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Giovedì 27 ottobre 2016 - StrasburgoEdizione definitiva
Discarico 2014: bilancio generale dell'UE - Consiglio europeo e Consiglio
 Discarico 2014: impresa comune ENIAC
 Discarico 2014: impresa comune ARTEMIS)
 Discarico 2014: impresa comune europea per ITER e sviluppo dell’energia da fusione
 Situazione nell'Iraq del nord/Mosul
 Situazione dei giornalisti in Turchia
 Sicurezza nucleare e non proliferazione
 Servizio volontario europeo
 Strategia dell'UE per la gioventù 2013-2015
 Come può la PAC migliorare la creazione di occupazione nelle zone rurali?

Discarico 2014: bilancio generale dell'UE - Consiglio europeo e Consiglio
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Decisione
Risoluzione
1. Decisione del Parlamento europeo del 27 ottobre 2016 sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2014, sezione II – Consiglio europeo e Consiglio (2015/2156(DEC))
P8_TA(2016)0418A8-0271/2016

Il Parlamento europeo,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2014(1),

–  visti i conti annuali consolidati dell'Unione europea relativi all'esercizio 2014 (COM(2015)0377 – C8-0201/2015)(2),

–  vista la relazione annuale della Corte dei conti sull'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2014, corredata delle risposte delle istituzioni(3),

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni(4), presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2014, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  viste la sua decisione del 28 aprile 2016(5) che rinvia la decisione di discarico per l'esercizio 2014 e la risoluzione che la accompagna,

–  visti l'articolo 314, paragrafo 10, e gli articoli 317, 318 e 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(6), in particolare gli articoli 55, 99, 164, 165 e 166,

–  visti l'articolo 94 e l'allegato V del suo regolamento,

–  vista la seconda relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0271/2016),

1.  rifiuta il discarico al Segretario generale del Consiglio per l'esecuzione del bilancio del Consiglio europeo e del Consiglio per l'esercizio 2014;

2.  esprime le sue osservazioni nella risoluzione in appresso;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione e la risoluzione che ne costituisce parte integrante al Consiglio europeo, al Consiglio, alla Commissione e alla Corte dei conti, e di provvedere alla loro pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

2. Risoluzione del Parlamento europeo del 27 ottobre 2016 recante le osservazioni che costituiscono parte integrante della decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2014, sezione II – Consiglio europeo e Consiglio (2015/2156(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  vista la sua decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2014, sezione II – Consiglio europeo e Consiglio,

–  visti l'articolo 94 e l'allegato V del suo regolamento,

–  vista la seconda relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0271/2016),

A.  considerando che tutte le istituzioni dell'Unione dovrebbero essere trasparenti e rendere pienamente conto ai cittadini dell'Unione in merito ai fondi loro affidati in quanto istituzioni dell'Unione;

B.  considerando che il Consiglio europeo e il Consiglio, in quanto istituzioni dell'Unione, dovrebbero essere tenuti a rendere conto democraticamente ai cittadini dell'Unione nella misura in cui sono beneficiari del bilancio generale dell'Unione europea;

1.  ricorda il ruolo che il trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) e il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 (il "regolamento finanziario") attribuiscono al Parlamento per quanto concerne il discarico per l'esecuzione del bilancio;

2.  sottolinea che, conformemente all'articolo 335 TFUE, "l'Unione è rappresentata da ciascuna delle istituzioni, in base alla loro autonomia amministrativa, per le questioni connesse al funzionamento della rispettiva istituzione" e che, di conseguenza, tenuto conto dell'articolo 55 del regolamento finanziario, le istituzioni sono responsabili a titolo individuale dell'esecuzione dei loro bilanci;

3.  sottolinea il ruolo del Parlamento e delle altre istituzioni nel quadro della procedura di discarico quale disciplinata dalle disposizioni del regolamento finanziario, segnatamente dagli articoli 164-166;

4.  osserva che, conformemente all'articolo 94 del regolamento del Parlamento, "le disposizioni che disciplinano la procedura relativa al discarico alla Commissione per l'esecuzione del bilancio si applicano anche alla procedura relativa al discarico da dare […] ai responsabili dell'esecuzione dei bilanci di altre istituzioni e organi dell'Unione europea, quali il Consiglio (per quanto riguarda la sua funzione esecutiva) […]";

5.  si rammarica che il Consiglio continui a non pronunciarsi sulle osservazioni formulate dal Parlamento nella sua risoluzione sul discarico del 28 aprile 2016(7) quanto alla tendenza degli esercizi precedenti ad un aumento del sottoutilizzo e del riporto degli impegni;

Questioni in sospeso

6.  si rammarica che il Consiglio europeo e il Consiglio non trasmettano al Parlamento la loro relazione annuale di attività; ritiene che ciò sia inammissibile e dannoso per la reputazione delle istituzioni;

7.  si rammarica che il bilancio del Consiglio europeo e del Consiglio non siano ancora stati separati, come raccomandato dal Parlamento in recenti risoluzioni di discarico;

8.  prende atto delle informazioni sulla politica immobiliare fornite sul sito web del Consiglio; prende altresì atto del fatto che non viene data alcuna informazione sui costi sostenuti in relazione agli edifici; chiede che vengano fornite informazioni dettagliate al Parlamento nella prossima relazione finanziaria annuale;

9.  rinnova l'invito a presentare relazioni sullo stato di avanzamento dei progetti immobiliari e una ripartizione dettagliata delle spese finora sostenute; chiede informazioni sui costi connessi ai ritardi registrati nel completamento dell'edificio "Europa";

10.  ribadisce al Consiglio il proprio invito a fornire informazioni sul processo di ammodernamento amministrativo da esso avviato, in particolare riguardo all'impatto previsto sul bilancio di detta istituzione;

11.  invita il Consiglio ad adottare quanto prima un codice di condotta per garantire l'integrità dell'istituzione; rinnova al Consiglio l'invito ad attuare senza ulteriori indugi le norme in materia di segnalazione delle irregolarità;

12.  invita il Consiglio ad aderire al registro dell'Unione per la trasparenza nell'ottica di assicurare la trasparenza e la rendicontabilità dell'istituzione;

13.  rinnova al Consiglio l'invito a elaborare orientamenti dettagliati in materia di contrasto alla corruzione e politiche indipendenti nell'ambito delle proprie strutture, nonché a rafforzare in modo sistematico la trasparenza delle procedure legislative e dei negoziati;

14.  si rammarica delle difficoltà ripetutamente incontrate nelle procedure di discarico e dovute a una mancanza di cooperazione da parte del Consiglio; sottolinea che il Parlamento ha rifiutato il discarico al Segretario generale del Consiglio per gli esercizi 2009, 2010, 2011, 2012 e 2013, per i motivi esposti nelle risoluzioni del 10 maggio 2011(8), 25 ottobre 2011(9), 10 maggio 2012(10), 23 ottobre 2012(11), 17 aprile 2013(12), 9 ottobre 2013(13), 3 aprile 2014(14), 23 ottobre 2014(15) e 27 ottobre 2015(16), e ha rinviato la decisione sul discarico al Segretario generale del Consiglio per l'esercizio 2014, per i motivi esposti nella suddetta risoluzione del 28 aprile 2016;

15.  insiste sul fatto che un esercizio di controllo di bilancio efficace richiede che Parlamento e Consiglio cooperino, come precisato nella suddetta risoluzione del 28 aprile 2016; conferma che il Parlamento non è in grado di prendere una decisione informata sulla concessione del discarico;

16.  ricorda al Consiglio il punto di vista della Commissione, espresso nel gennaio 2014, secondo cui tutte le istituzioni partecipano pienamente al processo di follow-up delle osservazioni formulate dal Parlamento nell'esercizio di discarico e secondo cui tutte le istituzioni dovrebbero cooperare per garantire il buon funzionamento della procedura di discarico;

17.  osserva che la Commissione ha affermato che non avrebbe vigilato sull'esecuzione del bilancio delle altre istituzioni e che rispondere alle domande rivolte a un'altra istituzione avrebbe costituito una violazione dell'autonomia di quest'ultima nell'esecuzione della rispettiva sezione del bilancio;

18.  si rammarica che il Consiglio continui a non dare risposta alle domande del Parlamento; rammenta le conclusioni del seminario del Parlamento sul diritto di quest'ultimo di concedere il discarico al Consiglio, che si è tenuto il 27 settembre 2012; ricorda altresì l'articolo 15, paragrafo 3, terzo comma, TFUE, il quale stabilisce che ciascuna istituzione, organo od organismo garantisce la trasparenza dei suoi lavori;

19.  osserva che solo tre delle 27 interrogazioni presentate al Consiglio da membri della commissione per il controllo dei bilanci in relazione all'esercizio 2014 hanno ricevuto una risposta chiara nei documenti forniti da detta istituzione nel quadro dell'esercizio di discarico;

20.  insiste sul fatto che la spesa del Consiglio deve essere controllata al pari di quella delle altre istituzioni e che gli elementi fondamentali di tale controllo sono stati esposti nelle risoluzioni di discarico degli scorsi anni;

21.  sottolinea la prerogativa del Parlamento di concedere il discarico a norma degli articoli 316, 317 e 319 TFUE, in linea con l'attuale interpretazione e prassi, e segnatamente di concedere il discarico per ogni rubrica del bilancio presa singolarmente, al fine di garantire la trasparenza e la responsabilità democratica nei confronti dei contribuenti dell'Unione;

22.  è del parere che la mancata presentazione, da parte del Consiglio al Parlamento, dei documenti richiesti pregiudichi innanzitutto il diritto dei cittadini dell'Unione all'informazione e alla trasparenza, e stia diventando il sintomo preoccupante di un certo deficit democratico in seno alle istituzioni dell'Unione;

23.  ritiene che tale situazione configuri una grave inadempienza degli obblighi derivanti dai trattati e che i soggetti interessati debbano prendere gli opportuni provvedimenti per far fronte alla questione senza ulteriore indugio; sottolinea la necessità di una revisione dei trattati e del regolamento finanziario volta a precisare le finalità e i processi della procedura di discarico, nonché a definire sanzioni in caso di inosservanza delle norme sancite dai trattati;

24.  ritiene che la mancanza di cooperazione da parte del Consiglio europeo e del Consiglio con l'autorità di discarico sia un segnale negativo inviato ai cittadini dell'Unione.

(1) GU L 51 del 20.2.2014.
(2) GU C 377 del 13.11.2015, pag. 1.
(3) GU C 373 del 10.11.2015, pag. 1.
(4) GU C 377 del 13.11.2015, pag. 146.
(5) GU L 246 del 14.9.2016, pag. 20.
(6) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(7) GU L 246 del 14.9.2016, pag. 21.
(8) GU L 250 del 27.9.2011, pag. 25.
(9) GU L 313 del 26.11.2011, pag. 13.
(10) GU L 286 del 17.10.2012, pag. 23.
(11) GU L 350 del 20.12.2012, pag. 71.
(12) GU L 308 del 16.11.2013, pag. 22.
(13) GU L 328 del 7.12.2013, pag. 97.
(14) GU L 266 del 5.9.2014, pag. 26.
(15) GU L 334 del 21.11.2014, pag. 95.
(16) GU L 314 dell'1.12.2015, pag. 49.


Discarico 2014: impresa comune ENIAC
PDF 167kWORD 46k
Decisione
Decisione
Risoluzione
1. Decisione del Parlamento europeo del 27 ottobre 2016 sul discarico per l'esecuzione del bilancio dell'impresa comune ENIAC per l'esercizio 2014 (2015/2202(DEC))
P8_TA(2016)0419A8-0264/2016

Il Parlamento europeo,

–  visti i conti annuali definitivi dell'impresa comune ENIAC relativi all'esercizio 2014,

–  vista la relazione della Corte dei conti sui conti annuali dell'impresa comune ENIAC relativi all'esercizio 2014, corredata delle risposte dell'impresa comune(1),

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni(2) presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2014, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la raccomandazione del Consiglio, del 12 febbraio 2016, sullo scarico da dare all'impresa comune per l'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2014 (05587/2016 – C8-0058/2016),

–  viste la sua decisione del 28 aprile 2016(3) che rinvia la decisione sul discarico per l'esercizio 2014 e le risposte del direttore esecutivo dell'impresa comune ECSEL (ex impresa comune ENIAC e impresa comune ARTEMIS),

–  visto l'articolo 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(4), in particolare l'articolo 209,

–  visto il regolamento (CE) n. 72/2008 del Consiglio, del 20 dicembre 2007, relativo alla costituzione dell'impresa comune ENIAC(5),

–  visto il regolamento (UE) n. 561/2014 del Consiglio, del 6 maggio 2014, che istituisce l'impresa comune ECSEL(6), in particolare l'articolo 12,

–  visto il regolamento (CE, Euratom) n. 2343/2002 della Commissione, del 19 novembre 2002, che reca regolamento finanziario quadro degli organismi di cui all'articolo 185 del regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee(7),

–  visto il regolamento delegato (UE) n. 110/2014 della Commissione, del 30 settembre 2013, che stabilisce il regolamento finanziario tipo degli organismi di partenariato pubblico-privato di cui all'articolo 209 del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio(8),

–  visti l'articolo 94 e l'allegato V del suo regolamento,

–  vista la seconda relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0264/2016),

1.  concede il discarico al direttore esecutivo dell'impresa comune ECSEL (ex impresa comune ENIAC e impresa comune ARTEMIS) per l'esecuzione del bilancio dell'impresa comune per l'esercizio 2014;

2.  esprime le sue osservazioni nella risoluzione in appresso;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione e la risoluzione che ne costituisce parte integrante al direttore esecutivo dell'impresa comune ECSEL (ex impresa comune ENIAC e impresa comune ARTEMIS), al Consiglio, alla Commissione e alla Corte dei conti, e di provvedere alla loro pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

2. Decisione del Parlamento europeo del 27 ottobre 2016 sulla chiusura dei conti dell'impresa comune ENIAC relativi all'esercizio 2014 (2015/2202(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  visti i conti annuali definitivi dell'impresa comune ENIAC relativi all'esercizio 2014,

–  vista la relazione della Corte dei conti sui conti annuali dell'impresa comune ENIAC relativi all'esercizio 2014, corredata delle risposte dell'impresa comune(9),

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni(10) presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2014, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la raccomandazione del Consiglio, del 12 febbraio 2016, sullo scarico da dare all'impresa comune per l'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2014 (05587/2016 – C8-0058/2016),

–  viste la sua decisione del 28 aprile 2016(11) che rinvia la decisione sul discarico per l'esercizio 2014 e le risposte del direttore esecutivo dell'impresa comune ECSEL (ex impresa comune ENIAC e impresa comune ARTEMIS),

–  visto l'articolo 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(12), in particolare l'articolo 209,

–  visto il regolamento (CE) n. 72/2008 del Consiglio, del 20 dicembre 2007, relativo alla costituzione dell'impresa comune ENIAC(13),

–  visto il regolamento (UE) n. 561/2014 del Consiglio, del 6 maggio 2014, che istituisce l'impresa comune ECSEL(14), in particolare l'articolo 12,

–  visto il regolamento (CE, Euratom) n. 2343/2002 della Commissione, del 19 novembre 2002, che reca regolamento finanziario quadro degli organismi di cui all'articolo 185 del regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee(15),

–  visto il regolamento delegato (UE) n. 110/2014 della Commissione, del 30 settembre 2013, che stabilisce il regolamento finanziario tipo degli organismi di partenariato pubblico-privato di cui all'articolo 209 del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio(16),

–  visti l'articolo 94 e l'allegato V del suo regolamento,

–  vista la seconda relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0264/2016),

1.  approva la chiusura dei conti dell'impresa comune ENIAC relativi all'esercizio 2014;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al direttore esecutivo dell'impresa comune ECSEL (ex impresa comune ENIAC e impresa comune ARTEMIS), al Consiglio, alla Commissione e alla Corte dei conti, e di provvedere alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

3. Risoluzione del Parlamento europeo del 27 ottobre 2016 recante le osservazioni che costituiscono parte integrante della decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio dell'impresa comune ENIAC per l'esercizio 2014 (2015/2202(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  vista la sua decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio dell'impresa comune ENIAC per l'esercizio 2014,

–  visti l'articolo 94 e l'allegato V del suo regolamento,

–  vista la seconda relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0264/2016),

A.  considerando che l'impresa comune ENIAC ("l'impresa comune") è stata costituita il 20 dicembre 2007 per un periodo di dieci anni, per definire e attuare un'agenda di ricerca per lo sviluppo di competenze essenziali per la nanoelettronica in vari ambiti d'applicazione;

B.  considerando che all'impresa comune è stata conferita autonomia finanziaria nel luglio 2010;

C.  considerando che i membri fondatori dell'impresa comune sono l'Unione europea, rappresentata dalla Commissione, il Belgio, la Germania, l'Estonia, l'Irlanda, la Grecia, la Spagna, la Francia, l'Italia, i Paesi Bassi, la Polonia, il Portogallo, la Svezia, il Regno Unito, nonché l'associazione AENEAS per le attività europee di nanoelettronica;

D.  considerando che il contributo massimo per il periodo di dieci anni da parte dell'Unione all'impresa comune è pari a 450 000 000 EUR, a carico del bilancio del Settimo programma quadro di ricerca;

E.  considerando che il contributo massimo dell'AENEAS all'impresa comune è pari a 30 000 000 EUR per i costi di esercizio e che gli Stati membri offrono contributi in natura per tali costi nonché contributi finanziari pari almeno a 1,8 volte il contributo dell'Unione;

F.  considerando che l'impresa comune e l'impresa comune ARTEMIS ("ARTEMIS") si sono fuse per dare vita all'iniziativa tecnologica congiunta "Componenti e sistemi elettronici per la leadership europea" (ITC ECSEL), che ha iniziato le sue attività nel giugno 2014 e resterà operativa per dieci anni;

Gestione di bilancio e finanziaria

1.  riconosce che i conti dell'impresa comune per il periodo dal 1º gennaio 2014 al 26 giugno 2014 presentano fedelmente, sotto tutti gli aspetti rilevanti, la posizione finanziaria della stessa al 26 giugno 2014, nonché i risultati delle sue operazioni e i flussi di cassa per il periodo chiuso in tale data, conformemente alle disposizioni del regolamento finanziario dell'impresa comune stessa e alle norme contabili adottate dal contabile della Commissione;

2.  è preoccupato per il fatto che la Corte dei conti, nella sua relazione sui conti annuali dell'impresa comune per il periodo dal 1º gennaio al 26 giugno 2014 ("la relazione della Corte"), ha espresso per il quarto anno consecutivo un giudizio con rilievi sulla legittimità e la regolarità delle operazioni su cui sono basati i conti, in quanto gli accordi amministrativi conclusi con le autorità di finanziamento nazionali ("AFN") per quanto riguarda l'audit delle dichiarazioni di spesa per i progetti non contengono modalità pratiche per l'effettuazione di audit ex post;

3.  constata che, stando alla relazione della Corte, l'impresa comune non ha valutato la qualità delle relazioni di audit trasmesse dalle AFN concernenti i costi relativi ai progetti completati; osserva inoltre che, a seguito di una valutazione delle strategie di audit di tre AFN, non è stato possibile trarre conclusioni in merito all'efficace funzionamento degli audit ex post a causa delle diverse metodologie utilizzate dalle AFN, che non consentivano all'impresa comune di calcolare un tasso di errore ponderato o un tasso di errore residuo; rileva inoltre che l'ITC ECSEL ha confermato che dalla sua ampia valutazione dei sistemi di garanzia nazionali emerge che essi sono in grado di fornire una ragionevole tutela degli interessi finanziari dei membri delle imprese comuni;

4.  osserva che l'ITC ECSEL ha invitato le AFN a dimostrare che l'attuazione delle procedure nazionali fornisce una ragionevole garanzia in merito alla legittimità e regolarità delle operazioni e rileva che, alla scadenza del 30 giugno 2016, il 76 % delle AFN sollecitate in tal senso (che rappresentano il 96,79 % delle spese complessive di ARTEMIS e dell'impresa comune) hanno trasmesso la documentazione richiesta e confermato che l'attuazione delle procedure nazionali fornisce una ragionevole garanzia in merito alla legittimità e regolarità delle operazioni;

5.  osserva che, secondo la relazione della Corte, il bilancio finale dell'impresa comune per l'esercizio 2014 comprendeva stanziamenti d'impegno per 2 356 000 EUR e stanziamenti di pagamento per 76 500 250 EUR;

6.  riconosce che, stando a quanto riferito dall'impresa comune, le procedure di garanzia nazionali per i paesi che ricevono il 54,2 % delle sovvenzioni dell'impresa comune sono state esaminate fino ad aprile 2015; elogia l'intenzione dell'impresa comune di continuare il predetto esercizio, arrivando a coprire fino al 92,7 % delle sovvenzioni totali concesse; si compiace della conferma dell'impresa comune secondo cui le procedure nazionali forniscono una garanzia ragionevole sulla legittimità e regolarità delle operazioni sottostanti.

(1) GU C 422 del 17.12.2015, pag. 25.
(2) GU C 422 del 17.12.2015, pag. 26.
(3) GU L 246 del 14.9.2016, pag. 432.
(4) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(5) GU L 30 del 4.2.2008, pag. 21.
(6) GU L 169 del 7.6.2014, pag. 152.
(7) GU L 357 del 31.12.2002, pag. 72.
(8) GU L 38 del 7.2.2014, pag. 2.
(9) GU C 422 del 17.12.2015, pag. 25.
(10) GU C 422 del 17.12.2015, pag. 26.
(11) GU L 246 del 14.9.2016, pag. 432.
(12) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(13) GU L 30 del 4.2.2008, pag. 21.
(14) GU L 169 del 7.6.2014, pag. 152.
(15) GU L 357 del 31.12.2002, pag. 72.
(16) GU L 38 del 7.2.2014, pag. 2.


Discarico 2014: impresa comune ARTEMIS)
PDF 169kWORD 46k
Decisione
Decisione
Risoluzione
1. Decisione del Parlamento europeo del 27 ottobre 2016 sul discarico per l'esecuzione del bilancio dell'impresa comune ARTEMIS per l'esercizio 2014 (2015/2199(DEC))
P8_TA(2016)0420A8-0276/2016

Il Parlamento europeo,

–  visti i conti annuali definitivi dell'impresa comune ARTEMIS relativi all'esercizio 2014,

–  vista la relazione della Corte dei conti sui conti annuali dell'impresa comune ARTEMIS relativi al periodo 1° gennaio – 26 giugno 2014 corredata della risposta dell'impresa comune(1),

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni(2) presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2014, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la raccomandazione del Consiglio, del 12 febbraio 2016, sullo scarico da dare all'impresa comune per l'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2014 (05587/2016 – C8-0055/2016),

–  viste la sua decisione del 28 aprile 2016(3) che rinvia la decisione sul discarico per l'esercizio 2014 e le risposte del direttore esecutivo dell'impresa comune ECSEL (ex impresa comune ARTEMIS e impresa comune ENIAC),

–  visto l'articolo 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(4), in particolare l'articolo 209,

–  visto il regolamento (CE) n. 74/2008 del Consiglio, del 20 dicembre 2007, relativo alla costituzione dell'«Impresa comune ARTEMIS» per l'attuazione di una iniziativa tecnologica congiunta in materia di sistemi informatici incorporati(5),

–  visto il regolamento (UE) n. 561/2014 del Consiglio, del 6 maggio 2014, che istituisce l'impresa comune ECSEL(6), in particolare l'articolo 1, paragrafo 2, e l'articolo 12,

–  visto il regolamento (CE, Euratom) n. 2343/2002 della Commissione, del 19 novembre 2002, che reca regolamento finanziario quadro degli organismi di cui all'articolo 185 del regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee(7),

–  visto il regolamento delegato (UE) n. 110/2014 della Commissione, del 30 settembre 2013, che stabilisce il regolamento finanziario tipo degli organismi di partenariato pubblico-privato di cui all'articolo 209 del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio(8),

–  visti l'articolo 94 e l'allegato V del suo regolamento,

–  vista la seconda relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0276/2016),

1.  concede il discarico al direttore esecutivo dell'impresa comune ECSEL (ex impresa comune ARTEMIS e impresa comune ENIAC) per l'esecuzione del bilancio dell'impresa comune ARTEMIS per l'esercizio 2014;

2.  esprime le sue osservazioni nella risoluzione in appresso;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione e la risoluzione che ne costituisce parte integrante al direttore esecutivo dell'impresa comune ECSEL (ex impresa comune ARTEMIS e impresa comune ENIAC), al Consiglio, alla Commissione e alla Corte dei conti, e di provvedere alla loro pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

2. Decisione del Parlamento europeo del 27 ottobre 2016 sulla chiusura dei conti dell'impresa comune ARTEMIS relativi all'esercizio 2014 (2015/2199(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  visti i conti annuali definitivi dell'impresa comune ARTEMIS relativi all'esercizio 2014,

–  vista la relazione della Corte dei conti sui conti annuali dell'impresa comune ARTEMIS relativi al periodo 1° gennaio – 26 giugno 2014 corredata della risposta dell'impresa comune(9),

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni(10) presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2014, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la raccomandazione del Consiglio, del 12 febbraio 2016, sullo scarico da dare all'impresa comune per l'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2014 (05587/2016 – C8-0055/2016),

–  viste la sua decisione del 28 aprile 2016(11) che rinvia la decisione sul discarico per l'esercizio 2014 e le risposte del direttore esecutivo dell'impresa comune ECSEL (ex impresa comune ARTEMIS e impresa comune ENIAC),

–  visto l'articolo 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(12), in particolare l'articolo 209,

–  visto il regolamento (CE) n. 74/2008 del Consiglio, del 20 dicembre 2007, relativo alla costituzione dell'«Impresa comune ARTEMIS» per l'attuazione di una iniziativa tecnologica congiunta in materia di sistemi informatici incorporati(13),

–  visto il regolamento (UE) n. 561/2014 del Consiglio, del 6 maggio 2014, che istituisce l'impresa comune ECSEL(14), in particolare l'articolo 1, paragrafo 2, e l'articolo 12,

–  visto il regolamento (CE, Euratom) n. 2343/2002 della Commissione, del 19 novembre 2002, che reca regolamento finanziario quadro degli organismi di cui all'articolo 185 del regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee(15),

–  visto il regolamento delegato (UE) n. 110/2014 della Commissione, del 30 settembre 2013, che stabilisce il regolamento finanziario tipo degli organismi di partenariato pubblico-privato di cui all'articolo 209 del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio(16),

–  visti l'articolo 94 e l'allegato V del suo regolamento,

–  vista la seconda relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0276/2016),

1.  approva la chiusura dei conti dell'impresa comune ARTEMIS relativi all'esercizio 2014;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al direttore esecutivo dell'impresa comune ECSEL (ex impresa comune ARTEMIS e impresa comune ENIAC), al Consiglio, alla Commissione e alla Corte dei conti, e di provvedere alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

3. Risoluzione del Parlamento europeo del 27 ottobre 2016 recante le osservazioni che costituiscono parte integrante della decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio dell'impresa comune ARTEMIS per l'esercizio 2014 (2015/2199(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  vista la sua decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio dell'impresa comune ARTEMIS per l'esercizio 2014,

–  visti l'articolo 94 e l'allegato V del suo regolamento,

–  vista la seconda relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0276/2016),

A.  considerando che l'impresa comune ARTEMIS ("l'impresa comune") è stata costituita nel dicembre 2007 per un periodo di 10 anni, con l'obiettivo di definire e attuare un'agenda di ricerca per lo sviluppo di tecnologie essenziali per i sistemi informatici incorporati in vari settori d'applicazione, al fine di rafforzare la competitività dell'Unione e la sostenibilità e permettere l'emergere di nuovi mercati e di nuove applicazioni sociali;

B.  considerando che l'impresa comune ha iniziato a operare in maniera autonoma nell'ottobre 2009;

C.  considerando che il contributo massimo dell'Unione all'impresa comune per il periodo di 10 anni è di 420 000 000 EUR, a carico del bilancio del settimo programma quadro di ricerca;

D.  considerando che i contributi finanziari degli Stati membri di ARTEMIS dovrebbero essere pari, in totale, ad almeno 1,8 volte il contributo finanziario dell'Unione, mentre i contributi in natura forniti dalle organizzazioni di ricerca e sviluppo partecipanti ai progetti per la durata dell'impresa comune dovrebbero essere pari o superiori al contributo degli enti pubblici;

E.  considerando che l'impresa comune e l'impresa comune ENIAC (“ENIAC”) sono state fuse per creare l'iniziativa tecnologica congiunta "Componenti e sistemi elettronici per la leadership europea" (ITC ECSEL), che ha iniziato le proprie attività nel giugno 2014 e opererà per un periodo di dieci anni;

Gestione finanziaria e di bilancio

1.  osserva che i conti dell'impresa comune per il periodo che va dal 1° gennaio 2014 al 26 giugno 2014 presentano fedelmente, sotto tutti gli aspetti rilevanti, la posizione finanziaria della stessa al 26 giugno 2014 nonché i risultati delle sue operazioni e i flussi di cassa per l'esercizio chiuso in tale data, conformemente alle disposizioni del regolamento finanziario dell'impresa comune e alle norme contabili adottate dal contabile della Commissione;

2.  è preoccupato per il fatto che la Corte dei conti ("la Corte"), nella sua relazione sui conti annuali dell'impresa comune relativi all'esercizio 2014 ("la relazione della Corte"), ha espresso un giudizio con rilievi sulla legittimità e la regolarità delle operazioni su cui sono basati i conti, in quanto gli accordi amministrativi conclusi con le autorità di finanziamento nazionali ("AFN") per quanto riguarda l'audit delle dichiarazioni di spesa per i progetti non contengono modalità pratiche per l'effettuazione di audit ex post;

3.  apprende dalla relazione della Corte che l'impresa comune non ha valutato la qualità delle relazioni di audit ricevute dalle AFN e concernenti i costi relativi ai progetti completati; osserva inoltre che, a seguito di una valutazione delle strategie di audit di tre AFN, non è stato possibile trarre conclusioni in merito all'efficace funzionamento degli audit ex post a causa delle diverse metodologie utilizzate dalle AFN, che non consentivano all'impresa comune di calcolare un tasso di errore ponderato né un tasso di errore residuo;

4.  rileva che l'ITC ECSEL ha realizzato un'ampia valutazione dell'efficacia dei sistemi di garanzia per un campione di 10 Stati membri di ARTEMIS ed ENIAC che rappresentano la quota maggiore del bilancio operativo dell'ITC ECSEL e coprono l'89,5 % del totale delle sovvenzioni dell'impresa comune, e osserva che, sulla base dei certificati di fine progetto emessi fino al 13 giugno 2016, la valutazione dimostra che il tasso di copertura è tre volte più elevato della soglia del 20 %, al di sopra della quale i sistemi nazionali sono considerati sufficienti nel quadro della strategia di audit ex post;

5.  osserva che l'ITC ECSEL ha invitato le AFN a produrre prova che l'attuazione delle procedure nazionali fornisce una ragionevole garanzia in merito alla legittimità e regolarità delle operazioni e rileva che, entro il termine del 30 giugno 2016, il 76 % delle AFN invitate in tal senso, che rappresentano il 96,79 % delle spese delle imprese comuni ARTEMIS ed ENIAC, hanno presentato la documentazione richiesta e confermato che l'attuazione delle procedure nazionali fornisce una ragionevole garanzia in merito alla legittimità e regolarità delle operazioni;

6.  osserva che, secondo la relazione della Corte, il bilancio finale dell'impresa comune per l'esercizio 2014 comprendeva stanziamenti d'impegno per 2 554 510 EUR e stanziamenti di pagamento per 30 330 178 EUR (attività operative);

Controllo interno

7.  prende atto con preoccupazione che l'impresa comune non ha adottato alcuna misura in merito ad alcune norme di controllo interno relative all'informazione e informativa finanziaria: in particolare, per quanto riguarda la valutazione delle attività, la valutazione dei sistemi di controllo interno e la struttura di audit interno; osserva che ciò era dovuto all'imminente fusione; rileva che nel frattempo l'ITC ECSEL ha realizzato notevoli progressi per quanto riguarda l'attuazione dei sistemi di controllo interno e l'istituzione di una struttura di audit interno.

(1) GU C 422 del 17.12.2015, pag. 9.
(2) GU C 422 del 17.12.2015, pag. 10.
(3) GU L 246 del 14.9.2016, pag. 425.
(4) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(5) GU L 30 del 4.2.2008, pag. 52.
(6) GU L 169 del 7.6.2014, pag. 152.
(7) GU L 357 del 31.12.2002, pag. 72.
(8) GU L 38 del 7.2.2014, pag. 2.
(9) GU C 422 del 17.12.2015, pag. 9.
(10) GU C 422 del 17.12.2015, pag. 10.
(11) GU L 246 del 14.9.2016, pag. 425.
(12) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(13) GU L 30 del 4.2.2008, pag. 52.
(14) GU L 169 del 7.6.2014, pag. 152.
(15) GU L 357 del 31.12.2002, pag. 72.
(16) GU L 38 del 7.2.2014, pag. 2.


Discarico 2014: impresa comune europea per ITER e sviluppo dell’energia da fusione
PDF 333kWORD 46k
Decisione
Decisione
Risoluzione
1. Decisione del Parlamento europeo del 27 ottobre 2016 sul discarico per l'esecuzione del bilancio dell'impresa comune europea per ITER e lo sviluppo dell'energia da fusione per l'esercizio 2014 (2015/2196(DEC))
P8_TA(2016)0421A8-0275/2016

Il Parlamento europeo,

–  visti i conti annuali definitivi dell'impresa comune europea per ITER e lo sviluppo dell'energia da fusione relativi all'esercizio 2014,

–  vista la relazione della Corte dei conti sui conti annuali dell'impresa comune europea per ITER e lo sviluppo dell'energia da fusione relativi all'esercizio 2014, corredata della risposta dell'impresa comune(1),

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni(2), presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2014 a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la raccomandazione del Consiglio del 12 febbraio 2016 sullo scarico da dare all'impresa comune per l'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2014 (05587/2016 – C8-0052/2016),

–  viste la sua decisione del 28 aprile 2016(3) che rinvia la decisione sul discarico per l'esercizio 2014, e le risposte del direttore dell'impresa comune europea per ITER e lo sviluppo dell'energia da fusione,

–  visto l'articolo 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 106 bis del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(4), in particolare l'articolo 208,

–  vista la decisione 2007/198/Euratom del Consiglio, del 27 marzo 2007, che istituisce l'Impresa comune europea per ITER e lo sviluppo dell'energia da fusione e le conferisce dei vantaggi(5), in particolare l'articolo 5, paragrafo 3,

–  visto il regolamento (CE, Euratom) n. 2343/2002 della Commissione, del 19 novembre 2002, che reca regolamento finanziario quadro degli organismi di cui all'articolo 185 del regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee(6),

–  visto il regolamento delegato (UE) n. 1271/2013 della Commissione, del 30 settembre 2013, che stabilisce il regolamento finanziario quadro degli organismi di cui all'articolo 208 del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio(7),

–  visti l'articolo 94 e l'allegato V del suo regolamento,

–  vista la seconda relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0275/2016),

1.  concede il discarico al direttore dell'impresa comune europea per ITER e lo sviluppo dell'energia da fusione per l'esecuzione del bilancio dell'impresa comune per l'esercizio 2014;

2.  esprime le sue osservazioni nella risoluzione in appresso;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione e la risoluzione che ne costituisce parte integrante al direttore dell'impresa comune europea per ITER e lo sviluppo dell'energia da fusione, al Consiglio, alla Commissione e alla Corte dei conti, e di provvedere alla loro pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

2. Decisione del Parlamento europeo del 27 ottobre 2016 sulla chiusura dei conti dell'impresa comune europea per ITER e lo sviluppo dell'energia da fusione relativi all'esercizio 2014 (2015/2196(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  visti i conti annuali definitivi dell'impresa comune europea per ITER e lo sviluppo dell'energia da fusione relativi all'esercizio 2014,

–  vista la relazione della Corte dei conti sui conti annuali dell'impresa comune europea per ITER e lo sviluppo dell'energia da fusione relativi all'esercizio 2014, corredata della risposta dell'impresa comune(8),

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni(9), presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2014 a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la raccomandazione del Consiglio del 12 febbraio 2016 sullo scarico da dare all'impresa comune per l'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2014 (05587/2016 – C8-0052/2016),

–  viste la sua decisione del 28 aprile 2016(10) che rinvia la decisione sul discarico per l'esercizio 2014, e le risposte del direttore dell'impresa comune europea per ITER e lo sviluppo dell'energia da fusione,

–  visto l'articolo 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 106 bis del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(11), in particolare l'articolo 208,

–  vista la decisione 2007/198/Euratom del Consiglio, del 27 marzo 2007, che istituisce l'Impresa comune europea per ITER e lo sviluppo dell'energia da fusione e le conferisce dei vantaggi(12), in particolare l'articolo 5, paragrafo 3,

–  visto il regolamento (CE, Euratom) n. 2343/2002 della Commissione, del 19 novembre 2002, che reca regolamento finanziario quadro degli organismi di cui all'articolo 185 del regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee(13),

–  visto il regolamento delegato (UE) n. 1271/2013 della Commissione, del 30 settembre 2013, che stabilisce il regolamento finanziario quadro degli organismi di cui all'articolo 208 del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio(14),

–  visti l'articolo 94 e l'allegato V del suo regolamento,

–  vista la seconda relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0275/2016),

1.  approva la chiusura dei conti dell'impresa comune europea per ITER e lo sviluppo dell'energia da fusione per l'esercizio 2014;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al direttore dell'impresa comune europea per ITER e lo sviluppo dell'energia da fusione, al Consiglio, alla Commissione e alla Corte dei conti, e di provvedere alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

3. Risoluzione del Parlamento europeo del 27 ottobre 2016 recante le osservazioni che costituiscono parte integrante della decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio dell'impresa comune europea per ITER e lo sviluppo dell'energia da fusione per l'esercizio 2014 (2015/2196(DEC))

Il Parlamento europeo,

–  vista la sua decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio dell'impresa comune europea per ITER e lo sviluppo dell'energia da fusione per l'esercizio 2014,

–  visti l'articolo 94 e l'allegato V del suo regolamento,

–  vista la seconda relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0275/2016),

A.  considerando che l'impresa comune europea per ITER e lo sviluppo dell'energia da fusione ("l'impresa comune") è stata istituita nel marzo 2007 per un periodo di 35 anni;

B.  considerando che i membri dell'impresa comune sono l'Euratom, rappresentata dalla Commissione, gli Stati membri dell'Euratom nonché i paesi terzi che hanno concluso con l'Euratom un accordo di cooperazione nel settore della fusione nucleare controllata;

C.  considerando che l'impresa comune ha iniziato a lavorare autonomamente nel marzo 2008;

1.  osserva che la Corte dei conti (la "Corte") ha affermato, nella sua relazione sui conti annuali dell'impresa comune relativi all'esercizio finanziario 2014 (la "relazione della Corte"), che i conti annuali dell'impresa comune presentano fedelmente, sotto tutti gli aspetti rilevanti, la posizione finanziaria della stessa al 31 dicembre 2014, nonché i risultati delle sue operazioni e i flussi di cassa per l'esercizio chiuso in tale data, conformemente alle disposizioni del regolamento finanziario dell'impresa comune;

2.  osserva che la dotazione finanziaria definitiva disponibile per il 2014 comprendeva stanziamenti di impegno per 1 168 800 000 EUR e stanziamenti di pagamento per 567 600 000 EUR e che i tassi di utilizzo per gli stanziamenti d'impegno e di pagamento sono stati rispettivamente del 100 % e dell'88,5 %; rileva, tuttavia, che il tasso di esecuzione per gli stanziamenti di pagamento indicati nel bilancio iniziale per il 2014 era del 73 %;

3.  prende atto del fatto che, in considerazione delle sfide attualmente affrontate dal progetto ITER, il nuovo direttore generale dell'Organizzazione ITER ha presentato al consiglio ITER un piano d'azione comprendente misure specifiche volte a superare i principali ostacoli che si frappongono attualmente allo sviluppo del progetto ITER; osserva inoltre che, per quanto riguarda l'impresa comune, il nuovo direttore facente funzioni ha elaborato un piano d'azione per l'impresa comune che è in buona parte in linea con quello dell'Organizzazione ITER; apprende che il direttore facente funzioni dell'impresa comune ha presentato il piano d'azione al consiglio di direzione dell'impresa comune nel marzo 2015, ricevendo piena approvazione, e che detto piano d'azione integra il piano d'azione dell'Organizzazione ITER sotto vari aspetti, oltre a individuare ulteriori miglioramenti nelle operazioni proprie dell'impresa comune; osserva altresì che, al momento dell'audit, le misure pratiche per l'attuazione di entrambi i piani d'azione erano ancora in corso di definizione; rileva infine che, dal marzo 2015, l'Organizzazione ITER e l'impresa comune attuano e seguono attentamente i piani d'azione e che questi dovrebbero apportare una serie di miglioramenti; invita a presentare tempestivamente una relazione sull'attuazione di tali piani d'azione;

4.  accoglie con favore le conclusioni della riunione del consiglio ITER del 15 e 16 giugno 2016, che hanno confermato che il progetto ITER sta attualmente procedendo nella giusta direzione, consentendo l'elaborazione di una proposta valida, realistica e dettagliata in merito al calendario e ai costi associati fino al primo plasma, hanno approvato il calendario integrato aggiornato per il progetto ITER, che stabilisce settembre 2025 come data per il primo plasma, hanno indicato che il fatto che finora tutte le tappe del progetto siano state completate entro le tempistiche previste o in anticipo dimostra la capacità collettiva dell'Organizzazione ITER e delle agenzie nazionali di continuare a rispettare il calendario integrato aggiornato e hanno sottolineato che la maggiore efficacia del processo decisionale, la migliore comprensione dei rischi e il rigore nel rispetto degli impegni contribuisce a rinnovare la fiducia che il progetto ITER manterrà il suo attuale slancio positivo;

5.  accoglie con favore la posizione del consiglio ITER, secondo cui un approccio incentrato sugli elementi principali tramite il primo plasma dovrebbe ridurre i rischi legati al progetto ITER e il calendario integrato aggiornato rappresenta la soluzione maggiormente realizzabile dal punto di vista tecnico per raggiungere il primo plasma, che segnerà il completamento delle fasi fondamentali di assemblaggio e messa in servizio del Tokamak e delle strutture di supporto;

6.  osserva che il conseguimento degli obiettivi stabiliti durante la riunione del consiglio ITER del 18 e 19 novembre 2015 è a buon punto e che quattro delle sei tappe assegnate alla Fusion for Energy ("F4E") per il 2016 sono già state raggiunte;

7.  rileva che la questione della locazione dei locali dell'impresa comune è stata risolta, poiché il governo spagnolo ha offerto un contratto di locazione a lungo termine per i locali attuali nonché l'ampliamento dello spazio attualmente destinato agli uffici di un piano aggiuntivo; osserva, a tal proposito, che il consiglio di direzione dell'impresa comune, nella riunione del 29 e 30 giugno 2016, ha preso atto della conclusione del contratto di locazione a lungo termine per gli uffici di F4E tra il Regno di Spagna e il proprietario dell'edificio e ha approvato i piani per la ristrutturazione dei locali assegnati all'impresa comune;

8.  prende atto della parziale attuazione dello statuto del personale e incoraggia l'impresa comune a proseguire l'applicazione delle restanti disposizioni; si compiace del fatto che il nuovo regolamento finanziario e le nuove norme di attuazione dell'impresa comune siano entrati in vigore il 1° gennaio 2016; riconosce che l'impresa comune ha istituito una definizione operativa di ciò che rientra nel campo della fusione e ciò che non rientra, il che consente di determinare più facilmente l'ambito di applicazione dell'uso esclusivo dei diritti di proprietà intellettuale derivanti dai contratti.

(1) GU C 422 del 17.12.2015, pag. 33.
(2) GU C 422 del 17.12.2015, pag. 34.
(3) GU L 246 del 14.9.2016, pag. 438.
(4) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(5) GU L 90 del 30.3.2007, pag. 58.
(6) GU L 357 del 31.12.2002, pag. 72.
(7) GU L 328 del 7.12.2013, pag. 42.
(8) GU C 422 del 17.12.2015, pag. 33.
(9) GU C 422 del 17.12.2015, pag. 34.
(10) GU L 246 del 14.9.2016, pag. 438.
(11) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(12) GU L 90 del 30.3.2007, pag. 58.
(13) GU L 357 del 31.12.2002, pag. 72.
(14) GU L 328 del 7.12.2013, pag. 42.


Situazione nell'Iraq del nord/Mosul
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Risoluzione del Parlamento europeo del 27 ottobre 2016 sulla situazione nell'Iraq del nord/Mosul (2016/2956(RSP))
P8_TA(2016)0422RC-B8-1159/2016

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue risoluzioni del 27 febbraio 2014 sulla situazione in Iraq(1), del 18 settembre 2014 sulla situazione in Iraq e in Siria e l'offensiva dell'IS, inclusa la persecuzione delle minoranze(2), del 12 febbraio 2015 sulla crisi umanitaria in Iraq e in Siria, in particolare nel contesto dello Stato islamico (IS)(3), del 12 marzo 2015 sui recenti attentati e sequestri ad opera dell'ISIS/Da'ish in Medio Oriente, in particolare contro gli assiri(4), e del 4 febbraio 2016 sullo sterminio sistematico delle minoranze religiose da parte del cosiddetto "ISIS/Daesh"(5),

–  viste le conclusioni del Consiglio del 23 maggio 2016 sulla strategia regionale dell'UE relativa alla Siria e all'Iraq e alla minaccia rappresentata dal Da'esh, del 14 dicembre 2015 sull'Iraq, del 16 marzo 2015 sulla strategia regionale dell'UE per la Siria e l'Iraq, anche a fini di contrasto della minaccia dell'ISIS/Da'esh, del 20 ottobre 2014 sulla crisi dovuta all'ISIS/Da'esh in Siria e in Iraq, del 30 agosto 2014 su Iraq e Siria, del 14 aprile 2014 e del 12 ottobre 2015 sulla Siria, nonché del 15 agosto 2014 sull'Iraq,

–  viste le dichiarazioni del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) sull'Iraq e sulla Siria,

–  vista la risoluzione 2091 (2016) sui combattenti stranieri in Siria e in Iraq, approvata dall'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa il 27 gennaio 2016,

–  vista la riunione ministeriale per la stabilizzazione di Mosul, svoltasi a Parigi il 20 ottobre 2016, che ha riunito 22 paesi, l'ONU, l'UE e la Lega araba ed è stata copresieduta dalla Francia e dall'Iraq, con l'obiettivo di elaborare un piano per la protezione dei civili, distribuire gli aiuti e affrontare le questioni legate al governo delle zone recentemente liberate dall'ISIS/Daesh,

–  visti lo statuto di Roma della Corte penale internazionale del 1998 e le sue disposizioni in materia di giurisdizione riguardo al crimine di genocidio, ai crimini contro l'umanità, ai crimini di guerra e al crimine di aggressione,

–  vista la Carta delle Nazioni Unite,

–  visto l'articolo 123, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che l'esercito iracheno, con il sostegno della Coalizione globale anti-ISIS/Daesh, delle forze Peshmerga del governo regionale curdo e delle forze di mobilitazione popolare, ha lanciato un'operazione per sottrarre Mosul, la seconda città irachena in ordine di grandezza, e numerose città e villaggi lungo il "corridoio di Mosul", al controllo dell'ISIS/Daesh;

B.  considerando il regime draconiano imposto dall'ISIS/Daesh a Mosul; che gli abitanti che sono riusciti a scappare di recente segnalano che le persone muoiono di fame e vogliono disperatamente essere liberate;

C.  considerando che la piana di Ninive, Tal Afar e Sinjar, nonché l'intera regione, sono state le terre ancestrali di cristiani (caldei/siriaci/assiri), yazidi, arabi sunniti e sciiti, curdi, shabak, turcomanni, kakai, sabei-mandei e altre comunità, i quali hanno vissuto per secoli in un clima generale di pluralismo, stabilità e cooperazione tra comunità, malgrado i periodi di violenze esterne e persecuzioni, fino all'inizio del XXI° secolo, prima dell'occupazione di un'ampia parte della regione da parte dell'ISIS/Daesh nel 2014;

D.  considerando che Mosul è una città multietnica in cui una maggioranza araba sunnita vive fianco a fianco con caldei/siriaci/assiri, curdi, yazidi, shabak, kakai e turcomanni (sciiti e sunniti); che le zone che circondano la città hanno anch'esse una storia di diversità etnico-religiosa, con una concentrazione di cristiani nella piana di Ninive, di yazidi intorno ai monti Sinjar e di turcomanni musulmani a Tal Afar; considerando che nel 2003, in Iraq, il numero di cristiani superava gli 1,5 milioni di persone, ormai ridotto a meno di 200 000-350 000, molti dei quali vivono in condizioni di povertà; che la presenza di cristiani e di altre minoranze in Iraq ha tradizionalmente avuto una grande importanza sociale, contribuendo in modo significativo alla stabilità politica, e che l'estinzione di queste minoranze nella regione avrà un ulteriore effetto destabilizzante;

E.  considerando che al Parlamento europeo, che il 4 febbraio 2016 ha riconosciuto che l'ISIS/Daesh sta perpetrando un genocidio nei confronti dei cristiani, degli yazidi e di altre minoranze etniche e religiose, si sono uniti il Consiglio d'Europa, il Dipartimento di Stato USA, il Congresso degli Stati Uniti, il Parlamento del Regno Unito, il Parlamento australiano e altri paesi e istituzioni, nel riconoscere che le atrocità perpetrate dall'ISIS/Daesh contro le minoranze religiose ed etniche in Iraq includono crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio;

F.  considerando che, secondo l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), dal 2014 circa 3,3 milioni di iracheni sono stati sradicati a causa della guerra e che a Mosul oltre 1,5 milioni di persone sono a rischio imminente di sfollamento come conseguenza diretta dell'operazione di riconquista della regione;

G.  considerando che l'UNHCR ha aperto cinque campi ed è pronto ad accogliere 45 000 persone in fuga da Mosul e dalle zone circostanti, e che l'organizzazione prevede di disporre in totale di 11 campi aperti nelle prossime settimane, con una capacità di 120 000 persone, a condizione che si possano trovare terreni in zone sicure lontane dal fronte; che attualmente è coperto poco più del 38 % degli stanziamenti dell'UNHCR destinati a Mosul; che sono necessari finanziamenti non soltanto per la preparazione iniziale ma anche per far fronte agli spostamenti obbligati su larga scala, che potrebbero andare avanti per tutto l'inverno;

H.  considerando che dovrebbero essere garantite le necessarie condizioni di sicurezza a tutte le persone che sono state costrette ad abbandonare le loro terre di origine o sono state sfollate con la forza, per consentire loro di esercitare il diritto di rientrare quanto prima nelle loro terre di origine;

I.  considerando che il Consiglio di cooperazione nel quadro dell'accordo di partenariato e di cooperazione UE-Iraq si è riunito per la seconda volta a Bruxelles il 18 ottobre 2016 per discutere delle sfide umanitarie e di stabilizzazione immediate cui è confrontato l'Iraq; che l'Unione ha finora fornito 134 milioni di EUR in aiuti umanitari all'Iraq, dei quali 50 milioni di EUR destinati a Mosul;

J.  considerando che è importante garantire la sicurezza di tutte le comunità, inclusi i caldei/siriaci/assiri e altri gruppi a rischio nella piana di Ninive;

K.  considerando che l'articolo 2 della Costituzione irachena garantisce i pieni diritti religiosi di tutti gli individui alla libertà di credo e di culto;

L.  considerando che l'articolo 125 della Costituzione irachena garantisce i diritti amministrativi, politici, culturali e all'istruzione di tutte le diverse nazionalità, tra cui turcomanni, caldei, assiri, e di tutti gli altri gruppi; che il primo ministro iracheno, Haider al-Abadi, ha dichiarato il 15 aprile 2015 che, se non si procede a un decentramento, il paese si disintegrerà e che, a suo avviso, non vi sono limiti al decentramento;

M.  considerando che la massima autonomia e la protezione della sicurezza delle comunità della piana di Ninive, di Tal Afar e di Sinjar in seno alla Repubblica federale dell'Iraq ripristinerebbero e tutelerebbero i diritti umani fondamentali delle popolazioni autoctone della regione, tra cui i diritti di proprietà;

1.  sostiene con fermezza l'operazione avviata dall'Iraq per liberare Mosul dall'ISIS/Daesh; vede in questa operazione un elemento decisivo dello sforzo attualmente intrapreso a livello globale per sconfiggere l'ISIS/Daesh in modo permanente; si dice fiducioso quanto al fatto che l'Iraq prevarrà in questa lotta contro un nemico comune liberando Mosul e altre parti del paese dalla presenza dell'ISIS/Daesh;

2.  ribadisce il proprio pieno sostegno all'indipendenza, all'integrità territoriale e alla sovranità dell'Iraq, nonché il suo diritto di intraprendere le azioni necessarie per preservare tali valori;

3.  è preoccupato per le recenti tensioni verificatesi tra gli attori regionali; chiede di rispettare pienamente l'integrità territoriale e la sovranità dell'Iraq e di non intraprendere alcuna azione militare nel paese senza il consenso del governo iracheno; sottolinea che è importante promuovere il dialogo tra l'Iraq e i paesi della regione al fine di costruire un Medio Oriente più sicuro;

4.  ricorda che le autorità irachene devono adottare misure concrete per proteggere i civili durante le operazioni, anche esercitando un comando e un controllo effettivi sulle milizie e prendendo tutte le precauzioni possibili per evitare vittime civili e violazioni dei diritti umani durante l'offensiva; sottolinea che le forze sul campo devono rispettare il diritto internazionale umanitario e le norme in materia di diritti umani nel corso delle operazioni;

5.  esprime il proprio sostegno alla Repubblica dell'Iraq e al suo popolo nel riconoscere una provincia politicamente, socialmente ed economicamente valida e sostenibile nelle regioni della piana di Ninive, di Tal Afar e di Sinjar, coerentemente con la legittima volontà di autonomia regionale espressa dalle popolazioni autoctone;

6.  sottolinea che il diritto delle popolazioni autoctone sfollate – per lo più all'interno dell'Iraq – della piana di Ninive, di Tal Afar e di Sinjar di ritornare alle loro terre ancestrali dovrebbe essere una priorità strategica del governo iracheno, con il sostegno dell'Unione europea, compresi i suoi Stati membri, e della comunità internazionale; pone in evidenza che, con il sostegno del governo iracheno e del governo regionale curdo, tali popolazioni dovrebbero vedersi ripristinare appieno i propri diritti umani fondamentali, tra cui i diritti di proprietà che dovrebbero prevalere su qualsiasi altra rivendicazione di diritti di proprietà;

7.  sottolinea che le comunità autoctone della piana di Ninive, di Tal Afar e di Sinjar – cristiani (caldei/siriaci/assiri), yazidi, turcomanni e altri – hanno diritto alla protezione, alla sicurezza e all'autonomia regionale all'interno della struttura federale della Repubblica dell'Iraq;

8.  condanna fermamente la violenza e le esecuzioni di massa in corso in Iraq ad opera dell'ISIS/Daesh; esprime profonda preoccupazione per le continue segnalazioni che denunciano l'uso, da parte dell'ISIS/Daesh, di bambini, anziani, donne e persone vulnerabili come scudi contro le operazioni militari di liberazione in atto nell'Iraq del nord;

9.  prende atto dell'allarme lanciato dal coordinatore umanitario delle Nazioni Unite riguardo alla mancanza di adeguati finanziamenti a fronte di una possibile emergenza umanitaria senza precedenti derivante dall'offensiva a Mosul; accoglie con favore l'impegno dell'UE in Iraq, soprattutto gli sforzi profusi per fornire aiuti umanitari in passato e per rimuovere i dispositivi esplosivi improvvisati, che sarà essenziale per consentire l'agevole rientro dei rifugiati e degli sfollati interni; chiede tuttavia con urgenza all'UE e agli Stati membri di adoperarsi maggiormente per la stabilizzazione delle zone liberate;

10.  esorta il governo iracheno e i suoi partner internazionali a dare precedenza alla risoluzione pacifica delle questioni relative alla controversia sulle frontiere interne della Repubblica dell'Iraq;

11.  invita tutte le parti coinvolte nel conflitto a osservare il diritto internazionale umanitario durante e dopo le ostilità e, nel conflitto, a rispettare i principi di proporzionalità, distinzione e precauzione; esorta tutte le parti del conflitto ad aprire corridoi umanitari per consentire ai civili di fuggire dal conflitto e per aiutarli, onde evitare che rimangano intrappolati a Mosul e siano utilizzati dall'ISIS/Daesh come scudi umani, per fornire l'accesso alla sicurezza e all'assistenza umanitaria e garantire assistenza e protezione ai civili durante il processo di controllo di sicurezza, in conformità delle norme nazionali e internazionali, in particolare con lo scopo di assicurare che le famiglie non siano divise e che i bambini non siano esposti a rischi, nonché a istituire un meccanismo di monitoraggio da parte di terzi nel quadro delle Nazioni Unite; chiede, in particolare, che siano prese tutte le necessarie precauzioni per garantire che i bambini e le rispettive famiglie siano protetti dai bombardamenti, nonché per ridurre al minimo il numero di vittime e proteggere le infrastrutture civili, segnatamente le scuole e gli ospedali;

12.  esorta tutti gli attori che combattono l'ISIS/Daesh nella Repubblica dell'Iraq a instaurare una cooperazione politica e un dialogo sostenibili, a lungo termine e inclusivi, quale base per un Iraq libero da movimenti radicali ed estremisti; esorta l'UE e i suoi Stati membri, la coalizione internazionale anti-ISIL, la comunità internazionale e gli altri attori internazionali a collaborare con il governo nazionale e i governi regionali della Repubblica dell'Iraq al fine di pervenire a un assetto di sicurezza sostenibile nella piana di Ninive, a Tal Afar e a Sinjar;

13.  invita l'Unione europea, le Nazioni Unite e l'intera comunità internazionale a collaborare con il governo nazionale e i governi regionali della Repubblica dell'Iraq per sovrintendere alla reintegrazione di tutti gli iracheni e di tutte le minoranze etniche e religiose che sono stati sfollati;

14.  chiede al SEAE, agli Stati membri e alla comunità internazionale di fornire sostegno di natura pratica e diplomatica a un assetto post-bellico sostenibile e inclusivo della regione, con particolare riferimento alla possibilità che le popolazioni autoctone della regione presentino politicamente una provincia autonoma comprendente la piana di Ninive, Sinjar e Tal Afar; ribadisce l'importanza di coinvolgere le organizzazioni di soccorso di ispirazione religiosa in interventi umanitari coordinati, in particolare per le minoranze etniche e religiose sfollate;

15.  incoraggia l'Unione europea, i suoi Stati membri e la comunità internazionale a fornire assistenza tecnica al governo iracheno nell'attuazione della decisione di creare la Provincia della piana di Ninive, conformemente alla decisione del governo iracheno del 21 gennaio 2014, e nel processo di ulteriore decentramento anche mediante l'istituzione delle province di Tal Afar e Sinjar, aiutando le nuove amministrazioni provinciali a raggiungere il loro pieno potenziale;

16.  chiede al SEAE di offrire i suoi buoni uffici nei negoziati con il governo regionale del Kurdistan e il governo iracheno dopo la liberazione, nell'ottica di assicurare che i gruppi delle minoranze etniche della regione, in particolare i cristiani (caldei/siriaci/assiri), gli yazidi, i turcomanni, gli shabak e i kakai, possano godere dei loro diritti legittimi e siano inclusi in un nuovo assetto amministrativo, onde prevenire lo scoppio di nuovi conflitti;

17.  incoraggia gli Stati membri dell'Unione a inserire, di concerto con il governo iracheno, le forze di sicurezza locali nell'elenco delle forze autorizzate a ricevere assistenza; ritiene che le forze di sicurezza locali dovrebbero includere le forze locali impegnate a proteggere dalla minaccia del salafismo jihadista le minoranze etniche e religiose altamente vulnerabili della piana di Ninive, di Tal Afar, di Sinjar e altrove;

18.  ricorda che salvare la vita dei civili e rispettare il diritto internazionale umanitario rappresentano elementi politici fondamentali della riconciliazione e dello sviluppo, nonché l'unico modo per sconfiggere l'odio e le divisioni, e che è essenziale non alimentare ulteriormente le tensioni tra le comunità e gettare le basi per la stabilità e la prosperità dell'Iraq;

19.  esorta la coalizione militare guidata dall'Iraq a prendere tutte le misure necessarie per preservare le prove dei crimini di guerra e dei crimini contro l'umanità perpetrati dall'ISIS/Daesh, affinché i responsabili ne rendano conto;

20.  sottolinea l'assoluta importanza di garantire la sicurezza in modo tempestivo ed efficace, attraverso itinerari realmente sicuri in cui possa essere garantita una protezione costante, anche grazie a operazioni di sminamento, nonché di ripristinare lo Stato di diritto e i servizi di base quali l'assistenza sanitaria, l'elettricità e l'istruzione nelle aree liberate; avverte che la mancata fornitura di servizi di base, di sicurezza, di una strategia a lungo termine di lotta contro le cause profonde e di sforzi intesi a promuovere la coesione sociale potrebbe comportare il riemergere delle forze estremiste; chiede quindi una forte correlazione tra l'aiuto umanitario e la cooperazione allo sviluppo, al fine di garantire una linea di continuità tra l'assistenza umanitaria e la stabilizzazione, la resilienza e lo sviluppo dell'Iraq;

21.  sottolinea l'importanza che riveste Mosul per tutto l'Iraq e chiede che le minoranze siano rappresentate in seno a una nuova amministrazione della città; sottolinea il diritto legittimo delle minoranze etniche e religiose di partecipare al processo politico, come anche di vedere ripristinati i loro diritti di proprietà; invita alla coesistenza pacifica e al pieno rispetto dei diritti delle varie minoranze etniche e religiose che sono state fortemente presenti nel corso della storia e che hanno convissuto pacificamente, in particolare gli yazidi sui monti Sinjar, i caldei/siriaci/assiri nella piana di Ninive e i turcomanni a Tel Afar e in alcune parti del governatorato di Kirkuk; chiede inoltre misure intese a garantire il ritorno in sicurezza degli sfollati;

22.  esorta il governo iracheno, con il sostegno dell'Unione europea e dei suoi Stati membri, a fornire le risorse necessarie per lo sminamento delle zone precedentemente occupate dall'ISIS/Daesh e a cooperare con i consigli locali che rappresentano le minoranze al fine di garantire un coordinamento efficace ed evitare ritardi che potrebbero impedire il ritorno dei rifugiati e degli sfollati interni;

23.  evidenzia la necessità di continuare a combattere, anche dopo la liberazione di Mosul, il diffondersi nella regione e al di fuori di essa delle ideologie islamiste-jihadiste, compreso il jihadismo salafita che funge da istigazione teologica e politica ai crimini perpetrati dall'ISIS/Daesh; invita gli Stati membri dell'UE a esercitare pressioni in vista del deferimento alla Corte penale internazionale del genocidio, dei crimini di guerra e dei crimini contro l'umanità perpetrati in Iraq, Siria, Libia e altrove dall'ISIS/Daesh;

24.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al governo e al Consiglio dei rappresentanti dell'Iraq, al governo regionale del Kurdistan e al Segretario generale delle Nazioni Unite.

(1) Testi approvati, P7_TA(2014)0171.
(2) GU C 234 del 28.6.2016, pag. 25.
(3) GU C 310 del 25.8.2016, pag. 35.
(4) GU C 316 del 30.8.2016, pag. 113.
(5) Testi approvati, P8_TA(2016)0051.


Situazione dei giornalisti in Turchia
PDF 163kWORD 44k
Risoluzione del Parlamento europeo del 27 ottobre 2016 sulla situazione dei giornalisti in Turchia (2016/2935(RSP))
P8_TA(2016)0423RC-B8-1162/2016

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla Turchia, in particolare quella del 15 gennaio 2015 sulla libertà di espressione in Turchia: recenti arresti di giornalisti e dirigenti mediatici e pressioni sistematiche nei confronti dei mezzi di comunicazione(1),

–  vista la sua risoluzione del 14 aprile 2016 sulla relazione 2015 sulla Turchia(2),

–  vista la relazione della Commissione sulla Turchia del 10 novembre 2015 (SWD(2015)0216),

–  vista la dichiarazione congiunta rilasciata il 16 luglio 2016 dal vicepresidente/alto rappresentante, Federica Mogherini, e dal commissario responsabile per la politica europea di vicinato e i negoziati di allargamento, Johannes Hahn, sulla situazione in Turchia,

–  viste le conclusioni del Consiglio sulla Turchia, del 18 luglio 2016,

–  vista la dichiarazione rilasciata il 21 luglio 2016 dal vicepresidente/alto rappresentante Federica Mogherini e dal commissario Johannes Hahn sulla proclamazione dello stato di emergenza in Turchia,

–  visto il dialogo politico ad alto livello UE-Turchia del 9 settembre 2016,

–  visto che il rispetto dello stato di diritto, compresa la libertà di espressione, costituisce il nucleo del processo negoziale,

–  visto il diritto alla libertà di espressione sancito dalla convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU) e dal patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (ICCPR), di cui la Turchia è parte;

–  viste le raccomandazioni contenute nel parere sugli articoli 216, 299, 301 e 314 del codice penale turco, adottato dalla Commissione di Venezia in occasione della sua 106a sessione plenaria (Venezia, 11-12 marzo 2016),

–  visto l'articolo 123, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che il 15 luglio 2016 in Turchia ha avuto luogo un tentativo di colpo di stato in cui 250 persone hanno perso la vita e più di 2 100 sono rimaste ferite;

B.  considerando che la difesa della democrazia, con un pieno impegno nei confronti dei diritti umani e dello stato di diritto, è importante, così come lo è la cooperazione tra l'Unione europea, il Consiglio d'Europa e la Turchia in questo senso; che la Turchia è un partner fondamentale dell'Unione europea;

C.  considerando che, secondo la Federazione europea dei giornalisti e l'associazione dei giornalisti turchi, in seguito al tentativo di colpo di stato del 15 luglio 2016 la polizia turca ha arrestato almeno 99 giornalisti e scrittori, nei confronti dei quali, nella maggior parte dei casi, non è ancora stata formulata alcuna accusa, il che, al 20 ottobre 2016, porta ad almeno 130 il numero degli operatori di media detenuti con accuse presumibilmente connesse all'esercizio del loro diritto alla libertà di espressione; che 64 dei summenzionati giornalisti arrestati dopo il 15 luglio 2016 sono stati rilasciati; che i giornalisti detenuti si sono visti negare il diritto di avvalersi di un difensore e sono sottoposti a condizioni disumane in cui subiscono minacce e maltrattamenti; che vi sono segnalazioni secondo le quali i co-redattori capo del quotidiano adesso chiuso Özgür Gündem, Bilir Kaya e Inan Kizilkaya, sono stati torturati in prigione;

D.  considerando che le restrizioni imposte ai media e la pressione sui giornalisti erano già considerevoli prima del fallito colpo di stato; che, secondo il Comitato per la protezione dei giornalisti (CPJ), dopo il tentativo di colpo di stato le autorità turche hanno chiuso gli uffici di più di 100 emittenti, quotidiani, periodici, case editrici e società di distribuzione, lasciando più di 2 300 giornalisti e operatori di media senza lavoro; che è stato revocato l'accreditamento di almeno 330 giornalisti;

E.  considerando che tra i giornalisti detenuti figurano la celebre scrittrice Asli Erdogan, che era anche membro del consiglio consultivo ed editorialista presso il quotidiano curdo Özgür Gündem, adesso chiuso, l'accademico ed editorialista Mehmet Altan e suo fratello Ahmet Altan, scrittore ed ex direttore del settimanale Taraf;

F.  considerando che, stando a Human Rights Watch, molte di queste azioni legali sono state perseguite in assenza di qualsiasi prova di partecipazione degli accusati al fallito tentativo di colpo di stato; che va garantito il diritto a un processo equo e che il trattamento riservato dal sistema giudiziario ai casi correlati ai mezzi di comunicazione mostra mancanza di imparzialità e di indipendenza;

1.  condanna fermamente il tentativo di colpo di stato del 15 luglio 2016 in Turchia; sostiene le istituzioni legittime della Turchia; deplora l'elevato numero di morti; esprime la propria solidarietà alle vittime e ai loro familiari;

2.  riconosce il diritto e la responsabilità del governo turco di rispondere al tentativo di colpo di stato; sottolinea tuttavia che il fallito colpo militare non può essere usato dal governo turco come pretesto per soffocare ulteriormente l'opposizione legittima e pacifica e per impedire ai giornalisti e ai media attraverso azioni e misure sproporzionate e illegali di esercitare pacificamente la libertà di espressione;

3.  invita le autorità turche a liberare i giornalisti e gli operatori dei media che sono detenuti senza una prova inconfutabile di attività criminale, compresi i noti giornalisti Nazli Ilicak, Sahin Alpay, Asli Erdogan, Murat Aksoy, Ahmet Altan e Mehmet Altan; sottolinea che i giornalisti non dovrebbero essere detenuti in base al contenuto dei loro articoli o alle presunte affiliazioni, anche nei casi in cui sono mosse accuse contro di loro, ed evidenzia la necessità di garantire che la detenzione preventiva resti un'eccezione;

4.  rammenta che una stampa libera e pluralista è una componente essenziale di ogni democrazia, come lo sono il giusto processo, la presunzione di innocenza e l'indipendenza del potere giudiziario; ricorda alle autorità turche che occorre fare estrema attenzione quando si ha a che fare con media e giornalisti, in quanto la libertà di espressione e la libertà dei media sono essenziali per il funzionamento di una società democratica e aperta;

5.  si rammarica che sia stato fatto ricorso alle disposizioni di emergenza anche per sottoporre a vessazioni i familiari dei giornalisti fuggiti all'estero o in situazione di clandestinità, ad esempio annullando i loro passaporti o trattenendoli temporaneamente al posto degli indagati;

6.  è profondamente preoccupato per la chiusura di più di 150 organi d'informazione; chiede che essi siano riaperti, la loro indipendenza sia ripristinata e il personale licenziato sia riassunto, conformemente al giusto processo; chiede alle autorità turche di porre fine alla pratica di utilizzare impropriamente le disposizioni del codice penale per nominare amministratori fiduciari presso gli organi d'informazione privati e di cessare le interferenze dell'esecutivo nelle organizzazioni di stampa indipendenti, anche per quanto riguarda le decisioni editoriali, i licenziamenti di giornalisti ed editori, e le pressioni e intimidazioni contro gli organi d'informazione e i giornalisti critici; condanna i tentativi delle autorità turche di intimidire ed espellere i corrispondenti stranieri;

7.  invita il governo della Turchia a ridurre la portata delle misure di emergenza affinché non possano più essere utilizzate per limitare la libertà di espressione; sottolinea che le indagini relative al presunto coinvolgimento nel tentativo di colpo di stato devono svolgersi in conformità dei principi del giusto processo e dell'imparzialità e basarsi su prove inconfutabili e non sulla colpevolezza per associazione, che potrebbe risultare in punizioni collettive;

8.  sottolinea che la Turchia fa fronte a una reale minaccia di terrorismo; ribadisce tuttavia che la legislazione turca antiterrorismo, definita in termini generali, non dovrebbe essere utilizzata per punire i giornalisti per aver esercitato il diritto alla libertà di espressione; chiede con urgenza l'attuazione delle raccomandazioni della Commissione di Venezia del marzo 2016 e la riforma della legislazione antiterrorismo;

9.  invita il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) e gli Stati membri a continuare a seguire attentamente le implicazioni pratiche dello stato di emergenza e a garantire che tutti i processi dei giornalisti siano monitorati;

10.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, e al Presidente, al governo e al Parlamento della Turchia.

(1) GU C 300 del 18.8.2016, pag. 45.
(2) Testi approvati, P8_TA(2016)0133.


Sicurezza nucleare e non proliferazione
PDF 182kWORD 50k
Risoluzione del Parlamento europeo del 27 ottobre 2016 sulla sicurezza nucleare e la non proliferazione (2016/2936(RSP))
P8_TA(2016)0424RC-B8-1122/2016

Il Parlamento europeo,

–  vista la sua risoluzione del 17 gennaio 2013 sulle raccomandazioni della Conferenza di revisione del trattato di non proliferazione nucleare (TNP) relative alla creazione di una zona libera da armi di distruzione di massa in Medio Oriente(1),

–  vista la sua risoluzione del 10 marzo 2010 sul trattato di non proliferazione delle armi nucleari(2),

–  visti i seminari dell'UE sulla non proliferazione e sul disarmo nonché le riunioni periodiche del consorzio dell'UE per la non proliferazione,

–  vista la strategia dell'UE contro la proliferazione delle armi di distruzione di massa, adottata dal Consiglio europeo il 12 dicembre 2003,

–  visto il mancato accordo su un documento finale in occasione della Conferenza di revisione del TNP del 2015,

–  viste le conclusioni del Consiglio sulla nona Conferenza di revisione delle parti del trattato di non proliferazione delle armi nucleari (8079/15),

–  visti i documenti adottati nella primavera del 2016 al vertice di Washington sulla sicurezza nucleare,

–  vista la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 2310(2016) sul 20° anniversario del trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari (CTBT),

–  vista la dichiarazione di Tbilisi del 2016 adottata per consenso dall'Assemblea parlamentare dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa,

–  vista la risoluzione 66/61 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, del 13 dicembre 2011, sulla creazione di una zona libera da armi nucleari nella regione del Medio Oriente,

–  vista la decisione 2012/422/PESC del Consiglio, del 23 luglio 2012, che sostiene un processo volto alla creazione di una zona senza armi nucleari e tutte le altre armi di distruzione di massa in Medio Oriente(3),

–  viste la risoluzione 70/33 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, del 7 dicembre 2015, sulla prosecuzione dei negoziati multilaterali sul disarmo nucleare e la relazione del gruppo di lavoro aperto dell'ONU (OEWG) all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, adottata il 19 agosto 2016 (A/71/371),

–  visto l'articolo 123, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che la situazione globale in materia di sicurezza, in particolare per quanto riguarda l'UE, è significativamente peggiorata e sta divenendo più instabile, più precaria e meno prevedibile; che le minacce sono di natura convenzionale, non convenzionale e ibrida e sono create da soggetti regionali e mondiali, sia statali che non statali;

B.  considerando che la pace, la sicurezza e la stabilità internazionali sono messe in grave pericolo da una serie di eventi, compreso il deterioramento delle relazioni tra Stati dotati di armi nucleari, come la Federazione russa e gli Stati Uniti o l'India e il Pakistan, e l'ulteriore sviluppo delle capacità nucleari della Corea del Nord;

C.  considerando che la proliferazione delle forme biologiche e chimiche di armi di distruzione di massa (ADM) è mantenuta al minimo e progressivamente arrestata grazie a un'applicazione efficace a livello internazionale del divieto e degli obblighi contenuti nella Convenzione sulle armi biologiche e tossiniche (BTWC) del 1972 e nella Convenzione sulle armi chimiche (CWC); che, tuttavia, la proliferazione delle armi di distruzione di massa nucleari e dei relativi vettori rappresenta uno dei più grandi timori della comunità mondiale;

D.  considerando che, a gennaio 2016, nove Stati (Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Francia, Cina, India, Pakistan, Israele e Repubblica popolare democratica di Corea – RPDC) possedevano in totale circa 15 395 armi nucleari, rispetto a circa 15 850 nel 2015;

E.  considerando che è prioritario impedire ai terroristi o a qualsiasi altro Stato di ottenere o utilizzare armi nucleari, ridurre ed eliminare tutti gli arsenali nucleari e procedere verso un mondo privo di armi nucleari;

F.  considerando che in determinate regioni del mondo esistono già trattati relativi a zone libere da armi nucleari, in particolare in America latina e nei Caraibi, nel Pacifico meridionale, nel Sud-est asiatico, in Africa e in Asia centrale;

G.  considerando che la Conferenza di revisione del TNP del 2010 ha riacceso l'attenzione sull'impatto umanitario delle armi nucleari, tema che è stato sollevato dai governi della Norvegia, del Messico e dell'Austria mediante una serie di conferenze sull'impatto umanitario delle armi nucleari e le relative relazioni, così come dalla promessa umanitaria internazionale lanciata dall'Austria e presentata alla Conferenza di revisione del TNP del 2015, che ha ricevuto il sostegno di 127 paesi membri delle Nazioni Unite;

H.  considerando che vi è la necessità di rafforzare ulteriormente gli obiettivi centrali di non proliferazione e disarmo dei tre pilastri del TNP, ossia non proliferazione, disarmo e cooperazione per un utilizzo dell'energia nucleare a fini pacifici; che gli Stati dotati di armi nucleari e firmatari del TNP stanno modernizzando e potenziando i loro arsenali di armi nucleari e ritardando le azioni per ridurli o eliminarli e per staccarsi da una dottrina militare di deterrenza nucleare;

I.  considerando che sono stati formalmente conseguiti progressi nella messa in sicurezza del materiale fissile civile grazie ai vertici sulla sicurezza nucleare, che si sono tenuti mediante un processo complementare esterno al TNP e hanno contribuito a rendere tale trattato più forte aumentando la credibilità della componente sulla non proliferazione, ma che il recente rifiuto della Russia di collaborare e il deterioramento delle relazioni con gli Stati Uniti pregiudicano gli ulteriori sforzi volti a mettere in sicurezza e ridurre il materiale fissile;

J.  considerando che la Convenzione sulla protezione fisica delle materie nucleari costituisce uno strumento internazionale giuridicamente vincolante nel campo della protezione fisica delle materie nucleari che stabilisce misure connesse alla prevenzione, l'individuazione e la repressione delle infrazioni legate al materiale nucleare;

K.  considerando che la Russia e gli Stati Uniti continuano ad attuare il nuovo trattato START che decadrà nel 2021 se non verrà prorogato da entrambe le parti; che il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, nel discorso pronunciato a Berlino nel 2013, ha presentato una proposta concreta di riduzione delle testate nucleari, ribadita poi a Washington nel 2016; che questi segni di apertura per l'avvio di negoziati su un accordo successivo al nuovo START non sono stati corrisposti dalla Federazione russa e che non è stato ancora negoziato nessun accordo successivo al nuovo trattato START per ottenere la riduzione delle armi nucleari strategiche e non strategiche in vista della loro eliminazione;

L.  considerando che le esplosioni nucleari sperimentali e/o ogni altra esplosione nucleare costituiscono una minaccia per la pace e la sicurezza internazionali e pregiudicano il regime globale di disarmo nucleare e non proliferazione; che il trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari (CTBT) rappresenta il modo più efficace di vietare gli esperimenti nucleari; che il 2016 segna il 20° anniversario dell'apertura alla firma, il 24 settembre 1996, del CTBT;

M.  considerando che la Conferenza sulla creazione di una zona libera da armi nucleari e da tutte le altre armi di distruzione di massa in Medio Oriente, che avrebbe dovuto tenersi entro dicembre 2012, conformemente al consenso dei paesi firmatari del TNP alla Conferenza di revisione del 2010, non ha avuto luogo, nonostante gli sforzi profusi per convocarla;

N.  considerando che il concetto strategico del 2010 della NATO e la sua revisione della strategia di difesa e deterrenza del 2012 impegnano la NATO a creare le condizioni per un mondo primo di armi nucleari; che gli accordi di condivisione nucleare e bilaterali della NATO prevedono che un numero stimato compreso tra 150 e 200 bombe nucleari statunitensi, a corta gittata e a caduta libera, considerate armi nucleari tattiche o sub-strategiche, continui ad essere schierato in cinque paesi della NATO non dotati di armi nucleari (Belgio, Germania, Italia, Paesi Bassi e Turchia) e che il loro schieramento in tali paesi segue le attuali politiche della NATO;

O.  considerando che la sicurezza delle armi nucleari statunitensi schierate in Turchia è oggetto di una crescente attenzione in conseguenza del conflitto armato in Siria nei pressi della base aerea di Incirlik e degli eventi verificatisi alla base di Incirlik e nei dintorni durante e dopo il tentativo fallito di colpo di Stato del 15 luglio 2016;

P.  considerando che il 5 dicembre 2015 si è celebrato il ventesimo anniversario della firma del memorandum di Budapest; che l'Ucraina ne ha rispettato tutte le disposizioni e ha adottato posizioni proattive sulle questioni del disarmo e della non proliferazione nucleare, al contrario della Federazione russa, che ha invece violato i propri impegni occupando parte del territorio ucraino (Crimea) e sferrando un attacco armato nell'Ucraina orientale; che tale situazione ha creato un precedente pericoloso, dal momento che uno Stato che aveva garantito la sicurezza dell'Ucraina in risposta alla decisione di quest'ultima di aderire al TNP in qualità di Stato non dotato di armi nucleari ha violato la sovranità e l'integrità territoriale dell'Ucraina, compromettendo la credibilità dello strumento delle garanzie di sicurezza negative fornite dagli Stati dotati di armi nucleari e danneggiando pesantemente tale strumento in generale nonché lo stesso TNP e l'idea di portare avanti il disarmo e la non proliferazione nucleare a livello mondiale sulla base del diritto internazionale e dei trattati multilaterali; che sono estremamente preoccupanti le dichiarazioni minacciose di alti funzionari russi, secondo cui la Russia ha il diritto di schierare e tenere armi nucleari in Crimea, il che avrebbe conseguenze a livello mondiale; che la nuova dottrina militare russa del dicembre 2014, che ammette il ricorso ad armamenti nucleari contro uno Stato che non ne dispone, è fonte di preoccupazione;

Q.  considerando che la Russia ha schierato a Kaliningrad missili Iskander a corta gittata con capacità nucleare ed effettua esercitazioni e sorvoli con sistemi a capacità nucleare e che le dichiarazioni rilasciate dai leader russi sull'importanza della deterrenza nucleare nonché la decisione della Russia di sospendere l'accordo sulla gestione e lo smaltimento del plutonio concluso con gli Stati Uniti nel 2000 hanno accresciuto le preoccupazioni circa il maggiore affidamento della Russia sulle armi nucleari;

R.  considerando che l'UE svolge un ruolo importante in quanto parte del piano d'azione congiunto globale concordato con l'Iran, anche in considerazione del suo ruolo di membro a pieno titolo della commissione congiunta che monitora l'attuazione dell'accordo;

S.  considerando che il 9 settembre 2016 la RPDC ha eseguito il suo quinto esperimento nucleare, solo alcuni mesi dopo quello del 6 gennaio 2016; che questo esperimento, che la RPDC ha definito "un test con una bomba all'idrogeno effettuato con successo", viola palesemente gli obblighi internazionali del paese nel quadro delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e la dichiarazione di denuclearizzazione intra-coreana del 1992, la quale stabilisce che le due Coree non svilupperanno né deterranno armi nucleari; che la proliferazione di qualsiasi arma di distruzione di massa, e in particolare delle armi nucleari e dei relativi vettori, rappresenta una minaccia per la pace e la sicurezza internazionali; che la RPDC ha annunciato nel 2003 di ritirarsi dal trattato di non proliferazione delle armi nucleari (TNP), effettua esperimenti nucleari dal 2006 e ha dichiarato ufficialmente nel 2009 di aver sviluppato un ordigno nucleare per deterrenza, il che ha amplificato la minaccia posta dalla RPDC ai paesi vicini nell'Asia nordorientale e alla pace e alla sicurezza a livello regionale e internazionale;

T.  considerando che, secondo la strategia europea per la sicurezza del 2003, la proliferazione delle armi di distruzione di massa costituisce potenzialmente la più grande minaccia alla nostra sicurezza, tenendo conto anche della possibilità di una corsa alle armi di distruzione di massa, e che l'UE è impegnata nel conseguimento dell'adesione universale ai trattati multilaterali nonché nel rafforzamento dei trattati e delle relative disposizioni in materia di verifica; che la strategia globale dell'UE per il 2016 omette qualsiasi riferimento alle ADM, alla non proliferazione e al controllo delle armi;

U.  considerando che, durante la fase preparatoria della Conferenza di revisione del TNP del 2015, l'UE non è purtroppo stata in grado di concordare una posizione comune sul disarmo nucleare, riconoscendo per la prima volta l'esistenza di "opinioni divergenti" circa le conseguenze delle armi nucleari; che la conferenza non è riuscita ad adottare un documento finale, in ragione di disaccordi sul proseguimento degli sforzi regionali volti alla creazione di una zona libera da ADM in Medio Oriente;

V.  considerando che l'Unione europea si è impegnata ad avvalersi di tutti gli opportuni strumenti a sua disposizione per prevenire, scoraggiare, arrestare e, ove possibile, eliminare i programmi di proliferazione che rappresentano un motivo di preoccupazione su scala globale, come emerge chiaramente dalla strategia UE contro la proliferazione delle ADM adottata dal Consiglio europeo il 12 dicembre 2003, e che ha assicurato una più profonda cooperazione dei gruppi europei di riflessione sulla non proliferazione nel quadro del consorzio dell'UE per la non proliferazione;

W.  considerando che è importante sostenere e rafforzare, in maniera trasparente, la partecipazione della società civile a tale processo internazionale;

1.  esprime profonda preoccupazione per il deterioramento del contesto della sicurezza nell'area circostante l'Unione europea e al di là del suo vicinato, che potrebbe portare alla ricomparsa delle armi nucleari come un deterrente attivo e alla possibile proliferazione tra soggetti statali e non statali, nonché per la mancata attuazione di misure efficaci di disarmo e non proliferazione;

2.  invita tutti gli Stati che possiedono armi nucleari ad adottare misure provvisorie concrete per ridurre il rischio di esplosioni di armi nucleari, segnatamente per indebolire lo stato di operatività delle armi nucleari e passare dal loro dispiegamento al loro stoccaggio, ridimensionare il ruolo delle armi nucleari nelle dottrine militari e ridurre rapidamente tutti i tipi di armi nucleari;

3.  esprime profonda preoccupazione per le potenziali violazioni del trattato sulle forze nucleari a medio raggio (INF);

4.  esprime profonda preoccupazione per le crescenti minacce nucleari derivanti dall'atteggiamento della Russia, che hanno implicazioni per la sicurezza, la stabilità e la prevedibilità a livello mondiale, e per il deterioramento delle relazioni con la NATO, comprese le potenziali violazioni del trattato sulle forze nucleari a medio raggio (INF), le dichiarazioni che indicano una maggiore propensione a fare uso di armi nucleari e le affermazioni secondo cui sarebbe allo studio un eventuale dispiegamento di armi nucleari in altri territori in Europa; richiama l'attenzione sulle esercitazioni militari russe che simulano l'impiego di armi nucleari contro la Polonia ed esprime profonda preoccupazione per il dispiegamento di sistemi missilistici Iskander con capacità nucleare nell'enclave di Kaliningrad, che confina con Stati membri dell’UE quali la Polonia e la Lituania; ricorda che, nel parere consultivo del 1996, la Corte internazionale di giustizia ha statuito che, in base al vigente diritto internazionale, essa non poteva formulare una conclusione definitiva quanto alla legittimità o illegittimità dell'uso di armi nucleari da parte di uno Stato in un caso estremo di legittima difesa;

5.  appoggia il vertice del 2016 sulla sicurezza nucleare, riconoscendo che il commercio non autorizzato e l'impiego di materiale nucleare costituiscono una minaccia grave e immediata per la sicurezza globale, e auspica la completa tracciabilità e la messa in sicurezza fisica di tutti i materiali per uso militare;

6.  si compiace per la conclusione delle attività del gruppo di lavoro aperto dell'ONU (OEWG), incaricato di proseguire i negoziati multilaterali sul disarmo nucleare, in conformità della risoluzione 70/33 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite; accoglie con favore la raccomandazione rivolta all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, contenuta nella relazione finale dell'OEWG (A/71/371) e adottata con ampio sostegno il 19 agosto 2016, di convocare una conferenza nel 2017, aperta a tutti gli Stati, al fine di negoziare uno strumento giuridicamente vincolante che vieti le armi nucleari e apra la strada alla loro completa eliminazione; riconosce che ciò rafforzerà gli obiettivi di non proliferazione e disarmo nonché gli obblighi contenuti nel TNP, oltre a contribuire a creare le condizioni per la sicurezza globale e per un mondo senza armi nucleari;

7.  invita gli Stati membri dell'UE a sostenere l'organizzazione di tale conferenza nel 2017 e a partecipare in maniera costruttiva ai relativi lavori; invita il vicepresidente della Commissione/alto rappresentante Federica Mogherini e il Servizio europeo per l'azione esterna a contribuire in modo costruttivo alle attività della conferenza di negoziato del 2017;

8.  ricorda il 20º anniversario dell'apertura alla firma, il 24 settembre 1996, del CTBT e sottolinea che un trattato universale sulla messa al bando degli esperimenti, effettivamente verificabile a livello internazionale, rappresenta lo strumento più efficace per la messa al bando delle esplosioni nucleari, sperimentali e di qualunque altro tipo;

9.  esorta i restanti paesi elencati all'allegato II del CTBT, che devono ancora ratificarlo affinché possa entrare in vigore, a firmare e/o ratificare il trattato con un rinnovato senso di urgenza, al fine di conferire pieno valore giuridico a questo importante strumento internazionale senza ulteriori indugi; si compiace, a tale riguardo, dell'adozione da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite della risoluzione 2310 (2016);

10.  esprime apprezzamento per i progressi significativi compiuti dalla commissione preparatoria dell'Organizzazione del trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari (CTBTO) nel completare e gestire il suo efficace sistema internazionale di monitoraggio, che, anche senza l'entrata in vigore del trattato, contribuisce alla stabilità regionale in quanto importante misura di rafforzamento della fiducia, rafforza il regime di non proliferazione e disarmo nucleare e reca ulteriori vantaggi civili e scientifici per gli Stati; esprime la propria convinzione che, ai fini del funzionamento continuo del sistema di monitoraggio, la commissione preparatoria della CTBTO continuerà a dipendere dai contributi finanziari degli Stati;

11.  deplora il fatto che, nonostante gli auspici in senso contrario, le armi nucleari stiano riacquistando importanza nella pianificazione strategica degli Stati dotati di armi nucleari; chiede l'approfondimento del dialogo con tutti gli Stati dotati di armi nucleari, nell'ottica di perseguire un'agenda comune mirante alla progressiva riduzione delle scorte di testate nucleari; sostiene in particolare i provvedimenti adottati dagli Stati Uniti e dalla Russia intesi a ridurre le loro armi nucleari dispiegate, come convenuto nel nuovo trattato START;

12.  deplora l'assenza, dall'entrata in vigore del nuovo trattato START nel 2011, di ulteriori negoziati sulla tanto necessaria riduzione delle testate nucleari dispiegate e non, nonché di misure, come deciso precedentemente da Stati Uniti e Russia, volte a ridurre ed eliminare le armi nucleari a corto raggio e di teatro considerate armi nucleari sub-strategiche o non strategiche;

13.  riconosce che l'eliminazione comune e simultanea dal territorio europeo di testate nucleari a corto raggio, di teatro e considerate sub-strategiche potrebbe contribuire in maniera positiva a creare le condizioni per la realizzazione di ulteriori zone prive di armi nucleari, aiutando in tal modo ad adempiere agli obblighi di non proliferazione e disarmo previsti dal TNP e creando nel contempo un precedente per un ulteriore disarmo nucleare;

14.  plaude all'istituzione di zone denuclearizzate come passo positivo verso un mondo libero dal nucleare; ritiene, a tale proposito, che una zona denuclearizzata in Medio Oriente, sulla base di intese liberamente raggiunte, sia di fondamentale importanza per conseguire una pace duratura e globale nella regione; esprime, in questo contesto, profonda delusione per la mancata organizzazione della Conferenza 2012, nel quadro del TNP, sulla creazione di una zona libera da ADM in Medio Oriente;

15.  appoggia gli ulteriori sforzi intesi a rafforzare il mandato dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA), compresa la generalizzazione dei protocolli aggiuntivi agli accordi di salvaguardia dell'AIEA, e altre iniziative finalizzate a definire misure volte a creare un clima di fiducia; intende garantire che siano messe a disposizione di tale organizzazione risorse sufficienti che le consentano di adempiere al suo mandato fondamentale, vale a dire rendere sicure le attività nucleari; invita a compiere progressi in occasione del prossimo comitato preparatorio del TNP del 2017 e della Conferenza ad alto livello del 2018 in materia di disarmo nucleare;

16.  accoglie con favore l'accordo tra i P5+1 e l'Iran relativo alle ambizioni nucleari di quest'ultimo e incoraggia la cooperazione continua tra entrambe le parti, al fine di assicurare la piena attuazione del piano d'azione congiunto globale (PACG); ritiene che il PACG, altrimenti noto come accordo nucleare con l'Iran, sia stato un risultato notevole della diplomazia multilaterale, e della diplomazia europea in particolare, che dovrebbe non solo consentire un miglioramento sensibile delle relazioni UE-Iran, ma anche contribuire alla promozione della stabilità in tutta la regione; ritiene che tutte le parti siano ora responsabili di garantirne una rigorosa e piena attuazione; accoglie con favore l'istituzione della commissione congiunta, composta di rappresentanti dell'Iran e del gruppo E3/UE+3 (Cina, Francia, Germania, Federazione russa, Regno Unito e Stati Uniti), con il VP/AR; sostiene pienamente il VP/AR nel suo ruolo di coordinatore della commissione congiunta istituita nel quadro del PACG, e ritiene che una piena e rigorosa attuazione di tale piano continui a rivestire la massima importanza;

17.  condanna i recenti esperimenti nucleari condotti dalla RPDC e il rifiuto, da parte di tale paese, delle varie risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'ONU, compresa la più recente, del 2 marzo 2016 (2070); esorta la RPDC ad astenersi dall'intraprendere ulteriori azioni provocatorie, abbandonando i propri programmi nucleari e balistici in modo completo, verificabile e irreversibile, a cessare tutte le attività correlate e a rispettare immediatamente tutti gli obblighi internazionali, comprese le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e del Consiglio dei governatori dell'AIEA, come pure le altre norme internazionali in materia di disarmo e non proliferazione, e a tornare al tavolo dei negoziati; invita la RPDC a ratificare senza indugio il trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari; auspica una soluzione diplomatica e politica della questione nucleare della RPDC e appoggia la ripresa dei colloqui a sei; esorta la Cina a esercitare maggiori pressioni sulla RPDC;

18.  si compiace dell'inclusione di clausole di non proliferazione delle ADM negli accordi con paesi terzi e nei piani di azione dell'UE; evidenzia che tali misure devono essere attuate da tutti i paesi partner dell'UE senza eccezione;

19.  accoglie con favore la presentazione della strategia globale dell'UE ed esorta il SEAE, come misura di follow-up, ad aggiornare e ampliare la strategia dell'UE del 2003 contro la proliferazione delle ADM e le nuove linee d'azione del 2009, tenendo conto delle questioni e delle problematiche summenzionate, in modo da consentire all'UE di svolgere un ruolo trainante nel rafforzamento e nella prosecuzione degli accordi multilaterali sul disarmo e la non proliferazione nucleari;

20.  accoglie con favore gli scambi periodici su queste tematiche attraverso il consorzio dell'UE per la non proliferazione e altre organizzazioni della società civile e i gruppi di riflessione; invita il consorzio dell'UE per la non proliferazione, guidato dal consigliere principale e inviato speciale dell'UE per la non proliferazione e il disarmo, ad ampliare il proprio programma e a includere la questione del disarmo;

21.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione agli Stati membri, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, al Segretario generale delle Nazioni Unite, all'Alto commissario delle Nazioni Unite per gli affari del disarmo, all'Organizzazione del trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari, al direttore generale dell'AIEA nonché ai parlamenti dei cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

(1) GU C 440 del 30.12.2015, pag. 97.
(2) GU C 349 E del 22.12.2010, pag. 77.
(3) GU L 196 del 24.7.2012, pag. 67.


Servizio volontario europeo
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Risoluzione del Parlamento europeo del 27 ottobre 2016 sul servizio volontario europeo e la promozione del volontariato in Europa (2016/2872(RSP))
P8_TA(2016)0425RC-B8-1126/2016

Il Parlamento europeo,

–  vista la decisione del Consiglio, del 27 novembre 2009, relativa all'Anno europeo delle attività di volontariato che promuovono la cittadinanza attiva (2011)(1),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 20 settembre 2011, dal titolo "Politiche dell'UE e volontariato: riconoscere e promuovere le attività di volontariato transfrontaliero nell'UE" (COM(2011)0568),

–  vista l'agenda politica per il volontariato in Europa dell'Alleanza dell'Anno europeo del volontariato 2011,

–  vista la raccomandazione del Consiglio, del 20 dicembre 2012, sulla convalida dell'apprendimento non formale e informale(2),

–  vista la sua risoluzione del 10 dicembre 2013 su volontariato e attività volontaria in Europa(3),

–  vista la definizione di volontario proposta dall'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) nel suo Manuale sulla misurazione del volontariato (2011);

–  vista la sua risoluzione del 12 giugno 2012 su "Riconoscere e promuovere le attività di volontariato transfrontaliero nell'UE"(4),

–  vista la sua risoluzione del 22 aprile 2008 sul contributo del volontariato alla coesione economica e sociale(5),

–  vista la Carta europea dei diritti e delle responsabilità dei volontari(6),

–  vista l'interrogazione alla Commissione sul volontariato e il servizio volontario europeo (O-000107/2016 – B8-1803/2016),

–  visti l'articolo 128, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  ricordando che nel 2016 il servizio volontario europeo compie 20 anni e che in questi due decenni sono stati sostenuti 100 000 volontari;

B.  evidenziando che l'Anno europeo del volontariato 2011, fortemente sostenuto dal Parlamento, ha costituito un'importante opportunità politica per evidenziare il valore aggiunto del volontariato in Europa e che adesso, cinque anni dopo, il Parlamento dovrebbe riflettere sull'impatto che tale iniziativa ha esercitato, in termini di valore aggiunto, sullo sviluppo delle politiche e sul modo in cui il volontariato è integrato nei programmi chiave europei, quali Erasmus+ e il relativo servizio volontario europeo;

C.  ricordando che l'Anno europeo del volontariato 2011 ha fornito l'impulso e il contesto per la creazione e/o la revisione di numerosi quadri nazionali e giuridici in materia di volontariato in tutta Europa; sottolineando che, tuttavia, l'Europa non dispone ancora di una politica coordinata in materia di volontariato con un unico punto di contatto in seno alle istituzioni dell'UE;

D.  ricordando che le attività di volontariato sono intraprese per libera scelta, volontà e motivazione individuali, senza fini di lucro; sottolineando che esse possono essere considerate percorsi di solidarietà e costituiscono un modo per rispondere a necessità e preoccupazioni umane, sociali o ambientali;

E.  considerando che il volontariato è un fattore chiave per la cittadinanza attiva e la democrazia, nonché per lo sviluppo personale, incarnando valori europei quali la solidarietà e la non discriminazione, e che esso contribuisce anche a potenziare la democrazia partecipativa e a promuovere i diritti umani all'interno e all'esterno dell'UE;

F.  sottolineando che il volontariato ha valore e importanza in quanto una delle manifestazioni di solidarietà più evidenti, che promuove e agevola l'inclusione sociale, sviluppa il capitale sociale e produce trasformazioni nella società; che il volontariato contribuisce sia allo sviluppo di una società civile dinamica, capace di offrire soluzioni creative e innovative alle sfide comuni, sia alla crescita economica e che, pertanto, merita di essere misurato in modo specifico e mirato in termini di capitale economico e sociale;

G.  ricordando che affinché un maggior numero di cittadini europei si impegni nel volontariato è fondamentale creare un ambiente favorevole, garantendo quindi che l'infrastruttura del volontariato disponga di risorse eque, anche nel caso delle organizzazioni di volontari, al fine di sostenere i volontari e le loro attività;

H.  evidenziando che il volontariato richiede una combinazione di meccanismi di sostegno e/o adeguate strutture organizzative, in cui siano definiti i diritti e le responsabilità dei volontari e del volontariato;

I.  sottolineando che tutti dovrebbero avere diritto a un accesso equo alle opportunità di volontariato e alla protezione da ogni tipo di discriminazione, come pure alla conciliazione delle attività di volontariato con la propria vita privata e professionale, in modo da poter disporre di una certa flessibilità nell'attività di volontariato;

J.  evidenziando che il riconoscimento del valore sociale ed economico del volontariato è fondamentale anche per promuovere incentivi adeguati per tutte le parti interessate e aumentare, quindi, la quantità, la qualità e l'impatto del volontariato;

K.  ricordando che il concorso per la Capitale europea del volontariato premia i risultati dei comuni di tutta Europa nell'ambito del riconoscimento e del sostegno delle attività dei volontari nelle rispettive zone;

L.  sottolineando che il nuovo programma Erasmus+ continua a offrire opportunità di finanziamento e sostegno ai progetti di volontariato, in particolare grazie al servizio volontario europeo, e che la DG ECHO ha avviato il programma "Volontari dell'Unione per l'aiuto umanitario" allo scopo di fornire un sostegno pratico ai progetti di assistenza umanitaria; riconoscendo che il nuovo quadro finanziario pluriennale dell'UE per il periodo 2014-2020 ha garantito la destinazione di taluni fondi dell'UE al volontariato e che in particolare il programma "Europa per i cittadini", attualmente gestito dalla DG HOME, ha mantenuto il volontariato tra le sue priorità; osservando che, tuttavia, le organizzazioni di volontariato continuano a disporre di un accesso molto limitato ad altri importanti fondi dell'UE, quali i Fondi strutturali e di investimento europei;

M.  ricordando che la risposta dell'UE all'attuale crisi dei rifugiati è un esempio pertinente e un simbolo palese dell'importanza dei volontari e del modo in cui essi incarnano i valori europei, contribuiscono alla resilienza e sono pronti a offrire soluzioni flessibili e pragmatiche alle sfide comuni;

1.  riconosce che il volontariato è una manifestazione di solidarietà, libertà e responsabilità che contribuisce al rafforzamento della cittadinanza attiva e allo sviluppo umano personale e che esso rappresenta uno strumento essenziale per l'inclusione e la coesione sociale, la formazione, l'istruzione e il dialogo interculturale, in grado di fornire nel contempo un importante contributo alla diffusione dei valori europei; sottolinea che i suoi benefici sono altresì riconosciuti nelle attività di volontariato effettuate con i paesi terzi, quale strumento strategico per favorire la comprensione reciproca e le relazioni interculturali;

2.  evidenzia l'importanza di predisporre un quadro europeo per le attività di volontariato, che definisca i diritti e i doveri, e che agevoli la mobilità e il riconoscimento delle competenze; incoraggia gli Stati membri che non hanno ancora definito un quadro giuridico per i volontari ad avvalersi delle raccomandazioni contenute nell'agenda politica per il volontariato in Europa e della Carta europea dei diritti e delle responsabilità dei volontari;

3.  incoraggia gli Stati membri a mettere in pratica processi di convalida concreti nel quadro della raccomandazione del Consiglio del 2012, onde assicurare una migliore comprensione e una maggiore comparabilità delle competenze e delle esperienze; chiede che ogni futura iniziativa nell'ambito del passaporto europeo delle competenze e dell'Europass attribuisca maggiore importanza al volontariato in quanto forma di apprendimento informale e non-formale; rammenta che il volontariato aiuta ad acquisire abilità e competenze che possono favorire l'accesso al mercato del lavoro; sottolinea che i volontari non dovrebbero mai essere considerati o utilizzati come manodopera sostitutiva;

4.  osserva che in Europa quasi 100 milioni di cittadini di tutte le età sono volontari e che il loro lavoro contribuisce alla produzione di circa il 5 % del PIL; invita la Commissione a tenere conto del valore economico dei beni e servizi forniti dai volontari, attraverso l'elaborazione di strategie più incentrate sul volontariato;

5.  propone di sostenere e concretizzare l'idea di rendere il contributo volontario in termini di tempo ammissibile come cofinanziamento per le sovvenzioni dell'UE, come recentemente proposto dalla Commissione nell'ambito della proposta di nuovo regolamento finanziario;

6.  invita Eurostat a sostenere gli Stati membri in tale esercizio al fine di garantire la raccolta di dati comparativi in Europa, anche sviluppando indicatori e metodi di misurazione comuni a livello dell'UE per valutare l'impatto sociale del volontariato; esorta gli Stati membri ad adottare il sistema messo a punto dall'Organizzazione internazionale del lavoro per misurare il valore economico del volontariato;

7.  incoraggia gli Stati membri che non lo hanno ancora fatto a istituire programmi nazionali di servizio volontario dotati di risorse adeguate e a migliorare l'accesso a informazioni di qualità sulle opportunità di volontariato a livello nazionale e locale, in particolare attraverso le reti informative esistenti e le informazioni tra pari, nonché a creare piatteforme nazionali di servizio civile, che dovrebbero altresì promuovere le opportunità di volontariato internazionale per le persone di ogni età;

8.  invita la Commissione a promuovere lo sviluppo di una politica europea più coordinata in materia di volontariato, prevedendo di istituire un punto di contatto unico in seno alla Commissione, che consenta l'interazione tra le iniziative e i programmi individuali e migliori l'accesso ai programmi di volontariato;

9.  chiede alla Commissione di condurre uno studio sui programmi nazionali di servizio volontario, nonché sui corpi di servizio civile e di solidarietà e sul contesto attuale per i potenziali volontari tra gli Stati membri, onde agevolare la comprensione reciproca e la diffusione delle buone pratiche e favorire la creazione di un servizio civile europeo complementare alle opportunità già esistenti, il tutto nell'ottica di promuovere la cittadinanza dell'UE;

10.  prende atto dell'idea della Commissione di istituire i corpi di solidarietà dell'UE, una nuova iniziativa europea di volontariato per i giovani; invita la Commissione a valutare il valore aggiunto di tale iniziativa per assistere il lavoro già compiuto dalla società civile e a garantire la partecipazione delle organizzazioni di volontariato nella sua progettazione; sottolinea altresì la necessità di accertarsi che l'attuazione dell'iniziativa non comprometta le dotazioni già destinate ad altri programmi;

11.  manifesta il proprio sostegno alla Commissione e agli Stati membri nella celebrazione del 20o anniversario del servizio volontario europeo; insiste che il programma del servizio volontario europeo arreca beneficio agli individui e alle organizzazioni coinvolti, come pure alla società nel suo insieme, e dovrebbe rafforzare la dimensione dell'impegno civico del programma Erasmus+; sottolinea l'importanza di promuovere il servizio volontario europeo tra tutti i giovani, specialmente quelli non ancora interessati al volontariato e alla mobilità, in modo da motivarli e favorire un nuovo atteggiamento, senza escludere le generazioni più adulte, che possono apportare un importante contributo, ad esempio in qualità di mentori;

12.  incoraggia gli Stati membri a promuovere il servizio volontario europeo nei loro sistemi di istruzione e accademici, quale strumento per diffondere l'educazione alla solidarietà e all'impegno civico tra le giovani generazioni;

13.  rammenta che il servizio volontario europeo si basa su offerte di volontariato di qualità e si ispira alla Carta del volontariato e ai principi della Carta della qualità sulla mobilità dell'apprendimento, e che occorre che si basi su una struttura che incoraggia le organizzazioni di volontariato a diventare organizzazioni di accoglienza, fornendo loro finanziamenti e formazione adeguati, potenziando al contempo il ruolo delle organizzazioni di coordinamento che supportano un gran numero di organizzazioni di accoglienza, per esempio a livello di amministrazione e di formazione;

14.  rammenta che il servizio volontario europeo dovrebbe consentire un accesso rapido e agevole al programma e, pertanto, chiede una semplificazione dell'attuale sistema di presentazione delle domande;

15.  sottolinea la necessità di rafforzare il follow-up e la dimensione locale dopo un'esperienza di volontariato all'estero, fornendo sostegno non solo prima della partenza, ma anche al ritorno, sotto forma di formazioni di orientamento e integrazione successive;

16.  esorta le autorità nazionali, regionali e locali a rendere disponibili finanziamenti adeguati, a snellire le procedure amministrative e a fornire incentivi fiscali per le organizzazioni e le reti di volontariato, in particolare le piccole organizzazioni con risorse limitate;

17.  insiste sulla necessità di offrire di un tutoraggio di qualità nell'intero processo grazie a una gestione responsabile dei volontari e rendendo questi ultimi consapevoli della propria responsabilità nei confronti dell'organizzazione e della comunità;

18.  invita la Commissione a migliorare e rimodellare la strategia di comunicazione sul servizio volontario europeo, evidenziando il valore sociale, umano e civile del volontariato;

19.  sottolinea il ruolo dell'invecchiamento attivo nel volontariato e sostiene il rafforzamento del ruolo dei cittadini giovani e meno giovani nell'impegno civico in Europa, sfruttando l'impulso fornito dall'Anno europeo delle attività di volontariato (2011) e dall'Anno europeo dell'invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni (2012);

20.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU L 17 del 22.1.2010, pag. 43.
(2) GU C 398 del 22.12.2012, pag. 1.
(3) Testi approvati, P7_TA(2013)0549.
(4) GU C 332 E del 15.11.2013, pag. 14.
(5) GU C 259 E del 29.10.2009, pag. 9.
(6) http://ec.europa.eu/citizenship/pdf/volunteering_charter_it.pdf


Strategia dell'UE per la gioventù 2013-2015
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Risoluzione del Parlamento europeo del 27 ottobre 2016 sulla valutazione della strategia dell'UE per la gioventù 2013-2015 (2015/2351(INI))
P8_TA(2016)0426A8-0250/2016

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 165 e 166 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare gli articoli 14, 15, 21, 24 e 32,

–  visto il regolamento (UE) n. 1288/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, che istituisce "Erasmus+": il programma dell'Unione per l'istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport e che abroga le decisioni n. 1719/2006/CE, n. 1720/2006/CE e n. 1298/2008/CE(1),

–  viste la risoluzione del Consiglio su un piano di lavoro dell'Unione europea per la gioventù per il 2016-2018(2) e la risoluzione del Consiglio, del 20 maggio 2014, su un piano di lavoro dell'Unione europea per la gioventù per il 2014-2015(3),

–  vista la raccomandazione del Consiglio, del 22 aprile 2013, sull'istituzione di una garanzia per i giovani(4),

–  viste le conclusioni del Consiglio europeo del 7-8 febbraio 2013 per l'istituzione di un'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile(5),

–  vista la risoluzione del Consiglio, del 27 novembre 2009, su un quadro rinnovato di cooperazione europea in materia di gioventù (2010-2018)(6),

–  viste le conclusioni del Consiglio del 12 maggio 2009 su un quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell'istruzione e della formazione ("ET 2020")(7),

–   vista la sua risoluzione del 12 aprile 2016 sul programma Erasmus + e altri strumenti per promuovere la mobilità in materia di IFP – Un approccio di apprendimento permanente(8),

–  vista la dichiarazione di Parigi sulla promozione della cittadinanza e dei valori comuni di libertà, tolleranza e non discriminazione attraverso l'istruzione, adottata dalla riunione informale dei ministri dell'Istruzione dell'Unione europea il 17 marzo 2015 a Parigi,

–  vista la relazione congiunta del Consiglio e della Commissione sull'attuazione di un quadro rinnovato di cooperazione europea in materia di gioventù per il 2015 (2010-2018), approvata dal Consiglio il 23 novembre 2015,

–  visti la comunicazione della Commissione del 15 settembre 2015 dal titolo "Progetto di relazione congiunta del Consiglio e della Commissione sull'attuazione di un quadro rinnovato di cooperazione europea in materia di gioventù per il 2015 (2010-2018)" (COM(2015)0429) e i documenti di lavoro dei servizi della Commissione che accompagnano la comunicazione della Commissione, dal titolo "Results of the open method of coordination in the youth field with a special focus on the second cycle (2013-2015)" (Risultati del metodo di coordinamento aperto nel settore della gioventù con particolare riguardo al secondo ciclo (2013-2015)) (SWD(2015)0168) e "Situation of young people in the EU" (Situazione dei giovani nell'UE) (SWD(2015)0169),

–   vista la raccomandazione del Consiglio, del 20 dicembre 2012, sulla convalida dell'apprendimento non formale e informale,

–  vista la comunicazione della Commissione del 26 agosto 2015 dal titolo "Progetto di relazione congiunta 2015 del Consiglio e della Commissione sull'attuazione del quadro strategico per la cooperazione europea in materia di istruzione e formazione (ET 2020) – Nuove priorità per la cooperazione europea in materia di istruzione e formazione" (COM(2015)0408),

–  vista la comunicazione della Commissione del 3 marzo 2010, dal titolo "Europa 2020: una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva" (COM(2010)2020),

–  viste le sue risoluzioni dell'11 settembre 2013 sull'attuazione della strategia dell'UE per la gioventù 2010-2012(9) e del 18 maggio 2010 su una strategia dell'Unione europea per investire nei giovani e conferire loro maggiori responsabilità(10),

–   vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo,

–   vista la sua risoluzione del 12 aprile 2016 sul tema "Apprendere l'UE a scuola"(11),

–  vista la sua risoluzione dell'8 settembre 2015 sulla promozione dello spirito imprenditoriale nei giovani attraverso l'istruzione e la formazione(12),

–  vista la sua risoluzione del 28 aprile 2015 sul seguito dell'attuazione del Processo di Bologna(13),

–   vista la risoluzione del Parlamento europeo del 19 gennaio 2016 sul ruolo del dialogo interculturale, della diversità culturale e dell'istruzione al fine di promuovere i valori fondamentali dell'UE(14),

–   vista la relazione ombra sulla politica in materia di gioventù pubblicata dal Forum europeo della gioventù,

–   vista la raccomandazione del Consiglio del 10 marzo 2014 relativa a un quadro di qualità per i tirocini,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per la cultura e l'istruzione e i pareri della commissione per il controllo dei bilanci e della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (A8-0250/2016),

A.  considerando che i giovani dovrebbero partecipare attivamente alla pianificazione, all'elaborazione, all'attuazione, al monitoraggio e alla valutazione di tutte le politiche per la gioventù;

B.  considerando che è necessario aiutare i giovani a risolvere le problematiche estremamente gravi cui essi devono far fronte attualmente, come pure le sfide future, mediante un uso più pertinente, efficace e coordinato delle politiche rivolte ai giovani e un uso mirato delle risorse politiche economiche, occupazionali e sociali a livello locale, regionale, nazionale e dell'Unione europea;

C.  considerando che occorre rafforzare l'integrazione della politica giovanile, la cooperazione intersettoriale e l'azione sociale all'interno dell'UE, come pure la sinergia fra la strategia europea per la gioventù e altre strategie europee come quelle in materia di istruzione, addestramento, salute e occupazione, al fine di garantire che la definizione delle politiche, non solo attualmente ma anche in futuro, sia in grado di rappresentare una risposta efficace alle situazioni e alle esigenze dei giovani, i quali devono far fronte a gravi problemi economici, occupazionali e sociali, e considerando che, a tale proposito, la partecipazione delle organizzazioni giovanili alla definizione delle politiche è essenziale;

D.  considerando che il metodo di coordinamento aperto si applica al campo delle attività per il settore giovanile, su ispirazione della cooperazione europea in materia di occupazione;

E.  considerando che uno degli obiettivi generali del programma Erasmus+ è il contributo al conseguimento del quadro rinnovato di cooperazione europea in materia di gioventù (2010-2018); che, in tale contesto, è necessario garantire l'accesso da parte delle organizzazioni giovanili alle sovvenzioni per i progetti nel quadro del nuovo programma Erasmus+ nonché la rimozione degli ostacoli all'ammissibilità dei progetti di piccole dimensioni;

F.  considerando che la strategia dell'UE per la gioventù (2010-2018) prevede otto campi d'azione principali in cui è necessario prendere iniziative: istruzione e formazione, occupazione e imprenditorialità, salute e benessere, partecipazione, attività di volontariato, inclusione sociale, giovani nel mondo, nonché creatività e cultura;

G.  considerando che il terzo e ultimo ciclo triennale della strategia dell'UE per la gioventù (2010-2018) renderà prioritarie l'inclusione sociale di tutti i giovani, in particolare quelli provenienti da contesti svantaggiati, una maggiore partecipazione alla vita democratica e civica e un passaggio più agevole nel mercato del lavoro;

H.  considerando che la strategia dell'UE per la gioventù (2010-2018) insiste sulla necessità di mantenere un dialogo strutturato costante fra i responsabili decisionali, i giovani e le organizzazioni giovanili; che, tuttavia, il 57 % delle organizzazioni giovanili nell'UE ritiene che le competenze dei giovani non vengano prese in considerazione in sede di formulazione delle politiche per la gioventù;

I.  considerando che la politica per la gioventù dovrebbe essere basata sui diritti e sostenere lo sviluppo di tutti i giovani, garantendo il rispetto dei diritti dei giovani e la realizzazione delle loro potenzialità ed evitando la stigmatizzazione di determinati gruppi;

J.  considerando che è importante sottolineare che i giovani si impegnano dal punto di vista politico in molti modi, ma che la loro partecipazione alle elezioni è in calo;

K.  considerando che è importante provvedere affinché tutti i giovani abbiano accesso a un'istruzione, sia formale che non formale, di qualità e ricevano una formazione di qualità, dati gli alti tassi di disoccupazione, la precarizzazione dei posti di lavoro e il maggiore rischio di povertà ed esclusione sociale che interessano oggi la gioventù europea e, in particolare, i giovani meno qualificati, come pure i giovani che non sono occupati né iscritti a corsi d'istruzione o di formazione (NEET) e coloro che hanno esigenze particolari, che provengono da ambienti socioeconomici meno favoriti come le minoranze etniche, i rifugiati, i migranti e i richiedenti asilo, che rischiano maggiormente di essere disoccupati ed emarginati;

L.  considerando che è necessario proseguire gli sforzi per aumentare il tasso di partecipazione al mercato del lavoro tra le giovani donne – in particolare dopo il congedo di maternità e tra le madri sole – le giovani migranti, coloro che hanno abbandonato la scuola, le persone poco qualificate e i giovani con disabilità, nonché tutti i giovani a rischio di discriminazione;

M.  considerando che l'istruzione e la formazione possono contribuire a combattere il disimpegno sociale, l'emarginazione e la radicalizzazione dei giovani e ad affrontare la disoccupazione giovanile, nonché a rafforzare in loro la consapevolezza dell'importanza dei valori fondamentali dell'Unione europea; che, per costruire un rispetto reciproco, integrare i giovani nell'istruzione e nella vita sociale e combattere pregiudizi e intolleranza, è fondamentale adottare un approccio interculturale e interreligioso;

N.  considerando che la natura specifica dell'attività sportiva e il suo contributo all'inclusione sociale dei giovani svantaggiati, in particolare dei rifugiati e dei migranti, sono elementi che aiutano a superare la xenofobia e il razzismo;

O.  considerando che i giovani rappresentano il futuro e dovrebbero essere considerati una risorsa con un enorme potenziale per il futuro delle società europee;

P.  considerando che è di fondamentale importanza inserire nelle politiche per la gioventù una prospettiva di genere che tenga in considerazione in tutte le fasi del processo politico, le circostanze e le sfide specifiche cui devono far fronte le giovani donne e le ragazze; che è necessario inserire nella politica per la gioventù specifiche misure che tengano conto della dimensione di genere e vertano su questioni quali la lotta alla violenza ai danni di donne e ragazze, l'educazione sessuale e relazionale affettiva e la sensibilizzazione all'uguaglianza di genere;

Q.  considerando che, in sede di definizione e di attuazione delle politiche per la gioventù, occorre prestare particolare attenzione alle esigenze dei giovani soggetti a discriminazione multipla, tra cui i giovani con disabilità o con disturbi mentali e le persone che si identificano come LGBTI;

R.  considerando che l'inclusione sociale e la mobilità sociale devono essere al centro delle priorità della strategia dell'UE per la gioventù e che quest'ultima deve pertanto rivolgersi in modo specifico ai giovani appartenenti a gruppi vulnerabili, ad esempio i giovani esposti a povertà ed esclusione sociale, i giovani provenienti da zone rurali isolate o appartenenti a comunità emarginate come le minoranze etniche oppure i rifugiati e i richiedenti asilo;

Raccomandazioni generali

1.  accoglie con favore la relazione dell'UE sulla gioventù del 15 settembre 2015, basata sulla comunicazione della Commissione sull'attuazione di un quadro rinnovato di cooperazione europea in materia di gioventù (2010-2018) (COM(2015)0429), che contiene i risultati principali dell'ultimo ciclo triennale della strategia dell'UE per la gioventù e propone le priorità per il prossimo ciclo; raccomanda all'Unione europea e alle autorità nazionali, regionali e locali di provvedere affinché i vari programmi a livello dell'UE che si occupano di politiche giovanili siano adeguatamente comunicati, attuati e coordinati, in modo da rispondere alle nuove esigenze in vista delle future sfide sociali ed educative;

2.  considera il metodo di coordinamento aperto uno strumento appropriato, ma ancora insufficiente, per l'inquadramento delle politiche in materia di gioventù e ritiene che esso debba essere integrato da altre misure; ribadisce la propria richiesta di una più stretta collaborazione e di uno scambio delle migliori prassi a livello locale, regionale, nazionale e unionale sulle tematiche relative alla gioventù; esorta gli Stati membri a concordare indicatori e parametri di riferimento chiari, onde consentire il monitoraggio dei progressi compiuti;

3.  sottolinea che occorre includere nel mondo del lavoro i giovani con disabilità, affinché possano condurre una vita indipendente ed essere pienamente integrati nella società in quanto soggetti attivi che apportano un contributo reale;

4.  sottolinea l'importanza del dialogo strutturato quale strumento per coinvolgere i giovani, sia che partecipino a organizzazioni giovanili, sia che non vi partecipino; sottolinea, a tale riguardo, la necessità di aumentare e migliorare la portata, la visibilità e la qualità del processo, prestando una particolare attenzione alla partecipazione dei gruppi vulnerabili ed emarginati, al fine di aumentare l'efficacia nelle fasi di sviluppo, attuazione e valutazione delle politiche per la gioventù a tutti i livelli e promuovere la cittadinanza attiva fra i giovani; chiede il rafforzamento del dialogo strutturato come strumento partecipativo di qualità per i giovani nell'ambito del prossimo quadro di cooperazione per la gioventù;

5.  prende atto dell'impatto del secondo ciclo della strategia dell'UE per la gioventù (2013-2015) nell'evidenziare l'importanza di un approccio alla politica per la gioventù che sia adattabile e preveda un coinvolgimento intersettoriale e a più livelli; apprezza il dialogo strutturato condotto con le organizzazioni dei giovani a tal proposito; invita la Commissione e gli Stati membri a migliorare l'accesso dei giovani a un'istruzione e a una formazione di alta qualità e all'occupazione; rammenta gli otto campi d'azione promossi dalla strategia dell'UE per la gioventù;

6.  sottolinea l'importanza della strategia dell'UE per la gioventù, alla luce dei livelli allarmanti raggiunti dalla disoccupazione giovanile, dei tassi elevati e fortemente variabili di NEET, nonché dei problemi della povertà e dell'esclusione sociale tra i giovani; evidenzia che il prossimo ciclo (2016-2018) deve contribuire al conseguimento dei due obiettivi della strategia dell'UE per la gioventù mediante l'individuazione delle cause della disoccupazione giovanile, come l'abbandono scolastico prematuro, e la lotta a tali cause, la promozione dell'imprenditorialità tra i giovani, gli investimenti a favore dell'istruzione, dei tirocini, degli apprendistati e della formazione professionale nell'ambito delle competenze associate alle opportunità, alle necessità e agli sviluppi del mercato del lavoro, come pure il sostegno alla transizione al mercato del lavoro grazie a misure che garantiscano un miglior coordinamento tra i programmi d'istruzione, la politica in materia di occupazione e le necessità del mercato del lavoro; segnala che occorre sostenere gli attori del mercato del lavoro nell'attuazione della garanzia per i giovani, in modo da garantire che i giovani, al più tardi quattro mesi dopo aver lasciato la scuola, siano impegnati in un'attività lavorativa, nell'istruzione o nella formazione o riqualificazione professionale;

7.  sottolinea che l'effettiva attuazione della strategia dell'UE per la gioventù dovrebbe essere strettamente legata al raggiungimento dei principali obiettivi della strategia Europa 2020, in particolare l'occupazione del 75% della popolazione di età compresa tra i 20 e i 64 anni e l'uscita del maggior numero possibile di giovani dalle situazioni di povertà ed esclusione sociale; osserva con grande preoccupazione che, sebbene in alcuni Stati membri si sia registrata una diminuzione dal 2013, la disoccupazione giovanile mantiene un tasso quasi doppio rispetto a quello della disoccupazione generale, con circa 8 milioni di giovani europei ancora senza un impiego; sottolinea, pertanto, che è importante correggere gli squilibri geografici tra la domanda e l'offerta di posti di lavoro sia fra gli Stati membri che al loro interno, mediante le modifiche apportate al portale europeo della mobilità professionale (EURES) allo scopo di migliorare le opportunità di occupazione giovanile e conseguire una maggior coesione sociale;

8.  sottolinea che è fondamentale che il prossimo ciclo della strategia europea per la gioventù includa i giovani rifugiati e richiedenti asilo nei suoi obiettivi e garantisca loro un trattamento equo e non discriminatorio, l'accesso all'istruzione, alla formazione e all'occupazione e l'inclusione sociale, aiutandoli così a costruire la propria identità nei paesi di accoglienza e a mettere pienamente a frutto i loro talenti e le loro potenzialità e contribuendo a evitare la loro emarginazione e disillusione;

9.  esprime preoccupazione per la fuga di cervelli e i rischi che essa comporta per taluni Stati membri, soprattutto quelli in difficoltà e inclusi nei programmi di adeguamento, allorché un numero crescente di laureati è obbligato dalla massiccia disoccupazione a trasferirsi all'estero, privando così i paesi interessati delle loro risorse umane più preziose e produttive;

10.  sottolinea il potenziale offerto dalle nuove tecnologie per entrare in contatto con i giovani e invita l'UE e gli Stati membri ad approfittare di tali tecnologie per rafforzare il dialogo con i giovani e la loro capacità di partecipare alla società;

11.  sottolinea l'importanza di coinvolgere i giovani e le organizzazioni giovanili nella definizione delle priorità e nell'elaborazione di un nuovo quadro di cooperazione per la gioventù dell'UE dopo il 2018;

12.  raccomanda agli Stati membri e all'UE di attuare una valutazione d'impatto delle politiche che sono rivolte ai giovani;

13.  ritiene che la condivisione di buone pratiche, l'elaborazione di politiche basate su dati comprovati, i gruppi di esperti e le attività di apprendimento e di revisione tra pari siano strumenti importanti nell'ambito di una cooperazione intersettoriale orientata ai risultati intesa a sostenere i giovani; sottolinea l'importanza di divulgare i risultati di queste attività per amplificarne l'impatto;

14.  sottolinea l'importanza della cooperazione intersettoriale a tutti i livelli e segnatamente fra le diverse strategie dell'UE che riguardano i giovani (strategie attuali e future dell'UE in materia di gioventù, istruzione e formazione, salute, occupazione, ecc.);

15.  sottolinea l'importanza e la necessità di rafforzare e sviluppare ulteriormente le strategie e le iniziative mirate alla prevenzione della violenza e del bullismo nelle scuole;

16.  sottolinea l'importanza di porre in atto una cooperazione di qualità, orientata alle esigenze del singolo minore, anche tra le famiglie, le comunità religiose e le scuole, le comunità locali, le organizzazioni giovanili, gli animatori giovanili e l'istruzione formale, non formale o informale, al fine di guidare e assistere i giovani verso la piena integrazione nella società, offrendo un luogo sicuro per la crescita e l'apprendimento;

17.  propone di coinvolgere le autorità locali e regionali nell'ambito delle politiche per la gioventù, soprattutto negli Stati membri in cui dispongono di competenze in materia;

18.  sottolinea l'importanza di promuovere stili di vita sani per la prevenzione delle malattie e reputa necessario fornire ai giovani informazioni corrette e assistenza in relazione a problemi gravi di salute mentale quali il tabagismo, l'alcolismo, l'uso di stupefacenti e la dipendenza;

19.  ricorda l'opportunità di includere una dimensione intergenerazionale nelle politiche per la gioventù e la necessità di instaurare un dialogo migliore fra le generazioni;

20.  sottolinea l'importanza di affrontare la povertà fra i giovani che provengono da contesti socioeconomici svantaggiati, quelli che hanno genitori disoccupati e quelli che non sono riusciti a emanciparsi dal ciclo socioeconomico della famiglia di origine;

21.  esorta gli Stati membri a prevedere attività di formazione efficaci nella lingua nazionale, conformemente ai principi del multilinguismo e della non discriminazione e sulla base della legislazione nazionale e dei principi europei, e ad aumentare il sostegno agli istituti di insegnamento che impartiscono lezioni nella lingua madre delle minoranze nazionali o linguistiche;

22.  rammenta l'obiettivo primario della strategia Europa 2020 in base al quale la percentuale di giovani che abbandonano prematuramente l'istruzione e la formazione deve essere inferiore al 10 %; sottolinea la necessità di contrastare l'abbandono scolastico, che contribuisce alla disoccupazione, mediante il dialogo tra il settore dell'istruzione, i servizi pubblici per l'impiego e le parti sociali, l'individuazione delle carenze del sistema scolastico e della società, l'appoggio agli studenti nella ricerca dei propri metodi di apprendimento, l'attuazione di programmi rilevanti e coinvolgenti, la creazione di un solido sistema di orientamento personalizzato e ben sviluppato con servizi di consulenza e di orientamento di qualità per tutti gli studenti, in particolare ai primi segni di dispersione scolastica, l'adeguata informazione degli studenti sulle future opportunità nel mercato del lavoro e sui percorsi professionali, anche nell'ambito tecnico e dell'artigianato, l'offerta di possibilità di istruzione nei settori STEM e di apprendimento duale, la garanzia di apprendistati e tirocini di qualità, nonché l'offerta di una seconda opportunità ai giovani grazie alla formazione professionale;

23.  invita gli Stati membri a pubblicare relazioni basate su informazioni e dati concreti in merito alla situazione sociale e alle condizioni di vita dei giovani, nonché a elaborare piani d'azione nazionali e ad attuarli in modo coerente;

24.  sottolinea che la promozione di opportunità maggiori ed eque per tutti i giovani, attraverso il miglioramento dell'inclusione sociale, della parità di genere e della solidarietà, nonché la lotta contro tutte le forme di discriminazione nei confronti dei giovani, in particolare sulla base del genere, della razza o dell'origine etnica e della disabilità, dovrebbe svolgere un ruolo fondamentale nel conseguimento degli obiettivi della strategia dell'UE per la gioventù;

25.  rileva la necessità di elaborare le politiche e le strategie nazionali in materia di gioventù con e per i giovani;

26.  si rallegra, in particolare, dell'utilità del quadro di cooperazione europea in materia di gioventù (2010-2018) nel migliorare la cooperazione fra gli Stati membri e l'Unione europea e nell'offrire e sviluppare le opportunità e i vantaggi che il progetto di integrazione europea comporta per i giovani, e invita quindi la Commissione a portare avanti e a sviluppare il quadro oltre il 2018;

27.  invita gli Stati membri a predisporre le strutture educative necessarie all'integrazione dei giovani rifugiati, consentendo loro di apprendere la lingua del paese nel quale hanno ottenuto l'asilo, di portare a termine la loro formazione iniziale o di portare al livello europeo le competenze già acquisite, in modo da agevolare la loro integrazione nel mercato del lavoro e nella società europea;

28.  chiede misure mirate per i giovani che abbandonano la scuola prematuramente, i quali necessitano di orientamento, di competenze e di formazione, nonché un sistema efficace che consenta di individuare, ai primi livelli di istruzione, coloro che sono a rischio di diventare giovani che abbandonano la scuola prematuramente o NEET, affinché possano essere aiutati, già in tenera età, a evitare questo svantaggio;

29.  Incoraggia gli Stati Membri a considerare il principio della "solidarietà intergenerazionale" nell'ambito delle politiche previdenziali e a tenere conto dell'impatto che esse hanno o avranno sui giovani;

30.  saluta con favore la sua risoluzione del 12 aprile 2016 "Apprendere l'UE a scuola" e invita di conseguenza gli Stati membri a promuovere una conoscenza più ampia dell'UE mediante l'istruzione formale, non formale e informale, concentrandosi in particolare sulla cooperazione fra i soggetti che forniscono istruzione formale e non formale / informale, cosa che potrebbe riuscire con una strategia continuativa dell'UE in materia di gioventù;

31.  invita gli Stati membri a coinvolgere più strettamente le organizzazioni indipendenti nel processo di attuazione, soprattutto a livello locale, e a migliorare il coordinamento fra le procedure esistenti nella strategia post-2018 (ad esempio tramite il coinvolgimento a livello dell'UE nei comitati per il benessere dei giovani ecc.), in modo che la strategia dell'UE in materia di gioventù continui a essere utile;

32.  sottolinea la necessità di dotare i giovani di una solida conoscenza e una comprensione approfondita dell'UE, anche grazie all'apprendimento di ciò che concerne i valori fondamentali, la governance e i processi decisionali dell'UE, affinché possano impegnarsi in un riflessione critica sull'UE e diventare cittadini europei responsabili e attivi; invita la Commissione e gli Stati membri ad adoperarsi maggiormente per promuovere una dimensione UE nell'istruzione, allo scopo di preparare i discenti a vivere e lavorare in un'Unione sempre più complessa e integrata, a cui possono e devono dar forma;

Occupazione e istruzione

33.  invita gli Stati membri a utilizzare al meglio le politiche e i quadri finanziari disponibili a livello nazionale e dell'UE, al fine di promuovere investimenti adeguati a favore dei giovani e della creazione di posti di lavoro sicuri e di qualità; insiste a tutti i livelli su schemi di mobilità che conducano al miglioramento delle competenze e delle capacità dei giovani, infondano loro fiducia in se stessi e facciano sì che sviluppino curiosità e interesse verso altre forme di apprendimento e che si integrino nella società; raccomanda vivamente il riconoscimento e la valutazione di tali competenze, rafforzate grazie alla mobilità; invita l'UE e gli Stati membri a garantire che i giovani abbiano un migliore accesso alle informazioni riguardanti tutti i programmi e le iniziative di cui possono beneficiare;

34.  esorta gli Stati membri ad attuare integralmente il programma Erasmus+, in particolare la componente relativa agli apprendistati, in modo da promuovere maggiormente i percorsi formativi e professionali transfrontalieri e la mobilità lavorativa dei giovani e dotarli di capacità e competenze utili per la vita, comprese le competenze linguistiche, ampliando nel contempo le loro opportunità e possibilità di partecipare al mercato del lavoro e alla società, indipendentemente da quali siano le loro qualifiche accademiche e competenze e da quale livello di istruzione abbiano raggiunto; esprime preoccupazione per il fatto che la mobilità degli apprendisti non ha ancora raggiunto i livelli desiderati e invita la Commissione, gli Stati membri, le imprese e le scuole a trovare modalità per superare i rimanenti ostacoli alla mobilità degli apprendisti; sottolinea l'importanza di sostenere i giovani nei progetti di mobilità, tenendo conto della loro età e della loro situazione finanziaria spesso instabile, anche eliminando determinati vincoli indiretti alla mobilità, quali le difficoltà legate all'alloggio e ai trasporti;

35.  invita a migliorare le opportunità offerte agli studenti attivi nell'istruzione e formazione professionale di svolgere tirocini nei paesi vicini, nell'ottica di favorire una maggiore comprensione delle prassi lavorative e formative degli altri Stati membri, ad esempio attraverso il finanziamento dei costi di viaggio degli studenti che continuano a vivere nel paese di origine; rammenta che la mobilità nella formazione è un fattore fondamentale per l'inserimento nel mercato del lavoro e, nel contempo, per la comprensione del progetto europeo e la partecipazione allo stesso, favorite dall'esperienza diretta; insiste sull'importanza dell'attuazione di un quadro europeo per promuovere la mobilità nell'ambito degli apprendistati e della formazione professionale; invita inoltre gli Stati membri ad avvalersi di tutte le possibilità della rete EURES in modo da sostenere la mobilità lavorativa dei giovani all'interno dell'UE, compresa la mobilità nell'ambito degli apprendistati;

36.  sottolinea l'importanza di insegnare e apprendere le competenze generali di base, quali le competenze in materia di TIC, la matematica, il pensiero critico, le lingue straniere, la mobilità, ecc., che consentiranno ai giovani di adeguarsi facilmente al contesto sociale ed economico in evoluzione;

37.  invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere la formazione nel campo delle TIC, al fine di dotare tutti i giovani delle competenze informatiche utili per il mercato del lavoro, ad esempio mediante una ridistribuzione dei finanziamenti nell'ambito dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile;

38.  ribadisce che le tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) hanno un ruolo importante da svolgere nello sviluppo personale e professionale dei giovani e riconosce le potenzialità che offrono ai giovani unendoli in risposta ai problemi sociali e consentendo loro di collegarsi al di là delle barriere geografiche, sociali, religiose, economiche e di genere; invita pertanto gli Stati membri ad adottare misure volte a garantire che tutti i giovani dispongano di competenze e capacità solide e aggiornate nell'ambito delle TIC;

39.  invita la Commissione e gli Stati membri a portare avanti programmi per i giovani e l'istruzione che diano opportunità alle giovani donne e alle ragazze e ne agevolino l'accesso ai settori tradizionalmente a prevalenza maschile, nei quali sono sottorappresentate, come l'imprenditoria, l'ambito scientifico e delle TIC, la tecnologia, l'ingegneria e la matematica (STEM);

40.  ribadisce le enormi potenzialità delle sinergie tra i settori STEM e TIC e gli ambiti dell'arte e del design nonché le industrie creative, passando dalle STEM alle STEAM (scienza, tecnologia, ingegneria, arte, matematica), e sottolinea come tali sinergie possano contribuire ad attirare un maggior numero di giovani, in particolare donne e ragazze, nei settori STEM;

41.  invita gli Stati membri a incoraggiare le donne a intraprendere percorsi formativi e professionali nei settori in cui sono sottorappresentate, quali l'ambito informatico e STEM;

42.  sottolinea la necessità di garantire che i giovani abbiano l'opportunità di conseguire almeno le competenze digitali di base e acquisiscano la conoscenza e la comprensione dei media per poter lavorare, apprendere e partecipare attivamente alla società moderna;

43.  ricorda che, anche nel caso in cui i giovani riescano a superare l'autentica sfida che rappresenta la ricerca di un lavoro, essi possono comunque non disporre di mezzi sufficienti per vivere al di sopra della soglia di povertà in numerosi Stati membri;

44.  chiede la prosecuzione dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile; chiede che siano apportati i successivi adeguamenti alla normativa e alle risorse da proporre per superare gli attuali impedimenti all'attuazione fino alla fine del quadro finanziario in corso;

45.  chiede un migliore coordinamento a tutti i livelli fra i programmi di istruzione e formazione e le esigenze dei mercati del lavoro in continua evoluzione; chiede che, al fine di conseguire gli obiettivi della politica di coesione economica, sociale e territoriale dell'Unione europea, e tenuto conto delle disuguaglianze persistenti fra le zone urbane, suburbane e rurali, in tutti gli istituti di insegnamento generale e professionale dell'Unione siano predisposte campagne di informazione, sensibilizzazione e valorizzazione dei programmi di mobilità; sottolinea tuttavia l'importanza di sostenere il valore della conoscenza e di cercare di fornire un'istruzione completa e solide basi accademiche; incoraggia il rafforzamento del dialogo e della cooperazione fra le imprese e le università al fine di sviluppare programmi didattici che forniscano ai giovani la corretta combinazione di competenze, conoscenze e capacità; chiede, in tale contesto, una maggiore cooperazione fra gli istituti di istruzione, le imprese (in particolare le PMI) e i servizi per l'impiego; propone che gli Stati membri si scambino vicendevolmente le migliori prassi in tal senso;

46.  sottolinea che nell'ambito dell'istruzione è essenziale adottare un approccio globale e inclusivo, in modo che tutti gli studenti si sentano accolti, inclusi e in grado di prendere decisioni in merito alla propria istruzione; ricorda che l'abbandono degli studi senza aver acquisito nessuna qualifica costituisce una delle maggiori sfide per le nostre società, poiché genera esclusione sociale, e che il contrasto di tale fenomeno è uno dei nostri grandi obiettivi; rammenta che, oltre all'adeguamento dei sistemi di formazione, occorre attuare misure specifiche rivolte a coloro che sono maggiormente in difficoltà; ricorda che i tirocini e gli apprendistati dovrebbero essere finalizzati all'occupazione e che le condizioni di lavoro e i compiti assegnati dovrebbero consentire ai tirocinanti di acquisire l'esperienza pratica e le pertinenti competenze necessarie per entrare nel mercato del lavoro; ritiene fondamentale, per combattere la disoccupazione giovanile, il coinvolgimento dei soggetti interessati pubblici e privati a livello regionale e locale nella progettazione e nell'attuazione della combinazione di politiche pertinente;

47.  invita gli Stati membri ad attuare misure per agevolare la transizione dei giovani dalla scuola al lavoro, anche mediante l'offerta di tirocini e apprendistati di qualità, la garanzia di diritti chiaramente definiti per i giovani, che comprendono l'accesso alla protezione sociale, contratti scritti e vincolanti e un'equa remunerazione, onde garantire che essi non siano discriminati nell'accesso al mercato del lavoro, nonché l'offerta di informazioni adeguate agli studenti sulle future opportunità nel mercato del lavoro;

48.  sottolinea che i tassi di disoccupazione calano vistosamente se aumenta il livello di istruzione raggiunto e che, pertanto, è necessario promuovere le opportunità di istruzione superiore per i giovani dell'UE e investire in tal senso;

49.  sottolinea, tuttavia, che l'istruzione non dovrebbe soltanto fornire le competenze e le capacità corrispondenti alle esigenze del mercato del lavoro, ma dovrebbe altresì contribuire allo sviluppo e alla crescita personale dei giovani al fine di renderli cittadini proattivi e responsabili; sottolinea, pertanto, la necessità dell'educazione civica nell'intero sistema educativo formale e non formale;

50.  invita gli Stati membri a fornire opportunità di duplice carriera per i giovani che hanno talento sportivo, in modo che possano sviluppare tale talento mentre continuano ad acquisire competenze nel corso degli studi;

51.  sottolinea la necessità di includere elementi di apprendimento imprenditoriale a tutti i livelli e in tutte le forme di istruzione e formazione, dal momento che infondere sin dall'inizio lo spirito imprenditoriale nei giovani è un modo efficace per contrastare la disoccupazione giovanile; chiede, in questo contesto, che il mondo accademico e le imprese dialoghino e collaborino attivamente per sviluppare programmi di istruzione in grado di fornire ai giovani le competenze e le capacità necessarie; evidenzia altresì la necessità di promuovere e sostenere le politiche intese a incoraggiare l'imprenditoria giovanile, in particolare in campo culturale e creativo nonché sportivo, al fine di creare posti di lavoro sicuri e di qualità e stimolare lo sviluppo sociale e la coesione delle comunità; evidenzia altresì le potenzialità offerte dal volontariato in termini di acquisizione di competenze, potenziamento dello sviluppo personale e opportunità per i giovani di scoprire la propria vocazione;

52.  rileva che l'imprenditorialità richiede lo sviluppo di competenze trasversali quali la creatività, la riflessione critica, il lavoro di squadra e lo spirito di iniziativa, che contribuiscono alla crescita personale e professionale dei giovani e ne agevolano la transizione al mercato del lavoro; ritiene pertanto che occorra agevolare e incoraggiare la partecipazione degli imprenditori al processo di istruzione;

53.  sottolinea l'importanza di investire maggiormente nelle start-up e nei giovani che si dedicano all'imprenditoria, agevolando il loro accesso al capitale iniziale e a reti di tutor d'impresa esperti;

54.  rammenta che l'occupazione e l'imprenditorialità costituiscono una delle otto priorità individuate nella strategia dell'UE per la gioventù (2010-2018); sottolinea che le attività socioeducative e l'apprendimento non formale, in particolare in seno alle associazioni di giovani imprenditori e alle organizzazioni dei giovani, che offrono l'opportunità ai giovani di sviluppare progetti innovativi, di sperimentare la vita aziendale e di acquisire gli strumenti e la fiducia necessaria per intraprendere attività, svolgono un ruolo vitale nello sviluppo delle potenzialità creative e innovative dei giovani, anche per quanto concerne lo spirito d'impresa e le competenze imprenditoriali e civiche; sottolinea la necessità di creare un ambiente favorevole all'imprenditorialità e alla creazione di start-up innovative a beneficio dell'occupazione dei giovani in Europa; evidenzia che occorre rimuovere tutti gli ostacoli che impediscono ai giovani di sviluppare le loro idee, potenzialità e attitudini;

55.  raccomanda di prestare maggiore attenzione all'imprenditoria nella strategia dell'UE per la gioventù, quale elemento chiave per il rilancio della crescita economica; osserva che nel 2014 solo un giovane europeo su cinque desiderava avviare un'impresa propria, continuando a ritenere l'idea di difficile realizzazione; è favorevole a conferire priorità allo sviluppo di una cultura imprenditoriale a un'età precoce, a norme flessibili in materia di lavoro che consentano di conciliare lavoro e studio, all'istruzione duale e all'accesso al finanziamento;

56.  ricorda che le industrie creative figurano tra i settori maggiormente caratterizzati dallo spirito imprenditoriale e da una rapida crescita e che l'educazione creativa consente di sviluppare competenze trasferibili quali il pensiero creativo, la capacità di risolvere problemi, il lavoro di squadra e l'ingegnosità; riconosce che i settori artistici e dei media attirano particolarmente i giovani;

57.  sottolinea l'importanza dell'imprenditoria sociale quale motore per l'innovazione, lo sviluppo sociale e l'occupazione e invita, pertanto, l'UE e gli Stati membri a promuoverla più efficacemente e a rafforzarne il ruolo;

58.  esorta gli Stati membri ad adottare misure intese a incentivare l'imprenditorialità, creando un ambiente più favorevole agli imprenditori e alle start-up ai fini dell'avvio di nuove imprese, fra cui figurino programmi e provvedimenti per agevolare l'erogazione di credito da parte delle banche, un quadro normativo semplificato nonché agevolazioni fiscali e misure che consentano ai giovani di portare avanti le proprie idee imprenditoriali; sostiene l'adozione di metodi formativi che incoraggiano una mentalità imprenditoriale e creativa, nonché l'assunzione di laureati come giovani imprenditori;

59.  sottolinea che, affinché gli Stati membri possano contrastare la disoccupazione giovanile, occorre che il personale preposto all'orientamento professionale abbia una formazione valida, sia ben informato sulle opportunità di istruzione a livello universitario e professionale e sia aggiornato circa l'attuale situazione del mercato del lavoro, le prospettive di sviluppo negli Stati membri e i nuovi settori delle loro economie;

60.  incoraggia gli Stati membri ad aiutare i giovani a iniziare la propria vita indipendente e formare la propria famiglia con il sostegno di indennità di alloggio, regimi preferenziali e riduzioni di imposta sul reddito delle persone fisiche, come pure a offrire prestiti agevolati agli studenti;

61.  sottolinea l'importanza del riconoscimento reciproco e della convalida di competenze, capacità e conoscenze acquisite attraverso l'apprendimento informale, non formale e permanente, dal momento che tale convalida è fondamentale per rendere visibile e valorizzare la diversità e la ricchezza dell'apprendimento delle persone, in particolare di quelle che hanno meno opportunità; segnala che la convalida delle competenze contribuisce a potenziare l'accesso all'istruzione formale e a offrire nuove opportunità professionali mentre, al contempo, rafforza l'autostima e la motivazione a imparare, come pure lo sviluppo di valori, attitudini e competenze per i giovani, nonché l'apprendimento in materia di cittadinanza e partecipazione democratica a tutti i livelli; esorta gli Stati membri ad adoperarsi maggiormente per istituire meccanismi di convalida globali entro il 2018, come richiesto nella raccomandazione del Consiglio del 20 dicembre 2012 sulla convalida dell'apprendimento non formale e informale, in stretta collaborazione con tutti i principali soggetti interessati, tra cui le organizzazioni giovanili;

62.  evidenzia l'importanza dell'apprendimento formale, informale e non formale, anche nell'ambito di attività associative, ai fini dello sviluppo dei valori, delle attitudini e delle competenze dei giovani nonché dell'apprendimento relativo alla cittadinanza e alla partecipazione democratica; richiama l'attenzione sulla varietà di opportunità e modelli di formazione disponibili negli Stati membri e, in particolare, sui sistemi d'istruzione duale, che possono agevolare la transizione dall'istruzione e dalla formazione alla carriera professionale; sostiene l'attuazione dell'apprendimento permanente; invita la Commissione e gli Stati membri ad adoperarsi per il riconoscimento coerente e valido, in tutta l'Europa, delle capacità e competenze acquisite mediante l'apprendimento formale, informale e non formale e dei tirocini, nell'ottica di colmare le lacune e gli squilibri individuati nel mercato del lavoro europeo in termini di competenze, come pure a sostenere tali attività nel quadro dei pertinenti programmi dell'UE; chiede inoltre che nel campo dell'istruzione e formazione professionale sia dato più rilievo alle lingue, specialmente quelle dei paesi vicini, al fine di rafforzare la posizione degli studenti interessati e la loro occupabilità nel mercato del lavoro transfrontaliero;

63.  rileva che, a causa dell'ondata di digitalizzazione in corso e delle nuove tendenze del mercato del lavoro, un numero sempre crescente di giovani si confronta con nuove forme di occupazione, in equilibrio tra flessibilità e sicurezza; sottolinea l'importanza di un'adeguata formazione dei giovani che enfatizzi il ruolo dei meccanismi di protezione sociale nello sviluppo della carriera;

64.  ritiene che gli interventi precoci e le politiche proattive del mercato del lavoro rappresentino un cambiamento di rotta, dal trattamento dei sintomi della povertà multigenerazionale all'individuazione e alla gestione dei rischi in giovane età, in modo da prevenire la disoccupazione e facilitare la reintegrazione; richiama l'attenzione, in particolare, sulla situazione delle persone più emarginate e maggiormente esposte al rischio di disoccupazione;

65.  sottolinea l'importanza di programmi aperti e di facile accesso per il lavoro con i giovani provenienti da ambienti con meno stimoli;

66.  sottolinea l'importanza, ai fini dell'apprendimento permanente e del miglioramento delle opportunità di istruzione e occupazione per i giovani, di garantire il riconoscimento transfrontaliero reciproco e la compatibilità di tutte le qualifiche e i titoli accademici, in modo da rafforzare il sistema di certificazione della qualità; invita ad ampliare e valutare costantemente il reciproco riconoscimento transfrontaliero delle qualifiche e dei titoli accademici, nonché ad adeguarlo continuamente rispetto ai requisiti di formazione in costante evoluzione, e osserva che tale riconoscimento dovrebbe essere assicurato a livello europeo e in tutti i paesi che hanno aderito allo Spazio europeo dell'istruzione superiore, nonché in quelli elencati nel Quadro europeo delle qualifiche;

67.  sottolinea, in tale contesto, l'importante ruolo dell'apprendimento non formale e informale, nonché della partecipazione ad attività sportive e di volontariato, nel promuovere lo sviluppo di competenze e capacità civiche, sociali e interculturali; evidenzia che alcuni paesi hanno realizzato progressi importanti nell'elaborazione del quadro normativo pertinente, mentre altri hanno difficoltà a definire strategie di convalida globali; sottolinea, pertanto, la necessità di sviluppare strategie globali per consentire la convalida;

68.  sottolinea l'importanza di affrontare le carenze e gli squilibri tra domanda e offerta di competenze, promuovendo e agevolando la mobilità dei discenti e del personale docente attraverso un migliore utilizzo di tutti gli strumenti e i programmi a livello di UE; rammenta che la mobilità nella formazione è un punto di forza essenziale per l'inserimento nel mercato del lavoro; evidenzia la necessità di attuare misure volte a garantire il coordinamento, la complementarietà e la coerenza tra i fondi strutturali a favore della mobilità, ad esempio il Fondo sociale europeo (FSE), e altri programmi come Erasmus+; sottolinea, a tale proposito, l'importante ruolo dei programmi di mobilità come Erasmus+ nel promuovere lo sviluppo delle competenze e delle capacità orizzontali e gli scambi interculturali tra i giovani; accoglie con favore la trasformazione dell'attuale sito web EU Skills Panorama (Panorama UE delle competenze);

69.  pone in risalto la necessità di potenziare il ruolo svolto dal programma Erasmus per giovani imprenditori ai fini della creazione di un'occupazione di qualità di lungo termine; è del parere che la mobilità professionale sia necessaria per sfruttare le potenzialità dei giovani; osserva che attualmente nell'UE si registrano 217,7 milioni di occupati, di cui 7,5 milioni (3,1 %) che lavorano in un altro Stato membro; rileva inoltre che, in base ai sondaggi dell'UE, i giovani sono più propensi alla mobilità e a portare a casa le nuove competenze e qualifiche;

70.  invita la Commissione a potenziare e a sostenere la mobilità degli studenti nel settore dell'istruzione e della formazione professionale, promuovendo il programma Erasmus per gli apprendisti;

71.  invita gli Stati membri a sfruttare appieno le opportunità offerte dall'attuale riforma della rete EURES per sostenere la mobilità lavorativa dei giovani all'interno dell'UE, compresa la mobilità nell'ambito degli apprendistati e dei tirocini; invita gli Stati membri ad aggiornare periodicamente gli avvisi dei posti vacanti e i curriculum vitae; invita la Commissione a migliorare il sistema utilizzato da EURES per l'incontro tra domanda e offerta di lavoro, onde garantire che i giovani ricevano offerte d'impiego adeguate e di elevata qualità, in linea con i loro curriculum vitae;

72.  incoraggia gli Stati membri a istituire sistemi duali di istruzione e formazione professionale di qualità, in coordinamento con gli attori economici locali e regionali, ricorrendo allo scambio di migliori pratiche e in linea con le specificità di ciascun sistema d'istruzione, allo scopo di superare la mancata corrispondenza, attuale e futura, tra la domanda e l'offerta di competenze;

73.  invita gli Stati membri e la Commissione a istituire borse di studio innovative e flessibili per coltivare le abilità artistiche e sportive nel campo della cultura, dell'istruzione e della formazione; sostiene gli Stati membri che si adoperano per introdurre programmi di borse di studio per gli studenti con abilità comprovate negli studi e in ambito sportivo e artistico;

74.  segnala che l'abbandono scolastico precoce e l'interruzione degli studi senza il conseguimento di un titolo costituiscono sfide importanti per le nostre società, poiché generano precarietà ed esclusione sociale, e che il contrasto di tali fenomeni deve essere uno dei nostri grandi obiettivi; rammenta che la mobilità, l'adeguamento dei sistemi di istruzione e l'attuazione di misure personalizzate possono offrire soluzioni a favore delle persone più svantaggiate allo scopo di ridurre il tasso di abbandono dell'istruzione e della formazione;

75.  sottolinea la necessità di introdurre un contratto per studenti che consenta agli studenti universitari e a quelli impegnati nella formazione professionale di conciliare lo studio e il lavoro, possibilmente in imprese attinenti al loro ambito formativo, con la garanzia di terminare gli studi iniziati;

76.  evidenzia la necessità di proseguire gli sforzi per ridurre l'abbandono scolastico precoce e favorire l'istruzione dei giovani svantaggiati;

77.  constata che, nonostante sia diminuita nella maggior parte degli Stati membri in seguito al picco raggiunto nel 2013, la disoccupazione giovanile continua a destare seria preoccupazione nell'UE, dato che circa 8 milioni di giovani europei non riescono a trovare lavoro e che resta alta la percentuale dei disoccupati di lungo periodo e di coloro che sono costretti ad accettare un impiego a tempo parziale o che sono impiegati come tirocinanti;

Risorse finanziarie

78.  sottolinea l'importanza degli investimenti strategici, anche mediante i Fondi strutturali e d'investimento europei, in particolare il Fondo sociale europeo, per lo sviluppo regionale, la competitività e la creazione di contratti di tirocinio e apprendistato, nonché di posti di lavoro sostenibili di elevata qualità; prende atto della necessità di rivolgere una particolare attenzione ai giovani che sono esclusi dal mondo del lavoro e dai percorsi di apprendimento e formazione, i cosiddetti NEET;

79.  constata che l'avvio del periodo di programmazione 2014-2020 ha richiesto alcuni mesi e che una prima valutazione delle politiche dell'Unione in tale periodo, in particolare delle politiche per i giovani, non può rappresentare pienamente il loro reale impatto;

80.  sottolinea che durante il precedente periodo di programmazione la Corte dei conti ha stimato che il tasso di errore per le operazioni nell'ambito del programma di apprendimento permanente (PAP) e del programma Gioventù in azione (GiA) fosse superiore al 4 %; si attende che la Commissione abbia fatto fronte a tali errori nell'attuazione del programma Erasmus+;

81.  prende atto del fatto che nel 2013 il tasso di esecuzione del bilancio per i programmi del periodo 2007-2013, in particolare il PAP e i programmi Cultura, MEDIA e GiA, è stato del 100 %; ritiene tuttavia che il tasso di esecuzione non sia, di per sé, un indicatore significativo dell'efficacia dei programmi ai fini della valutazione del loro successo;

82.  esprime preoccupazione per il fatto che alla fine del 2013 la mancata corrispondenza tra gli stanziamenti di impegno e gli stanziamenti di pagamento adottati ha comportato una penuria di pagamenti (per il programma Erasmus+, ad esempio, pari a 202 milioni di EUR), con ripercussioni negative sull'esercizio successivo; chiede alla Commissione di garantire che tale situazione non si ripeta nel contesto dei nuovi programmi;

83.  ricorda che la riluttanza dei giovani ad avviare imprese contribuisce anch'essa al tasso ridotto di crescita economica in Europa e ritiene pertanto necessario sostenere i giovani nell'avvio di un'attività propria;

84.  si compiace del fatto che oltre 12,4 miliardi di EUR a titolo del Fondo sociale europeo (FSE) e dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile (IOG) siano stati destinati alla lotta contro la disoccupazione giovanile durante il nuovo periodo di programmazione;

85.  rileva con soddisfazione che 110 300 giovani disoccupati hanno partecipato ad azioni finanziate a titolo dell'IOG nel 2014; si compiace del fatto che i capi di Stato e di governo dell'UE abbiano deciso di assegnare per la garanzia per i giovani 6,4 miliardi di EUR in fondi dell'Unione (3,2 miliardi di EUR a titolo del FSE e 3,2 miliardi di EUR a valere su una nuova linea di bilancio); sottolinea, tuttavia, che in alcuni Stati membri permangono difficoltà nell'attuazione della garanzia per i giovani e dell'IOG;

86.  chiede all'UE e agli Stati Membri di rafforzare le misure per garantire che gli apprendistati ed i tirocini non sostituiscano posizioni professionali, non siano utilizzati come fonti di lavoro precario e che al contempo vengano assicurate tutte le necessarie e correlate tutele lavorative, comprese quelle retributive e finanziarie;

87.  chiede misure mirate e semplificate per rafforzare la capacità degli Stati membri di sfruttare le fonti di finanziamento disponibili mediante i Fondi strutturali europei, il Fondo sociale europeo, il Fondo europeo di sviluppo regionale, il Fondo europeo di coesione, il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile, le iniziative "Gioventù in movimento" e "Il tuo primo lavoro EURES", Orizzonte 2020 e i programmi e le azioni in materia di cittadinanza;

88.  invita la Commissione e gli Stati membri a semplificare le procedure amministrative legate alla concessione di risorse finanziarie alle organizzazioni dei giovani, le quali non dispongono spesso delle capacità per gestire procedure complicate al momento di richiedere il sostegno dei vari programmi dell'Unione;

89.  incoraggia gli Stati membri a sfruttare al massimo il programma Erasmus+, rivolgendosi in modo più mirato a tutte le persone di qualsiasi livello di istruzione, allo scopo di migliorare le prospettive occupazionali dei giovani e promuovere i percorsi professionali transfrontalieri e un'equa mobilità lavorativa; sostiene l'apprendimento interculturale, la cittadinanza europea e l'educazione dei giovani in tema di democrazia e valori, e invita pertanto la Commissione a identificare ed eliminare, in fase di revisione intermedia, gli ostacoli alla procedura di finanziamento che rendono difficoltoso il conseguimento di tali obiettivi, affinché Erasmus+ possa rivelarsi uno strumento più efficace in tale contesto;

90.  si compiace del fatto che il programma Erasmus abbia oltrepassato l'obiettivo di tre milioni di studenti; prende atto del costante successo di cui gode tale programma di punta dell'Unione sin dalla sua istituzione e reputa importante che esso continui a ricevere sostegno;

91.  si rammarica degli ampi divari tra gli Stati membri in relazione al numero di studenti Erasmus inviati e ricevuti; raccomanda campagne informative più energiche e una semplificazione delle norme;

92.  ricorda agli Stati membri che dovrebbero impegnarsi ad aumentare i fondi nazionali a integrazione degli stanziamenti previsti a titolo del FSE e dell'IOG, allo scopo di garantire il necessario rilancio dell'occupazione giovanile; ritiene necessario, inoltre, che gli strumenti utilizzati e i contributi elargiti possano consentire una vita dignitosa; chiede quindi che si valutino i livelli dei contributi in rapporto al costo reale della vita per paese membro;

93.  esorta gli Stati membri ad adottare le misure necessarie per attuare il sistema di garanzia per i giovani; chiede un impegno politico costante nei confronti della garanzia per i giovani in qualità di riforma strutturale e a lungo termine che assicuri un'integrazione sostenibile nel mercato del lavoro attraverso un'offerta di qualità;

94.  sollecita gli Stati membri a dare piena attuazione alla garanzia per i giovani, sulla base di una solida cooperazione fra le autorità nazionali, regionali e locali, i sistemi di istruzione e i servizi per l'impiego; segnala che la garanzia per i giovani dovrebbe essere pienamente integrata nei piani nazionali per l'occupazione e nella pianificazione delle politiche giovanili e dell'istruzione, oltre che essere ampiamente pubblicizzata a tutti i giovani; ricorda che il coinvolgimento delle organizzazioni giovanili nella pubblicizzazione, nonché nella valutazione e nell'attuazione dello strumento della garanzia per i giovani è di fondamentale importanza per il suo successo;

95.  rammenta che le condizioni del mercato del lavoro incontrate dai giovani variano tra donne e uomini, a seconda delle loro circostanze socioeconomiche e della loro età; invita la Commissione e gli Stati membri a tener conto di tali considerazioni socioeconomiche e di genere nell'elaborazione e nell'attuazione delle politiche per i giovani e il mercato del lavoro, come la garanzia per i giovani;

96.  ritiene che i livelli particolarmente elevati di insicurezza lavorativa tra i giovani, insieme all'invecchiamento della popolazione europea, rappresentino una grande sfida per la sostenibilità, la sufficienza e l'adeguatezza dei sistemi pensionistici e compromettano gravemente la solidarietà intergenerazionale; chiede pertanto alla Commissione e agli Stati membri di adottare tutte le misure necessarie per evitare gli abusi quantomeno nell'ambito delle sovvenzioni previste dal sistema di garanzia per i giovani e di favorire, almeno per quanto riguarda i contratti stipulati nel quadro della garanzia per i giovani, i contratti che consentono ai giovani di versare contributi ai sistemi nazionali di previdenza sociale;

97.  sollecita gli Stati membri ad attuare pienamente la garanzia per i giovani e a monitorarne l'efficacia, avvalendosi di tutte le risorse finanziarie offerte loro dall'UE per l'attuazione di misure volte a promuovere l'occupazione giovanile, mediante l'integrazione dei giovani nel mercato del lavoro, compresi i giovani con disabilità, con un impiego, un apprendistato o un tirocinio entro quattro mesi dalla fine degli studi o dalla perdita di un'occupazione, nonché, ad esempio, attraverso la creazione di sistemi di orientamento professionale su misura per tutto l'arco della vita, di uffici di registrazione, punti informativi e metodi di raccolta dei dati, come pure incentivando la registrazione dei disoccupati allo scopo di disporre di un quadro reale della situazione della disoccupazione giovanile e migliorare i servizi offerti dai centri per l'impiego ai giovani in cerca di occupazione;

98.  esorta gli Stati membri ad affrontare senza indugio i fattori fondamentali per l'attuazione efficace della garanzia europea per i giovani, quali la qualità e la sostenibilità delle offerte lavorative, il prosieguo dell'istruzione e della formazione, l'inclusione sociale, le sinergie con altri settori politici (in relazione ai sistemi di istruzione, al mercato del lavoro, ai servizi sociali e ai giovani) e la cooperazione tra tutti i soggetti interessati, allo scopo di integrare i giovani nel mercato del lavoro, ridurre i tassi di disoccupazione giovanile e conseguire un impatto positivo a lungo termine per quanto riguarda la prevenzione dell'esclusione sociale e lavorativa dei giovani in transizione dalla scuola al mercato del lavoro;

99.  chiede che l'attenzione dedicata dalla garanzia europea per i giovani all'istruzione e alla formazione dei giovani disoccupati non qualificati o scarsamente qualificati sia estesa anche ai giovani laureati e a coloro che hanno completato la formazione professionale, come pure che si innalzi il limite di età previsto dalla garanzia per i giovani da 25 a 29 anni, in modo da riflettere il fatto che molti laureati e persone in cerca del primo impiego hanno poco meno di 30 anni;

100.  invita gli Stati membri e le regioni a procedere agli scambi di buone prassi e ad apprendere gli uni dagli altri; ricorda l'importanza di realizzare una valutazione della messa in atto dell'iniziativa per l'occupazione giovanile da parte degli Stati membri nel 2014 e nel 2015; evidenzia che è importante valutare l'efficacia della garanzia per i giovani nel medio termine, incentrandosi sui risultati conseguiti nel consentire ai giovani di acquisire competenze e trovare un'occupazione, come pure portare avanti tale iniziativa; sottolinea, inoltre, che il coinvolgimento delle organizzazioni giovanili nella valutazione e nell'attuazione della garanzia per i giovani è fondamentale per la sua buona riuscita;

101.  attende la presentazione, alla fine dell'anno da parte della Commissione, della relazione globale sull'attuazione della garanzia per i giovani;

102.  osserva che la relazione della Corte dei conti sul tema "La garanzia per i giovani nell'UE – Attuazione negli Stati membri", la cui presentazione è prevista all'inizio del 2017, fornirà una valutazione più chiara dei risultati del programma. ritiene che la relazione debba includere, fra l'altro, un'analisi dell'efficienza e dei risultati a lungo termine;

103.  ricorda alla Commissione l'importanza di garantire che i giovani siano ben informati in merito ai programmi disponibili e alle possibilità di partecipazione e che le informazioni relative ai programmi siano di alta qualità, con indicatori misurabili (ad esempio l'intervento e il grado di partecipazione del gruppo di destinatari);

104.  esorta la Commissione e gli Stati membri ad attuare politiche economiche espansive, con maggiori margini di flessibilità sugli investimenti pubblici per istruzione, formazione e apprendistati di qualità;

105.  esorta gli Stati membri ad aumentare gli investimenti e a non ridurre le dotazioni finanziarie nazionali a favore delle politiche giovanili, delle arti, della cultura, dell'istruzione, dell'assistenza sanitaria e dei servizi sociali; invita altresì gli Stati membri a far convogliare gli investimenti in un'istruzione inclusiva che risponda alle sfide sociali riscontrate nel garantire pari accesso e opportunità per tutti, anche ai giovani provenienti da ambienti socio-economici diversi e ai gruppi vulnerabili e svantaggiati;

106.  raccomanda che l'imprenditoria giovanile sia inclusa nel QFP e che gli Stati membri lavorino all'elaborazione di strategie nazionali volte a creare sinergie tra Erasmus+, il FSE, l'IOG ed Erasmus per giovani imprenditori, e invita la Commissione a fornire agli Stati membri orientamenti chiari per la valutazione d'impatto;

107.  chiede alla Commissione di sviluppare un sistema di monitoraggio onnicomprensivo dei programmi per i giovani, che combini fra loro indicatori per i risultati attesi, esiti concreti ed effetti a lungo termine;

108.  sottolinea la necessità di concentrarsi sull'efficacia e sui risultati e si compiace del fatto che il nuovo quadro normativo relativo ai Fondi strutturali e d'investimento europei (Fondi SIE) per il periodo di programmazione 2014-2020 includa disposizioni che prevedono la rendicontazione dei risultati da parte degli Stati membri;

109.  ricorda che il 68 % della dotazione del FSE è destinato a progetti in cui i giovani potrebbero rappresentare uno dei gruppi obiettivo;

110.  evidenzia la necessità di promuovere sussidi per gli alloggi, in modo da rispondere alle esigenze degli studenti che non sono in grado di seguire corsi di formazione professionale o intraprendere studi universitari nella loro città di residenza o in una città a meno di 50 km di distanza;

Partecipazione ai processi decisionali

111.  invita a rafforzare i partenariati fra le organizzazioni giovanili e le autorità pubbliche, nell'ottica di aumentare le opportunità di partecipazione per i giovani e le organizzazioni giovanili ai processi di elaborazione delle politiche; attribuisce una particolare importanza al ruolo svolto dalle organizzazioni giovanili, artistiche e sportive nello sviluppare le abilità partecipative dei giovani e migliorare la qualità dei processi decisionali, soprattutto alla luce del contributo apportato dai giovani alla società e delle soluzioni da loro offerte alle sfide contemporanee della società europea; evidenzia il ruolo unico svolto dalle organizzazioni giovanili nello sviluppo di un senso di cittadinanza attorno alla pratica dei valori e dei processi democratici;

112.  pone l'accento sul valore delle organizzazioni giovanili in quanto sedi di apprendimento della cittadinanza, di educazione ai valori democratici, nonché di sviluppo di competenze e abilità, e ne riconosce il contributo ai fini del miglioramento della partecipazione giovanile ai processi democratici;

113.  sottolinea l'importanza fondamentale dell'apprendimento informale e non formale, delle arti, dello sport, del volontariato e delle attività sociali nell'incoraggiare la partecipazione giovanile e nel promuovere la coesione sociale, quali strumenti che possono esercitare un'influenza enorme sulle comunità locali e contribuire ad affrontare molte delle sfide sociali;

114.  invita gli Stati membri a rispettare rigorosamente i principi di inclusività nelle attività socioeducative, con particolare riguardo per i giovani con disabilità;

115.  sottolinea la necessità di portare avanti un'intensa sensibilizzazione per quanto concerne la cittadinanza, l'alfabetizzazione mediatica e digitale, il pensiero critico e la comprensione interculturale, avvalendosi di un ampio spettro di strumenti vicini ai giovani (ad esempio le reti sociali); sottolinea che questi programmi e l'istruzione contribuiscono notevolmente a evitare la radicalizzazione dei giovani;

116.  invita la Commissione e gli Stati Membri a tener conto delle nuove forme di partecipazione economica giovanile, come la scelta, sempre più diffusa tra i giovani, di utilizzare strumenti della "sharing economy";

117.  sottolinea la necessità di sostenere le attività di volontariato politico, sociale, culturale e sportivo dei giovani a livello locale, regionale e nazionale, riconoscendone maggiormente il valore come forma importante di apprendimento non formale che contribuisce allo sviluppo di competenze chiave nella vita, nonché alla promozione di valori come la cooperazione, la solidarietà, l'uguaglianza e la giustizia; evidenzia tuttavia che la disponibilità dei giovani a impegnarsi in attività di volontariato non può essere considerata, in ultima analisi, una possibile sostituzione a buon mercato di servizi di cui gli Stati membri dovrebbero farsi carico; chiede il riconoscimento delle attività di volontariato e la loro piena approvazione o convalida;

118.  invita gli Stati membri a promuovere la partecipazione democratica dei giovani studenti e ad aiutare i giovani in ambito educativo a partecipare alla propria istruzione e a contribuirvi attraverso l'adesione a organizzazioni studentesche;

119.  sottolinea che una migliore comprensione dei valori dell'UE, del funzionamento dell'Unione e della diversità europea sono fondamentali per promuovere la partecipazione alla democrazia e incoraggiare la cittadinanza attiva fra i giovani;

120.  chiede alla Commissione di trarre il massimo vantaggio dai nuovi strumenti digitali e sfruttare appieno le possibilità offerte dai media sociali nell'istruzione e nella formazione, di offrire una formazione sui media di elevata qualità che incoraggi lo sviluppo dell'alfabetizzazione mediatica e del pensiero critico, nonché di promuovere e incoraggiare la partecipazione dei giovani ai processi decisionali e alla vita civica, culturale e sociale della società, onde aumentare l'occupabilità e rafforzare lo spirito imprenditoriale, l'innovazione e la cultura; riconosce inoltre le potenzialità offerte dagli strumenti digitali come mezzi efficaci per combattere il bullismo, l'incitamento all'odio e la radicalizzazione;

o
o   o

121.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché ai governi degli Stati membri.

(1) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 50.
(2) GU C 417 del 15.12.2015, pag. 1.
(3) GU C 183 del 14.6.2014, pag. 5.
(4) GU C 120 del 26.4.2013, pag. 1.
(5) EUCO 37/13.
(6) GU C 311 del 19.12.2009, pag. 1.
(7) GU C 119 del 28.5.2009, pag. 2.
(8) Testi approvati, P8_TA(2016)0107.
(9) GU C 93 del 9.3.2016, pag. 61.
(10) GU C 161 E del 31.5.2011, pag. 21.
(11) Testi approvati, P8_TA(2016)0106.
(12) Testi approvati, P8_TA(2015)0292.
(13) GU C 346 del 21.9.2016, pag. 2.
(14) Testi approvati, P8_TA(2016)0005.


Come può la PAC migliorare la creazione di occupazione nelle zone rurali?
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Risoluzione del Parlamento europeo del 27 ottobre 2016 su come può la PAC migliorare la creazione di occupazione nelle zone rurali (2015/2226(INI))
P8_TA(2016)0427A8-0285/2016

Il Parlamento europeo,

–  vista la comunicazione della Commissione "Occupazione nelle zone rurali: colmare il divario occupazionale" (COM(2006)0857),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale e i pareri della commissione per l'occupazione e gli affari sociali nonché della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0285/2016),

A.  considerando che le zone rurali rappresentano oltre il 77 % del territorio dell'UE e che in tali zone molti posti di lavoro, in gran parte non delocalizzabili, sono legati all'agricoltura e all'industria agroalimentare;

B.  considerando che l'agricoltura e l'industria agroalimentare rappresentano il 6 % del PIL dell'UE, 15 milioni di imprese e 46 milioni di posti di lavoro;

C.  considerando che, da parecchi decenni, in molti paesi europei il numero di agricoltori nelle zone rurali è drasticamente diminuito, così come il loro reddito e quello degli altri lavoratori agricoli, e che l'occupazione agricola in tali zone continua a declinare; che tra il 2005 e il 2014, si è registrata una riduzione di quasi un quarto (-23,6%) della manodopera agricola nell'UE-28(1);

D.  considerando che l'agricoltura continua a occupare la maggior parte del territorio europeo, ma che essa rappresenta solo una piccola parte della popolazione attiva residente nelle zone rurali; che la diversificazione dell'uso delle terre nelle zone rurali, che combina una funzione economica produttiva e una di ambiente di vita a uso residenziale, ricreativo e di preservazione e conservazione degli spazi naturali, rappresenta un elemento significativo per la dinamica e l'occupazione nei diversi territori rurali dell'Unione; che, se in alcuni territori si assiste da diversi anni a un'inversione demografica dei flussi migratori e a un aumento della popolazione, segnale di un desiderio di campagna associato per lo più a un fenomeno di periurbanizzazione, vi è anche una tendenza al declino nei territori molto meno prosperi, che soffrono di isolamento e sono meno portatori di sviluppo e di occupazione;

E.  considerando che molte zone rurali sono confrontate a numerose sfide, tra le quali il basso livello dei redditi, una tendenza demografica negativa, mancanza di posti di lavoro e l'elevato tasso di disoccupazione, lo sviluppo rallentato del settore terziario, la scarsa capacità di trasformazione dei prodotti alimentari, competenze ridotte e capitale limitato;

F.  considerando che più di nove europei su dieci ritengono che l'agricoltura e le zone rurali rivestono importanza per il loro futuro;

G.  considerando che per le attività agricole il reddito per unità di lavoro è relativamente basso e che ciò è fonte di preoccupazione;

H.  considerando che la crisi economica ha colpito tutte le parti dell'Europa, ma nessuna più delle zone rurali;

I.  considerando che di fronte all'attuale crisi economica, l'UE ha fatto dell'occupazione – in particolare tramite il FEIS – una delle sue priorità fondamentali e che, in tale contesto, la PAC deve essere resa più efficace e la sua legittimità deve essere riaffermata in quanto uno dei principali strumenti dell'azione europea in tema di mantenimento e creazione di occupazione e di competitività nelle zone rurali, principalmente nel settore agricolo; che, in questo contesto, è necessario valutare in che misura la PAC incida sulla creazione e il mantenimento dell'occupazione nelle zone rurali;

J.  considerando che è di fondamentale importanza mantenere i due pilastri della PAC, poiché il primo pilastro impedisce l'uscita dal settore delle aziende piccole e a conduzione familiare e mantiene l'occupazione nel settore agricolo, mentre i fondi del secondo pilastro assicurano la creazione di occupazione in altri ambiti quali il turismo, la trasformazione alimentare e altri settori correlati;

K.  considerando che l'agricoltura europea si trova dinanzi a una serie di sfide in materia di produzione e sicurezza alimentare, ambientale, di biodiversità, sostenibilità, energia e cambiamenti climatici e che occorre assolutamente rafforzare il collegamento tra società e agricoltura, sviluppare soluzioni innovative per affrontare tali sfide, assicurare la resilienza e la competitività del settore e rivedere gli obiettivi di un'autentica politica pubblica che vada a beneficio di tutti, in quanto essa costituisce uno degli aspetti di maggior rilievo dell'integrazione europea;

L.  considerando che la riterritorializzazione dell'agricoltura – con il necessario ancoraggio della produzione e dell'occupazione a un determinato territorio – è stata troppo a lungo trascurata e che è nostro dovere mantenere in vita un'agricoltura fatta di uomini e di donne, legata al loro territorio, attività centrale per il mantenimento di zone rurali dinamiche e ricche di posti di lavoro; che tale riterritorializzazione consente altresì di garantire un sano equilibrio di sviluppo tra mondo urbano e rurale;

M.  considerando che l'agricoltura urbana e periurbana svolge un ruolo crescente e suscita un interesse sempre maggiore e che il modello di consumo sta cambiando, combinando diversi fattori, ivi compresi un'impronta ambientale minima, una produzione locale di elevata qualità e il riconoscimento del valore del lavoro svolto dai produttori piccoli e regionali;

N.  considerando che gli elementi che hanno strutturato l'ultima riforma della PAC hanno consentito di riorientare e ripartire in maniera più equa gli aiuti tra gli Stati membri e i diversi settori agricoli e hanno confermato il ruolo economico e di stabilizzatore sociale della politica agricola comune nei confronti delle aziende agricole e delle zone rurali;

O.  considerando che, sebbene gli studi abbiano dimostrato che i pagamenti diretti previsti dal primo pilastro non creano direttamente posti di lavoro, essi svolgono un ruolo fondamentale nel mantenere l'occupazione e nel legare gli agricoltori alla terra; che qualora tale sostegno fosse revocato, il 30 % degli agricoltori europei sarebbe costretto a cessare le attività e ad abbandonare il settore agricolo; che tali pagamenti mantengono in vita i piccoli agricoltori e le zone rurali;

P.  considerando che gli aiuti mediante pagamenti diretti agli agricoltori nelle zone periferiche, che lavorano su terreni svantaggiati o marginali, sono fondamentali per garantire non solo che tali agricoltori continuino a lavorare la terra e abbiano un livello di sussistenza dignitoso, ma anche che la terra sia protetta e svolga un ruolo nell'attrarre il turismo in tali zone;

Q.  considerando che l'obiettivo primario del primo pilastro della PAC riformata è la sicurezza dell'approvvigionamento alimentare, il che contribuisce al mantenimento dell'occupazione esistente in agricoltura e che vi è l'esigenza di garantire una più equa distribuzione dei pagamenti del primo pilastro per massimizzare l'impatto positivo di tale aiuto;

R.  considerando che, tenuto conto dell'esperienza, sono possibili altre vie di sviluppo agricolo che danno migliori risultati in termini di qualità degli alimenti, di prestazione agronomica, ambientale e socioeconomica, che è importante sostenere e promuovere la diversità dei sistemi agricoli e che le piccole e medie aziende, generalmente più diversificate, innovative e altamente flessibili, sono spesso ben organizzate sotto forma di gruppi di produttori agricoli e cooperative, a beneficio delle comunità nelle quali sono insediate e, quindi, a sostegno di un'economia rurale che è al centro dello sviluppo dell'agricoltura europea;

S.  considerando che la crisi attuale dimostra che, nel contesto di una politica agricola comune orientata al mercato, è essenziale mantenere un'organizzazione comune dei mercati agricoli e definire nuovi strumenti di regolamentazione adeguati al fine di garantire la stabilità dei prezzi e il mantenimento dell'occupazione e del reddito agricolo;

T.  considerando che gli agricoltori europei operano in un mercato sempre più mondializzato e sono quindi esposti maggiormente alla volatilità dei prezzi rispetto ad altri settori;

U.  considerando che il sistema di pagamento attuale nella catena di fornitura alimentare non garantisce una distribuzione sostenibile del valore aggiunto e spesso fa sì che i ricavi dei produttori primari non siano nemmeno sufficienti a coprirne i costi;

V.  considerando che, rispetto alle zone urbane, solitamente le zone rurali sono caratterizzate da livelli di disoccupazione statisticamente più elevati e da redditi considerevolmente inferiori per i residenti, nonché da infrastrutture meno attraenti e da un accesso più limitato ai servizi, la cui prestazione comporta costi elevati a causa di una densità demografica e di un'accessibilità inferiori;

W.  considerando che la creazione di posti di lavoro nelle zone rurali deve iscriversi nel quadro di una politica sostenibile compatibile con gli specifici territori e prevedere il mantenimento e lo sviluppo di attività agricole e attività indirettamente connesse ai settori agricoli e forestali, nonché delle attività rurali, le quali rinsaldano i legami tra i diversi attori sul piano sociale, della solidarietà e del miglioramento dell'ambiente;

X.  considerando che il futuro delle zone rurali non dipende in maniera esclusiva dallo sviluppo del settore agricolo, ma è anche legato alla diversificazione e al mantenimento di altre attività economica quali la silvicoltura, l'artigianato e lo sviluppo di piccole e medie imprese e di capacità di produzione integrate, turismo rurale, attività ricreative, educative e sportive (ad esempio equestri), impiego sostenibile delle risorse agricole e forestali (rifiuti compresi) per la produzione di energia rinnovabile o di biomateriali e prodotti basati su procedimenti ecologici; che sono necessarie politiche locali decentrate e integrate, collegate agli aspetti socioeconomici e all'identità rurale e culturale, nonché un reale sistema territoriale che ricerchi sinergie e sappia costruire congiuntamente sulla base delle risorse rurali ricorrendo ad approcci collettivi e intersettoriali, tra cui l'uso di altri fondi UE per stimolare lo sviluppo rurale e l'occupazione, assicurando nel contempo il mantenimento dell'infrastruttura rurale;

Y.  considerando che a tal fine è indispensabile porre l'accento sul fatto che numerosi posti di lavoro, comprendenti servizi di produzione alimentare e altri servizi diversi, quali la conservazione e la gestione del paesaggio e delle risorse idriche, sono specifici dell'attività agricola (e silvicola), vincolati al territorio e non delocalizzabili;

Z.  considerando che occorre sostenere in particolare le piccole aziende agricole a conduzione familiare, ovvero i singoli agricoltori che, da soli o con altri, gestiscono la propria azienda in modo responsabile, indipendente ed efficace e sono in grado di affrontare eventuali difficoltà adeguando la propria produzione e/o i propri metodi di produzione e diversificando le proprie attività per fare fronte ai costanti cambiamenti strutturali del settore agricolo;

AA.  considerando che le potenzialità delle donne che lavorano e/o gestiscono imprese nelle zone agricole e rurali dovrebbero essere analizzate, integrandole e valorizzandole in tutte le politiche dell'UE, le quali non dovrebbero mai penalizzarle, poiché in tal modo si getterà la base necessaria affinché le donne veicolino sviluppo e innovazione, aiutando tutto il settore ad uscire dalla crisi; che le donne dovrebbero essere coinvolte nei piani di sviluppo del settore a livello locale e regionale, in modo che questi ultimi possano trarre beneficio dalle loro esigenze, esperienze e visioni, e che le donne dovrebbero ricevere le competenze necessarie per partecipare attivamente all'elaborazione dei suddetti piani;

AB.  considerando che nel 2010 solo il 7,5% degli agricoltori aveva meno di 35 anni e oltre 4,5 milioni di quanti gestiscono attualmente aziende agricole ne hanno oltre 65, e che gli articoli 50 e 51 del regolamento (UE) n. 1307/2013 nell'ambito della PAC contengono disposizioni a sostegno del ricambio generazionale nel settore agricolo;

AC.  considerando che in molti Stati membri l'accesso delle donne provenienti da zone rurali al mercato del lavoro è limitato, nell'agricoltura come in altri settori, che esse sono oggetto di un divario retributivo maggiore che in altri settori, e che nonostante ciò esse svolgono un ruolo di estrema importanza per lo sviluppo e la vita sociale delle zone rurali e, in particolare, nelle aziende agricole in cui si pratica una diversificazione delle attività (agriturismo, prodotti di qualità, attività ricreative, educative, sportive, e altri servizi); che l'imprenditorialità femminile può rappresentare un importante pilastro sotto il profilo economico e ambientale per lo sviluppo sostenibile delle zone rurali; che l'ineguale accesso alle terre costituisce un fattore che limita le possibilità delle donne di sviluppare un'attività imprenditoriale nel settore agricolo; che, in media, il 29% delle aziende agricole in Europa è gestito da donne;

AD.  considerando che il numero di varietà vegetali coltivate a livello industriale è limitato e che le varietà e le razze locali svolgono un ruolo nel conservare la biodiversità, nonché nel mantenere i mezzi di sostentamento degli abitanti nelle regioni e la produzione locale;

AE.  considerando che è necessario rendere maggiormente attrattivo l'ambiente rurale per le nuove generazioni, favorendo una formazione che punti all'innovazione a alla modernizzazione nella professione e nelle tecnologie;

AF.  considerando che la FAO ha messo a punto un quadro universale di valutazione della sostenibilità dei sistemi agroalimentari (SAFA);

AG.  considerando che il FEASR può essere utilizzato per le azioni di formazione professionale e acquisizione delle competenze nei diversi settori di attività nelle zone rurali;

Nel quadro della PAC attuale

1.  invita tutti gli Stati membri a fornire ai giovani agricoltori prospettive a lungo termine al fine di affrontare il problema dello spopolamento rurale, ad attuare una strategia globale di ricambio generazionale e, a tale scopo, a utilizzare appieno tutte le possibilità offerte dalla nuova PAC per sostenere i giovani agricoltori e i nuovi agricoltori, anche al di fuori dell'ambito familiare, in particolare mediante gli aiuti per i giovani agricoltori del primo e secondo pilastro e agevolando l'insediamento di nuovi agricoltori di età superiore ai 40 anni; osserva che tali disposizioni devono inoltre essere integrate e coerenti con le disposizioni pertinenti delle politiche nazionali (in materia di politica fondiaria, fiscale e sociale, ecc.), compreso il sostegno a titolo degli articoli 50 e 51 del regolamento (UE) n. 1307/2013;

2.  osserva che la maggior parte dei pagamenti diretti della PAC vanno alle aziende agricole più ricche, e che solo il 13% dei beneficiari ha ricevuto il 74% dei pagamenti diretti della PAC nel 2014; ritiene che ciò non contribuisca a creare occupazione nel settore agricolo, in quanto solo le piccole aziende agricole quelle che richiedono un maggiore impiego di manodopera e il 53% dei lavoratori agricoli lavora in aziende classificate come di dimensioni economiche ridotte; chiede una migliore distribuzione dei pagamenti della PAC a favore dei piccoli agricoltori;

3.  invita gli Stati membri a intensificare il sostegno alle piccole e medie aziende, in particolare ricorrendo maggiormente al pagamento ridistributivo; invita a prevedere altresì meccanismi di premio per le aziende organizzate in modo efficiente e per quelle che utilizzano gli strumenti giuridici di aggregazione fra imprese;

4.  ritiene che la PAC debba tenere maggiormente conto dei territori geograficamente svantaggiati (zone di montagna, territori oltremare, zone ultraperiferiche, zone naturali sensibili, ecc.) poiché il mantenimento dell'agricoltura rappresenta un vettore fondamentale dello sviluppo economico, sociale e ambientale, incentrato sull'occupazione; reputa tuttavia che la PAC debba anche considerare le nuove dinamiche di dispersione urbana e assistere i territori interessati da tale fenomeno a fare fronte ai vincoli connessi alle loro peculiarità;

5.  ricorda che gli Stati membri hanno fatto ampio uso della possibilità di concedere pagamenti accoppiati – che consentendo lo sviluppo della produzione e rendendola stabile assicurano l'occupazione nelle zone svantaggiate – e li invita ad aumentare la quota di questo tipo di sostegno per gli agricoltori attivi, a renderlo più flessibile e a impiegarlo maggiormente ai fini di un miglior approvvigionamento di proteine vegetali dell'Unione, materia prima per cui essa dipende attualmente dalle importazioni provenienti da paesi terzi; ritiene che il livello di pagamento accoppiato volontario potrebbe essere altresì modulato in funzione del livello di occupazione richiesto dalla coltura interessata, sostenendo maggiormente le produzioni che impiegano una maggiore manodopera;

6.  osserva che l'attuale periodo di programmazione, conformemente al programma di sviluppo rurale, consente di erogare aiuti mirati per coltivare varietà locali e allevare razze locali, promuovendo l'occupazione regionale e mantenendo la biodiversità; invita gli Stati membri a introdurre meccanismi che consentano ai gruppi e alle organizzazioni di produttori e di agricoltori che coltivano e allevano varietà e razze locali di ricevere aiuti mirati;

7.  ricorda che la necessaria attuazione della dimensione ambientale degli aiuti diretti deve contestualizzarsi nel quadro della sostenibilità e della redditività delle aziende e contribuire alla creazione di nuovi posti di lavoro e al loro mantenimento, tra l'altro nell'ambito della conservazione della biodiversità, dell'agriturismo e della gestione delle zone rurali, ad esempio presso tenute agricole e dimore storiche; invita l'UE ad assicurare la semplificazione e a far sì che le regolamentazioni in materia ambientale possano essere attuate in modo semplice, comprensibile e senza difficoltà; osserva che la dimensione ambientale non deve portare a una riduzione o all'abbandono della produzione agricola, particolarmente sensibile nelle zone montane e periferiche;

8.  è del parere che, di fronte al fenomeno di aumento della mortalità delle api domestiche rilevato in diversi paesi membri dell'UE e al ruolo fondamentale svolto da tale impollinatore per la sicurezza alimentare e l'economia di diverse filiere vegetali, l'Unione dovrebbe sostenere maggiormente tale settore, adottando una vera e propria strategia europea di ripopolamento delle api; ritiene che ciò non richiederebbe grandi investimenti e creerebbe numerosi posti di lavoro, sia mediante la diversificazione delle attività nelle aziende agricole esistenti, che mediante la creazione di nuove aziende agricole specializzate che, secondo gli esperti, avrebbero bisogno di 200 alveari ciascuna per funzionare e la cui vocazione primaria sarebbe la produzione di regine selezionate e di sciami, e in seguito di miele, un prodotto di cui l'Unione è estremamente carente; considera tale approccio, fondato su diverse strategie europee – innovazione, inclusione sociale, creazione di posti di lavoro – perfettamente in linea con la volontà di orientare la politica agricola comune e lo sviluppo dell'agricoltura verso una maggiore sostenibilità;

9.  osserva che per mantenere l'occupazione agricola il settore deve rivolgersi verso nuovi strumenti di gestione del rischio e utilizzare maggiormente strumenti quali le organizzazioni di produttori nell'ambito dell'OCM unica e del secondo pilastro al fine di rispondere al meglio alla volatilità e alla domanda del mercato mondiale; ritiene che le misure di mercato e le misure di crisi eccezionali previste dall'OCM unica e dal secondo pilastro devono essere attuate in modo molto più rapido e volontarista, con il necessario adattamento del bilancio unionale alla situazione specifica delle regioni ultraperiferiche, delle zone montane e degli altri territori che presentano sfide per la competitività, al fine di limitare gli effetti negativi delle riduzioni di prezzo sui redditi; sottolinea che le misure anticrisi attuate non hanno conseguito appieno i loro obiettivi e dovrebbero tenere in maggior considerazione l'infrastruttura e le competenze degli Stati membri; sprona la Commissione, alla luce delle recenti crisi, a sviluppare sistemi di intervento più rapidi ed efficaci, che siano in grado di prevenire gli effetti più negativi;

10.  invita la Commissione a utilizzare appieno il potenziale delle misure eccezionali di cui agli articoli da 219 a 222 del regolamento (UE) n. 1308/2013;

11.  ritiene che, per svolgere il ruolo di rete di sicurezza, i prezzi d'intervento debbano essere regolarmente adeguati in funzione dell'evoluzione dei costi di produzione, consentendo di intervenire sui redditi e il mantenimento dell'attività dei produttori, come anche sull'occupazione; auspica che l'Unione predisponga strumenti di prevenzione, sulla falsariga dell'osservatorio del latte, in tutti i maggiori settori di produzione al fine di sorvegliare i mercati, consentendo di orientare la produzione e di intervenire in caso di crisi grazie a strumenti di gestione del mercato flessibili e reattivi, da attivare in caso di necessità;

12.  riconosce che filiere corte che collegano gli agricoltori ai produttori locali possono stimolare la creazione di occupazione in ambiente rurale e sottolinea che i regimi di qualità, le indicazioni geografiche e l'agricoltura biologica rappresentano un'opportunità per sviluppare il settore agroalimentare e creare potenziale occupazione in ambito rurale e devono essere non solo protette, ma anche sviluppate per creare nuovi posti di lavoro e preservare la cultura e l'identità regionali; sottolinea la necessità di migliorare l'accesso a più ampi mercati per tali prodotti, nonché di introdurre misure a favore della qualità, di promozione e di protezione per migliorarne la commercializzazione e l'inclusione tra i prodotti turistici generali di una data area geografica; ricorda, alla luce delle proposte legislative in discussione, che le ripercussioni positive sull'economia sono basate sulla fiducia che il consumatore ripone in tali prodotti, che non dovrebbe essere minata da modifiche che potrebbero essere percepite come un abbassamento della loro qualità; evidenzia inoltre che i processi per raggiungere tali standard qualitativi possono essere onerosi, e dovrebbero essere semplificati;

13.  raccomanda che il settore prioritario per la creazione di posti di lavoro nell'ambito della priorità 6 del secondo pilastro venga maggiormente impiegato dagli Stati membri, al pari delle misure sul trasferimento delle conoscenze, la formazione professionale e continua (compresi l'apprendistato, la formazione sul lavoro e la riconversione dei lavoratori agricoli), volti a consentire il passaggio ad altre attività agricole, e delle misure di consulenza e sostegno alla gestione, per migliorare i risultati economici e ambientali delle aziende agricole; invita la Commissione e gli Stati membri a fornire sostegno alla formazione a favore degli agricoltori e dei lavoratori agricoli e rurali affinché essi possano divenire più versatili e in grado di diversificare le proprie attività e iniziative, e a rafforzare l'innovazione;

14.  osserva che gli attuali programmi di sviluppo rurale sono molto meno incentrati su progetti sociali a difesa dell'occupazione rispetto a quelli del periodo di programmazione precedente (2007-2013), cosa imputabile alle misure che gli Stati membri hanno scelto di adottare nell'ambito dei loro programmi di sviluppo rurale e ai minori fondi disponibili per le misure che agiscono direttamente sull'occupazione; invita a una maggiore flessibilità nell'attuazione della politica di sviluppo rurale;

15.  ritiene che occorra semplificare l'applicazione della politica di sviluppo rurale e adottare approcci più coerenti, sulla falsariga di quelli plurifondo, ed evitare che gli Stati membri e la Commissione impongano controlli amministrativi e finanziari troppo minuziosi;

16.  chiede agli Stati membri di pubblicizzare maggiormente le potenzialità del secondo pilastro della PAC per la diversificazione delle attività nelle zone rurali (ad esempio agriturismo, produzione di energia rinnovabile);

17.  ricorda che il fattore di rischio inerente all'innovazione non è adeguatamente considerato dalle politiche sia nazionali che unionali, il che rappresenta un ostacolo per l'innovazione e la creazione di occupazione, in particolare per molti attori che non dispongono di una copertura finanziaria sufficiente a realizzare i propri progetti innovativi;

18.  sottolinea che lo sviluppo rurale e la creazione di posti di lavoro vanno di pari passo e invita pertanto gli Stati membri e le regioni a massimizzare il potenziale delle autorità locali e regionali, in quanto livello di governo che meglio conosce le sfide e le opportunità della propria area, a conseguire gli obiettivi del secondo pilastro e rispettare le priorità della PAC, compresi la promozione dell'inclusione sociale, la riduzione della povertà e lo sviluppo economico; ricorda la possibilità di incentrare i programmi di sviluppo rurale nonché i programmi operativi sulla creazione e il mantenimento di posti di lavoro e sul miglioramento dei servizi in ambito rurale, e chiede alla Commissione di assisterli nel conseguire tale obiettivo; sottolinea la necessità dell'adeguamento ai modelli di economia partecipativa (sharing economy) nelle zone rurali al fine di aumentare l'occupazione, rendere più efficienti le attività agricole e ridurre i costi;

19.  invita la Commissione e gli Stati membri a sostenere le imprese e le cooperative operanti nell'economia sociale, comprese le aziende agricole sociali(2), in modo da favorire l'integrazione sociale e l'occupazione nelle zone rurali; prende atto delle azioni intraprese a norma dell'iniziativa per l'imprenditoria sociale e invita la Commissione a promuovere il contributo dell'economia sociale allo sviluppo rurale, ad esempio attraverso un piano d'azione per l'economia sociale;

20.  sottolinea che alle azioni a sostegno dello sviluppo demografico e di zone rurali a misura di famiglia dovrebbe essere attribuito maggior rilievo, al fine di sostenere le famiglie e facilitare la conciliazione della vita familiare e professionale, anche in relazione alle questioni connesse al mercato del lavoro e allo sviluppo economico nelle zone rurali;

21.  sottolinea la necessità di promuovere misure e politiche attive che mettano in evidenza il ruolo positivo della migrazione nel rilanciare la crescita economica e favorire la coesione sociale nelle zone rurali;

22.  invita la Commissione e gli Stati membri a mettere in campo politiche di valorizzazione delle zone rurali attraverso lo sviluppo del turismo che, se adeguatamente strutturato e incentivato, può costituire un volano per la crescita culturale, sociale ed economica di zone che possiedono importanti risorse naturali, paesaggistiche, culturali ed agroalimentari; sottolinea che lo sviluppo turistico delle zone rurali e la diversificazione delle attività agricole (didattica, culturale, ricreativa) costituiscono anche un incentivo alle nuove generazioni affinché "riprendano in mano" le campagne, con uno spirito d'iniziativa e d'imprenditorialità orientato all'innovazione e alla valorizzazione delle produzioni caratteristiche;

23.  sottolinea che è essenziale creare sinergie tra i diversi settori politici, con l'aiuto del FEASR e di altri fondi UE, per affrontare la sfida dell'occupazione delle zone rurali e restituire all'agricoltura un ruolo chiave riconosciuto nelle dinamiche territoriali; osserva che i fondi del secondo pilastro potrebbero essere impiegati come strumento finanziario dinamico per creare maggiori sinergie con fonti e programmi di finanziamento alternativi, rendendoli accessibili alle zone rurali per aumentare la connettività, la competitività, la diversificazione economica e sostenere l'imprenditorialità, tenendo conto del mantenimento della cultura e dell'identità rurale;

24.  sottolinea che le piccole aziende a conduzione propria sono sottoposte a sempre maggiore pressione dall'acquisto di terreni agricoli da parte di investitori; sottolinea che preservare le zone coltivate e l'accesso alle terre è un fattore essenziale per la creazione e l'ampliamento delle aziende agricole ed essenziale per il mantenimento dei posti di lavoro nelle zone rurali; osserva che la relazione della Commissione sulle esigenze dei giovani agricoltori, del novembre 2015, evidenzia che la disponibilità di terreni da acquistare e da affittare rappresenta il maggior problema che i giovani agricoltori e i nuovi agricoltori si trovano ad affrontare; invita pertanto gli Stati membri a condividere le buone pratiche e mettere a punto strumenti che rendano possibile l'accesso alla terra nelle zone rurali caratterizzate da un elevato tasso di disoccupazione, ad esempio attraverso l'uso e la gestione partecipativi dei terreni agricoli, in conformità delle prassi nazionali, o la creazione di un sistema per gestire e fornire le informazioni sui terreni inutilizzati o che potrebbero essere usati per l'agricoltura, del quale i giovani agricoltori e le donne potrebbero servirsi in linea prioritaria;

25.  ritiene importante che i programmi di sviluppo rurale favoriscano maggiormente le relazioni tra il mondo rurale e urbano, al fine di incentivarne la cooperazione, aprire sbocchi alle imprese presenti sui territori rurali indispensabili al loro sviluppo e alla creazione di posti di lavoro; è del parere che nel rapporto urbano-rurale i villaggi rurali rivestano una notevole importanza, consentendo l'accesso ai servizi di base ai residenti delle zone rurali adiacenti, e che a tal fine gli Stati membri debbano quindi promuovere nell'ambito delle proprie politiche territoriali i servizi all'interno dei villaggi rurali;

26.  invita a definire norme vincolanti volte ad assicurare pagamenti equi nella catena di fornitura alimentare tra i produttori, i grossisti e i trasformatori di prodotti alimentari, onde assicurare che gli agricoltori si vedano riconoscere una parte adeguata del valore aggiunto, sufficiente per consentire loro di condurre un'agricoltura sostenibile;

27.  sottolinea che il settore della silvicoltura, attualmente non adeguatamente sfruttato in Europa, costituisce una significativa fonte di occupazione che è opportuno valorizzare nelle sue diverse forme lungo l'intera filiera del legno; osserva che l'Unione registra un notevole disavanzo nell'approvvigionamento di legno, che rende necessario investire nelle infrastrutture necessarie allo sviluppo del settore;

28.  sottolinea che l'accesso alla terra è un requisito essenziale per l'istituzione e l'ampliamento di un'impresa agricola; evidenzia che l'accesso alla terra rappresenta il maggiore problema tra i giovani agricoltori per l'avvio di un'impresa agricola;

Sul futuro della PAC dopo il 2020

29.  sottolinea che le procedure della PAC devono essere semplificate e che essa deve continuare a disporre di risorse sufficienti, mantenendole almeno al livello attuale che ne riflette il significativo valore aggiunto, per poter effettivamente svolgere il suo ruolo sul lungo termine a favore dell'occupazione nell'ambito di un'agricoltura e una silvicoltura europee diversificate, promuovendo lo sviluppo sostenibile e l'attrattiva delle zone rurali; sottolinea che la politica di sviluppo rurale – che consente di agire in modo più diretto ed efficace sulla riduzione dell'esclusione sociale tra gli abitanti delle zone rurali e per la promozione dell'occupazione e del dinamismo dei territori rurali – dovrà essere progressivamente rafforzata, senza rimettere in discussione il sostegno del primo pilastro che dovrà essere riorganizzato, tra l'altro per garantire un miglior funzionamento e una maggiore stabilità dei mercati, indispensabile a garantire i redditi agricoli, il modello agricolo e la sicurezza alimentare europei, assicurando nel contempo che le zone rurali mantengano la propria attrattiva (con particolare riguardo alla qualità della vita) rispetto alle zone urbane;

30.  sottolinea che all'interno della PAC dovrebbero rivestire una grande importanza gli strumenti di ammodernamento e di investimento, i quali garantiscono la competitività dei settori economici situati nelle zone rurali (tra cui l'agro-alimentare, l'energia, la trasformazione, i servizi, il settore sociale) in maniera sostenibile, nel rispetto delle norme ambientali, garantendo così il mantenimento dei posti di lavoro; ricorda che tali strumenti consentiranno inoltre di ridurre ulteriormente i divari tra gli Stati membri e tra le regioni per quanto concerne lo sviluppo agricolo e rurale;

31.  evidenzia la rilevanza del settore turistico in quanto fonte di reddito per le aziende agricole (ad esempio, vacanze in fattoria); invita gli Stati membri e la Commissione a definire programmi intesi a sostenere gli investimenti e l'imprenditorialità; ritiene importante appoggiare le aziende agricole interessate attraverso campagne turistiche;

32.  prende atto delle misure di semplificazione della PAC attuate finora, ma invita la Commissione a continuare a sviluppare e attuare misure per introdurre principi di proporzionalità e flessibilità in relazione alla riduzione degli oneri amministrativi della PAC e all'incremento della produttività agricola;

33.  sottolinea che esistono limiti a quanto si può realizzare nell'ambito della PAC, dato che il suo obiettivo primario è la sicurezza dell'approvvigionamento alimentare, e che affrontare in modo efficace le numerose sfide relative alla creazione e al mantenimento dei posti di lavoro nelle zone rurali richiederà un più ampio approccio trasversale a livello sia regionale, sia degli Stati membri;

34.  chiede alla Commissione di sostenere un modello agricolo europeo competitivo e sostenibile, basato su aziende a conduzione familiare, diversificato e multifunzionale, che dia la priorità al mantenimento sul territorio di posti di lavoro pagati equamente, con enfasi particolare sui territori con vincoli specifici quali riconosciuti nell'articolo 349 TFUE e, nell'ambito della produzione alimentare e non alimentare, al garantire l'approvvigionamento alimentare e la sicurezza dei prodotti al fine di tutelare la salute;

35.  invita gli Stati membri a sviluppare strumenti di osservazione e regolamentazione al fine di acquisire una migliore conoscenza dei mercati fondiari e di poter porre fine ai fenomeni su vasta scala di concentrazione o accaparramento dei terreni e degli strumenti di produzione;

36.  sottolinea la necessità di incoraggiare lo sviluppo, la commercializzazione e la vendita di prodotti agricoli di alta qualità; chiede iniziative per aprire nuovi mercati e introdurre programmi operativi per i prodotti e campagne di commercializzazione al fine di garantire la diversificazione dei prodotti e la competitività della filiera alimentare europea;

37.  ritiene che la PAC debba tenere conto dell'agricoltura europea in tutte le sue forme e di tutti i territori rurali, compresi i più svantaggiati e fragili (quali le zone di montagna e le regioni ultraperiferiche), al fine di garantire una valorizzazione ottimale di tutte le risorse; ritiene che ciò comporti anche la riabilitazione dei terreni agricoli abbandonati;

38.  sottolinea che la diversificazione dei mercati agricoli e regionali di nicchia aumenta e garantisce l'occupazione nelle zone rurali; chiede iniziative a sostegno della diversificazione delle aziende agricole (ad esempio commercializzazione diretta dei prodotti agricoli) e dell'economia rurale in generale (ad esempio agevolando il passaggio dal lavoro nel settore agricolo ad altri ambiti di occupazione);

39.  ritiene che i fondi della futura PAC dovranno fornire maggiore sostegno al fine di rallentare la perdita di piccole e medie aziende e imprese agricole riunite in organizzazioni di produttori le quali, essendo di solito più diversificate, efficienti e autonome, nonché più facilmente trasferibili, sono più efficaci in termini di creazione di valore aggiunto e di posti di lavoro sui territori e costituiscono un importante pilastro economico e sociale delle rispettive regioni, nonché continuare a fornire sostegno ad hoc ai territori con vincoli specifici quali riconosciuti dall'articolo 349 del TFUE;

40.  osserva che i pagamenti diretti della PAC dovrebbero essere destinati esclusivamente a persone la cui attività principale è l'agricoltura;

41.  sottolinea che, nelle regioni ultraperiferiche, la ricerca di soluzioni di impiego in caso di contrazione economica risulta compromessa dalla mancanza di interconnessione e, data l'importanza dell'agricoltura in queste regioni, ritiene che i fondi della futura PAC dovranno discriminare positivamente i territori con vincoli specifici riconosciuti nel TFUE, il che avrà un effetto moltiplicatore sulla promozione di altre attività collegate, come l'agro-industria, il turismo, la conservazione della natura, la produzione energetica e l'economia circolare in modo complementare alla strategia plurifondo; evidenzia che questa strategia dovrà tenere in considerazione i fattori di differenziazione positiva presentati dalle regioni ultraperiferiche, che potranno in questo modo costituire un laboratorio per soluzioni originali e innovative in agricoltura applicabili ad altri contesti meno estremi e più ampi, per la struttura delle imprese, le condizioni del suolo e climatiche e la biodiversità caratteristica;

42.  ritiene che l'agricoltura di gruppo debba essere promossa e sostenuta finanziariamente, in quanto essa consente di ridurre i costi di produzione delle aziende, in particolare le spese di meccanizzazione, e favorisce altresì la solidarietà tra gli agricoltori, il trasferimento di innovazioni, di know-how e di buone pratiche, generando un dinamismo propizio allo sviluppo e all'occupazione;

43.  invita la Commissione a incentivare la diversificazione e la competitività delle piccole imprese agricole anche relativamente all'agricoltura sociale e all'agricoltura orientata al servizio;

44.  sottolinea che è importante che la PAC fornisca maggiore sostegno agli aspetti positivi dell'agricoltura in termini di occupazione e di ambiente e appoggi in modo più efficace l'agricoltura biologica e biodinamica e tutti gli altri metodi di produzione sostenibili, comprese l'agricoltura e l'agrosilvicoltura integrate, nel quadro dell'agroecologia, il che richiede di semplificare gli attuali regolamenti e di adottare, per il futuro, regolamenti comprensibili, di facile attuazione e che non pongano difficoltà; ritiene che il valore di tali aspetti positivi in termini di occupazione e di ambiente riguardino l'intera società, e rappresentino una componente da inserire nei redditi agricoli;

45.  ricorda il positivo esempio fornito dai bio-distretti, ovvero aree in cui vengono valorizzati, attraverso un insieme coordinato di azioni, i prodotti dell'agricoltura e dell'allevamento locali ottenuti secondo metodi biologici e tutta quella parte di indotto economico che ne deriva (imprese del settore agroalimentare, gastronomico e turistico), dato che questo strumento ha già dimostrato di poter portare benefici al reddito locale e di favorire la difesa del suolo attraverso la conservazione del paesaggio e delle produzioni tradizionali;

46.  sottolinea le potenzialità dell'agricoltura e dei sistemi alimentari sostenibili, in particolare l'agricoltura biologica, nonché di una gestione sostenibile del suolo, delle acque, della biodiversità e delle infrastrutture rurali per preservare e creare posti di lavoro dignitosi nell'agricoltura ed economie rurali floride;

47.  ritiene che garantire la sicurezza alimentare nell'Unione europea debba continuare ad essere l'azione prioritaria principale della futura PAC, senza trascurare i mercati esterni; ritiene a questo proposito che gli accordi di libero scambio possano presentare un reale rischio, oltre che possibili opportunità, per il settore agricolo europeo, e che essi non dovrebbero condurre a una concorrenza sleale nei confronti delle aziende agricole di piccole e medie dimensioni, né pregiudicare le economie e i posti di lavoro locali;

48.  ritiene che, per migliorare l'organizzazione attualmente inadeguata nel settore ortofrutticolo, dovrebbero essere ripristinate le sovvenzioni dell'UE a favore degli investimenti nelle organizzazioni di produttori ortofrutticoli di nuova costituzione;

49.  sottolinea che, in un contesto di grande incertezza sul futuro dei prezzi agricoli, volatili e di basso livello, l'Unione europea deve raggiungere gli obiettivi della PAC previsti dal trattato, agendo maggiormente per correggere gli effetti erratici dei mercati ove questi siano in dissesto e assicurando la resilienza e la competitività del settore agricolo mediante l'istituzione di reti di sicurezza e di sistemi di prevenzione e di gestione delle crisi che consentano di assicurare l'equilibrio tra offerta e domanda, nonché creare strumenti di gestione del rischio basati su sistemi nuovi e innovativi e coinvolgendo gli agricoltori stessi nel finanziamento; ritiene che dovrebbe essere aumentata la quota di finanziamenti destinata alle misure volte a stabilizzare i mercati agricoli e, in particolare, che la PAC debba altresì rafforzare i sistemi assicurativi, in grado di tutelare gli agricoltori dai rischi climatici, sanitari ed economici; ritiene che di fronte ai rischi connessi al cambiamento climatico, l'Unione europea debba fare tutto il possibile per valorizzare il ruolo positivo che può svolgere l'agricoltura, mediante strumenti che vanno dall'agronomia e una migliore gestione del suolo a una migliore cattura di CO2, e che è importante fornire assistenza tecnica e finanziaria gli agricoltori per consentire loro di modificare progressivamente le loro pratiche e di innovare;

50.  sottolinea inoltre che i pagamenti diretti dovrebbero rimanere uno strumento della PAC dopo il 2020, per sostenere e stabilizzare i redditi agricoli, compensare i costi connessi al rispetto delle norme elevate dell'UE (relativamente ai metodi di produzione e in particolare ai requisiti ambientali), nonché mantenere la produzione agricola nelle regioni meno favorite; evidenzia inoltre che essi dovrebbero mirare a garantire la stabilità economica dell'agricoltura, come pure la sicurezza alimentare e ambientale; sottolinea in tale contesto che l'allineamento dei tassi dei pagamenti diretti è essenziale per garantire condizioni di concorrenza eque sul mercato unico dell'UE e per l'utilizzo sostenibile delle risorse agricole a livello dell'UE;

51.  ritiene che, considerato che il livello di cooperazione tra gli agricoltori presenta differenze significative nei singoli Stati membri e che la mancanza di cooperazione pregiudica la capacità degli agricoltori di far fronte a situazioni di crisi e alle pressioni del mercato, la PAC dovrebbe promuovere globalmente lo sviluppo della cooperazione tra agricoltori, in particolare nei settori della produzione e della trasformazione;

52.  invita gli Stati membri a dare la priorità, nell'ambito del secondo pilastro della PAC, al partenariato europeo per l'innovazione (PEI); invita la Commissione a dare priorità a Orizzonte 2020 e ad assicurare agli agricoltori un migliore accesso alle possibilità di finanziamento del PEI, al fine di sostenere pratiche agricole e silvicole innovative e sostenibili per la produzione di beni e la fornitura di servizi nel settore alimentare e non alimentare (energie rinnovabili, bioeconomia, agriturismo, che rappresentano nuove prospettive per gli agricoltori per l'approvvigionamento di materie prime nell'era industriale post-petrolifera) e di valorizzare tutte le risorse di ogni territorio rurale;

53.  esprime la propria ferma convinzione che anche in futuro sarà necessario promuovere la formazione professionale continua per gli agricoltori e i lavoratori agricoli, nonché garantire che siano diffuse le conoscenze e le innovazioni scientifiche, assicurando in tal modo la capacità di adattarsi a un contesto in cambiamento e agevolando lo svolgimento di attività economiche;

54.  ritiene che gli approcci "dal basso verso l'alto" (bottom-up) allo sviluppo locale di tipo Leader/CLLD si siano dimostrati efficaci non solo in termini di posti di lavoro creati, ma anche di bassi livelli di spesa pubblica per posto di lavoro generato, e dovrebbero pertanto essere ulteriormente rafforzati, promossi e attuati in tutti gli Stati membri attraverso approcci plurifondo e rafforzando il ruolo delle autorità locali e regionali; sottolinea in particolare il ruolo dei responsabili dei gruppi di azione locale (GAL) in qualità di sostegno tecnico e di servizio per assistere iniziative di avviamento di progetti favorevoli all'occupazione; chiede che tali GAL possano usufruire della più ampia autonomia possibile per essere più efficaci; aggiunge che occorre creare meccanismi atti ad assicurare una partecipazione significativa delle parti sociali e invita la Commissione a presentare modelli di buone pratiche riguardo a progetti transnazionali Leader II;

55.  osserva che la difficoltà di accesso alle informazioni relative alla programmazione e ai finanziamenti nazionali e UE pertinenti rappresenta un ostacolo allo sviluppo dell'economia rurale;

56.  chiede che gli investimenti previsti nel quadro della politica di sviluppo rurale a sostegno dell'occupazione nelle zone rurali siano privilegiati in funzione dell'occupazione, delle variazioni dei tassi di disoccupazione, dell'efficienza delle aziende destinatarie e dalla creazione di incentivi per l'assunzione di dipendenti e raccomanda che i programmi di sviluppo rurale comprendano il rafforzamento del microfinanziamento, che è particolarmente utile nel sostenere l'avviamento di imprese agricole e non agricole;

57.  sottolinea che l'importanza del secondo pilastro per la creazione di occupazione può essere rafforzata consentendo una maggiore flessibilità a seconda delle esigenze specifiche della regione;

58.  ritiene che, per il futuro, sia necessario continuare a sviluppare sistemi alimentari di alta qualità, basati sul territorio, che forniscano prodotti alimentari grezzi o trasformati, promuovendo la responsabilità dei cittadini e la partecipazione delle parti interessate – raggruppate insieme tra produttori, trasformatori, distributori e consumatori, oppure tra produttori e comunità di consumatori, o ancora raggruppando tutti gli operatori economici dei settori agroalimentari e del turismo gastronomico – in iniziative qualitative e contrattuali, volte ad assicurare l'approvvigionamento e la sicurezza alimentari, ma anche a un giusto compenso, affinché gli agricoltori possano vivere dignitosamente del proprio lavoro e garantire l'occupazione nella propria azienda; ritiene che tali sistemi alimentari possano in particolare, ma non solo, assumere la forma di circuiti brevi e/o di mercati di prossimità; ritiene che in futuro occorra destinare più fondi dell'UE allo sviluppo e al funzionamento di certi regimi speciali di qualità alimentare e all'ulteriore sviluppo della gastronomia europea di fama mondiale; ritiene indispensabile, a tal fine, adeguare meglio il quadro normativo delle gare d'appalto pubbliche, affinché gli enti locali possano favorire le produzioni locali;

59.  richiama l'attenzione sulla necessità di sostenere ulteriormente l'agricoltura e la creazione di posti di lavoro nel settore agricolo nelle aree più svantaggiate e in quelle alle frontiere esterne dell'UE;

60.  ritiene che le forme collettive multipartenariali che raggruppano agricoltori e altri attori del mondo rurale debbano essere favorite, in quanto consentono di sviluppare numerose attività che creano posti di lavoro diretti e indiretti, quali la strutturazione delle filiere alimentari e non alimentari di prossimità e l'istituzione di diversi servizi (turismo rurale, cura dello spazio privato e pubblico, ecc.);

61.  ritiene che la Commissione e gli Stati membri dovrebbero incentivare gli agricoltori, mediante la PAC e altre politiche, a diversificare le proprie fonti di reddito, isolandosi così dalle flessioni del mercato; è del parere che una tale diversificazione potrebbe comprendere l'ecoturismo, lo sviluppo di energie rinnovabili come quella solare ed eolica, l'aggiunta di valore ai prodotti agricoli mediante la lavorazione e rivendite di prodotti agricoli;

62.  chiede alla Commissione di fornire maggiore sostegno alle cooperative locali al fine di aiutarle a riprendere il controllo sui prezzi e sui loro prodotti;

63.  osserva che il settore del turismo offre importanti opportunità di reddito e di occupazione diretta e indotta nell'agricoltura e nelle zone rurali, consentendo di valorizzare il patrimonio storico, culturale, gastronomico, paesaggistico e ambientale di ogni regione; rileva altresì che l'attrattiva turistica non si basa solo sulla notorietà storica di alcune regioni, ma sempre più sulla qualità dei prodotti alimentari, dei paesaggi e dell'ambiente; ritiene che per tutte queste ragioni il settore del turismo debba essere maggiormente sostenuto dalla politica di sviluppo rurale;

64.  sottolinea che le sfide connesse al cambiamento climatico e all'ambiente richiedono di effettuare importanti investimenti pubblici e privati che creano posti di lavoro, con la comparsa di nuovi mestieri, al fine di garantire il mantenimento e la preservazione delle risorse rurali e il ripristino della qualità degli ecosistemi degradati, di lottare più efficacemente contro le inondazioni e gli incendi, nonché di tutelare al meglio la qualità delle acque, del suolo, dell'aria e della biodiversità; osserva che ciò sicuramente implica una cooperazione tra l'agricoltura e gli altri attori del mondo rurale, ma offre nuove opportunità di diversificazione dei redditi per l'agricoltura;

65.  invita la Commissione a valutare l'impatto sociale dell'attuale crisi del settore agricolo, in particolare in termini di perdita di posti di lavoro, soprattutto nelle zone rurali; invita gli Stati membri a prendere in esame modalità per migliorare la competitività del settore agricolo affinché esso possa creare posti di lavoro e generare un valore aggiunto che sia condiviso equamente dall'intero comparto agricolo e agroalimentare, assicurando una concorrenza equa e riducendo al minimo i danni causati dal dumping sociale e dalle condizioni di lavoro precarie e atipiche che colpiscono in modo sproporzionato alcuni gruppi; osserva che spesso i membri delle famiglie attive nel settore agricolo non hanno uno status sociale o un riconoscimento giuridico e non sono coperti da un sistema di previdenza sociale; sottolinea che le imprese agricole devono essere conformi alla legislazione nazionale in materia sociale e occupazionale; ritiene che l'eventuale introduzione di condizionalità supplementari nei pagamenti del primo pilastro della PAC aumenti considerevolmente gli oneri amministrativi a carico degli agricoltori e limiti le loro potenzialità in termini di creazione di posti di lavoro; chiede un ruolo più rilevante per le parti sociali e per le autorità di gestione e chiede agli Stati membri di garantire che tutti i lavoratori nel settore agricolo, a tempo pieno o tempo parziale, siano coperti da un sistema di previdenza sociale; invita gli Stati membri a recepire la direttiva 2014/36/UE sui lavoratori stagionali nella legislazione nazionale; chiede che le autorità nazionali per la salute e la sicurezza ricevano risorse per diffondere informazioni relative alla sicurezza nelle aziende agricole;

66.  invita la Commissione a introdurre gli indicatori proposti dalla FAO nella sua valutazione della sostenibilità dei sistemi agroalimentari (SAFA), in particolare quelli orientati all'occupazione e al benessere sociale;

67.  rammenta che, in media, gli agricoltori europei possiedono solo 12 ettari di terra e che il 70% delle aziende agricole ha una superficie inferiore a cinque ettari; osserva che, a causa delle loro dimensioni e della loro struttura, le aziende agricole non possono sempre permettersi di assumere dipendenti a tempo pieno o altamente qualificati; incoraggia pertanto la Commissione e gli Stati membri a mettere in atto misure intese a promuovere i raggruppamenti di datori di lavoro;

68.  ritiene indispensabile assicurare la presenza di servizi pubblici e privati per garantire l'attrattiva dei territori rurali e consentire in essi il mantenimento e lo sviluppo dell'occupazione; è del parere che gli abitanti delle zone rurali abbiano diritto alla parità di accesso a servizi pubblici di qualità quali istruzione, previdenza sociale e assistenza sanitaria; ritiene fondamentale che tutti i livelli – poteri locali e (ove presenti) regionali – e il settore privato locale cooperino per promuovere gli investimenti e garantire che le zone rurali e isolate dispongano delle infrastrutture essenziali quali i trasporti pubblici e privati, un approvvigionamento energetico sicuro e una tecnologia a banda larga veloce e affidabile, nonché di regimi di finanziamento e di credito per gli imprenditori, le PMI e le microimprese rurali, senza cui le imprese e le famiglie nelle zone rurali saranno costantemente svantaggiate e la migrazione verso le zone urbane proseguirà;

69.  ritiene che, considerando le recenti epidemie animali e i recenti scandali in materia di sicurezza degli alimenti, come le infezioni da E-coli del 2011, lo scandalo della carne equina del 2013 e quello attuale del miele adulterato, si debbano aumentare considerevolmente gli stanziamenti per la sicurezza degli alimenti e dei mangimi, di cui al terzo capitolo del quadro finanziario pluriennale, in quanto l'importo di 1,93 miliardi di EUR destinato all'attuale periodo di sette anni è totalmente inadeguato;

70.  sottolinea che gli agricoltori sono altamente soggetti ai costi amministrativi relativi alla PAC, i quali variano notevolmente tra gli Stati membri; invita la Commissione e gli Stati membri ad alleggerire l'onere amministrativo snellendo la burocrazia e semplificando la PAC, garantendone inoltre una trasposizione efficace in termini di costo;

71.  sottolinea che l'accesso a servizi di base quali l'istruzione, l'assistenza sanitaria e l'alloggio e la continuità di tali servizi rappresentano presupposti indispensabili per un ambiente favorevole alla creazione di posti di lavoro e per rispondere ai bisogni vitali delle popolazioni residenti nelle zone rurali;

72.  ritiene indispensabile chiedere alle autorità pubbliche di creare nelle zone rurali servizi di consulenza e di assistenza alla gestione agricola al fine di ammodernare l'agricoltura europea;

73.  invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere e facilitare la parità delle donne nel mercato del lavoro e la conciliazione tra vita personale e professionale nelle zone rurali, in particolare per quanto riguarda i salari, i diritti pensionistici e previdenziali, la promozione di nuove qualifiche e l'apertura di nuove prospettive e opportunità di lavoro per le donne in campo agricolo e non, in linea con il principio di parità e di non discriminazione nelle politiche e nei programmi dell'UE; chiede inoltre che siano meglio sfruttate le opportunità di piattaforme d'informazione online mirate, di azioni e regimi di sostegno per donne agricoltrici nuove entranti e già avviate e per le donne nelle zone rurali, in particolare nel contesto del FEASR e di altri fondi unionali che sostengono lo sviluppo di progetti, e di aiutare a mantenere infrastrutture e servizi essenziali per la vita quotidiana in ambito rurale, contribuendo a limitare l'esodo delle donne dalle zone rurali; richiama inoltre l'attenzione sulla necessità, soprattutto nelle zone rurali, di strategie sostenibili per mantenere, incoraggiare e sostenere le iniziative imprenditoriali delle donne, le reti e le organizzazioni femminili e il loro ruolo nel processo decisionale nel settore agricolo e nelle zone rurali; chiede altresì un accesso facilitato all'istruzione, al finanziamento e all'informazione al fine di facilitare le iniziative imprenditoriali delle donne (ad esempio attraverso l'imprenditoria elettronica), così come la proprietà di imprese e il loro sviluppo da parte delle donne;

74.  invita gli Stati membri a rafforzare il ruolo delle parti sociali e delle organizzazioni di assistenza sociale che collaborano con le autorità in materia di controllo dell'applicazione della legislazione sul lavoro, lotta contro il lavoro sommerso e rispetto delle norme di sicurezza e di previdenza sociale per facilitare l'integrazione socio-economica dei lavoratori e dei lavoratori migranti, comprese le donne lavoratrici stagionali, migranti e rifugiate; chiede l'istituzione di un meccanismo per garantire la partecipazione delle donne a tutti i livelli del processo;

75.  rammenta che l'area di produzione agricola nell'UE è in diminuzione anno dopo anno; sottolinea che la conservazione delle aree coltivabili è essenziale per garantire posti di lavoro nel mondo rurale; invita gli Stati membri a promuovere un accesso migliore alle terre nelle zone con elevati tassi di disoccupazione e in tale contesto sollecita azioni da realizzare per assicurare che le giovani agricoltrici abbiano accesso al credito e siano in grado di partecipare alla gestione dell'assetto territoriale;

76.  richiama l'attenzione sul fatto che il 42% della manodopera agricola è costituita da donne; chiede alla Commissione di rivedere la definizione di azienda agricola a conduzione familiare nell'ottica di agevolare l'accesso delle donne alla formazione e alla consulenza professionale, nonché al capitale e agli utili;

77.  invita le autorità nazionali, regionali e locali competenti ad incoraggiare la partecipazione delle donne ai gruppi d'azione locali e lo sviluppo di partenariati locali nel quadro del programma Leader nonché a garantire una partecipazione equilibrata sotto il profilo del genere nei consigli di amministrazione;

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o   o

78.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1)Eurostat, 2016.
(2) cfr. http://www.eesc.europa.eu/?i=portal.en.nat-opinions.25458

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