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Testi approvati
Martedì 13 settembre 2016 - StrasburgoEdizione definitiva
Politica di coesione e strategie di ricerca e innovazione per la specializzazione intelligente (RIS3)
 Cooperazione territoriale europea – migliori prassi e misure innovative
 Inchiesta sulla misurazione delle emissioni nel settore automobilistico
 Richiesta di revoca dell'immunità di István Ujhelyi
 Richiesta di difesa dei privilegi e delle immunità di Rosario Crocetta
 Richiesta di revoca dell'immunità di Sotirios Zarianopoulos
 Accordo UE-Cina relativo all’adesione della Croazia ***
 Accordo UE-Uruguay relativo all'adesione della Croazia ***
 Nomina di un membro della Corte dei conti - Lazaros Stavrou Lazarou
 Nomina di un membro della Corte dei conti - João Figueiredo
 Nomina di un membro della Corte dei conti - Leo Brincat
 Statistiche del commercio estero con i paesi terzi (poteri delegati e di esecuzione) ***II
 Statistiche in tema di gas naturale ed energia elettrica ***I
 Verso un nuovo assetto del mercato dell'energia
 Strategia dell'UE in materia di riscaldamento e di raffreddamento
 Promuovere la competitività delle PMI
 Una strategia dell'UE per la regione alpina
 Fondo fiduciario dell'UE per l'Africa: implicazioni per lo sviluppo e l'aiuto umanitario
 Creazione di condizioni del mercato del lavoro favorevoli all'equilibrio tra vita privata e vita professionale

Politica di coesione e strategie di ricerca e innovazione per la specializzazione intelligente (RIS3)
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Risoluzione del Parlamento europeo del 13 settembre 2016 su politica di coesione e strategie di ricerca e innovazione per la specializzazione intelligente (RIS3) (2015/2278(INI))
P8_TA(2016)0320A8-0159/2016

Il Parlamento europeo,

–  visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare l'articolo 4, l'articolo 162, e gli articoli da 174 a 178,

–  visto il regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, e che abroga il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio(1) (di seguito "il regolamento recante disposizioni comuni"),

–  visto il regolamento (UE) n. 1301/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale e a disposizioni specifiche concernenti l'obiettivo "Investimenti a favore della crescita e dell'occupazione" e che abroga il regolamento (CE) n. 1080/2006(2),

–  visto il regolamento (UE) n. 1304/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, relativo al Fondo sociale europeo e che abroga il regolamento (CE) n. 1081/2006 del Consiglio(3),

–  visto il regolamento (UE) n. 1299/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni specifiche per il sostegno del Fondo europeo di sviluppo regionale all'obiettivo di cooperazione territoriale europea(4),

–  visto il regolamento (UE) n. 1302/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, che modifica il regolamento (CE) n. 1082/2006 relativo a un gruppo europeo di cooperazione territoriale (GECT) per quanto concerne il chiarimento, la semplificazione e il miglioramento delle norme in tema di costituzione e di funzionamento di tali gruppi(5),

–  visto il regolamento (UE) n. 1300/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, relativo al Fondo di coesione e che abroga il regolamento (CE) n. 1084/2006 del Consiglio(6),

–  visto il regolamento (UE) n. 1305/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) e che abroga il regolamento (CE) n. 1698/2005 del Consiglio(7),

–  vista la sua risoluzione del 14 gennaio 2014 sul tema "Specializzazione intelligente: eccellenza in rete per un'efficace politica di coesione"(8),

–  vista la sua risoluzione del 9 settembre 2015 sul tema "Investimenti a favore della crescita e della creazione di posti di lavoro: promozione della coesione economica, sociale e territoriale nell'Unione"(9),

–  visto l'opuscolo informativo della Commissione del 22 febbraio 2016 dal titolo "Piano di investimenti per l'Europa: nuovi orientamenti sull'uso complementare dei Fondi strutturali e di investimento europei e del FEIS",

–  vista la comunicazione della Commissione del 10 giugno 2014, dal titolo "Ricerca e innovazione come fattori di rilancio della crescita" (COM(2014)0339),

–  vista la sesta relazione della Commissione sulla coesione economica, sociale e territoriale, del 23 luglio 2014, dal titolo "Investimenti per l'occupazione e la crescita",

–  vista la comunicazione della Commissione del 26 novembre 2014 intitolata "Un piano di investimenti per l'Europa" (COM(2014)0903),

–  vista la comunicazione della Commissione del 14 dicembre 2015 dal titolo "Investire nella crescita e nell'occupazione - ottimizzare il contributo dei Fondi strutturali e di investimento europei" (COM(2015)0639),

–  vista la guida pubblicata nel 2014 dalla Commissione dal titolo "Favorire le sinergie tra i fondi strutturali e di investimento europei, Orizzonte 2020 e altri programmi dell'Unione in materia di ricerca, innovazione e competitività",

–  vista la comunicazione della Commissione del 6 ottobre 2010 dal titolo: "Il contributo della politica regionale alla crescita intelligente nell'ambito di Europa 2020" (COM(2010)0553),

–  vista la comunicazione della Commissione del 13 settembre 2013 dal titolo "Misurare i risultati dell'innovazione in Europa: verso un nuovo indicatore" (COM(2013)0624),

–  visto il parere del Comitato delle regioni del 4 maggio 2012 dal titolo "Invecchiamento attivo: innovazione, sanità intelligente, migliore qualità della vita"(10),

–  visto il parere del Comitato delle regioni del 30 maggio 2013 dal titolo "Colmare il divario in tema di innovazione"(11),

–  visto il parere del Comitato delle regioni del 7 ottobre 2014 dal titolo "Misure volte a favorire la creazione di ecosistemi di startup high-tech"(12),

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione pubblicato nel 2014 e contenente orientamenti per i responsabili politici e gli organismi di attuazione dal titolo "Favorire le sinergie tra i fondi strutturali e di investimento europei, Orizzonte 2020 e altri programmi dell'Unione in materia di ricerca, innovazione e competitività" (SWD(2014)0205),

–  visto il progetto pilota "Politica di coesione e sinergie con i fondi di ricerca e sviluppo: la «scala di eccellenza»",

–  vista l'azione preparatoria del Parlamento europeo nella regione della Macedonia orientale e Tracia,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per lo sviluppo regionale (A8-0159/2016),

A.  considerando che in questi tempi di crisi economica, finanziaria e sociale l'Unione deve intensificare gli sforzi per creare una crescita economica intelligente, sostenibile e inclusiva;

B.  considerando che il rafforzamento della ricerca, dello sviluppo tecnologico e dell'innovazione (RSI) è una delle priorità d'investimento nell'ambito del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) per il periodo 2014-2020; che il sostegno all'innovazione varia ampiamente da uno Stato membro all'altro e al loro interno, soprattutto per quanto concerne lo sfruttamento delle conoscenze e della tecnologia nel promuovere l'innovazione;

C.  considerando che per il periodo di programmazione 2014-2020 gli Stati membri sono tenuti, per la prima volta, a sviluppare strategie di specializzazione intelligente nazionali e/o regionali coinvolgendo le autorità di gestione nazionali e regionali e le parti interessate, come gli istituti di istruzione superiore, l'industria e le parti sociali, in un processo di scoperta imprenditoriale;

D.  considerando che la specializzazione intelligente combina e unisce diverse politiche, anche in materia di imprenditorialità, istruzione e innovazione, affinché le regioni possano individuare e selezionare settori di priorità per il loro sviluppo e i relativi investimenti, concentrandosi sulle loro forze e sui loro vantaggi comparativi;

E.  considerando che le RIS3 dovrebbero contribuire a rendere l'economia europea più competitiva, a sviluppare un valore aggiunto europeo nell'innovazione, a creare un maggior numero di posti di lavoro migliori e di qualità e a tener conto di un'ampia gamma di esperienze; che esse dovrebbero favorire la diffusione di buone pratiche e lo sviluppo di un nuovo spirito imprenditoriale, associati a un mercato unico digitale funzionante e alla specializzazione intelligente, che potrebbero creare nuove competenze, conoscenze, innovazione e occupazione al fine di sfruttare meglio i risultati della ricerca e tutte le forme di innovazione;

F.  considerando che l'elaborazione di una strategia RIS3 comporta un processo di sviluppo di meccanismi di governance multilaterale tramite i quali vengano individuati i settori regionali dal maggiore potenziale strategico, definendo le priorità strategiche e un servizio di sostegno efficiente per le imprese al fine di sfruttare al massimo le potenzialità di sviluppo di una regione basato sulla conoscenza;

G.   considerando che le RIS3 contribuiscono all'uso efficiente dei fondi dell'UE, riguardano tutti gli Stati membri e tutte le regioni dell'Unione e sfruttano le potenzialità di tutte le regioni, aiutando in tal modo l'UE a colmare le lacune nel campo dell'innovazione, sia all'interno che all'esterno, affinché diventi più competitiva a livello mondiale;

H.   considerando che lo sviluppo tempestivo e positivo delle RIS3 negli Stati membri dipende in grande misura dalla crescente capacità amministrativa di programmazione, di programmazione di bilancio, di attuazione e di valutazione nell'ambito del quadro strategico, al fine di rafforzare gli investimenti nella RSI; che tale sviluppo deve tenere conto del fatto che le valutazioni iniziali delle strategie di specializzazione intelligente hanno fatto emergere un quadro contrastante, in particolare per quanto riguarda la scelta delle priorità, spesso considerate troppo generiche o insufficientemente connesse alle strutture economiche e d'innovazione regionali, il che significa che occorre migliorare in tal senso le strategie di specializzazione intelligente;

I.  considerando che la piattaforma RIS3 favorisce gli scambi dal basso e inter pares e il trasferimento di conoscenze tra le regioni partecipanti; che è necessario dare la priorità a tale processo per quanto riguarda lo sviluppo e la pratica delle future iniziative di specializzazione intelligente;

Ruolo centrale delle RIS3 nel contributo della politica di coesione agli obiettivi di Europa 2020

1.  sottolinea che le strategie di specializzazione intelligente sostengono la concentrazione tematica e la programmazione strategica dei Fondi strutturali e d'investimento europei (fondi SIE) e portano a un maggiore orientamento ai risultati sul terreno, contribuendo in tal modo al conseguimento degli obiettivi di Europa 2020; pone l'accento sul fatto che tali strategie puntano a creare una crescita sostenibile e basata sulla conoscenza, uno sviluppo equilibrato e posti di lavoro di qualità in tutte le regioni, non solo nelle aree ben sviluppate ma anche nelle regioni in transizione e in quelle meno sviluppate, rurali e insulari;

2.  chiede che si rispettino pienamente le nuove disposizioni in materia di condizionalità ex ante per l'attribuzione dei fondi SIE, al fine di rendere operative le strategie di specializzazione intelligente;

3.  invita tutti gli attori interessati a elaborare le RIS3 basandosi sulle analisi delle capacità, dei mezzi e delle competenze esistenti di ogni regione, a concentrarsi sulla scoperta imprenditoriale per individuare le nicchie emergenti o i vantaggi comparativi nell'ambito della specializzazione intelligente, a evitare un'iperspecializzazione forzata e artificiale nonché a rafforzare il partenariato tra settore pubblico e privato evitando sempre eventuali conflitti di interesse tra i due settori;

4.  appoggia una definizione ampia di innovazione, ovvero la trasformazione di un'idea in un prodotto o servizio nuovo o migliorato immesso sul mercato, in un processo operativo nuovo o migliorato utilizzato nell'industria e nel commercio o in un nuovo approccio a un servizio sociale;

5.  chiede alle regioni di sviluppare regimi di servizi di sostegno innovativi che integrino o sostituiscano i servizi di sostegno esistenti, al fine di consentire a una determinata regione di sfruttare appieno il suo potenziale competitivo, aiutare le imprese ad assorbire nuove conoscenze e tecnologie per rimanere competitive nonché garantire che le risorse della ricerca e dell'innovazione raggiungano una massa critica;

6.  chiede alla Commissione di adeguare il regolamento generale di esenzione per categoria per consentire che i fondi SIE offrano le condizioni del marchio di eccellenza;

7.  chiede alle autorità nazionali di investire nell'intelligence e nella raccolta su larga scala di dati regionali affinché sia consentito loro di dimostrare il loro eccezionale vantaggio competitivo nonché di comprendere le tendenze relative alle imprese regionali nella catena del valore globale;

8.  è del parere che la piattaforma S3, istituita dalla DG REGIO della Commissione presso il CCR di Siviglia, svolga un ruolo fondamentale nel fornire consulenza alle regioni e nel determinare parametri relativi alle loro strategie di innovazione, aiutando le regioni meno sviluppate e potenziando la governance multilivello e le sinergie interregionali fornendo informazioni, metodologie, competenze e consulenza ai responsabili politici nazionali e regionali; sottolinea che tale piattaforma dovrebbe adoperarsi costantemente per aggiornare la propria base di dati, tenendo conto delle esigenze, delle specificità e delle priorità locali di regioni e città;

9.  è del parere che la piattaforma S3 di Siviglia dovrebbe prestare particolare attenzione alle regioni meno sviluppate e, in particolare, dovrebbe aiutarle a elaborare e indirizzare le loro strategie;

10.  ritiene che le regioni più piccole abbiano maggiori problemi a sviluppare e attuare le strategie e chiede di sviluppare proposte volte ad aumentare il sostegno a tali regioni al fine di rafforzare l'attuazione delle strategie S3 e lo scambio delle migliori pratiche;

11.  accoglie con favore il recente interesse della Commissione per le regioni meno sviluppate, in particolare con l'ampliamento di un recente progetto pilota relativo all'azione preparatoria del Parlamento europeo nella regione della Macedonia orientale e Tracia alle regioni di otto Stati membri fino alla fine del 2017;

12.  si compiace della prosecuzione della piattaforma Innovation Monitor Plus (RIM Plus), istituita dalla DG Crescita della Commissione, della creazione di un Osservatorio della ricerca e dell'innovazione (RIO), istituito dalla DG RTD, e dei diversi centri di conoscenza collegati alle politiche presso la DG JRC (CE), che forniscono dati, indicatori e orientamenti completi alle parti interessate nazionali e regionali nell'ambito delle S3;

13.  attende con interesse i dettagli futuri relativi al consiglio europeo per l'innovazione, inteso a creare uno "sportello unico" per gli innovatori, collegando in tal modo i risultati scientifici con le esigenze delle imprese e delle autorità pubbliche in Europa;

14.  ricorda che i finanziamenti pubblici rimangono un potente motore dell'innovazione; invita le autorità interessate a essere cauti nel concentrarsi maggiormente sugli strumenti finanziari in quanto l'innovazione non dovrebbe essere incentrata soltanto sulle sovvenzioni, ma dovrebbe altresì essere in grado di identificare mezzi di finanziamento alternativi, quali prestiti e garanzie, e di trovare un equilibrio tra le sovvenzioni e i mezzi alternativi (finanziamenti pubblici e privati);

La governance multilivello e la sua portata

15.  si rammarica del fatto che alcuni Stati membri hanno deciso di optare per le RIS3 nazionali senza dare alle autorità locali e regionali l'opportunità di elaborare i propri pareri, compromettendo in tal modo il processo di scoperta imprenditoriale dal basso verso l'alto che dovrebbe essere sancito dalle RIS3; sottolinea l'importanza di un approccio regionale, dal momento che l'attuazione delle RIS3 può avere successo soltanto se basata su punti di forza locali e regionali; invita gli Stati membri interessati a riconsiderare la sostituzione delle RIS 3 nazionali con RSI3 regionali al fine di non perdere le opportunità di crescita e chiede un migliore coordinamento tra le S3 nazionali e regionali, ove opportuno, al fine di adattarle, se del caso, alle esigenze future e ai requisiti di sviluppo sostenibile, in particolare nel settore alimentare ed energetico; si rammarica del fatto che il principio di partenariato di cui all'articolo 5 dell'RDC non sia sempre stato rispettato; invita gli Stati membri a rispettare il principio di partenariato in tutte le fasi dei preparativi e dell'attuazione dell'accordo di partenariato e dei programmi operativi;

16.  ritiene che la qualità della collaborazione tra l'amministrazione e gli attori pertinenti nelle regioni incida in misura determinante sulla strategia RIS3 e riduca nettamente il rischio di disfunzioni nella definizione delle priorità; evidenzia quindi, a tale proposito, l'importanza della consultazione delle imprese e in particolare delle PMI, in quanto la "visione dell'innovazione" avrà successo soltanto se le imprese realizzeranno anche il corrispondente potenziale;

17.  evidenzia l'importanza di un migliore coordinamento tra tutti i livelli di governance al fine di promuovere una visione dal basso verso l'alto delle strategie regionali, ivi comprese tutte le autorità e le parti interessate nell'ambito della specializzazione intelligente, nonché gli esperti, la società civile e gli utenti finali, al fine di superare le "mentalità compartimentate"; sottolinea che il mancato adeguamento delle pertinenti normative degli Stati membri sta creando degli ostacoli all'attuazione degli investimenti a favore della ricerca e dell'innovazione;

18.  sottolinea il ruolo limitato svolto dalla società civile nelle strategie RIS3 e invita a rafforzare la sua partecipazione mediante piattaforme e partenariati di collaborazione, dal momento che ciò può contribuire a definire meglio le strategie, a rafforzare la cooperazione con la società e a conseguire una governance migliore;

19.  evidenzia l'importanza di uno stretto coordinamento tra i programmi operativi e le RIS3 nel corso dell'intera fase di attuazione;

20.  chiede un dialogo più intenso e una cooperazione più stretta tra le istituzioni dell'UE (PE e Consiglio) nonché a livello esecutivo (Commissione e organi nazionali di esecuzione), al fine di delineare un contesto più favorevole all'innovazione e alla ricerca e il potenziamento dell'attuazione della strategia RIS3 nel contesto della prossima revisione del quadro finanziario pluriennale 2014;

21.  invita la Commissione e gli altri organi a fornire assistenza supplementare agli Stati membri che ne abbiano bisogno per attuare la strategia RIS3;

22.  invita a compiere sforzi costanti volti a incoraggiare un cambiamento di mentalità e a promuovere approcci politici innovativi per dare impulso alla collaborazione intraregionale, interregionale, extraregionale e transnazionale, comprese le macroregioni, mediante strumenti esistenti quali INTERREG, al fine di continuare a promuovere un valore aggiunto europeo nelle strategie;

23.  segnala l'importanza di puntare all'innovazione sociale in quanto fattore che può concorrere all'istituzione di nuovi modelli e culture imprenditoriali e alla creazione di un ambiente adatto per la realizzazione dell'economia circolare;

24.  invita la Commissione a presentare una comunicazione integrata sul valore aggiunto delle strategie RIS3 e la relativa attuazione nei programmi operativi, seguita da proposte per ulteriori azioni nella settima relazione sulla coesione;

25.  deplora la mancanza di cooperazione interregionale sulla base della tematica relativa alla specializzazione intelligente; osserva che il quadro strategico comune offre la possibilità di utilizzare fino al 15 per cento dei fondi a titolo regolamento sulle disposizioni comuni (Fondo europeo di sviluppo regionale, Fondo sociale europeo, Fondo di coesione, Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca) per detta cooperazione all'esterno della propria regione; sottolinea che nella relazione sull'articolo 16.3 "Investire nella crescita e nell'occupazione – ottimizzare il contributo dei Fondi strutturali e di investimento europei" si segnala che tali possibilità sono state finora sottoutilizzate; invita gli Stati membri e le autorità regionali a fare maggiore uso delle possibilità offerte;

26.  chiede lo sviluppo di meccanismi di flessibilità e di coordinamento che colleghino i risultati del processo RIS3 con l'attuazione di Orizzonte 2020 e di altri programmi; incoraggia le regioni ad avvalersi di strumenti di cooperazione transnazionale quali l'iniziativa Vanguard, il marchio di eccellenza, la Piattaforma di scambio delle conoscenze, le piatteforme S.3, la Scala di eccellenza, i sistemi di innovazione regionale per i centri di colocazione dell'Istituto europeo di innovazione e di tecnologia (IET);chiede di favorire lo sviluppo di partenariati per cluster strategici al fine di dare impulso agli investimenti, migliorare il coordinamento, creare sinergie e promuovere lo scambio di opinioni per evitare la duplicazione e un impiego non efficiente delle risorse pubbliche;

27.  sollecita le istituzioni nazionali ed europee a proseguire il monitoraggio del "divario in materia d’innovazione" non solo tra gli Stati membri dell'UE e nelle regioni NUTS 2, ma anche in misura crescente all'interno degli Stati membri;

28.  ritiene che occorra semplificare le procedure ed eliminare le strozzature nel processo amministrativo delle strategie;

29.  invita le autorità a tutti i livelli a semplificare le procedure e a ridurre le strozzature nel processo amministrativo delle strategie; incoraggia gli investimenti nel capitale umano, anche mediante partenariati interregionali dell'UE, per rafforzare le capacità amministrative e gestire e attuare con successo il processo delle RIS3 evitando al contempo di istituire ulteriori livelli amministrativi; sollecita le autorità a dare la priorità alla ricerca e all'innovazione nelle regioni che possiedono il relativo potenziale ma in cui siano ridotti gli investimenti in materia;

30.  sollecita le regioni e gli Stati membri a intensificare l'utilizzo delle risorse di bilancio disponibili per l'assistenza tecnica, al fine di garantire un'attuazione efficace ed efficiente delle RIS3;

31.  evidenzia che le strategie di specializzazione intelligente dovrebbero essere uno strumento efficace per far fronte alle sfide sociali, ambientali, climatiche ed energetiche e per promuovere le ricadute delle conoscenze e la diversificazione tecnologica;

Migliori sinergie per la crescita e la creazione di posti di lavoro

32.  deplora la mancanza di sinergie tra i fondi SIE e gli altri strumenti finanziari dell'UE, che impedisce il coordinamento, la coerenza e l'integrazione dei finanziamenti dell'UE e ne riduce i risultati e l'impatto; sollecita maggiore attenzione e impegno di ricerca per conseguire un migliore approccio strategico alle sinergie e considerare la possibilità di combinare, rendere complementari e valorizzare il potenziale degli strumenti finanziari, onde fare pieno ricorso alla garanzie dell'UE per finanziare piatteforme di investimento;

33.  sottolinea l'esigenza di proseguire e approfondire gli approcci a elica tripla e quadrupla alla specializzazione intelligente a livello regionale, con il coinvolgimento delle amministrazioni pubbliche, delle imprese, delle università e dei cittadini; sottolinea che il ruolo degli ultimi due soggetti partecipanti (ossia istituti di istruzione superiore e ricerca e organizzazioni di cittadini) va rafforzato all'interno della nuova programmazione dell'UE e della gamma di finanziamento;

34.  chiede un maggiore sostegno alle PMI e alle imprese start-up, in quanto la maggior parte di loro sono all'avanguardia dell'innovazione di punta e contribuiscono in misura rilevante a individuare talenti locali in una vasta gamma di settori e occupano giovani;

35.  sollecita il proseguimento della ricerca di parametri affidabili per monitorare l'efficienza in termini innovativi a tutti i livelli di governance mobilitando e coordinando meglio le risorse di Eurostat e delle altre DG competenti della Commissione, nonché le risultanze dell'OCSE, ESPON e altri soggetti operanti sul campo come gli uffici statistici nazionali;

36.  sottolinea che l'uso coordinato e complementare dei fondi SIE con Orizzonte 2020 e con il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), in linea con gli orientamenti sulle sinergie tra SIE e FEIS presentati dalla Commissione nel febbraio 2016, offre ottime opzioni per stimolare l'innovazione a livello regionale, nazionale e di UE, incrementando l'attrattiva degli investimenti in ricerca e innovazione al fine di indurre i capitali privati a integrare il finanziamento pubblico; sollecita le autorità locali e regionali a fare pieno uso delle possibilità di uso combinato di tali strumenti;

37.  chiede un impegno concreto per ottenere le informazioni necessarie al conseguimento di sinergie tra i vari strumenti e politiche disponibili nell'ambito delle RIS3, quali la politica di coesione 2014-2020, la piattaforma di specializzazione intelligente, l'Osservatorio europeo dei cluster, il partenariato europeo per l'innovazione, il Forum strategico europeo, le tecnologie abilitanti fondamentali (KET) e le infrastrutture di ricerca;

38.  sollecita le regioni ad attuare le rispettive RIS3 rafforzando la mentalità di innovazione aperta e la collaborazione di ecosistema sulla base del modello a elica quadrupla;

39.  sottolinea l'importanza di calibrare l'istruzione e la ricerca alle esigenze effettive del mercato in uno sforzo per assicurare che le nuove innovazioni siano conformi alla domanda e portino a crescita economica;

Città intelligenti come catalizzatore per le RIS3

40.  ribadisce il ruolo fondamentale che le aree urbane dell'UE devono svolgere nello sviluppo economico e sociale dell'Unione fungendo da poli per vari attori e settori, combinando le sfide e le opportunità di una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, nonché facendo da pioniere nell'approccio politico integrato e basato sul territorio; sottolinea l'importanza delle zone urbane ai fini di catalizzare le risorse umane, le infrastrutture e il potenziale degli investimenti per lo sviluppo di distretti di innovazione;

41.  invita la Commissione a tenere in conto le strategie e gli altri programmi di innovazione, con particolare riguardo per gli investimenti territoriali integrati nell'ambito dello sviluppo dell'Agenda urbana europea onde innescare sinergie e forti legami mirati a un uso efficiente delle risorse;

42.  sottolinea l'importanza di agevolare la cooperazione innovativa transettoriale, a tripla elica e transfrontaliera connessa alle sfide europee di rendere le regioni e le città più intelligenti, più verdi e più gradevoli per viverci e lavorarci;

43.  sottolinea l'esigenza di ulteriore sviluppo e ampliamento in Europa della concezione "città intelligenti e connesse"; accoglie con favore l'intenzione della Presidenza UE dei Paesi Bassi di creare un approccio dal basso verso l'alto conferendo alle città il potere di sviluppare l'agenda urbana dell'UE e di operare un'evoluzione da città intelligenti a città eccellenti, in coordinamento con le autorità regionali; in tale contesto, sostiene la preparazione del "patto di Amsterdam", che pone l'accento sulla crescita sostenibile e la creazione di posti di lavoro, sull'incentivazione di collegamenti tra tutte le parti, i cittadini e le organizzazioni sociali, nonché sulla promozione di uno sviluppo sostenibile e socialmente inclusivo;

44.  richiama l'attenzione sulla promozione di sistemi di cooperazione e scambio di conoscenze tra le città nel campo della specializzazione intelligente e dell'innovazione, come l'azione "città intelligenti aperte e leggere" sostenuta dalla Commissione;

45.  sostiene le iniziative della Commissione e del Consiglio per un'Agenda urbana dell'UE nel contesto del patto di Amsterdam; invita la Commissione a aumentare la coerenza tra politiche urbane e regionali; chiede alla Commissione di presentare proposte per allineare le iniziative alla metodologia delle "città intelligenti" e le RSI3 nella settima relazione sulla coesione;

Monitoraggio e valutazione

46.  rileva che, sebbene la maggior parte delle regioni abbiano adottato una strategia RIS3, un numero considerevole di esse deve lavorare ancora per rispettare i requisiti relativi alla condizionalità ex ante, mentre le sfide principali riguardano il meccanismo di monitoraggio, il quadro di bilancio e le misure per stimolare gli investimenti privati in ricerca e innovazione;

47.  segnala ai responsabili decisionali locali e regionali l'importanza del loro impegno a utilizzare le RSI3 come strumento di trasformazione economica nella propria regione e quindi influenzare la politica dell'UE;

48.  accoglie con favore il fatto che le strategie regionali si focalizzino su energia, sanità, tecnologie dell'informazione e della comunicazione, materiali avanzati, settore alimentare, servizi, turismo, innovazione sostenibile e trasporti, bioeconomia, sistemi di fabbricazione e industrie culturali e creative, nonché altre specializzazioni e in particolare settori competitivi di una determinata regione; si rammarica tuttavia della scarsa granularità in molte strategie e sollecita una rimodulazione del processo di definizione delle priorità e quindi che si prevenga il rischio di concentrare tutte le strategie nelle stesse tematiche; sollecita lo sviluppo di strategie non solo in tecnologia di punta, ma anche in tecnologie di livello meno elevato e nell'innovazione sociale e incoraggia tutte le parti interessate a puntare agli scambi transettoriali, dato che essi possono accelerare l'innovazione;

49.  ritiene che la promozione di osservatori nazionali mirati a strategie di specializzazione intelligente possa concorrere a consolidare i sistemi di indicatori per monitorare le RSI3, specialmente per quanto riguarda la metodologia e la formazione;

50.  rileva che alcune RSI3 sono poco dettagliate ai fini di comprovare i propri vantaggi competitivi unici della regione, mentre altre non forniscono la prova riguardo al rafforzamento della capacità delle parti di sostenere le imprese per l'innovazione o dei ricercatori di effettuare ricerche applicate e individuare applicazioni commerciali per i loro risultati; osserva che alcune regioni hanno ampie strategie e parametri elementari di monitoraggio; sollecita a tal fine un incremento della capacità delle autorità pubbliche in materia di raccolta e valutazione delle informazioni pertinenti ottenute, nonché un'intensificazione degli sforzi coordinati delle regioni e delle autorità centrali per identificare e standardizzare le banche dati esistenti, rendendole accessibili alle parti interessate;

51.  chiede all'UE e agli Stati membri di utilizzare gli strumenti esistenti come l'indagine comunitaria sull'innovazione e di procedere al monitoraggio periodico (annuale e a intermedio), sia quantitativo che qualitativo, dell'attuazione delle strategie, nonché di coinvolgere nel processo tutte le parti interessate, società civile compresa; rileva che sia le regioni sia gli Stati membri sono confrontati a problemi simili in termini di valutazione del monitoraggio e chiede alle regioni di pubblicare relazioni periodiche sul raggiungimento dei loro obiettivi, al fine di poter analizzare meglio l'impatto delle RIS3 e garantire la trasparenza e l'accesso pubblico ai dati del monitoraggio; riconosce che le strategie richiederanno anni per portare risultati e quindi il monitoraggio precoce dovrebbe essere calibrato su attese ragionevoli;

52.  incoraggia le regioni e gli Stati membri a essere proattivi nel quadro dell'attuazione tempestiva dei piani d'azione, in vista della data obiettivo fissata al dicembre 2016, nel pieno rispetto della condizionalità ex-ante e chiede loro di istituire e attuare i rispettivi meccanismi di monitoraggio in un riesame costante delle RIS3, incentrato sulla specificazione degli investimenti di nicchia in cui i protagonisti dell'innovazione regionale possano acquisire o conservare un vantaggio competitivo;

53.  ritiene che la partecipazione congiunta al monitoraggio e alla valutazione degli strumenti pertinenti a titolo delle RSI3 nonché l'armonizzazione del monitoraggio e della valutazione a fini di rendiconto sui diversi strumenti possa dare un prezioso contributo in questo campo; invita pertanto tutte le parti interessate e i responsabili decisionali a innescare sinergie tra loro e a sviluppare intese mirate a raccogliere e sintetizzare i dati derivati dalle politiche e dagli strumenti inseriti in strategie specifiche RSI3;

54.  segnala che una strategia efficace "sulla carta" non produrrà i risultati attesi se non vengono attuati i servizi di supporto alle imprese;

Principali insegnamenti e futuro delle RIS3

55.  si rammarica del fatto che spesso le RIS3 riconoscono la necessità di aiutare le imprese a sfruttare tutte le forme di innovazione, ma poi sostengono solo l'innovazione basata sulle conoscenze tecnologiche; propone al riguardo che le RIS3 dovrebbero considerare anche l'innovazione di altri settori, quali i servizi e il settore creativo, e ribadisce l'importanza di tutti i tipi di sistemi e organi di innovazione a prescindere dalle loro dimensioni, nonché delle loro interconnessioni in cluster locali e regionali;

56.  rileva che, per colmare il divario in materia di innovazione e promuovere l'occupazione e la crescita in Europa, le RIS3 devono essere attuate correttamente; sottolinea che, a tal fine, è fondamentale promuovere strategie dal basso verso l'alto e rafforzare il controllo relativo al potenziale delle RIS3 in tutti i livelli di governance; osserva a tal proposito che gli Stati membri dovrebbero coinvolgere i rispettivi uffici statistici nazionali per aiutare le regioni a elaborare i propri meccanismi di valutazione e monitoraggio;

57.  ritiene che l'approccio partecipativo nelle strategie debba essere inserito in tutti i processi, tra cui quello di monitoraggio e valutazione, in quanto ne sarebbe esteso l'ambito della cooperazione nel conseguimento degli obiettivi RSI3;

58.  chiede all'UE e agli Stati membri di non trascurare il fatto che lo strumento deve essere praticabile, operativo ed efficiente onde evitare oneri burocratici per i beneficiari;

59.  invita la Commissione a sollecitare un riesame delle strategie nel 2017 al fine di promuoverne l'efficienza e l'efficacia e di informare sul relativo contributo alla futura politica di coesione e alla futura politica di ricerca e innovazione dopo il 2020, tenendo contro degli insegnamenti tratti dai primi anni della loro attuazione; chiede alla Commissione di avviare una consultazione pubblica e di organizzare una conferenza a livello europeo con il Parlamento, il Comitato delle regioni e altri parti interessate prima della pubblicazione della settima relazione sulla coesione;

60.  riconosce che le strategie di specializzazione intelligente potrebbe diventare strumenti efficaci per affrontare le sfide energetiche, l'uso efficiente delle risorse e la sicurezza energetica;

61.  invita la Commissione a proseguire il sostegno al ruolo della piattaforma S3, a concorrere all'incremento della granularità delle strategie e a mantenere la concentrazione sull'importanza dell'effetto leva degli investimenti privati;

62.  chiede alla DG REGIO e alla piattaforma S3 di elaborare e diffondere ampiamente un breve documento orientativo sulle esperienze passate delle RIS3 che sia incentrato sui seguenti temi: 1) un'analisi SWOT delle esperienze; 2) gli insegnamenti che le regioni hanno tratto e le principali criticità osservate in relazione a ciascuna delle sei fasi descritte nella guida sulle RIS3; 3) le raccomandazioni e i modelli standardizzati per un miglioramento continuo delle RIS3 volto a elaborare le strategie post-2020 in modo migliore; 4) le capacità umane necessarie per elaborare e attuare con successo una strategia RIS3; ritiene che andrebbero promosse e sostenute le reti regionali mirate alla ricerca e all'innovazione valorizzandone i risultati e gli insegnamenti positivi conseguiti al fine di disseminare il patrimonio di idee nelle regioni a tutti i livelli;

o
o   o

63.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 320.
(2) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 289.
(3) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 470.
(4) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 259.
(5) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 303.
(6) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 281.
(7) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 487.
(8) Testi approvati, P7_TA(2014)0002.
(9) Testi approvati, P8_TA(2015)0308.
(10) GU C 225 del 27.7.2012, pag. 46.
(11) GU C 218 del 30.7.2013, pag. 12.
(12) GU C 415 del 20.11.2014, pag. 5.


Cooperazione territoriale europea – migliori prassi e misure innovative
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Risoluzione del Parlamento europeo del 13 settembre 2016 sulla cooperazione territoriale europea - migliori pratiche e misure innovative (2015/2280(INI))
P8_TA(2016)0321A8-0202/2016

Il Parlamento europeo,

–  visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare il titolo XVIII,

–  visto il regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, e che abroga il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio(1) (in appresso "il regolamento recante disposizioni comuni"),

–  visto il regolamento (UE) n. 1301/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale e a disposizioni specifiche concernenti l'obiettivo "Investimenti a favore della crescita e dell'occupazione" e che abroga il regolamento (CE) n. 1080/2006(2),

–  visto il regolamento (UE) n. 1299/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni specifiche per il sostegno del Fondo europeo di sviluppo regionale all'obiettivo di cooperazione territoriale europea(3),

–  visto il regolamento (UE) n. 1302/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, che modifica il regolamento (CE) n. 1082/2006 relativo a un gruppo europeo di cooperazione territoriale (GECT) per quanto concerne il chiarimento, la semplificazione e il miglioramento delle norme in tema di istituzione e di funzionamento di tali gruppi(4),

–  visto il regolamento (UE) n. 236/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 2014, che stabilisce norme e procedure comuni per l'attuazione degli strumenti per il finanziamento dell'azione esterna dell'Unione(5),

–  visto il regolamento (UE) n. 231/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 2014, che istituisce uno strumento di assistenza preadesione (IPA II)(6),

–  visto il regolamento (UE) n. 232/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 2014, che istituisce uno strumento della politica europea di vicinato(7),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020(8),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(9),

–  vista l'"Agenda territoriale dell'Unione europea 2020: verso un'Europa inclusiva, intelligente e sostenibile di regioni differenti", adottata il 19 maggio 2011 a Gödöllő (Ungheria) in occasione della riunione informale dei ministri responsabili dell'Assetto territoriale e dello sviluppo del territorio,

–  vista la sua risoluzione del 14 gennaio 2014 sulla preparazione degli Stati membri dell'Unione europea a un avvio efficace e tempestivo del nuovo periodo di programmazione della politica di coesione(10),

–  vista la sua risoluzione del 27 novembre 2014 sui ritardi nell'avvio della politica di coesione per il periodo 2014-2020(11),

–  vista la comunicazione della Commissione del 26 novembre 2014 intitolata "Un piano di investimenti per l'Europa" (COM(2014)0903),

–  vista la Sesta relazione sulla coesione economica, sociale e territoriale (COM(2014)0473),

–  vista la risoluzione del 9 settembre 2015 riguardante gli "Investimenti a favore della crescita e della creazione di posti di lavoro: promozione della coesione economica, sociale e territoriale nell'Unione"(12),

–  vista la comunicazione della Commissione del 3 marzo 2010 "Europa 2020 – Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva" (COM(2010)2020),

–  vista la sua risoluzione del 28 ottobre 2015 sulla politica di coesione e la revisione della strategia Europa 2020(13),

–  vista la sua risoluzione del 26 novembre 2015 sul tema "Verso la semplificazione della politica di coesione per il periodo 2014-2020 e il suo orientamento ai risultati"(14),

–  visto il regolamento (UE) 2015/1017 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 giugno 2015, relativo al Fondo europeo per gli investimenti strategici, al polo europeo di consulenza sugli investimenti e al portale dei progetti di investimento europei e che modifica i regolamenti (UE) n. 1291/2013 e (UE) n. 1316/2013 – il Fondo europeo per gli investimenti strategici(15),

–  vista la relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sul valore aggiunto delle strategie macroregionali (COM(2013)0468) e le pertinenti conclusioni del Consiglio del 22 ottobre 2013,

–  visto lo studio del gennaio 2015 a cura della Direzione generale delle Politiche interne (Dipartimento B: politiche strutturali e di coesione) dal titolo "Il nuovo ruolo delle macroregioni nella cooperazione territoriale europea",

–  visto lo studio del luglio 2015 a cura della Direzione generale delle Politiche interne (Dipartimento B: politiche strutturali e di coesione) dal titolo "Gruppo europeo di cooperazione territoriale come strumento per la promozione e valorizzazione della cooperazione territoriale in Europa",

–  visto l’opuscolo della Commissione del 22 febbraio 2016 intitolata "Piano di investimenti per l'Europa: nuovi orientamenti sull'uso complementare dei Fondi strutturali e di investimento europei e del FEIS",

–  visto il parere del Comitato delle regioni adottato nel maggio 2015 e intitolato "Strumenti finanziari a sostegno dello sviluppo territoriale",

–  vista la comunicazione della Commissione del 14 dicembre 2015 dal titolo "Investire nella crescita e nell'occupazione - ottimizzare il contributo dei Fondi strutturali" (COM(2015)0639),

–  vista la dichiarazione del Comitato delle regioni del 2 settembre 2015 dal titolo "25 anni di Interreg: nuovo slancio alla cooperazione transfrontaliera",

–  visto il parere del Comitato delle regioni adottato nel dicembre 2015 e intitolato "La visione territoriale per il 2050: quale futuro?",

–  visto il parere del Comitato delle regioni del 17 dicembre 2015 dal titolo "Rafforzare la cooperazione transfrontaliera: necessità di un migliore quadro normativo",

–  visto il documento di riferimento elaborato dalla Presidenza lussemburghese del Consiglio, "Looking back on 25 years of Interreg and preparing the future of territorial cooperation" ("Riconsiderando i 25 anni di Interreg e preparando il futuro della cooperazione territoriale"),

–  viste le conclusioni del Consiglio su "25 years of Interreg: its contribution to Cohesion Policy goals" ("25 anni di Interreg: il suo contributo agli obiettivi della politica di coesione"),

–  vista l'iniziativa della Presidenza lussemburghese del Consiglio sulle disposizioni normative specifiche per le regioni di frontiera al fine di rispondere alle esigenze e alle sfide in tali zone, dal titolo "Uno strumento per l'attribuzione e l'applicazione di disposizioni specifiche relative al miglioramento della cooperazione transfrontaliera"(16),

–  vista la consultazione pubblica condotta dalla Commissione a livello dell'UE sui restanti ostacoli alla cooperazione transfrontaliera, avviata il 21 settembre 2015 in occasione della Giornata europea della cooperazione(17),

–  visti i risultati della prima indagine Eurobarometro in assoluto, condotta dalla Commissione nel 2015 per individuare e mappare gli atteggiamenti dei cittadini che vivono nelle zone di frontiera al fine di giungere a interventi più mirati dell'UE(18),

–  vista la relazione OCSE del 2013 dal titolo "Regions and Innovation: collaborating across borders" ("Regioni e innovazione: per una collaborazione transfrontaliera"),

–  vista la relazione del Comitato delle regioni dal titolo "Relazione di monitoraggio GECT 2014: attuazione della strategia Europa 2020"(19),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per lo sviluppo regionale (A8-0202/2016),

A.  considerando che circa il 38 % della popolazione europea vive in regioni frontaliere e che l'UE si trova ad affrontare una grave crisi economica, finanziaria e sociale che colpisce in modo particolare le donne a tutti i livelli; che l'UE deve includere la parità di genere quale componente principale in tutte le politiche e le pratiche legate alla cooperazione territoriale europea (CTE);

B.  considerando che l'obiettivo generale della CTE è di diminuire l'influenza dei confini nazionali al fine di ridurre le disparità tra le regioni, rimuovendo gli ostacoli ancora esistenti agli investimenti e alle attività di cooperazione tra le frontiere nonché rafforzare la coesione e promuovere uno sviluppo economico, sociale e culturale armonioso dell'Unione nel suo complesso21;

C.  considerando che la CTE è parte integrante della politica di coesione, in quanto rafforza la coesione territoriale dell'Unione;

D.  che gli Stati membri possono utilizzare la CTE al fine di rispondere alle sfide poste dalla crisi migratoria;

E.  che il numero di cittadini europei che sfrutta appieno il mercato interno UE e la libera circolazione è ancora limitato;

F.  considerando che in base ai principi di gestione concorrente, governance multilivello e partenariato, i programmi CTE sono stati elaborati attraverso un processo collettivo che ha riunito una vasta gamma di soggetti europei, nazionali, regionali e locali allo scopo di affrontare le sfide comuni transfrontaliere e di agevolare lo scambio di buone prassi;

G.  considerando che occorre una riflessione comune sull'assetto della CTE per il periodo successivo al 2020;

Valore aggiunto europeo della cooperazione territoriale europea (CTE), migliori pratiche e contributo al raggiungimento degli obiettivi della strategia Europa 2020

1.  osserva che la cooperazione territoriale europea (CTE) è diventata, con il suo regolamento, uno dei due obiettivi ugualmente importanti della politica di coesione per il 2014-2020; sottolinea, tuttavia, che il bilancio di 10,1 miliardi di EUR rappresenta il 2,8 % del bilancio della politica di coesione e non è all'altezza delle grandi sfide che la cooperazione territoriale europea (CTE) deve affrontare e non rispecchia il livello elevato del suo valore aggiunto europeo; ricorda, al riguardo, il disappunto del Parlamento europeo a proposito dell'esito dei negoziati sul QFP 2014-2020, per quanto concerne il taglio degli stanziamenti a favore della CTE; ritiene che un incremento della dotazione finanziaria a favore della cooperazione territoriale europea (CTE) nel prossimo periodo di programmazione intensificherà il valore aggiunto della politica di coesione; chiede un maggiore rispetto delle disposizioni dell'articolo 174 TFUE sulla coesione territoriale, in particolare per quanto riguarda le zone rurali e le zone interessate da transizione industriale, e le regioni che presentano gravi e permanenti svantaggi naturali o demografici, quali le regioni ultraperiferiche, le regioni più settentrionali con una bassa densità demografica e le regioni insulari, transfrontaliere e di montagna; chiede alla Commissione e agli Stati membri di prestare un'attenzione particolare alle zone più svantaggiate dal punto di vista geografico e demografico nell'attuazione della politica di coesione;

2.  osserva che, in linea con gli obiettivi di Europa 2020, la cooperazione territoriale europea (CTE) è stata rimodellata al fine di conseguire un maggiore impatto, focalizzando l'attenzione sulla concentrazione tematica e sull'orientamento ai risultati, senza pregiudicare un approccio sensibile al territorio che consenta di mantenere le priorità regionali; ritiene che sia necessario prestare maggiore attenzione alle specificità della CTE; invita, pertanto, a valutare meglio i programmi di cooperazione territoriale europea (CTE) al fine di dimostrare il loro impatto e valore aggiunto;

3.  riconosce che la cooperazione transfrontaliera è uno strumento chiave per lo sviluppo delle regioni frontaliere, considerate autentici laboratori di integrazione europea; sottolinea che, nei periodi 2000-2006 e 2007-2013, la cooperazione transfrontaliera è stata caratterizzata da un chiaro orientamento verso priorità più strategicamente mirate ed ha raggiunto le migliori pratiche in termini di migliore connettività e accessibilità, trasferimento di conoscenze e innovazione, lotta contro le sfide ambientali, rafforzamento della capacità istituzionale, assistenza sanitaria, istruzione, occupazione e mobilità dei lavoratori, protezione civile, creazione di nuovi partenariati e consolidamento di quelli esistenti;

4.  riconosce che la cooperazione transnazionale ha svolto un'importante funzione in termini di supporto alla ricerca, all'innovazione e all'economia basata sulla conoscenza, all'adattamento al cambiamento climatico e alla promozione della mobilità e ai trasporti sostenibili tramite un approccio transnazionale ed ha contribuito al rafforzamento della capacità istituzionale; sottolinea che un approccio territoriale integrato e la cooperazione transnazionale sono particolarmente importanti per la protezione dell'ambiente, specie nei settori dell'acqua, della biodiversità e dell'energia;

5.  riconosce che la cooperazione interregionale ha consentito alle città e alle regioni di cooperare su una serie di questioni e tematiche, instaurando uno scambio di esperienze e buone pratiche e che ciò ha migliorato l'efficienza di molte politiche regionali e locali; ritiene che sarebbe opportuno affrontare gli importanti divari di sviluppo tra le zone rurali e urbane e i problemi delle regioni metropolitane;

6.  ritiene che una cooperazione transfrontaliera e transnazionale efficiente permetta di aumentare l'attrattiva di un'area geografica per l'insediamento di società commerciali, tramite lo sfruttamento del potenziale locale, regionale e transfrontaliero e del capitale umano nel modo più efficiente, per dare una risposta migliore alle esigenze e alle aspettative di tali società, ma anche onde evitare il loro esodo verso paesi terzi, lo spopolamento delle regioni dell'UE e la crescita della disoccupazione;

7.  è convinto che la cooperazione territoriale europea (CTE) offra un importante valore aggiunto europeo, contribuendo alla pace, alla stabilità e all'integrazione regionale, anche nel quadro del processo di allargamento e delle politiche di vicinato, nonché nel resto del mondo con la diffusione delle migliori pratiche; ritiene che una buona cooperazione transfrontaliera possa costituire un valore aggiunto nella gestione della crisi dei migranti;

8.  rileva che, nel periodo 2014-2020, circa il 41 % del bilancio FESR della Cooperazione territoriale europea (CTE)(20) sarà investito in misure a favore dell'ambiente, mentre il 27 % sarà investito nel rafforzamento della crescita intelligente, incluse la ricerca e l'innovazione e il 13 % sarà stanziato per la promozione della crescita inclusiva attraverso attività legate all'occupazione, istruzione e formazione, mentre 33 programmi avranno lo scopo di migliorare la connettività transfrontaliera; osserva altresì che saranno stanziati 790 milioni di EUR per il rafforzamento della capacità istituzionale attraverso la creazione o il rafforzamento di strutture di cooperazione e il miglioramento dell'efficienza dei servizi pubblici;

9.  sottolinea che la nozione di orientamento al risultato richiede che i programmi Interreg garantiscano una cooperazione a livello di progetto di alta qualità e adottino un nuovo tipo di valutazione, che tenga conto della natura specifica di ciascun programma e che contribuisca a ridurre gli oneri amministrativi per i beneficiari e le autorità di gestione; invita la Commissione, gli Stati membri e le autorità responsabili della gestione a cooperare e scambiare informazioni e buone prassi al fine di procedere a valutazioni e fornire linee guida su come l'orientamento ai risultati possa essere adeguato alle specificità della cooperazione territoriale europea (CTE); riconosce che non è possibile valutare il pieno valore aggiunto dei programmi di cooperazione territoriale europea (CTE) soltanto attraverso indicatori quantitativi e invita la Commissione a mettere a punto indicatori maggiormente qualitativi al fine di rispecchiare meglio i risultati conseguiti in termini di cooperazione territoriale;

10.  nota con preoccupazione l'adozione tardiva dei programmi Interreg e invita la Commissione e gli Stati membri a mobilitare i loro sforzi per una loro attuazione efficiente e riuscita e per la rimozione degli ostacoli alla cooperazione transfrontaliera, al fine di evitare gli aspetti critici già sottolineati nel periodo di programmazione 2007-2013; invita la Commissione a mettere a disposizione misure volte ad accelerare l'attuazione dei programmi di cooperazione territoriale europea (CTE);

11.  deplora la mancanza di dati transfrontalieri affidabili e avvaloranti l'efficacia della cooperazione transfrontaliera per quanto concerne le relazioni sul quadro di riferimento in materia di risultati; invita, di conseguenza, la Commissione, Eurostat e le autorità responsabili della gestione a collaborare per definire criteri di valutazione comuni e a coordinare congiuntamente un'unica banca dati nonché a sviluppare metodologie per la fornitura, l'uso e lo scambio di dati affidabili a livello transfrontaliero; prende atto delle sfide esistenti in termini di attuazione degli approcci territoriali integrati derivanti dal grado estremamente vario di legittimazione degli enti locali e regionali degli Stati membri;

12.  invita gli Stati membri e le autorità responsabili della gestione a istituire sistemi di monitoraggio e piani di valutazione adeguatamente strutturati al fine di valutare meglio i risultati in termini di obiettivi di Europa 2020 e integrazione territoriale;

Contributo alla coesione territoriale

13.  evidenzia che la cooperazione territoriale europea (CTE) contribuisce significativamente al rafforzamento dell'obiettivo comunitario della coesione territoriale attraverso l'integrazione di politiche settoriali eterogenee su scala territoriale; accoglie con favore lo studio dell'Osservatorio in rete dell'assetto del territorio europeo (ESPON) dal titolo: "ET2050: Territorial Scenarios and Visions for Europe" ("ET2050: Visioni e scenari territoriali per l'Europa"), che può fungere da quadro di riferimento per un ulteriore dibattito sull'elaborazione della politica di coesione successiva al 2020;

14.  ricorda l'importanza degli investimenti territoriali integrati (ITI) e dello sviluppo locale di tipo partecipativo (CLLD), che non sono applicati in modo abbastanza ampio nell'ambito dei programmi Interreg per il 2014-2020, e incoraggia gli Stati membri a farne un uso più vasto, sottolineando che ciò richiederà una maggiore partecipazione degli enti regionali e locali; invita la Commissione e gli Stati membri a proporre programmi di informazione e formazione rivolti ai beneficiari;

15.  ritiene che i nuovi strumenti di sviluppo territoriale, come l'investimento territoriale integrato (ITI) e lo sviluppo locale di tipo partecipativo (CLLD), possano essere tradotti in investimenti in infrastrutture sociali, per la salute, per l'istruzione, per il recupero delle aree urbane svantaggiate, per la creazione di occupazione e in altre misure volte a ridurre l'isolamento dei migranti e favorirne l'inclusione;

16.  raccomanda di prestare particolare attenzione ai progetti che riguardano l'adattamento delle località e delle regioni alla nuova realtà demografica per contrastare gli squilibri che essa genera, e in particolare attraverso: 1) l'adeguamento delle infrastrutture sociali e di mobilità ai cambiamenti demografici e ai flussi migratori; 2) la creazione di beni e servizi specifici per una popolazione in via di invecchiamento; 3) il sostegno alle opportunità occupazionali per gli anziani, le donne e i migranti, atte a favorire l'inclusione sociale; 4) il rafforzamento delle connessioni digitali e la creazione di piatteforme che consentano e favoriscano la partecipazione dei cittadini delle regioni più isolate e la loro interazione con i diversi servizi amministrativi, sociali e politici delle autorità a tutti i livelli di gestione (locale, regionale, nazionale ed europeo);

17.  sottolinea il ruolo della cooperazione territoriale europea (CTE) nelle regioni insulari, nelle regioni ultraperiferiche, nelle zone scarsamente popolate, nelle zone di montagna e rurali, quale importante strumento per il rafforzamento della loro cooperazione e integrazione regionale; esorta la Commissione e gli Stati membri a prestare particolare attenzione all'utilizzo dei fondi in tali regioni, incluse quelle confinanti con paesi terzi, al fine di migliorare l'attuazione dei progetti transfrontalieri finanziati dalla TCE;

18.  sottolinea la natura complementare della cooperazione territoriale europea (CTE) e delle strategie macroregionali nel far fronte alle sfide comuni in zone funzionali più vaste, nonché il ruolo positivo che le strategie macroregionali possono svolgere per contribuire a superare le sfide comuni incontrate dalle macroregioni;

19.  ritiene che si dovrebbe cercare un migliore coordinamento e una migliore sinergia e complementarietà tra gli aspetti transfrontalieri e transnazionali allo scopo di migliorare la collaborazione e l'integrazione su territori strategici più ampi; invita a un migliore coordinamento tra le autorità responsabili della gestione e gli attori coinvolti nelle strategie macroregionali; esorta la Commissione a rafforzare la cooperazione, nonché a rafforzare i legami e la coerenza dei programmi di cooperazione territoriale europea (CTE) con i programmi nazionali e regionali durante la fase di sviluppo, al fine di promuovere la complementarietà ed evitare sovrapposizioni;

20.  osserva che alcune regioni devono affrontare enormi sfide connesse alla migrazione ed esorta ad utilizzare i programmi Interreg e ad attuarli con urgenza, al fine di rispondere, tra le altre cose, alle sfide poste dalla crisi dei rifugiati e a ricorrere allo scambio di buone pratiche tra le autorità locali e regionali nelle zone di confine, incluse quelle di paesi non UE;

Sostegno alla ricerca e all'innovazione

21.  sottolinea i risultati conseguiti in materia di ricerca e innovazione, come progetti comuni di ricerca, cooperazione tra istituti di ricerca e imprese, fondazione di università internazionali transfrontaliere, centri di ricerca transfrontalieri, istituti di formazione transfrontalieri, creazione di cluster e reti aziendali transfrontalieri, incubatori e servizi di consulenza transfrontalieri per le PMI, marchi ad alta tecnologia per attrarre investitori esteri, ecc.; nota il ruolo importante che i programmi Interreg svolgono nel rafforzare la competitività e il potenziale di innovazione delle regioni, promuovendo le sinergie tra strategie di specializzazione intelligente, collaborazione tra raggruppamenti e sviluppo di poli innovativi; chiede alla Commissione di presentare una panoramica globale della cooperazione territoriale nel FESR e nel FSE sulla base del quadro strategico comune (allegato I al regolamento sulle disposizioni comuni, regolamento (UE) n. 1303/2013);

22.  è consapevole che gli investimenti per il rafforzamento della crescita intelligente, incluse ricerca e innovazione, rappresentano il 27% della dotazione del FESR ai programmi CBC per il periodo 2014-2020(21); osserva che il 35 % del bilancio dei programmi transfrontalieri va a sostegno di una crescita intelligente rafforzando la ricerca e l'innovazione;

23.  insiste sulla necessità di creare approcci politici transfrontalieri di supporto all'innovazione, come programmi comuni di ricerca, infrastrutture di ricerca comuni e reti di cooperazione; sottolinea che le divergenze normative tra gli Stati membri ostacolano gli sforzi congiunti volti a estendere la ricerca e l'innovazione a livello transfrontaliero;

24.  ribadisce che le sinergie e la complementarietà tra programmi e fondi tra cui il fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), Orizzonte 2020, i fondi strutturali e di investimento europei (SIE) e altri fondi UE devono mirare a massimizzare la quantità, la qualità e l'incidenza degli investimenti destinati alla ricerca e all'innovazione; raccomanda alle autorità locali e regionali di sfruttare appieno le possibilità di combinazione di tali fondi a sostegno delle PMI e dei progetti di ricerca e innovazione, inclusi i progetti transfrontalieri, ove opportuno; invita le PMI a sfruttare appieno le opportunità offerte da tali fondi per contribuire all'attuazione dei programmi di cooperazione territoriale europea (CTE);

25.  ribadisce l'adozione di strategie di innovazione transfrontaliera pur creando complementarietà con le esistenti strategie di specializzazione intelligente nonché con altri programmi e strategie esistenti; incoraggia la valutazione del potenziale per le sinergie transfrontaliere e la mobilitazione delle varie fonti di finanziamento;

26.  ritiene che gli strumenti finanziari debbano costituire parte integrante dei programmi di cooperazione territoriale europea (CTE) attraverso l'erogazione di contributi al fine di sostenere l'accesso ai finanziamenti delle PMI, la ricerca e l'innovazione; reputa che un maggiore ricorso agli strumenti finanziari potrebbe attrarre maggiori investimenti per i progetti Interreg, creando nuovi posti di lavoro e consentendo di conseguire migliori risultati; ricorda l'importanza fondamentale di iniziative di supporto tecnico e formazione adeguate per sfruttare appieno i benefici dell'utilizzo degli strumenti finanziari, anche nelle regioni meno sviluppate;

Governance e coordinamento delle politiche

27.  ricorda che la sesta relazione sulla coesione ha accordato un'attenzione insufficiente alla cooperazione territoriale europea, dato che essa costituisce un obiettivo a pieno titolo della politica di coesione a partire dal periodo di programmazione 2007-2013; ricorda il potenziale del gruppo europeo di cooperazione territoriale (GECT) non solo in quanto strumento di sostegno e promozione della cooperazione territoriale europea e gestione di progetti transfrontalieri, ma anche quale mezzo per contribuire ad uno sviluppo territoriale globalmente integrato e ad una piattaforma flessibile per la governance multilivello;

28.  accoglie con favore il regolamento GECT semplificato (regolamento (UE) n. 1302/2013) ed invita gli Stati membri ad intensificare i loro sforzi per facilitare la creazione di gruppi europei di cooperazione territoriale (GECT); constata tuttavia che tale regolamento non è sufficiente per superare tutti gli ostacoli giuridici esistenti alla cooperazione transfrontaliera; accoglie con favore l'iniziativa della Presidenza lussemburghese, che ha proposto uno strumento giuridico specifico per le regioni di confine, offrendo agli Stati membri la possibilità di concordare specifiche disposizioni giuridiche; accoglie con favore l'iniziativa della Commissione di procedere, entro la fine del 2016, a un'analisi degli ostacoli alla cooperazione transfrontaliera che esaminerà soluzioni ed esempi di buone pratiche; chiede alla Commissione di includere in tale analisi uno studio sulle esigenze delle regioni di confine; attende con interesse gli esiti della consultazione pubblica sui restanti ostacoli alla cooperazione transfrontaliera, avviata dalla Commissione a livello dell'UE il 21 settembre 2015; chiede alla Commissione di tenere conto, in tale analisi, delle raccomandazioni del Parlamento e degli esiti della consultazione pubblica;

29.  ritiene che i programmi Interreg dovrebbero sostenere l'intervento in risposta alle questioni di migrazione e asilo e promuovere politiche di integrazione efficaci, rispettando nel contempo le priorità programmatiche stabilite e la logica di intervento concordata nonché in modo complementare ad altri finanziamenti appropriati; chiede di sfruttare la disponibilità della Commissione ad esaminare e approvare in tempi brevi le modifiche ai programmi operativi 2014-2020, laddove richiesto dagli Stati membri interessati e soltanto allo scopo di affrontare gli imperativi della crisi dei rifugiati;

30.  incoraggia un uso più ampio degli strumenti finanziari (SF) quali meccanismi di flessibilità da utilizzare parallelamente alle sovvenzioni; sottolinea che gli strumenti finanziari, se attuati in modo efficace, possono incrementare in modo significativo l'impatto dei finanziamenti; sottolinea, al riguardo, la necessità di norme chiare, coerenti e mirate in materia di strumenti finanziari (SF) al fine di contribuire a semplificare il processo di preparazione e di attuazione per i gestori di fondi e i beneficiari; richiama l'attenzione sull'opportunità di beneficiare di conoscenze e competenze specifiche attraverso gli strumenti di ingegneria finanziaria e di assistenza tecnica della BEI;

31.  evidenzia il fatto che, nel corso del periodo di programmazione 2007-2013, non sono state valutate le possibili complementarietà tra i programmi Interreg e gli altri programmi finanziati dall'Unione europea; propone di istituire idonei meccanismi di coordinamento per garantire un efficace coordinamento, complementarietà e sinergia tra i fondi strutturali e di investimento europei (SIE) e gli altri strumenti di finanziamento nazionali e comunitari, quali Orizzonte 2020, nonché con il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) e la Banca europea per gli investimenti (BEI);

32.  incoraggia l'introduzione nei piani di valutazione delle autorità responsabili della gestione di valutazioni intermedie, che si concentrino sulla valutazione specifica dell'efficacia delle sinergie tra i programmi;

33.  sottolinea l'importanza sempre crescente dei mercati del lavoro transfrontalieri, che presentano dinamiche ampie per quanto concerne la creazione di ricchezza e di occupazione; invita la Commissione e gli Stati membri a fare pieno uso delle opportunità offerte dai programmi Interreg, allo scopo di facilitare la mobilità transfrontaliera dei lavoratori, anche promuovendo il principio di pari opportunità, modificando, all'occorrenza, il quadro amministrativo e sociale, nonché rafforzando il dialogo tra tutti i livelli di governance;

34.  ritiene fondamentale incrementare le sinergie e la complementarietà tra i programmi di cooperazione territoriale europea (CTE) e i servizi EURES, che svolgono un ruolo particolarmente importante nelle regioni transfrontaliere con livelli significativi di pendolarismo transfrontaliero; invita gli Stati membri e le regioni a sfruttare appieno le opportunità offerte dai servizi EURES in termini di occupazione e mobilità professionale in tutta l'UE;

35.  è convinto che il principio della governance multilivello, il principio del partenariato e l'effettiva attuazione del codice di condotta europeo siano particolarmente importanti per lo sviluppo dei programmi Interreg;

Semplificazione

36.  sottolinea che, indipendentemente dall'esistenza di un regolamento separato in materia di cooperazione territoriale europea (CTE), l'attuazione dei programmi di cooperazione territoriale europea dovrebbe essere ulteriormente semplificata, e invita il gruppo ad alto livello in materia di semplificazione1 a esaminare misure di semplificazione e riduzione dell'onere amministrativo gravante sui beneficiari, prima dell'avvio della proposta legislativa CTE e della programmazione dei programmi Interreg per il periodo successivo al 2020;

37.  invita la Commissione a proporre azioni specifiche per la semplificazione delle norme in materia di rendicontazione, revisione dei conti e aiuti di Stato, nonché per l'armonizzazione delle procedure; esorta a elaborare con ordine e in modo esatto e preciso requisiti uniformi per tutti i programmi Interreg;

38.  invita gli Stati membri a semplificare le loro disposizioni nazionali ed evitare la "sovraregolamentazione"; esorta l'attuazione di una coesione elettronica e lo snellimento delle procedure amministrative;

39.  sottolinea che gli accordi per la partecipazione della società civile e dei soggetti privati deve essere ampliata e semplificata, tenendo sempre conto della necessità di trasparenza e responsabilità; raccomanda che l'adozione di partenariati pubblico-privato potrebbe offrire una serie di potenziali vantaggi, ma comporta un rischio di conflitto di interesse, che dovrebbe essere adeguatamente affrontato attraverso gli strumenti di legge vincolanti e non vincolanti; incita la Commissione a fornire orientamenti tempestivi, chiari e coerenti sull'applicazione degli strumenti finanziari nell'ambito dei programmi di cooperazione territoriale europea (CTE);

40.  sottolinea che tutte le semplificazioni apportate ai programmi per la crescita e l'occupazione devono essere applicate anche ai programmi Interreg;

41.  sottolinea l'importanza di creare meccanismi di monitoraggio dei beneficiari nel campo di applicazione delle misure di semplificazione;

42.  ritiene che sia prioritario unire le forze sul campo e promuovere la fiducia reciproca tra gli attori attraverso i confini, e in tal senso gli strumenti finanziari possono fornire un valido aiuto a tali sforzi;

Raccomandazioni per il futuro

43.  ritiene che la cooperazione territoriale europea (CTE) abbia dimostrato la sua efficacia e che il suo potenziale dovrebbe essere ulteriormente sviluppato; evidenzia il suo potenziale al di là delle politiche regionali, in settori quali il mercato unico, l'agenda digitale, l'occupazione, la mobilità, l'energia, la ricerca, l'istruzione, la cultura, la salute e l'ambiente, e invita pertanto la Commissione e gli Stati membri a valutare la tutela della cooperazione territoriale europea (CTE) quale strumento fondamentale, attribuendole un ruolo più significativo nell'ambito della politica di coesione successiva al 2020 e aumentandone sensibilmente il bilancio;

44.  ritiene che la filosofia della cooperazione di base e l'attuale struttura della cooperazione territoriale europea (CTE) dovrebbero restare inalterate, incluso il rispetto del principio del beneficiario principale, così come l'enfasi data alla componente transfrontaliera; invita la Commissione ad analizzare l'eventuale sviluppo di una serie di criteri armonizzati, basati sull'esperienza dei suoi 25 anni di storia, sulla base non solo della dimensione demografica, ma anche delle specificità socioeconomiche e territoriali;

45.  sottolinea l'importanza della cooperazione transfrontaliera lungo le frontiere esterne dell'UE nel quadro dello strumento di assistenza di preadesione e dello strumento europeo di vicinato; invita gli Stati membri ad assicurarsi che le buone prassi che consentono di ridurre gli oneri amministrativi per i beneficiari nel quadro dei programmi Interreg possano essere applicate anche ai programmi attuati lungo le frontiere esterne dell'UE;

46.  ricorda il potenziale della cooperazione di base tra i cittadini dei cosiddetti "fondi per piccoli progetti", in relazione ad importi per piccoli e microprogetti per la promozione dell'impegno civile, prestando particolare attenzione ai piccoli progetti di cooperazione transfrontaliera tra aree di frontiera confinanti; chiede che si promuova il finanziamento di tali progetti e ricorda che ciò comporterà sforzi aggiuntivi in termini di semplificazione e flessibilità;

47.  incoraggia l'elaborazione congiunta delle strategie per le zone di confine, al fine di potenziare uno sviluppo territoriale integrato e sostenibile, compresa la diffusione e l'applicazione di approcci integrati e l'armonizzazione transfrontaliera delle procedure amministrative e delle disposizioni giuridiche; osserva l'importanza di promuovere uno sviluppo territoriale equilibrato tra le regioni;

48.  ritiene che si debba prestare maggiore attenzione alla promozione della cooperazione transfrontaliera fra le regioni montane e di confine, dando priorità alle zone rurali;

49.  sottolinea che uno degli obiettivi della cooperazione territoriale europea deve essere la cooperazione culturale; ritiene, a questo proposito, che si debba promuovere maggiormente la cooperazione in materia di cultura e di istruzione fra le regioni transfrontaliere che condividono lo stesso patrimonio culturale e linguistico;

50.  invoca un ruolo più importante e un maggiore coinvolgimento delle regioni e degli enti locali nella proposta, gestione e valutazione della cooperazione territoriale europea (CTE), in particolare nell'ambito della cooperazione transfrontaliera, prendendo inoltre in considerazione le competenze che alcune regioni effettivamente possiedono in materia;

51.  invita la Commissione a valutare il ruolo degli strumenti finanziari nel completare i finanziamenti; ritiene sia necessario lavorare più strettamente con la BEI nel sostenere le PMI e nel mobilitare le competenze finanziarie e tecniche della Commissione e della BEI quale catalizzatore di investimenti; invita la Commissione e la BEI a rendere gli strumenti finanziari più coerenti con gli obiettivi della cooperazione territoriale;

52.  invita la Commissione, gli Stati membri e le autorità responsabili della gestione a considerare la proposta della Presidenza lussemburghese di creazione di un nuovo strumento giuridico per la politica di coesione successiva al 2020, tenuto conto dei risultati delle valutazioni ex post, dell'attuazione dei programmi 2014-2020 e di un'adeguata valutazione di impatto;

53.  invita la Commissione e gli Stati membri ad avviare, nel corso del 2016, un dibattito strutturato tra tutte le parti interessate a livello UE sul futuro della cooperazione territoriale europea (CTE) successiva al 2020, in vista della preparazione della politica di coesione successiva al 2020; sottolinea che il dibattito deve affrontare in primo luogo le questioni legate alla struttura della cooperazione territoriale europea (CTE), la procedura di stanziamento dei bilanci dei programmi e i lavori sui nuovi meccanismi onde garantire un'applicazione più ampia del concetto di orientamento ai risultati; esorta la Commissione a collaborare con il Comitato delle regioni e con i soggetti interessati regionali e della società civile;

54.  invoca una visione territoriale dell'UE basata sul Libro verde sulla coesione territoriale (COM(2008)0616) e prende atto che il futuro "Libro bianco" sulla coesione territoriale potrebbe altresì essere importante per il prossimo periodo di programmazione post-2020;

Sensibilizzazione del pubblico e visibilità

55.  deplora la scarsa sensibilizzazione riguardo ai programmi di cooperazione territoriale europea (CTE) ed alla loro insufficiente visibilità ed invita ad attuare una forma di comunicazione più efficace dei loro obiettivi, delle possibilità che offrono e dei mezzi di realizzazione dei progetti nonché, a posteriori, dei risultati ottenuti dai progetti; invita la Commissione, gli Stati membri e le autorità responsabili della gestione a istituire meccanismi e piatteforme ampiamente istituzionalizzate per la cooperazione al fine di accrescere la visibilità e la sensibilizzazione; invita la Commissione a mappare e diffondere su larga scala i risultati dei programmi e dei progetti di cooperazione territoriale europea (CTE) finora conseguiti;

56.  invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere il ruolo che il GECT può svolgere quale strumento finalizzato a soddisfare in modo più efficace le esigenze locali nelle regioni transfrontaliere;

57.  riconosce l'importanza del ruolo svolto dagli operatori sul posto e del sostegno per l'elaborazione di progetti e sollecita le autorità di gestione a rafforzare gli strumenti di promozione esistenti come i punti di contatto regionali;

58.  rileva che una buona cooperazione tra la Commissione europea, la BEI e le autorità locali e regionali costituisce un elemento fondamentale per garantire buoni risultati dall'utilizzo degli strumenti finanziari nell'ambito dello sviluppo territoriale e dell'intera politica di coesione; sottolinea, a tale riguardo, l'esigenza di intensificare lo scambio di esperienze e conoscenze tra la Commissione europea e la BEI, da un lato, e le autorità locali e regionali, dall'altro;

59.  riconosce l'importanza del ruolo svolto dall'animazione territoriale (sul campo), dalla divulgazione delle informazioni, dalla sensibilizzazione a livello locale e dal sostegno ai progetti ed incoraggia pertanto le autorità di gestione a rafforzare strumenti utili quali i punti di contatto territoriali;

60.  chiede un migliore coordinamento tra la Commissione, le autorità responsabili della gestione e tutte le parti coinvolte, al fine di fornire un'analisi critica dei risultati dei progetti nei diversi settori, evidenziando sia i successi sia le lacune e formulando raccomandazioni per il periodo successivo al 2020, assicurando nel contempo la trasparenza e la vicinanza ai cittadini;

o
o   o

61.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

(1) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 320.
(2) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 289.
(3) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 259.
(4) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 303.
(5) GU L 77 del 15.3.2014, pag. 95.
(6) GU L 77 del 15.3.2014, pag. 11.
(7) GU L 77 del 15.3.2014, pag. 27.
(8) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 884.
(9) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(10) Testi approvati, P7_TA(2014)0015.
(11) Testi approvati, P8_TA(2014)0068.
(12) Testi approvati, P8_TA(2015)0308.
(13) Testi approvati, P8_TA(2015)0384.
(14) Testi approvati, P8_TA(2015)0419.
(15) GU L 169 dell'1.7.2015, pag. 1.
(16) http://www.dat.public.lu/eu-presidency/Events/Informal-Ministerial-Meetings-on-Territorial-Cohesion-and-Urban-Policy-_26-27-November-2015_-Luxembourg-City_/Material/IMM-Territorial-_LU-Presidency_---Input-Paper-Action-3.pdf
(17) Commissione europea - comunicato stampa IP/15/5686.
(18) Eurobarometro Flash 422 - Cooperazione transfrontaliera nell'UE.
(19) http://cor.europa.eu/en/documentation/studies/Documents/EGTC_MonitoringReport_2014.pdf
(20) Allegato I (Cooperazione territoriale europea/Interreg) alla comunicazione della Commissione "Investire nella crescita e nell'occupazione: ottimizzare il contributo dei Fondi strutturali".
(21) Allegato I (Cooperazione territoriale europea/Interreg) alla comunicazione della Commissione "Investire nella crescita e nell'occupazione: ottimizzare il contributo dei Fondi strutturali".


Inchiesta sulla misurazione delle emissioni nel settore automobilistico
PDF 154kWORD 43k
Risoluzione del Parlamento europeo del 13 settembre 2016 sull'inchiesta sulla misurazione delle emissioni nel settore automobilistico (2016/2090(INI))
P8_TA(2016)0322A8-0246/2016

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 226 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  vista la decisione 95/167/CE, Euratom, CECA del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, del 19 aprile 1995, relativa alle modalità per l'esercizio del diritto d'inchiesta del Parlamento europeo(1),

–  vista la sua decisione (UE) 2016/34, del 17 dicembre 2015, sulla costituzione, le attribuzioni, la composizione numerica e la durata del mandato della commissione d'inchiesta sulla misurazione delle emissioni nel settore automobilistico(2),

–  visto l'articolo 198 del suo regolamento,

–  vista la relazione interlocutoria della commissione d'inchiesta sulla misurazione delle emissioni nel settore automobilistico (A8-0246/2016),

A.  considerando che l'articolo 226 TFUE fornisce una base giuridica per la costituzione, da parte del Parlamento europeo, di una commissione temporanea d'inchiesta incaricata di esaminare le denunce di infrazione o di cattiva amministrazione nell'applicazione del diritto dell'Unione, fatte salve le prerogative delle giurisdizioni nazionali o dell'Unione, e considerando che questo costituisce un elemento importante del potere di controllo del Parlamento;

B.  considerando che, sulla base della proposta della Conferenza dei presidenti, il 17 dicembre 2015 il Parlamento ha deciso di costituire una commissione d'inchiesta per esaminare le presunte inadempienze nell'applicazione della legislazione dell'Unione in relazione alla misurazione delle emissioni nel settore automobilistico, la quale formulerà le raccomandazioni che riterrà necessarie al riguardo;

C.  considerando che la commissione d'inchiesta opera seguendo un piano di lavoro che comprende:

   un programma di audizioni di testimoni ed esperti invitati al fine di raccogliere prove orali pertinenti;
   la richiesta ai testimoni ed esperti invitati alle audizioni di fornire prove scritte;
   la richiesta di documenti al fine di assumere prove scritte pertinenti dalla Commissione, dalle autorità degli Stati membri e da altri soggetti pertinenti;
   due missioni per assumere informazioni in loco;
   briefing e studi commissionati a carico del suo bilancio per consulenze;
   un parere formale scritto del Servizio giuridico del Parlamento in merito all'invito di ospiti che potrebbero essere soggetti a procedimenti giudiziari, affinché testimonino;

D.  considerando che la commissione d'inchiesta ha inviato diversi questionari agli Stati membri e alle istituzioni e altri organi dell'Unione, e ha pubblicato nel suo sito web un invito pubblico a presentare contributi;

E.  considerando che i risultati dell'indagine in corso potrebbero apportare un valore aggiunto al quadro di omologazione dell'Unione;

F.  considerando che, nella sua decisione del 17 dicembre 2015, il Parlamento ha chiesto alla commissione d'inchiesta di presentare una relazione interlocutoria entro sei mesi dall'inizio dei suoi lavori;

G.  considerando che, per sua stessa natura, una commissione d'inchiesta non può anticipare le conclusioni definitive delle proprie indagini prima di considerare esaurito il proprio mandato; che, di conseguenza, è prematuro che la commissione presenti osservazioni sui vari aspetti del proprio mandato nella presente relazione interlocutoria;

H.  considerando che le prove orali e scritte finora presentate alla commissione e da essa esaminate confermano la necessità di indagare ulteriormente su tutte le questioni contemplate dal suo mandato;

1.  incoraggia la commissione d'inchiesta a proseguire il proprio lavoro e ad espletare pienamente il mandato conferitole dal Parlamento europeo con la decisione del 17 dicembre 2015, e appoggia tutte le azioni e le iniziative atte a garantire l'espletamento di tale mandato;

2.  chiede alla Conferenza dei presidenti e all'Ufficio di presidenza di appoggiare tutte le misure necessarie all'esecuzione del mandato della commissione d'inchiesta, in particolare per quanto riguarda l'autorizzazione di audizioni e riunioni straordinarie, il rimborso delle spese degli esperti e dei testimoni, le missioni e qualsiasi altro mezzo tecnico debitamente giustificato;

3.  chiede alla Commissione di garantire un tempestivo sostegno e piena trasparenza nel coadiuvare il lavoro della commissione d'inchiesta, nel pieno rispetto del principio di leale cooperazione, assicurando tutto il sostegno tecnico e politico possibile, in particolare tramite una più rapida presentazione della documentazione richiesta; si attende una piena cooperazione da parte degli attuali Commissari e Direttori generali competenti, nonché di quelli in carica durante i precedenti mandati; chiede agli Stati membri, nel pieno rispetto del principio di leale cooperazione, di fornire alla commissione d'inchiesta il sostegno tecnico e politico necessario, in particolare permettendo alla Commissione di presentare i documenti richiesti più rapidamente e, qualora la presentazione di documenti richieda il consenso degli Stati membri, accelerando le procedure interne per la concessione di tale consenso;

4.  chiede che i governi, i parlamenti e le autorità competenti degli Stati membri assistano la commissione d'inchiesta nello svolgimento dei suoi compiti, nel pieno rispetto del principio di leale cooperazione sancito dal diritto dell'Unione;

5.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU L 113 del 19.5.1995, pag. 2.
(2) GU L 10 del 15.1.2016, pag.13.


Richiesta di revoca dell'immunità di István Ujhelyi
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Decisione del Parlamento europeo del 13 settembre 2016 sulla richiesta di revoca dell'immunità di István Ujhelyi (2015/2237(IMM))
P8_TA(2016)0323A8-0229/2016

Il Parlamento europeo,

–  vista la richiesta di revoca dell'immunità di István Ujhelyi, presentata sulla base di una decisione in data 26 novembre 2014 del tribunale distrettuale centrale di Pest (Ungheria) in relazione a un procedimento penale pendente dinanzi a tale tribunale, che è stata trasmessa dal Rappresentante permanente ungherese il 15 luglio 2015 e comunicata in Aula il 7 settembre 2015,

–  avendo ascoltato István Ujhelyi il 28 gennaio 2016, a norma dell'articolo 9, paragrafo 5, del suo regolamento,

–  visti gli articoli 8 e 9 del protocollo n. 7 sui privilegi e sulle immunità dell'Unione europea e l'articolo 6, paragrafo 2, dell'atto relativo all'elezione dei membri del Parlamento europeo a suffragio universale diretto, del 20 settembre 1976,

–  viste le sentenze pronunciate dalla Corte di giustizia dell'Unione europea il 12 maggio 1964, 10 luglio 1986, 15 e 21 ottobre 2008, 19 marzo 2010, 6 settembre 2011 e 17 gennaio 2013(1),

–  visto l'articolo 4, paragrafo 2 della Legge fondamentale ungherese,

–  visto l'articolo 10, paragrafo 2 della legge ungherese LVII del 2004 sullo status giuridico dei deputati ungheresi al Parlamento europeo,

–  visti l'articolo 74, paragrafo 3, e l'articolo 79, paragrafo 2 della legge ungherese XXXVI del 2012 sull'Assemblea nazionale,

–  visti l'articolo 5, paragrafo 2, l'articolo 6, paragrafo 1, e l'articolo 9 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione giuridica (A8-0229/2016),

A.  considerando che il tribunale distrettuale centrale di Pest ha chiesto la revoca dell'immunità parlamentare di István Ujhelyi, deputato al Parlamento europeo, nell'ambito di un procedimento pendente dinanzi ad esso;

B.  considerando che la richiesta del tribunale si riferisce a un procedimento penale relativo al reato di diffamazione per dichiarazioni rilasciate da István Ujhelyi il 25 aprile 2014 in merito a una persona in Ungheria;

C.  considerando che, ai sensi dell'articolo 8 del protocollo n. 7, i membri del Parlamento europeo non possono essere ricercati, detenuti o perseguiti a motivo delle opinioni o dei voti espressi nell'esercizio delle loro funzioni;

D.  considerando che, ai sensi dell'articolo 9 del protocollo n. 7 sui privilegi e sulle immunità dell'Unione europea, i deputati beneficiano sul territorio nazionale delle immunità riconosciute ai membri del parlamento del loro paese;

E.  considerando che, ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 2 della Legge fondamentale ungherese, i membri del Parlamento sono titolari dell'immunità parlamentare e ricevono un'indennità che ha l'obiettivo di promuoverne l'indipendenza;

F.  considerando che, in base all'articolo 10, paragrafo 1, della Legge ungherese LVII del 2004, sullo status giuridico dei deputati ungheresi al Parlamento europeo, questi ultimi hanno le stesse prerogative in materia di immunità di cui beneficiano i membri dell'Assemblea nazionale ungherese,

G.  considerando che, a norma dell'articolo 74, paragrafo 3 della legge ungherese XXXVI del 2012 sull'Assemblea nazionale, una richiesta di revoca dell'immunità deve essere presentata al Presidente da parte del procuratore capo prima della presentazione dell'atto d'accusa o dal tribunale dopo la presentazione dell'atto d'accusa;

H.  considerando che, ai sensi dell'articolo 79, paragrafo 2 della legge ungherese XXXVI del 2012 sull'Assemblea Nazionale, la persona iscritta come candidato per l'elezione dei membri beneficia della stessa immunità, per cui le dichiarazioni fatte il 25 aprile 2014 dovrebbero essere coperte dall'immunità assoluta del Parlamento ungherese, salvo revoca dell'immunità determinata dalla Commissione elettorale nazionale e richiesta di revoca dell'immunità presentata al Presidente della Commissione elettorale nazionale;

I.  considerando che le dichiarazioni in questione sono state rilasciate il 25 aprile 2014, quando István Ujhelyi non era membro del Parlamento europeo, ma membro del Parlamento nazionale;

J.  considerando che le accuse nei confronti di István Ujhelyi non si riferiscono a un'opinione o a un voto espressi nell'esercizio delle sue funzioni di deputato al Parlamento europeo e che l'immunità assoluta ai sensi dell'articolo 8 del protocollo n. 7 non è quindi applicabile;

1.  decide di revocare l'immunità di István Ujhelyi;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere immediatamente la presente decisione e la relazione della sua commissione competente alle autorità ungheresi competenti.

(1) Sentenza della Corte di giustizia del 12 maggio 1964, Wagner/Fohrmann e Krier, 101/63, ECLI:EU:C:1964:28; sentenza della Corte di giustizia del 10 luglio 1986, Wybot/Faure e altri, 149/85, ECLI:EU:C:1986:310; sentenza del Tribunale del 15 ottobre 2008, Mote/Parlamento, T-345/05, ECLI:EU:T:2008:440; sentenza della Corte di giustizia del 21 ottobre 2008, Marra/De Gregorio e Clemente, C-200/07 e C-201/07, ECLI:EU:C:2008:579; sentenza del Tribunale del 19 marzo 2010, Gollnisch/Parlamento, T-42/06, ECLI:EU:T:2010:102; sentenza della Corte di giustizia del 6 settembre 2011, Patriciello, C-163/10, ECLI:EU:C:2011:543; sentenza del Tribunale del 17 gennaio 2013, Gollnisch/Parlamento, T-346/11 e T-347/11, ECLI:EU:T:2013:23.


Richiesta di difesa dei privilegi e delle immunità di Rosario Crocetta
PDF 153kWORD 42k
Decisione del Parlamento europeo del 13 settembre 2016 sulla richiesta di difesa dei privilegi e delle immunità di Rosario Crocetta (2016/2015(IMM))
P8_TA(2016)0324A8-0230/2016

Il Parlamento europeo,

–  vista la richiesta presentata il 7 gennaio 2016 da Rosario Crocetta in difesa dei suoi privilegi e delle sue immunità, nel quadro del procedimento penale pendente dinanzi alla terza camera penale del tribunale di Palermo (prot. n. 20445/2012 R.G.N.R.), e comunicata in Aula il 21 gennaio 2016,

–  avendo ascoltato Rosario Crocetta, a norma dell'articolo 9, paragrafo 5, del suo regolamento,

–  visti gli articoli 8 e 9 del protocollo n. 7 sui privilegi e sulle immunità dell'Unione europea e l'articolo 6, paragrafo 2, dell'atto relativo all'elezione dei membri del Parlamento europeo a suffragio universale diretto, del 20 settembre 1976,

–  viste le sentenze pronunciate dalla Corte di giustizia dell'Unione europea il 12 maggio 1964, 10 luglio 1986, 15 e 21 ottobre 2008, 19 marzo 2010, 6 settembre 2011 e 17 gennaio 2013(1),

–  visto l'articolo 595 del Codice penale italiano,

–  visti l'articolo 5, paragrafo 2, e gli articoli 7 e 9 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione giuridica (A8-0230/2016),

A.  considerando che Rosario Crocetta, ex deputato al Parlamento europeo, ha presentato richiesta di difesa della sua immunità nel quadro del procedimento penale pendente dinanzi alla terza camera penale del tribunale di Palermo; che, secondo l'ordinanza dell'Ufficio del pubblico ministero, il Crocetta è accusato di aver rilasciato dichiarazioni diffamatorie, comportamento punibile ai sensi dell'articolo 595 del codice penale italiano;

B.  considerando che, a norma dell'articolo 8 del protocollo n. 7, i membri del Parlamento europeo non possono essere ricercati, detenuti o perseguiti a motivo delle opinioni o dei voti espressi nell'esercizio delle loro funzioni; che tale immunità dev'essere considerata, in quanto intesa a tutelare la libertà di espressione e l'indipendenza dei deputati europei, come un'immunità assoluta che osta a qualunque procedimento giudiziario che sia fondato su un'opinione espressa o un voto emesso nell'esercizio delle funzioni parlamentari(2).

C.  considerando che la Corte di giustizia ha sancito che, per poter beneficiare dell'immunità, un'opinione deve essere stata espressa da un deputato europeo nell'esercizio delle sue funzioni, ciò che presuppone necessariamente l'esistenza di un nesso tra l'opinione formulata e le funzioni parlamentari; che tale nesso deve essere diretto e imporsi con evidenza(3);

D.  considerando che Rosario Crocetta era deputato al Parlamento europeo nel momento in cui ha rilasciato le dichiarazioni in parola;

E.  considerando che dalla documentazione parlamentare risulta che Crocetta si è sempre distinto per l'attività nella lotta contro la criminalità organizzata e il suo impatto sull'Unione e i suoi Stati membri; che egli si è altresì concentrato sull'influenza della sistematica corruzione su politica ed economia, soprattutto per quanto riguarda gli appalti pubblici nel settore della politica ambientale;

F.  considerando che le circostanze del caso, quali evidenziate nei documenti forniti alla commissione giuridica e nel corso dell'audizione dinanzi ad essa, indicano che le dichiarazioni del Crocetta hanno un nesso diretto ed evidente con le sue funzioni parlamentari;

G.  considerando che si può quindi ritenere che Rosario Crocetta abbia agito nell'esercizio delle sue funzioni di deputato al Parlamento europeo;

1.  decide di difendere i privilegi e le immunità di Rosario Crocetta;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere immediatamente la presente decisione e la relazione della sua commissione competente all'autorità competente della Repubblica italiana e a Rosario Crocetta.

(1) Sentenza della Corte di giustizia del 12 maggio 1964, Wagner/Fohrmann e Krier, 101/63, ECLI:EU:C:1964:28; sentenza della Corte di giustizia del 10 luglio 1986, Wybot/Faure e altri, 149/85, ECLI:EU:C:1986:310; sentenza del Tribunale del 15 ottobre 2008, Mote/Parlamento, T-345/05, ECLI:EU:T:2008:440; sentenza della Corte di giustizia del 21 ottobre 2008, Marra/De Gregorio e Clemente, C-200/07 e C-201/07, ECLI:EU:C:2008:579; sentenza del Tribunale del 19 marzo 2010, Gollnisch/Parlamento, T-42/06, ECLI:EU:T:2010:102; sentenza della Corte di giustizia del 6 settembre 2011, Patriciello, C-163/10, ECLI:EU:C:2011:543; sentenza del Tribunale del 17 gennaio 2013, Gollnisch/Parlamento, T-346/11 e T-347/11, ECLI:EU:T:2013:23.
(2) Cause riunite C-200/07 e C-201/07 Marra, sopra citate, punto 27.
(3) Causa C-163/10 Patriciello, sopra citata, punti 33 e 35.


Richiesta di revoca dell'immunità di Sotirios Zarianopoulos
PDF 153kWORD 42k
Decisione del Parlamento europeo del 13 settembre 2016 sulla richiesta di revoca dell'immunità di Sotirios Zarianopoulos (2016/2083(IMM))
P8_TA(2016)0325A8-0233/2016

Il Parlamento europeo,

–  vista la richiesta di revoca dell'immunità parlamentare di Sotirios Zarianopoulos, trasmessa in data 28 marzo 2016 dal procuratore presso la Corte suprema greca in relazione alle azioni previste dal pubblico ministero di Salonicco (fascicolo ABM A2015/1606) e comunicata in seduta plenaria il 27 aprile 2016,

–  visto che Sotirios Zarianopoulos ha rinunciato al suo diritto di essere sentito, in conformità dell'articolo 9, paragrafo 5, del regolamento,

–  visti gli articoli 8 e 9 del protocollo n. 7 sui privilegi e sulle immunità dell'Unione europea e l'articolo 6, paragrafo 2, dell'atto relativo all'elezione dei membri del Parlamento europeo a suffragio universale diretto, del 20 settembre 1976,

–  viste le sentenze pronunciate dalla Corte di giustizia dell'Unione europea il 12 maggio 1964, 10 luglio 1986, 15 e 21 ottobre 2008, 19 marzo 2010, 6 settembre 2011 e 17 gennaio 2013(1),

–  visto l'articolo 62 della Costituzione della Repubblica ellenica,

–  visti l'articolo 5, paragrafo 2, l'articolo 6, paragrafo 1, e l'articolo 9 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione giuridica (A8-0233/2016),

A.  considerando che il procuratore presso la Corte suprema greca ha chiesto la revoca dell'immunità parlamentare di Sotirios Zarianopoulos, membro del Parlamento europeo, in collegamento con il perseguimento di una presunta infrazione;

B.  considerando che l'articolo 9 del protocollo n. 7 sui privilegi e sulle immunità dell'Unione europea stabilisce che i membri del Parlamento europeo beneficiano, sul territorio nazionale, delle immunità riconosciute ai membri del parlamento del loro paese;

C.  considerando che, a norma dell'articolo 62 della Costituzione della Repubblica ellenica, nessun deputato può, durante la legislatura, essere perseguito, arrestato, detenuto o privato in altra maniera della sua libertà personale senza l'autorizzazione della Camera dei deputati;

D.  considerando che le autorità greche intendono perseguire Sotirios Zarianopoulos per inosservanza degli obblighi di legge;

E.  considerando che l'azione penale riguarda l'emissione nel 2011, da parte del Consiglio comunale di Salonicco, di autorizzazioni presumibilmente illegittime di occupazione del demanio pubblico per l'installazione di terrazze su zone pedonali e che Sotirios Zarianopoulos è perseguito in qualità di ex consigliere comunale;

F.  considerando che l'azione penale è manifestamente priva di nesso con lo status di deputato al Parlamento europeo di Sotirios Zarianopoulos, ma è in relazione con il suo precedente mandato di consigliere comunale di Salonicco;

G.  considerando che l'azione penale non riguarda opinioni o voti espressi dal deputato in oggetto nell'esercizio delle sue funzioni di deputato al Parlamento europeo, ai sensi dell'articolo 8 del protocollo n. 7 sui privilegi e sulle immunità dell'Unione europea;

H.  considerando che non vi è alcun motivo di presumere che l'azione penale sarebbe ispirata dall'intenzione di recare pregiudizio all'attività politica del deputato (fumus persecutionis), tanto più che l'azione stessa riguarda tutti i membri del Consiglio comunale dell'epoca;

1.  decide di revocare l'immunità di Sotirios Zarianopoulos;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere immediatamente la presente decisione e la relazione della sua commissione competente alle autorità greche.

(1) Sentenza della Corte di giustizia del 12 maggio 1964, Wagner/Fohrmann e Krier, 101/63, ECLI:EU:C:1964:28; sentenza della Corte di giustizia del 10 luglio 1986, Wybot/Faure e altri, 149/85, ECLI:EU:C:1986:310; sentenza del Tribunale del 15 ottobre 2008, Mote/Parlamento, T-345/05, ECLI:EU:T:2008:440; sentenza della Corte di giustizia del 21 ottobre 2008, Marra/De Gregorio e Clemente, C-200/07 e C-201/07, ECLI:EU:C:2008:579; sentenza del Tribunale del 19 marzo 2010, Gollnisch/Parlamento, T-42/06, ECLI:EU:T:2010:102; sentenza della Corte di giustizia del 6 settembre 2011, Patriciello, C-163/10, EU:C:2011:543; sentenza del Tribunale del 17 gennaio 2013, Gollnisch/Parlamento, T346/11 e T-347/11, ECLI:EU:T:2013:23.


Accordo UE-Cina relativo all’adesione della Croazia ***
PDF 236kWORD 41k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 13 settembre 2016 concernente il progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo in forma di scambio di lettere tra l'Unione europea e la Repubblica popolare cinese, a norma dell'articolo XXIV, paragrafo 6, e dell'articolo XXVIII dell'accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio (GATT) 1994, sulla modifica di concessioni nell'elenco della Repubblica di Croazia nel quadro della sua adesione all'Unione europea (15561/2015 – C8-0158/2016 – 2015/0298(NLE))
P8_TA(2016)0326A8-0231/2016

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (15561/2015),

–  visto l'accordo in forma di scambio di lettere tra l'Unione europea e la Repubblica popolare cinese, a norma dell'articolo XXIV, paragrafo 6, e dell'articolo XXVIII dell'accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio (GATT) 1994, sulla modifica di concessioni nell'elenco della Repubblica di Croazia nel quadro della sua adesione all'Unione europea (15562/2015),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 207, paragrafo 4, primo comma, e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), punto v), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0158/2016),

–  visti l'articolo 99, paragrafo 1, primo e terzo comma, e paragrafo 2, nonché l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per il commercio internazionale (A8-0231/2016),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione dell'accordo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e della Repubblica popolare cinese.


Accordo UE-Uruguay relativo all'adesione della Croazia ***
PDF 237kWORD 41k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 13 settembre 2016 concernente il progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo in forma di scambio di lettere tra l'Unione europea e la Repubblica orientale dell'Uruguay, a norma dell'articolo XXIV, paragrafo 6, e dell'articolo XXVIII dell'accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio (GATT) del 1994, sulla modifica di concessioni nell'elenco della Repubblica di Croazia nel quadro della sua adesione all'Unione europea (06870/2016 – C8-0235/2016 – 2016/0058(NLE))
P8_TA(2016)0327A8-0241/2016

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (06870/2016),

–  visto il progetto di accordo in forma di scambio di lettere tra l'Unione europea e la Repubblica orientale dell'Uruguay, a norma dell'articolo XXIV, paragrafo 6, e dell'articolo XXVIII dell'accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio (GATT) del 1994, sulla modifica di concessioni nell'elenco della Repubblica di Croazia nel quadro della sua adesione all'Unione europea (06871/2016),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 207, paragrafo 4, primo comma, e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), punto v), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0235/2016),

–  visti l'articolo 99, paragrafo 1, primo e terzo comma, e paragrafo 2, nonché l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per il commercio internazionale (A8-0241/2016),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione dell'accordo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e della Repubblica orientale dell'Uruguay.


Nomina di un membro della Corte dei conti - Lazaros Stavrou Lazarou
PDF 225kWORD 40k
Decisione del Parlamento europeo del 13 settembre 2016 sulla nomina di Lazaros Stavrou Lazarou a membro della Corte dei conti (C8-0190/2016 – 2016/0807(NLE))
P8_TA(2016)0328A8-0258/2016

(Consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 286, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C8‑0190/2016),

–  visto l'articolo 121 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0258/2016),

A.  considerando che la commissione per il controllo dei bilanci ha valutato le qualifiche del candidato proposto, segnatamente in relazione ai requisiti di cui all'articolo 286, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

B.  considerando che la commissione per il controllo dei bilanci ha poi proceduto, il 5 settembre 2016, a un'audizione del candidato;

1.  esprime parere positivo sulla proposta del Consiglio di nominare Lazaros Stavrou Lazarou membro della Corte dei conti;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio e, per conoscenza, alla Corte dei conti nonché alle altre istituzioni dell'Unione europea e alle istituzioni di controllo degli Stati membri.


Nomina di un membro della Corte dei conti - João Figueiredo
PDF 232kWORD 41k
Decisione del Parlamento europeo del 13 settembre 2016 sulla nomina di João Alexandre Tavares Gonçalves de Figueiredo a membro della Corte dei conti (C8-0260/2016 – 2016/0809(NLE))
P8_TA(2016)0329A8-0259/2016

(Consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 286, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C8‑0260/2016),

–  visto l'articolo 121 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0259/2016),

A.  considerando che la commissione per il controllo dei bilanci ha valutato le qualifiche del candidato proposto, segnatamente in relazione alle condizioni di cui all'articolo 286, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

B.  considerando che, nella riunione del 5 settembre 2016, la commissione per il controllo dei bilanci ha proceduto all'audizione del candidato designato dal Consiglio a membro della Corte dei conti;

1.  esprime un parere positivo sulla nomina da parte del Consiglio di João Alexandre Tavares Gonçalves de Figueiredo a membro della Corte dei conti;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio e, per conoscenza, alla Corte dei conti nonché alle altre istituzioni dell'Unione europea e alle istituzioni di controllo degli Stati membri.


Nomina di un membro della Corte dei conti - Leo Brincat
PDF 224kWORD 41k
Decisione del Parlamento europeo del 13 settembre 2016 sulla proposta di nomina di Leo Brincat a membro della Corte dei conti (C8-0185/2016 – 2016/0806(NLE))
P8_TA(2016)0330A8-0257/2016

(Consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 286, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C8-0185/2016),

–  visto l'articolo 121 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0257/2016),

A.  considerando che la commissione per il controllo dei bilanci ha valutato le qualifiche del candidato proposto, segnatamente in relazione alle condizioni di cui all'articolo 286, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

B.  considerando che, nella riunione del 5 settembre 2016, la commissione per il controllo dei bilanci ha proceduto all'audizione del candidato designato dal Consiglio a membro della Corte dei conti;

1.  esprime parere negativo sulla proposta del Consiglio di nominare Leo Brincat membro della Corte dei conti e chiede al Consiglio di ritirare la proposta e di presentargliene una nuova;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio e, per conoscenza, alla Corte dei conti nonché alle altre istituzioni dell'Unione europea e alle istituzioni di controllo degli Stati membri.


Statistiche del commercio estero con i paesi terzi (poteri delegati e di esecuzione) ***II
PDF 233kWORD 41k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 13 settembre 2016 relativa alla posizione del Consiglio in prima lettura in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 471/2009 relativo alle statistiche comunitarie del commercio estero con i paesi terzi per quanto riguarda il conferimento alla Commissione dei poteri delegati e di esecuzione per l'adozione di alcune misure (08536/1/2016 – C8-0226/2016 – 2013/0279(COD))
P8_TA(2016)0331A8-0240/2016

(Procedura legislativa ordinaria: seconda lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la posizione del Consiglio in prima lettura (08536/1/2016 – C8-0226/2016),

–  vista la sua posizione in prima lettura(1) sulla proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2013)0579),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 7, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 76 del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione per la seconda lettura della commissione per il commercio internazionale (A8-0240/2016),

1.  approva la posizione del Consiglio in prima lettura;

2.  constata che l'atto è adottato in conformità della posizione del Consiglio;

3.  incarica il suo Presidente di firmare l'atto, congiuntamente al Presidente del Consiglio, a norma dell'articolo 297, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

4.  incarica il suo Segretario generale di firmare l'atto, previa verifica che tutte le procedure siano state debitamente espletate, e di procedere, d'intesa con il Segretario generale del Consiglio, a pubblicarlo nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

5.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

(1) Testi approvati del 12.3.2014, P7_TA(2014)0226.


Statistiche in tema di gas naturale ed energia elettrica ***I
PDF 233kWORD 42k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 13 settembre 2016 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle statistiche europee in tema di gas naturale ed energia elettrica e che abroga la direttiva 2008/92/CE del Parlamento europeo e del Consiglio concernente una procedura comunitaria sulla trasparenza dei prezzi al consumatore finale industriale di gas e di energia elettrica (COM(2015)0496 – C8-0357/2015 – 2015/0239(COD))
P8_TA(2016)0332A8-0184/2016

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2015)0496),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 338, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0357/2015),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 22 giugno 2016, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia (A8-0184/2016),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 13 settembre 2016 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2016/... del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle statistiche europee sui prezzi di gas naturale ed energia elettrica e che abroga la direttiva 2008/92/CE

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) 2016/1952.)


Verso un nuovo assetto del mercato dell'energia
PDF 337kWORD 59k
Risoluzione del Parlamento europeo del 13 settembre 2016 sul tema "Verso un nuovo assetto del mercato dell'energia" (2015/2322(INI))
P8_TA(2016)0333A8-0214/2016

Il Parlamento europeo,

–  visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), in particolare gli articoli 114 e 194,

–   visto l'accordo di Parigi del dicembre 2015 concluso alla 21a Conferenza delle parti (COP 21) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici,

–   vista la comunicazione della Commissione del 15 dicembre 2011 dal titolo "Tabella di marcia per l'energia 2050" (COM(2011)0885),

–  visti la comunicazione della Commissione del 5 novembre 2013 dal titolo "Realizzare il mercato interno dell'energia elettrica e sfruttare al meglio l'intervento pubblico" (C(2013)7243) e il documento di lavoro dei servizi della Commissione dal titolo "Generation Adequacy in the internal electricity market – guidance on public interventions" (Adeguamento della produzione nel mercato interno dell'energia elettrica – orientamenti per gli interventi pubblici) (SWD(2013)0438),

–  vista la comunicazione della Commissione del 9 aprile 2014 dal titolo "Disciplina in materia di aiuti di Stato a favore dell'ambiente e dell'energia 2014-2020"(1),

–  vista la comunicazione della Commissione del 16 dicembre 2014 dal titolo "Programma di lavoro della Commissione per il 2015 – Un nuovo inizio" (COM(2014)0910),

–   vista la comunicazione della Commissione del 15 luglio 2015 dal titolo "Un «new deal» per i consumatori di energia" (COM(2015)0339),

–  vista la comunicazione della Commissione del 25 febbraio 2015 dal titolo "Una strategia quadro per un'Unione dell'energia resiliente, corredata da una politica lungimirante in materia di cambiamenti climatici" (COM(2015)0080),

–  vista la comunicazione della Commissione del 25 febbraio 2015 dal titolo "Raggiungere l'obiettivo del 10 % di interconnessione elettrica – Una rete elettrica europea pronta per il 2020" (COM(2015)0082),

–  vista la comunicazione della Commissione del 15 luglio 2015 dal titolo "Avvio del processo di consultazione pubblica sul nuovo assetto del mercato dell'energia" (COM(2015)0340),

–  viste le conclusioni del Consiglio del 23 e 24 ottobre 2014 sul quadro di politica climatica ed energetica a orizzonte 2030,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 19 marzo 2015 sull'Unione dell'energia,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 26 novembre 2015 sul sistema di governance dell'Unione dell'energia,

–  visto il regolamento (CE) n. 713/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio del 13 luglio 2009 che istituisce un'Agenzia per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell'energia(2),

–   visto il regolamento (CE) n. 714/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 luglio 2009, relativo alle condizioni di accesso alla rete per gli scambi transfrontalieri di energia elettrica e che abroga il regolamento (CE) n. 1228/2003(3),

–  visto il regolamento (UE) n. 347/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 aprile 2013, sugli orientamenti per le infrastrutture energetiche transeuropee e che abroga la decisione n. 1364/2006/CE e che modifica i regolamenti (CE) n. 713/2009, (CE) n. 714/2009 e (CE) n. 715/2009(4),

–  vista la direttiva 2005/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 maggio 2005, relativa alle pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori nel mercato interno e che modifica la direttiva 84/450/CEE del Consiglio e le direttive 97/7/CE, 98/27/CE e 2002/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e il regolamento (CE) n. 2006/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio ("direttiva sulle pratiche commerciali sleali")(5),

–  visto il regolamento (UE) n. 256/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sulla comunicazione alla Commissione di progetti di investimento nelle infrastrutture per l'energia nell'Unione europea che sostituisce il regolamento (UE, Euratom) n. 617/2010 del Consiglio e abroga il regolamento (CE) n. 736/96 del Consiglio(6),

–  vista la direttiva 2005/89/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 gennaio 2006, concernente misure per la sicurezza dell'approvvigionamento di elettricità e per gli investimenti nelle infrastrutture(7),

–  vista la direttiva 2011/83/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2011, sui diritti dei consumatori, recante modifica della direttiva 93/13/CEE del Consiglio e della direttiva 1999/44/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga la direttiva 85/577/CEE del Consiglio e la direttiva 97/7/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(8),

–  visto il terzo pacchetto dell'energia,

–  vista la sua risoluzione del 19 giugno 2008 sul tema "Verso una Carta europea dei diritti dei consumatori di energia"(9),

–  vista la sua risoluzione del 14 marzo 2013 sulla tabella di marcia per l'energia 2050, un futuro con l'energia(10),

–  vista la sua risoluzione del 4 febbraio 2014 sulle conseguenze locali e regionali dell'istituzione di reti intelligenti(11),

–  vista la sua risoluzione del 14 ottobre 2015 sul tema "Verso il raggiungimento a Parigi di un nuovo accordo internazionale sul clima"(12),

–  vista la direttiva 2009/28/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive 2001/77/CE e 2003/30/CE(13),

–  vista la direttiva 2009/72/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 luglio 2009, relativa a norme comuni per il mercato interno dell'energia elettrica, e che abroga la direttiva 2003/54/CE(14),

–  vista la sua risoluzione del 10 settembre 2013 sul corretto funzionamento del mercato interno dell'energia(15),

–  vista la sua risoluzione del 15 dicembre 2015 sui progressi verso un'Unione europea dell'energia(16),

–  vista la sua risoluzione del 15 dicembre 2015 sulla realizzazione dell'obiettivo del 10 % per le interconnessioni elettriche – Preparare la rete elettrica europea per il 2020(17);

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia (A8-0214/2016),

A.  considerando che i piani della Commissione per il mercato dell'energia elettrica devono condurre a una reale trasformazione del mercato, contribuire all'efficienza, alla sicurezza dell'approvvigionamento e allo sviluppo delle energie rinnovabili e degli interconnettori, nonché garantire il completamento del mercato interno europeo dell'energia;

B.  considerando che l'integrazione dei mercati dell'energia, associata all'integrazione di tutti gli attori del mercato, compresi i "prosumatori", contribuirà al conseguimento dell'obiettivo sancito dai trattati in materia di energia più sicura, conveniente, efficiente e sostenibile;

C.  considerando che, per conseguire gli obiettivi in materia di clima ed energia, il sistema energetico del futuro richiederà maggiore flessibilità, rendendo necessari investimenti in tutte e quattro le soluzioni di flessibilità, ossia produzione flessibile, sviluppo della rete, flessibilità della domanda e stoccaggio;

D.  considerando che più della metà dell'energia elettrica dell'UE è generata senza produrre gas a effetto serra;

E.  considerando che l'integrazione dei mercati dell'energia elettrica deve avvenire in conformità dell'articolo 194 TFUE, in base al quale la politica energetica europea è intesa a garantire il funzionamento del mercato dell'energia e la sicurezza dell'approvvigionamento energetico nonché a promuovere il risparmio energetico, l'efficienza energetica, lo sviluppo di energie rinnovabili e l'interconnessione delle reti energetiche; che la definizione del mix energetico degli Stati membri e delle condizioni che disciplinano l'uso delle loro risorse energetiche rimane una competenza nazionale;

F.  considerando che le esperienze positive nell'ambito della cooperazione multilaterale fungono da modelli per una maggiore responsabilità regionale del mercato – ad esempio le iniziative regionali di coordinamento della sicurezza, come il coordinamento degli operatori del sistema di energia elettrica (Coreso), la cooperazione in materia di sicurezza dei gestori di sistemi di trasmissione (TSC), il forum pentalaterale dell'energia, il gruppo ad alto livello per l'Europa sudoccidentale sulle interconnessioni, il piano d'interconnessione del mercato energetico del Baltico (BEMIP), i mercati multinazionali comuni nordici della capacità di riserva e di bilanciamento e l'accoppiamento dei mercati nell'Europa centrale e orientale; che il loro assetto include norme tese a garantire che le capacità siano assegnate con un anticipo sufficiente a fornire segnali di investimento in merito a impianti meno inquinanti;

G.  considerando che in un certo numero di Stati membri si prevede un'inadeguatezza delle capacità di produzione, che comporterà rischi di blackout nel prossimo futuro se non verranno creati i necessari meccanismi di riserva;

H.  considerando che i mercati nazionali delle capacità hanno reso più difficile l'integrazione dei mercati dell'energia elettrica, sono contrari agli obiettivi della politica energetica comune e dovrebbero essere utilizzati solamente in ultima istanza, dopo aver considerato tutte le altre opzioni, quali una maggiore interconnessione con i paesi vicini, interventi sul fronte della domanda e altre forme di integrazione dei mercati regionali;

I.  considerando che l'Europa è impegnata a completare con successo la transizione energetica e, in particolare, ad agevolare l'integrazione delle fonti energetiche rinnovabili, il che comporta nuove esigenze di flessibilità e l'attuazione di regimi di mercato dedicati alla sicurezza dell'approvvigionamento;

J.  considerando che l'obiettivo della sicurezza energetica definito dai trattati sarà essenziale per il consolidamento dell'Unione dell'energia e che pertanto è necessario preservare e/o mettere in atto strumenti adeguati per garantire tale sicurezza;

K.  considerando che, per assicurare la massima efficacia degli investimenti pubblici mediante l'adozione delle misure necessarie a realizzare un mercato energetico sicuro, sostenibile e competitivo, è essenziale combinare il Fondo europeo per gli investimenti strategici con altre fonti specifiche di finanziamento in materia di energia, come il Meccanismo per collegare l'Europa;

L.  considerando che è necessaria una maggiore cooperazione a livello regionale, la quale dovrebbe fungere da catalizzatore per rafforzare l'integrazione dei mercati a livello europeo;

M.  considerando che le tasse sull'energia, i considerevoli costi della tassazione, l'indiscriminata regolamentazione dei prezzi, l'elevata concentrazione del mercato, gli oneri amministrativi, le sovvenzioni, la mancanza di cooperazione e di interconnettori transfrontalieri in alcune regioni e l'insufficiente gestione della domanda ostacolano il funzionamento del mercato interno dell'energia elettrica e ritardano dunque la piena integrazione delle fonti energetiche rinnovabili nel mercato;

N.  considerando che tutti i partecipanti al mercato dovrebbero contribuire al bilanciamento del sistema per garantire la massima sicurezza dell'approvvigionamento di energia elettrica a costi ragionevoli per la società e l'economia;

O.  considerando che l'aumento a medio termine del grado di interconnessione tra alcuni Stati membri (al 15 % in funzione di un'analisi costi-benefici) allo scopo di far fronte in maniera mirata alle strozzature esistenti potrebbe incrementare la sicurezza degli approvvigionamenti e porre fine alle isole energetiche; che, oltre all'obiettivo quantitativo, il libero accesso e la disponibilità di interconnettori sono altresì essenziali per abbattere le barriere che ancora ostacolano il funzionamento del mercato europeo dell'energia elettrica;

P.  considerando che la quota crescente delle fonti energetiche rinnovabili variabili nel mix dell'energia elettrica richiede una riserva stabile dalle fonti energetiche flessibili e sostenibili nonché tecnologie flessibili, quali lo stoccaggio e la gestione della domanda;

Q.  considerando che lo stoccaggio di energia è un elemento chiave per giungere a una maggiore flessibilità ed efficienza dei mercati energetici, ma che non esiste ancora un meccanismo di regolamentazione per potersi avvalere di un sistema di stoccaggio efficiente;

R.  considerando che l'Agenzia internazionale per l'energia (AIE) ha presentato di recente valide raccomandazioni nello suo studio "Re-Powering Markets" (Ripotenziamento dei mercati)(18);

S.  considerando che un mercato europeo dell'energia ben concepito e correttamente attuato possiede le potenzialità per rilanciare in modo considerevole la sicurezza e l'indipendenza dell'approvvigionamento energetico europeo, in particolare rispetto ai principali fornitori da cui dipende l'Unione;

T.  considerando che per creare un vero mercato dell'energia è necessario eliminare urgentemente le isole energetiche ancora esistenti nell'Unione;

1.  accoglie con favore la summenzionata comunicazione della Commissione del 15 luglio 2015 sul nuovo assetto del mercato dell'energia e sostiene l'idea che il mercato dell'elettricità così trasformato, unitamente all'attuazione della legislazione vigente, dovrebbe rafforzare la cooperazione regionale in tutte le dimensioni dell'approvvigionamento energetico e della domanda di energia e dovrebbe fondarsi su mercati migliorati, maggiormente decentralizzati e più flessibili, onde garantire un sistema ben regolamentato basato sul mercato, in grado di conseguire tutti gli obiettivi stabiliti dall'Unione in materia di clima ed energia per il 2030;

2.  ritiene che gli elementi innovativi che rendono necessario un riassetto del mercato energetico siano:

   una presenza più marcata delle energie rinnovabili con remunerazione dettata dal mercato;
   una maggiore integrazione dei mercati nazionali tramite lo sviluppo di interconnettori;
   lo sviluppo delle reti intelligenti e delle tecnologie di produzione decentralizzata, che consentiranno agli utenti di svolgere un ruolo sempre più attivo in qualità di consumatori e produttori e favoriranno una migliore gestione della domanda;

3.  si compiace che la nuova strategia per l'Unione dell'energia sia concepita in modo da conferire all'UE un ruolo guida nell'ambito delle energie rinnovabili e osserva che il raggiungimento di tale obiettivo richiederà una trasformazione fondamentale del sistema elettrico europeo;

4.  si compiace che la nuova strategia per l'Unione dell'energia garantisca ai consumatori di energia nuovi vantaggi, offra loro una gamma molto più ampia di opzioni di partecipazione ai mercati dell'energia e accordi loro maggiore protezione;

5.  chiede che l'attuale quadro regolamentare per i mercati europei sia adeguato al fine di consentire l'aumento della quota delle energie rinnovabili e di colmare le lacune normative transfrontaliere esistenti; sottolinea che il nuovo assetto del mercato dell'energia elettrica, quale parte integrante di un sistema energetico sempre più decentralizzato, deve fondarsi sui principi del mercato, stimolando gli investimenti, garantendo alle piccole e medie imprese l'accesso al mercato dell'energia e realizzando un approvvigionamento elettrico sostenibile ed efficiente attraverso un sistema energetico stabile, integrato e intelligente; ritiene che siffatto quadro dovrebbe promuovere e premiare le soluzioni flessibili di stoccaggio, le tecnologie per la gestione della domanda, la produzione flessibile, l'aumento delle interconnessioni e il rafforzamento dell'integrazione dei mercati, che contribuiranno a favorire l'aumento della quota delle energie rinnovabili e a integrarle nel mercato; ribadisce che la sicurezza dell'approvvigionamento e la decarbonizzazione richiederanno una combinazione di mercati liquidi a breve termine (con scadenze giornaliere o infragiornaliere) e segnali di prezzo a lungo termine;

6.  ritiene che la piena attuazione del terzo pacchetto sull'energia in tutti gli Stati membri sia un passo fondamentale verso un mercato energetico europeo; esorta pertanto la Commissione a garantire l'applicazione dell'attuale quadro normativo;

7.  chiede che il nuovo assetto del mercato dell'energia elettrica adotti un approccio globale orientato al futuro, riconoscendo la crescente importanza dei cosiddetti "prosumatori" nella produzione decentralizzata di energia elettrica attraverso le energie rinnovabili; invita, in questo contesto, la Commissione a porsi alla guida di un processo partecipativo volto al raggiungimento di un'intesa comune pragmatica sulla definizione dei prosumatori a livello dell'UE; chiede alla Commissione di includere un nuovo capitolo sui prosumatori nella direttiva revisionata sulle energie rinnovabili al fine di affrontare gli ostacoli principali e favorire gli investimenti nell'autoproduzione e l'autoconsumo di energie rinnovabili;

8.  ritiene che il modo migliore per procedere verso un mercato europeo integrato dell'energia elettrica sia quello di determinare strategicamente il livello necessario di integrazione da raggiungere, ristabilire la fiducia tra gli attori presenti sul mercato e, in particolare, garantire la corretta attuazione della legislazione vigente;

9.  invita gli Stati membri a impegnarsi in modo più proattivo nella progettazione di un mercato interno europeo dell'energia elettrica flessibile e decentralizzato, in modo da rafforzare il coordinamento tra le strategie nazionali di transizione ed evitare di compromettere gli obiettivi di cui agli articoli 114 e 194 TFUE attraverso mercati e meccanismi permanenti delle capacità;

10.  ritiene che sia possibile rafforzare il mercato interno europeo dell'energia elettrica sulla base di segnali di prezzo più forti sul mercato all'ingrosso mediante prezzi che riflettano la reale scarsità ed eccedenza dell'offerta, compresi i picchi di prezzo, che, insieme ad altre misure, fungono da segnali di investimento per nuovi servizi di capacità e flessibilità; ricorda che la transizione verso prezzi che riflettano la scarsità dell'offerta comporta una migliore mobilitazione della gestione della domanda e dello stoccaggio, nonché un monitoraggio efficace del mercato e controlli volti a evitare il rischio di abuso del potere di mercato, in particolare per tutelare i consumatori; ritiene che il coinvolgimento dei consumatori sia uno degli obiettivi più importanti ai fini dell'efficienza energetica e che occorra valutare regolarmente se prezzi correlati all'effettiva scarsità dell'offerta determinino di fatto investimenti adeguati in capacità di produzione di energia elettrica;

11.  sottolinea che il mercato interno dell'energia elettrica dell'UE è altresì influenzato dalle importazioni da paesi terzi con sistemi giuridici e normativi sostanzialmente diversi, anche per quanto riguarda la sicurezza e la protezione nell'ambito dell'energia nucleare e gli obblighi in materia di ambiente e cambiamenti climatici; chiede alla Commissione di tenerne debitamente conto nell'elaborazione del nuovo assetto del mercato dell'energia, in modo da garantire parità di condizioni per i produttori di energia di Stati membri e di paesi terzi e fornire ai consumatori europei energia sicura, sostenibile ed economicamente accessibile;

12.  ritiene che gli investimenti in ambito energetico richiedano un quadro stabile e prevedibile sul lungo termine e che la sfida che si pone all'Unione sarà di infondere fiducia nell'esito delle nuove norme;

13.  sollecita adeguati periodi di transizione, corredati di una dettagliata analisi costi-benefici, per tutte le proposte in discussione;

14.  ribadisce l'importanza di un'analisi comune dell'adeguatezza del sistema a livello regionale, favorita dall'Agenzia per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell'energia (ACER) e dalla rete europea di gestori di sistemi di trasmissione dell'energia elettrica (ENTSO-E), e chiede che i gestori di sistemi di trasmissione (GST) di mercati contigui elaborino una metodologia comune, approvata dalla Commissione, a tale scopo; mette in risalto le enormi potenzialità di una cooperazione regionale rafforzata;

15.  sottolinea l'importanza di una pianificazione coordinata di lungo termine per uno sviluppo efficiente delle infrastrutture di trasmissione e dei mercati dell'elettricità in Europa; evidenzia a questo proposito la necessità di una migliore cooperazione regionale e prende atto del successo ottenuto da approcci esistenti sui mercati regionali, come il "Nord Pool";

16.  ribadisce il diritto degli Stati membri di determinare le condizioni che disciplinano l'uso delle loro risorse energetiche nel mix energetico nazionale, nel rispetto delle disposizioni del trattato secondo cui la politica energetica europea è intesa a garantire il funzionamento del mercato dell'energia e la sicurezza degli approvvigionamenti energetici, promuovere il risparmio energetico, l'efficienza energetica e lo sviluppo delle energie rinnovabili nonché promuovere l'interconnessione delle reti energetiche; sottolinea che la cooperazione regionale comporterebbe un risparmio sui costi e vantaggi per il sistema energetico europeo e dovrebbe basarsi su una metodologia standard trasparente per valutare le esigenze dei sistemi regionali sul lungo termine ai fini del loro adeguamento e concordare le azioni da intraprendere nell'eventualità di una crisi che coinvolga l'energia elettrica, in particolare qualora questa abbia conseguenze transfrontaliere; invita pertanto la Commissione a proporre un quadro revisionato a tale scopo e a provvedere affinché la sua proposta legislativa rifletta quanto precede;

17.  ricorda che gli Stati membri che scelgono di utilizzare l'energia nucleare dovrebbero agire in conformità delle norme di sicurezza dell'UE, delle regolamentazioni del mercato interno dell'energia e delle disposizioni in materia di aiuti di Stato;

18.  sottolinea che per il completamento del mercato interno dell'energia elettrica con una quota crescente delle fonti energetiche rinnovabili restano irrinunciabili l'efficienza energetica, il risparmio energetico, la pronta gestione della domanda, la capacità di stoccaggio dell'energia e il potenziamento delle reti, in particolare attraverso le reti intelligenti, l'uso efficiente delle interconnessioni e l'ulteriore potenziamento e sviluppo delle reti nazionali e rammenta il principio dell'"efficienza al primo posto", in base al quale occorre anzitutto considerare l'investimento dal lato della domanda rispetto agli investimenti nelle reti e nell'approvvigionamento; deplora il fatto che le interconnessioni all'interno e fra alcuni Stati membri presentino tuttora considerevoli lacune che provocano strozzature delle reti e pregiudicano notevolmente la sicurezza operativa e gli scambi energetici transfrontalieri; deplora la prassi di limitazione della capacità di trasmissione al fine di equilibrare la produzione nazionale e come metodo di superamento delle strozzature interne; chiede che gli obiettivi di interconnessione elettrica siano differenziati a livello regionale, riflettendo i reali flussi di mercato, siano oggetto di relative analisi costi-benefici e siano basati sul piano decennale di rete ENTSO-E, sempre nel pieno rispetto degli obiettivi minimi per l'UE; ritiene che, a tale scopo, sia molto importante contrastare i flussi di ricircolo non coordinati, in particolare nella regione dell'Europa centro-orientale; evidenzia che, una volta creata, la disponibilità della capacità transfrontaliera riveste altrettanta importanza dati i crescenti livelli di limitazione della capacità degli Stati membri;

19.  sottolinea che dovrebbero essere sviluppati nuovi approcci volti a superare le strozzature e a creare reti di distribuzione intelligenti che consentano un'agevole integrazione e fornitura di servizi attraverso sistemi di produzione, prosumatori e consumatori decentralizzati;

20.  ribadisce il proprio sostegno agli obiettivi dell'EU in materia di interoperabilità regionale; riconosce, tuttavia, che un uso non ottimale delle infrastrutture esistenti mette a repentaglio la vitalità di questi obiettivi; sottolinea che un uso ottimale delle infrastrutture esistenti è fondamentale per il mercato europeo dell'energia e, pertanto, chiede alla Commissione di affrontare la questione in una delle prossime proposte legislative;

21.  chiede un'attuazione e un'applicazione ottimizzate del quadro normativo per il mercato interno dell'energia elettrica ed esorta la Commissione e l'ACER ad affrontare ulteriormente le questioni relative ai mercati all'ingrosso in caso di pratiche correnti non conformi al regolamento (CE) n. 714/2009; invita l'ACER a rafforzare il controllo normativo dei vincoli della capacità degli interconnettori esistenti;

22.  rileva che un potenziamento mirato e ambizioso delle reti e l'eliminazione delle strozzature strutturali nelle reti stesse sono prerequisiti importanti per realizzare il mercato interno unico dell'energia e incentivare di conseguenza la concorrenza; ritiene che occorra discutere una configurazione delle zone di prezzo coinvolgendo tutte le parti interessate e tenendo in considerazione le competenze dell'ACER nonché della revisione della zona di offerta dell'ENTSO-E; sottolinea che la disaggregazione di zone di offerta come extrema ratio può costituire un approccio adeguato e consono all'economia di mercato al fine di dare riscontro alla carenza effettiva di energia elettrica in determinate regioni; ritiene che nelle reti elettriche strettamente integrate occorra stabilire la suddivisione di zone di prezzo unitamente a tutti i paesi vicini interessati, al fine di evitare un uso inefficiente delle reti e una limitazione della capacità transfrontaliera, incompatibile con il mercato interno;

23.  comprende che, a causa dei prezzi contenuti dell'energia sui mercati all'ingrosso e del loro impatto sugli investimenti nonché della necessità di sviluppare meccanismi di adattamento della capacità di produzione alla flessibilità necessaria per gestire la domanda, vari Stati membri, in assenza di un approccio europeo e in ragione di componenti specifiche del loro mercato di consumo, hanno dovuto sviluppare meccanismi di regolazione della capacità;

24.  valuta criticamente i meccanismi di regolazione della capacità puramente nazionali e non basati sul mercato, che sono incompatibili con i principi del mercato interno dell'energia e generano alterazioni dei mercati, sussidi indiretti alle tecnologie mature e costi elevati per i consumatori finali; sottolinea, pertanto, che tutti i meccanismi di regolazione della capacità nell'UE devono essere strutturati dal punto di vista della cooperazione transfrontaliera a seguito di studi approfonditi sulla loro necessità e devono essere conformi alle normative dell'UE in materia di concorrenza e aiuti di Stato; ritiene che una migliore integrazione della produzione energetica nazionale nel sistema energetico dell'UE e il rafforzamento delle interconnessioni potrebbero ridurre il ricorso ai meccanismi di regolazione della capacità nonché i relativi costi;

25.  chiede che i meccanismi di regolazione della capacità transfrontaliera siano autorizzati esclusivamente nel caso in cui siano soddisfatte, tra l'altro, le seguenti condizioni:

   a. la loro necessità è comprovata da un'analisi dettagliata dell'adeguatezza regionale della situazione riguardo alla produzione e agli approvvigionamenti, tra cui interconnessioni, stoccaggio, gestione della domanda e risorse di produzione transfrontaliera, sulla base di una metodologia uniforme, normalizzata e trasparente a livello europeo che identifichi un chiaro rischio per la continuità degli approvvigionamenti;
   b. non esiste alcuna misura alternativa che risulti meno dispendiosa e meno invasiva per il mercato, come la piena integrazione regionale del mercato senza limitazioni in termini di scambi transfrontalieri, parallelamente a riserve strategiche/di rete mirate;
   c. il loro assetto è basato sul mercato e non risulta discriminatorio rispetto all'utilizzo di tecnologie di stoccaggio dell'energia elettrica, la gestione aggregata della domanda, fonti di energie rinnovabili stabili e la partecipazione delle imprese in altri Stati membri, in modo da evitare sovvenzioni incrociate transfrontaliere e disparità di trattamento di industrie e di altri clienti e garantire che siano remunerate solo le capacità assolutamente necessarie al fine della sicurezza degli approvvigionamenti;
   d. il loro assetto garantisce che l'assegnazione delle capacità avvenga con sufficiente anticipo al fine di fornire segnali di investimento adeguati in riferimento a impianti meno inquinanti;
   e. le norme relative alla sostenibilità e alla qualità dell'aria sono integrate al fine di eliminare le tecnologie più inquinanti (si potrebbe valutare l'idea di una norma sul livello di prestazione in materia di emissioni a tale riguardo);

26.  sottolinea che, oltre al nuovo assetto del mercato dell'energia, le prossime revisioni della direttiva sulle energie rinnovabili e della direttiva sull'efficienza energetica sono cruciali per sfruttare le opportunità offerte dallo stoccaggio dell'energia;

27.  ritiene che lo sviluppo di nuove soluzioni di stoccaggio dell'energia elettrica e di quelle esistenti sarà un elemento indispensabile della transizione energetica e che le regole del nuovo assetto del mercato dovrebbero contribuire alla creazione di un quadro di sostegno per le varie tecnologie interessate;

28.  ritiene che lo stoccaggio dell'energia abbia svariati benefici, non da ultimo quello di consentire la gestione della domanda, contribuire all'equilibrio della rete e fornire soluzioni di stoccaggio per la produzione eccedentaria di energie rinnovabili; chiede la revisione dell'attuale quadro normativo per promuovere lo sviluppo di sistemi di stoccaggio dell'energia e altre soluzioni di flessibilità, al fine di consentire una quota più consistente di fonti energetiche rinnovabili intermittenti, centralizzate o distribuite, con costi marginali ridotti da immettere nel sistema energetico; ribadisce la necessità di creare una categoria separata di attività per i sistemi di stoccaggio dell'energia o dell'energia elettrica nell'attuale quadro normativo data la duplice natura (produzione e domanda) dei sistemi di stoccaggio dell'energia;

29.  chiede pertanto un nuovo assetto del mercato per affrontare la questione degli ostacoli tecnici e delle pratiche discriminatorie nei codici di rete per lo stoccaggio di energia, nonché un'applicazione equa di costi e imposte, al fine di evitare doppie imposizioni per il carico e lo scarico di energia e di creare un mercato che premi le fonti flessibili a reazione rapida; ritiene che se e quando le opzioni di stoccaggio diverranno più abbondanti e accessibili, verrà presto meno la ragion d'essere dei mercati delle capacità;

30.  sottolinea la necessità di promuovere la messa a punto di sistemi di stoccaggio dell'energia e di creare condizioni di parità che consentano allo stoccaggio di competere con altre opzioni di flessibilità, sulla base di un assetto tecnologicamente neutrale del mercato dell'energia;

31.  chiede pertanto un assetto tecnologicamente neutrale del mercato dell'energia, che consenta a diverse soluzioni di stoccaggio basate su energie rinnovabili, quali le batterie a ioni di litio, le pompe di calore o le celle a combustibile a idrogeno, la possibilità di integrare le capacità di produzione da fonti di energie rinnovabili; chiede altresì l'istituzione di meccanismi chiaramente definiti allo scopo di sfruttare la produzione in eccesso e le riduzioni;

32.  invita la Commissione europea a chiarire il ruolo dello stoccaggio nelle diverse fasi della catena di fornitura di energia elettrica, oltre a consentire ai gestori dei sistemi di trasmissione e di distribuzione di investire, utilizzare e sfruttare i servizi di stoccaggio per un migliore equilibrio della rete e altri servizi ausiliari;

33.  prende atto della crescente gamma di servizi energetici e accessori che lo stoccaggio dell'energia potrebbe offrire in futuro; chiede pertanto una definizione di stoccaggio dell'energia elettrica in grado di coprire la sua duplice natura (utilizzo e cessione di energia elettrica) e la rimozione degli ostacoli normativi allo stoccaggio dell'energia elettrica;

34.  chiede la revisione del quadro normativo vigente per promuovere l'impiego di sistemi di stoccaggio dell'energia e di altre opzioni di flessibilità, con l'obiettivo di immettere nel sistema energetico quote più elevate di fonti di energia rinnovabili intermittenti con costi marginali ridotti e in maniera centralizzata o decentrata;

35.  chiede di includere nel quadro normativo una definizione di stoccaggio di energia nel sistema elettrico;

36.  sollecita l'istituzione di una categoria separata per i sistemi di stoccaggio di energia elettrica, accanto alla produzione, alla gestione della rete e al consumo, nel quadro normativo esistente;

37.  sottolinea che le interconnessioni di gas e il coordinamento delle misure nazionali di emergenza costituiscono modalità con cui gli Stati membri possono cooperare in caso di grave perturbazione degli approvvigionamenti di gas;

38.  rileva che la concorrenza transfrontaliera può essere foriera di vantaggi per i consumatori, attraverso la proliferazione dei fornitori di energia su un mercato decentrato, determinando la comparsa di nuove società di servizi energetici innovativi;

39.  sollecita l'ulteriore sviluppo di un "mercato di sola energia", in cui condividere equamente i costi e i benefici tra tutti gli utenti e i produttori di energia, basato sull'applicazione coerente della legislazione vigente, l'aggiornamento mirato delle infrastrutture di trasmissione e distribuzione, una cooperazione regionale rafforzata, migliori interconnessioni, efficienza energetica, regimi di gestione della domanda e stoccaggio, in grado di inviare i corretti segnali a lungo termine per garantire la sicurezza del sistema dell'energia elettrica e sviluppare fonti di energia rinnovabile, tenendo in considerazione al contempo le particolari caratteristiche dei mercati dell'energia elettrica delle regioni isolate dal sistema elettrico nazionale, in modo da promuovere la diversificazione energetica e stimolare una maggiore concorrenza al fine di accrescere la sicurezza dell'approvvigionamento;

40.  sottolinea che l'efficienza energetica è un principio centrale della strategia per un'Unione dell'energia, in quanto rappresenta una modalità efficace per ridurre le emissioni, produrre risparmi per i consumatori e diminuire la dipendenza dell'UE dalle importazioni di combustibili fossili;

41.  riconosce che le capacità e la flessibilità in materia di energia sono attualmente irrinunciabili e che, trattandosi di elementi complementari, andrebbero debitamente valutate nell'ottica di un nuovo assetto del mercato orientato al futuro;

42.  sottolinea che il mercato dell'energia elettrica europeo deve basarsi sulle esigenze del mercato; evidenzia, a tale proposito, che la formazione dinamica dei prezzi funge da segnale e da orientamento ed è senza dubbio un importante elemento ai fini dell'efficienza e di garantire dunque il corretto funzionamento del mercato dell'energia elettrica;

43.  sottolinea che le tariffe dell'energia elettrica che variano nel tempo possono favorire la flessibilità della gestione della domanda, agevolando l'equilibrio tra domanda e offerta e bilanciando i mutevoli modelli di produzione delle energie rinnovabili; evidenzia a tale proposito che è importante che i prezzi dell'energia elettrica riflettano i costi effettivi dell'elettricità;

44.  rileva che la previsione di futuri picchi di prezzo può incentivare i produttori e gli investitori a investire in soluzioni flessibili quali sistemi di stoccaggio dell'energia, efficienza energetica, gestione della domanda, capacità di produzione da energia rinnovabile, centrali elettriche a gas ad alta efficienza e moderne nonché centrali di pompaggio; sollecita una certa moderazione per quanto riguarda gli interventi sul mercato all'ingrosso anche in caso di elevati picchi di prezzo; chiede che si tengano in considerazione le esigenze dei consumatori vulnerabili a rischio di povertà energetica in relazione all'eliminazione programmata dei prezzi calmierati per l'utente finale inferiori ai costi di produzione;

45.  sottolinea che è essenziale la piena integrazione delle energie rinnovabili nel mercato dell'energia elettrica; chiede di compiere sforzi volti a incoraggiare e massimizzare la loro partecipazione ai servizi di bilanciamento e ritiene che ridurre i tempi di chiusura, allineare gli intervalli di compravendita al periodo di correzione degli squilibri e consentire la presentazione di offerte aggregate da parte di generatori situati in Stati membri diversi contribuirebbe in modo significativo a raggiungere questo obiettivo;

46.  chiede il completamento dell'integrazione del mercato interno e dei servizi di bilanciamento e di riserva, favorendo la liquidità e il commercio transfrontaliero in tutte le fasi del mercato; esorta ad accelerare gli sforzi volti a realizzare gli obiettivi ambiziosi del modello di riferimento per quanto riguarda i mercati infragiornalieri e di bilanciamento, a partire dall'armonizzazione dei tempi di chiusura e dal bilanciamento dei prodotti energetici;

47.  invita la Commissione a presentare proposte che permettano, attraverso determinati strumenti, di mitigare il rischio legato alle entrate nell'arco di 20-30 anni, in modo che gli investimenti nella nuova generazione a basso tenore di carbonio siano in realtà guidati dal mercato, come ad esempio i coinvestimenti con la condivisione contrattuale dei rischi tra i grandi consumatori e i produttori di energia elettrica o un mercato per i contratti a lungo termine basati sul prezzo di costo medio;

48.  chiede che i contratti per i servizi di approvvigionamento energetico e ausiliari siano assegnati secondo le regole dell'economia di mercato; afferma che una tale gara d'appalto con procedura aperta, nazionale o transnazionale, dovrebbe avvenire in modo neutro sotto il profilo tecnologico e consentire la partecipazione anche dei gestori dello stoccaggio dell'energia;

49.  sostiene la quota crescente di energie rinnovabili nell'UE; sottolinea l'importanza di meccanismi di sostegno per le energie rinnovabili, stabili ed efficaci sotto il profilo dei costi, per investimenti a lungo termine che rimangano reattivi e adattabili a breve termine e siano adeguati alle necessità e ai contesti nazionali, permettendo una graduale soppressione dei sussidi per le tecnologie rinnovabili mature; accoglie con favore il fatto che numerose tecnologie nel campo delle energie rinnovabili stiano divenendo rapidamente competitive, sotto il profilo dei costi, rispetto alle forme di produzione convenzionali; osserva che occorre prestare attenzione al fine di garantire che i regimi di sostegno siano ben strutturati e limitare al minimo ogni impatto sui settori ad alta intensità energetica a rischio di rilocalizzazione delle emissioni;

50.  sottolinea l'importanza delle tecnologie digitali nell'inviare segnali di prezzo che consentano alla gestione della domanda di fungere da fonte di flessibilità; chiede, pertanto, una strategia ambiziosa per quanto riguarda la digitalizzazione nel settore energetico, dall'installazione di reti e contatori intelligenti allo sviluppo di applicazioni mobili, piattaforme online e hub di dati;

51.  segnala che, nell'ambito del quadro strategico 2020, gli Stati membri devono realizzare specifici obiettivi quantitativi per la quota di energie rinnovabili nei consumi finali a prescindere dalla situazione del mercato e sottolinea, pertanto, l'importanza di promuovere le energie rinnovabili attraverso politiche incentrate sulla concorrenza e l'efficacia dei costi, pur riconoscendo l'esistenza di molteplici tecnologie rinnovabili che hanno raggiunto diversi stadi di maturità e hanno caratteristiche diverse, e che pertanto non possono essere oggetto di un approccio indifferenziato; ricorda, a tale proposito, l'importante ruolo del sistema di scambio di quote di emissioni dell'UE (ETS) e ritiene che la promozione degli investimenti sia più compatibile con il mercato rispetto alle tariffe di immissione fisse e al trattamento preferenziale generale;

52.  insiste che, con la crescente maturità tecnica delle energie rinnovabili e la loro più vasta diffusione, le normative in materia di sovvenzioni debbano essere orientate alle condizioni del mercato, come ad esempio i premi di immissione, in modo da tenere a un livello congruo i costi per i consumatori di energia;

53.  evidenzia i rischi della commistione tra gli obiettivi di approvvigionamento e quelli in materia di clima; sollecita pertanto il rafforzamento dell'ETS e una conversione dell'assetto del mercato verso una maggiore flessibilità, cosicché in futuro i prezzi delle emissioni di CO2 e dei carburanti possano sostenere di più il potenziamento delle energie rinnovabili;

54.  ricorda che, a decorrere dal 2016, gli orientamenti del 2014 sugli aiuti di Stato prevedono che i generatori di energie rinnovabili assumano il bilanciamento delle responsabilità definito come obbligo per i produttori di compensare le deviazioni a breve termine dai loro precedenti impegni di fornitura laddove vi sia un mercato liquido infragiornaliero; sottolinea che, in caso di scostamento dagli avanzamenti annunciati dal gestore, sarebbe necessario riscuotere un prezzo adeguato di compensazione sull'energia; ricorda che le disposizioni vigenti della direttiva sulle energie rinnovabili garantiscono un accesso e un dispacciamento prioritari alle energie rinnovabili; invita a valutare e rivedere tali disposizioni una volta realizzato il nuovo assetto del mercato dell'energia elettrica, garantendo migliori condizioni di parità e prendendo in maggiore considerazione le caratteristiche della generazione di energia rinnovabile;

55.  chiede, tenendo in considerazione il principio di sussidiarietà, nel contesto dell'ulteriore potenziamento delle energie rinnovabili, un intervento coordinato degli Stati membri che abbia inizio a livello regionale nell'ottica di aumentare la redditività dei mercati energetici ai fini del raggiungimento degli obiettivi europei comuni e del rafforzamento della stabilità della rete; ritiene che uno Stato membro non debba assumere decisioni unilaterali che hanno un impatto sostanziale sugli Stati vicini senza una discussione e una cooperazione più ampie a livello regionale o dell'UE; ricorda che le fonti di energia rinnovabili presentano nella maggior parte dei casi una forte componente locale; esorta la Commissione ad adoperarsi per un quadro europeo più convergente per la promozione delle energie rinnovabili;

56.  raccomanda agli Stati membri di prendere in considerazione il quadro normativo che incoraggia gli utilizzatori finali a scegliere l'autoproduzione e lo stoccaggio locale dell'energia;

57.  ritiene che accanto alle energie rinnovabili tutte le fonti energetiche sicure e sostenibili dovrebbero conservare il rispettivo ruolo nella produzione di energia elettrica, purché utili per conseguire l'obiettivo della decarbonizzazione graduale, in linea con il recente accordo globale della COP 21;

58.  evidenzia l'importanza di un coordinamento a livello dell'UE per la definizione dei regimi concessori per l'utilizzo dell'energia idroelettrica e per l'apertura del settore alla concorrenza, al fine di evitare distorsioni dei mercati e favorire l'utilizzo efficiente della risorsa;

59.  rileva che la riorganizzazione del mercato dell'energia elettrica risponderà alle attese dei consumatori in quanto offrirà vantaggi concreti grazie all'impiego di tecnologie nuove, in particolare nel campo delle energie rinnovabili a basse emissioni di carbonio e con la creazione di un'interdipendenza tra gli Stati membri in materia di sicurezza energetica;

60.  evidenzia che, in assenza di un sistema di rete elettrica completamente interconnesso con adeguate possibilità di stoccaggio, la generazione convenzionale del carico di base resta essenziale per il mantenimento della sicurezza dell'approvvigionamento;

61.  evidenzia che occorre considerare anche la responsabilità locale e regionale dei gestori delle reti di distribuzione nel contesto dell'Unione dell'energia, dato che il panorama energetico diventa sempre più decentrato, che il 90 % delle energie rinnovabili è collegato alla rete di distribuzione e che i gestori delle reti di distribuzione (GRD) sono integrati a livello locale; ricorda l'importanza per tutti gli Stati membri di attuare le disposizioni del terzo pacchetto energia in materia di separazione dei sistemi di trasmissione e distribuzione, soprattutto alla luce del rafforzamento del ruolo dei GRD per quanto riguarda l'accesso e la gestione dei dati; evidenzia che occorre considerare maggiormente l'interfaccia GST-GRD: ritiene che l'attuazione di modelli commerciali adeguati, un'infrastruttura dedicata e il sostegno armonizzato potrebbero favorire un efficace avvio della gestione della domanda in ciascuno Stato membro e oltre i confini;

62.  esorta gli Stati membri a istituire i meccanismi giuridici e amministrativi necessari a promuovere il coinvolgimento delle comunità locali nella produzione dell'energia elettrica, rendendole partecipi dei progetti di impianti per la produzione di energia elettrica rinnovabile su piccola scala;

63.  sottolinea che nella maggior parte dei casi le energie rinnovabili sono immesse a livello di rete di distribuzione, quasi a livello di consumo, e invita pertanto i GRD ad assumere un ruolo più decisivo in qualità di facilitatori e a impegnarsi maggiormente nella progettazione del quadro legislativo europeo e nei relativi organi al momento di elaborare orientamenti su questioni che li riguardano, quali la gestione della domanda, la flessibilità e lo stoccaggio, nonché una maggiore collaborazione tra i GRD e i GST a livello europeo;

64.  chiede misure per incentivare gli investimenti necessari nelle tecnologie per le reti intelligenti e nelle reti di distribuzione, al fine di migliorare l'integrazione dei volumi crescenti di energie rinnovabili e prepararsi maggiormente per la digitalizzazione; ritiene, a tale proposito, che i GRD debbano svolgere un ruolo più incisivo per quanto concerne la raccolta e la condivisione di dati e che occorra garantire la protezione dei dati in tutte le circostanze, tenendo conto dell'esperienza acquisita in paesi con piena diffusione dei contatori intelligenti;

65.  sottolinea l'importanza di un approccio regionale nella costruzione delle infrastrutture elettriche mancanti, fondamentali per la sicurezza dell'approvvigionamento di energia elettrica sostenibile, al fine di eliminare le strozzature nella rete (elettrica) e di completare il mercato interno dell'energia;

66.  considera i GRD promotori neutrali del mercato, cui fluiscono i dati da varie fonti che poi possono essere messi a disposizione senza discriminazioni da terzi abilitati, con il consenso del consumatore, garantendo in tal modo che i consumatori continuino ad avere il controllo dei loro dati; ritiene che i GRD favoriscano lo sviluppo del mercato e svolgano un ruolo sempre più importante come gestori attivi del sistema, abilitatori tecnologici, amministratori di dati e innovatori; è del parere che siano necessarie regole chiare onde garantire che i GRD fungano da facilitatori neutrali del mercato; mette in evidenza che i GRD, tra gli altri partecipanti al mercato, possano altresì sostenere le autorità locali fornendo loro i dati per consentire la transizione energetica sul loro territorio;

67.  sottolinea la necessità di accelerare a tutti i livelli del processo decisionale la concessione di licenze per i progetti di infrastrutture energetiche;

68.  ritiene opportuna una maggiore cooperazione all'interno e tra le regioni sotto il coordinamento dall'ACER e in cooperazione con l'ENTSO-E, soprattutto per quanto riguarda la valutazione dell'impatto transfrontaliero, senza che gli Stati membri rinuncino tuttavia alla loro responsabilità di provvedere alla sicurezza degli approvvigionamenti; ribadisce che la cooperazione transfrontaliera e gli interconnettori sono elementi essenziali per garantire la sicurezza dell'approvvigionamento;

69.  plaude alle attività dell'ACER e chiede che l'agenzia sia dotata di risorse finanziarie e umane sufficienti ai fini dell'adempimento dei suoi compiti e obblighi attuali e futuri e sia in grado di pianificare strategicamente la propria attività in un orizzonte affidabile a medio termine;

70.  rileva l'importanza di un monitoraggio efficace, imparziale e continuo dei mercati europei dell'energia come strumento chiave per garantire un vero mercato interno dell'energia caratterizzato dalla libera concorrenza, da segnali di prezzo adeguati e dalla sicurezza dell'approvvigionamento; sottolinea l'importanza dell'ACER in questo senso e attende con interesse la posizione della Commissione sulle nuove competenze rafforzate dell'ACER in merito alle questioni transfrontaliere;

71.  invita l'ACER a sostenere e coordinare sforzi atti a intensificare la cooperazione regionale per quanto concerne la sicurezza e l'adeguatezza dei sistemi; ritiene che il trasferimento delle competenze per le questioni attinenti alla sicurezza dell'approvvigionamento a organi sovranazionali debba avvenire solo qualora ciò consenta guadagni netti all'intero sistema elettrico congiuntamente a un'assunzione di responsabilità sufficiente;

72.  chiede che all'ACER sia conferito il potere decisionale per quanto riguarda il coordinamento di una maggiore cooperazione regionale relativamente alle questioni transfrontaliere e interregionali, in particolare nel contesto delle iniziative regionali di coordinamento della sicurezza, con l'obiettivo di ottimizzare la gestione delle risorse energetiche, favorire le specificità nazionali, ridurre i costi e applicare i criteri di mercato, nonché al fine di sviluppare strumenti adeguati per monitorare efficacemente il mercato dell'energia allo scopo di creare l'Unione dell'energia senza l'esigenza di istituire un'autorità di ingenti dimensioni;

73.  rileva che le proposte della Commissione per un nuovo assetto del mercato energetico si limitano al settore dell'energia elettrica; invita la Commissione ad analizzare la possibilità di rivedere l'assetto del mercato del gas naturale, al fine di affrontare le sfide nel settore del gas (ad esempio la modifica della domanda di gas dell'UE, le attività bloccate, i sistemi tariffari, l'ulteriore integrazione del mercato e il rispettivo ruolo dell'ACER e della rete europea di gestori del sistema di trasporto del gas (ENTSO-G));

74.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e agli Stati membri.

(1) GU C 200 del 28.6.2014, pag. 1.
(2) GU L 211 del 14.8.2009, pag. 1.
(3) GU L 211 del 14.8.2009, pag. 15.
(4) GU L 115 del 25.4.2013, pag. 39.
(5) GU L 149 dell'11.6.2005, pag. 22.
(6) GU L 84 del 20.3.2014, pag. 61.
(7) GU L 33 del 4.2.2006, pag. 22.
(8) GU L 304 del 22.11.2011, pag. 64.
(9) GU C 286 E del 27.11.2009, pag. 24.
(10) GU C 36 del 29.1.2016, pag. 62.
(11) Testi approvati, P7_TA(2014)0065.
(12) Testi approvati, P8_TA(2015)0359.
(13) GU L 140 del 5.6.2009, pag. 16.
(14) GU L 211 del 14.8.2009, pag. 55.
(15) GU C 93 del 9.3.2016, pag. 8.
(16) Testi approvati, P8_TA(2015)0444.
(17) Testi approvati, P8_TA(2015)0445.
(18) http://www.iea.org/publications/freepublications/publication/REPOWERING MARKETS.pdf


Strategia dell'UE in materia di riscaldamento e di raffreddamento
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Risoluzione del Parlamento europeo del 13 settembre 2016 su una strategia dell'UE in materia di riscaldamento e raffreddamento 2016/2058(INI)
P8_TA(2016)0334A8-0232/2016

Il Parlamento europeo,

–  visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare l'articolo 194,

–  visto l'accordo di Parigi stipulato nel dicembre 2015 in occasione della 21a conferenza delle parti (COP 21) nell'ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici,

–  vista la comunicazione della Commissione del 15 dicembre 2011 dal titolo "Tabella di marcia per l'energia 2050" (COM(2011)0885),

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo "Una strategia dell'UE in materia di riscaldamento e raffreddamento" (COM(2016)0051),

–  vista la comunicazione della Commissione del 25 febbraio 2015 dal titolo "Una strategia quadro per un'Unione dell'energia resiliente, corredata da una politica lungimirante in materia di cambiamenti climatici" (COM(2015)0080),

–  viste le conclusioni del Consiglio del 23 e 24 ottobre 2014 sul quadro per le politiche dell'energia e del clima all'orizzonte 2030,

–  visto il terzo pacchetto dell'energia,

–  vista la direttiva 2012/27/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, sull'efficienza energetica, che modifica le direttive 2009/125/CE e 2010/30/UE e abroga le direttive 2004/8/CE e 2006/32/CE,

–  vista la direttiva 2010/31/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 maggio 2010, sulla prestazione energetica nell'edilizia,

–  vista la direttiva 2009/28/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive 2001/77/CE e 2003/30/CE,

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo "Una tabella di marcia verso un'economia competitiva a basse emissioni di carbonio nel 2050" (COM(2011)0112),

–  vista la sua risoluzione del 5 febbraio 2014 su un quadro per le politiche dell'energia e del clima all'orizzonte 2030(1),

–  visto il regolamento (UE) n. 1291/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, che istituisce il programma quadro di ricerca e innovazione (2014-2020) – Orizzonte 2020 e abroga la decisione n. 1982/2006/CE(2),

–  vista la sua risoluzione del 9 luglio 2015 sull'efficienza delle risorse: transizione verso un'economia circolare(3),

–  vista la sua risoluzione del 15 dicembre 2015 dal titolo "Verso un'Unione europea dell'energia"(4),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia e il parere della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (A8-0232/2016),

A.  considerando che quasi il 50 % della domanda finale di energia dell'UE è utilizzato per il riscaldamento e il raffreddamento, di cui l'80 % negli edifici; che il settore del riscaldamento e del raffreddamento dovrebbe riflettere l'accordo sui cambiamenti climatici concluso a Parigi nel 2015 (COP 21); che un settore del riscaldamento e del raffreddamento che si voglia compatibile con gli obiettivi energetici e climatici dell'UE dovrà basarsi al 100 % sulle rinnovabili entro il 2050 al più tardi, il che può essere realizzato solo riducendo il consumo energetico e applicando pienamente il principio della "energy efficiency first/first fuel" (efficienza energetica al primo posto/come primo combustibile);

B.  considerando che ogni punto percentuale di aumento del risparmio energetico riduce le importazioni di gas del 2,6 %(5);

C.  considerando che occorre profondere ulteriori sforzi sia per ridurre la domanda di riscaldamento negli edifici sia per assicurare la transizione della domanda rimanente dal consumo di combustibili fossili di importazione in caldaie individuali a soluzioni di riscaldamento e raffreddamento in linea con gli obiettivi dell'UE per il 2050;

D.  considerando che gli edifici rappresentano una parte sostanziale del consumo di energia finale totale e che una maggiore efficienza energetica negli edifici e programmi di gestione della domanda possono svolgere un ruolo cruciale per riequilibrare la domanda di energia e coprire pienamente i picchi di carico, conducendo a una riduzione della sovracapacità e a un decremento dei costi operativi, di produzione e di trasporto;

E.  considerando che la percentuale di energia da fonti rinnovabili è andata lentamente aumentando (rappresentando il 18% della fornitura di energia primaria nel 2012), ma che esiste ancora un potenziale enorme a tutti i livelli, e che la percentuale di energia da fonti rinnovabili e di energia termica recuperata per il riscaldamento e il raffreddamento negli Stati membri andrebbe incrementata ulteriormente;

F.  considerando che il mercato del riscaldamento e del raffreddamento nell'UE è frammentato a causa della sua natura locale e della varietà di tecnologie e di soggetti economici coinvolti; che la dimensione locale e quella regionale sono essenziali nella definizione delle giuste politiche in materia di riscaldamento e raffreddamento, nella pianificazione e realizzazione delle infrastrutture di riscaldamento e raffreddamento e nella consultazione dei consumatori, al fine di rimuovere gli ostacoli e rendere il riscaldamento e il raffreddamento più efficienti e sostenibili;

G.  considerando che la biomassa rappresenta l'89 % del consumo totale di calore prodotto da fonti rinnovabili e il 15 % del consumo totale di calore nell'UE e rappresenta un grande potenziale per trovare ulteriori soluzioni significative ed efficaci sotto il profilo dei costi a una domanda crescente di calore;

H.  considerando che il riscaldamento e il raffreddamento sono un ottimo esempio di settori in cui, per pervenire a soluzioni energetiche, si rende necessario un approccio sistemico olistico e integrato, che contempli approcci orizzontali alla progettazione dei sistemi energetici e all'economia nel suo complesso;

I.  considerando che la percentuale di energia primaria da combustibili fossili impiegata per il riscaldamento e il raffreddamento rimane molto elevata (75 %) e rappresenta un ostacolo importante alla decarbonizzazione, accelerando di conseguenza il cambiamento climatico e provocando danni significativi all'ambiente; che il settore del riscaldamento e del raffreddamento dovrebbe contribuire pienamente agli obiettivi climatici ed energetici dell'UE e che è opportuno eliminare gradualmente i sussidi per l'impiego di combustibili fossili in questo settore, in linea con le conclusioni del Consiglio europeo del 22 maggio 2013, a seconda delle condizioni locali;

J.  considerando che, stando alle stime, la quantità di calore prodotta da processi industriali e altri processi commerciali che viene poi dispersa nell'atmosfera o nell'acqua, anziché utilizzata in modo produttivo, è sufficiente per coprire l'intero fabbisogno di riscaldamento negli edifici residenziali e terziari nell'UE;

K.  considerando che al settore degli edifici è imputabile circa il 13 % del totale delle emissioni di CO2 nell'UE;

L.  considerando che l'uso di sistemi di riscaldamento o di raffreddamento innovativi ed efficienti negli edifici deve andare di pari passo con un processo omogeneo e completo di isolamento termico, riducendo in tal modo la domanda di energia e i costi per i consumatori e contribuendo ad alleviare la povertà energetica nonché a creare posti di lavoro qualificati a livello locale;

M.  considerando che le misure volte a elaborare una strategia globale e integrata per il riscaldamento e il raffreddamento nell'ambito dell'Unione dell'energia offrono, se attuate in modo corretto, importanti opportunità sia per le imprese che per i consumatori dell'UE in termini di riduzione dei costi energetici globali per l'industria, di promozione della competitività e di risparmio sui costi per i consumatori;

N.  considerando che i quadri normativi dell'UE servono a definire obiettivi generali, ma che è essenziale progredire concretamente per rendere il riscaldamento e il raffreddamento parte integrante di una revisione di più ampia portata del sistema energetico;

O.  considerando che l'obiettivo di ottimizzare il ruolo delle rinnovabili, in particolare dell'elettricità, nella rete energetica generale, integrandole meglio con gli impianti di riscaldamento e raffreddamento e con i sistemi di trasporto, contribuisce a decarbonizzare il sistema energetico, a ridurre la dipendenza dalle importazioni, ad abbassare le bollette energetiche per gli utenti privati e a promuovere la competitività dell'industria dell'UE;

P.  considerando che il modo più efficace per realizzare tali obiettivi comuni consiste nel responsabilizzare e sostenere le autorità locali e regionali, insieme a tutte le parti interessate pertinenti, nell'applicare un approccio sistemico pienamente integrato alla pianificazione urbana, allo sviluppo infrastrutturale, alla costruzione e alla ristrutturazione degli alloggi esistenti e al nuovo sviluppo industriale, onde massimizzare gli effetti diffusivi, le efficienze e altri benefici reciproci potenziali;

Q.  considerando che l'efficienza energetica degli edifici dipende anche dall'impiego di sistemi energetici adeguati; che nel settore del riscaldamento e raffreddamento andrebbero rispettati i principi della "efficienza energetica al primo posto" e della "efficienza energetica come primo combustibile";

R.  considerando che obiettivi ambiziosi per una profonda ristrutturazione del parco immobiliare esistente creerebbero milioni di posti di lavoro in Europa, soprattutto nelle PMI, aumenterebbero l'efficienza energetica e svolgerebbero un ruolo fondamentale nell'assicurare la riduzione al minimo del consumo di energia per il riscaldamento e il raffreddamento;

S.  considerando che per la progettazione di edifici pubblici e residenziali efficienti sul piano energetico e a basse emissioni va tenuto conto dell'architettura, della pianificazione urbana e della densità della domanda di calore nonché delle differenze tra le zone climatiche europee;

T.  considerando l'enorme potenziale ancora non sfruttato offerto dall'uso del calore di scarto e dai sistemi di teleriscaldamento, dato che il calore in eccesso disponibile in Europa supera la domanda totale di calore in tutti gli edifici europei e che il 50 % della domanda totale di calore nell'UE può essere soddisfatto dal teleriscaldamento;

U.  considerando che una percentuale significativa della popolazione europea vive in aree, soprattutto urbane, in cui non sono rispettate le norme di qualità dell'aria;

V.  considerando che, stando alle previsioni, il riscaldamento e il raffreddamento rimarranno le principali fonti di domanda di energia in Europa, che il gas naturale e il GPL sono ampiamente usati per soddisfare tale domanda e che tale utilizzo potrebbe essere ottimizzato mediante uno stoccaggio altamente efficiente dell'energia; che continuare ad affidarsi ai combustibili fossili è contrario agli impegni climatici ed energetici e agli obiettivi di decarbonizzazione dell'UE;

W.  considerando che attualmente la spesa annua per l'energia consumata per il riscaldamento varia considerevolmente tra le diverse zone climatiche in Europa, con una media compresa tra i 60 e i 90 kWh/m2 nei paesi dell'Europa meridionale e tra i 175 e i 235 kWh/m2 in quelli dell'Europa centrale e settentrionale;

X.  considerando che la diffusione di soluzioni efficaci per il riscaldamento e il raffreddamento rappresenta un potenziale significativo per stimolare lo sviluppo dei settori europei dell'industria e dei servizi, in particolare nell'ambito dell'energia rinnovabile, nonché la creazione di un valore aggiunto maggiore nelle regioni periferiche e rurali;

Y.  considerando che l'energia è diventata un bene sociale di cui occorre garantire la fruizione e a cui però non tutta la popolazione riesce ad accedere, essendovi oltre 25 milioni di persone in Europa con serie difficoltà in tal senso;

Z.  considerando che le politiche per l'efficienza energetica dovrebbero concentrarsi sulle soluzioni più efficienti sotto il profilo dei costi per migliorare la prestazione degli edifici riducendo la domanda di calore e/o collegando gli edifici ad alternative a elevata efficienza energetica;

AA.  considerando che il basso livello di consapevolezza tra i consumatori riguardo alla scarsa efficienza dei sistemi di riscaldamento è uno dei fattori che maggiormente pesa sulla bolletta energetica;

AB.  considerando che le abitazioni dotate di buon isolamento termico offrono vantaggi sia per l'ambiente che per gli utilizzatori, che godono di bollette energetiche più basse;

AC.  considerando che il 72 % della domanda di riscaldamento e di raffreddamento da parte di abitazioni monofamiliari proviene da aree rurali e intermedie;

AD.  considerando che soluzioni di tipo naturale, quali una vegetazione stradale ben progettata, tetti verdi e muri che garantiscono agli edifici isolamento e ombra, riducono la domanda di energia limitando la necessità di riscaldamento e raffreddamento;

AE.  considerando che l'85 % dell'energia consumata negli edifici è usato per il riscaldamento degli ambienti e per la produzione di acqua calda e che il 45 % del riscaldamento e del raffreddamento nell'UE è impiegato nel settore residenziale;

AF.  considerando che l'industria, in collaborazione con le autorità locali, ha un ruolo importante da svolgere nel migliorare l'uso del calore e del freddo di scarto;

AG.  considerando che in media il 6 % della spesa al consumo degli europei è destinato al riscaldamento e al raffreddamento e che l'11 % degli europei non può permettersi di riscaldare sufficientemente la casa in inverno;

AH.  considerando che permane la necessità di analizzare più in profondità e tenere in maggior considerazione il settore del raffreddamento nel quadro della strategia della Commissione e delle politiche degli Stati membri;

AI.  considerando l'importanza di promuovere studi sul risparmio energetico degli edifici storici per ottimizzare, ove possibile, il livello di prestazione energetica garantendo la protezione e la conservazione del patrimonio culturale;

1.  plaude alla comunicazione della Commissione dal titolo "Una strategia dell'UE in materia di riscaldamento e raffreddamento", in quanto passo importante per un approccio olistico alla trasformazione del settore del riscaldamento e raffreddamento nell'Unione e per la definizione di ambiti d'azione prioritari; sostiene pienamente l'ambizione della Commissione di riconoscere e sfruttare le sinergie tra i settori dell'elettricità e del riscaldamento, con l'obiettivo di pervenire a un settore efficiente che aumenti la sicurezza dell'approvvigionamento energetico e faciliti la realizzazione degli obiettivi climatici ed energetici dell'UE; invita la Commissione a considerare i settori del riscaldamento e del raffreddamento parti integranti dell'assetto del mercato energetico europeo;

2.  sottolinea la necessità di adottare misure specifiche per il riscaldamento e il raffreddamento in sede di revisione della direttiva sull'efficienza energetica (2012/27/UE), della direttiva sulle energie rinnovabili (2009/28/CE) e della direttiva sulla prestazione energetica nell'edilizia (2010/31/UE);

3.  ritiene che la strategia in materia di riscaldamento e di raffreddamento debba tenere conto di entrambe le esigenze in egual misura, considerando che l'Europa è composta da diverse zone climatiche e che le necessità, in termini di utilizzo energetico, variano di conseguenza:

4.  sottolinea che la strategia in materia di riscaldamento e di raffreddamento dovrebbe accordare priorità a soluzioni sostenibili ed efficienti sotto il profilo dei costi che consentano agli Stati membri di conseguire gli obiettivi di politica climatica ed energetica dell'UE; osserva che i settori del riscaldamento e del raffreddamento sono molto diversi nei vari Stati membri in ragione del mix energetico, delle condizioni climatiche, dei livelli di efficienza del parco immobiliare e dell'intensità energetica dell'industria, e sottolinea pertanto che occorre assicurare flessibilità nella scelta di soluzioni strategiche adeguate;

5.  invita a elaborare a livello nazionale strategie specifiche sostenibili in materia di riscaldamento e raffreddamento, prestando particolare attenzione alla produzione combinata di calore ed elettricità, alla cogenerazione e al teleriscaldamento e teleraffreddamento, preferibilmente basati sulle energie rinnovabili, come disposto dall'articolo 14 della direttiva sull'efficienza energetica;

6.  rileva che un'elevata efficienza energetica, un isolamento termico altamente performante nonché il ricorso a fonti energetiche rinnovabili e all'energia termica di recupero rappresentano priorità fondamentali per la strategia dell'UE in materia di riscaldamento e raffreddamento; ritiene pertanto che andrebbe rispettato il principio della "efficienza energetica al primo posto", in quanto l'efficienza energetica offre uno dei tassi più elevati e rapidi di rendimento finanziario disponibili ed è un elemento cruciale della strategia per il successo della transizione a un settore del riscaldamento e del raffreddamento sicuro, resiliente e intelligente;

7.  osserva che un sistema energetico più decentralizzato e flessibile, con le fonti di elettricità e di calore collocate più in prossimità del punto di consumo, può agevolare la produzione di energia a livello decentralizzato, consentendo quindi ai consumatori e alle comunità di essere maggiormente coinvolti nel mercato dell'energia e di controllare il proprio consumo energetico, nonché di partecipare attivamente alla gestione della domanda; ritiene che l'efficienza energetica del sistema energetico nel suo complesso sia tanto più elevata quanto più corte sono le filiere di conversione dell'energia primaria in altre sue forme che consentono infine di generare energia termica utile; riconosce inoltre che tale approccio riduce le perdite in fase di trasmissione e di distribuzione, migliora la resilienza delle infrastrutture energetiche e offre al contempo opportunità commerciali a livello locale alle PMI;

8.  sottolinea le complementarità tra la legislazione sulla progettazione ecocompatibile e sull'etichettatura energetica, da una parte, e le direttive sull'efficienza energetica e sulla prestazione energetica nell'edilizia, dall'altra, nel ridurre i consumi legati al riscaldamento e al raffreddamento; ritiene che gli elettrodomestici (lavatrici, lavastoviglie, ecc.) dovrebbero essere quanto più efficienti possibile e progettati in modo tale da poter sfruttare l'acqua calda utile presente nella rete del luogo di installazione; ritiene pertanto che i requisiti di progettazione ecocompatibile e le politiche in materia di etichettatura energetica dovrebbero essere rivisti e migliorati periodicamente, al fine di ottenere ulteriori risparmi energetici e di rafforzare la competitività attraverso prodotti più innovativi e la riduzione dei costi energetici;

9.  ricorda che il riscaldamento e il raffreddamento costituiscono la quota maggiore della domanda energetica dell'UE; sottolinea l'importanza di rispettare il principio della neutralità tecnologica tra le attuali fonti rinnovabili disponibili e tra gli incentivi basati sul mercato e pubblici nell'ambito della transizione verso un'offerta di energia sicura e a basse emissioni di carbonio per il settore del riscaldamento e del raffreddamento;

10.  sottolinea la necessità di un quadro favorevole per i locatari e per gli inquilini di condomini, onde consentire anche a loro di beneficiare dell'autoproduzione e dell'uso di sistemi di riscaldamento e di raffreddamento basati su fonti rinnovabili, nonché delle misure a favore dell'efficienza energetica, affrontando così le difficoltà poste da incentivi divergenti e da norme di locazione talvolta controproducenti;

11.  sottolinea il ruolo essenziale delle tecnologie relative alle fonti energetiche rinnovabili, incluse quelle che si basano sull'uso di biomassa sostenibile e dell'energia aerotermica, geotermica e solare, nonché di celle fotovoltaiche in combinazione con batterie elettriche per riscaldare l'acqua e fornire riscaldamento e raffreddamento negli edifici, in abbinamento a impianti di accumulazione termica da impiegare per il bilanciamento giornaliero o stagionale; invita gli Stati membri a fornire incentivi per la promozione e l'impiego di tali tecnologie; invita gli Stati membri ad attuare pienamente le direttive in vigore sull'efficienza energetica e sulla prestazione energetica nell'edilizia, inclusi i requisiti in materia di edifici a energia quasi zero e le strategie di ristrutturazione a lungo termine, tenendo conto della necessità di mobilitare investimenti sufficienti per modernizzare il proprio parco immobiliare; chiede alla Commissione di presentare uno scenario su scala UE relativo alla realizzazione di un parco edifici a energia quasi zero entro il 2050;

12.  ritiene che le questioni legate alla sicurezza energetica nell'UE riguardino in larga misura la sicurezza della fornitura di calore; ritiene, pertanto, che la diversificazione delle fonti per il riscaldamento sia della massima importanza e invita la Commissione a valutare come sostenere e accelerare ulteriormente una maggiore diffusione delle tecnologie per il riscaldamento basato sulle rinnovabili;

13.  ritiene che il ricorso alla mappatura delle risorse ai fini del riscaldamento, a soluzioni architettoniche adeguate, alle migliori prassi per la gestione degli impianti e a principi di pianificazione urbana, ivi comprese soluzioni quali teleriscaldamento e teleraffreddamento, nella progettazione di interi isolati residenziali e commerciali dovrebbero rappresentare il fulcro di un'edilizia efficiente sotto il profilo energetico e a basse emissioni nelle varie zone climatiche europee; sottolinea che un involucro edilizio opportunamente isolato offre un'elevata capacità di accumulo termico che si traduce in importanti risparmi in termini di riscaldamento e raffreddamento;

14.  sottolinea che la domanda di energia nel settore edilizio è responsabile di circa il 40 % del consumo energetico nell'UE e di un terzo dell'utilizzo di gas naturale, e che potrebbe essere ridotta di circa tre quarti dando impulso alla ristrutturazione degli edifici; sottolinea che l'85 % di questo consumo di energia è utilizzato per il riscaldamento e per l'acqua calda sanitaria e che, in quanto tale, la modernizzazione degli impianti di riscaldamento vecchi e inefficienti, il maggiore utilizzo di elettricità prodotta a partire dalle rinnovabili, il migliore utilizzo del "calore di scarto" attraverso sistemi di teleriscaldamento ad alta efficienza e la profonda ristrutturazione degli edifici con un migliore isolamento termico restano fondamentali per garantire un approccio più sicuro e sostenibile alla fornitura di calore; raccomanda di continuare a rendere più rigorose le norme in materia di efficienza energetica degli edifici, tenendo presenti e promuovendo le innovazioni tecniche, in particolare per quanto concerne la garanzia di omogeneità di isolamento; raccomanda inoltre di continuare a sostenere la costruzione di edifici a energia quasi zero;

15.  incoraggia gli Stati membri a elaborare strategie di lungo termine per il riscaldamento e il raffreddamento basate su un approccio integrato, su una mappatura armonizzata e sulla valutazione condotta ai sensi dell'articolo 14 della direttiva sull'efficienza energetica; sottolinea che la strategia dovrebbe individuare le aree prioritarie di intervento e consentire una pianificazione energetica urbana ottimizzata; invita la Commissione ad assistere gli Stati membri in tale esercizio, elaborando orientamenti generali per le strategie nazionali in materia di riscaldamento e il raffreddamento;

16.  richiama l'attenzione sugli effetti economici degli interventi di ristrutturazione e isolamento degli edifici, che spesso si traducono in una riduzione fino al 50 % dei costi per il riscaldamento e il raffreddamento, e invita la Commissione a prevedere un adeguato cofinanziamento per le iniziative volte a ristrutturare gli alloggi sociali e i condomini a bassa efficienza energetica;

17.  plaude all'intenzione della Commissione di elaborare una serie di misure atte a facilitare gli interventi di ristrutturazione nei condomini; ritiene che sia opportuno elaborare anche una serie di misure armonizzate e complessive anche per la pianificazione energetica delle città, onde consentire la mappatura del potenziale di riscaldamento e di raffreddamento locale, una ristrutturazione ottimizzata e integrata degli edifici e lo sviluppo delle infrastrutture per il riscaldamento e il raffreddamento;

18.  ribadisce l'importanza di sviluppare piani di incentivazione UE per gli interventi di riqualificazione energetica di edifici pubblici, abitazioni e alloggi sociali e per la costruzione di nuovi immobili ecologici che superano i requisiti minimi legali;

19.  sottolinea il carattere e il potenziale a livello locale del riscaldamento e del raffreddamento; invita le autorità locali e regionali ad agevolare l'ulteriore modernizzazione termica mediante la ristrutturazione di edifici pubblici, commerciali e residenziali esistenti caratterizzati da una bassa prestazione energetica; mette in risalto l'importanza di movimenti quali il Patto dei sindaci, che consentono di condividere le conoscenze e le migliori pratiche;

20.  sottolinea la necessità di effettuare una mappatura del potenziale locale di riscaldamento e raffreddamento in tutta Europa, affinché le città siano maggiormente in grado di individuare le risorse disponibili in loco e possano quindi contribuire ad accrescere l'indipendenza energetica dell'UE, incentivare la crescita e la competitività mediante la creazione di posti di lavoro a livello locale non delocalizzabili e fornire ai consumatori energia pulita ed economicamente accessibile;

21.  invita le autorità locali a valutare il potenziale esistente in termini di riscaldamento e raffreddamento e il fabbisogno futuro di riscaldamento e raffreddamento sul proprio territorio, tenendo conto del potenziale delle fonti di energia rinnovabile disponibili a livello locale, dell'energia termica prodotta dalla cogenerazione e dei volumi del teleriscaldamento;

22.  ritiene che occorra istituire un sistema di finanziamento appetibile per le abitazioni dislocate al di fuori delle aree dotate di impianti di riscaldamento e raffreddamento centralizzati, al fine di promuovere nuove tecnologie per il riscaldamento domestico basate su fonti energetiche rinnovabili;

23.  invita le autorità locali ad affrontare i problemi specifici degli edifici rurali, che tendono a essere più vecchi, meno efficienti sotto il profilo energetico e meno salubri nonché meno confortevoli dal punto di vista termico;

24.  afferma che tanto più breve è la filiera per convertire l'energia primaria in altre forme per generare calore utilizzabile quanto più è elevata l'efficienza energetica e, rilevando l'ampia gamma di condizioni climatiche e di altro tipo nell'Unione, invita la Commissione a promuovere strumenti neutri dal punto di vista tecnologico che consentano a ogni comunità di sviluppare soluzioni efficienti sotto il profilo dei costi al fine di ridurre l'intensità di carbonio del settore del riscaldamento e del raffreddamento;

25.  osserva che, pur se i quadri normativi dell'UE servono a definire obiettivi generali, è essenziale realizzare veri progressi nel rivoluzionare il riscaldamento e il raffreddamento come parte di una revisione di più ampia portata del sistema energetico;

26.  sottolinea che gli strumenti e le capacità dell'UE a livello di politiche non sono ancora sufficientemente sviluppati per promuovere la trasformazione del settore del riscaldamento e raffreddamento, sfruttare al massimo le potenzialità esistenti o dispiegare soluzioni per la riduzione della domanda e la decarbonizzazione al livello e al ritmo necessari;

27.  sottolinea l'importanza di reti di teleriscaldamento e teleraffreddamento che offrano un'alternativa a sistemi più inquinanti per il riscaldamento individuale, trattandosi di una modalità particolarmente efficiente ed economicamente efficace per fornire riscaldamento e raffreddamento sostenibili, integrando fonti di energia rinnovabili, calore e freddo di recupero e immagazzinando l'elettricità in surplus nei momenti di basso consumo, offrendo così flessibilità alla rete; sottolinea la necessità di integrare una quota maggiore di fonti di energia rinnovabili, considerando che oltre il 20 % del teleriscaldamento e del teleraffreddamento è già generato da fonti rinnovabili, in linea con l'articolo 14 della direttiva sull'efficienza energetica, che prescrive valutazioni complete del potenziale necessario per un teleriscaldamento e un teleraffreddamento efficienti; chiede che i sistemi di teleriscaldamento esistenti siano modernizzati e ampliati per convertirsi in alternative rinnovabili ad alta efficienza; incoraggia gli Stati membri a mettere in atto meccanismi fiscali e finanziari per incoraggiare lo sviluppo e l'utilizzo del teleriscaldamento e del teleraffreddamento e per affrontare gli ostacoli normativi;

28.  invita la Commissione a procedere a un'attenta disamina delle valutazioni globali degli Stati membri relative al potenziale della cogenerazione e del teleriscaldamento a norma dell'articolo 14 della direttiva sull'efficienza energetica, affinché tali piani riflettano l'effettivo potenziale economico di dette soluzioni e costituiscano una solida base per politiche in linea con gli obiettivi dell'UE;

29.  sottolinea che negli agglomerati urbani a elevata densità è assolutamente fondamentale che i sistemi inefficienti e insostenibili di riscaldamento/raffreddamento individuali o di teleriscaldamento/teleraffreddamento siano gradualmente sostituiti con sistemi di teleriscaldamento/teleraffreddamento efficienti oppure modernizzati ricorrendo a tecnologie di riscaldamento/raffreddamento all'avanguardia, per passare a sistemi di cogenerazione e ad alternative rinnovabili di carattere locale a elevata efficienza;

30.  invita la Commissione a proporre, nell'ambito delle iniziative riguardanti la direttiva sulle energie rinnovabili e l'assetto del mercato, misure che contribuiscano a un sistema energetico più efficiente e flessibile attraverso una maggiore integrazione dei sistemi di elettricità, riscaldamento e raffreddamento;

31.  invita la Commissione a istituire un quadro europeo comune per promuovere l'autoproduzione e garantirne la certezza giuridica, in particolare incoraggiando e sostenendo le cooperative locali che fanno uso di fonti rinnovabili;

32.  chiede lo sviluppo di un indicatore della domanda energetica per il riscaldamento e il raffreddamento negli edifici a livello nazionale;

33.  chiede un approccio strategico per la riduzione delle emissioni di CO2 legate alla domanda industriale di riscaldamento e raffreddamento mediante una maggiore efficienza dei processi, la sostituzione di combustibili fossili con fonti sostenibili e l'integrazione delle industrie nell'ambiente termico-energetico circostante;

34.  mette in evidenza l'enorme potenziale dell'aggregazione dei flussi energetici e delle risorse per la riduzione del consumo di energia primaria, in particolare in ambito industriale dove, per effetto di un sistema a cascata, il calore o il freddo in eccesso derivanti da un processo possono essere riutilizzati in un altro processo che richieda temperature meno estreme e, ove possibile, anche per il riscaldamento e il raffreddamento degli edifici mediante impianti di teleriscaldamento;

35.  rileva che gli impianti di riscaldamento obsoleti a bassa efficienza energetica devono urgentemente essere sostituiti con le migliori alternative disponibili che siano completamente compatibili con gli obiettivi energetici e climatici dell'UE, come gli impianti di cogenerazione più rispettosi dell'ambiente che fanno uso di carburanti sostenibili secondo criteri di sostenibilità per la biomassa;

36.  ritiene che quello del riscaldamento e raffreddamento sia un settore molto locale, in quanto la disponibilità e le infrastrutture, nonché la domanda di calore, dipendono essenzialmente dalle specificità locali;

37.  conviene con la Commissione che, come affermato nella strategia in materia di riscaldamento e raffreddamento, il potenziale economico della cogenerazione non è sfruttato e invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere maggiormente i sistemi di cogenerazione e teleriscaldamento ad alta efficienza, in linea con la comunicazione sullo stato dell'Unione dell'energia 2015 (COM(2015)0572);

38.  è del parere che occorra un approccio al raffreddamento a livello di sistema, in particolare per l'ambiente edificato e per altre attività, quali la refrigerazione mobile;

39.  ritiene che nella zona climatica temperata d'Europa gli impianti di riscaldamento e di raffreddamento a inversione basati su pompe di calore efficienti possano rivelarsi molto importanti a determinate condizioni, data la loro flessibilità; sottolinea che i sistemi di riscaldamento ibridi, che forniscono calore a partire da due o più fonti energetiche, possono agevolare un ruolo crescente del riscaldamento basato sulle rinnovabili, in particolare negli edifici esistenti dove possono essere introdotti con interventi di ristrutturazione limitati; invita la Commissione e gli Stati membri a fornire, in relazione alle pompe di calore, metodi di calcolo adeguati e armonizzati e a incentivare la condivisione delle migliori prassi relative ai meccanismi di supporto per promuovere soluzioni efficienti, sostenibili e a basse emissioni di carbonio in grado di soddisfare le varie esigenze termiche;

40.  incoraggia la Commissione a monitorare attentamente il rispetto della normativa UE sui gas fluorurati a effetto serra al fine di ridurne le emissioni nell'atmosfera; chiede alla Commissione di garantire che l'uso di refrigeranti alternativi sia sicuro, economicamente efficiente e in linea con gli altri obiettivi UE per quanto riguarda l'ambiente, il cambiamento climatico e l'efficienza energetica;

41.  ritiene che gli Stati membri dovrebbero valutare l'ipotesi di utilizzare il calore proveniente dalle acque geotermiche, dall'energia recuperata direttamente dai processi industriali e da altre fonti di calore con temperature più basse, oppure indirettamente da altre fonti, come il calore racchiuso nei siti estrattivi in acque profonde per riscaldare (raffreddare), che consentirebbero, in abbinamento a pompe di calore di grandi dimensioni, di riscaldare interi centri abitati, e non solo singoli edifici, mediante reti di teleriscaldamento nuove ed esistenti, se sono disponibili o messe a punto infrastrutture adeguate di teleriscaldamento;

42.  sottolinea il ruolo delle tecnologie in grado di ridurre sia la domanda di energia termica sia le emissioni di gas serra, quali l'energia geotermica a bassa entalpia, gli impianti di teleriscaldamento e teleraffreddamento basati su energie rinnovabili, le piccole centrali elettriche di cogenerazione e trigenerazione alimentate a gas naturale e/o biometano o una combinazione di tali opzioni;

43.  è del parere che gli accumulatori di calore che utilizzano la resistenza elettrica nelle ore di flessione della domanda (ad esempio stoccando l'energia sotto forma di calore), migliorando quindi la qualità della fornitura elettrica facilitando l'integrazione delle fonti rinnovabili variabili, possano svolgere un ruolo fondamentale nel settore del riscaldamento nonché contribuire a equilibrare la rete e a ridurre la produzione di energia, le importazioni e i prezzi;

44.  ritiene che il calore e il freddo di scarto ottenuti da processi industriali e cogenerazione, nella produzione di energia elettrica nelle centrali elettriche convenzionali, da edifici residenziali ben isolati grazie a metodi di recupero e dalla microgenerazione, dovrebbero svolgere un ruolo ben più importante nel settore del riscaldamento e del raffreddamento di quanto abbiano fatto finora; sottolinea che lo sfruttamento del calore e del freddo di scarto derivanti da impianti industriali dovrebbe essere riconosciuto e incoraggiato attraverso la ricerca, in quanto presenta una grande opportunità per gli investimenti e l'innovazione; sottolinea che le industrie e gli edifici residenziali o di servizio ubicati nella medesima zona dovrebbero essere incoraggiati a cooperare e a condividere la loro produzione e il loro fabbisogno di energia;

45.  sottolinea che i finanziamenti pubblici o la proprietà pubblica delle infrastrutture di teleriscaldamento non dovrebbero contribuire a un'onerosa dipendenza forzata (lock-in) da infrastrutture ad alte emissioni di carbonio; invita le autorità locali, regionali e nazionali a un'attenta analisi del sostegno finanziario pubblico alle infrastrutture di teleriscaldamento alla luce dell'obiettivo UE di ridurre le emissioni di gas a effetto serra di una percentuale compresa tra l'80 % e il 95 % entro il 2050 rispetto ai livelli del 1990 e ai fini di una transizione ordinata dell'economia dell'energia;

46.  ritiene che integrare la produzione, il consumo e il riutilizzo del freddo di scarto possa creare benefici economici e ambientali e ridurre la domanda di energia primaria per il raffreddamento;

47.  sottolinea che, considerato che spesso le alternative sono lo smaltimento in discarica e l'uso di combustibili fossili, la produzione di energia dai rifiuti continuerà a svolgere un ruolo significativo nel riscaldamento, ricordando che è necessario aumentare il riciclaggio;

48.  invita gli Stati membri ad adottare misure legislative ed economiche per accelerare il graduale ritiro dei sistemi obsoleti di riscaldamento con caldaie a combustibile solido aventi un'efficienza energetica inferiore all'80 % e a sostituirli, ove possibile, con sistemi di riscaldamento efficienti e sostenibili a livello locale (quali gli impianti di teleriscaldamento) o su un micro-livello (quali gli impianti geotermici e solari);

49.  sottolinea come l'introduzione di sistemi intelligenti di riscaldamento può aiutare i consumatori a capire meglio i propri consumi energetici e a rinnovare i sistemi di riscaldamento inefficienti, favorendo il risparmio energetico;

50.  rammenta alla Commissione e agli Stati membri che il 75 % dell'attuale parco immobiliare europeo è inefficiente sotto il profilo energetico e che, secondo le stime, il 90 % di tali edifici sarà ancora in uso nel 2050; evidenzia pertanto l'urgente bisogno di un intervento mirato su questi edifici per una profonda ristrutturazione;

51.  invita la Commissione a elaborare un piano, nel quadro del programma "Waste to energy" (produzione di energia dai rifiuti), per promuovere e sfruttare il potenziale contributo dell'utilizzo sostenibile dei rifiuti organici per il riscaldamento e il raffreddamento in connessione ai sistemi di teleriscaldamento e teleraffreddamento;

52.  sottolinea che il biogas rappresenta un'importante fonte sostenibile per i sistemi di riscaldamento e di raffreddamento e che è pertanto necessario definire un obiettivo chiaro per il riciclaggio organico, al fine di incentivare gli investimenti nella raccolta e nel trattamento dei rifiuti organici;

53.  invita gli Stati membri a eliminare gradualmente l'utilizzo nelle aree urbane di caldaie obsolete che producono emissioni a bassa quota – ossia emettono nell'atmosfera gas pirolitici naturali frutto di una combustione incompleta, NOx, fuliggine, particolati e ceneri volatili disperse per convezione – a scopi di riscaldamento negli agglomerati, e a promuovere mediante incentivi il ricorso ad alternative sostenibili, tra cui le fonti rinnovabili;

54.  invita gli Stati membri ad adottare misure per la graduale eliminazione di caldaie inefficienti alimentate a gasolio o a carbone, attualmente in uso nella metà del parco immobiliare delle aree rurali; è del parere che la fornitura energetica dovrebbe provenire da fonti rinnovabili e a basse emissioni di carbonio;

55.  sottolinea che lo sviluppo del teleriscaldamento basato su fonti rinnovabili previene la diffusione di impianti di riscaldamento individuali più inquinanti che aumentano l'inquinamento dell'aria nelle aree residenziali e sono molto più difficili da controllare rispetto a sistemi di teleriscaldamento diffusi; sottolinea, tuttavia, che le infrastrutture e le condizioni climatiche variano all'interno dell'Unione e che spesso occorre ammodernare tali sistemi al fine di migliorarne l'efficacia; invita pertanto a condurre un'analisi sulla necessità di sostenere l'infrastruttura per il teleriscaldamento e sulle pratiche fiscali relative alle fonti energetiche rinnovabili e al teleriscaldamento;

56.  ritiene che gli Stati membri debbano trattare con urgenza la questione del ritiro delle caldaie a bassa temperatura usate per bruciare combustibili fossili solidi e rifiuti organici i cui processi di combustione sono accompagnati dall'emissione nell'atmosfera di una serie di sostanze nocive; è del parere che gli Stati membri, laddove possibile, dovrebbero incoraggiare la graduale eliminazione negli agglomerati urbani grandi e piccoli densamente edificati dei vecchi e inefficienti camini a legna e agevolarne la sostituzione con alternative moderne, efficienti, ecologiche e salutari, svolgendo al contempo un'opera di sensibilizzazione sui rischi potenziali per la salute e sulle buone prassi relative ai camini a legna;

57.  invita la Commissione e gli Stati membri a colmare il divario normativo conseguente alla direttiva sulla progettazione ecocompatibile e alla direttiva sugli impianti di combustione medi, che risulta in fughe di emissioni negli impianti di potenza inferiore a 1 MW che non rientrano nell'ambito di applicazione delle direttive;

58.  ritiene che l'aumento del fabbisogno nel settore del raffreddamento richieda un'analisi più approfondita, che includa un approccio integrato a tutta la catena del freddo, dal fabbisogno di raffreddamento industriale a partire da alte temperature al raffreddamento per i bisogni delle abitazioni e alle necessità di raffreddamento nell'industria alimentare;

59.  osserva che la disponibilità di dati di qualità è un presupposto essenziale affinché consumatori e autorità possano operare scelte razionali in materia di efficienza energetica e soluzioni di riscaldamento; evidenzia l'importanza di estendere le possibilità offerte dalla digitalizzazione al settore del riscaldamento e del raffreddamento; invita la Commissione a elaborare una definizione e una metodologia di calcolo per il raffreddamento basato su fonti rinnovabili;

60.  è del parere che un ruolo importante nel settore del raffreddamento nei processi industriali possa essere svolto dagli scambiatori di calore efficienti sotto il profilo idrico, che rilasciano calore in bacini d'acqua naturali situati nei pressi dei luoghi di conservazione dei prodotti e in cui la temperatura non supera i 6° C nel corso dell'anno (free cooling);

61.  è del parere che le celle a combustibile fisse e a elevata potenza possano rappresentare nel prossimo futuro un'alternativa ecologica a combustibili fossili come il carbone;

62.  ritiene che la conversione dell'energia elettrica in gas (tecnologia power-to-gas) presenti un enorme potenziale futuro quale metodo di conservazione e trasmissione di energia rinnovabile nonché di utilizzo della stessa ai fini della generazione di calore a livello centrale e locale; osserva che la conversione dell'energia elettrica in gas rappresenta un metodo efficiente per sfruttare l'energia rinnovabile ai fini della generazione di calore, in particolare nelle conurbazioni, grazie alla possibilità di utilizzare le infrastrutture esistenti; invita pertanto la Commissione e gli Stati membri a promuovere la ricerca e progetti pilota concernenti la conversione dell'energia elettrica in gas;

63.  ritiene che la strategia dell'Unione europea relativa ai metodi innovativi di riscaldamento e raffreddamento richieda un'attività di ricerca intensiva, che costituirà la base per la creazione di settori industriali per la produzione di apparecchi rispettosi dell'ambiente utilizzati a tale scopo;

64.  sottolinea come la ricerca e l'innovazione tecnologica apportino benefici all'industria europea, rafforzandone il vantaggio competitivo e l'efficienza commerciale e contribuendo al conseguimento degli obiettivi della politica energetica e climatica dell'UE; evidenzia in tale contesto la necessità di rafforzare l'attività di ricerca, sviluppo e innovazione nel campo dell'efficienza energetica e delle tecnologie che sfruttano fonti energetiche rinnovabili per il riscaldamento e il raffreddamento, al fine di ridurre i costi, migliorare le prestazioni e aumentare l'utilizzo e l'integrazione di tali tecnologie nei sistemi energetici; invita la Commissione a collaborare con le parti interessate per mantenere una tabella di marcia aggiornata sulle tecnologie che sfruttano fonti energetiche rinnovabili per il riscaldamento e il raffreddamento, così da poter coordinare, individuare e controllare le lacune nello sviluppo tecnologico in tale ambito;

65.  è del parere che, in considerazione dell'urgente bisogno di ottenere risultati rapidi ed efficaci nel processo di termomodernizzazione del settore termico dell'UE, l'Unione dovrebbe concentrarsi sulla ricerca atta a rafforzare l'utilizzo delle migliori tecnologie attualmente disponibili;

66.  ritiene che gli studi nell'ambito del programma quadro Orizzonte 2020 debbano tener conto della creazione di soluzioni di riscaldamento e raffreddamento sostenibili, tecnologie di valorizzazione del caldo e del freddo di scarto, nonché nuovi materiali a massima conducibilità termica (scambiatori di calore), a minima conducibilità e pertanto capaci di schermare al massimo il calore (isolamento termico) e a elevatissime prestazioni di accumulazione del calore (accumulatori di calore);

67.  ritiene che, nell'ambito del programma quadro Orizzonte 2020, occorra realizzare progressi in termini di ricerca e sviluppo di sistemi e materiali efficienti e sostenibili per il riscaldamento e per il raffreddamento, come soluzioni di accumulo e produzione di energia rinnovabile su piccola scala, impianti di teleriscaldamento e teleraffreddamento, cogenerazione e materiali isolanti, nonché materiali innovativi quali vetri strutturali per finestre che consentano un elevato assorbimento delle radiazioni esterne a onda corta (solari) e un rilascio minimo delle radiazioni termiche a onda lunga, che altrimenti fuoriuscirebbero dall'edificio;

68.  sottolinea l'importanza di studi scientifici completi volti alla ricerca di soluzioni tecnologiche innovative per costruire dispositivi e interi impianti di riscaldamento e raffreddamento efficienti sul piano energetico e basati su fonti rinnovabili;

69.  chiede un riesame della legislazione esistente incentrato sul rispetto della neutralità tecnologica e sull'efficienza sotto il profilo dei costi in modo da garantire che una tecnologia non sia promossa o screditata rispetto a un'altra, ad esempio l'energia rinnovabile prodotta in loco, attraverso pannelli solari residenziali, o in prossimità di un edificio dovrebbe essere considerata nel calcolo della prestazione energetica dell'edificio, indipendentemente dalla fonte;

70.  sottolinea l'importanza di combinare le tecnologie più avanzate con una gestione intelligente dell'energia, ad esempio attraverso la domotica e sistemi intelligenti di controllo del riscaldamento, soprattutto in un mondo connesso in cui gli impianti possono adattarsi facilmente alle condizioni meteorologiche e ai segnali di prezzo dell'elettricità e contribuire alla stabilizzazione della rete modulando la domanda; invita la Commissione a integrare meglio le tecnologie intelligenti nelle pertinenti iniziative dell'Unione dell'energia al fine di garantire l'effettiva interconnessione di dispositivi intelligenti, abitazioni connesse ed edifici intelligenti con reti intelligenti; ritiene che tali soluzioni andrebbero promosse in sede di ristrutturazione del patrimonio edilizio esistente, in quanto aiutano i consumatori a comprendere meglio i propri modelli di consumo e a regolare di conseguenza il funzionamento del loro sistema di riscaldamento;

71.  evidenzia che il settore dell'edilizia offre un grande potenziale per ridurre la domanda di energia e le emissioni di CO2; sottolinea che occorre profondere ulteriori sforzi per aumentare il tasso di ristrutturazione degli edifici; osserva che per raggiungere tale obiettivo sono necessari incentivi finanziari interessanti, la disponibilità di esperti altamente competenti a vari livelli e lo scambio e la promozione delle migliori prassi;

72.  invita la Commissione a individuare ed eliminare gli ostacoli esistenti alle misure di efficienza energetica, in particolare rispetto alla ristrutturazione delle abitazioni private, nonché a sviluppare un vero mercato dell'efficienza energetica al fine di promuovere il trasferimento delle buone prassi e di garantire la disponibilità di prodotti e sistemi in tutta l'UE, nella prospettiva di costruire un vero e proprio mercato unico dei prodotti e dei servizi per l'efficienza energetica; sottolinea il potenziale in termini di occupazione e crescita economica non solo nella fase iniziale di lancio di tali prodotti e servizi, ma anche ai fini della manutenzione ordinaria e del funzionamento quotidiano di impianti energetici integrati di riscaldamento e raffreddamento;

73.  ritiene che l'industria necessiti di chiari segnali da parte dei responsabili politici al fine di realizzare i necessari investimenti nel conseguimento degli obiettivi dell'UE in materia di energia; evidenzia il bisogno di obiettivi ambiziosi e vincolanti nonché di un quadro normativo che promuova l'innovazione senza creare oneri amministrativi superflui, per poter così promuovere al meglio sistemi di riscaldamento e raffreddamento sostenibili a livello ambientale ed economicamente efficienti;

74.  ritiene che gli investimenti nell'efficienza energetica degli immobili dovrebbero andare di pari passo con gli investimenti nell'uso di fonti energetiche rinnovabili per il riscaldamento e il raffreddamento; reputa che le sinergie riscontrate tra questi due fattori rappresentino un'importante opportunità nel progresso verso un'economia a basse emissioni di carbonio; accoglie con favore gli sforzi a livello nazionale per una maggiore presenza di edifici a energia quasi zero;

75.  raccomanda lo studio di sistemi di riqualificazione termica individuali per gli edifici che costituiscono monumenti architettonici, con una duplice attenzione agli investimenti nell'involucro esterno dell'edificio, unitamente all'ottimizzazione dei sistemi di automazione e gestione dell'immobile nonché a impianti di riscaldamento e raffreddamento efficienti, e al contempo alla non compromissione dello stile architettonico unico dell'edificio;

76.  ritiene che le soluzioni architettoniche degli edifici intelligenti dovrebbero assicurare globalmente il comfort termico mediante la forma e la massa degli edifici, l'adattamento dello spazio e la regolazione di parametri quali la quantità di luce diurna e l'intensità della ventilazione e del recupero, abbinati a bassi costi di funzionamento;

77.  insiste sull'importanza dei controlli termoenergetici standardizzati e del rapporto costo-efficacia della risoluzione di problemi con l'isolamento industriale per risparmiare energia e ridurre le emissioni; segnala che i costi energetici potrebbero essere ulteriormente ridotti investendo in tecnologie sostenibili esistenti e comprovate;

78.  sottolinea che i Fondi strutturali e di investimento europei rappresentano uno strumento importante per la modernizzazione del sistema energetico; ritiene che le restrizioni finora imposte ai finanziamenti a titolo del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) per la priorità relativa alla transizione verso un'economia a basso tenore di carbonio non siano state efficaci; ritiene che per il periodo di programmazione successivo al 2020 sia auspicabile un aumento della percentuale della dotazione di bilancio destinata a questa priorità;

79.  sottolinea l'importanza di garantire l'accesso ai finanziamenti, sia a breve che a lungo termine, per gli investimenti in progetti di tutte le entità connessi alla modernizzazione del settore del riscaldamento e raffreddamento, ivi inclusi il teleriscaldamento e il teleraffreddamento, il potenziamento delle pertinenti infrastrutture di rete, l'ammodernamento degli impianti di riscaldamento, compreso il passaggio a fonti rinnovabili, e un'accelerazione del tasso di ristrutturazione edilizia; invita la Commissione, a tal riguardo, a mettere a punto un robusto meccanismo finanziario innovativo e a lungo termine; sottolinea il ruolo che potrebbero svolgere il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) e altri fondi europei applicabili, come quelli disponibili presso la Banca europea per gli investimenti (BEI) o attraverso il sistema di scambio di quote di emissione, in termini di assistenza finanziaria e tecnica, assicurando che i progetti siano interessanti per gli investitori offrendo condizioni normative stabili, in particolare riducendo al minimo la burocrazia e prevedendo una procedura agevole per la presentazione e l'approvazione delle domande; invita la Commissione a rafforzare le disposizioni esistenti in materia di riscaldamento e raffreddamento nel periodo di programmazione successivo al 2020 per tutti i fondi europei applicabili e a eliminare le barriere che ostacolano le autorità locali nell'assegnazione delle risorse utili alla ristrutturazione di edifici pubblici; appoggia l'iniziativa "Finanziamenti intelligenti per edifici intelligenti", che promuove una maggiore diffusione dell'efficienza energetica combinata al ricorso alle fonti rinnovabili nel settore edilizio; ritiene che l'ammodernamento e l'isolamento termico degli edifici dovrebbero avere la precedenza sulle altre misure per quanto riguarda la priorità di accesso ai finanziamenti, soprattutto alla luce del loro elevato potenziale di creazione di lavoro;

80.  ribadisce la necessità di usare i fondi strutturali per una tipologia più vasta di interventi di ristrutturazione di immobili e di sistemi edilizi, specie sotto forma di prestiti agevolati a proprietari privati di immobili, il che darebbe un impulso molto maggiore ai tanto necessari interventi di ristrutturazione degli edifici esistenti, in particolare nelle aree meno sviluppate dell'UE;

81.  sottolinea che, per stimolare miglioramenti nel settore del riscaldamento e del raffreddamento, la Commissione dovrebbe sfruttare appieno le "condizionalità ex ante" previste dall'articolo 19 del regolamento (UE) n. 1303/2013 e garantire che l'attuale normativa dell'UE recante misure pertinenti in materia di riscaldamento e raffreddamento sia opportunamente recepita e applicata;

82.  rileva che gli orientamenti sugli aiuti di Stato per le tecnologie efficienti, che sono indispensabili per la decarbonizzazione del settore del riscaldamento e del raffreddamento, con particolare riferimento alle soluzioni collettive, dovrebbero tenere conto dell'esigenza di un adeguato sostegno pubblico;

83.  ritiene che iniziative quali il meccanismo di assistenza energetica europea a livello locale (ELENA), le città e comunità intelligenti e il nuovo Patto dei sindaci integrato per il clima e l'energia possano sostenere i soggetti attivi a livello locale e regionale nel rinnovamento dei sistemi energetici degli edifici;

84.  invita la Commissione a garantire che le risorse finanziarie dell'UE siano impiegate in conformità degli obiettivi di decarbonizzazione e di efficienza energetica;

85.  invita gli Stati membri a prendere provvedimenti mirati e a offrire forti incentivi per il miglioramento dell'efficienza energetica e per un utilizzo più diffuso delle fonti di energia rinnovabile da parte delle famiglie vulnerabili e a basso reddito; chiede alla Commissione di stanziare una quota ben più elevata di fondi dell'UE a favore di programmi di efficienza energetica e dell'uso di energia da fonti rinnovabili da parte delle famiglie vulnerabili e in condizioni di povertà energetica, come pure di fornire indicazioni agli Stati membri in merito ai provvedimenti specifici per la lotta alla povertà energetica;

86.  ritiene che i cittadini dovrebbero ricevere maggiori informazioni sul loro consumo energetico domestico e sui possibili risparmi energetici e benefici della modernizzazione dei loro impianti di riscaldamento con il ricorso alle energie rinnovabili, nonché sulla possibilità di produrre e consumare energia autoprodotta a partire da fonti rinnovabili per il riscaldamento e il raffreddamento;

87.  è del parere che gli Stati membri debbano assicurare – tra l'altro mediante campagne di informazione, sportelli unici, sistemi di acquisto collettivi (che aiutino i consumatori a riunirsi per operare acquisti a prezzi ridotti) e combinazioni di singoli progetti (che riuniscono numerosi piccoli progetti in un insieme più ampio al fine di trovare investimenti a tassi migliori) – che i consumatori siano pienamente consapevoli e possano usufruire dei benefici tecnici ed economici dei nuovi impianti di riscaldamento e raffreddamento e dei miglioramenti dell'efficienza energetica, in modo che siano in grado di operare le migliori scelte possibili in base alle circostanze individuali e di beneficiare dei miglioramenti disponibili sul piano economico, sanitario e di qualità della vita; osserva che le famiglie che vivono in aree periferiche e isolate potrebbero necessitare di particolare attenzione e di soluzioni ad hoc; mette in risalto il potenziale dei cosiddetti "prosumatori" nella creazione di sistemi energetici che forniscano riscaldamento e raffreddamento derivanti da fonti di energia rinnovabili; sottolinea l'importanza dell'istruzione e della formazione continua, della certificazione e della supervisione di installatori e architetti, che rappresentano il primo punto di contatto per i consumatori privati;

88.  considera essenziale la formazione continua di esperti in grado di valutare lo stato termico degli edifici e l'efficienza del loro metodo di riscaldamento (raffreddamento); ritiene che la dislocazione ottimale sul territorio di servizi di manutenzione a disposizione degli utenti finali stia diventando una necessità;

89.  sottolinea l'importanza di garantire ai consumatori la libertà di scegliere tra una varietà di tecnologie di riscaldamento ad alta efficienza e basate su energie rinnovabili, al fine di individuare quella più consona alle loro esigenze di riscaldamento;

90.  sottolinea che è quindi necessario permettere ai consumatori, mediante informazione e incentivi, di accelerare la modernizzazione dei loro impianti di riscaldamento vecchi e inefficienti ai fini di un incremento elevato dell'efficienza energetica, già conseguibile attraverso l'impiego di tecnologie disponibili, tra cui gli impianti di riscaldamento a energia rinnovabile; mette in evidenza la mancanza di consapevolezza da parte dei consumatori riguardo al rendimento spesso scarso dei loro impianti di riscaldamento; chiede alla Commissione di presentare proposte per contribuire ad accrescere la consapevolezza circa i sistemi di riscaldamento e di raffreddamento esistenti e ad aumentare il tasso di modernizzazione di questi ultimi nel quadro della prossima revisione della direttiva sulla prestazione energetica nell'edilizia, nonché di prendere in considerazione l'introduzione di un sistema di etichettatura energetica per gli impianti di riscaldamento installati;

91.  sottolinea il ruolo attivo che i consumatori possono svolgere nella transizione verso un sistema di riscaldamento e di raffreddamento europeo sostenibile; ritiene che un esito efficace del nuovo regolamento sull'etichettatura energetica, in cui le classi delle nuove etichette siano lungimiranti e consentano di mettere in evidenza le differenze fra i vari prodotti in termini di efficienza energetica, possa rendere i consumatori più capaci di operare scelte mirate a livello di risparmio energetico nonché di ottenere una riduzione delle spese in bolletta;

92.  esorta la Commissione e gli Stati membri a sviluppare strategie specifiche per affrontare il crescente problema della povertà energetica, al fine di aiutare tutti i consumatori, in particolare i più vulnerabili, a migliorare le proprie condizioni abitative, di riscaldamento e di raffreddamento, su base individuale o collettiva, siano essi affittuari o proprietari dell'abitazione in cui risiedono;

93.  mette in evidenza il bisogno di conseguire un elevato grado di indipendenza energetica ricorrendo in via prioritaria all'uso di risorse locali;

94.  invita a sfruttare il calore di scarto delle attività industriali esistenti ai fini del riscaldamento domestico;

95.  è del parere che per lottare contro la povertà energetica sia fondamentale ridurre i costi complessivi dell'energia termica a carico delle singole famiglie, incrementando notevolmente l'efficienza energetica nelle tre fasi fondamentali del suo utilizzo: durante la conversione dell'energia primaria in energia utile, durante il suo successivo trasporto e in particolare durante l'utilizzo finale; chiede agli Stati membri di rendere di fatto prioritarie le misure di efficienza energetica e il passaggio al riscaldamento e al raffreddamento da fonti rinnovabili;

96.  ritiene importante garantire che una quota dei finanziamenti a favore dell'efficienza energetica sia erogata a favore delle famiglie in situazione di precarietà energetica o delle persone che vivono nelle zone più svantaggiate, aiutandole a investire in apparecchiature di riscaldamento e raffreddamento più efficienti;

97.  ritiene che, a norma della direttiva sull'efficienza energetica, gli Stati membri dovrebbero introdurre piani di ristrutturazione degli immobili per renderli efficienti sotto il profilo energetico, in particolare offrendo incentivi per la ristrutturazione degli edifici di proprietà di privati, e che tali piani dovrebbero includere misure specifiche per i gruppi più vulnerabili, onde contribuire a combattere la povertà energetica;

98.  invita la Commissione, in fase di attuazione della direttiva sull'efficienza energetica, a sviluppare programmi di formazione per gli addetti alla pianificazione e ai controlli in materia di efficienza energetica, e ad aiutare i privati, in particolare i gruppi più vulnerabili, a svolgere attività simili;

99.  sottolinea che, mentre una proporzione considerevole degli edifici europei attualmente spreca energia a causa di un isolamento di bassa qualità e di sistemi di riscaldamento vecchi e inefficienti, la povertà energetica colpisce quasi l'11 % della popolazione dell'UE;

100.  invita la Commissione, gli Stati membri e le autorità locali, alla luce dell'eventuale rischio futuro di crisi nell'approvvigionamento di gas, a integrare pienamente la produzione di biogas ottenuto dal trattamento del letame nella realizzazione dell'economia circolare;

101.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione.

(1) Testi approvati, P7_TA(2014)0094.
(2) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 104.
(3) Testi approvati, P8_TA(2015)0266.
(4) Testi approvati, P8_TA(2015)0444.
(5) Commissione europea (2014), Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio dal titolo "L'efficienza energetica e il suo contributo a favore della sicurezza energetica e del quadro 2030 in materia di clima ed energia" (COM(2014)0520).


Promuovere la competitività delle PMI
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Risoluzione del Parlamento europeo del 13 settembre 2016 sull'attuazione dell'obiettivo tematico "promuovere la competitività delle PMI" (articolo 9, punto 3, del regolamento sulle disposizioni comuni) (2015/2282(INI))
P8_TA(2016)0335A8-0162/2016

Il Parlamento europeo,

–  visto il regolamento (UE) n. 1303/2013, "regolamento sulle disposizioni comuni", in particolare l'articolo 9, punto 3, che stabilisce l'obiettivo tematico "promuovere la competitività delle PMI",

–  visto il regolamento (UE) n. 1303/2013, "regolamento sulle disposizioni comuni", in particolare l'articolo 37, sugli strumenti finanziari sostenuti dai fondi SIE,

–  vista la sua posizione del 15 aprile 2014 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla partecipazione dell'Unione a un programma di ricerca e sviluppo avviato da vari Stati membri a sostegno delle piccole e medie imprese che effettuano attività di ricerca(1),

–  vista la propria risoluzione del 5 febbraio 2013 su migliorare l'accesso delle PMI ai finanziamenti(2),

–  vista la direttiva 2011/7/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali,

–  vista la sua risoluzione del 19 maggio 2015 sulle opportunità di crescita verde per le PMI(3),

–   visto il programma COSME per le piccole e medie imprese,

–  visti il sondaggio dell'Eurobarometro sulle PMI, l'efficienza delle risorse e i mercati ecologici (Flash Eurobarometro 381) e il sondaggio dell'Eurobarometro relativo al ruolo del sostegno pubblico nella commercializzazione delle innovazioni (Flash Eurobarometro 394),

–  vista la propria risoluzione del 4 dicembre 2008 sulla strada verso il miglioramento dell'ambiente per le PMI in Europa – Atto sulle piccole imprese ("Small Business Act")(4),

–  vista la comunicazione della Commissione del 25 giugno 2008 dal titolo "Pensare anzitutto in piccolo (Think small first) – Uno "Small Business Act" per l'Europa" (COM(2008)0394),

–  vista la Carta europea per le piccole imprese adottata dal Consiglio europeo di Santa Maria da Feira del 19 e 20 giugno 2000,

–   vista la propria risoluzione del 16 febbraio 2011 sugli aspetti pratici della revisione degli strumenti dell'UE per il sostegno al finanziamento delle PMI nel prossimo periodo di programmazione(5),

–  vista la propria risoluzione del 23 ottobre 2012 sulle piccole e medie imprese (PMI): competitività e opportunità commerciali(6),

–  vista la sua risoluzione del 14 gennaio 2014 sul tema "Specializzazione intelligente: collegamento in rete di centri di eccellenza per un'efficace politica di coesione"(7),

–  vista la propria risoluzione del 9 settembre 2015 sugli "investimenti a favore della crescita e della creazione di posti di lavoro: promozione della coesione economica, sociale e territoriale nell'Unione"(8),

–  vista la raccomandazione 2003/361/CE della Commissione del 6 maggio 2003, relativa alla definizione delle microimprese, piccole e medie imprese (PMI)(9),

–  vista la comunicazione della Commissione del 10 giugno 2014, dal titolo "Ricerca e innovazione come fattori di rilancio della crescita" (COM(2014)0339),

–  vista la sesta relazione della Commissione del 23 luglio 2014 sulla coesione economica, sociale e territoriale, dal titolo "Investimenti per l'occupazione e la crescita",

–  vista la comunicazione della Commissione del 26 novembre 2014 intitolata "Un piano di investimenti per l'Europa" (COM(2014)0903),

–  vista la comunicazione della Commissione del 14 ottobre 2011 dal titolo "Politica industriale: rafforzare la competitività" (COM(2011)0642),

–  vista la comunicazione della Commissione del 9 novembre 2011 dal titolo "Piccole imprese, grande mondo – un nuovo partenariato per aiutare le PMI a cogliere le opportunità globali" (COM(2011)0702),

–  vista la relazione della Commissione del 23 novembre 2011 dal titolo "Ridurre al minimo indispensabile gli oneri normativi che gravano sulle PMI – Adeguare la normativa dell'UE alle esigenze delle microimprese" (COM(2011)0803),

–  vista la comunicazione della Commissione del 23 febbraio 2011 dal titolo "Riesame dello 'Small Business Act' per l'Europa" (COM(2011)0078),

–   vista la comunicazione della Commissione del 6 ottobre 2010 dal titolo "Il contributo della politica regionale alla crescita intelligente nell'ambito di Europa 2020" (COM(2010)0553),

–  vista la comunicazione della Commissione del 3 marzo 2010 dal titolo "Europa 2020 – Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva" (COM(2010)2020),

–  vista la comunicazione della Commissione del 14 dicembre 2015 dal titolo "Investire nella crescita e nell'occupazione – ottimizzare il contributo dei Fondi strutturali e di investimento europei" (COM(2015)0639),

–  visto il parere del Comitato delle regioni del 30 maggio 2013 dal titolo "Colmare il divario in tema di innovazione"(10),

–  visto il parere del Comitato delle regioni del 7 ottobre 2014 dal titolo "Misure volte a favorire la creazione di ecosistemi di startup high-tech"(11),

–  visto l'articolo 52 del proprio regolamento,

–  vista la relazione della commissione per lo sviluppo regionale (A8-0162/2016),

A.  considerando che la politica di coesione rappresenta il principale strumento per gli investimenti in crescita e occupazione nell'UE, con una dotazione di oltre 350 miliardi di euro fino al 2020; che i risultati tangibili degli investimenti della politica di coesione possono contribuire a modellare la crescita attuale e futura delle regioni all'interno degli Stati membri;

B.  considerando che, a seguito della crisi economica e finanziaria, i livelli di povertà e di esclusione sociale sono aumentati in molti Stati membri, così come sono aumentate la disoccupazione di lungo periodo, la disoccupazione giovanile e le disuguaglianze sociali, e che le PMI possono pertanto svolgere un ruolo importante e di rilievo per la ripresa europea;

C.  considerando che i 23 milioni di piccole e medie imprese (PMI) dell'UE, che rappresentano circa il 99 % di tutte le imprese, apportano un contributo fondamentale alla crescita economica, alla coesione sociale, all'innovazione e alla creazione di occupazione di alta qualità, offrendo oltre 100 milioni di posti di lavoro, vale a dire due terzi dei posti di lavoro del settore privato, e mantenendo un tasso di crescita dell'occupazione doppio rispetto a quello delle grandi imprese; che solo il 13 % delle PMI europee è impegnato in attività commerciali e in investimenti nei mercati globali;

D.  considerando che le PMI europee sono molto diversificate e comprendono un gran numero di microimprese operanti a livello locale, spesso attive in settori tradizionali, e un numero crescente di nuove start-up e di imprese innovative a rapida crescita, nonché imprese dell'economia sociale incentrate su obiettivi e gruppi specifici; che questi diversi modelli aziendali hanno problemi diversi e quindi esigenze diverse; che la semplificazione della normativa europea, nazionale e regionale è di importanza cruciale al fine di facilitare l'accesso delle PMI al credito;

E.  considerando che le PMI si adattano con estrema facilità ai cambiamenti e sono in grado di stare al passo con i progressi tecnologici;

F.  considerando che il microcredito, mirato principalmente ai microimprenditori e alle persone svantaggiate che desiderano intraprendere un'attività autonoma, è fondamentale per superare gli ostacoli all'accesso ai servizi bancari tradizionali, e che l'iniziativa JASMINE (Azione comune a sostegno degli istituti di microfinanza in Europa) e l'asse "Microfinanza e imprenditoria sociale" del programma EaSI possono fornire un valido sostegno per migliorare l'accesso ai finanziamenti, anche per le imprese sociali;

G.  considerando che nel periodo di programmazione 2007-2013 la politica di coesione ha fornito sostegno alle PMI per un importo di 70 miliardi di euro, creando oltre 263.000 posti di lavoro nelle PMI, aiutandole inoltre a modernizzarsi grazie a un maggiore impiego delle TIC, delle competenze d'accesso, dell'innovazione o della modernizzazione delle pratiche di lavoro;

H.  considerando che nel periodo di programmazione 2014-2020 la politica di coesione continuerà a sostenere le PMI raddoppiando i fondi per il periodo 2007-2013 fino a 140 miliardi di euro;

I.  considerando che l'obiettivo tematico "promuovere la competitività delle PMI" (obiettivo tematico n. 3: OT3) è uno degli obiettivi tematici con la percentuale più alta di finanziamento globale (13,9 %) ed è di primaria importanza per la realizzazione degli obiettivi della politica di coesione e della strategia Europa 2020;

J.  considerando che le PMI ammissibili ai fondi SIE, nella misura in cui operano in un contesto competitivo e sono soggette a numerose restrizioni, anche in materia di liquidità, subiscono in modo particolare la complessità e l'instabilità della regolamentazione e gli oneri burocratici, in particolare l'assenza di proporzionalità tra i costi di gestione e gli importi erogati, i tempi di trattamento delle domande e la necessità di anticipare i fondi;

K.  considerando che l'introduzione della concentrazione tematica nella programmazione della politica di coesione per il periodo 2014-2020 ha fornito uno strumento efficace per la progettazione dei programmi operativi, con una maggiore attenzione alla priorità d'investimento al fine di disporre di risorse sufficienti a produrre effetti reali;

L.  considerando che gli accordi di partenariato e i programmi operativi previsti agli articoli 14, 16 e 29 del regolamento sulle disposizioni comuni costituiscono strumenti strategici destinati a orientare gli investimenti negli Stati membri e nelle regioni;

M.  considerando che le PMI assicureranno che la produzione industriale rappresenti una quota pari ad almeno il 20 % del PIL degli Stati membri da qui al 2020;

N.  considerando che solo una ridotta percentuale delle PMI europee è attualmente in grado di individuare e sfruttare le opportunità offerte dal commercio internazionale, dagli accordi commerciali e dalle catene globali del valore, e che solo il 13 % delle PMI europee ha operato a livello internazionale al di fuori dell'UE negli ultimi tre anni;

O.  considerando che il processo di internazionalizzazione delle PMI dovrebbe basarsi sulla responsabilità sociale delle imprese, sul rispetto dei diritti umani e dei diritti dei lavoratori e sul livello più elevato possibile di protezione dell'ambiente, al fine di garantire una concorrenza leale e un aumento dell'occupazione di qualità;

1.  osserva che, grazie alla concentrazione tematica, i programmi operativi sono stati meglio orientati verso un numero limitato di obiettivi strategici, in particolare in termini di rafforzamento della crescita e di potenziale di creazione di posti di lavoro di qualità per le PMI, incluse le microimprese; ritiene che le PMI siano la forza motrice dell'economia europea nonché la chiave del successo della politica di coesione, ma che esse spesso affrontino sfide multiple a causa delle loro dimensioni; raccomanda pertanto di rafforzare ulteriormente il sostegno dei fondi SIE a favore delle PMI;

2.  invita la Commissione e gli Stati membri a tenere conto del valore aggiunto dei progetti PMI per lo sviluppo e l'innovazione dei settori tradizionali, poiché così non soltanto si stimolerà la creazione di posti di lavoro, ma saranno anche mantenute le specificità delle imprese locali e regionali, nel rispetto dei principi di sostenibilità; sottolinea la necessità di tenere conto anche del contesto di tali settori e di non compromettere il delicato equilibrio tra le tecniche di produzione basate sulle conoscenze tradizionali e l'innovazione; sottolinea che le PMI svolgono un ruolo importante nel settore dei servizi, che sta subendo cambiamenti significativi dovuti alla digitalizzazione, e ritiene pertanto che il divario di competenze in materia di TIC dovrebbe essere affrontato ponendo maggiormente l'accento su una formazione e un'istruzione pertinenti;

3.  sottolinea che esiste un'esigenza generale di meccanismi che contribuiscano a semplificare il contesto imprenditoriale e ad accelerare il processo di creazione di nuove imprese attraverso il programma REFIT, al fine di sostenere la competitività delle PMI e l'assorbimento dei fondi SIE; sottolinea altresì la necessità di adempiere alle condizionalità ex ante;

4.  chiede alla Commissione di tenere conto dei principi del pacchetto dell'economia circolare nella realizzazione dell'OT3, al fine di promuovere una crescita economica più sostenibile e di generare nuovi posti di lavoro di qualità per le PMI, prestando particolare attenzione alla promozione di lavori verdi; ritiene importante, a tale riguardo, proseguire gli sforzi volti a promuovere la competitività verde delle PMI migliorando l'accesso ai finanziamenti, fornendo maggiori informazioni, semplificando la legislazione, riducendo gli oneri amministrativi, promuovendo la coesione elettronica e rafforzando la cultura imprenditoriale verde; sottolinea che una catena del valore più verde, che comprenda la rifabbricazione, la riparazione, la manutenzione, il riciclaggio e la progettazione ecocompatibile, può offrire considerevoli opportunità commerciali a numerose PMI, purché vi sia un mutamento nel comportamento economico e le barriere legislative, istituzionali e tecniche siano rimosse o ridotte;

5.  ricorda che le difficoltà incontrate dalle PMI sono in parte causate dal fatto che le politiche di austerità attuate dagli Stati membri e dall'Unione europea hanno soffocato la domanda;

6.  incoraggia gli Stati membri e le autorità regionali a valutare il ricorso alle opportunità offerte degli strumenti finanziari; mette in risalto la necessità di garantire la trasparenza, la rendicontabilità e il controllo di tali strumenti finanziari e del programma "Iniziativa per le PMI", che mira a fornire sostegno finanziario alle piccole e medie imprese; sottolinea che gli strumenti finanziari dovrebbero essere sempre utilizzati coerentemente con gli obiettivi della politica di coesione e che andrebbe fornito adeguato sostegno tecnico e amministrativo;

7.  chiede che l'accesso al credito sia semplificato e meno regolamentato, tenendo conto delle caratteristiche particolari delle microimprese e delle nuove imprese e delle regioni in cui esse operano; si rammarica che gli investitori e le banche siano spesso restii a finanziare le imprese nelle fasi di avviamento e di prima espansione e che molte PMI, in particolare le nuove imprese di piccole dimensioni, incontrino difficoltà nell'ottenere accesso a finanziamenti esterni; chiede quindi alla Commissione, agli Stati membri e alle autorità regionali di prestare particolare attenzione al miglioramento dell'accesso ai finanziamenti per le microimprese e le nuove imprese che desiderano espandersi; pone l'accento sulla necessità di equiparare i tassi di interesse per il finanziamento delle PMI a quelli applicati alle imprese più grandi;

8.  ritiene che le piccole imprese europee tendano a fare affidamento su fonti di finanziamento come le banche e non siano pienamente consapevoli dell'esistenza di altre fonti di finanziamento o delle opzioni di finanziamento a loro disposizione; rileva che la Commissione, tenendo conto della frammentazione dei mercati, ha proposto una serie di iniziative, come l'Unione dei mercati dei capitali, con l'obiettivo di diversificare le fonti di finanziamento, agevolare la circolazione dei capitali e migliorare l'accesso ai finanziamenti, in particolare per le PMI;

9.  rileva l'assenza di dati fattuali sugli effetti e i risultati prodotti dagli strumenti finanziari nonché il debole legame esistente tra tali strumenti finanziari e gli obiettivi e le priorità generali dell'UE; invita la Commissione a migliorare ulteriormente la concessione di sovvenzioni invece di promuovere in primo luogo l'utilizzo di strumenti finanziari;

10.  rileva che nel periodo di programmazione 2007-2013 diversi ostacoli, quali gli effetti della crisi economica, la complessa gestione dei fondi strutturali e degli oneri amministrativi, nonché l'accesso limitato delle PMI ai finanziamenti e la complessità dell'attuazione dei regimi di sostegno, hanno condotto a un assorbimento insufficiente di tali fondi da parte delle PMI; avverte che vanno affrontate le ragioni alla base del basso tasso di assorbimento, al fine di evitare che si ripetano gli stessi problemi nel periodo di programmazione 2014-2020 e che la burocrazia eccessiva impedisca ad alcune PMI di richiedere i fondi disponibili; si rammarica per il carattere troppo generico e lacunoso degli studi esistenti sull'efficacia e sul reale impatto dei fondi SIE sulle PMI e chiede alla Commissione di elaborare in tempi brevi una valutazione al riguardo, in collaborazione con gli Stati membri, e di presentarla al Parlamento; sottolinea che una scarsa capacità amministrativa può ostacolare l'attuazione efficace e tempestiva dell'OT3;

11.  prende atto della maggiore attenzione che la Commissione sta dedicando alla buona governance e alla qualità dei servizi pubblici; ricorda quanto sia importante per le PMI che gli appalti pubblici siano organizzati in modo trasparente, coerente e innovativo; esorta pertanto a rimuovere, per quanto possibile, gli ostacoli incontrati dalle PMI nella presentazione delle offerte, evitando l'introduzione di ulteriori requisiti a livello nazionale e applicando le disposizioni del quadro legislativo esistente allo scopo di risolvere il più rapidamente possibile le controversie relative agli appalti pubblici; valuta positivamente la direttiva 2014/24/UE e il documento di gara unico europeo (DGUE), che dovrebbero ridurre considerevolmente l'onere amministrativo per le imprese, in particolare le PMI; sottolinea la necessità di continuare ad applicare in maniera rigorosa le misure contro gli errori e le frodi senza aumentare gli oneri amministrativi, nonché di semplificare le procedure amministrative per prevenire gli errori; invita le amministrazioni aggiudicatrici che intendono raggruppare gli appalti ad assicurarsi di non escludere dal processo le PMI semplicemente a causa delle dimensioni del lotto finale, dato che gli appalti di maggiori dimensioni potrebbero comportare criteri più onerosi;

12.  rinnova i suoi inviti a rafforzare la trasparenza e la partecipazione di tutte le pertinenti autorità regionali e locali, degli attori della società civile, degli imprenditori e delle altre parti interessate, in particolare nel processo di definizione dei requisiti previsti dagli inviti a presentare proposte di progetto, al fine di rispondere in modo più mirato alle esigenze dei beneficiari finali; sottolinea pertanto la necessità di applicare e rispettare davvero il principio di partenariato anche nelle fasi di elaborazione, preparazione e attuazione degli accordi di partenariato e dei programmi operativi, nella maniera specificata nel regolamento sulle disposizioni comuni e nel codice di condotta sul partenariato; constata con preoccupazione che molte organizzazioni delle PMI negli Stati membri non vengono realmente coinvolte, ma spesso sono solo informate senza essere adeguatamente consultate; incoraggia le organizzazioni che rappresentano settori economici orientati al futuro, sostenibili ed ecoinnovativi a partecipare al partenariato, e invita la Commissione e gli Stati membri a rafforzare la loro posizione mediante l'assistenza tecnica e lo sviluppo di capacità;

13.  invita la Commissione e gli Stati membri a garantire maggiore coordinamento e coerenza fra tutte le politiche d'investimento dell'UE mirate alle PMI; osserva che il rafforzamento della sinergia tra i fondi SIE e altre politiche e strumenti finanziari destinati alle PMI consentirà di massimizzare l'impatto degli investimenti; plaude al proposito di facilitare l'accesso ai fondi SIE introducendo un "marchio di eccellenza" per i progetti che sono stati valutati "eccellenti" ma non sono finanziati da Orizzonte 2020; esorta gli Stati membri, in partenariato con gli attori sociali ed economici interessati, a creare o uno sportello unico a livello regionale, promuovendo in tal modo quelli già esistenti, oppure una piattaforma consolidata per i vari strumenti di finanziamento dell'UE destinati alle PMI ed anche per il supporto amministrativo alla preparazione e realizzazione dei progetti;

14.  mette in rilievo il ruolo che gli investimenti territoriali integrati (ITI), lo sviluppo locale di tipo partecipativo (CLLD), le strategie macroregionali e la cooperazione territoriale europea in generale potrebbero svolgere per il successo dell'attuazione degli obiettivi nell'ambito dell'OT3, alla luce del fatto che alcuni progetti possono riguardare aree transfrontaliere, e anche diverse regioni e paesi, e sono in grado di sviluppare pratiche innovative basate sul territorio;

15.  osserva che, secondo la prima valutazione pubblicata dalla Commissione, gli importi assegnati al sostegno delle PMI hanno registrato un aumento sostanziale rispetto ai periodi di programmazione precedenti; sottolinea che i fondi SIE, e in particolare i programmi operativi volti a sostenere la ricerca e lo sviluppo, offrendo regimi di finanziamento sostenibili e di semplice utilizzo potrebbero aiutare le PMI ad aumentare la propria capacità di presentare domande di brevetto all'Ufficio europeo dei brevetti;

16.  si duole dei ritardi nell'attuazione della politica di coesione durante l'attuale periodo di programmazione; ricorda che per le PMI l'accesso ai finanziamenti ha carattere d'urgenza e che, benché tutti i programmi operativi siano ormai stati approvati, l'attuazione vera e propria è ancora agli inizi; osserva che i ritardi creano lacune nell'attuazione della politica di coesione, ed esorta la Commissione a elaborare misure per accelerare l'eliminazione di tali ritardi;

17.  esorta la Commissione a monitorare e incoraggiare l'accelerazione dell'attuazione della politica di coesione, in particolare l'allestimento di progetti dotati di un potenziale di crescita sostenibile e capaci di generare posti di lavoro di qualità, concentrandosi anche sui progetti avviati nelle zone rurali al fine di creare nuovi servizi ed evitare lo spopolamento delle campagne; invita la Commissione a considerare, in sede di definizione dei criteri di ammissibilità, il valore aggiunto dei progetti in termini economici e sociali e il loro impatto ambientale;

18.  pone l'accento sul ruolo del Parlamento nella supervisione dell'attuazione orientata ai risultati per quanto concerne la politica di coesione; invita la Commissione a individuare e ridurre, nella fase più precoce possibile, gli ostacoli che impediscono di usare in modo efficiente i fondi destinati alle PMI e alle start-up, a ravvisare le potenziali sinergie tra i fondi SIE e tra questi e altri fondi che possono interessare le PMI, e a fornire raccomandazioni specifiche per l'azione e orientamenti ai fini dell'ulteriore semplificazione, del monitoraggio e della valutazione dell'uso di tali strumenti finanziari; nota che in questo settore le difficoltà sono aumentate, specialmente nelle regioni ultraperiferiche e nelle zone in cui la scarsa qualità delle infrastrutture essenziali ha come conseguenza un basso livello di investimenti privati;

19.  sottolinea la necessità di un dialogo strutturato tra la Banca europea per gli investimenti e il Fondo europeo per gli investimenti al fine di migliorare e facilitare l'accesso delle PMI a fonti di finanziamento diversificate;

20.  mette in evidenza che tra i principali ostacoli che impediscono un ampio accesso delle PMI ai fondi SIE vi sono gli oneri amministrativi, il gran numero dei regimi di aiuto, la complessità delle norme e delle procedure, i ritardi nell'introduzione degli atti esecutivi e il rischio di sovraregolamentazione interna (gold-plating); chiede pertanto al gruppo ad alto livello sulla semplificazione di presentare proposte concrete, tenendo presente anche la strategia "legiferare meglio", per ridurre l'onere amministrativo e semplificare le procedure nella gestione dei fondi SIE per le PMI, mettendo l'accento in particolare sui requisiti relativi all'audit, alla flessibilità gestionale, alla valutazione del rischio e alla valutazione intermedia, al sistema dei controlli e alla coerenza con le regole di concorrenza e con le altre politiche dell'UE; chiede che tali misure di semplificazione rispettino i principi "solo una volta" e "pensare anzitutto in piccolo" dello Small Business Act (SBA) e siano concepite e attuate a livelli diversi in collaborazione con rappresentanti delle diverse categorie di PMI; invita il gruppo ad alto livello a comunicare regolarmente i risultati delle sue attività alla commissione per lo sviluppo regionale del Parlamento, e invita la Commissione a consultare i rappresentanti degli Stati membri in merito alle questioni trattate dal gruppo;

21.  invita la Commissione a stabilire condizioni per gli aiuti di Stato, a livello nazionale e regionale, che non siano discriminatorie nei confronti delle PMI e che siano in linea con il sostegno della politica di coesione alle imprese, e a utilizzare pienamente i regimi di aiuto basati sul regolamento generale di esenzione per categoria, in modo da ridurre gli oneri amministrativi per le amministrazioni e i beneficiari e aumentare l'assorbimento dei fondi SIE, chiarendo nel contempo il nesso tra le norme relative ai fondi SIE per le PMI e le regole sugli aiuti di Stato;

22.  chiede alla Commissione di incoraggiare gli Stati membri a scambiarsi dati, conoscenze e migliori pratiche a tale riguardo, garantendo la presentazione di appropriate relazioni in proposito e motivandoli a sostenere progetti aventi un alto potenziale di creazione di posti di lavoro;

23.  invita la Commissione e gli Stati membri a trovare con urgenza una soluzione duratura per l'arretrato dei pagamenti relativi alla politica regionale e ad applicare adeguatamente la direttiva sui ritardi di pagamento (2011/7/UE), in modo da assicurare che le PMI, come partner dei progetti, non siano scoraggiate dal partecipare ai progetti e ai programmi di sostegno nel corso dell'attuale periodo di programmazione a causa dei ritardi di pagamento; ricorda inoltre che un più pieno rispetto di tale direttiva, che impone tra l'altro alle autorità pubbliche di effettuare entro 30 giorni i pagamenti per le merci e i servizi acquistati, contribuirebbe a creare le condizioni per la stabilizzazione e la crescita delle PMI;

24.  sottolinea che le strategie di specializzazione intelligente, sebbene non formalmente richieste come condizionalità ex ante nell'OT3, sono uno strumento fondamentale per garantire l'innovazione e l'adattabilità degli obiettivi tematici, e sottolinea al contempo che tali strategie dovrebbero essere mirate non solo all'innovazione guidata dalla scienza e dalla tecnologia ma anche a quella non basata sulla scienza; chiede alla Commissione di riferire al Parlamento in merito ai risultati delle strategie di specializzazione intelligente dedicate alle PMI a livello nazionale e/o regionale; mette in evidenza la coerenza delle strategie di specializzazione intelligente adottate da ogni singola regione con la relativa economia territoriale, nonché il problema dell'attuazione della specializzazione intelligente nelle aree non urbane che potrebbero essere prive di infrastrutture di supporto sufficienti; valuta positivamente la condizionalità ex ante relativa allo Small Business Act (SBA) nell'OT3, e invita gli Stati membri a intraprendere le azioni necessarie e ad accelerare la realizzazione degli obiettivi fissati nello SBA; sostiene il premio Regione imprenditoriale europea (EER, European Entrepreneurial Region), volto a individuare e premiare le regioni dell'UE che si sono distinte per strategie imprenditoriali lungimiranti che applicano i dieci principi dello SBA;

25.  chiede alle autorità di gestione di tener conto delle caratteristiche e delle competenze specifiche dei singoli territori, con particolare attenzione a quelli che soffrono di sottosviluppo, spopolamento e alti tassi di disoccupazione, in modo da promuovere sia i settori economici tradizionali che quelli innovativi; invita la Commissione a elaborare programmi specifici che includano tutti i pertinenti elementi di crescita sostenibile, intelligente e inclusiva per le PMI; ricorda l'esistenza del divario di genere, riconosciuto anche nello SBA, ed esprime preoccupazione per la persistente bassa partecipazione delle donne alla creazione e gestione di imprese; invita la Commissione e gli Stati membri a incoraggiare l'attuazione di strategie specifiche a sostegno dell'imprenditoria giovanile e femminile nel contesto della crescita verde, come mezzo per conciliare la crescita dell'economia e dell'occupazione, l'inclusione sociale e la professionalità con la sostenibilità ambientale;

26.  chiede alla Commissione di istituire, nel quadro dei bilanci esistenti, una piattaforma partecipativa per la diffusione dei risultati dei progetti PMI, comprendente anche esempi di buone prassi realizzate nel quadro del FESR durante i periodi di programmazione 2000-2006 e 2007-2013;

27.  rileva che la "guida intelligente all'innovazione dei servizi" elaborata dalla Commissione europea sottolinea l'importanza delle strategie di sostegno pubblico, sviluppate in consultazione con gli attori sociali ed economici a livello regionale, nell'offrire alle PMI un ambiente favorevole e nell'aiutarle a mantenere una posizione competitiva nelle catene di valore mondiali;

28.  sottolinea le sfide e le opportunità che attendono le PMI per adeguarsi e conformarsi alle recenti decisioni prese alla Conferenza COP 21;

29.  ritiene che sostegni e incentivi adeguati all'azione delle PMI possano offrire opportunità innovative per l'integrazione dei rifugiati e dei migranti;

30.  sottolinea che, essendo le PMI la principale fonte di occupazione nell'UE, la creazione di imprese dovrebbe essere agevolata mediante la promozione delle competenze imprenditoriali e l'introduzione dello spirito imprenditoriale nei programmi scolastici, come indicato nello SBA, e che, soprattutto nei progetti di microcredito, una formazione adeguata e il sostegno alle imprese risultano fondamentali mentre è necessaria una formazione specifica per preparare i giovani all'economia verde;

31.  invita la Commissione, in collaborazione con gli Stati Membri e le autorità di gestione, a stimolare la creazione di un ecosistema, composto di università, centri di ricerca, portatori d'interessi sociali ed economici e istituzioni pubbliche, che favorisca le competenze imprenditoriali, incoraggiando nel contempo le autorità di gestione a impegnare i fondi disponibili destinati all'assistenza tecnica, compresi gli usi innovativi delle TIC da parte delle PMI; osserva inoltre, a questo proposito, che l'assistenza tecnica prevista dall'obiettivo tematico 11 deve andare a beneficio di tutti i partner di cui all'articolo 5 del regolamento sulle disposizioni comuni, concernente il partenariato; chiede pertanto che sia garantito l'accesso delle organizzazioni territoriali delle PMI alle disposizioni dell'OT 11 e alle misure per lo sviluppo delle capacità;

32.  sottolinea che solo il 25% circa delle PMI con sede nell'UE svolge attività di esportazione nell'UE e che l'internazionalizzare delle PMI è un processo che richiede sostegno anche a livello locale; invita perciò la Commissione a fare maggior uso dei fondi SIE per aiutare le PMI a cogliere le opportunità offerte dal commercio internazionale e ad affrontare le sfide che esso pone, sostenendole nello sforzo necessario per far fronte ai costi di adeguamento e agli impatti negativi dell'aumentata concorrenza internazionale;

33.  invita la Commissione a prevedere, in sede di preparazione della politica di coesione per il periodo post-2020, maggiori finanziamenti per il rafforzamento della competitività delle PMI;

34.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) Testi approvati, P7_TA(2014)0364.
(2) GU C 24 del 22.1.2016, pag. 2.
(3) Testi approvati, P8_TA(2015)0198.
(4) GU C 21 E del 28.1.2010, pag. 1.
(5) GU C 188 E del 28.6.2012, pag. 7.
(6) GU C 68 E del 7.3.2014, pag. 40.
(7) Testi approvati, P7_TA(2014)0002.
(8) Testi approvati, P8_TA(2015)0308.
(9) GU L 124 del 20.5.2003, pag. 36.
(10) GU C 218 del 30.7.2013, pag. 12.
(11) GU C 415 del 20.11.2014, pag. 5.


Una strategia dell'UE per la regione alpina
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Risoluzione del Parlamento europeo del 13 settembre 2016 su una strategia dell'UE per la regione alpina (2015/2324(INI))
P8_TA(2016)0336A8-0226/2016

Il Parlamento europeo,

–  visti l'articolo 192, l'articolo 265, paragrafo 5, e l'articolo 174 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visti la comunicazione della Commissione del 28 luglio 2015 relativa alla strategia dell'Unione europea per la regione alpina (COM(2015)0366) nonché il piano d'azione e il documento analitico di supporto correlati (SWD(2015)0147),

–  visto il regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, e che abroga il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio(1) (di seguito "il regolamento recante disposizioni comuni" (RDC)),

–  visto il regolamento (UE) n. 1299/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni specifiche per il sostegno del Fondo europeo di sviluppo regionale all'obiettivo di cooperazione territoriale europea(2),

–  visto il regolamento (UE) n. 1302/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, che modifica il regolamento (CE) n. 1082/2006 relativo a un gruppo europeo di cooperazione territoriale (GECT) per quanto concerne il chiarimento, la semplificazione e il miglioramento delle norme in tema di costituzione e di funzionamento di tali gruppi(3),

–  viste le conclusioni del Consiglio del 19 e 20 dicembre 2013 sulla strategia dell'Unione europea per la regione alpina,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo, dell'8 ottobre 2015, in merito alla comunicazione della Commissione su una strategia dell'Unione europea per la regione alpina(4),

–  visto il parere del Comitato delle regioni, del 3 dicembre 2014, su una strategia macroregionale alpina per l'Unione europea(5) (CDR 2994/2014),

–  vista la sua risoluzione del 3 luglio 2012 sull'evoluzione delle strategie macroregionali dell'UE: pratiche attuali e prospettive future, in particolare nel Mediterraneo(6),

–  vista la sua risoluzione del 23 maggio 2013 su una strategia macroregionale per le Alpi(7),

–  vista la relazione del 20 maggio 2014 della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sulla governance delle strategie macroregionali (COM(2014)0284),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 26 gennaio 2011, dal titolo "Il contributo della politica regionale alla crescita sostenibile nel contesto della strategia Europa 2020" (COM(2011)0017),

–  vista la direttiva 2014/52/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, che modifica la direttiva 2011/92/UE concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati,

–  vista la direttiva 2001/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 giugno 2001, concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull'ambiente,

–  vista la decisione n. 2005/370/CE del Consiglio, del 17 febbraio 2005, relativa alla conclusione, a nome della Comunità europea, della convenzione sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale (convenzione di Aarhus),

–  vista la conferenza sul lancio della strategia dell'Unione europea per la regione alpina, tenutasi a Brdo (Slovenia) il 25 e 26 gennaio 2016,

–  vista la conferenza delle parti interessate sulla strategia dell'Unione europea per la regione alpina, tenutasi a Innsbruck il 17 settembre 2014,

–  vista la conferenza delle parti interessate sulla strategia dell'Unione europea per la regione alpina, tenutasi a Milano il 1° e 2 dicembre 2014,

–  vista la decisione del Consiglio 96/191/CE del 26 febbraio 1996 sulla conclusione della convenzione per la protezione delle Alpi (Convenzione sulle Alpi),

–  vista la relazione di sintesi della Commissione sulla consultazione pubblica relativa alla strategia dell'Unione europea per la regione alpina,

–  vista l'espressione dei pareri delle parti interessate contenuta nella "risoluzione politica verso una strategia europea per la regione alpina" approvata a Grenoble il 18 ottobre 2013,

–  visto lo studio dal titolo "Un nuovo ruolo delle macroregioni nella cooperazione territoriale europea", pubblicato nel gennaio 2015 dalla Direzione generale delle politiche interne del Parlamento europeo (Dipartimento B: Politiche strutturali e di coesione),

–  visto il libro bianco della Commissione del 1° aprile 2009 dal titolo "L'adattamento ai cambiamenti climatici: verso un quadro d'azione europeo" (COM(2009)0147),

–  visto il quadro di valutazione dell'Unione per l'innovazione 2015, elaborato dalla Commissione,

–  vista la Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni dal titolo "Infrastrutture verdi — Rafforzare il capitale naturale in Europa" (COM(2013)0249),

–  vista la guida del 2014 della Commissione, dal titolo "Favorire le sinergie tra i fondi strutturali e di investimento europei, Orizzonte 2020 e altri programmi dell'Unione in materia di ricerca, innovazione e competitività",

–  vista la comunicazione della Commissione, del 26 novembre 2014, al Parlamento europeo, al Consiglio, alla Banca centrale europea, al Comitato economico e sociale europeo, al Comitato delle regioni e alla Banca europea per gli investimenti dal titolo "Un piano di investimenti per l'Europa" (COM(2014)0903),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per lo sviluppo regionale e i pareri della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, della commissione per i trasporti e il turismo e della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale (A8-0226/2016),

A.  considerando che, al fine di promuovere uno sviluppo d'insieme armonioso, la coesione economica, sociale e territoriale dell'Unione europea deve essere rafforzata;

B.  considerando che le strategie macroregionali costituiscono attualmente strumenti fondamentali per contribuire a realizzare il principio della coesione economica, sociale e territoriale; che tali strategie sono basate sul principio dei tre no: no a nuova legislazione, no a nuovi finanziamenti e no a nuove istituzioni;

C.  considerando che la strategia macroregionale alpina potrebbe contribuire a invertire la tendenza al declino economico attraverso investimenti nella ricerca e l'innovazione e il sostegno alle imprese, tenendo conto delle specificità e ricchezze uniche che caratterizzano tale regione;

D.  considerando che l'obiettivo delle strategie macroregionali dovrebbe essere quello di conseguire meglio gli obiettivi comuni di diverse regioni attraverso un approccio coordinato e volontario che non comporti la creazione di normative supplementari;

E.  considerando che il cambiamento climatico si verifica, nella regione alpina, a un ritmo più rapido rispetto alla media mondiale, portando a sempre più frequenti calamità naturali quali slavine e inondazioni;

F.  considerando che la strategia macroregionale mira a identificare risorse e a sfruttare il potenziale di sviluppo comune delle regioni;

G.  considerando che le strategie macroregionali rappresentano un modello di governance multilivello nel quale la partecipazione delle parti interessate che rappresentano il livello locale, regionale e nazionale, è essenziale per la riuscita delle strategie stesse; che occorre promuovere la cooperazione reciproca tra le varie macroregioni per migliorarne la coerenza politica in linea con gli obiettivi europei;

H.  considerando che le strategie macroregionali possono contribuire a sviluppare approcci strategici transfrontalieri e progetti internazionali per la creazione di reti di cooperazione a beneficio dell'intera regione;

I.  considerando che le identità regionali e il patrimonio culturale della regione alpina, in particolare le culture e usanze popolari, meritano una particolare protezione;

J.  considerando che il forte approccio dal basso verso l'alto adottato dalle regioni dell'area alpina ha portato allo sviluppo della strategia dell'Unione europea per la regione alpina (EUSALP), volta ad affrontare in modo efficace le sfide comuni all'intera regione alpina;

K.  considerando che la regione alpina svolge un ruolo importante per lo sviluppo economico degli Stati membri e fornisce numerosi servizi di ecosistema alle aree urbane e periurbane vicinanti;

L.  considerando che la macrostrategia per la regione alpina riguarderà circa 80 milioni di persone che risiedono in 48 regioni di sette Stati, cinque dei quali sono Stati membri dell'UE (Austria, Francia, Germania, Italia e Slovenia) e due sono paesi terzi (Liechtenstein e Svizzera);

M.  considerando che la strategia UE per la regione alpina deve riconciliare la sostenibilità ambientale e lo sviluppo economico in un'area di ambiente naturale che costituisce anche un'importante destinazione turistica;

N.  considerando che lo spopolamento costituisce il principale problema di alcune aree alpine e che la maggior parte degli abitanti della regione alpina non può sopravvivere solo grazie al turismo alpino e deve pertanto sviluppare ulteriormente l'agricoltura, la silvicoltura e altre industrie e servizi ecologici;

O.  considerando che vi sono considerevoli differenze tra le regioni implicate nella strategia e che quindi occorre coordinare le politiche e i settori sia tra le diverse regioni (orizzontalmente) che all'interno delle singole regioni (verticalmente);

P.  considerando che la regione Alpina è dotata di caratteristiche geografiche e naturali uniche e costituisce una macroregione interconnessa e di transito con un grande potenziale di sviluppo; che, tuttavia, occorrono risposte specifiche alle sfide derivanti dalle problematiche ambientali, demografiche, dei trasporti, del turismo e connesse all'energia, della stagionalità e della multiattività, e che una pianificazione territoriale coordinata potrebbe portare a migliori risultati e a un valore aggiunto per la coesione territoriale delle aree alpine e perialpine;

Q.  considerando che la regione alpina costituisce il serbatoio idrico d'Europa e che le Alpi forniscono acqua sufficiente a coprire il 90 % del fabbisogno delle aree pedemontane in estate; che l'acqua è importante per la produzione idroelettrica, l'irrigazione dei terreni agricoli, la gestione sostenibile delle foreste, la conservazione della biodiversità e del paesaggio e l'approvvigionamento di acqua potabile; che è essenziale preservare la qualità delle acque e i bassi livelli idrici dei fiumi alpini e trovare un equilibrio equo tra gli interessi delle popolazioni locali e le necessità ambientali;

R.  considerando che la regione alpina è attraversata da numerose frontiere; che il superamento di tali barriere è un presupposto per la cooperazione in questo settore, così come per la libera circolazione di persone, servizi, beni e capitali e quindi per l'interazione economica, sociale e ambientale; che la strategia alpina fornisce altresì un'opportunità di rafforzare la cooperazione transfrontaliera, creare collegamenti e reti tra le persone e le attività economiche e smantellare in tal modo le frontiere e le barriere che esse creano;

S.  considerando che la Commissione, nella sua comunicazione sulla strategia dell'Unione Europea per la regione alpina, sottolinea sia la necessità di ridurre l'impatto dei trasporti transalpini al fine di preservare il patrimonio ambientale delle Alpi sia l'importanza di attuare una strategia volta ad assicurare un contesto ambientale più sano e meglio preservato per la popolazione locale;

T.  considerando che la libera circolazione delle persone – soprattutto nelle zone di frontiera – è un diritto fondamentale e una condizione sine qua non per il conseguimento degli obiettivi di coesione economica, sociale, territoriale e ambientale, di conseguire una competitività sostenibile e di un accesso equo all'occupazione;

U.  considerando che il territorio interessato dalla EUSALP comprende aree montuose al centro ed aree perialpine, comprese aree metropolitane, collegate da strette interazioni e relazioni funzionali, tutti elementi che influenzano lo sviluppo economico, sociale e ambientale;

V.  considerando che questa regione, con i suoi ecosistemi preservati e i suoi servizi, può fornire una base per molte attività economiche, con un accento sull'agricoltura, la silvicoltura, il turismo e l'energia, tenendo conto del patrimonio culturale e naturale della regione;

W.  considerando che la strategia dell'Unione europea per la regione alpina, in quanto prima strategia macroregionale riguardante un'area montuosa, può costituire un modello e un'ispirazione per altre aree montane nell'UE;

X.  considerando che precedenti strategie macroregionali dell'UE hanno dimostrato il successo di dispositivi di cooperazione di questo tipo e fornito esperienze utili per la definizione di nuove strategie macroregionali;

Considerazioni generali e governance

1.  accoglie con favore la comunicazione della Commissione sulla strategia dell'Unione europea per la regione alpina e il piano d'azione ad essa allegato; ritiene che questa rappresenti un passo in avanti per lo sviluppo della regione, in linea con l'obiettivo della strategia Europa 2020 di una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva; osserva che la strategia e il piano d'azione possono svolgere un ruolo significativo negli sforzi volti a contrastare lo spopolamento della regione, in particolare l'esodo dei giovani;

2.  richiama l'attenzione sulla preziosa esperienza maturata mediante l'attuazione della Convenzione alpina, che riesce a coniugare gli interessi economici, sociali e ambientali; invita i paesi partecipanti a rispettare gli accordi raggiunti e a mantenere un alto livello di impegno per lo sviluppo sostenibile e la protezione delle Alpi;

3.  accoglie con favore il fatto che i Fondi strutturali di investimento europei offrono risorse potenzialmente significative e una vasta gamma di strumenti e opzioni per la strategia; chiede maggiori sinergie e la promozione del coordinamento e delle complementarità con il Fondo strutturale e d'investimento europeo (ESIF) e altri fondi e strumenti pertinenti ai pilastri della strategia, in particolare Orizzonte 2020, lo strumento per collegare l'Europa, il programma LIFE, il programma COSME per le PMI, il programma "Spazio Alpino" di Interreg e il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), per i quali la Commissione dovrebbe esaminare l'eventuale valore aggiunto di inviti specifici incentrati sulle sfide che interessano particolarmente la regione alpina;

4.  invita la Commissione e gli enti nazionali, regionali e locali responsabili della preparazione, della gestione e dell'attuazione dei programmi strutturali e d'investimento europei a sottolineare l'importanza dei progetti e delle azioni macroregionali; chiede di rafforzare l'attività in comune attraverso un coordinamento delle politiche, dei programmi e delle strategie unionali che svolgono un ruolo nelle Alpi e invita la Commissione a esaminare attentamente le applicazioni pratiche dei programmi in questione al fine di evitare sovrapposizioni e di massimizzare la complementarità e il valore aggiunto; invita inoltre la Commissione a garantire un facile e agevole accesso ai documenti pertinenti, sia per i cittadini europei sia per le istituzioni degli Stati membri, al fine di garantire la piena trasparenza per quanto riguarda la procedura da seguire;

5.  ribadisce l'importanza del principio dei tre no, giacché le macroregioni sono strutture costruite sul valore aggiunto delle iniziative di cooperazione e delle sinergie tra diversi strumenti di finanziamento unionali;

6.  invita le autorità competenti degli Stati membri e le regioni partecipanti ad allineare le politiche e i relativi fondi, a livello sia nazionale che regionale, includendo ove possibile le azioni e gli obiettivi della strategia EUSALP; invita, inoltre, ad adeguare i programmi operativi che hanno adottato, al fine di garantire che i futuri progetti nell'ambito della strategia EUSALP siano attuati prontamente e che le autorità di gestione tengano debitamente conto delle priorità EUSALP in sede di attuazione dei programmi operativi (ad esempio per mezzo di inviti mirati, punti bonus o assegnazione di stanziamenti di bilancio a destinazione specifica); chiede un ulteriore sviluppo dell'approccio macroregionale in vista di una possibile riforma della politica di coesione post-2020 e sottolinea l'importanza di progetti e misure macroregionali integrati;

7.  invita la BEI, in cooperazione con la Commissione, a valutare la possibilità di creare una piattaforma di investimento ad hoc per la regione alpina che consenta la mobilitazione di finanziamenti pubblici e privati; chiede la creazione di un progetto di pipeline per la regione volto ad attrarre gli investitori; in tale contesto esorta la Commissione, la Banca europea per gli investimenti (BEI) e i paesi partecipanti a sfruttare appieno le opportunità offerte dal Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) per finanziare progetti nella regione volti a conseguire uno sviluppo sostenibile e la crescita economica e a stimolare l'occupazione a livello macroregionale;

8.  sottolinea la necessità di campagne informative adeguate sulla strategia europea per la regione alpina e incoraggia gli Stati membri ad assicurare che tale strategia abbia un profilo sufficientemente alto e che i suoi obiettivi e risultati siano comunicati adeguatamente a tutti i livelli, anche sul piano transfrontaliero e internazionale; chiede che siano promossi il coordinamento e lo scambio di migliori pratiche per quanto riguarda l'attuazione delle strategie macroregionali dell'UE, soprattutto per quanto riguarda la gestione del patrimonio naturale e culturale, nell'ottica di creare opportunità turistiche sostenibili;

9.  chiede di creare a livello macroregionale una struttura di sostegno per gli organi di governo di EUSALP, in cooperazione e d'accordo con la Commissione, gli Stati membri e le regioni; accoglie inoltre positivamente la rappresentazione del Parlamento europeo negli organi di governo della strategia e ritiene che il Parlamento debba essere associato nel monitoraggio della sua attuazione;

10.  chiede un ruolo attivo per la Commissione nella fase di attuazione dell'EUSALP; ritiene che essa, nel rispetto del principio di sussidiarietà e proporzionalità, debba partecipare in gestione condivisa con gli Stati membri e le regioni a tutte le fasi della progettazione e della realizzazione dei progetti della strategia, non da ultimo per garantire la partecipazione effettiva dei soggetti interessati locali e regionali tra cui le autorità pubbliche, le parti economiche e sociali e le organizzazioni che rappresentano la società civile nonché il necessario coordinamento con altre strategie e forme di finanziamento sostenute dall'UE;

11.  chiede che l'attuazione dell'EUSALP sia valutata dalla Commissione con criteri obiettivi e indicatori misurabili;

12.  sostiene una pianificazione strategica tra le aree sia urbane che alpine, al fine di promuovere la creazione di reti e obiettivi comuni in un quadro politico coerente, coordinato e integrato (ad esempio riguardo alle energie rinnovabili, la previdenza sociale, la logistica, le imprese e l'innovazione sociale); incoraggia lo scambio di buone prassi tra le regioni, ad esempio in materia di turismo sostenibile, nonché tra altre strategie macroregionali esistenti;

13.  insiste sul fatto che, nel contesto delle procedure decisionali, le autorità locali e regionali, in partenariato con la società civile locale e regionale, dovrebbero avere un ruolo di primo piano negli organi di gestione e negli organi operativi, tecnici e di attuazione della strategia, nel pieno rispetto dei principi di sussidiarietà e di governance multilivello;

14.  ritiene che occorra dirigere gli investimenti verso un accesso paritario ed efficace alla sanità e a unità di primo soccorso e di assistenza d'emergenza per l'intera popolazione della regione, soprattutto nelle aree rurali, al fine di prevenire lo spopolamento;

15.  invita la Commissione a presentare al Parlamento e al Consiglio, ogni due anni, una relazione sull'attuazione di EUSALP, basata su criteri oggettivi e indicatori misurabili e intesa a valutarne il funzionamento e il valore aggiunto a livello di crescita , di occupazione, di riduzione delle disparità e di sviluppo sostenibile;

16.  invita i paesi partecipanti a proseguire gli sforzi volti a diversificare le fonti di approvvigionamento energetico, tenendo conto dell'aspetto ambientale; sottolinea la necessità di modernizzare le infrastrutture di energia idroelettrica esistenti, sviluppate in una fase molto precoce, rendendole sostenibili e competitive alla luce dell'impatto che possono avere sull'ambiente e sulla geologia e di promuovere infrastrutture idroelettriche di piccole dimensioni (mini, micro e pico); sottolinea che la gestione integrata e la protezione delle risorse idriche è una delle chiavi per lo sviluppo sostenibile delle Alpi e che, di conseguenza, la popolazione locale dovrebbe potersi impegnare nell'energia idroelettrica e utilizzare il valore aggiunto che essa genera; invita i paesi partecipanti a contribuire alle reti ben funzionanti nella macroregione, al fine di garantire la sicurezza dell'approvvigionamento e di creare strutture per lo scambio delle migliori pratiche in materia di cooperazione transfrontaliera;

17.  sottolinea la necessità di rafforzare ulteriormente la dimensione sociale per garantire il perseguimento di un modello di crescita che possa assicurare una crescita sostenibile, l'inclusione sociale e la protezione sociale per tutti, in particolare nelle zone frontaliere; in tale contesto, sottolinea l'importanza di determinare priorità e prendere misure atte a contrastare ogni forma di discriminazione;

18.  ricorda che il principio dell'accesso universale ai servizi pubblici deve essere garantito in tutti i territori dell'UE, in particolare nei settori dell'istruzione, della sanità, dei servizi sociali e della mobilità e rivolgendo particolare attenzione alle esigenze delle persone con disabilità; ricorda la necessità che i paesi partecipanti incoraggino la formulazione di soluzioni alternative e innovative per la regione alpina nel campo della fornitura di servizi pubblici comprese, se del caso, soluzioni personalizzate adattate alle esigenze locali e regionali; in questo contesto, invita i paesi partecipanti a elaborare incentivi allo sviluppo di partenariati pubblico-privati; ricorda, tuttavia, il principio che i servizi pubblici di qualità devono essere accessibili e alla portata di tutti;

19.  esprime preoccupazione riguardo al degrado degli ecosistemi e al rischio di catastrofi naturali in determinate aree alpine; sottolinea la necessità di attuare una gestione integrale del rischio di catastrofi naturali e strategie di adeguamento ai cambiamenti climatici; sottolinea la necessità di sviluppare e mettere in atto piani d'intervento comuni in risposta all'inquinamento transfrontaliero; chiede che siano creati gruppi comuni di risposta rapida per le aree turistiche colpite da catastrofi naturali quali frane, smottamenti e inondazioni; in questo contesto, pone l'accento sulla necessità di promuovere maggiormente il meccanismo di protezione civile dell'UE;

Occupazione, crescita economica e innovazione

20.  riconosce che occorre preservare il patrimonio ambientale delle regioni alpine, con la sua vasta riserva di paesaggi naturali e la straordinaria varietà di ecosistemi, che vanno dalle zone montuose alla pianura e si spingono sino alle coste del Mediterraneo, consentendo in tal modo una zona economica e una biosfera basate sulla coesistenza tra la natura e gli esseri umani; sottolinea pertanto la necessità di una cooperazione sinergica attiva tra agricoltura e altre attività economiche nelle aree protette (siti Natura 2000, parchi nazionali, ecc.), al fine di sviluppare prodotti turistici integrati, così come l'importanza di preservare e proteggere gli habitat unici delle regioni montuose;

21.  rileva le opportunità offerte dalla strategia per lo sviluppo del suo mercato del lavoro, che ha e vede diversi livelli importanti di pendolarismo transfrontaliero; ritiene che l'aumento delle qualifiche della forza lavoro e la creazione di nuovi posti di lavoro nell'ambito dell'economia verde dovrebbero fare parte delle priorità d'investimento della strategia alpina; sottolinea tuttavia che le PMI – molto spesso attività a conduzione familiare quali piccole aziende agricole o piccole imprese di trasformazione – nel campo dell'agricoltura, del turismo, del commercio, dell'artigianato e della produzione costituiscono il nucleo dell'attività economica, in modo integrato e sostenibile, nella regione alpina, e costituiscono quindi la spina dorsale del contesto vitale, culturale e ambientale delle Alpi e un'importante fonte di occupazione; sottolinea la necessità di diversificare ulteriormente le attività economiche e le opportunità di lavoro nella regione alpina;

22.  rileva la necessità di dare priorità agli investimenti nelle infrastrutture digitali e l'importanza di garantire un accesso rapido ed efficiente a internet ad alta velocità e, pertanto, a servizi digitali e online quali il commercio elettronico, l'utilizzo di canali di mercato digitali e il telelavoro, nonché altre opportunità per quanti vivono in zone lontane dai grandi centri urbani, favorendo ove possibile le alternative al viaggio fisico;

23.  ritiene che l'innovazione e il ricorso a nuove tecnologie in settori economici chiave, guidati da strategie di specializzazione intelligente e finanziati da fonti di finanziamento unionali esistenti (ad esempio il FESR, il FSE, COSME, Orizzonte 2020 o Erasmus +), potrebbero contribuire a creare posti di lavoro di qualità in settori strategici quali le scienze della vita, la bioeconomia, l'energia, i prodotti organici, i nuovi materiali o i servizi elettronici; ricorda l'importanza di assicurare un forte sostegno per le piccole e medie imprese, che potrebbero contribuire a invertire la tendenza allo spopolamento registrata in alcune zone e territori della regione alpina;

24.  invita le autorità competenti degli Stati membri e delle regioni alpini ad associarsi alla Commissione per esaminare la possibilità di realizzare, nel corso del prossimo periodo di programmazione, un programma comune (in base all'articolo 185 del TFUE) volto a favorire l'integrazione delle attività di ricerca e innovazione nella zona alpina, nel contesto delle catene di valore europee incorporate in strategie di specializzazione intelligente;

25.  incoraggia il raggruppamento di imprese pubbliche e private, università, istituti di ricerca e altri soggetti interessati pertinenti e la loro cooperazione, al fine di promuovere l'innovazione e permettere di beneficiare di sinergie tra le aree alpine e quelle perialpine; ritiene che le azioni previste dovrebbero basarsi sulle strategie nazionali e regionali di ricerca e di innovazione per la specializzazione intelligente, al fine di garantire investimenti più efficienti ed efficaci;

26.  riconosce l'importanza per la riuscita della strategia EUSALP dello sviluppo di progetti destinati ad associazioni, istituzioni, microimprese e PMI dei settori culturali e creativi, sia per l'influenza che esse hanno sugli investimenti, la crescita, l'innovazione e l'occupazione, ma anche per il ruolo fondamentale che svolgono nel preservare e promuovere la diversità culturale e linguistica;

27.  osserva che una strategia macroregionale per le Alpi dovrebbe non solo fornire opportunità di preservare, sostenere e ove necessario adattare forme di attività economica tradizionali quali l'agricoltura, la silvicoltura e le attività economiche basate sull'artigianato, ma anche promuovere l'innovazione e lo sviluppo di nuove iniziative in questo campo, ad esempio attraverso lo strumento InnovFin; sottolinea la necessità di semplificare l'accesso ai finanziamenti e al sostegno per le piccole e medie imprese, tenendo conto del ruolo che esse svolgono nella creazione di posti di lavoro;

28.  sottolinea che per un ulteriore sviluppo del turismo nella grande regione è essenziale una cooperazione fra le regioni, innanzi tutto a livello transfrontaliero; incoraggia la formulazione di strategie turistiche basate sul patrimonio culturale e naturale esistente, sulla sostenibilità e l'innovazione; sottolinea la dimensione sociale, culturale ed economica delle varie usanze e tradizioni alpine, che è opportuno incoraggiare e sostenere nella loro diversità;

29.  osserva che la gestione e la reintroduzione di rapaci e carnivori nella regione alpina avvengono a livello nazionale e locale, anche se tali specie non conoscono confini amministrativi, e che le migrazioni sono un fenomeno transfrontaliero per natura; tuttavia, al fine di evitare contrasti connessi a tale reintroduzione, invita gli Stati membri a migliorare il coordinamento tra le diverse autorità e a rafforzare lo scambio di informazioni e di buone pratiche al fine di migliorare la protezione e la gestione degli animali da fattoria e da pascolo nel quadro della strategia alpina e con riferimento alla piattaforma "Grandi predatori e ungulati selvatici" della convenzione alpina;

30.  sostiene la diversificazione dell'offerta turistica attraverso lo sviluppo di nuove opportunità di turismo adeguate alle esigenze regionali e che sfruttano le risorse regionali, ad esempio parchi turistici e percorsi tematici, turismo enogastronomico, culturale, sanitario, turismo educativo e turismo sportivo, al fine di prolungare la stagione turistica, alleviando nel contempo la pressione sulle infrastrutture e raggiungendo occupazione per tutto l'anno nel ciclo turistico, nonché un agriturismo volto ad attirare i visitatori interessati ad attività rurali all'aria aperta verso alberghi al di fuori dai principali flussi turistici, migliorando la competitività e la sostenibilità delle destinazioni turistiche; sostiene la promozione di nuove attività turistiche meglio adattate ai cambiamenti climatici e alla tutela dell'ambiente; sottolinea inoltre la necessità di sostenere e migliorare la coordinazione dei servizi di soccorso alpino;

31.  appoggia misure volte ad alleviare la pressione sulle infrastrutture di trasporto attraverso uno scaglionamento delle vacanze scolastiche e dei relativi periodi di vacanza, una progettazione intelligente del pedaggio stradale e l'erogazione di incentivi da parte dei fornitori turistici durante i periodi di picco di viaggio e le ore di punta;

32.  ricorda l'importanza economica di promuovere lo sviluppo di attività sostenibili di turismo dolce per l'intera regione alpina, anche nelle cittadine lacustri e termali; incoraggia inoltre gli Stati membri a promuovere l'uso della bicicletta in combinazione con i viaggi in treno o servizi di trasporto intermodale; pone l'accento sui risultati conseguiti finora sulla base delle buone pratiche dalle piattaforme per il turismo create nell'ambito di progetti finanziati dall'UE;

33.  constata che spesso uno stesso individuo è portato a svolgere attività diverse nel corso dell'anno, talvolta a livello transfrontaliero; invita la Commissione, gli Stati membri e le autorità regionali e locali a stimolare la cooperazione tra gli organismi che forniscono formazione professionale, sia iniziale che continua; sottolinea i benefici che potrebbe apportare un programma "Erasmus +" dedicato agli apprendistati transfrontalieri;

Mobilità e connettività

34.  sottolinea l'importanza di migliorare i trasporti e la connettività energetica tra i paesi partecipanti, compresi i collegamenti di trasporto e intermodali locali, regionali e transfrontalieri con l'entroterra (compresi i grandi agglomerati urbani), anche al fine di dare un impulso allo sviluppo della regione, migliorare la qualità della vita per i suoi abitanti e attrarre nuovi residenti, valutando nel contempo la possibilità di rinnovare e/o potenziare le reti già esistenti con il fine ultimo di migliorare l'attuazione delle reti TEN-T; sottolinea l'importanza di costruire un'infrastruttura "intelligente"; ritiene che le infrastrutture di nuova costruzione debbano diventare dei veri e propri "corridoi tecnologici" all'interno dei quali realizzare tutte le distinte infrastrutture ovvero le linee elettriche, della telefonia, della banda larga e della banda ultra-larga, le condutture del gas, le reti in fibra ottica, i tubi degli acquedotti, etc;

35.  chiede che si segua un approccio d'insieme nell'elaborazione e attuazione future della politica ambientale e dei trasporti nella regione alpina; in questo contesto, sottolinea la necessità di dare priorità ai trasferimenti modali, al fine di realizzare una transizione dal trasporto stradale a quello ferroviario, in particolare per le merci, e invita la Commissione a sostenere questa transizione; in questo contesto, inoltre, chiede che i ricavi generati dal trasporto su strada siano impiegati per promuovere la realizzazione e lo sviluppo di sistemi di trasporti di passeggeri e merci su rotaia che siano efficienti ed ecologici e per ridurre l'inquinamento acustico e ambientale; prende atto dei potenziali progetti in settori quali la gestione del traffico, l'innovazione tecnologica, l'interoperabilità, ecc; chiede inoltre di espandere l'infrastruttura esistente, compresi sistemi intermodali e interoperabili di qualità, nella regione alpina; sottolinea l'importanza di assicurare la connettività e l'accessibilità per tutti gli abitanti della regione;

36.  pone l'accento sull'importanza di collegare gli itinerari di trasporto con altre parti d'Europa, nonché sulla rilevanza delle interconnessioni con i corridoi TEN-T, utilizzando in modo ottimale le infrastrutture esistenti; ricorda che le zone montuose continuano a rappresentare un ostacolo al ravvicinamento tra i cittadini europei e che l'Unione si è impegnata a rafforzare i finanziamenti per le infrastrutture di trasporto transfrontaliere; invita pertanto i paesi partecipanti a concentrare i loro sforzi sulla realizzazione e la pianificazione di progetti complementari sostenibili e inclusivi, collegando e sviluppando nel contempo l'attuale rete TEN-T;

37.  richiama l'attenzione sulla mancanza di collegamenti efficaci e non inquinanti nelle aree montane e tra le aree montane e perimontane; sollecita la Commissione e gli Stati membri a facilitare collegamenti migliori, puliti e a basso tenore di carbonio a livello regionale e locale, soprattutto per quanto riguarda le reti ferroviarie, al fine di rafforzare la coesione e la qualità della vita in tali aree; incoraggia e promuove l'insediamento nelle regioni alpine;

38.  invita i paesi partecipanti alla strategia macroregionale a tenere conto delle condizioni specifiche dei lavoratori transfrontalieri e a sviluppare accordi transfrontalieri per i lavoratori della macroregione alpina;

39.  sostiene lo sviluppo di forme innovative di trasporto locale su richiesta, comprese informazioni sui trasporti intelligenti, la gestione del traffico e la telematica e la multimodalità, anche alla luce del potenziale delle attività di condivisione interregionali in questo settore;

40.  richiama l'attenzione sulla mancanza di collegamenti digitali efficaci nelle aree montane; sollecita la Commissione e gli Stati membri a facilitare migliori collegamenti a livello regionale e locale, al fine di migliorare la qualità della vita in tali aree e favorire lo sviluppo di nuove attività e la creazione di opportunità lavorative in tali aree, incoraggiandone la ripopolazione;

41.  sottolinea l'importanza degli investimenti pubblici nelle aree montane al fine di fare fronte all'incapacità del mercato di fornire connettività digitale in tali aree; sottolinea l'importanza di una copertura completa e universale di internet a banda larga, anche nelle regioni montane, al fine di assicurare la vivibilità a lungo termine degli insediamenti e delle aree economiche remoti; invita la Commissione a proporre soluzioni concrete per questo problema;

Ambiente, biodiversità, cambiamenti climatici ed energia

42.  sottolinea l'importanza di tutelare e rafforzare la biodiversità nella regione alpina; chiede sforzi congiunti per introdurre misure innovative per la conservazione e il mantenimento di tale biodiversità, nonché un esame approfondito del ruolo dei grandi predatori e la possibile introduzione di misure di adeguamento, nel pieno rispetto dell'acquis dell'Unione in materia di protezione dell'ambiente, della biodiversità, del suolo e delle risorse idriche; sottolinea l'importanza di garantire che siano adottate tutte le misure possibili per evitare la duplicazione di iniziative legislative già esistenti;

43.  sottolinea che la macroregione alpina offre grandi opportunità in termini di soluzioni innovative che potrebbero renderla un laboratorio di prova unico per l'economia circolare; intende presentare, nella procedura di bilancio 2017, un progetto pilota volto a esplorare il potenziale di questo settore per lo sviluppo di strategie specifiche connesse all'economia circolare, ad esempio nei settori della produzione, del consumo e della gestione dei rifiuti;

44.  sottolinea l'importanza di promuovere la generazione autonoma di energia, migliorando l'efficienza energetica e sostenendo lo sviluppo delle fonti di energia rinnovabili più efficienti nella regione, dall'energia idroelettrica a quella solare, eolica e geotermica, e di promuovere lo sviluppo di tipologie di energie rinnovabili specificamente alpini; prende atto dell'impatto sulla qualità atmosferica dell'uso di diversi tipi di combustibile nel settore del riscaldamento; appoggia l'uso sostenibile del legname forestale senza ridurre la superficie forestale esistente, il che è importante per mantenere l'equilibrio dell'ecosistema montano e proteggere da slavine, frane e inondazioni;

45.  sottolinea l'urgente necessità di sviluppare nuove strategie di lotta contro l'inquinamento atmosferico, che solleva preoccupazioni in termini di salute pubblica, e contro i cambiamenti climatici, in particolare nelle zone maggiormente industrializzate e popolate della macroregione, identificando nel contempo le fonti di inquinamento esistenti e sorvegliando da presso le emissioni inquinanti; chiede pertanto agli Stati Membri di definire politiche dei trasporti sostenibili in linea con gli obiettivi della COP21 di Parigi e di favorire la preservazione e la manutenzione dei servizi di ecosistema nell'intera macroregione alpina;

46.  sottolinea l'importanza delle infrastrutture di trasporto energetico e sostiene sistemi di distribuzione, stoccaggio e trasmissione intelligenti nonché investimenti nell'infrastruttura energetica sia per la produzione che per il trasporto di elettricità e gas, in linea con la rete TEN-E e attraverso l'attuazione dei progetti concreti figuranti nell'elenco di progetti di interesse europeo nel campo dell'energia; sottolinea l'importanza di sfruttare fonti di energia locali, in particolare di energia rinnovabile, al fine di ridurre la dipendenza dalle importazioni; chiede di promuovere la produzione di energia decentrata e l'autoproduzione energetica e di migliorare l'efficienza energetica di tutti i settori;

47.  invita i paesi partecipanti a unire le forze per attuare una pianificazione spaziale e una gestione territoriale integrate, coinvolgendo le varie parti interessate (autorità nazionali, regionali e locali, comunità di ricerca, ONG, ecc.) dalle regioni;

48.  chiede un ulteriore rafforzamento della collaborazione e del lavoro svolto nel quadro del World Glacier Monitoring Service, alla luce delle recenti decisioni della conferenza COP21 di Parigi e della strategia da seguire in seguito;

49.  teme che i cambiamenti climatici e l'innalzamento delle temperature minaccino seriamente la sopravvivenza di specie che vivono ad alta quota, e che lo scioglimento dei ghiacciai rappresenti un ulteriore motivo di preoccupazione, visto il notevole impatto sulle riserve idriche sotterranee; chiede che si elabori un piano transnazionale di ampia portata volto a combattere lo scioglimento dei ghiacciai e a rispondere ai cambiamenti climatici ovunque nelle Alpi;

50.  invita i paesi partecipanti a proseguire gli sforzi per diversificare le fonti di approvvigionamento energetico e a sviluppare le fonti rinnovabili disponibili, ad esempio l'energia solare ed eolica, all'interno del mix di produzione energetica; pone l'accento sulla sostenibilità e la competitività degli impianti idroelettrici; invita i paesi partecipanti a contribuire alla creazione di reti infrastrutturali ben funzionanti di energia elettrica nella macroregione;

51.  sottolinea che la diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico non solo migliorerà la sicurezza energetica della macroregione, ma porterà anche a una maggiore concorrenza, con importanti benefici per lo sviluppo economico della regione;

o
o   o

52.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti nazionali e regionali dei paesi aderenti all'EUSALP (Francia, Italia, Svizzera, Liechtenstein, Austria, Germania e Slovenia).

(1) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 320.
(2) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 259.
(3) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 303.
(4) GU C 32 del 28.1.2016, pag. 12.
(5) GU C 19 del 21.1.2015, pag. 32.
(6) GU C 349 E del 29.11.2013, pag. 1.
(7) GU C 55 del 12.2.2016, pag. 117.


Fondo fiduciario dell'UE per l'Africa: implicazioni per lo sviluppo e l'aiuto umanitario
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Risoluzione del Parlamento europeo del 13 settembre 2016 sul Fondo fiduciario dell'UE per l'Africa: le implicazioni per lo sviluppo e gli aiuti umanitari (2015/2341(INI))
P8_TA(2016)0337A8-0221/2016

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 41, paragrafo 2, del trattato sull'Unione europea (TUE),

–  visto l'articolo 208 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visto il Fondo fiduciario di emergenza dell'UE per la stabilità e la lotta contro le cause profonde della migrazione irregolare e del fenomeno degli sfollati in Africa (Fondo fiduciario dell'UE per l'Africa), istituito in occasione del vertice sulla migrazione tenutosi a La Valletta l'11 e il 12 novembre 2015,

–  visto il piano d'azione congiunto approvato al vertice di La Valletta,

–  visti l'accordo di partenariato tra i membri del gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico, da un lato, e la Comunità europea e i suoi Stati membri dall'altro, firmato a Cotonou il 23 giugno 2000(1), le sue successive revisioni e l'allegato I C (Quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020), corrispondente all'11° Fondo europeo di sviluppo (FES),

–  visto il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020, che costituisce il bilancio dell'UE, e la rubrica 4 ("Europa globale") ivi contenuta,

–  vista l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, adottata al vertice delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile tenutosi a New York nel 2015,

–  visto il documento di lavoro congiunto dei servizi della Commissione in materia di parità di genere ed emancipazione femminile: trasformare la vita delle donne e delle ragazze attraverso le relazioni esterne dell'UE 2016-2020 (SWD(2015)0182) e le conclusioni del Consiglio del 26 ottobre 2015 in cui viene adottato il corrispondente piano d'azione sulla parità di genere 2016-2020,

–  visti la Piattaforma d'azione di Pechino (1995) e il programma d'azione della Conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo (ICPD) (1994) nonché i risultati delle relative conferenze di revisione,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per lo sviluppo e il parere della commissione per i bilanci (A8-0221/2016),

A.  considerando che l'obiettivo principale del Fondo fiduciario dell'UE per l'Africa (EUTF), firmato dal Presidente della Commissione, insieme ai 25 Stati membri dell'UE, nonché Norvegia e Svizzera, e lanciato in occasione del vertice di La Valletta sulla migrazione il 12 novembre 2015 dai partner europei e africani, è di aiutare a promuovere la stabilità nelle regioni e contribuire a una migliore gestione della migrazione; che, più specificatamente, il Fondo fiduciario dell’UE si propone di affrontare le cause profonde della destabilizzazione, dei trasferimenti forzati e della migrazione irregolare promuovendo la resilienza, le prospettive economiche, le pari opportunità, la sicurezza e lo sviluppo;

B.  considerando che il consenso europeo sullo sviluppo continua a costituire il quadro dottrinale della politica di sviluppo dell'UE e che il consenso europeo sull'aiuto umanitario ribadisce i principi fondamentali dell'aiuto umanitario; considerando che nella nuova agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile la pace è stata riconosciuta come una componente essenziale per lo sviluppo e che è stato introdotto l'obiettivo di sviluppo sostenibile n. 16 riguardante la pace e la giustizia; considerando che l'UE e i suoi partner nel settore umanitario devono poter garantire assistenza e protezione in base alle esigenze e al rispetto dei principi di neutralità, imparzialità, umanità e indipendenza dell'azione umanitaria, sanciti dal diritto internazionale, in particolare dal diritto internazionale umanitario;

C.  considerando che l'Africa continua a registrare tassi molto elevati di crescita demografica e solo un lento declino dei tassi di fertilità, il che condurrà, in un prossimo futuro, ad un forte aumento delle giovani popolazioni in età lavorativa e a ingenti potenziali benefici sociali ed economici; che fornire ai giovani l'istruzione e le competenze necessarie per realizzare il loro potenziale e creare opportunità di lavoro sono interventi essenziali per promuovere la stabilità, la crescita economica sostenibile, la coesione sociale e lo sviluppo nella regione;

D.  considerando che il Fondo fiduciario dell'UE è destinato a essere uno strumento di sviluppo che mette in comune le risorse provenienti da vari donatori allo scopo di consentire una risposta rapida, flessibile, complementare, trasparente e collettiva dell'UE ai diversi aspetti di una situazione di emergenza;

E.  considerando che 1,5 miliardi di persone nel mondo vivono in regioni fragili e interessate da conflitti e che gli Stati fragili e gli spazi non governati sono in aumento, lasciando molte persone in balia della povertà, dell'illegalità e di una corruzione e una violenza dilaganti; considerando che il Fondo fiduciario dell'UE è stato concepito al fine di assistere 23 paesi in tre regioni africane (il Corno d'Africa; il Sahel e il bacino del lago Ciad; e il Nord Africa) che comprendono alcuni dei paesi africani più fragili, sono interessate dalla migrazione in quanto costituite da paesi di origine, di transito o di destinazione, o da paesi in cui questi tre aspetti sono cumulati, e trarranno il massimo vantaggio da questa forma di assistenza finanziaria dell'UE; che i vicini africani dei paesi ammissibili possono anche beneficiare, caso per caso, dei progetti del Fondo fiduciario dell'UE che presentano una dimensione regionale per far fronte ai flussi migratori regionali e alle sfide transfrontaliere collegate;

F.  considerando che il Fondo fiduciario dell'UE mira ad affrontare le cause profonde della migrazione irregolare e dello sfollamento nei paesi di origine, di transito e di destinazione, attraverso cinque settori prioritari, vale a dire: 1) i vantaggi della migrazione in termini di sviluppo; 2) la migrazione regolare e la mobilità; 3) la protezione e l'asilo; 4) la prevenzione e la lotta contro la migrazione irregolare; e 5) il rimpatrio, la riammissione e il reinserimento;

G.  considerando che il contributo dell'UE ammonta a 1,8 miliardi di EUR, mentre la Commissione può anche attingere a fondi aggiuntivi provenienti dagli Stati membri dell'UE e da altri donatori per un importo equivalente; che il Fondo fiduciario dell'UE permette di integrare gli aiuti esistenti dell'UE alle regioni interessate per un importo di oltre 10 miliardi di EUR fino al 2020, al fine di sostenere una crescita economica inclusiva e sostenibile;

H.  considerando che nel 2014 sono stati creati due fondi fiduciari dell'UE: il Fondo fiduciario Bekou che si concentra sulla stabilizzazione e la ricostruzione della Repubblica centrafricana, che ha prodotto risultati positivi, e il Fondo Madad che si occupa della risposta alla crisi siriana;

I.  considerando che nella "Relazione globale CIPS oltre il 2014", pubblicata il 12 febbraio 2014, il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA) evidenzia che la protezione delle donne e delle adolescenti vittime di violenza deve essere una priorità dell'agenda internazionale dello sviluppo;

J.  considerando che i fondi fiduciari fanno parte di una risposta specifica, a conferma del fatto che nel quadro finanziario dell'UE i mezzi sono scarsi e la flessibilità limitata, e che nel contempo detti mezzi sono indispensabili per assicurare una risposta rapida e globale alle crisi umanitarie, anche di lunga durata;

K.  considerando che l'UE porterà avanti gli sforzi per un'attuazione efficace della risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e delle successive risoluzioni ONU sulle donne, la pace e la sicurezza;

Dotazione finanziaria e aspetti di bilancio

1.  ricorda che la dotazione finanziaria è caratterizzata da tre fasi principali: promessa, impegno e azione/pagamento; sottolinea tuttavia che occorre trarre insegnamento dai precedenti fondi fiduciari dell'UE; si rammarica che, ad oggi, i contributi degli Stati membri siano rimasti troppo esigui, rappresentando solo una minima parte del contributo dell'Unione, e siano quindi ben lungi dal raggiungimento dell'impegno ufficiale, in quanto, nell'aprile 2016, ammontavano a soli 81,71 milioni di EUR (ovvero il 4,5 % dell'importo di 1,8 miliardi di EUR previsto); insiste sul fatto che le promesse e gli impegni si devono tradurre in azioni; ricorda al Consiglio e alla Commissione che un aiuto efficace è caratterizzato da un finanziamento tempestivo e prevedibile e sollecita l'accelerazione dell'erogazione;

2.  accoglie con favore l'intenzione di erogare i fondi con maggiore rapidità e flessibilità nelle situazioni di emergenza e di riunire varie fonti di finanziamento per far fronte alla crisi migratoria e dei rifugiati nelle sue svariate dimensioni; critica il fatto che la Commissione abbia sottratto stanziamenti agli obiettivi e ai principi degli atti fondamentali per erogarli attraverso il Fondo fiduciario dell'UE, in quanto ciò rappresenta una violazione delle regole finanziarie e compromette altresì il buon esito delle strategie a lungo termine dell'Unione; invita pertanto a utilizzare nuovi stanziamenti, ogniqualvolta ciò sia possibile, e a garantire la piena trasparenza quanto all'origine e alla destinazione dei fondi;

3.  osserva che, nel campo dell'azione esterna, i fondi fiduciari dell'UE sono progettati principalmente per consentire una risposta rapida ad una determinata crisi di emergenza o successiva a un'emergenza, facendo leva sul contributo degli Stati membri dell'UE e di altri donatori e aumentando al contempo la visibilità globale degli sforzi europei; sottolinea tuttavia che gli Stati membri non dovrebbero trascurare il loro impegno per quanto riguarda il raggiungimento dell'obiettivo dello 0,7 % del reddito nazionale lordo (RNL) per l'aiuto pubblico allo sviluppo (APS); invita di conseguenza gli Stati membri a rispettare i loro impegni per quanto riguarda sia l'obiettivo APS dello 0,7% sia il loro contributo al Fondo fiduciario dell'UE per l'Africa;

4.  sottolinea la volatilità dei contributi volontari ed esorta gli Stati membri a onorare i propri impegni e a conformare rapidamente ed effettivamente il loro contributo a quello dell'Unione onde consentire il pieno sviluppo delle potenzialità del Fondo fiduciario dell'UE, piuttosto che limitarsi al minimo richiesto per ottenere il diritto di voto in seno al consiglio strategico;

5.  si rammarica del fatto che i fondi fiduciari abbiano come risultato che l'autorità di bilancio viene elusa e l'unità del bilancio compromessa; osserva che, con la creazione dello strumento specifico in questione, si è riconosciuto il sottodimensionamento del quadro finanziario pluriennale (QFP) 2014-2020; ricorda che il bilancio dell'Unione si fonda per l'85 % sui contributi degli Stati membri; ritiene che l'istituzione del Fondo fiduciario dell'UE equivalga, di fatto, a una revisione dei massimali dell'attuale QFP, aumentando i contributi degli Stati membri; sottolinea, pertanto, che la creazione di strumenti di finanziamento al di fuori del bilancio dell'UE deve rimanere una misura eccezionale; si rammarica che il Parlamento non sia rappresentato in seno al consiglio strategico, sebbene dal bilancio dell'Unione provengano fondi considerevoli; chiede che l'autorità di bilancio sia invitata a partecipare al consiglio strategico;

6.  osserva che la dotazione finanziaria dell'UE per il Fondo fiduciario dell'UE per l'Africa, allo stato attuale proviene principalmente dall'11° Fondo europeo di sviluppo (FES); sottolinea che il Fondo fiduciario dell'UE è stato istituito perché il bilancio dell'UE e il QFP non possiedono le risorse e la flessibilità necessarie per far fronte alle varie dimensioni di queste crisi in modo tempestivo e globale; invita l'UE a concordare una soluzione più globale per i finanziamenti di emergenza nel quadro della revisione del QFP 2014-2020 di quest'anno e della revisione degli strumenti di finanziamento esterni del 2016, al fine di aumentare l'efficacia e la reattività degli aiuti umanitari e dell'aiuto allo sviluppo disponibili nel quadro del bilancio dell'UE;

7.  chiede, in particolare, un'adeguata revisione del massimale che consenta l'inclusione dei meccanismi di crisi nel QFP, allo scopo di ripristinare l'unità del bilancio; ritiene che la revisione del QFP offrirebbe una maggiore certezza di bilancio, democratica e giuridica; sottolinea altresì la necessità di rivedere le regole finanziarie allo scopo di agevolare la gestione dei fondi di bilancio dell'UE e conseguire, nell'ambito di un approccio integrato, maggiori sinergie tra il bilancio dell'Unione, il Fondo europeo di sviluppo e la cooperazione bilaterale, in modo da aumentare l'impatto dei finanziamenti allo sviluppo e aprire la strada all'iscrizione in bilancio del Fondo europeo di sviluppo, pur mantenendo il livello di risorse previsto a partire dal 2021; esorta la Commissione ad adottare misure immediate intese a migliorare il coinvolgimento dell'autorità di bilancio e la conformità dei fondi fiduciari e di altri meccanismi alla norma di bilancio, in particolare facendoli risultare nel bilancio dell'Unione;

8.  osserva che il Parlamento europeo ha dato prova di responsabilità, in qualità di ramo dell'autorità di bilancio, accettando di sbloccare fondi di emergenza; si rammarica, tuttavia, che la moltiplicazione degli strumenti di emergenza si traduca in un abbandono del metodo comunitario; garantisce la sua volontà di preservare i principi fondamentali del bilancio dell'Unione, segnatamente l'unità del bilancio e la codecisione; ritiene che ad essere effettivamente urgente sia un ripensamento della capacità di reazione dell'Unione alle crisi su grande scala, in particolare per quanto concerne la loro incidenza sul bilancio; subordina il suo consenso alle future proposte in materia di strumenti di crisi all'integrazione di tali dimensioni nella revisione intermedia del QFP, prevista entro la fine del 2016.

9.  osserva che ulteriori finanziamenti sono stati prelevati da altri strumenti finanziari nell'ambito del bilancio dell'UE, quali ad esempio lo strumento di cooperazione allo sviluppo (125 milioni di EUR), lo strumento per gli aiuti umanitari (50 milioni di EUR), e lo strumento europeo di vicinato (200 milioni di EUR);

10.  osserva che, su un contributo complessivo dell’UE di 1,8 miliardi di EUR, solo 1 miliardo di EUR proveniente dalla riserva del FES rappresenta una risorsa aggiuntiva; è preoccupato che il finanziamento del Fondo fiduciario dell'UE possa andare a scapito di altri obiettivi di sviluppo; ricorda che lo strumento del Fondo fiduciario dell'UE dovrebbe essere complementare ad altri strumenti esistenti e invita la Commissione a garantire la trasparenza e la responsabilità quanto all'utilizzo e al numero di linee di bilancio esistenti che contribuiscono al Fondo fiduciario dell'UE;

11.  sottolinea con forza che i fondi provenienti dal FES e da fonti APS devono essere destinati allo sviluppo economico, umano e sociale del paese destinatario, con un'attenzione particolare alle sfide in termini di sviluppo identificate nella decisione sul Fondo fiduciario, evidenzia che non vi è sviluppo senza sicurezza; condanna qualsiasi utilizzo dei fondi FES e APS per la gestione e il controllo della migrazione o per azioni che non prevedano obiettivi di sviluppo;

Finanziamento dei paesi meno sviluppati

12.  sottolinea che l'impiego del FES per finanziare il Fondo fiduciario dell'UE per l'Africa potrebbe avere un impatto sui paesi africani destinatari di aiuti che non sono coperti dal Fondo fiduciario e in particolare i paesi meno sviluppati (PMS);

13.  deplora profondamente che, nonostante l'APS continui a essere importante per i PMS, i già bassi livelli di assistenza allo sviluppo ai paesi meno sviluppati siano diminuiti per il secondo anno consecutivo nel 2014 e che la percentuale degli aiuti destinati a tali paesi abbia raggiunto il livello più basso in dieci anni; invita, di conseguenza, la Commissione e gli Stati membri ad assicurarsi che non vengano sottratti aiuti ai paesi più poveri per coprire il costo delle crisi in corso;

Ruolo della società civile, delle ONG, delle autorità locali e delle organizzazioni internazionali

14.  ritiene che il Fondo fiduciario dell'UE per l'Africa dovrebbe contribuire allo sviluppo nei paesi di transito e di origine dei migranti, nonché al rafforzamento e al miglioramento dei servizi pubblici locali (servizi sociali, sanità, istruzione, nutrizione, cultura), della partecipazione politica e della governance, principalmente attraverso progetti basati sulle comunità; reputa che il Fondo dovrebbe contribuire a creare occupazione in settori locali, garantendo il rispetto dei diritti umani e la tutela dell'ambiente; ritiene, a tale proposito, che le autorità delle amministrazioni locali debbano essere consultate in quanto partner a pieno titolo sempreché sussistano garanzie totali di efficienza e di buona governance in conformità dei principi dell'efficacia degli aiuti e che dovrebbero anche essere i principali soggetti responsabili dei servizi pubblici forniti a livello locale; è d'avviso che la società civile, le organizzazioni non governative (ONG), le organizzazioni internazionali e le comunità della diaspora dovrebbero svolgere un ruolo complementare e fondamentale nell'affrontare le cause profonde della migrazione e nel miglioramento dei servizi locali;

15.  ricorda che le autorità regionali e locali, le organizzazioni della società civile e le ONG sono partner naturali per una politica di sviluppo efficace, e che è essenziale mantenere un dialogo costante con le autorità nazionali e le comunità locali per definire strategie e priorità comuni e consentire un approccio basato sui fatti nell'attuazione del Fondo, in particolare negli Stati che offrono garanzie insufficienti in termini di buona governance e trasparenza; chiede il rispetto del principio di sussidiarietà e titolarità anche in questo campo di azione; sottolinea che gli organi delle amministrazioni locali, la società civile locale, le ONG e le organizzazioni internazionali dovrebbero essere fortemente coinvolte nella fase di programmazione, attuazione e valutazione del Fondo fiduciario dell'UE; invita la Commissione a chiarire e formalizzare le procedure di consultazione con tali parti interessate in modo da assicurarne un'efficace partecipazione alle discussioni in atto presso i comitati operativi, con criteri di ammissibilità chiari e trasparenti;

16.  sottolinea l'importanza di garantire un maggiore equilibrio nell'ambito dei finanziamenti ai governi dei paesi beneficiari e, in particolare, agli attori affidabili della società civile, che tendono ad avere una maggiore consapevolezza delle lacune della società che necessitano di sostegno;

17.  ricorda l'importanza di un approccio alla resilienza incentrato sulle persone e sulle comunità ed è fermamente convinto che il Fondo fiduciario dell'UE dovrebbe concentrarsi non solo sullo sviluppo economico, ma anche su progetti di base con l'obiettivo specifico di migliorare la qualità, l'equità e l'universalità dei servizi di base, nonché la formazione mirata allo sviluppo di competenze locali, rispondendo altresì ai bisogni delle comunità vulnerabili, comprese le minoranze;

Trasparenza e chiarezza per un migliore raggiungimento degli obiettivi

18.  riconosce la complessità e la natura pluridimensionale dell'attuale crisi dei rifugiati; mette tuttavia in guardia circa il grave rischio di un uso improprio degli aiuti allo sviluppo dell'UE, in particolare nei paesi colpiti da conflitti, dove le questioni di sicurezza, migrazione e sviluppo sono strettamente interconnesse; sottolinea che i progetti coperti dal Fondo fiduciario dell'UE, che è stato creato utilizzando fonti principalmente destinate, in linea di principio, a scopi di sviluppo, devono avere obiettivi di sviluppo; evidenzia che i progetti volti a rafforzare la capacità di sicurezza in determinati paesi devono essere concepiti in modo che il loro obiettivo finale consista nella riduzione della povertà nonché nella stabilità dei paesi beneficiari;

19.  ricorda alla Commissione e alle autorità direttamente incaricate della gestione del Fondo fiduciario che le risorse provenienti dal FES o da altri fondi per lo sviluppo devono essere utilizzate esclusivamente per azioni direttamente mirate all'aiuto allo sviluppo; chiede alla Commissione di fornire garanzie esplicite riguardo a tale utilizzo e ad assicurare relazioni periodiche ed esaurienti sull'uso di tali fondi;

20.  sottolinea che, sebbene il bilancio dell'UE non possa essere utilizzato per finanziare direttamente operazioni militari o di difesa (articolo 41, paragrafo 2, TUE), non sono esplicitamente escluse operazioni di mantenimento della pace con obiettivi di sviluppo; ricorda, inoltre, che gli articoli 209 e 212 TFUE non escludono esplicitamente il finanziamento del potenziamento delle capacità nel settore della sicurezza;

21.  invita la Commissione, il Consiglio strategico e il Comitato esecutivo a concentrarsi principalmente sulla creazione di capacità, sulla stabilità e la pace, sulla resilienza, sul benessere e sull'autoaffermazione delle popolazioni locali, sulla promozione, protezione e realizzazione dei diritti umani e sulla creazione di opportunità di lavoro e di formazione, in particolare per le donne e per i giovani;

22.  sottolinea con forza che il fine ultimo della politica di sviluppo dell'UE, come sancito dall'articolo 208 TFUE, deve essere la riduzione e l'eliminazione della povertà; deplora a tale riguardo che, mentre il contributo dell'UE al Fondo fiduciario dell'UE sarà essenzialmente costituito da risorse APS, questo meccanismo di finanziamento non sarà incentrato esclusivamente su obiettivi orientati allo sviluppo; sottolinea che una distinzione chiara, trasparente, e comunicabile deve essere effettuata nel quadro del Fondo fiduciario dell'UE tra le dotazioni finanziarie destinate alle attività di sviluppo, da un lato, e quelle destinate alle attività connesse alla gestione della migrazione, ai controlli alle frontiere e a tutte le altre attività, dall'altro; sottolinea che una diluizione dell'APS, con un minor utilizzo di fondi per combattere la povertà estrema, pregiudicherebbe i notevoli progressi compiuti nell'ambito dello sviluppo internazionale e minaccerebbe gli obiettivi di sviluppo sostenibile recentemente adottati;

Coerenza delle politiche dell’UE e impegno in materia di diritti umani

23.  chiede all'UE di mostrare una maggiore coerenza nel campo della cooperazione internazionale allo sviluppo, da un duplice punto di vista: l'UE e gli Stati membri dovrebbero, da un lato, agire conformemente ai loro impegni e, dall'altro, dare prova di una coerenza globale nelle loro politiche esterne e nei loro strumenti per la regione africana, con particolare riguardo allo spirito di cogestione dell'accordo ACP-UE di Cotonou; ritiene, da quest'ultima prospettiva, che il Fondo fiduciario dell'UE dovrebbe riflettere i principi della coerenza delle politiche per lo sviluppo sostenibile e della complementarietà tra tutti gli attori dello sviluppo, ed evitare contraddizioni tra obiettivi di sviluppo e politiche di sicurezza, umanitarie e di migrazione; si augura che il pacchetto "Legiferare meglio" contribuirà a promuovere la coerenza delle politiche per lo sviluppo sostenibile, tenendo conto dello sviluppo e dei diritti umani in tutte le sue valutazioni d'impatto;

24.  ricorda che le norme e i criteri che disciplinano gli aiuti allo sviluppo per i progetti finanziati dal Fondo fiduciario dell'UE devono essere stabiliti in modo conforme ai valori e agli interessi comuni, in particolare per quanto riguarda il rispetto e la promozione dei diritti umani; sottolinea a questo proposito che la politica dell'UE riguardante la cooperazione in materia di sicurezza, gestione della migrazione e traffico e tratta di esseri umani dovrebbe includere disposizioni specifiche volte ad assicurare il rispetto dei diritti umani e dello Stato di diritto, con particolare attenzione ai diritti delle donne, ai diritti delle persone LGBTI, alla salute sessuale e riproduttiva e ai relativi diritti, ai diritti dei bambini e ai diritti delle minoranze e di altri gruppi particolarmente vulnerabili; ricorda che l'UE deve promuovere la lotta contro le discriminazioni fondate sulla religione o le convinzioni personali, il sesso, la razza o l'origine etnica, la disabilità e l'orientamento sessuale;

25.  rammenta che i fondi fiduciari devono partecipare agli obiettivi di lungo periodo relativi al consolidamento della pace e al rafforzamento della governance nei paesi beneficiari; sottolinea l'esigenza di valutare con cura e sistematicità l'impatto delle azioni finanziate a titolo del Fondo fiduciario per l'Africa dell'UE sull'erogazione dell'aiuto umanitario; sottolinea che il Fondo fiduciario non dovrebbe pregiudicare la cooperazione allo sviluppo a lungo termine dell'UE; evidenzia che la titolarità e la complementarità dei progetti a lungo e a breve termine vanno assicurate, salvaguardate e allineate con le esistenti strategie dell'UE a livello regionale e nazionale per il Sahel, il Golfo di Guinea, il Corno d'Africa e il Nord Africa; sottolinea la necessità di un'analisi onnicomprensiva per paese e per settore onde garantire un'opportuna assegnazione dei fondi e sviluppare una stretta cooperazione con un'ampia gamma di attori della società civile; accoglie con favore l'elemento attinente alla ricerca inserito nel Fondo fiduciario dell'UE in quanto opportunità potenziale per innescare possibilità di sviluppo e sinergie tra l'UE e i paesi interessati;

Obiettivi e seguito

26.  invita la Commissione a monitorare sistematicamente il modo in cui sono impiegate le risorse del Fondo fiduciario dell'UE e le modalità di assegnazione, e a potenziare le prerogative di controllo del Parlamento in materia di Fondo fiduciario dell'UE; invita, in particolare, il Consiglio e la Commissione a informare su basi regolari sulle azioni specifiche intraprese sia dall'UE che dagli Stati africani nell'utilizzo di tali fondi e sui risultati conseguiti;

27.  esprime preoccupazione per la mancanza di coordinamento tra tutti gli attori coinvolti nella gestione del Fondo fiduciario dell'UE (e in particolare tra la direzione generale della Commissione per la cooperazione internazionale e lo sviluppo (DG DEVCO) e il suo dipartimento per l'aiuto umanitario e la protezione civile (ECHO)), e per la mancanza di chiare linee guida su come accedere ai fondi disponibili; denuncia che i criteri di finanziamento e i fondi disponibili per la società civile nell'ambito del Fondo fiduciario dell'UE non sono né chiari né trasparenti; ribadisce l'esigenza di migliorare la comunicazione tra la Commissione, gli Stati membri e il Parlamento riguardo alla programmazione e attuazione degli interventi del Fondo fiduciario dell'UE al fine generale di perfezionare la pianificazione di eventuali altri fondi fiduciari; ricorda la necessità che la Commissione presti particolare attenzione affinché le sue azioni siano coerenti e coordinate con i programmi di sviluppo regionale, in modo da evitare la duplicazione degli sforzi e di finalizzare gli interventi allo sviluppo e non al controllo e alla sicurezza delle frontiere a scapito dei migranti; per il medesimo motivo, e al fine di massimizzare l'impatto e l'efficacia degli aiuti globali, invita la Commissione a mantenere uno stretto dialogo con l'ONU nel contesto del Fondo fiduciario dell'UE ; sollecita altresì la Commissione a moltiplicare i propri sforzi volti a una valutazione più sistematica dell'impatto delle sue politiche e dei suoi finanziamenti, tra cui il Fondo fiduciario dell'UE, specialmente in relazione ai loro effetti in materia di sviluppo sostenibile, diritti umani e parità di genere, e a inserire i risultati di tali valutazioni nelle sue politiche e nella sua programmazione;

28.  sottolinea la mancanza di coinvolgimento del Parlamento finora nella costituzione del Fondo fiduciario dell'UE, e insiste sulla necessità di garantire, grazie a una relazione dettagliata e regolare da parte della Commissione, il controllo del Parlamento sulla modalità di applicazione del Fondo fiduciario;

29.  ritiene che, data la straordinaria flessibilità e la rapidità proprie di un Fondo fiduciario, dovrebbero essere effettuate relazioni periodiche al Parlamento almeno una volta ogni sei mesi; sottolinea con forza la necessità di un monitoraggio dei risultati, una valutazione e un'assunzione di responsabilità in tutta trasparenza;

30.  ritiene che la trasparenza, la comunicazione e la visibilità in relazione ai progetti sviluppati nel quadro del Fondo fiduciario dell'UE siano della massima importanza ai fini della diffusione dei risultati e del coinvolgimento e della sensibilizzazione degli attori privati europei, delle autorità locali e regionali, delle ONG e della società civile, al fine di creare le condizioni per un più ampio coinvolgimento e facilitare la partecipazione degli Stati membri;

31.  sottolinea la necessità di un accurato monitoraggio dell'attuazione delle disposizioni relative alla ridistribuzione, alla ricollocazione nei paesi di origine e agli impegni finanziari degli Stati membri, con particolare attenzione ai diritti umani;

32.  ricorda che le politiche migratorie dell'UE dovrebbero concentrarsi principalmente su come affrontare le cause profonde della migrazione; sottolinea che le politiche migratorie dell'UE dovrebbero contribuire a creare pace e stabilità e promuovere lo sviluppo economico, in linea con gli obiettivi nn. 3, 4 e 5, la tappa 7 dell'obiettivo n. 10 e l'obiettivo n. 16 dell’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, lavorando più strettamente con i paesi terzi per migliorare la cooperazione in materia di incentivi per il rimpatrio e il reinserimento nei paesi di origine dei migranti, compresi quelli altamente qualificati, il rimpatrio volontario e la riammissione, in modo da migliorare le loro prospettive;

33.  sottolinea che l'instabilità e l'insicurezza fisica sono cause importanti di sfollamento forzato ed è pertanto favorevole a un approccio attento alle situazioni di conflitto per l'attuazione del Fondo, approccio che dia priorità alla prevenzione dei conflitti, allo sviluppo dello Stato, al buon governo e alla promozione dello Stato di diritto; ritiene che il Fondo fiduciario rappresenti per l'UE una grande opportunità, consentendole di rafforzare la cooperazione e il dialogo politico con i suoi partner africani, in particolare per quanto riguarda l'effettiva attuazione degli accordi di rimpatrio e di riammissione, e di elaborare strategie comuni per la gestione dei flussi migratori; evidenzia la necessaria condivisione di responsabilità tra l'UE e i suoi partner africani, in linea con le conclusioni del vertice di La Valletta del novembre 2015; ritiene tuttavia che gli aiuti allo sviluppo non dovrebbero essere utilizzati per contenere i flussi di migranti e richiedenti asilo, e che i progetti finanziati dal Fondo fiduciario dell'UE non dovrebbero servire da pretesto per impedire le partenze o inasprire i controlli alle frontiere tra paesi, ignorando i fattori che spingono le persone a lasciare le proprie case; esprime profonda preoccupazione per l'impatto che il Fondo fiduciario dell'UE può avere sui diritti umani, quando il contenimento dei flussi migratori avviene attraverso la cooperazione con paesi che commettono sistematiche e/o gravi violazioni dei diritti fondamentali; chiede alla Commissione di garantire che il Fondo persegua i suoi obiettivi, aiutando direttamente le persone bisognose e non finanziando i governi responsabili delle violazioni dei diritti umani; chiede che sia potenziato il rispetto dei diritti umani dei migranti nell'ambito dei progetti finanziati dall'UE;

34.  evidenzia l'importanza di comprendere le cause e le conseguenze della migrazione internazionale in una prospettiva di genere, compreso il processo di elaborazione delle decisioni in materia e i meccanismi che portano alla migrazione; ricorda che le donne e le ragazze profughe e migranti sono particolarmente vulnerabili quando si trovano in situazioni in cui la loro sicurezza non può essere garantita e in cui possono essere vittime di sfruttamento o violenza sessuale; sottolinea la necessità che il Fondo fiduciario dell'UE contribuisca alla protezione, al sostegno e/o all'assistenza dei migranti vulnerabili, dei rifugiati e delle vittime della tratta, e che sia dedicata una speciale attenzione alle donne e ai bambini;

35.  osserva che il Fondo fiduciario dell'UE è stato creato in seguito al vertice dei capi di Stato o di governo africani ed europei tenutosi a La Valletta sul tema delle questioni relative alla migrazione; invita la Commissione a fornire al Parlamento un quadro delle azioni concrete che hanno seguito tale vertice, segnatamente per quanto concerne lo sviluppo, la lotta contro i trafficanti e la firma di accordi di rimpatrio, riammissione e reinserimento; invita il Consiglio a conferire alla Commissione i mandati necessari per concludere tali accordi con i paesi interessati dal Fondo fiduciario dell'UE;

o
o   o

36.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Presidente del Consiglio europeo, al Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, ai parlamenti degli Stati membri, ai Copresidenti dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE e al Presidente del Parlamento panafricano.

(1) GU L 317 del 15.12.2000, pag. 3.


Creazione di condizioni del mercato del lavoro favorevoli all'equilibrio tra vita privata e vita professionale
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Risoluzione del Parlamento europeo del 13 settembre 2016 sulla creazione di condizioni del mercato del lavoro favorevoli all'equilibrio tra vita privata e vita professionale (2016/2017(INI))
P8_TA(2016)0338A8-0253/2016

Il Parlamento europeo,

–  visti l'articolo 2 e l'articolo 3, paragrafo 3, del trattato sull'Unione europea,

—  visti l'articolo 6, lettera a), gli articoli 8 e 10, l'articolo 153, paragrafi 1 e 2, e l'articolo 157 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

—  visti gli articoli 7, 9, 23, 24 e 33 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

—  vista la Carta sociale europea del 3 maggio 1996, in particolare la parte I e la parte II, gli articoli 2, 4, 16 e 27, sul diritto dei lavoratori aventi responsabilità familiari alla parità di opportunità e di trattamento,

—  vista la direttiva 92/85/CEE del Consiglio, del 19 ottobre 1992, concernente l'attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento(1) (direttiva sul congedo di maternità),

—  vista la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva sul congedo di maternità, presentata dalla Commissione (COM(2008)0637),

—  vista la sua posizione in prima lettura del 20 ottobre 2010 in vista dell'adozione della direttiva 2001/.../UE del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva 92/85/CEE del Consiglio concernente l'attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento e che introduce misure intese a favorire la conciliazione tra vita professionale e vita familiare(2), che chiede, fra l'altro, l'introduzione di un congedo di paternità di due settimane,

—  vista la direttiva 2010/18/UE del Consiglio, dell'8 marzo 2010, che attua l'accordo quadro riveduto in materia di congedo parentale concluso da BUSINESSEUROPE, UEAPME, CEEP e CES e abroga la direttiva 96/34/CE(3),

—  vista la direttiva 2013/62/UE del Consiglio, del 17 dicembre 2013, che modifica la direttiva 2010/18/UE che attua l'accordo quadro riveduto in materia di congedo parentale concluso da BUSINESSEUROPE, UEAPME, CEEP e CES in conseguenza della modifica dello status, nei confronti dell'Unione europea, di Mayotte(4),

–  vista la direttiva 2010/41/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 luglio 2010, sull'applicazione del principio della parità di trattamento fra gli uomini e le donne che esercitano un'attività autonoma e che abroga la direttiva 86/613/CEE del Consiglio(5),

–  vista la direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro(6),

–  vista la direttiva 2003/88/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 novembre 2003, concernente taluni aspetti dell'organizzazione dell'orario di lavoro(7),

–  vista la direttiva 97/81/CE del Consiglio, del 15 dicembre 1997, relativa all'accordo quadro sul lavoro a tempo parziale concluso dall'UNICE, dal CEEP e dalla CES(8),

—  vista la sua risoluzione del 25 febbraio 2016 sul semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche: occupazione e aspetti sociali nell'analisi annuale della crescita 2016(9),

—  vista la sua risoluzione del 20 maggio 2015 sul congedo di maternità(10),

—  vista la sua risoluzione del 12 settembre 2013 sull'applicazione del principio della parità di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e femminile per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore(11),

—  vista la sua risoluzione del 12 marzo 2013 sull'eliminazione degli stereotipi di genere nell'Unione europea(12),

—  vista la sua risoluzione del 10 marzo 2015 sui progressi concernenti la parità tra donne e uomini nell'Unione europea nel 2013(13),

—  vista la sua risoluzione del 9 giugno 2015 sulla strategia dell'Unione europea per la parità tra donne e uomini dopo il 2015(14),

—  vista la sua risoluzione dell'8 ottobre 2015 sull'applicazione della direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego(15),

—  vista la sua risoluzione del 3 febbraio 2016 su una nuova strategia per l'uguaglianza di genere e i diritti della donna in Europa dopo il 2015(16),

—  vista la sua risoluzione del 12 maggio 2016 sull'applicazione della direttiva 2010/18/UE del Consiglio, dell'8 marzo 2010, che attua l'accordo quadro riveduto in materia di congedo parentale concluso da BUSINESSEUROPE, UEAPME, CEEP e CES e abroga la direttiva 96/34/CE(17),

—  viste le conclusioni del Consiglio, del 15 giugno 2011, sull'educazione e la cura della prima infanzia: consentire a tutti i bambini di affacciarsi al mondo di domani nelle condizioni migliori(18),

—  viste le conclusioni del Consiglio, del 19 giugno 2015, sul tema "Pari opportunità retributive per donne e uomini: colmare il divario pensionistico di genere",

—  visto il Patto europeo per la parità di genere per il periodo 2011-2020, adottato con le conclusioni del Consiglio il 7 marzo 2011(19),

—  viste le conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo tenutosi a Barcellona il 15 e 16 marzo 2002,

—  vista la dichiarazione del trio di presidenza dell'UE (Paesi Bassi, Slovacchia e Malta) sull'uguaglianza di genere, rilasciata il 7 dicembre 2015,

—  vista la comunicazione della Commissione del 3 marzo 2010, dal titolo "Europa 2020: una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva" (COM(2010)2020),

—  viste l'iniziativa della Commissione sulla tabella di marcia "Nuovo inizio per affrontare le sfide dell'equilibrio tra vita professionale e vita privata incontrate dalle famiglie che lavorano" (dicembre 2015), nonché la consultazione del pubblico e delle parti interessate,

—  vista la comunicazione della Commissione dal titolo "Programma di lavoro della Commissione per il 2016 – È il momento di andare oltre l'ordinaria amministrazione" (COM(2015)0610),

—  vista la comunicazione della Commissione dal titolo "Avvio di una consultazione su un pilastro europeo dei diritti sociali" (COM(2016)0127),

–  viste la comunicazione della Commissione dal titolo "Investire nel settore sociale a favore della crescita e della coesione, in particolare attuando il Fondo sociale europeo nel periodo 2014-2020" (COM(2013)0083) e la sua raccomandazione 2013/112/UE del 20 febbraio 2013, dal titolo "Investire nell'infanzia per spezzare il circolo vizioso dello svantaggio sociale",

—  vista la comunicazione della Commissione dal titolo "Un miglior equilibrio tra lavoro e vita privata: sostenere maggiormente gli sforzi tesi a conciliare la vita professionale, privata e familiare" (COM(2008)0635),

—  vista la comunicazione della Commissione del 17 febbraio 2011, dal titolo "Educazione e cura della prima infanzia: consentire a tutti i bambini di affacciarsi al mondo di domani nelle condizioni migliori" (COM(2011)0066),

—  vista la relazione della Commissione, del 29 maggio 2013, sui progressi compiuti in merito agli obiettivi di Barcellona dal titolo "Lo sviluppo dei servizi di cura della prima infanzia in Europa per una crescita sostenibile e inclusiva" (COM(2013)0322),

—  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione dal titolo "The Strategic engagement for gender equality 2016-2019" (L'impegno strategico per la parità di genere 2016-2019), in particolare il capitolo 3.1. relativo all'aumento della partecipazione delle donne al mercato del lavoro e pari indipendenza economica di donne e uomini,

—  vista la relazione del 2015 della Commissione sulla parità tra donne e uomini nell'Unione europea (SWD(2016)0054), in particolare il capitolo relativo alla pari indipendenza economica,

—  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione dal titolo "Employment and Social Developments in Europe 2015" (Occupazione e sviluppi sociali in Europa 2015), del 21 gennaio 2016, in particolare il capitolo III.2 relativo alla protezione sociale,

—  visti gli studi della Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro (Eurofound) dal titolo "Orario di lavoro ed equilibrio tra lavoro e vita privata nella prospettiva dell'arco di vita" (2013), "Caring for children and dependants: Effect on careers of young workers" (Prendersi cura dei figli e di altre persone a carico: effetto sulla carriera dei giovani lavoratori) (2013), "Lavoro e cura: misure di conciliazione in tempi di cambiamento demografico" (2015), nonché la Sesta indagine europea sulle condizioni di lavoro (EWCS) (2016),

–  visto lo studio del 2015 a cura della Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, intitolato "Working time development in the 21st century" (Evoluzione dell'orario di lavoro nel XXI secolo),

—  visto lo studio della Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro dal titolo "Promoting parental and paternity leave among fathers" (Promuovere il congedo parentale e di paternità tra i padri),

—  vista la relazione della rete europea di enti nazionali per le pari opportunità (Equinet), dell'8 luglio 2014, dal titolo "Equality bodies promoting a better work-life balance for all" (Enti per le pari opportunità che promuovono un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata per tutti),

—  visti l'indice sull'uguaglianza di genere elaborato dall'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere e la sua relazione del 2015 "Reconciliation of work, family and private life in the European Union: Policy review" (Conciliazione tra vita professionale, familiare e privata nell'Unione europea: riesame delle politiche),

—  visto lo studio dei Servizi di ricerca parlamentare del Parlamento europeo, del maggio 2015, dal titolo "Gender equality in employment and occupation – Directive 2006/54/EC, European Implementation Assessment" (Uguaglianza di genere nell'occupazione e nella professione – direttiva 2006/54/CE, valutazione di attuazione europea),

—  visto lo studio della Direzione generale delle Politiche interne dell'Unione del Parlamento europeo, dal titolo: "Maternity, paternity and parental leave: Data related to duration and compensation rates in the European Union" (Congedo di maternità, di paternità e congedo parentale: dati relativi alla durata e ai tassi di compensazione nell'Unione europea),

—  visto lo studio della Direzione generale delle Politiche interne dell'Unione del Parlamento europeo, dal titolo: "Costs and benefits of maternity and paternity leave" (Costi e benefici del congedo di maternità e di paternità),

—  visto lo studio della Direzione generale delle Politiche interne dell'Unione del Parlamento europeo, dal titolo: "Discrimination Generated by the Intersection of Gender and Disability" (Discriminazione dovuta all'intersezione di genere e disabilità),

—  visto lo studio della Direzione generale delle Politiche interne dell'Unione del Parlamento europeo, del marzo 2016, dal titolo "Differences in Men's and Women's Work, Care and Leisure Time" (Differenze tra donne e uomini in termini di lavoro, cura e tempo libero),

—  vista la strategia di Eurocarers relativa alle persone che si prendono cura degli altri, dal titolo "Enabling Carers to Care" (Consentire alle persone che si prendono cura degli altri di impegnarsi in questa attività) del 2014;

—  visti il Patto europeo per la salute mentale e il benessere del 2008 e la sua priorità "salute mentale nei luoghi di lavoro",

—  viste la Convenzione dell'OIL n. 156 concernente le responsabilità familiari (1981) e la raccomandazione dell'OIL n. 165 concernente i lavoratori con responsabilità familiari (1981),

—  viste la Convenzione dell'OIL sul lavoro a tempo parziale del 1994, la Convenzione dell'OIL sul lavoro a domicilio del 1996, la Convezione dell'OIL sulla protezione della maternità del 2000 e la Convenzione dell'OIL sui lavoratori domestici del 2011,

—  vista la relazione dell'OIL dal titolo "Maternity and paternity at work: law and practice across the world" (Maternità e paternità sul luogo di lavoro: legislazioni e prassi nel mondo) (2014),

—  viste le conclusioni concordate, del 24 marzo 2016, della 60a sessione della Commissione delle Nazioni Unite sulla condizione femminile, in particolare le lettere da e) a g);

—  visto il documento di lavoro congiunto OIL/UNICEF, dell'8 luglio 2013, dal titolo "Supporting workers with family responsibilities: connecting child development and the decent work agenda" (Sostenere i lavoratori con responsabilità familiari: collegare lo sviluppo dell'infanzia con il lavoro dignitoso),

—  visto l'indice di miglioramento della vita dell'OCSE, del 2015,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  viste le deliberazioni congiunte della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere a norma dell'articolo 55 del regolamento,

—  vista la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0253/2016),

A.  considerando che, secondo gli ultimi dati di Eurostat, il tasso di natalità nell'UE è diminuito nel corso degli ultimi decenni e che l'UE è confrontata a sfide demografiche senza precedenti(20), alle quali gli Stati membri dovrebbero far fronte; che le politiche a favore della famiglia sono essenziali per innescare tendenze demografiche positive, dal momento che la precarietà del lavoro e le difficili condizioni lavorative possono avere conseguenze negative sulla pianificazione familiare;

B.  considerando che nel 2014 nell'UE a 28 sono nati 5,1 milioni di bambini, pari a un tasso lordo di natalità del 10,1 %; che, in confronto, tale tasso era del 10,6 % nel 2000, del 12,8 % nel 1985 e del 16,4 % nel 1970; che l'UE si trova dinanzi a una grave sfida demografica dovuta all'incessante diminuzione dei tassi di natalità nella maggior parte degli Stati membri, che trasforma gradualmente l'Unione in una società gerontocratica e costituisce una minaccia diretta alla crescita e allo sviluppo dal punto di vista sociale ed economico;

C.  considerando che il concetto tradizionale di ruolo della donna e dell'uomo nonché di famiglia nucleare è stato ulteriormente messo in discussione dall'aumento nell'Unione di famiglie monoparentali, famiglie basate su unioni dello stesso sesso, madri adolescenti ecc.; che il mancato riconoscimento di questa diversità comporta maggiori discriminazioni ed effetti negativi per le persone che vivono nell'UE e per le loro famiglie;

D.  considerando che la parità tra uomini e donne è un principio fondamentale dell'Unione e che gli articoli 21 e 23 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea vietano qualsiasi discriminazione basata sul genere e prevedono che sia garantita l'uguaglianza tra uomini e donne in tutti i settori, anche nel conseguimento dell'equilibrio tra vita privata e vita professionale;

E.  considerando che la tabella di marcia presentata dalla Commissione rappresenta un punto di partenza; che questa occasione deve innescare un processo di riorganizzazione della situazione a livello di equilibrio tra vita privata e vita professionale di donne e uomini in Europa e deve contribuire sensibilmente al conseguimento dei livelli più elevati di parità di genere;

F.  considerando che politiche di conciliazione ben progettate e attuate devono essere considerate come un miglioramento essenziale dell'ambiente di lavoro, in grado di creare buone condizioni lavorative e benessere a livello sociale e professionale; che, nel contempo, un buon equilibrio tra vita professionale e vita privata favorisce la crescita economica, la competitività, la partecipazione complessiva al mercato del lavoro, la parità di genere, la riduzione del rischio di povertà e la solidarietà tra le generazioni, risponde alle sfide dell'invecchiamento della società e influenza positivamente i tassi di natalità nell'UE; che le politiche da attuare per conseguire tali obiettivi devono essere moderne, incentrarsi sul miglioramento dell'accesso delle donne al mercato del lavoro e sull'equa ripartizione tra donne e uomini delle responsabilità domestiche e di cura, nonché basarsi sulla definizione di un quadro politico coerente favorito dalla contrattazione collettiva e dai contratti collettivi per ottenere un miglior equilibrio fra cura della famiglia, vita professionale e vita privata;

G.  considerando che la conciliazione tra vita professionale e vita privata dipende in gran parte dall'organizzazione dell'orario di lavoro sul luogo di lavoro; che sono stati sollevati dubbi circa la possibilità che un orario di lavoro più lungo e intenso possa apportare vantaggi all'economia in termini di maggiore produttività; che una parte significativa dei lavoratori nell'UE ha un orario di lavoro atipico, ad esempio lavora il sabato e la domenica e nei giorni festivi, svolge un lavoro su turni e lavora di notte, e che nel 2015 quasi la metà dei lavoratori ha lavorato durante il proprio tempo libero; che, secondo le informazioni in possesso, l'organizzazione dell'orario di lavoro cambia periodicamente per il 31 % dei dipendenti, spesso con breve preavviso(21); che ciò potrebbe sollevare preoccupazioni per la salute e la sicurezza, con un aumento del rischio di incidenti sul lavoro e di precarietà delle condizioni di salute a lungo termine, e rende difficile per i lavoratori conciliare il lavoro con le responsabilità nei confronti dei figli e di altre persone a carico; che alcuni settori sono colpiti in maniera più grave, come quello dei servizi al dettaglio, in cui la maggior parte dei dipendenti è costituito da donne;

H.  considerando che la Commissione e gli Stati membri dovrebbero avviare iniziative concrete a favore di prestazioni professionali adattabili ed efficaci sia nel settore pubblico che in quello privato, che consentirebbero ai lavoratori di conseguire l'equilibrio tra vita professionale e vita privata;

I.  considerando che nel 2015 il tasso di occupazione maschile nell'UE a 28 si è attestato al 75,9 %, mentre quello femminile è stato del 64,3 %(22), nonostante il maggiore livello di istruzione delle donne; che il numero di donne nella forza lavoro è persino più basso se si considerano i tassi di occupazione degli equivalenti a tempo pieno, visto che la percentuale di occupazione a tempo parziale tra le donne è molto elevata in alcuni Stati membri; che nel 2013 la settimana lavorativa degli uomini era di 47 ore retribuite, mentre quella delle donne era di 34 ore; che, sommando le ore di lavoro retribuito e non retribuito a casa, le donne giovani lavoravano in media 64 ore, mentre gli uomini lavoravano 53 ore(23); che, secondo le stime, le perdite in termini di PIL pro capite attribuibili al divario di genere nel mercato del lavoro giungono al 10 % in Europa;

J.  considerando che, nell'attuale contesto delle politiche dell'UE per l'occupazione, le tematiche socio-economiche e la parità, la strategia Europa 2020 e gli obiettivi prefissati sono ben lunghi dall'essere conseguiti; che senza politiche proattive concepite e attuate per aiutare le donne ad accedere al mercato del lavoro, in particolare le politiche che promuovono un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata, non può essere di fatto conseguito alcun obiettivo fissato a livello dell'UE;

K.  considerando che il mercato del lavoro europeo è frammentato per il genere(24); che, nella sua comunicazione sul pilastro europeo dei diritti sociali (COM(2016)0127, Allegato I), dell'8 marzo 2016, la Commissione ha altresì osservato che "le donne sono ancora sottorappresentate nell'occupazione ma sovrarappresentate negli impieghi a tempo parziale e nei settori meno retribuiti; le loro retribuzioni orarie sono inferiori, anche quando si esegue lo stesso lavoro, anche se in termini di livello di istruzione esse hanno sorpassato gli uomini";

L.  considerando che la povertà e l'inasprimento delle disuguaglianze si sono aggravati con le politiche macroeconomiche attuate dall'UE e con le misure di austerità imposte in risposta alla crisi economica;

M.  considerando che la conciliazione della vita familiare e vita lavorativa rappresenta una sfida particolare per i genitori soli con figli a carico, tra cui prevalgono le madri sole; che in tutti i 28 Stati membri dell'UE non meno del 34 % delle madri sole è a rischio di povertà, e che i figli di queste famiglie sono esposti in misura decisamente maggiore alla cosiddetta trasmissione intergenerazionale della povertà;

N.  considerando che le conseguenze negative della cosiddetta "femminilizzazione della povertà" colpiscono in misura maggiore i figli allevati da madri sole che incontrano forti difficoltà a conciliare il ruolo di lavoratore unico con le responsabilità genitoriali;

O.  considerando che la parità di genere nel mercato del lavoro va non solo a vantaggio delle donne ma anche dell'economia e della società in generale, costituendo una risorsa economica fondamentale per favorire una crescita economica sostenibile e inclusiva, ridurre le disparità sul luogo di lavoro e aumentare l'efficienza e la fluidità del mercato del lavoro; che il fatto che le donne accedano e riaccedano al mercato del lavoro comporta un incremento del reddito familiare, dei consumi, dei contributi sociali e del volume delle imposte versate; che le donne continuano a essere vittime di discriminazione nell'accesso e nel mantenimento di un'occupazione e vedono negati i diritti del lavoro, in particolare a causa della gravidanza e della maternità;

P.  considerando che il divario retributivo tra uomini e donne è pari al 16,3 % e che le forme atipiche e precarie dei contratti di lavoro interessano più le donne che gli uomini;

Q.  considerando che le disuguaglianze nel mercato del lavoro si ripercuotono lungo tutto l'arco della vita e incidono sui diritti delle donne, ad esempio sulle pensioni, come dimostrato dal divario pensionistico di genere pari al 39 % nell'UE, che è più del doppio rispetto al divario retributivo di genere, pari al 16 %;

R.  considerando che tra le differenti categorie professionali, le lavoratrici autonome e le imprenditrici in particolare riscontrano maggiori difficoltà nel conseguire l'equilibrio tra vita privata e vita professionale; che molto spesso le donne che intendono avviare un'attività hanno difficoltà ad accedere al credito, poiché gli intermediari finanziari tradizionali sono reticenti a concedere loro un prestito, ritenendo che le donne siano più esposte al rischio e meno suscettibili di far crescere l'impresa;

S.  considerando che gli stereotipi ampiamente veicolati dalla società conferiscono alle donne una ruolo secondario; che tali stereotipi si sviluppano sin dall'infanzia e si riflettono nella scelta della formazione e dell'istruzione fino al mercato del lavoro; che le donne sono ancora troppo spesso confinate a occupazioni "femminili" e sono sovente scarsamente remunerate; che le divisioni nel mercato del lavoro riproducono stereotipi per cui la cura dei figli ricade nella stragrande maggioranza dei casi soprattutto sulle donne, facendo sì che esse trascorrano dal doppio a dieci volte più del tempo a occuparsi di attività di cura gratuite rispetto agli uomini(25); che gli stereotipi di genere e la discriminazione basata sul genere hanno ripercussioni negative sull'indipendenza e le prospettive a livello personale, sociale ed economico delle donne e provocano una maggiore concentrazione di donne nei lavori a tempo parziale, interruzioni di carriera e rischio maggiore di povertà ed esclusione sociale, in particolare per le madri sole, colpendo in tal modo l'autonomia femminile;

T.  considerando che le tipologie di congedo per motivi familiari continuano a essere motivo di discriminazione e di stigmatizzazione sia per le donne che per gli uomini, nonostante la legislazione e il quadro di politiche in vigore a livello dell'UE e nazionale, e ciò colpisce soprattutto le donne, le quali chiedono soprattutto congedi per motivi familiari per prestare assistenza;

U.  considerando che le differenze a livello di utilizzo del congedo parentale da parte delle donne e degli uomini dà prova della discriminazione basata sul genere; che il tasso di richiesta del congedo parentale da parte dei padri negli Stati membri continua a essere ridotto, dal momento che solo il 10 % di essi si avvale di almeno un giorno di congedo, mentre il 97 % delle donne utilizza il congedo parentale disponibile per entrambi i genitori; che i dati a disposizione confermano che i congedi parentali per motivi di famiglia scarsamente retribuiti o non retribuiti comportano bassi tassi di partecipazione; che un congedo parentale, integralmente o parzialmente non trasferibile e retribuito in modo adeguato, favorisce un utilizzo più equilibrato da parte di entrambi i genitori e contribuisce a ridurre la discriminazione nei confronti delle donne sul mercato del lavoro; che solo alcuni Stati membri incoraggiano i padri a sfruttare i congedi di paternità o parentali, e che gli uomini sono così privati della possibilità sia di partecipare alla cura dei figli che di trascorrere tempo con loro;

V.  considerando che è fondamentale promuovere misure che favoriscano l'accesso dei padri al congedo, tanto più che i padri che richiedono il congedo familiare costruiscono una relazione migliore con i figli e che è più probabile che essi svolgano un ruolo attivo nei compiti futuri legati alla loro educazione;

W.  considerando che studi di Eurofound hanno messo in evidenza gli aspetti che influenzano il tasso di utilizzo dei congedi familiari da parte dei padri, ossia: il livello retributivo, l'adattabilità del sistema di congedo, la disponibilità di informazioni, la disponibilità e la flessibilità dei servizi di cura per l'infanzia e il timore di essere esclusi dal mercato del lavoro a causa dei congedi;

X.  considerando che la disponibilità e l'accesso a servizi di educazione e cura della prima infanzia a costi contenuti, adeguati e di qualità, servizi assistenza per le altre persone a carico nonché servizi sociali di alta qualità sono uno dei principali fattori che influenzano la partecipazione delle donne al mercato del lavoro; che non vi sono infrastrutture sufficienti che offrono servizi di assistenza all'infanzia di qualità e accessibili a tutti i livelli di reddito; che per il 27 % degli europei la scarsa qualità dell'assistenza all'infanzia è un ostacolo all'accesso a tali servizi(26); che per ottenere servizi di qualità è necessario investire nella formazione degli operatori dell'assistenza all'infanzia(27); che solo 11 Stati membri hanno conseguito il primo obiettivo di Barcellona (fornire assistenza all'infanzia ad almeno il 90 % dei bambini di età compresa fra i 3 anni e l'età dell'obbligo scolastico), mentre solo 10 Stati membri hanno conseguito il secondo (almeno il 33 % dei bambini di età inferiore ai 3 anni)(28);

Y.  considerando che l'educazione e l'assistenza della prima infanzia e le esperienze dei bambini da 0 a 3 anni hanno un impatto decisivo sul loro sviluppo cognitivo, visto che essi sviluppano le loro capacità essenziali nei primi cinque anni di vita;

Z.  considerando che le politiche in materia di equilibrio tra vita professionale e vita privata dovrebbero altresì consentire ai genitori di adempiere alle proprie responsabilità verso i figli, garantendo i mezzi finanziari, il tempo e il supporto necessari sia alla madre che al padre;

AA.  considerando che l'Europa è il continente con il numero più elevato di cittadini anziani e con un processo di invecchiamento destinato a proseguire nei prossimi decenni; che molti Stati membri non dispongono di sufficienti strutture per l'assistenza a lungo termine per affrontare l'aumento del fabbisogno di assistenza e la stagnazione/riduzione dell'indicatore del buono stato di salute; che la maggior parte dei posti di lavoro creati nell'assistenza domiciliare formale per i familiari anziani sono scarsamente retribuiti e richiedono basse qualifiche(29);

AB.  considerando che l'80 % delle esigenze di assistenza nell'UE sono soddisfatte da operatori informali; che circa 3,3 milioni di europei di età compresa fra 15 e 34 anni hanno dovuto lasciare il lavoro a tempo pieno poiché non dispongono delle strutture di assistenza per i figli o per i familiari anziani a carico;

AC.  considerando che le TIC e le tecnologie emergenti hanno cambiato le condizioni di lavoro e di occupazione nonché le culture e le strutture organizzative in tutti i settori; che la formulazione di politiche deve tenere il passo degli sviluppi tecnologici per garantire che le norme sociali e la parità di genere compiano progressi, anziché regredire alla luce delle mutate circostanze;

AD.  considerando che la combinazione di assistenza e di lavoro retribuito ha un impatto importante sulla sostenibilità del lavoro e sui tassi di occupazione, in particolare per le donne, che potrebbero dover far fronte, a un certo punto della loro vita, alla cura di nipoti e/o genitori anziani(30);

AE.  considerando che alcuni ordinamenti giuridici nell'UE mantengono la non individualità nei sistemi fiscali e previdenziali, in cui alla donna sono riconosciuti solo diritti derivati dal rapporto esistente con l'uomo, compreso l'accesso ai servizi sanitari e alla pensione; che gli Stati membri che impongono la dipendenza della moglie/madre creano una discriminazione diretta contro le donne e negano loro i pieni diritti di cittadinanza mediante la modalità selettiva in cui vengono erogati i servizi statali;

AF.  considerando che sono necessarie politiche mirate in materia di mercato del lavoro ed equilibrio tra lavoro e vita privata per tenere conto degli ostacoli intersettoriali incontrati dalle donne vulnerabili in termini di equilibrio tra lavoro e vita privata e sicurezza lavorativa, come le donne con disabilità, le donne giovani, le donne migranti e rifugiate, le donne provenienti da minoranze etniche e le donne LGBTI;

AG.  considerando che concedere tempo libero ai lavoratori per lo sviluppo personale e formativo nell'ambito dell'apprendimento permanente, senza alcuna discriminazione, ne favorisce il benessere e il contributo all'economia attraverso maggiori competenze e una maggiore produttività(31);

AH.  considerando che la sola attuazione di politiche in materia di equilibrio tra vita professionale e vita privata non si tradurrà in un vantaggio per i lavoratori se non sarà accompagnata da politiche di miglioramento delle condizioni di vita e da politiche che favoriscano e promuovano, fra l'altro, le attività culturali, ludiche, sportive;

Principi generali

1.  sottolinea che la conciliazione tra vita professionale, vita privata e vita familiare è un concetto ampio che abbraccia tutte le politiche globali di natura legislativa e non legislativa, volte a promuovere un equilibrio adeguato e proporzionato tra i diversi aspetti della vita delle presone; ritiene che per conseguire un reale equilibrio tra vita professionale e vita privata sono necessarie politiche solide, trasversali, strutturali, coerenti e complete, che includano incentivi e misure efficienti per favorire la conciliazione tra il lavoro, la possibilità di dedicare tempo alla famiglia e agli amici e di prendersi cura dei familiari, il tempo libero e lo sviluppo personale; evidenzia che è necessario soprattutto un cambiamento culturale a livello della società, che prenda di mira gli stereotipi di genere, affinché il lavoro e le attività di cura siano ripartite in modo più equo tra gli uomini e le donne;

2.  sottolinea che la conciliazione tra vita professionale, privata e familiare deve essere garantita quale diritto fondamentale di tutti, nello spirito della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, con misure che siano disponibili a ogni individuo, non solo alle giovani madri, ai padri o a chi fornisce assistenza; chiede l'introduzione di un quadro per garantire che tale diritto rappresenti un obiettivo fondamentale dei sistemi sociali e invita l'UE e gli Stati membri a promuovere, sia nel settore pubblico che privato, modelli di welfare aziendale che rispettino il diritto all'equilibrio tra vita professionale e vita privata; ritiene che tale diritto dovrebbe essere integrato in tutte le iniziative dell'UE che possano avere un impatto diretto o indiretto su tale tema;

3.  mette in evidenza che l'UE è confrontata a mutamenti demografici senza precedenti, segnatamente la crescita dell'aspettativa di vita, il calo dei tassi di natalità, il mutamento delle strutture familiari con le nuove forme di costruzione delle relazioni e di (co)abitazione, la genitorialità in tarda età e le migrazioni, che rappresentano nuove sfide per l'Unione; è preoccupato per il fatto che la crisi economica e finanziaria ha avuto un impatto negativo sulle finanze pubbliche necessarie per le politiche in materia di equilibrio tra lavoro e vita privata e per garantire la disponibilità e l'accesso a servizi di interesse generale di qualità e a costi contenuti; invita pertanto la Commissione e gli Stati membri a mettere in atto politiche e incentivi positivi per sostenere il rilancio demografico, preservare i sistemi di sicurezza sociale e promuovere il benessere e lo sviluppo delle persone e della società nel suo insieme;

4.  sottolinea che il calo del tasso di natalità nell'UE è stato aggravato dalla crisi, visto che la disoccupazione, la precarietà del lavoro, l'incertezza riguardo al futuro e le discriminazioni sul mercato del lavoro inducono i giovani, in particolare le giovani professioniste, a rimandare la decisione di avere un figlio per continuare a essere attivi in un mercato del lavoro sempre più competitivo; invita, in tale contesto, gli Stati membri e le parti sociali a promuovere ambienti di lavoro favorevoli alla famiglia, piani di conciliazione, programmi di reinserimento nel lavoro, canali di comunicazione tra lavoratori e datori di lavoro e incentivi per le imprese e i lavoratori autonomi, in particolare per garantire che le persone non siano economicamente penalizzate per avere figli e che legittime aspirazioni di carriera non vadano in direzione opposta ai progetti familiari; sottolinea inoltre che il congedo di maternità, di paternità e parentale può essere applicato efficacemente e apportare benefici alla società e all'economia solo se è applicato contestualmente ad altri strumenti programmatici, tra cui l'offerta di servizi di assistenza all'infanzia accessibili e di qualità;

5.  accoglie positivamente l'approccio della Commissione alle politiche in materia di equilibrio tra lavoro e vita privata considerate cruciali per affrontare le sfide socio-economiche; invita le parti sociali europee a presentare un accordo su un pacchetto globale di misure legislative e non legislative concernenti la conciliazione tra vita professionale, privata e familiare; invita la Commissione a presentare, nel rispetto del principio di sussidiarietà, una proposta relativa a tale pacchetto nel programma di lavoro della Commissione per il 2017 nel contesto dell'annunciato pilastro europeo dei diritti sociali, qualora non fosse possibile giungere a un accordo tra le parti sociali; sottolinea che le proposte legislative dovrebbero contemplare, come base giuridica, l'uguaglianza tra gli uomini e le donne; chiede alla Commissione di collaborare con le parti interessate a livello sociale per creare un vero pilastro dei diritti sociali che porti a un reale investimento sociale incentrato sugli investimenti sulle persone;

6.  accoglie con favore l'avvio, da parte della Commissione, di una consultazione pubblica sul pilastro europeo dei diritti sociali allo scopo di raccogliere pareri e riscontri su una serie di principi essenziali intesi a sostenere mercati del lavoro e sistemi di previdenza sociale ben funzionanti ed equi nella zona euro;

7.  invita la Commissione e gli Stati membri ad assicurare che le politiche e le misure pertinenti tengano conto della crescente diversità delle relazioni familiari, tra cui unioni civili, accordi tra genitori o nonni, nonché la diversità della società nel suo complesso, in particolare al fine di garantire che un bambino non subisca discriminazioni a causa dello status matrimoniale dei genitori o della composizione della sua famiglia; invita gli Stati membri al riconoscimento reciproco dei documenti giuridici, nell'ottica di garantire la libertà di circolazione senza discriminazioni;

8.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di mettere a punto e attuare politiche e fornire misure a sostegno delle persone più svantaggiate o attualmente escluse dalla legislazione o dalle politiche vigenti, come i genitori soli, le coppie non sposate, le coppie dello stesso sesso, i migranti, i lavoratori autonomi o i cosiddetti "coniugi coadiuvanti", come pure le famiglie in cui uno dei membri presenta una disabilità;

9.  invita la Commissione e gli Stati membri ad adoperarsi affinché la legislazione e le politiche in materia di equilibrio tra vita professionale e vita privata tengano conto della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità e delle osservazioni conclusive destinate all'UE elaborate nel 2015 dal comitato sui diritti delle persone con disabilità;

10.  invita la Commissione e gli Stati membri a fare in modo che il benessere e l'interesse superiore dei minori siano considerazioni prioritarie nell'elaborazione, nel monitoraggio e nell'attuazione delle politiche in materia di equilibrio tra lavoro e vita privata; chiede alla Commissione e agli Stati membri di dare piena attuazione alla raccomandazione dal titolo "Investire nell'infanzia"(32) e a controllarne da vicino i progressi; invita la Commissione e gli Stati membri a sviluppare e introdurre iniziative, come la garanzia per i minori, che pongano i bambini al centro delle esistenti politiche di riduzione della povertà, affinché ogni bambino possa avere accesso all'assistenza sanitaria gratuita, all'istruzione gratuita, all'assistenza all'infanzia, ad alloggi dignitosi e a una nutrizione adeguata, nell'ambito di un piano europeo integrato di lotta alla povertà infantile;

11.  ritiene che la povertà infantile sia collegata alla povertà dei genitori e invita pertanto gli Stati membri ad attuare la raccomandazione sulla povertà infantile e il benessere dei minori e a utilizzare il quadro di monitoraggio basato sugli indicatori ivi contenuto;

12.  sottolinea l'importanza di integrare un approccio basato sul ciclo di vita nelle politiche in materia di equilibrio tra vita professionale e vita privata e nelle pertinenti strategie aziendali, al fine di garantire che ogni persona riceva sostegno nelle diverse fasi della vita e possa partecipare attivamente al mercato del lavoro godendo dei diritti lavorativi e alla società nel suo insieme;

13.  pone in evidenza che un migliore equilibrio tra vita privata e vita professionale e una maggiore parità di genere sono elementi cruciali per sostenere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, in particolare delle donne prestatrici di assistenza e delle madri single, e per conseguire l'obiettivo dell'emancipazione femminile; sottolinea che la chiave per l'emancipazione economica femminile è rappresentata dalla trasformazione e dall'adeguamento del mercato del lavoro e dei sistemi di previdenza sociale in modo tale da tenere conto delle fasi della vita delle donne;

14.  invita la Commissione e gli Stati membri a elaborare politiche di trasformazione e a investire in campagne di sensibilizzazione per superare gli stereotipi di genere e promuovere una più equa condivisione del lavoro domestico e di cura, concentrandosi altresì sul diritto e sulla necessità che gli uomini si assumano responsabilità di assistenza senza essere stigmatizzati o penalizzati; ritiene che sia opportuno rivolgersi alle imprese e sostenerle nei loro sforzi volti a favorire l'equilibrio tra vita privata e vita professionale e combattere la discriminazione;

15.  invita gli Stati membri a rafforzare la protezione contro le discriminazioni e i licenziamenti illeciti connessi all'equilibrio tra vita privata e vita professionale, che colpiscono in particolare le lavoratrici, nonché a garantire l'accesso alla giustizia e alle vie legali, anche attraverso una maggiore divulgazione di informazioni sui diritti dei lavoratori e sull'assistenza legale in caso di necessità; chiede, a tale riguardo, alla Commissione e agli Stati membri di proporre politiche volte a migliorare l'applicazione delle misure antidiscriminazione sul posto di lavoro, anche sensibilizzando con campagne di informazione in merito ai diritti giuridici relativi alla parità di trattamento, invertendo l'onere della prova(33) e abilitando gli enti nazionali per le pari opportunità a condurre indagini formali di loro iniziativa su questioni di parità e ad aiutare le potenziali vittime di discriminazioni;

16.  sottolinea che la mancanza di dati comparabili, esaustivi, affidabili e regolarmente aggiornati sull'uguaglianza rende più difficile dimostrare l'esistenza della discriminazione, in particolare di quella indiretta; esorta gli Stati membri a raccogliere dati sull'uguaglianza in maniera sistematica e a renderli disponibili, con il coinvolgimento degli organismi nazionali per l'uguaglianza e dei tribunali nazionali, anche nell'ottica di analizzare e monitorare tali dati ai fini delle raccomandazioni specifiche per paese; invita la Commissione a prendere iniziative per promuovere ulteriormente tale raccolta di dati mediante una raccomandazione agli Stati membri e incaricando Eurostat di mettere a punto consultazioni volte a integrare la disaggregazione dei dati su tutti i motivi di discriminazione negli indicatori delle indagini sociali europee; invita la Commissione a continuare a collaborare con l'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (EIGE) per migliorare in maniera sistematica la quantità e la qualità dei dati disaggregati per genere;

17.  invita la Commissione ad analizzare periodicamente i progressi compiuti nelle aree critiche individuate nella piattaforma di azione di Pechino per le quali esistono già indicatori sviluppati dall'EIGE, e a tenere conto degli esiti di tali analisi nella sua valutazione della parità di genere nell'UE;

18.  prende atto dell'importante ruolo svolto dagli enti nazionali per le pari opportunità nell'attuazione della direttiva 2000/78/CE sull'uguaglianza in materia di occupazione, contribuendo alla sensibilizzazione e alla raccolta dei dati, mantenendo contatti con le parti sociali e le altre parti interessate, aiutando a risolvere il problema delle denunce insufficienti e rendendo più accessibili le procedure di denuncia; invita gli Stati membri a rafforzare il ruolo, le capacità e l'indipendenza degli enti per le pari opportunità, compresa Equinet, anche fornendo loro fondi adeguati; chiede in particolare il rafforzamento delle organizzazioni previste nella direttiva 2006/54/CE sulla parità di trattamento, garantendo accesso alla giustizia e alle vie legali;

19.  reputa necessario che sia prevista una formazione adeguata sulla legislazione e la giurisprudenza in materia di non discriminazione nell'occupazione per i dipendenti delle autorità nazionali, regionali e locali e gli organismi preposti all'applicazione della legge nonché per gli ispettori del lavoro; ritiene che tale formazione sia altresì fondamentale per giudici, pubblici ministeri, avvocati e forze di polizia;

20.  invita gli Stati membri, insieme alla Commissione, a garantire che l'attribuzione di diritti sociali da parte delle politiche pubbliche sia egualmente accessibile a donne e uomini, onde assicurare che tutti possano esercitare i propri diritti e conseguire un migliore equilibrio tra vita privata e vita professionale;

Uguaglianza retributiva ed equa condivisione delle responsabilità di assistenza tra donne e uomini

21.  sottolinea la necessità di eliminare le disuguaglianze di genere nel lavoro retribuito e non retribuito e di promuovere l'equa condivisione tra donne e uomini delle responsabilità, dei costi e della cura dei figli e delle persone a carico, ma anche all'interno della società nel suo complesso, garantendo, tra l'altro, un accesso universale a servizi di interesse generale; ricorda a tale riguardo la necessità di avanzare proposte specifiche per un migliore equilibrio tra vita privata e vita professionale;

22.  deplora la persistenza del divario retributivo di genere, che costituisce una violazione del principio fondamentale, sancito dall'articolo 157 TFUE, della parità di retribuzione a parità di lavoro tra le lavoratrici e i lavoratori, violazione che colpisce in particolare le donne con figli e dedite alla loro educazione; invita l'UE e gli Stati membri a definire e attuare, in collaborazione con le parti sociali e le organizzazioni per la parità di genere, politiche volte a colmare il divario retributivo di genere; invita gli Stati membri a svolgere periodicamente analisi comparative degli stipendi per integrare i suddetti sforzi;

23.  invita la Commissione, in conformità delle conclusioni del Consiglio del 16 giugno 2016 sulla parità di genere, a migliorare la situazione del suo impegno strategico sull'uguaglianza di genere e a integrare una prospettiva di genere nella strategia Europa 2020, in modo da garantire che il lavoro sull'uguaglianza di genere non perda il proprio carattere prioritario; esorta pertanto la Commissione ad adottare una strategia per l'uguaglianza di genere post-2015, in linea con le raccomandazioni del Patto europeo per la parità di genere per il periodo 2011-2020;

24.  invita gli Stati membri a mettere in atto politiche proattive e investimenti adeguati concepiti allo scopo di aiutare le donne e gli uomini a immettersi, reinserirsi, restare e avanzare nel mercato del lavoro dopo periodi di congedo per motivi familiari e di assistenza con un'occupazione sostenibile e di qualità, in linea con l'articolo 27 della Carta sociale europea; mette in risalto in particolare l'esigenza di garantire ai lavoratori il reintegro nella medesima posizione o in una posizione equivalente o simile, la protezione dal licenziamento e da trattamenti meno favorevoli conseguenti alla gravidanza, alla richiesta o alla fruizione del congedo per motivi familiari, nonché il riconoscimento di un periodo di protezione in seguito al rientro sul posto di lavoro affinché sia possibile il riadattamento;

25.  invita la Commissione e gli Stati membri a coinvolgere le parti sociali e la società civile nelle politiche in materia di parità di genere; sottolinea l'importanza di un finanziamento adeguato di tali politiche, degli accordi collettivi e della contrattazione collettiva ai fini della lotta alla discriminazione e della promozione della parità di genere sul posto di lavoro, nonché l'importanza della ricerca e degli scambi di buone pratiche;

26.  ritiene che promuovere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro e la loro indipendenza economica sia essenziale per conseguire l'obiettivo, stabilito dalla strategia Europa 2020, di innalzare il tasso di occupazione complessivo al 75 %, favorendo altresì l'aumento del PIL; invita pertanto la Commissione e gli Stati membri a rafforzare le politiche e aumentare gli investimenti a sostegno dell'occupazione femminile in posti di lavoro di qualità, in particolare nei settori e nelle posizioni in cui le donne sono sottorappresentate, quali i settori della scienza, della tecnologia, dell'ingegneria, della matematica e dell'economia verde o le posizioni di alta dirigenza in tutti i settori;

Tipologie di congedo per motivi familiari e per necessità di assistenza

27.  osserva che la Commissione ha ritirato la proposta di revisione della direttiva sul congedo di maternità e le chiede di avanzare una proposta ambiziosa corredata da norme di alto livello, collaborando strettamente con le parti sociali e consultando la società civile, onde assicurare un migliore equilibrio tra vita privata e vita professionale; invita la Commissione e gli Stati membri a garantire che le donne siano retribuite e coperte dalla previdenza sociale durante il congedo di maternità, in modo da sostenere le famiglie e combattere le disuguaglianze, rafforzare l'indipendenza sociale ed economica femminile ed evitare che le donne siano penalizzate perché hanno figli; sottolinea che il congedo di maternità deve essere accompagnato da misure efficaci per proteggere i diritti delle donne in gravidanza, delle neomamme, delle madri che allattano e delle madri single, rispondendo alle raccomandazioni dell'Organizzazione internazionale del lavoro e dell'Organizzazione mondiale della sanità;

28.  chiede che vi sia un maggiore coordinamento delle diverse tipologie di congedo a livello dell'UE e degli Stati membri in cooperazione con le parti sociali; ricorda che un migliore accesso a differenti tipologie di congedo fa sì che le persone dispongano di formule di congedo rispondenti alle varie fasi della vita e incrementa la partecipazione all'occupazione, l'efficienza complessiva e la soddisfazione professionale; osserva che, ove manchino disposizioni che disciplinano il congedo, o qualora le disposizioni esistenti siano considerate insufficienti, le parti sociali potrebbero svolgere un ruolo nella definizione di nuove disposizioni o nell'aggiornamento di quelle esistenti in materia di congedo di maternità e paternità e di congedo parentale;

29.  invita gli Stati membri a offrire un reddito sostitutivo e una protezione sociale adeguati durante qualsiasi tipo di congedo per motivi familiari o di assistenza, in particolare affinché i lavoratori a basso reddito possano beneficiare delle misure di congedo in condizioni di parità rispetto agli altri lavoratori;

30.  chiede alla Commissione di pubblicare una relazione sull'attuazione della direttiva sul congedo parentale e invita la Commissione e le parti sociali a esaminare la possibilità di offrire un'opportuna estensione della durata minima del congedo parentale con un reddito sostitutivo e una protezione sociale adeguati, portandolo da quattro ad almeno sei mesi, e ad innalzare il limite di età del bambino per cui si può fruire del congedo parentale; sottolinea che i genitori dovrebbero godere della flessibilità di utilizzare il congedo in modo frazionato o in un'unica soluzione; invita gli Stati membri e le parti sociali a riesaminare i propri sistemi di compensazione finanziaria del congedo parentale al fine di raggiungere un reddito sostitutivo di livello adeguato, che funga da incentivo e incoraggi altresì gli uomini ad avvalersi del congedo parentale al di là del periodo minimo garantito dalla direttiva; ribadisce che il congedo parentale dovrebbe essere condiviso in maniera equa tra i genitori e che una parte significativa del congedo dovrebbe rimanere non trasferibile(34); sottolinea che entrambi i genitori devono ricevere lo stesso trattamento in termini di diritto al reddito e durata del congedo;

31.  prende atto della maggiore vulnerabilità dei genitori che lavorano con figli disabili a carico; invita pertanto la Commissione a migliorare e rafforzare le disposizioni della direttiva 2010/18/UE relativa ai criteri di ammissibilità e a norme dettagliate per la concessione del congedo parentale a chi ha figli con disabilità o gravi malattie a lungo decorso invalidanti; esorta a tale riguardo gli Stati membri ad estendere la possibilità di questi genitori di fruire del congedo parentale oltre il limite di età del figlio fissato dalla direttiva e a garantire loro congedi di maternità, paternità (ove questo esista) e congedi parentali supplementari;

32.  ritiene che il sostegno all'individualizzazione del diritto a regimi di congedo nonché la promozione del ruolo del padre nell'educazione dei figli siano essenziali per giungere a una conciliazione tra vita professionale e vita privata che sia equilibrata dal punto di vista del genere e per conseguire l'obiettivo fissato da Europa 2020 in materia di occupazione a favore delle donne e degli uomini;

33.  invita la Commissione, allo scopo di consentire ai genitori con figli o alle persone con soggetti a carico di conseguire un migliore equilibrio tra vita privata e vita professionale, a proporre iniziative ben fondate e coerenti su:

   1) una direttiva sul congedo di paternità che preveda un minimo di due settimane di congedo obbligatorio interamente retribuite,
   2) una direttiva sul congedo per i prestatori di assistenza che integri la prestazione di assistenza professionale, consenta ai lavoratori di prendersi cura delle persone a carico e offra ai prestatori di assistenza una retribuzione e una protezione sociale adeguate; chiede una flessibilità orientata al dipendente e incentivi sufficienti per indurre gli uomini ad avvalersi del congedo per i prestatori di assistenza,
   3) norme minime applicabili in tutti gli Stati membri per far fronte alle necessità specifiche di genitori e figli adottivi e sancire i medesimi diritti dei genitori naturali,

riconoscendo nel contempo che alcuni Stati membri hanno già adottato misure proattive riguardanti il congedo di paternità e il congedo per i prestatori di assistenza;

34.  invita gli Stati membri a introdurre, mediante normative in materia di lavoro e sicurezza sociale, "crediti di assistenza" sia per le donne che per gli uomini sotto forma di periodi equivalenti per maturare diritti pensionistici, al fine di proteggere i lavoratori che interrompono l'attività professionale per prestare assistenza informale non retribuita a una persona a carico o a un familiare e riconoscere il valore del lavoro svolto da tali prestatori di assistenza per la società nel suo complesso; incoraggia gli Stati membri a operare uno scambio delle migliori pratiche in tale ambito;

Assistenza alle persone a carico

35.  invita gli Stati membri ad attuare concretamente gli obiettivi di Barcellona entro il 2020 e ad avvallare il quadro di qualità del 2014 per l'educazione e l'assistenza della prima infanzia;

36.  ricorda che gli investimenti nei servizi sociali, comprese le infrastrutture, generano effetti rilevanti a livello occupazionale, comportando altresì entrate aggiuntive significative per il settore pubblico in termini di imposte sul lavoro e contributi previdenziali; esorta gli Stati membri a investire in un'educazione e un'assistenza della prima infanzia nonché in servizi di cura per gli anziani e le persone a carico che siano di qualità elevata; li invita a garantire che tali servizi siano disponibili, universalmente accessibili e abbiano un costo ragionevole, prendendo in esame la possibilità, ad esempio, di aumentare la spesa pubblica destinata ai servizi di assistenza, compresi i progetti di vita indipendente, e facendo un migliore uso dei fondi dell'UE; chiede che la revisione del quadro finanziario pluriennale serva anche ad aumentare gli investimenti nei servizi sociali e nelle relative infrastrutture, in particolare con il sostegno del Fondo sociale europeo, del Fondo europeo di sviluppo regionale e del Fondo europeo per gli investimenti strategici; invita gli Stati membri a prendere in esame la possibilità di concedere un accesso gratuito ai servizi di assistenza alle famiglie che vivono in condizioni di povertà ed esclusione sociale; osserva altresì che l'insufficiente quantità di investimenti in strutture e servizi pubblici di assistenza incide in modo sproporzionato sui genitori soli, di cui la grande maggioranza sono donne;

37.  sottolinea la necessità di riconoscere il lavoro svolto dalle persone che dedicano il proprio tempo e le proprie competenze alla cura delle persone anziane e non autosufficienti;

38.  pone in evidenza che, per i genitori che lavorano, la cura dei bambini disabili rappresenta una particolare sfida che dovrebbe essere riconosciuta dalla società ed essere oggetto di sostegno da parte delle politiche pubbliche e della contrattazione collettiva; invita gli Stati membri a porre l'accento, nel garantire servizi di assistenza per bambini in età prescolare, non soltanto sull'accessibilità ma anche sulla qualità di tali forme di assistenza, in particolare con riferimento ai bambini provenienti da contesti svantaggiati e ai bambini con disabilità;

39.  invita gli Stati membri a sostenere le politiche fiscali in quanto potente leva per aumentare l'equilibrio tra vita privata e vita professionale e a promuovere l'occupazione femminile;

40.  invita la Commissione e gli Stati membri a introdurre obiettivi in materia di assistenza agli anziani, ai disabili e ad altre persone non autosufficienti, analogamente agli obiettivi di Barcellona, corredati di strumenti di monitoraggio che dovrebbero misurarne la qualità, l'accessibilità e la ragionevolezza del costo; esorta Eurostat, Eurofound e l'EIGE (per il suo indice di genere) a raccogliere dati in materia e a condurre studi a sostegno di tale impegno;

41.  chiede agli Stati membri di rafforzare la rete di servizi specializzati che forniscono assistenza agli anziani e, in particolare, a creare reti di servizi domiciliari; sottolinea, in tale contesto, la necessità che le politiche di assistenza agli anziani siano adattate alle esigenze dei singoli, ponendo l'accento, ove possibile, sulle preferenze individuali in relazione al luogo di erogazione di tale servizio di assistenza;

42.  invita la Commissione ad impegnarsi a favore di norme qualitative europee per tutti i servizi di assistenza per quanto concerne, tra l'altro, la loro disponibilità, accessibilità e ragionevolezza del costo, il che offrirebbe sostegno agli Stati membri nell'innalzare gli standard nel settore dell'assistenza; rammenta i quadri esistenti, come il quadro di qualità europeo per i servizi di assistenza a lungo termine, da cui è opportuno trarre ispirazione; esorta la Commissione e gli Stati membri a elaborare politiche che consentano e prevedano la deistituzionalizzazione dell'assistenza a lungo termine, ove possibile e con il sostengo dell'assistenza basata sulla collettività;

43.  segnala che un elemento importante per la realizzazione di servizi di qualità è rappresentato dagli investimenti nella forza lavoro(35); invita pertanto gli Stati membri e le parti sociali a promuovere condizioni di lavoro dignitose e un'occupazione di qualità per gli assistenti sociali, anche attraverso una retribuzione dignitosa, il riconoscimento del loro status e la messa a punto di percorsi di formazione professionale di elevata qualità per tali lavoratori;

Occupazione di qualità

44.  mette in evidenza gli alti livelli di povertà in tutta l'Europa, che costringono alcune persone a lavorare di più e più a lungo, anche svolgendo diversi lavori, per poter avere un salario sufficiente alla loro sussistenza; invita gli Stati membri e le parti sociali a elaborare un quadro di politica salariale che preveda misure efficaci per contrastare la discriminazione retributiva e garantire remunerazioni adeguate a tutti i lavoratori, ad esempio attraverso l'introduzione di salari minimi a livello nazionale in grado di assicurare un vita dignitosa, in linea con le pratiche nazionali; esorta gli Stati membri a sostenere la contrattazione collettiva quale importante elemento nell'elaborazione delle politiche salariali;

45.  segnala che l'equilibrio tra vita privata e vita professionale deve basarsi sui diritti e sulla sicurezza dei lavoratori nel mercato del lavoro, nonché sul diritto a prendersi del tempo libero senza le restrizioni dettate dalle crescenti esigenze di mobilità e flessibilità; sottolinea che la crescente flessibilità può contribuire ad aumentare le discriminazioni attualmente esistenti sul mercato del lavoro nei confronti delle donne – che si manifestano sotto forma di retribuzioni più basse, forme di lavoro atipico e livello sproporzionato di responsabilità per il lavoro domestico non retribuito – se non si adotta prima un chiaro approccio volto all'integrazione della dimensione di genere;

46.  invita Eurofound a sviluppare ulteriormente le sue attività tese al monitoraggio della qualità dell'occupazione attraverso la sua indagine europea sulle condizioni di lavoro, basata sul sua definizione di qualità del lavoro, la quale tiene conto dei guadagni, delle prospettive, della qualità dell'orario di lavoro, dell'impiego delle competenze e della discrezionalità, dell'ambiente sociale, del rischio fisico e dell'intensità del lavoro; esorta inoltre Eurofound ad approfondire le sue ricerche sulle politiche, gli accordi tra le parti sociali e le pratiche delle imprese che favoriscono la qualità del lavoro(36); invita Eurofound a continuare a monitorare l'incidenza dell'organizzazione dell'orario di lavoro e a fornire analisi di politiche pubbliche e accordi tra le parti sociali in tale ambito, compresa una valutazione del modo in cui questi vengono negoziati e favoriscono l'equilibrio tra vita privata e vita professionale; chiede a Eurofound di sviluppare la ricerca sulle modalità con cui le famiglie con due lavoratori gestiscono congiuntamente la propria organizzazione degli orari di lavoro e sul miglior modo per assisterle;

47.  sottolinea, da un lato, che l'equilibrio tra vita privata e vita professionale deve basarsi sui diritti e sulla sicurezza dei lavoratori nel mercato del lavoro, nonché sul diritto a prendersi del tempo libero senza le restrizioni dettate dalle crescenti esigenze di mobilità e flessibilità; mette in evidenza, dall'altro, le differenze nella situazione personale e familiare di ciascun lavoratore e ritiene pertanto che i dipendenti dovrebbero disporre della possibilità di avvalersi di un'organizzazione flessibile dell'orario di lavoro in modo da adattarlo alle circostanze specifiche delle varie fasi della vita; ritiene che tale flessibilità orientata al dipendente possa promuovere tassi di occupazione femminile più elevati; sottolinea che i dipendenti e i datori di lavoro condividono la responsabilità di stabilire e concordare l'organizzazione dell'orario di lavoro più appropriata; invita la Commissione a delineare un quadro della situazione esistente negli Stati membri rispetto al "diritto di richiedere un'organizzazione flessibile del lavoro";

48.  sostiene il "lavoro agile", un approccio all'organizzazione del lavoro basato su una combinazione di flessibilità, autonomia e collaborazione, che non richiede necessariamente al lavoratore di essere presente sul posto di lavoro o in un altro luogo predeterminato e gli consente di gestire il proprio orario di lavoro, garantendo comunque il rispetto del limite massimo di ore lavorative giornaliere e settimanali stabilito dalla legge e dai contratti collettivi; sottolinea pertanto il potenziale offerto dal lavoro agile ai fini di un migliore equilibrio tra vita privata e vita professionale, in particolare per i genitori che si reinseriscono o si immettono nel mercato del lavoro dopo il congedo di maternità o parentale; si oppone tuttavia alla transizione da una cultura della presenza fisica a una cultura della disponibilità permanente; invita la Commissione, gli Stati membri e le parti sociali, in sede di elaborazione delle politiche in materia di lavoro agile, a garantire che esse non impongano un onere supplementare ai lavoratori, bensì rafforzino un sano equilibrio tra vita privata e vita professionale e aumentino il benessere dei lavoratori; sottolinea la necessità di concentrarsi sul conseguimento di obiettivi occupazionali al fine di scongiurare l'abuso di queste nuove forme di lavoro; invita gli Stati membri a promuovere il potenziale offerto da tecnologie quali i dati digitali, internet ad alta velocità, la tecnologia audio e video per l'organizzazione del (tele)lavoro agile;

49.  sottolinea che i modelli imprenditoriali alternativi, come le cooperative e le mutue, presentano un enorme potenziale in termini di avanzamento della parità di genere e di un sano equilibrio tra vita privata e vita professionale, in particolare nell'emergente contesto digitale del lavoro agile, alla luce dei maggiori livelli di partecipazione dei dipendenti al processo decisionale; invita la Commissione e gli Stati membri a esaminare l'impatto delle cooperative e dei modelli imprenditoriali alternativi sulla parità di genere e sull'equilibrio tra vita privata e vita professionale, in particolare nei settori tecnologici, e a definire politiche intese a promuovere e condividere modelli delle migliori pratiche;

50.  è preoccupato per l'aumento del lavoro a tempo parziale involontario, in particolare tra le donne con responsabilità di assistenza, che ne aggrava il rischio di povertà lavorativa; sottolinea che, quando un lavoratore sceglie di lavorare a tempo parziale, occorre garantire la qualità del suo impiego e la non discriminazione rispetto ai lavoratori a tempo pieno, conformemente alla direttiva sul lavoro a tempo parziale(37), e chiede alla Commissione di verificare l'applicazione di tale direttiva; chiede agli Stati membri di garantire che i lavoratori a tempo parziale, i lavoratori con una vita professionale discontinua e i lavoratori che hanno avuto interruzioni di carriera o che in alcuni periodi hanno lavorato per meno ore abbiano il diritto di accedere a un regime pensionistico dignitoso, senza alcuna forma di discriminazione;

51.  nutre preoccupazione riguardo all'abuso dei contratti a zero ore in taluni Stati membri e al ricorso a contratti tesi allo sfruttamento, contratti temporanei involontari, orari di lavoro irregolari, imprevedibili ed eccessivi e tirocini di scarsa qualità, che sul lungo termine rendono impossibile un sano equilibrio tra vita professionale e vita privata; invita pertanto gli Stati membri e le parti sociali ad affrontare con urgenza la situazione dell'occupazione precaria, che affligge in particolare i giovani e le donne;

52.  sottolinea che orari di lavoro eccessivi e irregolari e periodi di riposo insufficienti, come pure l'insicurezza lavorativa e obblighi di risultato sproporzionati, sono fattori determinanti dell'aumento dello stress, del cattivo stato di salute fisica e mentale nonché degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali; segnala che orari di lavoro flessibili e prevedibili incidono positivamente sull'equilibrio tra vita privata e vita professionale(38); invita gli Stati membri a le parti sociali a salvaguardare gli orari di lavoro e a garantire un periodo di riposo settimanale mediante l'attuazione di tutta la legislazione in materia; rammenta l'obbligo della Commissione di verificare l'attuazione della direttiva sull'orario di lavoro e di esaminare la possibilità di avviare procedure di infrazione nei confronti degli Stati membri che non si conformano ad essa;

53.  chiede inoltre alla Commissione e agli Stati membri, alle parti sociali e alle parti interessate di concentrarsi sulle forme innovative di organizzazione nel luogo di lavoro e di bilanciare le esigenze di donne e uomini di trovare un equilibrio tra vita privata e vita professionale con gli obiettivi di produttività/redditività delle imprese; osserva che il legame positivo tra aumento dell'occupazione femminile, equilibrio tra vita privata e vita professionale e competitività delle imprese, in termini di riduzione dell'assenteismo, margine di potenziale produttivo, fatturato, attrazione dei talenti, fedeltà, riassegnazione delle risorse per lo sviluppo di piani assistenziali, aumento del tenore di vita e maggiore tempo libero, è stato ampiamente dimostrato dalle migliori pratiche europee in diverse grandi aziende e reti di piccole e medie imprese;

54.  sottolinea che le donne e le persone LGBTI incontrano, sul lavoro, specifici ostacoli e fonti di stress basati sul genere, tra cui vessazioni, esclusione, discriminazione o stereotipi di genere, che incidono negativamente sul loro benessere sul lavoro e mettono a rischio la loro salute mentale e la loro capacità di progredire nella carriera professionale; invita la Commissione e gli Stati membri a intraprendere ulteriori iniziative per far fronte a tali condizioni sfavorevoli, garantendo la corretta attuazione delle norme pertinenti in materia di lotta alla discriminazione e la realizzazione di programmi di apprendimento permanente sensibili alle tematiche di genere, e li invita altresì a collaborare con i sindacati e le organizzazioni della società civile;

55.  esorta gli Stati membri ad ampliare e rafforzare gli ispettorati nazionali del lavoro, assicurando loro condizioni finanziarie e risorse umane e finanziarie che rendano possibile una presenza efficace sul campo, in modo da permettere loro di contrastare il lavoro precario, il lavoro non regolamentato e la discriminazione professionale e retributiva, in particolare in una prospettiva di parità di genere;

56.  chiede agli Stati membri di attuare pienamente la direttiva 2006/54/CE sulla parità di trattamento e alla Commissione di rivedere la direttiva e promuovere nelle imprese l'attuazione di piani in materia di uguaglianza di genere, comprese azioni volte alla desegregazione e allo sviluppo di sistemi retributivi e misure che sostengano la carriera delle donne; sottolinea l'importanza del ruolo svolto dagli enti per le pari opportunità nell'assistere le vittime di discriminazioni e contrastare gli stereotipi di genere; invita gli Stati membri a mettere a punto misure legislative che salvaguardino il principio delle pari opportunità e della parità di trattamento delle donne e degli uomini sul lavoro;

57.  ribadisce il suo appello al Consiglio ad adottare rapidamente la proposta di direttiva del Consiglio recante applicazione del principio di parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale;

58.  invita la Commissione e gli Stati membri a garantire la previdenza e la protezione sociali e la retribuzione in caso di congedo per malattia, al fine di consentire un effettivo equilibrio tra vita privata e vita professionale;

Qualità della vita

59.  sottolinea che il concetto di "qualità della vita" è più ampio di quello di "condizioni di vita" e fa riferimento al benessere complessivo degli individui in una società, identificando diverse dimensioni dell'esistenza umana come essenziali per una vita umana completa(39);

60.  sottolinea che la disparità in termini di tempo libero a disposizione e un'iniqua ripartizione delle responsabilità tra le donne e gli uomini possono incidere sullo sviluppo personale delle donne, sull'acquisizione di nuove competenze e conoscenze linguistiche, sulla partecipazione alla vita sociale, politica, culturale e comunitaria e, soprattutto, sulla situazione economica delle donne;

61.  sottolinea che qualsiasi forma di discriminazione nei confronti delle donne, compresi la segregazione di genere, i divari retributivi e pensionistici, gli stereotipi di genere ed elevati livelli di stress nella gestione della vita professionale e privata si riflettono nell'alto tasso di inattività fisica delle donne e hanno un enorme impatto sulla loro salute fisica e mentale(40); ribadisce l'importanza di combattere gli stereotipi promuovendo e difendendo la parità di genere in tutte le fasi dell'istruzione, a partire dalla scuola primaria; invita gli Stati membri e le parti sociali a condurre e sostenere campagne di sensibilizzazione e informazione nonché programmi che promuovano la parità di genere e contrastino gli stereotipi;

62.  mette in risalto l'importanza dell'apprendimento permanente per la formazione autonoma dei lavoratori, compreso l'aggiornamento costante rispetto alle condizioni di lavoro in continua evoluzione; incoraggia la Commissione e gli Stati membri a promuovere l'apprendimento permanente; invita la Commissione, gli Stati membri e le parti sociali a definire e attuare politiche che prevedano congedi a fini di istruzione e formazione, nonché misure di formazione professionale e apprendimento permanente sul lavoro, anche in Stati membri diversi dal proprio; li esorta a rendere l'apprendimento sul lavoro e al di fuori di esso, ivi comprese le opportunità di studio retribuite, accessibile a tutti i lavoratori, segnatamente a quanti presentano condizioni svantaggiate, ponendo inoltre l'accento sulle dipendenti che operano in settori in cui le donne sono strutturalmente sottorappresentate;

63.  esorta la Commissione e gli Stati membri a contrastare le disparità sociali ed economiche; invita gli Stati membri a promuovere misure tese a creare regimi di reddito minimo adeguati, in linea con le pratiche e le tradizioni nazionali, al fine di consentire a tutte le persone una vita dignitosa, di sostenere la loro piena partecipazione alla società e di garantirne l'indipendenza in tutte le fasi della vita;

o
o   o

64.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 348 del 28.11.1992, pag. 1.
(2) GU C 70 E dell'8.3.2012, pag. 163.
(3) GU L 68 del 18.3.2010, pag. 13.
(4) GU L 353 del 28.12.2013, pag. 7.
(5) GU L 180 del 15.7.2010, pag. 1.
(6) GU L 303 del 2.12.2000, pag. 16.
(7) GU L 299 del 18.11.2003, pag. 9.
(8) GU L 14 del 20.1.1998, pag. 9.
(9) Testi approvati, P8_TA(2016)0059.
(10) Testi approvati, P8_TA(2015)0207.
(11) GU C 93 del 9.3.2016, pag. 110.
(12) GU C 36 del 29.1.2016, pag. 18.
(13) GU C 316 del 30.8.2016, pag. 2.
(14) Testi approvati, P8_TA(2015)0218.
(15) Testi approvati, P8_TA(2015)0351.
(16) Testi approvati, P8_TA(2016)0042.
(17) Testi approvati, P8_TA(2016)0226.
(18) GU C 175 del 15.6.2011, pag. 8.
(19) 3073a riunione del Consiglio "Occupazione, politica sociale, salute e consumatori", Bruxelles, 7 marzo 2011.
(20) Relazione demografica 2015 di Eurostat.
(21) Eurofound (2015): Sesta indagine europea sulle condizioni di lavoro: primi risultati.
(22) http://appsso.eurostat.ec.europa.eu/nui/submitViewTableAction.do
(23) Eurofound (2013): Caring for children and dependants: Effect on careers of young workers.
(24) Eurofound (2015): Sesta indagine europea sulle condizioni di lavoro: primi risultati.
(25) Dati Eurostat sul 2010, relazione della Commissione del 2015 sulla parità tra donne e uomini nell'Unione europea (SWD(2016)0054).
(26) Eurofound, "Indagine europea 2012 sulla qualità della vita".
(27) Eurofound (2015), "Cura della prima infanzia: condizioni di lavoro, formazione e qualità dei servizi – Un'analisi sistematica.
(28) Relazione della Commissione, del 29 maggio 2013, sui progressi compiuti in merito agli obiettivi di Barcellona dal titolo "Lo sviluppo dei servizi di cura della prima infanzia in Europa per una crescita sostenibile e inclusiva" (COM(2013)0322).
(29) Eurofound (2013), Caring for children and dependants: Effect on careers of young workers" (Prendersi cura dei figli e di altre persone a carico: effetto sulla carriera dei giovani lavoratori).
(30) Relazione Eurofound, "Sustainable work over the life course: concept paper" (Lavoro sostenibile nel corso della vita: documento concettuale).
(31) Studio del CEDEFOP dal titolo "Training leave. Policies and practices in Europe" (Congedo per studio/formazione: politiche e prassi in Europa), 2010.
(32) Raccomandazione 2013/112/UE della Commissione.
(33) Risoluzione del Parlamento europeo dell'8 ottobre 2015 sull'applicazione della direttiva 2006/54/CE (P8_TA(2015)0351).
(34) Risoluzione del Parlamento europeo del 12 maggio 2016 sull'applicazione della direttiva 2010/18/UE del Consiglio(P8_TA(2016)0226).
(35) Eurofound (2015), Early childhood care: working conditions, training and quality of services – A systematic review" (Assistenza alla prima infanzia: condizioni di lavoro, formazione e qualità dei servizi – Un'analisi sistematica).
(36) Relazione di Eurofound dal titolo "Trends in job quality in Europe" (Tendenze nella qualità del lavoro in Europa – 2012) e relazione di Eurofound dal titolo "Convergence and divergence of job quality in Europe 1995-2010" (Convergenze e divergenze nella qualità del lavoro in Europa 1995-2010 – 2015).
(37) Direttiva 97/81/CE del Consiglio.
(38) Indagine europea sulle condizioni di lavoro di Eurofound.
(39) Terza indagine europea sulla qualità della vita di Eurofound.
(40) Studio della Direzione generale delle Politiche interne dell'Unione del Parlamento europeo, del marzo 2016, dal titolo "Differences in Men's and Women's Work, Care and Leisure Time" (Differenze tra donne e uomini in termini di lavoro, assistenza e tempo libero).

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