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Mercoledì 8 giugno 2016 - StrasburgoEdizione definitiva
Istituzione di una commissione d'inchiesta incaricata di indagare sui presunti casi di infrazione e di cattiva amministrazione nell'applicazione del diritto dell'Unione in relazione al riciclaggio di denaro, all'elusione e all'evasione fiscali, alle sue competenze, composizione numerica e durata del mandato
 Accordo tra l’Unione europea e la Repubblica di Palau in materia di esenzione dal visto per soggiorni di breve durata ***
 Accordo tra l’Unione europea e il Regno di Tonga in materia di esenzione dal visto per soggiorni di breve durata ***
 Accordo tra l'Unione europea e la Repubblica di Colombia in materia di esenzione dal visto per soggiorni di breve durata ***
 Ampliamento del commercio dei prodotti delle tecnologie dell'informazione (ITA) ***
 Misure di controllo per l'α-PVP *
 Ratifica e adesione al protocollo del 2010 della convenzione sulle sostanze pericolose e nocive, fatta eccezione per gli aspetti relativi alla cooperazione giudiziaria in materia civile
 Ratifica e adesione al protocollo del 2010 della convenzione sulle sostanze pericolose e nocive con riferimento agli aspetti relativi alla cooperazione giudiziaria in materia civile
 Accordo quadro di partenariato e cooperazione UE-Filippine, (adesione della Croazia) ***
 Accordo quadro di partenariato e cooperazione UE-Filippine (approvazione) ***
 Accordo quadro di partenariato e cooperazione UE-Filippine (risoluzione)
 Assistenza macrofinanziaria alla Tunisia ***I
 Norme contro determinate pratiche di elusione fiscale *
 Seguito dato alla risoluzione del Parlamento europeo dell'11 febbraio 2015 sulla relazione del Senato USA sul ricorso alla tortura da parte della CIA
 Capacità nel settore spaziale per la sicurezza e difesa europea
 Commercializzazione delle tecnologie spaziali
 Situazione in Venezuela
 Sostanze che alterano il sistema endocrino: situazione in seguito alla sentenza del Tribunale dell'Unione europea del 16 dicembre 2015
 Prodotti contenenti, costituiti od ottenuti da granturchi geneticamente modificati
 Garofano geneticamente modificato (Dianthus caryophyllus L., linea SHD-27531-4)

Istituzione di una commissione d'inchiesta incaricata di indagare sui presunti casi di infrazione e di cattiva amministrazione nell'applicazione del diritto dell'Unione in relazione al riciclaggio di denaro, all'elusione e all'evasione fiscali, alle sue competenze, composizione numerica e durata del mandato
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Decisione del Parlamento europeo dell'8 giugno 2016 sull'istituzione, le attribuzioni, la composizione numerica e la durata del mandato di una commissione d'inchiesta incaricata di esaminare le denunce di infrazione e di cattiva amministrazione nell'applicazione del diritto dell'Unione in relazione al riciclaggio di denaro, all'elusione fiscale e all'evasione fiscale (2016/2726(RSO))
P8_TA(2016)0253B8-0745/2016

Il Parlamento europeo,

–  vista la richiesta presentata da 337 deputati relativa alla costituzione di una commissione d'inchiesta incaricata di esaminare le denunce di infrazione e di cattiva amministrazione nell'applicazione del diritto dell'Unione in relazione al riciclaggio di denaro, all'elusione fiscale e all'evasione fiscale,

–  vista la proposta della Conferenza dei presidenti,

–  visto l'articolo 226 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la decisione 95/167/CE, Euratom, CECA del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, del 19 aprile 1995, relativa alle modalità per l'esercizio del diritto d'inchiesta del Parlamento europeo(1),

–  visto l'articolo 4, paragrafo 3, del trattato sull'Unione europea,

–  visti gli articoli 107 e 108 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 325 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la direttiva 2005/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 ottobre 2005, relativa alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo(2),

–  vista la direttiva (UE) 2015/849 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 maggio 2015, relativa alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo, che modifica il regolamento (UE) n. 648/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, e che abroga la direttiva 2005/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e la direttiva 2006/70/CE(3),

–  vista la direttiva 2013/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, sull'accesso all'attività degli enti creditizi e sulla vigilanza prudenziale sugli enti creditizi e sulle imprese di investimento, che modifica la direttiva 2002/87/CE e abroga le direttive 2006/48/CE e 2006/49/CE(4),

–  vista la direttiva 2011/16/UE del Consiglio, del 15 febbraio 2011, relativa alla cooperazione amministrativa nel settore fiscale e che abroga la direttiva 77/799/CEE(5),

–  vista la direttiva 2014/107/UE del Consiglio, del 9 dicembre 2014 , recante modifica della direttiva 2011/16/UE per quanto riguarda lo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale(6),

–  vista la direttiva 2014/91/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 luglio 2014, recante modifica della direttiva 2009/65/CE concernente il coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative in materia di taluni organismi di investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM), per quanto riguarda le funzioni di depositario, le politiche retributive e le sanzioni(7),

–  vista la direttiva 2011/61/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'8 giugno 2011, sui gestori di fondi di investimento alternativi, che modifica le direttive 2003/41/CE e 2009/65/CE e i regolamenti (CE) n. 1060/2009 e (UE) n. 1095/2010(8),

–  visto il regolamento delegato (UE) n. 231/2013 della Commissione, del 19 dicembre 2012, che integra la direttiva 2011/61/UE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda deroghe, condizioni generali di esercizio, depositari, leva finanziaria, trasparenza e sorveglianza(9),

–  vista la direttiva 2009/138/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2009, in materia di accesso ed esercizio delle attività di assicurazione e di riassicurazione (Solvibilità II)(10),

–  vista la direttiva 2006/43/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 maggio 2006, relativa alle revisioni legali dei conti annuali e dei conti consolidati, che modifica le direttive 78/660/CEE e 83/349/CEE del Consiglio e abroga la direttiva 84/253/CEE del Consiglio(11),

–  visto il regolamento (UE) n. 537/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, sui requisiti specifici relativi alla revisione legale dei conti di enti di interesse pubblico e che abroga la decisione 2005/909/CE della Commissione(12),

–  vista la direttiva 2014/56/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, che modifica la direttiva 2006/43/CE relativa alle revisioni legali dei conti annuali e dei conti consolidati(13),

–  vista la direttiva 2013/34/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, relativa ai bilanci d'esercizio, ai bilanci consolidati e alle relative relazioni di talune tipologie di imprese, recante modifica della direttiva 2006/43/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e abrogazione delle direttive 78/660/CEE e 83/349/CEE del Consiglio(14),

–  vista la direttiva 2012/17/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 giugno 2012, che modifica la direttiva 89/666/CEE del Consiglio e le direttive 2005/56/CE e 2009/101/CE del Parlamento europeo e del Consiglio in materia di interconnessione dei registri centrali, commerciali e delle imprese(15),

–  viste la raccomandazione della Commissione 2012/771/UE, del 6 dicembre 2012, concernente misure destinate a incoraggiare i paesi terzi ad applicare norme minime di buona governance in materia fiscale(16) e la raccomandazione della Commissione 2012/772/UE, del 6 dicembre 2012, sulla pianificazione fiscale aggressiva(17),

–  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio, del 28 gennaio 2016, su una strategia esterna per un'imposizione effettiva (COM(2016)0024),

–  visto l'articolo 198 del suo regolamento,

1.  decide di costituire una commissione d'inchiesta incaricata di esaminare le denunce di infrazione e di cattiva amministrazione nell'applicazione del diritto dell'Unione in relazione al riciclaggio di denaro, all'elusione fiscale e all'evasione fiscale;

2.  decide che la commissione d'inchiesta sarà incaricata di:

   indagare sulle denunce relative a inadempienze della Commissione nel far rispettare la direttiva 2005/60/CE e degli Stati membri nell'attuare e far rispettare efficacemente la stessa direttiva, tenendo conto dell'obbligo di una tempestiva ed efficace attuazione della direttiva (UE) 2015/849;
   indagare sulle denunce relative a inadempienze delle autorità degli Stati membri nell'applicare sanzioni amministrative o altre misure amministrative nei confronti di istituzioni riconosciute colpevoli di gravi violazioni delle disposizioni nazionali adottate a norma della direttiva 2005/60/CE, come previsto dalla direttiva 2013/36/UE;
   indagare sulle denunce relative a inadempienze della Commissione nel fare rispettare e degli Stati membri nell'attuare efficacemente la direttiva 2011/16/UE, in particolare l'articolo 9, paragrafo 1, relativo alla comunicazione spontanea di informazioni fiscali a un altro Stato membro nei casi in cui vi sono fondati motivi di presumere che esista una perdita di gettito fiscale, tenendo conto dell'obbligo di una tempestiva ed efficace attuazione e applicazione della direttiva 2014/107/UE; a tal fine e per l'esame di altre basi giuridiche relative ai presunti casi di infrazione o cattiva amministrazione cui si è fatto precedentemente riferimento, avvalersi dell'accesso a tutti i pertinenti documenti del gruppo "Codice di condotta" che sono stati ottenuti dalle commissioni speciali TAXE 1 e TAXE 2;
   indagare sulle denunce relative a inadempienze degli Stati membri nel far rispettare gli articoli 107 e 108 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, coerentemente con l'ambito dell'inchiesta di cui alla presente decisione;
   indagare sulle denunce relative a inadempienze della Commissione nel far rispettare e degli Stati membri nell'attuare e far rispettare la direttiva 2014/91/UE;
   indagare sulle denunce relative a inadempienze della Commissione nel far rispettare e degli Stati membri nell'attuare e far rispettare la direttiva 2011/61/UE e il regolamento delegato (UE) n. 231/2013 della Commissione;
   indagare sulle denunce relative a inadempienze della Commissione nel far rispettare e degli Stati membri nell'attuare e far rispettare la direttiva 2009/138/CE;
   indagare sulle denunce relative a inadempienze della Commissione nel fare rispettare e degli Stati membri nell'attuare e far rispettare efficacemente la direttiva 2006/43/CE, tenendo conto dell'obbligo di una tempestiva ed efficace attuazione del regolamento (UE) n. 537/2014 della direttiva 2014/56/UE;
   indagare sulle denunce relative a inadempienze degli Stati membri nel recepire la direttiva 2013/34/UE;
   indagare sulle denunce relative a inadempienze della Commissione nel far rispettare e degli Stati membri nell'attuare e far rispettare efficacemente la direttiva 2012/17/UE;
   indagare circa la potenziale violazione del dovere di leale collaborazione sancito dall'articolo 4, paragrafo 3, del trattato sull'Unione europea da parte di qualsiasi Stato membro e dei relativi territori associati e dipendenti, purché pertinente all'ambito dell'inchiesta di cui alla presente decisione; a tal fine, valutare in particolare se un'eventuale violazione di questo tipo sia imputabile alla presunta mancata adozione di misure appropriate per evitare l'impiego di veicoli che consentano ai loro titolari finali effettivi di essere celati alle istituzioni finanziarie e ad altri intermediari, avvocati, prestatori di servizi relativi a società e trust o l'impiego di qualsiasi altro veicolo o intermediario che faciliti il riciclaggio di denaro, nonché l'elusione e l'evasione fiscali in altri Stati membri (tra cui l'esame del ruolo dei trust e delle società a responsabilità limitata con un unico socio e delle valute virtuali), tenendo conto nel contempo anche degli attuali programmi di lavoro predisposti a livello di Stati membri e intesi ad affrontare siffatte questioni e ad attenuarne gli effetti;
   formulare le raccomandazioni che reputi necessarie a tale riguardo, anche in merito all'attuazione da parte degli Stati membri delle suddette raccomandazioni della Commissione del 6 dicembre 2012 concernenti misure destinate a incoraggiare i paesi terzi ad applicare norme minime di buona governance in materia fiscale e la pianificazione fiscale aggressiva, come pure valutare le più recenti evoluzioni della strategia esterna della Commissione per un'imposizione effettiva e i nessi tra il quadro giuridico dell'Unione e degli Stati membri e i regimi fiscali di paesi terzi (ad esempio, convenzioni contro la doppia imposizione, accordi sullo scambio di informazioni, accordi di libero scambio), nonché gli sforzi compiuti per promuovere a livello internazionale (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, G20, Gruppo di azione finanziaria internazionale in Nazioni Unite) la trasparenza delle informazioni sulla titolarità effettiva;

3.  decide che la commissione d'inchiesta presenterà la sua relazione entro un termine di 12 mesi dall'approvazione della presente decisione;

4.  decide che la commissione d'inchiesta dovrà tener conto nel proprio lavoro degli eventuali sviluppi pertinenti di sua competenza che dovessero intervenire durante il suo mandato;

5.  decide che le eventuali raccomandazioni formulate dalla commissione d'inchiesta e dalla commissione speciale TAXE2 saranno esaminate in seno alle competenti commissioni permanenti;

6.  decide che la commissione d'inchiesta sarà composta di 65 membri;

7.  incarica il suo Presidente di provvedere alla pubblicazione della presente decisione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

(1) GU L 113 del 19.5.1995, pag. 1.
(2) GU L 309 del 25.11.2005, pag. 15.
(3) GU L 141 del 5.6.2015, pag. 73.
(4) GU L 176 del 27.6.2013, pag. 338.
(5) GU L 64 dell'11.3.2011, pag. 1.
(6) GU L 359 del 16.12.2014, pag. 1.
(7) GU L 257 del 28.8.2014, pag. 186.
(8) GU L 174 dell'1.7.2011, pag. 1.
(9) GU L 83 del 22.3.2013, pag. 1.
(10) GU L 335 del 17.12.2009, pag. 1.
(11) GU L 157 del 9.6.2006, pag. 87.
(12) GU L 158 del 27.5.2014, pag. 77.
(13) GU L 158 del 27.5.2014, pag. 196.
(14) GU L 182 del 29.6.2013, pag. 19.
(15) GU L 156 del 16.6.2012, pag. 1.
(16) GU L 338 del 12.12.2012, pag. 37.
(17) GU L 338 del 12.12.2012, pag. 41.


Accordo tra l’Unione europea e la Repubblica di Palau in materia di esenzione dal visto per soggiorni di breve durata ***
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Risoluzione legislativa del Parlamento europeo dell'8 giugno 2016 sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione europea, dell'accordo tra l'Unione europea e la Repubblica di Palau in materia di esenzione dal visto per soggiorni di breve durata (12080/2015 – C8-0400/2015 – 2015/0193(NLE))
P8_TA(2016)0254A8-0177/2016

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (12080/2015),

–  visto il progetto di accordo tra l'Unione europea e la Repubblica di Palau in materia di esenzione dal visto per soggiorni di breve durata (12077/2015),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 77, paragrafo 2, lettera a), e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), punto v), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0400/2015),

–  visti l'articolo 99, paragrafo 1, primo e terzo comma, e paragrafo 2, nonché l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0177/2016),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione dell'accordo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento, al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e della Repubblica di Palau.


Accordo tra l’Unione europea e il Regno di Tonga in materia di esenzione dal visto per soggiorni di breve durata ***
PDF 231kWORD 59k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo dell'8 giugno 2016 sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione europea, dell'accordo tra l'Unione europea e il Regno di Tonga in materia di esenzione dal visto per soggiorni di breve durata (12089/2015 – C8-0374/2015 – 2015/0196(NLE))
P8_TA(2016)0255A8-0179/2016

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (12089/2015),

–  visto il progetto di accordo tra l'Unione europea e il Regno di Tonga in materia di esenzione dal visto per soggiorni di breve durata (12087/2015),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 77, paragrafo 2, lettera a), e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), punto v), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0374/2015),

–  visti l'articolo 99, paragrafo 1, primo e terzo comma, e paragrafo 2, nonché l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0179/2016),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione dell'accordo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e del Regno di Tonga.


Accordo tra l'Unione europea e la Repubblica di Colombia in materia di esenzione dal visto per soggiorni di breve durata ***
PDF 230kWORD 59k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo dell'8 giugno 2016 sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione europea, dell'accordo tra l'Unione europea e la Repubblica di Colombia in materia di esenzione dal visto per soggiorni di breve durata (12095/2015 – C8-0390/2015 – 2015/0201(NLE))
P8_TA(2016)0256A8-0178/2016

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta di decisione del Consiglio (12095/2015),

–  visto il progetto di accordo tra l'Unione europea e la Repubblica di Colombia in materia di esenzione dal visto per soggiorni di breve durata (12094/2015),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 77, paragrafo 2, lettera a), e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), punto v), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0390/2015),

–  visti l'articolo 99, paragrafo 1, primo e terzo comma, e paragrafo 2, nonché l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0178/2016),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione dell'accordo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e della Repubblica di Colombia.


Ampliamento del commercio dei prodotti delle tecnologie dell'informazione (ITA) ***
PDF 232kWORD 59k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo dell'8 giugno 2016 concernente il progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione europea, di un accordo in forma di dichiarazione sull'ampliamento del commercio dei prodotti delle tecnologie dell'informazione (ITA) (06925/2016 – C8-0141/2016 – 2016/0067(NLE))
P8_TA(2016)0257A8-0186/2016

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (06925/2016),

–  vista la dichiarazione ministeriale dell'OMC, del 16 dicembre 2015, sull'ampliamento del commercio dei prodotti delle tecnologie dell'informazione (06926/2016),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 207, paragrafo 4, primo comma, e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), punto v), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0141/2016),

–  visti l'articolo 99, paragrafo 1, primo e terzo comma, e paragrafo 2, nonché l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per il commercio internazionale (A8-0186/2016),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione dell'accordo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e all'Organizzazione mondiale del commercio.


Misure di controllo per l'α-PVP *
PDF 234kWORD 60k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo dell'8 giugno 2016 sul progetto di decisione del Consiglio che sottopone a misure di controllo la nuova sostanza psicoattiva 1-fenil-2-(1-pirrolidinil)-1-pentanone (alfa-pirrolidinovalerofenone; α-PVP) (15386/2015 – C8-0115/2016 – 2015/0309(CNS))
P8_TA(2016)0258A8-0175/2016

(Consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto del Consiglio (15386/2015),

–  visti l'articolo 39, paragrafo 1 del trattato sull'Unione europea, come modificato dal trattato di Amsterdam, e l'articolo 9 del protocollo n. 36 sulle disposizioni transitorie, a norma dei quali è stato consultato dal Consiglio (C8-0115/2016),

–  vista la decisione 2005/387/GAI del Consiglio, del 10 maggio 2005, relativa allo scambio di informazioni, alla valutazione dei rischi e al controllo delle nuove sostanze psicoattive(1), in particolare l'articolo 8, paragrafo 3,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0175/2016),

1.  approva il progetto del Consiglio;

2.  invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

3.  chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente il testo approvato dal Parlamento;

4.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

(1)GU L 127 del 20.5.2005, pag. 32.


Ratifica e adesione al protocollo del 2010 della convenzione sulle sostanze pericolose e nocive, fatta eccezione per gli aspetti relativi alla cooperazione giudiziaria in materia civile
PDF 348kWORD 76k
Risoluzione del Parlamento europeo dell'8 giugno 2016 sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla ratifica e all'adesione, da parte degli Stati membri, nell'interesse dell'Unione europea, al protocollo del 2010 della convenzione internazionale sulla responsabilità e sul risarcimento dei danni prodotti dal trasporto via mare di sostanze pericolose e nocive, fatta eccezione per gli aspetti relativi alla cooperazione giudiziaria in materia civile (13806/2015 – C8-0410/2015 – 2015/0135(NLE))
P8_TA(2016)0259A8-0191/2016

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (13806/2015),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 100, paragrafo 2, e dell'articolo 218, paragrafo 6, lettera a), punto v) del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0410/2015),

–  visto l'articolo 3, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere della Corte di giustizia del 14 ottobre 2014(1),

–  vista la convenzione internazionale del 1996 sulla responsabilità e l'indennizzo per i danni causati dal trasporto via mare di sostanze nocive e potenzialmente pericolose (la "convenzione HNS del 1996"),

–  visto il protocollo del 2010 della convenzione HNS del 1996 (la "convenzione HNS del 2010"),

–  vista la proposta di decisione del Consiglio (COM(2015)0304),

–  vista la decisione 2002/971/CE del Consiglio, del 18 novembre 2002, che autorizza gli Stati membri a ratificare o ad aderire, nell'interesse della Comunità, alla convenzione HNS del 1996(2),

–  vista la direttiva 2004/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004, sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale(3) (direttiva sulla responsabilità ambientale, o "ELD"),

–  vista la dichiarazione della Commissione da iscrivere nel processo verbale del Comitato dei rappresentanti permanenti e del Consiglio del 20 novembre e dell'8 dicembre 2015(4),

–  visto il documento dell'industria del trasporto marittimo, del 18 settembre 2015, che esorta gli Stati membri a ratificare o ad aderire quanto prima al Protocollo del 2010 della convenzione HNS, in linea con l'approccio proposto dalla Commissione(5),

–  vista la relazione finale elaborata per la Commissione europea da BIO Intelligence Service, dal titolo: "Study on ELD Effectiveness: scope and exceptions" (Studio sull'efficacia della direttiva sulla responsabilità ambientale: Ambito di applicazione ed eccezioni), del 19 febbraio 2014(6),

–  vista la nota del servizio giuridico del Parlamento, dell'11 febbraio 2016, sulla base giuridica della summenzionata proposta di decisione del Consiglio (SJ-0066/16) e il successivo parere sotto forma di lettera sulla base giuridica appropriata per tale proposta di decisione approvato dalla commissione giuridica il 19 febbraio 2016 e allegato alla relazione A8-0191/2016(7),

–  visto l'articolo 99, paragrafo 3, del suo regolamento,

–  vista la relazione interlocutoria della commissione giuridica (A8-0191/2016),

A.  considerando che l'obiettivo della convenzione HNS del 2010 è quello di garantire la rendicontabilità e il pagamento di un risarcimento adeguato, rapido ed effettivo delle perdite o dei danni alle persone, ai beni e all'ambiente derivanti dal trasporto via mare di sostanze pericolose e nocive tramite il Fondo internazionale specializzato di risarcimento HNS;

B.  considerando pertanto che essa mira, da un lato, a prevedere il principio "chi inquina paga" e i principi di prevenzione e precauzione secondo cui occorre adottare azioni preventive in caso di possibile danno ambientale, rientrando quindi nell'ambito della politica e dei principi generali dell'Unione in materia ambientale, e, dall'altro lato, a regolamentare le questioni derivanti dal danno causato dal trasporto marittimo nonché a prevenire e ridurre al minimo tale danno, rientrando così nell'ambito della politica dell'Unione in materia di trasporti;

C.  considerando che, secondo la proposta della Commissione (COM(2015)0304), la conclusione della convenzione HNS del 2010 determinerebbe pertanto una sovrapposizione con il campo di applicazione delle norme di cui alla direttiva sulla responsabilità ambientale;

D.  considerando che il campo di applicazione della convenzione HNS del 2010 si sovrappone a quello della direttiva sulla responsabilità ambientale per quanto concerne il danno ambientale arrecato al territorio e alle acque territoriali sotto la giurisdizione di uno Stato contraente, il danno da inquinamento ambientale causato nella zona economica esclusiva (ZEE) o in una zona equivalente (con un limite massimo di 200 miglia marine dalla linea di base) di uno Stato contraente e le misure preventive destinate a prevenire o limitare tale danno;

E.  considerando che la convenzione HNS del 2010 stabilisce la responsabilità oggettiva del proprietario della nave per i danni derivanti dal trasporto via mare di sostanze pericolose e nocive disciplinato dalla convenzione, nonché l'obbligo di sottoscrivere un'assicurazione o un'altra garanzia finanziaria al fine di coprire la propria responsabilità per i danni in conformità con le disposizioni della convenzione, e vieta a tale fine di presentare al proprietario della nave qualsiasi altra richiesta di risarcimento non conforme a tale convenzione (articolo 7, paragrafi 4 e 5);

F.  considerando che sussiste pertanto il rischio di un potenziale conflitto tra la direttiva ELD e la convenzione HNS del 2010, rischio che può essere scongiurato tramite l'articolo 4, paragrafo 2 della direttiva ELD, in base al quale la direttiva "non si applica al danno ambientale o a una minaccia imminente di tale danno a seguito di un incidente per il quale la responsabilità o il risarcimento rientrano nell'ambito d'applicazione di una delle convenzioni internazionali elencate nell'allegato IV, comprese eventuali successive modifiche di tali convenzioni, in vigore nello Stato membro interessato";

G.  considerando che la direttiva ELD esclude pertanto dal suo campo di applicazione i danni ambientali o le minacce imminenti di tali danni contemplati dalla convenzione HNS del 2010, una volta che quest'ultima sarà entrata in vigore; che, a meno che tutti gli Stati membri ratifichino o aderiscano alla convenzione HNS del 2010 entro il medesimo termine, vi è il rischio che si generi un contesto giuridico frammentato in cui alcuni Stati membri dovranno attenersi alla convenzione HNS del 2010 e altri alla direttiva sulla responsabilità ambientale, il che creerà disparità per le vittime dell'inquinamento, come le comunità costiere, i pescatori ecc., e sarebbe altresì contrario allo spirito della convenzione HNS del 2010;

H.  considerando che i principi su cui si basano le convenzioni dell'Organizzazione marittima internazionale costituiscono il fondamento anche della convenzione HNS del 2010 e che tali principi sono la responsabilità oggettiva del proprietario della nave, l'assicurazione obbligatoria per la copertura dei danni a terzi, il diritto delle persone che hanno subito danni di ricorrere direttamente contro l'assicuratore, la limitazione della responsabilità e, in caso di idrocarburi e di sostanze pericolose e nocive, un fondo speciale di risarcimento dei danni che superano i limiti della responsabilità del proprietario della nave;

I.  considerando che è nell'interesse dell'Unione nel suo complesso disporre di un regime omogeneo di responsabilità applicabile al danno derivante dal trasporto in mare di sostanze pericolose e nocive;

J.  considerando che non è del tutto chiaro se l'articolo 4, paragrafo 2 della direttiva ELD voglia dire che la direttiva non è applicabile in uno Stato membro che abbia ratificato la convenzione HNS del 2010, oppure che l'esclusione è limitata alla misura in cui la responsabilità o il risarcimento rientrano nel campo di applicazione di detta convenzione;

K.  considerando che la convenzione HNS del 2010 costituisce un regime di compensazione e ha quindi una portata più limitata rispetto alla direttiva ELD per quanto riguarda l'introduzione di un regime che imponga agli operatori – e chieda alle autorità competenti di imporre agli operatori – di prevenire o porre rimedio a una minaccia imminente di danno ambientale o a un effettivo danno ambientale, rispettivamente;

L.  considerando che, contrariamente a quanto accade nell'ambito della direttiva ELD, per i danni di natura non economica non può essere concesso alcun risarcimento nell'ambito della convenzione HNS del 2010;

M.  considerando che la direttiva ELD non impone una garanzia finanziaria obbligatoria agli operatori al fine di assicurare che dispongano di risorse finanziarie per garantire la prevenzione e la riparazione del danno ambientale, a meno che uno Stato membro abbia adottato disposizioni più rigorose rispetto a quelle della direttiva ELD;

N.  considerando che la convenzione HNS del 2010 stabilisce il chiaro obbligo, per il proprietario, di sottoscrivere un'assicurazione o un'altra garanzia finanziaria al fine di coprire la propria responsabilità per i danni conformemente alle disposizioni della convenzione;

O.  considerando che le altre convenzioni dell'Organizzazione marittima internazionale di cui all'allegato IV della direttiva sulla responsabilità ambientale si sono dimostrate efficaci in quanto sono riuscite a trovare un equilibrio tra gli interessi commerciali e ambientali attraverso una chiara canalizzazione della responsabilità, grazie alla quale non vi sono, di norma, dubbi su quale sia la parte responsabile, nonché attraverso l'istituzione di meccanismi di assicurazione obbligatoria e di risarcimento rapido che non si limitano unicamente al danno ambientale;

1.  chiede al Consiglio e alla Commissione di tenere conto delle seguenti raccomandazioni:

   i) garantire il rispetto del principio di attribuzione delle competenze dell'UE a norma dell'articolo 5, paragrafo 1, TUE e della giurisprudenza consolidata della Corte di giustizia, secondo cui "la scelta del fondamento normativo di un atto dell'Unione deve basarsi su elementi oggettivi, suscettibili di sindacato giurisdizionale, tra i quali figurano, in particolare, lo scopo e il contenuto dell'atto"(8);
   ii) accogliere pertanto il parere sotto forma di lettera approvato dalla commissione giuridica, del 19 febbraio 2016, secondo cui:

"dal momento che la proposta di decisione del Consiglio mira ad autorizzare gli Stati membri a ratificare o ad aderire, a nome dell’Unione, al protocollo HNS 2010 e, di conseguenza, ad essere vincolati dalla convenzione HNS del 2010 e considerando che quest'ultima comprende non solo i casi di danno ambientale (applicando il principio dell’azione preventiva e il principio "chi inquina paga"), ma anche i casi di danni non ambientali causati dal trasporto via mare di talune sostanze, gli articoli 100, paragrafo 2, 192, paragrafo 1, e 218, paragrafo 6, lettera a), punto v) del TFUE costituiscono le basi giuridiche appropriate per la proposta";

   iii) garantire che l'uniformità, l'integrità e l'efficacia delle norme comuni dell'Unione non vengano pregiudicate dagli impegni internazionali assunti con la ratifica o l'adesione alla convenzione HNS del 2010, in conformità con la giurisprudenza consolidata della Corte di giustizia(9);
   iv) prestare maggiore attenzione, in tale contesto, alla sovrapposizione tra la direttiva sulla responsabilità ambientale e la convenzione HNS del 2010 per quanto riguarda il danno ambientale arrecato al territorio e alle acque territoriali sotto la giurisdizione di uno Stato contraente, il danno da inquinamento ambientale causato nella ZEE o in una zona equivalente (con un limite massimo di 200 miglia marine dalla linea di base) di uno Stato contraente e le misure preventive destinate a evitare o ridurre al minimo tale danno (misure preventive, riparazione primaria, riparazione complementare);
   v) assicurare che sia ridotta al minimo la possibilità di conflitto tra la direttiva sulla responsabilità ambientale e la convenzione HNS del 2010 attraverso l'adozione di tutte le misure atte a garantire che la clausola di esclusività ai sensi dell'articolo 7, paragrafi 4 e 5 della convenzione HNS del 2010, secondo cui è vietato presentare al proprietario della nave richieste di risarcimento non conformi a detta convenzione, sia rispettata pienamente dagli Stati membri che ratificano o aderiscono a norma dell'articolo 4, paragrafo 2, e dell'allegato IV della direttiva sulla responsabilità ambientale;
   vi) garantire che sia ridotto il rischio di creare e consolidare una situazione di svantaggio competitivo per gli Stati che sono pronti ad aderire alla convenzione HNS del 2010, rispetto a quelli che potrebbero voler ritardare tale processo e continuare a essere vincolati soltanto alla direttiva ELD;
   vii) garantire che sia posta fine alla coesistenza permanente di due regimi di responsabilità marittima – un meccanismo a livello di Unione e uno internazionale – che causerebbero una frammentazione della normativa dell'Unione, comprometterebbero la chiara canalizzazione della responsabilità e potrebbero condurre a procedimenti giudiziari lunghi e onerosi a scapito delle vittime e dell'industria del trasporto marittimo;
   viii) garantire a tal proposito che sia imposto agli Stati membri il chiaro obbligo di adottare tutte le misure necessarie per ottenere un risultato concreto, vale a dire ratificare la convenzione HNS del 2010 o aderirvi entro un termine ragionevole, che non dovrebbe essere superiore a due anni a decorrere dalla data di entrata in vigore della decisione del Consiglio;

2.  conclude che la presente risoluzione costituirebbe un'ulteriore possibilità per il Consiglio e la Commissione di dar seguito alle raccomandazioni di cui al paragrafo 1;

3.  incarica il suo Presidente di richiedere ulteriori discussioni con la Commissione e il Consiglio;

4.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) Parere della Corte di giustizia del 14 ottobre 2014, 1/13, ECLI:EU:C:2014:2303.
(2) GU L 337 del 13.12.2002, pag. 55.
(3) GU L 143 del 30.4.2004, pag. 56.
(4) Nota punto 13142/15.
(5) Disponibile on-line all'indirizzo: http://www.ics-shipping.org/docs/default-source/Submissions/EU/hazardous-and-noxious-substances.pdf.
(6) Disponibile on-line all'indirizzo: http://ec.europa.eu/environment/legal/liability/pdf/BIO%20ELD%20Effectiveness_report.pdf.
(7) PE576.992
(8) Sentenza della Corte di giustizia del 19 luglio 2012, Parlamento europeo / Consiglio dell'Unione europea, C-130/10, ECLI:EU:C:2012:472, paragrafo 42.
(9) Parere della Corte di giustizia del 19 marzo 1993, 2/91, ECLI:EU:C:1993:106, paragrafo 25; sentenza della Corte di giustizia del 5 novembre 2002, Commissione delle Comunità europee / Regno di Danimarca, C-467/98, ECLI:EU:C:2002:625, paragrafo 82; Parere della Corte di giustizia del 7 febbraio 2006, 1/03, ECLI:EU:C:2006:81, paragrafi 120 e 126; Parere della Corte di giustizia del 14 ottobre 2014, 1/13, ECLI:EU:C:2014:2303.


Ratifica e adesione al protocollo del 2010 della convenzione sulle sostanze pericolose e nocive con riferimento agli aspetti relativi alla cooperazione giudiziaria in materia civile
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Risoluzione del Parlamento europeo dell'8 giugno 2016 sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla ratifica e all'adesione, da parte degli Stati membri, nell'interesse dell'Unione europea, al protocollo del 2010 della convenzione internazionale sulla responsabilità e sul risarcimento dei danni prodotti dal trasporto via mare di sostanze pericolose e nocive per quanto riguarda gli aspetti relativi alla cooperazione giudiziaria in materia civile (14112/2015 – C8-0409/2015 – 2015/0136(NLE))
P8_TA(2016)0260A8-0190/2016

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (14112/2015),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma degli articoli 81 e 218, paragrafo 6, lettera a), punto v) del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0409/2015),

–  visto l'articolo 3, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il protocollo n. 22 sulla posizione della Danimarca, allegato ai trattati,

–  visto il parere della Corte di giustizia del 14 ottobre 2014(1),

–  vista la convenzione internazionale del 1996 sulla responsabilità e l'indennizzo per i danni causati dal trasporto via mare di sostanze nocive e potenzialmente pericolose (la "convenzione HNS del 1996"),

–  visto il protocollo del 2010 della convenzione HNS del 1996 (la "convenzione HNS del 2010"),

–  vista la proposta di decisione del Consiglio (COM(2015)0305),

–  vista la decisione 2002/971/CE del Consiglio, del 18 novembre 2002, che autorizza gli Stati membri a ratificare o ad aderire, nell'interesse della Comunità, alla convenzione HNS del 1996(2),

–  vista la proposta di decisione del Consiglio che autorizza gli Stati membri a ratificare, nell'interesse della Comunità europea, la convenzione internazionale sulla responsabilità e sul risarcimento dei danni prodotti dal trasporto via mare di sostanze pericolose e nocive del 1996 (convenzione HNS) (COM(2001)0674),

–  visto il regolamento (UE) n. 1215/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2012, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale(3) (rifusione del regolamento Bruxelles I),

–  vista la dichiarazione della Commissione da iscrivere nel processo verbale del Comitato dei rappresentanti permanenti e del Consiglio del 20 novembre e dell'8 dicembre 2015(4),

–  visto il documento dell'industria del trasporto marittimo, del 18 settembre 2015, che esorta gli Stati membri a ratificare o ad aderire quanto prima al Protocollo del 2010 della convenzione HNS, in linea con l'approccio proposto dalla Commissione(5),

–  visto l'articolo 99, paragrafo 3, del suo regolamento,

–  vista la relazione interlocutoria della commissione giuridica (A8-0190/2016),

A.  considerando che l'obiettivo della convenzione HNS del 2010 è quello di garantire la rendicontabilità e il pagamento di un risarcimento adeguato, rapido e effettivo delle perdite o dei danni alle persone, ai beni e all'ambiente derivanti dal trasporto via mare di sostanze pericolose e nocive tramite il Fondo internazionale specializzato di risarcimento HNS;

B.  considerando che i principi su cui si basano le convenzioni dell'Organizzazione marittima internazionale, tra cui la convenzione HNS del 2010, sono la responsabilità oggettiva del proprietario della nave, l'assicurazione obbligatoria per la copertura dei danni a terzi, il diritto delle persone che hanno subito danni di ricorrere direttamente contro l'assicuratore, la limitazione della responsabilità e, in caso di idrocarburi e di sostanze pericolose e nocive, un fondo speciale di risarcimento dei danni che superano i limiti della responsabilità del proprietario della nave;

C.  considerando pertanto che essa mira, da un lato, a prevedere il principio "chi inquina paga" e i principi di prevenzione e precauzione secondo cui occorre adottare azioni preventive in caso di possibile danno ambientale, rientrando quindi nell'ambito della politica e dei principi generali dell'Unione in materia ambientale, e, dall'altro lato, a regolamentare le questioni derivanti dal danno causato dal trasporto marittimo nonché a prevenire e ridurre al minimo tale danno, rientrando così nell'ambito della politica dell'Unione in materia di trasporti;

D.  considerando che la convenzione HNS del 2010 disciplina la competenza giurisdizionale dei tribunali degli Stati contraenti in relazione alle richieste di risarcimento presentate al proprietario o al suo assicuratore, o al Fondo specializzato di risarcimento HNS, dalle persone che hanno subito i danni contemplati dalla convenzione e contiene anche norme in materia di riconoscimento ed esecuzione delle decisioni dei tribunali degli Stati contraenti;

E.  considerando che, secondo la proposta della Commissione (COM(2015)0305), la conclusione della convenzione HNS del 2010 si sovrapporrebbe pertanto al campo di applicazione delle norme previste dalla rifusione del regolamento Bruxelles I;

F.  considerando che la rifusione del regolamento Bruxelles I prevede numerosi criteri di competenza, mentre il capo IV della convenzione HNS del 2010 stabilisce un regime molto restrittivo in materia di competenza giurisdizionale, riconoscimento ed esecuzione, allo scopo di garantire ai ricorrenti condizioni paritarie e assicurare l'applicazione uniforme delle norme relative alla responsabilità e al risarcimento;

G.  considerando che da un lato, la natura specifica del regime di competenza giurisdizionale della convenzione HNS del 2010, finalizzata ad assicurare che le vittime di incidenti possano beneficiare di norme procedurali chiare e della certezza giuridica, in modo da rendere più efficaci le loro richieste di risarcimento dinanzi ai tribunali, e, dall'altro, la previsione di difficoltà legali e pratiche legate all'applicazione di due regimi di competenza giurisdizionale separati, uno per l'Unione e uno per le altre parti della convenzione HNS del 2010, giustificano una deroga all'applicazione generale della rifusione del regolamento Bruxelles I;

H.  considerando che la Danimarca è esentata dall'applicazione della parte terza, titolo V, del TFUE e non partecipa all'adozione della proposta di decisione del Consiglio per quanto riguarda gli aspetti relativi alla cooperazione giudiziaria in materia civile;

I.  considerando che la sovrapposizione tra la convenzione HNS del 2010 e le norme dell'Unione in materia civile e commerciale ha costituito la base giuridica della decisione 2002/971/CE, giacché il protocollo HNS del 2010 ha modificato la convenzione HNS del 1996, e che l'effetto della convenzione HNS del 2010 sulle norme dell'UE va pertanto valutato alla luce dell'ambito di applicazione e delle disposizioni della direttiva 2004/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (la direttiva ELD)(6), che è diventata parte dell'ordinamento giuridico dell'UE da quando è stata adottata la decisione 2002/971/CE;

J.  considerando che la direttiva ELD esclude dal suo campo di applicazione i danni ambientali o le minacce imminenti relative a tali danni che sono contemplati dalla convenzione HNS del 2010, una volta che quest'ultima sarà entrata in vigore (articolo 4, paragrafo 2 e allegato IV della direttiva ELD);

K.  considerando che la convenzione HNS del 2010 stabilisce la responsabilità oggettiva del proprietario della nave per i danni derivanti dal trasporto via mare di sostanze pericolose e nocive disciplinato dalla convenzione, nonché l'obbligo di sottoscrivere un'assicurazione o un'altra garanzia finanziaria al fine di coprire la propria responsabilità per i danni in conformità con le disposizioni della convenzione, e vieta a tale fine di presentare al proprietario della nave qualsiasi altra richiesta di risarcimento non conforme a tale convenzione (articolo 7, paragrafi 4 e 5);

L.  considerando che, a meno che tutti gli Stati membri ratifichino o aderiscano alla convenzione HNS del 2010 entro il medesimo termine, vi è il rischio che l'industria del trasporto via mare sia soggetta a due regimi giuridici differenti allo stesso tempo, uno dell'UE e uno internazionale, il che potrebbe creare disparità per le vittime dell'inquinamento, come le comunità costiere, i pescatori ecc., e sarebbe altresì contrario allo spirito della convenzione HNS del 2010;

M.  considerando che le altre convenzioni dell'Organizzazione marittima internazionale di cui all'allegato IV della direttiva ELD si sono dimostrate efficaci in quanto sono riuscite a trovare un equilibrio tra gli interessi commerciali e ambientali attraverso una chiara canalizzazione della responsabilità, grazie alla quale non vi sono, di norma, dubbi su quale sia la parte responsabile, nonché attraverso l'istituzione di meccanismi di assicurazione obbligatoria e di risarcimento rapido che non si limitano unicamente ai danni ambientali;

1.  chiede al Consiglio e alla Commissione di tenere conto delle seguenti raccomandazioni:

   i) garantire che l'uniformità, l'integrità e l'efficacia delle norme comuni dell'Unione non vengano pregiudicate dagli impegni internazionali assunti con la ratifica o l'adesione alla convenzione HNS del 2010, in conformità con la giurisprudenza consolidata della Corte di giustizia(7);
   ii) prestare maggiore attenzione, in tale contesto, alla sovrapposizione tra la rifusione del regolamento Bruxelles I e la convenzione HNS del 2010 per quanto riguarda le norme procedurali applicabili alle richieste di risarcimento e alle azioni che possono essere intraprese nel quadro della convenzione dinanzi ai tribunali degli Stati contraenti;
   iii) garantire che sia ridotta al minimo la possibilità di conflitto tra la direttiva ELD e la convenzione HNS del 2010 attraverso l'adozione di tutte le misure atte a garantire che la clausola di esclusività ai sensi dell'articolo 7, paragrafi 4 e 5 della convenzione HNS del 2010, secondo cui è vietato presentare al proprietario della nave richieste di risarcimento non conformi a detta convenzione, sia rispettata pienamente dagli Stati membri che ratificano la convenzione o vi aderiscono;
   iv) garantire che sia ridotto il rischio di creare e consolidare una situazione di svantaggio competitivo per gli Stati che sono pronti ad aderire alla convenzione HNS del 2010, rispetto a quelli che potrebbero voler ritardare tale processo e continuare a essere vincolati soltanto alla direttiva ELD;
   v) garantire che sia posta fine alla coesistenza permanente di due regimi di responsabilità marittima – un meccanismo a livello di Unione e uno internazionale – che causerebbero una frammentazione della normativa dell'Unione, comprometterebbero la chiara canalizzazione della responsabilità e potrebbero condurre a procedimenti giudiziari lunghi e onerosi a scapito delle vittime e dell'industria del trasporto marittimo;
   vi) garantire a tal proposito che sia imposto agli Stati membri il chiaro obbligo di adottare tutte le misure necessarie per ottenere un risultato concreto, vale a dire ratificare la convenzione HNS del 2010 o aderirvi entro un termine ragionevole, che non dovrebbe essere superiore a due anni a decorrere dalla data di entrata in vigore della decisione del Consiglio;

2.  conclude che la presente risoluzione costituirebbe un'ulteriore possibilità per il Consiglio e la Commissione di dar seguito alle raccomandazioni di cui al paragrafo 1;

3.  incarica il suo Presidente di chiedere ulteriori discussioni con la Commissione e il Consiglio;

4.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) Parere della Corte di giustizia del 14 ottobre 2014, 1/13, ECLI:EU:C:2014:2303.
(2) GU L 337 del 13.12.2002, pag. 55.
(3) GU L 351 del 20.12.2012, pag. 1.
(4) Nota punto 13142/15.
(5) Disponibile on line all'indirizzo: http://www.ics-shipping.org/docs/default-source/Submissions/EU/hazardous-and-noxious-substances.pdf.
(6) Direttiva 2004/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004, sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale (GU L 143 del 30.4.2004, pag. 56).
(7) Parere della Corte di giustizia del 19 marzo 1993, 2/91, ECLI:EU:C:1993:106, paragrafo 25; sentenza della Corte di giustizia del 5 novembre 2002, Commissione delle Comunità europee / Regno di Danimarca, C-467/98, ECLI:EU:C:2002:625, paragrafo 82; parere della Corte di giustizia del 7 febbraio 2006, 1/03, ECLI:EU:C:2006:81, paragrafi 120 e 126; parere della Corte di giustizia del 14 ottobre 2014, 1/13, ECLI:EU:C:2014:2303.


Accordo quadro di partenariato e cooperazione UE-Filippine, (adesione della Croazia) ***
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Risoluzione legislativa del Parlamento europeo dell'8 giugno 2016 sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione europea e dei suoi Stati membri, di un protocollo dell'accordo quadro di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica delle Filippine, dall'altra, per tener conto dell'adesione della Repubblica di Croazia all'Unione europea (13085/2014 – C8-0009/2015 – 2014/0224(NLE))
P8_TA(2016)0261A8-0148/2016

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (13085/2014),

–  visto il progetto di protocollo dell'accordo quadro di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica delle Filippine, dall'altra, per tener conto dell'adesione della Repubblica di Croazia all'Unione europea (13082/2014),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma degli articoli 207 e 209 e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0009/2015),

–  visti l'articolo 99, paragrafo 1, primo e terzo comma, e paragrafo 2, nonché l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per gli affari esteri (A8-0148/2016),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione dell'accordo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e della Repubblica delle Filippine.


Accordo quadro di partenariato e cooperazione UE-Filippine (approvazione) ***
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Risoluzione legislativa del Parlamento europeo dell'8 giugno 2016 sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione, dell'accordo quadro di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica delle Filippine, dall'altra (05431/2015 – C8-0061/2015 – 2013/0441(NLE))
P8_TA(2016)0262A8-0149/2016

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (05431/2015),

–  visto il progetto di accordo quadro di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica delle Filippine, dall'altra (15616/2010),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma degli articoli 207 e 209 e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0061/2015),

–  vista la sua risoluzione non legislativa dell'8 giugno 2016(1) sul progetto di decisione,

–  visti l'articolo 99, paragrafo 1, primo e terzo comma, e paragrafo 2, nonché l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per gli affari esteri (A8-0149/2016),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione dell'accordo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e della Repubblica delle Filippine.

(1) Testi approvati in tale data, P8_TA(2016)0263.


Accordo quadro di partenariato e cooperazione UE-Filippine (risoluzione)
PDF 265kWORD 80k
Risoluzione non legislativa del Parlamento europeo dell'8 giugno 2016 sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione, dell'accordo quadro di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica delle Filippine, dall'altra (05431/2015 – C8-0061/2015 – 2013/0441(NLE)2015/2234(INI))
P8_TA(2016)0263A8-0143/2016

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (05431/2015),

–  visto il progetto di accordo quadro di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica delle Filippine, dall'altra (15616/2010),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma degli articoli 207 e 209 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, e in combinato disposto con il suo articolo 218, paragrafo 6, lettera a), (C8-0061/2015),

–  vista la sua risoluzione legislativa dell'8 giugno 2016 sul progetto di decisione del Consiglio(1),

–  viste le relazioni diplomatiche tra le Filippine e l'UE (all'epoca la Comunità economica europea (CEE)), avviate il 12 maggio 1964 con la nomina dell'Ambasciatore delle Filippine alla CEE,

–  visto l'accordo quadro CE-Filippine per la cooperazione allo sviluppo, entrato in vigore il 1° giugno 1985,

–  visto il programma indicativo pluriennale dell'Unione europea per le Filippine 2014-2020,

–  visto il regolamento (CEE) n. 1440/80 del Consiglio, del 30 maggio 1980, relativo alla conclusione dell'accordo di cooperazione tra la Comunità economica europea e l'Indonesia, la Malaysia, le Filippine, Singapore e la Tailandia, Stati membri dell'Associazione delle nazioni del sud-est asiatico(2),

–  vista la Comunicazione congiunta della Commissione e dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza del 18 maggio 2015 al Parlamento e al Consiglio dal titolo "UE e ASEAN: un partenariato con obiettivi strategici",

–  visto il 10° vertice dell'ASEM tenutosi a Milano il 16 e 17 ottobre 2014,

–  vista la riunione interparlamentare tra il Parlamento europeo e il parlamento delle Filippine di febbraio 2013,

–  vista la 23a riunione del comitato misto di cooperazione UE-ASEAN (CMC), tenutasi a Jakarta il 4 febbraio 2016,

–  viste le sue recenti risoluzioni sulle Filippine, in particolare quelle del 14 giugno 2012 sui casi di impunità nelle Filippine, del 21 gennaio 2010 sulle Filippine(3) (in seguito al massacro di Maguindanao del 23 novembre 2009)(4) e del 12 marzo 2009 sulle Filippine (sulle ostilità tra le forze governative e il Fronte di liberazione nazionale Moro (MNLF))(5),

–  visto lo status delle Filippine di membro fondatore dell'ASEAN, in seguito alla firma della dichiarazione di Bangkok dell'8 agosto 1967,

–  visto il 27º vertice dell'ASEAN tenutosi a Kuala Lumpur (Malaysia) dal 18 al 22 novembre 2015,

–  visto il 14° vertice dell'Asia Security (IISS Shangri-La Dialogue), tenutosi a Singapore dal 29 al 31 maggio 2015,

–  viste le relazioni del Relatore speciale delle Nazioni Unite sul diritto all'alimentazione, Hilal Elver (29 dicembre 2015 - A/HRC/31/51/Add.1), del Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tratta di persone, Joy Ngozi Ezeilo (19 aprile 2013 - A/HRC/23/48/Add.3) e del Relatore speciale delle Nazioni Unite sulle esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie, Philip Alston (29 aprile 2009 - A/HRC/11/2/Add.8),

–  vista la seconda revisione periodica universale del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani del maggio 2012, di cui le Filippine hanno accettato 66 raccomandazioni su 88,

–  visto il Piano d'azione delle Filippine per la nutrizione 2011-2016 e il Programma accelerato di alleviamento della fame, il Piano globale di riforma agraria del 1988 e il Codice della pesca del 1998,

–  visto l'articolo 99, paragrafo 1, secondo comma, del proprio regolamento,

–  vista la relazione della commissione per gli affari esteri (A8-0143/2016),

A.  considerando che, in termini di legislazione internazionale e nazionale dei diritti umani, le Filippine sono un modello per gli altri paesi della regione, avendo ratificato otto delle nove principali convenzioni sui diritti umani, con l'eccezione della Convenzione per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate (CPPED), nonché lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale nel 2011;

B.  considerando che, a marzo 2014, il governo delle Filippine ha approvato un accordo di pace per l'isola di Mindanao con il Fronte di liberazione islamica Moro (MILF), che prevede la creazione di una regione autonoma (Bangsamoro) nel sud musulmano dell'isola, senza però includere la partecipazione di altri gruppi di miliziani che si oppongono al processo di pace; che, ciononostante, il Congresso filippino non è riuscito ad approvare la Legge fondamentale del Bangsamoro nel febbraio 2016 e, di conseguenza, non ha potuto condurre a buon fine i negoziati di pace;

C.  considerando che le Filippine hanno ricevuto una formazione anti-insurrezione, antiterrorismo e di intelligence da parte dell'esercito statunitense, nell'ambito della lotta contro gruppi di milizie che potrebbero essere collegate a gruppi terroristici regionali (sud-est asiatico) e internazionali quali al-Qaeda e ISIS;

D.  considerando che, ad aprile 2015, le Filippine e gli Stati Uniti hanno sottoscritto l'Accordo di cooperazione in materia di difesa rafforzata (EDCA);

E.  considerando che, a gennaio 2015, il Giappone e le Filippine hanno firmato un memorandum sulla cooperazione in materia di difesa e di scambi;

F.  considerando che le relazioni sino-filippine hanno registrato un graduale deterioramento dalle accuse di corruzione del 2008 riguardo all'assistenza cinese e, soprattutto, a seguito di una crescente assertività della Cina nelle sue rivendicazioni territoriali nel Mar cinese meridionale;

G.  considerando che, nel gennaio 2013, le Filippine hanno avviato un procedimento arbitrale presso il Tribunale d'arbitrato internazionale della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), per chiedere chiarimenti circa i propri diritti marittimi nel quadro dell'UNCLOS e la validità della rivendicazione "linea in 9 tratti" della Cina su gran parte del Mar cinese meridionale;

H.  considerando che le Filippine hanno annunciato che apriranno nuove basi della marina e dell'aviazione, con ampio accesso al Mar cinese meridionale, e che le metteranno a disposizione delle navi statunitensi, giapponesi e vietnamite;

I.  considerando che, a dicembre 2014, l'UE ha concesso alle Filippine lo status SPG + , facendone il primo paese ASEAN a beneficiare di queste preferenze commerciali; che ciò permette alle Filippine di esportare in esenzione da dazio il 66 % di tutti i suoi prodotti verso l'UE, tra cui frutta trasformata, olio di cocco, calzature, pesce e prodotti tessili;

J.  considerando che le Filippine sono costituite da migliaia di isole, e che tale conformazione comporta delle sfide in termini di collegamenti interni, infrastrutture e commercio;

K.  considerando che l'UE è un investitore estero e un partner commerciale di primo piano delle Filippine;

L.  considerando che l'UE è il quarto partner commerciale e il quarto mercato di esportazione delle Filippine, in quanto rappresenta l'11,56 % di tutte le esportazioni filippine;

M.  considerando che le Filippine hanno recentemente espresso il loro interesse ad aderire al Partenariato trans-pacifico e sono attualmente in fase di consultazione con gli Stati Uniti in merito all'adesione all'accordo;

N.  considerando che l'UE ha più che raddoppiato la sua dotazione finanziaria per la cooperazione allo sviluppo con le Filippine nel periodo 2014-2020 e, inoltre, ha fornito considerevoli aiuti umanitari e d'urgenza a favore delle vittime delle tempeste tropicali;

O.  considerando che le Filippine sono il terzo paese in via di sviluppo più vulnerabile ai cambiamenti climatici, e che ciò avrà effetti nefasti per l'agricoltura e le risorse marine del paese;

P.  considerando l'impatto devastante del tifone Haiyan, che, dopo essere costato la vita a 6.000 persone nel 2013, continua a ripercuotersi negativamente sull'economia e ha notevolmente aggravato l'insicurezza alimentare, facendo precipitare un ulteriore milione di persone in uno stato di povertà, secondo le stime delle Nazioni Unite;

1.  accoglie con favore la conclusione dell'accordo quadro di partenariato e cooperazione con le Filippine,

2.  ritiene che l'UE dovrebbe continuare a fornire sostegno finanziario e assistenza alle Filippine per lo sviluppo di capacità per la riduzione della povertà, l'inclusione sociale, il rispetto dei diritti umani e dello Stato di diritto, la promozione della pace, la riconciliazione, la sicurezza e la riforma giudiziaria, e assistere il paese nella preparazione alle catastrofi, nelle operazioni di soccorso e nella ripresa e nell'attuazione di politiche efficaci per contrastare il cambiamento climatico;

3.  incoraggia il governo delle Filippine a continuare a promuovere ulteriori progressi nell'eliminazione della corruzione e nella promozione dei diritti umani;

4.  si congratula con le Filippine per aver fatto parte della coalizione internazionale contro il terrorismo dal 2001; esprime tuttavia preoccupazione per le continue notizie circa gravi violazioni dei diritti umani da parte delle forze militari filippine nella conduzione delle operazioni antisommossa, in particolare ad opera di unità paramilitari;

5.  ricorda che il gruppo Abu Sayyaf è accusato dei più gravi atti terroristici commessi nelle Filippine, in particolare di sanguinosi attentati dinamitardi, come l'attacco contro un traghetto a Manila nel 2004 in cui hanno perso la vita oltre 100 persone;

6.  sottolinea che vi sono preoccupazioni crescenti che l'ISIS conquisti gruppi affiliati nel sud-est asiatico, poiché sta diffondendo propaganda nelle lingue locali e alcuni estremisti della regione si sono già impegnati ad essergli fedeli;

7.  apprezza gli impegni assunti dal governo filippino e sottolinea l'importanza di pervenire ad un processo di pace per Mindanao che sia quanto più inclusivo possibile; prende atto del contributo del Gruppo di contatto internazionale agli Accordi di Mindanao; si rammarica profondamente che l'accordo di pace di Mindanao non sia stato approvato dal Congresso delle Filippine; chiede che le trattative di pace siano portate avanti e che la legge fondamentale sul Bangsamoro venga adottata dal Congresso;

8.  condanna il massacro di agricoltori cristiani da parte dei ribelli separatisti sull'isola di Mindanao il 24 dicembre 2015; plaude all'iniziativa dell'ONG filippina PeaceTech di mettere in contatto scolari cristiani e mussulmani via Skype onde favorire i contatti tra le due comunità;

9.  invita il governo delle Filippine a sviluppare capacità nel settore della raccolta sistematica dei dati sulla tratta di esseri umani e invita l'UE e gli Stati membri a sostenere il governo, e in particolare il Consiglio interagenzie contro la tratta di esseri umani (IACAT), negli sforzi intrapresi per migliorare l'assistenza e il sostegno alle vittime, mettere in atto efficaci misure di contrasto, potenziare le modalità legali per la migrazione a fini lavorativi, e garantire il trattamento dignitoso dei migranti filippini nei paesi terzi;

10.  invita l'UE e i suoi Stati membri ad avviare un dialogo con le Filippine allo scopo di scambiare intelligence, cooperare e sostenere il rafforzamento delle capacità del governo nella lotta internazionale contro il terrorismo e l'estremismo, in relazione ai diritti fondamentali e allo Stato di diritto;

11.  osserva che le Filippine sono strategicamente situate in prossimità delle principali rotte del traffico aereo e marittimo internazionale nel Mar cinese meridionale;

12.  ribadisce la propria grave preoccupazione per le tensioni nel Mar cinese meridionale; ritiene deplorevole che, contrariamente a quanto stabilito nella Dichiarazione di condotta del 2002, varie parti stiano rivendicando territori nelle acque contese; è particolarmente preoccupato per le attività su vastissima scala intraprese dalla Cina nella zona, tra cui la costruzione di strutture militari, porti e almeno una pista di atterraggio; esorta tutte le parti della zona contesa ad astenersi da azioni provocatorie unilaterali e a risolvere le controversie in modo pacifico, in base al diritto internazionale, in particolare l'UNCLOS, ricorrendo a una mediazione e a un arbitrato internazionali imparziali; sollecita tutte le parti a riconoscere la giurisdizione sia dell'UNCLOS che della Corte di arbitrato e le invita a rispettare le eventuali decisioni dell'UNCLOS; sostiene tutte le azioni volte a consentire che il Mar cinese meridionale diventi un "mare della pace e della cooperazione"; sostiene altresì gli sforzi profusi per garantire che le parti concordino un codice di condotta per lo sfruttamento pacifico delle zone marittime in questione, inclusa la creazione di rotte commerciali sicure, e incoraggia l'adozione di misure atte a rafforzare la fiducia; ritiene che l'UE dovrebbe avviare una cooperazione bilaterale e multilaterale per contribuire efficacemente alla sicurezza della regione;

13.  accoglie con favore l'accordo del maggio 2014 tra le Filippine e l'Indonesia che ha chiarito la questione delle sovrapposizioni delle frontiere marittime nei mari di Mindanao e Celebes;

14.  invita le Filippine, in quanto paese cui l'UE ha concesso lo status SPG +, a garantire l'effettiva attuazione di tutte le convenzioni internazionali fondamentali relative ai diritti umani e del lavoro, all'ambiente e al buon governo, figuranti nell'elenco di cui all'allegato VIII del regolamento (UE) n. 978/2012; riconosce che le Filippine hanno rafforzato la loro legislazione in materia di diritti umani; invita il paese a continuare a promuovere ulteriori progressi nella promozione dei diritti umani, compresa la pubblicazione del piano d'azione nazionale per i diritti umani, nonché nell'eliminazione della corruzione; esprime particolare preoccupazione per la repressione degli attivisti che conducono campagne pacifiche per proteggere le loro terre ancestrali dall'impatto delle attività minerarie e di disboscamento; rammenta che, nell'ambito del regime SPG+, i beneficiari dovranno dimostrare di rispettare i loro obblighi per quanto riguarda le norme in materia diritti umani, lavoro, ambiente e governance;

15.  prende atto della valutazione sulle Filippine effettuata nell'ambito del sistema SPG +, in particolare per quanto attiene alla ratifica delle sette convenzioni dell'ONU sui diritti umani pertinenti ai fini dell'SPG + dell'UE; evidenzia che è necessario un ulteriore impegno ai fini dell'attuazione; prende atto delle misure adottate dal governo e dei progressi compiuti finora;

16.  incoraggia le Filippine a continuare a migliorare le condizioni di investimento, compreso l'ambiente degli investimenti esteri diretti (IED), aumentando la trasparenza e la buona governance, attuando i principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani e sviluppando ulteriormente le infrastrutture, se del caso, mediante partenariati pubblico-privati; esprime preoccupazione per gli effetti che i cambiamenti climatici avranno sulle Filippine;

17.  incoraggia il governo a investire in nuove tecnologie e internet al fine di agevolare gli scambi culturali e commerciali tra le isole dell'arcipelago;

18.  valuta positivamente l'accordo del 22 dicembre 2015 per l'avvio dei negoziati su un trattato di libero scambio con le Filippine; ritiene opportuno che la Commissione e le autorità filippine garantiscano elevati standard in materia di diritti umani, lavoro e ambiente; sottolinea che tale accordo di libero scambio dovrebbe servire da base per un accordo interregionale UE-ASEAN in materia di commercio e investimenti, da riavviare in parallelo;

19.  prende atto del fatto che 800 000 filippini vivono nell'UE e che i marinai filippini che lavorano su navi registrate nell'UE mandano ogni anno nelle Filippine rimesse per un importo di 3 miliardi di EUR; ritiene che l'UE dovrebbe sviluppare ulteriormente gli scambi interpersonali di studenti, docenti universitari e ricercatori scientifici, nonché gli scambi culturali;

20.  in considerazione del fatto che la maggior parte dei membri degli equipaggi di numerose navi battenti bandiera non UE che fanno scalo nei porti europei sono filippini, e delle condizioni di lavoro estremamente dure e disumane in cui molti di loro vivono, invita gli Stati membri a non accogliere tali navi nei porti europei, dal momento che le condizioni di lavoro a bordo sono in contrasto con i diritti del lavoro e i principi sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea; analogamente, esorta le navi battenti bandiere non UE a garantire ai loro equipaggi condizioni di lavoro conformi agli standard internazionali e alle norme stabilite dall'OIL e dall'OMI;

21.  auspica scambi regolari tra il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) e il Parlamento, in modo da consentire a quest'ultimo di seguire l'attuazione dell'accordo quadro e il raggiungimento dei suoi obiettivi;

22.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Servizio europeo per l'azione esterna, al Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e al governo e al parlamento della Repubblica delle Filippine.

(1) Testi approvati, P8_TA(2016)0262.
(2) GU L 144 del 10.6.1980, pag. 1.
(3) GU C 332 E del 15.11.2013, pag. 99.
(4) GU C 305 E dell'11.11.2010, pag. 11.
(5) GU C 87 E dell'1.4.2010, pag. 181.


Assistenza macrofinanziaria alla Tunisia ***I
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Risoluzione
Testo
Allegato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo dell'8 giugno 2016 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla concessione di assistenza macrofinanziaria supplementare alla Tunisia (COM(2016)0067 – C8-0032/2016 – 2016/0039(COD))
P8_TA(2016)0264A8-0187/2016

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2016)0067),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 212 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0032/2016),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 1° giugno 2016, di approvare detta posizione, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per il commercio internazionale (A8-0187/2016),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  approva la dichiarazione comune del Parlamento europeo e del Consiglio allegata alla presente risoluzione;

3.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

4.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura l'8 giugno 2016 in vista dell'adozione della decisione (UE) 2016/... del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla concessione di assistenza macrofinanziaria supplementare alla Tunisia

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, la decisione 2016/1112/UE)

ALLEGATO ALLA RISOLUZIONE LEGISLATIVA

DICHIARAZIONE COMUNE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO

La presente decisione è adottata fatta salva la dichiarazione comune adottata congiuntamente alla decisione 778/2013/UE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla concessione di assistenza macrofinanziaria supplementare alla Georgia, che deve continuare ad essere considerata come la base per tutte le decisioni del Parlamento europeo e del Consiglio relative alla concessione di assistenza macrofinanziaria a paesi e territori terzi.


Norme contro determinate pratiche di elusione fiscale *
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Risoluzione legislativa del Parlamento europeo dell'8 giugno 2016 sulla proposta di direttiva del Consiglio recante norme contro le pratiche di elusione fiscale che incidono direttamente sul funzionamento del mercato interno (COM(2016)0026 – C8-0031/2016 – 2016/0011(CNS))
P8_TA(2016)0265A8-0189/2016

(Procedura legislativa speciale – consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Consiglio (COM(2016)0026),

–  visto l'articolo 115 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C8-0031/2016),

–  visti i pareri motivati inviati dal parlamento maltese e dal parlamento svedese, nel quadro del protocollo n. 2 sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, in cui si dichiara la mancata conformità del progetto di atto legislativo al principio di sussidiarietà,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari (A8-0189/2016),

1.  approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.  invita la Commissione a modificare di conseguenza la sua proposta, in conformità dell'articolo 293, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

3.  invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

4.  chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente il suo progetto;

5.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Testo della Commissione   Emendamento
Emendamento 1
Proposta di direttiva
Considerando 1
(1)  Le attuali priorità politiche nella fiscalità internazionale evidenziano la necessità di assicurare che l’imposta sia versata nel luogo in cui gli utili e il valore sono generati. È pertanto fondamentale ristabilire la fiducia nell’equità dei sistemi fiscali e consentire ai governi di esercitare effettivamente la loro sovranità fiscale. Questi nuovi obiettivi politici sono stati tradotti in raccomandazioni di azioni concrete nel quadro dell’iniziativa contro l’erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili (BEPS) dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). In risposta all’esigenza di una maggiore equità fiscale la Commissione, nella sua comunicazione del 17 giugno 2015, definisce un piano d’azione per un’imposizione societaria equa ed efficace nell’Unione europea3 (piano d’azione).
(1)  Le attuali priorità politiche nella fiscalità internazionale evidenziano la necessità di assicurare che l’imposta sia versata nel luogo in cui gli utili sono generati e il valore è creato. È pertanto fondamentale ristabilire la fiducia nell’equità dei sistemi fiscali e consentire ai governi di esercitare effettivamente la loro sovranità fiscale. Questi nuovi obiettivi politici sono stati tradotti in raccomandazioni di azioni concrete nel quadro dell’iniziativa contro l’erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili (BEPS) dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). In risposta all’esigenza di una maggiore equità fiscale la Commissione, nella sua comunicazione del 17 giugno 2015, definisce un piano d’azione per un’imposizione societaria equa ed efficace nell’Unione europea3 (piano d’azione) nel quale riconosce che una base imponibile consolidata comune per le società (CCCTB) completa, munita di un criterio di ripartizione appropriato ed equo, costituirebbe il vero fattore di cambiamento nella lotta contro le strategie di BEPS artificiali. Alla luce di tali elementi, la Commissione dovrebbe pubblicare quanto prima una proposta ambiziosa relativa a una CCCTB e il legislatore dovrebbe portare a termine il più rapidamente possibile i negoziati su tale proposta cruciale. È opportuno tenere debitamente conto della posizione del Parlamento europeo del 19 aprile 2012 sulla proposta di direttiva del Consiglio relativa a una base imponibile consolidata comune per le società (CCCTB).
__________________
__________________
3 Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio su un regime equo ed efficace per l'imposta societaria nell'Unione europea: i 5 settori principali d'intervento COM(2015)0302 final del 17 giugno 2015.
3 Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio su un regime equo ed efficace per l'imposta societaria nell'Unione europea: i 5 settori principali d'intervento COM(2015)0302 definitivo del 17 giugno 2015.
Emendamento 2
Proposta di direttiva
Considerando 1 bis (nuovo)
(1 bis)   L'Unione ritiene che la lotta contro la frode, l'evasione e l'elusione fiscali sia una priorità politica assoluta poiché le pratiche dannose come la pianificazione fiscale aggressiva sono inaccettabili dal punto di vista dell'integrità del mercato interno e della giustizia sociale.
Emendamento 3
Proposta di direttiva
Considerando 2
(2)  La maggior parte degli Stati membri, in qualità di membri dell’OCSE, si è impegnata ad attuare i risultati delle 15 azioni contro l’erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili, pubblicati il 5 ottobre 2015. È quindi essenziale per il corretto funzionamento del mercato interno che gli Stati membri attuino come minimo i loro impegni in materia di BEPS e, più in generale, prendano provvedimenti per scoraggiare le pratiche di elusione fiscale e garantire un’equa ed efficace imposizione nell’Unione in modo sufficientemente coerente e coordinato. In un mercato di economie altamente integrate si avverte l’esigenza di approcci strategici comuni e di un’azione coordinata al fine di migliorare il funzionamento del mercato interno e massimizzare gli effetti positivi dell’iniziativa contro il BEPS. Inoltre solo un quadro comune potrebbe impedire una frammentazione del mercato e porre fine ai disallineamenti e alle distorsioni del mercato attualmente esistenti. Infine, misure nazionali di attuazione che seguono una linea comune in tutta l’Unione fornirebbero ai contribuenti la certezza giuridica della compatibilità di dette misure con il diritto unionale.
(2)  La maggior parte degli Stati membri, in qualità di membri dell’OCSE, si è impegnata ad attuare i risultati delle 15 azioni contro la vera erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili, pubblicati il 5 ottobre 2015. È quindi essenziale per il corretto funzionamento del mercato interno che gli Stati membri attuino come minimo i loro impegni in materia di BEPS e, più in generale, prendano provvedimenti per scoraggiare le pratiche di elusione fiscale e garantire un’equa ed efficace imposizione nell’Unione in modo sufficientemente coerente e coordinato. In un mercato di economie altamente integrate si avverte l’esigenza di approcci strategici comuni e di un’azione coordinata al fine di migliorare il funzionamento del mercato interno e massimizzare gli effetti positivi dell’iniziativa contro vere e proprie strategie di BEPS, prestando nel contempo un'attenzione adeguata nei confronti della competitività delle imprese che operano nel mercato interno. Inoltre solo un quadro comune potrebbe impedire una frammentazione del mercato e porre fine ai disallineamenti e alle distorsioni del mercato attualmente esistenti. Infine, misure nazionali di attuazione che seguono una linea comune in tutta l’Unione fornirebbero ai contribuenti la certezza giuridica della compatibilità di dette misure con il diritto dell'Unione. In un'Unione caratterizzata da mercati nazionali molto eterogenei, una valutazione d'impatto globale di tutte le misure previste resta fondamentale per garantire che tale linea comune trovi un ampio sostegno tra gli Stati membri.
Emendamento 4
Proposta di direttiva
Considerando 3 bis (nuovo)
(3 bis)   Dato che i paradisi fiscali possono essere classificati come trasparenti dall'OCSE, è opportuno che siano presentate proposte per aumentare la trasparenza dei fondi fiduciari e delle fondazioni.
Emendamento 5
Proposta di direttiva
Considerando 4 bis (nuovo)
(4 bis)   È fondamentale dotare le amministrazioni fiscali di risorse idonee per contrastare in maniera efficace il BEPS, migliorando in tal modo la trasparenza relativa alle attività delle grandi multinazionali, in particolare per quanto riguarda gli utili, le imposte versate sugli utili, le sovvenzioni percepite, le agevolazioni fiscali, il numero dei dipendenti e gli attivi detenuti.
Emendamento 6
Proposta di direttiva
Considerando 4 ter (nuovo)
(4 ter)   Per garantire la coerenza in relazione al trattamento delle stabili organizzazioni, è fondamentale che gli Stati membri applichino nella legislazione pertinente e nei trattati bilaterali in materia fiscale una definizione comune di stabile organizzazione conformemente all'articolo 5 del modello di convenzione dell'OCSE per la tassazione del reddito e del capitale.
Emendamento 7
Proposta di direttiva
Considerando 4 quater (nuovo)
(4 quater)   Per evitare un'attribuzione incoerente degli utili alle stabili organizzazioni, gli Stati membri dovrebbero seguire le norme per l'imputazione degli utili alle stabili organizzazioni conformemente all'articolo 7 del modello di convenzione dell'OCSE per la tassazione del reddito e del capitale e allineare la loro normativa applicabile e i rispettivi trattati bilaterali a tali norme, in sede di riesame delle stesse.
Emendamento 8
Proposta di direttiva
Considerando 5
(5)  È necessario stabilire norme contro l’erosione della base imponibile nel mercato interno e il trasferimento degli utili al di fuori del mercato interno. Per contribuire al conseguimento di tale obiettivo sono necessarie disposizioni nei seguenti settori: limiti sulla deducibilità degli interessi, imposizione in uscita, clausola di switch-over, una norma generale antiabuso, norme sulle società controllate estere e un quadro per contrastare i disallineamenti da ibridi. Ove l’applicazione di tali norme dia luogo a una doppia imposizione, i contribuenti dovrebbero beneficiare di uno sgravio tramite una detrazione dell’imposta versata in un altro Stato membro o in un paese terzo, a seconda del caso. Le norme dovrebbero pertanto mirare non solo a contrastare le pratiche di elusione fiscale, ma anche a evitare la creazione di altri ostacoli al mercato, come la doppia imposizione.
(5)  È necessario stabilire norme contro l’erosione della base imponibile nel mercato interno e il trasferimento degli utili al di fuori del mercato interno. Per contribuire al conseguimento di tale obiettivo sono necessarie disposizioni nei seguenti settori: limiti sulla deducibilità degli interessi, misure fondamentali di difesa contro l'utilizzo di giurisdizioni segrete o a bassa imposizione per finalità di BEPS, imposizione in uscita, una definizione chiara di stabile organizzazione, regole precise in materia di prezzi di trasferimento, un quadro per i sistemi di patent box, clausola di switch-over in mancanza di un trattato fiscale rigoroso dagli effetti analoghi con un paese terzo, una norma generale antiabuso, norme sulle società controllate estere e un quadro per contrastare i disallineamenti da ibridi. Ove l’applicazione di tali norme dia luogo a una doppia imposizione, i contribuenti dovrebbero beneficiare di uno sgravio tramite una detrazione dell’imposta versata in un altro Stato membro o in un paese terzo, a seconda del caso. Le norme dovrebbero pertanto mirare non solo a contrastare le pratiche di elusione fiscale, ma anche a evitare la creazione di altri ostacoli al mercato, come la doppia imposizione. Affinché si pervenga a una corretta applicazione di tali norme, è auspicabile che le autorità fiscali degli Stati membri siano dotate di risorse adeguate. Tuttavia, è altresì necessario stabilire con urgenza un insieme unico di norme per il calcolo degli utili imponibili delle società transfrontaliere nell'Unione, trattando i gruppi societari come un'unica entità ai fini fiscali, allo scopo di rafforzare il mercato interno ed eliminare molte delle carenze dell'attuale quadro regolamentare dell'imposta societaria, che consentono la pianificazione fiscale aggressiva.
Emendamento 9
Proposta di direttiva
Considerando 6
(6)  Nel tentativo di ridurre il proprio onere fiscale globale, i gruppi transfrontalieri di società ricorrono sempre più di frequente al trasferimento degli utili, spesso attraverso pagamenti di interessi gonfiati, da giurisdizioni fiscali a imposizione elevata verso paesi che applicano regimi fiscali più vantaggiosi. La norma relativa ai limiti sugli interessi è necessaria per scoraggiare tali pratiche in quanto limita la deducibilità degli oneri finanziari netti dei contribuenti (ossia l’importo di cui le spese finanziarie superano le entrate finanziarie). È pertanto necessario fissare una percentuale di deducibilità che sia riferita agli utili del contribuente prima di interessi, imposte, svalutazioni e ammortamenti (EBITDA). Le entrate finanziarie esenti da imposta non dovrebbero essere compensate a fronte dei costi finanziari. Solo il reddito imponibile dovrebbe essere preso in considerazione per determinare l’importo degli interessi che può essere dedotto. Per agevolare i contribuenti che presentano rischi ridotti in relazione all’erosione della base imponibile e al trasferimento degli utili, gli interessi netti dovrebbero essere sempre deducibili fino a un massimale fissato, applicato qualora comporti una deduzione superiore alla percentuale stabilita sulla base dell’EBITDA. Se il contribuente fa parte di un gruppo che redige conti consolidati, si dovrebbe prendere in considerazione l’indebitamento complessivo del gruppo ai fini della concessione ai contribuenti del diritto a dedurre importi più elevati degli oneri finanziari netti. La norma relativa ai limiti sugli interessi dovrebbe applicarsi agli oneri finanziari netti di un contribuente senza distinguere se i costi traggono origine da un debito contratto a livello nazionale, a livello transfrontaliero all’interno dell’Unione o in un paese terzo. Benché sia generalmente riconosciuto che anche le imprese finanziarie, ossia gli istituti finanziari e le imprese di assicurazione, dovrebbero essere soggette a limiti sulla deducibilità degli interessi, è parimenti riconosciuto che questi due settori presentano caratteristiche particolari che richiedono un approccio più adeguato alle loro esigenze. Dal momento che le discussioni in questo campo non sono sufficientemente conclusive nel contesto internazionale e unionale, non è ancora possibile prevedere norme specifiche per i settori finanziario ed assicurativo.
(6)  Nel tentativo di ridurre il proprio onere fiscale globale, i gruppi transfrontalieri di società ricorrono sempre più di frequente al trasferimento degli utili, spesso attraverso pagamenti di interessi gonfiati, da giurisdizioni fiscali a imposizione elevata verso paesi che applicano regimi fiscali più vantaggiosi. La norma relativa ai limiti sugli interessi è necessaria per scoraggiare vere e proprie pratiche di BEPS in quanto limitala deducibilità degli oneri finanziari netti dei contribuenti (ossia l’importo di cui le spese finanziarie superano le entrate finanziarie). Per quanto riguarda i costi relativi agli interessi è pertanto necessario fissare una percentuale di deducibilità che sia riferita agli utili del contribuente prima di interessi, imposte, svalutazioni e ammortamenti (EBITDA). Le entrate finanziarie esenti da imposta non dovrebbero essere compensate a fronte dei costi finanziari. Solo il reddito imponibile dovrebbe essere preso in considerazione per determinare l’importo degli interessi che può essere dedotto. Per agevolare i contribuenti che presentano rischi ridotti in relazione all’erosione della base imponibile e al trasferimento degli utili, gli interessi netti dovrebbero essere sempre deducibili fino a un massimale fissato, applicato qualora comporti una deduzione superiore alla percentuale stabilita sulla base dell’EBITDA. Se il contribuente fa parte di un gruppo che redige conti consolidati, si dovrebbe prendere in considerazione l’indebitamento complessivo del gruppo ai fini della concessione ai contribuenti del diritto a dedurre importi più elevati degli oneri finanziari netti. La norma relativa ai limiti sugli interessi dovrebbe applicarsi agli oneri finanziari netti di un contribuente senza distinguere se i costi traggono origine da un debito contratto a livello nazionale, a livello transfrontaliero all’interno dell’Unione o in un paese terzo. È generalmente riconosciuto che anche le imprese finanziarie, ossia gli istituti finanziari e le imprese di assicurazione, dovrebbero essere soggette a limiti sulla deducibilità degli interessi, eventualmente con un approccio più adeguato alle loro esigenze.
Emendamento 10
Proposta di direttiva
Considerando 6 bis (nuovo)
(6 bis)   In caso di finanziamento di progetti infrastrutturali a lungo termine di interesse pubblico mediante la concessione di prestiti a terzi e qualora il debito sia superiore alla soglia di esenzione stabilita dalla presente direttiva, è auspicabile che gli Stati membri abbiano la possibilità di concedere deroghe, a determinate condizioni, per i prestiti a favore di terzi destinati al finanziamento di progetti di infrastrutture pubbliche, in quanto in tali casi sarebbe controproducente l'applicazione delle disposizioni proposte in materia di limiti sugli interessi.
Emendamento 11
Proposta di direttiva
Considerando 6 ter (nuovo)
(6 ter)   Il trasferimento degli utili verso giurisdizioni segrete o a bassa imposizione rappresenta un particolare rischio per il gettito fiscale degli Stati membri nonché per il trattamento equo e non discriminatorio tra imprese che eludono le imposte e imprese adempienti sotto il profilo fiscale, sia grandi che piccole. In aggiunta alle misure di applicazione generale proposte nella presente direttiva per tutte le giurisdizioni, è fondamentale scoraggiare le giurisdizioni segrete e a bassa imposizione dal basare il loro regime di imposta sulle società e il rispettivo quadro normativo sulla custodia degli utili derivanti da elusione fiscale senza nel contempo attuare adeguatamente le norme globali in materia di buona governance fiscale, quali lo scambio automatico di informazioni in materia fiscale, o dal praticare l'inadempimento tacito attraverso l'applicazione non corretta delle leggi fiscali e degli accordi internazionali, pur avendo assunto impegni politici in tal senso. Pertanto si propongono misure specifiche volte a utilizzare la presente direttiva come strumento per garantire che le giurisdizioni segrete o a bassa imposizione rispettino gli sforzi internazionali a favore della trasparenza e dell'equità in materia fiscale.
Emendamento 13
Proposta di direttiva
Considerando 7 bis (nuovo)
(7 bis)   Troppo spesso le società multinazionali si adoperano per trasferire i loro utili nei paradisi fiscali senza versare alcuna imposta o versando imposte estremamente esigue. La nozione di stabile organizzazione intende offrire una definizione precisa e vincolante dei criteri che dovranno essere soddisfatti per stabilire se una società multinazionale è ubicata in un determinato paese. Tale aspetto obbligherà le società multinazionali a versare le rispettive imposte in maniera equa.
Emendamento 14
Proposta di direttiva
Considerando 7 ter (nuovo)
(7 ter)   Il termine "prezzi di trasferimento" si riferisce alle condizioni e alle modalità concernenti le transazioni effettuate all'interno di un'impresa multinazionale, comprese le società figlie e le società di comodo i cui utili sono imputati a una società madre multinazionale. Si tratta di prezzi praticati tra imprese associate situate in paesi diversi per le rispettive operazioni infragruppo, come il trasferimento di beni e servizi. Poiché i prezzi sono fissati dai soggetti associati non indipendenti all'interno della stessa impresa multinazionale, è possibile che non rispecchino il prezzo di mercato. L'Unione deve garantire che gli utili imponibili delle imprese multinazionali non siano trasferiti al di fuori della giurisdizione dello Stato membro interessato e che la base imponibile dichiarata dalle imprese multinazionali nel loro paese rispecchi l'attività economica ivi esercitata. Nell'interesse dei contribuenti è fondamentale limitare i rischi di una doppia non imposizione che può scaturire da una differenza tra due paesi in ordine alla determinazione della remunerazione in condizioni di libera concorrenza delle loro operazioni internazionali con imprese associate. Tale sistema non esclude il ricorso a una serie di manovre artificiose, in particolare per quanto concerne i prodotti per i quali non esiste un prezzo di mercato (ad esempio per i canoni o i servizi alle imprese).
Emendamento 101/rev
Proposta di direttiva
Considerando 7 quater (nuovo)
(7 quater)   I regimi fiscali connessi alla proprietà intellettuale, ai brevetti e al settore "ricerca e sviluppo" (R&S) sono ampiamente usati in tutta l'Unione. Tuttavia, da numerosi studi della Commissione è emerso chiaramente che il nesso tra patent box e promozione di R&S è spesso arbitrario. L'OCSE ha elaborato il "nexus approach" modificato nel tentativo di regolamentare il sistema dei patent box. Tale metodo garantisce che, nell'ambito del sistema dei patent box, possano beneficiare di un'aliquota d'imposta favorevole soltanto i redditi connessi direttamente alle spese di ricerca e sviluppo. Tuttavia, per gli Stati membri è già evidente la difficoltà di applicare le nozioni di "nexus" e "sostanza economica" ai loro regimi fiscalmente favorevoli all'innovazione (innovation boxes). Qualora entro gennaio 2017 gli Stati membri non abbiano ancora applicato in maniera integrale e omogenea il "nexus approach" modificato per eliminare gli attuali regimi dannosi in materia di patent box, è opportuno che la Commissione presenti una nuova proposta legislativa vincolante a norma dell'articolo 116 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea allo scopo di anticipare al 30 giugno 2017 l'abolizione dei vecchi regimi dannosi, riducendo il periodo in cui si applica clausola di anteriorità. La CCCTB dovrebbe eliminare il problema del trasferimento degli utili attraverso la pianificazione fiscale per quanto concerne la proprietà intellettuale.
Emendamento 16
Proposta di direttiva
Considerando 7 quinquies (nuovo)
(7 quinquies)   L'imposizione in uscita non dovrebbe essere applicata se le attività trasferite sono attività materiali che generano reddito attivo. I trasferimenti di tali attività sono una componente imprescindibile dell'effettiva assegnazione di risorse da parte di un'impresa e non sono finalizzati principalmente all'ottimizzazione fiscale e all'elusione fiscale, ragion per cui dovrebbero essere esonerati da tali disposizioni.
Emendamento 17
Proposta di direttiva
Considerando 8
(8)  Date le difficoltà insite nel concedere un credito d’imposta per imposte versate all’estero, gli Stati membri tendono sempre più a esentare i redditi esteri dall’imposizione nello Stato di residenza. L’effetto negativo involontario di questo approccio è tuttavia quello di incoraggiare situazioni in cui redditi non tassati o soggetti a bassa imposizione entrano nel mercato interno e quindi circolano, in molti casi non tassati, all’interno dell’Unione sfruttando gli strumenti disponibili nell’ambito del diritto unionale. Le clausole di switch-over sono comunemente utilizzate per contrastare tali pratiche. È pertanto necessario prevedere una clausola di switch-over mirata ad alcuni tipi di redditi esteri, ad esempio le distribuzioni di utili, i proventi della cessione di azioni e gli utili delle stabili organizzazioni che sono esenti da imposta nell’Unione e sono originari di paesi terzi. Tali redditi dovrebbero essere imponibili nell’Unione se sono stati tassati al di sotto di un determinato livello nel paese terzo. Considerando che la clausola di switch-over non richiede il controllo sull’entità soggetta a bassa imposizione e che quindi la contabilità obbligatoria dell’entità può non essere accessibile, il calcolo dell’aliquota d’imposta effettiva può risultare molto complicato. Gli Stati membri dovrebbero pertanto utilizzare l’aliquota d’imposta legale quando applicano la clausola di switch-over. Gli Stati membri che applicano la clausola di switch-over dovrebbero concedere un credito per l’imposta versata all’estero al fine di evitare la doppia imposizione.
(8)  Date le difficoltà insite nel concedere un credito d’imposta per imposte versate all’estero, gli Stati membri tendono sempre più a esentare i redditi esteri dall’imposizione nello Stato di residenza. L’effetto negativo involontario di questo approccio è tuttavia quello di incoraggiare situazioni in cui redditi non tassati o soggetti a bassa imposizione entrano nel mercato interno e quindi circolano, in molti casi non tassati, all’interno dell’Unione sfruttando gli strumenti disponibili nell’ambito del diritto unionale. Le clausole di switch-over sono comunemente utilizzate per contrastare tali pratiche. È pertanto necessario prevedere una clausola di switch-over mirata ad alcuni tipi di redditi esteri, ad esempio le distribuzioni di utili, i proventi della cessione di azioni e gli utili delle stabili organizzazioni che sono esenti da imposta nell’Unione. Tali redditi dovrebbero essere imponibili nell’Unione se sono stati tassati al di sotto di un determinato livello nel paese di origine e in mancanza di un trattato fiscale efficace dagli effetti analoghi con tale paese. Gli Stati membri che applicano la clausola di switch-over dovrebbero concedere un credito per l’imposta versata all’estero al fine di evitare la doppia imposizione.
Emendamento 96
Proposta di direttiva
Considerando 9
(9)  Norme generali antiabuso sono presenti nei sistemi fiscali per contrastare le pratiche fiscali abusive che non sono ancora state oggetto di disposizioni specifiche. Tali norme sono pertanto destinate a colmare lacune e non dovrebbero pregiudicare l'applicabilità di norme antiabuso specifiche. All'interno dell'Unione l'applicazione di norme generali antiabuso dovrebbe essere limitata alle costruzioni "di puro artificio" (non genuine); in caso contrario, il contribuente dovrebbe avere il diritto di scegliere la struttura più vantaggiosa dal punto di vista fiscale per i propri affari commerciali. È inoltre importante garantire che le norme generali antiabuso si applichino in modo uniforme in situazioni nazionali, all'interno dell'Unione e nei confronti di paesi terzi, così che l'ambito di applicazione e i risultati dell'applicazione in contesti nazionali e transfrontalieri siano identici.
(9)  Norme generali antiabuso sono presenti nei sistemi fiscali per contrastare le pratiche fiscali abusive che non sono ancora state oggetto di disposizioni specifiche. Tali norme sono pertanto destinate a colmare lacune e non dovrebbero pregiudicare l'applicabilità di norme antiabuso specifiche. All'interno dell'Unione l'applicazione di norme generali antiabuso dovrebbe essere applicata alle costruzioni poste in essere con la finalità principale o avendo fra le finalità principali quella di ottenere un vantaggio fiscale che è in contrasto con l'oggetto o lo scopo delle disposizioni fiscali che sarebbero state altrimenti applicabili, senza privare il contribuente di scegliere la struttura più vantaggiosa dal punto di vista fiscale per i propri affari commerciali. È inoltre importante garantire che le norme generali antiabuso si applichino in modo uniforme in situazioni nazionali, all'interno dell'Unione e nei confronti di paesi terzi, così che l'ambito di applicazione e i risultati dell'applicazione in contesti nazionali e transfrontalieri siano identici.
Emendamento 19
Proposta di direttiva
Considerando 9 bis (nuovo)
(9 bis)   Una costruzione o una serie di costruzioni possono essere considerate non genuine nella misura in cui conducono a una tassazione disomogenea di alcuni tipi di reddito, come quelli generati da brevetti.
Emendamento 97
Proposta di direttiva
Considerando 9 ter (nuovo)
(9 ter)   Gli Stati membri dovrebbero attuare disposizioni più dettagliate atte a precisare cosa si intende per costruzioni non genuine e altre attività in ambito fiscale che sono passibili di sanzioni. È opportuno che le sanzioni siano stabilite con chiarezza onde evitare incertezza giuridica e creare un forte incentivo alla piena osservanza della normativa fiscale.
Emendamento 21
Proposta di direttiva
Considerando 9 quater (nuovo)
(9 quater)   Gli Stati membri dovrebbero disporre di un sistema di sanzioni previsto dal diritto nazionale e informarne la Commissione.
Emendamento 22
Proposta di direttiva
Considerando 9 quinquies (nuovo)
(9 quinquies)   Onde evitare la creazione di società a destinazione specifica, come le società fittizie o le società di comodo, con un trattamento fiscale agevolato, le imprese dovrebbero corrispondere alle definizioni di stabile organizzazione e di sostanza economica minima di cui all'articolo 2.
Emendamento 23
Proposta di direttiva
Considerando 9 sexies (nuovo)
(9 sexies)   Dovrebbe essere vietato l'utilizzo di società fittizie da parte di contribuenti che operano nell'Unione. I contribuenti dovrebbero comunicare alle autorità fiscali elementi di prova che dimostrino la sostanza economica per ciascuna entità appartenente al loro gruppo nell'ambito dell'obbligo annuale di rendicontazione paese per paese.
Emendamento 24
Proposta di direttiva
Considerando 9 septies (nuovo)
(9 septies)   Per migliorare gli attuali meccanismi di composizione delle controversie transfrontaliere in materia di tassazione nell'Unione, concentrandosi non solo sui casi di doppia imposizione ma anche sui casi di doppia non imposizione, è opportuno introdurre entro gennaio 2017 un meccanismo di risoluzione delle controversie con norme più chiare e tempi più stretti.
Emendamento 25
Proposta di direttiva
Considerando 9 octies (nuovo)
(9 octies)   La corretta identificazione dei contribuenti è fondamentale per uno scambio di informazioni efficace tra le amministrazioni fiscali. La creazione di un codice di identificazione fiscale europeo (CIF) armonizzato e comune costituirebbe il mezzo migliore per tale identificazione. Esso consentirebbe a terzi di identificare in modo rapido, facile e corretto nonché di registrare i codici d'identificazione fiscale nei rapporti transfrontalieri e fungere da base per un efficace scambio automatico di informazioni tra le amministrazioni fiscali degli Stati membri. La Commissione dovrebbe altresì adoperarsi attivamente per sviluppare un codice identificativo simile a livello globale, come ad esempio il sistema internazionale di identificazione dei soggetti giuridici (LEI) del comitato di sorveglianza sulla regolamentazione.
Emendamento 26
Proposta di direttiva
Considerando 10
(10)  Le norme sulle società controllate estere (CFC) hanno come effetto la riattribuzione dei redditi di una società controllata soggetta a bassa imposizione alla società madre. La società madre diventa quindi tassabile per i redditi che le sono stati attribuiti nello Stato in cui è residente a fini fiscali. In funzione delle priorità politiche di tale Stato, le norme sulle società controllate estere possono riguardare un’intera controllata soggetta a bassa imposizione o essere limitate ai redditi artificialmente dirottati verso la controllata. È auspicabile porre rimedio a situazioni di questo tipo sia nei paesi terzi che nell’Unione. Al fine di rispettare le libertà fondamentali, l’impatto della normativa all’interno dell’Unione dovrebbe essere limitato alle costruzioni che comportano un trasferimento artificiale di utili dallo Stato membro della società madre alla società controllata estera. In tal caso gli importi dei redditi attribuiti alla società madre dovrebbero essere adeguati sulla base del principio di libera concorrenza, in modo che lo Stato della società madre tassi soltanto gli importi dei redditi della società controllata estera che non sono conformi a tale principio. Le norme sulle società controllate estere dovrebbero escludere dal loro campo di applicazione le imprese finanziarie fiscalmente residenti nell’Unione, comprese le stabili organizzazioni di tali imprese situate nell’Unione. Il campo di applicazione legittimo delle norme sulle società controllate estere all’interno dell’Unione dovrebbe infatti essere limitato a situazioni artificiali prive di sostanza economica, il che comporterebbe che i settori finanziario ed assicurativo, fortemente regolamentati, non sarebbero probabilmente interessati da tali norme.
(10)  Le norme sulle società controllate estere (CFC) hanno come effetto la riattribuzione dei redditi di una società controllata soggetta a bassa imposizione alla società madre. La società madre diventa quindi tassabile per i redditi che le sono stati attribuiti nello Stato in cui è residente a fini fiscali. In funzione delle priorità politiche di tale Stato, le norme sulle società controllate estere possono riguardare un’intera controllata soggetta a bassa imposizione o essere limitate ai redditi artificialmente dirottati verso la controllata. È auspicabile porre rimedio a situazioni di questo tipo sia nei paesi terzi che nell’Unione. L’impatto della normativa all’interno dell’Unione dovrebbe riguardare tutte le costruzioni di cui uno dei principali obiettivi consiste in un trasferimento artificiale di utili dallo Stato membro della società madre alla società controllata estera. In tal caso gli importi dei redditi attribuiti alla società madre dovrebbero essere adeguati sulla base del principio di libera concorrenza, in modo che lo Stato della società madre tassi soltanto gli importi dei redditi della società controllata estera che non sono conformi a tale principio. È opportuno evitare sovrapposizioni tra le norme sulle società controllate estere e la clausola di switch-over.
Emendamento 27
Proposta di direttiva
Considerando 11
(11)  I disallineamenti da ibridi sono la conseguenza delle differenze nella qualificazione giuridica dei pagamenti (strumenti finanziari) o delle entità e tali differenze emergono quando i sistemi giuridici di due giurisdizioni interagiscono. L’effetto di tali disallineamenti è spesso una doppia deduzione (ossia una deduzione in entrambi gli Stati) o una deduzione dei redditi in uno Stato senza che tali redditi siano inclusi nella base imponibile dell’altro Stato. Per evitare tale risultato è necessario stabilire norme in base alle quali una delle due giurisdizioni interessata da un disallineamento dovrebbe fornire una qualificazione giuridica dello strumento ibrido o dell’entità ibrida e l’altra giurisdizione dovrebbe accettare tale qualificazione. Anche se gli Stati membri, nell’ambito del gruppo “Codice di condotta (tassazione delle imprese)”, hanno concordato linee guida sul trattamento fiscale delle entità ibride4 e delle stabili organizzazioni ibride5 all’interno dell’Unione, nonché sul trattamento fiscale delle entità ibride legate a paesi terzi, rimane necessario adottare norme vincolanti. Occorre infine limitare il campo di applicazione di tali norme ai disallineamenti da ibridi tra Stati membri. I disallineamenti da ibridi tra Stati membri e paesi terzi devono essere oggetto di ulteriore esame.
(11)  I disallineamenti da ibridi sono la conseguenza delle differenze nella qualificazione giuridica dei pagamenti (strumenti finanziari) o delle entità e tali differenze emergono quando i sistemi giuridici di due giurisdizioni interagiscono. L’effetto di tali disallineamenti è spesso una doppia deduzione (ossia una deduzione in entrambi gli Stati) o una deduzione dei redditi in uno Stato senza che tali redditi siano inclusi nella base imponibile dell’altro Stato. Per evitare tale risultato è necessario stabilire norme in base alle quali una delle due giurisdizioni interessata da un disallineamento dovrebbe fornire una qualificazione giuridica dello strumento ibrido o dell’entità ibrida e l’altra giurisdizione dovrebbe accettare tale qualificazione. Ove si verifichi un siffatto disallineamento tra uno Stato membro e un paese terzo, lo Stato membro dovrebbe garantire l'idonea tassazione di tali operazioni. Anche se gli Stati membri, nell’ambito del gruppo “Codice di condotta (tassazione delle imprese)”, hanno concordato linee guida sul trattamento fiscale delle entità ibride4 e delle stabili organizzazioni ibride5 all’interno dell’Unione, nonché sul trattamento fiscale delle entità ibride legate a paesi terzi, rimane necessario adottare norme vincolanti.
__________________
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4 Codice di condotta (Tassazione delle imprese) - Relazione al Consiglio, 16553/14, FISC 225, dell’11.12.2014.
4 Codice di condotta (Tassazione delle imprese) - Relazione al Consiglio, 16553/14, FISC 225, dell’11.12.2014.
5 Codice di condotta (Tassazione delle imprese) - Relazione al Consiglio, 9620/15, FISC 60, dell’11.6.2015.
5 Codice di condotta (Tassazione delle imprese) - Relazione al Consiglio, 9620/15, FISC 60, dell’11.6.2015.
Emendamento 28
Proposta di direttiva
Considerando 11 bis (nuovo)
(11 bis)   È opportuno stabilire una definizione a livello di Unione e una "lista nera" esaustiva per i paradisi fiscali e i paesi, inclusi quelli dell'Unione, che falsano la concorrenza mediante la concessione di condizioni fiscali favorevoli. La lista nera dovrebbe essere integrata da un elenco di sanzioni nei confronti delle giurisdizioni non collaborative e degli istituti finanziari che operano nei paradisi fiscali.
Emendamento 29
Proposta di direttiva
Considerando 12 bis (nuovo)
(12 bis)   Una delle principali difficoltà incontrate dalle amministrazioni fiscali è l'impossibilità di accedere per tempo debito a informazioni esaustive e pertinenti sulle strategie di pianificazione fiscale delle imprese multinazionali. Tali informazioni dovrebbero essere accessibili in modo che le autorità tributarie possano reagire rapidamente ai rischi in ambito fiscale, valutando tali rischi con maggiore efficacia, concentrandosi sulle operazioni di controllo ed evidenziando le necessarie modifiche alla normativa in vigore.
Emendamento 30
Proposta di direttiva
Considerando 14
(14)  Considerando che uno dei principali obiettivi della presente direttiva è migliorare la resilienza del mercato interno nel suo complesso contro le pratiche transfrontaliere di elusione fiscale, tale obiettivo non può essere sufficientemente realizzato dagli Stati membri che agiscono singolarmente. I regimi nazionali di imposizione delle società sono eterogenei e l’azione indipendente degli Stati membri si limiterebbe a riprodurre l’attuale frammentazione del mercato interno nel campo della fiscalità diretta. L’interazione di misure nazionali distinte comporterebbe la persistenza di inefficienze e distorsioni, con la conseguente mancanza di coordinamento. Misure correttive dovrebbero invece essere adottate a livello dell’Unione in quanto gran parte dell’inefficienza nel mercato interno si traduce principalmente in problemi di natura transfrontaliera. È pertanto fondamentale adottare soluzioni che funzionino per il mercato interno nel suo complesso e tale obiettivo può essere meglio conseguito a livello dell’Unione. L’Unione può quindi adottare misure in conformità al principio di sussidiarietà di cui all’articolo 5 del trattato sull’Unione europea. La presente direttiva si limita a quanto è necessario per conseguire tale obiettivo in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo. Fissando un livello minimo di protezione del mercato interno, la presente direttiva mira soltanto a raggiungere il grado minimo di coordinamento all’interno dell’Unione essenziale per conseguire i suoi obiettivi.
(14)  Considerando che uno dei principali obiettivi della presente direttiva è migliorare la resilienza del mercato interno nel suo complesso contro le pratiche transfrontaliere di elusione fiscale, tale obiettivo non può essere sufficientemente realizzato dagli Stati membri che agiscono singolarmente. I regimi nazionali di imposizione delle società sono eterogenei e l’azione indipendente degli Stati membri si limiterebbe a riprodurre l’attuale frammentazione del mercato interno nel campo della fiscalità diretta. L’interazione di misure nazionali distinte comporterebbe la persistenza di inefficienze e distorsioni, con la conseguente mancanza di coordinamento. Misure correttive dovrebbero invece essere adottate a livello dell’Unione in quanto gran parte dell’inefficienza nel mercato interno si traduce principalmente in problemi di natura transfrontaliera. È pertanto fondamentale adottare soluzioni che funzionino per il mercato interno nel suo complesso e tale obiettivo può essere meglio conseguito a livello dell’Unione. L’Unione può quindi adottare misure in base al principio di sussidiarietà di cui all’articolo 5 del trattato sull’Unione europea. La presente direttiva si limita a quanto è necessario per conseguire tale obiettivo in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo. Fissando un livello minimo di protezione del mercato interno, la presente direttiva mira soltanto a raggiungere il grado minimo di coordinamento all’interno dell’Unione essenziale per conseguire i suoi obiettivi. Tuttavia una revisione del quadro giuridico in materia fiscale per affrontare le pratiche di erosione della base imponibile mediante provvedimenti normativi permetterebbe di ottenere un risultato migliore nel garantire condizioni eque nel mercato interno.
Emendamento 31
Proposta di direttiva
Considerando 14 bis (nuovo)
(14 bis)   La Commissione dovrebbe effettuare un'analisi dei costi e dei benefici e valutare le possibili conseguenze di un'imposta ingente sul rimpatrio dei capitali provenienti da paesi terzi a bassa imposizione.
Emendamento 32
Proposta di direttiva
Considerando 14 ter (nuovo)
(14 ter)   Tutti gli accordi commerciali e gli accordi di partenariato economico di cui l'Unione è parte dovrebbero includere disposizioni sulla promozione della buona governance in materia fiscale ai fini di una maggiore trasparenza e della lotta alle pratiche fiscali dannose.
Emendamento 33
Proposta di direttiva
Considerando 15
(15)  È opportuno che la Commissione valuti l’attuazione della presente direttiva tre anni dopo la sua entrata in vigore e presenti al Consiglio una relazione al riguardo. Gli Stati membri dovrebbero comunicare alla Commissione tutte le informazioni necessarie per tale valutazione,
(15)  È opportuno che la Commissione ponga in essere un meccanismo di monitoraggio specifico per garantire la corretta attuazione della presente direttiva e un'interpretazione omogenea delle sue misure da parte degli Stati membri. È altresì opportuno che valuti l'attuazione della presente direttiva tre anni dopo la sua entrata in vigore e presenti al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione al riguardo. Gli Stati membri dovrebbero comunicare al Parlamento europeo e alla Commissione tutte le informazioni necessarie per tale valutazione.
Emendamento 34
Proposta di direttiva
Articolo 2 – comma 1 – punto 1 bis (nuovo)
1 bis)   "contribuente", un'entità societaria che rientra nell'ambito di applicazione della presente direttiva;
Emendamento 35
Proposta di direttiva
Articolo 2 – comma 1 – punto 4 bis (nuovo)
4 bis)   "costi dei canoni", i costi imputabili ai compensi di qualsiasi natura versati per l'uso o la concessione in uso del diritto di autore su opere letterarie, artistiche o scientifiche, comprese le pellicole cinematografiche e il software, eventuali brevetti, marchi di fabbrica o di commercio, disegni o modelli, progetti, formule o processi segreti o per informazioni concernenti esperienze di carattere industriale, commerciale o scientifico oppure per qualsiasi altro attivo immateriale; sono considerati canoni i compensi per l'uso o la concessione in uso di attrezzature industriali, commerciali o scientifiche;
Emendamento 36
Proposta di direttiva
Articolo 2 – comma 1 – punto 4 ter (nuovo)
4 ter)   "giurisdizione segreta o a bassa imposizione", qualsiasi giurisdizione che dal 31 dicembre 2016 soddisfi uno dei seguenti criteri:
a)  mancanza di uno scambio automatico di informazioni con tutti i firmatari dell'accordo multilaterale sull'autorità competente, conformemente allo standard dell'OCSE pubblicato il 21 luglio 2014, dal titolo "Standard globale per lo scambio automatico di informazioni fiscali";
b)   mancanza di un registro recante i beneficiari effettivi finali di società, trust e strutture giuridiche equivalenti adempienti almeno alle norme minime definite nella direttiva (UE) 2015/849 del Parlamento europeo e del Consiglio 1bis;
c)   esistenza di disposizioni legislative o amministrative o pratiche che concedono un trattamento fiscale favorevole alle imprese indipendentemente dal fatto se effettuano una vera attività economica o hanno una presenza economica significativa nel paese in questione;
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1bis Direttiva (UE) 2015/849 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 maggio 2015, relativa alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo, che modifica il regolamento (UE) n. 648/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga la direttiva 2005/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e la direttiva 2006/70/CE della Commissione (GU L 141 del 5.6.2015, pag. 73).
Emendamento 37
Proposta di direttiva
Articolo 2 – comma 1 – punto 7 bis (nuovo)
7 bis)   "stabile organizzazione", una sede fissa di affari situata in uno Stato membro, attraverso la quale una società di un altro Stato membro esercita in tutto o in parte la sua attività; tale definizione si applica anche nei casi in cui si ritiene che le società che svolgono attività digitali interamente dematerializzate abbiano una stabile organizzazione in uno Stato membro se mantengono una presenza significativa nell'economia di tale Stato membro;
Emendamento 38
Proposta di direttiva
Articolo 2 – comma 1 – punto 7 ter (nuovo)
7 ter)   "paradiso fiscale", una giurisdizione contraddistinta da uno o più dei seguenti criteri:
a)   imposizione assente o soltanto nominale per i non residenti;
b)   esistenza di leggi o pratiche amministrative che impediscono l'efficace scambio di informazioni in materia fiscale con altre giurisdizioni;
c)   esistenza di disposizioni legislative o amministrative che impediscono la trasparenza fiscale o assenza dell'obbligo di esercitare un'attività economica sostanziale;
Emendamento 39
Proposta di direttiva
Articolo 2 – comma 1 – punto 7 quater (nuovo)
7 quater)   "sostanza economica minima", gli elementi, anche nell'ambito dell'economia digitale, che consentono di definire un'impresa sulla base di criteri fattuali come l'esistenza di risorse umane e materiali della struttura, la sua autonomia di gestione, la sua realtà giuridica e, se del caso, la natura dei suoi attivi;
Emendamento 40
Proposta di direttiva
Articolo 2 – comma 1 – punto 7 quinquies (nuovo)
7 quinquies)   "codice di identificazione fiscale europeo" o "CIF", un codice secondo la definizione contenuta nella comunicazione della Commissione, del 6 dicembre 2012, relativa a un Piano d'azione per rafforzare la lotta alla frode fiscale e all'evasione fiscale;
Emendamento 41
Proposta di direttiva
Articolo 2 – comma 1 – punto 7 sexies (nuovo)
7 sexies)   "prezzi di trasferimento", i prezzi ai quali un'impresa trasferisce beni fisici o attivi immateriali o fornisce servizi a imprese associate;
Emendamento 42
Proposta di direttiva
Articolo 2 – comma 1 – punto 7 septies (nuovo)
7 septies)   "patent box", un sistema per calcolare il reddito derivante dalla proprietà intellettuale (PI) che soddisfa i requisiti per beneficiare di agevolazioni fiscali attraverso l'instaurazione di un nesso tra le spese ammissibili effettuate al momento della creazione degli attivi di PI (espresse in proporzione delle spese globali connesse alla creazione degli attivi di PI) e il reddito derivante da tali attivi di PI; tale sistema limita gli attivi di PI ai brevetti o ai beni immateriali aventi una funzione equivalente e contribuisce alla definizione di "spese ammissibili", di "spese globali" e di "redditi derivanti da attivi di PI";
Emendamento 43
Proposta di direttiva
Articolo 2 – comma 1 – punto 7 octies (nuovo)
7 octies)   "società fittizia", ogni tipo di entità giuridica priva di sostanza economica e creata per fini meramente fiscali;
Emendamento 44
Proposta di direttiva
Articolo 2 – comma 1 – punto 7 nonies (nuovo)
7 nonies)   "persona o impresa associata a un contribuente", una situazione in cui la prima persona detiene una partecipazione superiore al 25% nella seconda o in cui una terza persona detiene una partecipazione superiore al 25% in entrambe;
Emendamento 45
Proposta di direttiva
Articolo 2 – punto 7 decies (nuovo)
7 decies)   "disallineamento da ibrido", qualsiasi situazione tra un contribuente in uno Stato membro e un'impresa associata, quale definita nell'ambito del vigente regime di imposizione delle imprese, in un altro Stato membro o in un paese terzo, in cui i seguenti risultati sono imputabili alle differenze nella caratterizzazione giuridica di uno strumento finanziario o di un'entità:
a)   lo stesso pagamento, le stesse spese o le stesse perdite sono dedotti sia nello Stato membro in cui il pagamento ha origine, le spese sono sostenute o le perdite sono subite, sia in un altro Stato membro o paese terzo ("doppia deduzione"); oppure
b)   a un pagamento è applicata una deduzione nello Stato membro o nel paese terzo in cui il pagamento ha origine senza una corrispondente inclusione del medesimo pagamento nell'altro Stato membro o paese terzo ("deduzione senza inclusione");
Emendamento 46
Proposta di direttiva
Articolo 4 – paragrafo 2
2.  Gli oneri finanziari eccedenti sono deducibili nell’esercizio fiscale in cui sono sostenuti solo fino al 30 per cento degli utili del contribuente prima di interessi, imposte, svalutazioni e ammortamenti (EBITDA) o fino a un importo di 1 000 000 EUR, se superiore. L’EBITDA si calcola aggiungendo ai redditi imponibili gli importi corretti per l’imposta relativi agli interessi passivi netti e altri costi equivalenti agli interessi nonché gli importi corretti per l’imposta relativi a svalutazioni e ammortamenti.
2.  Gli oneri finanziari eccedenti sono deducibili nell’esercizio fiscale in cui sono sostenuti solo fino al 20 % degli utili del contribuente prima di interessi, imposte, svalutazioni e ammortamenti (EBITDA) o fino a un importo di 2 000 000 EUR, se superiore. L’EBITDA si calcola aggiungendo ai redditi imponibili gli importi corretti per l’imposta relativi agli interessi passivi netti e altri costi equivalenti agli interessi nonché gli importi corretti per l’imposta relativi a svalutazioni e ammortamenti.
Emendamento 47
Proposta di direttiva
Articolo 4 – paragrafo 2 bis (nuovo)
2 bis.   Gli Stati membri possono esentare dall'ambito di applicazione del paragrafo 2 gli oneri finanziari eccedenti sostenuti su prestiti a terzi, utilizzati per finanziare un progetto di infrastrutture pubbliche di una durata minima di dieci anni e che uno Stato membro o l'Unione consideri di interesse pubblico generale.
Emendamento 48
Proposta di direttiva
Articolo 4 – paragrafo 4
4.  L’EBITDA di un esercizio fiscale che non è completamente assorbito dagli oneri finanziari sostenuti dal contribuente nel medesimo esercizio fiscale o in quelli precedenti può essere riportato agli esercizi fiscali successivi.
4.  L’EBITDA di un esercizio fiscale che non è completamente assorbito dagli oneri finanziari sostenuti dal contribuente nel medesimo esercizio fiscale o in quelli precedenti può essere riportato agli esercizi fiscali successivi per un periodo di cinque anni.
Emendamento 49
Proposta di direttiva
Articolo 4 – paragrafo 5
5.  Gli oneri finanziari che non possono essere dedotti nell’esercizio fiscale in corso a norma del paragrafo 2 sono deducibili fino al 30 per cento dell’EBITDA negli esercizi fiscali successivi allo stesso modo degli oneri finanziari relativi a detti esercizi.
5.  Gli oneri finanziari che non possono essere dedotti nell’esercizio fiscale in corso a norma del paragrafo 2 sono deducibili fino al 20 % dell’EBITDA nei cinque esercizi fiscali successivi allo stesso modo degli oneri finanziari relativi a detti esercizi.
Emendamento 50
Proposta di direttiva
Articolo 4 – paragrafo 6
6.  I paragrafi da 2 a 5 non si applicano alle imprese finanziarie.
6.  I paragrafi da 2 a 5 non si applicano alle imprese finanziarie. La Commissione deve riesaminare l'ambito di applicazione del presente articolo se e allorché sarà raggiunto un accordo a livello di OCSE nonché all'atto di determinare se l'accordo OCSE in questione può essere attuato a livello di Unione.
Emendamento 51
Proposta di direttiva
Articolo 4 bis (nuovo)
Articolo 4 bis
Stabile organizzazione
1.   Si ritiene che una sede fissa di affari utilizzata o gestita da un contribuente costituisca una stabile organizzazione se lo stesso contribuente o una persona con un forte legame esercita attività commerciali nello stesso luogo o in un altro luogo nello stesso Stato membro e:
a)   tale luogo o l'altro luogo costituiscono una stabile organizzazione per il contribuente o la persona con un forte legame in virtù del presente articolo, oppure
b)   l'attività globale risultante dalla combinazione delle attività esercitate dal contribuente e dalla persona con un forte legame con il medesimo luogo, o dallo stesso contribuente o dalle persone con un forte legame con entrambi i luoghi, non ha carattere preparatorio o ausiliario, purché le attività commerciali esercitate dal contribuente e dalla persona con un forte legame con il medesimo luogo, o dallo stesso contribuente o dalle persone con un forte legame con entrambi i luoghi, costituiscano funzioni complementari che fanno parte di un'operazione commerciale coerente.
2.   Se una persona agisce in uno Stato per conto di un contribuente e, così facendo, conclude abitualmente contratti o svolge abitualmente il ruolo principale che conduce alla conclusione di contratti che sono sistematicamente conclusi senza alcuna modifica sostanziale da parte del contribuente, e tali contratti sono:
a)   conclusi a nome del contribuente,
b)   destinati alla cessione di beni appartenenti a tale contribuente, o che il contribuente ha il diritto di utilizzare, ovvero che sono destinati alla concessione del diritto d'uso di tali beni, oppure
c)   destinati alla prestazione di servizi da parte di tale contribuente, si ritiene che il contribuente abbia una stabile organizzazione in tale Stato per tutte le attività che tale persona esercita per il contribuente, a meno che le attività di tale persona abbiano carattere ausiliario o preparatorio in modo tale che, se esercitate in una sede fissa di affari, non fanno di questa sede fissa di affari una stabile organizzazione ai sensi del presente paragrafo.
3.   Gli Stati membri allineano a tale definizione la loro legislazione applicabile e i trattati bilaterali contro la doppia imposizione.
4.   Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati riguardo ai concetti di carattere preparatorio o ausiliario.
Emendamento 52
Proposta di direttiva
Articolo 4 ter (nuovo)
Articolo 4 ter
Utili imputabili alla stabile organizzazione
1.   Gli utili che in uno Stato membro sono imputabili alla stabile organizzazione di cui all'articolo 4 bis includono anche gli utili che essa potrebbe prevedibilmente realizzare, soprattutto nelle sue relazioni con altre parti dell'impresa, se queste fossero entità separate e indipendenti che esercitano la stessa attività e a condizioni analoghe, tenendo conto degli attivi e dei rischi della stabile organizzazione interessata.
2.   Se uno Stato membro rettifica gli utili imputabili alla stabile organizzazione di cui al paragrafo 1 e li tassa di conseguenza, gli utili e le imposte in altri Stati membri dovrebbero anch'essi essere rettificati di conseguenza al fine di evitare la doppia imposizione.
3.   Nell'ambito dell'azione 7 dell'OCSE relativa alla BEPS, l'OCSE sta riesaminando le norme di cui all'articolo 7 del suo modello di convenzione dell'OCSE per la tassazione del reddito e del capitale che verte sugli utili imputabili alle stabili organizzazioni e, una volta aggiornate le norme in questione, gli Stati membri adeguano la loro legislazione applicabile di conseguenza.
Emendamento 53
Proposta di direttiva
Articolo 4 quater (nuovo)
Articolo 4 quater
Giurisdizioni segrete o a bassa imposizione
1.   Gli Stati membri possono imporre una ritenuta alla fonte sui pagamenti effettuati da un'entità di uno Stato membro a favore di un'entità situata in una giurisdizione segreta o con un basso livello di imposizione.
2.   I pagamenti che non sono destinati direttamente a un'entità situata in una giurisdizione segreta o a bassa imposizione, ma per i quali è ragionevolmente lecito ritenere che siano destinati indirettamente a un'entità situata in una giurisdizione segreta o a bassa imposizione, ad esempio per il tramite di semplici intermediari in altre giurisdizioni, sono anch'essi coperti dal paragrafo 1.
3.   A tempo debito, gli Stati membri aggiornano gli eventuali accordi sulla doppia imposizione che attualmente precludono l'applicazione di una ritenuta alla fonte di tale livello, allo scopo di eliminare qualsiasi ostacolo giuridico a questa misura di difesa collettiva.
Emendamento 54
Proposta di direttiva
Articolo 5 – paragrafo 1 – parte introduttiva
1.  Un contribuente è soggetto ad imposta per un importo pari al valore di mercato degli attivi trasferiti, al momento dell’uscita, meno il loro valore a fini fiscali, in una delle seguenti situazioni:
1.  Un contribuente è soggetto ad imposta per un importo pari al valore di mercato degli attivi trasferiti, al momento dell'uscita degli attivi, meno il loro valore a fini fiscali, in una delle seguenti situazioni:
Emendamento 55
Proposta di direttiva
Articolo 5 – paragrafo 1 – lettera a
a)  un contribuente trasferisce attivi dalla sua sede centrale alla sua stabile organizzazione situata in un altro Stato membro o in un paese terzo;
a)  un contribuente trasferisce attivi dalla sua sede centrale alla sua stabile organizzazione situata in un altro Stato membro o in un paese terzo nella misura in cui lo Stato membro della sede centrale non dispone più del diritto di sottoporre a imposizione gli attivi in ragione del trasferimento;
Emendamento 56
Proposta di direttiva
Articolo 5 – paragrafo 1 – lettera b
b)  un contribuente trasferisce attivi dalla sua stabile organizzazione situata in uno Stato membro alla sua sede centrale o a un’altra stabile organizzazione situata in un altro Stato membro o in un paese terzo;
b)  un contribuente trasferisce attivi dalla sua stabile organizzazione situata in uno Stato membro alla sua sede centrale o a un’altra stabile organizzazione situata in un altro Stato membro o in un paese terzo nella misura in cui lo Stato membro della stabile organizzazione non dispone più del diritto di sottoporre a imposizione gli attivi trasferiti in ragione del trasferimento;
Emendamento 57
Proposta di direttiva
Articolo 5 – paragrafo 1 – lettera d
d)  un contribuente trasferisce la sua stabile organizzazione al di fuori di uno Stato membro.
d)  un contribuente trasferisce la sua stabile organizzazione in un altro Stato membro o in un paese terzo nella misura in cui lo Stato membro della stabile organizzazione non dispone più del diritto di sottoporre a imposizione gli attivi trasferiti in ragione del trasferimento.
Emendamento 63
Proposta di direttiva
Articolo 5 – paragrafo 7
7.  Il presente articolo non si applica ai trasferimenti di attivi di natura temporanea quando gli attivi sono destinati a tornare allo Stato membro dell’autore del trasferimento.
7.  Il presente articolo non si applica ai trasferimenti di attivi di natura temporanea quando gli attivi sono destinati a tornare allo Stato membro dell'autore del trasferimento, né ai trasferimenti di attività materiali trasferite per generare reddito a partire da attività economiche attive. Per beneficiare dell'esenzione, il contribuente deve provare alle sue autorità fiscali che il reddito di fonte estera deriva da un'attività economica attiva, per esempio mediante un certificato delle autorità fiscali estere.
Emendamento 64
Proposta di direttiva
Articolo 5 bis (nuovo)
Articolo 5 bis
Prezzo di trasferimento
1.   In conformità degli orientamenti dell'OCSE pubblicati il 18 agosto 2010 dal titolo "Principi applicabili in materia di prezzi di trasferimento destinati alle imprese multinazionali e alle amministrazioni fiscali", gli utili che sarebbero stati realizzati da un'impresa, ma che non hanno potuto esserlo a causa delle condizioni che seguono, possono essere inclusi negli utili di tale impresa e sottoposti a imposizione di conseguenza:
a)   un'impresa di uno Stato partecipa direttamente o indirettamente alla direzione, al controllo o al capitale di un'impresa dell'altro Stato; oppure
b)   le stesse persone partecipano direttamente o indirettamente alla direzione, al controllo o al capitale di un'impresa di uno Stato e di un'impresa dell'altro Stato; e
c)   nell'uno e nell'altro caso, le due imprese sono, nelle loro relazioni commerciali o finanziarie, vincolate da condizioni concordate o imposte, che differiscono da quelle che sarebbero concordate fra imprese indipendenti.
2.   Allorché uno Stato include tra gli utili di un'impresa dello Stato in questione – e sottopone a imposizione di conseguenza – degli utili sui quali un'impresa dell'altro Stato è stata sottoosta a imposizione in tale altro Stato, e gli utili così inclusi sono utili che l'impresa del primo Stato avrebbe realizzato se le condizioni tra le due imprese fossero state quelle che sarebbero esistite fra imprese indipendenti, l'altro Stato procede a un adeguamento opportuno dell'entità dell'imposta che è stata riscossa sugli utili in questione. Nel determinare tale adeguamento, si tiene debitamente conto delle altre disposizioni della presente direttiva e, se necessario, le autorità competenti degli Stati si consultano.
Emendamento 102
Proposta di direttiva
Articolo 6 – paragrafo 1
1.  Gli Stati membri non esentano un contribuente dall'imposta sui redditi esteri che il contribuente ha percepito come una distribuzione di utili da un'entità in un paese terzo o come proventi derivanti dalla cessione di azioni detenute in un'entità in un paese terzo o come redditi di una stabile organizzazione situata in un paese terzo in cui l'entità o la stabile organizzazione è soggetta, nel paese di residenza dell'entità o nel paese in cui è situata la stabile organizzazione, a un'imposta sugli utili a un'aliquota legale dell'imposta sulle società inferiore al 40 per cento dell'aliquota legale che sarebbe stata applicata nell'ambito del regime dell'imposta sulle società vigente nello Stato membro del contribuente. In tali situazioni il contribuente è soggetto all'imposta sui redditi esteri con una detrazione dell'imposta versata nel paese terzo dal suo debito d'imposta nel suo Stato di residenza a fini fiscali. La detrazione non supera l'ammontare dell'imposta, calcolato prima della detrazione, imputabile ai redditi che possono essere tassati.
1.  Gli Stati membri non esentano un contribuente dall'imposta sui redditi esteri non derivanti da attività d'impresa che il contribuente ha percepito come una distribuzione di utili da un'entità in un paese terzo o come proventi derivanti dalla cessione di azioni detenute in un'entità in un paese terzo o come redditi di una stabile organizzazione situata in un paese terzo in cui l'entità o la stabile organizzazione è soggetta, nel paese di residenza dell'entità o nel paese in cui è situata la stabile organizzazione, a un'imposta sugli utili a un'aliquota legale dell'imposta sulle società inferiore al 15 per cento. In tali situazioni il contribuente è soggetto all'imposta sui redditi esteri con una detrazione dell'imposta versata nel paese terzo dal suo debito d'imposta nel suo Stato di residenza a fini fiscali. La detrazione non supera l'ammontare dell'imposta, calcolato prima della detrazione, imputabile ai redditi che possono essere tassati. Per beneficiare dell'esenzione, il contribuente deve dimostrare alle proprie autorità fiscali che il reddito estero deriva da un'attività d'impresa, sostenuta da personale, attrezzature, attivi e locali commisurati che giustificano i redditi attribuitile.
Emendamento 68
Proposta di direttiva
Articolo 7 – paragrafo 1
1.  Le costruzioni non genuine o una serie di costruzioni non genuine poste in essere essenzialmente allo scopo di ottenere un vantaggio fiscale che è in contrasto con l’oggetto o la finalità delle disposizioni fiscali che sarebbero state altrimenti applicabili sono ignorate ai fini del calcolo dell’imposta sulle società dovuta. Una costruzione può comprendere più di una fase o parte.
1.  Le costruzioni non genuine o una serie di costruzioni non genuine che, essendo state poste in essere con lo scopo principale o avendo fra gli scopi principali quello di ottenere un vantaggio fiscale che è in contrasto con l’oggetto o la finalità delle disposizioni fiscali che sarebbero state altrimenti applicabili, non sono genuine tenuto conto di tutti i fatti e di tutte le circostanze pertinenti e sono ignorate ai fini del calcolo dell’imposta sulle società dovuta. Una costruzione può comprendere più di una fase o parte.
Emendamento 103
Proposta di direttiva
Articolo 7 – paragrafo 3
3.  Quando le costruzioni o una serie di costruzioni sono ignorate a norma del paragrafo 1, l'imposta dovuta è calcolata con riferimento alla sostanza economica in conformità al diritto nazionale.
3.  Quando le costruzioni o una serie di costruzioni sono ignorate a norma del paragrafo 1, l'imposta dovuta è calcolata con riferimento alla sostanza economica di cui all'articolo 2 in conformità al diritto nazionale.
Emendamento 70
Proposta di direttiva
Articolo 7 – paragrafo 3 bis (nuovo)
3 bis.   Gli Stati membri stanziano risorse adeguate in termini di personale, competenze e dotazioni di bilancio per le rispettive amministrazioni fiscali nazionali, in particolare per il personale addetto al controllo fiscale, nonché risorse per la formazione del personale dell'amministrazione fiscale ponendo l'accento sulla cooperazione transfrontaliera in ambito di frode fiscale ed elusione fiscale, e sullo scambio automatico di informazioni, allo scopo di garantire la piena attuazione della presente direttiva.
Emendamento 98
Proposta di direttiva
Articolo 7 – paragrafo 3 ter (nuovo)
3 ter.   La Commissione istituisce al suo interno un'unità di controllo e monitoraggio per l'erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili (BEPS), quale strumento incisivo contro l'erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili, incaricato di valutare l'attuazione della presente direttiva nonché di altri atti legislativi futuri in materia di erosione della base imponibile e trasferimento degli utili, e di fornire consulenza in merito, in stretta collaborazione con gli Stati membri. Tale unità di controllo e monitoraggio in materia di BEPS presenta al Parlamento europeo una relazione al riguardo.
Emendamento 104
Proposta di direttiva
Articolo 8 – paragrafo 1 – lettera b
b)  nell'ambito del regime generale applicabile nel paese dell'entità, gli utili sono soggetti a un'aliquota effettiva dell'imposta sulle società inferiore al 40 per cento dell'aliquota effettiva che sarebbe stata applicata nell'ambito del sistema di imposizione delle società vigente nello Stato membro del contribuente;
b)  nell'ambito del regime generale applicabile nel paese dell'entità, gli utili sono soggetti a un'aliquota effettiva dell'imposta sulle società inferiore al 15 per cento; ; tale aliquota è rivista ogni anno in funzione dell'evoluzione economica del commercio mondiale;
Emendamento 73
Proposta di direttiva
Articolo 8 – paragrafo 1 – lettera c – parte introduttiva
c)  oltre il 50 per cento dei redditi ottenuti dall’entità rientra in una delle seguenti categorie:
c)  oltre il 25 % dei redditi ottenuti dall’entità rientra in una delle seguenti categorie:
Emendamento 74
Proposta di direttiva
Articolo 8 – paragrafo 1 – lettera c – punto vii bis (nuovo)
vii bis)   redditi da beni scambiati con il contribuente o le sue imprese consociate ad eccezione dei beni standardizzati di questo tipo che sono scambiati regolarmente fra parti indipendenti e per i quali esistono prezzi pubblicamente osservabili.
Emendamento 105
Proposta di direttiva
Articolo 8 – paragrafo 2 – comma 1
2.  Gli Stati membri non applicano il paragrafo 1 quando un'entità è residente a fini fiscali in uno Stato membro o in un paese terzo parte contraente dell'accordo SEE o nel caso di una stabile organizzazione di un'entità di un paese terzo situata in uno Stato membro, salvo qualora la costituzione dell'entità sia interamente fittizia o nella misura in cui l'entità realizza, nel corso della sua attività, costruzioni non genuine che sono state poste in essere essenzialmente allo scopo di ottenere un vantaggio fiscale.
2.  Gli Stati membri applicano il paragrafo 1 quando un'entità è residente a fini fiscali in uno Stato membro o in un paese terzo parte contraente dell'accordo SEE o nel caso di una stabile organizzazione di un'entità di un paese terzo situata in uno Stato membro, salvo qualora il contribuente possa comprovare che la società controllata estera è stata costituita per valide ragioni economiche e svolge un'attività economica sostenuta da personale, attrezzature, attivi e locali commisurati che giustificano i redditi attribuitile. Nel caso specifico delle compagnie di assicurazione, il fatto che una società madre riassicuri i propri rischi attraverso le sue stesse controllate si considera una costruzione non genuina.
Emendamento 77
Proposta di direttiva
Articolo 10 – titolo
Disallineamenti da ibridi
Disallineamenti da ibridi tra gli Stati membri
Emendamento 80
Proposta di direttiva
Articolo 10 – comma 2 bis (nuovo)
Gli Stati membri aggiornano i rispettivi accordi sulla doppia imposizione con i paesi terzi o negoziano collettivamente accordi equivalenti per rendere le disposizioni del presente articolo applicabili alle relazioni transfrontaliere tra gli Stati membri e i paesi terzi.
Emendamento 81
Proposta di direttiva
Articolo 10 bis (nuovo)
Articolo 10 bis
Disallineamenti da ibridi in cui sono coinvolti paesi terzi
Qualora un disallineamento da ibridi tra uno Stato membro e un paese terzo comporti una doppia deduzione, lo Stato membro rifiuta la deduzione di tale pagamento, a meno che non lo abbia già fatto il paese terzo.
Qualora un disallineamento da ibridi tra uno Stato membro e un paese terzo comporti una deduzione senza inclusione, lo Stato membro rifiuta la deduzione o la mancata inclusione di tale pagamento, a seconda dei casi, a meno che non lo abbia già fatto il paese terzo.
Emendamento 82
Proposta di direttiva
Articolo 10 ter (nuovo)
Articolo 10 ter
Aliquota effettiva
La Commissione sviluppa un metodo comune per il calcolo dell'aliquota effettiva in ciascuno Stato membro in modo da consentire l'elaborazione di una tabella comparativa delle aliquote effettive in tutti gli Stati membri.
Emendamento 83
Proposta di direttiva
Articolo 10 quater (nuovo)
Articolo 10 quater
Misure contro gli abusi dei trattati fiscali
1.   Gli Stati membri modificano i propri trattati fiscali bilaterali per includervi le seguenti disposizioni:
a)   una clausola per garantire che entrambe le parti dei trattati si impegnino a favore del pagamento delle imposte laddove sussistono attività economiche ed è creato valore;
b)   un addendum per specificare che l'obiettivo di trattati bilaterali, al di là di evitare la doppia imposizione, è la lotta all'evasione e all'elusione fiscali;
c)   una clausola per una norma generale antielusione basata su un test per la verifica delle finalità principali, quale definita nella raccomandazione della Commissione (UE) 2016/136 del 28 gennaio 2016 relativa all'attuazione di misure contro l'abuso dei trattati fiscali 1bis;
d)   una definizione di stabile organizzazione, ai sensi dell'articolo 5 del modello di convenzione fiscale dell'OCSE per la tassazione del reddito e del capitale.
2.   La Commissione elabora, entro il 31 dicembre 2017, una proposta relativa a un "approccio europeo ai trattati fiscali", allo scopo di istituire un modello europeo di trattato fiscale che in ultima istanza potrebbe sostituire le migliaia di accordi bilaterali conclusi da ciascuno Stato membro.
3.   Gli Stati membri si astengono dal firmare trattati bilaterali con giurisdizioni che non rispettano le norme minime dei principi di buona governance in materia fiscale concordati a livello di Unione e ne denunciano la firma.
1bis GU L 25 del 2.2.2016, pag. 67.
Emendamento 84
Proposta di direttiva
Articolo 10 quinquies (nuovo)
Articolo 10 quinquies
Buona governance in materia fiscale
La Commissione include disposizioni sulla promozione della buona governance in materia fiscale, allo scopo di aumentare la trasparenza e di lottare contro le pratiche fiscali dannose, negli accordi commerciali internazionali e negli accordi di partenariato economico di cui l'Unione è parte firmataria.
Emendamento 85
Proposta di direttiva
Articolo 10 sexies (nuovo)
Articolo 10 sexies
Sanzioni
Gli Stati membri stabiliscono le norme sulle sanzioni applicabili alle violazioni delle disposizioni nazionali adottate a norma della presente direttiva e prendono tutte le misure necessarie per garantirne l'attuazione. Le sanzioni previste sono effettive, proporzionate e dissuasive. Gli Stati membri notificano senza indugio alla Commissione tali norme e misure, nonché eventuali successive modifiche delle stesse.
Emendamento 86
Proposta di direttiva
Articolo 11 – titolo
Riesame
Riesame e monitoraggio
Emendamento 87
Proposta di direttiva
Articolo 11 – paragrafo 1
1.  La Commissione valuta l’attuazione della presente direttiva tre anni dopo la sua entrata in vigore e presenta al Consiglio una relazione al riguardo.
1.  La Commissione valuta l’attuazione della presente direttiva tre anni dopo la sua entrata in vigore e presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione al riguardo.
Emendamento 88
Proposta di direttiva
Articolo 11 – paragrafo 2
2.  Gli Stati membri comunicano alla Commissione tutte le informazioni necessarie per valutare l’attuazione della presente direttiva.
2.  Gli Stati membri comunicano al Parlamento europeo e alla Commissione tutte le informazioni necessarie per valutare l'attuazione della presente direttiva.
Emendamento 89
Proposta di direttiva
Articolo 11 – paragrafo 2 bis (nuovo)
2 bis.   La Commissione istituisce un meccanismo specifico di monitoraggio per garantire il pieno e adeguato recepimento della presente direttiva e la corretta interpretazione di tutte le definizioni fornite e delle azioni richieste dagli Stati membri, onde disporre di un approccio europeo coordinato nella lotta contro l'erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili.
Emendamento 90
Proposta di direttiva
Articolo 11 bis (nuovo)
Articolo 11 bis
Numero di identificazione fiscale europeo
La Commissione presenta una proposta legislativa relativa a un numero di identificazione fiscale del contribuente europeo, armonizzato e comune, entro il 31 dicembre 2016, allo scopo di rendere lo scambio automatico delle informazioni fiscali più efficiente e affidabile in seno all'Unione.
Emendamento 91
Proposta di direttiva
Articolo 11 ter (nuovo)
Articolo 11 ter
Scambio automatico obbligatorio di informazioni in materia fiscale
Per garantire la piena trasparenza e la corretta applicazione delle disposizioni della presente direttiva, lo scambio di informazioni in materia fiscale è automatico e obbligatorio, come prevede la direttiva del Consiglio2011/16/UE1 bis.
_______________
1 bis Direttiva 2011/16/UE del Consiglio, del 15 febbraio 2011, relativa alla cooperazione amministrativa nel settore fiscale e che abroga la direttiva 77/799/CEE (GU L 64 dell'11.3.2011, pag. 1).

Seguito dato alla risoluzione del Parlamento europeo dell'11 febbraio 2015 sulla relazione del Senato USA sul ricorso alla tortura da parte della CIA
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Risoluzione del Parlamento europeo dell'8 giugno 2016 sul seguito dato alla risoluzione del Parlamento europeo dell'11 febbraio 2015 sulla relazione del Senato USA sul ricorso alla tortura da parte della CIA (2016/2573(RSP))
P8_TA(2016)0266B8-0580/2016

Il Parlamento europeo,

–  visto il trattato sull'Unione europea (TUE), in particolare gli articoli 2, 3, 4, 6, 7 e 21,

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare gli articoli 1, 2, 3, 4, 18 e 19,

–  vista la Convenzione europea sui diritti dell'uomo e i relativi protocolli,

–  visti i pertinenti strumenti delle Nazioni Unite in materia di diritti umani, in particolare il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici del 16 dicembre 1966, la Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti del 10 dicembre 1984 e i relativi protocolli nonché la Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate del 20 dicembre 2006,

–  vista la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 2178 (2014), del 24 settembre 2014, sulle minacce alla pace e alla sicurezza internazionali causate da atti terroristici,

–  vista la relazione del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani, elaborata dal relatore speciale sulla tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti e incentrata sulle commissioni d'inchiesta in risposta a sistemi o prassi di tortura o di altre forme di maltrattamenti,

–  viste le sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo nelle cause Nasr and Ghali c. Italia (Abu Omar) del febbraio 2016, Al-Nashiri c. Polonia e Husayn (Abu Zubaydah) c. Polonia del luglio 2014 e El-Masri c. ex Repubblica jugoslava di Macedonia del dicembre 2012,

–  viste anche le cause pendenti e in corso dinanzi alla Corte europea dei diritti dell'uomo (Abu Zubaydah c. Lithuania e Al Nashiri c. Romania),

–  vista la sentenza del tribunale italiano che ha condannato in contumacia 22 agenti della CIA, un pilota dell'aeronautica e due agenti italiani per il loro coinvolgimento, nel 2003, nel sequestro dell'imam di Milano, Abu Omar,

–  vista la dichiarazione congiunta dell'Unione europea e dei suoi Stati membri e degli Stati Uniti d'America, del 15 giugno 2009, sulla chiusura del centro di detenzione di Guantánamo Bay e sulla futura cooperazione in materia di lotta al terrorismo sulla base di valori condivisi, del diritto internazionale e del rispetto dello Stato di diritto e dei diritti dell'uomo,

–  visti la sua risoluzione del 9 giugno 2011 su Guantánamo: decisione imminente di pena capitale(1), le sue altre risoluzioni su Guantànamo, tra cui la più recente del 23 maggio 2013 sullo sciopero della fame dei prigionieri(2), la sua risoluzione dell'8 ottobre 2015 sulla pena di morte(3) e gli orientamenti dell'UE in materia di pena di morte,

–  viste la sua risoluzione del 6 luglio 2006 sul presunto utilizzo di paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illegali di persone, adottata in una fase intermedia dei lavori della commissione temporanea(4), la sua risoluzione del 14 febbraio 2007 sul presunto utilizzo di paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illegali di prigionieri(5), la sua risoluzione dell'11 settembre 2012 sui presunti casi di trasporto e detenzione illegale di prigionieri in paesi europei da parte della CIA: seguito della relazione della commissione TDIP del Parlamento europeo(6) e la sua risoluzione del 10 ottobre 2013 sui presunti casi di trasporto e detenzione illegale di prigionieri in paesi europei da parte della CIA(7),

–  viste le conclusioni del Consiglio, del 5 e 6 giugno 2014, sui diritti fondamentali e lo Stato di diritto e sulla relazione della Commissione del 2013 sull'applicazione della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea ,

–  viste la sua risoluzione del 27 febbraio 2014 sulla situazione dei diritti fondamentali nell'Unione europea (2012)(8) e la sua risoluzione dell'8 settembre 2015 sulla situazione dei diritti fondamentali nell'Unione europea (2013-2014)(9),

–  vista la comunicazione della Commissione dell'11 marzo 2014 intitolata "Un nuovo quadro dell'UE per rafforzare lo Stato di diritto" (COM(2014)0158),

–  vista la sua risoluzione dell'11 febbraio 2015 sulla relazione del Senato USA sul ricorso alla tortura da parte della CIA(10),

–  vista la dichiarazione di Bruxelles sull'attuazione della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, adottata a marzo 2015,

–  viste la conclusione dell'indagine sulla detenzione e il trasporto illegali da parte della CIA di detenuti sospettati di atti di terrorismo, condotta a norma dell'articolo 52 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU), e la richiesta del Segretario generale del Consiglio d'Europa a tutti gli Stati aderenti alla CEDU di fornire informazioni sulle inchieste già effettuate o in corso, sulle cause pertinenti presso i tribunali nazionali o su altre misure adottate con riferimento all'oggetto di tale indagine entro il 30 settembre 2015(11),

–  vista la missione d'informazione parlamentare condotta dalla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni a Bucarest, Romania, il 24 e 25 settembre 2015 e il relativo resoconto di missione,

–  vista l'audizione pubblica tenuta dalla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni il 13 ottobre 2015 sull'indagine sui presunti casi di trasporto e detenzione illegali di prigionieri in paesi europei da parte della CIA,

–  vista la pubblicazione dello studio del 2015 per la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni dal titolo "A quest for accountability? EU and Member State inquiries into the CIA Rendition and Secret Detention Programme" (Alla ricerca delle responsabilità? Le indagini dell'UE e degli Stati membri sul programma di consegna e detenzione segreta della CIA),

–  vista la lettera aperta inviata l'11 gennaio 2016 al governo degli Stati Uniti di America dagli esperti di diritti umani delle Nazioni Unite e dall'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa in occasione del 14° anniversario dell'apertura del centro di detenzione di Guantánamo Bay,

–  viste le risoluzioni adottate e le relazioni pubblicate recentemente dalla Commissione interamericana dei diritti dell'uomo a proposito dei diritti umani dei detenuti presso il centro di Guantànamo, compreso l'accesso all'assistenza medica, la relazione del 2015 dell'Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE-ODIHR) e le decisioni del Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria,

–  viste le interrogazioni al Consiglio e alla Commissione sul seguito dato alla risoluzione del Parlamento europeo dell'11 febbraio 2015 sulla relazione del Senato USA sul ricorso alla tortura da parte della CIA (O-000038/2016 – B8-0367/2016 e O-000039/2016 – B8-0368/2016),

–  vista la proposta di risoluzione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni,

–  visti l'articolo 128, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che l'UE si fonda sui principi della democrazia, dello Stato di diritto, dei diritti umani e delle libertà fondamentali, del rispetto della dignità dell'uomo e del diritto internazionale, non solo nelle sue politiche interne ma anche nella sua dimensione esterna; che l'impegno dell'UE a favore dei diritti umani, rafforzato dall'entrata in vigore della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione e dal processo di adesione alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo, deve trovare riscontro in tutti gli ambiti di intervento ai fini dell'efficacia della politica dell'UE in materia di diritti umani;

B.  considerando che l'enfasi sulla guerra al terrorismo ha modificato pericolosamente l'equilibrio tra i vari poteri dello Stato, ampliando le competenze dei governi, a discapito di quelle dei parlamenti e delle autorità giudiziarie, e generando un livello senza precedenti di ricorso al segreto di Stato, il che impedisce l'esecuzione di indagini pubbliche su presunte violazioni dei diritti umani;

C.  considerando che il Parlamento ha chiesto a più riprese che la lotta al terrorismo avvenga nel rispetto dello Stato di diritto, della dignità umana, dei diritti umani e delle libertà fondamentali, anche nell'ambito della cooperazione internazionale in materia, sulla base dei trattati dell'UE, della Convenzione europea sui diritti dell'uomo, delle costituzioni e della legislazione sui diritti fondamentali a livello nazionale;

D.  considerando che, sulla scorta delle conclusioni della sua commissione temporanea sul presunto utilizzo dei paesi europei da parte della CIA (Central Intelligence Agency) per il trasporto e la detenzione illegali di prigionieri, il Parlamento ha condannato fermamente il programma di consegna e detenzione segreta della CIA promosso dagli Stati Uniti, che ha comportato molteplici violazioni dei diritti umani, tra cui la detenzione arbitraria e illegale, il sequestro di persona, la tortura e altri trattamenti disumani o degradanti, la violazione del principio di non respingimento e sparizioni forzate tramite l'utilizzo dello spazio aereo e del territorio dei paesi europei da parte della CIA;

E.  considerando che l'assunzione di responsabilità in relazione a tali atti è essenziale per proteggere e promuovere efficacemente i diritti umani nelle politiche interne ed esterne dell'UE e assicurare politiche di sicurezza legittime ed efficaci fondate sullo Stato di diritto;

F.  considerando che il Parlamento ha più volte ribadito la necessità di indagini a tutto campo sul coinvolgimento degli Stati membri al programma di detenzioni segrete e consegne straordinarie della CIA;

G.  considerando che il 9 dicembre 2015 è stato il primo anniversario della pubblicazione dello studio della commissione ad hoc del Senato degli Stati Uniti per i servizi segreti (SSCI) sul programma di detenzione e interrogatori della CIA e sul suo ricorso a varie forme di tortura sui detenuti tra il 2001 e il 2006; che lo studio ha rivelato nuovi fatti che hanno rafforzato le accuse secondo cui alcuni Stati membri dell'UE, le loro autorità, nonché funzionari e agenti dei loro servizi di sicurezza e intelligence sarebbero stati complici nel programma di detenzioni segrete e consegne straordinarie della CIA, talvolta mediante pratiche di corruzione basate sull'offerta di ingenti somme di denaro da parte della CIA in cambio della loro collaborazione; che lo studio non ha condotto ad alcun tipo di assunzione di responsabilità da parte degli USA in relazione ai programmi di consegne straordinarie e detenzioni segrete della CIA; che, purtroppo, gli USA non hanno collaborato con le indagini europee in merito alla complicità dei paesi europei nei programmi della CIA e che nessun responsabile è stato sinora chiamato a rispondere delle proprie azioni;

H.  considerando che Mark Martins, procuratore capo delle commissioni militari di Guantànamo, ha affermato che gli eventi descritti nella sintesi dello studio della SSCI sul programma di detenzione e interrogatori della CIA sono realmente accaduti;

I.  considerando che sono state condotte nuove analisi approfondite sulla base delle informazioni contenute nella sintesi dello studio della SSCI, confermando le indagini precedenti in relazione al coinvolgimento di una serie di paesi, tra cui Stati membri dell'UE, e individuando nuove aree di indagine;

J.  considerando che il precedente Parlamento europeo, nella sua risoluzione del 10 ottobre 2013, ha invitato l'attuale Parlamento a proseguire nell'adempimento ed esecuzione del mandato conferitogli dalla commissione temporanea sul presunto utilizzo dei paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illegale di prigionieri e, di conseguenza, ad assicurare che sia dato seguito alle sue raccomandazioni, a esaminare i nuovi elementi che possono emergere, nonché a utilizzare appieno e sviluppare ulteriormente i propri diritti d'inchiesta;

K.  considerando che le risoluzioni adottate e le relazioni pubblicate recentemente dalla Commissione interamericana dei diritti dell'uomo a proposito dei diritti umani dei detenuti presso il centro di Guantànamo evidenziano il timore che almeno alcuni dei detenuti non abbiano accesso a un'assistenza sanitaria o a programmi di riabilitazione adeguati; che la relazione OSCE-ODIHR esprime analogamente preoccupazioni in relazione alla tutela dei diritti umani a Guantànamo, compresa la mancata concessione del diritto a un giusto processo e che il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria afferma, nelle sue decisioni, che i detenuti di Guantànamo sono detenuti in modo arbitrario;

L.  considerando che il presidente degli Stati Uniti Barack Obama si era impegnato a chiudere il centro di detenzione di Guantánamo Bay entro gennaio 2010; che il 15 giugno 2009 l'UE e i suoi Stati membri, da un lato, e gli USA, dall'altro, hanno firmato una dichiarazione congiunta sulla chiusura del centro di detenzione di Guantánamo Bay e sulla futura cooperazione in materia di lotta al terrorismo sulla base di valori condivisi, del diritto internazionale e del rispetto dello stato di diritto e dei diritti dell'uomo; che il 23 febbraio 2016 il presidente Obama ha inviato al Congresso un piano volto a chiudere una volta per tutte la prigione militare di Guantánamo Bay; che l'assistenza fornita dagli Stati membri dell'UE ai fini del reinsediamento di alcuni prigionieri è stata limitata;

M.  considerando che nessuno degli Stati membri interessati ha condotto indagini complete ed efficaci al fine di consegnare alla giustizia i responsabili di reati in base al diritto internazionale e nazionale o di garantirne l'assunzione di responsabilità in seguito alla pubblicazione dello studio del Senato USA;

N.  considerando che è deplorevole che i membri della missione d'informazione della commissione del Parlamento europeo per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni a Bucarest non abbiano potuto visitare l'edificio dell'Ufficio del registro nazionale di informazioni classificate (ORNISS), che sarebbe stato usato come centro segreto di detenzione dalla CIA;

O.  considerando che la risoluzione del Parlamento dell'11 febbraio 2015 sulla relazione del Senato USA sul ricorso alla tortura da parte della CIA incarica la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, in associazione con la commissione per gli affari esteri e, in particolare, la sottocommissione per i diritti dell'uomo, di riprendere l'indagine sui presunti casi di trasporto e detenzione illegale di prigionieri in paesi europei da parte della CIA e di riferire in merito all'Aula entro un anno;

1.  sottolinea l'importanza unica e la natura strategica delle relazioni transatlantiche in un momento di crescente instabilità globale; ritiene che tali relazioni, fondate su interessi comuni oltre che su valori condivisi, debbano essere ulteriormente rafforzate sulla base del rispetto del multilateralismo, dello Stato di diritto e della risoluzione negoziata dei conflitti;

2.  ribadisce la sua ferma condanna del ricorso alle tecniche di interrogatorio potenziate, che sono proibite dal diritto internazionale e violano, fra gli altri, il diritto alla libertà, alla sicurezza, a un trattamento umano, a non essere sottoposti a torture, alla presunzione di innocenza, a un giusto processo, all'assistenza legale e all'uguale tutela da parte della legge;

3.  manifesta, un anno dopo la pubblicazione dello studio del Senato USA, la sua profonda preoccupazione per l'apatia mostrata dagli Stati membri e dalle istituzioni dell'UE per quanto riguarda il riconoscimento delle molteplici violazioni dei diritti fondamentali e dei casi di tortura che si sono verificati in territorio europeo tra il 2001 e il 2006, la conduzione di indagini in merito e la consegna dei responsabili alla giustizia;

4.  accoglie con favore la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo del 23 febbraio 2016 nella causa Nasr e Ghali contro Italia (44883/09), secondo cui le autorità italiane erano a conoscenza delle torture perpetrate ai danni dell'imam egiziano Abu Omar ed erano ricorse in maniera evidente al principio del "segreto di Stato" per garantire che ai responsabili fosse di fatto concessa l'impunità; invita l'esecutivo italiano a rinunciare al principio del "segreto di Stato" per l'ex capo del Servizio per le informazioni e la sicurezza militare (SISMI) e il suo vice, nonché per tre ex membri del SISMI, al fine di assicurare che la giustizia proceda senza ostacoli;

5.  deplora il fatto che nel settembre 2015 sia stata condotta solo una missione d'informazione trasversale in Romania; chiede che il Parlamento europeo organizzi una quantità maggiore di missioni d'informazione negli Stati membri che nello studio del Senato USA sul programma di detenzione e interrogatori della CIA figurano come complici di tale programma, come la Lituania, la Polonia, l'Italia e il Regno Unito;

6.  sottolinea il fatto che la cooperazione transatlantica fondata su valori comuni quali la promozione della libertà e della sicurezza, della democrazia e dei diritti umani fondamentali è e deve essere una priorità chiave delle relazioni estere dell'UE; ribadisce la chiara posizione espressa nella dichiarazione USA-UE del 2009, secondo cui gli sforzi comuni volti a contrastare il terrorismo devono rispettare gli obblighi previsti dal diritto internazionale, in particolare per quanto concerne il diritto internazionale umanitario e i diritti umani, e che ciò renderà i nostri paesi più forti e più sicuri; invita gli USA a compiere ogni sforzo, in tale contesto, per rispettare i diritti dei cittadini dell'UE nello stesso modo in cui rispettano quelli dei cittadini statunitensi;

7.  ritiene che la cooperazione transatlantica in materia di lotta al terrorismo debba rispettare i diritti fondamentali, le libertà fondamentali e la privacy, secondo quanto garantito dalla legislazione dell'UE, a beneficio dei cittadini di entrambe le sponde dell'Atlantico; invita a proseguire il dialogo politico tra i partner transatlantici sulle questioni relative alla sicurezza e alla lotta al terrorismo, anche per quanto riguarda la tutela dei diritti civili e umani, al fine di combattere efficacemente il terrorismo;

8.  esprime rammarico per il fatto che, più di un anno dopo la pubblicazione dello studio del Senato USA e l'adozione della presente risoluzione del Parlamento con cui è stato chiesto agli Stati Uniti di indagare e perseguire le molteplici violazioni dei diritti umani derivanti dai programmi di consegne straordinarie e detenzioni segrete della CIA e di cooperare con tutte le richieste degli Stati membri dell'UE in relazione al programma della CIA, nessuno dei responsabili sia stato chiamato a rispondere delle proprie azioni e per il fatto che il governo degli Stati Uniti non abbia collaborato con gli Stati membri dell'UE;

9.  ribadisce il suo invito rivolto agli Stati Uniti affinché continuino a indagare, perseguendone gli autori, sulle molteplici violazioni dei diritti umani derivanti dai programmi di consegne straordinarie e detenzioni segrete della CIA portati avanti dalla precedente amministrazione USA, nonché a cooperare con tutte le richieste degli Stati membri dell'UE per quanto concerne le informazioni, l'estradizione o i mezzi di ricorso efficaci per le vittime in relazione al programma della CIA; incoraggia la commissione ad hoc del Senato degli Stati Uniti per i servizi segreti a pubblicare integralmente il suo studio sul programma di detenzione e interrogatori della CIA; sottolinea la conclusione fondamentale cui è giunto il Senato degli Stati Uniti, secondo cui i metodi violenti e illegali applicati dalla CIA non hanno permesso di ottenere le informazioni necessarie atte a prevenire nuovi attacchi terroristici; ribadisce la sua condanna assoluta nei confronti della tortura e delle sparizioni forzate; invita altresì gli Stati Uniti a rispettare le norme internazionali che disciplinano l'indagine sulle attuali accuse di torture e maltrattamenti a Guantánamo, comprese le diverse richieste di informazioni presentate da Stati membri dell'UE in merito a detenuti precedentemente reclusi nelle prigioni segrete della CIA e le richieste del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura in relazione al suo mandato per ispezionare Guantánamo e intervistare le vittime delle torture della CIA;

10.  deplora la chiusura dell'inchiesta condotta dal Segretario generale del Consiglio d'Europa ai sensi dell'articolo 52 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, dato che in alcuni Stati membri le indagini restano in sospeso e che è necessario un ulteriore monitoraggio in materia; ribadisce, a tal fine, il suo invito affinché gli Stati membri conducano indagini, assicurando la piena trasparenza, sulla presunta esistenza, sul loro territorio, di prigioni segrete che avrebbero ospitato detenuti nell'ambito del programma della CIA, perseguendo le persone coinvolte in tali operazioni, compresi gli attori pubblici e tenendo conto di tutti i nuovi elementi di prova emersi (tra cui i pagamenti effettuati, come indicato nella sintesi dello studio), inoltre constata con rammarico la lentezza delle indagini, lo scarso livello di responsabilità e l'eccessivo affidamento sul segreto di Stato;

11.  esorta la Lituania, la Romania e la Polonia a condurre con urgenza indagini penali trasparenti, approfondite ed efficaci sui centri di detenzione segreti della CIA nei rispettivi territori, tenuto pienamente conto di tutti gli elementi di prova oggettivi che sono stati rivelati, ad assicurare alla giustizia i responsabili delle violazioni dei diritti umani, a consentire agli inquirenti di effettuare un esame esaustivo della rete dei voli di consegna e delle persone di contatto che hanno notoriamente organizzato o partecipato ai voli in questione, a effettuare analisi di polizia scientifica in merito ai siti di detenzione e alla somministrazione di cure mediche ai detenuti in tali siti, ad analizzare le registrazioni telefoniche e i trasferimenti di denaro, a valutare le istanze di riconoscimento come parte civile o di partecipazione alle indagini di potenziali vittime e a garantire che siano presi in considerazione tutti i pertinenti crimini, anche in collegamento con il trasferimento di detenuti, o a rendere note le conclusioni di eventuali indagini svolte finora;

12.  insiste affinché sia data piena e tempestiva esecuzione alle sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo pronunciate contro la Polonia e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, tra cui il rispetto delle misure urgenti a carattere individuale e generale; ribadisce l'invito rivolto dal Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa alla Polonia affinché si adoperi per chiedere e ottenere assicurazioni diplomatiche dagli USA in merito alla non applicazione della pena di morte e alla garanzia di un processo equo, intraprendendo indagini penali tempestive, approfondite ed efficaci per assicurare che tutti pertinenti reati siano affrontati, anche in relazione a tutte le vittime, e assicurando alla giustizia i responsabili delle violazioni dei diritti umani; accoglie con favore, a tal fine, l'intenzione della ex Repubblica iugoslava di Macedonia di istituire un organismo di indagine indipendente ad hoc, e ne sollecita la rapida istituzione con il sostegno e la partecipazione a livello internazionale;

13.  ricorda che l'ex direttore dei servizi segreti rumeni, Ioan Talpes, ha messo agli atti dinanzi alla delegazione del Parlamento europeo di essere stato a conoscenza della presenza della CIA sul territorio rumeno, riconoscendo di aver ottenuto il permesso di "affittare" un edificio pubblico alla CIA;

14.  esprime preoccupazione in merito agli ostacoli incontrati nell'ambito delle indagini parlamentari e giudiziarie a livello nazionale relative al coinvolgimento di alcuni Stati membri nel programma della CIA, e all'indebita classificazione di documenti che conduce di fatto all'impunità degli autori delle violazioni dei diritti umani;

15.  ricorda che la Corte europea dei diritti dell'uomo ha ormai espressamente riconosciuto, nella sua sentenza del 24 luglio 2014, che le fonti pubbliche e i ripetuti elementi di prova che contribuiscono a far luce sul coinvolgimento degli Stati membri nel programma di consegne della CIA costituiscono prove ammissibili nei procedimenti giudiziari, in particolare quando i documenti di Stato ufficiali sono esclusi dall'esame pubblico o giudiziario per motivi di "sicurezza nazionale";

16.  accoglie con favore gli sforzi compiuti finora dalla Romania e invita il Senato rumeno a declassificare le restanti parti classificate della sua relazione 2007, ossia gli allegati su cui erano basate le conclusioni dell'inchiesta del Senato rumeno; ribadisce il suo invito rivolto alla Romania affinché indaghi sulle accuse secondo cui vi sarebbe stata una prigione segreta, persegua i soggetti coinvolti in tali operazioni, tenendo conto di tutti i nuovi elementi di prova emersi, e concluda urgentemente le indagini;

17.  constata che i dati raccolti durante l'indagine della commissione parlamentare lituana per la sicurezza nazionale e la difesa relativa alla partecipazione della Lituania al programma segreto di detenzione della CIA non sono stati resi pubblici, e chiede la pubblicazione dei dati;

18.  esprime il proprio disappunto per il fatto che, nonostante le varie richieste (una lettera al ministro degli Affari esteri della Romania, del presidente della commissione parlamentare per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, e un'altra richiesta inviata al segretario di Stato in occasione della missione d'informazione), i membri della missione d'informazione non sono stati in grado di visitare "Bright Light", un edificio che sarebbe stato utilizzato ripetutamente – e ufficialmente – come sito di detenzione;

19.  invita tutti i deputati al Parlamento europeo a sostenere pienamente e attivamente le indagini sul coinvolgimento degli Stati membri dell'UE nel programma di detenzioni segrete e consegne straordinarie della CIA, con riferimento, in particolare, a coloro che ricoprivano incarichi governativi nei paesi interessati all'epoca dei fatti oggetto di indagine;

20.  invita la Commissione e il Consiglio a riferire in Aula prima della fine di giugno 2016 sul seguito dato alle raccomandazioni e alle richieste espresse dal Parlamento europeo nella sua inchiesta sui presunti casi di trasporto e detenzione illegale di prigionieri in paesi europei da parte della CIA e nelle sue successive risoluzioni, e a riferire sui risultati delle indagini e delle azioni penali condotte negli Stati membri;

21.  chiede che il dialogo interparlamentare UE-USA periodico e strutturato, in particolare tra la commissione del Parlamento europeo per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e i suoi omologhi del Congresso e del Senato USA, venga rafforzato ricorrendo a tutti i canali di cooperazione e di dialogo previsti dal dialogo legislativo transatlantico (DLT); accoglie con favore, a tale riguardo, la 78a riunione del DLT tra il Parlamento europeo e il Congresso USA, che si terrà a L'Aia dal 26 al 28 giugno 2016, quale opportunità per rafforzare tale cooperazione, dato che la cooperazione nella lotta al terrorismo costituirà parte integrante della discussione;

22.  rammenta che la trasparenza è il punto cardine di ogni società democratica, la condizione sine qua non della responsabilità del governo nei confronti dei suoi cittadini; è pertanto profondamente preoccupato per la crescente tendenza dei governi volta a invocare indebitamente la "sicurezza nazionale" con l'unico o principale obiettivo di bloccare il controllo pubblico da parte dei cittadini (a cui il governo risponde) o da parte del sistema giudiziario (che è il custode della legislazione nazionale); ricorda che è estremamente pericoloso disattivare qualsiasi eventuale meccanismo di responsabilità democratica, sollevando effettivamente il governo delle sue responsabilità;

23.  esprime rammarico per il fatto che l'impegno del Presidente statunitense di chiudere Guantánamo entro il gennaio 2010 non sia stato ancora attuato; ribadisce il suo appello alle autorità statunitensi affinché riesaminino il sistema delle commissioni militari al fine di garantire processi equi, chiudere Guantánamo e proibire il ricorso alla tortura, ai maltrattamenti e alle detenzioni a tempo indeterminato in qualsiasi circostanza;

24.  si rammarica che il governo degli Stati Uniti non sia riuscito a realizzare uno dei suoi obiettivi principali, ovvero la chiusura del centro di detenzione presso la base militare statunitense di Guantánamo Bay; sostiene tutti i possibili sforzi aggiuntivi al fine di chiudere tale centro di detenzione e di procedere al rilascio dei detenuti che non sono stati incriminati; invita gli USA ad affrontare le preoccupazioni espresse dagli organismi internazionali per la difesa dei diritti umani per quanto riguarda i diritti umani dei detenuti a Guantánamo, anche per quanto concerne l'accesso a cure mediche adeguate e le misure di riabilitazione a favore dei sopravvissuti alle torture; sottolinea che il Presidente Obama, nel suo discorso sullo stato dell'Unione del 20 gennaio 2015, ha ribadito la propria determinazione di onorare l'impegno assunto durante la campagna elettorale del 2008 e chiudere la prigione di Guantánamo Bay, inoltre si compiace del piano da egli inviato al Congresso il 23 febbraio 2016; invita gli Stati membri a concedere asilo ai detenuti che hanno ufficialmente ottenuto l'autorizzazione al rilascio;

25.  ribadisce la sua convinzione che il modo migliore per risolvere lo status dei detenuti di Guantánamo sia attraverso normali processi penali soggetti alla giurisdizione civile; insiste sul fatto che i detenuti nelle carceri americane dovrebbero essere accusati tempestivamente e processati conformemente alle norme internazionali dello Stato di diritto oppure essere rilasciati; sottolinea, a questo proposito, che in materia di equo processo tutti dovrebbero essere soggetti alle stesse norme, senza discriminazioni;

26.  invita le autorità statunitensi a non applicare la pena di morte per i detenuti a Guantánamo Bay;

27.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, all'autorità di nomina per le commissioni militari degli Stati Uniti, al Segretario di Stato degli Stati Uniti, al Presidente degli Stati Uniti, al Congresso e al Senato degli Stati Uniti, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura, al Segretario generale del Consiglio d'Europa, all'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa e alla Commissione interamericana dei diritti dell'uomo.

(1) GU C 380 E dell'11.12.2012, pag. 132.
(2) GU C 55 del 12.2.2016, pag. 123.
(3) Testi approvati, P8_TA(2015)0348.
(4) GU C 303 E del 13.12.2006, pag. 833.
(5) GU C 287 E del 29.11.2007, pag. 309.
(6) GU C 353 E del 3.12.2013, pag. 1.
(7) Testi approvati, P7_TA(2013)0418.
(8) Testi approvati, P7_TA(2014)0173.
(9) Testi approvati, P8_TA(2015)0286.
(10) Testi approvati, P8_TA(2015)0031.
(11) http://website-pace.net/documents/19838/2008330/AS-JUR-INF-2016-06-EN.pdf/f9280767-bf73-44a1-8541-03204e2dfae3


Capacità nel settore spaziale per la sicurezza e difesa europea
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Risoluzione del Parlamento europeo dell'8 giugno 2016 sulle capacità nel settore spaziale per la sicurezza e la difesa europea (2015/2276(INI))
P8_TA(2016)0267A8-0151/2016

Il Parlamento europeo,

–  visto il titolo V del trattato sull'Unione europea (TUE),

–  visti i titoli XVII e XIX del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  vista la richiesta di aiuto e assistenza a norma dell'articolo 42, paragrafo 7, TUE, presentata dalla Francia il 17 novembre 2015,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 20 novembre 2015 sul rafforzamento della risposta di giustizia penale alla radicalizzazione che porta al terrorismo e all'estremismo violento,

–  viste le conclusioni del Consiglio europeo del 18 dicembre 2013 e del 25-26 giugno 2015,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 25 novembre 2013 e del 18 novembre 2014 sulla politica di sicurezza e di difesa comune,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 20 e 21 febbraio 2014 sulla politica spaziale,

–  vista la relazione di avanzamento, del 7 luglio 2014, del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) e del capo dell'Agenzia europea per la difesa sull'attuazione delle conclusioni del Consiglio europeo del dicembre 2013,

–  vista la relazione della Commissione dell'8 maggio 2015 relativa all'attuazione della sua comunicazione sulla difesa,

–  viste la comunicazione congiunta dell'11 dicembre 2013 del VP/AR e della Commissione dal titolo "L'approccio globale dell'UE alle crisi e ai conflitti esterni" (JOIN(2013)0030) e le relative conclusioni del Consiglio del 12 maggio 2014,

–  vista la dichiarazione rilasciata da Jens Stoltenberg, Segretario generale dell'Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO), dinanzi al Parlamento europeo il 30 marzo 2015 relativa a una più stretta cooperazione tra l'UE e la NATO,

–  viste le dichiarazioni rilasciate da Bob Work, vicesegretario della Difesa statunitense, il 28 gennaio 2015 e il 10 settembre 2015 sulla terza "Offset Strategy" (strategia di compensazione) degli Stati Uniti e sulle relative conseguenze per partner e alleati,

–  vista la comunicazione congiunta del 18 novembre 2015 del VP/AR e della Commissione dal titolo "Riesame della politica europea di vicinato" (JOIN(2015)0050),

–  visto il regolamento (UE) n. 377/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 3 aprile 2014, che istituisce il programma Copernicus e che abroga il regolamento (UE) n. 911/2010(1),

–  visto il regolamento (UE) n. 1285/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, relativo all'attuazione e all'esercizio dei sistemi europei di radionavigazione via satellite(2),

–  vista la decisione n. 541/2014/UE del Parlamento e del Consiglio, del 16 aprile 2014, che istituisce un quadro di sostegno alla sorveglianza dello spazio e al tracciamento(3);

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per gli affari esteri e il parere della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia (A8-0151/2016),

A.  considerando che il contesto di sicurezza, sia all'interno sia all'esterno dell'Unione, sta diventando sempre più pericoloso e impegnativo, caratterizzato da attacchi terroristici e omicidi di massa che riguardano tutti gli Stati membri e in relazione ai quali gli Stati membri devono adottare una strategia comune e una risposta coordinata; che tali sfide in materia di sicurezza rendono necessario rafforzare la sicurezza dell'Unione, sviluppando e sostenendo costantemente la politica di sicurezza e di difesa comune dell'UE, onde renderla uno strumento politico più efficace e una reale garanzia per la sicurezza dei cittadini dell'UE nonché per la promozione e la tutela delle norme, degli interessi e dei valori europei, come sancito all'articolo 21 TUE;

B.  considerando che è necessario che l'UE rafforzi il suo ruolo di garante della sicurezza all'interno dei propri confini e all'estero, assicurando stabilità nel suo vicinato e a livello globale; che è necessario che l'Unione contribuisca a contrastare le sfide alla sicurezza, in particolare quelle create dal terrorismo all'interno dei propri confini e all'estero, anche sostenendo i paesi terzi nella lotta al terrorismo e alle sue cause profonde; che gli Stati membri e l'Unione devono collaborare nella realizzazione di un sistema di gestione delle frontiere efficace e coerente per garantire la sicurezza delle frontiere esterne;

C.  considerando che l'Unione deve rafforzare la cooperazione e il coordinamento con l'Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico e con gli Stati Uniti, entrambi i quali continuano a essere garanti della sicurezza e della stabilità europee, nonché con le Nazioni Unite, l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, l'Unione africana e altri vicini e partner regionali;

D.  considerando che è necessario che l'Unione affronti le cause profonde delle sfide alla nostra sicurezza, dei disordini e dei conflitti armati nei paesi vicini, della migrazione, del peggioramento delle condizioni di vita delle persone ad opera di attori statali e non statali nonché dell'erosione degli Stati e degli ordini regionali, anche a causa dei cambiamenti climatici e della povertà, adottando, nell'ambito della gestione delle crisi sia all'interno che all'esterno dell'Unione, un approccio globale e basato sulle norme e sui valori;

E.  considerando che le capacità satellitari possono essere usate per meglio valutare e individuare il flusso di migranti irregolari e le loro rotte nonché, nel caso delle persone provenienti dal Nord Africa, per identificare le zone d'imbarco sulle navi al fine di intervenire più rapidamente e salvare più vite;

F.  considerando che il Consiglio europeo di giugno 2015, incentrato sulla difesa, ha invitato a promuovere una cooperazione europea più ampia e sistematica in materia di difesa, allo scopo di realizzare capacità essenziali, anche attraverso l'utilizzo coerente ed efficiente dei fondi dell'UE e delle capacità già esistenti a livello dell'Unione;

G.  considerando che la politica spaziale è una dimensione essenziale dell'autonomia strategica di cui l'UE deve dotarsi per preservare capacità tecnologiche e industriali sensibili così come capacità di valutazione indipendenti;

H.  considerando che le capacità nel settore spaziale per la sicurezza e la difesa europea sono importanti e, in taluni casi, anche essenziali in numerose situazioni, dall'impiego quotidiano in tempo di pace alla gestione delle crisi nonché nel caso di gravi sfide in materia di sicurezza, tra cui la guerra vera e propria; che lo sviluppo di tali capacità costituisce un'impresa a lungo termine; che lo sviluppo delle capacità future deve essere programmato in sede di impiego delle capacità attuali;

I.  considerando che la proliferazione delle tecnologie spaziali e la crescente dipendenza delle società dai satelliti aumentano la concorrenza per le risorse spaziali (percorsi, frequenze) e rendono i satelliti un'infrastruttura cruciale; che lo sviluppo di tecnologie anti-satellite da parte di un certo numero di attori, ivi incluse le capacità legate alle armi orbitali, segnala la militarizzazione dello spazio;

J.  considerando che nel settore della difesa e della sicurezza l'Unione potrebbe agire, ad esempio, tramite istituzioni quali l'Agenzia europea per la difesa (AED) e il Centro satellitare dell'Unione;

K.  considerando che le risorse spaziali europee sono state sviluppate nel corso degli ultimi cinquant'anni grazie agli sforzi coordinati delle agenzie spaziali nazionali e, più di recente, dell'Agenzia spaziale europea (ESA); che il trattato sullo spazio extra-atmosferico, ossia il quadro giuridico di riferimento per il diritto spaziale internazionale, è entrato in vigore nell'ottobre 1967;

L.  considerando che lo sviluppo e il mantenimento delle capacità nel settore spaziale per la sicurezza e la difesa in Europa necessitano di una cooperazione efficace e di sinergie tra gli Stati membri nonché con le istituzioni europee e internazionali;

M.  considerando che le capacità dell'UE nel settore spaziale dovrebbero essere compatibili con quelle della NATO e degli Stati Uniti, così da costituire una rete di cui ci si possa pienamente avvalere in caso di crisi;

N.  considerando che, nell'ambito delle tecnologie spaziali, le attività di ricerca e sviluppo costituiscono un settore a elevato rendimento per gli investimenti e producono altresì sottoprodotti software e hardware di alta qualità che trovano svariate applicazioni a livello commerciale;

1.  ritiene che le capacità e i servizi spaziali svolgano un ruolo importante, tra gli altri settori, nel contesto della sicurezza e della difesa europea; è convinto che le capacità e i servizi spaziali attuali e futuri forniranno agli Stati membri e all'Unione una migliore duplice capacità operativa per l'attuazione della politica di sicurezza e di difesa comune come pure di altre politiche dell'UE in settori quali l'azione esterna, la gestione delle frontiere, la sicurezza marittima, l'agricoltura, l'ambiente, l'azione per il clima, la sicurezza energetica, la gestione delle catastrofi, gli aiuti umanitari e i trasporti;

2.  ritiene necessaria l'ulteriore attuazione della PSDC; ribadisce la necessità di accrescere l'efficacia, la visibilità e l'impatto della PSDC; ribadisce l'importanza e il valore aggiunto della politica spaziale per la PSDC; ritiene che lo spazio dovrebbe essere compreso nelle future politiche dell'Unione (per esempio sicurezza interna, trasporti, spazio, energia, ricerca) e che dovrebbero essere ulteriormente rafforzate e sfruttate le sinergie con tale ambito; sottolinea l'importanza fondamentale dell'utilizzo delle capacità nel settore spaziale nella guerra al terrorismo e alle organizzazioni terroristiche, attraverso le abilità di localizzazione e monitoraggio dei loro campi di addestramento;

3.  ritiene che i governi nazionali e l'Unione dovrebbero migliorare l'accesso alle capacità spaziali relative alla comunicazione satellitare, alla sorveglianza dell'ambiente spaziale, alla navigazione di precisione e all'osservazione della Terra, nonché assicurare l'indipendenza europea per quanto riguarda le tecnologie spaziali critiche e l'accesso allo spazio; ritiene che in particolare la sorveglianza dell'ambiente spaziale continuerà a svolgere un ruolo essenziale negli affari militari e civili; sottolinea l'impegno per la non militarizzazione dello spazio; riconosce che per raggiungere questo obiettivo sono necessari investimenti finanziari adeguati; esorta, a tale riguardo, la Commissione europea e gli Stati membri a garantire l'autonomia dell'UE in materia di strutture spaziali e a fornire le risorse necessarie a tale fine; ritiene che tale obiettivo sia di vitale importanza per il settore civile (si stima che nei paesi occidentali una percentuale del PIL compresa tra il 6 e il 7 % dipenda dalle tecnologie di posizionamento e navigazione satellitare) e per il settore della sicurezza e della difesa; ritiene opportuno avviare una cooperazione a livello intergovernativo e mediante l'ESA;

4.  sottolinea la dimensione di sicurezza del programma Copernicus, in particolare le sue applicazioni per la prevenzione delle crisi e la reazione alle stesse, il sostegno e la cooperazione in ambito umanitario, la prevenzione dei conflitti, che comporta il controllo del rispetto dei trattati internazionali, e la sorveglianza marittima; esorta l'alto rappresentante, la Commissione e gli Stati membri a rafforzare l'obiettivo di prevenzione dei conflitti associato alle capacità spaziali;

5.  sottolinea che la politica spaziale dell'Unione promuove il progresso scientifico e tecnico, la competitività industriale e l'attuazione delle politiche dell'UE, conformemente all'articolo 189 TFUE, ivi inclusa la politica di sicurezza e difesa; rammenta che i due programmi faro dell'UE Galileo e Copernicus sono programmi civili sotto un controllo civile e che il loro carattere europeo ne ha consentito la realizzazione e il successo; invita il Consiglio, il VP/AR e la Commissione ad assicurare che i programmi spaziali europei sviluppino capacità e servizi spaziali civili rilevanti per le capacità di sicurezza e difesa europea, in particolare attraverso l'assegnazione di adeguati fondi per la ricerca; ritiene importante il duplice uso delle capacità nel settore spaziale, allo scopo di garantire la massima efficacia possibile dell'utilizzo delle risorse;

6.  sottolinea che i programmi spaziali offrono vantaggi in termini di sicurezza e difesa che sono connessi ai vantaggi civili da un punto di vista tecnologico ed evidenzia, a tal proposito, la capacità a duplice uso dei programmi Galileo e Copernicus; ritiene che tale capacità debba essere sviluppata appieno nelle prossime generazioni, ad esempio migliorando la precisione, l'autenticazione, la cifratura, la continuità e l'integrità (Galileo); evidenzia l'utilità dei dati di osservazione terrestre ad alta risoluzione e dei sistemi di posizionamento per le applicazioni nel settore civile e della sicurezza, ad esempio negli ambiti della gestione delle catastrofi, delle missioni umanitarie, dell'assistenza ai rifugiati, della sorveglianza marittima, del riscaldamento globale, della sicurezza energetica, della sicurezza alimentare globale, nonché nell'individuazione delle calamità naturali mondiali, in particolare siccità, terremoti, inondazioni e incendi boschivi, e nella reazione alle stesse; osserva la necessità di una migliore interazione tra i droni e i satelliti; chiede che nell'ambito del riesame intermedio si tenga conto adeguatamente delle esigenze di sviluppo future di tutti i sistemi satellitari;

7.  ritiene che nel settore spaziale sia necessario un approccio globale, integrato e a lungo termine a livello dell'Unione; ritiene che occorra includere un riferimento al settore spaziale nella nuova strategia globale dell'Unione in materia di politica estera e di sicurezza, tenendo a mente l'attuale sviluppo di programmi spaziali dell'UE a duplice uso e la necessità di sviluppare ulteriormente programmi spaziali civili a livello dell'UE che possano essere utilizzati per scopi sia di sicurezza civile sia di difesa;

8.  accoglie con favore l'iniziativa multilaterale patrocinata dall'UE per un codice di condotta internazionale per le attività nello spazio, quale mezzo per introdurre norme di comportamento nello spazio, poiché mira a rafforzare la protezione, la sicurezza e la sostenibilità nello spazio, sottolineando che le attività spaziali dovrebbero comportare un elevato livello di attenzione, dovuta diligenza e adeguata trasparenza con l'obiettivo di incrementare la fiducia nel settore spaziale;

9.  chiede alla Commissione di elaborare senza indugio una definizione delle necessità dell'UE in riferimento al potenziale contributo apportato dalla politica spaziale alla PSDC in tutti i principali aspetti: lancio, posizionamento, raccolta immagini, comunicazione, meteorologia e detriti spaziali, sicurezza informatica, disturbo intenzionale, spoofing e altre minacce volontarie, sicurezza del segmento terrestre; ritiene che le future caratteristiche spaziali degli attuali sistemi europei debbano essere stabilite in base ai requisiti della PSDC e riguardare tutti gli aspetti sopraccitati;

10.  chiede la definizione dei requisiti necessari per i sistemi futuri, privati o pubblici, che partecipano alle applicazioni per la sicurezza della vita (ad esempio nell'ambito del posizionamento e della gestione del traffico aereo – ATM) con riferimento alla protezione contro eventuali attacchi alla sicurezza (disturbo intenzionale, spoofing, attacchi informatici, meteorologia e detriti spaziali); ritiene che tali requisiti di sicurezza dovrebbero essere certificabili e controllati da un ente europeo (ad esempio l'Agenzia europea per la sicurezza aerea – AESA);

11.  sottolinea, a questo proposito, che l'espansione delle capacità europee nel settore spaziale per la sicurezza e la difesa europea dovrebbe perseguire due obiettivi strategici: da un lato la sicurezza planetaria, attraverso sistemi spaziali in orbita concepiti per monitorare la superficie terrestre o fornire informazioni di posizionamento, navigazione e sincronizzazione o comunicazioni satellitari, e, dall'altro, la sicurezza nello spazio extra-atmosferico e la sicurezza spaziale, cioè la sicurezza in orbita e nello spazio attraverso sistemi di terra e in orbita di sorveglianza dell'ambiente spaziale;

12.  individua i pericoli della guerra informatica e le minacce ibride per i programmi spaziali europei, tenendo conto del fatto che lo spoofing o il disturbo intenzionale possono ostacolare le missioni militari o avere implicazioni di vasta portata per la vita quotidiana sulla terra; ritiene che la sicurezza informatica richieda un approccio comune da parte dell'UE, degli Stati membri e degli specialisti delle imprese e di Internet; invita la Commissione, pertanto, a includere i programmi spaziali nelle sue attività relative alla sicurezza informatica;

13.  ritiene che debba essere potenziato il coordinamento dei sistemi spaziali predisposti in maniera frammentata dai diversi Stati membri per diverse necessità nazionali, allo scopo di poter prevedere celermente le perturbazioni delle diverse applicazioni (ad esempio per l'ATM);

14.  evidenzia l'importanza fondamentale della cooperazione tra la Commissione, il Servizio europeo per l'azione esterna, l'Agenzia del GNSS europeo, l'Agenzia europea per la difesa, l'Agenzia spaziale europea e gli Stati membri ai fini del miglioramento delle capacità e dei servizi spaziali europei; ritiene che l'Unione, in particolare il VP/AR, debba coordinare, agevolare e sostenere tale cooperazione nel settore spaziale, della sicurezza e della difesa, tramite un centro di coordinamento operativo specifico; esprime la convinzione che l'Agenzia spaziale europea debba svolgere un ruolo significativo nella definizione e nell'attuazione di una politica spaziale europea unica che includa la politica di sicurezza e di difesa;

15.  invita la Commissione europea a presentare i risultati del quadro di cooperazione europeo per la ricerca in materia di sicurezza e di difesa nel settore spaziale e chiede raccomandazioni su come svilupparlo ulteriormente; invita la Commissione a chiarire in che modo la ricerca civile-militare nell'ambito del programma Orizzonte 2020 sia servita, nel settore delle capacità spaziali, ad attuare la politica di sicurezza e di difesa comune;

16.  accoglie con favore il quadro di sostegno alla sorveglianza dello spazio e al tracciamento; invita la Commissione a informare il Parlamento circa l'attuazione del quadro e il suo impatto sulla sicurezza e la difesa; invita la Commissione a stabilire una tabella di marcia attuativa che comprenda la definizione dell'architettura prevista;

17.  evidenzia l'importanza strategica di stimolare l'innovazione e la ricerca spaziale per la sicurezza e la difesa; riconosce le grandi potenzialità delle tecnologie spaziali d'importanza cruciale come il sistema europeo di ritrasmissione dati, che permette un'osservazione terrestre in tempo reale e costante, l'impiego di mega-costellazioni di nanosatelliti e, infine, la creazione di una capacità spaziale reattiva; evidenzia la necessità di tecnologie innovative relative ai megadati allo scopo di utilizzare appieno le potenzialità dei dati spaziali per la sicurezza e la difesa; invita la Commissione a incorporare tali tecnologie nella sua strategia spaziale per l'Europa;

18.  chiede di elaborare le varie iniziative diplomatiche dell'UE nel settore spaziale, sia in contesti bilaterali che multilaterali, in modo tale da contribuire allo sviluppo dell'istituzionalizzazione dello spazio e all'aumento delle misure per la trasparenza e il rafforzamento della fiducia; sottolinea la necessità di intensificare le attività di promozione di un codice di condotta internazionale per le attività nello spazio extra-atmosferico; incoraggia il SEAE a tenere in considerazione la componente spaziale nei negoziati relativi ad altri ambiti;

19.  incoraggia gli Stati membri a svolgere e concludere iniziative e programmi congiunti, quali il Sistema multinazionale di immagini spaziali per il controllo, il riconoscimento e l'osservazione nonché i programmi per la comunicazione satellitare governativa (GovSatcom) e per la sorveglianza dello spazio e il tracciamento (SST), come pure a sostenere la condivisione e lo scambio nell'ambito della difesa e della sicurezza, ed esprime il proprio appoggio a tali iniziative e programmi congiunti;

20.  accoglie con favore il progetto in corso dell'AED e dell'ESA sulla comunicazione satellitare governativa (Govsatcom), che costituisce uno dei programmi faro dell'AED identificati dal Consiglio europeo nel dicembre 2013; invita, a questo riguardo, gli attori coinvolti a istituire un programma permanente e a utilizzare il valore aggiunto europeo dell'AED anche per la comunicazione satellitare militare; accoglie con favore il positivo completamento del progetto DESIRE I e il lancio del progetto dimostrativo DESIRE II per il futuro utilizzo dei sistemi aerei a pilotaggio remoto (RPAS) nello spazio aereo non segregato da parte dell'AED e dell'ESA;

21.  ritiene che la cooperazione tra l'UE e gli Stati Uniti in merito alle capacità e ai servizi spaziali futuri per la sicurezza e la difesa sarebbe vantaggiosa per entrambe le parti; ritiene che la cooperazione tra l'UE e gli Stati Uniti risulti più efficiente e compatibile quando entrambe le parti sono in condizioni di parità quanto al livello tecnologico e delle capacità; chiede che le eventuali lacune tecnologiche siano individuate e affrontate dalla Commissione; prende atto dei lavori intrapresi per la terza "Offset Strategy" (strategia di compensazione) statunitense; esorta l'Unione a tener conto di tale evoluzione nell'ambito dell'elaborazione della propria strategia globale sulla politica estera e di sicurezza e a includere in tale strategia le capacità spaziali per la sicurezza e la difesa; ritiene che, ove opportuno, ci si potrebbe avvalere delle preesistenti relazioni bilaterali tra gli Stati membri e gli Stati Uniti; invita il VP/AR a discutere con i ministri della Difesa l'approccio strategico da adottare e a tenere il Parlamento informato in merito agli sviluppi del dibattito;

22.  ritiene che l'UE debba continuare ad agevolare l'istituzione di un codice di condotta internazionale per le attività nello spazio extra-atmosferico, allo scopo di proteggere l'infrastruttura spaziale e, nel contempo, evitare la militarizzazione dello spazio; ritiene che lo sviluppo del programma di sorveglianza dell'ambiente spaziale (SSA) sia essenziale a tale scopo; invita l'Unione a perseguire questo obiettivo in cooperazione con il Comitato delle Nazioni Unite per l'utilizzo pacifico dello spazio extra-atmosferico e altri partner pertinenti;

23.  rammenta la necessità di una stretta cooperazione tra l'UE e la NATO nell'ambito della sicurezza e della difesa; esprime la convinzione che la cooperazione tra l'UE e la NATO debba estendersi allo sviluppo della resilienza in seno ai due organismi e in congiunzione con i vicini dell'UE, nonché agli investimenti nella difesa; ritiene che la cooperazione relativa alle capacità e ai servizi nel settore spaziale offra prospettive per il miglioramento della compatibilità tra i due quadri; è convinto che ciò rafforzerebbe, inoltre, il ruolo della NATO nella politica di sicurezza e di difesa e nella difesa collettiva;

24.  sottolinea, tuttavia, che l'UE deve continuare ad adoperarsi per garantire il massimo grado possibile di autonomia in ambito spaziale e militare; ricorda che, nel lungo termine, l'Europa deve disporre dei propri strumenti per la creazione di un'Unione della difesa;

25.  ritiene che la protezione delle capacità e dei servizi spaziali per la sicurezza e la difesa dagli attacchi informatici, dalle minacce fisiche, dai detriti e da altre interferenze dannose potrebbe offrire prospettive di cooperazione tra l'UE e la NATO grazie alla quale si creerebbero le infrastrutture tecnologiche necessarie a garantire le risorse, dal momento che, in caso contrario, gli importi multimiliardari di denaro dei contribuenti investiti nelle infrastrutture spaziali europee rischierebbero di essere sprecati; riconosce che le telecomunicazioni satellitari commerciali e il loro crescente uso a scopi militari le espongono al rischio di attacchi; invita il VP/AR a tenere informato il Parlamento sull'evoluzione della cooperazione tra l'UE e la NATO in questo ambito;

26.  ritiene che i programmi civili dell'UE nel settore spaziale forniscano una serie di capacità e servizi che potrebbero essere impiegati in vari ambiti, tra cui le prossime fasi di evoluzione dei sistemi Copernicus e Galileo; osserva la necessità di tener conto di qualsiasi preoccupazione legata alla sicurezza e alla difesa fin dagli stadi iniziali; ritiene che la sorveglianza dell'ambiente spaziale e la meteorologia spaziale, le comunicazioni satellitari, l'intelligence elettronica e i sistemi di allarme rapido siano ambiti che potrebbero trarre vantaggio da una maggiore cooperazione tra i settori pubblico e privato, da un sostegno aggiuntivo a livello dell'UE e da investimenti costanti da parte delle agenzie che operano nei campi dello spazio, della sicurezza e della difesa, che a loro volta devono essere sostenute;

27.  rileva l'importanza del servizio pubblico regolamentato (PRS) di Galileo per la navigazione e la guida dei sistemi militari; invita il VP/AR e gli Stati membri dell'UE a intensificare i loro sforzi per un'eventuale revisione del trattato sullo spazio extra-atmosferico del 1967 o per l'elaborazione di un nuovo quadro normativo che tenga conto dei progressi tecnologici raggiunti a partire dagli anni Sessanta e volto a prevenire una corsa alle armi nello spazio;

28.  osserva l'importanza fondamentale della trasparenza e di un'efficace attività di sensibilizzazione tra i cittadini europei in merito alle applicazioni dei programmi spaziali dell'UE che hanno un impatto diretto sugli utenti, quali i servizi di Galileo e Copernicus, onde consentire il successo di tali programmi; ritiene che tali programmi potrebbero essere utilizzati per migliorare l'efficacia delle pianificazioni e delle operazioni strategiche, nel quadro della PSDC; incoraggia l'identificazione e lo sviluppo delle esigenze di capacità in materia di sicurezza e di difesa per le prossime generazioni dei sistemi Galileo e Copernicus;

29.  evidenzia l'esistenza del servizio pubblico regolamentato di Galileo (PRS), che è accessibile soltanto agli utenti autorizzati dal governo ed è adatto alle applicazioni sensibili per le quali devono essere garantite robustezza e affidabilità totale; ritiene che la capacità del PRS dovrebbe essere sviluppata ulteriormente nelle prossime generazioni al fine di rispondere all'evolversi delle minacce; invita la Commissione a garantire che le procedure operative siano quanto più possibile efficienti, in particolare in caso di crisi; sottolinea la necessità di continuare a sviluppare e promuovere applicazioni basate sulle capacità di Galileo, comprese quelle necessarie per la PSDC, al fine di massimizzare i vantaggi socioeconomici; ricorda, inoltre, la necessità di rafforzare la sicurezza dell'infrastruttura di Galileo, compreso il segmento terrestre, e invita la Commissione ad adottare le misure necessarie in tale direzione in cooperazione con gli Stati membri;

30.  sottolinea l'elevato livello di sicurezza dei sistemi GNSS dell'UE; evidenzia l'efficace espletamento dei compiti affidati all'Agenzia del GNSS europeo, in particolare attraverso il comitato di accreditamento di sicurezza e i centri di monitoraggio della sicurezza di Galileo; chiede, a tale riguardo, di avvalersi dell'esperienza e dell'infrastruttura di sicurezza dell'Agenzia del GNSS europeo anche per Copernicus; chiede che la questione venga affrontata durante il riesame intermedio di Galileo e Copernicus;

31.  osserva, in particolare, la necessità operativa di dati di osservazione della terra ad alta risoluzione nell'ambito del programma Copernicus e invita la Commissione a valutare come tale necessità possa essere soddisfatta, tenendo conto delle esigenze in materia di PSDC; evidenzia gli sviluppi quali l'osservazione quasi in tempo reale e lo streaming video dallo spazio e raccomanda alla Commissione di studiare come trarne vantaggio, anche ai fini della sicurezza e della difesa; ricorda altresì la necessità di rafforzare la sicurezza dell'infrastruttura di Copernicus, compreso il segmento terrestre, nonché la sicurezza dei dati e invita la Commissione ad adottare i provvedimenti necessari in tale direzione in cooperazione con gli Stati membri; evidenzia, inoltre, che è importante considerare le modalità per coinvolgere l'industria nella gestione delle operazioni di Copernicus;

32.  richiama l'attenzione sulla necessità di migliorare la diffusione delle informazioni dai satelliti agli utenti, anche costruendo le infrastrutture tecnologiche necessarie; prende atto del fatto che, come riportato nella comunicazione della Commissione, il 60 % dei dispositivi elettronici a bordo dei satelliti europei è attualmente di provenienza statunitense; chiede l'avvio di un'iniziativa sulle modalità di tutela dei dati sensibili e personali in questo contesto;

33.  accoglie con favore gli sforzi intesi a conseguire l'accesso autonomo dell'UE alla comunicazione satellitare statale (GovSatcom) e invita la Commissione a continuare a progredire su tale fronte; ricorda che il primo passo in tale processo è stato l'individuazione delle necessità civili e militari da parte, rispettivamente, della Commissione e dell'Agenzia europea per la difesa, e ritiene che l'iniziativa debba comportare la messa in comune della domanda e debba essere progettata in modo da rispondere al meglio alle necessità individuate; invita la Commissione a svolgere, sulla base delle necessità e delle esigenze dei beneficiari, una valutazione dei costi e dei benefici delle diverse soluzioni:

   la prestazione dei servizi da parte degli operatori commerciali;
   un sistema basato sulle capacità attuali con la possibilità di integrare le capacità future; oppure
   la creazione di nuove capacità attraverso un sistema apposito;

invita a tal proposito la Commissione ad affrontare la questione della proprietà e della responsabilità; osserva che, qualunque sia la decisione finale, qualsiasi nuova iniziativa dovrebbe servire l'interesse pubblico e arrecare vantaggio all'industria europea (produttori, operatori, lanciatori e altri segmenti del settore); ritiene che la GovSatcom dovrebbe altresì essere considerata quale opportunità per stimolare la competitività e l'innovazione traendo vantaggio dallo sviluppo delle tecnologie a duplice uso, nel contesto estremamente competitivo e dinamico del mercato SATCOM; sottolinea la necessità di diminuire la dipendenza dai fornitori di apparecchiature e servizi extra UE;

34.  segnala lo sviluppo del sistema di sorveglianza dello spazio e tracciamento (SST), che costituisce una valida iniziativa nell'ambito della cooperazione spaziale e un passo avanti in direzione della sicurezza spaziale; chiede che l'ulteriore sviluppo delle proprie capacità SST sia una priorità per l'Unione, ai fini della tutela dell'economia, della società e della sicurezza dei cittadini nonché nell'ambito delle capacità nel settore spaziale per la sicurezza e la difesa europea; ritiene che il sistema SST debba diventare un programma dell'UE dotato di bilancio proprio, senza che ciò comprometta i finanziamenti per i progetti in corso; ritiene, altresì, che l'UE debba sviluppare una capacità più olistica di sorveglianza dell'ambiente spaziale (SSA), con maggiori capacità predittive, che comprenda la sorveglianza dello spazio nonché l'analisi e la valutazione dei rischi e delle minacce potenziali per le attività spaziali; invita pertanto la Commissione a sviluppare ulteriormente il sistema SST elaborando un concetto di SSA più ampio che affronti anche le minacce volontarie ai sistemi spaziali e, in collaborazione con l'ESA, tenga conto della meteorologia spaziale, degli oggetti vicini alla Terra e della necessità della ricerca in materia di sistemi tecnologici per la prevenzione e l'eliminazione dei detriti spaziali; ritiene che occorra conseguire un coordinamento olistico delle attività spaziali senza ostacolare la libertà di utilizzare lo spazio; invita la Commissione a valutare la possibilità di consentire al settore privato di svolgere un ruolo importante nell'ulteriore sviluppo e nella manutenzione della parte non sensibile del sistema SST, per la quale potrebbe fungere da esempio la duplice struttura di governance di Galileo;

35.  sottolinea la necessità di sviluppare politiche e capacità di ricerca allo scopo di fornire applicazioni future e sviluppare un'industria europea competitiva, capace di conseguire successi commerciali sulla base di un clima economico sano; rileva la crescente importanza degli enti privati nel mercato spaziale; sottolinea la necessità e i conseguenti vantaggi del coinvolgimento delle PMI nei processi di ricerca, sviluppo e produzione correlati alle tecnologie spaziali, in particolare quelle rilevanti nel garantire la sicurezza; rimane cauto riguardo ai rischi correlati a iniziative private non regolamentate con implicazioni per la sicurezza e la difesa; sottolinea che l'equilibrio tra i rischi e i vantaggi può variare da un segmento all'altro delle attività spaziali, quindi sussiste la necessità di una valutazione caso per caso, soprattutto in merito alle specificità di questo settore in materia di sovranità e di autonomia strategica; invita la Commissione e il VP/AR alla predisposizione di meccanismi adeguati volti al contenimento di tali rischi;

36.  sottolinea che nel settore spaziale, data la sua importanza strategica, lo sforzo maggiore in termini di investimenti deve essere compiuto dal settore pubblico; ritiene che, a causa degli elevati costi dello sviluppo dei programmi e delle infrastrutture spaziali, l'unico modo per realizzare tali progetti sia rappresentato da un impegno pubblico risoluto che veicoli l'iniziativa privata;

37.  pone in evidenza che, per quanto concerne il finanziamento futuro dei programmi spaziali europei, è auspicabile determinare in quali casi si possa fare ricorso a forme di partenariati pubblico-privati;

38.  segnala la necessità di adottare i giusti quadri normativi e strategici per fornire al settore ulteriore slancio e incentivi allo sviluppo tecnologico e alla ricerca in materia di capacità spaziali; chiede che siano assicurati i finanziamenti necessari per la ricerca connessa allo spazio negli ambiti sopra citati; osserva che Orizzonte 2020 può contribuire notevolmente alla riduzione della dipendenza dell'UE in termini di tecnologie spaziali critiche; ricorda, a tale riguardo, che la parte di Orizzonte 2020 relativa allo spazio rientra nella priorità "Leadership industriale" e, in particolare, nell'obiettivo specifico "Leadership nelle tecnologie abilitanti e industriali"; è del parere, pertanto, che occorra avvalersi di Orizzonte 2020 per sostenere la base tecnologica spaziale e le capacità industriali spaziali dell'Europa; chiede alla Commissione di garantire risorse sufficienti per le tecnologie spaziali critiche ai fini della sicurezza e della difesa nell'ambito del riesame intermedio di Orizzonte 2020;

39.  ritiene che l'UE potrebbe contribuire a rendere le capacità e i servizi spaziali europei più robusti, resilienti e reattivi; è convinto che attraverso partenariati multi-Stato, anche a livello europeo, dovrebbe essere sviluppata efficacemente una capacità di reazione rapida per sostituire o riparare i mezzi danneggiati o deteriorati nello spazio durante una crisi; loda il lavoro dell'ESA nello sviluppo del programma di sorveglianza dell'ambiente spaziale (SSA) per prevedere e prevenire collisioni con detriti spaziali e satelliti; sottolinea l'urgente necessità di ridurre il rischio di collisione derivante dal crescente numero di satelliti e detriti spaziali; invita la Commissione e il Consiglio a continuare a finanziare questa capacità dopo il 2016; accoglie quindi favorevolmente l'iniziativa della Commissione per un sistema di sorveglianza dello spazio e tracciamento (SST) europeo onde assicurare l'indipendenza dell'UE nello spazio; si chiede se siano in atto strutture di governance adeguate a gestire il PRS e altre infrastrutture spaziali fondamentali in caso di aggressione armata o grave crisi di sicurezza;

40.  incoraggia la Commissione e le agenzie europee in campo spaziale, della sicurezza e della difesa a unire le proprie forze onde mettere a punto un Libro bianco di requisiti formativi per l'utilizzo delle capacità e dei servizi spaziali per la sicurezza e la difesa; ritiene che occorra mobilitare risorse UE a favore di corsi pilota negli ambiti in cui gli Stati membri e le agenzie europee competenti abbiano individuato necessità imminenti;

41.  ritiene che un ulteriore sostegno finanziario e politico per lo sviluppo e l'utilizzo di piattaforme di lancio europee e del programma PRIDE (Programme for Reusable In-Orbit Demonstrator in Europe) sia di importanza strategica poiché il dimostratore è più efficace in termini di costi e fornisce l'indipendenza nell'accesso allo spazio, nonché come piano di gestione delle crisi nello spazio;

42.  esprime preoccupazione riguardo all'aumento dei costi dei programmi Copernicus e Galileo, di gran lunga superiori alle dotazioni di bilancio iniziali; esprime il suo sostegno per l'ulteriore sviluppo di capacità spaziali a livello dell'UE e chiede un'idonea gestione delle risorse finanziare;

43.  invita gli Stati membri che non hanno ancora ratificato il trattato sullo spazio extra-atmosferico ad agire in tal senso, vista la sua importanza nel mantenimento del diritto dello spazio;

44.  accoglie positivamente il processo e i piani di sviluppo dei nuovi lanciatori europei Ariane 6 e VEGA, e ritiene che tale evoluzione sia cruciale per consentire, nel lungo termine, la realizzabilità e l'indipendenza dei programmi spaziali europei che contribuiscono al conseguimento degli obiettivi di difesa e sicurezza; sostiene che il mantenimento di una posizione di predominio dei lanciatori europei deve rappresentare un obiettivo strategico europeo in un momento in cui stanno emergendo nuovi concorrenti fortemente sostenuti da modelli concorrenziali di finanziamento; ritiene che, al fine di conseguire tale obiettivo, si debbano apportare i cambiamenti strutturali, legislativi e di finanziamento necessari per facilitare lo sviluppo di progetti innovativi e competitivi a livello europeo; incoraggia, tra l'altro, l'innovazione in materia di riutilizzo di componenti, poiché implica un progresso notevole in termini di efficienza e altresì in termini di sostenibilità; ritiene che l'UE debba prestare particolare attenzione all'impatto di determinati progetti concernenti la non dipendenza dell'UE, ad esempio la cooperazione con la Russia in settori sensibili quali il lancio di satelliti con i razzi Soyuz;

45.  osserva l'importanza strategica dell'accesso indipendente allo spazio e la necessità che l'UE adotti provvedimenti in tal senso, anche per quanto riguarda la sicurezza e la difesa, poiché tale capacità permetterebbe all'Europa di avere accesso allo spazio in caso di crisi; invita la Commissione ad adoperarsi, in collaborazione con l'ESA e gli Stati membri, allo scopo di:

   coordinare, condividere e sviluppare i progetti spaziali previsti e i mercati europei, affinché l'industria europea possa prevedere la domanda (e pertanto stimolare l'occupazione e le attività con sede in Europa) e, nel contempo, generare la propria domanda in termini di utilizzo determinato dalle attività commerciali;
   sostenere le infrastrutture di lancio; e
   promuovere la ricerca e lo sviluppo, anche attraverso lo strumento dei partenariati pubblico-privati, soprattutto nell'ambito delle tecnologie d'avanguardia;

ritiene che questi sforzi siano necessari per permettere all'Europa di competere sul mercato mondiale dei lanci spaziali; ritiene, inoltre, che l'UE debba garantire di avere una forte base tecnologica spaziale e le necessarie capacità industriali per poter concepire, sviluppare, lanciare, operare e sfruttare i sistemi spaziali, dall'autonomia tecnologica e la sicurezza informatica alle considerazioni relative all'offerta;

46.  ritiene che l'Unione debba incoraggiare tutti gli attori coinvolti nella fornitura di tecnologie e conoscenze a prestare attenzione alle capacità spaziali e alle tecnologie a duplice uso rilevanti per la sicurezza e la difesa, nonché promuovere lo sviluppo di applicazioni innovative e di nuove idee d'impresa in tale ambito, concentrandosi in particolare sulle piccole e medie imprese e sullo sviluppo dell'imprenditorialità nel settore; rileva la necessità di mantenere gli investimenti finanziari per sostenere la ricerca e lo sviluppo tecnologici; è fermamente convinto che il settore pubblico debba fornire incentivi alla creazione di incubatori specializzati, nonché fondi destinati al finanziamento di start-up innovatrici, affinché gli elevati costi della ricerca nel settore spaziale non ostacolino lo sviluppo di progetti innovativi; invita a elaborare un piano per l'impiego delle tecnologie spaziali a duplice uso nel settore spaziale, con l'obiettivo di contribuire allo sviluppo dell'industria della difesa europea e a una maggiore competitività;

47.  sottolinea la necessità di sostenere l'impegno verso il rafforzamento della cooperazione europea nel settore onde superare l'elevato livello di frammentazione, soprattutto per quanto riguarda il lato della domanda istituzionale; è convinto che solo un'industria spaziale europea più efficiente in termini di costi, trasparente e rafforzata possa essere competitiva sul piano internazionale; sottolinea che, per garantire le complementarità, è opportuno sviluppare ulteriormente la politica industriale spaziale europea di concerto con l'ESA;

48.  ricorda che per mantenere e rafforzare la sicurezza, la difesa e la stabilità dell'Europa è importante prevenire l'esportazione di tecnologie spaziali sensibili verso paesi che mettono in pericolo la sicurezza e la stabilità a livello regionale o globale, che perseguono una politica estera aggressiva, che sostengono direttamente o indirettamente il terrorismo e reprimono il proprio popolo a livello nazionale; sollecita il vicepresidente/alto rappresentante, gli Stati membri dell'UE e la Commissione a fare in modo che gli otto criteri della posizione comune del Consiglio 2008/944/PESC e le norme del regolamento (CE) n. 428/2009 sul duplice uso siano pienamente rispettati con riferimento all'esportazione di tecnologie spaziali sensibili;

49.  sottolinea la necessità di migliorare il coordinamento delle capacità spaziali dell'UE, mediante lo sviluppo delle architetture di sistema e delle procedure necessarie per garantire un livello adeguato di sicurezza, anche per quanto concerne i dati; invita la Commissione a concepire e promuovere un modello di governance per ciascuno dei sistemi che forniscono servizi connessi alla sicurezza e alla difesa; ritiene che, al fine di fornire un servizio integrato agli utenti finali, le capacità spaziali dell'UE dedicate alla sicurezza e alla difesa dovrebbero essere gestite da un centro specifico di coordinamento dei servizi operativi (un centro di comando e di controllo, come indicato nel programma di lavoro 2014-2015 di Orizzonte 2020); ritiene che, per motivi di efficienza sotto il profilo dei costi, tale centro dovrebbe possibilmente essere incorporato in uno degli organismi dell'UE esistenti, quali l'Agenzia europea GNSS, il centro satellitare dell'UE o l'Agenzia europea per la difesa, tenendo conto delle capacità già offerte da tali agenzie;

50.  ritiene che la creazione a lungo termine di un quadro giuridico che consenta investimenti costanti a livello dell'UE a favore delle capacità di sicurezza e difesa potrebbe favorire una cooperazione europea più intensa e sistematica in materia di difesa nell'ottica di realizzare capacità essenziali; prende atto, pertanto, delle conclusioni del Consiglio europeo del giugno 2015; esorta il Consiglio, il VP/AR e la Commissione a mettere a punto il quadro necessario per i finanziamenti a livello dell'UE;

51.  rileva che l'industria spaziale europea è profondamente concentrata e caratterizzata da un elevato livello di integrazione verticale, nell'ambito della quale quattro imprese sono responsabili di oltre il 70 % dell'occupazione europea nell'industria spaziale e il 90 % dell'occupazione nel settore manifatturiero spaziale europeo è concentrato in sei paesi; sottolinea che non dovrebbe essere trascurato il potenziale di paesi dotati di buoni risultati relativamente ai brevetti ad alta tecnologia depositati, ma che non dispongono di una tradizione in materia di attività spaziali, e chiede nuove politiche che incoraggino questi paesi a partecipare al settore spaziale europeo, anche utilizzando gli strumenti del programma Orizzonte 2020;

52.  ritiene altresì che la ricerca e lo sviluppo nel campo delle tecnologie e dei servizi spaziali debbano essere rafforzati nell'ambito di un coerente quadro strategico dell'UE;

53.  ritiene che un Libro bianco dell'UE sulla sicurezza e la difesa sarebbe lo strumento adeguato per strutturare l'impegno futuro dell'UE a favore delle capacità spaziali di sicurezza e difesa; sollecita il VP/AR ad avviare un dibattito per definire il livello di ambizione dell'UE negli ambiti che si sovrappongono delle capacità spaziali come anche della sicurezza e della difesa; ritiene che ciò potrebbe consentire, inoltre, di sviluppare coerentemente le capacità in tutti i vari domini nell'ambito del mantenimento della pace, della prevenzione dei conflitti e del rafforzamento della sicurezza internazionale, in conformità con i principi della Carta delle Nazioni Unite; invita la Commissione a delineare nel futuro piano di azione europeo in materia di difesa i loro piani sulle attività spaziali a sostegno della sicurezza e della difesa; riconosce allo stesso tempo i vantaggi della cooperazione internazionale relativa alla sicurezza nell'ambito dello spazio con partner dell'UE affidabili;

54.  rammenta che i detriti nello spazio sono un crescente problema per la sicurezza spaziale e chiede all'UE di sostenere la ricerca e lo sviluppo delle tecnologie per la rimozione attiva dei detriti spaziali (ADR); incoraggia l'UE a investire nella creazione di un accordo internazionale che fornisca una definizione giuridica dei detriti spaziali, norme e regolamenti relativi alla loro rimozione, e che chiarisca questioni di responsabilità; sottolinea la necessità di un migliore meccanismo di sorveglianza dell'ambiente spaziale globale e chiede il collegamento tra il sistema SSA europeo e partner come gli Stati Uniti, nonché più misure volte a rafforzare la fiducia e scambi di informazioni con le altre controparti;

55.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio europeo, al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Segretario generale dell'Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, alle agenzie dell'UE nei settori spaziale, della sicurezza e della difesa nonché ai parlamenti nazionali.

(1) GU L 122 del 24.4.2014, pag. 44.
(2) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 1.
(3) GU L 158 del 27.5.2014, pag. 227.


Commercializzazione delle tecnologie spaziali
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Risoluzione del Parlamento europeo dell'8 giugno 2016 sullo sviluppo del mercato spaziale (2016/2731(RSP))
P8_TA(2016)0268B8-0739/2016

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 189 del titolo XIX del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la comunicazione della Commissione del 28 febbraio 2013 dal titolo "Politica industriale dell'UE in materia di spazio" (COM(2013)0108),

–  vista la comunicazione della Commissione del 4 aprile 2011 dal titolo "Verso una strategia spaziale dell'Unione europea al servizio dei cittadini" (COM(2011)0152),

–  vista la comunicazione della Commissione del 19 aprile 2016 dal titolo "Iniziativa europea per il cloud computing – Costruire un'economia competitiva dei dati e della conoscenza in Europa" (COM(2016)0178),

–  vista la comunicazione della Commissione 14 giugno 2010 dal titolo "Piano d'azione relativo alle applicazioni del sistema globale di radionavigazione via satellite (GNSS)" (COM(2010)0308),

–  visto il regolamento (UE) n. 512/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, recante modifica del regolamento (UE) n. 912/2010 che istituisce l'Agenzia del GNSS europeo(1),

–  visto il regolamento (UE) n. 377/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 3 aprile 2014, che istituisce il programma Copernicus e che abroga il regolamento (UE) n. 911/2010(2),

–  visto il regolamento (UE) n. 912/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2010, che istituisce l'Agenzia del GNSS europeo, abroga il regolamento (CE) n. 1321/2004 del Consiglio sulle strutture di gestione dei programmi europei di radionavigazione via satellite e modifica il regolamento (CE) n. 683/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio(3),

–  visto il regolamento (UE) n. 1285/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, relativo all'attuazione e all'esercizio dei sistemi europei di radionavigazione via satellite e che abroga il regolamento (CE) n. 876/2002 del Consiglio e il regolamento (CE) n. 683/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio(4),

–  visto il regolamento (UE) 2015/758 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2015, relativo ai requisiti di omologazione per lo sviluppo del sistema eCall di bordo basato sul servizio 112 e che modifica la direttiva 2007/46/CE(5),

–  visto il regolamento (UE) n. 165/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 febbraio 2014, relativo ai tachigrafi nel settore dei trasporti su strada, che abroga il regolamento (CEE) n. 3821/85 del Consiglio relativo all'apparecchio di controllo nel settore dei trasporti su strada e modifica il regolamento (CE) n. 561/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'armonizzazione di alcune disposizioni in materia sociale nel settore dei trasporti su strada(6),

–  viste le pertinenti conclusioni del Consiglio e la dichiarazione ministeriale di Amsterdam del 14 aprile 2016 sulla cooperazione nel campo della guida connessa e automatizzata,

–  vista la sua risoluzione dell'8 giugno 2016 sulle capacità nel settore spaziale per la sicurezza e la difesa europea(7),

–  vista la sua risoluzione del 10 dicembre 2013 sulla politica industriale dell'UE in materia di spazio - Liberare il potenziale di crescita economica nel settore spaziale (8),

–  vista la sua risoluzione del 19 gennaio 2012 su una strategia spaziale dell'Unione europea al servizio dei cittadini(9),

–  vista la sua risoluzione del 7 giugno 2011 sui sistemi globali di navigazione via satellite applicati ai trasporti – politica dell'UE a breve e medio termine(10),

–  visto lo studio pubblicato a gennaio 2016 sullo sviluppo del mercato spaziale in Europa(11),

–  visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che le attività dell'UE nel settore spaziale rivestono un'enorme importanza per il progresso scientifico e tecnico, le innovazioni, la crescita economica, la competitività industriale, la coesione sociale, la creazione di posti di lavoro qualificati, di imprese e di nuove opportunità per il mercato sia a monte che a valle;

B.  considerando che i servizi di navigazione satellitare, di osservazione della terra e di comunicazione satellitare potrebbero fornire un contributo fondamentale all'attuazione di numerose politiche dell'Unione; che i cittadini europei potrebbero trarre benefici considerevoli dai servizi di navigazione satellitare e di osservazione della terra;

C.  considerando che l'attuazione dei programmi faro spaziali dimostra il valore aggiunto della cooperazione a livello dell'UE; che l'UE non dispone ancora di una politica spaziale coerente e integrata;

D.  considerando che un accesso autonomo allo spazio riveste un'importanza strategica per l'UE; che informazioni altamente affidabili e precise sul posizionamento nello spazio e nel tempo nonché i dati sull'osservazione della terra sono fondamentali per rafforzare l'autonomia europea e che i programmi europei GNSS e Copernicus utilizzano un approccio innovativo unico per l'attuazione tecnologica; che l'Unione investirà più di 11 miliardi di EUR nelle relative infrastrutture entro il 2020;

E.  considerando che il servizio europeo di copertura per la navigazione geostazionaria (EGNOS), che migliora il segnale GPS, è già operativo e che Galileo lancerà presto i suoi primi servizi; che Copernicus è operativo, che i suoi servizi principali sono già disponibili agli utenti e che i dati sono già liberamente accessibili in tutto il mondo;

F.  considerando che le tecnologie sviluppate nel quadro della ricerca spaziale producono un arricchimento reciproco ed effetti moltiplicatori nei confronti di altri settori;

G.  considerando che l'interconnessione tra le infrastrutture esistenti in Europa nell'ambito dell'archiviazione dei dati, della rete e del calcolo ad alte prestazioni è necessaria per sviluppare la capacità di elaborare e archiviare grandi volumi di dati satellitari e, pertanto, è importante ai fini della promozione della solidità e della competitività dell'industria europea a valle nel campo dell'osservazione della terra;

H.  considerando che, secondo le previsioni, nei prossimi due decenni il GNSS europeo dovrebbe generare benefici economici e sociali per un valore di circa 60-90 miliardi di EUR; che il potenziale fatturato annuale del mercato dei servizi a valle nel campo dell'osservazione della terra previsto per il 2030 dovrebbero essere di circa 2,8 miliardi di EUR, di cui oltre il 90% generati da Copernicus;

I.  considerando che la diffusione delle applicazioni e dei servizi a valle basati sui dati spaziali è stata finora al di sotto delle aspettative; che, al fine di sfruttare appieno il potenziale del mercato dei dati spaziali, è necessario stimolare sia la domanda pubblica che privata nonché superare la frammentazione del mercato e qualsiasi ostacolo tecnico, legislativo o di altra natura al funzionamento del mercato interno nel settore dei prodotti e dei servizi spaziali;

J.  considerando che la Commissione ha annunciato nel suo programma di lavoro per il 2016 l'intenzione di presentare una "Strategia spaziale per l'Europa" e ha avviato una consultazione pubblica ad aprile 2016; che la presente risoluzione fornirà un contributo ai fini di detta strategia;

Strategia spaziale e sviluppo del mercato

1.  esorta la Commissione a presentare una strategia globale, ambiziosa e lungimirante che garantisca all'Europa nel breve, medio e lungo termine una posizione dominante nel campo delle tecnologie e dei servizi spaziali in mercati globali nonché un accesso indipendente allo spazio e parità di condizioni per la sua industria spaziale;

2.  ritiene che uno degli elementi principali della strategia dovrebbe essere la diffusione sul mercato di dati, servizi e applicazioni spaziali al fine di massimizzare i benefici socioeconomici dei programmi spaziali europei;

3.  invita la Commissione a presentare una proposta per una chiara politica industriale spaziale europea nell'ambito della futura strategia;

4.  sottolinea che lo sviluppo futuro dei programmi spaziali dell'UE dovrebbe incentrarsi sugli utenti ed essere guidato dalle esigenze di questi ultimi in ambito pubblico, privato e scientifico;

5.  riconosce l'ampia gamma di soggetti coinvolti nell'attuazione della politica spaziale dell'UE, in particolare la Commissione, l'Agenzia del sistema globale di navigazione satellitare europeo (Agenzia del GNSS europeo o GSA), l'Agenzia spaziale europea (ESA), i fornitori di servizi Copernicus (Eumetsat, Agenzia europea dell'ambiente, Agenzia europea per la sicurezza marittima, Frontex, Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio raggio, Centro comune di ricerca, Mercator Océan), gli Stati membri e l'industria; li esorta a promuovere ulteriormente la loro cooperazione, segnatamente tra l'UE e l'ESA; invita la Commissione a svolgere un ruolo importante nello sviluppo delle capacità dell'industria europea per migliorare l'accesso ai dati, la diffusione sul mercato e la competitività nel mercato mondiale;

6.  sottolinea la necessità di un panorama istituzionale semplificato per le attività spaziali dell'UE onde facilitarne l'adozione da parte degli utenti sia pubblici che privati; chiede alla Commissione di rispondere a questa esigenza nella sua strategia e di proporre una chiara definizione dei ruoli dei diversi attori;

7.  sottolinea l'importanza della dimensione regionale; appoggia una maggiore partecipazione degli enti regionali e locali ai fini della riuscita della politica spaziale dell'UE; insiste sulla necessità di coordinare le iniziative locali a livello nazionale per evitare duplicazioni tra la Commissione e gli Stati membri;

Barriere tecniche

8.  accoglie con favore i progressi compiuti riguardo ai due programmi faro in ambito spaziale, Galileo e Copernicus; ritiene che essi dovrebbero essere considerati programmi complementari e che è opportuno incentivare ulteriori sinergie; esorta la Commissione a tener fede al calendario e a garantire che le infrastrutture e i servizi spaziali e terrestri previsti dai due programmi faro entrino pienamente in funzione in tempi brevi; ritiene che evitare ulteriori ritardi sia essenziale per mantenere la fiducia del settore privato; ribadisce le opportunità di mercato a livello globale del GNSS europeo in combinazione con un ampliamento della copertura di EGNOS all'Europa sud-orientale e orientale, all'Africa e al Medio Oriente;

9.  appoggia lo sviluppo di applicazioni integrate utilizzando sia EGNOS/Galileo che Copernicus;

10.  ritiene che la diffusione dei dati di Copernicus sia troppo frammentaria e che un approccio dell'UE sia essenziale affinché l'industria europea ne tragga vantaggio; sottolinea che un maggiore accesso ai dati di Copernicus relativi all'osservazione della terra costituisce un presupposto indispensabile per lo sviluppo di un forte settore industriale a valle; pone l'accento in particolare sulla necessità di un accesso più rapido ai grandi volumi di dati relativi all'osservazione della terra, come le serie temporali;

11.  sollecita la Commissione a garantire che i dati di Copernicus siano resi disponibili su piattaforme TIC indipendenti, il che consentirebbe l'archiviazione, la gestione, l'elaborazione e la facile accessibilità dei megadati e agevolerebbe l'integrazione di serie di dati provenienti dal maggior numero di fonti possibile e la loro messa a disposizione dell'utente; ritiene che tali piattaforme dovrebbero:

   aggregare la domanda, contribuendo a superare l'attuale frammentazione e a creare un mercato interno dei dati relativi all'osservazione della terra senza che si rendano necessarie misure regolamentari;
   garantire agli utenti un accesso aperto e non discriminatorio;
   consentire all'industria di fornire qualsiasi servizio ritenga opportuno attraverso le piattaforme;
   essere complementari ad altri sforzi profusi dagli Stati membri, dall'ESA, dall'industria e dal cloud per la scienza aperta;

12.  raccomanda inoltre che la Commissione lavori a stretto contatto con gli Stati membri e l'ESA sulla creazione di un sistema di infrastrutture adeguatamente integrato, con livelli idonei di sicurezza dei dati;

13.  sottolinea che senza chipset e ricevitori compatibili con Galileo la diffusione di quest'ultimo sul mercato sarà gravemente compromessa; accoglie quindi con favore l'importo riservato nel bilancio del GNSS europeo al programma di finanziamento per gli ''elementi fondamentali", che è gestito dalla GSA per sostenere il loro sviluppo; esorta la Commissione a esaminare nella revisione intermedia se tale importo dovrebbe essere aumentato;

14.  invita la GSA a continuare a lavorare con i produttori di chipset e ricevitori per comprendere le loro esigenze e fornire loro le informazioni e le specifiche tecniche necessarie per garantire la compatibilità con Galileo del maggior numero possibile di apparecchiature per gli utenti; ritiene che le esigenze del settore dovrebbero essere integrate nel processo di evoluzione del programma in modo che il sistema continui a soddisfare le esigenze del mercato; invita la Commissione ad assicurare che Galileo sia incluso dall'industria come una delle costellazioni di riferimento per quanto riguarda i ricevitori multi-costellazione;

15.  ricorda che Galileo avrà "differenziatori", ossia determinati vantaggi non forniti dalle costellazioni di altri sistemi globali di navigazione via satellite, come ad esempio l'autenticazione dei servizi aperti e gli altissimi livelli di precisione e affidabilità del servizio commerciale; sottolinea che è essenziale che tali differenziatori siano messi a disposizione quanto prima possibile per contribuire a far sì che Galileo divenga una costellazione di riferimento e per promuoverne i vantaggi rispetto ai suoi concorrenti;

16.  sottolinea l'importanza di garantire che siano poste in essere le norme tecniche necessarie a consentire l'utilizzo di dati e servizi spaziali; sollecita la Commissione a istituire gruppi di lavoro tematici con esperti degli Stati membri al fine di stabilire tali norme;

Barriere di mercato

17.  ritiene che le attività del settore pubblico, comprese quelle di agenzie europee competenti, dovrebbero essere prevedibili al fine di stimolare gli investimenti del settore privato; crede nel principio secondo cui in futuro i servizi spaziali dovrebbero essere forniti da, e appaltati a, imprese commerciali, a meno che non sussistano buone ragioni per non farlo, ad esempio rischi tangibili per la sicurezza; suggerisce che la valutazione intermedia dei regolamenti riguardanti Copernicus e Galileo dovrebbe essere utilizzata per garantire un maggior coinvolgimento del settore privato negli appalti di servizi;

18.  sollecita la Commissione, in relazione ai dati di Copernicus, a definire con chiarezza quanto prima il ruolo dei servizi pubblici di base (quali sono i prodotti che forniscono nel quadro della politica di accesso aperto e libero e le procedure mediante cui possono essere aggiunti nuovi prodotti) e cosa dovrebbe essere lasciato al settore a valle; invita la Commissione a valutare la necessità di dati di osservazione della terra ad altissima risoluzione a fini operativi interni dell'UE; ritiene che tali dati dovrebbero essere acquistati presso fornitori commerciali europei onde collocare l'industria europea in una posizione di forza che le consenta di vendere sui mercati commerciali in tutto il mondo; sollecita inoltre la Commissione ad adottare misure che facilitino l'acquisizione di servizi in ambito spaziale da parte delle autorità pubbliche, anche incoraggiando appalti pre-commerciali, in particolare per sostenere le PMI innovative;

19.  chiede un'intensificazione degli sforzi volti ad accrescere la consapevolezza sul potenziale dei programmi spaziali europei presso i settori pubblico e privato e gli utenti finali e a incoraggiare l'utilizzo dei dati spaziali nel settore pubblico e nel mondo imprenditoriale; ritiene che possa risultare efficace un approccio incentrato sui bisogni degli utenti e sulla soluzione dei problemi, che coniughi le esigenze strategiche con i pertinenti servizi operativi satellitari; raccomanda alla Commissione di incoraggiare lo scambio di migliori pratiche, come il programma del Regno Unito "Space for Smarter Government Programme" (programma spaziale per un governo più intelligente); ritiene che la Commissione possa svolgere un ruolo importante raccogliendo le esigenze del settore pubblico e contribuendo a generare domanda da parte degli utenti;

20.  apprezza le varie attività di sensibilizzazione svolte dalla Commissione, dalla GSA, dall'ESA, dai prestatori di servizi di Copernicus, dalle agenzie spaziali nazionali e da altre parti interessate; richiama l'attenzione, in quanto costituiscono esempi positivi di prassi di eccellenza, sulle conferenze annuali in materia di politica spaziale europea, sulle conferenze "European Space Solutions", sugli "Space Days", sulla "European Space Expo" (esposizione spaziale europea), sul concorso di disegno Galileo, sulla "European Satellite Navigation Competition" (concorso europeo di radionavigazione satellitare), e sui "Copernicus Masters";

21.  ritiene che siano necessari maggiori sforzi per promuovere e commercializzare il programma Copernicus;

22.  incoraggia la GSA a continuare a impegnarsi per promuovere e commercializzare Galileo ed EGNOS e per fornire informazioni in merito alle esigenze degli utenti e agli sviluppi nel mercato della radionavigazione via satellite;

23.  ritiene che la Commissione dovrebbe coinvolgere la rete dei centri regionali Europe Direct presenti negli Stati membri nelle attività di sensibilizzazione sui vantaggi dei dati spaziali provenienti da Copernicus e da Galileo, nonché aiutare le autorità pubbliche a individuare le loro esigenze;

Lo spazio nelle politiche dell'UE

24.  raccomanda alla Commissione e agli Stati membri di garantire l'uso delle infrastrutture dei programmi spaziali europei e dei loro servizi nelle politiche e nei programmi correlati; ritiene che la Commissione dovrebbe rafforzare i legami tra le risorse e le attività spaziali dell'UE in settori strategici quali il mercato interno, la base industriale, l'occupazione, la crescita, gli investimenti, l'energia, il clima, l'ambiente, la salute, l'agricoltura, il settore forestale, la pesca, i trasporti, il turismo, il mercato unico digitale, le politiche regionali e la pianificazione locale; ritiene che esistano enormi potenzialità in termini di approccio alle sfide poste dalla migrazione, dalla gestione delle frontiere e dallo sviluppo sostenibile;

25.  esorta pertanto la Commissione a effettuare una "verifica spaziale" di tutte le iniziative strategiche esistenti e nuove al fine di garantire che si faccia il miglior uso possibile delle risorse spaziali dell'UE; sollecita la Commissione a riesaminare la legislazione dell'UE esistente al fine di valutare se siano necessarie modifiche tese a promuovere l'uso dei dati e dei servizi satellitari (GNSS, osservazione della terra, telecomunicazioni) per apportare vantaggi socioeconomici e di altro tipo, nonché a effettuare una "verifica spaziale" di tutta la nuova legislazione;

26.  incoraggia la Commissione a esplorare le possibilità di diffondere il GNSS europeo e Copernicus nella politica di vicinato e sviluppo dell'Unione e nei negoziati in materia di cooperazione con i paesi extra UE e le organizzazioni internazionali;

27.  sottolinea l'importanza fondamentale dei dati del GNSS europeo per una maggiore sicurezza e un uso più efficiente dei sistemi di trasporto intelligente e di gestione del traffico; richiama l'attenzione sui regolamenti relativi al sistema eCall e al tachigrafo digitale, i quali contribuiranno a promuovere l'adozione di Galileo e di EGNOS; incoraggia la Commissione a occuparsi di altri ambiti di applicazione pertinenti che rafforzano la sicurezza dei cittadini dell'UE, come la localizzazione delle chiamate/messaggi di emergenza; invita la Commissione ad adottare misure legislative in materia al fine di garantire la compatibilità dei chipset del GNSS con Galileo/EGNOS, in particolare nel settore dell'aviazione civile e delle infrastrutture critiche;

28.  sottolinea che i dati e i servizi spaziali possono svolgere un ruolo fondamentale nel consentire all'Europa di assumere la guida per quanto riguarda importanti tendenze tecnologiche quali l'Internet delle cose, le città intelligenti, i big data e i veicoli connessi/autonomi; accoglie positivamente, a tale proposito, la "Dichiarazione di Amsterdam", che mette in risalto il ruolo di Galileo e di EGNOS;

Accesso ai finanziamenti e alle competenze

29.  sottolinea la necessità di rafforzare i finanziamenti per lo sviluppo di applicazioni e servizi a valle e, in generale, per il mercato a valle; invita la Commissione, in occasione del prossimo QFP, a esaminare l'opportunità di destinare una quota maggiore del bilancio dell'UE in ambito spaziale a tale scopo;

30.  sottolinea che l'Unione dispone di un'ampia gamma di opzioni di accesso alle opportunità di finanziamento a sua disposizione per sostenere il settore spaziale a valle (Orizzonte 2020, fondi SIE, COSME, FEIS, ecc.); esorta la Commissione a utilizzare tali strumenti in modo coordinato e mirato, anche agevolando i servizi di consulenza e di prossimità; incoraggia la Commissione a introdurre inoltre meccanismi di finanziamento innovativi e flessibili e a far fronte all'insufficiente disponibilità di capitale di rischio; sottolinea la necessità di prestare particolare attenzione alla semplificazione dell'accesso ai finanziamenti per le start-up e le piccole e medie imprese europee, in particolare al fine di aiutarle ad avere successo nelle prime fasi della commercializzazione;

31.  esorta la Commissione a promuovere l'internazionalizzazione delle aziende spaziali, comprese le PMI, mediante un migliore accesso ai finanziamenti e un sostegno adeguato alla competitività dell'industria spaziale europea, nonché mediante azioni specifiche a livello UE che consentano un accesso indipendente dell'Europa allo spazio;

32.  raccomanda il rafforzamento del legame tra la R&S e il sostegno ai programmi di sviluppo imprenditoriale; ritiene in particolare che sia necessario sfruttare meglio il potenziale d'innovazione di Orizzonte 2020 per il settore spaziale; chiede l'elaborazione di un'adeguata strategia di divulgazione nella comunità imprenditoriale dei risultati della ricerca connessa allo spazio di Orizzonte 2020 e ritiene che sia necessario promuovere una più stretta collaborazione tra le università e le imprese private per lo sviluppo di applicazioni e servizi;

33.  è convinto che i cluster e gli incubatori dell'industria spaziale e le iniziative analoghe contribuiscano a sostenere la diffusione sul mercato, a stimolare l'innovazione e a promuovere le sinergie tra lo spazio, le TIC e altri settori dell'economia; si compiace degli sforzi di alcuni Stati membri in questo settore e accoglie con favore gli incubatori d'impresa dell'ESA; ritiene che la Commissione debba proseguire gli sforzi per sviluppare una strategia coerente dell'UE al fine di sostenere l'imprenditorialità nel settore dello spazio e sviluppare i mezzi per creare un nesso con l'economia nel suo complesso; invita la Commissione ad aiutare a correggere gli squilibri geografici di tali attività, dal momento che i paesi dell'Europa centrale e orientale registrano un notevole ritardo al riguardo; sottolinea la necessità di rafforzare la cooperazione e lo scambio di informazioni e di migliori prassi nonché la condivisione delle capacità infrastrutturali;

34.  ritiene che l'Unione e gli Stati membri debbano, in collaborazione con il settore privato, intensificare gli sforzi per stimolare le competenze e l'imprenditoria e attirare studenti delle università tecniche, giovani scienziati e imprenditori verso il settore spaziale; ritiene che ciò contribuirà a mantenere una capacità di scienza dello spazio e a evitare una fuga di cervelli di esperti altamente istruiti e qualificati verso altre parti del mondo;

o
o   o

35.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1)GU L 150 del 20.5.2014, pag. 72.
(2)GU L 122 del 24.4.2014, pag. 44.
(3)GU L 276 del 20.10.2010, pag. 11.
(4)GU L 347 del 20.12.2013, pag. 1.
(5)GU L 123 del 19.5.2015, pag. 77.
(6)GU L 60 del 28.2.2014, pag. 1.
(7)Testi approvati, P8_TA(2016)0267.
(8)Testi approvati, P7_TA(2013)0534.
(9)GU C 227E del 6.8.2013, pag. 16.
(10) GU C 380E dell'11.12.2012, pag. 1.
(11)Space Market Uptake in Europe, Study for the ITRE Committee, Directorate-General for Internal Policies, Policy Department A, 2016, ISBN 978-92-823-8537-1.


Situazione in Venezuela
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Risoluzione del Parlamento europeo dell'8 giugno 2016 sulla situazione in Venezuela (2016/2699(RSP))
P8_TA(2016)0269RC-B8-0700/2016

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue numerose risoluzioni precedenti e recenti sulla situazione in Venezuela, in particolare quella del 27 febbraio 2014 sulla situazione in Venezuela(1), quella del 18 dicembre 2014 sulla persecuzione dell'opposizione democratica in Venezuela(2) e quella del 12 marzo 2015 sulla situazione in Venezuela(3),

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

–  visto il Patto internazionale sui diritti civili e politici, di cui il Venezuela è firmatario,

–  vista la Carta democratica interamericana adottata l'11 settembre 2001,

–  vista la Costituzione del Venezuela, in particolare gli articoli 72 e 233,

–  vista la dichiarazione dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, del 20 ottobre 2014, sulla detenzione di manifestanti e politici in Venezuela,

–  viste le dichiarazioni rese il 7 dicembre 2015 dal vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR), Federica Mogherini, sulle elezioni in Venezuela,

–  vista la dichiarazione del portavoce del SEAE, del 5 gennaio 2016, sull'inaugurazione della nuova Assemblea nazionale del Venezuela,

–  vista la dichiarazione resa il 12 aprile 2016 dal portavoce dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, Ravina Shamdasani,

–  vista la dichiarazione resa dal VP/AR il 10 maggio 2016 sulla situazione in Venezuela,

–  vista la lettera inviata il 16 maggio 2016 da Human Rights Watch al Segretario generale dell'Organizzazione degli Stati americani, Luis Almagro, riguardante il Venezuela(4),

–  vista la dichiarazione del Consiglio permanente dell'Organizzazione degli Stati americani, del 18 maggio 2016,

–  viste le comunicazioni ufficiali del Segretario generale dell'Unione delle nazioni sudamericane (UNASUR) rilasciate il 23 maggio(5) e il 28 maggio(6) 2016 in merito alle riunioni esplorative volte ad avviare un dialogo nazionale tra i rappresentanti del governo venezuelano e la coalizione di opposizione MUD (Mesa de la Unidad Democrática),

–  vista la dichiarazione dei leader del G7 riuniti al vertice di Ise-Shima il 26 e il 27 maggio 2016(7),

–  vista la dichiarazione del Segretario di Stato statunitense, John Kerry, del 27 maggio 2016, in merito alla sua conversazione telefonica con l'ex Primo ministro spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero(8),

–  visto l'articolo 123, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che la coalizione di opposizione venezuelana (MUD) ha ottenuto 112 seggi all'Assemblea nazionale del parlamento unicamerale del Venezuela, che conta 167 membri, ovvero una maggioranza di due terzi, contro i 55 seggi del PSUV (Partido Socialista Unido de Venezuela); che, successivamente, il Tribunale supremo ha impedito a quattro neoeletti deputati all'Assemblea nazionale, tre dei quali membri della MUD, di assumere le loro funzioni, il che ha privato l'opposizione della maggioranza di due terzi;

B.  considerando che, nei cinque mesi di attività legislativa della nuova Assemblea nazionale, organo nel quale l'opposizione democratica detiene la maggioranza, il Tribunale supremo ha emesso 13 sentenze con motivazioni politiche a favore dell'esecutivo, il che pregiudica l'equilibrio dei poteri necessario in uno Stato di diritto;

C.  considerando che decisioni come quella di proclamare e confermare il decreto sullo stato di eccezione e di emergenza economica, di abolire i poteri di controllo politico dell'Assemblea nazionale, di rifiutare di riconoscere la facoltà attribuita all'Assemblea nazionale dalla Costituzione di revocare la nomina di giudici del Tribunale supremo, di dichiarare incostituzionale la riforma della legislazione sulla Banca centrale del Venezuela e di sospendere le disposizioni del regolamento interno dell'Assemblea nazionale in materia di dibattito, tra le altre, sono state adottate in violazione delle competenze legislative dell'Assemblea nazionale, senza alcun rispetto per l'equilibrio dei poteri che è essenziale in uno Stato di diritto;

D.  considerando che circa 2 000 persone sono in prigione, agli arresti domiciliari o in stato di libertà vigilata per ragioni politiche, tra cui esponenti politici di spicco come Leopoldo López, Antonio Ledezma e Daniel Ceballos; che il 30 marzo 2016 l'Assemblea nazionale venezuelana ha approvato una legge che concederebbe l'amnistia ai suddetti detenuti, spianando in tal modo la strada al dialogo di riconciliazione nazionale; che la legge in questione è conforme all'articolo 29 della Costituzione venezuelana, nonostante la dichiarazione di incostituzionalità del Tribunale supremo; considerando che Zeid Ra'ad Al-Hussein, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha dichiarato pubblicamente che la legge di amnistia e di riconciliazione nazionale è in linea con il diritto internazionale e ha espresso la propria delusione per il fatto che sia stata respinta;

E.  considerando che lo Stato di diritto e il principio della separazione dei poteri non sono debitamente rispettati in Venezuela; che gli eventi in corso pongono in evidenza un controllo e un'influenza del governo sul potere giudiziario e sul Consiglio elettorale nazionale, con ripercussioni negative sul potere legislativo e l'opposizione, elementi fondamentali di qualsiasi sistema democratico, in palese violazione del principio di indipendenza e separazione dei poteri che caratterizzano gli Stati democratici in cui vige lo Stato di diritto;

F.  considerando che l'opposizione democratica ha avviato una procedura, riconosciuta dalla Costituzione, che permette di rimuovere dall'incarico, mediante apposito referendum, i funzionari pubblici che abbiano completato il 50 % del loro mandato; che il Consiglio elettorale nazionale ha ricevuto dalla MUD 1,8 milioni di firme di cittadini venezuelani a sostegno di tale procedura, numero ben superiore alle 198 000 firme inizialmente richieste affinché il processo sia legale e costituzionalmente accettabile;

G.  considerando che il Venezuela sta affrontando una grave crisi umanitaria dovuta alla carenza di cibo e di medicinali; che l'Assemblea nazionale ha dichiarato uno stato di "crisi umanitaria sul fronte sanitario e alimentare" vista la penuria generalizzata di medicinali, forniture e dispositivi medici e ha chiesto all'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) aiuti umanitari e una visita tecnica che attesti la situazione appena descritta;

H.  considerando che, nonostante l'assenza di dati ufficiali, secondo l'indagine ENCOVI (Encuesta de Condiciones de Vida) il tasso di povertà in Venezuela è raddoppiato, passando dal 30 % nel 2013 al 60 % nel 2016; che il 75 % dei medicinali ritenuti essenziali dall'Organizzazione mondiale della sanità non sono disponibili nel paese;

I.  considerando che il governo impedisce l'ingresso degli aiuti umanitari nel paese e boicotta le diverse iniziative internazionali volte ad aiutare la società civile, come nel caso della Caritas e di altre ONG;

J.  considerando che, secondo le stime del Fondo monetario internazionale (FMI), l'economia venezuelana subirà una contrazione dell'8 % nel 2016, dopo una contrazione del 5,7 % nel 2015; che, nonostante il salario minimo sia aumentato del 30 %, il tasso di inflazione del 180,9 % preclude qualsiasi possibilità di rendere i prodotti di base economicamente accessibili per i venezuelani; che l'FMI prevede un tasso di inflazione medio del 700 % per la fine del 2016 e del 2 200 % nel 2017;

K.  considerando che la mancanza di lungimiranza in merito alle infrastrutture di base e una governance inefficiente ha provocato una grave crisi economica e sociale, il che è dimostrato da un'annosa carenza di risorse, materie prime, fattori di produzione, generi alimentari di base e medicinali essenziali, con produzione pari a zero, e che il paese è sull'orlo di un grave sollevamento sociale e una crisi umanitaria dalle conseguenze imprevedibili;

L.  considerando che gli elevatissimi indici di criminalità e la completa impunità che regnano nel paese hanno trasformato il Venezuela in uno dei paesi più pericolosi del mondo, essendo Caracas la città che presenta il più alto tasso di criminalità violenta al mondo, con oltre 119,87 omicidi ogni 100 000 abitanti;

M.  considerando che gli scontri per il controllo delle miniere illegali sono comuni nella zona ricca di minerali in prossimità della frontiera con la Guyana e il Brasile; che il 4 marzo 2016 è avvenuto un massacro a Tumeremo, nello Stato del Bolívar, dove sono scomparsi 28 minatori, successivamente assassinati; che le autorità non hanno ancora dato alcuna risposta soddisfacente in merito e che la giornalista Lucía Suárez, la quale aveva recentemente indagato sul caso, è stata uccisa il 28 aprile 2016 con colpi di arma da fuoco nella sua casa di Tumeremo;

N.  considerando che il 27 maggio 2016 i paesi del G7 hanno reso una dichiarazione in cui esortano il Venezuela a creare le condizioni per un dialogo tra il governo e i suoi cittadini al fine di risolvere la sempre più grave crisi economica e politica; che il 1° giugno 2016 il Consiglio permanente dell'Organizzazione degli Stati americani (OSA) ha reso una dichiarazione sulla situazione in Venezuela;

O.  considerando che, nel quadro dell'UNASUR, si sono tenute recentemente delle riunioni esplorative nella Repubblica dominicana, guidate dall'ex Primo ministro spagnolo, José Luis Rodríguez Zapatero, dall'ex Presidente della Repubblica dominicana, Leonel Fernández, e dall'ex Presidente di Panama, Martín Torrijos, con l'obiettivo di avviare un dialogo nazionale con i rappresentanti del governo della Repubblica bolivariana del Venezuela e i partiti dell'opposizione rappresentati dalla MUD;

P.  considerando che una soluzione alla crisi è possibile soltanto attraverso il dialogo tra tutti i livelli di governo, l'opposizione democratica e la società;

1.  esprime profonda preoccupazione per il grave deterioramento della situazione della democrazia, dei diritti umani e del quadro socioeconomico in Venezuela, in un clima di crescente instabilità politica e sociale;

2.  esprime inoltre preoccupazione per il blocco imputabile all'attuale stallo istituzionale e per l'uso dei poteri di Stato da parte dell'esecutivo per controllare il Tribunale supremo e il Consiglio elettorale nazionale nell'intento di ostacolare l'applicazione di leggi e iniziative adottate dall'Assemblea nazionale; chiede al governo venezuelano di rispettare lo Stato di diritto e il principio della separazione dei poteri; ricorda che la separazione e la non interferenza tra poteri ugualmente legittimi sono principi essenziali degli Stati democratici in cui vige lo Stato di diritto;

3.  invita il governo venezuelano ad adottare un atteggiamento costruttivo per superare la situazione critica in cui versa attualmente il paese mediante una soluzione costituzionale, pacifica e democratica fondata sul dialogo;

4.  accoglie con favore gli sforzi di mediazione avviati a seguito dell'invito dell'UNASUR di dare inizio a un processo di dialogo nazionale tra l'esecutivo e l'opposizione, rappresentata dalle componenti maggioritarie della MUD;

5.  prende atto della dichiarazione dei leader del G7 sul Venezuela; chiede al Consiglio europeo di giugno di rilasciare una dichiarazione politica sulla situazione nel paese e di appoggiare gli sforzi di mediazione recentemente avviati affinché siano concordate soluzioni democratiche e politiche per il Venezuela;

6.  esorta il governo venezuelano a rilasciare immediatamente tutti i prigionieri politici; ricorda che il rilascio dei prigionieri politici è per l'opposizione un presupposto inderogabile all'avvio dei negoziati e invita entrambe le parti a concordare una soluzione di compromesso volta a sostenere gli sforzi di mediazione in corso; chiede all'UE e al VP/AR di sollecitare il rilascio dei prigionieri politici e di quanti sono detenuti arbitrariamente, in linea con le richieste avanzate da diversi organismi delle Nazioni Unite e da organizzazioni internazionali e conformemente alla legge di amnistia e di riconciliazione nazionale;

7.  chiede che le autorità rispettino e garantiscano il diritto costituzionale di manifestare pacificamente; chiede parimenti ai leader dell'opposizione di esercitare i loro poteri in modo responsabile; invita le autorità venezuelane a garantire la sicurezza e il libero esercizio dei diritti di tutti i cittadini, in particolare dei difensori dei diritti umani, dei giornalisti, degli attivisti politici e dei membri di organizzazioni non governative indipendenti;

8.  invita il Presidente Nicolás Maduro e il suo governo ad attuare, in cooperazione con l'Assemblea nazionale, le riforme economiche urgenti in modo da trovare una soluzione costruttiva alla crisi economica ed energetica e, in particolare, alla penuria di alimenti e medicinali;

9.  esprime grave preoccupazione per il progressivo inasprimento delle tensioni sociali causato dalla penuria di beni fondamentali, quali alimenti e medicinali; chiede al VP/AR di proporre un piano di assistenza per il paese e di esortare le autorità venezuelane ad autorizzare l'ingresso degli aiuti umanitari nel paese, concedendo l'accesso anche alle organizzazioni internazionali che intendono aiutare i settori più colpiti della società, per far fronte alle esigenze più urgenti e fondamentali della popolazione;

10.  esorta il governo e le autorità pubbliche del Venezuela a rispettare la Costituzione, comprese le procedure e i meccanismi giuridici e riconosciuti per attivare il processo previsto dalla Costituzione venezuelana per destituire il Presidente prima della fine del 2016;

11.  esorta il VP/AR a cooperare con i paesi dell'America latina e con le organizzazioni regionali e internazionali per garantire in Venezuela l'istituzione di meccanismi di dialogo, riconciliazione nazionale e mediazione al fine di sostenere una soluzione pacifica, democratica e costituzionale alla crisi che il paese sta attraversando;

12.  considera assolutamente prioritario ridurre l'attuale livello elevato di impunità, fenomeno che aggrava e alimenta la violenza e l'insicurezza crescenti nel paese, nonché assicurare il rispetto dell'ordinamento giuridico vigente, il quale prevede che sia fatta giustizia per le vittime di rapimenti, omicidi e altri crimini commessi quotidianamente, come pure per i loro familiari;

13.  invita le autorità venezuelane a indagare sul massacro di Tumeremo, nel quale sono stati uccisi 28 minatori, al fine di consegnare alla giustizia i suoi autori e istigatori, come anche i responsabili del recente assassinio della giornalista Lucía Suárez, che è stato perpetrato nello stesso luogo e di cui si sospettano collegamenti con la strage;

14.  ribadisce la sua richiesta di inviare una propria delegazione in Venezuela e avviare un dialogo con tutte le parti coinvolte nel conflitto quanto prima;

15.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al governo e all'Assemblea nazionale della Repubblica bolivariana del Venezuela, all'Assemblea parlamentare euro-latinoamericana e al Segretario generale dell'Organizzazione degli Stati americani.

(1) Testi approvati, P7_TA(2014)0176.
(2) Testi approvati, P8_TA(2014)0106.
(3) Testi approvati, P8_TA(2015)0080.
(4) https://www.hrw.org/news/2016/05/16/letter-human-rights-watch-secretary-general-almagro-about-venezuela
(5) http://www.unasursg.org/es/node/719
(6) http://www.unasursg.org/es/node/779
(7) http://www.mofa.go.jp/files/000160266.pdf
(8) http://www.state.gov/r/pa/prs/ps/2016/05/257789.htm


Sostanze che alterano il sistema endocrino: situazione in seguito alla sentenza del Tribunale dell'Unione europea del 16 dicembre 2015
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Risoluzione del Parlamento europeo dell'8 giugno 2016 sulle sostanze che alterano il sistema endocrino: situazione in seguito alla sentenza del Tribunale dell'Unione europea del 16 dicembre 2015 (2016/2747(RSP))
P8_TA(2016)0270RC-B8-0733/2016

Il Parlamento europeo,

–  visto il regolamento (UE) n. 528/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2012, relativo alla messa a disposizione sul mercato e all'uso dei biocidi(1),

–  vista la tabella di marcia della Commissione sul tema "Defining criteria for identifying endocrine disruptors in the context of the implementation of the Plant Protection Product Regulation and Biocidal Products Regulation" (Definire criteri per individuare gli interferenti endocrini nel contesto dell'attuazione della regolamentazione in materia di prodotti fitosanitari e biocidi)(2),

–  vista la sentenza del Tribunale dell'Unione europea, del 16 dicembre 2015, nella causa T-521/14 (ricorso presentato dalla Svezia contro la Commissione, con il sostegno di Parlamento europeo, Consiglio dell'Unione europea, Danimarca, Finlandia, Francia e Paesi Bassi)(3),

–  visto l'articolo 17, paragrafo 1, del trattato sull'Unione europea (TUE),

–  visti gli articoli 265 e 266 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  vista la lettera del 22 marzo 2016 inviata dal Presidente Jean-Claude Juncker al Presidente del Parlamento europeo ((2016)1416502),

–  vista la relazione del programma delle Nazioni Unite per l'ambiente e dell'Organizzazione mondiale della sanità dal titolo "State of the science of endocrine disrupting chemicals 2012" (Situazione scientifica delle sostanze chimiche che alterano il sistema endocrino - 2012)(4),

–  visto l'articolo 123, paragrafi 2 e 4 del suo regolamento,

A.  considerando che, a norma dell'articolo 5 del regolamento (UE) n. 528/2012, i principi attivi considerati in possesso di proprietà di interferenza endocrina in grado di produrre effetti nocivi sull'uomo sulla base di criteri specifici da adottare o, in attesa della definizione di tali criteri, sulla base di criteri temporanei, non sono approvati, salvo qualora si applichi una delle deroghe di cui all'articolo 5, paragrafo 2;

B.  considerando che, a norma dell'articolo 5, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 528/2012, la Commissione era tenuta ad adottare, entro il 13 dicembre 2013, atti delegati riguardo alla definizione di criteri scientifici per la determinazione delle proprietà di interferenza con il sistema endocrino di principi attivi e biocidi;

C.  considerando che la Commissione non ha ancora adottato atti delegati riguardo alla definizione dei criteri scientifici e che il termine è oramai scaduto da oltre due anni e mezzo;

D.  considerando che la relazione del programma delle Nazioni Unite per l'ambiente e dell'Organizzazione mondiale della sanità definisce gli interferenti endocrini come una minaccia a livello globale e fa riferimento, tra l'altro, all'alta incidenza e alla tendenza all'aumento di numerose malattie del sistema endocrino negli esseri umani, rilevando altresì effetti per il sistema endocrino in popolazioni di animali selvatici; che sono disponibili nuovi dati che dimostrano gli effetti nocivi sulla riproduzione (infertilità, tumori, malformazioni) derivanti dall'esposizione agli interferenti endocrini e che vi sono inoltre sempre più prove a conferma degli effetti di tali sostanze chimiche sulla funzione tiroidea, sulla funzione cerebrale, sull'obesità e sul metabolismo nonché sull'omeostasi di insulina e glucosio;

E.  considerando che il Tribunale dell'Unione europea, nella sua sentenza del 16 dicembre 2015 nella causa T-521/14, ha dichiarato che la Commissione ha violato il diritto dell'UE astenendosi dall'adottare atti delegati riguardo alla definizione dei criteri scientifici per la determinazione delle proprietà di interferenza con il sistema endocrino;

F.  considerando che nella sua sentenza il Tribunale ha constatato che alla Commissione incombeva un obbligo chiaro, preciso e incondizionato di adottare atti delegati riguardo alla definizione dei summenzionati criteri scientifici entro il 13 dicembre 2013;

G.  considerando che il 28 marzo 2013 il comitato consultivo di esperti sulle sostanze che alterano il sistema endocrino, istituito dalla Commissione e coordinato dal Centro comune di ricerca (JRC), aveva adottato una relazione sulle questioni scientifiche chiave utili all'identificazione e alla caratterizzazione delle sostanze che alterano il sistema endocrino; che all'epoca era già disponibile una proposta completa di criteri scientifici, basata su tre anni di lavoro da parte dei servizi della Commissione;

H.  considerando che il Tribunale ha altresì rilevato che nessuna disposizione del regolamento (UE) n. 528/2012 esige una valutazione d'impatto dei criteri scientifici basati sul pericolo e che, anche qualora la Commissione ritenesse necessaria una valutazione d'impatto, ciò non la esonererebbe dall'obbligo di rispettare il termine fissato nel regolamento (paragrafo 74 della sentenza);

I.  considerando che il Tribunale ha inoltre stabilito che la determinazione di criteri scientifici può essere effettuata solo in maniera obiettiva sulla base di dati scientifici relativi al sistema endocrino, indipendentemente da ogni altra considerazione, in particolare di natura economica (paragrafo 71 della sentenza); che il Tribunale ha in tal modo chiarito che una valutazione dell'impatto socioeconomico non è uno strumento adeguato per decidere su una questione di natura scientifica;

J.  considerando che il Tribunale ha altresì statuito che la Commissione, nell'ambito dell'applicazione dei poteri che le sono stati delegati dal legislatore, non può mettere in discussione l'equilibrio normativo stabilito dal legislatore tra il miglioramento del mercato interno e la protezione della salute umana e animale e dell'ambiente (paragrafo 72 della sentenza); che il Tribunale ha in tal modo chiarito che è inappropriato che la Commissione valuti le modifiche normative della legislazione settoriale nel quadro della valutazione d'impatto relativa all'adozione di un atto delegato;

K.  considerando che, secondo il Tribunale, non si può ritenere che i criteri temporanei di cui al regolamento (UE) n. 528/2012 forniscano un livello di protezione sufficientemente elevato (paragrafo 77 della sentenza);

L.  considerando che, a norma dell'articolo 266 TFUE, l'istituzione la cui astensione sia stata dichiarata contraria ai trattati è tenuta a prendere i provvedimenti che l'esecuzione della sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea comporta;

M.  considerando che nella seduta plenaria del Parlamento europeo di febbraio 2016, Vytenis Andriukaitis, commissario per la salute e la sicurezza alimentare, ha annunciato che la Commissione avrebbe comunque continuato a svolgere la valutazione d'impatto, ritenendola uno strumento utile, se non essenziale, per orientare la sua futura decisione in merito ai criteri;

N.  considerando che la Commissione è tenuta a effettuare una valutazione d'impatto delle iniziative legislative e non legislative suscettibili di avere un impatto economico, ambientale o sociale significativo, al fine di individuare soluzioni alternative, il che significa che le valutazioni d'impatto costituiscono strumenti utili per aiutare i regolatori a valutare le opzioni politiche, ma non per stabilire le questioni scientifiche;

O.  considerando che il Presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, nella sua lettera del 22 marzo 2016 al Presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, ha confermato l'intenzione della Commissione di chiedere innanzitutto il parere del comitato per il controllo normativo sulla valutazione d'impatto prima di decidere in merito ai criteri scientifici e, successivamente, di adottare criteri scientifici per la determinazione delle proprietà di interferenza con il sistema endocrino entro la fine di giugno 2016;

P.  considerando che, pertanto, non vi è alcun dubbio che la Commissione non si sia ancora conformata alla sentenza del Tribunale, ma persista nel violare il diritto dell'UE, come ha dichiarato il Tribunale, e attualmente violi anche l'articolo 266 TFUE;

Q.  considerando che è assolutamente inaccettabile che la Commissione, in quanto custode dei trattati, non li rispetti;

1.  condanna la Commissione non solo per non aver ottemperato all'obbligo di adottare atti delegati a norma del regolamento (UE) n. 528/2012, ma anche per non aver ottemperato ai suoi obblighi istituzionali previsti dai trattati stessi, in particolare dall'articolo 266 TFUE;

2.  prende atto dell'impegno politico assunto dalla Commissione nel proporre prima dell'estate criteri scientifici per la determinazione delle proprietà di interferenza con il sistema endocrino;

3.  sottolinea che, in base alla sentenza emessa dal Tribunale, la determinazione di criteri scientifici può essere effettuata solo in maniera obiettiva sulla base di dati scientifici relativi al sistema endocrino, indipendentemente da ogni altra considerazione, in particolare di natura economica, e che la Commissione non ha la facoltà di modificare l'equilibrio normativo stabilito in un atto di base attraverso l'applicazione dei poteri che le sono delegati a norma dell'articolo 290 TFUE, un aspetto che tuttavia la Commissione esamina nell'ambito della sua valutazione d'impatto;

4.  invita la Commissione ad adempiere immediatamente ai suoi obblighi a norma dell'articolo 266 TFUE e ad adottare senza indugio criteri scientifici basati sul pericolo per la determinazione delle proprietà di interferenza con il sistema endocrino;

5.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Presidente del Consiglio e al Presidente della Commissione e di notificare loro l'esito della relativa votazione in Aula.

(1) GU L 167 del 27.6.2012, pag. 1.
(2) http://ec.europa.eu/smart-regulation/impact/planned_ia/docs/2014_env_009_endocrine_disruptors_en.pdf
(3) http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf;jsessionid=9ea7d2dc30d51da24ab07e534c8a920ba78762970884.e34KaxiLc3qMb40Rch0SaxuTa3r0?text=&docid=173067&pageIndex=0&doclang=FR&mode=lst&dir=&occ=first&part=1&cid=717530
(4) http://www.who.int/ceh/publications/endocrine/en/


Prodotti contenenti, costituiti od ottenuti da granturchi geneticamente modificati
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Risoluzione del Parlamento europeo dell'8 giugno 2016 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti da granturco geneticamente modificato Bt11 × MIR162 × MIR604 × GA21 e da granturchi geneticamente modificati che combinano due o tre degli eventi Bt11, MIR162, MIR604 and GA21, e che abroga le decisioni 2010/426/UE, 2011/893/UE, 2011/892/UE e 2011/894/UE (D044931/01 – 2016/2682(RSP))
P8_TA(2016)0271B8-0732/2016

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti da granturco geneticamente modificato Bt11 × MIR162 × MIR604 × GA21 e da granturchi geneticamente modificati che combinano due o tre degli eventi Bt11, MIR162, MIR604 and GA21, e che abroga le decisioni 2010/426/UE, 2011/893/UE, 2011/892/UE e 2011/894/UE (D044931/01),

–  visto il regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2003, relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati(1), in particolare l'articolo 7, paragrafo 3, l'articolo 9, paragrafo 2, l'articolo 19, paragrafo 3, e l'articolo 21, paragrafo 2,

–  visti gli articoli 11 e 13 del regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, che stabilisce le regole e i principi generali relativi alle modalità di controllo da parte degli Stati membri dell'esercizio delle competenze di esecuzione attribuite alla Commissione(2),

–  vista la votazione del 25 aprile 2016, con la quale il comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali di cui all'articolo 35 del regolamento (CE) n. 1829/2003 ha deciso di non esprimere parere,

–  visto il parere espresso dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) il 7 dicembre 2015(3),

–  vista la sua risoluzione del 3 febbraio 2016 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da soia geneticamente modificata MON 87705 × MON 89788 (MON-877Ø5-6 × MON-89788-1) a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio(4),

–  vista la sua risoluzione del 3 febbraio 2016 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da soia geneticamente modificata MON 87708 × MON 89788 (MON-877Ø8-9 × MON-89788-1) a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio(5),

–  vista la sua risoluzione del 3 febbraio 2016 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da soia geneticamente modificata FG72 (MST-FGØ72-2) a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio(6),

–  vista la sua risoluzione del 16 dicembre 2015 sulla decisione di esecuzione (UE) 2015/2279 della Commissione, del 4 dicembre 2015, che autorizza l'immissione sul mercato di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da granturco geneticamente modificato NK603 × T25 (MON-ØØ6Ø3-6 × ACS-ZMØØ3-2) a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio(7),

–  vista la proposta di risoluzione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare,

–  visto l'articolo 106, paragrafi 2 e 3, del suo regolamento,

A.  considerando che, in data 9 febbraio 2009, Syngenta France SAS ha presentato alle competenti autorità della Germania, a norma degli articoli 5 e 17 del regolamento (CE) n. 1829/2003, una domanda riguardante l'immissione in commercio di alimenti, ingredienti alimentari e mangimi contenenti, costituiti od ottenuti a partire da granturco Bt11 × MIR162 × MIR604 × GA21;

B.  considerando che la domanda riguarda altresì l'immissione in commercio di granturco geneticamente modificato Bt11 × MIR162 × MIR604 × GA21 in prodotti, diversi dagli alimenti e dai mangimi, contenenti o costituiti da tale granturco e destinati agli stessi usi di tutti gli altri tipi di granturco, ad eccezione della coltivazione;

C.  considerando che il 5 luglio 2013 Syngenta ha esteso la domanda a tutte le sottocombinazioni dei singoli eventi di modifica genetica che costituiscono il granturco Bt11 × MIR162 × MIR604 × GA21 ("sottocombinazioni"), tra cui il granturco Bt11 × GA21, il granturco MIR604 × GA21, il granturco Bt11 × MIR604 e Bt11 × MIR604 × GA21, che erano già stati autorizzati, rispettivamente, con le decisioni dellaCommissione 2010/426/UE(8), 2011/892/UE(9), 2011/893/UE(10) e 2011/894/UE(11);

D.  considerando che, come descritto nella domanda, il granturco SYN-BTØ11-1 esprime la proteina Cry1Ab, che conferisce protezione da alcuni lepidotteri, e la proteina PAT, che conferisce tolleranza agli erbicidi a base di ammonio glufosinato;

E.  considerando che, come descritto nella domanda, il granturco SYN-IR162-4 esprime la proteina Vip3Aa20, che conferisce protezione da alcuni lepidotteri, e la proteina PMI, che è stata usata come marcatore selezionabile;

F.  considerando che, come descritto nella domanda, il granturco modificato SYN-IR6Ø4-5 esprime la proteina Cry3A, che conferisce protezione da alcuni coleotteri, e la proteina PMI, che è stata usata come marcatore selezionabile;

G.  considerando che, come descritto nella domanda, il granturco MON-ØØØ21-9 esprime la proteina Cry1Ab, che conferisce protezione da alcuni lepidotteri, e la proteina PAT, che conferisce tolleranza agli erbicidi a base di glifosato;

H.  considerando che il 20 marzo 2015 l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro – l'organismo specializzato dell'Organizzazione mondiale della sanità – ha classificato il glifosato come probabilmente cancerogeno per l'uomo(12);

I.  considerando che il progetto di decisione di esecuzione della Commissione è stato votato in sede di comitato permanente il 25 aprile 2016 senza che fosse espresso alcun parere;

J.  considerando che il 22 aprile 2015 la Commissione si rammaricava, nella relazione che accompagna la sua proposta legislativa di modifica del regolamento (CE) n. 1829/2003, del fatto che, dall'entrata in vigore del suddetto regolamento, le decisioni di autorizzazione erano state adottate dalla Commissione, in conformità della normativa vigente, senza il sostegno del parere del comitato degli Stati membri e che il rinvio del fascicolo alla Commissione per la decisione finale, decisamente un'eccezione per la procedura nel suo insieme, era diventato la norma per quanto attiene alle decisioni in tema di autorizzazioni di alimenti e mangimi geneticamente modificati;

1.  ritiene che il progetto di decisione di esecuzione della Commissione ecceda le competenze di esecuzione previste dal regolamento (CE) n. 1829/2003;

2.  invita la Commissione a ritirare il progetto di decisione di esecuzione;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU L 268 del 18.10.2003, pag. 1.
(2) GU L 55 del 28.2.2011, pag. 13.
(3) Gruppo di esperti scientifici dell'EFSA sugli organismi geneticamente modificati, 2015.Parere scientifico sulla domanda (EFSA-GMO-DE-2009-66) presentata da Syngenta, concernente l'immissione sul mercato di granturco tollerante agli erbicidi e resistente agli insetti Bt11 × MIR162 × MIR604 × GA21 e relative sottocombinazioni, a prescindere dalla loro origine, a fini di alimentazione umana e animale, importazione e lavorazione, ai sensi del regolamento (CE) n. 1829/2003. EFSA Journal 2015; 13(12):4297 (34 pagg.]. doi:10.2903/j.efsa.2010.1890).
(4) Testi approvati, P8_TA(2016)0040.
(5) Testi approvati, P8_TA(2016)0039.
(6) Testi approvati, P8_TA(2016)0038.
(7) Testi approvati, P8_TA(2015)0456.
(8) Decisione 2010/426/UE della Commissione, del 28 luglio 2010, che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti o prodotti a partire da granturco geneticamente modificato della linea Bt11xGA21 (SYN-BTØ11-1xMON-ØØØ21-9), a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 199 del 31.7.2010, pag. 36).
(9) Decisione 2011/892/UE della Commissione, del 22 dicembre 2011, che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti o ottenuti a partire da granturco geneticamente mod ificato MIR604xGA21 (SYN-IR6Ø4-5xMON-ØØØ21-9), a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 344 del 28.12.2011, pag. 55).
(10) Decisione 2011/893/UE della Commissione, del 22 dicembre 2011, che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti o ottenuti a partire da granturco geneticamente modificato Bt11xMIR604 (SYN-BTØ11-1xSYN-IR6Ø4-5) a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 344 del 28.12.2011, pag. 59).
(11) Decisione 2011/894/UE della Commissione, del 22 dicembre 2011, che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti o ottenuti a partire da granturco geneticamente modificato Bt11xMIR604xGA21 (SYN-BTØ11-1xSYN-IR6Ø4-5xMON-ØØØ21-9) a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 344 del 28.12.2011, pag. 64).
(12) Monografie IARC Volume 112: Valutazione di 5 insetticidi ed erbicidi organofosfati, 20 marzo 2015, http://www.iarc.fr/en/media-centre/iarcnews/pdf/MonographVolume112.pdf


Garofano geneticamente modificato (Dianthus caryophyllus L., linea SHD-27531-4)
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Risoluzione del Parlamento europeo dell'8 giugno 2016 sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione per quanto concerne l'immissione in commercio di un garofano geneticamente modificato (Dianthus caryophyllus L., linea shd-27531-4) (D044927/02 – 2016/2683(RSP))
P8_TA(2016)0272B8-0731/2016

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione di esecuzione della Commissione per quanto concerne l'immissione in commercio di un garofano geneticamente modificato (Dianthus caryophyllus L., linea shd-27531-4) (D044927/02),

–  vista la direttiva 2001/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 marzo 2001 sull'emissione deliberata nell'ambiente di organismi geneticamente modificati e che abroga la direttiva 90/220/CEE del Consiglio(1), in particolare il primo comma dell'articolo 18, paragrafo 1,

–  visti gli articoli 11 e 13 del regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, che stabilisce le regole e i principi generali relativi alle modalità di controllo da parte degli Stati membri dell'esercizio delle competenze di esecuzione attribuite alla Commissione(2),

–  visto il parere pubblicato dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) il 15 dicembre 2015(3),

–  visto il parere espresso dall'EFSA il 10 novembre 2014(4),

–  visto l'esito della votazione del comitato di regolamentazione del 25 aprile 2016,

–  vista la proposta di risoluzione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare,

–  visto l'articolo 106, paragrafi 2 e 3, del suo regolamento,

A.  considerando che a marzo del 2013 una notifica (rif. C/NL/13/01) relativa all'immissione in commercio di un garofano geneticamente modificato (Dianthus caryophyllus L., linea shd-27531-4) è stata presentata da Suntory Holdings Limited, Osaka, Giappone, all'autorità competente dei Paesi Bassi;

B.  considerando che il campo di applicazione della notifica C/NL/13/01 riguarda l'importazione, la distribuzione e la vendita al dettaglio nell'Unione di fiori recisi del garofano geneticamente modificato (GM) shd-27531-4, soltanto a scopo ornamentale;

C.  considerando che il 25 aprile 2016 il comitato di regolamentazione non ha espresso alcun parere, con sette Stati membri rappresentanti il 7,84 % della popolazione che hanno votato contro il progetto di decisione di esecuzione della Commissione, sei Stati membri rappresentanti il 46,26 % della popolazione che si sono astenuti, undici Stati membri rappresentanti il 36,29 % della popolazione che hanno votano a favore e quattro Stati membri non rappresentati;

D.  considerando che il parere dell'EFSA sostiene che il gruppo di esperti OGM dell'EFSA è a conoscenza dell'abitudine alimentare di determinate popolazioni di consumare petali di garofano come condimento;

E.  considerando che il gruppo di esperti OGM dell'EFSA non ha tuttavia valutato le possibili conseguenze per l'uomo del consumo intenzionale di garofani GM;

F.  considerando che l'assunzione orale intenzionale e accidentale di fiori recisi di garofano GM da parte degli animali è stata esclusa dal parere dell'EFSA;

G.  considerando che il garofano appartiene alla specie Dianthus caryophyllus del genereDianthusampiamente coltivato;

H.  considerando che gli individui del genere Dianthus, comprese le specie selvatiche o addomesticate, sono assai diversi, in quanto le loro origini vanno dalla Russia alle regioni alpine della Grecia e alle montagne dell'Alvernia, in Francia; considerando che i Dianthus spp. si sono adattati alle regioni alpine più fredde dell'Europa e dell'Asia e sono presenti anche nelle regioni costiere mediterranee; considerando che il D. caryophyllus è una pianta ornamentale ampiamente coltivata in Europa, in serra e all'aperto (ad esempio in Italia e in Spagna), ed è talvolta naturalizzata in alcuni paesi del Mediterraneo, ma sembra essere limitata alle regioni costiere del Mediterraneo di Grecia, Italia, Sicilia, Corsica e Sardegna(5);

I.  considerando che i principali paesi produttori di garofani sono l'Italia, la Spagna e i Paesi Bassi e che i Dianthus caryophyllusselvatici sono concentrati soprattutto in Francia e in Italia(6);

J.  considerando che Cipro ha contestato la notifica e che il gruppo di esperti OGM dell'EFSA ha concordato con Cipro, che sostiene che la propagazione del garofano shd-27531-4 (ad esempio per radicazione) da parte di individui non può essere esclusa; considerando che l'EFSA ritiene che gli steli recisi con germogli vegetativi potrebbero essere diffusi per radicazione o micropropagazione e riversati nell'ambiente (ad esempio nei giardini);

K.  considerando che nell'ambiente naturale l'impollinazione incrociata di Dianthus spp. è effettuata da insetti impollinatori, in particolare da lepidotteri, che hanno una proboscide sufficiente per raggiungere il nettare alla base dei fiori; considerando che il gruppo di esperti OGM dell'EFSA è del parere che la potenziale propagazione di polline del garofano Dianthus GM shd-27531-4 a garofani Dianthusselvatici, ad opera di lepidotteri, non possa essere esclusa;

L.  considerando che una volta finita la loro funzione ornamentale, i Dianthus caryophyllus L. GM, linea shd-27531-4, diventano rifiuti che, conformemente ai principi dell'economia circolare, possono essere smaltiti mediante compostaggio, ma che l'EFSA non ha esaminato l'impatto di tali emissioni nell'ambiente;

M.  considerando che, in caso di emissione nell'ambiente attraverso semi vitali, polline o piante provviste di radici, il gruppo di esperti OGM dell'EFSA ritiene che il garofano shd-27531-4 non presenti caratteristiche di idoneità rafforzata, tranne quando è esposto a erbicidi sulfonilureici;

N.  considerando che il garofano GM contiene il gene SuRB (als) codificante per un mutante di acetolattato sintasi (ALS) derivato da Nicotiana tabacum, che gli conferisce tolleranza alla sulfonilurea;

O.  considerando che, secondo il PAN del Regno Unito, "alcuni erbicidi sono altamente tossici per le piante a dosi molto basse, come i sulfonilureici, i sulfonamidici e gli imidazolini. I sulfonilureici hanno sostituito altri erbicidi che sono più tossici per gli animali. Gli esperti hanno avvertito che l'utilizzo diffuso di sulfonilureici "potrebbe avere un impatto devastante sulla produttività delle colture non bersaglio e sulla composizione naturale della flora e della fauna selvatiche nonché sulle relative catene alimentari""(7);

P.  considerando che i sulfonilureici sono opzioni comuni di seconda linea per il trattamento del diabete di tipo 2 e sono associati a un rischio più elevato di incidenti cardiovascolari rispetto ad altri farmaci contro il diabete(8);

Q.  considerando che la creazione di un mercato delle piante resistenti ai sulfonilureici incoraggerà l'uso a livello mondiale come erbicida di tale farmaco contro il diabete;

R.  considerando che l'utilizzo di un farmaco per fini diversi dalla sanità pubblica, che porta a una sua diffusione incontrollata negli ecosistemi, può avere effetti deleteri sulla biodiversità a livello mondiale e provocare la contaminazione chimica dell'acqua potabile;

1.  ritiene che il progetto di decisione di esecuzione della Commissione non soddisfi l'obiettivo della tutela della salute e dell'ambiente di cui alla direttiva 2001/18/CE e pertanto ecceda le competenze di esecuzione stabilite dalla direttiva in parola;

2.  chiede alla Commissione di ritirare il progetto di decisione di esecuzione;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU L 106 del 17.4.2001, pag. 1.
(2) GU L 55 del 28.2.2011, pag. 13.
(3) GMO Panel (gruppo di esperti scientifici dell'EFSA sugli organismi geneticamente modificati, 2015. Parere scientifico sulla parte C notifica (riferimento C/NL/13/01) da Suntory Holdings Limited per l'importazione, la distribuzione e la vendita al dettaglio di fiori recisi di garofano shd-27531-4 petal colore modificati per uso ornamentale. EFSA Journal 2015; 13(12): 4358, 19 pag. (doi:10.2903/j.efsa.2015.4358).
(4) GMO Panel (gruppo di esperti scientifici dell'EFSA sugli organismi geneticamente modificati, 2014. Parere scientifico sulle obiezioni di uno Stato membro a una notifica (riferimento C/NL/13/01) relativa all'immissione in commercio del garofano geneticamente modificato shd-27531-4 modificati con un colore, per le importazioni di fiori recisi per uso ornamentale, a norma della parte C della direttiva 2001/18/CE da Suntory Holdings Limited. The EFSA Journal 2014; 12(11): 3878, 9 p. (doi:10.2903/j.efsa.2014.3878).
(5) Tutin et al., 1993.
(6) http://gmoinfo.jrc.ec.europa.eu/csnifs/C-NL-13-01.pdf
(7) http://www.pan-uk.org/pestnews/Issue/pn88/PN88_p4-7.pdf
(8) http://thelancet.com/journals/landia/article/PIIS2213-8587(14)70213-X/fulltext

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