Indice 
Testi approvati
Mercoledì 14 dicembre 2016 - StrasburgoEdizione definitiva
Procedure di insolvenza e amministratori delle procedure di insolvenza ***I
 Accordo di partenariato e cooperazione CE-Uzbekistan e commercio bilaterale di tessili ***
 Accordo di partenariato e di cooperazione CE-Uzbekistan e commercio bilaterale dei tessili
 Accordo commerciale tra l'Unione europea e la Colombia e il Perù (adesione dell'Ecuador) ***
 Accordo UE-Norvegia sul reciproco accesso alle zone di pesca nello Skagerrak ***
 Accordo UE-Norvegia sul reciproco accesso alle zone di pesca nello Skagerrak
 Accordo sulla cooperazione operativa e strategica tra la Georgia ed Europol *
 Mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione: domanda EGF/2016/004 ES/Comunidad Valenciana automotive
 Normalizzazione dei conti delle aziende ferroviarie ***II
 Servizi di trasporto nazionale di passeggeri per ferrovia ***II
 Spazio ferroviario europeo unico ***II
 Accesso al mercato dei servizi portuali e trasparenza finanziaria dei porti ***I
 Nomina di un membro della Corte dei conti - Juhan Parts
 Programma di ricerca del fondo di ricerca carbone e acciaio *
 Relazione annuale 2015 sui diritti umani e la democrazia nel mondo e la politica dell'Unione europea in materia
 Attuazione della politica estera e di sicurezza comune (articolo 36 TUE)
 Strumenti PAC volti a ridurre la volatilità dei prezzi sui mercati agricoli

Procedure di insolvenza e amministratori delle procedure di insolvenza ***I
PDF 236kWORD 48k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 14 dicembre 2016 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che sostituisce gli elenchi delle procedure di insolvenza e degli amministratori delle procedure di insolvenza negli allegati A e B del regolamento (UE) 2015/848 relativo alle procedure di insolvenza (COM(2016)0317 – C8-0196/2016 – 2016/0159(COD))
P8_TA(2016)0488A8-0324/2016

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2016)0317),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 81 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0196/2016),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 17 novembre 2016, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione giuridica (A8-0324/2016),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 14 dicembre 2016 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2017/... del Parlamento europeo e del Consiglio che sostituisce gli allegati A e B del regolamento (UE) 2015/848 relativo alle procedure di insolvenza

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) 2017/353.)


Accordo di partenariato e cooperazione CE-Uzbekistan e commercio bilaterale di tessili ***
PDF 240kWORD 47k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 14 dicembre 2016 concernente il progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione di un protocollo dell'accordo di partenariato e cooperazione che definisce un partenariato tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da un lato, e la Repubblica di Uzbekistan, dall'altro, che modifica l'accordo al fine di estenderne le disposizioni al commercio bilaterale dei tessili, tenendo conto della scadenza dell'accordo bilaterale sui tessili (16384/1/2010 – C7-0097/2011 – 2010/0323(NLE))
P8_TA(2016)0489A8-0332/2016

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (16384/1/2010),

–  visto il progetto di protocollo dell'accordo di partenariato e cooperazione che definisce un partenariato tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da un lato, e la Repubblica di Uzbekistan, dall'altro, che modifica l'accordo al fine di estenderne le disposizioni al commercio bilaterale dei tessili, tenendo conto della scadenza dell'accordo bilaterale sui tessili (16388/2010),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 207 e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), punto v), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C7-0097/2011),

–  vista la sua risoluzione interlocutoria del 15 dicembre 2011(1) sulla progetto di decisione del Consiglio,

–  vista la sua risoluzione non legislativa del 14 dicembre 2016(2) sul progetto di decisione del Consiglio,

–  visti l'articolo 99, paragrafo 1, primo e terzo comma, e paragrafo 2, nonché l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  visti la raccomandazione della commissione per il commercio internazionale e il parere della commissione per gli affari esteri (A8-0332/2016),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione del protocollo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e della Repubblica dell'Uzbekistan.

(1) GU C 168 E del 14.6.2013, pag. 195.
(2) Testi approvati di tale data, P8_TA(2016)0490.


Accordo di partenariato e di cooperazione CE-Uzbekistan e commercio bilaterale dei tessili
PDF 327kWORD 54k
Risoluzione non legislativa del Parlamento europeo del 14 dicembre 2016 sul progetto di decisione del Consiglio relativo alla conclusione di un protocollo all'accordo di partenariato e di cooperazione tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da una parte, e la Repubblica dell'Uzbekistan, dall'altra, che modifica l'accordo per estendere le disposizioni dello stesso al commercio bilaterale dei tessili, tenendo conto della scadenza dell'accordo bilaterale sui tessili (16384/1/2010 – C7-0097/2011 – 2010/0323(NLE)2016/2226(INI))
P8_TA(2016)0490A8-0330/2016

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (16384/1/2010),

–  visto il progetto di protocollo dell'accordo di partenariato e di cooperazione tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da una parte, e la Repubblica dell'Uzbekistan, dall'altra (16388/2010),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 207 e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), punto v), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C7-0097/2011),

–  vista la sua risoluzione interlocutoria del 15 dicembre 2011(1) sul progetto di decisione del Consiglio,

–  vista la sua risoluzione legislativa del 14 dicembre 2016(2) sul progetto di decisione del Consiglio,

–  viste le più recenti osservazioni del comitato di esperti sull'applicazione delle convenzioni e raccomandazioni sull'Uzbekistan relative alla Convenzione sull'abolizione del lavoro forzato (Convenzione n. 105) e alla Convenzione sulle peggiori forme di lavoro minorile (Convenzione n. 182), adottate nel 2015 e pubblicate nel 2016(3),

–   visto il protocollo n. 1 sul ruolo dei parlamenti nazionali nell'Unione europea,

–   visto il protocollo n. 2 sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità,

–  visto l'articolo 99, paragrafo 1, secondo comma, del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il commercio internazionale e il parere della commissione per gli affari esteri (A8-0330/2016),

A.  considerando che nel dicembre 2011 il Parlamento europeo ha deciso di rinviare la decisione sull'approvazione del protocollo sui tessili tra l'UE e l'Uzbekistan, approvando una relazione interlocutoria per affrontare le accuse di sfruttamento del lavoro minorile e del lavoro forzato per la raccolta del cotone in Uzbekistan;

B.  considerando che, in tale relazione interlocutoria, il Parlamento ha concluso che prenderà in considerazione di concedere l'approvazione solo quando gli osservatori dell'organizzazione internazionale del lavoro (OIL) avranno ottenuto dalle autorità dell'Uzbekistan l'autorizzazione a svolgere uno stretto e libero monitoraggio e avranno confermato l'avvenuta attuazione di riforme concrete con risultati sostanziali, che si traducano in un'effettiva graduale eliminazione della pratica del lavoro forzato e del lavoro minorile a livello nazionale, di viloyat e locale;

C.  considerando che il Parlamento ha istituito un dialogo regolare con la Commissione, il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE), il governo dell'Uzbekistan, l'OIL e la società civile per monitorare gli sviluppi durante la raccolta del cotone ed esercitare pressione su tutti i soggetti interessati, onde porre fine allo sfruttamento del lavoro minorile e del lavoro forzato in Uzbekistan;

D.  considerando che nel 2013 il governo uzbeko ha autorizzato l'OIL a monitorare la raccolta del cotone; che dal 2013 l'OIL ha svolto diversi monitoraggi, inizialmente incentrati sul lavoro minorile e in seguito estesi al lavoro forzato e alle condizioni di reclutamento;

E.  considerando che la cooperazione tra l'OIL e il governo uzbeko si è gradualmente ampliata e che nel 2014 l'Uzbekistan è diventato il primo paese dell'Asia centrale a concordare con l'OIL un programma nazionale per il lavoro dignitoso;

F.  considerando che il più recente monitoraggio dell'OIL, svolto durante la raccolta del cotone del 2015, ha evidenziato che lo sfruttamento dei minori nella raccolta del cotone è diventato una pratica rara, sporadica e socialmente inaccettabile, anche se è necessario continuare a esercitare una vigilanza su questo fronte(4);

G.  considerando che, secondo l'OIL, la sensibilizzazione rispetto al lavoro forzato in Uzbekistan è ancora in una fase iniziale, ma le indagini svolte dall'OIL indicano che i lavoratori partecipano perlopiù volontariamente alla raccolta del cotone e hanno la possibilità di rifiutarsi di farlo;

H.  considerando che la relazione finale dell'OIL sulla raccolta del cotone del 2016 in Uzbekistan sarà disponibile alla fine di quest'anno;

I.  considerando che l'eradicazione del lavoro forzato e minorile in Uzbekistan è un processo oggettivo ma ancora in corso che richiede sforzi e deve essere ulteriormente sostenuto dall'UE e dalla comunità internazionale, anche con la partecipazione delle organizzazioni della società civile che si occupano di diritti umani e di diritti del lavoro;

J.  considerando che il governo dell'Uzbekistan ha adottato piani d'azione per modificare il processo di reclutamento per la raccolta del cotone e, insieme alle organizzazioni dei datori di lavoro e ai sindacati, ha promosso azioni di sensibilizzazione e ha sviluppato un meccanismo di feedback per impedire il lavoro forzato e il lavoro minorile;

K.  considerando che le ONG denunciano ancora violazioni dei diritti umani nel paese, in particolare nel settore della raccolta del cotone nell'ambito della quale esse segnalano una massiccia mobilitazione forzata di studenti e dipendenti pubblici nel periodo della raccolta, nonché violazioni della libertà di associazione e di espressione, in particolare interrogatori dei cittadini che riferiscono notizie relative alla raccolta, sistematiche persecuzioni e molestie dei difensori dei diritti umani e degli attivisti della società civile e l'impedimento alle organizzazioni per i diritti e agli organi d'informazione internazionali di operare nel paese;

L.  considerando che l'improvvisa morte del Presidente Islam Karimov non dovrebbe avere alcuna incidenza sulla continuità dell'attuale processo di miglioramento delle condizioni di lavoro nei campi di cotone dell'Uzbekistan;

1.  sottolinea l'importanza dell'azione intrapresa dal governo uzbeko per autorizzare l'OIL a monitorare la raccolta del cotone e impegnarsi in un'ampia cooperazione con l'OIL attraverso un programma nazionale per il lavoro dignitoso;

2.  si compiace dei notevoli progressi che sono stati compiuti in Uzbekistan dal 2013, compresa l'adozione di leggi che vietano il ricorso al lavoro minorile, ottenendo la pressoché totale eradicazione del lavoro minorile; incoraggia le autorità ad impegnarsi ulteriormente in una campagna di sensibilizzazione a livello nazionale al fine di eradicare completamente il lavoro minorile;

3.  apprezza il fatto che il governo uzbeko stia altresì perseguendo l'eradicazione del lavoro forzato in collaborazione con l'OIL e che si siano compiuti dei passi avanti; sottolinea tuttavia che esistono ancora subdole modalità di lavoro non volontario e che si tratta di un processo complesso che richiede, tra l'altro, una riforma delle politiche in materia di occupazione;

4.  ritiene che, proprio per questi sforzi del governo uzbeko, il Parlamento dovrebbe concedere l'approvazione del protocollo sui tessili tra l'UE e l'Uzbekistan; è del parere che tale approvazione costituirà un segnale positivo di incoraggiamento al governo uzbeko a proseguire i suoi sforzi verso la completa eradicazione del lavoro minorile e di tutte le altre forme di lavoro forzato, oltre che a rafforzare ulteriormente la cooperazione con l'UE;

5.  si compiace del fatto che nell’ottobre 2015 la Federazione dei sindacati dell’Uzbekistan abbia aderito come membro associato alla Confederazione sindacale internazionale (CSI); sottolinea il ruolo che i sindacati uzbeki stanno svolgendo per garantire condizioni di lavoro dignitose e la protezione dei diritti dei lavoratori; invita il governo uzbeko a cooperare pienamente con i sindacati su questa strada; incoraggia i sindacati uzbeki a rafforzare il proprio ruolo nello sforzo volto a eradicare completamente il lavoro forzato;

6.  esprime preoccupazione per le notizie riportate da osservatori indipendenti circa una mobilitazione di massa dei cittadini ad opera dello Stato, che prevede anche il lavoro forzato dei dipendenti pubblici e degli studenti, nella fase preparatoria della raccolta del 2016;

7.  invita il prossimo presidente uzbeko a dare vita a un nuovo paradigma dei diritti umani, ponendo immediatamente fine al fenomeno ancora esistente del lavoro forzato e del lavoro minorile nella raccolta del cotone;

8.  invita la Commissione e il SEAE a fornire regolarmente al Parlamento informazioni dettagliate sulla situazione in Uzbekistan, in particolare per quanto concerne l'eradicazione del lavoro minorile e del lavoro forzato; decide di continuare a monitorare gli sviluppi in Uzbekistan e di organizzare un dialogo regolare con l'OIL, la Commissione, il SEAE e altri soggetti interessati volto alla completa eradicazione del lavoro forzato e del lavoro minorile in Uzbekistan;

9.  riconosce che, per raggiungere tale obiettivo, vi sarà ancora bisogno di una combinazione di dialogo e cooperazione e di una costante pressione dell'Unione, dell'OIL e della Banca mondiale sul governo uzbeko; si riserva il diritto di chiedere alla Commissione e al Consiglio di attivare gli articoli 2 e 95 dell'accordo di partenariato e di cooperazione in modo da adottare tutte le misure generali e specifiche necessarie qualora non fosse onorato l'impegno ad eradicare il lavoro minorile e forzato;

10.  invita la Commissione e la delegazione dell'UE a Tashkent a contribuire, attraverso il dialogo politico e i programmi di assistenza, alla realizzazione delle riforme strutturali in Uzbekistan, fra cui l'aumento dei salari dei raccoglitori di cotone, la meccanizzazione e una maggiore trasparenza di bilancio per quanto riguarda le entrate provenienti dalla raccolta del cotone;

11.  condivide il parere secondo cui il programma nazionale per il lavoro dignitoso dovrebbe essere prorogato oltre il 2016 approfondendolo in modo tale da includervi la modernizzazione dell'economia uzbeka e il miglioramento della politica occupazionale in settori quali la salute e la sicurezza sul lavoro nonché i servizi di ispezione del lavoro, tenendo altresì conto della parità di genere; si compiace a tale proposito del decreto del governo uzbeko n. 909 (del 16 novembre 2015), che ha lo scopo di migliorare le condizioni di lavoro, l'occupazione e la protezione sociale dei lavoratori nel settore agricolo per il periodo 2016-2018;

12.  sottolinea che l'assistenza fornita dall'UE negli anni scorsi, incentrata sullo stato di diritto e sulla magistratura e volta ad avviare riforme e a razionalizzare l'operato del parlamento uzbeko, deve tradursi in risultati concreti;

13.  ritiene che l'assistenza dell'UE all'Uzbekistan dovrebbe essere finalizzata anche ad affrancare il paese dalla monocoltura del cotone e a ridurne la dipendenza dalle esportazioni diversificando l'economia e che ciò potrebbe gradualmente attenuare la disastrosa situazione ambientale, soprattutto riguardo a quanto resta del lago d'Aral e dei suoi affluenti;

14.  invita la Commissione a presentare al più presto l'"iniziativa faro dell'UE sulla gestione responsabile della catena di fornitura nel settore dell'abbigliamento", corredata di una proposta per il rafforzamento della trasparenza della filiera di fornitura; ricorda l'importanza del Patto di sostenibilità varato nel 2013 e sottolinea che questo tipo di iniziative può servire da base per la definizione di nuove azioni in partenariato con i paesi terzi, al fine di perseguire gli obiettivi di miglioramento delle condizioni di lavoro, salute e sicurezza nel settore dell'abbigliamento;

15.  incoraggia il governo uzbeko ad adoperarsi per la ratifica e l'effettiva attuazione di tutte le 27 convenzioni internazionali fondamentali del sistema di incentivi commerciali SPG+, al fine di poter richiedere l'applicazione delle preferenze tariffarie SPG+;

16.  evidenzia che nel 2009 e nel 2010 il Consiglio ha revocato le sanzioni imposte dall'UE "per incoraggiare le autorità uzbeke a compiere ulteriori interventi concreti intesi a migliorare la situazione in materia di stato di diritto e diritti umani sul terreno", affermando inoltre che "il Consiglio seguirà da vicino e costantemente la situazione esistente in Uzbekistan in materia di diritti umani" e che "l'intensità e la qualità del dialogo e della cooperazione dipenderanno dalle riforme attuate […] dall'Uzbekistan";

17.  invita la Commissione e il SEAE a monitorare la transizione politica in Uzbekistan e a informare regolarmente il Parlamento in merito a tale processo;

18.  invita il vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, il SEAE e gli Stati membri a sfruttare il processo di transizione come opportunità per esigere miglioramenti concreti quantificabili della situazione dei diritti umani nei prossimi mesi; sottolinea che detti miglioramenti concreti dovrebbero comprendere le condizioni poste dai ministri degli esteri dell'UE nel 2010;

19.  sottolinea che il settore tessile, in particolare la produzione di cotone, rappresenta il principale settore di scambi commerciali tra l’UE e l’Uzbekistan; evidenzia a tale proposito che l'Unione dovrebbe avvalersi appieno dell’estensione dell'APC per garantire che, dopo l'improvviso decesso del presidente del paese, le autorità uzbeke si impegnino a favore di un processo di transizione che comporti una migliore governance, il rafforzamento dello stato di diritto, riforme democratiche e un sostanziale miglioramento della situazione dei diritti umani;

20.  ribadisce l'impegno dell'Unione a promuovere e approfondire ulteriormente le relazioni con l'Uzbekistan, il che richiede il rispetto dei diritti umani e dello Stato di diritto; invita il governo uzbeko a dare maggiore spazio a una società civile indipendente, a prendere maggiormente in considerazione le preoccupazioni delle ONG uzbeke e internazionali e a onorare i suoi impegni nel quadro del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici e della Convenzione contro la tortura;

21.  esorta le autorità uzbeke a rispettare pienamente gli impegni internazionali assunti in materia di tutela dei diritti umani; accoglie con favore il loro annuncio di una proposta di amnistia, in occasione del 24° anniversario della Costituzione dell'Uzbekistan; esorta le autorità uzbeke a includere in questo gesto il rilascio di tutte le persone detenute per accuse di matrice politica, a migliorare il trattamento dei detenuti e a porre fine al ciclo di repressioni, arresti e condanne; esorta il governo uzbeko a intensificare il proprio coinvolgimento con le istituzioni internazionali, anche grazie alle 11 procedure speciali istituite del Consiglio per i diritti dell'uomo delle Nazioni Unite (UNHCR)(5);

22.  incarica il suo presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri nonché al governo e al parlamento della Repubblica dell'Uzbekistan.

(1) GU C 168 E del 14.6.2013, pag. 195.
(2) Testi approvati, P8_TA(2016)0489.
(3) Relazione del comitato di esperti sull'applicazione delle convenzioni e raccomandazioni - Applicazione delle norme internazionali sul lavoro 2016 - RELAZIONE III (parte 1A).
(4) Relazione del comitato di esperti sull'applicazione delle convenzioni e raccomandazioni - Applicazione delle norme internazionali sul lavoro 2016 - RELAZIONE III (parte 1A), pag. 218.
(5) Le 11 procedure speciali sono descritte in http://spinternet.ohchr.org/_Layouts/SpecialProceduresInternet/ViewCountryVisits.aspx?Lang=en&country=UZB. Per una panoramica generale delle procedure speciali dell’UNHRC, si veda http://www.ohchr.org/en/HRBodies/SP/Pages/Welcomepage.aspx.


Accordo commerciale tra l'Unione europea e la Colombia e il Perù (adesione dell'Ecuador) ***
PDF 228kWORD 42k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 14 dicembre 2016 sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione, del protocollo di adesione all'accordo commerciale tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Colombia e il Perù, dall'altra, per tener conto dell'adesione dell'Ecuador (07620/2016 – C8-0463/2016 – 2016/0092(NLE))
P8_TA(2016)0491A8-0362/2016

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (07620/2016),

–  visto il progetto di protocollo di adesione all'accordo commerciale tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Colombia e il Perù, dall'altra, per tener conto dell'adesione dell'Ecuador (07621/2016),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 91, dell'articolo 100, paragrafo 2, dell'articolo 207, paragrafo 4, primo comma, e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0463/2016),

–  visti l'articolo 99, paragrafo 1, primo e terzo comma, e paragrafo 2, nonché l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  visti la raccomandazione della commissione per il commercio internazionale e il parere della commissione per gli affari esteri (A8-0362/2016),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione del protocollo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e della Colombia, dell'Ecuador e del Perù.


Accordo UE-Norvegia sul reciproco accesso alle zone di pesca nello Skagerrak ***
PDF 233kWORD 48k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 14 dicembre 2016 sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo tra l'Unione europea e il Regno di Norvegia sul reciproco accesso alle zone di pesca nello Skagerrak per le navi battenti bandiera danese, norvegese e svedese (10711/2016 – C8-0332/2016 – 2016/0192(NLE))
P8_TA(2016)0492A8-0321/2016

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (10711/2016),

–  visto il progetto di accordo tra l'Unione europea e il Regno di Norvegia sul reciproco accesso alle zone di pesca nello Skagerrak per le navi battenti bandiera danese, norvegese e svedese (11692/2014),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 43, paragrafo 2, e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), punto v), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0332/2016),

–  vista la sua risoluzione non legislativa del 14 dicembre 2016(1) sul progetto di decisione del Consiglio,

–  visti l'articolo 99, paragrafo 1, primo e terzo comma, e paragrafo 2, nonché l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per la pesca (A8-0321/2016),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione dell'accordo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e del Regno di Norvegia.

(1) Testi approvati in tale data, P8_TA(2016)0493.


Accordo UE-Norvegia sul reciproco accesso alle zone di pesca nello Skagerrak
PDF 240kWORD 49k
Risoluzione non legislativa del Parlamento europeo del 14 dicembre 2016 sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo tra l'Unione europea e il Regno di Norvegia sul reciproco accesso alle zone di pesca nello Skagerrak per le navi battenti bandiera danese, norvegese e svedese (10711/2016 – C8-0332/2016 – 2016/0192(NLE)2016/2229(INI))
P8_TA(2016)0493A8-0320/2016

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (10711/2016),

–  visto il progetto di accordo tra l'Unione europea e il Regno di Norvegia sul reciproco accesso alle zone di pesca nello Skagerrak per le navi battenti bandiera danese, norvegese e svedese (11692/2014),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 43, paragrafo 2, e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0332/2016),

–  vista la sua risoluzione legislativa del 14 dicembre 2016(1) sul progetto di decisione del Consiglio,

–  visto l'articolo 99, paragrafo 1, secondo comma, del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per la pesca (A8-0320/2016),

A.  considerando che i pescatori di Danimarca, Norvegia e Svezia hanno sempre tradizionalmente pescato congiuntamente nel Kattegat e nello Skagerrak;

B.  considerando che l'accordo protegge i diritti di pesca storici dei pescatori di Danimarca, Norvegia e Svezia nel Kattegat e nello Skagerrak, senza pregiudizio per i diritti dei pescatori di altri Stati, assicurando anche, nel contempo, che siano prese misure adeguate per la gestione delle attività di pesca e la conservazione in tali acque;

C.  considerando che l'accordo sostiene anche l'attuazione del sistema riformato per la gestione della pesca nell'UE posto in essere conformemente agli obiettivi e ai principi basilari della nuova politica comune della pesca (PCP), in particolare l'introduzione dell'obbligo di sbarco e il mantenimento degli stock al di sopra dei livelli che consentono di raggiungere il rendimento massimo sostenibile;

1.  invita la Commissione a trasmettere al Parlamento i verbali e le conclusioni delle eventuali consultazioni tenute ai sensi dell'articolo 4 dell'accordo;

2.  chiede alla Commissione di presentare al Parlamento e al Consiglio, nel corso dell'ultimo anno di applicazione dell'accordo e prima dell'apertura dei negoziati per il suo rinnovo, una relazione completa sulla sua attuazione;

3.  invita la Commissione e il Consiglio, nei limiti delle rispettive competenze, a tenere il Parlamento immediatamente e pienamente informato in tutte le fasi delle procedure relative all'accordo e al suo rinnovo, ai sensi dell'articolo 13, paragrafo 2, del trattato sull'Unione europea e dell'articolo 218, paragrafo 10, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

4.  sottolinea che l'accesso al mercato interno per qualsiasi paese terzo deve basarsi sulla reciprocità e che, nel caso della Norvegia, i dazi doganali sui prodotti alimentari provenienti dall'UE, inclusi i prodotti della pesca, devono essere conformi all'accordo sullo Spazio economico europeo;

5.  sottolinea che il compito della Commissione è di garantire che i dazi doganali sui prodotti alimentari e della pesca provenienti dall'UE non siano impostati in un modo che contravvenga ai principi del libero commercio nel settore dei prodotti alimentari, compresi i prodotti della pesca;

6.  incarica il suo Presidente di trasmettere la risoluzione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e del Regno di Norvegia.

(1) Testi approvati, P8_TA(2016)0492.


Accordo sulla cooperazione operativa e strategica tra la Georgia ed Europol *
PDF 237kWORD 48k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 14 dicembre 2016 sul progetto di decisione di esecuzione del Consiglio che approva la conclusione da parte dell'Ufficio europeo di polizia (Europol) dell'accordo sulla cooperazione operativa e strategica tra la Georgia ed Europol (10343/2016 – C8-0266/2016 – 2016/0810(CNS))
P8_TA(2016)0494A8-0343/2016

(Consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto del Consiglio (10343/2016),

–  visti l'articolo 39, paragrafo 1, del trattato sull'Unione europea, quale modificato dal trattato di Amsterdam, e l'articolo 9 del protocollo n. 36 sulle disposizioni transitorie, a norma dei quali è stato consultato dal Consiglio (C8-0266/2016),

–  vista la decisione 2009/371/GAI del Consiglio, del 6 aprile 2009, che istituisce l'ufficio europeo di polizia (Europol)(1), in particolare l'articolo 23, paragrafo 2,

–  vista la decisione 2009/934/GAI del Consiglio, del 30 novembre 2009, che adotta le norme di attuazione relative alle relazioni di Europol con i partner, incluso lo scambio di dati personali e informazioni classificate(2), in particolare gli articoli 5 e 6,

–  vista la decisione 2009/935/GAI del Consiglio, del 30 novembre 2009, che stabilisce l'elenco dei paesi e delle organizzazioni terzi con cui Europol stipula accordi(3),

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0343/2016),

1.  approva il progetto del Consiglio;

2.  invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

3.  chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente il testo approvato dal Parlamento;

4.  invita la Commissione a valutare, dopo la data di applicazione del nuovo regolamento Europol(4), le disposizioni contenute nell'accordo di cooperazione; invita la Commissione a informare il Parlamento e il Consiglio circa i risultati di tale valutazione e, se del caso, a presentare una raccomandazione che autorizzi ad avviare una rinegoziazione internazionale dell'accordo;

5.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio, alla Commissione e a Europol.

(1) GU L 121 del 15.5.2009, pag. 37.
(2) GU L 325 dell'11.12.2009, pag. 6.
(3) GU L 325 dell'11.12.2009, pag. 12.
(4) Regolamento (UE) 2016/794 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 maggio 2016, che istituisce l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol) e sostituisce e abroga le decisioni del Consiglio 2009/371/GAI, 2009/934/GAI, 2009/935/GAI, 2009/936/GAI e 2009/968/GAI (GU L 135 del 24.5.2016, pag. 53)


Mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione: domanda EGF/2016/004 ES/Comunidad Valenciana automotive
PDF 267kWORD 55k
Risoluzione
Allegato
Risoluzione del Parlamento europeo del 14 dicembre 2016 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (domanda EGF/2016/004 ES/Comunidad Valenciana automotive, presentata dalla Spagna) (COM(2016)0708 – C8-0454/2016 – 2016/2298(BUD))
P8_TA(2016)0495A8-0379/2016

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2016)0708 – C8-0454/2016),

–  visto il regolamento (UE) n. 1309/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, sul Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (2014-2020) e che abroga il regolamento (CE) n. 1927/2006(1) (regolamento FEG),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020(2), in particolare l'articolo 12,

–  visto l'accordo interistituzionale, del 2 dicembre 2013, tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, la cooperazione in materia di bilancio e la sana gestione finanziaria(3) (AII del 2 dicembre 2013), in particolare il punto 13,

–  vista la procedura di trilogo prevista al punto 13 dell'AII del 2 dicembre 2013,

–  vista la lettera della commissione per l'occupazione e gli affari sociali,

–  vista la lettera della commissione per lo sviluppo regionale,

–  vista la relazione della commissione per i bilanci (A8-0379/2016),

A.  considerando che l'Unione ha predisposto strumenti legislativi e di bilancio per fornire un sostegno supplementare ai lavoratori che risentono delle conseguenze delle trasformazioni rilevanti della struttura del commercio mondiale o della crisi economica e finanziaria globale e per assisterli nel reinserimento nel mercato del lavoro;

B.  considerando che il sostegno finanziario dell'Unione ai lavoratori collocati in esubero dovrebbe essere dinamico e reso disponibile nel modo più rapido ed efficiente possibile, in conformità della dichiarazione comune del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, adottata durante la riunione di concertazione del 17 luglio 2008, e nel rispetto dell'AII del 2 dicembre 2013 con riferimento all'adozione di decisioni di mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG);

C.  considerando che l'adozione del regolamento FEG riflette l'accordo raggiunto tra il Parlamento europeo e il Consiglio concernente la reintroduzione del criterio di mobilitazione relativo alla crisi, la fissazione del contributo finanziario dell'Unione al 60% dei costi totali stimati delle misure proposte, l'incremento dell'efficienza del trattamento delle domande d'intervento del FEG in seno alla Commissione e da parte del Parlamento e del Consiglio ottenuto con la riduzione dei tempi per la valutazione e l'approvazione, l'estensione delle azioni e dei beneficiari ammissibili ai lavoratori autonomi e ai giovani, nonché il finanziamento di incentivi per la creazione di imprese proprie;

D.  considerando che la Spagna ha presentato la domanda EGF/2016/004 ES/Comunidad Valenciana automotive per un contributo finanziario a valere sul FEG in seguito ai collocamenti in esubero nel settore economico classificato alla divisione 29 della NACE Revisione 2 (Fabbricazione di autoveicoli, rimorchi e semirimorchi), soprattutto nella regione di livello NUTS 2 della Comunidad Valenciana (ES52), e che si prevede la partecipazione alle misure di 250 lavoratori in esubero ammissibili al contributo del FEG;

E.  considerando che la domanda è stata presentata in base ai criteri di intervento di cui all'articolo 4, paragrafo 2, del regolamento FEG, che derogano ai criteri di cui all'articolo 4, paragrafo 1, lettera b), di tale regolamento che prevede il collocamento in esubero di almeno 500 lavoratori nell'arco di un periodo di riferimento di nove mesi in imprese operanti nello stesso settore economico definito a livello delle divisioni della NACE Revisione 2, in una regione o due regioni contigue di livello NUTS 2 di uno Stato membro;

F.  considerando che nel 2015 l'UE a 27 ha registrato un calo della produzione dei veicoli a motore di 0,5 milioni di unità rispetto al 2006 (da 18,7 milioni di unità nel 2006 a 18,2 milioni di unità nel 2015), mentre la produzione mondiale è aumentata del 31,1% (da 69,2 milioni di unità nel 2006 a 90,9 milioni di unità nel 2015)(4), in particolare in Cina e in altre economie del sud-est asiatico;

1.  conviene con la Commissione che le condizioni stabilite all'articolo 4, paragrafo 2, del regolamento FEG sono soddisfatte e che, di conseguenza, la Spagna ha diritto a un contributo finanziario pari a 856 800 EUR a norma del regolamento in parola, cifra che costituisce il 60% dei costi totali (1 428 000 EUR), per il reinserimento nel mercato del lavoro dei 250 lavoratori collocati in esubero;

2.  ritiene che il sostegno offerto a ex dipendenti di piccole e medie imprese giustifichi anche l'approvazione di una domanda relativa a meno di 500 esuberi;

3.  osserva che la Spagna ha presentato la domanda per ottenere un contributo finanziario a valere sul FEG il 21 giugno 2016 e che la valutazione della Commissione è stata completata l'8 novembre 2016 e notificata al Parlamento il medesimo giorno;

4.  rileva che il settore della fabbricazione di autoveicoli, rimorchi e semirimorchi è stato oggetto di 23 domande di intervento del FEG, di cui 13 riconducibili alla globalizzazione degli scambi commerciali(5) e 10 alla crisi finanziaria ed economica globale(6); osserva che tre delle suddette domande di intervento del FEG sono state presentate dalla Spagna (EGF/2008/002 ES Delphi, EGF/2008/004 ES Castilla y León e Aragón ed EGF/2010/002 ES Cataluña automotive);

5.  osserva che il calo della quota di mercato dell'Unione nell'industria automobilistica rientra in una tendenza a lungo termine, come affermato dalla Commissione nelle sue valutazioni sui precedenti casi di intervento del FEG nel settore automobilistico in seguito alla globalizzazione degli scambi commerciali, che ha visto l'Unione perdere quasi la metà della sua quota di mercato tra il 2000 e il 2015;

6.  sottolinea che in Spagna il calo della produzione automobilistica ha causato una riduzione del numero sia di imprese sia di posti di lavoro e che nella Comunidad Valenciana, su un totale di 187 imprese del settore, 62 hanno cessato l'attività nel periodo 2008-2014 (pari a un calo del 33,16%);

7.  rileva che Bosal S.A. ha avviato le sue attività nel 1986 quando l'area di Sagunto è stata dichiarata "area di reindustrializzazione preferenziale" dopo gli esuberi connessi con l'altoforno locale; osserva che il fallimento e la chiusura di Bosal S.A. hanno provocato la perdita di 250 posti di lavoro a Sagunto, il che rappresenta un numero piuttosto elevato di posti di lavoro nella città, e hanno avuto gravi ripercussioni sull'economia locale e regionale, in particolare alla luce delle caratteristiche specifiche di un piccolo centro in una zona rurale che ha risentito fortemente delle conseguenze della crisi economica e del processo di globalizzazione nel settore automobilistico; rammenta che il tasso di disoccupazione nella Comunidad Valenciana è ancora fermo al 20,17%(7), anche se l'occupazione ha mostrato segni di ripresa;

8.  si rammarica per l'aumento del numero di disoccupati a Sagunto tra il 2007 (2 778) e il 2015 (6 437), come pure per il tasso di disoccupazione pari al 25,8 %, che rende ancora più grave la già delicata situazione della zona;

9.  sottolinea che, sul totale dei lavoratori collocati in esubero interessati dalla presente domanda, il 71% ha più di 45 anni, il 78% è stato impiegato dalla stessa impresa per almeno 15 anni consecutivi e il 50% non ha titoli di studio; rileva inoltre che non vi sono state di recente aperture di stabilimenti nella zona; sottolinea che tutte queste circostanze rendono i lavoratori in esubero altamente vulnerabili in un contesto di scarsità di posti di lavoro e incrementano le difficoltà nel trovare un nuovo impiego;

10.  osserva che la Spagna ha in programma di attuare 12 azioni diverse, 6 delle quali sono servizi personalizzati, come sessioni di informazione, orientamento professionale, collocamento o promozione dell'imprenditorialità, e 6 sono indennità e incentivi, come contributo alle spese di viaggio e per il cambio di residenza o incentivi all'assunzione; sottolinea che tali azioni costituiscono misure attive del mercato del lavoro;

11.  accoglie con favore la decisione della Spagna di predisporre misure formative incentrate sulle licenze professionali, ad esempio quelle richieste per il trasporto di passeggeri, e su settori o aree in cui esistono o sorgeranno opportunità, come il settore alimentare, il settore della cucina, delle norme in materia di prevenzione dei rischi professionali e di controllo della qualità nonché delle norme ambientali, i progetti di riscaldamento, ventilazione e aria condizionata nonché la manutenzione di attrezzature industriali; sostiene l'offerta formativa per lo sviluppo di capacità che contribuiscano al miglioramento delle prestazioni lavorative, come la formazione nell'ambito delle TIC, delle lingue straniere e della gestione aziendale;

12.  valuta positivamente la disponibilità dei rappresentanti degli ex dipendenti di Bosal S.A. (l'impresa che ha collocato in esubero la maggior parte dei lavoratori interessati dalla presente domanda) a sostenere una domanda di intervento del FEG e il loro coinvolgimento nella messa a punto delle misure offerte ai lavoratori collocati in esubero; osserva che anche le parti sociali, la pertinente organizzazione dei datori di lavoro e le autorità locali di Sagunto hanno partecipato al processo;

13.  rileva che i costi delle misure a sostegno del reddito rappresenteranno meno del 25% dei costi complessivi previsti per il pacchetto di misure personalizzate, cifra ben al di sotto del limite massimo del 35% stabilito nel regolamento FEG, e che tali azioni sono subordinate alla partecipazione attiva dei beneficiari interessati ad attività di formazione o di ricerca di lavoro;

14.  ricorda che, in conformità dell'articolo 7 del regolamento FEG, l'elaborazione del pacchetto coordinato di servizi personalizzati finanziati dal FEG dovrebbe tenere conto delle prospettive future del mercato del lavoro e delle competenze richieste ed essere compatibile con il passaggio a un'economia efficiente sotto il profilo delle risorse e sostenibile;

15.  osserva che le autorità spagnole confermano che le azioni ammissibili non ricevono aiuti da altri strumenti finanziari dell'Unione; ribadisce la sua richiesta alla Commissione affinché presenti, nelle sue relazioni annuali, una valutazione comparativa di tali dati, onde assicurare il pieno rispetto dei regolamenti esistenti ed evitare che si verifichino duplicazioni relativamente ai servizi finanziati dall'Unione;

16.  ricorda l'importanza di migliorare le possibilità d'impiego di tutti i lavoratori attraverso una formazione personalizzata e il riconoscimento delle capacità e delle competenze acquisite durante la carriera professionale del lavoratore; si attende che la formazione offerta nell'ambito del pacchetto coordinato sia adattata non solo alle esigenze dei lavoratori licenziati, ma anche all'effettivo contesto imprenditoriale;

17.  ritiene che l'uso diffuso della deroga alle soglie di ammissibilità, in particolare a favore dei dipendenti delle PMI, la proroga dei periodi di riferimento nonché la possibilità di includere i lavoratori che forniscono servizi connessi all'impresa di riferimento debbano essere attentamente valutati caso per caso, cercando in ogni modo di limitare un utilizzo distorto della dotazione di bilancio del FEG; conviene pertanto con la decisione della Commissione di concedere aiuto ai 250 lavoratori delle 29 imprese della regione della Comunidad Valenciana;

18.  ribadisce che l'assistenza del FEG non deve sostituire le azioni che sono di competenza delle imprese in virtù della legislazione nazionale o di contratti collettivi, né le misure relative alla ristrutturazione di imprese o settori;

19.  chiede alla Commissione di garantire l'accesso del pubblico ai documenti connessi ai casi coperti dal FEG;

20.  approva la decisione allegata alla presente risoluzione;

21.  incarica il suo Presidente di firmare tale decisione congiuntamente al Presidente del Consiglio e di provvedere alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

22.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione, compreso l'allegato, al Consiglio e alla Commissione.

ALLEGATO

DECISIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO

relativa alla mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione a seguito di una domanda presentata dalla Spagna – EGF/2016/004 ES/Comunidad Valenciana automotive

((Il testo dell'allegato non figura poiché esso corrisponde all'atto finale, la decisione (UE) 2017/341.)

(1) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 855.
(2) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 884.
(3) GU C 373 del 20.12.2013, pag. 1.
(4) Banca dati OICA: http://www.oica.net/category/production-statistics/
(5) EGF/2016/004 ES Comunidad Valenciana automotive industry, COM(2016)0708; EGF/2007/001 FR PSA suppliers. COM(2007)0415; EGF/2007/010 PT Lisboa Alentejo. COM(2008)0094; EGF/2008/002 ES Delphi. COM(2008)0547; EGF/2008/004 ES Castilla y León Aragón. COM(2009)0150; EGF/2009/013 DE Karmann. COM(2010)0007; EGF/2012/005 SE Saab, COM(2012)0622; EGF/2012/008 IT De Tomaso; COM(2013)0469; EGF/2013/006 PL Fiat Auto Poland, COM(2014)0699¸ EGF/2013/012 BE Ford Genk, COM(2014)0532; EGF/2014/006 FR PSA, COM(2014)0560; EGF/2015/003 BE Ford Genk, COM(2015)0336 e EGF/2015/009 SE Volvo Trucks, COM(2016)0061.
(6) EGF/2009/007 SE Volvo, COM(2009)0602 EGF/2009/009 AT Steiermark, COM(2009)0602; EGF/2009/019 FR Renault, COM(2011)0420; EGF/2010/002 ES Cataluña automotive, COM(2010)0453; EGF/2010/004 PL Wielkopolskie, COM(2010)0616; EGF/2010/015 FR Peugeot, COM(2012)0461; EGF/2010/031 BE General Motors Belgium, COM(2011)0212; EGF/2011/003 DE Arnsberg e Düsseldorf automotive, COM(2011)0447; EGF/2011/005 PT Norte-Centro automotive, COM(2011)0664; ed EGF/2015/002 DE Adam Opel, COM(2015)0342.
(7) EPA (Indagine sulla popolazione attiva) Q3 2016: http://www.ine.es/infografias/tasasepa/desktop/tasas.html?t=0&lang=es


Normalizzazione dei conti delle aziende ferroviarie ***II
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Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 14 dicembre 2016 relativa alla posizione del Consiglio in prima lettura in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che abroga il regolamento (CEE) n. 1192/69 del Consiglio relativo alle norme comuni per la normalizzazione dei conti delle aziende ferroviarie (11197/1/2016 – C8-0424/2016 – 2013/0013(COD))
P8_TA(2016)0496A8-0368/2016

(Procedura legislativa ordinaria: seconda lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la posizione del Consiglio in prima lettura (11197/1/2016 – C8-0424/2016),

–  visto il parare del Comitato economico e sociale dell'11 luglio 2013(1),

–  visto il parare del Comitato delle regioni dell'8 ottobre 2013(2),

–  vista la sua posizione in prima lettura(3) sulla proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2013)0026),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 7, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 76 del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione per la seconda lettura della commissione per i trasporti e il turismo (A8-0368/2016),

1.  approva la posizione del Consiglio in prima lettura;

2.  constata che l'atto è adottato in conformità della posizione del Consiglio;

3.  incarica il suo Presidente di firmare l'atto congiuntamente al Presidente del Consiglio, a norma dell'articolo 297, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

4.  incarica il suo Segretario generale di firmare l'atto, previa verifica che tutte le procedure siano state debitamente espletate, e di procedere, d'intesa con il Segretario generale del Consiglio, a pubblicarlo nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

5.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

(1) GU C 327 del 12.11.2013, pag. 122.
(2) GU C 356 del 5.12.2013, pag. 92.
(3) Testi approvati del 26.2.2014, P7_TA(2014)0152.


Servizi di trasporto nazionale di passeggeri per ferrovia ***II
PDF 247kWORD 49k
Risoluzione
Allegato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 14 dicembre 2016 relativa alla posizione del Consiglio in prima lettura in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1370/2007 relativamente all'apertura del mercato dei servizi di trasporto ferroviario nazionale di passeggeri (11198/1/2016 – C8-0425/2016 – 2013/0028(COD))
P8_TA(2016)0497A8-0373/2016

(Procedura legislativa ordinaria: seconda lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la posizione del Consiglio in prima lettura (11198/1/2016 – C8-0425/2016),

–  visti i pareri motivati inviati dal Parlamento lituano, dalla Camera dei deputati lussemburghese, dalla Prima camera e dalla Seconda camera dei Paesi Bassi, dal Consiglio federale austriaco e dal Parlamento svedese, nel quadro del protocollo n. 2 sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, in cui si dichiara la mancata conformità del progetto di atto legislativo al principio di sussidiarietà,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo dell'11 luglio 2013(1),

–  visto il parere del Comitato delle regioni dell'8 ottobre 2013(2),

–  vista la sua posizione in prima lettura(3) sulla proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2013)0028),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 7, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 76 del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione per la seconda lettura della commissione per i trasporti e il turismo (A8-0373/2016),

1.  approva la posizione del Consiglio in prima lettura;

2.  approva la dichiarazione allegata alla presente risoluzione;

3.  constata che l'atto è adottato in conformità della posizione del Consiglio;

4.  suggerisce che si faccia riferimento all'atto come "al regolamento van de Camp-Dijksma sull'apertura del mercato dei servizi di trasporto ferroviario nazionale di passeggeri"(4);

5.  incarica il suo Presidente di firmare l'atto congiuntamente al Presidente del Consiglio, a norma dell'articolo 297, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

6.  incarica il suo Segretario generale di firmare l'atto, previa verifica che tutte le procedure siano state debitamente espletate, e di procedere, d'intesa con il Segretario generale del Consiglio, a pubblicarlo nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

7.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

ALLEGATO ALLA RISOLUZIONE LEGISLATIVA

Dichiarazione del Parlamento europeo sul trasferimento di personale

In conformità del considerando 14 e dell'articolo 4, paragrafi 4 bis, 4 ter e 6, gli Stati membri devono rispettare pienamente la direttiva 2001/23/CE per quanto attiene al mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimenti di imprese e hanno facoltà di andare al di là dell'attuazione di detta direttiva adottando misure addizionali per la tutela del personale nel rispetto del diritto dell'Unione, come la richiesta di un trasferimento obbligatorio del personale, anche se la direttiva 2001/23/CE non si applica.

(1) GU C 327 del 12.11.2013, pag. 122.
(2) GU C 356 del 5.12.2013, pag. 92.
(3) Testi approvati del 26.2.2014, P7_TA(2014)0148.
(4) Wim van de Camp e Sharon Dijksma hanno guidato i negoziati relativi all'atto per conto, rispettivamente, del Parlamento e del Consiglio.


Spazio ferroviario europeo unico ***II
PDF 242kWORD 49k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 14 dicembre 2016 relativa alla posizione del Consiglio in prima lettura in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2012/34/UE per quanto riguarda l'apertura del mercato dei servizi di trasporto ferroviario nazionale di passeggeri e la governance dell'infrastruttura ferroviaria (11199/1/2016 – C8-0426/2016 – 2013/0029(COD))
P8_TA(2016)0498A8-0371/2016

(Procedura legislativa ordinaria: seconda lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la posizione del Consiglio in prima lettura (11199/1/2016 – C8-0426/2016),

–  visti i pareri motivati inviati dal Senato francese, dal Parlamento lituano, dalla Camera dei deputati lussemburghese, dalla Prima Camera dei Paesi Bassi, dalla Seconda camera dei Paesi Bassi e dal Parlamento svedese, nel quadro del protocollo n. 2 sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, in cui si dichiara la mancata conformità del progetto di atto legislativo al principio di sussidiarietà,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo dell'11 luglio 2013(1),

–  visto il parere del Comitato delle regioni dell'8 ottobre 2013(2),

–  vista la sua posizione in prima lettura(3) sulla proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2013)0029),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 7, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 76 del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione per la seconda lettura della commissione per i trasporti e il turismo (A8-0371/2016),

1.  approva la posizione del Consiglio in prima lettura;

2.  constata che l'atto è adottato in conformità della posizione del Consiglio;

3.  suggerisce che si faccia riferimento all'atto come "alla direttiva Sassoli-Dijksma sull'apertura del mercato dei servizi di trasporto ferroviario e la governance dell'infrastruttura ferroviaria"(4),

4.  incarica il suo Presidente di firmare l'atto congiuntamente al Presidente del Consiglio, a norma dell'articolo 297, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

5.  incarica il suo Segretario generale di firmare l'atto, previa verifica che tutte le procedure siano state debitamente espletate, e di procedere, d'intesa con il Segretario generale del Consiglio, a pubblicarlo nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

6.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

(1) GU C 327 del 12.11.2013, pag. 122.
(2) GU C 356 del 5.12.2013, pag. 92.
(3) Testi approvati P7_TA(2014)0147.
(4) David-Maria Sassoli e Sharon Dijksma hanno guidato i negoziati relativi all'atto per conto, rispettivamente, del Parlamento e del Consiglio.


Accesso al mercato dei servizi portuali e trasparenza finanziaria dei porti ***I
PDF 244kWORD 65k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 14 dicembre 2016 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro normativo per l'accesso al mercato dei servizi portuali e la trasparenza finanziaria dei porti (COM(2013)0296 – C7-0144/2013 – 2013/0157(COD))
P8_TA(2016)0499A8-0023/2016

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2013)0296),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 100, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C7-0144/2013),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti i pareri motivati inviati dal Congresso dei deputati spagnolo e dal Senato spagnolo, dall'Assemblea nazionale francese, dal Senato italiano, dal Parlamento lettone, dal Parlamento maltese, dalla Dieta polacca e dal Parlamento svedese, nel quadro del protocollo n. 2 sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, in cui si dichiara la mancata conformità del progetto di atto legislativo al principio di sussidiarietà,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo dell'11 luglio 2013(1),

–  visto il parere del Comitato delle regioni del 28 novembre 2013(2),

–  visto l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 5 ottobre 2016, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i trasporti e il turismo (A8-0023/2016),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso(3);

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.  suggerisce che si faccia riferimento all'atto come "al regolamento Fleckenstein-Schultz van Haegen sull'istituzione di un quadro normativo per la fornitura di servizi portuali e norme comuni in materia di trasparenza finanziaria dei porti"(4),

4.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 14 dicembre 2016 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2017/... del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro normativo per la fornitura di servizi portuali e norme comuni in materia di trasparenza finanziaria dei porti

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) 2017/352.)

(1) GU C 327 del 12.11.2013, pag. 111.
(2) GU C 114 del 15.4.2014, pag. 57.
(3) La presente posizione sostituisce gli emendamenti approvati l'8 marzo 2016 (Testi approvati, P8_TA(2016)0069).
(4) Knut Fleckenstein e Melanie Schultz van Haegen hanno guidato i negoziati relativi all'atto per conto, rispettivamente, del Parlamento e del Consiglio.


Nomina di un membro della Corte dei conti - Juhan Parts
PDF 229kWORD 46k
Decisione del Parlamento europeo del 14 dicembre 2016 sulla proposta nomina di Juhan Parts a membro della Corte dei conti (C8-0445/2016 – 2016/0817(NLE))
P8_TA(2016)0500A8-0375/2016

(Consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 286, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C8-0445/2016),

–  visto l'articolo 121 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0375/2016),

A.  considerando che la commissione per il controllo dei bilanci ha valutato le qualifiche del candidato proposto, segnatamente in relazione alle condizioni di cui all'articolo 286, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

B.  considerando che, nella riunione del 5 dicembre 2016, la commissione per il controllo dei bilanci ha proceduto all'audizione del candidato proposto dal Consiglio per la funzione di membro della Corte dei conti;

1.  esprime parere positivo sulla proposta del Consiglio di nominare Juhan Parts membro della Corte dei conti;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio e, per conoscenza, alla Corte dei conti nonché alle altre istituzioni dell'Unione europea e alle istituzioni di controllo degli Stati membri.


Programma di ricerca del fondo di ricerca carbone e acciaio *
PDF 347kWORD 52k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 14 dicembre 2016 sulla proposta di decisione del Consiglio che modifica la decisione 2008/376/CE relativa all'adozione del programma di ricerca del fondo di ricerca carbone e acciaio e agli orientamenti tecnici pluriennali per tale programma (COM(2016)0075 – C8-0099/2016 – 2016/0047(NLE))
P8_TA(2016)0501A8-0358/2016

(Consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Consiglio (COM(2016)0075),

–  visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 2, secondo comma, del protocollo n. 37 relativo alle conseguenze finanziarie della scadenza del trattato CECA e al fondo di ricerca carbone e acciaio, allegato al trattato sull'Unione europea e al trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C8-0099/2016),

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia (A8-0358/2016),

1.  approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.  invita la Commissione a modificare di conseguenza la sua proposta, in conformità dell'articolo 293, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea e dell'articolo 106 bis del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica;

3.  invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

4.  chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente la proposta della Commissione;

5.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Testo della Commissione   Emendamento
Emendamento 1
Proposta di decisione
Considerando 3
(3)  È necessario rivedere le norme sulle competenze e sulla composizione dei gruppi consultivi e dei gruppi tecnici, in particolare per quanto riguarda le caratteristiche degli esperti nominati dalla Commissione, con l'obiettivo di garantire una maggiore trasparenza nonché conformità e coerenza con l'inquadramento dei gruppi di esperti della Commissione, e di contribuire, per quanto possibile, a una rappresentanza equilibrata delle aree di competenza interessate e dei settori di interesse nonché a un ottimale equilibrio di genere.
(3)  È necessario rivedere le norme sulle competenze e sulla composizione dei gruppi consultivi e dei gruppi tecnici, per portare a conoscenza delle pertinenti parti interessate le delibere di tali gruppi, in particolare per quanto riguarda le caratteristiche e l'influenza esercitata dagli esperti nominati dalla Commissione, con l'obiettivo di garantire una maggiore trasparenza nonché conformità e coerenza con l'inquadramento dei gruppi di esperti della Commissione, e di contribuire, per quanto possibile, a una rappresentanza equilibrata delle aree di competenza interessate e dei settori di interesse nonché a un ottimale equilibrio di genere. È tuttavia necessario rispettare la decisione della Commissione, del 30 maggio 2016, che stabilisce norme orizzontali per la creazione e il funzionamento dei gruppi di esperti della Commissione, nonché la risoluzione del Parlamento europeo sul controllo del registro e la composizione dei gruppi di esperti della Commissione.
Emendamento 2
Proposta di decisione
Considerando 4
(4)  È opportuno prendere in considerazione una semplificazione delle regole di finanziamento, onde facilitare la partecipazione delle piccole e medie imprese (PMI) al programma del fondo di ricerca carbone e acciaio e consentire il ricorso a "costi unitari" ai fini del calcolo dei costi per il personale ammissibili per i proprietari di PMI e altre persone fisiche che non percepiscono una retribuzione.
(4)  È opportuno sostenere la partecipazione globale delle piccole e medie imprese (PMI) al programma del fondo di ricerca carbone e acciaio mediante, inter alia, la semplificazione delle regole, e consentire il ricorso a "costi unitari" ai fini del calcolo dei costi per il personale ammissibili per i proprietari di PMI e altre persone fisiche che non percepiscono una retribuzione.
Emendamento 3
Proposta di decisione
Considerando 5 bis (nuovo)
(5 bis)   I settori del carbone e dell'acciaio sono importanti per il processo di integrazione europea e hanno un ruolo chiave nel panorama industriale globale dell'Unione. Al tempo stesso, le condizioni di lavoro in tali settori sono impegnative e hanno spesso causato danni alla salute dei lavoratori e dei cittadini. Le imprese e gli impianti dovrebbero pertanto rispettare tutti i requisiti giuridici sulla responsabilità sociale, proporre soluzioni definitive, e ridurre al minimo le conseguenze sociali della transizione o chiusura degli impianti. È opportuno che le parti sociali siano consultate per quanto possibile sulle questioni legate alla responsabilità sociale.
Emendamento 16
Proposta di decisione
Articolo 1 – punto -1 (nuovo)
Decisione 2008/376/CE
Articolo 3 – paragrafo 1 – lettera g
-1)  All'articolo 3, paragrafo 1, la lettera g) è soppressa.
Emendamento 4
Proposta di decisione
Articolo 1 – punto -1 bis (nuovo)
Decisione 2008/376/CE
Articolo 6 – paragrafo 2 – lettera g bis (nuova)
-1 bis)   all'articolo 6, paragrafo 2, è aggiunta la lettera seguente:
"g bis) l’impatto sull'occupazione dei lavoratori e sulle popolazioni circostanti delle operazioni di estrazione;
Emendamento 5
Proposta di decisione
Articolo 1 – punto -1 ter (nuovo)
Decisione 2008/376/CE
Articolo 6 – paragrafo 2 – lettera g ter (nuova)
-1 ter)   all'articolo 6, paragrafo 2, è aggiunta la lettera seguente:
"g ter) l’impatto sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori e delle popolazioni circostanti delle operazioni di estrazione;
Emendamento 20
Proposta di decisione
Articolo 1 – punto -1 quater (nuovo)
Decisione 2008/376/CE
Articolo 8 – parte introduttiva
-1 quater)  All'articolo 8 la parte introduttiva è sostituita dal seguente testo:
"Le azioni di ricerca e sviluppo tecnologico (RST) sono intese a perfezionare i processi di produzione dell'acciaio, al fine di aumentare la qualità dei prodotti e la produttività. La riduzione delle emissioni, del consumo di energia e dell’impatto ambientale nonché un migliore uso delle materie prime e la conservazione delle risorse costituiscono parte integrante degli sviluppi perseguiti. I progetti di ricerca riguardano uno o più dei seguenti settori:"
"Le azioni di ricerca e sviluppo tecnologico (RST) sono intese a perfezionare i processi di produzione dell'acciaio, al fine di aumentare la qualità dei prodotti e la produttività. La riduzione delle emissioni, del consumo di energia e dell’impatto ambientale nonché un migliore uso delle materie prime e la conservazione delle risorse costituiscono parte integrante degli sviluppi perseguiti. I progetti di ricerca riguardano le tecnologie all'avanguardia in uno o più dei seguenti settori:"
Emendamento 6
Proposta di decisione
Articolo 1 – punto 1
Decisione 2008/376/CE
Articolo 21 – lettera i bis (nuova)
i bis)   valutazione dei progetti completati, della produzione di acciaio e di carbone nelle zone interessate;
Emendamento 7
Proposta di decisione
Articolo 1 – punto 2
Decisione 2008/376/CE
Articolo 22 – paragrafo 1 – comma 1
La composizione di ciascun gruppo consultivo è conforme alle tabelle riportate in allegato. I membri dei gruppi consultivi sono esperti nominati dal direttore generale della direzione generale per la Ricerca e l'innovazione per rappresentare un interesse comune condiviso dalle parti interessate. I membri non rappresentano una singola parte interessata, ma esprimono un parere comune alle varie organizzazioni di parti interessate.
La composizione di ciascun gruppo consultivo è conforme alle tabelle riportate in allegato. I membri dei gruppi consultivi sono esperti nominati dal direttore generale della direzione generale per la Ricerca e l'innovazione della Commissione per rappresentare un interesse comune condiviso dalle parti interessate. I membri agiscono a titolo individuale e non rappresentano una singola parte interessata, ma esprimono un parere comune alle varie organizzazioni di parti interessate.
Emendamento 8
Proposta di decisione
Articolo 1 – punto 2
Decisione 2008/376/CE
Articolo 22 – paragrafo 2 – comma 2
I membri esercitano un'attività nell'ambito interessato e sono a conoscenza delle priorità del settore.
I membri esercitano un'attività nell'ambito interessato e sono a conoscenza delle priorità industriali e del settore.
Emendamento 9
Proposta di decisione
Articolo 1 – punto 3
Decisione 2008/376/CE
Articolo 24 – paragrafo 1 – comma 2
I membri dei gruppi tecnici sono nominati a titolo personale dal direttore generale della direzione generale per la Ricerca e l'innovazione.
I membri dei gruppi tecnici sono nominati a titolo personale dal direttore generale della direzione generale per la Ricerca e l'innovazione della Commissione.
Emendamento 15
Proposta di decisione
Articolo 1 – punto 3
Decisione 2008/376/CE
Articolo 24 – paragrafo 3 bis (nuovo)
3 bis.   la Commissione è esortata a garantire la massima trasparenza possibile, compresa la pubblicazione dell'ordine del giorno, dei documenti di riferimento, dei verbali di voto e verbali dettagliati, nonché i pareri discordanti, in linea con la raccomandazione del Mediatore europeo;
Emendamento 10
Proposta di decisione
Articolo 1 – punto 9
Decisione 2008/376/CE
Articolo 39
Le disposizioni di cui all'articolo 40 del regolamento (CE) n. 1290/2013(*) si applicano per analogia alla nomina degli esperti indipendenti e altamente qualificati prevista all'articolo 18, all'articolo 28, paragrafo 2, e all'articolo 38.
Le disposizioni di cui all'articolo 40 del regolamento (UE) n. 1290/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio (*) si applicano per analogia alla nomina degli esperti indipendenti e altamente qualificati prevista all'articolo 18, all'articolo 28, paragrafo 2, e all'articolo 38, unitamente, per i gruppi di esperti nel loro complesso, alla decisione della Commissione, del 30 maggio 2016, che stabilisce norme orizzontali per la creazione e il funzionamento dei gruppi di esperti della Commissione, nonché la risoluzione del Parlamento europeo sul controllo del registro e la composizione dei gruppi di esperti della Commissione.
______________
___________________
(*) Regolamento (UE) n. 1290/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, che stabilisce le norme in materia di partecipazione e diffusione nell'ambito del programma quadro di ricerca e innovazione (2014-2020) - Orizzonte 2020 e che abroga il regolamento (CE) n. 1906/2006 (GU L 347 del 20.12.2013, pag. 81).";
(*) Regolamento (UE) n. 1290/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, che stabilisce le norme in materia di partecipazione e diffusione nell'ambito del programma quadro di ricerca e innovazione (2014-2020) - Orizzonte 2020 e che abroga il regolamento (CE) n. 1906/2006 (GU L 347 del 20.12.2013, pag. 81).";

Relazione annuale 2015 sui diritti umani e la democrazia nel mondo e la politica dell'Unione europea in materia
PDF 361kWORD 95k
Risoluzione del Parlamento europeo del 14 dicembre 2016 sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2015 e sulla politica dell'Unione europea in materia (2016/2219(INI))
P8_TA(2016)0502A8-0355/2016

Il Parlamento europeo,

–  vista la Carta delle Nazioni Unite, in vigore dal 24 ottobre 1945,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo (UDHR) e altri trattati e strumenti delle Nazioni Unite in materia di diritti umani, in particolare il Patto internazionale sui diritti civili e politici e il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, adottati a New York il 16 dicembre 1966,

–  viste le principali convenzioni internazionali sui diritti umani, compresa la convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità di cui l'UE è parte contraente,

–  vista la convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW), del 18 dicembre 1979(1),

–  viste la convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia e la risoluzione del Parlamento europeo del 27 novembre 2014 sul 25° anniversario della convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia(2),

–  vista la convenzione internazionale sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie(3), del 18 dicembre 1990,

–  vista la Dichiarazione delle Nazioni Unite sul diritto allo sviluppo(4),

–  visti la dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni e il documento finale del 22 settembre 2014 della riunione plenaria ad alto livello dell'Assemblea generale nota come conferenza mondiale sui popoli indigeni(5),

–  visti la dichiarazione e il programma d'azione di Vienna, adottati il 25 giugno 1993(6),

–  visti la dichiarazione e la piattaforma d'azione di Pechino del 1995(7) e il programma d'azione della conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo (ICPD) del 1994(8), nonché i risultati delle relative conferenze di revisione,

–  visti i principi di Parigi delle Nazioni Unite sullo status delle istituzioni nazionali per i diritti umani (NHRI)(9),

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 25 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea sui diritti degli anziani,

–  vista la Convenzione europea dei diritti dell'uomo,

–  visti gli articoli 2, 3, 8, 21 e 23 del trattato sull'Unione europea (TUE),

–  visto l'articolo 207 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visto il documento del vicepresidente della Commissione europea/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/HR), del 28 giugno 2016, dal titolo "Visione condivisa, azione comune: un'Europa più forte - Una strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell'Unione europea"(10),

–  visti il quadro strategico e il piano d'azione dell'UE sui diritti umani e la democrazia, quali adottati dal Consiglio "Affari esteri" il 25 giugno 2012(11),

–  viste le conclusioni del Consiglio "Affari esteri", dell'8 dicembre 2009, sulla promozione dell'osservanza del diritto internazionale umanitario (DIC)(12) e gli orientamenti aggiornati dell'Unione europea per promuovere l'osservanza del diritto internazionale umanitario(13),

–  visto il piano d'azione sui diritti umani e la democrazia 2015-2019, adottato dal Consiglio il 20 luglio 2015(14),

–  visti gli orientamenti dell'Unione europea in materia di diritti umani,

–  visti gli orientamenti dell'UE in materia di promozione e protezione della libertà di religione o di credo(15),

–  visti gli orientamenti per la promozione e la tutela dell'esercizio di tutti i diritti umani da parte di lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI)(16), adottati dal Consiglio il 24 giugno 2013,

–  visti gli orientamenti destinati alle delegazioni interparlamentari del Parlamento europeo sulla promozione dei diritti umani e della democrazia nell'ambito delle visite nei paesi terzi,

–  vista la relazione annuale dell'Unione europea sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2015, adottata dal Consiglio il 20 giugno 2016(17),

–  visto il piano di azione dell'UE sulla parità tra donne e uomini e sull'emancipazione femminile: trasformare la vita delle ragazze e delle donne mediante le relazioni esterne dell'Unione europea 2016-2020 (GAPII), adottato dal Consiglio il 26 ottobre 2015(18),

–  visti le conclusioni del Consiglio del 16 giugno 2016 sull'uguaglianza delle persone LGBTI(19) e l'elenco di azioni della Commissione per far progredire l'uguaglianza delle persone LGBTI (2016-2019)(20),

–  viste le conclusioni del Consiglio, del 26 maggio 2015, sulle questioni di genere nel contesto dello sviluppo(21),

–  viste l'agenda europea sulla migrazione, del 13 maggio 2015 (COM(2015)0240) e le conclusioni del Consiglio sulla migrazione del 20 luglio 2015(22), del 14 settembre 2015(23) e del 22 settembre 2015(24),

–  vista la decisione (PESC) 2015/260 del Consiglio, del 17 febbraio 2015, che proroga il mandato del rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani(25),

–  viste le conclusioni del Consiglio, del 5 dicembre 2014, sulla promozione e la tutela dei diritti dei minori(26),

–  viste le conclusioni del Consiglio, del 14 maggio 2012, dal titolo "Potenziare l'impatto della politica di sviluppo dell'UE: un programma di cambiamento"(27),

–  visti gli indicatori rivisti per l'approccio globale relativo all'attuazione da parte dell'UE delle risoluzioni 1325 e 1820 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle donne, la pace e la sicurezza1 bis, adottati dal Consiglio il 20 settembre 2016(28),

–  vista la convenzione di Istanbul del Consiglio d'Europa, dell'11 maggio 2011, sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica(29),

–  vista la decisione del Consiglio 2011/168/PESC, del 21 marzo 2011, sulla Corte penale internazionale e che abroga la posizione comune 2003/444/PESC(30),

–  vista la comunicazione congiunta della Commissione europea e del VP/HR sul riesame della politica europea di vicinato"(PEV) (JOIN(2015)0050),

–  visto il piano d'azione di La Valletta, dell'11-12 novembre 2015(31),

–  vista la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle donne, la pace e la sicurezza del 13 ottobre 2015(32),

–  vista la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla violenza sessuale in situazioni di conflitto armato del 19 giugno 2008(33),

–  vista la risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, del 31 ottobre 2000, sulle donne, la pace e la sicurezza(34),

–  vista la risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite sulla protezione dei migranti del 18 dicembre 2014(35),

–  viste le sue risoluzioni d'urgenza su casi di violazione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto,

–  vista la sua risoluzione del 13 settembre 2016 sul Fondo fiduciario dell'UE per l'Africa: le implicazioni per lo sviluppo e gli aiuti umanitari(36),

–  vista la sua risoluzione del martedì 5 luglio 2016 sulla lotta contro la tratta di esseri umani nelle relazioni esterne dell'Unione(37),

–  vista la sua risoluzione del 28 aprile 2016 sugli attacchi contro ospedali e scuole quali violazioni del diritto internazionale umanitario(38),

–  vista la sua risoluzione del martedì 12 aprile 2016 sulla situazione nel Mediterraneo e la necessità di un approccio globale dell'UE alle migrazioni(39),

–  vista la sua risoluzione del 4 febbraio 2016 sullo sterminio sistematico delle minoranze religiose da parte del cosiddetto "ISIS/Daesh"(40),

–  vista la sua risoluzione del 17 dicembre 2015 sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2014 e sulla politica dell'Unione europea in materia(41),

–  vista la sua risoluzione del 10 settembre 2015 sulla migrazione e i rifugiati in Europa(42),

–  vista la sua risoluzione dell'8 ottobre 2015 sul rinnovo del piano di azione dell'UE sulla parità di genere e l'emancipazione femminile nella cooperazione allo sviluppo(43),

–  vista la sua risoluzione dell'8 ottobre 2015 sulla pena di morte(44),

–  vista la sua risoluzione dell'8 settembre 2015 su "Diritti umani e tecnologia: impatto dei sistemi di sorveglianza e di individuazione delle intrusioni sui diritti umani nei paesi terzi"(45),

–  vista la sua risoluzione del 12 marzo 2015 sulla relazione annuale dell'Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza al Parlamento europeo(46),

–  vista la sua risoluzione del 12 marzo 2015 sulle priorità dell'UE per il Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani nel 2015(47),

–  vista la sua risoluzione del giovedì 18 settembre 2014 sulla situazione in Iraq e in Siria e offensiva dell'IS, compresa la persecuzione delle minoranze(48),

–  vista la sua risoluzione del 27 febbraio 2014 sull'utilizzo di droni armati(49),

–  Viste la sua risoluzione del 10 ottobre 2013 sulla discriminazione di casta(50) e la relazione del 28 gennaio 2016 sulle minoranze e sulla discriminazione di casta del relatore speciale delle Nazioni Unite sulle questioni delle minoranze(51),

–  vista la sua risoluzione del 13 giugno 2013 sulla libertà della stampa e dei media nel mondo(52),

–  vista la sua risoluzione dell'11 dicembre 2012 su una strategia di libertà digitale nella politica estera dell'UE(53),

–  vista la sua risoluzione del 17 novembre 2011 sul sostegno dell'UE alla CPI: affrontare le sfide e superare le difficoltà(54),

–  vista la sua risoluzione del 7 luglio 2011 sulle politiche esterne dell'UE a favore della democratizzazione(55),

–  vista la sua risoluzione del 17 giugno 2010 sulla politica dell'Unione europea a favore dei difensori dei diritti umani(56),

–  visti i principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani: Attuare il quadro delle Nazioni Unite "Proteggere, rispettare e rimediare", approvato dal Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani nella sua risoluzione 17/4 del mercoledì 6 luglio 2011(57),

–  vista la relazione annuale 2015 del Fondo europeo per la democrazia(58),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per gli affari esteri e i pareri della commissione per lo sviluppo e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0355/2016),

A.  considerando che, a norma dell'articolo 21 del TUE, l'Unione europea è tenuta a perseguire una politica estera e di sicurezza comune (PESC) fondata sui principi che ne hanno ispirato la creazione e che essa si prefigge di promuovere nel mondo: democrazia, Stato di diritto, universalità e indivisibilità dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, rispetto della dignità umana, principi di uguaglianza e di solidarietà e rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale;

B.  considerando che, a norma dell'articolo 207 TFUE, la politica commerciale comune è condotta nel quadro dei principi e obiettivi dell'azione esterna dell'Unione europea;

C.  considerando che l'articolo 3 TUE stabilisce che "nelle relazioni con il resto del mondo l'Unione afferma e promuove i suoi valori e interessi, contribuendo alla protezione dei suoi cittadini. Contribuisce alla pace, alla sicurezza, allo sviluppo sostenibile della Terra, alla solidarietà e al rispetto reciproco tra i popoli, al commercio libero ed equo, all'eliminazione della povertà e alla tutela dei diritti umani, in particolare dei diritti del minore, e alla rigorosa osservanza e allo sviluppo del diritto internazionale, in particolare al rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite";

D.  considerando che il rispetto e la promozione e la tutela dell'indivisibilità e dell'universalità dei diritti umani sono tra gli obiettivi principali della politica estera e di sicurezza dell'UE, come stabilito dalla clausola dei diritti umani in tutti gli accordi dell'UE con i paesi terzi;

E.  considerando che il rispetto dei diritti umani, la pace, la sicurezza e lo sviluppo sono strettamente correlati e si rafforzando reciprocamente;

F.  considerando che la politica di sostegno ai diritti umani e alla democrazia dovrebbe essere integrata in tutte le altre politiche dell'UE aventi una dimensione esterna, tra cui quelle in materia di sviluppo, migrazione, sicurezza, lotta al terrorismo, politica di vicinato, allargamento e commercio, in particolare attraverso l'attuazione delle clausole condizionali sui diritti umani;

G.  considerando che la coerenza interna ed esterna nell'ambito dei diritti umani è essenziale per la credibilità della politica dell'Unione europea in materia di diritti umani all'estero e che una maggiore coerenza tra politiche interne ed esterne dell'UE nonché tra politiche esterne dell'Unione costituisce inoltre un presupposto indispensabile per una politica efficace e di successo dell'UE in materia di diritti umani e democratizzazione; che una maggiore coerenza dovrebbe consentire all'UE di rispondere in modo più rapido ed efficace sin dalle prime fasi delle violazioni dei diritti umani; e che la sfida della coerenza è particolarmente evidente in relazione all'attuale politica migratoria;

H.  considerando che i valori della libertà, il rispetto dei diritti umani e il principio di elezioni periodiche e veritiere sono elementi essenziali della democrazia; considerando che, oltre all'organizzazione di elezioni libere ed eque, le caratteristiche dei sistemi democratici includono un'amministrazione trasparente e responsabile, il rispetto dello Stato di diritto, la libertà di espressione, il rispetto dei diritti umani, l'esistenza di un sistema giudiziario indipendente e il rispetto del diritto internazionale e degli accordi internazionali in materia di diritti umani;

I.  considerando che l'osservanza dei diritti umani è minacciata in tutto il mondo e che l'universalità dei diritti umani viene gravemente messa a repentaglio da una serie di regimi autoritari; che si riscontrano numerosi tentativi in tutto il mondo per ridurre lo spazio della società civile, anche nei forum multilaterali; e che il mancato rispetto dei diritti umani ha conseguenze negative per l'individuo, per i suoi familiari e per la società;

J.  considerando che l'UE è stata un attore chiave nell'adozione dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, che si propone di realizzare i diritti umani per tutti;

K.  considerando che il Consiglio, il 20 luglio 2015, ha adottato un nuovo piano d'azione sui diritti umani e la democrazia 2015-2019 per consentire all'Unione europea di far fronte a queste sfide mediante un uso più mirato, sistematico e coordinato dei propri strumenti per i diritti umani; che tale piano d'azione dovrebbe essere attuato coerentemente con il piano d'azione sulla parità di genere 2016-2020;

L.  considerando che il VP/AR ha affermato che i diritti umani costituiranno una delle sue priorità assolute e che intende utilizzarli come mezzo di orientamento in tutte le relazioni con i paesi terzi; che ha altresì ribadito l'impegno dell'UE a promuovere i diritti umani in tutti gli ambiti delle relazioni estere "senza alcuna eccezione";

M.  considerando che l'impegno dell'UE a favore di un multilateralismo efficace incentrato sulle Nazioni Unite è parte integrante della politica esterna dell'Unione ed è fondato sulla convinzione che un sistema multilaterale basato su norme e valori universali sia lo strumento più adatto per affrontare le crisi, le sfide e le minacce globali; che il rafforzamento del dialogo con i paesi terzi in tutte le sedi bilaterali e multilaterali rappresenta uno degli strumenti più efficaci per affrontare le questioni dei diritti umani nei paesi terzi;

N.  considerando che le sessioni ordinarie del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani (UNHRC), la nomina di relatori speciali, il meccanismo della revisione periodica universale e le procedure speciali riguardanti situazioni nazionali specifiche o questioni tematiche contribuiscono agli sforzi internazionali per la promozione e il rispetto dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto;

O.  considerando che per l'UE una stretta cooperazione con la società civile e i difensori dei diritti umani (DDU) nei paesi terzi rappresenta una delle principali priorità per promuovere i diritti umani e affrontarne le violazioni;

P.  considerando che nella sua risoluzione del 22 ottobre 2013 su autorità locali e società civile: l'impegno dell'Europa a favore dello sviluppo sostenibile(59), il Parlamento esprime grande preoccupazione per la repressione delle OSC, sottolinea l’importanza di definire un sistema di monitoraggio che consenta di valutare i progressi compiuti in termini di disposizioni normative e politiche e chiede la promozione di un ambiente favorevole alle organizzazioni della società civile; considerando che molti paesi hanno recentemente approvato una severa legislazione in materia di ONG in base alla quale le organizzazioni straniere ritenute una minaccia per l'ordine costituzionale, per la difesa o per la sicurezza sono dichiarate indesiderate e che, nel solo 2015, sono stati uccisi nel mondo 185 attivisti per i diritti umani ambientali, 66% dei quali in paesi dell'America latina;

Q.  considerando che i divieti di viaggio volti a impedire ai DDU di partecipare a eventi internazionali sono utilizzati da un numero crescente di paesi, in particolare in Asia, in Medio Oriente e in Africa;

R.  considerando che, a norma degli articoli 18 e 19 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza, di religione, di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza limiti di frontiera; che è nettamente aumentato il numero di casi di persecuzione che afferiscono unicamente a persone che esercitano pacificamente il diritto alla libertà di opinione, di religione e di espressione;

S.  considerando che l'articolo 20 della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo riconosce il diritto di ogni individuo alla libertà di riunione e di associazione pacifica; che la risoluzione 21/16 del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani ricorda agli Stati l'obbligo di rispettare e tutelare pienamente i diritti degli individui di riunirsi pacificamente e di associarsi liberamente, sia online che offline e che la libertà di pensiero, di coscienza, di religione e di credo deve essere sostenuta attraverso il dialogo interreligioso e interculturale;

T.  considerando che le norme di base del DIU e i diritti umani rientrano nelle convenzioni di Ginevra e nei protocolli aggiuntivi e che esse sono al centro di tutte le azioni umanitarie; che la protezione dei civili e degli sfollati nelle aree di conflitto deve essere garantita in totale neutralità e imparzialità e che deve prevalere l'indipendenza degli aiuti;

U.  considerando che l'occupazione illegale di un territorio rappresenta una violazione persistente del diritto internazionale, che configura la responsabilità della potenza occupante nei confronti della popolazione civile di quel territorio;

V.  considerando che è difficile conservare le prove dei crimini di guerra e dei crimini contro l'umanità, specialmente in un periodo di flussi senza precedenti di rifugiati in fuga dalla violenza; che la conservazione delle prove è essenziale per assicurare i colpevoli alla giustizia;

W.  considerando che i tentativi di chiudere il carcere statunitense di Guantánamo Bay sono falliti e che solo 20 detenuti sono stati rilasciati o trasferiti nel 2015;

X.  considerando che, nel mondo, sempre più persone fuggono dalla guerra, dai conflitti armati o da altre condizioni degradanti e che tali flussi di rifugiati e forme diverse di migrazione costituiscono una sfida significativa, sia per l'UE che in termini globali, che richiede soluzioni immediate, efficaci e sostenibili che siano in linea con i nostri valori comuni europei; che gli aiuti umanitari forniti dalla Commissione, in qualità di principale donatore mondiale, aiutano i rifugiati e gli sfollati in oltre 30 paesi;

Y.  considerando che la lotta contro il traffico, la tratta e lo sfruttamento lavorativo dei migranti necessita di risposte a breve, medio e lungo termine, fra cui misure per smantellare le reti criminali e assicurare i criminali alla giustizia, modalità di raccolta e analisi dei dati, misure per proteggere le vittime e rimpatriare i migranti che soggiornano irregolarmente, come pure cooperazione con i paesi terzi, insieme a strategie a lungo termine per affrontare la domanda di persone oggetto di traffico e tratta e le cause all'origine della migrazione, che spingono le persone nelle mani di trafficanti criminali;

Z.  considerando che la giustizia è fondamentale per promuovere il rispetto dei diritti umani e che l'UE e i suoi Stati membri sono sostenitori incondizionati della Corte penale internazionale sin dalla sua istituzione, promuovendo l'universalità dello Statuto di Roma e difendendone l'integrità, al fine di potenziare l'indipendenza della Corte;

AA.  considerando che finora sono stati compiuti progressi sostanziali verso l'abolizione della pena di morte e che molti paesi l'hanno sospesa, mentre altri hanno assunto misure legislative a tal fine; considerando che il 2015 ha registrato un notevole incremento del numero complessivo di esecuzioni, il 90% circa delle quali sono avvenute in soli tre paesi, vale a dire l'Iran, il Pakistan e l'Arabia Saudita; che la Bielorussia rimane l'unico paese in Europa che non ha abolito la pena di morte;

AB.  considerando che la parità di genere è al centro dei valori europei ed è sancita dal quadro giuridico e politico dell'UE ed è altresì fondamentale per l'agenda delle Nazioni Unite 2030; che le violenze e le discriminazioni nei confronti delle donne e delle ragazze sono aumentate in modo significativo negli ultimi anni, soprattutto nelle zone di guerra e sotto i regimi totalitari;

AC.  considerando che, secondo le stime dell'UNICEF, 250 milioni di minori nel mondo vivono in paesi colpiti da conflitti, circa 50 milioni di bambini sono stati costretti ad abbandonare le proprie case a causa della violenza, della guerra e delle sue atrocità, del terrorismo e delle sommosse, e molti continuano a essere vittima di ogni forma di discriminazione, violenza, sfruttamento, abuso, lavoro forzato, povertà e malnutrizione;

AD.  considerando che, secondo l'UNICEF, 1 bambino su 200 nel mondo è un rifugiato, circa un terzo dei bambini che vivono fuori del paese di nascita è un rifugiato e il numero di bambini rifugiati è raddoppiato tra il 2005 e il 2015;

AE.  considerando che l'articolo 25 della UDHR riconosce il diritto di ogni individuo ad "un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia", in cui la maternità e l'infanzia hanno diritto a speciali cure e assistenza, comprese le cure mediche; considerando che l'accesso all'istruzione, all'alimentazione e all'assistenza sanitaria dovrebbe essere garantito a tutti i bambini; che la risoluzione 26/28(36) del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani (UNHRC) chiede che il prossimo forum sociale dell'UNHRC sia incentrato sull'accesso ai farmaci nel contesto del diritto di ciascuno di godere del miglior stato di salute fisica e mentale possibile; che la Costituzione dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) stabilisce che il godimento del miglior stato di salute possibile costituisce un diritto fondamentale di ogni essere umano, senza distinzione di razza, religione, opinioni politiche e condizione economica o sociale;

AF.  considerando che, secondo la convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia, le autorità devono rispettare il diritto del fanciullo separato da entrambi i genitori o da uno di essi;

AG.  considerando che la violenza e il perseguimento illegale nei confronti delle minoranze, comprese le persone LGBTI, continua in molte parti del mondo e che sono diffuse le discriminazioni nell'assistenza sanitaria, nell'istruzione, nell'ambito dell'occupazione e in altri settori;

AH.  considerando che da molte parti del mondo continuano a giungere segnalazioni di violazioni dei diritti civili e politici, economici, del lavoro, sociali e culturali, nonché di danni ambientali derivanti dalle pratiche scorrette attuate da alcuni operatori del settore privato; che esiste un forte legame tra la corruzione, l'evasione fiscale, i flussi di capitali illeciti e le violazioni dei diritti umani;

AI.  considerando che i principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani valgono per tutti gli Stati e tutte le imprese commerciali, siano esse transnazionali o di altro tipo, a prescindere dalle dimensioni, dal settore, dall'ubicazione, dalla proprietà e dalla struttura, sebbene l'istituzione di meccanismi di controllo e sanzione efficaci continuino a costituire una sfida nell'attuazione mondiale di tali principi guida; che è necessario tenere debitamente conto delle caratteristiche particolari delle piccole e medie imprese (PMI) e integrarle in un approccio flessibile in materia di responsabilità sociale d'impresa (RSI) adeguato alle loro potenzialità;

AJ.  considerando che, nel mese di ottobre 2015, la Commissione ha pubblicato la sua nuova strategia commerciale "commercio per tutti", in cui si prefigge l'obiettivo di utilizzare il commercio quale strumento per rafforzare i diritti umani nei paesi terzi;

AK.  considerando che, nel 2015, l'UE ha iniziato a lavorare su una legislazione volta a contrastare il commercio di minerali legati ai conflitti;

AL.  considerando che gli eventi sportivi nazionali e internazionali, come le Olimpiadi e i campionati mondiali di calcio, non dovrebbero essere usati per fini politici ma organizzati nel pieno rispetto di tutti i diritti umani, come sancito nella Carta olimpica, e che essi dovrebbero essere al servizio dello sviluppo armonico dell'uomo per promuovere una società pacifica, impegnata a difendere i diritti umani e la dignità umana senza discriminazioni di alcun genere, come nazionalità, razza, religione, orientamento politico, genere, identità di genere, orientamento sessuale o caratteristiche sessuali;

AM.  considerando che i cambiamenti ambientali pregiudicano l'accesso all'acqua, alle risorse naturali e all'alimentazione;

Centralità dei diritti umani nelle politiche esterne dell'Unione

1.  esprime profonda preoccupazione in quanto la promozione e la protezione dei diritti umani e dei valori democratici sono minacciate in tutto il mondo e l'universalità dei diritti umani viene gravemente messa a repentaglio in molte parti del mondo, anche sotto il giogo di regimi autoritari e da parte di gruppi terroristici come Daesh;

2.  esprime profonda preoccupazione per i numerosi e crescenti tentativi di ridurre lo spazio della società civile e dei DDU, per le crescenti limitazioni alla libertà di riunione e di espressione e per il numero crescente di leggi repressive, che colpiscono la società civile, adottate in tutto il mondo in paesi come Russia, Turchia e Cina, anche con il pretesto della lotta al terrorismo (mediante l'introduzione di leggi antiterrorismo, stati di emergenza e misure di sicurezza), considerando che sussiste spesso un impatto negativo sui diritti umani, nonché un abuso frequente di queste leggi a fini repressivi; ricorda che tali leggi non dovrebbero servire in alcun modo a ridurre lo spazio in cui i gruppi della società civile possono operare; chiede una chiara condanna di questi abusi e violazioni;

3.  sottolinea con fermezza che l’UE si è impegnata nei confronti di una PESC e di tutte le altre politiche con una dimensione esterna basate sul progresso della democrazia, lo Stato di diritto, l'universalità e l'indivisibilità dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, il rispetto della dignità umana, i principi di uguaglianza e di solidarietà e il rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale in materia di diritti umani e umanitario; ribadisce che questi principi sono altresì intrinseci all'azione esterna al di là della PESC, incluse le politiche nel campo umanitario e dello sviluppo;

4.  chiede a tutte le istituzioni dell'Unione europea e a tutti gli Stati membri di dar seguito ai propri impegni per promuovere la democrazia e lo Stato di diritto, proteggere e attuare i diritti umani e le libertà fondamentali, compreso il diritto allo sviluppo con tutti i mezzi pacifici, nonché per porre i diritti umani al centro delle relazioni dell'UE con tutti i paesi terzi – compresi i partner strategici – e a tutti i livelli;

5.  reitera l'invito rivolto agli Stati membri affinché essi diano l'esempio, esprimendosi con una sola voce a sostegno dell'indivisibilità, dell'interdipendenza, dell'interrelazione e dell'universalità dei diritti umani e, in particolare, ratificando tutti gli strumenti internazionali in materia di diritti umani stabiliti dalle Nazioni Unite;

6.  sottolinea che l'Unione, per essere un attore credibile nelle relazioni esterne, dovrebbe garantire una maggiore coerenza tra le proprie politiche interne ed esterne in relazione all'osservanza dei diritti umani e dei valori democratici (e le strategie in materia di diritti umani per la promozione e la tutela della diritti delle persone LGBTI sono fondamentali a tal fine) e dovrebbe perseguire un'attuazione sistematica e coerente della propria politica in materia di diritti umani;

7.  richiama l'attenzione sul suo impegno a lungo termine per la promozione dei diritti umani e dei valori democratici, come dimostrato, tra l'altro, dall'attribuzione annuale del Premio Sacharov per la libertà di pensiero, dai lavori della sottocommissione per i diritti dell'uomo, del gruppo per il sostegno alla democrazia e il coordinamento elettorale e del Fondo europeo per la democrazia, dalle discussioni mensili in Aula, nonché dalle risoluzioni su casi di violazione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto e dalle numerose delegazioni parlamentari;

8.  manifesta profonda preoccupazione per il fatto che molti difensori dei diritti umani siano attualmente sotto attacco; chiede all'UE, e al VP/HR in particolare, di adottare una politica intesa a denunciare, sistematicamente e inequivocabilmente, le uccisioni dei DDU e ogni tentativo di sottoporli a qualsiasi forma di violenza, persecuzione, minaccia, molestie, scomparsa, detenzione o arresto arbitrario, a condannare coloro che perpetrano o tollerano simili atrocità e ad intensificare la diplomazia pubblica per sostenere in maniera aperta e chiara i DDU, anche in relazione alle loro testimonianze nei forum multilaterali; invita l'UE a formulare orientamenti su tale politica, poiché questo aggiunge coerenza alla attuali priorità dell'UE come stabilito nei vari orientamenti dell'UE già esistenti; incoraggia le delegazioni dell'UE e le rappresentanze diplomatiche degli Stati membri a continuare a sostenere attivamente i DDU, segnatamente attraverso il monitoraggio sistematico dei processi, le visite agli attivisti detenuti e, se del caso, rilasciando dichiarazioni su casi individuali; chiede la creazione di un sistema volto a monitorare in maniera efficace lo spazio della società civile e con parametri e indicatori chiari; ribadisce l'importanza dello strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR) nel fornire urgente sostegno finanziario e materiale diretto ai DDU in pericolo e del fondo di emergenza, che consente alle delegazioni dell'UE di fornire sovvenzioni dirette ad hoc ai difensori dei diritti umani che si trovano sotto minaccia imminente;

9.  invita l'UE e i suoi Stati membri a promuovere la creazione di istituzioni nazionali per i diritti umani conformemente ai principi di Parigi delle Nazioni Unite, dotandole di un mandato, di risorse e di competenze sufficienti per garantire la salvaguardia e il rispetto dei diritti umani;

10.  ribadisce la necessità di sviluppare le relazioni interparlamentari tra l'Unione e i suoi partner nel quadro di un dialogo franco e basato sulla comprensione e la fiducia reciproche, nell'intento di promuovere efficacemente i diritti umani;

Quadro strategico dell'UE e nuovo piano d'azione sui diritti umani e la democrazia

11.  accoglie con favore l'adozione del secondo piano d'azione dell'UE sui diritti umani e la democrazia (2015-2019) ed esorta l'UE e i suoi Stati membri ad attuare in modo pieno, coerente, trasparente e tempestivo le azioni ivi contenute e a potenziare il sostegno alla democrazia; sottolinea che sono necessari consenso e coordinamento tra l'UE e gli Stati membri al fine di garantire l'attuazione coerente del piano d'azione e incoraggia fortemente gli Stati membri ad acquisire una maggiore titolarità dell'attuazione e della revisione del piano d'azione; sottolinea che gli Stati membri dovrebbero riferire sulla loro attuazione del piano d’azione;

12.  sottolinea che, al fine di soddisfare gli ambiziosi obiettivi definiti nel secondo piano d'azione, l'UE deve destinare adeguate risorse e competenze, sia in termini di risorse umane specifiche presso le delegazioni, la Commissione e il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) sia in termini di fondi disponibili per i progetti;

13.  ritiene che una società civile libera costituisca uno dei fondamenti per la tutela e il sostegno dei diritti umani e dei valori democratici ed esprime quindi preoccupazione per il fatto che lo spazio pubblico per la società civile si stia riducendo e che i DDU e i giornalisti subiscano sempre di più attacchi in tutto il mondo; accoglie con favore l'inclusione nel piano d’azione di un obiettivo inteso a contrastare le minacce allo spazio della società civile ed esorta l'UE ad attuare le azioni descritte; incoraggia tutte le parti coinvolte nell'azione esterna dell'UE a identificare ed affrontare le attuali lacune nella tutela dei diritti umani e delle libertà democratiche e a intensificare la cooperazione con la società civile, i parlamenti, i partiti politici, le autorità locali e con le organizzazioni internazionali e regionali sul campo; richiama l'attenzione sul fatto che il piano d'azione non include un obiettivo separato per la promozione di norme democratiche nei paesi partner; invita la Commissione a sviluppare orientamenti dell'UE in materia di sostegno alla democrazia;

Relazione annuale dell'UE

14.  plaude ai tentativi effettuati per migliorare e rendere più concisa e sistematica la parte tematica della relazione annuale sui diritti umani e la democrazia, nonché per renderla maggiormente accessibile ai cittadini; ribadisce la propria convinzione che la relazione annuale debba essere rafforzata mediante un approccio più oggettivo per cui, oltre ai risultati conseguiti e alle migliori prassi, il documento metta in luce le sfide specifiche e i limiti che afferiscono ai paesi terzi, nonché formuli raccomandazioni relative agli interventi correttivi e alle misure adottate dal SEAE per farvi fronte; ribadisce il suo parere secondo cui le relazioni per paese che costituiscono parte integrante della relazione annuale dovrebbero essere meno descrittive e dovrebbero rispecchiare l'attuazione delle strategie nazionali in materia di democrazia e diritti umani e fornire un quadro dell'impatto dell'azione dell'UE sul terreno;

15.  ribadisce la sua richiesta affinché siano riferite in modo sistematico e globale le azioni intraprese, i risultati conseguiti e le conclusioni politiche tratte dalle azioni in risposta alle risoluzioni del Parlamento su casi di violazione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto; insiste sulla necessità di garantire risposte rapide e adeguate alle violazioni dei diritti umani, anche nelle fasi iniziali di tali violazioni; plaude, al riguardo, al seguito dato dal SEAE nel quadro della sottocommissione per i diritti dell'uomo sulle risoluzioni concernenti le discussioni sui casi di violazione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto; ricorda la sua richiesta di una risposta scritta esauriente da parte della Commissione e del SEAE alla risoluzione del Parlamento sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia che svolge un ruolo importante nel monitoraggio sistematico e approfondito di tutti i punti sollevati dal Parlamento e nel controllo parlamentare; ribadisce il suo invito al VP/AR a partecipare a un dibattito con i deputati al Parlamento europeo in due sessioni plenarie all'anno, una al momento della presentazione della relazione annuale dell'UE e l'altra in risposta alla risoluzione del Parlamento;

Rappresentante speciale dell'UE (RSUE) per i diritti umani

16.  ricorda l'importanza di un mandato più forte e più flessibile per il rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani per rafforzare l’efficacia, la coerenza e la visibilità dell’UE nella promozione dei diritti umani e dei principi democratici a livello mondiale; ribadisce la propria richiesta affinché questo mandato diventi permanente; ritiene, inoltre, che il rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani dovrebbe avere il diritto di esprimersi pubblicamente e disporre di poteri d'iniziativa, di una maggiore visibilità pubblica e di risorse e competenze adeguate;

17.  sottolinea l'importanza di un sostegno sistematico e di una consultazione approfondita e concreta con la società civile nella preparazione delle visite del rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani nei paesi partner; plaude, al riguardo, al forte impegno del rappresentante speciale dell’UE per i diritti umani nei confronti dei DDU e della società civile, compresi i rappresentanti locali, i giovani e i bambini, nonché le pertinenti organizzazioni internazionali, prima, durante e in seguito alle loro visite nei paesi terzi e sottolinea l'importanza di un impegno continuo e sempre più forte in tal senso, nonché la necessità di meccanismi chiari e trasparenti di follow-up; sostiene pienamente l'attenzione prestata dal rappresentante speciale dell’UE per i diritti umani alla promozione e alla protezione di uno spazio aperto per la società civile e i DDU quale priorità chiave nel corso del suo mandato; invita il rappresentante speciale a riferire al Parlamento dopo le sue visite; deplora che il lavoro e l'impatto del rappresentante speciale possano essere solo parzialmente accessibili attraverso la revisione della relazione annuale sui diritti dell'uomo, i suoi account sui social media e i discorsi disponibili; deplora altresì che non vi siano né informazioni ufficiali sulla sua attività e sui suoi progetti, né relazioni e valutazioni sui progressi compiuti;

18.  incoraggia il rappresentante speciale a continuare a sostenere sistematicamente le priorità dell'UE in materia di diritti umani e a promuovere l'impegno dell'UE con tutte le organizzazioni e i meccanismi regionali e internazionali che operano nel settore dei diritti umani; invita il Consiglio ad adottare, come principio generale, la prassi di includere in modo sistematico la cooperazione con il rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani nel mandato dei futuri rappresentanti speciali geografici;

Strategie nazionali in materia di diritti umani e democrazia e ruolo delle delegazioni UE

19.  plaude al fatto che la democrazia sia stata aggiunta tra le HRDCS quale elemento necessario di qualsiasi analisi completa della situazione dei diritti umani e della democrazia nei paesi partner;

20.  ribadisce l'importanza di tenere conto delle HRDCS a tutti i livelli del processo di formulazione delle politiche nei confronti di singoli paesi terzi, anche nella preparazione dei dialoghi politici ad alto livello, dei dialoghi sui diritti umani, dei documenti strategici nazionali e dei programmi d'azione annuali;

21.  ribadisce che le strategie nazionali in materia di diritti umani (HRDCS) dovrebbero corrispondere alle azioni dell'UE da attuare in ciascun paese sulla base delle situazioni specifiche e dovrebbero contenere indicatori misurabili per valutare i progressi e la possibilità, ove necessario, di adeguarle; sottolinea la necessità di valutare continuamente le HRDCS; chiede di migliorare ulteriormente la cooperazione, la comunicazione e lo scambio di informazioni tra le delegazioni dell'UE, le ambasciate degli Stati membri e le istituzioni dell'UE in fase di elaborazione e di attuazione delle HRDCS; ribadisce la propria richiesta affinché ai deputati al Parlamento europeo sia dato accesso alle HRDCS e ottengano informazioni sulle modalità di attuazione da parte dell'UE di queste strategie e affinché tali strategie siano presentate in un formato che consenta loro di assolvere adeguatamente al proprio dovere di controllo;

22.  sottolinea che è necessario attuare una politica europea coerente e visibile in materia di società civile e sottolinea la necessità di una comprensione più articolata dell'uso della diplomazia pubblica; incoraggia a pubblicare HRDCS e tabelle di marcia, a istituire un meccanismo efficace di feedback e di follow-up dei casi e a condividere le informazioni;

23.  accoglie con favore la nomina di punti di contatto per i diritti umani e/o la dimensione di genere in tutte le delegazioni dell'UE e ribadisce la propria raccomandazione al VP/AR e al SEAE di elaborare chiari orientamenti operativi riguardo al ruolo dei punti di contatto per i diritti umani; insiste sul fatto che l'attività dei punti di contatto per i diritti umani dovrebbe essere sostenuta anche dal personale diplomatico degli Stati membri; chiede che l'attività dei punti di contatto per i diritti umani sia indipendente e immune da interferenze politiche e vessazioni da parte delle autorità nazionali dei paesi terzi, in particolare nei loro contatti con gli attivisti dei diritti umani e la società civile; insiste sull'importanza di formare tutto il personale delle delegazioni dell'UE sul contenuto degli orientamenti dell'UE in materia di diritti umani;

24.  accoglie con favore l'aumento del bilancio e la razionalizzazione delle procedure dell'EIDHR 2014-2020 e chiede che la dotazione prevista per la revisione a medio termine dell'EIDHR sia mantenuta per il resto del periodo del quadro finanziario pluriennale; ribadisce la necessità di coerenza e di complementarità tra i diversi strumenti di finanziamento dell'UE e la necessità di garantire che tale rafforzamento sia applicabile a tutti gli strumenti al servizio dei diritti umani;

25.  chiede che i programmi d'azione annuali EIDHR siano adottati su base annuale anziché, come è avvenuto di recente, a cadenza biennale (2016-2017) per garantire la massima flessibilità dinanzi a situazioni in divenire e una complementarietà ottimale con gli altri finanziamenti esterni dell'UE;

Dialoghi e consultazioni in materia di diritti umani

26.  ribadisce il proprio sostegno ai dialoghi mirati in materia di diritti umani e riconosce che essi possono essere uno strumento efficace per gli accordi bilaterali e la cooperazione, purché consentano alle controparti di impegnarsi su questioni sostanziali e trasmettere messaggi politici significativi, siano orientati ai risultati e abbiano un seguito coerente che dovrebbe andare oltre il mero scambio di informazioni sulle migliori prassi e le sfide; invita l'UE a includere sistematicamente discussioni sulla situazione dei diritti delle donne e dei bambini in tutti i dialoghi sui diritti umani;

27.  riconosce l'importanza di impegnarsi in dialoghi mirati sui diritti umani anche con paesi che presentano gravi problemi sotto tale profilo; sottolinea, però, che è necessario che l'UE tragga conclusioni politiche chiare quando tali dialoghi sui diritti umani non portano a risultati positivi; mette in guardia dal tagliare fuori i diritti umani nelle discussioni in sede di dialoghi politici ad alto livello;

28.  insiste sul fatto che le discussioni sui diritti umani non devono mai essere subordinate ad altri interessi nelle discussioni politiche ad alto livello; invita nuovamente il SEAE a sviluppare un meccanismo di valutazione dei dialoghi sui diritti umani al fine di migliorarli; ritiene che, qualora tali dialoghi dovessero registrare fallimenti ripetuti, si dovrebbe ricorrere a strumenti alternativi per favorire il progresso dei diritti umani nel paese in questione;

29.  esorta il SEAE ad effettuare sistematicamente dialoghi preparatori con la società civile, anche a livello locale, allo scopo di farli confluire automaticamente nei dialoghi sui diritti umani; sottolinea che è importante che il VP/AR e il SEAE sollevino sistematicamente i casi individuali dei DDU durante i dialoghi sui diritti umani; chiede al SEAE di dar sistematicamente seguito agli impegni assunti nel corso dei dialoghi sui diritti umani e a rendere sistematiche le riunioni di resoconto con le OSC;

Orientamenti dell'UE in materia di diritti umani

30.  accoglie con favore gli orientamenti dell'UE in materia di diritti umani come prezioso strumento di politica estera dell'Unione sui diritti umani, in quanto essi forniscono indicazioni pratiche alle delegazioni dell'UE e alle rappresentanze diplomatiche degli Stati membri; rinnova la sua richiesta di adottare nuovi orientamenti dell'UE in materia di promozione e tutela dei diritti dei minori, senza ulteriori indugi;

31.  sottolinea con fermezza l'importanza di una valutazione continua dell'attuazione degli orientamenti sulla base di parametri chiari; esorta la Commissione a effettuare e a pubblicare una valutazione approfondita dell'attuazione degli orientamenti da parte delle delegazioni dell'UE e delle rappresentanze diplomatiche degli Stati membri in tutti i paesi terzi al fine di rilevare eventuali differenze e lacune nell'attuazione e porvi rimedio; ritiene che, per garantire un'attuazione adeguata degli orientamenti, sia necessaria una formazione sistematica ed efficace per il personale del SEAE e delle delegazioni dell'UE;

Lotta contro tutte le forme di discriminazione

32.  condanna con la massima fermezza ogni forma di discriminazione, comprese quelle basate su razza, colore, sesso, orientamento sessuale, identità di genere, lingua, cultura, religione o credo, origine sociale, casta, nascita, età, disabilità o qualsiasi altra condizione; rinnova il suo invito a rafforzare la politica e la diplomazia dell'UE al fine di eliminare tutte le forme di discriminazione, nonché a cogliere tutte le opportunità per manifestare profonda preoccupazione per tali discriminazioni; esorta, inoltre, l'UE a continuare a promuovere la ratifica e la piena attuazione di tutte le convenzioni dell'ONU pertinenti, come la Convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale e la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità; accoglie con favore il lavoro del SEAE su un manuale contro le discriminazioni;

Missioni e operazioni nell'ambito della politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC)

33.  ricorda l'impegno dell'Unione a integrare i diritti umani e le tematiche di genere nelle missioni nell'ambito della politica di sicurezza e di difesa comune in linea con le risoluzioni fondamentali del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 1325 e 1820 sulle donne, la pace e la sicurezza e la recente risoluzione 2242 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in cui viene assegnata particolare attenzione alle donne in quanto elemento centrale di tutte le azioni volte ad affrontare le sfide globali; ribadisce, in questo contesto, la propria richiesta affinché l'Unione e gli Stati membri sostengano, nel processo di costruzione di una riconciliazione sostenibile, la partecipazione sistematica delle donne come componente cruciale dei processi di pace; invita a tal proposito l'UE a sostenere a livello internazionale il riconoscimento del valore aggiunto della partecipazione delle donne alla prevenzione e alla risoluzione dei conflitti nonché nelle operazioni di mantenimento della pace, assistenza umanitaria e ricostruzione post-conflitto;

34.  sottolinea che la PSDC è uno strumento che garantisce non solo la sicurezza europea, ma fa parte degli strumenti di politica estera dell'UE e deve quindi essere utilizzata al fine di rafforzare la promozione dei diritti umani e della democrazia nei paesi terzi;

35.  chiede una maggiore integrazione militare europea per migliorare la prontezza e la flessibilità delle forze armate europee, per consentire loro di rispondere alle minacce e alle situazioni di gravi violazioni dei diritti umani, di genocidio o di pulizia etnica; sottolinea, a questo proposito, che il concetto di "responsabilità di proteggere" deve essere consolidato nel diritto internazionale e che l'UE, in quanto comunità di valori, dovrebbe promuovere iniziative e azioni significative per proteggere i civili anche quando sono minacciati dal proprio Stato;

36.  sottolinea che il traffico dei migranti è legato alla tratta degli esseri umani e costituisce una grave violazione dei diritti umani; rammenta che il lancio di missioni PSDC, come l'operazione Sophia della forza navale dell'Unione europea-Mediterraneo (EUNAVFOR MED), rappresenta uno strumento concreto di lotta contro il traffico di migranti; invita l'Unione a proseguire e a intensificare questo tipo di operazioni;

37.  invita il Consiglio "Affari esteri" e il VP/AR a chiedere ai capi delle missioni dell'UE e ai rappresentanti competenti dell'UE (capi delle operazioni civili dell'UE, comandanti delle operazioni militari dell'UE e rappresentanti speciali dell'UE) di segnalare i casi di violazioni gravi del diritto umanitario internazionale, e di promuovere il codice di condotta sull'azione del Consiglio di sicurezza contro i genocidi, i crimini contro l'umanità e i crimini di guerra, impegnando gli Stati membri delle Nazioni Unite a sostenere tale azione del Consiglio di sicurezza, volta a prevenire o porre fine a tali crimini; chiede l'integrazione di politiche di tutela dei minori in tutte le operazioni civili e militari dell'UE a contatto con minori;

38.  chiede che l'Unione europea rafforzi la cooperazione con le Nazioni Unite nel contesto della formulazione di una visione strategica comune sulla sicurezza in base, da un lato, alla nuova strategia globale dell'UE sulla politica estera e di sicurezza e, dall'altro, alla revisione da parte delle Nazioni Unite delle proprie operazioni di pace e della loro architettura di costruzione della pace; insiste affinché sia instaurata una cooperazione con le Nazioni Unite per rafforzare il ruolo e la capacità delle organizzazioni regionali e subregionali nel mantenimento della pace, nella prevenzione dei conflitti, nella gestione delle crisi civili e militari e nella risoluzione dei conflitti e che le procedure per il ricorso alla PSDC a sostegno delle operazioni delle Nazioni Unite siano ulteriormente sviluppate, anche attraverso il dispiegamento di gruppi tattici dell'UE, o mediante iniziative per la creazione di capacità e per la riforma del settore della sicurezza, integrando i diritti umani nel lavoro delle missioni e delle operazioni;

Impegno multilaterale per i diritti umani

39.  ribadisce che i diritti umani sanciti nelle convenzioni delle Nazioni Unite sono universali, indivisibili, interdipendenti e correlati, come concordato nella Dichiarazione e nel programma d'azione di Vienna del 1993, e che tali diritti devono essere rispettati; ricorda l'impegno dell'Unione di promuovere e sviluppare il diritto internazionale in seno alle Nazioni Unite; sottolinea l'importanza che gli Stati membri ratifichino tutti gli strumenti internazionali in materia di diritti umani istituiti dalle Nazioni Unite, compresi quelli sanciti nel Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali e, segnatamente, il protocollo opzionale che istituisce i meccanismi per il trattamento delle denunce e di inchiesta, a norma dell'articolo 21 del TUE;

40.  sottolinea la necessità di una leadership europea volta a premere per le riforme delle Nazioni Unite, con l'obiettivo di rafforzare l'impatto e la forza di un sistema multilaterale basato su regole e di garantire una protezione più efficace dei diritti umani così come la promozione del diritto internazionale; ribadisce, inoltre, l'importanza di garantire un impegno attivo e costante dell'UE nei meccanismi per i diritti umani delle Nazioni Unite, in particolare nella terza commissione, nell'Assemblea generale delle Nazioni Unite e nell'UNHRC, per migliorare la sua credibilità; sostiene gli sforzi compiuti dal SEAE, dalle delegazioni dell'UE a New York e a Ginevra e dagli Stati membri per incrementare ulteriormente la coerenza dell'UE sulle questioni dei diritti umani a livello di Nazioni Unite; incoraggia l'Unione europea ad intensificare la pratica delle iniziative transregionali, ad avviare e cosponsorizzare le risoluzioni e a seguire strettamente la procedura di riesame periodico universale (UPR) delle Nazioni Unite; condanna il fatto che i seggi dell'UNHRC sono spesso occupati da paesi con documentati precedenti di gravi violazioni dei diritti umani e invita gli Stati membri dell'UE a rendere noti i rispettivi voti; invita, a questo proposito, l'UE e gli Stati membri a garantire che le rispettive modalità di voto riflettano la pari importanza dei diritti nonché a determinare il loro voto sulle risoluzioni dell'UNHRC sulla base della sostanza piuttosto che degli autori di questi testi; sottolinea l'importanza e la necessità di una rappresentanza permanente dell'UE in tutti i forum multilaterali, nonché di una maggiore visibilità dell'azione dell'UE;

41.  invita l'UE a riservare particolare attenzione ai territori contesi del suo vicinato orientale, dove circa cinque milioni di persone vivono senza una reale protezione dei diritti umani e accesso alla giustizia; invita l'UE a mettere la questione in cima all'agenda bilaterale per trovare soluzioni con gli Stati interessati e a utilizzare l'intera gamma dei suoi strumenti a sostegno di soluzioni concrete volte a promuovere i diritti umani in queste entità e a sostenere il lavoro dei difensori dei diritti umani in loco;

Promuovere uno spazio libero per la società civile e sostenere i difensori dei diritti umani

42.  condanna fermamente qualsiasi attacco, intimidazione, arresto, omicidio, vessazione o repressione ai danni di procuratori, giudici, avvocati, accademici, giornalisti o membri di qualunque altra professione la cui indipendenza e libertà professionale sono essenziali per costruire una società democratica;

43.  deplora il crescente numero di attacchi contro i difensori dei diritti ambientali e umani nel mondo; condanna fermamente l'impunità nei confronti dei loro assassini e invita il SEAE a sostenere le richieste di assicurare i responsabili alla giustizia;

44.  condanna fermamente il fatto che molti paesi in tutto il mondo abbiano approvato recentemente leggi severe sulle ONG, che debilitano la società civile e portano all'applicazione arbitraria, con pene che comprendono la detenzione, il congelamento dei beni e il divieto di accesso per il personale delle ONG, in particolare quelle che ricevono fondi pubblici stranieri;

45.  condanna fermamente l'emanazione di divieti di viaggio da parte delle autorità quale strumento volto a intimidire e mettere a tacere le voci indipendenti di difensori e attivisti per i diritti umani, nonché di avvocati e giornalisti, e sottolinea che queste misure vengono spesso adottate arbitrariamente e senza fondamento giuridico;

46.  sottolinea il ruolo delle delegazioni dell'UE nel ribadire e promuovere la funzione fondamentale che la società civile svolge in una democrazia e nel creare e favorire le condizioni per la società civile, esigendo la massima trasparenza e l'inclusione nella cooperazione con le organizzazioni della società civile e con i difensori dei diritti umani; si rammarica pertanto che, a dieci anni dall'adozione degli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani, i dati di contatto dei punti focali per i diritti umani / funzionari di collegamento per i difensori dei diritti umani non figurino ancora sui siti web di tutte le delegazioni dell'UE;

47.  chiede al VP/AR e ai ministri degli Esteri dell'UE di inserire periodicamente nell'agenda del Consiglio "Affari esteri" una discussione sulle azioni dell'UE atte a favorire il rilascio di difensori dei diritti umani, operatori umanitari, giornalisti, attivisti politici e altri e di organizzare un Consiglio "Affari esteri" pubblico annuale nel cui programma figuri il restringimento dello spazio per la società civile e l'incarcerazione dei difensori dei diritti umani, oltre a trattare questi casi con le controparti pertinenti in ogni occasione, compresi i casi citati nelle risoluzioni del Parlamento sui dibattiti sulle violazioni dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto;

48.  chiede alla comunità internazionale di assicurare alla giustizia i leader politici qualora commettano abusi strutturali della forza militare o di polizia per mettere a tacere le proteste contro la loro leadership (o il suo prolungamento);

Migranti, rifugiati, richiedenti asilo e sfollati interni

49.  esprime la propria solidarietà nei confronti dell'elevato numero di rifugiati e migranti che subiscono gravi violazioni dei diritti umani in quanto vittime di conflitti, carenze a livello di governance e reti di trafficanti; condanna il drammatico numero di morti in mare nel Mediterraneo; manifesta grande preoccupazione per il crescente numero di abusi dei diritti umani dei rifugiati, dei migranti irregolari e dei richiedenti asilo durante il loro viaggio verso l'UE; mette in evidenza il fatto che donne e bambini rifugiati, richiedenti asilo e migranti privi di documenti sono particolarmente vulnerabili lungo le rotte dei migranti e all'interno della stessa UE; invita con urgenza ad adottare misure volte a migliorare la coerenza delle politiche in materia di migrazione e sottolinea la necessità di un approccio olistico per individuare soluzioni sostenibili, a lungo termine e coerenti basate su norme e principi internazionali in materia di diritti umani, affrontando nel contempo le cause profonde della crisi dei rifugiati; sottolinea la necessità di solidarietà per proteggere migranti e rifugiati, in linea con le politiche dell'UE basate sui diritti umani; sottolinea a tale riguardo l'importanza di distinguere tra migranti e rifugiati;

50.  sottolinea il fatto che i conflitti, le guerre, i fallimenti di governo e il mancato rispetto dei diritti umani e della democrazia costituiscono le cause principali della migrazione e dello sfollamento; sottolinea che i paesi ospitanti dovrebbero garantire il pieno accesso a un'istruzione libera, pubblica e di qualità e ai servizi di assistenza sanitaria, anche per quanto riguarda la salute sessuale e riproduttiva e i relativi diritti, l'accesso al mondo del lavoro, nonché ad alloggi che soddisfino le esigenze dei rifugiati; sottolinea che la volontà dei migranti e dei rifugiati di integrarsi, unitamente alle opportune politiche di welfare, sono fondamentali per l'integrazione; chiede all'UE di aumentare gli sforzi a sostegno di Libano e Giordania, paesi che offrono protezione a un numero senza precedenti di rifugiati, i quali sono spesso esposti a molteplici minacce;

51.  sottolinea la necessità di rafforzare la cooperazione con i paesi di origine e di transito, al fine di facilitare sia la gestione strutturata dei flussi migratori sia le azioni volte ad affrontare le cause profonde dell'emigrazione; evidenzia che è essenziale combattere i gruppi dediti al traffico di migranti; ricorda che è importante che l'UE esorti i paesi interessati ad aderire al protocollo di Palermo contro il traffico illecito di migranti; ricorda gli impegni assunti al vertice di La Valletta;

52.  sottolinea la necessità urgente di sviluppare e introdurre un sistema di asilo europeo comune completo, coerente e ben coordinato per condividere la responsabilità tra gli Stati membri;

53.  invita l'UE e gli Stati membri a garantire la piena trasparenza riguardo i fondi destinati ai paesi terzi per la cooperazione in materia di migrazione e a rendere note le garanzie previste per far sì che tale cooperazione non vada a beneficio, diretto o indiretto, di sistemi di sicurezza, polizia e giustizia coinvolti in casi di violazione dei diritti umani;

54.  prende atto della recente proposta della Commissione relativa a un elenco dell'Unione dei paesi di origine sicuri, che modifica la direttiva sulle procedure d'asilo;

55.  ritiene che, per migliorare l'efficienza delle riammissioni e garantire la coerenza dei rimpatri a livello europeo, occorrerà adottare nuovi accordi UE in materia di riammissione, che dovrebbero prevalere rispetto agli accordi bilaterali tra Stati membri e paesi terzi;

56.  invita la Commissione e gli Stati membri ad assicurare che l'attuazione della direttiva sui rimpatri sia sempre accompagnata dal rispetto delle procedure, delle norme e dei diritti umani fondamentali che consentono all'UE di garantire un trattamento umano e dignitoso dei rimpatriati, in linea con il principio di non respingimento; esorta l'UE e gli Stati membri a prestare particolare attenzione ai casi di asilo connessi a possibili persecuzioni politiche, in modo da evitare rimpatri che possano potenzialmente comportare una violazione dei diritti umani nel paese di origine o in un paese terzo;

57.  ribadisce la sua richiesta all'UE di garantire che tutti gli accordi di cooperazione in tema di migrazione e di riammissione con gli Stati non UE siano conformi ai diritti umani internazionali, al diritto sui rifugiati e al diritto marittimo internazionale, nonché ai principi e ai valori dell'UE; invita gli Stati membri a rispettare il principio internazionale di non respingimento, in conformità del diritto internazionale; chiede di integrare meccanismi di monitoraggio al fine di poter valutare l'impatto sui diritti umani della cooperazione in materia di migrazione con gli Stati terzi e delle misure di controllo alle frontiere; insiste sul fatto che i diritti umani devono essere integrati e monitorati in tutte le attività svolte da Frontex; chiede all'UE di partecipare attivamente al dibattito sul termine "rifugiato climatico", compresa la sua eventuale definizione giuridica nel diritto internazionale;

58.  chiede inoltre l'introduzione di una clausola che preveda l'eventuale sospensione degli accordi fino a quando le parti non avranno accordato sufficienti garanzie per quanto riguarda l'esame individuale delle domande di asilo e più in generale il rispetto dei diritti umani dei migranti, dei richiedenti asilo e dei rifugiati;

59.  rammenta la necessità di rispettare il principio di non respingimento in acque europee e internazionali, come confermato dalla Corte europea dei diritti dell'uomo e dalla legislazione vigente dell'UE; ricorda l'impegno a sviluppare canali adeguati di migrazione legale e sicura, proteggendo al contempo i confini esterni dell'UE in modo migliore; invita l'Unione e i paesi terzi più sviluppati a firmare accordi di partenariato con altri paesi terzi per favorire il ricongiungimento familiare e la mobilità delle persone con qualsiasi livello di qualifica, ivi compresi i meno qualificati;

60.  invita gli Stati membri a rispettare e ad attuare interamente il pacchetto comune dell'UE in materia di asilo adottato di recente e la legislazione comune in materia di migrazione, nello specifico a tutelare i richiedenti asilo più vulnerabili, come minori, donne, persone anziane e LGBTI, contro la violenza o la discriminazione durante la procedura di asilo, nonché a fornire una preparazione adeguata agli Stati membri onde consentire procedure appropriate e ragionevoli; chiede agli Stati membri di partecipare ai programmi di reinsediamento, dando accesso al ricongiungimento familiare e rilasciando visti umanitari; sottolinea l'importanza di affrontare gli ostacoli amministrativi e politici ai fini di una rapida attuazione degli impegni in materia di ricollocazione; è consapevole che uno degli elementi da attuare è un sistema di rimpatrio in condizioni di sicurezza per coloro che, a seguito di una valutazione individuale della domanda di asilo, sono dichiarati non ammissibili a beneficiare di protezione nell'Unione;

61.  è estremamente preoccupato per il crescente numero di minori rifugiati e per la situazione dei minori non accompagnati, scomparsi o separati; esorta gli Stati membri a fare della questione una priorità assoluta, al fine di permettere il rapido ricongiungimento dei minori non accompagnati con i rispettivi familiari; sottolinea l'importanza di fornire ai bambini l'accesso all'assistenza sanitaria e all'istruzione nell'ambito dei programmi dell'UE allo scopo di affrontare le cause profonde della migrazione; invita gli Stati a porre fine alla detenzione dei minori, nonché a tenere in considerazione l'interesse superiore del bambino in tutte le procedure e a garantire la protezione dei bambini a norma del diritto internazionale; mette in evidenza l'importanza di assegnare risorse adeguate per proteggere i bambini rifugiati e migranti da violenze, sfruttamento e abusi; chiede alla Commissione di garantire che i minori non accompagnati non scompaiono e ad elaborare una strategia per evitare la scomparsa di minori migranti non accompagnati sul territorio dell'UE in futuro e rintracciare i bambini scomparsi;

62.  riconosce che i richiedenti asilo LGBTI spesso rischiano di essere ulteriormente in pericolo durante il loro viaggio e all'arrivo nel paese nel quale presentano domanda di asilo e tale pericolo può assumere la forma di vessazioni, esclusione, violenza sessuale o altre forme di violenza; ricorda che un certo numero di paesi terzi considerati "sicuri" per i richiedenti asilo discriminano le persone LGBTI o addirittura criminalizzano l'omosessualità; sottolinea che i gruppi vulnerabili richiedono misure di tutela aggiuntive e invita gli Stati ad assicurare che i rifugiati LGBTI siano protetti, in conformità del diritto internazionale umanitario;

63.  evidenzia l'importanza di investire in misure di prevenzione, segnatamente mediante lo sviluppo di strategie di integrazione e di inclusione sociale; sottolinea la necessità di attuare specifici programmi di deradicalizzazione e di reinserimento rivolti ai rimpatriati;

64.  richiama l'attenzione sulla situazione problematica dei rifugiati nei paesi confinanti con la Siria e ritiene importante che l'UE faccia tutto il possibile per contribuire a garantire che ai rifugiati in questi paesi siano assicurate condizioni di vita dignitose e, in particolare, l'accesso all'assistenza sanitaria, all'istruzione e alle occasioni di lavoro;

65.  sottolinea la drammatica situazione degli sfollati interni, in particolare del numero enorme di sfollati interni in Iraq e Siria, nonché di quelli in Ucraina, sempre più numerosi, per un totale di 1,4 milioni nel 2015; evidenzia che i programmi sui rifugiati a livello regionale devono riconoscere e incorporare anche il potenziale destino degli sfollati; chiede alla Commissione, agli Stati membri e alla comunità internazionale di prendere provvedimenti per migliorare la situazione sul campo e garantire che le persone sfollate abbiano accesso a un alloggio, al cibo, all'assistenza sanitaria e all'istruzione;

66.  ricorda che, secondo l'Osservatorio mondiale sullo sfollamento interno, solo nel 2015 si sono registrati 19,3 milioni di sfollati a causa di catastrofi naturali; ricorda che gli sfollamenti riguardano principalmente le regioni del Sud del mondo; sottolinea a tale proposito che l'85 % degli sfollamenti avviene nei paesi in via di sviluppo e si tratta essenzialmente di sfollamenti interni e interregionali;

Tratta di esseri umani

67.  chiede all'UE di dare priorità alla lotta contro la tratta di esseri umani nelle sue politiche estere, affrontando sia il lato della domanda sia quello dell'offerta del fenomeno, di prestare particolare attenzione alla protezione delle vittime e di migliorare la comunicazione e la cooperazione con gli attori pertinenti nella lotta contro la tratta di esseri umani; ribadisce che è necessario che tutti gli Stati membri attuino la direttiva 2011/36/UE e la strategia dell'UE per l'eradicazione della tratta di esseri umani;

68.  ricorda che le reti criminali sfruttano le crescenti pressioni migratorie, la mancanza di canali sicuri di migrazione e la vulnerabilità dei migranti e dei rifugiati, in particolare le donne, le ragazze e i bambini, per assoggettarli al traffico, alla tratta di esseri umani, alla schiavitù e allo sfruttamento sessuale;

69.  sollecita l'UE e gli Stati membri a prestare attenzione all'identificazione dei rifugiati e dei migranti come vittime della tratta di esseri umani o vittime di violazioni e abusi del traffico di persone; invita a tale proposito a prevedere corsi di formazione per le guardie di frontiera onde garantire un'identificazione accurata, fondamentale ai fini del riconoscimento dei diritti di cui le vittime godono giuridicamente;

70.  accoglie con favore il potenziamento delle risorse per le operazioni Triton e Poseidon; prende atto dell'avvio dell'operazione EUNAVFOR MED Sophia, che mira a contrastare i passatori e i trafficanti di esseri umani nel Mediterraneo, e sostiene il rafforzamento della gestione delle frontiere esterne dell'Unione;

71.  invita l'UE e i suoi Stati membri a ratificare e applicare la Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie;

Legami tra sviluppo, democrazia e diritti umani

72.  esprime profonda preoccupazione per l'aumento della povertà estrema e della disuguaglianza in determinate parti del mondo, che mette a repentaglio il pieno godimento di tutti i diritti umani; ritiene che il rispetto dei diritti umani e il diritto allo sviluppo siano intrinsecamente collegati; evidenzia che il rispetto dei diritti umani, tra cui i diritti sociali ed economici, la parità di genere, la buona governance, il sostegno della democrazia, lo Stato di diritto, la pace e la sicurezza sono presupposti per sradicare la povertà e le ineguaglianze;

73.  accoglie con favore l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile; sottolinea che la cooperazione allo sviluppo dell'Unione europea con i paesi terzi deve puntare a creare un ambiente internazionale a supporto della realizzazione dei diritti sociali ed economici e chiede l'attuazione della Dichiarazione delle Nazioni Unite sul diritto allo sviluppo del 1986; ricorda l'importanza cruciale del principio di coerenza delle politiche per lo sviluppo (CPS), conformemente all'articolo 208 TFUE, nel per garantire il rispetto dei diritti umani; invita l'UE a garantire che le linee guida, le valutazioni d'impatto e i meccanismi di controllo e di relazione necessari renderanno la CPS una realtà nelle politiche dell'Unione e in quelle degli Stati membri; ritiene che l'attuazione del principio di coerenza delle politiche per lo sviluppo (CPS), quale sancito all'articolo 208 TFUE, nonché quadri chiaramente definiti per i risultati in tutti gli strumenti dell'UE e nei meccanismi per i diritti umani siano cruciali per rispettare l'Agenda 2030, garantire l'inclusione dei gruppi emarginati e vulnerabili e integrare un approccio basato sui diritti umani; insiste sulla necessità di rafforzare la coerenza e il coordinamento tra tutti gli strumenti e le politiche esterne dell'UE nel quadro dell'attuazione dell'approccio basato sui diritti; invita gli Stati membri ad agire, nell'ambito delle proprie competenze, coerentemente con gli impegni presi in materia di sviluppo e con le politiche europee nel medesimo settore; invita la Commissione a condurre una valutazione dell'utilizzo degli strumenti per un approccio basato sui diritti nelle delegazioni e a fornire al Parlamento europeo un quadro sintetico di tale valutazione;

74.  ricorda l'introduzione di un approccio basato sui diritti nella politica di sviluppo dell'UE allo scopo di integrare i principi dei diritti umani nelle attività operative dell'UE per lo sviluppo, incluse disposizioni relative sia all'amministrazione centrale che alle operazioni sul campo ai fini della sincronizzazione delle attività in materia di diritti umani e di cooperazione allo sviluppo; chiede una maggiore diffusione degli strumenti per l'applicazione di tale approccio tra i nostri partner, comprese le autorità locali, la società civile e il settore privato, nonché l'attento monitoraggio del loro utilizzo da parte della Commissione;

75.  è del parere che i diritti umani per tutti debbano essere un elemento trasversale nella realizzazione di tutti gli obiettivi e le finalità dell'Agenda 2030; invita a istituire, a livello nazionale e internazionale, un quadro inclusivo di indicatori degli obiettivi di sviluppo sostenibile che tenga conto dei diritti umani e che sia basato sui diritti, al fine di assicurare un elevato livello di trasparenza e di assunzione di responsabilità a tal proposito, affinché le risorse destinate allo sviluppo giungano effettivamente alle persone che ne hanno bisogno;

76.  ribadisce l'urgente necessità di affrontare adeguatamente la sfida globale delle malattie legate alla povertà e alla malnutrizione e delle malattie dimenticate; chiede una strategia politica e un piano d'azione ambiziosi a lungo termine in materia di salute globale, innovazione e accesso ai farmaci, che includa, tra l'altro, investimenti nella ricerca e nello sviluppo, in modo da salvaguardare il diritto ad un tenore di vita adeguato in termini di salute e benessere di ogni essere umano, senza discriminazioni per motivi di razza, religione, credo politico, condizione economica o sociale, identità di genere o orientamento sessuale;

77.  manifesta preoccupazione per qualsiasi tentativo di utilizzare i fondi stanziati per la lotta alla povertà e per lo sviluppo (che consentono inoltre di attuare concretamente le politiche volte in ultima istanza alla tutela dei diritti umani) per fini non correlati allo sviluppo; sottolinea che l'aiuto allo sviluppo dovrebbe mirare a sradicare la povertà, e non diventare uno strumento finalizzato a controllare la migrazione, e ricorda l'importanza dell'obiettivo di sviluppo sostenibile n. 16 relativo a pace, giustizia e istituzioni forti nel perseguire miglioramenti nel campo dei diritti umani e della governance effettivamente democratica; ritiene che sia opportuno introdurre una clausola anti-corruzione in tutti i programmi in materia di sviluppo al fine di garantire la trasparenza degli aiuti dell'UE e la responsabilità dei paesi beneficiari e che gli obiettivi fondamentali di tutte le politiche esterne dell'UE dovrebbero essere il consolidamento dello Stato di diritto, la buona governance, le capacità istituzionali con il ricorso al sostegno al bilancio, la partecipazione democratica e la rappresentatività del processo decisionale, la stabilità, la giustizia sociale e la crescita inclusiva e sostenibile, che consenta una ridistribuzione equa della ricchezza prodotta; mette in guardia contro il populismo, l'estremismo e gli abusi costituzionali che legittimano le violazioni dei diritti umani;

78.  rileva la persistente carenza di finanziamenti, dovuta alle crescenti necessità di carattere umanitario, in relazione agli aiuti umanitari e le lacune nel Programma alimentare mondiale che provocano penuria di approvvigionamenti alimentari; chiede ai paesi membri delle Nazioni Unite, all'Unione europea e ai suoi Stati membri di onorare come mimino i rispettivi impegni finanziari; osserva a tale riguardo che la maggior parte degli Stati membri dell'UE non ha rispettato il proprio impegno di destinare lo 0,7 % del reddito nazionale lordo agli aiuti allo sviluppo, ma accoglie con favore gli impegni dell'UE riguardo all'aiuto umanitario e alla protezione civile, poiché l'UE e gli Stati membri sono il principale donatore;

79.  accoglie con favore il nuovo piano europeo per gli investimenti esterni e il Fondo fiduciario per l'Africa volti ad affrontare le cause profonde della povertà, delle disuguaglianze e della migrazione irregolare, creando una crescita sostenibile e posti di lavoro, e a incoraggiare il rispetto dei diritti umani e gli investimenti privati in Africa e nel vicinato dell'UE; chiede che il Fondo europeo di sviluppo regionale sia utilizzato temporaneamente nei paesi vicini all'UE al fine di contribuire alla loro stabilizzazione;

80.  accoglie con favore l'inclusione di un capitolo sullo sviluppo nella relazione annuale dell'UE sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2015 e auspica che ciò possa costituire l'inizio di una prassi in tal senso per le relazioni degli anni a venire;

Scambi commerciali, imprese e diritti umani

81.  chiede l'attuazione celere, effettiva ed esaustiva dei principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani; esorta tutti i paesi membri delle Nazioni Unite, inclusi gli Stati membri dell'UE, a sviluppare e attuare piani d'azione nazionali; ritiene che il commercio e i diritti umani possano avanzare di pari passo e che la comunità imprenditoriale abbia un ruolo importante da svolgere nella promozione dei diritti umani e della democrazia;

82.  ribadisce l'urgente necessità di agire in modo continuativo, efficace e coerente a tutti i livelli, anche a livello nazionale, europeo e internazionale, per affrontare efficacemente le violazioni dei diritti umani e la corruzione da parte delle società internazionali nel momento in cui si verificano e per assicurare che possano essere ritenute responsabili, anche affrontando le problematiche giuridiche derivanti dalla dimensione extraterritoriale delle imprese e dalla loro condotta;

83.  chiede alle Nazioni Unite e all'Unione europea nonché ai suoi Stati membri di discutere con le imprese europee e internazionali la questione dell'accaparramento delle terre e del trattamento dei difensori dei diritti fondiari, che spesso sono vittima di ritorsioni, come minacce, molestie, arresti arbitrari, aggressioni e omicidio;

84.  accoglie con grande favore i lavori avviati per preparare un trattato vincolante delle Nazioni Unite in materia di imprese e diritti umani; deplora qualsiasi comportamento ostruzionistico in relazione a tale processo e chiede all'UE e agli Stati membri di partecipare a questi negoziati in maniera costruttiva;

85.  ricorda i ruoli diversi ma complementari degli Stati e delle imprese per quanto riguarda la tutela dei diritti umani; ribadisce con forza che, laddove siano riscontrate violazioni dei diritti umani, gli Stati devono garantire alle vittime l'accesso a un ricorso effettivo; ricorda in tale contesto che il rispetto dei diritti umani da parte dei paesi terzi, anche garantendo il diritto a un ricorso effettivo di tutte le vittime di tali violazioni, costituisce un elemento essenziale delle relazioni esterne dell'UE con tali paesi; accoglie con favore il fatto che l'UE abbia svolto un ruolo di primo piano nella negoziazione e nell'attuazione di iniziative a favore della responsabilità globale che procedono di pari passo con la promozione e il rispetto delle norme internazionali; accoglie con favore le conclusioni del Consiglio su imprese e diritti umani adottate il 20 giugno 2016, nonché il fatto che invitino i piani d'azione nazionali (PAN) su imprese e diritti umani ad includere l'accesso ai mezzi di ricorso;

86.  ribadisce che occorre richiamare l'attenzione sulle particolari caratteristiche delle PMI, che operano principalmente a livello locale e regionale in settori specifici; ritiene, pertanto, fondamentale che le politiche unionali in materia di RSI, ivi compresi i piani di azione nazionali sulla RSI, rispettino le esigenze specifiche delle PMI e siano in linea con il principio del "pensare prima in piccolo" e riconoscano l'approccio informale e intuitivo delle PMI verso la RSI; rifiuta nuovamente ogni iniziativa che possa provocare oneri di carattere amministrativo, burocratico o finanziario per le PMI, sostiene, invece, misure che permettano alle PMI di attuare azioni condivise;

87.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di garantire la coerenza delle politiche in tema di diritti umani e imprese a tutti i livelli, in particolare in relazione alla politica commerciale dell'UE; invita la Commissione e gli Stati membri a riferire regolarmente in merito ai provvedimenti presi per garantire un'effettiva protezione dei diritti umani nel contesto dell'attività economica;

88.  ribadisce con forza il proprio appello all'introduzione sistematica di clausole sui diritti umani negli accordi internazionali, compresi quelli commerciali e di investimento conclusi e da concludere, tra l'UE e i paesi terzi; ritiene inoltre che siano necessari meccanismi di controllo a priori, che intervengano prima della conclusione dell'accordo quadro e ne condizionino la conclusione in quanto caratteristica fondamentale dell'accordo, oltre a meccanismi di controllo a posteriori che consentano di adottare provvedimenti concreti contro la violazione di dette clausole, quali sanzioni appropriate, come specificato nelle clausole sui diritti umani dell'accordo, tra cui la (temporanea) sospensione dello stesso;

89.  chiede l'istituzione di meccanismi atti a garantire il rispetto dei diritti umani da parte degli Stati e delle imprese, come pure la creazione di meccanismi per il trattamento delle denunce per i soggetti che hanno subito una violazione dei propri diritti nell'ambito di accordi commerciali e di investimento;

90.  prende atto della proposta legislativa della Commissione, del 28 settembre 2016, che modifica il regolamento (CE) n. 428/2009 per il controllo delle esportazioni di beni e tecnologie a duplice uso (COM(2016)0616) e che mira a rafforzare tale controllo, dato che determinati beni e tecnologie possono essere usati in modo abusivo per commettere gravi violazioni dei diritti umani;

91.  accoglie con favore l'accordo per aggiornare i controlli sulle esportazioni dell'UE riguardo alle merci che potrebbero essere utilizzate per la pena capitale, la tortura o altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, e chiede l'effettiva e completa attuazione di tale atto legislativo fondamentale; incoraggia l'UE e gli Stati membri a spingere i paesi terzi a prendere in considerazione l'adozione di una legislazione analoga, nonché ad avviare un'iniziativa per promuovere un quadro internazionale sugli strumenti di tortura e di esecuzione capitale; accoglie con favore l'iniziativa concernente un regolamento che istituisce un sistema di dovuta diligenza nella catena di approvvigionamento per l'estrazione responsabile dei minerali provenienti dalle zone interessate dai conflitti; accoglie con favore la proposta della Commissione di aggiornare la legislazione dell'UE sul controllo delle esportazioni di prodotti a duplice uso; sottolinea che i diritti umani come criterio per le licenze di esportazione sono una priorità per il Parlamento e invita gli Stati membri a trovare finalmente un accordo per una politica di esportazione più moderna, flessibile e basata sui diritti umani; invita gli Stati membri a esercitare controlli più severi e più incentrati sui diritti umani per quanto riguarda le esportazioni di armi, soprattutto nel caso di paesi con comprovate attività di repressione interna violenta e violazioni dei diritti umani;

92.  accoglie con favore l'adozione della nuova strategia commerciale della Commissione "Commercio per tutti", volta a integrare i diritti umani nella politica commerciale e a utilizzare la posizione dell'UE in quanto blocco commerciale per promuovere i diritti umani nei paesi terzi; sottolinea che, a tal fine, saranno necessarie la totale coerenza e complementarietà delle iniziative di politica commerciale ed estera, compresa una stretta cooperazione tra le diverse direzioni generali, il SEAE e le autorità degli Stati membri; prende atto dei piani della Commissione per rafforzare la diplomazia economica europea e sottolinea che la politica commerciale dovrebbe inoltre contribuire alla crescita sostenibile nei paesi terzi; invita la Commissione a coinvolgere tutte le parti interessate nella discussione sul quadro normativo e sugli obblighi commerciali concernenti i paesi in cui gli investimenti privati e pubblici potrebbero aumentare; sollecita la Commissione a garantire che i progetti sostenuti dalla BEI siano in linea con le politiche dell'Unione e raccomanda il miglioramento dei controlli ex post volti a valutare l'impatto economico, sociale e ambientale dei progetti sostenuti dalla BEI;

93.  accoglie con favore il nuovo regolamento sul sistema di preferenze generalizzate (SPG+), entrato in vigore il 1º gennaio 2014, in quanto importante strumento di politica commerciale dell'UE per la promozione dei diritti umani e del lavoro, della protezione ambientale e della buona governance nei paesi in via di sviluppo vulnerabili; accoglie con favore, in particolare, che i vantaggi commerciali nell'ambito dell'SPG+ sono intrinsecamente e giuridicamente subordinati alla continua attuazione delle convenzioni internazionali sui diritti umani; accoglie con favore la pubblicazione da parte della Commissione della prima relazione biennale sull'attuazione dell'SPG+ e il dialogo con il Parlamento su tale relazione precedentemente alla sua pubblicazione; osserva che in diversi paesi che godono del regime SPG+ sono state segnalate violazioni delle norme fondamentali del lavoro e sollecita la reale applicazione dell'SPG+; invita la Commissione a esaminare le possibilità di includere lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale nell'elenco delle convenzioni necessarie per ottenere lo status SPG+ e invita i candidati all'SPG+ che non sono ancora firmatari dello Statuto a ratificarlo;

94.  valuta positivamente che a 14 paesi siano state concesse preferenze commerciali particolarmente vantaggiose nel quadro del nuovo sistema SPG+, in vigore dal 1° gennaio 2014, nonché al tanto sollecitato rispetto delle 27 convenzioni internazionali (comprese le convenzioni in materia di diritti umani fondamentali e di diritti del lavoro);

95.  ribadisce con forza il proprio appello affinché le valutazioni d'impatto complete e preventive sui diritti umani tengano conto in maniera sostanziale delle opinioni della società civile per quanto concerne tutti gli accordi commerciali e di investimento;

96.  accoglie con favore l'adozione di nuovi orientamenti sull'analisi degli impatti dei diritti umani nelle valutazioni d'impatto relative alle iniziative programmatiche correlate agli scambi(60), ma esprime preoccupazione per la qualità delle considerazioni in materia di diritti umani nella valutazione d'impatto per la sostenibilità (SIA) sull'accordo di protezione degli investimenti UE-Myanmar e per il fatto che la Commissione non abbia effettuato valutazioni d'impatto sui diritti umani per l'accordo di libero scambio UE-Vietnam; ribadisce di essere a favore di una valutazione complessiva da condurre quale parte della valutazione ex-post di tali accordi;

Sport e diritti umani

97.  esprime preoccupazione per l'assegnazione dell'organizzazione di eventi sportivi di grandi proporzioni a paesi in cui si registra un rispetto dei diritti umani molto scarso, ad esempio la Coppa del mondo FIFA in Russia nel 2018, quella in Qatar nel 2022 e i Giochi olimpici di Pechino nel 2022, nonché si registrano violazioni dei diritti umani causati da eventi sportivi di grandi proporzioni, tra cui gli sgomberi forzati della popolazione interessata senza consultazione o compensazione, lo sfruttamento di gruppi vulnerabili come minori e lavoratori migranti, che potrebbe configurarsi come schiavitù, e la riduzione al silenzio delle organizzazioni della società civile che denunciano tali violazioni dei diritti umani; invita il Comitato olimpico internazionale e la Federazione internazionale delle associazioni calcistiche (FIFA) ad allineare le loro pratiche agli ideali dello sport, mettendo in atto meccanismi di salvaguardia per prevenire, monitorare e fornire mezzi di ricorso per tutte le violazioni dei diritti umani correlate a eventi sportivi di grandi proporzioni; chiede che sia elaborato un quadro politico dell'UE sullo sport e i diritti umani; invita l'UE e gli Stati membri a impegnarsi con le federazioni sportive nazionali, gli attori aziendali e le organizzazioni della società civile circa le modalità della loro partecipazione a tali eventi;

Persone con disabilità

98.  accoglie con favore i nuovi obiettivi 12 e 16, in particolare il punto 16, lettera f), contenuti nelle conclusioni del Consiglio sul piano d'azione dell'UE sui diritti umani e la democrazia 2015-2019 e chiede alla Commissione di garantire che l'attuazione della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità sia sistematicamente discussa nei dialoghi sui diritti umani con i paesi terzi; osserva che la natura specifica dei bisogni delle persone con disabilità deve essere presa in considerazione nell'ambito degli sforzi di non discriminazione; esorta una verifica attenta dell'efficacia dei progetti relativi alla disabilità nonché l'opportuno coinvolgimento delle organizzazioni di persone disabili nella pianificazione e nell'attuazione di detti progetti;

99.  invita gli Stati membri a garantire alle persone con disabilità una reale libertà di movimento negli spazi pubblici e, contestualmente, anche una partecipazione paritaria alla vita pubblica;

100.  auspica fortemente l'integrazione dei diritti umani delle persone con disabilità in tutte le politiche e le azioni esterne dell'Unione, in particolar modo nelle politiche dell'UE in materia di migrazione e rifugiati, in modo da fornire una risposta appropriata alle loro esigenze specifiche, in quanto tali persone subiscono una discriminazione multipla; ricorda che le donne e i bambini con disabilità sono vittime di una discriminazione multipla e sono spesso esposte a un rischio maggiore di subire violenze, abusi, maltrattamenti o sfruttamento; sostiene con forza la raccomandazione di integrare una prospettiva di genere in tutte le strategie dell'UE in materia di disabilità, anche nelle politiche e nelle azioni esterne;

101.  incoraggia il VP/AR a continuare a sostenere il processo di ratifica e attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità da parte di quei paesi che non l'hanno ancora ratificata o attuata; osserva che l'UE dovrebbe fornire l'esempio attuando efficacemente a livello nazionale la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità; chiede all'Unione europea di assumere un ruolo di primo piano nella realizzazione di un'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile inclusiva, volta ad assicurare che nessuno sia trascurato, come consigliato dal Comitato della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità nelle osservazioni conclusive della sua revisione sull'attuazione della convenzione nell'UE;

Diritti delle donne e dei bambini

102.  accoglie con favore l'adozione del piano d'azione sulla parità di genere (2016-2020), che presenta un elenco globale di azioni tese a migliorare la situazione delle donne per quanto concerne la parità dei diritti e l'emancipazione; sottolinea che tale piano d'azione dovrebbe essere attuato insieme con il piano d'azione sui diritti umani e la democrazia, al fine di garantire che i diritti umani delle donne siano riconosciuti come tali; accoglie inoltre con favore l'adozione dell'impegno strategico per la parità di genere (2016-2019), che promuove la parità di genere e i diritti delle donne in tutto il mondo; ribadisce che i diritti delle donne non possono essere compromessi in nome di divieti specifici imposti da qualsiasi religione o credo; chiede che l'UE intensifichi il proprio sostegno a favore dell'attuazione degli obblighi e degli impegni nel settore dei diritti delle donne derivanti dalla Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW), dalla Piattaforma d'azione di Pechino, dalla dichiarazione del Cairo su popolazione e sviluppo e il rispettivo riesame dell'esito e dagli Obiettivi di sviluppo sostenibile; sottolinea l'importanza di non compromettere l'acquis delle Piattaforme d'azione di Pechino e del Cairo sull'accesso all'istruzione e alla sanità quale diritto umano fondamentale, nonché la difesa dei diritti sessuali e riproduttivi, e di garantire che alle donne che hanno subito stupri di guerra siano prestati tutta l'assistenza e i servizi sanitari e psicologici sicuri, compreso l'aborto sicuro, così come previsto dal diritto internazionale umanitario; segnala che la pianificazione familiare, la salute materna, l'accesso agevole agli anticoncezionali e all'aborto sicuro, nonché alla gamma completa di servizi per la salute sessuale e riproduttiva, sono elementi importanti per salvare la vita delle donne e ridurre la mortalità infantile e delle madri; sottolinea la necessità di porre queste politiche al centro della cooperazione allo sviluppo con i paesi terzi; sottolinea che la protezione di tutti i diritti delle donne, la salvaguardia del rispetto della loro dignità umana nonché l'eliminazione della violenza e delle discriminazioni a loro danno, sono aspetti essenziali per realizzare i loro diritti umani; sottolinea il diritto di ciascun individuo di decidere liberamente su questioni relative alla propria sessualità e alla propria salute sessuale e riproduttiva; riconosce in tal senso il diritto inalienabile delle donne di decidere in autonomia, anche sull'accesso alla pianificazione familiare;

103.  riafferma la propria condanna contro ogni forma di abuso e di violenza contro le donne e i minori nonché la violenza di genere, tra cui le pratiche pregiudizievoli dei matrimoni precoci e forzati, la mutilazione genitale femminile (MGF), lo sfruttamento, la schiavitù, la violenza domestica nonché il ricorso alla violenza sessuale come arma di guerra; ritiene che la violenza contro le donne si esprima anche in modo psicologico e sottolinea la necessità di integrare considerazioni di genere che, tra l'altro, promuovano la partecipazione attiva delle donne agli aiuti umanitari e includano strategie di protezione, anche dalla violenza sessuale e di genere, e misure sanitarie di base, compresi i servizi di salute sessuale e riproduttiva; sottolinea che la Commissione e gli Stati membri devono non solo contrastare ogni forma di violenza contro le donne, ma garantire in via prioritaria l'accesso all'istruzione e la lotta contro gli stereotipi di genere per le ragazze e i ragazzi fin dalla più tenera età; chiede all'Unione e agli Stati membri di ratificare in tempi brevi la Convenzione di Istanbul per garantire coerenza tra l'azione interna ed esterna in merito alla violenza contro le donne e le ragazze nonché alla violenza di genere; accoglie con favore la proposta della Commissione, del 4 marzo 2016, concernente l'adesione dell'UE alla convenzione di Istanbul, il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che mira a prevenire e a combattere la violenza contro le donne; ritiene che ciò condurrà a una maggiore efficienza e coerenza nelle politiche interne ed esterne dell'UE e rafforzerà la responsabilità dell'UE e il suo ruolo nella lotta alla violenza contro le donne e alla violenza di genere a livello internazionale; esorta la Commissione e il Consiglio ad adoperarsi al massimo affinché l'UE firmi e concluda la convenzione, incoraggiando nel contempo i 14 Stati membri che non hanno ancora agito in tal senso a firmare e ratificare la convenzione di Istanbul e a garantire che sia applicata in maniera corretta; evidenzia la necessità di garantire che i professionisti sanitari, le forze dell'ordine, i pubblici ministeri, i giudici, i diplomatici e il personale di mantenimento della pace nell'UE e nei paesi terzi ricevano una formazione adeguata per aiutare e sostenere le vittime di violenza, soprattutto donne e bambini, in situazioni di conflitto e operazioni sul campo;

104.  manifesta profonda preoccupazione per le violazioni dei diritti umani di donne e minori nei campi profughi e nei centri di accoglienza, compresi i casi segnalati di violenza sessuale e disparità di trattamento delle donne e dei minori; esorta il SEAE a esercitare pressioni affinché siano attuate norme più rigorose e buone prassi nei paesi terzi; sottolinea la necessità che le donne e i bambini vittime di abusi nei conflitti abbiano accesso a cure mediche e psicologiche, in linea con il diritto internazionale, nonché la necessità di garantire la continuità nell'istruzione, nell'assistenza sanitaria e nell'approvvigionamento alimentare per i bambini nei campi profughi, nelle aree di conflitto e nelle aree colpite da povertà estrema e condizioni ambientali estreme;

105.  rileva che le misure volte ad affrontare la violenza di genere devono occuparsi anche della violenza online, inclusi le molestie, il bullismo e l'intimidazione, e agire per creare un ambiente online che sia sicuro per le donne e le ragazze;

106.  accoglie con favore l'adozione e sostiene l'attuazione della recente risoluzione 2242 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in cui viene assegnata particolare attenzione alle donne in quanto elemento centrale di tutte le azioni volte ad affrontare le sfide globali, e chiede un maggiore impegno nell'includere l'agenda sulle donne, la pace e la sicurezza in tutti i diversi ambiti del mantenimento della pace; sottolineare l'importanza della piena e attiva partecipazione delle donne, su un piano di parità, nella prevenzione e nella risoluzione dei conflitti, nei negoziati di pace e nel processo di costruzione della pace; raccomanda l'introduzione di un sistema di quote per fornire una modalità di promozione della partecipazione femminile a tutti i livelli politici;

107.  si rammarica profondamente che il popolo Rom, e in particolare le donne Rom, continuino a essere oggetto di diffusa discriminazione e sentimenti antirom, condizioni che alimentano il ripetersi di svantaggi, esclusioni, segregazioni ed emarginazioni; invita l'UE e gli Stati membri a rispettare pienamente i diritti umani del popolo Rom assicurando il diritto all'istruzione, ai servizi sanitari, all'occupazione, all'alloggio e alla tutela sociale;

108.  esprime profondo rammarico per la mancanza di parità di genere nell'ambito politico e per la sottorappresentanza delle donne nel processo decisionale politico, sociale ed economico, il che compromette i diritti umani e la democrazia; ritiene che i governi debbano mirare alla parità di genere nei processi di sviluppo e mantenimento della democrazia e debbano combattere ogni forma di discriminazione di genere nella società; sottolinea che le relazioni delle missioni di osservazione elettorale contengono orientamenti precisi per il dialogo politico dell'UE con i paesi terzi al fine di migliorare la partecipazione delle donne al processo elettorale e alla vita democratica del paese;

109.  deplora il fatto che alcuni paesi limitino ancora la partecipazione delle donne alle elezioni;

110.  deplora il fatto che le donne in tutto il mondo continuino ad affrontare sfide enormi nella ricerca e nel mantenimento di lavori dignitosi, come dimostrato dalla relazione "Donne e lavoro 2016" dell'Organizzazione internazionale del lavoro;

111.  si rammarica che il soffitto di vetro per le donne nel mondo degli affari, il divario retributivo tra i generi e il mancato incoraggiamento da parte della società nei confronti dell'imprenditorialità femminile siano tuttora un fenomeno globale; chiede iniziative volte ad accrescere l'emancipazione femminile, soprattutto nel campo del lavoro autonomo e delle PMI;

112.  rammenta che l'accesso all'istruzione, alla formazione professionale e al microcredito sono uno strumento essenziale per conferire autonomia alle donne e prevenire la violazione dei loro diritti umani;

113.  promuove la partecipazione attiva delle donne nei sindacati e in altre organizzazioni, come elemento importante per l'introduzione delle questioni di genere nelle condizioni di lavoro;

114.  esorta gli Stati membri, la Commissione e il SEAE a concentrarsi sull'emancipazione economica e politica delle donne nei paesi in via di sviluppo, promuovendone la partecipazione nelle imprese e nell'attuazione di progetti di sviluppo locali e regionali;

115.  invita la Commissione e gli Stati membri ad attuare il bilancio di genere in tutti i finanziamenti pertinenti dell'UE;

116.  sollecita a investire sulle donne e sui giovani quale modo efficace per combattere la povertà, soprattutto quella femminile;

117.  esprime profonda preoccupazione per il fatto che la minaccia della resistenza antimicrobica, in rapida crescita, sia destinata a diventare la principale causa di morte al mondo, che miete vittime in particolare tra le persone vulnerabili e deboli nei paesi in via di sviluppo; invita la Commissione a elaborare senza indugio una strategia di salute pubblica veramente efficace;

Diritti dei minori

118.  riafferma l'urgente necessità che la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo e i suoi protocolli opzionali siano ratificati a livello universale e siano effettivamente attuati e chiede che sistematicamente l'UE consulti le pertinenti organizzazioni locali e internazionali per i diritti dei bambini e sollevi, nei suoi dialoghi politici e sui diritti umani con i paesi terzi, la questione degli obblighi degli Stati firmatari a mettere in atto la Convenzione e i suoi protocolli; accoglie con favore la ratifica della Convenzione da parte del Sud Sudan e della Somalia; invita nuovamente la Commissione e il VP/AR a prendere in esame modalità e mezzi per consentire all'UE di aderire alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo;

119.  chiede che l'Unione europea continui a promuovere gli strumenti dell'UE-UNICEF per i diritti dei minori "Integrating Child Rights in development Cooperation" (Integrare i diritti del fanciullo nella cooperazione allo sviluppo) mediante le delegazioni esterne e che impartisca una formazione adeguata al personale delle delegazioni dell'UE in tale ambito; evidenzia il grave problema dei bambini non registrati nati fuori dal paese di origine dei genitori, questione particolarmente rilevante nel caso dei rifugiati, e invita l'UE a sollevare la questione in tutti i dialoghi politici con i paesi terzi, ove del caso; invita la Commissione a mettere a punto politiche sulla protezione dei bambini figli di genitori detenuti e a promuoverle nei forum internazionali, al fine di superare la discriminazione e la stigmatizzazione di tali minori; sottolinea che milioni di bambini continuano a soffrire di malnutrizione e che un numero elevato di essi è soggetto a conseguenze irreversibili e a lungo termine o addirittura alla morte; invita la Commissione e la comunità internazionale a introdurre modalità innovative per affrontare efficacemente la malnutrizione, in particolare tra i minori, attraverso il pieno utilizzo dell'intera catena alimentare, comprendendo quindi i partenariati pubblico-privato-cittadini e tutte le altre risorse disponibili, in particolare i media sociali;

120.  esprime la necessità di assistenza internazionale per le azioni atte a trovare e liberare le donne e i bambini che sono ancora tenuti prigionieri dal Daesh e da altre organizzazioni terroristiche e paramilitari e per promuovere programmi speciali per il trattamento, all'interno dell'Unione europea e nel mondo, delle persone che hanno vissuto tale esperienza; è preoccupato per il reclutamento di bambini e per la loro partecipazione ad attività terroristiche e militari; esprime la necessità di istituire politiche per orientare la ricerca, la liberazione, la riabilitazione e la reintegrazione di questi bambini; evidenzia che è necessario promuovere politiche a favore del disarmo, della riabilitazione e del reinserimento dei bambini soldato; ribadisce la propria richiesta affinché la Commissione proponga una strategia e un piano d'azione globali in materia di diritti dei minori per i prossimi cinque anni, al fine di attribuire priorità ai diritti dei minori nelle politiche sia esterne che interne dell'UE e di promuovere i diritti dei minori, in particolare contribuendo a garantire il loro accesso all'acqua, ai servizi igienico-sanitari, all'assistenza sanitaria e all'istruzione, anche nelle zone di conflitto e nei campi profughi;

Diritti degli anziani

121.  valuta positivamente l'obiettivo 16, lettera g), del piano d'azione per i diritti umani e la democrazia 2015-2019, che mira a sensibilizzare sui diritti umani e le esigenze specifiche delle persone anziane; è preoccupato per gli effetti negativi della discriminazione basata sull'età; pone l'accento sulle particolari sfide che le persone anziane devono affrontare nel godimento dei loro diritti umani, ad esempio nell'accesso alla protezione sociale e all'assistenza sanitaria; invita gli Stati membri ad utilizzare l'attuale revisione del piano d'azione internazionale di Madrid sull'invecchiamento per definire l'attuazione degli strumenti esistenti e identificare le potenziali lacune; invita l'UE e gli Stati membri a partecipare attivamente al gruppo di lavoro aperto delle Nazioni Unite sull'invecchiamento e a intensificare gli sforzi intesi a tutelare e promuovere i diritti delle persone anziane, valutando anche la possibilità di mettere a punto un nuovo strumento giuridico;

Diritti di persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI)

122.  è fortemente preoccupato per l'aumento della violenza e delle discriminazioni contro le persone LGBTI; condanna con fermezza il recente aumento delle leggi discriminatorie e degli atti di violenza nei confronti delle persone sulla base dell'orientamento sessuale, dell'identità di genere e delle caratteristiche sessuali, come pure il fatto che 73 paesi ancora considerano l'omosessualità un reato (anche accusando le persone LGBTI di "depravazione") e che, di tali paesi, 13(61) prevedono ancora la pena di morte mentre 20 configurano le identità transgender ancora come reato; esprime forte preoccupazione per le cosiddette "leggi sulla propaganda" che mirano a limitare la libertà di espressione e di riunione delle persone LGBTI e di coloro che ne sostengono i diritti; invita tutti gli Stati in cui tali leggi sono in vigore a ritirare tali disposizioni; condanna fermamente le crescenti limitazioni e le difficili condizioni imposte alla libertà di riunione e di associazione dei gruppi LGBTI e dei difensori dei diritti umani e a eventi e manifestazioni, quali le marce dell'orgoglio omosessuale, che in alcuni casi sono accompagnate da reazioni violente da parte delle autorità nei confronti dei manifestanti; riafferma il ruolo essenziale di tali libertà fondamentali nel funzionamento delle società democratiche e la responsabilità degli Stati di assicurare che tali diritti siano rispettati e che coloro che li esercitano siano protetti; chiede che il SEAE renda prioritarie e rafforzi le proprie azioni in paesi in cui vi è una grande incidenza di violenze, uccisioni, abusi e discriminazioni nei confronti delle persone LGBTI, condannando tali pratiche in conformità degli orientamenti dell'UE in materia di pena di morte e degli orientamenti dell'UE in materia di tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, nonché continuando a collaborare con l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani in questo ambito; sottolinea l'importanza di sostenere l'operato dei difensori dei diritti umani delle persone LGBTI, aumentando il sostegno e le risorse per un'efficace programmazione, tramite l'avvio di campagne di sensibilizzazione del pubblico, anche finanziate tramite l'EIDHR, sulla discriminazione e la violenza contro le persone LGBTI nonché l'offerta di assistenza in situazioni di emergenza a coloro che ne hanno bisogno; invita le delegazioni dell'UE e le istituzioni pertinenti a promuovere attivamente tali diritti e libertà fondamentali;

123.  accoglie con favore gli orientamenti del Consiglio "Affari esteri" per la promozione e la tutela dell'esercizio di tutti i diritti umani da parte delle persone LGBTI, adottati il 24 giugno 2013, invita il SEAE e la Commissione a esercitare pressioni per un'attuazione più strategica e sistematica degli orientamenti, anche tramite la sensibilizzazione e la formazione del personale dell'UE nei paesi terzi, al fine di sollevare in maniera efficace la questione dei diritti delle persone LGBTI nei dialoghi politici e sui diritti umani con i paesi terzi e nei consessi multilaterali; pone l'accento sull'importanza di diffondere alle persone LGBTI gli orientamenti dell'UE per la promozione e la tutela dell'esercizio di tutti i diritti umani; chiede che siano adottate misure concrete per aumentare la coerenza tra le politiche interne ed esterne dell'UE in materia di diritti LGBTI;

124.  incoraggia le istituzioni e gli Stati membri dell'UE a contribuire ulteriormente alle riflessioni sul riconoscimento del matrimonio o delle unioni civili tra persone dello stesso sesso in quanto questione politica, sociale e di diritti umani e civili; valuta positivamente il fatto che un numero sempre maggiore di paesi rispetti il diritto di costruirsi una famiglia attraverso il matrimonio, l'unione civile e l'adozione senza discriminazioni in base all'orientamento sessuale, e invita la Commissione e gli Stati membri a elaborare proposte per il riconoscimento reciproco di tali unioni e delle famiglie dello stesso sesso in tutta l'UE, in modo da garantire la parità di trattamento in termini di lavoro, libera circolazione, tassazione e previdenza sociale, tutelando i redditi delle famiglie e i figli;

Diritti delle popolazioni indigene e delle persone appartenenti a minoranze

125.  esprime grave preoccupazione per il fatto che le popolazioni indigene siano particolarmente a rischio di subire discriminazioni e siano molto vulnerabili a cambiamenti e perturbazioni di carattere politico, economico, ambientale e lavorativo; rileva che la maggior parte di queste persone vive al di sotto della soglia di povertà e ha un accesso limitato o inesistente alla rappresentanza e al processo decisionale contrariamente al diritto al consenso libero, preliminare e informato garantito dalla Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni e riconosciuto dal Consenso europeo in materia di sviluppo del 2005; esprime particolare preoccupazione per le segnalazioni riguardanti la pratica diffusa e in aumento delle violazioni dei diritti umani contro i popoli indigeni, quali persecuzioni, arresti arbitrari e uccisione di difensori dei diritti umani, trasferimenti forzati, accaparramento delle terre e violazioni dei diritti umani in ambito aziendale;

126.  osserva con profonda preoccupazione che le popolazioni indigene sono particolarmente colpite dalle violazioni dei diritti umani legate all'estrazione di risorse; invita la Commissione e il SEAE a promuovere quadri normativi e iniziative rigorosi, intesi ad assicurare la trasparenza e la buona governance nel settore minerario e in altri settori legati alle risorse, che rispettino il consenso libero, preliminare e informato dalle popolazioni locali e la dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni; invita le delegazioni dell'UE a rafforzare il dialogo con le popolazioni indigene presenti nel territorio, al fine di individuare e prevenire le violazioni dei diritti umani;

127.  sottolinea che le comunità di minoranze hanno esigenze specifiche, pertanto la piena ed effettiva uguaglianza tra persone appartenenti a una minoranza e quelle appartenenti alla maggioranza dovrebbe essere promossa in tutti gli ambiti della vita economica, sociale, politica e culturale; esorta la Commissione a seguire da vicino l'attuazione delle disposizioni a tutela dei diritti delle persone appartenenti a minoranze, durante l'intero processo di allargamento;

Diritti delle persone colpite da discriminazione legata alla casta

128.  condanna le continue violazioni dei diritti umani commesse nei confronti di persone che subiscono una discriminazione legata alla casta, le quali si vedono tra l'altro negare l'uguaglianza e l'accesso alla giustizia e al lavoro, sono vittime di una persistente segregazione e sono ostacolate dalle barriere imposte dalla casta nella fruizione dei diritti umani basilari e dello sviluppo; esprime profonda preoccupazione il tasso allarmante di attacchi violenti basati sulla casta nei confronti dei dalit e dell'impunita discriminazione istituzionalizzata; rinnova il suo invito a elaborare una politica dell'UE in materia di discriminazione legata alla casta e invita l'Unione a cogliere tutte le opportunità per manifestare profonda preoccupazione per tali discriminazioni;

Corte penale internazionale (CPI) e giustizia transizionale

129.  ricorda l'universalità della CPI e ribadisce il pieno sostegno al suo lavoro; sottolinea il ruolo importante della CPI nel porre fine all'impunità degli autori dei crimini più gravi e motivo di allarme per la comunità internazionale, nonché nel rendere giustizia alle vittime di crimini di guerra, genocidi e crimini contro l'umanità; rimane vigile nei confronti di ogni tentativo di minare la legittimità o l'indipendenza della Corte;

130.  ricorda la sua risoluzione del 4 febbraio 2016 in cui ha chiesto ai membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di appoggiare il ricorso, da parte del Consiglio di sicurezza, alla CPI affinché siano esaminate le violazioni commesse in Iraq e Siria dal cosiddetto ISIS/Daesh contro i cristiani (caldei/siriaci/assiri), gli yazidi e altre minoranze religiose ed etniche;

131.  accoglie con favore la dichiarazione rilasciata dall'Ucraina in cui accetta la giurisdizione della CPI per i crimini commessi nel paese a partire dal 20 febbraio 2014, in quanto tale dichiarazione consente al procuratore della CPI di valutare se il tribunale possa indagare sulle violazioni commesse durante il conflitto armato, sebbene l'Ucraina non sia ancora un paese membro della CPI;

132.  valuta positivamente le conclusioni del Consiglio sul sostegno dell'UE alla giustizia di transizione e accoglie favorevolmente il quadro politico dell'UE sul sostegno alla giustizia di transizione, in quanto l'Unione è la prima organizzazione regionale ad adottare tale politica; chiede all'Unione europea, agli Stati membri e al rappresentante speciale di promuovere attivamente la CPI, l'applicazione delle sue decisioni e la lotta contro l'impunità per i reati a norma dello Statuto di Roma ed esprime profonda preoccupazione per il fatto che diversi mandati di arresto non siano ancora stati eseguiti; esorta l'UE e gli Stati membri a collaborare con la Corte e a continuare a prestare un forte sostegno diplomatico e politico alle azioni tese a rafforzare ed espandere i rapporti tra CPI e Nazioni Unite, in particolare nel contesto del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, nonché ad adottare misure atte a prevenire e a rispondere efficacemente ai casi di non cooperazione con la CPI; ribadisce l'invito rivolto all'UE ad adottare una posizione comune in merito al reato di aggressione e agli emendamenti di Kampala e chiede agli Stati membri di allineare le loro legislazioni nazionali alle definizioni contenute negli emendamenti di Kampala e di rafforzare la cooperazione con la Corte; deplora l'atteggiamento di sfida adottato da vari paesi nei confronti della CPI, che si sono ritirati o minacciano di ritirarsi dalla giurisdizione della Corte;

133.  ribadisce l'invito alla creazione di un rappresentante speciale dell'Unione per la giustizia internazionale e il diritto internazionale umanitario, per conferire a tali questioni l'importanza e la visibilità che meritano, far avanzare efficacemente l'agenda dell'UE e integrare l'impegno dell'Unione nella lotta contro l'impunità e a favore della Corte penale internazionale in tutte le politiche estere dell'UE;

134.  chiede all'Unione e agli Stati membri di fornire un finanziamento adeguato alla CPI e a rafforzare il sostegno al sistema della giustizia penale internazionale, compresa la giustizia transizionale;

Diritto internazionale umanitario

135.  condanna la mancanza di rispetto per il diritto internazionale umanitario ed esprime grave preoccupazione per il crescente tasso di danni collaterali nei conflitti armati in tutto il mondo e per gli attacchi omicidi contro ospedali, scuole, convogli umanitari o altri bersagli civili; è profondamente preoccupato per la sempre maggiore influenza delle azioni degli attori non statali nei conflitti mondiali ed esorta l'UE ad avvalersi di tutti gli strumenti a sua disposizione per migliorare il rispetto del diritto internazionale umanitario da parte di attori statali e non statali; accoglie con favore l'impegno dell'UE e degli Stati membri nei confronti del Comitato internazionale della Croce Rosa (CICR) per sostenere con forza l'istituzione di un meccanismo efficace per il rafforzamento della conformità con il diritto internazionale umanitario e invita l'AR/VP a riferire al Parlamento in merito agli obiettivi e alla strategia da adottare per realizzare tale impegno; esorta la comunità internazionale a organizzare una conferenza a livello mondiale per la preparazione di un nuovo meccanismo internazionale di rilevamento e raccolta dei dati e di informazione pubblica circa le violazioni del diritto internazionale umanitario, compresi gli attacchi contro ospedali, operatori sanitari e ambulanze; ritiene che tale meccanismo potrebbe basarsi sul meccanismo esistente relativo ai bambini e ai conflitti armati (Children and Armed Conflict, CAAC); chiede al VP/AR di presentare annualmente un elenco pubblico dei presunti responsabili di attacchi contro scuole e ospedali, al fine di definire un'azione adeguata dell'UE per fermare tali attacchi;

136.  deplora che sette Stati membri non abbiano ancora ratificato la Convenzione sulle munizioni a grappolo; invita l'UE e i suoi Stati membri a sostenere un divieto globale dell'uso di fosforo bianco, in particolare attraverso la conclusione di un nuovo protocollo alla convenzione su certe armi convenzionali, proibendo l'utilizzo di dette armi;

137.  chiede agli Stati membri di ratificare i principali strumenti di diritto internazionale umanitario e altri strumenti giuridici pertinenti che hanno un impatto su di esso; riconosce l'importanza degli orientamenti dell'UE sulla promozione del rispetto del diritto internazionale umanitario e ribadisce l'invito rivolto al VP/AR e al SEAE affinché ne riesaminino l'attuazione alla luce dei tragici eventi verificatisi in Medio Oriente, in particolare nel contesto dell'impunità diffusa e sistematica per le gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e del diritto in materia di diritti umani; invita l'UE a sostenere iniziative intese a diffondere la conoscenza del diritto internazionale umanitario e delle buone pratiche riguardo alla sua attuazione e chiede all'Unione di sfruttare in modo efficace tutti gli strumenti bilaterali a sua disposizione per promuovere la conformità dei suoi partner a tale diritto, anche attraverso il dialogo politico; ribadisce l'invito rivolto agli Stati membri affinché si adoperino a livello internazionale per prevenire gli attacchi contro le scuole e il loro impiego militare da parte di attori armati, approvando la dichiarazione sulle scuole sicure, destinata a contribuire alla cessazione dei diffusi attacchi militari contro le scuole durante i conflitti armati;

138.  esorta la comunità internazionale a convocare una conferenza internazionale nell'ottica di rafforzare l'efficacia delle norme umanitarie internazionali;

139.  invita il VP/AR ad avviare un'iniziativa dell'UE volta a imporre un embargo sulle armi nei confronti dei paesi che sono accusati di gravi violazioni del diritto internazionale umanitario, in particolare con riferimento agli attacchi deliberati contro infrastrutture civili; sottolinea che il continuo rilascio di licenze di vendita di armi a tali paesi costituisce una violazione della posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio, dell'8 dicembre 2008; invita gli Stati membri a valutare di accettare i detenuti di Guantanamo nell'UE; sottolinea la necessità di chiudere la prigione della Baia di Guantanamo al più presto;

Libertà di pensiero, di coscienza e di religione o credo

140.  condanna, in conformità dell'articolo 10 del TFUE, tutti gli atti di violenza, di persecuzione, di intolleranza e di discriminazione sulla base di ideologia, religione o credo; esprime profonda preoccupazione per le continue notizie di violenze e persecuzioni, intolleranza e discriminazioni contro le minoranze religiose e di credo in tutto il mondo; sottolinea che il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza, di religione o di credo è un diritto umano fondamentale, correlato ad altri diritti umani e libertà fondamentali, e comprende il diritto di credere o non credere, il diritto di professare o meno una religione o un credo così come il diritto di adottare un credo di propria scelta, di cambiarlo, abbandonarlo o tornare a farlo proprio, come sancito all'articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e all'articolo 9 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo; chiede all'UE e agli Stati membri di partecipare alle discussioni politiche per l'abrogazione delle leggi sulla blasfemia; invita l'UE e gli Stati membri a garantire il rispetto e la protezione delle minoranze in tutto il mondo, anche in Medio Oriente, dove yazidi, cristiani, minoranze musulmane e atei sono perseguitati dal Daesh e da altri gruppi terroristici; deplora l'abuso della religione o del credo a fini terroristici;

141.  sostiene l'impegno dell'UE di promuovere il diritto alla libertà di religione o di credo nelle sedi internazionali e regionali, tra cui l'ONU, l'OSCE, il Consiglio d'Europa e altri meccanismi regionali, e incoraggia l'Unione a continuare a presentare la sua risoluzione annuale sulla libertà di religione o di credo alle Nazioni Unite e a sostenere il mandato del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di religione o di credo; incoraggia il VP/AR e il SEAE a impegnarsi in un dialogo permanente con le ONG, i gruppi religiosi o di credo e i leader religiosi;

142.  sostiene pienamente la prassi dell'UE di guidare le risoluzioni tematiche presso l'UNHRC e l'UNGA sulla libertà di religione e di credo, incoraggia l'Unione a sostenere il mandato del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di religione o di credo ed esorta i paesi che attualmente non accettano le richieste di visita del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di religione o di credo a farlo;

143.  invita l'UE a rafforzare gli strumenti esistenti e ad adottare qualunque altro strumento nell'ambito del suo mandato per garantire che la protezione delle minoranze religiose sia efficace in tutto il mondo;

144.  chiede azioni concrete per l'effettiva applicazione degli orientamenti dell'UE sulla promozione e la tutela della libertà di religione o di credo, tra cui: garantire una formazione sistematica e coerente del personale dell'UE presso le sedi centrali e le delegazioni; riferire in merito alle situazioni nazionali e locali; impegnarsi in stretta collaborazione con gli attori locali, in particolare i leader di gruppi religiosi o di credo;

145.  è profondamente preoccupato per la situazione di pericolo in cui si trovano le comunità religiose o di credo in alcune parti del mondo, con intere comunità religiose in via di sparizione o in fuga;

146.  sottolinea che i cristiani sono al momento il gruppo religioso maggiormente soggetto a vessazioni e intimidazioni nei paesi di tutto il mondo, compresa l'Europa, dove i rifugiati cristiani subiscono abitualmente persecuzioni a sfondo religioso, e che alcune delle più antiche comunità cristiane rischiano di scomparire, in particolare in Nord Africa e nel Medio Oriente;

147.  incoraggia la comunità internazionale e l'Unione europea a fornire protezione alle minoranze e a creare zone sicure; chiede il riconoscimento, l'auto-amministrazione e la protezione delle minoranze etniche e religiose che vivono in aree in cui storicamente vantano una forte presenza e una convivenza pacifica, ad esempio nella catena montuosa del Sinjar (yazidi) e nelle pianure di Ninive (popoli caldei, siriaci, assiri); chiede un'assistenza speciale per preservare le fosse (comuni) nelle zone di conflitto attuali o recenti, allo scopo di esumare e sottoporre ad autopsia i resti umani ivi sepolti, per consentire una degna sepoltura o la restituzione alle famiglie dei resti delle vittime; chiede l'istituzione di un fondo dedicato che possa contribuire a finanziare iniziative destinate a conservare le prove, onde consentire di condurre indagini su presunti crimini contro l'umanità e assicurare i responsabili alla giustizia; chiede un'assistenza speciale dell'UE e degli Stati membri per istituire con urgenza un gruppo di esperti incaricati di raccogliere tutte le prove di qualunque reato internazionale in corso, incluso il genocidio, contro minoranze religiose ed etniche, in qualunque luogo, compresa la conservazione di fosse comuni in zone di conflitto attuali o recenti, allo scopo di predisporre procedimenti giudiziari internazionali nei confronti dei responsabili;

Libertà di espressione online e offline nonché attraverso fonti audiovisive e altri media

148.  sottolinea che i diritti umani e le libertà fondamentali sono universali e vanno difesi a livello globale in ogni aspetto della loro espressione;

149.  pone l'accento sul ruolo della libertà di espressione, l'indipendenza e il pluralismo dei media quali elementi fondamentali per la democrazia e sulla necessità di conferire potere ai cittadini e alla società civile onde garantire la trasparenza e la responsabilità nel settore pubblico;

150.  è preoccupato per il crescente numero di arresti e tentativi di intimidazione contro i giornalisti in molti paesi e rammenta che tali pratiche pregiudicano gravemente la libertà di stampa; esorta l'UE e la comunità internazionale a proteggere i giornalisti e i blogger indipendenti, a ridurre il divario digitale e a promuovere un accesso privo di restrizioni all'informazione e alla comunicazione, come pure un accesso a Internet non soggetto a censure (libertà digitale);

151.  esprime profonda preoccupazione per la proliferazione e la diffusione di tecnologie di monitoraggio, sorveglianza, censura e filtraggio, che rappresentano una crescente minaccia per gli attivisti per i diritti umani e la democrazia nei paesi autocratici;

152.  condanna fermamente il crescente numero di difensori dei diritti umani che devono affrontare minacce digitali, compreso il danneggiamento dei dati attraverso la confisca delle apparecchiature, la sorveglianza remota e la fuga di dati; condanna la pratica della sorveglianza online e della pirateria per raccogliere informazioni che possono essere utilizzate in cause legali o campagne diffamatorie, come pure in processi diffamatori;

153.  condanna fermamente il controllo di Internet, dei media e del mondo accademico da parte delle autorità e l'aumento delle intimidazioni, delle vessazioni e degli arresti arbitrari ai danni di difensori dei diritti umani, avvocati e giornalisti;

154.  condanna le restrizioni alla comunicazione digitale, compresa la chiusura di siti web e il blocco degli account personali, da parte di regimi autoritari al fine di limitare la libertà di espressione e quale mezzo per mettere a tacere l'opposizione e reprimere la società civile; invita l'UE e gli Stati membri a condannare pubblicamente i regimi che limitano la comunicazione digitale dei loro critici e dell'opposizione;

155.  sottolinea l'importanza di promuovere l'accesso privo di restrizioni a Internet in tutte le forme di contatto con i paesi terzi, inclusi i negoziati di adesione e commerciali, i dialoghi sui diritti umani e i contatti diplomatici, nonché di rendere le informazioni sui diritti umani e la democrazia il più possibile accessibili alle persone in tutto il mondo;

156.  esprime preoccupazione per l'aumento dell'incitamento all'odio, soprattutto su piattaforme di media sociali; invita la Commissione a coinvolgere i rappresentanti delle organizzazioni della società civile per garantire che le loro opinioni siano prese in considerazione nei negoziati sui codici di condotta; condanna con fermezza la diffusione di messaggi di odio che incitano alla violenza e al terrore;

157.  chiede un maggiore sostegno in ambiti quali la promozione della libertà dei mezzi di comunicazione, la protezione dei giornalisti, dei blogger e degli informatori indipendenti, la riduzione del divario digitale e la promozione di un accesso privo di restrizioni all'informazione e alla comunicazione, nonché la salvaguardia di un accesso a Internet non soggetto a censure (libertà digitale);

158.  invita a uno sviluppo attivo e alla diffusione di tecnologie che contribuiscano a tutelare i diritti umani e a favorire i diritti e le libertà digitali delle persone nonché la loro sicurezza e vita privata;

159.  invita l'UE ad adottare software gratuiti e open-source e a incoraggiare altri attori a fare altrettanto, giacché tali software garantiscono migliore sicurezza e maggiore rispetto dei diritti umani;

160.  invita la Commissione e gli Stati membri a sollevare la questione della libertà di espressione online, delle libertà digitali e dell'importanza di una rete Internet libera e aperta in tutte le sedi internazionali, compresi il Forum delle Nazioni Unite sulla governance di Internet, il G8, il G20, l'OSCE e il Consiglio d'Europa;

Misure antiterrorismo

161.  ribadisce la condanna inequivocabile del terrorismo e il pieno sostegno a favore di azioni tese a sradicare le organizzazioni terroristiche, in particolare il Daesh, che rappresenta un'evidente minaccia alla sicurezza regionale e internazionale, rammentando nel contempo che tali azioni dovrebbero sempre rispettare appieno il diritto internazionale in materia di diritti umani; sostiene l'attuazione della risoluzione 2178(2014) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla risposta alle minacce rappresentate da combattenti terroristi stranieri e dei principi guida di Madrid per arrestare il flusso di combattenti terroristi stranieri;

162.  ricorda che il piano d'azione dell'UE sui diritti umani e la democrazia sottolinea la necessità di garantire che il rispetto della libertà di opinione e di espressione sia integrato nelle politiche e nei programmi di sviluppo connessi al terrorismo, compreso il ricorso alle tecnologie di sorveglianza digitale; sottolinea che gli Stati membri dovrebbero fare pieno uso degli strumenti esistenti per affrontare la radicalizzazione dei cittadini europei e sviluppare programmi efficaci per contrastare il terrorismo e la propaganda estremista e i metodi di reclutamento, in particolare online, prevenendo la radicalizzazione; sottolinea che è necessaria con urgenza un'azione concertata dell'UE e insiste affinché gli Stati membri collaborino in ambiti sensibili, in particolare nella condivisione di informazioni e di intelligence;

163.  chiede che l'Unione europea continui a collaborare con le Nazioni Unite nella lotta al finanziamento del terrorismo, anche ricorrendo ai meccanismi esistenti per l'individuazione di terroristi e organizzazioni terroristiche, e a rafforzare i meccanismi di congelamento dei beni a livello mondiale, rispettando al contempo le norme internazionali sul giusto processo e sullo Stato di diritto; invita la Commissione e gli Stati membri a sollevare in modo efficace e con urgenza questo tema presso gli Stati che finanziano o sostengono le organizzazioni terroristiche o permettono ai loro cittadini di farlo;

Pena di morte

164.  ricorda la posizione di totale intransigenza dell'UE nei confronti della pena di morte e ribadisce la sua ormai consolidata opposizione alla pena capitale, alla tortura e alle pene e ai trattamenti crudeli, disumani o degradanti in ogni caso e in qualsiasi circostanza;

165.  si compiace per l'abolizione della pena di morte nelle Figi, in Suriname, in Mongolia e nello Stato del Nebraska (USA);

166.  esprime profonda preoccupazione per la ripresa delle esecuzioni in alcuni paesi negli ultimi anni; deplora che anche i leader politici di altri paesi stiano valutando la possibilità di reintrodurre la pena di morte; esprime profonda preoccupazione per l'aumento riscontrato nel numero di sentenze capitali a livello mondiale nel 2015, in particolare in Cina, Egitto, Iran, Nigeria, Pakistan e Arabia Saudita; ricorda alle autorità di questi paesi che essi sono firmatari della Convenzione sui diritti del fanciullo, la quale vieta categoricamente l'applicazione della pena di morte per reati commessi da persone di età inferiore a 18 anni;

167.  esprime profonda preoccupazione per il numero crescente di sentenze capitali pronunciate in processi di massa, senza garanzia degli standard internazionali per un equo processo richiesti dal diritto internazionale;

168.  denuncia con forza l'aumento delle sentenze di pena di morte emesse per reati legati alla droga e chiede che il ricorso alla pena capitale e alle esecuzioni sommarie sia escluso per tali reati;

169.  invita i paesi che hanno abolito la pena di morte o in cui vige da tempo una moratoria al riguardo a tenere fede ai propri impegni e a non reintrodurla; chiede all'Unione europea di continuare a sfruttare la cooperazione e la diplomazia in tutte le sedi possibili a livello mondiale per sostenere una posizione contraria alla pena di morte, tentando nel contempo di garantire che il diritto a un equo processo sia pienamente rispettato per ogni singola persona che rischia l'esecuzione; sottolinea l'importanza che l'Unione continui a monitorare le condizioni in cui vengono eseguite le condanne a morte in quei paesi che ancora la impongono, al fine di assicurare che l'elenco dei condannati a morte sia reso pubblico e che i corpi siano restituiti alle famiglie;

170.  insiste sull'importanza che l'Unione mantenga una politica di alto profilo, volta all'abolizione della pena di morte in tutto il mondo, in linea con gli orientamenti rivisti dell'UE in materia di pena di morte del 2013, e che continui a battersi contro la pena capitale; chiede all'Unione di adoperarsi maggiormente per l'abolizione universale della pena di morte e di esplorare nuove modalità per avviare campagne a tal fine e per sostenere azioni, nell'ambito dell'EIDHR, volte a prevenire le sentenze capitali o le esecuzioni; chiede che le delegazioni dell'UE continuino a organizzare campagne di sensibilizzazione a tal fine;

Lotta contro la tortura e i maltrattamenti

171.  esprime profonda preoccupazione per il continuo ricorso alla tortura e ai maltrattamenti di persone tenute in detenzione, ad esempio per estorcere confessioni che sono poi utilizzate in processi penali che violano palesemente le norme internazionali sull'equo processo;

172.  deplora l'uso diffuso della tortura e dei maltrattamenti contro gli esponenti dissidenti della società per ridurli al silenzio e contro gruppi vulnerabili, come le minoranze etniche, linguistiche e religiose, le persone LGBTI, le donne, i bambini, i richiedenti asilo e i migranti;

173.  condanna nella maniera più ferma la tortura e i maltrattamenti ad opera del Daesh e di altre organizzazioni terroristiche o paramilitari; esprime solidarietà alle famiglie e alle comunità di tutte le vittime di tali violenze; condanna le pratiche del Daesh e delle altre organizzazioni terroristiche e paramilitari che ricorrono alla discriminazione e prendono di mira le minoranze; chiede all'Unione europea, agli Stati membri e alla comunità internazionale di intensificare gli sforzi per affrontare l'urgente necessità di prevenire ulteriormente la sofferenza in maniera efficace;

174.  ritiene estremamente preoccupanti le condizioni di detenzione e lo stato delle carceri in diversi paesi; considera essenziale contrastare ogni forma di tortura e maltrattamento dei detenuti, compresa la tortura psicologica, e intensificare gli sforzi per garantire il rispetto del pertinente diritto internazionale, in particolare per quanto concerne l'accesso all'assistenza sanitaria e ai medicinali; condanna fermamente le violazioni del diritto e ritiene che le mancate cure ai prigionieri per malattie quali l'epatite o l'HIV siano assimilabili all'omissione di soccorso;

175.  esorta il SEAE, alla luce delle continue informazioni sulla diffusa pratica delle esecuzioni sommarie, della tortura e dei maltrattamenti in tutto il mondo, a intensificare, a tutti i livelli di dialogo e in tutte le sedi, le azioni dell'UE nella lotta contro le esecuzioni sommarie, la tortura e altri maltrattamenti, in linea con gli orientamenti dell'UE in materia di pena di morte e gli orientamenti dell'UE in materia di tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti;

176.  esorta il SEAE a continuare a esprimere preoccupazione, in maniera sistematica, per la tortura e i maltrattamenti nei dialoghi politici e sui diritti umani con i paesi interessati e nelle dichiarazioni pubbliche e chiede alle delegazioni dell'UE e alle ambasciate degli Stati membri sul posto di monitorare i casi di tortura e maltrattamento e di agire concretamente per promuoverne la completa eliminazione, seguire i pertinenti processi penali e avvalersi di tutti gli strumenti a loro disposizione per assistere le persone interessate;

Droni

177.  esprime profonda preoccupazione per l'utilizzo di droni armati al di fuori del quadro giuridico internazionale; esorta gli Stati membri a elaborare una politica e posizioni giuridiche chiare sui droni armati e ribadisce la sua richiesta di una posizione comune dell'UE sull'uso di droni armati, che difenda i diritti umani e il diritto internazionale umanitario e tratti questioni quali il quadro giuridico, la proporzionalità, la responsabilità, la protezione dei civili e la trasparenza; esorta ancora una volta l'UE a vietare lo sviluppo, la produzione e l'impiego di armi completamente autonome in grado di sferrare attacchi senza alcun intervento umano; invita l'Unione a contrastare e a vietare la pratica delle uccisioni extragiudiziali e mirate e a impegnarsi ad assicurare misure adeguate, in conformità degli obblighi giuridici nazionali e internazionali, qualora sussistano ragionevoli motivi per ritenere che un individuo o un'entità nella sua giurisdizione possa essere collegato a un'uccisione mirata illegale all'estero; chiede al VP/AR, agli Stati membri e al Consiglio di includere i droni armati e le armi completamente autonome nei pertinenti meccanismi europei e internazionali di controllo del disarmo e delle armi ed esorta gli Stati membri a impegnarsi e rafforzare tali meccanismi di controllo; invita l'UE ad assicurare una maggiore trasparenza e responsabilità degli Stati membri, non da ultimo rispetto ai paesi terzi, nell'utilizzo di droni armati per quanto riguarda la base giuridica di tale utilizzo e la responsabilità operativa, a consentire il controllo giurisdizionale degli attacchi con droni e a garantire che le vittime di simili attacchi illegali abbiano accesso a mezzi di ricorso efficaci;

178.  enfatizza il divieto da parte dell'UE allo sviluppo, alla produzione e all'impiego di armi completamente autonome che consentono di sferrare attacchi senza alcun intervento umano; chiede all'Unione di opporsi alla pratica delle uccisioni mirate illegali e di vietarla;

179.  chiede alla Commissione di tenere il Parlamento debitamente informato sull'uso dei fondi dell'UE per tutti i progetti di ricerca e sviluppo associati alla costruzione di droni a scopi sia civili che militari; invita ad effettuare valutazioni d'impatto sui diritti umani nell'ambito di progetti legati al futuro sviluppo di droni;

180.  sottolinea che l'impatto delle tecnologie sul miglioramento dei diritti umani dovrebbe essere integrato nei programmi e nelle politiche dell'UE al fine di favorire la tutela dei diritti umani e la promozione della democrazia, lo Stato di diritto, la buona governance nonché la risoluzione pacifica dei conflitti;

Sostegno alla democrazia e alle elezioni e missioni di osservazione elettorale

181.  ricorda che lo spazio aperto per la società civile, la libertà di espressione, di riunione e di associazione e il dovuto rispetto dello Stato di diritto sono elementi chiave di elezioni eque e democratiche; invita l'UE a garantire che le ONG locali lascino spazio all'osservazione e al monitoraggio legittimi dello svolgimento delle elezioni; sottolinea che la corruzione costituisce una minaccia per l'equo godimento dei diritti umani e compromette i processi democratici; ritiene che l'UE dovrebbe sottolineare l'importanza dell'integrità, della responsabilità e della buona gestione degli affari pubblici in tutti i dialoghi con i paesi terzi, come previsto dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (UNCAC); rammenta la necessità che l'UE mantenga l'impegno preso con i partner, in particolare i paesi vicini, di sostenere le riforme economiche, sociali e politiche, proteggere i diritti umani e contribuire all'istituzione dello Stato di diritto, quale mezzo migliore per rafforzare l'ordine internazionale e per garantire la stabilità nei paesi vicini; sottolinea, a questo proposito, che la revisione della politica europea di vicinato è stata l'occasione per riaffermare che la difesa dei valori universali e la promozione dei diritti umani sono gli obiettivi principali dell'Unione; ricorda che le esperienze acquisite dall'Unione europea, dai politici, dal mondo accademico, dai media, dalle ONG e dalla società civile e gli insegnamenti tratti dalle transizioni alla democrazia nel quadro delle politiche di allargamento e di vicinato potrebbero contribuire positivamente a individuare le prassi migliori da seguire per sostenere e consolidare altri processi di democratizzazione in tutto il mondo; accoglie con favore in questo contesto il lavoro del Fondo europeo per la democrazia e dei programmi dell'UE a sostegno delle organizzazioni della società civile, segnatamente l'EIDHR;

182.  raccomanda all'UE di sviluppare un approccio più globale ai processi di democratizzazione, di cui l'osservazione delle elezioni è solo un aspetto di un ciclo più ampio e più a lungo termine; ribadisce che la transizione politica e la democratizzazione possono essere sostenibili e avere successo solo se coniugate con il rispetto dei diritti umani e il riconoscimento alle donne, alle persone con disabilità e agli altri gruppi emarginati di un accesso paritario al processo democratico, la promozione della giustizia, la trasparenza, l'assunzione di responsabilità, la riconciliazione, lo Stato di diritto, lo sviluppo economico e sociale, le misure per contrastare la povertà estrema nonché la creazione di istituzioni democratiche; sottolinea che la lotta alla corruzione nei paesi in cui sono in corso processi di democratizzazione dovrebbe essere una priorità dell'UE in quanto questo fenomeno ostacola la tutela e la promozione della buona governance, alimenta la criminalità organizzata ed è legato alla frode elettorale;

183.  accoglie favorevolmente la comunicazione congiunta sulla revisione della politica europea di vicinato e ricorda che, come previsto nel trattato sull'Unione europea, le relazioni dell'UE con i paesi vicini dovrebbero basarsi sui valori dell'Unione, che includono i diritti umani e la democrazia; sottolinea che l'impegno alla stabilizzazione del vicinato va di pari passo con la promozione della democrazia, lo Stato di diritto, la buona governance e i diritti umani;

184.  sottolinea che l'UE dovrebbe continuare a sostenere le istituzioni democratiche e favorevoli ai diritti umani nonché la società civile dei paesi vicini; valuta positivamente in questo contesto l'impegno costante del Fondo europeo per la democrazia nei paesi del vicinato orientale e meridionale dell'UE ai fini della promozione del rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali e dei principi democratici;

185.  sottolinea che la politica di allargamento dell'UE costituisce uno degli strumenti più efficaci per rafforzare il rispetto dei principi democratici e dei diritti umani; invita la Commissione a continuare a sostenere il rafforzamento delle culture politiche democratiche, il rispetto dello Stato di diritto, l'indipendenza dei mezzi di comunicazione e della magistratura, nonché la lotta contro la corruzione nei paesi candidati e potenziali candidati;

186.  chiede alla Commissione e al SEAE di continuare a fornire pieno sostegno ai processi democratici in corso nei paesi terzi e al dialogo politico tra partiti di governo e di opposizione e società civile; insiste sull'importanza di dare costantemente seguito alle relazioni e alle raccomandazioni delle missioni di osservazione elettorale, usando tali documenti nell'ambito dell'impegno democratico dell'UE a favore della democrazia e delle strategie nazionali sui diritti umani per i paesi interessati; chiede un coordinamento e una cooperazione più stretti tra il Parlamento e la Commissione/il SEAE per garantire una verifica dell'attuazione di queste raccomandazioni, nonché l'uso del sostegno finanziario e tecnico mirato che potrebbe offrire l'UE; invita la Commissione a fornire una valutazione complessiva sul monitoraggio dei processi elettorali;

187.  chiede al Consiglio e al SEAE di includere nella parte geografica della relazione annuale dell'UE sui diritti umani e la democrazia nel mondo una sezione specifica, nei paesi interessati, che affronti il problema dell'attuazione delle raccomandazioni adottate nel quadro delle missioni di osservazione elettorale; ricorda l'impegno assunto dal SEAE, dalla Commissione e dagli Stati membri nel piano d'azione sui diritti umani e la democrazia ad impegnarsi più fermamente e coerentemente con gli organismi di gestione delle elezioni, le istituzioni parlamentari e le organizzazioni della società civile dei paesi terzi, al fine di contribuire a conferire loro potere e, di conseguenza, a rafforzare i processi democratici;

188.  invita la Commissione europea a garantire che il lavoro sulle elezioni – osservazione e assistenza – sia integrato con un sostegno analogo rivolto ad altri importanti attori del sistema democratico, quali i partiti politici, i parlamenti, le autorità locali, i media indipendenti e la società civile;

189.  chiede all'Unione di continuare ad adoperarsi per la definizione delle migliori prassi in questo ambito, anche nel contesto delle misure di prevenzione dei conflitti, della mediazione e della facilitazione del dialogo, per sviluppare un approccio coerente, flessibile e credibile per l'UE;

190.  riconosce il lavoro proficuo del SEAE e delle delegazioni dell'UE nel completamento della seconda generazione di analisi sulla democrazia e nel progresso in materia di piani d'azione sulla democrazia e invita il VP/AR ad assicurarsi che i piani d'azione si traducano in sostegno concreto alla democrazia sul campo;

191.  invita il SEAE a sfruttare l'esperienza delle analisi sulla democrazia per preparare il terreno per integrare tale analisi nella sua azione esterna e osserva che, anche se contemplare la democrazia nelle strategie dei paesi in materia di diritti umani e democrazia è un elemento positivo, esso non è sufficiente per far apprezzare appieno la democrazia in un paese partner;

o
o   o

192.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al VP/AR nonché al rappresentante speciale dell'Unione per i diritti umani.

(1)http://www.un.org/womenwatch/daw/cedaw/cedaw.htm.
(2)GU C 289 del 9.8.2016, pag. 57.
(3)http://www.ohchr.org/EN/ProfessionalInterest/Pages/CMW.aspx.
(4)A/RES/41/128.
(5)http://www.un.org/en/ga/search/view_doc.asp?symbol=A/RES/69/2.
(6)http://www.ohchr.org/EN/ProfessionalInterest/Pages/Vienna.aspx.
(7)http://www.un.org/womenwatch/daw/beijing/pdf/BDPfA%20E.pdf.
(8)http://www.unfpa.org/sites/default/files/pub-pdf/programme_of_action_Web%20ENGLISH.pdf.
(9)http://www.ohchr.org/Documents/Publications/PTS-4Rev1-NHRI_en.pdf.
(10)https://europa.eu/globalstrategy/en/global-strategy-foreign-and-security-policy-european-union.
(11)http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-11855-2012-INIT/it/pdf.
(12)https://www.consilium.europa.eu/uedocs/cmsUpload/111817.pdf.
(13)http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=celex%3A52009XG1215%2801%29.
(14)http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-10897-2015-INIT/it/pdf
(15)GU C 65 del 19.2.2016, pag. 174.
(16)http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/foraff/137584.pdf.
(17)http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-10255-2016-INIT/it/pdf.
(18)http://www.consilium.europa.eu/en/meetings/fac/2015/10/st13201-en15_pdf/.
(19)http://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2016/06/16-epsco-conclusions-lgbti-equality/.
(20)http://ec.europa.eu/justice/discrimination/files/lgbti_actionlist_en.pdf.
(21)http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-9242-2015-INIT/it/pdf.
(22)http://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2015/07/20-fac-migration-conclusions/.
(23)http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-12002-2015-REV-1/it/pdf.
(24)http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-12098-2015-INIT/it/pdf.
(25)GU L 43 del 18.2.2015, pag. 29.
(26)http://register.consilium.europa.eu/doc/srv?l=IT&f=ST%2015559%202014%20INIT.
(27)http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/EN/foraff/130243.pdf.
(28)http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-12525-2016-INIT/it/pdf.
(29) https://rm.coe.int/CoERMPublicCommonSearchServices/DisplayDCTMContent?documentId=090000168008482e.
(30)GU L 76 del 22.3.2011, pag. 56.
(31)http://www.consilium.europa.eu/en/meetings/international-summit/2015/11/action_plan_en_pdf/.
(32)http://www.securitycouncilreport.org/atf/cf/%7B65BFCF9B-6D27-4E9C-8CD3-CF6E4FF96FF9%7D/s_res_2242.pdf.
(33)http://www.securitycouncilreport.org/atf/cf/%7B65BFCF9B-6D27-4E9C-8CD3-CF6E4FF96FF9%7D/CAC%20S%20RES%201820.pdf.
(34)http://www.un.org/en/ga/search/view_doc.asp?symbol=S/RES/1325(2000).
(35)http://www.un.org/en/ga/search/view_doc.asp?symbol=A/RES/69/167.
(36)Testi approvati, P8_TA(2016)0337.
(37)Testi approvati, P8_TA(2016)0300.
(38)Testi approvati, P8_TA(2016)0201.
(39)Testi approvati, P8_TA(2016)0102.
(40) Testi approvati, P8_TA(2016)0051.
(41)Testi approvati, P8_TA(2015)0470.
(42)Testi approvati, P8_TA(2015)0317.
(43)Testi approvati, P8_TA(2015)0350.
(44)Testi approvati, P8_TA(2015)0348.
(45)Testi approvati, P8_TA(2015)0288.
(46)GU C 316 del 30.8.2016, pag. 130.
(47)GU C 316 del 30.8.2016, pag. 178.
(48)GU C 234 del 28.6.2016, pag. 25.
(49)Testi approvati, P7_TA(2014)0172.
(50)GU C 181 del 19.5.2016, pag. 69.
(51) http://www.ohchr.org/EN/HRBodies/HRC/RegularSessions/Session31/Documents/A_HRC_31_56_en.doc.
(52)GU C 65 del 19.2.2016, pag. 105.
(53)GU C 434 del 23.12.2015, pag. 24.
(54)GU C 153 E del 31.5.2013, pag. 115.
(55)GU C 33 E del 5.2.2013, pag. 165.
(56)GU C 236 E del 12.8.2011, pag. 69.
(57)A/HRC/RES/17/4.
(58)https://www.democracyendowment.eu/annual-report/.
(59)GU C 208 del 10.6.2016, pag. 25.
(60)http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2015/july/tradoc_153591.pdf
(61) Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Nigeria, Somalia, Mauritania, Sudan, Sierra Leone, Yemen, Afghanistan, Pakistan, Qatar, Iran e Maldive.


Attuazione della politica estera e di sicurezza comune (articolo 36 TUE)
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Risoluzione del Parlamento europeo del 14 dicembre 2016 sull'attuazione della politica estera e di sicurezza comune (2016/2036(INI))
P8_TA(2016)0503A8-0360/2016

Il Parlamento europeo,

–  vista la relazione annuale del Consiglio al Parlamento europeo sulla politica estera e di sicurezza comune,

–  visti gli articoli 21 e 36 del trattato sull'Unione europea (TUE),

–  vista la Carta delle Nazioni Unite,

–  visto l'accordo interistituzionale del 2 dicembre 2013 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria,

–  vista la dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) sulla responsabilità politica,

–  visto il documento di lavoro congiunto dei servizi della Commissione del 21 settembre 2015 intitolato "Gender Equality and Women's Empowerment: Transforming the Lives of Girls and Women through EU External Relations 2016-2020" (Parità di genere ed emancipazione femminile: trasformare la vita delle donne e delle ragazze attraverso le relazioni esterne dell'UE 2016-2020) (SWD(2015)0182),

–  visto il discorso sullo stato dell'Unione pronunciato dal Presidente Juncker il 14 settembre 2016,

–  viste la strategia globale dell'Unione europea in materia di politica estera e di sicurezza presentata dal VP/AR Federica Mogherini il 28 giugno 2016 e le sue proposte alla riunione informale dei ministri degli Esteri tenutasi a Bratislava il 2 settembre 2016,

–  viste le conclusioni del vertice di Bratislava del 16 settembre 2016,

–  visto l'esito della riunione informale dei ministri della Difesa dell'UE tenutasi a Bratislava il 27 settembre 2016,

–  vista la sua risoluzione del 7 giugno 2016 sulle operazioni di sostegno della pace – impegno dell'Unione europea con le Nazioni Unite e l'Unione africana(1),

–  vista la dichiarazione congiunta rilasciata il 28 agosto 2016 a Weimar dai ministri degli Esteri del triangolo di Weimar, Frank Walter Steinmeier (Germania), Jean-Marc Ayrault (Francia) e Witold Waszczykowski (Polonia), sul futuro dell'Europa,

–  vista l'iniziativa franco-tedesca in materia di difesa, del settembre 2016, intitolata "Il rinnovo della PSDC",

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per gli affari esteri e i pareri della commissione per i bilanci e della commissione per la cultura e l'istruzione (A8-0360/2016),

A.  considerando che l'Unione europea si trova a far fronte a sfide interne ed esterne, tra cui i conflitti tra Stati, il collasso degli Stati, il terrorismo, le minacce ibride, l'insicurezza informatica ed energetica, la criminalità organizzata e i cambiamenti climatici; che l'UE saprà fornire una risposta efficace alle nuove sfide solo se le sue strutture e i suoi Stati membri lavoreranno insieme nell'ambito di un'azione comune e realmente coordinata nel quadro della Politica estera e di sicurezza comune (PESC) e della Politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC);

B.  considerando che l'UE è attualmente circondata da un arco di instabilità, dal momento che gran parte del Medio Oriente e del Nord Africa (MENA) sono travolti da conflitti etnico-religiosi e guerre per procura e che gruppi terroristici quali il cosiddetto Stato islamico (IS)/Daesh e il Fronte Jabhat Fateh al-Sham proliferano in tutta la regione; che Al-Qaeda approfitta del vuoto di sicurezza nella regione MENA per rafforzarsi e il suo impegno per la jihad globale rimane intatto;

C.  considerando che tali conflitti hanno conseguenze dirette e gravi per la sicurezza e il benessere dei cittadini dell'UE, poiché si riversano in maniera crescente sull'UE, sia sotto forma di terrorismo, sia come flussi massicci di rifugiati, sia con campagne di disinformazione che mirano a dividere le nostre società;

D.  considerando che l'Europa subisce oggi la minaccia del terrorismo sul proprio territorio; che i recenti atti terroristici commessi in città europee da jihadisti radicali collegati all'IS/Daesh sono parte della strategia globale di tale gruppo, aggiungendosi a una guerra sul campo in Siria, in Iraq e in Libia, a una guerra economica che colpisce l'industria del turismo in Nord Africa, nonché alla propaganda online e agli attacchi informatici; che le migliaia di cittadini dell'UE che si sono affiliati a tali gruppi terroristici rappresentano una minaccia crescente per la nostra sicurezza interna, come pure nel resto del mondo;

E.  considerando che una Russia aggressiva continua a violare la sovranità e l'indipendenza dei suoi vicini e sfida apertamente la pace e l'ordine di sicurezza europei e mondiali; che la Russia è oggi più autocratica e più aggressiva verso i suoi vicini di quanto non sia mai stata dallo scioglimento dell'Unione sovietica nel 1991; che la propaganda russa dipinge l'Occidente come un nemico e tenta attivamente di minare l'unità dell'Unione europea e la coerenza dell'alleanza transatlantica, sia attraverso campagne di disinformazione sia offrendo sostegno finanziario a gruppi euroscettici e fascisti all'interno dell'Unione e dei paesi candidati;

Continuare la storia di successo dell'Unione europea: trasformazione attraverso l'azione

1.  ricorda che l'Unione europea è una delle più grandi realizzazioni nella storia europea e che il potere di trasformazione dell'UE ha portato pace, stabilità e prosperità ai suoi cittadini e ai paesi vicini, molti dei quali ne sono diventati Stati membri; sottolinea che l'UE rimane la maggiore potenza economica, il più generoso donatore di aiuti umanitari e assistenza allo sviluppo, e un capofila della diplomazia multilaterale mondiale su questioni come il cambiamento climatico, la giustizia internazionale, la non proliferazione di armi di distruzione di massa e i diritti umani; chiede che la visibilità degli interventi dell'UE in questi ambiti sia rafforzata;

2.  ritiene che l'attuale crisi interna ed esterna rappresenti anche un'opportunità per l'UE, se utilizzata per migliorare il suo funzionamento e la sua cooperazione; ritiene che le attuali sfide richiedano una riforma che renda l'UE migliore e più democratica, e capace di soddisfare le aspettative dei cittadini; ricorda che i cittadini europei considerano una politica estera e di sicurezza comune efficace come un settore d'azione prioritario per l'UE, e che si tratta di uno dei settori in cui la cooperazione europea può produrre più valore aggiunto; mette perciò l'accento sul fatto che gli Stati membri devono cambiare mentalità, poiché al giorno d'oggi pensare la politica estera e di sicurezza in una ristretta prospettiva nazionale è un atteggiamento superato; è convinto che nessun singolo Stato membro possa affrontare da solo nessuna delle sfide che stanno di fronte a noi oggi; è fermamente convinto che la vulnerabilità dell'UE sia la diretta conseguenza di un'integrazione incompleta e della mancanza di coordinamento; mette in evidenza che la globalizzazione e il multipolarismo rendono necessari processi di integrazione come quello dell'UE; esorta gli Stati membri a mostrare infine livelli sufficienti di unità, di volontà politica e di fiducia reciproca per far sì che sia possibile usare gli strumenti a disposizione in maniera concertata al fine di perseguire i nostri interessi e difendere i nostri valori; ribadisce che l'UE può essere un forte attore globale su un piede di parità con le altre principali potenze solo se tutti gli Stati membri parlano con una voce sola e agiscono insieme nel quadro di una forte politica estera e di sicurezza dell'Unione;

3.  accoglie con favore la tabella di marcia e gli impegni assunti in occasione del vertice di Bratislava e auspica un impegno concreto da parte degli Stati membri ai fini della sua attuazione;

4.  rammenta che le politiche esterne dell'Unione devono essere coerenti fra loro e con le altre politiche dotate di una dimensione esterna e devono perseguire gli obiettivi definiti all'articolo 21 del trattato sull'Unione europea; osserva che, poiché il rafforzamento della resilienza dovrebbe essere uno dei principali obiettivi della PESC, è necessario un approccio globale nel quale diversi settori mettano in discussione gli approcci tradizionali in materia di politica estera e di sicurezza ricorrendo a un ampio ventaglio di strumenti a livello di diplomazia, sicurezza, difesa, economia, commercio e sviluppo, come pure di strumenti umanitari, e aumentando l'indipendenza dell'approvvigionamento energetico; ritiene che la PESC dovrebbe essere più autorevole, efficace e fondata sui valori; sottolinea che la coerenza delle politiche per lo sviluppo è uno strumento straordinario per realizzare un approccio operativo globale a livello di UE conformemente agli obiettivi dell'agenda per lo sviluppo sostenibile per il 2030;

5.  accoglie con favore l'adozione della nuova strategia commerciale della Commissione "Commercio per tutti", volta a rafforzare i diritti umani nella politica commerciale e a utilizzare la posizione dell'UE in quanto blocco commerciale per promuovere i diritti umani nei paesi terzi; sottolinea che, a tal fine, saranno necessarie la totale convergenza e complementarietà delle iniziative di politica commerciale ed estera, compresa una stretta cooperazione tra le diverse DG, il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) e le autorità degli Stati membri; mette in evidenza l'importanza del gruppo di commissari per l'azione esterna presieduto dal VP/AR per rilanciare l'attuazione dell'approccio globale; esorta il VP/AR a presentare periodicamente relazioni sul lavoro del gruppo al Parlamento europeo; invita le delegazioni dell'UE ad attuare una programmazione congiunta in tutti i settori strategici dell'azione esterna onde evitare duplicazioni, risparmiare risorse, potenziare l'efficacia e individuare eventuali lacune;

6.  riconosce che i cambiamenti climatici potrebbero avere gravi conseguenze per la stabilità regionale e globale, poiché il riscaldamento globale incide sui conflitti riguardanti il territorio, il cibo, l'acqua e altre risorse, indebolisce le economie, minaccia la sicurezza regionale e genera flussi migratori; esorta ulteriormente l'UE e gli Stati membri a valutare in che modo si potrebbero integrare nella pianificazione militare a livello nazionale e unionale strategie di adattamento ai cambiamenti climatici e quali capacità, priorità e risposte sarebbero considerate adeguate;

7.  invita la Commissione e gli Stati membri a rafforzare la loro capacità di contrastare le campagne di disinformazione e propaganda destinate ai cittadini dell'UE e dei suoi vicini; invita le istituzioni e gli Stati membri dell'UE a riconoscere che l'attuale guerra dell'informazione non è soltanto un problema esterno, ma anche interno all'Unione; deplora l'incapacità dell'UE di comunicare e presentare adeguatamente al pubblico europeo gli interventi, i meriti e le realizzazioni della politica di sicurezza e di difesa comune; esorta il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri a colmare tale lacuna rendendo l'azione esterna dell'UE più responsabile e visibile;

8.  riconosce che la guerra dell'informazione e quella informatica rappresentano un tentativo deliberato a livello statale e non di destabilizzarne e denigrarne le strutture politiche, economiche e sociali; sottolinea al riguardo l'urgente necessità di includere la sicurezza e la difesa informatiche in tutte le politiche interne ed esterne dell'UE e nelle sue relazioni con i paesi terzi; invita gli Stati membri a creare un sistema automatizzato di condivisione delle informazioni relative alle minacce e agli attacchi informatici e ibridi; invita l'UE a sostenere nelle sedi internazionali la neutralità di un'infrastruttura di base aperta e globale di Internet; è inoltre convinto che l'UE debba impegnarsi con i propri partner e incrementare gli aiuti a favore dello sviluppo di capacità nell'ambito della cibersicurezza e della lotta contro la criminalità e il terrorismo informatici;

9.  ricorda l'impegno dell'UE a sviluppare una politica estera e di sicurezza comune ispirata ai principi della democrazia, dello Stato di diritto, dell'universalità e indivisibilità dei diritti umani e delle libertà fondamentali e del rispetto della carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale; ricorda il piano d'azione dell'UE sui diritti umani e la democrazia, che sottolinea l'importanza per l'Unione di includere le proprie politiche in materia di diritti umani e di genere nelle missioni e operazioni di gestione delle crisi; rammenta l'importanza della cosiddetta "clausola relativa ai diritti umani" inclusa in tutti gli accordi quadro siglati con i paesi terzi fin dai primi anni Novanta;

10.  ricorda che la politica di allargamento è una delle politiche dell'UE di maggiore successo e ha contribuito a garantire stabilità, democrazia e prosperità nel continente europeo; ribadisce pertanto il suo forte sostegno al processo di allargamento, a condizione che siano soddisfatti i criteri di Copenaghen, compresa la capacità di integrazione; sottolinea la necessità di rafforzare la cooperazione tra l'UE e i paesi candidati e potenziali candidati su questioni quali la migrazione, la sicurezza e la lotta contro il terrorismo, la criminalità organizzata e la tratta di esseri umani; invita i paesi candidati a compiere ogni possibile sforzo per allinearsi alla PESC/PSDC dell'UE;

11.  sottolinea l'impegno dell'UE a favore di un ordine internazionale improntato al diritto e di un efficace multilateralismo sotto la guida delle Nazioni Unite; riconosce il partenariato strategico UE-ONU per il mantenimento della pace e la gestione delle crisi in atto dal 2003; esorta l'UE e gli Stati membri a sostenere l'attività di mantenimento della pace delle Nazioni Unite e a cooperare con tale organizzazione per rafforzare le capacità di mantenimento della pace delle organizzazioni regionali, in particolare l'Unione africana, tenendo conto anche del Fondo per la pace in Africa; invita gli Stati membri dell'Unione ad accrescere in misura significativa il loro contributo militare e di polizia alle missioni di mantenimento della pace delle Nazioni Unite; accoglie con favore l'impegno della strategia globale dell'UE a favore della NATO in quanto cardine della sicurezza collettiva dell'Europa e a favore del rafforzamento delle Nazioni Unite quale fondamento dell'ordine internazionale;

12.  sottolinea che le crisi attuali mettono in evidenza i limiti delle Nazioni Unite; invita l'Unione e gli Stati membri a esercitare tutta la loro influenza per tentare di riformare il Consiglio di sicurezza, in particolare con l'obiettivo di sopprimere il diritto di veto in caso di atrocità di massa;

13.  sottolinea che un'efficace attuazione della strategia globale dell'UE presentata a giugno 2016 dal VP/AR non è possibile senza forte impegno, titolarità, volontà politica e leadership da parte degli Stati membri; mette in risalto la necessità che gli Stati membri destinino risorse umane e finanziarie adeguate all'attuazione di tale strategia, in particolare nei settori cruciali della prevenzione dei conflitti, della sicurezza e della difesa; sottolinea i vantaggi pratici e finanziari dell'ulteriore integrazione delle capacità di difesa europee;

14.  plaude all'intenzione di concepire un piano di attuazione in materia di sicurezza e difesa; sottolinea che esso dovrebbe essere integrato da un processo sotto forma di Libro bianco, che specificherebbe il livello di ambizione, i compiti, i requisiti e le priorità in termini di capacità per la difesa europea; invita il VP/AR, in stretta collaborazione con gli Stati membri e la Commissione, a iniziare a lavorare prioritariamente a tale Libro bianco, in modo che i primi risultati siano disponibili nel 2017;

15.  accoglie con favore la proposta di una riflessione annuale sullo stato di avanzamento dell'attuazione della strategia; ritiene che tale riflessione dovrebbe svolgersi nel quadro di una discussione annuale al Parlamento europeo e sulla base di una relazione di attuazione elaborata dal VP/AR;

16.  è del parere che la strategia globale dovrebbe essere rivista periodicamente e che occorra fornire un'analisi sulla sua attuazione, in corrispondenza con il ciclo elettorale e l'entrata in carica di ciascuna nuova Commissione, al fine di verificare se i suoi obiettivi e le sue priorità siano ancora corrispondenti alle sfide e alle minacce da affrontare;

17.  mette in evidenza che l'azione esterna dell'UE deve essere basata su tre pilastri: diplomazia, sviluppo e difesa (in inglese "le tre D": Diplomacy, Development and Defence);

Assumerci la responsabilità della nostra sicurezza: prevenire, difendere, dissuadere, reagire

18.  pone l'accento sul fatto che l'UE deve rafforzare le proprie capacità in termini di sicurezza e di difesa, poiché può usare appieno le proprie potenzialità di potenza globale solo se combina il proprio ineguagliato "soft power" (potere di persuasione o "potere leggero") con lo "hard power" (potere di coercizione) nel quadro di un approccio globale dell'Unione; ricorda che capacità civili e militari più forti e comuni sono elementi chiave per consentire all'Unione europea di rispondere pienamente alle crisi, di sviluppare la resilienza dei partner e di proteggere l'Europa; rileva che, dal momento che la politica di potenza sta di nuovo dominando le relazioni internazionali, le capacità di difesa e di deterrenza sono cruciali per avere peso nei colloqui diplomatici; ribadisce, a tal proposito, che la politica di sicurezza e di difesa comune deve essere rafforzata e approfondita, dato che l'unico modo realistico di rafforzare le nostre capacità militari in un'epoca di restrizioni di bilancio consiste nel creare maggiori sinergie aumentando la cooperazione in materia di difesa in base alle esigenze di tutti gli Stati membri e puntando sugli investimenti; ritiene che una più forte cooperazione nel campo della sicurezza e della difesa comporterebbe maggiore efficacia, unità ed efficienza e che solo una tale cooperazione approfondita permetterebbe all'UE e agli Stati membri di acquisire le capacità industriali e tecnologiche necessarie;

19.  è convinto che, con un bilancio dell'Unione già sottofinanziato e tenendo conto degli sforzi aggiuntivi per le operazioni, delle spese amministrative, delle azioni preparatorie e dei progetti pilota nell'ambito della politica di sicurezza e di difesa comune, siano necessari anche finanziamenti supplementari da parte degli Stati membri, nonché sforzi per rafforzare le sinergie; invita la Commissione e gli Stati membri a cogliere l'opportunità della revisione/riesame in corso del quadro finanziario pluriennale (QFP) per rispondere alle esigenze di bilancio relative alle crescenti sfide per la sicurezza; invita gli Stati membri a incrementare la spesa per la difesa in modo da conseguire gli obiettivi in materia di capacità fissati dalla NATO, che richiedono un livello minimo di spesa destinata alla difesa pari al 2 % del PIL; sottolinea che un migliore coordinamento e una ridotta sovrapposizione delle attività dell'UE e degli Stati membri consentirebbero di risparmiare e riassegnare fondi;

20.  è dell'opinione che sia di fondamentale importanza rendere finalmente operativi gli strumenti previsti dal trattato di Lisbona, in particolare la cooperazione strutturata permanente (PESCO: Permanent Structured Cooperation); ritiene che un approccio flessibile e inclusivo che incoraggi la partecipazione aperta e proattiva di tutti gli Stati membri sia essenziale per l'attuazione della PESCO; accoglie con favore il documento congiunto dei ministri della Difesa di Francia e Germania sul "rinnovo della PSDC" e la proposta italiana per il rafforzamento della difesa europea, e sostiene pienamente il loro obiettivo in merito a una decisione positiva sull'istituzione della PESCO al Consiglio "Affari esteri e difesa" di novembre 2016; invita il VP/AR a prendere la guida di questa iniziativa e a fare lo stesso per altre recenti proposte volte a rafforzare la PSDC, al fine di aprire la strada a ulteriori ambiziose decisioni in materia di PSDC adottate in occasione del Consiglio "Affari esteri e difesa" di novembre 2016 e del Consiglio europeo di dicembre 2016, tra cui le seguenti:

   istituzione di un quartier generale civile-militare permanente, con una capacità militare di pianificazione e condotta (MPCC) e una capacità civile di pianificazione e condotta (CPCC) di pari importanza, che rafforzi la pianificazione strategica e operativa, rinsaldi la cooperazione civile-militare e migliori la capacità dell'UE di reagire prontamente alle crisi;
   potenziamento degli strumenti di reazione rapida dell'UE, in particolare migliorando ulteriormente l'utilizzabilità dei gruppi tattici, rendendo operativo l'articolo 44 e rafforzando Eurocorps nonché facendone maggior uso per missioni e operazioni della PSDC;
   estensione del finanziamento comune delle operazioni in ambito PSDC, anche attraverso una revisione urgente e approfondita del meccanismo Athena, che includerebbe la dichiarazione relativa ai gruppi tattici ed è necessaria per garantire che le missioni dell'UE possano essere finanziate con fondi collettivi anziché dai singoli Stati membri partecipanti, rimuovendo in tal modo un potenziale ostacolo affinché gli Stati membri impegnino le loro forze;
   creazione di una formazione "Difesa" del Consiglio;

21.  incoraggia una revisione dell'approccio dell'UE alle missioni civili della PSDC, dalla natura degli interventi ai loro obiettivi e alle persone coinvolte, in modo da garantire che tali missioni siano concepite, attuate e sostenute in maniera adeguata; si compiace dei progressi compiuti nelle missioni e operazioni in ambito PSDC nonostante le loro carenze; chiede una maggiore flessibilità delle norme finanziarie dell'UE al fine di migliorare la capacità di quest'ultima di rispondere alle crisi, nonché l'attuazione delle disposizioni del trattato di Lisbona in vigore; sostiene l'istituzione di fondi di avviamento per il finanziamento urgente delle fasi iniziali delle operazioni militari; ritiene che una nuova procedura decisionale più efficace riguardo alle missioni militari dell'UE potrebbe migliorare l'agilità e la forza dell'UE nel far fronte alle minacce e alle crisi, pur riconoscendo che la decisione se fornire o meno truppe a tali missioni deve essere presa a livello degli Stati membri;

22.  ribadisce che qualsiasi decisione di progredire verso un'Unione europea della difesa, compresi lo sviluppo di una più forte cooperazione strutturata permanente e la creazione di strumenti di difesa comuni, deve essere adottata all'unanimità dagli Stati membri dell'UE;

23.  deplora che la Commissione europea, il Servizio europeo per l'azione esterna, l'Agenzia europea per la difesa e gli Stati membri non abbiano ancora assolto appieno l'insieme dei compiti conferiti loro dal consiglio "Affari esteri" del 2013 e dai Consigli europei del 2013 e del 2015; esorta il VP/AR e il commissario responsabile per il mercato interno, l'industria, l'imprenditoria e le PMI a presentare una valutazione dello stato di attuazione delle decisioni precedenti del Parlamento prima di proporre nuovi compiti; esorta ad accelerare il lavoro in corso per il piano d'azione europeo in materia di difesa e l'impegno della Commissione per massimizzare la cooperazione nel campo della difesa, anche attraverso incentivi in settori quali il mercato interno, gli appalti pubblici, la ricerca, i trasporti, lo spazio, l'informatica, l'energia e le politiche industriali; prende atto della proposta del Presidente francese di un Fondo europeo per la sicurezza e la difesa, e sostiene lo sviluppo di concetti nuovi e innovativi di finanziamento e di investimento, anche attraverso la Banca europea per gli investimenti e i partenariati pubblico-privato;

24.  osserva che, poiché gli Stati membri hanno difficoltà a mantenere un'ampia gamma di capacità di difesa pienamente operative, sono necessari un maggior coordinamento e scelte più chiare sulle capacità da mantenere, affinché gli Stati membri possano specializzarsi in determinate capacità; evidenzia i vantaggi pratici e finanziari di un'ulteriore integrazione delle capacità di difesa europee e rileva le diverse attività in corso a tal fine che andrebbero incluse in un quadro più ampio per definire una tabella di marcia intelligente; sostiene le proposte relative a un "semestre europeo per la difesa" e invita il VP/AR a presentare proposte concrete in tal senso; ritiene che l'interoperabilità sia fondamentale ai fini di una maggiore compatibilità e integrazione delle forze degli Stati membri; incoraggia gli Stati membri a valutare nuove modalità per l'acquisto, la manutenzione e l'aggiornamento congiunti delle forze e dei materiali;

25.  plaude al ruolo dell'Agenzia europea per la difesa nel promuovere e coordinare lo sviluppo delle capacità, e ne chiede il rafforzamento, in particolare mediante un aumento del suo bilancio; ribadisce che i costi del personale e i costi operativi dovrebbero essere finanziati con il bilancio dell'Unione; esorta il VP/AR e gli Stati membri a rivedere l'organizzazione, le procedure e le attività pregresse dell'Agenzia europea per la difesa;

26.  ricorda che l'Europa deve mantenere una base industriale e tecnologica competitiva e innovativa, in grado di sviluppare e di produrre le capacità necessarie; rammenta che un mercato della difesa integrato e il consolidamento dell'industria europea della difesa sono assolutamente necessari per realizzare economie di scala e migliorare l'efficienza;

27.  accoglie con favore la proposta del Presidente Juncker di creare un Fondo europeo per la difesa che dia impulso alla ricerca e all'innovazione; accoglie con favore le attività in corso per mettere a punto un'azione preparatoria sulla ricerca in materia di difesa, alla quale dovrebbe seguire un importante programma europeo di ricerca in materia di difesa finanziato dall'UE nell'ambito del prossimo quadro finanziario pluriennale, comprese risorse finanziarie aggiuntive fornite dagli Stati membri;

28.  chiede che l'UE svolga un ruolo più attivo nel settore del disarmo, della non proliferazione e del controllo delle armi; invita il Consiglio a permettere al VP/AR di svolgere un ruolo più attivo nella risoluzione dei conflitti e nella costruzione della pace;

29.  ricorda che la strategia globale dell’UE chiede investimenti nella prevenzione dei conflitti, ma che in realtà sia la Commissione che il Consiglio hanno proposto forti tagli al bilancio 2017 per l’unico strumento dell'UE destinato alla prevenzione dei conflitti (IcSP); sottolinea la necessità di moltiplicare gli sforzi nel campo della prevenzione dei conflitti, della mediazione e della riconciliazione, in considerazione delle numerose sfide alla sicurezza che si registrano nel vicinato europeo e oltre;

30.  riconosce la crescente interdipendenza tra sicurezza interna ed esterna ed è dell'opinione che le attuali sfide sul piano della sicurezza richiedano una profonda analisi critica delle nostre politiche in materia, con l'obiettivo di creare una politica coerente e unificata che riguardi sia la dimensione interna che quella esterna, comprendendo aspetti quali la lotta al terrorismo, la sicurezza informatica, la sicurezza energetica, le minacce ibride, la comunicazione strategica e le infrastrutture critiche; esorta i servizi di sicurezza degli Stati membri a potenziare il coordinamento e la cooperazione fra loro e ad aumentare lo scambio di intelligence e di informazioni, e invita tutti gli Stati membri ad adempiere all'obbligo giuridico di condividere le informazioni di intelligence con Europol ed Eurojust nel quadro della lotta contro il terrorismo e la criminalità organizzata; esorta l'UE a rafforzare ulteriormente la collaborazione e lo scambio di informazioni di intelligence con i paesi terzi nella lotta contro il terrorismo e la criminalità organizzata, nel rispetto del diritto internazionale umanitario e del diritto internazionale dei diritti umani; plaude all'avvio dell'Agenzia europea della guardia costiera e di frontiera;

31.  accoglie con favore la dichiarazione congiunta sulla cooperazione NATO-UE adottata durante il vertice di Varsavia; sostiene pienamente la maggiore cooperazione tra la NATO e l'UE nell'ambito della sicurezza informatica, della migrazione, della comunicazione strategica e della risposta alle minacce ibride; invita il VP/AR a presentare proposte specifiche per dare seguito alla dichiarazione congiunta di Varsavia entro la fine del 2016; è convinto che la NATO sia essenziale per la sicurezza collettiva dell'Europa e insiste nel contempo sulla necessità di mantenere capacità di risposta dell'UE adeguate; rammenta che una NATO e un'UE più forti sono complementari e si rafforzano reciprocamente; accoglie con favore l'impegno della strategia globale dell'UE a favore della NATO in quanto cardine della sicurezza collettiva dell'Europa; evidenzia che l'UE dovrebbe impiegare al meglio le risorse disponibili per la sicurezza e la difesa ed evitare eventuali duplicazioni; ritiene altresì che l'UE e gli Stati membri debbano lavorare più strettamente con la NATO per garantire che le iniziative di difesa intelligente dell'Alleanza e di messa in comune e condivisione dell'UE siano complementari e si rafforzino reciprocamente;

32.  evidenzia che la sicurezza degli Stati membri dell'UE è indivisibile e che, in linea con l'articolo 42, paragrafo 7, TUE, tutti gli Stati membri devono beneficiare del medesimo livello di sicurezza e devono pertanto provvedere e contribuire in maniera uguale e proporzionata alla sicurezza dell'UE, nonché rispettare gli impegni assunti; osserva altresì che, ai sensi di detto articolo, ciò non pregiudica il carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa di taluni Stati membri;

33.  riconosce la necessità di cercare soluzioni creative per la cooperazione tra l'UE e il Regno Unito nell'ambito della PESC/PSDC;

34.  ritiene che sia fondamentale rafforzare l'architettura europea di sicurezza, che si basa sull'atto finale di Helsinki del 1975 e i suoi quattro "pilastri" e che è stata gravemente danneggiata dagli interventi militari illegali della Russia in Crimea e nell'Ucraina orientale;

35.  è dell'opinione che sia il momento di definire una strategia nuova e più realistica per le relazioni dell'UE con la Russia, basate su una dissuasione credibile ma anche sul dialogo in settori di interesse comune, come la lotta al terrorismo, la non proliferazione e il commercio; sottolinea, nel contempo, l'importanza di investire maggiormente nella cooperazione con la società civile russa e nel sostegno a favore della stessa, al fine di rafforzare le relazioni UE-Russia a lungo termine; evidenzia che le sanzioni erano necessarie per rispondere all'ulteriore aggressione russa in Ucraina e si sono dimostrate il più efficace mezzo di dissuasione di tale aggressione; rammenta che la sospensione delle sanzioni correlate è subordinata alla piena attuazione degli accordi di Minsk; sostiene appieno l'imposizione da parte dell'UE di misure restrittive nei confronti di persone ed entità in Russia in risposta all'annessione illegittima della Crimea e alla deliberata destabilizzazione dell'Ucraina, e insiste sul fatto che l'UE dovrebbe riservarsi la possibilità di imporre ulteriori sanzioni graduali, in particolare nei confronti di prodotti di alta tecnologia nel settore del petrolio, del gas, dell'informatica e degli armamenti, nel caso in cui la Russia continui a violare il diritto internazionale; ritiene che sia nell'interesse comune dell'Unione e della Russia intrecciare migliori relazioni, a condizione che venga applicato il diritto internazionale;

36.  esorta gli Stati membri dell'UE e la comunità internazionale a inviare un messaggio all'unisono al governo russo comunicandogli chiaramente che le sue azioni avranno dei costi e delle conseguenze; chiede inoltre una distensione dell'attuale crisi e insiste sulla necessità che l'UE e gli Stati membri collaborino con i partner internazionali per esercitare pressioni diplomatiche, politiche ed economiche sul governo russo affinché ponga fine all'aggressione; accoglie con favore, in tale contesto, le decisioni del vertice NATO di Varsavia; sottolinea il proprio impegno a favore dell'unità, della sovranità e dell'integrità territoriale dell'Ucraina; sottolinea l'invalidità delle elezioni tenutesi nei territori occupati della Crimea;

37.  ritiene che sia importante trovare un modo per allentare le attuali tensioni e avviare un dialogo costruttivo con la Russia al fine di individuare misure volte a ridurre il rischio di incomprensioni ed errori di valutazione pericolosi; sottolinea l'importanza di una maggiore trasparenza reciproca nelle attività militari, al fine di evitare incidenti aerei e marittimi con la Russia, ed evidenzia la necessità di sviluppare standard comuni per la gestione di possibili incidenti e inconvenienti; ritiene che i voli militari non cooperativi sprovvisti di transponder attivi rappresentino un grave pericolo per l'aviazione civile e, pertanto, reputa necessario elaborare misure che consentano di individuarli il prima possibile e definire una strategia internazionale per porre fine a tali rischi per la sicurezza; ritiene altresì che la cooperazione con la Russia in occasione del recente accordo sul nucleare con l'Iran offra la speranza di un miglioramento delle relazioni in altri settori, anche con la NATO, al fine di allentare le tensioni come quelle presenti nel Baltico, in Siria e in Ucraina;

38.  esorta l'UE a intensificare la cooperazione con i paesi del partenariato orientale, al fine di rafforzarne le istituzioni democratiche, la resilienza e l'indipendenza, anche avviando vere e proprie missioni ambiziose nell'ambito della PSDC con il compito di migliorare la sicurezza e la stabilità; invita l'UE a svolgere un ruolo più attivo ed efficace nella risoluzione dei conflitti e nella costruzione della pace; invita gli Stati membri a incrementare gli aiuti all'Ucraina, anche sotto forma di sistemi di difesa adeguati, al fine di scoraggiare un'escalation militare nell'Ucraina orientale, a trasformare la East StratCom in una struttura permanente dell'UE e a destinare adeguate risorse umane e finanziarie per migliorarne il funzionamento; sostiene inoltre le aspirazioni europee di tali paesi e i loro programmi di riforma in ambiti quali lo Stato di diritto, l'economia, la pubblica amministrazione, la lotta alla corruzione e la tutela delle minoranze;

39.  ricorda l'impegno dell'UE nei confronti dei suoi partner vicini e nel sostenere le riforme politiche e sociali, consolidare lo Stato di diritto, tutelare i diritti umani e promuovere lo sviluppo economico, in quanto si tratta dei migliori strumenti per rafforzare l'ordine internazionale e assicurare la stabilità nel proprio vicinato; riconosce che la politica dell'UE non deve adottare un approccio indifferenziato e che deve pertanto mostrare maggiore flessibilità e capacità di risposta alle mutevoli situazioni del suo vicinato orientale e meridionale; constata che lo strumento europeo di vicinato nella sua forma rivista non ha realizzato i propri obiettivi, in particolare per quanto concerne il principio "più progressi, più aiuti"; esorta a prendere in considerazione un'impostazione "less for less" (minori aiuti a fronte di un minore impegno) per quanto riguarda i paesi che arretrano in termini di governance, democrazia e diritti umani;

40.  evidenzia che l'approfondimento delle relazioni con gli Stati Uniti e il Canada è un aspetto di interesse strategico per l'UE e che, al tempo stesso, è importante che l'Unione rafforzi le sue relazioni con l'America centrale e meridionale, non solo per consolidare il partenariato biregionale, ma anche per affrontare congiuntamente le principali sfide globali; riconosce che l'UE è di gran lunga il partner economico più importante per gli Stati Uniti e viceversa, e che, al contempo, entrambi sono alleati internazionali strategici sia a livello bilaterale che nel quadro della NATO su questioni quali l'accordo sul nucleare con l'Iran, la Siria e l'Ucraina; incoraggia l'UE e i suoi Stati membri a garantire la continuità di tale relazione, fondata su valori comuni, dopo le elezioni presidenziali statunitensi di novembre 2016;

Sviluppare resilienza e investire in un autentico approccio globale: sviluppo, sostegno e potenziamento

41.  evidenzia che attualmente la garanzia della pace e della stabilità nel nostro continente, nel nostro vicinato e in Africa deve essere al centro dell'azione europea; riconosce che non può esservi sviluppo sostenibile senza sicurezza e che lo sviluppo sostenibile è la condizione necessaria per la sicurezza, la stabilità, la giustizia sociale e la democrazia; è del parere che occorra affrontare le cause alla radice dell'instabilità e della migrazione irregolare e forzata, ossia povertà, mancanza di opportunità economiche, conflitti armati, malgoverno, cambiamenti climatici, violazioni dei diritti umani, disuguaglianza e politiche commerciali che non fanno fronte a tali sfide; ritiene che la sicurezza, lo sviluppo economico e sociale e il commercio facciano parte della stessa strategia globale e debbano essere conformi al principio di coerenza delle politiche per lo sviluppo sancito dall'articolo 208 del trattato di Lisbona; sollecita l'adozione di misure a livello europeo e internazionale (ONU/G20) contro i trasferimenti finanziari illegali in uscita dall'Africa;

42.  pone l'accento sul fatto che l'UE deve prestare particolare attenzione al miglioramento delle condizioni di vita nei paesi del suo vicinato, usando tutti gli strumenti politici disponibili, compresi gli scambi commerciali, gli aiuti allo sviluppo, la politica ambientale e la diplomazia, nonché le capacità di gestione delle crisi; si compiace, a tale riguardo, dei nuovi partenariati dell'UE in materia di migrazione e del piano di investimenti esteri e chiede di essere coinvolto nell'attuazione di questi strumenti; sottolinea la necessità di sviluppare un nuovo approccio nei confronti dell'Africa, fondato sui valori e i principi dell'UE, che garantisca migliori opportunità per gli scambi commerciali, gli investimenti, l'accesso all'energia e la crescita economica e sostenga i paesi africani nella costruzione di istituzioni democratiche, trasparenti ed efficaci, nonché nell'attuazione di misure per attenuare l'impatto dei cambiamenti climatici; è convinto che l'UE debba rivedere le proprie politiche relative allo sviluppo e agli scambi commerciali per assicurarsi che siano in linea con i propri valori e contribuiscano al raggiungimento di tali obiettivi; invita l'Unione europea, e in particolare gli Stati membri, a contrastare i trasferimenti finanziari illeciti e ad aumentare sensibilmente i rispettivi impegni finanziari nella regione, anche attraverso il Fondo fiduciario per l'Africa, il piano di investimenti esterni e il Fondo europeo di sviluppo; sottolinea l'importante ruolo dell'UE nel raggiungimento degli obiettivi dell'agenda 2030; ritiene che il settore privato possa svolgere un ruolo importante nell'ambito dello sviluppo se opera all'interno di un quadro giuridicamente vincolante che definisca le responsabilità delle imprese in materia di rispetto dei diritti umani, sociali e ambientali;

43.  riconosce che la fornitura di aiuti dell'UE alle vittime di calamità, ai rifugiati e ad altre persone bisognose ha dato esiti contrastanti;

44.  sottolinea inoltre la necessità di intensificare la lotta contro le cause alla radice del terrorismo e della radicalizzazione, che colpiscono prevalentemente l'Africa occidentale, il Sahel, il Corno d'Africa e il Medio Oriente e che prendono come bersaglio l'Europa in misura senza precedenti; esorta l'UE a intraprendere sforzi diplomatici concertati, insieme agli Stati Uniti d'America e agli altri alleati internazionali, per convincere i partner della regione, quali Turchia, Arabia Saudita e Iran, della necessità di una strategia comune e con fondamenti giuridici volta a far fronte a tale minaccia globale; incoraggia inoltre gli sforzi di cooperazione e coordinamento con altri paesi nell'ambito di tale lotta ed esorta gli attori statali e non statali della regione ad astenersi dal fomentare ulteriori tensioni settarie ed etniche; esprime forti preoccupazioni per le gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e delle norme internazionali in materia di diritti umani nello Yemen, tra cui il bombardamento di un funerale a Sanaa l'8 ottobre 2016; chiede urgentemente un'indagine internazionale indipendente su questa e altre violazioni del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani; invita l'UE e gli Stati membri a sospendere qualsiasi forma di cooperazione nello Yemen finché tali violazioni non saranno oggetto di un'indagine e i responsabili non saranno chiamati a rispondere dei loro atti; chiede la revoca immediata del blocco imposto allo Yemen e invita tutte le parti del conflitto a riprendere il dialogo e ad adoperarsi per un cessate il fuoco sostenibile; insiste sul fatto che non può esservi una soluzione militare al conflitto;

45.  incoraggia a creare dei quadri tematici per proporre una cooperazione tra l'Unione, i paesi partner del vicinato meridionale e i principali attori regionali, segnatamente in Africa, in relazione a questioni regionali come la sicurezza, lo sviluppo, l'energia e la gestione dei flussi migratori; è del parere che il nostro vicinato darebbe prova di maggiore resilienza se si organizzasse nel quadro di una cooperazione regionale capace di fornire risposte comuni alle sfide, tra l'altro, in materia di migrazione, terrorismo e sviluppo; invita pertanto l'UE a collaborare con i suoi vicini del Maghreb per rilanciare e sviluppare ulteriormente l'Unione del Maghreb arabo;

46.  rammenta che la regione del Sahel e le altre zone ad essa connesse geograficamente rappresentano regioni prioritarie per garantire la sicurezza dell'Unione europea e pone l'accento sulla fragile situazione della sicurezza in tali zone e sulle eventuali conseguenze degli attuali disordini; invita l'UE ad adoperarsi per rafforzare la cooperazione con i paesi del Nord Africa e del Sahel nella lotta contro le crescenti attività terroristiche nella regione sahelo-sahariana; sottolinea che le difficili condizioni di vita in alcuni luoghi possono spingere una parte della popolazione verso l'alternativa del terrorismo islamico; incoraggia lo sviluppo di una strategia coerente e solida per la regione del Sahel, volta a migliorare la governance nonché la responsabilità e la legittimità delle istituzioni statali e regionali, a rafforzare la sicurezza, a contrastare la radicalizzazione, la tratta di essere umani e il traffico di armi e stupefacenti, e a consolidare le politiche economiche e di sviluppo; è convinto che il rafforzamento delle capacità delle organizzazioni regionali e subregionali, soprattutto in Africa, sia cruciale ai fini della prevenzione e risoluzione dei conflitti e della cooperazione in materia di sicurezza; sottolinea che l'UE deve fornire una reale risposta alla situazione relativa alla sicurezza, non solo in termini economici, ma anche politici e militari;

47.  evidenzia l'importanza di trovare una soluzione sostenibile al conflitto in Siria, in linea con il processo di transizione enunciato nel comunicato di Ginevra e nella risoluzione 2254 (2015) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ; sostiene gli sforzi a guida ONU volti a facilitare i negoziati fra tutte le parti del conflitto siriano per un accordo politico inclusivo; chiede al VP/AR di elaborare con urgenza una strategia europea per la Siria; è convinto che i negoziati bilaterali tra la Russia e gli Stati Uniti non saranno sufficienti per dare una risposta sostenibile alla crisi siriana; invita l'UE a discostarsi dalla propria posizione di marginalizzazione diplomatica e a usare il proprio peso nei confronti di attori chiave quali l'Iran, l'Arabia Saudita, la Turchia, il Qatar e la Russia per garantire che assumano una posizione costruttiva e si astengano dal contribuire a un ulteriore aggravamento della situazione; continua a esortare tutti i membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a onorare le proprie responsabilità riguardo alla crisi siriana; ricorda il reiterato esercizio del diritto di veto da parte della Russia e di altri paesi in seno al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e ritiene che ciò sia in contrasto con gli sforzi internazionali di pace e risoluzione del conflitto in Siria e nella regione; evidenzia che occorre valutare la possibilità di imporre sanzioni nei confronti di tutte le persone ed entità implicate in crimini contro l'umanità in Siria; esprime profonda preoccupazione per le violazioni diffuse e massicce del diritto internazionale umanitario e delle norme internazionali in materia di diritti umani perpetrate da tutte le parti del conflitto siriano e sottolinea l'importanza di garantire che i responsabili rispondano di tali atti; ribadisce il proprio sostegno ai paesi confinanti con la Siria che stanno affrontando enormi sfide legate all'accoglienza di milioni di rifugiati; ribadisce il proprio pieno sostegno all'indipendenza, all'integrità territoriale e alla sovranità dell'Iraq e della Siria, nel pieno rispetto dei diritti di tutti i gruppi etnici e religiosi;

48.  riconosce il ruolo della Turchia quale importante partner per risolvere il conflitto in Siria, contrastare l'IS/Daesh in Siria e Iraq e affrontare la crisi migratoria; condanna fermamente il tentato colpo di Stato militare ai danni del governo democraticamente eletto della Turchia; incoraggia il governo turco a tutelare l'ordine costituzionale, sottolineando nel contempo l'importanza del rispetto dei diritti umani, dello Stato di diritto, della libertà d'espressione e dell'indipendenza della magistratura e dei media nel periodo immediatamente successivo al colpo di Stato, in linea con i propri impegni in qualità di membro del Consiglio d'Europa; sottolinea che la Turchia dovrebbe cooperare strettamente con il Consiglio d'Europa al fine di garantire che tutte le procedure rispettino lo Stato di diritto; è allarmato per la natura repressiva e la portata dell'epurazione avviata dopo il tentato colpo di Stato, che ha comportato un grave arretramento delle libertà fondamentali e dei diritti umani in Turchia; è particolarmente preoccupato riguardo all'aumento dei casi di uso eccessivo della forza da parte della polizia e di maltrattamenti dei detenuti, all'impunità persistente per le violazioni dei diritti umani e all'erosione dell'indipendenza della magistratura;

49.  sottolinea la necessità di giungere a una soluzione del conflitto mediorientale basata su due Stati – secondo i parametri stabiliti dalle conclusioni del Consiglio del luglio 2014 – che assicuri uno Stato di Israele sicuro e uno Stato di Palestina capace di esistenza autonoma sulla base dei confini del 1967 e che risolva le questioni relative allo status permanente allo scopo di porre fine al conflitto; invita l'UE ad assumersi la propria responsabilità e diventare un vero e proprio attore e facilitatore nel processo diplomatico; invita le istituzioni dell'UE e gli Stati membri ad adottare provvedimenti urgenti per salvaguardare la fattibilità della soluzione basata su due Stati e a creare una dinamica positiva che conduca a veri e propri negoziati di pace; invita le autorità israeliane a cessare immediatamente la loro politica di insediamenti e a fare marcia indietro; sottolinea che il rispetto del diritto internazionale umanitario e della normativa internazionale in materia di diritti umani da parte di tutti e in qualsiasi circostanza resta un presupposto essenziale per giungere a una pace giusta e duratura; pone l'accento sull'importanza di garantire la coerenza della politica dell'UE rispetto a situazioni di occupazione o annessione di territori;

50.  ritiene che la lotta contro i trafficanti di esseri umani sia possibile solo in presenza di una cooperazione con i paesi dell'altra sponda del Mediterraneo e di tutta l'Africa che si basi sul rispetto dei diritti umani; ritiene, a tal proposito, che l'Unione europea e gli Stati membri debbano cooperare con i partner internazionali per affrontare i fattori di spinta alla base della migrazione;

51.  sostiene con vigore il rafforzamento della "responsabilità di proteggere" (R2P) quale importante principio che guida il lavoro dell'Unione europea e degli Stati membri in tutti gli scenari di conflitto, nonché in materia di diritti umani e di sviluppo;

Il potere della diplomazia europea: conoscenza, impegno e impatto

52.  sottolinea l'immenso potenziale dell'UE quale superpotenza diplomatica, che poggia sul vasto ventaglio di strumenti a nostra disposizione e sul nostro potere normativo nell'ambito della democrazia, della libertà e dei diritti umani; sottolinea, in tale contesto, il ruolo centrale di coordinamento svolto dal VP/AR, dal SEAE e dalle delegazioni dell'Unione nei paesi terzi;

53.  reputa che si dovrebbe dedicare un'attenzione particolare a prevenire i conflitti, affrontare le cause profonde dell'instabilità e garantire la sicurezza delle persone; riconosce che le azioni tempestive di prevenzione dei rischi a lungo termine di conflitti violenti sono più efficaci e meno dispendiose in termini di tempo e denaro rispetto alle operazioni di mantenimento della pace; esorta l'UE a dar prova di leadership politica per quanto riguarda la diplomazia preventiva e la mediazione dei conflitti; giudica positivamente, a tale proposito, il ruolo svolto dal sistema di allerta rapida di prevenzione dei conflitti dell'UE, dalla squadra di supporto alla mediazione del SEAE e dall'Istituto europeo per la pace; invita a sviluppare ulteriormente le capacità dell'UE di prevenzione e di mediazione dei conflitti; sottolinea che la partecipazione delle donne ai colloqui per la risoluzione dei conflitti è essenziale per promuovere i diritti e la partecipazione delle donne e rappresenta un primo passo verso la loro piena inclusione nei futuri processi di transizione; invita il VP/AR e la Commissione ad aumentare le risorse finanziarie e amministrative destinate a gestire la mediazione, il dialogo, la riconciliazione e la risposta alle crisi; esorta gli Stati membri ad attenersi rigorosamente alle norme stabilite dalla posizione comune dell'Unione europea sulle esportazioni di armi e a cessare il commercio di armi con i paesi terzi che non soddisfano i criteri elencati; insiste affinché l'UE intensifichi il dialogo e la cooperazione politici sul disarmo, sulla non proliferazione e sul controllo delle armi;

54.  incoraggia vivamente ulteriori negoziati per la riunificazione di Cipro onde giungere a una conclusione rapida e positiva;

55.  ritiene che l'Unione europea e i suoi Stati membri debbano elaborare un'efficace politica estera, di sicurezza e di difesa che rispetti gli interessi nazionali e che miri nel contempo alla cooperazione con i partner internazionali, le Nazioni Unite, le ONG, i difensori dei diritti umani e altri soggetti su questioni di interesse comune, nell'ottica di promuovere la pace, la prosperità e la stabilità in tutto il mondo; sottolinea la necessità di una stretta collaborazione con le altre potenze mondiali e regionali contro le minacce e le sfide globali; mette in rilievo, nello specifico, l'importanza fondamentale delle relazioni transatlantiche, fondate su interessi e valori comuni; osserva che il rilancio dei partenariati strategici, finalizzato a trasformarli in uno strumento efficace di politica estera, dovrebbe essere una priorità per l'UE;

56.  è del parere che l'UE dovrebbe migliorare e intensificare i suoi sforzi diplomatici in Asia, anche con l'ASEAN, al fine di contribuire a una maggiore stabilità e sicurezza nelle zone di conflitto dove si sono inasprite le tensioni, lavorando a stretto contatto con i partner della regione e rispettando il diritto internazionale, anche nel Mar cinese meridionale e nell'Oceano indiano, e al fine di affrontare le questioni relative alla tutela dei diritti umani e dello Stato di diritto; rileva che l'UE dovrebbe continuare a sostenere lo sviluppo di relazioni pacifiche tra la Cina e i paesi vicini nel Mar cinese meridionale, tra cui Vietnam, Taiwan e Filippine, attraverso meccanismi bilaterali costruttivi così come meccanismi multilaterali inclusivi; ritiene che il rafforzamento e il rinnovamento delle strutture dell'ordine internazionale non possano essere realizzati senza il coinvolgimento dell'Asia e in particolare della Cina; sottolinea che, alla luce delle ambizioni globali della Cina, i rapporti UE-Cina devono andare oltre i legami economici e abbracciare altri ambiti, ponendo l'accento sul ruolo della Cina in seno alle Nazioni Unite, sulla sua influenza nei conflitti regionali nei paesi a essa vicini e sul suo contributo nel far fronte alle sfide globali;

57.  invita l'Unione europea a non abbandonare completamente le zone attualmente di minore interesse strategico, ma che in futuro potrebbero diventare nuovamente rilevanti sia dal punto di vista economico che dal punto di vista umano e militare, come ad esempio l'Asia centrale, l'Africa sub-sahariana o l'Artico, e che sono oggetto di particolare attenzione da parte delle altre potenze mondiali;

58.  ricorda l'importanza del potere normativo dell'Europa e chiede di rafforzare ulteriormente la diplomazia culturale e scientifica dell'UE nell'ottica di diffondere e promuovere al di là dei nostri confini i punti di forza e i valori europei; sottolinea inoltre il potere della diplomazia economica, tra cui le sanzioni, quale strumento per attuare le politiche dell'UE;

59.  evidenzia il ruolo della diplomazia parlamentare nel rafforzare la cooperazione politica con i partner dell'UE;

60.  sottolinea la necessità di rafforzare il ruolo dei parlamenti nazionali nell'attuazione della politica estera e di sicurezza comune, anche mediante una cooperazione più intensa tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali sulle questioni di politica estera e di sicurezza dell'UE;

61.  pone l'accento sul ruolo degli attori non statali e delle organizzazioni della società civile quali attori della diplomazia e partner chiave dell'UE, sottolineando l'importanza dell'assistenza e dell'impegno dell'UE in loro favore;

62.  sottolinea la necessità di accelerare il consolidamento di un autentico servizio diplomatico europeo e, nello specifico, di rafforzare le sue competenze tematiche, le sue capacità di previsione e pianificazione strategica, nonché il settore dell'intelligence; ritiene importante assegnare alle rappresentanze del SEAE in zone di crisi anche una funzione consolare al fine di assistere i cittadini dell'UE; insiste sulla necessità di trovare un giusto equilibrio tra il personale distaccato dai servizi diplomatici degli Stati membri e i funzionari UE presso il SEAE, anche a livello di posizioni dirigenziali;

63.  pone l'accento sul fatto che i mezzi finanziari disponibili per l'azione esterna dell'UE non sono commisurati alle sfide odierne; chiede a tale proposito, nel contesto dell'imminente riesame intermedio, un incremento sostanziale delle risorse disponibili nell'ambito della rubrica IV del Quadro finanziario pluriennale;

64.  chiede maggiore responsabilità e trasparenza, in particolare per quanto riguarda la negoziazione di accordi internazionali;

65.  si rammarica profondamente del bilancio limitato di circa 320 milioni di EUR (0,2 % del bilancio dell'Unione) destinato alla PESCdell'UE (PESC) e chiede una migliore gestione dei flussi finanziari ai fini dell'esecuzione di tale bilancio; sottolinea che la dotazione di bilancio decisa per il 2016 si è mantenuta allo stesso livello del 2015 e che il margine disponibile a fine marzo 2016 ammontava a 170 milioni di EUR, a seguito dell'approvazione di 5 milioni supplementari per misure di sicurezza nel quadro della missione dell'Unione europea in Mali (EUCAP Sahel Mali) e di 10 milioni per la missione dell'Unione europea di assistenza alla gestione integrata delle frontiere in Libia (EUBAM Libia); si dichiara preoccupato per la scarsità delle risorse disponibili in considerazione degli impegni cui occorrerà far fronte nel corso del 2016, dal momento che solo per proseguire le missioni che giungeranno a scadenza nel 2016 si prevede un bilancio suppletivo di 169 milioni di EUR;

66.  sottolinea il ruolo importante della cultura nella politica esterna dell'UE per promuovere il dialogo, la comprensione e l'apprendimento reciproci; sottolinea che le politiche mirate in materia di cultura e istruzione possono sostenere gli obiettivi chiave della politica estera e di sicurezza dell'UE e concorrere a rafforzare la democrazia, lo Stato di diritto e la tutela dei diritti umani; ribadisce il ruolo del dialogo interculturale e interreligioso nella lotta all'estremismo, alla radicalizzazione e all'emarginazione; invita la Commissione e il SEAE a tenere presenti la diplomazia culturale e il dialogo interculturale negli strumenti per le relazioni esterne dell'UE e nell'agenda dell'UE per lo sviluppo; invita il SEAE e le delegazioni dell'Unione in tutto il mondo a nominare un addetto culturale in ogni rappresentanza UE nei paesi terzi partner; sottolinea inoltre il ruolo cruciale dell'istruzione nel promuovere la cittadinanza e le competenze interculturali, nonché nel realizzare migliori prospettive economiche e migliorare la salute; incoraggia gli attuali sforzi della Commissione volti a rafforzare il ruolo della cooperazione nel campo della scienza e della ricerca quali strumenti di persuasione ("soft power") nelle relazioni esterne europee; sottolinea come lo scambio scientifico possa contribuire alla creazione di coalizioni e alla risoluzione dei conflitti, soprattutto nel quadro delle relazioni con i paesi limitrofi dell'UE;

o
o   o

67.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio e alla Commissione.

(1) Testi approvati, P8_TA(2016)0249.


Strumenti PAC volti a ridurre la volatilità dei prezzi sui mercati agricoli
PDF 187kWORD 52k
Risoluzione del Parlamento europeo del 14 dicembre 2016 sugli strumenti della PAC intesi a ridurre la volatilità dei prezzi nei mercati agricoli (2016/2034(INI))
P8_TA(2016)0504A8-0339/2016

Il Parlamento europeo,

–  visti i regolamenti (UE) n. 1305/2013, (UE) n. 1306/2013, (UE) n. 1307/2013 e (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio che definiscono la politica agricola comune dell'Unione europea,

–  visto lo studio del marzo 2016 condotto per la commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale dal titolo "State of Play of Risk Management Tools Implemented by Member States during the period 2014-2020: National and European Frameworks" (Situazione attuale degli strumenti di gestione del rischio attuati dagli Stati membri nel periodo 2014-2020: quadro nazionale e quadro europeo),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale e il parere della commissione per i bilanci (A8-0339/2016),

A.  considerando che l'instabilità e la volatilità dei prezzi hanno sempre caratterizzato i mercati agricoli e che negli ultimi anni sono diventate un elemento strutturale dell'agricoltura a livello sia europeo che mondiale, a causa del rapido susseguirsi di shock della domanda, dell'offerta e dei prezzi;

B.  considerando che l'agricoltura deve affrontare la grande sfida dell'aumento della popolazione mondiale, mentre una quota significativa della popolazione del pianeta continua a soffrire di malnutrizione, e che la volatilità dei mercati agricoli alle variazioni della produzione e agli squilibri tra offerta e domanda continuerà ad aumentare;

C.  considerando che i cambiamenti climatici e i parassiti si ripercuotono negativamente sui livelli di produzione agricola e che le manifestazioni dei cambiamenti climatici, quali siccità e inondazioni, contribuiscono alla volatilità dei prezzi;

D.  considerando che le condizioni macroeconomiche possono svolgere un ruolo chiave nella volatilità dei prezzi, compresi i fattori strutturali quali tassi di cambio, prezzi dell'energia e dei fertilizzanti, tassi di interesse e speculazione sui mercati agricoli;

E.  considerando che, al di fuori dell'Unione, i grandi attori globali dei mercati agricoli attuano politiche volte alla riduzione della volatilità e che anche il G20 dell'agricoltura si è impegnato ad affrontare tale questione, nel contesto dello sviluppo sostenibile, adottando azioni volte a contrastare gli effetti negativi dell'eccessiva volatilità dei prezzi delle materie prime agricole sulla sicurezza alimentare;

F.  considerando che ogni regione del mondo ha i propri modelli di produzione e applica misure diverse in relazione all'ambiente e al benessere animale, con possibili gravi ripercussioni sul prezzo/costo di produzione, e che gli agricoltori europei dovrebbero poter essere competitivi sul mercato mondiale;

G.  considerando che scelte politiche, come l'attuazione di embarghi commerciali, possono causare un aumento della volatilità dei prezzi dei prodotti agricoli;

H.  considerando che l'Unione europea non dispone attualmente di una reale rete di sicurezza per limitare la volatilità del mercato, il che costituisce un considerevole disincentivo per gli agricoltori a mantenere le loro attività nel territorio dell'UE;

I.  considerando che in questi ultimi decenni l'apertura dei mercati e le scelte che hanno condotto alla globalizzazione dell'economia, in particolare dietro l'impulso degli accordi dell'OMC o degli accordi commerciali bilaterali, hanno consentito una maggiore fluidità dei mercati, ma hanno altresì contribuito ad accentuare il fenomeno della volatilità dei prezzi nel settore agricolo;

J.  considerando che gli agricoltori hanno dovuto far fronte a un aumento dei costi di produzione e del debito agricolo e che nell'UE 2,4 milioni di aziende agricole sono scomparse tra il 2005 e il 2010, con la conseguente perdita di numerosi posti di lavoro nelle zone rurali;

K.  considerando che i mercati agricoli, quali luogo di incontro tra la domanda e l'offerta, sono per natura instabili, che la presenza di attori finanziari tende a rafforzare tale instabilità e che la limitata elasticità della domanda alimentare mondiale rispetto all'offerta di prodotti agricoli contribuisce ad aumentare l'effetto degli squilibri reali o presunti sugli attori dei mercati, con impatti a volte folgoranti sui prezzi dei prodotti agricoli;

L.  considerando che la finanziarizzazione dell'economia globale e la speculazione che l'accompagna possono avere conseguenze sui mercati agricoli e contribuire potenzialmente a un aumento degli squilibri e della volatilità dei prezzi quando le materie prime sono utilizzate semplicemente come valori finanziari; che, come sottolineato dalle terribili rivolte per la fame del 2008, tale finanziarizzazione eccessiva può essere devastante ed eticamente riprovevole se minaccia la sicurezza alimentare delle popolazioni più povere e più malnutrite del pianeta;

M.  considerando che l'Unione europea è responsabile di contribuire alla sicurezza alimentare in Europa e al mantenimento di una posizione competitiva degli agricoltori e orticoltori europei nel mercato mondiale;

N.  considerando l'importanza del settore agricolo e agroalimentare per l'economia dell'UE e la sua capacità di contribuire a una crescita sostenibile;

O.  considerando che la volatilità dei prezzi genera un elevato livello di incertezza tra produttori e consumatori perché i primi ritengono che i loro redditi e la loro capacità di investire, nonché la sostenibilità a lungo termine delle loro attività, siano minacciate quando i prezzi sono bassi, mentre per i consumatori la possibilità di nutrirsi e di accedere ai prodotti di base può essere compromessa da prezzi elevati dei prodotti alimentari, generando situazioni di crisi;

P.  considerando che la volatilità dei prezzi sta danneggiando il settore agricolo e agroalimentare, il che può compromettere gli investimenti, la crescita e l'occupazione e può ripercuotersi negativamente anche sull'approvvigionamento dei consumatori, sulla sicurezza alimentare e sul buon funzionamento della PAC;

Q.  considerando che la volatilità dei prezzi incide sulla capacità degli agricoltori di investire e creare occupazione, a scapito della modernizzazione, dell'innovazione, della partecipazione dei giovani all'agricoltura e del ricambio generazionale;

R.  considerando che l'agricoltura sostenibile, quale fonte di alimenti di alta qualità, può essere assicurata solamente se gli agricoltori ricevono adeguati prezzi franco azienda che coprano tutti i costi di una produzione sostenibile;

S.  considerando che, nel contesto della "rivoluzione digitale", una maggiore trasparenza dei mercati europei e un accesso tempestivo alle informazioni possono contribuire, insieme ad altri strumenti, a limitare la volatilità dei mercati e dei prezzi tramite un accesso migliore e più oggettivo degli operatori economici alle evoluzioni dei mercati agricoli, partecipando a garantire una migliore protezione dei redditi degli agricoltori e ostacolando la speculazione sui mercati agricoli;

T.  considerando che la PAC quale riformata nel 2013 comprende strumenti di gestione dei rischi nel quadro della politica di sviluppo rurale per i quali sono attualmente spesi soltanto il 2% del bilancio del secondo pilastro e lo 0,4% del bilancio della PAC;

Situazione attuale e obiettivi

1.  ritiene che l'esposizione degli agricoltori alla volatilità dei prezzi aumenterà per una varietà di cause quali l'instabilità e l'imperfezione dei mercati agricoli, la globalizzazione e la sofisticazione dei mercati agricoli, la crescente variabilità dell'offerta dovuta all'instabilità climatica, l'aumento dei rischi sanitari e il fragile equilibrio della filiera alimentare;

2.  reputa necessario adottare una politica più incisiva e coerente, con strumenti mirati a livello nazionale e di UE, volta a garantire una produzione agricola polifunzionale e sostenibile in tutta l'Unione accompagnata da prezzi equi e remunerativi, in particolare riducendo gli effetti negativi sugli operatori più esposti alla volatilità dei prezzi;

3.  osserva che non tutti i settori agricoli presentano la stessa esposizione alla volatilità dei prezzi e che la calibrazione degli strumenti delle politiche pubbliche o delle strategie di mitigazione per gli attori interessati deve essere adattata a ciascun settore e ai rischi reali, attuali e futuri, cui gli agricoltori devono far fronte;

4.  osserva che, mentre l'Unione europea riduce il sostegno strategico all'agricoltura, i suoi concorrenti sul mercato mondiale, in particolare gli Stati Uniti, il Brasile e la Cina, stanziano un sostegno finanziario pubblico molto significativo e crescente per sviluppare nuovi modelli della politica sui rischi e fornire strumenti che proteggano i loro agricoltori dagli effetti della volatilità dei prezzi;

5.  rileva che l'Unione europea è il solo attore del settore agricolo a fondare la sua politica agricola su un sostegno dissociato dalla produzione e, allo stesso tempo, ad aver smantellato nel corso degli anni il suo regime di sostegno strategico all'agricoltura;

6.  osserva che gli Stati Uniti, nel quadro della legge sull'agricoltura del 2014, hanno messo a punto delle polizze assicurative specifiche per i vari settori agricoli;

7.  sottolinea che la PAC è cambiata con continuità nel corso degli ultimi decenni e che i suoi principali obiettivi di garantire condizioni di vita decorose agli agricoltori e una fornitura alimentare stabile e sicura a prezzi accessibili restano validi;

8.  sottolinea a tale proposito che una politica comune europea è fondamentale per un settore responsabile di garantire la sicurezza della fornitura e dei prodotti alimentari e che svolge un ruolo chiave nell'utilizzo delle risorse naturali e nello sviluppo economico e ambientale sostenibile delle zone rurali;

9.  mette in evidenza l'importanza di usare le sinergie tra la PAC e le altre politiche dell'UE;

10.  sottolinea che le ultime riforme della PAC hanno quasi interamente dissociato gli aiuti diretti dalla produzione, hanno continuato il processo di convergenza dei pagamenti diretti e hanno tenuto maggiormente conto delle preoccupazioni sociali e, in particolare, ambientali;

11.  osserva con preoccupazione che nel corso degli anni le risorse della PAC sono diminuite, in particolare quelle destinate alle azioni rientranti nell'organizzazione comune dei mercati (OCM), aprendo la prospettiva di una nuova nazionalizzazione della PAC e pregiudicando le condizioni di giustizia e parità nel mercato unico dell'UE;

12.  sottolinea che i redditi annui medi degli agricoltori dell'UE sono rimasti stazionari o sono persino diminuiti negli ultimi dieci anni mentre i costi di produzione sono aumentati in modo costante, il che a sua volta ha provocato una riduzione consistente del numero di aziende agricole e una potenziale perdita di molti posti di lavoro nelle zone rurali;

13.  ritiene che la Commissione dovrebbe utilizzare l'intero margine finanziario disponibile nell'ambito dell'OCM unica;

14.  deplora il tasso di attuazione molto lento degli strumenti dell'OCM unica per ridurre gli effetti negativi della volatilità dei prezzi e gestire le perturbazioni del mercato;

15.  sottolinea che la maggior parte degli strumenti di gestione del rischio, dei fondi di mutualità e degli strumenti di stabilizzazione del reddito e di assicurazione concessi nell'ambito dei programmi di sviluppo rurale è al momento attuata in modo non omogeneo e con finanziamenti di bilancio limitati;

16.  raccomanda pertanto che le attuali misure del secondo pilastro siano rafforzate allo scopo di potenziare la competitività dell'agricoltura europea e di coinvolgere da vicino le organizzazioni dei produttori nel processo di attuazione;

17.  invita la Commissione a eseguire un'analisi approfondita dei motivi sottesi alla debole diffusione degli strumenti a disposizione nell'ambito del secondo pilastro della PAC e all'attuazione non ottimale dell'OCM unica, allo scopo di rivedere di conseguenza le pertinenti disposizioni;

18.  sottolinea l'importanza di mantenere nella PAC attuale gli aiuti diretti disaccoppiati e il regime di pagamento unico per superficie, che costituiscono una compensazione per i servizi pubblici e un elemento fondamentale a garanzia del reddito degli agricoltori e di una certa stabilità finanziaria degli stessi;

19.  mette in evidenza tuttavia che la PAC attuale, che manca di strumenti reattivi ed efficaci, non ha risposto in modo adeguato alla crescente volatilità registrata sui mercati né permesso agli agricoltori di reagire ai segnali del mercato o di sviluppare soluzioni per far fronte ai cambiamenti dei prezzi;

20.  invita la Commissione a intervenire con urgenza a sostegno del settore agricolo delle regioni ultraperiferiche, montuose e più svantaggiate, dove i costi legati alla produzione, al raccolto e alla commercializzazione dei prodotti agricoli al di fuori delle rispettive zone di produzione sono molto più elevati rispetto ad altre regioni, e a fornire indicatori specifici per l'attivazione delle misure della rete di sicurezza per i mercati agricoli di tali regioni;

21.  ritiene che l'autonomia e la sicurezza alimentari dell'UE e lo sviluppo di un settore agricolo competitivo e sostenibile in tutta l'UE che soddisfi le esigenze dei cittadini debbano continuare a costituire obiettivi strategici per il futuro della PAC e che allo stesso tempo debbano essere garantite con urgenza condizioni di vita giuste agli agricoltori;

22.  reputa che una produzione alimentare sostenibile non possa prescindere dagli agricoltori europei, che sono continuamente esposti alla volatilità dei prezzi e dipendono in larga misura da mercati e prezzi stabili, così come da adeguati finanziamenti pubblici e misure che tutelino la competitività delle aziende agricole, anche quelle a conduzione familiare;

23.  sottolinea a tale proposito il ruolo importante svolto dai giovani agricoltori e dai nuovi operatori del settore nel garantire il futuro dell'agricoltura europea;

Proposte

Organizzazione delle filiere e contrattualizzazione

24.  ritiene che i produttori primari siano l'anello più debole della catena di approvvigionamento alimentare, in particolare date la concentrazione e le dimensioni in aumento del settore del commercio al dettaglio a livello europeo e nazionale, e che debba essere loro permesso di riunirsi in organismi quali cooperative, organizzazioni dei produttori, associazioni di categoria o organizzazioni interprofessionali;

25.  chiede alla Commissione di facilitare la contrattualizzazione adattando, conformemente all'articolo 42 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), la politica dell'UE in materia di concorrenza alle esigenze specifiche del settore agricolo, prevedendo norme e un'attuazione uniformi in tutti gli Stati membri; ritiene che gli obiettivi della PAC debbano continuare a prevalere sulle norme di concorrenza e che qualsiasi iniziativa volta ad adeguare meglio il diritto in materia di concorrenza alle specificità del settore agricolo dovrebbe fondarsi sul regolamento unico OCM;

26.  sottolinea che il potere negoziale dei produttori deve essere rafforzato nella filiera alimentare, mediante contratti standard, trasparenti, equilibrati e negoziati collettivamente, allo scopo di mettere gli agricoltori in condizione di rispondere alle pratiche commerciali sleali, promuovere la propria competitività, migliorare la propria stabilità dei redditi, generare valore aggiunto e investire nell'innovazione;

27.  chiede alla Commissione di istituire un quadro legislativo dell'UE che vieti nella filiera alimentare le pratiche commerciali sleali suscettibili di causare la volatilità dei prezzi sui mercati agricoli;

28.  sottolinea che questi contratti dovrebbero avere una durata adeguata e stabilire il prezzo, le scadenze dei pagamenti e le altre condizioni relative alla fornitura dei prodotti agricoli;

29.  ritiene che gli agricoltori nei diversi settori agricoli dovrebbero essere in grado di negoziare collettivamente i termini contrattuali mediante organizzazioni dei produttori dalle dimensioni corrispondenti a quelle dei gruppi industriali o di distribuzione con i quali negoziano;

30.  rileva che le potenzialità offerte dai contratti della filiera integrata a più lungo termine, dai contratti a termine e dai contratti a margine fisso, nonché la possibilità di "bloccare" per un determinato periodo di tempo prezzi che rispecchino i costi di produzione potrebbero offrire ai produttori uno strumento con cui gestire l'impatto della volatilità sui loro margini;

31.  ritiene che dovrebbe essere prevista anche l'opzione di ricorrere a nuovi strumenti nei rapporti contrattuali e che debbano essere messi a disposizione strumenti di mediazione contrattuale;

32.  osserva che le organizzazioni interprofessionali promuovono un clima di fiducia e dialogo tra le diverse parti interessate (produttori, trasformatori e distributori) e facilitano la creazione di valore aggiunto mediante iniziative congiunte che aiutano gli agricoltori a comprendere meglio i mercati e la produzione, promuovere le migliori pratiche e la trasparenza del mercato, prevedere le potenzialità produttive, contribuire a una migliore gestione dell'offerta ed elaborare contratti standard che siano compatibili con le norme e la regolamentazione dell'UE;

33.  chiede alla Commissione di promuovere l'istituzione di organizzazioni interprofessionali a livello dell'UE che tutelino congiuntamente gli interessi dei produttori nei settori maggiormente orientati ai mercati transnazionali, quale ad esempio il settore ortofrutticolo;

34.  riconosce gli sforzi compiuti dalle cooperative europee per formare unioni e aiutare i produttori a migliorare la loro posizione nella catena di valore e ritiene necessario incoraggiarle a svolgere un ruolo maggiore nei settori agricoli, riducendo in tale modo gli effetti di una eccessiva volatilità del mercato;

Sistemi di gestione del rischio

35.  raccomanda, in una PAC orientata al mercato, di sviluppare ulteriormente gli strumenti di gestione del rischio climatico, sanitario ed economico, in particolare i diversi tipi di assicurazioni contro i rischi per la produzione agricola, gli strumenti di stabilizzazione del reddito, i meccanismi di accantonamento individuale e i fondi di mutualità e lo strumento di stabilizzazione del reddito, per limitare gli effetti della volatilità dei prezzi e incoraggiare una gestione lungimirante delle aziende agricole;

36.  invita la Commissione a promuovere lo scambio delle migliori pratiche tra gli Stati membri e a sviluppare nuovi strumenti che non dovrebbero essere soltanto equi, efficienti e reattivi ma anche economicamente accessibili e aperti agli agricoltori, allo scopo di prevenire e gestire i rischi associati alla volatilità dei prezzi e quindi gettare le basi per un dialogo sulle future riforme della PAC;

37.  sottolinea che tali strumenti, che vanno ad affiancarsi al sistema dei pagamenti diretti, devono essere dotati di risorse sufficienti per aumentare la resilienza dell'agricoltura, riducendo al contempo la necessità di gestire le crisi a posteriori;

38.  ritiene che i fondi di mutualità settoriali gestiti, istituti per iniziativa degli agricoltori, possono garantire una certa stabilità dei redditi degli agricoltori dato che i margini di profitto realizzati sui loro prodotti variano;

39.  reputa inoltre che tali fondi di mutualità non dovrebbero sostituire il sostegno fornito dall'Unione e dovrebbero essere integrati al sostegno nazionale;

40.  invita inoltre la Commissione a intraprendere iniziative offrendo incentivi alla creazione di tali fondi, garantendo nel contempo che qualsiasi futuro sistema di gestione del rischio debba rispettare, e se del caso integrare, i regimi di assicurazione adottati dagli Stati membri a livello nazionale;

41.  ritiene che la volatilità dei prezzi possa essere gestita anche a livello nazionale e invita gli Stati membri a prendere in considerazione la volatilità del mercato nelle loro norme fiscali consentendo agli agricoltori di creare meccanismi di accantonamento individuale che potrebbero essere esenti da tasse;

42.  reputa che dal punto di vista economico gli agricoltori siano tra gli attori più vulnerabili sul mercato, in particolare quelli che hanno investito nello sviluppo delle loro aziende;

43.  è del parere che gli strumenti della PAC, quali un'efficace assistenza ai flussi di cassa o un sistema di risparmio precauzionale, dovrebbero anche evitare che lo slancio a favore degli investimenti vada perso;

44.  sottolinea che le aziende agricole possono permettersi di essere innovatrici soltanto se i costi del capitale sono bassi e se è disponibile una certa liquidità; evidenzia a tal proposito che un reddito stabile è una condizione essenziale per permettere agli agricoltori di accedere al credito;

45.  osserva che il ruolo e le azioni del settore bancario hanno un impatto marcato sui produttori e che i crescenti livelli di debito agricolo impongono un onere aggiuntivo al settore nei periodi di volatilità;

46.  sottolinea l'importanza di informare meglio gli agricoltori sul ruolo chiave che la Banca europea per gli investimenti svolge nel sostenere e sviluppare l'economia rurale e su come beneficiare di strumenti finanziari innovativi;

47.  reputa che gli agricoltori e le organizzazioni del settore debbano essere informati meglio riguardo alla modernizzazione, alla sostenibilità e alla competitività delle aziende, fornendo loro nel contempo corsi di formazione sulla gestione dei rischi, i dati di mercato, i margini e la volatilità;

48.  invita la Commissione ad adottare, in stretta cooperazione con le autorità nazionali e le associazioni di agricoltori, un piano di sensibilizzazione sugli strumenti di gestione del rischio disponibili nel quadro del secondo pilastro e dell'OCM unica;

49.  chiede agli Stati membri e alle autorità locali di rafforzare gli aspetti summenzionati nei loro programmi di educazione e di formazione professionale in ambito agricolo;

50.  ritiene che uno dei modi per stabilizzare i mercati e ridurre la volatilità dei prezzi sia garantire un migliore equilibrio tra l'offerta e la domanda;

Osservatori dei mercati agricoli e dei prezzi

51.  è del parere che i mercati agricoli debbano essere trasparenti, caratteristica che può essere conseguita rendendo la pubblicazione delle informazioni esistenti sui prezzi e sui costi più tempestiva, facilmente accessibile e utile per tutte le parti interessate nella catena di approvvigionamento, dalla produzione alla distribuzione, limitando in tal modo la speculazione e la volatilità dei prezzi;

52.  rileva, tuttavia, che la trasparenza dei prezzi di per sé non contribuirà a migliorare la resilienza degli agricoltori alla volatilità dei prezzi o a risolvere eventuali difetti strutturali dell'organizzazione dei mercati, come ad esempio gli squilibri tra domanda e offerta;

53.  incoraggia la creazione di una mappa europea con informazioni in tempo reale sulla disponibilità dei prodotti agricoli;

54.  plaude all'estensione degli strumenti supplementari di monitoraggio del mercato ad altri settori;

55.  sottolinea che la conoscenza della formazione e dell'andamento dei prezzi nonché delle tendenze dell'approvvigionamento rappresenta un importante vantaggio per gli agricoltori in fase di negoziazione dei contratti con le altre parti interessate;

56.  raccomanda la creazione di osservatori europei dei prezzi agricoli, che coprano l'intera catena, dal prezzo alla produzione al prezzo finale di vendita, allo scopo di fornire un'analisi continua segmento per segmento dei mercati agricoli;

57.  raccomanda il coinvolgimento delle parti interessate economiche nella messa a disposizione di dati aggiornati e pertinenti sull'andamento e sulle prospettive a medio e a breve termine con una frequenza mensile o quindicinale a seconda delle necessità specifiche del settore interessato;

58.  esorta la Commissione a fornire agli osservatori le risorse necessarie a consentire loro di formulare raccomandazioni anziché limitarsi al mero monitoraggio delle perturbazioni;

Strumenti per la prevenzione e la gestione delle crisi

59.  osserva che in un'economia globalizzata gli strumenti tradizionali di gestione delle crisi della PAC (intervento pubblico e ammasso privato) non risultano essere sufficientemente efficaci;

60.  chiede pertanto alla Commissione di sviluppare strumenti del settore pubblico e privato che siano modulabili e/o integrabili vicendevolmente, affiancati da un meccanismo mirato e vincolante di allerta precoce per garantire il corretto funzionamento dei mercati e rispondere alle crisi dei mercati;

61.  è del parere che la Commissione dovrebbe utilizzare tutti gli strumenti a sua disposizione nell'ambito dell'OCM unica per lottare contro le crisi;

62.  si rammarica per l'utilizzo ridotto della riserva di crisi, dovuto principalmente alle norme di bilancio, in particolare la regola dell'annualità, e al potere discrezionale che la Commissione può esercitare nello sbloccare i fondi dalla riserva;

63.  chiede pertanto che la riserva di crisi sia costituita al di fuori del bilancio della PAC e che funga da fonte di finanziamento degli strumenti di gestione delle crisi;

64.  considera le misure anticicliche strumenti di prevenzione e gestione delle crisi mediante i quali, congiuntamente agli strumenti di gestione del rischio, l'UE può intervenire sui mercati agricoli in casi di crisi "di forza maggiore " per evitare cospicui tagli ai prezzi;

65.  invita la Commissione a condurre uno studio sullo sviluppo di meccanismi volti a prevenire e affrontare le crisi dovute alla volatilità dei prezzi ricorrendo agli aiuti anticiclici e a prevedere una maggiore flessibilità nei bilanci annuali, entro i limiti della dotazione finanziaria pluriennale, al fine di tenere conto degli aiuti anticiclici;

o
o   o

66.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

Avviso legale