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Procedura : 2016/2239(INI)
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Ciclo del documento : A8-0222/2017

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A8-0222/2017

Discussioni :

PV 03/07/2017 - 22
CRE 03/07/2017 - 22

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PV 04/07/2017 - 6.14
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P8_TA(2017)0288

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Martedì 4 luglio 2017 - Strasburgo Edizione definitiva
Lotta contro le violazioni dei diritti umani nel contesto dei crimini di guerra e dei crimini contro l'umanità, compreso il genocidio
P8_TA(2017)0288A8-0222/2017

Risoluzione del Parlamento europeo del 4 luglio 2017 sulla lotta alle violazioni dei diritti umani nel contesto di crimini di guerra e crimini contro l'umanità, incluso il genocidio (2016/2239(INI))

Il Parlamento europeo,

–  vista la convenzione delle Nazioni Unite per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio, del 9 dicembre 1948,

–  visto il capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite ("Azioni in caso di minacce alla pace, violazione della pace e atti di aggressione"),

–  vista la convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altri trattamenti o punizioni crudeli, inumane o degradanti, del 10 dicembre 1984,

–  visti l'articolo 18 della dichiarazione universale dei diritti umani, l'articolo 18 del patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, la dichiarazione sull'eliminazione di tutte le forme d'intolleranza e di discriminazione fondate sulla religione o il credo e gli orientamenti dell'UE sulla promozione e la tutela della libertà di religione o di credo,

–  vista la risoluzione n. 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle donne, la pace e la sicurezza del 31 ottobre 2000,

–  visto lo statuto di Roma della Corte penale internazionale (CPI) del 17 luglio 1998, entrato in vigore il 1° luglio 2002,

–  viste le modifiche di Kampala allo statuto di Roma, adottate alla Conferenza di revisione tenutasi a Kampala, in Uganda, nel giugno 2010,

–  visto il quadro di analisi delle Nazioni Unite per le atrocità, elaborato dall'Ufficio dei consiglieri speciali delle Nazioni Unite per la prevenzione del genocidio e la responsabilità di proteggere,

–  vista la relazione dell'Ufficio dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, del 15 marzo 2015, sulla situazione dei diritti umani in Iraq, alla luce degli abusi commessi dal cosiddetto Stato Islamico in Iraq e nel Levante e dai gruppi associati,

–  vista la risoluzione A/71/L.48 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, del dicembre 2016, che istituisce un meccanismo internazionale, imparziale e indipendente per fornire assistenza nelle indagini e nell'azione penale nei confronti dei responsabili dei crimini più gravi in base al diritto internazionale commessi nella Repubblica araba siriana partire dal marzo 2011,

–  vista l'inchiesta speciale sugli eventi di Aleppo eseguita dalla commissione internazionale indipendente d'inchiesta sulla Repubblica araba siriana, pubblicata il 1° marzo 2017,

–  vista la posizione comune 2001/443/PESC del Consiglio, dell'11 giugno 2001, sulla Corte penale internazionale(1),

–  vista la decisione 2002/494/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa all'istituzione di una rete europea di punti di contatto in materia di persone responsabili di genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra(2),

–  vista la decisione 2003/335/GAI del Consiglio, dell'8 maggio 2003, relativa all'accertamento e al perseguimento del genocidio, dei crimini contro l'umanità e dei crimini di guerra(3),

–  vista la posizione comune 2003/444/PESC del Consiglio, del 16 giugno 2003, sulla Corte penale internazionale(4),

–  visti gli orientamenti dell'Unione volti a promuovere l'osservanza del diritto internazionale umanitario,

–  visto l'accordo di cooperazione e di assistenza tra la Corte penale internazionale e l'Unione europea(5),

–  vista la decisione 2011/168/PESC del Consiglio, del 21 marzo 2011, sulla Corte penale internazionale(6),

–  visto il documento di lavoro congiunto dei servizi della Commissione e dell'Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza sull'avanzamento del principio di complementarietà (SWD(2013)0026),

–  viste le conclusioni del Consiglio del 12 maggio 2014 sull'approccio globale dell'UE,

–  vista la "Strategia della rete dell'UE sul genocidio per combattere l'impunità per il crimine di genocidio, i crimini contro l'umanità e i crimini di guerra nell'Unione europea e nei suoi Stati membri", adottata il 30 ottobre 2014,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 16 novembre 2015 relative al sostegno dell'UE alla giustizia di transizione,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 23 maggio 2016 sulla strategia regionale dell'UE relativa alla Siria e all'Iraq e alla minaccia rappresentata dal Daesh,

–  vista la dichiarazione del 9 dicembre 2016, da parte del vicepresidente della Commissione / Alto rappresentato dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR), in occasione della Giornata internazionale per la commemorazione e la dignità delle vittime del crimine di genocidio e della prevenzione di tale crimine,

–  visto il piano d'azione dell'Unione europea per i diritti umani e la democrazia (2015-2019),

–  vista la sua risoluzione del 17 novembre 2011 sul sostegno dell'UE alla CPI: affrontare le sfide e superare le difficoltà(7),

–  vista la sua risoluzione del 17 luglio 2014 sul reato di aggressione(8),

–  viste le sue risoluzioni dell'8 ottobre 2015 sullo sfollamento di massa di minori in Nigeria a seguito degli attacchi di Boko Haram(9) e del 17 luglio 2014 sulla Nigeria e i recenti attacchi di Boko Haram(10),

–  vista la sua risoluzione del 16 dicembre 2015 sui preparativi per il vertice umanitario mondiale: sfide e opportunità dell'assistenza umanitaria(11),

–  viste le sue risoluzioni del 24 novembre 2016 sulla situazione in Siria(12), del 27 ottobre 2016 sulla situazione nell'Iraq del nord/Mosul(13), del 4 febbraio 2016 sullo sterminio sistematico delle minoranze religiose da parte del cosiddetto "ISIS/Daesh"(14)e dell'11 giugno 2015 sulla Siria: la situazione a Palmira e il caso di Mazen Darwish(15),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per gli affari esteri e il parere della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0222/2017),

A.  considerando che il crimine di genocidio, i crimini contro l'umanità e i crimini di guerra, chiamati anche "atrocità", costituiscono i crimini più gravi nei confronti degli esseri umani e sono un motivo di preoccupazione per l'intera comunità internazionale; che tali crimini hanno sconvolto l'umanità;

B.  considerando che la comunità internazionale ha il dovere di prevenire tali atrocità; che quando tali crimini vengono perpetrati non devono rimanere impuniti ma essere perseguiti nel modo più efficace, rapido ed equo possibile, a livello nazionale o internazionale, secondo il principio della complementarità;

C.  considerando che l'assunzione di responsabilità, la giustizia, lo Stato di diritto e la lotta all'impunità costituiscono elementi essenziali alla base degli sforzi di pace, risoluzione dei conflitti, riconciliazione e ricostruzione;

D.  considerando che una reale riconciliazione può basarsi solo sulla verità e sulla giustizia;

E.  considerando che le vittime di tali crimini hanno il diritto al ricorso e al risarcimento e che i rifugiati vittime delle atrocità dovrebbero ricevere il pieno sostegno della comunità internazionale; che, in tale contesto, è importante adottare una prospettiva di genere tenendo conto delle particolari esigenze delle donne e delle ragazze nei campi profughi, durante il rimpatrio e il reinsediamento nonché nella riabilitazione e nella ricostruzione post-conflitto;

F.  considerando che la CPI svolge un ruolo chiave nella lotta contro l'impunità e a favore del ripristino della pace e della certezza di giustizia per le vittime;

G.  considerando che il sistema di indennizzo delle vittime di reati oggetto di competenza della Corte fa della CPI un'istituzione giudiziaria unica a livello internazionale;

H.  considerando che l'adesione universale allo statuto di Roma è fondamentale per la piena efficacia della CPI; che 124 paesi, tra cui tutti gli Stati membri dell'UE, hanno ratificato lo statuto di Roma della Corte penale internazionale;

I.  considerando che le modifiche di Kampala allo statuto di Roma relative al crimine di aggressione, considerata come la forma più grave e pericolosa dell'uso illegale della forza, sono state ratificate da 34 paesi, raggiungendo così le 30 adesioni necessarie per la loro attivazione e dando la possibilità all'Assemblea degli Stati parti di attivare, dopo il 1° gennaio 2017, la giurisdizione della Corte in materia di aggressione basata sul trattato;

J.  considerando che, nel novembre 2016, la Russia ha deciso di ritirare la propria firma dallo statuto di Roma; che, nell'ottobre 2016, il Sudafrica, il Gambia e il Burundi hanno anch'essi annunciato il loro recesso; che, il 31 gennaio 2017, l'Unione africana (UA) ha approvato una risoluzione non vincolante contenente una strategia per il recesso dalla CPI in cui invita gli Stati membri dell'UA a prendere in considerazione l'attuazione delle sue raccomandazioni; che, a febbraio e marzo 2017 rispettivamente, il Gambia e il Sudafrica hanno notificato la decisione di revocare il loro recesso dallo statuto di Roma;

K.  considerando che la cooperazione tra gli Stati parti dello statuto di Roma e con le organizzazioni regionali riveste la massima importanza, soprattutto nelle situazioni in cui la giurisdizione della CPI viene contestata;

L.  considerando che la CPI sta attualmente conducendo dieci indagini in nove paesi (Georgia, Mali, Costa d'Avorio, Libia, Kenya, Sudan (Darfur), Uganda, Repubblica democratica del Congo e Repubblica centrafricana (due indagini));

M.  considerando che, in conformità del principio di complementarietà sancito dallo statuto di Roma, la CPI interviene solo nei casi in cui i tribunali nazionali non siano in grado o non vogliano realmente svolgere indagini e perseguire le atrocità, cosicché gli Stati parti conservano la responsabilità primaria di assicurare alla giustizia i presunti responsabili dei crimini più gravi di rilevanza internazionale;

N.  considerando che, nella posizione comune 2001/443/PESC del Consiglio, dell'11 giugno 2001, sulla CPI, gli Stati membri hanno dichiarato che i crimini di competenza della giurisdizione della Corte penale internazionale riguardano tutti gli Stati membri, che sono determinati a collaborare per prevenire questi crimini e mettere fine all'impunità dei loro autori;

O.  considerando che l'UE e i suoi Stati membri sono stati fedeli alleati della CPI dal suo inizio, offrendo costante sostegno politico, diplomatico, finanziario e logistico, compresa la promozione dell'universalità e la difesa dell'integrità del sistema dello statuto di Roma;

P.  considerando che l'UE e i suoi Stati membri si sono impegnati nei confronti del Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) a sostenere con forza l'istituzione di un meccanismo efficace volto a rafforzare il rispetto del diritto internazionale umanitario; che il Parlamento ha chiesto al VP/AR di riferire in merito agli obiettivi e alle strategie messe a punto al fine di tener fede a questo impegno;

Q.  considerando che molte atrocità sono state commesse sul territorio dei paesi che facevano parte della Iugoslavia durante le guerre che hanno avuto luogo tra il 1991 e il 1995;

R.  considerando che i procedimenti giudiziari per le atrocità perpetrate sul territorio dei paesi che appartenevano alla Iugoslavia durante le guerre che hanno avuto luogo tra il 1991 e il 1995 procedono molto lentamente;

S.  considerando che la Siria ha aderito alla Convenzione sul genocidio nel 1955 e alla Convenzione contro la tortura nel 2004;

T.  considerando che nella sua risoluzione del 27 ottobre 2016 il Parlamento ha ribadito che gli abusi dei diritti umani perpetrati dall'ISIS/Daesh includono il genocidio;

U.  considerando che diverse relazioni delle Nazione Unite, tra cui quelle della commissione internazionale indipendente d'inchiesta sulla Repubblica araba siriana, del consigliere speciale del Segretario generale dell'ONU sulla prevenzione del genocidio, del consigliere speciale del Segretario generale dell'ONU sulla responsabilità di proteggere, del relatore speciale sulle questioni delle minoranze e dell'Ufficio dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, nonché di altre fonti come le ONG, hanno affermato che gli atti commessi da tutte le parti coinvolte nel conflitto possono costituire atrocità e che i crimini di guerra sono stati perpetrati da tutte le parti durante i combattimenti per la conquista di Aleppo nel dicembre 2016;

V.  considerando che la CPI ha dichiarato che sussistono le basi per poter ragionevolmente ritenere che in Nigeria Boko Haram abbia commesso crimini contro l'umanità di cui all'articolo 7 dello Statuto, compresi omicidi e persecuzioni;

W.  considerando che le centinaia di esecuzioni avvenute in Burundi a partire dall'aprile 2015 hanno indotto l'indagine indipendente delle Nazioni Unite sul Burundi a concludere, in una relazione, che molte persone in Burundi dovrebbero essere perseguite per presunti crimini contro l'umanità;

X.  considerando che le organizzazioni della società civile, i professionisti internazionali del diritto e le ONG hanno segnalato che gli eventi verificatisi in Burundi alla fine del 2016 potrebbero equivalere a genocidio;

Y.  considerando che le norme internazionali in materia di crimini di guerra e crimini contro l'umanità sono vincolanti anche nei confronti degli attori non statali o delle persone che agiscono per conto o nel quadro di organizzazioni non governative; che ciò deve essere ribadito ancora di più al giorno d'oggi, quando gli attori non statali sono sempre più presenti in scenari di guerra e promuovono e commettono tali gravi crimini;

Z.  considerando che, in determinate condizioni, gli Stati possono anche essere ritenuti responsabili per le violazioni degli obblighi a norma dei trattati e delle convenzioni internazionali di competenza della Corte internazionale di giustizia, tra cui la Convenzione del 1984 contro la tortura e altri trattamenti o punizioni crudeli, inumane o degradanti e la Convenzione del 1948 sulla prevenzione e la repressione del crimine di genocidio;

AA.  considerando che la Corte internazionale di giustizia ha la capacità di stabilire la responsabilità dello Stato;

AB.  considerando che, nell'intento di intimidire e umiliare il nemico, tutte le parti nei conflitti ricorrono agli stupri e alla violenza sessuale come tattica di guerra; che, durante il conflitto, anche la violenza di genere e gli abusi sessuali aumentano enormemente;

AC.  considerando che la violenza contro le donne, sia durante che dopo i conflitti, può essere considerata un elemento senza soluzione di continuità dalla discriminazione che le donne subiscono nei periodi senza conflitti; che i conflitti aggravano i modelli preesistenti di discriminazione basata sul sesso così come le relazioni di potere storicamente impari tra i generi e mettono le donne e le ragazze a maggior rischio di violenza sessuale, fisica e psicologica;

1.  ricorda l'impegno assunto dall'UE di agire sulla scena internazionale in nome dei principi che ne hanno ispirato la creazione, come la democrazia, lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani, e a favore dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale; ribadisce in tale contesto che per l'UE dovrebbe essere della massima importanza affrontare la questione e chiamare a rendere conto delle loro azioni i responsabili di gravi violazioni dei diritti umani che raggiungono la soglia di gravità dei crimini contro l'umanità e del genocidio, così come di gravi violazioni del diritto internazionale umanitario equiparabili per gravità ai crimini di guerra;

2.  invita l'UE e i suoi Stati membri a utilizzare tutto il loro peso politico per prevenire qualsiasi atto che potrebbe essere considerato un'atrocità, per rispondere in modo efficiente e coordinato nei casi in cui vengono perpetrati tali crimini e per mobilitare tutte le risorse necessarie ad assicurare alla giustizia tutti i responsabili, nonché per assistere le vittime e sostenere i processi di stabilizzazione e di riconciliazione;

Necessità di concentrarsi sulla prevenzione delle atrocità

3.  sollecita le parti contraenti, compresi gli Stati membri dell'UE, della convenzione delle Nazioni Unite del 1948 sulla prevenzione e la repressione del crimine di genocidio, delle quattro convenzioni di Ginevra del 1949, della convenzione del 1984 contro la tortura e altri trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti e di altri accordi internazionali pertinenti a prendere tutti i provvedimenti necessari per evitare che nel loro territorio e sotto la loro giurisdizione abbiano luogo tali atrocità e impedire ai loro cittadini di commetterle, come si sono impegnati a fare; invita tutti gli Stati che non hanno ancora ratificato le summenzionate convenzioni a provvedere in tal senso;

4.  sottolinea la necessità urgente che la comunità internazionale intensifichi i suoi sforzi per monitorare e rispondere a qualsiasi conflitto o potenziale conflitto che possa determinare atti suscettibili di essere considerati atrocità;

5.  invita la comunità internazionale a prevedere strumenti in grado di ridurre al minimo il divario in termini di allarme e di reazione, al fine di prevenire l'insorgere, il riemergere e l'aggravarsi di conflitti violenti, come il sistema di allarme precoce dell'UE;

6.  invita l'UE a intensificare i suoi sforzi per sviluppare un approccio coerente ed efficace inteso ad identificare e rispondere tempestivamente alle situazioni di crisi o di conflitto che potrebbero determinare il compimento di atrocità; sottolinea, in particolare, l'importanza e la necessità di un efficace scambio di informazioni e del coordinamento delle azioni di prevenzione tra le istituzioni dell'UE, comprese le delegazioni dell'UE, le missioni e le operazioni di politica di sicurezza e difesa comune (PSDC) e gli Stati membri, insieme alle loro rappresentanze diplomatiche; plaude in tale contesto alla nuova iniziativa della Commissione di elaborare un Libro bianco che potrebbe portare a un'azione esterna più efficace dell'UE; sottolinea l'importanza delle missioni e delle operazioni civili condotte dopo i conflitti nell'ambito della PSDC al fine di sostenere la riconciliazione nei paesi terzi, in particolare quelli che sono stati teatro di crimini contro l'umanità;

7.  ritiene che l'UE debba integrare nel suo approccio globale ai conflitti esterni e alle crisi gli strumenti necessari per individuare e prevenire, in una fase iniziale, qualsiasi atrocità; richiama l'attenzione, in tale contesto, sul quadro di analisi per le atrocità elaborato dall'Ufficio dei consiglieri speciali delle Nazioni Unite per la prevenzione del genocidio e la responsabilità di proteggere; ritiene che l'UE e gli Stati membri debbano sempre adottare una posizione forte nell'imminenza dei crimini e utilizzare tutti gli strumenti pacifici a loro disposizione, come le relazioni bilaterali, i consessi multilaterali e la diplomazia pubblica;

8.  esorta il VP/AR a continuare la cooperazione e la formazione del personale delle delegazioni dell'UE e delle ambasciate degli Stati membri, nonché delle missioni civili e militari, nei settori del diritto internazionale in materia di diritti umani e del diritto umanitario e penale, compresa la capacità di individuare potenziali situazioni di crimini di guerra, crimini contro l'umanità, genocidio e gravi violazioni del diritto internazionale umanitario, tra l'altro attraverso scambi regolari con la società civile locale; lo esorta a garantire che i rappresentanti speciali dell'UE difendano il principio della responsabilità di proteggere ogniqualvolta necessario e a estendere il mandato del rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani affinché vi rientrino le questioni relative a tale principio; lo esorta altresì a sostenere il punto di contatto dell'UE per la responsabilità di proteggere presso il Servizio europeo dell'azione esterna (SEAE) nell'ambito delle strutture e delle risorse esistenti, incaricato in particolare di sensibilizzare in merito alle implicazioni della responsabilità di proteggere e di garantire flussi di informazioni tempestivi tra tutti gli attori interessati su situazioni problematiche, incoraggiando nel contempo anche la creazione di punti nazionali di contatto per la responsabilità di proteggere negli Stati membri; esorta infine il VP/AR a rafforzare le professionalità e potenziare la diplomazia preventiva e la mediazione;

9.  sottolinea la necessità che i paesi e le regioni a rischio di conflitto dispongano di forze di sicurezza qualificate e affidabili; invita l'UE e gli Stati membri ad adoperarsi maggiormente al fine di sviluppare programmi di rafforzamento delle capacità per il settore della sicurezza e piattaforme volte a promuovere una cultura di rispetto dei diritti umani e della costituzione, di integrità e di servizio pubblico tra le forze militari e di sicurezza locali;

10.  sottolinea che, per prevenire il genocidio e i crimini contro l'umanità, è fondamentale affrontare le cause profonde della violenza e dei conflitti, contribuire alla creazione di condizioni di pace e democrazia, garantire il rispetto dei diritti umani, compresa la protezione delle donne, dei giovani e dei minori, nonché delle minoranze e della comunità LGBTI, e promuovere il dialogo interreligioso e interculturale;

11.  chiede lo sviluppo, a livello internazionale, nazionale e regionale, di programmi educativi e culturali che promuovano la comprensione delle cause e delle conseguenze delle atrocità per il genere umano e aumentino la consapevolezza quanto alla necessità e all'importanza di coltivare la pace, promuovere i diritti umani e la tolleranza interreligiosa e perseguire tutti i crimini di tale genere svolgendo le opportune indagini; accoglie con favore, in tale contesto, l'organizzazione della prima Giornata annuale dell'UE contro l'impunità per il genocidio, i crimini contro l'umanità e i crimini di guerra;

Sostegno alle indagini e alle azioni penali riguardo al genocidio, ai crimini contro l'umanità e ai crimini di guerra

12.  ribadisce il proprio pieno sostegno alla CPI, allo statuto di Roma, all'ufficio del procuratore e ai suoi poteri d'iniziativa, nonché ai progressi relativi all'apertura di nuove indagini, che costituiscono un mezzo essenziale per combattere l'impunità per le atrocità;

13.  accoglie con favore la riunione tenutasi il 6 luglio 2016 a Bruxelles tra i rappresentanti dell'UE e della CPI in vista della seconda tavola rotonda UE-CPI, istituita per consentire al personale interessato della CPI e delle istituzioni europee di individuare settori di interesse comune, scambiare informazioni sulle attività pertinenti e garantire una migliore cooperazione tra l'UE e la CPI;

14.  ribadisce che il mantenimento dell'indipendenza della CPI è essenziale non solo per garantirne la piena efficacia, ma anche per promuovere l'universalità dello statuto di Roma;

15.  avverte che l'esecuzione della giustizia non può basarsi su un esercizio di equilibrio tra la giustizia e qualsiasi forma di valutazione politica, in quanto tale equilibrio non favorirebbe gli sforzi di riconciliazione, ma li sminuirebbe;

16.  ribadisce l'importanza fondamentale dell'adesione universale allo statuto di Roma della CPI; invita gli Stati che non l'hanno ancora fatto a ratificare lo statuto di Roma, l'accordo sui privilegi e le immunità della Corte e gli emendamenti di Kampala allo statuto di Roma al fine di sostenere la responsabilità e la riconciliazione in quanto elementi chiave per prevenire future atrocità; riafferma, allo stesso modo, l'importanza fondamentale dell'integrità dello statuto di Roma;

17.  rileva, con estremo rammarico, i recenti annunci di ritiro dallo statuto di Roma, che rappresentano una problematica in particolare per l'accesso delle vittime alla giustizia e che dovrebbero essere fermamente condannati; si compiace del fatto che sia il Gambia che il Sudafrica abbiano ritirato le loro notifiche di recesso; sollecita fortemente il rimanente paese interessato a ritornare sulla propria decisione; invita inoltre l'UE a compiere tutti gli sforzi necessari, anche attraverso la cooperazione con l'Unione africana, per garantire che non vi sia alcun recesso; plaude al fatto che l'Assemblea degli Stati che aderiscono alla CPI abbia accettato di prendere in considerazione le proposte di modifica dello statuto di Roma per fare fronte alle preoccupazioni sollevate dall'Unione africana durante il suo vertice speciale;

18.  invita i quattro Stati firmatari che hanno informato il Segretario generale delle Nazioni Unite di non avere più intenzione di diventare parti dello statuto di Roma a riconsiderare la propria decisione; osserva, inoltre, che tre membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non sono parti dello statuto di Roma;

19.  chiede inoltre a tutti gli Stati che aderiscono alla CPI di intensificare i loro sforzi per promuovere l'adesione universale alla CPI e all'accordo sui privilegi e le immunità della Corte; ritiene che la Commissione e il SEAE, insieme agli Stati membri, debbano continuare ad incoraggiare i paesi terzi a ratificare e ad applicare lo statuto di Roma e l'accordo sui privilegi e le immunità della Corte e debbano inoltre condurre una valutazione dei risultati raggiunti dall'UE a tale riguardo;

20.  sottolinea l'importanza di garantire alla Corte contributi finanziari sufficienti per il suo efficace funzionamento, attraverso i contributi degli Stati parti o attraverso i meccanismi di finanziamento dell'UE quali lo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR) o il Fondo europeo di sviluppo (FES), prestando particolare attenzione al finanziamento degli attori della società civile che si occupano della promozione del sistema giudiziario penale internazionale e di questioni inerenti alla CPI;

21.  si compiace del prezioso aiuto fornito alla Corte dalle organizzazioni della società civile; esprime preoccupazione per le segnalazioni di minacce e intimidazioni nei confronti di alcune organizzazioni della società civile che collaborano con la Corte; invita ad adottare tutte le misure necessarie per garantire un ambiente sicuro in cui le organizzazioni della società civile possano operare e cooperare con la Corte, nonché per far fronte alle minacce e alle intimidazioni loro rivolte a tale riguardo;

22.  prende atto dei progressi compiuti nell'attuazione del piano d'azione del 12 luglio 2011 per dare seguito alla decisione del Consiglio sulla CPI, del 21 marzo 2011; chiede una valutazione dell'attuazione del piano d'azione al fine di individuare eventuali aree in cui l'efficacia dell'azione dell'UE potrebbe essere migliorata, anche con riferimento alla promozione dell'integrità e dell'indipendenza della Corte;

23.  esorta tutti gli Stati che hanno ratificato lo statuto di Roma a cooperare pienamente con la CPI nello svolgimento delle indagini e nell'assicurare alla giustizia i responsabili di gravi crimini internazionali, nonché a rispettare l'autorità della CPI e ad attuarne pienamente le decisioni;

24.  incoraggia vivamente l'UE e i suoi Stati membri ad utilizzare tutti gli strumenti politici e diplomatici di cui dispongono per sostenere una cooperazione efficace con la CPI, specialmente per quanto concerne i programmi di protezione dei testimoni e l'esecuzione dei mandati d'arresto pendenti, con particolare riguardo alle 13 persone sospette che sono latitanti; invita la Commissione, il SEAE e il Consiglio a concordare l'adozione di misure concrete per rispondere alla mancanza di cooperazione con la CPI, in aggiunta alle dichiarazioni politiche;

25.  chiede che l'UE e i suoi Stati membri si avvalgano di tutti i mezzi nei confronti dei paesi terzi, valutando anche l'applicazione di sanzioni – in particolare nel caso dei paesi con situazioni oggetto di indagine da parte della CPI e dei paesi oggetto di accertamenti preliminari da parte della CPI – al fine di promuovere la loro volontà politica di cooperare pienamente e di sostenere la loro capacità di avviare procedimenti nazionali relativi alle atrocità; invita inoltre l'UE e i suoi Stati membri a sostenere pienamente tali paesi per aiutarli a rispettare gli obblighi imposti dalla CPI; invita gli Stati membri ad attenersi interamente alla posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio dell'8 dicembre 2008;

26.  ritiene che alle vittime delle atrocità debba essere garantito l'accesso a mezzi di ricorso e risarcimenti efficaci e applicabili; sottolinea il ruolo speciale delle vittime e dei testimoni nei procedimenti giudiziari dinanzi alla Corte e la necessità di misure specifiche volte a garantire la loro sicurezza ed efficace partecipazione conformemente allo statuto di Roma; invita l'UE e i suoi Stati membri a far sì che i diritti delle vittime siano al centro di tutte le azioni nell'ambito della lotta contro l'impunità e a partecipare volontariamente al fondo fiduciario per le vittime istituito dalla CPI;

27.  invita il SEAE a garantire che la responsabilità per le atrocità e il sostegno alla CPI siano integrati nelle priorità della politica estera dell'UE, anche nell'ambito del processo di allargamento, tenendo sistematicamente conto della lotta contro l'impunità; sottolinea, al riguardo, l'importante ruolo svolto dai parlamentari nel promuovere la CPI e la lotta contro l'impunità, anche attraverso la cooperazione interparlamentare;

28.  invita gli Stati membri a garantire che il coordinamento e la cooperazione con la CPI siano inseriti nel mandato dei pertinenti rappresentanti speciali regionali dell'UE (RSUE); invita nuovamente il VP/AR a nominare un rappresentante speciale dell'Unione in materia di diritto umanitario internazionale e giustizia internazionale, incaricato di promuovere, inserire e rappresentare l'impegno dell'Unione per la lotta contro l'impunità e la CPI nelle politiche estere dell'Unione;

29.  evidenzia il ruolo fondamentale del Parlamento europeo nel monitorare l'azione dell'UE in materia; plaude all'inserimento di una sezione sulla lotta contro l'impunità e sulla CPI nella relazione annuale del PE sui diritti umani e la democrazia nel mondo e suggerisce, inoltre, che il Parlamento europeo svolga un ruolo più proattivo attraverso la promozione e l'integrazione della lotta contro l'impunità e della CPI in tutte le politiche e le istituzioni dell'UE, in particolare nel lavoro delle commissioni competenti per le politiche esterne dell'Unione e delle delegazioni per le relazioni con i paesi terzi;

30.  sottolinea che il principio di complementarità della CPI comporta la responsabilità primaria dei suoi Stati aderenti di indagare e perseguire le atrocità; esprime preoccupazione per il fatto che non tutti gli Stati membri dell'UE dispongono di leggi di diritto nazionale che definiscano tali crimini, sui quali i rispettivi tribunali possano esercitare la competenza; invita l'UE e i suoi Stati membri ad avvalersi pienamente del pacchetto di strumenti sull'avanzamento del principio di complementarietà;

31.  incoraggia gli Stati membri a modificare l'articolo 83 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea al fine di aggiungere le atrocità nell'elenco dei reati per i quali l'UE è competente;

32.  incoraggia vivamente l'UE a predisporre e fornire risorse per l'elaborazione di un piano d'azione sulla lotta contro l'impunità in Europa per i crimini soggetti al diritto internazionale, con chiari parametri di riferimento per le istituzioni dell'UE e gli Stati membri, al fine di rafforzare le indagini nazionali e il perseguimento del genocidio, dei crimini contro l'umanità e dei crimini di guerra;

33.  rammenta che gli Stati, compresi gli Stati membri dell'UE, possano promuovere individualmente azioni legali dinanzi alla Corte internazionale di giustizia nei confronti di altri Stati in caso di violazione, a livello statale, degli obblighi derivanti dai trattati e dalle convenzioni internazionali, tra cui la Convenzione del 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti e la Convenzione del 1948 per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio;

34.  ribadisce la sua ferma condanna delle atrocità commesse dal regime di Assad in Siria, che possono essere considerate gravi crimini di guerra e crimini contro l'umanità e deplora il clima di impunità nei confronti dei responsabili di tali crimini in Siria;

35.  deplora la diffusa mancanza di rispetto del diritto umanitario internazionale e l'allarmante numero di vittime civili e di attacchi contro le infrastrutture civili nei conflitti armati in tutto il mondo; esorta la comunità internazionale a convocare una conferenza internazionale al fine di mettere a punto un nuovo meccanismo internazionale per la localizzazione e la raccolta dei dati e per la segnalazione pubblica delle violazioni durante i conflitti armati; ribadisce la sua richiesta al VP/AR di presentare annualmente un elenco pubblico dei presunti responsabili di attacchi contro scuole e ospedali, allo scopo di definire un'azione adeguata dell'UE finalizzata a porre fine a tali attacchi;

36.  invita gli Stati membri a ratificare i principali strumenti di diritto umanitario internazionale e gli altri strumenti giuridici pertinenti; riconosce l'importanza degli orientamenti dell'UE per promuovere l'osservanza del diritto internazionale umanitario e ribadisce il suo invito al VP/AR e al SEAE a rafforzarne l'attuazione, in particolare in relazione ai crimini di guerra in Medio Oriente; invita l'UE a sostenere iniziative intese a diffondere la conoscenza del diritto internazionale umanitario e delle buone pratiche riguardo alla sua attuazione e chiede all'Unione di sfruttare in modo efficace tutti gli strumenti bilaterali a sua disposizione per promuovere la conformità dei suoi partner a tale diritto, anche attraverso il dialogo politico;

37.  sottolinea che gli Stati membri dovrebbero rifiutarsi di fornire armi, attrezzature o sostegno finanziario o politico ai governi o agli attori non statali che violano il diritto umanitario internazionale, anche commettendo stupri o altre violenze sessuali nei confronti di donne e bambini;

38.  chiede inoltre, che l'UE e i suoi Stati membri sostengano i processi di riforma e gli sforzi nazionali in materia di sviluppo di capacità volti a rafforzare l'indipendenza del potere giudiziario, il settore dell'attività di contrasto, il sistema penitenziario e i programmi di risarcimento nei paesi terzi direttamente interessati dalla presunta attuazione di tale crimini, come previsto nel piano d'azione dell'UE sui diritti umani e la democrazia 2015-2019; plaude, in questo contesto, al quadro dell'UE sul sostegno alla giustizia di transizione del 2015 e ne attende con interesse l'effettiva attuazione;

Lotta contro l'impunità di attori non statali

39.  rileva che il diritto penale internazionale, e in particolare il mandato e la giurisprudenza dei tribunali penali internazionali, hanno chiaramente definito la responsabilità dei soggetti membri di gruppi non statali nei crimini internazionali; sottolinea che tale responsabilità non riguarda soltanto tali soggetti, ma anche i corresponsabili indiretti dei crimini internazionali; incoraggia tutti gli Stati membri dell'UE ad assicurare alla giustizia gli attori statali, non statali e gli individui responsabili di crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio;

40.  sottolinea che la commissione di crimini violenti nei confronti di donne e bambine da parte dell'ISIS/Daesh o di altri attori non statali è stata ampiamente segnalata dagli organismi internazionali competenti; osserva che la comunità giuridica internazionale si batte per inserire questi crimini nel quadro penale internazionale;

41.  ribadisce, in questo contesto, la sua ferma condanna dei crimini efferati e delle violazioni dei diritti umani commessi da attori non statali quali Boko Haram in Nigeria e l'ISIS/Daesh in Siria e in Iraq; inorridisce di fronte alla vasta gamma di crimini commessi, in particolare omicidi, torture, stupri, riduzione in schiavitù – inclusa la schiavitù sessuale –, reclutamento di bambini soldato, conversioni religiose forzate e uccisioni sistematiche di membri di minoranze religiose, ad esempio cristiani e yazidi; rammenta che, secondo la CPI, la violenza sessuale può costituire un crimine di guerra e un crimine contro l'umanità; ritiene che il perseguimento degli autori dovrebbe essere una priorità per la comunità internazionale;

42.  incoraggia l'UE e i suoi Stati membri a lottare contro l'impunità e a sostenere attivamente gli sforzi internazionali per assicurare alla giustizia i membri di gruppi non statali quali Boko Haram, l'ISIS/Daesh e tutti gli attori che commettono crimini contro l'umanità; chiede lo sviluppo di un approccio chiaro per il perseguimento dei combattenti dell'ISIS/Daesh e dei loro complici, anche mediante il ricorso alle competenze della rete dell'UE per le indagini e il perseguimento del genocidio, dei crimini contro l'umanità e dei crimini di guerra;

43.  sottolinea che l'UE e i suoi Stati membri dovrebbero sostenere il perseguimento dei membri di gruppi non statali quali l'ISIS/Daesh attraverso la ricerca di un consenso in seno al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per attribuire alla CPI la competenza in merito, dato che la Siria e l'Iraq non sono parti contraenti dello statuto di Roma; evidenzia che l'UE dovrebbe esplorare e sostenere, a livello internazionale e con tutti i mezzi, le opzioni per indagare e perseguire tutti i crimini commessi da tutte le parti del conflitto siriano, compreso l'ISIS/Daesh, ad esempio l'istituzione di un Tribunale penale internazionale per l'Iraq e la Siria;

44.  deplora il veto imposto dalla Russia e dalla Cina, in qualità di membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, al deferimento della situazione in Siria al procuratore della CPI in virtù del capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite, nonché all'adozione di una misura volta a punire la Siria per l'utilizzo di armi chimiche; invita l'UE a sostenere una riforma tempestiva del funzionamento del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, soprattutto per quanto concerne l'uso del diritto di veto e, in particolare, la proposta promossa dalla Francia di astenersi dall'utilizzare tale diritto in presenza di prove di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità;

45.  incoraggia a lanciare un appello conclusivo affinché si applichino i principi definiti nel capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite allo scopo di rispettare il principio della responsabilità di proteggere, sempre sotto l'egida della comunità internazionale e con l'autorizzazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite;

46.  accoglie con favore l'istituzione della commissione d'inchiesta sulla Siria da parte del Consiglio dei diritti umani e del meccanismo internazionale imparziale e indipendente (MIII) da parte dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, allo scopo di fornire assistenza alle indagini sui gravi crimini commessi in Siria; evidenzia la necessità di stabilire un meccanismo indipendente analogo in Iraq e invita tutti gli Stati membri dell'UE, tutte le parti coinvolte nel conflitto in Siria, la società civile e il sistema delle Nazioni Unite nel suo complesso a collaborare pienamente con il MIII e a fornire a tale meccanismo tutte le informazioni e la documentazione di cui potrebbero essere in possesso per assisterlo nell'espletamento del suo mandato; ringrazia gli Stati membri dell'UE che hanno contribuito finanziariamente al MIII e invita gli altri a fare lo stesso;

47.  invita l'UE a finanziare adeguatamente le organizzazioni che si occupano di indagini open source e di raccolta digitale di prove relative a crimini di guerra e crimini contro l'umanità, al fine di garantire l'assunzione di responsabilità e di assicurare i responsabili alla giustizia;

48.  si compiace degli sforzi profusi dall'UE per sostenere il lavoro della Commissione per la giustizia e la responsabilità internazionali e di altre ONG che documentano le atrocità; invita l'UE a offrire sostegno diretto alla società civile irachena e siriana nella raccolta, nella conservazione e nella protezione delle prove dei crimini commessi in Iraq e Siria da ogni parte coinvolta nei conflitti, tra cui l'ISIS/Daesh; invita a raccogliere e preservare le prove, digitali e di altro tipo, di crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio commessi da tutte le parti del conflitto, quale passo fondamentale nella lotta all'impunità e priorità essenziale; appoggia l'iniziativa promossa a livello delle Nazioni Unite da Gran Bretagna, Belgio e Iraq (la coalizione "Bringing Daesh to Justice"), per raccogliere le prove dei crimini commessi dall'ISIS/Daesh in Siria e in Iraq al fine di facilitarne il perseguimento a livello internazionale e invita gli Stati membri dell'UE ad aderire alla coalizione o a sostenerla; appoggia, inoltre, le attività dell'iniziativa "Patrimonio culturale" e le sue attività di accertamento in Siria e in Iraq concernenti la distruzione del patrimonio archeologico e culturale;

49.  incoraggia l'UE e i suoi Stati membri a mettere in campo tutte le azioni necessarie per interrompere efficacemente il flusso di risorse che arriva all'ISIS/Daesh, che spaziano da armi da fuoco, veicoli, proventi monetari a molti altri tipi di beni;

50.  esorta l'UE ad applicare sanzioni ai paesi o alle autorità che facilitano direttamente o indirettamente il flusso di risorse a favore dell'ISIS/Daesh e, in tal modo, contribuiscono allo sviluppo della sua attività criminale terroristica;

51.  sottolinea che gli Stati membri dell'UE devono indagare tutte le accuse e perseguire i propri cittadini o gli individui sotto la loro giurisdizione che abbiano commesso o tentato di commettere atrocità in Iraq e in Siria o siano stati complici di tali crimini, oppure deferire i loro casi alla CPI conformemente allo statuto di Roma; rammenta tuttavia che il perseguimento degli affiliati dell'ISIS/Daesh negli Stati membri può essere solo una misura complementare alla giustizia internazionale;

52.  sottolinea l'importanza dell'accordo di cooperazione e di assistenza tra l'UE e la CPI; chiede agli Stati membri di applicare il principio di giurisdizione universale per la lotta all'impunità e ne ricorda l'importanza per l'efficacia e il corretto funzionamento del sistema di giustizia penale internazionale; chiede inoltre agli Stati membri di perseguire i crimini di guerra e i crimini contro l'umanità nelle loro giurisdizioni nazionali, anche quando essi siano stati commessi in paesi terzi o da cittadini di paesi terzi;

53.  esorta tutti i paesi della comunità internazionale, compresi gli Stati membri dell'UE, ad adoperarsi attivamente per la prevenzione e la lotta contro la radicalizzazione e a migliorare i loro sistemi giuridici e giurisdizionali al fine di evitare che i loro cittadini e residenti aderiscano all'ISIS/Daesh;

Dimensione di genere nel far fronte alle violazioni dei diritti umani nel contesto di crimini di guerra

54.  sottolinea la fondamentale necessità di eliminare la violenza sessuale e di genere affrontandone l'impiego diffuso e sistematico come arma di guerra contro donne e bambine; esorta tutti i paesi a sviluppare programmi d'azione nazionali (NAPA), conformemente alla risoluzione n. 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, unitamente a strategie volte a combattere la violenza contro le donne, e chiede un impegno globale inteso a garantire l'attuazione di tale risoluzione; chiede un impegno globale per garantire la sicurezza delle donne e delle bambine sin dall'inizio di ogni emergenza o crisi e nelle situazioni successive ai conflitti attraverso tutti i mezzi disponibili, quali l'accesso all'intera gamma dei servizi della salute sessuale e riproduttiva, compreso l'aborto in condizioni legali e sicure, per le vittime di stupro in un contesto di guerra; evidenzia, inoltre, che le donne spesso continuano a soffrire delle conseguenze fisiche, psicologiche e socioeconomiche della violenza anche dopo la fine di un conflitto;

55.  ritiene che le donne dovrebbero svolgere un ruolo maggiore nella prevenzione dei conflitti, nella promozione dei diritti umani e nella riforma democratica e sottolinea l'importanza di una partecipazione sistematica delle donne quale elemento fondamentale di qualsiasi processo di pace e ricostruzione post-conflitto; incoraggia l'UE e i suoi Stati membri a promuovere l'inclusione delle donne nei processi di pace e di riconciliazione nazionale;

56.  chiede alla Commissione, agli Stati membri e alle autorità internazionali competenti di adottare misure adeguate quali l'imposizione di misure disciplinari di carattere militare, la difesa del principio della responsabilità di comando e la formazione delle truppe e del personale umanitario e incaricato del mantenimento della pace in merito al divieto di ogni forma di violenza sessuale;

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57.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, al rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Presidente dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite e ai governi degli Stati membri delle Nazioni Unite.

(1) GU L 155 del 12.6.2001, pag. 19.
(2) GU L 167 del 26.6.2002, pag. 1.
(3) GU L 118 del 14.5.2003, pag. 12.
(4) GU L 150 del 18.6.2003, pag. 67.
(5) GU L 115 del 28.4.2006, pag. 49.
(6) GU L 76 del 22.3.2011, pag. 56.
(7) GU C 153 E del 31.5.2013, pag. 115.
(8) GU C 224 del 21.6.2016, pag. 31.
(9) Testi approvati, P8_TA(2015)0344.
(10) GU C 224 del 21.6.2016, pag. 10.
(11) Testi approvati, P8_TA(2015)0459.
(12) Testi approvati, P8_TA(2016)0449.
(13) Testi approvati, P8_TA(2016)0422.
(14) Testi approvati, P8_TA(2016)0051.
(15) GU C 407 del 4.11.2016, pag. 61.

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