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Procedura : 2016/2219(INI)
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Ciclo del documento : A8-0355/2016

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A8-0355/2016

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PV 13/12/2016 - 13
CRE 13/12/2016 - 13

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PV 14/12/2016 - 9.15
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P8_TA(2016)0502

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Mercoledì 14 dicembre 2016 - Strasburgo Edizione definitiva
Relazione annuale 2015 sui diritti umani e la democrazia nel mondo e la politica dell'Unione europea in materia
P8_TA(2016)0502A8-0355/2016

Risoluzione del Parlamento europeo del 14 dicembre 2016 sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2015 e sulla politica dell'Unione europea in materia (2016/2219(INI))

Il Parlamento europeo,

–  vista la Carta delle Nazioni Unite, in vigore dal 24 ottobre 1945,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo (UDHR) e altri trattati e strumenti delle Nazioni Unite in materia di diritti umani, in particolare il Patto internazionale sui diritti civili e politici e il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, adottati a New York il 16 dicembre 1966,

–  viste le principali convenzioni internazionali sui diritti umani, compresa la convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità di cui l'UE è parte contraente,

–  vista la convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW), del 18 dicembre 1979(1),

–  viste la convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia e la risoluzione del Parlamento europeo del 27 novembre 2014 sul 25° anniversario della convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia(2),

–  vista la convenzione internazionale sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie(3), del 18 dicembre 1990,

–  vista la Dichiarazione delle Nazioni Unite sul diritto allo sviluppo(4),

–  visti la dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni e il documento finale del 22 settembre 2014 della riunione plenaria ad alto livello dell'Assemblea generale nota come conferenza mondiale sui popoli indigeni(5),

–  visti la dichiarazione e il programma d'azione di Vienna, adottati il 25 giugno 1993(6),

–  visti la dichiarazione e la piattaforma d'azione di Pechino del 1995(7) e il programma d'azione della conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo (ICPD) del 1994(8), nonché i risultati delle relative conferenze di revisione,

–  visti i principi di Parigi delle Nazioni Unite sullo status delle istituzioni nazionali per i diritti umani (NHRI)(9),

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 25 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea sui diritti degli anziani,

–  vista la Convenzione europea dei diritti dell'uomo,

–  visti gli articoli 2, 3, 8, 21 e 23 del trattato sull'Unione europea (TUE),

–  visto l'articolo 207 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visto il documento del vicepresidente della Commissione europea/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/HR), del 28 giugno 2016, dal titolo "Visione condivisa, azione comune: un'Europa più forte - Una strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell'Unione europea"(10),

–  visti il quadro strategico e il piano d'azione dell'UE sui diritti umani e la democrazia, quali adottati dal Consiglio "Affari esteri" il 25 giugno 2012(11),

–  viste le conclusioni del Consiglio "Affari esteri", dell'8 dicembre 2009, sulla promozione dell'osservanza del diritto internazionale umanitario (DIC)(12) e gli orientamenti aggiornati dell'Unione europea per promuovere l'osservanza del diritto internazionale umanitario(13),

–  visto il piano d'azione sui diritti umani e la democrazia 2015-2019, adottato dal Consiglio il 20 luglio 2015(14),

–  visti gli orientamenti dell'Unione europea in materia di diritti umani,

–  visti gli orientamenti dell'UE in materia di promozione e protezione della libertà di religione o di credo(15),

–  visti gli orientamenti per la promozione e la tutela dell'esercizio di tutti i diritti umani da parte di lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI)(16), adottati dal Consiglio il 24 giugno 2013,

–  visti gli orientamenti destinati alle delegazioni interparlamentari del Parlamento europeo sulla promozione dei diritti umani e della democrazia nell'ambito delle visite nei paesi terzi,

–  vista la relazione annuale dell'Unione europea sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2015, adottata dal Consiglio il 20 giugno 2016(17),

–  visto il piano di azione dell'UE sulla parità tra donne e uomini e sull'emancipazione femminile: trasformare la vita delle ragazze e delle donne mediante le relazioni esterne dell'Unione europea 2016-2020 (GAPII), adottato dal Consiglio il 26 ottobre 2015(18),

–  visti le conclusioni del Consiglio del 16 giugno 2016 sull'uguaglianza delle persone LGBTI(19) e l'elenco di azioni della Commissione per far progredire l'uguaglianza delle persone LGBTI (2016-2019)(20),

–  viste le conclusioni del Consiglio, del 26 maggio 2015, sulle questioni di genere nel contesto dello sviluppo(21),

–  viste l'agenda europea sulla migrazione, del 13 maggio 2015 (COM(2015)0240) e le conclusioni del Consiglio sulla migrazione del 20 luglio 2015(22), del 14 settembre 2015(23) e del 22 settembre 2015(24),

–  vista la decisione (PESC) 2015/260 del Consiglio, del 17 febbraio 2015, che proroga il mandato del rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani(25),

–  viste le conclusioni del Consiglio, del 5 dicembre 2014, sulla promozione e la tutela dei diritti dei minori(26),

–  viste le conclusioni del Consiglio, del 14 maggio 2012, dal titolo "Potenziare l'impatto della politica di sviluppo dell'UE: un programma di cambiamento"(27),

–  visti gli indicatori rivisti per l'approccio globale relativo all'attuazione da parte dell'UE delle risoluzioni 1325 e 1820 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle donne, la pace e la sicurezza1 bis, adottati dal Consiglio il 20 settembre 2016(28),

–  vista la convenzione di Istanbul del Consiglio d'Europa, dell'11 maggio 2011, sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica(29),

–  vista la decisione del Consiglio 2011/168/PESC, del 21 marzo 2011, sulla Corte penale internazionale e che abroga la posizione comune 2003/444/PESC(30),

–  vista la comunicazione congiunta della Commissione europea e del VP/HR sul riesame della politica europea di vicinato"(PEV) (JOIN(2015)0050),

–  visto il piano d'azione di La Valletta, dell'11-12 novembre 2015(31),

–  vista la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle donne, la pace e la sicurezza del 13 ottobre 2015(32),

–  vista la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla violenza sessuale in situazioni di conflitto armato del 19 giugno 2008(33),

–  vista la risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, del 31 ottobre 2000, sulle donne, la pace e la sicurezza(34),

–  vista la risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite sulla protezione dei migranti del 18 dicembre 2014(35),

–  viste le sue risoluzioni d'urgenza su casi di violazione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto,

–  vista la sua risoluzione del 13 settembre 2016 sul Fondo fiduciario dell'UE per l'Africa: le implicazioni per lo sviluppo e gli aiuti umanitari(36),

–  vista la sua risoluzione del martedì 5 luglio 2016 sulla lotta contro la tratta di esseri umani nelle relazioni esterne dell'Unione(37),

–  vista la sua risoluzione del 28 aprile 2016 sugli attacchi contro ospedali e scuole quali violazioni del diritto internazionale umanitario(38),

–  vista la sua risoluzione del martedì 12 aprile 2016 sulla situazione nel Mediterraneo e la necessità di un approccio globale dell'UE alle migrazioni(39),

–  vista la sua risoluzione del 4 febbraio 2016 sullo sterminio sistematico delle minoranze religiose da parte del cosiddetto "ISIS/Daesh"(40),

–  vista la sua risoluzione del 17 dicembre 2015 sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2014 e sulla politica dell'Unione europea in materia(41),

–  vista la sua risoluzione del 10 settembre 2015 sulla migrazione e i rifugiati in Europa(42),

–  vista la sua risoluzione dell'8 ottobre 2015 sul rinnovo del piano di azione dell'UE sulla parità di genere e l'emancipazione femminile nella cooperazione allo sviluppo(43),

–  vista la sua risoluzione dell'8 ottobre 2015 sulla pena di morte(44),

–  vista la sua risoluzione dell'8 settembre 2015 su "Diritti umani e tecnologia: impatto dei sistemi di sorveglianza e di individuazione delle intrusioni sui diritti umani nei paesi terzi"(45),

–  vista la sua risoluzione del 12 marzo 2015 sulla relazione annuale dell'Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza al Parlamento europeo(46),

–  vista la sua risoluzione del 12 marzo 2015 sulle priorità dell'UE per il Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani nel 2015(47),

–  vista la sua risoluzione del giovedì 18 settembre 2014 sulla situazione in Iraq e in Siria e offensiva dell'IS, compresa la persecuzione delle minoranze(48),

–  vista la sua risoluzione del 27 febbraio 2014 sull'utilizzo di droni armati(49),

–  Viste la sua risoluzione del 10 ottobre 2013 sulla discriminazione di casta(50) e la relazione del 28 gennaio 2016 sulle minoranze e sulla discriminazione di casta del relatore speciale delle Nazioni Unite sulle questioni delle minoranze(51),

–  vista la sua risoluzione del 13 giugno 2013 sulla libertà della stampa e dei media nel mondo(52),

–  vista la sua risoluzione dell'11 dicembre 2012 su una strategia di libertà digitale nella politica estera dell'UE(53),

–  vista la sua risoluzione del 17 novembre 2011 sul sostegno dell'UE alla CPI: affrontare le sfide e superare le difficoltà(54),

–  vista la sua risoluzione del 7 luglio 2011 sulle politiche esterne dell'UE a favore della democratizzazione(55),

–  vista la sua risoluzione del 17 giugno 2010 sulla politica dell'Unione europea a favore dei difensori dei diritti umani(56),

–  visti i principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani: Attuare il quadro delle Nazioni Unite "Proteggere, rispettare e rimediare", approvato dal Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani nella sua risoluzione 17/4 del mercoledì 6 luglio 2011(57),

–  vista la relazione annuale 2015 del Fondo europeo per la democrazia(58),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per gli affari esteri e i pareri della commissione per lo sviluppo e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0355/2016),

A.  considerando che, a norma dell'articolo 21 del TUE, l'Unione europea è tenuta a perseguire una politica estera e di sicurezza comune (PESC) fondata sui principi che ne hanno ispirato la creazione e che essa si prefigge di promuovere nel mondo: democrazia, Stato di diritto, universalità e indivisibilità dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, rispetto della dignità umana, principi di uguaglianza e di solidarietà e rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale;

B.  considerando che, a norma dell'articolo 207 TFUE, la politica commerciale comune è condotta nel quadro dei principi e obiettivi dell'azione esterna dell'Unione europea;

C.  considerando che l'articolo 3 TUE stabilisce che "nelle relazioni con il resto del mondo l'Unione afferma e promuove i suoi valori e interessi, contribuendo alla protezione dei suoi cittadini. Contribuisce alla pace, alla sicurezza, allo sviluppo sostenibile della Terra, alla solidarietà e al rispetto reciproco tra i popoli, al commercio libero ed equo, all'eliminazione della povertà e alla tutela dei diritti umani, in particolare dei diritti del minore, e alla rigorosa osservanza e allo sviluppo del diritto internazionale, in particolare al rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite";

D.  considerando che il rispetto e la promozione e la tutela dell'indivisibilità e dell'universalità dei diritti umani sono tra gli obiettivi principali della politica estera e di sicurezza dell'UE, come stabilito dalla clausola dei diritti umani in tutti gli accordi dell'UE con i paesi terzi;

E.  considerando che il rispetto dei diritti umani, la pace, la sicurezza e lo sviluppo sono strettamente correlati e si rafforzando reciprocamente;

F.  considerando che la politica di sostegno ai diritti umani e alla democrazia dovrebbe essere integrata in tutte le altre politiche dell'UE aventi una dimensione esterna, tra cui quelle in materia di sviluppo, migrazione, sicurezza, lotta al terrorismo, politica di vicinato, allargamento e commercio, in particolare attraverso l'attuazione delle clausole condizionali sui diritti umani;

G.  considerando che la coerenza interna ed esterna nell'ambito dei diritti umani è essenziale per la credibilità della politica dell'Unione europea in materia di diritti umani all'estero e che una maggiore coerenza tra politiche interne ed esterne dell'UE nonché tra politiche esterne dell'Unione costituisce inoltre un presupposto indispensabile per una politica efficace e di successo dell'UE in materia di diritti umani e democratizzazione; che una maggiore coerenza dovrebbe consentire all'UE di rispondere in modo più rapido ed efficace sin dalle prime fasi delle violazioni dei diritti umani; e che la sfida della coerenza è particolarmente evidente in relazione all'attuale politica migratoria;

H.  considerando che i valori della libertà, il rispetto dei diritti umani e il principio di elezioni periodiche e veritiere sono elementi essenziali della democrazia; considerando che, oltre all'organizzazione di elezioni libere ed eque, le caratteristiche dei sistemi democratici includono un'amministrazione trasparente e responsabile, il rispetto dello Stato di diritto, la libertà di espressione, il rispetto dei diritti umani, l'esistenza di un sistema giudiziario indipendente e il rispetto del diritto internazionale e degli accordi internazionali in materia di diritti umani;

I.  considerando che l'osservanza dei diritti umani è minacciata in tutto il mondo e che l'universalità dei diritti umani viene gravemente messa a repentaglio da una serie di regimi autoritari; che si riscontrano numerosi tentativi in tutto il mondo per ridurre lo spazio della società civile, anche nei forum multilaterali; e che il mancato rispetto dei diritti umani ha conseguenze negative per l'individuo, per i suoi familiari e per la società;

J.  considerando che l'UE è stata un attore chiave nell'adozione dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, che si propone di realizzare i diritti umani per tutti;

K.  considerando che il Consiglio, il 20 luglio 2015, ha adottato un nuovo piano d'azione sui diritti umani e la democrazia 2015-2019 per consentire all'Unione europea di far fronte a queste sfide mediante un uso più mirato, sistematico e coordinato dei propri strumenti per i diritti umani; che tale piano d'azione dovrebbe essere attuato coerentemente con il piano d'azione sulla parità di genere 2016-2020;

L.  considerando che il VP/AR ha affermato che i diritti umani costituiranno una delle sue priorità assolute e che intende utilizzarli come mezzo di orientamento in tutte le relazioni con i paesi terzi; che ha altresì ribadito l'impegno dell'UE a promuovere i diritti umani in tutti gli ambiti delle relazioni estere "senza alcuna eccezione";

M.  considerando che l'impegno dell'UE a favore di un multilateralismo efficace incentrato sulle Nazioni Unite è parte integrante della politica esterna dell'Unione ed è fondato sulla convinzione che un sistema multilaterale basato su norme e valori universali sia lo strumento più adatto per affrontare le crisi, le sfide e le minacce globali; che il rafforzamento del dialogo con i paesi terzi in tutte le sedi bilaterali e multilaterali rappresenta uno degli strumenti più efficaci per affrontare le questioni dei diritti umani nei paesi terzi;

N.  considerando che le sessioni ordinarie del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani (UNHRC), la nomina di relatori speciali, il meccanismo della revisione periodica universale e le procedure speciali riguardanti situazioni nazionali specifiche o questioni tematiche contribuiscono agli sforzi internazionali per la promozione e il rispetto dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto;

O.  considerando che per l'UE una stretta cooperazione con la società civile e i difensori dei diritti umani (DDU) nei paesi terzi rappresenta una delle principali priorità per promuovere i diritti umani e affrontarne le violazioni;

P.  considerando che nella sua risoluzione del 22 ottobre 2013 su autorità locali e società civile: l'impegno dell'Europa a favore dello sviluppo sostenibile(59), il Parlamento esprime grande preoccupazione per la repressione delle OSC, sottolinea l’importanza di definire un sistema di monitoraggio che consenta di valutare i progressi compiuti in termini di disposizioni normative e politiche e chiede la promozione di un ambiente favorevole alle organizzazioni della società civile; considerando che molti paesi hanno recentemente approvato una severa legislazione in materia di ONG in base alla quale le organizzazioni straniere ritenute una minaccia per l'ordine costituzionale, per la difesa o per la sicurezza sono dichiarate indesiderate e che, nel solo 2015, sono stati uccisi nel mondo 185 attivisti per i diritti umani ambientali, 66% dei quali in paesi dell'America latina;

Q.  considerando che i divieti di viaggio volti a impedire ai DDU di partecipare a eventi internazionali sono utilizzati da un numero crescente di paesi, in particolare in Asia, in Medio Oriente e in Africa;

R.  considerando che, a norma degli articoli 18 e 19 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza, di religione, di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza limiti di frontiera; che è nettamente aumentato il numero di casi di persecuzione che afferiscono unicamente a persone che esercitano pacificamente il diritto alla libertà di opinione, di religione e di espressione;

S.  considerando che l'articolo 20 della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo riconosce il diritto di ogni individuo alla libertà di riunione e di associazione pacifica; che la risoluzione 21/16 del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani ricorda agli Stati l'obbligo di rispettare e tutelare pienamente i diritti degli individui di riunirsi pacificamente e di associarsi liberamente, sia online che offline e che la libertà di pensiero, di coscienza, di religione e di credo deve essere sostenuta attraverso il dialogo interreligioso e interculturale;

T.  considerando che le norme di base del DIU e i diritti umani rientrano nelle convenzioni di Ginevra e nei protocolli aggiuntivi e che esse sono al centro di tutte le azioni umanitarie; che la protezione dei civili e degli sfollati nelle aree di conflitto deve essere garantita in totale neutralità e imparzialità e che deve prevalere l'indipendenza degli aiuti;

U.  considerando che l'occupazione illegale di un territorio rappresenta una violazione persistente del diritto internazionale, che configura la responsabilità della potenza occupante nei confronti della popolazione civile di quel territorio;

V.  considerando che è difficile conservare le prove dei crimini di guerra e dei crimini contro l'umanità, specialmente in un periodo di flussi senza precedenti di rifugiati in fuga dalla violenza; che la conservazione delle prove è essenziale per assicurare i colpevoli alla giustizia;

W.  considerando che i tentativi di chiudere il carcere statunitense di Guantánamo Bay sono falliti e che solo 20 detenuti sono stati rilasciati o trasferiti nel 2015;

X.  considerando che, nel mondo, sempre più persone fuggono dalla guerra, dai conflitti armati o da altre condizioni degradanti e che tali flussi di rifugiati e forme diverse di migrazione costituiscono una sfida significativa, sia per l'UE che in termini globali, che richiede soluzioni immediate, efficaci e sostenibili che siano in linea con i nostri valori comuni europei; che gli aiuti umanitari forniti dalla Commissione, in qualità di principale donatore mondiale, aiutano i rifugiati e gli sfollati in oltre 30 paesi;

Y.  considerando che la lotta contro il traffico, la tratta e lo sfruttamento lavorativo dei migranti necessita di risposte a breve, medio e lungo termine, fra cui misure per smantellare le reti criminali e assicurare i criminali alla giustizia, modalità di raccolta e analisi dei dati, misure per proteggere le vittime e rimpatriare i migranti che soggiornano irregolarmente, come pure cooperazione con i paesi terzi, insieme a strategie a lungo termine per affrontare la domanda di persone oggetto di traffico e tratta e le cause all'origine della migrazione, che spingono le persone nelle mani di trafficanti criminali;

Z.  considerando che la giustizia è fondamentale per promuovere il rispetto dei diritti umani e che l'UE e i suoi Stati membri sono sostenitori incondizionati della Corte penale internazionale sin dalla sua istituzione, promuovendo l'universalità dello Statuto di Roma e difendendone l'integrità, al fine di potenziare l'indipendenza della Corte;

AA.  considerando che finora sono stati compiuti progressi sostanziali verso l'abolizione della pena di morte e che molti paesi l'hanno sospesa, mentre altri hanno assunto misure legislative a tal fine; considerando che il 2015 ha registrato un notevole incremento del numero complessivo di esecuzioni, il 90% circa delle quali sono avvenute in soli tre paesi, vale a dire l'Iran, il Pakistan e l'Arabia Saudita; che la Bielorussia rimane l'unico paese in Europa che non ha abolito la pena di morte;

AB.  considerando che la parità di genere è al centro dei valori europei ed è sancita dal quadro giuridico e politico dell'UE ed è altresì fondamentale per l'agenda delle Nazioni Unite 2030; che le violenze e le discriminazioni nei confronti delle donne e delle ragazze sono aumentate in modo significativo negli ultimi anni, soprattutto nelle zone di guerra e sotto i regimi totalitari;

AC.  considerando che, secondo le stime dell'UNICEF, 250 milioni di minori nel mondo vivono in paesi colpiti da conflitti, circa 50 milioni di bambini sono stati costretti ad abbandonare le proprie case a causa della violenza, della guerra e delle sue atrocità, del terrorismo e delle sommosse, e molti continuano a essere vittima di ogni forma di discriminazione, violenza, sfruttamento, abuso, lavoro forzato, povertà e malnutrizione;

AD.  considerando che, secondo l'UNICEF, 1 bambino su 200 nel mondo è un rifugiato, circa un terzo dei bambini che vivono fuori del paese di nascita è un rifugiato e il numero di bambini rifugiati è raddoppiato tra il 2005 e il 2015;

AE.  considerando che l'articolo 25 della UDHR riconosce il diritto di ogni individuo ad "un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia", in cui la maternità e l'infanzia hanno diritto a speciali cure e assistenza, comprese le cure mediche; considerando che l'accesso all'istruzione, all'alimentazione e all'assistenza sanitaria dovrebbe essere garantito a tutti i bambini; che la risoluzione 26/28(36) del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani (UNHRC) chiede che il prossimo forum sociale dell'UNHRC sia incentrato sull'accesso ai farmaci nel contesto del diritto di ciascuno di godere del miglior stato di salute fisica e mentale possibile; che la Costituzione dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) stabilisce che il godimento del miglior stato di salute possibile costituisce un diritto fondamentale di ogni essere umano, senza distinzione di razza, religione, opinioni politiche e condizione economica o sociale;

AF.  considerando che, secondo la convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia, le autorità devono rispettare il diritto del fanciullo separato da entrambi i genitori o da uno di essi;

AG.  considerando che la violenza e il perseguimento illegale nei confronti delle minoranze, comprese le persone LGBTI, continua in molte parti del mondo e che sono diffuse le discriminazioni nell'assistenza sanitaria, nell'istruzione, nell'ambito dell'occupazione e in altri settori;

AH.  considerando che da molte parti del mondo continuano a giungere segnalazioni di violazioni dei diritti civili e politici, economici, del lavoro, sociali e culturali, nonché di danni ambientali derivanti dalle pratiche scorrette attuate da alcuni operatori del settore privato; che esiste un forte legame tra la corruzione, l'evasione fiscale, i flussi di capitali illeciti e le violazioni dei diritti umani;

AI.  considerando che i principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani valgono per tutti gli Stati e tutte le imprese commerciali, siano esse transnazionali o di altro tipo, a prescindere dalle dimensioni, dal settore, dall'ubicazione, dalla proprietà e dalla struttura, sebbene l'istituzione di meccanismi di controllo e sanzione efficaci continuino a costituire una sfida nell'attuazione mondiale di tali principi guida; che è necessario tenere debitamente conto delle caratteristiche particolari delle piccole e medie imprese (PMI) e integrarle in un approccio flessibile in materia di responsabilità sociale d'impresa (RSI) adeguato alle loro potenzialità;

AJ.  considerando che, nel mese di ottobre 2015, la Commissione ha pubblicato la sua nuova strategia commerciale "commercio per tutti", in cui si prefigge l'obiettivo di utilizzare il commercio quale strumento per rafforzare i diritti umani nei paesi terzi;

AK.  considerando che, nel 2015, l'UE ha iniziato a lavorare su una legislazione volta a contrastare il commercio di minerali legati ai conflitti;

AL.  considerando che gli eventi sportivi nazionali e internazionali, come le Olimpiadi e i campionati mondiali di calcio, non dovrebbero essere usati per fini politici ma organizzati nel pieno rispetto di tutti i diritti umani, come sancito nella Carta olimpica, e che essi dovrebbero essere al servizio dello sviluppo armonico dell'uomo per promuovere una società pacifica, impegnata a difendere i diritti umani e la dignità umana senza discriminazioni di alcun genere, come nazionalità, razza, religione, orientamento politico, genere, identità di genere, orientamento sessuale o caratteristiche sessuali;

AM.  considerando che i cambiamenti ambientali pregiudicano l'accesso all'acqua, alle risorse naturali e all'alimentazione;

Centralità dei diritti umani nelle politiche esterne dell'Unione

1.  esprime profonda preoccupazione in quanto la promozione e la protezione dei diritti umani e dei valori democratici sono minacciate in tutto il mondo e l'universalità dei diritti umani viene gravemente messa a repentaglio in molte parti del mondo, anche sotto il giogo di regimi autoritari e da parte di gruppi terroristici come Daesh;

2.  esprime profonda preoccupazione per i numerosi e crescenti tentativi di ridurre lo spazio della società civile e dei DDU, per le crescenti limitazioni alla libertà di riunione e di espressione e per il numero crescente di leggi repressive, che colpiscono la società civile, adottate in tutto il mondo in paesi come Russia, Turchia e Cina, anche con il pretesto della lotta al terrorismo (mediante l'introduzione di leggi antiterrorismo, stati di emergenza e misure di sicurezza), considerando che sussiste spesso un impatto negativo sui diritti umani, nonché un abuso frequente di queste leggi a fini repressivi; ricorda che tali leggi non dovrebbero servire in alcun modo a ridurre lo spazio in cui i gruppi della società civile possono operare; chiede una chiara condanna di questi abusi e violazioni;

3.  sottolinea con fermezza che l’UE si è impegnata nei confronti di una PESC e di tutte le altre politiche con una dimensione esterna basate sul progresso della democrazia, lo Stato di diritto, l'universalità e l'indivisibilità dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, il rispetto della dignità umana, i principi di uguaglianza e di solidarietà e il rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale in materia di diritti umani e umanitario; ribadisce che questi principi sono altresì intrinseci all'azione esterna al di là della PESC, incluse le politiche nel campo umanitario e dello sviluppo;

4.  chiede a tutte le istituzioni dell'Unione europea e a tutti gli Stati membri di dar seguito ai propri impegni per promuovere la democrazia e lo Stato di diritto, proteggere e attuare i diritti umani e le libertà fondamentali, compreso il diritto allo sviluppo con tutti i mezzi pacifici, nonché per porre i diritti umani al centro delle relazioni dell'UE con tutti i paesi terzi – compresi i partner strategici – e a tutti i livelli;

5.  reitera l'invito rivolto agli Stati membri affinché essi diano l'esempio, esprimendosi con una sola voce a sostegno dell'indivisibilità, dell'interdipendenza, dell'interrelazione e dell'universalità dei diritti umani e, in particolare, ratificando tutti gli strumenti internazionali in materia di diritti umani stabiliti dalle Nazioni Unite;

6.  sottolinea che l'Unione, per essere un attore credibile nelle relazioni esterne, dovrebbe garantire una maggiore coerenza tra le proprie politiche interne ed esterne in relazione all'osservanza dei diritti umani e dei valori democratici (e le strategie in materia di diritti umani per la promozione e la tutela della diritti delle persone LGBTI sono fondamentali a tal fine) e dovrebbe perseguire un'attuazione sistematica e coerente della propria politica in materia di diritti umani;

7.  richiama l'attenzione sul suo impegno a lungo termine per la promozione dei diritti umani e dei valori democratici, come dimostrato, tra l'altro, dall'attribuzione annuale del Premio Sacharov per la libertà di pensiero, dai lavori della sottocommissione per i diritti dell'uomo, del gruppo per il sostegno alla democrazia e il coordinamento elettorale e del Fondo europeo per la democrazia, dalle discussioni mensili in Aula, nonché dalle risoluzioni su casi di violazione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto e dalle numerose delegazioni parlamentari;

8.  manifesta profonda preoccupazione per il fatto che molti difensori dei diritti umani siano attualmente sotto attacco; chiede all'UE, e al VP/HR in particolare, di adottare una politica intesa a denunciare, sistematicamente e inequivocabilmente, le uccisioni dei DDU e ogni tentativo di sottoporli a qualsiasi forma di violenza, persecuzione, minaccia, molestie, scomparsa, detenzione o arresto arbitrario, a condannare coloro che perpetrano o tollerano simili atrocità e ad intensificare la diplomazia pubblica per sostenere in maniera aperta e chiara i DDU, anche in relazione alle loro testimonianze nei forum multilaterali; invita l'UE a formulare orientamenti su tale politica, poiché questo aggiunge coerenza alla attuali priorità dell'UE come stabilito nei vari orientamenti dell'UE già esistenti; incoraggia le delegazioni dell'UE e le rappresentanze diplomatiche degli Stati membri a continuare a sostenere attivamente i DDU, segnatamente attraverso il monitoraggio sistematico dei processi, le visite agli attivisti detenuti e, se del caso, rilasciando dichiarazioni su casi individuali; chiede la creazione di un sistema volto a monitorare in maniera efficace lo spazio della società civile e con parametri e indicatori chiari; ribadisce l'importanza dello strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR) nel fornire urgente sostegno finanziario e materiale diretto ai DDU in pericolo e del fondo di emergenza, che consente alle delegazioni dell'UE di fornire sovvenzioni dirette ad hoc ai difensori dei diritti umani che si trovano sotto minaccia imminente;

9.  invita l'UE e i suoi Stati membri a promuovere la creazione di istituzioni nazionali per i diritti umani conformemente ai principi di Parigi delle Nazioni Unite, dotandole di un mandato, di risorse e di competenze sufficienti per garantire la salvaguardia e il rispetto dei diritti umani;

10.  ribadisce la necessità di sviluppare le relazioni interparlamentari tra l'Unione e i suoi partner nel quadro di un dialogo franco e basato sulla comprensione e la fiducia reciproche, nell'intento di promuovere efficacemente i diritti umani;

Quadro strategico dell'UE e nuovo piano d'azione sui diritti umani e la democrazia

11.  accoglie con favore l'adozione del secondo piano d'azione dell'UE sui diritti umani e la democrazia (2015-2019) ed esorta l'UE e i suoi Stati membri ad attuare in modo pieno, coerente, trasparente e tempestivo le azioni ivi contenute e a potenziare il sostegno alla democrazia; sottolinea che sono necessari consenso e coordinamento tra l'UE e gli Stati membri al fine di garantire l'attuazione coerente del piano d'azione e incoraggia fortemente gli Stati membri ad acquisire una maggiore titolarità dell'attuazione e della revisione del piano d'azione; sottolinea che gli Stati membri dovrebbero riferire sulla loro attuazione del piano d’azione;

12.  sottolinea che, al fine di soddisfare gli ambiziosi obiettivi definiti nel secondo piano d'azione, l'UE deve destinare adeguate risorse e competenze, sia in termini di risorse umane specifiche presso le delegazioni, la Commissione e il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) sia in termini di fondi disponibili per i progetti;

13.  ritiene che una società civile libera costituisca uno dei fondamenti per la tutela e il sostegno dei diritti umani e dei valori democratici ed esprime quindi preoccupazione per il fatto che lo spazio pubblico per la società civile si stia riducendo e che i DDU e i giornalisti subiscano sempre di più attacchi in tutto il mondo; accoglie con favore l'inclusione nel piano d’azione di un obiettivo inteso a contrastare le minacce allo spazio della società civile ed esorta l'UE ad attuare le azioni descritte; incoraggia tutte le parti coinvolte nell'azione esterna dell'UE a identificare ed affrontare le attuali lacune nella tutela dei diritti umani e delle libertà democratiche e a intensificare la cooperazione con la società civile, i parlamenti, i partiti politici, le autorità locali e con le organizzazioni internazionali e regionali sul campo; richiama l'attenzione sul fatto che il piano d'azione non include un obiettivo separato per la promozione di norme democratiche nei paesi partner; invita la Commissione a sviluppare orientamenti dell'UE in materia di sostegno alla democrazia;

Relazione annuale dell'UE

14.  plaude ai tentativi effettuati per migliorare e rendere più concisa e sistematica la parte tematica della relazione annuale sui diritti umani e la democrazia, nonché per renderla maggiormente accessibile ai cittadini; ribadisce la propria convinzione che la relazione annuale debba essere rafforzata mediante un approccio più oggettivo per cui, oltre ai risultati conseguiti e alle migliori prassi, il documento metta in luce le sfide specifiche e i limiti che afferiscono ai paesi terzi, nonché formuli raccomandazioni relative agli interventi correttivi e alle misure adottate dal SEAE per farvi fronte; ribadisce il suo parere secondo cui le relazioni per paese che costituiscono parte integrante della relazione annuale dovrebbero essere meno descrittive e dovrebbero rispecchiare l'attuazione delle strategie nazionali in materia di democrazia e diritti umani e fornire un quadro dell'impatto dell'azione dell'UE sul terreno;

15.  ribadisce la sua richiesta affinché siano riferite in modo sistematico e globale le azioni intraprese, i risultati conseguiti e le conclusioni politiche tratte dalle azioni in risposta alle risoluzioni del Parlamento su casi di violazione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto; insiste sulla necessità di garantire risposte rapide e adeguate alle violazioni dei diritti umani, anche nelle fasi iniziali di tali violazioni; plaude, al riguardo, al seguito dato dal SEAE nel quadro della sottocommissione per i diritti dell'uomo sulle risoluzioni concernenti le discussioni sui casi di violazione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto; ricorda la sua richiesta di una risposta scritta esauriente da parte della Commissione e del SEAE alla risoluzione del Parlamento sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia che svolge un ruolo importante nel monitoraggio sistematico e approfondito di tutti i punti sollevati dal Parlamento e nel controllo parlamentare; ribadisce il suo invito al VP/AR a partecipare a un dibattito con i deputati al Parlamento europeo in due sessioni plenarie all'anno, una al momento della presentazione della relazione annuale dell'UE e l'altra in risposta alla risoluzione del Parlamento;

Rappresentante speciale dell'UE (RSUE) per i diritti umani

16.  ricorda l'importanza di un mandato più forte e più flessibile per il rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani per rafforzare l’efficacia, la coerenza e la visibilità dell’UE nella promozione dei diritti umani e dei principi democratici a livello mondiale; ribadisce la propria richiesta affinché questo mandato diventi permanente; ritiene, inoltre, che il rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani dovrebbe avere il diritto di esprimersi pubblicamente e disporre di poteri d'iniziativa, di una maggiore visibilità pubblica e di risorse e competenze adeguate;

17.  sottolinea l'importanza di un sostegno sistematico e di una consultazione approfondita e concreta con la società civile nella preparazione delle visite del rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani nei paesi partner; plaude, al riguardo, al forte impegno del rappresentante speciale dell’UE per i diritti umani nei confronti dei DDU e della società civile, compresi i rappresentanti locali, i giovani e i bambini, nonché le pertinenti organizzazioni internazionali, prima, durante e in seguito alle loro visite nei paesi terzi e sottolinea l'importanza di un impegno continuo e sempre più forte in tal senso, nonché la necessità di meccanismi chiari e trasparenti di follow-up; sostiene pienamente l'attenzione prestata dal rappresentante speciale dell’UE per i diritti umani alla promozione e alla protezione di uno spazio aperto per la società civile e i DDU quale priorità chiave nel corso del suo mandato; invita il rappresentante speciale a riferire al Parlamento dopo le sue visite; deplora che il lavoro e l'impatto del rappresentante speciale possano essere solo parzialmente accessibili attraverso la revisione della relazione annuale sui diritti dell'uomo, i suoi account sui social media e i discorsi disponibili; deplora altresì che non vi siano né informazioni ufficiali sulla sua attività e sui suoi progetti, né relazioni e valutazioni sui progressi compiuti;

18.  incoraggia il rappresentante speciale a continuare a sostenere sistematicamente le priorità dell'UE in materia di diritti umani e a promuovere l'impegno dell'UE con tutte le organizzazioni e i meccanismi regionali e internazionali che operano nel settore dei diritti umani; invita il Consiglio ad adottare, come principio generale, la prassi di includere in modo sistematico la cooperazione con il rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani nel mandato dei futuri rappresentanti speciali geografici;

Strategie nazionali in materia di diritti umani e democrazia e ruolo delle delegazioni UE

19.  plaude al fatto che la democrazia sia stata aggiunta tra le HRDCS quale elemento necessario di qualsiasi analisi completa della situazione dei diritti umani e della democrazia nei paesi partner;

20.  ribadisce l'importanza di tenere conto delle HRDCS a tutti i livelli del processo di formulazione delle politiche nei confronti di singoli paesi terzi, anche nella preparazione dei dialoghi politici ad alto livello, dei dialoghi sui diritti umani, dei documenti strategici nazionali e dei programmi d'azione annuali;

21.  ribadisce che le strategie nazionali in materia di diritti umani (HRDCS) dovrebbero corrispondere alle azioni dell'UE da attuare in ciascun paese sulla base delle situazioni specifiche e dovrebbero contenere indicatori misurabili per valutare i progressi e la possibilità, ove necessario, di adeguarle; sottolinea la necessità di valutare continuamente le HRDCS; chiede di migliorare ulteriormente la cooperazione, la comunicazione e lo scambio di informazioni tra le delegazioni dell'UE, le ambasciate degli Stati membri e le istituzioni dell'UE in fase di elaborazione e di attuazione delle HRDCS; ribadisce la propria richiesta affinché ai deputati al Parlamento europeo sia dato accesso alle HRDCS e ottengano informazioni sulle modalità di attuazione da parte dell'UE di queste strategie e affinché tali strategie siano presentate in un formato che consenta loro di assolvere adeguatamente al proprio dovere di controllo;

22.  sottolinea che è necessario attuare una politica europea coerente e visibile in materia di società civile e sottolinea la necessità di una comprensione più articolata dell'uso della diplomazia pubblica; incoraggia a pubblicare HRDCS e tabelle di marcia, a istituire un meccanismo efficace di feedback e di follow-up dei casi e a condividere le informazioni;

23.  accoglie con favore la nomina di punti di contatto per i diritti umani e/o la dimensione di genere in tutte le delegazioni dell'UE e ribadisce la propria raccomandazione al VP/AR e al SEAE di elaborare chiari orientamenti operativi riguardo al ruolo dei punti di contatto per i diritti umani; insiste sul fatto che l'attività dei punti di contatto per i diritti umani dovrebbe essere sostenuta anche dal personale diplomatico degli Stati membri; chiede che l'attività dei punti di contatto per i diritti umani sia indipendente e immune da interferenze politiche e vessazioni da parte delle autorità nazionali dei paesi terzi, in particolare nei loro contatti con gli attivisti dei diritti umani e la società civile; insiste sull'importanza di formare tutto il personale delle delegazioni dell'UE sul contenuto degli orientamenti dell'UE in materia di diritti umani;

24.  accoglie con favore l'aumento del bilancio e la razionalizzazione delle procedure dell'EIDHR 2014-2020 e chiede che la dotazione prevista per la revisione a medio termine dell'EIDHR sia mantenuta per il resto del periodo del quadro finanziario pluriennale; ribadisce la necessità di coerenza e di complementarità tra i diversi strumenti di finanziamento dell'UE e la necessità di garantire che tale rafforzamento sia applicabile a tutti gli strumenti al servizio dei diritti umani;

25.  chiede che i programmi d'azione annuali EIDHR siano adottati su base annuale anziché, come è avvenuto di recente, a cadenza biennale (2016-2017) per garantire la massima flessibilità dinanzi a situazioni in divenire e una complementarietà ottimale con gli altri finanziamenti esterni dell'UE;

Dialoghi e consultazioni in materia di diritti umani

26.  ribadisce il proprio sostegno ai dialoghi mirati in materia di diritti umani e riconosce che essi possono essere uno strumento efficace per gli accordi bilaterali e la cooperazione, purché consentano alle controparti di impegnarsi su questioni sostanziali e trasmettere messaggi politici significativi, siano orientati ai risultati e abbiano un seguito coerente che dovrebbe andare oltre il mero scambio di informazioni sulle migliori prassi e le sfide; invita l'UE a includere sistematicamente discussioni sulla situazione dei diritti delle donne e dei bambini in tutti i dialoghi sui diritti umani;

27.  riconosce l'importanza di impegnarsi in dialoghi mirati sui diritti umani anche con paesi che presentano gravi problemi sotto tale profilo; sottolinea, però, che è necessario che l'UE tragga conclusioni politiche chiare quando tali dialoghi sui diritti umani non portano a risultati positivi; mette in guardia dal tagliare fuori i diritti umani nelle discussioni in sede di dialoghi politici ad alto livello;

28.  insiste sul fatto che le discussioni sui diritti umani non devono mai essere subordinate ad altri interessi nelle discussioni politiche ad alto livello; invita nuovamente il SEAE a sviluppare un meccanismo di valutazione dei dialoghi sui diritti umani al fine di migliorarli; ritiene che, qualora tali dialoghi dovessero registrare fallimenti ripetuti, si dovrebbe ricorrere a strumenti alternativi per favorire il progresso dei diritti umani nel paese in questione;

29.  esorta il SEAE ad effettuare sistematicamente dialoghi preparatori con la società civile, anche a livello locale, allo scopo di farli confluire automaticamente nei dialoghi sui diritti umani; sottolinea che è importante che il VP/AR e il SEAE sollevino sistematicamente i casi individuali dei DDU durante i dialoghi sui diritti umani; chiede al SEAE di dar sistematicamente seguito agli impegni assunti nel corso dei dialoghi sui diritti umani e a rendere sistematiche le riunioni di resoconto con le OSC;

Orientamenti dell'UE in materia di diritti umani

30.  accoglie con favore gli orientamenti dell'UE in materia di diritti umani come prezioso strumento di politica estera dell'Unione sui diritti umani, in quanto essi forniscono indicazioni pratiche alle delegazioni dell'UE e alle rappresentanze diplomatiche degli Stati membri; rinnova la sua richiesta di adottare nuovi orientamenti dell'UE in materia di promozione e tutela dei diritti dei minori, senza ulteriori indugi;

31.  sottolinea con fermezza l'importanza di una valutazione continua dell'attuazione degli orientamenti sulla base di parametri chiari; esorta la Commissione a effettuare e a pubblicare una valutazione approfondita dell'attuazione degli orientamenti da parte delle delegazioni dell'UE e delle rappresentanze diplomatiche degli Stati membri in tutti i paesi terzi al fine di rilevare eventuali differenze e lacune nell'attuazione e porvi rimedio; ritiene che, per garantire un'attuazione adeguata degli orientamenti, sia necessaria una formazione sistematica ed efficace per il personale del SEAE e delle delegazioni dell'UE;

Lotta contro tutte le forme di discriminazione

32.  condanna con la massima fermezza ogni forma di discriminazione, comprese quelle basate su razza, colore, sesso, orientamento sessuale, identità di genere, lingua, cultura, religione o credo, origine sociale, casta, nascita, età, disabilità o qualsiasi altra condizione; rinnova il suo invito a rafforzare la politica e la diplomazia dell'UE al fine di eliminare tutte le forme di discriminazione, nonché a cogliere tutte le opportunità per manifestare profonda preoccupazione per tali discriminazioni; esorta, inoltre, l'UE a continuare a promuovere la ratifica e la piena attuazione di tutte le convenzioni dell'ONU pertinenti, come la Convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale e la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità; accoglie con favore il lavoro del SEAE su un manuale contro le discriminazioni;

Missioni e operazioni nell'ambito della politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC)

33.  ricorda l'impegno dell'Unione a integrare i diritti umani e le tematiche di genere nelle missioni nell'ambito della politica di sicurezza e di difesa comune in linea con le risoluzioni fondamentali del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 1325 e 1820 sulle donne, la pace e la sicurezza e la recente risoluzione 2242 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in cui viene assegnata particolare attenzione alle donne in quanto elemento centrale di tutte le azioni volte ad affrontare le sfide globali; ribadisce, in questo contesto, la propria richiesta affinché l'Unione e gli Stati membri sostengano, nel processo di costruzione di una riconciliazione sostenibile, la partecipazione sistematica delle donne come componente cruciale dei processi di pace; invita a tal proposito l'UE a sostenere a livello internazionale il riconoscimento del valore aggiunto della partecipazione delle donne alla prevenzione e alla risoluzione dei conflitti nonché nelle operazioni di mantenimento della pace, assistenza umanitaria e ricostruzione post-conflitto;

34.  sottolinea che la PSDC è uno strumento che garantisce non solo la sicurezza europea, ma fa parte degli strumenti di politica estera dell'UE e deve quindi essere utilizzata al fine di rafforzare la promozione dei diritti umani e della democrazia nei paesi terzi;

35.  chiede una maggiore integrazione militare europea per migliorare la prontezza e la flessibilità delle forze armate europee, per consentire loro di rispondere alle minacce e alle situazioni di gravi violazioni dei diritti umani, di genocidio o di pulizia etnica; sottolinea, a questo proposito, che il concetto di "responsabilità di proteggere" deve essere consolidato nel diritto internazionale e che l'UE, in quanto comunità di valori, dovrebbe promuovere iniziative e azioni significative per proteggere i civili anche quando sono minacciati dal proprio Stato;

36.  sottolinea che il traffico dei migranti è legato alla tratta degli esseri umani e costituisce una grave violazione dei diritti umani; rammenta che il lancio di missioni PSDC, come l'operazione Sophia della forza navale dell'Unione europea-Mediterraneo (EUNAVFOR MED), rappresenta uno strumento concreto di lotta contro il traffico di migranti; invita l'Unione a proseguire e a intensificare questo tipo di operazioni;

37.  invita il Consiglio "Affari esteri" e il VP/AR a chiedere ai capi delle missioni dell'UE e ai rappresentanti competenti dell'UE (capi delle operazioni civili dell'UE, comandanti delle operazioni militari dell'UE e rappresentanti speciali dell'UE) di segnalare i casi di violazioni gravi del diritto umanitario internazionale, e di promuovere il codice di condotta sull'azione del Consiglio di sicurezza contro i genocidi, i crimini contro l'umanità e i crimini di guerra, impegnando gli Stati membri delle Nazioni Unite a sostenere tale azione del Consiglio di sicurezza, volta a prevenire o porre fine a tali crimini; chiede l'integrazione di politiche di tutela dei minori in tutte le operazioni civili e militari dell'UE a contatto con minori;

38.  chiede che l'Unione europea rafforzi la cooperazione con le Nazioni Unite nel contesto della formulazione di una visione strategica comune sulla sicurezza in base, da un lato, alla nuova strategia globale dell'UE sulla politica estera e di sicurezza e, dall'altro, alla revisione da parte delle Nazioni Unite delle proprie operazioni di pace e della loro architettura di costruzione della pace; insiste affinché sia instaurata una cooperazione con le Nazioni Unite per rafforzare il ruolo e la capacità delle organizzazioni regionali e subregionali nel mantenimento della pace, nella prevenzione dei conflitti, nella gestione delle crisi civili e militari e nella risoluzione dei conflitti e che le procedure per il ricorso alla PSDC a sostegno delle operazioni delle Nazioni Unite siano ulteriormente sviluppate, anche attraverso il dispiegamento di gruppi tattici dell'UE, o mediante iniziative per la creazione di capacità e per la riforma del settore della sicurezza, integrando i diritti umani nel lavoro delle missioni e delle operazioni;

Impegno multilaterale per i diritti umani

39.  ribadisce che i diritti umani sanciti nelle convenzioni delle Nazioni Unite sono universali, indivisibili, interdipendenti e correlati, come concordato nella Dichiarazione e nel programma d'azione di Vienna del 1993, e che tali diritti devono essere rispettati; ricorda l'impegno dell'Unione di promuovere e sviluppare il diritto internazionale in seno alle Nazioni Unite; sottolinea l'importanza che gli Stati membri ratifichino tutti gli strumenti internazionali in materia di diritti umani istituiti dalle Nazioni Unite, compresi quelli sanciti nel Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali e, segnatamente, il protocollo opzionale che istituisce i meccanismi per il trattamento delle denunce e di inchiesta, a norma dell'articolo 21 del TUE;

40.  sottolinea la necessità di una leadership europea volta a premere per le riforme delle Nazioni Unite, con l'obiettivo di rafforzare l'impatto e la forza di un sistema multilaterale basato su regole e di garantire una protezione più efficace dei diritti umani così come la promozione del diritto internazionale; ribadisce, inoltre, l'importanza di garantire un impegno attivo e costante dell'UE nei meccanismi per i diritti umani delle Nazioni Unite, in particolare nella terza commissione, nell'Assemblea generale delle Nazioni Unite e nell'UNHRC, per migliorare la sua credibilità; sostiene gli sforzi compiuti dal SEAE, dalle delegazioni dell'UE a New York e a Ginevra e dagli Stati membri per incrementare ulteriormente la coerenza dell'UE sulle questioni dei diritti umani a livello di Nazioni Unite; incoraggia l'Unione europea ad intensificare la pratica delle iniziative transregionali, ad avviare e cosponsorizzare le risoluzioni e a seguire strettamente la procedura di riesame periodico universale (UPR) delle Nazioni Unite; condanna il fatto che i seggi dell'UNHRC sono spesso occupati da paesi con documentati precedenti di gravi violazioni dei diritti umani e invita gli Stati membri dell'UE a rendere noti i rispettivi voti; invita, a questo proposito, l'UE e gli Stati membri a garantire che le rispettive modalità di voto riflettano la pari importanza dei diritti nonché a determinare il loro voto sulle risoluzioni dell'UNHRC sulla base della sostanza piuttosto che degli autori di questi testi; sottolinea l'importanza e la necessità di una rappresentanza permanente dell'UE in tutti i forum multilaterali, nonché di una maggiore visibilità dell'azione dell'UE;

41.  invita l'UE a riservare particolare attenzione ai territori contesi del suo vicinato orientale, dove circa cinque milioni di persone vivono senza una reale protezione dei diritti umani e accesso alla giustizia; invita l'UE a mettere la questione in cima all'agenda bilaterale per trovare soluzioni con gli Stati interessati e a utilizzare l'intera gamma dei suoi strumenti a sostegno di soluzioni concrete volte a promuovere i diritti umani in queste entità e a sostenere il lavoro dei difensori dei diritti umani in loco;

Promuovere uno spazio libero per la società civile e sostenere i difensori dei diritti umani

42.  condanna fermamente qualsiasi attacco, intimidazione, arresto, omicidio, vessazione o repressione ai danni di procuratori, giudici, avvocati, accademici, giornalisti o membri di qualunque altra professione la cui indipendenza e libertà professionale sono essenziali per costruire una società democratica;

43.  deplora il crescente numero di attacchi contro i difensori dei diritti ambientali e umani nel mondo; condanna fermamente l'impunità nei confronti dei loro assassini e invita il SEAE a sostenere le richieste di assicurare i responsabili alla giustizia;

44.  condanna fermamente il fatto che molti paesi in tutto il mondo abbiano approvato recentemente leggi severe sulle ONG, che debilitano la società civile e portano all'applicazione arbitraria, con pene che comprendono la detenzione, il congelamento dei beni e il divieto di accesso per il personale delle ONG, in particolare quelle che ricevono fondi pubblici stranieri;

45.  condanna fermamente l'emanazione di divieti di viaggio da parte delle autorità quale strumento volto a intimidire e mettere a tacere le voci indipendenti di difensori e attivisti per i diritti umani, nonché di avvocati e giornalisti, e sottolinea che queste misure vengono spesso adottate arbitrariamente e senza fondamento giuridico;

46.  sottolinea il ruolo delle delegazioni dell'UE nel ribadire e promuovere la funzione fondamentale che la società civile svolge in una democrazia e nel creare e favorire le condizioni per la società civile, esigendo la massima trasparenza e l'inclusione nella cooperazione con le organizzazioni della società civile e con i difensori dei diritti umani; si rammarica pertanto che, a dieci anni dall'adozione degli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani, i dati di contatto dei punti focali per i diritti umani / funzionari di collegamento per i difensori dei diritti umani non figurino ancora sui siti web di tutte le delegazioni dell'UE;

47.  chiede al VP/AR e ai ministri degli Esteri dell'UE di inserire periodicamente nell'agenda del Consiglio "Affari esteri" una discussione sulle azioni dell'UE atte a favorire il rilascio di difensori dei diritti umani, operatori umanitari, giornalisti, attivisti politici e altri e di organizzare un Consiglio "Affari esteri" pubblico annuale nel cui programma figuri il restringimento dello spazio per la società civile e l'incarcerazione dei difensori dei diritti umani, oltre a trattare questi casi con le controparti pertinenti in ogni occasione, compresi i casi citati nelle risoluzioni del Parlamento sui dibattiti sulle violazioni dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto;

48.  chiede alla comunità internazionale di assicurare alla giustizia i leader politici qualora commettano abusi strutturali della forza militare o di polizia per mettere a tacere le proteste contro la loro leadership (o il suo prolungamento);

Migranti, rifugiati, richiedenti asilo e sfollati interni

49.  esprime la propria solidarietà nei confronti dell'elevato numero di rifugiati e migranti che subiscono gravi violazioni dei diritti umani in quanto vittime di conflitti, carenze a livello di governance e reti di trafficanti; condanna il drammatico numero di morti in mare nel Mediterraneo; manifesta grande preoccupazione per il crescente numero di abusi dei diritti umani dei rifugiati, dei migranti irregolari e dei richiedenti asilo durante il loro viaggio verso l'UE; mette in evidenza il fatto che donne e bambini rifugiati, richiedenti asilo e migranti privi di documenti sono particolarmente vulnerabili lungo le rotte dei migranti e all'interno della stessa UE; invita con urgenza ad adottare misure volte a migliorare la coerenza delle politiche in materia di migrazione e sottolinea la necessità di un approccio olistico per individuare soluzioni sostenibili, a lungo termine e coerenti basate su norme e principi internazionali in materia di diritti umani, affrontando nel contempo le cause profonde della crisi dei rifugiati; sottolinea la necessità di solidarietà per proteggere migranti e rifugiati, in linea con le politiche dell'UE basate sui diritti umani; sottolinea a tale riguardo l'importanza di distinguere tra migranti e rifugiati;

50.  sottolinea il fatto che i conflitti, le guerre, i fallimenti di governo e il mancato rispetto dei diritti umani e della democrazia costituiscono le cause principali della migrazione e dello sfollamento; sottolinea che i paesi ospitanti dovrebbero garantire il pieno accesso a un'istruzione libera, pubblica e di qualità e ai servizi di assistenza sanitaria, anche per quanto riguarda la salute sessuale e riproduttiva e i relativi diritti, l'accesso al mondo del lavoro, nonché ad alloggi che soddisfino le esigenze dei rifugiati; sottolinea che la volontà dei migranti e dei rifugiati di integrarsi, unitamente alle opportune politiche di welfare, sono fondamentali per l'integrazione; chiede all'UE di aumentare gli sforzi a sostegno di Libano e Giordania, paesi che offrono protezione a un numero senza precedenti di rifugiati, i quali sono spesso esposti a molteplici minacce;

51.  sottolinea la necessità di rafforzare la cooperazione con i paesi di origine e di transito, al fine di facilitare sia la gestione strutturata dei flussi migratori sia le azioni volte ad affrontare le cause profonde dell'emigrazione; evidenzia che è essenziale combattere i gruppi dediti al traffico di migranti; ricorda che è importante che l'UE esorti i paesi interessati ad aderire al protocollo di Palermo contro il traffico illecito di migranti; ricorda gli impegni assunti al vertice di La Valletta;

52.  sottolinea la necessità urgente di sviluppare e introdurre un sistema di asilo europeo comune completo, coerente e ben coordinato per condividere la responsabilità tra gli Stati membri;

53.  invita l'UE e gli Stati membri a garantire la piena trasparenza riguardo i fondi destinati ai paesi terzi per la cooperazione in materia di migrazione e a rendere note le garanzie previste per far sì che tale cooperazione non vada a beneficio, diretto o indiretto, di sistemi di sicurezza, polizia e giustizia coinvolti in casi di violazione dei diritti umani;

54.  prende atto della recente proposta della Commissione relativa a un elenco dell'Unione dei paesi di origine sicuri, che modifica la direttiva sulle procedure d'asilo;

55.  ritiene che, per migliorare l'efficienza delle riammissioni e garantire la coerenza dei rimpatri a livello europeo, occorrerà adottare nuovi accordi UE in materia di riammissione, che dovrebbero prevalere rispetto agli accordi bilaterali tra Stati membri e paesi terzi;

56.  invita la Commissione e gli Stati membri ad assicurare che l'attuazione della direttiva sui rimpatri sia sempre accompagnata dal rispetto delle procedure, delle norme e dei diritti umani fondamentali che consentono all'UE di garantire un trattamento umano e dignitoso dei rimpatriati, in linea con il principio di non respingimento; esorta l'UE e gli Stati membri a prestare particolare attenzione ai casi di asilo connessi a possibili persecuzioni politiche, in modo da evitare rimpatri che possano potenzialmente comportare una violazione dei diritti umani nel paese di origine o in un paese terzo;

57.  ribadisce la sua richiesta all'UE di garantire che tutti gli accordi di cooperazione in tema di migrazione e di riammissione con gli Stati non UE siano conformi ai diritti umani internazionali, al diritto sui rifugiati e al diritto marittimo internazionale, nonché ai principi e ai valori dell'UE; invita gli Stati membri a rispettare il principio internazionale di non respingimento, in conformità del diritto internazionale; chiede di integrare meccanismi di monitoraggio al fine di poter valutare l'impatto sui diritti umani della cooperazione in materia di migrazione con gli Stati terzi e delle misure di controllo alle frontiere; insiste sul fatto che i diritti umani devono essere integrati e monitorati in tutte le attività svolte da Frontex; chiede all'UE di partecipare attivamente al dibattito sul termine "rifugiato climatico", compresa la sua eventuale definizione giuridica nel diritto internazionale;

58.  chiede inoltre l'introduzione di una clausola che preveda l'eventuale sospensione degli accordi fino a quando le parti non avranno accordato sufficienti garanzie per quanto riguarda l'esame individuale delle domande di asilo e più in generale il rispetto dei diritti umani dei migranti, dei richiedenti asilo e dei rifugiati;

59.  rammenta la necessità di rispettare il principio di non respingimento in acque europee e internazionali, come confermato dalla Corte europea dei diritti dell'uomo e dalla legislazione vigente dell'UE; ricorda l'impegno a sviluppare canali adeguati di migrazione legale e sicura, proteggendo al contempo i confini esterni dell'UE in modo migliore; invita l'Unione e i paesi terzi più sviluppati a firmare accordi di partenariato con altri paesi terzi per favorire il ricongiungimento familiare e la mobilità delle persone con qualsiasi livello di qualifica, ivi compresi i meno qualificati;

60.  invita gli Stati membri a rispettare e ad attuare interamente il pacchetto comune dell'UE in materia di asilo adottato di recente e la legislazione comune in materia di migrazione, nello specifico a tutelare i richiedenti asilo più vulnerabili, come minori, donne, persone anziane e LGBTI, contro la violenza o la discriminazione durante la procedura di asilo, nonché a fornire una preparazione adeguata agli Stati membri onde consentire procedure appropriate e ragionevoli; chiede agli Stati membri di partecipare ai programmi di reinsediamento, dando accesso al ricongiungimento familiare e rilasciando visti umanitari; sottolinea l'importanza di affrontare gli ostacoli amministrativi e politici ai fini di una rapida attuazione degli impegni in materia di ricollocazione; è consapevole che uno degli elementi da attuare è un sistema di rimpatrio in condizioni di sicurezza per coloro che, a seguito di una valutazione individuale della domanda di asilo, sono dichiarati non ammissibili a beneficiare di protezione nell'Unione;

61.  è estremamente preoccupato per il crescente numero di minori rifugiati e per la situazione dei minori non accompagnati, scomparsi o separati; esorta gli Stati membri a fare della questione una priorità assoluta, al fine di permettere il rapido ricongiungimento dei minori non accompagnati con i rispettivi familiari; sottolinea l'importanza di fornire ai bambini l'accesso all'assistenza sanitaria e all'istruzione nell'ambito dei programmi dell'UE allo scopo di affrontare le cause profonde della migrazione; invita gli Stati a porre fine alla detenzione dei minori, nonché a tenere in considerazione l'interesse superiore del bambino in tutte le procedure e a garantire la protezione dei bambini a norma del diritto internazionale; mette in evidenza l'importanza di assegnare risorse adeguate per proteggere i bambini rifugiati e migranti da violenze, sfruttamento e abusi; chiede alla Commissione di garantire che i minori non accompagnati non scompaiono e ad elaborare una strategia per evitare la scomparsa di minori migranti non accompagnati sul territorio dell'UE in futuro e rintracciare i bambini scomparsi;

62.  riconosce che i richiedenti asilo LGBTI spesso rischiano di essere ulteriormente in pericolo durante il loro viaggio e all'arrivo nel paese nel quale presentano domanda di asilo e tale pericolo può assumere la forma di vessazioni, esclusione, violenza sessuale o altre forme di violenza; ricorda che un certo numero di paesi terzi considerati "sicuri" per i richiedenti asilo discriminano le persone LGBTI o addirittura criminalizzano l'omosessualità; sottolinea che i gruppi vulnerabili richiedono misure di tutela aggiuntive e invita gli Stati ad assicurare che i rifugiati LGBTI siano protetti, in conformità del diritto internazionale umanitario;

63.  evidenzia l'importanza di investire in misure di prevenzione, segnatamente mediante lo sviluppo di strategie di integrazione e di inclusione sociale; sottolinea la necessità di attuare specifici programmi di deradicalizzazione e di reinserimento rivolti ai rimpatriati;

64.  richiama l'attenzione sulla situazione problematica dei rifugiati nei paesi confinanti con la Siria e ritiene importante che l'UE faccia tutto il possibile per contribuire a garantire che ai rifugiati in questi paesi siano assicurate condizioni di vita dignitose e, in particolare, l'accesso all'assistenza sanitaria, all'istruzione e alle occasioni di lavoro;

65.  sottolinea la drammatica situazione degli sfollati interni, in particolare del numero enorme di sfollati interni in Iraq e Siria, nonché di quelli in Ucraina, sempre più numerosi, per un totale di 1,4 milioni nel 2015; evidenzia che i programmi sui rifugiati a livello regionale devono riconoscere e incorporare anche il potenziale destino degli sfollati; chiede alla Commissione, agli Stati membri e alla comunità internazionale di prendere provvedimenti per migliorare la situazione sul campo e garantire che le persone sfollate abbiano accesso a un alloggio, al cibo, all'assistenza sanitaria e all'istruzione;

66.  ricorda che, secondo l'Osservatorio mondiale sullo sfollamento interno, solo nel 2015 si sono registrati 19,3 milioni di sfollati a causa di catastrofi naturali; ricorda che gli sfollamenti riguardano principalmente le regioni del Sud del mondo; sottolinea a tale proposito che l'85 % degli sfollamenti avviene nei paesi in via di sviluppo e si tratta essenzialmente di sfollamenti interni e interregionali;

Tratta di esseri umani

67.  chiede all'UE di dare priorità alla lotta contro la tratta di esseri umani nelle sue politiche estere, affrontando sia il lato della domanda sia quello dell'offerta del fenomeno, di prestare particolare attenzione alla protezione delle vittime e di migliorare la comunicazione e la cooperazione con gli attori pertinenti nella lotta contro la tratta di esseri umani; ribadisce che è necessario che tutti gli Stati membri attuino la direttiva 2011/36/UE e la strategia dell'UE per l'eradicazione della tratta di esseri umani;

68.  ricorda che le reti criminali sfruttano le crescenti pressioni migratorie, la mancanza di canali sicuri di migrazione e la vulnerabilità dei migranti e dei rifugiati, in particolare le donne, le ragazze e i bambini, per assoggettarli al traffico, alla tratta di esseri umani, alla schiavitù e allo sfruttamento sessuale;

69.  sollecita l'UE e gli Stati membri a prestare attenzione all'identificazione dei rifugiati e dei migranti come vittime della tratta di esseri umani o vittime di violazioni e abusi del traffico di persone; invita a tale proposito a prevedere corsi di formazione per le guardie di frontiera onde garantire un'identificazione accurata, fondamentale ai fini del riconoscimento dei diritti di cui le vittime godono giuridicamente;

70.  accoglie con favore il potenziamento delle risorse per le operazioni Triton e Poseidon; prende atto dell'avvio dell'operazione EUNAVFOR MED Sophia, che mira a contrastare i passatori e i trafficanti di esseri umani nel Mediterraneo, e sostiene il rafforzamento della gestione delle frontiere esterne dell'Unione;

71.  invita l'UE e i suoi Stati membri a ratificare e applicare la Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie;

Legami tra sviluppo, democrazia e diritti umani

72.  esprime profonda preoccupazione per l'aumento della povertà estrema e della disuguaglianza in determinate parti del mondo, che mette a repentaglio il pieno godimento di tutti i diritti umani; ritiene che il rispetto dei diritti umani e il diritto allo sviluppo siano intrinsecamente collegati; evidenzia che il rispetto dei diritti umani, tra cui i diritti sociali ed economici, la parità di genere, la buona governance, il sostegno della democrazia, lo Stato di diritto, la pace e la sicurezza sono presupposti per sradicare la povertà e le ineguaglianze;

73.  accoglie con favore l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile; sottolinea che la cooperazione allo sviluppo dell'Unione europea con i paesi terzi deve puntare a creare un ambiente internazionale a supporto della realizzazione dei diritti sociali ed economici e chiede l'attuazione della Dichiarazione delle Nazioni Unite sul diritto allo sviluppo del 1986; ricorda l'importanza cruciale del principio di coerenza delle politiche per lo sviluppo (CPS), conformemente all'articolo 208 TFUE, nel per garantire il rispetto dei diritti umani; invita l'UE a garantire che le linee guida, le valutazioni d'impatto e i meccanismi di controllo e di relazione necessari renderanno la CPS una realtà nelle politiche dell'Unione e in quelle degli Stati membri; ritiene che l'attuazione del principio di coerenza delle politiche per lo sviluppo (CPS), quale sancito all'articolo 208 TFUE, nonché quadri chiaramente definiti per i risultati in tutti gli strumenti dell'UE e nei meccanismi per i diritti umani siano cruciali per rispettare l'Agenda 2030, garantire l'inclusione dei gruppi emarginati e vulnerabili e integrare un approccio basato sui diritti umani; insiste sulla necessità di rafforzare la coerenza e il coordinamento tra tutti gli strumenti e le politiche esterne dell'UE nel quadro dell'attuazione dell'approccio basato sui diritti; invita gli Stati membri ad agire, nell'ambito delle proprie competenze, coerentemente con gli impegni presi in materia di sviluppo e con le politiche europee nel medesimo settore; invita la Commissione a condurre una valutazione dell'utilizzo degli strumenti per un approccio basato sui diritti nelle delegazioni e a fornire al Parlamento europeo un quadro sintetico di tale valutazione;

74.  ricorda l'introduzione di un approccio basato sui diritti nella politica di sviluppo dell'UE allo scopo di integrare i principi dei diritti umani nelle attività operative dell'UE per lo sviluppo, incluse disposizioni relative sia all'amministrazione centrale che alle operazioni sul campo ai fini della sincronizzazione delle attività in materia di diritti umani e di cooperazione allo sviluppo; chiede una maggiore diffusione degli strumenti per l'applicazione di tale approccio tra i nostri partner, comprese le autorità locali, la società civile e il settore privato, nonché l'attento monitoraggio del loro utilizzo da parte della Commissione;

75.  è del parere che i diritti umani per tutti debbano essere un elemento trasversale nella realizzazione di tutti gli obiettivi e le finalità dell'Agenda 2030; invita a istituire, a livello nazionale e internazionale, un quadro inclusivo di indicatori degli obiettivi di sviluppo sostenibile che tenga conto dei diritti umani e che sia basato sui diritti, al fine di assicurare un elevato livello di trasparenza e di assunzione di responsabilità a tal proposito, affinché le risorse destinate allo sviluppo giungano effettivamente alle persone che ne hanno bisogno;

76.  ribadisce l'urgente necessità di affrontare adeguatamente la sfida globale delle malattie legate alla povertà e alla malnutrizione e delle malattie dimenticate; chiede una strategia politica e un piano d'azione ambiziosi a lungo termine in materia di salute globale, innovazione e accesso ai farmaci, che includa, tra l'altro, investimenti nella ricerca e nello sviluppo, in modo da salvaguardare il diritto ad un tenore di vita adeguato in termini di salute e benessere di ogni essere umano, senza discriminazioni per motivi di razza, religione, credo politico, condizione economica o sociale, identità di genere o orientamento sessuale;

77.  manifesta preoccupazione per qualsiasi tentativo di utilizzare i fondi stanziati per la lotta alla povertà e per lo sviluppo (che consentono inoltre di attuare concretamente le politiche volte in ultima istanza alla tutela dei diritti umani) per fini non correlati allo sviluppo; sottolinea che l'aiuto allo sviluppo dovrebbe mirare a sradicare la povertà, e non diventare uno strumento finalizzato a controllare la migrazione, e ricorda l'importanza dell'obiettivo di sviluppo sostenibile n. 16 relativo a pace, giustizia e istituzioni forti nel perseguire miglioramenti nel campo dei diritti umani e della governance effettivamente democratica; ritiene che sia opportuno introdurre una clausola anti-corruzione in tutti i programmi in materia di sviluppo al fine di garantire la trasparenza degli aiuti dell'UE e la responsabilità dei paesi beneficiari e che gli obiettivi fondamentali di tutte le politiche esterne dell'UE dovrebbero essere il consolidamento dello Stato di diritto, la buona governance, le capacità istituzionali con il ricorso al sostegno al bilancio, la partecipazione democratica e la rappresentatività del processo decisionale, la stabilità, la giustizia sociale e la crescita inclusiva e sostenibile, che consenta una ridistribuzione equa della ricchezza prodotta; mette in guardia contro il populismo, l'estremismo e gli abusi costituzionali che legittimano le violazioni dei diritti umani;

78.  rileva la persistente carenza di finanziamenti, dovuta alle crescenti necessità di carattere umanitario, in relazione agli aiuti umanitari e le lacune nel Programma alimentare mondiale che provocano penuria di approvvigionamenti alimentari; chiede ai paesi membri delle Nazioni Unite, all'Unione europea e ai suoi Stati membri di onorare come mimino i rispettivi impegni finanziari; osserva a tale riguardo che la maggior parte degli Stati membri dell'UE non ha rispettato il proprio impegno di destinare lo 0,7 % del reddito nazionale lordo agli aiuti allo sviluppo, ma accoglie con favore gli impegni dell'UE riguardo all'aiuto umanitario e alla protezione civile, poiché l'UE e gli Stati membri sono il principale donatore;

79.  accoglie con favore il nuovo piano europeo per gli investimenti esterni e il Fondo fiduciario per l'Africa volti ad affrontare le cause profonde della povertà, delle disuguaglianze e della migrazione irregolare, creando una crescita sostenibile e posti di lavoro, e a incoraggiare il rispetto dei diritti umani e gli investimenti privati in Africa e nel vicinato dell'UE; chiede che il Fondo europeo di sviluppo regionale sia utilizzato temporaneamente nei paesi vicini all'UE al fine di contribuire alla loro stabilizzazione;

80.  accoglie con favore l'inclusione di un capitolo sullo sviluppo nella relazione annuale dell'UE sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2015 e auspica che ciò possa costituire l'inizio di una prassi in tal senso per le relazioni degli anni a venire;

Scambi commerciali, imprese e diritti umani

81.  chiede l'attuazione celere, effettiva ed esaustiva dei principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani; esorta tutti i paesi membri delle Nazioni Unite, inclusi gli Stati membri dell'UE, a sviluppare e attuare piani d'azione nazionali; ritiene che il commercio e i diritti umani possano avanzare di pari passo e che la comunità imprenditoriale abbia un ruolo importante da svolgere nella promozione dei diritti umani e della democrazia;

82.  ribadisce l'urgente necessità di agire in modo continuativo, efficace e coerente a tutti i livelli, anche a livello nazionale, europeo e internazionale, per affrontare efficacemente le violazioni dei diritti umani e la corruzione da parte delle società internazionali nel momento in cui si verificano e per assicurare che possano essere ritenute responsabili, anche affrontando le problematiche giuridiche derivanti dalla dimensione extraterritoriale delle imprese e dalla loro condotta;

83.  chiede alle Nazioni Unite e all'Unione europea nonché ai suoi Stati membri di discutere con le imprese europee e internazionali la questione dell'accaparramento delle terre e del trattamento dei difensori dei diritti fondiari, che spesso sono vittima di ritorsioni, come minacce, molestie, arresti arbitrari, aggressioni e omicidio;

84.  accoglie con grande favore i lavori avviati per preparare un trattato vincolante delle Nazioni Unite in materia di imprese e diritti umani; deplora qualsiasi comportamento ostruzionistico in relazione a tale processo e chiede all'UE e agli Stati membri di partecipare a questi negoziati in maniera costruttiva;

85.  ricorda i ruoli diversi ma complementari degli Stati e delle imprese per quanto riguarda la tutela dei diritti umani; ribadisce con forza che, laddove siano riscontrate violazioni dei diritti umani, gli Stati devono garantire alle vittime l'accesso a un ricorso effettivo; ricorda in tale contesto che il rispetto dei diritti umani da parte dei paesi terzi, anche garantendo il diritto a un ricorso effettivo di tutte le vittime di tali violazioni, costituisce un elemento essenziale delle relazioni esterne dell'UE con tali paesi; accoglie con favore il fatto che l'UE abbia svolto un ruolo di primo piano nella negoziazione e nell'attuazione di iniziative a favore della responsabilità globale che procedono di pari passo con la promozione e il rispetto delle norme internazionali; accoglie con favore le conclusioni del Consiglio su imprese e diritti umani adottate il 20 giugno 2016, nonché il fatto che invitino i piani d'azione nazionali (PAN) su imprese e diritti umani ad includere l'accesso ai mezzi di ricorso;

86.  ribadisce che occorre richiamare l'attenzione sulle particolari caratteristiche delle PMI, che operano principalmente a livello locale e regionale in settori specifici; ritiene, pertanto, fondamentale che le politiche unionali in materia di RSI, ivi compresi i piani di azione nazionali sulla RSI, rispettino le esigenze specifiche delle PMI e siano in linea con il principio del "pensare prima in piccolo" e riconoscano l'approccio informale e intuitivo delle PMI verso la RSI; rifiuta nuovamente ogni iniziativa che possa provocare oneri di carattere amministrativo, burocratico o finanziario per le PMI, sostiene, invece, misure che permettano alle PMI di attuare azioni condivise;

87.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di garantire la coerenza delle politiche in tema di diritti umani e imprese a tutti i livelli, in particolare in relazione alla politica commerciale dell'UE; invita la Commissione e gli Stati membri a riferire regolarmente in merito ai provvedimenti presi per garantire un'effettiva protezione dei diritti umani nel contesto dell'attività economica;

88.  ribadisce con forza il proprio appello all'introduzione sistematica di clausole sui diritti umani negli accordi internazionali, compresi quelli commerciali e di investimento conclusi e da concludere, tra l'UE e i paesi terzi; ritiene inoltre che siano necessari meccanismi di controllo a priori, che intervengano prima della conclusione dell'accordo quadro e ne condizionino la conclusione in quanto caratteristica fondamentale dell'accordo, oltre a meccanismi di controllo a posteriori che consentano di adottare provvedimenti concreti contro la violazione di dette clausole, quali sanzioni appropriate, come specificato nelle clausole sui diritti umani dell'accordo, tra cui la (temporanea) sospensione dello stesso;

89.  chiede l'istituzione di meccanismi atti a garantire il rispetto dei diritti umani da parte degli Stati e delle imprese, come pure la creazione di meccanismi per il trattamento delle denunce per i soggetti che hanno subito una violazione dei propri diritti nell'ambito di accordi commerciali e di investimento;

90.  prende atto della proposta legislativa della Commissione, del 28 settembre 2016, che modifica il regolamento (CE) n. 428/2009 per il controllo delle esportazioni di beni e tecnologie a duplice uso (COM(2016)0616) e che mira a rafforzare tale controllo, dato che determinati beni e tecnologie possono essere usati in modo abusivo per commettere gravi violazioni dei diritti umani;

91.  accoglie con favore l'accordo per aggiornare i controlli sulle esportazioni dell'UE riguardo alle merci che potrebbero essere utilizzate per la pena capitale, la tortura o altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, e chiede l'effettiva e completa attuazione di tale atto legislativo fondamentale; incoraggia l'UE e gli Stati membri a spingere i paesi terzi a prendere in considerazione l'adozione di una legislazione analoga, nonché ad avviare un'iniziativa per promuovere un quadro internazionale sugli strumenti di tortura e di esecuzione capitale; accoglie con favore l'iniziativa concernente un regolamento che istituisce un sistema di dovuta diligenza nella catena di approvvigionamento per l'estrazione responsabile dei minerali provenienti dalle zone interessate dai conflitti; accoglie con favore la proposta della Commissione di aggiornare la legislazione dell'UE sul controllo delle esportazioni di prodotti a duplice uso; sottolinea che i diritti umani come criterio per le licenze di esportazione sono una priorità per il Parlamento e invita gli Stati membri a trovare finalmente un accordo per una politica di esportazione più moderna, flessibile e basata sui diritti umani; invita gli Stati membri a esercitare controlli più severi e più incentrati sui diritti umani per quanto riguarda le esportazioni di armi, soprattutto nel caso di paesi con comprovate attività di repressione interna violenta e violazioni dei diritti umani;

92.  accoglie con favore l'adozione della nuova strategia commerciale della Commissione "Commercio per tutti", volta a integrare i diritti umani nella politica commerciale e a utilizzare la posizione dell'UE in quanto blocco commerciale per promuovere i diritti umani nei paesi terzi; sottolinea che, a tal fine, saranno necessarie la totale coerenza e complementarietà delle iniziative di politica commerciale ed estera, compresa una stretta cooperazione tra le diverse direzioni generali, il SEAE e le autorità degli Stati membri; prende atto dei piani della Commissione per rafforzare la diplomazia economica europea e sottolinea che la politica commerciale dovrebbe inoltre contribuire alla crescita sostenibile nei paesi terzi; invita la Commissione a coinvolgere tutte le parti interessate nella discussione sul quadro normativo e sugli obblighi commerciali concernenti i paesi in cui gli investimenti privati e pubblici potrebbero aumentare; sollecita la Commissione a garantire che i progetti sostenuti dalla BEI siano in linea con le politiche dell'Unione e raccomanda il miglioramento dei controlli ex post volti a valutare l'impatto economico, sociale e ambientale dei progetti sostenuti dalla BEI;

93.  accoglie con favore il nuovo regolamento sul sistema di preferenze generalizzate (SPG+), entrato in vigore il 1º gennaio 2014, in quanto importante strumento di politica commerciale dell'UE per la promozione dei diritti umani e del lavoro, della protezione ambientale e della buona governance nei paesi in via di sviluppo vulnerabili; accoglie con favore, in particolare, che i vantaggi commerciali nell'ambito dell'SPG+ sono intrinsecamente e giuridicamente subordinati alla continua attuazione delle convenzioni internazionali sui diritti umani; accoglie con favore la pubblicazione da parte della Commissione della prima relazione biennale sull'attuazione dell'SPG+ e il dialogo con il Parlamento su tale relazione precedentemente alla sua pubblicazione; osserva che in diversi paesi che godono del regime SPG+ sono state segnalate violazioni delle norme fondamentali del lavoro e sollecita la reale applicazione dell'SPG+; invita la Commissione a esaminare le possibilità di includere lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale nell'elenco delle convenzioni necessarie per ottenere lo status SPG+ e invita i candidati all'SPG+ che non sono ancora firmatari dello Statuto a ratificarlo;

94.  valuta positivamente che a 14 paesi siano state concesse preferenze commerciali particolarmente vantaggiose nel quadro del nuovo sistema SPG+, in vigore dal 1° gennaio 2014, nonché al tanto sollecitato rispetto delle 27 convenzioni internazionali (comprese le convenzioni in materia di diritti umani fondamentali e di diritti del lavoro);

95.  ribadisce con forza il proprio appello affinché le valutazioni d'impatto complete e preventive sui diritti umani tengano conto in maniera sostanziale delle opinioni della società civile per quanto concerne tutti gli accordi commerciali e di investimento;

96.  accoglie con favore l'adozione di nuovi orientamenti sull'analisi degli impatti dei diritti umani nelle valutazioni d'impatto relative alle iniziative programmatiche correlate agli scambi(60), ma esprime preoccupazione per la qualità delle considerazioni in materia di diritti umani nella valutazione d'impatto per la sostenibilità (SIA) sull'accordo di protezione degli investimenti UE-Myanmar e per il fatto che la Commissione non abbia effettuato valutazioni d'impatto sui diritti umani per l'accordo di libero scambio UE-Vietnam; ribadisce di essere a favore di una valutazione complessiva da condurre quale parte della valutazione ex-post di tali accordi;

Sport e diritti umani

97.  esprime preoccupazione per l'assegnazione dell'organizzazione di eventi sportivi di grandi proporzioni a paesi in cui si registra un rispetto dei diritti umani molto scarso, ad esempio la Coppa del mondo FIFA in Russia nel 2018, quella in Qatar nel 2022 e i Giochi olimpici di Pechino nel 2022, nonché si registrano violazioni dei diritti umani causati da eventi sportivi di grandi proporzioni, tra cui gli sgomberi forzati della popolazione interessata senza consultazione o compensazione, lo sfruttamento di gruppi vulnerabili come minori e lavoratori migranti, che potrebbe configurarsi come schiavitù, e la riduzione al silenzio delle organizzazioni della società civile che denunciano tali violazioni dei diritti umani; invita il Comitato olimpico internazionale e la Federazione internazionale delle associazioni calcistiche (FIFA) ad allineare le loro pratiche agli ideali dello sport, mettendo in atto meccanismi di salvaguardia per prevenire, monitorare e fornire mezzi di ricorso per tutte le violazioni dei diritti umani correlate a eventi sportivi di grandi proporzioni; chiede che sia elaborato un quadro politico dell'UE sullo sport e i diritti umani; invita l'UE e gli Stati membri a impegnarsi con le federazioni sportive nazionali, gli attori aziendali e le organizzazioni della società civile circa le modalità della loro partecipazione a tali eventi;

Persone con disabilità

98.  accoglie con favore i nuovi obiettivi 12 e 16, in particolare il punto 16, lettera f), contenuti nelle conclusioni del Consiglio sul piano d'azione dell'UE sui diritti umani e la democrazia 2015-2019 e chiede alla Commissione di garantire che l'attuazione della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità sia sistematicamente discussa nei dialoghi sui diritti umani con i paesi terzi; osserva che la natura specifica dei bisogni delle persone con disabilità deve essere presa in considerazione nell'ambito degli sforzi di non discriminazione; esorta una verifica attenta dell'efficacia dei progetti relativi alla disabilità nonché l'opportuno coinvolgimento delle organizzazioni di persone disabili nella pianificazione e nell'attuazione di detti progetti;

99.  invita gli Stati membri a garantire alle persone con disabilità una reale libertà di movimento negli spazi pubblici e, contestualmente, anche una partecipazione paritaria alla vita pubblica;

100.  auspica fortemente l'integrazione dei diritti umani delle persone con disabilità in tutte le politiche e le azioni esterne dell'Unione, in particolar modo nelle politiche dell'UE in materia di migrazione e rifugiati, in modo da fornire una risposta appropriata alle loro esigenze specifiche, in quanto tali persone subiscono una discriminazione multipla; ricorda che le donne e i bambini con disabilità sono vittime di una discriminazione multipla e sono spesso esposte a un rischio maggiore di subire violenze, abusi, maltrattamenti o sfruttamento; sostiene con forza la raccomandazione di integrare una prospettiva di genere in tutte le strategie dell'UE in materia di disabilità, anche nelle politiche e nelle azioni esterne;

101.  incoraggia il VP/AR a continuare a sostenere il processo di ratifica e attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità da parte di quei paesi che non l'hanno ancora ratificata o attuata; osserva che l'UE dovrebbe fornire l'esempio attuando efficacemente a livello nazionale la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità; chiede all'Unione europea di assumere un ruolo di primo piano nella realizzazione di un'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile inclusiva, volta ad assicurare che nessuno sia trascurato, come consigliato dal Comitato della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità nelle osservazioni conclusive della sua revisione sull'attuazione della convenzione nell'UE;

Diritti delle donne e dei bambini

102.  accoglie con favore l'adozione del piano d'azione sulla parità di genere (2016-2020), che presenta un elenco globale di azioni tese a migliorare la situazione delle donne per quanto concerne la parità dei diritti e l'emancipazione; sottolinea che tale piano d'azione dovrebbe essere attuato insieme con il piano d'azione sui diritti umani e la democrazia, al fine di garantire che i diritti umani delle donne siano riconosciuti come tali; accoglie inoltre con favore l'adozione dell'impegno strategico per la parità di genere (2016-2019), che promuove la parità di genere e i diritti delle donne in tutto il mondo; ribadisce che i diritti delle donne non possono essere compromessi in nome di divieti specifici imposti da qualsiasi religione o credo; chiede che l'UE intensifichi il proprio sostegno a favore dell'attuazione degli obblighi e degli impegni nel settore dei diritti delle donne derivanti dalla Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW), dalla Piattaforma d'azione di Pechino, dalla dichiarazione del Cairo su popolazione e sviluppo e il rispettivo riesame dell'esito e dagli Obiettivi di sviluppo sostenibile; sottolinea l'importanza di non compromettere l'acquis delle Piattaforme d'azione di Pechino e del Cairo sull'accesso all'istruzione e alla sanità quale diritto umano fondamentale, nonché la difesa dei diritti sessuali e riproduttivi, e di garantire che alle donne che hanno subito stupri di guerra siano prestati tutta l'assistenza e i servizi sanitari e psicologici sicuri, compreso l'aborto sicuro, così come previsto dal diritto internazionale umanitario; segnala che la pianificazione familiare, la salute materna, l'accesso agevole agli anticoncezionali e all'aborto sicuro, nonché alla gamma completa di servizi per la salute sessuale e riproduttiva, sono elementi importanti per salvare la vita delle donne e ridurre la mortalità infantile e delle madri; sottolinea la necessità di porre queste politiche al centro della cooperazione allo sviluppo con i paesi terzi; sottolinea che la protezione di tutti i diritti delle donne, la salvaguardia del rispetto della loro dignità umana nonché l'eliminazione della violenza e delle discriminazioni a loro danno, sono aspetti essenziali per realizzare i loro diritti umani; sottolinea il diritto di ciascun individuo di decidere liberamente su questioni relative alla propria sessualità e alla propria salute sessuale e riproduttiva; riconosce in tal senso il diritto inalienabile delle donne di decidere in autonomia, anche sull'accesso alla pianificazione familiare;

103.  riafferma la propria condanna contro ogni forma di abuso e di violenza contro le donne e i minori nonché la violenza di genere, tra cui le pratiche pregiudizievoli dei matrimoni precoci e forzati, la mutilazione genitale femminile (MGF), lo sfruttamento, la schiavitù, la violenza domestica nonché il ricorso alla violenza sessuale come arma di guerra; ritiene che la violenza contro le donne si esprima anche in modo psicologico e sottolinea la necessità di integrare considerazioni di genere che, tra l'altro, promuovano la partecipazione attiva delle donne agli aiuti umanitari e includano strategie di protezione, anche dalla violenza sessuale e di genere, e misure sanitarie di base, compresi i servizi di salute sessuale e riproduttiva; sottolinea che la Commissione e gli Stati membri devono non solo contrastare ogni forma di violenza contro le donne, ma garantire in via prioritaria l'accesso all'istruzione e la lotta contro gli stereotipi di genere per le ragazze e i ragazzi fin dalla più tenera età; chiede all'Unione e agli Stati membri di ratificare in tempi brevi la Convenzione di Istanbul per garantire coerenza tra l'azione interna ed esterna in merito alla violenza contro le donne e le ragazze nonché alla violenza di genere; accoglie con favore la proposta della Commissione, del 4 marzo 2016, concernente l'adesione dell'UE alla convenzione di Istanbul, il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che mira a prevenire e a combattere la violenza contro le donne; ritiene che ciò condurrà a una maggiore efficienza e coerenza nelle politiche interne ed esterne dell'UE e rafforzerà la responsabilità dell'UE e il suo ruolo nella lotta alla violenza contro le donne e alla violenza di genere a livello internazionale; esorta la Commissione e il Consiglio ad adoperarsi al massimo affinché l'UE firmi e concluda la convenzione, incoraggiando nel contempo i 14 Stati membri che non hanno ancora agito in tal senso a firmare e ratificare la convenzione di Istanbul e a garantire che sia applicata in maniera corretta; evidenzia la necessità di garantire che i professionisti sanitari, le forze dell'ordine, i pubblici ministeri, i giudici, i diplomatici e il personale di mantenimento della pace nell'UE e nei paesi terzi ricevano una formazione adeguata per aiutare e sostenere le vittime di violenza, soprattutto donne e bambini, in situazioni di conflitto e operazioni sul campo;

104.  manifesta profonda preoccupazione per le violazioni dei diritti umani di donne e minori nei campi profughi e nei centri di accoglienza, compresi i casi segnalati di violenza sessuale e disparità di trattamento delle donne e dei minori; esorta il SEAE a esercitare pressioni affinché siano attuate norme più rigorose e buone prassi nei paesi terzi; sottolinea la necessità che le donne e i bambini vittime di abusi nei conflitti abbiano accesso a cure mediche e psicologiche, in linea con il diritto internazionale, nonché la necessità di garantire la continuità nell'istruzione, nell'assistenza sanitaria e nell'approvvigionamento alimentare per i bambini nei campi profughi, nelle aree di conflitto e nelle aree colpite da povertà estrema e condizioni ambientali estreme;

105.  rileva che le misure volte ad affrontare la violenza di genere devono occuparsi anche della violenza online, inclusi le molestie, il bullismo e l'intimidazione, e agire per creare un ambiente online che sia sicuro per le donne e le ragazze;

106.  accoglie con favore l'adozione e sostiene l'attuazione della recente risoluzione 2242 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in cui viene assegnata particolare attenzione alle donne in quanto elemento centrale di tutte le azioni volte ad affrontare le sfide globali, e chiede un maggiore impegno nell'includere l'agenda sulle donne, la pace e la sicurezza in tutti i diversi ambiti del mantenimento della pace; sottolineare l'importanza della piena e attiva partecipazione delle donne, su un piano di parità, nella prevenzione e nella risoluzione dei conflitti, nei negoziati di pace e nel processo di costruzione della pace; raccomanda l'introduzione di un sistema di quote per fornire una modalità di promozione della partecipazione femminile a tutti i livelli politici;

107.  si rammarica profondamente che il popolo Rom, e in particolare le donne Rom, continuino a essere oggetto di diffusa discriminazione e sentimenti antirom, condizioni che alimentano il ripetersi di svantaggi, esclusioni, segregazioni ed emarginazioni; invita l'UE e gli Stati membri a rispettare pienamente i diritti umani del popolo Rom assicurando il diritto all'istruzione, ai servizi sanitari, all'occupazione, all'alloggio e alla tutela sociale;

108.  esprime profondo rammarico per la mancanza di parità di genere nell'ambito politico e per la sottorappresentanza delle donne nel processo decisionale politico, sociale ed economico, il che compromette i diritti umani e la democrazia; ritiene che i governi debbano mirare alla parità di genere nei processi di sviluppo e mantenimento della democrazia e debbano combattere ogni forma di discriminazione di genere nella società; sottolinea che le relazioni delle missioni di osservazione elettorale contengono orientamenti precisi per il dialogo politico dell'UE con i paesi terzi al fine di migliorare la partecipazione delle donne al processo elettorale e alla vita democratica del paese;

109.  deplora il fatto che alcuni paesi limitino ancora la partecipazione delle donne alle elezioni;

110.  deplora il fatto che le donne in tutto il mondo continuino ad affrontare sfide enormi nella ricerca e nel mantenimento di lavori dignitosi, come dimostrato dalla relazione "Donne e lavoro 2016" dell'Organizzazione internazionale del lavoro;

111.  si rammarica che il soffitto di vetro per le donne nel mondo degli affari, il divario retributivo tra i generi e il mancato incoraggiamento da parte della società nei confronti dell'imprenditorialità femminile siano tuttora un fenomeno globale; chiede iniziative volte ad accrescere l'emancipazione femminile, soprattutto nel campo del lavoro autonomo e delle PMI;

112.  rammenta che l'accesso all'istruzione, alla formazione professionale e al microcredito sono uno strumento essenziale per conferire autonomia alle donne e prevenire la violazione dei loro diritti umani;

113.  promuove la partecipazione attiva delle donne nei sindacati e in altre organizzazioni, come elemento importante per l'introduzione delle questioni di genere nelle condizioni di lavoro;

114.  esorta gli Stati membri, la Commissione e il SEAE a concentrarsi sull'emancipazione economica e politica delle donne nei paesi in via di sviluppo, promuovendone la partecipazione nelle imprese e nell'attuazione di progetti di sviluppo locali e regionali;

115.  invita la Commissione e gli Stati membri ad attuare il bilancio di genere in tutti i finanziamenti pertinenti dell'UE;

116.  sollecita a investire sulle donne e sui giovani quale modo efficace per combattere la povertà, soprattutto quella femminile;

117.  esprime profonda preoccupazione per il fatto che la minaccia della resistenza antimicrobica, in rapida crescita, sia destinata a diventare la principale causa di morte al mondo, che miete vittime in particolare tra le persone vulnerabili e deboli nei paesi in via di sviluppo; invita la Commissione a elaborare senza indugio una strategia di salute pubblica veramente efficace;

Diritti dei minori

118.  riafferma l'urgente necessità che la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo e i suoi protocolli opzionali siano ratificati a livello universale e siano effettivamente attuati e chiede che sistematicamente l'UE consulti le pertinenti organizzazioni locali e internazionali per i diritti dei bambini e sollevi, nei suoi dialoghi politici e sui diritti umani con i paesi terzi, la questione degli obblighi degli Stati firmatari a mettere in atto la Convenzione e i suoi protocolli; accoglie con favore la ratifica della Convenzione da parte del Sud Sudan e della Somalia; invita nuovamente la Commissione e il VP/AR a prendere in esame modalità e mezzi per consentire all'UE di aderire alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo;

119.  chiede che l'Unione europea continui a promuovere gli strumenti dell'UE-UNICEF per i diritti dei minori "Integrating Child Rights in development Cooperation" (Integrare i diritti del fanciullo nella cooperazione allo sviluppo) mediante le delegazioni esterne e che impartisca una formazione adeguata al personale delle delegazioni dell'UE in tale ambito; evidenzia il grave problema dei bambini non registrati nati fuori dal paese di origine dei genitori, questione particolarmente rilevante nel caso dei rifugiati, e invita l'UE a sollevare la questione in tutti i dialoghi politici con i paesi terzi, ove del caso; invita la Commissione a mettere a punto politiche sulla protezione dei bambini figli di genitori detenuti e a promuoverle nei forum internazionali, al fine di superare la discriminazione e la stigmatizzazione di tali minori; sottolinea che milioni di bambini continuano a soffrire di malnutrizione e che un numero elevato di essi è soggetto a conseguenze irreversibili e a lungo termine o addirittura alla morte; invita la Commissione e la comunità internazionale a introdurre modalità innovative per affrontare efficacemente la malnutrizione, in particolare tra i minori, attraverso il pieno utilizzo dell'intera catena alimentare, comprendendo quindi i partenariati pubblico-privato-cittadini e tutte le altre risorse disponibili, in particolare i media sociali;

120.  esprime la necessità di assistenza internazionale per le azioni atte a trovare e liberare le donne e i bambini che sono ancora tenuti prigionieri dal Daesh e da altre organizzazioni terroristiche e paramilitari e per promuovere programmi speciali per il trattamento, all'interno dell'Unione europea e nel mondo, delle persone che hanno vissuto tale esperienza; è preoccupato per il reclutamento di bambini e per la loro partecipazione ad attività terroristiche e militari; esprime la necessità di istituire politiche per orientare la ricerca, la liberazione, la riabilitazione e la reintegrazione di questi bambini; evidenzia che è necessario promuovere politiche a favore del disarmo, della riabilitazione e del reinserimento dei bambini soldato; ribadisce la propria richiesta affinché la Commissione proponga una strategia e un piano d'azione globali in materia di diritti dei minori per i prossimi cinque anni, al fine di attribuire priorità ai diritti dei minori nelle politiche sia esterne che interne dell'UE e di promuovere i diritti dei minori, in particolare contribuendo a garantire il loro accesso all'acqua, ai servizi igienico-sanitari, all'assistenza sanitaria e all'istruzione, anche nelle zone di conflitto e nei campi profughi;

Diritti degli anziani

121.  valuta positivamente l'obiettivo 16, lettera g), del piano d'azione per i diritti umani e la democrazia 2015-2019, che mira a sensibilizzare sui diritti umani e le esigenze specifiche delle persone anziane; è preoccupato per gli effetti negativi della discriminazione basata sull'età; pone l'accento sulle particolari sfide che le persone anziane devono affrontare nel godimento dei loro diritti umani, ad esempio nell'accesso alla protezione sociale e all'assistenza sanitaria; invita gli Stati membri ad utilizzare l'attuale revisione del piano d'azione internazionale di Madrid sull'invecchiamento per definire l'attuazione degli strumenti esistenti e identificare le potenziali lacune; invita l'UE e gli Stati membri a partecipare attivamente al gruppo di lavoro aperto delle Nazioni Unite sull'invecchiamento e a intensificare gli sforzi intesi a tutelare e promuovere i diritti delle persone anziane, valutando anche la possibilità di mettere a punto un nuovo strumento giuridico;

Diritti di persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI)

122.  è fortemente preoccupato per l'aumento della violenza e delle discriminazioni contro le persone LGBTI; condanna con fermezza il recente aumento delle leggi discriminatorie e degli atti di violenza nei confronti delle persone sulla base dell'orientamento sessuale, dell'identità di genere e delle caratteristiche sessuali, come pure il fatto che 73 paesi ancora considerano l'omosessualità un reato (anche accusando le persone LGBTI di "depravazione") e che, di tali paesi, 13(61) prevedono ancora la pena di morte mentre 20 configurano le identità transgender ancora come reato; esprime forte preoccupazione per le cosiddette "leggi sulla propaganda" che mirano a limitare la libertà di espressione e di riunione delle persone LGBTI e di coloro che ne sostengono i diritti; invita tutti gli Stati in cui tali leggi sono in vigore a ritirare tali disposizioni; condanna fermamente le crescenti limitazioni e le difficili condizioni imposte alla libertà di riunione e di associazione dei gruppi LGBTI e dei difensori dei diritti umani e a eventi e manifestazioni, quali le marce dell'orgoglio omosessuale, che in alcuni casi sono accompagnate da reazioni violente da parte delle autorità nei confronti dei manifestanti; riafferma il ruolo essenziale di tali libertà fondamentali nel funzionamento delle società democratiche e la responsabilità degli Stati di assicurare che tali diritti siano rispettati e che coloro che li esercitano siano protetti; chiede che il SEAE renda prioritarie e rafforzi le proprie azioni in paesi in cui vi è una grande incidenza di violenze, uccisioni, abusi e discriminazioni nei confronti delle persone LGBTI, condannando tali pratiche in conformità degli orientamenti dell'UE in materia di pena di morte e degli orientamenti dell'UE in materia di tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, nonché continuando a collaborare con l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani in questo ambito; sottolinea l'importanza di sostenere l'operato dei difensori dei diritti umani delle persone LGBTI, aumentando il sostegno e le risorse per un'efficace programmazione, tramite l'avvio di campagne di sensibilizzazione del pubblico, anche finanziate tramite l'EIDHR, sulla discriminazione e la violenza contro le persone LGBTI nonché l'offerta di assistenza in situazioni di emergenza a coloro che ne hanno bisogno; invita le delegazioni dell'UE e le istituzioni pertinenti a promuovere attivamente tali diritti e libertà fondamentali;

123.  accoglie con favore gli orientamenti del Consiglio "Affari esteri" per la promozione e la tutela dell'esercizio di tutti i diritti umani da parte delle persone LGBTI, adottati il 24 giugno 2013, invita il SEAE e la Commissione a esercitare pressioni per un'attuazione più strategica e sistematica degli orientamenti, anche tramite la sensibilizzazione e la formazione del personale dell'UE nei paesi terzi, al fine di sollevare in maniera efficace la questione dei diritti delle persone LGBTI nei dialoghi politici e sui diritti umani con i paesi terzi e nei consessi multilaterali; pone l'accento sull'importanza di diffondere alle persone LGBTI gli orientamenti dell'UE per la promozione e la tutela dell'esercizio di tutti i diritti umani; chiede che siano adottate misure concrete per aumentare la coerenza tra le politiche interne ed esterne dell'UE in materia di diritti LGBTI;

124.  incoraggia le istituzioni e gli Stati membri dell'UE a contribuire ulteriormente alle riflessioni sul riconoscimento del matrimonio o delle unioni civili tra persone dello stesso sesso in quanto questione politica, sociale e di diritti umani e civili; valuta positivamente il fatto che un numero sempre maggiore di paesi rispetti il diritto di costruirsi una famiglia attraverso il matrimonio, l'unione civile e l'adozione senza discriminazioni in base all'orientamento sessuale, e invita la Commissione e gli Stati membri a elaborare proposte per il riconoscimento reciproco di tali unioni e delle famiglie dello stesso sesso in tutta l'UE, in modo da garantire la parità di trattamento in termini di lavoro, libera circolazione, tassazione e previdenza sociale, tutelando i redditi delle famiglie e i figli;

Diritti delle popolazioni indigene e delle persone appartenenti a minoranze

125.  esprime grave preoccupazione per il fatto che le popolazioni indigene siano particolarmente a rischio di subire discriminazioni e siano molto vulnerabili a cambiamenti e perturbazioni di carattere politico, economico, ambientale e lavorativo; rileva che la maggior parte di queste persone vive al di sotto della soglia di povertà e ha un accesso limitato o inesistente alla rappresentanza e al processo decisionale contrariamente al diritto al consenso libero, preliminare e informato garantito dalla Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni e riconosciuto dal Consenso europeo in materia di sviluppo del 2005; esprime particolare preoccupazione per le segnalazioni riguardanti la pratica diffusa e in aumento delle violazioni dei diritti umani contro i popoli indigeni, quali persecuzioni, arresti arbitrari e uccisione di difensori dei diritti umani, trasferimenti forzati, accaparramento delle terre e violazioni dei diritti umani in ambito aziendale;

126.  osserva con profonda preoccupazione che le popolazioni indigene sono particolarmente colpite dalle violazioni dei diritti umani legate all'estrazione di risorse; invita la Commissione e il SEAE a promuovere quadri normativi e iniziative rigorosi, intesi ad assicurare la trasparenza e la buona governance nel settore minerario e in altri settori legati alle risorse, che rispettino il consenso libero, preliminare e informato dalle popolazioni locali e la dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni; invita le delegazioni dell'UE a rafforzare il dialogo con le popolazioni indigene presenti nel territorio, al fine di individuare e prevenire le violazioni dei diritti umani;

127.  sottolinea che le comunità di minoranze hanno esigenze specifiche, pertanto la piena ed effettiva uguaglianza tra persone appartenenti a una minoranza e quelle appartenenti alla maggioranza dovrebbe essere promossa in tutti gli ambiti della vita economica, sociale, politica e culturale; esorta la Commissione a seguire da vicino l'attuazione delle disposizioni a tutela dei diritti delle persone appartenenti a minoranze, durante l'intero processo di allargamento;

Diritti delle persone colpite da discriminazione legata alla casta

128.  condanna le continue violazioni dei diritti umani commesse nei confronti di persone che subiscono una discriminazione legata alla casta, le quali si vedono tra l'altro negare l'uguaglianza e l'accesso alla giustizia e al lavoro, sono vittime di una persistente segregazione e sono ostacolate dalle barriere imposte dalla casta nella fruizione dei diritti umani basilari e dello sviluppo; esprime profonda preoccupazione il tasso allarmante di attacchi violenti basati sulla casta nei confronti dei dalit e dell'impunita discriminazione istituzionalizzata; rinnova il suo invito a elaborare una politica dell'UE in materia di discriminazione legata alla casta e invita l'Unione a cogliere tutte le opportunità per manifestare profonda preoccupazione per tali discriminazioni;

Corte penale internazionale (CPI) e giustizia transizionale

129.  ricorda l'universalità della CPI e ribadisce il pieno sostegno al suo lavoro; sottolinea il ruolo importante della CPI nel porre fine all'impunità degli autori dei crimini più gravi e motivo di allarme per la comunità internazionale, nonché nel rendere giustizia alle vittime di crimini di guerra, genocidi e crimini contro l'umanità; rimane vigile nei confronti di ogni tentativo di minare la legittimità o l'indipendenza della Corte;

130.  ricorda la sua risoluzione del 4 febbraio 2016 in cui ha chiesto ai membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di appoggiare il ricorso, da parte del Consiglio di sicurezza, alla CPI affinché siano esaminate le violazioni commesse in Iraq e Siria dal cosiddetto ISIS/Daesh contro i cristiani (caldei/siriaci/assiri), gli yazidi e altre minoranze religiose ed etniche;

131.  accoglie con favore la dichiarazione rilasciata dall'Ucraina in cui accetta la giurisdizione della CPI per i crimini commessi nel paese a partire dal 20 febbraio 2014, in quanto tale dichiarazione consente al procuratore della CPI di valutare se il tribunale possa indagare sulle violazioni commesse durante il conflitto armato, sebbene l'Ucraina non sia ancora un paese membro della CPI;

132.  valuta positivamente le conclusioni del Consiglio sul sostegno dell'UE alla giustizia di transizione e accoglie favorevolmente il quadro politico dell'UE sul sostegno alla giustizia di transizione, in quanto l'Unione è la prima organizzazione regionale ad adottare tale politica; chiede all'Unione europea, agli Stati membri e al rappresentante speciale di promuovere attivamente la CPI, l'applicazione delle sue decisioni e la lotta contro l'impunità per i reati a norma dello Statuto di Roma ed esprime profonda preoccupazione per il fatto che diversi mandati di arresto non siano ancora stati eseguiti; esorta l'UE e gli Stati membri a collaborare con la Corte e a continuare a prestare un forte sostegno diplomatico e politico alle azioni tese a rafforzare ed espandere i rapporti tra CPI e Nazioni Unite, in particolare nel contesto del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, nonché ad adottare misure atte a prevenire e a rispondere efficacemente ai casi di non cooperazione con la CPI; ribadisce l'invito rivolto all'UE ad adottare una posizione comune in merito al reato di aggressione e agli emendamenti di Kampala e chiede agli Stati membri di allineare le loro legislazioni nazionali alle definizioni contenute negli emendamenti di Kampala e di rafforzare la cooperazione con la Corte; deplora l'atteggiamento di sfida adottato da vari paesi nei confronti della CPI, che si sono ritirati o minacciano di ritirarsi dalla giurisdizione della Corte;

133.  ribadisce l'invito alla creazione di un rappresentante speciale dell'Unione per la giustizia internazionale e il diritto internazionale umanitario, per conferire a tali questioni l'importanza e la visibilità che meritano, far avanzare efficacemente l'agenda dell'UE e integrare l'impegno dell'Unione nella lotta contro l'impunità e a favore della Corte penale internazionale in tutte le politiche estere dell'UE;

134.  chiede all'Unione e agli Stati membri di fornire un finanziamento adeguato alla CPI e a rafforzare il sostegno al sistema della giustizia penale internazionale, compresa la giustizia transizionale;

Diritto internazionale umanitario

135.  condanna la mancanza di rispetto per il diritto internazionale umanitario ed esprime grave preoccupazione per il crescente tasso di danni collaterali nei conflitti armati in tutto il mondo e per gli attacchi omicidi contro ospedali, scuole, convogli umanitari o altri bersagli civili; è profondamente preoccupato per la sempre maggiore influenza delle azioni degli attori non statali nei conflitti mondiali ed esorta l'UE ad avvalersi di tutti gli strumenti a sua disposizione per migliorare il rispetto del diritto internazionale umanitario da parte di attori statali e non statali; accoglie con favore l'impegno dell'UE e degli Stati membri nei confronti del Comitato internazionale della Croce Rosa (CICR) per sostenere con forza l'istituzione di un meccanismo efficace per il rafforzamento della conformità con il diritto internazionale umanitario e invita l'AR/VP a riferire al Parlamento in merito agli obiettivi e alla strategia da adottare per realizzare tale impegno; esorta la comunità internazionale a organizzare una conferenza a livello mondiale per la preparazione di un nuovo meccanismo internazionale di rilevamento e raccolta dei dati e di informazione pubblica circa le violazioni del diritto internazionale umanitario, compresi gli attacchi contro ospedali, operatori sanitari e ambulanze; ritiene che tale meccanismo potrebbe basarsi sul meccanismo esistente relativo ai bambini e ai conflitti armati (Children and Armed Conflict, CAAC); chiede al VP/AR di presentare annualmente un elenco pubblico dei presunti responsabili di attacchi contro scuole e ospedali, al fine di definire un'azione adeguata dell'UE per fermare tali attacchi;

136.  deplora che sette Stati membri non abbiano ancora ratificato la Convenzione sulle munizioni a grappolo; invita l'UE e i suoi Stati membri a sostenere un divieto globale dell'uso di fosforo bianco, in particolare attraverso la conclusione di un nuovo protocollo alla convenzione su certe armi convenzionali, proibendo l'utilizzo di dette armi;

137.  chiede agli Stati membri di ratificare i principali strumenti di diritto internazionale umanitario e altri strumenti giuridici pertinenti che hanno un impatto su di esso; riconosce l'importanza degli orientamenti dell'UE sulla promozione del rispetto del diritto internazionale umanitario e ribadisce l'invito rivolto al VP/AR e al SEAE affinché ne riesaminino l'attuazione alla luce dei tragici eventi verificatisi in Medio Oriente, in particolare nel contesto dell'impunità diffusa e sistematica per le gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e del diritto in materia di diritti umani; invita l'UE a sostenere iniziative intese a diffondere la conoscenza del diritto internazionale umanitario e delle buone pratiche riguardo alla sua attuazione e chiede all'Unione di sfruttare in modo efficace tutti gli strumenti bilaterali a sua disposizione per promuovere la conformità dei suoi partner a tale diritto, anche attraverso il dialogo politico; ribadisce l'invito rivolto agli Stati membri affinché si adoperino a livello internazionale per prevenire gli attacchi contro le scuole e il loro impiego militare da parte di attori armati, approvando la dichiarazione sulle scuole sicure, destinata a contribuire alla cessazione dei diffusi attacchi militari contro le scuole durante i conflitti armati;

138.  esorta la comunità internazionale a convocare una conferenza internazionale nell'ottica di rafforzare l'efficacia delle norme umanitarie internazionali;

139.  invita il VP/AR ad avviare un'iniziativa dell'UE volta a imporre un embargo sulle armi nei confronti dei paesi che sono accusati di gravi violazioni del diritto internazionale umanitario, in particolare con riferimento agli attacchi deliberati contro infrastrutture civili; sottolinea che il continuo rilascio di licenze di vendita di armi a tali paesi costituisce una violazione della posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio, dell'8 dicembre 2008; invita gli Stati membri a valutare di accettare i detenuti di Guantanamo nell'UE; sottolinea la necessità di chiudere la prigione della Baia di Guantanamo al più presto;

Libertà di pensiero, di coscienza e di religione o credo

140.  condanna, in conformità dell'articolo 10 del TFUE, tutti gli atti di violenza, di persecuzione, di intolleranza e di discriminazione sulla base di ideologia, religione o credo; esprime profonda preoccupazione per le continue notizie di violenze e persecuzioni, intolleranza e discriminazioni contro le minoranze religiose e di credo in tutto il mondo; sottolinea che il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza, di religione o di credo è un diritto umano fondamentale, correlato ad altri diritti umani e libertà fondamentali, e comprende il diritto di credere o non credere, il diritto di professare o meno una religione o un credo così come il diritto di adottare un credo di propria scelta, di cambiarlo, abbandonarlo o tornare a farlo proprio, come sancito all'articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e all'articolo 9 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo; chiede all'UE e agli Stati membri di partecipare alle discussioni politiche per l'abrogazione delle leggi sulla blasfemia; invita l'UE e gli Stati membri a garantire il rispetto e la protezione delle minoranze in tutto il mondo, anche in Medio Oriente, dove yazidi, cristiani, minoranze musulmane e atei sono perseguitati dal Daesh e da altri gruppi terroristici; deplora l'abuso della religione o del credo a fini terroristici;

141.  sostiene l'impegno dell'UE di promuovere il diritto alla libertà di religione o di credo nelle sedi internazionali e regionali, tra cui l'ONU, l'OSCE, il Consiglio d'Europa e altri meccanismi regionali, e incoraggia l'Unione a continuare a presentare la sua risoluzione annuale sulla libertà di religione o di credo alle Nazioni Unite e a sostenere il mandato del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di religione o di credo; incoraggia il VP/AR e il SEAE a impegnarsi in un dialogo permanente con le ONG, i gruppi religiosi o di credo e i leader religiosi;

142.  sostiene pienamente la prassi dell'UE di guidare le risoluzioni tematiche presso l'UNHRC e l'UNGA sulla libertà di religione e di credo, incoraggia l'Unione a sostenere il mandato del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di religione o di credo ed esorta i paesi che attualmente non accettano le richieste di visita del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di religione o di credo a farlo;

143.  invita l'UE a rafforzare gli strumenti esistenti e ad adottare qualunque altro strumento nell'ambito del suo mandato per garantire che la protezione delle minoranze religiose sia efficace in tutto il mondo;

144.  chiede azioni concrete per l'effettiva applicazione degli orientamenti dell'UE sulla promozione e la tutela della libertà di religione o di credo, tra cui: garantire una formazione sistematica e coerente del personale dell'UE presso le sedi centrali e le delegazioni; riferire in merito alle situazioni nazionali e locali; impegnarsi in stretta collaborazione con gli attori locali, in particolare i leader di gruppi religiosi o di credo;

145.  è profondamente preoccupato per la situazione di pericolo in cui si trovano le comunità religiose o di credo in alcune parti del mondo, con intere comunità religiose in via di sparizione o in fuga;

146.  sottolinea che i cristiani sono al momento il gruppo religioso maggiormente soggetto a vessazioni e intimidazioni nei paesi di tutto il mondo, compresa l'Europa, dove i rifugiati cristiani subiscono abitualmente persecuzioni a sfondo religioso, e che alcune delle più antiche comunità cristiane rischiano di scomparire, in particolare in Nord Africa e nel Medio Oriente;

147.  incoraggia la comunità internazionale e l'Unione europea a fornire protezione alle minoranze e a creare zone sicure; chiede il riconoscimento, l'auto-amministrazione e la protezione delle minoranze etniche e religiose che vivono in aree in cui storicamente vantano una forte presenza e una convivenza pacifica, ad esempio nella catena montuosa del Sinjar (yazidi) e nelle pianure di Ninive (popoli caldei, siriaci, assiri); chiede un'assistenza speciale per preservare le fosse (comuni) nelle zone di conflitto attuali o recenti, allo scopo di esumare e sottoporre ad autopsia i resti umani ivi sepolti, per consentire una degna sepoltura o la restituzione alle famiglie dei resti delle vittime; chiede l'istituzione di un fondo dedicato che possa contribuire a finanziare iniziative destinate a conservare le prove, onde consentire di condurre indagini su presunti crimini contro l'umanità e assicurare i responsabili alla giustizia; chiede un'assistenza speciale dell'UE e degli Stati membri per istituire con urgenza un gruppo di esperti incaricati di raccogliere tutte le prove di qualunque reato internazionale in corso, incluso il genocidio, contro minoranze religiose ed etniche, in qualunque luogo, compresa la conservazione di fosse comuni in zone di conflitto attuali o recenti, allo scopo di predisporre procedimenti giudiziari internazionali nei confronti dei responsabili;

Libertà di espressione online e offline nonché attraverso fonti audiovisive e altri media

148.  sottolinea che i diritti umani e le libertà fondamentali sono universali e vanno difesi a livello globale in ogni aspetto della loro espressione;

149.  pone l'accento sul ruolo della libertà di espressione, l'indipendenza e il pluralismo dei media quali elementi fondamentali per la democrazia e sulla necessità di conferire potere ai cittadini e alla società civile onde garantire la trasparenza e la responsabilità nel settore pubblico;

150.  è preoccupato per il crescente numero di arresti e tentativi di intimidazione contro i giornalisti in molti paesi e rammenta che tali pratiche pregiudicano gravemente la libertà di stampa; esorta l'UE e la comunità internazionale a proteggere i giornalisti e i blogger indipendenti, a ridurre il divario digitale e a promuovere un accesso privo di restrizioni all'informazione e alla comunicazione, come pure un accesso a Internet non soggetto a censure (libertà digitale);

151.  esprime profonda preoccupazione per la proliferazione e la diffusione di tecnologie di monitoraggio, sorveglianza, censura e filtraggio, che rappresentano una crescente minaccia per gli attivisti per i diritti umani e la democrazia nei paesi autocratici;

152.  condanna fermamente il crescente numero di difensori dei diritti umani che devono affrontare minacce digitali, compreso il danneggiamento dei dati attraverso la confisca delle apparecchiature, la sorveglianza remota e la fuga di dati; condanna la pratica della sorveglianza online e della pirateria per raccogliere informazioni che possono essere utilizzate in cause legali o campagne diffamatorie, come pure in processi diffamatori;

153.  condanna fermamente il controllo di Internet, dei media e del mondo accademico da parte delle autorità e l'aumento delle intimidazioni, delle vessazioni e degli arresti arbitrari ai danni di difensori dei diritti umani, avvocati e giornalisti;

154.  condanna le restrizioni alla comunicazione digitale, compresa la chiusura di siti web e il blocco degli account personali, da parte di regimi autoritari al fine di limitare la libertà di espressione e quale mezzo per mettere a tacere l'opposizione e reprimere la società civile; invita l'UE e gli Stati membri a condannare pubblicamente i regimi che limitano la comunicazione digitale dei loro critici e dell'opposizione;

155.  sottolinea l'importanza di promuovere l'accesso privo di restrizioni a Internet in tutte le forme di contatto con i paesi terzi, inclusi i negoziati di adesione e commerciali, i dialoghi sui diritti umani e i contatti diplomatici, nonché di rendere le informazioni sui diritti umani e la democrazia il più possibile accessibili alle persone in tutto il mondo;

156.  esprime preoccupazione per l'aumento dell'incitamento all'odio, soprattutto su piattaforme di media sociali; invita la Commissione a coinvolgere i rappresentanti delle organizzazioni della società civile per garantire che le loro opinioni siano prese in considerazione nei negoziati sui codici di condotta; condanna con fermezza la diffusione di messaggi di odio che incitano alla violenza e al terrore;

157.  chiede un maggiore sostegno in ambiti quali la promozione della libertà dei mezzi di comunicazione, la protezione dei giornalisti, dei blogger e degli informatori indipendenti, la riduzione del divario digitale e la promozione di un accesso privo di restrizioni all'informazione e alla comunicazione, nonché la salvaguardia di un accesso a Internet non soggetto a censure (libertà digitale);

158.  invita a uno sviluppo attivo e alla diffusione di tecnologie che contribuiscano a tutelare i diritti umani e a favorire i diritti e le libertà digitali delle persone nonché la loro sicurezza e vita privata;

159.  invita l'UE ad adottare software gratuiti e open-source e a incoraggiare altri attori a fare altrettanto, giacché tali software garantiscono migliore sicurezza e maggiore rispetto dei diritti umani;

160.  invita la Commissione e gli Stati membri a sollevare la questione della libertà di espressione online, delle libertà digitali e dell'importanza di una rete Internet libera e aperta in tutte le sedi internazionali, compresi il Forum delle Nazioni Unite sulla governance di Internet, il G8, il G20, l'OSCE e il Consiglio d'Europa;

Misure antiterrorismo

161.  ribadisce la condanna inequivocabile del terrorismo e il pieno sostegno a favore di azioni tese a sradicare le organizzazioni terroristiche, in particolare il Daesh, che rappresenta un'evidente minaccia alla sicurezza regionale e internazionale, rammentando nel contempo che tali azioni dovrebbero sempre rispettare appieno il diritto internazionale in materia di diritti umani; sostiene l'attuazione della risoluzione 2178(2014) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla risposta alle minacce rappresentate da combattenti terroristi stranieri e dei principi guida di Madrid per arrestare il flusso di combattenti terroristi stranieri;

162.  ricorda che il piano d'azione dell'UE sui diritti umani e la democrazia sottolinea la necessità di garantire che il rispetto della libertà di opinione e di espressione sia integrato nelle politiche e nei programmi di sviluppo connessi al terrorismo, compreso il ricorso alle tecnologie di sorveglianza digitale; sottolinea che gli Stati membri dovrebbero fare pieno uso degli strumenti esistenti per affrontare la radicalizzazione dei cittadini europei e sviluppare programmi efficaci per contrastare il terrorismo e la propaganda estremista e i metodi di reclutamento, in particolare online, prevenendo la radicalizzazione; sottolinea che è necessaria con urgenza un'azione concertata dell'UE e insiste affinché gli Stati membri collaborino in ambiti sensibili, in particolare nella condivisione di informazioni e di intelligence;

163.  chiede che l'Unione europea continui a collaborare con le Nazioni Unite nella lotta al finanziamento del terrorismo, anche ricorrendo ai meccanismi esistenti per l'individuazione di terroristi e organizzazioni terroristiche, e a rafforzare i meccanismi di congelamento dei beni a livello mondiale, rispettando al contempo le norme internazionali sul giusto processo e sullo Stato di diritto; invita la Commissione e gli Stati membri a sollevare in modo efficace e con urgenza questo tema presso gli Stati che finanziano o sostengono le organizzazioni terroristiche o permettono ai loro cittadini di farlo;

Pena di morte

164.  ricorda la posizione di totale intransigenza dell'UE nei confronti della pena di morte e ribadisce la sua ormai consolidata opposizione alla pena capitale, alla tortura e alle pene e ai trattamenti crudeli, disumani o degradanti in ogni caso e in qualsiasi circostanza;

165.  si compiace per l'abolizione della pena di morte nelle Figi, in Suriname, in Mongolia e nello Stato del Nebraska (USA);

166.  esprime profonda preoccupazione per la ripresa delle esecuzioni in alcuni paesi negli ultimi anni; deplora che anche i leader politici di altri paesi stiano valutando la possibilità di reintrodurre la pena di morte; esprime profonda preoccupazione per l'aumento riscontrato nel numero di sentenze capitali a livello mondiale nel 2015, in particolare in Cina, Egitto, Iran, Nigeria, Pakistan e Arabia Saudita; ricorda alle autorità di questi paesi che essi sono firmatari della Convenzione sui diritti del fanciullo, la quale vieta categoricamente l'applicazione della pena di morte per reati commessi da persone di età inferiore a 18 anni;

167.  esprime profonda preoccupazione per il numero crescente di sentenze capitali pronunciate in processi di massa, senza garanzia degli standard internazionali per un equo processo richiesti dal diritto internazionale;

168.  denuncia con forza l'aumento delle sentenze di pena di morte emesse per reati legati alla droga e chiede che il ricorso alla pena capitale e alle esecuzioni sommarie sia escluso per tali reati;

169.  invita i paesi che hanno abolito la pena di morte o in cui vige da tempo una moratoria al riguardo a tenere fede ai propri impegni e a non reintrodurla; chiede all'Unione europea di continuare a sfruttare la cooperazione e la diplomazia in tutte le sedi possibili a livello mondiale per sostenere una posizione contraria alla pena di morte, tentando nel contempo di garantire che il diritto a un equo processo sia pienamente rispettato per ogni singola persona che rischia l'esecuzione; sottolinea l'importanza che l'Unione continui a monitorare le condizioni in cui vengono eseguite le condanne a morte in quei paesi che ancora la impongono, al fine di assicurare che l'elenco dei condannati a morte sia reso pubblico e che i corpi siano restituiti alle famiglie;

170.  insiste sull'importanza che l'Unione mantenga una politica di alto profilo, volta all'abolizione della pena di morte in tutto il mondo, in linea con gli orientamenti rivisti dell'UE in materia di pena di morte del 2013, e che continui a battersi contro la pena capitale; chiede all'Unione di adoperarsi maggiormente per l'abolizione universale della pena di morte e di esplorare nuove modalità per avviare campagne a tal fine e per sostenere azioni, nell'ambito dell'EIDHR, volte a prevenire le sentenze capitali o le esecuzioni; chiede che le delegazioni dell'UE continuino a organizzare campagne di sensibilizzazione a tal fine;

Lotta contro la tortura e i maltrattamenti

171.  esprime profonda preoccupazione per il continuo ricorso alla tortura e ai maltrattamenti di persone tenute in detenzione, ad esempio per estorcere confessioni che sono poi utilizzate in processi penali che violano palesemente le norme internazionali sull'equo processo;

172.  deplora l'uso diffuso della tortura e dei maltrattamenti contro gli esponenti dissidenti della società per ridurli al silenzio e contro gruppi vulnerabili, come le minoranze etniche, linguistiche e religiose, le persone LGBTI, le donne, i bambini, i richiedenti asilo e i migranti;

173.  condanna nella maniera più ferma la tortura e i maltrattamenti ad opera del Daesh e di altre organizzazioni terroristiche o paramilitari; esprime solidarietà alle famiglie e alle comunità di tutte le vittime di tali violenze; condanna le pratiche del Daesh e delle altre organizzazioni terroristiche e paramilitari che ricorrono alla discriminazione e prendono di mira le minoranze; chiede all'Unione europea, agli Stati membri e alla comunità internazionale di intensificare gli sforzi per affrontare l'urgente necessità di prevenire ulteriormente la sofferenza in maniera efficace;

174.  ritiene estremamente preoccupanti le condizioni di detenzione e lo stato delle carceri in diversi paesi; considera essenziale contrastare ogni forma di tortura e maltrattamento dei detenuti, compresa la tortura psicologica, e intensificare gli sforzi per garantire il rispetto del pertinente diritto internazionale, in particolare per quanto concerne l'accesso all'assistenza sanitaria e ai medicinali; condanna fermamente le violazioni del diritto e ritiene che le mancate cure ai prigionieri per malattie quali l'epatite o l'HIV siano assimilabili all'omissione di soccorso;

175.  esorta il SEAE, alla luce delle continue informazioni sulla diffusa pratica delle esecuzioni sommarie, della tortura e dei maltrattamenti in tutto il mondo, a intensificare, a tutti i livelli di dialogo e in tutte le sedi, le azioni dell'UE nella lotta contro le esecuzioni sommarie, la tortura e altri maltrattamenti, in linea con gli orientamenti dell'UE in materia di pena di morte e gli orientamenti dell'UE in materia di tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti;

176.  esorta il SEAE a continuare a esprimere preoccupazione, in maniera sistematica, per la tortura e i maltrattamenti nei dialoghi politici e sui diritti umani con i paesi interessati e nelle dichiarazioni pubbliche e chiede alle delegazioni dell'UE e alle ambasciate degli Stati membri sul posto di monitorare i casi di tortura e maltrattamento e di agire concretamente per promuoverne la completa eliminazione, seguire i pertinenti processi penali e avvalersi di tutti gli strumenti a loro disposizione per assistere le persone interessate;

Droni

177.  esprime profonda preoccupazione per l'utilizzo di droni armati al di fuori del quadro giuridico internazionale; esorta gli Stati membri a elaborare una politica e posizioni giuridiche chiare sui droni armati e ribadisce la sua richiesta di una posizione comune dell'UE sull'uso di droni armati, che difenda i diritti umani e il diritto internazionale umanitario e tratti questioni quali il quadro giuridico, la proporzionalità, la responsabilità, la protezione dei civili e la trasparenza; esorta ancora una volta l'UE a vietare lo sviluppo, la produzione e l'impiego di armi completamente autonome in grado di sferrare attacchi senza alcun intervento umano; invita l'Unione a contrastare e a vietare la pratica delle uccisioni extragiudiziali e mirate e a impegnarsi ad assicurare misure adeguate, in conformità degli obblighi giuridici nazionali e internazionali, qualora sussistano ragionevoli motivi per ritenere che un individuo o un'entità nella sua giurisdizione possa essere collegato a un'uccisione mirata illegale all'estero; chiede al VP/AR, agli Stati membri e al Consiglio di includere i droni armati e le armi completamente autonome nei pertinenti meccanismi europei e internazionali di controllo del disarmo e delle armi ed esorta gli Stati membri a impegnarsi e rafforzare tali meccanismi di controllo; invita l'UE ad assicurare una maggiore trasparenza e responsabilità degli Stati membri, non da ultimo rispetto ai paesi terzi, nell'utilizzo di droni armati per quanto riguarda la base giuridica di tale utilizzo e la responsabilità operativa, a consentire il controllo giurisdizionale degli attacchi con droni e a garantire che le vittime di simili attacchi illegali abbiano accesso a mezzi di ricorso efficaci;

178.  enfatizza il divieto da parte dell'UE allo sviluppo, alla produzione e all'impiego di armi completamente autonome che consentono di sferrare attacchi senza alcun intervento umano; chiede all'Unione di opporsi alla pratica delle uccisioni mirate illegali e di vietarla;

179.  chiede alla Commissione di tenere il Parlamento debitamente informato sull'uso dei fondi dell'UE per tutti i progetti di ricerca e sviluppo associati alla costruzione di droni a scopi sia civili che militari; invita ad effettuare valutazioni d'impatto sui diritti umani nell'ambito di progetti legati al futuro sviluppo di droni;

180.  sottolinea che l'impatto delle tecnologie sul miglioramento dei diritti umani dovrebbe essere integrato nei programmi e nelle politiche dell'UE al fine di favorire la tutela dei diritti umani e la promozione della democrazia, lo Stato di diritto, la buona governance nonché la risoluzione pacifica dei conflitti;

Sostegno alla democrazia e alle elezioni e missioni di osservazione elettorale

181.  ricorda che lo spazio aperto per la società civile, la libertà di espressione, di riunione e di associazione e il dovuto rispetto dello Stato di diritto sono elementi chiave di elezioni eque e democratiche; invita l'UE a garantire che le ONG locali lascino spazio all'osservazione e al monitoraggio legittimi dello svolgimento delle elezioni; sottolinea che la corruzione costituisce una minaccia per l'equo godimento dei diritti umani e compromette i processi democratici; ritiene che l'UE dovrebbe sottolineare l'importanza dell'integrità, della responsabilità e della buona gestione degli affari pubblici in tutti i dialoghi con i paesi terzi, come previsto dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (UNCAC); rammenta la necessità che l'UE mantenga l'impegno preso con i partner, in particolare i paesi vicini, di sostenere le riforme economiche, sociali e politiche, proteggere i diritti umani e contribuire all'istituzione dello Stato di diritto, quale mezzo migliore per rafforzare l'ordine internazionale e per garantire la stabilità nei paesi vicini; sottolinea, a questo proposito, che la revisione della politica europea di vicinato è stata l'occasione per riaffermare che la difesa dei valori universali e la promozione dei diritti umani sono gli obiettivi principali dell'Unione; ricorda che le esperienze acquisite dall'Unione europea, dai politici, dal mondo accademico, dai media, dalle ONG e dalla società civile e gli insegnamenti tratti dalle transizioni alla democrazia nel quadro delle politiche di allargamento e di vicinato potrebbero contribuire positivamente a individuare le prassi migliori da seguire per sostenere e consolidare altri processi di democratizzazione in tutto il mondo; accoglie con favore in questo contesto il lavoro del Fondo europeo per la democrazia e dei programmi dell'UE a sostegno delle organizzazioni della società civile, segnatamente l'EIDHR;

182.  raccomanda all'UE di sviluppare un approccio più globale ai processi di democratizzazione, di cui l'osservazione delle elezioni è solo un aspetto di un ciclo più ampio e più a lungo termine; ribadisce che la transizione politica e la democratizzazione possono essere sostenibili e avere successo solo se coniugate con il rispetto dei diritti umani e il riconoscimento alle donne, alle persone con disabilità e agli altri gruppi emarginati di un accesso paritario al processo democratico, la promozione della giustizia, la trasparenza, l'assunzione di responsabilità, la riconciliazione, lo Stato di diritto, lo sviluppo economico e sociale, le misure per contrastare la povertà estrema nonché la creazione di istituzioni democratiche; sottolinea che la lotta alla corruzione nei paesi in cui sono in corso processi di democratizzazione dovrebbe essere una priorità dell'UE in quanto questo fenomeno ostacola la tutela e la promozione della buona governance, alimenta la criminalità organizzata ed è legato alla frode elettorale;

183.  accoglie favorevolmente la comunicazione congiunta sulla revisione della politica europea di vicinato e ricorda che, come previsto nel trattato sull'Unione europea, le relazioni dell'UE con i paesi vicini dovrebbero basarsi sui valori dell'Unione, che includono i diritti umani e la democrazia; sottolinea che l'impegno alla stabilizzazione del vicinato va di pari passo con la promozione della democrazia, lo Stato di diritto, la buona governance e i diritti umani;

184.  sottolinea che l'UE dovrebbe continuare a sostenere le istituzioni democratiche e favorevoli ai diritti umani nonché la società civile dei paesi vicini; valuta positivamente in questo contesto l'impegno costante del Fondo europeo per la democrazia nei paesi del vicinato orientale e meridionale dell'UE ai fini della promozione del rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali e dei principi democratici;

185.  sottolinea che la politica di allargamento dell'UE costituisce uno degli strumenti più efficaci per rafforzare il rispetto dei principi democratici e dei diritti umani; invita la Commissione a continuare a sostenere il rafforzamento delle culture politiche democratiche, il rispetto dello Stato di diritto, l'indipendenza dei mezzi di comunicazione e della magistratura, nonché la lotta contro la corruzione nei paesi candidati e potenziali candidati;

186.  chiede alla Commissione e al SEAE di continuare a fornire pieno sostegno ai processi democratici in corso nei paesi terzi e al dialogo politico tra partiti di governo e di opposizione e società civile; insiste sull'importanza di dare costantemente seguito alle relazioni e alle raccomandazioni delle missioni di osservazione elettorale, usando tali documenti nell'ambito dell'impegno democratico dell'UE a favore della democrazia e delle strategie nazionali sui diritti umani per i paesi interessati; chiede un coordinamento e una cooperazione più stretti tra il Parlamento e la Commissione/il SEAE per garantire una verifica dell'attuazione di queste raccomandazioni, nonché l'uso del sostegno finanziario e tecnico mirato che potrebbe offrire l'UE; invita la Commissione a fornire una valutazione complessiva sul monitoraggio dei processi elettorali;

187.  chiede al Consiglio e al SEAE di includere nella parte geografica della relazione annuale dell'UE sui diritti umani e la democrazia nel mondo una sezione specifica, nei paesi interessati, che affronti il problema dell'attuazione delle raccomandazioni adottate nel quadro delle missioni di osservazione elettorale; ricorda l'impegno assunto dal SEAE, dalla Commissione e dagli Stati membri nel piano d'azione sui diritti umani e la democrazia ad impegnarsi più fermamente e coerentemente con gli organismi di gestione delle elezioni, le istituzioni parlamentari e le organizzazioni della società civile dei paesi terzi, al fine di contribuire a conferire loro potere e, di conseguenza, a rafforzare i processi democratici;

188.  invita la Commissione europea a garantire che il lavoro sulle elezioni – osservazione e assistenza – sia integrato con un sostegno analogo rivolto ad altri importanti attori del sistema democratico, quali i partiti politici, i parlamenti, le autorità locali, i media indipendenti e la società civile;

189.  chiede all'Unione di continuare ad adoperarsi per la definizione delle migliori prassi in questo ambito, anche nel contesto delle misure di prevenzione dei conflitti, della mediazione e della facilitazione del dialogo, per sviluppare un approccio coerente, flessibile e credibile per l'UE;

190.  riconosce il lavoro proficuo del SEAE e delle delegazioni dell'UE nel completamento della seconda generazione di analisi sulla democrazia e nel progresso in materia di piani d'azione sulla democrazia e invita il VP/AR ad assicurarsi che i piani d'azione si traducano in sostegno concreto alla democrazia sul campo;

191.  invita il SEAE a sfruttare l'esperienza delle analisi sulla democrazia per preparare il terreno per integrare tale analisi nella sua azione esterna e osserva che, anche se contemplare la democrazia nelle strategie dei paesi in materia di diritti umani e democrazia è un elemento positivo, esso non è sufficiente per far apprezzare appieno la democrazia in un paese partner;

o
o   o

192.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al VP/AR nonché al rappresentante speciale dell'Unione per i diritti umani.

(1)http://www.un.org/womenwatch/daw/cedaw/cedaw.htm.
(2)GU C 289 del 9.8.2016, pag. 57.
(3)http://www.ohchr.org/EN/ProfessionalInterest/Pages/CMW.aspx.
(4)A/RES/41/128.
(5)http://www.un.org/en/ga/search/view_doc.asp?symbol=A/RES/69/2.
(6)http://www.ohchr.org/EN/ProfessionalInterest/Pages/Vienna.aspx.
(7)http://www.un.org/womenwatch/daw/beijing/pdf/BDPfA%20E.pdf.
(8)http://www.unfpa.org/sites/default/files/pub-pdf/programme_of_action_Web%20ENGLISH.pdf.
(9)http://www.ohchr.org/Documents/Publications/PTS-4Rev1-NHRI_en.pdf.
(10)https://europa.eu/globalstrategy/en/global-strategy-foreign-and-security-policy-european-union.
(11)http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-11855-2012-INIT/it/pdf.
(12)https://www.consilium.europa.eu/uedocs/cmsUpload/111817.pdf.
(13)http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=celex%3A52009XG1215%2801%29.
(14)http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-10897-2015-INIT/it/pdf
(15)GU C 65 del 19.2.2016, pag. 174.
(16)http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/foraff/137584.pdf.
(17)http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-10255-2016-INIT/it/pdf.
(18)http://www.consilium.europa.eu/en/meetings/fac/2015/10/st13201-en15_pdf/.
(19)http://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2016/06/16-epsco-conclusions-lgbti-equality/.
(20)http://ec.europa.eu/justice/discrimination/files/lgbti_actionlist_en.pdf.
(21)http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-9242-2015-INIT/it/pdf.
(22)http://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2015/07/20-fac-migration-conclusions/.
(23)http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-12002-2015-REV-1/it/pdf.
(24)http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-12098-2015-INIT/it/pdf.
(25)GU L 43 del 18.2.2015, pag. 29.
(26)http://register.consilium.europa.eu/doc/srv?l=IT&f=ST%2015559%202014%20INIT.
(27)http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/EN/foraff/130243.pdf.
(28)http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-12525-2016-INIT/it/pdf.
(29) https://rm.coe.int/CoERMPublicCommonSearchServices/DisplayDCTMContent?documentId=090000168008482e.
(30)GU L 76 del 22.3.2011, pag. 56.
(31)http://www.consilium.europa.eu/en/meetings/international-summit/2015/11/action_plan_en_pdf/.
(32)http://www.securitycouncilreport.org/atf/cf/%7B65BFCF9B-6D27-4E9C-8CD3-CF6E4FF96FF9%7D/s_res_2242.pdf.
(33)http://www.securitycouncilreport.org/atf/cf/%7B65BFCF9B-6D27-4E9C-8CD3-CF6E4FF96FF9%7D/CAC%20S%20RES%201820.pdf.
(34)http://www.un.org/en/ga/search/view_doc.asp?symbol=S/RES/1325(2000).
(35)http://www.un.org/en/ga/search/view_doc.asp?symbol=A/RES/69/167.
(36)Testi approvati, P8_TA(2016)0337.
(37)Testi approvati, P8_TA(2016)0300.
(38)Testi approvati, P8_TA(2016)0201.
(39)Testi approvati, P8_TA(2016)0102.
(40) Testi approvati, P8_TA(2016)0051.
(41)Testi approvati, P8_TA(2015)0470.
(42)Testi approvati, P8_TA(2015)0317.
(43)Testi approvati, P8_TA(2015)0350.
(44)Testi approvati, P8_TA(2015)0348.
(45)Testi approvati, P8_TA(2015)0288.
(46)GU C 316 del 30.8.2016, pag. 130.
(47)GU C 316 del 30.8.2016, pag. 178.
(48)GU C 234 del 28.6.2016, pag. 25.
(49)Testi approvati, P7_TA(2014)0172.
(50)GU C 181 del 19.5.2016, pag. 69.
(51) http://www.ohchr.org/EN/HRBodies/HRC/RegularSessions/Session31/Documents/A_HRC_31_56_en.doc.
(52)GU C 65 del 19.2.2016, pag. 105.
(53)GU C 434 del 23.12.2015, pag. 24.
(54)GU C 153 E del 31.5.2013, pag. 115.
(55)GU C 33 E del 5.2.2013, pag. 165.
(56)GU C 236 E del 12.8.2011, pag. 69.
(57)A/HRC/RES/17/4.
(58)https://www.democracyendowment.eu/annual-report/.
(59)GU C 208 del 10.6.2016, pag. 25.
(60)http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2015/july/tradoc_153591.pdf
(61) Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Nigeria, Somalia, Mauritania, Sudan, Sierra Leone, Yemen, Afghanistan, Pakistan, Qatar, Iran e Maldive.

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