Indice 
Testi approvati
Giovedì 15 settembre 2016 - StrasburgoEdizione definitiva
Nomina di un nuovo Commissario
 Filippine
 Somalia
 Zimbabwe
 Documento di viaggio per il rimpatrio dei cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare ***I
 Prospetto da pubblicare per l'offerta al pubblico o l'ammissione alla negoziazione di titoli ***I
 Asilo: misure temporanee a beneficio dell'Italia e della Grecia *
 Orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione *
 Obiettivi principali per la 17a riunione della Conferenza delle parti della CITES a Johannesburg
 Applicazione della direttiva sui servizi postali
 Accesso al credito per le PMI e rafforzamento della diversità del finanziamento alle PMI nell'Unione dei mercati dei capitali
 Come sfruttare al meglio le potenzialità in termini di creazione di posti di lavoro delle piccole e medie imprese (PMI)?
 Applicazione della direttiva sulla parità in materia di occupazione
 Attività, incidenza e valore aggiunto del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione tra il 2007 e il 2014
 Approvazione di emendamenti a una proposta della Commissione (interpretazione dell'articolo 61, paragrafo 2, del regolamento)

Nomina di un nuovo Commissario
PDF 149kWORD 47k
Decisione del Parlamento europeo del 15 settembre 2016 recante approvazione della nomina di Julian King a membro della Commissione (C8-0339/2016 - 2016/0812(NLE))
P8_TA(2016)0348

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 246, secondo comma, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea

–  visto l'articolo 106 bis del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,

–  visto il punto 6 dell'accordo quadro sulle relazioni tra il Parlamento europeo e la Commissione europea(1),

–  viste le dimissioni da membro della Commissione presentate da Jonathan Hill il 25 giugno 2016,

–  vista la lettera del Consiglio del 15 luglio 2016, con cui il Consiglio ha consultato il Parlamento su una decisione, da adottare di comune accordo con il presidente della Commissione, sulla nomina di Julian King a membro della Commissione (C8-0339/2016),

–  viste l'audizione di Julian King del 12 settembre 2016, condotta dalla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, e la dichiarazione di valutazione redatta in seguito a quella audizione;

–  visti l'articolo 118 e l'allegato XVI del suo regolamento,

1.  approva la nomina di Julian King a membro della Commissione;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio, alla Commissione e ai governi degli Stati membri.

(1) GU L 304 del 20.11.2010, pag. 47.


Filippine
PDF 167kWORD 42k
Risoluzione del Parlamento europeo del 15 settembre 2016 sulle Filippine (2016/2880(RSP))
P8_TA(2016)0349RC-B8-0990/2016

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla situazione nelle Filippine, in particolare quella dell'8 giugno 2016(1) sull'accordo quadro di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e la Repubblica delle Filippine, come pure quelle del 14 giugno 2012(2) e del 21 gennaio 2010(3),

–  vista la dichiarazione rilasciata il 3 settembre 2016 dal portavoce del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) sull'attentato a Davao,

–  viste le relazioni diplomatiche tra le Filippine e l'UE (all'epoca la Comunità economica europea - CEE), avviate il 12 maggio 1964 con la nomina dell'Ambasciatore delle Filippine presso la CEE,

–  visto lo status delle Filippine quale membro fondatore dell'Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN), in seguito alla firma della dichiarazione di Bangkok dell'8 agosto 1967,

–  visto l'accordo quadro di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica delle Filippine, dall'altra,

–  vista la dichiarazione resa l'8 giugno 2016 dal Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon sull'apparente sostegno alle esecuzioni extragiudiziali,

–  vista la dichiarazione rilasciata il 3 agosto 2016 dal direttore esecutivo dell'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC) sulla situazione nelle Filippine,

–  vista la dichiarazione del 4 settembre 2016 attribuibile al portavoce del Segretario generale delle Nazioni Unite sulle Filippine,

–  vista la dichiarazione alla stampa, del 4 settembre 2016, del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sull'attentato terroristico nelle Filippine,

–  visti gli orientamenti dell'UE in materia di diritti umani,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

–  visto il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (ICCPR) del 1966,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che le Filippine e l'UE vantano relazioni diplomatiche, economiche, culturali e politiche di lunga data;

B.  considerando che la democrazia, lo Stato di diritto, i diritti umani e il dialogo con le organizzazioni della società civile sono sempre stati un elemento importante dei colloqui bilaterali tra UE e Filippine;

C.  considerando che il governo delle Filippine, recentemente eletto, dovrà affrontare ingenti sfide in termini di lotta alle disuguaglianze e alla corruzione e di gestione del processo di pace nel paese;

D.  considerando che il traffico illegale di droga nelle Filippine continua a destare gravi preoccupazioni a livello nazionale e internazionale; che, stando alla relazione annuale del Dipartimento di Stato americano al Congresso, nel 2015 l'agenzia antidroga delle Filippine (PDEA), principale agenzia di lotta alla droga del paese, ha rivelato che in 8 629 villaggi o barangay (circa il 20 % dei villaggi filippini) sono stati segnalati reati legati alla droga, e che si ritiene che le Filippine registrino il più alto tasso di utilizzo di metanfetamine dell'Asia orientale;

E.  considerando che una delle principali caratteristiche della campagna presidenziale di Rodrigo Duterte è stato l'impegno a porre fine a tutti i livelli di criminalità legata alla droga nel paese; che, durante la sua campagna elettorale e i primi giorni di mandato, il presidente Duterte ha più volte esortato le agenzie di contrasto e i cittadini a uccidere le persone sospettate di traffico di stupefacenti che rifiutavano di arrendersi e quelle che facevano uso di droghe;

F.  considerando che il presidente Duterte ha dichiarato di non avere intenzione di perseguire i funzionari degli organi di contrasto e i cittadini che uccidono gli spacciatori che si oppongono all'arresto;

G.  considerando che i dati pubblicati dalla polizia nazionale filippina rivelano che dal 1° luglio al 4 settembre 2016 la polizia ha ucciso oltre mille persone sospettate di spacciare e consumare droghe, e che ulteriori dati statistici della polizia attribuiscono a sconosciuti armati l'uccisione, negli ultimi due mesi, di più di mille presunti spacciatori e consumatori di droghe; che, come indicato da Al Jazeera, oltre 15 000 sospetti spacciatori sono stati arrestati, soprattutto in seguito a voci e accuse dei cittadini, e che quasi 700 000 si sono arresi "volontariamente" alla polizia e hanno chiesto di sottoporsi alle cure secondo il programma Tokhang per evitare di diventare bersaglio della polizia o dei vigilantes;

H.  considerando che l'8 giugno 2016 il Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha denunciato la serie di esecuzioni extragiudiziali, definendole illegali e in violazione dei diritti e delle libertà fondamentali;

I.  considerando che il 18 agosto 2016 il relatore speciale delle Nazioni Unite sulle esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie, Agnes Callamard, e il relatore speciale delle Nazioni Unite sul diritto alla salute, Dainius Pūras, hanno esortato il governo delle Filippine a porre fine all'attuale ondata di esecuzioni extragiudiziali e uccisioni nel contesto di un'intensa campagna antidroga e anticrimine contro i trafficanti e i consumatori di droghe;

J.  considerando che il Senato filippino e la commissione per i diritti umani si sono impegnati a condurre indagini indipendenti proprie sulle morti;

K.  considerando che le Filippine sono state tra i primi paesi dell'Asia ad abolire la pena di morte nel 1987; che, dopo essere stata reintrodotta, la pena capitale è stata nuovamente abolita dal presidente Arroyo nel 2006; che, durante la sua campagna elettorale, il presidente Duterte ha chiesto una nuova reintroduzione della pena di morte, in particolare per il commercio illegale di stupefacenti, e che un disegno di legge è al momento all'esame del Congresso;

L.  considerando che un'altra proposta di legge al vaglio del Congresso intende ridurre l'età della responsabilità penale da 15 a 9 anni;

M.  considerando che il 2 settembre 2016 un attentato dinamitardo perpetrato in un mercato nella città di Davao, la cui responsabilità è stata rivendicata da Abu Sayyaf e dai suoi affiliati, ha ucciso almeno 14 persone, ferendone altre 70; che le forze armate filippine stanno portando avanti un'offensiva militare contro i militanti di Abu Sayyaf, affiliati all'IS, nella provincia meridionale di Sulu;

N.  considerando che, dopo l'attentato, il governo delle Filippine ha dichiarato lo "stato di emergenza nazionale a causa degli atti di violenza illegale a Mindanao";

O.  considerando che il 26 agosto 2016 il governo delle Filippine e il Fronte nazionale democratico delle Filippine hanno firmato, sotto l'egida del governo norvegese, un cessate il fuoco a tempo indeterminato, che rappresenta una svolta importante nei 47 anni di combattimenti che hanno provocato la morte di circa 40 000 persone;

P.  considerando che le Filippine deterranno la presidenza dell'ASEAN nel 2017 e che il presidente Duterte ha annunciato che "durante la presidenza delle Filippine, sarà dato rilievo all'ASEAN quale modello di regionalismo e attore globale, che pone al proprio centro l'interesse della gente";

1.  condanna fermamente l'attentato avvenuto il 2 settembre 2016 in un mercato notturno della città di Davao ed esprime il proprio cordoglio ai familiari delle vittime; sottolinea che i responsabili di questi crimini dovrebbero essere consegnati alla giustizia, ma invita la delegazione dell'UE a monitorare attentamente il ricorso allo "Stato di non diritto"; esorta tutti gli Stati, conformemente ai loro obblighi derivanti dal diritto internazionale e dalle pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, a cooperare attivamente con il governo delle Filippine e con tutte le altre autorità competenti al riguardo;

2.  condanna fermamente il traffico e l'abuso di stupefacenti nelle Filippine; sottolinea che le droghe illecite costituiscono una minaccia per i giovani filippini, nonché uno dei più gravi problemi sociali;

3.  è consapevole del fatto che, nelle Filippine, milioni di persone sono colpite dall'alto tasso di tossicodipendenza e dalle relative conseguenze; esprime tuttavia la più profonda preoccupazione per il numero straordinariamente elevato di persone uccise durante le operazioni di polizia e dai gruppi di vigilantes nel quadro di un inasprimento della campagna anticrimine e antidroga contro i trafficanti e i consumatori di droghe, ed esorta il governo delle Filippine a porre fine all'attuale ondata di esecuzioni extragiudiziali e uccisioni;

4.  accoglie favorevolmente l'intenzione del governo di ridurre gli elevati livelli di criminalità e corruzione nel paese, ma invita il governo ad adottare politiche e programmi specifici e globali, che dovrebbero comprendere anche misure di prevenzione e di recupero, senza concentrarsi esclusivamente sulla repressione violenta;

5.  accoglie con estremo favore l'iniziativa del presidente Duterte di dare nuova linfa al processo di pace con il Fronte nazionale democratico delle Filippine e attende la fine del conflitto nel prossimo futuro, dal momento che, stando al programma negoziale, entro un anno si potrebbe raggiungere un accordo definitivo che ponga fine al conflitto armato;

6.  sottolinea che le risposte al traffico illecito di stupefacenti devono essere attuate nel pieno rispetto degli obblighi nazionali e internazionali;

7.  sollecita le autorità a garantire il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, in conformità delle norme internazionali in materia di diritti umani e degli strumenti internazionali ratificati dalle Filippine;

8.  incoraggia le autorità ad avviare un'indagine immediata sul numero straordinariamente elevato di persone uccise durante le operazioni di polizia;

9.  prende atto che l'UNODC è pronto a impegnarsi ulteriormente con le Filippine per consegnare alla giustizia i trafficanti di droga con le adeguate garanzie giuridiche, in linea con le norme e gli standard internazionali;

10.  raccomanda che sia istituito senza indugio un meccanismo nazionale di prevenzione della tortura, come previsto dalla Convenzione contro la tortura e dal relativo protocollo opzionale;

11.  esorta il governo filippino a condannare le azioni dei gruppi di vigilantes e accertare la loro responsabilità nelle uccisioni; sollecita le autorità del paese a condurre un'indagine immediata, approfondita, efficace e imparziale al fine di identificare tutti i responsabili, consegnarli a un tribunale civile competente e imparziale e applicare le sanzioni penali previste dalla legge;

12.  invita il governo delle Filippine ad assicurare una protezione adeguata ai difensori dei diritti umani, ai sindacalisti e ai giornalisti;

13.  si compiace dell'impegno del presidente Duterte a favore di programmi di riabilitazione dalla tossicodipendenza e invita l'UE a sostenere il governo nei suoi sforzi per fornire un aiuto adeguato ai consumatori di droghe affinché si liberino della loro dipendenza, come pure a continuare a sostenere le riforme del sistema giudiziario penale nelle Filippine;

14.  raccomanda alle Filippine di ratificare senza indugio la Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate e di assicurare che, nella legislazione nazionale, le sparizioni forzate e le esecuzioni extragiudiziali siano configurate come reato;

15.  esorta il Congresso delle Filippine ad astenersi dal reintrodurre la pena di morte e dal ridurre l'età minima della responsabilità penale;

16.  osserva che, in base a tutte le prove empiriche, la pena di morte non riduce la delinquenza associata alle droghe e vanificherebbe una grande conquista del sistema giudiziario filippino;

17.  sollecita l'UE ad avvalersi di tutti gli strumenti disponibili per aiutare il governo delle Filippine a rispettare i suoi obblighi internazionali in materia di diritti umani, in particolare mediante l'accordo quadro;

18.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi degli Stati membri, al governo e al parlamento delle Filippine, ai governi degli Stati membri dell'Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN), all'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e al Segretario generale delle Nazioni Unite.

(1) Testi approvati, P8_TA(2016)0263.
(2) GU C 332 E del 15.11.2013, pag. 99.
(3) GU C 305 E dell'11.11.2010, pag. 11.


Somalia
PDF 176kWORD 48k
Risoluzione del Parlamento europeo del 15 settembre 2016 sulla Somalia (2016/2881(RSP))
P8_TA(2016)0350RC-B8-0989/2016

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla Somalia,

–  viste le dichiarazioni rilasciate dal portavoce del Servizio europeo per l'azione esterna sugli attentati in Somalia del 27 febbraio 2016, 2 giugno 2016, 26 giugno 2016, 26 luglio 2016 e 21 agosto 2016,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 18 luglio 2016 e del 15 febbraio 2016 sulla Somalia,

–  vista la dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini riguardante la decisione su un modello elettorale per la Somalia nel 2016,

–  visto il patto per un "new deal" adottato il 16 settembre 2013 a Bruxelles,

–  vista la strategia dell'UE per la sicurezza e lo sviluppo della regione del Sahel, del settembre 2011,

–  vista la relazione ONU sulla libertà di espressione in Somalia, pubblicata il 4 settembre 2016,

–  vista la risoluzione n. 2297 (2016) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, adottata il 7 luglio 2016,

–  viste le relazioni del Segretario generale delle Nazioni Unite sulla Somalia destinate al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dell'8 gennaio 2016 e del 9 maggio 2016,

–  vista la relazione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite elaborata dal gruppo di lavoro sull'esame periodico universale, del 13 aprile 2016,

–  vista la condanna da parte del rappresentante speciale del Segretario generale dell'ONU in Somalia, Michael Keating, dell'attentato dinamitardo contro un albergo di Mogadiscio il 30 agosto 2016,

–  visto il più recente esame periodico universale sulla Somalia dinanzi al Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani, del gennaio 2016,

–  vista la richiesta, formulata il 2 settembre 2016 dalla missione dell'Unione africana in Somalia (AMISOM), di aiuto per contrastare l'uso di dispositivi esplosivi improvvisati (IED) in Somalia,

–  vista la dichiarazione dell'AMISOM del 26 luglio 2016, che condanna gli attacchi terroristici a Mogadiscio,

–  vista la dichiarazione del rappresentante speciale del Presidente della Commissione dell'Unione africana (SRCC) per la Somalia, ambasciatore Francisco Caetano Madera, resa il 30 agosto 2016, che elogia le forze di sicurezza somale in relazione all'attacco contro un hotel di Mogadiscio,

–  visto l'accordo di partenariato di Cotonou tra i paesi ACP e l'UE,

–  vista la comunicazione del Consiglio per la pace e la sicurezza dell'Unione africana nel corso della sua 455a riunione, del 2 settembre 2014, sulla prevenzione e la lotta contro il terrorismo e l'estremismo violento in Africa,

–  visto il mandato della Commissione africana sui diritti dell'uomo e dei popoli al fine di promuovere e tutelare i diritti dell'uomo e dei popoli a norma della Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli,

–  vista la convenzione dell'Organizzazione per l'unità africana sulla prevenzione e la lotta al terrorismo, adottata nel 1999,

–  visto l'articolo 135, paragrafo 5, e l’articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che la Somalia si trova in un periodo cruciale di transizione, dopo due decenni di guerra civile, di assenza di controllo statale e di terrorismo; che dal 2012, anno di insediamento di un nuovo governo sostenuto a livello internazionale, la Somalia sta a poco a poco avanzando verso la stabilità, ma che le nuove autorità continuano a far fronte alla minaccia rappresentata dagli insorti di al-Shabab affiliati ad al-Qaeda;

B.  considerando che, malgrado si possano osservare impegni e sviluppi politici positivi da parte del governo somalo, come l'istituzione di una commissione nazionale indipendente per i diritti umani, l'insicurezza e le lotte politiche interne continuano a ostacolare i progressi concreti in materia di riforme nei settori della giustizia e della sicurezza;

C.  considerando che, in assenza di un sistema giudiziario civile funzionante, il governo somalo fa affidamento su tribunali militari per processare e condannare civili, il che non garantisce i diritti degli imputati civili; considerando che ampi poteri d'indagine sono affidati all'Agenzia nazionale per l'intelligence e la sicurezza (NISA), la quale attualmente non dispone di un mandato di contrasto, il che risulta in gravi violazioni del diritto a un giusto processo dei prigionieri da essa detenuti;

D.  considerando che la popolazione della Somalia versa in difficoltà e subisce le conseguenze dei continui barbari attacchi sferrati da signori della guerra e da terroristi; che il 30 agosto 2016 almeno 10 persone, tra cui soldati e civili, sono state uccise a Mogadiscio fuori dal palazzo presidenziale; che il 26 luglio 2016 al-Shabab ha colpito la base dell'Unione africana a Mogadiscio, uccidendo almeno 13 persone, tra cui membri del personale delle Nazioni Unite, e che altri attacchi con mortai sono stati segnalati nei mesi precedenti, durante i quali sono state uccise oltre 100 persone; che al-Shabab resta attivo anche nel vicino Kenya, dove periodicamente commette attacchi terroristici;

E.  considerando che l'AMISOM, la missione di pace dell'Unione africana composta da un organico di 22 000 unità, è incaricata, tra l'altro, di ridurre la minaccia costituita da al-Shabab e altri gruppi armati dell'opposizione, di garantire la sicurezza al fine di rendere possibile il processo politico a tutti i livelli, nonché gli sforzi di stabilizzazione, riconciliazione e consolidamento della pace in Somalia, e di consentire il graduale trasferimento di responsabilità in materia di sicurezza dall'AMISOM alle forze di sicurezza somale, il che dipende dalle capacità di queste ultime; che il mandato dell'AMISOM è stato prorogato fino al 31 maggio 2017, un'iniziativa che viene accolta con favore dal Parlamento europeo;

F.  considerando che l'Uganda, il principale contributore di truppe, ha annunciato l'intenzione di ritirare più di 6 000 dei suoi soldati dalla Somalia entro la fine del 2017; che l'Unione africana ha annunciato i suoi piani di ritiro di tutte le forze entro la fine del 2020, affermando che le responsabilità in materia di sicurezza saranno trasferite all'esercito somalo gradualmente, a partire dal 2018;

G.  considerando che le forze dell'AMISOM sono state accusate in diverse occasioni di gravi violazioni dei diritti umani, tra cui uccisioni indiscriminate e in alcuni casi sfruttamento e abuso sessuali;

H.  considerando che l'imminente processo elettorale in Somalia è una pietra miliare per il popolo somalo e avrà implicazioni di lunga durata per la sicurezza, la stabilità e lo sviluppo della Somalia e dell'intera regione;

I.  considerando che l'elezione dei deputati al Parlamento federale della Somalia dovrebbe avere luogo il 25 settembre 2016 per la Camera alta e tra il 24 settembre e il 10 ottobre 2016 per la Camera del popolo; considerando che il Presidente dovrebbe essere eletto da entrambe le camere il 30 ottobre 2016;

J.  considerando che il processo elettorale sarà fondamentale per un suffragio universale democratico nel 2020, che dovrà essere organizzato dalla Commissione elettorale nazionale indipendente;

K.  considerando che Omar Mohamed Abdulle, il presidente del comitato federale per le elezioni indirette (FIEIT), ha ribadito che il processo elettorale del 2016 si terrà puntualmente e sarà trasparente e credibile;

L.  considerando che la libertà di espressione, che svolge un ruolo centrale nella costruzione di Stati democratici, continua a essere notevolmente limitata; che una recente relazione dell'ONU sulla libertà di espressione in Somalia illustra il difficile contesto in cui continuano a operare i giornalisti, i difensori dei diritti umani e i leader politici, con uccisioni, per lo più perpetrate da al-Shabab, arresti, intimidazioni e chiusura di mezzi d'informazione critici; che raramente le autorità svolgono indagini su tali casi o assicurano i responsabili alla giustizia;

M.  considerando che ampi poteri d'indagine sono affidati all'Agenzia nazionale per l'intelligence e la sicurezza (NISA), la quale attualmente non dispone di un mandato di contrasto, il che quindi risulta in gravi violazioni del diritto a un giusto processo dei prigionieri da essa detenuti;

N.  considerando che, secondo la relazione delle Nazioni Unite, possono essere individuati 120 casi di arresti e detenzioni arbitrari di operatori di mezzi di comunicazione tra il gennaio 2014 e il luglio 2016; che dal gennaio 2015 solo dieci dei 48 giornalisti e operatori di mezzi di comunicazione arrestati sono stati condotti dinanzi a un tribunale;

O.  considerando che la Somalia rimane uno dei paesi con le comunità di sfollati numericamente più grandi e di più lunga durata al mondo, con 1,1 milioni di sfollati interni, di cui circa 400 000 solo a Mogadiscio, e quasi 1 milione di rifugiati nella regione del Corno d'Africa; che nel solo mese di luglio 2016, l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ha riferito che le espulsioni forzate e l'insicurezza a causa dell'offensiva militare in corso hanno provocato quasi 28 000 nuovi sfollamenti;

P.  considerando che vi sono 420 000 rifugiati somali nei campi in Kenya, di cui 350 000 nel campo di Dadaab, e che i governi della Somalia e del Kenya e l'UNHCR si sono accordati per agevolare il rimpatrio volontario di 10 000 rifugiati in Somalia verso settori liberi dal controllo di al-Shabab; che il governo del Kenya ha dichiarato nel maggio 2016 che il campo profughi di Dadaab, nel Kenya nordorientale, verrà chiuso entro la fine dell'anno;

Q.  considerando che i bambini continuano a essere vittime di uccisioni, detenzioni arbitrarie e reclutamento nelle forze armate somale, nonostante la Somalia abbia ratificato la convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del bambino nel gennaio 2015 e approvato la dichiarazione sulle scuole sicure nel novembre 2015, impegnandosi ad adottare misure concrete per tutelare gli studenti e gli istituti di istruzione;

R.  considerando che l'UE ha fornito 286 milioni di euro attraverso il Fondo europeo di sviluppo (2014-2020), concentrandosi sull'attuazione del "Patto" e segnatamente sul consolidamento dello Stato e della pace, la sicurezza alimentare, la resilienza e l'istruzione; che l'UE è altresì impegnata a sostenere l'AMISOM attraverso il Fondo per la pace in Africa;

1.  esprime profondo cordoglio alle vittime dei recenti attacchi terroristici in Somalia e alle loro famiglie ed esprime profondo rammarico per la perdita di vite umane; condanna nel contempo fermamente gli autori di tali attacchi, attribuiti al gruppo di insorti di al-Shabab;

2.  chiede il rafforzamento dell'architettura di sicurezza nazionale e la protezione della popolazione, nonché un sostegno supplementare da parte della comunità internazionale nei confronti dell'AMISOM e del governo della Somalia nella loro opera di realizzazione della pace e della stabilità;

3.  ricorda che la stabilità e la pace durature possono essere conseguite soltanto mediante l'inclusione sociale, lo sviluppo sostenibile e la buona governance, basandosi sui principi democratici e lo Stato di diritto in cui la dignità e i diritti delle persone siano rispettati pienamente;

4.  esprime la necessità di un dialogo globale tra i settori sociali del paese, includendo i clan e le tribù che compongono la nazione somala, onde consentire una comprensione reciproca e stabilire un consenso per una pace duratura e stabile;

5.  si compiace che il governo e i leader regionali approvino una nuova politica nazionale in materia di sicurezza, invitando il governo ad accelerare la sua attuazione alla luce delle restanti minacce poste da al-Shabab;

6.  invita l'UE e i suoi partner internazionali a mantenere il proprio fermo impegno a cooperare con la Somalia per realizzare istituzioni legittime e un settore della sicurezza, la cui titolarità sia somala, al fine di contrastare il terrorismo e fornire protezione a tutte le persone; sottolinea che ciò è fondamentale per lo sviluppo costruttivo della Somalia e la sicurezza della regione;

7.  invita l'Unione africana (UA) a garantire che tutti i paesi contributori di truppe condividano le informazioni con la CCTARC (cellula di analisi e risposta in merito alla rilevazione delle vittime civili dell'AMISOM), per quanto concerne le segnalazioni di vittime civili o le indagini in materia da parte di paesi contributori di truppe, facendo sì che tali informazioni siano altresì condivise con le Nazioni Unite, ai sensi della risoluzione 2297 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (2016), e inserite nei piani operativi dell'AMISOM;

8.  invita il governo e l'UE, nell'ambito delle attività in materia di Stato di diritto in Somalia, a garantire che la NISA sia regolamentata con meccanismi di sorveglianza efficaci, realizzando le competenze tecniche del servizio di polizia giudiziaria della Somalia (CID) al fine di svolgere indagini approfondite, efficaci e rispettose sotto il profilo dei diritti;

9.  accoglie con favore le indagini dell'UA in merito alle accuse di violenza sessuale nei confronti delle truppe dell'AMISOM e chiede la piena attuazione delle raccomandazioni della relazione, inoltre, in linea con la risoluzione 2272 (2016) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, esorta l'UA e i paesi contributori di truppe a garantire che le accuse siano oggetto di indagini adeguate e accurate e che i responsabili siano consegnati alla giustizia;

10.  chiede il rafforzamento del monitoraggio dell'UE e dello sviluppo delle capacità per garantire l'assunzione di responsabilità per gli abusi dell'AMISOM, considerando in particolare il fatto che l'UE è competente per una parte considerevole dei suoi finanziamenti;

11.  sottolinea i progressi incoraggianti compiuti per quanto concerne elezioni più inclusive e un governo responsabile dal 2012; accoglie con favore la decisione del Forum della leadership nazionale di promuovere la costituzione e la registrazione di partiti politici nei prossimi due anni, in vista delle elezioni del 2020, sulla base del principio "una persona, un voto", così come il tentativo di ricostruire le istituzioni dello Stato e l'adozione di nuove leggi importanti sui partiti politici e sulla creazione di una commissione nazionale indipendente per i diritti umani; si compiace delle decisioni adottate per aumentare la rappresentanza delle donne; sottolinea l'estrema importanza di un processo elettorale credibile, inclusivo, trasparente e responsabile, garantendo la necessaria legittimità dei leader eletti;

12.  riconosce i contributi positivi che l'Ufficio di sostegno dell'ONU in Somalia (UNSOS) ha apportato nel sostenere i benefici conseguiti dall'AMISOM e dalla missione di assistenza dell'ONU in Somalia (UNSOM) attraverso il contributo di truppe e di risorse finanziarie e materiali, onde garantire la tutela della popolazione civile in Somalia;

13.  esorta l'esercito nazionale somalo e l'AMISOM a intraprendere tutte le misure necessarie per porre fine a ogni tentativo da parte del gruppo di ribelli militanti di al-Shabab di perturbare il prossimo processo elettorale; sottolinea che garantire il processo elettorale dovrebbe essere la priorità principale;

14.  condanna le forze di sicurezza per il reclutamento e l'uso di bambini come soldati e informatori, così come l'uso di bambini soldato catturati o disertori; invita il governo somalo a porre fine a tale pratica;

15.  chiede il rafforzamento delle misure per tutelare i bambini coinvolti nei conflitti armati proteggendoli affinché non siano oggetto di reclutamento e non siano utilizzati dalle forze e dai gruppi armati; esorta le autorità a trattare i bambini sospettati di essere associati ad al-Shabab principalmente come vittime e a prendere in considerazione l'interesse superiore del minore e le norme di protezione internazionale come principi guida;

16.  ricorda che non può esserci sicurezza senza sviluppo, né sviluppo senza sicurezza; chiede una maggiore coerenza tra le misure relative alla sicurezza e allo sviluppo, onde rafforzare i programmi per promuovere lo sviluppo economico e sociale e contrastare il sottosviluppo nonché le cause e le fondamenta del terrorismo; ricorda la necessità di fornire servizi di base e sostegno alle persone liberate, in particolare per garantire la reintegrazione sostenibile dei rifugiati rientrati nel paese; sottolinea la necessità di accelerare il consolidamento della struttura amministrativa dello Stato somalo e delle istituzioni che forniscono tali servizi;

17.  esorta i paesi che ospitano rifugiati somali a continuare a considerare con realismo la situazione della sicurezza in vaste zone della Somalia al momento di rimandare i rifugiati in Somalia;

18.  esprime profonda preoccupazione gli attacchi ai danni di operatori umanitari in Somalia; ribadisce l'importanza fondamentale dell'assistenza umanitaria destinata, nel rispetto dei principi di indipendenza e neutralità, alle persone bisognose;

19.  ricorda che la libertà di espressione svolge un ruolo centrale nella costruzione di uno Stato democratico, soprattutto in tempi di cambiamenti politici; invita il governo somalo a rivedere il codice penale, la nuova legge sui media e altre norme, onde allinearli agli obblighi internazionali della Somalia per quanto concerne il diritto alla libertà di espressione e i mezzi di comunicazione;

20.  condanna fermamente i numerosi omicidi e arresti nonché le intimidazioni generalizzate, la chiusura dei mezzi d'informazione critici, la confisca delle attrezzature e il blocco dei siti web; chiede un intervento urgente da parte delle autorità somale per garantire che tutte le violazioni del diritto alla libertà di espressione siano oggetto di indagini esaustive e che i responsabili siano consegnati alla giustizia;

21.  si congratula con l'UNSOM e l'Ufficio dell'Alto commissario dell'ONU per i diritti umani per la pubblicazione della relazione del 4 settembre 2016 sul diritto della libertà di espressione in Somalia, essendo questa la prima relazione pubblica dell'ONU sui diritti umani avente per oggetto la Somalia; invita l'ONU a realizzare un numero maggiore di relazioni pubbliche;

22.  esorta le autorità ad adottare e attuare quadri giuridici appropriati e ad effettuare le necessarie riforme giudiziarie per rispondere alle esigenze di giustizia e protezione delle persone, in quanto l'impunità non può essere tollerata;

23.  esprime preoccupazione per il numero crescente di sfratti forzati dalle infrastrutture pubbliche e private nelle principali città della Somalia ai danni di persone sfollate; ricorda che le espulsioni devono rispettare i pertinenti quadri nazionali e internazionali; chiede al governo federale somalo e a tutti i soggetti interessati di trovare soluzioni concrete e sostenibili ai problemi degli sfollati; invita il governo somalo a creare, con il sostegno dei suoi partner, le condizioni per il rimpatrio volontario dei rifugiati in modo dignitoso, quando ciò sia consentito dalla situazione della sicurezza nel paese;

24.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, all'Unione africana, al presidente, al primo ministro e al parlamento della Somalia, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite e all'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE.


Zimbabwe
PDF 169kWORD 45k
Risoluzione del Parlamento europeo del 15 settembre 2016 sullo Zimbabwe (2016/2882(RSP))
P8_TA(2016)0351RC-B8-0995/2016

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sullo Zimbabwe,

–  vista la dichiarazione dell'UE sulla violenza rilasciata a livello locale il 12 luglio 2016,

–  vista la dichiarazione dell'UE sul sequestro di Itai Dzamara rilasciata a livello locale il 9 marzo 2016,

–  vista la decisione (PESC) 2012/220 del Consiglio, del 15 febbraio 2016, che modifica la decisione 2011/101/PESC relativa a misure restrittive nei confronti dello Zimbabwe(1),

–  visto l'accordo politico globale siglato nel 2008 dai tre principali partiti politici ZANU PF, MDC-T e MDC,

–  vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli del giugno 1981, che lo Zimbabwe ha ratificato,

–  vista la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del dicembre 1948,

–  vista la costituzione dello Zimbabwe,

–  visto l'accordo di Cotonou,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che il popolo dello Zimbabwe è oppresso da molti anni da un regime autoritario guidato dal presidente Mugabe, che rimane al potere mediante la corruzione, la violenza, i brogli elettorali e un brutale apparato di sicurezza; che il popolo dello Zimbabwe non sperimenta una situazione di vera libertà da decenni e, pertanto, molti giovani al di sotto dei trent'anni hanno conosciuto solo una vita di povertà e repressione violenta;

B.  considerando che le agitazioni sono di nuovo in aumento in un paese in preda alla crisi, in un contesto caratterizzato da carenze di liquidità, disoccupazione diffusa e corruzione statale, nonché dagli sforzi compiuti dalle autorità per soffocare la libertà di espressione e l'opposizione politica; che i vari gruppi stanno attualmente prendendo posizione in vista dell'epoca post-Mugabe;

C.  considerando che, dopo la caduta del governo di coalizione nel 2013, gli sforzi compiuti da Tendai Biti per stabilizzare l'economia e incrementare le entrate pubbliche sono stati vanificati dal ritorno a un sistema di clientelismo e cleptocrazia e a uno stato di paura; che lo Zimbabwe sta attraversando la peggior crisi economica dopo l'iperinflazione del 2008; che il governo è sostanzialmente in stato di fallimento;

D.  considerando che dal maggio 2016 migliaia di manifestanti – commercianti informali, giovani disoccupati e, ora, professionisti – sono scesi in piazza in diversi centri urbani in tutto lo Zimbabwe per protestare contro la perdita di posti di lavoro, la disoccupazione di massa e l'incapacità del governo di soddisfare le aspettative economiche di base della popolazione, ossia un mercato del lavoro che fornisca impiego, il pagamento puntuale della forza lavoro pubblica, una valuta stabile e affidabile e un regime di prezzi accessibile; che solo l'esercito è pagato regolarmente e con una valuta che abbia valore;

E.  considerando che il movimento di protesta guidato dal religioso Evan Mawarire, che utilizza l'hashtag #ThisFlag, è sostenuto dalle chiese e dalla classe media, che finora avevano tendenzialmente tenuto le distanze dalla politica di strada;

F.  considerando che il 6 luglio 2016 il movimento di opposizione #ThisFlag ha convocato una giornata di sciopero nazionale come protesta per l'inazione del governo contro la corruzione, l'impunità e la povertà; che ciò si è tradotto nella chiusura di massa della maggioranza dei negozi e delle imprese nella capitale e in una grave repressione da parte delle autorità;

G.  considerando che Promise Mkwananzi, leader del movimento sociale #Tajamuka connesso allo sciopero di luglio, il quale era stato arrestato con l'accusa di incitamento alla violenza pubblica, è stato rilasciato su cauzione; che un'altra attivista di #Tajamuka, Linda Masarira, è stata arrestata durante la protesta di luglio 2016 ed è tuttora detenuta;

H.  considerando che oggigiorno molte manifestazioni sono organizzate grazie ai social media e che le autorità dello Zimbabwe hanno bloccato l'accesso a Internet e il servizio di messaggistica WhatsApp per impedire le proteste;

I.  considerando che centinaia di persone sono state arrestate durante le manifestazioni; che il 26 agosto 2016 si sono verificati scontri sanguinosi nella capitale Harare, quando la polizia ha ignorato una decisione giudiziaria e ha colpito a randellate migliaia di dimostranti che si erano riuniti sotto l'egida dell'Agenda per la riforma elettorale nazionale (NERA) in opposizione al mancato completamento delle riforme elettorali in vista delle tanto attese elezioni nazionali del 2018; che numerose persone fermate sono ancora detenute e molte non si sa con precisione dove si trovino;

J.  considerando che il presidente Mugabe è al potere dalla proclamazione dell'indipendenza nel 1980 e intende ricandidarsi e che diversi membri del suo governo hanno denunciato gli appelli alla riforma elettorale in vista delle elezioni del 2018;

K.  considerando che i veterani della lotta per l'indipendenza, in precedenza stretti alleati di Mugabe nel partito al potere, hanno boicottato il suo intervento dell'8 agosto 2016, denunciando la deriva dittatoriale del presidente e la sua incapacità di risolvere la grave crisi economica che affligge il paese dal 2000; che il presidente ha considerato il boicottaggio un tradimento e, per ritorsione, ha arrestato tre membri dell'Associazione nazionale dei veterani dell'indipendenza;

L.  considerando che il 2 settembre 2016 la polizia ha invocato il decreto "Statutory instrument 101A" per vietare tutte le manifestazioni nel centro di Harare, a poche ore da una grande manifestazione prevista nella capitale, organizzata da 18 partiti politici;

M.  considerando che il 7 settembre 2016 la Corte suprema ha sospeso tale divieto per sette giorni e che tale decisione è giunta solo pochi giorni dopo che il presidente Mugabe aveva interferito con l'indipendenza della magistratura criticando i giudici dello Zimbabwe per le decisioni "sconsiderate" che consentivano dimostrazioni contro la sua autorità;

N.  considerando che la Commissione per i diritti umani dello Zimbabwe ha affermato che gli aiuti alimentari, mobilitati a favore degli abitanti dei villaggi che soffrono la fame a causa della siccità che ha colpito l'intero paese, erano distribuiti sulla base delle linee di partito e che i funzionari dello ZANU PF negavano gli aiuti alimentari ai sostenitori del partito di opposizione; che il governo dello Zimbabwe nel febbraio 2016 ha dichiarato lo stato di emergenza e ha stimato che circa 4,5 milioni di persone avranno bisogno di aiuti alimentari entro gennaio 2017 e che fino a metà della popolazione rurale rischia di morire d'inedia;

O.  considerando che il 9 marzo 2016 ricorreva il primo anniversario del sequestro del difensore dei diritti umani Itai Dzamara; che la Corte suprema ha ordinato al governo di avviare le ricerche di Itai Dzamara e di riferire ogni due settimane sui progressi compiuti, fino a quando non sarà stato localizzato;

P.  considerando che lo Zimbawe è firmatario dell'accordo di Cotonou, il quale, all'articolo 96, sancisce che il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali costituisce un elemento essenziale della cooperazione ACP-UE;

Q.  considerando che a febbraio 2016 un numero limitato di misure restrittive dell'UE nei confronti del regime dello Zimbabwe è stato rinnovato fino al 20 febbraio 2017; che il congelamento dei beni e il divieto di viaggio continueranno ad applicarsi al presidente Mugabe, a Grace Mugabe e alla società Zimbabwe Defence Industries; che l'embargo sulle armi rimarrà in vigore; che l'UE aveva precedentemente revocato le restrizioni nei confronti di 78 persone e 8 entità;

R.  considerando che, nel quadro dell'11° Fondo europeo di sviluppo, sono stati stanziati 234 milioni di euro per il programma indicativo nazionale (PIN) per lo Zimbabwe per il periodo 2014-2020, da destinarsi in particolare a tre settori, ovvero la sanità, lo sviluppo economico basato sull'agricoltura e la governance e la creazione di istituzioni;

1.  manifesta profonda preoccupazione per l'aumento della violenza contro i manifestanti registrato in Zimbabwe negli ultimi mesi; considera allarmante il recente annuncio dell'introduzione di un divieto di manifestare per un mese; invita il governo e tutti partiti dello Zimbabwe a rispettare il diritto a manifestare pacificamente al fine di affrontare le reali preoccupazioni e sollecita le autorità del paese a indagare sulle accuse di uso eccessivo della forza e di altre violazioni dei diritti umani per mano di membri della polizia e a chiamare questi ultimi a rispondere dei propri atti;

2.  esprime preoccupazione per l'aumento degli arresti arbitrari di difensori dei diritti umani e dei partecipanti a manifestazioni pacifiche e legittime ed esorta a rispettare lo Stato di diritto e a difendere la costituzione;

3.  invita le autorità dello Zimbabwe a rilasciare immediatamente e incondizionatamente tutti i prigionieri politici;

4.  condanna i recenti attacchi rivolti dal presidente Mugabe contro la magistratura e sollecita le autorità del paese a non interferire con l'indipendenza del potere giudiziario;

5.  ricorda che, in virtù dell'accordo politico globale, lo Zimbabwe si è impegnato a garantire che sia la legislazione che le procedure e le prassi vigenti nel paese siano conformi ai principi e alle leggi internazionali in materia di diritti umani, tra cui le libertà di riunione, di associazione e di espressione;

6.  richiama l'attenzione sulla situazione particolarmente difficile in cui si trovano molte donne in Zimbabwe e sulla necessità di rispettare i diritti delle donne;

7.  ritiene che il Consiglio e la Commissione dovrebbero valutare attentamente se sia opportuno reintrodurre alcune misure restrittive, precisando che queste ultime saranno revocate e un pacchetto di aiuti sarà offerto allo Zimbabwe quando il paese sarà chiaramente in cammino verso la democrazia, lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani e specificando, in particolare, che sarà fornita assistenza a sostegno di un processo elettorale libero e regolare e della riforma della polizia;

8.  sollecita una transizione pacifica del potere basata su un processo elettorale libero e regolare, sullo Stato di diritto e sul rispetto dei diritti umani al fine di sviluppare una democrazia libera, prospera e pluralista;

9.  condanna fermamente il blocco degli aiuti alimentari al fine di ottenere un vantaggio politico; sottolinea il suo timore di eventuali altre misure che danneggerebbero la produzione agricola e sollecita interventi volti a migliorare la sicurezza alimentare;

10.  ribadisce la sua preoccupazione per il sequestro di Itai Dzamara; chiede che l'habeas corpus sia rispettato e che i responsabili del sequestro siano assicurati alla giustizia;

11.  ribadisce che l'UE deve garantire che i finanziamenti accordati allo Zimbabwe nel quadro del programma indicativo nazionale siano effettivamente destinati ai settori interessati e invita il governo dello Zimbabwe a concedere alla Commissione un accesso senza restrizioni ai progetti finanziati dall'UE nonché a migliorare la sua apertura all'assistenza tecnica per i progetti e i programmi definiti di comune accordo;

12.  sottolinea l'importanza che l'UE avvii un dialogo politico con le autorità dello Zimbabwe a norma degli articoli 8 e 96 dell'accordo di Cotonou, confermando in tal modo l'impegno dell'UE a sostegno della popolazione locale;

13.  esorta la Comunità per lo sviluppo dell'Africa australe (SADC) e il Commonwealth a impegnarsi nuovamente per aiutare lo Zimbabwe a tornare sulla via della democrazia;

14.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Servizio europeo per l'azione esterna, al governo e al parlamento dello Zimbabwe, ai governi della Comunità per lo sviluppo dell'Africa australe, all'Unione africana, al parlamento panafricano, all'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE e al Segretario generale del Commonwealth.

(1) GU L 40 del 17.2.2016, pag. 11.


Documento di viaggio per il rimpatrio dei cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare ***I
PDF 233kWORD 39k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 15 settembre 2016 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo a un documento di viaggio europeo per il rimpatrio dei cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare (COM(2015)0668 – C8-0405/2015 – 2015/0306(COD))
P8_TA(2016)0352A8-0201/2016

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2015)0668),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 79, paragrafo 2, lettera c), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0405/2015),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 30 giugno 2016, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0201/2016),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 15 settembre 2016 in vista dell’adozione del regolamento (UE) 2016/... del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all’istituzione di un documento di viaggio europeo per il rimpatrio dei cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare, e recante abrogazione della raccomandazione del Consiglio del 30 novembre 1994

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) 2016/1953.)


Prospetto da pubblicare per l'offerta al pubblico o l'ammissione alla negoziazione di titoli ***I
PDF 908kWORD 143k
Testo
Testo consolidato
Emendamenti del Parlamento europeo, approvati il 15 settembre 2016, alla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al prospetto da pubblicare per l'offerta al pubblico o l'ammissione alla negoziazione di titoli (COM(2015)0583 – C8-0375/2015 – 2015/0268(COD))(1)
P8_TA(2016)0353A8-0238/2016

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

[Emendamento 1, salvo dove altrimenti indicato]

EMENDAMENTI DEL PARLAMENTO EUROPEO(2)
P8_TA(2016)0353A8-0238/2016
alla proposta della Commissione
P8_TA(2016)0353A8-0238/2016
---------------------------------------------------------
P8_TA(2016)0353A8-0238/2016
Proposta di
P8_TA(2016)0353A8-0238/2016

REGOLAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO
relativo al prospetto da pubblicare per l'offerta al pubblico o l'ammissione alla negoziazione di titoli

(Testo rilevante ai fini del SEE)

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare l'articolo 114,

vista la proposta della Commissione europea,

previa trasmissione del progetto di atto legislativo ai parlamenti nazionali,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo(3),

visto il parere della Banca centrale europea(4),

previa consultazione del Comitato delle regioni,

deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria(5),

considerando quanto segue:

(1)  Il presente regolamento costituisce una tappa essenziale verso il completamento dell'Unione dei mercati dei capitali, come indicato nella comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni intitolata "Piano d'azione per la creazione dell'Unione dei mercati dei capitali" del 30 settembre 2015. Finalità dell'Unione dei mercati dei capitali è aiutare le imprese a raccogliere capitali da un maggior numero di fonti di finanziamento diverse dovunque nell'Unione europea (di seguito "l'Unione"), rendere più efficiente il funzionamento dei mercati e offrire agli investitori e ai risparmiatori ulteriori possibilità di contribuire con il loro denaro a rafforzare la crescita e a creare posti di lavoro.

(2)  La direttiva 2003/71/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(6) ha stabilito principi e norme armonizzate sul prospetto da redigere, approvare e pubblicare per l'offerta pubblica o l'ammissione alla negoziazione di titoli su un mercato regolamento. Dati gli sviluppi legislativi e l'evoluzione del mercato intervenuti dopo l'entrata in vigore, la direttiva dovrebbe essere sostituita.

(3)  L'informativa sull'offerta al pubblico di titoli o sulla loro ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato è essenziale per tutelare gli investitori, in quanto elimina le asimmetrie informative tra questi ultimi e gli emittenti. L'armonizzazione dell'informativa consente la creazione di un meccanismo transfrontaliero di passaporto che facilita il funzionamento efficace del mercato interno per una vasta gamma di titoli.

(4)  Approcci divergenti determinerebbero la frammentazione del mercato interno, in quanto gli emittenti, gli offerenti e i soggetti che chiedono l'ammissione sarebbero sottoposti a norme diverse nei diversi Stati membri, il che potrebbe impedire che il prospetto approvato in uno Stato membro possa essere utilizzato negli altri Stati membri. In assenza di un quadro armonizzato che assicuri l'uniformità dell'informativa e il funzionamento del passaporto nell'Unione le differenze tra le legislazioni degli Stati membri potrebbero creare ostacoli al buon funzionamento del mercato interno dei titoli. Pertanto, per assicurare il corretto funzionamento del mercato interno e migliorare le condizioni del suo funzionamento, in particolare per quanto riguarda i mercati dei capitali, e per garantire un livello elevato di protezione dei consumatori e degli investitori è opportuno definire un quadro normativo per il prospetto a livello dell'Unione.

(5)  È opportuno e necessario che le norme in materia di informativa sull'offerta al pubblico di titoli o sulla loro ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato assumano la forma legislativa del regolamento, al fine di assicurare che le disposizioni che impongono direttamente obblighi a carico dei soggetti coinvolti nell'offerta al pubblico di titoli e nella loro ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato siano applicate in modo uniforme in tutta l'Unione. Poiché un quadro normativo sul prospetto comporta necessariamente misure che specifichino requisiti precisi in relazione a tutti gli aspetti del prospetto, divergenze anche minime nell'approccio adottato in relazione a uno degli aspetti possono costituire un ostacolo significativo alle offerte transfrontaliere di titoli, alla quotazione sui mercati regolamentati di più paesi (multiple listing) e alle norme dell'Unione in materia di protezione dei consumatori. Pertanto, l'uso del regolamento, direttamente applicabile senza necessità di recepimento nell'ordinamento nazionale, dovrebbe limitare la possibile adozione di misure divergenti a livello nazionale, dovrebbe assicurare un approccio uniforme e una maggiore certezza del diritto e dovrebbe impedire l'insorgere di ostacoli significativi alle offerte transfrontaliere e alla quotazione sui mercati regolamentati di più paesi. Il ricorso al regolamento consentirà inoltre di rafforzare la fiducia nella trasparenza dei mercati in tutta l'Unione e di ridurre la complessità regolamentare e i costi di ricerca e di conformità a carico delle imprese.

(6)  Dalla valutazione della direttiva 2010/73/UE del Parlamento europeo e del Consiglio(7) è emerso che alcune modifiche introdotte da tale direttiva non hanno consentito di conseguire gli obiettivi originari e che sono necessarie ulteriori modifiche al regime dell'Unione in materia di prospetto per semplificarne e migliorarne l'applicazione e per accrescerne l'efficienza e per migliorare la competitività internazionale dell'Unione, contribuendo in tal modo alla riduzione degli oneri amministrativi.

(7)  La finalità del presente regolamento è assicurare la tutela degli investitori e l'efficienza dei mercati, rafforzando allo stesso tempo il mercato unico dei capitali. La divulgazione delle informazioni che, a seconda delle caratteristiche dell'emittente e dei titoli, sono necessarie affinché gli investitori possano prendere decisioni di investimento informate, assicura, assieme alle regole di condotta, la tutela degli investitori. Inoltre, tali informazioni costituiscono uno strumento efficace per accrescere la fiducia nei titoli e contribuire quindi al corretto funzionamento e allo sviluppo dei mercati dei titoli. Il modo appropriato di mettere a disposizione del pubblico le informazioni in questione è la pubblicazione di un prospetto.

(8)  I requisiti relativi all'informativa di cui al presente regolamento non impediscono ad uno Stato membro, ad un'autorità competente o ad una borsa valori, attraverso regolamenti interni, di imporre altri requisiti particolari (in particolare in materia di governance societaria) nell'ambito dell'ammissione alla negoziazione di titoli su un mercato regolamentato. Tali requisiti non possono limitare direttamente o indirettamente la redazione, il contenuto o la diffusione del prospetto approvato dall'autorità competente.

(9)  I titoli diversi dai titoli di capitale emessi da uno Stato membro o dai suoi enti regionali o locali, dagli organismi internazionali a carattere pubblico di cui facciano parte uno o più Stati membri, dalla Banca centrale europea o dalle banche centrali degli Stati membri non dovrebbero rientrare nell'ambito di applicazione del presente regolamento, che pertanto non dovrebbe avere alcun effetto nei loro confronti.

(10)  Nell'ambito di applicazione delle norme in materia di prospetto dovrebbero rientrare sia i titoli di capitale che gli altri titoli diversi dai titoli di capitale offerti al pubblico o ammessi alla negoziazione nei mercati regolamentati, al fine di assicurare la tutela degli investitori. Alcuni dei titoli di cui al presente regolamento conferiscono al titolare il diritto di acquisire titoli negoziabili o di ricevere un importo mediante pagamento in contanti calcolato in riferimento ad altri strumenti, in particolare titoli negoziabili, valute, tassi d'interesse o rendimenti, merci o altri indici o misure. Il presente regolamento copre in particolare warrants e covered warrants, certificati, certificati di deposito e obbligazioni convertibili, quali titoli convertibili su richiesta dell'investitore.

(11)  Per assicurare l'approvazione del prospetto e il rilascio del relativo passaporto, nonché il controllo dell'osservanza del presente regolamento, in particolare per quanto riguarda la pubblicità, per ogni prospetto deve essere individuata l'autorità competente. Pertanto, il presente regolamento dovrebbe determinare chiaramente lo Stato membro di origine che si trova nella posizione migliore per approvare il prospetto.

(12)  È probabile che per le offerte al pubblico di titoli di importo totale nell'Unione inferiore a 1 000 000 EUR i costi di produzione del prospetto ai sensi del presente regolamento siano non proporzionati rispetto ai proventi previsti dell'offerta. È pertanto opportuno che l'obbligo di redigere il prospetto ai sensi del presente regolamento non si applichi a tali offerte su piccola scala. Gli Stati membri non dovrebbero estendere l'obbligo di redigere un prospetto ai sensi del presente regolamento alle offerte di titoli di importo totale inferiore a tale soglia. Inoltre, gli Stati membri dovrebbero astenersi dall'imporre a livello nazionale altri obblighi di informativa che potrebbero costituire un onere sproporzionato o inutile in relazione a tali offerte e che aumenterebbero pertanto la frammentazione del mercato interno. Qualora gli Stati membri impongano tali obblighi di informativa nazionali, dovrebbero informare la Commissione e l'ESMA delle norme applicabili.

(12 bis)   La Commissione dovrebbe analizzare tali obblighi di informativa nazionali e incorporare i risultati nel suo lavoro sul finanziamento collettivo ("crowdfunding"), tenendo conto della necessità di evitare la frammentazione del mercato interno. È essenziale che il contesto normativo a livello dell'Unione assicuri che le imprese dispongano di sufficienti opzioni per raccogliere capitali. Di conseguenza, nello spirito dell'Unione dei mercati dei capitali e nell'ottica di sbloccare gli investimenti, la Commissione dovrebbe proporre un'iniziativa normativa intesa a regolamentare e armonizzare le pratiche di finanziamento collettivo in tutta l'Unione.

(13)  Inoltre, considerate le diverse dimensioni dei mercati finanziari dell'Unione, è opportuno concedere agli Stati membri la possibilità di esentare le offerte al pubblico di titoli non superiori a 5 000 000 EUR dall'obbligo del prospetto imposto dal presente regolamento. In particolare, gli Stati membri dovrebbero essere liberi di definire nella legislazione nazionale la soglia tra 1 000 000 EUR e 5 000 000 EUR, espressa come valore totale dell'offerta nell'Unione per un periodo di 12 mesi, a partire dalla quale l'esenzione si applicherebbe, tenendo conto del livello ritenuto appropriato di protezione degli investitori nazionali. Gli Stati membri dovrebbero informare la Commissione e l'ESMA della soglia scelta. Le offerte al pubblico di titoli presentate in virtù di tale esenzione non dovrebbero beneficiare del regime di passaporto ai sensi del presente regolamento. Inoltre, tali offerte dovrebbero recare una chiara indicazione del fatto che l'offerta al pubblico non è di natura transfrontaliera e non dovrebbero sollecitare attivamente gli investitori al di fuori dello Stato membro in questione.

(13 bis)   Se uno Stato membro sceglie di esentare le offerte al pubblico di titoli di importo totale non superiore a 5 000 000 EUR, nessuna disposizione del presente regolamento dovrebbe impedire a tale Stato membro di introdurre a livello nazionale norme che permettano ai sistemi multilaterali di negoziazione di determinare il contenuto del documento di ammissione che un emittente è tenuto a presentare all'ammissione iniziale dei suoi titoli alla negoziazione. In tal caso, potrebbe essere opportuno che l'operatore del sistema multilaterale di negoziazione definisca il modo in cui il documento di ammissione verrà esaminato, il che non comporta necessariamente un'approvazione ufficiale da parte dell'autorità competente o del sistema multilaterale di negoziazione.

(14)  Quando l'offerta di titoli è destinata esclusivamente ad una ristretta cerchia di investitori che non siano investitori qualificati ovvero altri investitori che soddisfano le condizioni di cui all'articolo 6, paragrafo 1, lettere a) e b), del regolamento (UE) n. 345/2013, l'elaborazione del prospetto costituisce un onere sproporzionato, tenuto conto del numero limitato di persone a cui l'offerta è destinata, e pertanto non dovrebbe essere richiesta. Tale regola dovrebbe ad esempio applicarsi in caso di offerta rivolta a parenti e conoscenti personali dei dirigenti della società.

(15)  Incentivare amministratori e dipendenti a detenere titoli della propria società può avere un impatto positivo sulla governance societaria e contribuire alla creazione di valore a lungo termine, promuovendo la dedizione e il senso di appartenenza dei dipendenti, allineando gli interessi rispettivi di azionisti e lavoratori e offrendo a questi ultimi opportunità di investimento. La partecipazione dei lavoratori nella proprietà dell'impresa in cui lavorano è particolarmente importante per le piccole e medie imprese (PMI), nelle quali è verosimile che i singoli dipendenti abbiano un ruolo significativo per il successo dell'impresa. Pertanto, non dovrebbe essere imposto alcun obbligo di redazione del prospetto per le offerte presentate nell'Unione nel quadro di piani di azionariato dei dipendenti, purché sia reso disponibile un documento contenente informazioni sul numero e sulla natura dei titoli, sui motivi e sui dettagli dell'offerta, al fine di tutelare gli investitori. Per assicurare a tutti gli amministratori e a tutti i dipendenti parità di accesso ai piani di azionariato dei dipendenti, indipendentemente dal fatto che il datore di lavoro sia stabilito nell'Unione o al di fuori di essa, non dovrebbe più essere necessaria una decisione sull'equivalenza dei mercati dei paesi terzi, fintanto che detto documento venga messo a disposizione. In tal modo tutti i partecipanti ai piani di azionariato dei dipendenti beneficeranno di parità di trattamento e di informazione.

(16)  Le emissioni con effetto di diluizione delle azioni o dei titoli che danno accesso ad azioni indicano spesso operazioni con un impatto significativo sulla struttura del capitale, la situazione finanziaria e le prospettive future dell'emittente, per le quali le informazioni contenute nel prospetto sono necessarie. Per contro, quando l'emittente ha azioni già ammesse alla negoziazione in un mercato regolamentato, il prospetto non dovrebbe essere richiesto per le ammissioni successive delle stesse azioni sullo stesso mercato regolamentato, anche quando tali azioni derivino dalla conversione o dallo scambio di altri titoli o dall'esercizio di diritti conferiti da altri titoli, purché le azioni nuovamente ammesse rappresentino una quota limitata delle azioni della stessa classe già emesse sullo stesso mercato regolamentato, a meno che tale ammissione sia combinata con un'offerta al pubblico rientrante nell'ambito di applicazione del presente regolamento. Lo stesso principio dovrebbe applicarsi, più in generale, ai titoli fungibili con titoli già ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato.

(17)  Nell'applicare la definizione di "offerta al pubblico di titoli", un criterio decisivo dovrebbe essere la capacità dell'investitore di prendere una decisione individuale di acquistare o di sottoscrivere titoli. Pertanto, quando i titoli sono offerti senza un elemento di scelta individuale da parte del destinatario, ivi comprese le assegnazioni di titoli che non prevedono alcun diritto di rifiutare l'assegnazione, tale operazione non dovrebbe rientrare nella definizione di "offerta al pubblico di titoli" prevista dal presente regolamento.

(18)  Gli emittenti, gli offerenti e le persone che chiedono l'ammissione alla negoziazione nei mercati regolamentati di titoli che non sono soggetti all'obbligo di pubblicare il prospetto dovrebbero poter redigere volontariamente un prospetto completo o un prospetto di crescita dell'Unione, se del caso, conformemente al presente regolamento. Pertanto, dovrebbero beneficiare del passaporto unico se scelgono di rispettare il presente regolamento su base volontaria.

(19)  L'obbligo di informativa mediante il prospetto non dovrebbe essere imposto per le offerte destinate unicamente a investitori qualificati. Diversamente la rivendita al pubblico o la negoziazione pubblica mediante l'ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato richiedono la pubblicazione di un prospetto.

(20)  Un prospetto valido redatto dall'emittente o dalla persona responsabile della redazione del prospetto e disponibile al pubblico al momento del collocamento finale dei titoli tramite intermediari finanziari o in occasione di ogni rivendita successiva di titoli fornisce informazioni sufficienti agli investitori, affinché questi possano prendere decisioni di investimento informate. Pertanto, gli intermediari finanziari che collocano titoli o che li rivendono successivamente dovrebbero essere autorizzati a utilizzare il prospetto iniziale pubblicato dall'emittente o dalla persona responsabile della redazione del prospetto, purché valido e debitamente completato, e purché l'emittente o la persona responsabile della redazione del prospetto dia il proprio consenso all'utilizzo. L'emittente o la persona responsabile della redazione del prospetto dovrebbe poter porre condizioni al proprio consenso. Il consenso all'uso del prospetto, comprese le eventuali relative condizioni, dovrebbe essere espresso in un accordo scritto che consenta alle parti coinvolte di valutare se la rivendita o il collocamento finale dei titoli sia conforme all'accordo. Nel caso in cui sia dato il consenso, l'emittente o la persona responsabile della redazione del prospetto iniziale dovrebbe assumersi la responsabilità delle informazioni in esso contenute e, nel caso di un prospetto di base, di fornire e depositare le condizioni definitive e non dovrebbe essere richiesto un altro prospetto. Tuttavia, qualora l'emittente o la persona responsabile della redazione del prospetto iniziale non acconsenta all'utilizzo, l'intermediario finanziario dovrebbe essere tenuto a pubblicare un nuovo prospetto. In tal caso, l'intermediario finanziario dovrebbe assumersi la responsabilità delle informazioni fornite nel prospetto, comprese tutte le informazioni incluse mediante riferimento e, nel caso del prospetto di base, le condizioni definitive.

(21)  Grazie all'armonizzazione delle informazioni contenute nel prospetto dovrebbe essere possibile offrire una tutela equivalente agli investitori a livello dell'Unione. Per consentire agli investitore di prendere una decisione di investimento informata, il prospetto redatto ai sensi del presente regolamento dovrebbe contenere le informazioni pertinenti e necessarie in relazione a un investimento in titoli di cui un investitore avrebbe ragionevolmente bisogno per valutare con cognizione di causa la situazione patrimoniale e finanziaria, i profitti e le perdite e le prospettive dell'emittente e degli eventuali garanti, come pure i diritti connessi con i titoli. Tali informazioni dovrebbero essere elaborate e presentate in una forma facilmente analizzabile, succinta e comprensibile e dovrebbero essere adattate al tipo di prospetto redatto ai sensi del presente regolamento, compresi quelli redatti secondo il regime di informativa semplificato per le emissioni secondarie e il regime del prospetto di crescita dell'Unione. Il prospetto non dovrebbe contenere informazioni che non siano rilevanti o specifiche per l'emittente e i titoli in questione, in quanto ciò potrebbe nascondere le informazioni pertinenti per gli investitori e quindi compromettere la loro tutela. Di conseguenza, le informazioni incluse in un prospetto dovrebbero essere adattate per riflettere la natura e la situazione dell'emittente, la tipologia di titoli, la tipologia di investitori cui è destinata l'offerta o l'ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato, nonché le probabili conoscenze di tali investitori e le informazioni che essi hanno a disposizione perché sono state rese pubbliche in virtù di altri obblighi giuridici o normativi.

(22)  La nota di sintesi del prospetto dovrebbe essere un'utile fonte di informazioni per gli investitori, in particolare gli investitori al dettaglio. Dovrebbe essere una parte autonoma del prospetto e contenere le informazioni chiave di cui gli investitori hanno bisogno per decidere quali offerte e ammissioni alla negoziazione di titoli esaminare, analizzando il prospetto nel suo insieme allo scopo di prendere una decisione di investimento informata. Ciò implica che le informazioni presentate nella nota di sintesi non sono ripetute nel corpo principale del prospetto, salvo in caso di assoluta necessità. Tali informazioni chiave dovrebbero riguardare le caratteristiche essenziali ed i rischi dell'emittente, degli eventuali garanti e dei titoli offerti o ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato, compresi identificatori unici come gli identificatori delle entità giuridiche (LEI) degli attori che partecipano all'offerta e i codici internazionali di identificazione dei titoli (ISIN) dei titoli in questione. Dovrebbe inoltre descrivere le condizioni generali dell'offerta. In particolare, nella nota di sintesi la presentazione dei fattori di rischio dovrebbe riguardare una selezione limitata di rischi specifici che l'emittente considera più pertinenti per l'investitore al momento di prendere una decisione di investimento. La descrizione dei fattori di rischio che figura nella nota di sintesi dovrebbe essere pertinente per l'offerta specifica ed essere redatta a beneficio esclusivo degli investitori. Essa non dovrebbe contenere osservazioni generiche sul rischio di investimento né limitare la responsabilità dell'emittente, dell'offerente o di qualsiasi persona che agisca per loro conto.

(22 bis)   La nota di sintesi dovrebbe contenere una chiara avvertenza che metta in evidenza i rischi, in particolare per gli investitori al dettaglio, nel caso dei titoli emessi da banche soggette a bail-in a norma della direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio(8).

(23)  La nota di sintesi del prospetto dovrebbe essere breve, semplice e chiara e di facile comprensione per gli investitori. Dovrebbe essere redatta in un linguaggio chiaro, non tecnico, in modo da presentare le informazioni in modo facilmente accessibile. Non dovrebbe essere una semplice compilazione di brani del prospetto. È opportuno fissare una lunghezza massima della nota di sintesi, per assicurare che gli investitori non siano scoraggiati dal leggerla e per incoraggiare gli emittenti a selezionare le informazioni essenziali per gli investitori. In casi eccezionali, l'autorità competente dovrebbe tuttavia poter autorizzare l'emittente a redigere una nota di sintesi più lunga, al massimo di dieci facciate di formato A4 quando stampata, qualora la complessità delle attività dell'emittente, la natura dell'emissione o la natura dei titoli emessi lo renda necessario e qualora l'investitore sarebbe indotto in errore in assenza delle informazioni aggiuntive che figurano nella nota di sintesi.

(24)  Per assicurare una struttura uniforme della nota di sintesi del prospetto, dovrebbero essere previste sezioni generali e sottosezioni, con contenuto indicativo che l'emittente dovrebbe compilare con descrizioni brevi ed esplicative, includendo cifre, se necessario. Purché presentino le informazioni in maniera corretta ed equilibrata, gli emittenti dovrebbero avere la possibilità di scegliere le informazioni che ritengono significative e utili.

(25)  Il modello della nota di sintesi del prospetto dovrebbe rifarsi il più possibile a quello del documento contenente le informazioni chiave di cui al regolamento (UE) n. 1286/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio(9). Quando i titoli rientrano nell'ambito di applicazione del presente regolamento e del regolamento (UE) n. 1286/2014, nella nota di sintesi dovrebbe essere consentito il riutilizzo integrale del contenuto del documento contenente le informazioni chiave, al fine di ridurre al minimo i costi di conformità e gli oneri amministrativi a carico degli emittenti. Tuttavia non dovrebbe essere prevista una deroga all'obbligo di produrre una nota di sintesi quando è richiesto un documento contenente le informazioni chiave, in quanto quest'ultimo documento non contiene le informazioni essenziali sull'emittente e sull'offerta al pubblico o sull'ammissione alla negoziazione dei titoli in questione.

(26)  Nessuno dovrebbe essere chiamato a rispondere in sede civile in base alla sola nota di sintesi, incluse le sue eventuali traduzioni, a meno che la stessa risulti fuorviante, imprecisa o incoerente rispetto alle parti in questione del prospetto. La nota di sintesi per gli investitori dovrebbe contenere una chiara avvertenza a tal fine.

(27)  Agli emittenti che regolarmente raccolgono finanziamenti sui mercati dei capitali dovrebbero essere messi a disposizione formati specifici del documento di registrazione e del prospetto, nonché procedure specifiche per la loro presentazione e approvazione, per garantire loro maggiore flessibilità e permettergli di sfruttare le opportunità del mercato. In ogni caso, i formati e le procedure dovrebbero essere facoltativi e lasciati alla scelta degli emittenti.

(28)  Per tutti i titoli diversi dai titoli di capitale, anche quando questi sono emessi in modo continuo o regolare o come parte di un piano di offerta, gli emittenti dovrebbero essere autorizzati a redigere il prospetto nella forma di prospetto di base. Il prospetto di base e le relative condizioni definitive dovrebbero contenere le stesse informazioni contenute nel prospetto.

(29)  È opportuno chiarire che le condizioni definitive di un prospetto di base dovrebbero contenere solo informazioni relative alla nota informativa sui titoli specifiche per la singola emissione e che possono essere determinate solo al momento della singola emissione. Tali informazioni possono includere, ad esempio, l'International Securities Identification Number, il prezzo di emissione, la data di scadenza, le cedole, la data di esercizio, il prezzo di esercizio, il prezzo di rimborso e altri elementi non noti al momento della redazione del prospetto di base. Se non sono incluse nel prospetto di base, le condizioni definitive non dovrebbero essere approvate dall'autorità competente, ma unicamente depositate presso l'autorità. Altre nuove informazioni che potrebbero influire sulla valutazione dell'emittente e dei titoli dovrebbero essere incluse in un supplemento al prospetto di base. Né le condizioni definitive né il supplemento dovrebbero essere utilizzati per includere un tipo di titoli che non sia già descritto nel prospetto di base.

(30)  In caso di utilizzo del prospetto di base, l'emittente dovrebbe redigere la nota di sintesi in relazione ad ogni singola emissione offerta, in modo da ridurre gli oneri amministrativi e migliorare la leggibilità per gli investitori. La nota di sintesi specifica dell'emissione dovrebbe essere allegata alle condizioni definitive e dovrebbe essere approvata dall'autorità competente solo quando le condizioni definitive sono incluse nel prospetto di base o in un suo supplemento.

(31)  Per accrescere la flessibilità e l'efficacia sotto il profilo dei costi del prospetto di base, all'emittente dovrebbe essere consentito di redigere un prospetto di base composto da documenti distinti e di utilizzare il documento di registrazione universale come parte costitutiva del prospetto di base, se è un emittente frequente.

(32)  Gli emittenti frequenti dovrebbero essere incoraggiati a redigere un prospetto composto da documenti distinti, il che consentirebbe loro di ridurre i costi di conformità al presente regolamento e di reagire rapidamente al mercato. Pertanto, gli emittenti i cui titoli sono ammessi alla negoziazione nei mercati regolamentati o in sistemi multilaterali di negoziazione dovrebbero avere la possibilità, ma non l'obbligo, di elaborare e pubblicare ogni esercizio finanziario il documento di registrazione universale contenente informazioni giuridiche, commerciali, finanziarie, contabili e sull'assetto azionario, oltre alla descrizione dell'emittente per l'esercizio finanziario. Ciò dovrebbe consentire all'emittente di tenere aggiornate le informazioni e, quando le condizioni di mercato diventino favorevoli per l'offerta o l'ammissione, di redigere il prospetto, aggiungendo la nota informativa sui titoli e la nota di sintesi. Il documento di registrazione universale dovrebbe avere varie finalità, nella misura in cui il suo contenuto dovrebbe essere lo stesso a prescindere dal fatto che l'emittente utilizzi successivamente il documento per l'offerta o l'ammissione alla negoziazione di titoli di capitale, di titoli di debito o di strumenti derivati. Dovrebbe fungere da fonte di riferimento sull'emittente, fornire agli investitori e agli analisti le informazioni minime necessarie per formulare un giudizio informato sull'attività della società, sulla sua situazione finanziaria, gli utili, le prospettive future, la governance e l'assetto azionario.

(33)  L'emittente che abbia chiesto e ottenuto l'approvazione del documento di registrazione universale per due anni consecutivi può essere considerato noto all'autorità competente. Tutti i successivi documenti di registrazione universali e le relative modifiche dovrebbero pertanto poter essere presentati senza previa approvazione e riesaminati ex post dall'autorità competente se questa lo ritiene necessario, a meno che tali modifiche non riguardino un'omissione, un errore materiale o un'imprecisione che sono atti a trarre in inganno il pubblico per quanto riguarda fatti e circostanze essenziali per valutare con cognizione di causa l'emittente. Ogni autorità competente dovrebbe decidere la frequenza dell'esame sulla base, ad esempio, della propria valutazione dei rischi dell'emittente, della qualità delle precedenti comunicazioni dell'emittente o del tempo trascorso dall'ultima volta in cui è stato esaminato un documento di registrazione universale depositato.

(34)  Fintanto che non sia stato integrato nel prospetto approvato, dovrebbe essere possibile modificare il documento di registrazione universale, o su base volontaria da parte dell'emittente, ad esempio in caso di una modifica sostanziale nella sua organizzazione o della sua situazione finanziaria, o su richiesta dell'autorità competente nel contesto di un esame successivo al deposito, quando non siano soddisfatti i criteri di completezza, trasparenza e coerenza. Le modifiche dovrebbero essere pubblicate secondo le stesse modalità del documento di registrazione universale. In particolare, quando l'autorità competente individua un'omissione o un errore materiale o un'imprecisione, l'emittente dovrebbe modificare il documento di registrazione universale rendendo pubblica la modifica senza indebiti ritardi. La procedura di modifica del documento di registrazione universale, non essendo in corso né un'offerta al pubblico né un'ammissione alla negoziazione di titoli, dovrebbe essere distinta dalla procedura di pubblicazione del supplemento al prospetto, che dovrebbe applicarsi solo dopo l'approvazione del prospetto.

(35)  Se l'emittente redige un prospetto composto da documenti distinti, tutte le parti che compongono il prospetto dovrebbero essere soggette ad approvazione, compresi, se del caso, il documento di registrazione universale e le relative modifiche, qualora siano stati depositati presso l'autorità competente ma non approvati. Nel caso di un emittente frequente, non dovrebbe essere necessario approvare, prima della pubblicazione, le modifiche al documento di registrazione universale, ma si dovrebbe invece permettere all'autorità competente di esaminarle ex post.

(36)  Per accelerare il processo di elaborazione del prospetto e per facilitare l'accesso efficace sotto il profilo dei costi ai mercati dei capitali, agli emittenti frequenti che producono un documento di registrazione universale dovrebbe essere concesso il beneficio di una procedura di approvazione più rapida, dato che la principale componente del prospetto è già stata approvata o è già disponibile per l'esame da parte dell'autorità competente. Il tempo necessario per ottenere l'approvazione del prospetto dovrebbe pertanto essere abbreviato quando il documento di registrazione assume la forma del documento di registrazione universale.

(37)  Nel rispetto della procedura per il deposito, la pubblicazione e lo stoccaggio delle informazioni previste dalla regolamentazione e dei termini di cui agli articoli 4 e 5 della direttiva 2004/109/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(10), l'emittente dovrebbe essere autorizzato a pubblicare la relazione finanziaria annuale e semestrale di cui alla direttiva 2004/109/CE come parti del documento di registrazione universale, tranne nei casi in cui lo Stato membro di origine dell'emittente ai fini del presente regolamento sia diverso da quello ai fini della direttiva 2004/109/CE e la lingua del documento di registrazione non soddisfi le condizioni di cui all'articolo 20 della direttiva 2004/109/CE. In tal modo si dovrebbero ridurre gli oneri amministrativi connessi alle domande multiple, senza compromettere le informazioni a disposizione del pubblico o la vigilanza su tali relazioni ai sensi della direttiva 2004/109/CE.

(38)  Per evitare decisioni di investimento prese sulla base di informazioni superate dovrebbe essere fissato un chiaro limite temporale alla validità dei prospetti. Al fine di migliorare la certezza del diritto, occorre che la validità del prospetto decorra dalla data della sua approvazione, data che può essere agevolmente verificata dall'autorità competente. L'offerta al pubblico di titoli sulla base del prospetto di base dovrebbe estendersi al di là del periodo di validità del prospetto di base solo in caso di approvazione prima della scadenza di un prospetto di base successivo che copra la continuazione dell'offerta.

(39)  Per loro natura, le informazioni sulle imposte sul reddito derivante dai titoli contenute in un prospetto possono avere solo carattere generale con poco valore informativo aggiunto per il singolo investitore. Poiché tali informazioni devono coprire non solo il paese in cui si trova la sede sociale dell'emittente ma anche i paesi in cui viene presentata l'offerta o chiesta l'ammissione alla negoziazione, nel caso in cui si applichi il regime di passaporto, il prospetto è costoso da produrre, il che potrebbe ostacolare le offerte transfrontaliere. Pertanto, il prospetto dovrebbe contenere solo un avviso circa il fatto che la legislazione fiscale dello Stato membro dell'investitore e dello Stato membro di registrazione dell'emittente possono avere un impatto sul reddito generato dai titoli. Tuttavia, il prospetto dovrebbe contenere informazioni appropriate in materia di tassazione quando l'investimento proposto comporta uno specifico regime fiscale, ad esempio nel caso di investimenti in titoli che prevedono un trattamento fiscale favorevole degli investitori.

(40)  Una volta che una classe di titoli è stata ammessa alla negoziazione in un mercato regolamentato, gli investitori ricevono un'informativa continua dall'emittente a norma del regolamento (UE) n. 596/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio(11) e della direttiva 2004/109/CE. La necessità di un prospetto completo è quindi meno acuta per le offerte al pubblico o le ammissioni alla negoziazione successive da parte dell'emittente. Dovrebbe quindi essere disponibile un prospetto semplificato distinto da utilizzare per le emissioni secondarie di contenuto ridotto rispetto a quanto richiesto secondo il regime ordinario, tenendo conto delle informazioni già pubblicate. Agli investitori devono comunque essere fornite informazioni consolidate e ben strutturate su elementi quali i termini dell'offerta e il suo contesto ▌. Pertanto, il prospetto semplificato per un'emissione secondaria dovrebbe includere le informazioni ridotte pertinenti di cui gli investitori avrebbero ragionevolmente bisogno per comprendere le prospettive dell'emittente e degli eventuali garanti, i diritti connessi ai titoli, nonché i motivi dell'emissione e il suo impatto sull'emittente, in particolare la dichiarazione relativa al capitale circolante, la comunicazione dei fondi propri e dell'indebitamento, l'impatto sulla struttura complessiva del capitale e una nota di sintesi concisa in cui figurino le informazioni pertinenti divulgate a norma del regolamento (UE) n. 596/2014 a partire dalla data dell'ultima emissione.

(41)  Il regime di informativa semplificato per le emissioni secondarie dovrebbe essere esteso anche ai titoli negoziati sui mercati di crescita per le PMI, dato che ai sensi della direttiva 2014/65/UE i relativi gestori sono tenuti a fissare e applicare regole intese ad assicurare un'informativa continua adeguata da parte degli emittenti i cui titoli sono negoziati nelle loro sedi. Il regime dovrebbe essere applicabile anche ai sistemi multilaterali di negoziazione diversi dai mercati di crescita per le PMI, se tali sistemi multilaterali di negoziazione presentano obblighi di informativa equivalenti a quelli imposti ai mercati di crescita per le PMI a norma della direttiva 2014/65/UE.

(42)  Il regime di informativa semplificato per le emissioni secondarie dovrebbe poter essere utilizzato soltanto dopo che sia trascorso un periodo minimo di tempo dall'ammissione iniziale alla negoziazione della classe di titoli dell'emittente. Un termine di 18 mesi dovrebbe garantire che l'emittente abbia rispettato almeno una volta l'obbligo di pubblicare la relazione finanziaria annuale ai sensi della direttiva 2004/109/CE o ai sensi delle regole fissate dal gestore di mercato per i mercati di crescita per le PMI o da un sistema multilaterale di negoziazione con obblighi di informativa equivalenti.

(43)  Uno degli obiettivi fondamentali dell'Unione dei mercati dei capitali è agevolare l'accesso delle PMI al finanziamento sui mercati dei capitali nell'Unione. Dato che di norma queste imprese hanno bisogno di raccogliere importi relativamente più bassi rispetto ad altri emittenti, i costi di elaborazione del prospetto completo possono essere sproporzionatamente elevati e scoraggiare le imprese dall'offrire i loro titoli al pubblico. Allo stesso tempo, a causa delle loro dimensioni e dell'esiguità dei dati passati, le PMI potrebbero comportare un rischio di investimento specifico rispetto ai grandi emittenti e dovrebbero pubblicare informazioni sufficienti affinché gli investitori possano prendere le loro decisioni di investimento. Inoltre, per incoraggiare le PMI a ricorrere al finanziamento sui mercati dei capitali, il presente regolamento dovrebbe garantire che si accordi particolare attenzione ai mercati di crescita per le PMI. I mercati di crescita per le PMI sono uno strumento promettente per permettere alle imprese più piccole che stanno crescendo di raccogliere capitali. Il successo di tali sedi dipende tuttavia dalla loro attrattività per le imprese di una certa dimensione. Analogamente, gli emittenti che offrono al pubblico titoli di importo totale nell'Unione non superiore a 20 000 000 EUR beneficerebbero di un accesso più agevole al finanziamento sui mercati dei capitali per poter crescere e realizzare appieno il loro potenziale, e dovrebbero poter ottenere fondi a costi che non siano sproporzionatamente elevati. È pertanto opportuno che il presente regolamento istituisca un regime specifico e proporzionato di prospetto di crescita dell'Unione che sia a disposizione delle PMI, degli emittenti che offrono al pubblico titoli ammessi alla negoziazione in un mercato di crescita per le PMI e agli emittenti che offrono al pubblico titoli di importo totale nell'Unione non superiore a 20 000 000 EUR. Pertanto, è opportuno trovare il giusto equilibrio tra un accesso ai mercati finanziari efficiente sotto il profilo dei costi e la protezione degli investitori nel calibrare il contenuto del prospetto di crescita dell'Unione applicabile alle PMI, e quindi per realizzare questo obiettivo per le PMI dovrebbe essere sviluppato un regime di informativa specifico. Una volta approvati, i prospetti di crescita dell'Unione dovrebbero beneficiare del regime di passaporto ai sensi del presente regolamento e dovrebbero pertanto essere validi per qualsiasi offerta al pubblico in tutta l'Unione.

(44)  Le informazioni ridotte che devono essere pubblicate nei prospetti di crescita dell'Unione dovrebbero essere calibrate in modo da dare risalto alle informazioni che sono significative e pertinenti nel caso di investimenti nei titoli emessi e dovrebbero assicurare la proporzionalità tra la dimensione dell'impresa e il suo fabbisogno di finanziamenti, da un lato, e il costo di elaborazione del prospetto, dall'altro. Per assicurare che tali imprese possano redigere il prospetto senza dover sostenere costi non proporzionati alle loro dimensioni e quindi all'entità dei finanziamenti che intendono raccogliere, il regime del prospetto di crescita dell'Unione dovrebbe essere più flessibile rispetto a quello applicato alle società sui mercati regolamentati, nella misura compatibile con l'obiettivo di assicurare la pubblicazione delle informazioni essenziali necessarie per gli investitori.

(45)  È opportuno che il regime di informativa proporzionato relativo ai prospetti di crescita dell'Unione non sia disponibile qualora i titoli debbano essere ammessi alla negoziazione su un mercato regolamentato, perché gli investitori sui mercati regolamentati dovrebbero essere certi che gli emittenti dei titoli in cui investono sono soggetti ad un insieme unico di norme in materia di informativa. Non si dovrebbe pertanto creare, per l'ammissione dei titoli sui mercati regolamenti, un sistema di informativa a due livelli in funzione delle dimensioni dell'emittente.

(46)  Il prospetto di crescita dell'Unione dovrebbe essere un documento standard di facile compilazione per gli emittenti e dovrebbe contenere informazioni chiave sull'emittente, sui titoli e sull'offerta. La Commissione dovrebbe elaborare atti delegati per specificare il contenuto ridotto e il formato del prospetto di crescita dell'Unione standard. Nel definire i dettagli del regime di informativa proporzionato relativo ai prospetti di crescita dell'Unione, la Commissione dovrebbe tenere conto della necessità di assicurare che il prospetto di crescita dell'Unione sia notevolmente ed effettivamente semplificato rispetto al prospetto completo, in termini di oneri amministrativi e costi di emissione, della necessità di agevolare l'accesso ai mercati dei capitali per le PMI garantendo nel contempo la fiducia degli investitori che investono in tali imprese, della necessità di ridurre al minimo i costi e gli oneri per le PMI, della necessità di ottenere tipi specifici di informazioni particolarmente significative per le PMI, delle dimensioni dell'emittente e da quanto tempo opera, delle varie tipologie e caratteristiche delle offerte e dei diversi tipi di informazioni necessarie agli investitori per quanto riguarda le differenti tipologie di titoli.

(48)  L'obiettivo primario che si intende raggiungere con l'inclusione dei fattori di rischio nel prospetto è assicurare che gli investitori compiano una valutazione informata di tali rischi e che prendano quindi decisioni di investimento in piena conoscenza dei fatti. I fattori di rischio dovrebbero quindi limitarsi ai rischi significativi e specifici per l'emittente e i suoi titoli e che sono confermati dal contenuto del prospetto. Il prospetto non dovrebbe contenere fattori di rischio generici e servire soltanto come esclusione della responsabilità, oscurando fattori di rischio più specifici di cui gli investitori dovrebbero essere a conoscenza, perché in tal modo si impedirebbe che il prospetto presenti le informazioni in forma facilmente analizzabile, succinta e comprensibile. L'ESMA dovrebbe elaborare orientamenti sulla valutazione della specificità e della significatività dei fattori di rischio per aiutare le autorità competenti nell'esame dei fattori di rischio in modo tale da incoraggiare un'informativa adeguata e mirata sui fattori di rischio da parte degli emittenti.

(49)  L'omissione dal prospetto di informazioni riservate dovrebbe essere consentita in determinate circostanze, mediante deroga concessa dall'autorità competente, per evitare situazioni pregiudizievoli per l'emittente.

(50)  Gli Stati membri pubblicano molte informazioni sulla loro situazione finanziaria, in generale disponibili pubblicamente. Di conseguenza, quando uno Stato membro garantisce un'offerta di titoli, le predette informazioni non dovrebbero essere fornite nel prospetto.

(51)  La possibilità accordata agli emittenti di incorporare informazioni nel prospetto mediante riferimento a documenti contenenti le informazioni da pubblicare nel prospetto o nel prospetto di base — a condizione che tali documenti siano stati in precedenza depositati elettronicamente — dovrebbe semplificare la procedura di redazione del prospetto e ridurre i costi per gli emittenti senza compromettere la tutela degli investitori. Tuttavia, questo obiettivo di semplificazione e riduzione dei costi di redazione di un prospetto non dovrebbe essere conseguito a scapito di altri interessi che il prospetto mira a tutelare, inclusa l'accessibilità delle informazioni. Le informazioni incluse mediante riferimento dovrebbero seguire il regime linguistico applicabile al prospetto. Le informazioni incluse mediante riferimento possono riferirsi a dati relativi agli esercizi passati; tuttavia, qualora le informazioni non siano più pertinenti, a causa di variazioni significative, nel prospetto dovrebbe figurare una dichiarazione in tal senso e dovrebbero essere fornite informazioni aggiornate. Inoltre, gli emittenti frequenti dovrebbero poter decidere di includere le eventuali modifiche del documento di registrazione universale mediante un riferimento dinamico nel prospetto. Tale riferimento dinamico garantirebbe che il lettore sia sempre rinviato alla versione più recente del documento di registrazione universale, senza che sia necessario un supplemento. L'utilizzo di un riferimento dinamico invece di un supplemento non dovrebbe pregiudicare il diritto di revoca dell'investitore.

(52)  Le informazioni previste dalla regolamentazione ▌ dovrebbero poter essere incluse nel prospetto mediante riferimento. Gli emittenti i cui titoli sono negoziati in un sistema multilaterale di negoziazione e gli emittenti che sono esentati dalla pubblicazione della relazione finanziaria annuale e semestrale ai sensi dell'articolo 8, paragrafo 1, lettera b), della direttiva 2004/109/CE dovrebbero anche essere autorizzati a includere, mediante riferimento, nel prospetto in tutto o in parte le proprie informazioni finanziarie annuali e infrannuali, la relazione di audit, il bilancio, la relazione di gestione o la dichiarazione sul governo societario, purché siano pubblicati elettronicamente.

(53)  Non tutti gli emittenti hanno accesso a informazioni e orientamenti adeguati sulla procedura di controllo e approvazione e sulla procedura da seguire per ottenere l'approvazione del prospetto, dato che le autorità competenti degli Stati membri seguono approcci diversi. Il presente regolamento dovrebbe eliminare dette differenze armonizzando le norme relative alla procedura di controllo e di approvazione e semplificando la procedura di approvazione da parte delle autorità nazionali competenti, per assicurare che tutte le autorità competenti adottino un approccio convergente nell'esame della completezza, coerenza e comprensibilità delle informazioni contenute nel prospetto. Gli orientamenti sulle procedure da seguire per ottenere l'approvazione del prospetto dovrebbero essere accessibili al pubblico sui siti web delle autorità competenti. L'ESMA dovrebbe svolgere un ruolo chiave nel promuovere la convergenza della vigilanza in questa materia, utilizzando i poteri che le sono stati conferiti dal regolamento (UE) n. 1095/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio(12). In particolare, l'ESMA dovrebbe effettuare verifiche inter pares delle attività delle autorità competenti ai sensi del presente regolamento entro un lasso di tempo adeguato prima del riesame del presente regolamento e conformemente al regolamento (UE) n. 1095/2010. L'ESMA dovrebbe mettere a punto un sistema di flusso di lavoro centrale che integri il processo di approvazione del prospetto dal suo inizio fino all'approvazione, permettendo alle autorità competenti, all'ESMA e agli emittenti di gestire e monitorare le richieste di approvazione online. Tale sistema fornirebbe le informazioni chiave e consentirebbe all'ESMA e alle autorità competenti di promuovere la convergenza dei processi e delle procedure di approvazione dei prospetti nell'Unione e di garantire che, in futuro, i prospetti siano approvati nello stesso modo in tutta l'Unione.

(53 bis)   L'ESMA dovrebbe valutare insieme alle autorità competenti la concezione, il finanziamento e il funzionamento di un sistema di flusso di lavoro centrale nel contesto dell'Unione dei mercati dei capitali.

(54)  Per facilitare l'accesso ai mercati degli Stati membri, è importante che siano pubblicate le spese addebitate dalle autorità competenti per l'approvazione e il deposito del prospetto e dei relativi documenti, e che queste siano ragionevoli. Le spese imposte agli emittenti stabiliti in un paese terzo dovrebbero riflettere l'onere che tale emissione rappresenta.

(55)  Dato che internet assicura il facile accesso alle informazioni, e per assicurare una migliore accessibilità agli investitori, il prospetto approvato dovrebbe essere sempre pubblicato in formato elettronico. Il prospetto dovrebbe essere pubblicato in un'apposita sezione del sito web dell'emittente, dell'offerente o della persona che chiede l'ammissione, o, se applicabile, sul sito web degli intermediari finanziari che provvedono al collocamento o alla vendita dei titoli, compresi gli organismi incaricati del servizio finanziario, o sul sito web del mercato regolamentato in cui è chiesta l'ammissione alla negoziazione, o del gestore del sistema multilaterale di negoziazione, e dovrebbe essere trasmesso dall'autorità competente all'ESMA assieme ai pertinenti dati che ne consentono la classificazione. L'ESMA dovrebbe fornire un meccanismo centralizzato di stoccaggio dei prospetti che offra al pubblico l'accesso gratuito e strumenti di ricerca idonei. Per assicurare che gli investitori abbiano accesso a dati affidabili da poter utilizzare e analizzare in modo tempestivo ed efficiente, le informazioni chiave contenute nei prospetti, come il codice ISIN di identificazione dei titoli e il codice LEI di identificazione degli emittenti, degli offerenti e dei garanti, dovrebbero essere leggibili mediante dispositivi elettronici, anche quando si utilizzano metadati. I prospetti dovrebbero rimanere a disposizione del pubblico per almeno 10 anni dopo la loro pubblicazione, per assicurare che il periodo di disponibilità pubblica sia allineato a quello delle relazioni finanziarie annuali e semestrali ai sensi della direttiva 2004/109/CE. Tuttavia, il prospetto su un supporto durevole dovrebbe essere sempre fornito agli investitori, gratuitamente e su richiesta.

(56)  È anche necessario armonizzare la pubblicità, al fine di evitare di minare la fiducia del pubblico e di pregiudicare il corretto funzionamento dei mercati finanziari. La correttezza e l'accuratezza della pubblicità, nonché la sua coerenza con il contenuto del prospetto sono della massima importanza per la tutela degli investitori, compresi gli investitori al dettaglio. Fatto salvo il regime di passaporto previsto dal presente regolamento, il controllo della pubblicità è parte integrante delle funzioni delle autorità competenti. L'autorità competente dello Stato membro in cui viene diffusa la pubblicità dovrebbe avere il potere di esercitare il controllo sulla conformità ai principi contenuti nel presente regolamento dell'attività pubblicitaria relativa a un'offerta al pubblico di titoli o all'ammissione di titoli alla negoziazione in un mercato regolamentato. Se necessario, lo Stato membro di origine dovrebbe assistere l'autorità competente dello Stato membro in cui viene diffusa la pubblicità nel valutare la coerenza di quest'ultima con le informazioni contenute nel prospetto. Fatti salvi i poteri di cui all'articolo 30, paragrafo 1, il controllo della pubblicità da parte di un'autorità competente non dovrebbe costituire una condizione preliminare per l'offerta al pubblico o l'ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato in qualsiasi Stato membro ospitante.

(57)  Ogni nuovo fattore significativo, errore materiale o imprecisione che potrebbero influenzare la valutazione dell'investimento, che emergono dopo la pubblicazione del prospetto ma prima della chiusura dell'offerta o dell'inizio della negoziazione in un mercato regolamentato, dovrebbero essere debitamente valutati dagli investitori, e pertanto dovrebbero richiedere l'approvazione e la pubblicazione tempestive di un supplemento al prospetto.

(58)  Per accrescere la certezza giuridica, dovrebbe essere chiarito il termine entro il quale l'emittente deve pubblicare il supplemento al prospetto e il termine entro il quale gli investitori hanno il diritto di revocare la loro accettazione dell'offerta a seguito della pubblicazione del supplemento. Da una parte, l'obbligo di pubblicare il supplemento al prospetto dovrebbe vigere fino alla chiusura definitiva del periodo di offerta o, se successivo, fino al momento in cui inizia la negoziazione dei titoli sul mercato regolamentato. D'altra parte, il diritto di revocare l'accettazione dovrebbe applicarsi solo se il prospetto si riferisce a un'offerta di titoli al pubblico e il nuovo fattore, errore o imprecisione sia emerso prima della chiusura definitiva dell'offerta e della consegna dei titoli. Pertanto, il diritto di revoca dovrebbe essere connesso alla tempistica del nuovo fattore, dell'errore o dell'imprecisione che hanno causato il supplemento e dovrebbe supporre che tale evento si sia verificato mentre l'offerta era ancora aperta e prima della consegna dei titoli. Per accrescere la certezza giuridica, il supplemento al prospetto dovrebbe precisare la data ultima alla quale il diritto di revoca è esercitabile. Gli intermediari finanziari dovrebbero facilitare la procedura con cui gli investitori esercitano il loro diritto di revocare le accettazioni.

(59)  L'obbligo cui è tenuto l'emittente di tradurre l'intero prospetto in tutte le lingue nazionali dei paesi interessati scoraggia le offerte transfrontaliere o le negoziazioni multiple. Per agevolare le offerte transfrontaliere, quando il prospetto è redatto in una lingua comunemente utilizzata nel mondo della finanza internazionale, solo la nota di sintesi dovrebbe essere tradotta nelle lingue ufficiali dello Stato membro ospitante/degli Stati membri ospitanti o dello Stato membro di origine/degli Stati membri di origine o in una delle lingue ufficiali utilizzate nella parte dello Stato membro in cui è distribuito il prodotto di investimento.

(60)  L'ESMA e l'autorità competente dello Stato membro ospitante dovrebbero avere il diritto di ricevere dall'autorità competente dello Stato membro di origine un certificato attestante che il prospetto, o il documento di registrazione universale quando sia stato approvato solo tale documento, è stato redatto ai sensi del presente regolamento. L'autorità competente dello Stato membro di origine dovrebbe inoltre notificare all'emittente o alla persona responsabile della redazione del prospetto o del documento di registrazione universale, se del caso, il certificato di approvazione del prospetto indirizzato all'autorità dello Stato membro ospitante in modo che l'emittente o la persona responsabile della redazione del prospetto o del documento di registrazione universale, se del caso, abbia la certezza del se e del quando la notifica abbia avuto effettivamente luogo.

(61)  Al fine di assicurare che gli obiettivi del presente regolamento siano pienamente conseguiti, è altresì necessario includere nel suo ambito di applicazione i titoli emessi da emittenti soggetti alle disposizioni legislative di paesi terzi. ▌Per assicurare lo scambio di informazioni e la cooperazione con le autorità dei paesi terzi in relazione all'effettiva applicazione del presente regolamento, le autorità competenti dovrebbero concludere accordi di cooperazione con le rispettive controparti nei paesi terzi. La trasmissione di dati personali in base a tali accordi dovrebbe essere conforme alla direttiva 95/46/CE e al regolamento (CE) n. 45/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio.

(62)  L'esistenza di più autorità competenti, con responsabilità diverse, negli Stati membri può generare costi inutili e determinare una sovrapposizione di responsabilità senza comportare vantaggi supplementari. In ciascuno Stato membro dovrebbe essere designata un'unica autorità competente per l'approvazione dei prospetti e per l'assunzione di responsabilità in ordine alla vigilanza sul rispetto delle disposizioni del presente regolamento. Tale autorità dovrebbe essere un organismo di natura amministrativa, costituito in forma tale da garantirne l'indipendenza dagli operatori economici e da evitare conflitti di interesse. La designazione di un'autorità competente per l'approvazione dei prospetti non dovrebbe escludere la cooperazione tra tale autorità ed altre entità, quali autorità di regolamentazione bancaria e assicurativa o autorità incaricate della vigilanza sulle quotazioni, al fine di assicurare l'efficienza del processo di controllo e di approvazione dei prospetti nel comune interesse degli emittenti, degli investitori, dei partecipanti al mercato e dei mercati stessi. La delega di funzioni da parte dell'autorità competente ad un'altra entità dovrebbe essere consentita soltanto laddove essa si riferisce alla pubblicazione di prospetti approvati.

(63)  Il conferimento alle autorità competenti degli Stati membri di una serie di strumenti, poteri e risorse effettivi garantisce l'efficacia della vigilanza. Pertanto, il presente regolamento dovrebbe prevedere, in particolare, una serie minima di poteri di vigilanza e di indagine, che dovrebbero essere conferiti alle autorità competenti degli Stati membri conformemente al diritto nazionale. Tali poteri dovrebbero essere esercitati, ove il diritto nazionale lo richieda, previa richiesta alle competenti autorità giudiziarie. Nell'esercizio dei loro poteri ai sensi del presente regolamento le autorità competenti e l'ESMA dovrebbero agire con obiettività e imparzialità e restare autonomi nelle loro decisioni.

(64)  Ai fini dell'individuazione di violazioni del presente regolamento, è necessario che le autorità competenti possano avere accesso ai locali, diversi dalle abitazioni private, delle persone fisiche al fine di sequestrare documenti. L'accesso a tali locali è necessario quando vi sia il ragionevole sospetto che documenti e altri dati connessi all'oggetto dell'ispezione o indagine esistano e possano essere pertinenti per dimostrare la violazione del presente regolamento. Inoltre, l'accesso a tali locali è necessario quando la persona cui è già stato chiesto di fornire l'informazione non ha dato seguito alla richiesta; oppure quando vi sono buone ragioni di ritenere che, se anche si producesse una richiesta di informazioni, ad essa non verrebbe dato seguito o che i documenti o le informazioni a cui la richiesta si riferisce verrebbero rimossi, manomessi o distrutti.

(65)  In linea con la comunicazione della Commissione dell'8 dicembre 2010 sul potenziamento dei regimi sanzionatori nel settore dei servizi finanziari e al fine di garantire che i requisiti del presente regolamento siano soddisfatti, è importante che gli Stati membri adottino i provvedimenti necessari per assicurare che le violazioni del presente regolamento siano soggette a sanzioni e misure amministrative adeguate. Le sanzioni e le misure amministrative dovrebbero essere effettive, proporzionali e dissuasive e assicurare un approccio comune negli Stati membri e un effetto dissuasivo. Il presente regolamento non dovrebbe limitare la facoltà degli Stati membri di prevedere livelli più elevati di sanzioni amministrative.

(66)  Per assicurare che le decisioni prese dalle autorità competenti abbiano un effetto dissuasivo sul pubblico in generale, dette decisioni dovrebbero di regola essere pubblicate, a meno che conformemente al presente regolamento l'autorità competente ritenga necessario optare per una pubblicazione in forma anonima, per il rinvio della pubblicazione o per la non pubblicazione delle sanzioni.

(67)  Sebbene nulla impedisca agli Stati membri di prevedere norme per le sanzioni amministrative e penali relative alle stesse violazioni, gli Stati membri non dovrebbero essere tenuti a prevedere norme per le sanzioni amministrative relative alle violazioni del presente regolamento che sono disciplinate dal diritto penale nazionale al [data di applicazione del presente regolamento]. Conformemente al diritto nazionale, gli Stati membri non sono obbligati a irrogare sanzioni amministrative e penali per la medesima violazione, ma dovrebbero essere in grado di farlo se il loro diritto nazionale lo consente. Tuttavia il mantenimento delle sanzioni penali in luogo delle sanzioni amministrative per le violazioni del presente regolamento non dovrebbe ridurre o incidere altrimenti sulla capacità delle autorità competenti di cooperare, accedere o scambiare informazioni in maniera tempestiva con le autorità competenti degli altri Stati membri ai fini del presente regolamento, anche dopo che le autorità giudiziarie competenti per l'azione penale siano state investite delle pertinenti violazioni.

(68)  Le segnalazioni di eventuali irregolarità possono portare nuove informazioni all'attenzione delle autorità competenti che se ne servono per individuare e irrogare sanzioni in caso di violazione del presente regolamento. Il presente regolamento dovrebbe pertanto garantire l'esistenza di modalità adeguate per consentire le segnalazioni alle autorità competenti di violazioni effettive e potenziali del presente regolamento, tutelando chi segnala gli abusi da ritorsioni.

(69)  Per specificare gli obblighi di cui al presente regolamento, il potere di adottare atti conformemente all'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea dovrebbe essere delegato alla Commissione per quanto riguarda ▌ le informazioni minime che devono contenere i documenti di cui all'articolo 1, paragrafo 3, lettere f) e g), e paragrafo 4, lettere d) ed e), l'adeguamento delle definizioni di cui all'articolo 2, ▌ il modello del prospetto, del prospetto di base e delle condizioni definitive, e le informazioni specifiche che devono essere incluse nel prospetto, le informazioni minime contenute nel documento di registrazione universale, le informazioni ridotte contenute nel prospetto semplificato ▌ per le emissioni secondarie e le PMI, il contenuto ridotto e il formato specifici del prospetto di crescita dell'Unione previsto dal presente regolamento, la pubblicità per i titoli rientranti nell'ambito di applicazione del presente regolamento e i criteri generali di equivalenza dei prospetti redatti da emittenti dei paesi terzi. È di particolare importanza che durante i lavori preparatori la Commissione svolga adeguate consultazioni, anche a livello di esperti, e che tali consultazioni siano effettuate nel rispetto dei principi stabiliti nell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016. In particolare, al fine di garantire la parità di partecipazione alla preparazione ▌ degli atti delegati, il Parlamento europeo e il Consiglio dovrebbero ricevere tutti i documenti contemporaneamente agli esperti degli Stati membri, e i loro esperti dovrebbero avere sistematicamente accesso alle riunioni dei gruppi di esperti della Commissione incaricati della preparazione degli atti delegati.

(70)  Per assicurare condizioni uniformi per l'attuazione del presente regolamento per quanto concerne l'equivalenza della legislazione dei paesi terzi in materia di prospetto, è opportuno conferire competenze di esecuzione alla Commissione per l'adozione delle decisioni relative all'equivalenza. Tali competenze dovrebbero essere esercitate conformemente al regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio(13).

(71)  Le norme tecniche nel settore dei servizi finanziari dovrebbero assicurare un'adeguata tutela degli investitori e dei consumatori in tutta l'Unione. Sarebbe efficiente e opportuno incaricare l'ESMA, in quanto organismo con una competenza altamente specializzata, dell'elaborazione di progetti di norme tecniche di regolamentazione che non comportino scelte politiche e della loro presentazione alla Commissione.

(72)  È opportuno che la Commissione adotti progetti di norme tecniche di regolamentazione sviluppati dall'ESMA, per quanto riguarda il contenuto e il formato della presentazione delle informazioni finanziarie fondamentali relative agli esercizi passati da includere nella nota di sintesi, il controllo, l'approvazione, la presentazione e l'esame del documento di registrazione universale, nonché le condizioni per la sua modifica o il suo aggiornamento e le condizioni di perdita dello status di emittente frequente, le informazioni da includere mediante riferimento e gli altri tipi di documenti richiesti ai sensi della normativa dell'Unione, le procedure di controllo e di approvazione del prospetto, la pubblicazione del prospetto, i dati necessari per la classificazione dei prospetti nel meccanismo di stoccaggio gestito dall'ESMA, le disposizioni riguardanti la pubblicità, le situazioni in cui un fattore nuovo significativo, un errore materiale o un'imprecisione relativi alle informazioni contenute nel prospetto richiedono la pubblicazione di un supplemento al prospetto, le informazioni scambiate tra le autorità competenti e l'ESMA in applicazione dell'obbligo di collaborazione e il contenuto minimo degli accordi di cooperazione con le autorità di vigilanza dei paesi terzi. La Commissione dovrebbe adottare tali progetti di norme tecniche di regolamentazione mediante atti delegati a norma dell'articolo 290 TFUE e conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1095/2010.

(73)  Dovrebbe altresì essere delegato alla Commissione il potere di adottare norme tecniche di attuazione tramite atti di esecuzione ai sensi dell'articolo 291 TFUE e conformemente all'articolo 15 del regolamento (UE) n. 1093/2010. È opportuno incaricare l'ESMA dell'elaborazione delle norme tecniche di attuazione da presentare alla Commissione relativamente ai formulari standard, ai modelli e alle procedure per la notifica del certificato di approvazione, del prospetto, del supplemento al prospetto e della traduzione del prospetto e/o della nota di sintesi, ai formulari standard, ai modelli e alle procedure per la cooperazione e lo scambio di informazioni tra le autorità competenti e alle procedure e ai formulari per lo scambio di informazioni tra le autorità competenti e l'ESMA.

(74)  Nell'esercizio dei suoi poteri delegati e di esecuzione a norma del presente regolamento, la Commissione dovrebbe osservare i seguenti principi:

   la necessità di assicurare la fiducia nei mercati finanziari degli investitori al dettaglio e delle PMI, promuovendo elevati livelli di trasparenza su tali mercati;
   la necessità di calibrare gli obblighi in materia di informativa relativa al prospetto tenendo conto delle dimensioni dell'emittente e delle informazioni che l'emittente è già tenuto a comunicare a norma della direttiva 2004/109/CE e del regolamento (UE) n. 596/2014,
   la necessità di agevolare l'accesso delle piccole e medie imprese ai mercati dei capitali, assicurando allo stesso tempo che gli investitori possano investire con fiducia nelle PMI;
   la necessità di offrire agli investitori una vasta gamma di opportunità di investimento alternative e un livello di informazione e di tutela su misura delle loro caratteristiche,
   la necessità di assicurare che autorità di regolamentazione indipendenti provvedano ad una messa in applicazione coerente delle norme, specie nel campo della lotta contro i reati dei cosiddetti "colletti bianchi",
   la necessità di un elevato livello di trasparenza e di consultazione di tutti i partecipanti ai mercati, come pure del Parlamento europeo e del Consiglio,
   la necessità di incentivare l'innovazione nei mercati finanziari per promuoverne il dinamismo e l'efficienza,
   la necessità di garantire la stabilità sistemica dei mercati finanziari con un monitoraggio stretto e reattivo dell'innovazione finanziaria,
   la necessità di ridurre il costo del capitale e di allargare l'accesso al medesimo,
   la necessità di contemperare a lungo termine i costi e i benefici delle misure di esecuzione per tutti i partecipanti al mercato,
   la necessità di promuovere la competitività internazionale dei mercati finanziari dell'Unione senza pregiudicare l'indispensabile ampliamento della cooperazione internazionale,
   la necessità di garantire condizioni uniformi per tutti i partecipanti al mercato definendo una normativa dell'Unione ogni volta che ciò risulti opportuno,
   la necessità di garantire la coerenza con le altre norme dell'Unione nel settore, in quanto l'asimmetria informativa e la mancanza di trasparenza possono compromettere il funzionamento dei mercati e soprattutto nuocere ai consumatori e ai piccoli investitori.

(75)  Il trattamento dei dati personali effettuato nel quadro del presente regolamento, quali lo scambio o la trasmissione di dati personali da parte delle autorità competenti, dovrebbe essere effettuato conformemente alla direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(14) e lo scambio o la trasmissione di informazioni da parte dell'ESMA dovrebbero essere effettuati conformemente al regolamento (CE) n. 45/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio(15).

(76)  Entro cinque anni dall'entrata in vigore del presente regolamento la Commissione dovrebbe riesaminarne l'applicazione e valutare in particolare se il regime di informativa per le emissioni secondarie e per le PMI, il documento di registrazione universale e la nota di sintesi del prospetto continuino ad essere mezzi appropriati per conseguire gli obiettivi perseguiti dal presente regolamento.

(77)  L'applicazione degli obblighi enunciati nel presente regolamento dovrebbe essere rinviata per consentire l'adozione degli atti delegati e degli atti di esecuzione e permettere ai partecipanti al mercato di assimilare le nuove misure e pianificarne l'applicazione.

(78)  Poiché gli obiettivi del presente regolamento, vale a dire rafforzare la tutela degli investitori e accrescere l'efficienza del mercato, istituendo allo stesso tempo l'Unione dei mercati dei capitali, non possono essere conseguiti in misura sufficiente dagli Stati membri, ma possono, a motivo della loro portata o dei loro effetti, essere conseguiti meglio a livello di Unione, quest'ultima può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato sull'Unione europea. Il presente regolamento si limita a quanto è necessario per conseguire tali obiettivi in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo.

(79)  Il presente regolamento rispetta i diritti fondamentali e osserva i principi riconosciuti in particolare nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. Pertanto, il presente regolamento dovrebbe essere interpretato e applicato conformemente a tali diritti e principi.

(80)  Il Garante europeo per la protezione dei dati è stato consultato conformemente all'articolo 28, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 45/2001 ▌.

HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

CAPO I

DISPOSIZIONI GENERALI

Articolo 1

Scopo e ambito d'applicazione

1.  Scopo del presente regolamento è stabilire i requisiti relativi alla redazione, all'approvazione e alla diffusione del prospetto da pubblicare per l'offerta al pubblico di titoli o la loro ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato stabilito in uno Stato membro.

2.  Il presente regolamento, ad eccezione dell'articolo 4, non si applica ai seguenti tipi di titoli:

(a)  alle quote emesse dagli organismi d'investimento collettivo▌;

(b)  ai titoli diversi dai titoli di capitale emessi da uno Stato membro o da un ente regionale o locale di uno Stato membro, da organismi internazionali a carattere pubblico di cui facciano parte uno o più Stati membri, dalla Banca centrale europea o dalle banche centrali degli Stati membri;

(c)  alle azioni nel capitale delle banche centrali di Stati membri;

(d)  ai titoli che beneficiano della garanzia piena, incondizionata ed irrevocabile di uno Stato membro o di un ente regionale o locale di uno Stato membro;

(e)  ai titoli emessi da associazioni aventi personalità giuridica o da enti non aventi scopo di lucro, riconosciuti da uno Stato membro, al fine di procurarsi i finanziamenti necessari al raggiungimento dei propri scopi non lucrativi;

(g)  alle quote non fungibili di capitale il cui scopo principale sia quello di conferire al titolare il diritto di occupare un appartamento, un'altra forma di bene immobile o parte degli stessi e a condizione che le quote non possano essere cedute senza rinunciare a tale diritto;

(i)  ai titoli diversi dai titoli di capitale emessi in modo continuo o ripetuto da enti creditizi qualora il corrispettivo aggregato totale nell'Unione dei titoli offerti sia inferiore a 75 000 000 di EUR per ente creditizio su un periodo di 12 mesi, a condizione che tali titoli:

(i)  non siano subordinati, convertibili o scambiabili;

(ii)  non conferiscano il diritto di sottoscrivere o acquisire altri tipi di titoli e non siano collegati ad uno strumento derivato.

3.  Il presente regolamento, ad eccezione dell'articolo 4, non si applica ai seguenti tipi di offerta al pubblico di titoli:

(a)  l'offerta di titoli unicamente a investitori qualificati;

(b)  l'offerta di titoli rivolta a meno di 350 persone fisiche o giuridiche per Stato membro e a un massimo complessivo di 4 000 persone fisiche o giuridiche nell'Unione, diverse dagli investitori qualificati ovvero da altri investitori che soddisfano le condizioni di cui all'articolo 6, paragrafo 1, lettere a) e b), del regolamento (UE) n. 345/2013;

(c)  l'offerta di titoli rivolta a investitori che acquistano titoli per un corrispettivo totale di almeno 100 000 EUR per investitore, per ogni offerta separata;

(d)  l'offerta di titoli per un corrispettivo totale nell'Unione inferiore a 1 000 000 EUR, calcolato su un periodo di 12 mesi;

(e)  le azioni emesse in sostituzione di azioni della stessa classe già emesse, se l'emissione di queste nuove azioni non comporta un aumento del capitale emesso;

(f)  i titoli offerti in occasione di un'acquisizione mediante offerta pubblica di scambio, a condizione che sia disponibile un documento contenente informazioni che descrivono l'operazione e il suo impatto sull'emittente;

(g)  i titoli offerti, assegnati o da assegnare in occasione di una fusione o scissione, a condizione che sia disponibile un documento contenente informazioni che descrivono l'operazione e il suo impatto sull'emittente;

(h)  i dividendi versati ad azionisti esistenti sotto forma di azioni della stessa classe di quelle per le quali vengono pagati tali dividendi, a condizione che sia reso disponibile un documento contenente informazioni sul numero e sulla natura delle azioni, sui motivi e sui dettagli dell'offerta;

(i)  i titoli offerti, assegnati o da assegnare ad amministratori o ex amministratori o dipendenti o ex dipendenti da parte del loro datore di lavoro o da parte di un'impresa collegata, indipendentemente dal fatto che sia stabilita all'interno dell'Unione o meno, a condizione che sia reso disponibile un documento contenente informazioni sul numero e sulla natura dei titoli, sui motivi e sui dettagli dell'offerta o dell'assegnazione.

Gli Stati membri non estendono l'obbligo di redigere il prospetto a norma del presente regolamento alle offerte di titoli di cui al primo comma, lettera d). Inoltre, gli Stati membri si astengono dall'imporre, in relazione a tali tipi di offerte, altri obblighi di informativa a livello nazionale che potrebbero costituire un onere sproporzionato o inutile. Gli Stati membri notificano alla Commissione e all'ESMA gli obblighi di informativa applicati a livello nazionale, ove previsti, ivi compreso il testo delle disposizioni pertinenti.

4.  Il presente regolamento non si applica all'ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato dei tipi seguenti di titoli:

(a)  titoli fungibili con titoli già ammessi alla negoziazione nello stesso mercato regolamentato, a condizione che essi rappresentino, su un periodo di 12 mesi, meno del 20 per cento del numero di titoli già ammessi alla negoziazione nello stesso mercato regolamentato;

(b)  azioni derivanti dalla conversione o dallo scambio di altri titoli o dall'esercizio di diritti conferiti da altri titoli, quando queste nuove azioni siano della stessa classe delle azioni già ammesse alla negoziazione nello stesso mercato regolamentato e rappresentino, su un periodo di 12 mesi, meno del 20 per cento del numero delle azioni della stessa classe già ammesse alla negoziazione nello stesso mercato regolamentato. Qualora il prospetto sia stato redatto in conformità con il presente regolamento o la direttiva 2003/71/CE al momento dell'offerta al pubblico o dell'ammissione alla negoziazione dei titoli che danno accesso alle azioni, o qualora i titoli che danno accesso alle azioni siano stati emessi prima dell'entrata in vigore del presente regolamento, il presente regolamento non si applica all'ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato di queste nuove azioni, indipendentemente dalla percentuale da loro rappresentata in relazione al numero di azioni della stessa classe già ammesse alla negoziazione nello stesso mercato regolamentato;

(c)  azioni emesse in sostituzione di azioni della stessa classe già ammesse alla negoziazione nello stesso mercato regolamentato, qualora l'emissione di queste nuove azioni non comporti un aumento del capitale emesso;

(d)  titoli offerti in occasione di un'acquisizione mediante offerta pubblica di scambio, a condizione che sia disponibile un documento contenente informazioni che descrivono l'operazione e il suo impatto sull'emittente;

(e)  titoli offerti, assegnati o da assegnare in occasione di una fusione o scissione, a condizione che sia disponibile un documento contenente informazioni che descrivono l'operazione e il suo impatto sull'emittente;

(f)  azioni offerte, assegnate o da assegnare gratuitamente agli azionisti esistenti e dividendi versati sotto forma di azioni della stessa classe di quelle per le quali vengono pagati tali dividendi, a condizione che dette azioni siano della stessa classe delle azioni già ammesse alla negoziazione nello stesso mercato regolamentato e che sia reso disponibile un documento contenente informazioni sul numero e sulla natura delle azioni, sui motivi e sui dettagli dell'offerta o dell'assegnazione;

(g)  titoli offerti, assegnati o da assegnare ad amministratori o ex amministratori o dipendenti o ex dipendenti da parte del loro datore di lavoro o di un'impresa collegata, indipendentemente dal fatto che sia stabilita all'interno dell'Unione o meno, a condizione che detti titoli siano della stessa classe dei titoli già ammessi alla negoziazione nello stesso mercato regolamentato e che sia reso disponibile un documento contenente informazioni sul numero e sulla natura dei titoli, sui motivi e sui dettagli dell'offerta o dell'assegnazione;

(h)  titoli già ammessi alla negoziazione in un altro mercato regolamentato a condizione che:

(i)  tali titoli, o titoli della stessa classe, siano ammessi alla negoziazione in tale altro mercato regolamentato da oltre 18 mesi;

(ii)  per i titoli ammessi per la prima volta alla negoziazione in un mercato regolamentato dopo il 1º luglio 2005, l'ammissione alla negoziazione in tale altro mercato regolamentato sia stata oggetto di un prospetto approvato e pubblicato in conformità con la direttiva 2003/71/CE;

(iii)  ad eccezione dei casi in cui si applica il punto ii), per i titoli ammessi per la prima volta alla quotazione dopo il 30 giugno 1983, il prospetto di quotazione sia stato approvato in base ai requisiti di cui alla direttiva 80/390/CEE(16) del Consiglio o alla direttiva 2001/34/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(17);

(iv)  gli obblighi continui per la negoziazione in tale altro mercato regolamentato siano stati soddisfatti; e

(v)  la persona che chiede l'ammissione di un titolo alla negoziazione in un mercato regolamentato in virtù della presente esenzione metta a disposizione del pubblico nello Stato membro del mercato regolamentato nel quale è chiesta l'ammissione alla negoziazione, secondo le modalità di cui all'articolo 20, paragrafo 2, un documento il cui contenuto è conforme all'articolo 7, redatto in una lingua accettata dall'autorità competente dello Stato membro del mercato regolamentato nel quale è chiesta l'ammissione. Tale documento deve indicare dove può essere ottenuto il prospetto più recente e dove sono disponibili le informazioni finanziarie pubblicate dall'emittente in conformità dei suoi obblighi permanenti di informazione.

6.  Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati in conformità con l'articolo 42 per stabilire le informazioni minime contenute nei documenti di cui al paragrafo 3, lettere f) e g), e al paragrafo 4, lettere d) ed e) del presente articolo.

Articolo 2

Definizioni

1.  Ai fini del presente regolamento si intende per:

a)  "titoli": i valori mobiliari ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, punto 44, della direttiva 2014/65/UE, a eccezione degli strumenti del mercato monetario ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, punto 17, della direttiva 2014/65/UE aventi una scadenza inferiore a 12 mesi;

b)  "titoli di capitale": le azioni e altri valori mobiliari equivalenti ad azioni di società nonché qualsiasi altro tipo di valore mobiliare che attribuisca il diritto di acquisire i summenzionati titoli mediante conversione o esercizio di diritti che essi conferiscono, purché i titoli di quest'ultimo tipo siano emessi dall'emittente delle azioni sottostanti o da un'entità appartenente al gruppo di detto emittente;

c)  "titoli diversi dai titoli di capitale": tutti i titoli che non siano titoli di capitale;

d)  "offerta al pubblico di titoli": una comunicazione rivolta a persone, in qualsiasi forma e con qualsiasi mezzo, che presenti sufficienti informazioni sulle condizioni dell'offerta e dei titoli offerti così da mettere un investitore in grado di decidere di acquistare o di sottoscrivere tali titoli. Questa definizione si applica anche al collocamento di titoli tramite intermediari finanziari;

e)  "investitori qualificati": le persone o i soggetti di cui all'allegato II, sezione I, punti da 1 a 4, della direttiva 2014/65/UE e le persone o i soggetti che siano, su richiesta, trattati come clienti professionali conformemente all'allegato II, sezione II, della direttiva 2014/65/UE o che siano riconosciuti come controparti qualificate ai sensi dell'articolo 30 della direttiva 2014/65/UE, a meno che abbiano richiesto di essere trattati come clienti non professionali. Le imprese di investimento e gli enti creditizi comunicano la propria classificazione, su richiesta, all'emittente, fatta salva la legislazione in vigore sulla protezione dei dati;

f)  "piccole e medie imprese (PMI)":

–  società che in base al loro più recente bilancio annuale o consolidato soddisfino almeno due dei tre criteri seguenti: numero medio di dipendenti nel corso dell'esercizio inferiore a 250, totale dello stato patrimoniale non superiore a 43 000 000 di EUR e fatturato netto annuale non superiore a 50 000 000 di EUR; oppure

–  piccole e medie imprese quali definite all'articolo 4, paragrafo 1, punto 13, della direttiva 2014/65/UE;

g)  "ente creditizio": un'impresa quale definita all'articolo 4, paragrafo 1, punto 1, del regolamento (UE) n. 575/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio(18);

h)  "emittente": una persona giuridica che emetta o si proponga di emettere titoli;

i)  "persona che effettua un'offerta" (o "offerente"): qualsiasi persona giuridica o fisica che offra titoli al pubblico;

j)  "mercato regolamentato": un mercato regolamentato quale definito all'articolo 4, paragrafo 1, punto 21, della direttiva 2014/65/UE;

k)  "pubblicità": annunci

–  relativi ad una specifica offerta al pubblico di titoli o all'ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato;

–  pubblicati a cura o per conto dell'emittente, dell'offerente, della persona che chiede l'ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato o del garante; e

–  miranti a sollecitare specificamente la potenziale sottoscrizione o acquisizione dei titoli;

l)  "informazioni previste dalla regolamentazione": tutte le informazioni che l'emittente, o qualsiasi altra persona che abbia chiesto l'ammissione alla negoziazione di titoli in un mercato regolamentato senza il consenso dell'emittente, è tenuto a comunicare a norma della direttiva 2004/109/CE o delle disposizioni legislative, regolamentari o amministrative di uno Stato membro adottate ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 1, lettera k), di detta direttiva e degli articoli 17 e 19 del regolamento (UE) n. 596/2014;

m)  "Stato membro di origine":

i)  per tutti gli emittenti di titoli stabiliti nell'Unione che non siano menzionati al punto ii), lo Stato membro in cui l'emittente ha la sua sede legale;

ii)  per l'emissione di titoli diversi dai titoli di capitale il cui valore nominale unitario sia di almeno 1 000 EUR e per l'emissione di titoli diversi dai titoli di capitale che conferiscano il diritto di acquisire valori mobiliari o di ricevere un importo in contanti mediante conversione o esercizio dei diritti che essi conferiscono, purché l'emittente dei titoli diversi dai titoli di capitale non sia l'emittente dei titoli sottostanti o un'entità appartenente al gruppo di quest'ultimo emittente, lo Stato membro in cui l'emittente ha la sua sede legale o nel quale i titoli sono stati o sono destinati ad essere ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato o nel quale i titoli sono offerti al pubblico, a scelta dell'emittente, dell'offerente o della persona che chiede l'ammissione. La stessa regola si applica ai titoli diversi dai titoli di capitale in una valuta diversa dall'euro, a condizione che il valore nominale minimo sia pressoché equivalente a 1 000 EUR;

iii)  per tutti gli emittenti di titoli aventi sede in un paese terzo che non siano menzionati al punto ii), lo Stato membro nel quale i titoli sono destinati ad essere offerti al pubblico per la prima volta o nel quale è stata presentata la prima domanda di ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato a scelta dell'emittente, dell'offerente o della persona che chiede l'ammissione, salvo scelta successiva da parte degli emittenti aventi sede in un paese terzo in una delle seguenti circostanze:

–  qualora lo Stato membro di origine non fosse stato determinato da una loro scelta,

–  conformemente all'articolo 2, paragrafo 1, lettera i), punto iii), della direttiva 2004/109/CE;

n)  "Stato membro ospitante": lo Stato membro in cui viene effettuata un'offerta di titoli al pubblico o viene chiesta l'ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato, qualora sia diverso dallo Stato membro di origine;

n bis)   "autorità competente": l'autorità designata da ogni Stato membro a norma dell'articolo 29, salvo disposizione contraria del presente regolamento;

o)  "organismo di investimento collettivo ▌": gli organismi di investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM) autorizzati a norma dell'articolo 5 della direttiva 2009/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(19) e i fondi di investimento alternativi (FIA) ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, lettera a), della direttiva 2011/61/UE del Parlamento europeo e del Consiglio(20);

p)  "quota di un organismo di investimento collettivo": i titoli emessi da un organismo di investimento collettivo in rappresentanza dei diritti dei partecipanti sul patrimonio di tale organismo;

q)  "approvazione": l'atto positivo al termine del controllo, da parte dell'autorità competente dello Stato membro di origine, della completezza, della coerenza e della comprensibilità delle informazioni fornite nel prospetto;

r)  "prospetto di base": un prospetto che risponda ai requisiti di cui all'articolo 8 del presente regolamento, e contenente, a scelta dell'emittente, le condizioni definitive dell'offerta;

s)  "giorni lavorativi": ai fini del presente regolamento, i giorni lavorativi dell'autorità competente esclusi i sabati, le domeniche e i giorni festivi quali definiti dalla legge nazionale applicabile all'autorità competente;

t)  "sistema multilaterale di negoziazione": un sistema multilaterale quale definito all'articolo 4, paragrafo 1, punto 22, della direttiva 2014/65/UE;

u)  "mercato di crescita per le PMI": un mercato di crescita per le PMI quale definito all'articolo 4, paragrafo 1, punto 12, della direttiva 2014/65/UE;

v)  "emittente di un paese terzo": un emittente avente sede in un paese terzo;

v bis)   "supporto durevole": qualsiasi strumento che:

i)   permetta al cliente di memorizzare informazioni a lui personalmente dirette, in modo che siano accessibili per la futura consultazione durante un periodo di tempo adeguato ai fini cui sono destinate le informazioni stesse; e

ii)   consenta la riproduzione inalterata delle informazioni memorizzate.

2.  Per tener conto degli sviluppi tecnici che si verificano nei mercati finanziari, alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente all'articolo 42 per specificare alcuni elementi tecnici delle definizioni contenute al paragrafo 1 del presente articolo, tranne la definizione di "piccole e medie imprese (PMI)" di cui al paragrafo 1, lettera f), tenendo conto della situazione sui vari mercati nazionali, ▌della legislazione dell'Unione e ▌degli sviluppi economici.

Articolo 3

Obbligo di pubblicare un prospetto e relativa esenzione

1.  I titoli ▌possono essere offerti al pubblico nell'Unione solo previa pubblicazione di un prospetto in conformità del presente regolamento.

2.  Fatto salvo l'articolo 15, uno Stato membro può decidere di esentare le offerte di titoli al pubblico dall'obbligo di pubblicazione del prospetto di cui al paragrafo 1, a condizione che ▌il corrispettivo totale dell'offerta nell'Unione non superi l'importo di 5 000 000 EUR calcolato su un periodo di 12 mesi.

Le offerte al pubblico presentate in virtù dell'esenzione di cui al primo comma:

(a)   non beneficiano del regime del passaporto ai sensi del presente regolamento e, pertanto, gli articoli 23 e 24 non si applicano;

(b)   recano una chiara indicazione che l'offerta al pubblico non è di natura transfrontaliera; e

(c)   non sollecitano attivamente gli investitori al di fuori dello Stato membro di cui al primo comma.

Gli Stati membri notificano alla Commissione e all'ESMA qualsiasi decisione adottata in conformità del primo comma nonché la soglia scelta per il corrispettivo totale ivi indicato.

3.  I titoli ▌possono essere ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato stabilito all'interno dell'Unione soltanto previa pubblicazione di un prospetto.

3 bis.   Al fine di tenere presenti le variazioni dei cambi, tra cui i tassi di inflazione e di cambio delle valute diverse dall'euro, la Commissione può adottare, mediante atti delegati conformemente all'articolo 42, misure volte a specificare la soglia di cui al paragrafo 2 del presente articolo.

Articolo 4

Prospetto facoltativo

Quando un'offerta di titoli al pubblico o l'ammissione di titoli alla negoziazione in un mercato regolamentato è al di fuori dell'ambito di applicazione del presente regolamento come specificato all'articolo 1, l'emittente, l'offerente o la persona che chiede l'ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato ha il diritto di redigere volontariamente un prospetto ovvero un prospetto UE della crescita, a seconda del caso, in conformità del presente regolamento.

Tale prospetto redatto su base facoltativa e approvato dall'autorità competente dello Stato membro di origine ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 1, lettera m), comporta tutti i diritti e gli obblighi di un prospetto richiesto ▌dal presente regolamento ed è soggetto a tutte le disposizioni del presente regolamento, sotto la vigilanza di detta autorità competente.

Articolo 5

Rivendita successiva dei titoli

Ogni successiva rivendita di titoli che sono stati precedentemente oggetto di uno o più tipi di offerta di titoli esclusi dall'ambito di applicazione del presente regolamento in conformità dell'articolo 1, paragrafo 3, lettere da a) a d), è considerata come un'offerta separata e per determinare se detta rivendita costituisca un'offerta di titoli al pubblico si applica la definizione di cui all'articolo 2, paragrafo 1, lettera d). Il collocamento di titoli tramite intermediari finanziari è soggetto alla pubblicazione di un prospetto se per il collocamento finale non è soddisfatta nessuna delle condizioni di cui all'articolo 1, paragrafo 3, lettere da a) a d).

Non è obbligatoria la pubblicazione di un prospetto aggiuntivo nelle predette rivendite successive di titoli o nei predetti collocamenti finali di titoli tramite intermediari finanziari qualora sia disponibile un prospetto valido ai sensi dell'articolo 12 e l'emittente o la persona responsabile della redazione del prospetto dia il proprio assenso al suo utilizzo mediante accordo scritto.

CAPO II

REDAZIONE DEL PROSPETTO

Articolo 6

Il prospetto

1.  Fatti salvi l'articolo 14, paragrafo 2, e l'articolo 17, paragrafo 2, il prospetto contiene le informazioni pertinenti e necessarie di cui un investitore avrebbe ragionevolmente bisogno nel caso di un investimento in titoli onde poter valutare con cognizione di causa:

(a)   la situazione patrimoniale e finanziaria, i profitti e le perdite e le prospettive dell'emittente e degli eventuali garanti; e

(b)   i diritti connessi ai titoli stessi.

Le informazioni sono redatte e presentate in forma facilmente analizzabile, succinta e comprensibile e possono variare in funzione:

(a)   della natura dell'emittente;

(b)   della tipologia dei titoli;

(c)   della situazione dell'emittente;

(d)   se del caso, della tipologia di investitore cui è destinata l'offerta al pubblico o l'ammissione alla negoziazione, delle probabili conoscenze di tale tipologia di investitore nonché del mercato in cui i titoli saranno ammessi alla negoziazione;

(e)   delle eventuali informazioni messe a disposizione degli investitori in ragione degli obblighi che incombono all'emittente dei titoli in virtù del diritto nazionale o dell'Unione ovvero delle norme dell'eventuale autorità competente o sede di negoziazione da cui o in cui i titoli dell'emittente sono quotati o ammessi alla negoziazione, informazioni cui è possibile accedere mediante un meccanismo ufficialmente stabilito di cui all'articolo 21 della direttiva 2004/109/CE;

(f)   dell'applicabilità di un eventuale regime d'informativa proporzionato ovvero semplificato di cui agli articoli 14 e 15.

2.  L'emittente, l'offerente o la persona che chiede l'ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato può redigere il prospetto nella forma di un unico documento o di documenti distinti.

Nel prospetto composto di documenti distinti, le informazioni richieste sono suddivise in un documento di registrazione, una nota informativa sui titoli e una nota di sintesi, senza pregiudizio dell'articolo 8, paragrafo 7, e dell'articolo 7, paragrafo 1, secondo comma. Il documento di registrazione contiene le informazioni sull'emittente. La nota informativa sui titoli contiene informazioni concernenti i titoli offerti al pubblico o destinati ad essere ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato.

Articolo 7

La sintesi del prospetto

1.  Il prospetto contiene una nota di sintesi che fornisce le informazioni chiave di cui gli investitori necessitano per comprendere la natura e i rischi dell'emittente, del garante e dei titoli che vengono offerti o ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato, e che deve essere letta insieme con le altre parti del prospetto al fine di aiutare gli investitori al momento di decidere se investire in tali titoli.

In deroga al primo comma, ove il prospetto si riferisca all'ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato di titoli diversi dai titoli di capitale offerti unicamente a investitori qualificati, non è richiesta alcuna nota di sintesi.

2.  Il contenuto della nota di sintesi è accurato, corretto, chiaro e non fuorviante. Esso è letto come un'introduzione al prospetto ed è conforme alle altre parti di quest'ultimo.

3.  La nota di sintesi è redatta sotto forma di documento breve, scritto in maniera concisa e consiste al massimo di sei facciate di formato A4 quando stampato.

Tuttavia, soltanto in casi eccezionali, l'autorità competente può autorizzare l'emittente a redigere una nota di sintesi più lunga, al massimo di dieci facciate di formato A4 quando stampato, qualora la complessità delle attività dell'emittente, la natura dell'emissione o la natura dei titoli emessi lo renda necessario e qualora sussista il rischio che l'investitore sia indotto in errore in assenza delle informazioni aggiuntive nella nota di sintesi.

La nota di sintesi ▌:

(a)  è presentata e strutturata in modo da agevolarne la lettura, in caratteri di dimensione leggibile;

(b)  è scritta in un linguaggio e uno stile tali da facilitare la comprensione delle informazioni. In particolare è necessario utilizzare un linguaggio chiaro, non tecnico, sintetico e comprensibile al tipo di investitori interessati.

4.  La nota di sintesi è composta delle seguenti quattro sezioni:

(a)  un'introduzione contenente avvertenze generali e specifiche, anche sull'entità della possibile perdita per gli investitori nella peggiore delle ipotesi;

(b)  le informazioni chiave concernenti l'emittente, l'offerente o la persona che chiede l'ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato;

(c)  le informazioni chiave sui titoli;

(d)  le informazioni chiave sull'offerta stessa e/o l'ammissione alla negoziazione.

5.  L'introduzione della nota di sintesi comprende:

(a)   la denominazione e i numeri internazionali di identificazione (ISIN) dei titoli;

(b)   l'identità e i dati di contatto dell'emittente, tra cui il codice identificativo del soggetto giuridico (LEI);

(c)   l'identità e i dati di contatto dell'offerente, tra cui il codice LEI se l'offerente è dotato di personalità giuridica, o della persona che chiede l'ammissione;

(d)   l'identità e i dati di contatto dell'autorità competente del paese d'origine e la data del documento.

Ai fini del primo comma, lettera d), laddove il prospetto sia composto da documenti distinti approvati da diverse autorità competenti, l'introduzione della nota di sintesi identifica tutte le autorità competenti e ne fornisce i dati di contatto.

Essa contiene le avvertenze che:

(a)  la nota di sintesi dovrebbe essere letta come un'introduzione al prospetto;

(b)  qualsiasi decisione di investire nei titoli dovrebbe basarsi sull'esame del prospetto completo da parte dell'investitore;

(c)  qualora sia proposto un ricorso dinanzi all'autorità giudiziaria in merito alle informazioni contenute nel prospetto, l'investitore ricorrente potrebbe essere tenuto, a norma del diritto nazionale degli Stati membri, a sostenere le spese di traduzione del prospetto prima dell'inizio del procedimento;

(d)  la responsabilità civile incombe solo alle persone che hanno presentato la nota di sintesi, comprese le sue eventuali traduzioni, ma soltanto se tale nota risulta fuorviante, imprecisa o incoerente se letta insieme con le altre parti del prospetto o non offre, se letta insieme con le altre parti del prospetto, le informazioni chiave per aiutare gli investitori al momento di valutare l'opportunità di investire in tali titoli.

6.  La sezione di cui al paragrafo 4, lettera b), contiene le seguenti informazioni:

(a)  in una sottosezione intitolata "Chi è l'emittente dei titoli?", una breve descrizione dell'emittente dei titoli, compresi almeno i seguenti elementi:

–  domicilio e forma giuridica, codice LEI, legislazione in base alla quale opera, paese in cui ha sede;

–  attività principali;

–  maggiori azionisti (compreso se è direttamente o indirettamente posseduto o controllato e da chi);

–  identità dei suoi principali direttori esecutivi e del suo consiglio di amministrazione;

–  identità dei suoi revisori legali;

(b)  in una sottosezione intitolata "Quali sono le informazioni finanziarie chiave relative all'emittente?", una selezione di informazioni finanziarie fondamentali relative agli esercizi passati, comprese ove applicabile le informazioni proforma, fornite per ogni esercizio finanziario del periodo coperto dalle informazioni finanziarie relative agli esercizi passati e per ogni successivo periodo finanziario infrannuale accompagnate da dati comparativi relativi allo stesso periodo dell'esercizio finanziario precedente. L'obbligo di comunicare dati comparativi sullo stato patrimoniale è soddisfatto mediante la presentazione delle informazioni relative allo stato patrimoniale di fine esercizio;

(c)  in una sottosezione intitolata "Quali sono i principali rischi che sono specifici all'emittente?", una breve descrizione di non più di dieci dei fattori di rischio più significativi specifici dell'emittente contenuti nel prospetto, tra cui, nello specifico, il rischio operativo e di investimento.

7.  La sezione di cui al paragrafo 4, lettera c), contiene le seguenti informazioni:

(a)  in una sottosezione intitolata "Quali sono le principali caratteristiche dei titoli?", una breve descrizione dei titoli offerti al pubblico e/o ammessi alla negoziazione, comprendente almeno:

–  loro tipologia e classe, codice ISIN, valuta, valore nominale, numero di titoli emessi, durata;

–  diritti connessi ai titoli;

–  il rango dei titoli nella struttura di capitale dell'emittente in caso d'insolvenza, comprese, se del caso, informazioni sul livello di subordinazione dei titoli e il relativo trattamento in caso di risoluzione ai sensi della direttiva sul risanamento e la risoluzione delle banche;

–  eventuali restrizioni imposte alla libera negoziabilità dei titoli;

–  se del caso, politica in materia di dividendi o pagamenti (payout);

(b)  in una sottosezione intitolata "Dove saranno negoziati i titoli?", indicare se i titoli offerti sono o saranno oggetto di una domanda di ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato o alla negoziazione in un sistema multilaterale di negoziazione e l'identità di tutti i mercati nei quali i titoli vengono o verranno scambiati;

(c)  in una sottosezione intitolata "Ai titoli è connessa una garanzia?", una breve descrizione della natura e della portata della garanzia, se esistente, nonché una breve descrizione del garante, compreso il relativo codice LEI;

(d)  in una sottosezione intitolata "Quali sono i principali rischi specifici dei titoli?", una breve descrizione dei dieci fattori di rischio più significativi specifici dei titoli contenuti nel prospetto.

Qualora debba essere presentato un documento contenente le informazioni chiave a norma del regolamento (UE) n. 1286/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio(21), l'emittente, l'offerente o la persona che chiede l'ammissione può sostituire il contenuto di cui al presente paragrafo con le informazioni di cui all'articolo 8, paragrafo 3, lettere da b) a i), del regolamento (UE) n. 1286/2014. In tal caso, nonché nel caso in cui una sola nota di sintesi riguardi diversi titoli che differiscono solo per alcuni dettagli molto limitati, come il prezzo di emissione o la data di scadenza, a norma dell'articolo 8, paragrafo 8, ultimo comma, il limite di lunghezza di cui al paragrafo 3 è ampliato di altre 3 facciate di formato A 4 per ogni titolo supplementare.

8.  La sezione di cui al paragrafo 4, lettera d), contiene le seguenti informazioni:

(a)  in una sottosezione intitolata "A quali condizioni posso investire in questo titolo e qual è il calendario previsto?", ove applicabile, le condizioni generali, le condizioni e il calendario previsto dell'offerta, i dettagli dell'ammissione alla negoziazione, il piano di ripartizione, l'ammontare e la percentuale della diluizione immediata derivante dall'offerta e una stima delle spese totali legate all'emissione e/o all'offerta, incluse le stime di spese imputate all'investitore dall'emittente o dall'offerente;

(b)  in una sezione intitolata "Perché l'emittente ha prodotto il presente prospetto?", una breve descrizione dei motivi per l'offerta o l'ammissione alla negoziazione, nonché l'uso e la stima dell'importo netto dei proventi.

9.  Nell'ambito di ciascuna delle sezioni di cui ai paragrafi 6, 7 e 8, l'emittente può aggiungere sottorubriche ove ritenuto necessario.

10.  La nota di sintesi non contiene riferimenti incrociati ad altre parti del prospetto né include informazioni mediante riferimento.

11.  L'ESMA elabora progetti di norme tecniche di regolamentazione per specificare il contenuto e il formato di presentazione delle informazioni finanziarie fondamentali relative agli esercizi passati di cui al paragrafo 6, lettera b), prendendo in considerazione i diversi tipi di titoli e di emittenti e garantendo che le informazioni fornite siano brevi, concise e comprensibili.

L'ESMA presenta tali progetti di norme tecniche di regolamentazione alla Commissione entro il [ 12 mesi dalla data di entrata in vigore del presente regolamento].

Alla Commissione è delegato il potere di adottare le norme tecniche di regolamentazione di cui al primo comma conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1095/2010.

Articolo 8

Prospetto di base

1.  Per i titoli diversi dai titoli di capitale il prospetto può consistere, a scelta dell'emittente, dell'offerente o della persona che chiede l'ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato, in un prospetto di base contenente le informazioni rilevanti concernenti l'emittente e i titoli offerti al pubblico o destinati ad essere ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato.

2.  Il prospetto di base include le informazioni seguenti:

(a)  l'elenco delle informazioni che verranno incluse come condizioni definitive dell'offerta;

(b)  un modello, intitolato "modulo delle condizioni definitive", che deve essere compilato per ogni singola emissione;

(c)  l'indirizzo del sito internet dove saranno pubblicate le condizioni definitive.

3.  Le condizioni definitive sono presentate in un documento distinto oppure incluse nel prospetto di base o un suo supplemento. Esse sono preparate in modo facilmente analizzabile e comprensibile.

Le condizioni definitive contengono solo informazioni riguardanti la nota informativa sui titoli e non vengono utilizzate per completare il prospetto di base. In tali casi si applicano le disposizioni dell'articolo 17, paragrafo 1, lettera a).

4.  Se le condizioni definitive dell'offerta non sono incluse né nel prospetto di base né in un supplemento, l'emittente le mette a disposizione del pubblico in conformità dell'articolo 20 e le deposita presso l'autorità competente dello Stato membro di origine, appena possibile, prima dell'inizio dell'offerta al pubblico o dell'ammissione alla negoziazione.

È inserita nelle condizioni definitive una dichiarazione chiara e ben visibile attestante:

(a)  che le condizioni definitive sono state elaborate ai fini del presente regolamento e devono essere lette congiuntamente al prospetto di base e al suo supplemento (o ai suoi supplementi) al fine di ottenere tutte le informazioni pertinenti;

(b)  dove sono pubblicati il prospetto di base e il suo supplemento (o i suoi supplementi) a norma dell'articolo 20;

(c)  che la nota di sintesi della singola emissione è allegata alle condizioni definitive.

5.  Il prospetto di base può essere redatto come un unico documento o documenti distinti.

Quando l'emittente, l'offerente o la persona che chiede l'ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato ha già depositato in precedenza un documento di registrazione per un determinato tipo di titoli diversi dai titoli di capitale, o un documento di registrazione universale ai sensi dell'articolo 9, e in una fase successiva scelga di redigere un prospetto di base, il prospetto di base è composto dai seguenti elementi:

(a)  le informazioni contenute nel documento di registrazione o nel documento di registrazione universale;

(b)  le informazioni altrimenti contenute nella pertinente nota informativa sui titoli, escluse le condizioni definitive qualora queste non siano incluse nel prospetto di base.

6.  Le informazioni specifiche su ciascuno dei diversi titoli contenuti nel prospetto di base vengono chiaramente separate.

7.  La nota di sintesi è redatta soltanto quando le condizioni definitive sono incluse nel prospetto di base in conformità del paragrafo 3 ovvero registrate, ed è specifica per la singola emissione.

8.  La nota di sintesi della singola emissione è soggetta agli stessi requisiti delle condizioni definitive, di cui al presente articolo, ed è a esse allegata.

La nota di sintesi della singola emissione è conforme all'articolo 7 e fornisce le informazioni chiave del prospetto di base e delle condizioni definitive. Essa comprende quanto segue:

(a)  le informazioni del prospetto di base che sono pertinenti solo per la singola emissione, comprese le informazioni essenziali concernenti l'emittente;

(b)  le opzioni contenute nel prospetto di base che sono pertinenti solo per la singola emissione quali determinate nelle condizioni definitive;

(c)  le informazioni pertinenti fornite nelle condizioni definitive che sono state precedentemente lasciate in bianco nel prospetto di base.

Nei casi in cui le condizioni definitive riguardano diversi titoli che differiscono solo in un numero molto limitato di dettagli, come il prezzo di emissione o la data di scadenza, può essere allegata un'unica nota di sintesi della singola emissione per tutti i titoli purché le informazioni relative ai diversi titoli siano chiaramente separate.

9.  Le informazioni contenute nel prospetto di base sono integrate, se necessario, a norma dell'articolo 22, da informazioni aggiornate sull'emittente e sui titoli da offrire al pubblico o destinati ad essere ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato.

10.  L'offerta al pubblico può continuare dopo la scadenza del prospetto di base con il quale è stata avviata a condizione che un prospetto di base successivo sia approvato entro l'ultimo giorno di validità del prospetto di base precedente. Le condizioni definitive dell'offerta contengono l'avviso evidente sulla prima pagina indicante l'ultimo giorno di validità del prospetto di base precedente e dove sarà pubblicato il prospetto di base successivo. Il prospetto di base successivo contiene o incorpora mediante riferimento il modulo delle condizioni definitive del prospetto di base iniziale e si riferisce alle condizioni definitive che sono pertinenti per l'offerta in essere.

Il diritto di revoca dell'accettazione ai sensi dell'articolo 22, paragrafo 2, si applica anche agli investitori che hanno accettato di acquistare o sottoscrivere i titoli durante il periodo di validità del prospetto di base precedente, a meno che i titoli siano già stati loro consegnati.

Articolo 9

Documento di registrazione universale

1.  Qualsiasi emittente avente la sede legale in uno Stato membro e i cui titoli sono ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato o in un sistema multilaterale di negoziazione può redigere ogni esercizio un documento di registrazione sotto forma di documento di registrazione universale che descrive l'organizzazione, l'attività, la situazione finanziaria, gli utili e le prospettive, la governance e l'assetto azionario della società.

2.  Qualsiasi emittente che decida di redigere un documento di registrazione universale ogni esercizio finanziario lo presenta, per approvazione, all'autorità competente del proprio Stato membro di origine, secondo la procedura di cui all'articolo 19, paragrafi 2, 4 e 5.

Dopo che ogni esercizio finanziario, per due anni consecutivi, l'emittente ha ottenuto l'approvazione del documento di registrazione universale da parte dell'autorità competente, i documenti di registrazione universale successivi ovvero le modifiche a tali documenti di registrazione universale possono essere depositati presso l'autorità competente senza approvazione preventiva, a meno che tali modifiche non riguardino un'omissione, un errore materiale o un'imprecisione che sono atti a trarre in inganno il pubblico per quanto riguarda fatti e circostanze essenziali per valutare con cognizione di causa l'emittente.

Nel caso in cui l'emittente successivamente ometta di depositare un documento di registrazione universale per un esercizio finanziario, il beneficio di deposito senza approvazione è perso e tutti i successivi documenti di registrazione universale sono presentati all'autorità competente per approvazione fino a quando la condizione del secondo comma è nuovamente soddisfatta.

3.  Gli emittenti che, prima della data di applicazione del presente regolamento, hanno ottenuto l'approvazione di un documento di registrazione, redatto conformemente all'allegato I o XI del regolamento (CE) n. 809/2004(22), da parte di un'autorità competente per almeno due anni consecutivi e in seguito hanno depositato, a norma dell'articolo 12, paragrafo 3, della direttiva 2003/71/CE, o ottenuto l'approvazione di, tale documento di registrazione ogni anno, sono autorizzati a depositare un documento di registrazione universale senza approvazione preventiva in conformità con il paragrafo 2, secondo comma, a decorrere dalla data di applicazione del presente regolamento.

4.  Una volta approvato o depositato senza approvazione, il documento di registrazione universale, nonché le modifiche ad esso apportate di cui ai paragrafi 7 e 9, è messo a disposizione del pubblico senza indugio e secondo le modalità di cui all'articolo 20.

5.  Il documento di registrazione universale soddisfa i requisiti linguistici di cui all'articolo 25.

6.  Le informazioni possono essere incluse mediante riferimento in un documento di registrazione universale conformemente alle condizioni di cui all'articolo 18.

7.  Dopo il deposito o l'approvazione di un documento di registrazione universale, l'emittente può aggiornare in qualsiasi momento le informazioni ivi contenute depositando una modifica a tale documento presso l'autorità competente.

8.  L'autorità competente può in qualsiasi momento rivedere il contenuto di qualsiasi documento di registrazione universale depositato senza approvazione preventiva, nonché il contenuto delle relative modifiche.

Il riesame da parte dell'autorità competente consiste nel controllare la completezza, la coerenza e la comprensibilità delle informazioni fornite nel documento di registrazione universale e nelle relative modifiche.

9.  Qualora accerti, nel corso del riesame, che il documento di registrazione universale non risponde ai requisiti di completezza, comprensibilità e coerenza, e/o che sono necessarie modifiche o informazioni supplementari, l'autorità competente lo notifica all'emittente.

Una richiesta di modifica o informazioni supplementari rivolta dall'autorità competente all'emittente deve essere presa in considerazione dall'emittente soltanto nel documento di registrazione universale successivo depositato per il successivo esercizio finanziario, tranne nei casi in cui l'emittente intende utilizzare il documento di registrazione universale come elemento costitutivo del prospetto trasmesso per approvazione. In tal caso, l'emittente deposita una modifica del documento di registrazione universale al più tardi contestualmente alla presentazione della domanda di cui all'articolo 19, paragrafo 5.

In deroga al secondo comma, qualora l'autorità competente notifichi all'emittente che la sua richiesta di modifica riguarda un'omissione o un errore materiale o un'imprecisione che sono atti a trarre in inganno il pubblico per quanto riguarda fatti e circostanze essenziali per valutare con cognizione di causa l'emittente, l'emittente deposita una modifica al documento di registrazione universale senza indebito ritardo.

10.  Le disposizioni dei paragrafi 7 e 9 si applicano solo nei casi in cui il documento di registrazione universale non è utilizzato come elemento costitutivo del prospetto. Ogni volta che un documento di registrazione universale è utilizzato come elemento costitutivo del prospetto, nel periodo compreso tra il momento in cui è approvato il prospetto e la chiusura definitiva dell'offerta al pubblico o, a seconda dei casi, il momento di inizio della negoziazione in un mercato regolamentato, se posteriore, si applicano solo le norme dell'articolo 22 riguardanti i supplementi del prospetto.

11.  L'emittente che soddisfa le condizioni di cui al paragrafo 2, primo e secondo comma, o al paragrafo 3 ottiene lo status di emittente frequente e beneficia del processo di approvazione più rapido di cui all'articolo 19, paragrafo 5, a condizione che:

(a)  in sede di deposito o presentazione per approvazione di ciascun documento di registrazione universale, l'emittente fornisca all'autorità competente conferma scritta che tutte le informazioni previste dalla regolamentazione che è tenuto a divulgare ai sensi della direttiva 2004/109/CE, se applicabile, e del regolamento (UE) n. 596/2014 sono state depositate e pubblicate conformemente ai requisiti fissati in tali atti; e

(b)  se l'autorità competente esegue il riesame di cui al paragrafo 8, l'emittente modifichi il suo documento di registrazione universale come disposto al paragrafo 9.

Se non soddisfa una qualsiasi delle suddette condizioni, l'emittente perde lo status di emittente frequente.

12.  Se il documento di registrazione universale depositato presso l'autorità competente o da essa approvato è reso pubblico al più tardi quattro mesi dopo la fine dell'esercizio finanziario, e contiene le informazioni che debbono essere comunicate nella relazione finanziaria annuale di cui all'articolo 4 della direttiva 2004/109/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(23), si considera che l'emittente ha adempito al suo obbligo di pubblicare la relazione finanziaria annuale di cui a detto articolo.

Se il documento di registrazione universale, o una sua modifica, è depositato presso l'autorità competente o da essa approvato e reso pubblico al più tardi tre mesi dopo la fine dei primi sei mesi dell'esercizio finanziario, e contiene le informazioni che debbono essere comunicate nella relazione finanziaria semestrale di cui all'articolo 5 della direttiva 2004/109/CE, si considera che l'emittente ha adempito al suo obbligo di pubblicare la relazione finanziaria semestrale di cui a detto articolo.

Nei casi di cui al primo o secondo comma, l'emittente:

(a)  include nel documento di registrazione universale una tabella di corrispondenza che indica dove ciascun elemento richiesto nelle relazioni finanziarie annuali e semestrali figura nel documento di registrazione universale;

(b)  deposita il documento di registrazione universale a norma dell'articolo 19, paragrafo 1, della direttiva 2004/109/CE, e lo mette a disposizione del meccanismo ufficialmente stabilito di cui all'articolo 21, paragrafo 2, della direttiva 2004/109/CE;

(c)  include nel documento di registrazione universale una dichiarazione di responsabilità nei termini di cui all'articolo 4, paragrafo 2, lettera c), e all'articolo 5, paragrafo 2, lettera c), della direttiva 2004/109/CE.

13.  Il paragrafo 12 si applica unicamente se lo Stato membro di origine dell'emittente ai fini del presente regolamento è anche lo Stato membro di origine ai sensi della direttiva 2004/109/CE, e se la lingua del documento di registrazione universale soddisfa le condizioni di cui all'articolo 20 della direttiva 2004/109/CE.

14.  L'ESMA elabora progetti di norme tecniche di regolamentazione per specificare la procedura per il controllo, l'approvazione, il deposito e il riesame del documento di registrazione universale, nonché le condizioni per la sua modifica e le condizioni in cui lo status di emittente frequente può essere perso.

L'ESMA presenta tali progetti di norme tecniche di regolamentazione alla Commissione entro il [12 mesi dalla data di entrata in vigore del presente regolamento].

Alla Commissione è delegato il potere di adottare le norme tecniche di regolamentazione di cui al primo comma conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1095/2010.

Articolo 10

Prospetti costituiti da documenti distinti

1.  L'emittente che abbia già fatto approvare dall'autorità competente il documento di registrazione è tenuto a redigere solo la nota informativa sui titoli e la nota di sintesi quando i titoli vengono offerti al pubblico o ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato. In tal caso la nota informativa sui titoli e la nota di sintesi sono soggette ad approvazione separata.

Se, dopo l'approvazione del documento di registrazione, è emerso un fattore nuovo significativo, errore materiale o imprecisione relativi alle informazioni contenute nel documento di registrazione che siano atti ad influire sulla valutazione dei titoli, è presentato per approvazione, contestualmente alla nota informativa sui titoli e alla nota di sintesi, un supplemento al documento di registrazione. Il diritto di revocare l'accettazione ai sensi dell'articolo 22, paragrafo 2, non si applica in tal caso.

Una volta approvato dall'autorità competente, il documento di registrazione e il suo supplemento, se applicabile, accompagnato dalla nota informativa sui titoli e dalla nota di sintesi, costituisce un prospetto.

2.  L'emittente che abbia già fatto approvare dall'autorità competente il documento di registrazione universale o che abbia depositato un documento di registrazione universale senza approvazione in conformità dell'articolo 9, paragrafo 2, secondo comma, è tenuto a redigere solo la nota informativa sui titoli e la nota di sintesi quando i titoli vengono offerti al pubblico o ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato. In tal caso la nota informativa sui titoli, la nota di sintesi e tutte le modifiche apportate al documento di registrazione universale depositato, dopo la sua approvazione o il suo deposito, ad eccezione delle modifiche al documento di registrazione universale di un emittente frequente a norma dell'articolo 19, paragrafo 5, sono oggetto di approvazione separata.

Se l'emittente ha depositato un documento di registrazione universale senza approvazione, l'intera documentazione, comprese le modifiche al documento di registrazione universale, è soggetta ad approvazione, nonostante il fatto che tali documenti restino distinti.

Una volta approvato dall'autorità competente, il documento di registrazione universale, modificato conformemente all'articolo 9, paragrafo 7 o 9, accompagnato dalla nota informativa sui titoli e dalla nota di sintesi, costituisce un prospetto.

Articolo 11

Responsabilità per il prospetto

1.  Gli Stati membri dispongono che la responsabilità per le informazioni fornite in un prospetto sia attribuita all'emittente o ai suoi organi di amministrazione, direzione o controllo, all'offerente, alla persona che chiede l'ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato o al garante. Le persone responsabili sono chiaramente indicate nel prospetto con i loro nomi e la loro funzione o, nel caso di persone giuridiche, la denominazione e la sede legale; deve inoltre essere riportata una loro attestazione certificante che, per quanto a loro conoscenza, le informazioni del prospetto sono conformi ai fatti e che nel prospetto non vi sono omissioni tali da alterarne la portata.

2.  Gli Stati membri provvedono a che le loro disposizioni legislative, regolamentari e amministrative in materia di responsabilità civile si applichino alle persone responsabili per le informazioni fornite nel prospetto.

Tuttavia gli Stati membri provvedono a che nessuna persona possa essere chiamata a rispondere in sede civile esclusivamente in base alla nota di sintesi, comprese le sue eventuali traduzioni, a meno che la nota di sintesi stessa risulti fuorviante, imprecisa o incoerente se letta insieme con altre parti del prospetto oppure, quando viene letta insieme con altre parti del prospetto, non contenga informazioni chiave che aiutino gli investitori nello stabilire se investire in tali titoli. La nota di sintesi contiene inoltre una chiara avvertenza a tale riguardo.

3.  La responsabilità per le informazioni fornite in un documento di registrazione universale è attribuita alle persone di cui al paragrafo 1 soltanto nei casi in cui il documento di registrazione universale è utilizzato come elemento costitutivo di un prospetto approvato. Questo si applica fatti salvi gli articoli 4 e 5 della direttiva 2004/109/CE quando in un documento di registrazione universale sono incluse le informazioni di cui a tali articoli.

Articolo 12

Validità del prospetto, del prospetto di base e del documento di registrazione

1.  Il prospetto o il prospetto di base, sia esso un unico documento o un documento composto da documenti distinti, rimane valido per 12 mesi a decorrere dalla sua approvazione ai fini dell'offerta al pubblico o dell'ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato, purché venga integrato con i supplementi eventualmente prescritti ai sensi dell'articolo 22.

Se il prospetto o il prospetto di base è composto da documenti distinti, la validità decorre dall'approvazione della nota informativa sui titoli.

2.  Il documento di registrazione, compreso il documento di registrazione universale di cui all'articolo 9, che sia stato previamente depositato e approvato, rimane valido per l'uso come elemento costitutivo del prospetto per 12 mesi a decorrere dal deposito o dall'approvazione.

Il termine di validità di tale documento di registrazione non pregiudica la validità del prospetto di cui è elemento costitutivo.

CAPO III

IL CONTENUTO E IL FORMATO DEL PROSPETTO

Articolo 13

Informazioni minime e formato

1.  La Commissione adotta, conformemente all'articolo 42, atti delegati riguardanti il formato del prospetto, del prospetto di base e delle condizioni definitive, e le tabelle che definiscono le informazioni specifiche da includere nel prospetto, evitando le ripetizioni di informazioni quando il prospetto è composto di documenti distinti.

In particolare, nell'elaborare le varie tabelle del prospetto si tiene conto degli elementi seguenti:

(a)  i diversi tipi di informazioni necessari per gli investitori per quanto riguarda i titoli di capitale rispetto ai titoli che non lo sono, assicurando nel contempo la coerenza con le informazioni che devono essere fornite nel prospetto per i titoli che hanno un analogo fondamento economico, in particolare gli strumenti derivati;

(b)  i diversi tipi di offerta al pubblico e di ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato di titoli diversi dai titoli di capitale e le relative caratteristiche;

(c)  il formato usato e le informazioni da includere nei prospetti di base relativi ai titoli diversi dai titoli di capitale, compresi tutti i tipi di warrant;

(d)  se applicabile, la natura pubblica dell'emittente;

(e)  se applicabile, la natura specifica delle attività dell'emittente.

In particolare, la Commissione elabora due serie distinte e sostanzialmente diverse di tabelle del prospetto che stabiliscono gli obblighi di informazione applicabili ai titoli diversi dai titoli di capitale adeguati alle diverse classi di investitori – qualificati o non qualificati – ai quali è rivolta l'offerta, tenendo conto delle diverse esigenze informative di tali investitori.

2.  La Commissione adotta, conformemente all'articolo 42, atti delegati che stabiliscono la tabella che definisce le informazioni minime contenute nel documento di registrazione universale, nonché una tabella apposita per il documento di registrazione universale degli enti creditizi.

Tale tabella garantisce che il documento di registrazione universale contenga tutte le informazioni necessarie sull'emittente, in modo che lo stesso documento di registrazione universale possa essere utilizzato anche per la successiva offerta al pubblico o ammissione alla negoziazione di titoli di capitale, titoli di debito o strumenti derivati. Per quanto riguarda le informazioni finanziarie, il resoconto e le prospettive in materia di risultato operativo e situazione finanziaria, e il governo societario, tali informazioni sono allineate per quanto possibile alle informazioni che debbono essere comunicate nelle relazioni finanziarie annuali e semestrali di cui agli articoli 4 e 5 della direttiva 2004/109/CE, compresa la relazione sulla gestione e la relazione sul governo societario.

3.  Gli atti delegati di cui ai paragrafi 1 e 2 si fondano sugli standard informativi nel settore finanziario e non finanziario stabiliti dalle organizzazioni internazionali delle commissioni di vigilanza dei mercati, in particolare dalla IOSCO, e sugli allegati I, II e III del presente regolamento. Tali atti delegati sono adottati entro il [6 mesi prima della data di applicazione del presente regolamento].

Articolo 14

Regime di informativa semplificato per le emissioni secondarie

1.  In caso di offerta di titoli al pubblico o ammissione alla negoziazione di titoli in un mercato regolamentato, possono scegliere di redigere un prospetto semplificato secondo il regime di informativa semplificato per le emissioni secondarie le seguenti persone:

(a)  gli emittenti i cui titoli siano ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato o in un mercato di crescita per le PMI o in un sistema multilaterale di negoziazione diverso dai mercati di crescita per le PMI, con obblighi di informativa equivalenti almeno a quelli previsti per i mercati di crescita per le PMI, come specificato all'articolo 33, paragrafo 3, lettere d), e), f) e g) della direttiva relativa ai mercati degli strumenti finanziari (MiFID), da almeno 18 mesi e che emettano più titoli della stessa classe;

(b)  gli emittenti i cui titoli di capitale siano ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato o in un mercato di crescita per le PMI o in un sistema multilaterale di negoziazione diverso dai mercati di crescita per le PMI, con obblighi di informativa equivalenti almeno a quelli previsti per i mercati di crescita per le PMI, come specificato all'articolo 33, paragrafo 3, lettere d), e), f) e g) della direttiva relativa ai mercati degli strumenti finanziari (MiFID), da almeno 18 mesi e che emettano titoli diversi dai titoli di capitale;

(c)  gli offerenti di una classe di titoli ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato o in un mercato di crescita per le PMI o in un sistema multilaterale di negoziazione diverso dai mercati di crescita per le PMI, con obblighi di informativa equivalenti almeno a quelli previsti per i mercati di crescita per le PMI, come specificato all'articolo 33, paragrafo 3, lettere d), e), f) e g) della direttiva relativa ai mercati degli strumenti finanziari (MiFID), da almeno 18 mesi.

Il prospetto semplificato di cui al primo comma consiste in una nota di sintesi a norma dell'articolo 7, uno specifico documento di registrazione che può essere utilizzato dalle persone di cui alle lettere a), b) e c), e in una specifica nota informativa sui titoli che può essere utilizzata dalle persone di cui alle lettere a) e c).

Ai fini del primo comma, lettere a), b) e c), l'ESMA pubblica e aggiorna regolarmente un elenco dei sistemi multilaterali di negoziazione diversi dai mercati di crescita per le PMI, con obblighi di informativa equivalenti almeno a quelli previsti per i mercati di crescita per le PMI, come specificato all'articolo 33, paragrafo 3, lettere d), e), f) e g) della direttiva relativa ai mercati degli strumenti finanziari (MiFID).

2.  Conformemente ai principi stabiliti all'articolo 6, paragrafo 1, e fatto salvo l'articolo 17, paragrafo 2, il prospetto semplificato di cui al paragrafo 1 contiene le informazioni ridotte pertinenti di cui un investitore avrebbe ragionevolmente bisogno nel caso di una emissione secondaria per essere in grado di valutare con cognizione di causa:

(a)   le prospettive dell'emittente e degli eventuali garanti, sulla base delle informazioni finanziarie incluse nel prospetto, direttamente o mediante riferimento, riguardanti solo l'ultimo esercizio finanziario,

(b)   i diritti connessi con i titoli,

(c)   i motivi dell'emissione e il suo impatto sull'emittente, in particolare la dichiarazione relativa al capitale circolante, la comunicazione della capitalizzazione e dell'indebitamento, l'impatto sulla struttura complessiva del capitale e una nota di sintesi concisa delle informazioni pertinenti divulgate a norma del regolamento (UE) n. 596/2014 a partire dalla data dell'ultima emissione.

La nota di sintesi contiene soltanto le informazioni pertinenti richieste dal regime d'informativa semplificato per le emissioni secondarie.

Le informazioni contenute nel prospetto semplificato di cui al paragrafo 1 sono elaborate e presentate in forma facilmente analizzabile, succinta e comprensibile, e consentono agli investitori di prendere decisioni di investimento informate.

3.  La Commissione adotta atti delegati conformemente all'articolo 42 per specificare le informazioni ridotte di cui al paragrafo 2, da includere nella tabella applicabile nell'ambito del regime di informativa semplificato di cui al paragrafo 1.

Nello specificare le informazioni ridotte da includere nella tabella applicabile nell'ambito del regime di informativa semplificato, la Commissione tiene conto della necessità di agevolare l'accesso ai mercati dei capitali, dell'importanza di ridurre il costo del capitale e di aumentarne l'accesso, nonché delle informazioni che un emittente è già tenuto a divulgare ai sensi della direttiva 2004/109/CE, ove applicabile, e del regolamento (UE) n. 596/2014. Al fine di evitare di imporre oneri superflui a carico degli emittenti, la Commissione calibra i requisiti in modo che essi si concentrino sulle informazioni che sono significative e pertinenti ai fini delle emissioni secondarie, e in modo che siano proporzionati.

Tali atti delegati sono adottati entro il [6 mesi prima della data di applicazione del presente regolamento].

Articolo 15

Prospetto UE della crescita

1.  In caso di offerta di titoli al pubblico, le seguenti entità hanno il diritto di redigere un prospetto UE della crescita in base al regime di informativa proporzionato di cui al presente articolo, fatta eccezione per i titoli destinati ad essere ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato:

(a)   PMI;

(b)   emittenti diversi dalle PMI, laddove l'offerta al pubblico riguardi titoli destinati ad essere ammessi alla negoziazione in un mercato di crescita per le PMI;

(c)   emittenti diversi da quelli di cui alle lettere a) e b), laddove il corrispettivo totale nell'Unione dell'offerta di titoli al pubblico non sia superiore a 20 000 000 EUR, calcolato su un periodo di 12 mesi.

Il prospetto UE della crescita approvato a norma del presente articolo è valido per ogni offerta di titoli al pubblico in un numero qualsiasi di Stati membri ospitanti alle condizioni di cui agli articoli 23, 24 e 25.

Il prospetto UE della crescita nell'ambito del regime di informativa proporzionato di cui al primo comma è un documento standard facilmente compilabile da parte degli emittenti.

1 bis.   Il prospetto UE della crescita contempla i tre elementi chiave seguenti:

(a)   le informazioni chiave concernenti l'emittente, quali:

(i)   il nome dell'emittente e delle persone responsabili del prospetto;

(ii)   una panoramica delle attività aziendali, le attuali attività commerciali e le prospettive dell'emittente;

(iii)   i fattori di rischio relativi all'emittente;

(iv)   le informazioni finanziarie che possono essere incluse mediante riferimento;

(b)   le informazioni chiave sui titoli, quali:

(i)   il numero e la natura dei titoli che fanno parte dell'offerta;

(ii)   i termini e le condizioni dei titoli e una descrizione dei diritti connessi ai titoli;

(iii)   i fattori di rischio relativi ai titoli;

(c)   le informazioni chiave sull'offerta, quali:

(i)   i termini e le condizioni dell'offerta, compreso il prezzo di emissione;

(ii)   i motivi dell'offerta e l'impiego previsto dei proventi netti.

3.  La Commissione adotta atti delegati conformemente all'articolo 42 per specificare il contenuto e il formato ridotti specifici del prospetto UE della crescita standard di cui ai paragrafi 1 e 1 bis. Tali atti specificano le informazioni richieste nelle tabelle del prospetto in un linguaggio semplice, ricorrendo all'inclusione mediante riferimento, ove del caso.

Nello specificare il contenuto e il formato ridotti del prospetto UE della crescita standard, la Commissione calibra gli obblighi di informazione affinché si concentrino:

(a)   sulle informazioni che sono significative e pertinenti nel caso di investimenti in titoli emessi agli investitori;

(b)   sulla necessità di garantire la proporzionalità tra la dimensione dell'impresa e il suo fabbisogno di finanziamenti; e

(c)   sul costo di produzione di un prospetto.

In questo contesto, la Commissione tiene conto dei seguenti aspetti:

–   la necessità di garantire che il prospetto UE della crescita sia notevolmente ed effettivamente semplificato rispetto al prospetto completo, in termini di oneri amministrativi e costi a carico degli emittenti;

–   la necessità di agevolare l'accesso delle piccole e medie imprese ai mercati dei capitali, assicurando allo stesso tempo che gli investitori possano investire con fiducia nelle PMI;

–   la necessità di ridurre al minimo i costi e gli oneri per le PMI;

–   la necessità di ottenere tipi specifici di informazioni particolarmente significative per le PMI;

–   le dimensioni dell'emittente e da quanto tempo opera;

–   le varie tipologie e caratteristiche delle offerte;

–   i diversi tipi di informazioni necessarie agli investitori per quanto riguarda le differenti tipologie di titoli.

Tali atti delegati sono adottati entro il [6 mesi prima della data di applicazione del presente regolamento].

Articolo 16

Fattori di rischio

1.  I fattori di rischio evidenziati in un prospetto sono limitati ai rischi che sono specifici all'emittente e/o ai titoli e sono rilevanti per prendere una decisione d'investimento informata, come confermato dal contenuto del documento di registrazione e della nota informativa sui titoli. ▌

1 bis.   I fattori di rischio comprendono anche quelli dovuti al livello di subordinazione di un titolo e all'impatto sulla prevista dimensione o tempistica dei pagamenti ai possessori dei titoli in caso di fallimento o di qualsiasi altra procedura analoga, compresa, se del caso, l'insolvenza di un istituto di credito o la sua risoluzione o ristrutturazione ai sensi della direttiva 2014/59/UE.

2.  L'ESMA elabora orientamenti sulla valutazione ▌della specificità e della significatività dei fattori di rischio e sulla loro suddivisione ▌. Inoltre, l'ESMA elabora orientamenti per aiutare le autorità competenti nell'esame dei fattori di rischio in modo tale da incoraggiare un'informativa adeguata e mirata sui fattori di rischio da parte degli emittenti.

Articolo 17

Omissione di informazioni

1.  Qualora il prezzo d'offerta definitivo e/o la quantità di titoli che verranno offerti al pubblico non possono essere inclusi nel prospetto:

(a)  il prospetto indica i criteri e/o le condizioni in base ai quali i suddetti elementi sono determinati o, nel caso del prezzo, il prezzo massimo; oppure

(b)  l'accettazione dell'acquisto o della sottoscrizione dei titoli può essere revocata entro un termine non inferiore a due giorni lavorativi a decorrere dal momento in cui vengono depositati il prezzo d'offerta definitivo e la quantità di titoli offerti al pubblico.

I dati relativi al prezzo d'offerta definitivo e alla quantità di titoli sono depositati presso l'autorità competente dello Stato membro di origine e pubblicati conformemente all'articolo 20, paragrafo 2.

2.  L'autorità competente dello Stato membro di origine può autorizzare l'omissione dal prospetto di talune informazioni richieste, se ritiene che una qualsiasi delle seguenti condizioni sia soddisfatta:

(a)  la comunicazione di dette informazioni sarebbe contraria all'interesse pubblico;

(b)  la comunicazione di dette informazioni recherebbe un grave pregiudizio all'emittente, purché la loro omissione non sia atta a trarre in inganno il pubblico per quanto riguarda fatti e circostanze essenziali per valutare con cognizione di causa l'emittente, l'offerente e gli eventuali garanti e i diritti connessi ai titoli oggetto del prospetto;

(c)  dette informazioni sono di minore importanza in relazione ad una specifica offerta o ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato e non sono tali da influenzare la valutazione della posizione finanziaria e delle prospettive dell'emittente, dell'offerente o degli eventuali garanti.

Ogni anno l'autorità competente presenta all'ESMA una relazione in merito alle informazioni di cui ha autorizzato l'omissione.

3.  Fatta salva l'adeguata informazione degli investitori, qualora eccezionalmente determinate informazioni da includere nel prospetto non siano adeguate all'ambito di attività dell'emittente o alla forma giuridica dell'emittente o ai titoli oggetto del prospetto, il prospetto contiene informazioni equivalenti a quelle richieste, a meno che non ne esistano.

4.  Qualora i titoli siano garantiti da uno Stato membro, un emittente, un offerente o una persona che chiede l'ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato può, nella redazione di un prospetto ai sensi dell'articolo 4, omettere informazioni su tale Stato membro.

5.  L'ESMA può elaborare progetti di orientamenti per specificare i casi in cui possono essere omesse informazioni conformemente al paragrafo 2, tenuto conto delle relazioni delle autorità competenti all'ESMA di cui al paragrafo 2.

Articolo 18

Inclusione delle informazioni mediante riferimento

1.  Le informazioni possono essere incluse nel prospetto o nel prospetto di base mediante riferimento qualora siano state previamente o simultaneamente pubblicate elettronicamente, siano redatte in una lingua conforme ai requisiti di cui all'articolo 25 e siano presentate nel contesto degli obblighi di informativa previsti dal diritto dell'Unione oppure secondo le regole della sede di negoziazione o del mercato di crescita per le PMI:

(a)  documenti che sono stati approvati da un'autorità competente▌, o depositati presso quest'ultima, in conformità al presente regolamento;

(b)  documenti di cui all'articolo 1, paragrafo 3, lettere f) e g), e all'articolo 1, paragrafo 4, lettere d) ed e);

(c)  informazioni previste dalla regolamentazione ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 1, lettera l);

(d)  informazioni finanziarie annuali e infrannuali;

(e)  relazioni di revisione e bilanci;

(f)  relazioni sulla gestione ai sensi dell'articolo 19 della direttiva 2013/34/UE del Parlamento europeo e del Consiglio(24);

(g)  relazioni sul governo societario ai sensi dell'articolo 20 della direttiva 2013/34/UE;

(h)  [relazioni sulle retribuzioni ai sensi dell'articolo [X] della [direttiva rivista sui diritti degli azionisti(25)];

(h bis)   relazioni annuali o qualsiasi informazione richiesta ai sensi degli articoli 22 e 23 della direttiva 2011/61/UE;

(i)  statuti e atti costitutivi.

Tali informazioni sono le più recenti a disposizione dell'emittente.

Se solo alcune parti di un documento sono incluse mediante riferimento, nel prospetto è inclusa una dichiarazione indicante che le parti non incluse non sono pertinenti per l'investitore oppure sono trattate altrove nel prospetto.

2.  Nell'includere informazioni mediante riferimento, gli emittenti, gli offerenti o le persone che chiedono l'ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato garantiscono l'accessibilità delle informazioni. In particolare, il prospetto include una tabella di corrispondenza che consenta agli investitori di individuare agevolmente gli specifici elementi di informazione e contiene link a tutti i documenti contenenti informazioni incluse mediante riferimento.

3.  Ove possibile unitamente al primo progetto di prospetto presentato all'autorità competente, e in ogni caso durante il processo di riesame del prospetto, l'emittente, l'offerente o la persona che chiede l'ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato presenta in formato elettronico consultabile tutte le informazioni incluse nel prospetto mediante riferimento, a meno che tali informazioni siano già state approvate o depositate presso l'autorità competente che approva il prospetto.

4.  ▌L'ESMA può elaborare progetti di norme tecniche di regolamentazione per aggiornare l'elenco di documenti di cui al paragrafo 1, integrandolo con ulteriori tipi di documenti che debbono essere depositati presso un'autorità pubblica o approvati da un'autorità pubblica a norma del diritto dell'Unione.

Alla Commissione è delegato il potere di adottare le norme tecniche di regolamentazione di cui al primo comma conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1095/2010.

CAPO IV

MODALITÀ DI APPROVAZIONE E DI PUBBLICAZIONE DEL PROSPETTO

Articolo 19

Controllo e approvazione del prospetto

1.  Il prospetto non può essere pubblicato finché esso, o tutte le parti che lo costituiscono, non sia stato approvato dall'autorità competente dello Stato membro di origine.

2.  L'autorità competente comunica all'emittente, all'offerente o alla persona che chiede l'ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato la sua decisione relativa all'approvazione del prospetto entro 10 giorni lavorativi dalla presentazione del progetto di prospetto.

▌L'autorità competente comunica l'approvazione del prospetto e del relativo supplemento all'ESMA e contestualmente all'emittente, all'offerente o alla persona che chiede l'ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato.

3.  Il termine di cui al paragrafo 2 è esteso a 20 giorni lavorativi se l'offerta al pubblico riguarda titoli emessi da un emittente che non ha alcun titolo ammesso alla negoziazione in un mercato regolamentato e che non ha ancora mai offerto titoli al pubblico.

Il termine di 20 giorni lavorativi si applica solo per la prima presentazione del progetto di prospetto. Qualora siano necessarie presentazioni successive ai sensi del paragrafo 4, si applica il termine di cui al paragrafo 2.

4.  Qualora l'autorità competente accerti che il progetto di prospetto non risponde ai criteri di completezza, comprensibilità e coerenza necessari per la sua approvazione e/o che sono necessarie modifiche o informazioni supplementari:

(a)  informa l'emittente, l'offerente o la persona che chiede l'ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato entro 10 giorni lavorativi dalla presentazione del progetto di prospetto e/o delle informazioni supplementari, indicando i motivi dettagliati di tale decisione, e

(b)  i termini di cui ai paragrafi 2 e 3 si applicano in tal caso solo a partire dalla data in cui un progetto modificato di prospetto e/o le informazioni supplementari richieste sono presentati all'autorità competente.

5.  In deroga ai paragrafi 2 e 4, il termine di cui a tali paragrafi è ridotto a 5 giorni lavorativi per gli emittenti frequenti di cui all'articolo 9, paragrafo 11. L'emittente frequente informa l'autorità competente almeno cinque giorni lavorativi prima della data prevista per la presentazione di una domanda di approvazione.

L'emittente frequente presenta una domanda di approvazione all'autorità competente contenente le necessarie modifiche al documento di registrazione universale, ove applicabile, alla nota informativa sui titoli e alla nota di sintesi trasmessi per approvazione.

L'emittente frequente non è tenuto a ottenere l'approvazione per le modifiche apportate al documento di registrazione universale a meno che queste ultime non riguardino un'omissione, un errore materiale o un'imprecisione che sono atti a trarre in inganno il pubblico per quanto riguarda fatti e circostanze essenziali per valutare con cognizione di causa l'emittente.

6.  Le autorità competenti forniscono nei loro siti web orientamenti sul processo di controllo e approvazione al fine di agevolare l'efficiente e tempestiva approvazione dei prospetti. Tali orientamenti indicano i punti di contatto in relazione alle approvazioni. L'emittente o la persona responsabile della redazione del prospetto hanno la possibilità di comunicare direttamente e interagire con il personale dell'autorità competente durante l'intero processo di approvazione del prospetto.

9.  L'ammontare delle commissioni richieste dall'autorità competente dello Stato membro di origine per l'approvazione dei prospetti, dei documenti di registrazione, compresi i documenti di registrazione universali, i supplementi e le modifiche, come pure per il deposito dei documenti di registrazione universali, delle relative modifiche e delle condizioni definitive, è ragionevole e proporzionato ed è reso pubblico almeno sul sito web dell'autorità competente.

10.  L'ESMA può elaborare progetti di norme tecniche di regolamentazione per specificare le procedure per il controllo della completezza, comprensibilità e coerenza e l'approvazione del prospetto.

Alla Commissione è delegato il potere di adottare le norme tecniche di regolamentazione di cui al primo comma conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1095/2010.

11.  L'ESMA esercita i poteri che le sono conferiti dal regolamento (UE) n. 1095/2010 per promuovere la convergenza della vigilanza in relazione ai processi di controllo ed approvazione delle autorità competenti in sede di valutazione della completezza, coerenza e comprensibilità delle informazioni contenute nel prospetto. A tal fine l'ESMA elabora orientamenti destinati alle autorità competenti in materia di vigilanza e attuazione dei prospetti, che coprano l'esame della conformità al presente regolamento e a eventuali atti delegati e di esecuzione adottati in base ad esso nonché l'applicazione di adeguate misure e sanzioni amministrative in caso di violazione ai sensi degli articoli 36 e 37. [Em. 2] In particolare, l'ESMA promuove la convergenza per quanto riguarda l'efficienza, i metodi e la tempistica del controllo, da parte delle autorità competenti, delle informazioni fornite nel prospetto, ricorrendo a verifiche inter pares ove opportuno.

11 bis.   L'ESMA sviluppa un sistema di flusso di lavoro centrale che rifletta il processo di approvazione del prospetto dal suo inizio fino all'approvazione, permettendo alle autorità competenti, all'ESMA e agli emittenti di gestire e monitorare le richieste di approvazione online e in tutta l'Unione.

12.  Fatto salvo l'articolo 30 del regolamento (UE) n. 1095/2010, l'ESMA organizza e conduce almeno una revisione inter pares (peer review) delle procedure di controllo e di approvazione delle autorità competenti, comprese le notifiche delle approvazioni tra le autorità competenti. La revisione inter pares ha per oggetto anche l'impatto dei diversi approcci di controllo e di approvazione applicati dalle autorità competenti sulla capacità degli emittenti di raccogliere capitali nell'Unione europea. La relazione sulla revisione inter pares è pubblicata entro tre anni dalla data di applicazione del presente regolamento. Nel contesto della revisione inter pares, l'ESMA tiene conto della consulenza del gruppo delle parti interessate nel settore degli strumenti finanziari e dei mercati di cui all'articolo 37 del regolamento (UE) n. 1095/2010.

Articolo 20

Pubblicazione del prospetto

1.  Dopo l'approvazione, il prospetto è messo a disposizione del pubblico dall'emittente, dall'offerente o dalla persona che chiede l'ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato entro un ragionevole lasso di tempo prima, e al più tardi all'inizio, dell'offerta al pubblico o dell'ammissione alla negoziazione dei titoli in oggetto.

Nel caso di una prima offerta al pubblico di una classe di azioni ammessa per la prima volta alla negoziazione in un mercato regolamentato, il prospetto è disponibile almeno sei giorni lavorativi prima della chiusura dell'offerta.

2.  Il prospetto, sia esso un unico documento o un documento composto da documenti distinti, è considerato a disposizione del pubblico quando è stato pubblicato in forma elettronica in uno dei seguenti siti web:

a)  il sito web dell'emittente, dell'offerente o della persona che chiede l'ammissione alla negoziazione;

b)  il sito web degli intermediari finanziari che provvedono al collocamento o alla vendita dei titoli, compresi gli organismi incaricati del servizio finanziario;

c)  il sito web del mercato regolamentato in cui è chiesta l'ammissione alla negoziazione o del gestore del sistema multilaterale di negoziazione, ove applicabile.

3.  Il prospetto è pubblicato in un'apposita sezione del sito web che è facilmente accessibile sul sito web. Esso è scaricabile, stampabile e in un formato elettronico consultabile che non può essere modificato.

I documenti contenenti le informazioni incluse mediante riferimento nel prospetto e i supplementi e/o le condizioni definitive relative al prospetto sono accessibili nella stessa sezione contenente il prospetto, anche mediante collegamenti ipertestuali ove necessario.

Fatto salvo il diritto di revoca di cui all'articolo 22, paragrafo 2, gli emittenti frequenti di cui all'articolo 9, paragrafo 11, possono scegliere, anziché ricorrere a un supplemento, di integrare eventuali modifiche nel documento di registrazione universale mediante riferimento dinamico alla versione più recente di tale documento di registrazione universale.

4.  L'accesso al prospetto non è condizionato né al completamento di una procedura di registrazione, né all'accettazione di una clausola di limitazione della responsabilità giuridica, né al pagamento di una commissione.

5.  L'autorità competente dello Stato membro di origine pubblica nel suo sito web tutti i prospetti approvati o almeno l'elenco dei prospetti approvati, compreso un link ipertestuale alle apposite sezioni del sito web di cui al paragrafo 3, nonché lo Stato membro o gli Stati membri ospitanti in cui i prospetti sono notificati a norma dell'articolo 24. L'elenco pubblicato, compresi i link ipertestuali, è aggiornato e ciascuna voce è mantenuta sul sito web per il periodo di cui al paragrafo 7.

Contestualmente alla notifica all'ESMA dell'approvazione del prospetto o di un eventuale supplemento, l'autorità competente fornisce all'ESMA una copia elettronica del prospetto e dell'eventuale supplemento, nonché i dati necessari ai fini della sua classificazione da parte dell'ESMA nel meccanismo di stoccaggio di cui al paragrafo 6 e per la relazione di cui all'articolo 45.

L'autorità competente dello Stato membro ospitante pubblica sul suo sito web informazioni su tutte le notifiche ricevute a norma dell'articolo 24.

6.  Al più tardi all'inizio dell'offerta al pubblico o dell'ammissione alla negoziazione dei titoli interessati, l'ESMA pubblica sul suo sito web tutti i prospetti ricevuti dalle autorità competenti, compresi gli eventuali supplementi, le condizioni definitive e le relative traduzioni, ove applicabile, nonché informazioni sullo Stato membro o sugli Stati membri ospitanti in cui i prospetti sono notificati a norma dell'articolo 24. La pubblicazione è garantita tramite un meccanismo di stoccaggio che mette a disposizione del pubblico gratuitamente l'accesso e le funzioni di ricerca. Le informazioni chiave contenute nei prospetti, come ad esempio il codice ISIN di identificazione dei titoli e il codice LEI di identificazione degli emittenti, degli offerenti e dei garanti, sono leggibili a macchina, anche quando sono usati metadati.

7.  Tutti i prospetti approvati restano a disposizione del pubblico in formato digitale per almeno 10 anni dopo la loro pubblicazione sui siti web di cui ai paragrafi 2 e 6.

8.  Qualora il prospetto sia composto di più documenti e/o contenga informazioni incluse mediante riferimento, i documenti e le informazioni che lo compongono possono essere pubblicati e diffusi separatamente, a condizione che i documenti in questione siano messi a disposizione del pubblico conformemente al paragrafo 2. Ciascun documento costitutivo del prospetto indica dove sono reperibili gli altri documenti che sono già stati approvati e/o depositati presso l'autorità competente.

9.  Il testo e il formato del prospetto, e/o dei supplementi al prospetto, messi a disposizione del pubblico sono sempre identici alla versione originale approvata dall'autorità competente dello Stato membro di origine.

10.  Una copia ▌del prospetto su supporto durevole è consegnata, su richiesta e a titolo gratuito, a qualsiasi persona fisica o giuridica dall'emittente, dall'offerente, dalla persona che chiede l'ammissione alla negoziazione o dagli intermediari finanziari che provvedono al collocamento o alla vendita dei titoli. La consegna è limitata alle giurisdizioni in cui ha luogo l'offerta al pubblico o l'ammissione alla negoziazione a norma del presente regolamento.

11.  Per assicurare una coerente armonizzazione delle procedure di cui al presente articolo, l'ESMA può elaborare progetti di norme tecniche di regolamentazione per specificare ulteriormente i requisiti relativi alla pubblicazione del prospetto.

Alla Commissione è delegato il potere di adottare le norme tecniche di regolamentazione di cui al primo comma conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1095/2010.

12.  L'ESMA elabora progetti di norme tecniche di regolamentazione per specificare i dati necessari per la classificazione dei prospetti di cui al paragrafo 5.

L'ESMA presenta tali progetti di norme tecniche di regolamentazione alla Commissione entro il [12 mesi dalla data di entrata in vigore del presente regolamento].

Alla Commissione è delegato il potere di adottare le norme tecniche di regolamentazione di cui al primo comma conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1095/2010.

Articolo 21

Pubblicità

1.  Qualsiasi pubblicità relativa ad un'offerta al pubblico di titoli o all'ammissione di titoli alla negoziazione in un mercato regolamentato rispetta i principi contenuti nel presente articolo.

2.  La pubblicità indica che un prospetto è stato o sarà pubblicato e il luogo dove gli investitori possono o potranno procurarselo.

3.  La pubblicità è chiaramente riconoscibile come tale. Le informazioni contenute in una pubblicità non sono imprecise o fuorvianti. Tali informazioni sono altresì coerenti con quelle contenute nel prospetto, se è già stato pubblicato, o con quelle che devono figurare nel prospetto, se viene pubblicato in seguito.

4.  Tutte le informazioni relative all'offerta al pubblico di titoli o all'ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato divulgate oralmente o per iscritto, anche se non con finalità pubblicitarie, sono coerenti con quelle contenute nel prospetto.

Qualora un emittente o un offerente divulghino, in forma scritta od orale, informazioni significative rivolte ad uno o più investitori selezionati, tali informazioni sono divulgate a tutti gli altri investitori ai quali è rivolta l'offerta, a prescindere dall'obbligo o meno di prospetto a norma del presente regolamento. Qualora debba essere pubblicato un prospetto, tali informazioni sono inserite in esso o in un suo supplemento a norma dell'articolo 22, paragrafo 1.

5.  L'autorità competente dello Stato membro in cui è diffusa la pubblicità ha il potere di esercitare il controllo sulla conformità ai principi contenuti nei paragrafi da 2 a 4 dell'attività pubblicitaria relativa ad un'offerta al pubblico di titoli o all'ammissione di titoli alla negoziazione in un mercato regolamentato.

Se necessario l'autorità competente dello Stato membro di origine assiste l'autorità competente dello Stato membro in cui viene diffusa la pubblicità nel valutare la coerenza di quest'ultima con le informazioni contenute nel prospetto.

Fatti salvi i poteri di cui all'articolo 30, paragrafo 1, il controllo della pubblicità da parte di un'autorità competente non costituisce una condizione preliminare per l'offerta al pubblico di titoli o l'ammissione di titoli alla negoziazione in un mercato regolamentato in qualsiasi Stato membro ospitante.

5 ter.   L'autorità competente non richiede alcuna commissione per il controllo della pubblicità ai sensi del presente articolo.

5 quater.   L'autorità competente dello Stato membro in cui è diffusa la pubblicità può concordare con l'autorità competente dello Stato membro di origine, laddove quest'ultima sia un'altra autorità competente, che l'autorità competente dello Stato membro di origine ha il potere di esercitare il controllo sulla conformità dell'attività pubblicitaria a norma del paragrafo 5. In caso di tale accordo, l'autorità competente dello Stato membro di origine informa senza indugio l'emittente e l'ESMA.

6.  L'ESMA elabora progetti di norme tecniche di regolamentazione per specificare ulteriormente le disposizioni riguardanti la pubblicità di cui ai paragrafi da 2 a 4 e al paragrafo 5 bis, anche per specificare le disposizioni concernenti la diffusione di messaggi pubblicitari e stabilire procedure in materia di cooperazione tra le autorità competenti dello Stato membro di origine e quelle dello Stato membro in cui è diffusa la pubblicità.

L'ESMA presenta tali progetti di norme tecniche di regolamentazione alla Commissione entro il [12 mesi dalla data di entrata in vigore del presente regolamento].

Alla Commissione è delegato il potere di adottare le norme tecniche di regolamentazione di cui al primo comma conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1095/2010.

Articolo 22

Supplementi al prospetto

1.  Qualunque nuovo fattore significativo, errore materiale o imprecisione relativi alle informazioni contenute nel prospetto che possano influire sulla valutazione dei titoli e che sopravvengano o siano rilevati tra il momento in cui è approvato il prospetto e quello in cui è definitivamente chiusa l'offerta al pubblico o, qualora successivo, il momento di inizio della negoziazione in un mercato regolamentato sono menzionati senza indebito ritardo in un supplemento al prospetto.

Il supplemento è approvato secondo le stesse modalità del prospetto entro un massimo di cinque giorni lavorativi e pubblicato almeno secondo le stesse modalità applicate in occasione della pubblicazione del prospetto iniziale a norma dell'articolo 20. Anche la nota di sintesi e le sue eventuali traduzioni sono integrate, se necessario, per tener conto delle nuove informazioni incluse nel supplemento al prospetto.

2.  Se il prospetto si riferisce all'offerta di titoli al pubblico, gli investitori che hanno già accettato di acquistare o sottoscrivere i titoli prima della pubblicazione del supplemento hanno il diritto, esercitabile entro cinque giorni lavorativi dopo la pubblicazione del supplemento, di revocare la loro accettazione, sempre che i nuovi fattori, errori o imprecisioni ai sensi del paragrafo 1 siano intervenuti prima della chiusura definitiva dell'offerta al pubblico o della consegna dei titoli, se precedente. Tale termine può essere prorogato dall'emittente o dall'offerente. La data ultima alla quale il diritto di revoca dell'accettazione è esercitabile è indicata nel supplemento.

Qualora un emittente decida di includere le eventuali modifiche apportate al documento di registrazione universale mediante un riferimento dinamico alla versione più recente di tale documento di registrazione universale, in luogo di un supplemento ai sensi dell'articolo 20, paragrafo 3, il diritto di recesso dell'investitore di cui al primo comma rimane impregiudicato.

3.  Nel caso in cui l'emittente prepara un supplemento per informazioni contenute nel prospetto di base che si riferiscono soltanto a una o a diverse emissioni specifiche, il diritto che l'investitore ha di revocare l'accettazione a norma del paragrafo 2 si applica solo all'emissione o alle emissioni pertinenti e non ad altre emissioni di titoli oggetto del prospetto di base.

4.  Se il fattore nuovo significativo, l'errore materiale o l'imprecisione di cui al paragrafo 1 riguarda soltanto le informazioni contenute in un documento di registrazione o in un documento di registrazione universale che sono utilizzati contemporaneamente come elemento costitutivo di più prospetti, è elaborato ed approvato un unico supplemento. In tal caso il supplemento menziona tutti i prospetti a cui si riferisce.

5.  In sede di controllo del supplemento prima dell'approvazione, fatto salvo l'articolo 20, paragrafo 3, comma 2 bis, l'autorità competente può chiedere che vi sia inclusa in un allegato la versione consolidata del prospetto cui si riferisce, ove ciò sia necessario al fine di garantire la comprensibilità delle informazioni fornite nel prospetto. Tale richiesta è considerata una richiesta di informazioni supplementari a norma dell'articolo 19, paragrafo 4.

6.  Per assicurare un'armonizzazione coerente del presente articolo e tener conto degli sviluppi tecnici nei mercati finanziari, l'ESMA elabora progetti di norme tecniche di regolamentazione per specificare le situazioni in cui un fattore nuovo significativo, errore materiale o imprecisione relativi alle informazioni contenute nel prospetto richiedono la pubblicazione di un supplemento al prospetto.

L'ESMA presenta tali progetti di norme tecniche di regolamentazione alla Commissione entro il [12 mesi dalla data di entrata in vigore del presente regolamento].

Alla Commissione è delegato il potere di adottare le norme tecniche di regolamentazione di cui al primo comma conformemente alla procedura di cui agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1095/2010.

CAPO V

OFFERTE E AMMISSIONI ALLA NEGOZIAZIONE TRANSFRONTALIERE E USO DELLE LINGUE

Articolo 23

Validità unionale dell'approvazione di un prospetto e di documenti di registrazione universali

1.  Fatto salvo l'articolo 35, qualora l'offerta al pubblico o l'ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato siano previsti in uno o più Stati membri, o in uno Stato membro diverso dallo Stato membro di origine, il prospetto approvato dallo Stato membro di origine ed i relativi supplementi sono validi per l'offerta al pubblico o per l'ammissione alla negoziazione in un numero qualsiasi di Stati membri ospitanti, purché l'ESMA e l'autorità competente di ciascuno Stato membro ospitante ne ricevano notifica a norma dell'articolo 24. Le autorità competenti degli Stati membri ospitanti non assoggettano i prospetti ad alcuna approvazione o ad altra procedura amministrativa.

Le disposizioni del paragrafo 1, primo comma, si applicano mutatis mutandis ai documenti di registrazione universali già approvati.

Qualora il prospetto sia sottoposto ad approvazione in uno o più Stati membri e contenga un documento di registrazione universale che è stato già approvato in un altro Stato membro, l'autorità competente che esamina la domanda di approvazione del prospetto non riesamina il documento di registrazione universale ma ne accetta l'approvazione preventiva.

2.  Se dopo l'approvazione del prospetto sono sopravvenuti fattori nuovi significativi, errori materiali o imprecisioni ai sensi dell'articolo 22, l'autorità competente dello Stato membro di origine esige la pubblicazione di un supplemento da approvare secondo le modalità di cui all'articolo 19, paragrafo 1. L'ESMA e l'autorità competente dello Stato membro ospitante possono informare l'autorità competente dello Stato membro di origine della necessità di nuove informazioni.

Articolo 24

Notifica

1.  L'autorità competente dello Stato membro di origine, su richiesta dell'emittente o della persona responsabile della redazione del prospetto, notifica alle autorità competenti dello Stato membro ospitante, entro i tre giorni lavorativi successivi alla ricezione della richiesta o, se la richiesta è presentata unitamente al progetto di prospetto, entro un giorno lavorativo dall'approvazione dello stesso, un certificato di approvazione attestante che il prospetto è stato redatto conformemente al presente regolamento e una copia elettronica del prospetto stesso. L'ESMA istituisce un portale nel quale ciascuna autorità nazionale competente inserisce tali informazioni.

Ove applicabile, la notifica di cui al primo comma è accompagnata da una traduzione del prospetto e/o della nota di sintesi, prodotta sotto la responsabilità dell'emittente o della persona responsabile della redazione del prospetto.

Qualora un documento di registrazione universale sia stato approvato a norma dell'articolo 9, il primo e il secondo comma del presente paragrafo si applicano mutatis mutandis.

Contestualmente alla sua notifica all'autorità competente dello Stato membro ospitante, il certificato di approvazione è notificato all'emittente o alla persona responsabile della redazione del prospetto o del documento di registrazione universale, ove del caso.

2.  Nel certificato viene fatta menzione dell'applicazione delle disposizioni dell'articolo 17, paragrafi 2 e 3, nonché della sua motivazione.

3.  Contestualmente alla notifica all'autorità competente dello Stato membro ospitante, l'autorità competente dello Stato membro di origine notifica il certificato di approvazione del prospetto all'ESMA.

4.  Se le condizioni definitive di un prospetto di base che sia stato precedentemente notificato non sono incluse né nel prospetto di base né in un supplemento, non appena possibile successivamente al loro deposito l'autorità competente dello Stato membro di origine le comunica per via elettronica all'autorità competente dello Stato membro o degli Stati membri ospitanti e all'ESMA.

5.  Le autorità competenti non impongono alcuna commissione per la notifica, o la ricezione della notifica, di prospetti e supplementi o del documento di registrazione universale, ove del caso, o per altre attività di vigilanza collegate, né nello Stato membro di origine né nello Stato membro o negli Stati membri ospitanti.

6.  Per assicurare condizioni uniformi di applicazione del presente regolamento e per tener conto degli sviluppi tecnici nei mercati finanziari, l'ESMA può elaborare progetti di norme tecniche di attuazione per stabilire formulari standard, modelli e procedure per la notifica del certificato di approvazione, del prospetto, del supplemento al prospetto o del documento di registrazione universale e della traduzione del prospetto e/o della nota di sintesi.

Alla Commissione è conferito il potere di adottare le norme tecniche di attuazione di cui al primo comma conformemente all'articolo 15 del regolamento (UE) n. 1095/2010.

Articolo 25

Uso delle lingue

1.  Qualora l'offerta al pubblico o l'ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato siano effettuate soltanto nello Stato membro di origine, il prospetto è redatto in una lingua accettata dall'autorità competente dello Stato membro di origine.

2.  Qualora venga effettuata un'offerta o chiesta l'ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato in uno o più Stati membri, escluso lo Stato membro di origine, il prospetto è redatto in una lingua accettata dalle autorità competenti di tali Stati membri o in una lingua comunemente utilizzata nel mondo della finanza internazionale, a scelta dell'emittente, dell'offerente o della persona che chiede l'ammissione.

L'autorità competente di ciascuno Stato membro ospitante esige la traduzione nella sua lingua o nelle sue lingue ufficiali della nota di sintesi di cui all'articolo 7, ma non di qualsiasi altra parte del prospetto. [Em. 3]

Ai fini del controllo e dell'approvazione da parte dell'autorità competente dello Stato membro di origine, il prospetto è redatto in una lingua accettata da detta autorità o in una lingua comunemente utilizzata nel mondo della finanza internazionale a scelta dell'emittente, dell'offerente o della persona che chiede l'ammissione alla negoziazione.

3.  Qualora venga effettuata un'offerta o chiesta l'ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato in più di uno Stato membro, incluso lo Stato membro di origine, il prospetto è redatto in una lingua accettata dall'autorità competente dello Stato membro di origine ed inoltre messo a disposizione in una lingua accettata dalle autorità competenti di ogni Stato membro ospitante o in una lingua comunemente utilizzata nel mondo della finanza internazionale a scelta dell'emittente, dell'offerente o della persona che chiede l'ammissione alla negoziazione.

L'autorità competente di ciascuno Stato membro ospitante può esigere la traduzione nella sua lingua o nelle sue lingue ufficiali della nota di sintesi di cui all'articolo 7, ma non di qualsiasi altra parte del prospetto.

4.  Le condizioni definitive e la nota di sintesi della singola emissione sono redatte nella stessa lingua del prospetto di base approvato.

Quando le condizioni definitive sono comunicate all'autorità competente dello Stato membro ospitante o, qualora vi siano più Stati membri ospitanti, alle autorità competenti degli Stati membri ospitanti, le norme linguistiche di cui al presente articolo si applicano alle condizioni definitive e alla nota di sintesi allegata della singola emissione.

CAPO VI

REGOLE SPECIFICHE RELATIVE AGLI EMITTENTI STABILITI IN PAESI TERZI

Articolo 26

Offerta di titoli o ammissione di titoli alla negoziazione nel quadro di un prospetto redatto conformemente al presente regolamento

1.  Se l'emittente di un paese terzo intende offrire titoli al pubblico nell'Unione o chiedere l'ammissione alla negoziazione di titoli in un mercato regolamentato stabilito nell'Unione nel quadro di un prospetto redatto conformemente al presente regolamento, esso ottiene l'approvazione del prospetto, conformemente all'articolo 19, dall'autorità competente del suo Stato membro di origine.

Una volta approvato a norma del primo comma, il prospetto comporta tutti i diritti e gli obblighi previsti per un prospetto a norma del presente regolamento, e il prospetto e l'emittente del paese terzo sono soggetti a tutte le disposizioni del presente regolamento, sotto la vigilanza dell'autorità competente dello Stato membro di origine.

Articolo 27

Offerta di titoli o ammissione di titoli alla negoziazione nel quadro di un prospetto redatto conformemente alla legislazione di un paese terzo

1.  L'autorità competente dello Stato membro di origine di un emittente di un paese terzo può approvare un prospetto per l'offerta al pubblico o per l'ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato redatto conformemente alla legislazione nazionale dell'emittente del paese terzo e ad essa soggetto, a condizione che:

a)   gli obblighi di informazione imposti da tale legislazione siano equivalenti a quelli di cui al presente regolamento; e

b)   l'autorità competente dello Stato membro di origine abbia concluso accordi di cooperazione con le pertinenti autorità di vigilanza del paese terzo emittente, conformemente all'articolo 28.

2.  Qualora titoli emessi da un emittente di un paese terzo siano destinati ad essere offerti al pubblico o ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato in uno Stato membro diverso da quello di origine, si applicano i requisiti di cui agli articoli 23, 24 e 25.

Per tali emittenti, l'autorità competente dello Stato membro di origine in cui i titoli sono emessi è autorizzata a imporre una tassa aggiuntiva che riflette l'onere che tale emissione rappresenta.

3.  Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente all'articolo 42 per stabilire criteri generali di equivalenza, basati sui requisiti di cui agli articoli 6, 7, 8 e 13.

Sulla base dei criteri summenzionati, la Commissione può adottare una decisione di esecuzione stabilendo che gli obblighi di informazione imposti dalla legislazione di un paese terzo sono equivalenti a quelli di cui al presente regolamento. Tale decisione di esecuzione è adottata secondo la procedura di esame di cui all'articolo 43, paragrafo 2.

Articolo 28

Cooperazione con i paesi terzi

1.  Ai fini dell'articolo 27 e, ove ritenuto necessario, dell'articolo 26, le autorità competenti degli Stati membri concludono accordi di cooperazione con le autorità di vigilanza di paesi terzi in merito allo scambio di informazioni con tali autorità di vigilanza e all'applicazione degli obblighi derivanti dal presente regolamento nei paesi terzi, a meno che tale paese terzo non figuri nell'elenco della Commissione relativo ai paesi non cooperativi. Tali accordi di cooperazione garantiscono almeno uno scambio efficace di informazioni che consenta alle autorità competenti di svolgere i propri compiti a norma del presente regolamento.

Un'autorità competente informa l'ESMA e le altre autorità competenti quando intende concludere un accordo di questo tipo.

2.  Ai fini dell'articolo 27 e, ove ritenuto necessario, dell'articolo 26, l'ESMA facilita e coordina l'elaborazione degli accordi di cooperazione tra le autorità competenti e le pertinenti autorità di vigilanza dei paesi terzi.

Inoltre, ove necessario, l'ESMA agevola e coordina lo scambio tra le autorità competenti delle informazioni ottenute dalle autorità di vigilanza di paesi terzi che possono essere rilevanti ai fini dell'adozione di misure a titolo degli articoli 36 e 37.

3.  Le autorità competenti concludono accordi di cooperazione che prevedono lo scambio di informazioni con le autorità di vigilanza di paesi terzi solo quando il segreto professionale applicabile alle informazioni comunicate offre garanzie almeno equivalenti a quelle previste dall'articolo 33. Tale scambio d'informazioni deve essere finalizzato all'esecuzione dei compiti delle predette autorità competenti.

3 bis.   L'ESMA può elaborare progetti di norme tecniche di regolamentazione per determinare il contenuto minimo degli accordi di cooperazione di cui al paragrafo 1.

Alla Commissione è delegato il potere di adottare le norme tecniche di regolamentazione di cui al primo comma conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1095/2010.

3 ter.   Al fine di garantire condizioni uniformi di applicazione del presente articolo, l'ESMA può elaborare progetti di norme tecniche di attuazione per definire un modello di documento per gli accordi di cooperazione destinato a essere utilizzato dalle autorità competenti degli Stati membri.

CAPO VII

ESMA E AUTORITÀ COMPETENTI

Articolo 29

Autorità competenti

1.  Ciascuno Stato membro designa un'unica autorità amministrativa competente, responsabile dell'espletamento dei compiti previsti dal presente regolamento e di assicurare l'applicazione delle disposizioni adottate a norma del presente regolamento. Gli Stati membri informano di tale designazione la Commissione, l'ESMA e le altre autorità competenti degli altri Stati membri.

L'autorità competente è ▌indipendente dai partecipanti al mercato.

2.  Gli Stati membri possono consentire alla loro autorità competente di delegare il compito della pubblicazione su internet dei prospetti approvati.

Qualsiasi delega di compiti a soggetti avviene tramite una decisione specifica che indica i compiti da svolgere e le condizioni alle quali devono essere svolti e include una clausola che obbliga il soggetto in questione ad agire ed organizzarsi in modo da evitare conflitti di interesse e impedire che le informazioni ottenute nello svolgimento dei compiti delegati siano utilizzate impropriamente o per ostacolare la concorrenza. Tale decisione specifica tutti gli accordi conclusi tra l'autorità competente e il soggetto al quale sono delegati i compiti.

La responsabilità finale della vigilanza sul rispetto del presente regolamento e dell'approvazione del prospetto spetta all'autorità competente designata a norma del paragrafo 1.

Gli Stati membri informano la Commissione, l'ESMA e le autorità competenti degli altri Stati membri della decisione di cui al paragrafo 2, comprese le condizioni precise che disciplinano la delega.

3.  I paragrafi 1 e 2 sono senza pregiudizio della possibilità per uno Stato membro di concludere accordi giuridici e amministrativi distinti per territori europei d'oltremare per le cui relazioni esterne lo Stato membro è responsabile.

Articolo 30

Poteri delle autorità competenti

1.  Per adempiere ai compiti loro assegnati dal presente regolamento, le autorità competenti dispongono almeno, conformemente al diritto nazionale, dei seguenti poteri di vigilanza e di indagine:

a)  esigere che gli emittenti, gli offerenti o le persone che chiedono l'ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato includano nel prospetto informazioni supplementari se ciò è necessario per la tutela degli investitori;

b)  esigere che gli emittenti, gli offerenti o le persone che chiedono l'ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato e le persone che li controllano o che sono da essi controllate trasmettano informazioni e documenti;

c)  esigere che i revisori dei conti e i dirigenti degli emittenti, degli offerenti o delle persone che chiedono l'ammissione alla negoziazione, come pure gli intermediari finanziari incaricati dell'offerta al pubblico o della domanda di ammissione alla negoziazione, forniscano informazioni;

d)  sospendere l'offerta al pubblico o l'ammissione alla negoziazione per un massimo di 25 giorni lavorativi consecutivi per ciascuna occasione se vi è ragionevole motivo di sospettare che le disposizioni del presente regolamento siano state violate;

e)  vietare o sospendere la pubblicità o esigere che gli emittenti, gli offerenti o le persone che chiedono l'ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato o i pertinenti intermediari finanziari cessino o sospendano la pubblicità per un massimo di 10 giorni lavorativi consecutivi per ciascuna occasione se vi è ragionevole motivo per ritenere che le disposizioni del presente regolamento siano state violate;

f)  vietare l'offerta al pubblico se accertano che le disposizioni del presente regolamento sono state violate o hanno ragionevole motivo di sospettare che potrebbero essere violate;

g)  sospendere o imporre ai mercati regolamentati interessati di sospendere la negoziazione in un mercato regolamentato per un massimo di 10 giorni lavorativi consecutivi per ciascuna occasione se hanno ragionevole motivo di sospettare che le disposizioni del presente regolamento sono state violate;

h)  vietare la negoziazione in un mercato regolamentato se accertano che le disposizioni del presente regolamento sono state violate;

i)  rendere pubblico il fatto che un emittente, un offerente o una persona che chiede l'ammissione alla negoziazione non ottempera ai suoi obblighi;

j)  sospendere il controllo dei prospetti presentati per approvazione o sospendere l'offerta al pubblico o l'ammissione alla negoziazione nel caso in cui l'autorità competente si avvale del potere di imporre un divieto o una restrizione a norma dell'articolo 42 del regolamento (UE) n. 600/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio(26), fino a quando tale divieto o restrizione siano cessati;

k)  rifiutare l'approvazione di un prospetto redatto da un determinato emittente, offerente o persona che chiede l'ammissione alla negoziazione per un massimo di 5 anni, qualora l'emittente, l'offerente o la persona che chiede l'ammissione alla negoziazione abbia ripetutamente e gravemente violato le disposizioni del presente regolamento;

l)  rendere pubbliche, o esigere che l'emittente renda pubbliche, tutte le informazioni rilevanti che possano influire sulla valutazione dei titoli ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato al fine di assicurare la tutela degli investitori o il regolare funzionamento del mercato;

m)  sospendere o imporre ai mercati regolamentati interessati di sospendere la negoziazione dei titoli se, a loro giudizio, la situazione dell'emittente è tale che la negoziazione pregiudicherebbe gli interessi degli investitori;

n)  eseguire ispezioni in loco o indagini in siti diversi dalle residenze private di persone fisiche e a tal fine entrare nei locali allo scopo di avere accesso a documenti e altri dati in qualunque forma, laddove vi sia il ragionevole sospetto che documenti e altri dati relativi all'oggetto dell'ispezione o dell'indagine possano essere rilevanti per dimostrare una violazione del presente regolamento.

Se necessario, in base alla legislazione nazionale, l'autorità competente può chiedere all'organo giurisdizionale competente di decidere in merito all'esercizio dei poteri di cui al primo comma. Conformemente all'articolo 21 del regolamento (UE) n. 1095/2010, l'ESMA è autorizzata a partecipare a ispezioni in loco di cui alla lettera n) effettuate congiuntamente da due o più autorità competenti.

2.  Le autorità competenti esercitano le loro funzioni e i loro poteri di cui al paragrafo 1, nella massima misura necessaria all'assolvimento della loro responsabilità per il controllo della conformità con il presente regolamento e per l'approvazione del prospetto, con le seguenti modalità:

a)  direttamente;

b)  in collaborazione con altre autorità;

c)  sotto la propria responsabilità mediante delega a tali autorità;

d)  rivolgendosi alle autorità giudiziarie competenti.

3.  Gli Stati membri provvedono all'adozione di misure appropriate che consentano alle autorità competenti di disporre di tutti i poteri di vigilanza e di indagine necessari allo svolgimento dei loro compiti.

4.  La segnalazione di informazioni all'autorità competente ai sensi del presente regolamento non costituisce violazione di eventuali restrizioni alla divulgazione delle informazioni imposte per contratto o per via legislativa, regolamentare o amministrativa, né implica alcuna responsabilità di qualsivoglia natura in relazione a tale segnalazione.

5.  I paragrafi da 1 a 3 sono senza pregiudizio della possibilità per uno Stato membro di concludere accordi giuridici e amministrativi distinti per territori europei d'oltremare per le cui relazioni esterne lo Stato membro è responsabile.

Articolo 31

Cooperazione tra autorità competenti

1.  Le autorità competenti cooperano tra di loro e con l'ESMA ai fini del presente regolamento. Esse scambiano informazioni senza indebiti ritardi e cooperano nelle attività di indagine, vigilanza e contrasto delle violazioni.

Qualora abbiano deciso, conformemente all'articolo 36, di stabilire sanzioni penali per le violazioni delle disposizioni del presente regolamento, gli Stati membri provvedono affinché siano messe in atto misure adeguate per far sì che le autorità competenti dispongano di tutti i poteri necessari per stabilire contatti con le autorità giudiziarie nella loro giurisdizione al fine di ricevere informazioni specifiche relative alle indagini o ai procedimenti penali avviati per possibili violazioni del presente regolamento e assicurano lo stesso ad altre autorità competenti e all'ESMA per soddisfare i rispettivi obblighi di cooperare tra loro e con l'ESMA ai fini del presente regolamento.

2.  Un'autorità competente può rifiutarsi di dare seguito a una richiesta di informazioni o di cooperazione nell'ambito di un'indagine unicamente nelle seguenti circostanze eccezionali:

a)  l'accoglimento della richiesta potrebbe nuocere alle proprie attività di indagine o contrasto delle violazioni o a un'indagine penale;

b)  è già stato avviato un procedimento giudiziario per gli stessi atti e contro le stesse persone dinanzi alle autorità di tale Stato membro;

c)  nello Stato membro destinatario della richiesta è già stata pronunciata sentenza definitiva a carico delle predette persone per le stesse azioni.

3.  Le autorità competenti provvedono, su richiesta, a comunicare immediatamente le informazioni necessarie ai fini del presente regolamento.

4.  L'autorità competente può chiedere l'assistenza dell'autorità competente di un altro Stato membro ai fini di ispezioni o indagini in loco.

Un'autorità competente richiedente informa l'ESMA di qualsiasi richiesta di cui al primo comma. Nel caso di un'indagine o di un'ispezione con effetti transfrontalieri, l'ESMA coordina l'indagine o l'ispezione se una delle autorità competenti lo chiede.

Quando un'autorità competente riceve da un'autorità competente di un altro Stato membro la richiesta di eseguire un'ispezione o indagine in loco, essa può:

a)  effettuare l'ispezione o l'indagine in loco direttamente;

b)  consentire all'autorità competente che ha presentato la richiesta di partecipare all'ispezione o indagine in loco;

c)  consentire all'autorità competente che ha presentato la richiesta di eseguire direttamente l'ispezione o indagine in loco;

d)  nominare revisori o esperti che eseguano l'ispezione o l'indagine in loco; e/o

e)  condividere con le altre autorità competenti attività specifiche collegate all'attività di vigilanza.

5.  Le autorità competenti possono deferire all'ESMA le situazioni in cui la richiesta di cooperazione, in particolare di scambio di informazioni, è stata respinta o non vi è stato dato seguito entro un termine ragionevole. Fermo restando l'articolo 258 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), nelle situazioni di cui alla prima frase l'ESMA può intervenire conformemente al potere che le è conferito dall'articolo 19 del regolamento (UE) n. 1095/2010.

6.  L'ESMA può elaborare progetti di norme tecniche di regolamentazione per specificare le informazioni da scambiare tra autorità competenti conformemente al paragrafo 1.

Alla Commissione è delegato il potere di adottare le norme tecniche di regolamentazione di cui al primo comma conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1095/2010.

7.  L'ESMA può elaborare progetti di norme tecniche di attuazione volti a stabilire formulari standard, modelli e procedure per la cooperazione e lo scambio di informazioni tra le autorità competenti.

Alla Commissione è conferito il potere di adottare le norme tecniche di attuazione di cui al primo comma conformemente all'articolo 15 del regolamento (UE) n. 1095/2010.

Articolo 32

Cooperazione con l'ESMA

1.  Le autorità competenti collaborano con l'ESMA ai fini del presente regolamento ai sensi del regolamento (UE) n. 1095/2010.

2.  Le autorità competenti forniscono quanto prima all'ESMA tutte le informazioni necessarie per l'espletamento dei suoi compiti conformemente all'articolo 35 del regolamento (UE) n. 1095/2010.

3.  Al fine di garantire condizioni uniformi di applicazione del presente articolo, l'ESMA può elaborare progetti di norme tecniche di attuazione per stabilire le procedure e i formulari per lo scambio di informazioni di cui al paragrafo 2.

Alla Commissione è conferito il potere di adottare le norme tecniche di attuazione di cui al primo comma conformemente all'articolo 15 del regolamento (UE) n. 1095/2010.

Articolo 33

Segreto professionale

1.  Tutte le informazioni scambiate tra le autorità competenti in applicazione del presente regolamento relativamente ad aspetti commerciali o operativi e ad altre questioni di natura economica o personale sono considerate riservate e sono soggette all'obbligo del segreto professionale, salvo quando l'autorità competente dichiara al momento della loro comunicazione che tali informazioni possono essere comunicate o che la loro diffusione è necessaria a fini di procedimenti giudiziari.

2.  Tutte le persone che lavorano o hanno lavorato per l'autorità competente o i soggetti cui le autorità competenti abbiano delegato compiti sono vincolate al segreto professionale. Le informazioni coperte dal segreto professionale non possono essere divulgate ad alcuna altra persona o autorità se non in forza di disposizioni del diritto dell'Unione o nazionale.

Articolo 34

Protezione dei dati

Per quanto riguarda il trattamento di dati personali nell'ambito del presente regolamento, le autorità competenti svolgono i loro compiti ai fini del presente regolamento conformemente alle disposizioni legislative, regolamentari o amministrative nazionali che recepiscono la direttiva 95/46/CE.

Per quanto riguarda il trattamento di dati personali effettuato dall'ESMA nell'ambito del presente regolamento, l'ESMA si conforma alle disposizioni del regolamento (CE) n. 45/2001.

Articolo 35

Provvedimenti cautelari

1.  Quando l'autorità competente dello Stato membro ospitante accerta che l'emittente, l'offerente o la persona che chiede l'ammissione alla negoziazione oppure gli enti finanziari incaricati dell'offerta al pubblico hanno commesso irregolarità o che tali persone hanno violato gli obblighi loro incombenti ai sensi del presente regolamento, ne informa l'autorità competente dello Stato membro di origine e l'ESMA.

2.  Se, nonostante le misure adottate dall'autorità competente dello Stato membro di origine, l'emittente, l'offerente o la persona che chiede l'ammissione alla negoziazione o gli enti finanziari incaricati dell'offerta al pubblico perseverano nella violazione delle disposizioni pertinenti del presente regolamento, l'autorità competente dello Stato membro ospitante, dopo averne informato l'autorità competente dello Stato membro di origine e l'ESMA, adotta tutte le misure opportune per tutelare gli investitori e ne informa al più presto la Commissione e l'ESMA.

3.  Nelle situazioni di cui al paragrafo 2, l'ESMA può intervenire conformemente al potere che le è conferito dall'articolo 19 del regolamento (UE) n. 1095/2010.

CAPO VIII

MISURE E SANZIONI AMMINISTRATIVE

Articolo 36

Misure e sanzioni amministrative

1.  Fatti salvi i poteri di vigilanza e di indagine delle autorità competenti ai sensi dell'articolo 30 e il diritto degli Stati membri di prevedere e imporre sanzioni penali, gli Stati membri, ai sensi del diritto nazionale, prevedono che le autorità competenti abbiano il potere di imporre misure e sanzioni amministrative appropriate che siano efficaci, proporzionate e dissuasive. Le misure e le sanzioni amministrative si applicano almeno a ▌:

(a)  violazioni dell'articolo 3, dell'articolo 5, dell'articolo 6, dell'articolo 7, paragrafi da 1 a 10, dell'articolo 8, dell'articolo 9, paragrafi da 1 a 13, dell'articolo 10, dell'articolo 11, paragrafi 1 e 3, dell'articolo 12, dell'articolo 14, paragrafo 2, dell'articolo 15, paragrafi 1 e 2, dell'articolo 16, paragrafo 1, dell'articolo 17, paragrafi 1 e 3, dell'articolo 18, paragrafi da 1 a 3, dell'articolo 19, paragrafo 1, dell'articolo 20, paragrafi da 1 a 4 e da 7 a 10, dell'articolo 21, paragrafi da 2 a 4, dell'articolo 22, paragrafi 1, 2 e 4, e dell'articolo 25 del presente regolamento;

(b)  mancata cooperazione o mancato adempimento in caso di indagine, ispezione o richiesta di cui all'articolo 30.

Gli Stati membri possono decidere di non stabilire norme relative alle sanzioni amministrative di cui al primo comma se le violazioni di cui alla lettera a) o b) di tale comma sono già soggette a sanzioni penali nel rispettivo diritto nazionale entro [12 mesi dalla data di entrata in vigore del presente regolamento]. In questo caso, gli Stati membri comunicano dettagliatamente alla Commissione e all'ESMA le pertinenti parti del loro diritto penale.

Entro [12 mesi dalla data di entrata in vigore del presente regolamento] gli Stati membri comunicano dettagliatamente le norme di cui al primo e al secondo comma alla Commissione e all'ESMA. Essi informano senza indugio la Commissione e l'ESMA di ogni successiva modifica.

2.  Gli Stati membri, conformemente al diritto nazionale, provvedono affinché le autorità competenti abbiano il potere di imporre almeno le seguenti sanzioni e misure amministrative in caso di violazioni di cui al paragrafo 1, lettera a):

a)  una dichiarazione pubblica indicante la persona fisica o giuridica responsabile e la natura della violazione, ai sensi dell'articolo 40;

b)  un'ingiunzione diretta alla persona fisica o giuridica responsabile di porre termine al comportamento costituente la violazione;

c)  sanzioni amministrative pecuniarie massime di valore pari ad almeno il doppio dell'importo dei profitti ricavati o delle perdite evitate grazie alla violazione, se possono essere determinati;

d)  in caso di persone giuridiche, sanzioni amministrative pecuniarie massime pari almeno a 5 000 000 di EUR o, negli Stati membri la cui valuta non è l'euro, al corrispondente valore in valuta nazionale al [data di entrata in vigore del presente regolamento], o al 3% del fatturato totale annuale della persona giuridica in base all'ultimo bilancio disponibile approvato dall'organo di gestione.

Se la persona giuridica è un'impresa madre o un'impresa figlia dell'impresa madre soggetta all'obbligo di redigere il bilancio consolidato in conformità della direttiva 2013/34/UE, il relativo fatturato totale annuale è il fatturato totale annuale o il tipo di reddito corrispondente in base alla pertinente normativa dell'Unione in materia contabile che risulta nell'ultimo bilancio consolidato disponibile approvato dall'organo di gestione dell'impresa madre capogruppo;

e)  in caso di persone fisiche, sanzioni amministrative pecuniarie massime pari almeno a 700 000 EUR o, negli Stati membri la cui valuta non è l'euro, al corrispondente valore in valuta nazionale al [data di entrata in vigore del presente regolamento].

3.  Gli Stati membri possono prevedere sanzioni o misure aggiuntive e livelli di sanzioni amministrative più elevati di quelli previsti dal presente regolamento.

Articolo 37

Esercizio dei poteri sanzionatori e di vigilanza

1.  Nello stabilire il tipo e il livello di sanzioni e misure amministrative, le autorità competenti tengono conto di tutte le circostanze pertinenti, tra cui, ove appropriato:

a)  la gravità e la durata della violazione;

b)  il grado di responsabilità del soggetto responsabile della violazione;

c)  la capacità finanziaria del soggetto responsabile della violazione, quale risulta dal fatturato totale nel caso di una persona giuridica o dal reddito annuo e dal patrimonio netto nel caso di una persona fisica;

d)  le conseguenze della violazione sugli interessi degli investitori al dettaglio;

e)  l'ammontare dei profitti realizzati e delle perdite evitate dal soggetto responsabile della violazione o l'ammontare delle perdite subite da terzi in conseguenza della violazione, nella misura in cui possano essere determinati;

f)  il livello di cooperazione che il soggetto responsabile della violazione ha dimostrato nei confronti dell'autorità competente, ferma restando la necessità di garantire la restituzione dei profitti realizzati o delle perdite evitate da tale soggetto;

g)  le violazioni precedentemente commesse dal soggetto responsabile della violazione;

h)  le misure adottate dal soggetto responsabile della violazione, successivamente alla violazione stessa, per evitare il suo ripetersi.

2.  Nell'esercizio dei loro poteri di imporre sanzioni amministrative e altre misure amministrative a norma dell'articolo 36, le autorità competenti collaborano strettamente per garantire che l'esercizio dei loro poteri di vigilanza e investigativi e le sanzioni e misure amministrative imposte siano efficaci e appropriati in base al presente regolamento. Esse coordinano le loro azioni al fine di evitare duplicazioni e sovrapposizioni nell'esercizio dei poteri di vigilanza e investigativi nonché nell'imposizione di sanzioni e misure amministrative nei casi transfrontalieri.

Articolo 38

Diritto di impugnazione

Gli Stati membri provvedono affinché le decisioni adottate in applicazione delle disposizioni del presente regolamento siano adeguatamente motivate e soggette al diritto di impugnazione giurisdizionale.

Articolo 39

Segnalazione di violazioni

1.  Le autorità competenti mettono in atto meccanismi efficaci per incoraggiare e consentire la segnalazione alle stesse di effettive o potenziali violazioni del presente regolamento.

2.  I meccanismi di cui al paragrafo 1 includono almeno:

a)  procedure specifiche per il ricevimento di segnalazioni di violazioni effettive o potenziali e per le relative verifiche, compresa l'instaurazione di canali di comunicazione sicuri per tali segnalazioni;

b)  la protezione adeguata dei dipendenti che lavorano in base ad un contratto di lavoro che segnalano violazioni, almeno contro ritorsioni, discriminazioni e altri tipi di trattamento iniquo da parte dei loro datori di lavoro o di terzi;

c)  la protezione dell'identità e dei dati personali sia della persona che segnala le violazioni sia della persona fisica sospettata di essere responsabile della violazione, in tutte le fasi della procedura a meno che tale comunicazione sia richiesta dalla normativa nazionale nel contesto di un'ulteriore indagine o di un successivo procedimento giudiziario.

3.  Gli Stati membri possono provvedere affinché siano concessi incentivi finanziari, conformemente al diritto nazionale, a quanti offrono informazioni pertinenti in merito a violazioni effettive o potenziali del presente regolamento se tali persone non sono tenute da altri doveri preesistenti di natura legale o contrattuale a comunicare tali informazioni e purché si tratti di informazioni prima ignorate e che portano all'imposizione di sanzioni amministrative o penali o all'adozione di altre misure amministrative per una violazione del presente regolamento.

4.  Gli Stati membri prescrivono ai datori di lavoro che svolgono attività regolamentate ai fini della prestazione di servizi finanziari di mettere in atto procedure adeguate affinché i loro dipendenti possano segnalare violazioni effettive o potenziali a livello interno avvalendosi di un canale specifico, indipendente e autonomo.

Articolo 40

Pubblicazione delle decisioni

1.  La decisione che impone una sanzione o misura amministrativa per violazione del presente regolamento è pubblicata dalle autorità competenti sul loro sito web ufficiale subito dopo che la persona sanzionata è stata informata di tale decisione. La pubblicazione contiene quanto meno informazioni sul tipo e sulla natura della violazione e l'identità delle persone responsabili. Tale obbligo non si applica alle decisioni che impongono misure di natura investigativa.

2.  Quando la pubblicazione dell'identità delle persone giuridiche o dell'identità o dei dati personali delle persone fisiche sia considerata dalle autorità competenti sproporzionata, a seguito di una valutazione condotta caso per caso sulla proporzionalità della pubblicazione di tali dati, o qualora tale pubblicazione comprometta la stabilità dei mercati finanziari o un'indagine in corso, gli Stati membri assicurano che le autorità competenti:

a)  rinviino la pubblicazione della decisione di imporre una sanzione o una misura fino a che i motivi di non pubblicazione cessino di valere, o

b)  pubblichino la decisione di imporre una sanzione o una misura in forma anonima in maniera conforme al diritto nazionale, se la pubblicazione anonima assicura l'effettiva protezione dei dati personali in questione. Nel caso in cui si decida di pubblicare la sanzione o misura in forma anonima, la pubblicazione dei dati pertinenti può essere rimandata per un periodo di tempo ragionevole se si prevede che entro tale periodo le ragioni di una pubblicazione anonima cesseranno di valere;

c)  non pubblichino la decisione di imporre una sanzione o misura nel caso in cui le opzioni di cui alle lettere a) e b) siano ritenute insufficienti ad assicurare:

i)  che non sia messa a rischio la stabilità dei mercati finanziari;

ii)  la proporzionalità della pubblicazione della decisione rispetto alle misure ritenute di natura minore.

3.  Laddove la decisione di imporre una sanzione o una misura sia soggetta a impugnazione dinanzi alle pertinenti autorità giudiziarie o di altro tipo, le autorità competenti pubblicano altresì immediatamente sul loro sito web ufficiale tale informazione nonché eventuali informazioni successive sull'esito di tale impugnazione. Sono altresì pubblicate anche eventuali decisioni che annullino la decisione precedente di imporre una sanzione o misura.

4.  Le autorità competenti provvedono a che le informazioni pubblicate ai sensi del presente articolo restino sul loro sito web ufficiale per almeno cinque anni dalla pubblicazione. I dati personali contenuti nella pubblicazione sono mantenuti sul sito web ufficiale dell'autorità competente soltanto per il periodo necessario conformemente alle norme in vigore sulla protezione dei dati.

Articolo 41

Segnalazione delle sanzioni all'ESMA

1.  L'autorità competente trasmette annualmente all'ESMA informazioni aggregate concernenti tutte le sanzioni e misure amministrative imposte a norma dell'articolo 36. L'ESMA pubblica le suddette informazioni in una relazione annuale.

Qualora gli Stati membri abbiano deciso, conformemente all'articolo 36, paragrafo 1, di stabilire sanzioni penali per le violazioni delle disposizioni di cui all'articolo 36, paragrafo 1, le loro autorità competenti inviano all'ESMA con cadenza annuale, in forma anonima e aggregata, i dati concernenti tutte le indagini penali intraprese e le sanzioni penali imposte. L'ESMA pubblica i dati relativi alle sanzioni penali imposte in una relazione annuale.

2.  Se l'autorità competente ha comunicato al pubblico le sanzioni amministrative o penali o altre misure amministrative, essa comunica contestualmente tali sanzioni e misure amministrative all'ESMA.

3.  Le autorità competenti informano l'ESMA in merito a tutte le sanzioni o misure amministrative imposte ma non pubblicate ai sensi dell'articolo 40, paragrafo 2, lettera c), inclusi eventuali ricorsi ed il relativo esito. Gli Stati membri provvedono affinché le autorità competenti ricevano le informazioni e le decisioni definitive in relazione a ogni eventuale sanzione penale imposta e le trasmettano all'ESMA. L'ESMA mantiene una banca dati centrale delle sanzioni che le sono comunicate, al solo fine dello scambio di informazioni tra autorità competenti. Tale banca dati è accessibile esclusivamente alle autorità competenti ed è aggiornata sulla base delle informazioni fornite dalle stesse.

CAPO IX

ATTI DELEGATI E ATTI DI ESECUZIONE

Articolo 42

Esercizio della delega

1.  Il potere di adottare atti delegati è conferito alla Commissione alle condizioni stabilite nel presente articolo.

2.  Il potere di adottare atti delegati di cui all'articolo 1, paragrafo 6, all'articolo 2, paragrafo 2, ▌all'articolo 13, paragrafi 1 e 2, all'articolo 14, paragrafo 3, all'articolo 15, paragrafo 3, ▌e all'articolo 27, paragrafo 3, è conferito alla Commissione per un periodo indeterminato a decorrere dal [data di entrata in vigore del presente regolamento].

3.  La delega di poteri di cui all'articolo 1, paragrafo 6, all'articolo 2, paragrafo 2, ▌all'articolo 13, paragrafi 1 e 2, all'articolo 14, paragrafo 3, all'articolo 15, paragrafo 3, ▌e all'articolo 27, paragrafo 3, può essere revocata in qualsiasi momento dal Parlamento europeo o dal Consiglio. La decisione di revoca pone fine alla delega di potere ivi specificata. Gli effetti della decisione decorrono dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea o da una data successiva ivi specificata. Essa non pregiudica la validità degli atti delegati già in vigore.

4.  Non appena adotta un atto delegato, la Commissione ne dà contestualmente notifica al Parlamento europeo e al Consiglio.

5.  L'atto delegato adottato ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 6, dell'articolo 2, paragrafo 2, ▌ dell'articolo 13, paragrafi 1 e 2, dell'articolo 14, paragrafo 3, dell'articolo 15, paragrafo 3, ▌e dell'articolo 27, paragrafo 3, entra in vigore solo se né il Parlamento europeo né il Consiglio hanno sollevato obiezioni entro il termine di tre mesi dalla data in cui esso è stato loro notificato o se, prima della scadenza di tale termine, sia il Parlamento europeo che il Consiglio hanno informato la Commissione che non intendono sollevare obiezioni. Tale termine è prorogato di tre mesi su iniziativa del Parlamento europeo o del Consiglio.

Articolo 43

Procedura di comitato

1.  La Commissione è assistita dal comitato europeo dei valori mobiliari istituito dalla decisione 2001/528/CE della Commissione(27). Esso è un comitato ai sensi del regolamento (UE) n. 182/2011.

2.  Nei casi in cui è fatto riferimento al presente paragrafo, si applica l'articolo 5 del regolamento (UE) n. 182/2011.

CAPO X

DISPOSIZIONI FINALI

Articolo 44

Abrogazione

1.  La direttiva 2003/71/CE è abrogata con effetto dal [data di applicazione del presente regolamento].

2.  I riferimenti alla direttiva 2003/71/CE si intendono fatti al presente regolamento e si leggono secondo la tavola di concordanza di cui all'allegato IV del presente regolamento.

4.  I prospetti approvati conformemente alla legislazione nazionale di recepimento della direttiva 2003/71/CE prima del [data di applicazione del presente regolamento] continuano ad essere regolati da detta legislazione fino al termine del loro periodo di validità, o fino a che siano trascorsi dodici mesi a decorrere dal [data di applicazione del presente regolamento], se questa seconda scadenza è precedente.

Articolo 45

Relazione dell'ESMA sui prospetti

1.  Sulla base dei documenti messi a disposizione del pubblico tramite il meccanismo di cui all'articolo 20, paragrafo 6, l'ESMA pubblica ogni anno una relazione contenente statistiche sui prospetti approvati e notificati nell'Unione e un'analisi delle tendenze tenendo conto dei tipi di emittenti, in particolare delle PMI, e dei tipi di emissioni, segnatamente del corrispettivo dell'offerta, del tipo di valori mobiliari, del tipo di sede di negoziazione e del valore nominale.

2.  La relazione contiene in particolare:

a)  un'analisi della misura in cui i regimi di informativa di cui agli articoli 14 e 15 e il documento di registrazione universale di cui all'articolo 9 sono utilizzati in tutta l'Unione;

b)  statistiche sui prospetti di base e sulle condizioni definitive, e sui prospetti redatti in documenti distinti o come un unico documento;

c)  statistiche sugli importi medi e complessivi raccolti mediante offerta di titoli al pubblico soggetta al presente regolamento da società non quotate, società i cui titoli sono negoziati in sistemi multilaterali di negoziazione, inclusi i mercati di crescita per le PMI, e società i cui titoli sono ammessi alla negoziazione nei mercati regolamentati. Ove applicabile, tali statistiche forniscono una disaggregazione tra prime offerte al pubblico e offerte successive, e tra titoli di capitale e titoli diversi dai titoli di capitale;

c bis)   statistiche sui costi di produzione di un prospetto disaggregate almeno secondo le varie categorie di emittenti, l'entità e il luogo dell'emissione, le classi di commissioni e oneri sostenuti dagli emittenti e le categorie di prestatori di servizi che li addebitano; le statistiche sono corredate da un'analisi dell'efficacia della concorrenza tra i prestatori di servizi coinvolti nella redazione dei prospetti e da raccomandazioni su come ridurre i costi.

Articolo 46

Riesame

Entro [5 anni dalla data di entrata in vigore del presente regolamento] la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sull'applicazione del presente regolamento corredandola, se del caso, di una proposta legislativa.

La relazione valuta, tra l'altro, se la nota di sintesi del prospetto, i regimi di informativa di cui agli articoli 14 e 15 e il documento di registrazione universale di cui all'articolo 9 restano mezzi appropriati alla luce degli obiettivi perseguiti. La relazione tiene conto dei risultati della revisione inter pares di cui all'articolo 19, paragrafo 12.

Articolo 47

Entrata in vigore e applicazione

1.  Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

2.  Esso si applica da [24 mesi dalla data di entrata in vigore del presente regolamento].

2 bis.   In deroga al paragrafo 2, a partire dalla data di entrata in vigore del presente regolamento gli Stati membri possono decidere di applicare le soglie stabilite a fini di esenzione di cui all'articolo 1, paragrafo 3, lettera d), o l'opzione di cui all'articolo 3, paragrafo 2.

3.  Gli Stati membri adottano le misure necessarie per conformarsi all'articolo 11, all'articolo 19, paragrafo 8, all'articolo 29, all'articolo 30, all'articolo 36, all'articolo 37, all'articolo 38, all'articolo 39, all'articolo 40 e all'articolo 41 entro [24 mesi dalla data di entrata in vigore del presente regolamento].

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a, il

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il presidente Il presidente

ALLEGATO I

PROSPETTO

I.   Nota di sintesi

II.   Identità degli amministratori, degli alti dirigenti, dei consulenti e dei revisori contabili

L'obiettivo è individuare i rappresentanti della società e gli altri soggetti responsabili dell'offerta effettuata dalla società o della sua domanda di ammissione alla negoziazione, vale a dire le persone responsabili della redazione del prospetto nonché quelle responsabili della revisione contabile del bilancio.

III.   Statistiche relative all'offerta e calendario previsto

L'obiettivo è fornire le informazioni essenziali riguardanti l'organizzazione dell'offerta e di segnalare le principali date relative a tale offerta.

A.  Statistiche relative all'offerta

B.  Metodo e calendario previsto

IV.   Informazioni essenziali

L'obiettivo è riassumere le informazioni essenziali sulla situazione finanziaria della società, sulla sua dotazione di capitale e sui fattori di rischio. Se i documenti di bilancio inclusi nel documento vengono modificati per tener conto di cambiamenti importanti nella struttura del gruppo o nelle pratiche contabili della società, anche i dati finanziari selezionati devono essere modificati.

A.  Dati finanziari selezionati

B.  Capitalizzazione e indebitamento

C.  Ragioni dell'offerta e impiego dei proventi

D.  Fattori di rischio

V.   Informazioni sulla società

L'obiettivo è fornire informazioni sulle attività aziendali, sui prodotti fabbricati o sui servizi prestati e sui fattori che influiscono su tali attività. Si intendono inoltre fornire informazioni sull'adeguatezza e sull'idoneità degli immobili, degli impianti e dei macchinari della società, nonché sui suoi piani relativi ad incrementi o riduzioni di tali capacità in futuro.

A.  Storia e sviluppo della società

B.  Panoramica delle attività aziendali

C.  Struttura organizzativa

D.  Immobili, impianti e macchinari

VI.   Resoconto e prospettive in materia di risultato operativo e situazione finanziaria

L'obiettivo è presentare le considerazioni dei dirigenti sui fattori che hanno influenzato la situazione finanziaria e i risultati economici della società negli esercizi cui si riferiscono i bilanci e fornire la loro valutazione sui fattori e le tendenze che si prevede possano avere ripercussioni concrete sulla situazione finanziaria e sui risultati economici della società nel futuro.

A.  Risultato di gestione

B.  Liquidità e dotazione di capitale

C.  Ricerca e sviluppo, brevetti, licenze, ecc.

D.  Tendenze previste

VII.   Amministratori, alti dirigenti e dipendenti

L'obiettivo è fornire informazioni sugli amministratori e gli alti dirigenti della società, che consentano agli investitori di valutare l'esperienza, le qualifiche ed i livelli di remunerazione di tali persone, nonché il loro rapporto con la società.

A.  Amministratori e alti dirigenti

B.  Remunerazione

C.  Prassi del consiglio di amministrazione

D.  Dipendenti

E.  Azionariato

VIII. Principali azionisti e operazioni concluse con parti collegate alla società

L'obiettivo è fornire informazioni sui principali azionisti e su altri soggetti che possono controllare o influenzare la società. Vengono inoltre fornite informazioni sulle operazioni concluse dalla società con persone ad essa collegate e sulle condizioni di tali operazioni per stabilirne l'equità per la società stessa.

A.  Principali azionisti

B.  Operazioni con parti collegate

C.  Interessi di esperti e consulenti

IX.   Informazioni finanziarie

L'obiettivo è specificare quali documenti di bilancio vadano inclusi nel documento ed i periodi cui essi devono riferirsi, la data di redazione dei documenti di bilancio ed altre informazioni di natura finanziaria. I principi contabili e di revisione che saranno accettati per la redazione e la revisione dei bilanci saranno determinati sulla base dei principi contabili e di revisione internazionali.

A.  Conti consolidati ed altre informazioni finanziarie

B.  Modifiche rilevanti

X.   Dettagli dell'offerta e dell'ammissione alla negoziazione

L'obiettivo è fornire informazioni riguardanti l'offerta e l'ammissione alla negoziazione dei titoli, il piano di ripartizione dei titoli e le questioni collegate.

A.  Offerta e ammissione alla negoziazione

B.  Piano di ripartizione

C.  Mercati

D.  Possessori di titoli che procedono alla vendita

E.  Diluizione (solo per i titoli di capitale)

F.  Spese legate all'emissione

XI.   Informazioni supplementari

L'obiettivo è fornire informazioni, previste perlopiù da disposizioni legislative, che non figurano in altre parti del prospetto.

A.  Capitale azionario

B.  Statuto e atto costitutivo

C.  Principali contratti

D.  Controlli sui cambi

E.  Avvertenza sulle conseguenze fiscali

F.  Dividendi e organismi incaricati del servizio finanziario

G.  Pareri di esperti

H.  Documenti accessibili al pubblico

I.  Informazioni accessorie

ALLEGATO II

DOCUMENTO DI REGISTRAZIONE

I.   Identità degli amministratori, degli alti dirigenti, dei consulenti e dei revisori contabili

L'obiettivo è individuare i rappresentanti della società e gli altri soggetti responsabili dell'offerta effettuata dalla società o della sua domanda di ammissione alla negoziazione, vale a dire le persone responsabili della redazione del prospetto nonché quelle responsabili della revisione contabile del bilancio.

II.   Informazioni essenziali sull'emittente

L'obiettivo è riassumere le informazioni essenziali sulla situazione finanziaria della società, sulla sua capitalizzazione e sui fattori di rischio. Se i documenti di bilancio inclusi nel documento vengono modificati per tener conto di cambiamenti importanti nella struttura del gruppo o nelle pratiche contabili della società, anche i dati finanziari selezionati devono essere modificati.

A.  Dati finanziari selezionati

B.  Capitalizzazione e indebitamento

C.  Fattori di rischio

III.   Informazioni sulla società

L'obiettivo è fornire informazioni sulle attività aziendali, sui prodotti fabbricati o sui servizi prestati e sui fattori che influiscono su tali attività. Si intendono inoltre fornire informazioni sull'adeguatezza e sull'idoneità degli immobili, degli impianti e dei macchinari della società, nonché sui suoi piani relativi ad incrementi o riduzioni di tali capacità in futuro.

A.  Storia e sviluppo della società

B.  Panoramica delle attività aziendali

C.  Struttura organizzativa

D.  Immobili, impianti e macchinari

IV.   Resoconto e prospettive in materia di risultato operativo e situazione finanziaria

L'obiettivo è presentare le considerazioni dei dirigenti sui fattori che hanno influenzato la situazione finanziaria e i risultati economici della società negli esercizi cui si riferiscono i bilanci e fornire la loro valutazione sui fattori e le tendenze che si prevede possano avere ripercussioni concrete sulla situazione finanziaria e sui risultati economici della società nel futuro.

A.  Risultato di gestione

B.  Liquidità e dotazione di capitale

C.  Ricerca e sviluppo, brevetti, licenze, ecc.

D.  Tendenze previste

V.   Amministratori, alti dirigenti e dipendenti

L'obiettivo è fornire informazioni sugli amministratori e gli alti dirigenti della società, che consentano agli investitori di valutare l'esperienza, le qualifiche ed i livelli di remunerazione di tali persone, nonché il loro rapporto con la società.

A.  Amministratori e alti dirigenti

B.  Remunerazione

C.  Prassi del consiglio di amministrazione

D.  Dipendenti

E.  Azionariato

VI.   Principali azionisti e operazioni concluse con parti collegate alla società

L'obiettivo è fornire informazioni sui principali azionisti e su altri soggetti che possono controllare o influenzare la società. Vengono inoltre fornite informazioni sulle operazioni concluse dalla società con persone ad essa collegate e sulle condizioni di tali operazioni per stabilirne l'equità per la società stessa.

A.  Principali azionisti

B.  Operazioni con parti collegate

C.  Interessi di esperti e consulenti

VII.   Informazioni finanziarie

L'obiettivo è specificare quali documenti di bilancio vadano inclusi nel documento ed i periodi cui essi devono riferirsi, la data di redazione dei documenti di bilancio ed altre informazioni di natura finanziaria. I principi contabili e di revisione che saranno accettati per la redazione e la revisione dei bilanci saranno determinati sulla base dei principi contabili e di revisione internazionali.

A.  Bilanci consolidati ed altre informazioni finanziarie

B.  Modifiche rilevanti

VIII. Informazioni supplementari

L'obiettivo è fornire informazioni, previste perlopiù da disposizioni legislative, che non figurano in altre parti del prospetto.

A.  Capitale azionario

B.  Statuto e atto costitutivo

C.  Principali contratti

D.  Pareri di esperti

E.  Documenti accessibili al pubblico

F.  Informazioni accessorie

ALLEGATO III

NOTA INFORMATIVA SUI TITOLI

I.   Identità degli amministratori, degli alti dirigenti, dei consulenti e dei revisori contabili

L'obiettivo è individuare i rappresentanti della società e gli altri soggetti responsabili dell'offerta effettuata dalla società o della sua domanda di ammissione alla negoziazione, vale a dire le persone responsabili della redazione del prospetto nonché quelle responsabili della revisione contabile del bilancio.

II.   Statistiche relative all'offerta e calendario previsto

L'obiettivo è fornire le informazioni essenziali riguardanti l'organizzazione dell'offerta e di segnalare le principali date relative a tale offerta.

A.  Statistiche relative all'offerta

B.  Metodo e calendario previsto

III.   Informazioni essenziali sull'emittente

L'obiettivo è riassumere le informazioni essenziali sulla situazione finanziaria della società, sulla sua capitalizzazione e sui fattori di rischio. Se i documenti di bilancio inclusi nel documento vengono modificati per tener conto di cambiamenti importanti nella struttura del gruppo o nelle pratiche contabili della società, anche i dati finanziari selezionati devono essere modificati.

A.  Capitalizzazione e indebitamento

B.  Ragioni dell'offerta e impiego dei proventi

C.  Fattori di rischio

IV.   Interessi degli esperti

L'obiettivo è fornire informazioni riguardanti le operazioni che la società ha concluso con esperti o consulenti impiegati su base non continuativa.

V.   Dettagli dell'offerta e dell'ammissione alla negoziazione

L'obiettivo è fornire informazioni riguardanti l'offerta e l'ammissione alla negoziazione dei titoli, il piano di ripartizione dei titoli e le questioni collegate.

A.  Offerta e ammissione alla negoziazione

B.  Piano di ripartizione

C.  Mercati

D.  Possessori di titoli che procedono alla vendita

E.  Diluizione (solo per i titoli di capitale)

F.  Spese legate all'emissione

VI.   Informazioni supplementari

L'obiettivo è fornire informazioni, previste perlopiù da disposizioni legislative, che non figurano in altre parti del prospetto.

A.  Controlli sui cambi

B.  Avvertenza sulle conseguenze fiscali

C.  Dividendi e organismi incaricati del servizio finanziario

D.  Pareri di esperti

E.  Documenti accessibili al pubblico

ALLEGATO IV

Tavola di concordanza

(di cui all'articolo 44)

Direttiva 2003/71/CE

Il presente regolamento

Articolo 1, paragrafo 1

Articolo 1, paragrafo 1

Articolo 1, paragrafo 2, ad eccezione della lettera h)

Articolo 1, paragrafo 2

Articolo 1, paragrafo 2, lettera h)

Articolo 1, paragrafo 3, lettera d)

Articolo 1, paragrafo 3

Articolo 4

Articolo 1, paragrafo 4

Articolo 1, paragrafo 5, lettere a) e b)

Articolo 2, paragrafo 1

Articolo 2, paragrafo 1

Articolo 2, paragrafo 4

Articolo 2, paragrafo 2

Articolo 3, paragrafo 1

Articolo 3, paragrafo 1

Articolo 3, paragrafo 2, lettera a)

Articolo 1, paragrafo 3, lettera a)

Articolo 3, paragrafo 2, lettera b)

Articolo 1, paragrafo 3, lettera b)

Articolo 3, paragrafo 2, lettera c)

Articolo 1, paragrafo 3, lettera c)

Articolo 3, paragrafo 2, lettera d)

-

Articolo 3, paragrafo 2, lettera e)

-

Articolo 3, paragrafo 2, secondo e terzo comma

Articolo 5

Articolo 3, paragrafo 3

Articolo 3, paragrafo 3

Articolo 3, paragrafo 4

Articolo 1, paragrafo 5, lettera b)

Articolo 4, paragrafo 1, lettera a)

Articolo 1, paragrafo 3, lettera e)

Articolo 4, paragrafo 1, lettera b)

Articolo 1, paragrafo 3, lettera f)

Articolo 4, paragrafo 1, lettera c)

Articolo 1, paragrafo 3, lettera g)

Articolo 4, paragrafo 1, lettera d)

Articolo 1, paragrafo 3, lettera h)

Articolo 4, paragrafo 1, lettera e)

Articolo 1, paragrafo 3, lettera i)

Articolo 4, paragrafo 1, commi da 2 a 5

-

Articolo 4, paragrafo 2, lettera a)

Articolo 1, paragrafo 4, lettera a)

Articolo 4, paragrafo 2, lettera b)

Articolo 1, paragrafo 4, lettera c)

Articolo 4, paragrafo 2, lettera c)

Articolo 1, paragrafo 4, lettera d)

Articolo 4, paragrafo 2, lettera d)

Articolo 1, paragrafo 4, lettera e)

Articolo 4, paragrafo 2, lettera e)

Articolo 1, paragrafo 4, lettera f)

Articolo 4, paragrafo 2, lettera f)

Articolo 1, paragrafo 4, lettera g)

Articolo 4, paragrafo 2, lettera g)

Articolo 1, paragrafo 4, lettera b)

Articolo 4, paragrafo 2, lettera h)

Articolo 1, paragrafo 4, lettera h)

Articolo 4, paragrafo 3

Articolo 1, paragrafo 6

Articolo 5, paragrafo 1

Articolo 6, paragrafo 1

Articolo 5, paragrafo 2

Articolo 7

Articolo 5, paragrafo 3

Articolo 6, paragrafo 2

Articolo 5, paragrafo 4, primo comma

Articolo 8, paragrafo 1

Articolo 5, paragrafo 4, secondo comma

Articolo 8, paragrafo 9

Articolo 5, paragrafo 4, terzo comma

Articolo 8, paragrafo 4, e articolo 24, paragrafo 4

Articolo 5, paragrafo 5

Articolo 13, paragrafo 1

Articolo 6, paragrafo 1

Articolo 11, paragrafo 1

Articolo 6, paragrafo 2

Articolo 11, paragrafo 2

Articolo 7, paragrafo 1

Articolo 13, paragrafo 1, primo comma

Articolo 7, paragrafo 2, lettera a)

Articolo 13, paragrafo 1, secondo comma, lettera a)

Articolo 7, paragrafo 2, lettera b)

Articolo 13, paragrafo 2, secondo comma, lettera b)

Articolo 7, paragrafo 2, lettera c)

Articolo 13, paragrafo 2, secondo comma, lettera c)

Articolo 7, paragrafo 2, lettera d)

Articolo 13, paragrafo 2, secondo comma, lettera c)

Articolo 7, paragrafo 2, lettera e)

Articolo 15

Articolo 7, paragrafo 2, lettera f)

Articolo 13, paragrafo 2, secondo comma, lettera d)

Articolo 7, paragrafo 2, lettera g)

Articolo 14

Articolo 7, paragrafo 3

Articolo 13, paragrafo 3

Articolo 7, paragrafo 4

-

Articolo 8, paragrafo 1

Articolo 17, paragrafo 1

Articolo 8, paragrafo 2

Articolo 17, paragrafo 2

Articolo 8, paragrafo 3

Articolo 17, paragrafo 3

Articolo 8, paragrafo 3 bis

Articolo 17, paragrafo 4

Articolo 8, paragrafo 4

Articolo 17, paragrafo 5

Articolo 8, paragrafo 5

-

Articolo 9, paragrafo 1

Articolo 12, paragrafo 1

Articolo 9, paragrafo 2

Articolo 12, paragrafo 1

Articolo 9, paragrafo 3

Articolo 12, paragrafo 1

Articolo 9, paragrafo 4

Articolo 12, paragrafo 2

Articolo 11, paragrafo 1

Articolo 18, paragrafo 1

Articolo 11, paragrafo 2

Articolo 18, paragrafo 2

Articolo 11, paragrafo 3

Articolo 18, paragrafo 4

Articolo 12, paragrafo 1

Articolo 10, paragrafo 1, primo comma

Articolo 12, paragrafo 2

Articolo 10, paragrafo 1, secondo comma

Articolo 12, paragrafo 3

-

Articolo 13, paragrafo 1

Articolo 19, paragrafo 1

Articolo 13, paragrafo 2

Articolo 19, paragrafo 2

Articolo 13, paragrafo 3

Articolo 19, paragrafo 3

Articolo 13, paragrafo 4

Articolo 19, paragrafo 4

Articolo 13, paragrafo 5

Articolo 19, paragrafo 7

Articolo 13, paragrafo 6

Articolo 19, paragrafo 8

Articolo 13, paragrafo 7

Articolo 19, paragrafo 10

Articolo 14, paragrafo 1

Articolo 20, paragrafo 1

Articolo 14, paragrafo 2

Articolo 20, paragrafo 2

Articolo 14, paragrafo 3

-

Articolo 14, paragrafo 4

Articolo 20, paragrafo 5

Articolo 14, paragrafo 4 bis

Articolo 20, paragrafo 6

Articolo 14, paragrafo 5

Articolo 20, paragrafo 8

Articolo 14, paragrafo 6

Articolo 20, paragrafo 9

Articolo 14, paragrafo 7

Articolo 20, paragrafo 10

Articolo 14, paragrafo 8

Articolo 20, paragrafo 11

Articolo 15, paragrafo 1

Articolo 21, paragrafo 1

Articolo 15, paragrafo 2

Articolo 21, paragrafo 2

Articolo 15, paragrafo 3

Articolo 21, paragrafo 3

Articolo 15, paragrafo 4

Articolo 21, paragrafo 4

Articolo 15, paragrafo 5

-

Articolo 15, paragrafo 6

Articolo 21, paragrafo 5

Articolo 15, paragrafo 7

Articolo 21, paragrafo 6

Articolo 16, paragrafo 1

Articolo 22, paragrafo 1

Articolo 16, paragrafo 2

Articolo 22, paragrafo 2

Articolo 16, paragrafo 3

Articolo 22, paragrafo 6

Articolo 17, paragrafo 1

Articolo 23, paragrafo 1

Articolo 17, paragrafo 2

Articolo 23, paragrafo 2

Articolo 18, paragrafo 1

Articolo 24, paragrafo 1

Articolo 18, paragrafo 2

Articolo 24, paragrafo 2

Articolo 18, paragrafo 3, primo comma

Articolo 24, paragrafo 3

Articolo 18, paragrafo 3, secondo comma

Articolo 20, paragrafo 5, terzo comma, e articolo 20, paragrafo 6

Articolo 18, paragrafo 4

Articolo 24, paragrafo 6

Articolo 19, paragrafo 1

Articolo 25, paragrafo 1

Articolo 19, paragrafo 2

Articolo 25, paragrafo 2

Articolo 19, paragrafo 3

Articolo 25, paragrafo 3

Articolo 19, paragrafo 4

-

Articolo 20, paragrafo 1

Articolo 27, paragrafo 1

Articolo 20, paragrafo 2

Articolo 27, paragrafo 2

Articolo 20, paragrafo 3

Articolo 27, paragrafo 3

Articolo 21, paragrafo 1

Articolo 29, paragrafo 1

Articolo 21, paragrafo 1 bis

Articolo 32, paragrafo 1

Articolo 21, paragrafo 1 ter

Articolo 32, paragrafo 2

Articolo 21, paragrafo 2

Articolo 29, paragrafo 2

Articolo 21, paragrafo 3, lettera a)

Articolo 30, paragrafo 1, lettera a)

Articolo 21, paragrafo 3, lettera b)

Articolo 30, paragrafo 1, lettera b)

Articolo 21, paragrafo 3, lettera c)

Articolo 30, paragrafo 1, lettera c)

Articolo 21, paragrafo 3, lettera d)

Articolo 30, paragrafo 1, lettera d)

Articolo 21, paragrafo 3, lettera e)

Articolo 30, paragrafo 1, lettera e)

Articolo 21, paragrafo 3, lettera f)

Articolo 30, paragrafo 1, lettera f)

Articolo 21, paragrafo 3, lettera g)

Articolo 30, paragrafo 1, lettera g)

Articolo 21, paragrafo 3, lettera h)

Articolo 30, paragrafo 1, lettera h)

Articolo 21, paragrafo 3, lettera i)

Articolo 30, paragrafo 1, lettera i)

Articolo 21, paragrafo 3, secondo comma

Articolo 30, paragrafo 1, secondo comma

Articolo 21, paragrafo 4, lettera a)

Articolo 30, paragrafo 1, lettera l)

Articolo 21, paragrafo 4, lettera b)

Articolo 30, paragrafo 1, lettera m)

Articolo 21, paragrafo 4, lettera c)

-

Articolo 21, paragrafo 4, lettera d)

Articolo 30, paragrafo 1, lettera n)

Articolo 21, paragrafo 4, secondo comma

Articolo 30, paragrafo 1, terzo comma

Articolo 21, paragrafo 5

Articolo 29, paragrafo 3, e articolo 30, paragrafo 5

Articolo 22, paragrafo 1

Articolo 33, paragrafo 2

Articolo 22, paragrafo 2, primo comma

Articolo 31, paragrafo 1

Articolo 22, paragrafo 2, secondo comma

-

Articolo 22, paragrafo 2, terzo comma

Articolo 31, paragrafo 5

Articolo 22, paragrafo 3

-

Articolo 22, paragrafo 4

Articolo 31, paragrafi 6 e 7

Articolo 23, paragrafo 1

Articolo 35, paragrafo 1

Articolo 23, paragrafo 2

Articolo 35, paragrafo 2

Articolo 24

Articolo 43

Articolo 24 bis, paragrafo 1

Articolo 42, paragrafo 2

Articolo 24 bis, paragrafo 2

Articolo 42, paragrafo 4

Articolo 24 bis, paragrafo 3

Articolo 42, paragrafo 1

Articolo 24 ter

Articolo 42, paragrafo 3

Articolo 24 quater

Articolo 42, paragrafo 5

Articolo 25, paragrafo 1

Articolo 36, paragrafo 1

Articolo 25, paragrafo 2

Articolo 40

Articolo 26

Articolo 38

Articolo 27

-

Articolo 28

-

Articolo 29

-

Articolo 30

-

Articolo 31

Articolo 46

Articolo 32

Articolo 47

Articolo 33

Articolo 47

(1) La questione è stata rinviata alla commissione competente per un nuovo esame conformemente all'articolo 61, paragrafo 2, secondo comma, del regolamento del Parlamento (A8-0238/2016).
(2)* Emendamenti: il testo nuovo o modificato è evidenziato in grassetto corsivo e le soppressioni sono segnalate con il simbolo ▌.
(3) GU C 177 del 18.5.2016, pag. 9.
(4) GU C 195 del 2.6.2016, pag. 1.
(5) Posizione del Parlamento europeo del ... [(GU ...) (non ancora pubblicata nella Gazzetta ufficiale)] e decisione del Consiglio del ... .
(6) Direttiva 2003/71/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 novembre 2003, relativa al prospetto da pubblicare per l'offerta pubblica o l'ammissione alla negoziazione di strumenti finanziari e che modifica la direttiva 2001/34/CE (GU L 345 del 31.12.2003, pag. 64).
(7) Direttiva 2010/73/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 novembre 2010, recante modifica delle direttive 2003/71/CE relativa al prospetto da pubblicare per l'offerta pubblica o l'ammissione alla negoziazione di strumenti finanziari e 2004/109/CE sull'armonizzazione degli obblighi di trasparenza riguardanti le informazioni sugli emittenti i cui valori mobiliari sono ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato (GU L 327 dell'11.12.2010, pag. 1).
(8) Direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, che istituisce un quadro di risanamento e risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento e che modifica la direttiva 82/891/CEE del Consiglio, e le direttive 2001/24/CE, 2002/47/CE, 2004/25/CE, 2005/56/CE, 2007/36/CE, 2011/35/UE, 2012/30/UE e 2013/36/UE e i regolamenti (UE) n. 1093/2010 e (UE) n. 648/2012, del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 173 del 12.6.2014, pag. 190).
(9) Regolamento (UE) n. 1286/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 novembre 2014, relativo ai documenti contenenti le informazioni chiave per i prodotti d'investimento al dettaglio e assicurativi preassemblati (GU L 352 del 9.12.2014, pag. 1).
(10) Direttiva 2004/109/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 dicembre 2004, sull'armonizzazione degli obblighi di trasparenza riguardanti le informazioni sugli emittenti i cui valori mobiliari sono ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato e che modifica la direttiva 2001/34/CE (GU L 390 del 31.12.2004, pag. 38).
(11) Regolamento (UE) n. 596/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, relativo agli abusi di mercato (regolamento sugli abusi di mercato) e che abroga la direttiva 2003/6/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e le direttive 2003/124/CE, 2003/125/CE e 2004/72/CE della Commissione (GU L 173 del 12.6.2014, pag. 1).
(12) Regolamento (UE) n. 1095/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 novembre 2010, che istituisce l'Autorità europea di vigilanza (Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati), modifica la decisione n. 716/2009/CE e abroga la decisione 2009/77/CE della Commissione (GU L 331 del 15.12.2010, pag. 84).
(13) Regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, che stabilisce le regole e i principi generali relativi alle modalità di controllo da parte degli Stati membri dell'esercizio delle competenze di esecuzione attribuite alla Commissione (GU L 55 del 28.2.2011, pag. 13).
(14) Direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 1995, relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati (GU L 281 del 23.11.1995, pag. 31).
(15) Regolamento (CE) n. 45/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2000, concernente la tutela delle persone fisiche in relazione al trattamento dei dati personali da parte delle istituzioni e degli organismi comunitari, nonché la libera circolazione di tali dati (GU L 8 del 12.1.2001, pag. 1).
(16)Direttiva 80/390/CEE del Consiglio, del 17 marzo 1980, per il coordinamento delle condizioni di redazione, controllo e diffusione del prospetto da pubblicare per l'ammissione di valori mobiliari alla quotazione ufficiale di una borsa valori (GU L 100 del 17.4.1980, pag. 1).
(17)Direttiva 2001/34/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 maggio 2001, riguardante l'ammissione di valori mobiliari alla quotazione ufficiale e l'informazione da pubblicare su detti valori (GU L 184 del 6.7.2001, pag. 1).
(18)Regolamento (UE) n. 575/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, relativo ai requisiti prudenziali per gli enti creditizi e le imprese di investimento e che modifica il regolamento (UE) n. 648/2012 (GU L 176 del 27.6.2013, pag. 1).
(19) Direttiva 2009/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 luglio 2009, concernente il coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative in materia di taluni organismi d’investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM) (GU L 302 del 17.11.2009, pag. 32).
(20) Direttiva 2011/61/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'8 giugno 2011, sui gestori di fondi di investimento alternativi, che modifica le direttive 2003/41/CE e 2009/65/CE e i regolamenti (CE) n. 1060/2009 e (UE) n. 1095/2010 (GU L 174 dell'1.7.2011, pag. 1).
(21)Regolamento (UE) n. 1286/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 novembre 2014, relativo ai documenti contenenti le informazioni chiave per i prodotti d'investimento al dettaglio e assicurativi preassemblati (GU L 352 del 9.12.2014, pag. 1).
(22)Regolamento (CE) n. 809/2004 della Commissione, del 29 aprile 2004, recante modalità di esecuzione della direttiva 2003/71/CE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda le informazioni contenute nei prospetti, il modello dei prospetti, l'inclusione delle informazioni mediante riferimento, la pubblicazione dei prospetti e la diffusione di messaggi pubblicitari (GU L 149 del 30.4.2004, pag. 1).
(23)Direttiva 2004/109/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 dicembre 2004, sull'armonizzazione degli obblighi di trasparenza riguardanti le informazioni sugli emittenti i cui valori mobiliari sono ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato e che modifica la direttiva 2001/34/CE (GU L 390 del 31.12.2004, pag. 38).
(24)Direttiva 2013/34/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, relativa ai bilanci d'esercizio, ai bilanci consolidati e alle relative relazioni di talune tipologie di imprese, recante modifica della direttiva 2006/43/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e abrogazione delle direttive 78/660/CEE e 83/349/CEE del Consiglio (GU L 182 del 29.6.2013, pag. 19).
(25)[GU C … del …, pag. …].
(26)Regolamento (UE) n. 600/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, sui mercati degli strumenti finanziari e che modifica il regolamento (UE) n. 648/2012 (GU L 173 del 12.6.2014, pag. 84).
(27)Decisione 2001/528/CE della Commissione, del 6 giugno 2001, che istituisce il comitato europeo dei valori mobiliari (GU L 191 del 13.7.2001, pag. 45).


Asilo: misure temporanee a beneficio dell'Italia e della Grecia *
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Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 15 settembre 2016 sulla proposta di decisione del Consiglio che modifica la decisione (UE) 2015/1601 del Consiglio, del 22 settembre 2015, che istituisce misure temporanee nel settore della protezione internazionale a beneficio dell'Italia e della Grecia (COM(2016)0171 – C8-0133/2016 – 2016/0089(NLE))
P8_TA(2016)0354A8-0236/2016

(Consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Consiglio (COM(2016)0171),

–  visto l'articolo 78, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C8-0133/2016),

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0236/2016),

1.  approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.  invita la Commissione a modificare di conseguenza la sua proposta, in conformità dell'articolo 293, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

3.  invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

4.  chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente la proposta della Commissione;

5.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Testo della Commissione   Emendamento
Emendamento 1
Proposta di decisione
Considerando 2
(2)  A norma dell'articolo 4, paragrafo 2, della decisione (UE) 2015/1601, a decorrere dal 26 settembre 2016, 54 000 richiedenti dovrebbero essere ricollocati dall'Italia e dalla Grecia nel territorio di altri Stati membri, a meno che entro tale data, ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 3, la Commissione presenti una proposta per assegnarli ad altri Stati membri beneficiari confrontati a una situazione di emergenza caratterizzata da un afflusso improvviso di persone.
(2)  A norma dell'articolo 4, paragrafo 2, della decisione (UE) 2015/1601, a decorrere dal 26 settembre 2016, 54 000 richiedenti dovrebbero essere ricollocati dall'Italia e dalla Grecia, secondo la proporzione stabilita da detta decisione (vale a dire 12 764 richiedenti dall'Italia e 41 236 dalla Grecia), nel territorio di altri Stati membri, a meno che entro tale data, ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 3, la Commissione presenti una proposta per assegnarli ad altri Stati membri beneficiari confrontati a una situazione di emergenza caratterizzata da un afflusso improvviso di persone.
Emendamento 2
Proposta di decisione
Considerando 3
(3)   L'articolo 1, paragrafo 2, della decisione (UE) 2015/1601 dispone che la Commissione debba tenere costantemente sotto osservazione la situazione concernente gli afflussi massicci di cittadini di paesi terzi negli Stati membri. La Commissione dovrebbe presentare, se del caso, proposte volte a modificare detta decisione onde tener conto dell'evoluzione della situazione sul terreno e del suo impatto sul meccanismo di ricollocazione, nonché dell'evoluzione della pressione sugli Stati membri, in particolare gli Stati membri in prima linea.
soppresso
Emendamento 3
Proposta di decisione
Considerando 3 bis (nuovo)
(3 bis)   L'articolo 4, paragrafo 1, lettera c), della decisione (UE) 2015/1601 prevede la ricollocazione di 54 000 richiedenti. Il concetto di "ricollocazione" è definito all'articolo 2, lettera e), di tale decisione ed è inteso come il trasferimento del richiedente dal territorio dello Stato membro competente per l'esame della domanda di protezione internazionale verso il territorio dello Stato membro di ricollocazione. La ricollocazione non comprende il reinsediamento o l'ammissione di persone bisognose di protezione internazionale da un paese terzo nel territorio di uno Stato membro.
Emendamento 4
Proposta di decisione
Considerando 3 ter (nuovo)
(3 ter)   Dovrebbe spettare all'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera tenere costantemente sotto osservazione la situazione concernente gli afflussi massicci di cittadini di paesi terzi negli Stati membri.
Emendamento 5
Proposta di decisione
Considerando 4
(4)  Il 7 marzo i capi di Stato o di governo dell'UE hanno convenuto di fondarsi su una serie di principi per elaborare un accordo con la Turchia, tra cui il principio di "far sì che, per ogni siriano che la Turchia riammette dalle isole greche, un altro siriano sia reinsediato dalla Turchia negli Stati membri dell'UE, nel quadro degli impegni esistenti". Tali principi sono stati ulteriormente elaborati nella comunicazione della Commissione sulle prossime fasi operative della cooperazione UE-Turchia in materia di migrazione, la quale propone di adottare le misure necessarie per trasferire al cosiddetto "programma 1:1" alcuni degli impegni assunti nell'ambito delle decisioni di ricollocazione vigenti, segnatamente la totalità o una parte dei 54 000 posti attualmente non assegnati.
(4)  Il 7 marzo, in una dichiarazione, i capi di Stato o di governo dell'UE hanno convenuto di fondarsi su una serie di principi per elaborare un accordo con la Turchia, tra cui il principio di "far sì che, per ogni siriano che la Turchia riammette dalle isole greche, un altro siriano sia reinsediato dalla Turchia negli Stati membri dell'UE, nel quadro degli impegni esistenti". Tale programma 1:1 dovrebbe essere attuato con l'obiettivo di tutelare i siriani che fuggono da guerre e persecuzioni e nel pieno rispetto del diritto di chiedere asilo e del principio di non respingimento sanciti dal diritto dell'Unione, dalla Convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951 e dal protocollo del 31 gennaio 1967 sullo status dei rifugiati.
Emendamento 6
Proposta di decisione
Considerando 5
(5)  Si prevede che il reinsediamento, l'ammissione umanitaria o altre forme di ammissione legale dalla Turchia a titolo di programmi nazionali e multilaterali allevino la pressione migratoria sugli Stati membri beneficiari della ricollocazione a norma della decisione (UE) 2015/1601, creando un percorso legale e sicuro di ingresso nell'Unione e scoraggiando gli ingressi irregolari. Pertanto, è opportuno prendere in considerazione, in relazione ai 54 000 richiedenti protezione internazionale di cui sopra, gli sforzi di solidarietà degli Stati membri che consistono nell'ammissione nel loro territorio di cittadini siriani presenti in Turchia che si trovano in evidente bisogno di protezione internazionale. È opportuno detrarre il numero di persone provenienti dalla Turchia ammesse da uno Stato membro dal numero di persone da ricollocare in tale Stato membro a norma della decisione 2015/1601 in relazione a detti 54 000 richiedenti.
(5)  Si prevede che il reinsediamento su vasta scala, l'ammissione umanitaria o altre forme di ammissione legale dalla Turchia a titolo di programmi nazionali e multilaterali siano necessari per alleviare la pressione migratoria sugli Stati membri, creando un percorso legale e sicuro di ingresso nell'Unione e rendendo non necessari gli ingressi irregolari. Per tale motivo, è opportuna una loro estensione. Ad oggi solo un numero minimo di rifugiati siriani è stato ricollocato nell'Unione. Nella sua risoluzione del 12 aprile 2016 sulla situazione nel Mediterraneo e la necessità di un approccio globale dell'UE in materia di immigrazione, il Parlamento europeo ha chiesto la creazione di un numero maggiore di vie d'accesso più sicure e legali verso l'Unione per i richiedenti asilo e i rifugiati, compreso un approccio legislativo vincolante e obbligatorio in materia di reinsediamento, l'istituzione di programmi di ammissione umanitaria da parte di tutti gli Stati membri e un maggiore ricorso ai visti umanitari. Tali misure dovrebbero integrare i meccanismi di ricollocazione adottati a norma delle decisioni (UE) 2015/1523 e (UE) 2015/1601.
Emendamento 7
Proposta di decisione
Considerando 6
(6)  I meccanismi di ammissione possono includere il reinsediamento, l'ammissione umanitaria o altri percorsi legali per l'ammissione di persone in evidente bisogno di protezione internazionale, quali programmi di visti umanitari, trasferimenti umanitari, programmi di ricongiungimento familiare, meccanismi di patrocinio privato, programmi di borse di studio, programmi per la mobilità dei lavoratori e altri ancora.
(6)  I meccanismi di ammissione possono includere il reinsediamento, l'ammissione umanitaria o altri percorsi legali per l'ammissione di persone in evidente bisogno di protezione internazionale, quali programmi di visti umanitari, trasferimenti umanitari, programmi di ricongiungimento familiare, meccanismi di patrocinio privato, programmi di borse di studio, accesso all'istruzione, programmi per la mobilità dei lavoratori e altri ancora.
Emendamento 8
Proposta di decisione
Considerando 6 bis (nuovo)
(6 bis)   La direttiva 2003/86/CE del Consiglio1 bis stabilisce le misure in materia di ricongiungimento familiare da adottare in conformità dell'obbligo di protezione della famiglia e di rispetto della vita familiare, consacrato in numerosi strumenti di diritto internazionale. Il ricongiungimento familiare non è pertanto subordinato ad altre politiche dell'Unione o a misure di solidarietà o di emergenza e dovrebbe essere rispettato e promosso in tutti i casi dagli Stati membri.
___________________
1 bis Direttiva 2003/86/CE del Consiglio, del 22 settembre 2003, relativa al diritto al ricongiungimento familiare (GU L 251 del 3.10.2003, pag. 12).
Emendamento 25
Proposta di decisione
Considerando 6 ter (nuovo)
(6 ter)   Molti richiedenti protezione internazionale al momento presenti in Grecia e in Italia non possono beneficiare del meccanismo di ricollocazione poiché sono soggetti al regolamento (UE) n. 604/2013. Gli Stati membri devono applicare senza indugio il diritto al ricongiungimento familiare a norma del regolamento (UE) n. 604/2013 e velocizzare il trattamento dei casi vulnerabili affinché queste persone possano ricongiungersi alle loro famiglie il prima possibile.
Emendamento 9
Proposta di decisione
Considerando 7
(7)  Gli impegni assunti dagli Stati membri nel quadro del programma di reinsediamento concordato nelle conclusioni dei rappresentanti dei governi degli Stati membri riuniti in sede di Consiglio, del 20 luglio 2015, non dovrebbero essere pregiudicati dalla presente decisione e non dovrebbero contare ai fini dell'adempimento degli obblighi di cui alla decisione (UE) 2015/1601. Pertanto, uno Stato membro che decide di adempiere i propri obblighi ai sensi della decisione (UE) 2015/1601 ammettendo cittadini siriani presenti in Turchia tramite il reinsediamento non può far valere tale sforzo come parte del suo impegno nell'ambito del programma di reinsediamento del 20 luglio 2015.
(7)  Gli impegni assunti dagli Stati membri nel quadro del programma di reinsediamento concordato nelle conclusioni dei rappresentanti dei governi degli Stati membri riuniti in sede di Consiglio, del 20 luglio 2015, non dovrebbero essere pregiudicati dalla presente decisione e non dovrebbero contare ai fini dell'adempimento degli obblighi di cui alla decisione (UE) 2015/1601.
Emendamento 10
Proposta di decisione
Considerando 8
(8)  Per garantire un adeguato monitoraggio della situazione, gli Stati membri dovrebbero riferire mensilmente alla Commissione sull'ammissione nel loro territorio di cittadini siriani presenti in Turchia in base all'opzione prevista dalla presente modifica, precisando a titolo di quale programma, nazionale o multilaterale, l'interessato sia stato ammesso e la forma di ammissione legale utilizzata.
(8)  Per garantire un adeguato monitoraggio della situazione, gli Stati membri dovrebbero riferire mensilmente alla Commissione sull'ammissione nel loro territorio di cittadini siriani presenti in Turchia, sulla forma di ammissione utilizzata e sul tipo di programma a titolo del quale ha avuto luogo.
Emendamento 11
Proposta di decisione
Considerando 8 bis (nuovo)
(8 bis)   Il reinsediamento non dovrebbe avvenire a scapito della ricollocazione, poiché entrambi sono importanti strumenti di solidarietà. La ricollocazione è una forma di solidarietà interna fra gli Stati membri, mentre il reinsediamento e l'ammissione umanitaria o altri tipi di ammissione sono una forma di solidarietà esterna con i paesi terzi che ospitano la maggior parte dei rifugiati.
Emendamento 12
Proposta di decisione
Considerando 8 ter (nuovo)
(8 ter)   Per quanto riguarda l'attuale numero di richiedenti asilo in Grecia e il numero crescente di richiedenti asilo che arrivano in Italia, si prevede che la necessità di luoghi di ricollocazione di emergenza rimarrà elevata.
Emendamento 13
Proposta di decisione
Considerando 8 quater (nuovo)
(8 quater)   Secondo i recenti dati dell'UNHCR, al momento in Grecia si trovano 53 859 persone in cerca di protezione internazionale. Si tratta per la maggior parte di siriani (45%), iracheni (22%) e afghani (21%). Nonostante la diminuzione del numero di arrivi e data la natura politica della dichiarazione resa il 18 marzo 2016 dai capi di Stato o di governo dell'UE sulla cooperazione con la Turchia, non è affatto possibile stabilire se l'attuale calo degli arrivi dei richiedenti asilo in Grecia continuerà. D'altro canto, i rifugiati potrebbero decidere di intraprendere nuove rotte, come la rotta del Mediterraneo centrale verso l’Italia, dove l'UNHCR segnala un aumento del 42,5% del numero dei migranti che giungono attraverso la Libia, rispetto allo stesso periodo del 2015. Si può quindi prevedere che il fabbisogno di posti per la ricollocazione rimarrà elevato.
Emendamento 14
Proposta di decisione
Considerando 8 quinquies (nuovo)
(8 quinquies)   Nella sua comunicazione "Prima relazione sulla ricollocazione e il reinsediamento" del 16 marzo 2016, la Commissione ha indicato che l'attuazione della decisione (UE) 2015/1601 presenta molte lacune. La risposta degli Stati membri al bando generale dell'EASO, che chiedeva 374 esperti, è chiaramente insufficiente data la situazione critica affrontata da Italia e Grecia. Malgrado l'aumento del numero di minori non accompagnati tra i richiedenti asilo e i rifugiati che possono beneficiare della ricollocazione, solo un numero molto limitato di essi è stato ricollocato, nonostante le decisioni del Consiglio sulla ricollocazione prevedano il trattamento prioritario dei casi di richiedenti vulnerabili. Alcuni Stati membri non hanno finora reso disponibili posti di ricollocazione. Solo 18 Stati membri si sono impegnati a ricollocare richiedenti dalla Grecia e 19 Stati membri si sono impegnati a farlo dall'Italia. Fra tali Stati membri, alcuni hanno assunto soltanto impegni molto limitati rispetto alla loro quota totale.
Emendamento 15
Proposta di decisione
Considerando 8 sexies (nuovo)
(8 sexies)   La Commissione ha avviato procedure di infrazione contro l'Italia e la Grecia sull'attuazione del regolamento (UE) n. 603/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio1 bis e contro la Grecia in relazione alla direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio1 ter. Non sono state tuttavia avviate azioni legali nei confronti degli Stati membri che non rispettano gli obblighi di cui alla decisione (UE) 2015/1601.
_________________
1 bis Regolamento (UE) n. 603/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, che istituisce l'«Eurodac» per il confronto delle impronte digitali per l'efficace applicazione del regolamento (UE) n. 604/2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide e per le richieste di confronto con i dati Eurodac presentate dalle autorità di contrasto degli Stati membri e da Europol a fini di contrasto, e che modifica il regolamento (UE) n. 1077/2011 che istituisce un'agenzia europea per la gestione operativa dei sistemi IT su larga scala nello spazio di libertà, sicurezza e giustizia (rifusione) (GU L 180 del 29.6.2013, pag. 1).
1 ter Direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti protezione internazionale (GU L 180 del 29.6.2013, pag. 96).
Emendamento 16
Proposta di decisione
Considerando 8 septies (nuovo)
(8 septies)   Gli Stati membri di ricollocazione devono rispettare pienamente i loro obblighi a norma delle decisioni (UE) 2015/1523 e (UE) 2015/1601, al fine di ridurre la pressione sugli Stati membri in prima linea. Gli Stati membri di ricollocazione dovrebbero incrementare in modo veloce e sostanziale gli sforzi intesi a far fronte all'urgente situazione umanitaria in Grecia e prevenire il deterioramento della situazione in Italia. Ad oggi gli Stati membri hanno messo a disposizione solo il 7 % del numero dei posti di ricollocazione. Al 5 giugno 2016 erano state di fatto ricollocate soltanto 793 persone dall'Italia e 2 033 dalla Grecia. Nella sua prima relazione sulla ricollocazione e il reinsediamento del 16 marzo 2016, la Commissione aveva sottolineato che gli Stati membri sono tenuti a conseguire un tasso mensile di ricollocazione pari ad almeno 5 680 persone, al fine di adempiere ai loro obblighi di ricollocazione entro due anni.
Emendamento 17
Proposta di decisione
Considerando 8 octies (nuovo)
(8 octies)   Anche gli afghani dovrebbero essere ammissibili alla ricollocazione a norma della decisione (UE) 2015/1601. Nel 2015 il numero di domande di asilo presentate da cittadini afghani nell'Unione ha raggiunto un livello senza precedenti, pari a circa 180 000, il che ha reso gli afghani il secondo gruppo di richiedenti asilo nell'Unione in tale anno. Nella maggior parte dei casi essi giungono in Grecia. Molti di loro sono minori non accompagnati. Hanno particolari esigenze di protezione a cui la Grecia, dato il perdurare delle pressioni sul sistema di asilo, non è in grado di rispondere. Il deterioramento della situazione della sicurezza in Afghanistan, che ha registrato un numero senza precedenti di attentati terroristici e vittime civili nel 2015, si è tradotto in un aumento significativo del tasso di riconoscimento dei richiedenti asilo afghani nell'Unione: dal 43% nel 2014 al 66% nel 2015, in base ai dati Eurostat.
Emendamento 18
Proposta di decisione
Considerando 14
(14)  Vista l'urgenza della situazione, la presente decisione entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea,
(14)  La presente decisione entra in vigore immediatamente il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea,
Emendamento 19
Proposta di decisione
Articolo 1 – comma 1 – punto -1 (nuovo)
Decisone (UE) 2015/1601
Articolo 3 – paragrafo 2
-1.   All'articolo 3, il paragrafo 2 è sostituito dal seguente:
2.  È soggetto a ricollocazione ai sensi della presente decisione solo un richiedente appartenente a una nazionalità per la quale la percentuale di decisioni di riconoscimento della protezione internazionale, in base agli ultimi dati medi trimestrali Eurostat aggiornati disponibili per tutta l'Unione, è pari o superiore al 75 % delle decisioni sulle domande di protezione internazionale adottate in primo grado secondo le procedure di cui al capo III della direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio (1). Nel caso degli apolidi vale il paese di precedente residenza abituale. Si prendono in considerazione gli aggiornamenti trimestrali solo per i richiedenti che non sono già stati identificati come richiedenti che potrebbero essere ricollocati a norma dell'articolo 5, paragrafo 3, della presente decisione.
"2. Sono soggetti a ricollocazione ai sensi della presente decisione solo richiedenti di nazionalità siriana, irachena, eritrea o afghana oppure quelli appartenenti a una nazionalità per la quale la percentuale di decisioni di riconoscimento della protezione internazionale, in base agli ultimi dati medi trimestrali Eurostat aggiornati disponibili per tutta l'Unione, è pari o superiore al 75 % delle decisioni sulle domande di protezione internazionale adottate in primo grado secondo le procedure di cui al capo III della direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio (1). Nel caso degli apolidi vale il paese di precedente residenza abituale. Si prendono in considerazione gli aggiornamenti trimestrali solo per i richiedenti che non sono già stati identificati come richiedenti che potrebbero essere ricollocati a norma dell'articolo 5, paragrafo 3, della presente decisione.".
Emendamento 20
Proposta di decisione
Articolo 1 – comma 1
Decisone (UE) 2015/1601
Articolo 4 – paragrafo 3 bis
All'articolo 4 della decisione (UE) 2015/1601 è inserito il paragrafo 3 bis seguente:
soppresso
"3 bis. Per quanto riguarda la ricollocazione dei richiedenti di cui al paragrafo 1, lettera c), l'ammissione da parte di Stati membri nel loro territorio di cittadini siriani presenti in Turchia, a titolo di programmi nazionali o multilaterali di ammissione legale di persone in evidente bisogno di protezione internazionale diversi dal programma di reinsediamento oggetto delle conclusioni dei rappresentanti dei governi degli Stati membri riuniti in sede di Consiglio del 20 luglio 2015, comporta una riduzione corrispondente dell'obbligo dello Stato membro in questione.
L'articolo 10 si applica mutatis mutandis a ciascuna siffatta ammissione legale che comporta una riduzione dell'obbligo di ricollocazione.
Gli Stati membri riferiscono mensilmente alla Commissione sul numero di persone legalmente ammesse ai fini del presente paragrafo, precisando il tipo di programma a titolo del quale l'ammissione ha avuto luogo e la forma di ammissione legale utilizzata."
Emendamento 21
Proposta di decisione
Articolo 1 – comma 1 – punto 1 bis (nuovo)
Decisone (UE) 2015/1601
Articolo 5 – paragrafo 2
1 bis.   All'articolo 5, il paragrafo 2 è sostituito dal seguente:
2.  Gli Stati membri, a intervalli regolari e almeno ogni tre mesi, indicano il numero di richiedenti che sono in grado di ricollocare rapidamente nel loro territorio e qualsiasi altra informazione pertinente.
"2. Gli Stati membri, a intervalli regolari e almeno ogni tre mesi, indicano il numero di richiedenti che sono in grado di ricollocare rapidamente nel loro territorio e qualsiasi altra informazione pertinente. Gli Stati membri mettono a disposizione almeno un terzo dei loro posti per la ricollocazione entro il 31 dicembre 2016.".
Emendamento 22
Proposta di decisione
Articolo 1 – comma 1 – punto 1 ter (nuovo)
Decisone (UE) 2015/1601
Articolo 5 – paragrafo 4
1 ter.   All'articolo 5, il paragrafo 4 è sostituito dal seguente:
4.  A seguito dell'approvazione dello Stato Membro di ricollocazione, l'Italia e la Grecia prendono con la massima tempestività una decisione per ciascun richiedente identificato, che ne dispone la ricollocazione in uno specifico Stato membro di ricollocazione, d'intesa con l'EASO, e ne informano il richiedente a norma dell'articolo 6, paragrafo 4. Lo Stato membro di ricollocazione può decidere di non approvare la ricollocazione di un richiedente solo in presenza di fondati motivi, di cui al paragrafo 7 del presente articolo.
"4. A seguito dell'approvazione dello Stato Membro di ricollocazione, l'Italia e la Grecia prendono con la massima tempestività una decisione per ciascun richiedente identificato, che ne dispone la ricollocazione in uno specifico Stato membro di ricollocazione, d'intesa con l'EASO, e ne informano il richiedente a norma dell'articolo 6, paragrafo 4. Lo Stato membro di ricollocazione può decidere di non approvare la ricollocazione di un richiedente solo in presenza di fondati motivi, di cui al paragrafo 7 del presente articolo. Se lo Stato membro di ricollocazione non approva la ricollocazione entro due settimane, si considera che tale Stato membro abbia dato la sua approvazione.".
Emendamento 23
Proposta di decisione
Articolo 1 – comma 1 – punto 1 quater (nuovo)
Decisone (UE) 2015/1601
Articolo 5 – paragrafo 10
1 quater.   All'articolo 5, il paragrafo 10 è sostituito dal seguente:
10.  La procedura di ricollocazione di cui al presente articolo è completata il più rapidamente possibile e non più tardi di due mesi dal momento in cui lo Stato membro di ricollocazione ha fornito le indicazioni di cui al paragrafo 2, salvo che l'approvazione da parte dello Stato membro di ricollocazione di cui al paragrafo 4 avvenga meno di due settimane prima della scadenza di tale periodo di due mesi. In tal caso il termine per il completamento della procedura di ricollocazione può essere prorogato per un periodo non superiore a due settimane. Inoltre il termine può essere prorogato per un ulteriore periodo di quattro settimane, come opportuno, ove l'Italia o la Grecia dimostrino la presenza di ostacoli pratici oggettivi che impediscono che il trasferimento abbia luogo.
"10. La procedura di ricollocazione di cui al presente articolo è completata il più rapidamente possibile e non più tardi di due mesi dal momento in cui lo Stato membro di ricollocazione ha fornito le indicazioni di cui al paragrafo 2. Il termine può essere prorogato per un periodo di quattro settimane, come opportuno, ove l'Italia o la Grecia dimostrino la presenza di ostacoli pratici oggettivi che impediscono che il trasferimento abbia luogo.".

Orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione *
PDF 305kWORD 56k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 15 settembre 2016 sulla proposta di decisione del Consiglio sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione (COM(2016)0071 – C8-0098/2016 – 2016/0043(NLE))
P8_TA(2016)0355A8-0247/2016

(Consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Consiglio (COM(2016)0071),

–  visto l'articolo 148, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C8-0098/2016),

–  vista la sua posizione dell'8 luglio 2015 sulla proposta di decisione del Consiglio sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione(1),

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (A8-0247/2016),

1.  approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.  invita la Commissione a modificare di conseguenza la sua proposta, in conformità dell'articolo 293, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

3.  invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

4.  chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente la proposta della Commissione;

5.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Testo della Commissione   Emendamento
Emendamento 1
Proposta di decisione
Considerando -1 (nuovo)
(-1)  Con la sua decisione (UE) 2015/18481 bis, il Consiglio ha deciso ancora una volta di ignorare la risoluzione legislativa del Parlamento europeo dell'8 luglio 2015. L'approccio del Consiglio è contrario allo spirito dei trattati e comporta un indebolimento della cooperazione tra le istituzioni dell'Unione e un aumento del "deficit democratico" nei confronti dei cittadini dell'Unione. Il Parlamento europeo deplora con forza l'approccio del Consiglio e sottolinea la necessità di tenere conto della sua risoluzione legislativa.
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1 bis Decisione (UE) 2015/1848 del Consiglio, del 5 ottobre 2015, sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione per il 2015 (GU L 268 del 15.10.2015, pag. 28).
Emendamento 2
Proposta di decisione
Considerando 1
(1)  Il trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) dispone nell'articolo 145 che gli Stati membri e l'Unione si adoperino per sviluppare una strategia coordinata a favore dell'occupazione, e in particolare a favore della promozione di una forza lavoro competente, qualificata, adattabile e di mercati del lavoro in grado di rispondere ai mutamenti economici, al fine di realizzare gli obiettivi previsti all'articolo 3 del trattato sull'Unione europea (TUE).
(1)  Il trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) dispone nell'articolo 145 che gli Stati membri e l'Unione si adoperino per sviluppare una strategia coordinata a favore dell'occupazione, e in particolare a favore della promozione di una forza lavoro competente, qualificata, adattabile e di mercati del lavoro in grado di rispondere ai mutamenti economici, al fine di realizzare gli obiettivi previsti all'articolo 3 del trattato sull'Unione europea (TUE). Conformemente agli articoli 9 e 10 TFUE, nella definizione e nell'attuazione delle sue politiche e azioni l'Unione garantisce la creazione di un mercato del lavoro inclusivo e integrato in grado di far fronte alle gravissime ripercussioni della disoccupazione, di assicurare un elevato livello di occupazione, condizioni di lavoro dignitose in tutta l'Unione, inclusi salari adeguati, e un'opportuna protezione sociale, nel rispetto della legislazione sul lavoro e dei contratti collettivi e in linea con il principio di sussidiarietà, nonché di assicurare un elevato livello di istruzione e formazione, e mira a combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l'origine etnica, la religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale.
Emendamento 3
Proposta di decisione
Considerando 2
(2)  La "strategia Europa 2020" proposta dalla Commissione consente all'Unione di far progredire la sua economia verso una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, accompagnata da elevati livelli di occupazione, produttività e coesione sociale. Cinque obiettivi principali, elencati negli orientamenti corrispondenti, costituiscono traguardi comuni che devono orientare l'azione degli Stati membri, tenendo in considerazione le rispettive posizioni di partenza e le situazioni nazionali, nonché le posizioni e le situazioni dell'Unione. La strategia europea per l'occupazione svolge un ruolo di primo piano nella realizzazione degli obiettivi fissati dalla nuova strategia relativamente all'occupazione e al mercato del lavoro.
(2)  La "strategia Europa 2020" proposta dalla Commissione dovrebbe consentire all'Unione di far progredire la sua economia verso una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, accompagnata da elevati livelli di occupazione, produttività e coesione sociale. L'Unione necessita di politiche olistiche e investimenti pubblici per contrastare la disoccupazione e la povertà. In questo contesto suscita profonda preoccupazione l'evoluzione registrata sinora dagli indicatori occupazionali e sociali della strategia Europa 2020, in quanto il numero delle persone a rischio di povertà ed esclusione è aumentato di 5 milioni anziché diminuire, il tasso di occupazione in certi paesi non è ancora tornato ai livelli precedenti alla crisi, mentre in alcuni Stati membri la percentuale di giovani che non studiano, non lavorano e non seguono corsi di formazione (NEET) è superiore al 20% e il tasso di abbandono scolastico precoce raggiunge il 23%. La strategia europea per l'occupazione svolge un ruolo di primo piano nella realizzazione degli obiettivi fissati dalla nuova strategia relativamente all'occupazione, all'inclusione sociale e al mercato del lavoro. Tuttavia tali obiettivi non sono stati conseguiti e gli Stati membri devono adoperarsi maggiormente per raggiungere i risultati attesi. La realizzazione della strategia Europa 2020 in ambito occupazionale e sociale deve restare un obiettivo cruciale delle politiche degli Stati membri in materia di occupazione.
Emendamento 4
Proposta di decisione
Considerando 3
(3)  Gli orientamenti integrati sono in linea con le conclusioni del Consiglio europeo. Essi danno agli Stati membri indicazioni precise su come definire e attuare i propri programmi nazionali di riforma, tenendo conto dell'interdipendenza e in linea con il patto di stabilità e crescita. Gli orientamenti a favore dell'occupazione devono essere alla base di tutte le eventuali raccomandazioni specifiche per paese rivolte dal Consiglio agli Stati membri a norma dell'articolo 148, paragrafo 4, del TFUE, parallelamente alle raccomandazioni specifiche per paese trasmesse agli Stati membri a norma dell'articolo 121, paragrafo 2 del trattato. Gli orientamenti per l'occupazione dovrebbero costituire inoltre la base per la redazione della relazione comune sull'occupazione che Consiglio e Commissione europea trasmettono ogni anno al Consiglio europeo.
(3)  Gli orientamenti integrati dovrebbero essere in linea con le conclusioni del Consiglio europeo. Essi danno agli Stati membri indicazioni precise su come definire e attuare i propri programmi nazionali di riforma, tenendo conto dell'interdipendenza e in linea con il patto di stabilità e crescita. Gli orientamenti a favore dell'occupazione dovrebbero essere presi in considerazione per tutte le eventuali raccomandazioni specifiche per paese rivolte dal Consiglio agli Stati membri a norma dell'articolo 148, paragrafo 4, TFUE, in modo bilanciato rispetto alle raccomandazioni specifiche per paese trasmesse agli Stati membri a norma dell'articolo 121, paragrafo 2, TFUE. Le raccomandazioni specifiche per paese dovrebbero tenere conto non solo degli indicatori economici ma anche, ove opportuno, di quelli occupazionali e sociali, valutando ex ante le riforme da attuare e il loro impatto sui cittadini. Gli orientamenti per l'occupazione dovrebbero essere stabiliti in stretta collaborazione con il Parlamento europeo e dovrebbero costituire la base per la redazione della relazione comune sull'occupazione che Consiglio e Commissione europea trasmettono ogni anno al Consiglio europeo. Nella procedura per gli squilibri macroeconomici sono stati recentemente inseriti tre indicatori occupazionali, ovvero il tasso di attività, l'occupazione giovanile e la disoccupazione di lungo periodo, e il Parlamento europeo, nella sua risoluzione del 25 febbraio 20161 bis, ha chiesto che tali indicatori siano utilizzati per avviare un'analisi approfondita negli Stati membri pertinenti, la quale possa suggerire e condurre all'applicazione di ulteriori riforme economiche, sociali e del mercato del lavoro.
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1 bis Testi approvati, P8_TA(2016)0058.
Emendamento 5
Proposta di decisione
Considerando 4
(4)  L'esame dei programmi nazionali di riforma degli Stati membri, contenuti nella relazione comune sull'occupazione, dimostra che gli Stati membri dovrebbero continuare a compiere ogni sforzo per affrontare i seguenti settori prioritari: aumentare la partecipazione al mercato del lavoro e ridurre la disoccupazione strutturale, sviluppare una forza lavoro competente, in grado di soddisfare le esigenze del mercato e promuovere la qualità del lavoro e l'apprendimento permanente, migliorare i risultati dei sistemi di istruzione e formazione a tutti i livelli e incrementare la partecipazione all'istruzione terziaria, promuovere l'inclusione sociale e combattere la povertà.
(4)  L'esame dei programmi nazionali di riforma degli Stati membri, contenuti nella relazione comune sull'occupazione, dimostra che gli Stati membri dovrebbero tenere conto delle raccomandazioni del Parlamento europeo relative all'analisi annuale della crescita, delle raccomandazioni specifiche per paese e degli orientamenti in materia di occupazione, e che dovrebbero continuare a compiere ogni sforzo per affrontare i seguenti settori prioritari: aumentare la partecipazione al mercato del lavoro e ridurre la disoccupazione strutturale creando posti di lavoro, sostenere mercati del lavoro ben funzionanti, dinamici e inclusivi, sviluppare una forza lavoro competente in grado di soddisfare le esigenze del mercato, promuovere posti di lavoro dignitosi e l'apprendimento permanente, migliorare i risultati dei sistemi di istruzione e formazione a tutti i livelli e incrementare la partecipazione all'istruzione terziaria, promuovere l'inclusione sociale e la conciliazione tra le esigenze familiari e professionali, contrastare qualsiasi forma di discriminazione, combattere la povertà, in particolare quella infantile, e rafforzare le capacità della popolazione a fronte dell'invecchiamento demografico.
Emendamento 6
Proposta di decisione
Considerando 6 bis (nuovo)
(6 bis)   120 milioni di cittadini dell'Unione - circa 25% del totale - sono a rischio di povertà ed esclusione sociale. Tale situazione di emergenza, caratterizzata fra l'altro dal numero costantemente elevato di cittadini disoccupati, richiede l'adozione, da parte della Commissione, di misure volte a incoraggiare gli Stati membri a introdurre regimi nazionali di reddito minimo di cittadinanza, affinché siano assicurate a questi cittadini condizioni di vita dignitose.
Emendamento 7
Proposta di decisione
Articolo 1 – comma 1
Gli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione figuranti nell'allegato alla decisione del Consiglio, del 5 ottobre 2015, relativa a orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione4 sono mantenuti per il 2016 e saranno presi in considerazione dagli Stati membri nella definizione delle rispettive politiche a favore dell'occupazione.
Gli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione, figuranti nell'allegato, sono adottati. Gli Stati membri tengono conto di tali orientamenti nelle politiche a favore dell'occupazione e nei programmi di riforma, su cui presentano una relazione in linea con l'articolo 148, paragrafo 3, TFUE.
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4 Decisione (UE) 2015/1848 del Consiglio, del 5 ottobre 2015, sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione (GU L 268 del 15.10.2015, pag. 28).
Emendamento 8
Proposta di decisione
Allegato (nuovo)
Orientamento 5: rilanciare la domanda di lavoro
Gli Stati membri, in collaborazione con le autorità locali e regionali, dovrebbero affrontare in modo efficace e tempestivo il gravissimo problema della disoccupazione, oltre ad agevolare e investire nella creazione di posti di lavoro sostenibili e di qualità, garantire l'accessibilità per i gruppi a rischio, ridurre gli ostacoli che impediscono alle imprese di assumere personale in tutti i livelli di competenza e in tutti i settori del mercato del lavoro, riducendo al contempo la burocrazia nel rispetto delle norme sociali e del lavoro, promuovere l'imprenditorialità giovanile e in particolare sostenere la creazione e la crescita di micro, piccole e medie imprese per aumentare il tasso di occupazione di donne e uomini. Gli Stati membri dovrebbero promuovere attivamente, tra gli altri elementi, i posti di lavoro nel settore verde, bianco e blu, così come l'economia sociale, e favorire l'innovazione sociale.
La pressione fiscale dovrebbe essere trasferita dal lavoro ad altre fonti d'imposizione meno pregiudizievoli per l'occupazione e la crescita, preservando nel contempo le entrate necessarie a un'adeguata protezione sociale e a spese destinate agli investimenti pubblici, all'innovazione e alla creazione di posti di lavoro. Le riduzioni delle imposte sul lavoro dovrebbero riguardare elementi pertinenti della pressione fiscale, mirare a contrastare la discriminazione e a rimuovere gli ostacoli e i disincentivi alla partecipazione al mercato del lavoro, in particolare per le persone con disabilità e per quelle più lontane dal mercato del lavoro, nel rispetto delle norme vigenti in materia di lavoro.
Le politiche intese a garantire che i salari rappresentino un reddito di sussistenza adeguato rimangono importanti per creare occupazione e ridurre la povertà nell'Unione. Pertanto gli Stati membri, di concerto con le parti sociali, dovrebbero rispettare e incoraggiare meccanismi di fissazione dei salari che consentano di adeguare i salari reali all'andamento della produttività e contribuiscano a correggere le precedenti divergenze senza alimentare pressioni deflazionistiche. Detti meccanismi dovrebbero garantire risorse sufficienti per soddisfare le necessità di base, tenendo conto degli indicatori sulla povertà specifici per ogni Stato membro. A tal proposito si dovrebbero opportunamente valutare le differenze relative alle competenze e alle condizioni dei mercati del lavoro locali, allo scopo di garantire in tutta l'Unione un salario che permetta una vita dignitosa. Nel fissare i salari minimi conformemente alla legislazione e alle prassi nazionali, gli Stati membri e le parti sociali dovrebbero garantirne l'adeguatezza e tenere conto delle ripercussioni sulla povertà dei lavoratori, sul reddito delle famiglie, sulla domanda aggregata, sulla creazione di posti di lavoro e sulla competitività.
Gli Stati membri dovrebbero ridurre la burocrazia allo scopo di sgravare da oneri le piccole e medie imprese, dal momento che queste ultime contribuiscono notevolmente alla creazione di posti di lavoro.
Orientamento 6: rafforzare l'offerta di lavoro e le competenze
Gli Stati membri dovrebbero promuovere una produttività sostenibile e occupazioni di qualità mediante un'adeguata offerta di conoscenze e competenze pertinenti, rese fruibili e accessibili a tutti. Essi dovrebbero prestare particolare attenzione all'assistenza sanitaria, ai servizi sociali e a quelli di trasporto che sono o saranno confrontati, nel medio termine, con una carenza di personale. Gli Stati membri dovrebbero effettuare investimenti efficaci in sistemi di istruzione di elevata qualità e inclusivi sin dalla giovane età e in sistemi di formazione professionale, migliorandone nel contempo l'efficacia e l'efficienza per accrescere il know-how e il livello di competenza della forza lavoro, aumentando al tempo stesso la diversità delle sue competenze, e per consentire a quest'ultima di anticipare e soddisfare meglio le esigenze in rapida evoluzione di mercati del lavoro dinamici in un'economia sempre più digitale. A tal fine, è opportuno tenere presente il fatto che le cosiddette "competenze trasversali", come la comunicazione, stanno diventando sempre più importanti per numerose professioni.
Gli Stati membri dovrebbero promuovere l'imprenditorialità tra i giovani, anche introducendo appositi corsi facoltativi e incoraggiando la creazione di imprese di studenti nelle scuole medie superiori e nelle università. Gli Stati membri, in collaborazione con le autorità regionali e locali, dovrebbero intensificare gli sforzi per contrastare l'abbandono scolastico da parte dei giovani, garantire una transizione più fluida dal mondo dell'istruzione e della formazione a quello del lavoro, migliorare l'accesso ed eliminare gli ostacoli a un'istruzione di qualità per tutti gli adulti, con particolare riferimento ai gruppi ad alto rischio e alle loro necessità, riqualificando le competenze laddove la perdita di lavoro e i cambiamenti nel mercato del lavoro rendano necessario il loro reinserimento attivo. Gli Stati membri dovrebbero contemporaneamente attuare strategie di invecchiamento attivo per consentire una vita lavorativa sana fino al raggiungimento dell'età pensionabile.
Nel garantire il necessario livello di competenze richieste da un mercato del lavoro in continua evoluzione e nel sostenere programmi di istruzione e formazione, oltre a quelli per l'apprendimento degli adulti, gli Stati membri dovrebbero tenere presente che sono altresì necessari lavori poco qualificati e che le opportunità di lavoro sono migliori per i soggetti altamente qualificati rispetto alle persone mediamente o scarsamente qualificate.
L'accesso a costi ragionevoli all'istruzione e all'assistenza di qualità per la prima infanzia dovrebbe costituire una priorità per politiche e investimenti di vasto respiro, unitamente a misure di sostegno e conciliazione familiari e parentali, intese ad aiutare i genitori a trovare il giusto equilibrio tra vita lavorativa e familiare, contribuendo in tal modo a prevenire l'abbandono scolastico precoce e a migliorare le possibilità dei giovani sul mercato del lavoro.
Sarebbe opportuno risolvere efficacemente e rapidamente, nonché prevenire, il problema della disoccupazione, in particolare quella a lungo termine e l'elevata disoccupazione regionale, tramite una combinazione di interventi sul versante della domanda e dell'offerta. Il numero di disoccupati di lungo periodo e il problema dello squilibrio tra domanda e offerta di competenze, nonché dell'obsolescenza delle stesse, sono questioni che dovrebbero essere affrontate mediante strategie globali in grado di sostenersi reciprocamente, compreso un sostegno attivo personalizzato, basato sulle necessità, e opportune forme di protezione sociale per i disoccupati di lungo periodo affinché si reinseriscano nel mercato del lavoro in modo consapevole e responsabile. La disoccupazione giovanile deve essere affrontata in modo complessivo grazie a una strategia generale a favore dell'occupazione dei giovani. Ciò implica investimenti in settori in grado di creare posti di lavoro di qualità per i giovani dotando gli attori competenti, quali i servizi di sostegno ai giovani, gli erogatori d'istruzione e formazione, le organizzazioni giovanili e i servizi pubblici per l'impiego, di mezzi necessari a mettere in atto pienamente e con coerenza i piani nazionali di attuazione della Garanzia per i giovani, assicurando altresì un rapido utilizzo delle risorse disponibili da parte degli Stati membri. Dovrebbe inoltre essere facilitato l'accesso ai finanziamenti per coloro che decidono di intraprendere un'attività imprenditoriale, attraverso un'informazione più efficace, una riduzione dell'eccessiva burocrazia e la possibilità di convertire sussidi di disoccupazione di diversi mesi in una sovvenzione iniziale per l'avvio di un'impresa, previa presentazione di un piano aziendale e in conformità della normativa nazionale.
Gli Stati membri dovrebbero tenere conto delle disparità regionali e locali in sede di elaborazione ed esecuzione delle misure di lotta alla disoccupazione nonché collaborare con i servizi locali per l'impiego.
Dovrebbero essere affrontate le carenze strutturali dei sistemi di istruzione e di formazione per garantire la qualità dei risultati dell'apprendimento, per prevenire e contrastare il fenomeno dell'abbandono scolastico precoce e per promuovere un'istruzione onnicomprensiva e di alta qualità sin dai livelli scolastici inferiori. Ciò richiede sistemi di istruzione flessibili con una particolare attenzione alla pratica. Gli Stati membri, in collaborazione con le autorità locali e regionali, dovrebbero migliorare la qualità del livello di istruzione, rendendola accessibile a tutti, istituire e migliorare i sistemi di istruzione duale, in modo che siano adattati alle loro esigenze, potenziando la formazione professionale e i quadri esistenti quali Europass e garantendo al contempo, ove necessario, l'opportuna riqualificazione delle competenze e il riconoscimento di quelle acquisite al di fuori del sistema formale di istruzione. È opportuno rafforzare i nessi tra il mondo dell'istruzione e il mercato del lavoro, garantendo al contempo che l'istruzione sia sufficientemente ampia da fornire alle persone una solida base ai fini dell'occupabilità durante l'intero arco della vita.
Gli Stati membri dovrebbero adattare meglio i sistemi di formazione al mercato del lavoro onde agevolare il passaggio dall'istruzione al mondo del lavoro. In particolare nel contesto della digitalizzazione, così come in termini di nuove tecnologie, i posti di lavoro verdi e il settore sanitario costituiscono aspetti fondamentali.
Occorre ridurre ulteriormente la discriminazione nel mercato del lavoro e in relazione all'accesso al medesimo, in particolare per i gruppi che subiscono discriminazioni o esclusione, come le donne, i lavoratori più anziani, i giovani, le persone con disabilità e i migranti regolari. Deve essere garantita la parità di genere nel mercato del lavoro, inclusa la parità di retribuzione, e occorre assicurare l'accesso a costi ragionevoli a un'istruzione e un'assistenza di elevata qualità per la prima infanzia nonché la flessibilità necessaria per impedire l'esclusione di coloro che interrompono la loro carriera a causa di responsabilità familiari, come ad esempio le persone che prestano assistenza in ambito familiare. In tal senso, gli Stati membri dovrebbero sbloccare la direttiva concernente la presenza di donne nei consigli delle società.
Gli Stati membri dovrebbero inoltre tenere presente, a tal riguardo, il fatto che le percentuali di giovani che non studiano, non lavorano e non seguono corsi di formazione (NEET) sono più elevate fra le ragazze rispetto ai ragazzi e che il fenomeno dei NEET è dovuto innanzitutto a un incremento della disoccupazione giovanile, ma anche all'inattività connessa alla mancanza di istruzione.
Gli Stati membri dovrebbero sfruttare in modo completo, efficace ed efficiente il Fondo sociale europeo e il sostegno offerto dagli altri fondi dell'Unione al fine di contrastare la povertà e migliorare l'occupazione di qualità, l'inclusione sociale, l'istruzione, la pubblica amministrazione e i servizi pubblici. È opportuno mobilitare anche il Fondo europeo per gli investimenti strategici e le relative piattaforme d'investimento per garantire che siano creati posti di lavoro di qualità e che i lavoratori dispongano delle competenze necessarie per la transizione dell'Unione verso un modello di crescita sostenibile.
Orientamento 7: rafforzare il funzionamento dei mercati del lavoro
Gli Stati membri dovrebbero ridurre la segmentazione del mercato del lavoro contrastando l'occupazione precaria, la sottoccupazione, il lavoro non dichiarato e i contratti a zero ore. Le norme in materia di protezione dell'occupazione e le istituzioni ad essa preposte dovrebbero garantire un ambiente propizio all'assunzione, offrendo nel contempo adeguati livelli di protezione ai lavoratori e a coloro che cercano un impiego o sono assunti con contratti a tempo determinato, a tempo parziale ovvero atipici o con contratti a progetto, coinvolgendo in modo attivo le parti sociali e favorendo la contrattazione collettiva. Dovrebbe essere garantita a tutti un'occupazione di qualità in termini di sicurezza socioeconomica, durata, salari adeguati, diritti sul lavoro, condizioni lavorative dignitose (incluse la salute e la sicurezza), protezione sociale, parità di genere e opportunità di istruzione e formazione. Pertanto è necessario promuovere l'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, il reintegro dei disoccupati di lungo periodo e un equilibrio tra vita professionale e vita privata fornendo servizi di assistenza a prezzi accessibili e ammodernando l'organizzazione del lavoro. Dovrebbe essere favorita nell'Unione una convergenza verso standard più elevati per quanto concerne le condizioni lavorative.
L'accesso al mercato del lavoro dovrebbe favorire l'imprenditorialità, la creazione di posti di lavoro sostenibili in tutti i settori, compresa l'occupazione verde, l'assistenza e l'innovazione sociale, al fine di valorizzare il più possibile le competenze delle persone, favorirne lo sviluppo lungo tutto l'arco della vita e promuovere le innovazioni che traggono origine dall'iniziativa dei lavoratori.
Gli Stati membri dovrebbero coinvolgere maggiormente i parlamenti nazionali, le parti sociali, le organizzazioni della società civile e gli enti regionali e locali nella concezione e nell'attuazione di riforme e politiche pertinenti, in linea con il principio di partenariato e le prassi nazionali, sostenendo al contempo il miglioramento del funzionamento e dell'efficacia del dialogo sociale a livello nazionale, soprattutto nei paesi che presentano importanti problemi di svalutazione salariale causati dalla recente deregolamentazione dei mercati del lavoro e dalla debolezza della contrattazione collettiva.
Gli Stati membri dovrebbero garantire norme di qualità di base delle politiche attive del mercato del lavoro, potenziandone gli obiettivi, la portata, l'ambito di applicazione e l'interazione con misure di sostegno, quali le misure in materia di previdenza sociale. Tali politiche dovrebbero essere volte a migliorare l'accesso al mercato del lavoro, a rafforzare la contrattazione collettiva e il dialogo sociale e a sostenere transizioni sostenibili nel mercato del lavoro mediante servizi pubblici per l'impiego altamente qualificati che offrano sostegno personalizzato e attuino sistemi di misurazione delle prestazioni. Gli Stati membri dovrebbero inoltre garantire che i loro sistemi di protezione sociale consentano a chi può partecipare al mercato del lavoro di entrare effettivamente nella vita attiva con responsabilità, proteggano chi (temporaneamente) è escluso dai mercati del lavoro e/o non è in grado di parteciparvi, e preparino le persone a rischi potenziali e al mutamento delle condizioni economiche e sociali, investendo nel capitale umano. Gli Stati membri dovrebbero introdurre, come una delle possibili misure per la riduzione della povertà e conformemente alle prassi nazionali, un reddito minimo commisurato alla loro specifica situazione socioeconomica. Gli Stati membri dovrebbero promuovere mercati del lavoro inclusivi e aperti a tutti, nonché porre in essere misure efficaci contro la discriminazione.
Dovrebbe essere garantita la mobilità dei lavoratori come diritto fondamentale e frutto di una libera scelta, con l'obiettivo di sfruttare pienamente il potenziale del mercato del lavoro europeo, tra l'altro rafforzando la trasferibilità delle pensioni e l'effettivo riconoscimento delle qualifiche e delle competenze nonché provvedendo all'eliminazione degli ostacoli burocratici e di altro tipo attualmente esistenti. Gli Stati membri dovrebbero allo stesso tempo far fronte alle barriere linguistiche, migliorando i sistemi di formazione in tale ambito. Gli Stati membri dovrebbero inoltre avvalersi in maniera adeguata della rete EURES per incoraggiare la mobilità dei lavoratori. Sarebbe opportuno promuovere investimenti nelle regioni che registrano deflussi di manodopera al fine di arginare la fuga di cervelli e incoraggiare il ritorno dei lavoratori mobili.
Orientamento 8: migliorare la qualità e i risultati dei sistemi di istruzione e di formazione a tutti i livelli
L'accesso a servizi di assistenza e a un'istruzione della prima infanzia di qualità e a prezzi ragionevoli dovrebbe costituire una priorità per gli Stati membri, in quanto si tratta di importanti misure di sostegno per gli attori del mercato del lavoro che contribuiscono ad aumentare il tasso globale di occupazione, sostenendo nel contempo le persone nell'affrontare le loro responsabilità. Gli Stati membri dovrebbero elaborare politiche globali e realizzare gli investimenti necessari per migliorare le misure di sostegno alle famiglie e ai genitori, così come le misure intese ad aiutare i genitori a conciliare la vita professionale e quella familiare, in modo da contribuire a prevenire l'abbandono scolastico precoce e aumentare le possibilità dei giovani nel mercato del lavoro.
Orientamento 9: garantire la giustizia sociale, combattere la povertà e promuovere le pari opportunità
Gli Stati membri, in cooperazione con gli enti regionali e locali, dovrebbero migliorare i sistemi di protezione sociale garantendo norme minime per offrire una protezione efficace, efficiente e sostenibile in tutte le fasi della vita di un individuo, assicurando un'esistenza dignitosa, la solidarietà, l'accesso alla protezione sociale, il pieno rispetto dei diritti sociali e l'equità, affrontando le disuguaglianze e promuovendo l'inclusione al fine di eliminare la povertà, con particolare attenzione verso chi è escluso dal mercato del lavoro e verso i gruppi più vulnerabili. Sono necessarie politiche sociali semplificate, più mirate e più ambiziose, che includano servizi di assistenza all'infanzia e di istruzione di qualità a costi ragionevoli, servizi di formazione e orientamento professionale efficaci, servizi di assistenza abitativa nonché un'assistenza sanitaria di elevata qualità e accessibile a tutti, l'accesso a servizi di base, quali conti bancari e Internet, nonché misure intese a prevenire l'abbandono scolastico precoce e a combattere la povertà estrema, l'esclusione sociale e, più in generale, tutte le forme di povertà. Occorre in particolare affrontare con decisione la povertà infantile.
A tale scopo si dovrebbe usare in modo complementare una serie di strumenti, tra cui servizi che permettano di attivare il lavoro e servizi di sostegno al reddito mirati a esigenze individuali. A questo riguardo spetta a ciascuno Stato membro fissare livelli di reddito minimo, conformemente alle prassi nazionali, commisurati alla specifica situazione socioeconomica dello Stato membro in questione. I sistemi di protezione sociale dovrebbero essere concepiti in modo da facilitare l'accesso e la presa in carico di tutte le persone in modo non discriminatorio, sostenere gli investimenti in capitale umano e contribuire a prevenire e ridurre la povertà, l'esclusione sociale e altri rischi quali la perdita della salute o del posto di lavoro, nonché a fornire protezione contro tali fenomeni. Particolare attenzione dovrebbe essere rivolta ai bambini che si trovano in condizioni di povertà a causa della disoccupazione di lungo periodo dei genitori.
I sistemi pensionistici dovrebbero essere strutturati in modo tale che ne sia garantita la sostenibilità, la sicurezza e l'adeguatezza per donne e uomini, rafforzando i regimi pensionistici, con l'obiettivo di assicurare un reddito pensionistico dignitoso, almeno al di sopra della soglia di povertà. I sistemi pensionistici dovrebbero prevedere il consolidamento, l'ulteriore sviluppo e il miglioramento dei tre pilastri dei sistemi di risparmio pensionistici. Il collegamento tra età pensionabile e aspettativa di vita non costituisce l'unico strumento con cui affrontare la sfida dell'invecchiamento. Le riforme dei sistemi pensionistici dovrebbero anche, tra l'altro, rispecchiare le tendenze del mercato del lavoro, i tassi di natalità, la situazione demografica, la situazione sanitaria e patrimoniale, le condizioni di lavoro e l'indice di dipendenza economica. Il modo migliore per affrontare la sfida dell'invecchiamento consiste nell'aumentare il tasso di occupazione complessivo, anche sulla base degli investimenti sociali nell'invecchiamento attivo.
Gli Stati membri dovrebbero migliorare la qualità, l'accessibilità (anche economica), l'efficienza e l'efficacia dei sistemi di assistenza sanitaria, di assistenza a lungo termine e dei servizi sociali, e assicurare condizioni di lavoro dignitose nei relativi settori, salvaguardando nel contempo la sostenibilità finanziaria di tali sistemi attraverso un miglioramento dei finanziamenti basati sulla solidarietà.
Gli Stati membri dovrebbero sfruttare appieno il sostegno del Fondo sociale europeo e di altri fondi dell'Unione al fine di contrastare la povertà, l'esclusione sociale e la discriminazione, migliorare l'accessibilità per le persone con disabilità al fine di promuovere la parità tra donne e uomini e migliorare la pubblica amministrazione.
Gli obiettivi principali della strategia Europa 2020, sulla cui base gli Stati membri definiscono i loro obiettivi nazionali, tenendo conto delle rispettive posizioni iniziali e delle situazioni nazionali, mirano a innalzare al 75% il tasso di occupazione per gli uomini e le donne di età compresa tra i 20 e i 64 anni entro il 2020, a ridurre l'abbandono scolastico a tassi inferiori al 10%, ad aumentare ad almeno il 40% la quota delle persone tra i 30 e i 34 anni in possesso di un titolo di studio terziario o equipollente e a promuovere l'inclusione sociale, in particolare attraverso la riduzione della povertà, puntando a sottrarre almeno 20 milioni di persone al rischio di povertà ed esclusione1 bis.
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1 bis La popolazione è definita in base al numero di persone a rischio di povertà e di esclusione secondo tre indicatori (rischio di povertà, deprivazione materiale, nucleo familiare privo di occupazione), lasciando gli Stati membri liberi di definire obiettivi nazionali sulla base degli indicatori più appropriati, tenendo conto delle circostanze e priorità nazionali.

(1) Testi approvati, P8_TA(2015)0261.


Obiettivi principali per la 17a riunione della Conferenza delle parti della CITES a Johannesburg
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Risoluzione del Parlamento europeo del 15 settembre 2016 sugli obiettivi strategici dell'UE per la 17a riunione della Conferenza delle parti della Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e fauna selvatiche minacciate di estinzione (CITES), che si terrà dal 24 settembre al 5 ottobre 2016 a Johannesburg (Sud Africa) (2016/2664(RSP))
P8_TA(2016)0356B8-0987/2016

Il Parlamento europeo,

–  vista la gravità del declino della biodiversità mondiale, circostanza che rappresenta la sesta grande estinzione di massa delle specie,

–  visto il ruolo delle foreste e delle foreste tropicali, che rappresentano la principale riserva mondiale di biodiversità terrestre e un ambiente di vita essenziale per le specie di fauna e flora selvatiche e per le popolazioni autoctone,

–  vista la 17a riunione della Conferenza delle parti (CoP 17) della Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e fauna selvatiche minacciate di estinzione (CITES), che si terrà dal 24 settembre al 5 ottobre 2016 a Johannesburg (Sud Africa),

–  vista la risoluzione 69/314 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite sulla lotta al traffico illecito di specie selvatiche, adottata il 30 luglio 2015,

–  viste le interrogazioni al Consiglio e alla Commissione sugli obiettivi chiave per la Conferenza delle parti della CITES che si terrà dal 24 settembre al 5 ottobre 2016 a Johannesburg, Sud Africa (O-000088/2016 – B8-0711/2016 e O-000089/2016 – B8-0712/2016),

–  visti l'articolo 128, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che la CITES, con 181 parti aderenti, ivi compresi l'UE e i suoi 28 Stati membri, rappresenta il più importante accordo globale esistente relativo alla conservazione delle specie selvatiche;

B.  considerando che l'obiettivo della CITES consiste nell'assicurare che il commercio internazionale delle specie di flora e di fauna selvatiche non costituisca una minaccia per la sopravvivenza delle specie allo stato selvatico;

C.  considerando che, secondo la lista rossa delle specie minacciate compilata dall'Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN), oltre 23 000 specie, pari a circa il 30% delle 79 837 specie analizzate dalla IUCN, sono minacciate di estinzione;

D.  considerando che la foresta pluviale tropicale ospita dal 50 all'80 % di specie animali e vegetali terrestri; che questi ambienti sono oggi particolarmente minacciati, soprattutto dalla commercializzazione delle specie, in particolare dallo sfruttamento del legno tropicale e del sottosuolo; che la deforestazione e la vendita illegale di legname hanno effetti disastrosi sulla conservazione della flora e della fauna delle superfici forestali;

E.  considerando che la pesca intensiva, la caccia commerciale ma anche lo sfruttamento non regolamentato di microorganismi e delle risorse del sottosuolo sottomarino mettono a rischio la biodiversità marina;

F.  considerando che numerose specie oggetto di caccia da trofeo registrano una drastica diminuzione delle rispettive popolazioni; che gli Stati membri dell'UE hanno dichiarato di aver importato, in un decennio e in qualità di trofei di caccia, circa 117 000 esemplari di specie selvatiche elencate nelle appendici CITES;

G.  considerando che il traffico di specie selvatiche è diventato un reato transnazionale ad opera di gruppi criminali organizzati e ha un notevole impatto negativo sulla biodiversità e sulla sopravvivenza delle popolazioni locali, in quanto nega loro un reddito legale, creando insicurezza e instabilità;

H.  considerando che il commercio illegale di specie selvatiche è diventato il quarto più grande mercato nero, dopo quello della droga, degli esseri umani e delle armi; che Internet ha assunto un ruolo cruciale nel facilitare il traffico di specie selvatiche; che anche i gruppi terroristici fanno ricorso ai suddetti traffici per autofinanziarsi; che i reati legati al traffico di specie selvatiche non vengono puniti in modo abbastanza severo;

I.  considerando che la corruzione riveste un ruolo essenziale nel traffico di specie selvatiche;

J.  considerando che, in base alle informazioni disponibili, esemplari prelevati negli ambienti naturali sarebbero oggetto di riciclaggio attraverso l'uso fraudolento di licenze e dichiarazioni CITES di allevamento in cattività;

K.  considerando che l'UE rappresenta uno dei principali mercati di transito e di destinazione del commercio illegale di specie selvatiche, in particolare di uccelli, tartarughe, rettili e specie vegetali(1) inseriti negli elenchi allegati alla CITES;

L.  considerando che, in Europa e a livello internazionale, un numero crescente di specie esotiche commerciate illegalmente è tenuto come animali da compagnia; che la fuga di tali animali può comportarne la diffusione incontrollata, con ripercussioni sull'ambiente e sulla sicurezza e la salute pubbliche;

M.  considerando che l'Unione e gli Stati membri forniscono alla CITES un considerevole sostegno finanziario e logistico, anche per contrastare il commercio illegale di specie selvatiche in molti paesi terzi;

N.  considerando che le specie oggetto della CITES sono elencate in appendici secondo il loro stato di conservazione e il volume di scambi internazionali: l'appendice I comprende le specie a rischio di estinzione per le quali sono vietati gli scambi commerciali, mentre l'appendice II comprende le specie per le quali è previsto un controllo del commercio finalizzato a evitarne un utilizzo incompatibile con la sopravvivenza delle specie stessa;

O.  considerando che le specie elencate nell'appendice I della CITES sono rigorosamente protette, che è vietato qualsiasi scambio commerciale di tali specie e che l'autorizzazione a vendere gli esemplari o i prodotti confiscati (quali ad esempio avorio, prodotti collegati alle tigri, corni di rinoceronte) comprometterebbe il conseguimento degli obiettivi della CITES;

P.  considerando che è fondamentale adoperarsi per migliorare la trasparenza nei processi decisionali;

1.  valuta positivamente l'adesione dell'UE alla CITES; ritiene che si tratti di un passo fondamentale per garantire che l'Unione possa perseguire appieno gli obiettivi più generali delle sue politiche in materia ambientale e della regolamentazione del commercio internazionale delle specie della flora e della fauna selvatiche minacciate di estinzione, nonché promuovere le politiche per lo sviluppo sostenibile dell'Agenda 2030 dell'ONU;

2.  accoglie con favore la partecipazione dell'UE, per la prima volta, in qualità di parte aderente e sostiene le proposte avanzate dall'Unione e dagli Stati membri, in particolare le proposte di risoluzione sulla corruzione e sui trofei di caccia, l'estensione della tutela a titolo della CITES a una serie di specie importate nell'UE, in particolare gli animali da compagnia, nonché la proposta di modifica della risoluzione 13.7 (rev. CoP 14) sul controllo del commercio di oggetti personali e domestici;

3.  sottolinea che l'adesione dell'Unione europea alla CITES ha reso lo status giuridico dell'UE in seno alla CITES più trasparente nei confronti delle terze parti della Convenzione; ritiene che si tratti di un passo logico e necessario per garantire che l'Unione europea sia pienamente in grado di perseguire i suoi obiettivi a norma della sua politica ambientale; rammenta che l'adesione consente alla Commissione di esprimere, per conto dell'Unione, una posizione coerente a livello di UE sulle questioni relative alla CITES e di svolgere un ruolo essenziale nei negoziati durante le conferenze delle parti;

4.  sottolinea che l'Unione europea ha aderito alla CITES nel 2015 ed esprimerà i suoi 28 voti sulle questioni di competenza dell'UE alla CoP della CITES; sostiene, a tale riguardo, le modifiche al regolamento interno della CoP, che riflettono il testo della Convenzione CITES sulle votazioni delle organizzazioni regionali di integrazione economica, conformemente ad altri accordi internazionali in vigore da molti anni, e si oppone al calcolo dei voti dell'Unione europea sulla base del numero degli Stati membri che sono adeguatamente accreditati per la riunione al momento dell'effettiva votazione;

5.  è favorevole al piano d'azione adottato di recente dall'UE contro il traffico di specie selvatiche, volto a prevenire tale traffico affrontandone le cause principali, migliorando l'attuazione e l'applicazione delle regole vigenti e combattendo con maggiore efficacia la criminalità organizzata legata alle specie selvatiche; accoglie con favore l'inclusione nel piano d'azione di uno specifico capitolo sul rafforzamento del partenariato globale dei paesi di origine, consumo e transito contro il traffico di specie selvatiche; esorta altresì l'UE e gli Stati membri ad adottare e attuare il piano d'azione rafforzato, il quale darà prova di un solido impegno da parte dell'Europa a livello di lotta al traffico di specie selvatiche;

6.  sostiene l'iniziativa promossa dalla Commissione e dagli Stati membri di concordare orientamenti globali sui trofei di caccia nel quadro della CITES, ai fini di un miglior controllo a livello internazionale dell'origine sostenibile dei trofei di caccia delle specie elencate nelle appendici I o II;

7.  chiede all'Unione europea e agli Stati membri di rispettare il principio precauzionale con riferimento alla protezione delle specie in tutte le loro decisioni concernenti i documenti di lavoro e le proposte di inserimento in elenchi (come stabilito nella risoluzione Conf. 9.7 della CITES (Rev. CoP 16)), in particolare per quanto riguarda l'importazione dei trofei di caccia di specie della CITES, tenendo conto in particolare del principio del "chi usa paga", del principio dell'azione preventiva e dell'approccio incentrato sull'ecosistema; invita inoltre l'UE e gli Stati membri a promuovere l'eliminazione delle esenzioni per le licenze per tutti i trofei di caccia delle specie elencate nella CITES;

8.  chiede che le decisioni nell'ambito della CITES/CoP 17 siano basate sulla scienza, su analisi attente e consultazioni eque con gli Stati interessati dell'area di distribuzione, e siano adottate in cooperazione con le comunità locali; sottolinea che tutti i regolamenti in materia di specie selvatiche dovrebbero favorire l'impegno della popolazione rurale verso la protezione della natura, collegandone i vantaggi con lo stato della biodiversità;

9.  incoraggia le parti della CITES a rafforzare la cooperazione, il coordinamento e le sinergie tra le convenzioni inerenti alla biodiversità a tutti i livelli pertinenti;

10.  chiede agli Stati membri di offrire cooperazione, coordinamento e un rapido scambio di informazioni fra tutti gli enti pertinenti coinvolti nell'attuazione della Convenzione CITES, in particolare le autorità doganali, le forze di polizia, i veterinari di confine, i servizi di ispezione fitosanitaria e altri organismi;

11.  incoraggia l'UE e gli Stati membri a promuovere e sostenere le iniziative volte ad aumentare la tutela contro gli impatti del commercio internazionale sulle specie per cui l'Unione europea rappresenta un mercato di transito o di destinazione importante;

12.  è preoccupato per il fatto che il confine tra commercio legale e commercio illegale è molto sottile per quanto riguarda la commercializzazione delle specie e dei prodotti da esse derivati e che, a causa degli effetti cumulativi dell'attività umana e del riscaldamento globale, la stragrande maggioranza delle specie selvatiche della flora e della fauna è oggi a rischio di estinzione;

13.  invita l'UE ad adottare immediatamente una normativa volta a ridurre il commercio illegale, rendendo illegale l'importazione, l'esportazione, la vendita, l'acquisto o l'acquisizione di piante o animali selvatici che sono catturati, posseduti, trasportati o venduti in violazione della legge del paese d'origine o di transito;

14.  ribadisce il suo impegno a incoraggiare vivamente tutti gli Stati membri a: vietare le esportazioni di avorio grezzo, come già previsto in Germania, Svezia, Regno Unito e in alcuni Stati degli Stati Uniti; aumentare la loro vigilanza sui certificati di commercializzazione sul loro territorio; combattere più efficacemente la frode, in particolare nelle zone di frontiera; avviare operazioni di distruzione dell'avorio illegale, nonché rafforzare le sanzioni per il commercio di specie protette (in particolare elefanti, rinoceronti, tigri, primati, varietà di legni tropicali);

15.  incoraggia l'UE e i suoi Stati membri e, più in generale, le parti della CITES, oltre ai requisiti di cui agli articoli III, IV e V della Convenzione, a promuovere e sostenere le iniziative volte a migliorare il benessere degli animali vivi elencati nella CITES in fase di commercializzazione; ritiene che tali iniziative debbano includere meccanismi per garantire che ciascun esemplare sia preparato e spedito in modo da ridurre al minimo il rischio di lesioni, danno alla salute o maltrattamento, che la destinazione sia attrezzata adeguatamente per ospitarlo e prendersene cura e che la confisca degli esemplari sia eseguita tenendo in considerazione il loro benessere;

16.  è preoccupato per l'impatto che la speculazione sull'estinzione o l'acquisto di prodotti nella speranza che le specie interessate siano presto estinte potrebbero avere sulla protezione della fauna selvatica in pericolo; invita le parti e il Segretariato della CITES a condurre ulteriori ricerche sul ruolo determinante che i prodotti e le tecnologie emergenti a livello finanziario, quali il bitcoin, potrebbero svolgere;

17.  riconosce che gli osservatori della CITES svolgono un ruolo importante nel mettere a disposizione competenze sulle specie e sul commercio, nonché nell'offrire alle parti sostegno alla creazione di capacità;

Trasparenza del processo decisionale

18.  ritiene che la trasparenza del processo decisionale in seno alle istituzioni internazionali competenti in materia ambientale costituisca un elemento chiave per il loro effettivo funzionamento; accoglie con favore tutti gli sforzi volontari e procedurali tesi ad aumentare la trasparenza nella governance della CITES; si oppone fermamente al ricorso a votazioni segrete quale pratica generale nell'ambito della CITES;

19.  valuta positivamente la decisione della COP 16 di prevedere l'obbligo per i membri del comitato Animali e del comitato Piante di dichiarare l'esistenza di eventuali conflitti di interesse; riconosce tuttavia che tale obbligo si basa solo su un'autovalutazione dei membri; si rammarica per il fatto che finora i membri di tali comitati non abbiano fornito alcuna dichiarazione relativa a potenziali conflitti di interessi finanziari;

20.  esorta il Segretariato della CITES ad analizzare la possibilità di istituire un comitato di revisione indipendente o di estendere il mandato del comitato permanente in modo da includere un gruppo di revisione indipendente, allo scopo di garantire il rispetto delle disposizioni in materia di conflitti di interesse;

21.  è del parere che la trasparenza sia una componente essenziale di qualsiasi processo di finanziamento, nonché un requisito di buona governance; sostiene pertanto la risoluzione proposta dall'UE sul sostegno finanziario alla partecipazione dei delegati(2);

Relazioni

22.  ritiene che la tracciabilità sia essenziale per scambi legali e sostenibili, siano essi di natura commerciale o non commerciale, e che sia fondamentale per l'impegno dell'UE nella lotta alla corruzione, al commercio illegale di specie selvatiche e al bracconaggio, riconosciuto come quarto mercato criminale del pianeta; sottolinea, a tale riguardo, la necessità che tutte le parti introducano un sistema di autorizzazioni elettroniche, trasparenti e condivise tra le parti aderenti; riconosce, tuttavia, le criticità a livello tecnico che alcune parti si trovano ad affrontare e promuove il sostegno a favore dello sviluppo di capacità per consentire a tutte le parti di introdurre tale sistema di autorizzazioni elettroniche;

23.  accoglie con favore la decisione della CoP 16 concernente le relazioni periodiche delle parti della CITES sul commercio illegale; ritiene che il nuovo formato della relazione annuale sul commercio illegale, quale incluso nella notifica n. 2016/007 della CITES, rappresenti un passo significativo verso una migliore comprensione del traffico di specie selvatiche, e incoraggia le parti della CITES a riferire nel dettaglio e con regolarità in merito al commercio illegale, utilizzando il formato previsto;

24.  accoglie con favore le iniziative del settore privato, come quelle intraprese dall'Associazione internazionale del trasporto aereo (IATA) sul trasporto merci informatizzato per e da parte della catena di approvvigionamento del trasporto aereo di merci; è convinto che la diffusione di tali iniziative di tracciabilità, in particolare nel settore dei trasporti, sia uno strumento importante nella raccolta di informazioni;

25.  sottolinea l'importanza del processo di rilascio delle autorizzazioni nell'efficace raccolta di dati e, quindi, il ruolo chiave svolto dalle autorità di gestione; ribadisce che le autorità di rilascio delle autorizzazioni devono essere indipendenti, a norma dell'articolo VI della CITES;

Traffico di specie selvatiche e corruzione

26.  richiama l'attenzione sui casi di corruzione caratterizzati dal rilascio fraudolento e deliberato di autorizzazioni da parte di esponenti delle autorità competenti; invita il Segretariato della CITES e il comitato permanente a trattare tali casi con urgenza e in via prioritaria;

27.  sottolinea che la corruzione può essere individuata in ogni punto della catena del commercio di specie selvatiche e colpisce i paesi di origine, di transito e di destinazione, danneggiando l'efficacia, la corretta attuazione e il successo finale della Convenzione CITES; ritiene pertanto essenziale introdurre misure anticorruzione solide ed efficaci nella lotta al traffico di specie selvatiche;

28.  esprime profonda preoccupazione per l'uso volontariamente illecito dei codici sorgente per il commercio illegale di esemplari prelevati negli ambienti naturali, tramite il ricorso fraudolento ai codici di esemplari allevati in cattività per le specie della CITES; invita la COP 17 ad adottare un solido sistema di registrazione, controllo e certificazione degli scambi per le specie in cattività o di allevamento, sia nei paesi di origine che nell'UE, in modo da impedire simili abusi;

29.  esorta le parti della CITES a elaborare linee guida supplementari e a sostenere lo sviluppo di tecniche e metodologie aggiuntive per distinguere le specie derivanti da strutture di produzione in cattività da quelle selvatiche;

30.  condanna l'elevato livello di attività illecite, in violazione della Convenzione, ad opera di gruppi e di reti della criminalità organizzata, che spesso ricorrono alla corruzione per facilitare il traffico di specie selvatiche e vanificano gli sforzi intesi a far rispettare la legge;

31.  esorta le parti che non hanno ancora firmato o ratificato la Convezione delle Nazioni Unite sulla criminalità organizzata transnazionale e la Convezione delle Nazioni Unite contro la corruzione a farlo senza indugio;

32.  accoglie con favore l'impegno internazionale assunto a norma della risoluzione 69/314 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite (luglio 2015), riguardante anche la lotta alla corruzione (articolo 10)(3);

33.  sostiene le iniziative dell'UE e degli Stati membri a favore di un impegno più risoluto nella lotta globale alla corruzione a norma della CITES; incoraggia le parti della CITES a sostenere la proposta di risoluzione dell'Unione contro le attività che agevolano la corruzione condotte in violazione della Convenzione;

Esecuzione

34.  chiede l'applicazione piena e senza indugio delle sanzioni previste dalla CITES nei confronti delle parti che non rispettano gli elementi chiave della Convenzione e invita in particolare l'Unione e gli Stati membri a sfruttare gli strumenti disponibili per incoraggiare le parti a rispettare la Convenzione CITES e gli altri accordi internazionali intesi a tutelare la flora e la fauna selvatiche e la biodiversità;

35.  sottolinea l'importanza della cooperazione internazionale congiunta fra tutti gli attori della catena di applicazione della legge, al fine di potenziare le capacità di contrasto a livello locale, regionale, nazionale e internazionale; accoglie con favore il loro contributo e chiede un impegno ancora più grande; sottolinea l'importanza della costituzione di procure speciali e di unità specializzate di polizia per lottare più efficacemente contro il traffico illecito di specie selvatiche; sottolinea l'importanza delle operazioni congiunte di applicazione della legge condotte a livello internazionale sotto l'egida dell'ICCWC(4) e si congratula a tal proposito per l'esito positivo dell'operazione COBRA III(5); valuta positivamente il sostegno offerto dall'UE all'ICCWC;

36.  riconosce l'aumento del commercio illegale via Internet di specie selvatiche e dei relativi prodotti, e invita le parti della CITES a comunicare con le autorità di contrasto e con le unità specializzate nella lotta alla criminalità informatica, come pure con il Consorzio internazionale per la lotta ai reati contro le specie selvatiche, al fine di individuare le migliori pratiche ed elaborare misure interne per contrastare il commercio illegale in rete;

37.  invita le parti ad adottare e attuare politiche chiare ed efficaci per scoraggiare il consumo di prodotti derivati da specie selvatiche vulnerabili, a sensibilizzare i consumatori sulle ripercussioni dei loro consumi sulle specie selvatiche e a informarli sul pericolo rappresentato dalle reti del traffico illecito;

38.  invita le parti a sostenere lo sviluppo di mezzi di sussistenza per le comunità locali insediate in prossimità degli habitat selvatici interessati e a coinvolgere tali comunità nella lotta contro il bracconaggio e nella promozione dell'informazione sugli effetti del commercio delle specie di flora e fauna a rischio di estinzione;

39.  chiede la prosecuzione dell'impegno internazionale inteso ad agevolare la creazione di capacità a lungo termine, migliorare lo scambio di informazioni e intelligence e coordinare gli sforzi a livello di applicazione della legge delle autorità di governo;

40.  chiede alle parti di garantire l'avvio di efficaci procedimenti penali nei confronti di chi commette reati legati alle specie selvatiche, nonché di assicurare che i responsabili ricevano una punizione proporzionale alla gravità degli atti compiuti;

Finanziamenti

41.  sottolinea la necessità di un aumento dei finanziamenti messi a disposizione per la conservazione delle specie selvatiche e i programmi di creazione di capacità;

42.  sottolinea la necessità di destinare risorse adeguate al Segretariato della CITES, in particolare alla luce delle maggiori responsabilità e del carico di lavoro aggiuntivo; ribadisce altresì la necessità del versamento tempestivo dei contributi finanziari promessi dalle parti della CITES;

43.  incoraggia le parti a considerare un aumento del bilancio di base della CITES affinché rispecchi l'inflazione e assicuri il corretto funzionamento della Convenzione;

44.  incoraggia l'ampliamento dei finanziamenti dei partenariati pubblico-privati a favore dei programmi di creazione di capacità ad altri ambiti del quadro della Convezione CITES, come pure dei finanziamenti diretti, al fine di promuovere l'attuazione della Convenzione;

45.  accoglie con favore i finanziamenti forniti dall'UE alla Convenzione CITES attraverso il Fondo europeo di sviluppo e incoraggia l'Unione a continuare a fornire e assicurare un sostegno finanziario mirato e, anche a lungo termine, a continuare a sostenere gli aiuti finanziari specifici e mirati;

Modifica alle appendici della CITES

46.  è pienamente favorevole alle proposte concernenti l'inserimento negli elenchi presentate dall'UE e dagli Stati membri;

47.  esorta tutte le parti della CITES e tutti i partecipanti alla COP 17 a rispettare i criteri stabiliti nella Convenzione ai fini dell'inclusione delle specie nelle appendici nonché ad adottare un approccio precauzionale per assicurare una protezione efficace ed elevata delle specie a rischio; osserva che la credibilità della CITES dipende dalla sua capacità di modificare gli elenchi in risposta alle tendenze negative e positive e accoglie pertanto con favore la possibilità di declassare le specie esclusivamente laddove necessario, secondo criteri scientifici consolidati, a riprova del corretto funzionamento degli elenchi della CITES;

Commercio di avorio ed elefanti africani

48.  rileva che, essendo le uccisioni illegali raddoppiate e i sequestri di avorio triplicati nell'ultimo decennio, la crisi che colpisce gli elefanti africani (Loxondonta africana) in conseguenza del bracconaggio per il commercio di avorio continua a essere devastante e sta portando al declino della popolazione in tutta l'Africa, oltre a costituire una minaccia per la sopravvivenza di milioni di persone, dato che il commercio illegale di avorio danneggia lo sviluppo economico, promuove la criminalità organizzata e la corruzione, alimenta i conflitti e mette in pericolo la sicurezza regionale e nazionale, costituendo una fonte di finanziamento per i gruppi di miliziani; esorta pertanto l'UE e i suoi Stati membri a favorire proposte che rafforzino la protezione degli elefanti africani e riducano il commercio illegale di avorio;

49.  accoglie con favore la proposta presentata da Benin, Burkina Faso, Repubblica centrafricana, Ciad, Kenya, Liberia, Niger, Nigeria, Senegal, Sri Lanka e Uganda e appoggiata dalla Coalizione per l'elefante africano, che mira a inserire tutte le popolazioni di elefanti africani nell'appendice I, il che semplificherebbe l'attuazione del divieto di commercio internazionale di avorio e invierebbe un messaggio chiaro al mondo circa la volontà a livello globale di scongiurare l'estinzione degli elefanti africani;

50.  invita l'UE e tutte le parti a mantenere la moratoria attuale e ad opporsi pertanto alle proposte di Namibia e Zimbabwe in materia di commercio di avorio, volte ad eliminare le restrizioni al commercio legate alle annotazioni degli elenchi di cui all'appendice II delle popolazioni di elefanti di tali territori;

51.  prende atto del fallimento dei tentativi della CITES di ridurre il bracconaggio e il commercio illegale attraverso le vendite legali di avorio, come pure del notevole aumento del traffico di avorio; chiede che le parti interessate nel quadro del processo del piano d'azione nazionale sull'avorio compiano sforzi ulteriori; sostiene le misure finalizzate alla gestione e alla distruzione delle scorte di avorio;

52.  ricorda l'invito, formulato nella sua risoluzione del 15 gennaio 2014 sui reati contro le specie selvatiche(6) e rivolto a tutti i 28 Stati membri, a introdurre moratorie su tutte le importazioni e le esportazioni commerciali nonché le vendite e gli acquisti nazionali di zanne, avorio grezzo e prodotti derivati dall'avorio, fino a quando le popolazioni di elefanti selvatici non saranno più minacciate dal bracconaggio; rileva che Germania, Francia, Paesi Bassi, Regno Unito, Austria, Svezia, Repubblica ceca, Slovacchia e Danimarca hanno già deciso di non concedere alcuna licenza di esportazione per l'avorio grezzo pre-Convenzione; incoraggia, pertanto, l'UE e i suoi Stati membri a vietare l'esportazione e l'importazione di avorio e a proibire tutte le vendite e gli acquisti commerciali di avorio in tutta l'UE;

Rinoceronte bianco

53.  deplora la proposta formulata dallo Swaziland di legalizzare il commercio del corno di rinoceronte della popolazione di rinoceronti bianchi (Ceratotherium simum simum) presenti nel paese, che faciliterebbe il riciclaggio nel commercio legale dei corni di rinoceronte provenienti dalla caccia di frodo, vanificando tutti gli sforzi attuali di riduzione della domanda e i divieti nazionali al commercio sui mercati al consumo, e potrebbe alimentare il bracconaggio a scapito delle popolazioni di rinoceronti in Africa e Asia; esorta l'UE e tutte le parti ad opporsi a tale proposta e invita pertanto lo Swaziland a ritirarla;

Leone africano

54.  rileva che, mentre le popolazioni di leone africano (Panthera leo) hanno presumibilmente subito un calo drammatico del 43 % in 21 anni e sono recentemente scomparse da 12 Stati africani, il commercio internazionale di prodotti derivati dai leoni è notevolmente aumentato; esorta l'UE e tutte le parti a sostenere la proposta di Niger, Ciad, Costa d'Avorio, Gabon, Guinea, Mali, Mauritania, Nigeria, Ruanda e Togo di trasferire tutte le popolazioni di leone africano nell'appendice I della CITES;

Pangolini

55.  osserva che i pangolini sono i mammiferi maggiormente oggetto di commercio illegale in tutto il mondo, sia per la loro carne che per le loro squame utilizzate nella medicina tradizionale, il che minaccia di estinzione tutte le otto specie di pangolino (Manis crassicaudata, M. tetradactyla, M. tricuspis, M. gigantea, M. temminckii, M. javanica, M. pentadactyla, M. culionensis); accoglie pertanto con favore le varie proposte intese a trasferire le specie di pangolino africano e asiatico nell'appendice I della CITES;

Tigri e altri grandi felini asiatici

56.  esorta l'UE e tutte le parti a favorire l'adozione delle decisioni proposte dal comitato permanente della CITES, che stabiliscono rigide condizioni per l'allevamento di tigri e il commercio di prodotti e di esemplari di tigre allevati in cattività, così come la proposta formulata dall'India di incoraggiare la parti a condividere immagini di prodotti e di esemplari di tigre sequestrati, che potrebbero aiutare le agenzie preposte all'applicazione della legge a identificare tali animali grazie al loro manto unico e caratteristico; invita l'UE a valutare la possibilità di stanziare fondi per l'attuazione di tali decisioni e chiede la chiusura degli allevamenti di tigri e che nel corso della COP 17 delle parti della CITES si metta fine al commercio di parti e prodotti di tigri allevate in cattività;

Specie di animali da compagnia commercializzate

57.  osserva che il mercato di animali domestici esotici è in crescita a livello internazionale e nell'UE, e che sono state presentate numerose proposte per creare un elenco di rettili, anfibi, uccelli, pesci e mammiferi minacciati dal commercio internazionale per il mercato degli animali da compagnia; invita le parti a sostenere queste proposte per garantire una maggiore protezione alle specie minacciate dallo sfruttamento per il mercato degli animali da compagnia;

58.  chiede agli Stati membri di istituire un elenco positivo di animali esotici che possono essere detenuti come animali da compagnia;

Agar e palissandro

59.  riconosce che il disboscamento illegale è uno dei reati più distruttivi della fauna selvatica, poiché minaccia non solo i singoli esemplari ma gli interi habitat, e prende atto del continuo aumento della domanda di palissandro (Dalbergia spp.) sui mercati asiatici; esorta l'UE e tutte le parti a sostenere la proposta avanzata da Argentina, Brasile, Guatemala e Kenya affinché il genere Dalbergia sia inserito nell'appendice II della CITES, ad eccezione delle specie incluse nell'appendice I, in quanto ciò rappresenterà un contributo fondamentale agli sforzi intesi a fermare il commercio non sostenibile di palissandro;

60.  rileva che le attuali eccezioni ai requisiti della CITES potrebbero consentire l'esportazione delle polveri resinose di legno di agar (Aquilaria spp e Gyrinops spp.) come polveri esauste e l'imballaggio di altri prodotti per la vendita al dettaglio prima dell'esportazione, eludendo i regolamenti in materia di importazioni; invita pertanto l'UE e tutte le parti a sostenere la proposta degli Stati Uniti d'America di modificare l'annotazione al fine di evitare scappatoie nel commercio di questo legno aromatico particolarmente prezioso;

Altre specie

61.  esorta l'UE e tutte le parti a:

   sostenere la proposta del Perù di modificare l'annotazione all'appendice II per la vigogna (Vicugna vicugna), in quanto ciò rafforzerà i requisiti di etichettatura per il commercio internazionale di tale specie;
   sostenere l'inserimento del nautilus (Nautilidae spp.) nell'appendice II come proposto da Isole Figi, India, Palau e Stati Uniti d'America, dato che il commercio internazionale di conchiglie a spirale di nautilus come gioielli e decorazioni rappresenta una grave minaccia per queste specie biologicamente vulnerabili;
   opporsi alla proposta del Canada di trasferire il falco pellegrino (Falco peregrinus) dall'appendice I all'appendice II, in quanto ciò potrebbe aggravare il notevole commercio illegale della specie in questione;

62.  rammenta che il pesce cardinale di Banggai (Pterapogon kauderni) figura nell'elenco di specie minacciate di estinzione della IUCN e che una quota ingente di esemplari della specie è andata perduta, tra cui alcune intere popolazioni, a causa del persistere della domanda elevata per l'acquariofilia, i cui mercati di destinazione principali sono l'Unione europea e gli Stati Uniti; invita pertanto l'UE e gli Stati membri a sostenere l'inserimento del pesce cardinale di Banggai nell'appendice I anziché nell'appendice II;

63.  osserva che il commercio internazionale di corallo grezzo e lavorato si è esteso e che la domanda di coralli preziosi da parte del mercato è aumentata, minacciando la sostenibilità di tali prodotti; esorta l'Unione europea e tutte le parti a favorire l'adozione della relazione sui coralli preziosi nel commercio internazionale presentata dagli Stati Uniti;

o
o   o

64.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché alle parti della CITES e al Segretariato della CITIES.

(1) http://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2016/570008/IPOL_STU(2016)570008_EN.pdf
(2) http://ec.europa.eu/environment/cites/pdf/cop17/Res%20sponsored%20delegate%20project.pdf
(3) http://www.un.org/en/ga/search/view_doc.asp?symbol=A/RES/69/314
(4) Consorzio internazionale per la lotta ai reati contro le specie selvatiche che comprende INTERPOL, il Segretariato della CITES, l'Organizzazione mondiale delle dogane, l'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC) e la Banca mondiale.
(5) Operazione congiunta delle autorità di polizia e doganali, condotta nel maggio 2015.
(6) Testi approvati, P7_TA(2014)0031.


Applicazione della direttiva sui servizi postali
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Risoluzione del Parlamento europeo del 15 settembre 2016 sull'applicazione della direttiva sui servizi postali (2016/2010(INI))
P8_TA(2016)0357A8-0254/2016

Il Parlamento europeo,

–  visti l'articolo 49 e l'articolo 56 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), relativi alla libertà di stabilimento e alla libera prestazione dei servizi all'interno dell'Unione,

–  visti l'articolo 101 e l'articolo 102 del TFUE sulle regole di concorrenza applicabili alle imprese,

–  visto l'articolo 14 TFUE,

–  visto il protocollo n. 26 del TFUE sui servizi di interesse generale,

–  vista la direttiva 97/67/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 15 dicembre 1997, concernente regole comuni per lo sviluppo del mercato interno dei servizi postali comunitari e il miglioramento della qualità del servizio(1), come modificata dalle direttive 2002/39/CE e 2008/6/CE (di seguito "la direttiva sui servizi postali"),

–  vista la decisione della Commissione, del 10 agosto 2010, che istituisce il gruppo dei regolatori europei per i servizi postali(2),

–  vista la direttiva 2013/11/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2013, sulla risoluzione alternativa delle controversie dei consumatori, che modifica il regolamento (CE) n. 2006/2004 e la direttiva 2009/22/CE(3),

–  visto il regolamento (UE) n. 524/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2013, relativo alla risoluzione delle controversie online dei consumatori e che modifica il regolamento (CE) n. 2006/2004 e la direttiva 2009/22/CE(4),

–  vista la direttiva 2011/83/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2011, sui diritti dei consumatori, recante modifica della direttiva 93/13/CEE del Consiglio e della direttiva 1999/44/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga la direttiva 85/577/CEE del Consiglio e la direttiva 97/7/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(5),

–  vista la direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 1995, relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati(6),

–  vista la relazione della Commissione, del 17 novembre 2015, sull'applicazione della direttiva sui servizi postali (COM(2015)0568) e il relativo documento di lavoro dei suoi servizi (SWD(2015)0207),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 6 maggio 2015, intitolata "Strategia per il mercato unico digitale in Europa" (COM(2015)0192),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 16 dicembre 2013, intitolata "Una tabella di marcia per il completamento del mercato unico della consegna dei pacchi. Instaurare un clima di fiducia e incoraggiare le vendite online" (COM(2013)0886),

–  visto il Libro Verde della Commissione, del 29 novembre 2012, dal titolo "Un mercato integrato della consegna dei pacchi per la crescita del commercio elettronico nell'UE" (COM(2012)0698),

–  vista la comunicazione della Commissione, dell'11 gennaio 2012, dal titolo "Un quadro coerente per rafforzare la fiducia nel mercato unico digitale del commercio elettronico e dei servizi on-line" (COM(2011)0942),

–  visto il libro bianco della Commissione, del 28 marzo 2011, dal titolo "Tabella di marcia verso uno spazio unico europeo dei trasporti – Per una politica dei trasporti competitiva e sostenibile" (COM(2011)0144),

–  vista la sua risoluzione del 4 febbraio 2014 su un mercato integrato della consegna dei pacchi per la crescita del commercio elettronico nell'UE(7),

–  vista la sua risoluzione del 19 gennaio 2016 dal titolo "Verso un atto sul mercato unico digitale"(8),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per i trasporti e il turismo e i pareri della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (A8-0254/2016),

A.  considerando che il mercato postale è un settore economico nel quale le prospettive di crescita e di aumento della concorrenza sono ancora forti anche se, secondo la base dati sulle statistiche postali della Commissione i servizi postali connessi alle lettere nell'Unione europea sono diminuiti in media, tra il 2012 e il 2013, del 4,84%, un dato in linea con il declino del volume delle lettere nel corso degli ultimi dieci anni, dovuto prevalentemente alla loro sostituzione con invii elettronici;

B.  considerando che l'attuazione della direttiva sui servizi postali ha contribuito ad aprire i mercati nazionali alla concorrenza per quanto riguarda i mercati delle lettere, ma che lo sviluppo è stato lento e non ha portato alla realizzazione di un mercato unico dei servizi postali, in quanto nella maggior parte degli Stati membri questo settore è ancora dominato dai fornitori di servizio universale;

C.  considerando che l'uso delle TIC ha stimolato costantemente il settore dei servizi postali, fornendo opportunità di innovazione e permettendo l'espansione del mercato;

D.  considerando che i nuovi concorrenti si sono concentrati principalmente sui grandi clienti industriali e sulle aree densamente popolate;

E.  considerando che il mercato della consegna di pacchi è un settore altamente competitivo, innovativo e in rapida crescita, che ha raggiunto una crescita del 33% tra il 2008 e il 2011 in termini di volume, e che il commercio elettronico è un fattore trainante per la crescita del mercato;

F.  considerando che l'uso diffuso di sistemi aerei pilotati a distanza (droni) consente modalità di consegna pacchi nuove, rapide, rispettose dell'ambiente ed efficienti, soprattutto nelle zone a bassa densità di popolazione, isolate e remote;

G.  considerando che i consumatori e le piccole imprese riferiscono che i problemi con la consegna dei pacchi, in particolare i prezzi elevati, impediscono loro di vendere di più o di acquistare di più da altri Stati membri;

I. Servizio universale: potenziare l'indipendenza delle autorità di regolamentazione nazionali

1.  rileva che, anche se le norme minime associate all'obbligo di servizio universale (invii postali fino a 2 kg, pacchi postali fino a 10-20 kg, invii raccomandati e assicurati e altri servizi di interesse economico generale quali giornali e periodici), regolamentati nell'UE in particolare garantendo servizi minimi essenziali dislocati in tutto il territorio europeo, senza impedire agli Stati membri di applicare norme più rigorose, soddisfano generalmente la domanda dei clienti, alcuni requisiti dettagliati non soggetti a regolamentazione a livello unionale sono giustamente fissati dalle autorità nazionali di regolamentazione (ANR) cui questo compito è stato assegnato;

2.  osserva che il compito principale delle autorità nazionali di regolamentazione è quello di soddisfare l'obiettivo generale della direttiva sui servizi postali al fine di garantire la fornitura sostenibile del servizio universale; invita gli Stati membri a sostenere il ruolo e l'indipendenza delle autorità nazionali di regolamentazione attraverso elevati criteri di qualificazione per il personale, garantendo un accesso equo e non discriminatorio alla formazione professionale, condizioni di servizio fisse, una protezione giuridica dal licenziamento senza giusta causa e, in caso di licenziamento, un elenco completo delle ragioni che giustificano tale licenziamento (ad esempio, una grave violazione della legge), affinché le autorità nazionali di regolamentazione possano adempiere agli obblighi loro derivanti dalla direttiva sui servizi postali in maniera neutrale, trasparente e tempestiva;

3.  ritiene che qualsiasi ampliamento del ruolo delle autorità nazionali di regolamentazione nel quadro della nuova regolamentazione riguardante il mercato della consegna dei pacchi dovrebbe far fronte al fenomeno del "cherry picking" nel settore delle consegne e definire norme minime per tutti gli operatori al fine di garantire una concorrenza leale ed equa;

4.  ritiene che gli obblighi di indipendenza possono essere soddisfatti solo se le funzioni di regolamentazione delle autorità nazionali sono tenute strutturalmente e funzionalmente separate dalle attività inerenti alla proprietà o al controllo di un operatore postale; ritiene che, al fine di evitare conflitti di interesse, agli alti funzionari delle autorità nazionali di regolamentazione non dovrebbe essere consentito di lavorare per l'operatore postale pubblico o per altre parti interessate per almeno sei mesi dopo aver lasciato l'autorità nazionale; ritiene che a tal fine gli Stati membri dovrebbero introdurre disposizioni di legge che consentano l'imposizione di sanzioni in caso di violazione dell'obbligo di cui sopra;

5.  invita la Commissione a facilitare e rafforzare la cooperazione e il coordinamento tra le autorità nazionali di regolamentazione, per conseguire una maggiore efficienza e interoperabilità nella fornitura transfrontaliera e soprintendere alle attività normative delle autorità nazionali di regolamentazione – compresa la fornitura di servizi universali – al fine di garantire un approccio uniforme all'applicazione del diritto europeo e l'armonizzazione del mercato postale all'interno dell'UE;

6.  ricorda che la direttiva sui servizi postali fornisce agli Stati membri la flessibilità necessaria per far fronte alle specificità locali e garantire la sostenibilità a lungo termine della fornitura del servizio universale, soddisfacendo al tempo stesso le esigenze degli utenti e adeguandosi ai cambiamenti nel contesto tecnico, economico e sociale;

7.  prende atto della conferma della Commissione stando alla quale la direttiva sui servizi postali non richiede l'esistenza di alcuna particolare struttura proprietaria per i fornitori del servizio universale; ritiene che ai fornitori del servizio universale non dovrebbe essere impedito di investire e innovare nella fornitura di servizi postali efficienti e di qualità;

II. Mantenere un servizio universale e consentire una concorrenza leale: accesso, qualità del servizio ed esigenze degli utenti

8.  ritiene che la tendenza stia andando verso un campo di applicazione più limitato dell'obbligo di servizio universale; incoraggia a promuovere le possibilità di scelta degli utenti al fine di definire la consegna delle lettere nell'ambito dell'obbligo di servizio universale; sottolinea pertanto l'importanza di fornire un servizio universale di alta qualità a condizioni accessibili, comprendente almeno cinque giorni di consegna e di raccolta a settimana per tutti i cittadini; osserva che, al fine di garantire la sostenibilità a lungo termine del servizio universale, e date le loro caratteristiche nazionali e situazioni geografiche specifiche, alcuni Stati membri consentono un certo grado di flessibilità; ricorda che, anche se una certa flessibilità è consentita dalla direttiva, le legislazioni nazionali non dovrebbero eccederla;

9.  ricorda che il servizio universale deve evolvere in funzione del contesto tecnico-economico e sociale e delle esigenze degli utenti e che la direttiva sui servizi postali garantisce agli Stati membri la flessibilità necessaria per far fronte alle specificità locali e garantire la sostenibilità a lungo termine del servizio universale;

10.  ritiene che la copertura geografica e l'accessibilità ai servizi universali per la consegna dei pacchi possano e debbano essere migliorate, specialmente nel caso dei cittadini con disabilità e delle persone con mobilità ridotta e di quanti risiedono in zone remote; sottolinea l'importanza di assicurare un'accessibilità priva di barriere ai servizi postali, nonché la coerenza tra la direttiva sui servizi postali e l'atto sull'accessibilità;

11.  constata che in molti Stati membri il calo dei volumi di corrispondenza sta rendendo sempre più difficoltosa la fornitura del servizio universale; riconosce che molti fornitori del servizio universale designati finanziano la fornitura del servizio universale attraverso entrate provenienti da attività commerciali non connesse al servizio universale, quali i servizi finanziari o la consegna dei pacchi;

12.  osserva che vi è una serie di casi di concorrenza sleale nel settore postale e invita l'autorità responsabile a sanzionare eventuali comportamenti scorretti;

13.  invita gli Stati membri e la Commissione a monitorare la fornitura di servizi postali quale servizio pubblico al fine di garantire che la compensazione degli obblighi di servizio pubblico sia attuata in modo proporzionato, trasparente ed equo;

14.  sottolinea la notevole importante che i prezzi nell'ambito dell'obbligo di servizio universale siano accessibili e garantiscano a tutti gli utenti l'accesso ai servizi forniti; ricorda che le autorità nazionali di regolamentazione devono definire chiaramente l'accessibilità degli invii di corrispondenza e che gli Stati membri possono mantenere o introdurre servizi postali gratuiti per gli utenti non vedenti o ipovedenti;

15.  invita gli Stati membri a mantenere la coesione territoriale e sociale e i relativi requisiti qualitativi e osserva che gli Stati membri possono già adeguare alcune caratteristiche specifiche alla domanda locale applicando la flessibilità prevista dalla direttiva 97/67/CE; riconosce che le reti e i servizi postali sono di grande importanza per i cittadini dell'Unione europea; invita gli Stati membri a utilizzare gli strumenti di aiuti di Stato solo in casi eccezionali, conformemente alla politica in materia di concorrenza dell'UE, in modo trasparente, non discriminatorio e appropriato, garantendo ove opportuno un numero minimo di servizi allo stesso punto di accesso; invita la Commissione a garantire che i fondi di compensazione siano proporzionati e che le procedure relative agli appalti pubblici siano trasparenti ed eque;

16.  chiede agli Stati membri di garantire la prosecuzione dell'apertura del mercato a vantaggio di tutti gli utenti, in particolare i consumatori e le piccole e medie imprese, controllando rigorosamente gli sviluppi del mercato; incoraggia ulteriori miglioramenti in termini di velocità, scelta e affidabilità dei servizi;

17.  invita la Commissione a migliorare l'attuale definizione di servizio universale al fine di prevedere un livello minimo garantito di servizio per i consumatori, rendere l'obbligo di servizio universale adatto all'evoluzione dei mercati e delle esigenze dei clienti, tenere conto dei cambiamenti del mercato e promuovere la crescita economica e la coesione sociale; sottolinea tuttavia che, tenuto conto dei vincoli specifici di ciascun mercato, sarebbe opportuno lasciare un margine di flessibilità agli operatori per organizzare il servizio universale; invita gli Stati membri ad attuare le procedure di licenza conformemente alla direttiva vigente e ad armonizzarle ulteriormente al fine di ridurre le barriere ingiustificate all'accesso al mercato interno, senza generare inutili oneri amministrativi;

18.  sottolinea che l'introduzione di procedure di conciliazione facilmente accessibili e alla portata di tutti presenta in caso di controversie l'interessante potenzialità di ottenere una soluzione facile e a breve termine sia per gli operatori che per i consumatori; incoraggia la Commissione a introdurre una legislazione sui diritti dei consumatori postali;

19.  esorta la Commissione, in fase di redazione delle proposte legislative, a tenere conto della digitalizzazione e delle opportunità che essa comporta, delle caratteristiche specifiche degli Stati membri e delle tendenze generali dei mercati postali e dei pacchi;

20.  ricorda che l'esenzione IVA per i servizi postali deve essere applicata in modo da ridurre al minimo le distorsioni della concorrenza tra gli ex monopoli e i nuovi operatori sul mercato, garantendo nel contempo la sostenibilità a lungo termine dell'obbligo di servizio universale affinché tutti gli operatori possano continuare a prestare servizi postali in tutta Europa; osserva che garantire l'esenzione IVA per servizi diversi dal servizio universale al solo prestatore di servizi esistente, quando gli altri prestatori di servizi sono soggetti all'IVA, rappresenta un ostacolo considerevole allo sviluppo della concorrenza nel mercato;

21.  invita la Commissione a garantire condizioni omogenee tra i fornitori per quanto concerne sia la posta tradizionale che il settore in rapida espansione della consegna dei pacchi, nonché tra gli operatori postali storici e i nuovi entranti; propone che la Commissione abbia il diritto di valutare se le procedure di gara impongono un onere eccessivo;

22.  invita gli Stati membri a tener conto del fatto che gli operatori storici non devono essere avvantaggiati, rispetto ai nuovi operatori, dal sostegno statale, né svantaggiati dal loro obbligo di servizio pubblico o dai costi ereditati;

23.  ritiene che la concorrenza e il mercato siano i migliori propulsori dell'innovazione e dello sviluppo di servizi a valore aggiunto e invita la Commissione, tenendo conto del principio di proporzionalità e di fattibilità economica, a sostenere l'innovazione nel settore al fine di promuovere servizi a valore aggiunto come le tecnologie di rilevamento e localizzazione (track-and-trace), i punti di raccolta e consegna (pick-up/drop-off), la possibilità di scegliere un orario di consegna e adeguate procedure di rinvio nonché l'accesso a semplici procedure di reclamo; riconosce il lavoro già svolto e gli investimenti già effettuati dagli operatori postali in questo settore;

24.  invita la Commissione a monitorare con attenzione il sostegno degli Stati membri nei confronti dei costi dell'obbligo di servizio universale e di altri costi ereditati dal passato sostenuti dai fornitori di servizi postali conformemente alla serie di norme principali in materia di controllo degli aiuti di Stato del SIEG (2012 - quadro in materia di servizi di interesse economico generale);

25.  ritiene che la qualità del servizio dovrebbe essere giudicata alla luce delle norme di cui alla direttiva e riflettere le esigenze dei consumatori, al fine di incrementare l'interoperabilità e migliorare la qualità del servizio;

26.  osserva che gli operatori postali europei hanno effettuato investimenti al fine di ammodernare l'interconnettività delle loro reti e introdotto servizi innovativi e di facile utilizzo per i clienti e i commercianti al dettaglio online (PMI) che utilizzano il commercio elettronico a livello transfrontaliero; ritiene che questi investimenti debbano essere protetti garantendo condizioni di accesso eque;

27.  ribadisce il proprio sostegno al Forum degli utenti postali, istituito nel 2011 dalla Commissione, che mira a facilitare il dibattito tra utenti, operatori, sindacati e altre parti interessate su tematiche quali il livello di soddisfazione degli utenti finali, le esigenze degli utenti commerciali e le modalità per migliorare le consegne nell'ambito del commercio elettronico; è del parere che il Forum sia molto utile e dovrebbe riunirsi regolarmente al fine di individuare potenziali soluzioni atte a migliorare i servizi di consegna postale e dei pacchi;

III. La dimensione transfrontaliera del commercio elettronico

28.  invita gli Stati membri a garantire l'interoperabilità e l'ammodernamento delle reti postali e, ove esistano diversi fornitori di servizio universale, a evitare ostacoli al trasporto di invii postali e a consentire alle piccole e medie imprese di accedere a servizi interessanti sotto il profilo finanziario per quanto concerne le consegne transfrontaliere incrementando la trasparenza delle tariffe applicate dagli operatori postali;

29.  ritiene che la consegna pacchi sia un settore altamente competitivo, innovativo e in rapida crescita; osserva l'importanza di servizi di consegna dei pacchi economici e affidabili per realizzare il mercato unico digitale; ricorda che l'apertura di questo settore alla concorrenza ha stimolato lo sviluppo di servizi a valore aggiunto come le tecnologie di rilevamento e localizzazione (track-and-trace), i punti di raccolta e consegna (pick-up/drop-off), orari di consegna e procedure di rinvio flessibili; ritiene di conseguenza che ogni nuova normativa riguardante tale mercato debba essere proporzionata e fondata su solidi dati economici;

30.  osserva a questo proposito che dovrebbero essere considerati tutti i vantaggi offerti dalle nuove tecnologie, compresi i droni, in quanto potrebbero facilitare i servizi di consegna soprattutto nelle aree a bassa densità di popolazione, isolate e remote, tenendo altresì conto degli aspetti legati alla sicurezza e all'ambiente;

31.  ritiene che la dinamica di un mercato dei pacchi altamente competitivo, innovativo e in rapida crescita non dovrebbe essere ostacolata da una regolamentazione ingiustificata e da una burocrazia inutile;

32.  incoraggia la Commissione a sviluppare la sorveglianza del mercato della consegna di pacchi in un'ottica basata sui risultati e a promuovere, senza minare le competenze delle autorità nazionali di regolamentazione, tariffe transfrontaliere abbordabili e individuare le pratiche anticoncorrenziali e monopolistiche; incoraggia a incrementare la trasparenza delle tariffe e la disponibilità dei servizi, in particolare per i clienti al dettaglio e le piccole e medie imprese;

33.  accoglie con favore la proposta della Commissione in materia di accesso transfrontaliero trasparente e non discriminatorio a tutti gli elementi della rete, risorse correlate, servizi pertinenti e sistemi informativi delle reti postali per conto terzi; ritiene che l'uso efficiente delle infrastrutture potrebbe portare vantaggi economici ai fornitori di servizio universale e incrementare la concorrenza nell'ambito della consegna transfrontaliera;

34.  invita la Commissione e gli Stati membri a raccogliere maggiori dati sul mercato della consegna pacchi al fine di valutare meglio lo sviluppo di questo settore economico e il relativo sviluppo strutturale;

35.  sottolinea l'importanza di migliorare la qualità del servizio al fine di ristabilire un livello adeguato di fiducia dei consumatori; ritiene che la mancanza di fiducia potrebbe essere affrontata attraverso una maggiore trasparenza per quanto riguarda i prezzi, le opzioni e le modalità di consegna, il rapporto tra qualità e prestazioni (velocità, copertura geografica, ritardi e trattamento di invii danneggiati o persi), nonché ricorrendo a etichette di fiducia (trust labels);

36.  chiede agli Stati membri e alla Commissione di migliorare la trasparenza dei prezzi e della prestazione del servizio pubblico (opzioni di consegna, consegna finale, affidabilità), soprattutto per quanto riguarda il commercio elettronico; chiede controlli di trasparenza soltanto nel caso in cui i prezzi non siano controllati dalla concorrenza o siano irragionevolmente elevati; sottolinea l'importanza di ridurre il divario tra i prezzi di consegna nazionali e quelli transfrontalieri e sostiene misure che incrementino la consapevolezza dei consumatori e la capacità di confrontare la struttura dei prezzi nazionali e transfrontalieri; invita le autorità nazionali di regolamentazione a valutare l'accessibilità dei prezzi in alcune tratte transfrontaliere, rivolgendo particolare attenzione alle anomalie irragionevoli;

37.  invita la Commissione a promuovere la strategia sul commercio elettronico e la consegna di pacchi transfrontaliera; suggerisce di agevolare l'interoperabilità lungo la catena di fornitura e di sviluppare pratiche eccellenti accessibili al pubblico per i rivenditori online;

38.  sottolinea l'importanza di disporre di un meccanismo di gestione dei reclami e di risoluzione delle controversie semplice, efficace e transfrontaliero; sottolinea che la direttiva sulla risoluzione alternativa delle controversie e la piattaforma online istituita dal regolamento (UE) n. 524/2013 relativo alla risoluzione delle controversie online dei consumatori possono recare beneficio agli utenti e alle imprese nelle transazioni transfrontaliere; esprime preoccupazione per il fatto che fino ad oggi, nonostante il termine per il recepimento fosse luglio 2015, solo 24 Stati membri abbiano recepito la direttiva sulla risoluzione alternativa delle controversie e che, di conseguenza, milioni di cittadini europei sono privati di questo efficace meccanismo di ricorso; ritiene che il procedimento europeo per le controversie di modesta entità sia un utile strumento di ricorso per i consumatori e le imprese nelle transazioni transfrontaliere; chiede che, ove necessario, siano considerati ulteriori meccanismi per procedure di ricorso adeguate per gli utenti dei servizi postali;

39.  incoraggia gli Stati membri a sostenere la riduzione dei costi migliorando l'interoperabilità dei processi di spedizione e di raccolta dei pacchi, e a sviluppare norme europee per sistemi integrati di rilevamento; apprezza i progressi compiuti dal settore a servizio dei consumatori e delle PMI a livello transfrontaliero intensificando l'interoperabilità, la tracciabilità e rintracciabilità; incoraggia l'introduzione di strumenti e indicatori della qualità del servizio aperti, che consentano ai consumatori di confrontare le offerte di diversi fornitori di servizi; valuta positivamente i progressi che confermano l'approccio di mercato sostenuto e richiesto dal Parlamento europeo; incoraggia la creazione di piattaforme per la cooperazione e lo scambio di informazioni tra gli operatori di consegna e i consumatori al fine di creare una più ampia scelta di opzioni di consegna e soluzioni di rinvio per i consumatori;

40.  invita la Commissione e gli Stati membri a esaminare il funzionamento delle consegne transfrontaliere di pacchi in funzione delle diverse norme risultanti da accordi commerciali internazionali (ad esempio, le regole dell'Unione postale universale (UPU) e dell'Organizzazione internazionale dell'aviazione civile (ICAO) o del diritto unionale (ad esempio, il codice doganale dell'Unione), in particolare per quanto riguarda l'obbligo di servizio universale, che può essere oggetto di abuso e creare distorsioni del mercato; incoraggia l'Unione europea a presentare domanda di adesione all'Unione postale universale al fine di dar vita a un settore postale europeo pienamente integrato;

41.  sostiene il principio della raccolta di informazioni statistiche sul mercato della consegna dei pacchi al fine di ottenere un quadro più chiaro dei suoi attori principali, della sua struttura concorrenziale e della sua evoluzione;

IV. Dimensione sociale: promuovere l'occupazione

42.  esorta gli Stati membri a garantire condizioni di lavoro dignitose per tutti i lavoratori del settore dei servizi postali, incluso il necessario livello di tutela della salute e della sicurezza sul posto di lavoro, a prescindere dalle dimensioni e dal tipo di impresa che li ha assunti, dalla sede di servizio o dal contratto di lavoro di cui dispongono; sottolinea l'importanza della salute e della sicurezza sul lavoro, in particolare alla luce dei cambiamenti demografici e dell'elevata mobilità dei lavoratori nel settore dei servizi postali; si compiace della collaborazione dell'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA) con le parti sociali del settore nell'ambito della campagna "Insieme per la prevenzione e la gestione dello stress lavoro-correlato";

43.  constata che negli ultimi anni i progressi tecnologici e la digitalizzazione hanno trasformato profondamente il settore dei servizi postali e che la modernizzazione e la diversificazione di tale settore hanno avuto ripercussioni considerevoli sulle condizioni di lavoro e sull'occupazione;

44.  prende atto del fatto che in alcuni Stati membri la liberalizzazione del settore postale ha determinato differenze sostanziali in termini di condizioni di lavoro e salariali tra i fornitori del servizio universale e le aziende concorrenti che forniscono servizi postali specifici; ritiene che l'aumento della concorrenza non dovrebbe generare pratiche sociali illecite o portare al degrado delle condizioni di lavoro;

45.  osserva che se le imprese postali hanno l'opportunità di sviluppare ed espandere la loro produzione in modo innovativo, in particolare nelle zone periferiche, ciò dovrebbe anche sortire l'effetto di promuovere l'occupazione;

46.  rileva l'aumento del numero di lavoratori a tempo parziale, lavoratori interinali e lavoratori autonomi nel settore, nonché l'evoluzione generale verso contratti di lavoro più flessibili, che in alcune circostanze possono portare a condizioni di lavoro precarie, senza tutelare in modo adeguato i lavoratori; si compiace dello sviluppo di nuovi modelli di orario di lavoro grazie ai quali, ad esempio, i lavoratori possono conciliare meglio vita privata e vita professionale, seguire corsi di formazione professionale o avere la possibilità di lavorare a tempo parziale; rileva che i nuovi contratti di lavoro flessibili devono impedire potenziali pericoli quali il sovraccarico dei lavoratori o retribuzioni non adeguate alle mansioni svolte; sottolinea quindi la necessità di garantire da un lato la flessibilità del mercato del lavoro e, dall'altro, la sicurezza economica e sociale dei lavoratori; evidenzia che abbassare il costo del lavoro peggiorando le condizioni di lavoro e gli standard occupazionali non dovrebbe essere considerato flessibilità; invita la Commissione e gli Stati membri a monitorare le attività per affrontare la questione dei lavoratori autonomi fittizi nel settore postale; esorta gli Stati membri, più in generale, a impedire che la flessibilità dei contratti di lavoro si ripercuota negativamente sui lavoratori;

47.  plaude al ruolo importante dei sindacati, che in molti Stati membri cercano, insieme ai fornitori di servizi universali, di gestire la trasformazione del settore dei servizi postali in modo socialmente sostenibile; evidenzia l'importanza di parti sociali forti e indipendenti nel settore postale, di un dialogo sociale istituzionalizzato e della partecipazione dei lavoratori alle questioni aziendali;

48.  evidenzia l'importanza di monitorare la conformità con i periodi di guida e di riposo obbligatori nonché con le ore di lavoro nel settore postale; ritiene che i controlli debbano essere effettuati tramite strumenti digitali installati a bordo dei veicoli; ricorda che il regolamento (UE) n. 165/2014 relativo ai tachigrafi nel settore dei trasporti su strada non si applica ai veicoli di peso inferiore alle 3,5 tonnellate; chiede per tale ragione di intensificare i controlli sull'orario di lavoro e sui periodi di riposo; ricorda che tutti i compiti svolti in relazione all'attività esercitata da un lavoratore devono essere contabilizzati nell'orario di lavoro; evidenzia altresì l'importanza di monitorare la conformità con la legislazione europea e nazionale in materia di tutela della salute e della sicurezza sul luogo di lavoro, comprese le condizioni nei veicoli, per tutte le persone coinvolte nelle consegne postali, a prescindere dal loro status occupazionale, che si tratti di lavoratori autonomi, subappaltatori, personale temporaneo o a contratto;

49.  considera necessario garantire l'equilibrio tra la libera concorrenza, le esigenze dei consumatori, la sostenibilità del servizio universale e del suo finanziamento e il mantenimento dei posti di lavoro;

50.  esprime preoccupazione per i tentativi di aggirare la normativa in vigore in materia di salario minimo, aumentando il carico di lavoro in misura tale da non poterlo gestire durante l'orario lavorativo retribuito;

51.  si compiace del lavoro fondamentale svolto dal comitato per il dialogo sociale nel settore dei servizi postali e segnala il progetto delle parti sociali europee dal titolo "Managing demographic challenges and finding sustainable solutions by the social partners in the postal sector" ("Gestione delle sfide demografiche e identificazione di soluzioni sostenibili a opera delle parti sociali nel settore postale");

52.  esorta la Commissione e gli Stati membri a raccogliere maggiori informazioni in merito ai dati occupazionali e alle condizioni di lavoro nel settore dei servizi postali, al fine di valutare meglio la reale situazione dopo la completa apertura dei mercati e reagire con maggiore efficienza agli sviluppi, nonché risolvere eventuali problemi; invita la Commissione e gli Stati membri a monitorare attentamente i nuovi strumenti automatici di consegne postali e il loro impatto sulle condizioni di lavoro e sull'occupazione, nonché a valutare la necessità di modernizzare la legislazione in materia sociale e di lavoro, ove necessario, per restare al passo con i cambiamenti nel settore postale; incoraggia le parti sociali ad aggiornare a loro volta i contratti collettivi, ove necessario, per assicurare elevati standard in materia di lavoro e occupazione;

o
o   o

53.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 15 del 21.1.1998, pag. 14.
(2) GU C 217 dell'11.8.2010, pag. 7.
(3) GU L 165 del 18.6.2013, pag. 63.
(4) GU L 165 del 18.6.2013, pag. 1.
(5) GU L 304 del 22.11.2011, pag. 64.
(6) GU L 281 del 23.11.1995, pag. 31.
(7) Testi approvati, P7_TA(2014)0067.
(8) Testi approvati, P8_TA(2016)0009.


Accesso al credito per le PMI e rafforzamento della diversità del finanziamento alle PMI nell'Unione dei mercati dei capitali
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Risoluzione del Parlamento europeo del 15 settembre 2016 sull'accesso al credito per le PMI e il rafforzamento della diversità del finanziamento alle PMI nell'Unione dei mercati dei capitali (2016/2032(INI))
P8_TA(2016)0358A8-0222/2016

Il Parlamento europeo,

–  vista la sua risoluzione del 5 febbraio 2013 intitolata "Migliorare l'accesso delle PMI ai finanziamenti"(1),

–  vista la sua risoluzione del 27 novembre 2014 sulla revisione degli orientamenti della Commissione in materia di valutazione d'impatto e sul ruolo del "test PMI"(2),

–  vista la sua risoluzione del 28 aprile 2016 sulla Banca europea per gli investimenti (BEI) – Relazione annuale 2014(3),

–  vista la sua risoluzione del 25 febbraio 2016 sulla relazione annuale della Banca centrale europea per il 2014(4),

–  vista la sua risoluzione del 9 luglio 2015 su "Costruire un'Unione dei mercati dei capitali"(5),

–  vista la sua risoluzione del 25 novembre 2015 sulle decisioni anticipate in materia fiscale (tax ruling) e altre misure analoghe per natura o effetto(6),

–  vista la sua risoluzione del 19 gennaio 2016 sulla relazione annuale sulla politica di concorrenza dell'Unione europea(7),

–  vista la sua risoluzione del 19 gennaio 2016 sul bilancio e le sfide concernenti la regolamentazione dell'UE in materia di servizi finanziari: impatto e via da seguire per un quadro di regolamentazione finanziaria dell'UE più efficiente ed efficace e per un'Unione dei mercati dei capitali(8),

–  vista la sua risoluzione dell'8 settembre 2015 sulle imprese a conduzione familiare in Europa(9),

–  vista la discussione del 13 aprile 2016 sulla base delle interrogazioni orali a nome dei gruppi PPE, S&D, ECR, ALDE e GUE/NGL sulla revisione del fattore di sostegno alle PMI(10),

–  vista la comunicazione della Commissione del 7 dicembre 2011 intitolata "Un piano d'azione per migliorare l'accesso delle PMI ai finanziamenti" (COM(2011)0870),

–  vista la comunicazione della Commissione del 30 settembre 2015 intitolata "Piano di azione per la creazione dell'Unione dei mercati dei capitali" (COM(2015)0468),

–  vista la comunicazione della Commissione del 28 ottobre 2015 intitolata "Migliorare il mercato unico: maggiori opportunità per i cittadini e per le imprese" (COM(2015)0550),

–  vista la comunicazione della Commissione intitolata "Orientamenti sugli aiuti di Stato destinati a promuovere gli investimenti per il finanziamento del rischio"(11),

–  vista la direttiva 2011/7/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali(12),

–  vista l'indagine della Banca centrale europea, del dicembre 2015, sull'accesso al credito delle imprese nella zona euro da aprile a settembre 2015,

–  visto il secondo documento di consultazione del Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria, del dicembre 2015, sulle revisioni del metodo standardizzato per il rischio di credito,

–  vista la relazione della Commissione, del 18 giugno 2015, sulla valutazione del regolamento (CE) n. 1606/2002, del 19 luglio 2002, relativo all'applicazione di principi contabili internazionali (COM(2015)0301),

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione intitolato " Il crowdfunding (finanziamento collettivo) nell'Unione dei mercati dei capitali dell'UE" (SWD(2016)0154),

–  vista la raccomandazione 2003/361/CE della Commissione, del 6 maggio 2003, relativa alla definizione delle microimprese, piccole e medie imprese(13),

–  visto il bollettino mensile della Banca centrale europea del luglio 2014(14),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 28 gennaio 2016, intitolata "Pacchetto anti-elusione: prossime tappe per assicurare un'imposizione effettiva e una maggiore trasparenza fiscale nell'UE (COM(2016)0023),

–  vista la proposta di regolamento relativo al prospetto da pubblicare per l'offerta al pubblico o l'ammissione alla negoziazione di titoli, presentata dalla Commissione il 30 novembre 2015 (COM(2015)0583),

–  vista la relazione dell'Autorità bancaria europea sulle PMI e sul fattore di sostegno alle PMI(15),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 22 luglio 2015, intitolata "Lavorare insieme per la crescita e l'occupazione: il ruolo delle banche nazionali di promozione a sostegno del piano di investimenti per l'Europa" (COM(2015)0361),

–  vista la relazione 2016 sul meccanismo di allerta, presentata dalla Commissione il 26 novembre 2015 (COM(2015)0691),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per i problemi economici e monetari e i pareri della commissione per i bilanci, della commissione per lo sviluppo regionale e della commissione per la cultura e l'istruzione (A8-0222/2016),

A.  considerando che le microimprese, le piccole e medie imprese e le imprese a media capitalizzazione svolgono un ruolo importante per l'economia europea in termini di occupazione e crescita, e che alle PMI è attribuibile il 67 % dell'occupazione totale, il 71,4 % dell'aumento dell'occupazione e il 58 % del valore aggiunto nel settore non finanziario dell'UE nel 2014(16);

B.  considerando che nella legislazione dell'Unione non esiste attualmente una definizione unica e specifica delle PMI, se non le categorizzazioni di "piccole imprese" e "medie imprese" ai sensi della direttiva contabile;

C.  considerando che le PMI europee sono molto diversificate e comprendono un gran numero di microimprese, che spesso operano in settori tradizionali, e un numero crescente di nuove start-up e di imprese innovative a rapida crescita; che tali modelli d'impresa affrontano problemi diversi e hanno quindi esigenze finanziarie diverse;

D.  considerando che la maggioranza delle PMI europee operano soprattutto a livello nazionale; che sono relativamente poche le PMI impegnate in attività transfrontaliere all'interno dell'UE, mentre quelle che esportano al di fuori dell'Unione rappresentano un'esigua minoranza;

E.  considerando che il 77 % dei crediti residui alle PMI in Europa è fornito dalle banche(17);

F.  considerando che il finanziamento delle PMI dovrebbe avere una base quanto più ampia possibile, al fine di garantire un accesso ottimale delle PMI al credito in tutte le fasi di sviluppo dell'impresa; che ciò include un contesto normativo adeguato per tutti i canali di finanziamento quali, ad esempio, il finanziamento bancario, il finanziamento sui mercati dei capitali, le cambiali, il leasing, il finanziamento collettivo (crowdfunding), il capitale di rischio, il prestito peer to peer, ecc.;

G.  considerando che gli investitori istituzionali, come le compagnie di assicurazione, offrono un importante contributo al finanziamento delle PMI attraverso la trasmissione e la trasformazione dei rischi;

H.  considerando che, nella sua relazione del marzo 2016 sulle PMI e sul fattore di sostegno alle PMI, l'ABE ha constatato che non esiste alcuna prova che il fattore di sostegno alle PMI abbia fornito uno stimolo supplementare al credito alle PMI rispetto alle grandi imprese; che, tuttavia, ha riconosciuto che potrebbe essere troppo presto per trarre solide conclusioni, dati i limiti della sua valutazione, in particolare per quanto riguarda i dati disponibili, l'introduzione relativamente recente del fattore di sostegno alle PMI, il fatto che sviluppi concomitanti abbiano potuto ostacolare l'identificazione degli effetti del fattore di sostegno alle PMI e l'utilizzo delle grandi imprese come gruppo di controllo; che l'ABE ha invece constatato che, in generale, le banche meglio capitalizzate concedono più prestiti alle PMI e che la contrazione del credito interessa con maggiore probabilità le imprese più piccole e più giovani rispetto a quelle più grandi e più vecchie; che l'ABE osserva inoltre che il fattore di sostegno alle PMI è stato introdotto dal legislatore a scopo precauzionale per non compromettere i prestiti alle PMI;

I.  considerando che, nonostante si sia recentemente registrato un certo miglioramento, il finanziamento delle microimprese e delle piccole e medie imprese ha risentito maggiormente della crisi rispetto al finanziamento delle imprese di grandi dimensioni, e che le PMI della zona euro si sono trovate a far fronte – e, in una certa misura, continuano a far fronte – a un inasprimento delle richieste di garanzie da parte delle banche(18);

J.  considerando che sin dalla prima fase delle indagini sull'accesso al credito delle imprese, la "ricerca di clienti" rimane il problema principale per le PMI della zona euro, mentre l'"accesso al credito" occupa una posizione meno importante nella scala delle loro preoccupazioni; che l'ultima indagine, pubblicata nel dicembre 2015, mostra che la disponibilità di finanziamenti esterni per le PMI nella zona euro varia notevolmente da un paese all'altro; che l'accesso al credito rimane una preoccupazione maggiore per le PMI rispetto alle grandi imprese;

K.  considerando che le banche di promozione nazionali o regionali rivestono un ruolo importante nel catalizzare finanziamenti a lungo termine; che esse hanno intensificato le loro attività nell'intento di controbilanciare il necessario processo di riduzione dell'indebitamento nel settore delle banche commerciali; che esse rivestono un ruolo importante anche nell'attuazione degli strumenti finanziari dell'UE al di là dell'ambito di applicazione del Fondo europeo per gli investimenti strategici;

L.  considerando che il miglioramento dell'accesso al credito per le PMI non dovrebbe determinare un indebolimento delle norme e delle regolamentazioni finanziarie;

M.  considerando che in Svizzera, la Banca WIR costituisce un sistema di valuta complementare al servizio delle PMI che operano principalmente nel settore ricettivo, nell'edilizia, nell'industria manifatturiera, nel commercio al dettaglio e nei servizi professionali; che il WIR offre un meccanismo di compensazione all'interno del quale le aziende possono acquistare le une dalle altre senza utilizzare i franchi svizzeri; che, tuttavia, il WIR è spesso utilizzato in combinazione con il franco svizzero per operazioni in doppia valuta; che gli scambi in WIR rappresentano una quota pari all'1-2 % del PIL della Svizzera; che il WIR si è rivelato anticiclico rispetto al PIL e ancora di più rispetto al numero di disoccupati;

N.  considerando che, dall'aprile 2015, la direttiva del 2011 sui ritardi di pagamento è stata correttamente recepita soltanto da 21 dei 28 Stati membri, nonostante il termine per il recepimento sia ormai superato da oltre due anni;

O.  considerando che, nella sua relazione del 2016 sul meccanismo di allerta, la Commissione avverte che, da un lato, "la crescita è diventata più dipendente dalla domanda interna, in particolare da una più marcata ripresa degli investimenti" e, dall'altro, "sebbene negli ultimi tempi i consumi si siano intensificati, la domanda interna rimane debole, in parte a motivo delle notevoli pressioni alla riduzione dell'indebitamento in diversi Stati membri";

P.  considerando che la direttiva 2004/113/CE del Consiglio vieta la discriminazione di genere nell'accesso a beni e servizi, inclusi i servizi finanziari; che l'accesso al credito è stato individuato quale uno dei principali ostacoli incontrati dalle imprenditrici; che le imprenditrici tendono ad avviare le imprese con capitali inferiori, a chiedere meno prestiti e a utilizzare capitali di famiglia anziché ricorrere a crediti o finanziamenti azionari;

Esigenze di finanziamento diverse in un settore delle PMI variegato

1.  riconosce la diversità delle PMI, comprese le microimprese, e delle imprese a media capitalizzazione negli Stati membri, una diversità che si riflette nei modelli commerciali, nelle dimensioni, nella posizione geografica, nel contesto socioeconomico, nelle fasi di sviluppo, nella struttura finanziaria, nella forma giuridica e nel diverso livello di formazione imprenditoriale;

2.  riconosce le sfide cui le PMI si trovano a far fronte, dovute alle differenze tra gli Stati membri e le regioni per quanto riguarda le condizioni di finanziamento e le esigenze delle PMI, in particolare la quantità e il costo dei finanziamenti disponibili, che sono influenzati da fattori specifici legati alle PMI e ai paesi e alle regioni in cui queste sono stabilite, comprese l'instabilità economica, una crescita lenta e una maggiore fragilità finanziaria; osserva inoltre che le PMI devono far fronte ad altre sfide, come l'accesso ai consumatori; sottolinea che i mercati dei capitali sono frammentati e regolamentati in modo diverso nell'UE e che parte dell'integrazione realizzata è andata persa a causa della crisi;

3.  sottolinea che la necessità di diversificare e migliorare le possibilità di finanziamento pubblico e privato proposte alle PMI non si limita alla fase di avvio, ma continua durante tutto il loro ciclo di vita, e osserva che occorre un approccio strategico a lungo termine per garantire il credito alle imprese; mette in evidenza che l'accesso al credito è altresì importante per il trasferimento delle imprese; invita la Commissione e gli Stati membri a sostenere le PMI in tale processo, anche nei primi anni di attività; sottolinea la necessità di un approccio diversificato e su misura in termini di regolamentazione e di iniziative da sostenere; osserva che non esiste una modalità di finanziamento adatta a tutti, e invita la Commissione a sostenere lo sviluppo di una vasta gamma di programmi, strumenti e iniziative ad hoc, onde sostenere le imprese nelle fasi di avviamento, crescita e trasferimento, tenendo conto delle loro dimensioni, del volume d'affari e del loro fabbisogno di finanziamenti; osserva che le imprese gestite da donne si occupano più spesso di servizi rispetto a quelle gestite da uomini e si basano su risorse immateriali; osserva che la bassa percentuale di donne alla guida di PMI è parzialmente riconducibile alle maggiori difficoltà di accesso al credito; si rammarica che lo strumento europeo Progress di microfinanza, il cui obiettivo è di promuovere la parità di opportunità tra donne e uomini, presenti un rapporto di 60:40 tra uomini e donne per quanto riguarda i microcrediti concessi nel 2013; chiede alla Commissione di garantire che i suoi programmi volti a facilitare l'accesso al credito per le PMI non penalizzino le imprenditrici;

4.  chiede alla Commissione di valutare le discriminazioni di cui sono vittime le PMI gestite da altri gruppi vulnerabili della società;

5.  ritiene che, per soddisfare al meglio le reali esigenze di finanziamento delle PMI e dell'economia reale e rendere possibile uno sviluppo sostenibile a lungo termine, il settore dei servizi finanziari debba essere diversificato, ben regolamentato e stabile e offrire un'ampia gamma di opzioni di finanziamento su misura con un buon rapporto costi-efficacia; sottolinea al riguardo l'importanza dei modelli bancari tradizionali, comprese le piccole banche regionali, le cooperative di risparmio e gli istituti pubblici; rileva a tale proposito la necessità di garantire che il miglioramento dell'accesso al credito per le microimprese e gli imprenditori autonomi sia trattato con la stessa attenzione;

6.  incoraggia le PMI a considerare l'intera UE come il loro mercato interno e a ricorrere, per le loro esigenze di finanziamento, alle possibilità offerte dal mercato unico; accoglie con favore le iniziative della Commissione a sostegno delle PMI e delle start-up all'interno di un mercato unico potenziato, ed esorta la Commissione a continuare a elaborare proposte adeguate alle esigenze delle PMI; ritiene che l'iniziativa Startup Europe debba fornire assistenza alle piccole imprese innovative, sostenendole fino a quando non siano diventate operative; sottolinea, in tale contesto, l'importanza della convergenza normativa e procedurale in tutta l'Unione e dell'attuazione dello "Small Business Act"; invita la Commissione a dare seguito allo "Small Business Act" onde aiutare ulteriormente le imprese a superare gli ostacoli di natura sia fisica che regolamentare; riconosce, in tale contesto, che l'innovazione rappresenta un fattore chiave per una crescita sostenibile e per l'occupazione nell'UE e che occorre prestare particolare attenzione alle PMI innovative; sottolinea che la politica di coesione e i fondi regionali dell'UE possono essere una fonte di finanziamento per le PMI; invita la Commissione e gli Stati membri a garantire il coordinamento, la coerenza e le sinergie tra i diversi strumenti e programmi europei a favore delle PMI, come i fondi strutturali e d'investimento europei; invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere un approccio globale alla diffusione delle informazioni in relazione a tutte le opportunità di finanziamento dell'UE; esorta gli Stati membri e la Commissione a realizzare progressi significativi sul fronte della semplificazione, al fine di rendere i finanziamenti più attraenti per le PMI;

7.  ricorda che un contesto giuridico ed economico più armonizzato a sostegno di pagamenti puntuali nelle operazioni commerciali è essenziale per l'accesso al credito; sottolinea, in tale contesto, i problemi finanziari che incontrano le PMI e la situazione di incertezza dei fornitori causata dai ritardi nei pagamenti da parte delle imprese più grandi e delle istituzioni e autorità pubbliche; chiede che, in sede di revisione della direttiva sui ritardi di pagamento, la Commissione valuti l'introduzione di misure specifiche volte a facilitare i pagamenti alle PMI; invita la Commissione a pubblicare la sua relazione sull'attuazione della direttiva sui ritardi di pagamento, prevista per il 16 marzo 2016, e a formulare, se del caso, nuove proposte per ridurre al minimo il rischio relativo ai pagamenti transfrontalieri e, in generale, di interruzione dei flussi finanziari;

8.  si compiace dell'iniziativa della Commissione volta a rilanciare i lavori per la creazione di un vero mercato europeo dei servizi finanziari al dettaglio attraverso la pubblicazione del Libro verde sui servizi finanziari al dettaglio (2015); chiede alla Commissione di prestare particolare attenzione alle specificità delle PMI e di assicurare che le attività transfrontaliere nel settore dei servizi finanziari al dettaglio si traducano in un migliore accesso al credito per le PMI;

9.  osserva che le start-up e le microimprese, in particolare, hanno difficoltà a ottenere finanziamenti adeguati e a identificare e soddisfare i requisiti regolamentari in ambito finanziario, soprattutto nella fase di sviluppo; osserva la mancanza di armonizzazione nella legislazione nazionale sulla costituzione delle PMI; incoraggia gli Stati membri a proseguire i loro sforzi per ridurre gli ostacoli amministrativi e creare sportelli unici che centralizzino tutti i requisiti normativi che interessano gli imprenditori; incoraggia gli Stati membri, la BEI e le banche di promozione nazionali, in tale contesto, a fornire informazioni sulle possibilità di finanziamento e i sistemi di garanzia dei prestiti;

10.  valuta positivamente l'iniziativa della Commissione volta a individuare le barriere e gli ostacoli ingiustificati per il settore finanziario, onde garantire finanziamenti all'economia reale, in particolare alle PMI e alle microimprese; sottolinea che la realizzazione di un mercato europeo dei capitali ben funzionante è una delle iniziative più importanti per il settore finanziario; sottolinea l'importanza di semplificare o modificare le norme che hanno dato luogo a conseguenze indesiderate per le PMI o che hanno inibito il loro sviluppo; sottolinea che ciò non dovrebbe determinare un inutile abbassamento degli standard normativi in ambito finanziario, pur permettendo una semplificazione della legislazione; sottolinea inoltre che le nuove proposte della Commissione non devono portare a una regolamentazione più complessa che può condizionare negativamente gli investimenti; ritiene che un approccio europeo alla regolamentazione finanziaria e all'Unione dei mercati dei capitali dovrebbe tenere debitamente conto degli sviluppi internazionali onde evitare inutili difformità e duplicazioni normative e fare dell'Europa un polo d'attrazione per gli investitori internazionali; sottolinea che l'economia europea deve attrarre un livello elevato di investimenti esteri diretti, compresi gli investimenti "greenfield", stimolando non solo i mercati dei capitali, ma anche il settore del private equity, nonché il capitale di rischio e gli investimenti nell'industria europea; ritiene altresì che la Commissione e gli Stati membri dovrebbero adottare un piano strategico a sostegno del finanziamento delle PMI ai fini della loro internazionalizzazione;

11.  ribadisce che la revisione delle norme in materia di appalti pubblici e contratti di concessione non dovrebbe pregiudicare l'accesso delle PMI e delle microimprese al mercato degli appalti;

12.  invita la Commissione e il Consiglio a prestare maggiore attenzione alle preoccupazioni delle PMI per quanto riguarda la domanda e a rifletterle in maniera più appropriata nella raccomandazione sulla politica economica della zona euro, nelle raccomandazioni specifiche per paese e nella valutazione ex post del rispetto delle raccomandazioni da parte degli Stati membri;

Prestiti bancari alle PMI

13.  riconosce che il prestito bancario costituisce tradizionalmente la principale fonte di finanziamento esterno per le PMI nell'Unione, dato che il finanziamento bancario rappresenta oltre tre quarti dei finanziamenti alle PMI, paragonato a meno della metà negli Stati Uniti, il che rende le PMI particolarmente vulnerabili a una contrazione dei prestiti bancari; osserva che la crisi finanziaria ha contribuito alla frammentazione dei finanziamenti bancari e delle condizioni di concessione del credito bancario; deplora il divario esistente, seppure in graduale attenuazione, tra le condizioni di credito per le PMI situate in diversi paesi della zona euro, il che riflette anche le differenze nella percezione del rischio e nelle condizioni economiche; osserva che l'Unione bancaria contribuisce a porre rimedio a tale frammentazione; invita gli Stati membri ad attuare pienamente la direttiva 2004/113/CE e a collaborare con il settore finanziario per quanto riguarda l'obbligo che essi hanno di garantire alle PMI un pieno ed equo accesso al prestito bancario; sottolinea il ruolo importante e ben sviluppato delle banche che possiedono conoscenze locali e regionali specifiche per la concessione di finanziamenti alle PMI, dati i loro rapporti di lungo periodo con tali imprese; mette in evidenza che, laddove esistano banche locali ben consolidate, queste si rivelano efficaci nella concessione di prestiti alle PMI e nell'evitare le perdite; sottolinea quindi l'importanza di sviluppare le banche locali;

14.  sottolinea che, mentre la digitalizzazione avanza ed emergono quindi nuove fonti di finanziamento, la presenza locale di istituti di credito tradizionali rimane essenziale per l'accesso delle PMI ai finanziamenti, soprattutto sulle isole e negli arcipelaghi, come pure nelle zone rurali, remote e periferiche;

15.  incoraggia le banche a considerare l'intera UE come il loro mercato interno e a sfruttare il potenziale del mercato unico per offrire finanziamenti alle PMI, comprese quelle che non hanno sede nello Stato membro in cui è domiciliata la banca in questione;

16.  incoraggia la Commissione a valutare la possibilità di introdurre programmi di "funding for lending" (finanziamento al credito) che metterebbero il denaro della BCE a disposizione delle banche al solo scopo di concedere prestiti alle PMI; invita la Commissione a valutare le possibilità di sviluppare nuove iniziative per attrarre gli investimenti;

17.  mette in evidenza il ruolo importante svolto dalle banche e dagli istituti di promozione nazionali e regionali nel finanziamento del settore delle PMI; ricorda il loro ruolo centrale nello sportello PMI del FEIS e il ruolo che svolgono nel coinvolgere gli Stati membri nei progetti del FEIS; ritiene che il FEIS rappresenti un'importante fonte di finanziamento per le PMI; ritiene che la BEI e il FEI dovrebbero intensificare i loro sforzi per fornire alle PMI le competenze necessarie per accedere ai finanziamenti e agli strumenti volti ad agevolare i contatti con gli investitori come, ad esempio, lo "European Angels Fund"; invita la Commissione a valutare il ruolo svolto dalle banche di promozione nazionali e regionali come catalizzatori di finanziamenti a lungo termine per le PMI e, in particolare, a individuare e diffondere le migliori pratiche, nonché a incoraggiare, su tale base, gli Stati membri a istituire banche di promozione nazionali e regionali laddove queste non siano ancora presenti; invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere una crescita inclusiva e ad assicurare un coordinamento e una coerenza maggiori tra tutte le politiche di investimento dell'UE rivolte alle PMI, compresi il FEIS, i fondi regionali e il Fondo europeo per gli investimenti (FEI);

18.  ribadisce che è altresì importante migliorare la capacità e le possibilità di prestito delle banche alle PMI; sottolinea che il finanziamento attraverso i mercati dei capitali non basterà da solo a fornire finanziamenti sufficienti e soluzioni di finanziamento adeguate, compreso l'accesso delle PMI ai capitali; osserva che una diversificazione delle fonti di credito porterebbe a una maggiore stabilità del settore finanziario;

19.  sottolinea che un settore bancario sano, stabile e resiliente e un'Unione dei mercati dei capitali costituiscono un requisito indispensabile per potenziare l'accesso delle PMI al credito; sottolinea che il regolamento sui requisiti patrimoniali (CRR) e la direttiva sui requisiti patrimoniali (CRD IV) e, in particolare, il livello più elevato e la migliore qualità dei capitali, sono una risposta diretta alla crisi e costituiscono la base della ritrovata stabilità del settore finanziario; si compiace che la Commissione consideri i prestiti alle PMI come uno degli ambiti prioritari della revisione del CRR; osserva che la Commissione esamina la possibilità che in tutti gli Stati membri le cooperative di credito locali possano operare al di fuori dell'ambito di applicazione delle norme dell'UE sui requisiti patrimoniali delle banche; sottolinea la necessità di una legislazione prudente per le cooperative di credito volta ad assicurare sia la stabilità finanziaria, sia l'opportunità per queste ultime di erogare crediti a tassi competitivi;

20.  osserva i molteplici requisiti regolamentari imposti alle banche e i loro possibili effetti negativi sui prestiti alle PMI, pur ricordando che tali requisiti sono stati introdotti in risposta alla crisi finanziaria; sottolinea la necessità di evitare il requisito della doppia rendicontazione e la pluralità dei canali di rendicontazione e, più in generale, ogni onere amministrativo superfluo per gli enti creditizi, in particolare per le banche più piccole; invita la Commissione a valutare gli effetti dei requisiti regolamentari per le banche per quanto riguarda i prestiti alle PMI, con il sostegno dell'ABE e del meccanismo di vigilanza unico (SSM);

21.  osserva che i prestiti alle PMI non sono stati all'origine della crisi finanziaria; ricorda la decisione dei colegislatori di introdurre il fattore di sostegno alle PMI nel quadro del CRR e della CRD IV e che tale strumento è stato messo a punto per permettere di mantenere i requisiti patrimoniali per i prestiti alle PMI conformi ai livelli di Basilea II anziché di Basilea III; sottolinea l'importanza del fattore di sostegno alle PMI per mantenere e accrescere i prestiti bancari alle PMI; prende atto della relazione dell'ABE del marzo 2016 sul fattore di sostegno alle PMI; esprime preoccupazione per le possibili ripercussioni negative della sua soppressione; si compiace dell'intenzione della Commissione di mantenere il fattore di sostegno, continuare a valutarlo ed esaminare l'opportunità di innalzare la soglia per migliorare ulteriormente l'accesso delle PMI ai prestiti bancari; invita la Commissione a esaminare la possibilità di ricalibrare il fattore di sostegno, comprese le dimensioni e la soglia, nonché le possibili interazioni con altri requisiti normativi oltre a elementi esterni quali la posizione geografica e il contesto socioeconomico, al fine di potenziarne l'effetto; invita la Commissione a vagliare la possibilità di rendere il fattore permanente; invita il Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria (CBVB) a sostenere il fattore di sostegno alle PMI e a valutare la possibilità di ridurre i requisiti patrimoniali per le esposizioni verso le PMI;

22.  sottolinea che la valutazione prudente del rischio e l'analisi delle informazioni qualitative sono uno dei principali punti di forza delle banche, in particolare per quanto riguarda i prestiti complessi alle PMI; è del parere che la conoscenza e la consapevolezza delle peculiarità delle PMI nell'ambito della comunità bancaria dovrebbero essere ulteriormente migliorate; sottolinea il carattere riservato delle informazioni relative al credito che le banche ricevono in sede di valutazione dell'affidabilità creditizia delle PMI;

23.  accoglie con favore le varie iniziative in atto volte a migliorare la disponibilità di informazioni standardizzate e trasparenti sul credito concesso alle PMI, che possono rafforzare la fiducia degli investitori; sottolinea tuttavia la necessità di applicare il principio di proporzionalità nel richiedere tali informazioni sul credito;

24.  sottolinea che la proporzionalità è un principio guida al quale le istituzioni europee, le autorità europee di vigilanza e l'SSM devono attenersi nello sviluppo e nell'attuazione di regolamenti, norme, orientamenti e pratiche di vigilanza; invita la Commissione a fornire, in accordo con i colegislatori, ulteriori orientamenti alle autorità europee di vigilanza e alla BCE/all'SSM sulle modalità di applicazione del principio di proporzionalità, e a sollecitarne il rispetto, senza abbassare gli standard normativi attuali, pur permettendo la semplificazione della legislazione;

25.  sottolinea i vantaggi delle garanzie di terzi nei contratti di prestito per gli imprenditori; chiede che si tenga maggiormente conto di tali garanzie di terzi per quanto riguarda la valutazione dei rating del credito, come pure le norme prudenziali e le pratiche di vigilanza;

26.  ricorda che gli enti creditizi devono, su richiesta, fornire alle PMI una spiegazione delle loro decisioni di rating; invita la Commissione a valutare l'attuazione di tale disposizione e a rafforzare le disposizioni dell'articolo 431, paragrafo 4, del CRR, nonché a incoraggiare gli enti creditizi a fornire un riscontro alle PMI; osserva le discussioni che la Commissione sta attualmente conducendo con le parti interessate, al fine di migliorare la qualità e la coerenza di tali riscontri; osserva che questi potrebbero costituire il punto di partenza per trovare fonti di informazione e consulenza sui finanziamenti non bancari;

27.  osserva che i rating del credito sono un elemento importante e talvolta determinante nelle decisioni di investimento; richiama l'attenzione sull'esistenza, in alcuni Stati membri, di un sistema interno di valutazione del credito (ICAS) gestito dalle banche centrali nazionali per valutare l'idoneità delle garanzie e che consente alle PMI di ottenere una valutazione della loro affidabilità creditizia; invita la Commissione, la BCE e le banche centrali nazionali a esaminare ulteriormente se e come sia possibile utilizzare tali sistemi per aiutare le PMI ad accedere ai mercati dei capitali;

28.  invita la Commissione e l'ABE a fornire maggiori orientamenti sull'applicazione dell'attuale regolamentazione in materia di tolleranza; chiede alla Commissione di procedere a una valutazione d'impatto dell'attuale regime di tolleranza per i crediti in sofferenza; ricorda che i crediti in sofferenza nei bilanci delle banche ostacolano la concessione di nuovi prestiti, in particolare per le PMI; sottolinea che l'introduzione di un limite de minimis per violazioni non gravi contribuirebbe a impedire un calo inutile e ingiustificato dell'affidabilità creditizia delle PMI; prende atto della consultazione in corso del Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria sulle definizioni di esposizioni deteriorate e tolleranza;

29.  osserva che le restrizioni all'acquisto di obbligazioni di Stato da parte delle banche o una ponderazione più alta di tali obbligazioni potrebbe far aumentare i costi del credito e accrescere il divario di competitività nell'UE, a meno che non siano rispettate determinate condizioni;

30.  prende atto delle misure adottate dalla BCE il 10 marzo 2016 e, in particolare, la nuova serie di quattro operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine (TLTRO II), che incentiveranno i prestiti bancari all'economia reale; sottolinea che le politiche monetarie da sole non sono sufficienti a rilanciare la crescita e gli investimenti e che devono essere accompagnate da politiche di bilancio e riforme strutturali adeguate;

31.  sottolinea l'importanza delle istituzioni pubbliche come alternativa alle banche private quale fonte di finanziamento per le PMI;

32.  invita la Commissione a tenere conto della proporzionalità per quanto riguarda il rimborso anticipato dei prestiti nell'UE, ad esempio fissando un tetto per limitare i costi per le PMI e attraverso una maggiore trasparenza nei contratti per le PMI;

Fonti non bancarie di finanziamento delle PMI

33.  invita gli Stati membri a promuovere una cultura del rischio e dei mercati dei capitali; ribadisce che l'educazione finanziaria delle PMI è fondamentale non soltanto per aumentare la concessione di prestiti bancari ma anche per estendere l'utilizzo e l'accettazione delle soluzioni proposte dai mercati dei capitali, nonché per incoraggiare le donne e i giovani ad avviare ed espandere le loro attività, rendendo possibile una migliore valutazione dei costi, dei benefici e dei rischi connessi; sottolinea l'importanza di requisiti chiari in materia di informazione finanziaria; incoraggia gli Stati membri a includere nozioni di base di educazione finanziaria ed etica imprenditoriale nei programmi scolastici e universitari, stimolando il coinvolgimento dei giovani nelle attività delle PMI; invita gli Stati membri e la Commissione a migliorare l'alfabetizzazione finanziaria e l'accesso a competenze e conoscenze finanziarie per le PMI e a far sì che le migliori pratiche vengano condivise; sottolinea tuttavia che le PMI hanno esse stesse una responsabilità a tale riguardo;

34.  mette in evidenza i benefici della locazione finanziaria per le PMI nella misura in cui rende disponibile il capitale aziendale per ulteriori investimenti nella crescita sostenibile;

35.  osserva che l'Unione dei mercati dei capitali rappresenta un'opportunità per colmare le carenze dell'attuale quadro normativo e per armonizzare la regolamentazione transfrontaliera; osserva che, se il credito bancario non soddisfa le esigenze finanziarie e commerciali delle PMI, si crea un vuoto di capitali; sottolinea che lo sviluppo dell'Unione dei mercati dei capitali e dell'Unione bancaria attualmente in corso deve essere accompagnato da continui sforzi tesi a far convergere i processi e le procedure dell'UE e a valutare il vigente quadro normativo per il settore finanziario, in particolare per quanto riguarda i suoi effetti sulle PMI e sulla stabilità macrofinanziaria e macroeconomica generale; sottolinea che sarebbe opportuno effettuare tale valutazione tenendo conto delle raccomandazioni sull'attuabilità delle misure introdotte; invita la Commissione a prevedere un quadro normativo adeguato e ad hoc per i soggetti che erogano finanziamenti alle PMI, che non sia oneroso per queste ultime e che conquisti anche la fiducia degli investitori; ritiene che in un'Unione dei mercati dei capitali approfondita e ben strutturata tutti i partecipanti al mercato aventi le stesse caratteristiche dovrebbero rispettare un insieme unico di norme, avere uguale accesso a un insieme di strumenti o servizi finanziari ed essere trattati allo stesso modo allorché operano sul mercato; accoglie con favore il piano d'azione della Commissione sull'Unione dei mercati dei capitali, che mira a garantire alle PMI un accesso agevolato a possibilità di finanziamento più diversificate; sottolinea che i modelli di finanziamento bancario e basato su fondi propri dovrebbero essere complementari;

36.  ricorda i costi considerevoli che le PMI devono sostenere per accedere ai mercati dei capitali, come i mercati obbligazionari e azionari; sottolinea la necessità di una regolamentazione proporzionata, con obblighi di informativa e requisiti di ammissione alla quotazione meno complessi e onerosi per le PMI al fine di evitare duplicazioni e ridurre il costo dell'accesso ai mercati dei capitali, senza tuttavia compromettere la tutela degli investitori e la stabilità finanziaria del sistema; prende atto dell'introduzione di un regime di informativa minima per le PMI nella proposta di regolamento relativo al prospetto presentata dalla Commissione e attualmente in discussione; osserva che la regolamentazione non dovrebbe creare ostacoli troppo elevati nel passaggio, ad esempio, da una categoria di una dimensione a un'altra o tra società quotate e non quotate; ritiene pertanto che si dovrebbe privilegiare un approccio in più fasi con un aumento graduale dei requisiti regolamentari; ricorda, in tale contesto, i mercati di crescita per le PMI previsti dalla MiFID II e sollecita una rapida attuazione di tale strumento;

37.  sottolinea l'importanza della trasparenza, della standardizzazione e della disponibilità al pubblico di informazioni relative al finanziamento delle PMI per le banche, gli investitori, le autorità di vigilanza e altre parti interessate, al fine di comprendere il profilo di rischio, prendere decisioni informate e ridurre i costi dei finanziamenti; ritiene che la creazione di una banca dati europea contenente informazioni sulle strategie imprenditoriali e sulle esigenze di finanziamento delle PMI, in cui queste ultime possano volontariamente inserire i propri dati e mantenerli aggiornati, potrebbe servire a tale scopo; invita la Commissione a valutare la possibilità di istituire un numero di identificazione unico per le PMI; richiama l'attenzione sul potenziale offerto dalle strutture che associano attori appartenenti al settore bancario e non bancario, per fornire assistenza alle PMI; accoglie con favore la strategia di informazione della Commissione per le PMI, in particolare l'identificazione delle capacità di sostegno e consulenza più pertinenti per le PMI che cercano finanziamenti alternativi in ciascuno Stato membro e promuovono esempi di migliori pratiche a livello di UE, nonché la valutazione delle possibilità per sostenere sistemi di informazione paneuropei che mettano in contatto le PMI e i fornitori di finanziamenti alternativi;

38.  ricorda che i principi contabili sono essenziali poiché stabiliscono il modo in cui le informazioni sono fornite alle autorità di vigilanza e agli investitori e in quanto gli oneri amministrativi imposti alle imprese variano in funzione dei principi contabili applicati; prende atto delle discussioni in corso sull'opportunità di elaborare principi contabili comuni specifici per le PMI e auspica ulteriori riflessioni al riguardo;

39.  sottolinea che le nuove tecnologie finanziarie innovative (FinTech) offrono la possibilità di garantire una migliore corrispondenza tra le PMI e i potenziali investitori; invita la Commissione e gli Stati membri a incoraggiare lo sviluppo di iniziative nel campo delle FinTech e a valutare gli eventuali rischi e la necessità di un quadro regolamentare adeguato e armonizzato a livello di UE, senza soffocare l'innovazione;

40.  sottolinea la necessità di favorire l'innovazione attraverso piattaforme di prestito; incoraggia le banche a considerare l'utilizzo di tali tecnologie innovative come un'opportunità; sottolinea che le fonti di finanziamento alternative offrono, in particolare, soluzioni per le start-up, le imprenditrici e le PMI innovative; invita la Commissione a esaminare la necessità e le possibilità di un quadro armonizzato a livello di UE per le fonti di finanziamento alternative, allo scopo di aumentare la disponibilità di questo tipo di finanziamento per le PMI in tutta l'Unione; ricorda che, affinché il sistema sia efficiente, sia la PMI che il finanziatore devono essere pienamente consapevoli dei rischi e delle opportunità potenziali connessi al meccanismo di finanziamento; osserva che le leggi e le regolamentazioni vigenti sul finanziamento collettivo (crowdfunding) variano notevolmente da uno Stato membro all'altro e non sembrano aver favorito le attività transfrontaliere; si compiace della valutazione della Commissione del quadro esistente per il finanziamento collettivo; sostiene l'approccio adottato che consiste nel monitorare in maniera costante il mercato e gli sviluppi normativi e nell'incoraggiare un maggiore allineamento degli approcci normativi, condividere le migliori pratiche e facilitare gli investimenti transfrontalieri; ricorda nel contempo che il crowdfunding e il prestito peer-to-peer non dovrebbero essere soggetti a una regolamentazione eccessiva, che ne ostacolerebbe lo sviluppo; invita la Commissione a promuovere nuove piattaforme di finanziamenti di private equity, quali il finanziamento mezzanino e gli investitori informali (business angels); invita la Commissione a incoraggiare l'erogazione di prestiti sicuri alle imprese da parte di privati mediante prestiti peer-to-peer od obbligazioni al dettaglio; sottolinea la necessità di assicurare che queste nuove forme di finanziamento siano pienamente conformi alla legislazione finanziaria e fiscale pertinente, in modo che non diventino uno strumento di elusione fiscale od opacità finanziaria; mette in evidenza la necessità di rivedere l'attuale normativa in materia;

41.  osserva le proposte della Commissione relative a un quadro per la cartolarizzazione semplice, trasparente e standardizzata (STS) e la calibrazione dei requisiti prudenziali applicabili alle banche; prende atto che vi possono essere sia rischi che benefici associati alla cartolarizzazione delle PMI; rileva il possibile impatto di tali proposte sui prestiti bancari accordati alle PMI e sugli investimenti in queste ultime; sottolinea la necessità di trasparenza per quanto riguarda i rischi sottostanti e la necessità di contribuire alla stabilità del sistema finanziario;

42.  osserva che l'eterogeneità delle legislazioni nazionali in materia di insolvenza e la relativa incertezza giuridica costituiscono uno degli ostacoli agli investimenti transfrontalieri nelle PMI e nelle start-up; ritiene che norme semplificate e armonizzate in tale ambito sarebbero di sostegno alle start-up, alle microimprese e alle piccole e medie imprese e migliorerebbero il contesto imprenditoriale dell'UE; plaude pertanto alla decisione della Commissione di affrontare la questione attraverso una proposta legislativa, come indicato nel suo piano di azione per un'Unione dei mercati dei capitali, e attende con interesse questa futura proposta; ritiene che la Commissione dovrebbe prendere in considerazione diverse opzioni per l'attuazione di un regime di insolvenza dell'UE e formulare raccomandazioni agli Stati membri affinché possano adottare o attuare una normativa che preveda regimi di insolvenza efficaci e trasparenti e un processo di ristrutturazione tempestivo, nonché rimuovere gli ostacoli amministrativi e normativi imposti alle PMI, come indicato nelle raccomandazioni specifiche per paese;

43.  sottolinea il potenziale del finanziamento con capitale di rischio e venture capital, in particolare per le start-up non quotate e le PMI innovative; osserva che questi mercati sono poco sviluppati nell'UE; accoglie con favore l'iniziativa della Commissione di rivedere la normativa che disciplina il fondo europeo per il venture capital (EuVECA) e i fondi europei per l'imprenditoria sociale (EuSEF); sottolinea inoltre l'urgente necessità che la Commissione affronti il problema della frammentazione, in base ai confini nazionali, dell'intero settore europeo dei fondi d'investimento;

44.  sottolinea che il modo in cui sono concepite le strutture dell'imposta sulle società e dell'imposta sul reddito nonché gli eventuali sgravi fiscali incidono sulla capacità di autofinanziamento delle PMI; richiama l'attenzione sul fatto che in numerosi Stati membri la tassazione delle PMI e di alcune multinazionali differiscono notevolmente, il che ha un effetto negativo sulla competitività delle PMI e riduce considerevolmente l'efficacia dei finanziamenti di diversa origine destinati alle PMI; osserva che, a causa delle pratiche fiscali sleali utilizzate da alcune società multinazionali, le PMI subiscono un'imposizione fiscale fino al 30 % più elevata rispetto a quella cui sarebbero soggette se si applicassero pratiche fiscali leali, il che a sua volta si ripercuote sulla loro capacità di autofinanziamento; si compiace, in tale contesto, del pacchetto anti-elusione fiscale della Commissione, che mira a conseguire una tassazione più semplice, efficace ed equa nell'UE; sottolinea che gli Stati membri dovrebbero sforzarsi di istituire un sistema di tassazione equo, efficace e trasparente che attragga i finanziamenti e gli investimenti, al fine di creare migliori condizioni per l'avvio e lo sviluppo delle PMI; mette in evidenza la necessità di introdurre esenzioni finanziarie per le PMI, in particolare nella loro fase iniziale, per consentire alle imprese di disporre di fondi sufficienti per affrontare i periodi successivi del loro ciclo di vita; sottolinea la necessità di una politica di tassazione che riduca il carico fiscale globale e le imposte che gravano sul lavoro e sulle imprese; sottolinea l'importanza di correggere la distorsione fiscale esistente tra debito e capitale proprio;

45.  osserva che gli aiuti di Stato diretti, che non distorcono i benefici della concorrenza, sono talvolta necessari per garantire i finanziamenti di cui hanno bisogno le start-up, le microimprese e le piccole e medie imprese, in particolare dove le condizioni socioeconomiche non permettono altre fonti di accesso al credito; sottolinea l'importanza della trasparenza per quanto riguarda i regimi pubblici e gli aiuti di Stato a sostegno degli investimenti nelle PMI, nonché per la creazione di nuovi organismi di finanziamento e di investimento;

46.  incoraggia gli Stati membri ad analizzare e a fare tesoro dell'esperienza del WIR svizzero, creato nel 1934, che si basa un sistema di compensazione del credito tra le PMI, dato che il WIR è un efficace stabilizzatore macroeconomico in periodi di strette creditizie o crisi di liquidità;

47.  chiede alla Commissione di presentare una relazione annuale al Parlamento europeo, delineando lo stato delle iniziative di attuazione e il loro impatto sul miglioramento dell'accesso al credito per le PMI in Europa; invita la Commissione a includere, se del caso, la propria valutazione dell'orientamento strategico e le modifiche raccomandate;

48.  invita la Commissione a verificare gli strumenti esistenti, come i Fondi strutturali e altri programmi pertinenti, per valutare l'adeguatezza del sostegno finanziario fornito alle PMI in relazione agli obiettivi stabiliti e, se del caso, il loro effetto di attenuazione della crisi per le PMI;

49.  riconosce la crescente importanza che le microimprese e le PMI dei settori culturali e creativi rivestono per gli investimenti, la crescita, l'innovazione e l'occupazione, ma anche il loro ruolo fondamentale nel preservare e promuovere la diversità culturale e linguistica;

50.  sottolinea che sin da ottobre 2013, con la pubblicazione da parte della Commissione dei risultati dello studio "Survey on access to finance for cultural and creative sectors" (indagine sull'accesso ai finanziamenti per i settori culturali e creativi), erano emerse le enormi difficoltà di accesso al credito per le imprese culturali e creative, insieme a un buco finanziario per un ammontare stimato tra gli 8 e i 13,3 miliardi di EUR;

51.  mette in rilievo che, secondo dati Eurostat, nel 2014 il 2,9 % degli occupati nell'Unione europea, ossia 6,3 milioni di persone, lavoravano nei settori culturali e creativi, un dato paragonabile alla percentuale di occupati nel settore bancario e assicurativo; evidenzia inoltre che i settori culturali e creativi rappresentano quasi il 4,5 % dell'economia europea, con poco meno di 1,4 milioni di piccole e medie imprese che producono e diffondono contenuti culturali e creativi in tutta Europa, e che l'occupazione nei settori culturali e creativi è in continuo aumento dal 2008, essendo essi tra i settori dell'economia europea in più rapida crescita e generando circa il 4,2 % del PIL totale dell'UE;

52.  riconosce che la cultura e l'innovazione sono fattori cruciali per aiutare le regioni ad attrarre investimenti; mette in risalto il fatto che i posti di lavoro dei settori culturali e creativi sono difficilmente delocalizzati, poiché sono collegati a competenze culturali e storiche specifiche che contribuiscono anche a salvaguardare un'ampia gamma di arti e mestieri tradizionali; pone in rilievo l'importanza di sostenere le PMI che operano in lingue minoritarie o meno utilizzate, preservando e promuovendo la diversità culturale e linguistica dell'Europa, nonché l'importanza del sostegno ai giovani che creano progetti start-up aventi per oggetto la tutela della cultura e il patrimonio culturale;

53.  sottolinea che una maggiore promozione delle industrie culturali e creative e maggiori investimenti nel settore avranno effetti benefici creando nuovi posti di lavoro e contrastando l'alto tasso di disoccupazione giovanile, dato il gran numero di giovani che seguono studi in questo campo; rileva che, secondo uno studio recente, nei settori culturali e creativi lavorano più giovani tra i 15 e i 29 anni che in qualsiasi altro comparto economico (il 19,1 % del totale degli occupati in questi settori contro il 18,6 % nel resto dell'economia)(19); incoraggia gli Stati membri a rafforzare lo sviluppo delle competenze culturali e creative e a istituire reti per lo sviluppo delle capacità imprenditoriali che colleghino tra loro i sistemi di istruzione e formazione, le imprese creative e le istituzioni culturali e artistiche, in modo da favorire un approccio interdisciplinare; esorta l'UE e gli Stati membri ad ampliare le formule intese a incoraggiare il talento e lo sviluppo delle competenze nei settori culturali e creativi, ad esempio prevedendo sussidi innovativi e flessibili per sostenere la creatività e l'innovazione e lo sviluppo dei talenti;

54.  rileva che, secondo l'indagine condotta nel 2013 dalla Commissione, gli ostacoli all'accesso ai finanziamenti nei settori culturali e creativi hanno caratteristiche molto specifiche, nel senso che tali settori hanno maggiore difficoltà ad attrarre capitali e investimenti per varie ragioni, quali una base dati limitata, la carenza di informazioni facilmente accessibili sulle fonti di finanziamento, le insufficienti competenze imprenditoriali, la dipendenza dai programmi d'investimento pubblici e una mancanza di informazioni adeguate dovuta a problemi nella valutazione dei rischi e nella valorizzazione di beni immateriali come i diritti di proprietà intellettuale;

55.  sottolinea perciò che, per migliorare l'accesso ai finanziamenti nei settori culturali e creativi, sono necessarie soluzioni settoriali specifiche, occorre cioè sviluppare competenze specializzate nella valutazione dei rischi specifici rappresentati dalla mancanza di garanzie materiali, dalla dipendenza da attività immateriali e dell'aleatorietà della domanda di mercato in tempi di trasformazioni digitali; rileva che tali competenze specializzate sono necessarie sia nelle microimprese e nelle PMI che nelle istituzioni finanziarie; sottolinea che i diritti di proprietà intellettuale possono essere accettati come garanzie reali; mette in risalto l'importanza dell'esistenza di un quadro legislativo armonizzato nell'UE in materia di fiscalità e proprietà intellettuale, che potrebbe contribuire ad attrarre investimenti e finanziamenti per le PMI dei settori culturali e creativi;

56.  plaude, malgrado i forti ritardi, al varo dello strumento di garanzia del programma Europa creativa, che rappresenta una delle principali risposte alla pressante necessità di accesso al credito per progetti innovativi e sostenibili nei settori culturali e creativi e riguarda microimprese, PMI, piccole associazioni senza scopo di lucro e ONG, ed è uno dei mezzi fondamentali per garantire la necessaria equa remunerazione dei creatori; valuta positivamente l'iniziativa del sistema di formazione integrata che lo strumento di garanzia offre alle banche e agli intermediari finanziari; raccomanda vivamente che le misure necessarie siano poste in essere nel corso del 2016, secondo la proposta originaria della Commissione; ricorda che secondo la valutazione ex ante della Commissione si prevede che il deficit di finanziamenti superi il miliardo di euro l'anno, e rammenta che tale deficit rappresenta l'entità degli investimenti persi perché imprese con valide strategie aziendali e un buon profilo di rischio si vedono rifiutare un prestito o decidono di non chiederlo affatto per mancanza di garanzie reali sufficienti;

57.  accoglie con favore la relazione pubblicata di recente dal gruppo di esperti degli Stati membri dell'UE sull'accesso al finanziamento per i settori culturali e creativi, elaborata secondo il metodo di coordinamento aperto, e sottolinea che la Commissione deve dare attuazione alle raccomandazioni in essa contenute in modo da creare strumenti più efficaci e innovativi e anche da facilitare l'accesso ai finanziamenti;

o
o   o

58.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU C 24 del 22.1.2016, pag. 2.
(2) Testi approvati, P8_TA(2014)0069.
(3) Testi approvati, P8_TA(2016)0200.
(4) Testi approvati, P8_TA(2016)0063.
(5) Testi approvati, P8_TA(2015)0268.
(6) Testi approvati, P8_TA(2015)0408.
(7) Testi approvati, P8_TA(2016)0004.
(8) Testi approvati, P8_TA(2016)0006.
(9) Testi approvati, P8_TA(2015)0290.
(10) http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+CRE+20160413+ITEM-024+DOC+XML+V0//IT.
(11) GU C 19 del 22.1.2014, pag. 4.
(12) GU L 48 del 23.2.2011, pag. 1.
(13) GU L 124 del 20.5.2003, pag. 36.
(14) https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/other/art2_mb201407_pp79-97en.pdf.
(15) EBA/OP/2016/04 del 23 marzo 2016.
(16) Relazione annuale della Commissione sulle PMI europee 2014/2015.
(17) Indagine della BCE sull'accesso al credito delle imprese nella zona euro da aprile a settembre 2015.
(18) Indagine della BCE sull'accesso al credito delle imprese nella zona euro da aprile a settembre 2015.
(19) Cultural times – the first global map of cultural and creative industries, dicembre 2015.


Come sfruttare al meglio le potenzialità in termini di creazione di posti di lavoro delle piccole e medie imprese (PMI)?
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Risoluzione del Parlamento europeo del 15 settembre 2016 su come realizzare al meglio il potenziale di creazione di posti di lavoro delle piccole e medie imprese (PMI) (2015/2320(INI))
P8_TA(2016)0359A8-0248/2016

Il Parlamento europeo,

–  visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare gli articoli 173 e 49,

–  vista la comunicazione della Commissione del 3 marzo 2010 dal titolo "Europa 2020: una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva", (COM(2010)2020),

–  visto lo Small Business Act (COM(2008)0394),

–  vista la comunicazione della Commissione concernente l'adeguatezza della regolamentazione dell'Unione europea (COM(2013)0685),

–  visto il piano d'azione "Imprenditorialità 2020" della Commissione,

–  vista la comunicazione della Commissione "Un piano d'azione per migliorare l'accesso delle PMI ai finanziamenti" (COM(2011)0870),

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo "Verso una ripresa fonte di occupazione" (COM(2012)0173),

–  visto il Piano europeo per gli investimenti,

–  vista la sua risoluzione del 14 giugno 2012 "Verso una ripresa fonte di occupazione"(1),

–  vista la sua risoluzione del 5 febbraio 2013 dal titolo "Migliorare l'accesso delle PMI ai finanziamenti"(2),

–  vista la sua risoluzione del 15 aprile 2014 dal titolo "Come può l'UE contribuire a un ambiente favorevole in cui imprese, aziende e start-up creino posti di lavoro?"(3),

–  vista la direttiva relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento (direttiva 2011/7/UE),

–  visto il programma dell'Unione europea per l'occupazione e l'innovazione sociale (EaSI),

–  visto il programma di ricerca e innovazione dell'UE "Orizzonte 2020",

–  visto il programma per la competitività delle imprese e delle PMI (COSME),

–  vista la sua risoluzione del 17 aprile 2014, dal titolo "Il processo di consultazione dei 10 atti legislativi più gravosi e lo snellimento della regolamentazione UE sulle PMI"(4),

–  vista la relazione della Commissione dal titolo "Ridurre al minimo indispensabile gli oneri normativi che gravano sulle PMI – Adeguare la normativa dell'UE alle esigenze delle microimprese " (COM(2011)0803),

–  vista la "Relazione annuale 2013/2014 della Commissione sulle PMI europee – Una ripresa parziale e fragile",

–  vista la relazione Eurofound di gennaio 2013 dal titolo "Nate per essere globali: il potenziale di creazione di posti di lavoro nelle nuove imprese internazionali",

–  vista la relazione Eurofound del 2013 dal titolo "Public policy and support for restructuring in SMEs" (Strategia e sostegno pubblici per il risanamento delle PMI),

–  vista la relazione Eurofound del 2016 dal titolo "Relazione annuale 2015 dell'Osservatorio sulla ristrutturazione in Europa (ERM): creazione di posti di lavoro nelle PMI",

–  vista la relazione di Eurofound del 2012 dal titolo "Misure di carattere pubblico a sostegno del lavoro autonomo e della creazione di posti nelle microimprese e nelle imprese individuali",

–  vista la relazione di Eurofound del 2011 dal titolo "Le PMI durante la crisi: occupazione, relazioni industriali e partenariati locali",

–  vista la relazione di Eurofound del 2011 dal titolo "Rappresentanza dei lavoratori a livello di stabilimento in Europa",

–  vista la relazione di Eurofound del 2014 dal titolo "Il dialogo sociale nelle micro e piccole imprese",

–  vista l'indagine 2015 della Commissione europea sull'accesso al credito delle imprese (SAFE),

–  vista la "Relazione annuale 2014/2015 della Commissione sulle PMI europee – Le PMI riprendono ad assumere",

–  vista la sua risoluzione del 10 settembre 2015 sulla creazione di un mercato del lavoro competitivo nell'Unione europea del XXI secolo: adeguamento delle competenze e delle qualifiche in funzione della domanda e delle prospettive occupazionali, un modo per uscire dalla crisi(5),

–  vista la sua risoluzione dell'8 luglio 2015 sull'iniziativa per favorire l'occupazione verde: sfruttare le potenzialità dell'economia verde di creare posti di lavoro(6),

–  vista la sua risoluzione del 23 ottobre 2012 "sulle piccole e medie imprese (PMI): competitività e opportunità commerciali"(7),

–  vista la raccomandazione 2003/361/CE della Commissione relativa alla definizione delle microimprese, piccole e medie imprese,

–  vista l'indagine Eurobarometro del 2015 sul tema "Internazionalizzazione delle piccole e medie imprese",

–  visto lo studio 2015 dell'OCSE dal titolo "Finanziamento delle PMI e degli imprenditori 2015 – Quadro di valutazione OCSE",

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e i pareri della commissione per i bilanci e della commissione per lo sviluppo regionale (A8-0248/2016),

A.  considerando che le PMI (nel 2014 le imprese di questo tipo in attività nell'UE-28 erano 22,3 milioni(8)) creano più posti di lavoro rispetto ad altre imprese del settore privato, fornendo circa due terzi di tutta l'occupazione del settore privato nell'UE e che gli imprenditori e le PMI danno un contributo importante e positivo alla crescita e allo sviluppo socioeconomici dell'UE; che sostenere le PMI equivale a lottare contro la disoccupazione europea e in particolare la disoccupazione giovanile, rispettivamente pari all'8,9 % e al 19,4 %(9); e che il numero di disoccupati (circa 23 milioni di persone nel 2015) rimane a livelli storici;

B.  considerando che nel 2014 le PMI hanno contribuito notevolmente all'aumento dell'occupazione, con una percentuale che ha raggiunto il 71 % nell'economia commerciale non finanziaria;

C.  considerando che la creazione di posti di lavoro nelle PMI è influenzata da diversi fattori interni ed esterni, e che tra questi ultimi figurano come condizioni essenziali una concorrenza gestibile (anche da parte di multinazionali e dell'economia sommersa), degli oneri amministrativi e dei costi complessivi di produzione ragionevoli, nonché l'accesso a finanziamenti e a una manodopera qualificata;

D.  considerando che, in base alle ricerche condotte di recente da Eurofound, le PMI inclini a creare posti di lavoro sono spesso giovani, innovative e attive a livello internazionale, sono situate in aree urbane, sono gestite da dirigenti qualificati e seguono strategie di crescita e investimento globali;

E.  considerando che le PMI svolgono un ruolo importante per rafforzare la coesione economica, sociale e territoriale contribuendo anche a una crescita più intelligente, più sostenibile e più inclusiva; considerando l'importanza del tessuto delle PMI sul territorio, soprattutto nelle zone rurali;

F.  considerando che, sebbene il 90 % della crescita mondiale sia prodotta fuori dall'UE, appena il 13 % delle PMI ha registrato attività internazionali al di fuori dell'UE;

G.  considerando le differenti caratteristiche delle PMI all'interno dell'UE, ad esempio in termini di dimensioni e di impatto sulle economie nazionali, e i motivi storici alla base di tali differenze;

H.  considerando la scarsità e la disparità in termini di competenze all'interno dell'UE, nonché i flussi di competenze provenienti principalmente da Stati membri entrati nell'UE dopo l'allargamento del 2004 e da paesi della zona euro colpiti dalla crisi e diretti verso altri Stati membri, che hanno creato regioni periferiche caratterizzate da una ridotta disponibilità di lavoratori qualificati, colpite dal fenomeno della fuga di cervelli;

I.  considerando che, nonostante le norme del mercato interno, persistono significative differenze all'interno dell'UE in termini di quadri normativi delle PMI, in particolare per quanto riguarda i livelli di certezza dei futuri sviluppi della normativa e, in generale, della qualità giuridica delle norme;

J.  considerando che i rappresentanti delle PMI segnalano che gli alti costi della manodopera costituiscono una delle maggiori restrizioni alla creazione di occupazione e attendono una riduzione di detti costi, e che i costi della manodopera più elevati sono stati registrati nei sistemi caratterizzati da una regolamentazione e una burocrazia eccessive;

K.  considerando che le PMI hanno maggiori difficoltà ad assorbire le norme regolamentari rispetto alle grandi imprese a causa della loro struttura più modesta;

L.  considerando che la rappresentanza dei lavoratori e il dialogo sociale non sono diffusi nelle PMI quanto lo sono nelle imprese più grandi e che le organizzazioni sindacali di alcuni paesi premono affinché sia aumentata la rappresentanza dei lavoratori nelle PMI, ad esempio, incoraggiando l'istituzione di comitati aziendali nelle PMI(10);

M.  considerando che l'economia sociale e solidale offre lavoro a oltre 14 milioni di persone, ossia a circa il 6,5 % dei lavoratori dell'UE; che nell'UE esistono 2 milioni di imprese dell'economia sociale e solidale, che costituiscono il 10 % delle imprese dell'Unione; e che le imprese sociali hanno dimostrato di resistere alla crisi economica;

N.  considerando che le PMI resistono meglio alla crisi economica in termini di perdita di posti di lavoro e che, in particolare, le cooperative dell'industria e dei servizi hanno dimostrato una maggiore resilienza alla crisi del 2008 rispetto ad altre imprese degli stessi settori;

O.  considerando che i trasferimenti di impresa ai dipendenti organizzati in forma cooperativa rappresentano una tipologia di trasferimento di impresa efficace, come dimostrato dagli elevati tassi di sopravvivenza(11);

P.  considerando che troppi posti di lavoro restano vacanti a causa della scarsa mobilità della forza lavoro e dell'inadeguatezza di alcuni sistemi di istruzione e formazione rispetto alla realtà attuale del mercato del lavoro;

Q.  considerando che il settore verde ha consentito una creazione netta di posti di lavoro in Europa durante la recessione e che le PMI con un piano di azione a lungo termine nell'economia verde creano posti di lavoro più resilienti alle attuali esternalità dell'economia globalizzata(12);

R.  considerando le difficoltà generalizzate nel reperire dati sugli accordi contrattuali e sull'organizzazione del lavoro nelle PMI;

S.  considerando che, secondo Eurofound, in molti paesi le condizioni di lavoro, compreso l'orario di lavoro, sono spesso concordate in modo più informale e sono più flessibili nelle PMI rispetto alle imprese più grandi; che l'impatto iniziale della crisi sembra aver portato a un aumento delle flessibilità "interne" esistenti, poiché le organizzazioni cercano di far fronte alle richieste e alle mutevoli condizioni esterne;

T.  considerando che la BCE sostiene che la crisi del debito sovrano ha aumentato i costi di finanziamento delle banche nei paesi della zona euro colpiti dalla crisi, che in seguito sono stati sostenuti dalle PMI sotto forma di tassi di interesse più alti o prestiti più modesti;

U.  considerando che il bilancio dell'UE dovrebbe essere usato per stimolare la creazione di un'occupazione di lungo periodo qualificata e di qualità e il potenziale delle PMI di creare posti di lavoro dignitosi e sostenibili;

V.  considerando che l'accesso ai finanziamenti rappresenta ancora uno degli ostacoli principali alla creazione e alla crescita delle PMI, in particolare nel caso delle imprese dell'economia sociale, vista, fra l'altro, la mancanza di una gamma sufficientemente diversificata di strumenti di debito e di capitale di rischio in tutta l'Unione, necessaria lungo il percorso di crescita di una società;

W.  considerando che, per ragioni storiche, alcune società hanno una percezione negativa degli imprenditori, che si riflette in alcuni casi anche in un trattamento discriminatorio da parte dei governi ai danni del settore delle PMI, in confronto, ad esempio, alle condizioni vantaggiose previste in tali paesi per gli investimenti stranieri, in particolare per le multinazionali;

X.  considerando che le condizioni di disparità tra le multinazionali e le PMI sono dovute anche alla pratica del trasferimento dei profitti in paesi considerati paradisi fiscali;

Y.  considerando che gli studi della Commissione non forniscono una valutazione dettagliata dell'impatto potenziale del futuro partenariato transatlantico su commercio e investimenti (TTIP) sulle PMI nei diversi Stati membri;

Potenziale di creazione di posti di lavoro e forza lavoro qualificata

1.  ricorda che le PMI costituiscono quasi il 99 % delle imprese europee e rappresentano quindi la colonna portante dell'economia dell'UE;

2.  ritiene che, al fine di garantire migliori condizioni per la creazione di posti di lavoro di qualità nel settore delle PMI, gli Stati membri e la Commissione debbano affrontare i seguenti problemi, presenti in misura disuguale a seconda degli Stati membri e delle regioni: carenza di competenze, valutazione insufficiente delle esigenze future in termini di competenze, squilibri tra domanda e offerta di competenze, fuga di cervelli, oneri normativi superflui e incertezza normativa in tutti i settori, dialogo insufficiente tra i soggetti interessati del mercato del lavoro, accesso limitato ai finanziamenti e agli appalti pubblici, scarsa capacità di innovazione e di accesso alle nuove tecnologie, sostegno insufficiente alle PMI nell'ambito delle politiche in materia di investimenti pubblici, economia sommersa e frodi, e la posizione privilegiata delle multinazionali;

3.  ritiene che affrontare i problemi strutturali sopra citati comporterebbe, tra l'altro, una concorrenza più leale e l'estensione del contributo sociale e della base imponibile a un numero maggiore di operatori economici, con conseguente possibilità per gli Stati membri di finanziare politiche favorevoli alla creazione di posti di lavoro in particolare nelle PMI, garantendo inoltre una concorrenza leale tra Stati e condizioni di mercato più eque;

4.  sottolinea la necessità di un quadro normativo che incoraggi gli investimenti che favoriscono sia una crescita sostenibile sia posti di lavoro di qualità;

5.  riconosce che, tra gli altri aspetti, il costo della manodopera in quanto fattore dell'attività imprenditoriale, ha effetti sul potenziale di creazione di posti di lavoro delle PMI e può influenzare la loro competitività; sottolinea, a tale riguardo, che la pressione fiscale dovrebbe essere trasferita dal lavoro ad altre fonti di imposizione meno nocive per l'occupazione e la crescita, garantendo al contempo un'adeguata previdenza sociale;

6.  sottolinea che occorre raggiungere un elevato livello di protezione dei lavoratori e che l'abbassamento del costo della manodopera ottenuto riducendo la tutela dei lavoratori non dovrebbe rappresentare un metodo per ridurre la disoccupazione; avverte inoltre che ridurre la retribuzione e i diritti dei lavoratori potrebbe indurre maggiori deflussi di competenze e mettere a repentaglio la sicurezza del lavoro, esponendo le PMI a carenze di lavoratori qualificati, creando al contempo precarietà in Europa; considera che un aumento della flessibilità del mercato del lavoro non dovrebbe comportare una riduzione della protezione dei lavoratori, in quanto non rafforza il potenziale di creazione di posti di lavoro delle PMI;

7.  ritiene che l'inutile accademizzazione di determinate professioni non contribuisca a risolvere il problema della scarsità di personale qualificato nelle PMI; è d'avviso che l'istruzione e la formazione professionale, in particolare i sistemi duali gestiti in collaborazione con le PMI, dovrebbero ricevere un maggiore sostegno pubblico; sottolinea che i sistemi d'istruzione e formazione professionale duali sono uno strumento importante per ridurre la disoccupazione giovanile e invita a sostenere le PMI che formano giovani lavoratori qualificati dando un contributo significativo all'inserimento dei giovani nel mercato del lavoro e nella società; precisa che un sistema di formazione duale adottato in uno Stato membro non può essere semplicemente replicato in un altro Stato membro;

8.  invita gli Stati membri a favorire lo sviluppo di una forte cultura imprenditoriale, integrando le competenze correlate nell'insegnamento e nella formazione;

9.  ritiene che i sistemi di apprendistato all'interno delle PMI dovrebbero essere promossi dagli Stati membri, anche attraverso incentivi fiscali e finanziari e tramite quadri di qualità, che prevedano un'adeguata tutela della salute e della sicurezza; ricorda che le PMI hanno esigenze di competenze molto specifiche; sottolinea che, a tale proposito, è necessario incoraggiare anche i programmi di formazione duale e la combinazione di istruzione e opportunità di tirocinio, poiché svolgono un ruolo economico e sociale fondamentale in quanto strumenti di promozione di pari opportunità per tutti i cittadini;

10.  esorta gli Stati membri a creare forme di cooperazione che coinvolgano tutti i livelli di governo, il tessuto imprenditoriale (comprese le imprese legate all'economia sociale), i sindacati, gli istituti di istruzione e altre parti interessate, in prospettiva dell'adattamento dei loro sistemi di istruzione e formazione al fine di combattere il disallineamento tra le competenze/qualifiche e le esigenze del mercato del lavoro, in particolare quelle delle PMI; invita a incoraggiare le attività di formazione più informali, incluse la formazione sul posto di lavoro e la condivisione di conoscenze tra i membri del personale;

11.  sottolinea il ruolo chiave svolto dalle imprese, incluse le PMI e le microimprese, nella collaborazione con i responsabili politici e con le parti sociali volta a trasformare i sistemi educativi e i programmi di formazione professionale in Europa per quanto riguarda i metodi didattici e la struttura del piano di studi al fine di prestare maggiore attenzione allo sviluppo delle competenze lavorative per il XXI secolo, in particolare in termini di competenze informatiche, pensiero critico, risoluzione di problemi e lavoro di squadra; sottolinea, a tale proposito, l'importanza di esperienze pratiche e concrete;

12.  sottolinea l'importanza di colmare il deficit di competenze con cui si misurano le PMI innovative; ritiene che la Commissione debba porre l'accento sulla facilitazione della formazione e dell'istruzione pertinenti, in grado di contribuire a colmare il deficit di competenze in materia di TIC, che sono essenziali per le PMI innovative;

13.  ritiene che, ai fini dell'incontro fra domanda e offerta di lavoro, gli Stati membri debbano porre in essere riforme dei sistemi scolastici che tengano conto del mutato contesto sociale, avendo riguardo all'importanza dell'insegnamento e dell'apprendimento di una o più lingue e delle innovazioni tecnologiche;

14.  invita gli Stati membri a offrire agli insegnanti una formazione appropriata e ad assicurare loro un aggiornamento professionale continuo al fine di promuovere metodi didattici aggiornati e lo sviluppo delle capacità e delle competenze richieste dalla società del XXI secolo;

15.  invita ad adottare anche misure aggiuntive per l'integrazione della generazione degli ultracinquantenni nel mercato del lavoro, nelle imprese e nell'istruzione o nella formazione, allo scopo di evitare una disoccupazione a lungo termine e il rischio di esclusione sociale per tale categoria di lavoratori e per le loro famiglie;

16.  ritiene che le PMI svolgano un ruolo importante nelle creazione di posti di lavoro verdi; esorta a investire ulteriormente nella capacità delle PMI di trasformare le sfide ecologiche in opportunità commerciali;

17.  riconosce la crescente importanza del lavoro autonomo e delle microimprese, che svolgono un ruolo fondamentale nella promozione dell'innovazione e dell'imprenditorialità; esprime tuttavia preoccupazione per il crescente fenomeno del falso lavoro autonomo diffuso in tutta l'UE, che non dovrebbe essere considerato in termini positivi come un contributo al "crescente numero di micro-imprese", ma che, anzi, è foriero di precarietà dell'occupazione, di condizioni di lavoro sfavorevoli e di una previdenza sociale ridotta o inesistente, e mina l'immagine dell'imprenditorialità, rendendo molte persone vulnerabili e creando in questo modo nuovi problemi sociali che devono essere affrontati;

18.  sottolinea che gli oneri amministrativi della regolamentazione a carico dei lavoratori autonomi e delle microimprese sono sproporzionatamente più elevati rispetto a quelli previsti per le imprese più grandi; ritiene, a tale proposito, che qualsiasi misura in materia di "lavoratori autonomi fittizi" debba essere mirata a un obiettivo preciso e non debba creare oneri amministrativi superflui per le persone fisiche;

19.  esprime preoccupazione per la precarietà delle condizioni di lavoro di un elevato numero di lavoratori autonomi e per l'aumento del loro livello di povertà; invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere reti di collaborazione per le microimprese e le piccole imprese sotto forma di cooperative (ad esempio, sotto forma di cooperative di produttori individuali, cooperative di liberi professionisti, cooperative di PMI, cooperative di occupazione e attività), poiché tali reti rafforzano notevolmente la sostenibilità e il potenziale occupazionale delle unità che le costituiscono;

20.  prende atto del piano di investimenti per l'Europa, progettato per creare nuovi posti di lavoro e promuovere l'innovazione e la competitività, e auspica che il portale dei progetti di investimento europei, che costituisce una riserva trasparente di progetti in cui è possibile investire nell'UE, aiuti gli investitori a orientarsi verso le opportunità esistenti, a favore del finanziamento delle PMI e dello sviluppo di start-up in quanto modalità importante e sostenibile per ridurre il tasso di disoccupazione e promuovere l'occupazione di qualità a lungo termine; chiede, pertanto, che nel portale dei progetti di investimento europei siano incluse categorie diverse con soglie appropriate al fine di permettere alle PMI e alle start-up di beneficiare appieno di tale strumento;

21.  ricorda che l'UE si è impegnata a rafforzare la propria base industriale fissando l'obiettivo che la produzione industriale rappresenti almeno il 20 % del PIL europeo entro il 2020, obiettivo che dovrebbe essere aumentato al 30 % entro il 2030; ritiene che si tratti di un prerequisito essenziale per migliorare effettivamente la situazione dell'occupazione in Europa;

22.  mette in evidenza il ruolo di una regolamentazione lungimirante e di una facilitazione dei processi nel quadro dei rapidi sviluppi nel settore delle PMI ad alto contenuto di innovazione e di conoscenza, comprese le imprese dell'economia sociale e l'imprenditoria cooperativa, sottolineandone il ruolo nell'ambito della specializzazione intelligente, in considerazione dell'agenda urbana dell'UE e in vista del patto di Amsterdam e del ruolo delle strutture di collegamento e coordinamento come il partenariato europeo per l'innovazione;

23.  osserva che le PMI negli Stati che non dispongono di banche per gli investimenti pubblici possono essere svantaggiate rispetto a quelle situate in Stati con banche per gli investimenti di proprietà pubblica, dal momento che una valutazione di interesse pubblico non costituisce una priorità per gli istituti bancari privati;

24.  invita gli Stati membri a rafforzare la legislazione in materia di parità di accesso delle PMI agli appalti pubblici;

25.  invita gli Stati membri a promuovere la creazione e lo sviluppo di società cooperative, poiché l'esperienza ha dimostrato che esse resistono meglio alle crisi e sono meno soggette a perdite occupazionali rispetto all'impresa media, e creano posti di lavoro di qualità non delocalizzati; invita la BEI e la Commissione a mantenere informato il Parlamento circa le misure concrete finora adottate per potenziare l'accesso al finanziamento delle cooperative e delle imprese sociali;

26.  ritiene che le politiche nazionali e dell'UE non debbano concentrarsi solamente sulle PMI, sulle start-up e sulla creazione di nuovi posti di lavoro nelle PMI e invita la Commissione e gli Stati membri a continuare a sostenere il trasferimento delle imprese in quanto tale strumento permette di mantenere i posti di lavoro esistenti nelle PMI a rischio di chiusura; invita a promuovere i trasferimenti di imprese ai dipendenti organizzati in cooperativa, poiché questo tipo di trasferimento d'impresa ha dato buoni risultati;

27.  invita la Commissione a coinvolgere maggiormente le autorità degli Stati membri e regionali, le strutture di formazione e di istruzione di terzo livello, le associazioni della società civile, le imprese, i sindacati e le istituzioni finanziarie, al fine di promuovere e utilizzare appieno le fonti di finanziamento dell'UE (quali ad esempio EFSI, FSE, FESR, COSME, Orizzonte 2020 ed Erasmus+), offrendo così il proprio contributo al superamento delle difficoltà di accesso alle informazioni, alle consulenze e ai finanziamenti, che figurano tra i principali ostacoli alla crescita e al potenziale di creazione di occupazione delle PMI; sottolinea inoltre l'importanza dei programmi transfrontalieri di sostegno alle PMI nel quadro dell'iniziativa europea di ricerca EUREKA, al fine di facilitare la cooperazione tra PMI e istituti di ricerca; invita la Commissione e gli Stati membri a migliorare il coordinamento dei diversi strumenti di finanziamento per le PMI;

28.  sottolinea, a tale proposito, che ad oggi la formazione e l'informazione su queste opportunità è infinitesimale rispetto alle effettive necessità e alle molteplici opportunità che tali fondi possono rappresentare;

29.  invita la Commissione a creare campagne di promozione dinamiche ed efficaci presso i punti di contatto nazionali, rivolte esclusivamente alle PMI, per lo strumento "Corsia veloce per l'innovazione" ("Fast Track to Innovation") del programma Orizzonte 2020;

30.  invita le PMI (comprese le microimprese) e le autorità locali e regionali a sfruttare appieno le opportunità esistenti di combinare i Fondi strutturali e d'investimento europei (fondi SIE) e il FEIS, in considerazione del fatto che si tratta di due strumenti complementari; raccomanda di combinare i fondi SIE e il FEIS in piattaforme di investimento tematiche e multinazionali e invita la Commissione e il gruppo BEI a intensificare i loro sforzi per la creazione di tali piattaforme, al fine di promuovere i prodotti del gruppo BEI e migliorare l'accesso delle PMI ai finanziamenti;

31.  sottolinea la necessità di incrementare gli investimenti nella ricerca, nell'innovazione, nella formazione qualificata e nello sviluppo onde stimolare il potenziale di crescita qualitativa e di creazione di occupazione delle PMI europee; evidenzia che 75 miliardi di EUR sono stati destinati al sostegno alle PMI nell'ambito dello Sportello delle PMI del FEIS; accoglie con favore il successo del finanziamento delle PMI a titolo del FEIS fra i progetti finora approvati;

32.  chiede alla Commissione, nell'ambito della revisione del quadro finanziario pluriennale 2014-2020, di trovare il modo di compensare integralmente i tagli operati a favore del FEIS nella dotazione del programma Orizzonte 2020, vista la sua importanza in materia di sviluppo economico e di creazione di posti di lavoro, specialmente per le PMI;

33.  accoglie con favore la transizione verso l'utilizzo di strumenti finanziari per il sostegno delle PMI, ma ritiene che la concessione dei finanziamenti dovrebbe essere mantenuta laddove svolge un ruolo fondamentale e necessario per promuovere l'innovazione, lo sviluppo e la ricerca, indispensabili per creare occupazione e per il futuro successo economico dell'Europa;

34.  esorta gli Stati membri e la Commissione, nel quadro di un approccio globale al sostegno alle PMI, a compiere progressi significativi entro il 2017 verso l'ulteriore semplificazione dei finanziamenti dell'UE sul fronte dell'attuazione, della gestione e del monitoraggio/controllo dei progetti, in particolare introducendo una procedura di appalto pubblico elettronico uniforme per tutta l'UE, una coesione elettronica totale, un sistema di audit unico basato sul principio del rischio, la riduzione degli obblighi relativi ai dati e alle informazioni e l'eliminazione della sovraregolamentazione tramite un'ottimizzazione normativa su vasta scala; sottolinea, tuttavia, la necessità di assicurare il corretto equilibrio tra semplificazione, da un lato, e individuazione e prevenzione delle irregolarità, frodi incluse, dall'altro; chiede alla Commissione di presentare proposte di modifica legislativa dei regolamenti sulla politica di coesione in sede di riesame/revisione intermedia, allo scopo di facilitare l'accesso ai finanziamenti per le PMI e, in particolare, per le start-up che desiderano ampliarsi; ricorda che, secondo i calcoli della Commissione, si potrebbero risparmiare annualmente fino a 50 miliardi di EUR con l'appalto pubblico elettronico europeo, la trasparenza e la diminuzione dei costi amministrativi;

35.  invita la Commissione, prima di avviare un dibattito approfondito con il Parlamento sul futuro quadro finanziario e sulla politica di coesione per il periodo post-2020, a realizzare studi quantitativi pertinenti sull'impatto delle politiche e degli strumenti di sostegno alle PMI; ritiene che ciò consentirebbe di svolgere un lavoro preparatorio attraverso il monitoraggio dei risultati e una valutazione della loro efficacia rispetto ad altri interventi che non sono orientati alle imprese al di sotto di una determinata dimensione;

36.  sottolinea l'importanza dell'accesso agli strumenti di sostegno dell'UE in materia di finanziamento e ai servizi pubblici elettronici per le PMI situate nei centri urbani minori e nelle zone rurali, al fine di migliorare il loro potenziale occupazionale e di contribuire allo sviluppo economico nelle aree a rischio di spopolamento;

37.  invita le PMI a colmare, tra l'altro, il divario di genere nel mercato del lavoro in termini di occupazione e retribuzione, segnatamente fornendo e sostenendo strutture per l'infanzia, congedi per assistenza, orari di lavoro flessibili per coloro che prestano assistenza, nonché assicurando la parità di retribuzione a parità di lavoro tra lavoratrici e lavoratori;

38.  invita gli Stati membri ad assicurare la fornitura di infrastrutture locali per l'infanzia al fine di permettere ai genitori di accedere più facilmente alla forza lavoro;

39.  invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere la formazione e l'insegnamento delle TIC (tecnologie dell'informazione e della comunicazione) e delle materie STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) al fine di dotare sia la forza lavoro attuale che quella futura delle necessarie competenze informatiche; incoraggia la Commissione e gli Stati membri a sostenere programmi, come i corsi aperti online, che forniscano competenze informatiche ai giovani disoccupati e alla generazione dei lavoratori di oltre 50 anni e degli anziani attivi;

40.  sottolinea l'esigenza di stabilire incentivi mirati per le start-up, le PMI e le microimprese al fine di favorire la loro costituzione e gestione, nonché la necessità di facilitare l'assunzione di manodopera qualificata e la formazione dei dipendenti;

41.  ritiene che la mobilità europea nell'ambito dell'apprendistato e della formazione professionale vada ulteriormente rafforzata;

42.  incoraggia gli Stati membri, le amministrazioni regionali, gli istituti d'istruzione e le parti sociali a creare opportunità affinché i giovani possano acquisire competenze imprenditoriali e a valorizzare e riconoscere l'istruzione e le competenze informali; sottolinea inoltre l'importanza del tutoraggio per i giovani imprenditori e le PMI in fase iniziale al fine di migliorare i tassi di riuscita e di sostenibilità delle imprese;

43.  crede fermamente che il diploma di maestro artigiano debba essere mantenuto;

44.  accoglie con favore il programma "Erasmus per giovani imprenditori", che aiuta a dotare i giovani imprenditori delle conoscenze e delle competenze necessarie per avviare e/o gestire con successo un'impresa; ritiene che gli Stati membri e la Commissione dovrebbero impegnarsi ulteriormente per far conoscere meglio questo programma tra i gruppi destinatari, aiutando un maggior numero di giovani a sviluppare la propria impresa e ad avere successo;

45.  invita gli Stati membri ad adottare quadri legislativi favorevoli che promuovano e sostengano l'occupazione dei giovani in seno alle PMI o li incoraggino ad avviare una propria attività, grazie anche ad un maggiore accesso all'informazione e alla consulenza su misura, all'agevolazione dell'accesso ai crediti e alle possibilità di finanziamento e alla creazione di sportelli unici; ritiene che tali quadri debbano altresì prevedere la promozione di programmi di tirocinio per studenti cosicché possano vivere una prima esperienza concreta in una PMI beneficiando di una protezione sociale adeguata;

46.  osserva che sarebbe necessario adottare misure che facilitino la convalida delle esperienze di apprendimento informale e il riconoscimento delle qualifiche e dei diplomi in tutta Europa, inclusi i diplomi e i certificati online come quelli rilasciati dai corsi online aperti e di massa, al fine di permettere ai professionisti di contribuire con la loro conoscenza e le loro competenze in tutta Europa;

47.  accoglie con favore la proposta legislativa della Commissione in materia di insolvenza delle imprese, che prevede altresì procedure di ristrutturazione precoce e l'offerta di una "seconda possibilità", al fine di affrontare la paura del fallimento e garantire agli imprenditori una seconda opportunità;

48.  evidenzia la lunga tradizione europea in materia di responsabilità sociale delle imprese e il fatto che le imprese socialmente responsabili rappresentino tuttora un esempio; sottolinea che le PMI possono svolgere un ruolo importante nell'assicurare una crescita sostenibile in termini ambientali, sociali ed economici;

Quadro normativo favorevole e stabile

49.  sollecita gli Stati membri a evitare una regolamentazione eccessiva che limiti la competitività e il potenziale di creazione di posti di lavoro delle imprese; ritiene che rimuovere l'onere normativo e amministrativo superfluo, sviluppando contemporaneamente una regolamentazione solida e sostenibile, segnatamente grazie al ricorso sistematico al test delle PMI, e un'applicazione efficace in tutti gli Stati membri, costituisca il modo giusto per abbassare i costi per le PMI e aumentare il loro potenziale di creazione di posti di lavoro; insiste sul fatto che ciò non deve recare danno alla tutela dei lavoratori;

50.  è del parere che un quadro normativo favorevole e stabile, compresa la chiarezza intrinseca delle norme, sia una condizione preliminare essenziale per la creazione di occupazione sostenibile e di qualità nelle PMI; ritiene che tale certezza normativa debba comprendere, tra gli altri elementi, il diritto contrattuale e la regolamentazione fiscale e sociale, la protezione dei lavoratori, così come le normative fiscali, nonché la certezza del diritto e l'efficacia procedurale; ritiene che sia possibile raggiungere una maggiore stabilità normativa attraverso un coinvolgimento continuo delle parti sociali nel processo decisionale;

51.  invita la Commissione e gli Stati membri a tenere presente che se le PMI ritengono che i requisiti amministrativi siano eccessivi, occorre prevedere in modo sistematico misure volte a ridurre al minimo tali oneri e ostacoli, pur garantendo un'adeguata tutela dei lavoratori in termini di salute e sicurezza; sottolinea a tale riguardo che ostacoli specifici necessitano di soluzioni personalizzate, tenendo conto della grande varietà di PMI;

52.  sottolinea l'importanza di una pubblica amministrazione all'interno degli Stati membri favorevole alle PMI, efficace, flessibile e reattiva, al fine di promuovere i valori imprenditoriali, facilitare la crescita delle PMI e consentire loro di raggiungere il loro pieno potenziale di creazione di posti di lavoro di alta qualità;

53.  invita la Commissione a facilitare uno scambio efficiente di migliori prassi tra gli Stati membri per quanto riguarda i loro differenti contesti normativi per le PMI; accoglie con favore a questo proposito la rete dei rappresentanti delle PMI, il cui ruolo è di migliorare il processo di consultazione con le PMI nazionali e la cooperazione tra i paesi dell'UE; incoraggia inoltre una cooperazione tra le PMI, le autorità locali e il settore dell'istruzione, che può essere vantaggiosa per la creazione di raggruppamenti e di incubatori di imprese e quindi aumentare il loro potenziale di creazione di posti di lavoro; incoraggia le PMI a aderire a organizzazioni rappresentative al fine di far sentire la propria voce a livello nazionale ed europeo, come avviene per la maggior parte delle multinazionali; incoraggia altresì le associazioni delle PMI a sostenere maggiormente le PMI e a svolgere un ruolo più incisivo in qualità di parti sociali affidabili;

54.  invita gli Stati membri a rivedere le norme che interessano le PMI e ad applicare pienamente il principio del "Pensare anzitutto in piccolo", al fine di rimuovere gli ostacoli immotivati cui le PMI devono fare fronte e conseguire la certezza normativa e fiscale quale condizione preliminare per la stabilità e la qualità dei posti di lavoro;

55.  sottolinea l'importanza di soddisfare la condizionalità ex-ante relativa allo Small Business Act, con l'obiettivo di migliorare il contesto e le procedure amministrative per lo sviluppo delle imprese e l'imprenditorialità nonché l'utilizzo delle opportunità di finanziamento per le PMI;

56.  ritiene che sia necessario porre rimedio alla sperequazione fisiologica fra le PMI e le multinazionali per consentire alle PMI di impiegare risorse aggiuntive e creare, insieme agli investimenti pubblici, posti di lavoro di qualità;

57.  invita gli Stati membri a incentivare mediante sgravi fiscali la crescita e lo sviluppo dei settori degli investitori informali, dei fondi a favore del capitale di avviamento e degli operatori di mercato in fase di avviamento;

58.  richiama l'attenzione sulle disparità e gli squilibri regionali in termini di accesso delle PMI ai finanziamenti provenienti dalle banche di promozione nazionali, dai programmi finanziati dall'UE e da altri organismi di finanziamento privati e pubblici; chiede che sia stabilita una parità di condizioni per tutte le PMI – con un'attenzione particolare alle regioni meno sviluppate, più povere e più periferiche e a quelle interessate da gravi problemi di spopolamento e/o di dispersione, come pure ai paesi sottoposti a vincoli finanziari ed economici – per quanto concerne l'accesso ai finanziamenti provenienti dagli strumenti finanziari sostenuti dall'UE, ricorrendo al contempo a intermediari;

59.  ritiene che solo facilitando l'accesso al finanziamento attraverso il fattore di correzione per le PMI si possa creare una situazione finanziaria stabile per le PMI che consenta la crescita e quindi salvaguardi i posti di lavoro;

60.  sottolinea che il microcredito, principalmente destinato a microimprenditori e a persone in posizione svantaggiata che desiderino intraprendere un'attività di lavoro autonomo, rappresenta un modo per superare gli ostacoli che impediscono l'accesso ai servizi bancari tradizionali; si dichiara favorevole a iniziative intelligenti di semplificazione volte ad accrescere l'efficacia della valutazione dei progetti che necessitano di microcrediti; sarebbe inoltre favorevole a misure di responsabilità destinate a intermediari finanziari che non aumentino il carico o i costi in modo irragionevole;

61.  richiama l'attenzione sui rischi di insolvenza e fallimento delle PMI che subiscono ritardi di pagamento; invita la Commissione e gli Stati membri a migliorare l'attuazione della direttiva sui ritardi di pagamento; invita, inoltre, gli Stati membri a tenere in considerazione meccanismi finanziari adeguati, quali le garanzie bancarie;

62.  invita la Commissione a istituire un quadro normativo europeo al fine di agevolare la creazione di mercati paneuropei di finanziamento e investimento collettivi;

63.  invita la Commissione ad agevolare la cartolarizzazione dei prestiti alle microimprese e alle PMI al fine di aumentarne il credito disponibile;

64.  invita la Commissione e gli Stati membri a migliorare il quadro normativo delle imprese sociali;

65.  riconosce l'importanza di tenere conto della situazione, delle esigenze specifiche e delle difficoltà in relazione alla conformità delle microimprese e delle piccole imprese nell'attuazione delle misure in materia di SSL a livello aziendale; evidenzia che le attività di sensibilizzazione, lo scambio di buone prassi, la consultazione, le guide di facile uso e le piattaforme online sono estremamente importanti per aiutare le PMI e le microimprese a rispettare in maniera più efficace i requisiti normativi in materia di SSL; invita la Commissione, l'agenzia EU-OSHA e gli Stati membri a continuare a mettere a punto strumenti pratici e linee guida che favoriscano, agevolino e migliorino il rispetto, da parte delle PMI e delle microimprese, degli obblighi in materia di salute e sicurezza sul lavoro;

66.  accoglie con favore l'introduzione negli Stati membri dello strumento interattivo online per la valutazione dei rischi (OiRA) dell'EU-OSHA, nonché gli altri strumenti elettronici che agevolano la valutazione dei rischi e mirano a promuovere la conformità e una cultura della prevenzione, in particolare nelle microimprese e nelle piccole imprese; esorta gli Stati membri a ricorrere a finanziamenti europei per le azioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro a livello generale e per lo sviluppo di strumenti elettronici volti, nello specifico, a sostenere le PMI;

67.  invita la Commissione, in fase di revisione del quadro strategico, a continuare a tenere presenti la natura e la situazione specifica delle PMI e delle microimprese, onde aiutarle a soddisfare gli obiettivi fissati in materia di salute e sicurezza sul lavoro;

68.  invita la Commissione ad adottare, se del caso e nel quadro delle raccomandazioni specifiche per paese del Semestre europeo, un approccio differenziato per migliorare l'ambiente per le PMI, tenendo conto delle circostanze specifiche del paese e delle peculiari differenze strutturali delle regioni dell'UE al fine di promuovere una maggiore coesione economica, sociale e territoriale; invita inoltre la Commissione a concentrare la propria attenzione sulle PMI, e in particolare le microimprese;

69.  osserva che l'obiettivo tematico 3 –"Migliorare la competitività delle PMI" – ha portato gli Stati membri a porre l'accento sul miglioramento del potenziale di crescita e di creazione di posti di lavoro delle PMI nei programmi operativi; evidenzia che né future crisi impreviste a livello di UE né iniziative importanti dovrebbero comportare una diminuzione degli impegni o dei pagamenti relativi all'obiettivo tematico 3 e degli strumenti pertinenti previsti dalla rubrica 1b del bilancio generale dell'UE; riconosce che le PMI hanno una dotazione insufficiente di capitale proprio e sottolinea pertanto che sarebbe opportuno ridurre al minimo i ritardi nei pagamenti delle fatture inerenti alla politica di coesione al fine di ridurre i rischi di insolvenza; esorta, di conseguenza, la Commissione e gli Stati membri a migliorare ulteriormente la rapidità dei pagamenti alle PMI;

70.  osserva che sia la relazione annuale sulle PMI europee 2014/2015 sia l'analisi annuale della crescita 2016 rivelano divergenze regionali nel contesto delle PMI e altre disparità che necessiterebbero di un'efficace risposta da parte degli Stati membri prima della conclusione del periodo di programmazione, unitamente a sforzi volti a portare avanti l'internazionalizzazione delle PMI attraverso la rimozione degli ostacoli non tariffari;

71.  invita gli Stati membri che attuano un decentramento limitato della gestione dei finanziamenti dell'UE a spostare verso le autorità locali la capacità amministrativa, in termini di sistemi di assistenza tecnica e di supporto locale e regionale per le PMI e le microimprese, compreso il rafforzamento dell'accesso ai finanziamenti e delle soluzioni di informazione, in quanto ciò permetterà di ottenere risultati e tassi di assorbimento più equilibrati a livello regionale, in particolare nelle regioni meno sviluppate.

72.  sottolinea la necessità di affiancare agli incubatori di impresa anche gli sviluppatori di impresa così da rendere le start-up uno strumento importante per la creazione di posti di lavoro duraturi e per mantenere il potenziale all'interno delle aziende scoraggiando "la vendita di un'idea importante" per puro profitto;

73.  evidenzia la necessità di facilitare l'accesso al mercato unico rimuovendo le barriere amministrative ingiustificate ancora esistenti e lottando contro la concorrenza sleale, le distorsioni del mercato, il falso lavoro autonomo e le società di comodo; invita gli Stati membri a garantire alle PMI condizioni eque di accesso ai loro mercati nazionali, in particolare nella fornitura di servizi transfrontalieri; plaude, a tale proposito, alla speciale attenzione prestata alle PMI nell'ambito della strategia per il mercato unico del 2015 ed esorta la Commissione e gli Stati membri a portare avanti le iniziative positive adottando misure specifiche e concrete per le PMI;

74.  invita gli Stati membri ad adottare quadri legislativi favorevoli alla costituzione di imprese, come metodo per affrontare il problema dell'economia sommersa, che colpisce in particolare le PMI, e ad avvalersi appieno della nuova piattaforma al fine di contrastare il lavoro non dichiarato; riconosce che la recessione e le misure attuate in molti Stati membri hanno contribuito alla crescita dell'economia sommersa;

75.  è fermamente convinto dell'impossibilità di integrare i rifugiati nel mercato del lavoro senza un sostegno attivo e su vasta scala da parte delle microimprese e delle piccole e medie imprese dell'UE;

76.  sottolinea che una formazione linguistica esaustiva dei rifugiati è della massima importanza; mette in rilievo che questa dovrebbe iniziare quanto prima e che le competenze linguistiche professionali sono essenziali per l'integrazione nelle imprese;

77.  segnala che sono necessari ulteriori sforzi e incentivi al fine di incoraggiare e facilitare la creazione di PMI, e segnatamente di imprese sociali e microimprese, da parte di persone provenienti da gruppi vulnerabili, nonché di lottare contro le discriminazioni in questo ambito; sottolinea che lo sviluppo delle competenze e la consulenza lungo tutto l'arco della vita rappresentano strumenti importanti per garantire le pari opportunità; ritiene che le autorità competenti degli Stati membri debbano offrire alle PMI servizi di assistenza e collocamento per l'integrazione dei gruppi vulnerabili nel mercato del lavoro;

78.  chiede che le microimprese e le PMI non siano in alcun modo obbligate a fornire informazioni non finanziarie sul loro impegno sociale volontario; sottolinea che tale divulgazione può generare costi burocratici sproporzionati che potrebbero compromettere l'impegno sociale delle imprese, anziché promuoverlo;

79.  segnala di aver chiarito inequivocabilmente, nella sua risoluzione del 6 febbraio 2013(13) sulla responsabilità sociale delle imprese (RSI), che, in una società libera, nessuna iniziativa benefica può essere resa obbligatoria in nome della RSI; è fermamente convinto che, se la RSI dovesse diventare obbligatoria, le persone sarebbero meno propense a sostenere le opere caritatevoli;

80.  sottolinea che il settore del lavoro temporaneo deve essere considerato in modo differenziato e come particolarmente importante per le PMI;

Parità di condizioni

81.  osserva che, in alcuni casi, la politica di concorrenza dell'UE potrebbe condurre a vantaggi principalmente a beneficio dei grandi operatori del mercato caratterizzati da economie di scala maggiori rispetto alle PMI; sottolinea a questo proposito che le norme dell'UE in materia di concorrenza devono garantire pari condizioni per le piccole, medie e grandi imprese onde supplire alla carenza di economie di scala delle PMI, consentendo in tal modo la loro internazionalizzazione e dando impulso al loro potenziale di creazione di posti di lavoro, in particolare nell'ambito di nuovi accordi commerciali internazionali;

82.  fa appello agli Stati membri affinché gli organismi pubblici limitino la fornitura di servizi innanzitutto al proprio ambito di competenza, in modo da evitare una distorsione della concorrenza nei confronti delle PMI a causa del loro statuto fiscale speciale;

83.  precisa che, attraverso l'Europa, le PMI sono caratterizzate da diversi modelli di impresa e da differenti forme giuridiche e che sarebbe opportuno garantire condizioni di parità per tutte le PMI, inclusi gli operatori dell'economia sociale;

84.  ritiene che la disparità di accesso ai mercati, alle informazioni, ai servizi di consulenza, ai servizi pubblici, alle competenze e ai finanziamenti delle PMI in tutto il territorio dell'UE, oltre ad essere dannosa per le loro prospettive di creazione di posti di lavoro, sia il risultato di una serie di differenze strutturali in termini di dimensioni e prestazioni aziendali; ritiene, quindi, che tali differenze debbano essere prese in considerazione in fase di valutazione della politica di concorrenza dell'UE e del funzionamento del mercato interno;

85.  ritiene che, se una PMI è considerata un datore di lavoro ambito grazie alle buone condizioni di lavoro e di occupazione che offre, potrà assicurarsi un notevole vantaggio competitivo per quanto riguarda l'assunzione di personale qualificato;

86.  ritiene che la normativa tuteli l'interesse generale e miri a raggiungere diversi obiettivi come l'instaurazione di un mercato equo e concorrenziale, la tutela dei lavoratori, la protezione della salute e della sicurezza, la promozione dell'innovazione, la salvaguardia dell'ambiente naturale; sottolinea pertanto la necessità di disporre di un quadro normativo chiaro ed efficace che non comporti oneri burocratici inutili per le PMI che lo devono applicare;

87.  osserva che, nelle regioni in cui lo sviluppo economico si concentra sulla capacità di attrarre investimenti esteri diretti (IED), alle multinazionali potrebbero essere riservati in alcuni casi trattamenti preferenziali sul piano legislativo; ritiene che dovrebbero essere altresì esaminati i trattamenti preferenziali riservati alle multinazionali al fine di ridurre il loro potenziale impatto negativo sulle PMI, garantendo la parità di condizioni per queste ultime e il potenziamento della loro capacità di creazione di posti di lavoro; riconosce inoltre che molte PMI vengono create per sostenere le multinazionali e i loro dipendenti attraverso la fornitura di prodotti e servizi della catena di approvvigionamento; sottolinea la necessità di monitorare da vicino il rispetto dei diritti dei lavoratori in tali casi e accoglie positivamente anche la decisione dell'OCSE di promuovere la trasparenza nel sistema fiscale internazionale e invita ad attuare in modo rapido le misure in materia di erosione della base imponibile e trasferimento degli utili;

88.  invita gli Stati membri ad adottare il principio della tassazione del reddito nel luogo in cui viene generato e altre misure volte a contrastare le pratiche di trasferimento degli utili delle multinazionali al fine di garantire parità di condizioni per le PMI e, di conseguenza, assicurare il loro potenziale di creazione di posti di lavoro;

89.  osserva che un quadro normativo migliorato e un'efficace applicazione della legislazione possono contribuire ad affrontare la questione dell'economia sommersa e dell'evasione fiscale;

90.  è del parere che gli accordi commerciali con i paesi terzi dovrebbero tenere conto delle differenze strutturali specifiche delle regioni dell'UE nel settore delle PMI in tutta l'Unione e dovrebbero valutare il loro l'impatto sulle future prospettive occupazionali nonché sui diritti dei lavoratori e sulla retribuzione dei dipendenti delle PMI;

91.  invita la Commissione a effettuare una valutazione d'impatto per quanto riguarda le implicazioni dell'accordo di partenariato trans-atlantico su commercio e investimenti (TTIP) proposto e della concessione alla Cina dello status di economia di mercato, in termini di quantità e qualità dei posti di lavoro nel settore delle PMI in tutti gli Stati membri; sottolinea che tale valutazione d'impatto dovrebbe includere un'analisi dettagliata delle categorie di PMI e dei settori che potrebbero essere influenzati;

92.  prende atto delle opportunità del mercato unico digitale; sottolinea tuttavia la necessità di una valutazione delle prospettive, dei benefici e delle sfide per le PMI in termini di crescita e potenziale di creazione di posti di lavoro nei diversi Stati membri, nonché dell'impatto sui lavoratori e sui sistemi di sicurezza sociale; raccomanda alla Commissione di creare le condizioni necessarie per una trasposizione graduale e l'adattamento delle PMI al mercato unico digitale;

93.  ritiene che la promozione della digitalizzazione nel settore pubblico (e-government) e una maggiore disponibilità della banda larga nelle zone isolate ridurrebbero i costi di avviamento e di gestione delle PMI, con un conseguente ulteriore aumento del loro potenziale di creazione di posti di lavoro;

94.  incoraggia le PMI a promuovere il telelavoro e lo smart working, strumenti efficaci per contrastare i costi materiali delle aziende e consentire nel contempo ai lavoratori di conciliare al meglio la vita professionale e familiare;

95.  accoglie con favore la presenza di portali d'informazione specificamente rivolti alle PMI, come ad esempio il portale "Finanziamenti" disponibile sul sito "La tua Europa", e invita la Commissione a migliorarne ulteriormente la funzionalità e l'accessibilità e a trasformarli in strumenti più interattivi; sottolinea, in particolare, l'importanza di organizzare in modo efficace il nuovo sportello digitale unico che, come annunciato nella strategia per il mercato unico, costituirà un punto di accesso online per il reperimento di tutti i servizi e le informazioni riguardanti il mercato unico;

o
o   o

96.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU C 332 E del 15.11.2013, pag. 81.
(2) GU C 24 del 22.1.2016, pag. 2.
(3) Testi approvati, P7_TA(2014)0394.
(4) Testi approvati, P7_TA(2014)0459.
(5) Testi approvati, P8_TA(2015)0321.
(6) Testi approvati, P8_TA(2015)0264.
(7) GU C 68 E del 7.3.2014, pag. 40.
(8) Annual Report on European SMEs 2014/2015 (Relazione annuale 2014/215 sulle PMI europee) (http://ec.europa.eu/growth/smes/business-friendly-environment/performance-review/index_en.htm)
(9) Dati di febbraio 2016 (http://ec.europa.eu/eurostat/documents/2995521/7225076/3-04042016-BP-EN.pdf/e04dadf1-8c8b-4d9b-af51-bfc2d5ab8c4a).
(10) Relazione di Eurofound del 2011 dal titolo "Rappresentanza dei lavoratori a livello di stabilimento in Europa".
(11) Pubblicazione del CECOP del 2013 dal titolo "Business Transfers to Employees under the Form of a Cooperative in Europe" (Trasferimenti di imprese ai dipendenti organizzati in forma cooperativa in Europa).
(12) Testi approvati, P8_TA(2015)0264.
(13) GU C 24 del 22.1.2016, pag.33.


Applicazione della direttiva sulla parità in materia di occupazione
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Risoluzione del Parlamento europeo del 15 settembre 2016 sull'applicazione della direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro ("direttiva sulla parità in materia di occupazione") (2015/2116(INI))
P8_TA(2016)0360A8-0225/2016

Il Parlamento europeo,

–  visti il Trattato sull'Unione europea (TUE), in particolare gli articoli 2 e 5, e il Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), in particolare gli articoli 6, 8, 10, 19 e 153,

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare gli articoli 20, 21, 23 e 26,

–  visti la Carta sociale europea adottata in sede di Consiglio d'Europa nonché i diritti sociali ed occupazionali in essa sanciti,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità,

–  viste le osservazioni conclusive del Comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità in riferimento alla relazione iniziale dell'Unione europea (ottobre 2015),

–  vista la relazione intermedia di Hans Bielefeldt, relatore speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di religione e di credo, presentata in conformità con la risoluzione dell'Assemblea generale 68/170 sulla libertà di religione e di credo,

–  visto il regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, e che abroga il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio(1),

–  vista la direttiva sull'uguaglianza di genere (direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego(2)),

–  vista la direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro ("la direttiva")(3),

–  visti gli orientamenti dell'UE del Consiglio del 24 giugno 2013 sulla promozione e la tutela della libertà di religione o di credo,

–  vista la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sul ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri relative ai requisiti di accessibilità dei prodotti e dei servizi (COM(2015)0615,

–  vista la Relazione congiunta della Commissione sull'applicazione della direttiva 2000/43/CE del Consiglio", del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica (direttiva sull'uguaglianza razziale) e della direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro (direttiva sull'uguaglianza in materia di occupazione) (COM(2014)0002),

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo "Strategia europea sulla disabilità 2010-2020: un rinnovato impegno per un'Europa senza barriere" (COM(2010)0636),

–  vista la proposta di direttiva del Consiglio recante applicazione del principio di parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale (COM(2008)0426),

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo "Una strategia quadro per la non discriminazione e le pari opportunità per tutti" (COM(2005)0224),

–  visto l'accordo interistituzionale del 2016 "Legiferare meglio" tra il Parlamento europeo, il Consiglio dell'Unione europea e la Commissione europea,

–  vista la sua risoluzione del 10 settembre 2015 sulla creazione di un mercato del lavoro competitivo nell'Unione europea del XXI secolo: adeguamento delle competenze e delle qualifiche in funzione della domanda e delle prospettive occupazionali, un modo per uscire dalla crisi(4),

–  vista la sua risoluzione del 10 settembre 2015 sull'imprenditoria sociale e l'innovazione sociale nella lotta alla disoccupazione(5),

–  vista la sua risoluzione del martedì 8 settembre 2015 sulla situazione dei diritti fondamentali nell'Unione europea (2013-2014)(6),

–  vista la sua posizione dell'8 settembre 2015 sul tema "Verso un approccio integrato al patrimonio culturale per l'Europa"(7),

–  vista la sua risoluzione legislativa dell'8 luglio 2015 sulla proposta di decisione del Consiglio sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione(8),

–  vista la sua risoluzione dell'11 marzo 2015 sul semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche: aspetti occupazionali e sociali nell'analisi annuale della crescita 2015(9),

–  vista la sua risoluzione del 4 luglio 2013 sull'impatto della crisi sull'accesso delle categorie vulnerabili all'assistenza(10),

–  vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2011 sulla mobilità e l'integrazione delle persone con disabilità e la strategia europea in materia di disabilità 2010-2020(11),

–  vista la sua risoluzione dell'11 novembre 2010 sulla sfida demografica e la solidarietà tra generazioni(12),

–  vista la sua risoluzione del 6 luglio 2010 sulla promozione dell'accesso dei giovani al mercato del lavoro e il rafforzamento dello statuto dei tirocinanti e degli apprendisti(13),

–  vista la sua risoluzione del 6 maggio 2009 sul coinvolgimento attivo delle persone escluse dal mercato del lavoro(14),

–  vista la sua risoluzione del 20 maggio 2008 sui progressi realizzati in materia di pari opportunità e non discriminazione nell'Unione europea (trasposizione delle direttive 2000/43/CE e 2000/78/CE)(15),

–  visto lo studio del Servizio Ricerca del Parlamento europeo sull'applicazione della direttiva 2000/78/CE per quanto riguarda il principio di non discriminazione sulla base della religione o delle convinzioni personali,

–  vista l'analisi approfondita del Servizio Ricerca del Parlamento europeo dal titolo "La direttiva sull'uguaglianza in materia di occupazione - Valutazione della sua attuazione",

–  visto lo studio del Parlamento europeo dal titolo "Soluzioni ragionevoli e laboratori protetti per persone con disabilità: costi e rendimenti degli investimenti",

–  visto lo studio del Parlamento europeo dal titolo "Trattamento differenziato dei lavoratori sotto i 25 anni in vista del loro accesso al mercato del lavoro",

–  vista la relazione speciale della Corte dei conti europea dal titolo "La Garanzia per i giovani dell'UE: i primi passi sono stati compiuti, ma si profilano rischi di attuazione",

–  visto il parere dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali sulla situazione dell'uguaglianza nell'Unione europea a 10 anni dalla prima attuazione delle direttive sull'uguaglianza,

–  vista l'analisi giuridica comparativa dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali sulla protezione contro la discriminazione per motivi di orientamento sessuale, identità di genere e caratteristiche sessuali nell'UE,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e i pareri della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0225/2016),

A.  considerando che, ai sensi del TUE, l'Unione europea si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, e combatte l'esclusione sociale e la discriminazione;

B.  considerando che il TFUE sancisce che, nella definizione e nell'attuazione delle sue politiche e azioni, l'Unione mira a combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l'origine etnica, la religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale;

C.  considerando che tutti i 28 Stati membri hanno recepito la direttiva sull'uguaglianza in materia di occupazione e, malgrado le differenze di recepimento e attuazione, hanno acquisito una preziosa esperienza;

D.  considerando che le direttive in materia di parità di trattamento vietano le discriminazioni dirette e indirette così come le molestie e le istruzioni volte a stabilire una discriminazione;

E.  considerando che la Commissione ha indicato, nella sua seconda relazione di attuazione (COM(2014)0002), che la legislazione non è sufficiente per raggiungere una piena uguaglianza e che la conoscenza della tutela esistente deve essere aumentata, insieme all'utilizzo dei fondi comunitari e al rafforzamento degli organismi nazionali per l'uguaglianza;

F.  considerando che la non discriminazione nel settore dell'occupazione e delle condizioni di lavoro è efficace unicamente se la discriminazione è contrastata in modo esaustivo in tutti gli ambiti della vita insieme ad altri ostacoli che, limitando la libertà e l'uguaglianza, impediscono il pieno sviluppo di una persona e l'effettiva partecipazione dei lavoratori alla vita politica, sociale ed economica dei rispettivi Stati membri;

G.  considerando che la Corte di giustizia dell'Unione europea ha sottolineato, nella causa Römer(16), che la direttiva sull'uguaglianza in materia di occupazione non sancisce essa stessa il principio della parità di trattamento in materia di occupazione e di lavoro, bensì fornisce un quadro generale per la lotta alle discriminazioni fondate su diversi motivi;

H.  considerando che, sebbene la percezione della discriminazione sia aumentata, numerose vittime di discriminazione non sono ancora consapevoli dei loro diritti o non hanno il coraggio di intraprendere azioni legali contro le pratiche discriminatorie a causa di vari fattori, quali la mancanza di fiducia nelle autorità degli Stati membri o procedure legali lunghe e complesse;

I.  considerando che le prove raccolte dall'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (ADF) evidenziano che il razzismo, la xenofobia, l'omofobia e la transfobia e le relative forme di intolleranza sono diffuse, nonostante le misure adottate dai governi e dalla società civile in tutta l'UE; che il clima sociale e politico sta diventando sempre più tollerante nei confronti di posizioni estremiste, razziste e xenofobe che sfruttano i timori circa la disoccupazione, la crisi dei rifugiati, l'alienazione in parte come risultato dei flussi migratori, e la sicurezza di fronte al terrorismo e ad altre sfide geopolitiche, che mina i valori fondamentali dell'UE;

J.  considerando che il sondaggio sulle persone LGBT a cura dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA)(17) e la relazione della FRA dal titolo "Being Trans in the EU" (Essere transessuali nell'Unione europea)(18) evidenziano il persistere della discriminazione delle persone LGBT nell'accesso al mercato del lavoro e all'interno dello stesso;

K.  considerando che la direttiva sull'uguaglianza in materia di occupazione definisce esclusivamente i requisiti minimi, ma gli Stati membri possono prevedere, nella loro legislazione nazionale, un livello di protezione più elevato e intraprendere azioni positive in questo ambito; che la legislazione da sola non basta a garantire la piena parità e va combinata con opportune azioni politiche;

L.  considerando che le donne sono le più colpite dalla disoccupazione e che sono vittime di discriminazione negativa in termini di occupazione, in particolare le donne in gravidanza e le madri, comprese le madri che allattano al seno;

M.  considerando che la direttiva sull'uguaglianza in materia di occupazione riguarda la libertà di religione e di credo, la disabilità, l'età e l'orientamento sessuale, ma che gli Stati membri sono anche obbligati a combattere la discriminazione basata sulla razza e l'origine etnica nel mondo del lavoro ai sensi della direttiva sull'uguaglianza razziale; considerando che la religione è talvolta utilizzata come elemento sostitutivo della razza per quanto riguarda le discriminazioni sul lavoro, in base alla reale ovvero percepita appartenenza di una persona a una certa religione;

N.  considerando che il tasso di occupazione delle persone con disabilità negli Stati membri è di molto inferiore al 50 %, rispetto a oltre il 70 % della popolazione generale, e che il tasso di disoccupazione delle persone con disabilità (18,3 %) è quasi il doppio rispetto a quello della popolazione generale (9,9 %); che le medie dell'UE nascondono forti differenze a livello nazionale;

O.  considerando che, per la maggior parte, sono le donne le principali responsabili della cura dei figli, degli anziani, di altre persone dipendenti, della famiglia e della casa e che tali responsabilità sono maggiori se hanno figli diversamente abili; che ciò incide direttamente sulla carriera professionale delle donne e può avere un impatto negativo sulle loro condizioni di lavoro, per esempio in numerosi casi in cui le donne svolgono lavori a tempo parziale contro la loro volontà oppure sono costrette a forme di occupazione precarie, e che tutti questi fattori generano divari pensionistici e retributivi;

P.  considerando che le famiglie monoparentali, soprattutto le madri sole, sono molto più frequentemente colpite dalla povertà lavorativa rispetto ad altre categorie di lavoratori, e che tutte le misure adottate devono dedicare ai genitori soli una particolare attenzione;

Q.  considerando che un'ampia gamma di capacità e competenze acquisite dalle donne nell'adempimento delle responsabilità familiari arricchisce il loro sviluppo personale e professionale; che tali competenze dovrebbero pertanto essere riconosciute dalla società e dai datori di lavoro;

R.  considerando che l'Unione europea sta affrontando una grave crisi economica, finanziaria e sociale che colpisce in particolare le donne sia nel mercato del lavoro che nella vita privata, dal momento che hanno maggiori probabilità di svolgere lavori precari, di rimanere disoccupate e di non godere della protezione sociale;

S.  considerando che l'assenza di soluzioni normative ottimali in materia di conciliazione della vita professionale e familiare si traduce in una discriminazione verso i genitori che lavorano;

T.  che il Parlamento europeo ha già approvato misure politiche, come la direttiva riguardante il miglioramento dell'equilibrio di genere fra gli amministratori senza incarichi esecutivi delle società quotate in Borsa e relative misure, e che tali misure possono contribuire a una maggiore parità per le donne nel mondo del lavoro nonché migliorare l'accesso delle donne a posizioni dirigenziali; che la legislazione deve essere considerata uno strumento cruciale per il conseguimento della parità di genere, ma deve essere combinata con procedure normative e campagne finalizzate all'applicazione della parità di genere, non solo nella legislazione ma anche nell'opinione pubblica;

U.  considerando che le donne sono ancora vittime di discriminazione multipla, diretta ed indiretta nel mercato del lavoro nonostante l'attuazione teorica della parità di trattamento negli Stati membri; che esistono molti tipi diversi di discriminazione indiretta, che devono essere coperti dalla definizione tradizionale secondo cui qualsiasi tipo di discriminazione consiste nell'applicazione di regole diverse per situazioni simili oppure della stessa regola per situazioni diverse; che le donne non sono sempre rese consapevoli dei diritti garantiti loro dalla legislazione nazionale ed europea vigente sull'uguaglianza e la discriminazione, o che viene da loro messa in dubbio l'efficacia di denunciare casi di discriminazione; sottolineando pertanto l'importanza di contare su documenti informativi e di orientamento, campagne di sensibilizzazione e portali informativi, in particolare rivolti a gruppi specifici;

V.  considerando che le disuguaglianze sociali, in particolare per quanto attiene alla parità in materia di occupazione, possono essere contrastate soltanto mediante politiche che garantiscano una migliore distribuzione della ricchezza e che si fondino sulla reale valorizzazione delle retribuzioni, sulla promozione della regolamentazione del lavoro e degli orari di lavoro, nonché sulla promozione della tutela del lavoro, in particolare attraverso la contrattazione collettiva e la garanzia dell'accesso universale, gratuito e di qualità all'assistenza sanitaria e all'istruzione attraverso i servizi pubblici;

W.  considerando che quasi un giovane su cinque è in cerca di lavoro nell'Unione europea, che il costo finanziario complessivo della disoccupazione giovanile è stato stimato a EUR 153 miliardi all'anno(19), e che i costi sociali aggiuntivi sono molto allarmanti;

X.  considerando che i dati della sesta indagine europea di Eurofound sulle condizioni di lavoro (EWCS)(20) confermano che sono stati compiuti pochi progressi nel corso degli ultimi dieci anni nella riduzione della discriminazione dichiarata contro i lavoratori;

Y.  considerando che i dati della sesta indagine europea di Eurofound sulle condizioni di lavoro indicano che il 7 % dei lavoratori dichiara di essere discriminato per almeno un motivo e confermano che taluni lavoratori forniscono prove di discriminazione per molteplici motivi;

Z.  considerando che il tasso di occupazione delle donne con disabilità nell'Unione europea (44 %) è significativamente inferiore rispetto al tasso di occupazione degli uomini con disabilità (52 %) e che il tasso di occupazione femminile nella fascia di età tra i 55 e i 65 anni, in alcuni Stati membri, è uguale o inferiore al 30 % e che il divario di genere nei livelli di occupazione è il più alto (14,5 punti percentuali), rispetto a quello per la fascia di mezza età (30-54 anni, -12,4 punti percentuali) e quello per i giovani (20-29 anni, -8,3 punti percentuali); ritenendo che la disoccupazione di lunga durata interessa in modo particolare i lavoratori più giovani e quelli più anziani, soprattutto donne e considerando che sono state valutate l'applicazione e l'attuazione della direttiva 2006/54/CE e che il Parlamento europeo, nella sua risoluzione del 8 ottobre 2015(21), ha espresso seri dubbi in merito al recepimento delle disposizioni ivi contenute per l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego;

AA.  considerando che spesso i lavoratori anziani sono ancora esposti alla discriminazione basata sull'età, a stereotipi e a barriere; considerando che la discriminazione in base all'età colpisce tutte le fasce di età e, date le sue conseguenze, una società umana che miri a raggiungere i propri obiettivi sociali ed economici ha bisogno dell'esperienza, del contributo e della ricchezza di idee di tutte le generazioni, basandosi al contempo sul principio della solidarietà tra le generazioni;

1.  accoglie con favore il fatto che quasi tutti gli Stati membri abbiano inserito, nelle proprie costituzioni, il principio generale della parità di trattamento per motivi specifici di discriminazione; si rammarica, tuttavia, del fatto che solo pochi Stati membri abbiano sistematicamente garantito che tutti i testi giuridici in vigore fossero in linea con il principio della parità di trattamento, e ancor meno li applichino in modo sistematico(22), e che molti europei siano tuttora e quotidianamente vittime di discriminazione;

2.  auspica che tutti gli Stati membri rimuovano gli ostacoli di ordine naturale, sociale ed economico che impediscono l'attuazione sostanziale del principio di uguaglianza e che limitano la libertà dei cittadini europei;

3.  deplora che l'idea secondo cui i diritti umani sono universali, indivisibili e interconnessi resti ancora un principio giuridico più teorico che pratico, visto che i diversi aspetti dell'essere umano sono trattati separatamente dai vigenti strumenti giuridici dell'UE;

4.  si rammarica per l'aumento dei casi di discriminazione e molestie, comprese quelle sul luogo di lavoro e soprattutto quelle legate al genere, alla nazionalità, alla condizione sociale, alla disabilità, all'orientamento sessuale, all'identità di genere, all'origine etnica o alla religione, in particolare contro le donne musulmane e le persone LGBTI; lamenta, nel contempo, la generale sottosegnalazione di tutte le forme di discriminazione, soprattutto le discriminazioni fondate sulla disabilità o rivolte contro le persone LGBTI; invita pertanto la Commissione a dedicare un'attenzione particolare a tutte le tipologie di discriminazione durante il monitoraggio dell'attuazione della direttiva 2000/78/CE che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro e sottolinea la necessità di sensibilizzare le persone LGBTI in merito ai loro diritti, ad esempio mediante gli organismi per le pari opportunità, i sindacati e le organizzazioni dei datori di lavoro;

5.  insiste sull'importanza di raggiungere quanto prima un accordo e invita il Consiglio a sbloccare la situazione per muoversi verso una soluzione pragmatica e accelerare senza ulteriori ritardi l'adozione della direttiva orizzontale anti-discriminazione proposta dalla Commissione nel 2008 e votata dal Parlamento; considera la suddetta direttiva una condizione preliminare per garantire un quadro giuridico dell'Unione consolidato e coerente, a tutela dalla discriminazione per motivi di religione e credo, disabilità, età e orientamento sessuale anche al di fuori del luogo di lavoro; osserva che non dovrebbe essere accettata nessuna restrizione indebita del campo di applicazione della direttiva; ritiene che il consolidamento del quadro normativo dell'UE in materia di lotta contro i reati generati dall'odio sia anch'esso un elemento fondamentale, dal momento che reati simili sono altresì diffusi nell'ambiente lavorativo;

6.  sottolinea che, secondo l'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali, tutte le forme di discriminazione, compresa la discriminazione multipla e intersezionale, ostacolano in larga misura lo sviluppo del capitale umano e costituiscono un ostacolo allo sviluppo della carriera; evidenzia che le persone con disabilità sono spesso vittime di questi tipi di discriminazione;

7.  osserva con preoccupazione l'assenza di una giurisprudenza in grado di dare un'interpretazione di "discriminazione indiretta" in alcuni Stati membri, oltre alla difficoltà che la definizione della stessa ha comportato in merito al recepimento della direttiva in alcuni Stati membri; suggerisce che la Commissione assista gli Stati membri con la sua consulenza in caso di siffatti problemi di interpretazione;

8.  osserva che la non discriminazione nel settore dell'occupazione e delle condizioni di lavoro è efficace unicamente se la discriminazione è contrastata in modo esaustivo in tutti gli ambiti della vita attraverso, ad esempio, il sostegno della comunità e gli strumenti legislativi e di coordinamento, quali strategie e quadri sia a livello degli Stati membri che dell'UE, compresa la possibilità di intraprendere misure di azione positiva;

Religione e credo

9.  rileva che il divieto di discriminazione per motivi di religione o credo è stato recepito in tutti gli Stati membri, anche se la direttiva non definisce i termini reali(23);

10.  prende atto dell'intersezionalità tra discriminazione per motivi religiosi, di credo, di razza e di etnia e ritiene che alcuni gruppi che appartengono a minoranze religiose sono particolarmente colpiti dalla discriminazione sulla base della religione nel mondo del lavoro, come documentato da ricerche nazionali ed europee, in particolare quella condotta dall'Agenzia per i diritti fondamentali;

11.  ritiene che la protezione contro la discriminazione per motivi di religione e di credo nell'Unione europea sia attualmente prevista sia dalla legislazione sui diritti umani sia dalla legislazione contro la discriminazione, e che entrambe si influenzino a vicenda;

12.  sottolinea che alcuni studi evidenziano che i gruppi religiosi più discriminati in materia di occupazione comprendono ebrei, sikh e musulmani (e soprattutto le donne); raccomanda l'adozione di quadri europei per le strategie nazionali di lotta contro l'antisemitismo e l'islamofobia;

13.  riconosce la considerevole giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo nel campo della non discriminazione per motivi di religione o di credo, accoglie con favore il ruolo da essa svolto con le sue decisioni sull'interpretazione della direttiva, e attende con interesse le future prime decisioni in materia da parte della Corte di giustizia dell'Unione europea; esprime rammarico per lo scarso numero di casi deferiti alle corti, che è in contrasto con l'elevato numero di casi di discriminazione che emergono dalle indagini sulla vittimizzazione ma che non vengono perseguiti dalla giustizia;

14.  ritiene che un'applicazione coerente della legislazione anti-discriminazione dovrebbe essere un elemento importante delle strategie per prevenire la radicalizzazione, tenendo conto del fatto che in un contesto sempre più xenofobico e islamofobico, la discriminazione nei confronti delle comunità religiose, compresi i rifugiati e migranti, potrebbe contribuire alla radicalizzazione religiosa degli individui, avere ripercussioni su un'inclusione efficace nel mercato del lavoro e avere un impatto sul loro accesso alla giustizia in collegamento con il loro status di residenza;

15.  ritiene che le corti di giustizia dovrebbero adoperarsi maggiormente per accertare che un'affermazione di fede religiosa sia fatta in buona fede invece di valutare la validità o la correttezza di una religione o di un credo;

16.  ritiene che un'ulteriore armonizzazione sia necessaria a seguito delle decisioni dei tribunali nazionali e della Corte europea dei diritti dell'uomo sulla valutazione del principio della laicità dello Stato rispetto alle disposizioni dell'articolo 4, paragrafo 2, della direttiva sull'uguaglianza in materia di occupazione per quanto riguarda l'etica;

17.  ritiene, sulla base della giurisprudenza disponibile a livello di UE e nazionale, che un obbligo di soluzione ragionevole per tutte le forme di discriminazione - tra cui, di conseguenza, la religione e il credo- dovrebbe essere previsto nel diritto unionale e nazionale, a condizione che ciò non implichi un onere sproporzionato per i datori di lavoro o i fornitori di servizi;

18.  invita gli Stati membri a riconoscere il diritto fondamentale alla libertà di coscienza;

19.  è del parere che si debba ritenere che, in conformità della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, la direttiva preveda una protezione contro la discriminazione per motivi di religione o di credo di un datore di lavoro;

20.  ritiene che l'eccezione generale di cui all'articolo 2, paragrafo 5, sia formulata in modo generico e che occorra migliorarne l'applicazione, il che è di particolare importanza nel contesto della crisi migratoria e dei rifugiati e spera che i tribunali di giustizia ne valuteranno molto attentamente i limiti in linea con il principio di proporzionalità;

21.  insiste sul fatto che la libertà di religione è un principio importante che dovrebbe essere rispettato dai datori di lavoro; sottolinea, tuttavia, che l'attuazione di tale principio è una questione di sussidiarietà;

Disabilità

22.  evidenzia che per "discriminazione fondata sulla disabilità" si intende qualsivoglia distinzione, esclusione o restrizione sulla base della disabilità, che abbia lo scopo o l'effetto di pregiudicare o annullare il riconoscimento, il godimento o l'esercizio, su base paritaria con gli altri, di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale, culturale, civile o in qualsiasi altro campo; rileva che essa include ogni forma di discriminazione, compreso il rifiuto di una soluzione ragionevole(24);

23.  incoraggia gli Stati membri ad interpretare il diritto dell'UE in modo tale da fornire una base per un concetto di disabilità in linea con la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, combinando gli elementi che prevedono parità per le persone con disabilità e facendo riferimento al rifiuto di soluzioni ragionevoli come forma di discriminazione, come previsto da tale Convenzione; si rammarica che alcuni Stati membri abbiano ancora una legislazione in vigore che esige una soglia del 50 % di incapacità e accetta unicamente una certificazione medica ufficiale;

24.  rileva che la direttiva 2000/78/CE non contiene di per sé alcuna definizione del concetto di disabilità; sottolinea che la Corte di giustizia dell'Unione europea è stata chiamata a definire il concetto di disabilità in modo indipendente ai fini della sentenza Chacón Navas; ricorda che ulteriori cause hanno richiesto un chiarimento del concetto di disabilità, nonché il significato da attribuire alle soluzioni ragionevoli per i disabili che i datori di lavoro devono fornire ai sensi dell'articolo 5 della direttiva (HK Danmark C-335/11 e C-337/11);

25.  si rammarica che il tasso di occupazione delle donne con disabilità sia inferiore al 50 %, a riprova della doppia discriminazione di cui sono vittime, e che ciò impedisca loro di partecipare pienamente alla vita sociale;

26.  ritiene che una malattia terminale, vale a dire una malattia o condizione fisica che si può ragionevolmente supporre conduca al decesso entro 24 mesi o meno dalla data della certificazione rilasciata da un medico, possa essere ritenuta una disabilità se rappresenta un ostacolo alla vita professionale della persona in questione;

27.  sottolinea l'obbligo per i datori di lavoro di prevedere soluzioni ragionevoli per tutti i lavoratori con disabilità, inclusi quelli con una malattia terminale;

28.  sottolinea che la natura di alcune malattie terminali può causare fluttuazioni di menomazioni fisiche, mentali e psicologiche e che, pertanto, i datori di lavoro sono obbligati a rivedere regolarmente le ragionevoli soluzioni per assicurarsi che diano pieno sostegno ai dipendenti nel loro ruolo;

29.  sottolinea l'importanza di proteggere i lavoratori disabili, compresi quelli con una malattia terminale, da ogni forma di discriminazione sul luogo di lavoro; sottolinea soprattutto la necessità di proteggere questi lavoratori dal licenziamento senza giusta causa;

30.  osserva che le prove dimostrano che gli investimenti in soluzioni ragionevoli adeguate, a favore delle persone con disabilità, sono economicamente vantaggiosi e forniscono un ritorno, in termini non solo di inclusione sociale, ma anche di una maggiore produttività e riduzione dell'assenteismo(25); si rammarica che molti Stati membri non riescano a fornire soluzioni ragionevoli adeguate;

31.  evidenzia l'importanza del lavoro svolto dalle persone disabili, nonché dalle persone colpite da malattie gravi, croniche o incurabili e si dichiara favorevole a politiche inclusive per il mercato del lavoro che assicurino a entrambi i gruppi diritti e garanzie;

32.  invita gli Stati membri e la Commissione ad assicurare che i diritti e servizi connessi con l'occupazione, comprese le soluzioni ragionevoli nel contesto della direttiva sulla parità di trattamento in materia di occupazione, siano trasferibili e in linea con la libera circolazione delle persone con disabilità;

33.  si compiace del fatto che tutti gli Stati membri offrano concessioni, sussidi o vantaggi fiscali ai datori di lavoro che forniscono soluzioni ragionevoli, incentivando in tal modo i datori di lavoro ad adattare il posto di lavoro al fine di adeguare ed aprire il mercato del lavoro alle persone con disabilità e di garantire a tutte le persone il godimento e l'esercizio, su base paritaria con gli altri, di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali; raccomanda che gli Stati membri offrano, e che la Commissione sostenga, una formazione per le autorità nazionali, regionali e locali in materia di soluzioni ragionevoli per consentire loro di proporre orientamenti in materia di soluzioni ragionevoli e di prevenzione dell'esclusione di specifici gruppi vulnerabili; chiede di avviare un dialogo con le parti interessate, come sindacati e datori di lavoro, onde definire orientamenti intesi a mettere a punto soluzioni ragionevoli;

34.  sottolinea la necessità di riconoscere le clausole sociali nelle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici quale potenziale strumento per conseguire gli obiettivi di politica sociale; è del parere che gli appalti pubblici socialmente responsabili potrebbero essere utilizzati come strumento per integrare nel mercato del lavoro le persone con disabilità e altri gruppi vulnerabili;

35.  sollecita la Commissione e gli Stati membri ad adottare quadri di qualità per i tirocini, al fine di garantire soluzioni ragionevoli e l'accessibilità per le persone con disabilità;

36.  sottolinea l'importanza di uno standard di progettazione universale per gli spazi pubblici e gli ambienti di lavoro che tenga conto delle esigenze delle persone con disabilità, in linea con il Commento generale sull'accessibilità(26) adottato dalla commissione delle Nazioni Unite in data 11 aprile 2014, e richiama l'attenzione sugli impegni dell'UE in materia di accessibilità al fine di raggiungere miglioramenti permanenti nelle condizioni di lavoro per tutti i lavoratori europei;

37.  invita la Commissione europea e gli Stati membri ad incentivare modelli di Smart Working che consentano alle persone disabili di svolgere l'attività lavorativa presso la propria abitazione con tutti i vantaggi che ne deriverebbero in termini di qualità della vita e produttività;

38.  osserva che le persone con disabilità forniscono un contributo prezioso alla società nel suo insieme e invita gli Stati membri a utilizzare i fondi strutturali, in particolare il Fondo sociale europeo, per adattare i luoghi di lavoro e per fornire l'assistenza necessaria alle persone con disabilità sul posto di lavoro e per migliorare l'istruzione e la formazione al fine di aumentare il loro tasso di occupazione nel mercato del lavoro aperto e di combattere la disoccupazione, la povertà e l'esclusione sociale delle persone disabili; fa riferimento all'articolo 7 e all'articolo 96, paragrafo 7, del regolamento recante disposizioni comuni (RDC)(27) che promuovono le pari opportunità, la non discriminazione e l'inclusione delle persone con disabilità in sede di attuazione dei Fondi strutturali e di investimento europei (fondi SIE) in generale, e dei programmi operativi in particolare e sottolinea che la valutazione ex ante dovrebbe valutare l'adeguatezza delle misure pianificate per promuovere le pari opportunità e impedire qualunque discriminazione; ritiene che i fondi europei e nazionali dovrebbero anche essere destinati, ad esempio, alle PMI che incoraggiano i lavoratori a seguire corsi per permettere loro di mantenere un lavoro;

39.  invita gli Stati membri a rivedere i sistemi assicurativi professionali, al fine di prevenire la discriminazione delle persone disabili;

40.  esorta gli Stati membri a prendere in considerazione i benefici derivanti dall'introduzione di misure positive, ad esempio combinando politiche passive del mercato del lavoro, come le agevolazioni fiscali e gli incentivi in ​​denaro, con politiche attive del mercato del lavoro - segnatamente orientamento e consulenza, formazione e istruzione, nonché inserimenti lavorativi - per sostenere l'occupazione delle persone con disabilità;

41.  incoraggia gli Stati membri a sviluppare e ad attuare un quadro generale per misure che consentano l'accesso ad un'occupazione di qualità per le persone con disabilità, anche con la possibilità di utilizzare, ad esempio, ammende inflitte per il mancato rispetto della legislazione contro la discriminazione per finanziare l'inclusione nel mercato del lavoro aperto e altre azioni nel settore;

42.  incoraggia gli Stati membri a fornire un sostegno continuo ai datori di lavoro che assumono persone con disabilità, in modo da creare condizioni favorevoli e assicurare un adeguato sostegno in tutte le fasi dell'occupazione: assunzione, mantenimento e sviluppo della carriera;

43.  invita tutte le parti coinvolte a prestare particolare attenzione all'integrazione delle persone con disabilità intellettive e psico-sociali, a sviluppare una campagna globale di sensibilizzazione sulla Convenzione sui diritti delle persone con disabilità e a combattere i pregiudizi contro le persone con disabilità, in particolare quelle con disabilità psico-sociali, disabilità intellettive, disturbi dello spettro autistico e gli anziani con disabilità nei luoghi di lavoro; chiede che tutti i materiali relativi allo sviluppo di capacità, formazione, sensibilizzazione e dichiarazioni pubbliche, tra gli altri elementi, siano resi disponibili in formati accessibili;

44.  esprime preoccupazione per il ritardo registrato nella valutazione intermedia della strategia europea sulla disabilità 2010-2020; sollecita la Commissione a rivedere la strategia sulla base delle osservazioni conclusive sulla relazione iniziale dell'Unione europea adottate dal Comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità il 7 settembre 2015 e ad associare in questo processo organizzazioni in rappresentanza delle persone con disabilità;

45.  deplora il fatto che la Commissione non abbia ancora affrontato le disparità legate all'età nell'attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (UNCRPD) e della strategia sulla disabilità; invita pertanto la Commissione a far conoscere e affrontare il tema dei diritti delle persone con disabilità e delle discriminazioni che subiscono;

Età

46.  sottolinea gli importanti contributi che i lavoratori anziani possono dare alla società e alla competitività delle aziende; sottolinea l'importanza di coinvolgere lavoratori più anziani che possano trasmettere le proprie conoscenze ed esperienze ai lavoratori più giovani, nel contesto dell'invecchiamento attivo, e si rammarica del fatto che l'età costituisca un motivo importante di discriminazione sul lavoro; considera deplorevole il fatto che spesso gli anziani siano ancora vittime di stereotipi e ostacoli sul mercato del lavoro e chiede una giustizia intergenerazionale basata sulla solidarietà, il rispetto reciproco, la responsabilità e la volontà di assistersi l'un l'altro;

47.  invita gli Stati membri a promuovere l'accesso al lavoro e l'integrazione nel mercato del lavoro di tutti i lavoratori, indipendentemente dalla loro età, e ad applicare misure al fine di tutelare tutti i lavoratori sul posto di lavoro in termini di retribuzione, formazione, sviluppo della carriera, salute e sicurezza, ecc.;

48.  constata che un ringiovanimento unilaterale del personale non porta a una maggiore innovazione, bensì allo spreco di esperienze, conoscenze e competenze;

49.  invita gli Stati membri ad incoraggiare i datori di lavoro ad assumere i giovani, ma a garantire allo stesso tempo il rispetto e la parità di trattamento in termini di retribuzione e di protezione sociale, compresa la necessaria formazione legata al lavoro;

50.  rileva con preoccupazione che la CGUE individua nella solidarietà tra generazioni il più importante obiettivo legittimo per giustificare disparità di trattamento in base all'età(28); in quanto gli Stati membri che registrano tassi di occupazione più elevati per i lavoratori più anziani sono anche quelli che presentano risultati di gran lunga migliori nell'introduzione dei giovani nel mercato del lavoro;

51.  ricorda che la normativa dell'Unione in materia di politiche di invecchiamento deve essere attuata in modo efficace al fine di combattere e prevenire la discriminazione basata sull'età;

52.  rileva che, grazie alle politiche attuate, le persone di età compresa tra i 55 e i 64 anni costituiscono una quota accresciuta di lavoratori in tutti gli Stati membri dell'UE; si rammarica, tuttavia, del fatto che il tasso di occupazione per questo gruppo sia aumentato troppo lentamente e rimanga al di sotto del 50 % nei 28 paesi dell'UE; sottolinea pertanto che la digitalizzazione influenza in modo sostanziale il mercato del lavoro creando nuove opportunità d'impiego e condizioni di lavoro più flessibili, quali il telelavoro e il lavoro a distanza, che potrebbero servire da strumento efficace contro l'esclusione delle persone ultracinquantenni e delle persone di mezza età non qualificate; sottolinea, in questo contesto, che il miglioramento continuo delle competenze digitali, offrendo ai lavoratori subordinati possibilità di formazione, perfezionamento e reinserimento lungo tutto l'arco della carriera lavorativa, è una condizione essenziale per trarre vantaggio dalla digitalizzazione; ritiene altresì che le opportunità per creare posti di lavoro in futuro nel mercato digitale richiederanno ulteriori sforzi da parte degli Stati membri per affrontare lo squilibrio tra domanda e offerta di competenze, in particolare per le persone con più di 50 anni;

53.  evidenzia che le misure contro la discriminazione in base all'età non devono presentare delle distinzioni sostanziali tra bambini o anziani e che qualsiasi tipo di discriminazione ingiustificata fondata sull'età deve essere perseguita in modo adeguato;

54.  rileva che i lavoratori anziani, in particolare, hanno condizioni più precarie e invita la Commissione, in collaborazione con gli Stati membri, a studiare il crescente problema della disoccupazione tra le persone di età superiore ai 50 anni e a sviluppare strumenti efficaci, come la formazione professionale e gli incentivi o i sussidi per i datori di lavoro, per il reinserimento dei lavoratori più anziani sul mercato del lavoro e la loro protezione contro il licenziamento ingiusto;

55.  sottolinea la necessità di potenziare le capacità digitali tra la popolazione attiva e sottolinea che la digitalizzazione contribuirà all'inclusione sociale ed aiuterà le persone più anziane e i lavoratori con disabilità a rimanere più a lungo sul mercato del lavoro permettendo loro di beneficiare delle opportunità offerte dall'intelligenza artificiale; reputa importante orientare in modo socialmente equo e sostenibile gli effetti del mercato digitale sull'occupazione; sottolinea il fatto che molti datori di lavoro non assumono i lavoratori più anziani a causa di stereotipi sulla mancanza o l'obsolescenza delle competenze; chiede pertanto l'inclusione della formazione permanente e dell'istruzione per lavoratori adulti di tutte le età nella riflessione sull'imminente strategia europea delle competenze annunciata dalla Commissione;

56.  ricorda che la risorsa più importante dell'UE e degli Stati membri è costituita dalle risorse umane; ritiene che le competenze informatiche siano essenziali per i lavoratori anziani di età superiore a 55 anni, al fine di sottrarli all'esclusione dal mercato del lavoro e di agevolarli nella ricerca di un nuovo impiego; invita la Commissione e gli Stati membri, in collaborazione con le parti sociali, a sviluppare strategie in materia di competenze che colleghino l'istruzione e il lavoro, e quindi ad investire e a promuovere l'apprendimento permanente e ad offrire programmi di formazione completi, accessibili e a prezzi abbordabili, nonché una riqualificazione per lo sviluppo delle competenze digitali e sociali, compreso l'adattamento all'ambiente virtuale (realtà aumentata), che consentano alla popolazione che invecchia di adattarsi meglio alle crescenti richieste di competenze digitali in molti settori diversi; sottolinea pertanto che i lavoratori più anziani ultracinquantacinquenni, soprattutto donne, dovrebbero avere un accesso continuo alla formazione TIC; incoraggia inoltre gli Stati membri e la Commissione a porre in essere strategie volte a ridurre il divario digitale e a favorire la parità di accesso alle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione;

57.  accoglie con favore il programma di lavoro delle parti sociali europee per il periodo 2015-2017, che si concentra sull'invecchiamento attivo; invita le parti sociali a contrastare scrupolosamente le questioni legate alla discriminazione in base all'età, all'istruzione degli adulti, alla salute e alla sicurezza sul lavoro, nonché alla conciliazione tra lavoro e vita familiare, per costruire un quadro europeo che sostenga l'occupabilità e la salute di tutti i lavoratori;

58.  sottolinea la necessità di statistiche affidabili sulla situazione degli anziani e sui cambiamenti demografici per elaborare strategie in materia di invecchiamento attivo più mirate ed efficaci; invita la Commissione a garantire un'esaustiva raccolta di dati di alta qualità sullo status sociale degli anziani, sulla loro salute, sui loro diritti e sul loro tenore di vita;

59.  osserva che promuovere ambienti a misura di anziano è uno strumento essenziale per sostenere i lavoratori e i disoccupati anziani e per promuovere società inclusive che offrano pari opportunità a tutti; accoglie con favore, a questo proposito, il progetto per la gestione congiunta della Commissione con l'OMS volto ad adeguare al contesto europeo la guida dell'OMS delle città a misura di anziano;

60.  accoglie con favore la campagna "Ambienti di lavoro sani per tutte le età" condotta dall'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro; sottolinea l'importanza di una legislazione efficace sulla sicurezza e la salute sul lavoro e di incentivi per le imprese ad adottare metodi di prevenzione; chiede che la campagna abbia un forte raggio d'azione per raggiungere le aziende di tutte le dimensioni;

61.  invita gli Stati membri a rafforzare i regimi pensionistici pubblici al fine di garantire un reddito dignitoso dopo la pensione;

62.  accoglie con favore l'iniziativa della Commissione sull'equilibrio vita-lavoro; sottolinea il fatto che l'equilibrio vita-lavoro è una sfida anche per i lavoratori più anziani, visto che il 18 % degli uomini e il 22 % delle donne di età tra i 55 e i 64 anni si occupa dei membri della famiglia che hanno bisogno di cure, mentre più della metà dei nonni fornisce assistenza regolare ai loro nipoti; raccomanda che l'imminente iniziativa sull'equilibrio vita-lavoro comprenda appieno misure di sostegno ai prestatori di assistenza informale e ai nonni in età produttiva, nonché ai giovani genitori che lavorano;

63.  chiede agli Stati membri di promuovere servizi pubblici gratuiti e di qualità in grado di garantire l'assistenza e le cure dovute e necessarie a bambini, malati e anziani;

Orientamento sessuale

64.  rileva che i tribunali nazionali e la CGUE hanno analizzato solo un numero limitato di casi di discriminazione per motivi di orientamento sessuale;

65.  ricorda che, nonostante il fatto che il numero di Stati membri che hanno esteso il divieto di discriminazione in base all'orientamento sessuale a tutti i settori contemplati dalla direttiva sull'uguaglianza razziale sia aumentato dai 10 del 2010 ai 13 del 2014, la protezione dalla discriminazione basata sull'orientamento sessuale e l'identità di genere è ancora limitata(29);

66.  ricorda che l'ambito di protezione dalla discriminazione cui hanno accesso le persone transessuali, in particolare nei settori dell'occupazione, dell'istruzione e della sanità, resta incerto in molti Stati membri; chiede misure per attuare in modo efficace la normativa nazionale che recepisce la direttiva sull'uguaglianza di genere; ricorda che tali misure potrebbero migliorare le definizioni giuridiche per assicurare che la tutela includa tutte le persone transgender e non solo persone transessuali che si stanno sottoponendo o che si sono sottoposte a un cambiamento di genere(30);

67.  esprime preoccupazione per la scarsa conoscenza dei diritti in materia di discriminazione e dell'esistenza di organismi e organizzazioni che offrono assistenza alle vittime di discriminazione, registrando una maggiore consapevolezza tra le persone LGBTI; ritiene che le autorità nazionali, regionali e locali, insieme alle organizzazioni delle parti interessate, debbano intensificare sostanzialmente le attività di sensibilizzazione per le vittime, i datori di lavoro e anche altri gruppi; sottolinea che le organizzazioni LGBTI nazionali sono parti interessate fondamentali in questi sforzi;

68.  invita la Commissione e gli Stati membri a garantire il reciproco riconoscimento dello status di unione registrata, dei regimi matrimoniali e dei diritti genitoriali; invita la Commissione e gli Stati membri a tener conto della discriminazione specifica cui sono confrontate le persone intersessuali nel mondo del lavoro e a rivedere le leggi e le pratiche al fine di prevenire la discriminazione delle persone intersessuali;

Aspetti orizzontali e raccomandazioni

69.  esprime preoccupazione per la mancanza di chiarezza e certezza giuridica riguardante la discriminazione multipla, spesso derivante dall'esistenza di disposizioni e norme diverse e frammentate negli Stati membri; osserva il contributo importante apportato da Equinet allo sviluppo di norme comuni e ritiene che debba essere previsto un sostegno adeguato a questo fine;

70.  si rammarica per il fatto che la direttiva 2000/78/CE non contenga alcuna disposizione specifica sulla discriminazione multipla, sebbene la direttiva stessa segnali almeno che le donne, spesso, ne sono vittime e rilevi, inoltre, che la combinazione di due o più forme di discriminazione può far insorgere problemi connessi alle differenze esistenti a livello di tutela garantita per le diverse forme; invita gli Stati membri e la Commissione a combattere contro tutte le forme di discriminazione multipla e a garantire l'applicazione del principio di non discriminazione e la parità di trattamento nel mercato del lavoro e nell'accesso al lavoro; raccomanda che le autorità nazionali, regionali e locali, gli organismi preposti all'applicazione della legge, compresi gli ispettori del lavoro, gli organismi nazionali per l'uguaglianza e le organizzazioni della società civile, aumentino il loro monitoraggio dell'intersezionalità tra il genere e gli altri motivi nei casi e nelle pratiche di discriminazione;

71.  sottolinea che la mancanza di dati oggettivi, comparabili e disaggregati sull'uguaglianza, nei casi di discriminazione e disparità, rende più difficile dimostrare l'esistenza di una discriminazione, in particolare la discriminazione indiretta; ricorda che l'articolo 10 della direttiva 2000/78/CE permette di modificare l'onere della prova e di invertirlo in caso di fatti sulla base dei quali si possa argomentare che sussiste discriminazione diretta o indiretta; invita la Commissione e gli Stati membri a raccogliere dati sull'uguaglianza, nell'ambito della direttiva vigente, in modo preciso, sistematico e con il coinvolgimento delle parti sociali, degli organismi nazionali per l'uguaglianza e dei tribunali nazionali;

72.  esorta la Commissione e gli Stati membri a sviluppare – anche nel quadro del processo di elaborazione delle relazioni nazionali e nella relazione annuale congiunta sulla protezione sociale e l'inclusione sociale - statistiche armonizzate e omogenee intese a colmare tutte le lacune nella raccolta di dati sull'uguaglianza di genere; invita la Commissione a prendere iniziative per promuovere tale raccolta di dati tramite una raccomandazione agli Stati membri e chiedendo ad Eurostat di sviluppare consultazioni volte ad integrare la disaggregazione dei dati su tutti i motivi di discriminazione negli indicatori dell'indagine sociale europea; in modo da intervenire e combattere concretamente contro tutte le forme di discriminazione relative all'assunzione e legate al mercato del lavoro;

73.  raccomanda che, nella raccolta di dati statistici in materia di occupazione, gli Stati membri inseriscano domande facoltative in un'indagine sul lavoro per scoprire possibili discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l'origine etnica, la religione o il credo, la disabilità, l'età e orientamento sessuale;

74.  evidenzia che gli oneri burocratici per le micro, piccole e medie imprese dovrebbero essere sempre tenuti presenti nel processo legislativo a tutti i livelli e che le misure previste andrebbero sottoposte a una valutazione della proporzionalità;

75.  prende atto del ruolo importante svolto dagli organismi nazionali per l'uguaglianza nell'attuazione della direttiva sull'uguaglianza in materia di occupazione, contribuendo alla sensibilizzazione e alla raccolta dei dati, collaborando con le parti sociali e le altre parti interessate, affrontando il problema delle denunce insufficienti e assumendo un ruolo guida nel semplificare e agevolare la presentazione delle denunce da parte delle vittime di discriminazione; chiede che un rafforzamento del ruolo degli organismi nazionali per l'uguaglianza, la garanzia della loro imparzialità, lo sviluppo delle loro attività e un potenziamento delle loro capacità, anche attraverso l'offerta di finanziamenti adeguati;

76.  invita gli Stati membri a dare prova di maggiore impegno nell'attuazione del principio della parità tra donne e uomini nelle politiche per l'occupazione; chiede l'uso attivo del bilancio di genere, anche tramite la promozione degli scambi delle migliori prassi da parte della Commissione e di misure volte a incoraggiare l'occupazione femminile su base equa senza forme precarie di lavoro, con un sano equilibrio tra lavoro e vita privata, l'apprendimento lungo tutto l'arco della vita, nonché l'introduzione di misure per la riduzione del divario retributivo e pensionistico e, in generale, volte a migliorare la situazione delle donne sul mercato del lavoro;

77.  chiede agli Stati membri di sviluppare sistemi di classificazione e di valutazione del lavoro neutri sotto il profilo del genere, come misura indispensabile per favorire la parità di trattamento;

78.  sottolinea il fatto che le politiche in materia di parità di trattamento dovrebbero affrontare la questione degli stereotipi nelle professioni e nei ruoli maschili e femminili;

79.  ricorda che le parti sociali hanno un ruolo essenziale da svolgere nell'informare e sensibilizzare sia i lavoratori che i datori di lavoro in merito alla lotta contro le discriminazioni;

80.  ritiene che occorra prestare ulteriore attenzione all'obiettivo di bilanciare i diritti concorrenti come la libertà di religione e di credo e la libertà di parola in casi di molestie per tali motivi;

81.  chiede agli Stati membri di sviluppare e rafforzare i rispettivi organismi nazionali di controllo del lavoro in condizioni e con mezzi finanziari e umani che rendano possibile una loro efficace presenza sul terreno, contrastando la precarietà lavorativa, il lavoro non regolamentato e la discriminazione lavorativa e salariale, in particolar modo in una prospettiva di parità tra uomini e donne;

82.  invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere la conciliazione tra lavoro e vita privata attraverso misure concrete, ad esempio nuove proposte concernenti il congedo di maternità in modo tale da garantire alle donne il diritto di tornare al lavoro dopo la gravidanza e il congedo di maternità e parentale, di garantire il diritto a un'efficace protezione della salute e della sicurezza sul luogo di lavoro, a tutelare i loro diritti relativi alla maternità, e ad adottare misure volte a impedire l'ingiusto licenziamento delle lavoratrici durante la gravidanza, ecc., nonché la direttiva sul congedo dei prestatori di assistenza e a rafforzare la legislazione sul congedo di paternità;

83.  rileva che l'accesso alla giustizia è limitato in molti casi di discriminazione; sottolinea l'importanza dell'accesso alle informazioni per le vittime di discriminazione; ritiene necessario che gli Stati membri adottino le misure appropriate per garantire che consulenza e assistenza legali ragionevoli, disponibili ed accessibili possano essere ottenute e vengano offerte alle vittime, in tutte le fasi del processo giuridico, compresi una consulenza riservata di fatto e un sostegno emotivo, personale e morale, da parte degli organismi o degli intermediari appropriati per la promozione dell'uguaglianza; chiede inoltre agli Stati membri di combattere le molestie e la violenza sul posto di lavoro che violano la dignità della persona e/o creano un ambiente offensivo sul posto di lavoro;

84.  ritiene che i meccanismi di denuncia debbano essere migliorati a livello nazionale tramite il rafforzamento degli organismi nazionali per le pari opportunità, al fine di migliorare l'accesso ai meccanismi giudiziali e extragiudiziali, e l'aumento della fiducia nelle autorità, fornendo sostegno legale, offrendo consulenza e assistenza legali e semplificando le procedure legali spesso lunghe e complesse; incoraggia gli Stati membri a creare piattaforme che possano ricevere le denunce e fornire assistenza gratuita nelle azioni legali in caso di discriminazione e molestie sul luogo di lavoro;

85.  auspica, in caso di condotte discriminatorie e/o di mobbing e/o stalking nei luoghi di lavoro, il varo di norme a difesa degli informatori e della loro riservatezza;

86.  ricorda che intentare casi giudiziari e garantire un'adeguata rappresentanza continua ad essere problematico in alcuni casi, e sollecita gli Stati membri a trovare modi per aiutare le vittime in questo senso, anche mediante, ad esempio, esenzioni e vantaggi in materia di tasse processuali, consulenza legale e assistenza da parte di ONG specializzate, e assicurando modalità di ricorso giudiziario e una rappresentanza adeguata; sottolinea l'importanza della posizione giuridica delle ONG con un legittimo interesse in importanti procedure giudiziarie e/o amministrative;

87.  si compiace del fatto che le sanzioni previste dalle leggi anti-discriminazione degli Stati membri siano generalmente in linea con la direttiva sull'uguaglianza in materia di occupazione; sottolinea altresì il ruolo importante degli organismi pubblici specializzati nella lotta alla discriminazione nella risoluzione di problemi legati a sanzioni e ricorsi; esprime preoccupazione, per il fatto che, in termini di livello e quantità di risarcimento assegnato, i tribunali nazionali tendano ad applicare la scala inferiore delle sanzioni previste dalla legge(31); sottolinea la necessità che la Commissione segua da vicino le norme applicabili al ricorso a sanzioni e alla riparazione negli Stati membri, impedendo che, come rilevato dalla Corte di giustizia europea, la legge nazionale preveda sanzioni puramente simboliche o contempli unicamente l'ammonizione in caso di discriminazione.

88.  esprime preoccupazione per la scarsa partecipazione della comunità rom al mercato del lavoro; pone l'accento sulla necessità di rafforzare il ruolo delle ONG specializzate all'interno di questa minoranza etnica per incentivarne la partecipazione al mercato del lavoro; segnala inoltre l'importanza ricoperta dalle ONG nel fornire informazioni ai rom sui diritti di cui godono o nell'agevolare la segnalazione di casi di discriminazione, migliorando così la raccolta dei dati;

89.  invita gli Stati membri a sfruttare la possibilità offerta nella direttiva per intraprendere azioni positive nel caso di gruppi vittime di discriminazioni gravi e strutturali, come i rom;

90.  si rallegra del fatto che la stragrande maggioranza degli Stati membri abbia intrapreso alcune azioni positive nell'ambito di applicazione della direttiva;

91.  sottolinea la necessità della diffusione delle pertinenti decisioni della CGUE e di uno scambio di decisioni dei tribunali nazionali in linea con la giurisprudenza della CGUE e della Corte europea dei diritti dell'uomo per quanto riguarda le disposizioni della direttiva sull'uguaglianza in materia di occupazione;

92.  sottolinea l'importanza di assicurare il sostegno ai prestatori di assistenza informale, conciliando il lavoro e le responsabilità di assistenza (ad esempio, orari di lavoro flessibili, assistenza di sostegno), in modo da permettere a questi prestatori (per lo più donne) di fornire assistenza e dare quindi un enorme contributo alle loro famiglie e alla società senza essere penalizzati ora o in futuro;

93.  ritiene necessario prevedere una formazione adeguata per i dipendenti delle autorità nazionali, regionali e locali, gli organismi preposti all'applicazione della legge e gli ispettori del lavoro; ritiene che la formazione per tutte le parti interessate, come giudici, pubblici ministeri, personale giudiziario, avvocati e investigatori, forze di polizia e personale carcerario sulla legislazione e la giurisprudenza in materia di non discriminazione nell'occupazione rivesta una cruciale importanza, parallelamente a una formazione sulla comprensione culturale e i pregiudizi inconsapevoli;

94.  ritiene necessario che la Commissione fornisca alle aziende private, comprese le PMI e le microimprese, i modelli per i quadri di uguaglianza e di diversità che possono essere successivamente replicati e adattati in base alle proprie esigenze; chiede alle parti interessate del settore commerciale di non fare solo promesse ai fini del rispetto dell'uguaglianza e della diversità, bensì di andare oltre e, tra le altre cose, riferire ogni anno in merito alle iniziative intraprese in questo senso, con l'aiuto degli organismi per la promozione dell'uguaglianza, se lo scelgono;

95.  invita i datori di lavoro a creare ambienti di lavoro non discriminatori per i propri dipendenti, attraverso il rispetto e l'attuazione delle direttive anti-discriminazione in vigore, in base al principio della parità di trattamento indipendentemente da sesso, razza o origine etnica, religione o credo, disabilità, età o orientamento sessuale; invita la Commissione a monitorare l'attuazione delle misure corrispondenti;

96.  ricorda l'importante ruolo delle parti sociali, delle ONG e della società civile nel fornire assistenza alle vittime e sottolinea che spesso è più facile, per le persone che subiscono discriminazioni, rivolgersi a loro che ad altri attori; propone, pertanto, il sostegno a favore delle organizzazioni della società civile attive in questo settore;

97.  chiede un'educazione civica e sui diritti umani che promuova la consapevolezza e l'accettazione della diversità e che cerchi di creare un ambiente inclusivo, incoraggiando la ridefinizione delle norme e la rimozione delle definizioni denigratorie;

98.  invita la Commissione europea e gli Stati membri a sostenere lo studio dell'educazione civica e dei diritti umani nelle scuole primarie e secondarie;

99.  ritiene necessario che la Commissione adotti un quadro europeo per le strategie nazionali di lotta all'antisemitismo, all'islamofobia e alle altre forme di razzismo;

100.  incoraggia gli Stati membri a prevedere schemi adeguati per il reinserimento dei detenuti che abbiano scontato la condanna nel mercato del lavoro;

101.  invita la Commissione e gli Stati membri a facilitare l'accesso delle pertinenti parti interessate, comprese le organizzazioni della società civile e gli organismi per l'uguaglianza, ai finanziamenti per le campagne di sensibilizzazione e di formazione in materia di discriminazione nel mondo del lavoro; invita il settore privato a svolgere il proprio dovere per creare un ambiente di lavoro non discriminante;

102.  invita gli Stati membri ad impegnarsi per assicurare uno scambio di buone pratiche in materia di lotta alla discriminazione in ambito occupazionale;

103.  invita le organizzazioni delle parti sociali a sviluppare la consapevolezza interna della disuguaglianza nel mondo del lavoro e a presentare proposte per affrontare i problemi a livello di organizzazione/società mediante contrattazione collettiva, formazione e campagne rivolte a membri e lavoratori;

104.  invita gli Stati membri e la Commissione a coinvolgere le parti sociali (sindacati e datori di lavoro) e la società civile, compresi gli organismi per l'uguaglianza, nell'applicazione effettiva della parità nell'impiego e nell'occupazione, nell'intento di promuovere la parità di trattamento; invita inoltre gli Stati membri a migliorare il dialogo sociale e lo scambio di esperienze e di buone pratiche;

o
o   o

105.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 320.
(2) GU L 204 del 26.7.2006, pag. 23.
(3) GU L 303 del 2.12.2000, pag. 16.
(4) Testi approvati, P8_TA(2015)0321.
(5) Testi approvati, P8_TA(2015)0320.
(6) Testi approvati, P8_TA(2015)0286.
(7) Testi approvati, P8_TA(2015)0293.
(8) Testi approvati, P8_TA(2015)0261.
(9) GU C 316 del 30.8.2016, pag. 83.
(10) GU C 75 del 26.2.2016, pag. 130.
(11) GU C 131 E del 8.5.2013, pag. 9.
(12) GU C 74 E del 13.3.2012, pag. 19.
(13) GU C 351 E del 2.12.2011, pag. 29.
(14) GU C 212 E del 5.8.2010, pag. 23.
(15) GU C 279 E del 19.11.2009, pag. 23.
(16) Sentenza del 10 maggio 2011, Römer, C-147/08, Racc., EU:C:2011:286.
(17) http://fra.europa.eu/en/publication/2014/eu-lgbt-survey-european-union-lesbian-gay-bisexual-and-transgender-survey-main
(18) http://fra.europa.eu/en/publication/2014/being-trans-eu-comparative-analysis-eu-lgbt-survey-data
(19) http://www.eca.europa.eu/Lists/ECADocuments/SR15_03/SR15_03_IT.pdf #8
(20) http://www.eurofound.europa.eu/sites/default/files/ef_publication/field_ef_document/ ef1568en.pdf
(21) Testi approvati, P8_TA(2015)0351.
(22) EPRS, "La direttiva sull'uguaglianza in materia di occupazione - Valutazione della sua attuazione".
(23) Ibidem.
(24) Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, 13 dicembre 2006, articolo 2.
(25) Parlamento europeo, Unità tematica A, Politica economica e scientifica: Politica economica e scientifica, "Soluzioni ragionevoli e laboratori protetti per persone con disabilità: costi e rendimenti degli investimenti".
(26) Commento generale n. 2(2014) all'articolo 9: Accessibility https://documentsddsny. un.org/doc/UNDOC/GEN/G14/033/13/ PDF/G1403313.pdf?OpenElement
(27) Regolamento (UE) n. 1303/2013.
(28) Documento di lavoro della Commissione: "Annexes to the Joint Report on the application of the Racial Equality Directive (2000/43/EC) and the Employment Equality Directive (2000/78/EC)" (SWD(2014)0005).
(29) Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (2015), "Protezione contro la discriminazione per motivi di orientamento sessuale, identità di genere e caratteristiche sessuali nell'UE: un'analisi giuridica comparativa".
(30) Ibidem.
(31) EPRS, cit.


Attività, incidenza e valore aggiunto del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione tra il 2007 e il 2014
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Risoluzione del Parlamento europeo del 15 settembre 2016 sulle attività, l'incidenza e il valore aggiunto del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione tra il 2007 e il 2014 (2015/2284(INI))
P8_TA(2016)0361A8-0227/2016

Il Parlamento europeo,

–  visto il regolamento (UE) n. 1309/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, sul Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (2014-2020) e che abroga il regolamento (CE) n. 1927/2006(1),

–  visto il regolamento (CE) n. 546/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 giugno 2009, che modifica il regolamento (CE) n. 1927/2006, che istituisce un Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione(2),

–  visto il regolamento (CE) n. 1927/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 2006, che istituisce un Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione(3),

–  vista la relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sulle attività del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione nel 2013 e 2014 (COM(2015)0355),

–  vista la valutazione ex post del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) – Relazione conclusiva dell'agosto 2015,

–  vista la relazione speciale n. 7/2013 della Corte dei conti intitolata "Il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione ha fornito un valore aggiunto UE nel reinserimento dei lavoratori in esubero?",

–  vista la relazione 2012 dell'ERM di Eurofound dal titolo "mercati del lavoro, condizioni lavorative e grado di soddisfazione di vita dopo la ristrutturazione",

–  visto lo studio di Eurofound del 2009 dal titolo "Added value of the European Globalisation Adjustment Fund: A comparison of experiences in Germany and Finland (Il valore aggiunto del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione: un confronto fra le esperienze di Germania e Finlandia),

–  vista la relazione 2009 dell'ERM di Eurofound dal titolo "ristrutturazione in tempi di recessione",

–  vista la risoluzione del Parlamento europeo, del 29 settembre 2011, sul futuro del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione(4),

–  vista la risoluzione del Parlamento europeo, del 7 settembre 2010, sul finanziamento e il funzionamento del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione(5),

–  viste le risoluzioni approvate fin dal gennaio 2007 sulla mobilitazione del FEG, comprese le osservazioni della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (EMPL) sulle domande di contributo presentate,

–  viste le deliberazioni del gruppo di lavoro speciale della commissione per l'occupazione e gli affari sociali sul FEG,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e i pareri della commissione per i bilanci, della commissione per il commercio internazionale, della commissione per il controllo dei bilanci, della commissione per lo sviluppo regionale e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0227/2016),

A.  considerando che il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) è stato istituito quale strumento di sostegno e solidarietà nei confronti dei lavoratori in esubero a seguito di trasformazioni rilevanti della struttura del commercio mondiale; che il FEG mira a contribuire a una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva e a promuovere l'occupazione sostenibile, preparando i disoccupati a un nuovo lavoro e assistendoli in tal senso; che il FEG è stato creato per affrontare situazioni di emergenza offrendo un intervento rapido e assistenza a breve termine in risposta a problemi gravi e imprevisti del mercato del lavoro che prevedano esuberi collettivi su larga scala, a differenza del Fondo sociale europeo (FSE) che offre altresì un sostegno ai lavoratori in esubero, ma il cui scopo è di risolvere gli squilibri strutturali a lungo termine, principalmente attraverso programmi di formazione permanente; che il FEG dovrebbe continuare a operare al di fuori del QFP nel prossimo periodo di programmazione;

B.  considerando che negli ultimi anni la ristrutturazione si è diffusa, intensificandosi in taluni settori e investendone di nuovi; che le imprese sono responsabili degli effetti, spesso imprevisti, di tali decisioni sulle comunità e sul tessuto economico e sociale dello Stato membro; che il FEG contribuisce ad attenuare gli effetti negativi di tali decisioni di ristrutturazione; che un numero sempre maggiore di casi di intervento del FEG sono connessi alle strategie di ristrutturazione di grandi imprese e multinazionali, che solitamente vengono decise senza il coinvolgimento dei lavoratori e dei loro rappresentanti; che rilocalizzazione, delocalizzazione, chiusura, fusione, acquisizione, incorporazione, riorganizzazione della produzione ed esternalizzazione delle attività sono le forme più comuni di ristrutturazione;

C.  considerando che quando si spostano posti di lavoro o professioni, l'adattabilità e l'intraprendenza possono tuttavia essere ostacolate dall'insicurezza, perché le transizioni comportano un potenziale rischio di disoccupazione, salari più bassi e insicurezza sociale; che il reinserimento nel mondo del lavoro dei beneficiari del FEG avrà maggiori possibilità di successo se garantirà posti di lavoro di qualità;

D.  considerando che le cooperative riescono a gestire le ristrutturazioni in modo socialmente responsabile e che il loro particolare modello di governance basato sulla proprietà congiunta, sulla partecipazione democratica e sul controllo dei membri, così come la possibilità di fare affidamento sulle proprie risorse finanziarie e su reti di sostegno, spiegano la maggiore flessibilità e innovazione delle cooperative in termini di gestione del processo di ristrutturazione nell'arco della sua durata e di creazione di nuove opportunità imprenditoriali;

E.  considerando che l'articolo 19 del regolamento (UE) n. 1309/2013 prevede che la Commissione presenti ogni due anni al Parlamento e al Consiglio una relazione quantitativa e qualitativa sulle attività svolte dal FEG nel corso dei due anni precedenti;

F.  considerando che non esiste un quadro giuridico europeo che disciplini l'informazione e la consultazione dei lavoratori, l'anticipazione e la gestione delle ristrutturazioni, al fine di prevedere i cambiamenti e impedire le perdite di posti di lavoro; che il Parlamento, nella sua risoluzione del 15 gennaio 2013(6), ha chiesto alla Commissione, a norma dell'articolo 225 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, di presentare non appena possibile e previa consultazione delle parti sociali una proposta di atto giuridico sull'informazione e la consultazione dei lavoratori, l'anticipazione e la gestione delle ristrutturazioni (seguendo le raccomandazioni dettagliate figuranti in allegato alla risoluzione); che esistono differenze significative a livello nazionale per quanto concerne le responsabilità dei datori di lavoro nei confronti dei loro dipendenti nel processo di ristrutturazione; che le parti sociali europee sono state consultate due volte in materia e che la Commissione non ha agito; che la Commissione ha fornito risposte deludenti alle risoluzioni parlamentari in materia di informazione, consultazione e ristrutturazione, che mettono in evidenza la necessità di compiere passi concreti in tale settore; che è essenziale disporre di sistemi di relazioni industriali molto ben sviluppati che accordino ai lavoratori e ai loro rappresentanti diritti in materia di consultazione e informazione; che un rafforzamento della direttiva in materia di informazione e consultazione potrebbe contribuire a garantire che i negoziati per un piano adeguato possano avvenire in condizioni di equità e in modo tempestivo;

G.  considerando che la soglia minima di lavoratori in esubero è stata ridotta da 1 000 esuberi a 500 esuberi, con la possibilità di applicare il FEG in casi eccezionali o in mercati del lavoro di piccole dimensioni, laddove gli esuberi abbiano un'incidenza rilevante in termini di occupazione ed economia locale, regionale o nazionale;

H.  considerando che dal 1° gennaio 2014 anche gli ex lavoratori autonomi possono essere beneficiari ammissibili e ricevere assistenza; che la Commissione dovrebbe far sì che il FEG risponda alle esigenze specifiche dei lavoratori autonomi, il cui numero è in costante aumento; che, fino al 31 dicembre 2017, i giovani che non studiano, non frequentano corsi di formazione e non lavorano (NEET) delle regioni ammissibili nell'ambito dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile possono fruire del sostegno fornito dal FEG per una quota pari al numero dei beneficiari interessati;

I.  considerando che l'attuale FEG non mira soltanto ad aiutare i lavoratori in esubero, ma anche a dare prova di solidarietà nei confronti di tali lavoratori;

J.  considerando che il FEG disponeva inizialmente di un bilancio pari a 500 milioni di EUR all'anno; che il bilancio attuale è pari a 150 milioni di EUR all'anno, con una spesa media annua di circa 70 milioni di EUR dalla sua introduzione;

K.  considerando il tasso di cofinanziamento iniziale del 50 %, aumentato al 65 % per il periodo 2009-2011, riportato al 50 % per il periodo 2012-2013 e attualmente pari al 60 %;

L.  considerando che fra il 2007 e il 2014 sono state presentate 134 domande di contributo da parte di 20 Stati membri con riferimento a 122 121 lavoratori interessati, per un totale di 561,1 milioni di EUR richiesti; che nel periodo 2007-2013 il tasso di esecuzione del bilancio si è attestato soltanto al 55 %; che tra il 2007 e il 2014 il maggior numero di domande di contributo è giunto dal comparto manifatturiero e, in particolare, dall'industria automobilistica, a cui appartengono 29 000 dei 122 121 lavoratori interessati (ossia il 23 % del totale di coloro che hanno presentato domanda); che ad oggi la crisi economica ha colpito maggiormente le aziende di piccole dimensioni con meno di 500 lavoratori;

M.  considerando che la Corte dei conti europea raccomanda che il Parlamento, la Commissione e il Consiglio valutino la possibilità di limitare i finanziamenti dell'Unione alle misure atte a fornire un valore aggiunto UE, anziché finanziare gli attuali regimi nazionali di sostegno al reddito dei lavoratori a norma dell'articolo 7, paragrafo 1, lettera b); che le misure previste dal FEG si dimostrano di maggiore valore aggiunto se utilizzate per cofinanziare servizi per lavoratori in esubero che non sono normalmente presenti nei sistemi di prestazioni di disoccupazione degli Stati membri, se questi servizi sono orientati ad attività di formazione e non a indennità e nei casi in cui tali misure sono state concepite ad hoc e sono complementari alla disposizione principale, in particolare per i gruppi di lavoratori in esubero più vulnerabili; che a tale riguardo è necessario investire nel potenziale degli ex dipendenti ed è di fondamentale importanza procedere a una valutazione approfondita delle esigenze del mercato del lavoro e delle competenze richieste a livello locale, che dovrebbe costituire la base per pianificare le attività di formazione e migliorare le competenze, ai fini di un rapido reinserimento dei lavoratori nel mercato del lavoro; che gli Stati membri hanno l'obbligo di garantire l'efficace esecuzione del bilancio del FEG;

N.  considerando che il FEG non risolve il problema della disoccupazione nell'Unione; che per superare la crisi della disoccupazione nell'UE occorre collocare la creazione, la tutela e la sostenibilità dei posti di lavoro al centro della politica dell'UE; che i tassi di disoccupazione nell'UE, in particolare dei giovani e dei disoccupati di lunga durata, rendono urgente intraprendere azioni che consentano di offrire nuove prospettive professionali;

O.  considerando che il periodo di riferimento per la valutazione del FEG ai fini della presente relazione è il periodo 2007-2014; che la valutazione ex post della Commissione riguarda il periodo 2007-2013 e le relazioni di revisione della Corte dei conti interessano il periodo 2007-2012;

P.  considerando che i principi dell'uguaglianza di genere e della non discriminazione, che rientrano tra i valori fondamentali dell'Unione e sono sanciti dalla strategia Europa 2020, dovrebbero essere garantiti e promossi nell'ambito dell'attuazione del FEG;

1.  prende atto della valutazione ex post del FEG e della prima relazione biennale; osserva che la Commissione adempie all'obbligo di presentazione delle relazioni che le è imposto; ritiene tuttavia che tali e altre relazioni non siano sufficienti a garantire pienamente la trasparenza e l'efficienza del FEG; invita gli Stati membri che hanno beneficiato del FEG a pubblicare tutti i dati e le valutazioni dei casi e a includere nella segnalazione dei casi una valutazione d'impatto di genere; incoraggia fortemente tutti gli Stati membri a rendere pubbliche le loro domande e relazioni definitive a norma del regolamento vigente in modo tempestivo; è del parere che, sebbene la Commissione adempia all'obbligo di presentazione delle relazioni che le è imposto, essa potrebbe rendere pubblici tutti i documenti relativi ai casi di intervento del FEG, tra cui le relazioni di missione interne, successive alle visite di controllo effettuate negli Stati membri in relazione alle domande di contributo in corso;

2.  si compiace del prolungamento da uno a due anni del periodo di finanziamento; ricorda che, secondo le ricerche di Eurofound, 12 mesi non sono un periodo abbastanza lungo per aiutare tutti i lavoratori in esubero, con particolare riferimento ai gruppi più vulnerabili, come i lavoratori poco qualificati, i lavoratori anziani, le donne e soprattutto i genitori soli;

3.  osserva che dalle valutazioni sul FEG si evince che i risultati degli interventi del fondo sono condizionati da fattori quali il livello di istruzione e le qualifiche dei lavoratori interessati, nonché dalla capacità di assorbimento dei mercati del lavoro pertinenti e dal PIL dei paesi beneficiari; sottolinea che tali fattori sono influenzati principalmente da misure a lungo termine che possono ricevere un sostegno efficace dai fondi strutturali e d'investimento europei (fondi SIE); osserva la necessità di tener conto di tali fattori e della situazione locale del mercato del lavoro in ogni intervento del FEG; osserva che l'aumento delle sinergie tra il FEG e i fondi SIE è importante per ottenere risultati più rapidi e più efficaci; sottolinea che i fondi SIE possono fungere da misure di follow-up negli ambiti del sostegno del FEG, stimolando gli investimenti, la crescita complessiva e la creazione di posti di lavoro; sottolinea che gli interventi del FEG dovrebbero essere destinati a investimenti che contribuiscano alla crescita, all'occupazione, all'istruzione, alle competenze e alla mobilità geografica dei lavoratori e dovrebbero essere coordinati con i programmi dell'UE già esistenti, allo scopo di aiutare le persone a trovare un impiego e promuovere l'imprenditoria, soprattutto nelle regioni e nei settori che già risentono degli effetti avversi della globalizzazione o della ristrutturazione dell'economia; sottolinea che è opportuno optare per approcci integrati basati sulla programmazione plurifondo al fine di affrontare sostenibilmente il problema degli esuberi e della disoccupazione, mediante un'assegnazione efficace delle risorse e rafforzando il coordinamento e le sinergie, in particolare tra l'FSE e il FESR; ritiene fermamente che una strategia integrata di programmazione plurifondo ridurrebbe i rischi di delocalizzazione e creerebbe condizioni favorevoli per il ritorno della produzione industriale nell'UE;

4.  ritiene che il funzionamento del FEG abbia registrato un miglioramento dovuto alle riforme apportate al regolamento; prende atto che tale miglioramento ha semplificato le procedure di accesso al FEG per gli Stati membri e che ciò dovrebbe comportare un maggiore utilizzo di questo strumento da parte degli Stati membri; invita la Commissione a proporre azioni per rimuovere eventuali ostacoli relativi alla capacità amministrativa che hanno impedito la partecipazione al FEG; ritiene che il FEG non debba acquisire una funzione di stabilizzazione a livello macroeconomico;

5.  osserva che i ridotti stanziamenti destinati al FEG nel bilancio annuale sono stati sufficienti a fornire l'assistenza e l'accompagnamento necessari ed essenziali alle persone che hanno perso il posto di lavoro; pone tuttavia l'accento sul fatto che dal 2014 l'ambito di applicazione del FEG è stato ulteriormente ampliato per includere i NEET e il criterio della crisi e, nell'ipotesi di un aumento sensibile delle domande di contributo o di un'aggiunta di nuove prerogative, gli stanziamenti potrebbero non essere sufficienti e dovrebbero essere aumentati allo scopo di garantire il funzionamento efficace del FEG;

6.  sottolinea l'importanza di un dialogo sociale solido, basato sulla fiducia reciproca e la responsabilità condivisa, quale miglior strumento per cercare soluzioni consensuali e approcci comuni all'atto di prevedere, prevenire e gestire i processi di ristrutturazione; evidenzia che ciò può contribuire a impedire la perdita di posti di lavoro e pertanto a ridurre i casi di intervento del FEG;

7.  prende atto del sensibile aumento del numero di domande di contributo nel periodo di deroga 2009-2011, che ha consentito la presentazione di domande di contributo in base ai criteri connessi con la crisi, e che tale ambito di applicazione è stato nuovamente esteso in modo permanente al criterio relativo alla crisi e ai lavoratori autonomi nel periodo compreso tra il 2014 e il 2020; si compiace della proroga concessa a tale deroga dopo il 2013; osserva che oltre la metà del numero totale di progetti nel periodo 2007-2014 era connesso alla crisi; sottolinea che gli effetti negativi della crisi economica permangono in alcuni Stati membri;

8.  osserva che, tra il 2007 e il 2014, un importo globale di 542,4 milioni di euro è stato chiesto da venti Stati membri per 131 interventi destinati a 121 380 lavoratori;

9.  constata che i servizi della Commissione hanno apportato miglioramenti alla banca dati del FEG in cui i dati quantitativi relativi ai casi FEG vengono registrati a fini statistici, rendendo più agevole la presentazione delle domande da parte degli Stati membri e l'analisi e il raffronto delle cifre relative ai casi di intervento del FEG da parte della Commissione; rileva altresì che la Commissione ha incluso il FEG nel sistema comune di gestione concorrente dei fondi, il che dovrebbe comportare la presentazione di un maggior numero di domande corrette e complete e un'ulteriore riduzione del tempo necessario per una domanda presentata da uno Stato membro; osserva che tale sistema permette di semplificare le domande di contributo per gli Stati membri e sollecita la Commissione a velocizzare il trattamento delle domande così che il contributo finanziario possa essere fornito in maniera tempestiva massimizzandone l'impatto;

10.  invita la Commissione a prevedere in modo esaustivo gli effetti delle decisioni di politica commerciale sul mercato del lavoro dell'UE, tenuto anche conto delle informazioni documentate su tali effetti, come evidenziate dalle domande di contributo al FEG; invita la Commissione ad effettuare approfondite valutazioni d'impatto ex ante ed ex post, che comprendano anche l'aspetto sociale, inclusi i potenziali effetti sull'occupazione, la competitività e l'economia, e che riguardino anche l'impatto sulle piccole e medie imprese, assicurando un efficace coordinamento ex ante tra la Direzione generale per il commercio e la Direzione generale per l'occupazione; invita il Parlamento a organizzare regolari audizioni congiunte della commissione per il commercio internazionale e della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, al fine di contribuire a migliorare il coordinamento tra la politica commerciale e il FEG e il relativo monitoraggio; ritiene necessaria una promozione più forte dell'uso del FEG al fine di far fronte ai processi di delocalizzazione nonché alle crisi settoriali dovute alle oscillazioni della domanda mondiale; condanna fermamente qualsiasi iniziativa di considerare il FEG nella sua forma attuale e con la sua presente dotazione di bilancio uno strumento di intervento per i posti di lavoro persi nell'Unione europea in conseguenza a strategie commerciali decise a livello UE, compresi i futuri accordi commerciali o quelli già in atto; sottolinea la necessità di una solida coerenza tra le politiche commerciali e industriali e la necessità di modernizzare gli strumenti di difesa commerciale dell'Unione europea;

11.  invita la Commissione a concedere lo status di economia di mercato solamente ai partner commerciali che soddisfino i cinque criteri da essa stabiliti; fa appello alla Commissione, a questo proposito, affinché attui una strategia chiara ed efficace riguardo alle questioni connesse alla concessione a paesi terzi dello status di economia di mercato, al fine di preservare la competitività delle imprese unionali e perseguire la lotta contro ogni tipo di concorrenza sleale;

12.  sottolinea che uno degli obiettivi principali del FEG è quello di aiutare i lavoratori che hanno perso il lavoro a causa di un importante mutamento a livello degli scambi commerciali di beni o servizi dell'UE, quale stabilito dall'articolo 2, lettera a), del regolamento; è del parere che un compito importante del FEG sia sostenere i lavoratori collocati in esubero a causa delle conseguenze negative di controversie commerciali; invita pertanto la Commissione a chiarire che la perdita di posti di lavoro causata da controversie commerciali che provocano un importante mutamento a livello degli scambi commerciali di beni o servizi dell'UE rientra pienamente nell'ambito di applicazione del FEG;

13.  insiste sul fatto che il FEG non può in nessun caso sostituire una seria politica di prevenzione e anticipazione delle ristrutturazioni; sottolinea l'importanza di una vera politica industriale a livello di UE, portatrice di una crescita sostenibile e inclusiva;

14.  chiede alla Commissione di effettuare studi sull'impatto della globalizzazione per settori e, sulla base dei risultati ottenuti, formulare proposte che incoraggino le imprese a prevedere le trasformazioni settoriali e a prepararvi i loro dipendenti a monte dei licenziamenti;

15.  sottolinea che taluni Stati membri hanno preferito utilizzare l'FSE anziché il FEG a motivo dei tassi di cofinanziamento più elevati dell'FSE, della maggiore rapidità di attuazione delle misure previste dall'FSE, della mancanza di prefinanziamento offerto dal FEG e della lunga procedura di approvazione dei contributi del FEG; ritiene tuttavia che l'aumento del tasso di cofinanziamento e la maggiore tempestività della procedura di presentazione e approvazione delle domande previsti dal nuovo regolamento risolvano alcuni di questi problemi; si rammarica del fatto che il sostegno del FEG non abbia ancora raggiunto i lavoratori in esubero di tutti gli Stati membri e invita gli Stati membri a offrire tale opportunità in caso di esuberi collettivi;

16.  richiama l'attenzione sul fatto che, secondo la relazione della Corte dei conti, la durata media di una domanda del FEG è di 41 settimane; chiede che sia fatto tutto il possibile per accelerare le procedure; accoglie con favore gli sforzi profusi dalla Commissione per ridurre al minimo i ritardi e snellire la procedura di domanda; sottolinea che è indispensabile, a tale proposito, rafforzare le capacità degli Stati membri e raccomanda vivamente che tutti gli Stati membri inizino ad attuare quanto prima le misure; osserva che ciò avviene già in molti Stati membri;

17.  osserva che in alcuni Stati membri, nelle parti sociali e nelle imprese è presente una grave disinformazione riguardo al FEG; invita la Commissione europea a intensificare la sua attività di comunicazione con gli Stati membri, le reti dei sindacati nazionali e locali e il pubblico; invita gli Stati membri a promuovere in modo tempestivo attività di sensibilizzazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti riguardo al FEG, allo scopo di raggiungere il maggior numero possibile di potenziali beneficiari, che potranno così trarre vantaggio dalle misure del FEG, e chiede una più efficace promozione dei benefici sulla base dei risultati ottenuti con il FEG;

18.  ricorda l'importanza delle salvaguardie che impediscono la delocalizzazione delle imprese beneficiarie di fondi dell'UE per un periodo definito, il che potrebbe comportare la necessità di programmi di sostegno aggiuntivi a causa degli esuberi;

Beneficiari del FEG

19.  accoglie con favore quanto concluso nella relazione della Corte dei conti, secondo cui alla quasi totalità dei lavoratori ammissibili al FEG sono state offerte misure personalizzate e ben coordinate, adeguate alle loro esigenze specifiche, e il tasso di ricollocamento è pari a quasi il 50 % tra i lavoratori che hanno beneficiato di assistenza; prende atto che l'assenza di un'attuazione tempestiva ed efficace dei programmi del FEG in taluni Stati membri ha determinato un sottoutilizzo del fondo; ritiene fondamentale la partecipazione dei beneficiari interessati o dei loro rappresentanti, delle parti sociali, delle agenzie locali per l'impiego e di altri soggetti interessati alla fase iniziale di valutazione e domanda di contributo per garantire risultati positivi per i beneficiari; invita la Commissione a sostenere gli Stati membri nello sviluppo di misure e programmi innovativi e a valutare in fase di revisione in quale misura l'elaborazione del pacchetto coordinato di servizi personalizzati abbia tenuto conto delle prospettive future del mercato del lavoro e delle competenze richieste e sia risultata compatibile con il passaggio a un'economia sostenibile ed efficiente sotto il profilo delle risorse; invita gli Stati membri, in linea con l'articolo 7 dell'attuale regolamento, a compiere ulteriori sforzi per orientare l'elaborazione del pacchetto coordinato di servizi personalizzati verso un'economia sostenibile ed efficiente sotto il profilo delle risorse; osserva che l'innovazione, la specializzazione intelligente e l'efficienza sotto il profilo delle risorse sono fondamentali per il rinnovamento industriale e la diversificazione economica;

20.  prende atto che nei 73 progetti analizzati nella relazione di valutazione ex-post della Commissione, la percentuale media dei beneficiari di età pari o superiore a 55 anni è stata del 15 %, mentre si è attestata sul 5 % per i beneficiari di età compresa tra i 15 e i 24 anni; accoglie pertanto con favore il risalto dato nel nuovo regolamento ai lavoratori giovani e meno giovani e l'inserimento dei NEET in talune domande di contributo; osserva che la percentuale media dei beneficiari di sesso femminile si è attestata al 33 %, rispetto al 67 % dei beneficiari di sesso maschile; osserva che tali percentuali rispecchiano la ripartizione di genere dei lavoratori, che può variare a seconda del settore interessato; chiede pertanto alla Commissione di garantire che l'assistenza FEG avvantaggi in egual misura le donne e gli uomini e invita gli Stati membri a raccogliere dati in una prospettiva di genere per osservare gli effetti sui tassi di reimpiego professionale delle donne che ne beneficiano; osserva inoltre che in alcune domande riguardanti il FEG il numero dei beneficiari destinatari è basso rispetto al numero complessivo dei beneficiari ammissibili, il che può condurre a un impatto subottimale;

21.  ritiene che l'inclusione dei NEET nelle domande di contributo del FEG spesso imponga diversi tipi di interventi ed è del parere che tutti i soggetti opportuni, comprese le parti sociali, le associazioni locali e le organizzazioni giovanili, debbano essere rappresentati nella fase di attuazione di ciascun programma e debbano promuovere le misure necessarie a garantire la massima partecipazione dei NEET; incoraggia in tale contesto gli Stati membri affinché dispongano di una forte agenzia di coordinamento per l'attuazione dei programmi, per garantire un sostegno dedicato e continuo onde assicurare il completamento del programma FEG da parte dei NEET e garantire il massimo utilizzo dei fondi del programma; ritiene che un riesame indipendente con particolare riferimento alla questione della partecipazione dei NEET servirebbe a individuare le buone prassi; è fermamente convinto che la deroga che consente l'inclusione dei NEET debba essere estesa fino al termine del periodo di programmazione, ossia dicembre 2020;

22.  invita la Commissione a includere nella propria valutazione intermedia del FEG un'analisi specifica qualitativa e quantitativa del sostegno del FEG ai giovani che non lavorano e non partecipano ad alcun ciclo di istruzione o formazione (NEET), in particolare tenendo conto dell'attuazione del sistema di garanzia per i giovani e delle sinergie necessarie tra i bilanci nazionali, l'FSE e l'Iniziativa a favore dell'occupazione giovanile;

23.  prende atto che, conformemente alla valutazione ex post, la percentuale media di accesso al contributo da parte dei beneficiari è stata, in tutti i 73 casi esaminati, pari al 78 %; di questi, 20 casi hanno registrato una percentuale di accesso al contributo da parte dei beneficiari pari o superiore al 100 %; insiste tuttavia affinché la percentuale massima di accesso al contributo sia in ogni caso pari al 100 %, ragion per cui l'utilizzo di cifre superiori al 100 % provoca una distorsione dei dati poiché ipotizza una percentuale di accesso al contributo sensibilmente più elevata di quella effettiva; rileva che ciò si verifica anche nel caso del tasso di esecuzione del bilancio; invita la Commissione ad adeguare le proprie cifre, per fornire una valutazione più esatta delle percentuali di accesso al contributo da parte dei beneficiari e dei tassi di esecuzione del bilancio;

24.  si compiace del fatto che molti beneficiari abbiano potuto ottenere dal FEG innanzitutto un nuovo impiego grazie a un'assistenza personalizzata nella ricerca del lavoro, l'aggiornamento delle proprie competenze attraverso programmi di formazione o assegni di mobilità; si compiace altresì del fatto che il FEG abbia potuto permettere ad alcuni dipendenti di indirizzarsi verso l'imprenditoria grazie a contributi per la creazione e il rilevamento di imprese; sottolinea pertanto i notevoli effetti positivi che il FEG avrebbe, secondo quanto riportato, sul piano dell'autostima, del senso di responsabilizzazione e della motivazione; sottolinea che l'assistenza a titolo del FEG ha aumentato la coesione sociale consentendo ai lavoratori di essere reimpiegati ed evitando le sfavorevoli trappole della disoccupazione;

25.  prende atto che, in base ai dati contenuti nella relazione ex-post, i beneficiari del FEG tendono ad avere un livello di istruzione relativamente più basso rispetto alla media e quindi competenze meno trasferibili, il che, in circostanze normali, riduce le loro possibilità di occupazione e aumenta la loro vulnerabilità sul mercato del lavoro; è del parere che il FEG possa offrire il miglior valore aggiunto UE quando sostiene i programmi di formazione e riqualificazione professionale dei lavoratori, soprattutto a favore dei gruppi vulnerabili meno qualificati, che privilegiano le competenze richieste dal mercato del lavoro e favoriscono l'imprenditorialità;

26.  rileva che da un'indagine condotta nell'ambito della valutazione ex post sono emersi risultati eterogenei, dal momento che il 35 % dei soggetti interessati ha affermato che la qualità della nuova occupazione era migliore o di gran lunga migliore, il 24 % ha dichiarato che la qualità era la stessa, mentre per il 41 % era peggiore o di gran lunga peggiore; raccomanda tuttavia, data l'assenza di dati sistematici su cui basare una valutazione, che la Commissione reperisca informazioni più dettagliate sugli effetti degli interventi del FEG e sulla qualità degli stessi in modo da poter successivamente compiere eventuali interventi correttivi;

Efficacia in termini di costi e valore aggiunto del FEG

27.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di migliorare l'esecuzione del bilancio del FEG mediante opzioni di flessibilità, chiaramente orientate ai risultati, all'incidenza e al valore aggiunto, senza pregiudicare un uso corretto e trasparente dei fondi e la conformità alle norme; è del parere che occorra accelerare le procedure di domanda al fine di aumentare l'efficacia del fondo per i lavoratori collocati in esubero; esprime preoccupazione per la disparità esistente tra le risorse richieste al FEG e gli importi rimborsati dagli Stati membri, rilevando che il tasso medio di esecuzione del bilancio è solo del 45 %; invita pertanto la Commissione a esaminare attentamente i motivi legati ai bassi tassi di esecuzione e a proporre misure volte a risolvere le strozzature esistenti e garantire un uso ottimale del fondo; osserva che il tasso di ricollocamento al termine del periodo di assistenza del FEG varia notevolmente dal 4 % all'86 % e sottolinea quindi l'importanza di misure attive e inclusive per il mercato del lavoro; rileva che la spesa a titolo del FEG in alcuni Stati membri ottiene costantemente risultati migliori rispetto ad altri; propone alla Commissione di continuare a fornire orientamenti e di consentire agli Stati membri di condividere le migliori pratiche sulla domanda di fondi al FEG e sul loro uso per garantire il massimo tasso di ricollocamento per ciascun euro di spesa;

28.  ritiene che non si dovrebbe aumentare il tasso di cofinanziamento del 60 %;

29.  osserva che, secondo la relazione di valutazione ex-post della Commissione, in media soltanto il 6 % dei fondi del FEG riguarda costi amministrativi e di gestione;

30.  prende atto che l'aspetto più significativo dell'efficacia in termini di costi emerso dalle consultazioni dei soggetti interessati è stato il numero di lavoratori reinseriti nel mondo del lavoro che ora versano tasse e contributi previdenziali invece di percepire indennità di disoccupazione o altre prestazioni sociali;

31.  rileva che, in vari casi di intervento del FEG, i costi più elevati per le azioni contemplate dall'articolo 7, paragrafo 4, del regolamento FEG, indeboliscono l'impatto generale degli investimenti operati dal FEG; invita la Commissione ad affrontare il problema di tali costi introducendo limiti;

32.  prende atto della proposta contenuta nella valutazione ex post, secondo cui la valutazione dell'incidenza controfattuale costituisce un fattore importante per comprendere il valore aggiunto del FEG; si rammarica del fatto che non si dispone ancora di tale valutazione;

33.  approva la conclusione della Corte dei conti, secondo cui il FEG ha fornito un vero valore aggiunto per l'UE quando è servito a cofinanziare servizi per lavoratori in esubero o indennità normalmente non previste dai sistemi di indennità di disoccupazione degli Stati membri, il che contribuisce a favorire una migliore coesione sociale in Europa; sottolinea che ad oggi in alcuni Stati membri mancano sistemi di protezione sociale in grado di fronteggiare le necessita dei lavoratori che hanno perso il proprio posto;

34.  deplora il fatto che, secondo la Corte dei conti, un terzo del finanziamento del FEG compensi regimi nazionali di sostegno al reddito dei lavoratori senza alcun valore aggiunto UE; segnala che il nuovo regolamento FEG limita i costi delle misure speciali, quali le indennità per la ricerca di un lavoro e gli incentivi all'assunzione destinati ai datori di lavoro, al 35 % dei costi totali del pacchetto coordinato, e che le azioni sostenute dal FEG non sostituiscono le misure passive di protezione sociale previste dagli Stati membri nei loro sistemi nazionali; insiste sul fatto che il FEG non può essere utilizzato per sostituire gli obblighi delle imprese nei confronti dei lavoratori; incoraggia inoltre la Commissione a specificare, nel quadro della prossima revisione del regolamento, che il FEG non può essere utilizzato per sostituire gli obblighi degli Stati membri nei confronti dei lavoratori in esubero;

35.  si rammarica per il fatto che il tasso di esecuzione del bilancio oscilli dal 3 % al 110 %, con un tasso medio di esecuzione del 55 %; ritiene che tale situazione sia talvolta espressione di carenze in fase di pianificazione o di attuazione e che debba essere perfezionata migliorando l'elaborazione e l'attuazione dei progetti;

36.  si rammarica per la riduzione della dotazione finanziaria del FEG; invita la Commissione e gli Stati membri a prevedere un ulteriore sostegno al fondo, affinché le necessità siano soddisfatte; esorta la Commissione a provvedere affinché si disponga di personale sufficiente in relazione al carico di lavoro e si evitino inutili ritardi;

37.  ritiene che le misure del FEG e dell'FSE debbano essere utilizzate in modo complementare, per fornire sia soluzioni specifiche a breve termine che soluzioni più generali a lungo termine; prende atto della conclusione secondo cui generalmente gli Stati membri hanno coordinato in modo efficace il FEG con l'FSE e le misure nazionali concernenti il mercato del lavoro e del fatto che, nel corso della revisione effettuata dalla Corte dei conti, non sono emersi casi di sovrapposizione dei finanziamenti o di doppio finanziamento di singoli soggetti;

38.  si compiace delle conclusioni a cui giunge la relazione della Commissione sulle attività del FEG nel 2013 e 2014, quando afferma che nel 2013 e 2014 nessuna irregolarità in relazione ai regolamenti FEG è stata segnalata alla Commissione o rettificata;

Impatto sulle PMI

39.  prende atto che le PMI rappresentano il 99 % della totalità delle imprese dell'UE e danno lavoro alla maggior parte dei lavoratori dell'Unione; esprime preoccupazione, a tale proposito, per il fatto che il FEG abbia avuto un'incidenza molto ridotta sulle PMI, nonostante fossero chiaramente tra i suoi destinatari secondo determinati criteri; prende atto della spiegazione della Commissione secondo cui i lavoratori interessati dei fornitori a valle non sono mai stati esclusi intenzionalmente, ma invita la Commissione a riorientare il FEG a favore delle PMI, attori essenziali per l'economia europea, ad esempio dando maggiore rilievo a quanto stabilito all'articolo 8, lettera d), con riferimento alla necessità di identificare i fornitori, i produttori a valle o i subappaltatori delle imprese che licenziano, o esaminando i casi precedenti in cui il FEG ha erogato aiuti alle PMI, alle imprese sociali e alle cooperative, per promuovere le migliori prassi; sottolinea la necessità di tenere in maggiore considerazione la proporzionalità tra i lavoratori delle PMI e quelli delle grandi imprese;

40.  ritiene che l'uso della deroga alle soglie di ammissibilità debba essere aumentato, in particolare a favore delle PMI; sottolinea l'importanza del dispositivo di cui all'articolo 4, lettera b), dell'attuale regolamento per le PMI, in quanto permette la ristrutturazione nei settori dell'economia colpiti dalla crisi o dalla globalizzazione, su scala regionale e caso per caso; riconosce le sfide che interessano le domande di contributo in forza di tali disposizioni e invita la Commissione a facilitare gli Stati membri nell'affrontare tali sfide affinché il FEG costituisca una soluzione funzionale per i lavoratori in esubero; invita inoltre la Commissione e gli Stati membri a tenere conto del principio "pensare anzitutto in piccolo (think small first)" nelle fasi di programmazione e domanda di contributo;

41.  prende atto di una concentrazione delle domande di contributo nei settori manifatturiero e dell'edilizia e, in particolare, nell'ambito dell'industria automobilistica e aeronautica, dove gli aiuti sono forniti principalmente alle grandi imprese; invita gli Stati membri, al pari delle autorità regionali dotate di competenze esclusive, a sostenere in modo proattivo i lavoratori in esubero nelle PMI, nelle cooperative e nelle imprese sociali, agendo con la flessibilità prevista dall'articolo 4, paragrafo 2, dell'attuale regolamento, soprattutto con riferimento alle domande collettive presentate da PMI, e altre strutture che promuovono un sostegno più incisivo e un accesso più ampio per le PMI; invita inoltre a informare le PMI in merito alle possibilità offerte dal FEG; sottolinea che tali casi che prevedono l'assistenza alle PMI devono essere considerati come il principale valore aggiunto del FEG;

42.  si compiace delle conclusioni della relazione di valutazione ex-post della Commissione, che individua una tendenza positiva in relazione alle risorse utilizzate per promuovere l'imprenditorialità e al tasso di lavoro autonomo al termine delle misure; constata tuttavia che in tutti i casi contemplati dal FEG il tasso medio del lavoro autonomo è scarso, pari al 5 %, ed è opportuno ricorrere a misure allo scopo di stimolare l'imprenditoria, quali sovvenzioni di avvio e incentivi; sottolinea in tale contesto l'importanza dell'apprendimento permanente, del tutoraggio e delle reti peer-to-peer; ritiene che esistano ulteriori margini per migliorare il ricorso al FEG, da solo o insieme ad altri fondi quali i fondi SIE, per sostenere l'imprenditorialità e le attività delle start-up, ma sottolinea che il sostegno all'imprenditorialità dovrebbe essere basato su piani di attività sostenibili; invita gli Stati membri a sottolineare l'inclusione delle donne e delle ragazze nei programmi a favore dell'imprenditorialità;

43.  si compiace dell'impegno di numerosi Stati membri volto a intensificare il ricorso alle misure di sostegno all'imprenditorialità e all'economia sociale, in forma di sovvenzioni all'avviamento e di misure intese a promuovere l'imprenditorialità, le cooperative sociali e i servizi per i nuovi imprenditori;

Requisiti in materia di dati

44.  ritiene che, in uno scenario caratterizzato da taluni fattori di complicazione, quali possibili omissioni di dati, specificità regionali e nazionali, circostanze macro e microeconomiche diversificate, campioni ridotti e determinate ipotesi necessarie, l'approccio metodologico della Commissione debba essere rigoroso e trasparente adottando misure atte a contrastare le mancanze che complicano tale approccio;

45.  sottolinea che la relazione della Corte dei conti conclude che alcuni Stati membri non si sono posti obiettivi di reinserimento quantitativi e che i dati esistenti non sono adeguati per la valutazione dell'efficacia delle misure di reinserimento dei lavoratori nel mondo del lavoro; prende atto della dichiarazione della Commissione secondo cui il regolamento FEG non contiene obiettivi quantitativi di reinserimento e che le diverse misure del FEG possono essere esaminate con altri mezzi; raccomanda pertanto che gli Stati membri definiscano obiettivi di reinserimento quantitativi e operino una differenziazione sistematica tra FEG, FSE e altre misure nazionali specificamente destinate ai lavoratori colpiti da esuberi collettivi; invita inoltre la Commissione a fornire informazioni sul tipo e la qualità dei posti di lavoro trovati dalle persone reintegrate nel mercato del lavoro e sulla tendenza a medio termine per quanto concerne il tasso di reintegro conseguito mediante gli interventi del FEG; gli Stati membri dovranno inoltre operare un distinguo tra le due tipologie principali delle misure del FEG, vale a dire misure attive per il mercato del lavoro e sostegno al reddito a favore dei lavoratori, nonché fornire informazioni più dettagliate sulle misure a favore dei singoli partecipanti, al fine di consentire un'analisi dei costi e dei benefici più accurata delle diverse misure; chiede altresì alla Commissione di fornire dati sulle domande FEG non approvate a livello di Commissione e sui relativi motivi;

46.  rammenta agli Stati membri l'obbligo di fornire dati sui tassi di reinserimento 12 mesi dopo l'attuazione delle misure al fine di garantire il necessario monitoraggio dell'incidenza e dell'efficacia del FEG;

47.  sottolinea la necessità di semplificare le procedure di audit a livello nazionale, al fine di assicurare coerenza ed efficienza ed evitare inutili ripetizioni tra gli organismi operanti ai diversi livelli di controllo;

48.  raccomanda di intensificare i flussi di informazioni e i regimi di sostegno tra la persona di contatto a livello nazionale e i partner responsabili della gestione dei casi a livello regionale o locale;

49.  raccomanda che siano effettuate con maggiore regolarità revisioni inter pares, scambi transnazionali o partenariati di nuovi casi di intervento del FEG con casi di intervento del FEG precedenti, nell'ottica dello scambio di buone pratiche e di esperienze in materia di attuazione; raccomanda, pertanto, di creare una piattaforma di buone pratiche che sia facilmente accessibile e agevoli un migliore scambio di soluzioni integrate;

50.  prende atto delle perplessità espresse dai Servizi di ricerca parlamentare per quanto concerne la metodologia di calcolo dei benefici derivanti dal FEG; evidenzia la necessità di prevedere requisiti supplementari per gli indicatori di efficienza;

51.  invita la Commissione e gli Stati membri a mantenere le disposizioni in materia di indennità di assistenza contenute nell'attuale regolamento sul FEG; invita, in tale contesto, gli Stati membri ad elaborare misure a favore di condizioni di lavoro e di formazione flessibili e, ove possibile, applicare tali misure nelle comunità locali, poiché le lavoratrici collocate in esubero potrebbero godere di una flessibilità geografica minore a causa degli obblighi di assistenza familiare;

52.  invita le autorità regionali e locali competenti, le parti sociali e le organizzazioni della società civile a coordinare gli sforzi tra gli attori del mercato del lavoro per permettere un migliore accesso al sostegno finanziario del FEG nei casi di futuri esuberi; chiede, inoltre, una maggiore partecipazione delle parti sociali alle attività di controllo e valutazione del fondo e in particolare affinché esse possano incoraggiare i rappresentanti dei soggetti interessati femminili a fare in modo che si presti una maggiore attenzione agli aspetti di genere;

53.  invita la Commissione a prendere in considerazione la possibilità di delegare a Eurofound la valutazione dei casi di intervento del FEG come richiesto all'articolo 20 del regolamento; ritiene che nell'ambito di tale proposta la Commissione possa dotare Eurofound delle risorse finanziarie necessarie, corrispondenti alle attuali spese per la valutazione del FEG e ai costi delle risorse umane; chiede inoltre, dal momento che il principale ostacolo al miglioramento delle valutazioni è l'assenza di dati adeguati, che la Commissione richieda agli Stati membri di fornire i dati pertinenti a Eurofound;

o
o   o

54.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 855.
(2) GU L 167 del 29.6.2009, pag. 26.
(3) GU L 406 del 30.12.2006, pag. 1.
(4) GU C 56 E del 26.2.2013, pag. 119.
(5) GU C 308 E del 20.10.2011, pag. 30.
(6) GU C 440 del 30.12.2015, pag. 23.


Approvazione di emendamenti a una proposta della Commissione (interpretazione dell'articolo 61, paragrafo 2, del regolamento)
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Decisione del Parlamento europeo del 15 settembre 2016 relativa all'approvazione di emendamenti a una proposta della Commissione (interpretazione dell'articolo 61, paragrafo 2, del regolamento) ((2016/2218(REG)))
P8_TA(2016)0362

Il Parlamento europeo,

–  vista la lettera del 13 settembre 2016 del presidente della commissione affari costituzionali,

–  visto l’articolo 226 del suo regolamento,

1.  decide di pubblicare la seguente interpretazione dell'articolo 61, paragrafo 2, del suo regolamento:"“Nulla impedisce al Parlamento di decidere di tenere, ove opportuno, un dibattito conclusivo a seguito della relazione della commissione competente alla quale la questione è stata rinviata.”"

2.  incarica il suo presidente di trasmettere la presente decisione, per conoscenza, al Consiglio e alla Commissione.

Avviso legale