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Procedura : 2016/2094(INI)
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Ciclo del documento : A8-0020/2017

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A8-0020/2017

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PV 13/02/2017 - 12
CRE 13/02/2017 - 12

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PV 14/02/2017 - 8.8
CRE 14/02/2017 - 8.8

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P8_TA(2017)0026

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Martedì 14 febbraio 2017 - Strasburgo Edizione definitiva
Revisione del consenso europeo sullo sviluppo
P8_TA(2017)0026A8-0020/2017

Risoluzione del Parlamento europeo del 14 febbraio 2017 sulla revisione del consenso europeo in materia di sviluppo (2016/2094(INI))

Il Parlamento europeo,

–  visto il consenso europeo in materia di sviluppo del dicembre 2005(1),

–  visti il partenariato di Busan per un'efficace cooperazione allo sviluppo(2) e la posizione comune dell'UE per la seconda riunione ad alto livello del partenariato globale per un'efficace cooperazione allo sviluppo (GPEDC) tenutasi a Nairobi dal 28 novembre al 1° dicembre 2016(3),

–  visto il documento finale del quarto forum ad alto livello sull'efficacia degli aiuti del dicembre 2011, che ha avviato il GPEDC,

–  vista l'agenda 2030 dal titolo "Trasformare il nostro mondo. L'agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile", adottata il 25 settembre 2015 in occasione del vertice delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile di New York(4),

–  visto il programma di azione di Addis Abeba sul finanziamento dello sviluppo(5),

–  visti la dichiarazione di Dili del 10 aprile 2010 sulla costruzione della pace e il rafforzamento dello Stato e il "New Deal per l'impegno negli Stati fragili" avviato il 30 novembre 2011,

–  visto l'accordo di Parigi (COP 21) nell'ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, adottato il 12 dicembre 2015(6),

–  vista la comunicazione della Commissione intitolata "Potenziare l'impatto della politica di sviluppo dell'Unione europea: un programma di cambiamento" (COM(2011)0637),

–  visti il vertice umanitario mondiale tenutosi a Istanbul il 23 e 24 maggio 2016 e i suoi impegni ad agire(7),

–  vista la nuova agenda urbana adottata in occasione della conferenza delle Nazioni Unite sull'edilizia abitativa e lo sviluppo urbano sostenibile (Habitat III) tenutasi a Quito, Ecuador, dal 17 al 20 ottobre 2016(8),

–  vista la relazione 2014 sui progressi compiuti elaborata da OCSE e UNDP e intitolata "Making Development Co-operation More Effective" (Rendere più efficace la cooperazione allo sviluppo)(9),

–  visto l'articolo 208 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) sulla cooperazione allo sviluppo, che sancisce che "la politica di cooperazione allo sviluppo dell'Unione e quella degli Stati membri si completano e si rafforzano reciprocamente" e che definisce quale obiettivo principale della politica di sviluppo dell'UE la riduzione e l'eliminazione della povertà,

–  viste le conclusioni del Consiglio dell'ottobre 2012 sul tema "Le radici della democrazia e dello sviluppo sostenibile: l'impegno dell'Europa verso la società civile nell'ambito delle relazioni esterne",

–  visto il codice di condotta dell'UE in materia di complementarità e divisione dei compiti nell'ambito della politica di sviluppo(10),

–  viste le conclusioni del Consiglio dell'UE del 19 maggio 2014 relative a un approccio alla cooperazione allo sviluppo basato sui diritti che includa tutti i diritti umani(11),

–  vista la strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell'Unione europea, pubblicata nel giugno 2016(12),

–  viste la convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (CRPD), firmata e ratificata dall'UE nel 2011, e le osservazioni conclusive dell'ONU sull'attuazione della CRPD,

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo "Commercio per tutti: verso una politica commerciale e di investimento più responsabile" (COM(2015)0497),

–  visti il piano d'azione dell'UE sulla parità di genere 2016-2020 e il piano d'azione per i diritti umani e la democrazia (2015-2019),

–  viste le sue precedenti risoluzioni, in particolare quelle del 17 novembre 2005 sulla proposta di dichiarazione congiunta del Consiglio, del Parlamento europeo e della Commissione sulla politica di sviluppo dell'Unione europea "Il consenso europeo"(13), del 5 luglio 2011 sul rafforzamento dell'impatto della politica dell'UE per lo sviluppo(14), dell'11 dicembre 2013 sul coordinamento dei donatori UE in relazione agli aiuti allo sviluppo(15), del 25 novembre 2014 sull'UE e sul quadro di sviluppo globale post 2015(16), del 19 maggio 2015 sul finanziamento dello sviluppo(17), dell'8 luglio 2015 sull'elusione e l'evasione fiscale quali sfide per la governance, la protezione sociale e lo sviluppo nei paesi in via di sviluppo(18), del 14 aprile 2016 sul settore privato e lo sviluppo(19), del 12 maggio 2016 sul seguito e sul riesame dell'Agenda 2030(20), del 7 giugno 2016 sulla relazione 2015 dell'UE sulla coerenza delle politiche per lo sviluppo(21) e del 22 novembre 2016 sul miglioramento dell'efficacia della cooperazione allo sviluppo(22),

–  visti il documento di lavoro congiunto dal titolo "Gender Equality and Women's Empowerment: Transforming the Lives of Girls and Women through EU External Relations 2016-2020" (Parità di genere ed emancipazione femminile: trasformare la vita delle donne e delle ragazze attraverso le relazioni esterne dell'UE 2016-2020 – SWD(2015)0182) e le conclusioni del Consiglio del 26 ottobre 2015 in cui viene adottato il corrispondente piano d'azione sulla parità di genere 2016-2020,

–  visto il nuovo quadro in materia di parità di genere ed emancipazione femminile: trasformare la vita delle donne e delle ragazze attraverso le relazioni esterne dell'UE 2016-2020,

–  vista la sua risoluzione del 5 luglio 2016 su una nuova strategia innovativa e orientata al futuro sul commercio e gli investimenti(23),

–  visti la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo e i suoi quattro principi fondamentali di non discriminazione (articolo 2), interesse superiore del fanciullo (articolo 3), sopravvivenza, sviluppo e protezione (articolo 6) e partecipazione (articolo 12),

–  viste l'imminente relazione della commissione per gli affari esteri e della commissione per lo sviluppo sulla gestione dei flussi di rifugiati e migranti: ruolo dell'azione esterna dell'Unione (2015/2342(INI)) e la sua risoluzione del 22 novembre 2016 sul miglioramento dell'efficacia della cooperazione allo sviluppo(24),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per lo sviluppo (A8-0020/2017),

A.  considerando che una revisione del consenso europeo in materia di sviluppo è oggi opportuna e necessaria alla luce del mutato quadro esterno, che comprende l'adozione dell'agenda 2030 e degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS), l'accordo di Parigi COP 21 sui cambiamenti climatici, il quadro di Sendai per la riduzione del rischio di catastrofi, il programma di azione di Addis Abeba sul finanziamento dello sviluppo e il partenariato globale per un'efficace cooperazione allo sviluppo, nuove o crescenti sfide globali quali i cambiamenti climatici, il contesto della migrazione, una maggiore diversificazione dei paesi in via di sviluppo, che sono caratterizzati da esigenze di sviluppo specifiche e diversificate, la presenza di donatori emergenti e di nuovi attori globali, la riduzione degli spazi concessi alle organizzazioni della società civile nonché i cambiamenti interni all'UE, tra cui quelli derivanti dal trattato di Lisbona, dal programma di cambiamento e dalla strategia globale dell'UE per la politica estera e di sicurezza;

B.  considerando che l'agenda universale 2030 e i relativi OSS si propongono di raggiungere uno sviluppo sostenibile entro i limiti del pianeta, istituendo partenariati incentrati sulle persone, fornendo loro risorse vitali quali cibo, acqua e servizi igienico-sanitari, assistenza sanitaria, energia, istruzione e opportunità di impiego e promuovendo la pace, la giustizia e la prosperità per tutti; che si deve agire in linea con i principi di titolarità nazionale, partenariati di sviluppo inclusivi, attenzione ai risultati e trasparenza e responsabilità; che l'approccio basato sui diritti costituisce un requisito fondamentale per lo sviluppo sostenibile conformemente alla risoluzione delle Nazioni Unite 41/128, nella quale il diritto allo sviluppo è definito come un diritto umano inalienabile;

C.  considerando che, a norma dell'articolo 208 TFUE, "la politica di cooperazione allo sviluppo dell'Unione e quella degli Stati membri si completano e si rafforzano reciprocamente";

D.  considerando che il cambiamento climatico è un fenomeno che deve essere trattato con urgenza, in quanto colpisce in misura maggiore i paesi poveri e più vulnerabili;

E.  considerando che tre quarti dei poveri del mondo vivono in paesi a reddito intermedio; che i paesi a reddito intermedio non sono un gruppo omogeneo, ma presentano esigenze e sfide molto diverse e pertanto la cooperazione allo sviluppo dell'UE deve essere sufficientemente differenziata;

F.  considerando che, ai fini della coerenza delle politiche per lo sviluppo prevista dal trattato, occorre che l'UE tenga conto degli obiettivi di cooperazione allo sviluppo quando opera in altri settori politici che potrebbero incidere sui paesi in via di sviluppo; che è pertanto necessario definire e attuare aree di intervento strettamente collegate quali il commercio, la sicurezza, la migrazione, l'assistenza umanitaria e lo sviluppo, in modo che si rafforzino reciprocamente;

G.  considerando che la migrazione è diventata una questione sempre più pressante, con oltre 65 milioni di persone vittime di sfollamento forzato in tutto il mondo; che la stragrande maggioranza dei rifugiati vive in paesi in via di sviluppo; che le principali cause che spingono le persone ad abbandonare le loro case sono la fragilità degli Stati, l'instabilità e le guerre, le violazioni dei diritti umani, la povertà estrema e la mancanza di prospettive; che milioni di persone sono migrate o fuggite verso l'UE negli ultimi anni;

H.  considerando che alcune proposte recenti della Commissione possono essere considerate volte a riorientare la politica di sviluppo in funzione della gestione della migrazione, nell'ottica di conseguire priorità dell'UE spesso a breve termine; che l'assistenza allo sviluppo non dovrebbe essere subordinata alla cooperazione dei paesi beneficiari nelle questioni migratorie; che fondi quali il Fondo fiduciario di emergenza dell'UE per l'Africa e il piano europeo per gli investimenti esterni sono stati istituiti con l'obiettivo di rispondere alle recenti crisi migratorie nell'UE; che la politica di cooperazione allo sviluppo dell'UE deve avere come obiettivo primario la riduzione e, a lungo termine, l'eliminazione della povertà e basarsi sui principi dell'efficacia dello sviluppo;

I.  considerando che la sanità e l'istruzione sono elementi fondamentali per agevolare lo sviluppo sostenibile; che gli investimenti volti a garantire l'accesso universale in questi ambiti sono pertanto rilevanti nell'agenda 2030 e negli OSS e dovrebbero essere garantite risorse adeguate per generare ricadute positive per altri settori;

J.  considerando che le PMI e le microimprese costituiscono la struttura portante delle economie di tutto il mondo, rappresentano una componente fondamentale dell'economia dei paesi in via di sviluppo e, insieme a un settore pubblico ben funzionante, sono un fattore chiave per la promozione della crescita economica, sociale e culturale; che spesso le PMI hanno un accesso limitato al capitale, in particolare nei paesi in via di sviluppo;

K.  considerando che oltre la metà della popolazione mondiale vive attualmente in aree urbane e si prevede che tale proporzione raggiungerà i due terzi entro il 2050, con circa il 90 % della crescita urbana in Africa e in Asia; che tale tendenza rafforza la necessità di uno sviluppo urbano sostenibile; che la sicurezza urbana sta diventando una sfida crescente in molti paesi in via di sviluppo;

L.  considerando che gli oceani svolgono un ruolo fondamentale per la biodiversità, la sicurezza alimentare, l'energia, l'occupazione e la crescita, ma che le risorse marine sono minacciate dal cambiamento climatico, dall'eccessivo sfruttamento e dalla gestione non sostenibile;

M.  considerando che la deforestazione e il degrado forestale stanno impoverendo gli ecosistemi e contribuiscono in maniera rilevante ai cambiamenti climatici;

N.  considerando che la politica di sviluppo dell'UE, complemento importante della politica di sviluppo degli Stati membri, dovrebbe concentrarsi sulle aree di vantaggio comparativo e sui modi in cui il ruolo mondiale dell'UE in quanto organizzazione può promuovere gli obiettivi della sua politica di sviluppo;

O.  considerando che la politica di sviluppo costituisce un aspetto cruciale della politica esterna dell'UE; che l'Unione rappresenta il principale donatore al mondo nell'ambito dello sviluppo e, insieme ai propri Stati membri, eroga oltre la metà degli aiuti pubblici allo sviluppo a livello globale;

P.  considerando che le disparità in termini di reddito e di ricchezza sono in aumento in tutto il mondo; che tale tendenza rischia di minare la coesione sociale e di accrescere la discriminazione, l'instabilità politica e le tensioni; che la mobilitazione delle risorse interne è pertanto fondamentale per attuare l'agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e rappresenta una strategia praticabile per superare nel lungo termine la dipendenza dagli aiuti esteri;

1.  sottolinea l'importanza del consenso europeo in materia di sviluppo per la definizione di una posizione comune e coerente, a livello sia dell'UE che degli Stati membri, rispetto agli obiettivi, ai valori, ai principi e agli aspetti fondamentali della politica sviluppo, ivi compresa la sua attuazione; ritiene che si debba salvaguardare l'acquis del consenso nel quadro della sua revisione, in particolare il suo approccio organico e il preciso obiettivo primario della lotta alla povertà e, nel lungo termine, della sua eliminazione; reputa inoltre che tra gli obiettivi debba essere inclusa anche la lotta alle disparità, come riconosciuto dagli OSS; ricorda che le politiche di sviluppo degli Stati membri e dell'UE dovrebbero rafforzarsi e completarsi reciprocamente;

2.  mette in guardia contro l'ampliamento dei criteri relativi all'aiuto pubblico allo sviluppo (APS) allo scopo di coprire spese diverse da quelle direttamente collegate agli obiettivi sopra indicati; sottolinea che qualsiasi riforma dell'aiuto pubblico allo sviluppo deve essere intesa a rafforzare l'incidenza sullo sviluppo;

3.  riconosce l'importanza di una chiara strategia esterna europea, il che presuppone la coerenza delle politiche, segnatamente in materia di pace e sicurezza, migrazione, commercio, ambiente e cambiamenti climatici, assistenza umanitaria e cooperazione allo sviluppo; ribadisce, tuttavia, che gli obiettivi di sviluppo sono obiettivi a pieno titolo; ricorda l'obbligo sancito dall'articolo 208 TFUE di tenere conto "degli obiettivi della cooperazione allo sviluppo nell'attuazione delle politiche che possono avere incidenze sui paesi in via di sviluppo"; sottolinea con fermezza che il Parlamento può accettare solo un concetto rigoroso di politica di sviluppo basato sugli obblighi sanciti dal TFUE e incentrato in via prioritaria sulla lotta contro la povertà; ricorda i principi dell'azione esterna dell'UE ai sensi dell'articolo 21, paragrafo 1, del trattato sull'Unione europea, ovvero democrazia, Stato di diritto, universalità e indivisibilità dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, rispetto della dignità umana, principi di uguaglianza e di solidarietà e rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale;

4.  definisce come segue la cooperazione allo sviluppo, in linea con il trattato di Lisbona: lotta per la DIGNITÀ attraverso l'eliminazione della POVERTÀ;

Obiettivi, valori e principi dell'Unione in materia di sviluppo

5.  chiede che gli OSS, l'agenda 2030 e le dimensioni economica, sociale e ambientale dello sviluppo sostenibile siano trasversali a tutte le politiche interne ed esterne dell'Unione e siano posti al centro del consenso, riconoscendo le importanti interconnessioni tra i suoi obiettivi e traguardi; chiede che la lotta contro la povertà e a lungo termine la sua eliminazione rimangano l'obiettivo primario e generale della politica di sviluppo dell'UE, prestando un'attenzione particolare ai gruppi più emarginati con l'obiettivo di non lasciare nessuno indietro; sottolinea l'importanza di definire la povertà in linea con la definizione del consenso e l'agenda per il cambiamento nonché nel quadro del trattato di Lisbona;

6.  pone l'accento sul carattere universale e di trasformazione dell'agenda 2030; sottolinea pertanto che i paesi sviluppati e in via di sviluppo hanno una responsabilità condivisa per il raggiungimento degli OSS e che la strategia dell'UE relativa agli OSS deve consistere in un insieme coerente di politiche e impegni interni ed esterni e avvalersi della gamma completa degli strumenti della politica di sviluppo;

7.  insiste sul fatto che la politica di sviluppo deve riflettere in modo più coerente l'attenzione dell'Unione verso gli Stati fragili, la disoccupazione giovanile, le donne e ragazze vittime di violenza di genere o pratiche dannose e quelle in situazioni di conflitto, e ricorda l'impegno dell'UE a destinare almeno il 20 % del suo APS a favore dell'inclusione sociale e dello sviluppo umano;

8.  sottolinea che l'istruzione è determinante per lo sviluppo di società autosostenibili; invita l'UE a stabilire collegamenti tra l'istruzione di qualità, la formazione tecnica e professionale e la cooperazione con l'industria quale condizione essenziale per l'occupabilità dei giovani e per l'accesso al lavoro qualificato; ritiene che affrontare in particolare la questione dell'accesso all'istruzione nelle situazioni di emergenza e di crisi sia fondamentale tanto per lo sviluppo quanto per la protezione dei minori;

9.  sottolinea che fattori sistemici quali la disuguaglianza di genere, le barriere politiche e gli squilibri di potere hanno un impatto sulla salute e che è fondamentale garantire un accesso equo a servizi sanitari di qualità prestati da personale sanitario specializzato, qualificato e competente; mette in evidenza che il nuovo consenso dovrebbe pertanto promuovere gli investimenti e il conferimento di poteri a favore degli operatori sanitari di prima linea, che svolgono un ruolo fondamentale nel garantire la fornitura dei servizi sanitari nelle aree remote, povere, meno servite o interessate da conflitti; sottolinea che, per conseguire gli OSS, è fondamentale promuovere la ricerca e lo sviluppo nell'ambito delle nuove tecnologie sanitarie, così da affrontare le nuove minacce per la salute quali le epidemie e la resistenza antimicrobica;

10.  invita l'UE a profondere un impegno costante e deciso a favore di una governance globale basata sulle norme, segnatamente il partenariato globale per lo sviluppo sostenibile, e a promuoverla;

11.  sottolinea che la lotta contro le diseguaglianze nei paesi e tra i paesi, la lotta contro le discriminazioni, in particolare quella basata sul genere, l'ingiustizia e i conflitti, la promozione della pace, della democrazia partecipativa, della buona governance, dello Stato di diritto e dei diritti umani, di società inclusive e di una crescita sostenibile, nonché le sfide in termini di adattamento ai cambiamenti climatici e loro mitigazione devono essere obiettivi trasversali della politica di sviluppo dell'UE; chiede che l'agenda 2030 sia attuata nel suo complesso e in modo coordinato e coerente con l'accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, tra l'altro per quanto concerne l'esigenza di colmare urgentemente il divario tra ciò che è necessario al fine di limitare il riscaldamento globale e di aumentare l'attività e il finanziamento per l'adattamento; ricorda l'impegno dell'UE a destinare il 20 % del suo bilancio 2014-2020 (ovvero circa 180 miliardi di EUR) alla lotta contro il cambiamento climatico, ivi incluso nelle sue politiche esterne e di cooperazione allo sviluppo;

12.  sottolinea che la cooperazione allo sviluppo può derivare dall'inclusione, dalla fiducia e dall'innovazione basate sul rispetto da parte di tutti i partner dell'utilizzo delle strategie nazionali e dei quadri di risultato per paese;

13.  riconosce lo speciale ruolo della dimensione della buona governance dello sviluppo sostenibile; invita l'UE a rafforzare l'equilibrio tra gli ambiti economico, sociale e ambientale sostenendo strategie nazionali globali in materia di sviluppo sostenibile nonché sostenendo i giusti meccanismi e processi di buona governance, con un'attenzione particolare alla partecipazione della società civile; sottolinea l'importanza delle riforme per il decentramento amministrativo e fiscale come mezzo per promuovere la buona governance a livello locale, in linea con il principio di sussidiarietà;

14.  chiede che la cooperazione allo sviluppo dell'UE incoraggi i paesi partner a realizzare la cosiddetta "glocalizzazione" degli OSS, in consultazione con la società civile nazionale e locale, in modo da tradurli in obiettivi nazionali e subnazionali contestualmente pertinenti radicati in strategie, programmi e bilanci nazionali a favore dello sviluppo; invita l'UE e i suoi Stati membri a incoraggiare i loro paesi partner a includere le voci delle comunità emarginate nel monitoraggio degli OSS e a promuovere meccanismi concreti a tal fine, in linea con il programma volto a non lasciare nessuno indietro;

15.  chiede che la politica di sviluppo dell'UE continui a considerare prioritario il sostegno ai paesi meno sviluppati, ai paesi a basso reddito e ai piccoli Stati insulari in via di sviluppo, rispondendo nel contempo alle diverse e specifiche necessità dei paesi a reddito intermedio, in cui si concentra la gran parte delle persone povere del mondo, in linea con il programma di azione di Addis Abeba e nel pieno rispetto del principio di differenziazione; chiede l'integrazione di un approccio territoriale allo sviluppo per conferire potere alle amministrazioni locali e regionali e affrontare meglio le disuguaglianze all'interno dei paesi;

16.  sottolinea l'importanza del principio della titolarità democratica, che da un lato considera i paesi in via di sviluppo i principali responsabili del loro sviluppo e dall'altro consente ai parlamenti e ai partiti politici nazionali, alle autorità regionali e locali, alla società civile e alle altre parti interessate di svolgere appieno i rispettivi ruoli accanto ai governi nazionali e di partecipare attivamente al processo decisionale; sottolinea in tale contesto l'importanza di migliorare la responsabilità verso l'alto e verso il basso allo scopo di rispondere meglio alle esigenze locali e di incentivare la titolarità democratica dei cittadini;

17.  invita l'UE a continuare a rafforzare il suo sostegno allo sviluppo di capacità locali e regionali e ai processi di decentramento al fine di conferire potere alle amministrazioni locali e regionali e di renderle più trasparenti e responsabili, in modo che possano rispondere meglio alle esigenze e alle richieste dei cittadini;

18.  chiede, conformemente al principio di partenariato, una responsabilità condivisa per tutte le azioni comuni, promuovendo il più alto livello possibile di trasparenza; sollecita l'UE e i suoi Stati membri a promuovere un ruolo rafforzato dei parlamenti nazionali, delle amministrazioni locali e regionali e della società civile in materia di controllo politico, di bilancio e democratico; invita a contrastare congiuntamente la corruzione e l'impunità con tutti i mezzi e a tutti i livelli della politica;

19.  chiede che il dialogo politico tra l'UE e i paesi/le regioni partner costituisca un elemento centrale di qualsiasi forma di cooperazione allo sviluppo dell'UE e che tale dialogo sia incentrato sui valori comuni e sulle modalità per promuoverli; sollecita una maggiore partecipazione dei parlamenti e della società civile ai dialoghi politici;

20.  sottolinea l'importanza di una democrazia pluralista e inclusiva e invita l'UE a promuovere la parità di condizioni per i partiti politici come pure una società civile dinamica in tutte le sue azioni, anche attraverso l'accrescimento delle capacità e il dialogo con i paesi partner, onde offrire uno spazio sufficiente alla società civile attraverso meccanismi partecipativi di monitoraggio e responsabilità orientati ai cittadini a livello subnazionale, nazionale e regionale, nonché a garantire la partecipazione delle organizzazioni della società civile alla definizione, all'attuazione, al monitoraggio, alla revisione e alla rendicontabilità delle politiche di sviluppo; invita l'UE a riconoscere che la consultazione della società civile è un fattore fondamentale per ottenere risultati positivi in tutti i settori di programmazione, al fine di conseguire una governance inclusiva;

21.  riconosce il ruolo della società civile nel sensibilizzare il pubblico e realizzare gli OSS a livello nazionale e mondiale attraverso la sensibilizzazione e l'educazione alla cittadinanza globale;

22.  chiede che la promozione della parità tra uomini e donne come pure dell'emancipazione e dei diritti di donne e ragazze sia un obiettivo nel contempo indipendente e trasversale della politica di sviluppo dell'Unione, in conformità del piano d'azione dell'UE sulla parità di genere e dell'agenda 2030, come stabilito nelle conclusioni del Consiglio del 26 maggio 2015 sulle questioni di genere nel contesto dello sviluppo; sollecita un'azione specifica e orientata alle politiche per rispondere alle sfide in questo ambito; chiede ulteriori sforzi dell'UE per promuovere l'importante ruolo delle donne e dei giovani quali agenti dello sviluppo e del cambiamento; sottolinea, a tale proposito, che la parità di genere interessa ragazze e ragazzi come pure donne e uomini di tutte le età e che i programmi dovrebbero incoraggiare la compartecipazione paritaria e la promozione di diritti e servizi, in particolare nel caso dell'accesso all'istruzione, alla salute riproduttiva e alla sanità, senza discriminazioni basate sull'identità di genere o sull'orientamento sessuale;

23.  richiama l'attenzione sulla necessità di promuovere, proteggere e far rispettare tutti i diritti umani; sottolinea che la protezione dei diritti delle donne e delle ragazze, come pure della loro salute e dei loro diritti sessuali e riproduttivi, e l'eliminazione di tutte le forme di violenza e discriminazione sessuale e basata sul genere, tra cui le pratiche dannose contro i minori, il matrimonio precoce e forzato e la mutilazione genitale femminile, sono aspetti essenziali per assicurare il rispetto dei diritti umani; sottolinea la necessità di garantire un accesso universale a un'educazione e a informazioni complete, di qualità ed economicamente accessibili riguardo alla salute sessuale e riproduttiva e ai servizi di pianificazione familiare; chiede ulteriori azioni che consentano di accelerare gli sforzi volti a raggiungere la parità di genere e l'emancipazione delle donne approfondendo i partenariati multilaterali, rafforzando il bilancio e la pianificazione di genere e garantendo la partecipazione delle organizzazioni femminili;

24.  chiede specifiche strategie di sviluppo dell'UE che consentano di raggiungere, proteggere e sostenere in modo più efficace i gruppi vulnerabili ed emarginati, come le donne e i bambini, le persone LGTBI, gli anziani, i disabili, i piccoli produttori, le cooperative, le minoranze linguistiche ed etniche e le popolazioni autoctone, onde offrire loro le stesse opportunità e gli stessi diritti di qualsiasi altro individuo, in linea con il principio per cui nessuno deve essere lasciato indietro;

25.  ribadisce l'impegno dell'UE a investire nello sviluppo dei bambini e dei giovani, migliorando la comunicazione sulla cooperazione allo sviluppo rivolta ai minori e sulle risorse nazionali e a rafforzare la capacità di partecipazione dei giovani a esercizi di responsabilità;

26.  invita a sostenere i paesi fragili e colpiti da conflitti per quanto concerne l'accesso alle risorse e ai partenariati necessari per conseguire le priorità di sviluppo, e invita a promuovere l'apprendimento tra pari tra tali paesi nonché a rafforzare la collaborazione tra i partner in materia di sviluppo, costruzione della pace, sicurezza e assistenza umanitaria e a incrementare gli sforzi in tali ambiti;

27.  pone l'accento sulla continua importanza degli obiettivi fissati nel capitolo relativo ai diritti umani dell'attuale consenso europeo; sottolinea la necessità di collegare tali obiettivi agli OSS e di porre il rafforzamento dei sistemi sanitari orizzontali (indipendentemente dal sostegno ai programmi verticali per malattie specifiche) al centro della programmazione dello sviluppo sanitario, il che potenzierà altresì la resilienza in caso di crisi sanitarie come quella dell'epidemia di Ebola scoppiata nell'Africa occidentale nel 2013-2014, nonché di garantire il diritto fondamentale all'assistenza sanitaria universale, come previsto dall'articolo 25 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo (UDHR) e dalla Costituzione dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS); ricorda che l'articolo 168 TFUE stabilisce che nella definizione e nell'attuazione di tutte le politiche ed attività dell'Unione deve essere garantito un livello elevato di protezione della salute umana; chiede a tale riguardo una politica più coerente in materia di innovazione e sviluppo dei medicinali, che garantisca a tutti l'accesso ai farmaci;

28.  suggerisce – alla luce della crescita demografica, soprattutto in Africa e nei paesi meno sviluppati, tenendo conto del fatto che, dei 21 paesi con il maggiore tasso di fertilità, 19 si trovano in Africa, che la Nigeria è il paese con la popolazione in più rapida crescita e che, secondo le previsioni, entro il 2050 più della metà della crescita della popolazione mondiale sarà concentrata in Africa, il che rappresenta un problema per lo sviluppo sostenibile – che la cooperazione allo sviluppo dell'Unione ponga un maggiore accento sui programmi che affrontano questo tema;

29.  si compiace del fatto che la sicurezza alimentare e nutrizionale sia diventata un'area prioritaria per il nuovo quadro di sviluppo globale e accoglie con favore l'inclusione di un obiettivo indipendente finalizzato a porre fine alla fame, a conseguire la sicurezza alimentare e una migliore nutrizione e a promuovere l'agricoltura sostenibile; riconosce che la fame e la povertà non sono incidenti ma il risultato di ingiustizie e disuguaglianze sociali ed economiche a tutti i livelli; ribadisce che il consenso dovrebbe mettere in luce il costante sostegno dell'UE a favore di approcci intersettoriali ed integrati che rafforzano la capacità di produzione alimentare diversificata su scala locale e che includono interventi specifici sulla nutrizione e attenti alle questioni nutrizionali, focalizzati in modo esplicito sulla disuguaglianza di genere;

30.  insiste sulla necessità di meccanismi di responsabilità per quanto riguarda il monitoraggio e l'attuazione degli OSS e dell'obiettivo dello 0,7 % di APS/RNL; invita l'UE e i suoi Stati membri a presentare un calendario per il raggiungimento graduale di tali obiettivi, riferendo su base annua al Parlamento europeo;

31.  sottolinea la necessità di approcci multi-settoriali e integrati per costruire la resilienza in modo efficace, il che implica un lavoro finalizzato a migliorare l'integrazione delle azioni in ambito umanitario, di riduzione del rischio di catastrofi, di protezione sociale, di adattamento al cambiamento climatico, di gestione delle risorse naturali, di mitigazione dei conflitti e di altre azioni di sviluppo; invita l'UE e gli Stati membri a promuovere una governance inclusiva che affronti i fattori di emarginazione e disuguaglianza alla base della vulnerabilità; riconosce che è necessario garantire un conferimento di poteri alle popolazioni vulnerabili affinché siano in grado di assumere la gestione dei rischi e di accedere ai processi decisionali che hanno un impatto sul loro futuro;

32.  sottolinea il contributo della cultura allo sviluppo sostenibile di tipo umano, sociale ed economico e insiste che è necessario tenere conto della dimensione culturale come aspetto fondamentale delle politiche di solidarietà, di cooperazione e di aiuto allo sviluppo dell'Unione; invita a promuovere la diversità culturale, a sostenere le politiche culturali e a tenere conto dei contesti locali nei casi in cui ciò possa contribuire all'obiettivo di promozione dello sviluppo sostenibile;

33.  sottolinea che è previsto un aumento della popolazione urbana di 2,5 miliardi entro il 2050 e che quasi il 90 % della crescita sarà concentrato in Asia e in Africa; riconosce i problemi derivanti dalla crescita esponenziale delle megalopoli e le sfide poste da questo fenomeno in termini di sostenibilità sociale e ambientale; chiede uno sviluppo regionale equilibrato e ricorda che stimolando l'attività economica nelle zone rurali e nelle città più piccole si riduce la pressione a migrare verso centri urbani di enormi dimensioni, riducendo così i problemi dell'urbanizzazione incontrollata e della migrazione;

Differenziazione

34.  sottolinea che, affinché la strategia dell'UE per lo sviluppo sia efficace, l'Unione deve promuovere una ridistribuzione equa della ricchezza da parte dei paesi in via di sviluppo attraverso i bilanci nazionali, sia all'interno dei paesi che tra i paesi; evidenzia che gli aiuti allo sviluppo europei dovrebbero innanzitutto distinguere tra le situazioni e le esigenze di sviluppo dei singoli paesi e non fondarsi unicamente su indicatori microeconomici o considerazioni politiche;

35.  sottolinea che la cooperazione allo sviluppo dell'UE dovrebbe essere attuata in modo da affrontare le esigenze più importanti e ottenere il maggiore impatto possibile a breve e lungo termine; sottolinea la necessità di strategie di sviluppo ad hoc, gestite ed elaborate a livello locale, per tenere conto delle sfide specifiche cui devono far fronte singoli paesi o gruppi di paesi, come i piccoli Stati insulari in via di sviluppo, gli Stati fragili e i paesi in via di sviluppo senza sbocco sul mare;

36.  chiede che siano elaborate strategie specifiche per la cooperazione con i paesi a reddito intermedio al fine di consolidarne i progressi e combattere la disuguaglianza, l'esclusione, le discriminazioni e la povertà, specialmente mediante la promozione di sistemi fiscali equi e progressivi, e sottolinea nel contempo che tali paesi non formano un gruppo omogeneo e che, pertanto, ognuno ha esigenze specifiche cui si dovrebbe far fronte con politiche ad hoc; sottolinea la necessità di eliminare responsabilmente e gradualmente gli aiuti finanziari a favore dei paesi a reddito intermedio e di concentrarsi su altre forme di cooperazione, come l'assistenza tecnica, la condivisione di conoscenze e know-how industriali, i partenariati pubblico-pubblico che possono sostenere beni pubblici mondiali quali scienza, tecnologia e innovazione, lo scambio di migliori pratiche e la promozione della cooperazione regionale, sud-sud e triangolare; pone l'accento sull'importanza delle fonti di finanziamento alternative, come la mobilitazione delle entrate nazionali, i prestiti non agevolati o meno agevolati, la cooperazione in campo tecnico e negli ambiti relativi alla fiscalità, al commercio e alla ricerca, nonché i partenariati pubblico-privato;

Efficacia e finanziamento dello sviluppo

Efficacia dello sviluppo

37.  chiede all'UE e ai suoi Stati membri di assumere un ruolo guida tra gli attori dello sviluppo e di impegnarsi nuovamente per la piena attuazione dei principi della cooperazione allo sviluppo efficace, dando la priorità ai meccanismi, ai mezzi e agli strumenti che consentono a un maggior numero di risorse di raggiungere i beneficiari finali, segnatamente la titolarità nazionale delle priorità di sviluppo, l'allineamento con le strategie e i sistemi di sviluppo nazionali dei paesi partner, l'attenzione ai risultati, la trasparenza, la responsabilità condivisa e l'inclusività democratica di tutte le parti interessate; sottolinea l'importanza di incrementare gli sforzi profusi dall'UE per rendere la cooperazione allo sviluppo il più efficace possibile, al fine di contribuire al raggiungimento degli ambiziosi obiettivi fissati nell'agenda 2030 e di utilizzare al meglio le risorse pubbliche e private per lo sviluppo; chiede che il nuovo consenso europeo in materia di sviluppo includa un chiaro riferimento ai principi dell'efficacia dello sviluppo;

38.  ribadisce l'importanza di accrescere la comprensione e l'impegno attivo dei cittadini europei nei principali dibattiti sullo sviluppo e nei tentativi di eliminare la povertà mondiale e di promuovere lo sviluppo sostenibile; sottolinea a tale riguardo che l'educazione e la sensibilizzazione informali allo sviluppo, anche mediante la continuazione e l'espansione del programma sull'educazione e la sensibilizzazione allo sviluppo (DEAR), devono continuare a essere parte integrante delle politiche di sviluppo dell'UE e degli Stati membri;

39.  ritiene che la semplificazione delle procedure burocratiche e di finanziamento possa contribuire a migliorare l'efficacia; chiede una riforma a livello di Unione per accelerare l'attuazione (come già indicato nel paragrafo 122 del consenso europeo in materia di sviluppo del 2005), che affronti la necessità di rivedere le procedure di selezione concentrandosi maggiormente sul richiedente: identità, competenze, esperienza, risultati e affidabilità nel settore (non solo su requisiti formali di ammissibilità);

40.  ribadisce l'importanza della creazione di capacità per migliorare la capacità di cittadini, organizzazioni, governi e società di svolgere pienamente i rispettivi ruoli nell'elaborare, attuare, monitorare e valutare strategie di sviluppo sostenibile;

41.  plaude ai progressi compiuti ma chiede all'UE e ai suoi Stati membri di intensificare gli sforzi volti a rafforzare ed estendere la portata della programmazione congiunta e dell'attuazione congiunta, allo scopo di mettere in comune le risorse, migliorare la divisione dei compiti all'interno dei paesi, ridurre i costi delle transazioni, evitare le sovrapposizioni e la frammentazione degli aiuti, migliorare la visibilità dell'Unione europea a livello locale e promuovere la titolarità nazionale delle strategie di sviluppo come pure l'allineamento con le priorità dei paesi partner; sottolinea che è essenziale che il processo di programmazione congiunta sia effettuato da attori europei e aperto ad altri donatori solamente se ciò è giustificato dalla situazione locale, senza indebolire la titolarità europea del processo; invita l'UE e i suoi Stati membri a coordinare ulteriormente le loro azioni con altri donatori e organizzazioni quali donatori emergenti, organizzazioni della società civile, filantropi privati, istituti finanziari e società private; rileva con preoccupazione che a metà del 2015 solo cinque Stati membri dell'UE avevano pubblicato i piani di attuazione del partenariato di Busan; esorta gli Stati membri a pubblicare i piani di attuazione e a riferire annualmente in merito ai propri sforzi per l'efficacia dello sviluppo;

42.  ricorda la sua richiesta(25) di codificare e potenziare i meccanismi e le pratiche per garantire una migliore complementarità e un coordinamento efficace degli aiuti allo sviluppo tra gli Stati membri e le istituzioni dell'UE, fornendo norme chiare e applicabili per assicurare la titolarità democratica nazionale, l'armonizzazione, l'allineamento con le strategie e i sistemi nazionali, la prevedibilità dei fondi, la trasparenza e la responsabilità reciproca;

43.  sottolinea che l'efficacia dello sviluppo dovrebbe essere uno dei principali fattori trainanti della nuova politica di sviluppo dell'UE; rammenta che essa dipende non solo dai donatori di aiuti, ma anche dall'esistenza di istituzioni efficienti e reattive, da politiche valide, dallo Stato di diritto, da una governance democratica inclusiva e da garanzie contro la corruzione nei paesi in via di sviluppo e contro i flussi finanziari illeciti a livello internazionale;

44.  riconosce il ruolo dei governi locali e regionali ai fini dello sviluppo, in particolare la cooperazione decentrata tra i governi locali e regionali dei paesi europei e dei paesi partner, quale strumento efficace per il rafforzamento reciproco delle capacità e l'attuazione a livello locale degli obiettivi di sviluppo sostenibile;

Finanziamento dello sviluppo

45.  ribadisce che l'APS dovrebbe rimanere la struttura portante della politica di sviluppo dell'UE; ricorda l'impegno dell'Unione volto a conseguire l'obiettivo di un APS pari allo 0,7 % dell'RNL entro il 2030; sottolinea l'importanza che anche altri paesi, sviluppati ed emergenti, incrementino l'APS; evidenzia l'importante ruolo dell'APS quale catalizzatore del cambiamento e leva per la mobilitazione di altre risorse; ricorda l'impegno dell'UE a mobilitare risorse a favore dell'azione per il clima nei paesi in via di sviluppo, a contribuire al conseguimento dell'obiettivo dei paesi sviluppati di mobilitare 100 miliardi di USD all'anno nonché a mantenere il raddoppiamento dei finanziamenti per la biodiversità nei paesi in via di sviluppo;

46.  chiede criteri oggettivi e trasparenti di assegnazione delle risorse per l'assistenza allo sviluppo a livello sia di Stati membri che dell'UE; chiede che tali criteri siano fondati sul fabbisogno, sulle valutazioni d'impatto e sui risultati politici, sociali ed economici, nell'ottica di assicurare la massima efficacia nell'uso dei fondi; sottolinea, tuttavia, che tale assegnazione non dovrebbe mai essere subordinata ai risultati nelle aree non direttamente legate agli obiettivi di sviluppo; evidenzia la necessità di incoraggiare e premiare i risultati positivi verso il conseguimento di obiettivi fissati di comune accordo; sottolinea l'importanza di dati disaggregati a livello territoriale per meglio valutare l'impatto dell'APS;

47.  riconosce che il sostegno al bilancio generale promuove la titolarità nazionale e l'allineamento alle strategie di sviluppo nazionali dei paesi partner, l'attenzione ai risultati, alla trasparenza e alla reciproca assunzione di responsabilità, ma sottolinea che andrebbe preso in considerazione solo quando e laddove le condizioni lo consentano ed esistano sistemi di controllo efficaci; ricorda che il sostegno al bilancio rappresenta lo strumento più adeguato per favorire l'instaurazione di un vero dialogo politico che permetta una maggiore responsabilizzazione e titolarità;

48.  ritiene che per far fronte agli OSS serviranno finanziamenti e azioni per lo sviluppo che vanno al di là dell'APS e delle politiche pubbliche; sottolinea la necessità di finanziamenti sia nazionali che internazionali, sia privati che pubblici e di politiche che colleghino le azioni a favore dello sviluppo pubbliche e private e determinino un contesto favorevole alla crescita e alla sua equa distribuzione attraverso i bilanci nazionali;

49.  ricorda che i paesi in via di sviluppo incontrano notevoli limitazioni nell'aumentare il gettito fiscale e sono particolarmente soggetti all'evasione fiscale da parte delle società e a flussi finanziari illeciti; invita l'UE e i suoi Stati membri a rafforzare la coerenza delle politiche per lo sviluppo in tale ambito, a esaminare l'impatto in termini di ricadute sui paesi in via di sviluppo dei loro regimi e delle loro normative fiscali nonché a chiedere una migliore rappresentanza dei paesi in via di sviluppo nei forum internazionali istituiti per riformare le politiche fiscali mondiali;

50.  invita l'UE e gli Stati membri a sostenere i paesi a basso e medio reddito nel porre in essere sistemi fiscali equi, progressivi, trasparenti ed efficienti, come pure altri mezzi di mobilitazione delle risorse nazionali, al fine di aumentare la prevedibilità e la stabilità di tali finanziamenti e ridurre la dipendenza dagli aiuti; chiede che sia assicurato un tale sostegno in settori quali l'amministrazione fiscale e la gestione delle finanze pubbliche, i sistemi di equa ridistribuzione, l'anticorruzione e la lotta contro la manipolazione dei prezzi di trasferimento, l'evasione fiscale e altre forme di flussi finanziari illeciti; sottolinea l'importanza del decentramento fiscale e la necessità di sviluppare capacità per sostenere i governi subnazionali nel delineare i sistemi fiscali a livello locale e nel riscuotere le imposte;

51.  invita l'UE e i suoi Stati membri a introdurre una rendicontazione obbligatoria paese per paese sulle società multinazionali, insieme alla pubblicazione obbligatoria di dati completi e comparabili sulle attività delle società, per garantire trasparenza e assunzione di responsabilità; chiede all'UE e ai suoi Stati membri di considerare l'effetto di ricaduta sui paesi in via di sviluppo delle loro politiche, regimi e normative a livello fiscale, e di intraprendere le riforme necessarie per assicurare che le società europee che realizzano utili nei paesi in via di sviluppo paghino la propria equa quota fiscale in tali paesi;

52.  pone l'accento sulla necessità del finanziamento combinato e dei partenariati pubblico-privato al fine di ottenere fondi supplementari rispetto all'APS e seguire realmente i principi di efficacia dello sviluppo, sebbene evidenzi che essi devono basarsi su criteri trasparenti, devono dimostrare il loro impatto aggiuntivo e positivo in termini di sviluppo e non devono intaccare l'accesso universale ai servizi pubblici essenziali di qualità; sottolinea che tutti i pagamenti devono essere trasparenti e che i progetti finanziati devono rispettare obbligatoriamente gli obiettivi nazionali di sviluppo, i diritti umani e le norme sociali e ambientali riconosciuti a livello internazionale, i bisogni e i diritti delle popolazioni locali nonché i principi dell'efficacia dello sviluppo; riconosce, a tale proposito, che l'utilizzo tradizionale del territorio, ad esempio da parte di piccoli proprietari e pastori, non è generalmente documentato, ma deve essere rispettato e tutelato; ribadisce che le imprese coinvolte nei partenariati per lo sviluppo dovrebbero rispettare i principi della responsabilità sociale delle imprese (RSI) e i principi guida dell'ONU e gli orientamenti dell'OCSE nell'ambito di tutte le loro attività, promuovendo pratiche aziendali etiche; osserva che le politiche e i programmi di sviluppo producono un doppio dividendo quando viene raggiunta l'efficacia dello sviluppo; chiede a tutti gli attori dello sviluppo di allineare pienamente le loro azioni a tali principi;

53.  invita la Commissione a promuovere investimenti che generino posti di lavoro dignitosi in linea con le norme stabilite dall'Organizzazione internazionale del lavoro e l'agenda 2030; sottolinea, a tale proposito, il valore del dialogo sociale e la necessità di trasparenza e assunzione di responsabilità del settore privato nei casi dei partenariati pubblico-privato e quando i fondi per lo sviluppo sono impiegati per il finanziamento combinato;

54.  sottolinea che i fondi per lo sviluppo impiegati per la proposta di piano per gli investimenti esterni nonché per i fondi fiduciari esistenti devono essere conformi ad obiettivi di sviluppo compatibili con l'APS e ai nuovi OSS; chiede la creazione di meccanismi che consentano al Parlamento di espletare la sua funzione di sorveglianza quando i fondi dell'UE per lo sviluppo sono impiegati al di fuori delle normali procedure di bilancio unionali, in particolare attraverso il riconoscimento al Parlamento dello status di osservatore nei comitati esecutivi del piano per gli investimenti esterni, dei fondi fiduciari e in altri comitati esecutivi strategici che decidono in merito alle priorità e alla portata dei programmi e dei progetti;

55.  riconosce il ruolo di motori della crescita, dell'occupazione e dell'innovazione locale svolto dalle micro-imprese, dalle piccole e medie imprese e dalle cooperative locali, compresi i modelli imprenditoriali e gli istituti di ricerca, che contribuiranno al conseguimento degli OSS; chiede la promozione di un ambiente favorevole agli investimenti, all'industrializzazione e alle attività economiche, alla scienza, alla tecnologia e all'innovazione, al fine di stimolare e accelerare lo sviluppo economico e umano a livello nazionale, nonché di programmi di formazione e di regolari dialoghi pubblico-privati; prende atto del ruolo della BEI nell'ambito del piano europeo per gli investimenti esterni e sottolinea che le sue iniziative dovrebbero concentrarsi soprattutto sui giovani e sulle donne e dovrebbero, in linea con i principi dell'efficacia dello sviluppo, contribuire a investire in settori socialmente importanti come l'acqua, la salute e l'istruzione, nonché a sostenere l'imprenditorialità e il settore privato locale; invita la BEI a dedicare maggiori risorse al microcredito con una solida prospettiva di genere; chiede inoltre alla BEI di collaborare con la Banca africana di sviluppo (AfDB) per finanziare investimenti a lungo termine a vantaggio dello sviluppo sostenibile e invita le altre banche di sviluppo a proporre una linea di microcredito che offra prestiti sostenibili alle imprese agricole a conduzione familiare;

56.  ritiene indispensabile che il nuovo consenso faccia riferimento a un forte impegno da parte dell'UE nell'attuazione di un quadro internazionale giuridicamente vincolante, affinché le imprese siano responsabili degli atti di negligenza nei paesi in cui operano, viste le ripercussioni delle loro attività su tutti gli ambiti della società (dallo sfruttamento del lavoro minorile all'assenza di un salario minimo, dalle maree nere alla deforestazione di massa, dalle molestie nei confronti dei difensori dei diritti umani all'accaparramento dei terreni);

57.  invita l'Unione europea e i suoi Stati membri a promuovere misure vincolanti per garantire che le società multinazionali paghino le tasse nei paesi in cui si ricava o si crea valore e a favorire la rendicontazione obbligatoria paese per paese da parte del settore privato, aumentando così le capacità di mobilitazione delle risorse interne dei paesi; chiede un'analisi degli effetti di propagazione al fine di studiare possibili prassi per il trasferimento dei profitti;

58.  chiede un approccio alla sostenibilità del debito basato sui bisogni umani attraverso una serie di norme vincolanti che definiscano pratiche responsabili di assunzione e concessione di prestiti, audit del debito e un meccanismo equo di rinegoziazione del debito, che dovrebbe valutare la legittimità e la sostenibilità degli oneri del debito dei paesi;

Coerenza delle politiche per lo sviluppo

59.  chiede che sia avviato un dibattito a livello dell'UE sulla CPS per chiarire il legame tra la CPS e la coerenza delle politiche per lo sviluppo sostenibile (CPSS); sottolinea l'importanza fondamentale dell'applicazione dei principi della CPS in tutte le politiche dell'UE; sottolinea che la CPS dovrebbe rappresentare uno degli elementi più importanti della strategia dell'UE volta al conseguimento degli OSS; ribadisce la necessità che le istituzioni dell'UE e gli Stati membri compiano sforzi ulteriori per tenere conto degli obiettivi della cooperazione allo sviluppo in tutte le politiche interne ed esterne che possono incidere sui paesi in via di sviluppo, per trovare meccanismi efficaci e utilizzare le migliori pratiche esistenti a livello di Stati membri ai fini dell'attuazione e della valutazione della CPS, per assicurare che la CPS sia attuata con un approccio attento alle questioni di genere e per coinvolgere tutte le parti interessate, comprese le organizzazioni della società civile e le autorità locali e regionali, in tale processo;

60.  propone che sia istituito un meccanismo di arbitrato, alle dipendenze del presidente della Commissione, finalizzato a garantire la CPS e che, in caso di discrepanze tra le varie politiche unionali, spetti al presidente della Commissione assumersi la piena responsabilità politica in materia di grandi orientamenti e decidere in conformità con gli impegni assunti dall'Unione in materia di CPS; ritiene che, una volta che i problemi sono stati identificati, si potrebbe prevedere una riforma dei processi decisionali all'interno dei servizi della Commissione e a livello di cooperazione interservizi;

61.  chiede che sia rafforzato il dialogo tra l'UE e i paesi in via di sviluppo per quanto concerne la promozione e l'attuazione della CPS da parte dell'UE; ritiene che l'opinione dei partner dell'UE sul progresso della CPS possa svolgere un ruolo fondamentale nell'ottenimento di una valutazione accurata del suo impatto;

62.  ribadisce il suo invito a elaborare processi di governance volti a promuovere la CPS a livello globale e invita nuovamente l'UE ad assumere la guida nella promozione del concetto di CPS a livello internazionale;

Commercio e sviluppo

63.  sottolinea l'importanza di un commercio equo e adeguatamente regolamentato nella promozione dell'integrazione regionale, in quanto fattore che contribuisce alla crescita sostenibile e alla lotta alla povertà; sottolinea che la politica commerciale dell'UE deve essere parte integrante del programma per lo sviluppo sostenibile e riflettere gli obiettivi della politica di sviluppo dell'Unione;

64.  sottolinea che, per favorire lo sviluppo, vengono ancora accordate preferenze commerciali unilaterali a vantaggio dei paesi in via di sviluppo che non fanno parte dei paesi meno sviluppati; ritiene inoltre che il nuovo consenso dovrebbe fare riferimento all'impegno dell'UE per la promozione di sistemi commerciali equi ed etici con i piccoli produttori dei paesi in via di sviluppo;

65.  plaude al riconoscimento del grande contributo del commercio equo nell'attuazione dell'agenda 2030 delle Nazioni Unite; invita l'UE ad attuare e sviluppare ulteriormente l'impegno preso per sostenere l'adozione di sistemi commerciali equi nell'Unione e nei paesi partner, al fine di promuovere modelli di produzione e di consumo sostenibili attraverso le proprie politiche commerciali;

66.  sottolinea la necessità di un ulteriore sostegno dell'UE ai paesi in via di sviluppo, allo scopo di creare capacità commerciali e sviluppare infrastrutture e settore privato nazionale, onde consentire a tali paesi di aggiungere valore alla produzione e diversificarla nonché di incrementare gli scambi;

67.  ribadisce che un ambiente salubre, tra cui anche un clima stabile, è indispensabile per l'eradicazione della povertà; sostiene gli sforzi profusi dall'UE per aumentare la trasparenza e l'assunzione di responsabilità nella gestione, nell'estrazione e nel commercio di risorse naturali, per promuovere una produzione e un consumo sostenibili e per prevenire il commercio illegale in settori quali i minerali, il legname e la flora e la fauna selvatiche; è fermamente convinto che sia necessario compiere sforzi aggiuntivi a livello mondiale per mettere a punto quadri normativi per le catene di approvvigionamento e aumentare l'assunzione di responsabilità da parte del settore privato, in modo da garantire la gestione e il commercio sostenibili di risorse naturali e consentire ai paesi ricchi di risorse e alle loro popolazioni di proteggere i diritti delle comunità indigene e locali e di trarre un ulteriore beneficio da tali scambi e dalla gestione sostenibile della biodiversità e degli ecosistemi; accoglie con favore i progressi compiuti sin dall'introduzione del patto di sostenibilità per il Bangladesh e chiede alla Commissione di estendere tali quadri per contemplare altri settori; esorta, a tale proposito, la Commissione a rafforzare le iniziative di responsabilità sociale delle imprese e le iniziative sul dovere di diligenza che completano l'attuale normativa dell'UE sul legname, nell'ambito della proposta di regolamento dell'UE sui minerali dei conflitti, estendendole ad altri settori;

68.  si rammarica per la mancanza a tutt'oggi di un quadro normativo che stabilisca obblighi per le imprese in materia di rispetto dei diritti umani e delle norme sociali e ambientali, il che consente a taluni Stati e a talune imprese di aggirarli impunemente; invita l'UE e gli Stati membri a partecipare attivamente ai lavori del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani e del Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP), in vista di un trattato internazionale che attribuisca alle imprese transnazionali responsabilità in caso di abusi dei diritti umani e di violazioni delle norme ambientali;

69.  ribadisce l'importanza di azioni coordinate e più rapide, volte ad affrontare il problema della malnutrizione nell'intento di raggiungere gli obiettivi dell'agenda 2030 e l'OSS 2 sull'eliminazione della fame;

70.  ricorda che le foreste sono fondamentali ai fini della mitigazione dei cambiamenti climatici, della conservazione della biodiversità e della riduzione della povertà, e invita l'UE a contribuire ad arrestare e invertire la deforestazione e il degrado forestale nonché a promuovere la gestione sostenibile delle foreste nei paesi in via di sviluppo;

Sicurezza e sviluppo

71.  ribadisce che esiste un collegamento diretto fra sicurezza e sviluppo, ma sottolinea la necessità di seguire molto da vicino la recente riforma dell'APS relativamente all'uso degli strumenti per lo sviluppo ai fini della politica di sicurezza, applicando un chiaro obiettivo di eliminazione della povertà e di promozione dello sviluppo sostenibile; sottolinea che l'obiettivo di costruire società pacifiche e inclusive con un accesso universale alla giustizia dovrebbe tradursi in un'azione esterna dell'UE che, sostenendo tutti gli attori sul territorio suscettibili di raggiungere tali scopi, sviluppi la resilienza, promuova la sicurezza umana, rafforzi lo Stato di diritto, ripristini la fiducia e affronti le complesse sfide dell'insicurezza, della fragilità e della transizione democratica;

72.  reputa necessario promuovere le sinergie tra la politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC) e gli strumenti di sviluppo, onde trovare il giusto equilibrio tra prevenzione e risoluzione dei conflitti nonché ripristino e sviluppo post-bellico; sottolinea che i programmi e le misure delle politiche esterne orientati in tal senso devono essere completi, personalizzati in base alla situazione del paese e, laddove siano finanziati attraverso mezzi previsti per la politica di sviluppo, devono contribuire agli obiettivi di sviluppo principali definiti nell'ambito dell'APS; evidenzia che i compiti fondamentali della cooperazione allo sviluppo restano quelli di sostenere i paesi nel loro sforzo di creare Stati stabili e pacifici che rispettino la buona governance, lo Stato di diritto e i diritti umani e di cercare di creare economie di mercato sostenibili e funzionanti al fine di portare prosperità alle persone e soddisfare tutte le esigenze umane di base; pone l'accento sulla necessità di aumentare, in tale contesto, i finanziamenti per la politica di sicurezza e di difesa comune, che risultano essere molto ridotti, al fine di permettere un utilizzo più ampio di tale politica, anche a beneficio dello sviluppo, in linea con la CPS;

Migrazione e sviluppo

73.  sottolinea il ruolo centrale della cooperazione allo sviluppo nell'affrontare le cause profonde della migrazione forzata e dello sfollamento forzato, come la fragilità degli Stati, i conflitti, l'insicurezza e l'emarginazione, la povertà, le disuguaglianze e la discriminazione, le violazioni dei diritti umani, la scarsità di accesso a servizi di base quali l'assistenza sanitaria e l'istruzione e i cambiamenti climatici; ritiene che i seguenti obiettivi costituiscano i presupposti per la stabilità e la resilienza degli Stati, che saranno meno soggetti a situazioni che possono portare, in ultima analisi, alla migrazione forzata: promozione dei diritti umani e della dignità delle persone, creazione di democrazia, buon governo e Stato di diritto, inclusione e coesione sociali, opportunità economiche caratterizzate da posti di lavoro dignitosi e imprese incentrate sulle persone, nonché spazio politico per la società civile; chiede che la cooperazione allo sviluppo si concentri su tali obiettivi affinché sia rafforzata la resilienza e chiede altresì che sia attivata un'assistenza allo sviluppo legata alla migrazione nei casi di emergenze, allo scopo di stabilizzare la situazione, mantenere il funzionamento degli Stati e permettere agli sfollati di vivere in condizioni dignitose;

74.  ricorda, come sottolineato dall'agenda 2030 delle Nazioni Unite, il contributo positivo dei migranti allo sviluppo sostenibile, comprese le rimesse, i cui costi di trasferimento dovrebbero essere ulteriormente abbassati; sottolinea che, per rispondere in modo significativo alle sfide e alle crisi legate alla migrazione, è necessario adottare un approccio più coordinato, sistematico e strutturato, che faccia corrispondere gli interessi dei paesi di origine con quelli dei paesi di destinazione; evidenzia che un modo efficace per aiutare un numero elevato di rifugiati e richiedenti asilo è migliorare le condizioni e offrire sia assistenza umanitaria che allo sviluppo; si oppone, nel contempo, a qualsiasi tentativo di collegare gli aiuti al controllo alle frontiere, alla gestione dei flussi migratori o agli accordi di riammissione;

75.  sottolinea che i paesi di origine e di transito dei migranti necessitano di soluzioni per lo sviluppo personalizzate e adatte alle rispettive situazioni politiche e socioeconomiche; evidenzia la necessità che tale cooperazione promuova i diritti umani e la dignità per tutti, la buona governance, la pace e la costruzione della democrazia e che sia basata su interessi comuni, su valori condivisi e sul rispetto del diritto internazionale;

76.  sottolinea la necessità di un attento controllo e monitoraggio parlamentare degli accordi in relazione alla gestione della migrazione e dell'utilizzo dei fondi per lo sviluppo correlato alla migrazione; evidenzia l'importanza di addivenire a una stretta cooperazione e alla definizione di buone pratiche di scambio di informazioni tra le istituzioni, in particolare nel campo della migrazione e della sicurezza; rammenta le proprie preoccupazioni riguardo all'aumento dell'uso di fondi fiduciari, ossia la limitata trasparenza, la mancanza di consultazioni e di titolarità regionale;

77.  segnala che, date le recenti misure politiche europee volte a combattere le cause profonde della migrazione forzata, la politica di sviluppo europea deve rientrare nella definizione del comitato di aiuto allo sviluppo dell'OCSE e deve essere basata sulle esigenze di sviluppo e sui diritti umani; sottolinea, inoltre, che l'aiuto allo sviluppo non deve essere subordinato alla cooperazione in ambiti legati alla migrazione, come la gestione delle frontiere o gli accordi di riammissione;

Assistenza umanitaria

78.  sottolinea la necessità di creare legami più stretti tra l'assistenza umanitaria e la cooperazione allo sviluppo, al fine di risolvere le carenze di finanziamento, evitare sovrapposizioni e la creazione di sistemi paralleli e porre le condizioni per uno sviluppo sostenibile che disponga di una resilienza intrinseca e di strumenti in grado di prevenire e affrontare al meglio le crisi; invita l'Unione a rispettare l'impegno assunto di dedicare entro il 2020, in maniera quanto più diretta possibile, almeno il 25 % dei suoi aiuti umanitari ad attori locali e nazionali, come concordato nel cosiddetto "Grand Bargain";

79.  ricorda i principi fondamentali dell'aiuto umanitario, ossia umanità, neutralità, indipendenza e imparzialità; accoglie con favore la tenacia della Commissione nel non fondere il consenso europeo in materia di sviluppo con il consenso europeo sull'aiuto umanitario;

80.  evidenzia il bisogno di rafforzare l'assistenza, il coordinamento e le risorse a livello internazionale ai fini della risposta alle emergenze, della ripresa e della ricostruzione in seguito a catastrofi;

81.  accoglie con favore l'impegno a sostenere la promozione delle TIC nei paesi in via di sviluppo e a creare un contesto favorevole per l'economia digitale, migliorando una connettività libera, aperta e sicura; ricorda che i satelliti possono fornire soluzioni efficaci dal punto di vista dei costi per la connessione di beni e persone in aree remote e incoraggia l'UE e i suoi Stati membri a tenere presente tale principio nei loro lavori in questo campo;

Beni pubblici e sfide globali

82.  è fermamente convinto che la presenza globale dell'UE e dei suoi Stati membri permetta loro di continuare a svolgere un ruolo internazionale di guida sul fronte dei beni pubblici e delle sfide globali, caratterizzati da pressioni sempre maggiori e le cui conseguenze si ripercuotono in misura sproporzionata sulla popolazione indigente; chiede che i beni globali e le sfide ambientali siano integrati nel consenso, compresi lo sviluppo umano, l'ambiente, compresi i cambiamenti climatici e l'acceso all'acqua, l'insicurezza e la fragilità degli Stati, la migrazione, servizi energetici a prezzi accessibili, la sicurezza alimentare e l'eliminazione della malnutrizione e della fame;

83.  ricorda che l'agricoltura su piccola scala e a conduzione familiare è il modello agricolo più diffuso nel mondo e svolge un ruolo chiave nel conseguimento degli OSS; osserva che essa contribuisce in modo sostanziale alla sicurezza alimentare, alla lotta contro l'erosione del suolo e contro la perdita di biodiversità, nonché alla mitigazione dei cambiamenti climatici, e fornisce allo stesso tempo posti di lavoro; sottolinea che l'UE dovrebbe promuovere, da un lato, la creazione di organizzazioni di agricoltori, comprese le cooperative, e, dall'altro, favorire l'agricoltura sostenibile, concentrandosi sulle pratiche agroecologiche, su una migliore produttività delle imprese agricole a conduzione familiare, sui diritti fondiari e dei contadini nonché su sistemi di semina informali quali mezzi per garantire la sicurezza alimentare, fornire materie prime ai mercati locali e regionali, assicurare un reddito equo e condizioni di vita dignitose agli agricoltori;

84.  ricorda che il settore privato non è un insieme omogeneo di attori; sottolinea pertanto che, nei rapporti con il settore privato, la politica di sviluppo dell'UE e degli Stati membri dovrebbe prevedere strategie differenziate idonee a coinvolgere i vari tipi di attori del settore privato, compresi i produttori privati, le microimprese, le piccole e medie imprese, le cooperative, le imprese sociali e quelle attive nell'economia solidale;

85.  ribadisce che garantire l'accesso universale all'energia a prezzi contenuti, affidabile, sostenibile e moderna entro il 2030 (OSS 7) è fondamentale per soddisfare i bisogni umani principali, tra cui l'accesso all'acqua pulita, l'igienizzazione, l'assistenza sanitaria e l'istruzione, ed è essenziale per sostenere la creazione di imprese locali e attività economiche di ogni genere, oltre ad essere un fattore chiave per conseguire progressi nel campo dello sviluppo;

86.  sottolinea che aumentare la produttività dei piccoli proprietari e conseguire un'agricoltura e sistemi alimentari sostenibili resilienti ai cambiamenti climatici è essenziale per realizzare l'OSS 2 e ai fini del concetto di consumo e produzione sostenibili dell'OSS 12, il che va al di là dei principi di economia circolare e fa riferimento all'impatto sull'ambiente e sui diritti sociali e umani; evidenzia che l'Unione dovrebbe quindi concentrarsi sulla promozione di una produzione alimentare sostenibile e di pratiche agricole resilienti che aumentino la produttività e la produzione; riconosce le esigenze specifiche delle donne impiegate in agricoltura per quanto concerne la sicurezza alimentare;

87.  evidenzia l'importanza di continuare a lavorare sul miglioramento dell'accesso all'acqua, all'igienizzazione e all'igiene in quanto questioni trasversali che influiscono sul raggiungimento degli altri obiettivi previsti nell'agenda post 2015, incluse la salute, l'istruzione e la parità di genere;

88.  invita l'UE a promuovere iniziative globali volte ad affrontare le sfide legate all'urbanizzazione in rapida crescita e a creare città più sicure, inclusive, resilienti e sostenibili; accoglie con favore, in tale contesto, la recente adozione della nuova agenda urbana di New York da parte della conferenza delle Nazioni Unite sull'edilizia abitativa e lo sviluppo urbano sostenibile (Habitat III), che mira a esaminare modi migliori per pianificare, progettare, finanziare, sviluppare, governare e gestire le città, allo scopo di combattere la povertà e la fame, migliorare la salute e proteggere l'ambiente;

89.  chiede ulteriori sforzi da parte dell'UE per proteggere gli oceani e le risorse marine; valuta positivamente, in tale contesto, le recenti iniziative della Commissione volte a migliorare la governance internazionale degli oceani al fine di promuovere una migliore gestione e mitigare l'impatto dei cambiamenti climatici sui mari e sugli ecosistemi;

90.  sottolinea l'importanza di tenere conto delle correlazioni con la maggiore produttività dell'agricoltura e della pesca sostenibili che permettono di ridurre le perdite e gli sprechi alimentari, la gestione trasparente delle risorse naturali e l'adattamento ai cambiamenti climatici;

Politica di sviluppo dell'UE

91.  ribadisce i vantaggi comparativi offerti dall'azione di sviluppo dell'UE, tra cui la sua presenza globale, la flessibilità offerta dalla sua gamma di strumenti e metodi di attuazione, il ruolo nella coerenza e nel coordinamento delle politiche e l'impegno rispetto a tale obiettivo, l'approccio basato sui diritti e la democrazia, la portata in termini di massa critica di sovvenzioni e il sostegno continuo alla società civile;

92.  sottolinea la necessità che i vantaggi comparativi dell'UE si traducano in un'azione mirata su un determinato numero di settori programmatici, tra cui, a titolo esemplificativo, la democrazia, il buon governo e i diritti umani, i beni pubblici e le sfide globali, l'integrazione commerciale e regionale nonché la gestione delle cause profonde dell'insicurezza e della migrazione forzata; sottolinea che tale concentrazione dovrà essere adattata alle esigenze e alle priorità dei singoli paesi e regioni in via di sviluppo, in linea con i principi di titolarità e partenariato;

93.  rammenta il ruolo sempre più importante dello sport ai fini dello sviluppo e della pace, grazie alla promozione della tolleranza e di una cultura del rispetto reciproco, nonché il contributo dello sport all'emancipazione delle donne e dei giovani, degli individui e delle comunità, come pure alla salute, all'istruzione e all'inclusione sociale;

94.  sottolinea l'importanza di un sistema globale, tempestivo e trasparente di assunzione di responsabilità per il monitoraggio e il riesame dell'attuazione dell'agenda 2030 e del consenso da parte dell'UE e dei suoi Stati membri; sottolinea che le relazioni annuali sui progressi compiuti nell'attuazione di tutti gli impegni assunti in materia di politica di sviluppo, compresi quelli relativi all'efficacia, alla CPS e all'APS, continuano a essere necessarie ai fini dell'assunzione di responsabilità e del controllo parlamentare; si rammarica per le lacune attese riscontrate di recente nella rendicontazione; si compiace dell'intenzione della Commissione di condurre una valutazione intermedia dell'attuazione del consenso;

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95.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e al Servizio europeo per l'azione esterna.

(1).GU C 46 del 24.2.2006, pag. 1.
(2) http://www.oecd.org/dac/effectiveness/49650173.pdf
(3) http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-14684-2016-INIT/it/pdf
(4) http://www.un.org/ga/search/view_doc.asp?symbol=A/RES/70/1&Lang=E
(5) http://www.un.org/esa/ffd/wp-content/uploads/2015/08/AAAA_Outcome.pdf
(6) https://unfccc.int/resource/docs/2015/cop21/eng/l09r01.pdf
(7) https://www.worldhumanitariansummit.org/
(8) https://habitat3.org/the-new-urban-agenda/
(9) http://effectivecooperation.org/wp-content/uploads/2016/05/4314021e.pdf
(10) Conclusioni del Consiglio del 15 maggio 2007.
(11) Conclusioni del Consiglio del 19 maggio 2014.
(12) Documento del Consiglio 10715/16.
(13) GU C 280 E del 18.11.2006, pag. 484.
(14) GU C 33 E del 5.2.2013, pag. 77.
(15) GU C 468 del 15.12.2016, pag. 73.
(16) Testi approvati, P8_TA(2014)0059.
(17) Testi approvati, P8_TA(2015)0196.
(18) Testi approvati, P8_TA(2015)0265.
(19) Testi approvati, P8_TA(2016)0137.
(20) Testi approvati, P8_TA(2016)0224.
(21) Testi approvati, P8_TA(2016)0246.
(22) Testi approvati, P8_TA(2016)0437.
(23) Testi approvati, P8_TA(2016)0299.
(24) Testi approvati, P8_TA(2016)0437.
(25) Risoluzione dell'11 dicembre 2013.

Avviso legale