Indice 
Testi approvati
Martedì 5 luglio 2016 - StrasburgoEdizione definitiva
Accordo UE-Perù sull'esenzione dal visto per soggiorni di breve durata ***
 Limiti di emissione per le macchine mobili non stradali ***I
 Rifugiati: inclusione sociale e integrazione nel mercato del lavoro
 Norme sociali e ambientali, diritti umani e responsabilità delle imprese
 Una nuova strategia innovativa e orientata al futuro sul commercio e gli investimenti
 La lotta contro la tratta di esseri umani nelle relazioni esterne dell'Unione

Accordo UE-Perù sull'esenzione dal visto per soggiorni di breve durata ***
PDF 231kWORD 59k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 5 luglio 2016 sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione europea, dell'accordo tra l'Unione europea e la Repubblica del Perù in materia di esenzione dal visto per soggiorni di breve durata (12099/2015 – C8-0143/2016 – 2015/0199(NLE))
P8_TA(2016)0295A8-0197/2016

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (12099/2015),

–  visto il progetto di accordo tra l'Unione europea e la Repubblica del Perù in materia di esenzione dal visto per soggiorni di breve durata (12097/2015),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 77, paragrafo 2, lettera a) e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), punto v), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0143/2016),

–  visti l'articolo 99, paragrafo 1, primo e terzo comma, e paragrafo 2, nonché l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0197/2016),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione dell'accordo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e alla Repubblica del Perù.


Limiti di emissione per le macchine mobili non stradali ***I
PDF 239kWORD 99k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 5 luglio 2016 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle prescrizioni in materia di limiti di emissione e di omologazione per i motori a combustione interna destinati alle macchine mobili non stradali (COM(2014)0581 – C8-0168/2014 – 2014/0268(COD))
P8_TA(2016)0296A8-0276/2015

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2014)0581),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 114 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0168/2014),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 18 febbraio 2015(1),

–  visto l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 22 aprile 2016, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e il parere della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (A8-0276/2015),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 5 luglio 2016 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2016/... del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle prescrizioni in materia di limiti di emissione di inquinanti gassosi e particolato inquinante e di omologazione per i motori a combustione interna destinati alle macchine mobili non stradali, e che modifica i regolamenti (UE) n. 1024/2012 e (UE) n. 167/2013 e modifica e abroga la direttiva 97/68/CE

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) 2016/1628.)

(1) Non ancora pubblicato nella Gazzetta ufficiale.


Rifugiati: inclusione sociale e integrazione nel mercato del lavoro
PDF 250kWORD 139k
Risoluzione del Parlamento europeo del 5 luglio 2016 sui rifugiati: inclusione sociale e integrazione nel mercato del lavoro (2015/2321(INI))
P8_TA(2016)0297A8-0204/2016

Il Parlamento europeo,

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 78 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  vista la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

–  visti la Convenzione di Ginevra del 1951 e i relativi protocolli aggiuntivi,

–  vista la sua risoluzione del 29 aprile 2015 sulle recenti tragedie nel Mediterraneo e sulle politiche dell'UE in materia di migrazione e asilo(1),

–  vista la sua risoluzione del 10 settembre 2015 sulla migrazione e i rifugiati in Europa(2),

–  visto il piano d'azione della Commissione in dieci punti sulla migrazione, presentato nella sessione congiunta del Consiglio "Affari esteri" e "Affari interni" del 20 aprile 2015 a Lussemburgo,

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo "Agenda europea sulla migrazione" (COM(2015)0240),

–  vista la comunicazione della Commissione del 7 giugno 2016 dal titolo "Piano d'azione per l'integrazione dei cittadini di paesi terzi" (COM(2016)0377),

–  vista la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulle condizioni di ingresso e soggiorno dei cittadini di paesi terzi che intendano svolgere lavori altamente specializzati (COM(2016)0378), presentata dalla Commissione,

–  vista la comunicazione della Commissione del 10 giugno 2016 intitolata "Una nuova agenda per le competenze per l'Europa" (COM(2016)0381),

–  vista la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio, presentata dalla Commissione, che istituisce un elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri ai fini della direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca della protezione internazionale e che modifica la direttiva 2013/32/UE (COM(2015)0452),

–  vista la direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti protezione internazionale (direttiva sull'accoglienza),

–  vista la comunicazione della Commissione intitolata "Piano d'azione dell'UE sul rimpatrio" (COM(2015)0453),

–  vista la raccomandazione della Commissione che istituisce un manuale comune sul rimpatrio che le autorità competenti degli Stati membri devono utilizzare nell'espletamento dei compiti connessi al rimpatrio (C(2015)6250),

–  vista la comunicazione della Commissione sulle norme di aggiudicazione degli appalti pubblici in relazione all'attuale crisi nel settore dell'asilo (COM(2015)0454),

–  vista la comunicazione comune della Commissione e dell'alto rappresentante dell'Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza dal titolo "Affrontare la crisi dei rifugiati in Europa: il ruolo dell'azione esterna dell'UE" (JOIN(2015)0040),

–  vista la decisione della Commissione sull'istituzione di un fondo fiduciario di emergenza dell'Unione europea per la stabilità e la lotta contro le cause profonde della migrazione irregolare e del fenomeno degli sfollati in Africa (C(2015)7293),

–  visti la comunicazione della Commissione dal titolo "Gestire la crisi dei rifugiati: misure operative, finanziarie e giuridiche immediate nel quadro dell'agenda europea sulla migrazione" (COM(2015)0490),

–  vista la comunicazione della Commissione del 27 maggio 2015 dal titolo "Piano d'azione dell'UE contro il traffico di migranti (2015-2020)" (COM(2015)0285),

–  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sull'Agenda europea per l'integrazione dei cittadini di paesi terzi,

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo "Gestire la crisi dei rifugiati: stato di attuazione delle azioni prioritarie intraprese nel quadro dell'agenda europea sulla migrazione" (COM(2015)0510),

–  viste le conclusioni adottate dal Consiglio europeo nella sua riunione del giugno 2014, nella sua riunione straordinaria del 23 aprile 2015, nella sua riunione del 25 e 26 giugno 2015, nella riunione informale dei capi di Stato e di governo dell'UE sulla migrazione del 23 settembre 2015, nella sua riunione del 15 ottobre 2015 e nelle sue riunioni del 17 e 18 dicembre 2015 e del 18 e 19 febbraio 2016,

–  viste le conclusioni adottate dal Consiglio sui paesi di origine sicuri nella riunione del 20 luglio 2015, sulla migrazione nella riunione del 20 luglio 2015, sul futuro della politica di rimpatrio nella riunione dell'8 ottobre 2015, sulla migrazione nella riunione del 12 ottobre 2015, sulle misure per far fronte alla crisi dei rifugiati e dei migranti nella riunione del 9 novembre 2015, e sull'apolidia nella riunione del 4 dicembre 2015,

–  viste le conclusioni adottate dai rappresentanti dei governi degli Stati membri, riuniti il 20 luglio 2015 in sede di Consiglio, sul reinsediamento mediante programmi multilaterali e nazionali di 20 000 persone in evidente bisogno di protezione internazionale,

–  visto il piano d'azione congiunto UE-Turchia del 15 ottobre 2015,

–  viste la dichiarazione della conferenza ad alto livello sulla rotta del Mediterraneo orientale e dei Balcani occidentali adottata l'8 ottobre 2015 e la dichiarazione dei leader adottata a seguito della riunione sui flussi di rifugiati lungo la rotta dei Balcani occidentali del 25 ottobre 2015,

–  visti il piano d'azione e la dichiarazione politica adottati al vertice UE-Africa sulla migrazione, tenutosi a La Valletta l'11 e 12 novembre 2015,

–  vista la direttiva 2003/86/CE del Consiglio, del 22 settembre 2003, relativa al diritto al ricongiungimento familiare,

–  vista la relazione comune sull'occupazione della Commissione e del Consiglio che accompagna la comunicazione della Commissione sull'analisi annuale della crescita 2016,

–  viste la risoluzione 1994 (2014) dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa,

–  visti il lavoro e le relazioni dell'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (EASO), in particolare la relazione annuale sulla situazione dell'asilo nell'Unione europea nel 2014,

–  visto l'articolo 33, paragrafi 1 e 2, della convenzione delle Nazioni Unite del 1984 contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti,

–  visti il lavoro, le relazioni annuali e gli studi dell'Agenzia dei diritti fondamentali (FRA) e in particolare i suoi studi sulle gravi forme di sfruttamento lavorativo,

–  visti lo studio del dipartimento tematico A sull'integrazione dei migranti e le relative ripercussioni sul mercato del lavoro, gli studi del dipartimento tematico C sull'attuazione dell'articolo 80 TFUE, sulle nuove strategie, modalità e mezzi d'accesso alternativi alle procedure d'asilo per i richiedenti protezione internazionale, sui nuovi scenari per la legislazione in materia di immigrazione di forza lavoro nell'UE, sul rafforzamento del sistema europeo comune di asilo e le alternative al sistema di Dublino e sulla cooperazione dell'UE con i paesi terzi nel campo della migrazione, e visti le note e le relazioni dei dipartimenti tematici A e D sui fondi dell'UE per le politiche migratorie e l'integrazione dei rifugiati: analisi di efficienza e migliori pratiche per il futuro e lo studio del dipartimento tematico EXPO sui migranti nel Mediterraneo: protezione dei diritti umani,

–  visti gli studi della rete europea sulle migrazioni (REM), in particolare lo studio sulle politiche, le prassi e i dati sui minori non accompagnati,

–  visti i lavori e le relazioni dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati,

–  visti i lavori e le relazioni del relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani dei migranti,

–  visti i lavori e le relazioni dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM),

–  visti l'attività e le relazioni del Consiglio europeo per i rifugiati e gli esuli,

–  visto il parere del Comitato europeo delle regioni – Agenda europea sulla migrazione, approvato nella 115a seduta plenaria del 3 e 4 dicembre 2015,

–  visti i pareri del 10 dicembre 2015 del Comitato economico e sociale europeo sull'agenda europea sulla migrazione e sul piano d'azione dell'UE contro il traffico di migranti,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 27 aprile 2016 sull'integrazione dei rifugiati nell'UE,

–  vista la sua risoluzione del 17 dicembre 2014 sulla situazione nel Mediterraneo e la necessità di un approccio globale dell'UE alle migrazioni(3),

–  visti l'esperienza acquisita tramite il programma EQUAL e gli insegnamenti tratti,

–  visti i principi fondamentali comuni della politica di integrazione degli immigrati nell'Unione europea, adottati dal Consiglio "Giustizia e affari interni" nel novembre 2004, in particolare i principi 3, 5 e 7,

–  vista la sua risoluzione del 14 marzo 2013 sull'integrazione dei migranti, gli effetti sul mercato del lavoro e la dimensione esterna del coordinamento in materia di sicurezza sociale(4),

–  viste le pubblicazioni dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OSCE) sull'argomento, in particolare quelle intitolate "Indicators of Immigrant Integration 2015: Settling In", "Making Integration Work: Refugees and others in need of protection" e "A New Profile of Migrants in the Aftermath of the Recent Economic Crisis",

–  viste le pubblicazioni della Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro (Eurofound) sull'argomento, in particolare quelle intitolate "Challenges of policy coordination for third-country nationals" e "Approaches towards the labour market integration of refugees in the EU",

–  visto il documento di lavoro dei servizi del Fondo monetario internazionale intitolato "The Refugee Surge in Europe: Economic Challenges",

–  vista la relazione annuale 2014-2015 intitolata "Common Asylum System at a turning point: Refugees caught in Europe's solidarity crisis" (Il sistema comune di asilo è giunto a una svolta: i rifugiati alle prese con la crisi della solidarietà europea) del progetto relativo alla banca dati in materia di asilo,

–  viste le considerazioni dell'UNHCR in materia di protezione internazionale riguardanti le persone che fuggono dalla Repubblica arabica siriana, aggiornamento II del 22 ottobre 2013,

–  vista la sua risoluzione del 19 gennaio 2016 sulle politiche in materia di competenze per la lotta alla disoccupazione giovanile(5),

–  vista la sua risoluzione del 10 settembre 2015 sull'imprenditoria sociale e l'innovazione sociale nella lotta alla disoccupazione(6),

–  vista la sua risoluzione dell'8 marzo 2016 sulla situazione delle donne rifugiate e richiedenti asilo nell'Unione europea(7),

–  visto lo studio elaborato nel febbraio 2016 dal dipartimento tematico C del Parlamento dal titolo "Female refugees and asylum seekers: the issue of integration",

–  viste le conclusioni del vertice sociale tripartito europeo del 16 marzo 2016, in particolare la dichiarazione delle parti economiche e sociali europee sulla crisi dei rifugiati,

–  visti gli obblighi internazionali presenti nella Convenzione del 1951 relativa allo status dei rifugiati e la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, e tenendo presente il diritto fondamentale di tutti i bambini ad avere accesso all'istruzione primaria gratuita, indipendentemente dal sesso, dalla razza o dall'origine etnica o sociale,

–  vista la sua risoluzione del 26 novembre 2015 sull'istruzione per i bambini in situazioni di emergenza e di crisi prolungate(8),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e il parere della commissione per la cultura e l'istruzione (A8-0204/2016),

A.  considerando che la crisi dei rifugiati è innanzitutto una crisi umanitaria, dovuta tra l'altro alla destabilizzazione di Stati del vicinato dell'UE, e ha ripercussioni a lungo termine sui mercati del lavoro e sulla società civile, e che richiede risposte durature e ponderate per garantire la coesione sociale a livello locale e l'efficace integrazione dei nuovi arrivati nelle nostre società;

B.  considerando che la Convenzione di Ginevra nasce per proteggere i rifugiati europei dopo la Seconda guerra mondiale, definisce chi sono i rifugiati e stabilisce una serie di diritti riconosciuti ai rifugiati nonché gli obblighi che incombono agli Stati;

C.  considerando che le figure giuridiche beneficiarie o potenzialmente beneficiarie di protezione internazionale sono tre, ossia le persone con status di rifugiato, le persone richiedenti asilo e le persone beneficiarie di protezione sussidiaria; che le politiche di inclusione sociale e integrazione nel mercato del lavoro devono essere adeguate alle loro necessità specifiche;

D.  considerando che è necessario analizzare le cause della crisi dei rifugiati in modo da poter agire in maniera efficace e immediata; che, inoltre, che le cause principali della crisi dei rifugiati sono i conflitti e, risolvendoli, si potrebbe ridurre drasticamente il numero dei rifugiati consentendo a quelli che rimangono di tornare nei rispettivi paesi;

E.  considerando che il numero di richiedenti asilo e rifugiati registrato in Europa nel 2014 e nel 2015 è senza precedenti, il che è riconducibile alla difficile situazione umanitaria in alcuni paesi del vicinato dell'Unione; che un migliore accesso all'informazione grazie alle nuove tecnologie potrebbe impedire il prosperare di trafficanti e passatori;

F.  considerando che il piano d'azione e la dichiarazione politica adottati al vertice UE-Africa sulla migrazione, tenutosi a La Valletta l'11 e 12 Novembre 2015, non hanno portato ad azioni concrete e risolutive;

G.  considerando che sarà possibile integrare i rifugiati, nella società e nel mercato del lavoro, solo se vi sarà solidarietà e un impegno unitario tra tutti gli Stati membri e le rispettive società;

H.  considerando che si stima che la popolazione in età lavorativa nell'UE diminuirà di 7,5 milioni entro il 2020; che le proiezioni relative all'andamento delle esigenze del mercato del lavoro nell'UE indicano carenze emergenti e future in settori specifici;

I.  considerando che l'integrazione professionale è un primo passo verso l'inclusione sociale;

J.  considerando che l'inclusione sociale e l'integrazione dei rifugiati nelle società di accoglienza e, in particolare, nei loro mercati del lavoro è un processo dinamico a due sensi, oltre che bidimensionale (in quanto comporta diritti e doveri), che rappresenta una sfida e un'opportunità, richiede responsabilità e sforzi concertati ma distinti da parte degli stessi rifugiati nonché degli Stati membri e delle rispettive amministrazioni locali e, se del caso, delle amministrazioni regionali e delle comunità di accoglienza, come pure la partecipazione e il sostegno delle parti sociali, della società civile e delle organizzazioni di volontariato;

K.  considerando che un'integrazione efficace richiede non soltanto l'inclusione nel mercato del lavoro, ma anche l'accesso a corsi di lingua al momento dell'arrivo, nonché all'alloggio, all'istruzione e alla formazione, alla protezione sociale e all'assistenza sanitaria, compreso il sostegno della salute mentale;

L.  considerando che le condizioni del mercato del lavoro dei paesi ospitanti costituiscono un fattore determinante per il successo dell'integrazione dei rifugiati; che la disoccupazione nell'UE, in particolare la disoccupazione giovanile e quella di lungo periodo, registra ancora livelli allarmanti e la corrispondenza tra offerta e domanda nel mercato del lavoro è una sfida costante;

M.  considerando che ciascun rifugiato è un individuo con una propria storia personale, conoscenze, competenze, qualifiche, esperienze lavorative e di vita e necessità che meritano di essere riconosciute; che i rifugiati possono avviare e creare attività economiche che potranno avere conseguenze positive per le comunità di accoglienza;

N.  considerando inoltre che il 24,4 % della popolazione totale dell'UE vive a rischio di povertà e di esclusione sociale e che quasi il 10 % deve far fronte a una situazione di grave deprivazione materiale;

O.  considerando che i cittadini dei paesi terzi incontrano molte difficoltà nell'ottenere il riconoscimento delle loro competenze e qualifiche; che il riconoscimento delle qualifiche acquisite in un paese terzo va di pari passo con un esame delle competenze;

P.  considerando che per gli adulti rifugiati sono indispensabili un riconoscimento delle qualifiche e dei percorsi formativi ai fini del loro inserimento lavorativo, così come specifiche misure che permettano loro di acquisire qualifiche accademiche e competenze specifiche;

Q.  considerando che è importante concedere ai rifugiati e ai richiedenti asilo un effettivo accesso al mercato del lavoro allo scopo di restituire loro dignità umana e autostima, oltre ad essere efficace sotto il profilo dei costi e a costituire un approccio responsabile nei confronti delle finanze pubbliche, poiché allevia i costi sostenuti dagli Stati membri e dalle autorità locali permettendo nel contempo ai rifugiati di diventare contribuenti fiscali attivi;

R.  considerando che le donne e i minori, sia tra i rifugiati che tra i richiedenti asilo, hanno specifiche esigenze di protezione; che tutte le politiche relative all'inclusione sociale e all'integrazione nel mercato del lavoro devono includere una prospettiva di protezione delle donne e dei bambini;

S.  considerando che, secondo dati recenti forniti da Europol nel 2015, almeno 10 000 minori non accompagnati sono scomparsi dopo essere arrivati in Europa;

T.  considerando che trasferimenti forzati, conflitti, violazioni dei diritti umani e guerre possono avere pesanti ripercussioni sulla salute fisica e mentale delle persone interessate; che, inoltre, la percentuale delle violenze di genere è molto alta fra le donne rifugiate e richiedenti asilo;

U.  considerando che una percentuale considerevole dei richiedenti asilo arrivati in Europa devono far fronte a condizioni subumane e precarie e vivono in campi senza avere accesso a risorse e servizi di qualità sufficiente a soddisfare le loro necessità di base;

V.  considerando che l'articolo 33, paragrafo 1, della Convenzione delle Nazioni Unite sullo status dei rifugiati del 1951 sancisce che "Nessuno Stato contraente può procedere a una qualsiasi forma di espulsione o rimpatrio ("respingimento") di un rifugiato verso i confini di territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate a motivo della sua razza, religione, cittadinanza, appartenenza a un gruppo sociale o delle sue opinioni politiche";

W.  considerando che l'articolo 3, paragrafi 1 e 2, della Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti (1984) sancisce che "Nessuno Stato contraente procede all'espulsione, al rimpatrio ("respingimento") o all'estradizione di una persona verso uno Stato in cui esistono motivi per ritenere che sarebbe a rischio di essere sottoposto a torture [...] e le autorità competenti tengono conto di tutte le pertinenti considerazioni, inclusa, se del caso, l'esistenza nello Stato interessato di una tendenza coerente di violazioni gravi, palesi o di massa dei diritti umani";

X.  considerando che la discriminazione, congiuntamente a fattori linguistici, di istruzione e istituzionali, costituisce una delle barriere più gravi che impediscono ai migranti in generale di partecipare pienamente al mercato del lavoro e alla società(9);

Y.  considerando che tra i richiedenti asilo e i rifugiati arrivati nell'UE nel 2015, la metà sono giovani tra i 18 e i 34 anni e un quarto è composto da minori; che i minori provengono da zone di conflitto dove si è interrotta o ridotta anche per lunghi periodi la possibilità di frequentare le scuole, o da campi profughi dove solo una minoranza ha avuto accesso a servizi educativi o alla frequenza di scuole locali;

Z.  considerando che la direttiva 2003/86/CE prevede che, riguardo al ricongiungimento familiare dei rifugiati, gli Stati membri dell'UE non possano imporre condizioni relative a un periodo minimo di soggiorno nel loro territorio prima che i rifugiati possano essere raggiunti dai loro familiari;

1.  sottolinea la necessità che l'UE basi la propria risposta immediata a questa situazione sulla solidarietà e su un'equa condivisione della responsabilità, come sancito dall'articolo 80 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), nonché su un approccio globale che tenga conto della necessità di migliorare i canali della migrazione sicura e legale e che assicuri il pieno rispetto della legislazione esistente e dei diritti e dei valori europei fondamentali; sottolinea che per gestire il flusso in entrata di rifugiati e richiedenti asilo è necessario istituire immediatamente un meccanismo permanente di ricollocazione per tutti gli Stati membri;

2.  prende atto dell'elevata eterogeneità e della mancanza di chiarezza nell'uso del termine rifugiato nel dibattito pubblico e politico; sottolinea l'importanza di identificare in modo chiaro i rifugiati conformemente alla definizione giuridica sancita dalla convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951, quale modificata dal protocollo di New York del 31 gennaio 1967, e dalla normativa dell'Unione, in particolare la direttiva sulla qualifica di beneficiario di protezione internazionale (2011/95/UE)(10), come definito all'articolo 2, lettere c), d), e), f) e g), e la direttiva sull'accoglienza, come definito all'articolo 2, lettere a), b) e c); sottolinea l'importanza di operare una distinzione chiara tra rifugiato e migrante economico nell'attuazione della varie politiche europee e internazionali;

3.  rileva che una persona avente titolo a beneficiare della protezione sussidiaria è un cittadino di un paese terzo o apolide che non possiede i requisiti per essere riconosciuto come rifugiato, ma è comunque soggetto al rischio di subire sofferenze, torture o trattamenti o punizioni inumani e degradanti, o un civile soggetto a minaccia grave e individuale alla sua vita derivante dalla violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno o internazionale (cfr. la direttiva sulla qualifica di rifugiato);

4.  sottolinea che esistono differenze significative tra gli Stati membri nelle tempistiche e nelle modalità di trattamento delle richieste di protezione internazionale; evidenzia che procedure lente ed eccessivamente burocratiche possono impedire ai rifugiati e ai richiedenti asilo di avere accesso all'istruzione e alla formazione, all'orientamento professionale e al mercato del lavoro nonché l'attivazione di programmi dell'UE e degli Stati membri e l'impiego effettivo e coordinato dei finanziamenti in questo ambito, e possono anche aumentare la vulnerabilità dei rifugiati e dei richiedenti asilo al lavoro sommerso e a condizioni lavorative precarie; sottolinea l'urgente necessità di istituire un sistema comune di asilo al fine di migliorare il riconoscimento delle procedure, garantendo nel contempo il massimo livello di sicurezza per i rifugiati e i cittadini europei; raccomanda azioni di sostegno adeguate per gli Stati membri che maggiormente sono impegnati nell'accoglienza iniziale per ragioni geografiche; riconosce che la durata del permesso di soggiorno concesso (in particolare per coloro che ricevono una protezione sussidiaria) costituisce un ostacolo all'integrazione del mercato se copre soltanto un periodo relativamente corto;

5.  auspica altresì l'adozione di misure efficaci al di fuori del territorio dell'UE per permettere a chi ne ha diritto di raggiungere i paesi di accoglienza in modo sicuro, di gestire le domande di protezione internazionale e di contenere i flussi migratori indistinti;

6.  sottolinea che per facilitare l'inclusione sociale e l'integrazione dei rifugiati nel mercato del lavoro è necessario sviluppare un approccio che preveda un opportuno adattamento e presupponga la cooperazione, e affrontare questioni serie e complesse quali: tutte le forme di discriminazione; le barriere linguistiche, che sono il primo ostacolo all'integrazione; la convalida delle competenze; le differenze socioeconomiche, relative all'istruzione e culturali; l'alloggio; le esigenze sanitarie, compresa l'assistenza psicologica e post-traumatica; il ricongiungimento familiare; la quota significativa di persone vulnerabili tra i rifugiati, in particolare il numero preoccupante di bambini, compresi i minori non accompagnati, di disabili, anziani e donne(11), che richiedono risposte ad hoc alle loro esigenze specifiche;

7.  respinge l'idea di creare mercati del lavoro speciali per i rifugiati;

8.  sostiene che lo stipendio minimo nazionale dei vari Stati membri dovrebbe restare valido anche per i rifugiati;

9.  ricorda la situazione estremamente preoccupante delle donne nei campi profughi in Europa, e in particolare le loro condizioni di vita e igieniche, che richiedono misure sanitarie di emergenza; sottolinea che le donne hanno esigenze sanitarie diverse rispetto agli uomini in quanto sono maggiormente esposte a rischi multipli, tra cui la violenza di genere, complicazioni relative alla salute riproduttiva e barriere culturali nell'accesso all'assistenza sanitaria; ritiene tuttavia che in tale ambito le politiche non possano essere neutrali dal punto di vista del genere;

10.  sottolinea l'importanza di differenziare le azioni distinguendole tra emergenziali e di medio-lungo periodo, al fine di far fronte in maniera efficace alla disomogeneità delle esigenze;

11.  ribadisce l'importanza di tenere conto, fin dall'inizio, della dimensione di genere nel trattamento delle domande per il riconoscimento dello status di rifugiato, nonché di riconoscere le esigenze delle donne che richiedono la protezione internazionale e i problemi specifici che riguardano l'inclusione sociale delle donne e la loro integrazione nel mercato del lavoro; chiede pari opportunità per uomini e donne in tutte le politiche e procedure relative all'inclusione sociale e all'integrazione nel mercato del lavoro, all'asilo e alla migrazione, tenendo conto del fatto che le donne si fanno carico più frequentemente degli uomini dell'assistenza a bambini e anziani, persone malate e altri familiari a carico; ricorda che l'offerta di servizi di assistenza a bambini e ad altre persone a carico di qualità e a prezzi accessibili e i regimi di lavoro flessibili sono esempi cruciali di come migliorare l'accesso ai mercati del lavoro per tutti i genitori e consentire la loro emancipazione economica e sociale;

12.  mette in evidenza i benefici dell'istruzione per quanto concerne l'inclusione sociale e l'integrazione nel mercato del lavoro; sottolinea l'importanza di garantire per tutti i rifugiati, in particolare per le ragazze e le donne, l'accesso all'istruzione formale, informale e non formale, nonché alla formazione lungo tutto l'arco della vita associata all'esperienza lavorativa(12); chiede inoltre procedure rigorose e trasparenti per il riconoscimento delle qualifiche ottenute all'estero, al di fuori dell'Unione europea;

13.  invita gli Stati membri a istituire un sistema di formazione linguistica che colleghi strettamente la formazione linguistica generale e quella professionale;

14.  sottolinea l'importanza di un approccio su misura in materia di integrazione basato sulle pari opportunità, prestando la necessaria attenzione alle necessità e ai problemi specifici dei diversi gruppi di destinatari; sottolinea al riguardo la forte domanda di programmi di alfabetizzazione;

Sfide e opportunità

15.  ritiene che agevolare l'effettivo accesso dei rifugiati e dei richiedenti asilo all'alloggio, all'assistenza sanitaria, all'istruzione, alla protezione sociale e al mercato del lavoro, garantendo nel contempo il rispetto dei loro diritti fondamentali e rendendo i mercati del lavoro più inclusivi a livello locale e nazionale potrebbe essere importante per restituire loro dignità umana e autostima, e sottolinea che si tratta inoltre di una misura efficace sotto il profilo dei costi in quanto permette loro di essere autosufficienti, di ottenere l'indipendenza economica e di contribuire in maniera positiva alla società, il che costituisce un passo essenziale per il loro inserimento positivo nella stessa nonché un approccio responsabile nei confronti delle finanze pubbliche, alleviando i costi sostenuti dagli Stati membri e dalle autorità locali, dal momento che garantisce l'integrazione dei rifugiati e permette loro nel contempo di diventare contribuenti fiscali attivi, il che è generalmente positivo per la loro crescita, il loro sviluppo personale, la loro autostima e il loro riconoscimento nella società, nonché per la società e la comunità in generale; sottolinea che non tutti i rifugiati che arrivano nell'UE sono in grado di lavorare per motivi di salute, età o per altri problemi; ricorda che la direttiva sulla qualifica di beneficiario di protezione internazionale e la direttiva sulle condizioni di accoglienza prevedono il diritto di accesso al mercato del lavoro e alla formazione professionale sia per i richiedenti asilo che per i beneficiari di protezione internazionale;

16.  invita gli Stati membri ad adoperarsi per l'attuazione delle raccomandazioni specifiche per paese fissate nel quadro del Semestre europeo;

17.  osserva che un intervento tempestivo e continuo è essenziale per permettere, nel modo più efficace possibile, l'inclusione sociale e l'integrazione dei rifugiati nel mercato del lavoro e nelle comunità locali, al fine di ridurre il rischio che sviluppino in futuro sentimenti di isolamento, inadeguatezza e disadattamento; ricorda che le misure di intervento tempestivo potrebbero includere una partecipazione precoce attraverso attività di volontariato, tirocini, tutoraggio e il coinvolgimento nella vita della comunità;

18.  riconosce l'importanza del lavoro della società civile e delle organizzazioni di volontariato che sostengono l'emancipazione, l'integrazione e l'adattamento di tutti i richiedenti asilo e i rifugiati prima e durante la loro partecipazione al mercato del lavoro; sottolinea che dovrebbero essere adottate le misure necessarie per formare adeguatamente quanti sono impegnati a titolo volontario per l'integrazione e l'istruzione dei rifugiati; sottolinea l'importanza di creare e sviluppare reti sociali e comunitarie tra e con le comunità di rifugiati e migranti per facilitare il loro accesso al mercato del lavoro;

19.  sottolinea che le condizioni del mercato del lavoro dei paesi ospitanti costituiscono uno dei fattori determinanti per garantire il successo e la sostenibilità dell'integrazione dei rifugiati; è consapevole del fatto che i rifugiati sono eterogenei in termini di età, competenze e conoscenze; sottolinea che la disoccupazione nell'UE, in particolare la disoccupazione giovanile e di lungo termine, registra ancora livelli allarmanti in alcuni paesi e regioni e che la Commissione e gli Stati membri dovrebbero continuare a dare priorità a politiche e investimenti finalizzati a creare un'occupazione di qualità per la società nel suo insieme, con particolare attenzione per le persone più vulnerabili, e generare crescita economica; rammenta che le misure volte a creare un'occupazione di qualità, promuovere mercati del lavoro attivi e combattere la disoccupazione devono avere un senso nel contesto locale, perché in caso contrario non saranno efficaci;

20.  mette inoltre in evidenza le notevoli differenze per quanto riguarda le situazioni sociali ed economiche all'interno dell'Unione; sottolinea l'importanza di tenere conto di tali differenze nella ricollocazione dei rifugiati, al fine di ottimizzare le loro possibilità di integrazione nel mercato del lavoro, dal momento che molto spesso il primo luogo di ricollocazione non è quello in cui possono integrarsi professionalmente;

21.  invita gli Stati membri a far sì che l'accoglienza dei rifugiati sia accompagnata da una solida politica di integrazione, ad esempio corsi di lingua e di orientamento che prevedano un'introduzione esaustiva ai diritti e ai valori fondamentali dell'UE e l'inclusione sociale; sottolinea che l'acquisizione di competenze linguistiche svolge un ruolo essenziale nell'efficace integrazione dei rifugiati, in particolare nel mercato del lavoro; invita gli Stati membri a offrire ai rifugiati che hanno buone probabilità di restare e di trovare un lavoro nel paese ospitante un corso di lingua approfondito di carattere generale e professionale, e a esigere la loro partecipazione a tale corso; ritiene che la formazione linguistica dovrebbe essere impartita già nei punti di crisi (hotspot) e nei centri di accoglienza;

22.  sottolinea la necessità di una valutazione tempestiva, equa, trasparente e gratuita delle competenze formali e non formali dei rifugiati e dei richiedenti asilo nonché del riconoscimento e della convalida delle loro qualifiche, al fine di facilitare il loro accesso a politiche attive del mercato del lavoro, in particolare attraverso la formazione e l'orientamento professionale, comprese misure che garantiscano il loro accesso al mercato del lavoro e a condizioni di lavoro non discriminatorie, nonché misure calibrate che permettano loro di utilizzare al meglio le proprie potenzialità e di far incontrare domanda e offerta di lavoro nei paesi ospitanti; ribadisce, al riguardo, l'importanza di rafforzare il ruolo del quadro europeo delle qualifiche e di istituire rapidamente sistemi più efficaci per il riconoscimento e la convalida delle qualifiche, delle esperienze professionali e delle competenze; ricorda che l'efficacia di tali sistemi andrebbe a beneficio di tutti i cittadini dell'UE; sottolinea tuttavia che tale valutazione non dovrebbe costituire un processo di discriminazione in funzione delle qualifiche dei richiedenti asilo, e che le competenze e la potenziale occupabilità non dovrebbero costituire un criterio nelle decisioni di accoglienza; sottolinea che le limitate risorse disponibili dovrebbero essere utilizzate in maniera mirata per il tempestivo trattamento delle procedure di asilo e per la rapida ed efficace integrazione dei rifugiati;

23.  mette in evidenza che la spesa pubblica, che comprende investimenti straordinari in misure e programmi di inclusione sociale e integrazione nel mercato del lavoro, avrà probabilmente effetti positivi sul PIL nazionale nel breve periodo, mentre gli effetti a medio e lungo termine sulle finanze pubbliche dipenderanno dall'efficacia di tali misure;

24.  plaude, a tale proposito, alla decisione della Commissione di tenere conto, nella sua valutazione degli eventuali scostamenti temporanei rispetto agli obblighi del Patto di stabilità e di crescita (PSC), dell'incidenza di bilancio del flusso eccezionale di rifugiati connessa con spese straordinarie per gli Stati membri nel contesto del braccio preventivo e correttivo del PSC(13);

25.  sottolinea che i principali fondi dell'UE disponibili per l'inclusione sociale e l'integrazione nel mondo del lavoro, in particolare il Fondo sociale europeo (FSE), il Fondo Asilo, migrazione e integrazione (AMIF), il Fondo europeo per lo sviluppo regionale (FESR) e il Fondo europeo di aiuti agli indigenti (FEAD) hanno obiettivi, destinatari e modalità di gestione diversi a livello di Stati membri; mette in evidenza che tali fondi sostengono iniziative mirate volte a potenziare le competenze linguistiche e professionali, a promuovere l'accesso ai servizi e al mercato del lavoro e a sostenere campagne di sensibilizzazione rivolte sia alle comunità di accoglienza che ai migranti; rammenta l'importanza di utilizzare i fondi per l'integrazione per attuare reali misure di integrazione e ricorda agli Stati membri l'importanza del principio del partenariato per garantire l'uso efficace e più coordinato di tali fondi; pone l'accento, tuttavia, sulla necessità che l'obiettivo dell'integrazione sul mercato del lavoro dei rifugiati si traduca nell'attribuzione di una maggiore importanza al Fondo sociale europeo;

26.  sottolinea, dato che tali fondi sono insufficienti, la necessità di maggiori investimenti pubblici e risorse aggiuntive per fornire, in via prioritaria, alle autorità locali, alle parti sociali, agli attori economici e sociali, alla società civile e alle organizzazioni di volontari un sostegno finanziario diretto per le misure intese a favorire una rapida integrazione dei rifugiati e dei richiedenti asilo nella società e nel mercato del lavoro, anche per evitare tensioni sociali, specialmente dove il tasso di disoccupazione è più elevato;

27.  prende atto degli sforzi profusi dalla Commissione per semplificare e aumentare la sinergia tra gli strumenti di finanziamento a disposizione; sottolinea tuttavia la necessità di sviluppare ulteriormente l'accessibilità, la complementarità e la trasparenza dei fondi, nell'ottica di rafforzare la capacità degli Stati membri di accogliere e integrare i rifugiati e i richiedenti asilo;

28.  sottolinea a tale riguardo che l'AMIF ha esaurito tutte le sue risorse; raccomanda pertanto l'implementazione ulteriore di tale fondo nel quadro della revisione del QFP;

29.  sottolinea che i principi della parità di trattamento, della non discriminazione, delle pari opportunità e dell'uguaglianza di genere dovrebbero sempre essere rispettati in sede di definizione e di attuazione delle politiche e delle misure di inclusione sociale e di integrazione;

30.  sottolinea inoltre che le misure di integrazione e di inclusione a favore dei rifugiati e dei richiedenti asilo non devono attingere alle risorse finanziarie destinate ai programmi per altri gruppi svantaggiati, ma richiedono necessariamente investimenti sociali aggiuntivi che riflettano la necessità di ulteriori misure; sottolinea tuttavia che i fondi UE disponibili dovrebbero essere spesi in maniera più efficace; invita pertanto la Commissione a tenere conto, al momento di elaborare le politiche di integrazione, dei dati relativi al mercato del lavoro e alla situazione sociale, al fine di garantire che il processo di integrazione non deteriori la situazione sociale ed economica delle regioni di accoglienza;

31.  invita pertanto la Commissione a esaminare l'opportunità di introdurre una quota minima del 25 % del bilancio della politica di coesione del Fondo sociale europeo (FSE) nella revisione del quadro finanziario pluriennale (QFP), al fine di garantire la disponibilità di risorse adeguate per l'integrazione nel mercato del lavoro nel lungo termine; invita il Consiglio, nell'ambito della prossima revisione del QFP, ad adeguare i massimali degli stanziamenti totali e delle singole rubriche in modo da tenere conto delle sfide interne ed esterne derivanti dalla crisi dei rifugiati, e ad adeguarli alle esigenze degli Stati membri che si trovano ad affrontare le maggiori sfide in fatto di integrazione(14);

32.  sottolinea che, per garantire uno stanziamento rapido nell'ambito del FSE, gli Stati membri dovrebbero, ove necessario, adeguare le relative norme nazionali, al fine di assicurare che i richiedenti asilo godano di pari trattamento rispetto ai cittadini dell'Unione e di paesi terzi che hanno accesso al mercato del lavoro;

Fare dell'integrazione una realtà

33.  sottolinea la necessità di una rigorosa correlazione tra tutti gli atti legislativi che costituiscono l'Agenda europea sulla migrazione(15) al fine di assicurare una buona gestione dei rifugiati e dei migranti;

34.  osserva che la partecipazione di tutti gli attori che intervengono nella società è essenziale e, pertanto, raccomanda che, nel rispetto delle competenze degli Stati membri per quanto concerne le misure di integrazione, si proceda a un rafforzamento dello scambio delle migliori pratiche in questo ambito; sottolinea che le misure di integrazione per tutti i cittadini di paesi terzi legalmente residenti dovrebbero promuovere l'inclusione, piuttosto che l'isolamento; osserva che le autorità regionali e locali, incluse le città, sono chiamate a svolgere un ruolo chiave nei processi di integrazione;

35.  è fermamente convinto che sarà difficile integrare i rifugiati nel mercato del lavoro senza un sostegno attivo e su vasta scala da parte delle microimprese e delle piccole e medie imprese dell'UE; ritiene che le autorità competenti negli Stati membri dovrebbero fornire alle PMI un sostegno e una consulenza completi e mirati nell'ambito dell'integrazione dei rifugiati nel mercato del lavoro;

36.  sostiene gli sforzi della Commissione in merito all'aggiornamento dell'Agenda europea sulla migrazione, in particolare attraverso la revisione del regolamento Dublino III con l'obiettivo di migliorare la solidarietà, la condivisione delle responsabilità e l'armonizzazione delle norme di protezione tra gli Stati membri; sottolinea l'impatto positivo che la mobilità dei rifugiati avrebbe sulla gestione del fabbisogno e della carenza di forza lavoro nonché sull'integrazione dei rifugiati nel mercato del lavoro, compresi alcuni aspetti come il fatto di incoraggiare gli Stati membri a consentire il ricongiungimento familiare; evidenzia che sono necessari ulteriori sforzi per creare un vero e proprio sistema comune europeo di asilo uniforme e una politica di migrazione legale globale e sostenibile nell'UE che soddisfi la domanda del mercato del lavoro in termini di competenze e dove le politiche di inclusione sociale e di integrazione attiva svolgano un ruolo centrale;

37.  deplora il fatto che la Commissione abbia adottato 40 decisioni di infrazione nei confronti di numerosi Stati membri per la mancata attuazione di politiche fondamentali del sistema comune europeo di asilo, tra cui le lettere di messa in mora inviate a 19 Stati membri per non aver comunicato le misure volte a recepire la direttiva sulle condizioni di accoglienza, che stabilisce norme essenziali su questioni quali l'accesso all'occupazione, la formazione professionale, la scolarizzazione e l'istruzione dei minori, il cibo, l'alloggio, l'assistenza sanitaria, l'assistenza medica e psicologica e le disposizioni per le persone svantaggiate; è convinto che la Commissione debba fare di più per garantire la piena ed effettiva attuazione delle norme vigenti; esorta gli Stati membri a porre rimedio a tale situazione, in conformità con le norme sui diritti umani e i principi europei di solidarietà, assunzione di giusta parte di responsabilità e di leale cooperazione, sanciti dai trattati;

38.  prende atto della dichiarazione del Presidente Juncker(16) contenuta nel discorso 2015 sullo stato dell'Unione nella quale afferma il suo sostegno alla concessione ai richiedenti asilo dell'accesso al mercato del lavoro durante l'esame delle loro domande; si rammarica, tuttavia, della scarsa determinazione mostrata dalla Commissione nell'attuazione delle decisioni adottate; esprime preoccupazione per la decisione di alcuni Stati membri di chiudere le frontiere interne o introdurre controlli provvisori, mettendo a rischio la libertà di circolazione all'interno dello spazio Schengen;

39.  si rammarica dell'attuazione inadeguata dell'accordo di distribuzione dei rifugiati tra gli Stati membri, concluso nel settembre 2015; evidenzia il mancato raggiungimento delle quote di accoglienza dei rifugiati nella maggioranza degli Stati membri; esorta la Commissione e gli Stati membri ad attuare gli accordi il più rapidamente possibile e ad accelerare le procedure di accoglienza e reinsediamento dei rifugiati;

40.  sottolinea che un lungo trattamento delle domande di protezione internazionale e la mancata registrazione dei richiedenti asilo in arrivo non solo impediscono l'accesso tempestivo e legale dei rifugiati e richiedenti asilo al mercato del lavoro, ma favoriscono anche le condizioni per lo sviluppo di pratiche di lavoro sommerso e di tutte le forme di sfruttamento; pone in evidenza la necessità di supportare gli Stati membri che sono in prima linea nel gestire la registrazione dei richiedenti asilo;

41.  sottolinea che a tutte le vittime di sfruttamento e discriminazione dovrebbe essere garantito l'accesso alla giustizia e alla protezione; pone in evidenza il lavoro essenziale svolto dalle parti sociali, dalla società civile, dalle autorità locali, dagli attori economici e sociali e dalle organizzazioni di volontariato nell'impegno a favore di questi lavoratori e nel fornire loro le informazioni, in particolare in merito ai loro diritti e doveri e alla protezione loro riconosciuta, come pure il sostegno di cui hanno bisogno, tenendo altresì presente l'eventuale natura temporanea del soggiorno dei rifugiati;

42.  sottolinea l'importanza di evitare la formazione di ghetti al fine di garantire l'efficace integrazione dei rifugiati nella società;

43.  si compiace dell'istituzione di uno strumento di determinazione delle competenze per i cittadini di paesi terzi nel quadro della nuova agenda della Commissione per le competenze per l'Europa, inteso a migliorare l'individuazione e la documentazione tempestive delle competenze e delle qualifiche dei cittadini di paesi terzi, a introdurre una guida delle migliori pratiche per sostenere l'integrazione nel mercato del lavoro degli Stati membri e a migliorare l'apprendimento delle lingue online per i migranti e i richiedenti asilo arrivati di recente attraverso corsi di lingue online erogati nel quadro del programma Erasmus+;

44.  si compiace del piano d'azione della Commissione per l'integrazione dei cittadini di paesi terzi, che definisce misure precedenti alla partenza e all'arrivo e affronta questioni concernenti l'istruzione, l'occupazione e la formazione professionale, l'accesso ai servizi di base, la partecipazione attiva e l'inclusione sociale;

Raccomandazioni e migliori pratiche

45.  invita gli Stati membri a garantire la rapida e piena integrazione nel mercato del lavoro e l'inclusione sociale dei rifugiati, conformemente al principio della parità di trattamento, alla situazione del mercato del lavoro nazionale e alla normativa unionale e nazionale, nonché a informare i rifugiati in merito ai servizi pubblici e a garantire loro l'accesso a tali servizi, in particolare l'accesso agli alloggi, all'assistenza sanitaria e alla protezione sociale, a corsi di integrazione, moduli per l'apprendimento delle lingue e altre iniziative di istruzione e formazione;

46.   invita la Commissione a valutare la possibilità di effettuare una revisione mirata della direttiva sulle condizioni di accoglienza al fine di garantire che i richiedenti protezione internazionale abbiano accesso al mercato del lavoro il prima possibile dalla presentazione della domanda; esorta la Commissione a promuovere una convergenza verso l'alto delle norme in materia di protezione sociale e una rapida concessione dei permessi di lavoro negli Stati membri;

47.   invita la Commissione a intensificare i propri sforzi per assicurare che ai rifugiati e ai richiedenti asilo sia garantito un accesso effettivo al mercato del lavoro, verificando in particolare che gli Stati membri non impongano condizioni troppo restrittive per l'accesso all'occupazione, che renderebbero oltremodo difficile l'accesso all'occupazione; invita inoltre gli Stati membri a ridurre gli oneri burocratici in modo da semplificare l'ingresso nel mercato del lavoro da parte delle persone in grado di svolgere un'attività lavorativa; sottolinea che tali azioni favorirebbero l'integrazione dei rifugiati e, in termini più generali, andrebbero a vantaggio di tutti i cittadini dell'Unione;

48.  incoraggia gli Stati membri ad abbreviare i tempi di trattamento delle domande di protezione internazionale, tenendo in debito conto i diritti degli individui interessati e senza compromettere la qualità del processo decisionale, a valutare i livelli di istruzione e le qualifiche presso le strutture di prima accoglienza e, quindi, a estendere in maniera più mirata le misure d'intervento precoce come la formazione linguistica, la valutazione delle competenze e i corsi di integrazione civica, tra cui corsi sui diritti fondamentali, sui valori e sulla cultura europei, in particolare per i richiedenti asilo che presentano buone prospettive di vedersi riconoscere la protezione internazionale; chiede un accesso paritario a predette misure; sollecita la Commissione a sostenere gli Stati membri con azioni concrete ed efficaci che contribuiscano a razionalizzare le modalità di trattamento delle domande;

49.  invita gli Stati membri a garantire ai rifugiati e ai richiedenti asilo un accesso rapido, facile e paritario alla formazione, compresi tirocini e apprendistati, onde assicurarne un'integrazione piena, rapida ed efficace nelle nostre società e nel mercato del lavoro, fornendo loro, a titolo di esempio, le abilità necessarie a costruirsi un nuovo futuro al loro rientro; evidenzia che ciò andrebbe fatto avviando iniziative congiuntamente con il settore privato, i sindacati e la società civile; invita inoltre gli Stati membri a riconoscere e convalidare, su base individuale, le attuali capacità, le competenze formali e non formali, i talenti e le conoscenze specializzate dei rifugiati; ricorda che la prima barriera che i rifugiati si trovano a dover superare è quella linguistica; raccomanda pertanto interventi efficaci che consentano non solo di imparare e comprendere la lingua del paese ospitante, ma anche di promuovere un processo di conoscenza reciproca tra le diverse culture al fine di scongiurare il diffondersi di sentimenti xenofobi e razzisti;

50.  chiede l'istituzione di una task force della DG EMPL della Commissione al fine di elaborare, nel più breve tempo possibile, norme paneuropee riguardanti le competenze trasversali e metodi per la loro classificazione;

51.  accoglie con favore soluzioni per fornire informazioni multilingue sulle opportunità riguardanti l'istruzione formale e non formale, la formazione professionale, i tirocini e il volontariato per i migranti, i rifugiati e i richiedenti asilo; chiede pertanto che tali servizi siano ampliati;

52.  sottolinea che strumenti innovativi basati sui nuovi mezzi di comunicazione, come i media e le applicazioni sociali, potrebbero svolgere un ruolo centrale nell'agevolare l'accesso ai servizi e lo scambio di informazioni riguardanti la registrazione dei rifugiati, la valutazione delle competenze, la ricerca di un lavoro e la formazione linguistica, nonché nel fornire assistenza diretta alle persone bisognose; incoraggia inoltre gli Stati membri a creare piattaforme dedicate e portali Internet multilingue volti a fornire informazioni concise e di facile accesso sulle possibilità di riconoscimento, sui programmi di integrazione esistenti e sugli elenchi delle istituzioni competenti, ricordando che tutti gli Stati dell'UE e del SEE hanno un centro nazionale di informazione sul riconoscimento accademico, il quale offre la possibilità di comparare i titoli accademici; incoraggia gli Stati membri, in tale contesto, a promuovere questo servizio;

53.  richiama l'attenzione sul vasto ventaglio di possibilità e modelli di formazione a disposizione negli Stati membri e, nello specifico, sul modello combinato di istruzione e formazione professionale, che è del tutto o pressoché sconosciuto in alcuni Stati membri e ai rifugiati e richiedenti asilo, ma che può apportare un notevole contributo all'integrazione dei rifugiati nel mercato del lavoro e nella società, agevolando la transizione dall'istruzione e dalla formazione al mondo del lavoro, e grazie a cui è possibile formare lavoratori per occupazioni in cui vi è carenza di personale;

54.  invita la Commissione a proporre linee guida sulle modalità di riconoscimento delle attuali qualifiche e competenze dei rifugiati; osserva, a questo proposito, che in molti casi la formazione e l'acquisizione di qualifiche nei paesi di origine dei rifugiati non sono in linea con gli standard europei; propone alla Commissione di formulare raccomandazioni che consentano agli Stati membri di individuare con maggiore facilità, celerità ed efficacia le capacità, le competenze, i talenti e le conoscenze specializzate dei rifugiati; pone in evidenza, a tale riguardo, le differenze esistenti tra i mercati del lavoro degli Stati membri e le loro diverse esigenze, e auspica che, tenendo conto di tale aspetto, sia possibile soddisfare con maggiore facilità, celerità ed efficienza la domanda di manodopera in alcuni settori e, allo stesso tempo, integrare più rapidamente i rifugiati nel mercato del lavoro;

55.  invita la Commissione a valutare una revisione della direttiva sulla carta blu;

56.  sottolinea la necessità che la Commissione e gli Stati membri intensifichino i loro sforzi nella lotta contro tutte le forme di discriminazione, xenofobia e razzismo, anche sensibilizzando in merito alle leggi antidiscriminazione, sostenendo l'operato delle autorità locali, delle organizzazioni della società civile, delle parti sociali e degli enti nazionali per le pari opportunità, nonché intensificando gli sforzi di comunicazione nei confronti dei mezzi di comunicazione e dei cittadini dell'UE al fine di combattere la disinformazione o la xenofobia, che sono contrarie ai valori fondamentali europei; osserva che tutti i predetti sforzi contribuiranno notevolmente all'accettazione e all'inclusione sociale dei rifugiati; incoraggia gli Stati membri ad avvalersi dei fondi del programma "Uguaglianza, diritti e cittadinanza" per offrire una formazione in tema di diversità e per educare e informare i rifugiati e i migranti che si inseriscono nel mercato del lavoro circa i loro diritti legali di lavoratori, contribuendo ad evitare che cadano vittime di pratiche di sfruttamento o di datori di lavoro inclini allo sfruttamento; sottolinea che il problema della discriminazione multipla dovrebbe preso in considerazione nell'ambito di tutte le politiche in materia di migrazione e integrazione;

57.  accoglie con favore la dichiarazione congiunta sulla crisi dei rifugiati resa il 16 marzo 2016 dalle parti sociali che hanno partecipato al vertice sociale trilaterale, in cui evidenziano il loro impegno e la loro disponibilità a collaborare con i governi e le altre parti interessate allo scopo di concepire ed elaborare politiche a sostegno dell'inclusione; ritiene che le parti sociali e le organizzazioni della società civile siano intermediari insostituibili chiamati a svolgere un ruolo importante nell'inclusione dei rifugiati nel mercato del lavoro e, più in generale, nella società; incoraggia la Commissione a intensificare il dialogo con le parti sociali sulla base di una rappresentanza d'interessi equilibrata, al fine di individuare le possibilità per i rifugiati nel mercato del lavoro e sul fronte occupazionale;

58.  invita gli Stati membri a fare tesoro delle esperienze e prassi acquisite a livello urbano nel promuovere mercati del lavoro inclusivi per tutti i residenti, compresi i beneficiari di protezione internazionale – e a facilitarne la condivisione – nonché a coinvolgere le città e le autorità locali nella definizione e nell'attuazione delle politiche di inclusione sociale ed economica; ritiene che sia necessario un partenariato più efficace tra i vari livelli di governo e che le iniziative nazionali e dell'UE debbano integrare e rafforzare le azioni delle città, focalizzandosi sui bisogni reali dei nostri cittadini; reputa opportuno riconoscere e dare risalto alle buone prassi degli Stati membri – in coordinamento efficace con le città e con la partecipazione di queste ultime;

59.  ritiene necessario offrire una formazione adeguata sulla legislazione del lavoro e la non discriminazione ai rifugiati così come alle autorità, nell'ottica di garantire che i rifugiati non siano sfruttati mediante pratiche di lavoro sommerso e altre forme di grave sfruttamento lavorativo e che non siano oggetto di discriminazioni sul lavoro;

60.  chiede alla Commissione di offrire un sostegno finanziario ai meccanismi transnazionali che assicurano la trasferibilità e l'adattabilità delle buone pratiche – come ad esempio i progetti di coaching e tutoraggio inter pares che coinvolgono tutti i livelli di governance e molteplici parti interessate, elaborati e attuati da diversi soggetti interessati a livello di UE – e la loro effettiva attuazione sul campo;

61.  invita gli Stati membri ad attuare la decisione quadro sulla lotta contro il razzismo e la xenofobia e la nuova direttiva sulle vittime della criminalità, nonché a garantire tempestivamente l'indagine e il perseguimento di qualsiasi incitamento alla violenza, compresa la violenza di genere, nei confronti dei migranti e dei richiedenti asilo, a prescindere dal loro status di residenti;

62.  richiama l'attenzione sulla crescita degli episodi di incitamento all'odio, ostilità contro i migranti e violenza xenofoba sia da parte delle istituzioni che di singoli individui;

63.  invita la Commissione e gli Stati membri a intensificare le relazioni diplomatiche e ad adottare tutte le misure economiche e sociali necessarie per permettere la stabilizzazione dei paesi di provenienza dei rifugiati affinché possano rimanere nei propri paesi oppure farvi ritorno;

64.  chiede una celere riassegnazione delle risorse nell'ambito dell'FSE, dell'AMIF, del FESR e del Fondo di aiuti europei agli indigenti (FEAD), al fine di garantire un sostegno più efficace agli Stati membri che sostengono il peso maggiore della crisi dei rifugiati;

Cultura, istruzione e sport

65.  sottolinea l'urgente necessità di garantire che i minori non accompagnati ricevano una particolare tutela dallo sfruttamento sul lavoro, dalla violenza e dalla tratta; sottolinea la necessità di tutor e, in particolare, di misure specifiche per le ragazze, le quali sono spesso soggette a condizioni di maggiore vulnerabilità ed esposte a varie forme di sfruttamento, tratta e abusi sessuali e rischiano maggiormente di essere escluse dai percorsi educativi;

66.  invita la Commissione ad aumentare la visibilità della cultura, dell'istruzione e della formazione all'interno delle misure operative adottate nel quadro dell'Agenda europea sulla migrazione; invita la Commissione ad adottare una politica specifica in materia di dialogo interculturale;

67.  invita l'UE e gli Stati membri a dare priorità all'integrazione attraverso misure mirate e preventive in materia di istruzione, formazione, cultura e sport, nonché alle sfide affrontate dalle società ospitanti nel garantire, in particolare, il diritto all'istruzione dei minori, a prescindere dal loro status di rifugiati, come stabilito all'articolo 22 della Convenzione ONU dei diritti dell'infanzia, accordando così priorità all'interesse superiore del minore;

68.  insiste sulla necessità di condurre un'analisi esaustiva, attraverso studi, ricerche e statistiche, in base alla quale sia possibile formulare i migliori suggerimenti per iniziative e azioni strategiche, nell'ottica di determinare la strategia da adottare in materia di istruzione per i rifugiati, con specifico riferimento all'apprendimento in età adulta, alla luce delle loro attuali qualifiche;

69.  sottolinea il ruolo fondamentale dell'istruzione pubblica gratuita, della cultura, del dialogo interculturale e interreligioso, dell'istruzione non formale e informale, dell'apprendimento lungo tutto l'arco della vita e della politica per la gioventù e lo sport nel promuovere l'integrazione e l'inclusione sociale dei rifugiati e dei richiedenti asilo in Europa, nel favorire la comprensione e la solidarietà dei paesi ospitanti nella lotta contro il razzismo, la xenofobia e l'estremismo, così come nel contribuire a realizzare società più coese e inclusive basate sulla diversità culturale, la promozione di valori comuni europei e la tutela dei diritti fondamentali; sottolinea la necessità di garantire la mediazione culturale e linguistica mentre i rifugiati e i richiedenti asilo sviluppano la conoscenza della lingua e dei valori culturali e sociali del paese ospitante;

70.  sottolinea il ruolo importante dello sport quale strumento in grado di incoraggiare il dialogo sociale e interculturale promuovendo la creazione di sinergie positive tra la popolazione locale e i rifugiati e i richiedenti asilo; invita le istituzioni europee e gli Stati membri ad attuare programmi miranti all'integrazione sociale dei rifugiati attraverso attività culturali o sportive comuni; sostiene pertanto le iniziative esistenti delle organizzazioni sportive e incoraggia lo scambio delle migliori pratiche tra le diverse entità impegnate in attività sportive finalizzate all'integrazione sociale dei rifugiati;

71.  si rammarica profondamente dell'attuale scomparsa di reti culturali a causa del nuovo orientamento del programma Europa creativa;

72.  sottolinea la necessità di procedure efficaci per consentire una transizione agevole tra le strutture educative disponibili nei campi profughi e i sistemi educativi degli Stati membri in cui si trovano;

73.  insiste sulla necessità che gli Stati membri agevolino l'iscrizione degli studenti rifugiati a tutti i cicli di istruzione e chiede che siano profusi maggiori sforzi per ripartire gli allievi e inserirli in modo efficace nei sistemi scolastici nazionali;

74.  invita l'UE e gli Stati membri a istituire "corridoi educativi" attraverso la promozione di accordi con le università europee e l'Unione delle università del Mediterraneo (UNIMED) per ospitare studenti rifugiati provenienti da zone di conflitto, in modo da facilitare il loro accesso e promuovere il sostegno tra pari e il volontariato; valuta positivamente le iniziative adottate in materia da numerose università europee e i loro partenariati;

75.  accoglie con favore i programmi europei e nazionali e le iniziative private promosse dalle istituzioni senza scopo di lucro che forniscono assistenza agli accademici migranti in campo scientifico e in altri ambiti professionali ed è favorevole al loro sviluppo e sostegno;

76.  invita gli Stati membri, al fine di assicurare che l'integrazione inizi immediatamente, a garantire soluzioni per la messa a disposizione, in diverse lingue, di informazioni propedeutiche a scopo didattico, orientate alla pratica e comprensibili;

77.  invita gli Stati membri a fornire un sostegno mirato ai bambini e ai giovani rifugiati e richiedenti asilo che entrano nel sistema scolastico, ad esempio attraverso corsi intensivi di lingua e programmi di introduzione generale, ivi compreso un supporto pedagogico, per consentire loro di inserirsi quanto prima nelle classi regolari; sottolinea la necessità di rispondere alle distinte esigenze e vulnerabilità di gruppi specifici, in particolare dei minori non accompagnati e degli adulti senza istruzione di base;

78.  ricorda all'UE e agli Stati membri il loro dovere di garantire una protezione speciale ai minori, compresi i minori rifugiati, in situazioni di emergenza, conformemente alle disposizioni internazionali, e, nello specifico, di garantire loro l'accesso alle strutture scolastiche ed educative; accoglie con favore l'obiettivo di destinare all'istruzione il 4 % del bilancio totale dell'UE dedicato agli aiuti umanitari per il 2016, e invita la Commissione e gli Stati membri a continuare a promuovere a livello internazionale un aumento dei fondi a favore dell'istruzione nelle situazioni di emergenza nel quadro dei programmi d'aiuto esistenti, in vista del vertice umanitario mondiale che si terrà a Istanbul nel maggio 2016;

79.  raccomanda di offrire ai bambini rifugiati ulteriori corsi di lingua impartiti nella lingua del loro paese di origine;

80.  sottolinea l'importanza di avviare azioni di supporto educativo, soprattutto nella prospettiva di creare strutture adeguate negli hotspot e negli hub presenti nell'UE, che corroborino gli sforzi delle organizzazioni umanitarie e delle ONG che hanno già avviato attività educative e di altro tipo nei campi di accoglienza, nonché l'importanza di fornire incentivi e sostegno per lo sviluppo di strutture educative formali all'interno dei campi profughi, compresi quelli siti nei paesi terzi;

81.  accoglie con favore i nuovi inviti a presentare proposte specifiche su programmi e progetti in materia di cultura, istruzione, sport e mobilità giovanile intesi a favorire il dialogo interculturale e l'inclusione e l'integrazione culturale e sociale nell'ambito dei programmi Europa creativa ed Erasmus+; sottolinea la necessità di abbattere gli ostacoli e le barriere esistenti alla presentazione di progetti per l'integrazione dei rifugiati e di facilitare l'accesso ai programmi per tutti;

82.  chiede agli Stati membri di promuovere iniziative atte ad assicurare una maggiore cooperazione, coerenza delle politiche e dialogo tra le autorità pubbliche, le ONG competenti, le parti sociali, le organizzazioni della società civile e le comunità di rifugiati, al fine di rafforzare la conoscenza e la comprensione reciproche e valutare eventuali iniziative supplementari per assicurare un accesso equo a un'istruzione di qualità, integrando così i migranti e i rifugiati in un ambiente di apprendimento positivo;

83.  sottolinea il ruolo essenziale degli insegnanti nell'integrare i bambini e i giovani rifugiati e migranti nel sistema di istruzione ed evidenzia la necessità di disporre di personale docente specializzato e di organizzare una formazione avanzata per gli insegnanti; chiede all'UE e agli Stati membri, in tale contesto, di considerare l'istituzione di canali di cooperazione per gli insegnanti, in modo che possano condividere le loro esperienze, scambiare le migliori pratiche e ricevere un sostegno tra pari;

84.  invita gli Stati membri ad aiutare gli insegnanti e i professori migranti nella ricerca di un posto di lavoro nell'ambito dell'insegnamento, sia per migliorare la loro situazione che per mettere le loro competenze ed esperienze linguistiche e pedagogiche a frutto nei sistemi scolastici;

85.  sostiene l'idea di istituire helpdesk per gli insegnanti che offrano sostegno tempestivo per affrontare i vari tipi di diversità in classe e promuovere un dialogo interculturale e un orientamento in caso di conflitti o studenti a rischio di radicalizzazione; invita inoltre gli Stati membri ad ampliare le opportunità di educazione politica e a offrire opportune possibilità di aggiornamento così come materiali didattici al fine di chiarire le cause che spingono le persone a fuggire e di lottare contro l'estremismo;

86.  sottolinea l'importanza delle scuole in quanto forniscono consulenza e mediazione linguistica e culturale, anche per quanto riguarda i valori democratici, mediante l'educazione civica e programmi di cittadinanza attiva, e svolgono un ruolo chiave nell'accelerare e assicurare l'inclusione e l'integrazione sociale e culturale non soltanto degli studenti ma anche delle loro famiglie;

87.  accoglie con favore la decisione del Consiglio di dedicare azioni specifiche del programma di lavoro per la cultura 2015-2018 al ruolo della cultura, delle arti e del dialogo interculturale nell'integrazione dei migranti, e di fare il punto sulle buone pratiche in atto negli Stati membri;

88.  sottolinea che è necessario promuovere meglio l'uso dell'arte come strumento di integrazione nonché facilitare e rafforzare la partecipazione dei rifugiati alle attività artistiche;

89.  accoglie con favore il nuovo gruppo di lavoro di esperti sul tema "Dialogo interculturale e integrazione dei migranti e dei rifugiati attraverso l'arte e il dialogo"(17), istituito dalla Commissione, che dovrebbe pubblicare un manuale di buone pratiche entro la fine del 2017;

90.  sottolinea l'importanza della promozione e dell'ulteriore sviluppo di applicazioni, video ed esercizi formativi, nonché di piattaforme di apprendimento per i rifugiati, al fine di facilitare e completare la loro istruzione e formazione;

o
o   o

91.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) Testi approvati, P8_TA(2015)0176.
(2) Testi approvati, P8_TA(2015)0317.
(3) Testi approvati, P8_TA(2014)0105.
(4) GU C 36 del 29.1.2016, pag. 91.
(5) Testi approvati, P8_TA(2016)0008.
(6) Testi approvati, P8_TA(2015)0320.
(7) Testi approvati, P8_TA(2016)0073.
(8) Testi approvati, P8_TA(2015)0418.
(9) http://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/note/join/2014/518768/IPOL-EMPL_NT%282014%29518768_EN.pdf
(10) GU L 337 del 20.12.2011, pag. 9.
(11) http://www.keepeek.com/Digital-Asset-Management/oecd/social-issues-migration-health/making-integration-work-humanitarian-migrants_9789264251236-en
(12)Cfr. testi approvati dell'8.3.2016, P8_TA(2016)0073.
(13) http://europa.eu/rapid/press-release_IP-15-6067_it.htm
(14) http://www.europarl.europa.eu/news/it/news-room/20131118IPR25534/I-deputati-approvano-la-nuova-politica-di-coesione
(15) COM(2015)0240.
(16) http://ec.europa.eu/avservices/video/player.cfm?ref=I107934
(17) http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-14444-2015-INIT/en/pdf


Norme sociali e ambientali, diritti umani e responsabilità delle imprese
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Risoluzione del Parlamento europeo del 5 luglio 2016 sull'attuazione delle raccomandazioni 2010 del Parlamento sulle norme sociali e ambientali, i diritti umani e la responsabilità delle imprese (2015/2038(INI))
P8_TA(2016)0298A8-0217/2016

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 2, 3, 6 e 21 del trattato sull'Unione europea,

–  visti gli articoli 11, 153, 191, 207 e 218 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti gli articoli 12, 21, 28, 29, 31 e 32 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo "Commercio per tutti: verso una politica commerciale e di investimento più responsabile" (COM(2015)0497);

–  viste le conclusioni della 10a conferenza ministeriale dell'OMC (MC10)(1),

–  visto l'accordo di Parigi (conferenza dal 30 novembre all'11 dicembre 2015)(2),

–  vista la relazione annuale dell'Unione europea sui diritti umani e la democrazia nel mondo (2014)(3),

–  visto il piano d'azione dell'UE sui diritti umani e la democrazia (2015-2019) – Mantenere i diritti umani al centro dell'azione dell'UE,

–  visti gli orientamenti sull'analisi delle incidenze sui diritti umani nelle valutazioni d'impatto delle iniziative politiche attinenti al commercio(4),

–  visto lo studio dal titolo "Clausole in materia di diritti umani e democrazia negli accordi internazionali", pubblicato nel 2015 dal dipartimento tematico del Parlamento europeo,

–  vista la risoluzione adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 25 settembre 2015, dal titolo "Trasformare il nostro mondo: l'agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile"(5),

–  visto il regolamento (CE) n. 2173/2005 del Consiglio, del 20 dicembre 2005, relativo all'istituzione di un sistema di licenze FLEGT per le importazioni di legname nella Comunità europea(6),

–  visto il regolamento (UE) n. 978/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, relativo all'applicazione di un sistema di preferenze tariffarie generalizzate(7),

–  viste le linee guida dell'OCSE per le imprese multinazionali(8),

–  vista la guida dell'OCSE sul dovere di diligenza per una catena di approvvigionamento responsabile dei minerali provenienti da zone di conflitto e ad alto rischio(9),

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione, del 14 luglio 2015, sull'attuazione dei principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani – Stato dei lavori (SWD(2015)0144),

–  vista la comunicazione della Commissione del 2011 dal titolo "Strategia rinnovata dell'UE per il periodo 2011-14 in materia di responsabilità sociale delle imprese" (COM(2011)0681),

–  visto il quadro per la politica d'investimento dell'UNCTAD a favore dello sviluppo sostenibile (2015)(10),

–  visto lo studio dal titolo "La politica commerciale dell'UE: da sorda al genere a sensibile al genere?", elaborato dal dipartimento tematico del Parlamento europeo,

–  vista la quarta relazione dei periti indipendenti sulla "Promozione di un ordine internazionale democratico ed equo" – Nota del Segretario generale delle Nazioni Unite all'Assemblea generale del 5 agosto 2015 (A/70/285),

–  vista la sua risoluzione del 25 novembre 2010 sulla responsabilità sociale delle imprese negli accordi internazionali(11),

–  vista la risoluzione 64/292 delle Nazioni Unite, nella quale l'acqua e i servizi igienico-sanitari sono esplicitamente riconosciuti come diritti umani dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite e si afferma che un'acqua potabile sicura e i servizi igienico-sanitari sono fondamentali per la realizzazione di tutti i diritti umani,

–  vista la sua risoluzione dell'8 settembre 2015 sul seguito dato all'iniziativa dei cittadini europei "Right2Water"(12),

–  vista la sua risoluzione del 25 novembre 2010 sui diritti umani e le norme sociali e ambientali negli accordi commerciali internazionali(13),

–  vista la sua risoluzione del 25 novembre 2010 sulle politiche commerciali internazionali nel quadro degli imperativi dettati dai cambiamenti climatici(14),

–  visto lo studio dal titolo "Integrazione della dimensione di genere nelle commissioni e delegazioni del Parlamento europeo", pubblicato nel 2014 dal dipartimento tematico C del Parlamento europeo,

–  vista la risoluzione 26/9 del Consiglio per i diritti umani(15), che sancisce la decisione di "istituire un gruppo di lavoro intergovernativo aperto sulle imprese transnazionali e altre imprese commerciali in materia di rispetto dei diritti umani, con il mandato di elaborare uno strumento internazionale giuridicamente vincolante per regolamentare, nel diritto internazionale in materia di diritti umani, le attività delle società transnazionali e di altre imprese commerciali",

–  visto il sistema di preferenze generalizzate (SPG) riformato dell'UE previsto dal regolamento (UE) n. 978/2012,

–  vista la relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sul sistema di preferenze generalizzate per il periodo 2014-2015 (COM(2016)0029),

–  visti i principi guida delle Nazioni Unite concernenti le imprese e i diritti umani, le linee guida riviste dell'OCSE destinate alle imprese multinazionali, la dichiarazione tripartita di principi sulle imprese multinazionali e la politica sociale dell'OIL, il quadro del Comitato internazionale per la rendicontazione integrata, i dieci principi del patto globale delle Nazioni Unite e le linee guida sulla responsabilità sociale ISO 26000,

–  visti il disegno di legge francese sulla "dovuta diligenza", che propugna i principi guida delle Nazioni Unite concernenti le imprese e i diritti umani, e la dichiarazione del Presidente Juncker al vertice del G7 del 2015,

–  visto il progetto "Realising Long-term Value for Companies and Investors" (realizzazione di valore a lungo termine per le imprese e gli investitori), avviato nel quadro dei principi di investimento responsabile delle Nazioni Unite (PRI) e del Patto globale delle Nazioni Unite,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il commercio internazionale e i pareri della commissione per gli affari esteri, della commissione per lo sviluppo, della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0217/2016),

A.  considerando che il Parlamento ha formulato raccomandazioni destinate alla Commissione relativamente alle norme sociali e ambientali, ai diritti umani e alla responsabilità delle imprese nel 2010; che alcune di queste raccomandazioni sono state attuate e altre no;

B.  considerando che il Parlamento agisce in qualità di colegislatore con riferimento alle misure che definiscono il quadro di esecuzione della politica commerciale comune dell'Unione; che, per la ratifica di ciascuno degli accordi commerciali negoziati dall'Unione, è necessario il consenso del Parlamento; che l'attuazione delle raccomandazioni del Parlamento è pertanto necessaria per garantire il successo delle iniziative intraprese dalla Commissione nell'ambito della politica commerciale comune;

C.  considerando che il commercio svolge un ruolo importante nel promuovere le opportunità commerciali, creare prosperità, aumentare l'occupazione e dare impulso allo sviluppo economico, al progresso sociale, al tenore di vita, alla qualità della vita nonché al miglioramento a lungo termine delle norme in materia di diritti umani;

D.  considerando che l'UE sottolinea il suo impegno risoluto a promuovere lo sviluppo sostenibile, come riaffermato nella strategia "Commercio per tutti", come pure i diritti umani e il buon governo, avvalendosi di modalità basate su incentivi, quali ad esempio il sistema SPG+ e disposizioni in materia di accesso preferenziale al mercato, nei paesi che si impegnano ad applicare le convenzioni internazionali fondamentali in tali settori;

E.  considerando che l'UE possiede la capacità di contribuire positivamente a un maggiore rispetto dei diritti dell'uomo e allo sviluppo sostenibile a livello globale attraverso la propria politica commerciale; che la Commissione deve perseguire il proprio operato tenendo presente questo obiettivo; che gli accordi commerciali e di investimento hanno un impatto sui diritti umani e sullo sviluppo sostenibile e dovrebbero, pertanto, essere concepiti in modo tale da sostenere il progresso sociale e ambientale, garantendo che gli standard europei non possano essere posti in discussione, salvaguardando i diritti umani e assicurando il rispetto delle norme sociali e ambientali;

F.  considerando che il commercio e gli investimenti esteri delle società internazionali contribuiscono ad accrescere l'impegno a favore dei diritti umani e sociali nonché dei diritti dei lavoratori nei paesi in cui operano tali società;

G.  considerando che il contributo del Parlamento europeo può essere misurato in termini di effettiva attuazione delle sue raccomandazioni; che è necessario monitorare periodicamente l'applicazione degli accordi, al fine di garantire il rispetto degli obiettivi e degli impegni sanciti negli accordi commerciali, in particolare in materia di protezione dei diritti umani;

H.  considerando che, secondo l'articolo 208 TFUE, l'Unione e i suoi Stati membri hanno effettivamente l'obbligo giuridico di rendere le loro politiche coerenti con gli obiettivi di sviluppo;

I.  considerando che la proposta della Commissione relativa a una nuova strategia commerciale e di investimento dal titolo "Commercio per tutti" riconosce il nesso esistente tra scambi commerciali, diritti umani e norme sociali e ambientali e insiste sulla necessità di rendere tali diritti e norme parte integrante delle relazioni economiche e commerciali dell'Unione;

J.  considerando che i rivenditori e le imprese transnazionali a livello mondiale hanno una responsabilità nel migliorare le condizioni di lavoro e i salari nei paesi produttori;

K.  considerando che i diritti delle donne sono parte integrante dei diritti umani; che l'uguaglianza di genere rientra nell'ambito di competenza dei capitoli sullo sviluppo sostenibile degli accordi commerciali; che gli accordi commerciali e di investimento hanno un impatto specifico diverso sulle donne e sugli uomini a causa delle disparità di genere strutturali e che lo sviluppo sostenibile e inclusivo, la crescita e gli accordi commerciali devono tenere conto dei diritti umani, anche in una prospettiva di genere;

L.  considerando che l'agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile riconosce l'impatto determinante delle politiche commerciali nel realizzare i suoi obiettivi disciplinando vari settori di intervento, quali le norme di origine, la regolamentazione sugli alimenti, i mercati dei beni e l'uguaglianza di genere;

M.  considerando che è possibile migliorare la capacità dei sistemi SPG e SPG+ di garantire la ratifica e l'attuazione delle convenzioni sui diritti umani e sui diritti del lavoro nei paesi in via di sviluppo, subordinando gli incentivi economici all'effettiva adozione e al costante monitoraggio dell'attuazione delle convenzioni fondamentali in materia di diritti umani e diritti del lavoro;

N.  considerando che, a seguito del disastro del Rana Plaza, l'UE, in collaborazione con il governo del Bangladesh e l'OIL, ha avviato un Patto di sostenibilità per migliorare il rispetto dei diritti relativi al lavoro e alla sicurezza sul luogo di lavoro in Bangladesh, il cui obiettivo è migliorare le condizioni di lavoro, di salute e di sicurezza dei lavoratori; che questi sforzi hanno portato a una maggiore consapevolezza pubblica, come pure all'approntamento di soluzioni innovative per affrontare le questioni relative al commercio e allo sviluppo sostenibile, come l'accordo sulla sicurezza antincendio e degli edifici in Bangladesh;

O.  considerando che il settore privato deve contribuire, parallelamente al settore pubblico, allo sviluppo sostenibile; che le imprese devono agire in modo socialmente ed ecologicamente responsabile; che gli accordi in materia di commercio e investimenti di nuova generazione dell'Unione contengono capitoli sullo sviluppo sostenibile che chiedono alle parti di impegnarsi a proteggere i diritti umani, rispettare le norme sociali e ambientali e garantire la responsabilità sociale delle imprese; che tali capitoli, negli accordi commerciali dell'UE che si sono susseguiti, hanno presentato livelli variabili di ambizione; che la Commissione è incoraggiata a perseguire il grado di ambizione più elevato possibile;

P.  considerando che la strategia della Commissione dal titolo "Commercio per tutti" del 2015 fa del commercio e dello sviluppo sostenibile una priorità per l'UE; che, affinché tale strategia dia il giusto impulso all'agenda sul commercio e lo sviluppo sostenibile, la Commissione deve ora rivolgere la sua ambizione, che è particolarmente apprezzata, verso azioni risolute e concrete;

Q.  considerando che il progetto sulla realizzazione di valore a lungo termine per le imprese e gli investitori, avviato nel quadro dei principi di investimento responsabile delle Nazioni Unite e del Patto globale delle Nazioni Unite, dimostra che la ripresa economica in Europa e nel mondo è compatibile e sinergica con i principi di giustizia sociale, sostenibilità ambientale e rispetto dei diritti umani;

R.  considerando che l'articolo 207 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) stabilisce che "la politica commerciale comune è condotta nel quadro dei principi e obiettivi dell'azione esterna dell'Unione";

S.  considerando che l'articolo 21 del trattato sull'Unione europea (TUE) ribadisce che l'azione esterna dell'UE è guidata dai principi di democrazia, Stato di diritto, universalità e indivisibilità dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, rispetto della dignità umana, principi di uguaglianza e di solidarietà e rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale;

T.  considerando che il legame tra il commercio e i diritti umani, da un lato, e le norme sociali e ambientali, dall'altro, è diventato parte integrante delle relazioni economiche e commerciali dell'Unione europea; che la politica dell'UE in materia di diritti umani e democrazia nei paesi terzi dovrebbe continuare a essere integrata nelle altre politiche dell'UE aventi una dimensione esterna, inclusa la politica commerciale; che l'UE dovrebbe utilizzare la politica commerciale per promuovere l'obiettivo di istituire elevati standard globali in materia di diritti umani e sociali, tutela dei consumatori e questioni ambientali;

U.  considerando che la politica commerciale e accordi commerciali ambiziosi stanno promuovendo e rafforzando il sistema commerciale globale basato su norme; che occorre tenere conto anche delle questioni relative ai diritti umani prima di concludere negoziati commerciali in modo corretto e trasparente; che i principi guida delle Nazioni Unite concernenti le imprese e i diritti umani, insieme a tutti gli altri strumenti pertinenti, tra cui la promozione della responsabilità sociale delle imprese, mirano a favorire disposizioni a tutela dei diritti umani in relazione alla politica commerciale;

V.  considerando che il 26 giugno 2014 il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione sulla creazione di un gruppo di lavoro intergovernativo incaricato di avviare un processo volto all'introduzione di uno strumento internazionale giuridicamente vincolante per regolamentare, nel quadro del diritto internazionale, le attività delle società transnazionali e di altre imprese;

W.  considerando che il commercio e i diritti umani possono rafforzarsi a vicenda e che la comunità imprenditoriale, che pure è tenuta a rispettare i diritti umani, può altresì svolgere un ruolo importante offrendo incentivi alla promozione dei diritti umani, della democrazia, delle norme ambientali e della responsabilità sociale delle imprese; che l'UE ha svolto un ruolo di primo piano nella negoziazione e nell'attuazione di una serie di iniziative per la responsabilità globale che vanno di pari passo con la promozione e il rispetto delle norme internazionali, tra cui la giustizia sociale, la sostenibilità ambientale e il rispetto dei diritti umani; che è riconosciuto l'impatto positivo a lungo termine sui diritti umani dell'attività delle imprese europee che operano a livello globale e fungono da esempio grazie a una cultura aziendale non discriminatoria; che il potenziamento di relazioni commerciali basate sulla protezione e l'applicazione dei diritti umani rafforza la comprensione reciproca e i valori comuni, quali lo Stato di diritto, il buon governo e il rispetto dei diritti umani;

Principi generali

1.  invita la Commissione e gli Stati membri a integrare la prospettiva di genere in tutte le loro politiche, tra cui la politica commerciale, e a garantire, tra l'altro, l'effettivo rispetto della Convenzione sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW); chiede alla Commissione di tenere conto, nella sua valutazione dell'impatto della strategia commerciale dell'UE, degli aspetti correlati all'uguaglianza di genere con riferimento ai diritti delle donne e invita altresì la Commissione a effettuare valutazioni sistematiche degli attuali accordi in materia di commercio e investimenti, in modo da identificare le loro conseguenze sull'uguaglianza di genere;

2.  invita la Commissione ad assicurare una maggiore coerenza rispetto allo sviluppo, a garantire una effettiva valutazione delle politiche e un efficace coordinamento tra la politica di aiuto allo sviluppo e la politica commerciale e ad adoperarsi per far sì che tutte le parti interessate rispettino le norme internazionali in materia di diritti umani, uguaglianza di genere, diritto del lavoro e rispetto dell'ambiente;

3.  invita l'UE a svolgere un ruolo attivo nella realizzazione dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) figuranti nell'agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel corso della sua 70a sessione;

4.  invita l'UE e gli Stati membri a promuovere misure vincolanti per garantire che le società paghino le tasse nel luogo in cui hanno luogo le attività economiche ed è creato il valore, a promuovere la segnalazione obbligatoria "paese per paese" da parte del settore privato, come da raccomandazione dell'OCSE, e a favorire una buona governance, segnatamente in ambito fiscale, nonché un'efficace riscossione delle imposte; invita inoltre la Commissione e gli Stati membri ad assicurare che tali aspetti abbiano la priorità nell'ordine del giorno del dialogo strategico (a livello politico sullo sviluppo e il commercio), nonché a sostenere il ruolo della società civile nel garantire il controllo pubblico della governance fiscale e il monitoraggio dei casi di frode fiscale; ritiene che la politica fiscale di un'azienda debba essere considerata parte integrante della responsabilità sociale di tale azienda e che, pertanto, le strategie di elusione fiscale o di sfruttamento di paradisi fiscali siano incompatibili con un comportamento socialmente responsabile;

5.  riconosce che l'accesso ai beni comuni, quali l'acqua, i servizi igienico-sanitari e l'istruzione, rappresenta un importante elemento che rispecchia la capacità di un paese di garantire i diritti umani e sociali;

6.  sottolinea che l'UE, grazie alla sua esperienza di lunga data nelle questioni sociali e ambientali nell'ambito della sua diplomazia commerciale, si colloca già in una posizione avanzata rispetto agli altri grandi attori del commercio mondiale; sottolinea che gli impegni in materia di diritti umani dei nostri partner commerciali forniscono una solida base per il dialogo in corso, per i processi di cooperazione in atto e per progressivi miglioramenti a lungo termine;

7.  sottolinea l'importanza del commercio e degli investimenti esteri in quanto strumenti importanti per conseguire la crescita economica, lo sviluppo sostenibile, il buon governo e la tutela dei diritti umani;

8.  ribadisce che gli scambi commerciali e gli investimenti esteri diretti incrementano la ricchezza nei paesi più poveri; ricorda che esiste una correlazione tutt'altro che trascurabile tra una maggiore prosperità e una maggior tutela dei diritti umani e sociali e dei diritti dei lavoratori, nonché una solida protezione ambientale;

9.  ricorda che l'Unione europea si è impegnata a promuovere e a rispettare in modo coerente i diritti umani e la democrazia nelle sue relazioni con i paesi terzi in tutte le sue politiche, inclusa la politica commerciale, e in tutti i suoi pertinenti strumenti di finanziamento esterno;

10.  raccomanda pertanto di fare della strategia commerciale dell'Unione europea uno strumento per la promozione dei valori democratici nei paesi terzi; si compiace, pertanto, del rafforzamento degli accordi commerciali e dei programmi di preferenza commerciale quali strumenti atti a promuovere i diritti umani, eliminare il lavoro forzato e minorile e garantire la sicurezza alimentare e il diritto alla salute, lo sviluppo sostenibile e norme rigorose in materia di sicurezza e di ambiente, come pure opportunità economiche per tutti;

Norme sociali, ambientali e in materia di diritti umani a livello multilaterale

11.  ricorda l'importanza per l'Unione di costruire la cooperazione a livello multilaterale e reitera pertanto la sua richiesta alla Commissione di assumere un ruolo guida nella riforma della governance dell'OMC, in particolare in relazione al raggiungimento dei seguenti obiettivi:

   a) rafforzare la cooperazione efficace e il dialogo regolare tra l'OMC e le pertinenti agenzie delle Nazioni Unite, quali l'Alto commissario per i diritti umani, la Conferenza per il commercio e lo sviluppo e l'Organizzazione internazionale del lavoro, in particolare nel conferire all'OIL lo status di osservatore presso l'OMC e nell'associare l'OIL in tutte le controversie commerciali relative a violazioni delle convenzioni internazionali sui diritti umani e sul lavoro; ritiene che l'OIL debba continuare a essere coinvolta negli accordi commerciali bilaterali, multilaterali e plurilaterali;
   b) riformare i meccanismi di riesame delle politiche commerciali dell'OMC, onde includere le dimensioni sociale, ambientale e dei diritti umani sulla base degli orientamenti dell'OIL e delle Nazioni Unite sui diritti umani e sugli accordi ambientali multilaterali e promuovere uno sviluppo sostenibile, in particolare mediante la creazione di un comitato sul commercio e il lavoro dignitoso in seno all'OMC oltre al già esistente comitato per il commercio e l'ambiente, come richiesto nelle sue raccomandazioni del 2010;
   c) valutare in quale misura il comitato dell'OMC per il commercio e l'ambiente abbia adempiuto al proprio mandato quale figura nella decisione a livello ministeriale dell'OMC sul commercio e l'ambiente, adottata a Marrakech il 15 aprile 1994, e nelle sue conclusioni su quanto ancora debba essere fatto, soprattutto nel contesto del dialogo globale sulla mitigazione e l'adeguamento al cambiamento climatico e sull'OMC, come inizialmente richiesto dal Parlamento;
   d) partecipare in modo costruttivo al gruppo di lavoro delle Nazioni Unite incaricato dell'elaborazione di un trattato relativo alle imprese e ai diritti umani, seguendo lo studio condotto dall'Ufficio dell'Alto commissario per i diritti umani relativo al trattamento delle gravi violazioni dei diritti umani da parte delle imprese attraverso un ricorso giurisdizionale;

12.  invita la Commissione a promuovere attivamente ulteriori riforme dell'OMC al fine di definire norme multilaterali per la gestione sostenibile delle catene di approvvigionamento mondiali in modo responsabile, che dovrebbero prevedere in particolare:

   a) l'efficacia e l'applicabilità del dovere di diligenza nella catena di approvvigionamento e requisiti di trasparenza, basandosi sui principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani;
   b) norme in materia di salute e sicurezza, riconoscendo in particolare il diritto dei lavoratori ai comitati per la sicurezza;
   c) una base minima in materia di protezione sociale;
   d) il rispetto delle norme fondamentali in materia di lavoro dell'OIL;

13.  reitera la propria richiesta di garantire che qualsiasi misura adottata da una delle parti nell'ambito dell'accordo di Parigi o riferita a qualsiasi principio o impegno di cui agli articoli 3 e 4 dell'UNFCCC sarà assicurata anche mediante la fornitura di una protezione più solida dal punto di vista giuridico del diritto di regolamentare negli accordi commerciali;

14.  esorta la Commissione ad accelerare i progressi verso lo sviluppo di sistemi volti a differenziare i prodotti in base al loro metodo di produzione e di trasformazione (MPT) e ai criteri di sostenibilità nell'ambito degli accordi commerciali;

15.  invita gli Stati membri a intensificare i loro sforzi per onorare l'impegno di eliminare gradualmente le sovvenzioni ai combustibili fossili in linea con l'impegno del G20;

16.  ritiene che la politica commerciale potrebbe contribuire maggiormente alla transizione energetica e che gli strumenti commerciali dell'Unione dovrebbero promuovere la nascita e lo sviluppo delle energie rinnovabili nonché la creazione di beni e tecnologie ecocompatibili in Europa; riconosce gli sforzi compiuti dalla Commissione per negoziare un accordo plurilaterale sui beni ecocompatibili (l'Accordo sui beni ambientali – EGA) e chiede che questi negoziati sfocino in un accordo ambizioso ed equilibrato; chiede alla Commissione, nel quadro dei negoziati sull'EGA, a sviluppare criteri quantitativi o qualitativi per individuare i "beni ecocompatibili" e per promuovere una metodologia credibile e trasparente nei negoziati sull'EGA; esorta inoltre la Commissione a tenere debitamente conto dei fattori che incidono sul commercio dei beni ecocompatibili, quali le politiche antidumping nel settore delle energie rinnovabili, i regimi di proprietà intellettuale, rigorosi programmi di finanziamento e politiche nazionali per l'ambiente che creino la domanda di tali beni;

Norme sociali, ambientali e in materia di diritti umani a livello bilaterale

17.  si compiace della decisione della Commissione di effettuare valutazioni dell'impatto sulla sostenibilità ex ante ed ex post per tutti gli accordi commerciali in conformità con gli orientamenti sull'analisi delle valutazioni d'impatto sui diritti umani delle iniziative politiche attinenti al commercio; invita, a tale riguardo, la Commissione a:

   a) applicare gli orientamenti nello sviluppo delle valutazioni dell'impatto sulla sostenibilità a tutti i negoziati attuali e futuri;
   b) rispecchiare in tali valutazioni dell'impatto sulla sostenibilità anche i principi guida elaborati dal relatore speciale delle Nazioni Unite sul diritto al cibo;
   c) prendere in considerazione l'impatto degli accordi commerciali e d'investimento in particolare sulle persone vulnerabili, quali gli appartenenti a un gruppo minoritario o le persone geograficamente isolate, povere o emarginate dalla società; tiene a ricordare, a questo proposito, anche l'impegno della Commissione a valutare l'impatto degli accordi di libero scambio sulle regioni ultraperiferiche dell'UE;
   d) assicurare un adeguato coinvolgimento delle organizzazioni della società civile e delle parti sociali nello sviluppo delle valutazioni d'impatto sulla sostenibilità e coinvolgere il Parlamento in ogni fase di tale processo;
   e) tenere pienamente conto dei risultati di tali valutazioni durante i negoziati;
   f) garantire la puntuale pubblicazione delle valutazioni d'impatto sulla sostenibilità al fine di informare le posizioni negoziali ancor prima che sia formulate, informare il pubblico e consentire ai suoi rappresentanti eletti di valutare correttamente qualsiasi accordo proposto;

18.  riconosce le conclusioni del Mediatore europeo relative alla decisione della Commissione di finalizzare l'accordo con il Vietnam prima della conclusione della valutazione d'impatto sui diritti umani ed esorta la Commissione a effettuare tale valutazione alla prima opportunità sulla base della nuova metodologia per consentire al Parlamento di adottare una decisione informata;

19.  ribadisce il suo sostegno alle condizionalità sui diritti umani negli accordi commerciali nonché l'importanza di rispettare e attuare le clausole sui diritti umani; accoglie con favore l'impegno della Commissione e del Consiglio di inserire tali clausole vincolanti in materia di diritti umani in tutti gli accordi commerciali e d'investimento, conformemente all'orientamento comune, e chiede la pubblicazione dell'orientamento comune del Consiglio; osserva che le clausole in materia di diritti umani non sono state inserite in tutti gli accordi dell'UE e chiede che i negoziati commerciali in corso con altri partner dell'UE, e in particolare quelli relativi al TTIP, garantiscano l'inclusione di una clausola vincolante in materia di diritti umani;

20.  ritiene tuttavia che le clausole esistenti abbiano avuto un impatto limitato sul conseguimento degli obblighi e degli impegni relativi ai diritti umani; chiede pertanto alla Commissione e al Consiglio di procedere all'attuazione dei seguenti adeguamenti:

   a) l'inclusione di disposizioni commerciali di salvaguardia per tutelare la capacità di ognuna delle parti dell'accordo di onorare gli obblighi in materia di diritti umani nei settori in cui è principalmente responsabile in caso di dimostrate violazioni delle disposizioni delle clausole sui diritti umani;
   b) un monitoraggio approfondito periodico dell'attuazione delle clausole sui diritti umani negli accordi commerciali e di associazione, in particolare mediante la pubblicazione di relazioni congiunte periodiche della Commissione e del SEAE, destinate al Parlamento, sul rispetto da parte dei paesi partner dei diritti umani e mediante l'istituzione di un comitato interistituzionale;
   c) esaminare l'inclusione di una commissione per i diritti umani in tutti gli accordi commerciali dell'UE al fine di assicurare che venga dato un seguito serio e sistematico alle questioni dei diritti umani in relazione all'accordo; ricorda a tale proposito l'importanza del coinvolgimento dei cittadini nei negoziati per garantire la trasparenza;
   d) garantire che l'UE disponga di un sistema interno di mezzi di ricorso che permetta di presentare denunce in caso di mancato rispetto degli accordo commerciali e delle clausole sui diritti umani;

21.  ricorda la richiesta formulata nelle sue raccomandazioni del 2010 che ogni accordo commerciale dell'UE, sia bilaterale sia multilaterale, includa capitoli relativi agli scambi e allo sviluppo sostenibile ambiziosi, globali e aventi efficacia esecutiva; mette in evidenza le discrepanze riscontrate nei capitoli sugli scambi e lo sviluppo sostenibile nei diversi accordi commerciali dell'UE; invita pertanto la Commissione a mantenere il più alto livello di coerenza in tutti i negoziati commerciali e a introdurre capitoli sugli scambi e lo sviluppo sostenibile con le seguenti caratteristiche:

   a) un impegno di ciascuna delle parti a ratificare e ad attuare con efficacia le otto convenzioni principali e le quattro convenzioni prioritarie dell'OIL nonché gli accordi multilaterali internazionali in materia di ambiente;
   b) la copertura delle clausole in materia di diritti umani e dei capitoli sugli scambi e lo sviluppo sostenibile da parte della risoluzione generale delle controversie su un piano di parità con le altre parti degli accordi, come richiesto dalle raccomandazioni del 2010 per garantire la conformità alle norme sociali, ambientali e in materia di diritti umani;
   c) la possibilità di andare in appello e presentare ricorso per mezzo di una procedura di denuncia per le parti sociali e la società civile;
   d) misure deterrenti efficaci, anche sotto forma di misure correttive pecuniarie, in caso di violazioni gravi e accertate delle disposizioni del capitolo sullo sviluppo sostenibile contenuto in un accordo; tali misure potrebbero essere attuate mediante un rallentamento, una riduzione o persino una sospensione temporanei di determinati benefici commerciali previsti dall'accordo in caso di violazioni gravi e persistenti delle norme in questione, come misura cui ricorrere in ultima istanza nonché l'introduzione di piani di azione con i nostri partner che potrebbero contribuire a correggere il mancato rispetto di taluni impegni presenti negli accordi in materia di commercio e investimenti;

22.  ribadisce la richiesta di istituire forum o gruppi consultivi sullo sviluppo sostenibile durante le varie fasi di elaborazione, negoziazione e applicazione di un accordo; ribadisce la necessità che tutti i gruppi consultivi nazionali siano pienamente indipendenti e abbiano accesso a risorse adeguate; prende atto delle critiche spesso espresse da alcuni partecipanti ai gruppi consultivi nazionali istituiti dall'Unione europea in base agli accordi commerciali esistenti, secondo cui le loro deliberazioni non avrebbero un impatto concreto, e propone che la Commissione attui le seguenti misure:

   a) istituire un sistema di segnalazione che consenta al Parlamento di valutare l'operato dei gruppi consultivi;
   b) rispondere in modo sistematico e concreto alle preoccupazioni sollevate dai gruppi consultivi nazionali dell'UE e dare un seguito alle iniziative proposte dalle organizzazioni della società civile e dalle parti sociali dell'UE in tale ambito;
   c) includere disposizioni logistiche di base nei capitoli in materia di scambi e sviluppo sostenibile per consentire un'attuazione efficace, in quanto tali aspetti si sono dimostrati in certi casi seri ostacoli, e le relative misure di accompagnamento come i programmi di assistenza tecnica e cooperazione;

23.  chiede una maggiore trasparenza e rendicontabilità nei confronti delle organizzazioni di base relativamente alla formulazione delle regole commerciali internazionali e delle politiche commerciali nazionali, garantendo nel contempo la coerenza quanto al rispetto dei diritti dei lavoratori e dei diritti umani, compresi i diritti delle donne;

24.  chiede alla Commissione di coinvolgere il Parlamento più da vicino nel processo di monitoraggio dell'attuazione degli accordi in materia di commercio e investimenti per quanto riguarda la conformità alle norme sociali, ambientali e in materia di diritti umani e chiede al Consiglio di consultare il Parlamento su ogni decisione di rivedere o addirittura di sospendere l'applicazione di un accordo, qualora si renda necessario;

Norme sociali, ambientali e in materia di diritti umani a livello unilaterale

25.  accoglie con favore l'entrata in vigore del nuovo sistema di preferenze generalizzate (SPG) (regolamento (UE) n. 978/2012) il 1º gennaio 2014 e la pubblicazione della prima relazione di monitoraggio sull'SPG per il periodo 2014-2015; ritiene che la politica commerciale debba essere un modo per incoraggiare i paesi partner dell'UE ad adottare norme sociali e ambientali più rigorose e chiede pertanto alla Commissione di attuare le seguenti misure correttive:

   a) chiarire, per mezzo di un atto delegato o della prossima revisione del regolamento (UE) n. 978/2012, le definizioni di "gravi carenze nell'attuazione effettiva" di una convenzione internazionale e "violazione grave e sistematica dei principi" contenuti in una convenzione internazionale;
   b) consultare tutti gli organi di controllo competenti al fine di valutare meglio la conformità con le convenzioni internazionali menzionate nel regolamento SPG; incentrare in particolare la sua valutazione sulle opinioni espresse dal comitato di esperti per l'applicazione delle convenzioni dell'OIL, per quanto riguarda sia la concessione sia la sospensione delle preferenze commerciali in conformità del regolamento SPG;
   c) rafforzare, nella prossima revisione del regolamento (UE) n. 978/2012, il monitoraggio degli impegni assunti dai paesi beneficiari; alle parti sociali e alle organizzazioni della società civile dovrebbe essere attribuito un ruolo formale nel monitoraggio dell'SPG ed SPG+, in particolare mediante una procedura per ascoltare e rispondere alle preoccupazioni rivolte alla Commissione;
   d) includere inoltre nella revisione, come già chiesto nel 2010, la responsabilità sociale delle imprese nel regolamento SPG per garantire la conformità delle società transnazionali ai loro obblighi giuridici nazionali e internazionali in materia di diritti umani, norme del lavoro e ambiente;
   e) monitorare e valutare gli sviluppi relativi all'attuazione e all'efficacia del regime "Tutto tranne le armi" e del regime ordinario di preferenze generalizzate nonché riferirne al Parlamento europeo;

26.  sostiene l'impegno assunto dalla Commissione di adoperarsi per l'eliminazione del lavoro minorile; accoglie con favore l'adozione di un documento di lavoro dei servizi della Commissione e ribadisce la richiesta già avanzata nel 2010 di una proposta legislativa equilibrata e realistica, che comprenda misure quali l'etichettatura dei prodotti con la dicitura "senza ricorso al lavoro minorile", la concessione di preferenze commerciali ai paesi che rispettano determinate norme del lavoro e il divieto orizzontale di importazione per i prodotti fabbricati ricorrendo al lavoro minorile; sottolinea l'importanza di integrare l'obiettivo della lotta contro il lavoro forzato e contro il lavoro minorile nei capitoli in materia di scambi e sviluppo sostenibile degli accordi commerciali dell'UE, insieme alle altre 6 convenzioni fondamentali dell'OIL e all'impegno dell'UE nelle discussioni internazionali a livello di OMC, OCSE e ILO per potenziare la sua dimensione multilaterale;

27.  ribadisce la sua opposizione a qualsiasi disposizione diretta o indiretta che incida sugli scambi nei servizi correlati all'energia, che consenta la neutralità tecnologica delle sovvenzioni; invita la Commissione e gli Stati membri a tenere in seria considerazione il fatto che le crescenti emissioni di CO2 provenienti dagli scambi commerciali internazionali compromettono la strategia europea sul clima e sottolinea che il passaggio a modelli di produzione e di consumo locali può contribuire al conseguimento degli obiettivi dell'accordo di Parigi;

28.  rammenta il legame intrinseco tra i cambiamenti climatici e la deforestazione causata dallo sfruttamento non sostenibile e illegale di materie prime; invita la Commissione a garantire l'efficace attuazione ed esecuzione del piano d'azione FLEGT e del regolamento EUTR, compreso l'obbligo di legalità nelle catene di approvvigionamento del legname;

29.  accoglie con favore la decisione della Commissione di avviare uno studio di fattibilità per un piano d'azione europeo in materia di deforestazione e di degrado forestale;

Responsabilità sociale delle imprese (RSI)

30.  ribadisce la richiesta del Parlamento del 2010 di includere la RSI in tutti gli accordi e disposizioni commerciali dell'UE al fine di un'applicazione più rigorosa, in particolare la possibilità che la Commissione svolga indagini sui casi di presunta violazione degli impegni in materia di RSI e lo sviluppo di punti di contatto dell'UE che si basino sui punti di contatto OCSE e li rafforzino; invita la Commissione a intensificare gli sforzi per conseguire la conformità da parte delle imprese, nell'insieme delle loro catene di approvvigionamento, e il pieno rispetto delle norme fondamentali in materia di lavoro dell'OIL e delle norme RSI riconosciute a livello internazionale, in particolare le linee guida, recentemente aggiornate, dell'OCSE per le imprese multinazionali, i dieci principi del Patto globale delle Nazioni Unite, le linee guida sulla responsabilità sociale ISO 26000, la dichiarazione tripartita dell'OIL sui principi relativi alle multinazionali e alla politica sociale e i principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani, in particolare nel settore dell'abbigliamento e nelle industrie estrattive dove le violazioni dei diritti umani e delle norme sociali avvengono con maggiore frequenza; ricorda che, dopo la tragedia del Rana Plaza in Bangladesh nel 2013, la Commissione ha lanciato il Patto sulla sostenibilità, in cooperazione con il Bangladesh, l'OIL e gli Stati Uniti; sottolinea l'importanza di perseguire gli obiettivi del Patto sulla sostenibilità onde migliorare i diritti dei lavoratori e la necessità di una gestione più responsabile delle catene di approvvigionamento a livello internazionale; chiede alla Commissione di portare avanti programmi e azioni simili con altri partner commerciali dell'Unione;

31.  ritiene essenziale continuare ad adoperarsi per aderire alla dichiarazione dell'OCSE sugli investimenti internazionali e le imprese multinazionali, garantendo che le linee guida siano specificamente menzionate in tutti i nuovi accordi tra l'UE e i paesi terzi e passando da un approccio "passivo" alla loro attuazione a uno "attivo"; invita la Commissione a garantire la trasparenza per quanto riguarda l'accesso alle informazioni sul comportamento delle imprese e a introdurre un sistema di segnalazione efficace e applicabile che fornisca informazioni sulle catene del valore dei prodotti; ricorda la sua posizione del 2010 di chiedere alle imprese di pubblicare il loro bilancio in materia di RSI e l'obbligo di diligenza per tutte le imprese; esorta la Commissione ad aggiornare la sua strategia sulla RSI per prevedere requisiti di segnalazione e di conformità più rigorosi e garantire un'attuazione più efficace dei principi guida dell'ONU sulle imprese e i diritti umani, ed esorta gli Stati membri a sostenere la promozione della RSI negli accordi commerciali;

32.  chiede all'Unione europea di istituire piattaforme di dialogo in materia di responsabilità sociale delle imprese, che riuniscano la società civile, le imprese, le organizzazioni internazionali e gli altri soggetti interessati;

33.  invita la Commissione a mettere in pratica i risultati derivanti dal progetto sulla "realizzazione di valore a lungo termine per le imprese e gli investitori", avviato sulla base dei Principi di investimento responsabile delle Nazioni Unite e del Patto globale dell'ONU, nel quadro del proprio Fondo europeo per gli investimenti strategici e del dialogo con gli investitori in sede di negoziazione degli accordi commerciali, nonché a sostenere il concetto di una "Unione sostenibile dei mercati di capitali" attraverso la promozione del commercio sostenibile;

34.  ricorda che la dichiarazione tripartita dell'OIL sui principi relativi alle multinazionali e alla politica sociale, l'agenda dell'OIL per un lavoro dignitoso e gli elementi relativi al lavoro delle linee guida dell'OCSE per le imprese multinazionali sono testi fondamentali in materia di responsabilità sociale delle imprese; invita la Commissione a dare seguito alle iniziative dell'OCSE e dell'ONU incorporando le norme internazionali di recente o nuova elaborazione nella legislazione dell'UE e a promuovere raccomandazioni politiche equilibrate ed esaustive che comprendano una forte dimensione dello sviluppo sostenibile relativa alle catene di valore globale nella riunione dei ministri del Commercio del G20 che si terrà nel luglio 2016 a Shanghai;

35.  ricorda che l'UE è l'attore principale a livello mondiale in materia di piani d'azione nazionale per la RSI; invita la Commissione a promuovere attivamente il comportamento responsabile delle imprese fra le aziende dell'Unione che operano all'estero, rivolgendo una particolare attenzione alla garanzia di un rigoroso rispetto di tutti i loro obblighi giuridici derivanti dalle legislazioni nazionali o da obblighi giuridici bilaterali o internazionali a cui sono soggette le loro operazioni commerciali, con particolare riferimento al rispetto delle norme e delle regole internazionali in materia di diritti umani, lavoro e ambiente; suggerisce inoltre alla Commissione, a tale fine, di collaborare attivamente con i suoi paesi partner nello scambio delle migliori prassi e del know-how sui modi e i mezzi per migliorare il contesto imprenditoriale e la sensibilizzazione in merito al comportamento responsabile delle imprese;

36.  rileva che l'agenda della RSI deve adattarsi alle particolari necessità delle regioni e dei paesi per contribuire a migliorare lo sviluppo economico e sociale sostenibile;

37.  chiede alla Commissione di adottare misure, nel settore del commercio e degli investimenti, che incoraggino e ricompensino le imprese che attuano strategie a favore della RSI, attraverso il conferimento di marchi, la concessione di un accesso preferenziale agli appalti pubblici dell'Unione e l'attuazione di programmi di assistenza per le PMI;

38.  plaude vivamente all'inclusione della rendicontazione sui diritti umani da parte delle grandi imprese nella direttiva dell'Unione sulla comunicazione di informazioni di carattere non finanziario; invita gli Stati membri dell'UE a recepire la direttiva in modo rapido ed efficace; richiama l'attenzione sui principi guida delle Nazioni Unite in materia di rendicontazione, sui parametri di riferimento per le imprese in materia di diritti umani e sull'obiettivo di "rendicontazione integrata", e invita tutte le società dell'UE quotate in borsa unitamente ai loro azionisti a conformarsi allo spirito della direttiva all'interno dell'UE e negli scambi commerciali al di fuori dell'UE;

39.  invita l'UE e gli Stati membri a partecipare attivamente nei lavori del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite e del programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP) verso un trattato internazionale in virtù del quale le multinazionali siano chiamate a rispondere degli abusi dei diritti umani e delle violazioni delle norme ambientali;

40.  sottolinea che l'effettiva attuazione di queste raccomandazioni costituisce un elemento cruciale nella valutazione che il Parlamento darà agli accordi commerciali negoziati dalla Commissione; chiede alla Commissione una risposta dettagliata e tempestiva a tutti i punti sollevati nella presente risoluzione;

o
o   o

41.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) https://www.wto.org/english/news_e/news15_e/mc10_19dec15_e.htm
(2) http://unfccc.int/resource/docs/2015/cop21/eng/l09r01.pdf
(3) http://eeas.europa.eu/human_rights/docs/2014-hr-annual-report_en.pdf
(4) http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2015/july/tradoc_153591.pdf
(5) Risoluzione approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 25 settembre 2015 (A/RES/70/1). http://www.un.org/ga/search/view_doc.asp?symbol=A/RES/70/1&Lang=E
(6) GU L 347 del 30.12.2005, pag. 1.
(7) GU L 303 del 31.10.2012, pag. 1.
(8) http://mneguidelines.oecd.org/text/
(9) http://www.oecd.org/daf/inv/mne/GuidanceEdition2.pdf
(10) http://unctad.org/en/pages/PublicationWebflyer.aspx?publicationid=1437
(11)GU C 99 E del 3.4.2012, pag. 101.
(12) Testi approvati, P8_TA(2015)0294.
(13) GU C 99 E del 3.4.2012, pag. 31.
(14) GU C 99 E del 3.4.2012, pag. 94.
(15) A/HRC/RES/26/9: http://www.ihrb.org/pdf/G1408252.pdf


Una nuova strategia innovativa e orientata al futuro sul commercio e gli investimenti
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Risoluzione del Parlamento europeo del 5 luglio 2016 su una nuova strategia innovativa e orientata al futuro sul commercio e gli investimenti (2015/2105(INI))
P8_TA(2016)0299A8-0220/2016

Il Parlamento europeo,

—  vista la sua risoluzione del 26 novembre 2015 sulla situazione dell'agenda di Doha per lo sviluppo anteriormente alla decima conferenza ministeriale dell'Organizzazione mondiale del commercio(1),

–   viste le sue raccomandazioni alla Commissione sui negoziati relativi al partenariato transatlantico su commercio e investimenti e all'accordo sugli scambi di servizi, rispettivamente dell'8 luglio 2015(2) e del 3 febbraio 2016(3),

—  vista la comunicazione della Commissione intitolata "Commercio per tutti: verso una politica commerciale e di investimento più responsabile" (COM(2015)0497),

–   vista l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, adottata al vertice per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite tenutosi a New York nel 2015,

—  vista la sua risoluzione del 7 luglio 2015 sulle ripercussioni esterne della politica commerciale e d'investimento dell'UE sulle iniziative pubblico-private nei paesi al di fuori dell'UE(4),

—  vista la sua risoluzione del 9 giugno 2015 sulla strategia per la tutela e il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale nei paesi terzi(5),

–   vista la sua risoluzione del 29 aprile 2015 sul secondo anniversario del crollo dell'edificio Rana Plaza e la situazione del Patto di sostenibilità del Bangladesh(6),

—  vista la relazione speciale n. 2/2014 della Corte dei conti europea dal titolo "I regimi di scambi preferenziali sono gestiti in modo adeguato?",

—  viste le linee guida dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) destinate alle imprese multinazionali e la dichiarazione tripartita di principi sulle imprese multinazionali e la politica sociale dell'Organizzazione internazionale del lavoro (ILO),

–   visti il regolamento dell'UE sul legname raccolto illegalmente, la direttiva dell'UE sulla comunicazione di informazioni di carattere non finanziario, la proposta di regolamento della Commissione relativa ai minerali provenienti delle zone di conflitto, la clausola di trasparenza nelle catene di approvvigionamento contenuta nella legge sulla schiavitù moderna del Regno Unito, nonché la legge francese sul dovere di diligenza,

—  vista la sua risoluzione del 27 settembre 2011 sulla nuova politica commerciale per l'Europa nel quadro della strategia Europa 2020(7),

—  vista la sua risoluzione del 17 febbraio 2011 sulla strategia Europa 2020(8),

—  vista la sua risoluzione del 25 novembre 2010 sulle politiche commerciali internazionali nel quadro degli imperativi dettati dai cambiamenti climatici(9),

—  vista la sua risoluzione del 25 novembre 2010 sui diritti umani e le norme sociali e ambientali negli accordi commerciali internazionali(10),

—  vista la sua risoluzione del 25 novembre 2010 sulla responsabilità sociale delle imprese negli accordi commerciali internazionali(11),

–   visti gli orientamenti dell'UE per la promozione e la tutela dell'esercizio di tutti i diritti umani da parte di lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali, adottati dal Consiglio "Affari esteri" il 24 giugno 2013,

–   viste le conclusioni del Consiglio europeo del 7 e 8 febbraio 2013, le sue conclusioni sugli scambi commerciali del 21 novembre 2014 e le conclusioni del Consiglio "Affari esteri" del 27 novembre 2015,

–   visto il parere della commissione per il commercio internazionale in merito alla relazione sulla trasparenza, la responsabilità e l'integrità nelle istituzioni dell'UE,

—  visto l'accordo di Marrakech che istituisce l'Organizzazione mondiale del commercio (OMC),

—  visto l'articolo 21 del trattato sull'Unione europea (TUE),

—  visti gli articoli 207, 208 e 218 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–   visto l'articolo 24, paragrafo 2, del regolamento (UE) 2015/478 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 2015, relativo al regime comune applicabile alle importazioni,

–  visto il principio della coerenza delle politiche per lo sviluppo sancito dal TFUE,

—  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il commercio internazionale e i pareri della commissione per gli affari esteri, della commissione per lo sviluppo, della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia, della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori e della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale (A8-0220/2016),

A.  considerando che il commercio non è un fine in sé bensì un mezzo per garantire la prosperità e l'uguaglianza, per promuovere le opportunità commerciali, lo sviluppo economico sostenibile, il progresso sociale e la comprensione culturale, per aumentare l'occupazione e per migliorare il tenore di vita senza incrementare la spesa pubblica;

B.  considerando che la politica commerciale comune (PCC) ha subito un profondo cambiamento dall'entrata in vigore del trattato di Lisbona nel dicembre 2009; che il commercio non è un ambito isolato, ma è legato e subordinato a molte altre politiche; che i negoziati per gli accordi commerciali e di investimento devono spingersi oltre la semplice riduzione dei dazi, tenuto conto delle complesse sfide che si pongono oggi in ambito normativo e della convergenza delle norme internazionali;

C.  considerando che è mancato nell'Unione europea un dibattito serio sui costi delle politiche di libero scambio (quali, ad esempio, le ristrutturazioni industriali: chiusura di imprese, perdita di posti di lavoro nel settore manifatturiero, delocalizzazione di interi settori industriali e crescita delle importazioni), come pure un'analisi generale costi/benefici delle politiche di libero scambio; che la mancanza di un dibattito onesto induce diverse parti interessate a mettere in dubbio la logica e la direzione della politica commerciale dell'Unione e delle sue politiche in generale e che un siffatto dibattito avrebbe evitato questo infelice stato di cose;

D.  considerando che la sovraccapacità mondiale in alcuni settori industriali chiave e i conseguenti squilibri commerciali hanno iniziato a erodere la fiducia delle imprese e industrie dell'Unione nella validità della politica commerciale che quest'ultima persegue;

E.  considerando che, in un periodo di scarsa crescita economica, il contributo del commercio estero alla ripresa dell'economia europea è fondamentale per conseguire risultati concreti e misurabili e per promuovere un'occupazione dignitosa, una crescita economica sostenibile e l'uguaglianza in Europa e non solo;

F.  considerando che la politica commerciale di nuova generazione deve rispondere alle preoccupazioni dei cittadini riguardanti la trasparenza e la partecipazione, lo Stato sociale e l'occupazione, alle aspettative delle imprese di un'economia globale e interconnessa, alla lotta contro la povertà e alla necessità di garantire una distribuzione più equa dei profitti generati dal commercio nonché affrontare le questioni nuove, quali il commercio digitale e il ruolo chiave delle PMI;

G.  considerando che i negoziati commerciali in corso hanno portato la politica commerciale dell'UE all'attenzione del pubblico, e che un numero sempre maggiore di cittadini è interessato alla politica commerciale e teme che le regolamentazioni e le norme europee e nazionali possano essere compromesse dalla PCC;

H.  considerando che la Commissione si è chiaramente impegnata affinché nessun accordo commerciale comporti mai la riduzione del grado di protezione normativa, che qualsiasi modifica al grado di protezione avvenga unicamente nel senso di una maggiore tutela e che venga sempre tutelato il diritto di regolamentazione;

I.  considerando che la cooperazione normativa in materia di accordi commerciali deve garantire il maggiore grado possibile di tutela della salute e di sicurezza, conformemente al principio di precauzione sancito dall'articolo 191 TFUE;

J.  considerando che i cittadini e le imprese dell'Unione, tra cui le PMI, esprimono dubbi sul fatto che le grandi associazioni di categoria rappresentino effettivamente gli interessi dei cittadini e delle imprese dell'UE e, in generale, dell'Unione europea stessa;

K.  considerando che la trasparenza esige la verifica, da parte delle istituzioni dell'Unione, che le posizioni presentate per conto delle imprese dell'Unione ne rispecchino effettivamente le opinioni;

L.  considerando che la politica commerciale e di investimento dell'UE deve essere sostenuta non soltanto garantendo risultati vantaggiosi in termini di occupazione e creazione di ricchezza per i cittadini e le imprese, ma anche potenziando i diritti ambientali e sociali e assicurando il massimo livello di trasparenza, impegno e rendicontabilità, mantenendo un dialogo costante con le imprese, i consumatori, le parti sociali, tutti i pertinenti soggetti interessati e le autorità locali e regionali e definendo orientamenti chiari nel quadro dei negoziati;

M.  considerando che le norme di origine determinano la vera portata della liberalizzazione commerciale, dal momento che stabiliscono quali prodotti traggono effettivamente vantaggio dagli accordi di libero scambio, sebbene siano spesso trascurate nei dibattiti pubblici sulla politica commerciale e non siano a tutt'oggi state oggetto di un'analisi del Parlamento;

N.  considerando la necessità che l'Unione europea tenga conto, nella sua politica commerciale e nei negoziati commerciali che porta avanti, della sensibilità di alcuni settori in termini di apertura del mercato, segnatamente il settore agricolo;

O.  considerando che, in base alle previsioni, nel 2050 l'UE-28 rappresenterebbe soltanto il 15 % del PIL mondiale, rispetto al 23,7 % del 2013, e che dal 2015 il 90 % della crescita economica mondiale sarebbe generato al di fuori dell'UE; che il tasso di crescita delle economie emergenti sta rallentando in maniera significativa;

P.  considerando che attualmente l'UE è il più grande blocco commerciale del mondo e controlla un terzo del commercio mondiale, e che da qui al 2020 tale quota dovrebbe scendere fino a circa il 26 %;

Q.  considerando che anche altre variabili, quali i cambiamenti demografici, avranno un impatto negativo sulla posizione dell'UE sulla scena commerciale mondiale; che la quota UE della popolazione mondiale dovrebbe diminuire, passando dal 7,1 % nel 2013 al 5,3 % nel 2060;

R.  considerando che i futuri accordi e negoziati commerciali dovrebbero tenere conto delle posizioni definite nelle risoluzioni del Parlamento sul partenariato transatlantico su commercio e investimenti (TTIP) e sull'accordo sugli scambi di servizi (TiSA), ed essere ad esse coerenti;

S.  considerando che il centro di produzione della ricchezza si sta chiaramente spostando verso est, verso la regione Asia-Pacifico e in particolare la Cina, che ha già superato il Giappone e supererà probabilmente gli Stati Uniti, diventando la più grande economia del mondo nel 2025; che tale mutamento rivela come le economie emergenti e i paesi in via di sviluppo stiano recuperando terreno rispetto al gruppo dei paesi industrializzati e raggiungendo lo stadio di economie mature;

T.  considerando che, secondo le stime, nel 2014 i flussi transfrontalieri di capitali, beni, servizi e dati hanno contribuito all'economia mondiale per 7 800 miliardi di dollari statunitensi supplementari, e che il valore aggiunto dei flussi di dati rappresenta da solo 2 800 miliardi di tale importo totale ed è quindi superiore ai 2 700 miliardi di dollari stimati per gli scambi di beni;

Adattarsi più velocemente ai rapidi cambiamenti nelle tendenze commerciali mondiali

1.  accoglie con favore la nuova strategia della Commissione "Commercio per tutti: verso una politica commerciale e di investimento più responsabile" e, in particolare, il nuovo accento su elementi quali la gestione responsabile delle catene di approvvigionamento, il mercato digitale globale, gli scambi di beni e servizi digitali, il commercio equo ed etico e i costi sociali della liberalizzazione degli scambi; ritiene fermamente che qualsiasi futura politica commerciale debba combattere le forme di protezionismo, anche riducendo le barriere non tariffarie superflue, e garantire nuove opportunità di accesso al mercato, in particolare per le PMI; ricorda che la liberalizzazione degli scambi deve essere messa in atto in modo adeguato onde garantire lo sviluppo sostenibile; deplora il ritardo della Commissione nella presentazione di una nuova strategia, dal momento che il Parlamento aveva chiesto che una revisione della strategia commerciale a medio e lungo termine fosse presentata entro l'estate 2012;

2.  ritiene fermamente che, benché i servizi rappresentino il 70 % del PIL dell'UE e garantiranno il 90 % dei futuri posti di lavoro, il settore manifatturiero dell'UE costituisca un elemento essenziale della reindustrializzazione dell'Europa e che, quindi, la strategia debba incentrarsi maggiormente sul ruolo del settore manifatturiero nella PCC; esorta la Commissione a collaborare con i partner commerciali onde garantire una maggiore apertura dei loro mercati alle imprese dell'UE, in particolare nel settore dei trasporti, delle telecomunicazioni e degli appalti pubblici, considerato che le loro imprese estere beneficiano tuttora di un ampio accesso al mercato interno dell'UE;

3.  riconosce che la politica commerciale dell'UE è estremamente importante sul piano geopolitico ed economico se l'Europa vuole plasmare la globalizzazione, rafforzare le norme internazionali e aumentare l'accesso ai mercati esteri; osserva che le norme internazionali saranno definite da altri se non agiamo subito; sottolinea che, dato lo status dell'UE quale maggiore economia mondiale, il commercio sostenibile e responsabile costituisce lo strumento politico più forte a disposizione dell'Unione per sostenere gli interessi, gli investimenti e gli affari europei nonché per promuovere i valori dell'Europa all'estero, favorendo al contempo la crescita economica e gli investimenti e creando posti di lavoro al proprio interno; appoggia l'obiettivo della Commissione di potenziare le sinergie tra la politica commerciale e quella in materia di mercato interno e raccomanda che tali politiche diano la priorità alle misure volte a creare nuovi posti di lavoro;

4.  si compiace dell'impegno della Commissione affinché nessun accordo commerciale indebolisca i risultati delle norme europee in materia di protezione dei consumatori, anche nel contesto della rivoluzione digitale; sottolinea che il Parlamento continuerà a verificare da vicino che i negoziati in corso rispettino tale impegno;

5.  mette in rilievo il nesso tra il mercato unico e la politica commerciale dell'UE, elementi che dovrebbero essere pienamente compatibili tra loro e con le politiche e i valori più ampi dell'Unione; reputa che un commercio mondiale aperto, responsabile e libero, fondato su norme globali efficaci, trasparenti e solide, sia fondamentale per realizzare appieno il potenziale del mercato unico, facendolo funzionare e crescere e rendendolo vantaggioso per i cittadini, i consumatori e le imprese, in particolare le piccole e medie imprese; ricorda che l'apertura del commercio comporta una maggiore produttività, contribuisce ad accrescere la competitività esterna, è già responsabile di quasi un posto di lavoro su sette nel mercato unico e apporta vantaggi considerevoli per i consumatori;

6.  invita la Commissione ad aggiornare regolarmente la sua strategia commerciale e di investimento e a presentare pubblicamente una relazione di attuazione dettagliata al Parlamento, ogni due anni a partire dal 2017, per assicurare che le promesse fatte vengano mantenute; invita la Commissione a includere in tali relazioni i progressi compiuti nell'ambito dei negoziati commerciali in atto e dell'attuazione degli accordi commerciali esistenti;

7.  esorta la Commissione ad accelerare le sue procedure in modo che gli accordi commerciali negoziati possano essere sottoposti al Parlamento in tempi più brevi, consentendo quindi una loro applicazione provvisoria o una loro entrata in vigore più rapida;

Assicurare una politica commerciale trasparente e dare più voce ai cittadini

8.  si compiace della maggiore trasparenza e apertura della Commissione in tutte le fasi dei negoziati commerciali e sostiene l'iniziativa della Commissione per la trasparenza del TTIP; riconosce che, in seguito a una serie di richieste del Parlamento, la Commissione ha rafforzato la trasparenza dei negoziati, garantendo a tutti i deputati del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali l'accesso a documenti negoziali classificati e fornendo maggiori informazioni ai soggetti interessati; ricorda che un più ampio accesso dei deputati del Parlamento europeo alle informazioni classificate nei negoziati per il TTIP ha rafforzato il controllo parlamentare, permettendo al Parlamento di assumere ancora meglio la sua responsabilità nel quadro della PCC; chiede, pertanto, che l'iniziativa sulla trasparenza della Commissione sia ampliata per estendere la piena trasparenza e la possibilità di un controllo pubblico a tutti i negoziati commerciali in corso e futuri e che si proceda alla consultazione dei paesi partner per promuovere le norme più elevate in materia di trasparenza, garantendo che si tratti di un processo reciproco in cui la posizione negoziale dell'UE non risulti compromessa e che l'accordo sia raggiunto al livello di trasparenza dei negoziati auspicato negli studi esplorativi; sottolinea che un'effettiva trasparenza può rafforzare il sostegno globale a favore di un commercio fondato su regole;

9.  invita il Consiglio a pubblicare senza indugio tutti i mandati negoziali precedentemente adottati e futuri;

10.  invita la Commissione a garantire una partecipazione forte ed equilibrata della società civile e delle parti sociali, anche attraverso opportune consultazioni pubbliche e campagne di comunicazione online, onde migliorare i contenuti della politica commerciale dell'UE e orientarla alla difesa dei diritti dei cittadini, rafforzandone in tal modo la legittimità;

11.  sottolinea che, nel contesto dell'attuale dibattito sulla portata dei negoziati commerciali, la cooperazione normativa deve preservare la funzione primaria della regolamentazione, ossia perseguire l'interesse pubblico; sottolinea che una cooperazione rafforzata tra le autorità di regolamentazione dovrebbe agevolare il commercio e gli investimenti attraverso l'identificazione delle barriere tecniche superflue al commercio nonché delle formalità e degli oneri amministrativi duplicati o superflui che colpiscono in maniera sproporzionata le PMI, senza compromettere nel contempo le procedure tecniche legate a norme e regolamentazioni fondamentali, preservando le norme europee in materia di salute, sicurezza, consumatori, lavoro, legislazione sociale e ambientale e diversità culturale e proteggendo pienamente il principio di precauzione e l'autonomia normativa delle autorità nazionali, regionali e locali; ribadisce che i relativi meccanismi devono essere basati sul perfezionamento dello scambio di informazioni e sul miglioramento dell'adozione delle norme tecniche internazionali nonché portare a una maggiore convergenza, mentre in nessun caso devono compromettere o differire le procedure decisionali democraticamente legittimate di ogni partner commerciale; incoraggia l'uso e l'elaborazione di ulteriori norme tecniche internazionali basate su valutazioni di impatto, nonché tutti gli sforzi volti a garantire che i nostri partner commerciali si impegnino pienamente nell'ambito degli organismi internazionali di normazione; ritiene tuttavia che la mancanza di una norma internazionale comune non debba impedire il reciproco riconoscimento dell'equivalenza, se del caso, o gli sforzi volti a elaborare norme tecniche transatlantiche comuni;

12.  invita la Commissione, al fine di garantire la trasparenza e salvaguardare gli interessi commerciali dell'UE, a garantire, nel quadro delle consultazioni dell'industria sulle iniziative commerciali, che le associazioni dell'UE rappresentino effettivamente gli interessi commerciali dell'UE rispecchiando i veri interessi delle industrie nazionali; sottolinea che, ove possibile, i documenti delle istituzioni dell'UE dovrebbero essere pubblicati, poiché la trasparenza è fondamentale per ottenere il sostegno pubblico per la PCC; invita la Commissione ad attuare le raccomandazioni formulate dal Mediatore europeo nel luglio 2015, con particolare riguardo all'accesso ai documenti per tutti i negoziati;

Una maggiore coerenza tra gli obiettivi commerciali dell'UE e altri aspetti della sua politica esterna in materia di commercio per lo sviluppo

13.  ricorda che la PCC deve essere condotta nel quadro dei principi e degli obiettivi dell'azione esterna dell'Unione definiti all'articolo 21 del TUE e all'articolo 208 del TFUE e dovrebbe promuovere i valori che l'UE difende, quali enumerati all'articolo 2 del TUE; ricorda che occorre garantire coerenza tra le politiche esterne e le politiche interne dotate di una dimensione esterna; sottolinea che l'UE ha l'obbligo giuridico di rispettare i diritti umani e dovrebbe promuovere lo sviluppo economico, sociale e ambientale sostenibile dei paesi che sono suoi partner commerciali; ritiene che l'UE abbia la responsabilità di compiere tutti gli sforzi necessari per prevedere, prevenire e contrastare qualsiasi potenziale effetto negativo causato dalla PCC, conducendo regolarmente valutazioni di impatto ex-ante ed ex-post in relazione ai diritti umani e alla sostenibilità e riesaminando, conseguentemente, gli accordi commerciali in funzione delle necessità; ricorda che soltanto un commercio equo e adeguatamente regolato, se allineato con gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS), potrebbe ridurre le disuguaglianze e promuovere lo sviluppo; ricorda che gli OSS comprendono diversi target connessi al commercio in tutta una serie di settori d'intervento, e che uno degli obiettivi più concreti mira all'incremento delle esportazioni dai paesi in via di sviluppo al fine di raddoppiare la quota delle esportazioni globali dei paesi meno sviluppati entro il 2020;

14.  accoglie con favore la significativa diminuzione del numero di persone che vivono in povertà assoluta, in base alla definizione dalla Banca mondiale, rispetto al 1990; osserva tuttavia che è necessario adoperarsi maggiormente per catalizzare gli investimenti, sia pubblici che privati, verso i paesi meno sviluppati al fine di fornire quadri istituzionali e infrastrutturali che consentano a tali paesi di sfruttare meglio i vantaggi offerti dal commercio, aiutandoli a diversificare le loro economie e a inserirsi nelle catene globali del valore, specializzandosi in prodotti a più alto valore aggiunto;

15.  prende atto delle dichiarazioni della Commissione di rafforzare lo sviluppo sostenibile e promuovere i diritti umani, le norme sociali e del lavoro e la sostenibilità ambientale in tutto il mondo attraverso i suoi accordi commerciali e di investimento, ma invita a compiere sforzi determinati al fine di attuare e applicare pienamente i capitoli corrispondenti nella pratica; condivide il parere della Commissione secondo cui l'UE ha una particolare responsabilità per quanto riguarda l'impatto delle sue politiche commerciali sui paesi in via di sviluppo e in particolare sui paesi meno sviluppati;

16.  ritiene che la migrazione costituisca una delle principali sfide che l'UE si trova ad affrontare nel XXI secolo; sottolinea che garantire la coerenza delle politiche dell'UE in materia di commercio e investimenti è fondamentale per far fronte alle cause della migrazione; deplora che la strategia "Commercio per tutti" non abbia tenuto sufficientemente conto di tale aspetto;

17.  è del parere che la finalità delle zone di libero scambio globali e approfondite (DCFTA), soprattutto per i paesi partner in situazioni di crisi economica, debba essere soprattutto quella di migliorare in maniera tangibile e sostenibile le condizioni di vita della gente comune;

18.  sottolinea che le disposizioni in materia di diritti umani, le norme sociali e ambientali, gli impegni sui diritti del lavoro basati sulle convenzioni fondamentali dell'OIL e sui principi di responsabilità sociale delle imprese, compresi i principi dell'OCSE per le società multinazionali e i principi delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani, dovrebbero essere vincolanti e devono costituire una parte sostanziale degli accordi commerciali dell'UE mediante impegni applicabili; invita la Commissione a includere in tutti gli accordi commerciali e di investimento dell'UE capitoli in materia di sviluppo sostenibile; ritiene che, per rendere vincolanti tali disposizioni sullo sviluppo sostenibile, sia necessario attuare un approccio in tre fasi che preveda consultazioni a livello governativo, gruppi consultivi nazionali e comitati di esperti con la partecipazione dell'OIL e che si debba ricorrere solamente in ultima istanza alla disposizione generale sulla risoluzione delle controversie contenuta nell'accordo al fine di risolvere le controversie con la possibilità di sanzioni finanziarie; sottolinea che le norme lavorative e ambientali non sono circoscritte ai capitoli sul commercio e sullo sviluppo sostenibile, ma devono valere in tutti gli ambiti degli accordi commerciali;

19.  sottolinea l'importanza di prevedere meccanismi di salvaguardia efficaci negli accordi commerciali; chiede nel contempo l'inclusione di un meccanismo di applicazione efficace dei diritti ambientali e del lavoro ai quali non si applica la clausola sui diritti umani; invita la Commissione a istituire un processo strutturato e depoliticizzato che preveda che le consultazioni con i partner per sospetta violazione degli obblighi previsti dai capitoli sul commercio e sullo sviluppo sostenibile debbano essere avviate in base a criteri chiari;

20.  sottolinea la partecipazione della società civile negli accordi di libero scambio (ALS) e la possibilità di utilizzare mezzi di comunicazione più avanzati in modo da agevolare la partecipazione della società civile;

21.  ribadisce che è importante rispettare le norme europee e internazionali in materia di commercio di armi, in particolare il trattato internazionale delle Nazioni Unite sul commercio di armi e il codice di condotta dell'UE sulle esportazioni di armi; evidenzia che la politica commerciale dell'UE è uno strumento di diplomazia economica che potrebbe anche contribuire ad affrontare le cause profonde del terrorismo; sottolinea che una legislazione efficace in materia di controllo delle esportazioni rappresenta anch'essa un aspetto chiave della politica commerciale dell'UE; invita a tale proposito la Commissione ad aggiornare la legislazione dell'UE sul controllo delle esportazioni di prodotti a duplice uso, al fine di perseguire gli obiettivi strategici e i valori universali dell'Unione;

22.  ricorda che, secondo le stime dell'OIL, 865 milioni di donne in tutto il mondo potrebbero contribuire maggiormente alla crescita economica se fossero sostenute in maniera più efficace; osserva che le imprese femminili rappresentano una leva sottoutilizzata per stimolare la competitività, accelerare l'attività economica e sostenere la crescita; afferma che la politica commerciale può avere impatti differenti in termini di genere nei diversi settori dell'economia e che sono necessari maggiori dati sul genere e sul commercio; prende atto che la Commissione non affronta la dimensione di genere degli accordi commerciali nella sua comunicazione "Commercio per tutti"; invita la Commissione a intensificare gli sforzi volti a sfruttare i negoziati commerciali come uno strumento per promuovere l'uguaglianza di genere in tutto il modo e a garantire che tanto le donne quanto gli uomini possano trarre vantaggio dalla liberalizzazione degli scambi ed essere protetti dai suoi effetti negativi; ritiene che, a tale proposito, la Commissione dovrebbe assicurarsi che la prospettiva di genere sia inclusa, orizzontalmente, in tutti gli accordi commerciali futuri e monitorare l'impatto in termini di genere degli accordi commerciali in vigore;

23.  si compiace che la Commissione abbia annunciato di volere effettuare una revisione intermedia del sistema di preferenze generalizzate (SPG), valutando in particolare la possibilità di estendere le preferenze ai servizi all'interno del sistema; sottolinea nel contempo che i sistemi di SPG, tra cui il regime "tutto tranne le armi" (EBA) e SPG+, sono strumenti che consentono di rispettare i valori fondamentali e che devono essere attuati e monitorati in modo efficace;

Catene globali del valore (CGV) trasparenti che rispettano i valori e le norme fondamentali a livello mondiale

24.  riconosce che l'internazionalizzazione del sistema produttivo mondiale ha contribuito a creare nuove opportunità di sviluppo economico e ad offrire a centinaia di milioni di persone una via di uscita dalla povertà attraverso l'occupazione; ricorda che, secondo l'OIL, circa 780 milioni di donne e uomini attivi non hanno un reddito sufficiente per uscire dalla povertà; sottolinea che l'espansione delle CGV ha creato opportunità occupazionali ma che la debole applicazione delle leggi sul lavoro esistenti e delle norme di sicurezza occupazionali – introdotte per tutelare i lavoratori contro orari di lavoro estenuanti e condizioni inaccettabili – nei paesi di origine è tuttora una questione urgente; osserva che le CGV hanno anche incoraggiato alcuni fornitori a ignorare le leggi sul lavoro, a delocalizzare le loro attività economiche al di fuori dell'UE, a impiegare lavoratori in condizioni pericolose e inaccettabili, a esigere orari di lavoro estenuanti e a negare ai lavoratori i loro diritti fondamentali; ricorda che tali pratiche creano una situazione di concorrenza sleale per i fornitori che rispettano le leggi sul lavoro e le norme internazionali in materia di lavoro e di ambiente e per i governi che desiderano migliorare i salari e le condizioni di vita; invita la Commissione ad analizzare l'impatto dell'aumento delle CGV e a presentare proposte concrete per migliorarne le condizioni in stretta collaborazione con l'OIL e l'OCSE; sottolinea che una maggiore integrazione dell'UE nelle CGV deve seguire due principi: da un lato, salvaguardare il modello sociale e normativo europeo e, dall'altro, garantire e creare una crescita economica sostenibile ed equa e un'occupazione dignitosa nell'UE e per i suoi partner; riconosce che la globalizzazione delle catene del valore aumenta il contenuto di importazione tanto della produzione interna quanto delle esportazioni, incrementando così in modo sostanziale il costo delle misure protezionistiche;

25.  ritiene che la politica commerciale debba contribuire ad assicurare un processo produttivo trasparente lungo tutta la catena del valore e garantire il rispetto delle norme ambientali, sociali e di sicurezza fondamentali; invita la Commissione a promuovere iniziative sulle norme relative al dovere di diligenza per le catene di approvvigionamento; si compiace dell'intenzione della Commissione di cooperare strettamente con l'OIL e con l'OCSE per sviluppare un approccio globale al fine di migliorare le condizioni di lavoro in particolare nel settore dell'abbigliamento; sottolinea l'importanza di identificare e valutare nuove opportunità settoriali o geografiche per ulteriori iniziative a favore di una catena di approvvigionamento responsabile; attende con interesse la prossima comunicazione della Commissione sulla responsabilità sociale delle imprese;

26.  esorta la Commissione a portare avanti il quadro complessivo per la politica di investimento in relazione allo sviluppo sostenibile dell'UNCTAD;

27.  chiede che gli aiuti al commercio e l'assistenza tecnica dell'UE siano incentrati sul sostegno ai produttori poveri, alle microimprese e alle piccole imprese, alle cooperative e alle donne, nonché sull'uguaglianza di genere, al fine di accrescere i vantaggi derivanti dagli scambi commerciali nei mercati locali e regionali;

28.  invita la Commissione a sviluppare la legislazione con l'obiettivo di vietare le importazioni di beni prodotti attraverso qualsivoglia forma di lavoro forzato o di schiavitù moderna e, nel contempo, a rafforzare i controlli basati su principi etici in relazione alle importazioni e alla catena di approvvigionamento;

29.  sottolinea che una migliore protezione dell'intero spettro dei diritti di proprietà intellettuale e un'applicazione più efficace sono fondamentali per l'ulteriore integrazione nelle CGV;

30.  invita la Commissione a sostenere tutti i paesi in via di sviluppo affinché utilizzino in maniera completa ed efficace le flessibilità previste dall'accordo TRIPS, riconosciute e affermate dalla dichiarazione di Doha sull'accordo TRIPS e la salute pubblica, adottata il 14 novembre 2001, nell'ottica di garantire che siano in grado di fornire l'accesso a farmaci essenziali a prezzi accessibili nel quadro dei loro programmi nazionali di salute pubblica; ricorda al Consiglio, a tale riguardo, di rispettare gli impegni della dichiarazione di Doha assicurando che la Commissione garantisca esplicitamente l'accesso ai farmaci nel negoziare le disposizioni relative ai prodotti farmaceutici, nel quadro dei futuri accordi commerciali bilaterali e regionali con i paesi in via di sviluppo o nei processi di adesione all'OMC dei paesi in via di sviluppo; accoglie con favore il sostegno della Commissione a favore della richiesta di proroga avanzata dai paesi meno sviluppati per la proprietà intellettuale farmaceutica, ma deplora la decisione del Consiglio TRIPS dell'OMC di concedere soltanto una proroga limitata a 17 anni;

31.  accoglie con favore l'attenzione dedicata dalla Commissione al commercio equo nella comunicazione "Commercio per tutti" e invita la Commissione ad adempiere prioritariamente ai suoi impegni di utilizzare la struttura esistente per l'attuazione degli ALS allo scopo di promuovere il commercio equo, incentivare i sistemi di commercio equo presso i piccoli produttori nei paesi terzi per mezzo delle delegazioni dell'UE e di svolgere attività di sensibilizzazione nell'UE, come un premio per la "città europea del commercio equo ed etico";

32.  ritiene che le nuove tecnologie e Internet forniscano nuovi strumenti di tracciabilità dei prodotti lungo la catena di approvvigionamento;

33.  ricorda il ruolo dei servizi bancari nello sviluppo del commercio e degli investimenti; invita l'UE a sostenere la promozione dell'accesso ai servizi bancari nei paesi in via di sviluppo;

34.  si compiace del fatto che la Commissione abbia annunciato di volere modernizzare le norme di origine, dal momento che esse costituiscono una barriera sempre maggiore agli scambi laddove i modelli commerciali sono dominati dalle catene globali del valore; sottolinea che la modernizzazione delle norme di origine deve costituire una priorità in tutti gli accordi di libero scambio negoziati dall'Unione; invita la Commissione, in particolare, ad adoperarsi per norme di origine flessibili, tra cui requisiti non particolarmente rigorosi per quanto riguarda il valore aggiunto e la modifica dei sottocodici nel sistema armonizzato;

Rendere il monitoraggio, la valutazione e il follow-up degli accordi esistenti una priorità assoluta della politica commerciale dell'UE

35.  valuta positivamente la proposta della Commissione relativa a un partenariato rafforzato con il Parlamento e i soggetti interessati per l'attuazione degli accordi commerciali; sottolinea che il Parlamento deve essere coinvolto e pienamente informato, in maniera tempestiva, in tutte le fasi della procedura, anche mediante una consultazione sistematica del Parlamento prima di elaborare il mandato a negoziare; sottolinea che la Commissione ha l'obbligo di informare il Parlamento circa le sue attività relative all'attuazione, al monitoraggio e al follow-up degli accordi commerciali e di investimento;

36.  invita la Commissione a non chiedere l'applicazione provvisoria degli accordi commerciali, compresi i capitoli commerciali degli accordi di associazione, prima che il Parlamento dia la sua approvazione; ricorda che ciò comprometterebbe gravemente i diritti del Parlamento e creerebbe una potenziale incertezza giuridica in relazione agli altri firmatari dell'accordo e agli operatori economici interessati; rammenta e accoglie con favore gli impegni del commissario per il Commercio in tale ambito ma raccomanda con fermezza di formalizzare tale impostazione nel nuovo accordo interistituzionale;

37.  ritiene che, nel caso degli accordi misti, la pratica già testata in virtù della quale un accordo è applicato provvisoriamente soltanto dopo che il Parlamento ha concesso la sua approvazione in attesa della ratifica da parte dei parlamenti nazionali costituisca la soluzione più equilibrata tra controllo democratico ed efficienza;

38.  ribadisce che il monitoraggio, la valutazione e il follow-up degli accordi esistenti devono diventare una priorità assoluta della PCC; invita la Commissione a riassegnare le risorse adeguate per consentire alla DG Commercio di monitorare meglio gli accordi commerciali che devono essere attuati, in considerazione della crescente agenda negoziale; invita la Commissione a istituire indicatori specifici per garantire il monitoraggio dell'attuazione degli accordi commerciali e a presentare pubblicamente e periodicamente una relazione dettagliata sull'attuazione al Parlamento, indicando, ad esempio, i risultati delle industrie dell'UE e l'impatto degli accordi sui diversi settori, nonché le rispettive quote di mercato;

39.  invita la Commissione a migliorare la qualità e l'accuratezza delle valutazioni ex ante ed ex post sulla base di una metodologia rivista; sottolinea la necessità di presentare sempre una valutazione d'impatto approfondita ed esaustiva della sostenibilità per le iniziative nell'ambito della politica commerciale, vista in particolare la recente raccomandazione del Mediatore riguardante la denuncia 1409/201/JN sull'ALS tra UE e Vietnam; sottolinea che le valutazioni dovrebbero contemplare almeno: i settori economici sensibili; i diritti umani, sociali e ambientali; la produzione agricola e locale nelle regioni ultraperiferiche; esprime preoccupazione per la mancanza di valutazioni intermedie ed ex post e per la scarsa qualità di quelle esistenti, come dimostra la relazione speciale n. 2/2014 della Corte dei conti europea; insiste sulla necessità di eseguire valutazioni intermedie ed ex post di migliore qualità per quanto concerne tutti gli accordi commerciali, al fine di permettere ai responsabili politici, ai soggetti interessati e ai contribuenti europei di valutare se tali accordi commerciali abbiano sortito i risultati attesi; chiede alla Commissione di fornire dati sull'impatto degli accordi commerciali conclusi, con particolare riferimento alle PMI, alla creazione di posti di lavoro dignitosi, ai diritti umani e all'ambiente, anche nei paesi partner e di presentare misure aggiuntive per garantire che i paesi meno sviluppati traggano beneficio dalle nostre politiche commerciali;

40.  invita la Commissione a presentare al Parlamento una relazione sulla pratica della doppia tariffazione e altre pratiche di distorsione dei prezzi utilizzate dai principali partner commerciali dell'UE, concentrando l'attenzione sulle risorse energetiche e indicando l'impatto economico di tali pratiche sull'economica dell'UE nonché le misure adottate dalla Commissione, a livello bilaterale, multilaterale e dell'OMC, per porre fine a tali pratiche; invita la Commissione ad adoperarsi con ogni mezzo per abolire la pratica della doppia tariffazione e altre pratiche di distorsione dei prezzi nelle sue relazioni commerciali con tutti i suoi partner commerciali;

Promuovere il commercio mondiale attraverso un approccio multilaterale nel quadro dell'OMC

41.  sottolinea che il sistema commerciale multilaterale nell'OMC resta l'opzione migliore per garantire un sistema aperto, leale e basato sulle regole in grado di tenere in conto e bilanciare i diversi interessi dei membri; ribadisce che il Parlamento resta sostenitore convinto dell'agenda multilaterale; plaude alla conclusione dei negoziati relativi all'accordo sull'agevolazione degli scambi che contribuirà a semplificare e ad ammodernare le procedure doganali in molti paesi, il che a sua volta faciliterà l'integrazione dei paesi in via di sviluppo nel sistema commerciale globale; chiede che tutte le parti attuino l'accordo in modo rapido e corretto;

42.  rileva che nel corso della decima conferenza ministeriale dell'OMC a Nairobi nel 2015 sono stati conseguiti modesti miglioramenti; prende atto delle differenze tra i membri dell'OMC in merito alle modalità operative legate all'agenda di Doha, compresa l'esigenza di considerare nuovi approcci per dare soluzione alle questioni in sospeso nel rispetto dei diversi interessi all'interno dei paesi in via di sviluppo e tra i paesi meno sviluppati, riconoscendo nel contempo la crescente responsabilità per le economie emergenti, nell'ottica di giungere alla conclusione del ciclo di Doha; plaude all'impegno dell'UE a favore dell'obiettivo di 400 milioni di EUR in finanziamenti per cinque anni al fine di sostenere i paesi in via di sviluppo, in particolare i paesi meno sviluppati, nei loro sforzi per attuare l'accordo sull'agevolazione degli scambi; osserva l'interesse espresso da alcuni membri dell'OMC in merito all'apertura di nuovi settori negoziali, tra cui, ma non esclusivamente, gli investimenti, le imprese statali, la concorrenza e il commercio digitale; ritiene che l'esito della conferenza ministeriale di Nairobi offra un'opportunità per dare nuovo impulso alla funzione negoziale dell'OMC; invita la Commissione a prendere l'iniziativa di riformare e rafforzare l'OMC, anche rafforzando il coordinamento con l'OIL e le altre agenzie dell'ONU che si occupano di ambiente e diritti umani, al fine di assicurare maggiore inclusione, efficacia, trasparenza e rendicontabilità; ricorda il ruolo cruciale degli aiuti al commercio (AFT) per il potenziamento delle capacità in campo commerciale e l'assistenza tecnica ai paesi in via di sviluppo; invita, a tale proposito, l'Unione e i suoi Stati membri a impegnarsi ad aumentare gli aiuti al commercio, in modo da permettere ai paesi in via di sviluppo di beneficiare di una quota maggiore di valore aggiunto nelle GVC; chiede alla Commissione di affrontare la questione del commercio equo e solidale nel prossimo riesame della strategia in materia di aiuti al commercio;

43.  ritiene che i negoziati plurilaterali, preferibilmente in seno all'OMC, quali l'accordo sulla tecnologia dell'informazione (ITA), l'accordo sui beni ambientali (EGA) e l'accordo sugli scambi di servizi (TiSA), offrano un'opportunità per rilanciare i progressi a livello dell'OMC, ma solo mantenendo aperta la possibilità di adesione da parte di membri dell'OMC interessati; è fermamente convinto che, ove possibile, tali accordi debbano essere sufficientemente ambiziosi da essere applicati in base al principio della nazione più favorita tra tutti i membri dell'OMC e dovrebbero costituire l'ossatura per i futuri accordi multilaterali; evidenzia che la politica commerciale andrebbe utilizzata anche come strumento per aumentare la competitività di prodotti ecocompatibili, sia per quanto riguarda il loro impiego che i metodi di produzione; sottolinea l'importanza della dimensione multilaterale dell'iniziativa "beni ambientali" e di valutare se gli accordi commerciali possano accordare maggiori preferenze ai veri e propri beni ambientali; sottolinea che il TiSA potrebbe costituire un'opportunità per rilanciare i progressi sul commercio dei servizi a livello dell'OMC;

44.  chiede una forte ed efficace dimensione parlamentare dell'OMC per accrescere la trasparenza dell'organizzazione nonché rafforzare e garantire la legittimità democratica del commercio globale; sollecita l'OMC a utilizzare appieno la Conferenza parlamentare sull'OMC e a garantire che i parlamentari abbiano accesso a tutte le informazioni di cui necessitano per svolgere efficacemente il proprio ruolo di controllo e contribuire in modo significativo alle politiche commerciali;

Approccio mirato nella scelta dei prossimi negoziati su ALS

45.  invita la Commissione a concentrarsi, in modo equilibrato e in uno spirito di reciprocità e vantaggio reciproco, sulla conclusione dei negoziati commerciali in atto e a valutare i possibili effetti cumulativi, in particolare per i prodotti sensibili interessati da quote o liberalizzazione nell'ambito dei negoziati in corso o degli accordi commerciali già conclusi; chiede di valutare e comunicare meglio il reale e potenziale impatto degli accordi commerciali conclusi al fine di trovare un adeguato equilibrio tra la tutela dei settori agricoli sensibili e la promozione degli interessi offensivi dell'Unione in quanto uno dei principali esportatori del settore agroalimentare, ad esempio prevedendo periodi transitori appropriati e quote, e in alcuni casi l'esclusione, per i prodotti più sensibili; sollecita la Commissione a procedere a esami e valutazioni d'impatto in materia di sostenibilità, ex ante, imparziali e obiettive, tenendo conto degli interessi dell'Unione, prima di elaborare mandati negoziali;

46.  reputa innanzitutto essenziale garantire che i negoziati commerciali conclusi con successo siano ratificati quanto prima; chiede in particolare che la conclusione di accordi con il Canada e Singapore garantisca l'apertura di due grandi mercati che saranno fondamentali per gli interessi futuri delle imprese dell'UE; chiede che si svolga un dibattito informato in tutta l'UE nel corso di discussioni politiche;

47.  sottolinea la fondamentale importanza di portare avanti in tutti i negoziati commerciali dell'UE gli interessi sensibili e offensivi quali ad esempio la promozione degli investimenti, la rimozione delle barriere al commercio non tariffarie e superflue, il riconoscimento e la protezione delle indicazioni geografiche e dei diritti del lavoro, il miglioramento dell'accesso agli appalti pubblici (in particolare nel contesto dell'attuale dibattito sul TTIP e sull'ALS UE-Giappone), la garanzia di posti di lavoro dignitosi e di qualità, l'integrazione delle PMI nelle catene di valore globali, l'esclusione dei servizi pubblici e dei servizi audiovisivi e la garanzia giuridica del diritto di regolamentare nel contesto dei negoziati ALS nel quadro di pacchetti ambiziosi, equilibrati e globali;

48.  ribadisce che i negoziati commerciali seguono una strategia commerciale regionale mirata e che è garantita la piena coerenza con l'integrazione regionale, in particolare all'interno dell'Asia, dell'Africa e dell'America latina, che la Commissione ha indicato come regioni cruciali per gli interessi economici europei, senza pregiudicare il ruolo chiave del partenariato strategico UE-USA; invita la Commissione ad avviare quanto prima i negoziati su un accordo sugli investimenti con Taiwan; conferma che l'UE e l'America latina sono alleati naturali con una popolazione totale di un miliardo di persone e una quota pari a un quarto del PIL mondiale; evidenzia che il potenziale di tale partenariato non è stato adeguatamente valorizzato; accoglie con favore il fatto che la nuova strategia commerciale e in materia di investimenti della Commissione preveda la rilevanza essenziale dell'America latina; invita la Commissione ad approfittare dello slancio attuale nei negoziati commerciali tra l'UE e il Mercosur per conseguire un accordo globale, equilibrato e ambizioso; sostiene la modernizzazione degli accordi con il Messico e il Cile; chiede che sia dato nuovo impulso ai negoziati ALS con l'Australia e la Nuova Zelanda e ricorda l'importanza di sviluppare le relazioni commerciali dell'UE con l'India in ragione delle enormi potenzialità di questo mercato; sollecita la Commissione a imprimere un nuovo slancio ai negoziati con la Malaysia e ad avviare quanto prima i negoziati con l'Indonesia dopo la conclusione delle discussioni preparatorie per un partenariato economico globale;

49.  evidenzia che, nel contesto delle attuali sfide, occorre assegnare particolare rilevanza al quadro post-Cotonou, sottolineando i legami con le clausole sui diritti umani contenute negli APE, e al sostegno alla creazione di una zona continentale di libero scambio per l'Africa, quale stimolo alla stabilità, all'integrazione regionale, alla crescita locale, all'occupazione e all'innovazione; ricorda la necessità per l'UE di garantire la stabilità del suo vicinato orientale e meridionale e chiede una migliore integrazione economica, conseguendo, a tale riguardo, una piena, rapida e adeguata attuazione degli accordi di libero scambio globale e approfondito con Ucraina, Georgia e Repubblica di Moldova, nonché progressi concreti con la Tunisia, il Marocco e la Giordania;

50.  invita la Commissione a coinvolgere pienamente le imprese nazionali in tutte le fasi dei negoziati commerciali, anche procedendo a consultazioni con le associazioni nazionali parallelamente alle consultazioni con le associazioni di coordinamento a livello UE, e a corredare il testo di un accordo commerciale negoziato con un elenco indicante chiaramente i risultati dei negoziati per i diversi settori e le ragioni delle scelte effettuate dalla Commissione;

Contro la concessione dello stato di economia di mercato (SEM) alla Cina e necessità di efficaci strumenti di difesa commerciale (SDC)

51.  sottolinea che ulteriori misure di liberalizzazione – che potrebbero portare a concorrenza e pratiche commerciali sleali tra i paesi per quanto attiene a barriere non tariffarie di ogni genere, diritti dei lavoratori e norme in materia di ambiente e salute pubblica – esigono che l'UE sia in grado di dare una risposta ancora più efficace alle pratiche commerciali sleali e di assicurare condizioni di parità; sottolinea che gli strumenti di difesa commerciale (SDC) devono restare un elemento indispensabile della strategia commerciale dell'UE e consentire una maggiore competitività ripristinando, laddove necessario, condizioni di concorrenza leale; ricorda che l'attuale legislazione dell'UE in materia di difesa commerciale risale al 1995; sottolinea che il sistema di difesa commerciale dell'UE deve essere modernizzato quanto prima senza essere indebolito; evidenzia che la legislazione dell'UE in materia di difesa commerciale deve essere più efficace, più accessibile per le PMI e adattata alle sfide e agli schemi commerciali odierni, che le inchieste devono essere più brevi e che la trasparenza e la prevedibilità devono essere rafforzate; deplora che la proposta di modernizzare gli SDC sia bloccata in seno al Consiglio, il quale non è stato in grado di conseguire risultati in merito a tale atto legislativo essenziale; si rammarica del fatto che la Commissione non faccia riferimento all'esigenza di modernizzare gli SDC nella sua comunicazione "Commercio per tutti"; invita con urgenza il Consiglio a sbloccare, sulla base della posizione del Parlamento, la fase di stallo in cui versa la modernizzazione degli SDC, specialmente in un momento in cui la Cina sollecita energicamente il riconoscimento del SEM;

52.  ribadisce l'importanza del partenariato tra l'UE e la Cina, nel cui ambito commercio e investimenti liberi ed equi svolgono un ruolo importante; è convinto che, finché la Cina non soddisferà tutti e cinque i criteri richiesti per essere considerata un'economia di mercato, l'UE dovrebbe utilizzare, nelle inchieste antidumping e antisovvenzione sulle importazioni cinesi, una metodologia non standard per determinare la comparabilità dei prezzi, conformandosi e dando pieno effetto alle parti della sezione 15 del protocollo di adesione della Cina che offrono un margine per l'applicazione di una metodologia non standard; invita la Commissione a presentare una proposta in linea con tale principio e ricorda la necessità di assicurare uno stretto coordinamento con altri partner dell'OMC su tale questione;

53.  invita la Commissione ad adottare eventuali misure a questo riguardo soltanto dopo aver effettuato una valutazione di impatto approfondita e a vasto spettro, in cui siano esaminati tutti gli effetti e tutte le conseguenze possibili sull'occupazione e la crescita sostenibile nella totalità dei settori dell'UE, nonché gli eventuali effetti e conseguenze sull'ambiente;

Maggiore coerenza tra le politiche commerciali e industriali dell'UE e migliore protezione dei diritti di proprietà intellettuale (DPI)

54.  ritiene che occorra profondere maggiori sforzi per rispondere alle esigenze delle industrie europee in modo globale e che il settore manifatturiero dell'UE sia troppo spesso messo in secondo piano rispetto al settore dei servizi; evidenzia che la politica commerciale deve assicurare condizioni di parità all'industria europea, fornire accesso ai mercati nuovi ed emergenti e agevolare una convergenza verso l'alto delle norme, riducendo al contempo la doppia certificazione; invita la Commissione a garantire la coerenza tra le politiche commerciali e industriali dell'UE e a promuovere lo sviluppo e la competitività dell'industria europea, con particolare riferimento alla strategia di reindustrializzazione;

55.  pone in evidenza il ruolo centrale che le norme di origine svolgono nel determinare quali settori trarranno beneficio o saranno svantaggiati dagli accordi di libero scambio dell'UE; riconosce che le norme di origine non sono state finora pienamente analizzate dal Parlamento e chiede alla Commissione di elaborare una relazione che identifichi le modifiche da essa apportate negli ultimi dieci anni, a livello del codice NC a 4 cifre, alla posizione negoziale degli ALS privilegiati per quanto riguarda le norme di origine, spiegando le ragioni di eventuali modifiche;

56.  ritiene che la mancanza di tutela effettiva dei DPI ponga a rischio la sopravvivenza di interi settori dell'industria europea; sottolinea che la contraffazione si traduce in una perdita di posti di lavoro e inibisce l'innovazione; ribadisce che una protezione adeguata dei DPI e la loro effettiva attuazione costituiscono le fondamenta di un'economia globale; accoglie con favore l'impegno della Commissione a potenziare la protezione e l'attuazione dei DPI negli ALS e in sede di OMC e a cooperare con i partner per contrastare le frodi; sostiene la Commissione nel suo obiettivo di tutelare l'intera gamma dei DPI, tra cui brevetti, marchi, diritti d'autore, disegni e modelli, indicazioni geografiche, marchi di origine e medicinali;

Apertura di nuove opportunità di mercato per i prestatori di servizi dell'UE e riconoscimento delle qualifiche professionali quale elemento essenziale della strategia commerciale dell'UE

57.  ribadisce che l'UE svolge un ruolo di primo piano nel settore dei servizi; sottolinea che l'apertura di nuove opportunità di mercato deve essere un elemento essenziale della strategia commerciale internazionale dell'UE; sottolinea che è estremamente importante inserire i servizi negli accordi commerciali, in quanto ciò offre opportunità alle imprese e agli occupati in Europa, ed escludere al contempo, in linea con gli articoli 14 e 106 TFUE e il protocollo 26, gli attuali e futuri servizi di interesse generale e servizi di interesse economico generale dall'ambito di applicazione di qualsiasi accordo, indipendentemente dal fatto che siano finanziati pubblicamente o privatamente; chiede che la Commissione promuova e includa il riconoscimento delle qualifiche professionali negli accordi commerciali, aprendo in tal modo nuove opportunità per le imprese e i lavoratori europei; invita in particolare a prendere in considerazione la possibilità di integrare alcuni benefici della direttiva sui trasferimenti intrasocietari negli accordi commerciali e di investimento in cambio di tali riconoscimenti;

58.  condivide la posizione della Commissione secondo cui la circolazione temporanea di professionisti è diventata una condizione essenziale per l'espansione delle attività commerciali a livello internazionale e continua a costituire un interesse offensivo dell'UE; sottolinea che in tutti gli accordi commerciali e di investimento dell'UE dovrebbe essere inserito un capitolo sulla mobilità dei lavoratori; rammenta tuttavia che gli impegni della modalità 4 devono applicarsi soltanto alla circolazione di professionisti altamente qualificati (vale a dire persone con una laurea o titolo equivalente ovvero che occupano una posizione dirigenziale di alto livello) per motivi specifici, per un periodo di tempo limitato e secondo precise condizioni stabilite dalla legislazione nazionale del paese in cui il servizio è effettuato e da un contratto che rispetti tale legislazione nazionale, conformemente all'articolo 16 della direttiva sui servizi, garantendo nel contempo che l'UE e i suoi Stati membri possano in ogni caso mantenere e migliorare le norme del lavoro e i contratti collettivi;

59.  accoglie con favore l'intenzione della Commissione di utilizzare la politica commerciale per contrastare le nuove forme di protezionismo digitale e di istituire norme per il commercio elettronico e i flussi transfrontalieri di dati in conformità della legislazione dell'UE in materia di protezione dei dati e vita privata, garantendo nel contempo la tutela dei diritti fondamentali; ritiene che occorra profondere sforzi molto maggiori per creare un clima favorevole al commercio elettronico e all'imprenditorialità all'interno dell'UE riducendo i monopoli e gli abusi di posizioni monopolistiche nel mercato delle telecomunicazioni come pure le pratiche di geoblocco e assicurando mezzi di ricorso concreti; sottolinea che è fondamentale garantire la cooperazione in campo normativo, la riduzione delle frodi online nonché il reciproco riconoscimento e l'armonizzazione delle norme nel settore del commercio digitale; invita la Commissione a presentare un nuovo modello per i capitoli sul commercio elettronico, che esenti totalmente il quadro giuridico attuale e futuro dell'UE per la protezione dei dati in tutti i negoziati commerciali, allo scopo di garantire che lo scambio di dati avvenga nel pieno rispetto delle norme in materia di protezione dei dati vigenti nel paese di origine dell'interessato; sollecita maggiore cooperazione tra le autorità responsabili dell'applicazione della legge, specialmente in relazione alle pratiche commerciali sleali attuate online;

Importanza fondamentale dell'economia digitale nel futuro commercio globale

60.  rileva l'importanza crescente e futura dell'economia digitale, non solo in Europa ma in tutto il mondo, con un numero stimato di utenti di Internet pari a 3,3 miliardi a livello globale, il che equivale al 40 % della popolazione mondiale; ritiene che tendenze come il cloud computing, i servizi web mobili, le reti intelligenti e i media sociali stiano determinando una trasformazione radicale del panorama imprenditoriale; sottolinea che la politica commerciale dell'UE deve restare al passo con le tendenze digitali e tecnologiche;

61.  invita la Commissione, in cooperazione con i partner dell'OMC, non soltanto a istituire un gruppo di lavoro sul commercio elettronico nell'ambito dell'OMC, con il compito di esaminare in modo dettagliato l'adeguatezza dell'attuale quadro per il commercio elettronico, analizzando le raccomandazioni, i chiarimenti e gli adeguamenti specifici, ma anche a delineare un nuovo quadro per agevolare gli scambi commerciali di servizi, ispirandosi alle prassi migliori dedotte dall'attuazione dell'accordo sulla facilitazione degli scambi;

Sostegno alla Commissione nella lotta contro la corruzione

62.  segnala che l'inserimento di disposizioni concernenti i servizi finanziari negli accordi commerciali ha sollevato riserve rispetto ai loro eventuali effetti negativi in termini di riciclaggio di denaro, evasione fiscale ed elusione fiscale; esorta la Commissione a combattere la corruzione in quanto principale ostacolo non tariffario nei paesi sviluppati e in quelli in via di sviluppo; ribadisce che gli accordi commerciali e di investimento offrono una buona opportunità per rafforzare la cooperazione nella lotta contro la corruzione, il riciclaggio di denaro, la frode fiscale e l'evasone fiscale; reputa che gli impegni basati sulle norme internazionali, gli obblighi in materia di rendicontazione paese per paese e lo scambio automatico di informazioni dovrebbero essere inclusi negli opportuni accordi internazionali quale fondamento di un'ulteriore liberalizzazione dei servizi finanziari;

63.  ritiene che il collegamento tra gli accordi commerciali e di investimento e le convenzioni contro la doppia imposizione non sia considerato in modo sufficiente e invita la Commissione a esaminare attentamente gli eventuali effetti reciproci di tali strumenti nonché le conseguenze per la coerenza globale delle politiche nella lotta all'evasione fiscale;

Politica commerciale lungimirante e attenta alle esigenze specifiche delle PMI

64.  evidenzia che una politica commerciale lungimirante deve riservare maggiore attenzione alle specifiche esigenze delle microimprese e delle PMI e assicurare che esse possano trarre pieno vantaggio dagli accordi commerciali e di investimento; rammenta che solo una piccola percentuale delle PMI europee è in grado di identificare e sfruttare le opportunità offerte dalla globalizzazione e dalla liberalizzazione degli scambi commerciali; osserva che solo il 13 % delle PMI europee conduce attività internazionali al di fuori dell'UE, generando un terzo delle esportazioni dell'UE; sostiene le iniziative volte a facilitare l'internazionalizzazione delle PMI europee e insiste pertanto sui vantaggi associati all'inclusione di un capitolo sulle PMI in tutti i futuri accordi di libero scambio; ritiene che occorra trovare nuovi modi per fornire migliore assistenza alle PMI in relazione alla vendita di beni e servizi all'estero; sottolinea che le PMI necessitano di un sostegno più specifico, già nei rispettivi Stati membri, di un accesso facilitato a informazioni da consultare agevolmente online sulle misure commerciali e di manuali chiari e specifici in merito alle opportunità e ai vantaggi offerti da ciascun accordo commerciale dell'UE passato o futuro;

65.  chiede alla Commissione di affrontare in modo orizzontale le esigenze delle PMI in tutti i capitoli degli accordi commerciali, tra l'altro attraverso la creazione di sportelli unici online dove le PMI possano ottenere informazioni sulla regolamentazione pertinente, in quanto si tratta di elemento particolarmente cruciale per i prestatori di servizi transfrontalieri ai fini del rilascio di licenze e di altri requisiti amministrativi; rileva che tali strumenti dovrebbero altresì comprendere, ove opportuno, nuove opportunità di accesso al mercato per le PMI, in particolare per quanto concerne gli appalti di modesta entità; sottolinea l'esigenza di ridurre i costi commerciali per le PMI attraverso lo snellimento delle procedure doganali, la riduzione degli ostacoli non tariffari e degli oneri normativi superflui e la semplificazione delle norme di origine; ritiene che le PMI possano sostenere la Commissione nella definizione di questi strumenti onde garantire che gli accordi commerciali rispondano alle loro esigenze; incoraggia la Commissione a mantenere uno stretto dialogo con i rappresentanti delle PMI in tutte le fasi dei negoziati commerciali;

66.  sottolinea che un più rapido accesso delle PMI europee alle procedure antidumping è essenziale per tutelarle da pratiche commerciali sleali; sottolinea l'esigenza di una riforma del quadro multilaterale dell'OMC al fine di garantire una migliore partecipazione delle PMI e assicurare una più rapida risoluzione delle controversie;

67.  invita la Commissione a valutare e perfezionare gli attuali strumenti concernenti la sussidiarietà, la non duplicazione e la complementarità tra i rispettivi programmi degli Stati membri e il valore aggiunto europeo prima di sviluppare ulteriori azioni specifiche di sostegno all'internazionalizzazione delle PMI; sottolinea che la Commissione dovrebbe presentare al Parlamento una valutazione indipendente di tutti i programmi esistenti;

Investimenti

68.  sottolinea l'importanza degli investimenti interni ed esteri per l'economia dell'UE e l'esigenza che le imprese dell'UE siano tutelate quando effettuano investimenti in mercati terzi; prende atto, in questo contesto, degli sforzi profusi dalla Commissione in relazione al nuovo sistema giurisdizionale per gli investimenti (ICS); sottolinea la necessità di proseguire le discussioni sull'ICS con le parti interessate e il Parlamento; sottolinea che il sistema deve rispettare l'ordinamento giuridico dell'UE, segnatamente le prerogative dei tribunali dell'Unione, e in particolare la normativa dell'UE in materia di concorrenza; condivide il progetto ambizioso di individuare, nel medio termine, una soluzione multilaterale per le controversie in materia di investimenti; deplora che la proposta sull'ICS non preveda l'inserimento di una disposizione sugli obblighi degli investitori;

69.  sollecita l'UE e gli Stati membri ad attenersi alle raccomandazioni del quadro complessivo per la politica degli investimenti a favore dello sviluppo sostenibile dell'UNCTAD al fine di stimolare investimenti più responsabili, trasparenti e verificabili;

70.  prende atto della richiesta di promuovere gli investimenti all'interno dell'UE, contenuta nel piano d'investimenti per l'Europa della Commissione, e ritiene che le strategie commerciali siano uno strumento fondamentale per conseguire tale obiettivo; osserva che il Fondo europeo per gli investimenti strategici non presenta una dimensione esterna; chiede che la Commissione valuti la creazione di una componente esterna solo dopo un'attenta analisi dei risultati ottenuti dal Fondo e un esame della sua utilità, data l'esistenza di prestiti erogati dalla Banca europea per gli investimenti e dalla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo nonché l'azione del Fondo europeo di sviluppo; evidenzia che detti fondi devono concorrere allo sviluppo sostenibile e alla creazione di posti di lavoro dignitosi, contrastare la povertà ed eliminare le cause profonde della migrazione;

71.  rammenta la necessità di rafforzare la trasparenza e la responsabilità delle istituzioni di finanziamento allo sviluppo (IFS), dei partenariati pubblico-privati (PPP) per seguire e controllare in modo efficace i flussi di denaro, la sostenibilità del debito e il valore aggiunto dei loro progetti in termini di sviluppo sostenibile;

Commercio e agricoltura

72.  sottolinea che le rigorose norme europee in materia di ambiente, sicurezza alimentare, benessere degli animali e condizioni sociali rivestono grande importanza per i cittadini dell'UE, in particolare in termini di moralità pubblica e di scelta informata dei consumatori; ritiene che gli accordi commerciali debbano promuovere una concorrenza leale onde garantire che gli agricoltori dell'UE beneficino appieno dalle concessioni tariffarie e non si trovino in una situazione di svantaggio economico rispetto ai loro omologhi nei paesi terzi; pone l'accento sulla necessità di garantire che le norme dell'UE in materia di sicurezza alimentare e benessere degli animali siano protette preservando il principio di precauzione, l'agricoltura sostenibile e un livello elevato di tracciabilità ed etichettatura dei prodotti, nonché assicurando che tutte le importazioni siano conformi alle leggi dell'UE applicabili; osserva la notevole differenza delle norme relative al benessere degli animali a livello internazionale; sottolinea, a questo proposito, l'esigenza di regolamentare l'esportazione di animali da allevamento vivi conformemente alla legislazione UE vigente e alle norme stabilite dall'Organizzazione mondiale per la salute animale (OIE);

73.  ritiene che l'apertura di nuovi mercati per i prodotti agricoli dell'UE, come i prodotti lattiero-caseari, la carne nonché la frutta e la verdura, sia importante nel contesto attuale di crisi dell'agricoltura; sottolinea la necessità di identificare nuovi sbocchi di mercato con un grande potenziale di acquisto;

74.  reputa necessario rafforzare il valore aggiunto dell'agricoltura e avviare campagne promozionali con l'obiettivo di aprire nuovi mercati; sottolinea in particolare che è indispensabile rafforzare i regimi di qualità a livello dell'UE, dato che rappresentano la migliore immagine del "marchio UE" per i suoi prodotti sul mercato mondiale, apportando benefici indiretti all'agricoltura europea nel suo insieme;

75.  insiste sulla necessità di controlli più severi delle importazioni alle frontiere e di un'intensificazione delle ispezioni dell'Ufficio alimentare e veterinario sulle condizioni di produzione e commercializzazione nei paesi che esportano verso l'UE, in modo da garantire il rispetto delle norme dell'Unione;

76.  pone l'accento sull'importanza di compiere progressi relativamente alle barriere sanitarie e fitosanitarie, nonché ad altre barriere non tariffarie al commercio di prodotti agricoli, in tutti i negoziati di libero scambio, in particolare per quanto riguarda i punti non negoziabili fissati dall'UE suscettibili di incidere sulla salute dei consumatori;

77.  ricorda l'importanza delle indicazioni geografiche per la promozione dei prodotti agroalimentari europei tradizionali, la protezione di tali prodotti dalle pratiche dannose di parassitismo, la garanzia dei diritti e delle scelte consapevoli dei consumatori nonché la tutela dei produttori rurali e degli agricoltori, con particolare riferimento alle PMI; osserva che la tutela e il riconoscimento delle indicazioni geografiche nei paesi terzi ha potenzialmente un grande valore per tutto il settore agro-alimentare dell'UE e reputa che tutti gli accordi commerciali debbano prevedere misure e azioni protettive per combattere la contraffazione;

Migliorare l'accesso agli appalti pubblici per gli operatori economici europei

78.  chiede la soppressione degli attuali squilibri nel grado di apertura dei mercati degli appalti pubblici tra l'UE e gli altri partner commerciali; invita la Commissione a intensificare ulteriormente gli sforzi a favore di un'apertura ambiziosa e più reciproca dei mercati internazionali degli appalti pubblici, garantendo al contempo l'esclusione dei servizi di interesse economico generale e assicurandosi che gli Stati rimangano liberi di adottare norme sociali e ambientali, come il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, per le procedure di appalto; sottolinea che gli operatori economici europei, siano essi grandi imprese o PMI, necessitano di un migliore accesso agli appalti pubblici nei paesi terzi per mezzo di strumenti quali lo Small Business Act e l'eliminazione dell'attuale livello di asimmetria; ricorda, a tale riguardo, che l'UE presenta uno dei mercati degli appalti pubblici più aperti di tutti i membri dell'OMC;

79.  prende atto della proposta modificata della Commissione di regolamento relativo all'accesso di beni e servizi di paesi terzi al mercato interno degli appalti pubblici dell'Unione europea, che rappresenta un importante strumento per assicurare condizioni di parità nell'accesso ai mercati dei paesi terzi, e deplora vivamente che i governi degli Stati membri ostacolino la proposta iniziale; invita la Commissione a garantire una reciprocità positiva con i principali partner commerciali in relazione all'accesso ai mercati degli appalti pubblici;

Parità di accesso alle risorse per una concorrenza leale sul mercato mondiale

80.  evidenzia che le risorse naturali sono limitate e dovrebbero essere utilizzate in modo sostenibile dal punto di vista economico e ambientale, dando priorità al riciclaggio; riconosce la forte dipendenza dei paesi in via di sviluppo, e in particolare dei paesi meno sviluppati, dalle risorse naturali; ricorda che la politica commerciale europea deve portare avanti una strategia coerente, sostenibile, complessiva e trasversale per le materie prime, come già evidenziato dal Parlamento nella sua risoluzione sulla nuova politica commerciale per l'Europa nel quadro della strategia Europa 2020;

81.  pone l'accento sulla necessità di realizzare la transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio e incoraggia pertanto la Commissione a rafforzare la cooperazione nelle attività di ricerca, sviluppo e innovazione in ambito energetico volte a promuovere la diversificazione dei fornitori, delle rotte e delle fonti di energia, individuare nuovi partner commerciali nel settore dell'energia e creare maggiore concorrenza, in modo da conseguire una diminuzione dei prezzi per i consumatori di energia; sottolinea che lo sviluppo delle energie rinnovabili e la promozione dell'efficienza energetica costituiscono elementi fondamentali per una maggiore sicurezza energetica e una minore dipendenza dalle importazioni; evidenzia l'importanza di inserire negli accordi di libero scambio entrambe le disposizioni, nell'ottica di creare partenariati energetici sostenibili e di rafforzare la cooperazione tecnologica, soprattutto nel settore delle energie rinnovabili, dell'efficienza energetica e delle garanzie, nonché di prevenire la rilocalizzazione delle emissioni di carbonio in modo da conseguire gli obiettivi definiti in occasione della COP21;

Lotta al commercio illegale di specie selvatiche e di prodotti delle specie selvatiche

82.  continua a nutrire profonda preoccupazione per il recente aumento significativo dei reati contro le specie selvatiche e per il conseguente commercio illegale, che non ha solo un impatto devastante sulla biodiversità e sulla sopravvivenza delle specie, ma costituisce altresì un pericolo chiaro e reale per i mezzi di sussistenza e le economie locali, in particolare nei paesi in via di sviluppo; si compiace dell'impegno dell'UE volto a porre fine al commercio illegale di specie selvatiche nel quadro della risposta dell'UE all'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, in particolare l'obiettivo di sviluppo sostenibile n. 15, che evidenzia la necessità non solo di porre fine al bracconaggio e al traffico di specie di flora e fauna protette, ma anche di contrastare sia la domanda che l'offerta di prodotti di specie selvatiche di origine illegale; si attende, a tale proposito, che la Commissione, dopo un periodo di riflessione che preveda la consultazione del Parlamento e degli Stati membri, valuti il modo migliore per includere disposizioni sul commercio illegale di specie selvatiche in tutti i futuri accordi commerciali dell'UE;

Migliore cooperazione doganale e lotta contro il commercio illegale alle frontiere dell'UE

83.  sottolinea che procedure doganali migliori, armonizzate e più efficienti, in Europa e al suo esterno, aiutano a facilitare gli scambi commerciali nonché a garantire il rispetto dei pertinenti requisiti in materia di agevolazione del commercio, e contribuiscono altresì a evitare che le falsificazioni e i beni illegali e contraffatti siano immessi nel mercato unico, il che compromette la crescita economica dell'UE e pregiudica gravemente i consumatori dell'Unione; si compiace dell'intenzione della Commissione di rafforzare la cooperazione tra le autorità doganali; chiede nuovamente alla Commissione e agli Stati membri di istituire un servizio doganale unificato dell'UE ai fini di una più efficace applicazione delle norme e procedure doganali nell'intero territorio doganale dell'UE;

84.  sottolinea che la Commissione, nei negoziati relativi agli accordi commerciali, dovrebbe cercare di persuadere i partner commerciali a istituire sportelli unici per il rispetto degli obblighi doganali e in materia di frontiere, se del caso accompagnati da aiuti al commercio per lo sviluppo delle capacità;

85.  sottolinea che occorrono una comunicazione adeguata e un forte coordinamento al fine di garantire che la soppressione dei dazi sia accompagnata da idonee misure tecniche, istituzionali e strategiche per assicurare il mantenimento della sicurezza degli scambi;

86.  chiede alla Commissione di considerare l'introduzione di indicatori essenziali di prestazione per valutare i risultati interni ed esterni dell'amministrazione doganale; deplora che allo stato attuale i dati pubblici disponibili siano estremamente limitati; evidenzia che sarebbe utile comprendere come le dogane e le altre autorità di frontiera operano in patria nonché tra i partner commerciali su base continuativa, al fine di condividere in seno alle istituzioni europee le migliori prassi e gli interessi specifici in materia di agevolazione degli scambi, alla luce delle disposizioni dell'articolo 13 dell'accordo dell'OMC sull'agevolazione degli scambi;

87.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di avviare un dibattito aperto sul possibile trasferimento dei servizi doganali dal livello nazionale al livello dell'Unione;

Garantire benefici tangibili per i consumatori

88.  constata che gli accordi commerciali possono portare enormi benefici ai consumatori, in particolare tramite l'aumento della concorrenza, l'abbassamento dei prezzi, l'incremento delle possibilità di scelta e la promozione dell'innovazione; invita la Commissione, al fine di sfruttare tale potenziale, a esercitare forti pressioni in tutti i negoziati allo scopo di limitare le pratiche di geoblocco, ridurre le tariffe del roaming internazionale e rafforzare i diritti dei passeggeri;

89.  invita a introdurre misure di sostegno ai consumatori per quanto riguarda il commercio transfrontaliero di beni e servizi con paesi terzi, ad esempio mediante sportelli online che forniscano informazioni o prestino assistenza in caso di controversie;

90.  insiste sulla necessità di fornire ai consumatori informazioni accurate sulle caratteristiche dei prodotti che vengono posti in commercio;

Commercio per tutti: necessità di introdurre politiche di accompagnamento alle politiche relative a scambi e investimenti aperti per aumentare al massimo i vantaggi e ridurre al minimo le perdite

91.  condivide l'analisi dell'OCSE secondo cui le politiche in materia di investimenti e "commercio equo e aperto" necessitano di una serie di politiche di accompagnamento efficaci per aumentare al massimo i vantaggi e ridurre al minimo le perdite della liberalizzazione degli scambi per i cittadini e le economie dell'UE e dei paesi terzi; esorta gli Stati membri e la Commissione a impegnarsi molto di più per integrare l'apertura degli scambi commerciali con una serie di misure di sostegno che consentano di assicurare uno sviluppo sostenibile, ad esempio in settori quali i servizi pubblici e gli investimenti, l'istruzione e la sanità, le politiche attive riguardanti il mercato del lavoro, la ricerca e lo sviluppo, il potenziamento delle infrastrutture e norme adeguate per garantire la protezione sociale e ambientale;

92.  invita la Commissione e gli Stati membri a effettuare approfondite analisi ex ante ed ex post sulla base di valutazioni d'impatto a livello settoriale e regionale per i pertinenti accordi commerciali e fascicoli legislativi, anticipando eventuali ripercussioni negative sul mercato del lavoro all'interno dell'Unione e individuando modalità più sofisticate per introdurre misure di attenuazione al fine di rivitalizzare le industrie e le regioni danneggiate, allo scopo di ottenere una distribuzione più equa e garantire un aumento generalizzato dei profitti commerciali; evidenzia che i Fondi strutturali e di investimento europei, in particolare il Fondo europeo di sviluppo regionale e il Fondo sociale europeo, possono svolgere un ruolo rilevante in materia; segnala che il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione può altresì rappresentare uno strumento importante se riformato e calibrato in modo che disponga dei finanziamenti adeguati per fornire assistenza alle imprese e ai produttori dell'Unione che hanno subito gli effetti negativi delle sanzioni commerciali nei confronti di paesi terzi nonché ai dipendenti delle PMI direttamente colpiti dagli effetti della globalizzazione;

o
o   o

93.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Comitato economico e sociale europeo, al Comitato delle regioni, all'UNCTAD e all'OMC.

(1) Testi approvati, P8_TA(2015)0415.
(2) Testi approvati, P8_TA(2015)0252.
(3) Testi approvati, P8_TA(2016)0041.
(4) Testi approvati, P8_TA(2015)0250.
(5) Testi approvati, P8_TA(2015)0219.
(6) Testi approvati, P8_TA(2015)0175.
(7) GU C 56 E del 26.2.2013, pag. 87.
(8) GU C 188 E del 28.6.2012, pag. 42.
(9) GU C 99 E del 3.4.2012, pag. 94.
(10) GU C 99 E del 3.4.2012, pag. 31.
(11) GU C 99 E del 3.4.2012, pag. 101.


La lotta contro la tratta di esseri umani nelle relazioni esterne dell'Unione
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Risoluzione del Parlamento europeo del 5 luglio 2016 sulla lotta contro la tratta di esseri umani nelle relazioni esterne dell'Unione (2015/2340(INI))
P8_TA(2016)0300A8-0205/2016

Il Parlamento europeo,

–  visti la Dichiarazione universale dei diritti umani e tutti i trattati internazionali pertinenti in materia di diritti umani,

–  vista la convenzione sui diritti del fanciullo,

–  visto il protocollo opzionale alla convenzione sui diritti del fanciullo sulla vendita di bambini, la prostituzione dei bambini e la pornografia rappresentante bambini,

–  visti la convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale, del 2000, e i relativi protocolli, segnatamente il protocollo per prevenire, reprimere e punire la tratta di persone, in particolare di donne e bambini, del 2000, e il protocollo contro il traffico di migranti per via terrestre, aerea e marittima, del 2000,

–  vista la convenzione internazionale sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie, del 1990,

–  visti il lavoro dei meccanismi internazionali per i diritti umani, compreso il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tratta di esseri umani, in particolare di donne e bambini, e altri pertinenti relatori speciali delle Nazioni Unite, la revisione periodica universale e il lavoro dei pertinenti organismi delle Nazioni Unite incaricati di garantire il rispetto dei trattati in materia di diritti umani,

–  vista la relazione del relatore speciale del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani sulla tratta di persone, in particolare di donne e bambini, del 2014,

–  vista la relazione globale sulla tratta di persone dell'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine, del 2014,

–  vista la legge modello delle Nazioni Unite contro la tratta di persone finalizzata ad aiutare i paesi nella revisione e nella modifica della legislazione esistente e nell'adozione di nuove leggi per la lotta alla tratta di esseri umani, del 2009,

–  visti i principi raccomandati e gli orientamenti sui diritti umani e sulla tratta di esseri umani, presentati al Consiglio economico e sociale quale addendum alla relazione dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (UNHCHR) (E/2002/68/Add. 1),

–  visti i principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani, che attuano il quadro di riferimento delle Nazioni Unite "Proteggere, rispettare e rimediare",

–  visti i principi di base delle Nazioni Unite concernenti il diritto a un ricorso effettivo per le persone vittime delle tratta,

–  visti gli orientamenti dell'UNICEF sulla protezione dei bambini vittime della tratta,

–  visti la convenzione dell'OIL sul lavoro forzato del 1930 (n. 29), il protocollo del 2014 alla convenzione sul lavoro forzato del 1930, la convenzione sull'abolizione del lavoro forzato del 1957 (n. 15) e la raccomandazione sul lavoro forzato (misure aggiuntive) del 2014 (n. 203),

–  viste la convenzione sull'età minima del 1973 (n. 138) e la convenzione sul divieto delle peggiori forme di lavoro minorile del 1999 (n. 182),

–  vista la convenzione dell'OIL sulle lavoratrici e i lavoratori domestici del 2011 (n. 189) relativa al lavoro dignitoso per le lavoratrici e i lavoratori domestici,

–  vista la relazione dell'OIL del 2014 su "Profitti e povertà: l'economia del lavoro forzato",

–  viste la Convenzione europea dei diritti dell'uomo, la Carta sociale europea e la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  vista la direttiva 2011/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2011, concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime, e che sostituisce la decisione quadro del Consiglio 2002/629/GAI,

–  vista la direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato,

–  vista la direttiva 2004/23/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2004, sulla definizione di norme di qualità e di sicurezza per la donazione, l'approvvigionamento, il controllo, la lavorazione, la conservazione, lo stoccaggio e la distribuzione di tessuti e cellule umani,

–  visti il documento mirato all'azione sul rafforzamento della dimensione esterna dell'UE nelle azioni contro la tratta di esseri umani, del 2009, e le due relative relazioni sull'attuazione del 2011 e del 2012,

–  vista la strategia dell'UE per l'eradicazione della tratta degli esseri umani (2012-2016),

–  vista la relazione di medio termine sull'attuazione della strategia dell'UE per l'eradicazione della tratta degli esseri umani (COM(2014)0635),

–  visto il lavoro del coordinatore anti-tratta dell'UE,

–  visto il piano d'azione dell'Unione europea per i diritti umani e la democrazia (2015‑2019),

–  vista la sua risoluzione del 17 dicembre 2015 sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2014 e sulla politica dell'Unione europea in materia(1),

–  visto il quadro per le attività dell'UE sull'uguaglianza di genere e sull'emancipazione femminile nelle relazioni esterne dell'UE per il 2016-2020,

–  visto il rapporto sulla situazione del febbraio 2016 elaborato da Europol, dal titolo "Trafficking in human beings in the EU" (Tratta di esseri umani nell'UE),

–  visto l'approccio globale in materia di migrazione e mobilità (GAMM),

–  vista l'agenda europea sulla migrazione del 13 maggio 2015,

–  visto il piano di azione del vertice di La Valletta del novembre 2015,

–  vista la convenzione del Consiglio d'Europa sulla lotta contro la tratta di esseri umani del 2005,

–  vista l'ultima relazione generale sulle attività del gruppo di esperti sulla lotta contro la tratta di esseri umani (GRETA), del 2014, che descrive l'attuazione della convenzione del Consiglio d'Europa sulla lotta contro la tratta di esseri umani,

–  vista la convenzione del Consiglio d'Europa contro il traffico di organi umani, aperta alla firma dal marzo 2015,

–  vista la convenzione per la protezione dei diritti dell'uomo e della dignità dell'essere umano nei confronti dell'applicazione della biologia e della medicina: convenzione sui diritti dell'uomo e la biomedicina,

–  vista la dichiarazione di Istanbul sul traffico di organi e il turismo dei trapianti, del 2008,

–  visti i principi guida dell'OSCE in materia di diritti umani nelle procedure di rimpatrio delle vittime di tratta, del 2014,

–  vista la relazione del Gruppo di azione finanziaria intergovernativa (GAFI) del 2011,

–  vista la convenzione dell'Aia per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale,

–  vista la relazione sulle attività di lotta alla tratta di esseri umani e di assistenza ai migranti vulnerabili dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM), del 2012,

–  vista la relazione dell'OIM sulla lotta alla tratta e allo sfruttamento di esseri umani in tempi di crisi, del 2015,

–  vista la convenzione ASEAN contro la tratta di esseri umani, in particolare di donne e bambini, del 2015,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per gli affari esteri e i pareri della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere e della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (A8-0205/2016),

A.  considerando che la tratta di esseri umani, che fa parte della criminalità organizzata, costituisce una delle forme peggiori di violazione dei diritti umani, poiché riduce le persone a merci e viola in maniera profonda e duratura la dignità, l'integrità e i diritti della vittima, coinvolgendo intere famiglie e comunità e sfruttando volutamente situazioni di vulnerabilità come la povertà o l'isolamento;

B.  considerando che la tratta di esseri umani è definita dalle Nazioni Unite (nel protocollo di Palermo) come l'atto di reclutare, trasportare, trasferire, ospitare o accogliere persone tramite l'impiego o la minaccia di impiego della forza o di altre forme di coercizione, rapimento, frode, inganno, abuso di potere o di una posizione di vulnerabilità o tramite il dare o ricevere somme di denaro o vantaggi per ottenere il consenso di una persona che ha autorità su un'altra a scopo di sfruttamento; che lo sfruttamento include, come minimo, la prostituzione forzata altrui o altre forme di sfruttamento sessuale, il lavoro o i servizi forzati, la schiavitù o pratiche analoghe alla schiavitù, compresa la schiavitù infantile al fine di reclutare bambini soldato, la servitù o il prelievo di organi; che si tratta di una pratica ripugnante, in particolare nei casi in cui i bambini sono oggetto delle peggiori forme di sfruttamento da parte di esseri umani;

C.  considerando che l'articolo 2, lettera a), del protocollo opzionale alla convenzione sui diritti del fanciullo sulla vendita di bambini, la prostituzione dei bambini e la pornografia rappresentante bambini, definisce la "vendita di bambini" come qualsiasi atto o transazione che implica il trasferimento di un minore da una persona o da un gruppo di persone ad altri in cambio di un pagamento o qualsiasi altra forma di compenso;

D.  considerando che, secondo l'ultima relazione dell'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC), il 70% delle vittime individuate è rappresentato da donne e ragazze; che le donne costituiscono il 79% delle vittime rilevate di sfruttamento sessuale, pari al 53% delle forme di sfruttamento individuate nel mondo, mentre gli uomini costituiscono l'83% delle vittime rilevate di lavoro forzato, pari al 40% delle forme di sfruttamento individuate nel mondo;

E.  considerando che fattori complessi e interconnessi, quali discriminazione sistematica e strutturale, violazioni dei diritti umani, povertà, disuguaglianza, corruzione, conflitti violenti, confisca di terreni, mancanza di istruzione, disoccupazione e regimi di migrazione di manodopera carenti rendono le persone maggiormente vulnerabili allo sfruttamento e all'abuso, privandole di opportunità di scelta e di risorse; che la strategia dell'UE per l'eradicazione della tratta degli esseri umani 2012-2016 identifica la violenza contro le donne come una delle cause alla base della tratta;

F.  considerando che la tratta di esseri umani è un crimine basato sul genere; che le donne e le ragazze costituiscono inoltre una percentuale rilevante di vittime di altre forme di tratta di esseri umani, come lo sfruttamento forzato in settori quali il lavoro domestico e l'assistenza, la produzione, il settore alimentare, i servizi di pulizia e altri settori;

G.  considerando che la tratta di esseri umani rappresenta una delle attività della criminalità organizzata più redditizie al mondo, insieme al commercio illegale di stupefacenti e di armi; che, secondo le più recenti stime dell'OIL, il profitto annuale illecito del lavoro forzato, compreso quello derivante dal riciclaggio di denaro, ammonterebbe a circa 150 miliardi di USD, il 90% delle vittime sarebbe sfruttato nell'ambito dell'economia privata e due terzi dei profitti deriverebbero dallo sfruttamento commerciale e sessuale, il che lo rende la forma di sfruttamento più redditizio;

H.  considerando che la tratta di esseri umani deve essere considerata sotto l'aspetto della domanda e del profitto, dal momento che lo sfruttamento delle donne soprattutto a fini sessuali è alimentato dalla domanda di tali servizi e dai profitti che ne derivano;

I.  considerando che l'attuazione inadeguata del quadro giuridico in materia di tratta di esseri umani a livello nazionale e la mancanza di un quadro giuridico corrispondente nei paesi terzi costituisce uno degli ostacoli più importanti alla lotta contro la tratta di esseri umani;

J.  considerando che l'accesso alla giustizia per le vittime della tratta di esseri umani è semplicemente problematico o negato; che la corruzione e la mancanza di capacità continuano a rappresentare un problema di rilievo per la polizia e la magistratura in molti paesi;

K.  considerando che, secondo Europol, la diffusione generalizzata dell'accesso a Internet nel mondo consente alla tratta di svilupparsi sempre di più nell'ambiente online; che ciò incoraggia nuove forme di reclutamento e di sfruttamento delle vittime;

L.  considerando che sussiste un legame fra il traffico di migranti e la tratta di esseri umani; che le reti di trafficanti di persone ricorrono, fra l'altro, a Internet per pubblicizzare i loro servizi fra i potenziali migranti;

M.  considerando che purtroppo la tratta di esseri umani e il traffico di persone non sono un fenomeno di natura passeggera e che nei prossimi anni potrebbero anzi aumentare ulteriormente, dal momento che, nel mondo, i focolai di conflitti, i regimi repressivi o le situazioni economiche rappresentano un terreno fertile per le attività criminali dei responsabili della tratta di esseri umani e del traffico di persone;

N.  considerando che i flussi di migrazione illegale aumentano i rischi di tratta in quanto i migranti irregolari sono, a causa della loro vulnerabilità e clandestinità, particolarmente a rischio di essere vittime di tratta; che, tra questi migranti, i minori non accompagnati, che rappresentano una percentuale importante dei migranti che arrivano in Europa, sono un gruppo bersaglio per le reti della tratta;

O.  considerando che la tratta di esseri umani è un problema sia regionale che mondiale, che non è sempre possibile affrontare unicamente a livello nazionale;

P.  considerando che, secondo il più recente indice globale della schiavitù, 35,8 milioni di persone sarebbero costrette in situazioni di schiavitù moderna in tutto il mondo, il che significa che la tratta di esseri umani è endemica e riguarda tutte le parti del mondo;

Q.  considerando che le tendenze passate ed emergenti nell'ambito della tratta di esseri umani assumono diverse forme e differiscono notevolmente tra le varie regioni, come pure all'interno delle sottoregioni;

R.  considerando che la tratta di esseri umani non è un fenomeno riservato ai paesi ritenuti meno sviluppati, ma è riscontrabile anche, sebbene in forme più nascoste, nei paesi sviluppati;

S.  considerando che, secondo l'OIL, la regione Asia-Pacifico è responsabile del 56% del numero totale stimato di vittime del lavoro forzato nel mondo, compreso anche quello finalizzato allo sfruttamento sessuale, costituendo di gran lunga la quota maggiore a livello mondiale;

T.  considerando che, secondo le stime, 300 000 bambini sono coinvolti in conflitti armati in tutto il mondo; che l'Africa è il continente più colpito dalla tratta di minori finalizzata al reclutamento di bambini soldato;

U.  considerando che nell'Africa settentrionale e nel Medio Oriente il 95% delle vittime individuate è rappresentato da adulti; che i paesi del Medio Oriente costituiscono i principali paesi di destinazione per i lavoratori migranti, dove il cosiddetto sistema della kafala (patrocinio) vincola i lavoratori a uno specifico datore di lavoro, creando condizioni di abuso e di sfruttamento del lavoro, talvolta equivalenti al lavoro forzato;

V.  considerando che nei paesi del vicinato orientale dell'UE lo sfruttamento sessuale è la causa principale dei casi segnalati di tratta di esseri umani; che la discriminazione sistematica e il razzismo rendono gli appartenenti alle comunità rom, sia uomini che donne, particolarmente vulnerabili alla tratta per varie finalità;

W.  considerando che la cooperazione tra gli Stati membri, Europol e i paesi di origine e di transito delle vittime di tratta è uno strumento fondamentale nella lotta contro le reti della tratta;

X.  considerando che l'UE ha individuato una serie di paesi e regioni prioritari con l'obiettivo di ottimizzare e rafforzare ulteriormente la cooperazione nel quadro dell'azione contro la tratta di esseri umani;

Y.  considerando che nel 2010 la Commissione ha nominato un coordinatore anti-tratta dell'UE per migliorare il coordinamento e la coerenza tra le istituzioni, le agenzie e gli Stati membri dell'UE, i paesi terzi e gli attori internazionali;

Tendenze mondiali nell'ambito della tratta di esseri umani

1.  denuncia e disapprova espressamente la tratta di esseri umani, che è sempre più fonte di sofferenze umane e colpisce tutte le società e tutte le economie in modo profondo e duraturo;

2.  sottolinea che la tratta di esseri umani è una forma moderna di schiavitù, nonché un reato grave che costituisce una delle peggiori forme di violazione dei diritti umani, che non può essere accettata in società che si fondano sul rispetto dei diritti umani, compresa l'uguaglianza di genere; ritiene inoltre che la tratta di esseri umani debba essere intesa in maniera olistica, concentrandosi non solo sullo sfruttamento sessuale, ma anche sul lavoro forzato, sul traffico di organi, sull'accattonaggio forzato, sui matrimoni forzati, sui bambini soldato e sulla tratta di neonati;

3.  ricorda che la tratta di esseri umani è un reato transnazionale di natura mondiale e che qualsiasi misura volta a combatterlo dovrebbe tenere conto delle cause primarie e delle tendenze mondiali; evidenzia a tal riguardo l'importanza di un approccio coerente alla dimensione interna ed esterna delle politiche dell'UE volte a combattere la tratta di esseri umani;

4.  riconosce che la tratta di esseri umani, in quanto crimine organizzato, si verifica a livello sia transfrontaliero che nazionale, per cui occorrono solide leggi interne contro la tratta nonché la cooperazione tra paesi;

5.  deplora la persistente mancanza, in molti paesi del mondo, di una legislazione adeguata che qualifichi come reato la tratta di esseri umani e la combatta in modo efficace;

6.  deplora altresì l'ampio divario tra la legislazione esistente e la sua attuazione, compreso l'accesso limitato o inesistente alla giustizia per le vittime, da un lato, e la mancanza di azioni penali nei confronti dei colpevoli dei reati, dall'altro;

7.  deplora, in particolare, che il numero di vittime individuate della tratta rimanga ben al di sotto delle stime e che il tasso di azioni penali resti molto basso; continua a essere seriamente preoccupato per il fatto che un numero elevato di vittime della tratta non riceva un sostegno e una protezione adeguati, né possa beneficiare di misure volte a ricorrere contro le violazioni dei diritti fondamentali;

8.  rammenta che le vittime della tratta di esseri umani sono spesso "persone invisibili" che vivono in paesi dove sono sfruttate, affrontano difficoltà legate alla diversità culturale e linguistica e tutto ciò rende ancora più difficile per loro denunciare i reati di cui sono vittime; denuncia che tali difficoltà sono ancora maggiori per categorie particolarmente vulnerabili di vittime, quali donne e bambini;

9.  sottolinea che la domanda di servizi sessuali nei paesi sviluppati alimenta la tratta di esseri umani dai paesi in via di sviluppo, collocando le persone in una posizione di vulnerabilità, soprattutto le donne e le ragazze; invita gli Stati membri a perseguire penalmente l'uso consapevole delle prestazioni di una vittima della tratta di esseri umani;

10.  ricorda che gruppi organizzati a livello internazionale trasportano, clandestinamente o con il consenso delle vittime tratte in inganno con false promesse, vittime soprattutto per la tratta a finalità sessuali verso le regioni più ricche, il cui elenco vede alle prime posizioni paesi europei in cui si trovano i clienti più ricchi;

11.  denuncia il fatto che, stando alla dichiarazione alla stampa del capo del personale di Europol, oltre 10 000 minori rifugiati e migranti non accompagnati sono scomparsi in Europa; richiama l'attenzione dell'UE e degli Stati membri sul fatto che molti di questi bambini sono divenuti vittime della tratta a fini sessuali, dell'accattonaggio, del mercato illecito o a fini lucrativi di trapianto di organi o della tratta di schiavi;

12.  sottolinea che è fondamentale distinguere tra il concetto di tratta di esseri umani e quello di traffico di migranti; rileva che anche il traffico di migranti rientra fra le attività delle reti criminali e della criminalità organizzata e può generare situazioni di tratta; sottolinea tuttavia che i due concetti richiedono risposte differenti sotto il profilo giuridico e pratico e comportano obblighi differenti da parte dello Stato; esorta l'UE e i suoi Stati membri a formare il personale incaricato di accogliere e identificare i migranti/richiedenti asilo attraverso specifici programmi di sensibilizzazione volti a distinguere correttamente il traffico dalla tratta di esseri umani, in particolare per quanto riguarda l'identificazione e la protezione dei minori vittime della tratta e dei minori non accompagnati a rischio di tratta;

13.  ricorda che mentre i migranti hanno acconsentito al traffico, che termina con il loro arrivo a destinazione, le vittime della tratta di esseri umani sono sfruttate con la coercizione, l'inganno e l'abuso, senza alcuna possibilità di consenso; sottolinea che i due fenomeni possono mescolarsi a causa del rischio che i gruppi criminali trafficanti di rifugiati e di altri migranti nell'UE li obblighino a essere sfruttati come vittime della tratta di esseri umani, in particolare quando si tratta di minori non accompagnati e di donne che viaggiano da sole; esorta le autorità competenti degli Stati membri a prestare attenzione a tale sovrapposizione durante le attività di polizia, di cooperazione giudiziaria e di contrasto;

14.  constata che, con sempre maggiore frequenza, le reti criminali ricorrono a Internet e ai social network per reclutare e sfruttare le vittime; chiede, pertanto, all'UE e agli Stati membri di investire risorse sufficienti, nel quadro della lotta alla tratta di esseri umani, in tecnologie e competenze necessarie per identificare, rintracciare e combattere l'abuso di Internet da parte delle reti criminali, sia per reclutare le vittime che per offrire servizi volti a sfruttare queste ultime;

15.  riconosce l'importanza e il ruolo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione nella tratta di esseri umani e rileva che, se da un lato la tecnologia è utilizzata per agevolare il reclutamento e lo sfruttamento delle vittime, dall'altro può essere utilizzata come strumento per prevenire la tratta; ritiene opportuno che la ricerca si concentri maggiormente sul ruolo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione in relazione alla tratta di esseri umani;

16.  invita la Commissione a valutare l'utilizzo di Internet nel contesto della tratta di esseri umani, in particolare, per quanto concerne lo sfruttamento sessuale online; chiede che Europol intensifichi la lotta contro la tratta online nel quadro dell'Unità dell'UE addetta alle segnalazioni su Internet (EU IRU), al fine di individuare, segnalare e ritirare il materiale online relativo alla tratta;

17.  chiede alla Commissione di adeguare la propria cooperazione con i paesi terzi al nuovo fattore rappresentato dallo sviluppo della tratta via Internet; invita la Commissione ed Europol a considerare le possibilità di cooperazione tra gli organi europei per la lotta alla criminalità informatica (in particolare nel quadro di Europol) e quelli dei paesi terzi; chiede alla Commissione di prendere altresì in considerazione ogni forma utile di cooperazione con i fornitori di servizi Internet, al fine di individuare e contrastare i contenuti legati alla tratta online; chiede alla Commissione di tenere debitamente informato il Parlamento;

La dimensione economica della tratta di esseri umani

18.  denuncia che la tratta di esseri umani è un settore molto redditizio e che i proventi di tale attività criminale sono in gran parte reimmessi nel sistema economico e finanziario mondiale; denuncia altresì che le organizzazioni criminali internazionali più articolate e potenti sono coinvolte nella tratta di esseri umani e hanno creato una vera e propria rete criminale ramificata e di portata internazionale; invita tutti gli Stati e gli attori pertinenti coinvolti in tale ambito a cercare di trasformare la tratta da un'attività a "basso rischio/alto rendimento" in un'attività ad "alto rischio/basso rendimento";

19.  è del parere che le indagini finanziarie che rintracciano, sequestrano e recuperano beni criminali e gli interventi contro il riciclaggio di denaro svolgano un ruolo fondamentale nella lotta contro la tratta di esseri umani; ricorda la necessità di raccogliere un numero maggiore di informazioni e di dedicare una maggiore attenzione alle attività di riciclaggio di denaro; deplora che il ricorso a misure atte a raccogliere, analizzare e condividere informazioni di natura finanziaria a sostegno delle indagini penali sulla tratta di esseri umani continui a essere limitato e spesso renda difficoltosa la completa integrazione delle indagini finanziarie nei casi di tratta; invita l'UE e i suoi Stati membri a rafforzare la cooperazione, il coordinamento e la condivisione di informazioni con i paesi terzi al fine di localizzare e confiscare i proventi derivanti da tali attività criminali; chiede che i beni confiscati siano impiegati per sostenere e risarcire le vittime della tratta;

20.  chiede ai governi di esercitare la dovuta diligenza nel lottare contro la corruzione, che contribuisce alla tratta di esseri umani, e di individuare e annullare il coinvolgimento o la complicità del settore pubblico nella tratta di esseri umani, anche garantendo che chi lavora nel settore pubblico sia preparato a riconoscere tali casi e disponga di orientamenti interni che indichino come gestire i casi sospetti;

21.  ricorda che gli abusi correlati all'impiego di lavoratori sembrano verificarsi in molti paesi e in molte regioni del mondo e osserva che, a prescindere dal paese in cui si verificano, essi sono strettamente legati alla tratta di esseri umani attraverso agenzie di reclutamento che sono direttamente coinvolte nella tratta mediante pratiche ingannevoli o coercitive oppure creano vulnerabilità allo sfruttamento lavorativo chiedendo elevate commissioni di reclutamento e rendendo soprattutto i migranti e i lavoratori scarsamente qualificati vulnerabili o dipendenti dal punto di vista finanziario;

22.  invita l'UE e gli Stati membri a intensificare la cooperazione con i paesi terzi al fine di indagare su tutte le fasi della tratta di esseri umani, compreso il reclutamento, nonché migliorare lo scambio di informazioni e avviare operazioni proattive, indagini (finanziarie) e procedimenti giudiziari; invita tutti gli Stati a migliorare la sorveglianza e la normativa sulle agenzie di collocamento;

23.  ritiene che non possa esserci un consenso valido in una situazione in cui un cittadino di un paese terzo è trasferito dal proprio paese e portato nell'UE (o un cittadino dell'UE è trasferito in un altro Stato membro) per scopi di prostituzione, qualsiasi altra forma di sfruttamento sessuale o lavoro forzato;

24.  ritiene che i governi dovrebbero incoraggiare il dialogo e il partenariato tra le varie parti interessate per riunire imprese, esperti anti-tratta e ONG e condurre azioni congiunte contro la tratta di esseri umani e garantire il rispetto dei diritti dei lavoratori, compresi i diritti lavorativi fondamentali; invita inoltre i governi ad adottare misure giuridiche che garantiscano la trasparenza e la tracciabilità dei prodotti lungo la filiera produttiva e le imprese a rendere noti i loro sforzi per eliminare la tratta di esseri umani dalle proprie catene di approvvigionamento; chiede all'UE e agli Stati membri di impegnarsi attivamente con le imprese nazionali e internazionali per assicurare che i loro prodotti lungo l'intera catena di approvvigionamento non contribuiscano allo sfruttamento e di considerarle responsabili nei casi di tratta di esseri umani in un punto qualsiasi della loro catena di approvvigionamento, anche per conto di imprese affiliate o in subappalto;

25.  invita l'UE e gli Stati membri a impegnarsi in maniera costruttiva nei negoziati del gruppo di lavoro intergovernativo aperto sull'elaborazione di uno strumento internazionale giuridicamente vincolante sulle società transnazionali e altre imprese commerciali in materia di rispetto dei diritti umani e ad attuare i principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani;

Diverse forme di sfruttamento

26.  invita l'UE e gli Stati membri a compiere ogni sforzo per combattere il lavoro forzato nelle imprese dell'UE all'estero nonché in relazione ai paesi terzi, attuando e applicando le norme sul lavoro, sostenendo i governi nell'adozione di leggi in materia di lavoro che stabiliscano norme minime di tutela dei lavoratori, compresi i lavoratori stranieri, e facendo sì che le imprese europee che operano in paesi terzi rispettino tali norme; esorta i governi ad applicare le leggi in materia di lavoro, trattare in modo imparziale tutti i lavoratori, garantendo loro gli stessi diritti a prescindere dalla nazionalità o dall'origine, e sradicare la corruzione; chiede una cooperazione internazionale per rafforzare le politiche in materia di migrazione di forza lavoro ed elaborare e attuare una migliore regolamentazione dei reclutatori di lavoratori;

27.  chiede un maggiore rispetto a livello mondiale delle norme fondamentali dell'OIL in materia di lavoro e ambiente in tutte le fasi, anche mediante un rafforzamento della sicurezza sociale e delle ispezioni sul lavoro; chiede inoltre la ratifica e l'attuazione della convenzione dell'OIL del 2011 sui lavoratori domestici (n. 189) nonché il recepimento negli ordinamenti nazionali delle sue disposizioni, tra cui quelle inerenti ai lavoratori domestici presso le famiglie diplomatiche;

28.  sottolinea che il legame evidente fra la tratta di esseri umani a scopi sessuali e la prostituzione comporta l'adozione di misure volte a porre fine alla domanda di prostituzione;

29.  sottolinea che nella maggior parte degli Stati membri le vittime di prostituzione forzata non riescono ad accedere all'assistenza psicologica e, di conseguenza, si trovano a dipendere quasi interamente dal sostegno delle organizzazioni di beneficienza; chiede pertanto che tali organizzazioni ricevano maggiore supporto e invita gli Stati membri a rimuovere le barriere all'accesso all'assistenza psicologica;

30.  sottolinea che il matrimonio forzato può essere considerato una forma di tratta di esseri umani se contiene un elemento di sfruttamento della vittima e invita tutti gli Stati membri a contemplare tale dimensione nella loro definizione di tratta di esseri umani; evidenzia che lo sfruttamento può essere di natura sessuale (stupro da parte del coniuge, prostituzione e pornografia forzate) o economica (lavoro domestico e accattonaggio forzato) e che il matrimonio forzato può essere l'obiettivo ultimo della tratta (vendere una vittima come sposa oppure contrarre matrimonio sotto coercizione); ricorda il carattere transnazionale che il matrimonio forzato può presentare; invita pertanto gli Stati membri a far sì che le autorità nazionali preposte alla migrazione ricevano una formazione adeguata sulla problematica del matrimonio forzato nel contesto della tratta; chiede alla Commissione di potenziare lo scambio di buone prassi a tale riguardo;

31.  condanna la pratica della tratta di esseri umani per la maternità surrogata forzata, quale violazione dei diritti delle donne e dei diritti del bambino; rileva che la domanda è trainata dai paesi sviluppati a scapito delle persone vulnerabili e povere spesso nei paesi in via di sviluppo e chiede agli Stati membri di prendere in considerazione le implicazioni delle proprie politiche riproduttive restrittive;

32.  insiste sulla necessità che i minori vittime della tratta di esseri umani siano identificati come tali e che il loro interesse superiore, i loro diritti e le loro necessità siano considerati preminenti in ogni momento; chiede che siano prestati, sia a breve che a lungo termine, sostegno e protezione a livello giuridico, fisico, psicologico e di altro tipo e che siano adottate misure atte ad agevolare il ricongiungimento familiare, ove del caso, nell'interesse superiore del minore e nel rispetto della dignità e dei diritti dei bambini, o che siano predisposti opportuni sistemi di assistenza;

33.  ricorda che la tratta dei minori porta spesso a casi di abuso sessuale, prostituzione, lavoro forzato o prelievo e traffico illegale di organi, e sottolinea che nessun eventuale consenso all'esecuzione di un lavoro o di servizi dovrebbe essere considerato valido se proviene da un minore vittima della tratta; deplora che i minori a rischio siano spesso trattati come delinquenti o migranti irregolari dai funzionari incaricati dell'applicazione della legge, che non ricercano sistematicamente gli indicatori di tratta degli esseri umani per identificare le vittime;

34.  ritiene che sia essenziale, per quanto riguarda i minori non accompagnati, pervenire a un'identificazione migliore e più proattiva dei bambini vittime della tratta, in particolare ai posti di frontiera e nei centri di accoglienza, nonché a una cooperazione multidisciplinare più stretta, al fine di garantire che l'interesse superiore del minore sia effettivamente tutelato; reputa necessario rafforzare il sistema di tutela negli Stati membri al fine di evitare che i minori non accompagnati o isolati cadano nelle mani di organizzazioni dedite alla tratta di esseri umani;

35.  chiede il rafforzamento dei sistemi di tutela nazionale per i minori in Europa, nell'ambito della strategia UE anti-tratta che riconosce il ruolo fondamentale svolto dai tutori nella protezione dei bambini;

36.  esorta l'UE a proseguire gli sforzi intesi a contrastare il fenomeno dei bambini soldato, soprattutto attraverso il sostegno ai governi nell'affrontare il problema e ai gruppi della società civile locale attivi sul campo, ad adottare misure per prevenire il futuro reclutamento e impiego dei bambini soldato, a sostenere lo sviluppo di una legislazione per la tutela dei minori compresa la criminalizzazione del reclutamento dei bambini e a mobilitare risorse per accrescere la resilienza e potenziare gli ambienti protetti per i bambini; invita l'UE a esortare i paesi terzi a ratificare e attuare le pertinenti norme internazionali, compreso il protocollo opzionale alla convenzione ONU sui diritti del fanciullo concernente il coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati;

37.  rileva che i bambini e le persone con disabilità dovrebbero essere considerati come vittime vulnerabili della tratta di esseri umani; evidenzia che le vittime della tratta possono sviluppare disabilità dovute agli abusi perpetrati dai trafficanti, ma che può anche succedere che un individuo disabile sia preso di mira dai trafficanti proprio a causa della sua vulnerabilità;

38.  si compiace del fatto che la direttiva 2011/36/UE includa l'accattonaggio forzato quale forma di tratta di esseri umani; esorta gli Stati membri ad armonizzare le legislazioni nazionali e a indurre i governi dei paesi terzi ad adottare e applicare disposizioni giuridiche in materia; condanna la criminalizzazione delle vittime di accattonaggio forzato e chiede che abbiano accesso a opportunità lavorative e a un alloggio; insiste sulla necessità di formare la polizia e altri funzionari affinché procedano a un'identificazione e a un indirizzamento corretti, al fine di garantire un'adeguata assistenza per le vittime di accattonaggio forzato; sottolinea che molte delle vittime provengono da contesti di povertà ed emarginazione; chiede che le misure preventive si concentrino sulla riduzione della vulnerabilità dei gruppi a rischio, a partire da elementi di base quali l'istruzione o l'integrazione lavorativa, e sull'aumento delle strutture di accoglienza e dei centri di assistenza per i soggetti vulnerabili;

39.  sottolinea che il protocollo di Palermo delle Nazioni Unite richiede la criminalizzazione del lavoro coatto quale forma di tratta; esorta i governi ad applicare la normativa e a garantire che coloro che ne traggono profitto siano puniti;

40.  osserva lo sviluppo di una nuova forma di tratta di esseri umani che prevede il traffico di persone a scopo di estorsione, con pesanti torture; constata che questa nuova forma di mercificazione dell'essere umano è caratterizzata dall'estorsione, dalle percosse e dallo stupro come mezzi per costringere famiglie e parenti che risiedono all'interno e all'esterno dell'UE al pagamento dei debiti;

41.  condanna il traffico di organi, tessuti e cellule umani, compreso il commercio illecito di cellule sessuali (ovuli, sperma), cellule e tessuti fetali, nonché cellule staminali adulte ed embrionali;

42.  sottolinea che, stando alla relazione elaborata da Global Financial Integrity, il commercio di organi umani è una delle prime dieci attività lucrative illecite al mondo e genera profitti compresi tra 600 milioni e 1,2 miliardi di USD all'anno in numerosi paesi; evidenzia altresì che, secondo le Nazioni Unite, sebbene gli obiettivi potrebbero essere persone di tutte le età, i migranti, i senzatetto e coloro che non sanno leggere sono particolarmente vulnerabili;

43.  sottolinea che la stagnazione economica, le lacune della legislazione e le carenze nell'applicazione della legge nei paesi in via di sviluppo, unite alla crescente globalizzazione e al miglioramento della tecnologia delle comunicazioni, creano lo spazio perfetto per l'impresa criminale legata al traffico illecito di organi; sottolinea che la mancanza di opportunità economica costringe le persone a prendere in considerazione opzioni che potrebbero altrimenti trovare pericolose o riprovevoli, mentre una inadeguata applicazione della legge consente ai trafficanti di operare con poco timore di essere perseguiti;

44.  sottolinea che l'acquisto di organi, tessuti e cellule umani è illegale; osserva che le persone oggetto di tratta ai fini dell'espianto di organi sono esposte a problemi particolari e che le vittime sono spesso inconsapevoli degli effetti debilitanti e delle conseguenze mediche a lungo termine dell'espianto di organi, della mancanza di assistenza post-operatoria e dell'impatto psicologico dell'intervento; chiede migliori iniziative mirate di sensibilizzazione per dare maggiore risalto ai danni connessi alla vendita di organi, in particolare tra le persone più povere e vulnerabili, le quali possono ritenere che la vendita di un organo sia un prezzo che vale la pena pagare per ottenere una situazione economica migliore;

45.  chiede alla Commissione di condannare la tratta di esseri umani ai fini dell'espianto di organi e di adottare un atteggiamento chiaro nei confronti del commercio illecito di organi, tessuti e cellule; invita l'UE a incoraggiare le associazioni mediche e le società dei trapianti a mettere a punto un codice di condotta per i professionisti sanitari e i centri di trapianto circa le modalità per ottenere un trapianto di organi all'estero e la procedura di assistenza post-trapianto; sottolinea che gli appartenenti alle comunità più povere del mondo sono particolarmente vulnerabili a diventare vittime del traffico illecito di organi;

46.  chiede la ratifica e l'attuazione della convenzione del Consiglio d'Europa contro il traffico di organi umani; chiede all'UE di rivolgere un appello ai governi dei paesi terzi affinché avviino procedimenti giudiziari contro i professionisti nel settore dell'assistenza sanitaria, gli ospedali e le cliniche private che operano sul mercato del trapianto d'organi illecito e a fini lucrativi;

47.  invita gli Stati membri a promuovere ulteriormente il coinvolgimento della comunità medica per migliorare gli sforzi tesi a contrastare questa forma di tratta, sensibilizzando sulle questioni attorno a tale fenomeno e prevedendo una formazione obbligatoria;

48.  sottolinea l'importanza della prevenzione e di un approccio multisettoriale, multidisciplinare al traffico illecito di organi umani, compresa la tratta di essere umani ai fini dell'espianto di organi, che è diventato un problema globale; sollecita iniziative di sensibilizzazione più mirate che diano maggiore risalto ai danni connessi alla vendita di organi, per informare meglio le vittime e le potenziali vittime in merito ai rischi fisici e psicologici, in particolare tra le persone più povere e vulnerabili alle diseguaglianze e alla povertà, le quali possono ritenere che la vendita di un organo sia un prezzo che vale la pena pagare per ottenere una situazione economica migliore; sottolinea che le campagne di sensibilizzazione dovrebbero costituire un elemento necessario sia della politica europea di vicinato che della cooperazione allo sviluppo dell'UE;

49.  richiama l'attenzione sull'importanza del ruolo dei medici, degli infermieri, degli assistenti sociali e degli altri operatori sanitari, che sono gli unici ad avere un contatto professionale con le vittime mentre sono trattenute e rivestono un ruolo essenziale nel prevenire la tratta di esseri umani; esprime preoccupazione per il fatto che questa sia al momento un'opportunità di intervento non sfruttata; rileva la necessità di formare la comunità medica affinché possa individuare i segnali della tratta di esseri umani e attuare le procedure di segnalazione al fine di assistere al meglio le vittime, come pure di imporre pene severe in caso di partecipazione al traffico illecito di organi;

50.  incoraggia a porre in essere in vari paesi programmi di consenso presunto o meccanismi in base ai quali i cittadini hanno la possibilità di iscriversi direttamente a un registro di donatori di organi in fase di espletamento di talune procedure amministrative, in modo da diminuire la dipendenza dei pazienti dal mercato nero e aumentare nel contempo il numero di organi disponibili, riducendo i costi finanziari di un trapianto e diminuendo l'attrazione del turismo sanitario;

51.  invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare misure per prevenire il fenomeno del "turismo dei trapianti", adottando provvedimenti che accrescano la disponibilità di organi ottenuti in modo legale al fine di potenziare la prevenzione del commercio illegale di organi e di istituire un sistema trasparente per una tracciabilità degli organi trapiantati, garantendo nel contempo l'anonimato dei donatori; invita la Commissione a elaborare linee guida volte a favorire la partecipazione degli Stati membri a partenariati di collaborazione, come Eurotransplant e Scandiatransplant;

52.  sottolinea che, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, vi sono pochi dati scientifici sulla tratta e la salute, in particolare per quanto riguarda la salute mentale e psicologica; sottolinea altresì che le esigenze delle vittime e dei sopravvissuti sono spesso sottovalutate; invita, pertanto, la Commissione e le autorità competenti degli Stati membri a istituire un sistema di monitoraggio e a diffondere informazioni sulle conseguenze della tratta e sulle esigenze delle vittime in termini di salute fisica e psicologica;

Diritti delle vittime, compreso il diritto di ricorso

53.  invita l'UE e gli Stati membri ad adottare un approccio basato sui diritti umani e incentrato sulle vittime e a porre queste ultime e le popolazioni vulnerabili al centro di tutti gli sforzi compiuti nella lotta alla tratta di esseri umani, nella sua prevenzione e nella protezione delle vittime;

54.  denuncia divari preoccupanti tra gli obblighi in capo agli Stati e la misura in cui essi vengono assolti nella pratica per quanto concerne i diritti delle vittime; accoglie con favore la direttiva 2012/29/UE che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato; si augura che la direttiva sia stata adeguatamente recepita dagli Stati membri, dal momento che il termine fissato per l'attuazione era il 16 novembre 2015; invita gli Stati membri, in particolare i paesi di origine, transito e destinazione, a fornire o agevolare l'accesso a mezzi di ricorso che siano equi, adeguati e idonei per tutte le vittime della tratta all'interno del loro territorio e nell'ambito della rispettiva giurisdizione, compresi coloro che non sono cittadini del paese;

55.  ricorda che l'identificazione tempestiva e accurata delle vittime è fondamentale per l'applicazione dei diritti di cui esse godono giuridicamente; insiste sulla necessità di adottare misure per la creazione di capacità in relazione all'identificazione delle vittime della tratta di esseri umani, in particolare nell'ambito dei servizi relativi alla migrazione, alla sicurezza e al controllo delle frontiere;

56.  invita il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) a procedere a uno scambio di migliori pratiche con i paesi terzi, in primo luogo sulla formazione delle autorità di polizia e degli operatori umanitari in merito al migliore approccio da adottare nei confronti delle vittime e, in secondo luogo, sull'applicazione del principio della valutazione individuale delle vittime, al fine di determinarne le necessità specifiche di assistenza e tutela;

57.  sottolinea l'importanza del principio del riconoscimento reciproco sancito all'articolo 82, paragrafo 1, TFUE; invita la Commissione, gli Stati membri e le agenzie dell'UE a rafforzare lo status delle vittime della tratta tramite il pieno riconoscimento reciproco delle decisioni giuridiche e amministrative, tra cui quelle riguardanti le misure di protezione delle vittime della tratta di esseri umani, il che significa che lo status di vittima, una volta stabilito in uno Stato membro, deve essere applicabile nell'intera Unione europea e, di conseguenza, le vittime (o le associazioni che le rappresentano) dovrebbero essere aiutate e assistite nel caso in cui il loro status non venga riconosciuto quando si spostano all'interno dell'Unione;

58.  insiste sul fatto che la risposta della giustizia penale deve garantire che le vittime dispongano di un accesso equo ed efficace alla giustizia e siano informate sui loro diritti giuridici; invita tutti gli Stati a ottemperare all'obbligo internazionale di sostenere i diritti delle vittime nell'ambito della propria giurisdizione e a fornire pieno appoggio alle vittime, anche mediante il sostegno psicologico, indipendentemente dalla loro volontà di cooperare nei procedimenti penali;

59.  afferma che le vittime di tratta hanno il diritto a un ricorso effettivo, ivi inclusi l'accesso alla giustizia, il riconoscimento dell'identità giuridica e della cittadinanza, la restituzione delle proprietà, un risarcimento adeguato, nonché l'assistenza medica e psicologica, i servizi giuridici e sociali e il sostegno a lungo termine alla (re)integrazione, anche mediante un sostegno economico;

60.  prende atto dell'importanza dell'accesso universale all'assistenza sanitaria e alla salute sessuale e riproduttiva, in particolare per le vittime della tratta di esseri umani, che possono trovarsi ad affrontare numerosi problemi fisici e psicologici come conseguenza diretta del loro sfruttamento; invita gli Stati membri a istituire servizi di assistenza sanitaria e post-assistenza facilmente accessibili per le vittime della tratta di esseri umani;

61.  invita gli Stati membri nei quali vi sia stato sfruttamento di vittime della tratta di esseri umani a offrire la necessaria e opportuna assistenza medica che tenga conto della dimensione di genere e sia basata sulle esigenze individuali, prestando particolare attenzione alle vittime della tratta di esseri umani finalizzata allo sfruttamento sessuale;

62.  rileva che le persone con disabilità o affette da disabilità durante la tratta necessitano di essere ulteriormente tutelate contro lo sfruttamento e invita l'UE e gli Stati membri a garantire che l'assistenza fornita alle vittime individuate risponda adeguatamente alle loro esigenze specifiche;

63.  sottolinea la necessità di reintegrare le vittime della tratta e di difendere il loro diritto alla protezione; invita gli Stati membri a creare e rafforzare reti di centri di sostegno e accoglienza e a garantire alle vittime la prestazione di servizi in una lingua a loro comprensibile e l'accesso all'istruzione; sollecita uno sforzo di collaborazione nell'ottica dell'inclusione sociale e della fornitura di assistenza tra ONG, organizzazioni internazionali, organismi governativi e agenzie, sia dei paesi di destinazione che di provenienza, in particolare nelle situazioni in cui le vittime fanno ritorno ai propri paesi di origine;

64.  sottolinea l'importanza di garantire la sicurezza delle vittime della tratta di esseri umani che testimoniano nelle cause contro i trafficanti di esseri umani;

65.  chiede che nei procedimenti penali si presti maggiore attenzione alle vittime; invita le autorità competenti a non detenere le vittime della tratta di esseri umani e a non esporle al rischio di essere punite per reati commessi nel contesto della loro situazione di vittime di tratta, in particolare nel caso della prostituzione, di qualsiasi altra forma di sfruttamento sessuale o lavoro forzato; invita gli Stati membri a rispettare il principio della non criminalizzazione;

66.  invita gli Stati membri a dare attuazione a strumenti giuridici che offrano alle vittime della tratta di esseri umani la possibilità di contattare le autorità senza mettere in pericolo la propria sicurezza e i propri diritti in quanto vittime;

67.  invita gli Stati membri ad attuare senza indugio la direttiva 2011/36/UE, in particolare l'articolo 8, oltre a tutti i quadri normativi pertinenti sulla tratta di esseri umani; esorta la Commissione a intraprendere azioni legali contro gli Stati membri che non provvedono all'attuazione e a pubblicare quanto prima la relazione di attuazione prevista per l'aprile 2015;

68.  invita i governi a predisporre sistemi di protezione tra le autorità per l'immigrazione e gli ispettorati del lavoro, al fine di incoraggiare le vittime a sporgere denuncia e di garantire che, qualora siano individuati casi di tratta di esseri umani, non vi sia il timore di un intervento delle autorità per l'immigrazione nei confronti delle vittime;

69.  invita gli Stati membri a configurare come reato l'atto di avvalersi di servizi prestati da vittime della tratta di esseri umani quando tale atto è commesso dai loro cittadini al di fuori dello Stato membro e/o dell'UE, ivi inclusa la prostituzione o altre forme di sfruttamento sessuale, il lavoro o i servizi forzati, compreso l'accattonaggio, la schiavitù o pratiche simili alla schiavitù, la servitù, lo sfruttamento di attività criminali o il prelievo di organi;

70.  ritiene che la condizione di rifugiato, richiedente asilo, titolare di visto umanitario oppure di individuo che necessita di protezione internazionale dovrebbe essere considerata come fattore di vulnerabilità nel caso delle vittime della tratta degli esseri umani; invita gli Stati membri a garantire che le autorità di contrasto e le autorità competenti in materia di asilo cooperino per aiutare le vittime della tratta di esseri umani che necessitano di protezione internazionale a presentare una domanda di protezione; ribadisce che le misure prese contro la tratta degli esseri umani non dovrebbero ledere i diritti delle vittime della tratta, dei migranti, dei rifugiati e delle persone che necessitano di protezione internazionale;

71.  invita gli Stati membri ad attuare misure sensibili alla dimensione di genere per migliorare l'individuazione delle vittime della tratta di esseri umani nelle procedure di asilo e di rimpatrio, a conservare un maggior numero di dati dettagliati e disaggregati per genere e a garantire altresì che le vittime siano indirizzate a soluzioni di sostegno adeguate;

72.  rammenta agli Stati membri che la direttiva 2011/36/UE lascia impregiudicato il principio di non respingimento in conformità con la convenzione del 1951 relativa allo status dei rifugiati;

73.  incoraggia gli Stati membri a garantire che ai richiedenti asilo vittime della tratta siano riconosciuti i medesimi diritti delle altre vittime della tratta;

74.  osserva che, secondo l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM), il rimpatrio dei migranti e dei rifugiati comporta rischi per la loro sicurezza, in quanto essi potrebbero essere nuovamente oggetto di tratta, e che tali rischi devono essere identificati, valutati e mitigati, poiché il pericolo che i migranti vittime della tratta corrono per mano dei loro sfruttatori spesso aumenta se sono riusciti a fuggire, se hanno interagito con le autorità di contrasto o se hanno testimoniato in tribunale(2);

75.  invita l'UE e gli Stati membri ad aumentare la visibilità della lotta contro la tratta di esseri umani per il pubblico, soprattutto negli aeroporti, nelle stazioni ferroviarie, sugli autobus, nelle scuole, nelle università e nei luoghi di lavoro pertinenti; invita l'UE e gli Stati membri a sensibilizzare i propri funzionari circa gli orientamenti UE sull'identificazione delle vittime della tratta di esseri umani, nonché la pubblicazione della Commissione sui diritti nell'UE delle vittime della tratta di esseri umani, e incoraggia a impiegarli attivamente;

76.  incoraggia finanziamenti mirati da parte dell'UE a favore delle ONG locali per l'identificazione delle vittime della tratta di esseri umani e il loro sostegno nonché la sensibilizzazione delle popolazioni vulnerabili allo sfruttamento e alla tratta di esseri umani; accoglie con favore, in tale contesto, il ruolo dei media che possono contribuire a sensibilizzare e informare sui rischi;

Cooperazione contro la tratta di esseri umani a livello regionale e internazionale

77.  esprime preoccupazione per l'insufficiente livello di cooperazione internazionale sui casi di tratta di esseri umani, in particolare quando sono implicati paesi di origine e paesi di transito, e per il fatto che tale situazione ostacola considerevolmente l'efficacia della lotta contro la tratta di esseri umani; invita a rafforzare il coordinamento, la cooperazione e lo scambio sistematico di informazioni allo scopo di indagare e combattere la tratta di esseri umani, mediante il potenziamento dell'assistenza finanziaria e tecnica e il rafforzamento della comunicazione, della cooperazione e delle creazione di capacità transfrontaliere a livello dei governi e delle autorità di contrasto – inclusi le guardie di frontiera, i funzionari competenti in materia di immigrazione e asilo, gli investigatori penali e le agenzie di sostegno alle vittime, gli organismi della società civile e delle Nazioni Unite – per quanto riguarda, tra l'altro, le modalità per identificare e proteggere le vittime e per discutere modi di interagire con i paesi d'origine, transito e destinazione che non hanno ratificato il protocollo di Palermo delle Nazioni Unite; invita l'UE a elaborare un approccio regionale, concentrandosi sulle rotte della tratta, che offra risposte idonee alle tipologie di sfruttamento nelle diverse regioni; pone in evidenza, inoltre, l'utilità dei programmi di scambio internazionale per i professionisti che operano nella lotta alla tratta;

78.  invita la Commissione, le agenzie competenti dell'UE e gli Stati membri a mettere a punto una formazione specifica sulle tematiche di genere per il personale impiegato nei servizi preposti all'applicazione della legge e ai controlli doganali, onde identificare e assistere in modo più efficace le potenziali vittime di tratta, in particolare della tratta finalizzata allo sfruttamento sessuale;

79.  ribadisce la necessità che l'UE rafforzi la cooperazione giudiziaria e di polizia tra gli Stati membri e con i paesi terzi – in particolare i paesi di origine e di transito delle vittime della tratta di esseri umani – nella prevenzione, nell'accertamento e nel perseguimento della tratta di esseri umani, in particolare tramite Europol e Eurojust, comprese la condivisione delle informazioni, segnatamente per quanto riguarda le rotte di traffico conosciute, la partecipazione a squadre investigative comuni e la lotta al reclutamento ai fini della tratta via Internet e altri canali digitali; sottolinea l'importanza degli scambi sistematici di dati e dell'alimentazione, da parte degli Stati membri, delle banche dati di Europol Focal Point Phoenix e Focal Point Twins; incoraggia una maggiore cooperazione tra Europol e Interpol nella lotta contro la tratta di esseri umani e ricorda che gli scambi di dati tra Stati membri e con paesi terzi dovrebbero rispettare pienamente le norme sull'UE sulla protezione dei dati; invita gli Stati membri a raccogliere più dati comparabili sulla lotta alla tratta di esseri umani e a migliorare lo scambio di dati tra gli Stati membri stessi e con i paesi terzi;

80.  invita l'UE e gli Stati membri a dotare gli organismi di contrasto e di polizia del personale e delle risorse necessari affinché possano anche ricevere informazioni dalle famiglie o da altre fonti, scambiare tali informazioni con le autorità europee e nazionali competenti e trattarle e analizzarle in modo adeguato;

81.  sottolinea che i paesi di transito sono fondamentali nella lotta alla tratta di esseri umani in quanto durante la fase di transito non è ancora iniziato lo sfruttamento delle vittime; sottolinea l'importanza di assicurare una formazione supplementare alle forze di polizia di frontiera al fine di migliorarne le competenze in materia di identificazione;

82.  sottolinea le numerose sfide correlate alla migrazione transfrontaliera di manodopera, in particolare il rischio che i migranti vengano dichiarati illegali e siano privati dei loro diritti più basilari; chiede l'istituzione di meccanismi sulla migrazione transfrontaliera di manodopera nell'UE e a livello internazionale al fine di incrementare e formalizzare la migrazione legale di manodopera;

83.  riconosce gli sforzi compiuti dall'UE nella creazione di canali ufficiali per la migrazione transfrontaliera di manodopera, che dovrebbero essere oggetto di una maggiore attenzione, e chiede sforzi più intensi e coerenti in tal senso; sottolinea le potenzialità della formalizzazione della migrazione di manodopera quale strumento per prevenire la tratta di esseri umani e salvare vite umane;

84.  invita l'UE a rafforzare la cooperazione con le ONG e altre pertinenti organizzazioni internazionali, in particolare garantendo finanziamenti adeguati e un'assistenza coordinata, allo scopo di potenziare lo scambio di migliori pratiche, lo sviluppo di politiche e la loro attuazione e per intensificare la ricerca, anche in collaborazione con soggetti locali, concentrandosi specialmente sull'accesso alla giustizia per le vittime e il perseguimento dei colpevoli;

85.  ricorda che, in conformità della direttiva 2011/36/UE, gli Stati membri dovrebbero incoraggiare le organizzazioni della società civile e collaborare strettamente con esse, in particolare per quanto riguarda le iniziative politiche, le campagne di informazione e sensibilizzazione, i programmi di ricerca e istruzione e la formazione, nonché la verifica e la valutazione dell'impatto delle misure di contrasto della tratta; evidenzia inoltre che anche le ONG dovrebbero contribuire alla tempestiva identificazione, all'assistenza e al sostegno delle vittime; insiste sul fatto che gli Stati membri dovrebbero assicurare che le ONG siano protette contro ritorsioni, minacce e intimidazioni, e soprattutto che siano esentate da procedimenti penali quando forniscono assistenza alle vittime della tratta di esseri umani che si trovano in situazione di irregolarità;

86.  invita l'UE, gli Stati membri e la comunità internazionale a prestare particolare attenzione alla prevenzione e alla lotta contro la tratta di esseri umani in contesti di crisi umanitaria, come le catastrofi naturali e i conflitti armati, al fine di ridurre la vulnerabilità delle vittime nei confronti dei trafficanti e di altre reti di attività criminali; sottolinea che occorre garantire protezione a tutti coloro che ne hanno diritto conformemente alle convenzioni regionali e internazionali;

87.  sottolinea il fatto che le persone che, a causa di cambiamenti improvvisi o progressivi legati al clima che producono ripercussioni negative sulla loro vita o le loro condizioni di vita, sono costrette ad abbandonare il loro domicilio abituale, corrono un grande rischio di cadere vittime della tratta di esseri umani; sottolinea che questo tipo di mobilità umana legato ai cambiamenti climatici ha una forte dimensione economica, che comprende la perdita dei mezzi di sussistenza e il calo del reddito familiare, il che comporta il pericolo diretto che le persone interessate possano diventare vittime del lavoro forzato o della schiavitù;

La politica dell'UE sulla tratta di esseri umani nella sua azione esterna

88.  riconosce e sostiene il lavoro del coordinatore anti-tratta dell'UE istituito per migliorare il coordinamento e la coerenza tra istituzioni, agenzie e Stati membri dell'UE, paesi terzi e attori internazionali, ed esorta il coordinatore a sviluppare ulteriormente azioni congiunte e misure concrete tra Unione europea, Stati membri, paesi terzi e attori internazionali in modo da istituire una cooperazione più coerente ed efficace nella realizzazione di sistemi per identificare, proteggere e assistere le vittime della tratta, intensificare la prevenzione della tratta, aumentare il perseguimento dei trafficanti e istituire una rete in grado di rispondere alle preoccupazioni emergenti;

89.  esorta l'UE a compiere gli sforzi necessari a livello internazionale per impedire e reprimere la tratta degli schiavi, al fine di giungere, progressivamente e quanto prima, alla completa abolizione della schiavitù in tutte le sue forme;

90.  reputa fondamentale che le strategie finalizzate a impedire la tratta di esseri umani affrontino i fattori che la facilitano e le ragioni e le circostanze alla base di tale fenomeno e seguano un approccio integrato che riunisca diversi attori, mandati e prospettive, a livello sia nazionale che internazionale; ritiene che le strategie di prevenzione debbano includere misure volte alla lotta contro la povertà, l'oppressione, il mancato rispetto dei diritti umani, il conflitto armato e le disparità economiche e sociali e debbano mirare a ridurre la vulnerabilità delle potenziali vittime, a scoraggiare la domanda di servizi prestati dalle vittime della tratta, anch'essa annoverabile tra le cause primarie, ad aumentare l'educazione del pubblico e a eliminare la corruzione dei funzionari pubblici; invita inoltre tutti gli Stati ad adempiere concretamente ai loro obblighi previsti dal protocollo di Palermo;

91.  invita gli Stati membri a ratificare tutti gli strumenti internazionali, gli accordi e gli obblighi giuridici pertinenti, tra cui la convenzione di Istanbul, e a intensificare gli forzi volti a rendere la lotta contro la tratta di esseri umani più efficace, coordinata e coerente; incoraggia l'UE a chiedere la ratifica di tutti gli strumenti internazionali pertinenti;

92.  invita i rappresentati dell'UE a dedicare particolare attenzione alla tratta di esseri umani nel dialogo politico con i paesi terzi, come pure attraverso i programmi di cooperazione e nell'ambito dei forum multilaterali e regionali, anche mediante dichiarazioni pubbliche;

93.  invita l'UE a riesaminare i propri programmi di assistenza concernenti la tratta di esseri umani, a rendere i finanziamenti più mirati e a fare della tratta di esseri umani un ambito di cooperazione a sé stante; incoraggia, in tale contesto, l'aumento di risorse per i servizi che si occupano di tratta degli esseri umani all'interno delle istituzioni dell'UE; esorta la Commissione a rivedere con regolarità il suo elenco di paesi prioritari, compresi i criteri di selezione, per garantire che esso rifletta le realtà del territorio e per renderli più flessibili e adattabili al mutare delle circostanze e alle tendenze emergenti;

94.  chiede alla Commissione e gli Stati membri che, nel potenziare le misure giuridiche contro la tratta di esseri umani, amplino anche la definizione di tale fenomeno inserendo riferimenti ai nuovi mezzi della tratta nel suo campo di applicazione;

95.  invita l'UE e gli Stati membri ad attuare le azioni relative alla lotta contro la tratta nell'attuale piano d'azione dell'UE per i diritti umani e la democrazia e in linea con la strategia dell'UE per l'eradicazione della tratta degli esseri umani;

96.  invita la Commissione europea a valutare la necessità di un'eventuale revisione del mandato della futura Procura europea affinché, in seguito alla sua istituzione, tra le sue competenze sia inserita anche la lotta contro la tratta di esseri umani;

97.  chiede che la politica dell'UE contro la tratta di esseri umani sia resa maggiormente efficace tramite un suo radicamento più profondo nelle più ampie strategie dell'UE in materia di sicurezza, uguaglianza fra uomini e donne, crescita economica, sicurezza informatica, migrazione e relazioni esterne;

98.  invita tutte le istituzioni e gli Stati membri dell'UE a perseguire una politica coerente sia internamente che esternamente, ponendo i diritti umani al centro delle relazioni dell'UE con tutti i paesi terzi, in linea con i valori fondamentali dell'Unione, e a utilizzare le relazioni economiche e commerciali, in particolare, come strumento di pressione;

99.  invita la Commissione e gli Stati membri a provvedere affinché i diritti umani, la parità di genere e la lotta alla tratta di esseri umani restino al centro delle politiche di sviluppo dell'UE e dei partenariati con i paesi terzi; invita la Commissione a introdurre misure che tengano conto del genere in fase di elaborazione di nuove politiche di sviluppo e di revisione delle politiche già esistenti;

100.  sottolinea che l'emancipazione economica e sociale delle donne e delle ragazze le renderebbe meno vulnerabili a diventare vittime e invita la Commissione a portare avanti la sua azione mirata relativa all'integrazione della parità di genere in tutte le attività di sviluppo e a garantire che continui a essere, assieme ai diritti delle donne, un punto all'ordine del giorno nel dialogo politico con i paesi terzi;

101.  sottolinea l'importanza degli obiettivi di sviluppo sostenibile, in particolare dell'obiettivo 5.2 che chiede l'eliminazione di tutte le forme di violenza contro le donne e le ragazze in ambito pubblico e privato, compresi la tratta, lo sfruttamento sessuale e altri tipi di sfruttamento;

102.  invita l'UE a sostenere i paesi terzi nei loro sforzi per incrementare l'identificazione, l'assistenza e la reintegrazione delle vittime e i procedimenti penali correlati alla tratta di esseri umani, istituendo e attuando un'adeguata legislazione e armonizzando le definizioni, le procedure e la cooperazione in ambito giuridico in conformità delle norme internazionali;

103.  esorta la Commissione e gli Stati membri a garantire che il personale dei servizi di contrasto, tra cui i dipendenti di agenzie quali Frontex, Europol e l'EASO, nonché gli altri funzionari che possono entrare in contatto con vittime o potenziali vittime della tratta di esseri umani, ricevano una formazione adeguata per essere in grado di agire nei casi di tratta, con una prospettiva intersezionale integrata, con l'accento sulle necessità particolari delle donne, dei bambini e di altri gruppi vittime della tratta di esseri umani in situazioni vulnerabili quali i rom e i rifugiati e sul modo di incentivare e proteggere completamente le vittime della tratta di esseri umani e altre persone affinché denuncino i trafficanti;

104.  ritiene che l'individuazione delle vittime di tratta provenienti da paesi terzi debba avvenire il più possibile a monte della rete e che sia quindi opportuno adoperarsi maggiormente alle frontiere al fine di individuare le vittime al loro ingresso nell'Unione; invita gli Stati membri a collaborare con i paesi terzi per migliorare gli orientamenti esistenti che possono aiutare i servizi consolari e le guardie di frontiera a identificare le vittime della tratta degli esseri umani e sottolinea, a tal riguardo, l'importanza dello scambio di migliori prassi, in particolare per quanto concerne l'espletamento dei colloqui alle frontiere; sottolinea altresì la necessità che le guardie di frontiera e le guardie costiere possano accedere alle banche dati Europol;

105.  invita gli Stati membri a rafforzare la cooperazione con i paesi terzi al fine di combattere tutte le forme di tratta di esseri umani, prestando particolare attenzione alla dimensione di genere del fenomeno in modo da contrastare nello specifico i matrimoni infantili, lo sfruttamento sessuale delle donne e delle ragazze e il turismo sessuale; invita la Commissione e il SEAE a intensificare le attività del processo di Khartoum, aumentando il numero di progetti concreti ed estendendo la partecipazione attiva a un numero più elevato di paesi;

106.  chiede che la Commissione, il Consiglio e il SEAE, in occasione dei negoziati con paesi terzi per accordi internazionali, accordi di riammissione e di cooperazione, pongano particolare enfasi sulla necessità che i paesi terzi combattano in modo efficace la tratta degli esseri umani, perseguano maggiormente gli esecutori e aumentino la protezione delle vittime;

107.  esorta l'UE a incentrare efficacemente i suoi sforzi sul contrasto alla tratta di esseri umani e la lotta al traffico; esorta l'UE e gli Stati membri a investire nell'identificazione delle vittime della tratta di esseri umani tra i rifugiati e i migranti e tra le vittime di violazioni e abusi nel contesto delle attività di traffico, controllate da reti criminali;

108.  sottolinea la necessità di lavori preparatori e formazione per le missioni internazionali di polizia civile nonché della formazione di diplomatici, ufficiali di collegamento e funzionari consolari e per la cooperazione allo sviluppo al fine di migliorare l'identificazione delle vittime della tratta di esseri umani; ritiene necessario che questi gruppi ricevano una formazione, poiché essi rappresentano spesso il primo punto di contatto per le vittime della tratta, nonché intervenire al fine di garantire che tali funzionari abbiano accesso a materiali idonei per informare le persone che rischiano di diventare vittime della tratta;

109.  ricorda che l'avvio, il 7 ottobre 2015, della seconda fase dell'EUNAVFOR MED, chiamata anche operazione Sophia, consente di intervenire concretamente contro la tratta di esseri umani, autorizzando a procedere al fermo, all'ispezione, al sequestro e al dirottamento in mare aperto delle navi e delle imbarcazioni sospettate di essere usate per la tratta di esseri umani; ricorda che, finora, 48 presunti passatori e trafficanti sono stati fermati e si trovano nelle mani della giustizia italiana; invita l'Unione a proseguire e a intensificare le operazioni nel Mediterraneo;

110.  invita l'UE a individuare soluzioni concrete in merito a vie d'accesso all'UE per migranti e rifugiati che siano lecite, regolari, sicure e non suscettibili di provocare sfruttamento; ricorda agli Stati membri e all'UE che devono rispettare il diritto internazionale, ivi compreso il principio del non respingimento, in tutte le proprie politiche, segnatamente in quelle migratorie; ricorda che lo Stato di accoglienza e lo Stato d'origine dovrebbero garantire alle vittime di tratta un rimpatrio volontario sicuro e offrire alternative legali qualora il rimpatrio possa mettere a rischio la loro sicurezza e/o quella delle loro famiglie; sottolinea che lo Stato di accoglienza e lo Stato d'origine devono garantire le necessarie condizioni di sicurezza e di reintegro per le vittime al loro rimpatrio;

111.  esorta la Commissione e gli Stati membri a rispettare la Carta delle Nazioni Unite e i principi del diritto in materia di asilo;

112.  invita l'UE a promuovere programmi che sostengano l'inclusione dei migranti e dei rifugiati con il coinvolgimento di attori fondamentali dei paesi terzi, nonché di mediatori culturali, per contribuire a sensibilizzare le comunità in materia di tratta e renderle più resistenti alla penetrazione della criminalità organizzata;

113.  esorta la Commissione e gli Stati membri ad adoperarsi per proteggere e ritrovare tutti i rifugiati o migranti scomparsi dopo essere giunti sul suolo europeo, e in particolar modo i minori;

114.  plaude al lavoro svolto da Europol, segnatamente attraverso il "Focal Point Twins", nell'individuare le persone che si recano in paesi terzi per commettere abusi sui minori; invita gli Stati membri a cooperare con Europol provvedendo a uno scambio sistematico e rapido dei dati;

115.  rammenta che, prima di concludere un accordo di liberalizzazione dei visti, la Commissione deve valutare i rischi posti dal paese terzo interessato, segnatamente per quanto concerne l'immigrazione clandestina; insiste sul fatto che le reti della tratta possono anche utilizzare i canali legali di migrazione; chiede quindi alla Commissione di includere la cooperazione efficace dei paesi terzi interessati dalla tratta fra i criteri da soddisfare in vista di qualsiasi accordo di liberalizzazione dei visti;

116.  sottolinea che l'UE deve adottare un dispositivo legislativo, vincolante e obbligatorio in relazione al reinsediamento, quale previsto dall'agenda della Commissione sulla migrazione; sottolinea altresì che l'ammissione umanitaria può essere utilizzata a complemento del reinsediamento per dare protezione urgente, spesso su base temporanea e quando ve ne è bisogno, ai soggetti più vulnerabili, ad esempio i minori non accompagnati o i rifugiati con disabilità, oppure quanti necessitano di evacuazione medica d'urgenza;

117.  invita l'UE a condividere con i paesi terzi l'elaborazione di un sistema standardizzato per la raccolta di analisi e dati qualitativi e quantitativi sulla tratta di esseri umani al fine di sviluppare un modello comune o almeno comparabile nell'UE e nei paesi terzi per la raccolta e l'analisi dei dati concernenti tutti gli aspetti della tratta di esseri umani; rammenta l'urgente necessità di destinare sufficienti finanziamenti alla raccolta dei dati e alla ricerca in materia di tratta di esseri umani;

118.  incoraggia l'UE a elaborare una nuova strategia post 2016 per la lotta alla tratta di esseri umani, dotata di una dimensione esterna più forte e mirata, che dia maggiore priorità allo sviluppo di partenariati con la società civile locale nei paesi d'origine, transito e destinazione non appartenenti all'UE, con i governi e con il settore privato e alla risposta agli aspetti finanziari ed economici della tratta;

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119.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) e alle delegazioni dell'UE.

(1) Testi approvati, P8_TA(2015)0470.
(2)Cfr. relazione dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) dal titolo "Counter Trafficking and Assistance to Vulnerable Migrants Annual Report of Activities 2011" (Lotta contro la tratta di esseri umani e assistenza ai migranti vulnerabili – Relazione annuale di attività 2011), pag. 23.

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