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Testi approvati
Martedì 14 febbraio 2017 - StrasburgoEdizione definitiva
Accordo di partenariato per una pesca sostenibile tra l'Unione europea e le Isole Cook ***
 Accordo di partenariato per una pesca sostenibile tra l'Unione europea e le Isole Cook (risoluzione)
 Controllo del registro e composizione del gruppo di esperti della Commissione
 Ruolo degli informatori nella protezione degli interessi finanziari dell'UE
 Elenco dei paesi e delle organizzazioni terzi con cui Europol stipula accordi *
 Misure di controllo della nuova sostanza psicoattiva metil-2-[[1-(cicloesilmetil)-1H-indolo-3-carbonil]ammino]-3,3-dimetilbutanoato (MDMB-CHMICA) *
 Mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione: domanda EGF/2016/005 NL/Drenthe Overijssel Retail
 Revisione del consenso europeo sullo sviluppo
 Relazione annuale sulla politica di concorrenza dell'UE
 Promozione dell'uguaglianza di genere nella ricerca clinica e sulla salute mentale
 Priorità in vista della 61a sessione della Commissione delle Nazioni Unite sullo status delle donne

Accordo di partenariato per una pesca sostenibile tra l'Unione europea e le Isole Cook ***
PDF 236kWORD 47k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 14 febbraio 2017 sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione europea, di un accordo di partenariato per una pesca sostenibile tra l'Unione europea e il Governo delle Isole Cook e del relativo protocollo di attuazione (07592/2016 – C8-0431/2016 – 2016/0077(NLE))
P8_TA(2017)0019A8-0010/2017

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (07592/2016),

–  visti il progetto di un accordo di partenariato per una pesca sostenibile tra l'Unione europea e il Governo delle Isole Cook e il relativo protocollo di attuazione (07594/2016),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 43, paragrafo 2, e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), punto v), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0431/2016),

–  vista la sua risoluzione non legislativa del 14 febbraio 2017(1) sul progetto di decisione del Consiglio,

–  visti l'articolo 99, paragrafi 1 e 4, e l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  visti la raccomandazione della commissione per la pesca e i pareri della commissione per lo sviluppo e della commissione per i bilanci (A8-0010/2017),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione dell'accordo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e delle Isole Cook.

(1) Testi approvati, P8_TA(2017)0020.


Accordo di partenariato per una pesca sostenibile tra l'Unione europea e le Isole Cook (risoluzione)
PDF 260kWORD 52k
Risoluzione non legislativa del Parlamento europeo del 14 febbraio 2017 sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione europea, dell'accordo di partenariato per una pesca sostenibile tra l'Unione europea e il governo delle Isole Cook e del relativo protocollo di attuazione (07592/2016 – C8-0431/2016 – 2016/0077(NLE)2016/2230(INI))
P8_TA(2017)0020A8-0015/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (07592/2016),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 43, dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), punto v), e dell'articolo 218, paragrafo 7, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0431/2016),

–  vista la sua risoluzione legislativa del 14 febbraio 2017(1) sul progetto di decisione del Consiglio,

–  vista la relazione di valutazione ex ante dell'accordo di partenariato nel settore della pesca e del relativo protocollo tra l'Unione europea e le Isole Cook del giugno 2013,

–  visti gli orientamenti strategici delle autorità delle Isole Cook sullo sviluppo del settore della pesca locale, segnatamente quelli esposti nel documento "Cook Islands Offshore Fisheries Policy",

–  visto il quadro degli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite, in particolare gli obiettivi nn. 1, 2, 9, 10 e 14,

–  viste le conclusioni e le raccomandazioni della 12a riunione del comitato scientifico della Commissione per la pesca nel Pacifico centro-occidentale (WCPFC) per la conservazione a lungo termine e l'utilizzo sostenibile degli stock ittici altamente migratori nell'Oceano Pacifico centrale e occidentale,

–  visto l'articolo 99, paragrafo 2, del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per la pesca (A8-0015/2017),

A.  considerando che la Commissione ha negoziato con il governo delle Isole Cook un nuovo accordo di partenariato per una pesca sostenibile (APP UE-Isole Cook) e il relativo protocollo di attuazione, con un periodo di applicazione rispettivamente di otto e quattro anni;

B.  considerando che si tratta del primo APP UE-Isole Cook e che tale accordo garantisce la presenza dell'Europa nelle acque del Pacifico orientale in seguito al mancato rinnovo dell'accordo con Kiribati (e alla luce degli accordi con la Micronesia e le Isole Salomone, firmati ma non attuati);

C.  considerando che l'APP UE-Isole Cook e il protocollo hanno l'obiettivo generale di incrementare la cooperazione tra l'UE e le Isole Cook nel settore della pesca, nell'interesse di entrambe le parti, istituendo un quadro di cooperazione inteso a promuovere una politica della pesca e uno sfruttamento delle risorse alieutiche sostenibili nella zona economica esclusiva (ZEE) delle Isole Cook;

D.  considerando che la nostra presenza nella regione deve servire a promuovere una politica per la pesca sostenibile e lo sfruttamento responsabile delle risorse, garantendo la corretta gestione delle risorse tonniere del Pacifico;

E.  considerando che l'APP UE-Isole Cook si basa sui migliori pareri scientifici disponibili, nel rispetto delle misure di conservazione e gestione della WCPFC e nei limiti dell'eccedenza disponibile;

F.  considerando che si registrano problemi in termini di sorveglianza e controllo e che la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN) è un problema difficile da superare a causa della dispersione territoriale e delle risorse;

G.  considerando che nella regione del Pacifico centrale e occidentale operano diverse navi di Stati membri dell'UE e che gli altri accordi di pesca conclusi nella regione sono scaduti;

H.  considerando che è stato assunto l'impegno di non concedere ad altre flotte non europee condizioni più favorevoli rispetto a quanto previsto dall'accordo e che quest'ultimo include la clausola di Cotonou sui diritti umani, i principi democratici e lo Stato di diritto;

I.  considerando che l'APP UE-Isole Cook è inteso a promuovere uno sviluppo più efficace e sostenibile del settore della pesca nell'arcipelago, nonché delle industrie e delle attività connesse, in linea con gli obiettivi della politica nazionale della pesca delle Isole Cook, segnatamente in termini di sostegno alla ricerca scientifica e alla pesca artigianale, con l'aumento degli sbarchi nei porti locali, l'aumento delle capacità di monitoraggio, controllo e vigilanza delle attività di pesca e la lotta alla pesca INN, conformemente al quadro degli SDG;

J.  considerando che i contributi destinati a sostenere lo sviluppo della politica della pesca delle Isole Cook, che oscillano tra il 47,6 % e il 50 % dell'importo totale trasferito, rappresentano un apporto significativo in termini percentuali;

K.  considerando che dal 2012 gli stock di tonno obeso sono in declino, che di conseguenza la WCPFC ha adottato misure di gestione che saranno rinegoziate nel 2017 e che nel 2015 le catture con reti a circuizione si sono ridotte di circa il 26 % rispetto al 2014; che, inoltre, le acque delle Isole Cook sono considerate un "santuario degli squali", nonostante sia bene sottolineare che non si tratta di una specie bersaglio per la flotta europea che pesca in tali acque nell'ambito del nuovo accordo;

L.  considerando che le catture dei pescherecci con palangari dell'UE sono sempre avvenute nelle acque più temperate a sud delle Isole Cook; tenendo conto dei requisiti imposti dal regolamento delle Isole Cook sulla conservazione degli squali; che la valutazione ex ante non ha evidenziato alcun interesse da parte dei pescherecci con palangari dell'UE a svolgere attività di pesca nella zona economica esclusiva delle Isole Cook in futuro;

M.  considerando che le Isole Cook dipendono fortemente dalle importazioni di prodotti alimentari;

1.  ritiene che l'APP UE-Isole Cook debba promuovere in modo efficace la pesca sostenibile nelle acque delle Isole Cook mediante un adeguato sostegno settoriale dell'UE e puntare a due obiettivi di pari rilevanza: 1) individuare possibilità di pesca per le navi dell'UE presenti nella zona di pesca delle Isole Cook, sulla base dei migliori pareri scientifici disponibili e nel pieno rispetto delle misure di conservazione e gestione della WCPFC e dei limiti delle eccedenze disponibili, che saranno calcolate tenendo conto dello sviluppo complessivo della capacità di pesca del paese; e 2) promuovere la cooperazione tra l'UE e le Isole Cook in vista di una politica della pesca sostenibile e uno sfruttamento responsabile delle risorse alieutiche nella zona di pesca delle Isole Cook, nonché concorrere allo sviluppo sostenibile del settore della pesca della Isole Cook attraverso la cooperazione in campo economico, finanziario, tecnico e scientifico e nel rispetto delle opzioni sovrane del paese in merito a tale sviluppo;

2.  prende atto delle conclusioni della relazione di valutazione ex ante dell'APP UE-Isole Cook e del relativo protocollo del giugno 2013, secondo cui i precedenti APP/protocolli nella regione (Kiribati, Isole Salomone) non hanno dato un contributo significativo allo sviluppo del settore della pesca locale, segnatamente per quanto riguarda le iniziative imprenditoriali congiunte (con investimenti comuni) e lo sviluppo di capacità locali in materia di lavorazione delle catture; ritiene necessario che l'APP UE-Isole Cook contribuisca nella misura del possibile allo sviluppo del settore della pesca locale, garantendo l'offerta di prodotti ittici necessaria per il consumo interno e inserendosi nella prospettiva degli SDG e degli obiettivi delineati per la nuova generazione di accordi di pesca dell'UE;

3.  si rammarica per il fatto che altri paesi della regione non abbiano raggiunto accordi di partenariato con l'Unione, aprendo le loro zone di pesca ad altri paesi e regioni del mondo che ricorrono a pratiche di pesca a volte poco rispettose delle risorse disponibili anziché optare per un accordo con l'UE che promuova la pesca sostenibile e fornisca sostegno settoriale;

4.  accoglie con favore l'introduzione dell'obbligo per le Isole Cook di rendere pubblica l'esistenza di qualsiasi accordo che autorizzi flotte straniere a operare nelle sue acque, ma si rammarica per la mancanza di precisione riguardo all'impegno complessivo realizzato, come richiesto nell'ambito di altri accordi conclusi dall'UE;

5.  evidenzia che l'APP UE-Isole Cook e il relativo protocollo, in fase di attuazione e eventuale revisione e/o rinnovo, devono fare riferimento e attenersi alla strategia delle autorità delle Isole Cook per lo sviluppo del settore della pesca locale, prevedendo in particolare:

   un contributo mirato all'incremento delle capacità di monitoraggio, controllo e vigilanza delle risorse alieutiche delle Isole Cook e delle attività di pesca nelle acque di detto paese, specialmente nella lotta alla pesca INN;
   il miglioramento delle conoscenze scientifiche disponibili sullo stato degli ecosistemi marini locali e sulle risorse alieutiche presenti nelle acque delle Isole Cook;
   un sostegno specifico allo sviluppo della pesca artigianale locale e delle comunità da essa dipendenti, incrementandone il contributo all'economia locale, contribuendo a migliorare la sicurezza a bordo e il reddito dei pescatori e sostenendo lo sviluppo delle infrastrutture locali per la lavorazione e la commercializzazione del pesce, per l'approvvigionamento del mercato interno e per l'esportazione;

6.  è del parere che, onde contribuire alla sostenibilità di un paese terzo, occorra sostenere lo sviluppo settoriale, rafforzandone in tal modo la capacità di autonomia tecnica, affermandone la strategia di sviluppo e assicurandone la sovranità;

7.  ritiene che le possibilità di assunzione di marinai locali nei pescherecci dell'UE nel quadro degli accordi di partenariato siano conformi alle norme internazionali; ribadisce l'esigenza di rispettare i principi dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) e di promuovere la ratifica della convenzione dell'OIL n. 188, nel contestuale rispetto dei principi generali della libertà di associazione e di contrattazione collettiva dei lavoratori, così come della non discriminazione nell'assunzione e nelle attività professionali; osserva tuttavia che, in assenza di marinai qualificati per le tonniere, le autorità delle Isole Cook non hanno presentato alcuna richiesta di imbarco nella flotta europea;

8.  è del parere che l'APP UE-Isole Cook e il relativo protocollo debbano consentire di consolidare la cooperazione bilaterale in materia di lotta contro la pesca illegale e fornire alla Isole Cook i mezzi per finanziare programmi di sorveglianza e ritiene che le misure volte a prevenire la pesca INN nella zona economica esclusiva delle Isole Cook dovrebbero essere rafforzate, anche migliorando il monitoraggio, il controllo e la sorveglianza tramite l'impiego diffuso del sistema di sorveglianza delle navi via satellite, i giornali di pesca, le ispezioni e l'attuazione delle decisioni prese dagli organismi regionali di gestione della pesca;

9.  ritiene auspicabile un miglioramento della quantità e dell'affidabilità delle informazioni su tutte le catture (specie bersaglio e accessorie) e, in generale, sullo stato di conservazione delle risorse alieutiche, al fine di valutare meglio, con la partecipazione delle organizzazioni di pescatori, l'impatto dell'accordo sull'ecosistema marino e sulle comunità di pescatori; sollecita la Commissione a promuovere un funzionamento regolare e trasparente degli organi di monitoraggio dell'accordo nonché un'intensificazione delle valutazioni scientifiche effettuate dalla WCPFC;

10.  invita la Commissione, di conseguenza, a valutare la possibilità di applicare il principio di precauzione alle norme della politica comune della pesca, a esaminare l'uso di dispositivi galleggianti di concentrazione del pesce nella regione e la loro influenza sull'ecologia tonniera nonché a presentare proposte per l'utilizzo di tali dispositivi in base ai risultati ottenuti;

11.  chiede alla Commissione di informare tempestivamente il Parlamento in merito alle prossime riunioni della commissione mista e di trasmettergli i verbali e le conclusioni delle riunioni della commissione mista come previsto all'articolo 6 dell'accordo, il programma settoriale pluriennale di cui all'articolo 3 del protocollo e i risultati delle rispettive valutazioni annuali, di facilitare la partecipazione dei rappresentanti del Parlamento in veste di osservatori alle riunioni della commissione mista e di promuovere la partecipazione delle comunità di pescatori delle Isole Cook;

12.  invita la Commissione e il Consiglio, nell'ambito delle rispettive competenze, a informare immediatamente ed esaurientemente il Parlamento in tutte le fasi delle procedure relative al protocollo e al suo eventuale rinnovo, conformemente all'articolo 13, paragrafo 2, TUE, e all'articolo 218, paragrafo 10, TFUE;

13.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e delle Isole Cook.

(1) Testi approvati, P8_TA(2017)0019.


Controllo del registro e composizione del gruppo di esperti della Commissione
PDF 257kWORD 52k
Risoluzione del Parlamento europeo del 14 febbraio 2017 sul controllo del registro e la composizione dei gruppi di esperti della Commissione (2015/2319(INI))
P8_TA(2017)0021A8-0002/2017

Il Parlamento europeo,

–  vista la decisione della Commissione del 30 maggio 2016 recante norme orizzontali sulla creazione e il funzionamento dei gruppi di esperti della Commissione (C(2016)3301),

–  vista la comunicazione della Commissione alla Commissione dal titolo "Framework for Commission expert groups: horizontal rules and public register" (quadro per i gruppi di esperti della Commissione: norme orizzontali e registro pubblico) (C(2016)3300),

–  visto l'accordo quadro sulle relazioni tra il Parlamento europeo e la Commissione europea(1),

–   vista la sua decisione del 28 aprile 2016 sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2014, sezione III – Commissione e agenzie esecutive(2),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il controllo dei bilanci e i pareri della commissione giuridica e della commissione per i bilanci (A8-0002/2017),

A.  considerando le preoccupazioni da esso manifestate in merito al funzionamento del precedente quadro per i gruppi di esperti della Commissione del novembre 2010(3), che era stato istituito con l'obiettivo di introdurre significative innovazioni operative per rafforzare la trasparenza e il coordinamento nel lavoro interistituzionale;

B.  considerando che in particolare la sua commissione per i bilanci, alla luce della mancanza di trasparenza e della composizione squilibrata di un certo numero di gruppi di esperti e tenendo conto della necessità di garantire una composizione equilibrata di tali gruppi in termini di competenze e posizioni rappresentate, ha adottato riserve di bilancio nel 2011 e nel 2014, formulando inoltre richieste di riforma dei gruppi stessi che non sono state ancora accolte;

C.  considerando che un recente studio da esso commissionato ha rilevato una diffusa mancanza di trasparenza e uno squilibrio nella composizione di un certo numero di gruppi di esperti(4);

D.  considerando che la composizione equilibrata e la trasparenza sono prerequisiti essenziali per garantire che i contributi degli esperti riflettano adeguatamente le necessità in termini di interventi di regolamentazione, nonché per promuovere la legittimità di tali contributi e degli interventi di regolamentazione agli occhi dei cittadini europei;

E.  considerando che, nella sua indagine strategica(5), il Mediatore europeo ha presentato una raccomandazione riguardante la composizione dei gruppi di esperti della Commissione, in particolare ponendo l'accento sulla necessità di una maggior trasparenza nell'ambito dei gruppi di esperti;

F.  considerando che, prima di adottare la decisione, la Commissione ha consultato i rappresentati del Parlamento e il Mediatore europeo;

G.  considerando che la Commissione ha presentato al Parlamento un documento di lavoro dei servizi della Commissione, in risposta alle raccomandazioni contenute in un documento di lavoro elaborato dal relatore per la commissione per il controllo dei bilanci;

H.  considerando, ciononostante, che purtroppo né il documento di lavoro dei servizi della Commissione né la decisione della Commissione forniscono soluzioni a tutte le preoccupazioni espresse dal Parlamento;

1.  accoglie con favore la decisione della Commissione del 30 maggio 2016 recante norme orizzontali sulla creazione e il funzionamento dei gruppi di esperti della Commissione, ma si rammarica che, nonostante numerose organizzazioni non governative abbiano manifestato interesse, la Commissione non abbia organizzato una consultazione totalmente pubblica; ribadisce l'importanza di rilanciare forme di partecipazione dei rappresentanti della società civile e delle parti sociali in settori cruciali quali la trasparenza e il funzionamento delle istituzioni europee;

2.  segnala che, mediante l'adozione delle nuove norme orizzontali, sono state apparentemente affrontate numerose preoccupazioni precedentemente manifestate dal Parlamento, riguardanti in particolare la necessità di inviti pubblici a presentare candidature per la selezione dei membri dei gruppi di esperti della Commissione, la revisione del registro di tali gruppi e la creazione di sinergie tra il registro in questione, il registro per la trasparenza della Commissione e del Parlamento e le norme relative all'esigenza di evitare conflitti d'interessi, segnatamente in relazione agli esperti designati a titolo personale;

3.  osserva che la trasparenza e il coordinamento delle attività interistituzionali sono di straordinaria importanza, in quanto aiutano a pervenire a un bilancio adeguato dal punto di vista delle competenze e delle opinioni rappresentate nella composizione dei gruppi di esperti, al fine di migliorare il loro operato; si compiace pertanto che lo svolgimento del processo di selezione sia ora pubblico; sottolinea, a tale proposito, che l'esperienza pratica e le qualifiche degli esperti devono essere chiaramente indicate; ritiene che l'intero processo di selezione debba garantire un elevato livello di trasparenza e debba essere governato da criteri più chiari e più concisi, prestando una particolare attenzione all'esperienza pratica dei candidati, congiuntamente alle loro qualifiche accademiche e agli eventuali conflitti di interesse degli esperti;

4.  si compiace che sia già stato stabilito un collegamento tra il registro dei gruppi di esperti della Commissione e il registro per la trasparenza, assicurando in tal modo una maggiore trasparenza;

5.  trova riprovevole che il tentativo di condurre una consultazione pubblica sulla definizione delle nuove norme non abbia avuto un esito positivo; invita la Commissione ad agire in modo trasparente e responsabile nei confronti dei cittadini dell'UE;

6.  ricorda che l'assenza di trasparenza influisce negativamente sulla fiducia dei cittadini europei nei confronti delle istituzioni dell'UE; ritiene che una riforma efficace del sistema dei gruppi di esperti della Commissione, basata su chiari principi di trasparenza e di composizione equilibrata, migliorerà la disponibilità e l'attendibilità dei dati, contribuendo in tal modo ad aumentare la fiducia dei cittadini nell'UE;

7.  mette in evidenza che le nuove norme dovrebbero applicarsi rigorosamente ed egualmente a tutti i gruppi di esperti della Commissione, indipendentemente dal loro titolo (compresi, dunque, i gruppi speciali, di alto livello o altri gruppi "straordinari", nonché i gruppi formali e informali), che non sono composti esclusivamente da rappresentanti degli Stati membri o disciplinati dalla decisione 98/500/CE della Commissione, del 20 maggio 1998, che istituisce comitati di dialogo settoriale per promuovere il dialogo tra le parti sociali a livello europeo; ribadisce che le nuove norme devono assicurare una rappresentazione equilibrata tramite la partecipazione dei rappresentanti di tutte le parti interessate;

8.  è del parere che la Commissione debba compiere progressi verso una composizione più equilibrata dei gruppi di esperti; deplora, tuttavia, che non venga ancora fatta alcuna distinzione esplicita tra i rappresentanti di interessi economici e quelli di interessi non economici, in modo da garantire la massima trasparenza e il massimo equilibrio; sottolinea la necessità, in questo contesto, che la Commissione espliciti chiaramente nell'invito pubblico a presentare candidature la propria definizione di una composizione equilibrata e gli interessi che dovrebbero esservi rappresentati al momento dell'istituzione dei gruppi di esperti; ritiene pertanto importante associare il Parlamento e il Comitato economico e sociale al fine di elaborare una definizione più equilibrata di tale distinzione;

9.  invita la Commissione, in sede di creazione di nuovi gruppi di esperti o di modifica della composizione dei gruppi esistenti, a esplicitare chiaramente nell'invito pubblico a presentare candidature la propria definizione di una composizione equilibrata, gli interessi che dovrebbero esservi rappresentati e per quale motivo, nonché a giustificare qualsiasi eventuale divergenza rispetto alla composizione equilibrata precedentemente definita al momento dell'istituzione dei gruppi;

10.  sottolinea, in tale contesto e con riferimento ai paragrafi 34-45 del succitato parere del Mediatore europeo, che il concetto di "equilibrio", sebbene non ancora definito formalmente dalla Commissione, non è da intendersi come il risultato di un calcolo aritmetico, ma come il frutto degli sforzi tesi a garantire che i membri di un gruppo di esperti posseggano, nel loro insieme, le competenze tecniche e la varietà di punti di vista necessarie per adempiere al mandato del gruppo in questione; ritiene, pertanto, che il concetto di equilibrio debba essere relazionato al mandato specifico di ciascun gruppo di esperti; ritiene che tra i criteri di valutazione dell'equilibrio di un gruppo occorra contemplare le funzioni del gruppo, le competenze tecniche necessarie, i soggetti interessati maggiormente esposti alle questioni affrontate, l'organizzazione dei gruppi di soggetti interessati e l'adeguata proporzione tra interessi economici e non economici;

11.  invita la Commissione a vagliare immediatamente la necessità di istituire un nuovo meccanismo per la presentazione di reclami qualora la definizione di una composizione equilibrata sia contestata da parti interessate oppure se le disposizioni attualmente vigenti siano adeguate e chiede che il Parlamento sia associato nell'ambito di tale meccanismo di controllo;

12.  ricorda che in passato non è stato sempre possibile per la Commissione individuare un numero sufficiente di esperti che rappresentassero le piccole e medie imprese (PMI), i consumatori, i sindacati o altre organizzazioni di interesse pubblico generale, e che ciò era spesso dovuto ai costi derivanti dalla richiesta di congedo o, ad esempio nel caso delle PMI, dalla necessità di trovare sostituti a copertura del periodo trascorso nei gruppi di lavoro, in appresso definiti "costi alternativi";

13.  chiede pertanto alla Commissione di studiare in che modo agevolare e promuovere la partecipazione di organizzazioni o gruppi sociali sottorappresentati nei gruppi di esperti esaminando, tra l'altro, le sue disposizioni per il rimborso delle spese in modo efficiente ed equo e includendo possibili soluzioni per coprire gli esborsi per tali eventuali "costi alternativi", rispettando debitamente nel contempo il principio di proporzionalità;

14.  chiede alla Commissione di valutare lo sviluppo di un regime d'indennità che sostenga i gruppi sottorappresentati nell'acquisizione delle competenze necessarie per una partecipazione piena ed effettiva ai gruppi di esperti;

15.  invita la Commissione a far sì che le organizzazioni non governative europee possano essere rappresentate in seno ai gruppi di esperti da rappresentanti delle rispettive organizzazioni nazionali partecipanti, qualora dispongano di un esplicito mandato delle organizzazioni europee;

16.  invita la Commissione ad assicurare che, anche qualora non sia possibile individuare esperti sufficienti a rappresentare tutti gli interessi pertinenti nonostante provvedimenti specifici, il gruppo di lavoro in questione adotti tutte le opportune misure, ad esempio attraverso procedure di voto ponderate, al fine di garantire che le relazioni finali dei gruppi di esperti rappresentino efficacemente tutti gli interessi pertinenti in maniera equilibrata;

17.  ricorda che sia il Parlamento che il Mediatore europeo hanno raccomandato alla Commissione di rendere pubblici gli ordini del giorno, i documenti di riferimento, i processi verbali delle riunioni e le decisioni dei gruppi di esperti, salvo il caso in cui una maggioranza qualificata dei loro componenti sostenga la necessità di tenere segreta una specifica riunione o parte di una riunione, e si rammarica che la Commissione abbia continuato a servirsi di un sistema secondo cui le riunioni rimangono segrete salvo il caso in cui una maggioranza semplice dei membri del gruppo di esperti stabilisca che le decisioni debbano essere rese pubbliche; ritiene indispensabile che sia attuata la massima trasparenza possibile e invita la Commissione a disporre che le riunioni e i processi verbali siano pubblici;

18.  sottolinea che gli utenti devono avere accesso a una gamma di documenti (ordini del giorno, documenti di riferimento, varie relazioni) al fine di assicurare un monitoraggio efficace ad opera delle parti interessate; è del parere, inoltre, che il sito del registro dei gruppi di esperti (sia al suo interno sia tramite collegamenti ipertestuali ad altri siti web pertinenti) dovrebbe essere uno degli strumenti o dei meccanismi utilizzati per ottenere informazioni costantemente aggiornate sugli sviluppi politici, garantendo in tal modo un elevato livello di trasparenza;

19.  invita la Commissione a elaborare immediatamente specifici orientamenti – in consultazione con le parti interessate, compreso il Parlamento – che chiariscano la sua interpretazione della disposizione secondo cui i processi verbali dei gruppi di esperti dovrebbero essere significativi e completi, in particolare quando le riunioni non sono pubbliche, ed esorta la Commissione a garantire, a tal proposito, la massima trasparenza possibile rendendo pubblici gli ordini del giorno, i documenti di riferimento, i verbali di voto e i processi verbali dettagliati, compresi i pareri divergenti, in conformità della raccomandazione del Mediatore europeo;

20.  ricorda che, oltre agli esperti designati a titolo personale, anche i membri di università, istituti di ricerca, studi legali, gruppi di riflessioni europei o di altre nazioni e società di consulenza possono presentare conflitti di interessi, e chiede alla Commissione di chiarire in che modo vengono evitati conflitti di interessi nel caso specifico di tali categorie di esperti;

21.  invita la Commissione a garantire, basandosi sugli esempi positivi esistenti, un'applicazione sistematica delle norme orizzontali migliorate attraverso una sorveglianza centrale dell'attuazione di dette norme orizzontali e a non delegare tale compito alle singole Direzioni generali;

22.  invita la Commissione a destinare, in particolare, risorse sufficienti alle attività relative al registro, tramite lo sviluppo di metodologie innovative e particolarmente efficaci in modo da mantenerlo aggiornato e privo di errori materiali e/o omissioni e da consentire l'esportazione dei dati in un formato leggibile da un dispositivo automatico;

23.  prende atto del fatto che la Commissione ha affermato che entro la fine del 2016 tutte le Direzioni generali dovranno attuare il nuovo quadro per i gruppi di esperti della Commissione e chiede alla Commissione di presentare al Parlamento una relazione sull'attuazione e la valutazione al massimo entro un anno dall'adozione della decisione, vale a dire entro il 1° giugno 2017; chiede alla Commissione che nel quadro del dialogo strutturato con il Parlamento possa essere avanzata già entro i prossimi sei mesi una prima presentazione orale della relazione;

24.  rammenta inoltre che la Commissione, nella preparazione e nell'elaborazione degli atti delegati e di esecuzione e nella redazione degli orientamenti strategici, deve provvedere alla trasmissione di tutti i documenti, compresi i progetti di atti, al Parlamento e al Consiglio nello stesso momento della trasmissione agli esperti degli Stati membri, come convenuto del quadro dell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016;

25.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 304 del 20.11.2010, pag. 47.
(2) GU L 246 del 14.9.2016, pag. 27.
(3) C(2010)7649 del 10 novembre 2010.
(4) Dipartimento tematico D – Affari di bilancio, Composizione dei gruppi di esperti della Commissione e status del registro dei gruppi di esperti, 2015.
(5) OI/6/2014/NF.


Ruolo degli informatori nella protezione degli interessi finanziari dell'UE
PDF 188kWORD 55k
Risoluzione del Parlamento europeo del 14 febbraio 2017 sul ruolo degli informatori nella protezione degli interessi finanziari dell'UE (2016/2055(INI))
P8_TA(2017)0022A8-0004/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare l'articolo 325,

–  visti gli articoli 22 bis, 22 ter e 22 quater dello statuto dei funzionari dell'Unione europea,

–  vista la sua risoluzione del 23 ottobre 2013 sulla criminalità organizzata, la corruzione e il riciclaggio di denaro: raccomandazioni in merito ad azioni e iniziative da intraprendere(1),

–  vista la decisione del Mediatore europeo che chiude l'indagine di propria iniziativa OI/1/2014/PMC relativa alle denunce di irregolarità ("whistleblowing"),

–  vista la direttiva (UE) 2016/943 del Parlamento europeo e del Consiglio dell'8 giugno 2016 sulla protezione del know-how riservato e delle informazioni commerciali riservate (segreti commerciali) contro l'acquisizione, l'utilizzo e la divulgazione illeciti(2),

–  visto l’articolo 9 della Convenzione civile sulla corruzione del Consiglio d’Europa,

–  visto l’articolo 22 bis della Convenzione penale sulla corruzione del Consiglio d’Europa,

–  vista la raccomandazione del Consiglio d'Europa CM/Rec(2014)7 sulla protezione degli informatori,

–  visti gli articoli 8, 13 e 33 della convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione,

–  visto il principio 4 della raccomandazione dell’OCSE per migliorare il comportamento etico nel servizio pubblico,

–  vista l'indagine dell'ufficio del Mediatore europeo del 2 marzo 2015 e il suo appello affinché le istituzioni dell'UE adottino le norme richieste in materia di denuncia delle irregolarità,

–  vista la pubblicazione dell'OCSE sull'impegno per un'efficace protezione degli informatori,

–  vista la decisione della Corte europea dei diritti dell'uomo nella causa Guja c. Moldova, domanda n. 14277/04 del 12 febbraio 2008,

–  visto l'articolo 6 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il controllo dei bilanci e il parere della commissione per gli affari costituzionali (A8-0004/2017),

A.  considerando che, nel contesto della procedura di discarico, il Parlamento ha bisogno del maggior numero possibile di informazioni relative a tali irregolarità; che nei casi riguardanti irregolarità all'interno delle istituzioni, il Parlamento ha il diritto di ottenere completo accesso alle informazioni per adempiere alla procedura di discarico in piena consapevolezza;

B.  considerando che la Corte dei conti europea fornisce al Parlamento un’ottima base per effettuare il suo esame, ma non può da sola coprire tutte le singole spese;

C.  considerando che la Commissione e le altre istituzioni dell’UE forniscono analogamente al Parlamento relazioni informative sulle loro spese, ma si basano anche su meccanismi di notifica ufficiale;

D.  considerando che molti fondi dell’Unione sono sottoposti a gestione concorrente da parte della Commissione e degli Stati membri, il che rende difficile per la Commissione riferire sulle irregolarità relative ai singoli progetti;

E.  considerando che il Parlamento riceve regolarmente informazioni da singoli cittadini o organizzazioni non governative in merito alle irregolarità relative a singoli progetti finanziati interamente o in parte a titolo del bilancio dell’Unione;

F.  considerando che gli informatori svolgono pertanto un ruolo importante nel prevenire, individuare e segnalare le irregolarità riguardanti le spese relative al bilancio dell'UE, come pure nell'identificare e divulgare i casi di corruzione; che occorre creare e promuovere una cultura della fiducia che favorisca l'interesse pubblico europeo in modo che i funzionari e gli agenti dell'UE e i cittadini in generale si sentano tutelati da buone prassi di gestione e che dimostri che le istituzioni dell'UE appoggiano, proteggono e incoraggiano i potenziali informatori;

G.  considerando che è indispensabile istituire urgentemente un quadro giuridico orizzontale che, definendo diritti e doveri, protegga gli informatori in tutta l'Unione e nelle sue istituzioni (protezione dell'anonimato, fornitura di assistenza giuridica, psicologica e, se necessario, anche economica, accesso a diversi canali di informazione, meccanismi di risposta rapida, ecc.);

H.  considerando che la maggior parte degli Stati membri dell'UE ha ratificato la convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione, che rende obbligatorio garantire una protezione adeguata ed efficace agli informatori;

I.  considerando che la denuncia di irregolarità è una fonte essenziale di informazioni nella lotta contro la criminalità organizzata e nell'indagine sulla corruzione nel settore pubblico;

J.  considerando che gli informatori svolgono un ruolo particolarmente importante per quanto riguarda l'individuazione e la segnalazione di casi di corruzione e frode, in quanto le parti direttamente coinvolte in tali pratiche illegali si adoperano attivamente per tentare di occultarle dai meccanismi di notifica ufficiale;

K.  considerando che la denuncia di irregolarità, basata su principi di trasparenza e integrità, è essenziale; che la tutela degli informatori dovrebbe pertanto essere garantita per legge e rafforzata in tutta l'Unione, ma solo se lo scopo della loro attività è garantire l'interesse pubblico agendo in buona fede conformemente alla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo;

L.  considerando che le autorità non dovrebbero limitare o ridurre la capacità di informatori e giornalisti di documentare e divulgare pratiche illegali, illecite o dannose, quando tali informazioni sono rivelate in buona fede e l'interesse pubblico costituisce una priorità;

M.  considerando che, a partire dal 1º gennaio 2014, tutte le istituzioni dell’UE hanno l’obbligo di introdurre norme interne per proteggere gli informatori che sono funzionari delle istituzioni dell’UE, conformemente agli articoli 22 bis, 22 ter e 22 quater dello statuto, e che il gruppo di lavoro del comitato preparatorio interistituzionale per le questioni relative allo statuto dei funzionari, che si occupa della protezione degli informatori, non ha ancora terminato i suoi lavori; che parte del lavoro svolto da tale gruppo dovrebbe consistere nella valutazione della situazione degli informatori che hanno subito ripercussioni negative in seno alle istituzioni al fine di definire migliori pratiche basate sulle esperienze passate; che tali norme interne devono tenere conto della struttura amministrativa e delle specificità delle diverse categorie previste dallo statuto;

N.  considerando che a livello di Stati membri la protezione degli informatori non è stata applicata, né armonizzata in tutti gli Stati membri, il che significa che anche quando gli interessi finanziari dell’Unione europea sono in gioco, può essere rischioso per gli informatori, a livello personale e professionale, fornire al Parlamento informazioni sulle irregolarità; che è proprio perché le persone temono ciò che potrebbe accadere loro in assenza di protezione e perché credono che non saranno presi provvedimenti, che le irregolarità non vengono denunciate e di conseguenza gli interessi finanziari dell'UE vengono compromessi;

O.  considerando che occorre garantire che ogni forma di ritorsione contro gli informatori sia punita in maniera adeguata;

P.  considerando che, nella sua risoluzione del 23 ottobre 2013, il Parlamento ha invitato la Commissione a presentare entro la fine del 2013 una proposta legislativa che istituisca un programma europeo efficace e globale per la protezione, nel settore privato e pubblico, di coloro che individuano casi di cattiva gestione e irregolarità e che denunciano i casi di corruzione nazionali e transfrontalieri connessi agli interessi finanziari dell'Unione europea che, inoltre, il Parlamento ha invitato gli Stati membri ad adottare misure di protezione adeguate ed efficaci per gli informatori;

Q.  considerando che il legislatore dell'Unione ha già previsto la protezione degli informatori in alcuni strumenti settoriali, tra cui la direttiva 2013/30/UE sulla sicurezza delle operazioni in mare nel settore degli idrocarburi, il regolamento (UE) n. 596/2014 relativo agli abusi di mercato, la direttiva (UE) 2015/849 sul riciclaggio e il finanziamento del terrorismo e il regolamento (UE) n. 376/2014 concernente la segnalazione di eventi;

R.  considerando che la protezione degli informatori nell’Unione è diventata ancora più urgente, in quanto la direttiva sui segreti commerciali limita i diritti degli informatori e potrebbe quindi avere un effetto deterrente su coloro che desiderano segnalare irregolarità nell’ambito dei finanziamenti dell’Unione di cui hanno beneficiato singole imprese;

S.  considerando che importanti lavori sono già stati intrapresi da organizzazioni internazionali come l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) e il Consiglio d’Europa che hanno elaborato raccomandazioni in materia di protezione degli informatori;

T.  considerando che secondo l'OCSE oltre un terzo delle organizzazioni dotate di meccanismo di segnalazione non disponevano di una politica scritta sulla protezione degli informatori da ritorsioni o non ne erano a conoscenza;

U.  considerando che le organizzazioni non governative come Transparency International e Whistleblowing International Network hanno analogamente sviluppato principi internazionali per la normativa sugli informatori che dovrebbero servire da fonte di ispirazione per le iniziative dell’UE in questo ambito;

V.  considerando che l'Ufficio del Mediatore europeo ha chiare competenze in relazione all'esame delle denunce dei cittadini dell'UE su casi di cattiva amministrazione nelle istituzioni dell'Unione, ma di per sé non svolge alcun ruolo nella protezione degli informatori negli Stati membri;

W.  considerando che lo statuto dei funzionari dell'Unione europea e il regime applicabile agli altri agenti dell'Unione europea ha introdotto nella sua versione più recente, in vigore dal 1° gennaio 2014, diverse disposizioni sulla denuncia di irregolarità;

X.  considerando che la protezione degli informatori è essenziale per tutelare l’interesse pubblico e gli interessi finanziari dell'Unione e per promuovere una cultura della responsabilità pubblica e dell'integrità nelle istituzioni pubbliche e private;

Y.  considerando che in molti paesi, e in particolare nel settore privato, i lavoratori sono soggetti a obblighi di riservatezza nei confronti di talune informazioni, il che significa che gli informatori potrebbero andare incontro a misure disciplinari per la divulgazione di informazioni al di fuori della loro organizzazione;

1.  deplora che la Commissione non abbia sinora presentato proposte legislative volte all’istituzione di un livello minimo di protezione degli informatori europei;

2.  sollecita la Commissione a presentare immediatamente una proposta legislativa che istituisca un programma europeo efficace e globale di protezione degli informatori che preveda meccanismi per le imprese, gli enti pubblici e le organizzazioni senza scopo di lucro e, in particolare, invita la Commissione a presentare entro la fine dell’anno una proposta legislativa relativa alla protezione degli informatori nell'ambito delle misure necessarie nei settori della prevenzione e della lotta alla frode ai danni degli interessi finanziari dell’Unione, al fine di pervenire a una protezione efficace ed equivalente in tutti gli Stati membri e in tutte le istituzioni, gli organismi, gli uffici e le agenzie dell’Unione;

3.  afferma che gli informatori svolgono un ruolo essenziale nell'aiutare gli Stati membri e le istituzioni e gli organi dell'UE a prevenire e contrastare qualsiasi violazione del principio di integrità e l'abuso di potere, che minacciano o violano la salute e la sicurezza pubblica, l'integrità finanziaria, l'economia, i diritti umani, l'ambiente e lo stato di diritto a livello europeo e nazionale, o che incrementano la disoccupazione, limitano o falsano la concorrenza leale e compromettono la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e nei processi democratici; sottolinea che, in tal senso, gli informatori contribuiscono notevolmente ad aumentare la qualità democratica delle istituzioni pubbliche e la fiducia in esse, rendendole direttamente responsabili dinanzi ai cittadini e più trasparenti;

4.  rileva che sia gli informatori sia l'ente pubblico o l'istituzione interessati dovrebbero garantire la tutela giuridica dei diritti garantita dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea nonché dalle disposizioni giuridiche nazionali;

5.  ricorda che gli Stati membri, in quanto primi destinatari dei fondi dell'UE, hanno l'obbligo di controllare la legittimità del modo in cui vengono spesi;

6.  osserva che solo alcuni Stati membri hanno introdotto sistemi sufficientemente avanzati di protezione degli informatori; invita gli Stati membri che non hanno ancora adottato i principi per la protezione degli informatori nel loro diritto nazionale a farlo quanto prima;

7.  invita gli Stati membri a imporre norme anticorruzione efficaci e, al tempo stesso, ad applicare correttamente le norme e gli orientamenti europei e internazionali in materia di protezione degli informatori nelle loro legislazioni nazionali;

8.  si rammarica che molti Stati membri non abbiano ancora messo a punto apposite norme di protezione degli informatori, nonostante l'essenziale necessità della protezione degli informatori nella prevenzione e nella lotta alla corruzione e sebbene la protezione degli informatori sia raccomandata dall'articolo 33 della Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione;

9.  sottolinea che la denuncia di irregolarità concernenti gli interessi finanziari dell'Unione consiste nella comunicazione o nella segnalazione di illeciti, tra cui, in particolare, la corruzione, la frode, i conflitti di interessi, l'evasione e l'elusione fiscale, il riciclaggio di denaro, le infiltrazioni della criminalità organizzata e gli atti miranti a coprire tali fenomeni;

10.  reputa necessario promuovere una cultura etica che contribuisca a garantire che gli informatori non subiranno ritorsioni né saranno esposti a conflitti interni;

11.  ribadisce che un informatore è tenuto a fornire informazioni circa le irregolarità che ledono gli interessi finanziari dell'UE e che gli informatori dovrebbero sempre collaborare fornendo informazioni alle autorità competenti dell'Unione;

12.  ribadisce che gli informatori, rispetto alle persone esterne, godono spesso di un migliore accesso alle informazioni sensibili e che, di conseguenza, è possibile che subiscano conseguenze negative nella loro carriera professionale o che mettano a rischio la loro sicurezza personale che è tutelata dall'articolo 6 della Carta dei diritti fondamentali dell'UE;

13.  sottolinea che la definizione di denuncia di irregolarità comprende la tutela di coloro che rivelano informazioni con la ragionevole certezza della veridicità delle informazioni al momento della comunicazione, compresi coloro che presentano informazioni inesatte in buona fede,

14.  sottolinea il ruolo del giornalismo investigativo e chiede alla Commissione di garantire nella sua proposta una tutela equivalente a quella degli informatori per i giornalisti investigativi,

15.  esprime la necessità di istituire un organo indipendente addetto alla raccolta di informazioni, alla consulenza e alle segnalazioni con uffici negli Stati membri in grado di ricevere denunce di irregolarità e dotato di sufficienti risorse di bilancio, adeguate competenze e specialisti qualificati al fine di aiutare gli informatori interni ed esterni a utilizzare i canali appropriati per divulgare informazioni su possibili irregolarità che ledono gli interessi finanziari dell’Unione, preservando nel contempo la loro riservatezza e offrendo il supporto e la consulenza necessari; rileva che, durante la prima fase, le attività di questo organo dovrebbero essere prevalentemente incentrate sulla verifica delle informazioni ricevute;

16.  chiede che le istituzioni dell'UE, in cooperazione con tutte le autorità nazionali competenti, introducano e adottino tutte le misure necessarie a tutelare la riservatezza delle fonti d'informazione, al fine di prevenire eventuali azioni discriminatorie o minacce;

17.  si compiace della decisione presa dal Mediatore europeo nel 2014 di avviare un'indagine di propria iniziativa sulla protezione degli informatori destinata alle istituzioni dell'UE, come pure delle conseguenze estremamente positive che ha avuto; chiede alle istituzioni e agli altri organismi dell'UE che ancora non l'hanno fatto di applicare, senza indugio, gli orientamenti elaborati a conclusione dell'indagine;

18.  invita le istituzioni dell'UE a prestare attenzione alle gravi preoccupazioni degli informatori indifesi; esorta pertanto la Commissione a mettere a punto un completo piano d'azione su questa problematica;

19.  chiede la costituzione di un servizio speciale con una linea di segnalazione gerarchica e apposite strutture all'interno del Parlamento (ad esempio, linee di assistenza telefonica, siti web, punti di contatto) incaricato di ricevere informazioni da parte di informatori relative agli interessi finanziari dell’Unione, il quale fornirà loro consulenza e assistenza per la loro tutela contro eventuali misure di ritorsione, fino a quando non sarà istituito un organo indipendente dell’UE, come indicato al paragrafo 4;

20.  chiede che sia creato un sito web per la presentazione di reclami; osserva che il sito dovrebbe essere accessibile al pubblico e mantenere anonimi i relativi dati;

21.  invita la Commissione a fornire un quadro giuridico chiaro in grado di garantire che coloro i quali denunciano attività non etiche o illegali siano protetti contro ritorsioni o azioni legali;

22.  invita la Commissione a presentare proposte concrete per la piena tutela di coloro che denunciano atti illeciti e irregolarità e a definire un piano globale volto a scoraggiare il trasferimento di beni verso i paesi terzi che proteggono l'anonimato di persone corrotte;

23.  segnala la necessità di garantire che i meccanismi di segnalazione siano accessibili e sicuri e che le denunce degli informatori vengano esaminate in modo professionale;

24.  invita la Commissione, e in particolare l'Ufficio della Procura europea nella misura in cui ciò rientrerà nelle sue competenze al momento della sua istituzione, a definire efficienti canali di comunicazione tra le parti interessate e, nel contempo, procedure relative all'accoglienza e alla protezione degli informatori che forniscono informazioni sulle irregolarità relative agli interessi finanziari dell'Unione e a prevedere un unico protocollo operativo per gli informatori;

25.  invita tutti gli organi e le istituzioni dell'UE a intraprendere le azioni necessarie per garantire agli informatori riconoscimento, considerazione e rispetto in tutti i casi che li interessano o li hanno interessati e che sono stati riconosciuti come tali dalla Corte di giustizia dell'Unione europea, e sottolinea che ciò dovrebbe applicarsi retroattivamente; li invita inoltre a informare pubblicamente e concretamente l'istituzione nel suo complesso in merito alle sentenze in questione;

26.  invita la Commissione e gli Stati membri a comunicare al Parlamento qualsiasi informazione ricevuta da informatori e relativa ai danni arrecati agli interessi finanziari dell'Unione e a inserire nelle relazioni annuali di attività un capitolo dedicato alle segnalazioni e al seguito dato loro; sollecita il PE ad accertare l'esattezza delle informazioni per poter prendere le misure opportune;

27.  invita la Commissione a effettuare una consultazione pubblica per raccogliere il parere delle parti interessate in merito ai meccanismi di segnalazione e alle potenziali carenze delle procedure a livello nazionale; osserva che i risultati della consultazione pubblica costituiranno un contributo prezioso per la Commissione in sede di preparazione della futura proposta sulla denuncia di irregolarità (whistle-blowing);

28.  invita l'organo indipendente dell'UE e, fintantoché quest'ultimo non sarà istituito, l'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF), a redigere e pubblicare una relazione annuale sulla valutazione della tutela degli informatori nell'Unione europea;

29.  invita inoltre la Corte dei conti a includere nelle sue relazioni annuali una sezione specifica sul ruolo degli informatori nella tutela degli interessi finanziari dell’Unione;

30.  invita le agenzie dell'UE a prevedere una politica scritta sulla protezione delle persone che segnalano irregolarità contro le misure di ritorsione;

31.  si compiace del fatto che il Parlamento, la Commissione, il Consiglio dell'Unione europea, la Corte di giustizia dell'Unione europea, la Corte dei conti europea, il Servizio europeo per l'azione esterna, il Comitato economico e sociale europeo, il Comitato delle regioni, il Mediatore europeo e il Garante europeo della protezione dei dati abbiano provveduto all'attuazione di norme interne per la tutela degli informatori, conformemente agli articoli 22 bis, 22 ter e 22 quater dello statuto dei funzionari; esorta tutte le istituzioni a garantire che le rispettive norme interne in materia di protezione degli informatori siano rigorose e globali;

32.  incoraggia gli Stati membri a sviluppare dati, parametri di riferimento e indicatori sulle politiche riguardanti gli informatori nel settore pubblico e privato;

33.  ricorda che la direttiva di esecuzione (UE) 2015/2392 della Commissione stabilisce le procedure per la segnalazione, i requisiti per la conservazione della documentazione e le misure di protezione per gli informatori; sottolinea l'importanza di garantire che gli informatori possano segnalare le violazioni in modo riservato e che il loro anonimato sia adeguatamente e pienamente salvaguardato anche nell'ambiente digitale, ma si rammarica che questo sia uno dei pochi atti di legislazione settoriale contenente disposizioni per gli informatori;

34.  esorta la Commissione a esaminare le migliori prassi contenute nei programmi per informatori che sono già in atto in altri paesi del mondo; richiama l'attenzione sul fatto che alcuni regimi esistenti offrono ricompense pecuniarie agli informatori (ad esempio una percentuale delle sanzioni comminate); ritiene che, sebbene vadano gestiti con attenzione per evitare potenziali abusi, tali ricompense potrebbero costituire un introito importante per le persone che hanno perso il posto di lavoro a seguito di denuncia di irregolarità;

35.  invita gli Stati membri ad astenersi dal criminalizzare le azioni degli informatori quando divulgano informazioni su attività illegali o irregolarità a danno degli interessi finanziari dell'UE;

36.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU C 208 del 10.6.2016, pag. 89.
(2) GU L 157 del 15.6.2016, pag. 1.


Elenco dei paesi e delle organizzazioni terzi con cui Europol stipula accordi *
PDF 241kWORD 48k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 14 febbraio 2017 sul progetto di decisione di esecuzione del Consiglio che modifica la decisione 2009/935/GAI per quanto riguarda l'elenco dei paesi e delle organizzazioni terzi con cui Europol stipula accordi (15778/2016 – C8-0007/2017 – 2016/0823(CNS))
P8_TA(2017)0023A8-0035/2017

(Consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto del Consiglio (15778/2016),

–  visti l'articolo 39, paragrafo 1, del trattato sull'Unione europea, come modificato dal trattato di Amsterdam, e l'articolo 9 del protocollo n. 36 sulle disposizioni transitorie, a norma dei quali il Consiglio ha consultato il Parlamento (C8-0007/2017),

–  vista la decisione 2009/371/GAI del Consiglio, del 6 aprile 2009, che istituisce l'Ufficio europeo di polizia (Europol)(1), e in particolare l'articolo 26, paragrafo 1, lettera a), a norma del quale il Consiglio ha consultato il Parlamento (C8-0007/2017),

–  vista la decisione 2009/934/GAI del Consiglio, del 30 novembre 2009, che adotta le norme di attuazione relative alle relazioni di Europol con i partner, incluso lo scambio di dati personali e informazioni classificate(2), in particolare gli articoli 5 e 6,

–  vista la decisione 2009/935/GAI del Consiglio, del 30 novembre 2009, che stabilisce l'elenco dei paesi e delle organizzazioni terzi con cui Europol stipula accordi(3), quale modificata dalla decisione 2014/269/UE del Consiglio,

–  vista la dichiarazione del presidente del Consiglio europeo, del presidente della Commissione e del primo ministro della Danimarca del 15 dicembre 2016, nella quale essi hanno sottolineato le esigenze operative, ma anche la natura transitoria ed eccezionale dell'accordo previsto tra Europol e la Danimarca,

–  vista la suddetta dichiarazione, che sottolinea che l'accordo proposto sarà subordinato alla permanenza della Danimarca nell'Unione e nello spazio Schengen, all'obbligo da parte della Danimarca di recepire completamente nel diritto nazionale la direttiva (UE) 2016/680(4) sulla protezione dei dati entro il 1° maggio 2017 e al consenso del paese all'applicazione della giurisdizione della Corte di giustizia dell'Unione europea e della competenza del Garante europeo della protezione dei dati,

–  visto il protocollo n. 22 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'esito del referendum svoltosi in Danimarca il 3 dicembre 2015 in relazione al protocollo n. 22 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 78 quater del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0035/2017),

1.  approva il progetto del Consiglio;

2.  invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

3.  chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente il testo approvato dal Parlamento;

4.  invita il Consiglio a stabilire, nel quadro del futuro accordo tra Europol e la Danimarca, una data di scadenza corrispondente a cinque anni dalla data di entrata in vigore dell'accordo, al fine di garantirne la natura transitoria con l'obiettivo di pervenire a una piena partecipazione o alla conclusione di un accordo internazionale in conformità dell'articolo 218 TFUE;

5.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio, alla Commissione e a Europol.

(1) GU L 121 del 15.5.2009, pag. 37.
(2) GU L 325 dell'11.12.2009, pag. 6.
(3) GU L 325 dell'11.12.2009, pag. 12.
(4) Direttiva (UE) 2016/680 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, sulla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali da parte delle autorità competenti a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali, e la libera circolazione di tali dati e che abroga la decisione quadro 2008/977/GAI del Consiglio (GU L 119 del 4.5.2016, pag. 89).


Misure di controllo della nuova sostanza psicoattiva metil-2-[[1-(cicloesilmetil)-1H-indolo-3-carbonil]ammino]-3,3-dimetilbutanoato (MDMB-CHMICA) *
PDF 236kWORD 47k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 14 febbraio 2017 sul progetto di decisione di esecuzione del Consiglio che sottopone a misure di controllo metil-2-[[1-(cicloesilmetil)-1H-indolo-3- carbonil]ammino]-3,3-dimetilbutanoato (MDMB-CHMICA) (12356/2016 – C8-0405/2016 – 2016/0262(NLE))
P8_TA(2017)0024A8-0024/2017

(Consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto del Consiglio (12356/2016),

–  visti l'articolo 39, paragrafo 1, del trattato sull'Unione europea, quale modificato dal trattato di Amsterdam, e l'articolo 9 del protocollo n. 36 sulle disposizioni transitorie, a norma dei quali è stato consultato dal Consiglio (C8-0405/2016),

–  vista la decisione 2005/387/GAI del Consiglio, del 10 maggio 2005, relativa allo scambio di informazioni, alla valutazione dei rischi e al controllo delle nuove sostanze psicoattive(1), in particolare l'articolo 8, paragrafo 3,

–  visto l'articolo 78 quater del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0024/2017),

1.  approva il progetto del Consiglio;

2.  invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

3.  chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente il testo approvato dal Parlamento;

4.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

(1)GU L 127 del 20.5.2005, pag. 32.


Mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione: domanda EGF/2016/005 NL/Drenthe Overijssel Retail
PDF 269kWORD 53k
Risoluzione
Allegato
Risoluzione del Parlamento europeo del 14 febbraio 2017 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (domanda EGF/2016/005 NL/Drenthe Overijssel Retail, presentata dai Paesi Bassi) (COM(2016)0742 – C8-0018/2017 – 2017/2014(BUD))
P8_TA(2017)0025A8-0036/2017

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2016)0742 – C8-0018/2017),

–  visto il regolamento (UE) n. 1309/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, sul Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (2014-2020) e che abroga il regolamento (CE) n. 1927/2006(1) (regolamento FEG),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020(2), in particolare l'articolo 12,

–  visto l'accordo interistituzionale, del 2 dicembre 2013, tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria(3) (AII del 2 dicembre 2013), in particolare il punto 13,

–  vista la procedura di trilogo prevista al punto 13 dell'AII del 2 dicembre 2013,

–  vista la lettera della commissione per l'occupazione e gli affari sociali,

–  vista la lettera della commissione per lo sviluppo regionale,

–  vista la relazione della commissione per i bilanci (A8-0036/2017),

A.  considerando che l'Unione ha predisposto strumenti legislativi e di bilancio per fornire un sostegno supplementare ai lavoratori che risentono delle conseguenze delle trasformazioni rilevanti della struttura del commercio mondiale o della crisi economica e finanziaria globale e per assisterli nel reinserimento nel mercato del lavoro;

B.  considerando che il sostegno finanziario dell'Unione ai lavoratori collocati in esubero dovrebbe essere dinamico e reso disponibile nel modo più rapido ed efficiente possibile, in conformità della dichiarazione comune del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, adottata durante la riunione di concertazione del 17 luglio 2008, e nel rispetto dell'AII del 2 dicembre 2013 con riferimento all'adozione di decisioni di mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG);

C.  considerando che l'adozione del regolamento FEG riflette l'accordo raggiunto tra il Parlamento europeo e il Consiglio concernente la reintroduzione del criterio di mobilitazione relativo alla crisi, la fissazione del contributo finanziario dell'Unione al 60 % dei costi totali stimati delle misure proposte, l'incremento dell'efficienza del trattamento delle domande d'intervento del FEG in seno alla Commissione e da parte del Parlamento e del Consiglio ottenuto con la riduzione dei tempi per la valutazione e l'approvazione, l'estensione delle azioni e dei beneficiari ammissibili ai lavoratori autonomi e ai giovani, nonché il finanziamento di incentivi per la creazione di imprese proprie;

D.  considerando che i Paesi Bassi hanno presentato la domanda EGF/2016/005 NL/Drenthe Overijssel Retail per un contributo finanziario a valere sul FEG in seguito ai collocamenti in esubero nel settore economico classificato alla divisione 47 della NACE revisione 2 (Commercio al dettaglio, escluso quello di autoveicoli e di motocicli), soprattutto nelle regioni di livello NUTS 2 di Drenthe (NL13) e Overijssel (NL21); che si prevede la partecipazione alle misure di 800 lavoratori in esubero su 1 096 ammissibili al contributo del FEG;

E.  considerando che la domanda è stata presentata in base ai criteri di intervento di cui all'articolo 4, paragrafo 1, lettera b), del regolamento FEG, che prevede il collocamento in esubero di almeno 500 lavoratori nell'arco di un periodo di riferimento di nove mesi in un'impresa operante nello stesso settore economico definito a livello delle divisioni della NACE Revisione 2, in due regioni contigue di livello NUTS 2 di uno Stato membro;

F.  considerando che è cambiato notevolmente l'atteggiamento dei consumatori, come testimoniano il calo delle vendite nella fascia di prezzo medio e il crescente successo degli acquisti online; che un altro fattore che ha influenzato negativamente la posizione del settore del commercio al dettaglio convenzionale è stata la nascita di nuove aree di vendita in molte città olandesi fuori dai centri urbani e il declino della fiducia dei consumatori nell'economia(4);

G.  considerando che i Paesi Bassi sostengono che il settore finanziario olandese, in quanto attore globale, è vincolato dalle norme internazionali, incluse quelle sulle riserve finanziarie e che, in ragione dell'obbligo di soddisfare le nuove norme internazionali, le banche hanno minori risorse per finanziare l'economia rispetto al passato;

H.  considerando che tra il 1º agosto 2015 e il 1º maggio 2016 sono stati effettuati 1 096 collocamenti in esubero nel settore del commercio al dettaglio nelle regioni di Drenthe e Overijssel (Paesi Bassi);

I.  considerando che, sebbene i servizi di vendita al dettaglio e all'ingrosso rappresentino l'11 % del PIL dell'UE e il 15 % dell'occupazione totale nell'Unione, il settore risente tuttora della crisi;

1.  conviene con la Commissione che le condizioni stabilite all'articolo 4, paragrafo 1, lettera b), del regolamento FEG sono soddisfatte e che, di conseguenza, i Paesi Bassi hanno diritto a un contributo finanziario pari a 1 818 750 EUR a norma del regolamento in parola, cifra che costituisce il 60 % dei costi totali (3 031 250 EUR);

2.  osserva che i Paesi Bassi hanno presentato la domanda per ottenere un contributo finanziario a valere sul FEG il 12 luglio 2016 e che la valutazione della Commissione è stata completata il 29 novembre 2016 e notificata al Parlamento in data 23 gennaio 2017;

3.  constata che, ad oggi, il settore del commercio al dettaglio, escluso quello di autoveicoli e di motocicli, è stato oggetto di altre sei domande di intervento del FEG, tutte riconducibili alla crisi finanziaria ed economica globale(5);

4.  osserva che la fragile posizione economica dei principali grandi magazzini ha impedito di investire in altri modelli di vendita al fine di ottenere i cambiamenti necessari ed essere nuovamente competitivi;

5.  sottolinea che il mercato del lavoro dei Paesi Bassi si sta gradualmente riprendendo dalla crisi ma che gli effetti sono ancora visibili in alcuni settori; evidenzia altresì che taluni settori, come quello del commercio al dettaglio, hanno iniziato a risentire delle conseguenze della crisi economica e finanziaria solo recentemente;

6.  rileva che nel settore del commercio al dettaglio olandese si sono osservati molti licenziamenti negli ultimi mesi e che fra i grandi magazzini principali del settore si contano numerosi fallimenti che hanno determinato un totale di 27 052(6) esuberi nel periodo 2011-2015; constata con rammarico che il volume delle vendite di prodotti nel settore del commercio al dettaglio ha seguito questo andamento passando dal -2 % nel 2011 al -4 % nel 2013 e che gli acquisti rimangono tuttavia ancora del 2,7 % al di sotto del livello del 2008(7);

7.  sottolinea che il settore del commercio al dettaglio rappresenta una fonte considerevole di occupazione (17-19 %) nelle regioni di livello NUTS 2 di Drenthe e Overijssel; rileva che dall'inizio della crisi sono falliti 5 200 negozi al dettaglio, mentre i principali grandi magazzini sono stati colpiti solo di recente; si rammarica del fatto che tale situazione abbia contribuito a far aumentare di 3 461 unità il numero di beneficiari di indennità di disoccupazione nel settore del commercio al dettaglio di tali regioni tra il gennaio 2015 e il marzo 2016(8);

8.  si rammarica del fatto che i lavoratori più giovani siano la fascia più colpita, in quanto il 67,1 % dei beneficiari interessati ha meno di 30 anni;

9.  mette in rilievo il lungo periodo trascorso dai beneficiari interessati senza lavorare o frequentare corsi di istruzione o formazione, nonché il lungo lasso di tempo, di oltre un anno, tra la data dell'ultimo collocamento in esubero (il 1º maggio 2016) e il momento in cui lo Stato membro richiedente inizierà a percepire il sostegno del FEG;

10.  riconosce che, secondo quanto indicato dai Paesi Bassi, la domanda, in particolare il pacchetto coordinato di servizi personalizzati, è stata elaborata in consultazione con le parti interessate, le parti sociali, i rappresentanti del settore del commercio al dettaglio e delle regioni interessate;

11.  osserva che la domanda non prevede indennità o incentivi di cui all'articolo 7, paragrafo 1, lettera b), del regolamento FEG; accoglie con favore la decisione di limitare i costi di assistenza tecnica al 4 % dei costi complessivi, il che consente di impiegare il 96 % dei costi in favore del pacchetto di servizi personalizzati;

12.  invita la Commissione a studiare nuove modalità per ridurre il ritardo nella prestazione dell'assistenza a titolo del FEG snellendo dal punto di vista burocratico la procedura di presentazione delle domande;

13.  osserva che i servizi personalizzati cofinanziati dal FEG per i lavoratori in esubero comprendono una valutazione della capacità, delle potenzialità e delle prospettive di occupazione dei partecipanti; assistenza personalizzata nella ricerca di un impiego e gestione dei singoli casi; un "bacino di mobilità" flessibile per le persone in cerca di lavoro e i datori di lavoro temporaneo; assistenza al ricollocamento; formazione e riqualificazione, tra cui formazione, consulenza e sovvenzioni per la promozione dell'imprenditorialità;

14.  ricorda che, in conformità dell'articolo 7 del regolamento FEG, l'elaborazione del pacchetto coordinato di servizi personalizzati finanziati dal FEG dovrebbe tenere conto delle prospettive future del mercato del lavoro e delle competenze richieste ed essere compatibile con il passaggio a un'economia efficiente sotto il profilo delle risorse e sostenibile;

15.  rileva che le autorità dei Paesi Bassi hanno assicurato che le azioni proposte non riceveranno alcun sostegno finanziario da altri fondi o strumenti finanziari dell'Unione, che sarà impedito qualsiasi doppio finanziamento, che le azioni saranno complementari a quelle finanziate dai fondi strutturali e che verranno rispettati i requisiti previsti dalla legislazione nazionale e dell'Unione in materia di esuberi collettivi;

16.  ricorda l'importanza di migliorare le possibilità d'impiego di tutti i lavoratori attraverso una formazione personalizzata e il riconoscimento delle capacità e delle competenze acquisite durante la carriera professionale del lavoratore; si attende che la formazione offerta nell'ambito del pacchetto coordinato sia adattata non solo alle esigenze dei lavoratori licenziati, ma anche all'effettivo contesto imprenditoriale;

17.  ribadisce che l'assistenza del FEG non deve sostituire le azioni che sono di competenza delle imprese in virtù della legislazione nazionale o di contratti collettivi, né le misure relative alla ristrutturazione di imprese o settori;

18.  chiede alla Commissione di garantire l'accesso del pubblico ai documenti connessi ai casi coperti dal FEG;

19.  approva la decisione allegata alla presente risoluzione;

20.  incarica il suo Presidente di firmare tale decisione congiuntamente al Presidente del Consiglio e di provvedere alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

21.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione, compreso l'allegato, al Consiglio e alla Commissione.

ALLEGATO

DECISIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO

relativa alla mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione a seguito di una domanda presentata dai Paesi Bassi – EGF/2016/005 NL/Drenthe Overijssel Retail

(Il testo dell'allegato non figura poiché esso corrisponde all'atto finale, la decisione (UE) 2017/559.)

(1) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 855.
(2) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 884.
(3) GU C 373 del 20.12.2013, pag. 1.
(4) https://www.cbs.nl/nl-nl/nieuws/2016/11/consumentenvertrouwen-daalt-opnieuw
(5) EGF/2010/010 CZ/Unilever, COM(2011)0061; EGF/2010/016 ES/Aragón retail, COM(2010)0615; EGF/2011/004 EL/ALDI Hellas, COM(2011)0580; EGF/2014/009_EL/Sprider stores, COM(2014)0620; EGF/2014/013_EL/Odyssefs Fokas, COM(2014)0702; EGF/2015/011_GR/Supermarket Larissa, COM(2016)0210.
(6)http://www.consultancy.nl/nieuws/11992/de-25-grootste-faillissementen-van-retailketens-en-winkels
(7)Focus on consumption (Analisi dei consumi), Agenzia economica ABN-AMRO, Mathijs Deguelle e Nico Klene. Volume development retail sector (Andamento dei volumi nel settore del commercio al dettaglio). 24 gennaio 2014. Retail sector prognoses (Previsioni per il settore del commercio al dettaglio), Agenzia economica ABN-AMRO, Sonny Duijn, paragrafo 1. 22 gennaio 2016.
(8) Dati UWV, aprile 2016.


Revisione del consenso europeo sullo sviluppo
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Risoluzione del Parlamento europeo del 14 febbraio 2017 sulla revisione del consenso europeo in materia di sviluppo (2016/2094(INI))
P8_TA(2017)0026A8-0020/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto il consenso europeo in materia di sviluppo del dicembre 2005(1),

–  visti il partenariato di Busan per un'efficace cooperazione allo sviluppo(2) e la posizione comune dell'UE per la seconda riunione ad alto livello del partenariato globale per un'efficace cooperazione allo sviluppo (GPEDC) tenutasi a Nairobi dal 28 novembre al 1° dicembre 2016(3),

–  visto il documento finale del quarto forum ad alto livello sull'efficacia degli aiuti del dicembre 2011, che ha avviato il GPEDC,

–  vista l'agenda 2030 dal titolo "Trasformare il nostro mondo. L'agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile", adottata il 25 settembre 2015 in occasione del vertice delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile di New York(4),

–  visto il programma di azione di Addis Abeba sul finanziamento dello sviluppo(5),

–  visti la dichiarazione di Dili del 10 aprile 2010 sulla costruzione della pace e il rafforzamento dello Stato e il "New Deal per l'impegno negli Stati fragili" avviato il 30 novembre 2011,

–  visto l'accordo di Parigi (COP 21) nell'ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, adottato il 12 dicembre 2015(6),

–  vista la comunicazione della Commissione intitolata "Potenziare l'impatto della politica di sviluppo dell'Unione europea: un programma di cambiamento" (COM(2011)0637),

–  visti il vertice umanitario mondiale tenutosi a Istanbul il 23 e 24 maggio 2016 e i suoi impegni ad agire(7),

–  vista la nuova agenda urbana adottata in occasione della conferenza delle Nazioni Unite sull'edilizia abitativa e lo sviluppo urbano sostenibile (Habitat III) tenutasi a Quito, Ecuador, dal 17 al 20 ottobre 2016(8),

–  vista la relazione 2014 sui progressi compiuti elaborata da OCSE e UNDP e intitolata "Making Development Co-operation More Effective" (Rendere più efficace la cooperazione allo sviluppo)(9),

–  visto l'articolo 208 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) sulla cooperazione allo sviluppo, che sancisce che "la politica di cooperazione allo sviluppo dell'Unione e quella degli Stati membri si completano e si rafforzano reciprocamente" e che definisce quale obiettivo principale della politica di sviluppo dell'UE la riduzione e l'eliminazione della povertà,

–  viste le conclusioni del Consiglio dell'ottobre 2012 sul tema "Le radici della democrazia e dello sviluppo sostenibile: l'impegno dell'Europa verso la società civile nell'ambito delle relazioni esterne",

–  visto il codice di condotta dell'UE in materia di complementarità e divisione dei compiti nell'ambito della politica di sviluppo(10),

–  viste le conclusioni del Consiglio dell'UE del 19 maggio 2014 relative a un approccio alla cooperazione allo sviluppo basato sui diritti che includa tutti i diritti umani(11),

–  vista la strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell'Unione europea, pubblicata nel giugno 2016(12),

–  viste la convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (CRPD), firmata e ratificata dall'UE nel 2011, e le osservazioni conclusive dell'ONU sull'attuazione della CRPD,

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo "Commercio per tutti: verso una politica commerciale e di investimento più responsabile" (COM(2015)0497),

–  visti il piano d'azione dell'UE sulla parità di genere 2016-2020 e il piano d'azione per i diritti umani e la democrazia (2015-2019),

–  viste le sue precedenti risoluzioni, in particolare quelle del 17 novembre 2005 sulla proposta di dichiarazione congiunta del Consiglio, del Parlamento europeo e della Commissione sulla politica di sviluppo dell'Unione europea "Il consenso europeo"(13), del 5 luglio 2011 sul rafforzamento dell'impatto della politica dell'UE per lo sviluppo(14), dell'11 dicembre 2013 sul coordinamento dei donatori UE in relazione agli aiuti allo sviluppo(15), del 25 novembre 2014 sull'UE e sul quadro di sviluppo globale post 2015(16), del 19 maggio 2015 sul finanziamento dello sviluppo(17), dell'8 luglio 2015 sull'elusione e l'evasione fiscale quali sfide per la governance, la protezione sociale e lo sviluppo nei paesi in via di sviluppo(18), del 14 aprile 2016 sul settore privato e lo sviluppo(19), del 12 maggio 2016 sul seguito e sul riesame dell'Agenda 2030(20), del 7 giugno 2016 sulla relazione 2015 dell'UE sulla coerenza delle politiche per lo sviluppo(21) e del 22 novembre 2016 sul miglioramento dell'efficacia della cooperazione allo sviluppo(22),

–  visti il documento di lavoro congiunto dal titolo "Gender Equality and Women's Empowerment: Transforming the Lives of Girls and Women through EU External Relations 2016-2020" (Parità di genere ed emancipazione femminile: trasformare la vita delle donne e delle ragazze attraverso le relazioni esterne dell'UE 2016-2020 – SWD(2015)0182) e le conclusioni del Consiglio del 26 ottobre 2015 in cui viene adottato il corrispondente piano d'azione sulla parità di genere 2016-2020,

–  visto il nuovo quadro in materia di parità di genere ed emancipazione femminile: trasformare la vita delle donne e delle ragazze attraverso le relazioni esterne dell'UE 2016-2020,

–  vista la sua risoluzione del 5 luglio 2016 su una nuova strategia innovativa e orientata al futuro sul commercio e gli investimenti(23),

–  visti la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo e i suoi quattro principi fondamentali di non discriminazione (articolo 2), interesse superiore del fanciullo (articolo 3), sopravvivenza, sviluppo e protezione (articolo 6) e partecipazione (articolo 12),

–  viste l'imminente relazione della commissione per gli affari esteri e della commissione per lo sviluppo sulla gestione dei flussi di rifugiati e migranti: ruolo dell'azione esterna dell'Unione (2015/2342(INI)) e la sua risoluzione del 22 novembre 2016 sul miglioramento dell'efficacia della cooperazione allo sviluppo(24),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per lo sviluppo (A8-0020/2017),

A.  considerando che una revisione del consenso europeo in materia di sviluppo è oggi opportuna e necessaria alla luce del mutato quadro esterno, che comprende l'adozione dell'agenda 2030 e degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS), l'accordo di Parigi COP 21 sui cambiamenti climatici, il quadro di Sendai per la riduzione del rischio di catastrofi, il programma di azione di Addis Abeba sul finanziamento dello sviluppo e il partenariato globale per un'efficace cooperazione allo sviluppo, nuove o crescenti sfide globali quali i cambiamenti climatici, il contesto della migrazione, una maggiore diversificazione dei paesi in via di sviluppo, che sono caratterizzati da esigenze di sviluppo specifiche e diversificate, la presenza di donatori emergenti e di nuovi attori globali, la riduzione degli spazi concessi alle organizzazioni della società civile nonché i cambiamenti interni all'UE, tra cui quelli derivanti dal trattato di Lisbona, dal programma di cambiamento e dalla strategia globale dell'UE per la politica estera e di sicurezza;

B.  considerando che l'agenda universale 2030 e i relativi OSS si propongono di raggiungere uno sviluppo sostenibile entro i limiti del pianeta, istituendo partenariati incentrati sulle persone, fornendo loro risorse vitali quali cibo, acqua e servizi igienico-sanitari, assistenza sanitaria, energia, istruzione e opportunità di impiego e promuovendo la pace, la giustizia e la prosperità per tutti; che si deve agire in linea con i principi di titolarità nazionale, partenariati di sviluppo inclusivi, attenzione ai risultati e trasparenza e responsabilità; che l'approccio basato sui diritti costituisce un requisito fondamentale per lo sviluppo sostenibile conformemente alla risoluzione delle Nazioni Unite 41/128, nella quale il diritto allo sviluppo è definito come un diritto umano inalienabile;

C.  considerando che, a norma dell'articolo 208 TFUE, "la politica di cooperazione allo sviluppo dell'Unione e quella degli Stati membri si completano e si rafforzano reciprocamente";

D.  considerando che il cambiamento climatico è un fenomeno che deve essere trattato con urgenza, in quanto colpisce in misura maggiore i paesi poveri e più vulnerabili;

E.  considerando che tre quarti dei poveri del mondo vivono in paesi a reddito intermedio; che i paesi a reddito intermedio non sono un gruppo omogeneo, ma presentano esigenze e sfide molto diverse e pertanto la cooperazione allo sviluppo dell'UE deve essere sufficientemente differenziata;

F.  considerando che, ai fini della coerenza delle politiche per lo sviluppo prevista dal trattato, occorre che l'UE tenga conto degli obiettivi di cooperazione allo sviluppo quando opera in altri settori politici che potrebbero incidere sui paesi in via di sviluppo; che è pertanto necessario definire e attuare aree di intervento strettamente collegate quali il commercio, la sicurezza, la migrazione, l'assistenza umanitaria e lo sviluppo, in modo che si rafforzino reciprocamente;

G.  considerando che la migrazione è diventata una questione sempre più pressante, con oltre 65 milioni di persone vittime di sfollamento forzato in tutto il mondo; che la stragrande maggioranza dei rifugiati vive in paesi in via di sviluppo; che le principali cause che spingono le persone ad abbandonare le loro case sono la fragilità degli Stati, l'instabilità e le guerre, le violazioni dei diritti umani, la povertà estrema e la mancanza di prospettive; che milioni di persone sono migrate o fuggite verso l'UE negli ultimi anni;

H.  considerando che alcune proposte recenti della Commissione possono essere considerate volte a riorientare la politica di sviluppo in funzione della gestione della migrazione, nell'ottica di conseguire priorità dell'UE spesso a breve termine; che l'assistenza allo sviluppo non dovrebbe essere subordinata alla cooperazione dei paesi beneficiari nelle questioni migratorie; che fondi quali il Fondo fiduciario di emergenza dell'UE per l'Africa e il piano europeo per gli investimenti esterni sono stati istituiti con l'obiettivo di rispondere alle recenti crisi migratorie nell'UE; che la politica di cooperazione allo sviluppo dell'UE deve avere come obiettivo primario la riduzione e, a lungo termine, l'eliminazione della povertà e basarsi sui principi dell'efficacia dello sviluppo;

I.  considerando che la sanità e l'istruzione sono elementi fondamentali per agevolare lo sviluppo sostenibile; che gli investimenti volti a garantire l'accesso universale in questi ambiti sono pertanto rilevanti nell'agenda 2030 e negli OSS e dovrebbero essere garantite risorse adeguate per generare ricadute positive per altri settori;

J.  considerando che le PMI e le microimprese costituiscono la struttura portante delle economie di tutto il mondo, rappresentano una componente fondamentale dell'economia dei paesi in via di sviluppo e, insieme a un settore pubblico ben funzionante, sono un fattore chiave per la promozione della crescita economica, sociale e culturale; che spesso le PMI hanno un accesso limitato al capitale, in particolare nei paesi in via di sviluppo;

K.  considerando che oltre la metà della popolazione mondiale vive attualmente in aree urbane e si prevede che tale proporzione raggiungerà i due terzi entro il 2050, con circa il 90 % della crescita urbana in Africa e in Asia; che tale tendenza rafforza la necessità di uno sviluppo urbano sostenibile; che la sicurezza urbana sta diventando una sfida crescente in molti paesi in via di sviluppo;

L.  considerando che gli oceani svolgono un ruolo fondamentale per la biodiversità, la sicurezza alimentare, l'energia, l'occupazione e la crescita, ma che le risorse marine sono minacciate dal cambiamento climatico, dall'eccessivo sfruttamento e dalla gestione non sostenibile;

M.  considerando che la deforestazione e il degrado forestale stanno impoverendo gli ecosistemi e contribuiscono in maniera rilevante ai cambiamenti climatici;

N.  considerando che la politica di sviluppo dell'UE, complemento importante della politica di sviluppo degli Stati membri, dovrebbe concentrarsi sulle aree di vantaggio comparativo e sui modi in cui il ruolo mondiale dell'UE in quanto organizzazione può promuovere gli obiettivi della sua politica di sviluppo;

O.  considerando che la politica di sviluppo costituisce un aspetto cruciale della politica esterna dell'UE; che l'Unione rappresenta il principale donatore al mondo nell'ambito dello sviluppo e, insieme ai propri Stati membri, eroga oltre la metà degli aiuti pubblici allo sviluppo a livello globale;

P.  considerando che le disparità in termini di reddito e di ricchezza sono in aumento in tutto il mondo; che tale tendenza rischia di minare la coesione sociale e di accrescere la discriminazione, l'instabilità politica e le tensioni; che la mobilitazione delle risorse interne è pertanto fondamentale per attuare l'agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e rappresenta una strategia praticabile per superare nel lungo termine la dipendenza dagli aiuti esteri;

1.  sottolinea l'importanza del consenso europeo in materia di sviluppo per la definizione di una posizione comune e coerente, a livello sia dell'UE che degli Stati membri, rispetto agli obiettivi, ai valori, ai principi e agli aspetti fondamentali della politica sviluppo, ivi compresa la sua attuazione; ritiene che si debba salvaguardare l'acquis del consenso nel quadro della sua revisione, in particolare il suo approccio organico e il preciso obiettivo primario della lotta alla povertà e, nel lungo termine, della sua eliminazione; reputa inoltre che tra gli obiettivi debba essere inclusa anche la lotta alle disparità, come riconosciuto dagli OSS; ricorda che le politiche di sviluppo degli Stati membri e dell'UE dovrebbero rafforzarsi e completarsi reciprocamente;

2.  mette in guardia contro l'ampliamento dei criteri relativi all'aiuto pubblico allo sviluppo (APS) allo scopo di coprire spese diverse da quelle direttamente collegate agli obiettivi sopra indicati; sottolinea che qualsiasi riforma dell'aiuto pubblico allo sviluppo deve essere intesa a rafforzare l'incidenza sullo sviluppo;

3.  riconosce l'importanza di una chiara strategia esterna europea, il che presuppone la coerenza delle politiche, segnatamente in materia di pace e sicurezza, migrazione, commercio, ambiente e cambiamenti climatici, assistenza umanitaria e cooperazione allo sviluppo; ribadisce, tuttavia, che gli obiettivi di sviluppo sono obiettivi a pieno titolo; ricorda l'obbligo sancito dall'articolo 208 TFUE di tenere conto "degli obiettivi della cooperazione allo sviluppo nell'attuazione delle politiche che possono avere incidenze sui paesi in via di sviluppo"; sottolinea con fermezza che il Parlamento può accettare solo un concetto rigoroso di politica di sviluppo basato sugli obblighi sanciti dal TFUE e incentrato in via prioritaria sulla lotta contro la povertà; ricorda i principi dell'azione esterna dell'UE ai sensi dell'articolo 21, paragrafo 1, del trattato sull'Unione europea, ovvero democrazia, Stato di diritto, universalità e indivisibilità dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, rispetto della dignità umana, principi di uguaglianza e di solidarietà e rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale;

4.  definisce come segue la cooperazione allo sviluppo, in linea con il trattato di Lisbona: lotta per la DIGNITÀ attraverso l'eliminazione della POVERTÀ;

Obiettivi, valori e principi dell'Unione in materia di sviluppo

5.  chiede che gli OSS, l'agenda 2030 e le dimensioni economica, sociale e ambientale dello sviluppo sostenibile siano trasversali a tutte le politiche interne ed esterne dell'Unione e siano posti al centro del consenso, riconoscendo le importanti interconnessioni tra i suoi obiettivi e traguardi; chiede che la lotta contro la povertà e a lungo termine la sua eliminazione rimangano l'obiettivo primario e generale della politica di sviluppo dell'UE, prestando un'attenzione particolare ai gruppi più emarginati con l'obiettivo di non lasciare nessuno indietro; sottolinea l'importanza di definire la povertà in linea con la definizione del consenso e l'agenda per il cambiamento nonché nel quadro del trattato di Lisbona;

6.  pone l'accento sul carattere universale e di trasformazione dell'agenda 2030; sottolinea pertanto che i paesi sviluppati e in via di sviluppo hanno una responsabilità condivisa per il raggiungimento degli OSS e che la strategia dell'UE relativa agli OSS deve consistere in un insieme coerente di politiche e impegni interni ed esterni e avvalersi della gamma completa degli strumenti della politica di sviluppo;

7.  insiste sul fatto che la politica di sviluppo deve riflettere in modo più coerente l'attenzione dell'Unione verso gli Stati fragili, la disoccupazione giovanile, le donne e ragazze vittime di violenza di genere o pratiche dannose e quelle in situazioni di conflitto, e ricorda l'impegno dell'UE a destinare almeno il 20 % del suo APS a favore dell'inclusione sociale e dello sviluppo umano;

8.  sottolinea che l'istruzione è determinante per lo sviluppo di società autosostenibili; invita l'UE a stabilire collegamenti tra l'istruzione di qualità, la formazione tecnica e professionale e la cooperazione con l'industria quale condizione essenziale per l'occupabilità dei giovani e per l'accesso al lavoro qualificato; ritiene che affrontare in particolare la questione dell'accesso all'istruzione nelle situazioni di emergenza e di crisi sia fondamentale tanto per lo sviluppo quanto per la protezione dei minori;

9.  sottolinea che fattori sistemici quali la disuguaglianza di genere, le barriere politiche e gli squilibri di potere hanno un impatto sulla salute e che è fondamentale garantire un accesso equo a servizi sanitari di qualità prestati da personale sanitario specializzato, qualificato e competente; mette in evidenza che il nuovo consenso dovrebbe pertanto promuovere gli investimenti e il conferimento di poteri a favore degli operatori sanitari di prima linea, che svolgono un ruolo fondamentale nel garantire la fornitura dei servizi sanitari nelle aree remote, povere, meno servite o interessate da conflitti; sottolinea che, per conseguire gli OSS, è fondamentale promuovere la ricerca e lo sviluppo nell'ambito delle nuove tecnologie sanitarie, così da affrontare le nuove minacce per la salute quali le epidemie e la resistenza antimicrobica;

10.  invita l'UE a profondere un impegno costante e deciso a favore di una governance globale basata sulle norme, segnatamente il partenariato globale per lo sviluppo sostenibile, e a promuoverla;

11.  sottolinea che la lotta contro le diseguaglianze nei paesi e tra i paesi, la lotta contro le discriminazioni, in particolare quella basata sul genere, l'ingiustizia e i conflitti, la promozione della pace, della democrazia partecipativa, della buona governance, dello Stato di diritto e dei diritti umani, di società inclusive e di una crescita sostenibile, nonché le sfide in termini di adattamento ai cambiamenti climatici e loro mitigazione devono essere obiettivi trasversali della politica di sviluppo dell'UE; chiede che l'agenda 2030 sia attuata nel suo complesso e in modo coordinato e coerente con l'accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, tra l'altro per quanto concerne l'esigenza di colmare urgentemente il divario tra ciò che è necessario al fine di limitare il riscaldamento globale e di aumentare l'attività e il finanziamento per l'adattamento; ricorda l'impegno dell'UE a destinare il 20 % del suo bilancio 2014-2020 (ovvero circa 180 miliardi di EUR) alla lotta contro il cambiamento climatico, ivi incluso nelle sue politiche esterne e di cooperazione allo sviluppo;

12.  sottolinea che la cooperazione allo sviluppo può derivare dall'inclusione, dalla fiducia e dall'innovazione basate sul rispetto da parte di tutti i partner dell'utilizzo delle strategie nazionali e dei quadri di risultato per paese;

13.  riconosce lo speciale ruolo della dimensione della buona governance dello sviluppo sostenibile; invita l'UE a rafforzare l'equilibrio tra gli ambiti economico, sociale e ambientale sostenendo strategie nazionali globali in materia di sviluppo sostenibile nonché sostenendo i giusti meccanismi e processi di buona governance, con un'attenzione particolare alla partecipazione della società civile; sottolinea l'importanza delle riforme per il decentramento amministrativo e fiscale come mezzo per promuovere la buona governance a livello locale, in linea con il principio di sussidiarietà;

14.  chiede che la cooperazione allo sviluppo dell'UE incoraggi i paesi partner a realizzare la cosiddetta "glocalizzazione" degli OSS, in consultazione con la società civile nazionale e locale, in modo da tradurli in obiettivi nazionali e subnazionali contestualmente pertinenti radicati in strategie, programmi e bilanci nazionali a favore dello sviluppo; invita l'UE e i suoi Stati membri a incoraggiare i loro paesi partner a includere le voci delle comunità emarginate nel monitoraggio degli OSS e a promuovere meccanismi concreti a tal fine, in linea con il programma volto a non lasciare nessuno indietro;

15.  chiede che la politica di sviluppo dell'UE continui a considerare prioritario il sostegno ai paesi meno sviluppati, ai paesi a basso reddito e ai piccoli Stati insulari in via di sviluppo, rispondendo nel contempo alle diverse e specifiche necessità dei paesi a reddito intermedio, in cui si concentra la gran parte delle persone povere del mondo, in linea con il programma di azione di Addis Abeba e nel pieno rispetto del principio di differenziazione; chiede l'integrazione di un approccio territoriale allo sviluppo per conferire potere alle amministrazioni locali e regionali e affrontare meglio le disuguaglianze all'interno dei paesi;

16.  sottolinea l'importanza del principio della titolarità democratica, che da un lato considera i paesi in via di sviluppo i principali responsabili del loro sviluppo e dall'altro consente ai parlamenti e ai partiti politici nazionali, alle autorità regionali e locali, alla società civile e alle altre parti interessate di svolgere appieno i rispettivi ruoli accanto ai governi nazionali e di partecipare attivamente al processo decisionale; sottolinea in tale contesto l'importanza di migliorare la responsabilità verso l'alto e verso il basso allo scopo di rispondere meglio alle esigenze locali e di incentivare la titolarità democratica dei cittadini;

17.  invita l'UE a continuare a rafforzare il suo sostegno allo sviluppo di capacità locali e regionali e ai processi di decentramento al fine di conferire potere alle amministrazioni locali e regionali e di renderle più trasparenti e responsabili, in modo che possano rispondere meglio alle esigenze e alle richieste dei cittadini;

18.  chiede, conformemente al principio di partenariato, una responsabilità condivisa per tutte le azioni comuni, promuovendo il più alto livello possibile di trasparenza; sollecita l'UE e i suoi Stati membri a promuovere un ruolo rafforzato dei parlamenti nazionali, delle amministrazioni locali e regionali e della società civile in materia di controllo politico, di bilancio e democratico; invita a contrastare congiuntamente la corruzione e l'impunità con tutti i mezzi e a tutti i livelli della politica;

19.  chiede che il dialogo politico tra l'UE e i paesi/le regioni partner costituisca un elemento centrale di qualsiasi forma di cooperazione allo sviluppo dell'UE e che tale dialogo sia incentrato sui valori comuni e sulle modalità per promuoverli; sollecita una maggiore partecipazione dei parlamenti e della società civile ai dialoghi politici;

20.  sottolinea l'importanza di una democrazia pluralista e inclusiva e invita l'UE a promuovere la parità di condizioni per i partiti politici come pure una società civile dinamica in tutte le sue azioni, anche attraverso l'accrescimento delle capacità e il dialogo con i paesi partner, onde offrire uno spazio sufficiente alla società civile attraverso meccanismi partecipativi di monitoraggio e responsabilità orientati ai cittadini a livello subnazionale, nazionale e regionale, nonché a garantire la partecipazione delle organizzazioni della società civile alla definizione, all'attuazione, al monitoraggio, alla revisione e alla rendicontabilità delle politiche di sviluppo; invita l'UE a riconoscere che la consultazione della società civile è un fattore fondamentale per ottenere risultati positivi in tutti i settori di programmazione, al fine di conseguire una governance inclusiva;

21.  riconosce il ruolo della società civile nel sensibilizzare il pubblico e realizzare gli OSS a livello nazionale e mondiale attraverso la sensibilizzazione e l'educazione alla cittadinanza globale;

22.  chiede che la promozione della parità tra uomini e donne come pure dell'emancipazione e dei diritti di donne e ragazze sia un obiettivo nel contempo indipendente e trasversale della politica di sviluppo dell'Unione, in conformità del piano d'azione dell'UE sulla parità di genere e dell'agenda 2030, come stabilito nelle conclusioni del Consiglio del 26 maggio 2015 sulle questioni di genere nel contesto dello sviluppo; sollecita un'azione specifica e orientata alle politiche per rispondere alle sfide in questo ambito; chiede ulteriori sforzi dell'UE per promuovere l'importante ruolo delle donne e dei giovani quali agenti dello sviluppo e del cambiamento; sottolinea, a tale proposito, che la parità di genere interessa ragazze e ragazzi come pure donne e uomini di tutte le età e che i programmi dovrebbero incoraggiare la compartecipazione paritaria e la promozione di diritti e servizi, in particolare nel caso dell'accesso all'istruzione, alla salute riproduttiva e alla sanità, senza discriminazioni basate sull'identità di genere o sull'orientamento sessuale;

23.  richiama l'attenzione sulla necessità di promuovere, proteggere e far rispettare tutti i diritti umani; sottolinea che la protezione dei diritti delle donne e delle ragazze, come pure della loro salute e dei loro diritti sessuali e riproduttivi, e l'eliminazione di tutte le forme di violenza e discriminazione sessuale e basata sul genere, tra cui le pratiche dannose contro i minori, il matrimonio precoce e forzato e la mutilazione genitale femminile, sono aspetti essenziali per assicurare il rispetto dei diritti umani; sottolinea la necessità di garantire un accesso universale a un'educazione e a informazioni complete, di qualità ed economicamente accessibili riguardo alla salute sessuale e riproduttiva e ai servizi di pianificazione familiare; chiede ulteriori azioni che consentano di accelerare gli sforzi volti a raggiungere la parità di genere e l'emancipazione delle donne approfondendo i partenariati multilaterali, rafforzando il bilancio e la pianificazione di genere e garantendo la partecipazione delle organizzazioni femminili;

24.  chiede specifiche strategie di sviluppo dell'UE che consentano di raggiungere, proteggere e sostenere in modo più efficace i gruppi vulnerabili ed emarginati, come le donne e i bambini, le persone LGTBI, gli anziani, i disabili, i piccoli produttori, le cooperative, le minoranze linguistiche ed etniche e le popolazioni autoctone, onde offrire loro le stesse opportunità e gli stessi diritti di qualsiasi altro individuo, in linea con il principio per cui nessuno deve essere lasciato indietro;

25.  ribadisce l'impegno dell'UE a investire nello sviluppo dei bambini e dei giovani, migliorando la comunicazione sulla cooperazione allo sviluppo rivolta ai minori e sulle risorse nazionali e a rafforzare la capacità di partecipazione dei giovani a esercizi di responsabilità;

26.  invita a sostenere i paesi fragili e colpiti da conflitti per quanto concerne l'accesso alle risorse e ai partenariati necessari per conseguire le priorità di sviluppo, e invita a promuovere l'apprendimento tra pari tra tali paesi nonché a rafforzare la collaborazione tra i partner in materia di sviluppo, costruzione della pace, sicurezza e assistenza umanitaria e a incrementare gli sforzi in tali ambiti;

27.  pone l'accento sulla continua importanza degli obiettivi fissati nel capitolo relativo ai diritti umani dell'attuale consenso europeo; sottolinea la necessità di collegare tali obiettivi agli OSS e di porre il rafforzamento dei sistemi sanitari orizzontali (indipendentemente dal sostegno ai programmi verticali per malattie specifiche) al centro della programmazione dello sviluppo sanitario, il che potenzierà altresì la resilienza in caso di crisi sanitarie come quella dell'epidemia di Ebola scoppiata nell'Africa occidentale nel 2013-2014, nonché di garantire il diritto fondamentale all'assistenza sanitaria universale, come previsto dall'articolo 25 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo (UDHR) e dalla Costituzione dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS); ricorda che l'articolo 168 TFUE stabilisce che nella definizione e nell'attuazione di tutte le politiche ed attività dell'Unione deve essere garantito un livello elevato di protezione della salute umana; chiede a tale riguardo una politica più coerente in materia di innovazione e sviluppo dei medicinali, che garantisca a tutti l'accesso ai farmaci;

28.  suggerisce – alla luce della crescita demografica, soprattutto in Africa e nei paesi meno sviluppati, tenendo conto del fatto che, dei 21 paesi con il maggiore tasso di fertilità, 19 si trovano in Africa, che la Nigeria è il paese con la popolazione in più rapida crescita e che, secondo le previsioni, entro il 2050 più della metà della crescita della popolazione mondiale sarà concentrata in Africa, il che rappresenta un problema per lo sviluppo sostenibile – che la cooperazione allo sviluppo dell'Unione ponga un maggiore accento sui programmi che affrontano questo tema;

29.  si compiace del fatto che la sicurezza alimentare e nutrizionale sia diventata un'area prioritaria per il nuovo quadro di sviluppo globale e accoglie con favore l'inclusione di un obiettivo indipendente finalizzato a porre fine alla fame, a conseguire la sicurezza alimentare e una migliore nutrizione e a promuovere l'agricoltura sostenibile; riconosce che la fame e la povertà non sono incidenti ma il risultato di ingiustizie e disuguaglianze sociali ed economiche a tutti i livelli; ribadisce che il consenso dovrebbe mettere in luce il costante sostegno dell'UE a favore di approcci intersettoriali ed integrati che rafforzano la capacità di produzione alimentare diversificata su scala locale e che includono interventi specifici sulla nutrizione e attenti alle questioni nutrizionali, focalizzati in modo esplicito sulla disuguaglianza di genere;

30.  insiste sulla necessità di meccanismi di responsabilità per quanto riguarda il monitoraggio e l'attuazione degli OSS e dell'obiettivo dello 0,7 % di APS/RNL; invita l'UE e i suoi Stati membri a presentare un calendario per il raggiungimento graduale di tali obiettivi, riferendo su base annua al Parlamento europeo;

31.  sottolinea la necessità di approcci multi-settoriali e integrati per costruire la resilienza in modo efficace, il che implica un lavoro finalizzato a migliorare l'integrazione delle azioni in ambito umanitario, di riduzione del rischio di catastrofi, di protezione sociale, di adattamento al cambiamento climatico, di gestione delle risorse naturali, di mitigazione dei conflitti e di altre azioni di sviluppo; invita l'UE e gli Stati membri a promuovere una governance inclusiva che affronti i fattori di emarginazione e disuguaglianza alla base della vulnerabilità; riconosce che è necessario garantire un conferimento di poteri alle popolazioni vulnerabili affinché siano in grado di assumere la gestione dei rischi e di accedere ai processi decisionali che hanno un impatto sul loro futuro;

32.  sottolinea il contributo della cultura allo sviluppo sostenibile di tipo umano, sociale ed economico e insiste che è necessario tenere conto della dimensione culturale come aspetto fondamentale delle politiche di solidarietà, di cooperazione e di aiuto allo sviluppo dell'Unione; invita a promuovere la diversità culturale, a sostenere le politiche culturali e a tenere conto dei contesti locali nei casi in cui ciò possa contribuire all'obiettivo di promozione dello sviluppo sostenibile;

33.  sottolinea che è previsto un aumento della popolazione urbana di 2,5 miliardi entro il 2050 e che quasi il 90 % della crescita sarà concentrato in Asia e in Africa; riconosce i problemi derivanti dalla crescita esponenziale delle megalopoli e le sfide poste da questo fenomeno in termini di sostenibilità sociale e ambientale; chiede uno sviluppo regionale equilibrato e ricorda che stimolando l'attività economica nelle zone rurali e nelle città più piccole si riduce la pressione a migrare verso centri urbani di enormi dimensioni, riducendo così i problemi dell'urbanizzazione incontrollata e della migrazione;

Differenziazione

34.  sottolinea che, affinché la strategia dell'UE per lo sviluppo sia efficace, l'Unione deve promuovere una ridistribuzione equa della ricchezza da parte dei paesi in via di sviluppo attraverso i bilanci nazionali, sia all'interno dei paesi che tra i paesi; evidenzia che gli aiuti allo sviluppo europei dovrebbero innanzitutto distinguere tra le situazioni e le esigenze di sviluppo dei singoli paesi e non fondarsi unicamente su indicatori microeconomici o considerazioni politiche;

35.  sottolinea che la cooperazione allo sviluppo dell'UE dovrebbe essere attuata in modo da affrontare le esigenze più importanti e ottenere il maggiore impatto possibile a breve e lungo termine; sottolinea la necessità di strategie di sviluppo ad hoc, gestite ed elaborate a livello locale, per tenere conto delle sfide specifiche cui devono far fronte singoli paesi o gruppi di paesi, come i piccoli Stati insulari in via di sviluppo, gli Stati fragili e i paesi in via di sviluppo senza sbocco sul mare;

36.  chiede che siano elaborate strategie specifiche per la cooperazione con i paesi a reddito intermedio al fine di consolidarne i progressi e combattere la disuguaglianza, l'esclusione, le discriminazioni e la povertà, specialmente mediante la promozione di sistemi fiscali equi e progressivi, e sottolinea nel contempo che tali paesi non formano un gruppo omogeneo e che, pertanto, ognuno ha esigenze specifiche cui si dovrebbe far fronte con politiche ad hoc; sottolinea la necessità di eliminare responsabilmente e gradualmente gli aiuti finanziari a favore dei paesi a reddito intermedio e di concentrarsi su altre forme di cooperazione, come l'assistenza tecnica, la condivisione di conoscenze e know-how industriali, i partenariati pubblico-pubblico che possono sostenere beni pubblici mondiali quali scienza, tecnologia e innovazione, lo scambio di migliori pratiche e la promozione della cooperazione regionale, sud-sud e triangolare; pone l'accento sull'importanza delle fonti di finanziamento alternative, come la mobilitazione delle entrate nazionali, i prestiti non agevolati o meno agevolati, la cooperazione in campo tecnico e negli ambiti relativi alla fiscalità, al commercio e alla ricerca, nonché i partenariati pubblico-privato;

Efficacia e finanziamento dello sviluppo

Efficacia dello sviluppo

37.  chiede all'UE e ai suoi Stati membri di assumere un ruolo guida tra gli attori dello sviluppo e di impegnarsi nuovamente per la piena attuazione dei principi della cooperazione allo sviluppo efficace, dando la priorità ai meccanismi, ai mezzi e agli strumenti che consentono a un maggior numero di risorse di raggiungere i beneficiari finali, segnatamente la titolarità nazionale delle priorità di sviluppo, l'allineamento con le strategie e i sistemi di sviluppo nazionali dei paesi partner, l'attenzione ai risultati, la trasparenza, la responsabilità condivisa e l'inclusività democratica di tutte le parti interessate; sottolinea l'importanza di incrementare gli sforzi profusi dall'UE per rendere la cooperazione allo sviluppo il più efficace possibile, al fine di contribuire al raggiungimento degli ambiziosi obiettivi fissati nell'agenda 2030 e di utilizzare al meglio le risorse pubbliche e private per lo sviluppo; chiede che il nuovo consenso europeo in materia di sviluppo includa un chiaro riferimento ai principi dell'efficacia dello sviluppo;

38.  ribadisce l'importanza di accrescere la comprensione e l'impegno attivo dei cittadini europei nei principali dibattiti sullo sviluppo e nei tentativi di eliminare la povertà mondiale e di promuovere lo sviluppo sostenibile; sottolinea a tale riguardo che l'educazione e la sensibilizzazione informali allo sviluppo, anche mediante la continuazione e l'espansione del programma sull'educazione e la sensibilizzazione allo sviluppo (DEAR), devono continuare a essere parte integrante delle politiche di sviluppo dell'UE e degli Stati membri;

39.  ritiene che la semplificazione delle procedure burocratiche e di finanziamento possa contribuire a migliorare l'efficacia; chiede una riforma a livello di Unione per accelerare l'attuazione (come già indicato nel paragrafo 122 del consenso europeo in materia di sviluppo del 2005), che affronti la necessità di rivedere le procedure di selezione concentrandosi maggiormente sul richiedente: identità, competenze, esperienza, risultati e affidabilità nel settore (non solo su requisiti formali di ammissibilità);

40.  ribadisce l'importanza della creazione di capacità per migliorare la capacità di cittadini, organizzazioni, governi e società di svolgere pienamente i rispettivi ruoli nell'elaborare, attuare, monitorare e valutare strategie di sviluppo sostenibile;

41.  plaude ai progressi compiuti ma chiede all'UE e ai suoi Stati membri di intensificare gli sforzi volti a rafforzare ed estendere la portata della programmazione congiunta e dell'attuazione congiunta, allo scopo di mettere in comune le risorse, migliorare la divisione dei compiti all'interno dei paesi, ridurre i costi delle transazioni, evitare le sovrapposizioni e la frammentazione degli aiuti, migliorare la visibilità dell'Unione europea a livello locale e promuovere la titolarità nazionale delle strategie di sviluppo come pure l'allineamento con le priorità dei paesi partner; sottolinea che è essenziale che il processo di programmazione congiunta sia effettuato da attori europei e aperto ad altri donatori solamente se ciò è giustificato dalla situazione locale, senza indebolire la titolarità europea del processo; invita l'UE e i suoi Stati membri a coordinare ulteriormente le loro azioni con altri donatori e organizzazioni quali donatori emergenti, organizzazioni della società civile, filantropi privati, istituti finanziari e società private; rileva con preoccupazione che a metà del 2015 solo cinque Stati membri dell'UE avevano pubblicato i piani di attuazione del partenariato di Busan; esorta gli Stati membri a pubblicare i piani di attuazione e a riferire annualmente in merito ai propri sforzi per l'efficacia dello sviluppo;

42.  ricorda la sua richiesta(25) di codificare e potenziare i meccanismi e le pratiche per garantire una migliore complementarità e un coordinamento efficace degli aiuti allo sviluppo tra gli Stati membri e le istituzioni dell'UE, fornendo norme chiare e applicabili per assicurare la titolarità democratica nazionale, l'armonizzazione, l'allineamento con le strategie e i sistemi nazionali, la prevedibilità dei fondi, la trasparenza e la responsabilità reciproca;

43.  sottolinea che l'efficacia dello sviluppo dovrebbe essere uno dei principali fattori trainanti della nuova politica di sviluppo dell'UE; rammenta che essa dipende non solo dai donatori di aiuti, ma anche dall'esistenza di istituzioni efficienti e reattive, da politiche valide, dallo Stato di diritto, da una governance democratica inclusiva e da garanzie contro la corruzione nei paesi in via di sviluppo e contro i flussi finanziari illeciti a livello internazionale;

44.  riconosce il ruolo dei governi locali e regionali ai fini dello sviluppo, in particolare la cooperazione decentrata tra i governi locali e regionali dei paesi europei e dei paesi partner, quale strumento efficace per il rafforzamento reciproco delle capacità e l'attuazione a livello locale degli obiettivi di sviluppo sostenibile;

Finanziamento dello sviluppo

45.  ribadisce che l'APS dovrebbe rimanere la struttura portante della politica di sviluppo dell'UE; ricorda l'impegno dell'Unione volto a conseguire l'obiettivo di un APS pari allo 0,7 % dell'RNL entro il 2030; sottolinea l'importanza che anche altri paesi, sviluppati ed emergenti, incrementino l'APS; evidenzia l'importante ruolo dell'APS quale catalizzatore del cambiamento e leva per la mobilitazione di altre risorse; ricorda l'impegno dell'UE a mobilitare risorse a favore dell'azione per il clima nei paesi in via di sviluppo, a contribuire al conseguimento dell'obiettivo dei paesi sviluppati di mobilitare 100 miliardi di USD all'anno nonché a mantenere il raddoppiamento dei finanziamenti per la biodiversità nei paesi in via di sviluppo;

46.  chiede criteri oggettivi e trasparenti di assegnazione delle risorse per l'assistenza allo sviluppo a livello sia di Stati membri che dell'UE; chiede che tali criteri siano fondati sul fabbisogno, sulle valutazioni d'impatto e sui risultati politici, sociali ed economici, nell'ottica di assicurare la massima efficacia nell'uso dei fondi; sottolinea, tuttavia, che tale assegnazione non dovrebbe mai essere subordinata ai risultati nelle aree non direttamente legate agli obiettivi di sviluppo; evidenzia la necessità di incoraggiare e premiare i risultati positivi verso il conseguimento di obiettivi fissati di comune accordo; sottolinea l'importanza di dati disaggregati a livello territoriale per meglio valutare l'impatto dell'APS;

47.  riconosce che il sostegno al bilancio generale promuove la titolarità nazionale e l'allineamento alle strategie di sviluppo nazionali dei paesi partner, l'attenzione ai risultati, alla trasparenza e alla reciproca assunzione di responsabilità, ma sottolinea che andrebbe preso in considerazione solo quando e laddove le condizioni lo consentano ed esistano sistemi di controllo efficaci; ricorda che il sostegno al bilancio rappresenta lo strumento più adeguato per favorire l'instaurazione di un vero dialogo politico che permetta una maggiore responsabilizzazione e titolarità;

48.  ritiene che per far fronte agli OSS serviranno finanziamenti e azioni per lo sviluppo che vanno al di là dell'APS e delle politiche pubbliche; sottolinea la necessità di finanziamenti sia nazionali che internazionali, sia privati che pubblici e di politiche che colleghino le azioni a favore dello sviluppo pubbliche e private e determinino un contesto favorevole alla crescita e alla sua equa distribuzione attraverso i bilanci nazionali;

49.  ricorda che i paesi in via di sviluppo incontrano notevoli limitazioni nell'aumentare il gettito fiscale e sono particolarmente soggetti all'evasione fiscale da parte delle società e a flussi finanziari illeciti; invita l'UE e i suoi Stati membri a rafforzare la coerenza delle politiche per lo sviluppo in tale ambito, a esaminare l'impatto in termini di ricadute sui paesi in via di sviluppo dei loro regimi e delle loro normative fiscali nonché a chiedere una migliore rappresentanza dei paesi in via di sviluppo nei forum internazionali istituiti per riformare le politiche fiscali mondiali;

50.  invita l'UE e gli Stati membri a sostenere i paesi a basso e medio reddito nel porre in essere sistemi fiscali equi, progressivi, trasparenti ed efficienti, come pure altri mezzi di mobilitazione delle risorse nazionali, al fine di aumentare la prevedibilità e la stabilità di tali finanziamenti e ridurre la dipendenza dagli aiuti; chiede che sia assicurato un tale sostegno in settori quali l'amministrazione fiscale e la gestione delle finanze pubbliche, i sistemi di equa ridistribuzione, l'anticorruzione e la lotta contro la manipolazione dei prezzi di trasferimento, l'evasione fiscale e altre forme di flussi finanziari illeciti; sottolinea l'importanza del decentramento fiscale e la necessità di sviluppare capacità per sostenere i governi subnazionali nel delineare i sistemi fiscali a livello locale e nel riscuotere le imposte;

51.  invita l'UE e i suoi Stati membri a introdurre una rendicontazione obbligatoria paese per paese sulle società multinazionali, insieme alla pubblicazione obbligatoria di dati completi e comparabili sulle attività delle società, per garantire trasparenza e assunzione di responsabilità; chiede all'UE e ai suoi Stati membri di considerare l'effetto di ricaduta sui paesi in via di sviluppo delle loro politiche, regimi e normative a livello fiscale, e di intraprendere le riforme necessarie per assicurare che le società europee che realizzano utili nei paesi in via di sviluppo paghino la propria equa quota fiscale in tali paesi;

52.  pone l'accento sulla necessità del finanziamento combinato e dei partenariati pubblico-privato al fine di ottenere fondi supplementari rispetto all'APS e seguire realmente i principi di efficacia dello sviluppo, sebbene evidenzi che essi devono basarsi su criteri trasparenti, devono dimostrare il loro impatto aggiuntivo e positivo in termini di sviluppo e non devono intaccare l'accesso universale ai servizi pubblici essenziali di qualità; sottolinea che tutti i pagamenti devono essere trasparenti e che i progetti finanziati devono rispettare obbligatoriamente gli obiettivi nazionali di sviluppo, i diritti umani e le norme sociali e ambientali riconosciuti a livello internazionale, i bisogni e i diritti delle popolazioni locali nonché i principi dell'efficacia dello sviluppo; riconosce, a tale proposito, che l'utilizzo tradizionale del territorio, ad esempio da parte di piccoli proprietari e pastori, non è generalmente documentato, ma deve essere rispettato e tutelato; ribadisce che le imprese coinvolte nei partenariati per lo sviluppo dovrebbero rispettare i principi della responsabilità sociale delle imprese (RSI) e i principi guida dell'ONU e gli orientamenti dell'OCSE nell'ambito di tutte le loro attività, promuovendo pratiche aziendali etiche; osserva che le politiche e i programmi di sviluppo producono un doppio dividendo quando viene raggiunta l'efficacia dello sviluppo; chiede a tutti gli attori dello sviluppo di allineare pienamente le loro azioni a tali principi;

53.  invita la Commissione a promuovere investimenti che generino posti di lavoro dignitosi in linea con le norme stabilite dall'Organizzazione internazionale del lavoro e l'agenda 2030; sottolinea, a tale proposito, il valore del dialogo sociale e la necessità di trasparenza e assunzione di responsabilità del settore privato nei casi dei partenariati pubblico-privato e quando i fondi per lo sviluppo sono impiegati per il finanziamento combinato;

54.  sottolinea che i fondi per lo sviluppo impiegati per la proposta di piano per gli investimenti esterni nonché per i fondi fiduciari esistenti devono essere conformi ad obiettivi di sviluppo compatibili con l'APS e ai nuovi OSS; chiede la creazione di meccanismi che consentano al Parlamento di espletare la sua funzione di sorveglianza quando i fondi dell'UE per lo sviluppo sono impiegati al di fuori delle normali procedure di bilancio unionali, in particolare attraverso il riconoscimento al Parlamento dello status di osservatore nei comitati esecutivi del piano per gli investimenti esterni, dei fondi fiduciari e in altri comitati esecutivi strategici che decidono in merito alle priorità e alla portata dei programmi e dei progetti;

55.  riconosce il ruolo di motori della crescita, dell'occupazione e dell'innovazione locale svolto dalle micro-imprese, dalle piccole e medie imprese e dalle cooperative locali, compresi i modelli imprenditoriali e gli istituti di ricerca, che contribuiranno al conseguimento degli OSS; chiede la promozione di un ambiente favorevole agli investimenti, all'industrializzazione e alle attività economiche, alla scienza, alla tecnologia e all'innovazione, al fine di stimolare e accelerare lo sviluppo economico e umano a livello nazionale, nonché di programmi di formazione e di regolari dialoghi pubblico-privati; prende atto del ruolo della BEI nell'ambito del piano europeo per gli investimenti esterni e sottolinea che le sue iniziative dovrebbero concentrarsi soprattutto sui giovani e sulle donne e dovrebbero, in linea con i principi dell'efficacia dello sviluppo, contribuire a investire in settori socialmente importanti come l'acqua, la salute e l'istruzione, nonché a sostenere l'imprenditorialità e il settore privato locale; invita la BEI a dedicare maggiori risorse al microcredito con una solida prospettiva di genere; chiede inoltre alla BEI di collaborare con la Banca africana di sviluppo (AfDB) per finanziare investimenti a lungo termine a vantaggio dello sviluppo sostenibile e invita le altre banche di sviluppo a proporre una linea di microcredito che offra prestiti sostenibili alle imprese agricole a conduzione familiare;

56.  ritiene indispensabile che il nuovo consenso faccia riferimento a un forte impegno da parte dell'UE nell'attuazione di un quadro internazionale giuridicamente vincolante, affinché le imprese siano responsabili degli atti di negligenza nei paesi in cui operano, viste le ripercussioni delle loro attività su tutti gli ambiti della società (dallo sfruttamento del lavoro minorile all'assenza di un salario minimo, dalle maree nere alla deforestazione di massa, dalle molestie nei confronti dei difensori dei diritti umani all'accaparramento dei terreni);

57.  invita l'Unione europea e i suoi Stati membri a promuovere misure vincolanti per garantire che le società multinazionali paghino le tasse nei paesi in cui si ricava o si crea valore e a favorire la rendicontazione obbligatoria paese per paese da parte del settore privato, aumentando così le capacità di mobilitazione delle risorse interne dei paesi; chiede un'analisi degli effetti di propagazione al fine di studiare possibili prassi per il trasferimento dei profitti;

58.  chiede un approccio alla sostenibilità del debito basato sui bisogni umani attraverso una serie di norme vincolanti che definiscano pratiche responsabili di assunzione e concessione di prestiti, audit del debito e un meccanismo equo di rinegoziazione del debito, che dovrebbe valutare la legittimità e la sostenibilità degli oneri del debito dei paesi;

Coerenza delle politiche per lo sviluppo

59.  chiede che sia avviato un dibattito a livello dell'UE sulla CPS per chiarire il legame tra la CPS e la coerenza delle politiche per lo sviluppo sostenibile (CPSS); sottolinea l'importanza fondamentale dell'applicazione dei principi della CPS in tutte le politiche dell'UE; sottolinea che la CPS dovrebbe rappresentare uno degli elementi più importanti della strategia dell'UE volta al conseguimento degli OSS; ribadisce la necessità che le istituzioni dell'UE e gli Stati membri compiano sforzi ulteriori per tenere conto degli obiettivi della cooperazione allo sviluppo in tutte le politiche interne ed esterne che possono incidere sui paesi in via di sviluppo, per trovare meccanismi efficaci e utilizzare le migliori pratiche esistenti a livello di Stati membri ai fini dell'attuazione e della valutazione della CPS, per assicurare che la CPS sia attuata con un approccio attento alle questioni di genere e per coinvolgere tutte le parti interessate, comprese le organizzazioni della società civile e le autorità locali e regionali, in tale processo;

60.  propone che sia istituito un meccanismo di arbitrato, alle dipendenze del presidente della Commissione, finalizzato a garantire la CPS e che, in caso di discrepanze tra le varie politiche unionali, spetti al presidente della Commissione assumersi la piena responsabilità politica in materia di grandi orientamenti e decidere in conformità con gli impegni assunti dall'Unione in materia di CPS; ritiene che, una volta che i problemi sono stati identificati, si potrebbe prevedere una riforma dei processi decisionali all'interno dei servizi della Commissione e a livello di cooperazione interservizi;

61.  chiede che sia rafforzato il dialogo tra l'UE e i paesi in via di sviluppo per quanto concerne la promozione e l'attuazione della CPS da parte dell'UE; ritiene che l'opinione dei partner dell'UE sul progresso della CPS possa svolgere un ruolo fondamentale nell'ottenimento di una valutazione accurata del suo impatto;

62.  ribadisce il suo invito a elaborare processi di governance volti a promuovere la CPS a livello globale e invita nuovamente l'UE ad assumere la guida nella promozione del concetto di CPS a livello internazionale;

Commercio e sviluppo

63.  sottolinea l'importanza di un commercio equo e adeguatamente regolamentato nella promozione dell'integrazione regionale, in quanto fattore che contribuisce alla crescita sostenibile e alla lotta alla povertà; sottolinea che la politica commerciale dell'UE deve essere parte integrante del programma per lo sviluppo sostenibile e riflettere gli obiettivi della politica di sviluppo dell'Unione;

64.  sottolinea che, per favorire lo sviluppo, vengono ancora accordate preferenze commerciali unilaterali a vantaggio dei paesi in via di sviluppo che non fanno parte dei paesi meno sviluppati; ritiene inoltre che il nuovo consenso dovrebbe fare riferimento all'impegno dell'UE per la promozione di sistemi commerciali equi ed etici con i piccoli produttori dei paesi in via di sviluppo;

65.  plaude al riconoscimento del grande contributo del commercio equo nell'attuazione dell'agenda 2030 delle Nazioni Unite; invita l'UE ad attuare e sviluppare ulteriormente l'impegno preso per sostenere l'adozione di sistemi commerciali equi nell'Unione e nei paesi partner, al fine di promuovere modelli di produzione e di consumo sostenibili attraverso le proprie politiche commerciali;

66.  sottolinea la necessità di un ulteriore sostegno dell'UE ai paesi in via di sviluppo, allo scopo di creare capacità commerciali e sviluppare infrastrutture e settore privato nazionale, onde consentire a tali paesi di aggiungere valore alla produzione e diversificarla nonché di incrementare gli scambi;

67.  ribadisce che un ambiente salubre, tra cui anche un clima stabile, è indispensabile per l'eradicazione della povertà; sostiene gli sforzi profusi dall'UE per aumentare la trasparenza e l'assunzione di responsabilità nella gestione, nell'estrazione e nel commercio di risorse naturali, per promuovere una produzione e un consumo sostenibili e per prevenire il commercio illegale in settori quali i minerali, il legname e la flora e la fauna selvatiche; è fermamente convinto che sia necessario compiere sforzi aggiuntivi a livello mondiale per mettere a punto quadri normativi per le catene di approvvigionamento e aumentare l'assunzione di responsabilità da parte del settore privato, in modo da garantire la gestione e il commercio sostenibili di risorse naturali e consentire ai paesi ricchi di risorse e alle loro popolazioni di proteggere i diritti delle comunità indigene e locali e di trarre un ulteriore beneficio da tali scambi e dalla gestione sostenibile della biodiversità e degli ecosistemi; accoglie con favore i progressi compiuti sin dall'introduzione del patto di sostenibilità per il Bangladesh e chiede alla Commissione di estendere tali quadri per contemplare altri settori; esorta, a tale proposito, la Commissione a rafforzare le iniziative di responsabilità sociale delle imprese e le iniziative sul dovere di diligenza che completano l'attuale normativa dell'UE sul legname, nell'ambito della proposta di regolamento dell'UE sui minerali dei conflitti, estendendole ad altri settori;

68.  si rammarica per la mancanza a tutt'oggi di un quadro normativo che stabilisca obblighi per le imprese in materia di rispetto dei diritti umani e delle norme sociali e ambientali, il che consente a taluni Stati e a talune imprese di aggirarli impunemente; invita l'UE e gli Stati membri a partecipare attivamente ai lavori del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani e del Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP), in vista di un trattato internazionale che attribuisca alle imprese transnazionali responsabilità in caso di abusi dei diritti umani e di violazioni delle norme ambientali;

69.  ribadisce l'importanza di azioni coordinate e più rapide, volte ad affrontare il problema della malnutrizione nell'intento di raggiungere gli obiettivi dell'agenda 2030 e l'OSS 2 sull'eliminazione della fame;

70.  ricorda che le foreste sono fondamentali ai fini della mitigazione dei cambiamenti climatici, della conservazione della biodiversità e della riduzione della povertà, e invita l'UE a contribuire ad arrestare e invertire la deforestazione e il degrado forestale nonché a promuovere la gestione sostenibile delle foreste nei paesi in via di sviluppo;

Sicurezza e sviluppo

71.  ribadisce che esiste un collegamento diretto fra sicurezza e sviluppo, ma sottolinea la necessità di seguire molto da vicino la recente riforma dell'APS relativamente all'uso degli strumenti per lo sviluppo ai fini della politica di sicurezza, applicando un chiaro obiettivo di eliminazione della povertà e di promozione dello sviluppo sostenibile; sottolinea che l'obiettivo di costruire società pacifiche e inclusive con un accesso universale alla giustizia dovrebbe tradursi in un'azione esterna dell'UE che, sostenendo tutti gli attori sul territorio suscettibili di raggiungere tali scopi, sviluppi la resilienza, promuova la sicurezza umana, rafforzi lo Stato di diritto, ripristini la fiducia e affronti le complesse sfide dell'insicurezza, della fragilità e della transizione democratica;

72.  reputa necessario promuovere le sinergie tra la politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC) e gli strumenti di sviluppo, onde trovare il giusto equilibrio tra prevenzione e risoluzione dei conflitti nonché ripristino e sviluppo post-bellico; sottolinea che i programmi e le misure delle politiche esterne orientati in tal senso devono essere completi, personalizzati in base alla situazione del paese e, laddove siano finanziati attraverso mezzi previsti per la politica di sviluppo, devono contribuire agli obiettivi di sviluppo principali definiti nell'ambito dell'APS; evidenzia che i compiti fondamentali della cooperazione allo sviluppo restano quelli di sostenere i paesi nel loro sforzo di creare Stati stabili e pacifici che rispettino la buona governance, lo Stato di diritto e i diritti umani e di cercare di creare economie di mercato sostenibili e funzionanti al fine di portare prosperità alle persone e soddisfare tutte le esigenze umane di base; pone l'accento sulla necessità di aumentare, in tale contesto, i finanziamenti per la politica di sicurezza e di difesa comune, che risultano essere molto ridotti, al fine di permettere un utilizzo più ampio di tale politica, anche a beneficio dello sviluppo, in linea con la CPS;

Migrazione e sviluppo

73.  sottolinea il ruolo centrale della cooperazione allo sviluppo nell'affrontare le cause profonde della migrazione forzata e dello sfollamento forzato, come la fragilità degli Stati, i conflitti, l'insicurezza e l'emarginazione, la povertà, le disuguaglianze e la discriminazione, le violazioni dei diritti umani, la scarsità di accesso a servizi di base quali l'assistenza sanitaria e l'istruzione e i cambiamenti climatici; ritiene che i seguenti obiettivi costituiscano i presupposti per la stabilità e la resilienza degli Stati, che saranno meno soggetti a situazioni che possono portare, in ultima analisi, alla migrazione forzata: promozione dei diritti umani e della dignità delle persone, creazione di democrazia, buon governo e Stato di diritto, inclusione e coesione sociali, opportunità economiche caratterizzate da posti di lavoro dignitosi e imprese incentrate sulle persone, nonché spazio politico per la società civile; chiede che la cooperazione allo sviluppo si concentri su tali obiettivi affinché sia rafforzata la resilienza e chiede altresì che sia attivata un'assistenza allo sviluppo legata alla migrazione nei casi di emergenze, allo scopo di stabilizzare la situazione, mantenere il funzionamento degli Stati e permettere agli sfollati di vivere in condizioni dignitose;

74.  ricorda, come sottolineato dall'agenda 2030 delle Nazioni Unite, il contributo positivo dei migranti allo sviluppo sostenibile, comprese le rimesse, i cui costi di trasferimento dovrebbero essere ulteriormente abbassati; sottolinea che, per rispondere in modo significativo alle sfide e alle crisi legate alla migrazione, è necessario adottare un approccio più coordinato, sistematico e strutturato, che faccia corrispondere gli interessi dei paesi di origine con quelli dei paesi di destinazione; evidenzia che un modo efficace per aiutare un numero elevato di rifugiati e richiedenti asilo è migliorare le condizioni e offrire sia assistenza umanitaria che allo sviluppo; si oppone, nel contempo, a qualsiasi tentativo di collegare gli aiuti al controllo alle frontiere, alla gestione dei flussi migratori o agli accordi di riammissione;

75.  sottolinea che i paesi di origine e di transito dei migranti necessitano di soluzioni per lo sviluppo personalizzate e adatte alle rispettive situazioni politiche e socioeconomiche; evidenzia la necessità che tale cooperazione promuova i diritti umani e la dignità per tutti, la buona governance, la pace e la costruzione della democrazia e che sia basata su interessi comuni, su valori condivisi e sul rispetto del diritto internazionale;

76.  sottolinea la necessità di un attento controllo e monitoraggio parlamentare degli accordi in relazione alla gestione della migrazione e dell'utilizzo dei fondi per lo sviluppo correlato alla migrazione; evidenzia l'importanza di addivenire a una stretta cooperazione e alla definizione di buone pratiche di scambio di informazioni tra le istituzioni, in particolare nel campo della migrazione e della sicurezza; rammenta le proprie preoccupazioni riguardo all'aumento dell'uso di fondi fiduciari, ossia la limitata trasparenza, la mancanza di consultazioni e di titolarità regionale;

77.  segnala che, date le recenti misure politiche europee volte a combattere le cause profonde della migrazione forzata, la politica di sviluppo europea deve rientrare nella definizione del comitato di aiuto allo sviluppo dell'OCSE e deve essere basata sulle esigenze di sviluppo e sui diritti umani; sottolinea, inoltre, che l'aiuto allo sviluppo non deve essere subordinato alla cooperazione in ambiti legati alla migrazione, come la gestione delle frontiere o gli accordi di riammissione;

Assistenza umanitaria

78.  sottolinea la necessità di creare legami più stretti tra l'assistenza umanitaria e la cooperazione allo sviluppo, al fine di risolvere le carenze di finanziamento, evitare sovrapposizioni e la creazione di sistemi paralleli e porre le condizioni per uno sviluppo sostenibile che disponga di una resilienza intrinseca e di strumenti in grado di prevenire e affrontare al meglio le crisi; invita l'Unione a rispettare l'impegno assunto di dedicare entro il 2020, in maniera quanto più diretta possibile, almeno il 25 % dei suoi aiuti umanitari ad attori locali e nazionali, come concordato nel cosiddetto "Grand Bargain";

79.  ricorda i principi fondamentali dell'aiuto umanitario, ossia umanità, neutralità, indipendenza e imparzialità; accoglie con favore la tenacia della Commissione nel non fondere il consenso europeo in materia di sviluppo con il consenso europeo sull'aiuto umanitario;

80.  evidenzia il bisogno di rafforzare l'assistenza, il coordinamento e le risorse a livello internazionale ai fini della risposta alle emergenze, della ripresa e della ricostruzione in seguito a catastrofi;

81.  accoglie con favore l'impegno a sostenere la promozione delle TIC nei paesi in via di sviluppo e a creare un contesto favorevole per l'economia digitale, migliorando una connettività libera, aperta e sicura; ricorda che i satelliti possono fornire soluzioni efficaci dal punto di vista dei costi per la connessione di beni e persone in aree remote e incoraggia l'UE e i suoi Stati membri a tenere presente tale principio nei loro lavori in questo campo;

Beni pubblici e sfide globali

82.  è fermamente convinto che la presenza globale dell'UE e dei suoi Stati membri permetta loro di continuare a svolgere un ruolo internazionale di guida sul fronte dei beni pubblici e delle sfide globali, caratterizzati da pressioni sempre maggiori e le cui conseguenze si ripercuotono in misura sproporzionata sulla popolazione indigente; chiede che i beni globali e le sfide ambientali siano integrati nel consenso, compresi lo sviluppo umano, l'ambiente, compresi i cambiamenti climatici e l'acceso all'acqua, l'insicurezza e la fragilità degli Stati, la migrazione, servizi energetici a prezzi accessibili, la sicurezza alimentare e l'eliminazione della malnutrizione e della fame;

83.  ricorda che l'agricoltura su piccola scala e a conduzione familiare è il modello agricolo più diffuso nel mondo e svolge un ruolo chiave nel conseguimento degli OSS; osserva che essa contribuisce in modo sostanziale alla sicurezza alimentare, alla lotta contro l'erosione del suolo e contro la perdita di biodiversità, nonché alla mitigazione dei cambiamenti climatici, e fornisce allo stesso tempo posti di lavoro; sottolinea che l'UE dovrebbe promuovere, da un lato, la creazione di organizzazioni di agricoltori, comprese le cooperative, e, dall'altro, favorire l'agricoltura sostenibile, concentrandosi sulle pratiche agroecologiche, su una migliore produttività delle imprese agricole a conduzione familiare, sui diritti fondiari e dei contadini nonché su sistemi di semina informali quali mezzi per garantire la sicurezza alimentare, fornire materie prime ai mercati locali e regionali, assicurare un reddito equo e condizioni di vita dignitose agli agricoltori;

84.  ricorda che il settore privato non è un insieme omogeneo di attori; sottolinea pertanto che, nei rapporti con il settore privato, la politica di sviluppo dell'UE e degli Stati membri dovrebbe prevedere strategie differenziate idonee a coinvolgere i vari tipi di attori del settore privato, compresi i produttori privati, le microimprese, le piccole e medie imprese, le cooperative, le imprese sociali e quelle attive nell'economia solidale;

85.  ribadisce che garantire l'accesso universale all'energia a prezzi contenuti, affidabile, sostenibile e moderna entro il 2030 (OSS 7) è fondamentale per soddisfare i bisogni umani principali, tra cui l'accesso all'acqua pulita, l'igienizzazione, l'assistenza sanitaria e l'istruzione, ed è essenziale per sostenere la creazione di imprese locali e attività economiche di ogni genere, oltre ad essere un fattore chiave per conseguire progressi nel campo dello sviluppo;

86.  sottolinea che aumentare la produttività dei piccoli proprietari e conseguire un'agricoltura e sistemi alimentari sostenibili resilienti ai cambiamenti climatici è essenziale per realizzare l'OSS 2 e ai fini del concetto di consumo e produzione sostenibili dell'OSS 12, il che va al di là dei principi di economia circolare e fa riferimento all'impatto sull'ambiente e sui diritti sociali e umani; evidenzia che l'Unione dovrebbe quindi concentrarsi sulla promozione di una produzione alimentare sostenibile e di pratiche agricole resilienti che aumentino la produttività e la produzione; riconosce le esigenze specifiche delle donne impiegate in agricoltura per quanto concerne la sicurezza alimentare;

87.  evidenzia l'importanza di continuare a lavorare sul miglioramento dell'accesso all'acqua, all'igienizzazione e all'igiene in quanto questioni trasversali che influiscono sul raggiungimento degli altri obiettivi previsti nell'agenda post 2015, incluse la salute, l'istruzione e la parità di genere;

88.  invita l'UE a promuovere iniziative globali volte ad affrontare le sfide legate all'urbanizzazione in rapida crescita e a creare città più sicure, inclusive, resilienti e sostenibili; accoglie con favore, in tale contesto, la recente adozione della nuova agenda urbana di New York da parte della conferenza delle Nazioni Unite sull'edilizia abitativa e lo sviluppo urbano sostenibile (Habitat III), che mira a esaminare modi migliori per pianificare, progettare, finanziare, sviluppare, governare e gestire le città, allo scopo di combattere la povertà e la fame, migliorare la salute e proteggere l'ambiente;

89.  chiede ulteriori sforzi da parte dell'UE per proteggere gli oceani e le risorse marine; valuta positivamente, in tale contesto, le recenti iniziative della Commissione volte a migliorare la governance internazionale degli oceani al fine di promuovere una migliore gestione e mitigare l'impatto dei cambiamenti climatici sui mari e sugli ecosistemi;

90.  sottolinea l'importanza di tenere conto delle correlazioni con la maggiore produttività dell'agricoltura e della pesca sostenibili che permettono di ridurre le perdite e gli sprechi alimentari, la gestione trasparente delle risorse naturali e l'adattamento ai cambiamenti climatici;

Politica di sviluppo dell'UE

91.  ribadisce i vantaggi comparativi offerti dall'azione di sviluppo dell'UE, tra cui la sua presenza globale, la flessibilità offerta dalla sua gamma di strumenti e metodi di attuazione, il ruolo nella coerenza e nel coordinamento delle politiche e l'impegno rispetto a tale obiettivo, l'approccio basato sui diritti e la democrazia, la portata in termini di massa critica di sovvenzioni e il sostegno continuo alla società civile;

92.  sottolinea la necessità che i vantaggi comparativi dell'UE si traducano in un'azione mirata su un determinato numero di settori programmatici, tra cui, a titolo esemplificativo, la democrazia, il buon governo e i diritti umani, i beni pubblici e le sfide globali, l'integrazione commerciale e regionale nonché la gestione delle cause profonde dell'insicurezza e della migrazione forzata; sottolinea che tale concentrazione dovrà essere adattata alle esigenze e alle priorità dei singoli paesi e regioni in via di sviluppo, in linea con i principi di titolarità e partenariato;

93.  rammenta il ruolo sempre più importante dello sport ai fini dello sviluppo e della pace, grazie alla promozione della tolleranza e di una cultura del rispetto reciproco, nonché il contributo dello sport all'emancipazione delle donne e dei giovani, degli individui e delle comunità, come pure alla salute, all'istruzione e all'inclusione sociale;

94.  sottolinea l'importanza di un sistema globale, tempestivo e trasparente di assunzione di responsabilità per il monitoraggio e il riesame dell'attuazione dell'agenda 2030 e del consenso da parte dell'UE e dei suoi Stati membri; sottolinea che le relazioni annuali sui progressi compiuti nell'attuazione di tutti gli impegni assunti in materia di politica di sviluppo, compresi quelli relativi all'efficacia, alla CPS e all'APS, continuano a essere necessarie ai fini dell'assunzione di responsabilità e del controllo parlamentare; si rammarica per le lacune attese riscontrate di recente nella rendicontazione; si compiace dell'intenzione della Commissione di condurre una valutazione intermedia dell'attuazione del consenso;

o
o   o

95.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e al Servizio europeo per l'azione esterna.

(1).GU C 46 del 24.2.2006, pag. 1.
(2) http://www.oecd.org/dac/effectiveness/49650173.pdf
(3) http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-14684-2016-INIT/it/pdf
(4) http://www.un.org/ga/search/view_doc.asp?symbol=A/RES/70/1&Lang=E
(5) http://www.un.org/esa/ffd/wp-content/uploads/2015/08/AAAA_Outcome.pdf
(6) https://unfccc.int/resource/docs/2015/cop21/eng/l09r01.pdf
(7) https://www.worldhumanitariansummit.org/
(8) https://habitat3.org/the-new-urban-agenda/
(9) http://effectivecooperation.org/wp-content/uploads/2016/05/4314021e.pdf
(10) Conclusioni del Consiglio del 15 maggio 2007.
(11) Conclusioni del Consiglio del 19 maggio 2014.
(12) Documento del Consiglio 10715/16.
(13) GU C 280 E del 18.11.2006, pag. 484.
(14) GU C 33 E del 5.2.2013, pag. 77.
(15) GU C 468 del 15.12.2016, pag. 73.
(16) Testi approvati, P8_TA(2014)0059.
(17) Testi approvati, P8_TA(2015)0196.
(18) Testi approvati, P8_TA(2015)0265.
(19) Testi approvati, P8_TA(2016)0137.
(20) Testi approvati, P8_TA(2016)0224.
(21) Testi approvati, P8_TA(2016)0246.
(22) Testi approvati, P8_TA(2016)0437.
(23) Testi approvati, P8_TA(2016)0299.
(24) Testi approvati, P8_TA(2016)0437.
(25) Risoluzione dell'11 dicembre 2013.


Relazione annuale sulla politica di concorrenza dell'UE
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Risoluzione del Parlamento europeo del 14 febbraio 2017 sulla relazione annuale sulla politica di concorrenza dell'Unione europea (2016/2100(INI))
P8_TA(2017)0027A8-0001/2017

Il Parlamento europeo,

–  visti la relazione della Commissione del 15 giugno 2016 sulla politica di concorrenza 2015 (COM(2016)0393) e il documento di lavoro dei servizi della Commissione pubblicato come documento giustificativo in pari data (SWD(2016)0198),

–  visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), in particolare gli articoli 39, 42 e da 101 a 109,

–  visto il protocollo n. 26 sui servizi di interesse generale,

–  visto il protocollo n. 2 sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità,

–  visto il quadro universale per la valutazione della sostenibilità dei sistemi agroalimentari (SAFA), messo a punto dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO),

–  viste le pertinenti norme, linee guida, risoluzioni, comunicazioni e pubblicazioni della Commissione in materia di concorrenza,

–  vista la sua risoluzione del 6 luglio 2016 sulle decisioni anticipate in materia fiscale (tax ruling) e altre misure analoghe per natura o effetto(1),

–  vista la sua risoluzione del 23 giugno 2016 sui progressi compiuti nel campo delle energie rinnovabili(2),

–  vista la sua risoluzione del 14 settembre 2016 sul dumping sociale nell'Unione europea(3),

–  viste la sua risoluzione del 19 gennaio 2016 sulla relazione annuale 2014 sulla politica di concorrenza dell'UE(4) e la sua risoluzione del 10 marzo 2015 sulla relazione annuale 2013 sulla politica di concorrenza dell'UE(5),

–  vista la decisione della Commissione del 6 maggio 2015 sull'avvio di un'indagine sul commercio elettronico ai sensi dell'articolo 17 del regolamento (CE) n. 1/2003 del Consiglio (C(2015)3026),

–  vista la comunicazione della Commissione del 6 maggio 2015 intitolata "Strategia per il mercato unico digitale in Europa" (COM(2015)0192),

–  vista la comunicazione della Commissione del 25 febbraio 2015 dal titolo "Una strategia quadro per un'Unione dell'energia resiliente, corredata da una politica lungimirante in materia di cambiamenti climatici" (COM(2015)0080),

–  visto il regolamento (UE) 2015/751 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2015, relativo alle commissioni interbancarie sulle operazioni di pagamento basate su carta(6),

–  visto il regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione, del 17 giugno 2014, che dichiara alcune categorie di aiuti compatibili con il mercato interno in applicazione degli articoli 107 e 108 del trattato(7) ("regolamento generale di esenzione per categoria" (RGEC)),

–  visto il regolamento (CE) n. 139/2004 del Consiglio, del 20 gennaio 2004, relativo al controllo delle concentrazioni tra imprese(8),

–  visto il Libro bianco del 9 luglio 2014 dal titolo "Verso un controllo più efficace delle concentrazioni nell'UE" (COM(2014)0449),

–  viste le risposte della Commissione alle interrogazioni scritte presentate da alcuni deputati E-000344/2016, E-002666/2016 ed E-002112/2016,

–  vista la risoluzione dell'11 novembre 2015 sull'aviazione(9), in particolare i paragrafi 6, 7 e 11 riguardanti la revisione del regolamento (CE) n. 868/2004, al fine di salvaguardare la concorrenza leale nelle relazioni esterne dell'UE nel campo dell'aviazione e rafforzare la posizione competitiva del settore dell'aviazione dell'Unione, impedire più efficacemente la concorrenza sleale, garantire la reciprocità ed eliminare le pratiche sleali, fra cui le sovvenzioni e gli aiuti di Stato concessi a tutte le compagnie aeree da alcuni paesi terzi, che creano un effetto distorsivo sul mercato, dato che la trasparenza finanziaria nella clausola della concorrenza leale è un elemento fondamentale per assicurare tale parità di condizioni,

–  visto il regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli e che abroga i regolamenti (CEE) n. 922/72, (CEE) n. 234/79, (CE) n. 1037/2001 e (CE) n. 1234/2007 del Consiglio(10) ("regolamento OCM unica"),

–  visto il regolamento (UE) n. 1218/2010 della Commissione, del 14 dicembre 2010, relativo all'applicazione dell'articolo 101, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea a talune categorie di accordi di specializzazione(11),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per i problemi economici e monetari e i pareri della commissione per il commercio internazionale, della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, della commissione per i trasporti e il turismo e della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale (A8-0001/2017),

A.  considerando che una politica di concorrenza dell'UE forte ed efficace è da sempre una pietra angolare del mercato interno, poiché incoraggia l'efficienza economica e crea un clima favorevole per la crescita, l'innovazione e il progresso tecnologico, abbassando nel contempo i prezzi;

B.  considerando che la politica di concorrenza dell'UE rappresenta uno strumento essenziale per combattere la frammentazione del mercato interno, creando e mantenendo in tal modo condizioni di parità per le aziende in tutta l'UE;

C.  considerando che l'Unione europea, guidata dalla Commissione, dovrebbe promuovere "una cultura della concorrenza" nell'UE e nel mondo;

D.  considerando che la politica di concorrenza costituisce di per sé uno strumento di tutela della democrazia europea, poiché scongiura la concentrazione eccessiva del potere economico e finanziario nelle mani di pochi, eventualità che comporterebbe un rischio per l'indipendenza del potere politico europeo rispetto ai grandi gruppi industriali e bancari;

E.  considerando che la corretta applicazione delle regole sulla concorrenza (comprese quelle antitrust) in conformità dell'economia sociale di mercato dovrebbe impedire la concentrazione eccessiva del potere economico e finanziario nelle mani di pochi e stimola inoltre gli attori, incitandoli ad essere dinamici, innovativi e a differenziarsi sui mercati;

F.  considerando che la politica di concorrenza mantiene i mercati aperti ed efficienti, portando quindi a prezzi inferiori, all'emergere di nuovi attori, a una migliore qualità e a una più ampia scelta di prodotti e servizi per i consumatori, e promuove nel contempo la ricerca e l'innovazione, la crescita economica e imprese più resilienti;

G.  considerando che la politica di concorrenza può e dovrebbe apportare un contributo significativo alle principali priorità politiche, tra cui l'azione mirata a promuovere l'innovazione, i posti di lavoro di qualità, la lotta ai cambiamenti climatici, la crescita e lo sviluppo sostenibili, gli investimenti e l'efficienza nell'uso delle risorse, tutelando i consumatori e la salute umana e potenziando il mercato unico, in particolare per quanto riguarda il mercato unico digitale e l'Unione dell'energia;

H.  considerando che una politica di concorrenza efficace non deve essere orientata solo al calo dei prezzi al consumo, ma deve anche tenere conto della capacità di innovazione e dell'attività di investimento dell'industria europea, nonché delle particolari condizioni concorrenziali per le piccole e medie imprese;

I.  considerando che la politica di concorrenza dell'UE è improntata anche ai valori di giustizia sociale, indipendenza politica, trasparenza e giusto processo;

J.  considerando che la politica di concorrenza dell'UE è connessa ad altre grandi politiche dell'Unione, tra cui quelle in materia fiscale, industriale e digitale, il cui coordinamento mira a garantire il rispetto dei principi fondamentali sanciti dai trattati, in particolare la trasparenza e la lealtà;

K.  considerando che l'evasione fiscale, la frode fiscale e i paradisi fiscali costano ai contribuenti dell'UE miliardi di EUR all'anno (alcune stime indicano una cifra pari a mille miliardi di EUR) in perdite di entrate fiscali, distorcendo la concorrenza nel mercato unico tra le imprese che pagano la propria giusta quota di tasse e quelle che non lo fanno;

L.  considerando che la cooperazione globale in materia di rispetto della concorrenza contribuisce a evitare incongruenze nei rimedi e negli esiti delle azioni di attuazione e aiuta le imprese a ridurre i costi di conformità;

M.  considerando che la giurisprudenza della Corte di giustizia e la pratica decisionale della Commissione forniscono una diversa interpretazione della nozione di "attività economica", a seconda che si prendano in considerazione le norme del mercato interno o le norme della concorrenza; che tale pratica poco chiara complica ulteriormente la già gravosa nozione di "attività economica";

N.  considerando che un ambiente normativo chiaro, coerente e realizzabile in termini di adeguamento della politica di concorrenza alle specificità agricole può contribuire a rafforzare la posizione degli agricoltori all'interno della filiera alimentare, affrontando gli squilibri di potere tra gli operatori, aumentando l'efficienza del mercato e garantendo la certezza giuridica e condizioni di parità nel mercato unico;

O.  considerando che la forma, la forza e le tempistiche dei rischi economici sono difficili da prevedere ed è necessario che, in caso di gravi squilibri di mercato, una politica agricola comune (PAC) orientata al mercato offra sostegno agli agricoltori e ulteriori deroghe temporanee alle norme in materia di concorrenza; che, nell'ambito della crisi del settore lattiero-caseario, la Commissione ha deciso di invocare l'articolo 222 del regolamento OCM unica, come ultima risorsa per esentare dall'applicazione del diritto in materia di concorrenza la pianificazione collettiva della produzione lattiera da parte dei raggruppamenti riconosciuti di agricoltori;

P.  considerando che la politica in materia di concorrenza di per sé non è sufficiente a risolvere il problema delle pratiche commerciali sleali nella filiera alimentare;

Q.  considerando che l'articolo 102 TFUE indica chiaramente che l'imposizione diretta o indiretta di pratiche commerciali sleali su altri settori della catena alimentare costituisce una violazione del trattato;

R.  considerando che la task force "Mercati agricoli" (AMTF) è stata istituita con l'obiettivo di migliorare la posizione degli agricoltori nella filiera alimentare tramite l'analisi delle possibilità per rafforzarne la posizione, comprese le possibilità giuridiche per porre in essere relazioni contrattuali e organizzare azioni collettive di agricoltori; che le conclusioni dell'AMTF devono essere prese in considerazione, ove opportuno, con riferimento alle future discussioni e misure da adottare;

1.  accoglie con favore la relazione annuale della Commissione sulla politica di concorrenza, la quale dimostra che una corretta politica di concorrenza dell'UE può contribuire a ripristinare un livello sufficiente di investimenti e innovazione e creare un ambiente di concorrenza leale; valuta positivamente l'attenzione rivolta dalla relazione al contributo della politica di concorrenza all'eliminazione degli ostacoli e al contrasto delle misure distorsive in termini di aiuti di Stato a vantaggio del mercato unico; ribadisce inoltre che il futuro dell'Europa dovrebbe essere basato sull'innovazione, sull'economia sociale di mercato e sull'efficienza delle risorse, le quali generano un tenore di vita elevato per tutti i cittadini dell'UE;

Integrazione del mercato unico

2.  accoglie con favore l'obiettivo della Commissione di creare nuove opportunità per cittadini e imprese e ricorda che la libera circolazione di capitali, servizi, beni e persone racchiude le quattro libertà del mercato unico e che la loro attuazione è fondamentale per avvicinare l'UE ai cittadini; sottolinea che senza un'efficace politica di concorrenza dell'UE il mercato interno non è in grado di esprimere tutto il suo potenziale; è favorevole all'uso, da parte della Commissione, dei diversi strumenti a sua disposizione, soprattutto il controllo delle concentrazioni, la lotta contro gli abusi di posizione dominante e le pratiche anticoncorrenziali, la lotta ai cartelli, il controllo degli aiuti di Stato, il coordinamento con le autorità nazionali e, ove del caso, con quelle regionali della concorrenza nonché le indagini settoriali;

3.  ribadisce che un'efficace politica di concorrenza deve tenere presenti le particolari condizioni di mercato che si applicano alle piccole e medie imprese (PMI), alle microimprese e alle start up, e deve garantire la tutela dei diritti dei lavoratori e una fiscalità equa;

4.  invita gli Stati membri e le istituzioni dell'UE a dare priorità al rafforzamento del mercato unico post-Brexit, garantendo il pieno rispetto delle leggi unionali sulla concorrenza e aumentando ulteriormente la cooperazione in materia fiscale tra gli Stati membri; rileva inoltre che la Brexit potrebbe incidere negativamente sulla politica di concorrenza dell'UE; pone l'accento in particolare sul rischio di duplicazione dei procedimenti, che aumenterebbe i costi amministrativi e ritarderebbe i processi di indagine;

5.  ribadisce che una concorrenza fiscale leale è fondamentale per l'integrità del mercato interno dell'UE e ritiene pertanto che tutti gli operatori del mercato dovrebbero versare la loro giusta aliquota fiscale e che le tasse debbano essere pagate nel luogo in cui vengono generati i profitti; sottolinea che, a partire dalle rivelazioni del caso LuxLeaks, l'UE ha riconosciuto che è necessario dotarsi di politiche e regolamenti in materia fiscale semplici e trasparenti, al fine di rafforzare la concorrenza leale nel mercato unico, e ha inoltre preso atto della necessità di porre fine alla concorrenza fiscale sleale (compresi i vantaggi fiscali illegali concessi) da parte degli Stati membri, il che comporta un rischio morale e una maggiore pressione fiscale sui contribuenti onesti e ostacola lo sviluppo delle PMI, anche quando nuovi operatori e PMI presenti in un solo paese sono penalizzati rispetto alle società multinazionali, le quali possono trasferire gli utili o attuare altre forme di pianificazione fiscale aggressiva attraverso una serie di decisioni e strumenti che soltanto loro hanno a disposizione; sottolinea la necessità di condurre indagini approfondite su tutti i casi in cui vi è il sospetto di un'ottimizzazione fiscale da parte delle multinazionali; accoglie intanto con favore le indagini approfondite condotte dalla Commissione sulle pratiche anticoncorrenziali, come ad esempio i vantaggi fiscali selettivi che possono includere i regimi di concordati fiscali preventivi sugli utili in eccesso, e valuta altresì positivamente i recenti esiti delle indagini, da cui risulta che le riduzioni selettive delle imposte costituiscono aiuti di Stato illegali a norma della legislazione dell'UE in materia di concorrenza; sottolinea la necessità di garantire alla Commissione un ampio accesso alle informazioni affinché possa avviare un maggior numero di indagini sui casi sospetti; invita la Commissione a elaborare orientamenti chiari sugli aiuti di Stato in ambito fiscale onde trattare i casi di concorrenza sleale, nonché a utilizzare appieno i poteri a norma della legislazione sulla concorrenza per aiutare gli Stati membri ad affrontare in modo efficiente le pratiche fiscali dannose; sostiene che sono necessari sforzi maggiori anche per controllare le pratiche fiscali aggressive; sottolinea l'importanza fondamentale delle informazioni scambiate tra le autorità fiscali degli Stati membri in merito ai ruling fiscali e agli accordi sui prezzi di trasferimento; deplora che gli Stati membri neghino alla direzione generale della Concorrenza l'accesso a tali informazioni; raccomanda una maggiore condivisione delle informazioni tra le autorità nazionali e invita gli Stati membri a pubblicare le informazioni sui propri ruling fiscali e propone di presentarle ripartite su base regionale, se del caso; ritiene che le decisioni della Commissione che hanno stabilito una metodologia chiara per il calcolo del valore e dei vantaggi competitivi indebiti di cui godono le aziende coinvolte in decisioni errate forniscono una buona base giuridica per un'ulteriore convergenza;

6.  sottolinea che la corruzione negli appalti pubblici ha gravi effetti distorsivi sulla competitività del mercato europeo; ribadisce che gli appalti pubblici sono una delle attività di governo più esposte al rischio di corruzione; evidenzia che in alcuni Stati membri, gli appalti finanziati dall'UE comportano un rischio di corruzione più elevato rispetto agli appalti finanziati a livello nazionale; ricorda che i bandi di gara su misura sono ampiamente utilizzati per limitare la concorrenza sul mercato; invita la Commissione a proseguire gli sforzi intesi a impedire l'uso improprio dei fondi unionali e stimolare la responsabilità in materia di appalti pubblici; sollecita l'istituzione della Procura europea con i necessari diritti, al fine di indagare al meglio sui presunti reati ai danni dei fondi dell'Unione;

7.  sottolinea che i procedimenti relativi agli aiuti di Stato non possono da soli porre fine a alla concorrenza fiscale sleale negli Stati membri; raccomanda, pertanto, di istituire una base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società (CCCTB piena), che contribuirà ad eliminare le distorsioni della concorrenza e garantirà che nessun profitto lasci l'UE senza essere tassato, di comunicare al pubblico le pertinenti informazioni sui ruling fiscali, di rivedere la direttiva in materia di imposta sul valore aggiunto allo scopo di prevenire le frodi, nonché di obbligare le grandi imprese operanti a livello internazionale a comunicare pubblicamente il loro volume d'affari e i loro utili per paese, e invita gli Stati membri a prevedere una maggiore trasparenza nelle loro prassi fiscali e negli obblighi di comunicazione reciproca; ribadisce la necessità di attuare il pacchetto contro l'elusione fiscale, le norme sullo scambio di informazioni fra paesi dell'UE e il meccanismo di reazione rapida per combattere le frodi dell'IVA al fine di garantire la concorrenza leale;

8.  ritiene che la concorrenza leale possa essere ostacolata dalla pianificazione fiscale; accoglie con favore la raccomandazione della Commissione di adeguare la definizione di "stabile organizzazione" in modo che le imprese non possano evitare artificiosamente di essere presenti a fini fiscali negli Stati membri in cui svolgono un'attività economica; sottolinea che tale definizione dovrebbe considerare anche la situazione specifica del settore digitale, garantendo che le imprese che svolgono attività completamente dematerializzate siano ritenute munite di una stabile organizzazione in uno Stato membro se mantengono una presenza digitale significativa nell'economia di tale paese;

9.  sottolinea la necessità che le norme del mercato unico siano applicate anche a livello di Stati membri e che si affrontino le violazioni onde mettere un freno alla frammentazione del mercato unico;

10.  chiede di migliorare lo sportello unico sulla base dell'attuale esperienza dei mini sportelli unici per i prodotti digitali; rileva che, anche in quest'ultimo caso, le piccole imprese e le micro-imprese possono essere soggette a un notevole onere amministrativo;

11.  sottolinea la necessità di rafforzare ulteriormente il mercato unico eliminando le barriere e gli ostacoli ancora presenti;

12.  ricorda alla Commissione che, affinché il mercato unico dell'UE funzioni senza intoppi, è fondamentale consentire alle autorità nazionali e regionali di intervenire in situazioni derivanti da svantaggi geografici che impediscono al mercato di prosperare nella sua dimensione sia economica che sociale;

13.  insiste sulla necessità di combattere il dumping fiscale e sociale, la pianificazione fiscale abusiva e l'evasione fiscale, al fine di garantire la concorrenza leale in tutto il mercato unico;

14.  sollecita la Commissione a completare l'attuazione dello spazio ferroviario europeo unico, a garantire la piena trasparenza dei flussi di denaro tra i gestori di infrastrutture e le imprese ferroviarie, nonché a verificare che ogni Stato membro disponga di un'autorità di regolamentazione nazionale solida e indipendente;

15.  esorta il Consiglio ad approvare rapidamente la proposta della Commissione relativa all'armonizzazione della base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società (CCCTB);

16.  sostiene che l'adozione dell'euro da parte degli Stati membri che non hanno ancora aderito alla moneta unica rafforzerebbe la libera concorrenza nell'ambito del mercato interno;

Mercato unico digitale

17.  valuta positivamente la strategia della Commissione per il mercato unico digitale e pone l'accento sul ruolo fondamentale della politica di concorrenza nel completamento del mercato unico digitale; sostiene inoltre gli sforzi della Commissione volti a garantire che la politica di concorrenza dell'UE si applichi integralmente al mercato unico digitale, dal momento che la concorrenza non solo garantisce ai consumatori una maggiore scelta, ma crea anche parità di condizioni; si rammarica del fatto che l'attuale mancanza di un quadro digitale europeo abbia evidenziato un'incapacità di riconciliare gli interessi dei piccoli e dei grandi fornitori; evidenzia che i modelli di mercato convenzionali della politica di concorrenza non sono sufficientemente adatti nel mercato unico digitale; chiede una maggiore attenzione ai nuovi modelli aziendali impiegati dalle imprese digitali; ribadisce che un mercato unico digitale unificato potrebbe creare centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro e contribuire con 415 miliardi di EUR all'anno all'economia dell'UE;

18.  sottolinea che, per mantenere la credibilità della strategia per il mercato unico digitale, la Commissione dovrebbe completare con attenzione tutte le altre indagini in sospeso sui cartelli, senza metterne a repentaglio la qualità; chiede l'accelerazione dei procedimenti, in modo che i risultati possano essere ottenuti quanto prima; accoglie pertanto con favore la comunicazione aggiuntiva degli addebiti inviata dalla Commissione sui servizi di acquisti comparativi nonché la comunicazione degli addebiti sul caso Android; invita la Commissione a continuare a prendere in esame con determinazione tutte le fonti di preoccupazione emerse durante le indagini, compresi altri ambiti di pregiudizio per le ricerche (hotel, ricerche locali, voli), per garantire parità di condizioni a tutti gli attori del mercato digitale; chiede che sia condotta un'indagine sulle principali piattaforme di prenotazione alberghiera;

19.  accoglie con favore l'indagine di settore della Commissione sul commercio elettronico, i cui risultati preliminari hanno individuato alcune prassi commerciali in questo settore che potrebbero limitare la concorrenza online; accoglie altresì con favore l'impegno della Commissione nei confronti del mercato unico digitale europeo e la proposta sul geo-blocco e altre forme di discriminazione basate sulla nazionalità e sul luogo di residenza dei clienti; invita la Commissione ad adottare misure ambiziose per eliminare gli ostacoli illegittimi alla concorrenza online, al fine di garantire ai consumatori dell'UE acquisti online senza barriere da venditori stabiliti in un altro Stato membro; ritiene che siano pertanto necessarie azioni mirate per migliorare l'accesso a beni e servizi, in particolare eliminando la prassi immotivata del geo-blocco, come pure la discriminazione sleale dei prezzi basata sulla posizione geografica o sulla nazionalità, in conseguenza della quale spesso si sviluppano monopoli e alcuni consumatori ricorrono a contenuti illegali; chiede inoltre la classificazione dei siti web a livello dell'UE per garantire l'esistenza e la qualità dei servizi o dei prodotti offerti e assicurare un livello ancora più elevato di concorrenza leale, oltre a rafforzare la tutela dei consumatori;

20.  ritiene che l'aumento della partecipazione delle PMI dovrebbe rivestire un'importanza fondamentale nell'ambito degli sforzi intesi a promuovere un mercato unico digitale unificato ed evidenzia la necessità di valutare il potenziale impatto di tutte le iniziative, soprattutto quelle volte a promuovere il commercio online e a chiarire lo status di stabile organizzazione per il settore digitale, sulla capacità delle PMI di trarre vantaggio dal mercato unico digitale;

21.  rammenta che la neutralità della rete è essenziale per garantire la non discriminazione tra i servizi di Internet e la piena assicurazione della concorrenza, intendendosi per "neutralità della rete" il principio in base al quale tutto il traffico Internet riceve lo stesso trattamento, senza discriminazioni, restrizioni o interferenze, a prescindere dalla fonte, dalla destinazione, dal tipo, dai contenuti, dal dispositivo, dal servizio o dall'applicazione;

22.  pone l'accento sulla crescente presenza di nuove imprese che operano a livello digitale, in particolare attraverso Internet e le applicazioni di telefonia mobile, unitamente a quella degli operatori esistenti, che ha aperto nuovi canali tramite i quali i consumatori trovano, confrontano e scelgono beni e servizi in tutto il mercato unico e hanno quindi il potere di compiere scelte informate sulla base delle loro esigenze e dei loro obiettivi personali;

23.  sottolinea che l'economia collaborativa offre ai consumatori dell'UE numerosi prodotti e servizi innovativi; evidenzia che le piattaforme di detta economia hanno promosso l'idea di sfidare gli attori esistenti e detentori delle posizioni dominanti affinché diano vita a un ambiente più competitivo sia per i consumatori che per le imprese; ribadisce che, oltre alla tassazione, al quadro amministrativo e agli aspetti attinenti alla sicurezza, la Commissione dovrebbe verificare anche gli elementi relativi alla concorrenza ed eliminare gli ostacoli per le imprese all'ingresso nel mercato, onde assicurare parità di condizioni; evidenzia che questo tipo di economia si è sviluppata già da diversi anni e che, per motivi di coerenza giuridica, è opportuno eliminare qualsiasi irregolarità a livello di UE in linea con il principio di sussidiarietà; sottolinea la necessità di garantire, nell'ambito del mercato unico digitale, un livello elevato di protezione dei consumatori e dei dati personali; esorta pertanto la Commissione ad elaborare un insieme di misure indispensabili affinché le numerose forme e modalità dell'economia collaborativa ricevano sostegno a livello di UE e di singoli Stati membri, siano attuate, acquistino credibilità e ottengano la fiducia dei consumatori, ed è consapevole del fatto che tale quadro normativo permissivo e favorevole non porterà a distorsioni della concorrenza; invita la Commissione ad affrontare nuovamente tali preoccupazioni, affinché i vantaggi che tali modelli aziendali offrono alla società divengano tangibili nella realtà all'interno di quadri normativi;

24.  invita la Commissione a condurre un riesame di ampio respiro dell'efficacia degli strumenti a disposizione del diritto della concorrenza nell'era digitale e a svilupparli ulteriormente, se necessario;

25.  sottolinea che è estremamente importante, soprattutto in un settore dinamico come l'economia digitale, che i procedimenti in materia di concorrenza siano condotti senza indugio fino alla fine, in modo che l'abuso di posizione dominante sul mercato non possa portare ad un assestamento del mercato stesso;

26.  chiede alla Commissione di tenere conto della crescente convergenza nei mercati digitali, che mette a confronto prestazioni simili, come la messaggistica istantanea e i servizi equivalenti offerti dal settore delle telecomunicazioni in generale;

27.  si compiace delle indagini della Commissione su talune pratiche anticoncorrenziali da parte di varie società, in particolare i giganti di Internet e delle telecomunicazioni e altre imprese dei media, studi cinematografici e distributori televisivi; invita la Commissione ad accelerare i procedimenti contro i comportamenti anticoncorrenziali che violano le norme antitrust dell'UE;

28.  accoglie con favore la decisione della Commissione concernente il recupero nel caso degli aiuti di Stato ad Apple, la quale costituisce una tappa fondamentale per affrontare la questione degli aiuti di Stato illegali per mezzo di agevolazioni fiscali; sottolinea tuttavia che l'UE deve poter disporre di una legislazione più rigorosa in materia di ruling fiscali, che preveda anche un sistema efficace e una procedura di recupero dei crediti a vantaggio delle risorse proprie del bilancio dell'Unione; invita la Commissione a sanare qualsiasi violazione nell'ottica di garantire una concorrenza leale in tutto il mercato unico;

29.  invita la Commissione a presentare una strategia normativa che tenga conto della convergenza delle tecnologie e soprattutto della moltiplicazione delle piattaforme; rammenta che, a tale proposito, i regolamenti settoriali ex ante devono conciliare la difesa del pluralismo, la libertà di espressione e la protezione dei dati personali, la tutela dell'autonomia e delle libertà di scelta del consumatore, la parità di promozione di offerte concorrenti in Europa e di offerte convergenti dei prodotti di punta europei nella concorrenza internazionale; chiede che siano corrette le disuguaglianze nei rapporti di forza e che siano mitigate le situazioni di dipendenza fra operatori economici ai fini di un'equa ripartizione del valore;

30.  accoglie con favore l'attenzione posta sugli effetti della rete e sull'accumulo e l'analisi dei dati nella determinazione del potere di mercato nei mercati digitali; ritiene che i dati svolgano un ruolo importante nell'economia digitale e che, pertanto, dovrebbero essere inclusi nella valutazione della concorrenza;

31.  ritiene che la concorrenza nei settori della ricerca su Internet e delle telecomunicazioni sia essenziale non soltanto per stimolare l'innovazione e gli investimenti nelle reti e nell'economia digitale, ma anche per incoraggiare prezzi accessibili e scelta dei servizi per i consumatori; invita pertanto la Commissione a salvaguardare la concorrenza in tali settori, anche in relazione ai servizi Internet e all'assegnazione dello spettro; si compiace a tale proposito dell'intenzione della Commissione di considerare favorevolmente gli obiettivi strategici del pacchetto telecomunicazioni in fase di applicazione degli orientamenti sugli aiuti di Stato per le reti a banda larga; accoglie con favore la decisione della Commissione di fermare la fusione dei fornitori di servizi di telefonia mobile O2 e Three nel Regno Unito, a vantaggio dei consumatori europei; ribadisce l'importanza dell'applicazione del codice europeo sulle comunicazioni elettroniche e del miglioramento della connettività in tutta l'UE;

32.  ritiene che porre fine alle tariffe di roaming nell'UE non sia sufficiente e che sia necessario regolamentare le chiamate all'interno dell'UE equiparandole a quelle locali; invita la Commissione a presentare una proposta legislativa per disciplinare le chiamate intraunionali;

33.  ritiene che le misure adottate allo scopo di eliminare le tariffe di roaming che gravano sui consumatori dell'UE siano, in una prospettiva di lungo periodo, insufficienti, in vista di un ulteriore approfondimento del mercato unico, e che debbano essere messi in atto incentivi affinché le chiamate intraunionali siano considerate allo stesso livello delle chiamate locali, facilitando gli investimenti nelle reti completamente europee o condivise; invita la Commissione a condurre una consultazione approfondita con gli operatori di rete e le parti interessate su come abbattere le tariffe per le chiamate intraunionali, portandole al livello delle chiamate locali nel modo più efficiente, il che incoraggia gli investimenti e assicura nel contempo la competitività e l'innovazione globali;

34.  invita la Commissione a usare i propri strumenti politici e finanziari e a promuovere scambi di buone pratiche fra gli Stati membri per favorire gli investimenti in diversi settori tradizionali e nelle PMI che non riescono a tenere il passo della rivoluzione industriale digitale;

35.  sottolinea che l'Unione dovrebbe incoraggiare tutte le imprese (come quelle che detengono quote dominanti sul mercato, ma anche le start-up) a innovare;

36.  invita la Commissione a mostrare la stessa fermezza nella conduzione e nei risultati dell'indagine in corso nei confronti di McDonald's;

Aiuti di Stato

37.  accoglie con favore la ridefinizione delle norme in materia di aiuti di Stato e suggerisce di trasmettere al Parlamento una relazione annuale specifica; ricorda agli Stati membri che l'obiettivo è quello di orientare meglio le misure aiuto verso la crescita economica sostenibile e a lungo termine, la creazione di posti di lavoro di qualità e la coesione sociale, garantendo nel contempo condizioni di parità e il libero funzionamento dell'economia sociale di mercato; sottolinea che gli Stati membri hanno una maggiore responsabilità nel concedere aiuti senza una notifica preventiva alla Commissione; sottolinea che la Commissione dovrebbe fornire una base giuridica sufficiente in materia di diritto della concorrenza, al fine di rilanciare il turismo quale importante fattore economico nell'UE, e che, di conseguenza, il finanziamento delle organizzazioni turistiche pubbliche dovrebbe rientrare nell'ambito di un'esenzione generale a norma del RGEC; invita la Commissione a esaminare tutte le operazioni dell'ultimo minuto effettuate da uno Stato membro senza tenere in conto le pressioni politiche esercitate da quest'ultimo; ricorda inoltre alla Commissione la necessità di impedire che alcuni governi agiscano in malafede, come avviene quando utilizzano in modo scorretto fondi dell'UE;

38.  sottolinea che l'incentivo statale o regionale è uno degli strumenti strategici per garantire servizi fondamentali per il sostegno delle condizioni economiche e sociali nelle regioni isolate, remote o periferiche e nelle isole dell'Unione, ma che occorre altresì prendere in considerazione le esperienze passate, inoltre tali interventi non dovrebbero essere in contrasto con i principi del mercato unico; sottolinea che il livello di accessibilità delle regioni insulari periferiche è altresì essenziale e accoglie con favore l'inclusione degli aiuti sociali per il trasporto a favore dei residenti nelle regioni remote previsti nel RGEC che riconosce il problema del livello di accessibilità; chiede alla Commissione, nell'ambito dell'attuale revisione del regolamento generale di esenzione per categoria, di tenere pienamente in considerazione le specificità delle regioni ultraperiferiche europee come previsto dall'articolo 349 TFUE, poiché il livello di accessibilità costituisce una questione di vitale importanza per le PMI locali delle regioni ultraperiferiche, oltre a presentare minori probabilità di incidere sulla concorrenza nel mercato interno;

39.  plaude alla comunicazione della Commissione sulla nozione di aiuto di Stato nell'ambito dell'iniziativa per la modernizzazione degli aiuti di Stato; riconosce i benefici delle norme semplificate, che offrono certezza alle autorità pubbliche e alle imprese; invita al tempo stesso la Commissione a esaminare più da vicino gli aiuti di Stato vietati, i quali esercitano un forte impatto negativo sul mercato unico;

40.  invita la Commissione a mettere a punto quanto prima possibile un documento di orientamento sulla nozione di aiuto di Stato, alla luce degli importanti cambiamenti nell'ambito della giurisprudenza e delle prassi di applicazione, al fine di garantire la certezza e la prevedibilità del diritto;

41.  chiede alla Commissione di avviare una tabella di marcia che preveda meno aiuti di Stato ma più mirati, affinché sia possibile ridurre gli aiuti di Stato diminuendo le imposte, stimolando in questo modo la creazione di nuove imprese e una concorrenza leale, invece di sostenere vecchie strutture e attori storici;

42.  sottolinea che, quando ci si avvale di aiuti di Stato per promuovere servizi di interesse generale, il fattore fondamentale è rappresentato dal beneficio per i consumatori e i cittadini e non dal beneficio per le singole imprese o gli organismi pubblici;

43.  invita la Commissione a monitorare attentamente la rinazionalizzazione dei servizi di pubblica utilità negli Stati membri dell'UE e a impedire gli aiuti di Stato illeciti concessi sotto forma di compensazione degli obblighi di servizio pubblico;

44.  invita la Commissione a esercitare pressioni nell'ambito delle organizzazioni internazionali preposte alla concorrenza, come la rete internazionale della concorrenza, ai fini di una definizione armonizzata di aiuti di Stato;

45.  sottolinea la necessità di monitorare in modo rigoroso e di indagare attentamente tutti i casi di aiuti di Stato e appalti pubblici irregolari legati agli investimenti nel settore dell'energia e dell'ambiente, come il controverso progetto di ampliamento della centrale nucleare di Paks in Ungheria, al fine di conseguire un corretto funzionamento dell'Unione dell'energia ed evitare il mancato rispetto delle norme in materia di aiuti di Stato e un uso scorretto dei fondi UE;

46.  sottolinea che – come indicato dalla Commissione per la sesta volta nella sua relazione annuale sulla concorrenza – gli aiuti di Stato temporanei concessi nel settore finanziario sono stati ritenuti necessari per la stabilizzazione del sistema finanziario globale, anche se è necessario ridurli rapidamente o eliminarli del tutto e sottoporli a esame quanto prima; invita la Commissione e l'Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) a garantire che tutta la legislazione in materia di protezione dei consumatori – come la MiFID e l'IDD – sia applicata in maniera coerente nel mercato unico e chiede alla Commissione e all'ESMA di provvedere affinché non si verifichi alcun arbitraggio normativo al momento di attuare tali atti legislativi; invita la Commissione a valutare la possibilità di collegare gli aiuti di Stato destinati alle banche alla condizionalità del credito per le PMI;

47.  ribadisce la propria posizione per quanto riguarda l'indagine della Commissione attualmente in corso sulle attività fiscali differite e sui crediti di imposta differiti a beneficio del settore bancario in molti Stati membri; è del parere che debba essere possibile autorizzare in modo retroattivo le attività fiscali differite e i crediti di imposta differiti ai sensi delle disposizioni in materia di aiuti di Stato nel caso in cui siano legati a condizioni esplicite riguardanti gli obiettivi di finanziamento dell'economia reale;

48.  si rammarica che la Commissione non abbia adottato alcuna misura volta ad affrontare gli abusi commessi nella ristrutturazione di banche private, inclusi gli abusi subiti dai piccoli risparmiatori e dai piccoli titolari di strumenti finanziari, come le azioni privilegiate, che in molti casi erano stati commercializzati senza il pieno rispetto della legislazione dell'UE; chiede alla Commissione di affrontare gli effetti di ampia portata della vendita impropria di prodotti finanziari non disciplinati nella ristrutturazione delle banche colpite dalla crisi economica;

49.  rammenta la richiesta avanzata alla Commissione di verificare se il settore bancario abbia tratto beneficio sin dall'inizio della crisi da sovvenzioni implicite e aiuti di Stato attraverso il supporto della fornitura di liquidità non convenzionale;

50.  osserva che la Corte dei conti europea ha riscontrato errori in materia di aiuti di Stato in circa un quinto dei progetti esaminati e cofinanziati dai programmi di coesione e ha ritenuto che sono rilevanti sotto il profilo degli aiuti di Stato nel periodo 2010-2014(12); constata che in base alla valutazione un terzo di tali errori ha avuto un impatto finanziario e che si ritiene che abbiano contribuito al livello di errore nella politica di coesione; ritiene, pertanto, che esista un margine di progresso nell'affrontare il mancato rispetto delle norme in materia di aiuti di Stato nella politica di coesione; ritiene in particolare che sia necessario accrescere la conoscenza nel campo degli aiuti di Stato nei paesi beneficiari, al fine di evitare errori commessi in buona fede e migliorare la registrazione delle irregolarità nell'intento di disporre di una visione più accurata della questione;

51.  ritiene che sia necessaria una migliore comprensione a livello locale e nazionale per quanto riguarda la classificazione degli aiuti di Stato illeciti; accoglie con favore le recenti decisioni della Commissione, che chiariscono quali misure di sostegno pubblico possono essere effettuate dagli Stati membri senza una valutazione in materia di aiuti di Stato da parte della Commissione; ritiene che tali decisioni siano un utile orientamento per i progetti locali e comunali, riducendo l'onere amministrativo ed aumentando nel contempo la certezza del diritto;

52.  invita la Commissione a riesaminare l'interpretazione delle disposizioni pertinenti del diritto sulla concorrenza in relazione alla direttiva sui sistemi di garanzia dei depositi (direttiva SGD), affinché sia possibile utilizzare effettivamente gli strumenti di stabilizzazione rapida previsti dall'autorità legislativa dell'UE;

53.  sottolinea l'importanza delle indagini condotte dalla Commissione in materia di aiuti di Stato di natura fiscale, che rappresentano un sostegno necessario per l'agenda fiscale europea e internazionale, in particolare nella lotta alla pianificazione fiscale aggressiva;

54.  invita la Commissione a stanziare maggiori risorse per le indagini sui ruling fiscali che suscitano preoccupazioni in materia di aiuti di Stato e a effettuare tali indagini in modo sistematico; constata che la Commissione considera come aiuti di Stato illeciti gli accordi fiscali opachi concessi da alcuni Stati membri a determinate multinazionali, in quanto falsano la concorrenza nel mercato interno; accoglie altresì con favore la maggiore consapevolezza in ordine alle interconnessioni tra politiche fiscali e prassi amministrative in materia di tassazione da un lato e politica di concorrenza dall'altro; invita la Commissione a pubblicare una sintesi dei principali ruling fiscali conclusi lo scorso anno, in base alle informazioni contenute in un registro centrale sicuro, includendo almeno una descrizione delle questioni affrontate nel ruling fiscale e una descrizione dei criteri utilizzati per determinare un accordo preventivo sulla determinazione dei prezzi e per individuare lo Stato membro o gli Stati membri che presentano maggiori possibilità di esserne interessati;

Antitrust, procedimenti relativi ai cartelli e controllo in materia di fusioni

55.  accoglie con favore gli sforzi della Commissione finalizzati a preparare orientamenti sulle sue procedure e per quanto concerne la sua costante valutazione del quadro giuridico dell'UE;

56.  sottolinea l'importanza di smantellare i cartelli nell'interesse dei cittadini europei e delle imprese europee, in particolare delle PMI; incoraggia la Commissione a snellire le procedure amministrative a tale riguardo al fine di velocizzare i procedimenti;

57.  ritiene che le fusioni proposte tra le imprese produttrici di sementi e di prodotti chimici per l'agricoltura più grandi del mondo implichino il rischio dell'aumento dei prezzi delle sementi e di una scelta ridotta di varietà in grado di adattarsi alle condizioni agroecologiche; sottolinea che, se tali fusioni procederanno, il 61 % del mercato globale delle sementi e il 65 % del mercato globale dei pesticidi sarebbero controllati solo da tre imprese;

58.  invita la Commissione a rafforzare le proprie azioni a livello globale al fine di assicurare che le norme in materia di concorrenza dei paesi terzi non contrastino con le disposizioni dell'UE ai danni delle imprese europee;

59.  invita la Commissione a mantenere un bilancio applicativo solido ed efficace in materia di cartelli per tutti i casi in cui sussistano sufficienti prove di violazione; rileva che la politica di concorrenza permette una collaborazione tra i concorrenti in materia di innovazione senza che tale collaborazione sia utilizzata in modo abusivo a fini anticoncorrenziali; prende atto delle cinque decisioni adottate l'anno scorso e relative ad ammende per un totale di circa 365 milioni di EUR, come indicato nel documento di lavoro dei servizi della Commissione allegato alla sua relazione sulla politica di concorrenza del 2015;

60.  ritiene che le attuali regole in materia di ammende per violazioni possano essere integrate dalle sanzioni vigenti nei confronti dei responsabili; invita la Commissione a valutare la possibilità di integrare le ammende per i casi di cartello con sanzioni personali indirizzate ai responsabili delle decisioni aziendali, nonché con sanzioni individuali contro i dipendenti responsabili di aver portato effettivamente la loro impresa a violare il diritto della concorrenza – la Commissione dovrebbe pertanto essere in grado di imporre misure quali l'interdizione degli amministratori oppure sanzioni pecuniarie personali ove necessario;

61.  ritiene che il ricorso ad ammende sempre più elevate come unico strumento antitrust possa essere troppo poco incisivo; sottolinea che una politica che preveda ammende elevate non dovrebbe essere utilizzata come un meccanismo di finanziamento alternativo del bilancio; è favorevole a un approccio del "bastone e della carota" con sanzioni che fungano da deterrente efficace, in particolare per i casi di recidiva, promuovendo nel contempo il rispetto delle norme;

62.  osserva che il numero delle fusioni notificate è aumentato significativamente nel 2015; chiede, a tal fine, che ai servizi pertinenti siano fornite risorse necessarie (attraverso una ridistribuzione interna del personale) per consentire loro di continuare ad affrontare efficacemente tale fenomeno;

63.  accoglie con favore la consultazione avviata di recente dalla Commissione relativa a taluni aspetti procedurali e giuridici del controllo delle fusioni da parte dell'UE; invita la Commissione, nel contesto della prevista riforma del regolamento sulle fusioni, a esaminare attentamente se le procedure di valutazione attuali tengono sufficientemente conto delle realtà dei mercati digitali e dell'internazionalizzazione dei mercati; ritiene, in particolare nell'ambito dell'economia digitale, che i criteri relativi alla valutazione delle fusioni debbano essere adattati;

64.  condivide le preoccupazioni circa i negoziati in corso sulla fusione tra Bayer AG e Monsanto Company Inc.; richiama l'attenzione sul fatto che la fusione prevista creerebbe un potenziale oligopolio europeo e globale se ne fosse autorizzata la realizzazione; sottolinea che tale fusione potrebbe condurre a una situazione di monopolio nei mercati delle sementi e dei pesticidi, che sono importanti per il settore agricolo; invita pertanto la Commissione a effettuare una valutazione d'impatto ex ante di tale fusione e chiede una visione chiara della tempistica della Commissione;

65.  è del parere che le disposizioni dell'UE relative al controllo delle fusioni debbano tenere conto del criterio del prezzo di acquisto, dato che le fusioni nei mercati digitali hanno palesato che le soglie sul volume d'affari non sono sufficienti;

66.  incoraggia la Commissione a presentare una proposta legislativa che stabilisca un quadro per il coordinamento dell'UE delle autorità nazionali garanti della concorrenza per quanto concerne il controllo delle fusioni;

67.  invita la Commissione a verificare con attenzione il recepimento negli Stati membri della direttiva 2014/104/UE sul risarcimento dei danni antitrust; ricorda che tale direttiva deve essere recepita correttamente dal 27 dicembre 2016; deplora il fatto che ad oggi il recepimento proceda con lentezza e che molti Stati membri non abbiano ancora presentato una proposta di normativa; invita la Commissione, in quanto custode dei trattati, a rammentare agli Stati membri il loro dovere;

Aspetti settoriali

68.  accoglie con favore la strategia quadro della Commissione per un'Unione dell'energia resiliente con politiche lungimiranti in materia di cambiamenti climatici e concorda con le sue cinque dimensioni politiche interconnesse; sottolinea che le decisioni circa il mix energetico sono competenza degli Stati membri;

69.  accoglie con favore le varie indagini antitrust, in particolare quelle nei confronti di Gazprom e Bulgargaz, mirate a garantire l'integrazione del mercato nell'Unione dell'energia; deplora, tuttavia, la prassi di alcuni Stati membri di acquistare gas attraverso società offshore, in quanto tipico esempio di elusione fiscale e un atto contrario al corretto funzionamento dell'Unione dell'energia; sottolinea inoltre l'importanza di prevenire la creazione di strutture di mercato che potrebbero impedire l'effettiva concorrenza nel settore dell'energia;

70.  prende atto degli sforzi della Commissione intesi a promuovere l'integrazione nel mercato delle fonti energetiche rinnovabili al fine di evitare distorsioni della concorrenza; sottolinea, tuttavia, gli impegni giuridicamente vincolanti assunti dagli Stati membri nell'ambito della conferenza sul clima COP21, che non possono essere rispettati senza misure (statali) concrete volte a promuovere e a finanziare la produzione e l'uso di energia rinnovabile;

71.  sottolinea che la politica europea in materia di concorrenza possiede un enorme potenziale per la promozione di norme più elevate in materia ambientale e sociale; osserva con rammarico che il governo ungherese falsa la concorrenza nel settore dell'energia rinnovabile imponendo tasse elevate e impedendo la diffusione delle tecnologie per l'efficienza energetica e per l'energia da fonti rinnovabili; invita la Commissione a continuare a sostenere l'utilizzo delle energie rinnovabili in Europa, al fine di raggiungere gli obiettivi ambientali stabiliti nella strategia di crescita decennale Europa 2020 dell'Unione europea; chiede alla Commissione di continuare a sostenere l'integrazione delle disposizioni ambientali, sociali e occupazionali nelle procedure relative agli appalti pubblici;

72.  invita la Commissione a riesaminare il regolamento (UE) n. 267/2010 della Commissione che esenta taluni accordi nel settore delle assicurazioni, in quanto lo scambio di informazioni necessarie al calcolo dei rischi e la copertura in comune dei rischi accresce la certezza giuridica e la competitività nel settore, facilitando in questo modo l'ingresso di nuove imprese nel mercato, aumentando la scelta per i consumatori e migliorando le condizioni economiche;

73.  sottolinea la necessità di operare una differenziazione concettuale e politica tra le norme sulla concorrenza e la politica sociale del rispettivo Stato membro; riconosce l'obbligo di ciascun governo di intervenire per evitare che i propri cittadini vivano in condizioni di povertà energetica;

74.  invita la Commissione e gli Stati membri a ridurre gli oneri fiscali sui prodotti energetici e ad adottare misure efficace per combattere la povertà energetica;

75.  rileva che il sistema energetico è un'infrastruttura in rete che richiede un trattamento speciale, onde consentire e favorire l'autoconsumo;

76.  osserva che i monopoli pubblici esistenti, tra cui i monopoli delle scommesse, possono condurre a pratiche sleali e anticoncorrenziali; richiama l'attenzione sul rischio che, attraverso la concessione di licenze senza gare per le concessioni o attraverso gare non trasparenti e dubbie, i governi degli Stati membri possano favorire alcune imprese rispetto ad altre, creando così un ambiente estremamente anticoncorrenziale; invita la Commissione a monitorare in modo rigoroso i monopoli pubblici esistenti e la legittimità delle gare per le concessioni al fine di prevenire qualsiasi distorsione eccessiva della concorrenza;

77.  invita la Commissione a proporre modifiche al regolamento (CE) n. 261/2004 al fine di assicurare la stessa protezione a chi viaggia su voli provenienti da paesi terzi, a prescindere dal fatto che il vettore sia o meno dell'UE;

78.  ricorda che l'articolo 42 TFUE conferisce uno status speciale al settore agricolo per quanto riguarda il diritto in materia di concorrenza, secondo quanto dichiarato nel corso dell'ultima riforma della PAC, consentendo una serie di deroghe ed esenzioni dalle disposizioni dell'articolo 101 TFUE; ritiene che la crisi attuale nel settore agricolo stia peggiorando la già debole posizione degli agricoltori all'interno della catena di approvvigionamento alimentare;

79.  ritiene che le attività collettive delle organizzazioni di produttori e delle loro associazioni, quali la pianificazione della produzione e la negoziazione in materia di vendite e, ove opportuno, la negoziazione delle condizioni contrattuali, siano necessarie per conseguire gli obiettivi della PAC definiti all'articolo 39 TFUE e debbano pertanto beneficiare, in linea di principio, di una presunzione di compatibilità con l'articolo 101 TFUE; osserva che le deroghe attuali non sono utilizzate appieno e che la mancanza di chiarezza di tali deroghe, le difficoltà di attuazione e la mancanza di applicazione uniforme da parte delle autorità nazionali garanti della concorrenza non offrono agli agricoltori e alle loro organizzazioni una certezza giuridica adeguata, il che impedisce loro di organizzarsi in autonomia e compromette il buon funzionamento del mercato interno; invita, pertanto, la Commissione a migliorare gli strumenti a disposizione garantendo che la politica di concorrenza tenga meglio conto della specificità del settore agricolo e chiarendo opportunamente il campo di applicazione della deroga generale per l'agricoltura, le norme specifiche per il settore lattiero-caseario, dell'olio d'oliva, delle carni bovine e i settori dei seminativi nonché le esenzioni individuali ai sensi dell'articolo 101, paragrafo 3, TFUE;

80.  invita la Commissione a contrastare le pratiche commerciali sleali nella filiera alimentare che ostacolano gli agricoltori e i consumatori e ad adottare misure di regolamentazione vincolanti a livello UE contro le medesime; invita la Commissione e le autorità nazionali garanti della concorrenza ad affrontare i timori sollevati dall'impatto cumulativo, a monte della catena di approvvigionamento alimentare nonché sui dettaglianti e sui consumatori, della rapida concentrazione nel settore della distribuzione a livello nazionale e dello sviluppo in ordine alle alleanze internazionali e a livello europeo di grandi distributori; osserva che tale sviluppo strutturale potrebbe condurre a una volatilità dei prezzi e a un minor reddito per gli agricoltori, inoltre solleva preoccupazioni in relazione ai possibili allineamenti strategici, alla riduzione della concorrenza, come pure alla riduzione dei margini per gli investimenti nell'innovazione all'interno della catena di approvvigionamento alimentare;

81.  sottolinea che la politica di concorrenza difende gli interessi dei consumatori, ma non considera quelli dei produttori agricoli; evidenzia che la politica di concorrenza deve porre la difesa degli interessi dei produttori agricoli allo stesso livello della difesa di quelli dei consumatori, assicurando condizioni eque in materia di concorrenza e di accesso al mercato interno al fine di favorire gli investimenti, l'occupazione, l'innovazione, la sostenibilità delle imprese agricole e lo sviluppo equilibrato delle zone rurali nell'UE;

82.  sottolinea che la nozione di "prezzo equo" non dovrebbe essere considerata solamente come il prezzo più basso possibile per il consumatore, ma deve invece essere ragionevole e permettere la giusta remunerazione di ciascun attore della filiera di approvvigionamento alimentare;

83.  invita la Commissione a fornire al Parlamento e al Consiglio un registro dell'utilizzo delle deroghe esistenti da parte degli agricoltori nei diversi Stati membri, in applicazione dell'articolo 225 del regolamento OCM unica, e a chiarire adeguatamente l'ambito di applicazione di tali deroghe e delle esenzioni individuali dalle regole di concorrenza ai sensi dell'articolo 101, paragrafo 3, TFUE; invita la Commissione a chiarire in particolare se gli accordi di sostenibilità, stipulati nell'ambito della filiera di approvvigionamento alimentare per soddisfare le richieste sociali e le cui misure superano i requisiti normativi, possono derogare dal diritto in materia di concorrenza se contribuiscono a migliorare la produzione e promuovono l'innovazione apportando nel contempo benefici ai consumatori;

84.  invita la Commissione ad adottare un approccio più ampio nel definire una "posizione dominante" e l'abuso di tale posizione da parte di una o più aziende agricole legate da un accordo orizzontale, tenendo in considerazione il grado di concentrazione e i vincoli derivanti dalla forza di negoziazione dei settori dei fattori di produzione, della trasformazione e della vendita al dettaglio;

85.  ritiene che, nel quadro di un mercato agricolo unico, sia necessario far evolvere la definizione di "mercato rilevante", da intendere in primo luogo a livello di UE, prima di tenere conto dei livelli inferiori, al fine di non compromettere gli sforzi tesi a concentrare l'offerta agricola delimitando in modo restrittivo il potenziale campo di attività delle aziende agricole;

86.  ritiene che agli agricoltori in tutti i settori produttivi debba essere garantito il diritto alla contrattazione collettiva, incluso il diritto di concordare prezzi minimi;

87.  ritiene che gli agricoltori debbano partecipare pienamente alle organizzazioni dei produttori, tra cui le cooperative dei produttori, le loro associazioni e gli organismi interprofessionali, e sfruttarne il potenziale; chiede alla Commissione di incoraggiare la crescita in termini di competenza e di efficienza di tali strumenti collettivi di auto-aiuto tramite un chiarimento e una semplificazione delle norme applicabili a tali organizzazioni, onde rafforzarne la capacità negoziale e la competitività, salvaguardando nel contempo i principi di cui all'articolo 39 TFUE;

88.  invita la Commissione ad assicurare che le disposizioni dell'articolo 222 del regolamento OCM unica siano attivate rapidamente nei periodi di gravi squilibri di mercato nonché ad esaminare ulteriormente l'efficacia dell'applicazione di tale misura al mercato lattiero-caseario, affinché nei periodi di gravi squilibri di mercato possano essere proposti ulteriori adeguamenti temporanei delle procedure e del diritto in materia di concorrenza;

89.  si compiace, a tale proposito, della recente pubblicazione di orientamenti relativi all'applicazione di tali norme specifiche; ritiene, tuttavia, che il loro ambito giuridico sia troppo limitato e che i criteri da soddisfare siano troppo rigorosi ed eterogenei tra un settore e l'altro per assicurare la chiarezza e la certezza giuridiche necessarie per gli agricoltori che desiderano beneficiare di tali deroghe;

90.  ritiene che una classificazione del mercato pertinente non corrisponda pienamente alla situazione attuale del settore dell'olio di oliva e propone pertanto di considerare il mercato dell'olio di oliva per i consumatori come un mercato unico, al fine di migliorare l'attuazione delle norme dell'articolo 169 del regolamento OCM unica;

91.  ritiene che, date le variazioni nella produzione dell'olio di oliva legate principalmente alle condizioni atmosferiche e al fine di garantire gli obiettivi dei membri delle organizzazioni dei produttori o delle associazioni delle organizzazioni dei produttori, debbano essere presi in considerazione i casi in cui le organizzazioni dei produttori sono costrette ad acquistare olio di oliva da terzi, garantendo nel contempo la natura accessoria di quest'attività per la commercializzazione dei prodotti dei loro stessi membri;

92.  propone di ampliare l'ambito di applicazione delle norme dell'articolo 170 relative alla produzione di carni bovine per includere il settore del bestiame da ingrasso, al fine di assicurare una migliore attuazione;

93.  si compiace, nel quadro della fine delle quote nel settore dello zucchero, del mantenimento di un quadro contrattuale(13) tra i coltivatori di barbabietole, le loro organizzazioni e le aziende produttrici di zucchero, consentendo loro in particolare di negoziare le condizione della ripartizione del valore in funzione dell'andamento del mercato dello zucchero o dei mercati di altre materie prime; chiede agli Stati membri di garantire che tale possibilità sia offerta a tutti gli operatori del settore, al fine di soddisfare gli obiettivi del regolamento OCM unica, assicurando quindi un giusto equilibrio dei diritti e degli obblighi tra le imprese produttrici di zucchero e i produttori di barbabietole;

94.  invita la Commissione a valutare l'influenza esercitata dai dettaglianti sulle imprese che fabbricano prodotti a marchio proprio;

95.  ribadisce la posizione del Parlamento(14) a favore dell'adozione della normativa quadro a livello dell'UE al fine di affrontare le pratiche commerciali sleali all'interno della catena di approvvigionamento alimentare; sottolinea che tale normativa deve provvedere affinché gli agricoltori e i consumatori dell'UE abbiano l'opportunità di beneficiare di condizioni eque di vendita e di acquisto;

96.  ritiene che un'attuazione completa e soddisfacente del "pacchetto latte"(15) sia essenziale per rafforzare il settore lattiero-caseario e chiede alla Commissione di proporre che il "pacchetto latte" sia applicato anche dopo la metà del 2020 e di valutare se l'applicazione delle relative norme possa essere estesa ad altri settori dell'agricoltura;

97.  prende atto delle conclusioni dello studio condotto dalla direzione generale della concorrenza intitolato "Economic impact of modern retail on choice and innovation in the EU food sector" (L'impatto economico del commercio al dettaglio moderno sulla scelta e sull'innovazione nel settore alimentare dell'UE), compresa la possibile esistenza di un legame negativo tra innovazione e penetrazione nel mercato alimentare di prodotti con marchio privato; invita la Commissione a presentare al Parlamento la portata delle discussioni in corso per determinare se tale legame negativo riduca l'innovazione e la varietà di prodotti disponibili per i consumatori e per stabilire quali sarebbero le conseguenze a lungo termine per la filiera di approvvigionamento e la situazione degli agricoltori;

98.  ribadisce la necessità di sviluppare progressivamente il quadro di concorrenza dell'UE per includere nel monitoraggio della filiera alimentare in Europa gli indicatori relativi alla valutazione della sostenibilità dei sistemi agroalimentari (SAFA) dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO), compresi gli indicatori rientranti nei titoli "Prezzi equi e contratti trasparenti" (S.2.1.1.) e "Diritti dei fornitori" (S2.2.1);

99.  sottolinea che un'eccessiva tassazione di qualsiasi settore industriale potrebbe facilmente distruggere la concorrenza e sarebbe contraria agli interessi dei consumatori;

100.  chiede che si continui a sviluppare lo strumento europeo di monitoraggio dei prezzi dei prodotti alimentari al fine di migliorare l'individuazione delle crisi nel settore agroalimentare attraverso maggiori e migliori dati disaggregati; sottolinea, a tale riguardo, la necessità di coinvolgere le organizzazioni degli agricoltori nella definizione e nella raccolta dei dati;

101.  invita la Commissione a tenere pienamente in considerazione l'effetto delle possibili distorsioni di mercato derivanti dagli accordi commerciali con paesi terzi sui produttori agricoli in Europa, data la loro delicata situazione finanziaria e il loro ruolo fondamentale nella nostra società; ritiene che la Commissione debba prestare particolare attenzione agli accordi con i paesi che dispongono di un numero inferiore di normative agricole e sanitarie rispetto all'UE;

102.  invita la Commissione a svolgere indagini sulla natura e sulla sostanza delle distorsioni nel mercato al dettaglio e a includervi il potenziale effetto dei limiti territoriali dell'approvvigionamento per i dettaglianti, dato che la distorsione conduce a una frammentazione del mercato e in considerazione delle potenzialità dei grandi supermercati di dominare il mercato e falsare la concorrenza nelle catene di approvvigionamento; sottolinea l'importanza per tutte le parti interessate di divulgare le informazioni pertinenti; esorta la Commissione ad avviare nuove indagini sulla questione del mantenimento dei prezzi al dettaglio;

103.  ritiene che la Commissione dovrebbe rafforzare ulteriormente i legami tra politica della concorrenza e politica dei trasporti; osserva che la Corte dei conti europea, nella relazione speciale n. 21/2014, afferma che, a parte i casi specifici degli aeroporti regionali o in zone remote, la connettività in Europa dovrebbe basarsi sulla sostenibilità economica; si rammarica che gli investimenti negli aeroporti non abbiano sempre prodotto i risultati auspicati; invita pertanto la Commissione a individuare i progetti di sviluppo aeroportuale che hanno ottenuto risultati positivi e negativi; chiede alla Commissione di procedere alla revisione del regolamento (CE) n. 868/2004 al fine di rafforzare la posizione competitiva del settore dell'aviazione dell'Unione, impedire più efficacemente la concorrenza sleale, garantire la reciprocità ed eliminare le pratiche sleali, fra cui le sovvenzioni e gli aiuti di Stato concessi a tutte le compagnie aeree da alcuni paesi terzi; invita la Commissione a verificare se talune pratiche, basate su accordi bilaterali esistenti sui servizi aerei stipulati dagli Stati membri con paesi terzi, pregiudichino la concorrenza leale tra vettori e aeroporti e vadano contro gli interessi dei consumatori europei; invita altresì la Commissione a far fronte con efficacia alle pratiche anticoncorrenziali che possono compromettere la capacità dei consumatori europei di usare diversi canali online, inclusi i servizi di metaricerca e comparazione e le agenzie di viaggio online;

104.  invita la Commissione e gli Stati membri a dar prova di una maggiore volontà politica finalizzata ad approfondire e rafforzare ulteriormente il mercato unico dei trasporti e a creare condizioni di parità, in modo da garantire una concorrenza aperta e leale tra operatori pubblici e privati nel settore dei trasporti, dei servizi postali e del turismo, rispettando nel contempo le altre politiche, gli obiettivi e i principi dell'UE, compresa la dimensione sociale, che è importante per il buon funzionamento del mercato interno dei trasporti;

105.  sottolinea l'importanza della connettività e delle infrastrutture dei trasporti per la sopravvivenza, lo sviluppo economico e la fornitura di servizi pubblici e privati nelle aree periferiche e remote;

106.  auspica pertanto il completamento della rete globale TEN-T;

107.  evidenzia che la necessità di garantire una tutela più efficace contro la violazione dei diritti dei lavoratori dei trasporti non dovrebbe rappresentare un pretesto per limitare la libera concorrenza tra i soggetti dei vari Stati membri; invita la Commissione a rispettare i principi di proporzionalità e sussidiarietà in sede di redazione di norme che avranno un impatto significativo sul funzionamento del mercato unico dei trasporti;

108.  prende atto delle sfide che gli operatori postali devono affrontare a seguito della creazione del mercato unico digitale; sottolinea che il successo di questo ambizioso progetto, in particolare nell'ambito del commercio elettronico, dipende in gran parte dall'organizzazione del mercato dei servizi postali di consegna dei pacchi; sottolinea la necessità di garantire condizioni di concorrenza eque a livello transfrontaliero per i soggetti privati e gli operatori pubblici che prestano servizi commerciali;

109.  sottolinea che qualsiasi politica di concorrenza dovrebbe rispettare i diritti sociali di tutti gli operatori dei settori interessati;

110.  pone in rilievo il fatto che la legislazione dell'UE in materia di trasporti è spesso applicata in modo inadeguato e che gli Stati membri non rispettano i principi dei trattati, in particolare laddove i trasporti sono gestiti in condizioni di monopolio dal governo centrale; invita rispettivamente la Commissione e gli Stati membri ad attuare adeguatamente e far rispettare la legislazione vigente dell'UE, elemento essenziale per il corretto funzionamento del mercato interno, onde apportare ulteriori vantaggi per le imprese e l'industria, i consumatori, le condizioni sociali dei lavoratori e l'ambiente;

111.  sottolinea l'importanza di eliminare gli ostacoli fisici, tecnici e normativi tra gli Stati membri, in modo da evitare la frammentazione nel mercato unico e agevolare la mobilità transfrontaliera e la cooperazione territoriale, stimolando in tal modo la concorrenza;

112.  richiama l'attenzione della Commissione sugli ostacoli indiretti alla concorrenza derivanti dalla disparità delle norme in materia di imposizione fiscale e sicurezza e dalle divergenze tra i periodi di guida e riposo, l'omologazione e i diritti dei passeggeri;

113.  accoglie con favore i progressi delle tecnologie digitali nei settori dei trasporti e del turismo, che promuovono la concorrenza, creano posti di lavoro, agevolano l'accesso delle PMI a mercati più vasti e producono benefici tangibili per i consumatori; sottolinea che la digitalizzazione e lo sviluppo positivo dell'economia collaborativa apporteranno cambiamenti significativi al contesto operativo dei due settori e che è necessario un quadro giuridico chiaro e adeguato per cogliere i benefici del processo di digitalizzazione;

114.  pone l'accento sull'influsso positivo esercitato dai soggetti operanti in base a nuovi modelli aziendali sul mercato dei trasporti e del turismo dell'Unione, in particolare attraverso il miglioramento dell'accessibilità e della qualità dei servizi;

115.  si compiace dell'intenzione della Commissione di negoziare accordi esterni di trasporto aereo con vari paesi e regioni chiave del mondo; ritiene che ciò non solo migliorerà l'accesso al mercato, ma fornirà anche nuove opportunità commerciali per un settore europeo dell'aviazione competitivo su scala mondiale, creerà posti di lavoro di elevata qualità, manterrà norme rigorose in materia di sicurezza, terrà conto dei diritti dei lavoratori del settore e apporterà benefici per i consumatori; sottolinea che in questi negoziati il Parlamento dovrà svolgere un ruolo importante;

116.  invita la Commissione, nel quadro della negoziazione di tali accordi esterni di trasporto aereo, a includere una clausola di concorrenza leale al fine di garantire condizioni di parità;

117.  ritiene che nell'ambito dei servizi portuali sia necessario creare un quadro normativo sempre più aperto, competitivo e trasparente per i porti pubblici in Europa, creando al contempo ulteriori opportunità occupazionali;

118.  ritiene che l'aumento della concorrenza determinato dalla graduale apertura del mercato dell'UE del trasporto merci su strada possa recare vantaggi ai consumatori, ma condanna fermamente il fatto che alcune misure applicate da taluni Stati membri stiano compromettendo l'integrità del mercato unico in questo settore; sostiene la posizione della Commissione nel contrastare tali misure;

119.  auspica che tale apertura del mercato del trasporto merci su strada non sia un'ulteriore causa di dumping sociale e deplora altresì il fenomeno delle società di comodo;

120.  deplora, inoltre, il fatto che i furgoni di piccole dimensioni non vengano adeguatamente fatti oggetto della politica dell'UE, nonostante siano sempre più utilizzati per aggirare la corretta applicazione della normativa in materia di occupazione, sicurezza e protezione ambientale;

121.  invita la Commissione a seguire da vicino le tendenze oligopolistiche di dumping dei prezzi, in particolare nel settore dell'aviazione e dei trasporti con autobus su lunga distanza/di linea, e insiste sulla corretta applicazione del diritto dell'Unione e su condizioni di parità per una concorrenza intermodale leale;

122.  chiede una rapida conclusione dei negoziati sul quarto pacchetto ferroviario e ritiene che ciò dovrebbe aprire maggiormente alla concorrenza il trasporto ferroviario di passeggeri nonché migliorare l'efficienza del settore ferroviario, garantendo al contempo la qualità e la continuità degli obblighi di servizio pubblico;

123.  accoglie con favore l'adozione del pilastro tecnico del quarto pacchetto ferroviario e ritiene che in tal modo si incrementerà la sicurezza ferroviaria, eliminando al contempo gli ostacoli tecnici alla concorrenza attraverso l'interoperabilità;

124.  sottolinea l'importanza del turismo quale fattore essenziale di crescita economica e creazione di posti di lavoro e invita la Commissione ad adottare un approccio proattivo per promuovere la competitività del settore turistico europeo e creare un ambiente che ne favorisca la crescita e lo sviluppo;

125.  sottolinea che i servizi postali e in particolare la consegna transfrontaliera di pacchi sono di fondamentale importanza per lo sviluppo del settore del commercio elettronico in tutta l'UE; accoglie con favore l'indagine antitrust della Commissione nel settore del commercio elettronico e la incoraggia a continuare a seguire lo sviluppo del mercato postale e di consegna dei pacchi;

126.  evidenzia che è necessario finanziare progetti relativi a trasporti sostenibili, accessibili e sicuri in grado di contribuire a un migliore funzionamento dell'intero sistema europeo dei trasporti;

127.  invita a utilizzare i fondi UE quali il Meccanismo per collegare l'Europea (MCE), il Fondo di coesione, il Fondo europeo per lo sviluppo regionale (FESR) e Orizzonte 2020 per sviluppare le infrastrutture europee di trasporto e aumentare la quantità e la qualità dei servizi;

128.  invita gli Stati membri a prestare sufficiente attenzione al completamento dei progetti infrastrutturali transfrontalieri e a coordinare i loro principali piani di trasporto con gli Stati membri vicini;

129.  reputa importante il pieno utilizzo di strumenti finanziari innovativi, quale il Fondo europeo per gli investimenti strategici, atti a finanziare progetti nel settore dei trasporti al fine di sostenere la crescita e la competitività; sottolinea, tuttavia, che le risorse destinate al Fondo di garanzia del FEIS non possono andare a discapito dell'MCE o di Orizzonte 2020, che sono strumenti fondamentali per lo sviluppo di un mercato comune nel settore dei trasporti;

130.  sottolinea che la completa apertura del mercato del trasporto ferroviario potrebbe recare numerosi vantaggi agli operatori e ai passeggeri di tutti gli Stati membri; rileva tuttavia la necessità di tenere conto, in questo processo, dei diversi gradi di sviluppo delle infrastrutture ferroviarie negli Stati membri; sottolinea la necessità di mantenere, nel prossimo quadro finanziario pluriennale, l'attuale livello di investimenti al fine di appianare le disparità nell'infrastruttura ferroviaria;

131.  evidenzia che la necessità di garantire una tutela più efficace contro la violazione dei diritti dei lavoratori dei trasporti non dovrebbe rappresentare un pretesto per limitare la libera concorrenza tra i soggetti dei vari Stati membri; invita la Commissione a rispettare i principi di proporzionalità e sussidiarietà in sede di redazione di norme che avranno un impatto significativo sul funzionamento del mercato unico dei trasporti;

132.  incoraggia la Commissione a fornire metodi analitici per la definizione di nuovi mercati pertinenti, alla luce della digitalizzazione dell'economia e, in particolare, del fenomeno della convergenza delle tecnologie e dell'utilizzo commerciale dei dati personali su vasta scala;

133.  invita gli Stati membri a eliminare ogni concessione di strade che delimitino zone urbane qualora tali concessioni comportino pagamenti di pedaggio al fine di garantire la reale competitività tra le aziende di trasporto merci su strada europee;

134.  chiede alla Commissione di indagare sui presunti casi di evasione dell'IVA nell'industria della carne suina; si rammarica che la Commissione non abbia ancora avviato un'indagine su tale questione, nonostante le denunce inviate dalle associazioni degli agricoltori;

135.  ritiene che i conti correnti e di risparmio non debbano generare il pagamento di commissioni da parte dell'utente, a meno che non siano legati a servizi specifici;

136.  ribadisce la propria preoccupazione (come espresso nella risoluzione dell'11 giugno 2013 sull'edilizia popolare nell'Unione europea(16)) per la definizione restrittiva di edilizia popolare data dalla Commissione nel quadro della politica di concorrenza; invita la Commissione a chiarire tale definizione sulla base di uno scambio di migliori prassi ed esperienze tra gli Stati membri, tenendo conto del fatto che l'edilizia popolare è concepita e gestita in modi diversi nei vari Stati membri, nelle varie regioni e nelle varie comunità locali;

137.  deplora che la Commissione non abbia reagito in maniera rapida e decisa al tentativo di alcuni Stati membri di limitare la libera concorrenza nel settore dei trasporti; invita ad abolire simili pratiche e ad adottare tutte le misure del caso onde garantire che gli operatori di questo settore, provenienti da tutti gli Stati membri, godano di un accesso al mercato unico paritario e alle stesse condizioni;

138.  sostiene l'importanza di garantire la concorrenza nel mercato intraeuropeo dei servizi finanziari, comprese le assicurazioni, che comporta la necessità di salvaguardare la capacità di acquisizione transfrontaliera;

139.  ribadisce il suo invito alla Commissione affinché renda noti i risultati delle indagini in corso sulle pratiche concorrenziali nei settori della filiera alimentare, dell'energia, dei trasporti e della comunicazione;

140.  si oppone all'obbligo che gli utenti risiedano nello Stato membro in cui ha sede l'istituzione finanziaria o la compagnia di assicurazione ai fini della prestazione del servizio, poiché è incompatibile con l'obiettivo di un mercato interno dei servizi finanziari al dettaglio;

141.  chiede l'avvio immediato di un'indagine su questioni in materia di concorrenza connesse al settore automobilistico sportivo della Formula 1;

142.  invita la Commissione, in sede di sviluppo e attuazione della politica di concorrenza, a tenere conto del fatto che le microimprese e le piccole e medie imprese rappresentano la vasta maggioranza delle imprese dell'UE; sottolinea, a tale riguardo, la necessità di norme semplici in materia di concorrenza per le imprese più piccole che desiderano operare online e su scala transfrontaliera all'interno del mercato unico;

143.  ricorda inoltre alla Commissione che persiste la pratica da parte delle istituzioni finanziarie di revocare le carte di pagamento qualora il titolare si trasferisca in un altro Stato membro; chiede che siano adottate misure in tal senso, inclusa la segnalazione alle autorità nazionali;

144.  sottolinea la necessità di garantire l'accesso ai farmaci attraverso la lotta agli abusi dell'industria farmaceutica; prende atto della necessità di promuovere l'utilizzo dei farmaci generici, se disponibili, nei sistemi sanitari degli Stati membri;

145.  sottolinea che l'accesso al contante tramite sportelli automatici è un servizio pubblico essenziale che deve essere esente da pratiche discriminatorie, anticoncorrenziali e abusive e, di conseguenza, non deve essere soggetto a costi eccessivi;

146.  sottolinea la necessità di lottare contro i boicottaggi collettivi sleali, definiti come una situazione in cui un gruppo di concorrenti concorda nell'escludere un concorrente effettivo o potenziale, che costituiscono restrizioni della concorrenza per oggetto;

147.  esprime la sua preoccupazione per gli scandali delle "porte girevoli" che interessano le autorità UE e, in particolare, il caso dell'ex commissario responsabile per la concorrenza, Neelie Kroes, che non solo farà pressione in difesa di Uber ma è stata anche coinvolta nelle rivelazioni riguardanti i "Bahamas Leaks";

Verso una maggiore efficacia delle autorità nazionali garanti della concorrenza nell'UE

148.  accoglie con favore l'applicazione decentrata delle norme UE in materia di concorrenza in Europa, ma ritiene che l'efficacia della protezione dei cittadini e delle imprese dalle prassi anticoncorrenziali non dovrebbe dipendere soltanto dallo Stato membro in cui risiedono; ritiene che il regolamento sulla procedura antitrust (regolamento (CE) n. 1/2003) abbia dato un contributo significativo alla creazione di condizioni di parità per le imprese in tutto il mercato unico europeo; sottolinea però che esistono ancora differenze tra i sistemi nazionali e le autorità nazionali garanti della concorrenza, soprattutto per quanto riguarda l'indipendenza, la fissazione delle ammende e i programmi di trattamento favorevole; è del parere che disposizioni procedurali efficaci e uniformi siano essenziali per far applicare la normativa antitrust dell'UE e garantire la certezza giuridica per i consumatori e le imprese; invita le autorità garanti della concorrenza degli Stati membri a utilizzare appieno le possibilità offerte dalla cooperazione europea nell'ambito della rete europea della concorrenza (REC);

149.  ritiene pertanto fondamentale che le autorità nazionali garanti della concorrenza nell'UE abbiano i mezzi e gli strumenti loro necessari al fine di far osservare in modo efficace le norme UE sulla concorrenza, tra cui gli strumenti per individuare, affrontare e sanzionare le violazioni nonché i programmi di trattamento favorevole indispensabili affinché le imprese rivelino casi di cartelli in Europa;

150.  ribadisce che l'indipendenza della autorità nazionali garanti della concorrenza resta fondamentale e ciò impone di assicurare che esse dispongano delle risorse necessarie all'espletamento dei loro compiti;

151.  accoglie con favore, a tale riguardo, la consultazione avviata dalla Commissione che, probabilmente, porterà ad una proposta legislativa volta a rafforzare l'applicazione e gli strumenti sanzionatori a disposizione delle autorità nazionali garanti della concorrenza (la cosiddetta REC+); ribadisce che l'applicazione da parte di molteplici autorità nello stesso caso o in casi correlati crea un rischio di sovrapposizione e un'azione potenzialmente incoerente che riduce la certezza giuridica e crea costi inutili per le imprese; invita pertanto la Commissione a presentare una proposta per un'azione proattiva dell'UE volta a far sì che le autorità nazionali garanti della concorrenza siano più efficaci nell'applicazione delle norme e agiscano in modo coerente e convergente, così da poter realizzare appieno il potenziale del sistema decentrato dell'UE per il rispetto delle norme in materia di concorrenza; chiede il pieno coinvolgimento del Parlamento mediante la procedura di codecisione;

152.  sottolinea che in un mondo globalizzato, la cooperazione internazionale tra le autorità garanti della concorrenza è indispensabile; sostiene pertanto la partecipazione attiva della Commissione e delle autorità nazionali garanti della concorrenza alla rete internazionale della concorrenza; invita la Commissione a valutare la possibilità di concludere con altri paesi terzi accordi in materia di concorrenza che agevolino lo scambio di informazioni tra le autorità inquirenti; sottolinea che, a tale proposito, gli accordi in materia di concorrenza conclusi in precedenza con Svizzera e Canada possono servire da modello per altri accordi di questo tipo; ritiene altresì che gli accordi internazionali in materia di scambi e investimenti dovrebbero disporre di una solida sezione sulla concorrenza;

153.  invita la Commissione, senza compromettere l'indipendenza delle autorità nazionali garanti della concorrenza, a valutare i diversi livelli di sanzioni nazionali per le violazioni negli Stati membri nonché la possibilità e l'opportunità di razionalizzare tali differenze;

154.  ritiene essenziale che la Commissione continui a promuovere una migliore cooperazione tra le autorità nazionali garanti della concorrenza nell'UE;

155.  sottolinea che l'indipendenza della DG Concorrenza è della massima importanza affinché possa raggiungere con successo i suoi obiettivi; chiede nuovamente una rigorosa separazione tra i servizi in cui sono elaborati gli orientamenti e quelli responsabili della loro applicazione; invita la Commissione a riassegnare alla DG Concorrenza risorse finanziarie e umane sufficienti; chiede che la Commissione disponga di un numero sufficiente di ingegneri qualificati a livello tecnico durante le indagini su imprese ad alta tecnologia; esorta la Commissione ad allineare le norme etiche per l'équipe dell'economista capo della DG Concorrenza alle pratiche per gli altri funzionari della Commissione;

Rafforzamento democratico della politica di concorrenza

156.  accoglie con favore l'impegno di Margrethe Vestager, l'attuale commissario responsabile per la concorrenza, al fine di stabilire un dialogo regolare e strutturato con il Parlamento, in particolare con la commissione per i problemi economici e monetari e il gruppo di lavoro sulla politica di concorrenza; chiede alla Commissione di fornire un riscontro più esauriente in merito alle richieste specifiche avanzate nell'ambito della relazione annuale sulla politica di concorrenza del Parlamento; ritiene che un dialogo strutturato dedicato potrebbe contribuire a un processo di controllo più accurato delle rispettive relazioni annuali sulla concorrenza;

157.  accoglie con favore le iniziative di consultazione pubblica condotte dalla Commissione per l'applicazione del controllo delle fusioni e la invita a discutere i risultati con il Parlamento;

158.  chiede che sia intensificato il dialogo tra le istituzioni europee e le autorità nazionali garanti della concorrenza, includendo in particolare scambi di opinioni con le commissioni del Parlamento europeo;

159.  ribadisce il suo invito alla Commissione a integrare nelle disposizioni giuridiche vincolanti gli orientamenti per il calcolo delle ammende;

Dimensione internazionale della politica di concorrenza

160.  plaude al fatto che la Commissione sia impegnata in uno scambio aperto e costruttivo su questioni legate alla concorrenza a livello globale; accoglie con favore i progressi compiuti per quanto riguarda le disposizioni in materia di concorrenza in alcuni accordi di libero scambio (ALS), esorta però la Commissione a continuare ad adoperarsi per includere le disposizioni in materia di concorrenza e aiuti di Stato nei negoziati relativi a tutti gli ALS;

161.  sottolinea che la concorrenza leale negli scambi, nei servizi e negli investimenti influisce positivamente sullo sviluppo sociale ed economico dell'UE e dei suoi partner commerciali; invita la Commissione e il Consiglio a ultimare rapidamente il loro lavoro sulla modernizzazione degli strumenti di difesa commerciale, necessari per garantire una concorrenza leale nel mercato dell'UE, e ritiene che gli accordi commerciali debbano affrontare in modo sistematico la sfida posta dalle pratiche commerciali sleali attuate da paesi terzi;

162.  invita la Commissione a collaborare con i partner commerciali allo scopo di garantire che i loro mercati siano più aperti per le imprese dell'UE, in particolare nei settori dell'energia, dei trasporti, delle telecomunicazioni, degli appalti pubblici e dei servizi, compresi i servizi prestati nell'esercizio delle professioni regolamentate;

163.  invita la Commissione a introdurre disposizioni ambiziose in materia di concorrenza in tutti gli accordi commerciali e a monitorare con efficacia se tali disposizioni siano debitamente attuate dalle parti con riferimento a tutte le norme, comprese le disposizioni sugli aiuti di Stato, e a tutti gli operatori economici, tra cui le imprese di proprietà dello Stato;

164.  mette in evidenza l'importanza di sostenere i paesi in via di sviluppo negli sforzi compiuti per promuovere le norme sulla concorrenza e attuarle nella pratica;

165.  invita la Commissione a sostenere le azioni volte a istituire una banca dati completa e di facile consultazione che contenga le disposizioni in materia di concorrenza degli accordi di libero scambio e che potrebbe essere gestita dal segretariato dell'OMC;

166.  accoglie con favore i progressi compiuti in occasione della Conferenza ministeriale dell'OMC di Nairobi nella riduzione delle sovvenzioni alle esportazioni per garantire una concorrenza non falsata sui mercati internazionali dei prodotti agricoli; sottolinea in tale contesto la sensibilità del settore agricolo e la necessità di adottare misure chiare ed efficaci, anche nel quadro degli accordi dell'OMC, che consentano ai produttori europei di restare competitivi sui mercati internazionali;

167.  ricorda che la parità di accesso alle risorse naturali, comprese le fonti di energia, influisce in modo determinante sulla concorrenza leale ed equa nel mercato mondiale e invita la Commissione a includere negli accordi commerciali disposizioni che migliorino l'accesso a tali risorse, comprese disposizioni in materia di pratiche anticoncorrenziali da parte delle imprese statali nonché di non discriminazione e transito.

168.  sottolinea che la politica di concorrenza è un aspetto fondamentale del mercato interno, come stabilito nel trattato; ribadisce che per favorire la crescita sostenibile, l'occupazione e l'innovazione nell'UE, è necessario un mercato unico competitivo e pienamente funzionante e che gli sforzi intesi a tutelare la concorrenza leale nell'Unione nel suo complesso vanno a vantaggio dei consumatori, delle start-up e delle PMI; ritiene che l'attuazione della legislazione europea non dovrebbe essere indebolita dal ricorso all'EU Pilot anziché alle formali procedure di infrazione e che è necessario tentare di tutelare la concorrenza;

169.  incoraggia la Commissione a non concentrare i propri sforzi solo sul garantire la concorrenza leale nei casi eclatanti che coinvolgono le grandi aziende più note; rammenta alla Commissione che l'applicazione della concorrenza leale è importante anche per le PMI;

170.  chiede il rafforzamento della libertà di scelta per i consumatori; ritiene che il diritto alla portabilità dei dati di cui al regolamento generale sulla protezione dei dati rappresenti un buon approccio verso il rafforzamento dei diritti dei consumatori e della concorrenza; sottolinea l'esigenza di esaminare in che modo garantire l'interoperabilità tra le reti digitali grazie a norme e interfacce aperte;

171.  chiede alla Commissione di esaminare e correggere la situazione dei dettaglianti indipendenti cui è consentita, ai sensi della legislazione in materia di concorrenza, la collaborazione mediante punti vendita "non virtuali" ma che sono tuttavia accusati di concorrenza sleale laddove forniscano offerte combinate di commercio elettronico;

172.  invita la Commissione a garantire che le norme dell'Unione in materia di appalti pubblici siano attuate in modo tempestivo, con particolare riferimento al ricorso agli appalti elettronici e alle nuove disposizioni che incoraggiano la suddivisione degli appalti in lotti, il che è essenziale per promuovere l'innovazione e la concorrenza e per sostenere le PMI nei mercati degli appalti;

173.  invita la Commissione a impedire la creazione di monopoli o di catene del valore chiuse attraverso la standardizzazione; ritiene che bisognerebbe introdurre una procedura di ricorso per riesaminare le norme laddove vi sia il rischio che influenzino la competitività;

174.  esprime preoccupazione per il livello di concentrazione in alcuni settori, come quello chimico, alla luce di fusioni avvenute di recente; chiede alla Commissione di spiegare in che modo preveda la possibilità di un ingresso nel mercato, soprattutto per le start-up; invita la Commissione a esaminare se il potere di mercato di un'azienda, derivante dalle informazioni e dai dati, nonché la gestione di tali informazioni e dati e il numero di utenti debbano essere presi in considerazione come criteri di prova per il controllo delle fusioni; chiede di considerare se la fusione di dati e informazioni, in particolare sui consumatori, possa comportare una distorsione della concorrenza;

175.  ritiene che la concorrenza nel settore delle telecomunicazioni sia fondamentale per stimolare l'innovazione e gli investimenti nelle reti, così come per la scelta dei servizi per i consumatori; ritiene che l'espansione rapida della banda larga sia essenziale per il completamento del mercato unico digitale; si compiace, in tale contesto, del fatto che la Commissione valuterà gli obiettivi strategici di connettività, stabiliti nel pacchetto sulle telecomunicazioni, nell'applicazione degli orientamenti in materia di aiuti di Stato alla banda larga;

176.  fa riferimento all'ultima relazione della Corte dei conti europea sulla mancata conformità delle norme in materia di aiuti di Stato nella politica di coesione, in cui si rileva un livello significativo di non conformità, e chiede l'attuazione di una serie di raccomandazioni; esprime preoccupazione per tali risultanze, che danneggiano il buon funzionamento del mercato interno, e chiede quindi alla Commissione di prendere in considerazione le raccomandazioni della Corte e aumentare gli sforzi intesi a evitare ulteriori lacune;

177.  sostiene le azioni della Commissione a favore dell'applicazione di norme anticartello, come le recenti azioni nei settori della vendita al dettaglio di prodotti alimentari e delle unità disco ottico, in modo da garantire prezzi equi ai consumatori;

178.  chiede alla Commissione di valutare se esistono differenze nella vendita di prodotti all'interno del mercato unico che possano avere un impatto negativo sui produttori locali, in particolare le PMI;

179.  osserva che nella sua risoluzione sulla relazione annuale sulla politica di concorrenza dell'UE del 2014, il Parlamento ha chiesto alla Commissione di controllare da vicino le alleanze dei grandi distributori in Europa e si compiace della volontà della Commissione di discutere dell'impatto di tali alleanze sui produttori e i consumatori nell'ambito della Rete europea della concorrenza;

o
o   o

180.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, alle autorità garanti della concorrenza nazionali e, ove applicabile, regionali.

(1) Testi approvati, P8_TA(2016)0310.
(2) Testi approvati, P8_TA(2016)0292.
(3) Testi approvati, P8_TA(2016)0346.
(4) Testi approvati, P8_TA(2016)0004.
(5) Testi approvati, P8_TA(2015)0051.
(6) GU L 123 del 19.5.2015, pag. 1.
(7) GU L 187 del 26.6.2014, pag. 1.
(8) GU L 24 del 29.1.2004, pag. 1.
(9) Testi approvati, P8_TA(2015)0394.
(10) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 671.
(11) GU L 335 del 18.12.2010, pag. 43
(12) Relazione speciale n. 24/2016 della Corte dei conti europea: "Sono necessari maggiori sforzi per accrescere la consapevolezza riguardo alle norme sugli aiuti di Stato nella politica di coesione e per assicurarne il rispetto": http://www.eca.europa.eu/Lists/ECADocuments/SR16_24/SR_STATE_AIDS_IT.pdf
(13) Regolamento delegato (UE) 2016/1166 della Commissione, del 17 maggio 2016, che modifica l'allegato X del regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda le condizioni di acquisto della barbabietola nel settore dello zucchero a decorrere dal 1° ottobre 2017 (GU L 193 del 19.7.2016, pag. 17).
(14) Risoluzione del Parlamento europeo del 7 giugno 2016 sulle pratiche commerciali sleali nella filiera alimentare (P8_TA(2016)0250).
(15) Regolamento (UE) n. 261/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 marzo 2012, che modifica il regolamento (CE) n. 1234/2007 del Consiglio per quanto riguarda i rapporti contrattuali nel settore del latte e dei prodotti lattiero-caseari (GU L 94 del 30.3.2012, pag. 38).
(16) GU C 65 del 19.2.2016, pag. 40.


Promozione dell'uguaglianza di genere nella ricerca clinica e sulla salute mentale
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Risoluzione del Parlamento europeo del 14 febbraio 2017 sulla promozione della parità di genere nella salute mentale e nella ricerca clinica (2016/2096(INI))
P8_TA(2017)0028A8-0380/2016

Il Parlamento europeo,

–  visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare gli articoli 19 e 168, che annovera tra le finalità di tutte le politiche dell'Unione la garanzia di un livello elevato di protezione della salute umana,

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare gli articoli 21, 23 e 35,

–  visto il regolamento (UE) n. 536/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, sulla sperimentazione clinica di medicinali per uso umano e che abroga la direttiva 2001/20/CE,

–  vista la direttiva 2001/20/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 aprile 2001, concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri relative all'applicazione della buona pratica clinica nell'esecuzione della sperimentazione clinica di medicinali ad uso umano ("la direttiva sulla sperimentazione clinica"),

–  vista la comunicazione della Commissione del 3 marzo 2010 dal titolo "Europa 2020: la strategia dell'Unione europea per la crescita e l'occupazione" (COM(2010)2020),

–  visto il Libro verde della Commissione europea "Migliorare la salute mentale della popolazione – Verso una strategia sulla salute mentale per l'Unione europea" (COM(2005)0484),

–  visto l'EU Compass per l'azione a favore della salute e del benessere mentale,

–  visto il piano d'azione globale sulla salute mentale 2013–2020 dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS),

–  vista la strategia globale dell'OMS 2016-2030 per la salute di donne, bambini e adolescenti,

–  vista la dichiarazione sulla salute mentale per l'Europa del 2005, firmata dall'OMS, dalla Commissione europea e dal Consiglio d'Europa,

–  visto il piano d'azione europeo per la salute mentale 2013-2020 dell'OMS,

–  visto il patto europeo per la salute mentale e il benessere del 2008,

–  visto il piano d'azione congiunto della Commissione per la salute mentale e il benessere (2013-2016),

–  viste le osservazioni generali n. 14 del Comitato per i diritti economici, sociali e culturali sul diritto al più alto standard di salute raggiungibile (doc. delle Nazioni Unite E/C.12/2000/4) e le osservazioni generali n. 20 sulla non discriminazione nei diritti economici, sociali e culturali (doc. delle Nazioni Unite E/C.12/GC/2009),

–  vista la raccomandazione CM/Rec(2010)5 del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa agli Stati membri, sulle misure per combattere la discriminazione basata sull'orientamento sessuale o l'identità di genere,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere e il parere della commissione per lo sviluppo (A8-0380/2016),

A.  considerando che il diritto al più alto standard raggiungibile di salute fisica e mentale è un diritto umano fondamentale e che include un obbligo di non discriminazione; che tutti dovrebbero avere accesso all'assistenza sanitaria; che l'accesso all'assistenza sanitaria mentale riveste un'importanza cruciale nel miglioramento della qualità della vita dei cittadini europei, nel rafforzamento dell'inclusione sociale, nello sviluppo economico e culturale dell'Unione;

B.  considerando che nella situazione mondiale attuale, caratterizzata da una crisi economica che non si arresta e un forte aumento della disoccupazione, in particolar modo quella giovanile e femminile, sono sempre più in aumento i casi di disturbi psichici come depressione, disturbo bipolare, schizofrenia, ansia e demenza;

C.  considerando che con l'espressione salute mentale l'OMS definisce uno stato di benessere fisico, mentale e sociale e non una mera condizione di assenza di malattie o infermità; che, secondo l'OMS, il concetto di "disturbi mentali" comprende una gamma di disturbi mentali e comportamentali come la depressione, il disturbo affettivo bipolare, la schizofrenia, l'ansia, la demenza e l'autismo; che con l'espressione salute mentale l'OMS definisce uno stato di benessere emotivo e psicologico nel quale l'individuo è in grado di sfruttare le sue capacità cognitive o emozionali, esercitare la propria funzione all'interno della società, rispondere alle esigenze ordinarie della vita di ogni giorno, stabilire relazioni soddisfacenti e mature con gli altri, partecipare costruttivamente ai mutamenti sociali, adattarsi alle condizioni esterne e ai conflitti interni;

D.  considerando che la salute mentale deve essere valutata e affrontata in modo olistico, tenendo conto dei fattori sociali, economici e ambientali e adottando un approccio psicosociale che tenga conto dell'intera società, al fine di raggiungere il più alto livello possibile di benessere mentale per tutti i cittadini;

E.  considerando che una strategia olistica sulla salute e il benessere mentale deve includere una prospettiva di ciclo di vita, che tenga conto dei diversi fattori che influenzano gli individui nelle diverse età; che devono essere tenute in considerazione le vulnerabilità specifiche delle adolescenti e delle donne anziane;

F.  considerando che la salute fisica e mentale sono interconnesse e sono entrambe elementi centrali del benessere generale; che è assodato che la scarsa salute mentale può portare a patologie fisiche croniche e che chi è affetto da patologie fisiche croniche ha maggiori probabilità di sviluppare problemi di salute mentale; che, nonostante i legami noti tra le due, spesso si dà la priorità alla ricerca sulla salute fisica rispetto alla salute mentale;

G.  considerando che la salute mentale delle donne e delle ragazze è influenzata negativamente da una serie di fattori, compresi gli stereotipi di genere prevalenti e la discriminazione, l'oggettificazione, la violenza di genere e le molestie, l'ambiente di lavoro, l'equilibrio tra vita professionale e vita privata, le condizioni socioeconomiche, l'assenza o la scarsa qualità dell'educazione alla salute mentale e un accesso limitato all'assistenza per la salute mentale;

H.  considerando che quasi 9 persone su 10 che soffrono di problemi mentali affermano di avere subito stigmatizzazione e discriminazione e che più di 7 su 10 dichiarano che tale stigmatizzazione e discriminazione riduce la loro qualità di vita;

I.  considerando che occorre prestare attenzione ai fattori geografici che influiscono sulla salute e il benessere mentale, nonché alle differenze tra gli ambienti urbani e rurali, anche in termini di demografia, accesso all'assistenza ed erogazione di servizi;

J.  considerando che i mutamenti ormonali durante la perimenopausa e nel periodo successivo alla menopausa possono influire sulla salute emotiva della donna e causare problemi di salute mentale, comprese la depressione e l'ansia; che l'ipersensibilità ai sintomi può ostacolare un'individuazione tempestiva e un trattamento idoneo;

K.  considerando che i fattori determinanti per la salute e il benessere mentale variano a seconda del genere e della fascia di età; che fattori tra cui le diseguaglianze di genere, le disparità economiche, la maggiore esposizione alla povertà e al sovraccarico lavorativo, la discriminazione socioeconomica, la violenza di genere, la malnutrizione e la fame espongono ulteriormente le donne ai disturbi della salute mentale; che l'OMS non rileva alcuna differenza significativa fra i generi riguardo a malattie mentali gravi, ma le donne presentano tassi più elevati di depressione, ansia, somatizzazione e disturbi del comportamento alimentare, mentre gli uomini registrano tassi superiori di abuso di sostanze e di disturbi antisociali; che la depressione è il più comune dei disturbi neuropsichiatrici e colpisce maggiormente le donne rispetto agli uomini; che nelle donne tra i 15 e i 44 anni la depressione risulta essere la malattia più diffusa;

L.  considerando che le condizioni di salute mentale e il benessere mentale sono spesso trascurati, ignorati o repressi a causa della stigmatizzazione, del pregiudizio o della mancanza di consapevolezza o di risorse; che ciò porta molti di coloro che soffrono di problemi di salute mentale a non cercare assistenza e i dottori a non diagnosticarli ai pazienti o talvolta a formulare diagnosi errate; che la diagnosi di problemi mentali ha un forte connotato di genere, dato che la probabilità di ricevere diagnosi di determinati disturbi è maggiore nelle donne rispetto agli uomini;

M.  considerando che soprattutto le donne lesbiche e bisessuali nonché le persone transgender e intersessuali si trovano di fronte a problemi di salute mentale specifici derivanti dal cd. "minority stress", definito come un livello elevato di ansia e stress provocato dai pregiudizi, dalla stigmatizzazione e dalle esperienze di discriminazione, oltre che dalla medicalizzazione e patologizzazione; che le persone LGBTI possono trovarsi di fronte a sfide specifiche di salute e benessere mentale che devono essere tenute in considerazione in qualsiasi strategia di salute mentale;

N.  considerando che le forme di somatizzazione più frequenti e più frequentemente diagnosticate nelle donne rispetto agli uomini comprendono disturbi come la fibromialgia e la fatica cronica, i cui sintomi principali sono il dolore e l'esaurimento, sebbene le donne abbiano molti altri sintomi comuni ad altre patologie;

O.  considerando che le identità transgender non sono patologiche, sebbene purtroppo siano ancora considerate disturbi mentali, e che la maggior parte degli Stati membri richiede tale diagnosi per poter accedere al riconoscimento giuridico del genere o all'assistenza sanitaria correlata all'identità transgender, sebbene la ricerca abbia evidenziato che la diagnosi di "disordine dell'identità di genere" sia fonte di profonda angoscia per queste persone;

P.  considerando che i disturbi depressivi costituiscono il 41,9 % di tutti i casi di disabilità da disturbi neuropsichiatrici tra le donne, rispetto al 29,3 % tra gli uomini;

Q.  considerando che l'OMS ha stimato che la depressione colpisce 350 milioni di persone; che entro il 2020 tale malattia rappresenterà la seconda causa debilitante lavorativa;

R.  considerando che i minori gender-variant in età prepuberale sono ancora sottoposti a pratiche diagnostiche inutili e dannose, mentre ogni minore dovrebbe poter esplorare in modo sicuro la propria identità ed espressione di genere;

S.  considerando che a causa di una serie di fattori, innanzitutto riguardanti il diverso ruolo dei generi e le disuguaglianze e le discriminazioni tra essi, la depressione è circa due volte più diffusa tra le donne rispetto agli uomini e che le persone transgender mostrano livelli significativamente elevati di ideazioni e tentativi di suicidio; che gli studi dimostrano che ruoli tradizionali dei generi imposti influenzano negativamente la salute e il benessere mentale delle donne;

T.  considerando che non viene prestata sufficiente attenzione alla salute e al benessere mentale nei sistemi di istruzione dei vari Stati membri oppure sul luogo di lavoro, dato che la salute mentale è spesso stigmatizzata o è un argomento tabù; che l'educazione alla salute mentale contrasta la stigmatizzazione dell'argomento e che deve anche affrontare le vulnerabilità di genere specifiche, gli stereotipi di genere e la discriminazione cui si trovano di fronte le donne e le ragazze;

U.  considerando che gli uomini e i ragazzi hanno problemi di salute mentale con un connotato di genere; che in Europa gli uomini hanno una probabilità 5 volte superiore rispetto alle donne di suicidarsi e che il suicidio è la principale causa di morte per gli uomini di età inferiore a 35 anni; che gli uomini hanno una probabilità 3 volte superiore rispetto alle donne di diventare dipendenti dall'alcol e una probabilità maggiore di utilizzare sostanze stupefacenti (e morirne); che è meno probabile che gli uomini accedano alle terapie psicologiche rispetto alle donne; che gli uomini e i ragazzi si trovano di fronte a stereotipi di genere sulla mascolinità, che possono incoraggiare la repressione delle emozioni o il ricorso alla rabbia, e che hanno un impatto sulla salute mentale degli uomini oltre che sul fenomeno della violenza di genere;

V.  considerando che, nell'Unione europea, il numero di suicidi annuali ammonta a quasi 58 000 e un quarto di essi è commesso da donne, e che il suicidio continua ad essere una rilevante causa di decesso;

W.  considerando che l'approccio psicosociale della società nel suo insieme alla salute mentale richiede coerenza politica per quanto riguarda il benessere, il coordinamento dell'assistenza sanitaria, l'istruzione, l'occupazione e gli aspetti socioeconomici, al fine di raggiungere livelli globalmente superiori di benessere mentale;

X.  considerando che i disturbi del comportamento alimentare come anoressia e bulimia sono in aumento tra le ragazze adolescenti e post adolescenti;

Y.  considerando che gli effetti a lungo termine, sia fisici che mentali, dei disturbi del comportamento alimentare come anoressia e bulimia sono stati ben documentati, così come la dimensione di genere delle loro cause;

Z.  considerando che le donne nell'ambiente lavorativo sono più esposte ad atti di mobbing e/o molestie sessuali, i quali creano squilibri sul piano psico-fisico della vittima stessa;

AA.  considerando che i modelli di assistenza sociale che si occupano di malattie mentali attraverso lo sport, l'arte o le attività sociali dovrebbero essere tenuti in considerazione nei programmi di sanità pubblica riguardo alla prevenzione, al trattamento e alla riabilitazione;

AB.  considerando che le persone con disabilità rischiano di soffrire di problemi esacerbati di salute mentale;

AC.  considerando che l'educazione sessuale e alle relazioni è essenziale per superare gli stereotipi di genere, affrontare la violenza di genere e migliorare la salute e il benessere mentale sia delle ragazze che dei ragazzi nonché di donne e uomini;

AD.  considerando che i problemi e le patologie mentali sono una delle principali cause di disabilità, poiché esercitano un'influenza negativa sulla salute, sull'istruzione, sull'economia, sul mercato del lavoro e sui sistemi previdenziali dell'UE e causano costi economici su vasta scala e gravi conseguenze negative sull'economia dell'UE, rendendo ancora più impellente l'esigenza di concepire l'assistenza per la salute mentale in modo olistico, globale e sensibile alla dimensione di genere; che secondo uno studio dell'EDA (European Depression Association) un lavoratore su 10 in Europa usufruisce di permessi perché depresso, con costi stimati di 92 miliardi di EUR, principalmente dovuti a una perdita produttiva;

AE.  considerando che la salute mentale delle donne dipende da fattori quali l'istruzione ricevuta, l'interiorizzazione dei valori, delle norme e degli stereotipi sociali e culturali, dal modo in cui hanno vissuto e fatto proprie le esperienze, dai comportamenti che assumono tra di loro e con gli altri, dai ruoli che svolgono e dagli ostacoli e dalle pressioni che gravano su di loro più che dalle caratteristiche biologiche;

AF.  considerando che le politiche sanitarie rivolte alle donne risulterebbero più efficaci se la diversità di queste ultime e la loro specificità fisiologica fossero prese in considerazione e integrate in tali politiche sia di prevenzione che di trattamento, con misure specifiche rivolte ai gruppi vulnerabili ed emarginati;

AG.  considerando che, per diverse ragioni, soggetti di sesso femminile sono stati esclusi dalla ricerca tossicologica e biomedica e dalla sperimentazione clinica, e che ampi divari di genere nella ricerca limitano le nostre conoscenze in merito alle differenze tra la salute delle donne e quella degli uomini; che, di conseguenza, la ricerca biomedica tende a riflettere prevalentemente una prospettiva maschile, partendo dal presupposto errato che la donna e l'uomo siano identici in ambiti in cui esistono differenze fisiologiche; che mancano ricerche sulle particolari esigenze delle donne intersessuali;

AH.  considerando che l'esclusione e la scarsa rappresentanza delle donne in quanto soggetti nonché del genere e del sesso come fattori nella ricerca biomedica e nelle sperimentazioni cliniche mettono a rischio la vita e la salute delle donne;

AI.  considerando che il regolamento (UE) n. 536/2014 sulla sperimentazione clinica di medicinali per uso umano ha introdotto requisiti per tenere conto del genere nelle sperimentazioni, ma che l'attuazione del regolamento deve essere oggetto di valutazione; che il regolamento non specifica alcuna considerazione sulle donne, se non per le donne in gravidanza e allattamento;

AJ.  considerando che l'Agenzia europea per i medicinali (EMA) non ha elaborato alcuna strategia specifica per implementare orientamenti per lo studio e la stima delle differenze di genere nella valutazione clinica dei medicinali, nonostante abbia riconosciuto che "alcuni dei fattori che influenzano gli effetti di un medicinale sulla popolazione possono essere importanti se si considerano le potenziali differenze in termini di risposta tra gli uomini e le donne" e che "le influenze specifiche di genere possono svolgere un ruolo significativo nell'effetto del medicinale"(1);

AK.  considerando che gli effetti di farmaci o medicinali come i dispositivi contraccettivi, gli antidepressivi e i tranquillanti sulla salute fisica e mentale delle donne sono ancora scarsamente compresi e richiedono ulteriori ricerche per eliminare effetti collaterali dannosi e migliorare l'erogazione dell'assistenza;

AL.  considerando che le dimensioni sessuale e di genere della salute implicano che nel corso della vita le donne debbano affrontare vari rischi sanitari specifici;

AM.  considerando che mancano dati confrontabili sull'assistenza disponibile, accessibile e di qualità specifica per le persone transgender e che i prodotti utilizzati nella terapia ormonale sostitutiva non sono idoneamente testati e autorizzati;

AN.  considerando che la mortalità materna è considerata come un indice importante dell'efficienza, della qualità e delle prestazioni del sistema sanitario;

AO.  considerando che la mancanza di accesso ai diritti sessuali e riproduttivi, inclusi servizi di interruzione di gravidanza sicuri e legali, mette in pericolo la vita e la salute di donne e ragazze e di tutte le persone con capacità riproduttiva, aumenta la mortalità e la morbilità materna, porta alla negazione di cure salvavita e a un numero maggiore di aborti clandestini;

AP.  considerando che in tutti i paesi con dati disponibili esistono differenze significative in termini di salute tra i vari gruppi socioeconomici e tra donne e uomini, nel senso che le persone con livelli inferiori di istruzione, occupazione e/o reddito tendono ad avere tassi di morbilità e mortalità più elevati; che tali disuguaglianze nell'ambito della salute sono una delle sfide principali per le odierne politiche di salute pubblica; che le scarse condizioni socioeconomiche, la povertà e l'esclusione sociale hanno un impatto negativo significativo sulla salute e il benessere mentale;

AQ.  considerando che un'educazione sessuale completa, adeguata all'età, fondata su elementi concreti, scientificamente accurata e acritica, l'esistenza di servizi di qualità in materia di pianificazione familiare e l'accesso alla contraccezione contribuiscono a prevenire le gravidanze non programmate e non desiderate, riducono la necessità di ricorrere all'aborto e concorrono alla prevenzione dell'HIV/AIDS e delle infezioni sessualmente trasmissibili; che, inoltre, insegnando ai giovani ad assumersi le proprie responsabilità rispetto alla loro salute sessuale e riproduttiva, si ottengono effetti positivi a lungo termine e che durano tutta la loro vita, con ripercussioni positive sulla società;

AR.  considerando che attualmente un neonato su quattro nell'UE viene al mondo con taglio cesareo e che i problemi di salute associati per madri e figli sono statisticamente in aumento;

AS.  considerando che la chiusura delle cliniche di maternità e il numero in forte diminuzione di ostetriche e levatrici in taluni Stati membri dell'UE sono già causa di pericolose lacune in termini di assistenza medica;

AT.  considerando che le restrizioni e i tagli di bilancio imposti dai governi nazionali nel settore della salute pubblica e dell'istruzione rendono anche più difficile l'accesso ai servizi sanitari e di assistenza per la salute mentale e che ciò colpisce in maniera sproporzionata le donne, in particolare le madri sole, e le famiglie numerose;

AU.  considerando che le donne migranti, le rifugiate e le richiedenti asilo possono inoltre soffrire di patologie anche particolarmente rilevanti a causa della mancanza di cure adeguate o trovarsi di fronte a problemi specifici legati alla salute riproduttiva, quali complicazioni durante la gravidanza e il parto e ulteriori potenziali traumi psicologici quali depressione pre e postparto, nonché rischi di esposizione traumatica alla violenza (sessuale) e all'abuso e alle relative conseguenze, oltre che a rischi specifici per la loro salute e il loro benessere mentale; che esistono varie sfide specifiche quando si tratta di erogare assistenza per la salute mentale a queste categorie di soggetti, in misura variabile a seconda di una gamma di fattori, tra cui il paese di provenienza e il periodo che hanno trascorso nel paese ospitante;

AV.  considerando che le donne soffrono di alcune forme di cancro come quello al seno, all'utero e cervicale, tra esse predominanti o ad esse specifiche;

AW.  considerando che le donne colpite dal cancro e sottoposte a interventi e cure invasive, quali la radio e la chemio terapia, sono in generale più vulnerabili alla depressione;

AX.  considerando che 10 Stati membri dell'UE hanno stabilito il target di screening del 100 % della popolazione femminile per il cancro al seno e che otto paesi prevedono tale target per lo screening del cancro cervicale;

AY.  considerando che patologie quali l'osteoporosi, problemi muscolo-scheletrici e malattie del sistema nervoso centrale come l'Alzheimer e/o la demenza sono legate ai cambiamenti ormonali che le donne subiscono nel periodo della menopausa o in un momento precedente a causa di cure ormonali; che, nonostante sia noto che le donne sono affette da queste malattie con maggiore frequenza rispetto agli uomini, la dimensione di genere della ricerca su tali tematiche è debole;

AZ.  considerando che l'endometriosi è una malattia incurabile che colpisce circa 1 soggetto su 10 tra donne e ragazze (ovvero circa 180 milioni di donne in tutto il mondo e 15 milioni all'interno dell'UE); che la malattia frequentemente conduce alla sterilità e spesso causa elevati livelli di dolore e problemi di salute mentale, con un effetto altamente invalidante in diversi aspetti della vita lavorativa, privata e sociale;

BA.  considerando che la violenza fisica e psicologica di genere nonché la violenza nei confronti delle donne e il relativo impatto sulla salute delle vittime costituisce una barriera fondamentale al raggiungimento della parità di genere e al pieno godimento delle libertà garantite dai diritti umani fondamentali;

BB.  considerando che le donne e le ragazze soggette alla mutilazione genitale femminile sono esposte a gravi effetti a breve e lungo termine sulla loro salute fisica, psicologica, sessuale e riproduttiva;

BC.  considerando che le persone intersessuali soggette a mutilazione genitale subiscono anche effetti di carattere fisico, psicologico e sessuale e sulla salute riproduttiva;

BD.  considerando che le persone transgender sono ancora esposte alla sterilizzazione forzata nelle procedure di riconoscimento del genere in 13 Stati membri;

BE.  considerando che una raccolta sistematica e adeguata dei dati sulla violenza contro le donne è fondamentale per garantire un'efficace definizione delle politiche in tale ambito, a livello centrale, regionale e locale, oltre che per monitorare l'attuazione delle normative;

BF.  considerando che le donne che sono state vittime di violenza di genere subiscono conseguenze, spesso a vita, che incidono sulla loro salute fisica e mentale; che, secondo il rapporto mondiale "Violenza e salute" dell'OMS(2), le ripercussioni della violenza di genere sulle donne possono essere di diversa natura: conseguenze fisiche (contusioni, fratture, sindrome del dolore cronico, disabilità, fibromialgia, disturbi gastrointestinali ecc.); conseguenze psicologiche e comportamentali (abuso di alcol e sostanze stupefacenti, depressione e ansia, disturbi alimentari e del sonno, sentimenti di vergogna e sensi di colpa, fobie, panico e bassa autostima, disturbo da stress post-traumatico, disturbi psicosomatici, atteggiamenti suicidi e autodistruttivi, insicurezza nella relazioni successive ecc.); conseguenze sessuali e riproduttive (disturbi ginecologici, infertilità complicanze in gravidanza, aborti, disfunzioni sessuali, malattie sessualmente trasmissibili, gravidanze indesiderate ecc.); e conseguenze fatali (omicidio, suicidio, decesso a seguito di una malattia sessualmente trasmissibile ecc.);

Parità di genere nella salute mentale

1.  invita la Commissione e gli Stati membri a dare seguito all'EU Compass per l'azione a favore della salute e del benessere mentale con una nuova strategia ambiziosa a favore della salute mentale, per promuovere un approccio psicosociale olistico nell'intera società che includa un solido pilastro di genere e che garantisca la coerenza politica in materia di salute mentale;

2.  osserva che nell'UE il 27 % della popolazione adulta (sia uomini che donne) ha avuto almeno un episodio di malattia mentale;

3.  invita gli Stati membri ad adottare misure e a destinare sufficienti risorse per garantire l'accesso ai servizi sanitari e specificamente ai servizi di salute mentale, inclusi i rifugi per le donne, a tutte le donne, indipendentemente da fattori quali il loro status giuridico, la disabilità, l'orientamento sessuale, l'identità di genere, le caratteristiche sessuali, la razza o l'origine etnica, l'età o la religione; invita gli Stati membri e la Commissione ad affrontare le disparità di accesso all'erogazione di servizi per la salute mentale;

4.  osserva che occorrono maggiori ricerche sull'impatto sulla salute mentale della violenza di genere, comprese la violenza verbale e psicologica, le molestie e l'intimidazione;

5.  invita la Commissione, gli Stati membri e le autorità locali a garantire che le loro strategie sulla salute mentale affrontino le sfide in materia che potrebbero riguardare le persone LGBTI; incoraggia gli Stati membri ad attuare le raccomandazioni contenute nel documento del Consiglio d'Europa CM/Rec(2010)5 e a tenere in considerazione le esigenze specifiche delle persone lesbiche, bisessuali e transgender nello sviluppo di politiche, programmi e protocolli sanitari;

6.  chiede agli Stati membri di incentivare l'istituzione di strutture di psico-oncologia, che sostengano psicologicamente i malati di cancro lungo il percorso di cura e di riabilitazione;

7.  richiama l'attenzione sulla grave situazione delle donne con disabilità, che sono più frequentemente esposte a difficoltà direttamente legate non solo a tali disabilità, ma anche all'ulteriore isolamento sociale e all'inattività forzata; invita gli Stati membri ad aumentare in modo sistematico la disponibilità di assistenza psicologica preventiva per le donne con disabilità e ad assicurare il sostegno psicologico alle donne che si prendono cura di figli con disabilità grave; sottolinea l'esigenza di una strategia e di una condivisione delle migliori prassi sulla salute e il benessere mentale di donne e ragazze con disabilità;

8.  invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere campagne di informazione e prevenzione nonché altre iniziative sulle patologie psichiche al fine di sensibilizzare l'opinione pubblica e superare la stigmatizzazione; esorta gli Stati membri e la Commissione a investire nell'istruzione formale, informale e non formale per la salute e il benessere mentale a tutte le età, con un'enfasi particolare su problemi di salute mentale sensibili alla specificità di genere come depressione, ansia o abuso di sostanze stupefacenti; chiede agli Stati membri di garantire che le scuole dispongano di quadri idonei per identificare e sostenere coloro che soffrono di problemi di salute mentale, tenendo conto degli aspetti di genere, e garantire l'accessibilità dei servizi di salute mentale; osserva che il 70 % dei bambini e dei giovani che soffrono di un problema di salute mentale non ha ricevuto cure appropriate a un'età sufficientemente precoce;

9.  invita la Commissione, gli Stati membri e l'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (EIGE) ad aumentare la raccolta di dati periodici sulla salute mentale a livello nazionale e dell'UE, in particolare sulla prevalenza della depressione, e a far sì che tali dati siano disaggregati almeno per genere, gruppo d'età e status socioeconomico e includano indicatori relativi alla salute sessuale e riproduttiva;

10.  ritiene che le azioni adottate per la salute mentale e il benessere a livello dell'UE debbano coinvolgere gli esponenti della sfera politica, sanitaria, sociale e dell'istruzione, come pure le parti sociali e le organizzazioni della società civile; ritiene altresì importante che la salute mentale cessi di essere un argomento tabù in alcuni ambiti sociali;

11.  insiste sul fatto che il legame tra condizioni socioeconomiche e salute e benessere mentale è essenziale per la coerenza politica in materia di salute mentale, dal momento che la povertà e l'esclusione sociale portano a maggiori problemi di salute mentale; osserva che la femminilizzazione della povertà e le politiche di austerità che colpiscono in modo sproporzionato le donne mettono maggiormente a rischio il benessere mentale delle donne;

12.  sottolinea l'importanza del trattamento e dell'assistenza sociale per la salute mentale, ad esempio attraverso lo sport, la musica, l'arte e le attività culturali, in quanto elemento importante nella prestazione dei servizi sanitari in grado di ridurre il costo economico e umano che i problemi di salute mentale possono infliggere alle persone e alla società nel suo insieme; invita la Commissione e gli Stati membri a investire maggiormente nei programmi di assistenza di salute mentale sociale, quali i trattamenti basati su attività sociali, o "social prescribing";

13.  osserva con preoccupazione che, secondo i dati di cui dispone l'OMS, solo 13 Stati membri dell'UE hanno predisposto una strategia nazionale di prevenzione del suicidio; invita la Commissione e gli Stati membri a elaborare e attuare una strategia nazionale di prevenzione del suicidio e ad adottare misure volte a ridurre i fattori di rischio correlati al suicidio, come l'abuso di alcol, le droghe, l'esclusione sociale, la depressione e lo stress; chiede inoltre che siano introdotti meccanismi di sostegno per i casi di tentato suicidio;

14.  riconosce l'effetto dei media, e in particolare di Internet e dei media sociali, sulla salute e il benessere mentale, in particolare delle giovani donne e delle ragazze, e osserva che è necessario effettuare maggiori ricerche in materia; osserva che le culture mediatiche che pongono l'accento sull'età delle donne e sul loro aspetto fisico rischiano di ripercuotersi negativamente sulla salute e il benessere mentale delle donne e delle ragazze, causando problemi quali ansia, depressione o comportamenti ossessivi; sottolinea che occorre sviluppare strumenti efficaci, comprese misure giuridiche, per affrontare i problemi del bullismo online, delle vessazioni e dell'oggettificazione; sottolinea l'esigenza di una strategia ambiziosa per la salute e il benessere mentale online e di un lavoro di promozione e collaborazione con i soggetti interessati per sviluppare le emergenti terapie online; riconosce che una strategia per i media in materia di salute mentale deve coinvolgere tutti i soggetti interessati, tra cui l'industria editoriale e della pubblicità, che devono adottare norme etiche volte a evitare l'oggettificazione delle donne e la promozione degli stereotipi di genere;

15.  sottolinea che in alcuni casi le donne hanno una percezione distorta della propria immagine per effetto dei media, degli stereotipi pubblicitari e della pressione sociale e sviluppano disturbi alimentari e comportamentali come l'anoressia, la bulimia, l'ortoressia, il disturbo da alimentazione incontrollata e la vigoressia; sostiene un approccio ai disturbi dell'alimentazione che sia sensibile alla dimensione di genere e la necessità di integrarlo nel discorso sulla salute e nelle informazioni rivolte al grande pubblico; invita gli Stati membri a istituire punti di assistenza e supporto all'interno delle scuole per il sostegno psicologico degli studenti, in particolar modo delle ragazze adolescenti, le quali sono maggiormente esposte al rischio di sviluppare disturbi alimentari;

16.  accoglie positivamente il fatto che, per la prima volta, i leader mondiali riconoscano la promozione della salute e del benessere mentale e la prevenzione e la cura dell'abuso di sostanze come priorità per la salute nell'ambito dell'agenda mondiale per lo sviluppo;

17.  manifesta gravi preoccupazioni circa la fornitura di assistenza e strutture per la salute mentale alle donne e alle ragazze rifugiate in Europa, in particolare quelle che si trovano in condizioni precarie nei vari Stati membri; sottolinea che il trattenimento di rifugiati e richiedenti asilo senza un trattamento efficace ed efficiente delle loro richieste di asilo costituisce una violazione del diritto internazionale e ha un impatto negativo sulla loro salute e sul loro benessere mentali; invita gli Stati membri a proteggere le donne richiedenti asilo in stato di trattenimento e insiste sulla necessità di fornire loro protezione immediata, il che include interrompere il trattenimento, accelerare la ricollocazione e promuovere il supporto e la consulenza; invita gli Stati membri a interrompere il legame tra politiche sanitarie e controllo dell'immigrazione consentendo l'accesso ai servizi di assistenza sanitaria di base e non imponendo ai professionisti in ambito sanitario l'obbligo di segnalare i migranti privi di documenti; chiede agli Stati membri di attuare gli orientamenti di più agenzie sulla protezione e il sostegno alla salute mentale e al benessere psicosociale dei rifugiati, dei richiedenti asilo e dei migranti in Europa, elaborati da OMS/Europa, UNHCR e OIM;

18.  sottolinea che, in molti casi, le donne si vedono obbligate a una doppia giornata di lavoro, una sul posto di lavoro e l'altra a casa, poiché gli uomini non si assumono sufficientemente le responsabilità relative al lavoro domestico e all'educazione delle figlie e dei figli, e che ciò si traduce per molte donne in problemi di depressione, ansia e stress, che si aggiungono ai sensi di colpa per la percezione di non occuparsi sufficientemente della famiglia, ruolo tradizionalmente assegnato alle donne;

19.  denuncia un nuovo stereotipo sessista imperante, che consiste in una donna moderna che deve distinguersi negli studi e sul lavoro, senza però mancare di soddisfare le aspettative tradizionali di chi la vuole anche una buona moglie e donna di casa, una madre perfetta e sempre attraente, un modello che genera stress e ansia in molte donne;

20.  invita la Commissione, gli Stati membri e le autorità locali a sviluppare politiche su misura capaci di offrire servizi di salute mentale ai gruppi di donne vulnerabili nelle comunità emarginate e che si trovano ad affrontare una discriminazione intersettoriale, come le donne rifugiate e migranti, le donne che affrontano la povertà e l'esclusione sociale, le persone intersessuali e transgender, le donne appartenenti a minoranze etniche, le donne con disabilità, le donne anziane e le donne nelle zone rurali;

21.  sottolinea l'importanza di un approccio basato sul ciclo di vita nei confronti della salute mentale, in cui le esigenze di ogni fascia di età siano affrontate in modo coerente e globale, con un'enfasi particolare sulle ragazze adolescenti e le donne anziane, che in media segnalano una percentuale inferiore di soddisfazione personale rispetto agli uomini delle medesime fasce di età;

22.  raccomanda che, in caso di gravidanza, l'assistenza relativa alla sanità mentale cominci quanto prima nel primo trimestre, affinché sia possibile individuare condizioni specifiche che possano richiedere monitoraggio, riconoscere i problemi sociali per i quali le donne possano aver bisogno di aiuto da parte dei servizi sociali o di salute mentale e informare le donne sulle problematiche legate alla gravidanza; chiede di garantire, in tutti gli Stati membri dell'UE, il potenziamento dei servizi di ostetricia generali e locali, anche in termini di levatrici e ostetriche, e sottolinea l'importanza particolare di tale sfida per le zone rurali; sottolinea che l'assistenza sanitaria psicologica è importante quanto l'assistenza sanitaria fisica e osserva che nell'UE il 10 - 15 % delle donne che ha appena partorito soffre di depressione post-parto; sottolinea l'importanza dell'accesso all'assistenza medica e psicologica per le donne dopo un aborto spontaneo e la necessità di un approccio sensibile e personale; invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere, sviluppare e offrire un'individuazione e un trattamento precoci della psicosi e della depressione post-parto;

23.  sottolinea che le politiche sociali e del lavoro, in particolare quelle che riguardano l'equilibrio tra vita professionale e personale, devono essere caratterizzate da un approccio globale che tenga conto della salute e del benessere mentale delle donne; invita la Commissione e gli Stati membri a collaborare con i sindacati, i datori di lavoro, i professionisti specializzati in ambito sanitario e la società civile per sviluppare un approccio globale e sensibile alle specificità di genere per quanto concerne il benessere mentale sul lavoro; osserva l'importanza di fornire una formazione in materia di salute mentale a chi svolge incarichi direttivi sia nel settore pubblico sia in quello privato;

24.  riconosce il ruolo importante svolto dai prestatori di assistenza formali e informali, nella stragrande maggioranza dei casi donne, nell'ambito dell'assistenza mentale; chiede di prestare particolare attenzione al ruolo dei prestatori di assistenza formali e informali nell'ambito della salute mentale e soprattutto al ruolo delle donne assistenti, nonché di adottare misure per proteggere la salute e il benessere mentale degli stessi prestatori di assistenza;

25.  esorta la Commissione e gli Stati membri a tener conto delle sfide relative alla salute e al benessere mentale che uomini e ragazzi si trovano ad affrontare a causa degli stereotipi di genere, che li portano a una maggiore propensione all'abuso di sostanze stupefacenti e al suicidio rispetto alle donne; sottolinea che le politiche riguardanti la salute mentale degli uomini devono anche tenere in considerazione le prospettive dell'età e dell'aspettativa di vita, le condizioni socioeconomiche, l'esclusione sociale nonché i fattori geografici;

Parità di genere nelle sperimentazioni cliniche

26.  sottolinea che le sperimentazioni cliniche dei prodotti farmaceutici effettuate sia sugli uomini che sulle donne sono necessarie e devono essere inclusive, non discriminatorie e svolte in condizioni di parità, inclusione e non marginalizzazione, oltre a rispecchiare in modo ragionevole la popolazione che userà i prodotti; suggerisce che le sperimentazioni cliniche debbano altresì prendere in considerazione specifici gruppi di popolazione vulnerabili, come i pazienti pediatrici e geriatrici e le persone appartenenti a minoranze etniche; è del parere che occorra raccogliere dati disaggregati sulla base del genere anche in seguito alla commercializzazione dei prodotti, al fine di registrare i differenti effetti collaterali, a fianco di ricerche e dati sull'attuazione delle normative dell'UE pertinenti da parte degli Stati membri;

27.  esprime profonda preoccupazione per il fatto che il mancato miglioramento della rappresentanza delle donne nelle sperimentazioni cliniche e nella ricerca biomedica mette a rischio la salute e la vita delle donne; sottolinea che le metodologie e la progettazione delle sperimentazioni cliniche devono consentire l'analisi stratificata in base all'età e al genere; evidenzia pertanto la necessità urgente di integrare le differenze di genere nelle procedure cliniche nel campo della salute mentale;

28.  sottolinea l'importanza della pubblicazione dei risultati delle sperimentazioni cliniche, affinché la metodologia sia trasparente e accessibile;

29.  rammenta che le malattie infettive (ad esempio l'HIV e la malaria) e le prognosi fetali sfavorevoli (ad esempio la mortalità prenatale) sono diffuse soprattutto nei paesi a reddito medio-basso; invita a includere le donne incinte nelle sperimentazioni cliniche per ridurre la morbilità e la mortalità di madri e neonati;

30.  richiede che le etichette dei prodotti farmaceutici indichino chiaramente se sia stata svolta una sperimentazione sulle donne o meno e se donne e uomini possono attendersi effetti collaterali diversi; invita gli Stati membri a incoraggiare la ricerca sugli effetti a lungo termine dei prodotti utilizzati nel quadro di una terapia ormonale sostitutiva;

31.  chiede alla Commissione di incentivare i progetti a livello dell'UE focalizzati sul modo in cui le donne sono trattate nella ricerca clinica; ritiene che tali progetti debbano coinvolgere le autorità sanitarie a tutti i livelli e l'industria farmaceutica, attraverso lo sviluppo di strategie specifiche per l'applicazione degli orientamenti sullo studio e la valutazione delle differenze di genere nelle sperimentazioni cliniche;

32.  invita la Commissione e gli Stati membri a investire in campagne di sensibilizzazione per incoraggiare le donne a partecipare alle sperimentazioni cliniche;

33.  esorta l'EMA a redigere orientamenti specifici per le donne in quanto categoria specifica di popolazione nelle sperimentazioni cliniche;

34.  invita gli Stati membri, nell'applicazione del regolamento (UE) n. 536/2014 sulla sperimentazione clinica di medicinali per uso umano, a utilizzare un approccio metodologico nelle sperimentazioni cliniche che garantisca una rappresentazione adeguata di uomini e donne, prestando particolare attenzione alla trasparenza per quanto concerne la composizione di genere dei partecipanti e, nel considerare la giusta attuazione di tale regolamento, a monitorare in modo specifico il livello di rappresentazione delle donne e degli uomini;

35.  esorta gli Stati membri, l'EMA e i soggetti interessati pertinenti a garantire che i fattori legati al sesso e al genere siano introdotti nelle primissime fasi della ricerca e dello sviluppo dei medicinali, prima della fase delle sperimentazioni cliniche; sottolinea la necessità di rafforzare la condivisione delle migliori prassi in materia tra istituti di ricerca e prestatori di servizi di assistenza sanitaria in tutta Europa;

36.  sottolinea che occorrono azioni urgenti per colmare il divario di genere nelle sperimentazioni cliniche in ambiti della salute in cui tali divari sono particolarmente dannosi, come i medicinali per l'Alzheimer, il cancro, il trattamento dell'ictus, gli antidepressivi e le malattie cardiovascolari;

37.  sottolinea che devono essere adottate azioni concertate da parte dei ricercatori e di tutti i soggetti interessati al fine di eliminare gli effetti collaterali dannosi dei farmaci che colpiscono specificamente le donne, come nel caso degli antidepressivi, dei contraccettivi e di altri medicinali, al fine di migliorare la salute delle donne e la qualità dell'assistenza sanitaria;

38.  osserva con preoccupazione l'esistenza di disuguaglianze e discriminazioni di genere nella ricerca in materia di assistenza sanitaria e sociale nei paesi in via di sviluppo, che si ripercuotono negativamente sullo sviluppo di cure adeguate e mirate; sottolinea, in particolare, che i pazienti dei paesi in via di sviluppo non sono adeguatamente rappresentati nelle ricerche farmacologiche; osserva che nello sviluppo dei farmaci contro la tubercolosi sono state trascurate categorie particolari di popolazione, fra cui bambini e donne incinte; evidenzia l'esigenza di raccogliere e conservare campioni classificati per genere per gli studi farmacogenetici nell'ambito delle future sperimentazioni cliniche; ricorda che le diverse caratteristiche costituzionali biologiche e fisiologiche delle donne rendono necessarie informazioni adeguate sugli effetti dei farmaci sul loro corpo;

39.  osserva con preoccupazione che la crescente delocalizzazione delle sperimentazioni dei medicinali in Africa e in altre regioni sottosviluppate può tradursi in gravi violazioni dell'etica e dei principi fondamentali dell'Unione, quali il diritto alla protezione della salute e all'assistenza sanitaria; sottolinea che le persone vulnerabili, in particolare le donne, che non possono usufruire di un'assistenza medica accessibile, di un'assicurazione sanitaria o di medicinali a un costo accessibile non hanno altra scelta che partecipare a sperimentazioni cliniche per ricevere cure mediche, magari senza essere consapevoli dei relativi rischi;

40.  segnala che è un dato di fatto che le donne utilizzino maggiori quantità di psicofarmaci rispetto agli uomini, ma che esistono pochissimi studi sulle differenze di genere rispetto all'effetto di questi farmaci, prescritti indistintamente a uomini e donne con gli stessi dosaggi; esprime preoccupazione per il fatto che le donne subiscono più effetti collaterali di tali farmaci in quanto sono escluse dalle sperimentazioni cliniche, le quali, pertanto, non tengono conto della fisiologia femminile; segnala altresì che le donne ricorrono più frequentemente rispetto agli uomini alla psicoterapia per risolvere i loro problemi psichici;

Osservazioni generali

41.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di:

   a) promuovere l'assistenza sanitaria garantendo un facile accesso ai servizi e la fornitura di informazioni adeguate per le esigenze specifiche di uomini e donne nonché lo scambio di buone pratiche in materia di salute mentale e ricerca clinica;
   b) fare il punto delle esigenze sanitarie specifiche delle donne e degli uomini e garantire l'integrazione di una prospettiva di genere nelle politiche, nei programmi e nella ricerca in ambito sanitario, dalle fasi di concezione e sviluppo fino alla valutazione di impatto e alla pianificazione dei finanziamenti;
   c) garantire che le strategie di prevenzione si rivolgano specificamente alle donne a rischio di discriminazione intersettoriale, quali le donne rom, le donne con disabilità, le donne lesbiche, bisessuali, migranti, rifugiate o che vivono in povertà, nonché le persone transgender e intersessuali;
   d) riconoscere la violenza di genere e la violenza contro le donne come un problema di salute pubblica, in conformità della risoluzione 49.26 dell'OMS del 25 maggio 1996, problema che si ripercuote direttamente sulla salute e il benessere mentali delle donne;
   e) garantire il rapido sviluppo di un'indagine a livello dell'UE sulla prevalenza della violenza di genere, ai fini dell'attuazione nel quadro del sistema statistico europeo, come confermato nel programma di lavoro di Eurostat per il 2016, e raccogliere dati periodici e disaggregati, in particolare sulla prevalenza della depressione, facendo sì che tali dati siano disaggregati almeno per genere, gruppo d'età e status socioeconomico;
   f) sostenere la società civile e le associazioni di donne che promuovono i diritti delle donne nonché adoperarsi per garantire che le donne abbiano voce nell'ambito delle politiche europee e nazionali in materia di salute e che tali politiche rispondano alle loro necessità;
   g) incentivare i programmi che si occupano di bisogni specifici delle donne, riguardanti malattie come l'osteoporosi, i problemi muscolo-scheletrici e le malattie del sistema nervoso centrale come l'Alzheimer e/o la demenza, tra cui quelli che informano le donne sui metodi di prevenzione e offrono formazione al personale medico;
   h) prestare particolare attenzione alle esigenze specifiche delle donne cui sia stata diagnosticata la sindrome da fatica cronica o fibromialgia fornendo loro servizi sanitari adeguati e di alta qualità;
   i) aumentare i finanziamenti per promuovere la ricerca sulle cause e le possibili cure dell'endometriosi, nonché la stesura di orientamenti clinici e la creazione di centri di riferimento; promuovere campagne di informazione, prevenzione e sensibilizzazione sull'endometriosi e fornire mezzi per la formazione di professionisti specializzati nell'ambito sanitario e per le iniziative di ricerca;

42.  invita gli Stati membri ad adottare politiche finalizzate al miglioramento del livello di salute medio della popolazione, attraverso l'eliminazione delle disuguaglianze sanitarie che colpiscono i gruppi socioeconomici svantaggiati; chiede, in tale contesto, l'impegno attivo in diversi settori politici, non solo nell'ambito della sanità pubblica e dei sistemi sanitari, ma anche dell'istruzione, della sicurezza sociale, dell'equilibrio tra vita professionale e vita personale e dell'urbanistica, sempre adottando una chiara prospettiva di parità di genere;

43.  invita i governi dei paesi in via di sviluppo a integrare la dimensione di genere nelle politiche in materia di salute mentale e a elaborare strategie e programmi atti ad affrontare, da un lato, le esigenze specifiche delle donne nell'ambito delle cure psichiatriche e, dall'altro, le origini sociali del disagio psicologico; rileva con preoccupazione che l'esclusione delle donne dalla ricerca biomedica, soprattutto nei paesi meno sviluppati, è spesso il prodotto della carenza di campagne di informazione e sensibilizzazione, dello svolgimento delle loro funzioni di madri e prestatrici di assistenza e della loro mancanza di libertà decisionale nell'ambiente domestico; è convinto che un maggiore equilibrio di genere in termini di ruoli e doveri, come pure la sicurezza del reddito, la parità di accesso all'istruzione, l'integrazione nel mercato lavorativo, il rafforzamento di misure tese a facilitare la conciliazione tra vita personale e professionale, soprattutto per le madri sole, lo sviluppo di reti di sicurezza sociale e la riduzione della povertà contribuirebbero a risolvere le disparità di genere nell'ambito della salute mentale;

44.  ritiene che i diritti sessuali e riproduttivi includano l'accesso all'aborto sicuro e legale, la contraccezione affidabile, sicura ed economicamente accessibile nonché un'educazione completa in materia di sessualità e rapporti affettivi;

45.  considera deplorevole il fatto che i diritti sessuali e riproduttivi siano gravemente limitati e/o soggetti a determinate condizioni in diversi Stati membri dell'UE;

46.  è dell'opinione che il crescente numero di professionisti del settore medico che rifiutano di praticare aborti negli Stati membri rappresenti un'ulteriore minaccia alla salute e ai diritti delle donne; esorta gli Stati membri a garantire la presenza quantomeno di un numero minimo di professionisti del settore sanitario disponibili a praticare aborti negli ospedali;

47.  chiede agli Stati membri di prevenire, vietare e perseguire la sterilizzazione forzata delle donne, un fenomeno che colpisce in particolare le donne affette da disabilità, le persone transgender e intersessuali e le donne rom;

48.  sottolinea il fatto che le procedure di screening nelle fasi iniziali del cancro, insieme ai programmi informativi, sono considerati una delle più efficaci misure di prevenzione del cancro e chiede agli Stati membri di garantire l'accesso di tutte le donne e le ragazze a questi controlli;

49.  evidenzia che è essenziale promuovere l'emancipazione delle donne e la parità di genere per accelerare lo sviluppo sostenibile e porre così fine a tutte le discriminazioni contro donne e bambine, comprese quelle riscontrabili nell'ambito della salute mentale e della ricerca clinica, e che ciò non solo costituisce un diritto umano fondamentale, ma ha anche un effetto moltiplicatore in tutti i settori dello sviluppo (obiettivo di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite n. 5);

50.  ritiene che gli Stati membri abbiano l'obbligo di garantire la prestazione di servizi di ostetricia locali nel quadro dei servizi pubblici e di assicurare la disponibilità di levatrici anche nelle zone rurali e montuose;

51.  invita le autorità sanitarie degli Stati membri a riconoscere l'endometriosi come malattia invalidante, il che consentirebbe alle donne che ne sono affette di essere curate gratuitamente, anche in caso di cure e/o operazioni costose, nonché di usufruire di uno speciale congedo di malattia dal lavoro durante i periodi più acuti, evitando la stigmatizzazione sul luogo di lavoro;

52.  esorta gli Stati membri, la Commissione e le agenzie pertinenti a garantire il pieno accesso a un'assistenza sanitaria fisica e mentale di alta qualità per tutti i rifugiati, i richiedenti asilo e i migranti, e in particolare le donne e le ragazze vulnerabili, una questione che rientra nei diritti umani universali, nonché, nel lungo termine, a preparare in modo adeguato i sistemi sanitari nazionali per i rifugiati e richiedenti asilo in ingresso; sottolinea la necessità di offrire una formazione sensibile alle specificità di genere per la salute mentale al personale addetto ai servizi di immigrazione, asilo e polizia che lavora con i rifugiati, i richiedenti asilo e gli immigrati, in particolare chi lavora con donne e ragazze vulnerabili; ritiene che tali misure di assistenza sanitaria necessarie debbano includere, tra l'altro, un alloggio sicuro, servizi igienici per donne e bambini, la consulenza legale e l'accesso ai servizi sanitari e ai diritti in ambito sessuale e riproduttivo, tra cui la contraccezione, il supporto per le vittime di violenze sessuali nonché aborti sicuri e legali;

53.  invita l'UE e gli Stati membri a interrompere immediatamente le attuali politiche di austerità e i tagli alla spesa pubblica che interessano servizi fondamentali per il raggiungimento di un livello elevato di tutela sanitaria per tutte le donne e gli uomini, le ragazze e i ragazzi nell'UE, indipendentemente dalle loro origini o dal loro status giuridico;

54.  invita gli Stati membri a garantire l'accesso gratuito ai servizi sanitari per le donne disoccupate, le donne nelle zone rurali e le donne in pensione con un reddito basso, che non possono permettersi di pagare i controlli e i trattamenti medici;

55.  raccomanda che alle donne che hanno partorito un bambino disabile oppure colpito da una malattia che ne mette a rischio la vita venga garantito un sostegno specifico che comprenda in particolare un accesso gratuito all'assistenza pediatrica di lungo periodo a domicilio, all'assistenza pediatrica palliativa, nonché a un supporto psicologico specializzato e facilmente accessibile;

56.  evidenzia che la realizzazione del diritto alla salute per tutti prevale sulla tutela dei diritti di proprietà intellettuale e dipende dagli investimenti nella ricerca medica in Europa, anche nell'ambito delle tecnologie sanitarie e dei farmaci contro le malattie trascurate e legate alla povertà;

57.  deplora i tagli ai bilanci della sanità pubblica negli Stati membri e si rammarica del fatto che gli stanziamenti annuali per i programmi destinati alla prevenzione della violenza di genere e della violenza sulle donne in tutti gli Stati membri siano di gran lunga inferiori agli effettivi costi di tale violenza, a prescindere che siano di natura economica, sociale o morale; sostiene gli Stati membri nell'aumento della spesa per il sostegno dei programmi di prevenzione della violenza contro le donne e di aiuto e protezione efficace delle vittime;

58.  invita gli Stati membri a introdurre misure in campo sanitario per l'identificazione precoce e il sostegno alle vittime della violenza di genere, come pure ad applicare protocolli sanitari nei casi di aggressione, che saranno trasmessi ai tribunali competenti così da agevolare il procedimento giudiziario; chiede inoltre agli Stati membri di garantire il diritto di accesso alle informazioni e all'assistenza sociale integrata mediante servizi di assistenza permanente e urgente, con una specializzazione di prestazioni professionali multidisciplinari;

59.  accoglie con favore le azioni della Commissione finalizzate alla ratifica da parte dell'UE della Convenzione di Istanbul e si rammarica che molti Stati membri non abbiano ancora proceduto alla ratifica; esorta il Consiglio a garantire quanto prima l'adesione dell'UE alla Convenzione di Istanbul;

60.  sottolinea che la prostituzione è anche una questione sanitaria dal momento che comporta effetti dannosi per la salute delle persone che la praticano, le quali sono più soggette a traumi sessuali, fisici e psichici, alla dipendenza da stupefacenti e alcool, alla perdita di autostima così come a un tasso di mortalità superiore rispetto al resto della popolazione; aggiunge e sottolinea che molti degli acquirenti di servizi sessuali chiedono sesso a pagamento non protetto, cosa che accresce il rischio di effetti sanitari negativi, sia per le persone che praticano la prostituzione sia per i clienti;

61.  invita gli Stati membri a prevenire, vietare e perseguire la mutilazione genitale femminile e la mutilazione genitale delle persone intersessuali nonché a fornire sostegno nell'ambito della salute mentale, insieme all'assistenza fisica, alle vittime e alle persone a rischio;

62.  incoraggia la Commissione e gli Stati membri a prestare particolare attenzione ai gruppi più vulnerabili o svantaggiati e ad avviare programmi di intervento rivolti a tali gruppi;

63.  considera che la mancanza di dati comparabili, esaustivi, affidabili e aggiornati regolarmente, disaggregati sulla base del genere, sia fonte di discriminazione per la salute delle donne;

64.  ricorda che i servizi sanitari e la politica sanitaria sono di competenza degli Stati membri e che il ruolo della Commissione europea è complementare alle politiche nazionali;

o
o   o

65.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) EMEA/CHMP/3916/2005 - ICH http://www.ema.europa.eu/docs/en_GB/document_library/Scientific_guideline/2010/01/WC500059887.pdf
(2) Krug, Dahlberg, Mercy, Zwi & Lozano, 2002.


Priorità in vista della 61a sessione della Commissione delle Nazioni Unite sullo status delle donne
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Raccomandazione del Parlamento europeo del 14 febbraio 2017 destinata al Consiglio concernente le priorità dell'UE in vista della 61a sessione della Commissione dell'ONU sulla condizione femminile (2017/2001(INI))
P8_TA(2017)0029A8-0018/2017

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta di raccomandazione destinata al Consiglio presentata da Constance Le Grip, a nome del gruppo PPE, e da Maria Arena, a nome del gruppo S&D, concernente le priorità dell'UE in vista della 61a sessione della Commissione dell'ONU sulla condizione femminile (B8-1365/2016),

–  viste le conclusioni del Consiglio del 26 maggio 2015 relative alle questioni di genere nel contesto dello sviluppo e a un nuovo partenariato globale per l'eliminazione della povertà e lo sviluppo sostenibile dopo il 2015, e del 16 dicembre 2014 su un'agenda post 2015 trasformativa;

–  vista la 61a sessione della commissione dell'ONU sulla condizione femminile (CSW) e il suo tema prioritario "L'emancipazione economica delle donne nel mondo del lavoro che cambia",

–  viste la Quarta conferenza mondiale sulle donne, svoltasi a Pechino nel settembre 1995, la dichiarazione e la piattaforma d'azione adottate a Pechino, nonché i successivi documenti finali delle Nazioni Unite Pechino + 5, + 10, + 15, + 20, sessioni speciali, sulle ulteriori azioni e iniziative per attuare la dichiarazione e la piattaforma d'azione di Pechino, adottate rispettivamente il 9 giugno 2000, l'11 marzo 2005, il 2 marzo 2010 e il 9 marzo 2015,

–  vista la Convenzione dell'ONU del 1979 sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne (CEDAW),

–  visto l'articolo 113 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0018/2017),

A.  considerando che la parità tra donne e uomini è un principio fondamentale dell'UE, sancito dal trattato sull'Unione europea, nonché uno dei suoi obiettivi e compiti, e che l'UE è altresì guidata da tale principio nella sua azione esterna dato che entrambe le dimensioni dovrebbero essere coordinate;

B.  considerando che i diritti umani delle donne e la parità di genere non sono soltanto diritti umani fondamentali, ma prerequisiti per portare avanti lo sviluppo e ridurre la povertà, nonché un fondamento necessario per un mondo pacifico, prospero e sostenibile;

C.  considerando che le molestie e la violenza nei confronti delle donne comprendono un'ampia gamma di violazioni dei diritti umani; che ognuno di questi abusi può lasciare profonde ferite psicologiche e procurare sofferenze o danni fisici o sessuali, comportare la minaccia di tali azioni e la coercizione e danneggiare la salute generale delle donne e delle ragazze, compresa la loro salute riproduttiva e sessuale, in alcuni casi causandone la morte;

D.  considerando che il 23 gennaio 2017 il Presidente statunitense Donald Trump ha ripristinato la cosiddetta norma "global gag", che impedisce alle organizzazioni internazionali di ricevere dagli USA qualsiasi assistenza sanitaria globale, se esse offrono servizi per l'aborto, consulenza, fanno riferimento ad essi o li favoriscono - anche se agiscono con fondi propri, fondi non USA, e persino se l'aborto è legale nel proprio paese; che saranno colpiti i programmi finalizzati ad affrontare l'HIV/AIDS, la salute materna e infantile, gli interventi in materia di Zika e in altri ambiti relativi alla salute e alle malattie; che tale norma costituisce un passo indietro rispetto ai progressi conseguiti nell'ambito della salute e del benessere delle comunità in tutto il mondo, in particolare per quanto concerne i diritti delle donne e delle ragazze, inoltre potrebbe pregiudicare l'accesso alle cure sanitarie per milioni di persone in tutto il mondo;

E.  considerando che il quinto obiettivo di sviluppo sostenibile (OSS5) consiste nel conseguire la parità di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze nel mondo; che l'OSS5 è un obiettivo indipendente, nel senso che deve essere integrato nell'intera Agenda 2030 e nella realizzazione di tutti gli OSS; che l'emancipazione delle donne implica fornire loro gli strumenti necessari per diventare economicamente indipendenti, essere rappresentate equamente nella società, svolgere un ruolo paritario in tutti gli ambiti della vita, e acquisire più potere nella vita pubblica e un controllo maggiore su tutte le decisioni che influenzano le loro vite;

F.  considerando che le donne sono soggetti economici importanti a livello mondiale e che la partecipazione economica delle donne può stimolare l'economia, creare posti di lavoro e realizzare una prosperità inclusiva; che i paesi che valorizzano ed emancipano le donne consentendo loro di partecipare pienamente al mercato del lavoro e al processo decisionale sono più stabili, prosperi e sicuri; che il bilancio di genere è una scelta economica intelligente e garantisce che la spesa pubblica sostenga l'avanzamento dell'uguaglianza tra donne e uomini;

G.  considerando che la creatività e il potenziale imprenditoriale femminili costituiscono fonti poco sfruttate di crescita economica e di occupazione che andrebbero ulteriormente sviluppate;

H.  considerando che 20 anni dopo Pechino, nonostante i forti elementi di prova secondo cui l'emancipazione delle donne è fondamentale per ridurre la povertà, promuovere lo sviluppo e affrontare le sfide più urgenti nel mondo, i governi dell'UE hanno riconosciuto che nessun paese ha conseguito appieno la parità tra donne e uomini e l'emancipazione delle donne e delle ragazze, che i progressi sono stati lenti e disomogenei, che sono rimaste notevoli lacune e forme di discriminazione e che sono emerse nuove sfide nell'attuazione dei 12 ambiti critici di preoccupazione della piattaforma d'azione;

I.  considerando che l'UE svolge un ruolo importante nel promuovere l'emancipazione delle donne e delle ragazze, sia nell'UE che a livello mondiale, con mezzi politici e finanziari; che l'UE deve svolgere il ruolo chiave di custode del testo sui diritti umani delle donne convenuto dall'ONU e dall'UE;

J.  considerando che le donne continuano a produrre circa l'80 % degli alimenti nei paesi più poveri e sono oggi le principali custodi della biodiversità e delle sementi per le colture;

K.  considerando che la terra non è solo un mezzo di produzione, ma anche un luogo legato alla cultura e all'identità; che l'accesso alla terra è pertanto un elemento fondamentale della vita e un diritto inalienabile per le contadine e le donne indigene;

1.  rivolge al Consiglio le seguenti raccomandazioni:

Condizioni generali per l'emancipazione delle donne e delle ragazze

Rafforzare l'emancipazione economica delle donne e superare gli ostacoli sul mercato del lavoro

Garantire alle donne una partecipazione paritaria a tutti i livelli del processo decisionale

Affrontare le esigenze delle donne più emarginate

Tradurre tali impegni in spese rendendoli più visibili

   a) confermare il proprio impegno nei confronti della piattaforma d'azione di Pechino e della serie di azioni a favore dei diritti umani delle donne e dell'uguaglianza di genere ivi contemplate; confermare il proprio impegno nei confronti del duplice approccio ai diritti umani delle donne, attraverso l'integrazione di genere in tutti gli ambiti strategici e l'attuazione di azioni specifiche a favore dei diritti umani delle donne e della parità di genere;
   b) incoraggiare politiche volte a investire nell'accesso paritario delle donne e delle ragazze all'istruzione e alla formazione professionale di alta qualità, compresa l'istruzione di tipo formale, informale e non formale, e intese a eliminare le disparità di genere in tali ambiti, nonché in tutti i settori, soprattutto quelli tradizionalmente dominati dagli uomini;
   c) contrastare ogni forma di violenza contro le donne e le ragazze nella sfera pubblica e privata quale grave violazione della loro integrità fisica e psicologica che impedisce loro di manifestare il pieno potenziale; progredire verso la piena ratifica della Convenzione di Istanbul da parte di tutte le parti;
   d) prendere in considerazione il fatto che per diventare attori più efficienti a livello globale anche l'UE e i suoi Stati membri dovranno intensificare i rispettivi sforzi nazionali volti a eliminare la violenza contro le donne e la violenza di genere; ribadire pertanto la sua richiesta rivolta alla Commissione intesa a proporre una strategia dell'UE per combattere la violenza contro le donne, compresa una direttiva che stabilisca norme minime; invitare inoltre a tale proposito tutte le parti a firmare e ratificare la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica;
   e) elaborare politiche per promuovere e sostenere attività lavorative dignitose e la piena occupazione per tutte le donne;
   f) garantire l'accesso universale all'assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva e i diritti riproduttivi, come convenuto nel programma d'azione della Conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo, nella piattaforma d'azione di Pechino e nei documenti finali delle conferenze di riesame della stessa; offrire alle ragazze e ai ragazzi nonché ai giovani di sesso femminile e maschile un'educazione sessuale adeguata all'età, onde ridurre le gravidanze precoci indesiderate o la diffusione delle malattie sessualmente trasmissibili;
   g) condannare fermamente la norma "global gag", che vieta alle organizzazioni internazionali di ricevere dagli USA finanziamenti per la pianificazione familiare se offrono servizi per l'aborto, consulenza e vi fanno riferimento o esercitano attività lobbistiche in materia; ritenere tale norma un attacco diretto e un passo indietro nei confronti dei progressi conseguiti nell'ambito dei diritti delle donne e delle ragazze; chiedere con urgenza all'UE e ai suoi Stati membri di contrastare l'impatto della norma bavaglio aumentando significativamente i finanziamenti in materia di salute sessuale e riproduttiva e relativi diritti e avviando un fondo internazionale per finanziare l'accesso al controllo delle nascite e l'aborto sicuro e legale, e utilizzando i finanziamenti allo sviluppo a livello nazionale e UE, al fine di colmare il divario finanziario causato dopo i tentativi dell'amministrazione Trump di bloccare il finanziamento di tutte le organizzazioni di assistenza d'oltremare che offrono servizi concernenti la salute sessuale e riproduttiva e relativi diritti;
   h) eliminare i divari di genere per quanto concerne le retribuzioni, i redditi complessivi maturati nell'arco della vita e le pensioni;
   i) porre fine a ogni forma di discriminazione nei riguardi delle donne nell'ambito delle leggi e delle politiche a tutti i livelli;
   j) contrastare ogni forma di stereotipo di genere che perpetui l'ineguaglianza, la violenza e la discriminazione, in ogni sfera della società;
   k) sostenere le attività delle organizzazioni delle donne ad ogni livello; coinvolgerle come partner nei processi decisionali e garantire finanziamenti adeguati;
   l) applicare il bilancio di genere a tutte le spese pubbliche, come strumento di integrazione della dimensione di genere;
   m) invitare tutte le parti a ratificare e attuare la CEDAW, prestando particolare attenzione agli articoli 1, 4, 10, 11, 13, 14 e 15;
   n) sollecitare tutte le parti ad attuare politiche e norme che garantiscano la parità di accesso al lavoro e la parità di retribuzione per uno stesso lavoro e per un lavoro di pari valore;
   o) portare avanti e intensificare il lavoro nell'ambito delle politiche volte a sostenere e promuovere l'imprenditorialità femminile nel contesto del lavoro dignitoso e dell'eliminazione di tutti gli ostacoli e pregiudizi sociali inerenti alla creazione e alla gestione di un'impresa, anche migliorando l'accesso ai servizi finanziari, al credito, ai capitali di rischio e ai mercati in condizioni di parità, nonché favorendo l'accesso alle informazioni, alla formazione e alle reti a fini commerciali; riconoscere e promuovere, in questo ambito, il ruolo dell'impresa sociale, delle cooperative e di modelli imprenditoriali alternativi per l'emancipazione delle donne;
   p) riconoscere che le politiche macroeconomiche, specialmente quelle che riguardano la disciplina di bilancio e i servizi pubblici, hanno un impatto sproporzionato sulle donne, e che i responsabili delle decisioni devono tenere conto degli impatti di genere;
   q) promuovere nuovi investimenti in infrastrutture di assistenza sociale, nell'istruzione e nell'assistenza sanitaria, nonché nella fornitura pubblica di servizi di assistenza accessibili, a prezzi abbordabili e di qualità lungo tutto l'arco della vita, compresa l'assistenza destinata ai minori, alle persone a carico e agli anziani; garantire una tutela forte e i diritti lavorativi delle donne in gravidanza durante e dopo i periodi di gravidanza;
   r) sostenere politiche che favoriscano l'equa condivisione delle responsabilità domestiche e di assistenza tra donne e uomini;
   s) sostenere l'istituzione di una convenzione dell'OIL per sviluppare una norma internazionale intesa ad affrontare la violenza di genere sul posto di lavoro;
   t) attuare politiche volte ad affrontare il fenomeno della violenza politica contro le donne, compresa la violenza fisica, l'intimidazione e le molestie online;
   u) adottare misure efficaci per abolire il lavoro minorile, poiché lo sfruttamento riguarda milioni di bambine; introdurre nuovi meccanismi nell'attuale legislazione dell'UE per impedire l'importazione di prodotti realizzati attraverso l'uso del lavoro minorile;
   v) incoraggiare le donne e le ragazze attraverso campagne di sensibilizzazione e programmi di sostegno ad accedere alle carriere accademiche e di ricerca in tutti i settori scientifici, con particolare riferimento alla tecnologia e all'economia digitale;
   w) garantire la coerenza tra le politiche interne ed esterne dell'UE e gli obiettivi di sviluppo sostenibile;
   x) tutelare i diritti civili e politici e sostenere la garanzia dell'equilibrio di genere nel processo decisionale a tutti i livelli, tra cui il processo decisionale politico, le politiche e i programmi in ambito economico, i luoghi di lavoro, l'imprenditoria o il mondo accademico;
   y) coinvolgere le parti sociali, la società civile e le organizzazioni delle donne nel processo decisionale economico;
   z) rafforzare la leadership e la partecipazione delle donne al processo decisionale in situazioni di conflitto e post-conflitto e garantire nei paesi reduci da conflitti l'accesso delle donne all'occupazione, ai mercati nonché alla partecipazione e alla leadership politica, che sono tutti aspetti essenziali per la stabilità;
   aa) agevolare la proprietà fondiaria e l'accesso al credito per le donne che vivono nelle zone rurali e promuovere, incoraggiare e sostenere le iniziative imprenditoriali femminili nelle zone rurali, onde consentire loro di raggiungere l'indipendenza economica e di partecipare pienamente allo sviluppo rurale traendo beneficio da uno sviluppo rurale sostenibile; tutelare e promuovere le filiere alimentari corte, attraverso politiche attive sia all'interno che all'esterno dell'UE;
   ab) stabilire norme interne e internazionali che garantiscano dei limiti nell'ambito dell'accaparramento dei terreni, fenomeno di ampie dimensioni che va contro gli interessi dei piccoli proprietari, specialmente donne;
   ac) chiedere l'impegno delle organizzazioni delle donne che vivono nelle zone rurali nella definizione delle politiche a livello locale, regionale, nazionale e globale e il sostegno delle reti femminili nello scambio di esperienze e buone pratiche, in particolare nei casi in cui le vite delle donne potrebbero essere influenzate dalle decisioni pertinenti;
   ad) chiedere a tutti i paesi di ratificare e attuare la Convenzione dell'ONU sui diritti delle persone con disabilità nonché il relativo articolo 6 dal titolo "Donne con disabilità";
   ae) sottolineare il diritto delle lavoratrici migranti, in particolare dei lavoratori domestici migranti e rifugiati, di usufruire di condizioni di lavoro dignitose e di una protezione sociale paritaria; chiedere la ratifica e l'attuazione della Convenzione n. 189 dell'OIL;
   af) esortare tutte le parti ad attuare politiche che garantiscano i diritti e il trattamento umano delle donne e delle ragazze rifugiate;
   ag) garantire che la persecuzione sulla base del genere sia considerata quale base per la richiesta d'asilo ai sensi della Convenzione dell'ONU del 1951 relativa allo status dei rifugiati;
   ah) sottolineare la necessità di proteggere e promuovere i diritti delle donne LGBTI;
   ai) invitare la CSW, unitamente al comitato CEDAW, a istituzionalizzare un approccio intersettoriale nei confronti delle loro analisi, nonché a promuovere il concetto di lotta alla discriminazione multipla tramite analisi intersettoriali in tutti gli organi dell'ONU;
   aj) perseguire politiche volte ad affrontare la situazione delle donne a rischio di povertà ed esclusione sociale;
   ak) riconoscere il ruolo delle donne come prestatrici di cure formali e informali, e attuare politiche per migliorarne le condizioni in cui prestano assistenza;
   al) mobilitare le risorse necessarie per realizzare i diritti economici delle donne e ridurre la disuguaglianza di genere, anche attraverso l'uso degli strumenti esistenti a livello UE e degli Stati membri, come le valutazioni d'impatto di genere; utilizzare il bilancio di genere per tutte le spese pubbliche per assicurare la parità tra donne e uomini ed eliminare ogni disuguaglianza di genere;
   am) garantire il pieno coinvolgimento del Parlamento e della sua commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere nel processo decisionale relativo alla posizione dell'UE per quanto concerne la 61a sessione della Commissione dell'ONU sulla condizione femminile;
   an) esprimere il suo forte sostegno per le attività dell'organismo ONU per l'uguaglianza di genere e l'emancipazione delle donne (UN Women), che svolge un ruolo centrale nel sistema dell'ONU volto a eliminare la violenza contro le donne e le ragazze in tutto il mondo e a riunire tutte le parti interessate pertinenti al fine di produrre cambiamenti politici e coordinare le azioni; invitare tutti gli Stati membri dell'ONU e l'UE a incrementare i loro finanziamenti a favore di UN Women;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente raccomandazione al Consiglio e, per conoscenza, alla Commissione.

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