerando che 2,3 miliardi di persone utilizzano la biomassa tradizionale come il carbone di legna per cucinare e che spesso ciò ha gravi ripercussioni negative sulla salute e sull'ambiente; che le donne si fanno carico di una quota sproporzionata degli oneri relativi all'uso di tali materiali, compresa la raccolta di legna da ardere, che può richiedere tempo e porre inoltre a repentaglio la loro sicurezza; che l'uso di migliori fornelli riduce il tempo e lo sforzo necessari per la preparazione dei pasti;

H.  considerando che l'Africa è il continente che possiede il più grande potenziale al mondo in termini di energie rinnovabili e accusa i maggiori ritardi sotto il profilo dell'elettrificazione;

I.  considerando che la povertà energetica è diffusa soprattutto nelle aree rurali, ma anche fornire accesso all'energia nelle città in rapida crescita costituisce una sfida enorme, date le realtà geografiche, la connettività e la mancanza di infrastrutture, e che i paesi più poveri dell'Africa sono quelli che pagano il prezzo più elevato per il consumo energetico;

J.  considerando che è fondamentale continuare a sviluppare i mercati, tuttora nuovi, nel campo dell'elettrificazione rurale fino a quando non saranno maturi e autosufficienti, nonché sostenere ulteriormente i programmi incentrati sulle soluzioni energetiche rinnovabili, efficienti, su piccola scala e decentrate;

K.  considerando che la povertà energetica presenta anche una dimensione di genere; che le conseguenze della povertà energetica sono più gravi per le donne;

L.  considerando che garantire l'accesso per tutti a forme di energia economicamente accessibili, affidabili, sostenibili e moderne entro il 2030 è l'obiettivo di sviluppo sostenibile universale n. 7; che il rispetto degli impegni in materia di azione per il clima richiede altresì sforzi risoluti e lungimiranti nel settore energetico e che l'Africa si trova quindi ad affrontare una duplice sfida, dal momento che deve aumentare considerevolmente l'accesso ai servizi di base da parte dei cittadini e, allo stesso tempo, rispettare gli impegni assunti nel quadro dell'accordo sui cambiamenti climatici;

M.  considerando che la relazione del Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente dal titolo "Global Trends in Renewable Energy Investment 2016" (Tendenze globali 2016 per quanto riguarda gli investimenti nelle energie rinnovabili) indica che gli investimenti globali annui in nuove capacità ricavate da fonti rinnovabili sono stati oltre il doppio rispetto a quelli effettuati nel 2015 nelle centrali a carbone e a gas; che nel 2015 il mercato delle energie rinnovabili è stato dominato dall'energia fotovoltaica e dall'energia eolica; che, per la prima volta nel 2015, gli investimenti nelle energie rinnovabili sono stati più elevati nei paesi in via di sviluppo rispetto a quelli effettuati nei paesi sviluppati;

N.  considerando che la relazione della Commissione mondiale sulle dighe, del 16 novembre 2000, conclude che, sebbene le dighe di grandi dimensioni non siano riuscite a produrre elettricità, fornire risorse idriche o controllare i danni causati dalle inondazioni tanto quanto atteso, hanno invece avuto un enorme impatto sociale e ambientale, e gli sforzi prodigati per mitigare tali impatti sono stati in gran parte infruttuosi;

O.  considerando che l'obiettivo dell'accesso universale all'energia è interconnesso con l'obiettivo di giustizia climatica;

P.  considerando che la giustizia climatica crea un nesso tra i diritti umani e lo sviluppo onde conseguire un approccio centrato sulla dimensione umana, tutelando i diritti delle persone più vulnerabili e condividendo, in maniera equa e giusta, gli oneri e i benefici del cambiamento climatico e dei relativi effetti;

Q.  considerando che flussi incoerenti di finanziamenti per il clima e il trasferimento di tecnologie in relazione al cambiamento climatico possono compromettere la volontà dei leader africani di sviluppare le energie rinnovabili per attuare il programma di industrializzazione del continente;

R.  considerando che l'accordo di Parigi sottolinea la necessità di promuovere l'accesso universale all'energia sostenibile nei paesi in via di sviluppo, segnatamente in Africa, rafforzando lo sviluppo delle energie rinnovabili;

S.  considerando che esistono numerosi riscontri e un ampio consenso sul fatto che la produzione decentrata su piccola scala di energia rinnovabile, le reti locali e le soluzioni extra-rete sono spesso le più efficienti e che tali soluzioni tendono a offrire il maggiore contributo al progresso generale dello sviluppo e sono le migliori per ridurre al minimo o evitare gli effetti negativi sull'ambiente;

T.  considerando che la produzione locale di energie rinnovabili è sottolineata nel regolamento DCI e che i programmi DCI e FES e i progetti nel settore dell'energia dovrebbero essere progettati in modo da riflettere la comprensione dei vantaggi derivanti dalla produzione decentrata di energia rinnovabile;

U.  considerando che l'assistenza allo sviluppo dell'UE nel settore dell'energia è aumentata in maniera considerevole e che tale spesa dovrebbe raggiungere nel 2014-2020 i 3,5 miliardi di EUR; che 30 PIN, metà dei quali riguardanti paesi africani, comprendono un settore prioritario dell'energia;

V.  considerando che lo strumento ACP-UE per l'energia, creato nel giugno 2005, mira a promuovere l'accesso a servizi energetici moderni da parte delle popolazioni povere nelle zone rurali e nelle zone periurbane, con un'attenzione particolare all'area dell'Africa subsahariana e alle energie rinnovabili; che la relazione speciale n. 15/2015 della Corte dei conti europea ha formulato una serie di raccomandazioni rivolte alla Commissione e volte a rendere più rigoroso il processo di selezione dei progetti, a rafforzare il loro monitoraggio e ad aumentarne le prospettive di sostenibilità;

W.  considerando che un'iniziativa per il finanziamento UE di elettrificazione (ElectriFi) è stata avviata di recente e altri meccanismi di finanziamento prevedono strumenti che abbinano le sovvenzioni dell'UE con prestiti o capitale proprio da finanziatori pubblici o privati (strumenti di finanziamento misto) per diverse parti del mondo, le attività della Banca europea per gli investimenti nel settore dell'energia nell'ambito del suo mandato esterno e le operazioni del Fondo fiduciario UE-Africa per le infrastrutture nel settore dell'energia;

X.  considerando che è necessario un crescente contributo degli investimenti privati per il conseguimento dell'OSS n. 7; che qualsiasi decisione di promuovere l'uso dei partenariati pubblico-privato attraverso i finanziamenti misti nei paesi in via di sviluppo dovrebbe fondarsi su una minuziosa valutazione di questi meccanismi e sugli insegnamenti tratti dall'esperienza passata; che occorre evitare in ogni circostanza di concedere contributi a progetti già realizzabili a livello commerciale;

Y.  considerando che la formazione di personale locale specializzato e altamente specializzato deve costituire una priorità al fine di garantire accesso all'energia nei paesi in via di sviluppo e che a tale aspetto deve dedicarsi una parte sostanziale dei finanziamenti;

Z.  considerando che i sussidi per i combustibili fossili a livello mondiale sono dell'ordine di 500 miliardi di dollari all'anno, provocano aumenti anziché riduzioni delle emissioni di gas a effetto serra e tendono ad avvantaggiare i cittadini più abbienti rispetto a quelli poveri; che tali sussidi dovrebbero essere gradualmente eliminati e, così facendo, i governi possono liberare fondi considerevoli da destinare a politiche sociali molto più efficienti e per estendere l'accesso a forme di energia economicamente accessibili, affidabili, sostenibili e moderne, riducendo le disuguaglianze e migliorando la qualità della vita;

1.  ricorda che l'accesso all'energia accelera lo sviluppo; richiama l'attenzione sulla portata e le implicazioni della povertà energetica nei paesi in via di sviluppo e sul forte coinvolgimento dell'UE negli sforzi intesi a ridurre la povertà; sottolinea la necessità di uno sforzo incisivo e concertato da parte dei governi, della società civile e delle altre parti interessate nei paesi interessati e da parte dei partner internazionali per ridurre la povertà energetica e conseguire l'OSS n. 7, il che richiede sforzi particolari nelle zone rurali remote, in particolare nelle regioni non collegate alla rete energetica; ricorda che le politiche in materia di cambiamenti climatici e quelle commerciali dovrebbero sostenersi a vicenda per conseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile e l'eliminazione della povertà conformemente all'agenda 2030 e all'accordo di Parigi;

2.  sottolinea il forte legame tra l'energia e le potenziali questioni di sicurezza e ritiene che la governance energetica, pur essendo anch'essa difficile da attuare, sia essenziale ai fini dello sviluppo economico e umano nei paesi in via di sviluppo;

3.  evidenzia che l'elettrificazione è conseguita grazie al sostegno delle autorità pubbliche il quale, a sua volta, dipende dalla sana gestione dei servizi di distribuzione dell'energia e dalla capacità degli Stati di svolgere le loro funzioni sovrane;

4.  invita l'UE a integrare la dimensione di genere in tutte le sue politiche energetiche, ponendo l'accento sulle donne con esigenze particolari;

5.  sostiene l'iniziativa della Commissione "Energising Development" volta a offrire accesso all'energia sostenibile per altri 500 milioni di persone nei paesi in via di sviluppo entro il 2030 attraverso elementi di programma quali la creazione di uno strumento di assistenza tecnica, il ricorso a esperti dell'UE per sviluppare competenze tecniche nei paesi in via di sviluppo e la promozione dello sviluppo di capacità e del trasferimento di tecnologie; pone l'accento sul ruolo dell'energia quale elemento essenziale per molti altri settori, come la sanità, l'istruzione, l'acqua potabile, l'agricoltura nonché le telecomunicazioni e la connettività via Internet; sottolinea che l'iniziativa "Energising Development" deve essere pienamente in linea con gli obiettivi della politica di sviluppo dell'UE sanciti nel trattato di Lisbona;

6.  ritiene che, benché brevi, le pertinenti disposizioni del regolamento DCI, adottato in codecisione dal Parlamento e dal Consiglio, rappresentino una solida base per l'assistenza allo sviluppo dell'UE nel settore dell'energia; ricorda che tali disposizioni riguardano l'accesso all'energia e pongono l'accento sull'energia rinnovabile a livello locale e regionale garantendo l'accesso delle persone indigenti nelle regioni remote;

7.  accoglie con favore l'iniziativa ElectriFi, che fornisce una struttura flessibile e inclusiva, consentendo la partecipazione di diversi partner come il settore privato, le istituzioni pubbliche e le autorità locali, i quali possono trarre benefici nella stessa misura e alle stesse condizioni di mercato, tenendo debitamente conto delle esigenze e delle opportunità in ogni paese/regione interessati; ricorda che la partecipazione di partner del settore privato e delle organizzazioni della società civile locali sarà fondamentale per accrescere l'efficacia e la titolarità delle azioni svolte;

8.  invita la Commissione a comunicare regolarmente sul suo sito web i progressi compiuti nei confronti dell'obiettivo della sua iniziativa "Energising Development", a specificare quale parte del finanziamento totale dell'energia nei paesi in via di sviluppo è stato destinato alle energie rinnovabili, alle regioni remote, alla formazione del personale e alla creazione di know-how e competenze locali, alle soluzioni locali ed extra-rete e a descrivere sommariamente, ma nel modo più preciso possibile, la partecipazione delle varie parti interessate alle azioni concluse e in corso;

9.  evidenzia l'elevato potenziale delle fonti di energia rinnovabili in Africa, con riferimento alla produzione di energia solare ed eolica, al fine di garantire l'accesso all'energia per tutti, soprattutto nelle aree rurali; rileva che il prezzo degli impianti fotovoltaici influisce in modo fondamentale sull'effettivo sfruttamento del potenziale solare in Africa; esorta pertanto l'UE e i suoi Stati membri a facilitare il trasferimento di tecnologie affinché vengano impiegate nei paesi in via di sviluppo;

10.  osserva che l'Africa detiene circa il 10 % del potenziale teorico di energia idroelettrica a livello mondiale; ricorda che il riscaldamento globale influirà sull'andamento delle precipitazioni e comporta pertanto una crescente sfida in termini di accesso all'acqua e sicurezza alimentare; ricorda inoltre che la Commissione mondiale sulle dighe ha indicato che i poveri, gli altri gruppi vulnerabili e le generazioni future sosterranno probabilmente una parte sproporzionata dei costi sociali e ambientali dei progetti di costruzione di grandi dighe senza ottenere una quota proporzionata di benefici economici; ribadisce che le piccole dighe idroelettriche sono maggiormente sostenibili, anche dal punto di vista economico, rispetto alle dighe idroelettriche di grandi dimensioni;

11.  raccomanda che gli enti finanziatori (agenzie di aiuti bilaterali, banche di sviluppo multilaterali, agenzie di credito all'esportazione e la BEI) assicurino che qualsivoglia opzione della diga, per la quale è approvato un finanziamento, rispetti gli orientamenti della Commissione mondiale sulle dighe; sottolinea, in particolare, che la pianificazione di dighe deve essere valutata considerando cinque criteri: equità, efficacia, processo decisionale partecipato, sostenibilità e responsabilità; ricorda in particolare che, allorquando i progetti riguardano popolazioni indigene e tribali, tali processi devono essere guidati dal loro consenso libero, preventivo e informato;

12.  ricorda che la bioenergia è una fonte energetica complessa collegata all'agricoltura, alla silvicoltura e all'industria, e influisce sugli ecosistemi e sulla biodiversità; osserva, in particolare, che la conversione della biomassa in energia comporta nuovi rischi, ad esempio in termini di sicurezza alimentare, sicurezza delle proprietà fondiarie, deforestazione e degrado del suolo; ricorda che si dovrebbe tenere conto anche dell'impronta idrica della bioenergia, dal momento che in molte parti dell'Africa si riscontra già una carenza idrica e che circa un terzo delle aree produttive africane è già classificato come territorio arido; sottolinea pertanto la necessità di elaborare, sia nell'UE che nei paesi in via di sviluppo, criteri di sostenibilità ambientale e sociale rigorosi e vincolanti per la produzione di biomassa, onde conseguire l'obiettivo di sviluppo sostenibile n° 7;

13.  sottolinea la necessità di promuovere fornelli da cucina altamente efficienti nonché la transizione verso combustibili per la cottura moderni, onde contrastare il rapido esaurimento delle risorse di legname;

14.  è incoraggiato dall'esistenza di varie iniziative a livello internazionale per promuovere l'accesso all'energia sostenibile nei paesi in via di sviluppo, in particolare in Africa, ma insiste sulla necessità di rafforzarne il coordinamento ai fini di una maggiore efficienza; invita l'UE e gli Stati membri a fornire sostegno e assistenza tecnica per l'attuazione del piano d'azione dell'iniziativa Corridoio per l'energia pulita in Africa, che mira a soddisfare metà della domanda complessiva di energia elettrica attraverso risorse rinnovabili pulite, autoctone ed efficaci sotto il profilo dei costi entro il 2030, riducendo in tal modo le emissioni di anidride carbonica; chiede una più stretta cooperazione tra gli organismi di finanziamento, il settore privato e i governi dei paesi in via di sviluppo al fine di accelerare il conseguimento degli obiettivi; sottolinea la necessità dell'assistenza alla manutenzione, garantendo un sufficiente accesso alla fornitura di pezzi di ricambio nonché esperti tecnici formati in loco;

15.  appoggia il ricorso al finanziamento misto quando ciò rappresenta l'uso più efficiente dei fondi per l'assistenza allo sviluppo nel conseguire l'obiettivo di sviluppo sostenibile n. 7, quando viene prestata particolare attenzione ai progetti su piccola scala e quando le imprese partecipanti sono tenute a praticare la responsabilità sociale d'impresa; invita la Commissione a evitare accuratamente la concessione di fondi a favore di qualsiasi progetto che sarebbe realizzabile senza tali finanziamenti, anche se un investitore privato presenta domanda per ottenerli; ritiene che i principi di efficacia dello sviluppo devono essere rispettati anche per le operazioni di finanziamento misto e constata l'importanza dell'allineamento con i piani di sviluppo dei paesi beneficiari, di un ampio coinvolgimento delle parti interessate, della trasparenza e della responsabilità, del coordinamento e dell'efficienza come pure di risultati misurabili e tangibili;

16.  chiede l'eliminazione graduale dei sussidi ai combustibili fossili e incoraggia l'assegnazione dei fondi così liberati a favore di politiche e azioni sociali efficaci volte a eliminare la povertà energetica nei paesi in via di sviluppo;

17.  evidenzia che l'unica misura definitiva del successo dell'azione dell'UE è l'entità del contributo che fornisce al conseguimento dell'accesso universale all'energia, riducendo al minimo le emissioni di gas a effetto serra, tenendo conto del principio della responsabilità comune ma differenziata;

18.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Segretario generale delle Nazioni Unite e al Segretario generale del gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico.

(1) GU L 77 del 15.3.2014, pag. 44.
(2) GU C 56 E del 26.2.2013, pag. 67.
(3) GU C 239 E del 20.8.2013, pag. 83.
(4) GU C 332 E del 15.11.2013, pag. 28.

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