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Procedura : 2017/2564(RSP)
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RC-B8-0150/2017

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PV 16/02/2017 - 6.2

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P8_TA(2017)0044

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Giovedì 16 febbraio 2017 - Strasburgo Edizione definitiva
Esecuzioni in Kuwait e in Bahrein
P8_TA(2017)0044RC-B8-0150/2017

Risoluzione del Parlamento europeo del 16 febbraio 2017 sulle esecuzioni in Kuwait e in Bahrein (2017/2564(RSP))

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sul Bahrein, in particolare quelle del 4 febbraio 2016 sul caso di Mohammed Ramadan(1) e del 7 luglio 2016 sul Bahrein(2), nonché quella dell'8 ottobre 2015 sulla pena di morte(3),

–  viste la dichiarazione resa il 15 gennaio 2017 dal portavoce del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) Federica Mogherini, sulle esecuzioni in Bahrein, nonché quella del 25 gennaio 2017 sulle recenti esecuzioni nello Stato del Kuwait,

–  vista la dichiarazione congiunta rilasciata il 10 ottobre 2015 dal VP/AR Federica Mogherini, a nome dell'UE, e da Thorbjørn Jagland, Segretario generale del Consiglio d'Europa, in occasione della Giornata europea e mondiale contro la pena di morte,

–  viste la dichiarazione rilasciata il 25 gennaio 2017 dai relatori speciali delle Nazioni Unite sulle esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie, Agnes Callamard, e sulla tortura e altri trattamenti o pene crudeli, disumani o degradanti, Nils Melzer, in cui si chiede con urgenza al governo del Bahrein di porre termine a nuove esecuzioni, e la dichiarazione resa il 17 gennaio 2017 dal portavoce dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Rupert Colville, sul Bahrein,

–  visti gli orientamenti dell'UE sulla pena di morte, la tortura, la libertà di espressione e i difensori dei diritti umani,

–  visti il nuovo quadro strategico e il piano di azione dell'UE per i diritti umani, che mirano a porre la tutela e la sorveglianza dei diritti umani al centro di tutte le politiche dell'UE,

–  visti l'articolo 2 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e i relativi protocolli 6 e 13,

–  visti gli articoli 1 e 2 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  visto l'accordo di cooperazione tra l'Unione europea, i suoi Stati membri e i paesi del Consiglio di cooperazione per gli Stati arabi del Golfo (CCG), del 1988,

–  viste le conclusioni della 25ª sessione del Consiglio congiunto e della riunione ministeriale CCG-UE del 18 luglio 2016,

–  viste le risoluzioni dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite relative a una moratoria sull'uso della pena di morte, in particolare quella del 18 dicembre 2014 e la più recente, del 19 dicembre 2016,

–  viste la Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, la Convenzione sui diritti del fanciullo e la Carta araba dei diritti dell'uomo, tutte sottoscritte dal Kuwait e dal Bahrein,

–  viste le garanzie per la protezione dei diritti delle persone condannate a morte, approvate dalla risoluzione 1984/50, del 25 maggio 1984, del Consiglio economico e sociale,

–  viste le osservazioni conclusive del Comitato delle Nazioni Unite per i diritti umani sulla terza relazione periodica del Kuwait, dell'11 agosto 2016,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948, in particolare l'articolo 15,

–  visti il Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR), in particolare l'articolo 18 e il secondo protocollo facoltativo sulla pena di morte, e il Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali,

–  viste la Convenzione delle Nazioni Unite relativa allo status degli apolidi del 1954 e la Convenzione delle Nazioni Unite sulla riduzione dell'apolidia del 1961,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che, secondo l'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR), oltre 160 Stati membri dell'ONU aventi una varietà di sistemi giuridici, tradizioni, culture e patrimoni religiosi hanno abolito la pena di morte o non la praticano;

B.  considerando che il 25 gennaio 2017 le autorità del Kuwait hanno giustiziato sette persone, tra cui un membro della famiglia reale: Mohammad Shahed Mohammad Sanwar Hussain, Jakatia Midon Pawa, Amakeel Ooko Mikunin, Nasra Youseff Mohammad al-Anzi, Sayed Radhi Jumaa, Sameer Taha Abdulmajed Abduljaleel e Faisal Abdullah Jaber Al Sabah, persone condannate nella maggior parte dei casi per omicidio; che cinque detenuti erano stranieri: due egiziani, un bangladese, un filippino e un etiope, tra cui tre donne; che le esecuzioni sono state le prime nel paese dopo il 2013, quando le autorità del Kuwait giustiziarono cinque persone dopo una moratoria di sei anni;

C.  considerando che il Centro del Golfo per i diritti umani e altre organizzazioni per i diritti umani hanno documentato violazioni del principio del giusto processo nel sistema di giustizia penale del Kuwait, violazioni che hanno reso difficile la celebrazione di un processo giusto per gli imputati; che i lavoratori domestici stranieri sono particolarmente vulnerabili dal momento che sono sprovvisti di tutele sociali e giuridiche;

D.  considerando che il 15 gennaio 2017 il Bahrein ha giustiziato Ali Al-Singace, Abbas Al-Samea e Sami Mushaima mediante plotone d'esecuzione, ponendo fine a una moratoria di sei anni;

E.  considerando che, secondo l'OHCHR, le esecuzioni sono state effettuate in grave violazione dei principi del giusto processo; che tre uomini sono stati accusati del bombardamento di Manama del 2014, durante il quale sono rimaste uccise varie persone, compresi tre poliziotti; che, tuttavia, secondo quanto riportato, i tre uomini sarebbero stati torturati ai fini dell'estorsione di una confessione che sarebbe stata a sua volta utilizzata come prova principale per le loro condanne; che essi sono stati privati della nazionalità, è stato loro negato l'accesso a un avvocato e l'esecuzione è avvenuta a meno di una settimana dal verdetto, senza che le famiglie fossero preliminarmente informate e avessero la possibilità di chiedere la grazia;

F.  considerando che il relatore speciale delle Nazioni Unite sulle esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie ha dichiarato che tali esecuzioni sono extragiudiziali, dal momento che i tre uomini non hanno potuto beneficiare del diritto a un giusto processo, quale sancito all'articolo 14 dell'ICCPR;

G.  considerando che l'OHCHR si è detto "sconcertato" dalle esecuzioni e ha indicato che vi erano "seri dubbi" riguardo alla possibilità che gli uomini avessero ricevuto un giusto processo;

H.  considerando che anche altri due uomini, Mohammed Ramadan e Hussein Moosa, sono stati condannati a morte in Bahrein; che entrambi accusano di essere stati torturati ai fini dell'estorsione di una falsa confessione di reati capitali e possono essere giustiziati in qualsiasi momento;

I.  considerando che il cittadino bahreinita-danese Abdulhadi al-Khawaja, fra i direttori e fondatori del Centro del Golfo per i diritti umani, e Khalil Al Halwachi, insegnante di matematica che in precedenza aveva vissuto in Svezia, continuano a essere in prigione per accuse legate all'espressione pacifica delle loro opinioni;

1.  deplora con fermezza la decisione del Kuwait e del Bahrein di ritornare alla prassi della pena capitale; rinnova la propria condanna dell'uso della pena di morte e appoggia risolutamente l'introduzione di una moratoria di tale pena quale passo verso la sua abolizione;

2.  invita Sua Maestà lo sceicco Hamad bin Isa Al Khalifa del Bahrein a interrompere le esecuzioni di Mohammed Ramadan e Hussein Moosa, nonché le autorità bahreinite a garantire la ripetizione del processo in conformità delle norme internazionali; rammenta che è necessario condurre opportune indagini su tutte le accuse di violazione dei diritti umani commesse durante i procedimenti giudiziari;

3.  sottolinea che la Convenzione sui diritti del fanciullo e il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici vietano espressamente la pena di morte per reati commessi da persone di età inferiore a 18 anni;

4.  chiede ai governi del Kuwait e del Bahrein di invitare immediatamente e pubblicamente il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti a visitare il paese e di consentirgli un accesso incondizionato ai prigionieri e a tutti i luoghi di detenzione;

5.  ricorda che l'UE è contraria alla pena di morte e la considera un trattamento crudele e disumano che non è in grado di agire da deterrente ai comportamenti criminali, oltre a essere irreversibile in caso di errore;

6.  invita il Kuwait e il Bahrein a firmare e ratificare il secondo protocollo facoltativo del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici volto ad abolire la pena di morte;

7.  esorta il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) e gli Stati membri a continuare a lottare contro l'uso della pena di morte; esorta fermamente il Bahrein e il Kuwait a rispettare le norme minime internazionali e a ridurre l'ambito di applicazione e l'uso della pena capitale; esorta il SEAE a mantenere alta l'attenzione sugli sviluppi in questi due paesi e nella zona del Golfo in generale, nonché ad avvalersi di tutti gli strumenti di influenza a sua disposizione;

8.  ribadisce che le attività delle imprese europee presenti nei paesi terzi devono rispettare pienamente le norme internazionali in materia di diritti umani; denuncia con fermezza gli accordi sul commercio di armi e tecnologie utilizzate per violare i diritti umani;

9.  esorta il SEAE e gli Stati membri a intervenire presso il governo del Bahrein al fine di chiedere la liberazione di Nabeel Rajab e di tutti coloro che sono detenuti unicamente sulla base dell'esercizio pacifico della libertà di espressione e di riunione, e a sollecitare il governo del Bahrein affinché ponga fine all'uso eccessivo della forza contro i manifestanti o alla pratica della revoca arbitraria della cittadinanza;

10.  chiede la liberazione di Abdulhadi al-Khawaja e di Khalil Al Halwachi;

11.  invita il governo bahreinita ad attuare pienamente le raccomandazioni della relazione della commissione d'inchiesta indipendente del Bahrein (BICI), della revisione periodica universale e dell'Istituto nazionale per i diritti umani; incoraggia ulteriori sforzi di riforma in Kuwait;

12.  invita le autorità del Bahrein a portare avanti il dialogo di consenso nazionale nell'ottica di realizzare una riconciliazione nazionale duratura e inclusiva e di trovare soluzioni politiche sostenibili alla crisi; osserva che in un processo politico sostenibile dovrebbe essere possibile esprimere liberamente critiche legittime e pacifiche;

13.  prende atto delle manifestazioni di protesta avvenute in Bahrein, che segnano il sesto anniversario della rivolta del 2011; chiede alle autorità bahreinite di garantire che le forze di sicurezza rispettino pienamente i diritti dei manifestanti pacifici e si astengano dall'utilizzare eccessivamente la forza e dal ricorrere alle detenzioni arbitrarie, alla tortura e ad altri atti che violano i diritti umani;

14.  incoraggia il dialogo e iniziative bilaterali e multilaterali tra l'Unione europea, i suoi Stati membri e i paesi del Golfo, compresi il Kuwait e il Bahrein, su questioni attinenti ai diritti umani, nonché in altri settori di reciproco interesse; invita il SEAE e il VP/AR Federica Mogherini a insistere sulla creazione di un dialogo formale in materia di diritti umani con le autorità del Kuwait e del Bahrein, in conformità degli orientamenti dell'UE per i dialoghi in materia di diritti umani;

15.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al governo e al parlamento del Regno del Bahrein, al governo e al parlamento dello Stato del Kuwait nonché ai membri del Consiglio di cooperazione del Golfo.

(1) Testi approvati, P8_TA(2016)0044.
(2) Testi approvati, P8_TA(2016)0315.
(3) Testi approvati, P8_TA(2015)0348.

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